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www.psoriasimetodoapollo.com

LINEE GUIDA 3.0


[ 2019 ]
ATTENZIONE (DISCLAIMER):
Le informazioni contenute in questa guida sono di carattere puramente informativo e generico, pertanto devono
solamente essere usate a scopo didattico e NON per diagnosi su se stessi o su terzi, NON per scopi terapeutici, NON
per automedicazione. In NESSUN CASO le indicazioni presenti in questo testo si sostituiscono a quelle del proprio
medico curante . Pertanto si esortano i lettori a rivolgersi IN OGNI CASO al proprio medico per avere dei pareri seri
e professionali sul proprio stato di salute e sulle eventuali terapie da adottare.
Gli autori della guida non si assumono responsabilità per danni di qualsiasi natura derivanti da uso improprio o
illecito delle informazioni riportate in questo testo, che il lettore potrebbe causare a se stesso o a terzi. O per errori
e imprecisioni relativi al loro contenuto, o da libere interpretazioni, o da qualsiasi azione che il lettore possa intra-
prendere autonomamente e disgiuntamente dalle indicazioni del proprio medico curante.

«Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo»
- Ippocrate (Coo, 460 a.C. - Larissa, 377 a.C.)

Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019]

Autori capitoli:
Dott. Paolo Antolini
Dott.ssa Federica Cavallini
Dott.ssa Nadia Sorato
Dott. Cono Casale
Dott.ssa Arianna Rossoni
Dott. Maurizio Salamone
Dott. Davide Ippolito
Dott.ssa Claudia Araseli Scarlatella

Ricettario:
Alcune ricette, e relative foto, provengono dal gruppo Facebook Pam&Gio
e pubblicate su gentile concessione degli autori.

Progetto grafico, impaginazione, copertina e alcune illustrazioni:


Cristina De Simone

NOTE:
Il presente documento può essere stampato, ma non può essere riprodotto
digitalmente neppure in forma parziale (incluse immagini e illustrazioni)
salvo approvazione da parte degli autori.
SOMMARIO

Prefazione....................................................................................................................................................................... 4
Introduzione................................................................................................................................................................... 6
1. Gestione della Psoriasi attraverso la Medicina Funzionale - Il Metodo Apollo...............................................7
2. Gestione della Dermatite Atopica attraverso la Medicina Funzionale - Il Metodo Apollo...........................11
3. Alla ricerca del primum movens.........................................................................................................................15
4. Protocollo alimentare - Il perché dei senza.......................................................................................................17
5. Lo straordinario ruolo della vitamina D come regolatore del sistema immunitario...................................25
6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute...................................................................................29
7. L’acido Folico.........................................................................................................................................................42
8. Stress Ossidativo e Antiossidanti.......................................................................................................................47
9. Istamina questa sconosciuta..............................................................................................................................53
10. Sindrome Dismetabolica e Psoriasi...................................................................................................................63
11. Il fattore endocrino nella Psoriasi: ipotiroidismo, stress surrenalico e ormoni sessuali............................65
12. Barriera intestinale e meccanismi di rottura....................................................................................................78
13. Funzionalità Intestinale e Microbiota nel paziente Psoriasico........................................................................83
14. Psoriasi Guttata e Streptococco.........................................................................................................................89
15. Psoriasi Inversa e Candida..................................................................................................................................90
16. Quando il fattore scatenante è un farmaco......................................................................................................93
17. Guida ai diversi tipi di Psoriasi............................................................................................................................95
18. Artrite Psoriasica: qualche consiglio per un approccio funzionale................................................................97
19. La visita Dermatologica: come si svolge ...........................................................................................................99
20. Esami ematochimici: quali fare e come orientarsi ........................................................................................101
21. Alimenti consentiti: come comporre i pasti....................................................................................................103
22. Il piano nutraceutico..........................................................................................................................................112
23. I prodotti topici del Metodo Apollo..................................................................................................................118
24. La corretta attività fisica....................................................................................................................................125
25. Il corretto stile di vita.........................................................................................................................................133
26. L’approccio psicologico corretto nel Metodo Apollo......................................................................................136
27. Consigli pratici prima di cominciare.................................................................................................................145
28. Il Metodo Apollo in Italia....................................................................................................................................148
29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti!..........................................................................................150
ff Pane, pizza & company............................................................................................................................... 155
ff Pasta, riso & company................................................................................................................................. 162
ff Piatti a base di carne & uova...................................................................................................................... 170
ff Piatti a base di pesce................................................................................................................................... 178
ff Piatti a base di verdura................................................................................................................................ 185
ff Dolci & desserts............................................................................................................................................ 192
Bibliografia..................................................................................................................................................................202
PREFAZIONE

Ammetto che è strano essere qui a scrivere la prefazione delle nuove linee guida, ma non posso tirarmi in-
dietro, questo ruolo spetta senza dubbio a me.
Sembra ieri che stavo scrivendo la prefazione per le linee guida precedenti, invece ormai sono passati quasi
10 anni. Avevamo scritto le vecchie linee guida in modalità assolutamente casalinga, con contenuti davvero
d’avanguardia (e lo sono anche adesso), ma con una forma davvero discutibile.
Allora il gruppo contava forse 1000 persone e nessuno, al di fuori dei 4 gatti che componevano il primo
zoccolo duro del gruppo che allora si chiamava “psoriasi fattori scatenanti”, ci dava il minino credito, figuria-
moci la comunità scientifica e medica... Noi sapevamo però che le informazioni donate alle persone erano
davvero accurate e risolutive e, come spesso succede quando si dà un aiuto concreto, le voci girano in fretta.
Mai avrei pensato che quelle linee guida negli anni sarebbero state scaricate da oltre 25.000 persone, giuro
che ci avrei messo molta più cura nell’impaginarle decentemente.
Vedere nel gruppo le foto e le testimonianze di persone che riuscivano a ripulirsi e tornare ad uno stato di
salute ottimale è stato per noi fonte di incredibile gioia e di soddisfazione.

Ad oggi la situazione è radicalmente cambiata, il Metodo Apollo, che è il nume che tutela il nostro sacro pro-
getto, è preso molto seriamente da una larga fetta di personale sanitario, soprattutto dai biologi che fanno
della nutrizione il principale strumento terapeutico e anche da una notevole pletora di medici che sempre
più cercano uno strumento di fondo da affiancare alla terapia standard per la psoriasi.
In questi 10 anni abbiamo fatto davvero moltissimo, la fiorente attività clinica che è nata ci ha consentito di
conoscere sempre meglio i meccanismi, individuare nuovi protocolli ed essere sempre più efficaci. Possiamo
tranquillamente dire che chi segue il Metodo, soprattutto con il supporto professionale, riesce a mettere in
remissione tranquillamente la psoriasi nel 95% dei casi.
Abbiamo tenuto numerose lectio magistralis in importanti Istituti Nazionali, formato professionisti sanitari,
ma soprattutto creato una enorme comunità coesa e di auto-aiuto che al momento conta 40.000 persone,
in Italia e all’estero.

Da queste poche righe, assolutamente sincere, penserai che è tutto oro colato, purtroppo giusto per partire
con il piede giusto ci tengo a dire che non è proprio così e ti spiego perché:

●● Seguire il Metodo Apollo è dura, richiede un importante cambiamento del proprio stile di vita, soprattutto a
tavola, e poche persone sono davvero disposte a sacrificarsi, per la maggior parte il farmaco va benissimo.
●● I tempi sono lunghi, quando le cose sono veloci occorrono 6 mesi per arrivare a risultati significativi.
●● Occorre molta precisione, non c’è spazio per sgarri o allontanamenti da quanto indicato, questo rende
tutto più complicato.

Dall’altra parte c’è una enorme comunità di persone che dopo aver seguito il Metodo non tornerebbe mai in-
dietro, forse il tesoro è al di là della montagna, ma occorre davvero una grande determinazione per scalarla.

Il Metodo Apollo è un sistema molto evoluto di medicina funzionale, un tipo di medicina che negli USA è mol-
to in voga, dove anziché trattare le malattie partendo dal sintomo, si preferisce andare a fondo del sistema
e trovare i vari disequilibri che si traducono in anomalie del sistema immunitario.
La medicina funzionale si applica molto bene nelle malattie croniche, soprattutto di origine autoimmune,
è uno strumento straordinario da affiancare alla normale terapia e spesso consente di poter arrivare a so-
spenderla per la remissione che si verifica.
C’è da sottolineare che il vostro medico è la figura di riferimento, eventuali variazioni o sospensioni del trat-
tamento farmacologico sono di sua valutazione, mai ci sogneremmo di metterci in mezzo.

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La medicina funzionale non c’entra nulla con l’omeopatia, le medicine energetiche o di altro tipo, è scienza,
purissima scienza, solo che è attenta a dettagli che la medicina allopatica tradizionale spesso non considera:

●● Equilibrio endocrino, ipotiroidismi, disadrenie, anche subclinici per noi sono fondamentali.
●● Infezioni subcliniche, batteriche, virali e micotiche per noi sono fondamentali.
●● Polimorfismi genetici che alterano la normale funzione immunitaria per noi sono fondamentali.
●● Il dosaggio dei micronutrienti per noi è fondamentale.

Lo stile di vita del Metodo Apollo prevede la rimozione di tutti quei fattori che contribuiscono all’infiamma-
zione sistemica, migliorando l’efficienza immunitaria e limitando la sua sovra-attivazione dovuta ad un am-
biente marcatamente pro-infiammatorio tipico della western way of living.
In Italia, sebbene ad oggi diversi medici si siano uniti alla causa, la grande totalità non prende in considera-
zione questi aspetti, per cui non è facile per noi trovare appoggio nel medico di famiglia o nello specialista
abituale e questo rende le cose un attimino più complicate.

Siamo reduci da un congresso in cui abbiamo raccolto i più importanti dermatologi veneti e friulani che sono
andati via davvero entusiasti, siamo certi che nei prossimi anni sarà sempre più probabile trovare ottime
spalle anche nei medici più tradizionali, fino ad allora però è meglio evitare di scontrarsi con chi la pensa di-
versamente e non avere pretese che per motivi di budget del SSNN non possono essere accolte (leggi analisi
particolari richieste al medico di famiglia).

Per chiudere questa prefazione occorre aggiungere una cosa: non è mai stato facile come adesso iniziare il
percorso. Rispetto a qualche anno fa adesso esistono tutti gli strumenti necessari che semplificano di molto
il passaggio e la quotidianità:

●● Un blog con articoli super che trattano in pratica ogni aspetto.


●● Un gruppo dedicato solamente alle ricette, dove potrai trovare tutti i surrogati liberamente scaricabili.
●● Una rete di professionisti, medici, biologi, dietisti e farmacisti in tutta Italia.

Fatti un grosso esame di coscienza quando avrai letto queste indicazioni, se ti senti pronto a fare il grande
salto siamo certi che non te ne pentirai.

Dott. Paolo Antolini

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INTRODUZIONE

La Psoriasi è una malattia che in Italia affligge circa 3 milioni di persone. Ha un forte impatto sociale e psi-
cologico e anche per questo motivo gli specialisti della salute sono impegnati nella ricerca di una terapia
veramente efficace.

In alcuni casi le terapie farmacologiche sono indispensabili e devono essere tempestive, soprattutto quando
le aree cutanee interessate sono molto estese con il rischio di gravi complicanze psicologiche e fisiche, oppu-
re quando è implicato anche un interessamento articolare che può comportare forti dolori fino all’immobilità.
Purtroppo sono molti i casi in cui la terapia farmacologica non sortisce i risultati sperati o si manifestano
gravi effetti indesiderati che conducono alla sospensione del trattamento.
Esiste inoltre correlazione tra Psoriasi e disturbi metabolici, endocrinologici e cardiovascolari che possono
talvolta compromettere e/o limitare le possibilità terapeutiche.

Secondo recenti sondaggi più della metà dei pazienti si definiscono insoddisfatti delle cure ricevute.
I dati raccolti da sondaggi nazionali svolti negli Stati Uniti dalla National Psoriasis Foundation e riguardanti
oltre 76mila persone che convivono con la psoriasi ci rivelano notizie allarmanti. Il 53,3 per cento dei malati
di psoriasi e il 45,5 per cento di quelli con artrite psoriasica (una forma più grave) si dichiara insoddisfatto del
trattamento ricevuto. Un’alta percentuale di pazienti abbandona la terapia consigliata dallo specialista e fra i
motivi più frequenti per l’abbandono della cura ci sono la mancata efficacia e gli effetti collaterali.
Un sondaggio condotto in Italia su un campione di 5000 persone ci indica che oltre 8 pazienti su 10 sono
delusi dalle cure e quasi 9 su 10 le abbandonano per insoddisfazione. Inoltre in pochi anni il numero delle
persone con psoriasi che si rivolgono ai centri di riferimento s’è dimezzato.

La gestione della Psoriasi attraverso un protocollo di Medicina Funzionale diventa la soluzione indispensabi-
le per andare incontro alle esigenze del paziente psoriasico. La Medicina Funzionale fonda il proprio razio-
nale sulla ricerca ed eliminazione di tutti i fattori che sottendono le malattie autoimmuni e infiammatorie.
Questo approccio focalizza il proprio interesse sulla causa invece che sul sintomo proponendo un approfon-
dito iter diagnostico al fine di elaborare un percorso terapeutico personalizzato.

Il Metodo Apollo nasce per soddisfare tutte queste esigenze. Gli ideatori del Metodo, partendo da una analisi
approfondita e dettagliata dell’eziopatogenesi di questa malattia, hanno stilato un protocollo diagnostico
nutrizionale e integrativo che permette di agire sui singoli fattori che scatenano e mantengono le fastidiose
manifestazioni che caratterizzano la Psoriasi.

Dott.ssa Federica Cavallini

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1. Gestione della Psoriasi attraverso la Medicina Funzionale - Il Metodo Apollo

Gestione della Psoriasi attraverso la Medicina


1 Funzionale - Il Metodo Apollo
Per comprendere il valore del Metodo Apollo bisogna avere ben chiaro cosa significa malattia autoimmune:
La Malattia Autoimmune è una Reazione immunitaria non causata da un “sistema immunitario impazzito”
ma come tentativo spesso infruttuoso di liberarsi dalle tossine e da molecole ritenute dannose, TRAMITE
L’INFIAMMAZIONE. Gestire una reazione autoimmune vuol dire limitare l’azione di sostanze immunogene e
controllare la reazione infiammatoria che queste possono scatenare.

RIDURRE GLI STIMOLI IMMUNOGENI ATTRAVERSO UNA STRATEGIA NUTRIZIONALE

Ecco svelato il segreto di questo prezioso protocollo. Le situazioni in grado di stimolare un sistema immuni-
tario geneticamente predisposto sono molteplici: assunzione di alcuni alimenti (glutine, caseina, solanacee
e legumi), liberazione di specifiche tossine in caso di infezioni (streptococco, candida e parassiti), un’alterata
funzionalità intestinale (SIBO e Leaky Gut), situazioni di stress, alcuni farmaci e carenze di sostanze immu-
nomodulanti come la vitamina D. Questi appena elencati sono i diversi fattori che possono scatenare una
reazione autoimmune. Leggendo questa introduzione si evince come alla base di un approccio funzionale
sia determinante una corretta alimentazione.
Come già accennato il protocollo proposto consiglia l’eliminazione di tutti gli alimenti che esercitano uno sti-
molo immunogeno. Vediamo nel dettaglio quali sono e perché in alcune patologie autoimmuni sono ritenuti
dannosi.

►► GLUTINE: Questo gruppo di proteine sono in grado di alterare la permeabilità intestinale favorendo l’in-
fiammazione e il passaggio nel circolo ematico di sostanze nocive.

►► CASEINA: Questa molecola è un potente liberatore di istamina, ha effetto infiammatorio e interagisce


con i recettori insulinici favorendo l’insulino-resistenza.

►► ALTRI ALIMENTI IMMUNOGENI:


●● Lectine: famiglia di proteine presenti nei cereali, nei legumi ed altre specie vegetali.
●● Saponine: antinutrienti contenuti nei legumi e negli pseudo-cereali come quinoa e amaranto.
●● Solanacee: pomodori, peperoni, melanzane, patate, bacche di Goji, peperoncino; la solanina è una
sostanza che mantiene l’infiammazione.

TRA I FATTORI SCATENANTI: INFEZIONI BATTERICHE, VIRALI E FUNGINE

Tra i fattori scatenanti che ci proponiamo di ridurre al minimo ci sono quelli causati da infezioni batteriche,
virali e fungine. Dobbiamo ricordarci che tutto quello che mantiene attivo il sistema immunitario mantiene
attiva la Psoriasi.

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1. Gestione della Psoriasi attraverso la Medicina Funzionale - Il Metodo Apollo

►► CANDIDA:
Consigli per contrastare la Candida
●● Una elevata percentuale di casi di Psoriasi na-
sconde una disbiosi intestinale. ●● Dieta povera di zuccheri.
●● L’Aflatossina della Candida esercita mimetismo ● ● Acidi grassi a catena corta come il capri-
molecolare scatenando reazioni autoimmuni. lico (il cocco ne è ricco), oppure acidi grassi
●● L’eccessiva proliferazione di questo lievito cau- a catena corta (butirrico) che possono esse-
sa alterazione della permeabilità intestinale. re prodotti da fibre solubili come l’inulina
attraverso la metabolizzazione dei batteri
►► STREPTOCOCCUS PYOGENES: intestinali.
●● Tossina che scatena reazioni autoimmuni e ●● Probiotici vivi e vitali di buona qualità.
problemi reumatici. ●● Utilizzo di alimenti fermentati (effetto pre-
●● Associazione con Psoriasi Guttata. biotico).
●● Difficile diagnosi.
●● Tampone faringeo dà molti falsi negativi.
●● Titolazione del TAS (titolo antistreptolisinico)
non discriminante.
●● Streptozyme: test che consente di dosare la presenza di anticorpi diretti contro l’agente patogeno
Streptococco ß emolitico di gruppo A. 

►► PARASSITI

►► INFEZIONI VIRALI:
●● Dalla rassegna dei casi in letteratura si trovano parecchi lavori che testimoniano una riaccensione di
malattia in corso di infezioni virali anche molto diffuse e comuni: HPV (verruche e condilomi), Herpes
Simplex, Herpes Zoster, EBV (mononucleosi) e Citomegalovirus.

Concludendo la rapida analisi dei fattori che sono coinvolti nell’eziopatogenesi della Psoriasi non bisogna
sottovalutare la funzionalità intestinale. Alterazione del corretto funzionamento della barriera intestinale e
squilibri del microbiota intestinale sono situazioni patologiche su cui è indispensabile lavorare per ottenere
delle conseguenze positive a livello cutaneo e di tutto l’organismo.
Un meticoloso approccio diagnostico e un protocollo preciso che prevede l’utilizzo di probiotici, prebiotici e
alimenti fermentati rappresentano un valido aiuto in numerosi casi di Psoriasi.

CONTROLLARE LA REAZIONE INFIAMMATORIA MEDIANTE UNA MIRATA STRATEGIA INTEGRATIVA

L’infiammazione di per se non è un fenomeno da temere a priori, anzi è uno strumento molto prezioso: è
una reazione che il nostro organismo mette in atto per distruggere tessuti danneggiati ed eliminare sostanze
ritenute dannose e dare luogo ad un processo di rigenerazione e quindi alla guarigione. Affinché in seguito
al danno si verifichi la guarigione è necessario che all’iniziale risposta infiammatoria segua una adeguata ri-
sposta antiinfiammatoria. Quando il delicato equilibro tra processi pro-infiammatori e anti-infiammatori non
viene rispettato a discapito di un persistente stato infiammatorio si sfocia in uno squilibrio che possiamo
chiamare malattia. Comprendiamo quindi che per intervenire in maniera funzionale sulle cause che alimen-
tano la Psoriasi bisogna agire su tutte quelle situazioni associate ad una infiammazione sistemica.
Ancora una volta il Metodo Apollo ci aiuta a identificarle e limitarle. L’infiammazione sistemica è causata da
eccessiva assunzione di omega 6, da situazioni metaboliche di insulino-resistenza o altri squilibri endocrini,
da alterata risposta al cortisolo endogeno, da eccessivo stress ossidativo e da alterata risposta all’istamina
spesso espressione di scarsa funzionalità di alcuni enzimi coinvolti in diversi processi di metilazione.
Anche in questo caso con mirate scelte nutrizionali e integrative ci si può assicurare un solido effetto antiin-
fiammatorio come risultato.

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1. Gestione della Psoriasi attraverso la Medicina Funzionale - Il Metodo Apollo

IL PROTOCOLLO INTEGRATIVO

VITAMINA D
L’utilizzo di questa vitamina ci assicura : effetto antinfiammatorio, immunomodulante, antitumorale, cardio-
protettore, equilibratore del metabolismo endocrino, insulinoregolatore e antiaging.

OMEGA 3
Gli omega 3 esercitano una importante azione antinfiammatoria.
Una dieta ricca di cibo industriale è caratterizzata da un forte introito di omega 6. Per contrastare questa
tendenza non sempre l’assunzione quotidiana di cibi ricchi di omega 3 è sufficiente. Per riportare il corretto
equilibrio tra questi due gruppi di sostanze una abbondante integrazione con omega 3 può avere un impor-
tante valore terapeutico.

MAGNESIO
Stimola la funzione nervosa, la funzione muscolare, normalizza le funzioni metaboliche, potenzia l’attività dei
linfociti e aiuta a debellare i patogeni intestinali. La scelta della formulazione è fondamentale in quanto le
forme inorganiche vengono difficilmente assorbite e possono alterare la funzionalità intestinale.

VITAMINE DEL GRUPPO B


Il gruppo B è costituito da 8 Vitamine idrosolubili con caratteristiche chimiche ed azioni molto differenti.
La scelta di integrazione con vitamine del gruppo B è molto delicata. È risaputo infatti che la trasformazione
da forme inattive a forme attive da parte del nostro organismo è una operazione che può essere influenzata
negativamente da alcuni fattori quali i polimorfismi genetici, carenze congenite di enzimi o uso di determi-
nati farmaci. Questo necessita quindi l’utilizzo di vitamine del gruppo B già in forma attiva.

ANTIOSSIDANTI
L’inquinamento ambientale ed uno scorretto stile di vita ci espongono ad una forte dose di radicali liberi.
Soprattutto per quelle forme di Psoriasi che non traggono beneficio dall’esposizione solare e della fototera-
pia oppure che si aggravano in primavera è necessario contrastare i disturbi riferiti con una oculata scelta di
uno o più sostanze antiossidanti.

ANTINFIAMMATORI NATURALI
La Curcuma per esempio inibisce le vie pro-infiammatorie senza irritare la mucosa gastrica e intestinale.
È molto importante che sia assunta in forma bio-ottimizzata che ne garantisca una alta biodisponibilità.

DISINFETTANTI INTESTINALI NATURALI


Attraverso la combinazione di diverse sostanze naturali è possibile comporre un mix di principi attivi utili per
prevenire e curare infezioni intestinali che spesso tendono a recidivare anche dopo terapie farmacologiche
e a recidivare nel tempo causando sgradevoli sintomi.

PROBIOTOCI
Ripristinano l’equilibrio della flora batterica intestinale. La flora batterica intestinale protegge l’intestino da
batteri, virus e altre sostanze tossiche, il che rappresenta un fattore di miglioramento dell’immunità.

IL PERCORSO DIAGNOSTICO E L’IMPORTANZA DI UNA TERAPIA PERSONALIZZATA

I preziosi contenuti del Metodo Apollo vengono condivisi nella speranza che tutti possano farne il giusto
utilizzo e trarne giovamento. Riteniamo utile che il punto di partenza sia sempre una visita dermatologica:
avere una diagnosi corretta riguardo il tipo di Psoriasi da trattare è spesso indicativo per comprendere quali

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1. Gestione della Psoriasi attraverso la Medicina Funzionale - Il Metodo Apollo

siano nel caso specifico i fattori scatenanti che con più probabilità hanno influenzato la malattia. Inoltre
un’approfondita anamnesi e l’interpretazione degli esami ematochimici consigliati permette di orientarsi
nella ricerca degli elementi su cui è necessario cominciare a lavorare.
Siamo consapevoli che la Psoriasi sia una patologia complessa e di difficile gestione, spesso si accompagna
a disagio e lunghe sofferenze da parte delle persone affette, per questo motivo riteniamo indispensabile
valutare nella scelta terapeutica tutte le opzioni disponibili farmacologiche e non, sperando che venga con-
siderato attentamente sempre il rapporto tra rischio e beneficio di ogni scelta.
Crediamo che un approccio integrativo e nutrizionale possa essere di supporto a tutti coloro che assumono
una terapia farmacologica e in molti casi una valida alternativa per tutti coloro che sono costretti o che desi-
derano, previo consulto medico, rinunciare al farmaco.

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2. Gestione della Dermatite Atopica attraverso la Medicina Funzionale - Il Metodo Apollo

Gestione della Dermatite Atopica attraverso la


2 Medicina Funzionale - Il Metodo Apollo
Il Metodo Apollo nasce per la gestione della Psoriasi ma con i dovuti accorgimenti e adattamenti rappresenta
un protocollo molto valido anche per la gestione della Dermatite Atopica.
La dermatite atopica (DA) può essere classificata nei tipi estrinseco ed intrinseco. La DA Estrinseca o allergica
mostra elevati livelli di IgE sieriche totali e presenza di IgE specifiche per allergeni ambientali ed alimentari,
mentre il tipo Intrinseco o non allergico mostra normali valori di IgE totali e l’assenza di IgE specifiche.
Mentre la DA estrinseca è il tipo classico con elevata prevalenza, l’incidenza di DA intrinseca è di circa il 20%,
con prevalenza femminile.
Le caratteristiche cliniche della DA intrinseca comprendono insorgenza relativamente tardiva, minore gravi-
tà, e caratteristiche pieghe di Dennie-Morgan, ma non Ittiosi Volgare o accentuazione della linearità palmare.
La barriera cutanea è alterata nel tipo estrinseco, ma non in quello intrinseco. Mutazioni del gene della fi-
laggrina non sono una caratteristica della DA intrinseca. Viene ritenuto che i pazienti con DA intrinseca non
sono sensibilizzati verso allergeni di proteine, che inducono risposte Th2, ma verso altri antigeni, e alcuni
metalli potrebbero costituire tali antigeni. Il tipo intrinseco è immunologicamente caratterizzato dalla più
bassa espressione di interleuchina IL- 4, IL-5 e IL-13, ed espressione più elevata di interferon-gamma.
Questo tipo di risposta immunologica di tipo Th1 è più simile a quella che riscontriamo nella Psoriasi. Per
questo motivo definire il tipo di Dermatite Atopica da trattare è importante per intraprendere un percorso
diagnostico e terapeutico mirato.
Come abbiamo visto le indicazioni per la forma intrinseca ricalcano il protocollo indicato per la psoriasi.
Se siamo difronte ad un caso di dermatite atopica intrinseca è utile approfondire il metabolismo dell’istami-
na nei capitoli successivi per comprendere il razionale del Protocollo Apollo applicato alla dermatite atopica.

IL METODO APOLLO: DERMATITE ATOPICA ESTRINSECA

La dermatite atopica (DA) è una comune malattia cronica infiammatoria della pelle che colpisce circa il 10-
20% della popolazione generale. È caratterizzata da un deficit della funzione di barriera epidermica e da una
risposta immunitaria iperattiva. Nel 95% dei casi, la manifestazione iniziale di DA si verifica entro i primi 5
anni di vita. Circa un quarto di questi bambini continuano ad avere DA durante l’età adulta. Quelli con DA da
moderata a grave rischiano di sviluppare asma e rino-congiuntivite allergica.
Affinchè la Dermatite Atopica si manifesti è necessaria una predisposizione genetica su cui incidono molte-
plici fattori ambientali. Il mediatore principe dei processi patologici, quali prurito, infiammazione e vasodila-
tazione che caratterizzano il quadro clinico della DA è l’istamina. Un aumento di questo neurotrasmettitore
aminergico infatti è stato osservato nella pelle dei pazienti con DA e farmaci antistaminici sono spesso pre-
scritti per le loro proprietà sedative e anti-prurito. Prove recenti suggeriscono che l’istamina inibisce anche
la differenziazione terminale dei cheratinociti e danneggia la barriera cutanea, sollevando la questione se
l’istamina potrebbe svolgere un ruolo nella perdita di integrità cutanea che tanto compromette l’epidermide
del paziente atopico.
Clinicamente la DA si manifesta con chiazze eczematose che possono comparire su qualsiasi distretto corpo-
reo associate e secchezza cutanea generalizzata e intensa sintomatologia pruriginosa.

GENETICA ED EPIGENETICA

Affinchè la DA si manifesti è necessaria una predisposizione genetica ed epigenetica. Studi di associazione


sull’intero genoma hanno identificato più di 30 geni coinvolti in questa patologia che determinano alterazioni
nella funzione di barriera cutanea e della risposta immunitaria.

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2. Gestione della Dermatite Atopica attraverso la Medicina Funzionale - Il Metodo Apollo

Tra i fattori genetici mutazioni a carico del gene filaggrina (proteina determinante per i corretto funziona-
mento della barriera cutanea) sono il fattore di rischio più significativo per DA, mentre una sovraespressione
di tipo Th2 rappresenta un secondo importante fattore di rischio genetico per DA, anche se la risposta Th2
predominante è limitata alle fasi acute.
Studi epigenetici in DA hanno dimostrato cambiamenti significativi nello stato di metilazione di lesioni cu-
tanee, ad esempio l’ipometilazione dei promotori di alcuni geni e alterazioni nel profilo miR influenzano la
risposta infiammatoria cutanea e la sintesi di peptidi
importanti per la difesa cutanea.
È dimostrato che livelli della sfingosina, metabolita Fattori ambientali come il tipo di parto,
antimicrobico, e peptidi antimicrobici come catelici- l’allattamento, esposizione agli allergeni e
dina e defensine B2 e B3 sono ridotti nella cute di inquinanti, le infezioni, carenze di vitamine e
soggetti DA. Questi fattori contribuiscono ad aumen- micronutrienti, l’alimentazione e microbioma
tare il rischio di infezioni cutanee in DA. sia cutaneo che intestinale sono molto
Alterazioni a carico di specifici enzimi metilatori in- influenti nel determinare l’intensità e la
fluenzano anche il metabolismo dell’istamina media- gravità delle manifestazioni.
tore finale di tutte le risposte allergiche.

L’ISTAMINA AL CENTRO DELLA PATOGENESI:


DALLA MODULAZIONE INFIAMMATORIA AL DEFICIT DI BARRIERA

L’Istamina è la principale molecola coinvolta nelle


reazioni allergiche e infiammatorie. È prodotta pre-
valentemente dai macrofagi e basofili. Tuttavia altre
cellule, comprese le cellule T e addirittura i cheratino-
citi, hanno la capacità di produrre istamina in segui-
to a induzione. Gli stimoli e i mediatori coinvolti nella
liberazione di Istamina sono molteplici. Allergeni di
vario tipo, agenti infettivi e immunogeni scatenano
attraverso la produzione di IgE o di Interleuchine (IL4
e IL10) la liberazione della molecola in questione.
La DA è caratterizzata da alterazioni della Barriera Cutanea. Se tale violazione è la conseguenza di muta-
zioni genetiche (mutazioni del gene della filaggrina) o qualcosa che si sviluppa in risposta ai cambiamenti
del micro o macro-ambiente o di entrambi non è ancora chiaro. È comunque certo che specifiche citochine
infiammatorie (per esempio, IL-4, IL-13, IL-25, IL-22, IL-17A) nella pelle atopica possono inibire l ‘espressione
di proteine epidermiche di barriera come filaggrina, loricrina e involucrina. Secondo recenti studi, l’istamina
può essere aggiunta a questo elenco di agenti barriera-modulante.
L’istamina può influenzare l’integrità della barriera cutanea, promuovendo la proliferazione e inibendo la
differenziazione dei cheratinociti, interrompendo l’integrità TJ (giunzioni intercellulari), o indirettamente mo-
dulando la risposta immunitaria parenchimale. Questi dati, assieme alla consapevolezza che il blocco farma-
cologico dei recettori H1R o H4R può favorire il ripristino dell’integrità della barriera cutanea, hanno portato
ad un rinnovato interesse per il ruolo dell’ istamina nell’ infiammazione allergica.
È importante sottolineare che l’istamina può essere anche prodotta da alcuni batteri fermentativi, compresi
lattobacilli nell’intestino.
Le recenti conoscenze sul potenziale ruolo svolto dal microbioma cutaneo nella DA suggeriscono un affa-
scinante meccanismo mediante il quale i batteri cutanei possono influenzare l’omeostasi pelle. I fattori che
intervengono e influenzano le quantità di istamina del nostro organismo sono molteplici e oltre all’istamina
endogena nel bilancio finale deve essere presa in considerazione l’istamina esogena che viene introdotta
quotidianamente attraverso gli alimenti. Non bisogna infine dimenticare che carenze di micro e macronu-
trienti si riflettono grandemente sulla capacità del nostro organismo di gestire l’istamina.

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2. Gestione della Dermatite Atopica attraverso la Medicina Funzionale - Il Metodo Apollo

L’APPROCCIO INTEGRATO E FUNZIONALE

La gestione della DA attraverso un approccio funzionale prevede la ricerca e l’intervento per eliminare tutti
i fattori scatenati e delle linee guida integrative e nutrizionali per equilibrare l’iper-reattività immunitaria e
ridurre l’infiammazione.
Visto il ruolo principale svolto dall’istamina, sia nel regolare le reazioni infiammatorie, sia nel compromettere
lo stato di integrità della barriera cutanea, diviene determinante compiere delle scelte alimentari orientate
verso cibi che ne limitano l’assorbimento. In concreto diviene importante ridurre al minimo gli alimenti che
contengono istamina, gli alimenti che scatenano la liberazione di istamina e gli alimenti che ne bloccano
l’eliminazione attraverso l’inibizione dell’enzima DAO, uno dei due principali enzimi che provvede alla degra-
dazione dell’istamina. (Rimandiano al capitolo 9 sull’Istamina per le tabelle degli alimenti).

LA DIETA ANTINFIAMMATORIA

La Dermatite Atopica è caratterizzata da uno stato infiammatorio cronico pertanto gli accorgimenti da tenere
in considerazione prevedono la riduzione, e talvolta l’eliminazione, dei seguenti alimenti:

►► GLUTINE E PROTEINE DEL GRANO: questo gruppo di proteine sono in grado di alterare la permeabilità
intestinale favorendo l’infiammazione.
►► CASEINA: molecola nota per essere forte istamino-liberatrice e per il suo effetto infiammatorio.
►► ZUCCHERI RAFFINATI E ALIMENTI PROCESSATI RICCHI DI ADDITIVI E COLORANTI: promuovono la
sindrome metabolica e l’infiammazione sistemica.

STRATEGIE INTEGRATIVE

Attraverso una mirata strategia integrativa è possibile agire sull’infiammazione, modulare la risposta immu-
nitaria e ridurre i livelli di istamina.

VITAMINA D
Questa vitamina è nota per i suoi molteplici effetti: antinfiammatorio, immunomodulante, antitumorale,
cardioprotettore, equilibratore del metabolismo endocrino e anti-age. Nel caso della Dermatite Atopica è
riportata una importante correlazione tra livelli di vitamina D e Catelicidina: un peptide antimicrobico molto
attivo per la difesa cutanea dagli agenti infettivi e solitamente molto carente sulla pelle degli atopici.
L’EFSA considera sicura una integrazione con colecalciferolo fino a 4000 UI/die. Dosaggi maggiori a volte
sono necessari come trattamento medico previa valutazione ematica delle concentrazioni di Vit D e PTH.

VITAMINE DEL GRUPPO B


Come citato in precedenza per una corretta gestione della dermatite atopica è necessario assicurarsi del
corretto funzionamento degli enzimi che si occupano della degradazione dell’istamina: il DAO e l’HNMT.
Oltre ad eliminare gli alimenti che interferiscono con l’attività di questi enzimi è importante ricordare che
esistono altri interventi necessari. Il DAO richiede vitamina B6, vitamina C, rame e zinco al fine di funzionare
correttamente. L’HNMT invece dipende da gruppi metilici provenienti dal SAM-E. In caso di polimorfismi
MHTFR, la produzione di SAM-E è notevolmente ridotta, e con essa la disponibilità di substrato necessario
alla degradazione dell’istamina stessa. Anche in questo caso l’integrazione con vitamine attive del gruppo B
agisce sulla corretta funzionalità dell’enzima.
La scelta di integrare con vitamine del gruppo B propendendo per le forme attive influenza notevolmente
l’efficacia dell’integrazione. Per questo consiglio prodotti in cui le Vit B sono presenti in forma attiva come
B-dyn di Metagenics.

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2. Gestione della Dermatite Atopica attraverso la Medicina Funzionale - Il Metodo Apollo

MAGNESIO
Il magnesio extracellulare è un importante coenzima per il corretto funzionamento di oltre 250 enzimi.
Tra i vari enzimi l’interesse si focalizza su quelli coinvolti nel processo di degranulazione dei mastociti.
Carenze di questo minerale possono determinare un aumento della sensibilità e conseguente capacità di
degranulazione delle cellule coinvolte nella patogenesi della Dermatite Atopica.
Sempre contestualizzando il ruolo del magnesio nella gestione della dermatite atopica si ricorda che questo
minerale potenzia l’attività dei linfociti e aiuta a debellare i patogeni cutanei e intestinali.
La scelta della formulazione risulta un’operazione importante dal momento che le forme inorganiche ven-
gono difficilmente assorbite e possono alterare la funzionalità intestinale. Per questo consiglio formulazioni
organiche come il glicerofosfato di magnesio (Metarelax bustine o cpr)

OMEGA 3
Gli acidi grassi omega 3 esercitano una importante azione antiinfiammatoria. Purtroppo la dieta moderna
risulta sbilanciata a favore di grassi insalubri come i grassi vegetali idrogenati a discapito di grassi fondamen-
tali per la salute generale della pelle in particolare: l’EPA e il DHA, due acidi grassi a lunga catena omega 3.
Una corretta integrazione si rende necessaria per bilanciare il rapporto omega3/omega 6 e permettere una
corretta regolazione delle molecole e citochine anti-infiammatorie.
È importante scegliere integratori di qualità per evitare di assumere eventuali contaminanti (Hg, Cd, pestici-
di) o di introdurre oli di pesce ossidati. Consiglio Pufagenics o prodotti con certificazione IFOS.

PROBIOTICI/PREBIOTICI/MODULATORI INTESTINALI
Ripristinano l’equilibrio della flora batterica intestinale. La flora batterica intestinale protegge l’intestino da
agenti patogeni e da sostanze tossiche. Nel caso della Dermatite Atopica è importante ricordare che alcuni
batteri intestinali hanno la capacità di produrre istamina, lavorare a livello intestinale per limitare ed equili-
brare la produzione di questa molecola è determinante nella gestione delle manifestazioni allergiche.
Nella scelta di probiotici bisogna orientarsi verso formulazioni con batteri vivi e vitali e in quantità suffi-
cienti. I ceppi utilizzati devono essere ben identificati e sempre benefici per l’organismo come Lactobacillus
acidophilus NCFM o il Bifidobacterium lactis BI-07 del Probactiol Plus. In alcuni casi è opportuno utilizzare
prodotti più complessi per il riequilibrio dell’ecosistema intestinale come Nutrimonium.

ANTIOSSIDANTI
Per un corretto approccio alla Dermatite Atopica la gestione dei radicali liberi è determinante dal momento
che una scarsa capacità antiossidante del nostro organismo può amplificare l’effetto immunostimolante
dell’istamina. Di conseguenza aumentare la barriera antiossidante del nostro organismo attraverso l’assun-
zione di Glutatione Liposomiale, vitamina C, acido alfa lipoico e vitamina E limita gli effetti dell’istamina stessa.

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3. Alla ricerca del primum movens

3 Alla ricerca del primum movens


EPIDEMIOLOGIA

La Psoriasi è una malattia autoimmune a carattere multifattoriale. Questa malattia si scatena in persone
geneticamente predisposte in seguito all’azione di diversi fattori scatenanti. Interessa dal 3 al 5% della popo-
lazione e può apparire a qualsiasi età, ma sono stati riportati due picchi di insorgenza età: il primo tra i 20 ed
i 30 anni e il secondo tra i 50 e 60 anni. Maschi e femmine sono ugualmente colpiti.
Sono state descritte diverse varianti cliniche della malattia: la psoriasi volgare la più comune, psoriasi gutta-
ta, psoriasi pustolosa, psoriasi inversa ed eritrodermica. Puo esserci anche un coinvolgimento delle artico-
lazioni: l’ artrite psoriasica colpisce il 5-30% dei pazienti con malattia cutanea. Nella maggior parte dei casi
l’artrite psoriasica appare almeno un decennio dopo la malattia della pelle, mentre nel resto i due disturbi
si verificano simultaneamente, raramente l’artropatia precede la malattia cutanea. I fattori di rischio più
importanti per lo sviluppo di artrite psoriasica sono: genere femminile, esordio precoce, la predisposizione
genetica, e la diagnosi precoce dei segni radiografici.
Questa manifestazione, un tempo considerata di esclusiva pertinenza cutanea e articolare, attualmente è
considerata una malattia sistemica dal momento che è caratterizzata da uno stato infiammatorio gene-
ralizzato e specifiche alterazioni metaboliche che riguardano il sistema endocrino, l’intestino e l’apparato
cardiovascolare.

Molecular mechanism in psoriasis


DC = dendritic cell, IFN-α = interferon-α, IFN-γ = interferon-γ, IL-8 = interleukin-8, IL-12 = interleukin-12,
IL-17 = interleukin-17, IL-21 = interleukin-21, IL-22 = interleukin-22, IL-23 = interleukin 23, K = keratinocyte, LTn = naïve
T lymphocyte, PMN = polymorphonuclears, Th1 = T helper 1, Th17 = T helper 17,
TGF-β1 = transforming growth factor-beta 1, TNF-α = tumor necrosis factor-α, and TNF-β = tumor necrosis factor-β.

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3. Alla ricerca del primum movens

EZIOPATOGENESI

Alla base dell’infiammazione cutanea e sistemica c’è una disregolazione dei linfociti T helper. I soggetti gene-
ticamente predisposti presentano un particolare fenotipo infiammatorio che può essere attivato da diversi
stimoli immunologici.
A seguito di tale stimolazione Linfociti Th1 secernono IFN- γ , TNF- α , e TNF- β mentre i linfociti Th17 produ-
cono IL-17, IL-21 e IL-22.
A livello della lesione psoriasica l’interazione di tutte le citochine e chemochine è estremamente complessa
e comporta una esagerata proliferazione dei cheratinociti, stimolazione dell’angiogenesi con la comparsa di
capillari dilatati e una costante infiammazione locale.
L’ infiammazione cutanea non è limitata al sito lesionale, alti livelli di citochine attivano le cellule immunitarie
che circolano nel sangue diffondendo l’infiammazione ad altri tessuti o organi.

L’identificazione del primum movens che inneschi la cascata infiammatoria nella psoriasi è un aspetto af-
fascinante della patogenesi della psoriasi. È diventato chiaro che potrebbero esistere più primi trigger: au-
toantigeni vittime di fenomeni di mimetismo molecolare (cheratina I e Desmogleina 3), fattori antimicrobici
(LL37), antigeni lipidici, infezioni da diversi patogeni, fattori immunogeni di derivazione alimentare, farmaci
e prodotti di alterato metabolismo cellulare (radicali liberi).

ALLA RICERCA DEL PRIMUM MOVENS: IL PRIMO OBIETTIVO DEL METODO APOLLO

L’obiettivo di questo protocollo è di individuare attraverso un percorso diagnostico accurato quali possano
essere i fattori scatenanti della reazione autoimmune e infiammatoria in ogni singolo individuo. Per questo
motivo è spesso necessaria una anamnesi e una visita accurata per comprendere i diversi squilibri su cui
lavorare. Come scopriremo più avanti ogni tipo di psoriasi è associata a specifiche variabili su cui andare a
lavorare. Quindi una diagnosi specifica è il punto di partenza.
Il percorso è lungo e l’intervento va fatto sul piano nutrizionale , integrativo, infettivo ed endocrino.
Nei prossimo capitoli verranno analizzati singolarmente tutti questi argomenti.

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4. Protocollo alimentare - Il perché dei senza

4 Protocollo alimentare - Il perché dei senza


IL PROTOCOLLO ALIMENTARE È LA BASE DEL METODO APOLLO

In questo capitolo vedremo come


le componenti degli alimenti Il perché dei “senza” risiede soprattutto nell’esperienza
esclusi vadano ad attivare varia- empirica, nell’aver potuto valutare il beneficio dell’esclusione
mente il sistema immunitario e alimentare sulla patologia psoriasica.
come questo si possa tradurre I meccanismi sottostanti il rapporto esclusione/beneficio non
in una aumentata suscettibilità sono ancora chiari, perlopiù sono ipotizzati con più o meno
all’insorgenza della patologia au- prove a favore.
toimmunitaria.

In presenza di un fattore genetico predisponente è necessario attuare delle strategie mirate a:



►► Mantenere l’integrità della funzione barriera dell’intestino e del microbiota.

►► Evitare l’esposizione a componenti alimentari che possano:
1. distruggere la funzione barriera dell’epitelio intestinale,
2. fungere da antigeni che possano con qualche meccanismo a noi conosciuto e/o ignoto scatenare re-
azione immunitaria avversa.

►► Prevenire la conseguente disregolazione delle cellule del sistema immunitario e della loro produzione di
citochine proinfiammatorie che possano scatenare risposte secondarie avverse in sedi differenti dall’e-
sposizione iniziale.

Il Protocollo prevede l’eliminazione dei seguenti alimenti :

●● Cereali e derivati (glutine, lectine, saponine, inibitori delle proteasi...)


●● Legumi (lectine e saponine)
●● Latte e derivati (caseine)
●● Solanacee (solanina e lectine)

IL GLUTINE

Con il termine glutine si indicano un gruppo di proteine che si trovano all’interno del chicco.
Le specie vegetali che contengono glutine sono il grano, la segale, l’orzo che fanno parte della famiglia delle
triticee e l’avena che fa parte della famiglia delle avene nella sottofamiglia delle festucoideae.
Le proteine del glutine vengono definite prolammine per il loro contenuto in prolina e glutammina più elevato.
Ci sono delle regioni specifiche altamente ripetitive all’interno della struttura della proteina proprio ricche in
prolina e glutammina.
Le prolamine del grano vengono divise in due classi: la frazione solubile in alcool chiamata gliadina
(monomerica) e la frazione insolubile glutenina (polimerica, solubile in soluzione acide e basiche diluite).
Le gliadine sono costituite da una singola catena polipeptidica e si dividono in 4 gruppi maggiori:
α- β- γ- ω-gliadina.
Le proteine dei primi due gruppi sono simili pertanto unificati in α-gliadine.
Il numero di copie stimato nel grano esaploide è tra le 25 e le 150.

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4. Protocollo alimentare - Il perché dei senza

Esempio di Prolammina ricca di zolfo

Nell’immagine possiamo vedere un dominio N-terminale che è fatto di cinque aminoacidi e poi abbiamo una
regione ripetitiva, la regione centrale, che è quella che contiene il cosiddetto peptide fatto di sette amino-
acidi, il pentapeptide, questi sono dei piccoli peptidi ricchi in prolina e in glutammina che si ripetono e che
vanno a creare quelli che sono poi gli epitopi verso cui risponde il nostro sistema immunitario.
È in questa regione che si trova il frammento immunogenico più caratteristico dell’α-gliadina che è il 33- mer.
Si tratta di un residuo di 33 aminoacidi che contiene al suo interno ben 6 epitopi sovrapposti. Questi 6 epito-
pi in persone geneticamente predisposte possono andare a scatenare risposta immunitaria.

Classificazione delle Prolammine del Glutine

CROSS-REATTIVITÀ TRA LE PROLAMMINE

È importante capire che anticorpi prodotti contro l’α-gliadina possono cross-reagire con prolammine di altre
tipologie di cereali. L’avenina per esempio da sola non induce risposte immunitarie e per questo motivo vie-
ne di solito considerata sicura anche per i pazienti celiaci (anche se purtroppo una piccola sottopopolazione
di pazienti risponde comunque).
La cross-reattività determina la capacità del nostro sistema immunitario di reagire all’avenina nel momento

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4. Protocollo alimentare - Il perché dei senza

in cui ha incontrato qualche altra prolammina. Gli anticorpi prodotti contro le altre prolammine reagisco-
no con l’avenina. Quindi cross-reattività implica una reazione tra un anticorpo e un antigene che differisce
dall’immunogeno, quindi da quell’antigene che ha scatenato la produzione di anticorpi.
Questo fenomeno è stato dimostrato attuarsi per le cellule T glutenina e gliadina specifiche, che cross reagi-
scono tra di loro, queste cellule T rispondono sia alla gliadina sia alla glutenina.
La cross-reattività determina lo sviluppo e la diffusione della risposta T mediata dell’infiammazione, perché
a quel punto se si ha cross-reattività, reagiscono anche epitopi che non dovrebbero reagire perché non sono
in realtà i fattori immunogeni.

MALATTIA CELIACA, SENSIBILITÀ AL GLUTINE NON CELIACA E PSORIASI

La patologia celiaca è un’enteropatia autoimmune causata da fattori ambientali in persone geneticamente


predisposte. Il fattore genetico è una selezione positiva HLA-DQ2 e DQ8 del MHC di classe II.
È molto importante comprendere che i danni indotti dal glutine possono essere molteplici. I peptidi che si
formano dalla digestione del glutine possono comportarsi da immunogeni e scatenare una risposta dell’im-
munità adattativa con la produzione di specifici anticorpi che sostengono la reazione autoimmune.
Sempre dal glutine derivano dei peptidi tossici in grado di stimolare direttamente la produzione di citochine
infiammatorie e di danneggiare la mucosa intestinale aumentando la permeabilità dell’intestino stesso.
Tutte le proteine del glutine (gliadina e glutenina nel grano, l’ordeina nell’orzo, la secalina nella segale e l’a-
venina nell’avena) hanno il loro set di peptidi tossici e immunogenici. Tuttavia, la gliadina è conosciuta per
essere il peptide più tossico e immunogenico: la risposta adattativa più forte e comune è diretta verso un
frammento di 33 residui della gliadina-α2.

Fasano 2009, Surprises from Celiac Deseas

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4. Protocollo alimentare - Il perché dei senza

Diversi studi hanno dimostrato che pazienti psoriasici hanno un aumentato rischio di sviluppare la malattia
celiaca (rischio da 2,2 a 2,7 volte maggiore che per popolazione non affetta), la letteratura ci ricorda inoltre
che i pazienti affetti da psoriasi hanno elevati valori di IgA AGA (anticorpi antigliadina ) ed elevati valori di IgA
tTG (antitransglutaminasi) ed è stato evidenziato malassorbimento nel 60% dei pazienti psoriasici contro il
3% dei controlli. Sebbene la malattia celiaca sia associata con la produzione di autoanticorpi tipici dell’asse
Th2, studi immunologici indicano che siano coinvolti nella patogenesi anche le cellule Th1, Th17, Tgam-
ma-delta e NK e quindi la patogenesi della psoriasi e della celiaca potrebbe coinvolgere meccanismi biologici
condivisi. Ulteriori ipotesi di connessione tra le due patologie, prendono in considerazione l’aumentata per-
meabilità intestinale, presente in entrambe le patologie, e l’idea che il manifestarsi della psoriasi in pazienti
celiaci possa essere indotta da carenza di Vitamina D.

La sensibilità al grano/glutine non allergica e non celiaca è una condizione clinica descritta per la prima
volta nel 1978 da Ellis e Linaker e poi nuovamente nel 1980 da Cooper et al. Tuttavia, solo nel 2012 è stata
inserita nello spettro dei disordini glutine-correlati, insieme alla Malattia Celiaca e all’allergia al grano.
Si tratta di una condizione nella quale i sintomi sono innescati dall’ingestione di glutine, in assenza di anticor-
pi specifici per la celiachia e della classica atrofia dei villi intestinali con uno status variabile nei geni per HLA
e una presenza variabile di anticorpi AGA.
È caratterizzata da sintomi gastrointestinali eterogenei e aspecifici (dolore addominale, gonfiore, alterazioni
dell’alvo) e sintomi extra-intestinali (stanchezza cronica, mal di testa, annebbiamento, dolori muscolari e ar-
ticolari, eczema o rush cutaneo, depressione, anemia) di intensità variabile, che si presentano ad ore o giorni
dall’assunzione di cibi contenente glutine.
Quindi in caso di esito negativo agli esami diagnostici per rilevare la celiachia è importante verificare attra-
verso l’anamnesi la presenza di sintomi specifici perchè potremmo trovarci difronte ad un caso di sensibilità
al glutine non celiaca. Diversi studi hanno dimostrato che non sembra essere il glutine il fattore scatenante
per questa tipologia di problematica, bensì possono essere alcune tipologie di FODMAPs (es Fruttani), gli
inibitori della tripsina amilasi del grano (ATIs), l’agglutinina del germe di grano (WGA) e le esorfine.
È stata indicata la presenza di un danno enterocitario e la traslocazione di componenti microbiche dal lume
intestinale alla circolazione sanguigna che determinano l’attivazione della risposta immunitaria sia innata
che adattativa.
È stata inoltre confermata la presenza di una aumentata permeabilità intestinale in individui con NGC/WS.
(L’aumento della permeabilità intestinale viene misurato in diversi modi, il danno enterocitario attraverso
la misurazione della FABP2, la proteina legante gli acidi grassi numero 2 degli enterociti che è proprio tipica
loro, quindi quando se ne trova una quantità elevata nelle feci è indice di un danno enterocitario).
Dal 2012 la comunità scientifica ha iniziato a studiare il possibile ruolo di ATIs nelle patologie glutine-correlate.
Gli inibitori dell’α-amilasi tripsina (ATIs) appartengono alla famiglia delle albumine solubili che, insieme alle
globuline, rappresentano tra il 10 e 20% delle proteine totali nel grano.
Nell’endosperma del seme supportano una naturale difesa nei confronti di parassiti e insetti e regolano il
metabolismo durante lo sviluppo del seme e la germinazione.
Le proteine ATIs sono forti attivatori delle cellule dendritiche, dei macrofagi e dei monociti. Su queste cellule
legano il complesso TLR4-MD2-CD14 attivando la risposta immunitaria innata con il conseguente rilascio di
citochine proinfiammatorie come IL1β, IL6 , TNFα ed anche IL8 e MCP-1.
Zevallos et al hanno condotto uno studio in topo. In topi con una dieta di 4 settimane ATI/gluten free un
unico bolo di 12 mg di glutine (contenente 0,2 mg di ATIs) ha determinato l’aumento dei parametri connessi
all’attivazione dell’immunità innata lungo tutto l’intestino; cosa che non accade quando i topi sono trattati
con la stessa dose di glutine purificata al 70% da ATIs.
Questi dati sembrerebbero indicare che il glutine puro non ha un ruolo rilevante nello stimolare l’attività
immunitaria in topi sani .
L’attivazione di TLR4 da parte di ATIs assomiglia a quella determinata da LPS che è il maggior componente
della parete cellulare dei batteri Gram negativi solitamente completamente inattivato dagli acidi gastrici e
dalla fosfatasi alcalina intestinale (IAP).

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4. Protocollo alimentare - Il perché dei senza

Fasano A, Sapone A, Zevallos V, Shuppan D, Non-celiac Gluten Sensitivity, Gastroenterology (2015)

La produzione di IAP risulta diminuita nei casi di disfunzioni della barriera intestinale e bassi livelli di IAP
sono stati rilevati in biopsie di pazienti affetti da morbo di Crohn e da colite ulcerosa.
I pathway infiammatori attivati da LPS, e la conseguente produzione di citochine, determinano il disassem-
blamento delle TJPs, incrementando la permeabilità intestinale. I livelli di zonulina sierici sembrano correlare
con i sintomi dei pazienti NCG/WS suggerendo anche in questo caso il disassemblamento delle TJs.
Anche il microbiota sembra avere un ruolo determinante nello sviluppo di NCG/WS, principalmente determi-
nato da profili di disbiosi caratterizzati da bassi livelli di Firmicutes producenti butirrato.
La carenza di butirrato “affama” gli enterociti predisponendoli a danno cellulare e morte prematura. Questa
situazione permette all’LPS di superare la barriera determinando un ulteriore aumento della permeabilità
con una conseguente traslocazione di antigeni derivanti dagli alimenti, come ATIs. A questo punto ATIs può
liberamente stimolare DCs, monociti e macrofagi lungo il tratto gastrointestinale e attivare la risposta im-
munitaria innata.
Inoltre, gli antigeni traslocati e circolanti possono legare TLRs su altre cellule innescando la risposta infiam-
matoria in distretti del corpo anche lontani dall’intestino, spiegando così le manifestazioni extraintestinali in
NCG/WS.
Il gruppo di Pavia ha pertanto proposto una revisione de termine NCG/WS. NCG/WS può essere considerata
come “ATIs/low butyrate-producing Firmicutes/ low Bifidobacteria – dysbiosis-induced disorder” meglio indi-
cato come Dysbiosis-induced ATIs sensitivity (DIAS).

LA CASEINA

La reale intolleranza al lattosio è meno comune di quanto percepito e deve essere vista come solo una delle
possibili cause di intolleranza al latte vaccino.
Ci sono infatti sempre più evidenze che la beta-caseina A1, una proteina prodotta principalmente dalle

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4. Protocollo alimentare - Il perché dei senza

vacche di origine Europea (ma non dalle razze pure Asiatiche e Africane) sia strettamente correlata con la
sintomatologia dell’intolleranza al latte.
In umano, la digestione della beta-caseina A1, ma non della beta-caseina A2, rilascia beta-casomorfina 7 che
attiva i recettori oppioidi μ espressi lungo tutto il tratto gastrointestinale e in vari distretti dell’organismo con
svariati effetti che andremo ad indagare. Le beta-casomorfine sono ligandi del recettore μ per gli oppioidi.
Le casomorfine di naturali di maggior interesse sono la -5, la -7 e la -9. La più potente è la -5 (sottoprodotto
di digestione di BCM-7), ma la più studiata è la -7.

RISPOSTA IMMUNITARIA ED INFIAMMATORIA ALLE BETA-CASOMORFINE

Sia in ratto che in topo la presenza di beta-caseina A1 è associata all’aumento dei livelli del marker infiamma-
torio mieloperossidasi (MPO) nel colon. Questo effetto viene eliminato con la somministrazione di naloxone.
L’infiammazione intestinale a sua volta aumenta la capacità degli agonisti del recettore μ di inibire il transito
intestinale e determina un aumento dell’espressione del recettore stesso.
Nei ratti la beta-caseina A1 stimola la produzione dell’enzima dipeptil peptidasi 4 (DPP4) nel digiuno, effetto
non attenuato dal naloxone, un enzima che degrada velocemente l’incretina. In umano l’incretina modula
il metobolismo del glucosio e dell’insulina e influenza la mobilità antroduodenale. DPP4-Inibitori sono usati
nel trattamento del Diabete di Tipo II. BCM-7 è inoltre nota per indurre l’aumento della secrezione di muci-
na nel tratto gastrintestinale con un meccanismo oppioide. Il muco è essenzialmente protettivo, ma la sua
eccessiva produzione può distruggere la funzione gastrointestinale ed interferire con i batteri commensali.
Due studi in vitro hanno inoltre rilevato che BCM-7 altera la proliferazione dei linfociti B, sempre in maniera
oppioide-dipendente. Ancor più recentemente si è visto che topi con somministrazione orale di BCM-7 o -5
o entrambi hanno una aumentata espressione di marker infiammatori (MPO, MCP-1 e IL4), un aumentato
livello di immunoglobline, un’aumentata infiltrazione di leucociti tra i villi e un aumento dell’espressione dei
TLR. Pertanto, entrambi i peptidi stimolano la risposta immunitaria Th2 mediata.

Sono possibili inoltre delle interazioni BCM-7 e LATTOSIO a causa delle quali si possono avere dei sintomi
di intolleranza al lattosio senza esserlo ma in realtà sono effetti medianti da BCM-7. Le caratteristiche in-
fiammatorie di BCM-7 possono influenzare la produzione e l’attività della lattasi, esacerbando condizioni
soggettive di ipolattasia. L’infiammazione intestinale influenza il processo di malassorbimento del lattosio,
probabilmente a causa di alterazioni del microbiota dipendenti dall’infiammazione. Inoltre il rallentamento
del transito indotto da BCM-7 determina una maggior fermentazione del lattosio e di altri oligosaccaridi
BCM-7 interferisce inoltre nel metabolismo dell’istamina. Ci sono evidenze, fin dal 1927, che oppioidi come
la morfina agiscano da liberatori istamina. Il gruppo di Kurek ha inizialmente studiato gli effetti della be-
ta-casomorfina 7 in animali determinandone la capacità di far rilasciare istamina dalle mast-cellule di ratto
con anche la formazione di pomfi e ostruzioni bronchiali in cavie. In umano hanno dimostrato che BCM-7
causa la formazione di pomfi e rossore dose-dipendenti in modo simile alla reazioni cutanee all’istamina e
alla codeina.

LE SOLANACEE

Le Solanaceae sono una famiglia di angiosperme dicotiledoni che comprende molte specie commestibili ed
altre velenose. Molte specie di questa famiglia hanno infatti componenti alcaloidi psicoattivi, tra cui anche
l’alcaloide tossico solaninaa, presente in alcune specie nella pianta e nei frutti ancora acerbi, che scompare
o si trasforma in altre sostanze, innocue o salutari, quando il frutto è maturo. Fra le piante più conosciute
appartenenti alla famiglia troviamo piante importanti per l’alimentazione umana (patate, melanzane, pomo-
dori, peperoncini, peperoni, bacche di Goji), piante da cui si ricavano droghe farmaceutiche (la belladonna
per l’atropina, il tabacco) e piante velenose (le datura).

