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19 settembre 2019

Ugo Foscolo nasce a Zante, isola greca sotto il possesso di Venezia, nel 1778. Il padre era un medico
italiano e la madre una greca. A 8 anni si trasferisce a Spalato, sulla costa ionica. Là il padre muore;
viene allora affidato a una zia e fa ritorno a Zante, dove rimane fino ai 15 anni. Si trasferisce poi con
la madre a Venezia, dove vive esperienze importanti per la sua formazione. Studia alla Biblioteca
Marciana e frequenta i salotti letterari, come quello di Isabella Teotocchi Albrizzi, con cui intreccia
una relazione e al quale presenta Ippolito Pindemonte. Conosce anche il traduttore e italianista
Melchiorre Cesarotti, professore all’università di Padova, dove Foscolo seguì alcune lezioni. Nel
1787 scrive la sua prima opera importante, ‘Ode a Bonaparte liberatore’, dedicata a Napoleone, di cui
condivide gli ideali rivoluzionari e in cui vede colui che può introdurli in Italia. Nel 1799 si arruola
nella Guardia nazionale francese, ma con il trattato di Campoformio, che cedeva Venezia all’Austria,
la sua ammirazione per Napoleone si trasforma in delusione. Questo suo sentimento si riflette nel
romanzo ‘Le ultime lettere di Jacopo Ortis, romanzo epistolare con elementi autobiografici dove il
protagonista si suicida per la delusione di vedere traditi i propri ideali.

Tra il 1800 e il 1802 risiede a Milano dove ha una storia con Antonietta Fagnani Arese, da cui ha una
figlia. L’8 dicembre del 1801 muore suicida suo fratello Giovanni; per questo avvenimento scrive il
sonetto ‘In morte del fratello Giovanni’. Nello stesso anno comincia una nuova stesura dell’Ortis, che
viene pubblicato nel 1802 a Brescia. Tra il 1804 e il 1806 vive in Francia, dove è capitano di un corpo
di spedizione. Torna poi in Italia e dopo un periodo a Venezia si stabilisce a Milano. Durante una
visita a Verona a casa di Pindemonte prendono vita le idee che tratterà in ‘Dei Sepolcri’, pubblicato
sempre a Brescia nel 1807. Nel 1808 ottiene una cattedra di eloquenza italiana e latina all’università
di Pavia, subentrando a Vincenzo Monti. Nel 1811 mette in scena la tragedia ‘L’Aiace’, ma siccome
nella figura del personaggio Agamennone si riflettono idee antitiranniche le recite vengono proibite.
Nel 1812 si trasferisce a Firenze e ottiene il congedo dall’esercito francese. Nei suoi ultimi anni si
dedica molto alla critica letteraria, traduce e pubblica il ‘Viaggio sentimentale’ di Sterne e pubblica il
suo ‘Didimo Chierico’, biografia della sua maturità. Nel 1814 è coinvolto nella sollevazione di Milano
per salvaguardare l’indipendenza dall’Austria. A sollevazione fallita non giura fedeltà all’Austria e
si reca in esilio prima in Svizzera e poi in Inghilterra. Vive nei dintorni di Londra con la figlia
Floriana, dove muore malato nel 1827. I suoi resti riposano nella basilica di Santa Croce a Firenze.

23 settembre 2019

Il carme Dei Sepolcri è l’opera di Foscolo più compatta e conclusa. Queste sue caratteristiche, che
hanno permesse il suo vasto successo durante il Risorgimento, attualmente provocano freddezza da
parte della critica, che preferisce le opere foscoliane più incompiute e rarefatte come Le Grazie. Le
tematiche trattate in questo carme sono molto attuali, nonostante discuta le problematiche
ideologiche, politiche e filosofiche che hanno dominato il dibattito tra la Rivoluzione francese e la
Restaurazione. Affronta la questione del senso della morte e del rapporto tra chi scompare e chi
rimane. Per affrontare la questione da un punto di vista laico, quindi senza l’assicurazione di una
vita nell’Aldilà, bisognava ridefinire il valore della morte e dei riti che fin dalla nascita della civiltà
l’hanno accompagnata.

La composizione di Dei Sepolcri avviene tra l’estate e l’autunno del 1806. Nel gennaio del 1807 il testo
è sicuramente ultimato in quanto viene inviato a Monti per avere un parere. L’idea di scrivere questo
carme può provenire da due fonti. La prima è una discussione avuta con Pindemonte (che stata

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scrivendo un poemetto sull’argomento, I cimiteri) e la Albrizzi sul tema delle sepolture: loro si erano
lamentati della severità della giurisdizione francese, che non tiene conto dell’aspetto umano, Foscolo
si era invece opposto per ragioni filosofiche e politiche. Scrivendo il carme, egli ritratta
l’atteggiamento e la posizione che aveva avuto quel giorno. Il secondo è l’estensione all’Italia del
decreto della Polizia Medica francese emanato nel 1806, che vietava di seppellire i morti all’interno
delle zone abitate e imponeva un rigido controllo sulle iscrizioni funerarie. Successivamente alla
risposta di Monti con suggerimenti di correzioni, i primi d’aprile l’opera viene stampata.

