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Centro Internazionale di Studi di Architettura


Andrea Palladio

1508-2008 Il simposio del cinquecentenario


a cura di
Franco Barbieri, Donata Battilotti, Guido Beltramini, Arnaldo Bruschi,
Howard Burns, Francesco Paolo Fiore, Christoph Luitpold Frommel, Marco Gaiani,
Pierre Gros, Charles Hind, Deborah Howard, Fernando Marías,
Werner Oechslin, Lionello Puppi

Marsilio
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Sotto l’Alto Patronato il simposio


del Presidente della Repubblica del cinquecentenario
Padova, Palazzo Bo
Vicenza, Palazzo Barbaran da Porto
Verona, Accademia Filarmonica
Venezia, Fondazione Cini
5-10 maggio 2008

Iniziativa realizzata con il sostegno di


Amministrazione Provinciale
Ministero per i Beni di Vicenza
e le Attività Culturali Comune di Padova
Comitato Nazionale Comune di Venezia
per il v Centenario della Nascita Comune di Verona
di Andrea Palladio (1508-2008) Comune di Vicenza
Associazione Industriali
Regione del Veneto della Provincia di Vicenza,
Comitato regionale Sezione Costruttori Edili
per le celebrazioni del Fiera di Vicenza
cinquecentenario della nascita
di Andrea Palladio (1508-1580) In collaborazione con
Accademia Filarmonica di Verona
Fondazione Giorgio Cini di Venezia
Università degli Studi di Padova
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Progetto grafico e copertina


Stefano Bonetti

Coordinamento editoriale
e cura redazionale
Anna Pasti

Impaginazione
Paola Gobbi

© 2008 by Centro Internazionale di


Studi di Architettura Andrea Palladio
© 2008 by Marsilio Editori® s.p.a.
in Venezia

Prima edizione
ottobre 2008
www.marsilioeditori.it
isbn 978-88-317-9626
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Indice

PALLADIO FRA LICENZA E DECORO 49 Francesco Benelli 105 Richard J. Tuttle


Rudolf Wittkower studioso delle ville Vignola e l’arte della Regola
14 James S. Ackerman di Palladio
Palladio fra licenza e decoro 109 Carmelo Occhipinti
Daniele Barbaro, Pirro Ligorio
e Andrea Palladio: incontri romani
PALLADIO E I “MAESTRI FONDATORI”
PALLADIO: LA VITA, I CONTESTI, a cura di Christoph Luitpold Frommel 113 Fulvio Lenzo
LE BIOGRAFIE Roma 1545-1547. Ligorio, Palladio
a cura di Lionello Puppi 56 Christoph Luitpold Frommel e l’epigrafia
I grandi exempla di Palladio:
20 Lionello Puppi la sua conquista dell’antico 117 Maurizio Ricci
Andrea Palladio. Una biografia e della terza dimensione Palladio e gli “amici” bolognesi.
ambigua Note su una lettera a Francesco
68 Sabine Frommel Moranti del 18 ottobre 1572
25 Edoardo Demo Serlio e Palladio: un incontro
Le attività economiche dei committenti assai probabile e le sue implicazioni 123 Vitale Zanchettin
vicentini di Palladio. Nuove suggestioni “chi segue altri, non li va mai inanzi”.
sulla base dei recenti ritrovamenti 74 Hubertus Günther Michelangelo, Palladio e l’ordine
archivistici Palladio e gli studi rinascimentali della Basilica Vaticana
dell’architettura antica
29 Giovanni Zaupa
Tramonto palladiano, in rosso e nero 80 Francesco Paolo Di Teodoro
Andrea Palladio e il lascito teorico LO STUDIO DI VITRUVIO
32 Giuseppe Barbieri di Raffaello: alcune osservazioni E LE ANTICHITÀ ROMANE
“Un giovane di grande aspettazione”: a cura di Pierre Gros
alcuni problemi di biografia palladiana 87 Pier Nicola Pagliara
e i ruoli successivi della critica Palladio e Giulio Romano: 132 Pierre Gros
la trasmissione di tecniche costruttive Lo studio di Vitruvio e le antichità romane
36 Claudio Bellinati che permettessero di “lasciare da parte
Magnum in parvo. Fanciullezza [...] le superflue spese” 136 Ingrid Rowland
e adolescenza a Padova di Andrea Palladio e le tuscanicae dispositiones
di Pietro “dalla gondola” (1508-1523)
140 Arnold Nesselrath
39 Bruce Boucher PALLADIO E GLI ARCHITETTI Il Codice Cholmondeley
Palladio in limbo: Aspects DEL SUO TEMPO
of His Critical Reception a cura di Arnaldo Bruschi 144 David Hemsoll
in the German-Speaking World Palladio e il tempio antico autentico
of the Nineteenth-Century 96 Arnaldo Bruschi nelle illustrazioni dei Quattro Libri
Palladio e gli architetti del suo tempo.
44 Elena Filippi Qualche brevissima considerazione 150 Howard Burns
La via teutonica a Palladio, A drawing by Palladio of a pair
Fritz Burger (1909) e la sua incidenza 100 Amedeo Belluzzi of trousers? A site-plan, plan
sugli studi veneti del Novecento Palladio e la cultura artistica and reconstructions of the “Trofei
fiorentina di Mario” in Rome
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305 Andrea Guerra 352 Gordon Higgott 405 Paolo Clini