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4. Protocollo alimentare - Il perché dei senza

Solanina
L’α-solanina è un alcaloide tossico che agisce nelle piante come pesticida naturale. Un consumo di 50-200
mg può causare la morte. La solanina è un inibitore dell’acetilcolinesterasi, altera la funzione mitocondriale
e determina un aumento dei livelli di calcio nel citoplasma. Può essere immagazzinata in tutti gli organi, spe-
cialmente nella tiroide, determinando anche l’insorgenza di patologie ipotiroidee.
Dal momento che il contenuto di α-solanina è generalmente basso nel frutto maturo (mentre è più alto nelle
componenti verdi e nel frutto o tubero non maturo) il consumo delle solanacee risulta innocuo per le perso-
ne in salute. Nel quadro generale della malattia psoriasica, però, viene evidenziato il problema del leaky gut
oltre che di alterazioni del microbiota e dell’attivazione del sistema immunitario. In questo quadro è possibi-
le supporre che anche piccole quantità di α-solanina possano risultare tossiche/immunogeniche stimolando
una risposta immunitaria che dovrebbe essere invece il più possibile controllata con l’alimentazione.

I LEGUMI

I legumi sono i semi commestibili contenuti nel baccello delle piante appartenenti alla famiglia delle Leguminose.
L’alto contenuto di Lectine e Saponine rende questi alimenti sconsigliati in caso di patologia autoimmune.

Saponine
Le saponine sono glicosidi steroidei o triterpenici che devono il loro nome alla loro capacità di formare schiu-
ma stabile in soluzioni acquose.
La maggior parte degli effetti biologici delle saponine è collegata alla loro azione sulle membrane. Hanno
infatti la capacità di indurre la formazione di pori sulle membrane cellulari e un’azione litica nei confronti
degli eritrociti.
I pori indotti dalle saponine sono permanenti, pertanto le membrane cellulari coinvolte diventano perma-
nentemente permeabili anche a grosse molecole come la ferritina. È stato dimostrato che alcune saponine
aumentano in vitro la permeabilità di cellule della mucosa intestinale, inibiscono il trasporto attivo e facilita-
no l’uptake di sostanze normalmente non assorbite.
Alcune saponine hanno inoltre la capacità di diminuire (nei ratti) il potenziale transmembrana che è il gra-
diente elettrochimico che agisce come forza motrice per il trasporto attivo dei nutrienti nelle cellule dell’epi-
telio intestinale.
Ratti nutriti con quinoa non lavata (contenente saponine che causano rapida depolarizzazione della mucosa
intestinale anche a concentrazioni inferiori a 50μg/ml) hanno subito difetti della crescita e diminuita efficien-
za nella conversione del cibo.
Le saponine diminuiscono inoltre la digeribilità delle proteine probabilmente formando dei complessi sapo-
nina-proteina difficilmente digeribili.
Gli effetti negativi delle saponine sulla riproduzione animale sono noti da molto tempo e dipendono dalle
loro proprietà abortive, inoltre inducono una forte produzione di LH da parte di cellule ipofisarie in cultura.
Le Saponine inoltre hanno importanti effetti sul sistema immunitario hanno la capacità unica di stimolare
la risposta immunitaria cellulo-mediata, così come la produzione di anticorpi, con il vantaggio che l’attività
adiuvante avviene a basse dosi.
Il meccanismo dell’azione immunostimolatoria non è del tutto compreso, tuttavia le saponine possono in-
durre la produzione di citochine come IL e IFN e possono mediare i loro effetti immunostimolanti.
Anche l’effetto a livello intestinale deve essere considerato con attenzione, proprio per il fatto che le saponi-
ne si trovano in molti alimenti di uso comune.

Lectine
Le lectine sono proteine leganti zuccheri, sono presenti in moltissime piante, specialmente nei semi e nei
tuberi (quindi in cereali, patate e legumi) e possono penetrare nella circolazione grazie alla loro particolare
resistenza alla digestione.

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4. Protocollo alimentare - Il perché dei senza

Molte lectine vegetali hanno potenti attività antinutrizionali che possono influenzare funzione e struttura di
enterociti e linfociti.
Le lectine indigerite possono infatti legarsi a numerose cellule e antigeni di numerosi tessuti, il legame viene
riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario che pertanto attaccherà la lectina e le strutture tissutali
a cui essa si è legata. È la base della reattività autoimmune e dello sviluppo delle patologie autoimmunitarie.

IL PERCHÈ DEI SENZA: CONCLUSIONI

Gli alimenti riescono ad indurre una risposta infiammatoria ed autoimmune attraverso diverse modalità, i
meccanismi immunitari coinvolti sono molteplici e diversi.
Nel caso del glutine è importante sottolineare che i danni di questa proteina non si hanno solo in caso di
formazione di autoanticorpi come avviene nella malattia celiaca. Il glutine riesce a scatenare reazioni infiam-
matorie anche attraverso l’immunità innata. Questo ci aiuta a comprendere che la negatività per la ricerca
dei marcatori della celiachia non ci garantisce l’assenza di danni causati da glutine in coloro che soffrono di
malattie autoimmuni e di psoriasi.
Da una attenta analisi comprendiamo inoltre che le molecole presenti nei cereali che possono causare una
reazione infiammatoria sono diverse: alcune tipologie di FODMAPs (es Fruttani), gli inibitori della tripsina
amilasi del grano (ATIs), l’agglutinina del germe di grano (WGA) e le esorfine. Eliminare alcuni cereali non vuol
dire solamente eliminare il glutine ma eliminare un gruppo di sostanze che agiscono a diversi livelli dell’au-
toimmunità talvolta potenziando e amplificando il danno l’una dell’altra.
Per quanto il meccanismo eziopatogenetico delle diverse molecole coinvolte sia stato analizzato singolar-
mente non è difficile comprendere che spesso i diversi alimenti raggiungono l’intestino tutti insieme indu-
cendo un danno caratterizzato di diversi meccanismi che possono coesistere e influenzarsi.

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5. Lo straordinario ruolo della vitamina D come regolatore del sistema immunitario

Lo straordinario ruolo della vitamina D


5 come regolatore del sistema immunitario
Uno dei pilastri del Metodo Apollo è la Vitamina D, una delle molecole più interessanti in assoluto e protago-
nista di una incredibile mole di ricerca, soprattutto in questi ultimi anni.
La Vitamina D è una sostanza alla quale va riconosciuto il ruolo di ormone a pieno titolo, è implicata in nume-
rosissimi processi omeostatici nel nostro organismo e svolge un ruolo chiave nella regolazione del sistema
immunitario.

La Vitamina D originariamente era stata legata alla


regolazione del metabolismo del calcio, è infatti fon-
damentale per l’assorbimento del calcio a livello in-
testinale, e inizialmente le raccomandazioni e le ri-
cerche erano legate alla prevenzione del rachitismo,
una malattia infantile che nasceva da una carenza di
mineralizzazione delle ossa lunghe.

Si è scoperto poi che le funzioni della Vitamina D


sono molteplici e riguardano:

►► Il sistema endocrino
►► Il sistema immunitario
►► Il sistema nervoso centrale

Nonostante la tale importanza viviamo in una epidemia di carenza di Vit. D, la normalità è trovare 15/20 ng/
ml contro i 60/80 che sarebbero raccomandabili.
Il livello della vitamina D viene considerato da diversi esperti come uno specchietto del nostro allontanamen-
to dall’ambiente per cui siamo geneticamente predisposti, che è all’aria aperta e con abbondante esposizio-
ne solare.
Il nostro organismo sintetizza la Vitamina D a partire dal colesterolo nel derma, e lo fa grazie all’esposizione
alla luce del sole, soprattutto nei mesi che vanno da marzo a ottobre, ma per farlo sarebbe necessario pas-
sare almeno un paio d’ore scoperti gambe e braccia durante tutto il periodo caldo.
La cosa era assolutamente normale per i nostri progenitori, ma lo è molto meno per l’uomo moderno che
trascorre le sue giornate chiuso in fabbrica o in ufficio.

Esiste una bellissima applicazione per smartphone che si chiama DMINDER.


Immettendo alcuni parametri è possibile calcolare con una certa precisione la quantità di vitamina D
prodotta esponendoci al sole.

La Vitamina D può essere anche assunta attraverso cibi ricchi di grassi, come l’olio di fegato di merluzzo, il
burro, soprattutto se grass-fed, il salmone e il fegato.
Purtroppo le quantità assumibili tramite alimentazione restano risibili, lasciando alla produzione endogena
da esposizione solare il ruolo principale di approvvigionamento.
Senza andare eccessivamente nel tecnico è importante capire come funziona il metabolismo della vitamina
D, in modo da avere chiaro quali problematiche possono incorrere e diminuire quindi l’efficacia regolatoria
della Vitamina D.

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5. Lo straordinario ruolo della vitamina D come regolatore del sistema immunitario

La Vitamina D viene sintetizzata a livello dermico, come abbiamo già detto, ma quella che viene prodotta è
la forma inattiva, per avere funzione biologica la Vit. D subisce due idrolizzazioni e passa dalla forma inter-
media 0.25 OH-D, che è quella che si misura nel sangue, alla forma 1.25 OHD che è la forma biologicamente
attiva.

Il driver per la sua attivazione è la quantità di calcio nel sangue, se la calcemia diminuisce l’organismo pro-
duce una maggiore quantità di PTH, che spinge ad una maggiore conversione renale della forma attiva, se
la calcemia aumenta la Vitamina D viene convertita a 24.25OHD, che è un composto inattivo e in tale forma
eliminata.
La regolazione del calcio plasmatico è uno degli aspetti omeostatici più importanti, il calcio gioca un ruolo
estremamente importante a livello fisiologico, è un secondo messaggero importantissimo, è primario nei
meccanismi di contrazione muscolare e nella regolazione dell’apoptosi cellulare, per cui una sua diminuzio-
ne o un aumento oltre una certa soglia può essere estremamente problematico. Per questo motivo l’evo-
luzione ha creato dei meccanismi regolatori molto sofisticati, e la vitamina D ne è una parte fondamentale.
Una volta prodotta la forma attiva la Vitamina D, essendo una sostanza lipofila è libera di attraversare la
membrana cellulare e legarsi al suo recettore citoplasmatico, il VDR, che tecnicamente è un “eterodimero”
lega cioè sia la Vit. D che la Vit. A. Una volta stabilito questo legame il complesso è libero di trasmigrare nel
nucleo e tramite il VDRE, che stà per Vit. D Responsive Element, da il via ad una cascata di trascrizioni specifici
con la sintesi di proteine regolatorie con molteplici funzioni.

A livello immunitario la Vitamina D presenta importantissime funzioni modulatorie, estremamente impor-


tanti nei soggetti che soffrono di malattie autoimmuni.
Parlare in termini semplici di immunologia non è semplice, il sistema immunitario è molto complesso, estre-
mamente regolato e le nostre conoscenze in merito sono ancora in evoluzione.
Le varie cellule del sistema immunitario hanno in alcune proteine, chiamate interleuchine, la via principale
di comunicazione, queste sostanze sono in grado di richiamare, attivare e spingere verso particolari diffe-
renziazioni le nostre cellule immunitarie e in chi soffre di malattie autoimmuni questa regolazione spesso è
aberrante.
Per andare un po’ più nel dettaglio ci sono alcune interleuchine che vale la pena citare come:

●● TNFα
●● IL1
●● IL10
●● IL17

Queste interleuchine sono spesso bersaglio dei farmaci biotecnologici, dato che risultano sovra-espresse nei
pazienti che soffrono di malattie autoimmuni. Il TNF, l’IL1 e l’IL10 hanno una funzione attivatoria-infiamma-

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5. Lo straordinario ruolo della vitamina D come regolatore del sistema immunitario

toria e diminuirne il loro livello consente un controllo dell’infiammazione.


L’IL10 invece ha una funzione contraria, promuove la crescita dei T-REG che tendono a inattivare il sistema
immunitario e a smorzare l’infiammazione.
La Vitamina D è coinvolta in molteplici pathways e promuove l’aumento dell’IL10 e una diminuzione del IL1 e
dell’IL17, quindi un modo molto sofisticato di modulare la risposta immunitaria.

Ultimamente stanno uscendo diversi studi che legano pazienti con autoimmunità a difetti genetici nei pa-
thways della Vit. D, difetti sulle idrossilasi, che sono gli enzimi coinvolti nell’attivazione, oppure nel VDR, che
è il recettore che una volta attivato esplica la corretta azione biologica.

A quanto pare, una carenza di Vitamina D, oppure difetti metabolici, porterebbero ad un eccesso di espres-
sione di citochine infiammatorie e ad una carenza di citochine regolatorie, il che si traduce in una eccessiva
attivazione immunitaria che sfocia nel patologico.
Per nostra esperienza questo meccanismo è assolutamente verosimile, soprattutto nei meccanismi di im-
munità innata, che non hanno un anticorpo specifico che viene prodotto.

Psoriasi e artrite psoriasica sono patologie sieronegative, dove il danno al self viene portato avanti da cellule
non produttrici di anticorpi, quindi neutrofili e macrofagi in testa.

Questo è uno schema riassuntivo dei vari meccanismi che legano la vitamina D ed il sistema immunitario,
lo schema è del 2019, quindi molto recente ed è davvero un ottimo riassunto, un po’ tecnico, ma chiaro e
completo.

In pazienti autoimmuni la carenza di vitamina D è particolarmente importante, e va colmata. Potrebbe es-


sere necessario, sotto stretto controllo medico, anche alzarsi a valori che sfiorino i 100ng/ml per arrivare ad
una concentrazione che svolga la corretta attività biologica.
La maniera di verificare se il dosaggio ematico è sufficiente è monitorare il paratormone.

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5. Lo straordinario ruolo della vitamina D come regolatore del sistema immunitario

I due ormoni sono antagonisti, nella normalità se la Vit D si alza, il PTH si abbassa, fino a portarsi ad un valore
poco sopra il minimo di range, quando la Vit. D raggiunge il suo valore ideale.
Ci sono enormi differenze personali, per cui queste indicazioni vanno prese con le pinze e sarebbero da far
valutare al medico che vi segue, ma quando abbiamo un buon valore di Vit D, un valore basso di PTH significa
che abbiamo un buon assorbimento di calcio alimentare e non è necessario utilizzare i depositi ossei, para-
dossalmente il PTH ha un effetto anabolico sull’osso se a basso dosaggio, diventa catabolico mano a mano
che la sua concentrazione sale.
Ovviamente raggiungere il valore ideale richiede due strategie e dosaggi diversi se andate a prendere il sole
oppure se state chiusi in casa, è piuttosto normale diminuire il dosaggio in estate ed aumentarlo di inverno,
ma ricordiamo ancora che il medico curante ha sempre l’ultima parola.

Ad oggi il ministero fissa in 4000 ui/die il limite per l’uso della vitamina D come integratore, oltre il quale
l’utilizzo diventa farmaco.
4000 ui sono adeguati per la maggior parte delle persone, e rappresentano un’ottima integrazione di fondo
da poter portare avanti a lungo termine.
In età pediatrica 1000 ui per i bambini più piccoli e 2000 ui per i bimbi più grandi sono i dosaggi consigliati
dall’American Society of Endocrinology, assolutamente adeguati, ma che vanno ovviamente condivisi con il
pediatra.
Nei casi di gravi carenze si possono usare dosaggi maggiori anche di 10.000 ui al giorno, solamente sotto
stretto controllo medico e con trimestrale verifica dei valori ematochimici.

La Vit. D è una sostanza lipofila, come per gli omega 3 si consiglia la sua integrazione ad un pasto principale
in modo da favorire il suo assorbimento.

Nel mondo web in vari gruppi si consigliano dosaggi anche elevati di Vit D, ci teniamo a ricordare che è una
integrazione non esente da rischi, che possono essere anche molto pesanti e con danni irreversibili.
È una sostanza che richiede, per l’enorme variabilità metabolica individuale e per le differenti condizioni di
ognuno, una certa prudenza e uno scrupoloso monitoraggio fatto da medici esperti nel suo utilizzo. Il fai da
te non è consigliato, a meno di non attenersi ai dosaggi approvati dal ministero della salute.

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

6 Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute


La vitamina B12 è una grande alleata per la nostra salute, la cui im-
portanza si cela dietro un velo di ignoranza e false credenze che im-
pediscono la comprensione delle basi teoriche su cui operare inter-
venti nutrizionali e curativi.
In questa breve presentazione vogliamo sintetizzare gli aspetti bio-
chimici, nutrizionali e di medicina funzionale che permetteranno agli
operatori della salute un corretto approccio alla diagnosi e tratta-
mento delle carenze di Vitamina B12.
La cobalamina (Vitamina B12) è una sostanza idrosolubile classificata
come appartenente al complesso B.
Venne scoperta come fattore di estrazione epatica in grado di curare
l’anemia perniciosa; la sua struttura fu descritta nel 1956.
È costituita da un anello corrinico fomato da 4 anelli pirrolici con tre
ponti metinici ed al centro ospita un atomo di cobalto, microelemen-
to raro, ma fondamentale per la nostra esistenza.

FONTI ALIMENTARI

La vitamina B12 è sintetizzata in natura solo da batteri alghe e funghi. Gli animali la incorporano nutrendosi
dei produttori, per contaminazione o attraverso mangimi addizionati.
Non bisogna trascurare la produzione endogena da parte del microbiota intestinale, che fornisce una quota
del fabbisogno giornaliero. La produzione endogena non è tuttavia uguale per tutti e dipende strettamente
dall’equilibrio dell’ecosistema intestinale. Può essere molto ridotta nei disturbi funzionali intestinali come la
stitichezza (caratterizzati da uno scarso trofismo del microbiota) e può addirittura instaurarsi un bilancio ne-
gativo, come nel caso della SIBO in cui la traslocazione delle specie batteriche nell’intestino tenue fa in modo
che i batteri intercettino e utilizzino la B12 presente nel lume intestinale sottraendola alla quota disponibile
per l’assorbimento. È importante chiarire che nessun cibo vegetale non addizionato rappresenta una fonte
significativa di Vitamina B12.
Dal punto di vista dei gruppi alimentari le fonti principali per la popolazione italiana sono:

►► carni e derivati (34%)


►► pesce e prodotti della pesca (32%)
►► latte e derivati (25%)

QUANTITÀ DI COBALAMINA (VIT. B12) PER 100 GRAMMI DI ALIMENTO


Fegato di ovino 90.05 µg Ostrica 19.46 µg

Fegato di bovino 59.85 µg Sgombro cotto 19 µg

Fegato d’oca 54 µg Aringa affumicata 18.7 µg

Vongola 49.44 µg Pollo (coscia) 12.95 µg

Fegato di tacchino 49.4 µg Tonno cotto 10.88 µg

Fegato di suino 26 µg Carne di coniglio 7.16 µg

Polpo 20 µg Carne di manzo 3.41 µg

Caviale 20 µg Uova di gallina 2 µg

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

Ci rendiamo subito conto quanto sia difficile per un vegetariano o a maggior ragione per un vegano, otte-
nere attraverso le fonti alimentari la necessaria quantità di Vit. B12 per le esigenze fisiologiche. Il rischio di
carenze si accentua per quelle persone che affiancano un ridotto apporto ad un aumentato fabbisogno.

BIODISPONIBILITÀ DELLA VITAMINA B12 DA FONTI ALIMENTARI

La biodisponibilità della vitamina ottenuta da fonti


alimentari è relativamente bassa, innanzitutto per il
fatto che avviene una degradazione a causa di:
►► luce,
►► calore (la cottura riduce del 30% il contenuto di
vit. B12),
►► conservazione prolungata.

Nel complesso possiamo considerare una biodispo-


nibilità media del 50% nelle fonti alimentari carnee.

FABBISOGNI GIORNALIERI SECONDO LARN, EFSA, E CONSIDERAZIONI GENERALI

Quando si parla di fabbisogno giornaliero bisogna


sempre premettere che le tabelle dei LARN e dell’EF-
SA si riferiscono alla popolazione sana ad esclusione
di:
●● persone con patologie o fattori di rischio,
●● persone che non seguono una dieta sana e
varia completa,
●● persone che non assumono farmaci.

Per tutte queste persone i fabbisogni potrebbero es-


sere molto diversi.
Il fabbisogno giornaliero è aumentato:
●● negli adolescenti,
●● in gravidanza e allattamento.

Per le tabelle di riferimento della SINU – LARN 2012 fate riferimento a


http://www.sinu.it/documenti/20121016_larn_bologna_sintesi_prefinale.pdf

In tutti i documenti di riferimento (eccetto EFSA) i valori di normalità sono calcolati facendo riferimento a
soggetti sani con corretta funzione intestinale e assumendo una biodisponibilità media del 50% per le fonti
alimentari.

FORME CHIMICHE DI VITAMINA B12

Esistono varie forme di vitamina B12 in base al gruppo radicalico che si lega al cobalto:

►► METILCOBALAMINA metilico -CH3


►► IDROSSICOBALAMINA idrossilico –OH

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

►► ADENOSILCOBALAMINA 5-deossiadenosilico
►► CIANOCOBALAMINA cianuro d’irogeno -CN

Mentre le prime 3 esistono fisiologicamente in natura, la cianocobalamina è una forma chimica artificiale
generalmente utilizzata negli integratori alimentari di Vit. B12.

La metilcobalamina è una forma di vitamina B12 fisiologicamente presente nel corpo umano.
Si forma nel citoplasma; agisce da coenzima della metionina-sintetasi nella sintesi della metionina.
In questo processo il gruppo metilico viene trasferito dal N5-metilTHF alla cobalamina, che a sua volta lo
trasferisce all’omocisteina, riconvertendola a metionina e liberando il tetraidrofolato per la sintesi dei nucle-
otidi (folate trap).
La metionina, aminoacido essenziale, è coinvolto nella sintesi di creatina, adrenalina, colina e componenti
fosfolipidici fondamentali per la struttura delle membrane cellulari. I deficit ereditari di metilcobalamina
sono causa di disturbi neurologici ed ematologici gravi.

L’adenosil-cobalamina si forma nei mitocondri ed esercita funzione di coenzima della metilmalonil CoA
mutasi portando alla formazione di succinil-CoA che è un metabolita essenziale del ciclo di Krebs e del pro-
cesso di produzione dell’EME. Il metil-malonil CoA in eccesso viene convertito in acido metil malonico (MMA).
Nonostante questo processo sia alla base della metilazione della proteina basica della mielina, l’alterato
metabolismo dell’acido metilmalonico non è alla base di disturbi neurologici.

La cianocobalamina non esiste in questa forma nel corpo umano ma viene utilizzata come fonte di B12 per
il suo basso costo e per la semplicità del processo produttivo. Deve subire una serie di trasformazioni per
passare in una forma attiva: il gruppo cianidrico deve essere dislocato e deve poi avvenire una metilazione
con dispendio di energia. La cianocobalamina non viene facilmente degradata da luce e calore.

RUOLO FISIOLOGICO DELLA VITAMINA B12

►► Ambito Neurologico:
●● sintesi dei neurotrasmettitori (serotonina, melatonina),
●● normale funzionamento del sistema nervoso,
●● sintesi della mielina.

►► Metabolismo dei macronutrienti:


●● essenziale nel metabolismo dei grassi,
●● essenziale nel metabolismo delle proteine.

►► Metilazione e Anti-Aging:
●● ruolo essenziale nel ciclo dell’omocisteina,
●● processi riparativi del DNA,
●● ruolo nel processo di divisione cellulare,
●● processi di metilazione.

ASSORBIMENTO DELLA VITAMINA B12

La vitamina B12 di origine alimentare è generalmene complessata a proteine.


Il processo di assorbimento è complesso, richiede la sinergia di numerosi fattori, e si dispiega in un lungo
tratto dell’apparato digerente dalla bocca fino al tratto terminale dell’ileo.

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

Bocca: Nella bocca avviene la produzione delle aptocorrine che fungeranno da primi trasportatori della co-
balamina fino all’intestino tenue.
Stomaco: Nello stomaco avviene l’idrolisi del legame proteico-Cbl grazie all’azione dell’acido cloridrico e
delle proteasi. Sempre nello stomaco avviene la produzione del fattore intrinseco I.F. essenziale per il suc-
cessivo assorbimento da parte della mucosa intestinale.
Tenue prossimale: Nel duodeno, a causa della ridotta acidità cominciano a lavorare le proteasi di origine
pancreatica e avviene la digestione delle aptocorrine prodotte dallo stomaco e dalla bocca; la cobalamina è
adesso libera di legarsi al Fattore intrinseco.
Ileo terminale: Internalizzazione del complesso Cobalamina-FI ad opera di appositi recettori mucosali.

IL FATTORE INTRINSECO DI PRODUZIONE GASTRICA NECESSARIO PER L’ASSORBIMENTO DELLA VITAMINA B12

Il fattore intrinseco (di Castle) (o fattore gastrico antipernicioso) è una glicoproteina secreta dalle cellule
parietali delle ghiandole ossintiche, della mucosa gastrica.
Il fattore intrinseco è necessario per l’assorbimento del ferro e della vitamina B12 alimentare e la sua secre-
zione è l’unica funzione gastrica essenziale per la vita dell’uomo.
I fattori che possono provocare carenza di questo fattore sono l’alcolismo, gastriti e, in generale, danni alla
mucosa gastrica e la chirurgia bariatrica.
La perdita delle cellule che lo secernono, causata da processi autoimmuni, determina la comparsa del qua-
dro di anemia perniciosa (deficit di vit. B12) e dunque difetto di maturazione dei blasti nel midollo emato-
poietico. Inoltre la carenza di vitamina B12 può causare anemia megaloblastica, caratterizzata da cellule
ipertrofiche, turnover dei globuli rossi più rapido e scarso sviluppo nucleare.
La secrezione di FI avviene con gli stessi meccanismi che portano alla produzione di HCl (acido cloridrico).

PASSAGGIO EMATICO DELLA VITAMINA B12 ATTRAVERSO GLI ENTEROCITI ILEALI

Il passaggio ematico della vitamina B12 è preceduto dal transito della cellula mucosale dell’ileo.
Questo passaggio ha dei punti critici per la biodisponibilità della vitamina B12.
L’internalizzazione del complesso Cobalamina-FI ad opera dei recettori enterocitici avviene grazie a specifici
trasportatori che richiedono la presenza di calcio libero.

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

Successivamente il nuovo complesso Cobalamina con le cubiline e megaline viene degradato all’interno dei
lisosomi e la cobalamina si lega ad un nuovo trasportatore di origine enterocitica: il TCII con il quale viene
riversato nel circolo portale in direzione epatica.

CRITICITÀ NELL’ASSORBIMENTO DI VIT. B12

Affinché l’assorbimento della vitamina B12 avvenga correttamente è necessaria:


●● Buona sintesi proteica per le proteine di trasporto coinvolte (cubiline, megaline, TCII) (Disordini gene-
tici che coinvolgono le proteine di trasporto e i cofattori possono interferire con il metabolismo della
vitamina).
●● Integrità e buona fluidità delle membrane enterocitiche.
●● Integrità strutturale della mucosa intestinale.

Possono compromettere l’assorbimento della vitamina B12 a livello intestinale:


●● Insufficienza pancreatica.
●● Celiachia, MICI, malattie autoimmuni.
●● Insufficienza di calcio libero (anche per uso di metformina).
●● Gastrite atrofica.
●● Ipocloridria (anche indotta da IPP).
●● SIBO (la sovracrescita batterica nel piccolo intestino farà in modo che i batteri captino la B12.

Molti farmaci possono favorire o innescare carenze di Vitamina B12 anche severe.
Tra questi gli Inibitori di pompa protonica, la metformina, chemioterapici.
Una particolare attenzione a possibili carenze iatrogene deve essere rivolta ai pazienti anziani spesso in
politrattamento.

MECCANISMI ATTIVI E PASSIVI DI TRASPORTO

L’assorbimento intestinale della B12 avviene attraverso due meccanismi differenti:

►► TRASPORTO ATTIVO: con proteine di trasporto.


►► TRASPORTO PASSIVO: per diffusione.

Mentre il meccanismo di trasporto attivo è saturabile, quello passivo non lo è e dipende dal gradiente di
concentrazione.

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

Il meccanismo di trasporto attivo è responsabile di quasi il 98% dell’assorbimento di B12 ma è saturato ad


una concentrazione di circa 2,5 µg a pasto (circa 7-10 µg/die).
Il meccanismo di trasporto passivo non è saturabile. Solitamente è responsabile dell’assorbimento dell’1-2%
della B12 ed è indipendente dal fattore intrinseco.

Come possiamo osservare dalla tabella di Norris


(2014) con le normali concentrazioni di B12 si satu-
rano presto i trasportatori attivi e solo una piccola
parte di B12 passa per gradiente.

A livelli di B12 superiori a 50 µg si saturano i traspor-


tatori attivi e diventa importante il ruolo del traspor-
to passivo.
Somministrando 1 mg di cobalamina le quantità as-
sorbite aumentano di 10 volte rispetto ad una dose
di 5 µg – L’eccesso viene eliminato.

TRASPORTO EMATICO E DEPOSITO DI VIT. B12

La cobalamina viene trasportata e depositata grazie a 2 proteine: la transbobalamina II (TCII) e la aptocorrina.


La B12 totale plasmatica è la somma di:
●● Olotranscobalamina (Cobalamina-TCII) (10-30 %) Emivita 60-90 Minuti
●● Cobalamina – Aprocorrina (70- 90 %) Metabolicamente inattiva, marker di scorte B12

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

TRASPORTO TISSUTALE DELLA VIT. B12

Il passaggio della Vit. B12 dal circolo ematico ai tessuti è regolato dalle esigenze tissutali.
Avviene attraverso l’internalizzazione dell’omotranscobalamina da parte di recettori tissutali specifici. Il com-
plesso subisce poi una digestione all’interno dei lisosomi.
La cobalamina liberata viene indirizzata alla produzione delle forme metilate o adenosilate.

BILANCIO DELLA VIT. B12 (PERDITE, ELIMINAZIONE)

Perdiamo circa 5 -7 µg al giorno attraverso escrezione, rottura cellulare, desquamazione, micro emorragie.
Le donne in età fertile possono avere una ulteriore perdita dovuta al mestruo.
La presenza di sangue occulto nelle feci deve suggerire la necessità di un approfondimento sulle scorte or-
ganiche di Vit. B12 al fine di evidenziare eventuali carenze in fase preclinica.
Il circolo entero-epatico provvede a recuperare la Vit. B12 presente nella bile.
Dei 3-5 µg escreti giornalmente ne viene riassorbito in condizioni fisiologiche oltre il 50%.
La cobalamina è presente anche nel filtrato renale ma viene riassorbita a livello del tubulo prossimale ad
opera di trasportatori specifici (cubilina megalina).

DALLA DEPLEZIONE ALLA DEFICIENZA DI VIT. B12: 4 STADI

La ricerca scientifica recente ha evidenziato per


la vitamina B12 una discrepanza importante tra
i valori ottimali e quelli generalmente indicati
dalle linee guida come valori normali.
Come vedremo a breve esiste un percorso com-
plesso (che può durare anche anni, ma anche
poche settimane) che porta dalla deplezione
all’instaurarsi di una carenza in grado di manife-
starsi con sintomi clinici.
I parametri ematochimici sono in grado di evi-
denziare carenze molto precocemente, ma pur-
troppo sono presi in considerazione come nor-
mali solo i valori in grado di contrastare i sintomi

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

clinici della carenza. Quando si verificano i sintomi clinici siamo già arrivati ad una carenza importante che
può essere evidenziata molto precocemente e contrastata con interventi nutrizionali ed integrativi.
In una fase iniziale si verifica una deplezione plasmatica ed a questo livello è già possibile misurare una
riduzione dell’orotranscobalamina. Successivamente la deplezione diventa cellulare e il dato ematochimico
evidenzierà una riduzione della componente di deposito e della B12 totale plasmatica.
In uno stato ancora più avanzato cominceranno a verificarsi alterazioni nella sintesi degli acidi nucleici e
potranno verificarsi aumenti dell’omocisteina e dell’acido metilmalonico.
Se non vengono prese adeguate contromisure cominceranno a manifestarsi i sintomi clinici di una deficien-
za di B12.

►► STADIO 1: Deplezione plasmatica


●● Avviene una deplezione della orotranscobalamina II, quella metabolicamente attiva

►► STADIO 2: Deplezione cellulare


●● Riduzione oloaptocorrina e Vit. B12 totale plasmatica. Può durare anni e induce upregulation dell’as-
sorbimento e del riassorbimento.

►► STADIO 3: Deficienza biochimica


●● Iperomocisteinemia e aumento MMA; Ridotta sintesi DNA; Dipendente dalle scorte e funzionalità epatiche.

►► STADIO 4: Sintomi CLINICI


●● Può avviarsi in una linea cellulare piuttosto che in un’altra per differente velocità di utilizzo/reintegro.

I SINTOMI CLINICI DI UNA CARENZA DI VIT. B12

Si classificano in:

►► EMATOLOGICI:
●● Macrocistosi, anemia macrocitaria, megaloblastosi midollare, trombocitopenia, neutrocitopenia, pan-
citopenia, anemia emolitica, microangiopatia trombotica.

►► NEURO PSICHIATRICI:
●● Sclerosi spinale, polineurite, atassia, fenomeno di Babinski, sindromi cerebellari dei nervi cranici, in-
continenza urinaria o fecale.

►► DIGESTIVI:
●● Glossite di Hunter, aumento della lattato
deidrogenasi, aumento bilirubina, ulcere
muco cutanee, dispepsia, dolore addomi-
nale, disturbi funzionali intestinali.

►► GINECOLOGICI:
●● Atrofia della mucosa vaginale, infezioni uri-
narie e vaginali, micosi, aborti.

►► ALTRO:
●● Tromboembolia venosa, angina, Eventi CV.

(fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC490077/table/t2-27/)

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

MARKERS BIOCHIMICI DI BILANCIO DELLA VIT. B12

Un deficit di Vitamina B12 è evidenziabile fin dallo


STADIO I attraverso un semplice marker biochimi-
co: l’olotranscobalamina circolante. La sua ridu-
zione rappresenta il primo indicatore di un bilan-
cio negativo di B12.
Ridotti livelli di aptocorrina e di Vit. B12 totale
sono tipici degli STADI II, III e IV e indicano l’esauri-
mento delle scorte tissutali e del deposito epatico.
Nel III e IV stadio vedremo aumentare metaboliti
come omocisteina e acido metilmalonico.
La comparsa dei sintomi avviene in Stadio IV in
compresenza con riduzione di vit. B12 circolante,
di deposito e aumento dei metaboliti OMO e MMA.

VALORI NORMALI E VALORI OTTIMALI

C’è una grande variabilità nel modo con cui i la-


boratori di analisi segnano i range di normalità.
Il giudizio di normalità viene dato a quei valori in
grado di mantenere normali i parametri emato-
chimici dell’ematocrito e prevenire l’instaurarsi
dei sintomi (STADIO IV).
I valori ottimali vengono raramente presi in consi-
derazione e vengono indicati come quei valori in
grado di mantenere il normale valore degli indica-
tori precoci (STADIO II-III).

Secondo Herman i valori Ottimali dovrebbero essere:

●● Olotranscobalamina > 45 pmol/l


●● Acido metil malonico < 271 nmol/l
●● Omocisteinemia < 10 µmol/l
●● B12 totale > 360 pmol/l (Herman 2013) > 350 pmol/l (Zappacosta 2013)

Il bilancio della B12 può squilibrarsi per

►► Deficit di: ►► Eccesso di:


●● Assunzione ●● Richieste
●● Assorbimento ●● Escrezione
●● Utilizzazione ●● Inattivazione

►► Casi di carenza sono stati descritti in letteratura in:


●● Vegetariani e vegani
●● Figli di madri con carenze
●● Diete macrobiotiche in bambini e adolescenti
●● Malnutrizione (in particolar modo, ma non esclusivamente, nei paesi in via di sviluppo)
●● Alcolismo cronico

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

ATTENZIONE:
Le quantità di Vit. B12 presenti in un comune multivitaminico non sono in grado di ripristinare gli
stati carenziali ma sono stati pensati per la normale integrazione di una dieta sana e varia.

►► Deficit di assorbimento/utilizzazione (cause frequenti):


●● Malassorbimento legato al cibo (causa più frequente nell’anziano)
●● Cause autoimmuni con anticorpi contro IF o cellule parietali dello stomaco
●● Iatrogene (IPP, Metformina, chemioterapici)
●● Alcolismo cronico
●● Insufficienza renale
●● Malattia celiaca
●● Chirurgia Bariatrica restrittiva o malassorbitiva

►► Eccesso di richieste/escrezione:
●● La gravidanza rappresenta un momento in cui le richieste sono maggiori. (Lo stato della madre è un
buon indicatore di quello fetale).
●● Ipertiroidismo
●● Alcolismo cronico (che si combina con un deficit di assorbimento).
●● Aumento di richieste nella SIBO che si combina con un aumento di MMA

►► Eccesso di Inattivazione:
●● Dosi giornaliere molto elevate di Vitamina C esercitano un effetto ossidante nei confronti di B12 inat-
tivandola.
●● La cianocobalamina presente negli integratori è instabile e può formare intermedi che interferiscono
con il trasporto della forma attiva.

IL CASO PARTICOLARE DELLA RITENZIONE DELLA VIT. B12

Livelli plasmatici normali di Vit.B12 non sono in grado di garantire un normale uptake cellulare con conse-
guente aumento dell’MMA.

►► Il fenomeno della ritenzione può dipendere da:


●● Alterato uptake da parte dei recettori
●● Inadeguata distribuzione tissutale della OloTC
●● Alterazioni funzionali

Il fenomeno della ritenzione è COMUNE NELL’ANZIANO E NEI NEFROPATICI, con difficoltà di diagnosi e nei
dializzati.
In questi casi la supplementazione di B12 riduce i valori di MMA sotto 200 nmol/l e questo è un indice di
sottostante carenza.

DEFICIT DI VIT. B12 NELLA POPOLAZIONE

Nei paesi industrializzati il deficit di vitamina B12 colpisce circa il 10% della popolazione generale con picchi
del 45% in alcuni studi.

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

●● La prevalenza nei giovani è del 5-7%


●● Anziani > 65 anni: 10-30%
●● Anziani istituzionalizzati: > 40%

Le cause più comuni sono malassorbimento (60%) e cause autoimmuni (10-15%).

TRATTAMENTO DEL DEFICIT CLINICO DI VIT. B12

Il trattamento del deficit clinico non può prescindere dalla correzione della causa determinata che deve es-
sere corretta quando possibile.
Sebbene non esistano linee guida universalmente accettate, il trattamento più comune del deficit clinico
prevede il trattamento con Vit. B12 intramuscolo alla concentrazione di 1mg/die per una settimana, poi per
1mg/settimana per un mese e a seguire con 1mg/mese a vita.
In futuro saranno prese in considerazione forme attive di vit. B12 (metilcobalamina) a dosaggio di 500 µg/die
fino a 1mg/die per os in quanto più biodisponibile e meglio tollerata rispetto alla cianocobalamina.

RISPOSTA AL TRATTAMENTO

Si considera una risposta positiva al trattamento:

●● La normalizzazione dell’ematocrito e dei parametri ematochimici.


●● MMA e omocisteina cominciano a ridursi dopo una settimana circa dall’inizio del trattamento.
●● I disturbi neurologici tendono a ridursi a partire da una settimana dopo l’inizio del trattamento anche se
si possono verificare miglioramenti molto precoci.

Se i sintomi neurologici non migliorano a distanza di 1 anno significa che sono irreversibili.

INTEGRAZIONE E APPROCCIO PREVENTIVO NEI SOGGETTI A RISCHIO DI SVILUPPARE DEFICIT DI VIT. B12

1. Individuare i soggetti a rischio.


2. Diagnosticare la deplezione non il deficit (perché è troppo tardi).

Una supplementazione con metilcobalamina rappresenta una forma sicura e ben tollerata per integrare le
fonti alimentari derivanti da una dieta sana e varia.
La maggiore biodisponibilità della metilcobalamina la rendono il candidato ideale per operare trattamenti
preventivi nei soggetti a maggiore rischio di carenza.

PROFILO DI TOLLERABILITÀ DELLA VIT. B12

La vitamina B12 è una vitamina idrosolubile con elevato profilo di tollerabilità.


L’eccesso alimentare non assorbito viene eliminato con le urine.
Il sospetto di promuovere lo sviluppo tumorale è stato dimostrato solo in pochi studi su animali e mai
nell’uomo. È tuttavia una leggenda metropolitana che ostacola un corretto approccio nei confronti di questo
importante nutriente anche da parte di professionisti della salute molto influenti.
Reazioni anafilattiche sono possibili con cianocobalamina portando alla formazione di autoanticorpi con
concentrazioni ematiche anche molto alte.

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

Per la vitamina B12 non sono stati definiti livelli di assunzione quotidiana massima sicura (UL).
Il ministero della salute ha stabilito un dosaggio massimo giornaliero negli integratori di 33 µg/die anche se
vengono accettate notifiche in deroga per concentrazioni superiori.

VITAMINA B12 IN GRAVIDANZA

Il Ministero della Salute ha individuato i nutrienti per cui esiste un maggiore rischio di carenza durante la
gravidanza e l’allattamento (1). Essi sono:

●● Vitamina B9
●● Ferro
●● Zinco e Rame
●● Calcio
●● Vitamina B12
●● Acidi grassi polinsaturi della serie n-3 (Ω 3)

VITAMINA B12 NEL PAZIENTE BARIATRICO

La carenza di Vitamina B12 si riscontra fino al 30% dei pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica già dopo un
anno dall’intervento. La carenza è legata alla riduzione nella produzione di fattore intrinseco e nella modifica
dell’equilibrio acido-base di stomaco e intestino. Negli interventi malassorbitivi le carenze possono essere
più importanti. Le linee guida internazionali prevedono per i pazienti bariatrici una integrazione con multivi-
taminico in forma masticabile e con AR di 200%.
Sono da preferire forme organiche di minerali e forme ad alta biodisponibilità per le vitamine.

RUOLO EPIGENETICO DELLA VIT. B12 E INTERAZIONI CON I FOLATI

Il ruolo epigenetico (ovvero la capacità da parte di nutrienti di influenzare l’espressione genetica) della coba-
lamina è strettamente, ma non esclusivamente legato ai processi di metilazione di elementi del proteoma e
degli acidi nucleici.
La sintesi di alcune proteine, in particolare della metionina, richiede la disponibilità di vitamina B12 che è
direttamente interessata nel trasferimento del gruppo metile nell’omocisteina. Ancora la metionina in pre-
senza di ATP porta alla produzione della SAM un cofattore implicato nella produzione di ormoni e neurotra-
smettitori che regolano il nostro stato di umore.
In caso di carenza di acido folico o di vitamina B12, le reazioni di sintesi della metionina sono drasticamente
ridotte. La vitamina B12, infatti, è un coenzima richiesto per il corretto funzionamento del trasferimento del
gruppo metile dal metil-THF al THF, necessario per la sintesi della metionina.
L’interazione B12 con i folati è un fattore chiave essendo implicati nell’attivazione della cobalamina. Un rego-
lare metabolismo richiede adeguate concentrazioni di entrambi.

CONCLUSIONI

La vitamina B12 è un micronutriente essenziale per la nostra salute.


La scienza della nutrizione, la biochimica e la medicina hanno ben chiarito il ruolo della cobalamina nei
processi fondamentali della duplicazione cellulare, della metilazione, della sintesi degli acidi nucleici e nel
metabolismo dei macronutrienti.

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6. Vitamina B12: una grande alleata per la nostra salute

Una dieta sana e varia non è sempre in grado di fornire un apporto sufficiente e malassorbimenti, malattie
autoimmuni e uso di farmaci possono contribuire all’instaurarsi di carenze, con conseguenze importante a
carico del sistema nervoso e cardiovascolare.
Purtroppo l’attuale approccio diagnostico terapeutico tende ad evidenziare le carenze di vitamina B12 solo
quando queste sono in una fase molto avanzata e già in grado di produrre sintomi.
Una diagnostica precoce delle deplezioni piuttosto che dei deficit sintomatici porterebbe a evitare in molti
pazienti, non solo anziani, inutili sofferenze e aiuterebbe lo sviluppo di una medicina più funzionale, predit-
tiva, personalizzata e partecipativa.
Lo sviluppo delle conoscenze sui nutrienti ha permesso di produrre forme attive di B12 (metilcobalamina)
più biodisponibili e meglio tollerate della comune cianocobalamina.
Questi supernutrienti sono oggi disponibili per permetterci di avere una vita più sana e felice in grado di
sviluppare al massimo il nostro potenziale genetico.

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7. L’acido Folico

7 L’acido Folico
BIODISPONIBILITÀ DEI FOLATI E POLIMORFISMI LIMITANTI DELLA METILAZIONE (5MTHF REDUTTASI)

In natura e in commercio, sotto forma di integra-


tori, esistono numerose forme di folati a cui è sta-
to dato il nome di vitamina B9.
Negli alimenti, per esempio nelle verdure a foglia
verde, troviamo spesso miscele di folati (mono-
glutammati, poliglutammati ect.) mentre le so-
stanze utilizzate negli integratori sono monocom-
ponente, prevalentemente acido folico.
Solo il 5-metiltetraidrofolato (5-MTHF) è già atti-
vo e immediatamente utilizzabile dall’organismo.
Tutte le altre forme richiedono una trasformazio-
ne enzimatica più o meno complessa con dispendio di energia cellulare sotto forma di ATP.
L’acido folico, o acido pteroilglutammico, costituito da un nucleo pteridinico unito all’acido paraminobenzoi-
co e ad una o più molecole di acido glutammico, non è una molecola naturale ma è un prodotto di sintesi.
I folati attivi in natura sono quelli che hanno l’anello pteridinico ridotto, ossia i tetraidrofolati (THF).
Alcuni antinutrienti (inibitori della folato-idrolasi), diminuiscono l’assorbimento dei folati dagli alimenti e la
successiva trasformazione nella forma attiva:

●● Antinutrienti presenti nei legumi -20%


●● Antinutrienti presenti nel succo di arancia -80%

L’acido folico non è quindi metabolicamente attivo e per avere un effetto biologico deve subire 5 trasforma-
zioni nell’intestino e nel fegato.

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7. L’acido Folico

Si tratta di 4 reazioni di idrossilazione e una metila-


zione.
Gli intermedi sono il diidrofolato (DHF), il tetraidrofo-
lato (THF) il 5,10-metilentetraidrofolato (5,10-MTHF)
e solo dopo la metilazione finale si arriva alla forma
attiva: 5-metiltetraidrofolato (5-MTHF).
La metilazione viene catalizzata dalla metilentetrai-
drofolatoreduttasi (MTHFR) e richiede la presenza e
l’aiuto di un’altra vitamina del gruppo B la B12 in for-
ma attiva: ovvero la metilcobalamina.
La somministrazione di acido folico può presenta-
re quindi alcuni inconvenienti, come la ridotta bio-
disponibilità con accumulo di metaboliti intermedi
potenzialmente dannosi soprattutto nel caso di do-
saggi elevati.
L’acido folinico (levofolinico) è già più avanti nel pro-
cesso di costruzione della forma attiva ma si tratta
ancora di una PRO-VITAMINA.
L’acido folinico deve in realtà superare il passaggio più difficile per diventare B9 attiva: la metilazione. A
questo punto potremmo trovare la barriera del deficit genetico dell’enzima di trasformazione: la 5MTHF
reduttasi.

Nel 1991 è stata scoperta una variante termolabile


dell’enzima MTHFR, la variante genetica C677T, che
correlava positivamente con le patologie coronari-
che arteriose.
Tale variante promuove la trascrizione di una forma
enzimatica diversa da quella normale per la sostitu-
zione di una Alanina con una Valina nella sua catena
amminoacidica e ciò corrisponde sulla sequenza ge-
nica ad una transizione da Citosina a Timina in posi-
zione 677.
Il gene che codifica per questo enzima ha un polimor-
fismo di singolo nucleotide (SNP) con forma omozi-
gote a bassa attività.
In questa forma l’attività enzimatica è ridotta di oltre
il 60-70% con una incidenza nella popolazione ita-
liana di circa il 20-30%, con punte regionali del 35%
nelle regioni meridionali. La forma eterozigote è ge-
neralmente attiva all’80-90%.

Esistono altri polimorfismi limitanti nel metabolismo


dei folati ma con un impatto minore sui processi bio-
chimici del ciclo dei folati e di conseguenza sul ciclo
dell’omocisteina e dei processi di metilazione.
I più importanti sono quelli qui a fianco e tra questi
segnaliamo il (SNP) A1298C che può avere un signi-
ficativo impatto sulla salute soprattutto quando la
forma limitante è in compresenza con la mutazione
del C677.

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7. L’acido Folico

TEST GENETICI

È consigliabile effettuare un test di laboratorio per verificare la presenza delle mutazioni C677T e A1298C del
gene MTHFR nei seguenti casi, eventualmente allargando ai parenti diretti l’indagine:

●● Malattie cardiovascolari premature o frequenti eventi CV maggiori in famiglia.


●● Trombo-embolismo venoso (trombosi venosa, embolia polmonare).
●● Prima di assumere contraccettivi orali.
●● Poli-abortività o difficoltà ad avviare una gravidanza.
●● Infertilità maschile.
●● Necessità di trattamento con metotrexato o chemioterapici.
●● Aterosclerosi precoce.
●● Malattie autoimmuni, reumatologiche, MICI.

Il costo del test genetico per il SNP C677 del gene MTHFR è circa 70 euro (fonte IMGeP-Milano) e come tutti i
test genetici si effettua una sola volta nella vita.

TEST EMATICI

Si possono misurare in laboratorio i valori di folati nel siero e negli eritrociti. Solitamente i valori eritrocitari
NON vengono effettuati, perché le carenze plasmatiche portano rapidamente ad una carenza eritrocitaria;
quindi una positività al primo esame rende inutile il secondo.
Valori di norma dei folati sierici sono 3-30 nmol/l ma vengono considerati patologici (indicatori di carenza)
livelli inferiori a 7nmol/l. Valori superiori alla norma sono molto rari e dovuti principalmente ad un sovrado-
saggio terapeutico o integrativo.

CARENZE GENETICHE LIMITANTI DEL METABOLISMO DEI FOLATI E CONSEGUENZE

Le mutazioni genetiche limitanti degli enzimi collegati al metabolismo dei folati si associano ad una ridotta
attività enzimatica con elevati livelli ematici di omocisteina (iperomocisteinemia), particolarmente nei sog-
getti il cui apporto dietetico di folati non è ottimale, e una diminuzione dei livelli circolanti di folati. I livelli
plasmatici di omocisteina arrivano in certi casi a superare di 4 volte i livelli di norma.
Questo fenomeno è stato identificato come fattore di rischio per lo sviluppo di:

●● Trombosi arteriosa
●● Malattie coronariche
●● Difetti nel tubo neurale
●● Aborti spontanei
●● Patologie autoimmuni
●● Emicrania
●● Depressione e schizofrenia

LA PROGRESSIONE DELLE CARENZE DI FOLATI E SUE CONSEGUENZE

La carenza di folati avviene in 4 stadi differenziabili attraverso semplici test ematici e con un’accurata l’anamnesi.
Nel primo stadio avviene una deplezione dei folati circolanti misurabile con il test dei folati sierici.
Poi (II stadio) comincia la deplezione delle riserve cellulari (principalmente epatiche) che solitamente am-

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7. L’acido Folico

montano a circa 20 mg. Nel III stadio co-


minciano le alterazioni del metabolismo
dell’omocisteina evidenziabili anche questi
con semplici e poco costosi test di labora-
torio (Omocisteinemia e MMA).
Tenendo conto che il fabbisogno giornalie-
ro è di 50 µg circa (aumenta anche di molto
in alcune situazioni, prima tra tutte la gravi-
danza) la carenza di folati si sviluppa entro
pochi mesi dalla riduzione dell’apporto dietetico, al contrario di quella di B12 che ha un processo molto più
lento. Solo nel IV stadio cominciano i sintomi che possono essere:

●● Anemia megaloblastica (la maggior parte delle quali è dovuta a carenza di B9 o B12)
●● Problemi gastrointestinali
●● Disordini neurologici e psichiatrici
●● Malattie cardiovascolari
●● Cancro (colon-retto e polipi adenomatosi)
●● In gravidanza: Nascite premature, Neonato sottopeso, Ritardo mentale, Difetti tubo neurale (spina
bifida, anencefalia)

Alterazioni nel metabolismo dei folati possono scatenare o aggravare patologie reumatologiche o dermato-
logiche (come la psoriasi) e accelerare i processi di invecchiamento in quanto la metilazione è uno passaggi
chiave di tutto il metabolismo cellulare.
Anche alcuni fattori legati agli STILI di VITA possono avere un’influenza negativa sul metabolismo dei folati
e dell’omocisteina: tabagismo, abuso di sostanze alcoliche e caffeina, scarsa attività fisica e alimentazione
povera di frutta e verdura (soprattutto quella a foglia verde).

METABOLISMO DEI FOLATI E FARMACI

I polimorfismi del MTHFR possono modificare la farmacodinamica degli antifolati (sostanze che agiscono
come analoghi) come ad esempio del metotrexato e di molti altri farmaci il cui metabolismo, i cui effetti
biochimici o i cui bersagli richiedono reazioni di metilazione, come chemioterapici, antineoplastici ed anti-
reumatici. Il metotrexato e le aminopterine possono aggravare una carenza alimentare o genetica di folati.

ALTRE VITAMINE E MINERALI UTILI NEL DISMETABOLISMO DEI FOLATI

Come detto in precedenza la metilcobalamina (forma attiva della Vit.B 12) gioca un ruolo importante nel
metabolismo dei folati. Altre vitamine coinvolte sono la riboflavina (Vit B2) e la Vitamina B6.
Magnesio, ferro, zinco e selenio sono i minerali la cui carenza può interferire con i processi di metilazione e
il metabolismo dei folati in quanto cofattori di importanti enzimi di trasformazione.

LA “TRAPPOLA DEI FOLATI”

Carenze importanti di vitamina B12 possono indurre carenze di folati e favorire il dismetabolismo nel ciclo
dell’omocisteina e nei processi di metilazione. Questo processo è noto come “trappola dei folati”.
Molte anemie sideropeniche resistenti alla integrazione di ferro dipendono da carenze di folati (o di rame).
La maggior parte delle anemie megaloblastiche sono dovute a carenza di folati.

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7. L’acido Folico

ASSORBIMENTO E METABOLISMO DEI FOLATI: INFORMAZIONI AGGIUNTIVE

I folati alimentari sono convertiti nella forma mo-


no-glutammica da coniugasi (folilpoliglutamma-
toidrolasi) sull’orletto a spazzola del digiuno (a
pH neutro). L’assorbimento è quindi influenzato
dal pH intestinale.
Il trasporto all’interno dell’enterocita avviene gra-
zie ad un trasportatore pH dipendente. L’utilizzo
di antiacidi o di IPP può interferire con i meccani-
smi di assorbimento dei folati come anche di nu-
merosi altri micronutrienti.
La riduzione e metilazione, passaggi chiave dell’attivazione dei precursori della vit. B9 attiva, avvengono
nell’enterocita.
Esiste anche un meccanismo passivo di assorbimento, non saturabile, che funziona a concentrazioni elevate
di folati. Nel plasma i folati vengono veicolati come 5-metil-THF, legato all’albumina.

CONSIGLI GENERALI

Una dieta sana e varia è generalmente sufficiente a fornire un adeguato apporto di folati per le esigenze
normali dell’organismo, ma questo avviene solo in una parte della popolazione generale.
L’apporto può risultare inadeguato e quindi necessita integrare, nei casi di deficit genetici, malassorbimento,
nelle donne fertili che programmano una gravidanza, in gravidanza e allattamento, in chi consuma alcol,
antinutrienti e farmaci analoghi dei folati, nelle MICI.
Solo l’integrazione con 5-metiltetraidrofolato (5-MTHF) è in grado di superare i polimorfismi genetici e di
garantire a tutti una forma di vitamina B9 già attiva ed in grado di esercitare le sue funzioni biologiche senza
bisogno di ulteriori trasformazioni.
Il 5-metiltetraidrofolato (5-MTHF) è in grado di passare la barriera ematoencefalica e placentare e può quin-
di arrivare al feto e contribuire alla corretta chiusura del tubo neurale nelle prime settimane di gravidanza.
In Italia nascono ogni anno oltre 500 bambini con spina bifida (difetto di chiusura del tubo neurale) solo per
una carenza di vitamina B9 nel periodo del concepimento.
È incredibile e inaccettabile come in un paese industrializzato come l’Italia possano persistere patologie così
gravi e invalidanti la cui prevenzione si attua con una semplice integrazione a costi molto contenuti.
Ci auguriamo che in futuro un approccio più consapevole alla nutrizione e all’integrazione di qualità consen-
ta ad ogni soggetto di vivere una vita sana e felice, sviluppando al massimo il suo potenziale genetico.

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8. Stress Ossidativo e Antiossidanti

8 Stress Ossidativo e Antiossidanti


I RADICALI LIBERI: LA BARRIERA ANTIOSSIDANTE

I radicali liberi sono dei potenti attivatori del sistema immunitario


e, se l’organismo non riesce a contrastarli, alcuni gruppi di cellule
dell’immunità restano iper-attivate con conseguentemente stimola-
zione di reazioni autoimmuni. GIUSTO EQUILIBRIO

Il problema dei radicali risulta essere particolarmente importante per le persone ectomorfe, quelle che ten-
denzialmente sono molto magre e fanno molta fatica a prendere peso, il loro metabolismo è definito anche
veloce ossidatore e presenta molte inefficienze che portano ad una produzione di radicali liberi in eccesso
con due conseguenze: una marcata autoimmunità indotta e un invecchiamento precoce.
Nel caso di coloro che soffrono di Psoriasi una chiara indicazione che segnala una carenza di antiossidanti e
quindi un problema di eccesso di radicali è il peggioramento della psoriasi stessa nel periodo estivo, soprat-
tutto con l’esposizione solare.

I radicali liberi sono delle entità molecolari che presentato un elettrone spaiato, dal momento che ogni ato-
mo cerca la stabilità accoppiando gli elettroni e cercando di formare un ottetto, a seguito della perdita di
un elettrone, si creano delle “radici molecolari” che disperatamente cercano l’altro elettrone per ritornare
stabili, e di conseguenza diventano estremamente reattive. Cercano in ogni dove di rubare ad altre moleco-
le l’elettrone necessario alla loro stabilizzazione, e nel furto ovviamente fanno perdere stabilità ad un’altra
molecola, ciò innesca una reazione a catena che porta al danneggiamento di una lunga serie di molecole.
Spesso e volentieri le molecole che vengono danneggiate sono le macromolecole che fanno della loro con-
formazione spaziale condizione essenziale per il loro funzionamento. I maggiori danni vengono fatti proprio
quando vengono colpite da radicali liberi le proteine, acidi grassi e acidi nucleici, in queste molecole perdere
stabilità significa assumere errata conformazione e quindi perdere ogni funzionalità biologica, provocando
in primis un grave danno tissutale, in secundis se è il DNA ad essere colpito, possibili mutazioni od errori
nella trascrizione proteica.

I radicali liberi possono essere di 2 tipi, derivati dall’ossigeno e che definiamo ROS, oppure derivati dall’azoto
che vengono definiti RNS.

ROS

Le specie reattive dell’ossigeno, i ROS, sono i radicali liberi a maggior diffusione. I più importanti ROS sono
l’anione superossido O2-, il perossido d’idrogeno H2O2 e il radicale ossidrilico •OH.

►► L’anione superossido (O2-) è prodotto dalla riduzione incompleta di O2 durante la fosforilazione ossida-
tiva, da alcuni enzimi (xantina ossidasi) e dai leucociti. Viene inattivato dalle superossido dismutasi (SOD)
che, combinandolo con 2H+ e catalizzando la reazione tramite il suo cofattore metallico (Fe, Mn, Cu, Zn
o Ni) lo converte in H2O2 e O2. Se non viene inattivato danneggia i lipidi di membrana, proteine e DNA,
può inoltre stimolare la produzione di enzimi nei leucociti. Generalmente ha un raggio d’azione limitato.

►► Il perossido d’idrogeno (H2O2) è spesso prodotto dalla glutatione perossidasi o da alcune ossidasi con-
tenute nei perossisomi. Viene metabolizzato dalla catalasi dei perossisomi in H2O e O2 che catalizza la
reazione tramite il suo gruppo eme e dalla glutatione perossidasi nel citosol e nei mitocondri.

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8. Stress Ossidativo e Antiossidanti

►► Il radicale ossidrilico (•OH) è generalmente un prodotto dell’idrolisi dell’acqua da parte di radiazioni,


oppure è un prodotto della reazione di Fenton a partire dal perossido d’idrogeno (con lo ione ferroso
Fe2+ quale catalizzatore). È il ROS più reattivo ed è prodotto dai leucociti a partire dal perossido d’idroge-
no per distruggere patogeni, ma se in eccesso provoca danni alla membrana plasmatica, alle proteine e
agli acidi nucleici. Viene inattivato per conversione in H2O da parte della glutatione perossidasi.

RNS

Le specie reattive derivate dall’azoto (RNS) di maggior interesse sono l’ossido nitrico (NO) ed il perossinitrito
(ONOO-)

►► L’ossido nitrico è prodotto dalle NO sintasi di cui esistono, nell’uomo, tre tipi: NO sintasi neuronale
(nNOS), presente nei neuroni e nel muscolo scheletrico, NO sintasi inducibile (iNOS) presente nel sistema
cardiovascolare e nelle cellule del sistema immunitario e NO sintasi endoteliale (eNOS), presente nell’en-
dotelio. L’ossido di azoto è un neurotrasmettitore, è coinvolto nella risposta immunitaria, è un potente
vasodilatatore, un secondo messaggero e partecipa all’erezione del pene.

►► Il perossinitrito (ONOO-) è formato dalla reazione tra ossido nitrico e ione superossido. Viene converti-
to in HNO2 dalle perossiredossine presenti nel citosol e nei mitocondri. Può danneggiare lipidi, proteine
e DNA.

