Sei sulla pagina 1di 1

GERICAULT THEODORE (1791-1824)

 La sua poetica è sospesa tra Neoclassicismo e Romanticismo, con una netta propensione verso la sensibilità
romantica a causa dell’indole irrequieta, angosciata e della vita da bohémien.
 Nonostante la formazione accademica, incarna il mito dell’artista maledetto: muore giovane (per un male non
curato), rifiuta le regole accademiche, crea capolavori apprezzati solo dai posteri.
 Di temperamento inquieto e angosciato, era dotato di grande talento.
 Nonostante la brevità della sua esistenza, è subito considerato un caposcuola.
 Tutta la produzione pittorica di G. manifesta il motivo dell’energia e l’interesse per la realtà contemporanea, da cui
emerge una visione tragica della condizione umana (i soldati feriti, la Zattera, i malati di mente).
 Questi aspetti si esprimono nei diversi temi da lui affrontati prima della morte:
1. i soldati → dipinti al tempo della disfatta napoleonica, non li propone come esempi di virtù ed eroi, ma come
uomini travolti dal destino, feriti o sconfitti; esprimono energia incontrollata, anche attraverso l’acceso
cromatismo, le campiture imprecise e sciolte.
2. i cavalli → quelli del periodo romano appaiono come immagini di energia fremente, incontenibile;
3. la Zattera → romantica nel soggetto, accademica nello stile, è la metafora del fallimento;
4. i bassifondi londinesi → riprodotti in una serie di dieci litografie sulla vita dei derelitti urbani, sulle condizioni di
miseria ed emarginazione dei bassifondi;
5. i ritratti degli alienati mentali → eseguiti su richiesta del dottor Georget, psichiatra, manifestano l’interesse per
la realtà contemporanea, oltre al suo carattere oscuro. Presenta la follia come malattia, non come colpa da
espiare, espressione di un’energia deviata. Sorprendono la partecipazione e la pietà verso i soggetti
rappresentati.

LA ZATTERA DELLA MEDUSA


(1818; olio su tela; 491x716 cm., formato rettangolare; Parigi, Musèe du Louvre)

La complessità del dipinto, intesa anche come difficoltà di catalogarlo facilmente, sorprese i contemporanei, che gli
riservarono una tiepida accoglienza.
 Sconcertava la novità del soggetto, decisamente moderno e romantico: un recente e tragico fatto di cronaca - che
aveva sconvolto l’opinione pubblica e suscitato un acceso dibattito politico - veniva a sostituire, con la sua scottante
attualità, le tradizionali tematiche della grande pittura di storia, volta alla celebrazione di ideali edificanti di nobiltà,
eroismo e virtù. Tale scelta rivela, in G., l’esigenza di vero e di autenticità, che scaturisce dalla partecipazione,
tipicamente romantica, a tutti gli aspetti dell’esperienza umana.
 Sconcertava, inoltre, il fatto:
1) che un tale soggetto - cioè la sofferenza della gente comune (tema ricollegabile al motivo fondamentale della sua
poetica: la tragicità della condizione umana, carica di precarietà e contraddittorietà) - fosse affrontato in un dipinto di
dimensioni monumentali (491x 716 cm), tipiche della grande pittura di storia;
2) che la scena fosse costruita con uno schema compositivo tipicamente accademico per complessità e
monumentalità (la piramide, in questo caso raddoppiata), reso, però, poco rassicurante dalla serie di diagonali
divergenti e spinte contrarie che l’occhio percepisce;
3) che, infine, lo stile di rappresentazione fosse quello epico, tipicamente accademico, che rende le figure delle vittime,
sia vive che morte, belle come eroi classici, solenni e monumentali, ma anche caratterizzate dalla presenza di
particolari di un inedito e, per i tempi, agghiacciante realismo, raggiunto anche attraverso studi compiuti su cadaveri
dell’obitorio.
 L’artista apre qui coraggiosamente il filone di un realismo che va inteso non come imitazione della natura (il suo stile,
infatti, è improntato ad un classicismo naturalista), ma come concezione etica di un’arte non più considerata catarsi.
 L’episodio rappresentato acquista un significato che va al di là del fatto: la condizione dei naufraghi, con la tragica
dialettica di speranza e disperazione, di vita e morte, diventa l’allegoria senza tempo della disperazione, la metafora
del fallimento, il dramma dei vinti.
 Il realismo dell’opera tradisce una concezione negativa della storia (non più eroismo e gloria, ma disastro e morte) ed
esprime la disfatta degli ideali.
 Il quadro è carico di una forza polemica che, nel 1847, spinse lo storico liberale Jules Michelet ad interpretarlo come
un’allegoria politica: la Francia alla deriva dopo il crollo del mito napoleonico.

Ricapitolando:
La “Zattera ecc.” dimostra il pieno superamento del Neoclassicismo, il manifestarsi della sensibilità romantica e
preannuncia il Realismo, come dimostrano le seguenti osservazioni.
Figure accademiche, compostezza solenne, stile epico, grandi dimensioni della tela: sono i caratteri del linguaggio
artistico accademico, qui utilizzato, però, per rappresentare non più soggetti storici, epici, eroici, biblici, ma la sofferenza
di gente comune, il motivo dell’illusione destinata a essere tradita.
Dunque: stile accademico per un soggetto romantico.
La condizione di naufraghi acquista un significato universale: l’episodio di cronaca si trasforma in un’allegoria della
disperazione, della sconfitta, del fallimento.
“La realtà rivela il suo significato atroce nel lampo che ne illumina un frammento.” (G.C. Argan)
Il realismo di G. non è imitazione della natura, ma è disfatta dell’ideale, negatività della storia, incombere della morte
nella vita, ostilità tra uomo e natura.