Andrea Palladio e la facciata Inigo Jones, John Webb and Palladio’s Andrea Palladio. Per un catalogo
di San Pietro di Castello a Venezia: Teatro Olimpico critico dei rilievi. Storia e prospettive
due documenti
357 John Harris 413 Benedetto Benedetti
308 Paola Modesti Dreams of Ancient Rome: La conoscenza del Palladio:
Qualche tassello nella storia Lord Burlington, William Kent osservazioni metodologiche
di Ca’ Trevisan a Murano and the Houses of Parliament per la gestione delle informazioni
testuali e visive
316 Tracy E. Cooper 362 Richard Hewlings
Palladio e i suoi amici veneziani Chiswick House: recent historiography 417 MaryAnne Stevens
The Problem: Presenting Palladio’s
Architecture without Architecture

PALLADIO E L’EUROPA DEL SUO TEMPO L’EREDITÀ DI PALLADIO


a cura di Fernando Marías E IL PALLADIANESIMO
a cura di Franco Barbieri, Werner Oechslin
324 Fernando Marías
Las lecciones de Palladio: 372 Franco Barbieri
papel y piedra Palladio o Scamozzi? Palladianesimo
o scamozzianesimo? Il punto
332 Konrad Ottenheym
Palladio’s Quattro Libri in Seventeenth 375 Anna Maria Matteucci
Century Holland. Models for courtiers Una contrada neopalladiana: Bologna
and citizens nella seconda metà del Settecento

338 Krista De Jonge 379 Marco Pogacnik


High-Flown Ideals, Ambitious Palladio & Schinkel. Un incontro mancato
Stratagems? On the “Problem”
of Palladio’s Success in Northern Europe Werner Oechslin
383 Palladio – ,modern’!
342 Christy Anderson
Palladio and the Open Work

