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LA PRIMA GUERRA MONDIALE

1914 - 1918

CENNI STORICI

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ALTRE PROPOSTE
A cura di Angioletta Barbero
1914 - 1918 LA GRANDE GUERRA
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"Non è necessario che mi portiate in un'altra prigione. La mia vita è gia finita. Vi suggerisco di
inchiodarmi su una croce e bruciarmi vivo. Il mio corpo in fiamme sarà una torcia che guiderà il
mio popolo lungo il cammino della libertà."
Così dichiarò, in prigione, l'attivista serbo Gavrilo Princip (1895-1918) dopo aver commesso
l'omicidio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero austro-ungarico, e di sua
moglie Sofia, a Sarajevo. Era il 28 giugno 1914.
Questa fu la scintilla che fece scoppiare la Prima Guerra Mondiale.

28 giugno 1914 – L’attentato di Sarajevo

L’arresto di Gavrilo Princip


IL MONDO PRIMA DELLA GUERRA

Prima di essere sconvolta dalla guerra, l'Europa contava sei grandi potenze: l'Impero Russo,
l'Impero d'Austria-Ungheria (che avrebbe voluto sottomettere la Serbia irredentista), l'Impero di
Germania e Prussia, il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda, la Francia ed il regno d'Italia. Gli
imperi europei erano in competizione tra di loro, sempre in cerca di materie prime, nuovi mercati ed
annessioni, tant'è che l'Impero tedesco, di fronte alle mire espansionistiche francesi, aveva stretto un
patto a carattere difensivo, la Triplice Alleanza, con l'Impero Austro-Ungarico e l'Italia (1882). Dal
timore dell'espansionismo tedesco era nata invece, nel 1891, l'Intesa franco-russa e, nel 1903, un'
"Intesa cordiale" della Francia con l'Inghilterra. Gli schieramenti erano praticamente fatti.

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UN MONDO IN GUERRA

L'Impero austro- ungarico, dopo l'attentato di Sarajevo, dichiarò guerra alla Serbia il 23 luglio.
Due settimane dopo, in campo erano già schierati i principali alleati: la Germania con l'Impero
Austro-Ungarico. La Russia, la Francia, la Gran Bretagna con la Serbia. Il Giappone scese in
guerra a fianco della Francia e l'Inghilterra venne affiancata dal vicereame d' India e dalle sue
colonie sparse tra Australia, Nuova Zelanda, Canada e Sudafrica. Furono loro a dare, prima
dell'ingresso degli Stati Uniti d'America, una dimensione mondiale alla guerra europea che venne
ribattezzata GRANDE GUERRA. Grande non solo per le sue dimensioni geografiche ma anche per
la sua durata, di gran lunga superiore alle previsioni iniziali.
Infatti tutti pensavano che sarebbe stata una guerra breve. Invece non fu così.
Una volta accesa la miccia si combattè senza limiti, sia sul fronte occidentale che su quello
orientale, nei Balcani, in Africa, in Medio Oriente, negli oceani, con una ferocia senza precedenti e
con una inedita abbondanza di armi, forgiate dalle nuove industrie, che mostrarono una capacità
distruttiva mai vista prima.

La situazione all’inizio della guerra

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E L'ITALIA?

L'Italia, pur appartenendo alla Tripice Alleanza (Impero Tedesco ed Impero Austro-Ungarico),
inizialmente si era mantenuta neutrale. Il paese, tuttavia, era diviso tra interventisti e non
intervenisti. Alla fine prevalsero i primi.
L'interventismo era minoritario, ma potente da un punto di vista comunicativo. Tra le sue fila
c'erano infatti alcuni grandi comunicatori come Gabriele D'Annunzio ed i futuristi (tra i primi a
capire l'importanza della propaganda). Nel suo celebre articolo apparso su Lacerba, scrive Giovanni
Papini: "Siamo in troppi....la guerra.. .fa il vuoto perchè si respiri meglio. Lascia meno bocche
intorno alla stessa tavola. E leva di torno un'infinità di uomini che vivevano perchè erano nati; che
mangiavano per vivere , che lavoravano per mangiare e maledicevano il lavoro senza il coraggio di
rifiutare la vita" (da "Amiamo la guerra").
Ma, anche se la maggioranza degli italiani era per il no, il governo con l'obiettivo di conquistare i
territori irredenti (Trento, Trieste e la Dalmazia), iniziò trattative segrete con la Triplice Intesa. In
cambio avrebbe ricevuto i territori ancora soggetti all'Impero austro-ungarico.
Il 24 maggio 1915, le truppe italiane varcavano il confine dell'Isonzo.
Due anni dopo, l'Ufficiale dello Stato Maggiore Angelo Gatti scriverà nel suo diario: "Tutta questa
guerra è stata un cumulo di menzogne. La guerra era ineluttabile forse. Ma che cosa è stata quella
corsa affannosa per l'entrata, per la quale sembrava che ci mancasse il terreno sotto i piedi?"
Uno degli ultimi reduci ancora in vita nel 2007, affermò: " Noi abbiamo fatto una guerra senza
sapere perchè la facevamo. Perchè spararsi addosso quando nemmeno ci si conosceva?" .

Tra le battaglie, la disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917 ), è l'evento chiave della guerra italiana.
Coinvolge il fronte interno riattizzando contrasti e polemiche tra interventisti e neutralisti. Costringe
a ripensare la strategia offensiva ed a riorganizzare l'economia di guerra su basi più solide. Una
sconfitta che ha conseguenze militari (la sostituzione di Cadorna) e politiche (la formazione di un
nuovo governo). Ma segna anche l'inizio di un nuovo processo che avrebbe portato, ad un anno
esatto, alla vittoria finale di Vittorio Veneto (24 ottobre 1918).
Con il nuovo comandante A. Diaz trovò posto la propaganda, ci si occupò del morale della truppa,
di quello che provava e sentiva il soldato senza sottovalutare l'importanza delle licenze che in
quell'ultimo anno sarebbero state concesse più largamente.
Il 4 novembre, l'armistizio sancì la fine della guerra. Il bollettino della vittoria, esposto nelle
caserme e nelle scuole, oltre ad ingigantire le forze nemiche ed a minimizzare il contributo degli
Alleati, diventò una specie di leggenda nazionale.

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VITA IN TRINCEA
Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte:
Foglia appena nata
nell'aria spasimante
involontaria rivolta
dell'uomo presente alla sua
fragilità
fratelli.

(Fratelli - Da l'Allegria - Giuseppe Ungaretti)

La Prima Guerra Mondiale è nota anche come la guerra delle trincee. In trincea i ritmi di vita erano
capovolti: all'immobilità diurna si contrapponeva una febbrile attività notturna. Protetti dal buio
della notte si mangiava un rancio freddo, a volte addirittura ghiacciato, si piantavano picchetti, si
scavavano trincee, si seppellivano i morti. Oppure si partecipava a pericolose missioni notturne. Di
giorno, invece, si stava pigiati uno sull'altro, infreddoliti, immersi nel fango, tormentati dai
pidocchi. Le condizioni igieniche erano terribili e l'aria irrespirabile. Però la trincea divenne,
proprio per questa vicinanza forzata, un'occasione di fraternizzazione tra giovani provenienti da
tutta Italia. Circa il 49% proveniva dal Nord, il 23 dal Centro, il 17 dal Sud e l'11 dalle Isole. La
trincea divenne una babele di dialetti.
Capitò inoltre che sentimenti di solidarietà si estendessero agli avversari, consapevoli che anche il
nemico non se la passasse molto meglio. Questi episodi di avvicinamento tra schieramenti opposti,
facilitati da snervanti pause, con scambio di oggetti (pane, tabacco, cioccolata..) furono arginati a
fatica dai superiori, sino al trasferimento di molti reparti.
Durante i periodi di inattività, i soldati delle trincee scrivevano lettere. Sono quasi 4 miliardi le
lettere inviate in Italia, nel periodo della guerra.

Soldati in trincea durante la Grande Guerra

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L'ALTRA METÀ DELLA GUERRA

Per quanto possa sembrare un paradosso, la guerra fu una straordinaria occasione di emancipazione
per le donne. Il conflitto trasformò infatti il tradizionale ruolo della donna ed i rapporti tra i sessi.
Le icone femminili sbandierate dalla propaganda erano crocerossine pietose, spose devote, madri
amorevoli. Ma in quegli anni le donne furono molto di più. In mancanza di mano d'opera maschile,
poterono entrare nel mondo del lavoro. C'era bisogno di loro nelle fabbriche svuotate ed in città
presero il posto degli uomini come bigliettaie, tranviere e spazzine. E soprattutto cominciarono a
gestire il denaro. Ed anche quando gli uomini tornarono a casa combatterono per rimanere nel
mondo del lavoro.

Le Munitionettes al lavoro
Opera di Edward Skinner, For King and Country (1916)

LE PRINCIPALI BATTAGLIE

Tra le battaglie principali del 1914 si ricordano quella di Tannenberg (agosto) dove i tedeschi
sconfissero i russi costretti a retrocedere sul fronte orientale e quella della Marna , tra francesi e
tedeschi (settembre), sul fronte occidentale.

Nel 1915 (febbraio-aprile) la battaglia principale fu quella di Gallipoli (Turchia), dove i Britannici
e Francesi furono sconfitti dai Turchi. A Ypres, in Belgio, venne utilizzato per la prima volta, dai
tedeschi il gas asfissiante.

Nel 1916 si ricorda la battaglia di Verdun (tra febbraio e dicembre) sul fronte occidentale tra
francesi e tedeschi e quella navale della penisola dello Jutland (maggio)tra inglesi e tedeschi.
Da giugno a novembre si combatte la battaglia della Somme dove vennero utilizzati dagli inglesi,
per la prima volta, i carri armati.

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Truppe francesi durante la battaglia di Verdun (1916)

Nel 1917 si ricorda la la battaglia di Ypres (luglio) tra inglesi e tedeschi e la disfatta di Caporetto
(24 ottobre) tra italiani ed austro-tedeschi.

Nel 1918, il 24 ottobre si riscatta l'onore degli italiani contro gli austro-tedeschi nella battaglia di
Vittorio Veneto.

Dalla “disfatta” di Caporetto (1917) al “riscatto” di Vittorio Veneto (1918)

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UN PO' DI CIFRE

Le cifre sono impressionanti, 65 milioni di combattenti, quasi 9 milioni di caduti e 6 di mutilati.


Senza contare i milioni di vittime civili. La mortalità più elevata si ebbe tra i combattenti delle
trincee.
Fu una guerra di massa perchè mobilitò un grandissimo numero di cittadini in seguito alla
coscrizione obbligatoria. E non fu solo una questione di quantita' ma anche di conformazione degli
eserciti, non più truppe professionali e mercenarie, non solo aristocrazie militari ma popoli
mobilitati e civili in armi.
Di enormi proporzioni fu anche la carneficina per l'impiego di nuove armi prodotte su scala
industriale, quale ad esempio la mitragliatrice.
Anche la popolazione fu coinvolta. Ci furono i primi bombardamenti aerei sulle città.
Milioni di persone dipendevano dall'arrivo delle derrate necessarie alla sopravvivenza.
Per l'Italia il bilancio fu pesante: 650.000 morti, 450.000 mutilati e più di 3 milioni di reduci da
riciclare nella vita civile. Il 48% dei soldati italiani morì ucciso dal nemico, oltre il 30% di malattia
e circa il 20% finì disperso.

GENOCIDIO DEGLI ARMENI

Se il Novecento è stato anche il secolo dei genocidi, allora è iniziato il 24 aprile 1915. Quel giorno
infatti, il governo turco, in guerra già da alcuni mesi, ordinò la prima ondata di arresti a carico dei
sudditi armeni. La loro colpa, come in altri casi, era semplicemente quella di esistere.
Il governo turco aveva bisogno di qualcuno su cui scaricare il nascente nazionalismo: gli armeni che
rappresentavano una elite culturale ed intellettuale minoritaria erano il bersaglio ideale. Si cominciò
con le deportazioni di massa e già alla fine dell'estate del 1915 l'Armenia era stata svuotata della sua
popolazione.
I viaggi in condizioni disumane dei prigionieri (1.200.000 persone), prima verso Aleppo in Siria e
poi verso i campi di concentramento lungo l'Eufrate, erano un mezzo di sterminio sistematico.

