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RUNNING RIG: ELEMENTI DI BASE

La montatura classica della pesca a feeder in una delle sue versioni più semplici: il running rig con quick change bead. Comportamento,
realizzazione e consigli.

Dovessimo descrivere la montatura in poche parole diremmo che un pasturatore derivato (non in linea) è libero
di scorrere sulla madrelenza cui viene collegato un terminale di lunghezza variabile.
Ne deriva una proprietà fondamentale: se il pasturatore è libero di scorrere il pesce avvertirà la minor resistenza
possibile (che comunque non sarà mai nulla), tanto minore quanto maggiore è la scorrevolezza.
Questo già ci suggerisce di fare particolare attenzione alla connessione del feeder ed evitare l'utilizzo di sistemi ad
occhiello o foro passante di diametro troppo piccolo, quantomeno quando messo in relazione al diametro della
madrelenza.
Il running rig è dunque una montatura sensibile benché non quanto un paternoster, specie se in presenza di
corrente. Ma andiamo per gradi.

Acqua ferma

In acque ferme il feeder raggiunge il fondo e il terminale lo segue (essendone trascinato) con l’esca che si adagia
su questo in posizione variabile e dipendente da tanti fattori. A meno che non vi immergiate non saprete mai
come esattamente si dispone la montatura.

L’esca si colloca in prossimità del feeder ma senza una posizione precisa (es. 1, 2, 3, ecc.).
Se non spostiamo il feeder, avvicinandolo a noi di una lunghezza almeno pari a quella del terminale, molto
difficilmente lenza madre e terminale avranno una direzione simile e a seconda di come affonda l’esca questa
potrà risultare più o meno vicina al pasturatore anche di diversi centimetri.
Si vede molto bene nel primo episodio del “Matrix Submerged” dove utilizzando un terminale di 50 cm l’esca
risulta distante dal pasturatore, dopo la deposizione sul fondo, una volta 15 cm ed un’altra 25 cm.
Prima di avvertire la mangiata sul tip della canna il terminale deve essere steso dal pesce e ne viene che tanto è
più lungo tanto più lenta è, generalmente, la segnalazione. D’altro canto un pesce diffidente avvertirà meno
l’insidia se avrà più margine di movimento con l’esca in bocca prima di sentire il peso del pasturatore o la
resistenza offerta dal tip della canna.

La lunghezza del terminale incide sul tempo necessario al pesce per avvertire il peso del pasturatore e su quello necessario al tip per
registrare la mangiata.

Un terminale lungo, quindi, non è detto che consenta all’esca di posizionarsi a maggior distanza dal feeder
(sempre se non spostiamo il pasturatore) ma semplicemente lascia più spazio al pesce, dalla distanza iniziale di
deposizione dell’esca (a) a quella effettiva del terminale (b).
Se invece spostiamo il feeder, avvicinandolo a noi, accade che lenza madre e terminale tendono ad assumere una
direzione più simile e che la distanza tra esca e pasturatore si avvicina a quella effettiva del terminale.

Stendendo il terminale le tocche si registrano più velocemente ma il pesce avverte prima il peso del pasturatore. Ciò che varia, rispetto al
terminale corto, è solo la distanza dell’esca dal feeder.

Anche se non si può prevedere il movimento del pesce, in linea generale questa situazione è probabile che
produca segnalazioni più rapide anche con terminali lunghi.
Il feeder di regola, una volta sul fondo, non si sposta per diversi motivi, ma su fondali adatti ed in particolari
circostanze, utilizzando terminali lunghi, può essere utile avvicinarlo un po’ dopo qualche minuto. Se con lo
spostamento avvertiamo mangiate che prima non riuscivamo a registrare riflettiamo sulle possibili ragioni, che
possono andare dal semplice caso (magari l’esca era finita in una zona nascosta e quindi non sono necessarie
modifiche) ad una variazione di lunghezza del terminale (per rendere il sistema più sensibile).

Acque correnti

In presenza di corrente il terminale si dispone a favore di questa distendendosi: la distanza tra esca e feeder
tenderà dunque ad essere massima e pari alla lunghezza effettiva del terminale.
Comportamento del running rig in corrente.

Occorre qui ragionare su due aspetti. La pastura che esce dal feeder viene trascinata via con velocità e misura
proporzionale alla corrente presente (sul fondo ovviamente) e tanto maggiore è questa corrente tanto maggiore
dovrà essere la lunghezza del terminale. I pesci infatti andranno ad intercettare le particelle che anziché
depositarsi intorno al pasturatore vengono presto portate via. Terminale e lenza madre tendono poi a formare un
angolo acuto al cui vertice si trova il feeder: quando la montatura viene messa in tensione dalla corrente il pesce
ha molte probabilità di avvertire sin da subito il peso del pasturatore.

Running rig e paternoster a confronto nella pesca in presenza di corrente.

L’effetto della messa in tensione da parte della corrente vale un po’ per tutte le montature tuttavia nel paternoster
il terminale sta sopra al feeder e riesce a trasmettere comunque meglio le mangiate al tip della canna di quanto
non possa fare il running rig.
Se la corrente richiede l’uso del metodo bow (pancia) non vi sono tuttavia grandi differenze dato che al momento
della starata (drop-back bite) il pesce è teoricamente già allamato.

Running rig semplice

Come potete immaginare e avrete già visto non esiste un solo running rig ma, restando immutato il concetto, ve
ne sono numerose varianti.
Ci limitiamo in questa sede a presentare la più semplice in assoluto lasciando poi spazio alle altre nel prossimo
numero della newsletter e negli altri articoli sul blog.
Per realizzare la montatura ci occorrono: filo per il trave, filo per il terminale, amo, pasturatore, perlina quick
change e girella con moschettone ad occhiello abbastanza ampio.

