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La seconda rivoluzione industriale

Il processo di industrializzazione subì una forte accelerazione dopo il 1850, e tra il 1870e il 1910-14si
verificò una seconda e profonda trasformazione nella produzione industriale, con una maggiore
capacità di modificare e facilitare la vita quotidiana delle persone: questo straordinario cambiamento
nel sistema economico fu chiamato seconda rivoluzione industriale

I caratteri principali furono:

a) Sviluppo demografico

- Il complesso di scoperte e invenzioni permise nel giro di pochi decenni di migliorare le condizioni
igienico-sanitarie. Si abbatté così l'alto tasso di mortalità infantile, e di alzare notevolmente l'età media
della popolazione e le aspettative di vita delle persone.

- L’urbanesimo: Nei centri sorti intorno alle fabbriche la popolazione aumentò rapidamente a causa
soprattutto dell’immigrazione interna dei contadini dalle campagne. Le città industriali si trovarono così
in pochi anni ad essere circondate da enormi periferie sub-urbane, tetre e malsane, specialmente nel
periodo anteriore alle scoperte medico-scientifiche. La rapida diffusione di questi centri ne rese
impossibile la pianificazione, l’igiene era pressoché sconosciuta e la sovrappopolazione favoriva sempre
più la criminalità e le malattie.

b) A livello politico:

- Crescono nuove potenze economiche come Germania e U.S.A.

- il sorgere della società di massa e il nuovo ruolo dello Stato sempre più presente nell’economia e
sempre più democratico.

- Imperialismo: la necessità da parte degli stati più industrializzati di ampliare i propri territori attraverso
la conquista di nuove colonie, alla ricerca di materie prime e di nuovi mercati. Sviluppo degli imperi
coloniali, soprattutto in Africa e Asia

c) A livello tecnologico:

- la funzione importante delle nuove scoperte scientifiche e nuove fonti di energia (elettricità e
petrolio) che creano nuovi settori industriali (industria elettrica, petrolifera, chimica, siderurgica,
automobilistica, aeronautica);

- I trasporti: L'enorme sviluppo del trasporto ferroviario, rivoluzionò in breve tempo i commerci e la
possibilità di movimento delle popolazioni interessate, divenendo a sua volta un potente elemento di
accelerazione e moltiplicazione dello sviluppo economico delle aree raggiunte dal servizio

- motore a scoppio che, con la nascita dell’automobile e dell’aeronautica, rivoluzionerà il mondo dei
trasporti

- Applicazione alla vita quotidiana delle innovazioni: Elettricità , Telefono


- nuove fonti di energia: petrolio e idroelettrica

d) A livello economico:

- la costruzione di una nuova fabbrica ha costi e richiede investimenti enormi, sempre più
difficilmente affrontabili da parte di imprese familiari. Si rendono indispensabili, insomma, nuove
forme di proprietà delle imprese (come le società per azioni)

- nuove forme di raccolta del capitale attraverso un sempre più strutturato mercato finanziario
controllato dalle banche.

- Istituti bancari e finanziari canalizzano i capitali raccolti dai depositi dei loro clienti verso gli
investimenti produttivi; progressivamente, si specializzano nei vari rami di attività e tendono a
concentrarsi (in Inghilterra le 600 banche del 1824 si riducono a 55 nel 1914). Fra industria e banche
si crea uno stretto rapporto di compenetrazione (uno agisce all’interno dell’altro) e il ruolo di
queste ultime diventa così strategico.

- Le esigenze di ridurre i rischi di investimenti onerosi, di limitare l'accresciuta concorrenza e di


stabilire un più forte controllo sul mercato rafforzano anche la tendenza alla concentrazione delle
imprese (fusioni sia orizzontali sia verticali, legami tra impresa e impresa o tra imprese e banche,
trusts, cartelli, holdings), dando luogo a situazioni di oligopolio (mercato controllato da pochi) non

In termini economici dunque si parla di:

•fusione, quando si concentrano imprese che producono lo stesso prodotto;

•trust, quando si concentrano imprese complementari, che hanno cioè bisogno una dell’altra
come un’azienda automobilistica e una di pneumatici;

•cartello, quando le singole imprese si mettono d’accordo sul prezzo di vendita, conservando però
la loro indipendenza.