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LA RIVOLUZIONE BOLSCEVICA

Nel 1917, terzo anno di guerra, la resistenza dei


popoli implicati nel conflitto, cominciava ad
esaurirsi. I socialisti ed i comunisti cominciarono a
manifestare la loro ostilità alla guerra. Nell'impero
degli zar, l'agitazione antibellica si unì alle antiche
rivendicazioni sociali e acquistò connotazioni
rivoluzionarie. I soldati cominciarono ad
abbandonare il fronte di guerra a frotte ed a
dirigersi verso le città per proseguire le attività
rivoluzionarie. Lo zar, considerato il freno alla
modernizzazione del paese, fu costretto ad
abdicare e, dopo varie vicende, con la cosiddetta
"Rivoluzione di ottobre", venne affidato a Lenin il nuovo governo che consegnò le terre ai
contadini, mise le fabbriche sotto il controllo degli operai, proclamò il carattere imperialista della
guerra e lanciò un appello alla pace mondiale. La Russia firmò la pace con la Germania agli inizi
del 1918.

Il MONDO DOPO LA GUERRA

Nel corso della conferenza di pace che si apri a Versailles nel 1919, dopo la fine della guerra, le
potenze vincitrici ridisegnarono la carta politica del mondo.
L'Impero tedesco venne cancellato: l'Alsazia e la Lorena finirono alla Francia, le colonie furono
spartite tra Inghilterra, Francia e Giappone. Nacque la Polonia dallo smembramento dell'Impero
d'Austria -Ungheria. Dallo stesso Impero vennero creati i nuovi stati d'Austria, Ungheria,
Cecoslovacchia ed il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. L'impero ottomano, privato dei territori
europei ed arabi, si trasformo' nello stato nazionale Turco, conservando la penisola anatolica,
tranne Smirne. E la Russia? Fu esclusa dalla conferenza di pace.
In definitiva, nessuno ottenne ciò che voleva, neanche i vincitori. Fu l'inizio della fine
dell'egemonia europea su scala mondiale.

La situazione europea al termine del conflitto (1919)

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All'Italia toccarono Trentino, Friuli Venezia Giulia, l'Alto Adige e l'Istria (senza Fiume), mentre la
Dalmazia, che era stata promessa, venne attribuita alla Jugoslavia, come Fiume. Per questo
D'Annunzio parlò di una "vittoria mutilata".

La situazione italiana al termine del conflitto (1919)

LE COMMEMORAZIONI A DISTANZA DI CENT'ANNI

A cent'anni dall'estate fatale che segnò l'inizio della GRANDE GUERRA e la fine dell'ottimismo
ottocentesco ed aprì la strada ad un'era di distruzione, si preparano in tutta Europa,
commemorazioni che, per lo meno in Italia, dureranno quattro anni. Tanti quanti è durata la guerra.

Altopiano di Folgaria, Forte Dosso delle Somme, 27 luglio 2014


Concerto in memoria delle vittime di tutte le guerre

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IN BIBLIOTECA
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SAGGISTICA
Cazzullo Aldo – La guerra dei nostri nonni – Milano : Mondadori, 2014
La Grande Guerra non ha eroi. I protagonisti non sono re, imperatori, generali. Sono fanti contadini:
i nostri nonni. Aldo Cazzullo racconta il conflitto '15-18 sul fronte italiano, alternando storie di
uomini e di donne: le storie delle nostre famiglie. Perché la guerra è l'inizio della libertà per le
donne, che dimostrano di poter fare le stesse cose degli uomini: lavorare in fabbrica, guidare i tram,
laurearsi, insegnare. Le vicende di crocerossine, prostitute, portatrici, spie, inviate di guerra, persino
soldatesse in incognito, incrociano quelle di alpini, arditi, prigionieri, poeti in armi, grandi
personaggi e altri sconosciuti. Attraverso lettere, diari di guerra, testimonianze anche inedite, "La
guerra dei nostri nonni" conduce nell'abisso del dolore. Ma sia le testimonianze di una sofferenza
che oggi non riusciamo neppure a immaginare, sia le tante storie a lieto fine, come quelle raccolte
dall'autore su Facebook, restituiscono la stessa idea di fondo: la Grande Guerra fu la prima sfida
dell'Italia unita; e fu vinta. L'Italia poteva essere spazzata via; dimostrò di non essere più "un nome
geografico", ma una nazione. Questo non toglie nulla alle gravissime responsabilità, che il libro
denuncia con forza, di politici, generali, affaristi, intellettuali, a cominciare da D'Annunzio, che
trascinarono il Paese nel grande massacro. Ma può aiutarci a ricordare chi erano i nostri nonni, di
quale forza morale furono capaci, e quale patrimonio portiamo dentro di noi.

Canfora Luciano - 1914 - Palermo : Sellerio, 2006


"Nel 1914 l'Europa era sull'orlo del socialismo, ma anche della guerra; in pochi giorni, in poche ore,
precipitò nel baratro". Da questa osservazione di Fernand Braudel, coniugata con l'altra notazione
critica della prima guerra mondiale come avvio della guerra civile europea in cui si consumò il
"secolo breve", muove il racconto del fatidico 1914. L'anno della guerra è rappresentato come la
conclusione della corsa a rotta di collo tra guerra e rivoluzione. "1914" è il primo di una serie di
volumi nati dalla collaborazione con Radio Rai.

Gibelli Antonio - La guerra grande. Storie di gente comune - Roma: Laterza, 2014
Uomini che furono chiamati a far parte della grande macchina della guerra e ne conobbero la
dimensione smisurata e ineluttabile. Che vissero in prima persona la ritirata di Caporetto, che
patirono la fame nei campi di prigionia, che tornarono a casa talvolta menomati per sempre. Donne
che si assunsero il carico del lavoro e della crescita dei bambini, che attesero i mariti, i padri, i
fratelli, i figli, che soccorsero i soldati con la loro forza morale o si presero cura dei loro corpi come
infermiere volontarie. Questo libro ricostruisce la storia della prima guerra mondiale attraverso le
storie di persone comuni che ne furono coinvolte e travolte. Per far riemergere la trama vissuta e
sofferta della guerra si affida al fiume carsico delle scritture inedite, fragili e spesso incerte,
prodotte dai protagonisti a volte nel fondo di una trincea o nella baracca di un campo di
concentramento, nel corso del conflitto ma anche dopo. Le lettere inviate a casa dal fronte e dalla
prigionia e viceversa, i taccuini, i diari, le memorie scritte a distanza di tempo, gli album con le
dediche dei malati alle infermiere danno un volto, un nome e un cognome, una storia alle speranze e
alla disperazione di chi uscì vivo dal conflitto e di chi ne fu inghiottito.

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La Grande guerra - Raccontarla cent'anni dopo per capire l'Europa di oggi a cura
di Wlodek Goldkorn e Claudio Lindner – Editoriale l’Espresso
Anniversari e commemorazioni servono non solo a ricordare, ma a riflettere su cosa è successo,
dove e quando è iniziato ed in che modo si è evoluto. E poi ci sono anniversari e commemorazioni
che offrono un’opportunità in piu’: rivivere la stagione passata, ma aiutarci a capire quella che
viviamo oggi, che ci appare confusa ed incerta e così simile, per alcuni versi, a quella lontana.
Da questa intuizione è nata la volontà dell’Espresso di dedicare un grande libro alla Grande Guerra
esattamente 100 anni dopo alla fatale scintilla del 28 giugno 1914.

Stéphane Audoin-Rouzeau e Annette Becker - 1914-1918 : la Prima Guerra


Mondiale - Milano : Electa/Gallimard, 1999
28 giugno 1914: l'arciduca d'Austria-Ungheria Francesco Ferdinando e la sua consorte vengono
assassinati a Sarajevo. 2 agosto 1914: le potenze europee entrano in guerra. Il gioco delle alleanze
trasforma subito lo scontro in un conflitto mondiale. La guerra è totale: militare, economica
culturale. Milioni di civili vengono colpiti dal conflitto in prima persona, milioni di soldati
subiscono gli effetti di nuove micidiali armi.

Robbins Keith - La prima guerra mondiale - a cura di Mario Silvestri. - Milano :


A. Mondadori, 1987
Di libri sulla prima guerra mondiale ne sono stati scritti tanti. Quello che mancava era una
trattazione organica e completa, ma resa facilmente comprensibile per un comune lettore, cioè un
qualche cosa di esauriente, ma non da addetto ai lavori. Ha provveduto a questa necessità Keith
Robbins, che riesce nel quasi impossibile compito di fornire una visione d’insieme del conflitto
scritta in modo accattivante e anche con apprezzabile sinteticità. Il metodo adottato è quello di
procedere per argomenti e per ciascuno di questi evidenziare solo gli aspetti più salienti. Così le
cause del conflitto sono parte del primo capitolo, a cui segue l’andamento delle operazioni belliche,
visto più da un generale punto di vista strategico che da quello tattico; successivamente c’è
un’ampia trattazione riguardante gli armamenti, poi si passa agli scopi dei belligeranti e,
posteriormente a un’analisi del fronte interno, si perviene all’esperienza della guerra, con i riflessi
letterari, i problemi demografici e quelli morali.

Cabiati Aldo - La grande guerra alla fronte di Francia - Bologna: Zanichelli


1940
Scrive l'autore: "Da oltre quattro lustri si è venuta formando, sugli avvenimenti di guerra svoltisi al
fronte di Francia fra il 1914 ed il 1918, una specie di leggenda stereotipata, a traccia fissa, seguita
dalla quasi totalità degli storici che non seppero, non vollero o non osarono toccare il verbo
emanato da Parigi. L'esame coscienzioso ed imparziale anche dell'altra fonte, la modesta
esperienza... mi hanno portato a qualche conclusione diversa da quelle ormai diffuse e generalmente
accettate."

Di Tondo Franco - La prima guerra mondiale - Torino : Loescher 1966


In questo volumetto viene tracciata una sintesi rapida, con una prospettiva "mondiale", della storia
militare del conflitto, liberata per il possibile da eccessi di risonanze emotive e da angusti
nazionalismi.

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Gatti Angelo - Uomini e folle di guerra - Milano : Treves 1921
Contiene: Napoleone ; Vittorio Emanuele II, soldato ; Una crisi d'anima di Garibaldi ; Cavour
ministro della guerra ; Un corrispondente di guerra di altri tempi ; Il disegno di guerra del generale
Cadorna ; Un dubbio e un ammonimento di Francesco Giuseppe ; Tre colloqui col generale
Falkenhayn ; L'invasione austriaca dal Trentino ; Fra le cause strategiche di Caporetto ; Noi italiani
al Piave ; Ludendorff ; Col Cadorna a Versailles

Bissolati Leonida - Diario di guerra : appunti presi sulle linee, nei comandi, nei
consigli interalleati . - Torino : Einaudi, 1935.
Leonida Bissolati soldato-ministro, ma anche socialista-riformista, interventista-democratico, anti o
filo-cadorniano, wilsoniano, massone: un personaggio complesso, talora apparentemente
contraddittorio se non ambiguo (basti pensare al rapporto con il generale Luigi Cadorna).
Volontario alpino nel 1915 a 58 anni, ferito gravemente e nominato ministro l'anno seguente,
annotò la sua straordinaria Grande Guerra su undici taccuini di formato tascabile, ora proposti per la
prima volta in edizione integrale, senza censure, e completati in Appendice dalle lettere alla moglie,
da alcuni discorsi e dai carteggi con i principali attori della scena politica e militare nazionale. La
cronaca quotidiana è ripetutamente interrotta e ripresa, in concomitanza con le vicende che videro
protagonista il ministro-soldato che portò la politica in trincea e la trincea nella politica. Con la sua
varietà stilistica, dalla sintesi della cronaca ai toni poetici "alpini", alla polemica politica
appassionata, il diario di Bissolati è uno dei documenti più importanti per aiutarci a comprendere
quali potenti tensioni e pulsioni la Grande Guerra abbia acceso nell'umanità mondiale e nel
panorama politico italiano.

De Lucchi Gianluca - Prima guerra mondiale testi di Gianluca De Lucchi -


Firenze : Giunti 1997
Forze in campo, vicende anno dopo anno, armi impiegate, battaglie importanti e protagonisti
significativi della prima guerra mondiale.

Hills Ken - La prima guerra mondiale - [testo di Ken Hills] ; [illustrazioni di W.


Francis Phillipps] ; [traduzione e adattamento di Francesco Rizzo]. - Ozzano
Emilia : Malipiero, 1990
La prima guerra mondiale: caratteristiche, svolgimento e conseguenze, dagli armamenti in uso per
mare, per terra e per aria, alle battaglie principali, all'armistizio. In brevi capitoli, con notizie e
curiosità riquadrate, cronologia riassuntiva degli eventi e dei personaggi e disegni a colori.

Tomassini Luigi - L'Italia nella Grande Guerra 1915-18 - Milano : Fenice 2000,
1995.
La prima guerra mondiale, la Grande Guerra, ha modificato profondamente il volto politico
dell'Europa e del mondo e insieme, l'idea stessa della guerra e la cultura, i modi di pensare degli
uomini che l'hanno vissuta Il volume traccia una sintesi penetrante dei molti aspetti per cui, nella
guerra, anche l'Italia tragicamente cambia.