NUOVI APPROCCI A PALLADIO: RILIEVO,


RESTITUZIONI VIRTUALI, DATA BASE
PALLADIUS BRITANNICUS a cura di Marco Gaiani
a cura di Charles Hind
396 Marco Gaiani
348 Charles Hind Modelli di Palladio -
British reactions to Palladio’s buildings, modelli palladiani
1750-1850; the waning of Palladio’s
reputation 401 William J. Mitchell, Larry Sass
From drawing collections
to digital archives
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Edoardo Demo
Le attività economiche dei committenti vicentini di Palladio. Nuove suggestioni
sulla base dei recenti ritrovamenti archivistici
Per molto tempo gli studiosi hanno associato le chiusure oligar- po conosciuto dal setificio5. E tra coloro che durante la prima e
chiche dei gruppi dirigenti durante la prima età moderna a for- la seconda metà del Cinquecento pongono in vendita le materie
me di immobilismo in campo economico e a una sorta di corsa prime, i semilavorati ed i prodotti finiti delle manifatture tessili
alla terra intesa come ripiegamento degli investimenti prima beriche sulle principali piazze commerciali italiane ed europee
destinati alla mercatura. In particolare si è affermato che gli espo- (come Milano, Genova, Firenze, Roma, Lione, Anversa, Norim-
nenti del ceto nobiliare a partire con i primi decenni del secolo berga, Francoforte, Colonia, Londra ecc.) a fianco delle principa-
XVI trovano nella terra il proprio fondamento economico attorno li casate mercantili (solo per fare qualche esempio Agudi, Bona-
al quale organizzare il patrimonio1. Le ricerche condotte nel cor- nome, Cogollo, Dal Pozzo, Pellizzari, Pilati, Ravazzoli, Romiti,
so dell’ultimo ventennio, pur sottolineando l’indiscutibile pro- Susan, Zorzi tutte attive con propri corrispondenti o filiali pres-
cesso di valorizzazione delle terre in presenza di una forte cresci- so i centri nevralgici dell’economia europea cinquecentesca) non
ta demografica e dei conseguenti contraccolpi sui prezzi dei mancano gli esponenti delle più importanti famiglie aristocrati-
cereali, hanno dimostrato come la Terraferma veneta continui a che. Aleardi, Arnaldi, Angaran, Barbaran, Bissari, Breganze, Cal-
essere per tutto il XVI secolo (e oltre) una delle aree manifatturie- dogno, Capra, Chiericati, Franceschini, Godi, Loschi, Magrè,
re più importanti d’Europa. Qui, infatti, coesistono una moltitu- Muzan, Nievo, Pigafetta, Piovene, Porto, Ragona, Saraceni,
dine di attività di trasformazione in grado di produrre beni desti- Schio, Scroffa, Thiene, Trissino, Valmarana, Volpe sono solo
nati a essere smerciati anche su mercati lontani. È il caso dei due alcuni dei lignaggi, i cui membri ancora nel tardo Cinquecento
principali comparti del secondario operanti nella Repubblica di mantengono rilevanti interessi di natura mercantile, magari
Venezia, il lanificio e – soprattutto – il setificio, veri e propri car- direttamente collegati con la sentita partecipazione alle nuove
dini dell’economia veneta d’età moderna che animano traffici di idee ereticali che in questo periodo trovano ampia diffusione
carattere internazionale, grazie all’azione di intraprendenti opera- anche nella città berica. Certo alcuni di essi agiscono esclusiva-
tori in grado di gestire una molteplicità di circuiti di scambio con mente grazie all’operato di procuratori o prestanome, ma altri
la creazione di sofisticate reti mercantili a cui frequentemente risultano dirigere una o più società con interessi produttivi, com-
partecipano anche gli appartenenti ad alcune delle principali merciali e finanziari6.
famiglie del ceto dirigente2. È stato così possibile modificare o, Tra di loro, in particolare, si possono annoverare alcuni dei più
quanto meno, smussare l’idea in parte stereotipata secondo la prestigiosi committenti palladiani. Solo per fare qualche esem-
quale “i discendenti delle famiglie nobili, al pari di chi aspirava pio7. Se tra il 1538 e il 1552 è Marco Antonio Thiene (costruttore
ad essere cooptato nel ceto dirigente urbano” avrebbero comple- dell’imponente palazzo e della villa di Quinto Vicentino) a
tamente abbandonato l’impegno diretto negli affari e nelle mani- riscuotere varie somme di denaro per sete vendute a Genova e
fatture e si sarebbero esclusivamente rivolti “ad attività degne del soprattutto alle fiere di Lione8; tra gli anni ’40 e ’50 è Girolamo
loro status, quali l’incremento ed il miglioramento delle proprie- di Nicolò Chiericati (committente del palazzo palladiano all’Iso-
tà fondiarie della loro famiglia con la costruzione di splendide la) ad agire sul mercato di Anversa per la vendita di seterie e a
ville e palazzi, a ricoprire cariche nell’amministrazione statale e continuare la proficua attività nel comparto laniero già praticata
locale, a servire un principe a corte o nell’esercito oppure ad in precedenza dal padre, attività in cui, pressoché negli stessi
intraprendere la carriera ecclesiastica”3. anni, risulta operare anche il fratello Giovanni (committente di
Tale aspetto è particolarmente evidente per Vicenza. Città mer- villa Chiericati a Vancimuglio)9. Del dottore in legge Giulio di
cantile di non indifferente rilievo già nel XV secolo4, Vicenza va Battista Capra (per il quale Palladio progetta un palazzo forse
incontro a una fase congiunturale assai favorevole a partire con neppure mai iniziato) si sa che è socio del nobile Gaspare Sarace-
gli anni ’30 e ’40 del Cinquecento, tanto da raggiungere, proba- ni e del mercante Antonio Pocobon “in una compagnia in mer-
bilmente, l’apice della propria ricchezza tra gli anni ’60 e l’ulti- cantia de sede, filexelli et altre merce”10. Implicati nel commercio
mo decennio del secolo XVI. Un fenomeno in gran parte legato della seta sono sicuramente anche Losco Caldogno (committen-
alla tenuta – almeno sino all’ultimo trentennio del Cinquecento te dell’omonima villa palladiana); Bonifacio Poiana (committen-
24 25 – della manifattura laniera e al vero e proprio boom nel contem- te della villa sita a Poiana Maggiore); nonchè Iseppo di Gerola-
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Edoardo Demo