Questi radicali vengono prodotti principalmente dal nostro metabolismo durante la fosforilazione ossidati-
va, quindi la normale respirazione cellulare. Ogni metabolismo, in base alla sua efficacia, produce un certo
quantitativo di radicali. Gli ectomorfi producono molti più radicali degli endomorfi, che invece hanno meta-
bolismi molto efficienti e riescono a produrre più energia a partire dallo stesso substrato nutritivo.
I radicali vengono prodotti anche dai leucociti come arma di difesa contro invasori esterni, ed è importate
sottolineare che il sistema immunitario riconosce questi radicali come una specie di “chiamata alle armi”,
attirando una maggior quantità di globuli bianchi in sito e accentuando il processo infiammatorio.
Altra importante via di produzione è quella enzimatica, alcuni enzimi come la xantina ossidasi che genera
O2-, la NO sintasi che genera NO, la superossido dismutasi che genera H2O2.
Questi enzimi intervengono particolarmente nel metabolismo di inquinanti e sostanze esogene, infatti intro-
durre sostanze chimiche estranee, veleni, farmaci, inquinanti porta ad un forte aumento della produzione di
radicali liberi, e il fabbisogno di antiossidanti cresce esponenzialmente.
È importante sottolineare che i radicali liberi non sono solamente dannosi, svolgono importantissime funzio-
ni metaboliche, come sempre è il loro eccesso che è dannoso.
Purtroppo ci sono 3 importanti fattori che ci possono far dire con tranquillità che la maggior parte delle per-
sone soffre di un pesante eccesso di radicali liberi:

1. Viviamo in un mondo molto inquinato, aria, acqua, cibo processi produttivi industriali hanno aumen-
tato enormemente la quantità di sostanze nocive che introduciamo

2. Le nostre naturali fonti di antiossidanti, cioè la frutta e la verdura sono compromesse. A meno che non
si abbia la fortuna di coltivare direttamente il proprio orto, oppure rifornirsi di prodotti di grande quali-
tà, la grande distribuzione vende frutta e verdura raccolta molto precocemente e fatta maturare nelle
celle frigorifere per questo motivo rimane estremamente povera di vitamine e di sostanze protettive.

3. Facciamo una vita molto più frenetica di quella che siamo programmati per fare e al nostro organismo
viene chiesto uno sforzo metabolico che si traduce in un ulteriore aumento dei radicali. Il cortisolo che
l’organismo produce sotto stress è una delle prime cause dell’aumento dello stress ossidativo.

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8. Stress Ossidativo e Antiossidanti

La misurazione dei radicali si chiama FORD TEST, mentre la barriera antiossidante è il FORT test, ovviamente
più sarà basso il primo e alto il secondo meglio sarà.

È parte fondamentale del nostro programma fare chiarezza sull’aspetto dei radicali, e inquadrato cosa sono
adesso vediamo come possiamo neutralizzarli, e soprattutto perché siamo soggetti a stress ossidativo.
Aldilà delle cause ambientali, cosa può predisporre l’individuo a stress ossidativo:

●● Alti livelli di cortisolo circolante.


●● Distiroidismo e i problemi metabolici che ne derivano.
●● Problemi nella sintesi della glutatione trasferasi che causa bassi livelli circolanti di glutatione.
●● Bassi livelli di glutatione circolante.
●● Malattie croniche innescate per altri fattori (lo stress ossidativo può essere sia causa che conseguenza).
●● Soppressione immunitaria di varia origine.
●● Eccessiva esposizione alla luce solare.

Per risolvere i problemi ossidativi bisogna prima di tutto capire la causa e lavorare su di essa, poi
eventualmente adottare qualche strategia che punta direttamente alla riduzione dei radicali liberi.

GLI ANTIOSSIDANTI

L’antiossidante è una molecola che può


donare un elettrone senza perdere sta-
bilità, va cioè a bloccare quella reazione
a catena prima che si verifichino danni.
Gli antiossidanti si dividono in due gran-
di categorie, gli idrosolubili, che espli-
cano la loro funzione nei fluidi in base
acquosa, oppure liposolubili, che invece svolgono attività nei confronti degli acidi grassi, sostanze di cui sono
ricchissime le nostre membrane cellulari ad esempio. Unica eccezione è l’acido alfa-lipoico, che essendo so-
lubile sia in acqua che nei grassi viene definito antiossidante universale, o “scavenger”.

IL RE DEGLI ANTIOSSIDANTI: IL GLUTATIONE

Il glutatione è il più importante antiossidante che il


nostro corpo produce, responsabile dell’85% della
difesa del nostro organismo dai radicali liberi.
Il glutatione è chimicamente un tripeptide, una mo-
lecola piuttosto piccola, formata dall’unione di 3 ami-
noacidi, più precisamente l’acido glutammico, la gli-
cina e la n-acetil cisteina.

La sua sintesi può avvenire in tutte le cellule, nel citosol principalmente, ma la grossa produzione di GSH
(altro nome per indicare il Glutatione) avviene a livello epatico, che giustamente per le fondamentali funzioni
metaboliche e di depurazione/filtrazione che svolge è l’organo più a contatto con tossine e veleni vari.
La sintesi è molto semplice, coinvolge in pratica due enzimi, in un primo tempo un enzima che si chiama Glu-
tammato-Cisteina Ligasi al prezzo di un 1 ATP lega insieme l’acido glutammico e la cisteina e in un secondo

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8. Stress Ossidativo e Antiossidanti

tempo un altro catalizzatore “Glutatione Sintetasi” attacca la glicina e completa la molecola.


È importante ricordare che la glicina e la cisteina sono aminoacidi poco introdotti con la dieta, ne sarebbero
ricchissime le interiora, soprattutto della selvaggina, ma la nostra abitudine di mangiare il muscolo e scartare
le interiora rende la nostra dieta piuttosto povera sia di glicina che di NAC, e questa è una delle principali
cause di scarso potere riducente del siero cioè di una scarsa quantità di glutatione disponibile. Entrambi
questi enzimi, che ricordiamo essere proteine piuttosto complicate, possono essere codificate in varianti più
o meno efficaci a seconda dei geni che compongono il nostro DNA, a variante meno efficace occorre rime-
diare con una maggiore quantità di substrato, cioè degli aminoacidi di base per poter mantenere una sintesi
adeguata di GSH.

Nel nostro organismo avvengono ogni microsecondo una infinità di reazioni, la maggior parte delle quali
prevede un flusso di elettroni tra una molecola e un’altra, in chimica queste reazioni si chiamano di ossido-
riduzione o redox. Ci sono alcune sostanze che donano piuttosto volentieri i loro elettroni per raggiungere
una certa stabilità e altre che invece questi elettroni li ricevono. Questo cambio della configurazione elettro-
nica di un atomo si chiama cambio di “valenza” e ovviamente il numero di “valenza” fa cambiare completa-
mente il comportamento di una sostanza.
In un ambiente chimicamente complesso come una cellula, che è un fervore di reazioni complicatissime
spesso e volentieri vengono prodotti metaboliti che sono altamente instabili, atomi o gruppi che rimangono
senza un elettrone, e quindi iniziano a viaggiare disperatamente alla ricerca dell’elettrone mancante, andan-
dolo a rubare ad un’altra molecola e iniziando una reazione a catena che renderà instabile il sistema.
Se si pensa ad una proteina che è una molecola enorme e che funziona principalmente grazie alla sua con-
formazione ottenuta attraverso una serie di legami complicatissimi, basta che un radicale libero porti via un
elettrone e tutta la proteina cambia la sua conformazione spaziale e diventa inutilizzabile.
Questo è uno dei motivi per cui ai radicali liberi viene data la colpa di causare un precoce invecchiamento dei
tessuti. Il nostro organismo non può sintetizzare vitamina C, cosa che molti animali possono fare, la maggior
parte della protezione endogena dai radicali liberi è demandata proprio al glutatione.
Il glutatione, grazie al gruppo SH , è in grado di cedere elettroni rimanendo stabile. Lo può fare in due manie-
re, la prima intervenendo direttamente con il radicale libero, la seconda riducendo a sue spese altri antios-
sidanti come l’acido ascorbico. L’altra importantissima azione del glutatione nel liberarci dalle tossine invece
si esplica attraverso l’azione combinata di una classe di enzimi che si chiama Glutatione S Transferasi o GST.
Questa classe di enzimi catalizza le reazioni che vedono coinvolto da una parte il GSH e dall’altra la molecola
da eliminare/variare/metabolizzare/inertizzare. Attraverso la loro azione si possono rendere idrofile sostan-
ze che nell’acqua non si scioglierebbero, forzando l’attacco di un gruppo polare in una molecola che polare
non è, oppure ionizzando atomi che in forma metallica non sono solubili. Prendiamo ad esempio il Ferro,
come ferro metallico è assolutamente non solubile, ma una volta ossidato a ione ferroso o ferrico lo diventa
e può viaggiare disciolto nei liquidi.

Ricapitolando le funzioni principali del glutatione sono:

●● Neutralizzazione di radicali liberi ROS e RNS e quindi combattere lo stress ossidativo.


●● Idrofilazione di composti normalmente idrofobici.
●● Inertizzazione di molecole tossiche.
●● Regolazione dell’apoptosi (questa la vediamo meglio in seguito).

NAC O N-ACETYL-CISTEINA

Importante precursore del glutatione.


La grande utilità della molecola si esplica a livello epatico in primis, la Nac infatti svolge una potente azione
epato e nefro protettrice, favorendo l’eliminazione dei metalli pesanti.

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8. Stress Ossidativo e Antiossidanti

VITAMINA C O ACIDO ASCORBICO

La maggior parte degli animali ha nel fegato un enzima che è in grado


di sintetizzare la vit. C a partire dal glucosio, purtroppo a quanto sembra
l’essere umano nel corso della sua evoluzione ha perso la capacità di fare
questa sintesi, ed è diventato dipendente dalla sua assunzione tramite l’a-
limentazione.
La vitamina C è importante per il corretto funzionamento del sistema im-
munitario e la sintesi di collagene nell’organismo. Il collagene rinforza i
vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa. L’uomo non può creare collage-
ne senza la vitamina C.
Sembra che la vitamina C abbia un ruolo importante, soprattutto in reazioni di ossidoriduzione catalizzate
da ossigenasi, e svolga un’azione antistaminica. Tra i processi più noti in cui la vitamina dovrebbe intervenire
si ricordano:

●● idrossilazione della lisina e della prolina ad opera della prolina idrossilasi e della lisina idrossilasi, rea-
zioni importanti per la maturazione del collagene,
●● idrossilazione della dopamina per formare la noradrenalina,
●● sintesi della carnitina,
●● catabolismo della tirosina,
●● amidazione di alcuni peptidi con azione ormonale,
●● sintesi degli acidi biliari,
●● sintesi degli ormoni steroidei per intervento durante le -reazioni di idrossilazione,
●● riduzione dell’acido folico per formare la forma coenzimatica,
●● aumento dell’assorbimento di ferro per riduzione del Fe (III) a Fe (II)
●● azione di rigenerazione della vitamina E per cessione di un -elettrone al radicale α-tocoferossilico.

Sembra, inoltre, che la vitamina C possa diminuire la formazione di nitrosammine intestinali e ridurre vari
composti ossidanti (il radicale superossido, l’acido ipocloroso e i radicali idrossilici).

COENZIMA Q10

Questa è una molecola ubiquitaria all’interno di ogni cellula, interviene come coenzima all’interno di ogni
mitocondrio durante la respirazione aerobica cellulare.
Siccome ha una fortissima capacità di trasporto degli elettroni, esplica una forte azione antiossidante, so-
prattutto a livello intracellulare. Svolge funzione cerebroprotettrice e cardioprotettrice, migliora fortemente
la possibilità di sopravvivenza dopo un infarto.
Il coenzima Q10 viene normalmente prodotto a livello epatico, ma tra i principali effetti collaterali delle stati-
ne c’è l’inibizione della sintesi epatica di Q10, con gravissime ripercussioni su tutto il metabolismo cellulare.
Nel caso di utilizzo di farmaci anticolesterolo si consiglia una supplementazione di questa preziosa sostanza.

VITAMINA E O ALFA TOCOFEROLO

Le azioni ed i meccanismi con cui la vitamina E agisce nell’organismo erano quasi del tutto oscuri fino ad un
decennio fa.
La vitamina E ha un ruolo importante, quale fattore antiossidante, nella prevenzione dell’ossidazione degli
acidi grassi polinsaturi, evento chiave nello sviluppo del processo di perossidazione lipidica. Tale evento, sca-
tenato dall’azione di radicali liberi, si sviluppa attraverso delle reazioni a catena che continuano il processo.

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8. Stress Ossidativo e Antiossidanti

La vitamina E è in grado di bloccare questo fenomeno donando un atomo di idrogeno ai radicali perossi-
lipidici, rendendoli in tal modo meno reattivi e bloccando di fatto la perossidazione lipidica. Tale reazione
redox trasforma la vitamina E in un radicale α-tocoferossilico che è piuttosto stabile, grazie allo sviluppo
di fenomeni di risonanza, e che può reagire con la vitamina C o con il glutatione o con il coenzima Q10 per
riformare l’α-tocoferolo.
Poiché lo sviluppo della perossidazione lipidica può determinare profonde alterazioni delle membrane cel-
lulari, si comprende il motivo per cui alla vitamina E è riconosciuto un ruolo importante nel mantenere tali
strutture indenni. Ciò è verificato anche dal fatto che gli eritrociti, che sono particolarmente sottoposti a
stress ossidativo, risentono abbastanza presto di stati carenziali di vitamina E divenendo più sensibili all’e-
molisi.
La vitamina E, inoltre, sembra regolare l’attività della lipossigenasi e della cicloossigenasi. Tali enzimi sono
coinvolti nella formazione di prostanoidi, composti capaci di mediare i fenomeni d’aggregazione piastrinica i
quali vengono accentuati dalla mancanza della vitamina.
Qualche studio biochimico ha evidenziato che il tocoferolo può interferire con l’attività di certe chinasi calcio/
fosfolipide-dipendenti o proteina chinasi C (PKCs). Studi più dettagliati hanno dimostrato che l’effetto diretto
sulla PKC è minimo; piuttosto, il tocoferolo interagisce direttamente con la proteina fosfatasi 2A (PP-2A), che
poi defosforila diversi substrati cellulari tra cui proprio alcune isoforme di PKC. Grazie a questo meccanismo,
inoltre, il tocoferolo a certe dosi può comportarsi da anti-proliferativo su cellule tumorali. La PP-2A, infatti
disattiva parzialmente le chinasi attivate dai mitogeni (MAPKs), che si sa essere utilizzate nella trasduzione
del segnale di molti fattori di crescita. L’azione del tocoferolo come tale o come derivato organico (succinato)
sulla crescita delle cellule maligne è provata da tempo.
Questa vitamina risulta particolarmente importante se si utilizzano supplementi di omega-3, ne previene in-
fatti l’ossidazione e protegge questi delicatissimi acidi grassi dai danni che l’aria e il tempo possono causare.
È stato riscontrato inoltre che la Vit E svolge un importante ruolo nell’azione dell’insulina, è in grado di miglio-
rare l’efficacia dell’ormone nei recettori di membrana e migliorarne quindi la sensibilità.
La vitamina E si può usare anche pura direttamente sulla pelle, dove è un vero toccasana.

ACIDO ALFA LIPOICO

Potente antiossidante che grazie alla sua straordinaria


capacità di essere solubile sia in acqua che nei grassi ri-
sulta ideale per raggiungere ogni parte dell’organismo.
È particolarmente consigliato agli endomorfi, e a chi ha
problemi di glicemia alta e soffre di insulinoresistenza,
perché ha tra le sue proprietà quella di poter migliorare
notevolmente la sensibilità all’insulina, abbassando di
fatto la glicemia. È in grado di rigenerare il glutatione
esausto, diventando la base di una barriera antiossi-
dante a prova di bomba.

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9. Istamina questa sconosciuta

9 Istamina questa sconosciuta


L’istamina è un derivato dell’amminoacido ISTIDINA, che ad opera di una decarbossilasi viene trasformata
in istamina.
L’istamina è pesantemente coinvolta nel funzionamento del sistema immunitario, in una corretta digestio-
ne, e nei meccanismi del sistema nervoso centrale, nel quale come neurotrasmettitore, comunica messaggi
importanti dal corpo al cervello.
È anche una componente fondamentale dei succhi gastrici col compito di degradare il cibo nello stomaco.
Il suo ruolo più conosciuto è quello che riguarda il sistema immunitario, l’istamina provoca una risposta in-
fiammatoria immediata determinando anche la dilatazione dei vasi sanguigni in modo che i globuli bianchi
possono trovare rapidamente l’infezione o lo stimolo infiammatorio.
Alcuni presentano una difficoltà a degradare correttamente l’istamina, si potrebbe sviluppare un caso di
intolleranza all’istamina.

Poiché viaggia attraverso il flusso sanguigno, l’istamina può influenzare l’intestino, i polmoni, la pelle, il cer-
vello e tutto il sistema cardiovascolare, contribuendo ad una vasta gamma di problemi che sono spesso di
difficile individuazione diagnosi e soprattutto collegamento.

►► I sintomi più comuni di intolleranza all’istamina includono:


●● Mal di testa/emicrania
●● Difficoltà ad addormentarsi, facile eccitazione
●● Ipertensione
●● Vertigini o capogiri
●● Aritmia, tachicardia
●● Difficoltà regolazione della temperatura corporea
●● Ansia
●● Nausea
●● Crampi addominali
●● Congestione nasale, starnuti, difficoltà respiratorie
●● Ciclo mestruale anormale
●● Orticaria
●● Stanchezza
●● Edema
●● Prurito “Sine Materia”

►► Quali possono essere le cause di livelli elevati di istamina?


●● Allergie (reazioni IgE)
●● Proliferazione batterica (SIBO)
●● Permeabilità intestinale
●● Sanguinamento gastrointestinale
●● Bevande alcoliche fermentate come il vino, champagne e la birra
●● Carenza di Diamino-ossidasi (DAO)
●● Alimenti ricchi di istamina

►► I motivi per cui si verifica un accumulo di istamina sono 3:


1. Istamina “esogena” proveniente principalmente dai cibi
2. Istamina “endogena”, prodotta in risposta a stimoli direttamente dall’organismo
3. Deficit del DAO a causa di alimenti che bloccano la funzionalità dell’enzima

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9. Istamina questa sconosciuta

CATEGORIA 1 CATEGORIA 2
ALIMENTI RICCHI DI ISTAMINA ALIMENTI CHE PROVOCANO RILASCIO DI ISTAMINA
Bevande alcoliche fermentate: soprattutto il vino,
Alcol
champagne e birra
Alimenti fermentati: crauti, aceto, salsa di soia, kefir,
Banane, papaia, ananas, kiwi, fragole
yogurt, Kombucha, ecc.

Aceto e sottaceti Cacao, fave di cacao, cioccolato

Salumi, in special modo pancetta, salame Latte vaccino

Alimenti inaciditi: panna acida, latte acido, latticello,


Noccioline
pane inacidito, alimenti più diffusi all’estero

Frutta essiccata: albicocche, prugne, datteri, fichi, uva passa Pomodori

La maggior parte degli agrumi Molluschi

Formaggi stagionati tra cui il formaggio di capra Germe di grano (glutine)

Frutta a guscio: noci, anacardi, arachidi e mandorle Molti conservanti artificiali e coloranti

Verdure: solanacee, spinaci e pomodori

Pesce affumicato e alcune specie di pesci: sgombri, lampughe, ALIMENTI A BASSO CONTENUTO DI ISTAMINA
tonno, acciughe, sardine

Carne cucinata, pollame (surgelati o freschi)

CATEGORIA 3
Pesci freschi
ALIMENTI CHE BLOCCANO IL DAO

Alcol Uova cotte

Bevande energetiche Riso

Tè nero Frutta fresca: mango, pera, anguria, mela, melone

Ortaggi freschi (fatta esclusione di quelli precedentemente


Tè Mate
elencati)
Sostituti del latte:
Tè verde
latte di cocco, latte di riso, latte di canapa, latte di mandorla

Oli da cucina: olio di oliva, olio di cocco

Tisane

COME SI PUÒ FAVORIRE LA DEGRADAZIONE DELL’ISTAMINA?

Una volta formata l’istamina, le sue vie di degradazione sono fondamentalmente due. Per l’istamina tissu-
tale e nervosa l’enzima coinvolto è la N-metiltransferasi (HMT), l’istamina nel tratto digestivo è degradata
principalmente dal diammina ossidasi (DAO). Fare questa distinzione è fondamentale, chi soffre di proble-
matiche digestive può essere carente di DAO, al contrario se la sintomatologia è più nervosa, dermatologica,
forse il problema potrebbe essere l’HMT.
L’HMT essendo un enzima coinvolto nelle metilazioni, ci apre la porta a tutte le anomalie polimorfiche che
riguardano l’MHTFR e in genere il metabolismo metilatorio.

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9. Istamina questa sconosciuta

CAUSE DI BASSA DAO

►► Endogene:
●● L’intolleranza al glutine
●● Permeabilità intestinale
●● SIBO
●● Alcool, bevande energetiche, e tè: alimenti DAO-blocking
●● Mutazioni genetiche
●● Infiammazione da Crohn, colite ulcerosa e malattie infiammatorie intestinali

Si sottolinea che la SIBO è una delle principali cause di eccesso di istamina digestiva, visto che il metabolismo
batterico in eccesso comporta una abnorme produzione di istamina nel primo tratto digerente intasando la
capacità di degradazione del nostro organismo.

►► Farmaci:
●● Farmaci non steroidei anti-infiammatori (ibuprofene, l’aspirina)
●● Antidepressivi (Cymbalta, Effexor, Prozac, Zoloft)
●● Immunomodulatori (Humira, Enbrel, Plaquenil)
●● Antiaritmici (propanololo, metaprolol, Cardizem, Norvasc)
●● Antistaminici (Allegra, Zyrtec, Benadryl)
●● Istamina (H2) bloccanti (Tagamet, Pepcid, Zantac)

Anche gli inibitori di pompa, una classe di farmaci che riducono l’acidità gastrica e che sembrano aiutare a
prevenire l’intolleranza all’istamina, possono effettivamente esaurire i livelli di DAO.

Come intervenire in caso di intolleranza a Istamina


►► Rimuovere i cibi ad alto contenuto di istamina per 3 mesi.
►► Mappare i cibi che scatenano possibili sintomi.
►► Rimuovere i fattori ambientali controllabili, come la presenza di acari nell’ambiente o piante orna-
mentali di cui non si è certi del potenziale effetto allergenico.
►► Gestire SIBO e all’intolleranza al glutine, che sono cause di permeabilità intestinale.

L’ALCHIMIA DELLE AMMINE BIOGENE

L’istamina appartiene ad una classe di molecole chiamate ammine biogene, potenti molecole a base di ami-
noacidi che hanno funzione di segnalazione.
Gli aminoacidi sono i mattoni che costituiscono le proteine, l’istamina deriva dall’istidina. Le ammine biogene
sono utilizzate da tutti i tipi di piante e animali per regolare importanti funzioni corporee.
Le cellule sono in grado di sintetizzare ammine biogene, le generano e le rilasciano in quantità molto piccole,
dal momento che agiscono in modalità paracrina, si legano a specifici recettori sulle cellule bersaglio vicine,
innescando risposte mirate all’interno di tali cellule.
Non appena il messaggio viene recapitato, le ammine biogene sono velocemente degradate attraverso spe-
cifici enzimi per mantenere il loro enorme effetto biologico ben modulato.
Per trasformare un aminoacido base in una ammina biogena è necessario rimuovere il suo “gruppo carbos-
silico.” Questa rimozione richiede l’azione di particolari enzimi chiamati decarbossilasi.

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9. Istamina questa sconosciuta

L’enzima decarbossilasi trasforma l’aminoacido in ammina biogena rimuovendo il gruppo carbossilico.

Il meccanismo è davvero affascinante, ma le ammine biogene come l’istamina non sono create solo all’in-
terno dei nostri corpi per fini utili. Molte specie di batteri e lieviti contengono decarbossilasi, e anche loro
sono in grado di produrre ammine biogene a partire dalle proteine contenute negli alimenti che mangiamo
abitualmente. Carne, pesce, pollame e latticini sono ricchi di proteine e quindi di aminoacidi decarbossilabili.
Ogni volta che un alimento ad alto contenuto proteico come la carne, il pollame, o pesce non viene imme-
diatamente consumato o congelato, i microrganismi presenti nell’ambiente si mettono al lavoro, abbattendo
le sue proteine in frammenti sempre più piccoli, estremamente vari, e composti spesso puzzolenti, tra cui
proprio le ammine biogene. Nel nostro organismo, o comunque in un tessuto vivente, le ammine biogene
sono distrutte quasi immediatamente dopo la loro creazione attraverso enzimi specifici. Nei tessuti morti
invece, le ammine biogene prodotte durante la fermentazione si accumulano. Questo è il motivo per cui più
è vecchio un alimento, più alto è il suo livello di ammine biogene.
Alcune ammine biogene hanno odori sgradevoli, che possono essere utili per capire se un alimento è andato
a male, ma l’istamina in sé non ha alcun sapore ed è inodore, per cui non è possibile utilizzare il “naso” per
rilevare la sua presenza.
A peggiorare le cose, l’abitudine di fermentare alcuni cibi di proposito aggiungendo fermenti lattici per fare
formaggio e yogurt e lievito all’uva per fare il vino. Nel processo, alimenti come il latte, l’uva, e la carne, che
nelle loro forme fresche sono praticamente privi di istamina, possono diventare molto ricchi di istamina e
di altre ammine biogene. Così l’istamina può venire da dentro di noi o dall’esterno, ingerendola dai cibi che
mangiamo. Altra fonte può essere quella dei batteri nel nostro intestino, che a loro volta fermentano i cibi
che ingeriamo.

Ecco un elenco delle ammine biogene più comuni e gli aminoacidi da cui derivano.
Quelle in grassetto sono le più coinvolte nelle intolleranze alimentari.

AMINOACIDO AMMINE BIOGENE

Arginina Agmantina, Putrescina, Spermina, Spermidina

Istidina Istamina

Lisina Cadaverina

Ornitina Putrescina, Spermina, Spermidina

Fenilalanina Feniletilamina

Triptofano Triptamina, Serotonina

Tirosina Tiramina

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9. Istamina questa sconosciuta

L’istamina è un importante molecola messaggera responsabile di un numero impressionante di effetti biolo-


gici nel nostro corpo, aiuta a regolare diverse funzioni corporee, come la digestione, il sonno, la funzionalità
sessuale, la pressione sanguigna e il cervello.

Come può una molecola fare tante cose diverse?


Il segreto della versatilità dell’istamina è che può causare una varietà di differenti risposte nelle cellule vicine,
a seconda del tipo di cellule che si trovano nelle vicinanze, e quali recettori sono sulle loro superfici.

Solo alcune cellule del nostro corpo sono in grado di produrre l’istamina:
●● Cellule del sistema immunitario: mastociti e basofili
●● Apparato digerente: Cellule enterocromaffini della parete gastrica e alcuni batteri intestinali
●● Sistema nervoso: Neuroni istaminergici, SNC e SNP

L’istamina può legarsi a quattro diversi tipi di recet-


tori, e ogni recettore risponde a suo modo speciale
per istamina.

L’enzima istidina decarbossilasi (HDC) trasforma istidina in


istamina. La molecola di istamina si lega poi a uno dei quattro
diversi tipi -H1, H2, H3, H4- posizionati in luoghi diversi e che
svolgono funzioni diverse in tutto il corpo.
(Illustrazione di Suzi Smith)

A seconda della cellula bersaglio e del tipo di recettore con cui interagisce, una piccola molecola come l’ista-
mina può compiere una grande varietà di compiti.
Ad esempio, quando l’istamina si lega alle cellule speciali nella parete dello stomaco, l’acido cloridrico viene
secreto.
Quando l’istamina si lega ai recettori sulla superficie delle cellule dei grandi vasi sanguigni, le arterie si dila-
tano, abbassando la pressione.
Quando si lega a vasi più piccoli chiamati capillari, diventano più permeabili e i fluidi trasudano, con reazioni
quali naso che cola, edemi, gonfiore e ritenzione idrica.

Diagramma di riepilogo delle funzioni dell’istamina (Diagramma adattato da Maintz 2007 Am J Clin Nutr 85: 1185-1196)

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9. Istamina questa sconosciuta

L’istamina, per fare un paragone, è come una farfalla, vive veloce e muore giovane. Non appena trasporta
il suo messaggio, tramite uno speciale processo chimico nella cellula bersaglio è immediatamente distrutta
per evitare che impazzisca il metabolismo cellulare.
Se mangiamo alimenti ricchi di istamina, vale a dire dei salumi stagionati o un pezzo di formaggio stagionato,
ci sono enzimi specifici nel nostro intestino pronti a degradare l’istamina prima che il cibo sia assorbito nel
circolo sanguigno.
Le cellule che rivestono l’intestino tenue e il tratto superiore del colon rilasciano un enzima chiamato Diam-
mina ossidasi (DAO) molto presente nel tratto gastrointestinale, che crea la prima linea di difesa contro
l’esposizione eccessiva di istamina da cibi e bevande.
L’istamina che riesce a passare il DAO, dovrà fare i conti con un altro enzima ad azione distruttiva, l’istami-
na-N-metiltransferasi (HNMT), che si trova all’interno delle cellule dell’epitelio di rivestimento degli enterociti.

La maggior parte di istamina che consumiamo viene neutralizzata da DAO rilasciato nel tratto gastrointestinale o dal HNMT che si
trova nelle cellule che rivestono l’intestino. Questi enzimi impediscono all’istamina in eccesso di entrare nel flusso sanguigno. [Illustra-
zione di Suzi Smith; Adattato da Kovacova-Hanuskova 2015 Allergol Immunopathol (Madr) 43 (5): 498-506]

La maggior parte dei casi di intolleranza all’istamina si pensa siano causati da livelli inadeguati o da anomalia
funzionale di questi enzimi, soprattutto DAO…
Se gli enzimi sono carenti, l’istamina può passare ed entrare nel flusso sanguigno e iniziare il suo viaggio
interno al corpo, volenti o nolenti, avrà via libera alle nostre cellule.

REAZIONI ISTAMINA

In circostanze normali, piccole quantità di istamina sono innocue e non intralciano lo svolgimento del lavoro
quotidiano del nostro metabolismo. Ma ci sono un sacco di scenari che possono portare ad un eccessivo
accumulo di istamina.

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9. Istamina questa sconosciuta

Come per ogni tossina, “la dose fa il veleno.” Individui sani dovrebbe-
ro essere in grado di gestire gli alimenti che contengono da 50 a 100
mg/kg di istamina, ma le persone con intolleranza all’istamina gene-
ralmente reagiscono a livelli molto più bassi. I tipi di reazioni che si
possono verificare dipendono principalmente a quanta istamina sia-
mo esposti e a che zona del corpo è interessata.

Le reazioni si dividono in cinque categorie generali, i primi quattro scenari possono capitare a chiunque:

1. Anafilassi-massiccia, da rilascio endogeno di istamina nel sangue scatenata da reazione allergica.


2. Avvelenamento sgombroide, causato dal mangiare pesce andato a male, che può contenere più di
500 mg/kg di istamina.
3. Reazioni allergiche localizzate, congestione sinusali, orticaria.
4. Sovraccarico da istamina quando si esagera con cibi ricchi di istamina.
5. Intolleranza all’istamina, questa accade solo a persone sensibili con dosaggi inferiori a 50mg/kg.

►► Reazioni Anafilattiche
Quando si assumono alimenti a cui si è fortemente allergici le cellule del sistema immunitario liberano una
massiccia dose di istamina che inonda il flusso sanguigno scatenando specifiche reazioni tra cui il restringi-
mento delle vie respiratorie che possono portare a morte per soffocamento.

►► Avvelenamento sgombroide
È una reazione estrema al pesce andato a male che
può essere molto ricco di istamina, in genere il con-
tenuto può addirittura essere superiore a 500 mg/kg.
Tuttavia, la relazione tra i livelli di istamina e grado di
tossicità non è semplice; sembra che altre due am-
mine biogene possono anche svolgere un ruolo in
queste gravi reazioni: putrescina e cadaverina.
Entrambe queste ammine interferiscono con l’attivi-
tà del DAO, e quindi rendono più facile all’istamina
arrivare nel nostro sangue.
Alcune specie di pesci sono più frequentemente as-
sociati con l’avvelenamento sgombroide e la maggior parte di essi sono pesci dalla polpa scura, particolar-
mente ricchi di istidina:

Ricciola Sgombro Tonno

Acciughe Mahi Mahi Salmone*

Bluefish Marlin Pesce spada*

Cape Yellowtail Pilchards

Aringa Sardina

(*) Salmone e pesce spada sono comunemente associati con l’avvelenamento Sgombroide pur non avendo livelli particolarmente alti
di istidina nei loro tessuti.

►► Reazioni allergiche localizzate


Negli esseri umani, l’istamina è meglio conosciuta per il suo ruolo nella risposta allergica del corpo.
Nelle persone allergiche al polline che attraversano un campo di fiori le cellule che rivestono i seni nasali
reagiranno in modo eccessivo e rilasceranno troppa istamina, causando lacrimazione, starnuti, e così via.
Molte persone con allergie prendono un farmaco antistaminico per bloccare gli effetti di un eccesso di istamina.

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9. Istamina questa sconosciuta

►► Istamina in overdose
La maggior parte degli individui sani può tollerare una quantità che va da circa 50 a 100 mg/kg di istamina in
alimenti per pasto, ma superare questo limite può causare sintomi anche in persone senza anomalie.
La naturale capacità di neutralizzare l’istamina è molto variabile, per cui alcune persone possono sopportare
un sacco di alimenti ad alto contenuto di istamina, mentre altri sono più sensibili.

►► Istamina intolleranza
Il termine “istamina intolleranza” è stato introdotto come denominatore comune per i sintomi come dolori addo-
minali, flatulenza, diarrea, mal di testa, prurito (prurito), blefaredema (occhi gonfi), orticaria (orticaria), rinorrea
(naso che cola), dismenorrea (problemi relativi al ciclo mestruale), ostruzione respiratoria (difficoltà di respira-
zione), tachicardia (battito cardiaco), extrasistoli (palpitazioni) e ipotensione (bassa pressione del sangue) che si
verificano dopo il consumo di alimenti ricchi di istamina.
[Komericki 2010]

L’intolleranza all’istamina colpisce almeno l’1% della popolazione, e l’80% delle persone colpite sono di mezza età.

QUALI SONO LE CAUSE DELL’INTOLLERANZA ALL’ISTAMINA?

La maggior parte dei casi di intolleranza si pensa siano causati da livelli anormalmente bassi di quantità o
di attività del DAO. Il DAO si trova solo in alcuni distretti del corpo: l’intestino tenue, il colon ascendente, nei
reni, nel fegato e nella placenta.
Pertanto, tutto ciò che provoca danni temporanei o permanenti a uno di questi organi potrebbe influenzare
potenzialmente la funzionalità del DAO, in particolare il danno all’intestino, perché è lì che il DAO è più attivo.
Gli esempi includono la chemioterapia, la malattia di Crohn, la malattia celiaca, le malattie renali, l’insuffi-
cienza epatica, o un intervento chirurgico. A queste aggiungiamo la SIBO, e la Leaky GUT. Ad ogni modo un
intestino infiammato, avrà capacità di sintesi assai minori rispetto ad un intestino integro.
Anche in questo caso si verifica un altro pericoloso circolo vizioso, infiammazione, istamina, maggiore in-
fiammazione.
Anomalie genetiche nel DAO svolgono un ruolo in alcuni casi di intolleranza.
Il DAO richiede vitamina B6, vitamina C, rame e zinco al fine di funzionare correttamente, quindi in caso di
carenze di uno di questi microelementi, la tolleranza può diminuire fortemente.
L’HNMT invece, si trova in quasi tutti gli organi del corpo, compresi nelle cellule cerebrali e globuli rossi.
Con l’HNMT si unisce l’altro capitolo di importante interesse: quello riguardante l’efficienza metilatoria.
L’HNMT catalizza lo spostamento di un gruppo metile dal SAM, che è uno dei massimi donatori di gruppi
metile nel nostro metabolismo, all’istamina, trasformandola in N-metlistamina.
Nei portatori di polimorfismi MHTFR, la produzione di SAM-E è notevolmente ridotta, e con essa la disponi-
bilità di substrato necessario alla degradazione dell’istamina stessa.

HER-STAMINE?

Circa l’80% delle persone con istamina intolleranza


sono donne. Ciò accade perché gli estrogeni e l’ista-
mina si rafforzano a vicenda, il che significa che gli
estrogeni aumentano i livelli di istamina e viceversa.
Dal momento che le donne hanno livelli più elevati di
estrogeni rispetto agli uomini, di conseguenza han-
no livelli più elevati di istamina rispetto agli uomini.
È ovvio quindi che bastano minori quantità di cibi ad

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9. Istamina questa sconosciuta

alto contenuto di istamina per sopraffare gli enzimi istamina-distruttori.


L’istamina è nota per aumentare la produzione di estrogeni.
Questo è un fattore molto importante al quale pensare, perché ingerire grandi quantità di istamina da un
giorno all’altro può mettere le donne su un ottovolante ormonale dovuto al fluttuante livello di estrogeni.
Le donne possono essere più sensibili all’istamina negli alimenti durante i vari punti del ciclo, quando i livelli
di estrogeni sono più alti, cioè tutta la fase antrale fino all’ovulazione, oppure se si stanno assumendo inte-
gratori di estrogeni.
L’istamina provoca il rilascio di ossido nitrico nelle arterie che circondano il cervello, che porta a mal di testa
e getta le basi per le famose “emicranie mestruali”.
Le donne hanno un maggior numero di recettori H1 nel cervello rispetto agli uomini, il che significa che il
cervello delle donne è naturalmente più sensibile all’istamina (vedere la sezione salute mentale sotto).
Uno dei molti ruoli naturali dell’istamina nel corpo è quello di stimolare la contrazione dell’utero. Questo
spiega perché l’intolleranza all’istamina può causare o peggiorare crampi pre-mestruali.
Soprattutto è affascinante che le donne in gravidanza in genere si sentono meno afflitte da allergie e in-
tolleranze, perché la placenta produce fino a 500 volte la quantità normale di DAO, l’enzima che distrugge
l’istamina, al fine di proteggere il feto dalla tossicità dell’istamina stessa.

E LE ALTRE AMMINE BIOGENE

Negli alimenti, l’istamina non è mai sola, è sempre accompagnata da una notevole quantità di altre ammine
biogene. Questo rende i sintomi e la diagnosi di intolleranza all’istamina complicata e talvolta piuttosto im-
prevedibile.
Putrescina e Cadaverina negli alimenti possono causare problemi interferendo con l’attività del DAO, ren-
dendo più difficile per noi la degradazione dell’istamina nel nostro intestino. Questo può aumentare il livello
di istamina al quale siamo esposti.
Più alto è il livello di putrescina e cadaverina in un alimento, maggiore è il livello effettivo di istamina.
La Tiramina è degradata non dal DAO, ma da un enzima diverso chiamato monoamino-ossidasi (MAO).
La Tiramina è quindi nota per causare problemi nelle persone che assumono antidepressivi antiquati chia-
mati “MAO-inibitori”, i quali bloccano la distruzione della tiramina. Se la tiramina si accumula, si possono
verificare forti mal di testa e una pericolosa pressione alta sanguigna.
Qui esiste un altro collegamento importante, i soggetti con polimorfismi sul MAO A e sul MAO B, sono esposti
ad un alterato effetto dell’istamina, sia per l’effetto simbiotico con le altre ammine che non vengono degra-
date efficacemente, sia per l’effetto sul tono umorale dovuto alla non corretta degradazione dei neurotra-
smettitori.

E NON È SOLO DI ISTAMINA CHE SI PARLA... ALTRI FATTORI

Non è semplice capire se si soffre di intolleranza all’istamina oppure no...


Oltre al fatto che altre ammine biogene possono influenzare tutto il sistema attraverso il cibo che mangiamo,
ci sono molte altre variabili che determinano specifiche reazioni agli alimenti:

●● Alcuni farmaci interferiscono con l’attività del DAO, compresi i FANS come l’ibuprofene.
●● I livelli di estrogeni stimolano la produzione di istamina.
●● Lo stress e le cellule immunitarie in risposta a danni fisici o allergici possono liberare istamina e altre
sostanze pro-infiammatorie.
●● L’alcol interferisce con l’attività del DAO.
●● Anche se a bassa istamina, i “cibi allergizzanti” stimolano direttamente mastociti a liberare istamina.
●● Ci sono cibi a basso contenuto proteico, spesso alimenti vegetali, a bassa istamina naturalmente ric-

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9. Istamina questa sconosciuta

chi di istidina, che si trasforma in istamina sotto le giuste condizioni.


●● Alcune specie di batteri intestinali contengono istidina decarbossilasi e quindi in grado di generare
istamina dalle proteine negli alimenti che mangiamo. Questo è più probabile che si verifichi con ali-
menti che sono difficili per noi da digerire completamente, perché tali alimenti arrivano più in basso
nel nostro sistema digerente, nel colon soprattutto, dove la maggior parte dei batteri vive. Questo è
solo uno dei motivi per cui ha senso ridurre al minimo gli alimenti “fermentabili” come i legumi e i cibi
ricchi di proteine poco digeribili come glutine e caseina. Questa è una delle chiavi per cui soggetti che
non risultano intolleranti al glutine, possono comunque avere problemi dalla sua ingestione. Essendo
una proteina che supera indenne il tenue e arriva al colon, può diventare substrato ottimale per la
produzione di grandi quantità di istamina e di altre ammine biogene.

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10. Sindrome Dismetabolica e Psoriasi

10 Sindrome Dismetabolica e Psoriasi


Nei paesi sviluppati, la sindrome metabolica è un problema serio e sempre più diffuso. Lo sviluppo della
sindrome metabolica dipende sia dalla distribuzione che dalla quantità di grasso.
L’eccesso di grasso addominale determina un eccesso di acidi grassi liberi nella vena porta, con aumento
dell’accumulo lipidico nel fegato. Il grasso si accumula anche nelle cellule muscolari.
Si sviluppa insulino-resistenza insieme ad iperinsulinemia. Il metabolismo del glucosio è ridotto e si svilup-
pano dislipidemie e ipertensione.
I livelli sierici dell’acido urico sono tipicamente elevati (aumentando il rischio di gotta) e si sviluppa uno stato
protrombotico (con livelli aumentati di fibrinogeno e dell’inibitore dell’attivatore del plasminogeno di tipo I).

PSORIASI E SINDROME METABOLICA

Da un punto di vista scientifico, la psoriasi deve essere considerata una condizione infiammatoria sistemica
vista la presenza a livello ematico di elevate quantità di biomarcatori di infiammazione e la possibilità di do-
cumentare attraverso tecniche di imaging come l’infiammazione vado oltre il distretto corporeo.
Sono numerosi gli studi che dimostrano come le persone che soffrono di psoriasi abbiamo maggiore preva-
lenza di sindrome metabolica rispetto alla popolazione generale. È inoltre documentato come la gravità del
quadro psoriasico si associ a maggiore probabilità di sindrome metabolica rispetto ai casi di psoriasi più lieve.

PERCHÉ È DERMINANTE GESTIRE L’INSULINORESISTENZA NELLA PSORIASI

Le molecole infiammatorie associate alla psoriasi possono non solo opporsi agli effetti dell’insulina, ma an-
che contribuire agli effetti a valle di insulino-resistenza. Lo stato di infiammazione sistemica presente nelle
forme di psoriasi in fase attiva non fa altro che intensificare i danni dell’insulino-resistenza.
I mediatori infiammatori contribuiscono inoltre allo sviluppo della placca aterosclerotica e continuando
l’infiammazione possono anche provocare rottura della placca aterosclerotica comportando quindi eventi

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10. Sindrome Dismetabolica e Psoriasi

tromboembolici. Esempi di tali mediatori sono interleuchine 6, 8, 17 e 18; TNF-alfa.


L’Insulina è nota per il marcato effetto pro-infiammatorio. L’ ipersecrezione insulinica promuove una mag-
giore attività di un enzima chiamato delta-5-desaturasi, il quale trasforma gli acidi grassi omega-6 nel pro-in-
fiammatorio acido arachidonico e con l’aumento del tessuto adiposo aumenta anche la sede dove vengono
sintetizzate citochine infiammatorie come adipochine e IL-6.
Si comprende quindi come l’infiammazione sistemica presente nella psoriasi e gli effetti infiammatori dell’in-
sulina inneschino un circolo vizioso che se non spezzato determina conseguenze pericolose.

PSORIASI, DOSARE SEMPRE I LIVELLI EMATICI DI OMOCISTEINA

Studi condotti su pazienti psoriasici hanno dimostrato non solo livelli maggiori di omocisteina in circolo
rispetto ai controlli, ma anche osservato che l’iperomocistinemia correla direttamente con la severità della
psoriasi. Gli autori di recenti pubblicazioni scientifiche hanno teorizzato che l’iperomocistinemia in pazienti
psoriasici sia determinata da una carenza di acido folico, probabilmente determinata da un eccessivo consu-
mo nell’aumentato turnover cutaneo.
Nella valutazione dei casi di iperomocisteinemia è inoltre indispensabile escludere deficit enzimatici coinvolti
nei vari processi di metilazione come polimorfismi MTHFR. (Nel capitolo dedicato alle vitamine del gruppo B
è dedicato l’approfondimento ai deficit metilatori e possibili interventi).

PSORIASI E RISCHIO CARDIOVASCOLARE

Come già sottolineato in precedenza, i mediatori infiammatori che caratterizzano la psoriasi contribuiscono
allo sviluppo della placca aterosclerotica e continuando l’infiammazione possono anche provocare rottura
della placca aterosclerotica comportando quindi eventi tromboembolici.
Inoltre l’iperomocistinemia, fattore indipendente di rischio cardiovascolare, sembra avere un ruolo nella
relazione tra psoriasi e malattie cardiovascolari.
È noto che valori abnormi di omocisteina plasmatica promuovono lo stress ossidativo e la conseguente di-
sfunzione endoteliale, oltre a contribuire a uno stato pro trombotico attraverso l’aumento del fibrinogeno
plasmatico. È noto che vari farmaci impiegati nel trattamento sistemico della psoriasi possono influenzarne
la prognosi a causa di vari effetti collaterali, alcuni dei quali di natura cardiovascolare. Tra questi è dimostra-
to che l’uso di metotrexate aumenta i valori di omocisteina plasmatica.

PSORIASI E STEATOSI EPATICA: UNA NOCIVA SINERGIA

Numerosi studi epidemiologici confermano la crescente prevalenza di steatosi epatica non alcolica in pazien-
ti che soffrono di psoriasi grave (con più del doppio del rischio riportata per pazienti senza psoriasi).
La sofferenza epatica è più grave nei pazienti con psoriasi rispetto ai controlli senza psoriasi ed in caso di
psoriasi è influenzata dalla gravità della psoriasi stessa.
Questa nociva sinergia ha un’origine patogena comune: resistenza all’insulina e la sindrome metabolica.
La malattia si manifesta con una maggiore intensità quando entrambe le condizioni si co-verificano.
Inoltre, psoriasi e steatosi epatica sono caratterizzate da uno sfondo infiammatorio comune citochine-me-
diato, che comporta uno squilibrio tra citochine pro-infiammatorie e anti-infiammatorie.

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11. Il fattore endocrino nella Psoriasi: ipotiroidismo, stress surrenalico e ormoni sessuali

Il fattore endocrino nella Psoriasi:


11 ipotiroidismo, stress surrenalico e ormoni sessuali
È sempre più assodata l’importante correlazione tra pelle e sistema endocrino.
La cute è sede di espressione e di attività di diversi recettori ormonali: gli ormoni esercitano i loro effetti
biologici sulla pelle attraverso l’interazione con i recettori ad alta affinità, come ad esempio i recettori per
ormoni peptidici, neurotrasmettitori, recettori per gli steroidi e ormoni tiroidei.
La pelle umana produce, attiva o disattiva metabolicamente numerosi ormoni che sono estremamente im-
portanti sia per le funzioni locali che per le funzioni dell’intero organismo umano. Stiamo parlando di ormoni
sessuali, del fattore di crescita insulino-simile, neuropeptidi, prolattina, catecolamine, retinoidi, steroidi, vi-
tamina D e eicosanoidi.
Queste funzioni sono svolte in molti casi di diverse popolazioni cellulari della pelle in modo coordinato, indi-
cando l’autonomia endocrina della pelle. Per tutti questi motivi comprendiamo come la pelle umana possa
essere definita il più grande organo endocrino periferico.
Alla luce di queste iniziali considerazioni si può comprendere come un protocollo di medicina funzionale
dedicato alle patologie cutanee debba prevedere importanti interventi anche sul sistema endocrino.
Quando si parla di “interventi sul sistema endocrino” non si intende esclusivamente le prescrizione di una
terapia mirata per vere e proprie patologie endocrine come un conclamato ipotiroidismo di hashimoto ma
di un percorso mirato a correggere anche squilibri ancora in fase borderline.
Minimi malfunzionamenti delle più importanti ghiandole endocrine: tiroide, surrene e organi sessuali sono
infatti più che sufficienti per influenzare l’andamento di una malattia dermatologica come la Psoriasi e ral-
lentarne il processo di remissione.
Lo scopo di questo capitolo è quindi quello di fornire indicazioni per diagnosticare e trattare anche i casi di
malfunzionamento subclinico dal momento che anche minimi squilibri possono trasformasi in possibili fat-
tori che ostacolano la remissione.

ORMONI BIOIDENTICI

In questo capitolo verranno menzionati interventi farmacologici con Ormoni Bioidentici.


Gli ormoni bioidentici a differenza dei farmaci sono composti caratterizzati da una struttura molecolare
identica ai composti endogeni prodotti dal nostro corpo per questo motivo esercitano la stessa azione sui
recettori e sono sottoposti allo stesso metabolismo e processi di eliminazione.
Dal momento che devono mimare gli effetti fisiologici degli ormoni endogeni è necessario determinare la
concentrazione attraverso test ematici o salivari e assumerne dosi equivalenti a quelle che dovrebbe pro-
durre il corpo quotidianamente.
Non sono tossici, non interagiscono con i farmaci e non causano reazioni allergiche.
Non hanno effetti collaterali ma effetti che se non conosciuti e gestiti possono arrecare danno: una dose ec-
cessiva, il metodo di assunzione sbagliato o lo squilibrio con altri ormoni possono dare sintomi spiacevoli e
conseguenze dannose per la salute. Per questo motivo queste terapia devono essere intraprese sotto stretto
controllo medico.

IPOTIROIDISMO E PSORIASI

L’ipotiroidismo è assai diffuso nella popolazione, sembra colpire per lo meno il 20/25% delle persone, so-
prattutto di sesso femminile. Ovviamente ci sono diversi livelli possibili, e la maggior parte delle casistiche
riguardano ipotiroidismi subclinici, che non danno sintomi apparenti, ma che portano comunque a tutta una
serie di problemi più subdoli, proprio perchè difficilmente diagnosticati.

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11. Il fattore endocrino nella Psoriasi: ipotiroidismo, stress surrenalico e ormoni sessuali

►► I sintomi di ipotiroidismo più frequenti sono:

●● Temperatura corporea bassa (<36.4C°)


●● Stanchezza e debolezza cronica
●● Freddolosità, intolleranza al freddo
●● Aumento di peso, obesità
●● Mixedema, soprattutto al viso (attorno agli occhi e alla mandibola), alle mani, agli arti.
●● Stitichezza
●● Pelle pallida e secca
●● Sudorazione ridotta
●● Estremità fredde e umide (viscide)
●● Infezioni ricorrenti soprattutto delle vie respiratorie (naso, gola, orecchie, bronchi)
●● Debolezza immunitaria: infezioni frequenti, candida
●● Unghie fragili, morbide, giallastre, striate o con solchi, letto ungueale pallido
●● Capelli fragili, sottili, secchi e opachi, caduta dei capelli, specialmente su fronte, nuca e zone temporali.
●● Diradamento dei peli, soprattutto su braccia, gambe (esterno del polpaccio) e ascelle
●● Diradamento o scomparsa del terzo esterno delle sopracciglia (segno di Hertoghe)
●● Diradamento delle ciglia
●● Ipoglicemia (sintomi più comuni: cefalea, brividi, sudorazione, tachicardia, stanchezza, senso di sveni-
mento, ansia fino ad attacchi di panico, ecc.)
●● Appetito ridotto, fino all’anoressia, oppure appetito aumentato. Gonfiore e pallore delle membrane
mucose
●● Labbra inspessite
●● Colorito rossastro sulle guance
●● Occhi rossi, irritati, secchi
●● Voce roca e profonda
●● Eloquio lento e monotono
●● Mimica lenta
●● Movimenti lenti
●● Macroglossia (lingua ingrossata) spesso con impronta dei denti sui lati
●● Indolenza, apatia, pigrizia, svogliatezza
●● Sonnolenza, letargia
●● Ipotonia (ridotto tono muscolare)
●● Carotenemia (colorazione giallastra del palmo di mani e piedi dovuta all’incapacità del fegato di con-
vertire il beta-carotene in vitamina A) (nei casi severi)
●● Depressione, umore malinconico
●● Diminuzione della memoria e dell’attività mentale
●● Stanchezza mentale
●● Difficoltà di concentrazione
●● Vertigini e giramenti di testa
●● Riduzione o scomparsa del desiderio sessuale
●● Disturbi e alterazioni del ciclo mestruale e Sindrome Premestruale
●● Infertilità, incapacità di rimanere incinta
●● Cefalea ed emicrania
●● Gonfiore alle caviglie
●● Ipotensione (pressione arteriosa bassa)
●● Polso lento (bradicardia) e molle
●● Toni cardiaci deboli
●● Dermatiti, eczemi, psoriasi, brufoli, acne
●● Dolori articolari e muscolari

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11. Il fattore endocrino nella Psoriasi: ipotiroidismo, stress surrenalico e ormoni sessuali

●● Debolezza muscolare
●● Crampi muscolari
●● Allergie
●● Dislipidemia (colesterolo aumentato)
●● Lassità dei legamenti (piede piatto, iper-flessibilità, scoliosi, postura piegata in avanti, valgismo, ten-
denza alle distorsioni, rotula dislocata)

Di fronte ad un sospetto ipotiroidismo i sintomi la fanno da padrone e devono orientare la diagnostica di


laboratorio. È Importante comprendere come alcune forme di ipotiroidismo subclinico possano manife-
starsi anche in presenza di esami laboratoristici ancora nei limiti. È opportuno contestualizzare sempre i
valori analitici col quadro clinico e progettare interventi terapeutici che devono avere uno scopo preciso:
eliminazione dei sintomi e raggiungimento dei valori ottimali, spesso rientrare nel range di normalità non è
sufficiente per il nostro obiettivo.
Una tiroide che non funziona perfettamente può essere la chiave di alcune mancate remissioni o recidive in
parecchi casi di Psoriasi.

TEST DI BARNES PER INDIVIDUARE L’IPOTIROIDISMO

È un semplice ma efficace test di “misurazione delle temperatura basale di Barnes“, che segnala qualsiasi
malfunzione tiroidea e che si fa in casa propria al mattino prima di alzarsi; questo test ha una sua storia che
inizia nei primi anni del secolo 20esimo, come riferisce in una sua pubblicazione del 1915 l’endocrinologo
belga il dott. Eugene Hertoghe.
Questo test, misurando la temperatura corporea del paziente a riposo, cioè in condizioni “basali”, consente
di capire se questo si trovi in uno stato ipometabolico, normale o ipermetabolico.
Poiché è la ghiandola tiroide che, come il termostato di una caldaia, regola quanto il nostro organismo con-
sumi, cioè bruci calorie, ad una temperatura corporea bassa corrisponderà una ridotta attività metabolica e
quindi uno stato di probabile ipotiroidismo.
Questo test fu messo a punto dall’endocrinologo americano Dr. Broda Barnes che dedicò cinquant’anni della
sua vita allo studio della tiroide e alla cura dei pazienti ipotiroidei. Egli dopo averlo confrontato con il test del
metabolismo basale ed averne riscontrato la validità, lo pubblicò negli anni ’40 su due importanti riviste me-
diche (JAMA e Lancet). Esso si basa sul fatto che una diminuzione della temperatura corporea è un sintomo
assai frequente in caso di ipotiroidismo, fatto già rilevato nel primo rapporto sul mixedema del 1888.
Prima di pubblicarlo Barnes testò la temperatura corporea di oltre 2000 persone, sia orale, che rettale, che
ascellare, e concluse che quell’ascellare era la più affidabile per questo scopo in quanto era meno influenzata
da eventuali processi infiammatori delle alte vie respiratorie o in caso di sinusiti croniche.

Il test dovrebbe essere effettuato dopo una notte di sonno regolare senza cibo, agitazione o esercizio fisico
per 12 ore. Inoltre il paziente non deve essere eccessivamente coperto a letto perché il calore delle coperte
potrebbe falsare il risultato.
Il termometro da usare, preferibilmente quello classico a mercurio o almeno quello in vetro ad alcol, dovreb-
be essere scaricato la sera e appoggiato sul comodino (al mattino non va fatto nessun movimento brusco
prima della misurazione, quindi nemmeno scaricare il termometro). I termometri elettronici sono meno
indicati per questo tipo di test.
Al risveglio, prima di fare qualsiasi cosa, senza alzarsi o muoversi troppo si prende il termometro dal como-
dino e lo si posiziona nel cavo ascellare. Dopo almeno cinque minuti si legge la temperatura e la si annota
su un foglio.
Il test va ripetuto per almeno 3 giorni consecutivi.
Gli uomini, i bambini e le donne in menopausa possono eseguire il test in qualsiasi giorno, mentre le donne
in età fertile (poiché la loro temperatura varia durante il ciclo mestruale mensile) dovrebbero eseguire il test

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11. Il fattore endocrino nella Psoriasi: ipotiroidismo, stress surrenalico e ormoni sessuali

il secondo, il terzo e il quarto giorno dopo l’inizio delle mestruazioni.


I valori normali della temperatura così misurata dovrebbero essere fra i 36,5°C e i 36,8°C. Valori inferiori
sono suggestivi di un ipotiroidismo, e più questi valori sono bassi più questa possibilità si rafforza.
Non è raro vedere pazienti con temperature basali addirittura di 35,5°C – 35,8°C, cioè ben un grado centigra-
do in meno del normale.

PERCHÈ IL CORRETTO FUNZIONAMENTO TIROIDE È COSÌ IMPORTANTE NEL PAZIENTE PSORIASICO

La letteratura ci conferma che il paziente Psoriasico presenta un maggior rischio di sviluppare patologie
tiroidee soprattutto se si parla di Ipotiroidismo.
Sempre facendo rifermento alle indicazioni della letteratura recente si comprende che gli ormoni tiroidei e
i rispettivi recettori sono importanti mediatori della proliferazione cutanea e dimostrano che TRs agiscono
come inibitori endogeni di infiammazione, molto probabilmente a causa interferenza con AP-1, NFKB, e
l’attivazione STAT3. Tutti questi meccanismi influenzano lo stato infiammatorio che caratterizza la Psoriasi.
Una carenza di ormoni tiroidei inoltre riesce a influenzare qualitativamente la produzione di sebo delle
ghiandole sebacee determinando una selezione positiva di lieviti a discapito della flora batterica cutanea.
Questo squilibrio nel paziente che soffre di Psoriasi Inversa potrebbe essere la causa di mancata risposta alla
terapia antimicotica standard o recidive frequenti.

ESAMI EMATOCHIMICI, QUALI RICHIEDERE E COME INTERPRETARLI

La tiroide è una ghiandola che si trova nella regione anteriore del collo e ha più o meno la forma di una farfalla.
La tiroide ha il compito di produrre gli ormoni che regolano finemente il metabolismo, e sono 4: T1, T2, T3, T4.
Sono tutti ormoni a base di iodio, la maggior parte dello iodio introdotto viene subito captato e immagazzi-
nato a livello tiroideo.
I primi due hanno azione biologica piuttosto scarsa, o forse non ancora ben conosciuta.
Si suppone che il T2 entri nella regolazione del metabolismo del grasso bruno per l’ossidazione ai fini di
mantenere la temperatura corporea. Il T3 invece è l’ormone tiroideo dotato della massima attività biologica,
viene prodotto in minima parte in questa forma, ed in grossa parte nel suo precursore il T4.
In pratica la tiroide sotto stimolo ipofisario produce T4 che ha una scarsa attività biologica, ma viene conver-
tito in T3 a livello tissutale tramite l’attività dell’enzima deiodasi che va a rimuovere un atomo di iodio.
Da questo comprendiamo che il TSH ci esprime lo stimolo ipofisario esercitato sulla tiroide, il T4 la capacità
della tiroide di produrre la corretta quantità di ormone e il T3 invece ci orienta riguardo il funzionamento
delle deionidasi periferiche.
Per questo motivo, per avere una visione completa della funzionalità tiroidea, è necessario indagare tutti e 3
i valori ricordando di interpretarli distinguendo tra valori normali e valori ottimali.

►► TSH
L’ormone tireotropo, meglio noto come TSH, è un ormone peptidico secreto dalle cellule tireotrope dell’ipofi-
si anteriore. Il dosaggio ematico di questo ormone è una analisi da non considerarsi estremamente affidabi-
le, non è detto che il sangue prelevato in un dato momento rispecchi fedelmente la realtà, poiché ci possono
essere variazioni significative dei livelli di ormoni nell’arco della giornata.
L’emivita del TSH è solo di un’ora per cui la sua produzione risente immediatamente di piccole fluttuazioni
nei livelli di T3 e T4 circolanti e di conseguenza, al momento del prelievo, il suo livello potrebbe essere un po’
più alto o un po’ più basso della media.
Altre variabili potrebbero essere come il paziente si sente al momento del prelievo, lo stress del prelievo
stesso, il momento della giornata, il giorno del ciclo mestruale di una donna, o infine come il campione stes-
so viene maneggiato, conservato e trasportato.