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La grande guerra 1914-1918 : sommario storico / Giulio Caprin. - Milano :
Istituto per gli studi di politica internazionale, stampa 1938
Questo è un sommario di storia, scritto da un italiano che ritenne la guerra appena scoppiata ,
necessaria anche per il suo paese e da combattersi nella parte in cui l’Italia l’ha combattuta e vinta.

Labanca Nicola - Caporetto. Storia di una disfatta - Firenze : Giunti Casterman,


1997
Il 24 ottobre 1917, sul fronte dell'Isonzo, una massiccia offensiva austro-tedesca travolse le linee
italiane nei pressi di Caporetto. Fu una disfatta totale, il Paese fu attraversato da un ondata di
sgomento e l'intera strategia militare fu messa sotto accusa. Caporetto, divenuto sinonimo di disfatta
nel linguaggio comune, fu il punto di svolta della partecipazione dell'Italia al primo conflitto
mondiale. Questo libro analizza le ripercussioni politiche della battaglia, le polemiche che ne
seguirono, la memoria e il mito che attorno alla disfatta di Caporetto si sono intrecciati nel corso
degli anni di storia che ci separano da quel tragico ottobre del 1917. Un volume che contribuisce a
delineare il panorama del Novecento con uno dei suoi avvenimenti più inquietanti per la storia
italiana. Si presenta riccamente illustrato, poiché l'immagine è parte integrante della narrazione e
della documentazione storica.

Capello Luigi - Caporetto, perchè? La 2 armata e gli avvenimenti dell'ottobre 1917


- Torino : G. Einaudi
Il libro assume il valore di un documento d'eccezione. Il generale apello, la più discussa figura di
comandante italiano si trovava alla testa della seconda armata, impegnata nel tratto di fronte in cui
avvenne lo sfondamento. Tra il marzo ed il maggio del 1918, Capello stese queste pagine come
memoria difensiva per la commissione d'inchiesta nominata per indagare le cause e le responsabilità
degli avvenimenti militari dell'ottobre -novembre 1917. Questo memoriale è l'unica opera di un
protagonista scritta prima della pubblicazione delle conclusioni della commissione d'inchiesta.

Cabiati Aldo - La riscossa : (altipiani, Grappa, Piave) - Milano : Corbaccio 1934


La triste vicenda di Caporetto si è compiuta. Chi ha detto che la guerra è un gioco? A volte
bisognerebbe crederlo. Il 10 novembre 1917 nessuno, di qui e di là dai ripari, avrebbe potuto
pensare allo scioglimento, alla realtà immanente ed imminente. Le concezioni strategiche dei Capi, i
computi a base di battaglioni e di batterie, tutto fu spazzato via come d'incanto da un soffio potente
e rigeneratore di vita, ed un nuovo fattore entrato in lizza dalla nostra parte, la fede, bastò a
capovolgere la situazione. Gli ultimi rabbiosi conati dell'offensiva austro-tedesca si infransero,
l'ondata travolente si spense.

Gatti Angelo - Nel tempo della tormenta - Milano : A. Mondadori 1923


Scrive l'autore: "Il libro non è stato composto in biblioteca, come gli antichissimi storici, ho
viaggiato molti paesi e ho interrogato quasi tutti i luoghi ed ho conosciuto quasi tutti i protagonisti
del mio racconto, poi ho confrontato ciò che ho veduto coi miei occhi o saputo direttamente, prima,
durante e dopo la guerra del mondo; infine ho scritto. Non troverai in altri libri, i particolari che
sono in questo, lettor mio, sono sta certodi prima mano. Fano documento per oggi e per l'avvenire.."

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Procacci Giovanna - Soldati e prigionieri italiani nella grande guerra. - Torino :
Bollati Boringhieri 2000
Mauthausen, Theresienstadt sono nomi che riportano alla memoria gli eccidi nazisti del secondo
conflitto mondiale: ma questi luoghi furono anche i centri di raccolta dei 600.000 prigionieri italiani
catturati nella guerra del 1915-18, che in quei campi, e in molti altri, vissero e morirono: di essi più
di 100.000 non fecero ritorno alle loro case. Il volume fa luce su questo drammatico evento,
illustrando la colpevole volontà dello Stato italiano di non evitare quelle morti.

Nitti Francesco - La pace - Torino: Gobetti 1925


Scrive l'autore: "La guerra europea, che è poi diventata mondiale, è stata una cosa orribile: senza
luce di principi, senza pensiero, senza nessuna grande idea... Mai guerra è stata più dannosa, non
solo per la rovina di vite umane, ma per la distruzione immensa di ricchezze e di principi dell'ordine
morale.

Clark, Philip - La Rivoluzione russa - Ozzano Emilia: Malipiero, 1990


Condizioni socio-economiche ed eventi politici in Russia alla vigilia, durante e dopo la rivoluzione
del 1917, in una storia essenziale del paese, dall'epoca degli Zar alla dittatura di Stalin.

Arslan Antonia e Borghos Levon Zekiyan - Storia degli armeni - Milano:


Guerini, 2002
Un antico paese dal cuore nuovo" era l'Armenia per Pablo Neruda, "Terra di pietre urlanti" per Osip
Mandel'stam, "ponte lanciato tra l'Oriente e l'Occidente" per Giancarlo Bolognesi. Gli Armeni
rappresentano, nella loro polimorfa storia, uno dei casi più straordinari per la pluralità di esperienze
attraversate. Conosciuti per la loro diffusione a livello di ecumene, fin dai tempi più antichi, in
innumerevoli colonie e diaspore, svilupparono regni e principati di notevole durata, arrivando a
costruire un sia pur effimero impero e, fenomeno molto raro, un fiorente regno in terra di
emigrazione, la Cilicia. Popolo fortemente aggrappato alle lettere, gli Armeni non persero mai il
senso viscerale dell'oralità e degli elementi più arcaici e ctonici nel modulare la propria cultura;
dotati di un innato senso della mercanzia e del pragma, diedero prova di un'adesione granitica agli
ideali di vita che considerarono inalienabili e irrinunciabili; travolti dalla voragine della catastrofe
genocidaria, si ricomposero in forme di vita nuove senza rompere con le proprie radici.
Un'esperienza di storia cosi multiforme può senza dubbio offrire anche spunti di riflessione e
modelli di meditazione per tanti altri popoli. La stesura dei singoli capitoli è stata affidata ai più
insigni storici mondiali, esperti dell'argomento.

Donne nella grande guerra - Bologna: Il Mulino, 2014


Qual è stato il ruolo delle donne italiane nella Grande Guerra? In tutti i paesi belligeranti, il conflitto
fu un'occasione di emancipazione per le donne, che si trovarono a rimpiazzare in molte funzioni gli
uomini partiti per il fronte, e in qualche modo andarono in guerra anche loro: come crocerossine, in
Carnia come portatrici, nelle retrovie come prostitute a sollievo delle truppe. Ma il libro ci racconta
anche di una spia, di un'inviata di guerra, della regina Elena che trasformò il Quirinale in ospedale,
delle intellettuali che militarono pro o contro la guerra: da Margherita Sarfatti a Eva Amendola e
Angelica Balabanoff, alla dimenticata maestra antimilitarista Fanny Dal Ry, per finire con Rosa
Genoni, pioniera della moda italiana, che abbandona il lavoro e si batte contro la guerra.
Introduzione di Dacia Maraini

15
Flores Marcello - Il genocidio degli armeni - Bologna: Il mulino, 2006
Flores prende le mosse dal declinare dell'impero ottomano nell'Ottocento, dalle posizioni delle
potenze europee sull'area, dal sorgere anche nei territori ottomani di istanze nazionaliste, per
mostrare come già sul finire del secolo il governo ottomano metta in opera sanguinose persecuzioni
contro gli armeni; e come poi attraverso le crisi d'inizio secolo, come la perdita dei territori
balcanici, la Turchia viva una radicalizzazione nazionalista che, con lo scoppio della Grande
Guerra, porta alla decisione di deportare e sterminare gli armeni. Fra aprile 1915 e settembre 1916
centinaia di migliaia di armeni vennero uccisi. Flores ricostruisce analiticamente il processo.

Paolo Rumiz - Come cavalli che dormono in piedi - Milano: Feltrinelli, 2014
Nell'agosto del 1914, più di centomila trentini e giuliani vanno a combattere per l'Impero
austroungarico, di cui sono ancora sudditi. Muovono verso il fronte russo quando ancora ci si illude
che "prima che le foglie cadano" il conflitto sarà finito. Invece non finisce. E quando come
un'epidemia si propaga in tutta Europa, il fronte orientale scivola nell'oblio, schiacciato dall'epopea
di Verdun e del Piave. Ma soprattutto sembra essere cassato, censurato dal presente e dal centenario
della guerra mondiale, come se a quel fronte e a quei soldati fosse negato lo spessore monumentale
della memoria. Paolo Rumiz comincia da lì, da quella rimozione e da un nonno in montura
austroungarica. E da lì continua in forma di viaggio verso la Galizia, la terra di Bruno Schulz e
Joseph Roth, mitica frontiera dell'Impero austroungarico, oggi compresa fra Polonia e Ucraina. Alla
celebrazione Rumiz contrappone l'evocazione di quelle figure ancestrali, in un'omerica discesa
nell'Ade, con un rito che consuma libagioni e accende di piccole luci prati e foreste, e attende
risposta e respira pietà - la compassione che lega finalmente in una sola voce il silenzio di
Redipuglia ai bisbigli dei cimiteri galiziani coperti di mirtilli. L'Europa è lì, sembra suggerire
l'autore, in quella riconciliazione con i morti che sono i veri vivi, gli unici depositari di senso di
un'unione che già allora poteva nascere e oggi forse non è ancora cominciata.

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DIARI E TESTIMONIANZE
Lussu Emilio - Un anno sull'altipiano - Torino : Einaudi, 2000
Una persona semplice sopravvive agli orrori della guerra continuando a guardare il mondo e gli
uomini con ottimismo e ironia. L'eccezionale umanità dell'autore traspare in ogni pagina, mai una
parola di odio per il suo nemico: da entrambe le parti ci sono ragazzi trascinati dentro un
ingranaggio insulso.

Stuparich Giani - Guerra del 15 (dal taccuino di un volontario) - Milano : Treves,


1931
Il libro racconta i primi mesi di guerra dell’Italia, dal 2 giugno all’8 agosto 1915, e, in particolare, la
I (23 giugno-7 luglio) e la II battaglia dell’Isonzo (18 luglio-3 agosto), cui Giani e il fratello Carlo
partecipano come volontari, posizionati presso Monfalcone. La scrittura di Giani è piana e
sensibilissima: i suoni, gli odori, i volti dei compagni, la natura straziata, tracciano un resoconto
intenso e penetrante di queste giornate drammatiche. Poco più di due mesi di trincea, il breve
periodo che racchiude l’intera narrazione, segnano la completa disillusione dell’autore che, da
fervente interventista, comprende sulla propria pelle quanto illusori e letterari fossero i sogni
guerreschi suoi e di un’intera generazione di giovani intellettuali

John Reed - Dieci giorni che sconvolsero il mondo (con uno scritto di Theodore
Draper ; annotazioni di Bertram D. Wolfe). - Torino : Einaudi, 1971.
John Reed era un giornalista americano non particolarmente noto. Tuttavia la sorte gli concesse di
trovarsi a Pietroburgo, di assistere in prima persona ai momenti decisivi della Rivoluzione d'Ottobre
e di conoscerne i protagonisti. Un libro che racconta l'entusiasmo per quella che doveva essere
l'inizio della palingenesi del genere umano.

Gadda Carlo E. - Giornale di guerra e di prigionia - Torino : Einaudi, 1965


Questo "Giornale di guerra e di prigionia" raccoglie tutti i diari che il sottotenente degli alpini Carlo
Emilio Gadda tenne tra il 24 agosto 1915 e il 31 dicembre 1919. È una testimonianza straordinaria,
in primo luogo per gli eventi di cui Gadda è stato protagonista. Nell'ottobre del 1917 si trovava
infatti in prima linea a Caporetto e venne fatto prigioniero dagli austriaci sulle rive dell'Isonzo. Il
«Diario di Caporetto», che rende conto di quelle drammatiche giornate e dell'inizio della prigionia,
è rimasto a lungo nascosto, protetto «dal più rigoroso silenzio», ed è stato pubblicato solo molti anni
dopo la morte dell'autore.