-la nascita dei monopoli, degli oligopoli e il passaggio dal capitalismo industriale al capitalismo
finanziario

GRANDE DEPRESSIONE ( 1873-96)

- La crisi nacque dal produrre troppo e dal non riuscire a vendere ciò che era stato realizzato; si
produceva più di quanto il mercato riuscisse ad acquistare, e quindi la crescita industriale rallentò.
Abbassare i prezzi, trovare nuovi mercati dove vendere i prodotti e la pubblicità, furono tra i
principali rimedi a questa crisi di tipo “nuovo”.
- La crisi fu anche agricola: in Europa, grazie al grande sviluppo della navigazione a vapore e dunque a
trasporti marittimi più veloci ed efficienti, arrivarono enormi quantità di grano, il cosiddetto “grano
americano”, più conveniente di quello europeo. La concorrenza americana fece crollare il prezzo dei
cereali, spingendo molti europei ad emigrare in massa.

- I governi reagirono con il protezionismo, imposero cioè dazi sulle merci di importazione, in modo
che i prodotti esteri costassero di più e i consumatori fossero spinti ad acquistare i prodotti nazionali

. LA QUESTIONE SOCIALE E I PARTITI OPERAI

Nella seconda metà dell’Ottocento l’aumento della produzione industriale fece accrescere il numero
degli operai impiegati nelle fabbriche;

Le condizioni di vita molto dure sfociarono spesso in un diffuso malcontento e gli operai iniziarono a
protestare e a scioperare, per ottenere migliori condizioni lavorative.

le crisi periodiche di sovrapproduzione e la conseguente paura di perdere il lavoro fecero accettare


condizioni di lavoro molto dure e salari bassi.

“questione sociale”= la situazione di diffuso disagio sociale era diventata un problema; per questo

I primi socialisti, Robert Owen, Charles Fourier e Claude-Henry de Saint-Simon, volevano una
società più giusta senza però cambiamenti radicali (da qui il nome di “socialisti”); proprio per questo
furono definiti “utopisti”, cioè sognatori, da Karl Marx e FriedrichEngels, che sostennero che senza
cambiamenti radicali,i borghesi non avrebbero mai rinunciato ai loro privilegi. Marxed Engels si
definirono “comunisti” e sostennero che per una società più giusta, era necessaria non la riforma
della società ma la rivoluzione con l’eliminazione della proprietà privata dei mezzi di produzione e
dei beni.

I sindacati non partecipavano però alla vita politica e a questo scopo nacquero i primi Partiti dei
lavoratori:

nel 1875, in Germania, il Partito Socialdemocratico Tedesco,

nel 1892, in Italia, il Partito Socialista Italiano

nel 1906 in Inghilterra il Labour Party.

Questi furono i primi partiti di massa con un grande numero di iscritti ed ebbero la caratteristica di
essere “riformatori”: non volevano la rivoluzione, ma intendevano ottenere i diritti con la lotta
politica. Queste idee politiche si diffusero ben presto così come la convinzione che tutti i lavoratori
fossero fratelli, pur di nazioni diverse: nel 1864 a Londra nacque la Prima Internazionale, cioè
l’Associazione fra i rappresentanti dei sindacati e movimenti operai di diversi paesi.

Ne facevano parte i socialisti riformatori, i marxisti rivoluzionarie gli anarchici, gruppo che sosteneva
la lotta contro ogni forma di autorità.
Le differenze fra i diversi schieramenti portarono allo scioglimento della Prima Internazionale e nel
1889 a Parigi nacque la Seconda Internazionale, con la partecipazione dei socialisti e dei marxisti.In
questa sede prevalse l’orientamento dei partiti socialisti che sostennero l’importanza della
partecipazione delle classi meno abbienti alle elezioni e la necessità di attuare riforme sociali.

5La tendenza alla concentrazione Siderurgia, chimica, elettromeccanica sono industrie ad alta intensità di
tecnologia e di capitale. Il settore tessile e quello metallurgico, nella fase di esordio dell'industrializzazione,
avevano richiesto investimenti relativamente modesti; ora, invece,

- di monopolio. Nel1980,negli USA la Standard Oil di Rockefeller controlla il 90% della produzione
petrolifera nazionale e,negli stessi anni,in Germania tre ditte controllano tutto il settore della
chimica di base.