mo Porto (costruttore del palazzo palladiano nell’omonima con- in cui è lo stesso Giuliano ad agire in prima persona, dirigendo
trada) e Biagio Saraceni (committente della villa di Agugliaro)11. le operazioni dal palazzo di Vicenza o dalla cosiddetta “domus
L’esempio più eclatante e sino ad oggi meglio documentato, in rationis” in laguna. Così succede nel febbraio del 1574 a Venezia,
ogni caso, sembra essere quello dei fratelli Giuliano e Guido di quando, definito “magnificus eques et nobilis vincentinus” non-
Guido Piovene, costruttori del palladiano “superbissimo palazzo ché “agens pro sua ratione et dita vigente hic Venetiis sub nomi-
d’imperatoria spesa” all’Isola, oggi purtroppo distrutto. Cavaliere ne ipsius magnifici Iuliani Piovene et sociorum”, nomina suo
il primo, dottore in legge il secondo, risultano appartenere a uno procuratore il suddetto Gian Battista Pilati perché si rechi sino a
dei lignaggi più ricchi e rilevanti dell’aristocrazia vicentina Bologna per riscuotere non meglio precisati crediti mercantili17;
(“principalissimi gentilomeni nella città di Vicenza” vengono o ancora nell’ottobre del medesimo anno, quando, con atto roga-
definiti nelle fonti) . Hanno saldi rapporti di “servizio” con il to presso il notaio veneziano Luca Gabrieli, definito “magnificus
duca Emanuele Filiberto di Savoia e il duca Guglielmo III Gon- eques nobilis vincentinus ad presens comorans in hac civitate
zaga, tanto da ospitarli entrambi nella propria dimora, quando Venetiarum agens nomine eius societatis et ditte cantantis Iulian
tra il 1566 e il 1567 passano per Vicenza. Sono cugini di primo Piovene et compagni” investe Vincenzo Pilati “vincentinus in
grado dei famosissimi uomini d’arme Cesare e Guido di Leonar- civitate Lugduni partibus Gallie commorans” del compito di
do Piovene e imparentati con uno dei nobili vicentini più legati riscuotere nella città francese un credito di oltre 2000 ducati van-
a Palladio, Antenore Pagello, di cui entrambi sposano una figlia. tato nei confronti della ditta lucchese Bernardini-Guinigi per la
Più volte eletti alle più alte cariche istituzionali cittadine, non vendita di sete18. Due mesi dopo, per fare un ultimo esempio, lo
solo sono proprietari di notevoli “possessioni” fondiarie site in ritroviamo a Vicenza nel palazzo all’Isola “ibi presens et agens
particolare a Casale e Castelgomberto, ma, ed è quello che a noi nomine suo et sociorum” pronto a far rogare dal notaio berico
più interessa in questo contesto, sono anche implicati in affari Francesco Bassan un nuovo atto di procura al fine di recuperare
mercantili e finanziari di carattere internazionale, come attestato tre balle di tessuti in lana di Firenze “que balle fuerunt intercep-
da poco meno di un centinaio di documenti di natura giudiziaria te in itinere et in transitu inde per Alemaniam”19.
e notarile reperiti di recente negli archivi di Venezia e Vicenza12. Chiusa la parentesi relativa alla “Giuliano Piovene e compagni”
Se Guido si dedica prevalentemente – e con notevole successo – di Vicenza e Venezia, il Piovene continua a operare proficuamen-
alla professione forense (dimostrando, tra l’altro, una particolare te nella mercatura quasi fino alla morte sopravvenuta nel 1587.
predisposizione per le cause di natura mercantile), Giuliano – Mettendo a frutto i saldi rapporti intrattenuti con i Savoia e i
che opera sempre anche per conto del fratello – già con gli anni Gonzaga risulta partecipare a imprese commerciali e manifattu-
’50 del secolo condivide interessi mercantili con operatori vicen- riere con sede anche fuori dal Veneto20. Nel novembre del 1578,
tini attivi in diverse località europee per la vendita della seta infatti, si unisce in società con i lanaioli vicentini Ludovico Forel-
vicentina (Bonanome, Canati, Dal Pozzo); intrattiene rapporti li e Orazio di Michele al fine di “esercitar la panina et far saponi
d’affari con i fiorentini Gianfigliazzi; investe cospicue somme di in Piamonte”21, mentre nel medesimo mese di tre anni dopo,
denaro nei dazi della seta e del sale non solo di Vicenza, ma anche “entrato ai servigi del duca di Mantoa”, si associa al mercante e
di Verona e Treviso13. banchiere bresciano Ottavio Polini nella gestione della zecca del-
Si tratta di un’attività assai intensa e diversificata che conosce la città virgiliana22.
un’ulteriore fortissima crescita nel corso degli anni ’60 e ’70, Stando agli esempi sin qui riportati, dunque, si può affermare
guarda caso proprio in corrispondenza con una nuova fase di che gli appartenenti al ceto dirigente vicentino del Cinquecento
interventi edilizi che portano alla conclusione del “superbissimo” (e in particolare i committenti palladiani) non si dedichino esclu-
palazzo. In questo torno di tempo gli affari mercantili e finanzia- sivamente agli scontri per la supremazia politica cittadina,
ri del Piovene si fanno addirittura frenetici. Con il 1567 risulta all’esercizio delle armi, alla professione forense, al perseguimento
gestire, in compagnia con altri due nobili – Francesco Trento e dei benefici ecclesiastici o all’investimento fondiario. Alcuni di
Giovanni Saraceni – la riscossione delle entrate del Vescovado di essi, approfittando del notevole successo ottenuto a livello inter-
Vicenza; mentre tra il 1568 e il 1573 è “cassiero del datio della seda nazionale dai manufatti berici (soprattutto di seta), continuano a
di Vicenza” e rileva l’appalto “delli datii delle due condotte del praticare proficuamente la “mercatura”, anche in presenza di nor-
sale et della masena di Padoa et Vicenza”14. me particolarmente restrittive per ciò che concerne l’accesso alle
Un’attività che culmina nel febbraio del 1572 con la creazione di maggiori cariche istituzionali cittadine da parte di chi opera nel-
una società mercantile di durata quinquennale “che coreva sotto la manifattura e nel commercio. Certamente, come detto fin dal-
nome di Giuliano Piovene e compagni” organizzata intorno a l’inizio, gli investimenti nel settore fondiario sono prevalenti; ma
due diverse “case di negotio”: la prima con sede a Vicenza presso i profitti – e la liquidità – che essi assicurano sono sensibilmente
il palazzo all’Isola destinata alla produzione di seterie e alla loro inferiori rispetto a quelli che possono derivare dalla pratica delle
commercializzazione in Italia settentrionale, Francia, Fiandre e pericolose, ma assai remunerative attività mercantili. In esse il
Germania; la seconda con sede “in Venetia in confinio Sancti rischio di fallimento è sempre presente; tuttavia, in caso di buo-
Stephani confessoris vulgariter dicti San Sten” (dove si trova na riuscita, si possono conseguire degli utili tutt’altro che irrile-
quella che le fonti definiscono la “domus rationis”) appositamen- vanti, mediamente oscillanti tra il 12 e il 15% all’anno, ma con
te creata “per risponder in ogni loco [del mondo]” e operante punte anche di oltre il 30%23.
prevalentemente a livello finanziario non solo nella riscossione e Significativo, a ulteriore conferma di quanto sin qui detto e del-
pagamento delle lettere di cambio provenienti da ogni angolo l’ambiente in cui si trova a operare lo stesso Andrea Palladio, può
d’Europa, ma anche nell’investimento di capitali nell’assai remu- essere un ultimo esempio. Nell’agosto del 1571 a Venezia davanti
nerativa attività di assicurazione marittima15. E non si creda che ai Consoli dei Mercanti viene dibattuta una causa che contrap-
il Piovene deleghi del tutto ai soci la pratica della “mercatura”. Se pone il nobile Tiberio di Battista Piovene a Mario Repeta – noto
quasi sempre, infatti, è Gian Battista di Francesco Pilati “socius committente palladiano di una villa sita a Campiglia dei Berici,
et complementarius ditte cantantis Iuliani Piovene et sociorum” progettata attorno al 1557 e distrutta a causa di un incendio nel
a intervenire per conto della compagnia16, non mancano esempi secolo successivo – e alla ditta cantante “Marco Antonio Bona- 26 27
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Le attività economiche dei committenti vicentini di Palladio. Nuove suggestioni sulla base dei recenti ritrovamenti archivistici