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11. Il fattore endocrino nella Psoriasi: ipotiroidismo, stress surrenalico e ormoni sessuali

►► T4
L’analisi di questo valore esprime la capacità della tiroide di produrre ormoni tiroidei.
I motivi di carenza sono molteplici. In caso di Ipotiroidismo primario il problema è a carico della tiroide e
l’ormone stimolante la tiroide (thyroid-stimulating hormone, TSH) è aumentato.
La causa più frequente è di origine autoimmune. Solitamente è causato dalla tiroidite di Hashimoto, ed è
spesso associato a un gozzo duro o, nel corso della malattia, a una ghiandola tiroidea ridotta di volume e
fibrotica, con scarsa o assente attività funzionale.
La 2ª forma più frequente è l’ipotiroidismo post-terapia, soprattutto in seguito a terapia con iodio radioattivo
o a intervento chirurgico per ipertiroidismo o gozzo. L’ipotiroidismo, che si manifesta in corso di eccesso di
terapia con propiltiouracile, metimazolo e ioduro, solitamente regredisce dopo l’interruzione della terapia.
La maggior parte dei pazienti con gozzo non correlato a tiroidite di Hashimoto è eutiroidea o ipertiroidea,
ma un ipotiroidismo associato a gozzo può manifestarsi nel gozzo endemico a causa della carenza di iodio.
La carenza di iodio riduce l’ormonogenesi tiroidea. In risposta, viene secreto l’ormone stimolante la tiroide
(TSH) che causa un aumento di volume della tiroide e un’aumentata captazione dello iodio; così, compare il
gozzo. Se il deficit di iodio è grave, il paziente diviene ipotiroideo.
La carenza di iodio può causare ipotiroidismo congenito. In tutto il mondo, nelle regioni gravemente io-
dio-carenti l’ipotiroidismo congenito (precedentemente definito cretinismo endemico) è una delle principali
cause di disabilità intellettiva. Rari difetti ereditari enzimatici possono alterare la sintesi dell’ormone tiroideo
e causare ipotiroidismo con gozzo (Gozzo congenito).
L’ipotiroidismo può verificarsi nei pazienti che assumono litio, forse perché il litio inibisce il rilascio degli or-
moni da parte della tiroide. L’ipotiroidismo può inoltre presentarsi nei pazienti che assumono amiodarone
o altri farmaci contenenti iodio e nei soggetti che assumono interferone-alfa e nei pazienti che assumono
inibitori del checkpoint o alcuni inibitori della tirosin-chinasi per il cancro.
L’ipotiroidismo può derivare anche dalla radioterapia effettuata per un cancro della laringe o per il linfoma
di Hodgkin (malattia di Hodgkin).

►► T3
La maggioranza di T3 è frutto di una conversione periferica eseguita dalle diverse forme di deionidasi.
Elevati livelli di T4 e bassi livelli di T3 ci orientano a ricercare perifericamente la causa dello squilibrio.

Fattori che possono inibire la conversione da T4 aT3:

●● Invecchiamento
●● Malnutrizione, specialmente carenza di alcuni nutrienti (inibisce la tiroide in vari modi): Selenio, Zinco,
Cromo, Iodio, Ferro, Rame, Vitamina A, Vitamine del gruppo B (soprattutto B2, B6, B12), Vitamina C,
Vitamina D, Vitamina E
●● Stress (eccessivo cortisolo)
●● Insufficienza surrenale
●● Carenza di GH (ormone della crescita)
●● Alogeni tossici (fluoro, cloro, bromo) e metalli pesanti (mercurio, piombo ecc.)
●● Pesticidi
●● Radiazioni
●● Interventi chirurgici
●● Eccesso di reverse T3 (rT3)
●● Dominanza estrogenica
●● Obesità
●● Malattie di fegato e reni (perché qui avviene la maggior parte della conversione T4 - T3), quali epatite
cronica, cirrosi e steatosi epatica ecc.
●● Denutrizione e digiuno
●● Alcol

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11. Il fattore endocrino nella Psoriasi: ipotiroidismo, stress surrenalico e ormoni sessuali

●● Dosi elevate dell’antiossidante acido lipoico


●● Fumo di sigarette
●● Quantità elevate di Crucifere (cavoli ecc.) e soia
●● Diabete
●● Emocromatosi
●● Farmaci (molti di questi inibiscono l’azione tiroidea in diversi modi):
 Cortisonici
 Beta-bloccanti
 Estrogeni per via orale come la pillola anticoncezionale e la terapia sostitutiva in menopausa (au-
mentano la TBG, cioè gli ormoni legati alle proteine e quindi indisponibili)
 Chemioterapici
 Antidepressivi
 Interferone Alfa
 Oppiacei
 Dintoina
 Teofillina
 Litio

Ricordiamo che i valori presi in esame fino ad ora misurano soltanto la quantità di ormoni circolanti nel san-
gue e non la quantità di questi che effettivamente entra nei tessuti per svolgere la propria funzione.
Infatti, la quantità di ormone tiroideo che entra nelle cellule ed esercita la sua attività può trovare degli osta-
coli: possiamo avere una “resistenza” dei recettori cellulari per gli ormoni stessi e possiamo avere un deficit
di conversione da T4 a T3, o le due cose possono presentarsi contemporaneamente.

►► Reverse-T3
Esistono diversi tipi di deionidasi dislocate in buona parte dei distretti corporei.
È importante sapere che alcune forme convertono il T4 in T3, mentre specifiche deionidasi utilizzano il T4 per
produrre una forma di T3 Inattivo noto come Reverse-T3 o RT3.
Questa molecola interagisce con i recettori per il T3 senza attivarli e tradurre il segnale che il T3 è deputato
a inviare. Questa possibilità di conversione del T4 in RT3 è un meccanismo di difesa che il corpo utilizza per
proteggersi da pericolose situazioni di ipertiroidismo.
Purtroppo però quando la quantità di RT3 abbonda a discapito di forti riduzioni della molecola attiva T3 ci si
trova in una situazione di Ipotiroidismo.
In questa situazione si assisterà alla comparsa dei sintomi tipici dell’ipotiroidismo, ma le comuni indagini di
laboratorio dosaggio di TSH, T3 e T4 non testimonieranno alterazioni.
Per questo motivo sarebbe utile in caso di dubbio dosare anche il Reverse-T3, purtroppo questa è una pra-
tica ancora poco diffusa.

Si consiglia di attuare tale analisi soprattutto nei seguenti casi:

●● Disfunzione surrenale (cortisolo troppo alto o troppo basso)


●● Diabete
●● Diete ipocaloriche
●● Carenza di ferro
●● Carenza di vitamina C, B12 e B6
●● Eccessiva attività fisica
●● Stress psicologico
●● Infiammazione cronica: produzione IL-6 e altre citochine pro-infiammatorie che stimolano la produ-
zione di rT3
●● Fratture gravi

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●● Grandi interventi chirurgici


●● Cirrosi epatica
●● Insufficienza renale

►► Globulina legante gli ormoni tiroidei


La maggior parte della tiroxina presente nel sangue è inattiva, poiché legata a proteine. In particolare essa è
legata ad una proteina (una alfa globulina) detta TBG “Thyroxina Binding Globulin”. Quando poi è presente
in eccesso, la tiroxina si lega anche ad altre proteine.
La tiroxina libera (FT4), ovvero non legata a proteine, è la forma effettivamente attiva dell’ormone: essa
agisce sulle cellule ed è trasformata in triiodotironina (T3). In caso di aumento di TBG si riduce la frazione di
ormone tiroideo libero e metaforicamente attivo.
Aumenti ematici di TGB possono ridurre l’efficacia degli ormoni tiroidei fino a determinare ipotiroidismo.
I livelli di TGB aumentano durante la gravidanza, in corso di terapia con estrogeni di sintesi e nelle malattie
epatiche. Diminuiscono in seguito alla somministrazione di androgeni e steroidi anabolizzanti, nella sindro-
me nefrosica ed in caso di forte carenza di proteine.

►► L’elenco completo ed esaustivo da fare è il seguente:

●● TSh
●● T3
●● T4
●● FT4
●● rT3
●● TBG
●● TRG-Ab
●● TPO-Ab

IPOTIROIDISMO, COME INTERVENIRE

Fino ad ora abbiamo analizzato le molteplici cause di malfunzionamento tiroideo, dopo questa approfondita
analisi è possibile evincere come gli interventi possibili siano di diverso livello:

►► Interventi nutrizionali: escludere gli alimenti che ostacolano il corretto funzionamento tiroideo o che
esercitano uno stimolo immunogeno in caso di patologia autoimmune.
►► Provvedere a colmare tutti gli squilibri di micro e micronutrienti coinvolti nelle diverse tappe della sintesi
di ormoni tiroidei.
►► Eliminare tutti i fattori che ostacolano la funzionalità delle deionidasi e che incentivano la formazione di
reverse-T3.
►► Riequilibrare i fattori che possono interferire con la sintesi epatica di TBG.
►► Terapia Farmacologica con Ormoni Tiroidei.

TERAPIA FARMACOLOGICA

La terapia farmacologica deve essere intrapresa sotto stretto controllo medico.


La terapia di prima scelta è la levotiroxina (T4). Nei casi in cui questa terapia non garantisca il raggiungimen-
to di valori adeguati di T3 si può associare l’assunzione diretta di triiodotironina (T3).
È possibile inoltre valutare la scelta di preparati galenici che contengano entrambi gli ormoni oppure l’estrat-
to di tiroide secca. La tiroide secca è prodotta con ghiandola tiroide di maiale essiccata e polverizzata e poi

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11. Il fattore endocrino nella Psoriasi: ipotiroidismo, stress surrenalico e ormoni sessuali

formulata in compresse. Essendo fatta con una ghiandola intera contiene tutti e cinque gli ormoni tiroidei (T1,
T2, T3, T4 e calcitonina) più altri fattori minori non ormonali contenuti naturalmente nella ghiandola stessa.

LIVELLI DI “STRESS” E CORTISOLO NEL PAZIENTE PSORIASICO

Il cortisolo viene prodotto normalmente nell’arco della giornata e ha un ritmo circadiano, segue cioè degli
orari molto precisi durante la giornata in cui viene rilasciata una maggiore o una minore quantità di cortisolo.
Tende ad essere più alto la mattina per dare maggiore energia al risveglio e ad abbassarsi alla sera per con-
sentire l’addormentamento ed un sonno ristoratore.

Per fare una analisi attendibile del livello del cortisolo è importantissimo che venga campionato nell’arco
delle 24 ore in modo da poter avere una curva quantitativa di tutta la giornata, un prelievo solo mattutino
non è sufficiente ad avere un quadro preciso della situazione.
È inoltre importante ricordare che la quota attiva di cortisolo corrisponde alla frazione libera non legata alle
proteine di trasporto. Valutare la quota libera di cortisolo attraverso prelievo ematico è laborioso.
Vista la necessità di isolare la frazione libera e di effettuare diverse misurazioni nell’arco della giornata il pre-
lievo di quattro campioni salivari diventa l’esame d’elezione per indagare lo stato delle ghiandole surrenali.

Analisi del cortisolo sulle 24 ore


di 4 campioni salivari

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Le funzioni biologiche del cortisolo sono davvero molte e tutte molto importanti e sono tutte correlate alla
nostra funzionalità adattogena:

1. Antinfiammatorio, agisce su ogni cellula e tessuto diminuendo l’infiammazione


2. Antiallergico
3. Antistress
4. Miglioramento dell’umore
5. Stimola la gluconegoenesi
6. Mantiene a livello adeguato la glicemia

Uno dei più grandi problemi del nostro vivere moderno, è dato proprio dal differente lavoro che i surreni
fanno rispetto all’azione fisiologica per i quali sono stati creati.
Lo stress acuto tipico del cacciatore/raccoglitore, è stato sostituito da uno stress cronico di durata indefinita.
Ogni aspetto della nostra vita, dalla vita famigliare a quella lavorativa, dal nostro comportamento alimenta-
re e dall’ambiente inquinato in cui viviamo va ad erodere progressivamente la funzionalità della ghiandola,
portandola in un primo tempo ad un carico di lavoro eccessivo con una sovraproduzione di cortisolo e dopo
qualche tempo ad un esaurimento con un crollo repentino della produzione degli ormoni surrenali con gra-
vissime ripercussioni per l’intero organismo.

Tutte le persone che soffrono di Psoriasi e tutti gli specialisti della salute si sono trovati almeno una volta a
interrogarsi riguardo la correlazione tra stress e psoriasi.
Il termine stress può essere declinato secondo vari approcci e spiegato attraverso molteplici definizioni a
seconda del contesto. In questo caso desideriamo farlo seguendo le indicazioni della medicina funzionale
correlando quindi lo stato di stress all’attività delle ghiandole surrenali e ad una possibile stanchezza da par-
te di questo importante organo.
Nel corso della visita dermatologica secondo l’approccio funzionale viene dato largo spazio ai segni e sintomi
di esaurimento delle ghiandole surrenali.
Il paziente può riferire i seguenti sintomi: difficoltà ad alzarsi al mattino, stanchezza continua non alleviata
dal sonno, pulsione verso i cibi salati, diminuzione della libido, diminuzione di abilità nel gestire lo stress, ten-
denza alla depressione, incapacità di divertirsi, ipoglicemia in occasione di pasti saltati e necessità di spuntini
nell’arco della giornata per non svenire, difficoltà nel prendere decisioni e problemi di memoria.
Nel corso della visita possono essere rilevati i seguenti segni obiettivi: Viso sottile, Dimagrimento (oppure
accumulo di grasso solo addominale), Tachicardia, Ipotensione, Pelle e occhi secchi, Capelli secchi, Perdita
peli ascellari e pubici e Muscoli flaccidi. In caso di tale riscontro è indispensabile non sottovalutare il quadro
e provvedere ad approfondire lo stato di salute delle ghiandole surrenali mediante il dosaggio del cortisolo
che può essere ematico o meglio ancora salivare.
Secondo la letteratura scientifica è comune riscontrare nel paziente psoriasico livelli di cortisolo più bassi
rispetto alla media. Preso atto di questi risultati è necessario elaborare una strategia e decidere come inter-
venire. Ma prima di tutto è necessario fare un passo indietro e interrogarsi sul motivo di tale stato di ipocor-
tisolismo e valutare se si tratta veramente di stanchezza ed esaurimento delle ghiandole surrenali.

STANCHEZZA SURRENALE O IPOCORTISOLISMO?

Studi effettuati sui ratti hanno dimostrato che una precedente esposizione alle endotossine provoca l’ipore-
sponsività delle ghiandole surrenali alla stimolazione con ACTH. (L’ACTH è un ormone importante responsa-
bile dell’attivazione del rilascio di cortisolo).
Non è la fatica. È la DISREGOLAZIONE del sistema ormonale e nervoso. I bassi livelli di cortisolo hanno una
causa sottostante: è l’iporesponsività surrenalica all’ACTH.
È ben noto che le endotossine sono un potente stressor sistemico che attiva l’asse HPA. La risposta princi-

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pale dell’asse HPA indotta dalla sfida dell’endotossina è mediata da queste citochine: IL-1, IL-6 e TNF-alfa.
Queste citochine sono le stesse che sono fortemente coinvolte nell’infiammazione associata alla psoriasi e
che stimolano le cellule immunitarie che a loro volta influenzano i vari percorsi dell’asse HPA.
Il deficit di produzione di cortisolo può essere correlato ad un adeguamento funzionale delle surrenali in
seguito ad un meccanismo di feed back negativo da parte del cervello e dell’ipotalamo che bilanciano la pro-
duzione di cortisolo per limitare la sua azione dannosa.

IPOCORTISOLISMO: UN MECCANISMO DI DIFESA?

Raison e Miller suggeriscono che l’ipocortisolismo potrebbe essere una risposta adattativa a determinati tipi
di stress cronico.
Sappiamo che la risposta allo stress ha un ruolo fondamentale nella riduzione della produzione di citochine
pro-infiammatorie durante le parti successive di un’infezione. Ma cosa succede se l’infezione non è stata
risolta nel momento in cui si attua l’inibizione del sistema immunitario?
Raison e Miller chiedono se sia peggio un’infezione cronica o una reazione anomala allo stress.
Suggeriscono che il corpo potrebbe abbassare la sua produzione di glucocorticoidi per consentire l’attività
del sistema immunitario.

PRIMA DI CORREGGERE L’IPOCORTISOLISMO È UTILE INTERVENIRE SUI FATTORI SCATENANTI

Nel momento in cui si identificano alcuni casi di ipocortisolismo come conseguenza di situazioni infiamma-
torie e persistenza di endotossine verosimilmente di origine infettiva è necessario intraprendere un appro-
fondito percorso diagnostico per identificare possibili focolai ancora presenti nell’organismo.
Indagini approfondite per la ricerca di patogeni a livello intestinale e l’esame del sangue attraverso la meto-
dica del campo oscuro ne sono un esempio.

I POSSIBILI INTERVENTI IN CASO DI IPOCORTISOLISMO

►► Ridurre le endotossine
►► Equilibrare sistema endocrino
►► Gestire Ipoglicemia
►► Gestire Disbiosi
►► Correggere lo stile di vita
►► Integratori per stimolare Ghiandole Surrenali
►► Terapia Ormonale con Ormoni Bioidentici

Dopo aver lavorato su tutte le cause di ipocortisolismo è possibile ripristinare l’attività delle ghiandole surre-
nali attraverso un protocollo integrativo mirato che prevede l’utilizzo dei seguenti integratori:

●● Rodiola Rosea
●● Radice di Liquirizia
●● Withania sonnifera o ginseng indiano
●● Vitamina C
●● Vitamine B1 - B6 - B12
●● Vitamina D
●● Zinco
●● Magnesio

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11. Il fattore endocrino nella Psoriasi: ipotiroidismo, stress surrenalico e ormoni sessuali

B1
cofattore in molte delle vie enzimatiche necessarie a produrre gli ormoni surrenalici.

B6
aiuta a mantenere il funzionamento ed il controllo ritmico dell’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surreni).

Rodiola Rosea
3% 250 mg (rhodiola rosea è una pianta adattogena in grado di influenzare positivamente nelle situazione di
stress fisico e mentale modulando la produzione di cortisolo).

Estratti di liquirizia
acido glicirrizico e glicirretico inibiscono l’enzima 11BHSD 11-β-idrossisteroide deidrogenasi che è responsa-
bile dell’inibizione del cortisolo, questa inibizione causa un aumento dei livelli di cortisolo.

Vitamina C
è assolutamente essenziale non solo per mantenere livelli ottimali di cortisolo ma anche per la produzione
delle catecolamine (adrenalina-noradrenalina).
Le surrenali presentano la più grande concentrazione di vitamina C del nostro corpo e, durante un periodo
di stress, rilasciano la vitamina C dal loro deposito favorendo una vasodilatazione locale che permette una
maggior produzione di cortisolo.

Withania sonnifera o ginseng indiano o ashwganda


(200-400 mg) è un’altra pianta adattogena utile negli stati di ansia e insonnia ed è in grado di ridurre la pro-
duzione di cortisolo quando è troppo alto e alzarlo quando è troppo basso.

Se l’approccio integrativo non è sufficiente è possibile ricorrere ad una terapia “ormonale aggiuntiva” con
Cortisolo Bioidentico seguendo le Indicazioni del Dott. William Jefferies nel libro “Safe Uses of Cortisol“.

●● Utilizzare Idrocortisone (cortisolo) 2-4 volte al giorno.


●● Aggiustare la dose in base ai sintomi (10-50 mg/die).
●● Bilanciare gli altri ormoni.
●● Utilizzo di Cortisolo causa la soppressione della produzione di DHEA. Le concentrazioni di questo
ormone vanno corrette per preservare il paziente da osteoporsi, debolezza muscolare, iperglicemia,
facile irritabilità.
●● Mantenere equilibrata la funzionalità tiroidea.
●● Ottimizzare gli ormoni sessuali.

DHEA: TERAPIA INNOVATIVA DELL’ARTRITE PSORIASICA

Un altro importantissimo ormone prodotto a livello delle ghiandole surrenali è il DHEA (Deidroepiandrosterone).

►► Questo ormone ha molteplici effetti:

●● Precursore di testosterone e estradiolo.


●● Bilancia e contrasta gli effetti del cortisolo.
●● Riduce il dolore e l’infiammazione.
●● Migliora il metabolismo degli zuccheri.
●● Migliora la funzione del sistema immunitario.
●● Migliora la fertilità e la funzione sessuale nelle donne.

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Il Dhea lavora in equilibrio col cortisolo esercitando il proprio effetto anabolico in sintonia con gli effetti ca-
tabolici del cortisolo stesso. Questo equilibrio spesso viene perso, lo stato di ipercortisolismo dovuto ad uno
scorretto stile di vita e alimentare o addirittura la terapia farmacologica con cortisonici di sintesi determina
il prevalere di uno stato CATABOLICO quindi l’osteoporosi, la riduzione della massa muscolare, la perdita di
trofismo cutaneo e tutti gli altri effetti sono normali conseguenze di una eccessiva attività catabolica che non
viene bilanciata in maniera corretta da ormoni ad effetto ANABOLICO.
Per questo motivo sarebbe opportuno in stato di ipercortisolismo ed in corso di terapia steroidea sistemica
intraprendere una terapia con Dhea Bioidentico.

Sono diversi i lavori in cui gli autori concludono che tutti i pazienti che assumono terapie cortisoniche do-
vrebbero assumere del Dhea dimostrando inoltre come l’assunzione quotidiana di Dhea riesca a proteggere
dai danni dell’osteoporosi aumentando addirittura la densità ossea.
Il Dhea agisce direttamente sul sistema immunitario, aumenta numero e attività della cellule Natural Killer
riducendo i marcatori infiammatori (IL-6, TNF-alfa).

Diversi studi indicano l’utilizzo di Dhea in caso di patologie reumatiche e articolari. I bassi livelli riscontrati
nei pazienti con Polimialgia sono in accordo con quelli precedentemente riportati in malattie immunologiche
quali lupus eritematoso sistemico (SLE) e artrite reumatoide, suggerendo che la diminuzione di DHEA è una
caratteristica endocrinologica costante in queste categorie di pazienti. Anche i Pazienti con artrite psoriasica
spesso presentano bassi livelli di Dhea e una terapia con questo ormone spesso garantisce rapidi benefici.

DOMINANZA ESTROGENICA: IL TIMORE DI TUTTE LE DONNE

Quando si affronta le gestione di patologie autoimmuni, largo spazio deve essere lasciato all’effetto eser-
citato da questi ormoni sul sistema immunitario. I meccanismi con cui gli estrogeni influenzano il sistema
immunitario sono molteplici e dipendono dal dosaggio e dalle popolazioni linfocitaria su cui agiscono.
Questi ormoni, a seconda della situazione in cui ci si ritrova, possono avere un effetto immunostimolante o
immunosoppressore. Per questo le fluttuazioni ormonali mensili che caratterizzano la donna in età fertile e
le diverse fasi della vita di una donna, pubertà, gravidanza e menopausa, potranno influenzare grandemente
l’attività di malattie come la Psoriasi e la Dermatite Atopica.

Una condizione da rilevare e correggere tempestivamente nel percorso di medicina funzionale è la domi-
nanza estrogenica. Per dominanza estrogenica (termine coniato dal Dott. John Lee nel 1993) si intende un
eccesso di estrogeni relativamente al progesterone. Si tratta cioè di uno squilibrio fra l’effetto “stimolante”
degli estrogeni (che provocano ansietà, insonnia, ritenzione idrica, aumentata proliferazione a livello di seno,
utero, ecc.) e quello “calmante” del progesterone (che invece induce pazienza, sonno, inibizione della divisio-
ne cellulare, ecc.). Ricordiamo che questa non indica necessariamente una iperproduzione di estrogeni, essa
infatti può manifestarsi in presenza di un livello di estrogeni elevato, ma anche normale o addirittura ridotto.
Quello che importa è che questi estrogeni non siano adeguatamente controbilanciati da una sufficiente
quantità di progesterone, e quello della carenza di progesterone pare essere un problema assai diffuso sia
nelle donne che negli uomini.

►► Le cause di questo squilibrio sono diverse:

●● Stanchezza surrenale e stress (aumentata sintesi di cortisolo a discapito del progesterone).


●● Esposizione a xeno-estrogeni, cioè sostanze chimiche ad azione estrogeno-simile presenti nell’am-
biente come pesticidi, diserbanti, cosmetici, detersivi, carni di allevamento, materie plastiche, emissio-
ni dei motori a scoppio (ad es. diossina, DDT, atrazina, parabeni, BPA, benzofenone, ecc.).
●● Uso di contraccettivi orali (pillola estro-progestinica).

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11. Il fattore endocrino nella Psoriasi: ipotiroidismo, stress surrenalico e ormoni sessuali

●● Terapia ormonale sostitutiva convenzionale (ormoni sintetici non bio-identici o non umani).
●● Insufficienza luteinica (insufficiente produzione ovarica di progesterone).
●● Cicli anovulatori (cicli con presenza di mestruazioni ma senza che sia avvenuta l’ovulazione, e quindi
senza produzione di progesterone nella seconda parte del ciclo).
●● Dieta errata (molti carboidrati, pochi grassi saturi, e consumo di grassi trans come margarina e oli
idrogenati, carenza di magnesio, zinco, rame e vitamine del complesso B).
●● Obesità (soprattutto nelle donne in menopausa, in quanto le cellule adipose producono estrogeni,
tanto che una donna obesa in menopausa può produrre più estrogeni che una donna magra in età
fertile).

►► La dominanza estrogenica si associa a specifici sintomi:

●● Ansia, irritabilità, agitazione, sbalzi di umore, depressione, tendenza al pianto, insonnia.


●● Mente confusa, difficoltà di memoria.
●● Mestrui irregolari, crampi, coaguli, mestrui abbondanti, sindrome premestruale, infertilità, endome-
triosi, ovaie policistiche, fibromi uterini, displasia cervicale (Pap test anormale), tumori utero e ovaie.
●● Ridotto desiderio sessuale.
●● Ritenzione idrica, aumento di peso, gonfiori, aumento del grasso soprattutto nell’addome, fianchi e cosce.
●● Tensione al seno, dolenzia, noduli, aumento di volume del seno, mastopatia fibrocistica, tumori.
●● Emicrania, cefalea, dolori muscolari, articolari, mal di schiena.
●● Desiderio smodato di alcuni cibi, soprattutto dolci e cioccolato.
●● Glicemia instabile, resistenza insulinica.
●● Osteoporosi.
●● Tendenza alle allergie e alle malattie autoimmuni.

►► Possibili interventi
Anche in questo caso dopo aver corretto tutte le disfunzioni che hanno portato a questo squilibrio è possi-
bile intervenire con fitoterapici (agnocasto) ed ormoni bioidentici (pregnenolone e progesterone) a seconda
del caso.

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12. Barriera intestinale e meccanismi di rottura

12 Barriera intestinale e meccanismi di rottura


L’epitelio intestinale rappresenta la più grande interfaccia tra l’ospite e l’ambiente esterno con una superficie
di circa 200 metri quadrati. La sua funzione principale è legata alla digestione e all’assorbimento dei nutrienti.
A tal fine i mammiferi hanno sviluppato un apparato digerente molto complesso ed altamente specializzato
rappresentato dalla barriera intestinale. Il dato interessante è che questa barriera è formata da un singolo
strato di cellule epiteliali specializzate che sono collegate tra loro attraverso delle giunzioni strette, perché
se da un lato il compito è quello di assorbire i nutrienti, dall’altro è quello di bloccare l’ingresso di multiple
sostanze esterne rappresentate da antigeni alimentari, batteri commensali, agenti patogeni e tossine.
In condizioni patologiche la compromissione delle permeabilità intestinale consente il passaggio di
tossine, antigeni e batteri dal lume alla circolazione sanguigna elicitando la sindrome dell’intestino
permeabile o Leaky Gut.

Molti altri fattori concorrono al mantenimento della barriera intestinale tra cui le mucine, le immunoglobu-
line, le citochine e molecole antimicrobiche. Se si verifica un’anomalia di tutto questo network che coopera
insieme per proteggere l’host si può arrivare a sviluppare una leaky gut capace di scatenare non solo rispo-
ste immunitarie locali ma anche sistemiche.
Ci sono sempre più evidenze che confermano il ruolo precoce di un danno della barriera intestinale come
causa o concausa di alcune tra le più frequenti patologie autoimmuni.

La Barriera Intestinale è un’unità funzionale organizzata come sistema multistrato.


Il lume intestinale è colonizzato da grandi quantità di sostanze esogene che senza una barriera funzionale
ed intatta potrebbero diffondere nella circolazione ematica e linfatica interrompendo l’omeostasi tissutale.
È formata da componenti fisiche, biochimiche e immunologiche che impediscono la traslocazione della mag-
gior parte dei patogeni ma anche di antigeni alimentari non adeguatamente processati e canalizzati per
l’assorbimento e di varie tossine ambientali.

La barriera fisica è costituita da un monostrato di cellule epiteliali con diverse funzioni: enterociti, cellule
caliciformi, cellule di Paneth, cellule M e cellule neuroendocrine. Gli enterociti sono cellule assorbenti, rap-
presentano oltre il 90% delle cellule dei villi e delle cripte e mediano l’ingresso dei nutrienti attraverso una
permeabilità transcellulare con sistemi di diffusione e di trasporto attivo.
Il rivestimento epiteliale è continuo e le cellule sono sigillate tra loro attraverso delle strutture protei-
che strette chiamate tight junction che chiudono lo spazio intercellulare.
Si ritiene che sia proprio lo scollamento/indebolimento delle TJ a consentire il passaggio attraverso
la via paracellulare di macromolecole e microrganismi che potrebbero essere identificate come non
self con il risultato di innescare una risposta immunologica da parte del GALT.
In cima all’epitelio intestinale troviamo due strati di muco prodotto dalle cellule caliciformi che forniscono
protezione fisica separando i microrganismi endoluminali dall’epitelio. Il muco contiene diverse molecole tra
cui le importanti IgA secretorie.
Oltre lo strato più esterno di muco troviamo i batteri commensali che partecipano alla barriera fisica pro-
muovendo la resistenza alla colonizzazione di patobionti, occupando i loro siti di attacco, competendo per i
nutrienti e rilasciando sostanze antimicrobiche.

Il microbiota intestinale regola la digestione e l’assorbimento dei nutrienti fornendo energia alle cellule epi-
teliali attraverso la produzione di acidi grassi a corta catena.
Pertanto la barriera fisica è formata dal monostrato di cellule epiteliali, dal doppio strato di muco e dai bat-
teri commensali con il compito di impedire l’ingresso nella circolazione sanguigna dell’host di tutta una seria
di sostanze che potrebbero attivare in maniera impropria il sistema immunitario.

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12. Barriera intestinale e meccanismi di rottura

Esiste anche una barriera biochimica che fornisce un valido supporto di difesa a quella fisica ed è caratteriz-
zata da molecole con proprietà antimicrobiche presenti sia nel muco che nel lume intestinale (acidi biliari;
alfa-beta defensine; lisozima).

Al di sotto del monostrato epiteliale risiede una complessa rete di cellule immunitarie (immunità acquisita)
nota come GALT costituito da follicoli linfoidi (luogo di maturazione delle cellule B e T) che rappresenta fino
al 70% del sistema immunitario di tutto l’organismo. Il Galt si attiva in risposta ai microrganismi patogeni
mentre promuove uno stato di tolleranza immunologica verso i batteri commensali.
Questo dualismo finemente regolato di risposta/non risposta avviene grazie alla stretta comunicazione con
la barriera fisica ed all’intimo contatto che specifiche cellule del compartimento dell’immunità innata (cellule
dendritiche e cellule M) stabiliscono con l’ambiente esterno. Queste cellule sono capaci di sentire l’ambiente
esterno caricando frammenti di microrganismi e macromolecole pescate nel lume intestinale e di presen-
tarli ai linfociti T capaci di attivare la risposta immunitaria modulando attraverso la produzione di citochine
risposte infiammatorie o antinfiammatorie.

L’integrità di barriera è necessaria per il mantenimento di una normale permeabilità intestinale.


La presentazione dell’antigene al sistema immune della mucosa intestinale dopo il suo passaggio attraverso
la via paracellulare è normalmente controllato dalle TJ funzionanti. Le TJ sono le strutture chiavi che regolano
il traffico paracellulare di diverse molecole. La scoperta della zonulina da parte del gruppo di Fasano ha per-
messo una maggiore comprensione dei meccanismi che regolano le TJ dimostrando che la sua up-regolazio-
ne in individui geneticamente predisposti rappresenti un evento cruciale per lo sviluppo dell’autoimmunità.
La zonulina resta, ad oggi, l’unica proteina identificata capace di regolare reversibilmente l’apertura/
chiusura delle TJ.

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12. Barriera intestinale e meccanismi di rottura

In condizione fisiologiche come per esempio in presenza di patobionti intestinali l’apertura controllata della
via paracellulare mediata dalla zonulina potrebbe rappresentare un valido meccanismo di difesa capace di
eliminare l’insulto laddove la solo risposta dell’immunità innata sia stata inefficace. L’up-regolazione della
zonulina in diverse situazioni patologiche (per esempio l’esposizione al glutine) porterebbe invece ad una
modifica “reversibile” della normale permeabilità intestinale capace di determinare la perdita dell’omeostasi
intestinale, disturbi funzionali, malattie intestinale e sistemiche.
Pertanto la compromissione di queste strutture risulta essere una componente patogenetica chiara e preco-
ce piuttosto che una conseguenza di molte patologie autoimmuni. Il nuovo paradigma che potrebbe spiega-
re la genesi di queste patologie sarebbe proprio una non corretta comunicazione tra sistema immune innato
ed adattativo.
Concludendo si può affermare che la leaky gut è un evento precoce ed è predittivo della esacerbazione cli-
nica della malattia.

I fattori più rilevanti che possono portare ad un aumento della permeabilità intestinale sono: la di-
sbiosi del gut microbiota, diversi alimenti, farmaci, xenotossici come l’alcool e la gestione non otti-
male dello stress.

Il Gut Microbiota rappresenta la complessa comunità di microrganismi a stretto contatto con la mucosa in-
testinale formato da una pluralità di specie con un peso complessivo di circa 2Kg. Il nostro organismo ospita
almeno 100 trilioni di cellule microbiche, oltre 1000 filotipi e circa 160 specie di microrganismi identificati.
Il Microbiota varia da individuo a individuo, cambia in base all’età, alle abitudini alimentari, allo stato
di stress, all’utilizzo dei farmaci e può essere paragonato ad una vera e propria impronta digitale.
Se le numerose specie microbiche si trovano in una situazione di equilibrio utile a proteggere la salute, si
parla di eubiosi, al contrario quando le specie microbiche hanno tra loro una situazione di sovrannumero di
famiglie batteriche e/o fungine negative per la salute dell’host si parla di disbiosi
La disbiosi può essere correlata sia con l’infiammazione sia con lo stato di perdita di efficienza del sistema
immunitario.

È ormai noto che il microbiota intestinale ha un ruolo importante nell’iniziazione e nel mantenimento dell’in-
fiammazione intestinale in molte malattie croniche ed autoimmuni.

I fattori ambientali più importanti che possono influenzare la composizione del gut microbiota sono: la mo-
dalità del parto (naturale o cesareo); l’allattamento (al seno o artificiale); l’utilizzo di antibiotici e naturalmen-

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12. Barriera intestinale e meccanismi di rottura

te l’alimentazione che rappresenta il driver più importante di modulazione epigenetica capace di orientare
uno stato di eubiosi o di disbiosi del microbiota ed in ultima analisi uno stato di benessere o di malattia.

Gli alimenti associati ad aumento della permeabilità intestinale e infiammazione cronica sono diversi.
Le maggiori evidenze riguardano i cereali in particolare quelli che contengono glutine, i legumi, le solanacee
ed infine latte e derivati per la presenza di caseina.
In questi alimenti sia di origine vegetale che animale sono presenti dei composti che impediscono la bio-
disponibilità di alcuni nutrienti, vitamine e sali minerali assunti con la dieta. Si tratta di molecole chiamate
“antinutrienti” prodotti per lo più dai vegetali a scopo difensivo, per aumentare la loro resistenza contro
l’attacco di eventuali parassiti.

I legumi ed i cereali, in particolare il grano, contengono degli antinutrienti chiamati ATI che sono degli
inibitori selettivi delle amilasi e delle proteasi. Gli inibitori della tripsina sono in grado di inattivare questo
enzima capace di ridurre complessi proteici in peptoni e singoli amminoacidi che solo dopo questa azione di
clivaggio potrebbero essere assorbiti.
Nei legumi la pectina è un inibitore selettivo della tripsina capace di provocare diversi effetti avversi in rela-
zione alla quantità ingerita.

Anche la solanina, antinutriente contenuto nelle solanacee (patate, pomodori, peperoni e melanzane) si
comporta come inibitore selettivo delle proteasi.

Le lectine presenti in quantità significative nei fagioli, ma anche nei cereali come grano, orzo e mais, fanno
parte della famiglia delle fitoemagglutinine in quanto favoriscono l’aggregazione dei globuli rossi. Si compor-
tano da antinutrienti perché sono responsabili di un danno diretto sull’epitelio intestinale.

L’acido fitico si trova nei cereali, nei legumi e nella frutta secca. È considerato un antinutriente perché ca-
pace di legarsi a ioni bi-trivalenti importanti per l’omeostasi cellulare. Si lega ad alcuni minerali quali calcio,
ferro, zinco e in misura minore al magnesio formando sali insolubili che ne limitano l’assorbimento. L’uomo
non possiede l’enzima fitasi in grado di disattivare questo acido.

La caseina rappresenta fino all’80% delle proteine del latte. Esistono vari tipi (α1; α2; β e K). L’effetto tossico
sulla barriera epiteliale è legato principalmente al processo di pastorizzazione necessario per abbattere la
carica batterica garantendo quindi un corretto standard di sicurezza. La caseina sottoposta ad elevate tem-
perature coagula formando una massa collosa responsabile del danno di parete.

Il glutine è la proteina con le più robuste evidenze in letteratura di up-regolazione del network della zonulina.
Rappresenta la frazione proteica principale presente in alcuni cereali quali frumento, orzo, segale, farro,
kamut spelta e triticale. Si forma dall’unione, in presenza di acqua, di due proteine: le prolammine (denomi-
nate gliadine nel frumento, ordeine nell’orzo e secaline nella segale) e le glutenine presenti naturalmente
nell’endosperma delle cariossidi di questi cereali.
La funzione principale del glutine, proteina di scarso valore biologico, è quella di “collante” ossia di tenere
l’impasto e di aiutare la panificazione.

Affinchè si realizzi la reazione immunitaria responsabile della malattia celiaca è necessario che la
gliadina superi l’epitelio intestinale e raggiunga la lamina propria, sede in cui ha inizio la anormale ri-
sposta del sistema immunitario che porterà successivamente al danno tissutale.
Gli attivatori chiave della malattia celiachia e della NCGS sono alcuni peptidi immunogenici specifici della
gliadina che resistendo alla digestione enzimatica giungono nella lamina propria della mucosa intestinale.
In particolare le prolamine sono caratterizzate da un alto contenuto di prolina e glutamina che le rendono
resistenti agli enzimi proteolitici gastrointestinali.

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12. Barriera intestinale e meccanismi di rottura

Successivamente si verificano modificazioni delle giunzioni intercellulari e l’incremento della permeabilità


intestinale, favorite dall’aumento di espressione della zonulina indotto dalle molecole di gliadina.

In condizione fisiologiche l’epitelio intestinale con le sue TJ intatte funge da barriera al passaggio di antigeni
estranei, incluso il glutine e le tossine batteriche confinandole sul versante luminale dell’epitelio intestinale.
Per un errore di evoluzione la gliadina attiva questo sistema: la zonulina viene liberata, le TJ si aprono e, in-
vece di chiudersi immediatamente, nei celiaci e nei pazienti con NCGS non si richiudono rimanendo pervie e
permettendo così il passaggio alla gliadina.
Nel momento in cui le TJ sono funzionalmente intatte, quantità di antigeni ridotte ma immunologicamente si-
gnificative attraversano tale barriera mediante due vie: il 90% delle proteine assorbite per via intestinale pas-
sa per via “transcellulare” e va incontro alla degradazione lisosomiale che le converte in piccoli peptidi non
immunogeni; la parte rimanente viene trasportata sotto forma di proteine integre per via “paracellulare” cioè
mediante le TJ, coinvolgendo un elaborato meccanismo di regolazione che porta alla tolleranza antigenica.
Nelle prime fasi della celiachia l’integrità delle TJ e quindi la permeabilità intestinale risulta alterata. Si assiste
perciò ad un maggiore assorbimento di gliadina.

Oggi sappiamo, come visto in precedenza, che la chiave capace di regolare l’apertura delle TJ è la zonulina,
responsabile, almeno in parte, dell’aberrante aumento della permeabilità caratteristico delle prime fasi dei
disordini glutine-correlati. È stato ipotizzato che fattori di stress quali infezioni gastrointestinali e alterazioni
del gut microbiota possano portare a cambiamenti della permeabilità intestinale e quindi favorire il passag-
gio della gliadina.
L’alcool ed il suo metabolita acetaldeide hanno un effetto diretto di danneggiamento delle TJ. Nei modelli
animali la somministrazione acuta e cronica di alcool causa di conseguenza iperpermeabilità intestinale.
Lo stress cronico attraverso la secrezione di cortisolo in quantità eccessive e per tempi prolungati può alte-
rare l’equilibrio tra i vari ceppi batterici ed il sistema immunitario intestinale favorendo la leaky gut.

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13. Funzionalità Intestinale e Microbiota nel paziente Psoriasico

Funzionalità Intestinale e Microbiota


13 nel paziente Psoriasico
Per gestire le patologie cutanee autoimmuni mediante un approccio funzionale è determinante partire
dall’intestino. L’analisi delle diverse funzioni svolte da questo apparato ci aiuterà a comprendere tutti i pos-
sibili interventi utili per ridurre l’infiammazione ed equilibrare reazioni autoimmuni.
L’intestino svolge l’importante ruolo di digestione del cibo e di assorbimento di micro e macronutrienti.
Spesso alterazioni di queste funzioni si traducono in una situazione di malassorbimento e di conseguenza di
carenza di diverse sostanze indispensabili per regolare l’infiammazione e l’attività del sistema immunitario.
Inoltre è ben noto da tempo il ruolo della barriera intestinale e la correlazione tra alterata permeabilità e
malattie autoimmuni. Identificare e correggere questa alterazione rappresenta un altro intervento da pren-
dere in considerazione nell’applicazione del protocollo. Per una attenta valutazione della correlazione inte-
stino-pelle è necessario soffermarsi sull’importanza del microbiota e valutare i possibili interventi per ripri-
stinare il corretto funzionamento intestinale. In ultimo ricordiamo che l’intestino può essere sede anche di
crescita di veri e propri patogeni da identificare e debellare con terapie farmacologiche.

MALASSORBIMENTO

Il termine malassorbimento si riferisce ad un difetto di assorbimento dei nutrienti, mentre la maldigestione


implica una insufficiente scissione di zuccheri, proteine e lipidi in molecole più piccole rendendone impossi-
bile l’assorbimento mediante la mucosa intestinale. Spesso nella pratica clinica col termine malassorbimento
si indicano alterazioni di entrambi i processi (digestione e assorbimento) riferendosi all’esito finale di un
deficit del processo di assorbimento.
Cause di Maldigestione e Malassorbimento:

►► Maldigestione
●● Stomaco
 Ipoacidità: riduzione della digestione peptica delle proteine
 Iperacidità: inattivazione degli enzimi pancreatici del duodeno
●● Tenue: mancata idrolisi dei disaccaridi
●● Pancreas: insufficiente apporto di enzimi proteolitici, lipolitici e amidolitici

►► Malassorbimento
●● disfunzione dell’intestino tenue che porta al danneggiamento di cellule della mucosa (celiachia, malat-
tie infiammatorie dell’intestino, infezioni, resezioni chirurgiche ecc.)

IPOCLORIDRIA

Una situazione molto frequente e spesso sottovalutata o non diagnosticata è l’ipoacidità o ipocloridria.
Questa situazione arreca diversi danni. La mancanza di adeguata acidità nello stomaco si traduce in limitato
assorbimento di diversi nutrienti tra cui minerali, vitamine e proteine. Inoltra l’acidità gastrica sostiene il cor-
retto funzionamento del sistema immunitario: la barriera acida presente nello stomaco uccide i batteri che
raggiungono questa sede attraverso il cibo impedendo loro di colonizzare l’intestino.

►► Cause di ipocloridria:
●● Errori dietetici: un eccesso di zuccheri interferisce con la sintesi di acido cloridrico
●● Infezioni: Helicobatcter pilory

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13. Funzionalità Intestinale e Microbiota nel paziente Psoriasico

●● Alterazioni funzionalità tiroidea e surrenale?


●● Eccessivo utilizzo di farmaci antiacidi e inibitori di pompa

►► Sintomi di ipocloridria:
●● Gonfiore o eruttazioni, specialmente dopo mangiato
●● Pienezza o pesantezza allo stomaco, specialmente dopo mangiato
●● Nausea dopo aver mangiato o assunto integratori
●● Infezione cronica da candida
●● Indigestione
●● Alito cattivo
●● Diarrea o stipsi
●● Allergie alimentari
●● Gas intestinale
●● Irritazioni attorno al retto
●● Unghie deboli o fessurate
●● Vasi sanguigni dilatati su guance o naso
●● Eruzioni cutanee o acne
●● Mancanza di ferro
●● Parassiti intestinali cronici
●● Cibo non digerito nelle feci

SIBO

L ‘altro gravissimo problema a cui ci espone la bassa acidità dello stomaco è definito da un acronimo inglese:
SIBO che tradotto sta per “Sindrome da sovracrescita batterica intestinale”. Quando il succo gastrico non è ab-
bastanza acido molti batteri riescono a riprodursi e a colonizzare pesantemente il primo tratto intestinale.
In questa parte dell’intestino non è ancora iniziata la fase di assorbimento dei nutrienti, quindi c’è una gran-
dissima abbondanza di zuccheri, peptidi e grassi che vengono metabolizzati dai batteri. Questo causa feno-
meni di fermentazione con produzione di una enorme quantità di gas e sostanze metaboliche di scarto ma
soprattutto si assiste ad una perdita di preziosissimi micronutrienti fondamentali per la salute.
Sintomi più frequenti della SIBO:

►► Sintomi addominali:
●● gonfiore,
●● borborigmi,
●● dolore addominale,
●● diarrea,
●● dispepsia.

►► Sintomi extraintestinali:
●● malassorbimento,
●● calo ponderale,
●● anemia e/o neuropatia da carenza di vitamina B12,
●● osteoporosi o tetania per ipocalcemia da carenza di vitamina D,
●● fibromialgia,
●● malattie autoimmuni.

Una anamnesi accurata può essere sufficiente per diagnosticare la presenza di SIBO, in caso di dubbio è
possibile ricorrere al breath test al glucosio e al lattulosio. Questo esame ha il grande vantaggio di non es-

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13. Funzionalità Intestinale e Microbiota nel paziente Psoriasico

sere invasivo, di essere riproducibili, poco costoso e di possedere sensibilità e specificità del tutto accettabili
ai fini clinici. Esso si basa sulla produzione di idrogeno e/o metano da parte dei batteri come conseguenza
della fermentazione.
Una volta diagnosticata la SIBO, e valutata la presenza di una certa ipocloridria è utile ripristinare una corret-
ta acidità dello stomaco attraverso l’assunzione di betaina ed enzimi digestivi. L’uso della betaina hcl riporta
in poco tempo lo stomaco alla sua naturale acidità, eliminando il problema del reflusso e abbattendo la
carica microbica dell’intestino tenue. Quando il quadro clinico è compremesso si ricorre alla Rifaximina: un
disinfettante intestinale che agisce sia sui batteri saprofiti che sui patogeni.

RIDUZIONE DEGLI ENZIMI DIGESTIVI

Una riduzione degli enzimi digestivi col passare del tempo è fisiologica. Se calano le lipasi si riduce la dige-
stione dei grassi che non vengono ridotti a glicerolo indispensabile per assorbire sostanze nutrienti come A,
E, D e K. Sintomi di bassa produzione di enzimi: gonfiore addominale, mal di stomaco dopo il pasto, produ-
zione di gas eruttazioni e flatulenza, feci acquose e cibo non digerito.
Spesso la diagnosi è clinica, un eventuale indagine utile è il dosaggio dell’elastasi pancreatica.
La terapia prevede l’assunzione durante il pasto di preparati contenenti i diversi tipi di enzimi digestivi.

PERMEABILITÀ INTESTINALE

L’intestino come già più volte detto è semi-permea-


bile, consente il passaggio di alcune molecole e ne
blocca altre, l’alterazione della permeabilità pren-
de il nome di “LEAKY GUT SYNDROME” o sindrome
dell’intestino permeabile. Almeno un terzo delle ma-
lattie autoimmuni presenta alterata permeabilità in-
testinale.
Questa condizione è causata dal rilascio di zonulina
dalle cellule intestinali (enterociti) con conseguente
apertura delle giunzioni tra cellula e cellula.
In condizioni di aumentata permeabilità si determi-
na il passaggio dal lume intestinale alla circolazione
ematica di diverse molecole e patogeni scatenando
in soggetti geneticamente predisposti l’attivazione
del sistema immunitario e l’esacerbazione di patolo-
gie autoimmuni.

Le cause di aumentata permeabilità intestinale sono molteplici:

●● Alimenti: glutine,caseina, solanina, lectine e saponine


●● Farmaci: Fans, antiacidi, contraccettivi orali
●● Alcol
●● Infezioni: Candida, E. Coli
●● Prodotti Industriali: Zucchero, Sale, emulsionanti, solventi organici e nanoparticelle

Per valutare il livello di permeabilità intestinale esiste uno specifico esame di laboratorio, che utilizza la som-
ministrazione di due zuccheri, il mannitolo e il lattulosio.
Sono due zuccheri inerti, ed entrambi senza essere metabolizzati vengono eliminati dopo poche ore.

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13. Funzionalità Intestinale e Microbiota nel paziente Psoriasico

Il mannitolo ha un ottimo assorbimento intestinale, mentre il lattulosio non riesce a passare la barriera
intestinale. In una condizione di alterata permeabilità anche il lattulosio viene assorbito, e viene ritrovato
nelle urine insieme al mannitolo. Dal calcolo del rapporto dei due zuccheri urinari è possibile capire in che
condizione si trova l’ intestino.
Per intervenire in caso di permeabilità intestinale è importante eliminare tutti i fattori che la scatenano.
Inserire cibi che promuovono la salute dell’enterocita e del microbiota come brodo d’ossa (che contiene
propina e glicina) e olio di cocco e integratori come omega 3, vitamina D, zinco, glutammina, quercitina, pre-
biotici e probiotici.

Il percorso indicato per intervenire in caso di permeabilità intestinale è noto come “Approccio delle 4 R”

►► Remove:
●● rimuovere i fattori causali dietetici, l’abuso di farmaci, l’inquinamento.

►► Replace:
●● sostituire una dieta infiammante con cibi curativi (per fare qualche esempio: brodo di carne fatto in
casa, verdure fermentate, olio di cocco, latte di cocco naturale, verdure al vapore e frutta fresca matu-
ra di stagione, carni e uova di animali da pascolo, pesce pescato o selvaggio, olio extravergine di oliva).
Enzimi digestivi, Sali biliari, Modulazione acidità gastrica

►► Repair:
●● riparare il danno intestinale con l’aiuto di un’adeguata integrazione. Glutammina, vitamine, minerali,
antiossidanti, curcumina, quercetina, Zn

►► Reinoculate:
●● ripristinare la flora batterica intestinale con probiotici e prebiotici.

MICROBIOTA

L’evoluzione delle conoscenze metagenomiche ci ha portato a guardare al nostro corpo non più come ad un
semplice organismo, ma piuttosto come ad un super-organismo, ovvero a un eco-sistema complesso che
funziona grazie al perfetto equilibrio di una componente genetica mista, composta cioè, in parte da geni
umani e in parte da geni batterici.
Indicazioni sempre più dettagliate riguardo il patrimonio genetico batterico si hanno grazie al sequenzia-
mento del genoma batterico. Parecchi lavori scientifici sono attualmente concentrati a verificare possibili
correlazioni tra composizione del microbioma e specifiche patologie in modo tale da individuare possibili
strategie terapeutiche attraverso scelte nutrizionali e utilizzo di prebiotici e probiotici specifici.
Secondo la letteratura scientifica anche il microbioma del paziente con Psoriasi e Artrite psoriasica può ave-
re determinate caratteristiche e lavorando sulla composizione del microbioma ci si augura di contribuire a
ridurre la tendenza all’infiammazione cronica che caratterizza tali patologie.
Prima di procedere con probabile identikit del microbioma in caso di psoriasi è doveroso fare una precisa-
zione molto importante. Ad oggi il fattore che influenza più di ogni altro le caratteristiche del microbioma
resta la dieta. Inutile quindi lavorare con probiotici e integratori senza la consapevolezza di quanto le scelte
alimentari possano alterare sia la tipologia delle famiglie batteriche che la loro varietà.
Oltre alla dieta gli altri fattori che influiscono sulla composizione del microbioma sono: la modalità del parto,
l’età, l’entità del contatto con gli animali, le altre persone e con l’ambiente circostante, l’uso di farmaci an-
tibiotici ed il livello di attività fisica che alterano sia la tipologia delle famiglie batteriche che la loro varietà.
Il cibo che arriva nell’intestino costituisce l’unico nutrimento che i batteri possono utilizzare quindi, secondo il
principio della selezione naturale, chi non è in grado di mangiarlo si estingue, mentre chi è in grado di utilizzar-

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13. Funzionalità Intestinale e Microbiota nel paziente Psoriasico

lo a proprio vantaggio prolifera. Ecco spiegato in che modo la dieta (sia nel breve che nel lungo termine) può
modificare il microbioma selezionando nel bene o nel male specifiche famiglie batteriche a scapito di altre.

MICROBIOMA E PSORIASI

Come anticipato lo studio della correlazione tra microbioma e patogenesi delle più comuni malattie ha lo
scopo di indicare possibili interventi integrativi e nutrizionali. Quindi è il caso di approfondire quali sono le
caratteristiche del microbioma del paziente affetto da Psoriasi.
Secondo un recente studio queste sono le caratteristiche più importanti riscontrate dall’analisi del microbioma:

►► Disbiosi simile a quella delle malattie infiammatorie croniche intestinali: caratterizzata da diminuzione di
Faecalibacterium prausnitzii e aumento di E. coli.
►► Minor diversità microbica.
►► Aumento Rapporto Firmicutes-Bacterioidetes.
►► Riduzione Actinobacteria.
►► Riduzione Akkermansia (Phylum Verrucomicrobia).

E. Coli
Anche se rappresenta un comune simbionte dell’intestino e ha un ruolo nel processo digestivo, ci sono si-
tuazioni in cui E. coli può provocare malattie nell’uomo e negli animali. Alcuni ceppi di E. coli sono l’agente
eziologico di malattie intestinali ed extra-intestinali, come infezioni del tratto urinario, meningite, peritonite,
setticemia e polmonite. Alcuni ceppi di E. coli sono tossigenici, producono cioè tossine che possono essere
causa di diarrea. La dissenteria da E. coli è una comune tossinfezione alimentare, poiché viene contratta
principalmente da alimenti contaminati. E. coli è comune causa di uretrite e cistite in persone anziane, dia-
betiche e cateterizzate. Grazie alle fimbrie formanti fasci, ai pili P e alle fimbrie Dr, E. coli riesce ad ancorarsi
saldamente all’epitelio di uretra e vescica, resistendo al flusso urinario. Questa condizione è necessaria ma
non sufficiente all’instaurarsi dell’infezione.

Akkermansia muciniphila
È un batterio che degrada la mucina e si trova comunemente nell’intestino umano. A. muciniphila è stata
inversamente associata a obesità, diabete, infiammazione e disordini metabolici. Akkermansia muciniphila
è significativamente ridotta nei pazienti psoriasici. L’akkermansia muciniphila è una delle singole specie più
abbondanti nel microbiota intestinale umano (0,5-5% dei batteri totali) ed è stata isolata e caratterizzata
come specialista della mucina nel 2004. Questa scoperta è stata avviata dalla nozione che il corpo umano
produce i propri “prebiotici” o substrati microbici, vale a dire il muco, un’abbondante glicoproteina. Ulteriori
indicazioni sulla funzione di A. muciniphila sono state successivamente determinate in altri studi prebiotici
utilizzando fructani di tipo inulina che erano inizialmente caratterizzati come composti bifidogenici in grado
di aumentare l’abbondanza di Bifidobacterium spp.

Actinobatcteria
Il phylum Actinobacteria, comprende le specie di Bifidobacterium che hanno dimostrato di ridurre l’infiam-
mazione intestinale, sopprimere l’autoimmunità, e indurre Tregs.

L’IMPATTO DELLA DIETA SENZA GLUTINE SUL MICROBIOMA

In letteratura si trovano dati controversi sull’effetto dell’eliminazione del glutine sul microbioma.
Spesso la causa di risultati divergenti consiste nella composizione del regime alimentare: in parecchi studi
l’eliminazione del glutine si traduce in riduzione della quota di carboidrati.

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13. Funzionalità Intestinale e Microbiota nel paziente Psoriasico

Quando invece le proporzioni dei micronutrienti sono equiparate i risultati sono incoraggianti.
Uno studio del 2014 pubblicato su Nature ribadisce che le differenze significative nell’assunzione di macro-
nutrienti sono tra la dieta a base di carne e quella vegetale. I risultati suggeriscono che il cambiamento della
fonte di energia principale (carne contro pianta) ha un effetto più profondo sul microbioma rispetto alla
sostituzione della fonte di carboidrati (glutine).
In particolare, è stato dimostrato che una dieta basata su proteine animali ha portato ad una maggiore
abbondanza di microrganismi tolleranti la bile (Alistipes, Bilophila e Bacteroides) e una diminuzione dell’ab-
bondanza di Firmicutes, che metabolizzano i polisaccaridi vegetali (Roseburia, Eubacterium rectale e Rumi-
nococcus bromii).
Complessivamente, lo studio conclude che una GFD e i suoi effetti a valle sul microbioma non causano im-
portanti cambiamenti infiammatori o metabolici nella funzione intestinale nei partecipanti sani. Tuttavia, la
minore abbondanza di Veillonellaceae, il batterio proinfiammatorio legato alla malattia di Crohn e altri feno-
tipi della malattia intestinale, suggerisce una riduzione dello stato infiammatorio intestinale.
Questo cambiamento nella composizione batterica potrebbe essere collegato con un effetto benefico della
GFD per i pazienti con disturbi intestinali come disturbi del glutine e/o IBS.

INFEZIONI INTESTINALI

In alcune circostanze ci si trova difronte a vere e proprie infezioni intestinali sostenute da patogeni.
Infezioni del tratto intestinale non diagnosticate e non curate in maniera efficace possono essere responsa-
bili di recidive di patologie cutanee e quindi anche di Psoriasi.
Se all’anamnesi o nel corso della visita emergono dubbi riguardo possibili infezioni o infestazioni intestinali
è opportuno eseguire un esame colturale delle feci per identificare il patogeno in questione e l’esecuzione di
antibiogramma o antimicogramma per intraprendere una terapia farmacologica mirata.

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14. Psoriasi Guttata e Streptococco

14 Psoriasi Guttata e Streptococco


La definizione stessa, che richiama la parola “goccia”, ci fa capire che la lesione tipica della psoriasi guttata è
una macchia dal diametro molto piccolo. Le lesioni che caratterizzano la psoriasi guttata oltre ad essere di
dimensioni ridotte sono lievemente infiltrate e di colorito roseo. Diffuse su tutto l’ambito cutaneo presenta-
no un desquamazione meno evidente rispetto alla Psoriasi Volgare.

La Psoriasi Guttata è strettamente correlata allo


Streptococco Pyogenes, il batterio responsabile di
diversi casi di tonsilliti.
In caso di infezione da parte di questo batterio l’or-
ganismo produce anticorpi contro la streptolisina,
una delle classiche tossine prodotte dallo Strepto-
cocco. La quantità di anticorpi prodotti è misurabi-
le attraverso un prelievo ematico che indica il titolo
anticorpale. Purtroppo nelle persone geneticamente
predisposte questi anticorpi sono coinvolti nel feno-
meno di cross-reattività, cioè riescono a reagire an-
che contro altri epitopi.
In particolare gli anticorpi antistreptolisina si legano
anche ad una proteina presente nei cheratinociti (cellule che compongono l’epidermide) la cheratina di tipo
1, scatenando una reazione autoimmune.
Ogni volta che si verifica una infezione conclamata di streptococco con produzione di tossina, l’anticorpo
anti-streptolisina prodotto in maniera massiccia porterà ad una esplosione di guttata che durerà per setti-
mane. È necessario quindi prevenire l’infezione, o eradicarla in tempi rapidissimi, prima che venga prodotta
una quantità importante di anticorpo specifico.

In caso di infezione conclamata è necessaria una tempestiva terapia con farmaci antibiotici, per quanto ri-
guarda la prevenzione potrebbero essere utili formulazioni specifiche di probiotici da sciogliere in bocca che
creano un microbioma orale di difficile adesione per lo Streptococco Pyogenes, sia per antagonismo sugli
stessi spazi, sia per alterazione delle condizioni biochimiche del cavo orale.
Nei casi più problematici di faringiti recidivanti nonostante ripetuti cicli di terapia antibiotica, viene presa in
considerazione la tonsillectomia.

Un’altra sede di focolai da streptococco è quella gengivale, si può verificare la formazione di granulomi da
streptococco annidati nei canali dentali a seguito di lavori di devitalizzazioni non perfetti.
Se non viene fatta una perfetta endodonzia e non si rimuove ogni traccia di tessuto organico infettabile, ci
si trova a lasciare una sede di infezione estremamente suscettibile di accumulo microbico, che diventa una
sede di continua produzione di tossina che sgocciola nel sangue, dando un tasso cronicamente elevato di
TAS in una zona che poi difficilmente verrà raggiunta dagli antibiotici.

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15. Psoriasi Inversa e Candida

15 Psoriasi Inversa e Candida


La sua denominazione deriva dal fatto che le zone colpite sono praticamente opposte a quelle tipiche.
Mentre la psoriasi a placche e le altre forme di questa patologia colpiscono le zone esposte (in particolare
arti e tronco), questa forma si manifesta nelle pieghe come le ascelle, il seno, genitali, glutei e anche nelle
pieghe dell’addome. La patologia si presenta infatti con lesioni eritematose di grandi dimensioni, con limiti
netti, spesso disposte “a specchio”, di colore rosa salmone.
Di solito le squame, tipiche della psoriasi volgare, sono assenti o visibili solo ai margini più esterni delle macchie.

Nelle forme che durano da più tempo le lesioni possono complicarsi con la formazione di fessure o ragadi
più o meno profonde che talvolta provocano dolore o, addirittura, sanguinano.

La Psoriasi Inversa può interessare anche il capo con aumento dell’eritema e desquamazione nelle zone se-
borroiche, in tali zone infatti è facilitata la proliferazione dei diversi lieviti che scatenano la psoriasi inversa.
In caso di Psoriasi Inversa del capo sarà probabile riscontrare oltre all’eritema e desquamazione a livello del
cuoio capelluto anche ragadi a livello retro-auricolare, forte desquamazione accompagnata da intenso pru-
rito del canale uditivo e iperseborrea e arrossamento nelle aree seborroiche del volto.

