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Esercizi pag.

217
1.

Belfagor, una volta divenuto uomo, sceglie di vivere a Firenze in quanto quella città gli
pareva la più adatta a tollerare la presenza di usurai. A mio parere ciò riflette la sua volontà,
fin dall’inizio, di dedicarsi a tutti i vizi umani.

2.

In questa novella, l’assumere il punto di vista di un diavolo implica un capovolgimento di


prospettiva che non ha solamente un effetto comico. Oltre a confermare diversi luoghi
comuni della tradizione narrativa coeva, come l’opinione che il matrimonio sia peggio
dell’inferno e la credenza che i contadini siano spesso molto furbi, Machiavelli fa della satira
su tutto quell’insieme di superstizioni sui diavoli e gli indemoniati a cui credono i popolani.
La figura di Belfagor, diavolo che nel finale ritorna all’Inferno perché stanco del modo in
cui gli uomini lo trattano, mostra che in realtà i veri diavoli sono sulla Terra: le mogli
insoddisfabili che ti riducono sul lastrico, gli usurai che userebbero ogni mezzo per aver
indietro i debiti e i Re che possono disporre a piacimento della tua vita.

3.

In questa novella Machiavelli si adegua alla polemica misogina e contro i villani che spesso
compare nella novellistica dell’epoca. La donna, incarnata dalla moglie di Belfagor
madonna Onesta, è mostrata solo come fonte di problemi per l’uomo: consuma il suo
patrimonio perché vuole ostentare lusso e ricchezza, e nonostante venga accontentata non
dimostra riconoscenza. Il contadino, Gianmatteo del Brica, alla fine della novella grazie alla
propria astuzia ne esce arricchito. La sua diabolicità sta nella sua abilità a tessere la beffa a
Belfagor, e ingannandolo riuscire a cavarsela.
Esercizi pag. 232
1.

Il monologo di Fra’ Timoteo che apre il V atto de ‘La Mandragora’ ha come soggetto la
religione, e riflette le considerazioni di Machiavelli su questo tema. Timeo ha trascorso la
notte pregando e, camminando per la chiesa, nota che il numero di ex-voto è diminuito negli
ultimi anni. Sostiene che il motivo di questa crisi religiosa sia da ricercare nell’assenza di
rituali come le processioni religiose, o banalmente, nel non tenere pulite le immagini della
Madonna. Queste considerazioni fanno trasparire una mancanza di reale sentimento
religioso nel personaggio, che considera più importanti i rituali e l’organizzazione a
discapito della genuinità della fede.

2.

La scelta di non rappresentare direttamente l’incontro notturno tra Lucrezia e Callimaco è,


a mio parere, dettata da due motivi. Il primo è pratico: rappresentare a teatro una scena con
simili sfumature sessuali avrebbe potuto causare problemi con la censura, a Machiavelli
stesso e alle compagnie teatrali che avrebbero inscenato la commedia. Il secondo è stilistico,
in quanto lasciando l’onere di raccontare l’incontro ai due personaggi si possono esprimere
le loro considerazioni su ciò che hanno fatto. Il racconto di Nicia è grottesco: verifica di
persona le condizioni di salute del presunto garzone e si assicura anche che l’incontro vada
a buon fine, facendone un personaggio con tendenze voyeur. Quello di Callimaco è invece
più tradizionale e adatto a chi racconti un incontro amoroso a lungo sognato, e riporta il
discorso che gli fa Lucrezia.

3.

Il discorso che Lucrezia rivolge a Callimaco dopo averne apprezzato le doti di amante si
differenzia dai dialoghi e dai monologhi degli altri personaggi per un certo uso di retorica
e una precisa struttura sintattica. Si apre con l’esposizione dei condizionamenti subiti dagli
altri personaggi, che l’hanno portata a accettare qualcosa che di sua spontanea volontà non
avrebbe scelto. Da brava fedele, sente che la concatenazione dei fatti che hanno portata a
quell’incontro non può che essere voluta da Dio, e quindi la accetta. Infine propone a
Callimaco di diventare suo amante, visto l’atteggiamento indulgente del marito. Lo sfoggio
di una maggiore cura nell’esprimersi può sottendere la sua differenza rispetto al suo
ambiente, popolato da personaggi che utilizzano dialettismi spesso volgari, che riflettono la
volgarità dei loro atteggiamenti.

4.

Uno dei personaggi più importanti de ‘La Mandragora’, Lucrezia, mostra un mutamento di
carattere molto profondo, che può dare origini a diverse interpretazioni su di lei. A mio
parere questo personaggio non riflette pienamente l’ideale del Principe (e quindi della virtù)
che Machiavelli aveva. Lucrezia non è prima perfettamente buona e poi onorevolmente e
coerentemente cattiva per sua scelta: lo stesso discorso che rivolge a Callimaco si apre con
l’elenco di coloro che hanno fatto pressione su di lei perché compia un atto che altrimenti
non avrebbe fatto. Questo dimostra la sua passività; mentre l’unico motivo che invece
avrebbe indotto il perfetto Principe a modificare le sue decisioni sarebbe stato la Fortuna.