nome e soci”, una delle principali ditte attive a Vicenza nel risulta nominare suoi procuratori Nicolò e Ludovico Fossa di Cremona per riscuote-
secondo Cinquecento, il cui ambito d’azione spazia da Venezia re ingenti crediti da lui vantati verso diversi operatori di Roma per la vendita di pan-
ni, cfr. ASVe, NA, reg. 3256, cc. 24r (16 gennaio 1551) e 34v (28 gennaio 1551). Dopo la
alla Lombardia; dalla Toscana (uno dei soci è il fiorentino Fran- morte di Giovanni saranno i suoi eredi a continuare a vendere mercanzie sul merca-
cesco Tassini) alla Liguria; dalla Francia alle Fiandre; dalla Ger- to romano, cfr. ASVi, N, b. 467, 7 giugno e 12 novembre 1561.
mania all’Inghilterra. Per l’occasione a rappresentare e difendere 10 La società fallisce una prima volta negli anni ’50 e poi una seconda nel decennio
gli interessi del Piovene c’è un giovane “legum doctor et advoca- successivo. Su di essa cfr. ASVi, N, b. 559 (8 marzo 1552); ASVe, NA, reg. 3258, c. 191r (22
tus” laureatosi a Padova da meno di due anni: Orazio Palladio, il giugno 1554); ASVi, BAL, b. 4027 (8 gennaio 1556) e soprattutto BS, b. 74 (31 luglio 1570)
in cui è riportato per esteso l’elenco dei creditori della compagnia. Tra i quasi 100
terzo dei figli del nostro architetto …24
nominativi vi sono numerosissimi esponenti dell’aristocrazia vicentina; oltre ai cosid-
detti capi dei creditori (Claudio Muzan, Alvise Porto e Gian Antonio Polcastro), ven-
gono registrati Losco e Michele Caldogno, Alessandro Nievo, Giovanni Saraceni,
Abbreviazioni: ASVe (Archivio di Stato di Venezia); ASVi (Archivio di Stato di Vicen- Bernardino Porto, Gerolamo Campiglia, Giovanni Chiericati, Marco Antonio
za); ASVr (Archivio di Stato di Verona); ASCC (Avogaria di Comun, Miscellanea Civi- Magrè, Bartolomeo Valmarana, Giovanni Godi, Bernardino Muzan, Giovanni e
le); ASCP (Avogaria di Comun, Miscellanea Penale); BAL (Magistrature Giudiziarie Benedetto Porto, Bartolomeo Monza, Bartolomeo e Alessandro Barbaran, Alessandro
Civili Antiche, Banco dell’Arte della Lana); BAQ (Magistrature Giudiziarie Civili Pigafetta, Francesco Schio. Cfr. G. Zaupa, Sole, Luna, Andrea Palladio, Terra, e Fortu-
Antiche, Banco dell’Aquila); BS (Magistrature Giudiziarie Civili Antiche, Banco del na, Vicenza 2006, pp. 124-125 e nota corrispondente in cui si rileva come negli anni
Sigillo); DP (Dionisi-Piomarta); N (Notarile); NA (Notarile Atti); SU (Sant’Uffizio). ’50 anche Gian Alvise di Antonio Valmarana, marito di Isabella Nogarola (negli anni
’60 committente del palazzo palladiano al Pozzo Rosso), avesse avuto a che fare per
1 Per un chiaro inquadramento della questione si veda G. Borelli, Considerazioni sugli motivi di natura mercantile con la suddetta compagnia.
assetti economici del patriziato veronese nel Cinquecento, in P. Lanaro, P. Marini, G.M. 11 Oltre a quanto riportato nella nota precedente, si veda Burns, Cultura di seta …,
Varanini (a cura di), con la collaborazione di E. Demo, Edilizia privata nella Verona cit. [cfr. nota 8], pp. 233-240. Per Losco Caldogno, cfr. anche ASVi, N, regg. 6862 (23
rinascimentale, Milano, 2000, pp. 38-52. Per qualche ulteriore osservazione cfr. anche luglio 1547) e 6869 (11 giugno 1558); per Iseppo Porto, cfr. ivi, reg. 7376 (20 aprile
P. Lanaro, Il contesto economico e territoriale nei secoli XV-XVIII, in G. Beltramini, H. 1577). Non è di poco conto rilevare come non manchino neppure le nobildonne tra
Burns (a cura di), Andrea Palladio e la villa veneta da Petrarca a Carlo Scarpa, Venezia coloro che commerciano. È il caso, ad esempio, di Laura di Ludovico Thiene, che, al
2005, pp. 148-153. pari del marito Ciro Trissino, dichiara di “vender sete” (ASVe, SU, b. 24 fascicolo inte-
2 Si veda, ad esempio, G.L. Fontana, Industria e impresa nel Nord Est d’Italia, in A. stato “Contra Franciscum Boronum …”, c. 23r, 13 settembre 1568); o di Bianca Nie-