Comisso Giovanni - Giorni di guerra - Milano : Longanesi, 1987


Scritto tra il 1923 e il 1928, pubblicato nel 1930 e poi arricchito di nuovi brani fino all'edizione
definitiva del 1961, questo libro, che rivelò in Comisso uno scrittore di rango, non è dunque un
diario della Grande Guerra, ma il racconto di un'esperienza vissuta come avventura, non come sfida
eroica. Gli occhi sono quelli di un giovane, né antimilitarista né nazionalista, per il quale la
cognizione della morte e del dolore, fino a quel momento ignota, è l'occasione per tornare all'Eden
dell'infanzia perduta. La gioventù dei soldati che la notte rincorrono le lucciole e il mattino si
arrampicano sui ciliegi, la dolcezza delle donne friulane, i bagni estivi nel Natisone, l'eleganza degli
ufficiali, la stanchezza dei reduci dal fronte scaturiscono dal racconto per forza naturale. Lo stesso
può dirsi per le situazioni della guerra: la serenità improvvisa a pochi passi da un terreno devastato
dai bombardamenti, la disfatta di Caporetto percepita come linea d'ombra, la solidarietà che nasce
nelle pause o nei momenti più bui dell'immane e incomprensibile tragedia.

17
Gadda Carlo E. - Il castello di Udine (Romanzi e Racconti) : Torino : Einaudi,
1971
Come la "Madonna dei filosofi" anche il secondo libro di Gadda (1934) raduna "pecore randage":
scritture sparse, oscillanti tra le prose di diario, tratte dai ricordi della prima guerra mondiale, e le
divagazioni su polemiche letterarie di quegli anni. Nella sua unicità, "Il castello di Udine" recalcitra
a qualsiasi etichetta, anche a quella di "prosa d'arte". Ma lascia intravedere tutti i caratteri distintivi,
per non dire proverbiali, del Gadda maggiore: l'ossessione dell'ordine e il ribellismo anarcoide,
l'odio-amore verso Milano e la sua classe dirigente, la straordinaria perizia retorica e i limiti
costruttivi dell'intreccio, il calligrafismo (ma sui generis) e l'oltranza espressionistica del grande
"pasticheur".

NARRATIVA
Remarque Eric M. - Niente di nuovo sul fronte occidentale - Milano : A.
Mondadori, 1965
Scrive l'autore: " sono giovane, ho vent'anni: ma della vita non conosco altro che la disperazione, la
morte, il terrore e la insensata superficialità congiunta con un abisso di sofferenze. Io vedo dei
popoli spinti l'uno contro l'altro, e che senza una parola, incosciamente, stupidamente, in una
incolpevole obbedienza si uccidono a vicenda. Io vedo i più acuti intelletti del mondo inventare
armi e parole perchè tutto questo si perfezioni e duri più a lungo.
Gli orrori del conflitto 1914-18, attraverso le vicende di un gruppo di studenti tedeschi. Un
drammatico messaggio di pace, un'appassionata requisitoria contro le spaventose conseguenze della
guerra. Pubblicato nel 1929, fu uno dei primi best-seller del Novecento ed è considerato uno dei più
significativi libri pacifisti del nostro secolo. Il conflitto 1914-1918 è visto dalla parte dei vinti.
"Questo libro non vuole essere ne un atto d'accusa ne una confessione esso non e che il tentativo di
raffigurare una generazione la quale - anche se sfuggì alle granate - venne distrutta dalla guerra."
(Remarque)

Remarque Eric M. - Il nemico - Milano: A. Mondadori, 1994

Sei esistenze travolte dalla esperienza sconvolgente del primo conflitto mondiale. Sei storie di
devastazione interiore e di ossessione. Subito dopo l'enorme clamore internazionale suscitato da
"Niente di nuovo sul fronte occidentale" (1929), Erich Maria Remarque pubblicò sulla rivista
americana «Collier's Weekly» i racconti che qui presentiamo. Come nel suo romanzo maggiore,
Remarque si propone di descrivere «l'esperienza interiore della guerra: la vita che viene messa a
confronto con la morte e lotta contro di essa». Il conIlitto viene osservato dalla prospettiva del
dopoguerra: sullo sfondo non ci sono vere e proprie azioni militari o eventi bellici, ma gli effetti, la
desolazione e i danni che la guerra ha provocato negli uomini e nella natura. Inediti per più di
sessant'anni, i racconti del "Nemico" arricchiscono di alcune pagine indimenticabili l'opera di un
grande scrittore.

Andríc Ivo - Il ponte sulla Drina - Milano : A. Mondadori, 1995


Attraverso la storia del più famoso ponte della Bosnia, Andric´ (1892-1975), premio Nobel per la
letteratura nel 1961, evoca le vicende di questa regione dalla fine del XV secolo alla Prima guerra
mondiale. Un grandioso romanzo epico che ha per sfondo una terra segnata da un destino tragico.

18
Mario Rigoni Stern - Storia di Tönle - Torino: Einaudi, 1978
Premio Campiello 1979. La storia di Tönle Bintarn, contadino veneto, pastore, contrabbandiere ed
eterno fuggiasco è l'odissea di un uomo che tra la fine dell'Ottocento e la Grande Guerra rimane
coinvolto per caso nei grandi eventi della Storia e combatte una battaglia solitaria per la
sopravvivenza sua e della civiltà cui sente di appartenere.

Remarque Eric M. - Tre camerati - Milano: A. Mondadori, 1972


Nel 1923 Robert Lohkamp guadagnava duecento miliardi di marchi al mese. Faceva l'addetto alla
pubblicità di una fabbrica tedesca di articoli di gomma. Veniva pagato due volte al giorno e si
precipitava continuamente nei negozi a comperare qualcosa prima che il marco valesse la metà. La
vita movimentata al tempo della grande inflazione. Dopo un impiego alle ferrovie in Turingia e un
lavoretto come pianista al Café International, alla fine degli anni Venti Robert Lohkamp non può,
tuttavia, dire di passarsela male. Lavora alla "Koster & Co.", l'officina meccanica aperta in una
vecchia baracca da Otto Koster e Gottfried Lenz, i commilitoni con cui ha condiviso gli orrori della
Grande Guerra. Koster, il comandante della compagnia, ha fatto il pilota d'aviazione, si è dato alle
gare automobilistiche, ha frequentato qualche corso all'università prima di votarsi a quello cui è da
sempre destinato: riparare automobili. Lenz invece ha girovagato qualche annetto per l'America del
Sud, poi è tornato all'ovile o, meglio, alla turbolenta vita tedesca della fine degli anni Venti. Il
lavoro all'officina è duro ma Lohkamp, Koster e Lenz sono ancora giovani, sani e forti. Certo di
sera riaffiorano le immagini del passato coi loro occhi di morte, ma a quello come antidoto c'è
l'acquavite. O, come accade da un po' di tempo a questa parte per Robert Lohkamp, c'è Patrice
Hollmann. È apparsa un giorno al seguito di un eccentrico industriale, il proprietario di una fabbrica
di cappotti

Hemingway Ernest - Addio alle armi - Milano : A. Mondadori, 1965


Composto febbrilmente tra il 1928 e il 1929, "Addio alle armi" è la storia di amore e guerra che
Hemingway aveva sempre meditato di scrivere ispirandosi alle sue esperienze del 1918 sul fronte
italiano, e in particolare alla ferita riportata a Fossalta e alla passione per l'infermiera Agnes von
Kurowsky. I temi della guerra, dell'amore e della morte, che per diversi aspetti sono alla base di
tutta l'opera di Hemingway, trovano in questo romanzo uno spazio e un'articolazione particolari. È
la vicenda stessa a stimolare emozioni e sentimenti collegati agli incanti, ma anche alle estreme
precarietà dell'esistenza, alla rivolta contro la violenza e il sangue ingiustamente versato. La
diserzione del giovane ufficiale americano durante la ritirata di Caporetto si rivela, col
ricongiungimento tra il protagonista e la donna della quale è innamorato, una decisa condanna di
quanto di inumano appartiene alla guerra. Ma anche l'amore, in questa vicenda segnata da una
tragica sconfitta della felicità, rimane un'aspirazione che l'uomo insegue disperatamente, prigioniero
di forze misteriose contro le quali sembra inutile lottare. Addio alle armi può essere letto in due
modi: come romanzo d’amore immerso in uno scenario di guerra o come libro di guerra che sfocia
in un inno all’amore eterno.

Mario Rigoni Stern - Storia di Tönle L'anno della vittoria -Torino: Einaudi, 1993
L'anno della vittoria, continuazione ideale della Storia di Tönle, è quello che va dal novembre 1918
all'inverno successivo e racconta la storia di una famiglia e di un paese che devono risollevarsi
dall'immane naufragio della guerra. Il lento ritorno alla vita, la fatica di riannodare i fili degli affetti
e dei sentimenti, la riscoperta di luoghi e ritmi di vita perduti: Rigoni Stern dà voce alle cose, alle
persone, alla natura nei loro aspetti piú autentici, testimonianze di un'umanità di confine che vince
nonostante la Storia.

19
De Roberto Federico - Romanzi, novelle e saggi - Milano: Mondadori, 1984 (I
meridiani)
La raccolta completa della produzione di De Roberto contiene la novella intitolata LA PAURA che
ha ispirato il recentissimo film di Ermanno Olmi : "torneranno i prati". Il film si svolge tutto durante
una notte, sul fronte Nord-Est, dopo gli ultimi sanguinosi scontri del 1917 ed è ambientato nelle
trincee degli Altipiani. La vita dei soldati alterna lunghe ed interminabili attese, che accentuano la
paura, ad improvvisi accadimenti imprevedibili. La pace della montagna diventa un luogo dove si
muore. Tutti i fatti narrati nel film sono realmente accaduti e appartengono alla memoria collettiva.
LA PAURA è una storia semplicissima e proprio per questo una devastante accusa contro la guerra.
Un gruppo di soldati italiani provenienti da varie regioni è bloccato in una trincea sotto il tiro
micidiale di un cecchino austriaco che impedisce loro di uscire allo scoperto. L'ufficiale, un uomo
sensibile ai sentimenti e alle paure dei suoi soldati, deve però mandarne fuori uno alla volta per
raggiungere un posto di vedetta sguarnito. Vediamo così sfilare e morire uno ad uno i suoi uomini.
Ognuno di loro racconta in dialetto il proprio terrore. Nel Rifugio la storia di un disertore e della sua
fucilazione viene raccontata da un ufficiale che casualmente viene ospitato e rifocillato dai genitori
del soldato fucilato. La retata è invece una divertente parodia delle agiografie belliche. Un soldato
racconta in romanesco (tutti i fanti dei racconti di de Roberto parlano in dialetto, dando realismo e
vivacità alle vicende raccontate) di come, caduto nelle mani del nemico, riuscì a sua volta a
catturare un intero plotone austriaco inventando decine di manicaretti che avrebbero costituito,
secondo lui, il "rancio" delle truppe italiane. Gli austriaci, increduli all'inizio, si fanno via via
sedurre dal racconto straordinario dell'italiano, fino a decidere di disertare e di seguirlo.

Molesini Andrea - Non tutti i bastardi sono di Vienna - Palermo : Sellerio, 2010
Premio Campiello 2011. Orgoglio, patriottismo, odio, amore: passioni pure e antiche si mescolano
e si scontrano tra loro, intorbidate più che raffrenate dal senso, anch'esso antico, di reticenza e
onore. Villa Spada, dimora signorile di un paesino a pochi chilometri dal Piave, nei giorni compresi
tra il 9 novembre 1917 e il 30 ottobre 1918: siamo nell'area geografica e nell'arco temporale della
disfatta di Caporetto e della conquista austriaca. Nella villa vivono i signori: il nonno Guglielmo
Spada, un originale, e la nonna Nancy, colta e ardita; la zia Maria, che tiene in pugno l'andamento
della casa; il giovane Paolo, diciassettenne, orfano, nel pieno dei furori dell'età; la giovane Giulia,
procace e un po' folle, con la sua chioma fiammeggiante. E si muove in faccende la servitù: la cuoca
Teresa, dura come legno di bosso e di saggezza stagionata; la figlia stolta Loretta, e il gigantesco
custode Renato, da poco venuto alla villa. La storia, che il giovane Paolo racconta, inizia con
l'insediamento nella grande casa del comando militare nemico. Un crudo episodio di violenza su
fanciulle contadine e di dileggio del parroco del villaggio, accende il desiderio di rivalsa. Un
conflitto in cui tutto si perde, una cospirazione patriottica in cui si insinua lo scontro di psicologie,
reso degno o misero dall'impossibilità di perdonare, e di separare amore e odio, rispetto e vittoria.

