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1

j
I

, Preseniarione )il 2.5 Rappresentazione de»li stati tcniivnali


Piano f-s
Piano trias>ialc C piano q-p
2.6 Sommario

MECC.4NICA DEL. CONTINUO


1.1 1nl;odurione 1
1.2 Genesi e sirullura dei terreni 2 3.1 Inlroduri<)ne
Cararterisriche sirurrurali 2 3.2 Analisi dello slalo di lrnsione
Intcrazioiie con l'acqua iiitersiiziale 5 Compoiiciiii di ierisioiie
Eqiiazioiii indefinite di er~iiii~l?rio
Tensioiii priiicipaii
Dcierniina~ioiiedel conieiiuto d'acqua 8 Tensioni oitaedrichi.
Determinazione deli'indice dei viioii 8 3.3 Analisi dello steio di d e f o r n i a ~ i i ~ n e
Grado di saturazione 10 Desirizioire l-a~rarigirinoe Euleriana
1 . 1 Analisi granulometrirn 10 Iiiierprciaiio~iegeomeirica
Coiigriienra deila dcfoiimazioi?c
Direzioni priiicipali
Limiie plastico 11 Drforinaiioiii oiraedriclic
L imiie di ritiro I1 C6rchi di lilohr di.lle dcforiiraiic)ni
Jiidici rli consislenza l5 3.4 Teoria dcll'elaticiii
1.6 Sisleini di classificazione 16 Legamc cosiiiritii.o
1.7 Sorttisario 20 hferzo isorropo
hlerzo tias\,errsinienre isotri)po
Liso degli invaiianii
C A X r l ( 2 L 9 L_-. _ . 3.5 Applicazione dclla teoria dell'claslicità
CONCFI"T1 GENERALI al calcolo delle teniioni irid<~llein un nterro
ornogeneo d a carirlii esterrii
Carico lineare
Carico punriiorine
Significalo fisico dellc tensioni efficaci 23 Aree di carico
'Teireni non saruii 24 Applicabiliti dcllc wl!izii>i~ihns;iti: siilla
Validità del principio degli sforzi efficaci 24 teoria dell'tla$iiciii
2.3 Fenonieni di capillarità 25 Tensioni totali e ieiisioni eflicsci
2.1 Tensioni geobtatiche e storia dello stato 30 3.6 Teoriu della pla<ticita
iensiooale Criterio di ~.t?ervaiiiecio
Coefficienle di spinta a riposo 30 Criicrio di fliisso
Terreni noriiialconsolidaii II Legge di incriidimeiito
Terreni sovraconsolidati 32 3.7 \'iscoela>ticita e \~isioplaaficità
Preconsolidazioi~edovuta a aging 31 Viscosissriciià
Fattori chimico-anibientali 30 Creep C r i l a s s s ~ ~ i c i i ~ o
Terreiii sabbiosi 36 \'iscoplasriciti
Seqiienia degli ci enti 37 3.8 Sommario
VI11 Indice

C.4PITOLO
-
.p-----. 4 ----- .. - .. .-
. Carico variabile nel teinpo Parametri delle pressioni interstiziali 234 Scissometro
MOTI DI FILTRAZIOKE 92 Terreno eterogeneo Influenza del sisrenia tensionale 240 Penetrometro statico
& - " " O . Soluzione numerica alle differenze iinite Iiifluenza della storia tensionale 243 Prox,e di carico su piastra
4.1 Introduzione 92 5.5 Cedimento secondario Argille sensitive 216 Pressiometro autoperforanre
4.2 Forme di energia e legge di Darc? 93 Determinazione del coefficieiite Comportamento dei terreni coesivi in 248 7.10 Resistenza a1 taglio dei terreni sabbiosi
Equazione di Bernoulli 91 di consolidazione srcondaria condizioni drenate Correlazioni tra DR e .%T
Correlazioni tra DR e qi
7.11 Parametri di deiormabilita
Introduzione
Pressionr idrodiiiaii~ica 97 5.6 Influenza del diaturbo del c:impione sui hlodulo di taglio G a piccoli livelli
Gradiente idraulico critico 99 rir~iltatidelle prove edometriche di deformarione
4.4 Equazione del moto di fillrazione 104 Procediincnti per I'individiiazionc dcll'eniiià 173 6.8 Scelta dei parametri di resistenza SI taglio 256 hlodulo di deforniazioiie a grandi
Iiiterazione tra fluido interstiziale 104 del disturbo nelle analisi di sinbilith deformazioni
e par~icellesolide n'letodo di Schniertmann 6.9 Ricoiisolidario~iedei provini in laboratorio 261 7.12 Prore di permeabiliti
Equazione di coiitinuiia 101 5.7 Liiniii della teoria monodimensi»~ille Iritroduzione
Equazione di srato l 05 di Terzaglii
Relazione di equilibrio dinamico 107 Influenza delle variazioni di K e del niodulo 175
4.5 Soluzione dell'equarione di Laplace 108 di deformazione
Moro coniinato 110 Iiifiiienza del peso proprio 175 Percorsi drenati
hloto non coiifinato 111 Influenza della storia tensionale 176 Curva di stato critico
Risoluzione dell'eqiiazioiie di Laplacr 111 Deformarioni finite
hlezzo etero~eiieo l14 Deforniazioiri viscose
hlezzo anisotropo 115 5 . 8 f'rocessi di conso1id;iiione in c«ndirioni Considerazioni conclusive 275
Determiriazione della portata I l6 bi e tridiniensionali 6.12 Somiiiario 276 ~ ! ! ~ ~ ~
1.6 hloti non confinati 119 Teoria di Biot 178 PROBLEMI DI STABILITA
4.7 Pozzi di pompaggio 123 Teoria disaccoppiata di Terraglii-Rendulic 180
Porzo in acquifero coiifinato l24 5.9 I>reni xerticali 7-
!2!?!xi-o ._ .p- -..
. -
Pozzo in acquilero frcatico 116 Tipi di dreni verticali 183 INDAGIKI I N SITO
Sistema di pozzi iniiltipli 117 Coiibolidazione radiale 186
4.8 Determinazione ~periincnlaledel coefficierile 128 liiflueiiza del rimaneggiaiiiento
di permeabiliti
Prove a carico costailte 1 28 Carico iariabilr iiel renipo
- Prove a carico variabile 129 5.10 Sonimario Stati di eqiiilibrio limite in iin mezzo
130 non coesivo deliniiiaro da un piano oriz~onrale
7.3 Programma delle indagini 291 Stati di equilibrio limite in un mezzo noi1
Generalila 291 coesivo deiiinitato da iin piano inclinato
Relazione ceotecnica 293 Stato di equilibrio limite in iin mezzo dotato 396
7.4 Perforazioni di soiidaggio e tecniche di 295 di coesione e aitrito
campionamelito
5.2 Deteririinazione della presrione 135 6.1 Inlrodiizione Perforazioiie a percussione
di preconsolidarione 6.2 Condizioni di drenaggio ' Sondaggi a rotazione 795 - . di spinla allixa e di resistenza passiva
Prove edomcriche 135 . 6.3 Aiii$otropia Srabilizzazione del foro
Pressione di preconsolidazione 135 h . 1 Criterio di rottura Prelievo di caiiipioni
Determinazione sperimentale della pressiorie l39 6.5 hppareccliiature di laboratorio Caratteristiche dei carnpionaiori
di preconsolidazioiie Apparecchio friassiale Prelievo di campioni cubici 302 sul regime delle spinte
5.3 Parametri di cornprcssibilità in condizioni 113 Apparecchio di taglio diretto 201 7.5 hlisura delle pressioni neutre 303 8.10 Presenza della coesione
edometriche Apparecchio di taglio in condizioni 207 - Generalità 303 Altezza critica di una parete verticale
Defiiiizioni 113 di deformazioni yiaiie Principi di funzionamento e i~iodalità 303 Verifiche i11condizioiii non drsiiate
Fattori che influenzano i psraine~ri di iiistallazione dei piezometri 8.11 Spinte doiiite all'acqua
di conipressibilità Tempi di risposta dei piezoiiietri 307 8.12 Spinte dovute ai sorracenrichi
hleccnnisnii che ;overnaiio le \aria~ioiii Misura delle pressioni neutre in terrerii 310 8.13 Spinte sitlle opere di sortegiio in presenza
di volume non satiiri di sisma
Relazioiii esi>teriti tra i bari paraiiieiri
di dcformabilita Penctronietro starico ineccaniro e clcttris» 31 1 Opere di sostegno rigide
frdimcnto iiionodimrnsionaie
Corielazioni rii~piriciie
Piezocono
7.7 Storia tcnsioiirile
317
318
i Opere di sostegno flessibili
8.15 Opcre di sorlcgnct provxisionali
5.4 Teoria della conaolidazione lnoiiodimen~i<~l1rlc152 -- Caratterisiiche di defoirii;ibiliia 221 7 . 8 l'ressione orizrt>ntale n ripobo
Equazione della cousolidazioiie 152 '-lnllucnza della storia icnsionale 224 Fratriiraricinr idrai~lica
Soluzione dell'equazione di Terzaghi I53 6.7 Comportamento nieccanico dei tcrreni ci~esivi 225 Prcssioinetro autoperforaiite
Deterininazione del coefficiente di 157 Prove non consolidare-noti drenate Dilatometro
consolidazione Piove corisolidate-non drctiare 7.9 Keristcnza al taglio ri«n drenata
X Indice
-----p-

8.19 Pendii costituiti d a argille tenere


hesentazione
445 Porrata per arrrito laterale
8.20 Pendii costituiti da argille sovraconsolidate 446 8.31 Attrito negativo
Argille sovraconsolidate intatte 448 8.32 Comportamento dei pali in gruppo
Argille so\,raconsolidare fessurate 419 8.33 Sommsrio
8.21. Tipi di rotture delle fondazioni superficiali 451
Premessa
hieccanisiiii di rortura
8.22 Un modello semplice per I'individuazione dei
3454
1: c!A&Tz!E?2- ~ ~ ~ ~ o L o 9 0 L 0 9 0 L 0 9 0 L 0 9 0 L 0 9 . 0 L 0 9 . 0 L 0 9 0 L 0 9 . . ~ . ~ ~ .

CALCOLO DEI CEDIMENTI


fattori che contribuiscono alla stabilità
di una fondazione 9.1 fntroduziooe
8.23 La soluzione di Terzaghi
8.21 La formula generale di Brinch-Hansen
8.25 Determinazione della pressione limite nel
::: 9.2 Cedimenti ammissibili
9.3 Difficoltà connesse con la previsione
dei cedimenti
caso dei terreni c o e s i ~ i 462 9.4 Calcolo dei cedimenti delle fondazioni sui
8.26 Determinazione della pressione li~iiitenel
caso dei terreni non coesivi costruzione fin dall'antichità.
8.27 Pali di fondazione
Generalità Influenza della profondità del piano di posa - 501
Introduzione ai calcoio della capacita portante 471
e della rigidezza della fondazione
8.28 Capacità portante dei pali in terreni coesivi 474 Approcci basati sulla teoria dell'rlasticir~ 0 3
Portata di base %i4 hletodo dello stress-paih 505
Portata per aitrito la~erale Calcolo del cedirnrnto secondario 505
5.29 capacità portante dei pali infissi in terreni
non cocsiii
:i: 9.5 Cedimenti delle fondazioni su terreni
non coesi\i
SO6 di compartazione in iiso presso i Cinesi; i Veneziani sapevano come fondare
conrplessi edifici su pali e sapevano come assorbire sensibili ceclirnenti differen-
Porrata di base 481 hlcrndo di Burland r Burhridse 507
hfetodo di Schmertmann 509 ziali.
Porrata per artrito lacerale
9.30 Capaciti portante dei pali trivellati in terreni
non coesi\i
185
486 9'6
Bibliogrnfia
511
513
; Per ritrovare però il prit~iocontributo teorico riguardarire il corirportamento
dei terreni occorre arrivare ai 1773, anno iri cui Coulomb presentò alllAccademia
1
I
Poriata di base 486 Indice analitico 527

analizzò il problema della stabilità a lungo termine dei pendii di argilla, di


Poiicclet (1840) clie forn~ulòi primi approcci per il calcolo della capacità portan-
te delle fondazioni, di Colliri (1846) per quanto concerne la stabilità a breve e

facoltà di ingegneria e geologia.


XII Presenraiione -

La coniplessità di tale disciplina è legata alla intrinseca natura dei terreni,


caratterizzata dal fatto che si tratta di~,ma~$~j,~Q,-m&tifg~e&o~uj~op~p~~t_a_ne~~
to non lineare e fortemente condizionato da fattori quali -la
",~-.,- storia tensionale,
-.-,,--,*-s-*~--,~---~-

-----
"--*--.-------.-~-----=---%-,-------,*-x~- ,m-

I'anisotropia e l'eterogeneità. wm-"-~%~"--eLw

Ne consegue necessar~ameriteuna disciplina articolata, che spazia dall'i-


draulica dei mezzi porosi alla meccanica dei continui, dallo studio di tecniche
sperimentali per la caratterizzazione dei depositi naturali sempre più sofisticare
a quello delle tecniche di miglioramento dei terreni stessi.
Un ulteriore aspetto clie rende decisamente complessa tale disciplina i costi-
tuito dalla necessità di far convivere il risore scientifico e metodologico proprio
di ogni corretta analisi con l'applicazione dei risultati, frutto di ipotesi inevitabil-
mente semplificative, ai casi reali. Ciò richiede una sensibilità che può essere
acquisita solo attraverso un continuo contatto con dati sperimentali.
Tenendo conto di qucsri aspetti, il presente voluine è stato organizzato in - --
modo tale da fornire nei primi capitoli una trattazione dei fondamenti della
meccanica teorica, indispensabili per una corretta impostazions di qualsivoglia Introduzione
problema.
Successi\~amentesono trattale le tecniche sperimentali per la caratterizzazio-
ne del comportamerito del inareriale, e, infine, sono illustrati i metodi disponibili
per la risoluzione dei problemi di progeitazione, evideiiziandone vantaggi e limiti
di applicazione.
L'opera è indirizzata agii studenti di corsi iiniversitari, ma, pur rispeiraiido
tale destinazione, sono stati introdotti anche argomenti solitainente non trattati
nei corsi universitari di base, in quanto essi rientrano nell'interesse di coloro che
in altra sede sentono I'esigeiiza di ulteriori approfondimenti.
Ogrii capitolo risulta così articolato in Cina prinia serie di paragafi riguar-
danti i concetti foiidamentali, e in una successiva dedicata ad aspetti sempre piu
particolari.
A ogni argomento trattato fa seguito una serie di esempi applicativi, partico-
larmente importanti in qucsta disciplina, in quanto costiiuiscono I'uiiico modo
per far acquisire al lettoi-e una sensibilità nei confronti del problema reale.
Qiiesto libro è L-osparsodi risultati sperimentali e di idee, frutto delle riccr-
che che il gruppo gcotecnico del Politecnico di Torino da molti anni sta svolgen-
do sotto la guida del prof. Michele .lamiolkowski.
Nel pubblicarlo colgo pertanto l'occasione per ringraziare il prof. &l. Ja-
miolkowski e tutti coloro (ing. M. Rattazlio, ing. F. Bolognesi, georn. F. Cestari,
prof. V. Ghionna, geoni. M. Impavido, Ing. D. Lo Presti, geoin. R. hlariiscalco,
prof. E. Pasyualiiii, sig. U. Pavesi, dott. E. Riiberl, ing. L. Tordella) che n ~ i
hanno fornito i dati pubblicati e spunti di riflessione.
Infine u n ringrazianiento ai disegnatori V. hlanerba e S. Bacci che hanno quella reo/-ira.
redatto le figure, alla sig.ra G. Silvi che ha curato il dartiloscritto e agli ing. I'.
Carriglio e R. Crova che hanno corretto le bozze del testo.

Renoto Lonrellotta L'acqiiisizione di questi concetti generali è pertanto propedeutica allo studio
del comportamento ~neccanicodei terreni, e a tale obiettivo sono dedicati i primi
'Toriiio, maggio 1987 '" due capitoli del testo.

tra le diverse fasi e i sistemi di identificaziorie e classificazione.


2 1. Carallerisrrche generali, idenriricazionee classifica;ione dei terreni
1.2 Genesi e srrurrura dei terreni 3

-.
quelli osservabili a livello di un campione di terreno di laboratorio, e sono
I 2 Genesi e struttura dei terreni
Come già menzionato, i terreni sono il risultato dei processi di alterazione fisica,
costituiti da fessure, intercalazioni, inclusioni organiche. Quando si parla di
chimica, organica e di disintegrazione meccanica delle rocce. L'alterazione di
discontinuità, faglie, fratture.

forze di mzissa che a forze di superfkie. Le forze di massa sono responsabili delle ,
interazioni di tipo meccanico; le forze di superficie, dipendenti dal tipo di mine-
rale costituente la particella e dall'area della sua superficie, danno origine a
iI
interazioni di tipo chimico. Per comprendere il diverso comportamento di parti- i
celle che hanno differenti dimensioni, è utile assumere come parametro di riferi- 1

durante la fase di
mento la superficie specifica, pari al I-apporto tra l'area della superficie e la i

SABBIA DENSA

.&WLA
-
-sa c~--h~b~b~L
f bda

a stati di addensameiito elevaio (fig. 1.2).

Caralteristiche strutturali Figura 1.2 Slrurrura di


11 comportamento di un terreno è marcatamente influenzato dai suoi caratteri una sabbia ben assoriilu.
strutturali, intendendo come tali, in una accezione molto ampia, tutte quelle Inoltre, come si vedrà nel capitolo 6, la forma delle particelle influisce sul com- ;
portamento meccanico di una sabbia almeno quanto la distribuzione graiiulome- '~
trica. Le definizioni correntemente usate per individuare tale parametro sono
riportate in figura 1.3.
È comunque importante notare fin d'ora (si vedano aiicl~eil capitolo 6 e
Leorlards et al., 1986) che è possibile avere due carnpio~iidi sabbia coi1 lo stesso

. - -rs4iS2&-ru
.'V
4 1. Corarteristiche generoli, idenrificurione e clossificaziorie dei terreni - 1.2 Cetresi e siruriura dei terreni 5

grado di addensamento, la stessa porosità e la stessa distribuzione granulome- I complesso neutra, la particella di argilla presenta una carica elettrica superficiale
trica ina con due strutture completameiite diverse e perciò con due differenti : negativa, ed è questa forza di superficie che ne condiziona I'interazione con le
comportamenti. L'influenza d e l l a & r ~ ~ ~ u ~ a ~ e &più
n t omarcata quanto p i u l k i altre particelle, con l'acqua e con gli ioni in essa presenti. Le suddette cariche
----
sabbia2 sciolta, mentre l'influenza delt'orientaniento delle particelle è piìixco-- negative agiscono conie forze repulsive e sono in parte bilanciate dalle forze di
-nuriciata
. -
in sabbie
~~ - - - dense. attrazione di van der Mfoals, generate dal campo ma~neticoindoito dal moto
I degli elettroni. La risultante delle azioni che si scambiano due particelle dipende
I , d ~ ~ ~ ~ u ~y?----~-..-- ambiente
~ ~ &chim~co < ~con,~i1 q ~ ua ~l l[ ? ~ ~ ~ ~ ~
esempio, nel caso di deposizione in acquadolce, la prevalenza delle forze di

ANGOLARE SUBANGOLARE

-
-- rZIi319-

Figura 1.3 FOrrno delle


.t~orriceile. A SUBARROTONDATA

le di aggregarsi in strutturefloccirlaie (fig. 1.8).


Le particelle unite da legami stabili daiirio poi origirie aifiocchi (fig. 1.9) che
coinpongono una srruitura flocculata-dispersa o flocculata-orientata, cararteriz-
zaia da 111icropori (all'iii~ernodi ciascun fiocco) e da ~nocropori(vuori tra i
fiocchi).

Interazione con l'acqua inferstiziale


Le niolecole d'acqua sono definite dipolari in quanto, piir essendo compiessiva-
meiite neutre, hanno i due atomi di idrogeno disposii entrambi da una parte
rispetto all'atonio di ossigeno. Le superfici delle particelle di argilla, con carica
negativa, tendono cosi ad assorbire l'idrogeno delle niolecole d'acqua, che si

PROIEZIONE I N PIANTA

t-fc-i~iiro
I.8 f:se~irp;o (i! siruifuroflocciilaio. i;i,ofirn 1.9 Siluitiira ~~occulaia-clizperso.
La conibinazione di queste unità elementari dà origine ai cosiddetti yaccheiii, e dispoiigoiio assumendo una certa striittura determiiiata dalla posizione dei catio-
la combinazione successiva di più pacchetti dà origine alla particella di argilla, il ni assorbiti. L'acqua iminediatamente acoritatto con le particelle, dato che risente
cili spessore dipende priiicipalinente dalle forze di attrazione che si esercitano tra di lcgaiiii casi forti da non poter essere separata da esse tramite semplics azione
loro. meccanica, va considerata come parte integrante della struttura delle particelle
Poiché gli ioni metallici di silicio, alluminio, magnesio (che hanno carica stesse, e non essendo più in libero movimento è definita acqua odsorbira.
positiva) occupano una posizione interna al tetraedro e all'ottacdro, la parte
esterna del reiicolo presenta una carica negativa, essendo costituita dagli ioni di
ossigeno o da ossidrili. Ne consegue che, pur poteridosi considerare nel s ~ i o a elettrico. A inano a mano che ci si allontana dalle particelle, l'acqua i-isente
6 1 Cororrerrsriche generah, rdenrificazione e classi~cazionedei rerreni 1 3 Relozione rra le diberse f u ~ di i un carnpione d i lerreno 7

sempre meno di questi legami elettrostatici, fino a riacquistare le caratterisriche S = lOO%'o corrisponde a un terreno saturo;
di acqita iiberu.
Quando si parlera di fenoiiieni idrodinainici, regolari dalle condizioni al (b) l! c ~ ! g ~ l u t o - @ ' u c q u ~ wdefinito
_> come rapporto tra il peso dell'dcqua e
contorno, si farà riferimento esclusi\~amenteall'acqua libera, indicata anche quello delle particelle:
come acqua ~nierstrz~ale

Si defin~sconoinoltre:

- peso dell'unita di volume totale.

- peso dell'iinrta di volume dclla parte solida

- peso dell'iinita di ~ o l u m edell'acqua.

- pero dtll'unita di xolume del terieno alleggerito ?' = 7-y,

- peso bpecrfi~ototale

- peso specitico dei grani

La tabella 1 1 rrporia i \aloii orientativi delle grandetze sopra definite per alcurir
F g u r a 1.11 Fusi cosiiruenri uri tlenienio terreni e la tabella 1 2 riassume le relazioni rra esse esistenti.
d i rerreno

somina dei \oluini delle singole fasi


v = t', iV,, + V, Sabbia 25 50 O 3 l O0
I a potosrta t1 e pari al rapporto tra il \olurne dei \iiori ( V , = V, + V,,) e il Limo 3550 05100
L olume totale. Argilla teneia 4070 07 2 3 40 100
v Tubella I l Valori
11 =
v . 100
-- ("h) orienroiiii di T, e, 1% dti
lerreni sciolii
Argilla compatti
io ba
3050
75 95
0410
3 19 200 600 -p-

L'i~zdrcedei vuoti ((e,)e definito intece come rapporto tra il t olume dei \ uoti --P- --
e i1 ~~lum
della
e fase solida -l +- L - k -
r/, 6 - W - l + e -(?-n) G, ,
e = - -- - P

- ----
i;,
Dalle dettnrnoni date si ricdv,ìiio le segiienii relazioiii tia ~ridicedei viioti e - - -
porosira
e e = -- n
" = i +-p , I-t7
- - - - -- -- -- -- - - - - - -
I l grado dr satura,-rorlr S e pari al r a p p o ~to tra 11 volume occupato dall'a~qua G,+e
V;, e 11 w l u m e dei \uoti V, Tubella 1.2 Reloiioni 7 (terreno saturo) = ( l -n) G S 7 , +n
--
-,, = >+e
-- -- - --- -
Jondurnenroli t r a le drver - -- -

G,- l
s = -Vv ~. i o 0 (%:io) Se quonllra noli I valori
di y, W e G,
= I - r w= ( l - n ) li T,=--- i + e
8 i Cararrerisriche ge~lerolr,rdenr~~cuziorie
e class,frca;ione der lerrerii 1 3 Relu;~one rra le diiersr fu51 dr un cu~llpionedi rerreno 9

Il peso specifico dei grani G,, vdria geiieralniente entro i limiri sorto specificati.
- Bentonite 2 33 VOLUMI PESI
- Argille 2 41-2.92
- Sabbia quarzosa 2 65
- I imi 2 68-2 72

Deterniinarione del conteliuto d'acqua


11 contenuto d'acqua iu viene dereroiiiiato in base alla segiieiite procedura (Lalri-
De, 1953; n o f l n e ASTIf D 2216-66)
- Il campioiie di terreno e sistemalo in un coiitenirore di vetro e 11 i ~ i t t oviene
pesaro (peso W,) (bilancia con precisione O 01 g)
- Subito d o p o \iene farro essicrare in forno, a temperarura di l05 " C Tale rone Con riferimento allo schema in f ~ g u
~ a l o r e coii\enrionale piu che abere uii signifiraro preciso (La/71be, 1551)
Geiieralinenre i1 mareriale e lasciato in forno per ld diirata dell'inrera notte;
comunque pochi gramnii di sabbia richiedono un'oia clrca, inenric nel caso
delle argille sono ~iecessariemolte ore
A questo p u n t o il campioiie vierie farto raffreddare e si pe5a insienie al conte-
nitore (peso li/>) 11 contenuto d'acqua si rica\a dalla relazioiic

W ,- l+'>
= ---
L-- rv,
. 100
e~seiido
[.I/, = peco del conrenitore e del terreno uiiiido,
Il< = peso del conrenirore e del ierreno secco,
l i , = peso del contciiitore
Il \alore del coiiteriiito d'acqua piio essere corisidcrnto un indice iiidiretro dclla
srorra del campione e d a u n a biiona indicazione dilla resiitenra al tdglio del
mateiiale (\edere i1 capitolo 6)
A iiii aiiiiienro del ~oiiteiiurod'acqua corrisporidoiio una ridu/ioiie della
resistenra al taglio e un incrciiiento della conipies~ibilitae vicebersa Flb~iira1.14
--
1)eterrninarione dell'ilidice del \ tioli
L'11;drce dei vuori e iene riidLaio tenendo preseilre la segiiriite relarione
\ a c o n ~ ~ d c r a come
to un parametro di grande ~iiiportanra
e; V,
--=
V-V,
-- -:
V- 1 - Infatti, sia le cararreiisriche di peinieabilira che quclle nicccaiii~hepossono
v, v, v, essere coiielate a d esso I i i parricolare, nel caso dei reire/ri non cocsril 1 \alori
inassimi e niiniiiii (e,,,,, e,) possono esiere deterniiiraii sperinientalii~ente
- - --
-
v -1 = -
1,' -- 1 -
G'
- .L
- -. V- - - 1 - e,,,, \i ortieiie tersando opportiinanieiire in un contenitore un campione di
[v,17, lV$ /T-, --es)
$5 [i: terreno del qudle si niisiirano i1 peso e 11 bolunie,
- succesivan-icnte si applicai10 delle \ibrazioni clie d d e n s a n o i1 campione fiiio
O w a la sua dcrcriniiiarioiie riclilede ld coiioscenza del peso spciiiico delle pdi ti- al raggi~ingiiiieritodel ~ o l u n i eminiriio e si dcteriii~riae,,,,,
celle, del \ol,iriie toinle e del peso del cainpkone asciuuo
- -- -- - --
ESEMPIO 1.1 Un campione di terreno asc~uttoha l, = 16 7 kNlm3 e G , = 2 7 Determ~naree
Soluzrone Con riferimento allo schema riportato in flgura 1 12 SI pub scrlvere
W,
- 2 7.7,
= -----
ld z
V l+e
- ? liiiix . - Y- ?in - .
d -"I<'-
100
Yti -Yd \-Ydiirii
10 1 Cararrerisiiche ge~zerulr,idenr$icu;rot~e e c l u s s ~ n dei
e rerreni 1 4 A nolisi grarirrIon7errrcu II

statodi essendo q l'indice dei vuoti del terreno in sito. *pertura invece molto di piu dal tipo di minerale e dalla storia geologica, ed è correlato
p----
(%) addensamento In rabella 1 3 Lengono iiportati i terinini descrittivi dello stato di addeiisa- Setaccio delle maglie lir?iìtì di Atterberg, discussi nel paragrafo successiL1o.
O 15 Molto sciolto mento in funzione dei \ aloii di D, -- (mmi -
-- Per ottenere le varie frazioni granulometriche si usano dei setacci con carat-
15 35 Sci0It0
3565
6585
Medio
Denso Grado di saitirazione
4
6 i 3: teristiclie standardirzate. La tabella 1 4 riporta uii elenco dei setacci norinalmen-

85 100 Molto denso Il grudo dì sarir!a:rotle S e dcfiiiito dalld relazioiie. L'aiialisi granulometrica mediailte setacci e limitata alla frarione grossolana
Tabella 1.3 Descri:roiie
dello srcro di adderisc-
rnenro in funaone di Dn
s = !L.
v,
i00=-- '""v, .
-t,,
io0 ((5%)
Una buona curva graiiuloriietrica puo essere tracciata s~egliendoopportuna-
E un parainetro aiich'esso ebtreinaineiite importante, quanto influenia sia le
i11 60 0 250 meiite la successione dei seracci usati nell'analisi ad esempio ogni setaccio ha
70
caratteristiche di permeabilita che quelle di resistenza al taglio e deforniabilira
--p
1O0
140
Oo105
uii'apertura circa metà di quella del setaccio precedente. Normdimente si impie-
ga per I'aiialisi un campione (essiccato in forno) di circa 500 grammi. Quantita-
200 0 074 tivi inaggiori sono richiesti se perceiituali consisteiiti sono trartenute al setaccio 4
Tubella I / Sero<ci in]- La frazione trattenuta al setaccio 200 \iene sottoposta a lavaggio iii acqua
piegair p i r I'iii~alisrgrani1 e i1 passante recuperato e nuo\aiiiente essiccato i11 foriio e pesato. La tabella 1 5
Iotnerr~ca da iin eseiiipio dei risultart otteniiti da iiii'arialisi grdiiuloinerrica Essi \erigono
V. = O 608 m" W,=O22 W. = 3 5 3 k N

W. = 1 6 0 7 h~ V.=W,=~361 rn3 metro delle particelle e i11 ordinate la percei?iuale in peqo delle particelle con
YW diametro inferiore (fig. 1 15)
V, = V-V,-V, = 1 - 0 6 0 8 - 0 3 6 1 = O031 m 3 -- ---
TAIA
SABBIA [ LIMO / P-

ARGKLA

t
60
GIMIF
m I
6
i06
a2 f
G ( M / F G M F
I 0A2 10'001
006 O W 6
Particolarmente utile torna la relazione che lega S, e, G, e W
Ricordando le varie defintzioni

e sost~tuendonella
Figura 1 15 I;sei?:pio
S =W
-, dr c i i n U gr(~ilil/oillerricu DIAMETRO D DEI GRANI ( m m )
-rx . V"
s i ottlene

S e=G, W
P-

-pp-
----- --
A n a l i s i granuloinelricii
1.4 L'anal~sigranuloiiietitca serve a deteriniiiare le diineiisioni delle particelle che
5 o0

7obe//a 1.5 E ~ ~ , La
, peiideriza
~ ~ ~ della ~ curva otteiiuta coi1 questa rappicsenta7ione d à iin'idea dell'ii-
compongono uii campioiie di terreno e a stabilire le percentuali in peso delle varie analui gtanuioi~~erricu i~ifori~iità del terreno: quanto piu la curva e verticale taiito più omogeneo e i1
frarioni che rientrano entro Iiiniti prefissati (frazioiii graniiloinetriche) campione esaininato.
L'iniportaii~adi conosccie le dimensioni delle particelle deriva dal fatto che Geiiei almeiite i1 grado di uiiiforinita viene car~itterizratomediante un ~ o e f -
iiel caso di terreni a grana groqsa i1 coinportarninto del inateriale puo esbere ficrente detto ~ f f r c r e t t f e d111ifor1?7irà,
i che piu proprian~eiiteandrebbe dcfinlto
correlato a rale inforiiiazione coefficiente di disuniformità, i11quanto piu elevato P il suo valore meno uiiifor-
Ad esempio, le caratteristiche di permeabilita, i feiiomeri di cdpillarita, ine e 11 te1 reno
l'angolo di resistenra ,il taglio, iiclla progettazione spesso sono correlati alla
granulometria del terieno 11 comportari-ieiito dei terreiii a grana fine dipende
12 i. Carurreristichege!ieru/i, idenrifirniiorie e clussfica:ione dei lerreni

essendo: Questa relazio~iemostra che è possibile determinare la perceniuale di parricelie


con diametro inferiore a D partendo da rnisure di densità.
,i D,, = diametro corrispondente al 60% di passante; Impiegando in parallelo la legge di Stokes e l'ultinia relazione ricavata si può
\/ D,, = diametro corrisportdente al 10% di passante. ottenere un punto della curva granulometrica per ogni lettura fatra dell'uiiirà di
peso a un certo tempo e a una data profondità z.
Un-irreno con C < 2 può essere considerato unifornie. L'analisi per sedimenta- Per la misiira di y si impiega uri densimetro. Dettagli inerenri le procedure
zione (o aerorneka) permette di determinare la distribuzione ganuloinetrica \,
di laboratorio sono ripoi-tali i i i Lmiibe (1951).
della parte di terreno che ha diametro < 0.073 mm e viene effetrilata se essa è L ..-
percentualmenre superiore al 10070. La prova si basa sulla legge di Stokes, che
determina la velocità di sedi~neiitazionedi una particella @t-ica con uii certo P----

diametro, e che & espressa dalla relazione:

in cili:
-o = velocità della particella (iiim/s)
7 = viscosità dell'acqua alla temperatura di prova (Pasca1 . s)
Q, = densità dei grani (hlg/m3)

D = diarneiro dclla particella jmin).


Per illustrare la proccdiira sperimeritale immaginiamo di avere una sospensione Q

di \ olurne Vcoiiteiiente un peso I+,'3 di terreno. All'inizio del processo di cedirnen-


LIMITE DI RITIRO
razione, ogni volume uriitario coiiliene un peso di solido pari a JiJT/V , corrispoii-
dente a un volunie V, = Il</(G, . r,, . V ) . LIMITE P L A S T I C O
Il \.olume dell'acqua è perciò l - V, = 1-- ?V,i(G, . y, . 1') e il suo peio L::
-fw- JV,i(G, -V). I l peso unitario della sospe~isioiiei-isulta:

Dopo i111 certo intervallo di tempo S i , a iiiia profoiidita geiierica z si trova la


particc.lla con diametro D deiYiiito dalla legge di Stokes: campioiie rim:tneggiato, si richiude quando il cucchiuio che lo contiene è solleci-
tato cori dei colpi, secondo urla procedura stardardizzata.

Particelle coli dianiztro iiiaggiore hanno già ragoiurito profondità iriaggioi-i,


inrnrre è rimasto iiivariato il nunicro delle particelle coi1 diainetro miiiorr di D
tiell'elemento unitario di sospensioiie. Se il rapporto ira il peso delle pai-licelle
con diametro iiiferioi-e a D e il peso di tutte le pariicelle vieiie indicato coli h;, si
trova che l'uniti di boluine della sospensione, alla profondità r , coiitienc 91-auii
, e il suo peso unitario diventa:

+
C,-l , h ) . [Vs
" G, V
Ffgurn 1. I7 Cirn'iiiuio
d a cui: di Cusagrunde per la (IL'-
.- .
v = -G
.L V iermina:iotle del Iiti71re
G, --l I+/,
. ("{-i. liquido.
14 1. Curarrerisriche generalr, idenrlfrcacione e ~lussifrcoiiot~e
dei ierretir -

In f i p r a 1. l 7 e riportato uno schenia dell'attrezzatura. Norinalrnente si impiega


un campione di terreno ( 2 1 N) prelevato dalla porzione passailte al setaccio N.
40. Esso viene niescolato aggiungendo acqua distillata fino a ottenere uria pastel-
la uiiifornie, una parte della quale e posta nel cucchiaio.
Praticato un aolco traniite un apposito utensile, s - p ~ ~i co ~ l p iiecessgri
i
per far ricliiudere i1 solco su un trdtto di circa 10 nim di lunghezza Quesra fase
è ripetuta due o tre volte, fino a che non si ottiene un numero di colpi che \dria
di poco, in modo d a essere sicuri di aver adoperato una buoila pastella Si
pielevano 0 1 N circa di materiale e se ne dereriniiia i1 coiiteiiuto d'aiqua
A questo punto si aggiunge dell'acqua distillata e si ripete i1 procedimeiito
dall'inizio, in modo da ortenere una iiuo\a coppia di valori contenuto d'acqua- figura 1 20 Deieririiria-
ziotie del Iiiririe di ririro
numero di colpi Quando si hanno a disposizione 4-5 di tali coppie e possibile
t r a m a r e uii diagamma del tipo riportato in figura 1 18, e da esso rica~aiei1 /- Indtci di conststenta
valore di ,v corrispondente a N = 25. Converinonaln~entetale \alore corrispon- dici rappresenrati\ i
d e al limite tiquido. definito dalla.

e indica i1 campo di v a i i a ~ i d'acqua all'interrio del quale i1


terreno ha un cornportamen s essere deformato o rimaneggia-
I O senza cambio di volunie

N U M E R O DI COLPI

, Limite plasttco --
I17d1cc rf, pbsticiia - -
Il Iitnite plustrio (i*,) e i1 contenuto d'acqua in corrispoiideii/d del qiiùle i1 "o I,? ~JPW ~ n f e r ~ o rile O O02 I?II?~ - CF
terreno inirid a pcrderc i1 suo comporlamento plastico Viene d~rerrniiiaiofar
mando dei basroiicini (fig 1 19) dello spessore di 3 2 mni (inaiiualnieiite su iiiia Iii base ai raloii di A I teiieni i o ~ ~po~soiio
i ~ i esseic di\tiiiii iii
lastra di erro) clie iiiiziano a fessurarsi i i i L O I I izpoi~detitadel raggiuiigiiiiei?io di
IY, Norinalrncnte come baloie di irJ, si assuii~ela inedia di tE deterniiiia~ioni - ii~a[rii.i 4 <O75
- normalinente aiti\i 0 73 <,i < 1 25
- atti\i -1 1 25

Cf
Coine detto iii precederira, il coinporrameiiio nieciaiiico dei terreni puo essere
correlato ai vari limiti e indici che ne derivano
-- Coiiie esempio la figura 6 50 mostra la variarione dell'a~igolodi resistenra
5 _-T~!E?- _ a1 taglio al variaie dell'indice di plasticira nel caso delle argille norinalconsolidaie.
Non
5 15 poco plastico Sempie basandosi sii1 valore di PI si possoiio dare le iiidicarioni del g r a d o
Rguru 1.19 Delernirrio %. 15 30 Plastico
>40 Molto plast~co
:ione del lrn?ileplasrrr o -32 --
. Liinile di ritiro
Il lrlnife d1 rirlro (i>$,)rappreaenia il coiiteiiuro d ' a ~ q i i adl disotto dsl quale iiira
perdita d'acqua noli comporra piu alcuna ridurione di bolurne (fig 1 70)
Esso viciie determinato essiccando piogressivamei~te1111 provino, di L U I ~ i i i - iii cui ,vv = conleiiuto d'acqua allo stato naturale
gono di \olia in volta misiirati i l \ oliime e 11 contenuto in acqua. A differeri7a dei Esso da uii'idea della coniibtenza di uii deposito, in quaiito nirtte i11 relazio-
due limiri gia discussi, che ~ e n g o n ocalcolati cu campiaiii rrrt~aneggiutr,il Iiniite iie il \aloie di ilhai due Iiii?iti e uJL Un deposito cfic presenti iv, prossimo a
di ritiro e dcterniinato su un proiino ~ n d i s r t i ~ b o l o l i l (LI* l ) Ira iiiia conaisrcii/a piu bassa di iin dcporito con i v % prossiiiio a
16 1. Corarrerisriche generoli, idenrijica:ione e cIuss~'Jicuzionedei terreni -Sisirrni di c1assifco:iorie
1.6 17

1 e ghiaie).
.- -
L a tabella 1.7 riporta alcurri di questi sisreini: la separazione che n e deriva

= -TLz!~>L
= I ..LI (1.8)
PI of Technology), salvo specifico richiamo.
-
p
. - P- .-
Argilla OCR' W* W, W, CF
- - (-1 (0.0) .. (?o) (9%
Porto Tolle 1.15-1.3 22 30 52 34
Trieste 1 24 50 71 46 MiT (1931) 60
Guasticce 1 25 68 88 52 AASHO (1970) 75
Montai10 di Castro 2-4 18 26 52 35 Tahella 1.7 Sirre17ri AGI
Iubeiia 1.6 Volvn di Taranto di c1assifico:ione. C? 2001 (1951) 60
i<,,,
W, e PI di olcurle ur- pisa
gille. --p-.Pisa
p
OCR =Grado di prrconsoiidazione (v. cap. i').