Di Vittorio, C. Barciela Lopez, G.L. Fontana (a cura di), Storiografia d’industria e vo, moglie del noto Giacomo Angaran, che nel 1581 fa produrre a Vicenza “tabini de
d’impresa in Italia e Spagna in età moderna e contemporanea, Padova 2004, pp. 161-218 bavella” (dei tessuti di seta di non elevata qualità) destinati a essere venduti sul mer-
e il recentissimo volume P. Lanaro (edited by), At the Centre of the Old World: Trade cato lionese (ASVi, BAQ, b. 3325, 9 novembre 1581, processo intitolato “Pro Vincentio
and Manufacturing in Venice and the Venetian Mainland (1400-1800), Toronto 2006 (in Pillato”).
particolare gli interventi della medesima curatrice, di Edoardo Demo e Francesco 12 G. Zaupa, Origine e scomparsa del Palazzo Piovene all’Isola di Vicenza, in “Odeo
Vianello). Per gli interessi mercantili di diversi esponenti della nobiltà veneta ancora Olimpico”, XVII-XVIII, 1981-1982, pp. 81-113; D. Battilotti, Vicenza al tempo di Andrea
nel tardo Cinquecento, si veda E. Demo, Gli affari mercantili di dimensione interna- Palladio attraverso i libri dell’estimo del 1563-1564, Vicenza 1980, pp. 65-67; Ead.,
zionale di due nobili della Terraferma veneta del secondo Cinquecento: Alessandro Gua- Aggiornamento del catalogo delle opere, in L. Puppi, Andrea Palladio, Milano 1999, pp.
gnini e Vincenzo Scroffa, in “Studi Storici Luigi Simeoni”, LVI, 2006, pp. 119-158 (con 480-481. A completamento di quanto riportato nel testo è da rilevare come Giuliano
la bibliografia ivi riportata). Piovene, dopo la morte di Bianca figlia di Antenore Pagello, si sposi in seconde noz-
3 F. Vianello, Mercanti, imprese e commerci nel Cinque e Seicento, in G.L. Fontana (a ze con Caterina Verlati. Unico erede maschio dei due fratelli è il conte Ascanio figlio
cura di), L’industria vicentina dal Medioevo a oggi, Padova 2004, pp. 187-229, qui di primo letto del medesimo Giuliano. “Principe dell’Accademia”, Ascanio ricopre
pp. 187-188. tutte le cariche cittadine più prestigiose (compreso il consolato) e nel 1581 si sposa con
4 E. Demo, L’anima della città. L’industria tessile a Verona e Vicenza (1400-1550), Mila- Brandolina figlia del cavaliere Antonio Muzan, la cui dote ammonta all’iperbolica
no 2001; Id., Le manifatture tra medioevo ed età moderna, in Fontana, L’industria cifra di 22.500 ducati correnti (ASVi, N, reg. 7382, 14 settembre 1588), chiaro sintomo
vicentina …, cit. [cfr. nota 3], pp. 21-126. dell’altissimo prestigio goduto in seno all’aristocrazia vicentina da questo ramo dei
5 Ibid.; F. Vianello, Seta fine e panni grossi. Manifatture e commerci nel Vicentino, 1570- Piovene. Dopo la morte del padre, sopravvenuta nel 1587, Ascanio si macchierà di un
1700, Milano 2004. grave fatto di sangue e per questo verrà bandito. Molte delle notizie riguardanti i fra-
6 Vianello, Mercanti …, cit. [cfr. nota 3], pp. 187-229; Id., Tra commercio internazio- telli Giuliano e Guido Piovene sono traibili dai rogiti dei notai vicentini Orazio Fer-
nale e orizzonti urbani. Parentela e amicizia nel ceto mercantile vicentino, 1570-1700, in retto (ASVi, N, b. 821) e Tarquinio Allardi (ivi, b. 418) che sembrano operare quasi in
“Cheiron”, XXIII, 45-46, 2006, pp. 65-86; Demo, Gli affari mercantili …, cit. [cfr. esclusiva per loro. Altrettanto importante è quanto contenuto in due sostanziosi fasci-
nota 2], pp. 119-158; Id., Sete e mercanti vicentini alle fiere di Lione nel XVI secolo, in P. coli processuali conservati presso il fondo veneziano dell’Avogaria di Comun e con-
Lanaro (a cura di), La pratica dello scambio. Sistemi di fiere, mercanti e città in Europa cernenti una causa che contrappone prima Giuliano e Guido e poi Ascanio agli ere-
(1400-1700), Venezia 2003, pp. 177-199; G. Zaupa, Andrea Palladio e la sua committen- di del mercante – e vecchio socio in affari dei Piovene – Pietro Dal Pozzo, cfr. ASVe,