Roth Joseph - La marcia di Radetzky - Milano : Adelphi, 1987


La Marcia di Radetsky, raccontando le vicende della famiglia von Trotta, ripercorre gli ultimi anni
di storia dell' impero Asburgico e della emblematica figura di Francesco Giuseppe. Il personaggio
del barone von Trotta, figlio dell'eroe di Solferino cui l'imperatore per riconoscenza aveva concesso
il titolo nobiliare, assurge a simbolo di un'epoca e del suo tramonto. Le doti migliori, onestà, rigore
morale, fedeltà assoluta alle Istituzioni ed all'Imperatore, si contrappongono alla difficoltà di
relazioni umane con le persone che lo circondano e soprattutto con il figlio. L'impero è attraversato
dal malessere indotto dai fremiti nazionalistici, l'Europa sta per cadere nell'abisso della Grande
Guerra, il mondo cambierà radicalmente. L'affresco costruito da Joseph Roth, talora venato di
malinconia e di rimpianti, rappresenta mirabilmente le tensioni, le ansie ed il senso di ineluttabile
tragedia incombente avvertito dai personaggi più sensibili che animano queste bellissime pagine.

20
Molesini Andrea - Presagio - Palermo: Sellerio 2014
Siamo alla fine di luglio, nel 1914, a Venezia. Il 28 giugno a Sarajevo Francesco Ferdinando è stato
assassinato, l'Austria ha consegnato l'ultimatum alla Serbia. Sono i giorni dei "sonnambuli", di
imperi e nazioni, governanti e diplomatici, che consegnano inconsapevoli l'Europa al suo suicidio.
Il commendatore Niccolò Spada vigila sui suoi ospiti all'Excelsior: il presagio che aleggia
sull'Europa soffia anche sul Lido. L'Albergo leggendario è affollato: l'aristocrazia di tutta Europa
scintilla come non mai, ma celebra le ultime ore della Belle époque. Fra gli ospiti c'è anche la
marchesa Margarete von Hayek, "bella come sa essere solo una donna dal piglio pari alla grazia",
che nasconde un segreto terribile, inconfessabile, e che brindando alla fine del mondo chiede una
lettera di credito molto particolare a Spada. Il commendatore vacilla, tentato dall'amore per
Margarete, che è "fuoco e rapina". Un sogno, sempre lo stesso, lo disorienta: un cacciatore
ossessionato da una belva che si aggira per la foresta. Senza riuscire a incontrarla, ne sente il
ruggito. Poco lontano, nel cuore della laguna, l'isola di San Servolo, sede del manicomio, conserva
il segreto della nobile Margarete

Roth Joseph - La cripta dei cappuccini - Milano : Adelphi, 1988


Dal fulgore degli Asburgo alla mediocrità del dopo guerra. La prima grande guerra appare appena
sfiorare il protagonista Francesco Ferdinando Trotta, ma altera irrimediabilmente il suo mondo.
Nulla sarà più uguale, dalla grandezza asburgica alla protervia nazista. Libro veloce nella
narrazione degli eventi ma al tempo stesso lento nelle descrizioni dei sentimenti, delle situazioni,
delle emozioni ... della vita. Il protagonista si rifugia nella Cripta dei Cappuccini in conteplazione
degli ex regnanti ormai trapassati, in nostalgico rimpianto di un tempo che non tornerà. Come è
vero che si apprezza la normalità della vita quando gli eventi travolgono tutto.

Arslan Antonia - La masseria delle allodole - Milano: Rizzoli, 2004


Uno dei romanzi italiani più fortunati degli ultimi anni. Maggio 1915, Antonia Arslan ci racconta la
storia della sua famiglia che, in attesa dell'arrivo di parenti trasferiti in Italia, restaura una masseria
per accoglierli. Ma la guerra e il genocidio sotto cui soccomberà il popolo armeno faranno sì che
l'incontro con questi familiari italiani non avverrà mai. Sarà anzi uno dei più giovani, unico maschio
sopravvissuto, a raggiungere l'Italia e a dare inizio a una speranza per la famiglia e il popolo che
rappresenta.

Lemaitre Pierre - Ci rivediamo lassù - Milano: Mondadori, 2014


Sopravvissuti alla carneficina della Grande Guerra, nel 1918 Albert e Edouard si ritrovano
emarginati dalla società. Albert, un umile e insicuro impiegato che ha perso tutto, proprio alla fine
del conflitto viene salvato sul campo di battaglia da Edouard, un ragazzo ricco, sfacciato ed
eccentrico, dalle notevoli doti artistiche. Dopo il congedo, condannati a una vita grama da esclusi,
decidono di prendersi la loro rivincita inventandosi una colossale truffa ai danni del loro paese ed
ergendo il sacrilegio allo status di opera d'arte. "Ci rivediamo lassù" è il romanzo appassionante e
rocambolesco che racconta gli affanni del primo dopoguerra, le illusioni dell'armistizio, l'ipocrisia
dello Stato che glorifica i suoi morti ma si dimentica dei vivi, l'abominio innalzato a virtù. In
un'atmosfera crepuscolare e visionaria, Pierre Lemaitre orchestra la grande tragedia di una
generazione perduta

21
Arslan Antonia - La strada di Smirne - Milano: Rizzoli, 2009
È finita. La fuga è giunta alla sua conclusione. Al sicuro a bordo di una nave che li condurrà in
Italia, Shushanig e i suoi quattro figli si lasciano alle spalle le atrocità che hanno sconvolto la loro
vita e sterminato i loro cari e tante altre famiglie armene. Quello è il passato, racchiuso e conservato
per sempre tra le pagine della "Masseria delle allodole". Ora una nuova storia incalza. Mentre in
Italia i figli di Shushanig si adattano dolorosamente a una nuova realtà, Ismene, la lamentatrice
greca che tanto ha fatto per strapparli alla morte, cerca di dare corpo all'illusione di salvare altre
vite, prendendosi cura degli orfani armeni che vagano nelle strade di Aleppo, ostaggi innocenti di
una brutalità che non si può dimenticare. Ma proprio quando nella Piccola Città dove tutto ha avuto
inizio qualcuno torna per riprendere quel che gli appartiene, ogni speranza di ricostruire un futuro
compromesso cade in frantumi. La narrazione di Antonia Arslan stupisce per il coraggio di
testimoniare fino in fondo le vicende di un popolo condannato all'esilio e per la capacità di
dipingere un mondo vivo e pulsante di donne e uomini straordinari. Donne e uomini normali che
hanno sofferto senza spezzarsi, attraversando le alte fiamme che, nell'incendio di Smirne,
sembravano voler bruciare la speranza di una vita nuova.
A distanza di cinque anni Antonia Arslan torna a raccontarci l'epopea della sua famiglia e del suo
popolo. Nel primo romanzo La masseria delle allodole - da cui è stato tratto un film dei fratelli
Taviani - aveva raccontato il genocidio di un milione e mezzo di armeni in Anatolia, adesso ritorna
sulla storia del suo popolo, che viaggia in cerca della terra promessa ma che incontra una nuova
delusione. Una storia di uomini alteri e dignitosi, umiliati e trucidati, costretti a mendicare nei
mercati di mezza Europa. Un romanzo carico della magia e della ricchezza che l'odio nazionalista e
integralista non riuscirà mai ad estirpare dall'animo levantino, fatto di pensieri lucidi e struggenti,
come un antico canto funebre.

Baricco Alessandro - Questa storia - Milano : Feltrinelli, 2007


Ultimo Parri è un ragazzino che diventa vecchio cercando di mettere in ordine il mondo. Ha cinque
anni quando vede la prima automobile, diciannove il giorno di Caporetto, venticinque quando
incontra l'amore della sua vita, e molti di più la sera che muore, in un posto lontano. "Questa storia"
è la sua storia. Dall'autore di "Oceano mare", "Seta", "Novecento" e molti altri.

Gruber Lilli - Eredità : una storia della mia famiglia tra l'impero e il fascismo -
Milano : Rizzoli, 2012
È il novembre 1918, e il mondo di Rosa Tiefenthaler è andato in frantumi. L'Impero austroungarico
in cui è nata e vissuta non esiste più: con poche righe su un Trattato di pace, la sua terra, il
Sudtirolo, è passata all'Italia. "Il nostro cuore e la nostra mente rimarranno tedeschi in eterno",
scrive Rosa sul suo diario. Colta e libera per il suo tempo, lo tiene da quasi vent'anni, dal giorno del
suo matrimonio con l'amato Jakob. Mai avrebbe pensato di riversare nelle sue pagine una così
brutale lacerazione. Ne seguiranno molte altre. In pochi anni l'avvento del fascismo cambia il suo
destino. Cominciano le persecuzioni per lei e per la sua famiglia, colpevoli di voler difendere la loro
lingua e la loro identità: saranno arrestati, incarcerati, mandati al confino. E Rosa assiste impotente
al naufragio di tutte le sue certezze. Intorno a lei, troppi si lasciano sedurre da un sogno pericoloso
che si sta affacciando sulla scena europea: quello della Germania nazista. Nata austriaca, vissuta
sotto l'Italia, morta all'ombra del Reich, Rosa è il simbolo dei tormenti di una terra di confine. .

22
Follett Ken - La caduta dei giganti - Milano: A. Mondadori, 2010
I destini di cinque famiglie si intrecciano inesorabilmente attraverso due continenti sullo sfondo dei
drammatici eventi scatenati dallo scoppio della Prima guerra mondiale e dalla Rivoluzione russa.
Tutto ha inizio nel 1911, il giorno dell'incoronazione di Giorgio V nell'abbazia di Westminster a
Londra. Quello stesso 22 giugno ad Aberowen, in Galles, Billy Williams compie tredici anni e
inizia a lavorare in miniera. La sua vita sembrerebbe segnata. Amore e inimicizia legano la sua
famiglia agli aristocratici Fitzherbert, proprietari della miniera e tra le famiglie più ricche
d'Inghilterra. Lady Maud Fitzherbert, appassionata e battagliera sostenitrice del diritto di voto alle
donne, si innamora dell'affascinante Walter von Ulrich, spia tedesca all'ambasciata di Londra. Le
loro strade incrociano quella di Gus Dewar, giovane assistente del presidente americano Wilson. Ed
è proprio in America che due orfani russi, i fratelli Grigorij e Lev Peskov, progettano di emigrare,
ostacolati però dallo scoppio della guerra e della rivoluzione. Dalle miniere di carbone ai candelabri
scintillanti di palazzi sontuosi, dai corridoi della politica alle alcove dei potenti, da Washington a
San Pietroburgo, da Londra a Parigi il racconto si muove incessantemente fra drammi nascosti e
intrighi internazionali. Ne sono protagonisti ricchi aristocratici, poveri ambiziosi, donne coraggiose
e volitive e sopra tutto e tutti le conseguenze della guerra per chi la fa e per chi resta a casa.

Pasternàk Borìs - Il dottor Zivago - Milano : Feltrinelli, 1987


Le vicende di un medico travolto dall'impatto della rivoluzione russa e dalla successiva vacuità
spirituale in cui precipita il suo paese. Questo, in estrema sintesi, il contenuto di un romanzo che
valse a Boris Pasternak il Nobel per la letteratura nel 1958 e l'ammirazione di critica e lettori.

Werfel Franz - I quaranta giorni del Mussa Dagh - Milano: Corbaccio - 2013
Il romanzo narra epicamente il tragico destino di una minoranza etnica odiata e perseguitata per la
sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi e con il grande impero ottomano.
Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul
massiccio del Mussa Dagh, a nord della baia di Antiochia. Fino ai primi di settembre riuscirono a
tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le
munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili
condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la
popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia
dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto
con quell'afflato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un
significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene. Dentro il
poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto
genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, dotate di straordinaria
potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna.

Faulks Sebastian - Il canto del cielo - Milano: Beat, 2012


Francia, 1910. Ad Amiens il giovane inglese Stephen Wraysford incontra Isabelle, una donna
irreprensibile, rassegnata a tollerare un matrimonio infelice. Tra i due scoppia improvvisa una
passione divorante, ma la loro storia d'amore non è destinata a durare e presto l'uomo ritorna in
Inghilterra. Sette anni dopo Stephen è di nuovo in Francia e affronta gli orrori della Prima guerra
mondiale. Durante questo periodo sposa la sorella di Isabelle, Jeanne, e ne adotta la figlia, senza
sapere di esserne il padre. Sarà la nipote di Stephen, a Londra, nel 1978, a ripercorrere la storia della
sua famiglia attraverso il diario del nonno, in cui troverà la risposta a molte sue domande e la forza
per cominciare una nuova vita
23
Melandri. Francesca - Eva dorme - Milano : Oscar Mondadori, 2011
È l'alba. Anche stanotte Eva non riesce a dormire. Apre la finestra: l'aria pungente e dolce dell'aprile
altoatesino sa di neve e di resina. All'improvviso il telefono squilla, la voce debole di un uomo che
la chiama con il soprannome della sua infanzia: è Vito. È molto malato, e vorrebbe vederla per
l'ultima volta. Carabiniere calabrese in pensione, ha prestato a lungo servizio in Alto Adige negli
anni Sessanta, anni cupi, di tensione e di attentati. Anni che non impedirono l'amore tra quello
smarrito giovane carabiniere e la bellissima Gerda Huber, cuoca in un grande albergo, sorella di un
terrorista altoatesino e soprattutto ragazza madre in un mondo ostile. Quando Vito è entrato nella
sua vita, Eva la figlia bambina, ha provato per la prima volta il sapore di cosa sia un papà: qualcuno
che ti vuole così bene che, se necessario, perfino ti sgrida. Sul treno che porta Eva da Vito morente,
lungo i 1397 chilometri che corrono dalle guglie dolomitiche del Rosengarten fino al mare
scintillante della Calabria, compiremo anche un viaggio a ritroso nel tempo, dentro la storia
tormentata dell'Alto Adige e della famiglia Huber. La fine della Prima Guerra Mondiale, quando il
Sudtirolo austriaco venne assegnato all'Italia, quando Hermann Huber, futuro padre di Gerda, perse
i genitori e con loro la capacità di amare.