'L---..
urilizzati _s o n o .il Iiriiire linilido
.-Y- e 1Iingi-d<p!asriciti. L a carta è suddivisa in sei
regioni dalla retta A :
PI = 0.73 (it.,. -20)
e dalle d u e rerte L'erticali:
I<.~=."O e i v , = 5 0

Solido-plastica Tutti i punti che ricadono al disopra della retta '4 sono argille inorganiche, la cui
Semisolida
Solida
esse~-elimi inorganici, argille organiche e limi organici.
... .-.
. ...-

I sisrenii di classificazione hanno lo scopo di idciirificare e classificare i111 caiiipio-


ne di terreno.
Considerare la varietà dei depositi i i a t u ~ a l ei i<d ~ r c r s ecsisciize pi-aliche che @ Ljmi inorganici di bassa compressibiliti
possono spingere a un lavoro di classificazioiie, si comprende pei.chk csistsi~opiu (2 Limi inorganici di media compressibiiilà
sistemi, ciascuno basato su alcune delle proprietà indici discusse nei precedciiiri
paragrafi.
Nella scelta delle proprietà di riferimeiito vaiiiio coiiiunque !eririti presenti i
seguenti aspetti:
Figura 1.21 Corra di
- i parametri usati devono avere un preciso significato e devono essere di facile plosiic~tàdi Casagrollde.
determinazione, adoperando apparecchiature senipiici e adatte all'uso anche
in caririere;
Se s o n o linii inorgaiiici s o n o identificati come limi di bassa ( I C L < 30), media
-- tali parainerri non devono essere iiii eleme~iroi-appresentativo di uiio stato
(i0< ivL < 5 0 ) o elevata ( W , > 50) compressibiliti.
particolare del lei-reno, quale a d eseiilpio l'indice dei viioti o il grado di satu-
I limi organici rientrano nella regione compi-csa tra ]t,, > 30 e IV, < 50,
razione, ma devono essere iridipendciiti dalle condizioni di sollecitazione c d a mentre le argille organiche sono caratterizzate d a W , > 50.
quelle arnbientali. L a distinzione fra terreni inorganici e organici p u ò essere ariche fatta sulla
Le caratterisliche di u n terreno clre rispondono ai siiddetti requisiti sono cosiitui-
! re dalle dimeiisioni, dalla forma e dalla coniposizione niineralogica delle pa~.iicel-
le. Per qiiesto moiixo i sistemi elaborati per primi sono basati stilla graniiloiiie-
18 1. Cararrerisriche generoli, idenrificariotie e classificarione dei terreni 1.6. Sisrerni di c l a s ~ ~ j ì c o ~ i o n e 39

di W, inferiore al 75% del valore originario (campione non essiccato) esso può hanno terreni con basso limite di liquidirà (sin~boloaggiunrivo L , e quindi ,34~,
considerarsi un materiale organico. CL, O L ) .
I ).imiti di Atterberg sono effettuati su campioni rimaneggiari. La struttura La tabella 1.8 riassume schematicaineiire i criteri di classificazione del Siste-
del terreno indisturbato governa d'altra parte il reale comportamento del terre- ma Unificato.
no. Di conseguenza, i limiti possono essere correlati alle caratteristiche meccani-
che solo e ~ n p i r i c a q n t e .Qualitarivamente è possibile osservare che:

--

, argille e limi organici (O).

ghiaie e le sabbie, se la percentuale di fine è inferiore al 5 % , sono

oppure in poco assoriite (nuovo simbolo P per cui si ha C P o SP). Se invece la


percentuale di fine è maggiore del 1240,avendo questa una grossa influenza sul
comportamento del materiale, occorre metterne in conto le caratteristiche.
Si eseguono i limiti sul passante al seraccio 40 e se si ortieiie un indice di
plasticita < 4%, oppure se il piiiito caratteristico è sotto la linea A il materiale
Classificazione generale: Malerisii granulari
è contrassegnato coli il nuo\o siil~bolo.h4 (cioè CM o Si\[). Se PI 7 % o se si - -- _
(passante al vaglio n. 200 ~
._
35%) . ~ .
ricade sopra la linea A , si Iia iii1 niareriale coi1 fine plastico (nuovo simbolo C,
~ ~

Classificazione di gruppo: '4.1 .- A.3


per cui CC o SC). A.1-a A-1.S
I terreni a grana fine soiio irivece distinti nei gruppi principali già mciizioiiaii ---. ~ - ~ . . ~ .
sulla base della carta di plasticita, C in sottogruppi sulla scorta del valore del Analisi granulornetrica; per-
centuale di passante:
limite liquido (fig. 1.22): se i?, > 50'70 si lianno argille e liilii coli alto limite di - al v a ~ l i on. 10 (2 rnm): $ 50
liquidità (nuovo simbolo H, per cui CH o MI{ e O H ) , mentre se irl, < 50% si - a l vaglio n. 40 (0.12 mm): g30 ~ 5 0~ 5 1
- a l vaglio n. 200 (0.074 mrn): .<
.- _
l.
5 $25
. $10
.. 435
~ .
. $35 435 $35 236 336 236 236
- -- . - - . . .
Caratteristiclie della frazione
passante al vaglio n. 40
(0.42 mm):
- Limite liquido ( W , "O): Non
a40 i41 440 i ~ 4 o i <JO 241

Materiale costituente:
-- - . . -
Materiale come sottofondo:
-
Noie: ' se: Pi
4 w,.30 Ciassfl. A.7.5
LIMITE DI LIQUIDITA, WL se P1 2 w,.SO Ciassif. A-7-6.
!
20 1 . Caraiterisiiclie generali, idenlifirazione e clas.sifcazione dei rerreni - ! --
Capitolo 2 1------d-
-
Concetti ~ e n e il z
P-

w
*---n-
I terreni altamente organici sono classificati come A-8. Ogni campione di
inaleriaie contenente un7alta percentuale di fine è inviduaro da un indice d i
gruppo, calcolato tramite la seguente forniula:
11 'Y
I = 0.2 . ir + 0.005 . a . c + 0.01 - b . d l
in cui: 1!
a = percentuale di passarite al vaglio di luce 0.074 min, maggiore del 35% e noli
superiore al 78070, espressa corne numero intero d a O a 40. i
b = percentuale di passairte al vaglio di luce 0.073 min, iiiaggiore del 15% e iioii
superiore al 55V0, espressa come numero intero da 0 a 40.
j
c = percentuale del valore del limite liquido maggiore di 40 e non superiore a 60,
espressa come numero intero da 0 a 20. i
(l = percentuale dell'indice di plasticità maggiore di 10 e non superiore a 30,
espressa come numero intero da O a 20. I 2.1 Introduzione
La coiiiprensioiie del comportamento dei terreni richicde la conosceriza di alcuni
Valori al di sotto di quelli indicati come niiniini sigiiificano a, b, e, d: = 0. Valori
al di sopra di quelli indicati come massimi significano a, b : = 30; C, d : = 20.
1 concetti generali fondainentali. Innanzi tiitto, a causa della loro nariira multifa-
l se, è indispensabile stabilire una legge di intesazioiie rra le \arie fasi pci poter
I espriinere la ripartizione iiitcsna degli sfoi-zi applicaii a un generico eleriiento di
-p -
-.-
p--
--- p-.-
t
terreno.
Sommario
1.7 "

(a) I terreni sono il risiiliato di processi di alterazione e disiiitegrazione delle


i
Tale legge di interazioiie è costituita dalla sclariorie noia come prlricipio
<c3!;:$or.?i > . , o r i . Inoltre, le evidenze sperinleritali provaiio ampiainente che il
rocce. Essi soiio un s$e~a_n?ultifase,costituito da iin insieme di paricelle ; cornportarnenro d-i tei-reni è elastico-n«ii lineare, plastico, airisotropo, \.iscoso.
!r~ic<ralicon i viiori irirerstiziali rienipi~ida acqua, aria o gas. Ne discende che per poter prevedere la risposta associata a uii sistema di solleci-
raiioiie non basra conoscere -li stati teiisionali iiririale e finale, illa occorre
(b) La disposizione geometrica delle particelle e i legaiili csisteiiti tra esse defini- conoscere lo s!aro ri'i?sio!7ak dipur-ieirza', la srirr?(ir~nsior7u!e attraverso cui si c'
scono la~~zicroslritrtiira di un terreno. Nel caso dei niareriali più grossolani, ciuntiarale stato tcnsionale, noriché ilper-c:o,-so rat,sio>ruleaitr;lversociti si arriva
quali le sabbie o le ghiaie, le Forze di massa gox'ernaiio I'irirerazioiie tra le , .$ alla situazione fiiiale.
particellz, e la struttura dipende dalla forrna e dalla dimensione dei grani. L o scopo del presente capitolo è quello di chiarire questi i'oiicctti foridaiiicri-
Una delle principali cararteristiche strutturali è lo stato di addensainei~to,rna tali e di irirrodurre gli struinenii artiialriicnte disporiibili per caratierizr.are s
tiili~pararnetronon è da solo sufficieiite a identificare il comportamento di
questi materiali, in qiianto è possibile avere due sabbie con la stessa densità
2:
, sollecitazione. lo stato teiisioriale iiiiiiale, la storia tei~sionalee i percorsi di
rappiescnlar-e
I,.~
-~relati\ae lo stesso indice dei vuoti nia con due strutture coinpletaiiiente
diverse e perciò due coniportamenti conipletamente differenii. Nel caso delle
particelle di argilla la superficie speci'jica è iiio:to elevata e le forze di supcr- ----------P------- - ... __ _
I'rineil~io degli sforzi efficaci
ficie soiio quelle che ne condizionano maggiormente l'interazione i-eciproca
e con l'ambiente circosianie. La prevalenza di forze repiilsive conferisce ai
2.2 ' Molte delle ciifficolra che si iiicoiiirai~oiiello studio del comporrarneilto dei
ii~aterialiargillosi uira -slrurtura
. ..
dispersa e nel caso di attività superficiale
iriolto inrensa si può ;irrivare a d aveie anche una sirirfrura orier~tora.La terreni dipendono dal fatto clie essi sono dei niateriali muliifasc. La loro rispo-
neutralizzazione delle cariche iiegative superficiali ad opera di ioni assorbiti sta, sia in termini di coinyressibiliià che di resistenza al taglio, alle sollecitazioni
esteriie dipende dalla interazione che si sviluppa all'interiio della niassa tra le
dall'ambiente di deposizione favorisce invece l'aggregazione di
darido origine a sfrzrrfure.fIocrulaie. e faci. E rioii essendo questa di irirmediara iiituizione, si spiega perciié sia
passato ianto tempo dalla data di fori~iulazionedel primo criterio di resisteiiza
(C) 1 parametri utilizzati pcr classificare e ideiitificare i terreni devoiio a w r e Iln al taglio (CouIoii~D,1773) a quella di iiitrodu~ionedei concetti che sorio alla base
prèciso significato, devoiio essere di facile deterininazione e indipendenti della ii~«deiiia i\.lecro!~icil dzi 7i.rre1ii (Terzugiii, 1923, 1925).
dalle condizioni di sollecitazione o ambientali. Le caraiteristiche che risl?oii- Ad esempio, bciiché i~ioltiavessei-o osserviito i i i passalo fi.iioirieni cii coi-iso-
dono ai suddetti requisili sono costituite dalle dimensioni, dalla forma e dalla lidazione di terreni argillosi (fiiford nel 1909 a ~ t v aprecaricato u n o strato di
composizione mineralogica delle particelle. Nel caso delle ghiaie e delle sab- argilla teliei-a dello spessore di 17 illeti-i osscrvai~doneil coinpoi tarnento per iio\ e
bie i sisteriii di classificazione sono basati sulla granitlomstria; nel caso dei q" illesi), un inqiiadi~aiiieritoieoiico di tale imporrarite processo iion è stato poscilii-
limi e delle argille un sistema basato sulle diniensioiii delle particelle iioii è .,- le prima della fori~?ulazioiiedel i.~rincQ,io (!egli sjoi.ci c:~;fi:/ii.~<'i
(72rzqgiri, 1923).
significarivo e si ricoi-re ai .l.i i i.i i r i di hiterberg. Tale priiicipio pii6 essere iilustrcito trainite il scgiiciite e ~ c ~ n p i o .
22 2. Concrrri generuli
2.2 Pri~lcipiodegli sforzi <ificuci 23

Fi,.ura 2.2 Forze


u IL,! rlei~leiirodi ierrrno. L 2 4 L--- uwlicare o/,u / Significato fisico delle tensioni efficaci
ricelia. Per comprendere cosa realinente rappresentino le tensioni efficaci, coriviene
Facendo riferiinento a iin elemento di terretlo s a t u r o (fie. 2.1) con area della analizzare un po' più i11 dettaglio il fenomeno fisico.
sezione rras\;ersale pari a A 7 e area complessi\~adei singoli contatti interganulari I
In un elemento di terreno l'equilibrio deve siissistere tra le forze applicate al
pari ad A , , l'equilibrio alla traslazione verricale può espriniersi nella foriiia: contorno, la pressione dell'acqua e tutte le forze che le particelle si scambiano tra

o . AI^= 2: I., + . il,) (2. I )


.., o - A r = n: A , + p o . A , + i ( . / I , , . + K - - A
essendo:
F, = forza agente sull'area i-esinia di coiirarto intergranulare; nella quale (LarnDe, 1 9 6 0 ) :

o -
u = pressione deil'acqiia;
tensione totale.
A,,p, = rispetti\pamente area relativa ai contatti aria-minerale e pressione dell'a-

A,%,u = rispcitivai~ieiitearea relativa ai contatti acqua-niiiierale o acqua-acqua


L'area coniplessiva A, e una trascurabile percentuale deli'area della sezione
trasversale A , (ad esempio, B i s h o p e Eldit?, 1950, riportano che nel caso di e pressione dell'acqiia;
K = forze repulsive elettrostatiche di Bortz e forze repulsive dipeiideriti dal dop-
materiali granulari A,. e inferiore a 0.01 - A,): per cui ponendo:
pio strato elettrico;
,A = forze di atrrazione di natiira rletirostatica (pai-ticelle con facce o spigoli che
o, = -i F, hanno carica opposta) e di natura clertroniagiieiica (rari der Miaills).
A 12.2)
Dividendo primo e secoiido membro della (2.1) per A , si ortieiie:
ci=o; . a,+-p, . a,+- U .Q, +Rl-Al

che nel caso di uri niateriale saiiiro si semplifica iiella:


0-0: - a , + u .u,,+KI--.-4,

Tenendo presente che a, è praticaniciire pari all'uiiiii e confroritando la (2.6) con


le tensioni totali possono \comporsi in due parti. Una di esse, cliiarnzta pressione incilira In (2.3) si ha, in dcfiiiitiva:
1 1 , agisce sull'acqua e sui grarii iii ogni direrione con iiguale iiitetisità. I a dilfereti~a
o ; = a i - u , o; = or-u, o; = o j - u , rappresenta l'aliquota di pressioiie, iri escedcn~aalla i
« u > i , che è sopportata interamente dalla fase solida. Ossia:
(a) la pressione efficace, così come definita dalla (2.3), espriiiie realiiiente dclle
pressioni intergranulari solo quaiido le forze R r e i l , (o 13 loro differenza)
sono traseurabili, come succede nel caso dclle sabbie, dei liriii e delle argille
Tutti gli effetti prodotti da un cambio di ieniiorle, quali una coinpre>sione, iiria di- di bassa plasticità;
storsioiie e una variazione dcila resistenza al tngiio sono esclusiiamenre dovute a iin cam- (b) in ogni caso, essendo:
bio delle tensioiii efficaci.
L>i consep~riiza,ogrii indasine di stabilirà di iin nieLzo saturo richiede la soiiosrenLa
sici delle irnsioiii torali cile dclle prcssiuiii tie~itrr".
' La definiiione di pressione neutra, attribuita alla pressione dsll'acqua nel brano
sopra riportato, è connessa al fatto clie la causa principale delle rotture e/o delle la pressione efficace non rappresenta direttanictire la tensione agenie nei
deforrilazioiii che subisce un e!ernento di teri-eno è costituita dalle azioni di taglio punti di contatto (che 2 la o:), ma è definita come la soinnta delle forze
che le singole particelle si scaii~bianotra loro. intergraiiulari riferita all'area della sezione totale dcll'elerncnto di terreno (in
24 2. Concerti generali
---

base a tale definizione, ad esempio, nel caso di a, = 0.01 e per a ' = 4'. C = angolo di resistenza al taglio e coeificiente di cornpressibilità volumi-
la tensione intergranulare risulta, trasciirando fenomeni di plasticizzazione, ca dello scheletro solido.
o: = 10 AlPa);
(C) nel caso di un struttura fortemente dispersa, quale quella di uii'argilla di Nel caso dei terreni, il rapporto tanq:/tari@' è circa 0.3-0.8 e a, è, coine già
elevata plasticità del gruppo delle montiiiorilloniri, può verificarsi in\.ece
assenza di contatti intergranulari e la (2.7) si riduce a:
o' = K I - A l
ossia la pressione efficace rappresenta la risultante delle azioni di repulsioiie
e di attrazioiie esistenti tra le particelle.

terreni sciolti sia alle rocce e al calcestruzzo, nel caso di completa saturazione. In
maleriali parzialmeiite saturi, ponendo:

Va-u
~ - .CI' = a-[>" + 0 . ({?"-u) (2.10) i S,=I+(l-0)-

in cui: i5 = n ,, /,i ,. 1 le stesse equazioni diventano:


I-a differciiza (p,-il) dipende dalla diiiiensione D dclle particelle in gioco e l
dalla reiisione siiperficiale T, e puo essere espressa (par. 2.3) nella foi-iiia:

p;-ir = - - - (2. i i )
D

ld'applicazioiie della (2.10) S resa estreinaineiite difficile dalla pronuiiciata dipcli- ,


, Fenomeni di capillaritk
In prossimità della superficie libera, le molecole di acqua sono soggette a forze
di attrazione verso il basso, noi1 bilanciate per I'assriiza di liquido al di là della
superficie stessa. Ne consegue clie la siiperficie libera si comporta coni? una
menibraiia resa in grado di resistere a iina ief7siorie sirperJiciale T (fig. 2.3).

or = .-II .
tan L$;
- )
tali 6' ,
. (2.12) Lo spessore di qiiesta meinbrai~aideale è, secorido Terzugiri (1943), dell'orcliiie
di 10" nim; l'entirà della tensione superficiale decresce all'aunientaie della tem-
peratura, ed è dell'ordine di 70 mN/in.
o di ilti prohleiiia di compressibilirà: Tale tensiorie, combiiiata coli l'adesione del liqi~idoalle superfici cuti cui è
in contatto, geiicra il fcnoriicno di cupi!!orirò, ossia il fenoinciio di risalita del-
l( (2.13) I'acqua al disopra della supci-ficie libera in un tubo capillarc.
Con riferimeiiro alla figura 2.4, l'altezza di risalita h, piiò essere deterriiinata
coriciderando l'equilibrio del cilindro di acqua d a essa individuato e tenendo
esselido: I presente che i punti A , f? e C si trovano tutti soggerri a pressione atrilosferica:
i
Q,:, C, = rispettivamente ai~golodi attrito e cocfficiente di compressibilirà va- i
Iiiinica delle particelle solide; -T- c i ' .
4
T,,. . h , = ir - ci. T cosa
j
26 2. Concetti generoli - 2.3 Fenomeni di capillarirà 27

u,=-y,-Z
l

dell'acqiia raggiunge la pressione di vapore si hanno fenomeni di cavitazione. i


A 20°C tale pressione è pari a 2.34 kPa, per cili sfruttando le equazioni i
(2.18) e (2.19) si ricava che il tubo capillare equivalente a tale pressione ha un
diametro di 3 pm. Ne consegue che se d < 3 prn non possorio verificarsi fenomeni
di cavitazione, in quaiito la tensione superficiale risulta troppo elevata e non
consente la formazione di bolle. L'altezza massima h, è cosi funzione solo del
diametro del tubo. Se invece d > 3 pm la niassima risalita divcnta una funzione
della pressione ambientale. La determinazione di h, nei terreni è un'operazione
complicata per i seguenti motivi:
va:
.. .

4 .T
h, = ----
y.. d - presentarsi, differenti distribuzioni di pori possono corrispondere a uno
stesso valore di D,,.
che può semplificarsi mediainente nella forma: (b) Inoltre un terreno presenta un'infinità di diametri dei vuoti, per cui 2 piu
corretto parlare di limiti entro i quali è compresa l'altezza di risalita per
capillarità.

(e) Diversi valori di h, possono presentarsi a sscoiida di quelle che sono siate le
(con h, e r espressi in cm), che prova che l'altezza di risalita è inversamente \:icissitudini idrauliche del deposito.
proporzionale al diametro del tubo capillare.
All'iiiterno di h,, la pressione dell'acqua è negativa, come si piiò provare Per illustrare tali affermazioni, consideriamo i seguenti esempi (fig. 2.6).
analizzando lo schema di figura 2.5. Alla generica quota z infarti si ha pressione Se il terreno al disopra della falda è inizialinerite secco, è possibile individua-
u;, nieiitre, coine già detto, si ha pressione nulla a livello di falda. Dall'eqiiilibrio re un'altezza massima di risalita h , e una corrispondente al massimo grado di
della colonna di altezza z si ha così: saturazione h,-;*I. Se inivecesi ha inizialmente un terreno saturo e si voeliono
ri; + -t,, - z =0 conoscere le altezze che si hanno in seguito a un abbassarnenio di falda (dreriag-
gio), si possono individuare un'altezza massima h,, cui corrispondono ancora
filetti continui di acqua, e un'altezza di saturazione hcS1. Valori tipici delle
altezze .hCRe /zCSI sono riportati in tabella 2.1.
TRAZIONE

Figuro 2.5 Pressione


dell'acquo associata a l j e -
norzleno di copillarirà.
28 2. Concerti generali
2.3 Fenomeni di capillarità 29

--

Sabbia ~ r o s s a O 03- 0.80 0.60


Sabbia media 0.12-2.40
Tabella 2.1 .lIre;;e di Sabbia fine 0 3 -3.50 1 20
ri.sa/ii per cu~i!larilà Limo 1 5 - 12
(Lame e \Vashhurn. 1946; Argilla ;;10
Hansbo, ISis). I ualori p$(. elevati si r~lerisconoal materiale piii addensalo.

( Terzaglri, 1913 ).

OUA = 8.83; 0"s = 21.53; OVC = 36.43


Figura 2.7 ;rensior~e
do~,~tta
aI1'acqua peIlico- Negli stessi punti l a pressione dell'acqua (negativa) vale:
Iare. u, = -14.71; u e = -7.85;
( e ) Non esiste una relazione iinica tra grado di satiirazione S e a1ie~z.adi capilla- per cui ie tensioni efficaci risultano pari a:
riti, iii quaiito tale relazioiie è iina fiinzione della stoi-ia del cainpione. O;* = 23.54; O;S = 29.38; occ = 36.43 . , . (kPa)
Da notare che i vaiori cosi ottenuti si riferiscono all'ipotesi di materiale completamente
(f) Poichi la pressione dell'acqiia è una funzione di h,, e diverse 17, possono saturo. Più realisticarnente andrebbe applicata l'equazione (2.10):
corrispondere allo stesso S , noli esiste una relazione unica tra pressioiie
dell'acqua e grado di saturazioiie. O' = "-p. +A.
Ar
(p,-U)
Id'esistenza di pressioni riegative di capillarità induce iicl terreno uiia sorta di
che, assumendo p. = 0, pub semplificarsi, allo scopo di individuare un possibile campo di
coesiorie appurer~le,che ha niolte implicazioni sulla resisteiiza del niateriale. variazione delle tensioni efficaci, nella forma:
.Ad esempio, nel caso delle argille piiò già esistere una coesiotie iJrru.t.'eii-
tità di tale aliquota di resistenza è in geiiere iiiodesta, mentre quella delle tciisioni I' = I--.A, "E.----.
S a
Ar 100
di eapillarità clie si sviluppano durailre il prelievo di un carnpioiie possono essere
notevoli (fin0 a u n a atmosfera), impartendo così un'aliquoia significativa di Nel punto A si otterrebbe cosi o h = 16.19 kPa.
coesione aypcire~~fe. In virtù di tale fenomeno, il campione di argilla, soggetto a
tei~sioiiitotali esterne nulle, coiitinua a nianteriere inalterata la sua foriiia. ESERCIZIO 2.1 c o n riferimento aila figura 2.9:
Nel caso delle sabbie, invece, lale coesioiie apparente è niodesra, e iioii risulta i) neil'ipotesi che i l tubo ~cb. sia piti corto dell'altezra di risalita h,, il raggio di curvatuia dei
menisco e minore, uguale o maggiore di quello del caso .a,,?
possibile prele\:are cat?ipiorii indisfurbati (che mantengano inalterati la sirutiura b) quanto vale nei caso "b.5 l'angolo di contatto?
originaria e il contenuto d'acqua), in quanto una volta rimosse le teiisioiii totali 1
esterne il campioiie si rompe. L'aggettivo apparente, usato per definire la coesio- 1
ne indotta d a fenomei~idi capillarità, dipende dal faito che essa non k uii contri-
buto stabile alla resisteilza, nia scompare a d esernpio ioi il appena il terreno si
ritrova sotto falda.
-
- -
ESEMPIO 2.1 Si supponga che un deposito di sabbia fine sia interessato da un abbassamento di falda di
2.W m, e che l'andamento del grado di saturazione S (una volta raggiunto i'equilibrio dopo
il drenaggio della zona sopra falda) sia quello indicato in figura 2.8.
Si vuole determinare l'andamento delle tensioni totali, neutre ed efficaci.

l
30 2. Conrerri generalt 2 4 Tensioni geosrotithe e srorio dello sfato rensionale 31

ESERCIZIO 2 2 Si supponga di avere un tubo capiilare pieno di acqua fino all'alteua h,


Cosa succede se si solleva i l tubo in modo che la sua esterrnita interiore non sia piu in
contatto con la superficie libera dell'acquav

ESERCIZIO 2 3 Si consideri un tubo capillare. chiuso all'estrernita superiore, al1 interno del quale sia stato
fatto i1 vuoto Quanto vale in questo caso l'altezza d~ risalita hc? tensione orizzontale, proporzionale alla
I1 rapporto esistente tra la tensione orizzontale efficace ah, e quella ~erticale
efficace a,',, in una situazione semplice di questo tipo è espresso dal coefpciente
dr splnfa a riposo KO:
aio = KO - a 0.
Lo stato tensionale esistente in un punto del terreno dipende dal peso proprio del Tale originario stato tensionale è però generalmente alterato da altri fenomeni:
terreno, dalla sua storia tensioiiale, dalle condizioni di falda e dai carichizgerni
ad esso applicati. I procedimei~tiusati per valutare le tensioni indotte dai carichi
esterni sono riportati e discussi nel capitolo 3. Nel piesente paragrafo ci si occupa
della determiriazione delle tensioni dovute al peso proprio.
La conoscenza di tali tensioin, definite geosratrche, e di rilevante importan-
za per una corretta interpretazione delle prove di laboratorio e delle prove in sito, nell'aii~bientechimico di deposizione.
come pure quando si vuole descrivere i1 comportamento del terreno ri~orreildo La Alrutturu del terreno, i1 suo cor?7portat11entoe lo stato tensionale geosta-
a leggi costitutrve più complesse e realistiche. fico sorio il risultato della storia tensionale, e in base ad essa i depositi di terreni
Ed anche quando nella pratica si ricorre all'unalis~1in11feper la soluzione di coesivi sono generalmente identificati e classificati come illusrrato nel seguito
problemi di stabilità, la conoscenra dello stato tensionale iniziale e importante (Bjerru~n, 1973)
per un'appropriata scelta e determinazione dei parametri di resistenza (anche se,
di per se, i1 metodo usato non richiede tale conoscenza) Terreni norrnalconsoIidati
701% Un caso relativainente semplice e frequente nella realta e quello di iin depo- Se un'~rgi1la si è depositata di recente ed e giunta, sotto l'effetto del peso pro-
sito con piano di campagna orizzontale e trascurabili \ariazioni della natura dcl prio, a una condizione di equilibrio senza pero a\er subito ancora deformazioni
terreno in dire~ioneorizzontdle. li1 tale situazione: differite nel tempo (aging), essa e definita t?orr7ialcor1solrda[a Durante la fase di
consolidazione, sotto i1 carico costituito dal peso degli strati sovrastanti, un
i
, - ogni sezione \erticale puo colisideiarsi di simmetria, per cui non esistono sui generico elemento di terreno subisce una compi essione assiale seiiza deformazio-
piani orizzontale e verticale tensioni tangenziali; ni laterali, considerate le condi~ionidi simmetria che devono essere soddisfatte
, - le tensioni i~erriculeo,,e orrziontale ah, sono tensio~iipriiicipali; se si immagina che i1 fenomeno di sedimentazione interessa aree molto estese
I - la tensione >erticale totale alla generica profondità t è data semplicemente, nel
caso di terreno omogeneo con peso unitario totale pari a y,dalla relazione. essere espressa in teriilini di itldice dei buoti «e», e se il legame indice dei viioti-
o,= y -z pressione ~erticaleefficace e plottato i i i $a!&-nilogaritmica (fig. 2 1 0 a ) ~ -
ottiene una relazione lineare (per maggiori dettagli \edere i1 capitolo 5 )
e, nel caso di terreno stratiiicato -
-
--
-
*a
-
--
-
-
La struttui a aituale dell'argilla è tale da poter sopportdre i1 peso proprio del
J," = ?r , AZ,
- la tensione vertrcale effzcace o,', si calcola, note le condizioni di falda e percio
noto il valore della pre~srorledeli'ucquu u , , dalla relazione: CONSOLIDAZIONE

o 0 =o .-u,
l
Esempi di calcolo relativi a situaLioni ricorrenti sono iiportati negli esempi 2 2
e23

I iglrra 2 10 Sforro ren- i

sionole (o) di irn deposiio 1


norrilul~o~~solidaro
e (bl di un deposiro soiro-
consolidoro a) ARGILLA NORMALCONSOLIDATA. b) ARGILLA COVRACONSOLIDATA
32 2 Co~iceiiigenerali 2 4 Tensio~rryeo\iuriche e sioria rfe/losruio rensiotroie 33

terreno (pressioiie o&), ma ogiii iiicrenienro di carico Ao: produce Listose \aria- 111 questi casi la massiind tensioiie sopportata durante la storia geologica
s zioni A r . In queste coiidirioni i1 valore del coefficiente K,, iiidicato nel segiilto (indicata come o;) risulta superiore a quella attuale (o:,). In \irtù di tale effetto
3 come K, (hlC) tutte le volte che si riferisce allo stato normalconsolidato, dipende
2
di prrcor~~ptessrone, indicato nella letteratura geotecnica come fenomeno di
( solo dalla natura del terreno, e può essere stimato mediante formule ernpiriche. preconsolrdazrone,!'argl~ossiede ora una struttura più stabile, caratterizzata
Una delle relarioni più note e piu usate e quella proposta da Juky ( I 9 4 4 ) , che lega da una inaggiore resistenza al Elio e da iina-miriore compressibilità
11K, (NC) all'aiigolo di resisteii~aal ta-lio O': Come evidenziato dalla curva di conipressibilità riportata in f k u r a 2 lOb, il
terreno puo sopportare carichi addiz~onalisenfa rile\anti cedimenri fin taiito che

spesso seinplificata nella forma:


Ko(NC)il-sin@' (2 21)
Uri'altra relazione, che lega tale coefficieiite all'iiidice di plasticita dell'argiild, e
stata receiiremeiite proposra da Massarsth 1979 (vedere anche Ladd et ul , 1977)
(fig. 2 11).

La tensione o'<,si calcola come già descritto, la pressrone d~prrco~rso/~iiazrorze


a;

do di so\idcorisoiida?~ioiieche e m'issiiiio in prossiiniià della siiperficie e tende


l'indice di plosiiri~o(Jd o, ali'unilà con l'aumeiirare della profondila Un cfferto aiialogo di so\raconsoli-
miolloi\alr st al , 1979) dazione si ha se 11 depo~itoe stato iiiteretsaro da \aiiazioiii del libello di falda
PI(L1
(PUIIV 1970)
Da notale che ogni ulteriore increnreiito Lo,' della tenbione \erti:ale, ad eieiiipio
I i i prossirnita della superficie, i11 gciieidle, tale fcnoiiieno e aisociato a qucllu
da.4 a B 111 figiira 2 10a, si traduce, nelle suddette coi~dizioiii,i n u n auineiito I n ;
di evapoiazione e di capillarita, per ciri ai piio alere un grado di so-.raconsolida-
della tensione orizzonrale pari a K,(\C) . AI;
Lione decisanierite più elcvato di quello che coinpeterebbe soltaiito all'oscillazio-
Ossia i1 rapporto K, (.\'C) riniaiie costante finche I'aigilla coiitiiiua ad csscre
ne di falda (eieinpio 3 5)
norrnalconsolida?a (retta A - 8 in fig 2 12)
"Lo A

F F

k', ( O C )= K, (A'C) - OCti '


figura 2.12 Dij~r~irferizu andosi su e<peiieiize acquisite sii una trentiria di argille di bdtsa seirsiti\ira
del coelficierire Ko
dalla sioria rirrsrotiule ~ i o i h o whr et ui, 1979), per I'csponeiite (1 51 può iiidicdie un valore di
iO$e renibra clie tale \alare sia applicrbile aiiclie r d ogni iucces\iio
retreni sovraconsolidali co che paita da una coiidizrone ArC. Se i1 grado di so\iaconsolidarione e
hfolti depoaiti, dopo la fase di sedin~sntazioiiee coiisolida~ionesotto la piessioiie inodesto (OCR = 4 >) i1 valore di K,(OC) ;' prosrlnio all'iiiiita (pi~ilroC iieile
o; ( 4 ) (fig 2 10b), hanno subito una fase di erosione coli scarico teiisionale tino figure 2 10b e 2 12) e lo scarico BC, conaideiaio come Iiiieaie, può essere inrer-
a \alori o,'(C) o ~ ' ( 0 ) ~iretatoin teriiiiiii di teoria dell'elast~cita(Wrolli, 1975)
34 2. Coriceiri generali 2.4 Tensioni geos~aiichee storia dello siaio rensionale 35

Tenendo presente la simmetria delle tensioni orizzoritali e iniponendo la


condizione di defori~iazionelaterale nulla si ha:
--
! -,,>i ;$-., \ t Lp,c . 4 , r k
I I.
q
y.:aL A e l = &e, = Aah- v' Auh- v' &o: = O
_ - - = I = - L ~ - -
da cui

~~i = --
v'
I - v'
- So; (2.23)

Tradotta in termini di K, tale relazione diventa:

notare che durante la fase di scarico il valore di Ko(OC) iion può ci-escere
indefinitamente. ARGILLA DI MONTALTO P1=55Z A O C R = ~
li limite superiore è individuato dalla condizione di rottura per spirila passi-
va (G68)I Di conseguenza, urla \.alta raggiunto tale limiie (punro E in figura
2:12).~~?i ulteriore scarico non può che seguire la linea di rottura (tratto EF).

Preconsolidazione dovuta a aging


Se dopo la fase di sedimentazione l'argilla rimane sotto carico efficace cosraiite
TEMPO (nlin)
o,:,per lunghi periodi di tempo, essa continua a deformarsi pcr creey i11 cutrdizio-
ili drenate (tratto B-B' iii figura 2.13).
PRECONSOLIDAZIONE DOVUTA A "AGING"

TEMPO ("?in)

Figura 2. I3 Soi.ro~,#i?-
.- :..'- a-
-
solidazione doriiiri
ad ug;ng. ARGILLA M TARANTO P1=22%.OCR=29

Tale fenomeno di invecchiamento, noto in letteratura come aginy (Bjerrutn,


f967),comporta una più stabile configurazione dei graiii, con uiia corrisponden-
te maggior resistenza e minor compressibilità.
Se dopo tale periodo di tempo l'argilla è nuovamente soggetta a carichi, il
comporrameiiro è simile a quello di un terreno sovraconsolidato (tratto 5 ' - C in
figura 2.13a), fiiio a che non viene superata urla soglia critica y,'definita in
questo caso pressioire critica o pressione di quasi-soi;ruconsolidaziot~e(Bjerruill,
1967).
."- -. -...-. .. . ,.. -- -C,, .-. .. ,...
W a- -. - -% >..

Tale feiioiiicrio è caratrerizzaro dal iatto che il valore di p: è propor~ioiiale


alla o,',, e il rapporto y;/o;, è costante in un deposito omogeneo. 1 - ,
Poiché l'entità della preconsolidazioiie cresce all'auiiientare della conipres-
sione subita nel tempo, e quest'iiltinia è proporzioiialc. alla plasticiià dell'argilla,
36 2. Concetii generoli W- -
.p-
-pp 2.4 Tetlsioni geoslaiiche e storia de//o stoio iensio>?ale 37

Fattori cliiniico-ambientali Va sottolineato però che, non esseiido possibile nel caso dei terreni sabbiosi
I1 coniportaiiiento di un'argilla può essere infliienzato ancora da fenomeni di prelebare coi71pioi~iittdisttrrbuti e determinare perciò il valore della o;, non si è
ceinentaziorie. In questo caso, agenti cementanti, coine ad esempio il carboriato in grado attualmente di stabilire in modo quantitativo il \,alore di O C R , in
di calcio derivante da microfossili depositatisi originariamente con l'argilla, co- 1 assenza di precise evidenze di natura geologica (per ulteriori approfondimenti di
stiruiscono uii velo uniforme intorno alle particelle, creando solidi puiiti di con- questo aspetto si veda il capitolo 7).
tatto in grado di sopportare anche tensioni di trazione.
Tale cenientazione è uno dei fattori che coiitribuisce a quella che è definita
-
" Sequenza degli eventi
coesiorte vero delle argille (.44itcke/l, 1976). Un terreno cementato presenta un Pochi depositi naturali hanno avuto una storia tensionale semplice come quella
comportamento fragile, con elevata sensitività. finora esaniiiiata. La maggior parte, ad esempio, può essere stata assoggettata a
Infine, particolare attenzione meritai10 le argille definite setisirive. I concetti ripetuti cicli di cai-ico, costituiti da sussegueilti feiioriieni di glaciazione.
introdotti finora iioii ci permettono però di discutere questo caso, cui è dedicato Ritornarido allora ai risultati riportati in figura 2.12, iri ciii uri'evenruale fase
11 apposito paragrafo del capitolo 6. di ricarico è rappresentata dal tratto F G , è possibile constatare come possano
siissisiere, per iina stessa teiisione oh e per uno stesso valore di O C R , due
differenri valori di Ko(OC) e quindi di oh,, a seconda di quella che è stata la
Le considerazioni sbolte nei punii precedeiiti per i terreiii argillosi valgono anche preciso sequettzo dei carichi.
per le sabbie. In pariicolarc, anche in questo caso il valore dei coefficierite JSO Ne deriva cosi l'importante conclusione che se uii depobito è stato in passato
può essere srirnato nel campo h% con la relazione: assoggettato a più di un ciclo di carico, I'artuale stato tensionale iion può essere
previsto teoricainente (IVrorh, 1975).
Ko (,&'C)G I -sin+' E poiché si è visto anche che tali previsioni non possono essere fatte nernn~e-
iio nei casi di agittg, cementazione e sovraconsolidazione legata a fenomeni di
e quindi si può ipotizzare una dipendenza di F0(,VC) dalla densità rclativa (fig. natiira ambientale, va sotrolinearo che i11 definitiva le relazioni empir-iche clie
2.15). Durante la fase di scarico è valida la: pcirniettono uri calcolo del coefficiecite Ko sono applicabili soltaiito:

K, ( O C )= K,, (h'C) . OCR " - ai deposiii normalcorisolidati;


- ai depositi che lianiio subito una sovracoiisolidazione di tipo t?~ecconico(ero-
sione, variazione del li~ellodi falda, ririiozione di carichi esterni) solo nella
fase di scarico.

.41iticipando alcuni concetti (discussi più in deitaglio riel capitolo 7), tale
terriiinazione speriineiirale può essere fatta per mezzo di:
- celle di pressione totale;
- frattiirazione idraulica;
- pressionietro autoperforarite.
In generale, comuiiqiie, quanto più è ele\~atoil grado di sovraconsolidazione
con l'esponenre m dipendente (fig. 2.16) dalla densità relativa della sabbia (e dal tanto iiieno attendibili sono tali procedure. Ad esempio, la fratturazione idrau-
valore di OCR secondo Lodù e1 al., 1977). >
lica iion può essere applicata ai casi i11 cui è Ko 1, e I'inserinierito di celle di
pressione totale altera iii modo sigt~ificativolo stato tensionale esistente in sito.
In argille molto sovracorisolidate seinbra cosi che l'unica possibilità sia attual-
meilte costituita dalle attrezzatiire aiitoperforanti, che offroiio il vantaggio di
rniiiiniizzai-e il disturbo dovuto all'iiistallazione ( IVrotl?, 1575; Ludder iil., 1979;
Ghionno e1 al., 1981).
Quando si effettnaiio tali misiire va tenuto presente il seguentz aspetto del
probleiiia (Sirrrpson et ul., 1979; Ghfotitra er al., 1981):
- mentre nel caso di niisure spsrinicritali riguardanti parametri di resistenza e
deformabilità esiste la possibilità di controllare l'attendibilità del metodo iisa-
to traniile, ad esempio, una hack-otta/,vsis, nel caso delle tensioni orizzontali
rt al., 1985). il risultato delle misure pii6 essere coiifronrato solo con ciò che si «ririi.nen
-- -- 2 5 Rapprrsriiloaonr deglr siorr iensroriair 41
1
i

i
=(m)
1
2
~p(kPa)
91 72
100 06
- p - -o,:.(kPai
----
8 34
16 68
OCR
11
6
-
2.5 - Rappresenta~ionedegli sfati tensionali
i ~ risposta
a
--
di un terreno a un dato sistema di sollecitazioni esterne dipende noi1
3
Ii
3 10840 25 02 4 33 solo dal tipo e dalt'entirà delle tensioni applicate, ma anche dal modo in cui tali
9 125 08 4 1 69 3 tensioni sono applicate e dalfa storia tensionale, così come è stata definita nel
10 166 77 83 39 2 paragrafo precedente. Diventa perciò importante di volta in volta cercare di
30 333 54 250 16 133
50 500 31 416 93 12 'visualizzare il modo in cui lo stato tensionale del terreno si inouifica per effetto
Tabella 2.2 dell'applicazione dei carichi esterni, e ciò piiò essere fatto convenienteinente
ricorrendo alla rappresentazione degli stress-parh bercorsi di sol/eci/ayior~e). .;r xc i
ESEMPIO 2.5 I n figura 2.20 è schematizlato un esempio di sovraconsolidazione dovuta a variazioni del Introdorto nel 1 9 6 7 d i ~ a i i l b e , i a i è ~ r i c ~ i i oè ~rivelaio
si u n utile strumento
livello di falda (Parry, 1970): per (Lumbe e A4arr. 1979):
a) rappreseiitare una situazione xeotecnica,
b) risolvere un determinalo problema, e
c) esprimere la soluzione i11 modo sintetico e corivenieiiie

Per illustiare i piinti salienti del metodo conviene ~rocederecoi1 uii esempio.
1 l!
i;
Figura 2.20 Supponiamo che lo stato tensionale di un elemento di terreno dietio un
a) durante l a fase di deposizione. un elementino a quota& consolida seguendo la curva d i niuro di sostegno (per semplicità privo di attrito al contatto col terreno) posizio-
compressione illustrata i n figura 2.10a;
b) un abbassamento della falda fino a quota zMcomporta un'ulteriore compressione da @;A
nato lungo la potenziale superficie di scorrinleiito (fig. 2.21), sia inizialinente
a o,' = o ; , (fig. 2 10a); rappresentato dalle tensioni geostatiche o,:, = a;, O ; , = O ; .
C) un tnnalzamento della falda alla quota zo comporta invece uno scarico da o;. a o:, , con
grado di sovraconsolidazione dato da (fig 2 10b).