Eseguire una corretta e rapida diagnosi in queste circostanze è importante dal momento che in questi casi i
fattori scatenanti su cui agire possono essere diversi da quelli conosciuti per la Psoriasi Volgare.
Si ritiene che la Psoriasi Inversa sia dovuta a una sorta di fenomeno di Koebner di natura non solo meccani-
ca (dovuto allo sfregamento di due superfici vicine), ma anche chimica, causato cioè dalla variazione del PH
della pelle e soprattutto infettivo.

È comune che una sovrainfezione da Candida fa-


vorita dalla macerazione cutanea mantenga l’in-
fiammazione e ostacoli la guarigione.
Per gli stessi motivi è necessario essere molto
cauti con terapie steroidee topiche.

Lo steroide topico in quanto immunosoppresso-


re potrebbe favorire la proliferazione del lievito
in questione. Inoltre le terapie steroidee possono
causare un assottigliamento epidermico che ac-
celera la formazione di ragadi che già caratteriz-
zano la patologia.

Risulta più sensato e costruttivo ai fini della guarigione un atteggiamento mirato a ridurre al minimo la pro-
liferazione della Candida. L’eradicazione di questo lievito è indispensabile per la remissione non solo della
Psoriasi Inversa ma anche di eventuali e concomitanti altre forme di Psoriasi.

I meccanismi coinvolti nella difesa dell’ospite contro C. albicans condividono percorsi simili associati alla patoge-
nesi della psoriasi quindi ogni volta che l’organismo tenterà di difendersi da questo organismo stimolerà i mecca-
nismi infiammatori alla base della psoriasi esacerbando la manifestazioni di questa patologia.
Diventa quindi spesso necessario avvalersi di una terapia antimicotica sistemica spesso utilizzando più far-
maci con diverso razionale.
In ogni caso poi vanno adottate tutte le strategie alimentari e nutrizionali per ridurre in maniera duratura la
presenza di questo lievito su cute e mucose dell’interessato.

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15. Psoriasi Inversa e Candida

LA CANDIDA DIAGNOSI E GESTIONE

Quando si parla di questo lievito sarebbe dire LE CANDIDE, anche se la più diffusa è la Candida Albicans, ne
esistono altre specie:

●● C. Stellatoidea
●● C. Tropicalis
●● C. Parapsilosis
●● C. Kefyr
●● C. Guilliermondi
●● C. Krusei
●● C. Glabrata
●● C. Viswanathii
●● C. Lusitaniae etc...

Ricordiamo che la candida è una cellula eucariota, ciò significa che ha un metabolismo identico a quello delle
nostre cellule, se non forse superiore vista la possibilità di fare fermentazione alcolica e avere un corredo
enzimatico che la rende ancora più flessibile a livello di substrati utilizzabili.
Questo ci aiuta a comprendere che la strategia di abbattere gli zuccheri potrebbe risultare poco sensata se
si finisce in chetosi, visto che la candida usa tranquillamente i corpi chetonici.
La candida ha i mitocondri, quindi ha accesso a tutta una serie di catene enzimatiche e di efficienza nell’uti-
lizzo dei substrati del tutto invidiabile e la sua barriera di chitina la rende anche molto resistente.
Dall’analisi effettuata fino ad ora comprendiamo come sia importante eradicare in maniera efficace questo
lievito ed attuare delle strategie di mantenimento per evitare recidive dal momento che la sola terapia far-
macologica non sempre è garanzia di beneficio duraturo anche se resta comunque il punto di partenza del
protocollo anticandida del Metodo Apollo.

►► TRIAZOLI (Fluconazolo, Itraconazolo):


●● Bloccano l’enzima che la candida usa per la sintesi di ergosterolo hanno quindi una importante azione
micostatica.

►► POLIENICI (Nistatina):
●● Questa è una molecola molto interessante, ha una vera attività micocida, uccide la candida causando
la lisi della membrana e la fuoriuscita dei componenti citoplasmatici. L’assorbimento intestinale è
minimo, quindi è possibile utilizzare il farmaco per lunghi periodi ed avere la massima attività proprio
nel lume intestinale che è il luogo di massima proliferazione della candida.

►► ECHINOCANDINE:
●● Bloccano la sintesi di beta-glucano e quindi la creazione della parete di protezione, rendendo di fatto
la candida molto meno virulenta è fragile.

Tutti questi farmaci presentano effetti collaterali che possono essere anche importanti, quindi la terapia
deve essere effettuata assolutamente sotto stretto controllo medico.
In caso di fallimento della terapia standard, un antimicogramma che identifichi la molecola migliore per in-
tervenire può essere di grande aiuto.

Oltre alla terapia eradicante è necessario essere molto attenti ai fattori che favoriscono le recidive:

●● Stress cronico, quindi un alto livello di cortisolo che causa immunosoppressione cronica.
●● Ipotiroidismo, soprattutto nelle forme subcliniche oppure non ben corrette dalla terapia sostitutiva.

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15. Psoriasi Inversa e Candida

●● Infezioni batteriche o virali, in cui il sistema immunitario tende a diventare predominante in senso
Th1, quindi meno efficace verso lieviti e parassiti.
●● Immunosoppressione farmacologica.
●● Immunodeficienza sieropositiva o idiopatica.
●● Carenza di vitamina D, che ha un potente effetto micostatico e rafforzante del sistema immunitario.
●● Uso di antibiotici, uccidendo i batteri si crea maggiore spazio e disponibilità nutritizia per ceppi che
non sono influenzati da farmaci pensati per il metabolismo procariota.
●● Anomalie del metabolismo estrogenico, polimorfismi sul citocromo p450, dominanza estrogenica.
●● Diabete o iperglicemia cronica.

Durante la fase di mantenimento può essere utile ricorrere ad integratori che limitano la proliferazione di
questo lievito:

●● Origano
●● Estratto di semi di pompelmo
●● Aglio
●● Acidi grassi come il caprilico e l’umico
●● Barberina
●● Probiotici: si consiglia la scelta di probiotici che possano competere ed inibire lo sviluppo della candi-
da, sia a livello intestinale che a livello di mucosa vaginale

La gestione della Candida prevede degli interventi anche a livello alimentare.


È molto importante ridurre il consumo di zucchero raffinato. L’eliminazione non deve essere drastica altri-
menti si causa un profondo stress e di conseguenza una ulteriore debolezza immunitaria.
Gli alimenti da mantenere nella dieta vanno valutati anche per altre caratteristiche: carboidrati amidacei ad
alto IG come il riso evitano processi fermentativi per la velocità di transito intestinale e per la povertà di fibre
da minore disponibilità di prebiotici.
Anche in questo caso dovrebbe essere un professionista che valuta in base alle caratteristiche metaboliche
individuali quali possano essere le migliori fonti di carboidrati e la loro quantità, fermo restando che l’ap-
proccio chetogenico non si è dimostrato vincente nella gestione della candida.

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16. Quando il fattore scatenante è un farmaco

16 Quando il fattore scatenante è un farmaco


Numerosi farmaci, tra cui litio, betabloccanti, anti-
malarici, FANS ed altri, possono scatenare la malattia
in soggetti senza storia di psoriasi oppure aggravare
le manifestazioni cliniche di una psoriasi in stato at-
tivo o riattivare la sintomatologia in soggetti in fase
di remissione.
Diversi studi hanno evidenziato che generalmen-
te gli individui in cui la psoriasi si manifesta per la
prima volta in seguito all’uso di farmaci, hanno una
anamnesi familiare positiva per la malattia.
Il maggior numero di segnalazioni riguarda però
soggetti con psoriasi preesistente in cui il farmaco,
oltre a scatenare esacerbazione delle lesioni già manifeste, può indurne la comparsa in sedi precedentemen-
te non interessate. I tempi di latenza tra l’inizio del trattamento farmacologico e la comparsa della manifesta-
zione psoriasica differiscono notevolmente.
È stato osservato, ad esempio, un periodo di latenza inferiore alle 4 settimane nel caso della Terbinafina e
dei FANS, mentre può variare da 4 a 12 settimane per la Clorochina e gli ACE inibitori e può superare le 12
settimane per il litio ed i betabloccanti.
Nella psoriasi indotta da farmaci (litio, antimalarici, glucocorticoidi), alcuni soggetti hanno sviluppato resi-
stenza ai trattamenti antipsoriasici convenzionali.

►► Litio
●● Nell’ampia gamma di reazioni cutanee secondarie all’assunzione di litio la psoriasi pustolosa è quella
più frequentemente segnalata. Il protrarsi della terapia aggrava, spesso in breve tempo, la sintoma-
tologia. Alla sospensione del farmaco si può assistere ad un graduale miglioramento con risoluzione
completa del quadro clinico, così come esso può rimanere immodificato.

►► FANS
●● Esacerbazione della malattia è stata riferita dopo terapia con indometacina, salicilati, fenilbutazone.

►► Betabloccanti
●● È noto da tempo che reazioni psoriasiformi sono causate da: propanololo, nadololo, atenololo, me-
toprololo. Vengono riportati in letteratura casi di psoriasi secondari all’uso di practololo in soggetti
senza una precedente storia o familiarità. Il periodo di latenza tra inizio della terapia con il farmaco
betabloccante e comparsa della manifestazione psoriasica varia notevolmente (da pochi giorni ad
oltre 1 anno). Le lesioni possono esplodere tutte in una volta o lentamente nell’arco di diversi mesi. In
qualche caso è stata descritta anche la compromissione delle unghie con onicolisi

►► Antimalarici
●● In contrasto con litio e beta-bloccanti, gli antimalarici non inducono la psoriasi de novo, ma solo in-
nescano già esistente psoriasi, tramite un meccanismo farmacologico, probabilmente a causa di una
alterazione della attività degli enzimi coinvolti nel processo di proliferazione epidermica.

►► ACE inibitori e Candesartan


●● Rari casi di psoriasi pustolosa sono stati segnalati in pazienti in terapia con ACE inibitori (captopril,
enalapril, perindopril).

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16. Quando il fattore scatenante è un farmaco

►► Calcio antagonisti
●● I calcio antagonisti possono occasionalmente indurre reazioni psoriasiformi.

►► IFN-α
●● L’interferone è un farmaco largamente impiegato nel trattamento dell’epatite C. Diversi casi sono stati
riportati in letteratura. Nei pazienti con anamnesi positiva per psoriasi, già dopo qualche settimana
di terapia, si assiste all’esacerbazione della malattia, spesso con progressivo aggravamento tanto da
richiedere la sospensione del farmaco.

►► Anti-TNF
●● In letteratura vengono descritti casi di eruzione psoriasiforme in seguito a terapia biologica mediante
Anti-TNF nei pazienti affetti da morbo di Crohn. È probabile che la terapia con anti-TNF aumenti le con-
centrazioni sieriche di citochine IL-17a e IL23 coinvolte nell’eziopatogenesi della placca psoriasiforme.

►► Miscellanea
●● Sono riferiti singoli casi di esacerbazione della sintomatologia clinica o di induzione di pregressa pso-
riasi in seguito all’assunzione di digossina, chinidina, ioduro di potassio, procaina, amiodarone,
clonidina, bupropione, trazodone, valproato, nitrazepam, carbamazebina, ampicillina, tetraci-
clina, trimethoprim e sulfametossazolo, doxorubicina e ciclosporina.

Spesso il meccanismo attraverso cui il farmaco riesca ad aggravare il quadro psorisiforme non risulta chiaro
e non si dispone di una lista precisa di quali possano essere i farmaci in questione. Per questi motivi in caso
di psoriasi è sempre importante valutare insieme al medico l’anamnesi farmacologica.

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17. Guida ai diversi tipi di Psoriasi

17 Guida ai diversi tipi di Psoriasi


Esistono diverse classificazioni possibili della psoriasi, basate su differenti criteri identificativi.
Riteniamo opportuno far riferimento alla classificazione funzionale che ci permette di distinguere i tipi di
Psoriasi a seconda degli specifici fattori scatenati che le determinano. In questo modo la diagnosi clinica
orienta già verso i possibili interventi terapeutici.

È possibile individuare 5 tipologie principali di psoriasi:

►► Psoriasi a placche o psoriasi volgare:


Placche rosse ben demarcate ricoperte da squame
bianco-argentee. Le sedi interessate con maggior
frequenza sono i gomiti, le ginocchia, la zona sacrale
e il cuoio capelluto.
La Psoriasi Volgare risponde bene all’eliminazione
del glutine e spesso è associata a forti carenza di Vi-
tamina D. Questi sono i due principali fattori scate-
nati su cui intervenire.
Analisi da fare: dosaggio della Vitamina D e del PTH.

►► Psoriasi guttata:
Le lesioni che caratterizzano la psoriasi guttata, oltre
ad essere di dimensioni ridotte, sono lievemente in-
filtrate e di colorito roseo. Diffuse su tutto l’ambito
cutaneo presentano una desquamazione meno evi-
dente rispetto alla Psoriasi Volgare.
Il fattore scatenante di questa forma di Psoriasi è lo
Streptococco.
Analisi da fare: TAS, Ortopanoramica Dentale, Tam-
pone, STREPTOZYME.
(Nel capitolo 14 è analizzato nel dettaglio il percorso
consigliato in questi casi).

►► Psoriasi pustolosa:
Caratterizzata da pustole localizzate in varie aree del
corpo che generalmente evolvono in croste.
Ne esistono diverse tipologie: alcune localizzate a li-
vello palmo-plantare, altre diffuse su tutto l’ambito
cutaneo.
Forma molto legata allo STRESS OSSIDATIVO.
È tipica di persone con elevatissimo stress ossidati-
vo, spesso nasconde dei problemi genetici nell’asse
delle transmetilazioni e delle transulfurazioni.
Una buona soluzione è un uso massiccio di antios-
sidanti, soprattutto nei cambi di stagione e nelle
esposizioni al sole. Chi ne soffre, spesso peggiora
durante i momenti di particolare stress ossidativo
e, ovviamente, anche allo stress vero e proprio che

95 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


17. Guida ai diversi tipi di Psoriasi

spesso porta ad un aumento di radicali liberi dovuto


all’aumento del cortisolo e dei cambiamenti metabo-
lici che ne derivano.
Analisi da fare: FORD, BAT, Test sul Potere Antios-
sidante.

Alcune forme invece sono sostenute da riattivazione


dei virus erpetici.
Analisi da fare: Sierologia Erpetica e Tipizzazione
Linfocitaria.

►► Psoriasi inversa:
Si localizza a livello delle grandi pieghe (es: inguina-
li, ascellari, sottomammarie, tra i glutei), con chiazze
lisce o coperte da fine desquamazione, di colorito
rosa salmone e di grandi dimensioni, spesso si asso-
ciano a comparsa di macerazioni o ragadi.
Il principale fattore scatenante su cui lavorare è l’in-
fezione da Candida.
Analisi da fare: coprocoltura.
(Il capitolo 15 è dedicato a questo approfondimento).

►► Psoriasi eritrodermica:
Estese lesioni infiammate, arrossate ed edematose,
con compromissione generale del paziente (febbre,
disidratazione, oliguria, ecc.).
Ciò può portare a temibili complicanze ed infatti
questa forma di psoriasi è la più grave.

Va poi menzionata una tipologia particolare, la psoriasi artropatica (PsA) o artrite psoriasica (AP), che si
caratterizza per il coinvolgimento delle articolazioni e di cui parleremo nel capitolo successivo.

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18. Artrite Psoriasica: qualche consiglio per un approccio funzionale

Artrite Psoriasica:
18 qualche consiglio per un approccio funzionale
L’artrite psoriasica (AP) è una malattia infiammatoria cronica delle articolazioni (caratterizzate da dolore,
gonfiore, calore, rigidità articolare e a volte arrossamento) associata alla presenza di psoriasi cutanea o alla
familiarità per psoriasi.
Nella maggioranza dei casi (75%) la psoriasi precede la comparsa di artrite; più rara è l’insorgenza contem-
poranea del coinvolgimento articolare e cutaneo (15%) mentre ancora meno frequente è la comparsa dell’ar-
trite prima della psoriasi (10%).

Generalmente, il paziente manifesta uno dei seguenti sintomi e/o segni:

●● rigidità (specialmente al mattino);


●● dolore e gonfiore in una o più articolazioni delle mani, dei piedi oppure gomiti, ginocchia e caviglie, di
solito a carattere asimmetrico;
●● riduzione dell’ampiezza dei movimenti;
●● alterazioni delle unghie (per esempio: separazione dell’unghia dal letto ungueale, a tratti infossata da
mimare un’infezione fungina).

Tendiniti e borsiti (infiammazione dei tendini e delle borse - strutture contenenti fluido situate tra i tendini e
l’osso o adiacenti l’articolazione con funzione di cuscinetto e lubrificazione) possono essere segni distintivi.

Manifestazioni più caratteristiche di questa malattia rispetto alle altre artropatie, come ad esempio l’artrite
reumatoide, sono: la dattilite (il cosiddetto dito a “salsicciotto” che si manifesta con gonfiore omogeneo di un
dito della mano o del piede per infiammazione dei tendini e delle articolazioni del dito interessato) e l’ente-
site (infiammazione del sito di inserzione dei tendini e dei legamenti sull’osso, la localizzazione più frequente
è a carico dell’inserzione del tendine di Achille, posteriormente alla caviglia).
Altri pazienti possono riferire episodi di lombalgia che può indicare la presenza di infiammazione delle arti-
colazioni sacroiliache (articolazioni posteriori del bacino).

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18. Artrite Psoriasica: qualche consiglio per un approccio funzionale

COME SI FA DIAGNOSI DI ARTRITE PSORIASICA?

Non ci sono esami specifici e la diagnosi si pone essenzialmente in base al quadro clinico (segni di infiamma-
zione a carico delle articolazioni o dei tendini, presenza di psoriasi cutanea, psoriasi delle unghie) e la storia
clinica (storia di psoriasi nei familiari di I grado). È importante comunicare al proprio medico l’eventuale
presenza di psoriasi cutanea.
Gli esami di laboratorio non sono specifici e sebbene l’AP a volte si associ ad anemia e aumentati valori degli
indici di infiammazione (VES, proteina C reattiva) e dell’acido urico (in base alla presenza e gravità della psori-
asi cutanea), tali alterazioni sono presenti anche in altre malattie reumatiche, come la gotta, e tra l’altro non
è raro osservare dei casi di AP con normalità di tali valori.
Nei pazienti con diagnosi dubbia, l’artrocentesi (prelievo del liquido presente nella cavità articolare) per l’a-
nalisi del liquido sinoviale può essere dirimente. Distinguere una forma di artrite gottosa da una forma di
artrite psoriasica è importante poiché diversa è la terapia. Una caratteristica dell’AP è l’assenza di anticorpi,
spesso associati all’artrite reumatoide.
Dal punto di vista degli esami strumentali, nelle primissime fasi della malattia la radiografia convenzionale
non è utile per la diagnosi poichè le alterazioni caratteristiche della malattia (fenomeni di riassorbimento e
proliferazione dell’osso) compaiono dopo mesi o anni dall’insorgenza dei sintomi.
L’ecografia articolare è un esame utile sia nelle prime fasi che in quelle successive, poiché ha una maggiore
sensibilità rispetto alla radiografia nel rilevare segni di infiammazione nelle diverse strutture dell’articolazio-
ne (versamento nello spazio articolare, studio della membrana sinoviale, ecc.).
Utile la risonanza magnetica del bacino per lo studio delle articolazioni sacroiliache, responsabili della lombalgia.

ARTRITE PSORIASICA E METODO APOLLO

In caso di sospetta artrite psoriasica è indispensabile rivolgersi ad un reumatologo perché questa malattia
può danneggiare molto gravemente le articolazioni causando una disabilità permanente.
È importante sottolineare che le terapie attuali possono non solo controllare i sintomi ma anche prevenire
il danno irreparabile alle articolazioni, quindi finché la malattia è in fase attiva è indispensabile seguire in
maniera compliante le terapie mediche.
È possibile associare al protocollo farmacologico il percorso di medicina funzionale proposto dal Metodo
Apollo con lo scopo di ridurre l’infiammazione che coinvolge le articolazioni e con la speranza, previo consen-
so positivo del reumatologo, di modificare la terapia in caso di remissione dei sintomi.
In caso di Artrite Psoriasica l’integrazione che risulta estremamente efficace prevede alto dosaggio di vitami-
na D, cicli di glutatione liposomiale e, in caso di documentata carenza, l’utilizzo di ormone bioidentico DHEA.

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19. La visita Dermatologica: come si svolge

19 La visita Dermatologica: come si svolge


La visita Dermatologica è un momento estremamente importante e deve essere svolta in maniera molto ac-
curata. Lo scopo della Visita è quello di ottenere una diagnosi certa riguardo il tipo di Psoriasi che ci si trova di
fronte. Dai capitoli precedenti si è visto come ogni forma di Psoriasi sia associata a specifici fattori scatenanti
e necessiti di conseguenza di mirati accorgimenti terapeutici.
È inoltre opportuno ricordare come in un unico soggetto possano coesistere più forme di Psoriasi. È molto
comune imbattersi in persone che soffrono sia di Psoriasi Volgare che Inversa . Oppure si possono verificare
casi di psoriasi volgare che compare assieme ad una pustolosa.

È ormai noto che il protocollo Apollo di medicina funzionale abbia lo scopo di identificare e correggere tutti
gli squilibri che sottendono la patologia che ci apprestiamo ad affrontare. Possiamo comprendere quindi che
la visita sia un momento essenziale durante il quale si programma un iter diagnostico dettagliato per indivi-
duare tutti i fattori scatenanti che mantengono attiva la malattia o ne rallentano la remissione.

La visita dermatologica prevede diversi momenti:

●● L’anamnesi.
●● L’esame obiettivo.
●● La visione esami.
●● La prescrizione di ulteriori indagini diagnostiche.
●● La Prescrizione di eventuali terapia farmacologiche.
●● La stesura di un protocollo integrativo.
●● Le Indicazioni nutrizionali.
●● La programmazione del Follow-up e la Visita di controllo.

ANAMNESI

L’anamnesi è una Indagine conoscitiva sui precedenti fisiologici e patologici, individuali e familiari di un pa-
ziente, redatta dal medico e finalizzata alla diagnosi e alla terapia.

►► Anamnesi Familiare
Quando si indaga la storia familiare di un paziente affetto da Psoriasi è giusto capire se ci sono altri compo-
nenti della famiglia che soffrono di questa oppure di altre patologie dermatologiche.
La Psoriasi è una malattia autoimmune che può associarsi a squilibri endocrini o metabolici è utile quindi
indagare se ci sia una predisposizione familiare a disturbi di questo tipo (diabete, ipercolesterolemia, insuli-
no-resistenza, infarto, ictus, ipotiroidismo ecc.).

►► Anamnsesi Fisiologica
Lo studio approfondito di tutti i fattori scatenanti coinvolti nell’eziopatogenesi della Psoriasi ci aiuta a com-
prendere come tutte le tappe dello sviluppo di una persona e le abitudini concernenti lo stile di vita del sog-
getto interessato possano contenere importanti notizie riguardo fattori su cui lavorare (parto, allattamento,
sviluppo, abitudini alimentari, fumo, alcol, attività fisica, ritmo sonno veglia, ecc.).

►► Anamnesi Patologica Remota


Fare un passo indietro analizzando malattie pregresse (infezioni ecc.), traumi, interventi chirurgici ,terapie
farmacologiche e allergie è indispensabile per proseguire la raccolta di indizi importanti.

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19. La visita Dermatologica: come si svolge

►► Anamnesi Patologica Prossima


L’indagine prosegue per focalizzarsi sulle notizie più utili per costruire il protocollo terapeutico.
Bisogna prestare molta attenzione a tutti gli eventi concomitanti al momento dell’esordio (farmaci, traumi,
stress psicologici, ecc.) e poi indagare tutte le terapia farmacologiche eseguite fino al momento della visita.
Porre attenzione alla stagionalità delle riaccensioni è di vitale importanza, l’esposizione solare in alcune for-
me di Psoriasi può essere la terapia, in altri casi si tratta semplicemente di un forte stress ossidativo che va
interpretato e gestito.
Dal momento che i fattori scatenanti delle recidive possono celarsi dietro infezioni erpetiche ricorrenti, di-
sturbi intestinali, infezioni respiratorie, infezioni del tratto urogenitale e alterazione del ciclo mestruale è
necessario vagliare con grande attenzione qualsiasi tipo di disturbo associato alla manifestazione cutanea.
Il capitolo 16, dedicato alla correlazione tra Psoriasi e farmaci, ci ricorda come non vada tralasciata la regi-
strazione di ogni principio attivo assunto per gestire altre patologie apparentemente non correlate al pro-
blema cutaneo.

ELABORARE IL PROTOCOLLO

Non è mai troppo ripetere come la visita dermatologica rappresenti solo il primo passo per tutti coloro che
decidono di applicare il Metodo Apollo. Nel corso della visita vengono gettate le basi, poi bisogna proseguire
nel percorso. Può succedere che dopo il primo colloquio il medico ritenga opportuno programmare ulte-
riori approfondimenti come esami ematochimici di secondo livello, altri tipi di indagini diagnostiche (esame
colturale, ecografie, dosaggi ormoni salivari) oppure necessiti di consulenze di altri specialisti (reumatologo,
endocrinologo, gastroenterologo ecc.).
Verrà quindi fornita una prescrizione e le indicazioni su come proseguire. Nel frattempo sarà sempre a di-
screzione del medico la scelta di procedere con l’applicazione del protocollo nutrizionale e la prescrizione di
integratori per cominciare a lavorare su quanto emerso fino a quel momento.
Al completamento delle informazioni richieste verranno eventualmente apportate aggiunte o modifiche al
protocollo inizialmente consigliato.
È indispensabile ricordare che nel corso della visita medica vengono discussi gli alimenti coinvolti nell’eziopa-
togenesi della Psoriasi. La programmazione di un protocollo nutrizionale giornaliero e personalizzato spetta
a specifiche figure come nutrizionista e dietista. Il paziente che decide in questo senso può affidarsi ai nutri-
zionisti e dietisti presenti sul territorio espressamente formati per applicare il protocollo Apollo.

PIANIFICARE IL FOLLOW UP E LA VISITA DI CONTROLLO

Seguire un follow-up mensile che può avvenire in maniera telematica è parte integrante e fondamentale del
protocollo terapeutico, per una buona riuscita è doveroso farlo con le giuste tempistiche.
Si consiglia di aggiornare costantemente il professionista riguardo lo stato di salute, il protocollo nutrizionale
e integrativo adottato al momento e soprattutto le informazioni cliniche.
Dal momento che spesso vengono proposte indicazioni integrative che hanno lo scopo di intervenire su
specifici valori ematici è opportuno controllare i valori ogni 3 mesi.
Salvo diverse indicazioni viene consigliata una visita di controllo dopo 6 mesi. Se il protocollo viene applicato
in maniera attenta e meticolosa questo è il tempo necessario per vedere risultati efficaci e per fare il punto
della situazione nel caso sia opportuno procedere con altre indagini o terapie.

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20. Esami ematochimici: quali fare e come orientarsi

20 Esami ematochimici: quali fare e come orientarsi


Le indicazioni fornite dagli esami ematochimici sono di grande aiuto
sia quando si tratta di orientarsi nella ricerca dei possibili fattori sca-
tenati sia per monitorare i risultati del percorso proposto dal Meto-
do Apollo. Premesso che ogni persona per una valutazione completa
della propria condizione necessita di indicazioni personalizzate, si
suggerisce un elenco di esami che possono rappresentare il primo
livello di indagine.

GLICEMIA

Valore molto soggettivo, di norma oscilla tra 70 e 90, più tende ad alzarsi e più si può pensare che ci sia insu-
lino-resistenza. Se inizia a superare i 110/120 punti è il caso di fare un controllo più approfondito.

COLESTEROLO E TRIGLICERIDI

Questi valori dipendono moltissimo dalla quantità di insulina. La sintesi del colesterolo e dei trigliceridi avvie-
ne quando nell’organismo c’è abbondanza di zuccheri, il termometro della quantità di zuccheri è il livello di
insulina, se ce n’è molta il fegato è convinto di avere a disposizione molta energia e quindi converte zuccheri
in grassi per fare “scorta”.
Il sistema viene ingannato nel caso di insulino-resistenza, in questi casi per poter gestire anche una piccola
quantità di glucosio c’è bisogno di molta insulina e ciò comporta una elevata sintesi di acidi grassi anche in
un normale apporto di glucosio alimentare.
I valori ideali sono un colesterolo LDL tra 80 e 130, l’HDL più elevato possibile. Più che i singoli valori il reale
indice infiammatorio è dato dal rapporto TG/HDL. Una delle domande che ci vengono più rivolte è che nes-
sun laboratorio fa il rapporto TG/HDL, questo rapporto indica un importante parametro di rischio cardiaco
e infiammatorio. Rapporto ideale sotto il 2. In caso di indici non ideali occorre indagare il comportamento
dell’insulina e valutare le capacità di gestione del glucosio.

INSULINA, CURVA DA CARICO GLICEMICA E INSULINEMICA

La valutazione dell’insulina basale a digiuno non sempre è sufficiente per dare informazioni riguardo il meta-
bolismo di una persona. Un buon esame per verificare la sensibilità all’insulina è misurare il comportamento
della glicemia dopo l’ingestione di una specifica quantità di glucosio e soprattutto quanta insulina è neces-
saria per un determinato abbassamento glicemico. Maggiore è la quantità di insulina necessaria e maggiore
sarà l’insulino-resistenza e di conseguenza la tendenza all’infiammazione.

VIT D E PTH

I due parametri che si valutano sono il dosaggio della vitamina D nella sua forma preattiva, lo 0.25 ohD e il
pth, o paratormone. Essendo due sostanze che hanno effetti antagonisti, all’aumentare di uno si verifica (di
norma) un abbassamento dell’altro.
Un buon valore di vit. D dovrebbe essere tra 80 e 100 NG/ML (nel caso del valore in mmol circa il triplo).

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20. Esami ematochimici: quali fare e come orientarsi

Il PTH dovrebbe tendere al valore minimo del range.


La risposta all’integrazione di vit. D è molto soggettiva, data l’enorme variabilità genetica degli enzimi che
intervengono nel suo metabolismo e dalla diversa sensibilità individuale dei recettori.
Per questo motivo la terapia con vitamina D deve essere eseguita sotto stretto controllo medico.
I due fattori che incidono molto sulla quantità di vit. D attiva sono il peso corporeo e la quantità di esposi-
zione alla luce solare giornaliera.
Di norma 20.000 ui vengono prodotti in una ventina di minuti di esposizione solare,

OMOCISTEINA E POLIMORFISMI MHTFR

Come analizzato nei capitoli precedenti è ormai assodata la correlazione tra elevati livelli di omocisteina e
patologie allergiche e autoimmuni.
Il valore dell’omocisteina è un termometro della capacità di metilazione/demetilazione dell’organismo.
Una buona capacità metilatoria consente un agevole scorrimento di molti pathway metabolici, una scarsa
capacità comporta un rallentamento degli stessi.
Purtroppo queste vie metaboliche sono particolarmente implicate nel funzionamento del sistema immunita-
rio e ogni imperfezione incide fortemente sia in senso autoimmune che in senso allergico, ad esempio anche
la degradazione dell’istamina passa per una catena di metilazioni.
L’omocisteina inoltre è un parametro primario per valutare il rischio cardiaco dal momento che un livello
elevato può comportare un aumento di tale rischio.
Di norma il suo livello limite è di 14 ma in chiave funzionale un valore sopra il 10 già è indice di difficoltà me-
tilatoria, e va dunque indagato.
Un valore elevato di omocisteina può essere indice di un polimorfismo dell’enzima MHTFR, mutazione del
quale può portare ad una maggiore probabilità di trombi e patologie circolatorie.
Acido folinico e metilcobalamina possono aiutare moltissimo, basta una compressina di entrambi al giorno.
Meglio evitare le forme inattive come l’acido folico o la cianocobalamina che intasano ancora di più le even-
tuali poche capacità di un enzima non perfetto.

FUNZIONALITÀ TIROIDEA

Anche in questo caso è stata già affrontata in maniera molto approfondita la correlazione tra funzionalità
tiroidea e patologie dermatologiche. Ricordiamo in breve:

●● Le anomalie tiroidee incidono fortemente sul sistema immunitario.


●● Moltissimi ipotiroidismi sono sub-clinici, non vengono cioè diagnosticati, ma l’effetto a lungo termine
sul sistema immunitario e sull’equilibrio endocrino in genere può essere devastante.

I tre valori che si controllano sono il TSH, il T4 e il T3.

►► TSH: Secondo l’interpretazione funzionale già un valore oltre 3 andrebbe indagato.

►► T4/T3: I loro valori dovrebbero rimanere vicini alla parte alta del range, garantendo quindi disponibilità
di ormone tiroideo libero nei tessuti.

►► RT3: Questo è un esame che viene eseguito in pochi centri, ma ha un importante valore diagnostico,
aiuta a capire quanto ormone tiroideo attivo viene convertito nella sua forma inattiva.

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21. Alimenti consentiti: come comporre i pasti

21 Alimenti consentiti: come comporre i pasti


COME COMPORRE I PASTI NEL METODO APOLLO

In questo capitolo vedremo all’atto pratico, come comporre i pasti affinché la dieta sia equilibrata e non
esponga a carenze nutrizionali.
Purtroppo molto spesso accade che il primo approccio al Metodo Apollo si traduca con un’alimentazione
monotona, con poca varietà di scelta: alcuni potrebbero fare l’errore di consumare eccessivamente fonti
proteiche (carne e affettati in particolare), altri invece potrebbero mangiare dosi eccessive di riso.
Prima di entrare nello specifico del Metodo Apollo, sarebbe opportuno rispolverare i concetti base di Educa-
zione Alimentare, così da comprendere come comporre un pasto equilibrato, e perché l’idea di “a pranzo un
primo, e a cena un secondo” sia alquanto obsoleta e poco salutare.

PARTIAMO DALLE BASI!

Un tempo l’educazione alimentare si basava sul


concetto di piramide alimentare: alla base gli ali-
menti da consumare più spesso e con porzioni
maggiori, al vertice quelli di cui fare un consumo
sporadico e morigerato. Condivisibile e semplice,
ma con troppi interrogativi. Nell’ultimo decennio
l’infografica in grado di racchiudere il maggior
numero di informazioni in modo intuitivo è il
Piatto Sano, elaborato dall’Università di Harvard.
Ciascun pasto, per essere bilanciato, dovrebbe
prevedere una componente di carboidrati (pasta,
pane, patate, cereali in chicco...), una componen-
te di proteine (carne, pesce, uova, legumi, lattici-
ni) e una componente di verdura. Grassi buoni
come condimento (olio extravergine di oliva) e
acqua (poca al pasto, abbondante fuori pasto).
I concetti chiave del piatto sano sono due: la necessità di prevedere ad ogni pasto almeno una porzione di
verdura, e l’esigenza di abbinare carboidrati-proteine-grassi. In questo modo si provvede ad un adeguato
introito di vitamine e minerali, e si bilancia il rilascio di insulina nel sangue: mangiare solo carboidrati (il clas-
sico piatto di pasta al pomodoro come pranzo) predispone invece a picchi di insulina, che nell’arco di due ore
lasciano il nostro corpo stanco e intontito. Il classico ‘abbiocco’ post prandiale, che ci assale proprio quando
dobbiamo tornare in ufficio.

TRADOTTO NEL METODO APOLLO

La dieta consigliata al paziente psoriasico, secondo il Metodo Apollo, prevede l’eliminazione di tutti gli ali-
menti che esercitano uno stimolo immunogeno. Vediamo nel dettaglio quali sono e perché in alcune patolo-
gie autoimmuni sono ritenuti dannosi.

►► GLUTINE e proteine del grano: Questo gruppo di proteine sono in grado di alterare la permeabilità
intestinale favorendo l’infiammazione e il passaggio nel circolo ematico di sostanze nocive.

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21. Alimenti consentiti: come comporre i pasti

►► CASEINA: Questa molecola è un potente liberatore di istamina, ha effetto infiammatorio e interagisce


con i recettori insulinici favorendo l’insulino-resistenza; favorisce la permeabilità intestinale.

►► ALTRI ALIMENTI IMMUNOGENI:


●● Lectine: famiglia di proteine presenti nei cereali, nei legumi ed altre specie vegetali.
●● Saponine: antinutrienti contenuti nei legumi e negli pseudo-cereali come ad esempio quinoa e amaranto.
●● Solanacee: pomodori, peperoni, melanzane, patate, bacche di Goji, peperoncino; la solanina è una
sostanza pro-infiammatoria.
●● Zuccheri raffinati e alimenti processati ricchi di additivi e coloranti: l’eccesso di zucchero pro-
muove la sindrome metabolica e l’infiammazione sistemica.

►► Alimenti da eliminare:
●● Tutti i cereali come GRANO (frumento), MAIS, FARRO, ORZO, KAMUT, SEGALE, AVENA... (concesso solo il RISO)
●● LATTE e DERIVATI DEL LATTE (anche quelli senza lattosio)
●● Pseudocereali come QUINOA, GRANO SARACENO, AMARANTO...
●● Le solanacee come POMODORI, PEPERONI, MELANZANE, ecc. (concesse le PATATE ben sbucciate)
●● SOIA e tutti i LEGUMI (concessi solo PISELLI, FAGIOLINI e TACCOLE)

►► Alimenti consentiti:
●● Carne
●● Pesce
●● Uova
●● Frutta
●● Verdura
●● Patate
●● Riso, pasta di riso (meglio bianco e non integrale)
●● Farina di: riso, mandorle, castagne, cocco, fecola di patate, tapioca, manioca, chufa, platano, teff
●● Latte di: riso, mandorle, nocciole, cocco

La base della composizione dei pasti del Metodo Apollo rimane il Piatto Sano: sarebbe opportuno che tutti i
pranzi e tutte le cene prevedessero una componente di carboidrati e una componente di proteine, verdura
liberamente e olio extravergine come condimento. Chiaramente, la scelta dei carboidrati e delle proteine
deve rispettare i dettami del Metodo Apollo.
Le modalità di abbinamento degli alimenti (vale a dire la ricetta) è a vostro piacimento.
Siete di fretta? Patate bollite e uova sode, due carote e un gambo di sedano sgranocchiato in pinzimonio
mentre cucinate il resto.
Avete ospiti o amate fare un pasto sfizioso da condividere con la famiglia? Risottino (con brodo vegetale) allo
zafferano e gamberi al vapore, teglia di verdure al forno.
Mangiate in ufficio? Insalata di riso e verdure + petto di pollo grigliato, oppure roastbeef affettato di gastro-
nomia e gallette.
Ecco, di fatto sembrerebbe molto semplice! In realtà, le domande che possono sorgere sono molteplici.
Mi auguro di rispondere a tutte nei punti che seguono!

►► Davvero posso mangiare a tutti i pasti i carboidrati? Non ingrasserò?


A questo rispondiamo nel prossimo paragrafo, dedicato appunto ai carboidrati nel Metodo Apollo.

►► Quali sono le porzioni adeguate di cibo?


Come Linee Guida rivolte alla popolazione generale è impossibile dare delle indicazioni precise per calcolare
i grammi di alimento che siano adatti al fabbisogno di ogni persone. Possiamo però ragionare in termini di
unità di volume, che è rapido e intuitivo; in particolare, useremo parti del corpo come “misuratore”: se dico

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21. Alimenti consentiti: come comporre i pasti

“un pugno di...” la quantità è diversa a seconda che siate uomo o donna, grossi o piccoli... ed è proprio il vo-
stro pugno a mimare la vostra quantità ideale!

Calcolare le porzioni giuste usando le mani


●● La porzione del primo piatto è pari a due
pugni.
●● La porzione del secondo piatto è pari a una
spanna.
●● La porzione di patate è pari a uno o due pugni.
●● La porzione di olio è pari a un pollice (1-2
cucchiai da minestra).
●● La porzione di frutta secca è pari a una
manciata.
●● La porzione di verdura è tendenzialmente
libera (attenzione, non riempitevi con quan-
tità abnormi di verdura, perché altrimenti
accuserete pesantezza digestiva, flatulenza
e sintomi da colon irritabile!)

Inoltre...

Gallette: si tratta di un derivato del riso molto indu-


strializzato, che richiama un quantitativo importante
di insulina; usatele solo se non avete altro a disposi-
zione, e con la minor frequenza possibile.

Affettati, salmone affumicato, tonno/sgombro


conservati: sono una fonte proteica conservata sot-
to sale, molto più povere di vitamine e minerali ri-
spetto a carne e pesce freschi.
Ricorrete a questa alternativa solo se davvero non
avete altro a disposizione!

Grasso da condimento: per un fattore di massima azione antiossidante, preferite sempre aggiunta di olio
a crudo e non in cottura. Ovviamente fanno eccezione quelle ricette che richiedono un minimo di soffritto,
come ad esempio per tostare il riso per un risotto!

Farine: in molte ricette tradizionali viene utilizzata la farina per impanare e dare più gusto o cremosità alle
ricette. Pensiamo alla cotoletta, alle crocchette di pesce o allo spezzatino di carne bianca... Nel Metodo Apol-
lo non sono permesse farine con glutine, ma per cucinare potete usare farina di riso e altre farine “speciali”
(come quella di mandorle o di chufa). Ricordate che il piatto che preparate sarà inevitabilmente più elabora-
to e calorico, quindi se dovete perseguire anche il dimagrimento non è l’ideale!

►► Quante volte posso mangiare la carne?


La carne è l’alimento che per eccellenza crea maggiori perplessità riguardo la dieta proposta dal Metodo
Apollo: “Ma come, così tanta carne? Ma non mi farà male?!”
Vediamo di fare chiarezza!

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21. Alimenti consentiti: come comporre i pasti

La carne è un alimento che potrebbe rappresentare un problema per la salute se:

●● Viene consumata in una dose o frequenza eccessiva rispetto al proprio fabbisogno proteico.
●● Viene cotta in modo non adeguato (carne a diretto contatto con il fuoco, come quando si fa la brace;
oppure carne con una grigliatura troppo spinta).
●● Viene consumata come carne conservata (affettati e insaccati).
●● Viene scelta di cattiva qualità (da allevamento intensivo).
●● Non viene opportunamente variata con altre fonti proteiche (pesce e uova).

Per assurdo, non sarebbe un problema consumare carne tutti i giorni nella misura in cui:

1. Non si eccede il proprio fabbisogno (= una spanna della vostra mano!)


2. Si cucina in modo adeguato (consigliabili lunghe cotture come spezzatini e arrosti, uso di slowcooker
o pentole a pressione, carne al forno o spadellata in poco olio evo).
3. Si sceglie di ottima qualità (polli e tacchini di fattoria, carne rossa grassfed o allevata prevalentemente
al pascolo).
4. Viene abbinata a abbondante componente di verdura e magari insaporita con spezie ed erbe aroma-
tiche antiossidanti.

In linea generale, potete consumare carne 2-4 volte a settimana, di più se siete sportivi.

►► Devo davvero mangiare proteine sia a pranzo che a cena?


La presenza di proteine ad ogni pasto permette di mantenere un rilascio lento e modulato di insulina, così da
tenere basso il profilo infiammatorio, saziare a lungo e tenere alte le prestazioni cognitive.
Inoltre, frazionare le proteine in almeno due pasti (se non tre, qualora inserite anche a colazione) consente di
raggiungere il proprio fabbisogno proteico senza rischiare di andare in costante carenza (...quante persone
mangiano fonti proteiche solo a cena, sette giorni a settimana, esponendosi in questo modo a una carenza
che porta ad aumento dell’appetito e difficoltà sul turnover proteico!).
Soprattutto nelle prime fasi del Metodo, la presenza costante di fonti proteiche permette di supportare age-
volmente i processi immunologici e di ripristinare rapidamente l’impermeabilità intestinale. Tuttavia, non
dovete essere dogmatici e dovete rapportare il suggerimento al vostro metabolismo e al vostro stile di vita:
se su 14 pasti a settimana ne componente 4-6 senza proteine, non sarà un grosso problema (a meno che
non siate sportivi o non ricerchiate anche dimagrimento).
In questi casi, cercate di abbinare alla vostra fonte di carboidrati una fonte di grassi buoni, così da mantenere
comunque in equilibrio la secrezione di insulina: ad esempio un risotto con mandorle tostate, o spaghetti di
riso conditi con un simil-pesto fatto in casa (basilico, olio evo e pinoli, niente Parmigiano).

►► Quanto olio posso usare?


Tendenzialmente, è libero. Il Metodo prevede una quota inferiore di carboidrati rispetto alle Linee Guida
generali per la popolazione: questo gap deve essere compensato dai grassi buoni e non, come in molti erro-
neamente fanno, dalle proteine. Per questo vi consiglio di non badare troppo a quanto olio usate per condire
i piatti: vi raccomando invece di scegliere un buon olio italiano estratto a freddo, possibilmente biologico.
Se dovete dimagrire, non superate i 3-4 cucchiai di olio extravergine al giorno.

►► Posso sostituire l’olio con il burro?


Se usate burro classico no. Potete di tanto in tanto utilizzare il ghee: si tratta di burro chiarificato concentra-
to, privo di caseine e di lattosio (i due nutrienti caratterizzanti latte e derivati che per il Metodo sono proble-
matici). Regge molto bene le alte temperature, e può essere usato per spadellare, preparare ricette da forno
(torte e biscotti) o mantecare. Ottimo anche per cuocere le uova al tegamino o da spalmare su un paio di
gallette per la colazione.

106 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


21. Alimenti consentiti: come comporre i pasti

Il ghee è controindicato se vi accorgete che non lo tollerate, come spesso accade nelle prime fasi di dietote-
rapia per dermatite atopica.
Per cucinare potete usare anche olio di cocco estratto a freddo: anch’esso regge bene le alte temperature.
Se state seguendo la declinazione chetogenica del Metodo Apollo (rigorosamente seguiti da un nutrizionista
competente!), l’olio di cocco vi permetterà di entrare più agevolmente in chetosi.

►► Per cucinare e insaporire cosa posso usare?


Tutti gli ingredienti consentiti dal Metodo: brodo vegetale fatto in casa, brodo di carne fatto in casa, capperi
dissalati, acciughine sott’olio extravergine, erbe aromatiche fresche ed essiccate, spezie biologiche, chiodi di
garofano, alloro, cipolla ed aglio, olive al naturale, senape senza zucchero...
Attenzione ad alcuni di questi ingredienti (ad esempio brodo di carne, acciughe e spezie) se state seguendo
un’alimentazione a restrizione di istamina.

►► Sto seguendo una dieta a basso contenuto di istamina, come posso fare?
Purtroppo in questo caso l’alimentazione sarà necessariamente più monotona: non potrete usare affettati,
poco o niente di uova (in particolare albumi), niente alimenti fermentati o sott’aceto...
Consultate il capitolo 9 delle Linee Guida dedicato all’istamina, e cercate nel ricettario le ricette adatte a voi:
stringete i denti, in genere dopo le prime fasi di privazione è possibile ampliare un po’ la gamma di alimenti
consentiti, poiché viene aumentata la tolleranza!

►► Ho letto sul Gruppo che in sostituzione delle fonti proteiche si possono usare le Whey isolate, è
vero?
È vero, in alcuni casi! Se siete al primo approccio del Metodo, lasciate perdere qualsiasi tipo di Whey. Se inve-
ce avete già avuto una buona remissione, potete parlare con il vostro nutrizionista/dietista di riferimento per
vedere se inserire saltuariamente le Whey isolate: sono un ottimo modo per incrementare la quota proteica,
utili in particolare agli sportivi e per variare un po’ la colazione o gli spuntini.
Le Whey sono proteine del siero del latte, quindi provenienti da un alimento che nel Metodo non è previsto.
Tuttavia le Whey isolate (meglio ancora se idrolizzate), grazie al particolare processo produttivo, sono in
genere ben tollerate anche in protocolli alimentari autoimmuni; anzi, sembrerebbe che il contenuto di latto-
ferrina sia utile a supportare il ripristino della permeabilità intestinale.
Uno scoop (= un misurino) di Whey in genere fornisce un quantitativo proteico pari a 100-130 g di carne o
pesce. Si possono aggiungere nei frullati di frutta, o bere shakerate in acqua o latte di riso/mandorla.
Purtroppo quasi tutte le Whey sono vendute con un gusto specifico (cioccolato, vaniglia, caffè...) e conten-
gono edulcoranti e additivi: anche per questo motivo è importante non abusarne, e preferibilmente con-
frontarsi con il nutrizionista di fiducia. Il potere insulinemico delle Whey è considerevole, e in alcuni casi
potrebbe creare una leggera regressione dei sintomi: meglio se vengono utilizzate in stretta abbinata con
l’allenamento!

►► E per la colazione come faccio?


Dimenticate la colazione classica: cappuccino e brioche, fette biscottate e marmellata, yogurt e cornflakes.
Anche qualora cercaste di declinare queste proposte secondo i dettami del Metodo (ossia usando farina di
riso o latte di mandorle anziché farina di frumento e latte vaccino), la classica ”colazione all’italiana” non ri-
sulta equilibrata sotto il profilo insulinemico. Per questo motivo nel Metodo Apollo viene spesso suggerito di
fare una colazione salata, alternando uova ad affettati o, perché no, avanzi proteici del giorno prima (pollo,
pesce, frittata...). Certo c’è da rivedere la propria idea di colazione, ma nel giro di qualche giorno ci avrete fat-
to l’abitudine e anzi noterete un aumento delle energie al mattino e un prolungamento della concentrazione!
In alternativa potete inserire 2-3 volte a settimana delle colazioni “dolci ma non troppo” ben equilibrate:
biscotti fatti con cocco rapè e farina di riso, con pochissimo zucchero; una fetta di classico castagnaccio to-
scano; una mousse di avocado, latte di riso e cacao; cookies semplici fatti con farina di riso, banana matura
frullata, olio di cocco e uvetta. Anche in questo caso, il capitolo delle ricette non vi deluderà!

107 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


21. Alimenti consentiti: come comporre i pasti

►► E per gli snack?


Durante l’arco della giornata prevedete di fare spuntini solo se effettivamente avete fame: non fate l’errore
di mangiare per noia o per abitudine! In genere è sufficiente una porzione di frutta, o frutta secca (indicate le
noci di Macadamia), oppure un paio di quadratini di cioccolato fondente in cui indulgere la sera dopo cena,
momento per molti problematico perché ci si rilassa dopo la giornata lavorativa e si ha voglia di quel “qual-
cosa di dolce” che potrebbe facilmente indurre verso biscottini e cucchiaini di gelato...

►► Sono previsti caffè, alcolici, dolci, liquori?


Con moderazione! Cercate di non superare 1-2 tazzine di caffè al giorno (preferibilmente non zuccherato, al
limite leggermente macchiato con latte di riso o mandorla senza zuccheri aggiunti), e di riservare gli alcolici
al weekend: non bevete birra (contiene glutine!) e preferite vino di una buona marca, anche se magari è un
pochino più costoso. Il problema del vino, all’interno del Metodo, è più d’uno: sicuramente è un alimento
istamino-liberatorio e sicuramente contiene solfiti (per il naturale processo di solfitazione che il vino subisce,
non è detto che siano solfiti aggiunti!); tuttavia, non va trascurata la qualità dell’uva da cui il vino viene pro-
dotto: molto spesso è uva altamente irrorata di pesticidi e fertilizzanti per massimizzare la produzione... e
questo non giova di certo alla salute di chi cerca il minimo accumulo di sostanze chimiche!
Per quanto riguarda i dolci, vi rimando al paragrafo successivo riguardante i carboidrati.

Importante annotazione finale!

Se siete approdati al Metodo Apollo è quasi sicuramente perché vi trovate in una fase attiva della
malattia. In questo caso dovete inevitabilmente pensare a qualche settimana di sacrificio alimentare
vero e proprio: materie prime semplici, cotture semplici, niente grosse rielaborazioni dei pasti.
In questo modo riuscirete a sfiammare velocemente la pelle, con primi grandi risultati tangibili.
Successivamente l’alimentazione del Metodo potrà diventare per voi un vero e proprio STILE DI VITA e
non una mera dieta privativa e fatta di sacrifici. Potrete reintrodurre alcuni alimenti inizialmente esclusi
(ad esempio, in molti scoprono di tollerare piccole quantità di piselli, e possono consumare con relativa
tranquillità alimenti istamino-liberatori come frutta secca, prosciutto crudo e albume d’uova), e potrete
cimentarvi in ricette sfiziose “Apollo-approved”.

CARBOIDRATI NEL METODO APOLLO

I carboidrati sono il macronutriente più problematico da gestire nel Metodo Apollo: non devono essere troppi,
non devono essere troppo pochi.

►► Carboidrati in eccesso
Una quantità eccessiva di carboidrati determina una iperstimolazione delle secrezione di insulina: il pan-
creas produce troppa insulina, ormone che, come abbiamo precedentemente visto, peggiore il quadro di
infiammazione della psoriasi. Il “fattore insulina” può essere determinante nella remissione della psoriasi.
Per fare un paragone, è come se mantenesse accese le braci della psoriasi, non permettendo la remissione
completa della malattia nemmeno nel momento in cui si sia rigidi nell’esclusione di glutine, caseine e lectine.
I carboidrati devono mantenersi bassi soprattutto quando è in atto anche un’infezione da Candida, oppure
quando dovete perdere peso.

►► Carboidrati in difetto
D’altro canto, anche introdurre troppi pochi carboidrati può rappresentare un rischio, esponendo ad un
rallentamento nella produzione dell’ormone tiroideo metabolicamente attivo (T3), predisponendo ad avere

108 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


21. Alimenti consentiti: come comporre i pasti

in circolo troppo cortisolo (ormone dello stress) e, nella donna, alterando la secrezione ciclica di estrogeni e
progesterone.
I carboidrati non possono essere eccessivamente risicati qualora si sia già perso troppo peso, oppure si sia
in una fase attiva dello stress surrenalico, negli sportivi o nelle donne che hanno notato un allungamento del
ciclo mestruale.

QUALI SONO I CARBOIDRATI DEL METODO APOLLO?

Prima di capire come poterli introdurre nell’alimentazione, meglio dare una veloce rinfrescata alla memoria:
quali sono i carboidrati permessi nel Metodo?

●● Fonti di carboidrati complessi: riso di qualsiasi tipo (meglio bianco e non integrale) castagne e fari-
na di castagne, farina di riso, fecola di patate, tapioca, manioca, chufa, platano, teff, patate normali,
patate dolci e americane, pastinaca e tuberi in generale.
●● Fonti di carboidrati semplici: frutta e verdura.

Ciascuno tollererà meglio alcune fonti di questi carboidrati e peggio altre.


Ad esempio, in caso di concomitante allergia al nichel meglio evitare le castagne, se si soffre di colon irritabile
non si può esagerare nelle dosi di frutta e verdura, e così via.
Farsi aiutare da uno dei professionisti del Metodo serve anche a capire nello specifico quali fonti utilizzare
e quali no.

LE VARIABILI IN GIOCO

Esistono diversi fattori che possono influenzare la quantità corretta di carboidrati da inserire nella vostra dieta:

►► Peso corporeo
Se avete peso da perdere, è meglio che vi teniate più bassi nelle dosi almeno fino a quando non avrete
raggiunto il vostro target ponderale (ricordiamo che l’eccesso di tessuto adiposo è un fattore fortemente
proinfiammatorio).

►► Stress psicofisico
Se siete sottoposti a uno stressor cronico, è importante che la vostra dieta preveda una discreta quota di
carboidrati amidacei, in particolare la sera, pena -alla lunga- l’incapacità delle ghiandole surrenali di far fron-
te allo stress stesso.

Le cause più comuni che possono creare stress cronico sono:

●● motivi lavorativi
●● esami universitari
●● dissidi in famiglia
●● shock emotivo
 lutto, rottura di una relazione…
●● preoccupazione per non saper gestire il cambio di dieta
●● ambiente “tossico”
 traffico in strada, colleghi antipatici, capo pressante, suocere assillanti…

Insomma, ci siamo dentro tutti.

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21. Alimenti consentiti: come comporre i pasti

►► Funzionalità tiroidea
In caso di ipofunzionalità tiroidea per aumentato TSH e/o ridotto fT3, la riduzione eccessiva dei carboidrati
implica un aggravio per la funzionalità d’organo: è bene non restringerli eccessivamente.
Se, tuttavia siete anche in sovrappeso, che fare? Giocate con la ciclizzazione dei carboidrati: tenete il quanti-
tativo più basso in alcuni giorni, più alto in altri.

►► Produzione di ormoni sessuali (in particolare per le donne)


L’eccesso di estrogeni determina un peggioramento della tolleranza glucidica tale per cui sarebbe utile li-
mitare i carboidrati; viceversa, condizioni di ipofertilità, amenorrea, ciclo anovulatorio possono venir risolte
anche con l’introduzione di una discreta quota glucidica tra colazione e pranzo.

►► Livello di attività fisica praticato


Se siete sportivi (e non sportivi della domenica) non potete prescindere dalle ricariche di carboidrati per ri-
stabilire le riserve di glicogeno post allenamento. Maggiore è lo sport praticato e maggiore è la sua intensità,
maggiore sarà la quota di carboidrati che vi spettano: in questo caso, e solo in questo caso, potete usare
anche zuccheri semplici, purché inseriti entro 2 ore dal termine di allenamento per sfruttare la cosiddetta
finestra anabolica.

Posto il fatto che per un’elaborazione specifica della dieta in termini di porzioni e frequenza dei carboidrati
sarebbe utile farvi seguire da un dietista o nutrizionista certificato per il Metodo Apollo (e diffidate dalle imi-
tazioni!), come capire empiricamente se avete raggiunto la quota glucidica *giusta per voi*?
Basatevi su questi semplici riscontri:

●● Avete raggiunto il peso forma e riuscite facilmente a mantenerlo, senza perdere eccessivamente e
senza rimettere al minimo sgarro (ovviamente gluten&dairy free!).
●● Se siete sportivi, notate un miglioramento della performance e dei tempi di recupero.
●● Non vi sentite stanchi e appannati.
●● Dormite bene la notte (NB. Dormire bene significa svegliarsi riposati a prescindere dalle ore di sonno,
non vuol dire dormire tanto!).
●● Se siete stressati, notate una miglior tolleranza mentale allo stress (no, i carboidrati non faranno ma-
gicamente sparire le incombenze lavorative… ma voi riuscirete e gestirle meglio!).
●● Se siete donne con un ciclo ballerino, notate un progressivo miglioramento.
●● Ovviamente, non dovete notare un peggioramento della psoriasi.

QUANDO E COME INSERIRE I CARBOIDRATI?

Tendenzialmente, la scelta migliore sarebbe quella di inserire una piccola porzione di carboidrati ad ogni
vostro pasto, preferendo le fonti di frutta, verdura e patate dolci, e limitando la dose e la frequenza di riso
(o gallette).

►► Carboidrati a colazione:
Preferire carboidrati da frutta fresca, da usare anche per estratti, centrifughe o frullati.
Inserite una quota di riso o gallette (oppure una piccola porzione di biscotti semplici del Metodo) se siete
sportivi, avete un metabolismo veloce o se passeranno molte ore tra colazione e pranzo.
Esempi:
●● Frullato di fragole e banane con latte di cocco e cannella + uova alla coque.
●● Uova strapazzate alla curcuma + gallette di riso.
●● Salmone in carpaccio + gallette di riso.

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21. Alimenti consentiti: come comporre i pasti

●● Macedonia di frutti di bosco con cocco in scaglie + cioccolato extrafondente 80-90%.


●● “Pancake” con uovo + banana schiacciata + 1 cucchiaio di farina di castagne e poco latte di mandorla
non zuccherato.

►► Carboidrati a pranzo:
Il pranzo è il pasto in cui potrebbe essere più produttivo inserire la quota di carboidrati provenienti dal riso.
La porzione deve essere piccola, probabilmente più piccola di quella cui eravate abituati prima della dieta
del Metodo anche se non dovete dimagrire: un pugno o due, da abbinare a un secondo piatto, verdura e olio
extravergine. Date più spazio alla fibra (verdura) e alle proteine nobili (carne e pesce).
Esempi:
●● Risotto (brodo vegetale) con zafferano e calamari.
●● Insalata di riso con uova sode + verdure spadellate.
●● Risotto con ragù bianco fatto in casa.

►► Carboidrati a cena:
Se notate difficoltà a rilassarvi e addormentarvi (o se da quando seguite il Metodo avete perso troppo peso),
inserite una quota di riso o patate dolci anche a cena. Vi aiuterà a bilanciare e armonizzare la secrezione di
serotonina e abbassare l’effetto del cortisolo, propiziando ad un sonno notturno riposante.
Indispensabile inserire carboidrati a cena anche se vi siete allenati appena prima di questo pasto, o se vi
allenerete il giorno successivo a digiuno.
Esempi:
●● Branzino al forno con patate e verdure.
●● Pollo al curry con riso basmati in latte di cocco.
●● Insalata di piovra e patate.
●● Frittata con asparagi + qualche galletta.

MI RACCOMANDO!

►► State perdendo troppo peso ma la psoriasi non è ancora migliorata?


1. Aspettate ad aumentare i carboidrati.
2. Limitate i prodotti istamino-correlati.
3. Aumentate le porzioni di grassi (olio extravergine e noci di Macadamia, pesce grasso pescato, carne
semigrassa o grassa da allevamenti non intensivi, tuorlo delle uova).

►► State perdendo troppo peso e la psoriasi è migliorata notevolmente?


Cominciate ad aumentare le dosi di carboidrati, soprattutto riso e patate, e fermatevi quando il peso sarà
stazionario.

►► Vi allenate con costanza?


1. Se state cercando di dimagrire, non aumentate i carboidrati o aumentateli di poco (20-30 g di riso in
più del solito o 3-4 datteri) nel pasto post allenamento.
2. Se non dovete dimagrire e anzi mirate a un miglioramento della performance, aumentate maggior-
mente i carboidrati durante tutta la giornata dedicata alla sessione di sport, con particolare surplus
nel pasto post allenamento (in particolare se fate sport di resistenza: ciclismo, corsa, sci da fondo…)

►► Vi sentite agitati, ansiosi e fate fatica a dormire di notte?