Morpurgo Michael - War horse - Milano: Rizzoli, 2014


Albert e Joey sono cresciuti insieme; poi la guerra li separa. Albert, ancora troppo giovane per fare
il soldato, è costretto a lasciar partire il suo Joey, venduto alla cavalleria inglese. Giunto in Francia,
Joey combatte al fianco degli inglesi, e poi, caduto nelle mani del nemico, si trova a servire i soldati
tedeschi, sempre con grande coraggio e generosità. Ma la determinazione che nasce dall'amore non
ha confini, e non appena Albert ha l'età per arruolarsi parte a sua volta per il fronte, deciso a
ritrovare il suo amato cavallo e a riportarlo a casa. Età di lettura: da 12 anni.

Capus Alex - Ogni istante di me e di te - Milano: Garzanti, 2012


Normandia, 1918. Léon e Louise amano pedalare controvento verso l'oceano. Verso quel piccolo
antro tra gli scogli, sferzato dalle correnti, il loro rifugio, il loro nido. Lì, di fronte alla vastità
dell'orizzonte, tutto è possibile. È possibile amarsi, con la spensieratezza e l'intensità dei loro sedici
anni. È possibile immaginare un futuro insieme, lontano dalla guerra, dalle detonazioni, dalla morte.
E sancire la loro unione con una promessa: "Ora e per sempre". Ma per quanto si illudano di tenerla
lontana, la guerra è vicina, fin troppo vicina a loro. Sulla strada del ritorno una bomba li divide.
Léon crede che lei sia morta e così Louise di lui. Eppure l'eco di quella promessa fatta tra le onde è
destinata a durare ancora a lungo. Dieci anni dopo, a Parigi, mentre insorgono i presagi di una
nuova guerra, Léon si è rifatto una vita. Ma una sera tutto cambia: il metrò è affollato, eppure
nell'istante in cui i due vagoni si sfiorano, Léon la vede, nell'angolo del vetro libero vicino alla
porta. Gli stessi occhi verdi, le lentiggini e i folti capelli scuri, l'immancabile sigaretta, come allora.
Ne è sicuro: quella è la sua Louise. A separarli solo un metro d'aria e due finestrini. E due vite che
hanno ormai preso direzioni diverse: lui ha moglie e famiglia, e lei ha scelto di stare da sola, fiera
della propria indipendenza. Ma non importa. Anche se il futuro è pronto a dividerli di nuovo, ci sarà
sempre un momento, un giorno, un istante in cui si rincontreranno.

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POESIA
Ungaretti Giuseppe - Vita d'un uomo - Tutte le poesie - Milano: Mondadori, 1990
(I Meridiani)
Voluto dallo stesso autore nel 1969, il volume raccoglie sotto il significativo titolo di Vita d'un
uomo l'intera produzione lirica di Ungaretti, da L'Allegria (1914 - 1919) fino al Taccuino del
Vecchio, oltre ad alcuni componimenti sparsi mai usciti in raccolta e alle fondamentali traduzioni di
classici, da Shakespeare a Mallarmé. Dall'esperienza tragica ed epocale della Grande Guerra, in cui
Ungaretti si riconobbe "docile fibra dell'universo", alla riscoperta della tradizione poetica e artistica
italiana che domina le più complesse liriche di Sentimento del Tempo, fino alla conquista della fede
che accompagnò la vecchiaia del poeta. In questi componimenti è racchiusa l'intera esistenza di un
uomo, ma soprattutto di un poeta.

RIVISTE
Meridiani montagne - Cime della Grande Guerra - Editoriale Domus
(n.71 anno XIII – novembre 2014)

Focus Storia - 1914 L'Italia alla vigilia della grande guerra – Mondadori
(Focus collection n. 6 – inverno 2013)
DVD
Paolo Rumiz racconta la Grande Guerra - Gruppo Editoriale l'Espresso
La raccolta comprende 10 DVD cosi suddivisi:
1) Maledetti Balcani
2) Oltre i Carpazi
3) Alle porte di Parigi
4) Inchiodati sull'Isonzo
5) Uomini delle caverne
6) Le terre di Caino
7) Valanghe e tempeste
8) Il soldato innamorato
9) Addio alle armi
10) Il tramonto dell'Europa

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ALTRE PROPOSTE
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Illies Florian - 1913. L'anno prima della tempesta - Milano: Marsiglio, 2013
Il 1913 è l'anno chiave del ventesimo secolo, dove nulla sembra impossibile, l'anno in cui ha inizio
il nostro presente. Tanto la letteratura quanto l'arte e la musica sono ancora estranee alla perdita
dell'innocenza che l'umanità avrebbe sperimentato di lì a poco, con lo scoppio della prima guerra
mondiale. In questo affresco, Florian Illies rende vivo un anno che racchiude in sé un momento di
massima fioritura e il preludio dell'abisso. Così l'incontro con Felice Bauer libera la potenza
creativa del trentenne Franz Kafka; Stravinskij e Schönberg danno scandalo con le loro
composizioni; a Milano fa la sua comparsa il primo negozio di Prada; Marcel Duchamp avvitando
la forcella rovesciata di una ruota di bicicletta su uno sgabello da cucina compie la grande
rivoluzione concettuale del Novecento; Sigmund Freud e Rainer Maria Rilke passeggiano per le vie
di Monaco; un arguto quindicenne di nome Bertolt Brecht scrive su una rivista studentesca ad
Ausburg ed Ernst Ludwig Kirchner dipinge la sua personale visione di Potsdamer Platz a Berlino. E
a Monaco, in Baviera, un uomo venuto dall'Austria colora cartoline illustrate cercando di vendere le
sue ingenue vedute della città. Si chiama Adolf Hitler.

Becker Jean-Jacques - 1914. L'anno che ha cambiato il mondo - Torino: Lindau


2014
Il 28 giugno 1914 a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, alcuni colpi di pistola sparati dallo
studente nazionalista serbo Gavrilo Princip uccisero l'arciduca d'Austria Francesco Ferdinando e sua
moglie, innescando una serie di decisioni politiche e avvenimenti che condussero allo scoppio di
una guerra su scala mondiale. Lo spaventoso bilancio di questo conflitto è tristemente noto: milioni
di morti, un disastro economico e culturale e l'avvento dei regimi totalitari che hanno insanguinato
il '900. Come è potuto accadere? Quali erano gli obiettivi e i pensieri dei protagonisti della scena
politica di quel periodo? E quali furono le reazioni dei popoli all'annuncio di un conflitto
imminente? Jean-Jacques Becker, analizzando con grande rigore gli avvenimenti del 1914,
smentisce la teoria, da sempre accettata, secondo la quale la prima guerra mondiale sarebbe stato un
evento in qualche misura "inevitabile". Attraverso l'analisi puntuale di un ricchissimo materiale
storiografico (che comprende memorie e diari, scambi epistolari - per esempio quelli tra Guglielmo
II e Nicola II -, periodici e pamphlet), l'autore ci offre una nuova chiave di lettura della vicenda.
Attraverso le parole e le scelte di presidenti e imperatori, ambasciatori, intellettuali e leader politici
di ogni livello, si dipana davanti ai nostri occhi l'intreccio quasi diabolico di ostinazione, ingenuità e
inettitudine che incendiò l'Europa d'inizio secolo

Fromkin David - L' ultima estate dell'Europa. Il grande enigma del 1914: perché
è scoppiata la Prima guerra mondiale? Milano: Garzanti, 2005
Per la maggior parte degli europei, la primavera del 1914 - al culmine della Belle Epoque - fu una
stagione meravigliosa, spensierata e piena di speranze. Dietro le quinte, tuttavia, si stava preparando
il primo massacro della storia, il primo conflitto su scala planetaria, una guerra che getta le sue
ombre fino ai nostri giorni. Lo storico Fromkin ricostruisce le settimane che hanno preceduto il
fatale agosto del 1914 per mettere in luce le cause che portarono alla prima guerra mondiale.

26
Weber Fritz - Guerra sulle Alpi (1915-1917) - Milano: Mursia, 1995
E' il 1915: l'Austria e l'Italia sono in guerra. Il fronte su cui si combatte è lungo 450 chilometri: un
arco dall'Ortles all'Adriatico. Nelle pagine del libro rivivono episodi, scontri e atti di valore di
entrambe le parti.

MacMillan Margaret - 1914. Come la luce si spense sul mondo di ieri -Milano:
Rizzoli 2013
La luce si sta spegnendo su tutta Europa e non la vedremo più riaccendersi nel corso della nostra
vita": sir Edward Grey, segretario di Stato inglese per gli Affari esteri, percepì con chiarezza le
dimensioni della crisi che nel giro di pochi giorni, di poche ore, avrebbe portato il continente
europeo sull'orlo della catastrofe. Ma lo scoppio del conflitto, nell'agosto 1914, non fu che l'ultima
maglia di una lunga catena di eventi, il momento che racchiuse - comprimendole - inquietudini e
aspirazioni di un'epoca intera. Insieme ai profondi mutamenti sociali, culturali e tecnologici che
trasformarono la natura della civiltà europea tra Ottocento e primo Novecento, l'autrice ripercorre
gli antefatti, le tensioni accumulate, le scelte contingenti, spesso dovute a fraintendimenti,
debolezze, ripicche tra politici e generali: il risultato è una ricostruzione, capillare e brillante, di
un'ora fatale dell'umanità.

Clark Christopher - I sonnambuli. Come l'Europa arrivò alla grande guerra -


Milano: Laterza, 2013
La mattina di domenica 28 giugno 1914, l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-
ungarico, e sua moglie Sofia arrivarono in treno a Sarajevo e salirono a bordo di un'autovettura,
imboccando il lungofiume Appel, per raggiungere il municipio. Non apparivano affatto preoccupati
per la loro sicurezza. Venivano da tre giorni di soggiorno nella cittadina di vacanze di llidze, dove
non avevano incontrato che facce amiche. Avevano perfino avuto il tempo per un'imprevista visita
al bazar di Sarajevo, dove avevano potuto muoversi senza essere disturbati nelle viuzze affollate di
gente. Non sapevano che Gavrilo Princip, il giovane serbo bosniaco che li avrebbe uccisi solo tre
giorni dopo, era anch'egli nel bazar, intento a seguire i loro movimenti. Anche l'Europa si avviava
inconsapevole al dramma. Non sapeva di essere fragile, frammentata, dilaniata da ideologie in lotta,
dal terrorismo, dalle contese politiche. Così l'atto terroristico compiuto con sconcertante efficienza
da Gavrilo Princip ai danni dell'arciduca ha un esito fatale: la liberazione della Bosnia dal dominio
asburgico e l'affermazione di un nuovo e potente Stato serbo, ma anche il crollo di quattro grandi
imperi, la morte di milioni di persone e la fine di un'intera civiltà.

Gibelli Antonio - La grande guerra degli italiani 1915-1918 - Milano: BUR, 2014
La Prima guerra mondiale fu un evento di dimensioni inaudite che sterminò un intera generazione e
segnò la fine della vecchia Europa, ma fu anche la prima grande esperienza collettiva degli italiani.
Per la prima volta si trovarono fianco a fianco giovani provenienti da più regioni che parlavano
dialetti diversi e la vita di coloro che non andarono al fronte fu segnata da uno sforzo che assorbì
tutte le energie della nazione: le donne dovettero assumersi la responsabilità delle famiglie, svolsero
lavori tradizionalmente maschili ed ebbero un'medita presenza pubblica; i bambini, che vedevano il
padre e i fratelli maggiori partire per il fronte, vissero per anni in un mondo che, attraverso i
giornalini e i libri di scuola, parlava loro unicamente di guerra.