OCR = -%
U"D

Con i simboli indicati in figura 2.20 si ottiene:


7;' = l - z,-7*(z*-zu) Figuro 2.21 S~ress-parh
o:, =-,.z*-v.(Z*-Zo) relulivo a un eic.rrler~ro
di ferreiro in ro!rdi;iori; u
e per vari valori di zk si hanno i risultati riportati in tabella 2.3 di spi~rltiarfiva. DEFORMAZIONE
ELEMENTO
DELL'

Nel raggiunginlento della condizioiie di spinru a r i i i , ~si, Ila iiri decreiiieriro dilla
leiisione orizzontale senza modifiche di qiiella ieriicale. 111ierniini di cerchi di
.- hlohr, il percorso delle sollecirazioiii è espresso dal passaggio dal cerchio .4 al
20 zii.90 172.66 1.23
Tobella 2.3 .-
50 456.17 416.93 1.09 cerchio B in figura 2.21.
Tale preciso .stre.ss-path può essere allora recilizraio in laboratorio per rica-
I n questo caso vanno fatte le seguenti osservazioni:
- le variazioni di livello di falda producono, al disotto della quota più bassa verificatasi in
. il .arobieina in esanre (considerato il
vare i parametri gcotecnici significativi ner
comportamento elnsiico-non Iirieare-plastico-aniswopo del terreiio).
passato. modesti valori di O C R ;
- sempre al disotto di zu, la differenza o;- o:, è costante; i l massimo grado di sovraconso- .4i fini pratici, il metodo può esscre scl~en~atizzato nei seguenii piiriri (Lrrr~rbe
lidazione ottenibiie come solo effetto di falda è pari a (per 2, = 0): e Murr; 1979):
- scelta di iin probabile ~iieccanisiliodi rottura o di deforniarione;
.I1
- individuazione di uri eleinento rappresentativo di terrerio;
- perb, dato che in realta il fenomeno è accompagnato da processi di capillarita ed essicca-
- deteriiiinazioiie dello sirr~s-parhseguito dall'elen~enroscelto;
mento, al disopra di i., possono verificarsi valori di OCR e o; ben superiori a quelli che
competono alla sola oscillazione di falda. - riproduzione in laboratorio di tale stress-puih e dctcriiliiiazione dei parametri i
- poiche il fenomeno di essiccamento non puo essere quantirzato, non e possibile determi geotecnici significativi per il problema iii esanie.
nare teoricamente i valori di o,' e OCR al disopra di z,
Consideratane I'uliliti, tale inetodo viene largaiiieiite adoperato i11 tuita la lerte- ' t!
ESERCIZIO 2.4 Tenendo presente quanto discusso nel poragrafo mPrecorisolidazione dovuta aaging,) (p. 34). ratura geotecnica moderna, e conviene cercare di farniliarizrare qiianto pii1 pos- i
qual e l'andamento di OCR con la profondità nel caso di sovraconsolidazione per aging?
sibile con esso nrediante gli esernpi trattati nel seguito. Per il momeiito si assume 1
42 2. Concerti generoli --P------

2.5 Roppre.seri[ozione degli sfori rensionoli


--43
per semplicità che il terreno sia allo sfato secco, in modo che tensioni totali ed e per tale punto è soddisfatta la condizione:
efficaci coincidano tra loro.
Ritornando all'esempio precedente, i due cerchi di Mohr possono più sem- oh, - 03' -1.0
plicemente essere rappresentati dal loro vertice (fig. 2.22), che Iia coordiiiate
( o ; + oj')/2, ( a ; - 0 ; ) / 2 . Si può allora far ricorso alle seguen~idefinizioni d o 0;
' (b) Lo stato tensionale relativo a un elemento sotto l'asse di simmetria di una
fondazione circolare è invece caratterizzato, in seguito all'applicazione di un
carico, da una variazione della tensione verticale A o l e della tensione oriz-
zontale Au; con Ao; > Aaa . Lo sfress-porh va i11 questo caso dal punto A al
punto B in fig. 2.24.

e la stessa storia tensionale viene ad essere descritta nel piano «t, s» dalla linea
che congiunge i vertici dei vari cerchi. Tale linea rappresenta uno stress-purh,
i---- DEFORMAZONE
DELL'ELEMENTINO

1 A-
ossia un percorso di sollecitazione. f
h$- 4 - 4

C+;

f
Figuro 2.24 S~ress-puth o:, <
'
;
o si
Figura 2.22 Significato d i cor?lpressioneper
dei poron~elrirensionaii
i e S.
O'=<,&
ho 3
av0
l = i r1 *
SI-
u l +03
L
carico. .,:W L A
Considerati gli incrementi di tensione e il modo in cui l'elemento di terreno
Può essere utile notare che nella letteratura nordamericana le siiddctte quantità si deforma, tale situazione può essere duplicata in laboratorio mediante una
sono indicate con i siinboli « p ) >e «q>).Poiché però Roscoe e f al. (1959) hanno prova di c - ! - r e ~ o n e p e r curico, corne discusso in dettaglio nel capitolo 6.
introdotto tali siinboli per indicare due invarianti delle tensioni (come specificato (C) Per un elementino sotto l'asse di uno scavo circolare, la variazione dello stato
nel paragrafo successivo), nel seguito, per evitare confusioni, si fa uso della
tensionale è individuata da un decremeiito Ao; maggiore di A o ; ( A a : <
notazione coiiforme alla letteratura ariglosassone.
Alcuiii srress-parh sono di particolare interesse, come quelli illustrati ne1
< Au,' < O). In figura 2.25 è mostrato I'andameiito dello srress-parh unita-
mente alle deforrnazioni subite dall'elementino in esame; tale situazione piiò
seguito
essere riprodotta iri laboratorio mediarite urla prova di estetlsione per sco-
(a) Nel caso di un terreno i11 fase di consolidazione, il rapporto fra la tensione rico.
orizzontale efficace e quella verticale efficace (tensioni principali) è pari al
(d) Nel caso di una parete di sostegno in condizioni di spinta attiva si è visto (fig.
coefficieiite Ko , e la condizione di delormazione è data da una coiiipressiorie
senza deformazioni laterali.
Ogni variazione dello stato tcnsioilale in tali condizioni è allora caratterizra-
to da un punto che si miiove sulla rctta di pendenza tanp (fig. 2.23). tale che:
di quella verticale ( A o i Ao; 0). -
2.21) come si abbia uit decremento della tensioiie orizzontale senza variazioni

Figura 2.23 Srress-palh


,eforii~o 01 caso di consoii-
daiione 17loriodirnensio-
nole.
44 2. Conce111genero11 2 5 h'~ppr~sen~o~~orie
degli srorr rensionuli 15

Lo srress-poth è una retta inclinata di 45', e puo essere duplicato mediante Seguendo le indicazioni di Rendulic (1937), un'appropriata rappresenta~ione
una prova di tagiio piano in cui si abbia una rofrtira dr tipo orfio del risultati di queste prove dovrebbe pertaiito amenire in tale piallo, i n d i ~ i -
duato dagli assi
)(e) Infine, nel caso di una parete in condizioni di rescsrenra pass~valo stress-path
O;, di . o,'
e illdi\iduato (fig 2 26) da un incremento della tensione Aai senza \ariazione
di .lo: (50; > Ao: = 0). x / ( b ) ~ o s c o e , Schofield e MJrorh (1958) haiino ii~veceinirodotro i segilenti due
Tale situazione puo essere riprodotta mediante una prova di taglio piano i11 invarianti del tensore delle tensioni.
cui si abbia rottura per raggiungimento dello Star0 Ill77lrepUSSiio

1 Per eridenriare la generalifa del significato di questi due parametri va notato


i clie lo stato teiisioiiale in un determinato punto p u ò essere convenieiitemente
' descritto tramire gli in~ariantidi tensloiie, ossla irdinite parametri la cui enrità
è indipendente dalla scelta degli assi di riferimento.
F~gugura2 26 Slrt-s poli1
relo~rioa un eleinenro Ad esempio, lo stato tensionale nel punto Pii1 figura 2 28 puo essere descritto
in condiziorir di stalo li tramire i se~ue,ititre invarianti.
tilire pussii o - il secmento OR ]un@ lo qpoiio dragonale (retta lungo la q ~ i a l e e
o,' = o; = o;) pali a 1'3 . o:, ,
, Piano triassiale e piano q-p
Come gia e ~ i d e n ~ i a tla
o ,rappresentazione nel piano (<t-Sjjnon e l'uilica possibile , 1
ne la sola usata In letteratura. Tra le piu ricorrenti rientrano le due segueliti a,, = --
3
(o; + o; + O ? )
(a) Una delle pro\e più ditfuse per la determinarione dei paratiletri geotccnlci 6 - 11 segmei~toR P , clie giace nel piano ortogonale allo spazio diagoiiale, pari
la p r o ~ atrig-a_ (fig 2 27) a x13 . T,,,,
, tale prova ~ 1 7 caiilplone
. dl forma cilindrica e soitoposto d s o l l e c l t ~ ~ l o n l
,igendo sulla teiisioiie assiale O; e su quella radiale IJroPridmcnte, 1
3 [ c u i - 0 2 j 2 + (a,'-<i,)'+
-- (0;-n;)']"
percio, ,i tratta di pio\e di conipressione o esteiisione ~iliridrica(\edere 11
6 per una più conipleta dcsciirione dell'appdrecchiatura), rna e oimdi
coniujie defiilirlcprove r ~ r ~ ì ~ s r aPoiche
li si ha O; = a:, 10 Stato tensionale - I'aiigolo a clie indi\iclua la roiarione di PK rispetto al piaiiu \ c r t i c ~ ~ l c
e co~lfiilatonel piano indicato i11 ficura 2 27, driinito Piafio trrossloie contenente lo spazio diagonale

F~gura 2 27 Plo110lrias-
siale
46 2 Concelri generali 2 6 Sornrztario 47

Nel caso particolare di una prova triassiale, per la quale e ai = a;, l'angolo
(Y è nullo e sono sufficienti solo i primi due invarianti a descrivere completa-

mente lo stato tensionaie. tenslot7aIe e dipende dalla precisa evoluzione dello stato rensronale.
Inoltre, poiche T,,, si riduce ali'espressione: L'entlta dellapressrone drprecotrsolrdazrot7e 0:, e 11 grado d ~ p r e c o ~ ~ ~ ( ~ d ~ ~ ~ ~ -
--
ne OCR sono i due Parametri urilizzati per descrivere in inodo quantitati\o ,
TO,, =T ;2 (ci-4)
ia sloria tensionale.
Sulla base dei \alori di OCR i terreni vengono suddi\isi in terreni rlor,na/con-
solldarr (OCR = 1) e terreni soiracot7soIidarr (OCR > 1) Tale distjnzlonr
per evitare i1 termine r anlerro q definito dalla non e solo qualilatiia ma corrisponde a marcate differenze di coinporta1neil-
relazione. IO
(C) Lo SlalO lensioiiaie iniziale e individuato dalle tensioni effiLd'l:
-
ui:, = KO o,'~
La deterillinazione del coeficienre dr sprnia a riposo K, cortitujsce un» del
piu conl~llcatlaspetti da risolvere, in quanto K, dipende dalla precisa se-
quenza degli etenti che hanno interess~toi1 deposito in esame ~d esempio,
a uno stesso \alore di OCR possono corrispondere differenti valori di K ~ a ,
ne a quello di deformarione di un elemento. seconda della storia attraierso la quale si è pervenuti al oaJo-attuale di
Preferibilmente, pertanto, lo siress-paih andrebbe desciirto in termini di p' OCR Alla luce di tali o~servazioni,il \alore di Ko può essere stimato tramite
espressioni eniplriche nel caso di terreni nornialcoiisolidati, e nel caso di
e q'
Tutta\ia, polche spesso nei problemi in condizioni di deforma~ionipiane i1 terreni so\raconsohdari solo se la sovraionsotida~ionee in~putabllea una
lalore della tensione intermedia a2 non e noto, risulta conveniente in questi semplice fase di scarico
casi 11 ricorso ai paiametri s' e 1 ' In tutli gli altri casi e necessario il ricorso a misure diretre in sito della
tensione orizzontale
(d) L a e ~ r i g i g n dell'ex
e oluzione dello stato tensionale e un'operazione neces-
-
saria, in virtu del f a ~ è ' deformarioni
~ e conseguenti a \ariazloni delle
p-

Sommario
2.6 Nel presente capitolo sono stati introdotti alcuni concetti necessdri alla com-
prensione del coiilportamenio meccanico dei terreni Essi riguardano la dipen-
- tensioni efficaci ilori dipendono soltanto dagli staii tensioiiaii iiiizialc e fina-
le, ma anche dal percolso seguito La ruddetta descri~ioiiepuo errere con; e-
nienteinente fatta utilizzando i1 concetto d_res_-pu!h e appropriati pai ame.
denza di tale comportamei~todalle tensioni effrcao, dalla srorra lensronale e tri tensionali
tlall'g~olu~rorre
dello rlaro rensioi7aIe ij

(a) A causa della natuia multifase, per potere esaminare le condizioili di equili-
brio di un elemento di terreno occorre tener conto dcll'interazione Iia fase
solida e fluidi interstiztali, ossia e necessario stabilire come 11 carico applica-
to si ripartisca tra sclieletro solido e fluidi che rieiiipiono i vuoti tra le
particelle Tale interazione e sinteticamente espressa dal pr rncrpio degli sfor-
zi efficocr (rerzaghr, 1923), che ei~denriala dipendenza del coinportainento
del reireiio solo dalle sollecitazioni dello sclieletro solido, definite tensrorzi
eflrcacr
Tale dipendenza e ampiamente dimostrata da risultati speriiilentali, ma tro-
va giustificazione anche sul piano teorico se si parte dall'idea che, essendo i
vuoti ~nterstizialicomunicanti tra loio, i fluidi possono spostarsi liberanicn-
te da una parte all'altra quando veiigono sollec~tati.Ne consegue che essi
possono solo rallentare nel tempo le variarioni di volurne di un elemento di
terreno, ma non possono irilpedire che esse avxengano Invece, la struttura
solida deterinina l'entità di tali \ariaiioni iii funzione della propria rigidez-
La Inoltre, la presenra dei fluitli intersti~ialinon influenza le distorsioni a
volume costante, estci~donulla la loro rigidezza a taglio
Capitolo 3 Meccanica del continuo nell'ambito dei modelli più semplici disponibili in lerterarura i liniiti di applicabi-
lità e il significato fisico dei parametri che essi utilizzano.
Il primo modello introdotto nella Meccatlica dei Terreni è costituito dalla
teoria dell'elasticità. Come discusso nel paragrafo 3.3, tale iilodello, con un'op-
portiina scelta dei parametri, può essere con\,enientemente utilizzato solo i11
situazioni relativamente semplici, quali quelle di corico t?ionotonico.
Maggiore generalità di impiego offrono invece i modclli basati sulla teoria
dellfr plusricità (par. 3.6). Introdotta da Trescn e Saitit Venatrt nel 1869, tale
teoria è stata inizialmente usata per descri\*ere il comportamento dei metalli, e
solo intorno al 1950 si sono avute le prime applicazioni ai terreni. Le differenze
tra il comportamento dei metalli e quello dei terreni sono però sostanziali, come
rilevato da Lode (1979) e evidenziato riella tabella 3.1, e ciò giustifica il ritardo
-- p---p
con cui i concetti della teoria della plasticità hanno trovato una corretta applica-
Introduziorie zione nella hfecca~lica dei Terreni. Il primo vero modello clasto-plastico elabora-
to per i tcrreiii è dovuto a Drucker, Cibsori e I~etlXel(lY57).
I l comportamento dei terreni è cosi coriiplicato clie è molto difficile coglierne gli
aspetti più rilevanti solo attraverso i risullari di prove speriinenrali, senza un
_- Metalli - - -
. .. . ..
Terreni
modello costitutivo di sufficiente generalità. Per questo motivo, negli ultimi -
-- - -. - --.-
a) La resistenza e indipendente dalla ten- a) La resistenza cresce al crescere della trnr
trent'anrii uno sforzo notevole è stato dedicato all'elaborazione di appropriate s i m e di confinamento. sione d i confinamento.
leggi costitutive (IVroth e Houlsùy, 1985; Djer et al., 1986).
b) Il volume e costante nel corso di defor- b) Significative variazioni d i volurne sono as.
In genere, leggi di coniportariieirto relativamente semplici possono essere n a z i o n i di taplio. sociate i n prove drenate a drforrnazioni di ta-
siifficientemente accurate per descrivere singoli feiiorneiii osservati in prove spe- glio.
rimentali, ma la previsione del coniportamenio del terreno in situazioni più
C) E applicabile il principio d i normairta. C) li principio di normalità non e applicabile ai
complicate, quali quelle caratterizzate da carichi rron rnoiiotonici, da condizioni terreni quando si usa il criterio d i rottura oi
di sollecitazioni bi e tridimensionali, da carichi ciclici, etc., richiede teorie di Coulornb.
niaggiore gerieralità. Nell'elaborare tali teorie va osservato clie i terreiii soiìo dei d) Le deformazioni sono reversibili i n u n d) Si hanno deformazioni plastiche anche in
materiali sensibilmente diversi e molto più complicati di quelli trattati da11'117ge- ampio campo tensionale. presenza d i modesti incrementi d i sforzi d i ta-
gneria Srrutturole, e che è indispensabile analizzare con cura i risultati di probe Iubellu 3. l D!fJ<c.reirre siio.
sperimentali per iiidividuare correttamente i principali requisiti di una legge di corrrpor/orr~cnro iilr- e) I parametri di deformabilità sono indi- e) l parametri di deformabililà crescono all'au-
costituriia adatta ad essi. luili e rerrztii (Lade, p e l b e n t i dalla tensione di conlinarnento. mentare della tensione d i confinamento.
A tale proposito, in accordo con Lode (1979), gli aspetti esseilziali di cui ogni 1979). -- - -
affidabile inodelio di coinportaniento deve tener conto possono essere individua-
ti iiei scgcenti: Appena i111 anno dopo Roscoe, Schofield e Il"rorh (1958) lianiro formulato il
coricctto di .siuto critico, che è la base di un approccio in grado di spiegare iii
- tior, litlenriià del legaiiie sforzi-deformazioni aiiche iiell'ambito di iin coiiipoi- tiìodo uiritario I'iiiiera risposta di i i i i terreno dalle piccole dcforniazioiii fino alla
laillento elastico; sit~azioiiedi i-ottura, iionché di spiegare il comportamei~todi campioni sottopo-
- irreversibilità di una cospicua aliquota delle deformazioni totali; sti a differenti condizioni di sollecitazioni e con diberse configurazio~iiiniziali di
- dipendenza delle carniteristiche sforzi-deforn~azioni-resistenza dalla lensione stiuitui-a (indice dei vuoti) o staro tensionale.
di cotzfinati~enroe dalle corldizioni di defom1uzione; Da allora ad oggi si dispone di uri cospicuo niinicio di niodclli, e tra questi,
- iilteraziotle Ira le varie fasi costituenti il terreno e previsione della pressione queil« elaborato all'università di Carnbridge ( S ~ h f i e l ed 1-t.t-oth, 1968; Roscoe
inrerstiziale generata da ogni variaziorie dello stato terisioriale; e Bitriattd, 1968), noto come r1zodella Co17t-Clay,costituisce seiiz'altro l'eseinpio
- fenomeni di dilalarira e loro dipe~idenzadalla tensione di confinanieiiio; più sigiiificari\ o di applicazione ai terreni dei concetti della teoria della plasticità.
-- coinportaniento instabile (srrairt-sofrenit~g)dei inateriali sabbiosi mollo ad-
Nei paragrafi clie seguono verigoito richiamati alcuni concetti di ~tfeccutlica
densati e delle argille sovraconsolidate; del Cotiiinuo, clie, se piir sia acquisiti da altri corsi, si è preferito rivisitare allo
- dipcndeiìza delle caraiteristicl-ie sforzi-deformazioni-resistenza dalla direzione scopo di evidenziai-ne utilità e limiti quaiido applicati ai terreiii. 1.a trattazione
di sollecits~ioiie(u11isotropia). è comiinque limitata ai pi-incipi generali, in quanto una discussiorie di specifici
A tali aspetti, già di iiotrvole complicazione, vanno poi sommati quelli dipenden- modelli di coiiiportanlento richiede la conoscenza degli aspetti sperimentali che
ti da fenoiiieni di viscosità strutturale (tixotropia, rilassan~ento,creep). sono trattati nei capitoli I ,5 e 6 . Per una descrizio~iedi un tipico e significativo
Ne consegue l'iinpossibiliià di avere iiii unico modello i11 grado di descrivere iiiodello di coinportamerito, quale il citato t?~oiie/IoCut?~-CIa~v, si rimanda a]
tiitti i sopramenzionati asperti, e la necessità quiildi di individuare correttaiiiente capitolo 6.
--
I -- -,.T
!i
F
O

2 3
3. Meccanica del continuo

--p-

Analisi dello stato di tensione


--
i
I
3 2 A~rolrsrdello sfuto di rensioione

Facendo riferimento a un sistema cartesiaiio e considerando tre piani (a,,li.:,


srj) ortogonali ai tre assi (x, y, z) di riferimento, lo stato tensionale risulta
51

i/
Si consideri un corpo in equilibrio sotto un sistema di forze esterne P, (fig. 3.1). individuato dalle nove componenti riportate in figura 3.2, che definiscono quello
Tra le due parti A e B, in cui si può immaginare di dividere tale corpo tramite che di solito è indicato come teusore (doppio o del secondo ordine) di ler~sione.
un piano arbitrario li. passante per il punto P, si esercitano (in virtu delle azioni Gli indici utilizzati in figura 3.2 indicano nei caso delle componenti normali
esterne applicare) delle forze interne F , che si assume siano distribuite in maniera la direzione parallela all'asse di riferimento; nel caso delle componenti tangrn-
continua (ma non necessariamente uniforme) sull'area di contatto. ziali (esempio rX,)il primo indice individua il piano di giacitura della T (piano
normale all'asse x ) e il secondo la sua direzione (parallela all'asse y).
Va notato che, a i-igore, lo stato tensionale fa riferimento al corpo deforma-
to. Potendo però coiisiderare la configurazione deformata poco diversa da quel-

Figura 3.2 'Co~npone~rri


di ietisiotre.

la originaria (defoi-mazioniirifinitesirne) e lecito trasciirare l'influenza dello stato


L'intensità di tali forze (ossia la forza per unità di siiperficie sulla quale cssa
di deformazione su quello di tensione nell'analisi deil'equilibrio e far riferimento
agisce) è definita rensio~le.In particolare, si defiiiisce retzsione sul pia110 sr riel-
agli assi del sistema indcforniaro (semplificazione noil più lecita nello studio dei
I'intor17o d e l p u i ~ t oP il valore limite del rapporto d F i d A , qiiando l'area d.4
problemi di stabilità dell'equilibrio).
tende a zero, ossia:
Convenzionalmente nella dfifeccai~ica dei Solidi il segno positivo è riservato
re17sio17e - lini
d4-o
dF
dj4
(3.1)
alle tensioni norinali di trazione, riienrre riella .h.ieccu~~ica
dei Terreni sono coiisi-
dcrate positive quelle di conipressione. Si assumono inoltre positive le tensioni
tangenziali quando, considerando un punto esterno al pia110 di giacitura, il senso
di rotazione intorno ad esso è di tipo orario, o, più semplicemeiite, quando esse
Tale concetto è stato introdotto da Eulero nel 1753 nel caso di \'ettore ortogonale
danno origine a una coppia antioraria. Facendo ricorso alle iiorazioni inatriciali,
al piano e da C o u c h ~nel 1822 iiel caso più generale esaminato iiel segiiito.
il tensore di tensione pirò essere espresso siiireticamenre nella forina:
Componenti di tensione
In generale il \ ettore d F h a una certa inclinazione rispetto al piano considerato,
e ~ u sconluorsi
ò in una componeirte normale ad esso d N e in una compoiiente
tangenziale d T.
1-e relative coniponenti (nori77ale cr e rar~gr11rW1er ) di teiisione risultano
definite da:

sconiporiibile, i11base al principio degli sforzi efficaci (par. 2.2), in un tensore di .I::II
I

terisioni efficaci e in un terisore sferico (scalare) di pressioni neutre: ..


I !

Per descrivere coinpletamente lo stato rensioiiale agente in un puiito generico del


mezzo continuo, risulta iiecessario identificare le coiiiporienti di reiisiorie agenti
su tre yiani inuriianlente ortogonali e passanti per quel punto.
52 3. ,k-lecca~iicadel ronrinuo -- p----
3.2 Analisi dello slaro di tensione 53

Inoltre, poiché spesso, e soprattutto liella feoriu delluplusficitù, è utile scompor- Queste ultime relazioni permettono di ridurre le nove componenti di tensione a
re lo stato tensionale in uiia componente sferica e in un de~iatore,lo stesso sei componenti indipendenti.
tensore a,, può essere espresso come segiie: Le (3.7), però, non permettono ancora la risoluzione del problema statico,
in quarito costituiscono solo tre equazioni indipendenti, e pertanto è necessario

o Io 1; :
x T,, 7,: l1 Tr,, T A : ~ introdurre ulteriori condizioni riguardanti lo stato di deformazione e il legame
tensioni-deformazioni.
a, = ? = (3.5) Poiché le (3.5) hanno validità generale, qualunque sia la natura del proble-
ma elastico in esame, esse vengono indicate come equazioni indefinite di equili-
T;, 1 q O PO P I j. brio o eqiiazionidi Caurhy (IS27), e hanno significar0 in tutti i punti interni del
corpo considerato.
in cui: Nell'intorrio della superficie esterna, alle forze di volume occorre sosrituire
p = tensione normale media = (o, + o, + 0,)/3; nelle (3.7) quelle di superficie, e le equazioni corrispondenti si indicano coine
equazioni sfafiche al conforno o equazioni ai lirniti.
t , = a , - p ; l , , = o,.-p; t:= o:-p.
Tensioni principali
influenzare dall'aggiunta (o sorrrazione) di una componente sferica. Poiché lo stato tensionale in un punto è completa~nenteiioto quando è definito
su ire piani rnutuamente ortogonali e passanti per tale punto, risulta di interesse
Equazioni indefinite di eq~iilihrio ricavare le cornponenti di tensione su un quaIunqiie altro piano inclinato appar-
~e componenli (3.3) del tensore di teiisioiie soiio considerate una funzione con- tenente alla stessa stella.
tinua delle coordin:ite del plirico preso in esame, per cui suile facce opposte a Se n è la normale al piano ABC in figura 3.3 e si indicano con a,,, a,, e o,,
qiiclle ripoi-late iii figura 3.2 esse solio dare da: le componenti di tensione su tale piano, considerando l'equilibrio del tetrasdro
alla traslazione nelle tre direzioni x; y, z e indicando con i;, 4, 6 i coseni di1-ettori
della rerra n deve risultare:
o,, - [area A B C ] = a, [area A O C ] + T,, [arca AOB] -t T, [area B O C ]
37,, . dy, au, a?.,: (3.6)
ossia:
T,, -+ aJ
o,+---.dy,
a~
T,;+--.
3~
dy Unx = O> . 4 + T,x ' 4 + T;\ . /i
e analogamente per le altre due direzioni, per cui sinteticamente si ha:

selleiitmeilto(dx dy d i ) il1 esarile è siipposto in equilibrio, dev'essere iiulia la


risiiltante delle forze nelle tre direzioni .Y, y, :, norichè la soinma dei n-io~lleilti
delle lorze rispetto ai tre assi.
'Trascuralido Ie forze di iiicr~iae indicando con W,, W ,e le c~inpolleilti
delle forze di voliime (ad eseinpio, forze ravitazioiiali, magiieticlie, di filirazio- 'Tra i \,ari piani della stella, sono di particolare interesse quelli sui quali le com-
le condizioni di equilibrio alla irasiazione pOrtaIl0 aile rclaliorii: ponenti tangenziali sono nulle. Essi sono indicati come piani principali C le
corrispondenti componenti normali tensionipri~~cipak
ci!! .?T!'
+ + .
.. In.+,t1,-O Se ipotizziamo che un piano della figura 3.3 sia un piano principale e o la
a~ ay az teiisione su esso agente si ha:
o,= a . 1;
?!?L+
a
? n , + ~ % + =~o y (3.7) Uny = o . 4
ay a . ~ a~ a"z = o . ~j

30, a?,: 87,: l+:' = O


+ s-+--+ e sostituendo nelle (3.9) dev'essere:
a, (0,- O) - 4 + iir . li + T,: . 4 = O
menrre q~ielledi equilibrio alla rotazioiie (trascurando gli iiifinitesiiui di ordine
superiore) corrigorrano:
. 4 +(ay-o) - &+T;,, . 4 = 0
,- -
T\?=<,. T T:,=Tbi (3.8) e {+T?; . /$+(o:-a). (;=O
. - - - - p- p

54 3. Meccanica del connnua 3 2 Analist dello siato dr iensrone 55

Figura 3.3 Determina- La (3.14) porta alle seguenti radici:


zione delle Icnsioni
~rincipoli(Valliappan,
1981).

con:

Noti,i valori di o,, o?, 03, le direzioniprincipolipossono essere individuate sosti-


tuendo tali valori nelle (3.10) e ricavando i coseni direttori f,, 4, 4 rispetto alla
Tale sistema omogeneo presenta soluzioni se è nullo il suo determinante: terna iniziale di riferimecto.
Espressi in termini di tensioni principali, gli invarianti prima definiti diven-
tallo:

condizione che porta alla seguente equazione di terzo grado nell'incognita o: e va notato che ogni altra combinazioile perfettamente simmetrica delle compo-
nenti del tensore di tensione è un invariante (Prager e Hodge, 1951) (ad esempio
03-1, O' + I~O-I:, = O (3.12)
o ; + a: + o:) che può essere sempre espresso come una con~binazionedi quelli
con le quantità: sopra definiti, considerati i tre invarianti indipendenti del tensore.
Sc I3è diverso da zcro, risultano diverse da zero anche le tre tensioni princi-
I, = o, i- o, + o, = 3 p pali, e lo stato tensionale è definito friassiole. Se I, è nullo, lo stato tensionale
= o, Oj. + o, o, + u, 0,- 7:)- 7::- 7;
(3.13) può essere biussiufe o piarro se una sola delle tensioni principali è nulla, o 17rono-
ossiale se si ariniilla anche I'invasiante secondo I*(una sola tensione principale è
i3=oxfl~u~-flr?~,z-~~~~~-o~7~+2~g.7~z7~i diversa da reso).
definite rispettivamente invarianti delprirno, secondo e terzo ordiiie, in quanto In un caso piano (fig. 3.4). considerando nuovamente l'equilibrio dell'ele-
indipendenti dalla scelta del sistema di riferimento. mentino ABC, le tensioni principali e la giacitura dei relativi piani risultano
La procedura usualmente seguita per la risoluzione dell'equazione (3.12) è individuate da:
quella di sostituire alla tensione o la tensione deviatorica (o-p) ottenendo:
(o-p)3-J2(o-p)-J3 = O (3.14)
con le quantità:

figura 3.4 Derermina-


iione delle tensiorli prirzci- T
pali nel caso di tensioni
definite i~lvarian~i
del der~iaforedi tensione. piane.
56 3. Meccanica del cottrinuo

e di particolare utilità risulta il ricorso alla costruzione dei cerchi di Mohr (1882) -
illustrata in figura 3.5. 3.3 Analisi dello stato di deforniazione
Si definisce deformazione il risultato di uno spostamento relativo tra diie punti
di uii mezzo continuo. Come tale, essa può essere descritta sia in termini pura-
mente geometrici che analitici, e, coniunqiie, indipendentemente dalle cause
dalle quali è stata prodotta e dalle leggi che definiscono il modo in cui il mezzo
resiste alle cause perturbatrici.

1)escrizione Lagrangiana e Eulcriana


Con riferimento alla figura 3.7, si suppoilga che la posizione del punto P sia
Figuru 3.5 Cerchio individuata all'istante iniziale t = O dal vettore [ p ] .Nella configurazione al tem-
di A4ohr.
po t , la posizione dello stesso punto sia data da P' individuato dal vettore jp'].
Limitandoci in questa sede a richiamare la nozione di oriyine dei piani, si ricorda j
che essa definisce il p~iiitoO, tale che ogni retta uscente da esso interseca il 1
cerchio in un punto le cui coordinate danno lo stato tensionale agente sul piano
parallelo a tale retta.
1l
l
Tensioni ottaedriche 1
Nella teoria della plusricirà hanno interesse le tensioni agenti su piani che hanno
la stessa iiiclinazioiie rispetto alla direzioiie delle tensioni principali (fig. 3.6).
\'
Tali piani individuai10 uii ottaedro, e pertanto le tensioni che agiscono sii di essi
sono definite retzsioni ortuedriche. i

Figura 3.7 Sposrorrienio


di iirr corpo.

/Z\ P I A N O OTTAEDRICO Se nel passaggio da iiiia configurazione ail'altra non avviene alcuna alterazione
di forma o di din~ensionidei corpo, il rr1ofo è definito rigido. Se invece interven-
gono \'ariazioni di forma e/« di volume si è evidenterncnte anclie in prcsenza di
uno stato di deformazione.
In gci~eralel'entità degli spostarneilti varia da punto a pulito, e di conse-
guenza la deforiiiazione non è omogenea all'interno del corpo considerato. I'er
poter essere trattata come tale è necessario considerare volumi molto piccoli del
corpo. Il vettore spostamento P ' P è definito da:
drico.
Esse si possono ricavare urilizzando le regole di trasformazione precedentemente
illustrate, notando che, per la definizione data di piano ottaedrico, dzv'essere: con componenti:
P,> + 42 f P32 = 1
(3.21)
4=0,=i;= +i/J3
Si ricava che la retisiorre oitaedrica t~orrnaleè pari alla tensione iiiedia:
Se tale vcttore è individiiato attraverso una funzioiie del vettore iniziale \ p ) e del
tempo t , per ciii è:

e la te~~sione
oftaedrica irrnger~iiuleè pari a:

la descrizione che ne segue (riferita cioè alla coiifigurazione iniziale, conic avvie-
ne solitainerite nella n?eccanica dei solidi) è definita Lugratlgia,ia.
- -1. [(ox-F , ) ~+ (oy- 0;)'
- + (q- + 6(7?" + 7::
~7~)' i-
T&)]'.' Se le funzioni w' =r' (x; y, z, i ) ,y' = y' (.I-,y, i, t ) e i ' = z' (x,,v, i, r )
3 costitiiiscono una trasforniazione biunivoca, continua e dotata di derivate par-
58 3. Meccanica del conlinuo - 3.3 Analisi delio sraro di deformoijone 59

ziali coiitiiiue è possibile ricavare le funzioni inverse e descrivere lo spostamento ni di dx', d y ' e d z ' , date dalle (3.31), sono sostituire nella (3.30) si orliene
attraverso le coordinate correnti e il tempo t : (Valliappan, 1981):
= U ( x ' , y r , z', t )
V = V (x', y', z ' , l ) (ds')' = [ d dy
~ dt] .[JIT- [Jj
,v = w ( x ' , y ' , z ' , t )
In questo caso la descrizione è definita Euleriana, e , di solito, è quella più nella qiiale il prodoiro:
iinpiegata nella nieccanica dei fluidi. IJI' . IJI = [ C I
Condizione necessaria e sufficiente per l'esistenza delle funzioni inverse è
che lo J u c o b i o ~ ~ o : costituisce il Iellsore della variazio17e di posizio,7e di Greell. In niodo del t u t t o
analogo, utilizzando la formulazione Euleriana, è possibile scri\,ere:
: d p ) = [ F ] idp')
e ricavare:

iiella qiiale il prodotto:


sia diverso da zero.
Sempre con riferiinento alla figura 3.7 si considerino ora i due punii P e Q , l F I T [ F l = [CI
appartenenti allo stesso corpo e vicini tra loro, che dopo la deformazione occu- è definito teizsore delio variu:iorie di posiziolie di Cau'-hj~, e la matrice [ F ]
pano le posizioiii P' e Q'. Tali punti nel sistema cartesiano indicato in figura cosiitiiisce la lt~atricedei gradietrri spaziali della posizione:
sono individuati dalle coordinate:
P s,.l',i

--
Q (s+d r ) , (.v+ dy), ( i + d z )
p' x.' = .y + u, y' y + l', I ' = L + ,t'
Q' (1, ;-- dy,) (.Y+ ds + u + d u ) , (y' + d,v') = ( y+ dy + 2; + dz:),
( i ' + d i ' ) = (2 + dz + iv + d w )
per ciii 13 distanza ti-a P e Q nella configurazione iniziale è data da d s , con: La differenza (ds')'-(ds)' è assunta come ~ n i r u r fao ~ i d a ~ n e ~ ~della
t u l e drforltia-
(ds )' = ( d )'~+ (dy )' + ( d i )' iione. Se essa è identicamente nulla per tutte le pai-ticelle del corpo in rsaitle lo
spostainento è tino sposramenio rigido. Utilizzaiido la rappresentazioiie L.agran-
meiltre qtiella tra P' e Q' risulta individuata da d s ' , con: giana tale differenza è data da:
(ds ')' = (dx')' + (dy')' -!-(di,')'
Esprinlendo: (dsr)'-(ds)' = [d.x dy d z ] j[Jli [J]-[I]; .
ax, ax, axr
dsT = . dx + . d y -+ - .d i
a~ ar ai
nella quale [ I ]è la 1,7airice idenricci, avente conie elerilenri degli uno sulla diago-
e analogainente d.v' e d z ' , si piiò scrivere: naie priiicigale e degli zero altrove (essa costituisce la rappresentazione matriciale
del delta 6 , di Kronecker), e la quantità:
a.yr/ax- ax'/ay axr/az

az'/ax a~'/ay ar'/az t il ren.sore Lagrungialio Oi deforrlruiionefir~rru o di G w r ~ l .Nella rapprescnta-


zioiie Euleriana la stessa differenza si esprime nella forma:
o , in forina sinletica:
jdp'] = [ J ] .[dp]
ilella qiiale [ J ] è la rnairice dcigrudie17tirliaret-iali della posizione. Se le espressio-
(3.32)
d ) - =. d d i 1 -[ [ [$l] (3.40)
60 3. Meccunicrr del ronrinuo -- , - --- 3.3 Anulisi dello stato di de/or17laiione 61

e la quantità: Esaminando ora le (3.15). se i gradienti dello spostarilento sono piccoli è


1 possibile trascurare i termini prodotto; inoltre, se gli spostamentì stessi sono
[ E ]= l illl-IFIT [Fl] (3.41)
piccoli, la derivata materiale e quella spaziale dello spostamento possono consi-
derarsi approssimativamente uguali. In definitiva, perciò, nel campo delle picco-
rappresenta il fensore Euleriut~odi deforiiiuziotiefitiifa o d i Altnu~~si. le deformazio~iidiventa lecito supporre che i due tensori Lagrangiano e Euleria-
In molte applicazioni torna utile far riferimento ai gradienti dello sposta- no siano uguali tra loro:
merito an~icltèa quelli della posizione. Osservando che si può esprimere dx'
[LI = [E1 (3.48)
nella forma:
Interpretazione geometrica
Per dare un'interpretazione geometrica ai termini della (3.45) del tensore di
deformazio~iesi consideri ora un cubetto efementare di maieriale, la cui proiezio-
ne sul piano (.u, y ) sia data da OACB in figura 3.8. Si supponga anche che, in
e analogamente dy' e d z ' , si può, sostituendo nella (3.30). ripercorrere tutta la seguito alla deformazione subita, i due lati O A e 08 siano rappresentati d a
strada appena fatta, per\'eneiido alla seguente espressione del rensore Lagrangia- O'A" e 0 ' 8 " .
no di deformazione finira: La cornponcnre secondo l'assexdello spostamento subito dal punto O è pali
1 ! a u , e quella del punto L3 è ( u + drr) = u +
au au - d x
. d x ,) . 1.a quantità -
[ L ]= T [ [ H ]t [ H ] ' + [lilT[ H ] ] 31 ax
- (3.43) ;
1 costituisce perianto una misura dello spostamento relativo del punto B rispetto
a O , e quindi una misura della variazioiie della distanza originaria 08 prodotta
dove [ H 1 è la matrice dei gradienti materiali dello spostamento: dalla deformaziorie.
Tale variazione riferita alla distanza originaria viene definita dejorrnurione
au/ax a l < / a ~a~u / a ~ lat~girudi~lule:

a'~/ax- av/ay av/az (3.13)

Analogamente, nelle altre due direzioni si ottiene:


In base alla (3.43) i primi tre termini della iiiairice [L] sono ad essrripio costituiti
dalle seguenti espressioni:

Confrontalido tali esprcssiorii con le (3.45) si può cosi constatare che, nell'anibi-

p .-.-
$ L -
I
2 [a u
a.r
+.
a71
-+ i;* .,;+au ----.
al:
a~
a~
ay
+
a~
- - . a!?
ax ay
)] (3.4,)
to delle piccole deformazioni, i termini diagonali del tensore lirieare di deforma-
zione rappresentano le dejortliuzioni iongitudi~~uli
assi coordinati.
relatise alle direzioni degli

La rotazione /3 subita dal lato 0 B può essere ricavata osservando che:

Analoganieiite, tiella forniulazione Euleriai~a,esprimendo:


e se, nell'ambito delle piccole deformazioni, si trascxira il teriiiine a u / a x rispetto
all'unità, si ha:

si può ricavaie:
1 Analogamente, la rotazione del lato O A è data da:
[E1 = j[K1 + [KI '-[Kl 'IK11 (3.47)

nella quale [ K ]è la matrice dei gradienti spaziali dello sposiameiito.


l
l
62 3. Meccunica dei conzinuo i

a[ cm
Figura 3.9 Coi~lponenri j, Y'C
di luglio sei~ipiicee di
Iuglio puro. C' C --------

I~Y
* ; I
I
l / t IXY
------- B
A e, i
3
B'

C O M P O N E N T E DI TAGLIO P U R O COMPONENTE Di TAGLIO SEMPLICE


Pertanto, la rotaziorie complessi\,a subita dai due Iati OA e OB, definita defor-
inuzio~leO ) I ~ O / Urisulta
I P , pari a:
Congruenza della deformazione
Se le componenti di spostamei-ito ( 1 1 , v, i u ) sono una furiziorie nota delle coordi-
nate (x, ,v, z ) , utilizzando le relazioni (3.49), (3.54) è possibile definire le conipo-
iienri di deformazione. Non è iinmediato il problema iriverso, che consiste nel-
Analoghe espressioni possono essere derivate per le alrre cornponeriti y,:, y,,, l'accertare se, assegnati arbitrariamente le nove componcnri del tensore di defor-
Y.:, y;, , -r;, , ad escnipio: rnaziorie, che si riducono a sei in virtù dell'identità -,, = esiste iina configii-
razione del corpo deforniato individuata da ( i l , v, 1v) della quale le t,, q., etc.,
al<
=---+-
a~ ;
a
--+- a sono le cornponeiiti. Ciò dipeiide dal fatto che per le tre incognite (u,21, W ) si
ay a~ a~ a~ lianno a disposizione 6 equazioni del tipo (3.49) e (3.54).
In realtà, però, le coniponenti di deforniaziorie non possorio essere scclte
In questo caso, confrontarido la (3.54) con le (3.45) si ottiene: arbitrariaii~erite, in quanto la deforinazione deve risultare compatibile con la
coritiniiità del sisrerna niaieriale i11esarne, ossia le suddette coniponeriti devono
essere tali da assiciirare che non si verifichino distacchi o con~peiietrazionidi
mareria. Se ciò succedesse le ilinrioni ( u , 21, 14) non sarebbero pii1 continue e
monodronie, ma presenterebbero puiiri di sirigolai-ità.
ossia le coniponenti iiori diagonali del terisore lineare di deforrnaziorie rappresen- Ne consegue che tra le componenti t,, e, , t i , y,, , -i,:, y,; de\oiio sussistere
tano la metà della deformazione angolai-e y,,, . Quesr'ultiiiia (definira spesso delle relazioni definite equorionidi c o ~ ~ z p ~ r i b i ol i dr ài co~~grirenzu,clie assicuri110
defor~iia;ioried i faglio s e ~ ? ~ p l i cèequella
) ordinariamente considerata i i i ingegne- la congruenza della deformazione. .4d esempio, prenilendo in esanie le sotroclcn-
ria, mentre la coriiponerite 4." è definita deforrnoriorie di fagliopuro. La differen- care componenti:
za tra queste due definizioni può essere illiistrata coli riferiiiieiito alla figura 3.9.
In generale lo stato di defori~iazionedi uri clemenro solido pub essere conve-
nienteinente descritto attraverso una deforiilazione di \~olume(senza alterazione
di forma) e una distorsioiie per taglio (senza variazione di volume).
Lo stato di deformazioiie va analizzato dopo aver eliminato tutte le possibili
componenti di moto rigido, alle quali è stato assoggettato I'elementino passalido e derivando nel seguente modo: t 1

a O a O' (fig. 3.8).


Ciò può essere fatto operando una traslazione lungo la retta 00' e ruotando
successivamente l'elementino in modo da sovrapporre la diagonale OC' a quella
originaria OC. Eliminate le componenti di moto rigido, la distorsione piisa
subita dall'elenientino piiò essere descritta attraverso gli aiigoli a e D, pari alle
cornponenti i; e 4, del tensore lineare di deformazione (fis. 3.9). si ottiene:
La niisura della deforinazione angolare T , di solito più adoperata in inge-
gneria è in realtà la soinina della componente della deformazioiie di taglio
puro e di una rotazione rigida pari arich'cssa a t,..
3.3 A~iolisidello srolo di definrrozione 65

In modo aiialogo si possono ricavare le altre due equazioni di coiigrueiiza: mentre le componenti del deviatore sono date dalle relazioni seguenti:

azt,.-
- ; a2ez - a2y!* e, = ( t x -c,~,) =-
1
(2 . e,- t.,,- e,)
az2 ay2 ayaz 3

azt; + -----
aztr - -
a2,.,, -T = (3- E) = - ( 2 e,-
I
- E,- t;)
ax2 a i 2 - a x a t 3
1
e:; = (e;-eh,) = - (2 - tz-ex-ii)
3

e,."= T=,; ex;= Y,:; e>:=C,./-

Anche in questo caso è possibile definire gli invarianti del deviatore di deforn~a-
ziotie:
eqiiazioiii lineari omogenee nelle tre incognite i;, 4,4: D , = e, + ez + e3 = O
2 - ( t , - t-)b + -y,~ . 4 + -y= . 4= O
a,..i;+2.(e,.-t)-%+y,..I;=O (3.59)
T,,; - f{ . 4 + 2 . (e,- t ) - 15 = O
Tale sisteriia ha soluzioni diverse da quella identicamente nulla (4= 4 = 4 = 01,
priva di significato per i coseni direttori, se il determinante dei coefficienti è nullo,
condizione quest'iiltirna che si esprime sinteticamente tramite l'equazioiie: i
Sempre i11 aiialogia cori quanto già visto nell'analisi dello stato di tensione,
E 3 - E ,. + E ? . t--& =0 utilizzando nelle equazioni di trasformazione delle componei~tidi deformazione
spesso indicata come eqiiuziotie carairerisrica del rensore di dcforrnazione o i coseni direrlori i; = 4 = 4 = I/\& pertinenti ai piani otraedrici, si perviene alla
equaziotie secolare d i Lagratlge. definizione di dcforrr~azioneotraedrica tzort?iule:
L.e tre radici C , , E ~ E, ) , della (3.60) sono noce come defortl~uiionipriizciprrli
e le tre quaiitita E,, E2, E, costituiscono rispettivamente il primo, secondo e terzo co,, = E,
invarianre dello srato di deforinazioiie 3
E , = E , -t t , + ti = 6 , t € 2 + e3 (3.611
e a quella di defoni~azioneortaedrica di taglio:
1
&=E, .t-,+E) .Ez+ t;-E,-- ( y ~ y + y & + y ~ h ) = E l - E 2 ~ E ] ' € j i E i . € 3
4
(3.62)
2
E3 = t-, . t y . E:---41 ( E , :y:- + t, - i.L + E; . )
l
+ q yky - -Y,Z . YZL- = = - [ ( t l- t2j: .t ( t 2- t->)>
3
+ ( E ,- t j ) 2 ] o
= E, ' E? ' ~j (3.63)
Cerchi di Mohr delle deforrnazioni
Sostituendo a turiio i valori di E , , c2 e t, tielle (3.59) è possibile ricavare tre terile Nore che siano le componenti del tensore di deformazione secondo precisare
di cossni direttori che individuano le tre direzioni principali. direzioni, la ricerca delle compoiienti secondo altre direzioni può effettuarsi
anche ricorrendo alla costruzione dei cerchi di Mohr di deforniazioiie.
Deformarioni ottaedriclie Se, per semplicità, si fa riferimenlo a iin caso di deforrnazioni piane, le
t Lo stato di deformazione può essere interpretato come so~iiinadi una coniponen- componenti in esame sono dare da e,, E,, = %, (fig. 3.10). Il cerchio di Mohr
te sferica, che rappresenta una variazione di volume, c di un dei~iuroredi dcfor- corrisponderite si ottiene riportando i11 ascisse le componenti di deformazione
mazione, che rappresenta uiia variazione di forma. La componeiire sferica è data 1
da: liiicare t, s i n ordinate la componente di raglio puro 7 y. Se coii\.eiizionalinente,
1 1 -
t,, = (C, + 62 f t3) = --- k , (3.64)
3 3 e solo ai fini della presente ailalisi, si assegna alle 7 il segno positivo se corrispoii-
66 3. Meccanico del conrinuo 3.4 Teoria dell'elasricirà 67
I
1
Figura 3.10 Cerchio Y che la introdusse nel 1676 (benché scoperta nel 1660) sotto forma di un singolare
di Mohr delle deforma- anagramma costituito dalla sequenza in ordine alfabetico delle lettere campo-
zioni.
nenti la frase: «Ut lensio sic vis» (retzsio =estensione, allungamento;
vis = forza).
Nei paragrafi 3.2 e 3.3 si è visto come lo stato tensionale in un punto sia
individuato da 6 componenti indipendenti di tensione, e come siano richieste 6
componenti di deformazione per definire la configurazione deformata. Ne con-
sesue che il legame tensioni-deforrnazioni di tipo più generale (irirrodotto da
Cauchy nel 1822) assume la forma:
10'1 = [CI '

nella quale:
X
- [ o ' ]e [cj sono i vettori contenenti rispettivamente le 6 componenti di tensione

dono a una rotazione antioraria, i punti noti del cerchio di Mohr sono dati da hf
e N in figura 3.10.