L’essenziale per realizzare un running rig semplice.

La realizziamo su di un trave poiché così risulta intercambiabile e se avete bisogno di sostituirla in velocità con
un altra montatura fate prima che rifare tutto (anche se è abbastanza rapida come operazione).
I nodi che utilizzeremo sono stati descritti nell’articolo “I 10 nodi nella pesca a feeder”. Della perlina quick
change (quick change bead) si potrebbe anche fare a meno ma è molto comoda e non è il caso di allungare il
discorso proponendo soluzioni alternative: fate prima a prenderne una bustina (le potete acquistare anche su
Amazon se non le trovate in negozio).
Quick Change Beads.

Le quick change funzionano come stopper per il pasturatore, arrestandone lo scorrimento a valle, e come sgancio
rapido. Un solo elemento dunque per svolgere due funzioni essenziali per questa montatura.
Prendiamo dunque 120 cm di filo per il trave (io utilizzo uno 0.25) e realizziamo ad un capo una brillatura di 20
cm che includa lo sgancio rapido della quick change. Chiudiamo la brillatura a monte con un nodo a otto.
All’altro capo, dopo aver fatto passare il cappuccio della quick change e poi la girella con moschettone,
realizziamo un’asola piuttosto larga per connettere il trave alla lenza madre o allo shock leader.

Sul trave solo due nodi a otto: chiusura della brillatura e asola a monte.

La funzione della brillatura è quella di irrobustire il punto in cui il feeder agirà maggiormente con il suo peso sia
durante il lancio, che nel recupero. O anche in caso di eventuali incagli. È il punto di maggior stress per il trave.
L’asola al capo opposto serve per la connessione allo shock leader o alla lenza madre che può avvenire tramite
girella con moschettone o tramite loop to loop ampio. I due collegamenti non sono equivalenti.
Se connettete il trave con una girella, il pasturatore potrà scorrere sul trave per tutta la sua lunghezza ma si
arresterà nel punto di collegamento (running rig con fine corsa). Se utilizzate un collegamento asola-asola il
pasturatore potrà scorrere anche sulla lenza madre o sullo shock leader (running rig senza fine corsa).
Non stiamo parlando di montature autoferranti o meno (quello è un altro discorso) ma della possibilità che in
caso di rotture accidentali della lenza madre (o dello shock leader) il pesce abbia possibilità di liberarsi dal peso
del feeder senza doverselo trascinare dietro. Quindi dei due collegamenti meglio il loop to loop.
Detto questo, realizzato il trave, non resta che chiudere la quick change e portare a battuta la girella con
moschettone.
Si noti l’ampiezza dell’anello della girella rispetto al trave. Maggiore è l’ampiezza migliore è la scorrevolezza.

Il trave è pronto, passiamo al terminale. Il più semplice è costituito da uno 0.16 che prevede una brillatura a
monte di lunghezza variabile. In questo caso la brillatura del terminale ha due scopi: lasciare un'asola per
l’attacco allo sgancio rapido (connettore) della quick change e irrigidire la porzione subito sotto in modo da
esercitare un moderato effetto antitangle.
La lunghezza di questa brillatura è per lo più funzione della lunghezza del terminale e sarà tanto più lunga
(massimo 20 centimetri) quanto più lungo è il terminale. Se il terminale è molto corto la brillatura non si fa.

Running rig semplice con perlina quick change.

Con questa montatura si possono affrontare sia acque lente che correnti, sulla corta e media distanza. Ne
esistono comunque molte varianti, cosa che accade per la maggior parte dei rigs. La versione che ho deciso di
proporvi ha dalla sua la semplicità, il minor numero di elementi costitutivi e l’efficacia. Vedremo comunque più
avanti un setup leggermente più avanzato ma sempre essenziale, che apporta nuove caratteristiche più che altro
in tema di versatilità.

Considerazioni finali e consigli

Data l’estrema semplicità, le variabili più importanti sono la lunghezza del terminale e il suo diametro. Bisogna
distinguere tra pesca in acque ferme o molto lente e pesca in corrente, tra pesci particolarmente diffidenti e
specie che non vanno troppo per il sottile, tra necessità di avere segnalazioni veloci con ferrate pronte e
possibilità di lasciare più margine pur se a discapito di una certa rapidità nell'avvertire le tocche.
Quanto detto sopra ed un po’ di ragionamento dovrebbero essere sufficienti a guidare le scelte, sempre poi
confermate o smentite dalla risposta che otteniamo.
In acque ferme allunghiamo il terminale sui pesci diffidenti e accorciamo per quelli meno accorti o che
richiedono che la nostra reazione sia più rapida.
In acque correnti allunghiamo al crescere della corrente di fondo per evitare di stare fuori (troppo corti) dalla scia
della pastura.
Se per varie ragioni (diffidenza, acque chiare, ecc.) abbiamo bisogno di ridurre il diametro di un terminale
abbastanza lungo valutiamo di farlo in due spezzoni uniti da nodo di sangue (es. 0.14 a valle e 0.16 a monte).

Terminale in due spezzoni: particolare del nodo di sangue.

Non pensate che questo indebolisca il terminale: se lo faceste tutto dello 0.14 avreste comunque due nodi sul filo
più sottile (amo e asola di connessione). Ne avete sempre due anche in questo caso (amo e nodo di sangue). Avete
però anche un filo più spesso a monte, che vi aiuta ad evitare (o ridurre) grovigli in fase di lancio e che risulta più
resistente all’abrasione.

Testo e foto: Franco Checchi