za. Denaro e architettura nella Vicenza del Cinquecento, Roma-Reggio Calabria 1990, AVCC, b. 128.18 (“Prozeso a e contra de domino Marco dal Pozzo e Piovene Ascanio”)
passim. Per le caratteristiche della nobiltà vicentina in età moderna si vedano almeno e ivi, AVCP, b. 244.21 (“Piovene 1595”).
C. Povolo, L’intrigo dell’onore. Poteri e istituzioni nella Repubblica di Venezia tra Cin- 13 Sulla bravura di Guido Piovene come avvocato, cfr. ASVi, N, b. 8088, fascicolo inte-
que e Seicento, Verona 1997, soprattutto alle pp. 265-333 e J. Grubb, La Famiglia, la stato “quartus testium examinatorum …”, cc. 31r-50v (febbraio 1569). Sulle attività
Roba e la Religione nel Rinascimento. Il caso veneto, Vicenza 1999, pp. 245-286. mercantili praticate da Giuliano in questo periodo, cfr. ivi, regg. 619 (3 giugno 1566,
7 Nell’analisi che segue non si prenderanno in esame quei committenti palladiani che con riferimento all’investimento in diversi dazi di Vicenza, Verona e Treviso tra il 1557
– come i fratelli Civena, Taddeo Gazzotti o Girolamo Forni – sono da considerarsi e il 1559), 670 (12 dicembre 1556), 6868 (6 agosto 1556) e 8018 (5 febbraio 1557).
veri e propri mercanti. 14 ASVe, AVCC, b. 128.18, in particolare gli estratti di contabilità allegati al fascicolo
8 H. Burns, Cultura di seta, cultura di villa, in L. Molà, R. Mueller, C. Zanier (a cura processuale e quanto riportato alle cc. 31r-58v; ivi, AVCC, b. 199.14 (“Prozeso B de
di), La seta in Italia dal Medioevo al Seicento. Dal baco al drappo, Venezia 2000, pp. domino Marco dal Pozo, conduttor dazio del sale di Vicenza 1571-1579). Cfr. anche
233-240; Id., “Una casa cum stupendo, superbo et honorato modo fabrichata”: il “proget- ASVi, N, regg. 619 (11 febbraio 1571) e 7036 (5 gennaio 1573).
to” dei Thiene, il progetto di Giulio Romano, il palazzo di Andrea Palladio, in G. Bel- 15 ASVe, AVCC, b. 128.18, cc. 31r-58v. In specifico sugli investimenti della “Giuliano Pio-
tramini, H. Burns, F. Rigon (a cura di), Palazzo Thiene. Sede storica della Banca Popo- vene e compagni” nelle assicurazioni marittime, cfr. ASVe, NA, reg. 3106, cc. 265v-266r,
lare di Vicenza, Milano 2007, soprattutto alle pp. 37-51. 18 novembre 1574. Per un confronto con altre compagnie mercantili vicentine ope-
9 Numerose sono le partite contabili registrate dai mercanti veronesi Stoppa nei pro- ranti a livello internazionale nel secondo Cinquecento, cfr. Demo, Sete e mercanti…,
pri libri di conto riguardanti acquisti di mercanzie (soprattutto lane, panni e materie cit. [cfr. nota 6], pp. 181-195 e Id., Capitali e mercanti-imprenditori in Italia settentrio-
tintorie) effettuate tra il 1542 e il 1548 non solo da Nicolò Chiericati, ma anche dai nale tra XV e XVI secolo, in “Annali di Storia dell’Impresa”, 18, 2007, pp. 273-276.
figli Girolamo e Giovanni e perfino dal nipote Valerio, cfr. ASVr, DP, regg. 1883 (cc. 16 Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 del Cinquecento i Pilati di Vicen-
45r, 49r, 49v, 51v, 53v, 56v, 59v, 61v, 62r) e 1884 (cc. 5r, 6r, 6v, 7r, 8r, 9r, 9v, 10v, 11r, 12v, za vengono considerati tra i primi dieci importatori di seterie sul mercato lionese, al
13v, 14v, 15v, 16r, 17r, 18r, 35r, 35v, 37r, 38v, 39v). Negli anni ’40 Nicolò Chiericati risul- fianco delle più importanti ditte fiorentine, milanesi e lucchesi, cfr. Demo, Sete e mer-
ta essere socio “in mercantia” del lanaiolo Antonio Pocobon, cfr. ASVi, BS, b. 35, c. canti …, cit. [cfr. nota 6], pp. 184-185.
310r, 31 ottobre 1553. Per Girolamo Chiericati e i suoi interessi mercantili ad Anversa, 17 ASVe, NA, reg. 8293, c. 105v, 20 febbraio 1574.
26 27 cfr. ASVe, NA, reg. 3256, c. 39v, 1 febbraio 1551. Nello stesso 1551 il fratello Giovanni 18 Ivi, reg. 6518, c. 272r, 14 ottobre 1574.
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Edoardo Demo