-
o: = CI, . E A + CIZ. t,. + Ci3 e; + C,, . y,, + Ci* y,; - + C i a. yZ
sistema di riferimento originario. o.: = c i . e,+ C22 . E,.+ C23 . ci+ ........................
...................................................................................
................................................................................... (3.70)
...................................................................................
Teoria dell'elasticità r;, = . er f C&Z. + ..................................... 4 .
Se si ammette l'esisteiiza di un polenziale elasiico, pari all'energia di deforma-
zione per unità di volume, deve risultare:

deformazione.
Differenziando le componenti di tensione rispetto a quelle di deformazione si
ottiene:

.aa€,
0: - do.; .
8% ' ,,a,
80; - a~~~
ae,
e coiifrontando coi1 le (3.70) si ricava:

figuro3.11 Co,rlpor- COMPORTAMENTO COMPORTAMENTO


rarnrnro elaslico. ELSTICO.LINEARE ELASTICO-NON LINEARE ossia, in virtù dell'esistenza d i un potenziale elastico, il ~iumerodelle costanti
elastiche indipendenti si riduce a 21. Integrando le (3.71) e utilizzando le (3.70)
~~l seguito, più che parlare di mezzo elastico si preferisce parlare di colnPorta- si può ricavare l'espressione del pofenziale elastico :
mento elastico, in quanto la prima dizione fa riferimento a una iilera astrazione
fisica, mentre i materiali reali possono presentare un comportamento elastico in 1
determinate circostanze. -
+ = - T - (o: .e,+- 0,: t,,,+ o; . e : + T,." * y,,+ T,,; . y.,;+ T S - .T=) (3.73)

Legarne costitutivo Spesso i materiali possiedono una certa simmetria sfnrtfuraleche si riflette aiiche
caso di colnporramento elasiico lineare la relazione di proporzionalità tra nelle loro caratteristiche elastiche, in virtù del [atto che tali caratteristiche varia-
tensione e deformazione è nota come legge di Hooke, dal nome di Roberf Hooke no secondo direzioni che coincidono con quelle di simrnetria della struttura. !i1
68 3. Meccanica del continuo 1

questi casi il numero delle costanti elastiche indipendenti caratterizzanti il legame


I tangeiiziali, le corrispondenti deformazioni angolari sono legate a tali tensioni
tensioni-deformazioni si riduce sensibilmente. Ad esempio, è possibile provare 1 tramite il tnodufo di elasficità tangenziale G :
che:
a) nel caso di un materiale caratterizzato da tre piani di siinmetria mutuamente
ortogonali tra loro, mezzo definito ortotropo, te costanti elastiche indipen-
denti si riducono a 9; 1
1
b) se si ha un asse di simmetria con piano di isotropia ortogonale a tale asse, il Infine, l'applicazione di una pressionk iinifornie p' = -T (n,' + o; + 0 ; ) coni-
mezzo è definito trasversaftnenfeisotropo, e le costanti elastiche indipendenti
sono solo 5 ; 1 porta una variazione di volume individuata dalla deformazioiie cubica
t y = ei + e2 + €2, e il legame tra p' e e" è indicato ttrodufo di deforn?oziorre
C) infine, nel caso di un mezzo isotropo le costanti indipendenti si riducono a 2.
cubica :
hfezzo isotropo
In quest'ultimo caso, le tensioni normali producono deformazioiii longitudinali
nella stessa direzione della tensione e nelle direzioni a essa ortogonali, ma iion
producono deformazioni angolari. Soltanto due delle costanti sopra defiiiite sorio realmeiite indipendenti, in quan-
Se si immagina che un lungo cilindro, con asse parallelo a uno (asse z ) depli to, in viriu della supposta isotropia del mezzo, le proprietà elastiche devono
assi coordinati, sia soggetto a una tensione normale applicata alle sue estremità, essere uguali rispetto a tutti gli assi coordinati cartesiani. È così possibile dimo-
la deformaziorie longitudiiiale nella stessa direzione è data da: strare che per i terniiiii non nulli della 'matrice (3.69) deve essere:
C , , = C, = C;,
C,, = C,, =
C12 = C:, = Ci3 = Cjl = GJ= C?? (3.79)
nella quale E' è il modulo di elasticità norinafe. C,,-Ci2 = 2 o,
Tale modulo fu introdotto da Young nel 1807, che, con preciso significato
fisico, definì: "I1 modulo di elasticita di una sostanza il peso per uiiità di area di e le due costanti indipendenti risultano:
una colonna di quella stessa sostanza in grado di produrre un determinato accor- C, = ,i
ciamento riferito alla lunghezza originaria della colonna".
Le deformazioni nelle due direzioni ortogonali a quella della tensioiie appli- C12 =X
cata sono legate alla deformazione longitudinale e: tramite il rapporto di Poisson
(1828) v': Tali costanti soiio note come cosfanli di Lornè (1859),e sono legate a E', u', G
e h" dalle segueriti relazioni:

In definitiva, le componenti di deformaz~oneloiigitudinale in preseiiza delle tie 4


componenti normali di tensione sono date dalle relazioiii seguenti:
I
l
+ o;)] 1
=-
E
7 [a; - v' (O;
I hfezzo trasversalmente isotropo
1
t,, = --,-
E
[O.;, - v> (a: + ai')] (3.56) i L'ipotesi di completa isotropia è quella più diffusaniente adottata nella risoluzio-
ne dei problemi pratici, in virtù delle notevoli semplificazioiii che essa comporta
nel numero e nella determinazione delle costaiiti elastiche necessarie per la carat-
1 terizzazione del comportainento del materiafe.
e:=, [ a i - v t ( u ; + a,')]
E Ne1 caiiipo della Meccanica dei Terreni risulta più aderente alla realtà lo
I schema di IJlCZio lrasi>ersof/nenteisotropo, in quanto la struttura dei depositi
Nel caso in cui un cuherto di mareriale ienga invece assoggettato solo a tcnsioril naturali è tale da far supporre che il piano orizzontale sia piano di isotropia. In
O 3. Meccanico del continuo

Se come parametri per lo stato tensionale si adottano le quantità:

1
P' = - (O; + + oj) = ai,,
3 (3.82)
q ' =- 1 [ial-u;)=
- ~3] ~
+ ( ~ ~ - +0 (~U)~~- U ~=) -
\l 2 %EToir
i parametri che definiscono lo stato di deformazione risultano:
E" = E, + €2 + E ] (3.83)
JZ l
-- + (eI-EZ)2+ ( ~ ~ - e ~= )--J~j] Y"><
[(€1-€3)~ ~ ' ~

e il lavoro di deformazione per unità di volume di uii campione è così espresso


dalla relazione:
tz='[-~Av
E;
<-L(,V <+<l 1'z x = -L T,,
G,v
gurn 3.12 A4ezio lra-
,ersaIrnenieisotropo.
i$H= 5
E ' ~
Sempre in rermini di tali invarialiti, la relazione terisioni-deformazioni generaliz-
zata può esprirncrsi nella forma (AlkUlson e Richurdso~l,1985):
questo caso, con riferimento alla figura 3.12 il comportamento del materiale è
caratterizzato trariiite le seguenti cinque costanii elastiche indipendenti: di, - A - dq' iB - dp'
EH, i&, = modulo di Young e rapporto di Poisson associati con il piano oriz-
del, = C d q ' + D d p ' - (3.85)
zontale; e nel caso di un mezzo isotropo le costanti elastiche risultano:
E; = modulo di Young in direzione verticale; B=C=O
v;, = rapporto di Poissoii che esprime l'influenza delle deformazioni orizzonta-
li su quelle verticali;
G,, = modulo di elasticità tangenziale che associa le deformazioni angolari
contenute in un piano verticale alle tensioni tangenziali agenti su tale piano ossia, in virtù dell'ipotesi di isotropia, le deformazioni di volunie dipendono solo
e su quello ortogonale ad esso. da variazioni della tensione media p ' , mentre le distorsioni a volume costante
In letterarura iion si hanno ~iiolteinformazioiii per quanto concerne tali parame- sono funzione solo degli sforzi di taglio.
tri e in generale si può osservare quanto segue ( IVrorll ei al., 1979; Henkel, 1971): Nel caso i i i cui si esaniirii un problema in condizio~?i
di &fort~~a;ionipiun~,
è più conveniente utilizzare i seguenti paramelri:
- supponendo che la rigidezza in una direzione sia proporzionale alla rensiorie
efficace agente nella stessa direzione si può iri prima approssirnarione suppor-
re che sia E,&/EI = Ko; S, = -1(O,'+ci), l'=-- ,1 (0:-0;)
-
- se si ammette l'esistenza di un potenziale elastico, in virtù della sinimetria
-
della matrice delle costanti elastiche dev'essere E; - v',, =EH v;iv; E,, = (€1 + €3); = (el-c3) (3.87)
.
- infine, spesso si assume vL = 0.5 (v;., + v;,,) = 0.5 vHr (1 Kn). - + e la (3.85), sempre ncll'ipotesi di mezzo isotropo, diventa:

Uso degli invarianti 1 . dr'


d e = --
Come già osservaio nel paragrafo 2.5, per rappresentare lo stato di tensione o di G
deformazione è spesso conveniente fare uso di parametri che siano invarianti
2(1 + v')
rispetto al sistema di riferimento adottato. dt, : -
3-K
7 .dsr
- (3.88)
La scelta degli invarianti di tensione e di deformazione non può però essere
fatta arbitrariamente, in quanto può ritenersi corretta solo se il prodotto di tali A ~ i a l i ~ z a n la
d o(3.85) si vede come l'uso di quantità invarianti coiilporti notevoli
invarianti è uguale al lavoro di deformazione delle forze esterne, che è a sua volta semplificazioni nell'espriiiiere il legame costitutivo e come tali invarianti, se
un invariante rispetto alla scelta del sistema di riferimento (Arkinson e Bransb~~, correttamente scelti, evidenziano la dipendenza della risposta del mezzo dal ripo
1975). di sollecitazione.
.
-- 3.5 .4ppiicuiio11edello teorio dell'elosr~iòal colcolo delle fensjoni
--73

Applicazione della teoria dell'elasticità al calcolo delle tensioni indotte Carico lineare -

3.5
~

Nella .??eccunica dei Terreni uno dei casi di piu largo utilizzo della teoria dell'e-
in un mezzo omogeneo da carichi esterni lasticità i- costituito dalla determinazioiie dello stato di tensione prodotto ail'in-
La risoluzione di un problema elastico consiste, nel caso più generale, nella teriio del terreno da carichi applicati in superficie. Per illustrare il modo in ciii
determinazione delle [re componenti di spostainento secondo un sistema di assi viene ricavata la soluzione, si consideri per semplicità il caso di un carico li~ieare
coordinati, delle sei co~nponenridi deforri7azione e delle sei cornponenri di ren- Q, infiiiitaiiieiite esteso nella direzione y (fig. 3.13). 111qitesto caso, dalla condi-
sione. Le equazioni a disposizioile sono costitiiite dalle rre equazioni i~idefinite zione:
di equilibrio, dalle sei equazioni di conipuribililà che assicurano la conpruenLa
della deformazione e dalle sei eqirazioni che esprimono il lega~nerensioni-deJor-
17iazioni. Poiché il problema e spesso formulato in termini di spostamenti o
carichi iltiposti al contorno, è utile poter ridurre il numero di equazioni esprirnen-
d o direttamente le condizioni di equilibrio in terinini di spostamento o le equa-
zioni di compatibilità in termini di tensioni.
Nel primo caso, riscrivendo le relazioni sforzi-defoi-mazioni iii rerrniiii di
spostamento, ad eseinpio:

Figuro 3.13 Tensioni i,~.


doire do un cu,rico lineare.
si ricava (v. sortoparagrafo «Teiisioni totali e teiisioiii efficaci)), a p. 79):
e sostituendo nelle equazioiii iiidcfinite di equilibrio (par. 3 2). queste iiltinie o, = v f a , + o ; )
possono esprimersi iiella forma:
e peitanto le relazioni tei~sioni-deforriiazionipossoiio esprinicrsi:

1
-= -
essendo X, Y, Z le componenti delle forze di massa e 6 , = t, + 6, + t;. Le (3.90)
-)a 7;'

sono note come equazioni di h'ai~ier,e, esprimendo le condizioni di equilibrio in


rer~nitridi conlponenri disposra~nenro, sono utilizzate per risalire dalle condizio- Sostituendo le (3.92) nell'equazione di comparibilità:
ni di spostamento imposte al contorno allo stato di deformazione e di tensione.
In alternativa, se le coridizioni al contorno sono espresse in termini di sforzi
è possibile, utilizzando le relazioni tensioni-deforn~azionie qiiclle di equilibrio,
riscrivere Ir eq~ruzionidi co~?~pufibilità in tertnini di fensioili:
si ottiene:

e combinando coi1 le equazioni di equilibrio si ricava:

Le (3.91) sono note come eyt<aziotridi Belrr-atrii-iMic/~i'll.


74 3. Meccanica del continuo --- .- 3.5 Applicazione della
---- dell'elasricirà al calcolo delle tensioni 75

che, nel caso particolare in ciii si suppongano nulle le forze di massa, si riduce In definitiva si ha:
alla:

0; = 2 Q . --
- z
r ( x 2+ i?)'

e in modo analogo si può rica\are la soluziorie per la o, e la T,:


In definiiiva, utilizzando la (3.95) unitamente alle due equazioni indefinite di
equilibrio:
-
or -
20
&-
ir -2
- (cos'a - sin'a)

è possibile deteriiiinare, rispettando le opportuiie condizioni al contorno, le ire


componenti a,, o; e T?
Se si iporizza l'esistenza di urla funzione delle ierisioiii F ( x , y ) , definita
fu~liionedi Airy (1662), tale che: Carico pirntiforriie
Utilizzando lo stesso pi-ocedinieiiio (si veda E1>7»shetiXoe Goodier, I Y S I ) , è
possibile ricavare la soluzione relativa al carico piintiforiile P, ottenuta per la
prima volta da Boirssitlesq (1885).
Con riferimento ai sirnboli utilizzati in figura 3.11, le sei componenti di
si può verificare che tale funzione soddisfa le equazioni di equilibrio, e I'cquazio- iensione sono date dalle seguenti relazioni:
ne di compatibilità è espressa dall'eqiiaziot~ebiarii7otiica:
V' (v'F)= O (3.98)
Se come funzione F ( x ; z ) si sceglie la funzioiie:

la componente a: è data da:

e la costante C si può ricavare dalla condizione che la somma di tutre Le q agenti


su un piano orizzontale generico dev'essere uguale al carico Q:

1'-m
a:.di=Q (3.101)

Sostituendo la (3.100) nella (3.101) si ha:

da cui:
Figura 3.14 Tensioni
Uldorre da un carico piin-
rCforille.
76 3 A4eccanrca del conrrnuo
3 5 Applrcazione della leorro dell'elasricrra al rolcolo delle rezisronr 77

3P x -z2
Tu=----
28 R5
3P li'
71: = -
27i
--
RJ

Aree di carico
Integrando le (3 101) su un'area di din~ensionifinite e possibile ricavare le solii-
zioni relative ai casi di inaggiore interesse appl~cati\o Rimandando al testo di
Poulos e Dultis (1974) per una disamina delle solurioni disponibili, in queata sede
ci si limita a riportare in figura 3 15 la soluzione di iVeeirtiiurk (1942), che
permette la determinazione della ienslone verticale sotto lo spigolo di uii'area
rnon
rettangolare, in figura 3 16 quella relativa al caso di iin'area circolare, i11 figura
3 17 quella relari%aa iiri carico nastriforme di sezione rettangolare e in figura
3uZ, q f cm n ) 3 18 quella relativa a un carico nastriforme dl sezione rriangolare Gli esempi 3 1,
3 2 e 3 3 ~llustranoI'applicazioi~edi tali soluzioiii

Frxuro 3 17 Ter~irone
ier~rcaieprodoira
da un carico i~usfrifc)ti?~e
rrriun&oiire (Carurhers,

Q INUMERI I N O SI

Figura 3.16 Tenrtone frgura 3. I8 Tetisiotie


verrrcale prodorra verrrcole prodorra
da un carico agente SII
un 'area crrcolare (Fosrer
e A h l i i n . 1554)
78 3. Meccanica del continuo
i -- 3.5 App/icaiiorie della leoria del/'eIusticrià al cu/co/o delle tensioni 79

Applicabilità delle soluzioni basate sulla teoria dell'elasticità Riassumendo tali considerazioni, si può concludere che riella maggioranza dei
Le soluzioni indicate nel punto precedente sono basate su una serie di ipotesi casi pratici le tensioni verticali indotte Auz posiono essere stimate con l'usuale
semplificative, tra le quali le più restrittive so110 le seguenti: teoria di Boussinesq (mezzo elastico-lineare, omogeneo, isotropo) con uri'affida-
bilità del 2000, facendo comuiiqiie particolare attenzione ai casi di terreno stra-
- il terreno è assiniilato a un nlezso conritluo, isorropo, o ~ ? ~ o ~ ee ~elasrico-li-
ieo tificato.
neare ; Viceversa, le tensioni orizzontali sono fortemente influenzate dal coefficien-
- l'area di carico è considerata Ni.finirat~iet~te
flessibile e s~rperficiale. te di Poisson, dalla non linearità meccanica, da ogni forma di eterogeneità e
dall'anisotropia del mezzo. Di conseguenza la valutazioiie effettuata con la teo-
Negli ultimi vent'aiini sono stati effettuati molti studi, che lianrio perniesso di ria dell'elasticità può risultare una sovrastinia o una sottostirna sensibilmente in
individuare l'influenza di tali ipotesi e, di consegueiiza, I'attendibilità delle for- errore e pertanto va considerata scarsamente affidabile.
mule derivate per il calcolo delle tensioni iiidoite. Le pri~icipaliconclusioni sono Le osser\.azioni fatte per le tensioni orizzontali possono essere estrapolate
esposte nel seguito. anche alle tensioni tangenziali.
Va infine notato che tutte le considerazioni fin qui svolte si applicano a
(a) La iion linearilà di tipo meccanico non influenza l'entità e la distribuzione fondazioni per le quali si abbia iin fattore di sicurezza nei confronti del carico
delle tensioni verticali, mentre le tensioni orizzontali sono molto sensibili al limite pari almeno a 2.5. 11 caso di strutture messe in opera con coefficienti di
tipo di Ieganie sforzi-deforriiazioiii assunto (.iforgerlsrc~-t1
e Phuko~i,1968; sicurezza modesti richiede particolare attenzione, in virtu dei fenomerii di plasti-
HGeg er al., 1968). cizzaz,ione che possono ititeressare zone significatii'e del terreno al di sotto della
foridaziorie.
(b) Nel caso di un mezzo eterogeneo, caratterizzato da un iiiodulo di deforiiia- Tensioni totali e tensioni efficaci
zione variabile liriearmente cori la profondità e da tin rappoi-to di Poisson r8
Le tensioni calcolate con le soluzioni prima discusse sono da intendersi come
costante (Gibsoti, IY74), le terisioiii verticali sono leggerineilte infliienzate rensioni totali. Alla luce del principio degli sforzi efficaci (par. 2.2) le te~zsioni
dal valore di v mentre le tensioni orizzoiitali sono dipendenti in maniera efficaci possono essere determinate se si è in grado di stabilire il valore della
drasiica da tale parametro.
sovrapressione dell'acqua interstiziale prodotta dall'applicazione degli stessi ca-
richi. Qirest'ultiina però è un'opcrazioiie riiolto complessa, che richiede un'ap-
(C) La presenza di lino strato rigido di base comporta un incremerito delle tensio- profondita conoscenza del coinportamento reale dei terreni. Pertanto in questa
ni \,erticali in prossiiiiità dello strato stesso che pii6 essere anche del 50-6O0?o sede si preferisce per il inoiriento arrestarsi al calcolo delle terisiorli totali, riinan-
del valore previsto dalla usuale teoria di Boussi~iesq.Gli errori nclla rtiina dando al capitolo 6 I'aspet~orelativo alla previsione della pressiorie neutra.
delle tensioni orizzontali so110 ancora più marcati. -
pp
.- -P -
ESERCIZIO 3.1 in virtu di quali ipotesi ia soluzione relativa al caso di carico iineare, discussa nel sottopara-
(d) La presenza di uno stiaro superiore di maggior rigidezza coniporta iiiia grafo ecCarico lineare. (p. 7 3 , non dipende dalle costanti elastiche del terreno?
sensibile riduzione delle teiisioni \-erricali previste iiell'iporesi di mezzo 01110-
geneo. Le teiisioni indotte nello strato compressibile inferiore possono valu- ESEMPIO 3.1 Con riferimento alla figura 3.19 determinare l'incremento d i tensione v
tarsi, in prima approssiinaziorie, usando ancora la soluzione relativa al mez- punto P esterno all'area di carico BNRD e posto alla profondith dl 5
zo omogeneo, ma alterando l'altezza dello strato superiore rigido nel i-appor- La pressione agente sull'area suddetta è di 100 kPa.
to dei moduli di deforniazioiie E,/E2 (Pufleld e ~liarroc.k,-1983)

(e) 111 un inezzo anisotropo, la cui caratterizzazione richiede la corioscenza di


cinque parametri, le tensioiii verticali indotte risiilrario influenzate rnalto più
dal rapporto G , , i E , elle dal rapporto El,/E,. E poiché il valore di G a hsolo
di rado t- niisurato in pratica, si hanno poche informazioni sul rapporto
G,,/E,. per poter dare delle iridicazioni sui probabili errori cornnicssi nella
stirna di A o z .

(t) IiiSiiie, va notato che in genere la foiidazione è posta a una certa proforiditi
dal piano campagna e clie l'effetto dell'applicazioiie del carico ;ili'interno del
mezzo elastico riduce l'entità delle tensioiii \erticali iiidoite 3 0 ; rispetto ai
valori previsti applicando il carico sulla superficie del seinispuzio. Per tener alcolando ia te
conto di tale fattore nella stima dei cedimenti si possono applicare le corre- ottraendo I'influe
zioni discusse nel capitolo 9.
3 6 Teoria della pinsricira 81

Per definire invece completamente l'incremento di deformazione plastica e


necessario formulare un crrterro dr snervot?ier~to,un crrrerro dr flusso e una legge
dr rncrudrmento, che permettano di individuarne rispettivameilte I'esisrenza, la
direzro~le,e i1 rnodulo.

Criterio di snerbamenfo
11 criterio di snerxamento, definito anche condrzione dt ylasrrcrta, e una relazio-
ne che individua in modo quantitativo la soglia tensionale raggiunta la quale non
si hanno più solo deformazioni elastiche, ma anche deformazioni plastiche. Per
illustrare questo concetto si consideri per i1 momento un provino soggetto a uno
stato tensionale monoassiale (fig. 3 21). Se la tensione applicata e inferiore a una
certa soglia o,,, le deformarioni ri?ultaiio re\ersibili e i1 comportamento è pura-
mente elastico. Superata tale soglia le deforniazioiii risultano in parte elasticlie
e in parte plastiche, e la curva tensioni-deformazioni segue l'andamento A B . La
tensione corrispondente al punto A , raggiunto il quale iniziano le deformazioni
plastiche, e defiiiita rensione dr mervumenro

Punto N l i carico rettangolare comporta un ~ncrementoLiu, pari a O 11 .33 35 = 3 7 kPa, il


carico triangolare di destra una Lia, = O 14.3335 = 4 67 kPa, mentre l'influenza del carico
triangolare di sinistra B trascurabile
P-
-- Figura ? 2I Trnsiorle
di srleri arrienro

Nel tratto A B la deforniaiioiie dev'essere sosreiiuta ancora da un incremeiito di


Teoria della plasticità
6 Il comportaiiieiito dei terreni e caratterizzato dall'esistenza di deformaziorii sia
teiislone, ma tale iiicremento si riduce a mano a mano che ci si avvicina alla
rottura
retersibili che irreversibrlr, in genere definitc elastiche e plasriche Pertanto, Se una colta rdggiunto i1 piinto B si scarica i1 pro\ino, la cur\a tenrioni-de-
come già e$idenziato nell'introduzione (par 3 l ) , non puo essere adeguatamente formazioni ha uiia pendenza confrontabile con quella della tangeiite alla curva
descritto dalla teoria dell'elasticita, soprattutto in preseriza di cdiichi non mono- ~iell'origine(co~iiportanientoelastico). In virtu del superainento della tensione di
toiiici. Leggi di comportamento di maggiore generalira sono state in\ ece forinli- siiervamento o,,, nel tiatto AB sono state accumulate dclle deforrnarioiii plasti-
late e appl~cateai terreni basandosi sulla reoria della plasricrra Uii'assunzione che che, essendo per IOIOnatura irreversibili, si ritro\ano alla fine dello scarico
fondamentale di tale teoria è che I'incremeiito complessi~odi deformazione sia ($in figura 3 21) Durante lo scarico è possibile risco~itraresperimentalmente uii
somina di ui~'a1iquotaelastica (nel seguito evidenziata dall'indice e ) e di un'ali- certo ritardo iiclla risposta della deforma~ionealla riduzione della tensioiie, per
quota
. -plastica (evidenziata dall'iiidice p), ossia. cui con i1 s~ccessi\~o ricarico si ha un piccolo ciclo di irteresi
de, = dc; + dcP, (3.105) È importante notare ora che iiella fase di ricarico il comportaiiiento del
L'incremento di deformazioiie elastica è calcolato tramite il legame tensioni-de- materiale risulta elastico finché non viene raggiunta una nuova tensione di sner-
vamcnto o,?, superiore alla precedente o?,.
forinazioni di un mezzo elastico e isotropo (par. 3.4). Ossia, i i i virtìi delle deformazioni plastiche verificatesi nel tratto Ai?, il
E poiché, in virtù dell'ipotesi di isotropia, si ha la coincidenza delle direzioni
principali dei tensore di tensione con le corrispondenti direzioni principali del materiale sembra avere acquisito una sorta di rnelnoria condizionata dall'assetto
tensore di deformazione, il suddetto legame è sufficiente per la determinazione strutturale prodotto dalle deforinazioni plastiche, che si manifesta attraverso
iion solo del modulo ma anche della direzioiie del xctrorc [de',]. l'innalzameiito della tensione di snervamento da o,,, a o,.,.
82 3. Meccanica del continuo 3.6 Teoria della plasticità 83

Questo aumento del limite di plasticita con l'evolversi monotonicamente Figura 3.23 Incrudi-
mento isorropo e incrudi-
delle deformazioni plastiche è indicato con il termine incrudirnenlo. rnenlo cinemalico.
Se effettuando lo scarico a partire dal punto B il provino viene assoggettato
a una tensione di trazione, il limite di snervamento (punto C) risulta inferiore a
ajz, anche se inizialniente i limiti di snervameiito in trazione e coinpressione
eraiio uguali.
Tale influenza della non nionotonicità delle condizioni di carico sulla tensio-
ne di sne:vamento è indicata come effetto Bauschinger (1881). a) MEZZO PERFETTAMENTE
Nel caso più generale, lo stato tensionale è definito da più di una componeii- PLASTICO
te di tensione. Ne consegue che il concetto finora esaminato di Iensione di
streri;utnerito dev'essere sostituito dalla definizione di una superficie di snerva-
mento.
Ad esempio se, solo per semplicità, ci riferiamo a un provino cilindrico di
terreno so;getto a una tensione assiale o,' = o;e a una radiale o:= u;(fig. 3.22),
è possibile, eseguelido una serie di prove a a; = coste a o; = cost, individuare nel
piano (o;, u,') una curva di plasticizzazione. I punti interni a tale curva rappresen-
tano stati tensionali che producono solo deforrnazioni elasticlie, rnentre passan-
do in figura 3.22 dal punto A al punto B si hanno anche deformazioni plastiche. b> INCRUDIMENTO C) INCRUDIMENTO
(Ti=(T' ISOTROPO CINEMATICO
a 1
CURVA 01
SNERVAMENTO La necessità di avere una qualche forma di incrudiniento si giustifica con il fatto
che la superficie di snervamcnto deve seguire l'evoluzione dello stato tensionale
in n o d o che sia scrnpre verificata la condizione di consisienza:

Se si aniinertesse infatti I'esisteriza di uno stato tensionale esterno alla superficie


di snervamento, si dovrebbe ammettere anche l'esistenza di deforinazioni plasti-
Fi.<ura 3.22 Curva che durante una fase di scarico teiisionale, in contrasto con la definizione stessa
di snervaine~~ro. q'=(T;
di superficie di snervamento.
L'equazione di tale curva, o più in generale della superficie di snervamento, Sulla scorta di tali coilcetti è anche possibile definire in niodo generale le
o la condizione diplasticità . In generale tale
costituisce il criterio dis~rrri~a~i~et?to coridizioni di sollecitazione come condizione di carico, scarico o neutrale, a
criterio ha una forrnulaziorie dcl tipo: seconda che sia:

ossia, è una funzione delle sei cornpoiienti di tensione e delle componenti di


defor~nazioneplastica.
1.a dipendenza dalla deformazione plasrica e norinalinente imposta attraver- o, sviluppando il differeiiziale:
so un solo parametro h , fiinzione del lavoro di deformazione plastica FY",
per cui
la (3.106) è espressa aiiclie nella forma:
F(<rG, h )=O (3.107)
con h = h (W,,).
Se si fa riferimento alla rappresentazioile geometrica, l'equaziorie F(u;, Spesso, tuttavia, e soprattutto nelle applicaziorii rigiiardariti i inetalli, si introdu-
h ) = O individua iieilo spazio astratto degli stati di tensione il luogo geometrico ce l'ipotesi che la condizione di plas~icitasia indipendente dalla deforn~azione
degli stati tensionali lirniti, ossia la superficie di snervamento; la suddetta dipen- plastica, assumendo sempliceiiiente:
denza dalla deforiilazione plastica si traduce nel fatto che nel corso della defor-
mazione plastica tale superficie può cainbiare dimensione e forma.
In particolare se nel corso della deformazione plastica la superficie di sner- In questi casi la superficie di plasticizzazione rimane, nel corso della deformazio-
vamenro si espande senza cambiamento di foriiia né di posizione, si parla di ne plastica, di forma e dimensioni costariti e ferma nella posizione originaria, e
Urcrudirnendo isort.opo (fig. 3.23); mentre se si ha solo una traslaiione rigida il comportamento del mezzo è definito perfeitamet?re plastico.
della superficie si parla di it?crudirt?etztocit?ernarico(fig. 3.23). Tale ipotesi è largameiite usata anche nella Meccat~icodei Terreni nei pr oble-
E 3. zWeccanicadel conrinuo 3.6 Teoria della plasricifà 85
.-
P-

mi di at~olisilitr~ire(trattati nel capitolo 8) che, alla luce delle considerazioni simmetrica rispetto alle proiezioni degli assi principali su vale piano. Proiertaro
finora svolte, non 'anno considerati come una classe separata di problemi ma sul piano ottaedrico, il criterio di Tresca è rappresentato d a un esaeono regolare
piuttosto come un caso limite di una più generale teoria elasto-plastica. .. ,,6
E importante notare a questo punto che, nel caso di un mezzo con compor- e quello di Von Mises da un cerchio di raggio pari a o., (fig. 3.24).
tamento perfettamente plastico, la condiziot7e diplasticirà coincide con il crilerio
v5
di ronura. Nel caso più generale di comportamento plastico iiicrudente la super-
ficie di plasticizzazione è interna alla superficie di rottura e al massimo può /SPAZIO DIAGONALE
coincidere con essa. Generalmerite nelle applicazioni (Lode, 1979) la forma della q4
superficie di snervamento è assunta simile a quella della superficie di rottura, ma
non è semplice attribuire alla superficie di rottura un unico significato così come
è stato fatto per quella di snervamento, a causa delle diverse possibilità che si
hanno di definire la rottura (vedere il capitolo 6 e Ufroih e Houlsby, 1965).
Se il mezzo è isoiropo la condizione di snervamento (3.1 11) può espriniersi
in funzione degli irtvarianti dello stato di tensione.
Nel caso dei metalli, inoltre, essendo possibile provare sperimentalmente che
l'applicazione di una pressione uniformep non comporta deforrnazioni plastiche Fi~,11ra3.24 Criteri
di entità rilevabile, si assume usualniente che la coiidizione di siiervamento di-
penda solo dagli invarianti del deviatore di tensione: Tale dimeilsioiie si giustifica osservando che se uii punto P l i a coordiiiate (o,, al,
a,) nello s azio delle tensioni, la sua proiezion: sul piano r ha coordinate
F'
(o,, = o, \ 2 / h - ; o,, = a? 6 / v r 3 ; o,, = o? A / v 3 ) .
Tra i diversi criteri del tipo (3.112) proposti in letteratura, dal punto di vista Nel caso dei terreni la condizione di plasticità dipende anche dalla pressione
applicati\,o hanno trovato largo impiego quelli di Tresca (1969) e di Voti A4ises media per cui, sal\*ocasi pariicolari (analisi in condizioni non drenate in termini
(1913). di tensioni totali), i suddetti criicri non sono applicabili e occorre fare riferimen-
Il primo siabilisce il raggiungimento della condizione di plasticità quando la to ad altri modelli, itnalizrati nsl capitolo 6.
massima tensione tangenziale ragciuuge un valore critico K . Espresso in termini
di tensioni principali tale criterio di\-enta: Criterio di flusso
Quando si ra_cgiungela condiziorie di plasricirà si verificano deformazioni plasti-
che se è rispettata la condizione d F > 0.
e il valore della tensione tangenziale di snervainento K è legato alla tensione di A questo punto si pone il proble~nadi dcterniiiiare direiione e entità di tali
snervamento a, ottenibile da una prova di trazione dalla relazione: deformazioni. Mentre, come eià detto, nel caso delle deforii~azionielastiche la
rclazione generale (3.69) è da sola sufficiente a definire completarneiite il vettore
di deforniazione, nel caso delle deformazioni plasticlie le evidenze sperimentali
dimostrano che la direziorie del vettore di deformazione L; indipendente dali'in-
Tale criterio non dipende dalla tensione intermedia o,. cremento di tensione e dipcndi. iiivece dallo stato tensionale coinplessivo. Ossia,
II criterio di VOI?Mises (1913) è basato invece sulla proporzionalità esistente gli increii~eiitido-, pur influenzando il valore delle àtc, iioii ne infliieiiiano la
tra il secondo invariante J2 del deviatore di tensione e l'energia di deformazioiie direzione.
legata alla variazione di forma del mezzo, ed è espresso nella fornia: Inoltre è possibile soddisfare la condizione impobta dalla definizionz di
carico neutrale di avere deforinazioni plastiche niille quando d F = O, se il legame
costitiitivo in caiiipo plastico è del tipo:

-
in cui K è il valore della tensione tangenziale massima in una prova di taglio puro
(ol = -o2 K ; o3 = 0).
Come già accennato con riferimento alla figura 3.22, ogni condiiione di
Le A,, in vii-tu della indipendenza della direzione delle dc-C dagli incrementi do,,
so110una funzione della storia delle sollecitazioni e dello stato tensionale rotale,
per cui se si separano questi due aspetti è possibile esprimerle iiella fornia:
plasticità e rappresentata geometricamente dauna superficie ~ h racchiude e al suo
iiiterno il dominio elastico. Uii il-iterio del tipo F ( J , , .l3) = O è rappi-esentato da
una superficie con asse parallelo allo bpazio diagonale (avente coseni direttori
uguali a 1/ J 3 ) .
Inoltre, l'assunzioiie di isotropia impone all'intersezione della superficie di iii cili H è una fililiioile della storia, e C è una funzione delle coiiipoilcnti di
snervamento con il piano ottaedrico (di equaziorie o, i- a2 + o3 = 0 ) di cssere teilsioiie.
86 3. Meccanico del

Avendo espresso nella (3.117) la parte dipendente dalla storia delle sollecita- Figura 3.26 Coniporto-
zioni tramite la funzione H, la funzione G è indipendente dal percorso di solle- riienlo firecconico
citazioni seguito e può perciò essere interpretata come un potenziale plasrico. deli'urgillo di Torunto.
L'esistenza di un potenziale comporta, in analogia a quanto avviene nei moti di
filrrazione, la coincidenza della direzione del vettore [dcP] con quella luneo la
quale si ha il massimo gradiente di potenziale. In una rappresentazione geoine-
trica (fig. 3.25) ciò equivale a supporre che {dtP]sia ortogonale alla superficie
iiidividuata dalla funzione G nello spazio delle tensioni. Tale legge di normalirà
costituisce il crirerio di flusso, e permette di stabilire il rapporto esistente tra le

Figirra 3.25 Polrriziole


ploslico e direzione del
veriore di deforrnu;io~ie
plosiicu.

componenti della deforrnazioiie plastica. Nel caso più geiierale, la funziorie E si è gia precisato anclie che essa è in genere descriira aitraverso uii parametro
poteiiziale G e la fiiiizione di siicrvaiiiento F soiio due funzioni separate, c il h , funzione del lavoro di dcforniazione plastica (work-hardeni~ig)o della defor-
criterio di flusso è definito ilon iissociuto. Però quasi semllre la G è assunta mazione plastica (strain-hurdeiiing). La legge di incrudimento più semplice d a
coincideiite con la F , e si parla allora diflusso associaio. trattare è quella di tipo isotropo, in base alla quale la superficie di snervarneiito
In quesro caso si conseguono notevoli seniplificazioni nella trattazioiie ana- si espande uriiformsmente in tutte le direzioiii (fig. 3.23).
litica del problema, è possibile proL2arel'unicità della soluzione in problemi al In alteriiativa si usa spesso una legge di incrudiinento cineinatico per model-
contorno, e sono automaticamente verificati i requisiti da soddisfare in base al lare narticolari asverti. quali l'effetto Rauscliinger, o pcr tener conto dell'ar~iso-
postulato di Dr~tcker(19391, affinche il coinporramento del materiale possa tropia indotta dalle deforrnazioni plastiche.
essere considerato srubile: Un esempio di iricrudimento isotropo è trattato i i i dettaglio nel paragrafo
- la superficie di siicrvaineriro dev'esserc convessa; 6.1 l , al quale si rimanda per ulteriori approfondimenti di tale argoinento.
- l'incremento di deforniazione plastica dev'essere normale alla superficie di
snervamento e diretto verso I'esteriio. - P-. -
Pii1 siiiteticamente ciò equivale a imporre che il lavoro di deformazione plastica Viscoelaslicilà e viscoplasticifà
sia positivo. Il coinportaiiieiito dei materiali così coiiie descritto i ~ edue
i paragrafi precedenti
Coiilunqiie, un criterio di flussu non associato può essere ricliiesto per rno- risulta indipendente dal tempo. In natura, invece, le deforinazioni possono esse-
drllare il comportamento di materiali, quali ad esempio le sabbie dense o le re influerizare aiiche sensibilmente dal fattore teiiipo, e in questi casi è la velocirà
argille molto sovraconsolidate, caratterizzato da pronunciati effetti di instabilità di deforriiazione, piurtosto che la deformazione in se stessa, che risulta essere una
ineccaiiica (fig. 3.26). funzione delle tensioni. 11 comportameiito di un mezzo caratrerizzato d a una
relazione tensione-velocità di deformazione è defiriito viscoso. Può essere schc-
I.egge di incriidimento matizzato tramite il inodello illustrato in figura 3.27, il cui legame costit\itivo L:
Il criterio di flusso, si ripete, perinsite di àeierniinare la direziorie del Letrore espresso dalla legge di Newton (1687):
jdcJ'] ma iioii il suo modulo, che è invece individuato attraverso una legge di
evoluzione della superficie di snervamento, definita legge di i11oudi17ze1iro.Tale ~ = q - y (3.1 18)
e~oluzioneè necessaria in base alla condizioi1e di corzsistenzu, in modo chs sia nclla quale 11 è il cocflcierzre di i:i~.casifàdi~lainica(il coefficieiite di viscosità
seinpre soddisfatta I'equazioiie (3.108). cinematica è defiilito dal rapporto 1. = I?/@)e j. = a-,4iJt.
88 3. hfeccanica del coniinuo

miira 3.27 .bfodeiio vi-


scoso di A'eicron.

Tale modello e rappresentativo di un fluido incompriniibile. Nel caso dei terreni


esso piiò rappresenrare solo un aspetto del comportamenio reale, la cui simula-
zione richiede l'utilizzo contemporaneo di altri differenti semplici niodelli. Maggiore generalilà può essere conseguila combinando invece i due suddelli
modelli. Nel caso di figura 3.29 (r?iodeflodi B ~ si ha: ~ ~ ~ ~ )
Viscoelasticith E = FI f C> + e,
con

zatori viscosi.
Le dile combinazioni più semplici sono rappresentate dal nod dello di
~Waxivelle dal r?lodel/o di Kelvin-Voigt (fig. 3.28). Nel primo caso la molla
elastica e lo smorzatore viscoso sorio collegati in serie, per cui la relazione tensio-
ne-deformazione è del tipo:

Creep e riiassamento
Nel modello di Kel\,iii-Voigt la molla clastica e lo smorzatore viscoso sono irivece Le Prove s~erinlentalicorrenleiiiente inipiegate per lo del
collegati in parallelo, e il lcgaine o'-€ diventa: niente di un m e r o sono quella di creep e quella di r ; / ~ ~~~1~ a ~ ~ ~ ~ ~ ~
priiiio caso si ri1ekfa I'andameiito delle deformaj-ioni nel teinpo carico
o'=E' . e + ? . ; costante; nella prova di rilassaniento invece si impone una deformazione costan-
te e si rilevano le variazioni di tensione nel tempo con al
Se irilpiegati da soli, però, tali inodclli continiiano ad essere poco adeguati a d i hiaxweii (fig. 3.301, se si applica una ~ensionecostaille nel tempo o r = ,;,
descri\.ere i1 comporranienro reale dei terreni, perché ad esenlpio il nlodello di l'iiitegraziolie della (3.119) con la coiidizione iniride = , ,lquando t
hlaxwell noli tiene conto del fatto che le deformazioni viscose sotto carico effi- alla relazione:
cace costante hanno ii11ai.elocità decrescente nsl tempo, e il niodello di Kelvin-
Voigt non dà alcuria aliquota di deformazioi~eche sia indipendenre dal tempo.

Figura 3.28 ,i.lode/li vi- WXXLLO M MODELLO DI


sco-e/osr;ci. MAXWELL KELVIN-VOIG1
90 3. Meccanica del continuo 3.8 Sommario 91

La deformazione cioè è somma di una deforniazione istantanea di tipo elastico alla definizione dara da Bingham e Green (1919). può essere descritto tramite
e di una deformazione variabile linearmente nel tempo di tipo stazionario (fig. l'accoppiamento di un blocco con attrito e di uno smorzatore viscoso (fig. 3.32).
3.30). Se al tempo t, \iene rimosso il carico, si recupera instantaneamente la I1 legarne tensione-deformazione, in questo caso, è espresso dalla relazione:
deformazione elastica o;/E' ma rimane una deformazione permanente pari a
o; - r,/q.
Integrando la (3.119) con la condizione iniziale t = e, per t = t, è possibile nella quale r., è una tensione di snervamento che serve a descrivere il comporta-
invece ottenere la risposta del modello di h4ax\vell nel corso di una pro\a di mento plastico, e q, è il coefficiente di viscosità che governa la velocità di defor-
rilassamento. La relazione che si ottiene è la seguente: mazione i. per T > T,..