Anche se dovete dimagrire, mettete sempre una quota di riso o patate la sera, oppure poco prima di coricar-
vi concedetevi dei biscotti fatti in casa con farina di castagne.

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22. Il piano nutraceutico

22 Il piano nutraceutico
I consumatori più attenti nonché molti professionisti della salute si interrogano sulle caratteristiche e la pro-
venienza delle vitamine e dei minerali presenti negli integratori alimentari, al fine di ottimizzarne la scelta ed
il consiglio.
Le variabili più frequentemente prese in considerazione, anche se non sempre correlate con la qualità del
nutriente, sono le seguenti:

●● Fonte naturale, sintetica o semi-sintetica.


●● Bassa o alta biodisponibilità.
●● Forma a bassa o alta tollerabilità.
●● Bio o non bio.
●● Origine animale, adatta a vegetariani o a vegani.
●● Presenza di allergeni.

►► Fonte naturale o sintetica


Cerchiamo di far chiarezza e procediamo in modo sistematico fornendo considerazioni basate sulle evidenze
scientifiche.
Gli integratori alimentari possono contenere macronutrienti e micronutrienti.
I micronutrienti si classificano come vitamine, minerali e sostanze bioattive e possono essere inseriti nel
prodotto in forma pura o attraverso un estratto secco vegetale ricco in una determinata sostanza.
Per esempio è possibile fornire la vitamina C come sale dell’acido ascorbico (sostanza pura) o come un
estratto di rosa canina o bacche di GoJi ricco in acido ascorbico.
I due casi si possono distinguere facilmente leggendo la lista degli ingredienti in etichetta.

Nel caso della Vitamina C la distinzione tra naturale e sintetica è facile. Tutto l’acido ascorbico che troviamo
negli integratori è sintetico e la molecola è esattamente identica a quella naturale.
Una spremuta d’arancia però fornisce alre sostanze antiossidanti che rientrano nell’ombrello delle sostanze
con attività vitamino C simile come quercetina, lemonene, esperidina.
Il fitocomplesso che troviamo in una spremuta di agrumi è più che il semplice acido ascorbico.
Ma le cose non sono sempre così semplici.
Per molte altre vitamine e minerali è molto più difficile distinguere tra fonte naturale o sintetica.
Per esempio la maggior parte della vitamina B9 che troviamo negli integratori è presente sotto forma di aci-
do folico, una sostanza sintetica mai presente in natura.
Il nostro organismo lo convertirà poi in forma attiva attraverso una serie di passaggi che risentono purtrop-
po di alcune limitazioni dovute a polimorfismi genetici limitanti (MTHFR-).
Le forme metilate non sono tuttavia naturali in quanto il processo finale di metilazione avviene in laboratorio
con un processo enzimatico.
L’unico modo di avere dei folati “naturali” è quello di assumerli con gli alimenti.
Lo stesso esempio vale con la vitamina B12 che è di derivazione semisintetica sia nella forma chimica legata
al gruppo cianidrico (Cianocobalamina) che nelle forme metilate (Metilcobalamina).
Le forme metilate hanno un profilo di biodisponibilità nettamente migliore.

Passando ai minerali possiamo trovare forme realmente naturali come il cloruro di magnesio di estrazione
marina o il carbonato di calcio di estrazione algale.
Alcune forme di ferro sono naturali in quanto derivano da acque ferrose o da minerali ricchi di ferro ma la
loro naturalità si associa spesso a bassissima biodisponibilità (ferro in forma di ossido o sali trivalenti).
Queste forme, pur essendo “naturali” sono gravate da problemi di tollerabilità o biodisponibilità tali da ren-

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22. Il piano nutraceutico

derli meno adatte all’integrazione rispetto a forme semi-sintetiche.


Il termine semi-sintetico, mai utilizzato in etichetta per ragioni di marketing si riferisce al fatto che anche le vi-
tamine e i minerali di estrazione naturale subiscono processi di purificazione, concentrazione o raffinamento
in laboratorio per renderli idonei al loro utilizzo negli alimenti o integratori alimentari.

►► Alta o bassa biodisponibilità


La biodisponibilità di vitamine e minerali di-
pende pincipalmente dalla forma chimica in
cui sono inseriti nelle formulazioni di integra-
tori alimentari.
Esistono diverse forme chimiche per ogni mi-
cronutriente e solo alcune di esse sono am-
messe come ingrediente. La lista delle forme
ammesse è decisa dal Ministero della Salute.
Purtroppo sono ammesse forme chimiche di
micronutrienti con un grado di biodisponibi-
lità pressocchè nullo. Il consumatore e persi-
no il professionista della salute non è sempre
in grado di valutare il grado di biodisponibili-
tà dei micronutrienti presenti in un prodotto.
La biodisponibilità dipende da 2 variabili fondamentali: il grado di assorbimento della sostanza e la comples-
sità di trasformazioni metaboliche necessarie per il suo utilizzo finale all’interno delle cellule.
Il grado di assorbimento dei minerali per esempio è bassissimo per ossidi e idrossidi, basso per le forme
inorganiche (cloruri, carbonati, solfati, pirofosfati) medio-alto per forme organiche (citrati, gluconati, pidolati,
picolinati, glicerofosfati) alto per forme chelate (bisglicinati AA-Metallo).

L’assorbimento dipende da molti fattori legati alle condizioni dell’utilizzatore come malassorbimen-
ti (celiachia), utilizzo di sostanze in grado di modificare il pH di stomaco o intestino (farmaci o inibitori di
pompa), alterazioni della normale struttura dell’apparato digerente (pazienti bariatrici o che hanno subito
resezioni, stomizzati). L’assorbimento dipende anche dalla contemporanea assunzione di alimenti con-
tenenti altri minerali o antinutrienti come i fitati che possono sequestrare i minerali rendendoli meno
biodisponibili.

Per le vitamine la biodisponibilità dipende in misura maggiore da quello che succede dopo l’assorbimento,
ovvero le trasformazioni necessarie per renderle utilizzabili dall’organismo.
Per esempio i folati e la cobalamina devono essere metilate per entrare nei processi biologici per cui sono
indispensabili. Fornire forme già metilate semplifica il lavoro dell’organismo.
Le vitamine liposolubili (A, D, K, E) vengono assorbite nell’intestino tenue a livello del digiuno e il loro as-
sorbimento e biodisponibilità è facilitato da una contemporanea assunzione di grassi e diventa critico nei
malassorbimenti, inclusi quelli indotti da interventi bariatrici.
Per la vitamina K esistono 3 forme in commercio ma con profili di biodisponibilità (e costo) completamente
diversi. La vitamina K2 è di gran lunga la preferibile.

L’utilizzo di alcol limita molto la biodisponibilità delle vitamine (soprattutto quelle del gruppo B) e tra gli
alcolisti sono frequenti gravi carenze sintomatiche anche plurivitaminiche.
Esistono in commercio forme di vitamine e minerali che si presentano come “assorbimento sublinguale”.
Spesso sono forme a basso dosaggio che vanno comunque inghiottite.
L’assorbimento sublinguale di Vit. B12 o Vit. D non è sufficientemente documentato dalla letteratura scienti-
fica per affidarsi a queste forme di integrazione.
È possibile che in futuro moderne tecniche di preparazione possano fornirci integratori con forme di arror-

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22. Il piano nutraceutico

bimento potenziato ma ad oggi la scienza ci spiega che l’assorbimento della cobalamina avviene a livello
intestinale e richiede un fattore proteico specifico chiamato fattore intrinseco.
Se fosse sufficiente mettere sotto la lingua qualche goccia di cobalamina la natura non si sarebbe presa il
disturbo di progettare un sistema di assorbimento così complesso.
Allo stesso modo ritengo che sia poco serio proporre forme di magnesio come spray per la pelle visto che
attraverso la pelle non è garantito un assorbimento sufficiente del minerale.

►► Alta o bassa tollerabilità


Biodisponibilità e tollerabilità dei micronutrienti sono spesso direttamente proporzionali ma esistono nume-
rose eccezioni.
Come specificato in precedenza i sali inorganici di Mg, Ca, Fe, Zn, Cr, sono caratterizzati sia da bassa tollerabi-
lità che da bassa biodisponibilità. Ma la tollerabilità di questi metalli dipende molto dalla carica elettrica dello
ione per cui le forme a peggiore tollerabilità sono quelle che liberano nello stomaco ioni bivalenti o trivalenti
in grado di irritare la mucosa gastrica. Gli stessi ioni, non completamente assorbiti, richiameranno acqua nel
colon portando effetti indesiderati come la diarrea.

Le forme organiche hanno una tollerabilità migliore e diversa da forma a forma. Il citrato è una via di mezzo
tra le forme inorganiche e le organiche. Il glicerofosfato e il picolinato sono le forme organiche a migliore
profilo di tollerabilità con effetti indesiderati simili al placebo sia a livello gastrico che intestinale.
Le forme chelate rappresentano un ulteriore passo avanti sia nella direzione dell’assorbimento che della tol-
lerabilità. L’assorbimento avviene nel digiuno con i meccanismi di trasporto degli amminoacidi e la molecola,
elettricamente neutra, passa attraverso lo stomaco senza attivare i recettori delle cellule dendritiche esposti
nel lume gastrico.

Ci sono eccezioni alla regola che tollerabilità e biodisponibilità siano direttamente proporzionali.
Un esempio è dato dalle forme di ferro sucrosomiali che hanno una buona tollerabilità gastrica ma veicolano
all’interno della cellula un ferro trivalente altamente pro-ossidante.
Non è un caso che la cellula riduca il ferro a bivalente prima di permetterne l’ingresso con il suo trasportatore.
Un altro esempio è dato dagli ossidi dei minerali. Gli ossidi sono sostanze inerti e talvolta talmente inerti da
rendere il metallo assolutamente non disponibile.
Ossidi di zinco e magnesio, nonostante ampiamente utilizzati anche per l’integrazione in gravidanza, sono
forme a bassissima biodisponibilità seppur ben tollerate.

►► Bio o Non Bio


Alla luce di quanto detto sopra possiamo renderci conto che parlare di BIO o NON BIO in un integratore
alimentare ha poco senso. Molte delle vitamine sono di derivazione microbica, fungina, semi-sintetica o
sintetica. Non ho mai visto un bioreattore di batteri alimentato con mangimi biologici.
A parte gli scherzi esistono enti che forniscono la certificazione bio se l’azienda produce anche “parte dei
propri ingredienti” in aziende con certificazione biologica.
In questo caso la certificazione bio non è indice di qualità ma può avere un qualche significato per alcuni
utilizzatori.

►► Vegetariana, vegana o di origine animale


Come detto prima macronutrienti, vitamine, minerali e sostanze bioattive presenti negli integratori alimen-
tari possono essere di origine chimica, da minerali, vegetali, funghi o persino extraterrestre (un integratore
che utilizza povere di meteorite).

La maggior parte delle vitamine presenti negli integratori vengono prodotte per noi da batteri o lie-
viti in bioreattori (grandissime provette di vetro). È il caso della maggior parte delle vitamine del gruppo B,
della A e in parte dalla K (a volte di estrazione vegetale e fermentazione).

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22. Il piano nutraceutico

Per i vegetariani è importante sapere che nel processo produttivo non vengono uccisi animali visto che mol-
te sostanze sono di origine animale.
Per esempio la vitamina D in forma di colecalciferolo deriva in gran parte dalla lanolina estratta dal manto di
ovini che viene trattata con raggi UV (esistono anche forme estratte da licheni ma con minore biodisponibili-
tà). L’estrazione della lanolina non arreca danno all’animale che viene semplicemente tosato.
Ma questo non è sufficiente per i vegani che rifiutano i prodotti di origine animale a prescindere.

I casi etici a questo punto diventano complessi.


Come la mettiamo con i probiotici? Li consideriamo animali o no visto che appartengono ad un regno diverso?
Anche se utilizzassimo ceppi in grado di colonizzare l’intestino non potremmo evitare la morte di miliardi di
esseri a causa dell’acido gastrico e dei sali biliari.
E come la mettiamo con il calcio carbonato estratto da alghe e coralli? I coralli sono animali anche se non
possiedono un cervello…

Negli ultimi anni sono sempre di più i prodotti in commercio che specificano se il prodotto è adatto al consu-
mo per pazienti vegetariani o vegani.

►► Presenza di allergeni
L’ultimo aspetto da tenere in considerazione è quello degli allergeni.
In Italia abbiamo oltre 1 milione di celiaci diagnosticati e almeno il doppio di persone con intolleranza al glu-
tine. Abbiamo almeno il 30-40% della popolazione che non ha più gli enzimi per digerire il lattosio. Allergie a
soia e proteine del latte, dell’uovo e frutta secca sono molto frequenti.

La presenza di allergeni (i 14 più importanti, indicati dalla normativa europea) deve essere specificata nelle
etichette alimentari e degli integratori. La dicitura deve essere riportata in grassetto.
L’assenza di un allergene in etichetta significa che la sostanza non è presente negli ingredienti ma non garan-
tisce dalle possibili contaminazioni.
I celiaci sanno bene quanto sia importante il problema delle contaminazioni.

Molti integratori hanno in etichetta la specifica dell’assenza dell’allergene anche se non naturalmente presen-
te negli ingredienti proprio per rassicurare i consumatori potenzialmente a rischio di allergie o intolleranze.

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22. Il piano nutraceutico

AGIRE SUI FATTTORI SCATENANTI CON UNA MIRATA STRATEGIA INTEGRATIVA

MODULARE L’ INFIAMMAZIONE

L’infiammazione di per se non è un fenomeno da temere a priori, anzi è uno strumento molto prezioso: è
una reazione che il nostro organismo mette in atto per distruggere tessuti danneggiati ed eliminare sostanze
ritenute dannose e dare luogo ad un processo di rigenerazione e quindi alla guarigione. Affinché in seguito
al danno si verifichi la guarigione è necessario che all’iniziale risposta infiammatoria segua una adeguata
risposta antiinfiammatoria. Quando il delicato equilibro tra processi proinfiammatori e antinfiammatori non
viene rispettato a discapito di un persistente stato infiammatorio si sfocia in uno squilibrio che possiamo
chiamare malattia. Comprendiamo quindi che per intervenire in maniera funzionale sulle cause che alimen-
tano la psoriasi bisogna modulare l’infiammazione sistemica.
L’infiammazione sistemica viene alimentata da squilibrio alimentare nel rapporto Ω3/Ω6, da situazioni meta-
boliche di insulinoresistenza o altri squilibri endocrini, da alterata risposta al cortisolo endogeno, da ecces-
sivo stress ossidativo e da alterata risposta all’istamina spesso espressione di scarsa funzionalità di alcuni
enzimi coinvolti in diversi processi di metilazione. Anche in questo caso con mirate scelte nutrizionali e inte-
grative ci si può assicurare un solido effetto antiinfiammatorio come risultato.

►► Omega 3:
Gli acidi grassi Ω3 esercitano una importante azione antinfiammatoria. La moderna dieta occidentale è trop-
po ricca di grassi insalubri come i grassi vegetali idrogenati e povera di grassi fondamentali per la salute
generale e della pelle in particolare: l’EPA e il DHA, due acidi grassi a lunga catena Ω3. Non sempre la dieta
riesce a fornirci una quantità sufficiente di Ω3. Una corretta integrazione si rende quindi necessaria per
riportare il rapporto Ω3/Ω6 verso valori accettabili e rappresenta un importante target terapeutico nel trat-
tamento della psoriasi e di tutte le malattie reumatologiche e autoimmuni.
È importante scegliere integratori di qualità per evitare di assumere eventuali contaminanti (Hg, Cd, pestici-
di) o di introdurre oli di pesce ossidati. Io consiglio Pufagenics o prodotti con una certificazione IFOS.

►► Antinfiammatori naturali:
La Curcuma per esempio inibisce le vie pro-infiammatorie senza irritare la mucosa gastrica e intestinale.
È molto importante che sia assunta in forma bio-ottimizzata che ne garantisca una alta biodisponibilità.
Sconsiglio le forme con piperina perché quest’ultima è irritante per la mucosa gastrica. Tra le forme migliori
in commercio le liposomiali e le forme micellari come CurcuDyn cps.

MODULARE LA RISPOSTA IMMUNITARIA

►► Vitamina D:
L’utilizzo di questa vitamina ci assicura: effetto antinfiammatorio, immunomodulante, antitumorale, cardio-
protettore, equilibratore del metabolismo endocrino, insulinoregolatore e antiaging.
L’EFSA considera sicura un’integrazione con colecalciferolo fino a 4.000 U.I./die. Dosaggi maggiori sono fre-
quentemente richiesti in fase di trattamento medico a seguito di misurazione dei valori ematici di Vit. D e
paratormone. Obiettivo è raggiungere i valori ottimali di questo importante ormone ad azione pleiotropica.

COLMARE EVENTUALI CARENZE DI MICRONUTRIENTI

►► Magnesio:
È un potente anti-stress e cofattore di oltre 250 enzimi cellulari. Stimola la funzione nervosa, la funzione
muscolare, normalizza le funzioni metaboliche, potenzia l’attività dei linfociti e aiuta a debellare i patogeni

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22. Il piano nutraceutico

intestinali. La scelta della formulazione è fondamentale in quanto le forme inorganiche vengono difficilmen-
te assorbite e possono alterare la funzionalità intestinale.
Per questo consiglio formulazioni organiche come il glicerofosfato di magnesio.

►► Vitamine del gruppo B:


Il gruppo B è costituito da vitamine idrosolubili con caratteristiche chimiche ed azioni molto differenti.
La scelta di integrare con vitamine del gruppo B è molto delicata. È risaputo infatti che la trasformazione da
forme inattive a forme attive da parte del nostro organismo è una operazione che può essere influenzata
negativamente da alcuni fattori quali i polimorfismi genetici, carenze congenite di enzimi o uso di determi-
nati farmaci.

►► Antiossidanti:
L’inquinamento ambientale ed uno scorretto stile di vita ci espongono ad una forte dose di radicali liberi.
Soprattutto per quelle forme di psoriasi che non traggono beneficio dall’esposizione solare e della fototera-
pia oppure che si aggravano in primavera è necessario contrastare i disturbi riferiti con una oculata scelta di
uno o più sostanze antiossidanti.

RIPRISTINARE L’EQUILIBRIO INTESTINALE

►► Disinfettanti intestinali naturali:


Attraverso la combinazione di diverse sostanze naturali è possibile comporre un mix di principi attivi utili per
prevenire e curare infezioni intestinali che spesso tendono a recidivare anche dopo terapie farmacologiche
e a recidivare nel tempo causando sgradevoli sintomi.

►► Probiotici/prebiotici/modulatori intestinali:
Ripristinano l’equilibrio della flora batterica intestinale. La flora batterica intestinale protegge l’intestino da
batteri virus e altre sostanze tossiche il che rappresenta un fattore di miglioramento dell’immunità.
Bisogna scegliere formulazioni con batteri vivi e vitali e in quantità sufficiente. I ceppi utilizzati devono essere
ben identificati e sempre benefici per l’organismo come i Lactobacillus acidophilus NCFM o il Bifidobacte-
rium lactis. Anche l’aggiunta di Saccharomices boulardii può essere utile nei casi in cui ci sia una storia di
candidosi.

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23. I prodotti topici del Metodo Apollo

23 I prodotti topici del Metodo Apollo


Il Metodo Apollo è nato da un gruppo Facebook ormai 10 anni fa e per molti anni ha portato avanti una di-
vulgazione ed un supporto completamente gratuito per tutta la comunità.
È stato dato un grosso aiuto a molte persone, ma non tante quante sarebbe stato possibile fare con qualche
maggiore risorsa economica da poter spendere per avere piattaforme migliori, strumenti migliori, possibilità
organizzative e mezzi di diffusione migliori.

Per noi fondatori è sempre stato primario che tante più persone possibile possano avere accesso alle infor-
mazioni che divulghiamo, cosa che facciamo in maniera completamente gratuita nel nostro blog, tramite le
nostre newsletter, tramite il nostro canale Youtube e tramite i nostri professionisti.

Per fare filantropia servono risorse e non ci saremmo mai permessi di chiedere donazioni ai membri, ab-
biamo quindi pensato di creare una linea di prodotti topici al TOP per poter raccogliere fondi da reinvestire
nella diffusione del Metodo, ma al contempo dare ai nostri amici un prodotto assolutamente straordinario
che fino a prima sul mercato non esisteva.

La nostra linea topica è stata creata ormai 5 anni fa.


È stata formulata da noi che conosciamo le varie
forme di psoriasi nei più profondi meccanismi e
sappiamo come correggere le anomalie che ci
sono al di sotto. È stata inoltre pensata sapendo
che gli acquirenti sarebbero stati proprio gli ami-
ci con i quali abbiamo condiviso tutto il percorso,
persone che non potevamo assolutamente delu-
dere e che dovevano avere a disposizione il me-
glio del meglio.

Con questa filosofia abbiamo sviluppato i mi-


gliori prodotti topici naturali specifici per le va-
rie forme di psoriasi e li abbiamo testati presso
l’Università di Ferrara per essere certi della loro
efficacia (potrete trovare i risultati degli studi in
appendice a questo capitolo).

Nonostante non sia facile competere con una in-


dustria che muove miliardi di euro e che ha pochi
interessi nel promuovere la medicina funzionale,
i nostri prodotti hanno avuto un tale successo
che sono ormai distribuiti in farmacia in tutta Ita-
lia dai principali grossisti farmaceutici.
Considerando che tutto il nostro progetto è nato
da Facebook e non siamo certo un Big Player co-
smetico, il risultato è assolutamente stupefacente.

Ci teniamo a sottolineare che abbiamo deciso di usare le linee guida anche per spiegare il corretto utilizzo dei
prodotti, ma non ci permetteremo mai di fare distinzioni tra i membri che usano le creme e quelli che non le
usano, per noi tutti i membri sono assolutamente uguali e usufruiscono dello stesso supporto.

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23. I prodotti topici del Metodo Apollo

CREMA RIGENERANTE DEL METODO APOLLO

Consigliata per: PSORIASI VOLGARE, GUTTATA, PALMO-PLANTARE

●● Profondo effetto Antinfiammatorio e Immunomodulante (certificato da UNIFE)


●● Contrasto radicali liberi per l’enorme quantità di antiossidanti
●● Ricchissima di oli nutrienti
●● L’azione di stimolo sui fibroblasti della centella asiatica aiuta nel recupero dei danni da cortisone
●● Senza parabeni, nickel o sostanze dannose

►► MODO D’USO
Si consigliano 2 applicazioni al giorno mattina e sera sulle macchie, non è adatta alle forme inverse e se-
borroiche perché i nutrienti favoriscono lo sviluppo della candida che è ghiotta di acidi grassi.

►► DESCRIZIONE
La crema rigenerante è il nostro cavallo di battaglia
nel trattamento della psoriasi. È un perfetto coadiu-
vante da applicare esclusivamente sopra le lesioni.
I test condotti con l’Università di Ferrara certi-
ficano un’efficacia doppia rispetto al cortisone,
trattamento farmacologico topico d’elezione per la
psoriasi.
La rigenerante è formulata non per spegnere chi-
micamente l’infiammazione, ma per agire sui fattori
che la causano: come lo stress ossidativo e il rappor-
to degli eicosanoidi.

Grazie alla combinazione di fitoestratti di centella e


cardiospermum svolge una importante azione antin-
fiammatoria favorendo una rigenerazione della pelle
sana sottostante. Il cocktail di vitamine e di antios-
sidanti, studiato per lavorare in tandem, agisce sulla
pelle apportando preziosi micronutrienti ad attività im-
munomodulante e combattendo efficacemente i radi-
cali liberi responsabili del danneggiamento del derma.

La nostra crema Rigenerante, oltre ad essere più ef-


ficace, è ben più utile del semplice cortisone, ha una
serie di benefici che richiederebbero molti prodotti
diversi:

●● Rimozione delle cellule morte in eccesso e delle squame.


●● Nutrimento profondo del derma.
●● Accelerazione della rigenerazione cellulare e connettivale.
●● Protezione della pelle tramite un film barriera di papaina.
●● Effetto antinfiammatorio migliore dell’idrocortisone stesso.

In pratica tutto quello che serve ad una pelle psoriasica e tutto in un unico prodotto.
Il nostro consiglio è quello di utilizzare la crema rigenerante fino a remissione avvenuta per poi continuare
ad utilizzare la crema idratante giornalmente.

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23. I prodotti topici del Metodo Apollo

CREMA INVERSUS DEL METODO APOLLO

Consigliata per: PSORIASI INVERSA, DERMATITE SEBORROICA

●● Efficace azione micostatica su candida e lieviti dermatofiti (certificata da UNIFE)


●● Tutti gli attivi della rigenerante
●● Consente una più rapida cicatrizzazione delle ragadi che spesso accompagnano le forme inverse
●● Diminuzione del prurito, molto fastidioso nelle forme micotiche, per la presenza dello zantalene,
attivo presente normalmente nelle migliori creme antirughe

►► MODO D’USO
Si consigliano 2 applicazioni al giorno, mattina e sera. È normale nei primissimi giorni di utilizzo un maggiore
arrossamento dovuto al die-off della candida.

►► DESCRIZIONE
Inversus è la prima crema sul mercato progettata in
maniera specifica per la psoriasi inversa.
Alla fantastica base della nostra rigenerante sono stati
aggiunti i più potenti ingredienti antimicotici naturali
esistenti: il Tea tree, lo Zantalene e lo Zolfo incap-
sulato nei liposomi per evitarne ogni nota odorosa.

Il vantaggio di aver unito più ingredienti antimicotici


è quello di averla resa particolarmente efficace sui
lieviti, specialmente Candida e Aspergilli, i test con-
dotti con l’università di Ferrara danno risultati di
oltre il 90% di abbattimento della carica, in prati-
ca alla stregua di un antimicotico farmacologico,
ma con il vantaggio che si può usare a lunghissi-
mo termine.

La base antinfiammatoria, antiprurito e rigenerativa


la rende ideale come coadiuvante proprio sulle fasti-
diose forme inverse, che spesso sono caratterizzate
da prurito intenso e lacerazioni.
La consistenza è particolarmente densa e protettiva,
il profumo gradevolissimo.

CREMA IDRATANTE DEL METODO APOLLO

Consigliata per: TUTTE LE FORME DI PSORIASI, PERFETTA ANCHE SU PELLE SANA DOPO REMISSIONE

●● Unica crema idratante ad effetto antinfiammatorio grazie al cardiospermum


●● Combinazione eccezionale di oli nutritivi come macadamia e calendula
●● Profonda idratazione cellulare grazie al calcio pantotenato che favorisce l’idratazione intracellulare
●● Totale assenza di parabeni, siliconi per dare il finto effetto idratato

►► MODO D’USO
Da applicare al bisogno anche più volte al giorno per mantenere una perfetta idratazione durante tutta la giornata.

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23. I prodotti topici del Metodo Apollo

►► DESCRIZIONE
La crema idratante è stata studiata per garantire la
migliore idratazione possibile in pelli molto secche
e squamate. È utilizzabile sia sopra le lesioni che
per le altri parti del corpo.

Ricca di acidi grassi essenziali naturali provenienti


dall’argan, dalla macadamia e dal karité, dona alla
pelle morbidezza e protezione.
Il cardiospermum prolunga l’azione antinfiammato-
ria della crema rigenerante per tutta la giornata.
La presenza del calcio pantotenato favorisce l’idra-
tazione anche negli strati più profondi della pelle.
La caratteristica che contraddistingue la crema idra-
tante del Metodo Apollo dalle normali creme idra-
tanti in commercio è la spiccata azione antinfiamma-
toria, oltre che idratante.
Questo permette a chi ha raggiunto un livello ade-
guato di rigenerazione cutanea di abbassare la pos-
sibilità di eventuali recidive.

Questa è l’unica crema idratante ad azione an-


tinfiammatoria esistente ed è pensata in modo
specifico per l’idratazione delle pelli interessate
da psoriasi.

Anche se la crema idratante è stata pensata per lavo-


rare in simbiosi con la crema Rigenerante del Meto-
do Apollo, massimizzandone i benefici, rimane idea-
le anche come prodotto “stand alone” una volta che
non sarà più necessaria la crema “d’impatto”.
Il nostro consiglio, anche a remissione avvenuta, è di con-
tinuare ad utilizzare la crema idratante giornalmente.

La crema idratante viene prodotta in due versioni: flacone airless da 200 ml e versione “Travel” in tubo da 50
ml, molto comoda da portare sempre con se.

LOZIONE INTENSIVA CUOIO CAPELLUTO DEL METODO APOLLO

Consigliata per: TUTTE LE FORME DI PSORIASI CHE COINVOLGONO IL CUOIO CAPELLUTO

●● Azione antiprurito per effetto dello zantalene


●● Sono presenti gli stessi attivi della Rigenerante e dell’Inversus
●● Base gel molto leggera che ne consente l’utilizzo senza lavare i capelli e lasciandoli puliti
●● Nessuna necessità di risciacquo

►► MODO D’USO
Dà il massimo se messa dopo il lavaggio con lo shampoo del Metodo Apollo abbinato, ma si può applicare a
secco indipendentemente dal lavaggio. Non lascia residui sui capelli. Se ne consiglia uso giornaliero.

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23. I prodotti topici del Metodo Apollo

►► DESCRIZIONE
Sappiamo benissimo che il cuoio capelluto nella pso-
riasi è una delle zone più critiche in assoluto, soprat-
tutto se di origine micotica, quindi abbiamo pensato
un prodotto specifico che agisca specificatamente
sulle fastidiose lesioni psoriasiche che interessano
questa delicata parte del corpo.
Sul mercato esistono shampoo che possono essere
indicati per un trattamento topico della psoriasi, ma
un semplice detergente presenta alcuni inconvenien-
ti nel promuovere una efficace azione rigenerante:

●● Con un classico shampoo i componenti attivi, per


quanto validi, vengono lavati via e non hanno
possibilità di agire.
●● Si è costretti a lavare i capelli tutti i giorni per ave-
re una minima azione lenitiva, e sappiamo bene
che per molti questo non è comodo.
●● Per chi ha capelli lunghi, buona parte del prodot-
to si usa per le lunghezze, mentre la sua azione
dovrebbe essere sul cuoio capelluto.

Per rispondere a queste problematiche è nata la Lo-


zione Intensiva del Metodo Apollo, una soluzione ri-
voluzionaria mai apparsa sul mercato.

La Lozione Intensiva è l’equivalente della Crema Rigenerante che ha dato risultati incredibili sulle lesioni cu-
tanee psoriasiche, ma formulata specificatamente per il cuoio capelluto.
La formulazione è efficace anche sulle forme mediate da lieviti e funghi.
A livello pratico è stato necessario creare una base gel molto leggera e non unta, che veicolasse al meglio gli
attivi e non lasciasse traccia sui capelli.
È stata formulata come un gel applicabile in ogni condizione, capello asciutto o bagnato, e in maniera indi-
pendente dal lavaggio, se non ci si lava i capelli è sempre possibile applicare la lozione garantendo un trat-
tamento efficace.

Visto che il prodotto viene completamente assorbito e garantisce efficacia prolungata nel tempo, è stato
possibile inserire moltissime sostanze a concentrazioni funzionali. In primis i fito-terapici che costituiscono
la linea del Metodo Apollo, cardiospermum, centella e viperina.
Il primo con la sua azione cortison-simile sfiamma e porta in remissione le chiazze, la seconda favorisce una
profonda rigenerazione e la viperina fornisce preziosi acidi grassi Omega 3.
Come ingrediente principale è stato aggiunto lo zantalene, in concentrazioni ben maggiori di molti sieri an-
tirughe di grido. Lo zantalene è definito “oro della cosmetica”, oltre che per il suo elevatissimo costo, anche
per le sue molteplici azioni, prima fra tutte quella anti-prurito.
Il cuoio capelluto è forse la zona che presenta la maggior componente pruriginosa e placarlo è uno degli
obiettivi più importanti. Spezzare il circolo prurito-grattamento-irritazione è assolutamente primario per un
recupero della condizione cutanea ottimale.

La nostra esperienza clinica ci ha dimostrato che nella maggior parte delle psoriasi del cuoio capelluto sono
associate infestazioni da lieviti e miceti, per cui sono stati aggiunti due ingredienti ad azione antimicotica,
rendendo la lozione efficace su tutti i tipi di psoriasi.

122 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


23. I prodotti topici del Metodo Apollo

La scelta degli attivi antimicotici è stata fatta rispettando la naturalità ed è caduta sull’olio di tea tree e sullo
zolfo liposomiale che svolgono azione sinergica e a largo spettro sulle più importanti specie fungine.
La tecnologia liposomiale con il quale è stato incapsulato lo zolfo consente la massima efficacia senza alcun
residuo odoroso.
Come nella rigenerante, troviamo il cocktail vitaminico e antiossidante che dona profonda nutrizione e svol-
ge azione immunomodulante specifica.

DOCCIA SHAMPOO DEL METODO APOLLO

Consigliato per: TUTTE LE FORME DI PSORIASI, ADATTO PER USO QUOTIDIANO

●● Eccezionale azione antiprurito e normalizzante grazie allo zantalene


●● Azione antinfiammatoria del cardiospermum
●● Rende i capelli lisci per l’effetto balsamo naturale
●● Senza parabeni e sostanze di derivazione petrolifera

►► MODO D’USO
Adatto a lavaggi frequenti per corpo e capelli, perfetto anche a remissione avvenuta.

►► DESCRIZIONE
Il nostro Doccia Shampoo rompe completamente gli
schemi dei detergenti per pelli irritate.
È pensato per avere un’azione esflolliante sia sul
cuoio capelluto, dove un eventuale successivo utiliz-
zo della lozione intensiva permetterà una migliore
rigenerazione del cuoio capelluto, sia su tutto il resto
del corpo, dove anche in questo caso un eventuale
successivo utilizzo della crema rigenerante permet-
terà una migliore rigenerazione della pelle.

Uno dei grandi problemi che abbiamo riscontrato,


da psoriasici, è trovare un detergente che non irriti
ulteriormente, che fosse in grado di placare l’infiam-
mazione e che addirittura aiutasse nella remissione.
In commercio esistono molti prodotti che si defini-
scono biologici, delicati e quant’altro, ma dopo mol-
ti anni di approfondimento empirico sulla psoriasi
sappiamo benissimo quello che funziona e quello
che non funziona.
Dalla nostra esperienza su pelli molto difficili è nato
il Doccia Shampoo del Metodo Apollo.
Ai fito-estratti di centella e cardiospermium, che con-
traddistinguono la nostra linea, è stato aggiunto un in-
grediente estremamente prezioso: lo zantalene. Tut-
to, come sempre, proveniente da agricoltura biologica.
Lo zantalene è un estratto molto raro, tipico dei sieri
anti-age più costosi. La caratteristica che lo rende per-
fetto per il nostro scopo è la sua capacità di lenire in
maniera efficace il prurito, tipico delle pelli psoriasiche.

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23. I prodotti topici del Metodo Apollo

Sappiamo benissimo che il prurito costante è una delle torture di questa malattia, avere un prodotto in
grado di spezzare il circolo vizioso prurito-grattamento, e di farlo in una attività quotidiana come la doccia,
rappresenta un vantaggio che il Doccia Shampoo del Metodo Apollo garantisce.
Altra importante azione che abbiamo implementato è lo scrub delle pelli cheratinizzate. È stato aggiunto un
estratto glicolico di frutti che rimuove le squame facilitando la penetrazione dei principi attivi della lozione
intensiva nel cuoio capelluto e della rigenerante sul resto del corpo.

Il Doccia Shampoo dona una detersione molto delicata e adatta anche a capelli crespi, il delicato profumo e
le ottime qualità lavanti lo rendono utilizzabile quotidianamente.

Oltre che in farmacia, puoi acquistare i prodotti topici del Metodo Apollo sul nostro shop online dove
troverai anche pacchetti scontati e molto convenienti.
https://www.psoriasimetodoapollo.com/shop/

I risultati degli studi eseguiti presso l’Università di Ferrara:


a sinistra quelli relativi alla Crema Rigenerante, a destra quelli
relativi alla Crema Inversus.

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24. La corretta attività fisica

24 La corretta attività fisica


Definire la corretta attività fisica è un’impresa eroica quanto quasi impossibile, infatti di per sé non esiste
attività fisica sbagliata, ma ci sono solo scelte sbagliate in base al proprio obiettivo.
La prima cosa importante è avere ben chiara la differenza tra l’attività fisica e lo sport; le diverse tipologie di
attività fisica e i loro principali effetti sull’organismo.

L’ATTIVITÀ E L’INATTIVITÀ FISICA

L’inattività fisica è identificata a livello globale come il quarto più importante fattore di rischio per la mortalità
(Fonte: Raccomandazioni globali dell’oms sull’attività fisica per la salute)

1. pressione arteriosa elevata;


2. consumo di tabacco da fumo;
3. livelli elevati di glucosio nel sangue;
4. inattività fisica;
5. sovrappeso o obesità.

In molti Paesi i livelli di inattività fisica sono in continua crescita, questo sta causando un continuo aumento
delle malattie non trasmissibili (es.: malattie cardiovascolari, diabete, cancro e malattie respiratorie croniche)
e un peggioramento dello stato di salute generale della popolazione di tutto il mondo.
Le malattie non trasmissibili costituiscono la principale causa di morte nel mondo, provocando più decessi
della somma di tutte le altre cause (Rapporto mondiale dell’oms sulle malattie non trasmissibili); uccidono 40
milioni di persone ogni anno, pari a circa il 70% di tutti i decessi a livello mondiale.

In Italia:
Bambini: circa il 20% dei bambini non pratica nessuna attività (OKkio alla salute 2016)
Adulti: il 33,6% delle persone con età compresa tra 18 e 69 anni è classificato come sedentario, cioè non fa
un lavoro pesante e non pratica attività fisica nel tempo libero (PASSI 2014-2017)
Over 65: l’attività maggiormente praticata è camminare fuori casa, le attività domestiche rappresentano l’in-
teresse principale, troppo poco tempo dedicato ad allenare la forza muscolare (PASSI d’argento 2016-2017).

Da questo si capisce che il nostro stile di vita sta diventando sempre più sedentario e inattivo di anno in
anno, e la prima cosa che ne risente è la nostra salute.

Inattività fisica = perdita di salute = aumento del rischio di mortalità

L’ATTIVITÀ FISICA NON VA CONFUSA CON LO SPORT

L’attività fisica è definita come “qualsiasi movimento corporeo prodotto da muscoli scheletrici che si traduce
in dispendio energetico superiore al livello del riposo”; questa definizione comprende lo sport, l’esercizio
fisico e altre attività come: giocare, camminare, dedicarsi ai lavori domestici o al giardinaggio.
Ovvero se nel movimento che facciamo utilizziamo più energia che a riposo questa viene definita attività fisica.
Questa definizione però può trarci in forte inganno, infatti non è sufficiente fare una qualunque attività fisica
che ci faccia avere un dispendio energetico superiore al livello di riposo, ma va fatta un’attività specifica ,che
vada a creare degli stimoli biologici ben specifici e ricercati che siano ottimali per il nostro obiettivo.

125 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


24. La corretta attività fisica

Fare attività fisica sbagliata, non ottimale alle nostre esigenze, potrebbe, per esempio, aumentare lo stress
ossidativo e peggiorare la nostra psoriasi. Viceversa fare un’attività corretta, migliora notevolmente il nostro
stato di salute, fisico e mentale.

TIPOLOGIE DI ATTIVITÀ FISICA:

Per capire le tipologie di attività fisica le dobbiamo classificare, questo ci aiuterà a fare un po’ di ordine men-
tale sulle diverse attività. Esistono varie classificazioni, noi useremo quella in base alla dominanza della via
metabolica: ossia se viene rifornita energia dal sistema aerobico saranno classificate come aerobiche, se
invece viene rifornita energia principalmente dal sistema anaerobico saranno classificate come anaerobiche.
Nelle scienze motorie, un esercizio aerobico è un’attività fisica in cui l’ossigeno diventa parte determinante
del processo di risintesi dell’ATP. Invece un’attività fisica viene definita anaerobica quando la risintesi dell’A-
TP avviene in assenza di ossigeno. L’ATP (adenosina trifosfato) è la principale forma di energia disponibile
immediatamente e il composto ad alta energia richiesto dalla quasi totalità delle reazioni del nostro corpo.
Questa molecola energetica viene prodotta dai nostri sistemi energetici aerobico e anaerobico ed è la mole-
cola energetica che utilizziamo per compiere la nostra attività fisica. Qualsiasi sia l’attività fisica che facciamo
ha bisogno di ATP, l’ATP possiamo produrlo grazie ai nostri sistemi energetici.

CLASSIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ FISICHE IN RELAZIONE AL SISTEMA ENERGETICO PRINCIPALE

►► aerobiche: attività che utilizzano principalmente il metabolismo aerobico, come una corsa di durata
superiore ai 5 minuti.
►► anaerobiche: le quali si suddividono a loro volta in anaerobiche alattacide e anaerobiche lattacide, a
seconda che producano o no l’acido lattico.
●● anaerobiche alattacide (non producono acido lattico): come per esempio le attività di sprint con una
durata massima sostenibile a quell’intensità di circa 10” (gli 80/100 metri corsi alla massima velocità),
o un esercizio massimale delle stessa durata.
●● anaerobiche lattacide (producono acido lattico): attività ad alta intensità con una durata massima
sostenibile a quella intensità di circa 300”. Dopo circa 300” l’apporto di energia deriva principalmente
dal sistema aerobico.

Il grafico mostra la ripartizione


dell’utilizzo dei vari metabolismi
energetici sulla base del tempo di
una data attività se l’attività è
massimale per quella data durata.

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24. La corretta attività fisica

Durante qualsiasi tipo di attività fisica l’energia viene sempre fornita contemporaneamente da tutti e tre i
metabolismi energetici (sistemi energetici), solo che ogni metabolismo ha una sua inerzia nel mettersi in fun-
zione, una sua velocità di rifornimento dell’energia stessa alla sua massima capacità, cioè una sua potenza.

I sistemi energetici ,oltre ad avere un tempo tecnico per rifornirci di energia, hanno anche una loro capacità,
sia di riserva, sia di erogare la loro energia nel tempo.

Dall’immagine si capisce che:


Il sistema anaerobico alattacido, ha una ca-
pacità di rifornirci energia molto velocemen-
te, ma ha una riserva ridotta rispetto agli altri
due sistemi (anaerobico lattacido e aerobico);
“Serbatoio” più piccolo rispetto agli altri due
sistemi, e “tubo” di uscita ATP più grande.
Questa immagine ci fa capire che i tre sistemi
ci riforniscono energia in quantità e durata
diversa.
Una volta “impoverito” o “esaurito” un si-
stema energetico verrà ricaricato dagli altri
sistemi energetici, in modo da poter essere
nuovamente pronto all’uso successivo.

L’ATTIVITÀ FISICA DEVE POTER ESSERE MISURATA


Quando parliamo di attività fisica, non significa far semplicemente più del normale riposo, ma
l’attività deve poter essere misurata e monitorata, in questo modo potremo guidare gli effetti che
avrà sul nostro corpo.

CLASSIFICAZIONE ATTIVITÀ FISICA:

►► Esempio di attività aerobiche:


●● camminata,
●● corsa,
●● bici.

►► Esempio di attività anaerobiche:


●● allenamento calistenico (corpo libero),
●● allenamento con i pesi/fitness,
●● allenamento funzionale.

EFFETTI SULL’ASPETTO CORPOREO

Ogni attività fisica crea degli effetti biologici e fisiologici molto importanti, tant’è che si possono vedere guar-
dando gli atleti di questi sport. Bisogna ribadire, che non c’è, un meglio o un peggio, un giusto o uno sbaglia-
to, una preferenza verso una o l’altra tipologia di attività fisica, ma bisogna solo apprendere i risultati di ogni
tipo di attività e saperla scegliere in base agli effetti e ai risultati che vogliamo ottenere.

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24. La corretta attività fisica

ATTIVITÀ AEROBICA

ATTIVITÀ ANAEROBICA

EFFETTI DELL’ATTIVITÀ FISICA SULL’ORGANISMO

L’attività fisica comporta temporaneamente uno sbilanciamento tra la produzione di radicali liberi e il loro
smaltimento; questo fenomeno è definito stress ossidativo.
L’attività fisica regolare e continua induce nel nostro organismo un aumento delle difese interne del corpo
(endogene) contro questo tipo di stress riducendone i danni.
Il legame tra attività fisica e stress ossidativo è proporzionale all’intensità dell’attività fisica.
Qualsiasi attività fisica aumenta lo stress ossidativo, ma solo l’attività di tipo aerobico, ad oggi, si sa che pro-

128 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


24. La corretta attività fisica

voca ossidazione del glutatione.


L’attività fisica genera fisiologicamente maggiore produzione di ROS (specie reattive dell’ossigeno), in relazio-
ne al lavoro muscolare, specie se questa è di tipo aerobico.
Un eccesso di attività fisica, specialmente se di tipo aerobico, crea degli effetti importanti di sovraffaticamen-
to delle ghiandole surrenali, provocando alterazioni dell’ormone cortisolo.
Il cortisolo è l’ormone dello stress, aumenta all’aumentare degli agenti stressanti. Per esempio il dolore in-
tenso e l’esercizio fisico prolungato aumentano la liberazione di cortisolo.
Lo stress eccessivo e cronico di qualunque genere distruggono il ritmo naturale di questo importante ormone.

MODIFICAZIONI ORMONALI INDOTTE DALL’ALLENAMENTO

Quando facciamo attività fisica e se questa viene fatta con con un certa intensità, otteniamo degli effetti su
molti apparati e sistemi corporei; in particolare otteniamo degli effetti e modificazioni ormonali. Questi ef-
fetti avvengono per l’induzione delle risposte endocrine degli esercizi che facciamo.
A seconda del tipo di attività fisica, del tipo di esercizi, del carico utilizzato, dei tempi di recupero tra esercizio
e tra sessione di allenamento, ci sono, per esempio, delle risposte e variazioni ormonali e recettoriali di cate-
colamina ematica, del cortisolo, della corticotropina, delle beta-endorfine, dell’ormone della crescita, del te-
stosterone. Per questo motivo, dobbiamo sapere che l’attività fisica è qualcosa di altamente complesso e che
se fatta sapientemente ci può aiutare ad ottenere degli enormi benefici sulla nostra salute fisica e mentale.

L’ALLENAMENTO

Possiamo pensare all’allenamento come al momento in cui svolgiamo la nostra attività fisica, quell’ora e
mezza che ci prendiamo per fare una serie di esercizi, grazie ai quali vogliamo ottenere un effetto sul nostro
corpo. Gli esercizi svolti durante l’allenamento devono essere utilizzati come strumenti specifici per indurre
le modificazioni biologiche e fisiologiche volute. Gli allenamenti della nostra attività fisica creano una costan-
te e mirata alterazione della struttura corporea, dei metabolismi e delle loro funzioni.
Per questo, visto che l’attività fisica crea degli effetti importanti sul nostro corpo, se fatta accuratamente, è
fondamentale aver chiaro gli obiettivi e i mezzi più efficaci per raggiungerli.

OBIETTIVI DELL’ATTIVITÀ FISICA

L’obiettivo principale, ma non esclusivo, è il miglioramento della salute e della qualità di vita.
Cerchiamo di definire cosa si intende per salute e per qualità di vita.
Quando parliamo di salute dobbiamo sempre tenere a mente che l’obiettivo primario è la con-
dizione di benessere fisico e psichico dovuta a uno stato di perfetta funzionalità dell’organismo.
Ovviamente tutti noi aspiriamo ad avere questo stato e per ottenerlo è necessario capire quali sono le capa-
cità che ci sono necessarie per raggiungerlo.

LE 5 CAPACITÀ PER UNA VITA DI QUALITÀ

1. forza
2. equilibrio
3. flessibilità
4. resistenza muscolare
5. resistenza cardiorespiratoria

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24. La corretta attività fisica

Prima di vederle singolarmente dobbiamo sempre tenere a mente che l’obiettivo è il miglioramento della
qualità vita, quindi non dobbiamo diventare atleti o effettuare grandi performance, ma anzi, il tutto dovrà
essere sempre focalizzato sulle necessità della vita quotidiana.

►► Forza:
La forza forse è il parametro più importante di tutti, nello sport ha la sua massima rappresentazione in at-
tività agonistiche come il sollevamento pesi, ma a livelli nettamente più bassi è la capacità che utilizziamo il
maggior numero di volte volte al giorno, pensiamo a tutte le volte che abbiamo a che fare con un oggetto pe-
sante, per esempio quando dobbiamo portare la spesa, spostare un pacco o caricarlo in auto o in un arma-
dio o in una mensola alta, quando dobbiamo fare le scale con un oggetto pesante, quando dobbiamo alzare
qualcosa da terra. Sono tutte attività che richiedono forza, più o meno alta, e quasi sempre per tempistiche
brevi (inferiori ai trenta secondi).

►► Equilibrio:
Nello sport la vediamo rappresentata ad altissimo livello nella ginnastica, per esempio nell’esercizio alla tra-
ve, ma nella vita quotidiana questa capacità è quella che ci permette moltissime attività come il “semplice”
camminare senza cadere in piano, su superfici dissestate o instabili.
Se camminare ci sembra un’attività facile e ci viene quasi da sorridere al pensiero, dobbiamo sempre ri-
cordarci che tra i problemi clinici più seri degli anziani ci sono le cadute e l’equilibrio instabile dovuti alla
mancanza di forza ed equilibrio. Questi causano tassi di mortalità e morbidità elevati, oltre a contribuire
sostanzialmente alla limitazione della mobilità e all’ingresso prematuro in residenze assistite.
Detto questo è facile capire perché diventa fondamentale, non solo mantenere, ma anche migliorare la
nostra capacità di equilibrio. Se abbiamo un livello di equilibrio più alto, quando avverrà il suo naturale e
fisiologico decremento ci ritroveremo sempre con un livello più alto del normale e quindi con una capacità
fondamentale ed essenziale per la nostra vita quotidiana che sarà pari a quella di una persona più giovane.

►► Flessibilità:
Nello sport la vediamo rappresentata nella ginnastica artistica e nelle arti marziali, dove atlete ed atleti han-
no questa capacità molto sviluppata. Si sviluppa con l’attività di stretching, che sicuramente abbiamo almeno
una volta praticato con l’intento di migliore la nostra mobilità articolare e flessibilità e con esercizi specifici
che portano a lavorare le nostre articolazioni con movimenti ampi. Nella vita quotidiana, la capacità della
flessibilità serve per la nostra mobilità ottimale nelle attività quotidiane.
Il fare una accosciata corretta senza alzare i talloni e piegare eccessivamente la schiena ci serve per sollevare
o raccogliere qualcosa da terra o per lavorare vicino al suolo senza farci male alla schiena o doverci risolle-
vare con dolori. Eseguire questo movimento correttamente è indispensabile se vogliamo la nostra colonna
vertebrale e le articolazioni di ginocchia e caviglie in piena salute e non malandate.

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24. La corretta attività fisica

Dalla mobilità della nostra spalla (cingolo sca-


polo-omerale) dipende per esempio la capa-
cità di muovere, spostare, riporre qualcosa
sopra la nostra testa, o la possibilità prende-
re qualcosa dal sedile dietro dell’auto.
Ricordiamoci sempre che in medio stat virtus
(la virtù sta nel mezzo), l’eccesso di mobilità,
che hanno gli atleti di certi sport, provoca poi
dolori in vecchiaia, così come la scarsa mobi-
lità articolare.
La mobilità articolare corretta, non è la sola
assenza di dolore nell’eseguire un movimen-
to, ma è quella che ci permette di fare le atti-
vità quotidiane con facilità e tranquillità.

►► Resistenza muscolare:
La resistenza muscolare è la capacità di un muscolo (o di più muscoli) di utilizzare al meglio l’energia (i relativi
substrati energetici locali).
La resistenza muscolare è determinata dalla capacità del muscolo di estrarre quanta più energia possibile e
di produrre pochi prodotti di scarto (acido lattico, radicali liberi etc.).
La possibilità di ottimizzare gli scarti metabolici come i radicali liberi è di fondamentale importanza per chi
ha la psoriasi.

►► Resistenza cardiorespiratoria:
La resistenza cardiorespiratoria o resistenza aerobica è data dalla capacità del sistema cuore-polmoni di
sostenere un determinato lavoro fisico per un certo tempo.
Una grande resistenza cardiorespiratoria è tipica di sport come il ciclismo, delle corse di lunga distanza e
dei nuotatori di fondo. Tutti questi sport sono aerobici e l’atleta è obbligato a percorrere lunghe distanze ad
intensità di lavoro relativamente elevate.
La resistenza cardiorespiratoria è funzione di molti parametri, alcuni modificabili con l’allenamento altri poco
o per nulla modificabili.
Uno degli svantaggi degli sport e attività fisiche prettamente aerobiche è la notevole produzione di stress
ossidativo e di radicali liberi. Basta paragonare atleti di sport aerobici con quelli di sport prettamente anae-
robici per vedere che i primi atleti sembrano frequentemente piú invecchiati rispetto agli altri.
Fortuna vuole che nella vita quotidiana, non è necessaria una elevata capacità aerobica come in certi sport,
e che tutta la capacità aerobica utile a una vita in salute può essere allenata anche con un’attività fisica
prettamente anaerobica. Infatti l’efficienza aerobica sarà usata per recuperare più velocemente il lavoro
anaerobico.

L’OBIETTIVO DELL’ATTIVITÀ FISICA

L’obiettivo dell’attività fisica, come in quello di qualsiasi sport deve essere svolto con tre unità temporali,
ossia nel breve periodo (3-6 mesi), medio periodo (1 anno), lungo periodo (3-5 anni).
Gli obiettivi dell’allenamento per la salute e benessere devono essere posti nel lungo termine. Ossia la cosa
più importante è essere costanti.
Dobbiamo sempre ricordarci che il nostro corpo mantiene dei risultati solo se noi gli diamo degli stimoli per
mantenerli.
Forza, equilibrio, flessibilità, resistenza muscolare e resistenza cardiorespiratoria devono essere mantenute
con il tempo e con l’allenamento costante.

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24. La corretta attività fisica

QUANTA ATTIVITÀ FISICA FARE?

Per rispondere a questa domanda servirebbe fare un trattato universitario e probabilmente non si trovereb-
be una risposta assoluta, ma come in tutti i casi, dipende. Cerchiamo di capire almeno quanta attività fisica
è necessaria per riuscire ad avere una vita in salute.
Il monte ore di attività fisica settimanale da linea guida sono due ore e mezza (150 minuti), ma il tempo
ottimale reale dovrebbe essere dalle 3 alle 6 ore a settimana. Ossia o due allenamenti da 1,5h per arrivare
a 3 allenamenti da 2 ore. In questa tempistica è compreso anche il riscaldamento generale e specifico che
normalmente è circa il 30% della seduta allenante.

Riscaldamento generale = riscaldamento di tutto il corpo fatto a inizio allenamento.


Riscaldamento specifico = riscaldamento fatto prima del singolo esercizio e specifico per l’esercizio.

QUALE ATTIVITÀ FISICA SCEGLIERE?

Dimmi cosa vuoi ottenere dalla tua attività fisica e ti dirò qual è la scelta migliore.

Se in un soggetto sano l’attività aerobica dovrebbe essere tra il 20 e massimo 50% del totale, in una perso-
na con psoriasi questa può essere dallo 0 al 15% del totale. Con zero non si intende che non si debba fare
attività aerobica, ma che sia sufficiente rispettare il minimo della attività dei 10.000 passi giornalieri più due,
o meglio tre, sedute di allenamento contro resistenza (con i pesi, a corpo libero o con attrezzi classici dell’al-
lenamento funzionale come kettlebell, palle mediche...).

N.B. L’attività di Crossfit è troppo intensa e ha una frequenza di infortuni dei partecipanti molto alta.

COME CAPIRE SE L’ATTIVITÀ FISICA È QUELLA GIUSTA.

L’attività fisica, come poi del resto tutte le cose, è una cosa strettamente personale, c’è chi ama farla in com-
pagnia e chi in solitudine. Ecco che, se da una parte appare chiaro che sia da preferire un’attività principal-
mente di tipo anaerobico (allenamento corpo libero, allenamento con i pesi/fitness, allenamento funziona-
le), come farla dipende un po’ dalle nostre preferenze.
Ci sono solo della raccomandazioni importanti come scegliere un laureato in scienze motorie esperto di
attività fisica che personalizzi l’ attivitá in base alle nostre esigenze. Infatti, in base alla nostra genetica, al
nostro livello di preparazione e alla nostra capacità di adattamento, andranno calibrati tipologia e quantità
di esercizi, ripetizioni, tempi di recupero e frequenza degli allenamenti.
Se questo non ci è possibile però, non dobbiamo prenderla come scusa per non praticare attività fisica, ma
dobbiamo trovare la soluzione per noi migliore e più efficace.
Provare ad andare in una palestra di fitness e allenarsi con i pesi potrebbe essere già un ottimo inizio a
prezzo contenuto, se non ci piacciono i pesi, potremmo trovare allenamenti di gruppo di calisthenics o di
allenamento funzionale guidati da un dottore in scienze motorie.
Su questi ultimi, calisthenics e allenamento funzionale, occorre sottolineare che serve veramente un ottimo
preparatore, altrimenti l’allenamento rischia di diventare, come nel 99% dei centri, solo una moda, una coz-
zaglia di esercizi senza senso, ne logica, ne programmazione e senza risultato.
Nel dubbio che non sappiate cosa scegliere, optate per un allenamento con i pesi in palestra.

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25. Il corretto stile di vita

25 Il corretto stile di vita


“Lo stile di vita come il primo e insostituibile farmaco.”

HAI UN CORRETTO STILE DI VITA?

In un’intervista sullo stile di vita i due terzi delle persone erano convinti di avere uno stile di vita sano ed era-
no altrettanto convinte che pochissime persone abbiano un corretto stile di vita.

►► Le persone sono convinte di avere un buon stile anche se:

●● non fanno attività fisica;


●● hanno almeno 5kg di sovrappeso;
●● fumano qualche sigaretta;
●● bevono mezzo litro di vino al giorno.

Se per alcune persone, è ovvio che queste condizioni siano poco compatibili con il corretto e sano stile di vita,
allo stesso tempo invece ce ne sono altrettante che non le ritengono così essenziali.
Ma chi ha ragione? E soprattutto come facciamo a capire se abbiamo un buono stile di vita?
Effettivamente non è affatto semplice, ma possiamo aiutarci con una lista di condizioni base da dover rispettare.

►► Il soggetto ha un buon stile di vita se sono presenti tutte queste 10 condizioni:

1. ha un’alimentazione corretta e specifica per lui;


2. non è in sovrappeso;
3. non è sedentario;
4. non fuma;
5. non beve abitualmente alcolici;
6. non è stressato;
7. ha una cultura medica di base;
8. non abusa di farmaci, non fa uso di droghe;
9. non è ansioso;
10. non è depresso.

Non fumare e non bere oltre che essere indispensabili come condizioni per migliorare lo stile di vita sono
azioni utili nel trattamento della psoriasi, specialmente in quelle forme di psoriasi in cui lo stress ossidativo
sembra avere ed ha, un ruolo cruciale.

Soddisfare tutti questi 10 punti, è possibile, non facile, ma necessario se vogliamo vivere con una buona o
ottima salute.
Infatti la grande maggioranza delle volte in cui sono presenti problemi di salute, lo stile di vita non è buono,
e spesso nemmeno sufficiente.

►► Per migliorarlo dobbiamo agire su due macro aree:

●● ridurre gli agenti stressanti (stressor): es. ripristinare le 10 condizioni che abbiamo descritto poco fa.
●● rispettare il più possibile i ritmi fisiologici del corpo (es. veglia-sonno)

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25. Il corretto stile di vita

IL RITMO DEL CORPO

Il nostro corpo ha dei ritmi, dei ritmi naturali, si sveglia con la luce e dorme con il buio; le donne ogni 28
giorni circa hanno il ciclo mestruale. In primavera cominciamo ad essere più attivi e via così durante l’estate,
mentre con l’iniziare del freddo ci impigriamo.
Il nostro corpo, la nostra biologia, in condizioni di salute, funziona con orari precisi e regolari: la comparsa del
sonno, il senso dell’appetito, l’aumento e la diminuzione della temperatura, della pressione, la secrezione di
ormoni ne sono solo alcuni esempi. Questi ritmi sono vitali per la nostra salute.
La scienza che studia e descrive questi ritmi biologici che regolano i processi del corpo umano è la cronobiologia.

RITMI CIRCADIANI, CIRCAMENSILI E CIRCANNUALI

I ritmi vengono classificati a seconda della loro ripetitività, del loro ciclo. I ritmi circadiani, se si riferiscono alle
24 ore, ritmi circamensili, se si riferiscono al mese e ritmi circannuali se si riferiscono all’anno.
(Circadiano viene dal latino circa diem e significa “intorno al giorno”; Circamensile “intorno al mese”; Circan-
nuale “intorno all’anno”)

Cercare di rispettare i nostri ritmi naturali o più propriamente detti ritmi biologici è fondamentale per la
nostra salute, non rispettarli porta ad avere svariate problematiche, tra le più conosciute: la sindrome da
jet-lag e la sindrome del turnista.
Nei disturbi del ritmo circadiano, i ritmi veglia-sonno endogeni e il ciclo esterno luce-buio sono disallineati
(desincronizzati).

►► Sindrome da jet-lag:
Si verifica quando il soggetto effettua viaggi che lo conducono ad attraversare almeno due diversi fusi-o-
rari. Questo disturbo deriva dalla difficoltà del soggetto ad adattarsi rapidamente al nuovo ciclo luce-buio
con conseguente difficoltà di addormentamento, frequenti risvegli notturni, risveglio mattutino anticipato e
sonnolenza diurna. Per sincronizzare gli orari individuali con quelli della nuova località occorrono in genere
tempi discretamente lunghi.

►► Sindrome del turnista:


È paragonabile ad una condizione di jet-lag cronico in cui il soggetto sperimenta sintomi compatibili con
insonnia nelle ore serali e sonnolenza diurna che spesso si associa ad irritabilità e fatica. Nel tempo que-
sto ingenera una deprivazione cronica di sonno con peggioramento progressivo anche delle performances
diurne. Questi sintomi derivano dal fatto che i lavoratori notturni svolgono i propri compiti in un momento
temporale che è in conflitto con i segnali provenienti dall’orologio circadiano, che propenderebbero invece
verso il sonno.