19 ASVi, N, reg. 7188, 28 dicembre 1574. Sono numerosissimi i documenti notarili repe-
riti riguardanti espressamente l’operato della “Giuliano Piovene e compagni”; nel-
l’impossibilità – per esigenze editoriali – di segnalarli tutti, si vedano almeno i seguen-
ti: ASVe, NA, regg. 6519 (c. 27v, 28 marzo 1576), 8291 (c. 217r, 22 aprile 1573), 8293 (c.
56r, 22 gennaio 1574), 8294 (c. 405v, 3 agosto 1574) e ASVi, N, regg. 502 (c. 167v, 12 feb-
braio 1575), 619 (24 luglio 1577), 7188 (20 gennaio e 6 giugno 1575), 7376 (21 luglio
1576).
20 Per gli interessi mercantili “veneti” di Giuliano Piovene dopo la chiusura della sua
società, interessi mercantili che continuano a coinvolgere Lione e attestano l’esisten-
za di proficui rapporti d’affari (dal valore di svariate migliaia di ducati correnti) con
altri operatori vicentini attivi in Francia, Fiandre, Germania e Svizzera come i fratel-
li Ravazzoli, la compagnia “Orazio Agudi, Mandricardo Resta e compagni”, la com-
pagnia “Baldassarre Cogollo, Francesco Tassini e compagni” e i nobili Vincenzo
Scroffa, Antonio Maria Ragona e Giacomo Magrè, cfr., ad esempio, ASVe, NA, regg.
444 (c. 283r, 19 aprile 1577), 2842 (c. 1575r, 1 giugno 1585), 6523 (c. 167r, 20 maggio
1580), 6531 (c. 79r, 1 marzo 1584), 8300 (cc. 246v e 261v rispettivamente alle date 3 e
10 giugno 1578) e ASVi, N, regg. 830 (4 maggio 1577), 832 (2 febbraio 1582), 8452 (c.
48r, 8 luglio 1583).
21 Ivi, b. 949, 8 giugno 1590.
22 ASVe, NA, regg. 2844 (c. 2422r, 16 agosto 1591), 7871 (c. 186r, 1 ottobre 1592) e 11914
(c. 135v, 13 marzo 1593).
23 Per profitti e fallimenti, cfr. Demo, Sete e mercanti …, cit. [cfr. nota 6], pp. 190-
191. Alla luce di quanto riportato nel testo, quindi, si può essere perfettamente d’ac-
cordo con Paola Lanaro quando afferma che nel Vicentino del Cinquecento non pare
essersi verificata “nessuna drammatica scelta verso o l’investimento fondiario o l’inve-
stimento nel manifatturiero e nella mercatura”, ma si sia piuttosto proceduto a una
marcata diversificazione degli investimenti, cfr. Lanaro, Il contesto economico…, cit.
[cfr. nota 1], p. 152.
24 ASVe, NA, reg. 3286, c. 467v, 18 agosto 1571; per i Bonanome, cfr. Demo, Sete e mer-
canti …, cit. [cfr. nota 6], pp. 186-187.

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