27
Gilbert Martin - La grande storia della prima guerra mondiale - Milano:
Mondadori, 2014
Ottant'anni dopo la guerra del 1914-18, Martin Gilbert offre una opera completa e dettagliata su
tutti i fronti di combattimento della Grande Guerra. E riesce a parlare non soltanto di cifre (dei
morti, dei feriti, dei prigionieri, dei proiettili sparati, delle vittime di gas tossici e armi chimiche) ma
anche le voci: di coloro che dalle trincee confidavano ai familiari o semplicemente a se stessi il
proprio angosciato stupore di fronte a un apocalittico spettacolo di orrore e crudeltà.

Cardini Franco; Valzania Sergio - La scintilla. Da Tripoli a Sarajevo: come


l'Italia provocò la prima guerra mondiale - Milano: Mondadori, 2014
All'inizio di agosto del 1914 scoppia la prima guerra mondiale. L'Italia rimane estranea alle ostilità
fino al 24 maggio 1915, ma le sue responsabilità in relazione al conflitto sono molto gravi e
risalgono a qualche tempo prima. Nel 1911 l'Europa è infatti in un sostanziale equilibrio, lo
sviluppo economico è tumultuoso e le grandi potenze hanno risolto quasi tutti i loro contrasti
coloniali: l'unico elemento di instabilità viene dall'impero ottomano, il cui collasso porterebbe a
conseguenze imprevedibili. In particolare è preoccupante la situazione nei Balcani, dove i
nazionalismi serbo, bulgaro, greco e rumeno aspirano a un riassetto generale della regione a spese
dei territori appartenenti a Costantinopoli. Dopo oltre un quarantennio di pace fra le potenze del
continente, è l'Italia che riapre la stagione dei conflitti, invadendo le province ottomane di
Tripolitania e Cirenaica. Giolitti, indifferente ai problemi continentali, è alla ricerca di una vittoria
militare di prestigio che taciti le opposizioni di destra e rifiuta ogni offerta di cessione di fatto dei
territori avanzata da Costantinopoli, conservandone la sovranità nominale, sull'esempio dell'Egitto e
dell'Algeria, da anni protettorati inglese e francese. Nasce così l'impresa di Libia, inutile e
proditorio attacco all'impero ottomano.

Mulligan William - Le origini della prima guerra mondiale - Roma: Salerno, 2011
Quali sono le origini della prima guerra mondiale? È possibile che i militari abbiano avuto un ruolo
decisivo nello scoppio della guerra? Ma soprattutto: il conflitto che ha cambiato la storia del
Ventesimo secolo poteva essere evitato? Portando a conclusione una nuova indagine sulle cause
della prima guerra mondiale, William Mulligan sostiene che questa fu tutt'altro che il risultato
inevitabile della politica internazionale nei primi anni del Novecento, e suggerisce invece che vi
furono forze potenti che operavano a favore del mantenimento della pace, risultate infine
soccombenti. La sua prospettiva sulla situazione internazionale precedente lo scoppio delle ostilità
tiene conto dei nuovi approcci allo studio della politica internazionale dopo la fine della guerra
fredda e l'accelerazione della globalizzazione. Capitoli tematici esaminano le questioni chiave, tra
cui l'azione dei militari, l'opinione pubblica, l'economia, la diplomazia, la geopolitica, e analizzano
le relazioni tra le grandi potenze, il ruolo dei piccoli Stati, la disintegrazione degli Imperi e la "crisi
di luglio". Un racconto avvincente che mette in discussione l'interpretazione tradizionale della
diplomazia, della cultura politica e della storia economica dal 1870 al 1914.

Robson Stuart - La prima guerra mondiale - Bologna: Il Mulino, 2013


La Grande Guerra, la cesura che dà veramente inizio al secolo ventesimo, è stata studiata sotto
svariati aspetti e la storiografia relativa, negli ultimi anni, si è molto arricchita. Nella sua sintesi
l'autore raccoglie il frutto di questa rigogliosa stagione di studi. Il volume si apre con una riflessione
sulla concezione della guerra, per poi esporre l'andamento degli eventi bellici sui diversi fronti, il
comportamento dei militari, dei politici e dei cittadini, lo sviluppo delle tecnologie e delle tattiche,
l'esperienza individuale della trincea e del combattimento, gli effetti di lungo periodo del conflitto
sulla società, sull'economia e sulla politica europea.
28
Rusconi G. Enrico - L'azzardo del 1915. Come l'Italia decide la sua guerra -
Bologna: Il Mulino, 2009
L'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria nel maggio del 1915 fu un atto sorprendente: il nostro
paese era alleato degli imperi centrali e, dopo un anno di neutralità, scendeva in guerra contro di
loro. La decisione fu un azzardo basato su calcoli politici e diplomatici, in cui l'aspirazione alle terre
irredente entrava ben poco. Fiumi di retorica patriottica hanno messo la sordina su quell'inizio del
conflitto, sui piani che pure c'erano per la guerra a fianco di Germania e Austria, sull'ansia italiana
di partecipare da grande potenza alla ridefinizione dell'area adriatico-balcanica, sull'errata
valutazione della durata del conflitto, sulle mancanze della strategia. Su tutto ciò riflette Rusconi
restituendo alla sfera dell'analisi politica l'interpretazione della condotta dei dirigenti italiani che
scelsero la guerra.

Del Boca Lorenzo - Grande guerra, piccoli generali. Una cronaca feroce della
prima guerra mondiale - Torino: Utet, 2007
Alla vigilia dello scoppio della Prima guerra mondiale, i più immorali pensavano soltanto di
ricavare dei guadagni per potersi adeguatamente arricchire. Gli idealisti, invece, credevano di
offrire all'Italia l'opportunità di conquistare peso e prestigio internazionale, in modo da restituirle
quel ruolo che vagheggiavano ma che, dopo i fasti della Roma dei Cesari, era rimasto incartato nei
libri della storia classica. Negli ultimi dieci anni, prima di quel 1914, i soldati erano cresciuti alle
direttive del generale Paolo Spingardi, ottimo oratore parlamentare e del generale Alberto Pollio,
ottimo scrittore. L'uno e l'altro - con tutto lo stato maggiore coltivavano il mito di Napoleone del
quale leggevano con avidità biografie, recensioni, commenti strategici e valutazioni tattiche. Al
momento dell'entrata in guerra, l'esercito italiano venne affidato a Luigi Cadorna che, se avesse
ottenuto risultati proporzionali alla sua presunzione, avrebbe conquistato il globo terracqueo. I guai
maggiori di chi combatteva per l'Italia vennero dagli stessi italiani che dimostrarono di non aver
maturato alcuna idea e che, tuttavia, a quel nulla, si aggrapparono con convinzioni incrollabili. Si
armarono di ordini assurdi. Pretesero di mandare le truppe all'assalto anche quando ogni logica
l'avrebbe sconsigliato. Instaurarono un regime di oppressione che sarebbe risultato odioso per una
qualunque dittatura. E provocarono la morte di un numero imprecisato di loro uomini.

Liddell Hart Basil H. - La prima guerra mondiale. 1914-1918 - Milano: BUR,


2001
Lo definiscono il libro fondamentale sul "suicidio" dell'Europa, opera di un esperto di dottrina
militare che si ritrovò a scrivere sulla guerra che lui stesso aveva vissuto , partecipando alla
battaglia della Somme come capitano dell'esercito britannico.
"La guerra è diventata storia, e può quindi essere vista nella prospettiva della storia. In bene, essa ha
reso più profondo in noi il senso di solidarietà umana e di comunanza di interessi, tanto all'interno
delle nazioni quanto tra nazione e nazione. Ma essa - e non è altrettanto facile stabilire se si tratti di
un bene o di un male - ha distrutto in noi la fede negli idoli, la tendenza al culto degli eroi, la
convinzione che i grandi uomini siano fatti di una creta diversa da quella dei comuni mortali."
(L'autore).

29
Rusconi G. Enrico - 1914: attacco a Occidente - Bologna: Il Mulino, 2014
Era inevitabile la Grande Guerra? Dall'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo
doveva necessariamente scaturire un conflitto mondiale? O si è trattato di una guerra "improbabile",
scoppiata per una serie di malintesi e di errori di valutazione? Rusconi ricostruisce il febbrile
lavorio politico-diplomatico del luglio 1914 e analizza le vicende belliche sino alla battaglia
cruciale della Marna. Il conflitto si configura come una "guerra tedesca" per rompere
l'accerchiamento di cui la Germania si sente vittima da parte dell'Intesa russo-francese e inglese. Ma
la lotta per l'egemonia sul Continente assume i tratti di una "guerra di civiltà" all'interno
dell'Occidente stesso. Gli effetti sono di lunga durata, anche in termini strategico-militari: il
secondo conflitto mondiale inizierà infatti con l'attacco alla Francia nel 1940 inteso come replica e
rivincita del 1914.

Norman Stone, La prima guerra mondiale. Una breve storia - Milano: Feltrinelli,
2014
La prima guerra mondiale ha rappresentato la travolgente catastrofe da cui è scaturito tutto il resto
nel ventesimo secolo. Dieci milioni di combattenti sono morti, altri venti milioni sono rimasti feriti,
quattro imperi sono andati distrutti e anche gli imperi dei vincitori ne sono usciti fatalmente
danneggiati. Ne è derivato un nuovo mondo, così come nuovo era stato il tipo di conflitto. Dal
punto di vista militare, la comparsa delle trincee, dei gas venefici, delle granate, dei carri armati, dei
sottomarini ha trasformato radicalmente la natura dello scontro. L'evidente complessità e la portata
della guerra hanno spinto gli storici a scrivere saggi ponderosi per raccontarla su una scala
proporzionata. Diversamente Norman Stone, ha assolto il compito di comporre una breve storia del
conflitto, in modo conciso, esprimendo giudizi netti e dando vivacità al racconto. In meno di
duecento pagine condensa e distilla il sapere di una vita di insegnamento, discussioni e riflessioni su
un evento propriamente epocale, a proposito del quale è opportuno, a cent'anni di distanza,
rinfrescare la memoria.

Weber Fritz - Tappe della disfatta - Milano: Mursia, 2004


Libro di grande interesse storico ed umano che abbraccia il periodo dai giorni antecedenti. la
dichiarazione all'armistizio. Avevo ammirato il lirico "Un anno sull'altipiano" di Emilio Lussu,
forse la miglior testimonianza italiana sulla prima guerra mondiale, ma questo riesce addirittura a
superarlo. Più lungo il periodo di guerra vissuta (dai giorni antecedenti la dichiarazione
all'armistizio); più ampia l'esperienza su diversi settori e situazioni del fronte: forte, montagna,
caverna, trincea, collina, e giù fino alle piane dove é impossibile scavare trincee, perché sotto c'é
l'acqua, le paludi ed i canneti della laguna alla foce del Piave; più tecnico il racconto, l'autore é un
tenente di artiglieria al comando di una batteria di obici e se ne sente la competenza tecnicomilitare;
più articolato il discorso: sono toccate le dodici etnie facenti parte dell'impero. C'é grande rispetto
per l'avversario e per tutti gli uomini quale ne sia il ruolo o l'origine. Pietà per i fanti italiani
mandati allo sbaraglio da strateghi di poca competenza e immensa crudeltà. Ira, contenuta e
dispiaciuta, per i propri comandanti dalle idee ristrette, incapaci - nella concezione della battaglia di
Caporetto - di provvedere preventivamente alle modalità operative per un più veloce inseguimento
delle truppe avversarie in rotta. Passione e amore per i cavalli, vittime anch'essi dell'insensatezza
della guerra. .

30
Weber Fritz - Dal Monte Nero a Caporetto - Milano: Mursia, 2006
Dall'occupazione del Monte Nero alla ritirata di Caporetto: per ventinove mesi, divisioni su
divisioni vennero fatte affluire sul fronte isontino dove si svolse una delle più immani carneficine
della storia del Novecento. Su un tratto lungo circa 70 chilometri, dove era impossibile qualsiasi
azione manovrata, gli eserciti italiano e austro-ungarico si affrontarono in una serie interminabile di
attacchi e contrattacchi frontali di una ferocia inaudita, uomo contro uomo, per strappare
all'avversario poche decine di metri di terreno o qualche posizione poi risultata indifendibile. Weber
dà una testimonianza significativa del coraggio e dello spirito di sacrificio dei soldati italiani.

Silvestri Mario - Isonzo 1917 - Milano: BUR, 2014


L'ottusità di Cadorna con le sue "spallate" che costarono centinaia di migliaia di vite umane,
l'incapacità dei comandi di elaborare una strategia, la perizia dell'"Isonzo Armee" austriaca nel
condurre una guerra difensiva con puntate offensive devastanti, comandanti discussi e discutibili
come Capello e Badoglio, la tragedia di Caporetto dove un pugno di tedeschi guidati da Rommel
fece crollare il fronte italiano: un classico di storia militare che racconta la Grande Guerra in modo
vero e spietato.