-
ed è illustrata in figura 3.30. Sommario
Nel caso del modello di Kelvin-Voigt l'integrazione della (3.120) porta alla
seguenre relazione in una prova di creep:
3.8 I terreni sciolti hanno un comportamento elastico non lineare, anisotropo, plasti-
co e viscoso.
Ne consegue che l'uso di leggi costitutive relativamente semplici può portare
a una descrizione sufficientemente accurata di singoli fenomeni osservati in
prove sperimentali, ma la descrizione del coniportamento in situaziorii più com-
plicate richiede teorie di maggiore generalità.
illustrata in figura (3.31). La deforniazione si incrementa nel tempo con velocità La teoria dell'elasticità, con una opportuna scelta dei parametri in modo d a
decrescente e tende al valore asiiitotico o ; / E ' , corrispoiideiite alla deformazione tener conto della non linearità, può essere convenientemente utilizzata nel caso
elastica della molla. In virtù del ritardo prodotto dallo smorzatore nel raggiungi- di carichi monotonici. Se si introduce l'ipotesi che il mezzo sia isotropo, per
descrivere il legame tensioni-deformazioni occorrono solo due parametri indi-
pendenti, il tnodulo di Young E' e il rapporto di Poisson v', o, in alternativa, il
~nodulodi defort7lazione cubico K' e il modulo di raglio C.
Figura 3.31 Risposia Più realisticamente però il comportamento di un terreno può essere descritto
del modello di Keiiin- tramite il modello di uii inezzo trasversaltnenfe isotropo, caratterizzato dai cin-
Voig~nel corso di uno que parametri E&, v L H , E l , Y I H , G V H .
prova di creep. fl f tl I modelli basati sulla teoria della plasiicità offrono, rispetto a quelli basati
sulla teoria dell'elasricità, una maggiore generalità di applicazione.
mento della deforniazione elastica, spesso si indica rale comportaniento con il Per definire completamente il legame costitutivo in cainpo plastico è neccs-
termine di elasiicità ritardato. Procedendo in modo analogo con il inodello di sario introdurre un criterio di sneri~otnento,una legge di flusso e una legge d i
Burgers (fig. 3.29) è possibile provare che, in seguito all'applicazione di una itlcrudimenro, in inodo da poter individuare rispettivaiilente l'esistenza, la dire-
tensione a; costante al tempo r = O, la deformazione 6 dara dalla relazione: zione e il modulo del vettore dell'incremento di deformazione plastica.
L'esperienza dimostra, infine, che per cogliere alcuni aspetti importanti,
tipo le dcformazioni sotto carico costante, è necessario introdurre ulteriori sofi-
sticazioni, utilizzando modelli visco-elastici o visco-plastici.
In letteratura comunque, come si può intuire, non esiste un inodello in grado
che, in modo più realistico di quanto previsto con i primi due modelli, risulta di siniulare tutti gli aspetti del complesso comportamento dei terreni reali. E,
somma di una deformazione istantanea di tipo elastico, di una deformazione d'altra parre, se esistesse, un simile modello comporterebbe difficoltà analitiche
viscosa di tipo transitorio e di una deforniazione viscosa di tipo stazionario. tali e richiederebbe un numero così elevato di parametri d a essere sicuramente
poco applicabile.
Viscoplaslicità Esistono invece diversi e più semplici modelli, ognuno dei quali è particolar-
Molti materiali tipo gomma, polimeri, fibre sintetiche, come pure le sospensioni mente adatto a descrivere solo alcuni aspetti.
di particelle di argilla, presentano un cornporlar~ientoviscoplastico, che, in base La materia discussa nel presente capitolo è da intendersi come un'introdu-
zione generale alle leggi di comportamento, utile per cogliere significato e limiti
dei modelli descritti nei capitoli successivi.
4.2 -Fortne
- di energia e legye di Darcy 93

adiabatica, se si assimila la pressione dei pori alla temperatura e la quantità di


flusso alla quantità di calore.
Successivainente si instaura un flusso in regime transitorio di lunga durata,
definito processo d i rotlsolidazione, durante il quale si ha una variazione delle
caratteristiche di resistenza, di deformabilità e dello stato tensionale efficace.
Infine ci si ritrova in condizioni drenate quando la sovrapressione dell'acqua si
-
è completameilte dissipata.
~

Pertanto, l'analisi del comportamento di una struttura su un terreno argillo-


so risulta molto complessa, dovendo prendere in considerazione le tre diverse
condizioni citate, e, a causa delle modificazioni delle caratteristiche meccaniche
del terreno con il lento procedere nel tempo della consolidazio~ie,anche la stabi-
lità dell'opera cambia nel tempo.
Le differenze del coefficiente di permeabilità possono essere spiegate consi-
Introduzione deraado i. molteplici..fattori che.controllano questo parametro (Taylor, 1948;
Nel presente capitolo sono analizzati i moti di filtrazione. In particolare; nei ,?4itchell, 1976), <più importanti dei quali sono costituiti dai caratteri strutturali
primi paragrafi veiigono richiamati alcuni fondainenti di Idraulica e, successiva- del deposito e, nel caso dei terreni a grana fiiie, dalle variazioni dell'indice dei
mente, vengono discussi alcuni problemi ricorrenti in regime stazioriario. I pro- vu-oli causare dallo stato teiisionale iridotto.
blemi in regime transitorio sono invece esaminati nel capitolo S. I n particolare, l'influenza predominante della macrostruttura del deposito
Nello studio dei moti di filtrazione, un ruolo di preiilinente importanza fa si che possano sussistere marcate differenze tra i valori di permeabilità ricavati
spetta al coefficiente di permeabilità o conducibilità idraulica K. in laboratorio, su un campione di piccole dimensioni, e qiielli ottenuti da prove
Facendo riferimeiito ai valori riportati iii tabella 4.1, è immediato constatare i iii sito (cap. 7) o da un'analisi del comportamento di opere in vera grandezza.
come nessun altro parametro geotecnico abbia una così marcata variazione, al Infatti, la presenza di sottili lenti di sabbie, come pure l'esistenza di fratture
1,
l e vuoti dovuti a fenomeni di essiccamento o di decoinposizione di resti organici,
. . .
conterisce ai depositi naturali una marcata anisotropia macrostriitturale, impos-
i sibile da riprodurre in laboratorio.
In yirt-u. di tali limitazioni inerenti le prove di laboratorio, si è giunti alla
conclusione che le caratteristiche di permeabilità (e/o di consolidazione) possono
10-2-1 essere attendibilmcnte deterininate solo tramite appropriate prove in sito, o da
Sabbia pulita, sabbia e ghiaia ~o~~-lO-'
Sabbia moito fine 10-6-10-4 .una
- analisi del comportamento di opere o prototipi in scala reale.
l
10 6-10
Inoltre, in virtù delle coinplicazioni inerenti la deterniinazione sperimentale
Tob~lla4.1 Viilort orieri- Argilla cmogenea al disotto della falda <los del coefficiente di permeabilità, è anche ormai consolidato il fatto che tale
rariii del coejjicrenre di Argllia sovraconsolidata fessurata -- 10 8-10 ' parametro possa essere valutato realisticainente solo entro un ordine di gran-
conducibilirà tdroulica K .- dezza.
Ma va anche sottoliiieato che entro tale campo di variazione è ancora possi-
I primi, infatti, avciido bile una progettazione sicura ed economica (Afilligan, 1975; .blitchell er al.,
zialmcnte come UII sisterna aperro con libero flusso dell'acqua, e l'eventuale 1978), e che in molti casi è sufficiente anche solo accertare se esiste o meno un
sovrapressione iiirersriziale, generata da una qualunque causa che ne turbi l'equi- dato problcina.
librio originario, si dissipa in tempi estremamente brevi. Ne consegue che il
comportamento del materiale in campo statico può essere analizzato direttaineii-
te in condizioni drenare, prendendo cioè in esame le condizioni di equilibrio
idrost2tico o di flusso stazionario, e trascurando il moto di filtrazione transitorio Forme di energia e legge di Darcy
necessario alla dissipazione delle sovrapressioni dell'acqua interstiziale. ,*,---'---W-. -------
h-
----,---

Tale comportamento nel caso di completa saturazione risulta poco differen- I moti di filtrazione si verificano da un punto, cui coiiipete una certa quantità di
te dal caso in cui l'acqua sia completamente assente (terreno secco). I problemi energia, a un altro, cui corrisponde una quantità di energia inferiore. Tale ener-
in campo dinamico, ad esempio i fenomeiii di liquefazione, costituiscoi-io uii'ec- gia può essere espressa conie somma dell'energia cinetica C e di quella potenziale
cezione. P. La prima è strettamente legata alla velocità del fluido; la seconda dipende
I terreni a grana fine invece, data la loro ridotta permeabilità (K < 10 invece dalla posizione del punto (associata al cariipo gravitazionale) e dalla
III/S), se assoggettati a una inodifica dello stato tei~sionalesi comportano_ini~ia~ pressione del liquido nello stesso piinto (la pressione non è di per sé una forma
mente come iin sisteina chiuso, senza moto di filtrazione. Tale condizione è di energia, ma è potei~zialitàdi lavoro se la inassa in pressione è a contatto coi1
definita 17o11drei7uro ed è paragonabile in ierniodinaiiiica a una irasfon~luzioi~e
-~ altri corpi).
" ,7m
-- - - - ~--*.- -*-.--~-.-.-
94 4. Mori di filtruzione 4.2 Forme d i energia e legge di Durcy 95

Equazione di Bernoulli filtrazione raramente supera valori dell'ordine di 0.02 m/s (valori di 0.01 m/s
Se ci si riferisce a uii elementino di liquido di peso unitario, i termini di energia sono già considerati elevatissimi, Lanrbe e Whifnzotz, 1969) per cui l'altezza
possono essere convenientemente espressi sotto forma di altezze. Cosi, con rife- -
generatrice di velocità è pari al massimo a 2 10" m. Ossia, è decisamente
rimento allo schema di figura 4.1 vengono definite: trascurabile se confrontata con gli altri due termini, e nei calcoli si può fare
riferimento, senza apprezzabili errori, solo al carico piezometrico dato da:

La differenza A/? di livello piezometrico tra due punti nel seguito è considerata
perciò una misura rappresentativa della perdita di carico effettivo dovuta ai
flusso dell'acqua nel terreno.
I1 rapporto tra la perdita di carico piezometrico Ah e il tratto L in cui essa
si verifica è definito gradienfe
-
idrorrlico (fig. 4.3):
.-

a) altezza geot>lerrico( z . )~ la distanza del punto considerato da un piano arbitra-


rio di riferimento z = 0;
b) alfezza dipressione (u,/y,) la distanza di risalita dell'acqua per effetto della
sua pressione u 4;
c) olfezia di i:elocitò ( v J / ~ g )quella dovuta alla velocità v, dell'acqua. fi-igoru 4.3 Defi~~i:ione
ili gradienir idraulico.
Il v ; , .
I l tri~iornioz , + -2- + - e indicato coii~ecorico eJfelfivo o alfezza forale H.
yw 2g -1. Legge di Darcy
Nel caso di un liquido perfetto, iiicomprimibile, in moto permanente e Il moto di un liquido reale può essere di tipo latninare o turboIet7ro. Nel primo
soggetto solo all'azione di gravità, tale trinomio è costante lungo iina data caso ogni particella segue un percorso che non interferisce con la traiettoria delle
traiettoria, ossia (fig. 4.2): altre; il coiitrario alviene per il moto turbolento.
11 passageio da un tipo all'altro di moto dipende dalla velocità e dalle
dimensioni della corrente, ed è individuato in idraulica dal numero di Reynolds:

e la (3.1) è nota come equaziotie di Betnoulli (1738).


La perdita di carico totale tra due punti esprime il lavoro speso per bilicere
le resistenze che 51 oppongono al moto. Nei caso dei terreni, la velocità di
v = velocità;
d = diametro del coridotto;
Q, = densità dell'acqua;
p = coefficieiite di viscosità.
Nel caso di moto laminare, la velocità di fl~issoattraverso un m e n o poroso può
essere legata al gradiente idraulico tramite la legge dl Darcy (1856):
u=K . I .
14 5)
-,
cui K e il coci'i'isici~tedi ~~017diccrbil110
iii idrarilica o ~g-fJicieriterlipr.rmeab~l!rj.
Si ricorda che si definisce peri>ieobilifait~rritisecah, di iin incLro poroso 13
5113 capacità di tra>iiiClIcrc ti11 fluido.
Essa è una ciiriitteristi~~ dc.1 mezzo, iiidipc.ndciitc. diille propi ietà dcl Iliiido,
96 4. Mori difil!razione
--
*t*,
ed è legata alla conducibilità idraulica dalla relazione: L ora, invece, si vogliono dare le indicazioni necessarie per determinare le tensioni
1 efficaci in presenza di un moto di filtrazione.
)i ~ r e s s i o n eidrodinaniica i
in cui Q è la densità del fluido. A tale scopo consideriamo le tre situazioni illustrate In figura 4.4.
Considerato che la sezione dei vari canali all'interno di un campione di
: terreno è continuamente variabile, e che tali canali sono tutt'altro che lineari,
l'equaziorie di Darcy ha il significato di una rappresentazione statistica delle
condizioni di flusso nel terreno, con due importanti implicazioni:
(a) La velocità v che in essa compare è una v~locità~media
apparente, in quanto
la quantità di flusso è riferita alla sezione complessiva (non a quella dei vuoti)
ed è minore della velocità effettiva attraverso i pori, pari a v, = v/t~.
(b) L'equazione (3.5) ingloba autoinaticamente effetti di viscosità e attrito inrer-
no, e permette perciò di trattare il moto di filtrazione senza dover tener conto F i p r a 4.J
Equilibrio
in niodo esplicito di tali effetti. presenru di or >??oro
;t1
In questo senso la legge di Darcy può essere considerata una rappresentazio- di~;/~raziorie. CASO b caso C

ne staristicai~ieriteequivalente della legge di Navier-Stokes (vedere anche il


paragrafo 4.3).
Nel caso a, non essendoci differenza di carico totale ira i punti C e
W-.-----. D, l'acqua
è in quiete. Di conseguenza nei punti A e B i valori delle tensioiii verticali totale
Considerate le difficoltà legate alla determinazione di un dianietro rappresenta- e efficace e della pressione dell'asqua risultano i seguenti ( Q = 1.8 hlg/rn3;
tivo dei filetti di flusso, risulta molto difficile stabilire in sede teorica un campo Q,. = 1 htC/m3):
di validità di tale legge nel caso dei terreni. --___.-p- -p
-
h4olti ricercatori hanno indicato per il numero di Reynolds valori seiisibil-
niente diversi tra loro, cariabili da 1 a 12. Tuylor (1948) indica come criterio di
validità della legge di Darcy la condizione:
R<1
Nel caso b in\ece
e con tale Iimiiazione il dianietro delle particelle non dovrebbe siiperare 0.5 mm
(sabbia media).
In generale va comunque iiolato che tale numero è una caratteristica dei La pressione dell'acqua ne1 punto ..lpiiò esqere detei iniiiara ossei\ando che,
moti in condorri, e percib rimane discutibile la sua applicabilità ai mezzi porosi. poiche la diiferenza di Larico iotale h( - h De dissipata durante il moto attia\erso
Sperimentalmente Terzaghi ha dimostrato negli anni 1935-1925 I'appiicabi- 11 caniploiie di terrerio, de\'e,seie:
lirà della legge di Darcy a tutti i materiali che vanno dalle sabbie alle argille.
h, = h ,
Hut~sbo(1960) ha evidcliziato la possibilità di una relazione velocità-sra-
diente idraulico non lineare nel caso delle argille. ossia
L, i u,t/y, = z , + IIC/?,,
Milier e Low (1963) hanno invece postulato l'esistenza di un gradiente criti-
co al disotto del quale non si ha flusso. ed essendo lic = O, si ha:
Recentemerite pero Tuvetzm et ul. (1983) hanno pubblicato i risultati di u, -
= ( Z ~ - Z , ~ )-fw = 19.62 kN/rn2
uii'estesa e accurata indagine sperimentale SII provini di argille indistiirbaie,
giungendo alle seguenti conclusioni:
I valori di o,, 11 e o,' nei due punti A e B diventano allora:
---p--p--- --
U ri '
- la legge di Darcy è \*alida per gradienti compresi tra 0.1 e 50;
- a causa dell'influenza delle variazioni di volume del campione rimane quasi
impossibile verificare I'attendibilità di tale legge per gradienti inferiori a 0.1.

---
È intcreaqante notaie coine, 111 iiitù del rnoto di tiltraz~oiieall'interno del cdni-
pione, la tensioiie leiticale efficace in A s i sla ridotta da 7.85 kN/niZ a 2.95
4.3 ,,,
Condizioni di equilibrio in presenza di forze di filtrazione
kN/ni2, e come eisa non possa pih calcolarsi senipiicemente dal prodottoz ?'. .
Nel capitolo 2 è stato mostrato come si calcolano le teiisioni verticali efficaci iri .
I'cr saierare tale differenza torna utile scoiupoire :l valore della pressione
varie situazioni stratigraficlie e per varie posizioni della falda. Va n o t ~ t o ^ ~ i i ~ i i i dell'acqua (agente al contorno) iiell'aliquota clre compete alla situazione idrosta-
tiirte le situazioni allora esaminate la falda si trovava in colidizioni idrostatiche; tica e nella parte c.cccdente (fig. 4.5), definita pressione di.fil/ruzione.
43 Condr:ionr dr rqirii~brrom presenza di forze dt ftlrrarrone 2

he rotture di dighe sono dovute a tale processo, affrontato


r la prima volta da Terzaghr (1922)
PRESSIONE ossibile distinguere un fenomeno localizzato, detto&z$&
= PRESSIONE PRESSIONE DI
imento alla figura 4 6 , ha inizio nel punto E di sbocco m"
Figura 4 5 Prr'ssrone AL CONTORNO l D R O ~ ~ ~ F1LTRA210NE
~ l ~ ~ C
dr frhraztone
I a forza esercitata dalla pressione di tiltrarione sull'elemento di terreno con area
S e data da
?-T, . A h S )
e . S dell'elemento stesso, e definirapressrone
e, quando viene riferita al ~ o l u m L
rdrodrna~nrca
p, = y, . A h . S = ? , . - Ah -
L -7%'1
L .S
(anche se irnpropria~iiente,in quanto più che di una pressione si tratta di una
forza per unita di volume)
Ne consesue che l'equilibrio dell'elernento di terreno i11 esame puo essere
analizzato in due modi
d) con.;ideraiido i1 pcso totale dell'elen~entoe la pressioiie dell'aiqua ageiite d1
Figuru 4 6 Siforiomerlio
contorno (che e la procedura appena \ista);
h) considerando l'equilibrio dello scheletro solido soggeito alla presgione idrodi-
namica.
i
1 e sollci atriento del fondo
s'oio .%l
l
I prima linea di flusso, da un fenomeno generale d ~ ~ ~ ~ l ~ ~s z at? L~ o ~ o n d
Poiche quest'ultiina e assiniilabilc a una forza di niassa e ha, iiel caso di iin rnezzo
poroso isotropo, direzioiie e \erso coincidenti con quelli del moto, ld tensione --3La iensione certicale efficace, data dalla relazioiie.
\erricale efficace in un generico punto z dell'elemento di terreno puo caicolarzi 0: =Z(-~-I-~~)
(111 base alla suddetta coiidlzioiie b di equilibrio) conle
si aniiulla quando i1 gradret?fe i(l,aulrco raggiunge il \,ilore crrtrco:
a,' = (-,' - l -j,, ) - : (4 6)
ed e irnmediaro verificare che i~elpunto A si ritro\.a (4 10)
-t
o; = (7 8 5 - 0 5 . 9 81) . 1 = 2 95 hN/ni2 b

Nel primo caso, allora, i1 fattole di sicurezza nei confronti del sifonai~iriitoe
Ritornando infine all'esempio di figura 4 4 va notato clie nel caso C e l?, > h , e,
di conseguenza, si ha un inoto di filtrazione diretto dall'alto Lerso i1 basso dato dal rapporto tra tale gradiente critico !C e quello di efflusso /E:
all'interno dell'elemento di terreno
Le forze di filtrarione operano in questo caso un'a~ione sullo scheletro ,T~= -!C (4 11)
solido che tende a incrementare le tensioni efficaci, e, applicando le stesse colisi- {E

derazioni si,olte per i1 caso b, questa volta si ha:


Qiiest'ultin~opuo essere determiiiato utilizzando i metodi descritti nel parasrafo
3 j,111 base ai quali sono stati ricavati i diagrammi riportati nelle figure 4 7, 4 8,
_ o: = (7' + ry,) - z (4 9 ) 3 9 e 1 10 per alcuni casi ricorrenti in pratlca.
e, in particolare, nel punto A + 11 fenomeno di solltvaiiiento del fondo scaco si estende inlece secondo
Terzaghi (1943) a t u r a la profondiràD', per una larghezza pari a D / 2 (fig. 4 6)
o' - (7 85 + O 5 - 9 81) . 1 = 12 76 kN/in2 Se a vantaggio di stabilità la pressione di filtrazione alla base è assuiita
- - .l

100 4. A4ozi di filtrnzione 4.3 Condizioni di equilibrio in presenza di forze difilfrozione 101
-

Figura 4.11 Quota pie-


zornetrica all'estreriiird in-
eripre di un diafrnmmn
in$sso in un rnezzo d i
spessorefinito (Viggiani,
1980).

0.1 0.5 1 DIO 5 l0


Figura 4.8 Gradiente di efflusso re riel
caso di iirio scavo nastriforn~ein un rilez-
i o di spessore in.fitiito.

- o
001' 0.1 O2 05 1 D 10 ,<T;;'z~;;:j/45 ',
,.,.,, ;.,;+)5y>
-
h FOfiMfiZIONE IMPERMEABILE

da cui:

Ah,
-
- --
D' Y",
In definitiva, poiché Ah,/D' rappresenta il gradiente nel trarto AE, la verifica
è effettuata come nel primo caso, riferendosi però a un \lalore medio anziché a
un valore puntuale del gradiente.
Nella formulazione dell'equazione di equilibrio (4.12) sono state trascurale
le forze di attrito lungo le pareti verticali, in virtù del fatto che all'istante di
Figura 1.7 Grudieriti di ejflusso ir nel Figura 4.9 Gradieriie di cfliisso ir ncl rottura le tensioni orizzontali efficaci (e di conseguenza le forze di attrito) sono
caso di urio scavo in un rriezio di spes.sore caso di u ~ i oscovo in un nlezzo di spessore
praticamente nulle (Terzoghi, 1943).
iti/i~iito. liinitoto.
&-,suddetta verificaxeffettuata per varic profondita D', in m o d o d , &
individuare quella critica. Nel caso del diaframma illustrato in figura 4.6, tale
costarire e pari a A h , . y,,.,l'cqiiilibrio del volume di terreno traiieggiato in
condizioni si ha p e m = T . Quando si sia accertato che la stabilità del fondo
fieura 3.6 richiede:
scavo non sussiste, il coefficiente di sicurezza può essere incrementato:
a) aumentando la liingliezzu di infissione D, in modo da ridurre il gradiente
medio i,;
b) disponendo sul fondo scavo un filtro rovescio e caricando con materiale di
grossa pezzatura, i11 modo da aumentare le tensioni efficaci;

C) ridiscendo Ia pressione dell'acqua al disotto dello scavo tramite dreni (wel/-


poinr) o pozzi di sfogo (relief iveli).
Considerando che quando si verificano rotture per sifonamento si tratta in gene-
re di rotture improvvise e catastrofiche, e che è difficile tener conto di fattori
quali eterogeneità e atiisotropia del terreno nonché di eventuali difetti costruttivi,
è raccomandato in letteratura l'uso di fattori di sicurezza pari a 4-5 (Harr, 1962;
Tay/or, 1948).
Figura 4. I0 Gradierile di effiusso i~ nel Nelle figure 4.11 e 3.12 sono riportati i diagrammi che perniettono la deter-
caso di un moro di Jiltrnzione al di sotto di minazione del valore di Ah in corrispondenza del piede del diaframma per due
urla diga irnperiiieubile. casi ricorrenti in pratica.
102 4. Motr d i flltruiione

Figura 4.12 Quota pie-


zomerrica all'esrreinirà in-
feriore d i diufrornrni i r ~ j i s -
I 4 3 Condizioni d i equilibrro i n preseniu d i forze d i fritraiione
i

2q/,

1
si i n u n mezzo d i spessore !==o5 1 -
infinito (Viggiani, 1980).

O2 / lo

on riferimento alla figura 4.13, determinare i l valore dell'alteua totale, dell'altezza geome-
rica e dell'alteua d i pressione nei punti A, L3 e C del campione di terreno.

come piano d i riferimento il piano passante per i l punto C. I'alteua totale in A è pari
n quanto non essendoci perdite di carico nel tratto AD dev'essere h ( A ) = h ( D ) .
C invece I'alteua totale è nulla, ed essendo le perdite d! carico nel tratto AC
ente distribuite (materiale omogeneo), si ha la variszione lineare dell'alteua tota-
le riportata in figura 4.13.
Sottraendo a tale diagramma quello dell'alteua geometrica è immediato ricavare quello
dell'alteua di oressione.

ESEMPIO 4.2 Riprendendo il caso C della figura 4 4, determinare il ralore dell'alteua totale e dell'alteua
di pressione nei punti A e L3

sumendo come piano di riferimento un piano passante per 11 punto A , si hanno i seguenti
ori delle altezze caratteristiche:

O i n luce 11seguente tmportante fatto poiché i 1 flusso avviene dal punto B


poiché la pressione dell'acqua i n B è mlnore di quella in A , la direzione del
ata dall'alteua totale e non dalla pressione dell'acqua
104 4. A4ori di filirazione 4.4 Equariotie del nioro di/ilrrorione 105
--p--

. \ .
Equazione del moto di filtrazione
Una descrizione completa del moto di un fluido attraverso un mezzo poroso
essendo:
S, e = rispetrivamente grado di saturazione e indice dei vuoti del mezzo poroso;
richiede di tener conto: e, = densità dell'acqua.
.-
-
..
a) dell'inrerazione tra particelle solide e fluido interstiziale;
b) dell'equazione di continuità;
C) dell'equazione di stato;
Se il mezzo poroso è supposto incomprimibile, l'indice dei vuoti e le dimensioni
dell'elemeiito considerato si mantengono costanti nel tempo, e la (4.14) diventa:

d) dell'equazione di equilibrio dinamico.

Interazione fra fluido interstiziale e particelle solide


La prima delle suddette condizioni serve a stabilire come le forze applicate al Se invece il mezzo è considerato compressibile, tanto la porosità quanto le di-
contorno si distribuiscono tra fase solida (rensiorii efficaci) e fase fluida (pressio- rnensioni dell'elemento possono cambiare nel tempo. In \irtu della formulazione
ni neutre). Tale relazione è già stata introdotta nel capitolo 2, ed è nota conie adottata per l'espressione (4.14), gli sviluppi analitici che seguono risultano
principio deg/i sforzi efficaci. semplificati dal fatto che la quaiitità:

Equazione di continuità
L'equazione di continuità esprime il principio di conservazione della massa (al-
l'interno di un dato sistema la massa rimane costante nel tempo), e può essere
derivata in base alle seguenti considerazioni. rappresenta il volume occupato dai singoli grani e può considerarsi costante nel
Se si considera il flusso attraverso un eleniento di terreno di volume tempo se i prani in sé (e non l'intera struttura da essi composta) si ipotizzai~o
d x - d y . d z (fig. 4.15) e si indicano con (v,, v,, - ) le componenti di velocità incomprimibili. Sviluppando allora la (4.14) si ha in generale:
(apparente) nelle tre direzioni (.v, y, z ) , la differenza tra la quantità di massa
entrata e quella uscita dall'elenieiito iii esame iii un inrcivallo di tempo d t è data as
da: l i e at e (4.16)

Se il mezzo poroso è supposto conipletamenre saturo ( S = l), scompare nella


(4.16) il contributo del primo termine.
Per ricavare iil\~ecela variazioiie nel teinpo della densità e, del fluido (secon-
e dev'essere pari alla variazione di massa dell'eleinento nello stesso ii~tervallodi do termine della 4.16), è necessario prendere iii esame l'eqirazione di srato.
reiiipo:
Eqitazione di stato
Essa, come noto, pernierte di legare tra loro le tre grandezze pressione-densità-
temperatura. Nel caso dei liquidi, una relazione sufficientemente accurata è la
seyiiente:
P,% = Q , . (1 + P . 1 0 (4.17)
in cui:
Q, = densità del liquido alla pressione atmosferica;
= co~iipressibilitàdel liquido.
Utilizzando tale relazione si ricava:

Per ricavare la variazione nel tempo dell'il~dicedei vuoti e si può osservare che:
Figura 4. IS Fl~~sso ut-
traverso un eletnerilir~odi
terreno.
106 4. Mori di filtrazione
- 4 4 Equazione del moro dr frltrozrone -
107

Relazione di equilibrio dinamico


Tale relazione costituisce una condizione di equilibrio dinamico, ed è fisicamente
equivalente alla seconda legge di Nemton.
In genere, il fluido è sollecitato a muoversi dalle forze di pressione (derivanti
-de 1-2v' dalle azioni applicate al contorno e dai gradienti di pressione inizialmente esi-
--
1+e
- --- (do;
E'
+ do; + do;) stenti) e dalle forze di massa costituite dalle f o r ~ di
e gravità. Le resistenze interne
dovute alla viscosità del fluido stesso tendono invece a rallentarne il moto.
Sfruttando il principio degli sforzi efficaci si può ancora scrivere: Considerando l'equilibrio dell'elementino in esame, soggetto alle suddette
forze, si ottengono tre equazioni che permettono di esprimere la componente di
accelerazione nelle direzioni x, y, z come una funzione delle componenti delle
forze di pressione, di gravità e delle resistenze viscose nelle stesse direzioni.
La combinazione di tali relazioni con la (4 21), porta a un sistema d~quattro
e, in definitiva, il terzo terniine della (4.16) diventa equazioni in quattro incognite (v,, v,, vi, u ) , note come equazioni del m o t o dr
~\'ai>ier-Stokes.Tale sisteina, però, è risolvibile solo in pochi casi, con condizioni
al contorno estremamente seniplici, a causa della non linearità delle equazioni
differenziali che lo compongono. E per questo motixo tali equazioni n o n sono
qui riportate Questo grosso ostacolo è stato rimosso con la formulazione della
Sostituendo ordinatanieiite la (4.19) e la (4.18) nella (4.16) e uguagliando alla iegge di Darcy (1856), che, proprio in tale contesto, può essere vista come una
(4.13) si ha: relazione statisticamente equivalente alle relazioni di equilibrio dinaiiiico- Gene-
rali~zandotale legge si può sciivere:

sono fisicamente irrilevariti se confrontate cori:

l'equazione (4.20) può semplificarsi nella forma:


-W. %
t -.\ L

A questo punto va notato coine l'equazione di conlinuità e l'equazione di siQ10


non siano da sole sufficienti a descrivere il moto del fluido, iii quanto manca
ancora una relazione che esprima l'influenza sul moto del fluido delle azioni ad nerale del moto risulta così la stessa sia per il moto transitorio che per quello
esso applicate. stazionario (Supino, 1967). h4a ciò non vuol dire che la soluzione noai dipeii-
108 4. Moti di~trrozione

d a dal tempo, perché nel moto vario i1 valore di h cambia al contorno nel
tempo. &a soluzione cioè è tale da risultare significativa solo per uii determi-
I la (4.25) diventa:
4.5 Soluiione dell'equazione di Laplace 109

La giustificazione sta nel fatto che, avendo ipotizzato I'incornprimibilità del 11 moto di filtrazione nella regione (x, z ) risulta così completainenre descritto
fluido e del mezzo poroso, ogni variazione al contorno si ripercuote (con dalle due equazioiii di Laplace (4.26) e (4.28).
~ e l o c i t àdi propagazione infinita) istaiitaneanieilte in ogni punto della massa. La soluzione di tali equazioni di solito è rappresentata graficamente da una
(C) Nel caso invece er poter risolvere il pioblema occorre famiglia di lince equipotenziali, lungo le quali è h = cost, e da una famiglia di
associare all'eq linee per le quali è $ = cost. Questa seconda condizione ( $ = cost) comporta che
sia:
-p-
k . E' . Tph = _L-_-L d $ = v X . dz-v, - d x =O
3(1-2. V') at at
ossia:
(che presenta le quattro incognite u, o:, v>, o,) anche le tre equazioni indefi- v, - d x = u , - dz
nite di equilibrio del mezzo poroso saturo in termini di componenti di sposta-
mento (equazioni di Navier).
Ne risulta un sistema (vedere il capitolo 5 per maggiori dettagli) di quattro Applicando la condizione di continuità all'elerilentino 4 B C rappresentato in
equazioni nelle quattro incognite costituite dalla pressione neutra u e dalle figura 4.16, quest'ultima relazione comporta che sia:
componenti di spostaiiiento iielle tre direzioni Y, y, z.
Tale sistema costituisce la forniulazione niateniatica della teoria di consoli-
dazione di un mezzo poroso saturo (Bivi, 1941), che, in virtù della presa in
considerazione sia delle variazioni nel tempo delle pressioni neutre che delle
tensioni totali, è indicata iii lerteraturd come leo/ru accoppiafa.
Nei paragrafi successivi come .' ificato nell'intioduzione,
artendo dall'analisi del1

- --
Soiuzione dell'equazione di Laplace
4.5 Nel parografo precedente si e visto come la condi~ioiiedi continiiita associala Figura l .16 Sig~iificato
alla legge di Darcy generalizzata porti nel caso di flusso stazionario In un mezzo fisico della condi:ione
omogeneo ( k , = k , = k:) all'equazione di Laplace. d* = O .
C'h = O
Se per semplicità di trattazione ci si limita nel seguito a esaminare ungroblema
r perraiito si deduce che le linee ;I. = cosr sono delle linee di fliisso. Iiioltre, poichi
la condizione d;I. = O implica:
piano, tale equanone diventa:

tazioiiale comporta inoltre:


az1,- a ~ =, o
.
a~ a x
e, se si defiiiisce una funzione di flusso $(x, r) tale che:
l ne risulta che le lince eqiiipotenziali e quelle di flusso soiio tra loro ortogoiiali
(fig. 4.17), essendo il prodotto delle loro tangenti pari a -1.
La precisa forrna del reticolo di filrrazione (formato dalle due suddette
px~ihuihuhriy,Ixi\*Ch<~h<"~---d-
l10 4. Mori di filtraiione

Figura 4.17 L ~ n e e
equrporenzrol~e linee
- I- Moto non confinato
4.5 Soluzrone dell'equazio~~e
dr Laplace --l 1 l

di flusso. Ben più difficile da risolvere rispetto a quello appena discusso è il caso del rnoto
di filtrazione illustrato in figura 4.19.

v i
! di flusso non coflfi~010. ROCCIA DI BASE IMPERMEABILE

La linea A D è, in base a quanto evidenziato prima, una linea di flusso. L.a


superficie /1B è invece una superficie equipotenziale, in quanto per tutti i punti,
come h4, che appartengono ad essa vale la condizione: z + u / y . = cost = h,.
famiglie di curve) dipende dalla geometria della regione in cui avviene i1 moto
Anaiogainente, è immediato provare che CD 6 anch'essa una superficie
(supposta per ora omogenea) e dalle condizioni al contorno. Queste ultiine sono
equipotenziale.
illustrare nel punto successivo per due casi significativi.
La curva BE è invece una linea di filtrazione, per la quale valgono le due
condizioni che non dev'esserci componente di velocità ortogonalmente a d essa e
hloto confinato che il carico totale dev'essere pari alla sola quota geometrica, in quanto la linea
Si consideri il problema di filtrazione al disotto del diaframma schematiz~atoin BE si trova a pressione atnlosferica.
figura 4.18. Se lo strato di base è impermeabile, non c'è componente di velocità
ortogonalmcnte ad esso e perciò la linea A B è una linea di fliisso. -
Infine il tratto EC, che intersecando le linee di filtrazioiie non è una linea di
flusso, non è neppure una liiiea equipotcnziale i11 quanto in tale tratto si ha 11 z ,
e cioè il carico è variabile da punto a punto. Esso è soltanto un contorno di tipo
geometrico imposto dalla geometria della regione.
L'accennata difficoltà nella risoluzione di tale tipo di problema sta nel fatto
che l'esatta posizione dclla linea BE non è nota a priori. La determinazione di
tale posizione e la risoluziorte dell'equazione di Laplace sono due operazioni che
interagiscono tra loro e che vanno effettuate contemporaneamenre (par. 4.6).
In virtù di tale mancanza di conoscenza a priori di una delle condizioni al
contorno, il problema di filtrazione viene indicato comc nloro non confinato.
Risoluzione deli'equazione di Laplace
Ritornando all'equazione (4.26), per la sua risoluzione esistono tecniche analiti-
che, analogiche r numeriche (Scott, 1963; Lonibe e lV"i11na17,1969). In partico-
lare, per molti problemi pratici in condizioni piane o assialsiriimerriche, esistono
Figura 4. I8 Condizio~ii
al conlorno nei caso
già le soluzioni analitiche (Muskaf, 1937; PoluDari~~ovo-Koc/ii17a, 19.52; h'orr,
di fluiso confinolo. 1962), mentre se la regione di filtrazione ha geometria e condizioni al contorno
così complicate da rendere impossibile una soluzione di tipo analitico, si può
Analogamsnte, se il diaframma è impermeabile, anche la linea D E F è uiia linea ricorrere a una soluzione numerica alle differenze finite. coine illustrato nel
di flusso. L.e equipotenziali, come la NOP, risulta~ioortogonali a tali superfici seguito
ai contorno. Se la regione di filtrazione viene rappresentata con un rericolo a maglie
rettangolari di dtmensioni Ax, AZ, l'equazione di Laplace dev'essere soddisfatta
Poiché i punti conie C e D lungo la superficie del terreno hanno tutti lo 5tes.o
in ogiii punto della maglia, coine ad esempio il punto O In figura 4 20 L'altezza
carico totale, pari a h , , il contorno CD è una linea equipotenziale, e le Iinee di
totale h nei punti 1 e 3, utilir~andogli sviluppi dt Taylor, pii0 espriinersi nella
flusso come la LMdevono risultare ortogonali a CD. A~ialogodiscorso vale per
forma:
la superficie FG, che rappresenta anch'essa una superficie equipotenziale, coi1
carico pari ad h>.
Poiché, in questo caso, le condizioni al contorno della regione in cui av~iene
il moto sono tutte note prima ancora di risolvere l'equazione del moto stesso. i1
problema è indicato come moto di filtrazione cotlfinoto.
4.5 Soluzione dell'equazione di Loplace 113

Sommando membro a membro, trascurando i termini del quarto ordine e riso[-


vento rispetto a ($) 0
si 1:.

Analogamene, in direzione z , considerando i punti 2, 0, 4, si ricava:


e imponendo la condizione: LA9 = O, se Ax = AZ e K, = K: si ritrova la (4.32).
Tale osservazione torna utile nell'applicare l'equazione generale alle condi-
zioni al contorno. Con riferimento al punio 5 della figura 4.20 ad esempio la
In definitiva, sostituendo la (3.29) e la (4.30) nella (4.26) l'equarione di Laplace continuità richiede:
può scriversi nella forma: Ii

L AX 2 j ' [ Ax 2 J ' [ AZ
v

e se Ax = AZ SI ha:
e se, in particolare, si sceglie Ax = AZ si ottiene semplicemente:

Tale equazione dev'essere soddisfatta in ciascuno dei nodi del reticolo, e ciò può
essere ortenuto partendo, ad esempio, con alcuni valori iniziali di rentati\ao e Figuro 4.22 Coiidiziofle Lungo il diaframma, il flusso intorno al punto 9 (fig. 4.20 C 4.22) è suddiviso in
diconrinuirà lungo i/ due parti dalla presenza della struttura impermeabile e al disopra di tale punto
procedendo poi successivamente con una tecnica di rilassamento. frunima.
In alternariva, si può pensare di scrivere la relazione (4.31) in tutti i nodi sussistono alla stessa quota due differenti valori h , , e h 1 2 dell'altezza totale.
contemporaneamente, tenendo conto delle condizioni al contorno. Si otriene Assuniendo sempre .ix = A Z e iiell'ipotesi K , = K:, la relazione di continui-
cosi un sisrerna di n equazioni in n incognite h , , la cui soluzione ti estremar??i.nte tà diventa:
agevole da ortenere con i mezzi di calcolo attualniente disponibili.
Noti i valori di h i , per tracciare le linee equipotenziali (e successivainente
quelle di flusso) si tratta di effettuare il passaggio da un piano quotato a un piano Irioltre, nel costruire il reiicolo può presentarsi il caso clre un contortro di tipo
a curye di livello. geometrico impedisca di avere Iocalmerite una maglia rettangolare (fig. 4.23). In
E interessante notare come la (4.32) possa anclie essere ottenuta applicando quesio caso, applicando nuovamente gli sviluppi di Taylor, tenendo conto delle
direttamenre al reticolo di figura 4.20 la relazione di continuità. Infatti, con dimensioni ridotte 177 Ac e 11 Ax, l'equazione da soddisfare nel punto O diventa:
riferimento alla figura 4.21 si può scrivere:

Figuro 4.20 Soliizione ulle difirrenze Figura 4.21 Applicazioi?e dell'eqira;iot?e Figura 4.23 ~ u g l i anon
finire. di c»ntii?ui/à o1 reticolo di j-iggur- 4.20. relrongo/ure al coiitori~o.
114 4. Mori di filtrazione 4.5 Soluzione dell'equazione di Laploce 115

Mezzo eterogeneo Illezzo anisotropo


Il ricorso a metodi numerici, oltre al vantaggio di permettere di tener conto di Se K, è diverso da K z , l'equazione del moto nel punto O di figura 4.20 diventa:
complicate condizioni al contorno, permette anche di considerare agevolmente
altri fattori, quali I'anisotropia e l'eterogeneità del mezzo poroso.
In figura 4.24 è riportata la condizione di filtrazione attraverso la zona di
contatto di due mezzi con differenti valori di permeabilità K, e &, ma ogiiuno
di essi è supposto isotropo. che può ricondursi, per agevolare i calcoli, all'equazione (4.31) se si costruisce uii
reticolo a iiiaglie rettangolari con dimensioni A Z e A.x pari a:
Ax = AZ (K,/KZ)'.'
Alternativamente si può pensare di operare dapprima una trasformazione di
variabile, osservarido che I'equazione generale:

può ricondursi a quella di Laplace:


Figuro 4.24 Condiziorii
diflusso al coniatro
di due rnezii di diflereri-
le pertneabilità.

In corrispondenza di tale zona le linee di flusso e quelle equiporenziali cambiano se si assume:


pendenza, passando dal inezzo 1 al inezzo 2, ina risultano continiie in tutta la
regione di filtrazione. Di conseguenza, se all'interiio del mezzo 1 si costruisce un
Y =x . (&/K,)05
reticolo a maglie quadrate di lato A i n , nei mezzo 2 tale reticolo del-e avere Si può a questo punto risolvere il problema nella regione trasformata adoperan-
necessariamente maglie rettangolari di lati Ari, A i . do un reticolo a maglie quadrate, e, una volta tracciate le linee di flusso e quelle
Tenendo presente che (a) la portata 1 q ira due linee di flusso dcv'essere la eqiiipotenziali, si può rrasforinare iiuovamenre la geoiiietria della regione di
stessa i i i ogni zona, e che (b) la perdita di carico A h tra due equipotenziali filtrazione ritornando al doniinio reale (x; z ) . Operando i11 questo secondo
dev'essere costante, si può scrivere:

111 4 11
Aq = K, - A171
- 4 / 1 1 = K 2 . ----
Af
. 4 11
Ah
q = K , .i. Az=K,. - -Az=K, -Ah
AY
da cui:
se si costruisce la niaglia quadrata per cui Ay = AZ.
Nel dominio reale (.x, z ) è invece:

Inoltre, poiché:

An - e, poiché le due portate sono uguali, dev'essere:


- tana,/tana,
Al'
K, = (((, - K, )O-'

si ha anche:
tanru,/lanrxz = K,/K2
'igura 4.25 Dnerliiirir
zione o'cl coejJicienre
ZUli, =/l
P1 Utilizzando queste ultime due i-elazioiii risi~ltapossibile defiiiire il cambio di
geometria e la pendenza del reticolo nei iniizo 2, nota che sia Ia dimciirioiie Ari,
della iiiaglia nel inezzo 1.
di per~iieobiliiaec~t~ivalen-
re della regiorie fr~~.rfor-
. l x = J y CK,/K,)'~
L,*
"I.&
4 5 Soluirone dell'equazione dr Laplace 117

Ossia, la determinazione delle portate va fatta nella regione trasformata , Nel calcolare la portata di filtrazione va osservato che tale determinazione
z , usando un coefficiente di permeabilità equivalente K, dato dalla (4.40). è decisamente molto meno affidabile di quella relativa al gradiente idraulico o
(b) Nel calcolo del gradiente idraulico le dimensioni trasformate y devono essere alle pressioni. I1 motivo risiede nel fatto che essa dipende dal coefficiente di
riportate a quelle reali x , in modo da avere la vera lunghezza del tratto lungo permeabilità del mezzo, profondamente legato alle caratteristiche macrostruttu-
i1 quale si ha la perdita di carico Ah. rafi del deposito (cap. 7).
Come già evidenziato nell'introduzione, spesso interessa una valutazione
(C) Infine, confrontando le linee di flusso e quelle equipoteiiziali che si hanno dell'ordine di grandezza; laddove perb sia richiesta una maggior precisione è
nella regione (y, s) con quelle della regione (x, z ) in figura 4.26, si rileva che necessario ricorrere a una determinazione dei valori di K tramite prove di pom-
le linee di flusso sono ortogonali a quelle equipotenziali solo se il mezzo paggio in sito, in condizioni geometriche le più simili possibili a quelle del proble-
poroso è isotropo. ma in esame.
I diagrammi riportati nelle figure 4.27 e 4.28 aiutano a risolvere alcuni
problemi di interesse pratico.