Il ritmo circadiano veglia-sonno è collegato al ci-


COLORE LUNGHEZZA D’ONDA
clo luce-buio. Seguono questo ritmo anche altre
attività e funzioni del corpo come per esempio: Viola 380–450 nm

l’attività cerebrale, la produzione di molti ormoni, Indaco 450–475 nm


la rigenerazione cellulare.
Blu 476-495 nm
La luce è l’agente più importante che influisce e
Verde 495–570 nm
agisce su questo ritmo biologico.
Cercando di semplificare un sistema altamente Giallo 570–590 nm
complesso, possiamo dire che il colore e l’inten- Arancione 590–620 nm
sità della luce hanno un peso molto importante
Rosso 620–750 nm
sulla corretta calibrazione dei ritmi biologici e

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25. Il corretto stile di vita

sulla liberazione di ormoni come la melatonina. La melatonina ha la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia.
Ci sono luci che ci stimolano l’attività cerebrale, la funzione psicomotoria generale e la vigilanza e riducono i
naturali livelli di melatonina (dominanza del colore blu, luci di illuminazione di colore freddo degli ambienti,
tv, computer e cellulari), ci sono invece altre luci (dominanza del colore rosso) che non hanno questi effetti
di soppressione della melatonina e non stimolano lo stato di vigilanza.
L’esposizione alla luce, soprattutto alla lunghezza d’onda blu tra 460 e 480 nm, inibisce la produzione della
melatonina in misura dose-dipendente.

CONCLUSIONE

Quindi appare chiaro e ovvio a tutti che per un corretto stile di vita dobbiamo verificare di avere il più basso
livello di agenti stressanti possibili:

●● avere una corretta alimentazione specifica sulle nostre esigenze, nel caso della psoriasi una dieta spe-
cifica, mirata e fatta con maggior regolarità di un orologio svizzero è essenziale;
●● avere un giusto livello di massa grassa e un buon livello di massa magra e quindi un corretto peso
forma;
●● (uomo: massa grassa minore di 3,9 kg/m2 e massa magra maggiore di 18 kg/m2;
●● donna: massa grassa minore di 6,8 kg/m2 e massa magra maggiore di 16 kg/m2.)
●● fare regolarmente attività fisica: 10.000 passi al giorno e almeno 150 minuti di attività a settimana;
●● non fumare;
●● non bere abitualmente alcolici;
●● usare i farmaci solo se necessario e nelle modalità e tempistiche indicate;
●● ovviamente non usare droghe;
●● farsi una cultura medica di base;
●● gestire i propri stati d’animo per affrontare la vita serenamente;
●● sapere gestire i momenti di alto stress;
●● rispettare i ritmi luce-buio, cercando di non alzarsi né andare a letto troppo tardi;
●● ridurre l’esposizione a luci blu dopo il tramonto, ridurre l’uso del cellulare e del computer.

Questo, se pure semplice, diventa una breve lista di cose su cui lavorare costantemente.

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26. L’approccio psicologico corretto nel Metodo Apollo

26 L’approccio psicologico corretto nel Metodo Apollo


Mi presento: mi chiamo Claudia Araseli Scarlatella (per chi se lo chiedesse Scarlatella è il mio cognome, men-
tre Araseli è il mio secondo nome di origine messicana e significa “altare del cielo”). Sono Neuropsicologa,
Psicologa dell’età evolutiva e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale in formazione.
Sono affetta da Psoriasi al cuoio capelluto, Psoriasi inversa e Ipotiroidismo (di Hashimoto). Ho attraversato
momenti molto difficili ed ho sofferto per le mie condizioni di salute, perché quando il corpo non sta bene
non sta bene neanche la nostra mente.

Dopo anni di ricerche, cure, soldi buttati e sofferenza ho conosciuto il Metodo Apollo e sono andata da Paolo
e Federica per la mia prima visita, come paziente.
Il cambiamento per me è iniziato nel 2017 perché STARE BENE, nel mio caso, era una scelta che dipendeva
da me ed un gesto di rispetto, cura e amore nei miei confronti.
Iniziando a seguire il Metodo Apollo ho rivoluzionato le mie abitudini alimentari, ho buttato via una miriade
di farmaci, ho cambiato prodotti per il corpo, ristoranti... un po’ tutto insomma, mentre intorno a me le per-
sone che mi volevano bene e gli amici erano un po’ scettici su questa rivoluzione.
Ma io che durante gli anni universitari mi occupavo di ricerca nell’ambito delle Neuroscienze, avevo letto le
loro ricerche e compreso l’efficacia di questo stile di vita, perciò mi sono detta “Dai Claudia, provaci!”.
Ho cominciato a stare meglio, a sentirmi meno stanca, dolorante, pruriginosa o a disagio.
Grazie ai benefici ottenuti ho voluto iniziare a collaborare con Paolo e Federica che con entusiasmo mi hanno
accolta come parte integrante dei professionisti.

►► “Si, ma... a che cosa mi serve una Psicologa?”


La psoriasi è una malattia psicosomatica dove l’IMPATTO PSICOLOGICO, che può esplicitarsi attraverso
STRESS o TRAUMA, spesso rappresenta la causa, il fattore scatenante che da origine alla psoriasi e durante
il decorso della stessa può esacerbare ed aggravare una situazione già di per sè difficile. Ecco dunque che la
PELLE diventa il nostro ORGANO BERSAGLIO attraverso cui il tuo cervello cerca di mandarti un avviso.
●● Per questo è importante RICONOSCERE i segnali che il nostro corpo ci invia attraverso la cute;
●● COMPRENDERE quali sono le azioni ed i pensieri che ci affliggono;
●● REAGIRE modificando i comportamenti ed i pensieri che ci creano disagio e che si esplicitano attraverso
una sintomatologia cutanea.
Ed è proprio questo ciò di cui si occupa una Psicologa.

►► “Si, ma... in che modo l’impatto psicologico condiziona la mia vita?”


Pensate che anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha ribadito l’importanza di considerare
l’impatto psicologico della malattia, dimostrando una correlazione fra la presenza della psoriasi e una dimi-
nuzione del benessere dei pazienti.
Chi soffre di Psoriasi, spesso vive uno stato cronico o latente di INSODDISFAZIONE per quanto riguarda: il
proprio corpo, la vita sessuale, la sfera sociale, familiare, professionale, la propria condizione di salute e la
propria autostima, perché la Psoriasi va ad intaccare tutte queste cose! Quando la malattia è estesa e visibile
gli sguardi insistenti della gente e le loro domande ci infastidiscono o ci arrecano sofferenza... ci fanno sen-
tire emarginati, etichettati o esclusi.
Come se già non bastasse tutto ciò, un corpo che prude, che sanguina e che fa male non può aiutarci a stare
bene psicologicamente... ci sentiamo a terra, sfiniti, stanchi di dover lottare per guarire.
Ma non è mica finita qua! Eh no, perché chi segue il Metodo Apollo sa quante resistenze e difficoltà possiamo
incontrare TUTTI I GIORNI per via della nostra alimentazione... quella pizza coi colleghi che non posso man-
giare, i pasticcini del compleanno a cui devo dire “No grazie” sforzandomi di sorridere, la nostra famiglia che
spesso per prima non riesce a conciliarsi con la nostra nuova alimentazione...

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26. L’approccio psicologico corretto nel Metodo Apollo

►► “Allora cosa posso fare per gestire tutto questo? Come lo risolvo?”
Una Psicologa specializzata in disturbi psicosomatici saprà come aiutarvi, accogliendo le vostre difficoltà e
rispondendo alle vostre necessità. La Psicologa NON DA CONSIGLI, bensì LAVORA CON IL PAZIENTE per in-
dividuare i nodi problematici, POTENZIANDO le RISORSE INDIVIDUALI portando il paziente ad AFFRONTARE,
GESTIRE e SUPERARE le difficoltà.

Vi lascio un “mantra” da stampare e rilegare, da leggere e rileggere… per CAMBIARE.

MOTIVAZIONE AL CAMBIAMENTO

●● “Il mondo in cui viviamo comincia nella nostra testa. È il modo in cui percepiamo, valutiamo o immaginiamo le
cose che modella il nostro mondo. Le nostre emozioni derivano dalle considerazioni e dai pensieri che facciamo
sugli eventi.”

●● “Serve solo una persona per cambiarti la Vita. Quella persona sei TU”

Puoi avere mille idee di benessere, puoi immaginare la tua vita ideale, programmare come raggiungere una
forma fisica perfetta, ottimizzare il tuo stile di vita per una salute di ferro ma tutto questo non ti servirà a
niente se non lo metti in pratica!

►► CON LE IDEE POSSONO SUCCEDERE 2 COSE:

●● LA PRIMA - che te la fai addosso dalla paura e pensi che le tue idee di vita, di salute ed i tuoi progetti per-
sonali non siano poi cosí geniali o importanti, o ancora, che tu non vali abbastanza per tutto questo sbat-
timento. Che in fondo tutti vorremmo migliorare ma che riuscire a cambiare è impossibile. È una scelta
rispettabile e decidi di non fare niente, perché alla fine era solo un’idea della tua vita ideale e nulla piú.

●● LA SECONDA - l’altra possibilità è VINCERE LA PAURA E SCOMMETTERE DAVVERO SU TE STESSO! Scegli di


amarti, scegli di crederci, SCEGLI DI STARE BENE DAVVERO. Innamorati della tua persona come quando
avevi 15 anni, al tempo delle mele. Innamorati della tua IDEA DI CAMBIAMENTO e al diavolo la paura! Nel
momento in cui comincerai a materializzarla, la tua idea smetterá di essere un sogno per diventare la tua
realtá! 

►► COME SI FA?

1. Non accontentarti.
2. Fermati a riflettere.
3. Studia la tua idea di cambiamento, analizzala bene.
4. Non improvvisare. Chiedi opinioni ai professionisti esperti.
5. Leggi. Documentati sul blog, leggi il libro, segui le linee guida.
6. Scrivi le tue idee anche se ti sembrano scemenze.
7. Fai il riposino. Libera la testa.
8. Parla con i tuoi amici, vai a trovare tua mamma. Racconta il tuo progetto di cambiamento.
9. Rompi le regole.
10. Non aver paura di sbagliare.
11. Cerca qualcosa di diverso.
12. Superati.

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26. L’approccio psicologico corretto nel Metodo Apollo

13. Impegnati. Quel “qualcosa in più” è lÌ.


14. Visualizza il tuo cambiamento. Realizzalo.

Non succede tutti i giorni di decidere di cambiare vita, proprio come non succede tutti i giorni di incontrare
il grande amore. Cambiare vita vuol dire scommettere davvero su se stessi, scommettere sulla propria idea
di cambiamento e innamorarsene perdutamente. Vuol dire che nonostante tutte le difficoltá TU non getterai
la spugna!

►► Sii ottimista, le cose possono andare bene, è tutto nelle tue mani... E qualunque cosa tu decida di
fare, GODITI IL CAMMINO.

●● La differenza fra ordinario e straordinario è quel qualcosa in più!


●● Fai e sii felice di ciò che fai!

Vi lascio un paio di slide prese da un intervento che ho realizzato durante una formazione del Metodo Apollo
per spiegare a professionisti e pazienti come approcciarsi nel modo giusto a chi deve fare un cambiamento
così drastico come quello dello stile di vita.
Sappiamo bene che per ogni persona che inizia veramente, ce ne sono altre 10 che guardano e pensano di
non essere mai in grado di rinunciare a pasta, pizza etc etc, e siccome vedono troppo grande il salto da un
sistema all’altro si trovano ad attivare mille resistenze e a procrastinare sempre il cambio di regime alimen-
tare, magari sapendo benissimo che davvero potrebbe essere la volta buona che si liberano dalla psoriasi.

Leggi queste slide e i singoli punti, è importante...

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26. L’approccio psicologico corretto nel Metodo Apollo

Il Metodo deve adattarsi alle persone, non le persone al metodo, ognuno ha le sue esigenze, i suoi gusti, le
sue possibilità, i professionisti del Metodo Apollo sapranno adattare il Metodo alle tue esigenze quando sei
in difficoltà.
Il tutto o nulla tipicamente del mondo paleo, si adatta a poche persone, per molte altre un approccio gradua-
le, che magari inizia dal semplice prendere gli integratori è una bella maniera di iniziare. Sul glutine sapete
che siamo rigidissimi, purtroppo senza una totale eliminazione è difficile vedere risultati, ma sul resto si può
iniziare un passo alla volta e, mano a mano che si sistemano i tasselli e si percepisce un maggior benessere,
stringere le corde sempre di più.
Un grande scoglio è difficile da superare, tanti piccoli scalini invece sono molto più gestibili.
Se si sbaglia, si sgarra o si commette qualsiasi errore inutile colpevolizzarsi e colpevolizzare, dagli errori si
impara e si va avanti con una nuova consapevolezza, l’importante è proprio non arrendersi mai e andare
avanti.

PSORIASI E RISVOLTI PSICOLOGICI

La psoriasi è una malattia autoimmune causata dal corpo che erroneamente aumenta la velocità di crescita
delle cellule della pelle. Si tratta di una patologia cronica, non contagiosa, anche se tante volte ci scontriamo
con retaggi culturali errati, specialmente nelle patologie dermatologiche che appunto vengono viste con
stigma e pregiudizi da parte delle persone che non conoscono tale malattia. Sebbene non esista una cura
definitiva il Metodo Apollo è una terapia altamente efficace che permette di gestire al meglio la malattia.

Tradizionalmente la cultura occidentale ed il pensiero comune vertono sulla separazione tra cultura-natura
e mente-corpo, questo, secondo una visione indotta dalla medicina tradizionale che vede la malattia come

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26. L’approccio psicologico corretto nel Metodo Apollo

necessariamente generata da una specifica lesione o disfunzione organica, senza tenere conto di come fat-
tori psicologici e ambientali possano incidere sulla patologia.

Il Metodo Apollo invece pone l’accento anche sui fattori psicologici e neurocognitivi tra i possibili fattori sca-
tenanti della psoriasi. Scopriamo insieme il perché.

►► SISTEMA IMMUNITARIO E NEUROTRASMETTITORI


Oltre alla reazione agli stimoli antigenici il sistema immunitario è in grado di attivarsi con input psico-neu-
rologici ed emozionali, attraverso sostanze secrete dai neuroni, chiamati neurotrasmettitori e neuropeptidi,
oltre che da stimoli endocrini. Da ciò si evince dunque come il sistema immunitario ed il sistema nervoso
centrale sono in costante comunicazione tra loro, perché le cellule immunitarie portano all’apparato neuro-
logico, attraverso i neuropeptidi, le informazioni che hanno captato durante il monitoraggio dell’organismo.
Questo tipo di correlazione è stata approfondita negli anni ‘30 grazie ad un filone di ricerca chiamato PNEI:
psico-neuro-endocrino-immunologia, che fu approfondita da Hans Selye, un medico di origine austriaca.
Egli aveva capito l’importanza e la necessità di studiare le correlazioni presenti fra questi tre sistemi: il si-
stema nervoso, il sistema immunologico ed anche quello endocrino. Quindi la PNEI è una disciplina che si
occupa della relazione tra psiche e sistemi di regolazione fisiologica che costituiscono l’organismo umano:
quello endocrino, nervoso e immunitario.

►► LA PELLE
In psicosomatica la pelle è molto di più del semplice rivestimento esterno del corpo. La pelle rappresenta una
dimensione dove i nostri modi di essere si legano con il mondo, dove la nostra vita dialoga con l’esterno. 

Come mediatore tra l’organismo e il mondo esterno, la pelle svolge diverse funzioni:

●● Protezione: in quanto barriera anatomica contro potenziali patogeni ed eventuali agenti nocivi, costi-
tuisce la prima linea di difesa dell’organismo contro le aggressioni esterne. Contiene inoltre le cellule di
Langerhans, con la funzione di presentare l’antigene, che fanno parte del sistema immunitario acquisito,
infatti la pelle costituisce la prima barriera di difesa contro l’azione di potenziali patogeni.
●● Sensibilità: nella cute sono presenti numerose terminazioni nervose che rilevano le variazioni termiche
(termocettori), le pressioni (pressocettori), vibrazioni e sensazioni dolorose (algocettori), media il senso
del tatto.
●● Controllo dell’evaporazione: la pelle costituisce una barriera asciutta e relativamente impermeabile
contro la perdita di liquidi, regolando anche l’escrezione di elettroliti tramite la sudorazione.
●● Regolazione termica: la pelle possiede un afflusso ematico ben superiore alle sue effettive necessità me-
taboliche; questa caratteristica ne fanno un mezzo ideale per la regolazione della temperatura corporea.
La vasodilatazione provoca un incremento del flusso ematico locale, che favorisce la cessione dell’energia
termica all’ambiente esterno; viceversa, la vasocostrizione, riducendo la quantità di sangue in transito,
preserva le dispersioni termiche. Mentre nell’essere umano sono quasi insignificanti, negli animali i mu-
scoli erettori dei peli contribuiscono, con la loro contrazione (orripilazione) a produrre calore; la sudora-
zione stessa facilita invece la dispersione del calore, quindi funge da isolante termico, da regolatore della
temperatura corporea e previene l’eccessiva dispersione idrica.
●● Assorbimento: dal momento che piccole quantità di ossigeno, azoto e anidride carbonica possono dif-
fondere liberamente nell’epidermide, alcuni animali (soprattutto piccoli anfibi) si servono della loro cute
come unico organo a funzione respiratoria; contrariamente a quanto solitamente si crede, gli esseri uma-
ni non assorbono ossigeno tramite la pelle.
●● Difesa/offesa: diversi annessi cutanei (unghie, corna nei rinoceronti) fungono da strumenti di difesa od
offesa; il mimetismo stesso può essere catalogato in entrambe le categorie, a seconda che a farne uso
siano le prede (per sfuggire ai predatori) o i predatori (per avvicinarsi o attrarre le prede senza destare
loro sospetti)

140 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


26. L’approccio psicologico corretto nel Metodo Apollo

●● Attrazione sessuale (pigmentazione)


●● Riserva e ruolo sintetico: costituisce un serbatoio di lipidi e acqua e consente la sintesi di alcune sostan-
ze necessarie come la vitamina D.

Spesso ci chiediamo “Come mai per 20/30/40 anni ho sempre mangiato e bevuto di tutto e poi all’improvviso
queste chiazze?”
Magari dopo un avvenimento traumatico o un particolare periodo di stress.

►► LO STRESS
È lo stress ad avere un ruolo importante nello studio delle risposte psico-fisiche connesse all’intreccio dei tre
apparati.

STRESS: causa (fisica, chimica, psichica) capace di esercitare sull’organismo, con la sua azione prolungata,
uno stimolo dannoso, provocando conseguenza.
TRAUMA: agente ad azione improvvisa che produce lesione o ferita.

Stile di Vita e approccio alla vita cambia il nostro equilibrio ormonale ed incide in modo significativo sulla
psoriasi e sulla nostra salute in generale.
In caso di avvenimento stressogeno l’organismo risponde agli stressor con la secrezione di ormoni quali
Adrenalina e Cortisolo.

PRO: conferiscono forza, energia e capacità di adattamento sotto sforzo... Il vecchio “fuggi e combatti”.
CONTRO: il cortisolo può ridurre la secrezione di immunoglobuline a livello intestinale causando una prolife-
razione di molti microorganismi che possono danneggiare pesantemente il nostro intestino portandoci poi
a sviluppare malattie autoimmuni come la psoriasi.

Quando la pelle diventa l’organo bersaglio di tensioni, trauma e stress è necessario capire cosa sta alla base
di questo squilibrio. Per questo è importante leggere la nostra cute in più modi, scoprendo cosa significano
e come vanno affrontati i disturbi che la affliggono.
Riconoscere, Comprendere, Reagire: queste tre parole ci aiuteranno a capire come affrontare la psoriasi e a
vivere meglio.
È necessario imparare a riconoscere i segnali che il nostro corpo ci invia attraverso la nostra cute, è importan-
te comprendere quali sono le azioni ed i pensieri che ci affliggono ed è fondamentale reagire modificando i
comportamenti ed i pensieri che ci creano disagio e che si esplicitano attraverso una sintomatologia cutanea.
Combattere i suoi disturbi solo con pomate e farmaci non sempre è efficace. Quando arriva un sintomo o un
disagio, la reazione standard è quella di scappare o di allontanarlo per tornare alla situazione di prima, ma
forse proprio quella situazione ha spinto il tuo cervello a mandarti un avviso!

Spesso la psoriasi coincide con la difficoltà di comunicare le emozioni. La persona che ne soffre si sente strut-
turalmente fragile e tenta di costruire una “corazza” (la placca secca) al fine di ridurre gli scambi emotivi con
l’esterno percepiti come pericolosi. Tuttavia, la lesione conosce fasi di ricostruzione, nelle quali la corazza si
riduce e lascia il posto a un eritema acceso che brucia e prude e che assomiglia a una “brace” in mezzo alla
cenere. Simbolicamente cioè, la pulsione a lasciar fluire le emozioni tenta di farsi largo fra le difese che la
persona ha messo tra sé e il mondo.

►► FATTORI DI RISCHIO
Persone che fanno fatica a esprimere le emozioni e a sostenere quelle degli altri; persone con genitori as-
senti o anaffettivi; persone che hanno subìto durante l’adolescenza, un trauma che ha bloccato lo sviluppo
delle capacità emotive (lutto improvviso, eventi che hanno cambiato profondamente l’assetto familiare);
problema relativo all’autocostruzione della nostra identità.

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26. L’approccio psicologico corretto nel Metodo Apollo

►► STRESS CRONICO
In casi di stress cronico si attivano meccanismi dannosi come la diminuzione o soppressione della risposta
immunitaria. In conseguenza a stati di attivazione emozionale si sono registrate consistenti variazioni dei
parametri immunitari: depressione e ritardo nella sintesi di anticorpi, fino ad arrivare a fenomeni patologici,
come lo sviluppo di autoanticorpi, evento maggiormente associato alle malattie autoimmuni (come ad esem-
pio la tiroidite di Hashimoto).

►► EMOZIONI E CORPO
Quando la reazione emozionale è adattiva, si associa ad uno stress fisiologico e non ha significato patogeno,
se invece le modalità di espressione emozionale sono sbilanciate si verificano reazioni disfunzionali.
Quando si analizza la portata delle alterazioni biologiche in risposta allo stress si deve tenere conto anche
della valutazione cognitiva che il soggetto dà allo stimolo stressante e alla gestione di esso.

►► MENTE E CORPO: UN LEGAME BIDIREZIONALE


Secondo la PNEI vi è un legame bidirezionale fra mente e corpo, le emozioni e lo stress agiscono sulla salute
fisica e, a sua volta, la psiche influenza l’organismo stesso.
Quando lo stress subentra in seguito a perdite emozionali o lutti, può diventare concausa dello svilup-
po e/o dell’insorgenza di malattie autoimmuni. Gli stati emotivi negativi del paziente influenzano l’in-
sorgenza e il decorso della malattia e si associano ad una netta diminuzione delle funzioni immunitarie.

►► EMOZIONI E APPARATO IMMUNITARIO


L’apparato immunitario collegato a quello nervoso ed endocrino subisce l’influenza di molteplici emozioni,
come la paura, la preoccupazione, la rabbia, il risentimento, la depressione, l’ansia.
Si è osservato che le persone con uno stile emozionale negativo presentano una maggiore attivazio-
ne dell’area destra del cervello, condizione collegata ad una minore produzione di cellule linfocitarie.
Questa visione della struttura dell’organismo che mette in connessione cervello, stress e immunità ci indica
che è necessario un approccio integrato alla malattia e al paziente.

►► PSORIASI E AUTOSTIMA
Recenti studi pubblicati sull’Europena Journal of Dermatology hanno mostrato evidenze circa la correlazione
tra Psoriasi e qualità della vita.
Le persone con psoriasi spesso risultano poco soddisfatti della propria vita in generale, della sfera privata e
personale, ma anche di quella sociale e professionale.
Molto può essere fatto per aiutare i pazienti a superare queste difficoltà.
È però importante, per raggiungere l’obiettivo, lo sforzo congiunto e il coinvolgimento di medici e familiari.
Sono le conclusioni a cui è giunto uno studio pubblicato sull’ultimo numero dell’European Journal of Derma-
tology dopo aver confrontato i risultati di diversi questionari sottoposti, fra il 2010 e il 2012, a 100 pazienti
con psoriasi e 100 volontari sani.

►► BENESSERE PSICOFISICO COMPROMESSO DALLE LESIONI


Le lesioni psoriasiche oltre a causare dolore e prurito, spesso sono fonte di disagio e imbarazzo per chi le
vive sulla propria pelle. Quando la malattia è particolarmente estesa e colpisce le zone del corpo più visibili
(come il viso), può avere conseguenze anche gravi sulla qualità di vita.
In Italia ne soffrono circa due milioni di persone e, poiché si tratta di una patologia persistente e recidivante,
anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente ribadito l’importanza di considerare l’impatto
psicologico della malattia, già più volte dimostrato da vari studi nel corso degli anni.
I test effettuati durante quest’ultima analisi hanno rilevato una stretta correlazione fra la presenza della
psoriasi e una diminuzione del benessere dei pazienti, in particolare un’insoddisfazione per quanto riguar-
da: il proprio corpo, la vita sessuale, la sfera sociale, familiare e professionale e, più in generale, la serenità
riguardo alla proprie condizioni di salute.

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26. L’approccio psicologico corretto nel Metodo Apollo

►► AUTOSTIMA E IMMAGINE DI SÉ
L’autostima, intesa come la considerazione che abbiamo di noi stessi, è strettamente correlata al nostro gra-
do di soddisfazione personale, alla nostra gratificazione, ai nostri successi e alla qualità della vita.
Essa si basa su un insieme di significati e valori salienti attribuibili all’esperienza, che sono acquisiti nel corso
del nostro sviluppo. Questo processo di auto costruzione relativo all’immagine di sè e alla propria identità
si costruisce lungo l’intero arco della nostra esistenza. Quando si va a minare o a ferire l’autostima, l’essere
umano reagisce alle ferite subite in modi disfunzionali che compromettono l’apprendimento, le relazioni,
l’autonomia, l’autoregolazione e a lungo termine la salute mentale e fisica, ciò può avere effetti deleteri
sull’individuo (Crocker & Park, 2004). Per questo la ricerca dell’autostima è così rilevante nella vita di ciascuno
di noi, al punto che numerosi psicologi la considerano un bisogno umano universale e fondamentale.
Una buona autostima ha effetti benefici sulla nostra vita, migliorarla ci permette di avere un’elevata fiducia
nelle nostre capacità, di realizzare i nostri obiettivi, di instaurare buone relazioni sociali, di esprimere effica-
cemente noi stessi e di essere pienamente soddisfatti della propria vita.

►► LA COMPETENZA EMOTIVA
L’auto-accettazione è la chiave per superare rabbia, frustrazione, imbarazzo ed impotenza, ma sappiamo
che raggiungerla non è semplice...
Il Sostegno Psicologico e la terapia Cognitivo-Comportamentale può essere utile per l’autonomia emotiva: si
concentra su come i pazienti percepiscono la propria efficacia nel gestire le questioni importanti nella loro
vita e sul cambiamento dei modelli di pensiero che portano a impotenza e disperazione.
Esistono diverse modalità di intervento e di supporto psicologico, molte persone prediligono percorsi brevi
(in genere 5 massimo 10 sedute) con cadenza flessibile e talvolta online. A seconda dei vissuti e delle espe-
rienze personali, strutturo insieme al paziente un percorso mirato e su misura. Il counseling psicologico o
colloquio psicologico si basa sulla relazione di aiuto che lavora sul qui ed ora, per prevenire il disagio, miglio-
rare il benessere psico corporeo ed aumentare il senso di auto efficacia. Un percorso mirato e individualizza-
to è importante per migliorare il benessere psico corporeo, diminuire l’ansia riguardo allo stato di salute ed
aumentare il senso di auto efficacia.
Migliorare il proprio benessere psicofisico e la propria qualità di vita è un gesto di amore verso se stessi, un
gesto importante per valorizzare il proprio potenziale, migliorare il proprio stile di vita ed accrescere la pro-
pria felicità e soddisfazione personale.
Per questo per il Metodo Apollo è importante un approccio integrato nella cura dei pazienti con psoriasi, cioè
un modo unitario e organico di vedere l’essere umano, guardandolo nella sua globalità come unità di corpo
e mente.
Una corretta presa in carico del paziente non può prescindere dall’includere anche gli aspetti psicologici ed
un adeguato sostegno dei pazienti.

AMARE SE STESSI

AMARE cioè desiderare in maniera viscerale, in modo integrale, totale. Mi chiedo spesso se siamo davvero in gra-
do di amare così ma ancora più spesso mi chiedo se siamo capaci di amare così totalmente, visceralmente e
integralmente Noi Stessi (….) Penso che tante volte sprechiamo troppe energie nel fare, dare e compiacere gli altri
nella speranza di sentirci meglio dentro, nella speranza di colmare quel vuoto, di cancellare quelle lacrime, di non
vedere i segni che il tempo lascia sul cuore. È come combattere contro i mulini a vento, perché se la ferita aperta è
dentro di noi c’è da chiedersi: Come mai cerco di impegnarmi in altro invece che impegnarmi su di me? Come mai
lotto per rendere felici gli altri e non rendo felice Me? Perché amiamo con tutto noi stessi l’altro e non riusciamo ad
amare così anche noi? (…) Io dico che bisogna provarci ad amarsi davvero, ad amarsi di più perché la nostra vita è
un dono prezioso, unico , raro e bellissimo. “Perché la vita degli altri non è più importante della nostra e la nostra
vita merita amore, cura e comprensione. (…) Il nostro lavoro più importante è conoscere noi stessi, capire la nostra
forza interiore e amarci, accettarsi perché quando capiamo che noi siamo dono tutto il resto diventa gestibile.

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26. L’approccio psicologico corretto nel Metodo Apollo

COSA RICORDARSI PRIMA DURANTE E DOPO LA VISITA

►► BUONE PRATICHE PER IL PAZIENTE


Prima della visita è opportuno riflettere su cosa vi aspettate dalla visita e annotarvi quali sono le vostre do-
mande e i vostri dubbi.
Prendete nota di quali siano gli effetti della psoriasi sulla vostra vita nel corso di una giornata, di una setti-
mana, di un mese o di un anno. 
Il vostro dottore vi aiuterà ad inquadrare le difficoltà nella vita quotidiana o, se necessario, vi consiglierà
come adeguare la terapia.

►► DURANTE LA VISITA
Durante la visita, cercate di parlare della vostra malattia e delle vostre emozioni nel modo più aperto e since-
ro possibile. Cercate di assumere un atteggiamento aperto nei confronti delle nuove possibilità terapeutiche.
Tenete a mente le vostre aspettative di successo terapeutico e non abbiate paura di porre domande. Il col-
loquio clinico può essere molto chiarificatorio.
Se non riuscite a seguire la conversazione, chiedete al dottore di parlare in modo più lento e comprensibile o
di ripetere quanto detto. Potete anche richiedere informazioni scritte, da poter rileggere a casa in tranquillità.
Portate con voi un taccuino e una penna, per poter prendere appunti. 
Se può esservi d’aiuto, chiedete ad un amico o ad un familiare di accompagnarvi, in modo da avere un soste-
gno morale. In caso di incertezze durante il colloquio, chiedete subito spiegazioni per ricevere una risposta
immediata.

►► E DOPO LA VISITA?
La psoriasi necessita spesso di una terapia a lungo termine e racchiude in sé molteplici fattori da conside-
rare di natura medica, biologica, psicologica e nutritiva, per questo è importante monitorare l’andamento
terapeutico attraverso visite di controllo e follow up, in modo da poter discutere del decorso della terapia.

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27. Consigli pratici prima di cominciare

27 Consigli pratici prima di cominciare

«Conosci te stesso»
(In greco antico γνῶθι σαυτόν, gnōthi sautón, o anche γνῶθι σεαυτόν, gnōthi seautón).
- Da una iscrizione nel tempio di Apollo a Delfi

«Nell’aver ben chiara la distinzione tra ciò che dipende e ciò che non dipende da noi consiste il
segreto della felicità»
[1,3] Ricordati dunque che, se ritieni di avere potere sulle cose che, per loro natura, non sono a tua
libera disposizione o reputi affar tuo ciò che ti è estraneo, ti capiterà di imbatterti in un ostacolo dopo
l’altro, ti sentirai afflitto e inquieto e ne darai la colpa, inveendo, agli dèi e agli uomini. Al contrario,
se consideri di tua pertinenza solo ciò che è effettivamente tuo ed estraneo ciò che è effettivamente
estraneo, nessuno potrà più costringerti o impedirti nell’agire, nessuno rimprovererai incolpandolo
dei tuoi casi, non farai più nulla contro la tua volontà, da nessuno ti sentirai danneggiato, né ti capiterà
di provare rabbia e odio per qualcuno, giacché in effetti non riceverai alcun Danno.
- Il Manuale di Epitteto

Nei capitoli precedenti sono stati analizzati in maniera approfondita tutti i passaggi che caratterizzano il Me-
todo Apollo. È opportuno fare alcune delucidazioni.

IL PROTOCOLLO DEVE ESSERE PERSONALIZZATO E ADATTATO AD OGNI SINGOLO CASO

In questi capitoli sono contenute delle indicazioni generali. È importante avere chiaro che la Medicina Fun-
zionale deve essere personalizzata. Ogni lettore deve declinare i contenuti delle linee guida a seconda delle
esigenze individuali. Le indicazioni date sono indicazioni di massima che vanno adattate a seconda del pro-
blema. Suggerimenti e consigli che sono adatti per qualcuno non lo sono per qualcun altro.
Alcuni alimenti sono indispensabili nella dieta di qualche soggetto, gli stessi alimenti possono risultare con-
troindicati per altri. Lo stesso vale per i consigli relativi gli integratori.
Non esiste un protocollo nutrizionale che va bene per tutti! Non esiste un integratore che fa bene a tutti!
Invitiamo il lettore ad utilizzare questi preziosi contenuti con spirito critico e la consapevolezza che è neces-
sario trovare il proprio percorso personalizzato.
Il materiale messo a disposizione è esauriente e consente molto spesso di intraprendere il percorso in piena
autonomia. Non sempre questo è possibile e per questo motivo è stata strutturata una lista di professionisti
(medici, nutrizionisti, dietisti e farmacisti) che conoscono in maniera molto approfondita il protocollo e pos-
sono essere utili per stilare un percorso personalizzato adatto alle peculiari caratteristiche di ogni singolo
caso come ci ricordano i principi della medicina funzionale.

LA CRISI DI GUARIGIONE

Il Metodo Apollo è un percorso che lavora sulle cause della patologia. Per il raggiungimento di un nuovo
equilibrio sono necessari dei tempi sicuramente più lunghi rispetto ai protocolli che lavorano esclusivamen-
te sul sintomo ed è molto comune che prima di raggiungerlo sia necessario attraversare dei periodi di peg-
gioramento. È molto comune, infatti, che durante le prime settimane dell’applicazione del Metodo Apollo si

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27. Consigli pratici prima di cominciare

verifichino dei peggioramenti della sintomatologia. Spesso si tratta di una situazione che viene definita “CRISI
DI GUARIGIONE” che precede la fase di miglioramento e di inizio della remissione.
In questi casi è molto importante avere pazienza e costanza.

IL METODO APOLLO E LA MEDICINA UFFICIALE

Il Metodo Apollo è un protocollo di Medicina Funzionale, non si tratta assolutamente di un percorso “al-
ternativo” alla Medicina Ufficiale, ma è il frutto di anni di ricerche fondate su evidenze scientifiche su cui la
Medicina Ufficiale fonda le proprie basi.
I professionisti del metodo Apollo si impegnano in un aggiornamento continuo e si interfacciano quotidiana-
mente con i canali della medicina moderna.
I contenuti del Metodo Apollo sono stati discussi e condivisi presso parecchie università Italiane e in nume-
rosissimi convegni accreditati per la formazione dei professionisti della salute.

IL RAPPORTO COL MEDICO CURANTE: EVITIAMO I CONFLITTI

Il protocollo spesso richiede approfondimenti diagnostici e specifiche terapia farmacologiche.


Inoltre alcuni integratori richiedono un dosaggio specifico per cui l’assunzione può avvenire solo sotto stret-
to controllo medico.
Riteniamo indispensabile per ottenere rapidi risultati che venga instaurato un percorso di condivisione e
fiducia col medico curante e con gli altri medici specialisti coinvolti. Tutti coloro che sono riusciti ad instau-
rare un rapporto costruttivo col proprio medico curante sono riusciti ad applicare al meglio questo prezioso
protocollo.
Non tutti i medici conoscono questo protocollo, per tale motivo è importante che chi decide di applicarlo
possa condividere nel modo giusto i contenuti di questo importante progetto.
La definizione più importante riguarda la Medicina Funzionale, ricordiamo che definire il Metodo Apollo
esclusivamente una “dieta” è riduttivo e può dare adito a confusione e dubbi.
I medici ed i professionisti della salute sono abituati a verificare le fonti e la bibliografia dei protocolli.
Nei motori di ricerca del mondo scientifico (PUB-MED, Researcher, ecc.) non è possibile trovare le indicazioni
di questo metodo ricercando “Metodo Apollo”; se il vostro medico è interessato ad approfondire questo ar-
gomento la cosa più utile è fornire la bibliografia di queste linee guida.

L’IMPORTANZA DELLA CONDIVISIONE

Chi si appresta a mettere in pratica il Metodo Apollo spesso deve affrontare uno stravolgimento delle proprie
abitudini alimentari ed inevitabilmente vengono coinvolti anche i componenti della famiglia.
Ancora una volta sottolineiamo l’importanza della condivisione. Coloro che riescono ad affrontare questo
percorso con l’approvazione e soprattutto il sostegno della famiglia sicuramente otterranno in maniera più
rapida e agevole i risultati sperati. Informare in maniera equilibrata e corretta i componenti della famiglia è
una fase importante a cui dedicarsi prima di cominciare.

METODO APOLLO E BAMBINI

Il Metodo Apollo è un protocollo di Medicina Funzionale adatto a tutte le età.


Nel caso dei bambini è utile fare delle precisazioni. Il bambino si trova in una fase evolutiva essenziale e
delicata per cui è necessario prima di tutto non commettere alcun errore che possa dare luogo a carenze

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27. Consigli pratici prima di cominciare

nutrizionali e squilibri che ne alterino il corretto sviluppo.


In caso di bambini si consiglia vivamente di intraprendere il Metodo Apollo facendosi seguire da un profes-
sionista del Metodo in modo tale che il protocollo venga applicato in tutta sicurezza.

IN BOCCA AL LUPO!

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28. Il Metodo Apollo in Italia

28 Il Metodo Apollo in Italia


Da una attenta lettura delle linee guida si evince che in alcune circostanze per applicare il Metodo Apollo in
maniera corretta ed efficace è necessario ricorrere all’aiuto di uno o più professionisti della salute: dermato-
logo, gastroenterologo, nutrizionista, dietista, ecc.

Per questo motivo è stata creata una lista di professionisti accreditati Metodo Apollo presenti in diverse città
italiane. Ogni persona interessata può consultare la rete di professionisti e trovare lo specialista di cui ha
bisogno effettuando una ricerca sul sito del Metodo Apollo nella sezione dedicata ai Professionisti.

I Professionisti Certificati Metodo Apollo hanno seguito diversi corsi di formazione e superato una selezione
accurata per formarsi e applicare il Metodo in maniera mirata e personalizzata secondo i canoni della medi-
cina funzionale.
I fondatori del Metodo Apollo si impegnano quotidianamente affinché i professionisti del gruppo si confron-
tino in merito ai rispettivi pazienti che hanno preso in carico garantendo la continua comunicazione tra i
diversi professionisti della salute.

Il Metodo Apollo è un protocollo di medicina funzio-


nale in continua evoluzione, per questo motivo ven-
gono organizzati periodicamente incontri tra profes-
sionisti per valorizzare e coltivare il lavoro di squadra
e corsi di formazione per aggiornarsi costantemente
riguardo tutte le novità scientifiche in tema di medi-
cina funzionale.

148 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


28. Il Metodo Apollo in Italia

Per tutti i professionisti che vogliono conoscere e studiare i contenuti del Metodo Apollo in maniera appro-
fondita è possibile iscriversi ai corsi di formazione sulla piattaforma di e-learning del Metodo Apollo.

Chi desidera entrare a fare parte della squadra dei professionisti certificati del gruppo è invitato e seguire i
corsi delle edizioni precedenti e iscriversi ai corsi frontali che vengono proposti ogni 2 anni circa in modo da
poter sostenere la selezione finale.

149 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti!

29 Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti!


Questo capitolo è riservato alle ricette approvate dal Metodo Apollo.
Alcune di loro provengono dal gruppo Facebook “Pam&Gio”, gemellato con
il nostro e che da anni contribuisce a rendere più piacevole l’alimentazione
indicata dal Metodo.

Il consiglio è sempre quello di nutrirsi con piatti poco elaborati prediligendo


materie prime di qualità, ci sono situazioni che però a volte richiedono di po-
tersi destreggiare in ricette più complesse.
Ogni tanto, ad esempio, togliersi uno sfizio può gratificare il palato e aiutare a
perseguire il protocollo alimentare che di per sé è restrittivo. Oppure per non sentirsi “diversi” durante pran-
zi e cene con amici e/o parenti, ad esempio in occasione di eventi particolari come compleanni o festività.
Le ricette incluse in questo capitolo aiutano a creare piatti con alimenti consentiti dal Metodo che non hanno
nulla da invidiare a quelli della tradizione contenenti glutine, latticini ecc. e che anche gli altri commensali
sapranno apprezzare.

Ci teniamo a sottolineare che le ricette con farine, quindi pasta, pane, focacce, pizza e dolci, anche
se con alimenti consentiti sono da considerare eccezioni, da valutare nelle occasioni speciali più
che da inserire nel menù quotidiano, se non diversamente indicato dal nutrizionista.

Prima di lanciarvi in spadellamenti vari, ci teniamo ad illustrarvi alcuni punti di cui tener conto...

CARNE E PESCE, QUALI PREDILIGERE?

Nell’allevamento moderno gli animali non sono trattati come dovrebbero e ciò influenza pesantemente la
qualità della carne. Il manzo è allevato spesso e volentieri con enormi quantità di mais, soia e altri cereali,
quando invece l’alimentazione prevista da Madre Natura dovrebbe essere esclusivamente l’erba.
Il profilo nutritivo di una carne “Grass Fed”, proveniente da animali allevati esclusivamente al pascolo, è as-
solutamente diverso da quello del manzo ad allevamento intensivo.
Per quanto riguarda i tagli di carne, i tagli poveri sono quelli che spesso hanno valori nutrizionali più alti e un
costo minore rispetto ai tagli più pregiati. Le frattaglie (o quinto quarto) ad esempio, sono ricche di proteine,
vitamine e sali minerali.

Se possibile meglio prediligere anche carne aviaria di qualità, con polli e tacchini allevati a terra in ambiente
estensivo e rispettando i loro naturali tempi di crescita. Ricordiamo che i cereali sono normale e corretta ali-
mentazione per uccelli, che sono provvisti di un apparato digerente adatto alla loro degradazione. Più volte
sono stati chiesti consigli circa la carne aviaria ad “erba”, cosa che non ha evidentemente senso.

Per il pesce il discorso si complica, da una parte il pesce selvaggio presenta un profilo nutrizionale migliore
di un pesce di allevamento, ma dall’altra rischia di avere una maggiore quantità di mercurio e diossine che si
sono accumulate nelle carni dovute alla pessima condizione degli oceani.
L’ideale è il pesce piccolo dalla vita breve che non fa in tempo ad accumulare grandi quantità di veleni vari.
Ad esempio sgombri, sardine, orate, branzini sono da preferire al tonno e al pescespada.
Attenzione comunque ai crostacei che sono potenzialmente allergenici ed istaminici.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti!

FRUTTA E VERDURA, AFFIDARSI ALLA STAGIONALITÀ

Colture intensive ed in serra ci hanno abituato a trovare frutta e verdura in tutte le stagioni dell’anno.
Molti non sanno quali sono i prodotti di stagione, quando veramente dovrebbero esserci sulla nostra tavola
le fragole, l’uva o le zucchine! Consumare prodotti freschi e di stagione, ci assicura invece che il prodotto
finale sia arrivato a completa maturazione naturalmente, rendendolo così più ricco di vitamine, sali minerali
e fitonutrienti. Il consiglio è quindi quello di consumare frutta e verdura stagionale, magari biologica, e di
scegliere quella con un basso carico glicemico. Porre comunque attenzione ad alcuni tipi di frutta e verdura
che potrebbero interferire con la psoriasi se si hanno problemi di gestione dell’istamina.

FRUTTA Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic
albicocche
angurie
arance
cachi
castagne
ciliege
clementine
fichi
fragole
kiwi
mandarini
mele
meloni
mirtilli
nespole
pere
pesche
susine
uva

VERDURA Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic
asparagi
bietole
broccoli
carciofi
cardi
carote
cavolfiori
cavoli
cetrioli
cicorie
cime di rapa
cipolle
fagiolini
finocchi
insalate
patate
piselli
porri
radicchi
ravanelli
rucola
sedani
spinaci
taccole
zucche
zucchine

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti!

LIEVITI AMMESSI

►► Bicarbonato + qualche goccia di limone o aceto di mele o acqua frizzante


Non ha un alto potere lievitante, ma per alcune preparazioni può essere sufficiente.

►► Cremor tartaro + bicarbonato


Il cremor tartaro è un prodotto naturale estratto dall’uva e utilizzato come sostituto del lievito chimico per
la preparazione di dolci e lievitati. L’azione lievitante si ha solo in combinazione con il bicarbonato di sodio.
Può essere usato per far lievitare dolci e pizze. Per i dolci (impasto completo di farina, uova e altro per un
totale di circa 800/1000 g) sono sufficienti 8 g di cremor + 4 g di bicarbonato. Per la pizza (o pane) la stessa
dose ma per 500 g di farina. La lievitazione avverrà direttamente nel forno, non va lasciato a lievitare fuori
come è necessario per il lievito di birra o la pasta madre e il Li.Co.Li.

►► Pasta madre di riso e Li.Co.Li (Lievito in Coltura Liquida) di riso


Sono i veri due lieviti naturali usati per la panificazione e nel nostro caso sono prodotti a partire dalla farina
di riso. La differenza tra i due è che la pasta madre ha un’idratazione che va dal 40 al 55% mentre il Li.Co.Li.
invece arriva anche al 130%. La prima ha bisogno di rinfreschi più ravvicinati e il secondo no. Non si compra-
no ma si devono produrre in casa con pazienza. Gli impasti realizzati con questi lieviti naturali necessitano
di una lunga lievitazione.

►► Lievito di birra
Sia fresco in panetto che secco o liofilizzato, è senza glutine poiché oggi non è più ottenuto utilizzando sot-
toprodotti della lavorazione della birra, ma è costituito unicamente da colture selezionate di lieviti apparte-
nenti alla specie Saccaromyces cerevisiae. Attenzione però al lievito di birra liquido, poiché non è lievito puro.
(Fonte: AIC). Viene utilizzato per la panificazione e necessita di una lievitazione di almeno 1 ½ - 2 ore o co-
munque fino al raddoppio dell’impasto.

In elevate quantità, lievito di birra, pasta madre e Li.Co.Li, a lungo andare possono determinare
un’alterazione della flora batterica e della parete intestinale. Sono inoltre sconsigliati anche in caso
di micosi e candida.

LO XANTANO, COS’È E COME SI USA

Lo xantano è un polisaccaride utilizzato come additivo alimentare e sulle etichette dei prodotti alimentari
viene indicato come E415. Viene ottenuto mediante processo di fermentazione di ceppi naturali del batterio
Xanthomonas campestris da cui prende il nome.

È utilizzato generalmente come addensante o per stabilizzare un prodotto nella sua conservazione.
Miscelato alle farine naturalmente prive di glutine rende l’impasto colloso e nei lievitati aiuta a simulare la
rete glutinica. Si può reperire in farmacia, online o nei negozi per celiaci.

Si fa presente che lo xantano consumato in alte dosi potrebbe avere effetti lassativi o causare dolori addomi-
nali in soggetti sensibili. Inoltre, la sua massa viscosa, potrebbe determinare una riduzione dell’assorbimen-
to dei farmaci se assunti in concomitanza di un pasto contenente dosi massicce di xantano.
Visto che nel nostro caso se ne utilizza una dose veramente minima è consigliato l’utilizzo di un bilancino di
precisione o un misurino. In ogni caso il suo utilizzo è da riservare a casi eccezionali ed eventualmente solo
per gli impasti di pasta e pane.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti!

PERCHÉ È IMPORTANTE LEGGERE GLI INGREDIENTI SULLE ETICHETTE

Premesso che meno prodotti industriali si utilizzano e meglio è, a volte per comodità siamo tentati e ci ritro-
viamo in mano un prodotto confezionato. Allora è sempre bene, prima di acquistarlo, leggere con attenzione
l’etichetta. Le etichette dei prodotti alimentari sono importantissime: su di esse è riportata la lista completa
degli ingredienti, la tabella nutrizionale, i termini di scadenza, le modalità di conservazione e l’origine del pro-
dotto. Tantissime informazioni sono lì a nostra disposizione e ci aiutano a capire se veramente quel prodotto
fa per noi… e se contiene alimenti non concessi, basta riporlo sullo scaffale!

PROTOCOLLO ALIMENTARE METODO APOLLO LOW COST

Alcuni si lamentano che seguire il protocollo alimentare previsto dal Metodo Apollo sia dispendioso.
In realtà, il fatto stesso di eliminare dall’alimentazione quotidiana tutti i prodotti industriali confezionati (che
caricano i costi di brand e lavorazione) per privilegiare prodotti freschi e privi di lavorazione, vi farà rispar-
miare rispetto a quello che spendevate prima.
Ci sono poi altre accortezze di cui tener conto. Vediamo quali…

►► CARNE
Non è necessario il filetto Grass Fed, potete andare dal macellaio di fiducia e prendere ottime carni chieden-
do dei tagli meno pregiati o anche le frattaglie che sono molto nutrienti ed economiche.
Tagli più duri come lo spezzatino, con cotture lente (ad esempio con l’utilizzo della slow cooker), risultano
morbidi e ottimi. Si possono valorizzare dei tagli secondari con risultati eccellenti.

►► PESCE
Il pesce più sano è quello piccolo: sgombro, pesce azzurro… paradossalmente il pesce con il minor valore
commerciale. Tonno e pesce spada sono pesci grandi, molto contaminati, da vedere più come eccezioni che
quotidiani. Certo il pesce fresco è meglio, ma per risparmiare anche il surgelato va benissimo.

►► FRUTTA E VERDURA
Il top è il km 0. Se fate delle gite in campagna, andate alla ricerca di contadini che volentieri vi venderanno
delle primizie. Anche nei mercati ortofrutticoli della vostra città potrete trovare molte occasioni, in genere
ad orario di chiusura svendono le rimanenze. Affidatevi sempre alla stagionalità, oltre ad avere un prodotto
come natura comanda, il prezzo di mercato sarà ovviamente più basso.

►► AMIDI
Riso, patate, tapioca, sono amidi di ottima qualità a costi minimi, buoni e che si prestano a mille lavorazioni.
NON COMPRATE PRODOTTI PER CELIACI BRANDIZZATI, sono miscugli pieni di zuccheri e spesso contenenti
cereali e pseudocereali non concessi (come farina ed amido di mais), oltre che venduti a prezzi folli.
Piuttosto comprate le singole farine e i singoli ingredienti e fate le vostre miscele/ricette personali.

►► UOVA
Sono un alimento ineguagliabile dal punto di vista nutritivo e dal costo ridicolo. Scegliete quelle provenienti
da galline allevate a terra e biologiche, tanto costano poco di più. Anche qui, se siete in campagna, potete tro-
vare facilmente chi vi venda le uova, e sicuramente saranno fresche e non di 1 mese come nei supermercati.

►► PROTEINE DEL SIERO DI LATTE IN POLVERE


Se siete vegetariani o volete una grande fonte proteica a pochi spicci, prendete le proteine del siero isolate
(meglio se idrolizzate) con 30 € avrete 1 kg di proteine fantastiche, che equivalgono a 5 kg di carne dal punto
di vista della quantità di proteine.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti!

►► SE SIETE VEGANI
Vi consigliamo l’integrazione di aminoacidi essenziali, sono in busta e di provenienza vegetale, vi aiuteranno
ad evitare una grande carenza proteica, soprattutto di glicina.

Non cercate scuse che si basano su motivazioni economiche, non ce ne sono!

MIX JOLLY: una miscela di farine gluten free molto versatile

Come già detto, state lontani dai prodotti brandizzati per celiaci,
perché anche se sono pubblicizzati come Gluten Free, spesso con-
tengono ingredienti a noi non consentiti. Molto meglio farseli da soli
utilizzando esclusivamente ingredienti ammessi.

Prendiamo spunto da Bette Hagman!


Bette Hagman era una signora americana (1922–2007) che iniziò
una alimentazione senza glutine negli anni 70 dopo aver scoperto
di essere celiaca.
Si può benissimo definire una pioniera del Gluten Free, perché all’e-
poca non esisteva come ora la moltitudine di preparati appositi per
chi è affetto da celiachia.
Cominciò quindi a sperimentare varie miscele di farine naturalmen-
te prive di glutine per poter realizzare alcune ricette che prevedeva-
no l’uso della farina.

Questo mix di Bette (che per comodità ho chiamato “Mix Jolly”) è secondo me quello più indicato per noi
e che si presta a svariati utilizzi.

●● 290 g. di farina di riso bianco


●● 80 g. di fecola di patate
●● 50 g. di farina di tapioca (amido)

È un mix versatile, per impasti lievitati, indicato per i dolci, ma con l’aggiunta di xantano diventa anche
un’ottima miscela per la panificazione e per la pasta.
Il mix può essere preparato e conservato in un contenitore di vetro a chiusura ermetica, con o senza ag-
giunta di xantano a secondo dell’utilizzo che se ne vuol fare e, al bisogno, se ne preleva la dose necessaria.

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PANE,
PIZZA
&
COMPANY
29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Pane, pizza & company

Crackers di platano di Fioranna Salvadori

INGREDIENTI
1 platano verde
1 cucchiaio di olio evo
sale q. b.
pepe di Sichuan o altre spezie

Cuocere il platano intero con la buccia in forno a


180° per circa 30 minuti finché diventa nero e si am-
morbidisce.
Sbucciarlo, tagliarlo a pezzi grossolanamente e frul-
larlo nel tritatutto insieme al cucchiaio di olio evo,
sale e pepe di Sichuan (o spezie a piacere).
Stendere finemente l’impasto con il matterello dopo
aver cosparso il piano con un poco di farina di plata-
no e tagliare i crackers.
Cuocerli in forno a 180° per circa 20 minuti giran-
doli una volta dopo 10 minuti. Quando assumono
un colore dorato da una parte vanno girati dall’altra.
Se sono molto fini, sono sufficienti 10 minuti solo da
una parte.

Crackers di riso e tapioca di Sara Piatti

INGREDIENTI
70 g di amido di tapioca (o fecola di patate)
140 g di farina di riso
60 g di olio evo
2 uova
1 pizzico di sale abbondante
sale grosso

Impastare gli ingredienti fino ad ottenere un compo-


sto liscio e uniforme.
Stendere tra due fogli di carta forno della dimensio-
ne della teglia con un mattarello (tirare l’impasto più
sottile possibile).
Guarnire a piacere con il sale grosso o con spezie o
rosmarino.
Pretagliare i crackers nella forma e nella dimensione
desiderata.
Infornare a 200° ventilato per circa 15 minuti (devo-
no diventare dorati e croccanti).

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Pane e focaccia soffice Tang Zhong con lievito di birra di Cristina De Simone

INGREDIENTI
Cos'è il Tang Zhong?
Per il Water Roux:
18 g di farina di riso Il Tang Zhong è una tecnica culinaria cinese. Chiamato anche "Wa-
180 g di acqua ter Roux", aiuta la lievitazione e rende il pane molto soffice.
In pratica è semplicemente uno starter fatto con farina (o amido)
Per l'impasto: e acqua. Il pane realizzato con farine senza glutine in genere non è
300 g di Mix Jolly molto soffice e diventa duro dopo poco. Con il Tang Zhong, invece,
6 g di xantano avremo un pane morbidissimo e con un'ottima conservabilità.
Water Roux La proporzione per la farina senza glutine o amido è di 1:10 (1 parte
200 g di acqua di farina o amido e 10 parti di acqua). La percentuale della farina o
1 cucchiaino di miele amido che verrà utilizzata per il water roux deve essere massimo il
5 g di lievito di birra fresco 6% del totale della farina utilizzata nell'impasto. In questa ricetta, ad
2 cucchiai di olio evo esempio, per 300 g totali di farina il 6% è 18 g.
1 cucchiaino di sale

Innanzi tutto preparare il Water Roux: in un pentoli- ultimo aggiungere l'olio ed infine il sale.
no versare la farina di riso e aggiungere a filo l'acqua L'impasto risulterà molto morbido e necessiterà
mescolando con una frusta per evitare grumi. Far perciò di una lievitazione lenta. Per rallentare la lie-
addensare a fuoco basso sempre mescolando fin- vitazione, mettere inizialmente l'impasto in frigorife-
ché non diventa una gelatina. Versare il Water Roux in ro per 1 ora, quindi versare l'impasto nello stampo,
una ciotola e coprirlo a contatto con la pellicola fino coprire con pellicola e far lievitare nel forno spento
a completo raffreddamento. con la luce accesa finché l'impasto non raddoppia,
Nella metà dell'acqua (appena tiepida) sciogliere il almeno per altre 2 ore e mezza. Prima di infornare
miele e il lievito. spennellare la superficie con acqua e olio. Cuocere a
Miscelare il Mix Jolly con lo xantano, unire tutto il 180°/200° per 40 minuti o più in base al forno.
Water Roux raffreddato ed iniziare ad impastare. Togliere il pane dallo stampo e farlo raffreddare
Aggiungere poi l'acqua dove è stato sciolto miele e completamente prima di tagliarlo in modo che tutta
lievito e pian piano anche l'altra rimasta e continua- l'umidità al suo interno evapori. Non abbiate fretta!!
re a mescolare fino a completo assorbimento. Per Conservato in frigorifero rimane soffice per giorni.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Pane, pizza & company

Pane, focaccia o pizza con Li.Co.Li. di Cristina De Simone

INGREDIENTI
MIX JOLLY:
• 290 g di farina di riso
• 80 g di fecola di patate
• 50 g di tapioca
10 g di xantano
180 g di Licoli di riso a temperatura ambiente
1 cucchiaino di miele di acacia
2 cucchiai di olio evo
1 cucchiaino di sale
acqua tiepida q.b. per ottenere un impasto morbido

Per prima cosa in una ciotola miscelare bene tutte le


polveri, aggiungere il Licoli, il miele, un po' di acqua e
cominciare ad impastare. Verso la fine unire l'olio e
poi il sale, unire altra acqua fino ad ottenere la consi-
stenza giusta e continuare ad impastare molto bene.
Con le mani unte di olio, raccogliere il tutto in una
palla e finire d'impastare su una spianatoia spolve-
rata di farina di riso.
E ora? Pane, focaccia o pizza?
Per realizzare il pane mettere la palla ottenuta in un
contenitore da forno alto e stretto e praticare delle
incisioni sulla superficie dell'impasto.
Per la focaccia e la pizza, stendere l'impasto in una
teglia con le mani unte di olio.
Ricoprire con pellicola da cucina o un canovaccio e
far lievitare dalle 9 alle 18 ore (dipende dalla forza
del Licoli) in forno spento con la luce accesa.
In genere una volta che ha raddoppiato il volume la
lievitazione può definirsi terminata anche se potreb-
be crescere ancora, ma più tempo lievita e più po-
trebbe accentuarsi l’acidità.
A lievitazione terminata, nel caso della focaccia, co-
spargere la superficie con un'emulsione di acqua e
olio evo, sale e rosmarino. Per la pizza invece condi-
tela a vostro piacimento.
La cottura è un’incognita, va comunque personaliz-
zata in base al forno di cui si dispone e alla propria nuti scalare di 20°. A questo punto il pane è già cre-
esperienza... il tempo di cottura di un pane di media sciuto, quindi aprire lo sportello e fare uscire il vapore.
grandezza si aggira comunque intorno ai 40 minuti. Ripetere questa operazione ogni 10 minuti circa.
L’ideale è cercare di simulare la cottura nel forno a A fine cottura togliere il pane dal contenitore e la-
legna e se avete la pietra refrattaria è ancora meglio. sciarlo una decina di minuti nel forno spento con lo
Mettere un contenitore pieno di acqua sulla base del sportello aperto. Infine tirarlo fuori e farlo raffredda-
forno per mantenere l’umidità giusta che serve a fare re completamente in piedi.
alzare rapidamente l'impasto e a creare la crosta.
Iniziare con una temperatura sui 220° e dopo 10 mi- Clicca qui per il TUTORIAL sul LICOLI di riso.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Pane, pizza & company

Pane di farina di mandorle e farina di sesamo di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
Sbattere le uova, unire le farine, il sale e il cremor
100 g di farina di mandorle tartaro con il bicarbonato ed amalgamare il tutto.
40 g di sesamo ridotto in farina Versare il composto in uno stampo da plumcake fo-
3 uova derato con carta forno e cospargere la parte supe-
meno di ½ cucchiaino di sale riore di sesamo o semi di papavero.
½ cucchiaino di cremor tartaro Mettere in forno già caldo a 180° per 35/40 minuti.
+ una puntina di bicarbonato Controllare la cottura con uno stecchino.