- l'organizzazione della produzione industriale èinvestita da importanti innovazionivolte a facilitare il


flusso della produzione(nastri trasportatori, elevatori, montacarichi, sistemi di tubature e valvole) o
ad aumentare la produttività del lavoro(macchinari che assicurano l'uniformità ai pezzi prodotti che
devono poi essere assemblati). Tra i processi di riorganizzazione produttiva,il più importante
riguarda però, nella grande fabbrica, l'utilizzo più razionale e scientifico dei lavoratori, teso ad
abbassare i costi del lavoro e ad accrescerne la produttività. Le novità in questo campo arrivano
dagli USA, dallo studio e dalle prime applicazioni della “organizzazione scientifica” del lavoro. Il suo
più importante teorico, l'ingegnere F. W. Taylor, pubblica nel 1911The principles ofscientific
managementi cui principi sono destinati a un enorme successo. Secondo tali principi,la one best
way, il metodo migliore, più economico ed efficienteper ottenere un prodotto, si basa sulla
scomposizione delle varie fasi del ciclo produttivo in

6operazioni il più possibile elementari, scientificamente misurate e programmate e sull'attribuzione a ogni


operaio di tali semplici, meccaniche e ripetitive operazioni. Il taylorismos'interseca con le innovazioni
organizzative introdotte nel 1913da Henry Fordnella sua industria automobilistica di Detroit. Ford
riorganizza l'intero stabilimento attorno alla catena di montaggio, che unisce le diverse fasi del lavoro di
assemblaggio dell'automobile portando i pezzi ai lavoratori, ciascuno dei quali, fermo al suo posto e
sottoposto a un rigoroso controllo, si limita a eseguire una delle semplici operazioni che costituiscono il
processo di produzione. La catena di montaggio riduce drasticamente i tempi e i costi unitari di produzione:
il prezzo del modello T di Ford, “l'auto per tutti” come recita uno slogan pubblicitario, passa dai 950 dollari
del 1908, quando èimmessa sul mercato, ai 360 del 1917 e ai 290 del 1927, quando cessa la sua
produzione.Le innovazioni tecniche e organizzative tayloriste e fordiste si affermeranno solo con la
Primaguerra mondiale; fino ad allora,caratterizzano soprattutto le economie emergenti (USA e Germania)
rivelando, già prima del conflitto, il delinearsi di una nuova gerarchia mondialeche vede nuove potenze
scalzare il primato inglese. Applicate progressivamente a tutti i settori della produzione manifatturiera,
portano

7allo sviluppo di un modello produttivo cosiddetto fordistache trionferà nel trentennio che segue la
Secondaguerra mondiale. Un modello fondato:-sulla grande fabbrica che impiega migliaia di lavoratorie
dove vengono interconnesse e sincronizzate le diverse fasi della produzione; -sulla totale e gerarchica
divisione del lavoro tra chi dirige, progetta, controlla l'efficienza produttiva (ingegneri, tecnici e impiegati) e
chi esegue (operai ai quali non è richiesta alcuna qualifica); -sulla parcellizzazione del lavoro, sulla catena di
montaggio, sulla produzione in serie. La razionalizzazione produttiva e il mercato
La produzione in serie immette sul mercato una gran quantità di beni a basso costo e permette ,nel corso
del Novecento, il progressivo affermarsi di un nuovo immenso mercato di massa, non più limitato al cibo e
al vestiario, ma esteso a beni durevoli(biciclette, automobili, macchine per scrivere e per cucire,
elettrodomestici...). L'innovativo circuito fra produzione (di massa), mercato (di massa), consumo (di massa)
avviene in stretta relazione con la crescita dei ceti medi, con l'aumento dei salari e degli stipendi (ovvero
con la crescita delle capacità di acquisto di milioni di lavoratori e lavoratrici in precedenza esclusi dal
consumo) e con l'ampliamento dei mercati interni connesso al fenomeno del crescente urbanesimo. Fin dai
suoi esordi ,la produzione di massa modifica radicalmente anche il settore della distribuzione delle merci,
per la tendenza delle imprese a controllare il mercato integrando produzione, distribuzione e vendita. Nelle
città che continuano a crescere nascono vaste catene commerciali e grandi magazzini, si modificano le
tecniche di vendita(vendita rateale), decolla la pubblicità che, insieme al cinematografo, comincia a
diffondere nuovi modelli di consumo a livello di massa. Fra XIX e XX secolo siamo solo all'inizio del trionfo
del modo di produzione legato alla cosiddetta fabbrica ‘fordista’, alla base dello sviluppo non solo
economico di gran parte del Novecento.

L’unico bene che possedeva questo gruppo sociale era la prole, cioè i figli, e da qui nacque il nome
di proletariato che servì ad indicarlo.