AZ
Figura 4.26 Le lrnee
drflusso e quelle equipo JY A x = 2 JY
ienziali sono orlo~onali
ira loro solo in un tne:zo a)MEZZO ISOTROPO b) MEZZOANISOTROPO
isorropo C O N K, CONKx=4K,

Determinazione della portata


Una volta determinate le linee di flusso e quelle equipoteilziali risulta immediato
il calcolo della portata di filtrazione.
Ritornando ad esempio allo schema riportato in figura 4.17, la portata ~q
attraverso il canale di sezione 40 è pari a:

Figura 4.27 Portata di filirazione nel caso Figura 1.28 Portara difiltraziolle ceso
di uno scavo nasiriforme in un rnezo po- d; uno scai,o esrgu;to in un ,iiezzo di si>es.
+ e se Aa = A b , si ha: roso di spessore infiniio. sore finifo H.
--
ESEMPIO 4.5 Con riferimento alle due condizion~al contorno riportate In figura 4 29, determinare I'anda-
Inoltre, poiché Ah S pari al rapporto tra la differenza di carico totale A H e i1 mento delle linee dl flusso
numero degli intervalli N, entro i quali si verifica la perdita A h , e poiché la
portata totale è pari a [Vc . A q , essendo Nc il numcro dei canali, si ha:
,--?

.--- x - . . , J
Ad esempio, in figura 4.18, esscndo Nc = 3, Nh = 6 , AH = 6 m, se il coefficien-
te di perineabilità del terreno è pari a K = lo-' m/s, la portata al disotto del
diaframma vale 3 . IO-' m3/s.

- -
.. - - .
no della regione i vari elementi devono risultare quudruti, rna no11 necessaria-
..-

mente devono avere tutti la stessa dimensione.


118 4. M o t i drfiltruiione
4 6 4fotr non cotzfinori 119

Solunone. Nel caso (a), il materiale di grossa pezzatura ha permeaoilita così elevata da non offrire
alcuna resistenza al moto di filtrazione Soluz~one Una soluzione corretta richiederebbe di considerare i1 moto di filtrazione in un m e u o strati-
ficato Tuttavia una risposta sufficientemente approssimata pub aversi in modo più sempll-
Ne risulta che la linea A 5 è una linea equipotenziale
ce e diretto esplorando le seguenti ipotesi.
Tuttavia, la Iinea di flusso non può essere ortogonale ad essa, in quanto non potrebbe ,
soddisfare l'ulteriore condizione che, essendo una superficie libera a pressione atmosferica
l'altezza totale h deve coincidere con la quota geometrica r , e percib la distanza az tra i
l -
A Se si ammette che i l terreno sia omogeneo e sia costituito solo da sabbia Iimosa un
iimite inferiore è ottenuto utilizzando la soluzione diagrammata in figura 4 27, in base alla
d i intersezione di due equipotenziali con la superficie libera deve coincidere anche con la quale si ha
perdita di carico Ih (fig 429c) Ne consegue che tale linea e orizzontale, con gradiente d/b = 1 6, bfD = 0 42; B = 0 51
idraulico nullo e velociti nulla
L'assenza di velociti rimuove cosi I'incongruenza della mancanza di ortogonalita tra linea
q = O 51 . 4 . lo4 = 2 10- (rn3/s)lm
di flusso e tinea equipotenziale.
Analogamente, nel caso (b) si pub verificare facilmente che la cindizione ~h = az e quella
di avere la stessa maglla del reticolo in tutta la regione di filtrazione possono essere soddi
sfatte solo se, in corrispondenza della superficie di separazione, le linee di flusso hanno
tangente verticale (fig 4 29d)

ESEMPIO 4.6 Con riferimento alla situazione illustrata in figura 4 30, determinare la portata d i aggotta-
mento nell'lpotesi che il livello della falda all'esterno del diaframmi resti costante nel tempo

5m +.
4m SABBIA FINE

--P -
Rfoti noti confinati

Fixura 4.30

e pertanto preferisce, I'alieiza totale h dev'essere pari alla quora geoinetrica z.


Per ri~ol\~ere tale tipo di problema si introducono spesso le seguenti ipo
-- - srmpliticati\e, formulate da Dupu~r(1863) (fig 3 32)
ESEMPIO 4 7 Determinare la portata di aggottamento nel caso di terreno stratificato illustrato in figura
a) il grddiente idraulico. c ugiiale pcr lutti i piiiili appartencriii a ilno slesio piario
4 31
tcrricalc;
b) e s o e pari alla peridsiiza della biiperiicic Iibeia,
c) per 111odesreiiiclinarioni della superficie libera le linee di fliisso sono orilzon-
tali.
ANDAMENTO REALE DELLA
SUPERFICIE LIBERA

figina 1.32 Ipotesi


ii, D i i p i i i l (1863)
REALE DELLE IPOTIZZATA
VELOCITA
120 4. Mori di/i/!ro:ione

l 4.6 hfori non cot?J?iinali 121

Figura 4.33 .%foronon


Figuro 4.34 Superficie

'T
confitiuro.
libera purobolica.

A differenza cioe di quanto avvleiie nel moto confiiiaro, in questo caso l'equa~io-
ne di Laplace dev'essere soddisfatta dalla funzione lz '
,\pplicata al caso sernplice riportato in figura 4 34, in cui si ha moto solo in
diierione x , l'integrazione della (4 32) porla alla relaziorie:
II'=AX+B (4 43)

Benché a prima vista tali assunzio~iipossano apparire niolto forzate, le soliizioni che con le condizioni al contorno: x = 0, 11 = h , ; x = h , 11 = /l2. diventa:
ottenute con queste semplificazioiii risultano praticamente coincidenti con quelle
derivate cori metodi più rigorosi in inolti casi di interesse pratico ( H a r r , 1962;
Cassatt, I980 ).
Con riferimento all'elemento schematizzato in figura 4.33, le quantità di
flusso in direrione s in ingresso e in uscita sono pari rispettivamente a: Ossia, in ~ 1 s delle
t ~ ipo 8631, la superficie libera
nsulta dì tipo parabolico, e tale constatazione ne permette una localizzazione a
priori suff~cieiiten~ente approssimara i11 molti casi di interesse pratico. Alcune
delle soliizioiii più significative, proposte da Casag/ar~de(19371, sono illustrale
di seguito.
In figura 1.35 sono riportate due farni~liedi parabole (curve coniugate) che
iianno tutte lo stesso fiioco F. Se i contorni A 8 e F'C sono lince eqiiipotenziali,
le linee come la A C sono linee di fliisso e il rcticolo di filtrazioiic riinane coiilple-
e la quantità netta è perciò data da: tamente individuato dalle due famiglie di parabole.
In pratica, simili condiriorii si verificano quaiido a valle di una diga in terra
(q>-q, ,d x ) = h' a h . ah d
si ha un di-eno orizzoniale (fig. 4.36). X monte, però, I'cqiiipotenzialc A B è
d i di)
Analoganiente, in direzione y si ricava: i
l

ossia:

("") 1
' Fipura 4.35 Linee di
flusso e rquipotsnziali Se-
ncrure du prrroboie con lo
sre,sso .fuoco F. /
122
-- 4. hfoti di,fil~rasio/~e 4.7 Pozzi di pornpaggio 123
%

Figura 4.36 Sezione


di diga con dre~ioori:-
iontale a ralk.

costituita dal paramento della diga stessa, e la parabola ED dev'essere modifica-


ta per soddisfare le condizioni al contorno in tale zona.
Casasraride ((1937)suggerisce di assumere EB = 0.3 . BC, e di costruire la
parabola ED cori fuoco in F e passante per il pulito E. Coli riferimento ai simboli
riportati in figura 4.36 e assumendo conle origine delle coordinate il punto F, la
distanza focale S è pari a:
S = (d' -hi2 ) 0 5 - d
e l'equazione della parabola è daia da:

Figura 4.38 Ueir.rl?ii~io-


t :ione della sriperfirie 116e-
ro i11prcsen;u di dii~fcre~i-
Una \.olia tracciata la parabola ED, il {ratto iniziale BG può essere deteriliiilato ii c«i~di:io~ii
o1 cnniorrro
osser\ando che in B la superficie libera deve risultare ortogonale all'equipotell- a i~alle(Casagraiide, 1 9 3 i ) .
ziale .4B. Iriolire, la quanrirà di fli~ssop110 essere deieriminata facilnienie se si illustrato in figura 4.38, determiriando il \alore di AU i i i base ali'ali<iolo ff
osserva che si sceglie il puiiro .kf in n ~ o d oche F J f = S , in figilra 3.37 si lia:
foriirato dal paramerito della diga cori l'orizzontale.
i n ,questi dile casi si può osservare che la parte centrale del reticolo di
filtr-azionecoincide con quella individiiata dalle due famiglie di parabole confa-
cali, e tale osservazione permette di calcolare la quantità di flusso utilizzando
ancora l'equazione (4.43).
come esercizio, si chiede di provare che, in presenza di dreni orizzontali, a
\,alle si ha una quantità di flusso rnaggiore di quella che si ha i l f i casi riportali i11
figura 3.36. lnolire, iililizzando i metodi discussi nel capitolo 8 t. possibile dimo-
strare anche come presenza di dreni orizzoiiiali si abbia i111fattore di sicurezza
elevato in ierjniiii di stabilita delparamento di \alle.
Figura 4.37 Derermin
~ i o n erii.110 portata. I

Pozzi di pornpaggio
ed essendo iV, =, \ I si ricava: conriferilnelito allo schema riportato in figura 4.39, si iriiiilagini che il flusso
avvellga solo radialmenre da o verso l'asse del ciliridro.
l n condizioni di moto stazionario, la relazione di corrtiniiiia del f l l i ~ s oaltra-
Si noti che, in virtù del fatto verso la corona di spessore d R ricliiede che sia soddisfatta l'equazione:

S\ iluppando e trascurando i termini di iiifinitesi!iio ~ ~ p e r i o llale


r , relazions si
semplifica ilella forma:
121 4. Mori difrtrroiione
- l

Figura 4.39
Flusso in cortdiziorri Figura 3.40 POZZO
ossial-sit~rriicrric.iie. ;,I faida orresiano.
e la sezione attraverso la quale si ha il flusso è pari a:
27iR-D
e utilizzando la legge di Darcy si Iia: per cui:

o in fornia più coiiipart Riscrivendo qiiest'ultima relazione nella forma:

Utilizzando queste ultiriie due re1 lvere numerosi problenii e integrando, si ottiene:
di notevole interesse pratico. Tra questi rientrano le prove di pompaggio da
pozzi, rratrate nel seguito.

POZLO in acqiiifero coilfinafo


Iiitegrando due \ olre I'equaziorie (4.47) si lia la solurione generale nella forma:
'Tale equazione, oltre ad essere utilizzata in problemi pratici quali ad esempio
quello dell'abbassan~eiltodella faida per la realizzazione di uno scavo, trova
uii'importante applicazione nella determinazioile del coefficieiite di permeabilità
attraverso prove di pompaggio in sito. Poiché il valore di K costituisce il fattoi-e
Nel caso di un pozzo che p o strato con falda ar tesiana più importante per una affidabile stiina delle portate, tale problema è trattato nel
(problema di fliisso confinato) (fig. 4.40), iiiiporieiido le condizioni al contorno capitolo 7, la cui lettura i particolarmente raccomandata.
si ricava: Le equazioni (4.49) e (4.50) si riferiscono a uno schema di pozzo che interes-
sa tutto lo spessore deli'acquifero artesiano. In pratica, spesso, per motivi econo-
mici, il pozzo penetra invece in tale strato solo parzialmente. 111 questo caso la
portata q,, può determinarsi da quella del pozzo conipleto, n~oltiplicandoil
valore q della (4.50) per un fattore col-retrivo G dato da (Kozeizy, 1933):
ossia l'alrezza totale h vai-ia con il logariinio della distanza dall'assc del pozzo. 1
La portata LI può essere ottenuta osservando che il gradiente idraulico e dato
da:

nella quale D, rappresenta il tratto di pozzo che penetra riello strato sede di falda
artesiana.
126 4. Mori difilrroiione 4.7 pozzi di yor?ipoggio 127

Figura 4.41 Po:;o


in falda freatico.

P~Z'LOin un acquifero freatico


caso di un Pozzo in un acquifero freatico costituisce un problema di flussonon
confinato,
Con riferimenro allo schema riportato in figura 4.41, la portata atlraverso
una sezione generica distante R dall'asse del pozzo 6 data da:
a) a differenza di quaIiIo avviene nel caso di un acquifero confinato, il livello
q = A' 8h
. aR (27iR - h) nel pozzo è iiiferiore al livello piezometrico che si ha alla *iia
(fig. 4.42), a causa del contributo non trascurabile di flusso verticale
clie, riscritta nella foriiia: che si verifica in tale zona.
b) la dell'aildamento della piezomelrica reale coincide con queli0
dR
-
27T.Y
.h dh pre\,isto dalf'eqiiazione (4.53) solo a distanze superiori a 1- 1 ' h o .
q pertantonei casi in cui sia i~ecessariointerpretare dati di pro\e che si riferiscono
a distanze R < 1 -.1.5/?, , occorre fare uso di foriiiule enipiriche, qilali ad esempio
proposta da Bore(i (19j5), in base aila quale la portala emilnta dal pozzo
può valurarsi tramite i'equazio~ls:

con il sigilificato dei ~iiilboliillusiraro in figura 4.42.

lema di pozzi rni~llipii


ella maggioranLa dei casi pratici, quaildo t richiesto l'abbajsam:1lto di falda
per di uno scavo, si ricorre a uri sistema di pii1 pozzi. E importante
allora conoscere la relazioi1e esistente tra l'abbassainento di falda prodotto in un
eenerico pulito i-esimo e le portate emunte da ciascun pozzo.
;5 stato risolto da Forchheii~zer(1930) 2 Ducilief' (1934), e i
risulrati orteriitti sono i seguenri:
a) l,cl caso di iil un acquifero confiiiato, l'alrezza h il1 generico Punto
- il flusso dell'acqiia attraverso una qualunque seziorie verticale;5 orizLoiira]i.; distante R, dal pozzo i-esiiiio vale:
- i' gradiente idraillico e pari alla tangente dell'angolo forinato dalla
libera con I'orizzonrale, anziché al sello di esso,
b) nel caso di uri acquifero non confinato si ha: ed essendo

h" /,O-- 1 " q, . In


C L
2
" = K .--Lh
7iK ,=I R,
Ossia, confroiitando tali equazioiii coi1 quelle ricavate precedentemente p si rica\ a:
pozzo isolato, si può notare che nel caso di pozzi in falda artesiana I'abba
mento prodotto da ogni singolo pozzo si somma semplicemente a quello d
altri per ottenere l'effetto coniplessivo, e nel caso iiivece di falda freatlc
sommano i contributi pari a (h:-h 2).

Determinarione sperin~entaledel coefficiente di permeabilità


Come gia e~ideiiziatonel paragrafo -i1, i1 coefficiente di permeabilità di un
terreno puo essere determinato sia da proie in sito che da prote di laboratorio. prole a carico \ariabile
La niatcaia drpeiidenza da cararteristiche niacrosrrutturali e le difficolra di otre- bassa permeabilira ( K < 10 m/s), la Portata q e "la quaniita
neie campioni realnlente iiidtsturbati, fanno si che le prove in sito siaiio decisa- p,ccola e dl\enta difficile effettuare nel corso di una Prora a carico
iiiente piu affidabili per una realistica stima della permeabilirà media di un te misure questi casi si ricorre percio a Prove effettuarecon
deposito I risultati delle pro\e di laboratorio descrirte nel seguito, pur se concet- \ariabile (fig 4 441, basare sul concetto di misurare la quaniita di flusso lndiret-
tlialrnente istrutti\i, vanno perciò adoperati in pratica con le cautele richieste talilente, osserbando ]a caduta dell'altezza di carico h In *n l u b o di
dalle suddette Iiniitazioni rldotlo rispetto a quello del campione Nel corso della il \olunle di d'qua
In laborarorio è possibile eseguire pro\e dirette con i1 permeainetro, sia a che liell'elemento di terreno iiell'iiiiervallo di teinpo d i e Pali a
carico costante che a carico variabile, oppure dererminazioni dirette o indirette q . dt = -a - d h
nel corso di prove edometriihe Queste ultime, eseguite su terreni a grana fine,
sono descritte nel capitolo 5 menire quello i11 uscita e dalo da
Le pro\e con i1 peinleamerro sono usualmente effetruare su campiorii di
tcrreni a eranr grossa. compattati a vari valori di denriu relatiia, in modo da
ortenere una relazione tra la permeabilità K e l'indice dei vuoti, e stiinare succes-
snamente i1 possibile campo di valori da attribuire al deposito naturale che ha un
1
i
. d i = 4 . --I? . K - dr
L

determinato \alore di e. Tali iiiformazioni soiio particolarinente utili qudndo i 1 per coatinuiia dev'essere
inateriali soiio utilizzati per la realirzarioiie di opere in terra (dighe, aigini,
rrleiati) in condirioni ben controllate i -0 dh = A . h
- K . iit
L
Prole a carico costante
Nel corso di una prova a carico costante (fig 4 43), la quantita di acqm V
raccolta in un interiailo di tempo Ar e paii a.
V = A . a . At
?--i

N
Figura 1.13 Proi'n Figura 4.44 Provo
di pert~ieabiliràa carico di pertrieobiiira o corico
CoSIoIIIe. i iorrabi!e
ossia:
'Tale variazione può essere spiegata considerando i molteplici fattori che
controllano tale parametro, i più importanti dei quali sono la struttura del
terreno, la macrostruttura del deposito e le variazioni dell'indice dei xuori
prodotte da \ariazioni dello stato tensionale (soprattutto nel caso dei terreni
clie, integrata: a grana fine).

-a
'h
l*;
dlt
-=A-
Il
K
L
I
"1:

~ ! ,
dr
(b) I.'influenza predominante della macrostruttura del deposito fa si che grandi
differenze possono siissistere tra i valori di permeabilità ricavati i11 laborato-
rio su un campione di piccole diniensioiii e quelli esistenti in silo.
fornisce: In particolare, l'impossibilità di tener conto della marcata anisotropia nia-
crostrutturale fa si che le caratteristiche di permeabilità possono essere deter-
minate aitendibilinente solo tramite appropriate prove iii sito.
(C) 1 mori di filrrazione si verificano d a un puriro cui coinpete una certa energia
Le prole di per-meabilità sono eseguire getieralrnente a una iemperariira 7-il cui a un altro cui corrisponde un livello di energia inferiore. Le varie forme di
\alore viene niisurato. energia possono essere convenientemente espresse in termini di aItezze. Nel
Poichi la viscosità p e il peso di volunie unitario dell'acqua 7 sono entrambi caso dei terreni l'altezza di velocità è trascurabile, e l'altezza totale (o carico
funzione della remperatura, i l valore di Kviene riportalo a quello corrispondeiite effettivo) piiò essere assiinla coiiicidente con il carico piezoinetrico.
alla temperatura di 20 11 rapporto ira la perdila di carico piezonietrico e il tratto in cili essa si
\!erifica è definito gradien~eidruulico .
(d) La velocità di filtrazione atti-averso un mezzo poroso può essere lelata al
gradierite idraulico tramite la legge di Darcy (1556). Consideraio che la
sezione dei vari canali all'interno di un campione di terreno è continuamente
variabile e che tali canali sono tuttoaltroche lineari, tale legge ha il significato
di una rapprcsenrazione statistica deile condizioni di flusso dei terreno.
(e) In presenza di iiri nioto di filtrazione l'equilibrio di un eleriieniino di terreno
?a analizzato tenendo conto delle forze di filrrazione ageriti su di esso.
Ciò piiò essere fatto i11 due modi:
- considerando il peso totale dell'elen~eiitocon le pressioni dell'acqiia ayenti
al contoriio;
Spesso, per sabbie pi 200 inferiore al 5Vo) - oppure considerando solo lo sclielctro solido soggetto alla pressioilc idro-

iim, si fa riferiiiicn- dinamica.


(1911 ): Quando le forze di filtrazione sono dirette verso l'alto possoiio prodursi
h'=C .D' feiioiaeni di I-oirura localizzati per sifonamenro o fenomeni di rottiira gene-
rale qi~aliil solleva~~iento del fondo di uno scavo.
con:
I diagrammi riportuii nelle figure 1.7, 4.8,1.9 e 1.10 perniettono di calcolare
k' espresso ,n ciii/s il \,alore del gradiente di efflusso in alcuni casi ricorrenti i11 pratica e di
DIO espresso in mrn valiitare il fattore di sicurezra nei confronti di un eventuale sifonaniento.
C variabile da O -1 a 1.2
(f) La coriipleta descrizione del moto di uii fluido in un mezzo poroso richiede
in generale di considerare:
_
I'iiiterazione tra particelle solide e fliiido intcrstiziale;
4.9 -;,Sommario
(a) I terreni serio solitainente suddivisi in terreni a granu grossu e terreni a gru170
-
- l'equazione di continuità;
- l'equazione di stato;
.f;/?e.II parametro che più niacroscopicamente evidenzia il loro diverso corn- - l'eqilazione di equilibrio dinamico.
portaineiiro è il coefficiciite di permeabilità K , profondainente diverso iici
due casi. Valori orientativi di tale coefficiente sono riportati in tabella 1 . 1 , Nel caso di iin nicrzo poroso saiuro e isotropo, l'equazione dcl moro in
ed è immediato constatare come nessun altro parametro geotecnico abbia reaime stazionario si riduce all'equazione di V 2 h= 0.
una così marcata variazione passando dalle sabbie alle argille. La soluzione di tale equazione è comunemente rappresentata da una faiiiiglia
di linee eqiiipotenziali e da una famiglia di liiice di flusso.
132 4. Morr di frltrozione

La conoscenza del reticolo di filtrazione permette di determinare 11 valore


della pressione dell'acqua e del gradiente idraulico nelle \arie zone del domi.
nio di filtrazione, nonché detla portata dell'acqua attraverso seziolll di inte- 1
resse.
Tenendo conio di particolari accorginicnii 6 possibile usare le stesse tec1iick
per risol\ere i1 problema nel caso di mezzi eterogenei e/o anisotropi.
1
i
In generale la soluzione di un problema di flltrazione è age\ ole
in010 confinato.
caso di un 1
La risoluzione di un moro notr confiilaro richiede che la Iocalizrarione della
superficie libera sia tale che l'equazione di Laplace sia soddisfatta dalla
funzione h'. Alcuni esempi di determinazione della superficie libera soiio
riportali nelle figure 4.36 e 4 38.
-- --p

(g) Di particolare interesse pratico è lo studio delle prove di poinpaggio, sia per
l'uso che di tali prove si fa per la determinazione in sito del coefficicnte di Introduzione
permeabilita, sia per l'impiego delle relative solurioni nel dimensi~iiamerit~ L'applicazione di un carico su un terreno comporta l'iiiaoreere di sovrappressio-
dei sistemi per l'abbassamento della falda ni dell'acqua inrersriziale. L'entità di tali ~ o v r a p ~ r e s s i ovana
n i da piinto a puiito
nell'ambito del volume iiidividuato dal bulbo tensionale, rneiitre al di fuori di
esso l'acqua coiiserra il \alore di equilibrio iniziale u,. In virtù del gradiente così
creatosi tra la pressione pari a u, + 3 u nella zona interessata dal carico e la
pressione u, al di fuori di essa (fig. 5 l), si instaura uii moto di filrrazione, la cui
durata dipende dalle caratteristiche di permeabilita e di deforinabilità del terre-
no. In particolare, se si tratta di terreni sabbiosi o ghiaiosi, considerata la loro
ele\ata permeabilita, i1 tempo necessario alla dissipazione delle sovrappressioni
A u e talmente brebe che può essere del tutlo trascurato

PIANO 9

Ftguru 5.1 Soi rapprer-


sione dell'acqira indotta
dall'applrcazrone dr un ca-
rrco Uo

Inxece nel caso dei terreni limosi e argillosi esso è sigiiificativamente lungo
e, a secoiida della geometria del problema e delle cararteristiche del terreno, può
risultare a n ~ h edell'ordiiie della decina di aiiiii.
Man mano che l'acqua viene espiilsa dalla zona iiitcressata dal carico si ha
una riduzioiie dell'iridice dei vuoti del terreno, e i1 fenomeno nel suo complesso
è iiidicato i11 letteratura come processo di consolidazrot~e.
Le iinplicarioni di tale processo soilo molteplici e legate al fatto che mentre
ali'istanie iniziale nei vari punti del terreno le tensioisi lotali indotte sono in parte
sopportate dallo sclieletro solido e in parte dall'acqua iiiterstiziale, alla fine del
processo la sovrappresrione Au è nulla e tutte le tensioni totali indotte risultano
efficaci.
131 5. Processi di consolidaziune 5.2 Deferminuziorre della pressione di preronsolidaiione 135

Ne consegue che, poiché le caratteristiche di resistenza al taglio dipendono


le tensioni efficaci, la resistenza finale è diversa da quella iniziale e pertanto
siste un'evoIuzione nel tempo della stabilità dell'opera, che è diversa a breve

p------

articolare si ha quando l'area di carico può essere considerata infinitamenrr Deferminazione della pressione di preconsolidazione
stesa rispetto allo spessore dello strato interessato dal processo di consolidazio-
'1 Prove edometriche
Come dette nel!Iintroduzione, la prova edometrica riproduce in laboratorio le
/\iondi+oii bi consplidazione nioiiodimensioriale. Nella versione più semplice,
quella a incre~ne~ito di carico (IL), essa consiste nell'applicare una sequeriza di
carichi a un provino confinalo lateralmente, in modo che le deformazioni e il
flusso dell'acqua avvengano solo in direzione \'erticale.
L'apparecchiatura (fig. 5.3) consiste essenzialmente di un anello rigido che
condizioni tridimensionali e la teoria relativa ai dreni verticali. coniiene il provino, che e confinato superiormente e inferiormente ira due pietre
Particolare attenzione è rivolta, nell'ambito delle varie trattazioni, al sigili- porosi. Preferibilmente la pietra porosa superiore è rronco-conica, in modo da
alo dei parametri geotecnici che iniervengono nelle analisi e all'influeiiza che eliminare possibili aitriti con l'anello quando il provino si deforma. Al disopra
di essi hanno il disturbo del campione e la storia teiisionalc. di essa è collocato un capitello rigido per l'applicazione del carico.
Benché il processo di consolidazione che ha luogoin seguilo all'applicazione
di un carico su un terreno argilloso sia uno dei casi più facilmente irituibili,
certamente non ;7 l'unico fenomeno di questo tipo.
In figura 5.2 sono schcmatizzati due casi di abbassamento di falda (rispetti-

di consolidazione di tipo inonodimensionale. Nei tre casi illustrati va notaio però

1 1 1 l 1 1 !q CARICO INFINITAMENTE
ESTESO

1
.. Is:E2Y a) EDOMETRO CON ANELLO FISSO b > EDOMETRO C O N ANELLO FLOTTANTE

**
Gilboy (1936) e Skerllplon (1938), e dal 1935 in avanti (Ni.~oon1945) tale prova
AU~=)'~-AH %;jgne considerata una prova standard di laboratorio.
3 Le dimensioni adottate per il provino rappresentano un compromesso tra
~u,=)J,-AH 'opposte esigenze. Teoricamente, il provino dovrebbe essere quanto più grande
possibile, in modo da essere rappresentativo delle caratteristiche macrostruttura-
li del deposito; in realtà il suo diametro dev'cssere compatibile con l'esigenza di
Figura 5.2 Proce~si poterlo ottenere facilmente da campioni indisturbati di usuali dimensioni.
di consolidaziune ~nono-
di~~le~isio!iale
(Vigriani, 11 rapporto diametro-altezza non dev'essere inferiore a 2.5, in modo da
1973). minimizzare l'influenza dell'atrrito tra superficie laterale e anello di contenimen-
136 5. Processz dr Consolrda~rooe 5 2 Dererrnrnaiione dello pressrone di preconsolrdazrone 137
!"

t?; ma non dev'essere superiore a 6, per evitare che possibili inflessioni modlfl- l\ garitmico, è possibile distinguere un primo tratto A B , in cui si hanno le deforma-
chino la struttura del canipione (Bru~nundet al., 1976). zioni del provino conseguenti all'espulsione dell'acqiia dai pori (processo di
Di conseguenza (Ledere le British Standards 1377/75 e le norme ASTI\$ consolidaiione primaria), e un secondo tratto lineare, BD, corrispondente alle
D2435) è raccomandato l'uso di prokini con diametro minimo di 50 miri e altezza
minima di 19 mm, con rapporto D/Hminimo di 2 5 e preferibilmente pari a 3-4,
- deformazioni viscose (consolidazione secondartu).
L'@quota di deformazione d a considerare n& fracciarnerito della curva
I bari incrementi di carico ~erticaleLo, sono applicati in progressione geo- sforzi-deformazioni è solo quella che compete al processo di consolidazione
mstrica, ossia Aa,/ol = 1, coli a', tensione di consolidazione raggiunta prima primaria (Ladd, 1971; Brurnund et al., 1976; Leonards, 1976; Jamiolkowki et
dell'applicazione del successivo gradino di carico (ad esempio, la norinale se. al , 1985), ed è convenzionalmente (Casagrande, 1936) ottenuta dall'intersezio-
quenza è la seguente: 25, 50, 100, 200,400,800, 1600 kN/m2) La fase di scarico ne del tratto lineare BD con la tangente BE alla curva sperimentale nel punto di
è eseguita prekedendo un numero di intervalli pari a metà di quelli utili~zariin flesso F (fig. 5.4).
fase di carico (ad esempio, con riferimento alla sequenza prima menzionata, da 1 valori degli a~~estameiitiAH così otteiliiti permettono di rica\lare le defor-
1600 si scarica a 300, 100, 25 AN/m2), e comunque non in iin'unica fase . verticali e, = d H / H , ( H , = altezza iniziale del provino), che veiigono
rna7ioni
In argille inolto sensiti\s e i i i argille tenere con elevato indice di liquidita, è plortate in funzione delle tensioni applicate.
raccomandara una riduiione del rapporto 30,/o,' in prossimira drllapress~onedr La figura 5.5 riporta come esempio l'andamento della curva sforzi-defornia-
p r e c ~ n s ~ h d u i r o t a;,
i e per poter individuare correttanieiite l'andamento della ziorii ottenuta su un campione di argilla di Panigaglia (tab. 5.1).
curia di compressione in corrispoiidenza di u; (Brinnund ef al. 1976, raccoinan-

-
l 5 a;).
-
dano \alori di pressione pari a o: = 0 5 - a;, 0.7 o ; , O 85 o;, 1 O u; , 1 3 o; ,

In argille normalconsolidate, per poter definire corietramenre I'andarneriro


della curva nel tratto di coinpressione, i1 carico verticale deve raggiungere \alori
.
I Figuro 5.5 Curia di
conipressione edomerrico.
rrv<k~/rn2>
2000 3000

pari a circa 8 - o; (valori inferiori possono essere sufficieriti con campioni di


ecceiieiire qualita); in argille bo\raconsolidate pii0 e w r e necessario anddre oltre
8 - o; (e quindi ben oltre 3200, 6300 kN/ni2)
Prima di versare l'acqua nel contenitore, e consigliabile applicare 31 pro\ ino
un carico da 2 a 5 6N/m2, e se i1 provino ha tendenza a rigonfiare tale carico va
iiicrementato in modo da preLenire il rigonfiamento.
Inoltre, nel caso di argille sovracoiisolidate o di materiali reiisibiii a e\ eiitiia-
li incrementi del coiitenuto d'acqua, le pietre porose devono essere asciutte, non
\ a usata carta da filtro tra pietra porosa e campione e l'acqua nel contenitore va
messa dopo d\ei raggiunto una tensione pari alla pressione verticale efficace
stente in sito. Come già evidenziato nel capitolo 4, data la ridotrissima per-
leabilità dei terreni coesivi, le deformazioni conseguenti all'applicazione di ogiu
gradino di carico si s\iluppano lciitainente nel tempo.
, Necessarianiente, percio, ogni iiicreinento di carico è mantenuto costante lj d, t" = AH/H, 40
per un certo intervallo (di solito pari a 24 ore), duranie il quale viene rilevato
l'andamento degli assestamenti nel tempo. Un esempio tipico di tale andamento i
1
- _
(kNirn2)
25
(?/O)

0.92 Se gli stessi risultati vengono plottati in scala semilogaritmica ( e c -lago:), Come
è riportato in figura 5 3 Generalmente, riportarido i risultat~in un piano seinilo- 50 1.91 è più usuale nella Afeccarrica dei Terreni, la curva sforzi-deforniazioni assume
100
200
400
,
20.39
I'mdan~entotipico riportato in figura 5.6, che permette di caratterizzare nel
seguente inodo il comportamento meccaiiico del terreno.
800 26.99
1600 32.88 (a) Nel priilio tratto A B della curva, definito tratto di ricompressione (par. 5.3),
400 31.50 la coinpressibiliià del terreno è modesta, e si ha un comportainento elastico
1O0 29.50
25 27.50 non lineare caratterizzato da un modulo di deformazione dipendeilte dal
C "

1O0 29.00 ..livello


. di teiisioiie a i .
400 30.50
1600 33.00 (b) Una volta raggiunta la tensione a; (corrispoiideiite al punto B), la compres-
3200 38.95 sibilità aumenta significativamente, e lune0 il tratto B C (definito tratto di
6400 43.33
cotnpressione) le deformazioni s o n o s i a di natura elastica che di natura
Tubella 5.1 Risuitoti 'plastica.
Figura 5.4 rlridarnerrio ls,lo
t .
t l,- 0, 2 ,
ti-08
i , ,
di una prova edoinerrico Queste ultime costituiscono l'aliquota maggiore, come puo verificarsi scaii-
dei cedirnenri nel tenrpo.
i v , , , l r , , , eseuj,asu un cando il provino d a C a D (iruifo discarico o di rigonfiai?aiito): solo I'ordi-
01' 1' 10' 100, 1000' 1ooOo1 i i P ; .
- 5.2 Dereri?iinaiioned c . l / , : ;:ressiotie di pieconsolidaiione 13-

E (a) ~d esempio, una prrnsolidauone <li r ipo meccanico comporta un anda-


mento di o,: e di o; tale che la loro iiit't'erenza (0;- o:J è costante con la
profondità. Lo stato tensionale in sito 2 d i tipo anisotropo, caratterizzato d a
un rapporto o:,/o,', = K, il cui valore ciik\c.iide dalla precisa storia dei carichi
che si è avuta fino ad oggi.
6 (b) Se invece il fenomeno di prec~nsoliil:r;ione è dovuto a essiccamento del
materiale, l'andamei~todi o; con la Pi.t\i'andità può essere alquanto casuale
e 10 stato tensionale in sito può r i s u l i ; i ~isotropo
~ ( K , = i ) per effetto delle
tensioni di capillarira.
, (C) Nei casi di precoiisolidazione d0vut:t :I t'cnomeni strutturali tipovg.@g (de-
formazioni viscose iii condizione d r c i i : ~ t ~si) ha uii rapporto ~p/o,!~costante
con la profondità. L,o stato tensi0n:lic i l 1 silo è di tipo K,, con un valore di
tale parametro pari a quello del m:iicii;tle nornialconsolidato se non soiio
intervenute altre cause concomitanii.
Ossia, come provato da recenti stii,ii sperimentali sull'argoniento (Ja-
tniolkoilski et ai., IY85), la corisoIid:~:i,ìne secondaria pare che non alteri il
nata corrispondente a D C rappresenta le deformazioni reversibili di natur coefficiente h=.
elastica, mentre l'ordinata corrispondente a A D rappresenta quelle irrevers
bili o plasticfie (par. 5.3). ( d ) Infine, una preconsolidazione d0viil:i :t fenomeni fisico-chiniico-ambientali
(ad eseinpio cementazione) COmPor~ni i t t I.'rofilo di o; non uniforme, e attuai-
(C) In birtu proprio di tali deformazioni plastiche i1 terreno si comporta coine se meiiie non csisiono sufficienti inf0~iii:iLioniper poter stabilire quale sia lo
fosse dotato di una sorta di nletnorio, per cui se viene ricaricato da D a C i1 stato iensioiiale in sito (se isotr0po o ,li tipo h=,).
suo comportamento è nuo\amente elastico (non lineare) fino alla massima
tensione d(C) che a \ e \ a prodotto deformazioiii plastiche ne1 precedente i Ovviameiite, poiché come sempre succcilc in natura, i diversi fenomeni possorio
ciclo, e dd C m abanti (rraito CF) si hanno invece deformazioni sia elastiche ' succederci o sovrapporsi tra loro, i profili di d,e o:,,non sempre rispecchiano gli
clie plastiche. ' schemi semplici descritti, e in molti casi 2 tiifficile legare la precoiisolidazio~~e
di
un deposito alle sue cause in modo prci5,,,.
,' Pressione di preconsolidazione
La tensione o; (punto B in figura 5.6), corrispondente al brusco cambiamento nel I Benché fisicarilente la o; possa averi così un significato diverso a seconda
kdellga;afaiisa, in pratica i1 termine pr<'s.\i,,,ledjprecorlsolidariot~eviene adope-
feiioinenologico (prescinl~cii,\~ dalle cause) per indicare !a tensione

i
comportamento meccanico del terreno (passaggio da iin comportamento elasrico i-

non lineai-e a uno elasto-plastico), rappresenta, alla luce dei concctti esposti nel ., '. . ,
snerva%&nto (in una prova edoi~,citi\.:i) che separa il campo delle piccole
capitolo 3, rrna retisione di snervarnenro ed è definita, nella ,4feccanica dei ~ e r r g deformazioiii elastiche da quello del!< rlc.formazioni elasto-plastiche sensibil-
ni, pressione diprecotisolidaiione. Secondo Casagrande (1936) essa individua /C
i , , :
. inente
.. più grandi.
massima tensione di consolidazione cui è stufo sottoposfo il terreno. In~pllcira-
mente, spesso se ne le@ la genesi a processi di sovraconsolidazioric di tipo / I)eterniinazione sperimentale della prc\\it>tle di precoilsolida~ione
ineccanico, ma negli anni '60 vari studi (in particolare si vedano Leotzurds e
Alfschaeffl, 1964; Ruyinoi~d, 1966 e @ierritrn, 1967') hanno dimostrato come i
. lJer quanto concerne la determinazioiit. deila pre<sioiie di precoiisolidazioiie
dalla cur\a di cornpressioiie SO110 stalc, (\toposte varie procedure (Casagtande,
meccanismi di preconsolidazione possano essere anclie di altra natura. 1936; Burtnisrer, 1951; Janbu, 1969; Si Iirii,*rit7~ann,1955). La più comunemeilte
Tenendo presente l'importanza che riveste il fatto di poter distinguere il usata è quella di C::f$%fldf (1936), io\r ,chemdti~~abile (fig. 5.7)
verso comportamento del terreno che si ha prima del raggiungirilento della d, i
po, sia ad esempio iiella previsione dei cedimenti di una struttura che nelle ' a\ si determina il punto di rnassiii1:i c\i,vatiira (minimo raggio) della curva
C,.-10go:;
isi di stabilità, non è difficile capire perché la deterininazione della 4 sia
considerata la fase sirigolarmente più importante nella caratterizzazione geoiei-- IJ) si tracciano la tangente alla Curv:l in lale punto ( r a t a t in figura), la retta
orizzontale o e la bisettrice b dell':tiiF,,,lo individuato dalle prime due rette;
nica di un deposito.
C) l'iiitersezione della bisettrice con {:i iccta ottenuta prolunrando il tratto di
In particolare, come già discusso nel paragrafo 2.4, gli andamenti con la
comprcssioile individua la pressiotlc i l i preconsolidazione a;.
profondità della 4 e della tensione verticale efficace attuale $.,rappresentano
siiiteticaniente la stoi-ia fensionafe di un deposito, e spesso un attento esame di Considerate le difficoltà bpesso esistciiii ~iell'individuare il punto di massiina
questi due profili permette anche di identificare le probabili cause del processo curvatura, è utile confrontare sempre i l \.ilore di 0; ottenuto coi1 i suoi possibili
di preconsolidazione (Ladd, 1971). limiti inferiore e superiore:
5.2 Derern~ino;ione della pressione di preconsolid~ziolle
-

;ione della pression


preconsolidasione c
merodo di Casagru,

*OCR=2 5-3

- il primo Può essere individuato dall'intersezione della retta di ricompres&,ne


con quella di compressione;

La suddetta procedura di Cosagrai~de(1536) è stata recentemente criticata da


Janbu e Senneset (1979), i quali su@,eriscono di riportare i risultati in
naturale e di determinare o; direttamente dal brusco cambiamento di pendenza
che si ha nella curva di compressione in corrispondenza di lale tensione,
a' notato che tale osservazione nasce fondamentalmente da esperienze ba-
sate su argille molto sensitive, cementate, che di solito hanno una sirut<ura
fortemente collassabile, per le quali una volta raggiunto il va1oj-e di ,; si ha un
incremento così prollu~lciatodella con~pressibilitàda rendere marcaramenie evi-
dente tale punto anche in scala naturale. figura 5.9 sono invece illustrati per confronto i risultati ottenuti su cainPio1li
In tutti gli altri casi, invece, le incertezze nella determinazione di o; nel caso dsll'argilla limosa sovracoiisolidata di Pontida.
di una curva riportata nel piano t,.-o; sono maggiori di quelle associabili alla 11valore speriinentale della tensione di preco~~solidazione può essere influeil-
. -da- molti, fattori,
- .--:
curva pioltata in termini e,.-logo,'. 1
,
~ ~ ilu/.,
tra i quali i più importanti risultano i segueilti (Latfd, 1971;
d d 1977; Jamiolkou~skiet al., 1983):
i - il disturbo subiro dal campione durante la fase di p ~ e l i e \ ~ino sito e di Prepara-
i zione in laboratorio;
- la tecnica seguita per ottenere la ciirva di compressione;
i - il metodo di interpretazione dei risultati;
- la composizione chimica dell'acqua e la temperatura alla quale è eseguita la

storia tensionale (fig. 5.10).


l n pratica, le tecniche usuali di prelievo dei campioiii, Pur con tutte
lc accorrezze comportano sempre un certo effetto di disturbo. conle è
142 5. Processi di consolidazione

Figura 5.10 Influen~a .'\H/HO<%>


- - 5 3 Pararnetrr di conrprenabrlrto in tondzronr edornerrrche 143

del rit?ianeggiamenrosrti Figura 5.12 Irlf1uen:o


rirulrari di irna prova edo- del cedirncnro secondario
merrica. sui risu1roIi dello prova
edonrerrita.