I Sepolcri vengono definiti carme riferendosi al significato classico del termine, quello di poesia
impegnata e solenne. Nella corrispondenza, per riferirsi ad esso il poeta usa il termine epistola, in
quanto vi è la presenza di un destinatario esplicito, Pindemonte. L’innovazione di quest’opera sta
nel suo intento dimostrativo, in quanto procede per argomentazioni ed esempi, e nella sua carica
attualizzante nei continui riferimenti tra passato e presente. Il carme è costituito da 295 endecasillabi
sciolti, e il testo è suddivisibile in quattro parti secondo suggerimento dello stesso autore. La prima
(vv. 1-90) tratta il tema dell’utilità delle tombe e dei riti dedicati ai morti, ossia garantire il
proseguimento della vita dei defunti nella memoria di chi vive ancora. La morte non è però uguale
per tutti, in quanto solo i buoni meritano di essere conservati nei ricordi; la nuova legge che vuole
cancellare le differenze sociali e sottolineare l’uguaglianza non premia i migliori, ed è quindi
ingiusta. Nella seconda parte (vv. 91-150) viene fatta una ricognizione dei vari usi e delle varie
concezioni della morte che si sono avvicendate nella storia dell’uomo. È dimostrato il profondo
legame tra civiltà e cura dei morti, ma viene condannato il modello cattolico e controriformistico di
onorare i defunti, mentre viene esaltato quello delle civiltà classiche. La terza parte (vv. 151-212)
riprende il tema del rapporto tra significato privato e significato pubblico della morte. Le tombe dei
grandi uomini stimolano i virtuosi a seguire il loro esempio, come quelle della Basilica di Santa Croce
a Firenze, sono quindi importanti. La quarta parte (vv. 213-295) inizia con un esempio tratto dal
mondo greco, che parafrasa come la morte compensi le ingiustizie della vita riconoscendo i meriti ai
virtuosi e garantendone la gloria. Per garantirlo però qualcuno deve dedicarsi ad onorare la
memoria dei grandi. La poesia, celebrando le virtù presenti e passate e conservandone il ricordo nel
tempo ha la medesima funzione delle tombe. Ad esempio le vicende di Troia sono rimaste nella
nostra memoria grazie al racconto che ne fece Omero.

Il tema centrale del carme è quello dei sepolcri, assai frequente nella poesia coeva, soprattutto nel
preromanticismo inglese (Gray, Young e Hervey). Foscolo però affronta il tema da un’altra
prospettiva, non religiosa ma civile e politica. Questo tema gli permette di incrociarsi con altre
tematiche: il materialismo, il significato della civiltà e della poesia, la condizione storica dell’Italia e
l’importanza sociale del poeta. Il materialismo di Foscolo si9 basa sulla cultura razionalista
settecentesca e sul modello classico lucreziano. Il rifiuto della religione si basa su questo, ma la
negazione del significato trascendente della morte non esclude un’altra forma di sacralità, laica e
civile. La civiltà è caratterizzata dalla costante presenza di tombe, e attraverso esse si può verificare
la civiltà in sé stessa. La sua responsabilità è quella di premiare il valore degli estinti affidandolo agli
eredi superstiti. In questa valorizzazione della storia dell’uomo ha grande importanza la poesia,
mezzo di trasmissione della memoria. I sepolcri, in quanto luogo della memoria, sono il posto da cui
deve ripartire il riscatto nazionale italiano, la riscoperta della storia della grandezza passata. Il poeta
invece deve dare voci ai morti, riscattandoli dalla degradazione materiale e dalla colpevole vicenda
storia recente, soprattutto italiana.

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La maggior novità di quest’opera sta nella finalizzazione filosofica della poesia, ispirata da vari
modelli: il De rerum natura di Lucrezio, e la rilettura di Dante per l’adozione del taglio cosmico e
civile assieme. Questo confronto con l’arte classica però non si ferma all’imitazione di un modello
perfetto e definitivo, bensì impone una responsabilizzazione del presente, invitato a porsi all’altezza
dei modelli antichi. Il confronto con la storia conduce ad un’intensa attualizzazione del passato,
molti esempi sono inseriti nel presente secondo la suggestione poetica e secondo il significato che
l’autore e il presente stesso attribuisce a loro.

Il carattere argomentativo e filosofico del carme è sostenuto da uno stile sempre elevato e denso. Si
identifica innanzitutto per la capacità di conferire unità e compattezza ai molti e diversi elementi
che costituiscono il carme; la continuità discorsiva è affidata anche all’uso di espressioni di
collegamento e di sentenze poste a conclusione dei successivi passaggi argomentativi con valore
riepilogativo. A questo si aggiunge un’egual cura nella definizione del particolare, sempre nobilitato
e valorizzato grazie alla ricercatezza stilistica. La metrica coopera all’unità del testo: l’endecasillabo
sciolto si conferma anche nell’uso foscoliano il metro più adatto alla continuità discorsiva. I frequenti
enjambements rafforzano il senso di difficoltà e di densità espressiva già comunicato dalla sintassi
ricercata.