Piadina di farina di riso

INGREDIENTI
1 bicchiere di farina di riso (circa 200 g)
1 bicchiere di acqua
1 cucchiaino abbondante di strutto
o 1 cucchiaio di olio evo
1 cucchiaino raso di sale

In un pentolino far bollire l'acqua con il sale e lo strut-


to (o l'olio), unire la farina, mescolare bene e togliere
dal fuoco. Mettere l'impasto su un piano infarinato,
attendere che si raffreddi un po' e impastare con le
mani fino ad ottenere una palla bella liscia.
Dividere in 4 parti, fare delle palline e stenderle ad
uno spessore di circa 2-3 mm. Verranno 4 piadine di
circa 15-20 cm di diametro.
Cuocere in una padella caldissima.
Appena si formano le bolle, girare e vedrete che si
gonfierà. Si conservano bene in frigorifero o conge-
landole, basta rimetterle un attimo in forno appena
prima di mangiarle.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Pane, pizza & company

Pizza con farina di riso in padella di Gioacchino Ricotta (da “Polvere di riso” canale Youtube)

INGREDIENTI
14 g di amido di riso
140 g di farina di riso
2-3 g di sale
la punta di un cucchiaino di miele
1 cucchiaino di cremor tartaro
½ cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaio di olio evo
140 ml di acqua tiepida

Mettere in una terrina farina, amido, cremor tartaro,


bicarbonato, sale, olio e mescolare.
Aggiungere acqua tiepida e girare fino ad ottenere
una pastella cremosa.
Oliare una padella antiaderente di 23 cm di diame- Foto di Laura Provenzano

tro, versare la pastella e condire a piacimento.


Coprire la padella con un coperchio di vetro (di quelli nuti a fuoco medio, poi altri 8/9 minuti a fuoco basso
alti e senza sfiato per il vapore) in modo che faccia e senza mai togliere il coperchio.
effetto forno. Finito il tempo togliere il coperchio e far cuocere an-
Far cuocere (sul fuoco più piccolo della cucina) 8 mi- cora un paio di minuti fino a cottura.

Pizza di fiori di Cristina De Simone

INGREDIENTI
15-20 fiori di zucchina
2-3 acciughe dissalate (facoltativo)

Pastella:
5-6 cucchiai di farina di riso
2 cucchiai di fecola di patate
½ cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaio di olio evo
sale e acqua fredda frizzante

Togliere il pistillo ai fiori, sciacquarli velocemente e


sgrondarli dell’acqua di lavaggio.
Preparare una semplice pastella (densità come quel-
la per friggere) con tutti gli ingredienti.
Passare i fiori nella pastella e distribuirli su una teglia
unta con olio evo in un solo strato senza sovrapporli
troppo, la pizza infatti deve risultare sottile e croc-
cante, quindi non esagerare neanche con la pastella. Versare un filo di olio sopra e cuocere in forno ben
Se piace mettere ogni tanto un pezzetto di acciuga. caldo a 250° finché non risulta dorata e ben cotta.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Pane, pizza & company

Pizza di platano

INGREDIENTI
1 platano verde
1 cucchiaio di olio evo
sale q. b.
un pò di farina di platano o di riso per stendere

Cuocere il platano con la buccia nel forno a 180° cir-


ca per circa 20 minuti finché diventa nero e si am-
morbidisce.
Sbucciarlo, tagliarlo a pezzi grossolanamente e frul-
larlo ancora caldo in un mixer insieme al cucchiaio di
olio evo e al sale per ottenere l'impasto della base.
Stendere su un piano infarinato, farcire a piacimento
e infine cuocere in forno a 200° per 20-30 minuti.

Foto di Leonarda Ponzio

Pizza sottile di Cristina De Simone

INGREDIENTI
200 g di Mix Jolly
4 g di xantano
1 cucchiaino di cremor tartaro (circa 3,5 g)
½ cucchiaino di bicarbonato
2 cucchiai di olio evo
1 cucchiaino di sale
100-120 g circa di acqua

Miscelare prima le polveri, poi unire l’olio, il sale e in-


fine l’acqua. Impastare fino ad ottenere una palla, di
consistenza come quella “vera”, morbida ed elastica.
Stendere l’impasto ad una altezza di 5-7 mm massimo
su una teglia oliata o su carta forno e condire a pro-
prio piacimento.
Nella foto è condita con tanta cipolla a rondelle, sal-
siccia, origano, un filo d’olio e poco sale.
Cuocere in forno preriscaldato a 220° per 20-30 mi-
nuti. La pizza deve risultare croccante fuori e soffice
all’interno.

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PASTA,
RISO
&
COMPANY
29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Pasta, riso & company

Impasto base per pasta all'uovo di Cristina De Simone

INGREDIENTI
La tapioca, che è l'amido ricavato dalla radice di manioca, negli
60 g di farina di riso impasti con farine naturalmente senza glutine aiuta a renderli sof-
40 g di tapioca fici e più "maneggiabili" (soprattutto se si impasta a mano).
2 g di xantano Nulla però impedisce di provare a ridurla o addirittura ad elimi-
1 uovo narla completamente. Esperienza e manualità vi aiuteranno.
acqua q. b. solo se necessario

Miscelare prima le polveri e poi aggiungere l'uovo. Se Nota: se utilizzate una macchina impastatrice elet-
necessario aggiungere poca acqua. Lavorare bene e trica con trafile, ricordate che l'impasto deve essere
lasciar riposare l'impasto (coperto) per 10 minuti. più duro rispetto a come lo fareste per impastare a
L'impasto si presta ad essere lavorato sia a mano mano. Quindi unite l'acqua solo se veramente ne-
che con macchine impastatrici, potete anche usa- cessario e sempre poca per volta finché non viene
re un mixer per formare l'impasto e poi procedere assorbita quella aggiunta precedentemente.
tirando la sfoglia a mano o con la macchina a rulli.

Anche con farina di castagne...

INGREDIENTI
60 g di farina di castagne
40 g di farina di riso
2 g di xantano
1 uovo
acqua q. b. solo se necessario

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Crespelle con zucchine e prosciutto di Cristina De Simone

INGREDIENTI Sbattere l'uovo con il sale, aggiungere acqua, farina, olio e mescolare bene.
Per 6 crespelle: Ungere appena una padella antiaderente di 24 cm e farla scaldare. Versare
1 uovo poco più di 1/2 mestolo di pastella, roteare immediatamente affinché si dif-
200 ml di acqua fondi ovunque e cuocere circa 2 minuti per lato. Rosolare le zucchine con
120 g di farina di riso dell'olio, salare e cuocere a fuoco basso con il coperchio. Preparare intanto
1 cucchiaio di olio evo la besciamella e unirne una parte alle zucchine insieme al prosciutto. Farcire
1 pizzico di sale ogni crespella e piegarla due volte a metà. Disporle in una pirofila, cospar-
gerle con la besciamella rimasta e un po' di ghee. Gratinare in forno.
Per il ripieno:
2 zucchine a piccoli cubetti
olio evo, sale
prosciutto crudo a listarelle

Per la besciamella:
15 g di ghee o burro chiarificato
25 g di farina di riso
250 ml di brodo vegetale
noce moscata
sale

Gnocchi di zucca con salvia e guanciale croccante di Cristina De Simone

INGREDIENTI
400 g di zucca (peso da cotto)
150 g di patate (peso da cotto)
150 g di farina di riso
1 uovo
sale
guanciale
burro chiarificato, olio evo, salvia

Cuocere in forno la zucca coperta con un foglio di


alluminio e lessare le patate a vapore. Schiacciare
zucca e patate quando sono ancora calde.
Una volta fredde unire il sale, l’uovo sbattuto e ag-
giungere poco per volta la farina facendo attenzione
che il composto non diventi troppo duro. Finire di
impastare con le mani su una piano infarinato e rea-
lizzare gli gnocchi. salata e appena vengono a galla saltarli velocemente
Tagliare il guanciale a fettine sottili e saltarlo in una in una padella dove avrete fuso del burro con un po’
padella senza nulla finché diventa croccante. di olio evo e la salvia. Impiattare decorando con il
Cuocere gli gnocchi pochi per volta in acqua bollente guanciale.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Pasta, riso & company

Nasi Goreng (piatto indonesiano) di Cristina De Simone

INGREDIENTI Sciacquare bene il riso (almeno 3/4 volte) per togliere l'a-
Per 6 persone: mido in eccesso e cuocerlo nel cuociriso (3 tazze di riso e 3
3 tazze di riso Basmati (circa 400 g) tazze di acqua) unendo anche il sale e un po’ di olio di cocco.
3 fette di petto di pollo In alternativa cuocerlo in un tegame a bordi alti nella classica
1 salsiccia o maiale a pezzettini maniera orientale, con il coperchio e senza mai mescolare.
3-4 calamari o totani Nel frattempo tagliare le zucchine e le carote in piccoli cu-
15 mazzancolle sgusciate betti, i funghi e i cipollotti (compresa la parte verde) a fetti-
3 zucchine ne, la verza, il petto di pollo e i calamari a listarelle. Togliere
2 carote il budello alla salsiccia e sbriciolarla.
3 cipollotti freschi Saltare nel wok (o in una padella molto ampia) le verdure
½ cavolo verza o cappuccio con un filo di olio evo iniziando da quelle che richiedono più
10 funghi champignon o shiitake cottura. Una volta appassite (le verdure devono comunque
2 uova rimanere croccanti) salare e mettere da parte in una ciotola.
olio evo e olio di cocco Nella stessa padella saltare il petto di pollo e la salsiccia e
sale mettere da parte insieme alle verdure già cotte. Procedere
misto di spezie in polvere: allo stesso modo per il pesce. Infine fare una frittata sottile
coriandolo, chiodi di garofano, cardamomo, da stracciare con un mestolo poco prima che si rapprenda
cannella, noce moscata, vaniglia completamente e mettere via anche lei.
A questo punto versare 2 cucchiai di olio di cocco sempre
nella stessa padella e saltare il riso precedentemente cot-
to insieme a tutti gli altri ingredienti e le spezie (facoltative)
mescolando bene.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Pasta, riso & company

Noodles di riso al limone di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
70 g di noodles di riso
40 g di burro chiarificato
succo di mezzo limone bio
scorza grattugiata di limone bio
1 tuorlo d'uovo
curcuma
granella di pistacchio

I noodles di solo riso potete trovarli nei negozi


etnici o nei supermercati più forniti.

In una padella scaldare il burro con il succo di limo-


ne e la scorza grattugiata. Aggiungere i noodles pre-
cedentemente cotti e saltare per un paio di minuti.
Unire infine il tuorlo sbattuto con un poco di curcuma
e amalgamare il tutto.
Impiattare e cospargere con granella di pistacchio.

Risotto al curry con gamberi, sedano rapa e zucchine di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
riso Basmati
1 carota
1 zucchina
1 sedano rapa
2-3 code di gambero
1 uovo
scalogno
curry
olio evo, sale

Cuocere per 10 minuti il riso Basmati con acqua sa-


lata e profumata col curry, scolare e raffreddare. Ta-
gliare a brunoise (prima julienne e poi a dadini piccoli
piccoli) le carote, le zucchine e il sedano rapa.
Stufare mezzo scalogno in padella con poco olio e un
po’ d’acqua, aggiungere le verdurine e farle appassire.
Unire alla fine un uovo sbattuto e far cuocere un po’. Unire il riso Basmati al composto con le verdure e
Cuocere a parte le code di gambero in padella con quindi utilizzare un coppapasta per comporre il piatto.
un filo di olio. Guarnire con le code di gamberi.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Pasta, riso & company

Risotto alla zucca di Cristina De Simone

INGREDIENTI
Per 4 persone:
400 g di riso per risotti (carnaroli, arborio, ecc.)
400 g di zucca già pulita
1 cipolla
1 litro di brodo vegetale o di pollo (leggero)
olio evo, ghee o burro chiarificato
sale
salvia

Tagliare la zucca a cubetti e tritare la cipolla.


In una casseruola far appassire la cipolla con l'olio e
quando sarà imbiondita aggiungere la zucca, la sal-
via e il sale. Versare un mestolo di brodo caldo per volta, aggiun-
Far cuocere con il coperchio e a fuoco basso finché la gendone altro quando il precedente si sarà assorbi-
zucca risulterà morbida (circa un quarto d'ora). to e continuare a mescolare frequentemente fino a
Una volta morbida schiacciarla con una forchetta completa cottura del riso.
fino a ridurla in purea. A cottura ultimata aggiustare di sale, spegnere il
Unire quindi il riso e mescolare bene per farlo insa- fuoco e mantecare con una noce di ghee o di burro
porire per 5 minuti circa. chiarificato.

Spätzle paglia e fieno di Cristina De Simone

INGREDIENTI
Spätzle verdi: Spätzle bianchi:
80 g di spinaci lessati e strizzati 1 uovo
1 uovo 50 ml di acqua
50 ml di acqua 140 g di farina di riso
100 g di farina di riso ½ cucchiaino di sale
½ cucchiaino di sale noce moscata
noce moscata

Frullare tutti gli ingredienti in un mixer. L'impasto


deve risultare come una pastella densa e deve scen-
dere a fatica da un cucchiaio. Se fosse troppo denso
aggiungere dell'acqua, se troppo liquido aggiungere
altra farina.
Cuocere in acqua bollente salata facendoli cadere
dall'apposito attrezzo per gli spätzle. In alternativa usa- Si possono anche conservare un paio di giorni:
re uno schiacciapatate a fori larghi o un sac a poche. una volta cotti fermare la cottura in una ciotola con
Quando vengono a galla scolarli e saltarli in padel- acqua molto fredda, scolarli bene, unire un filo di olio
la con il condimento (ghee e salvia, oppure ghee e e riporli in frigo. Quando si vogliono utilizzare, saltarli
speck, o anche funghi porcini trifolati). direttamente in padella nel condimento già caldo.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Pasta, riso & company

Tortelloni di zucca di Cristina De simone

INGREDIENTI
Sfoglia:
200 g di Mix Jolly
2 uova
4 g di xantano
acqua q.b. se necessario

Ripieno:
zucca
cipolla
salvia fresca
scorza di limone grattugiata
noce moscata
olio evo
sale

Prima di tutto preparare il ripieno. Togliere la scorza Formare una palla che lascerete riposare 10 minuti
ed i semi alla zucca e tagliarla in piccoli pezzi. sotto una scodella capovolta per non far seccare la
Tritare la cipolla e farla appassire con un filo d’olio in superficie.
una padella, aggiungere la zucca, salare, mettere il Stendere l'impasto su un piano infarinato con il mat-
coperchio e abbassare la fiamma. tarello o con la macchina a rulli, l’importante è che la
Una volta che la zucca si è ammorbidita, schiacciarla sfoglia non sia troppo sottile.
bene con la forchetta fino a ridurla in purea, unire la Realizzare quindi dei quadrati di pasta 10x10 cm,
scorza di limone, la salvia tritata e la noce moscata. porre al centro di ognuno un cucchiaino colmo di
Mescolare e far asciugare bene il composto in modo farcia e realizzare tortelloni.
che perda gran parte dell'umidità.
Versare infine il composto in una ciotola e lasciarlo Cuocerli in abbondante acqua salata e quando ver-
raffreddare completamente, ranno a galla (circa 2 minuti), scolarli e saltarli velo-
Per la sfoglia mescolare la farina con lo xantano, uni- cemente in padella con del ghee o burro chiarificato,
re le uova ed impastare bene (se l'impasto risultasse foglioline di salvia e un pizzico di sale.
troppo duro, aggiungere poca acqua). Impiattare e cospargere con scorzette di limone.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Pasta, riso & company

Vellutata di porri e patate con baccalà di Cristina De Simone

INGREDIENTI
2 porri
2 patate medie
300 g di baccalà ammollato
acqua o brodo vegetale
sale, olio evo

Porzionare il baccalà in pezzi non troppo piccoli.


Affettare i porri a rondelle sottili e lavarli bene sotto
l'acqua corrente per eliminare eventuali residui di
terra. Sbucciare le patate e tagliarle a tocchetti.
In un tegame alto far rosolare prima i porri e poi uni-
re le patate. Salare (poco) e aggiungere un paio di
bicchieri di acqua o di brodo vegetale e cuocere a
fuoco basso e con il coperchio. Se il liquido dovesse
ritirarsi troppo, aggiungerne ancora un po'.
Quando le patate saranno morbide, frullare il tutto solo a fine cottura del baccalà.
con un mixer ad immersione. Rimettere sul fuoco e Servire con un filo di olio e crostini di pane consen-
unire infine il baccalà lasciando cuocere per altri 5 tito che trovate nella sezione apposita di questo ri-
minuti circa. Aggiustare di sale se fosse necessario cettario.

Vellutata di zucca, porri e patate di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
300 g di zucca
2 patate medie
60 g di porro
brodo vegetale
panna di cocco
sale

Fare rosolare prima i porri tagliati sottili, poi aggiun-


gere la zucca e le patate tagliati a cubetti.
Dopo che hanno rosolato un po’ aggiungere due
mestoli di brodo vegetale e cuocere a fiamma bassa.
Controllare se dovesse ritirarsi troppo il liquido e nel
caso aggiungerne altro brodo durante la cottura.
A fine cottura frullare con mixer a immersione e ag-
giungere un po’ di panna di cocco.
Decorare con crostini di pane di mandorle e sesamo.

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PIATTI
A BASE DI
CARNE
&
UOVA
29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di carne & uova

Cestini di patate di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
patate Per la besciamella:
macinato 50 g di farina di riso
porcini 30 g di ghee o burro chiarificato
sale, olio evo 500 ml di brodo vegetale
besciamella noce moscata, sale

Prima di tutto preparare la besciamella. In un pen-


tolino far sciogliere il burro, unire la farina di riso e
mescolare. Aggiungere poco alla volta il brodo caldo,
il sale, la noce moscata e continuare a mescolare fin-
ché non si addensa.
Tagliare le patate sottili in forma rotonda e metterle
in un contenitore, salare, mettere un po’ di olio evo e
mescolarle in modo che si ammorbidiscano.
Sistemarle nello stampo per muffins mettendone
una sotto e il resto sulla circonferenza. Una volta cotti, riempire i cestini, mettere un cucchia-
Infornare a 180° per 25 minuti. ino di besciamella fatta in casa, un po’ di pepe (facol-
Preparare intanto il ripieno. Trifolare i porcini e cuo- tativo) e chiudere il cestino con altre fette di patata.
cere pochi minuti il macinato. Infornare per altri 15 minuti a 180°.

Coniglio in padella con porri e olive di Veronica Nosei

INGREDIENTI
coniglio a pezzi
porri
olive
rosmarino, salvia e timo
olio evo

Affettare i porri e farli imbiondire


nell’olio. Aggiungere il coniglio in pez-
zi e farlo rosolare insieme a tutti gli
aromi e le olive.
Continuare la cottura a fiamma bas-
sa per circa 20/30 minuti a seconda
dei pezzi scelti aggiungendo acqua
se fosse necessario.
Ultimare la cottura a fiamma viva per
qualche minuto per restringere il li-
quido di cottura.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di carne & uova

Coratella di agnello con cipolle di Cristina De Simone

INGREDIENTI
1 coratella di agnello
2 cipolle bianche o dorate
vino bianco
olio evo
sale
pepe nero (facoltativo)

Lavare bene la coratella e tagliarla in piccoli pezzi.


Affettare la cipolla e cuocerla in un tegame con l'olio
aggiungendo un po' d'acqua perché non deve roso-
lare, ma solo appassire.
Appena la cipolla sarà morbida, unire la coratella e
mescolare per farla insaporire.
Aggiustare di sale e pepe, sfumare con il vino bianco
e far cuocere a fuoco medio/basso con il coperchio
finchè non sarà morbida. Non prolungare eccessiva-
mente la cottura, altrimenti indurisce ed è anche per
questo motivo che si consiglia di tagliarla a cubetti
piccoli in modo che la cottura sia breve.

Cotolette di agnello con panatura di nocciole di Barbara Fiorino

INGREDIENTI
cotolette di agnello
uovo
granella di nocciole
aglio
timo, menta
sale

Impanare le cotolette di agnello passandole prima


nell’uovo sbattuto con sale e poi nella granella di
nocciole.
Sistemarle in una pirofila da forno con sopra una fet-
tina di aglio, timo e menta per profumarle.
Cuocerle in forno 15/20 minuti coprendole con un
foglio di alluminio (la carne cuocerà ma manterrà i
suoi succhi e quindi sarà più morbida e gustosa) e
poi scoperte per renderle croccanti all’esterno.
Servirle su un letto di insalata.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di carne & uova

Kofta di Cristina De Simone

INGREDIENTI
500 g di macinato di manzo, o agnello, o un mix di entrambi
1 piccola cipolla
1 spicchio di aglio
30 g di pinoli
prezzemolo
1 cucchiaino di cumino in polvere
½ cucchiaino di cannella
olio evo, sale

In una ciotola unire il macinato, la cipolla tritata fine-


mente, l'aglio schiacciato con lo spremiaglio, i pinoli
tritati a coltello, il prezzemolo tritato, le spezie e sale
q.b. Amalgare bene e dividere il composto in 6 parti.
Dare ad ognuna la forma di una salsiccia e infinzarla
in uno spiedino nel senso della lunghezza. Ungere
con olio i kofta e cuocerli su una bistecchiera giran-
doli regolarmente finché saranno cotti all'interno.
Servirli con salsa Tahin (crema di sesamo + limone +
olio evo).

Maialino in slow cooker di Barbara Fiorino

INGREDIENTI
Per il maialino: Per il contorno:
maialino arrotolato crauti bianchi
cipolline uvetta
2 mele mandorle pelate
2 patate dolci olio
1 costa di sedano aglio
uvetta sale
ginepro, pepe in grani, zenzero

Mettere tutti gli ingredienti nella slow cooker e impo-


stare su low per 8 ore.
Una volta che il maialino è cotto, togliere la carne e
separare le verdure. Frullare un po’ di frutta e seda-
no con un po’ di fondo di cottura per fare una salsa
di accompagnamento.
Saltare velocemente in padella i crauti con olio, aglio,
uvetta e mandorle.
Servire il maialino affettato con il suo fondo di cottu-
ra, la salsa ed i crauti.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di carne & uova

Ossibuchi al profumo di limone di Cristina De Simone

INGREDIENTI
4-6 ossibuchi di vitello
1 limone bio
farina di riso
prezzemolo
sale, olio evo, acqua

Incidere in vari punti la pelle intorno agli ossibuchi


per evitare che si arriccino in cottura e poi infarinarli
bene con la farina di riso. Rosolarli da entrambi i lati
in una capiente padella con olio evo già caldo, salare
e aggiungere il succo di mezzo limone e un bicchiere
di acqua. Abbassare la fiamma, mettere il coperchio
e continuare a cuocere per circa un'ora o comunque
finché sono teneri. Aggiungere acqua se necessario.
A fine cottura, per avere una salsina più cremosa,
spolverare poca farina di riso e aggiungere un altro
po' di acqua, far addensare e spegnere il fuoco.
Una volta impiattati, cospargere con prezzemolo tri-
tato e scorzette di limone.

Petto di pollo in carpione di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
petto di pollo a fettine
pangrattato di riso
uovo
cipolla
olio evo
aceto di mele
vino bianco
mentuccia e sale

Passare le fettine di petto di pollo nell'uovo sbattu-


to dove avrete unito la mentuccia e il sale e poi nel
pangrattato. Friggerle in olio caldo e metterle in un
contenitore di vetro o una pirofila.
Nel frattempo far appassire nell'olio la cipolla taglia-
ta a fettine, sfumare con aceto di mele e vino bianco
e a cottura ultimata versare il tutto sulle fettine di
petto di pollo. Coprire il contenitore con pellicola e
far riposare in frigorifero per almeno 12/24 ore pri-
ma di consumare. Si conserva a lungo.

174 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di carne & uova

Pollo al curry di Cristina De Simone

INGREDIENTI
1 petto di pollo o 4 sovracosce di pollo
2 cipolle bianche
1 spicchio di aglio
½ lattina o anche più di latte di cocco full fat
una spruzzata di vino bianco,
1 cucchiaio di curry e ½ cucchiaio di curcuma
olio evo, sale

Tagliare a dadini o a striscioline il petto


di pollo (se sovracosce, togliere la pelle e
disossarle).
In una padella ampia o un wok, a fuo-
co basso far appassire con 2 cucchiai di
olio la cipolla tagliata a fettine sottili in-
sieme ad uno spicchio di aglio intero, se
necessario aggiungere un po' di acqua aggiungere il curry, la curcuma ed infine il latte di cocco. Mette-
per renderla morbida. Quando la cipolla re il coperchio, abbassare il fuoco e cuocere per altri 10 minuti.
è pronta unire il pollo, alzare la fiamma Ottimo servito con zucchine trifolate e riso basmati in bianco,
e farlo rosolare. Sfumare con poco vino, magari speziato.

Rotolo salato di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
3 uova
2 zucchine grattugiate
sale e pepe
bacon a fette sottili

Sbattere le uova con il sale ed il pepe.


Unire le zucchine, amalgamare e versa-
re il composto in una teglia ricoperta di
carta forno.
Cuocere in forno a 170° per 15/20 minuti.
Una volta cotto, estrarlo dal forno, copri-
re la superficie con le fettine di bacon,
arrotolare e rimettere in forno per altri
10 minuti.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di carne & uova

Spezzatino con carote, sedano e olive di Cristina De Simone

INGREDIENTI
800 g di spezzato di manzo, vitello o tacchino
3 coste di sedano, 3 carote, 2 spicchi di aglio
100 ml di vino bianco
1 cucchiaino di curcuma
rosmarino
olive
olio evo, sale

In una casseruola far scaldare 2 cucchiai


di olio, unire la carne e farla rosolare.
Una volta che la carne è ben rosolata, ag-
giungere le verdure tagliate a pezzi gran-
di, l'aglio tritato grossolanamente, il vino,
la curcuma, il rosmarino ed il sale.
Far cuocere a fuoco basso con il coperchio
finché la carne non diventa morbida ag-
giungendo un po' d'acqua se necessario.
Quasi al termine della cottura unire infi-
ne le olive e far insaporire.

Trippa allo zafferano di Cristina De Simone

INGREDIENTI
500 g di trippa
1 costa di sedano
1 spicchio d’aglio
vino bianco
1 bustina di zafferano
brodo di carne o vegetale
prezzemolo
olio evo, sale, pepe

Tagliare la trippa a striscioline sottili. Tritare il seda-


no e l’aglio e soffriggerli in un tegame con l'olio.
Aggiungere la trippa e far insaporire. Sfumare con
il vino bianco, lasciare evaporare e bagnare con il
brodo. Coprire e proseguire la cottura a fuoco basso
finché la trippa non sarà morbida.
A fine cottura aggiustare di sale, aggiungere lo zaffe-
rano e infine il prezzemolo tritato.
Cuocere ancora un paio di minuti e servire spolve-
rando appena di pepe.

176 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di carne & uova

Uova alla scozzese di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI

3 uova
timo o prezzemolo, erbe provenzali (facoltative)
farina di riso
pangrattato di riso
200 g di salsiccia
olio evo, sale

Bollire per 7 minuti due uova. Togliere il budello alla


salsiccia e mescolarla agli aromi.
Fare una pallina con metà salsiccia e dopo averla
messa sulla pellicola appiattirla con le mani.
Sgusciare le uova, appoggiarle sulla salsiccia e avvol-
gere la pellicola in modo che la salsiccia ricopra tutto
l’uovo. Passarle nella farina, poi nel terzo uovo sbat-
tuto e infine nel pangrattato.
Cuocerle in forno con un po’ di olio e sale sopra a
200° per 20/25 minuti.
Controllare che la cottura sia uniforme.

Uova tonnate di Cristina De Simone

INGREDIENTI
4 uova
100/120 g di tonno in olio di oliva
2 filetti di acciughe sott'olio
20 capperi sotto sale
2 cucchiai colmi di maionese fatta in casa

Rassodare le uova, una volta cotte raffreddarle sotto


l'acqua corrente e sgusciarle. Tagliarle delicatamen-
te a metà nel senso della lunghezza ed estrarre i tuo-
rli evitando di rompere l'albume.
In un mixer mettere i tuorli delle uova sode, il tonno
ben sgocciolato, i capperi ben sciacquati, i 2 filetti di
acciughe e la maionese.
Non è necessario aggiungere sale, gli ingredienti
stessi ne contengono già abbastanza.
Frullare fino ad ottenere una crema (non troppo li-
quida, nè troppo dura) e con il cucchiaio o un sac à
poche riempire le metà degli albumi.
Decorare a piacere.

177 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


PIATTI
A BASE DI
PESCE
29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di pesce

Baccalà in carpione di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
baccalà ammollato
farina di riso
uovo
cipolla
olio evo
aceto di mele
vino bianco
sale

Tagliare a pezzi il baccalà. Passarlo nell'uovo sbat-


tuto dove avrete unito un pizzico di sale e poi nella
farina di riso. Friggere in olio caldo e metterlo in un
contenitore di vetro o una pirofila.
Nel frattempo far appassire nell'olio la cipolla taglia-
ta a fettine, sfumare con aceto di mele e vino bianco
e a cottura ultimata versare il tutto sul baccalà.
Coprire il contenitore con pellicola e far riposare in
frigorifero per almeno 12/24 ore prima di consumare.
Si conserva a lungo.

Calamari in umido con piselli e patate di Cristina De Simone

INGREDIENTI
calamari (o totani)
piselli
patate
vino bianco
aglio
prezzemolo
olio evo, sale

Pulire e tagliare i calamari o i totani ad anelli.


Tritare finemente l’aglio e un po' di prezzemolo e far-
lo soffriggere leggermente in un tegame con un po'
d'olio. Unire poi i calamari, far insaporire e dopo un
paio di minuti sfumare con il vino bianco.
Aggiungere i piselli e le patate sbucciate e affettate,
mettere il coperchio e abbassare la fiamma. Mesco-
lare di tanto in tanto aggiungendo un pochino di ac-
qua solo se necessario. Cuocere fin quando le patate
ed i piselli sono morbidi. Regolare di sale e spolvera-
re con altro prezzemolo tritato.

179 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di pesce

Code di gamberoni al bacon di Cristina De Simone

INGREDIENTI Procedere alla pulizia dei gamberi: sciacquarli sotto l'acqua cor-
gamberoni o mazzancolle grandi rente, staccare la testa, eliminare le zampette ed il carapace la-
bacon a fettine sottili sciando però la codina ed infine eliminare l'intestino.
A questo punto avvolgere una fettina di bacon intorno ad ogni
gamberone, sistemarli in una teglia rivestita con carta forno e
cuocere in forno preriscaldato a 190° per 10 minuti circa.

Filetti di baccalà pastellati di Cristina De Simone

INGREDIENTI
baccalà ammollato
olio di oliva per friggere

Per la pastella:
farina di riso
acqua frizzante molto fredda
1 pizzico di bicarbonato

Togliere eventuali spine dal baccalà e tagliar-


lo a fettine di circa 3 cm.
Preparare la pastella mescolando in una cio-
tola la farina di riso e il pizzico di bicarbonato
e aggiungendo man mano l'acqua frizzante
freddissima fino ad ottenere una crema piut-
tosto densa.
Scaldare abbondante olio, immergere i filet-
ti di baccalà nella pastella e friggere pochi
pezzi per volta. Una volta cotti trasferiteli su
carta assorbente e salarli solo se necessario.

180 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di pesce

Filetto di orata in crosta di patate di Cristina De Simone

INGREDIENTI
orate sfilettate
patate
pangrattato di riso
rosmarino secco o fresco
olio evo
sale

Sbucciare e affettare molto sottilmente le


patate, poi condirle con sale, rosmarino, un
filo d'olio d'oliva e mescolare bene il tutto.
Disporre i filetti di orata in una teglia rive-
stita con della carta forno distanziandoli tra
di loro e ricoprirli interamente con le fettine
di patate.
Cospargere la superficie con un velo di pan-
grattato di riso e versare un ulteriore filo di
olio sopra.
Cuocere in forno preriscaldato a 180° per
20 minuti.

Frittura di gamberi e verdure di Barbara Fiorino

INGREDIENTI
gamberi rosa
carciofi
zucchine
carote
pangrattato di riso
farina di nocciole
olio evo

Sciacquare i gamberi, pulire i carciofi ta-


gliandoli a spicchi, affettare le zucchine e le
carote a julienne.
Mescolare pangrattato e farina di noccio-
le in una terrina e infarinare i gamberi e le
verdure.
Friggere in olio bollente pochi pezzi per vol-
ta e asciugare la frittura su carta da cucina
prima di servirla.

181 | Linee Guida Metodo Apollo 3.0 [2019] Torna al sommario 


29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di pesce

Insalata di gamberi e avocado di Cristina De Simone

INGREDIENTI
gamberi o mazzancolle
avocado
prezzemolo
limone
olio evo
sale

Sgusciare i gamberi eliminando anche la


testa e l'intestino.
Cuocerli 2-3 minuti circa in acqua bol-
lente salata, quindi scolarli e lasciarli raf-
freddare.
Nel frattempo sbucciare l'avocado e
tagliarlo a cubetti. In una ciotola unire
gamberi e avocado e condire il tutto con
una emulsione di olio, sale e limone.
Aggiungere infine il prezzemolo tritato e
mescolare delicatamente.

Salmone selvaggio in crema di cocco e limone di Cristina De Simone

INGREDIENTI
3 filetti di salmone selvaggio (400 g circa)
200 ml di latte di cocco full fat
farina di riso q.b.
limone biologico
olio evo, sale
prezzemolo

Asciugare i filetti di salmone con carta da


cucina e poi passarli nella farina di riso.
Farli leggermente rosolare da entrambi i
lati in una padella con olio evo.
Salare e spruzzare i tranci con del succo
di limone.
Unire il latte di cocco, mezzo bicchiere
di acqua e poi abbassare la fiamma e la-
sciar cuocere con il coperchio per altri 5
minuti circa.
A fine cottura cospargere con prezzemo-
lo tritato e scorzette di limone.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di pesce

Sarde a beccafico di Cristina De Simone

INGREDIENTI
30 sarde pulite e aperte a libretto
2 acciughe sott'olio
100 g di pangrattato di riso
2 limoni bio
1 cucchiaio di uva passa ammollata
1 cucchiaio di pinoli
aglio, prezzemolo, foglie di alloro
sale, olio evo

In una padella sciogliere le acciughe con


un po' d'olio, unire il pangrattato di riso
e farlo tostare leggermente. Metterne
da parte un cucchiaio ed il resto trasfe-
rirlo in una ciotola. Unire l’aglio e il prez- no su una sarda e arrotolarla su se stessa. Infilzarle poi su uno
zemolo tritati, i pinoli, il sale, l’uvetta e spiedino con la codina rivolta verso l'alto e intervallandole con
un po' di succo di limone. Amalgamare una foglia di alloro e mezza fettina sottile di limone. Disporre gli
per ottenere un composto facilmente spiedini in una teglia con carta forno, cospargerli con il pangrat-
compattabile. Se necessario aggiungere tato rimasto, altro succo di limone ed un filo d'olio.
poco altro olio. Mettere un po' di ripie- Cuocere in forno a 180° finchè non sono gratinate.

Tagliata di tonno su letto di cavolo rosso di Barbara Fiorino

INGREDIENTI
tonno fresco
cavolo rosso
cipolle borretane
aceto di mele
1 cucchiaino di sciroppo d’acero
succo di melograno
aglio, olio evo

Stufare il cavolo rosso con l’olio e uno spicchio d’a-


glio bagnandolo fino a cottura croccante con il succo
di melograno. Una volta cotto togliere il cavolo e nel-
la stessa padella mettere le cipolline. Sfumarle con
aceto di mele e far caramellare con un cucchiaino di
sciroppo d’acero. Infine, ancora nella stessa padel-
la (tolte le cipolline e la salsa agrodolce) scottare il
tonno coprendolo per farlo arrivare ad essere roseo
anche all’interno.
Impiattare usando la salsina come condimento del
tonno.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di pesce

Totani ripieni al forno di Cristina De Simone

INGREDIENTI
Totani o calamari grandi
pangrattato di riso
vino bianco
prezzemolo
aglio
sale, olio evo

Pulire i totani o i calamari facendo attenzione a non


rompere le sacche. Tritare grossolanamente i tenta-
coli e saltarli qualche minuto in padella con l'olio e
l'aglio tritato. Sfumare con il vino bianco e poi met-
terli in una ciotola. Tostare un po' di pangrattato nel-
la stessa padella e aggiungerlo ai tentacoli. Unire il
prezzemolo tritato, un filo d'olio e aggiustare di sale.
Riempire le sacche dei totani per 2 terzi e chiuderle
con uno stuzzicadenti. Disporle in una teglia, irrorar-
le con un filo d'olio e cuocere in forno a 200° per
circa 20 minuti. A metà cottura, bagnare i totani con
un po' di vino bianco.

Zuppetta di moscardini e bietole di Barbara Fiorino

INGREDIENTI
moscardini (circa 500 g non puliti)
1 mazzetto di bietole
½ cipolla rossa, carota, sedano
prezzemolo
aglio
curcuma
cumino
pepe
zenzero
½ bicchiere d’acqua
olio evo
sale

Dopo aver pulito i moscardini, farli rosolare in pento-


la con l’olio, la carota, l’aglio, la cipolla, il sedano ed il
prezzemolo per 5 minuti a fuoco medio.
Aggiungere le bietole, tutte le spezie, il sale e mezzo
bicchiere d’acqua, mettere il coperchio e continuare
a cottura lenta per 30/40 minuti circa.

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PIATTI
A BASE DI
VERDURA
29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di verdura

Carote in agrodolce di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
Scottare per 1 minuto le carote tagliate a rondelle in acqua bollente salata.
5 carote Nel frattempo in una padella con dell’olio evo mettere la cipolla affettata, poi unire
2 cipollotti di Tropea le carote sbollentate e scolate, il miele, il vino, l’aceto e il sale.
1 cucchiaio di miele di acacia Far cuocere per una decina di minuti finché il liquido non viene assorbito. Le carote
½ bicchiere di vino bianco non si devono disfare ma rimanere sode.
3 cucchiai di aceto di mele A fine cottura cospargere con il prezzemolo tritato.
olio evo, sale, prezzemolo

Cipolle gratinate al forno di Cristina De Simone

INGREDIENTI
cipolle bianche
pangrattato di riso
origano
aceto di mele
olio evo
sale

Sbucciare le cipolle e scottarle in ac-


qua e un po' di aceto di mele per po-
chi minuti. Scolarle e tagliarle a metà
nel senso della larghezza.
Disporle su una teglia rivestita con
carta forno, cospargere la superficie
con il pangrattato e infine condirle
con origano, sale e un filo di olio.
Cuocere in forno a 200° finché non
saranno morbide e gratinate.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di verdura

Concia (ricetta giudiaca-romanesca) di Cristina De Simone

INGREDIENTI
1 kg di zucchine romanesche
prezzemolo e mentuccia (nepitella)
2/3 spicchi di aglio
aceto di mele
olio evo
sale

Tagliare le zucchine a rondelle trasversali non troppo sottili.


Tritare il prezzemolo, la mentuccia e l'aglio.
Scaldare abbondante olio e friggere le zucchine facendole
dorare da entrambi i lati. Scolarle e farle asciugare su carta
assorbente. Disporle infine a strati in una pirofila di vetro o
ceramica cospargendo ogni strato con il trito aromatico e
un pizzico di sale.
Alla fine irrorare con 4/5 cucchiai di aceto e un filo di olio.
Coprire con pellicola e far riposare in frigo almeno 12/24
ore prima di consumarle avendo cura nel frattempo di gi-
rarle per farle insaporire meglio. Si conservano parecchi
giorni in frigo se coperte sempre con un filo d'olio.

Hummus di patate dolci di Cristina De Simone

INGREDIENTI
300 g di patata dolce (arancione)
2 cucchiai di Tahin
succo di mezzo limone
1 spicchio di aglio
2/3 cucchiai di olio evo
prezzemolo
sale
semi di sesamo

Sbucciare la patata, tagliarla a pezzi e lessarla finchè


morbida. Scolarla e aspettare che si raffreddi.
Una volta fredda frullarla insieme all'aglio, il succo
del limone, il tahin, l'olio e il sale q.b.
Il risultato dovrà essere una crema senza grumi.
Versare il composto in una ciotola e cospargere la
superficie con un filo d'olio, il prezzemolo tritato fi-
nemente e i semi di sesamo precedentemente tosta-
ti in padella. È un'ottima crema di accompagnamen-
to anche per le carni.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di verdura

Crocchette di verdura di Cristina De Simone

INGREDIENTI
4 patate medie
2 zucchine piccole
2 carote piccole
1 manciata di piselli
cipollotto fresco (comprese le foglie verdi)
1 uovo
prezzemolo tritato
sale, noce moscata e cumino in polvere
pangrattato di riso
olio evo

Lessare i piselli per qualche minuto. Tagliare a cu-


betti le carote e le zucchine e saltarle in padella con
dell'olio evo insieme al cipollotto affettato, salare e
mettere da parte.
Lessare anche le patate e una volta cotte ridurle in e passarle nel pangrattato. Friggere in abbondante
purea, poi aggiungere l'uovo, il sale, le spezie, il prez- olio o cuocere in forno spruzzate di olio.
zemolo tritato ed infine tutte le verdure. PS: Potete usare qualsiasi verdura di avanzo insieme
Mescolare bene, formare delle palline schiacciate alla base di patate.

Involtini primavera di Cristina De Simone

INGREDIENTI
cialde di riso
cavolo cappuccio
carote
funghi champignon o shiitake
cipollotto fresco (comprese le foglie verdi)
salsiccia
petto di pollo
gamberetti (facoltativi)
olio evo, sale

Affettare finemente le verdure e tagliare a julienne leggermente e poggiarci sopra le cialde di riso (una
le carote. Togliere la pelle alla salsiccia e sbriciolar- per ogni involtino). Attendere che si inumidiscano e
la. Tagliare a listarelle il petto di pollo. In una padel- girarle per farle ammorbidire uniformemente.
la saltare la salsiccia, il petto di pollo e i gamberetti Mettere un po’ di ripieno sulla cialda, ripiegare le
sgusciati (facoltativi). In un’altra cuocere le verdure parti laterali (destra e sinistra) e poi arrotolarla.
con un pizzico di sale finché l’acqua di vegetazione Disporre gli involtini su una teglia ricoperta di carta
non si ritira. Unire salsiccia e petto di pollo alle ver- forno senza farli toccare l’uno con l’altro.
dure, mescolare bene e dopo un paio di minuti spe- Cuocere in forno caldo a 200°/220° per 10/15 minuti
gnere il fuoco. Bagnare un telo da cucina, strizzarlo finché diventano croccanti.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di verdura

Pesto di zucchine, mandorle e basilico di Cristina De Simone

INGREDIENTI
2 zucchine medio/piccole freschissime
30 g di mandorle senza pelle
1 spicchio di aglio
10/15 foglie di basilico
olio evo q.b.
sale

Lavare le zucchine, spuntarle e tagliarle a


rondelle. Inserirle in un mixer e frullare
finché non si sono ridotte a purea unen-
do dell'olio se serve.
Aggiungere le mandorle, le foglie di basi-
lico e circa 2-3 cucchiai di olio evo. Frul-
lare fino ad ottenere la consistenza desi-
derata regolando di sale e olio a piacere.
Si può conservare in barattoli di vetro nel
frigorifero per un paio di giorni.

Radicchio stufato al vino rosso di Cristina De Simone

INGREDIENTI
radicchio rosso
cipolla
vino rosso
olio evo
sale
pinoli tostati o noci

Tritare la cipolla e affettare il radicchio a


listarelle.
In una padella con dell'olio già caldo fare
appassire la cipolla. Aggiungere il radic-
chio e cuocere per un paio di minuti.
Salare e sfumare con il vino rosso.
Continuare la cottura a fuoco moderato
per circa 10 minuti mescolando di tanto
in tanto.
Servire guarnendo con pinoli tostati o
noci a pezzetti.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di verdura

Sedano rapa impanato di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
sedano rapa
uovo
pangrattato di riso
olio evo
sale

Pulire il sedano rapa e togliere lo strato esterno aiutandosi


con un pelapatate. Tagliarlo in fette di circa 1 cm e cuocer-
lo in acqua fredda (o al vapore). Non farlo cuocere troppo,
deve essere morbido, ma ancora compatto e croccante.
Scolare le fette di sedano rapa, asciugarle su un telo da cu-
cina e poi passarle nell’uovo sbattuto e infine nel pangrat-
tato di riso.
Cuocere in padella con abbondante olio oppure in forno
dopo averle spruzzate con olio evo.
A cottura ultimata spolverare la superficie delle fette di se-
dano rapa con poco sale e servirle calde.

Tagliatelle di zucchine con tonno di Elisa Gazzola

INGREDIENTI
2 zucchine medie
½ cipolla media
tonno sott'olio
capperi
1 pizzico di sale
qualche foglia di basilico
olio evo

Preparare le tagliatelle di zucchine


con l'apposito strumento. In una pa-
della mettere dell'olio, la cipolla af-
fettata finemente, le zucchine, il sale
e saltare il tutto per circa 5/7 minuti
facendo attenzione a lasciare le zuc-
chine croccanti. Alla fine aggiungere
il tonno, i capperi e il basilico tritato.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Piatti a base di verdura

Tempura di cipolle, zucchine e salvia di Cristina De Simone

INGREDIENTI
cipolla, zucchina salvia (ma vanno bene anche broccoli,
carciofi, asparagi ecc.)
olio di oliva

Per la pastella:
farina di riso
acqua frizzante molto fredda
1 pizzico di bicarbonato

Tagliare le cipolle ad anelli, le zucchine a bastoncini e


scegliere le foglie più belle della salvia.
Preparare la pastella mescolando in una ciotola la fa-
rina di riso e il pizzico di bicarbonato e aggiungendo
man mano l'acqua frizzante freddissima.
Scaldare abbondante olio, immergere le verdure
nella pastella e friggere pochi pezzi per volta.
Una volta cotti trasferiteli su carta assorbente e spol-
verizzateli con del sale. Il fritto con la pastella di riso
rimarrà croccante a lungo.

Zucchine ripiene di tonno di Cristina De Simone

INGREDIENTI
4 zucchine
160 g di tonno sott'olio
1 cucchiaio di capperi sotto sale
aglio, prezzemolo
pangrattato di riso
olio evo, sale

Lessare le zucchine in abbondante acqua salata per


circa 10 minuti. Privarle poi delle estremità, tagliarle
a metà nel senso della lunghezza e scavare un po'
l'interno. In una ciotola mettere il tonno sgocciola-
to, i capperi sciacquati, aglio e prezzemolo tritati, la
polpa tritata delle zucchine, e un po' di pangrattato.
Aggiustare di sale se necessario.
Mescolare bene e farcire le zucchine disponendole
su una teglia foderata di carta forno. Cospargerle
con un velo di pangrattato e un filo d’olio d’oliva.
Cuocere in forno già caldo a 220° finché non saran-
no gratinate.

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DOLCI
&
DESSERTS
29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Dolci & desserts

Biscotti alla banana di Cristina De Simone

INGREDIENTI
1 banana molto matura (circa 100 g.)
20 g. di zucchero di cocco (facoltativo)
20 g. di olio di cocco (sciolto)
1 pizzico di bicarbonato
120 g. (circa) di farina di riso
1 manciata di uvetta rinvenuta in acqua calda
4/5 gherigli di noci a pezzetti

In una ciotola schiacciare con la forchetta la bana-


na fino a ridurla in purea. Unire l'olio, lo zucchero,
il pizzico di bicarbonato, le noci, l'uvetta e infine la
farina poco per volta fin quando, mescolando bene,
si otterrà un impasto morbido ma lavorabile.
Formare delle palline della grandezza di una noce,
disporle in una teglia con carta forno e appiattirle un
po' con le mani. Cuocere in forno caldo a 180° per
circa 15/20 minuti.
Una volta cotti e raffreddati la consistenza è croccan-
te fuori e morbida dentro.

Biscotti alla nocciola di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
130 g di farina di riso
40 g di farina di nocciole
70 g di burro chiarificato
60 g di zucchero di cocco
1 uovo
1 pizzico di sale
vaniglia (facoltativa)

Mettere nel mixer la farina e il burro freddo da frigo


tagliato a cubetti e frullare pochi secondi, aggiunge-
re lo zucchero, il sale e la farina di nocciole e dare
un paio di giri. Infine aggiungere la vaniglia e l’uovo.
Mescolare bene, fare un panetto e riporre in frigo 30
minuti.
Tirare fuori dal frigo il panetto e stenderlo tra due
fogli di carta forno con lo spessore che si desidera,
dare la forma ai biscotti e infornare a 180° per 15/20
minuti.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Dolci & desserts

Biscotti con farina di riso di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
250 g di farina di riso
25 g di tapioca o fecola di patate sciolta in
acqua fredda (va bene ½ tazzina da caffè
di acqua)
2 uova
3 cucchiai di miele
100 g di burro chiarificato
½ cucchiaino di bicarbonato

Sbattere uova, miele, burro fuso ma freddo, farina e


bicarbonato.
Riporre il composto in frigo avvolto con pellicola per
20 minuti o comunque fino a quando indurisce.
Riprendere l’impasto, dare la forma ai biscotti e cuo-
cere 15 minuti in forno a 180°.

Bonbon al cocco di Cristina De Simone

In una ciotola amalgamare tutti gli ingredienti. Creare delle palline


INGREDIENTI della grandezza di una noce e disporle su una teglia ricoperta con
150 g di cocco rapè carta forno. Cuocere in forno ventilato a 200° per 10 minuti (de-
90/100 g di albume (albumi di 3 uova) vono appena dorare). Una volta cotti aspettare che si raffreddano
1-2 cucchiai di miele perchè da caldi sono molto delicati da maneggiare.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Dolci & desserts

Bonbon di chufa di Cristina De Simone

INGREDIENTI
Per circa 20 pezzi:
15 cucchiai di farina di chufa
1-2 cucchiai di farina di mandorle o nocciole
2 cucchiai di cacao
1-2 cucchiai di zucchero di fiori di cocco
5-6 cucchiai di latte di riso, cocco, mandorla
o anche acqua

Copertura:
40 g di cioccolato fondente min. 85%
1 cucchiaino di olio di cocco
granella di mandorle o di nocciole oppure
cocco rapè per decorare

Impastare chufa, cacao, zucchero, farina di mandor- Cospargerle con granella di mandorle o nocciole to-
le o nocciole con latte o acqua. L’impasto deve rima- state oppure cocco rapè e riporre in frigo per far so-
nere abbastanza solido per poter fare palline grandi lidificare il cioccolato.
come una noce. Sciogliere il cioccolato fondente in- Si mantengono bene in frigorifero, ma possono an-
sieme all’olio di cocco e immergervi le palline. che essere congelati.

Castagnaccio toscano di Cristina De Simone

INGREDIENTI
250 g di farina di castagne
1 pizzico di sale
2 cucchiai di olio evo
300/350 g di acqua
2 cucchiai di miele di acacia
1 manciata di uva passa
3 gherigli di noce
1 manciata di pinoli
1 rametto di rosmarino fresco

Mescolare farina, sale, olio e miele con le fruste elettri-


che aggiungendo man mano l’acqua (deve venire una
pastella né troppo liquida, né troppo densa). Quando
la pastella è pronta (attenzione ai grumi) aggiungere Versare la pastella (il castagnaccio dovrà essere alto
tutta l’uvetta rinvenuta per mezz’ora in acqua calda e 1 cm circa, max 1 e ½) cospargere la superficie con i
poi scolata, sciacquata e strizzata, i gherigli di noce a restanti pinoli, gli aghi di rosmarino e un filo d’olio.
pezzetti e metà dei pinoli precedentemente tostati. Cuocere in forno preriscaldato a 200° per circa 50/60
Far riposare la pastella una decina di minuti. Ungere minuti finché non si formeranno delle crepe e la su-
nel frattempo uno stampo da 22/24 cm con olio evo. perficie risulterà croccante.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Dolci & desserts

Crostata con crema e frutti di bosco di Cristina de Simone

INGREDIENTI
Preparare la frolla. Montare le uova con lo zucchero
Pasta frolla: di cocco in modo da scioglierlo bene. In una ciotola
100 g di mandorle tritate finemente unire tutti gli ingredienti secchi, mescolarli e poi uni-
100 g di farina fine di chufa re il ghee freddo a tocchetti. Amalgamare il ghee alle
150 g di farina di riso farine con le mani fino ad ottenere il classico effetto
25 g di fecola di patate sabbia. Alla fine unire poco alla volta l'uovo con lo
80 g di ghee zucchero e impastare fino a formare una palla com-
70 g di zucchero di fiori di cocco patta. Avvolgere il tutto in pellicola per alimenti e far
2 uova riposare in frigo almeno mezz'ora. Stendere infine la
½ cucchiaino di bicarbonato frolla in una teglia da 26 cm imburrata, bucherellare la
1 pizzico di sale superficie e cuocere in forno a 180° per 20/30 minuti.
scorza di limone grattugiata e/o pizzico di Nel frattempo preparare la crema. Scaldare il latte
vaniglia bourbon in polvere insieme alle scorze di limone. Mescolare il miele con
l'uovo, aggiungere l'amido di riso, la vaniglia in pol-
Crema pasticcera: vere e mescolare con le fruste. Versare poco a poco
1 uovo intero anche il latte (dopo aver eliminato le scorze di limo-
250 ml di latte di riso ne) e quando sarà ben incorporato mettere su fuoco
35 g di amido di riso basso e fare addensare la crema. Quando sarà pron-
2 cucchiai di miele ta, versarla in un contenitore, coprirla con pellicola a
1 pizzico di vaniglia bourbon in polvere contatto e lasciarla raffreddare.
qualche scorzetta di limone bio Una volta cotta e raffreddata la base della crostata,
adagiarla su un piatto da portata, ricoprirla unifor-
Per decorare: memente con la crema e decorare con frutti di bosco
frutti di bosco freschi o frutta a piacere o frutta a piacere.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Dolci & desserts

Gelato espresso alla banana di Cristina De Simone

INGREDIENTI
1 banana matura
succo di limone
latte di cocco full fat
miele (facoltativo)

Per decorare:
cioccolato fondente minimo 85%
1 noce a pezzetti

Tagliare a rondelle la banana e congelarla per alme-


no 4/5 ore. Il latte si può congelare o anche no. In un
mixer abbastanza potente frullare la banana e 2-3
cubetti di latte congelato (oppure 2-3 cucchiai liqui-
do) insieme ad un po' di succo di limone ed il miele,
ma se la banana è matura non è necessario perché è
già dolce di suo. Versare la crema gelata in una cop-
petta e decorare con scaglie di cioccolato e pezzetti
di noce. Mangiare subito o eventualmente riporre in
congelatore per 30 minuti circa.

Haupia (tradizionale dessert hawaiano) di Cristina De Simone

INGREDIENTI
400 ml di latte di cocco full fat
200 ml di acqua
100 g di zucchero di cocco
60/70 g di amido di riso
1 pizzico di sale

In una ciotola versare l'acqua, l'amido di riso e mesco-


lare con una frusta. In un pentolino scaldare a fuoco
basso il latte di cocco, lo zucchero e il pizzico di sale.
Aggiungere l'amido di riso sciolto nell'acqua e conti-
nuare a cuocere per circa 10 minuti sempre mesco-
lando con la frusta finché la crema non addenserà.
Versare velocemente la crema in una pirofila qua-
drata o rettangolare, oppure in stampini precedente-
mente oliati con olio di cocco. Far intiepidire, coprire
con pellicola e riporre in frigorifero per almeno 3 ore.
Se avete usato una pirofila, porzionare in quadrati.
Decorare con cioccolato fondente sciolto con poco
olio di cocco e cocco in scaglie o rapè.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Dolci & desserts

Mousse di avocado e cioccolato fondente di Cristina De Simone

INGREDIENTI
200 g di polpa di avocado maturo
100 g di cioccolato fondente al 90%
30 g di zucchero di cocco o miele
1 pizzico di vaniglia bourbon in polvere

Per decorare:
fragole, granella di pistacchio, nocciole
o mandorle

Sciogliere il cioccolato fondente e lasciarlo intiedipire.


Tagliare a pezzetti la polpa dell'avocado e frullarla in
un mixer insieme al cioccolato, lo zucchero (o miele)
e la vaniglia).
Versare la mousse ottenuta in piccole coppette e de-
corare a piacere con fragole, granella di pistacchio,
nocciole o mandorle.

Muffins alle mandorle di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
60 g di farina di riso
70 g di farina di mandorle
50 g di miele
2 uova
50 g di burro chiarificato
80 ml di latte di cocco, riso o mandorla
½ cucchiaino di bicarbonato
1 pizzico di vaniglia in polvere
mandorle a lamelle per decorazione

Con il mixer, la planetaria o le fruste elettriche lavo-


rare il burro sciolto, il miele, le uova ed il latte.
Aggiungere la farina di mandorle, la farina di riso se-
tacciata con il bicarbonato e la vaniglia.
L’impasto dei muffins se rimane grumoso in cottura
rende meglio, invece se si lavora troppo i muffins di-
venteranno pesanti e poco soffici.
Versare negli appositi stampi per muffins il compo- nel forno statico a 180° per 15/18 minuti.
sto, decorarli con le mandorle a lamelle e cuocere Fare sempre la prova stecchino prima di sfornarli.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Dolci & desserts

Muffins al doppio cioccolato di Cristina De Simone

INGREDIENTI
1 uovo
30 g di ghee o burro chiarificato fuso
100 ml di latte di cocco full fat
80 g di farina di riso
20 g di fecola di patate
30 g di cacao amaro in polvere
50 g di cioccolato fondente al 90% a pezzettini
50 g di zucchero di cocco
1 pizzico di sale
2 g di cremor tartaro + 1 g di bicarbonato

In una ciotola miscelare gli ingredienti secchi (lascian-


do da parte un po' di cioccolato fondente a pezzetti)
e in un'altra quelli liquidi. Unire i liquidi ai secchi e
mescolare brevemente fino a che siano amalgamati.
Riempire con il composto dei pirottini per 2 terzi, co-
spargere la superficie con il cioccolato fondente ri-
masto e cuocere in forno preriscaldato a 180° per 20
minuti. Vale in ogni caso la prova stecchino.

Pancake con farina di riso, di castagne e cocco rapè di Cristina De Simone

INGREDIENTI
1 uovo
3 cucchiai di farina di riso
2 cucchiai di farina di castagne
2 cucchiai di cocco rapè
1 cucchiaio di olio di cocco (sciolto)
1 cucchiaio raso di miele
latte di cocco full fat
½ cucchiaino da caffè di bicarbonato
1 pizzico di sale

Mescolare tutti gli ingredienti in una ciotola aggiun-


gendo il latte di cocco poco per volta fino ad ottene-
re una pastella cremosa.
Scaldare una padella antiaderente, una volta calda
abbassare il fuoco e versare un cucchiaio d'impasto
per ogni pancake. Quando si formeranno le bollicine
sulla superficie girarli aiutandosi con una spatola e
far cuocere per un altro minuto.
Vengono 8 pancake di 10 cm circa di diametro.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Dolci & desserts

Pan di spagna di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
120 g di farina di riso
30 g di fecola di patate
5 uova grandi
110 g di miele chiaro
1 bacca di vaniglia

Per preparare il Pan di Spagna con farina di riso ini-


ziare ponendo le uova a temperatura ambiente in
una planetaria, aggiungere il miele e montare gli in-
gredienti per almeno 10/15 minuti con la frusta fino
ad ottenere un composto spumoso, gonfio e di colo-
re giallo chiaro. Quando il composto sarà ben mon-
tato, aggiungere i semi della bacca di vaniglia taglia-
ta a metà e continuare a montare pochi secondi per
amalgamarla bene e aromatizzare l’impasto.
A questo punto unire la farina di riso preventiva-
mente ben setacciata e la fecola, mescolare con un
cucchiaio di legno fino ad ottenere un composto bucare il centro della torta con uno stuzzicadenti: se
omogeneo facendo attenzione a non smontarlo. allo stuzzicadenti resterà attaccata della pasta allora
Imburrare e infarinare per bene con la farina di riso significa che il Pan di Spagna non è ancora cotto.
una teglia rotonda a cerniera del diametro di 24 cm, Per non fare sgonfiare il Pan di Spagna, una volta
versare l’impasto al centro dello stampo livellando- cotto, lasciarlo raffreddare per 10 minuti nel forno
lo bene. Infornare il Pan di Spagna per circa 35/40 spento.
minuti a 180°. Il forno non andrà più aperto fino a Estrarre quindi lo stampo dal forno e far raffreddare
cottura terminata pena lo sgonfiarsi della torta. completamente il Pan di Spagna nello stampo prima
Per controllare la cottura del vostro Pan di Spagna, di aprire la cerniera.

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29. Metodo Apollo in cucina. Ricette per tutti i gusti! Dolci & desserts

Torta cioccolato e pere di Gioacchino Ricotta

INGREDIENTI
3 pere Williams
6 cucchiai di miele
150 g di burro ghee
2 uova
80 g di farina di riso
20 g di fecola di patate
1 cucchiaino di bicarbonato
20 g di cacao amaro
80 g di mandorle tritate

Tagliare in 4 parti le pere Williams, togliere il torsolo


e cuocerle in 500 ml di acqua e 1 cucchiaio di miele
per 15 minuti. Una volta scolate e fredde tagliarle a
cubetti senza la pelle.
Sbattere il burro ghee ammorbidito con 5 cucchiai di
miele e aggiungere le uova. Versare una parte di impasto in uno stampo rivestito
A parte mescolare la farina di riso, la fecola di patate con carta forno, mettere le pere e completare con
diluita, il bicarbonato, il cacao e le mandorle tritate e altra metà del composto.
poi unire all’impasto precedente. Cuocere in forno a 180° per 30/35 minuti.

Torta dei 7 vasetti con mela e cannella di Cristina De Simone

INGREDIENTI
2 vasetti di farina di riso
1 vasetto di fecola di patate
2 vasetti di zucchero di fiori di cocco
1 vasetto di latte di cocco full fat (la parte densa che rima-
ne in superficie dopo aver tenuto il barattolo in frigo)
1 vasetto di ghee precedentemente sciolto
3 uova
scorza grattugiata di ½ limone biologico
8 g di cremor tartaro + 4 g di bicarbonato
2 mele golden delicious, cannella in polvere

Utilizzare un vasetto da 125 ml come dosatore.


Sbucciare e affettare le mele e spruzzarle con il suc-
co di limone affinché non anneriscano. In una cioto-
la mescolare con le fruste gli ingredienti dei vasetti
insieme alle uova, la scorza di limone ed il cremor+- Cuocere in forno a 180° per circa 40 minuti, vale la
bicarbonato. Versare il composto in una tortiera a prova stecchino. Far intiepidire in forno semi-aperto
cerniera da 26 cm imburrata, ricoprire con le mele a per 10 minuti, poi estrarre dalla tortiera e far raffred-
fettine e spolverizzare la superficie con la cannella. dare completamente su una gratella.

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