CAMPIONE

00 1000
o: < k ~ / r n ~ >
proposta da Sc/?rl?err!liann (1955) e nel paragrafo 5.3 quella di Janbu (1969).
f - evidenziato
. dal confronto riportato in fig. 5.11 tra le curve di conipressione L'influenza dei fattori ambientali è meno docunientaia degli altri aspetti
ottenute da un campione cubico di eccellente qualità e quelle otteiiute da finora discussi. Tuttavia esistono alcune esperienze (Ladd, 1971; Ladd e1 al.,
campione di otiima qualità prelevato con campionatore Osterberg, il valore di 1977) che dimostrano che iin increinerito di tenipe-tura di 10 "C (incremcnto
--
risulta seriipre soitostiniao, più o meno inarcataniente a secon& dell'entità facilmente raggiiingibile in molti casi passando-dalla temperatura esistente alla
tale disturbo. oiiota
T - - di~ .
rel li evo in sito a quella di laboratorio) può comportare una riduzione
della o,: dell'ordine del 10-j0%.
Infine il valore della o; può essere influenzato dalla composizione chimica
dell'acqila. Se irifatti un'argilla di origine marina con acqua interstiziale avente
una concentfazi&e salilla dcll'ordine di 30-35 gramniiilitro è ininlessa in acqua
dolce, la graduale riduzione della coricenirazione salina coiiiporta uii aumento
della coirr~ressibiiitàe un valore più basso di a j (Leonards e il/fscitaeff/, 1961;
Bjert-uni, 1967).
a
.-,

-!
---.-p p
-
. -- T ,

Figura S. I 1 Confronro P a r a m e t r i d i cotnpressibilità in condizioni edornetriche


Ira canrpioni cubici e
calrrpioni di orlirr~aquali-
5.3 Definizioni
IO preievari con cor~rpio- 1 dati di iina prova di coinpressiorie edomeirica sono interprrtati con riferimento
notori o pareri soiiili alle seguenti \'ariabili:
Osrerberg (Holtz rt al.,
1986). t, , o,'

e1 paragrafo 5.6 viene discussa I'influeiiza del disturbo sugli altri parametri oppure,
-avabili dalla prova edometrica, ed è riportato anche il metodo proposto da e, o::
fz~?~errman~z(1955) per recuperarne iri parte gli effetti.
Molti laboratori riportano i risultati sperimentali in termiiii di paranieiri essendo:
t,. -lago:, facendo riferimento alle deformazioni ottenute alla fine del periodo di
attesa di 24 ore che si ha tra un gi-adino di carico e il successivo. Poichi la fine r , = deformazione verticale = Ho ( H o = a l t e z ~ ainiziale del proiinof;
del processo di consolidazione primaria (i,,,) si ha i i i gcnere in meno di uii'ora, e = indice dei vuoti.
le deforrnazioni alle 24 ore inglobano uno o più cicli di cedimento secoi~dario.
Ciò comporta, come mostrato in figura 5.12, una traslazione in basso dei punti Come esempio, i risultati già visti nel paragrafo 5.2 in termiini di variabili t,- o,'
sperimentali della curva di compressione, con una sottostima della o; (otreriuia ova edometrica sii uii cainpione di argilla di Paiiigaglia; tabella 5 . 2 ) sono
da una curva riferita al l,,,) dell'ordii~edel 10 i 10Vo (Ladd, 1971). ortati nelle figure 5.13 e 5.14 anche in terniiiii di \#ariabili e- o:.
Tenendo presente che la prova è eseguita i11 coridiziorii di deforinazioiii
Si è già deito come il valore della n; possa essere influenzato dal iiietodo
-. laterali impedite, tra la deforiilazione verticale t,. e I'iiidice dei vuoti e (corrispon-
usato per la sua determinazioiie. Nel paragrafo 5.6 uieiie discussa la procedura denti allo stesso livello reiisioriale o;j sussiste la relazionc (tab. 5.2):
AH - - 3 e e,-e "' I rapporlo di co1?7pressioneCR nel piano E,-logo::

I
--p--

CR = Ac,/Alogo,: ( 5 5)
- H, 1 +e, I + e, (5 2)
e indice di coinpressione cc nel piano e-logo::
n< &-,L, c, = -Ae/Alogo: (5 6 )

1O0 4.39
200 12.98 SR = At,/Alogo)
400 20.39
800 26.99
1600 32.88 cs nel piano e -logol:
e indice di rigo1?frari7e~1to
400 31.50 e, = -Ae/Alogul
100 29.50
25 27.50
1O0 29 O0
Tabella 5.2 Risuirari di 400 30.50
una provo edoinelrica su 1600 34.00
rrncampione di argilla di 3200 38 95
Ponigoglio (e, = I .50). 6400 43.33 guenti parametri:
d> coerficjente di co~~ipressibili~o:

ARGILLA DI

l
e

LO0
ARGILLA DI I l mndiiln di deforniarione edometrica è definito dal rapporto: II
WN= 56.09%

. z = 13.20m
e \aria cori il li\ello iensionale raggiunto u,'ilel modo illustralo In iiguid J i i El

tr:~k~al uLikPa1
figura S. I3 Oeinpio «'i provo edoiiie- fygura 5.14 Curvo edor~~eirica
nel pio~io
rriro. e-.lo3 o,'.
Facendo riferiniento alle curve riportate iicl piano semilogarirmico (e-logo,:
oppure E,.-loga,!), le caratteristiclie di cornpressibilità nei vari tratti della curva di
compressione sono individuate dai seguenti parametri (fig. 5.6 e 5.13):
a) la pendenza della curva nel tratto di ricompressione è definita rapporto di
rico1iipressio17e
-. . RR nel piano E,.-loga: , . .
rlrfnriche infloerirano i parametri di compressibililà
RR = A ~ , / A l o ~ o , '
e ri~drcedi ricompiessioi~eC, nel piano e-log o,':
C, = -Ae/Alogo,'
(5.3)
b) La pendenza della curva nel tratto di compressione è analogameiite definita
I46 5. Processr di consolrdairone

Figura 5.15 Voriozronr


del nrodulo edonierrico
con il livello rensio~iole.
7 figura 5.17 Deiermino-
*ione dell'indice di ricorn-
pressione (Leonards,
1976).
PRESSIONE VERTICALE EFFICACE

a;, sto + Aav


-T----

Y
.
O

i S R ) aumenta all'aume~itaredelio scarico. In genere, comuiique, il valore


1 1
corrispondente a un cicls di scarico è dell'ordine di del valore di C,
(o C R ) (Ladd, 1971). 5 10
(d) Le ultime due osservazioni costiruiscono una semplificazione della realtà
valida nella maggioranza dei casi ma non in generale. Tipiche eccezioni sorio
costituite dalle argille di elevata sensitività e dalle argille di alta plasticità con
alto indice di liquidità che presentano un valore di CR variabile, molto
Figura 5.16 Curva elevato immediatamelite dopo la o; (fig. 5.18), e dalle argille fortemente
edo~nerricodell'argilla sovraconsolidate (con basso indice di liquidità) che presenrano un rappcrto
di Cogliori. di I-igonfiaineiito SR molto elevato se confrontato con il valore di CR (fig.
5.19).
- del disturbo inevitabile del ca~iipione;
- della compressione imputabile all'aria liberatasi per la riduzione subita dalla
pressione dell'acqua durante la fase di cainpionamento;
- di possibili errori commessi nel corso dell'esecuzione e iriterpretazione della
prova.
Secondo Leonards (1976) tipici valori di C, dovrebbero ricadere nell'intervallo
0.015-0.035; valori fuori dall'iiitervallo 0.005-0.05 dovrebbero essere considera- GIACARTA
ti sospetti. prof d a 4 1 6 0 4 2 2 m
Più a;tendibilrneiite il valore di C, può essere determinato eseguelido un ciclo di
scarico-ricarico nell'intervallo di tensioni + h,., con Au,- pari all'incremento wN=73 39<%
di tensione verticale dovuto al carico applicato sul terreno.
L'importanza della corretta scelta di tale iiitervallo derisa dal f-atto che il valore
di C, dipende (fig. 5.17):
- dal livello tensionale o: dal quale si inizia lo scarico, e iii particolare se o,' e
maggiore o minore di a,'; fi-igiira 5.19 Ciirio di cornpressione edo-
- dall'ampiezza del ciclo scarico-ricarico (AOCR ). di i~rr'orgi/- ~,,erricude/i'orgil/o I I I B / ( O soi~roconsolidaia
Figura 5. I8 Curi,a edo~~ierrico
lo sensi~ivo. di Tarotiio.
(b) In argille di bassa seiisilività il valore dell'indice di compressione C,.(o del
rapporto di compressione CR) può considerarsi praticamente costante.
\ Meccanismi clie governano le variazioni di voliime
(C) Il valore dell'indice di rigonfiamento C, (o del rapporto di rigoiifiamento Quali meccaiiisn,i responsabili delle deformaziorli che avvengono durante la fase
148 5. Processi dt consoltdaztone

di carico possono indicarsi i seguenti (Lotnbe e IVhitn~on,1969; Lodd, 1971): Figura 5.20 Calcolo del
cediri?rriroedoriierrrco
a) deformazioni elastiche (coi~ipressionee inflessione) delle particelle di terre-
no;
b) deformazioni irreversibili dovute allo scorrimento relativo di una particella
rispetto a un'altra per effetto delle forze di taglio;
C) deformazioni irrex ersibili dotute alla frantumazione delle particelle ad alti
li\ elli tensionali (nel caso delle sabbie);
d) riduzione della distanza esistente tra due particelle dovuta all'acqua odsorbi-
tu e al doppio strato elettrico.
In fase di scarico, le deformazioni risultano di natura elastica e soiio imputabili
ai meccanismi a) e d).
Alla luce delle indicazioni prima foriiite circa i1 possibile rapporto tra SR e
CR, la maggior parte delle deformazioni, una volta superata o;, e di natura
irreversibile (plastica).

Relazioni esistenti tra i %ariparametri di deformabilità


I Tenendo presenti la loro definizione e la relazione esistente tra la variazione
dell'indice dei vuoti e la defoimazioiie verticale t , , 6 iininediaio veiificare che tra
i vari parametri di cornpressibilità sussiroi~ole seguenti relazioni:

RR -5-
1 + e, oppure da:
SR ;-'L
1 + e,
a,
111, = --
I + e, i ] carico applicato -
, e tale da non far supelare la o,' (ossia Q'<,
%
.
o <o,'),
deforlllazioni sollo limitate al ti atto di ricoinpressione. e la ( 5 141, ad esen1pio2
Inoltre, poiche si puo scri\cre. semplifica nella forma:
dc d (lago,')
,li, = -2; CR -- - -
d g, do:
1 . ---i-=-
C R . ---- d(1iia') CR -2.d o ' . 1
=
23 do,' 23 o: da,'
sei[ teireilo 6 iiivece normalconsolidato (a,'o= O,'), le deforniaz~o*' ab\ei'gono
tutte nel tratto di compressione, e pertaiito si
si ricava anche.
AH = H, . CR . log ----- ----

Cedimento inonodirnensionale
Utilizzando i parametri appena definiti risulta possibile calcolare il cedirilento di I n alternati\a ai parainerri R R , C R , etc , si puo obbiamente fare rtferimento al
urlo strato di terreno nel caso in cui il carico sia così esteso da soddisfare l'ipote- modulo edoiiietrico M o all'iridice di compressioiie u, In questo caco occorre
si di deformazione monodimensionale. Con riferimento alla figura 5.20, il ce- scegliere opportuiramente i1 valore del modulo da uiilizzare, teileiido corito del-
dimento AH di uno strato con spessore iniziale H, risulta dato nel caso più l'iniei~ailoieiisionale (o'", o', + riu,) sigi~ificativoper i1 problerria i11 esame.
150 5. Processi di consolidazione
- 5.3 Puro~~ierri
d i conzyi-essibilirà i n condizioni cdoiiieiricl~e 151

L'esempio 5.1 illustra un'applicazione delle suddette relazioni al calcolo dei


cedimenti di una fondazioiie. Va tenuto presente che, alla luce di quanto eviden- discusse nei capitolo 3, basate sull'ipotesi di comportamento elastico del materiale:
ziaro nell'introduzione, il cediniento così calcolato è quello finale, cioè quello " = [l - [+Rz]L]
che si ha al termine del processo di consolidazione.
1 metodi disponibili per effettuare una stima del teinpo necessario all'esau- e osservando che, avendo effettuato uno scavo di 3 m, i l carico da considerare nel calcolo
rimrnto di tale processo, o per la valutazione dell'andameiito dei cedirnenti ne] dei cedimenti & quello corrispondente alla pressione netta data da:
q - y . D = 170-3.19 = 113 kNlm2
tempo, sono discussi nel paragrafo 5.4.

ESEMPIO 5.1 In figura 5.21 sono riassunti i risultati di una serie di sondaggi stratigrafici e di una serie di
prove di classificazione e edometriche.
Si vuole Calcolare il cedimento di consolidazione di una fondazione circolare di un digestore
nell'ipotesi che esso possa essere assunto pari a quello edometrico. (da quota fondazione)
La fondazione è posta a -3.00m dal piano campagna e la pressione complessiva che essa (m) P!!!- (kPai (kPa) ---?P_ --i-&)--(m)
trasmette al terreno è di 170 kNlm2. 1 2 O0 28 3 47 7 2385 713 O 030 0 03
Illivello della falda nello strato argilloso superiore è aquota -1.50m, e nello strato di sabbia 3 2 O0 76
114 509 631 3155 107 O 030 0 03
e a quota 0.00 m. 5 2 00 151 73 5 77 5 77 5 93 7 O 124 O 09
7 2 O0 187 96 1 90 9 90 9 77 1 O 124 O 07
9 2 00 223 1187 1043 104 3
61 8 0124 -00 _
O 27

ec. 0.00 Tubelfa 5.3 Cafcolo del


E - Sui risultati ottenuti si possono fare le Seguenti constderazlon~
q = 170 k ~ l m ' - 1.50 m cedirnenro edomerrrco
1) Nel calcolo dei cedimenti sono stati trascurati i contrtbuti (mlnimi) dovuti alle operaziont
WF>=18.5<%1 d i scavo e ricarico f ~ n o
alla o:, attuale, facendo rtferlmento dbreitamente alla pressione netta
WN=29.6(%1
A
,t t t t t t t i t t t t i t ,C Ci?= 0.177 di 113 kNlmZ.
w C =SI.-J(%> ARGILLA OC NOCCIOLA i RR = 0.030 2) 11 calcolo della distribuzione delle tensioni risulta approssimato i n virtii del fatto che esso
i ~ ' = ~ s ~ N / ~ ~ : o c R I= s f a riferimento a una fondazione superficiale (e non interrata a quota -3.00m), e a un terreno
omogeneo. I n parlicolare nel caso in esame la presenza deilo strato di argilla OC tende a
..- ..- sensibilmente
ridi~rrr- ... le tensioni indotte neii'argilla N C .
3) 1 cedirnenti di consolidazione calcolati con il metodo edometrico risuitano sovrastimati,
W p z 17.5(0/,1 1 CR-0.124 in quanto non si è in realta in un caso monodimensionale. Correzioni e affinamenli di tali
W N i 25.0(%> 1 ARGILLA NC GRIGIA valori
.- - sono
.- oossibili alla luce delle considerazioni svolte nel capitolo 9.
WL= 31.2[%1 i ).=I8 kNlm3 4) Per semplicità sono stati trascurati i cedimenti delie sabbie profonde. La loro entità può
I essere valutala con uno dei metodi discussi nel capito10 9.
B
SABBIA MOLTO DENSA
/D
1>= 20 kN/m3
* -
Correlazioni erripiriche
letteratura sono reperibili varie correlaziorii empii-iche clie permeitoiio di
Soluzione: A - Effettuando lo scavo fino a quota -3.00m e tenendo presente che l'altezza piezometrica
nello strato sabbioso è a quota 0.00 m, il fattore di sicurezza a breve scadenza (cioè i n .-
stiinare anarossin~ati\'aiiieiltc i parari1eri.i di compressibilirà dal valore di alcune
condizioni non drenate) nei riguardi deila rottura del fondo scavo è dato da (assumendo propriet a indici.
i , = 10 kNlm3): La tabella 5.4 riassunle alci~nedi tali coi-relazioiii. Una ira le più largan~ciitc
usale è qiiella di Terznghi e Peck (1967), che lega il valore di C, al limite liquido
,t., . liiio studio sraiisrico eifettusto sii 500 areille da Azzouz c.t uf. (1976) prova
ilivcce che la tra C,. e l'indice dei vuoti iiiiziale e, è n ~ o l t opiù affida-
(nell'ipotesi di trascurare le forze agenti sulla superlicie laterale ABCD dovute alla resistenza
al taglio iniziale).
8 - li calcolo dei cedimenti in condizioni edometriche può essere effettuato utilizzando i l
--
Tipo d~materiale
valore di RR nell'ambito del primo strato sovraconsoiidato:

Trrbclla 5.4 A/ci<lli?C(Jr-


relaiiorli etrlpiriche per la 700 arglile inorganlcPe
Azzouz et a l (1976)
i.alura;io~~e dei puruiiieli-i
in quanto alle varie quote risulfa sempre o,!, + Ao, <O;. Nell'ambito invece del secondo
d i coii~~~ressiàiliià.
Azzouz e! a l (7976) 700 argtlle inorganiche
strato normalconsoiidato si utilizza il valore di CR: ---m
-*p----- ----"--*----- "-*----W

Natiiralmente, va tenuto presente che tali correlazioni noil possoilo ~ncliidcie


effetti specifici dlpendeiiti, ad etempio, dalle niodalira dt prelievo e di prova,
in quanto si ha sempre O,!, + ao. > o; = C:,. che, come discusso in precsdi-nra, possono esser? significati\^, per cui i caloii dr
C - La determinazione della _i& viene effettuata alle varie quote utilizzando l e soluzioni C, d a esse otteiiibili vaniio coiisiderati una stima cori margini di confidenza del
154 5. Procew dr consohdazione 5 4 Teoria della consolida~ionemonodi~nensionafe 155

Figura 5.23 Condizroni STRATO STRATO


la ( 5 20) diventa: PERMEABILE
di drenaggio al conlorno
a 2 ~ au
az2 - a&,
--p

la cui soluzione analitica (Taylor, 1948) è espressa nella forma:

u (z, ) = C
n, = o
3
M
(sin M Z ) e STRATO
PERMEaBiLF
STRATO
IMPERMEABILE

T
con: M = -L ( 2 , ~+ 1).
2

Tale soluzione permette di calcolare, noto il coefficiente di coiisolidazione e,, i1


valore della so\rapressioiie interstiziale u(z, I ) alla generica quota z e a un
determinato istante di tempo t . Ricordando che:
Può essere utile osservare che il \alore di u, che figura nella (5 22) costituisce
i1 \alore iniziale dell'eccesso di pressione interstiziale, e non ca confuso coi1 i1
yalore della pressione idrostatica (tale confusione potrebbe essere originata dal
fatto che per quest'ultima si è usato lo stesso simbolo in precedenti paragrafi). e che:
La soluzione (5.22) è usualmente diagramrnata in termini di grado di conso-
Iidazione Q, definito dal rapporto tra la sovrapressione dissipata e quella inizia-
le:
si ha anche:

(I;=
uo-l~(z, 0
'i"
= ,-u(z,L)
140

in funziorie del fattore di tenipo adiinerisionale: ln dell'lpoiesi di coniporiamento elaitico lineare delli? scheletro solido e
,,l, = cost, e si può scrnere:
*' = Lt
H2 € 6 ,
-- =-
e,- t,
- u , 2i,-u1
Tale soluzione mostra che:
- subito dopo l'applicazione del carico, coiisiderato l'elevato gradiente idraulico
che si ha in corrispondenza delle due superfici di drenagsio, la pressione ;, 30
dell'acqua si porta rapidamente a zero all'estremità dello strato, nientre occor- 35 oO 0962
0707
C, - 1 - 5 -
-
re molto più tenipo perché essa si riduca in mezzeria (ad esempio, per a\eie 40 O 126
u (z, r ) < 0 6 u, dev'essere T, 0.3); l 45 O 159 J uo

' in mezzeria (z/H = 1) il gradiente idraulico è sempre nullo, qualunque sia


- l'istante di tempo considerato.

con la profondrrà
156

h
.i di r o n s o l i d a ~ i o n e
5. P . r O c m-
--

or]o
--p
-
-
--
p. 5.4 Teorio della conso!id-_ionr ~iiutloditrierz~ionae 157
-
Figura 5 . X G r a d o iii 0 -rT?--TT

cor~so!ido:ior:e in ,fur:zio- uz Come premesso neil'introduziorie, una comune situazione che provoca rin pro-
ne d e / f i ~ i r o r r r r r ? i p r urii-
1tl~l1si~~tla~e. cesso di consolidazione monodimensionale è quella indotta da abbassamenti di
l:<)
falda. Ad esempio, se nel caso di figura 5.2 il live110 piezometrico si abbassa nello
80
strato di sabbia mentre rimane costante in quello inferiore, la distribuzione delle
covrapressioni interstiziali è costituita da un'isocrnna triangolare. Le isocrone
L--_i..i_il_L
O non sono più simmetriche rispetto alla mezzeria Z = l dello strato, ma è possibile
TV dimostrare che il grado di consolidazione medio ai vari istanti di tempo coincide
Possoilo inoltre risultare utili le scguenli relazioiii approssiiiiate (Sivar-aiize esattaiiiente con quello relativo al caso di isocroria rettangolare.
/??ce,1977): Qiiest'ultima condizione non è più 1,erii'icata ie lo strato può drenare soltan-
i I to da un'estremita (fie. 5.26).

ESEMPIO 5.2 Facendo riferimento alla stratigrafia illustrata i n figura 5.25 e nell'ipotesi che il carico appii-
calo sia infinitamente esteso, ricavare dopo quanto tempo si avranno dei cedirnenti dell'ar-
gilla pari a 0.30 m e 0.50 m sapendo che il cedimento finale di tale strato è pari a 1.00 m e
che il coefficiente di c o n s ~ l i d a z i o n eC, vale 3 - IO" m2is.

SABBIA FINE
Figura 5.26 Soluzione
r c / a / i i ~ aa dii.rrse i s n u o n ~
(Janbu et al.. 1956).
,OD 1
..~~_~..uI~LLuuw \% i-

- -. --
-. -
-.
-
È interessanre rilevare che a tale processo di coiisolidaziorie è associato un incre-
iiieiito dclle tensioni efficaci con consegiienti cediincilti su riitra l'area interessata
ARGILLA LIMOSA dall'ahbassarriento di falda (zubsjdcnza).
- - - . --- --
~ , = 3 - 1 0 ~ ' m:
~/s
ESERCIZIO 5.1 Ns.1 caso di abbassamento di lalda riportato i n figura 5 2 c . il ililsso doll'acqua durante la
fase di consolidazione avviene solo verso l'alto o anche verso il basso?

Soluzione: I n base aile considerazioni Svolte finora, il grado d i consolidazione medio U, è dato da: Deferrnina~ionedel coefficicnte di coi~solidazione
/ Nonosiarite gli sforzi compiuti sia iii campo teorico clie cperimentale, la prex 1510-
S(1) 0.3
U, = = --= 30% 11e dell'ai~daineiitodei cedimenti iicl tenipo rimane ancora oggi uno dei problemi
Sc 1.00
piu drfricili da risoI\erc. Tale difficolra dipende in gran parte dalla possibilita di
Il corrispoiidente valore d i T, risulta pari a 0.0707 e pertanto s i ha: c coefficieiiie di consolidar~oiieC, che sia rappie\cntari-
detcrqiinare iin ~ a l o r del
L \ o del coinpoitariietito del terreno in sito
111 cenerale va ocqerxaio clie la def~nizioiicdi C, dipende dal modello dl
dalla quale: comportamento adottato. Gli ingicdieiiti principali che compongoiio talr defini-
zroiie sono la cornpressibilita (E', v ) e la peimecìb~lità( X ) del inczzo. secondo
e però di gran Iiiriga il piìi importante. Più che deteiiiiiiiare separataniente tali
parametri per poi combinarli opportu<aÌncnte in inodo da atere i1 coefficierite
Analogamente si ricava che il cedimento di 0.50 m si ha dopo u n tempo pari a: di con~rilidazio '
,= E2S3ZZ
- -
- 3.24 anni
e proce-jendo cosi c o n altri valori del cedimento è possibile costruire l'andamento completo
dei cedimenti nel tempo. Nel presente paragrafo I'atterrzrone è rixolta a queste iiltime. Norrnalinerite
-
-
--
--
-
--
--
-
--
-.
-
-.
-.
-
..
-_
_
p-
--
-
__
_ (Larnbe, 19jl;ASTJtfD 2435-80) ncl corso delle pr o \ c cdornctriche a iiicremeiiii
di carico (IL), ogni gradino è niaiitciiuto costante pcr iiii iiiter\allo di 24 ore. nel
5.4 Teoria della conso1ido:ione ~nonodirnensionale l59
-

corso del quale vengono eseguite letture periodiche degli assestarneiiti del pro\+- processo di consolidazioi~etenendo conto delle condizioni di drenaggio al
no. Di solito tali risultati vengono interpretati secondo una delle due procedure contorrro, ossia:
sesuenti (vedere anche Scorr, 1961 ).
(a) CG~Ugr'Gt2de(1936) propone di plottare gli assestarneiiti in funzione di log t
H - ZH, + ZHlm
4
- . (fig:~5.4),~distinguendoun primo tratto AD durante il quale ipotizza che gli
i assestamenti ciano dovuti ai feiionieiii di flusso transitorio inquadrati nella Curve del tipo riportato in figura 5.3 se ne tracciano tante quanti sono i
teoria classica di coiisolidazioiie, e una fase secondaria (tratto lineare C D ) gradini di carico applicati al provino. I corrisponde~itivalori di C, ottenuti
corrispondente a fenomeni di scorrimento viscoso (par. 5.5). Ovviameilte non sono usuali tra loro, ma risulta~ioinfluetizati dalla storia tensionale del
tale suddivisione è arbitraria, dal momento che le caratteristiche di viscosità materiale e perciò dipendenti dal livello di carico raggiunto.
del terreno possono influenzare anche la prima parte della curva, e sono
disponibili in letteratura modelli di comportamento più sofisticati iii grado di (b) Una seconda proccdura adottata di solito è costituita dal metodo di-!o~
tener conto simiiltaneamente delle varie componenti di deformaziorie (Gih- (1948). Essa è basata, come già detto, sull'osservazione che la relazione tra
san e Lo, 1961; I4,'ahls, 1962; Grrriatlger, 1972; Birrgliigt~oli, 1979). gli assestamenti del provino e la radice quadrata dei tempi è lineare fino a
Rimanendo nelloarnbito dell'approccio tradizionale, l'istante finale del pro- circa il 60% di consolidazione, e che l'arcissa corrispondelite a AHw è 1.15
cesso di consolida~ioncprimaria (r,[,,) è assunto coincidente con l'intcrsezio- volte il valore di quella presa sulla retta interpolatrice dei dati sperimentali
ne della retta CD e della tangente EB alla curva nel punto di flesso F, nientre (f&. 5.27). Di conseguenm, una volta plottati gli assestamenti in funzione di
l'origine (zero corretto) delle deforinazioni si ricava in base alle segiicnti \'i, si tracciano la retta interpolatrice e l'altra con ascisse incrementate del
osserva7ioni: 15%, e dall'intersezione di quest'ultirna con la curi,a sperimentale si trova il
tw .
- per valori di il,:,
<0.6, T,. risiilra proporzionale a LI:,, per cui i.ale la
relazione:
-

- assnmcndo I, = 31, si ha S ( I , ) = 2 . S ( f , ) ;
- di concegueii~aè sufficiente scegliere dile istanti di tenipo tali clie i2 = 41,
e ricavale lo zero ribaltando rispetto a S ( r , ) il segniento S(rz)-S(t,).
Ad esempio, facendo riferimento alla figura 5.3, si tia:

-
ti = 12 S.
r, 45 s,
S ( r , ) = piiiiro R :
S ( l Z )== punto T;
-
assunto PR = R T l'origine risulta ncl punto P , in quanto P T 2 . PR.
A questo punto si mette in relazione il tcrripo necessario per avere un abbas-
sariieiito del prox~inopari al 50% del cedimento di consoiidazione coi1 il
fattore di t e n ~ p oadimensionale T,. , corrispondente anch'esso a V,, = 0.5.
Senipre in ficiira 5.3, in corrispondenza di -T--
- -
3 H , m si legge t5, 7 0 r, e dalla
zione di./coejjicio:ie di _____-&L-
relazione: cortsolidaziorte cori il me-
rodo di Ta.vlor 0 9 4 8 ) .

Il fattore di tempo adiinensioiiale T; da usare èqnesta volta quello corrirpaii-


dente a CI,, = 0.9, pcr cui si lia:
si tical-a:

Si noti che nel calcolo dell'altc~zadi drenaggio llll è stata introdotta la riictli;~ Lo zero corretto è dctcriiiiiiato prolungando scmpliceirieiite la retta intcrpo-
delle altezze del pro\'ino corrispondenti all'inizio (211,)e alla fine (2H,,,) dcl latrice fino a intersecare l'asse delle ordiiiate, e I'abhassarnento corrisporr-
160
-- 5. Processi di conso1ida;ione

dente alla fine della consolidazioiie primaria è dato da AH,, = 3-


-

AI$~~.
-i

l --.p-- -.
7.4 Teoria deilo conso1ida;ione inonodil~iensiorraie 161

a patto che i valori di e, , M e .4fs si riferiscano tutti allo stesso indice dei vuo-
9 ti. in modo da poter supporre che la permeabilità In carico e scarico sia la
Nel caso in esame, nell'intervallo di carico da 50 a 100 kN/m2, applicando siessa.
tale nietodo si ricava un valore di C,. pari a 5.9 . 10.' m2/s.
1 Come già premesso, la determinazione di un valore di c, significativo è (f)! lii virtù dell'eterogeneità del maieriale, il valore di e, può variare in misiira
considerevole anche nell'airibito di provini ricavati dallo stesso campione.
: un'operazione estremamente complessa, in quanto tale parametro risulta
iiifliieiizato da una molteplicità di fattori, i più importanti dei quali sono L li1 tale coiitesto è sigriificativa l'esperienza riportata da Birrghig~~oli
e Cala-
,/discussi nel seguito. ilresi (1975).
v l.a figura 5.29 mostra ad esempio le \ariazioni di plasticità, contenuto d'ac-
(C) Iiinai~zitutto, come evidenziato dai risultati riportati in figura 5.28, il valore qua e sensitività in un campione di argilla di Fiumicino di grandi dimensioni
h di c,. è influenzato dalla storia dello stato tensionale: esso decresce sensjbil- (diametro 0.5 m e altezza l .7 m; Burghignoli e Calabresi, 1975).
niente iriaii mano cile ci si avvicina alla o,: e tende a rimanere pressoché
costaille nel tratto normalcoiisolidato. E importante perciò nella scelta del
\palore di c,.tencr conto dell'intervallo sigilificati\'o di tensioni i11 cui ci si
trova a operare i11 sito. i - ,.- - I ,. .
i
(d) I l disturbo del campioiie ha un marcato effetto sul comporiameiito del iiia-
terialc. U n I iilianegaiamento sensibile (fig. 5 . 2 s ) distrugge la struttura aii~iul-
A R G I L L A DI PORTO 7 0 L L E
W~=543'%: PI=345% . W M - 3 6 4 .
Gc = 2 76 .PROVA CRS l&= 172 kP4/rn2
~,(rn'/s)
-( , L ) -5

Ho

'111 virtii di tali variaziorii, il cocfficiente di consolidaziorle olteiiuto da p r o ~ e


Iaiido opili effetto dijietriorja, per cui nel tratto di riconiprcssione il \alnie coiidotte sii prolini cli graiidi diii~eii:ioiii (altezza 250 innl) è risultalo ciica
di C , . può risiilrare sottostimato aiiclie di ui-i ordii-ie di grandezza. 2 \alte superiore a qiiello ricavato da p i o \ e c»nvenziona!i, e decisainente i i i
Per questo motivo, qualora interessi determinare il valore di i.,. in tale tratto: iiiiglior accordo con i dati ricavabili dall'analisi del con:poitanreiito di un
è raccor1::iiidabile effettuare un ciclo di scarico-ricarico partendo da teilsioiii rilevato in vela ~randezza(fig. 5.30).
suprriiiii alla 0 ; . in modo da minimizzare 21i effetti del disturbo (fig. 5.28 e (p) Infine, come rilevabile dai risiiltaii ottciiuti nei precedciiti piliiti (a) e (h), il
Lac!d, 1971). vnloi-e di C,. dipeiide dal nietodo di iiiterpretazione: il procediniento di 7-a.vIor
(e) !i valore di C,. è iiiflileiizata tlallc condizioni di carico, iii particolare i valori (1948) da in genere valori che roiio 1.5-2 volte qiielli ottcriibili con il riietoiio
in fase di scarico risultairosiipcriori a quelli in fase di carico (LaddeL,iische,; di Casngra~in'e(1936).
1965). A tale proposito è inipoi tante rilevare che, poiché in fase di scarico il
con1port:irneiito del terretio tende ad essere divcrso da quello previsto dalla I i i defiiiiriva, i11virtù dei suddetti riioti.ii, riassuniibiii in iina scarsa rappreserita-
teoria di Terza~:hi, piiò risultare corivenientc calcolare i \'alori C , . di scarico tività del comportameiito del terreno i i i laboraroi-io, dovuta piincipaln~entealle
da quelli di carico ti-ainite la relazioiie (Brnrilic-e/[ e La~ilhe,1968): rjdotte diineiisioiii del campione e a ~ l effetti
i di disturbo, !a \elocita di corisoli-
dazione in sito può risultare talora sensibilmeiite diversa da quella prevedibile
coi1 il C,. di laboratorio.
( 1 h tiirto ciò vanno aiicora sommate I'iriflueriza delle condizioni di drcitaggio
.
162 5 . Processi di conso!iiiu;ione
--p-

figirra 5.30 C O I To~~ Ij i o COEFFICIENTE Di CONSOLIDAZIONE


rru i I 3ioi.i di CI orie~iiiii dal prodotto del cedimento valutaro al tempo r / 2 (pensando il carico applicalo
< m 2 / SI
con di1,ercr pr»<,edi~re istantaneamente a t = O) per la frazione di carico agente all'istante l ;
(Buighigiio!i e Ca!abi-?si,
197').
- nella fase successiva alla rampa d i carico ( r > I , ) , il cedimeiito può essere
valutato ixnsaildo il carico applicato istantaiieamente al tempo r,/2.
Soliiziorii di tipo aiialiiico s o n o stare succesclcainente date d a Sch1Jf17iar7 (1958)
e Olsorr (1977) Riferendoci per ccmplicita a quella data d a OIcon (I977), la
prccqione iiiterctiziale e i1 grado di consolidaiione medio postono essere \ alutaii
coiuc segue:
a) T < Tc

da misure tnsitodipressioni neutre


8b
C"
C,
C,
da misure dicedimenti
dal campone ai grandi drnensiorti
C, da prwe s u carnpml convenz<ono~i

(raiarneiitc nioiiodiiiiciisioiiale) e le ~siiir>lii'icazioi~i


iiiirodotte cialla icoria di
Ti.ccgl~i.disciicse iic~~e!ti\aiiiciitenei paragi-ali 5.7 e 5.8. il, ci,j ivari \lani,o il già pieciraro aiì'iiiizio di qilestoi?arazrafo.
".-
rcrreiio eterogeneo
111 molti caci il deposito soggelfo a consol~dazioneè costiruiio d a uir'altcriiaiiza
di straii con differeiir~caratteristtche ixieccaniche e di prrn?eabiiità. Il proce\so
di consoiida7ione può essere analizzato agecolnicritc in questi casi con il inctodo
delle diffsrenrc finite, ~ m p o n e i i d oche all'iiiterfaccia di due \Irati c o n ~ e c ~ l lI \ei
CARICO

t
q
.i sia110 soddisfatte le segueilti dile condizioiri:

/.-i,.ura J..7l c<>,i<o Y- I

1 orio/>!ic1 7 ~ dr ~ ~ ! i ! , v ~ . tc TEMPO
LJi, procediiricnto appiosslniato (Clrch. 1945) cc~lsi.;tcilcl iraqfr.i mare 10 r p c ~ c c
Pei- una coiretta pie\icioiie dell'andamcnro dei cedimenti riel tempo divenia re di ogiii strato I-esimo i11 hace alla ielaziolie
~'erciò iiiiportaiite tener coiito di tale face di carico, duraiire la quale la consoli-
ilniioiie a\vieiie contcniporanearneiite alle \ariazioni di carico e di consegucilza (5.31)
C:,
iiell'eqii~zione5.10 iioii C piu possibile ti-ascuiure il teriniiie 8-0-,
-

dI
Uri piocediniciito appiossim,i!o (ma abbastanza affidabile) è stato propocto applicando poi la solijzioi~edi .Ièr.zaghi a uno strato eqtiivaienlc con sl?essore f f r
d a 7 ~ i I o t(1948)
pari a:
- durailre la face di carico ( r < t, ). i l cedimento al ternpo t puo e\cere calcolato liT = XI!,)
l
164 5. Processi di co~isolidaricirie 5.4 Teorio della consolidaiione rnonodinier~sionale
- - 165
p
-.-
% _ _ --

e coefficiente di consolidazione ?, d a t o da: io strato inferiore si ha u n valore del 50%. A intervalli di tempo superiori (ma tali che per lo
strato inferiore non si sia esaurito i l processo di consoiidazione) esisteranno ancora nel
- H2 primo strato di argilia limosa sovrapressioni interstiziali?
-- -p

Soliizione numerica alle differenze finite


4 Le soluzioni analitiche discusse nei precedenti paragrafi comportano u n a serie di
La soluzione orteniita con tale procedura \-a considerata approssimata, iii cjuarito
non sono automaticaniente odd disfar te le coiidizioni al contorno al contatto tra
d u e strati atiiaceiiri.
ii semplificazioni, sintetizzabili iiel fatto che il rerreno è considerato omogeneo,
con caratteristiche meccaniche e di permeabilità costanti nello spazio e durante
Essa diventa infatti uiia soluzioiie esatta solo se per ciascuiia coppia di strati 4 il processo di consolidazione.
i# In realtà, invece, si è già detto come spesso il terreno sia stratificato, e va
è roddisf'atta la relazione:
i e\.idciiziato anche che, pur nell'ainbito di un deposito omogeneo, la dipendenza
del coef'ficiente di consolidazione dalla storia e dal livello terisionale f a si che n o n
si abbia un iinico valore di tale parametro nei vari punti e (per uno stesso punto)
nei vari istanti di tempo.
. Q- u a n d o si voglia tener conto di uno o più dei suddetti
i fattori diventa necessario ricorrere a soluzioni di tipo numerico.
nel qual caso l'altezza ti-aiforniata H , coincide coi1 quella reale H.
Coine pro\aro d a Doi.is e Lee (1969). i risiiliati ortentili con tale iiietodu Nel seguito viene discussa la risoliizione dell'cquazione di consolidazione
coiiiuiiqiie i-iguardarii coine atteiidibili se i parainerri gcoteciiici delle
ppie di strati adiaceiiti non soiio sensibilinence diversi tra loro. La lette-
i nroiiodimensioiiale con il metodo delle differenze finite.
(a) Introdiiccndo le due variabili indipendenti adinrensionali:
ura è ricca di altri procediiiieiiti apl~rossirlrati(Colab~c.~i,
1970). non esaminati

Quasi tlitti, coiii~iiiquc, hali110 iii comiiile il fatto di non considerare la


c«iidizione di coiitiiiiiirà all'ii~teifacciadcgli strati adiacenti e la sequenza degli !
strnri stessi. Ad escrnpio, con il nietodo apperia descritto si ha lo stesso \alore si è già visto conie la suddetta equazione di co~isolidazionesi possa esprimere
riicdio di ?, e la stessa altezza trasfori-iiata IfT iiidipendentciiientc dalla secjuei~ra nella foima:
gli strati, mentre in realtà la posizioiie di ogni strato rispetto al coiiroriio .
au - ~ : I I
.-
iaiite è i111 fattoie di doniiiiaiite iiiiportanza. Per questo morivo è necessaria a?- az2
olla in volta iiiia atieiita \,alutazione critica dell'applicabilirà di questi proce-
diiiienti approssiniati, ricorrendo se necessario a tecniche iiumericlie che 1x1-niet- Ossia, il processo di consolidazione L: governato d a iiii'equnzione differenzia-
tarlo di considerare la precisa geoinetria del probleina. le alle derivate parziali di tipo parabolico, la cui solurioiie richiede la dcfiiri-
--
----p. -..
--.
..-
p--
-
I zione delle condizioni iiiiziali f ( z ) e di quelle al contorno / ? , ( t ) e h , ( [ )(fig.
i-\
ESEMPIO 5.3 Con riferimen!~alla siiliazione stratigrafica illustrata in figura 5.32 e notando che C,, = 50 -5 13).
CV2,indicare una procedura approssimata per una rapida valutazione dei tempi di consolida-
Lione.

I -
,
+--
6m ARGILLA LIMOSA DI
, MEDIA PLASTICITA Cv1=5 107m2's

4rn
-
ARGILLA DI ELEVATA CV2=lo-8m2,s
1 PLASTiCiTA i'igiinr 5.33 Co>idirir>rii ~ ( I . T h) ,=< T >
fg$%~lA E GHIAIA o1 corirorr!o e i~~iriali.
-_L

S\.ilupparido alle differenze fiiiite primo e secoiido n ~ c n ~ b r(come


o gi5 fatto
Soluzione: In prima approssimazione. tenendo conto della marcata differenzaesisfente tra i valori di C,, nel paragrafo 4.5 per il rnoto di filtrazioiie i11 regime stazionario) si otticiie
ilproblema può essere risolto trattando i due strati come indipendenti tra loro, e assumendo
che i l primo di essi dreni solo verso I'alt0 mentre per i l secondo può pensarsi che si abbia (fig. 5.34):
drenaggio sia verso l'alto che verso i l basso.
Procedendo in tai modo si ricava che dopo un intervallo di tempo di 941 giorni lo strato di
argilla iimosa superiore ha raggiunto un grado di consolidazione mediodel 95%, mentre per
166 5. Processi di corisoliducione -pp-
--
p
--- ---pp. 1 ---.-p-
5.4 lèoria della conso1ida;ione rnonod~mensior~ale 167

Ia
, T ,+ ~ T
T e risolvendo ricpetto a II (O, T + A T ) si ricava:
I
71one di consol~dazionein questo caso di\enta:
I
i ~ ( 0 ,T + A T ) = -
AZ2
[u(2, T ) + u ( l , T)-Zu(0, T ) ] + 11 (O, T )

Tale eqiiazione prova clie è possibile calcolare il valore della pressione inter-
stiriale in un generico purito O al tempo T + A T d a i \alori relativi all'istante
di tenipo precedente Tnello stesso punto O e in qiielli adiacenti l e 7. Parten-
(5.33)
i e s\ iluppaiido:

d o pertanto dalla condizione iiiiziale f ( Z ) nota, diventa estremamente sem-


Figura 5.14 Solu;io!ie plice (anche senza l'aiuto di un calcolatore) ottenere la pressione iiiterstiziale
alle di/'Jeren;e .finite nei vari punti dello spazio ai successivi istanti di tempo. Poiché il valore u(0,
dcil'eqiiazione di conco- T + A T ) è direttamente ottenibile d a valori noti e n o n è influenzato (in base Esaminarido quest'uitima relazione si nota che in qiiesto caso il \alore nel
lidaiionc.
all'eqiiazioiie 5.33) d a altri valori (incogiiiti) allo stesso istante T + A T , tale punto O all'istante generico Tviene a dipendere dai valori nei punti adiacenti
inodo di procedere è iiidicato coiiie 17telou'oesplicito. Osservando la struttura I e 2 allo stesso istante. Non sussiste perciò la lin~itazionevista in precedenza
della (5.33) si può notare coine solo i puriti coinpresi ncll'area tratteggiata in per i l metodo e~plicitodella dipendenza della soluzione numerica soltanto d a
figura 5.35 concori-ino a formare il valore di ir(0, T + A T ) , mentre nella una parte del dominio in cui l'equazione differenziale P definita; per contro
soluzione esatta esso dipende d a tiitti i puriti appartenenti al dominio in cui però, non esserido ancora noti u ( l , T ) e rr (2, T ) ,il valore di u (O, T ) non può
l'equazione differenziale è defiriita. Di consegueiiza non è assiciirato a p r i o r i essere ricavato direttamente dalla (5.341, ma occorre scrivere tale equazione
per rutti i punti del reticolo (allo stesso istante T ) e risolvere poi il sistema
(lineare) rirultarite. Tale procediniento è indicato conie rnetodo implicito, ed
E. poc:ibile diinostrare che la converrenza della soluzione numerica è assicri-
rata yiialurrqne sia il rapporto ' . T / A Z 2 .
(C) Se il tei-rerio è stratificato occorre tener conto della condizione di contiriiiità
del ilusso in corrispondeilza del passaggio d a uno strato di caratteristiclie C,,
K, a riii altro di caratteristiche C:, Ki.In questo caso si può pensare di
nrariteiiere irralterato il reticolo di discreiizzazione (fig. 5.34) sostituendo il
niateiiale 2 con il niateiiale 1 e modificando opportunamente l'altezza di
pressiniie nel punto l . Imponendo che la velociti non cambi deve infatti
m u r a 5.35 !3lriodo riiu!tare:
espiicifo per lo riio11r;ione
deIl'eq~ra:ione di ron~oii- K 3:-.= K 2 i_-!!:
(fa;iorie.
zT
I , I AZ AZ
che tale valore possa coiivcigere vei-so qricllo esatto, iiidipendeiitenieiite ciai- :
la scelta del reticolo di discretizzazioiie. Uri'analisi di tale aspetto del problc-
ina prova che la convergenza della soluzione numerica è assicurata se:

I d ' e ~ ~ i a i i o idi
i e consolidaiione riseritta rieila f o i n a :

Inoltre, coiisi<lcraridoi terniini trasciirati nello sviluppo in serie di T a y l o r per


otteriere la (5.?3), è possibile anche p r o ~ a i eclie gli errori di discretizzazione
3 T 1
j ~ o s i o n oesscre niinimizzati scegliendo --- = - - (Scort, 1963 j.
A Z 6 può cosi trasforniarsi alle differenze finite iiotaiido che i due teiniirii possono
esscre espressi nel m o d o seguente:
(b) Q u a n d o si svilrippa alle differenze finite la derix ara parziale rispetto al tenipo
d 11
, è possibile anclie far riferirnerito all'istante di teiiipo precedeiite
. -

( T - .i
T) :inriclié a q~icllosuccesqi\.o ( T -t- 3 T ) come appena visto. L'cquz-
168 5 Proress~dr conso/ida:rnne
----p
- ---P-----
-- 55 Crdrn~enrosecondarro 159

b) tale suddivisione è però necessaria allo stato atr~iale,in quanto permetre di


raggiungere l'obiettivo finale che è quello di calcolare i cedimeiiti in modo
semplice e affidabile;
C) lale approccio pratico è basato s~ille-due assunziooi che la variazione dell'iii-
dice dei \:uoti diiraiite la fase primaria ottenuta in laboratorio su un proviiio
di modeste dimeiisioni sia rappresentativa del comportameiito di uno strato
di spessore significativameiite maggiore, e che la variazione nel tempo dell'in-
dice dei vuoti dopo la coiisolidazione priiriaria ( I > t,,) possa essere espressa
da una r e l a z i ~ n ? ( a e / a r ) ,di
~ agevole determinazione sperimentale. Nel pre-
scrite paragrafo vengono discusse queste due assunzioni.

Detcrniinatione del coefficiente di consolidazione secondaria


Sulla scorta di evidenze speriincnrali (L.ndd, 1971; Mesii e Godleivski, 1975;
AGI, 1979) è accettata in pratica l'ipotesi che, nell'an-ibito di intervalli di tempo
Cedimento secondario di interesse pratico, possa ritenersi costante per l > ti, il rapporto:
C,, = -Ae/Alogi (5.38)
Ncl caso iiioriodiiiierisionale il ccdiiiicriio S tloviiio a uii iircieiiierrio di teiisior~i
efficaci è dato dall'erpressione: dcfiiiito cueifirierlle di <.orlsolicia:iutle st~c'orldur;ci.
, Ossia, come evidenziato in fizura 5.4 dal tratto C D , una kolta esauritosi il
processo di consolidazione primaria, legato n!i:l dissipazione delle pressioni in-
terstiziali e quindi alla \rariazione delle tensioni c-fiicaci, la ridu7ione A e per ciclo
e la variazione L e dcll'iiidice dei viloii pii6 essere espressa ilella forma (nfesri C logaritrnico di tempo risulta costante.
Clioi, 1995): Conoscendo tale coefficientc, o l'analogo definito in termini di defornra-

-
-. .

C,,, A c , /Alogl (5.39)


risiilta possibile calcolare l'aliquota di cedimci-ito di iiatiira ~ i s c o s ache si ha per
i11 cui il termiiie (acida:), rapprc'eiiia la cc>inprcsribiliià dello scheletro solido I > lim:
associata a i i r i increinento di tensioni efficaci, i l prodotto (aeiao:), . (do,'/d/)
S , = e,,, . H,, . logcir,,, (5.40)
iappreseiita la \ariarione nel teiiipo deil'iiidice dei \tiori associala a uiia variario-
ne delle teiisioni efficaci e il terrriine ( a e l a r i, rappresenta ia variazione nel i L'impiego in pratica di tale relazione conipoi-ta le seguenti implicite assunzioni,
l
ieiiipo dell'indice dci vuoti sotto tensioni efficaci costanti. l siiyportate da eiidenze speriineiitaii:
:\l10 stato artuale non risulta possibile valistare speiimentnlineiite i due coii- i a) il valore di C,, è indipendente dallo spessore dello strato di terreno soggetto a
irihi~ii(ae/ao,'),e (deial),; in modo iridipendeiite quatido ao;/at 1Onell'ambi- 1
ro delle pro\e coii:eiizioriali, per ciii iii pratica la (5.26) \iene riscrirta nella i consolidazione (Leo11nrrl.y e Giruiilf, 1901 );
b) i l valore dell'increineiito di carico Ao,'/a: altera la forma della curva di con-
foriila:
i solidazioiie, iria In pciideriza relativa al tiatro secondario è iildil?ciideiitc da
tale rapporto (fig. 5.36).
La scelta di isii valore significatiio di C,,, da introdurre nella (5.40) richiede una
in maniera tale da separare ncttanieiiie il contribiito d o ~ u t oalla variaziorie certa attciizioiie, i11 virtù della iliarcata dipendenza di tale parametro dalla storia
-- - terisionale.
dell'iridice dei vuoti che si ha duraiite la fase di consolidazione primaria da quello ---p--

( u , - o ~ ) ~ ( u , - ~AI,/AIoLJ~
chc si Iia iiella fase di coiisoliclazione secoiidaria.
~ ) , ~ ~ ~ Tiifatti, coine evideiizinto dai risiiltati sl-icrinientali riportati i11figura 5.37, la
?h)
Cori riferimento alla figura 5.4, clucsti due coiitributi soiio rappresentati
. .. . --

0.5
Edornelio
-~ - .
(0, ..

0E
velccità di deformazione secondaria risulta molio bassa per livelli di :ensioiie di
consolidazione inferiori a 0.5 ah, e raggiunge un inassinio per o,' = 1.5-2.0 - o;
ri:petri~arne:ite <!ai ti-arto ,lB e tfnl tratto BC. +

0.75
1,'eqiiazioiie (5.37) inette iii rilievo i se-uenti irnportanii aspetti rigi~ardaiiti
il cornportainciito ncl tempo dei icrreiii rciolii:
-- O 85
- '
24 (vedere anche
Infirie va Ladd, che,1.in pratica, le condizioni di deformazior?e possoi~o
notato I971
Tabrlia 5.6 Veiocili essere diverse da quelle edornetriche e che la \clocità di deformaziorie viscosa
a ) iriiiaiizi tutto la siiddivisione tra coiisolidazi~lie pi-iinaria e coiisolidazione dcjoriiiozione scconliirrio risulta invece dipendente dal 81-adodi mobilitazione della resisteiiza al taglio -
sccoiidaria è ai bitraria, in qiianto dalla (5.37) è niaiiifestaincnte chiaro clrc rirll'argiiio IVC di Pisa
(~irliilp ~Oieii~iliy, espresso coine rapporto (o,-@?)/(o,-o'),,,,, -- come illiistrato dai risiiltati riportati
anche nell'arnbito della fase primaria esiste un contributo (aeiar),,;; , 1969; Ladd. 1971). i11 tabella 5.6, ripresa da Lndd (1971).
vante spessore. La differenza principale sta nel fatto che mentre in laboratorio
il tempo Ilw necessario alla dissipazione delle pressioni neutre è dell'ordine di
alcune ore, in sito è in genere di diversi anni. Ne consegue che se si assume che
le due quantità (aelao,:), e (ae/af );, sono controllate da due differenti meccani-
smi, a più elevati valori di fiia dovrebbero corrispondere più elesati valori della
quantità (ae/ar),; e quindi una maggiore aliquota di compressione durante la
fase primaria. Se invece si ipotizza un certo legame tra i due contributi, ne può
risultare anche una compressione primaria indipendente dal f,,.
Coine già nienzionato, tale aspetto è difficile da analizzare sul piano teorico,
a causa dell'impossibilità attuale di separare sperimentalmente i due contributi
(aeiao;), e (dè/at),;, m a è stato investigato su un piano puramente fenorneno-
Iegico da-i e Choiji'E85) che utilizzando campioni di differenti altezze (fig.
5.38) hanno mostrato l'esistenza di iin'iinica relazione e- o;. indipenderite da
t,,. Si tratta di un'irnportante conclusione sperimentale in quanto permette
I'cstrapolazione ai casi reali dei dati otteriuti in laboratorio. Infine, per quanto
riguarda la valutazione del C,, si possono dare le seguenti indicazioni basate
Figura 5.36 c, non sull'analisi di uii rilevante numero di dati sperimeiitali (Mesrie Godletc~ki,1973;
d~pcndrdo1 rvpporio
Sc: IO,'.
i24csri e Clloi, 1985):
c,/c, = 0.04 =t0.01 (5.41)
iiel caso di argille inorgariiche:
c,,/c, = 0.05 f 0.01 (5.42)
ricl caso di argille organiche.
I suddetti rapporti si applicano sia al tratto di ricompressione che al tratto
di curva vergine, ma la loro corretta detcrmiiiazione non è del tutto immediata.

1
I Figi~rfl5.38 L'rlicirà dei
primaria
10 Cor77i>rc.~.~ior7e
!Mesii e Choi, 1985).
Unicità della coinpressione primaria
'Teoricaniente, infatti, esii rappresentano la peiidenza delle due cur\-e (e-logr)
Ritornando all'equazione (5.37) rimane ora da esainiriare l'aspetto relati\o alla
e ( e - logo:) passanti per il piliito di coordinate (P, o ; , t ) . Sperinientalmente è
compressione primaria, ossia c'è da cliiedcrsi se l'aliquota di cedimeiito primario
solo possibile (L,ca~iards.198.5) ricavare e,, durante la coiisolidazione secondaria
orreiiuta in laboratorio su iin provino di i ~ ~ o d e sdimensioni
te possa essere conci- ' (quando do,l/dt = 0) C ricavai-e C, dalla curva vergine in corrispondeiiza del
derata rappresentati\,a del coiiipoitamerito reale di uno strato di argilla di sile- valore di e relativo a C,,.
--5.6 Iri-fluenzo del disrirrbo del ca~npiones u i risulrari delle prove edomefriclze 173

Preconsolidazione dovuta alla cnnsolidazione secondaria 15


@ ~ t u r b osubito dal provino e quella di individuare delle tecniche di prova che
con-e-ntano in qualche misura di minirnizzarne.l'influcnza.
Coine già illustrato in figura 2.14, se u n a volta raggitinta la tensione o:(R)
aiiziché manteiiere costante il carico per un periodo di tempo pari a lo si
1 Nel presente paragrafo l'attenzione è liniitata alle prove ed.ometriche, mcn-
tre le procedure di ricoiisolidazione relative alle prove triassiali sono discusse nel
mantiene per u n tempo f >I,,, in tale iritcr\~allosi verifica un cedimento secon-
dario con il raggiunginlento di una configurazione strutturale più rigida di quella
i capitolo 6.
5
originaria.
Ne consegue clie quando si applica il successivo gradino di carico il terreno Procedimenti per I'indiiidiiazione deli'entiti del distiirbo
non segue il tratto di compressione. ma si comporta dapprima come un materiale i In generale per defiiiire la qualità di u n campione è possibile fare uso di tecniche
sovracoiisolidato fino al raggiungimento di una pressione critica, definita da / radiografiche (Arrhur, 1972) oppure basarsi sulla inisura delle pressioni neutre
e solo successivamente
B i e r m t ? ~(1947) pressione d i qiiasi-p/-ecot~soliduiiot~e, residue (vedere il capitolo 6 ) o sui risultati delle prove edometriche.
i
segue la cui-va vergine. L'eiititi di tale fenonieiio di precoiisolidazione (discusso C o n riferimento a queste ultimc, Anderse17 e Kolsfard (1979) s i i ~ g e r i s c o n o
nel capitolo 21 dipende dalle carattei-istiche del terreno e dal niirnero di cicli di di a s ' s u i n ~ ecoiiie parametro rappresentativo del disturbo la defoi-inazione verti-
cediiiicnto secondario clie si sono lerificati. cale t,. che si ha (nel corso della prova) in corrisp»ndenza alla tensione efficace
o,', esisteiite in sito. Tale procedura è stata applicata d a Holrr et al., (1586) ai
Iii letteratura soiio ?late proposre varie relaziorii ernpiriche per iiria stima
quantitativa di tale cffctto; la pii1 accreditata è attiialmente la sesuente (Mcs,-i e
Ii risultati delle prove effettuate sull'argilla di hloiitalto di Castro nel m o d o se-
C'iioi, 1979, 1585): i cilenrc:
- i~tilizzaridotutte le prove effettuate sui campioni prelevati alla stessa profon-
---. dità si f a la iiiigliore stinia della pressione di precorisolidazione o; (fig. 5.1 1);
- successivaniente si riporta, per ogni singola proua, il rapporto tra la o; e la
-3 migliore stirna di o,: in fi~nzionedella deforniazioiie \,erticale e:,, corrisponden-

ESERCIZIO 5.2 Nel capitolo 2, en!inciando il principio deg!i sforzi efficaci, si e affermato che ogni compres-
sione del terreno e d o i i i t a a una variaiio~ledelle tensioni efficaci.
l cedirnÉnti secondari avvengono in assenza di variazione delle tensiorii efficaci: corno SI
concilia tale f a l l o con ii suddetto principio?

ESERCIZIO 5.3 Utiliiza!?do i valori indicati nel presente paragrafo e nel paragrafo 5.3 per i rapportl c.,ic, e
c,ic,. valutare l'ordine di grandezza del grado di r>reconsolidazione prodotto da aging per
I:l.l? 1- l 0 000.

*CAMPIONI CUBICI
ACAMPIONATORE A
I-irrrra (..i9 Dcier~i:i- 3
na;io~ie ~feil'e~;;i;ò del CC 0 5
o5 10 t5
- disi~,rboN1 base ci vuloli 5, o
di C , < , (I-ioliz i.1 al., 19S6). r,
,( ,i l I N CORRlSPOPJDENZA DI il.:,
Iiifliicrita del disturbo del cainpioiie .;ni riiiiltati delle prove
edoiriclricfie
I risultati ottenuti i11 q i ~ c s t ocaso, e in altri reperibili in letteratura (Jarnioikoir,ski
I risultaii speiimcntaii disciissi nei piccedeiiti paiagrafi evidciiziano coine il fat- ei cl., 1595). pi-o~aiioche all'auiiieritare del grado di disturbo cresce il valore di
tore ringolarniente più irnportaiite clie condiziona il coinportaniento di iin tcrre- ero e si riduce il valore della o;. Combinando tale iriforniaiione c o n quelle
iio sia cosiitiiito dalla storia tensionalc. deducibili d a altri risultati visti nei precedenti paragrafi si pub così riassumere
1.a possibiliti di pcrveiiire a tale conclusione è subordinata coinuiique a I'iiiflilenia del disturbo:
qiiella di avere a disposizione cainpioni indisturbati di elevata qualità. l1 distiirbo
infatti iiiodifica in parte o sensibilriierite la struttura del terreno, cancellaiido i i i - i-iduzione del valore dclla o;,';
parte o cciiiipletaiiierite le inforniaiioni iii ersa contenute. Le cause di d i ~ t i i r b o - increnlento della coiiipressibilità ne1 tratto di ricoinpressione e talora ridiizio-
sono iiioiieplici, ecscndo legate alle teciiiclie di cainpionaniento adoperate pcr i l ne della conipressibiliti nel ti-atto di curva vergiiie (fig. 5.10);
prelievo dci carnpioni (illi~stratenci capitolo 71, al rilascio clello stato tensionale - riduzione dei valori del coefficiente di consolidazione, soprattutto nel tratto di
originario dovuto al cainpioiiainerito, al trasporto e aila conservazioiie del carn- ricompressionc (fig. 5.25):
pione. alla estriisioiie dcllo stesso dalla fustclla c, infine, alla preparazioric del - incremento del coefficietite di consolidazioiie secondaria C, nel tratto di ricoin-
provino d a sottoporre alle prove di laboratorio. pressione e riduzione dello stesso nel tratto vergine, in accordo all'idea che il
Ne c(>riscgiiono la necessiti di qu:iiitizzare in qualche iiiodo I'eiitità del rapporto c,/c, riinane costanie.
li? 5. Proressi di conso1ida:ione
-- 5.7 Lirniri della teoria tnonodin?ensionale di Terzaghi 175

C', hletodo di Schmertmann


Iia tale teoria continua ad essere quella piu largamente usata per i seguenti moti%i
Accertati gli effetti del disturbo del campione, Schr?ierirnatin (1955) ha proposto
(Olson e Ladd, 1979):
una procedura per correggere i risultati delle pro\e edometriche in modo da alere
una si-a più affidabile dei parametri geotecnici del terreno in sito, Tale proce- - è semplice d a applicare;
dimento è così articolato (flg 5.40): - esisto110 troppo pochi casi ben documentati per poter trarre conclusioni defi-
nitive dal confronto tra previsiorii teoriche e coinportamento dell'opera in vera
grandezza;
- quasi sempre le fonti di rnagzior incertezza sono legate alla corretta individua-
zione delle caratteristiche maerostrutturali del deposito, alle condizioiii di
dreiiaggio, ai parametri del terreno e alle condizioni di carico piuttosto che alla
. . di
-teoria .. consolidazione in se stessa.

In ogiii caso, notevoli sforzi sono stati compiuti per rimuovere in tutto o in parte
le restrittive ipotesi introdotte da Terzaghi (Daris e Ru~ii.iliotrd,1965; .+fikusu,
1965; Tujior, 1942; Gibsotz e Lo, 1961; Barden, 1965; Siiklje, 1969; Garlnnger,
1972; Gibxon e1 al., 1967; Jaribrr, 1965; Ra~rlrotrd,1969; Dnris, 1971; l/iggfutri,
1973-a; i2fesri e Rokhsor, 1974; B e Sit!~o/lee l/'iggiani, 1976; Burghig17oli, 1979)
e nel seguito vengono discussi alciini tra i risultati piu significativi ai fiiii applica-
tivi.

Influenza delle variazioni di K e del modulo di deformazione


Il caso di consolidazioiie di un'argilla ilrC con C,. = cost ma con variazione sia di
K che del ?od310 di defor-mazione (leggenoli lineare) èstato arializzato da Daris
e R q ~ t ~ o r(1965).
id Va notato innanzi lutto che, in virtù della non lineariti dcl
mezzo, il grado di consolidazione medio V, in termini di cedimenti è diverso da
- iicl corso della prova si csegiic 1111ciclo di scarico-iicarico i i i iiiodo da dcfiiiire qiiello in tei-miiii di pressioni interstiziali. 111 particolare il primo (li,) coincide
bene il valore di C,; con quello dato dalla tcoria di Terzachi, ii-ientrc la selociti di dissipazione della
- partendo dal punto rappreseiitativo delle condizioni i11 sito (o,',, , e,,) si traccia pressione neutra risulta tanto più lenta quaiito più elevato è il rapporto tra la
la liiica A B di peiiden7.a pari a C,; tensione a fine conrolidazione o; e la o,'".
- si assunie uii valore di o,' di terirativo e si costruisce il tratto di curva \crgirie,
iniei-ido il j ~ u n t ocorrispondcnte a a,' coi1 quello corrispondente a un indice dei Influeriza del peso proprio
\.rioii pari a 0.42 - e,; Per strati di grande spessore occorre tener coiito della variazione delle tensioni
- si ~ilottala differenza Ai. tra la spezrata ACD così cosiruita e la cnrva di efficaci con la profondità, e le soluzioni foi-nite da I2ui~i.r(1969) e da Viggiarri
laboratorio originaria i i i funzione della n,.'; (1973 -a) provano che la velociti di consolidazioiie ii-i termini di cediinento risulta
- se la scelta di rJh è corretta, I'andaniciito della diff'creiiza l e d e \ e risultare dccisaiiiente più marcata di quella prevista dalla teoria di Tcrzaghi (fisg. 5.41 e
siiiiinetrico rispetto a a ; , in caso contrario si ripete il procediniento riparteildo 5.42). L'iiifliienza
. -. è irivece iiiolto più attei~uatasulla distribirzione delle piessioi-ii
da iir~aiiuova stiina di n;,:. neutre.
I..a scelta del punto 0.42 - e, è basata sull'e\,idciiza sperimeiiiale che curve che
hanno differenti gradi di disturbo convergoiio tutte in tale puiito. I.'applicazione
di questo procediiiiento permette di ottenere una migliore individuazione del
coinportaineiito del terrerio in sito, rappreseritato dalla spezzata A C B , e al
ii'iiipo stesso costituisce uii iiictodo per la deteriiiinazioiie di o;.
In gencrale cori tale correzioiie si lla iin increineiito del rapporto di cornpres-
rioiii. dell'ordiiie del 15 i.51% (Larlo', 1971).

_ - -- -- -_ --

5"7 ,.-
I.,irilili drll:%teoria nioiioriiit~eiisionaledi Ttrzughi
1.e ipotesi alla base della teoria nionodiinensior~aiedi Terzaghi costituiscono una
Fi,ci~rc5.41 e 5.42 i i i -
fliienza del peso [~rnprio
emplificazioiie decisaniente spinta del reale coinportamento dei terreni. rutta- si~liai.elocirà di consolido-
:ione (Ilaiis, 1969).
176 5. Processi di consoiidozione -5.7 Li~ziiIideiia teorio monodirne~~sionaie
di Terzaghi 177
-- -p-p--

Fixirre 5.43 e 5.14 111-


flirerizn deila siaiio ietrsio-
nole sul processo di coli-
so1ida:ione (hlesi-i e Ro-
khsar. 1974).

F i ~ i ~ r5.15
a rliloiisi dei
processo di consoiidazio~ie
Inl'liieiiza della storia tcnsionale dei riieroio di Gio~iresler
I.'iiiflileiiza della storia tensionale è e\.ideiiziata nelle figure 5.43 c 5.44: in rjene- (hlesri. 1979).
ialc, a parità di U;/U,'~. i l grado di consolidazione V , non risulta influenzato dal
rapporlo c,/c,, iiientie la so~raprcssioneiiiterstiziale (a nieià altezza dello strato) Lndd (/F79), che provano che per deforrnazioiii fino al 3070 13 comune assunzio-
siibisce uiia riduzione nella prima fase del processo tanto pii] marcata qiiaiito pii1 ne di piccole deforrnazioiii iion coniporta errori superiori ail'S'T'o.
basso è il rapporto c,/c,. A parità di c,/c,, tanto LI quanto la pressione intei-sti- Inoltre, in prima approssimazioiie, gli stesci autori consigliano di tener con-
riale soiio irrfliieiizati in\ece dal uapporro o ; / ~ , ' ~ . to dell'iiifluenza delle deformazioni finite, facerido riferirnenio a un'altezza ri-
I sopranieiizionriti effetti di non-linearilà di cornp«rtanieiito :piegario anche dotta Ii dello strato pari a:
l'arioiiialo andamento iiel tempo della pressioiie dei pori, osservato i i i depositi di
argilla con striittura collassabile. Uii iiiteressante esenipio è riportato da M ~ x I - i
(1979) e ,lfesri e Cl7oi (1979), clre Iianno arializzaro il comporian~ci~to di un
rile\ato speriinentale iealizzato a Gloncester (Craiiford e Biir-11,1976) t-nendo
conto della variazione della permeabilità (secondo una legge Ae = C, . ~ l o g K ) con N = iiumero dei contorni drenariti.
e della non linearità del legame sforzi-deforniazioni. I risultati riportati in figura L'errore conlniesso usando la (5.41) è inferiore al 10Vo per valori di Sc/2N
5.45 mostrano: rniriori del 65To.

- una rapida dissipazioiie delle so\ raprescioni iiiterstiziali con modesti cediiiienti Deforniazioni viscose
durante la fase di consolidazioiie iiel tratto di ricoriipressione; La presa i11 conto degli effetti secondari Iia infine la se,oueiite influenza siii
- grossi cedimenti con modesta dissipazione delle pressioni ~iiiirreuna kolta risultati finora esaminali:
cilperata la ah con coiiseguciite collasso della struttura dell'ai-gilla.
- all'aiinientare del rapporto c,/c, si ha
i i i i ritardo irasciirabile nel processo di
consolidazione;
Defornrazioni finite - la fornia della curva U,-IopTè legata ai rapporti c,,/c, e t~;/o:, e per elevati
I-'aisiinzionc di piccole deformaziorri ( 1 + e, = cost) cornyorta errori trasci~rabi- cn/ct.o piccoli rapporti oj/nl, non presenta più il classico aridamento ad S.
li in tritti i casi i i i cui i l cediineiito finale sia di riiodesta entità (;id esempio, per
gli edifici civili). In ogni caso va rilevato clie I'applicabilità dei risultati ottenuti con modelli clie
In iiiolti altri casi pelò (ad eccinpio rilevati su teireiii organici o iiiolto iiicludono gli effetti di creep è ancora oggetto di studi, i11quatilo rnolto prohabil-
conil~recsihili)I'enljtà finale del ccdi~iieilropuò esscrecorisidercvole (M'rbe,; inente tali effetti soiio più pronunciati in laboratorio di quanto non lo siano in
1969, riporta ad esempio il caso di un rilevato il ciii ccdiinento ì. ristiltato pari sito, a caiisa degli elevati gradienti di carico usati in laboratorio, delle differenze
all'8OT0 dell'altezza iniziale dello strato di terreno coinpressibile), e occorre di teinperatura, della diffel-ente struttura dei canipiotii difficilmente considcrabi-
trattare il probleina tenendo coiito dell'eiitità reale delle deforrnazioiii. 1,'in- li indistiirbati in senso stretto, e della durata del processo idrodinariiico, inolto
flr~enradi tale aspetto del pioblema può stimarsi in hase alle arialisi di Olso~le più breve in laboratorio rispetto a quella che si Iia iri siio.
5.8 Processi di consoiidocione in cotidi~iotiibi e triditnensionali 179

- --.-p--..-p . E in condizioni monodimensionali si ha:


- - L 5 8 I'rocessi di consolidazione in condizioni ,i e tridirnerisioriali
'11 decorso nel tempo dei cedimenti risulta in realtà, come provato d a nuinerosis-
simi casi riportati in letteratura, quasi sempre decisainente più rapido di quanto
previsto dalla teoria monodiniensioiiale di Terzaghi. Le cause di tali differenze
possono essere molteplici, e alcurie di esse sono costituite dalle assunzioni già K - E ' . il-v')
coi1 C , =
. (1-2v')(l + v')
' analizzate nel paragrafo 5.7.
Nori vi è dubbio però che nella maggioranza dei casi pratici le coiidizioiii
-y>%

Ossia, è possibile notare, confrontando le suddette equazioni. che la loro f o r m a


georn5triche sono diverse dal caso moriodirrierisionale, e che il flusso iri direzione
orizzoiitale contribuisce iioievolinerite a d accelerare il processo di consolidazio- è legata aile condizioni di drenaegio meiitre l'espressioiie del coefficienre di
ne. Risulta pertanto evidente la necessità di esaminare teorie più geiierali che consolidazione dipende dalle condizioni di deformazione (Daiis, 1969).
consideri110 processi di coi-isolidazioni in condizioni bi o tridiinensionali. T r a le varie cspressioiii del coefficieilte di consolidazione sussistono le se-
Tale esigeiiza pero si scontra con difficoltà ailalitiche tali d a impedire di guciiti relazioiii:
(l - v ' )
giungere a soluzioni chiuse se non per poclii casi ~emplicidi interesse pratico. c i = - . ( l - $ ) . c z = 3 ----.
Tali difficolti sono messe iii luce ricl presente paragrafo che, in tale conte- (1 + vi) C 3
sto, riporla anche la forrnulazione della teoria approssiniata di T e ~ z a g h (1923)
i
e lieririiilic (19363, evidenziaridone varitaggi applicati\,i e liiiliti. c<i è immediato notare che per P' = 0.5 si ]?a Q = C, = C, mentre per i,' =O si h a
C, = 2 . c 2 = 3 - C,.
a
Tcoria di Biot l1 termine al
-- nell'equazione (5.46) e il corrispondente a t (oz+
-- q,) nella
Come sia discusso nel paragrafo 5.4, la presa in coiito: (5.47) non sono in generale nulli, e risultario variabili nel teiiipo anche q u a n d o
i carichi applicati in superficie sono costanti. in dipendenza dal fatto che deve
a) della condizione di ccinriiiuità del f1~is:o. esscre r i ~ p e t t a t aall'interno del riiezzo la coridizione di coneruenza delle deforma-
b) dcll'equazione di stato, riarii.
C) delle condizioni di eqiiilibrio diiiar~iicodella piessione cici pori, Riferendosi alla (5.46) va allora osservato clic essa riori può d a sola risolr,cre
il problema di coiisolidazio:ie in condizioiii tridimeiisionali, in quanto colitiene
porta, nel caro di uii rl~ezzopoioso elastico e isotropc>, all'equazioiie gciicrale: quaitro iiico~iiitecostituite d a u , o;, o, e 5 . Associando a d essa le equazioi~i
indefinite di equilibrio scritte i11 terniini di coii1poric1iti di spostamcnto (rquazio-
11; di Novier, capitolo 3), si perviene a un sisterna geiierale di quattro equazioni:

coi1 p = (o; -t a, -t o , ) / ? .
Siiitcticaniente 13 (5.45) può porsi nclla foriiia:

e, V", = ;i- _ _ J .

at ar
con q - . E' -.-.
3-j,, ( l -2 l,.')
- cocfficicnte di consolidazioiie in coiidirioni
iridirnciisioiiali.
L
li1 liiodo del tutto aiialogo 5 possibile provare che, in coridizioni bidimeiicioi~ali,
l'equazione generale del inoto diventa: iielle quattro incogriite costituite dalla sovrapressionc intcrstiziale ir e dalle coiir-
ponenti di spostainento Q,,, Q?, Q: (esseiido e,. = a ~ , / a s+ ?Ip,/ay + a @ : / d z ) .
L'in~ierriedelle equaziolii (5.49) costituisce la formulazione della teoria esat-
ta della consolidazione in coildizioni iridit~ieiisio~iali, data d a Bior (1.935, 1941).
E poiclii essa considera la variazioiie simultanea della sovrapressioiie interstizia-
le e delle teiisioni totali, è spesso iiidicata iii letteratura c o r n e i e y i a a g o p p i a l a .
h causa della coinplessità di tali equaziolii sono disponibili sol'o Ic soliìzioiii
per i casi relativamente semplici iridicati iiella tabclla 5.7.
180 5. Processi di cot~so/ido;iotie ---pp. -
-..
p- P-----
5.9 Dreni verlicdi 181

a) Carico circolare su mezzo ( D e Jong, 1957; Mc Namee e superiore a quello in termini di U, (\:aiutato quest'ultimo per i due casi
semi-infinito Gibson, 7960; Schiffman e estremi di v' = 0.5 e v' = 0). -I o :.--,+ .i-7;. A :;% ....~..~!.i.-.
, .C: .2 i..

Filngaroii, 1965) .La (5.51) può cosi essere accettata cime una ragionevole approssmazione
.. -- - ... . - -. -- .-p--
b) Carico rettangolare su mezzo (Gibson e Mc Namee, 7957) dal punto di vista pratico, tanto più attendibile quanto più piccolo è lo
semi-infinito spessore dello strato soggetto a consolidazione (Davis, 1969; Davise Poulos,
C) Carica nastriforme si! mezzo (Biof, 1941; Biof e Clingan, 1942; 1972).
semi infinito M c Namee e Gibson, 1960;
Schiffman e! i l . , 1969)
' La scelta del valore eqremo v' = 0.5 dipende dal fatto che quarido J tende a
'O5 i1
a~ nella ( 5 45) tende a zero, e pertanto in questo caso la
termine -
ai
soluzione di Terzoghr-Rendulic risulta corretta
(b) L'andamento di U, previsto dalle due teorie risulta invece, come mostrato d a
Viggiani (1970) e Davis e Poulos (1970), praticamente coincidente, se si f a
Tabella S. 7 So!uzi@tzi -'

dicponihili dciio irorirr " Sfera


eccezione solo per la fase iniziale del processo di consolidazione, durante la
idrostatica quale si hanno delle differenze dovute all'effetto Jhndel-Cryer, non tenuto
di Rioi ll541j. --- --..-A -p-

in conto dalla teoria di Terzaghi-Rerldirlic.


- 'Teoria disaccoppiata di Terzaghi-Rendtilic
:Uria note\.ole seinplificazione si ottiene se nella (5.46) si assume che la tensione
Tale effetto è solitaiiiente illustrato con riferiiiiento al problema d i u n a sfera
soggetta a pressione uniforine sulla superficie drenante.
mediap non vai-i nel tenipo. L'equazioiie fondaineiitale diveiita infatti la seguen- Cryer (1963)ha iliostrato come, ulilizzando la teoria di Biof , si a b b i a inizial-
j te: iiieiite uri aumento della sovrapressione interstiziale, prima deUla fase di
v'ii= a u (5.50)
dissipazione, che non può essere previsto con la teoria di Terzaghi-Reiidulic.
Tale fenomeno è stato riscoritraio anche in altri problemi di più diretto
at interesse applicativo, ed è indicato come effetto .lfandeI-Cr.~.er,essendo sta-
e, conrcneiido la rola incognita i r . può esscrc risolta presciiidciido (la consideia- to notato i11 precedenza anche da A4atrt!el(1953).
zioni r i ~ u a r d a n t ile deforrnazioiii e le tcniioiii totali. (C) Teiiendo coiito delle considerasioni esposte in (a), per la soluzioi~cdi niime-
Ne i-isillta cori uiia forniiilazione approssimata del procccso di coiisolidario- rosi casi di iiiteresse pratico si può fare riferiineiito all'articolo & Davis e
' ne che considera solo il feiioriieno di dissipazioiic della prcssioiie iiiierstiziale. Poirlos (1972).
Poiche tale formulazione è stata proposta da i?eridi~/ic(1935) basandosi siille - ----p

ipotesi seinplificatrici introdotte da Tt.,zaglli (I923 ), essa è indicata in Ietterat ura ESERCIZIO 5.4 oiiale può essere il significato di un'analisi del processo di consolidazione per un waloie del
coiiie G o r i a (li Terzughi-Rrndirlic. Ed è tale teoria che \ieiie aclopcrata irt piati- coefficiente d i Foisson i; = 0.5?
ca, irt \irti1 cicl fatto che una .toli~zioiieiiuiiierica della (5.50) pirò esscre facili~ien- Si può parlare i n questo caso di cedimento di consolidazione?
te ottenuta anche per i casi clie p r e s e ~ i t i i i ~ ~ o ~ i ~ ~coiidizioiii
> l i c a t e iriiziali e al
contoriio.
Nel fare iiso dclle relative soliizioni vaiiiio tcniite preseilti le segiienti diffe- --
renze esisteriti tra la teoria di Terzaghi-Reridulic e quella esatta di bio^.
----p--

Dreni verticali
(a) La teoria di Ter-zughi-Keridirlic f a riferinieiito solo alla dissipazioiie della 5.9 L'applicazione diprecariclii quale mezzo per precorisoiidare depositi d i terreni di
sobrapressioiie iiiterstiziale, e pertanto l'andamento niedio del processo di scadenti caratteristiche meccaniche, è una delle teciiiclie usate d a più lungo
i consolidazione nel tempo può essere descritto solo in tcrrniiii di ;rado di tempo e piìi diffusaiiiente.
dissipazione della pressione neutra U, . Coine niostrato dalle solu7iorii dispo- In generale i terreni che richiedo110 tale trattanienro soiio costituiti d a argille
riibili della teoria di Bioi, tale valoi-e è i i i generale diterso dal grado di tenere inorganiche. lirni compressibili, argille organiche e torhe, ossia d a Ixiate-
consolidazioilc medio espresso i i i terrnii~idi cediineiiti U,, c h e il parametro riali che sotto il carico di progetto possono manifestare cediriienti eccessivi o non
di niaggior interesse pi-atico. offrire sufficienti inargini di sicurezza per la stabilità.
Si è cosi costierri a iirtrodurre un'arbitrariri approssiniazioiie assumciido: Data la scarsa permeabiliti di tali depositi, in genere si ricorre alia inessa in
opera anche di un sovraccarico in eccesso rispetto al carico finale di progetto, per
anticipare i'aliquota desiderata di cediinento riducendo i tenipi di permanenza
Cn coiifroiiro tra la soluzioiie di Biot (rclatita ai cari ii~dicatii i l tabella 5.7) del precarico.
e quelln di TCI-zci,qhi-Rctihlic1iirov:i clie, se ti assume come coefficiciite di Nella maggioranza dei casi, comiiiique, anche il tempo di permanenza del
co~iso!id:irioiie il \alore di r , anche nei casi bi e tridiiiieiisioiiali, il decorso sovraccarico risrilta eccessivo, oppure può essere oneroso il sovraccarico ricliie-
della coiiroiidazioiic i i i termini di li,, risulta iiiterniedio o coinuiiqiie iioii sto o piiò essere troppo lenta la velocità di incremento della resisteriza al taglio
-182
. 5. Processi di consolido;ione --p -- - .--p--p

per poter realizzare con rapidità ragionevole l'altezza di precarico prevista, per
- I
1
p--
5.9 D r e n i verticoti

Oggi, ad esenipio, I'efferloprecarico può essere ottenuto ricorrendo all'ap-


183

cui risulta necessario il ricorso a dreni verticali il cui compito è appunto quello plicazione del xuoto al di sotto di membrane impermeabili fino al raggiungimen-
di ridurre i tempi di consolidazione, modificando sensibilmente il percorso di t o di pressioni equivalenti a carichi dell'ordine di 60-80 kPa (Holtz e Ukger,
drenaggio. 197.5; Pllot, 1977), oppure ricorrendo all'abbassamento della falda o all'elettro-
Uno schema ricorrente è quello riportato in figura 5.46. Poiché i dreni sono osmosi, con il vantaggio di superare tutti i problemi di stabilità e gli svantaggi

l
iristallati in terreni teneri che non garantiscono in generale una buona stabilità ovviamente derivanti dall'uso di tecniche estreinaniente piu complesse della sem-
alle macchine impiegate allo scopo, né permettono rapidi spostamenti e posizio- plice posa in opera di un precarico.
namenti delle stesse, è necessario predisporre un materasso di materiale drenante Per ciò che concerne i dreni, invece, c'è da notare che attualmente ne esisto-
superficiale (dello spessore di 0.3-1 .O m), clie ha la funzione di piano di lavoro
e quella idraulica di raccogliere e smaltire l'acqua convogliatavi dai dreni.
,-SOVRACCARICO
I n o sul mercato circa 50 tipi, con possibilità di installazione fino a 30-50 m di
profondità a wlocità dell'ordine di 1 m/s e con tempi di produzione decisamente
favorevoli, potendosi, nel caso di dreni prefabbricati, raggiungere valori dell'or-
dine di 8500 m di dreiii ii~stallatiin 10 ore per macchina, mentre, nel caso di dreni
tradizionali in sabbia (diametro inedio di 200 mm), si raggiungono valori di 75 m
in 10 ore pcr macchina.
Tali dati lasciano intravvedere facilmente come la tecnica del precarico in
presenza di dreni verticali possa risultare più economica di altre soluzioni proget-
tuali. AI tempo stesso, però, è una tecnica relativamente coniplessa, clie richiede
una specifica competenza da parte del progettista e un dettagliato programma
eotecnico, comprendente prove in sito e di laboratorio che permettano una
caratterizzazione del deposito tale d a rcndere possibili le coniplesse previsioni del
decorso dei cedimenti ncl tempo.
Inoltre, poiché le incognite del problcnia sono molteplici, tale tecnica non
dor rcbbc essere mai impiegata senza un programma di strumentazione di con-
trollo adeguato all'importanza deil'opera.

Tiai di drcni \erticali


DRENI/ l drcni verticali attualiiicrite in iiso sono suddivisi in dreiii iii sabbia e dreni i
Fixura 5.46 Sclioi7o prefabbricati. La tabella 5.8 riporta scliematicainente le principali metodologie
d i ins1olia:ione d e i dreni 1 ASSESTIMETRO SUPERFICIALE 1
i,erli<-ali(Ladd, 1976). ASSESTIMETRO PROFONDO di iristallazione dei primi. I dreni eseguiti mediante infissione per battitura o per
PIEZOMETRI vibrazioiie di un ~iiandrinoa punta chiusa (Aknpi, 1977) sono stati i piì1 diffusi
Qiiando si adottano particolari tecnologie di iiistallazio~ie,quale ad esempio fino a poco tempo fa, in virtù del basso costo di iristallazione. l
quella jerriiig, tale materasso viene coritamiiiato dal fango proveniente dalla
perforazione del foro, per cui la sua furizionalità idraulica p u ò essere drastica- trletodo di installazione: Diametro dreno Interasse !
usuale i n ) ricorrente (mi
nicrite ridotta o annullata e occorre prevederne la sostituzione priina di iniziare - -- .
.- . -- -. . . ..
Infissione o vibroinfissione
il precarico. di un n a n d r i n o a punta chiusa
Inoltre, per coiiirollare I'e\oluzione del processo di consolidazione e la
validità delle assuiizio~iifatte i i i sede di progetto, è indispensabile predisporre i/ hia trodizionali.
Triveiiazione
robclia 5.8 D r c n i iil . T G ~ -
-- - -
Jetling
un'adeguata strunientazione, costituita norinalmcnte da piezometri, assestimetri
di superficie e assestimetri profondi e iubi incliiior~ietriciverticali e orizzontali.
1-a prima proposta di impiego di dreiii verticali di sabbia, fatta dall'ingegne- Per contro, però, tale metodo è quello che comporta il maggior grado di disturbo
re americano D.J. bloran, risale al 1925, ma la prima iristallazione si ebbe solo del terreno, e dovrebbe assoliitamente essere evitato in terreni sensitivi, per i
nel 1936 i11 Califoi-riia (Porler, 1936). Negli stessi anni (1930) Kjellman iniziò iii quali la riduzione di resistenza al taglio può rendere particolarniente critici i
Svezia le sue esperienze con dreni prefabbricati, ma i dati relativi a tali dreni problemi di stabilità, e in terreni con sviluppata macrostiutiura, la cui distruzio-
apparlero nella Ieitcrarura solo dopo la seconda guerra mondiale (Kjellr?iarz, ne aumenta sencibilrnente i tempi di consolidazione, in quanto annulla la possi-
1948). bilità di drenaggio attraverso canali naturali che possono essere molto efficienti
A tale epoca l'uso dei drcni fu fatto sii basi cscliisivainente ernpiriche, dal una volta messi in comunicazione con i dreiii.
momento che le prime soluzioni teoriclre per la progettazione furono sviliippate 1 dreni esegiriti mediante trivellazioiie costituiscono un miglioraniento ri-
iiegli anni '40 (Barron, 1948; Carrillo, 1942). Da allora, però, tale metodo ha spetto ai primi, e possono cssere vantaggiosanicnte iiiipiegati qiiarido I'installa-
conosciuto una rapida evoluzione, sia per quanto concerne le tecniche esecutive zioiie i-icliiede I'attraversariiei~todi uno strato superficiale di argilla coniparta o
e il :ipo di dreni iiripiegati, sia per qiiaiito riguarda l'analisi teoiica del probleina. di materiale granulare deriso. Per effetto della riiiiozione del materiale dal foro
--

1
T

184 5. Procesi di cor7solido;inne --p-p 5 9 Dreni ~errrcoli 185

sono evitati gli inconvenienti dovuti a seiisibili deformazioni del terreno, mentre di installazione e il costo minore (mediamente si può indicare un aumento di
restano qilelli dovuti al rimaneggiamenio (effetto sn7ear) del materiale circostan- costo per m' di area trattata che va d a 1.5 a 2.5 passando d a dreni prefabbricati
te il foro. a dreni in sabbia), unitamente alla buona efficienza, sono elementi a vantaggio
11 dreni tipo jerring ililpiegano generalmente iin estrattore munito di una di questi ultimi.
scarpa di diametro inferiore a qiiello del dreno che si vuol realizzare. Per la 11 primo esempio fu, come già detto, introdotto da Kjelln7an nel 1937, e si
formazioni del foro, esso viene continuamente innalzato e abbassato, e contem- trattava di drcni in cartone, di spessore 3.5 mm e di larghezza 100 mm. Oggi ne
poraneamente si invia acqua in pressione attraverso degli ugelli collocati nella esiste un'ampia gamma sul mercato; i priiieipali tipi sono descritti nella tabella
scarpa. Se correrlamente applicata, tale tecnica permette un'iiistallazione decisa- 5.9 e uno schema della forma lamellare che essi presentano è riportato in figura
mente appropriata, riducendo al minimo gli inconvenienti sopra menzionati. Tobello 5.9 Dreni pre- 5.47.
.fubbriroii.
Richiede però iin'attenta supervisione in cantiere e tutta una serie di coiitrolli, tra -- --p -.
i quali i pii1 importanti sono quelli menzioriati nel seguilo (Ladd, 1976). Dimensioni Materiali Permeabili- Diametro
Dreno l à filtro equiva-
- Controllo della \pelociti di realizzazione del foro, per assicurarsi che non Laroh. S~ess. Anima Filtro lente
avvengano spostamenti laterali di terreno. .p .
. -- (m&) - (mm) - - - .-@W (mm)
Kjellman 100 3.5 Cartone Cartone 1.10.' 66
- Controllo della pressione dell'acqua usata sia in fase di esecuzione che di
Mebra 05 32 Polietiiene Carta 6.10.~ 63
pulizia del foro, teiiendo presente che pressioni eccessive possono produrre trattata
spostamenti di materiale e occliisione di dreni già eseguiti. Geodrain 95 4.0 Polietiiene Carta 6.10~' 63
- Controllo della quantità di fine (passante al setaccio 200) in sospensione nel- irat:ata
l'acqua del foro. Tale operazione dev'essere effettuata con la massima cura, Colbond 300 4.0 Poliestere non tessuto 3.10.' 194
tenendo prcsente la grossa riduzione che piccole percentuali di fine hanno sulla .Alidiain 100 7.0 Plastica Cellulosa 3.1 0.' 58
perriieabilità di una sabbia. Cactle Tessuto
In geiicre tale percentuale dovrebbe esscre minore dcl 5% in peso. Drain 04 2.6 Polyoiefin non 2.10-* 62
- Controllo dclle modalità di rieinpimcnto del foro con sabbia, in modo che Boaids --p
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tessilto
effetti di arco noli producano dei vuoti.
- Controllo del zrado di contaminazione del materasso drenante.
- Cciiti-ollo del diametro del foro e di eventuali fenomeni di franamento nel
tempo. in niodo d a poter stabilire I'iiiter\ allo ortiniale tra esecuzione e rieiiipi-
mcsito del foro, in funzione anche dei feiioriieiii di deposirione del fine iii
sospensione.
Per quanto riguarda la sabbia usata per la realizzazione dei dreni (riorma comune
a tutti i ~iictodisopra descritti), essa dovrebbe essere confornie alla zona 2 delle
131itisli Staridard 882 (1973). e priva (li rrialeriale organico, di sali e agenti ceinen-
tanri. Indicativamente la curva grani11oniet1-icad ~ \ ~ r c b bessere
segiieriti liniiti:
e coiiipresa nei
Figura 5.47 Sezione di
LwmDRiNo
"'I
un dreno [lie/r,hbricafo di
rino lainellorr.
In generale sono costituiti da un corpo centrale (in plastica). in cili sono ricavati
Nella famiglia dei dreni in sabbia vaitiio ancora annoverati i dreni tipo Sat~dwick. i canali per il drenaggio dell'acqua, che costituisce anche I'eleinento resisteiite, . l