Bianchi Bruna - Crimini di guerra e contro l'umanità. Le violenze ai civili sul


fronte orientale (1914-1919) - Milano: Unicopli, 2012
Il volume mette in luce alcune caratteristiche delle violenze di massa commesse contro i civili sul
fronte orientale, allo scopo di individuare le ragioni politiche e militari della loro sottovalutazione,
in particolare sul piano giuridico e della propaganda. Il volume si divide in tre parti. La prima,
introduttiva, ripercorre i dibattiti a livello internazionale che condussero alla Convenzione dell'Aia
del 1899 e del 1907, e ricostruisce i crimini commessi dagli eserciti turco e russo nel 1915 e nel
1916. La seconda parte si sofferma sul caso della Serbia e della Macedonia orientale, affrontando in
particolare il tema dell'occupazione bulgara, fino ad oggi assai meno indagata di quella austro-
ungarica. Ampio spazio è dedicato alla figura ed alle opere del criminologo Rodolphe Archibald
Reiss, autore delle più importanti e dettagliate inchieste sui crimini di guerra e contro l'umanità
perpetrati in Serbia. La terza parte è dedicata al tema della fame come arma di gu erra. L'epilogo,
infine, analizza i dibattiti su crimini di guerra, crimini contro l'umanità e destino delle minoranze
svoltisi a Parigi nell'ambito della Conferenza di pace

Fabi Lucio - Gente di trincea. La grande guerra sul Carso e sull'Isonzo - Milano:
Mursia, 2009
Gente di trincea ovvero soldati e civili coinvolti nel Primo conflitto mondiale, immenso crogiolo di
grandezze e sofferenze in cui nazioni, eserciti e popolazioni riversarono ogni risorsa. La trincea è
quella del fronte dell'Isonzo e del Carso, luoghi che nella storia e nella memoria collettiva
riassumono la tragedia di questa guerra, vissuta da alcuni milioni di soldati e sopportata nelle
retrovie da un numero quasi corrispondente di civili alternativamente occupati e invasi nel corso dei
primi trenta mesi delle ostilità. Il nemico, trincerato a poche decine di metri di distanza, costituisce
una minaccia continua, tale da incoraggiare l'odio e la violenza o, al contrario, l'istinto di
conservazione. La vita e la morte in trincea emergono attraverso un discorso storico che utilizza,
accanto alle fonti militari, quelle della memoria che ci consentono di "entrare" in trincea, di
conoscerne gli spazi e i pericoli, di viverla dalla parte dei suoi più umili e disperati protagonisti.

31
Fabi Lucio - Il bravo soldato mulo. Storie di uomini e animali nella grande guerra
- Milano: Mursia, 2012
Nella Prima guerra mondiale accanto agli uomini ha combattuto un esercito di animali. Muli, buoi,
cani, cavalli, maiali, piccioni vennero utilizzati per lo spostamento di reparti e materiali, per le
comunicazioni e per il sostentamento delle truppe. La forzata coabitazione con gli uomini avvicinò
gli uni agli altri in un possibile destino di morte e sofferenza: ufficiali e militari di truppa avevano
così la possibilità di dare e ricevere affetto, ma anche quella di occuparsi di esseri più deboli e del
tutto dipendenti da loro. Attraverso lettere, diari e fotografie scattate dagli stessi combattenti, Lucio
Fabi ricostruisce ricordi, storie, episodi di vita vissuta del rapporto, dentro e fuori la trincea, tra
uomini e animali, riscoprendo incredibili momenti di assoluta serenità e tenerezza in uno dei più
tragici periodi della storia contemporanea

Schindler John R. - Isonzo. Il massacro dimenticato della grande guerra - Editrice


Goriziana, 2014
L'Autore ricostruisce gli aspetti operativi delle battaglie dell'Isonzo e richiama in modo attento
l'importanza del fattore informativo nella preparazione e conduzione delle varie offensive, di cui
sottolinea l'enorme costo in vite umane. L'interesse maggiore per la ricerca di Schindler deriva dalla
sua capacità di affrontare lo scontro armato lungo l'Isonzo in maniera accurata, arricchendo e
integrando lo studio della bibliografia e il lavoro d'archivio con la ricognizione sul territorio.

Silvestri Mario - Caporetto - Milano: BUR, 2014


"Caporetto costituisce tuttora un enigma: un crollo come quello dell'esercito italiano non si ritrova,
nella prima guerra mondiale, presso nessun altro esercito, un crollo seguito, a brevissima distanza di
tempo da una altrettanto fulminea ripresa." Così scriveva Mario Silvestri nel 1984, quando questo
libro fu pubblicato per la prima volta. Sono ormai passati trent'anni, ma il "mistero Caporetto"
continua a essere oggetto di diatribe e di polemiche. Fu provocato dall'insipienza dell'alto comando
italiano? Fu una sorta di ammutinamento delle truppe? Era la premessa di un tentativo
rivoluzionario come quello sovietico che provocò il successo della Rivoluzione d'Ottobre? Era la
prova manifesta dell'incapacità degli italiani di combattere?

Rebora Andrea - Morire nella Grande Guerra - Prospettiva Editrice, 2012


Gli eventi bellici della prima guerra mondiale determinarono un'immane carneficina con milioni di
caduti. L'esperienza più tragica e ricorrente di chi ebbe in sorte di prendervi parte fu la coesistenza,
continua e forzata, con la morte. Le testimonianze dei combattenti sono state utilizzate dall'autore
per ricostruire i molteplici aspetti che il fenomeno assunse nel corso del conflitto, soprattutto in
relazione alle peculiarità che caratterizzarono la Grande Guerra. Il tema della morte è stato
analizzato nella sua realtà oggettiva ma anche, e soprattutto, nelle immagini soggettive formulate da
soldati e ufficiali che vissero in prima persona vicende destinate a rimanere impresse per sempre
nella memoria dell'umanità. I resoconti scritti e orali dei protagonisti, dopo quasi un secolo, non
hanno perso la straordinaria capacità di descrivere con grande efficacia gli orrori della guerra.

32
Englund Peter - La bellezza e l'orrore. La grande guerra narrata in diciannove
destini - Torino: Einaudi, 2012
Nell'estate del 1914 furono in tanti a salutare con gioia l'inizio della Prima guerra mondiale; si
pensava che non sarebbe durata a lungo, che sarebbe stata simile ai tanti altri conflitti che avevano
coinvolto in passato il continente europeo, che avrebbe anzi avuto un effetto salvifico sulle
coscienze: come non ricordare Marinetti che solo qualche anno prima aveva definito la guerra la
"sola igiene del mondo"? Nessuno immaginava che alla fine avrebbe coinvolto quasi quaranta paesi,
e pochi intuirono che i tempi erano ormai cambiati, che il conflitto sarebbe stato dominato dalla
tecnica, da un impiego di mezzi mai visto prima. L'esaltazione fu però di breve durata, seguita ben
presto dall'apatia, dall'insofferenza per la noia di lunghe giornate trascorse in trincea senza che nulla
accadesse, dalla frustrazione per la "scoperta del vero volto della guerra" ma anche di se stessi. Ed è
la parabola che seguono anche i diciannove protagonisti, tutti realmente esistiti, di questo affresco
costruito sulla scorta di lettere, diari, articoli di giornale: alcuni di loro sono direttamente coinvolti
nel conflitto, la morte li sorprende a Verdun, a Ypres, sulla Somme (è qui che fanno la loro prima
apparizione i carri armati), in Russia, nei Dardanelli, sull'Altopiano di Asiago, oppure nell'Atlantico
dove ad attenderli sono i micidiali sottomarini tedeschi. Altri invece - come il funzionario
ministeriale francese o la giovane studentessa nella Prussia orientale - vivono lontano dalle
carneficine ma non sono risparmiati.

Cervone P. Paolo - La grande guerra sul fronte occidentale. Marna, Verdun,


Somme, Chemin des Dames - Milano: Mursia, 2010
Un viaggio tra i campi di battaglia sul fronte occidentale della grande guerra attraverso le
testimonianze di generali, ufficiali e soldati che hanno partecipato ai combattimenti. Dalla Marna a
Verdun, dalle colline della Somme all'altopiano dello Chemin des Dames. Qui si sono scontrati, in
un lungo e tragico conflitto, gli eserciti di Germania da una parte, Francia, Gran Bretagna e infine
Stati Uniti dall'altra. Il debutto dei carri armati e il tardivo massiccio impiego dell'aviazione. Lo
scontro tra il generale Pershing e i comandanti alleati. I profili dei generali che per quattro anni si
ostinarono inutilmente a cercare una soluzione alla logorante guerra di trincea. Oggi la memoria è
affidata a musei, cimiteri e monumenti per onorare chi ha perso la vita in quella che è stata
un'autentica carneficina.

Gualtieri Alessandro - Le battaglie di Ypres Il saliente più conteso della grande


guerra - Mattioli, 2011
Dal 1914 al 1918 solo un dito scheletrico, puntato mostruosamente verso il cielo, era ciò che
rimaneva dell'imponente "Cloth Hall" nel cuore di Ypres. Fu l'unico, muto testimone della
prematura e violenta dipartita di circa duecentocinquantamila giovani vite nell'inferno del campo di
battaglia circostante. Ypres non esisteva più a causa dell'incessante fuoco delle artiglierie tedesche e
il putrescente fango che permeava l'intero saliente minacciava di inghiottirne per sempre anche gli
ultimi cumuli di macerie. La prima battaglia di Ypres, nell'Aprile 1915, inaugurò un nuovo,
tremendo sistema per cercar di aver la meglio sul nemico: l'uso indiscriminato di gas letali, tra cui il
fosgene, il cloro e il solfuro dicloroetilico: non a caso, le miscele chimiche più aggressive presero il
nome identificativo generico di "Iprite", dalla stessa cittadina Belga. Nel decennio successivo alla
Grande Guerra, la cittadina belga esisteva solo nelle cartine geografiche della Guida Michelin
(un'edizione speciale sui campi di battaglia delle Fiandre); fu meta di imponenti pellegrinaggi da
parte dei familiari dei soldati britannici che qui avevano perso la vita.

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Gualtieri Alessandro - La battaglia della Somme. L'artiglieria conquista, la
fanteria occupa - Mattioli, 2010
Più di cinquantanovemila perdite e ventimila caduti è il triste primato dell’esercito di Sua Maestà
britannica Giorgio V nel 1916, durante il primo giorno della lunga offensiva nel Dipartimento della
Somme, a nord-est di Parigi. Una battaglia di entità mai vista prima di allora, che coinvolse
l’Inghilterra intera, chiamata alle armi in massa al fianco dei pochi militari professionisti
sopravvissuti ai primi due anni della Grande Guerra. La dettagliata narrazione di mesi e mesi
d’acerrimo e sanguinosissimo scontro ci permette di visitare una porzione estremamente importante
dello stesso Fronte Occidentale di Erich Maria Remarque, questa volta dalla parte dei “Tommies”
britannici.

Gualtieri Alessandro - Verdun 1916. Il fuoco, il sangue, il dovere - Mattioli, 2010


La battaglia di Verdun è universalmente considerata la più cruenta e lunga di tutta la storia
dell'umanità. Considerando anche le modeste dimensioni dell'area geografica interessata dagli
scontri, nonché l'impressionante quantità di uomini che vi parteciparono, il vecchio adagio dei
soldati francesi della Grande Guerra appare ancor più incontestabile: "Se non avete visto Verdun,
non avete visto niente della guerra". In quest'opera il "tritacarne di Verdun" viene virtualmente
rivissuto attraverso il sangue, il sudore, il lezzo di morte e il terribile dolore che stravolse una
piccola e pacifica zona della Lorena francese, esigendo un terrificante tributo di giovani vite umane
nel corso del 1916. Verdun è uno dei nomi dell'apocalisse, un perfetto esempio della debolezza
umana succube della smania di potere, una concretizzazione ideale di quel nefasto "sonno della
ragione" di Goya che, in questo caso, causò la morte su scala industriale.

Gualtieri Alessandro - La Grande Guerra delle donne. Rose nella terra di nessuno
- Mattioli, 2011
Un mondo in guerra al femminile, donne coinvolte e scagliate nel conflitto sociale generatosi
lontano dalle trincee vere e proprie, ma pur sempre in prima linea, in quel grande campo di battaglia
e dolore che fu il "fronte interno". Una ricerca che parte dalla mortificante considerazione
ottocentesca della donna, valutata come schiava, fattrice, oggetto di piacere a pagamento, alla
stregua di un bene di consumo deperibile e sacrificabile, ininfluente ai mutamenti socio-politici di
nazioni pur ormai evolute dell'Europa post-risorgimentale. Alla rivalutazione della donna contribuì
notevolmente la Grande Guerra, conflitto mondiale che per la sua globalità coinvolse i continenti e
le relative popolazioni, nel senso più esteso del termine. Come una sassata, la Grande Guerra
incrinò i modelli di comportamento e le relazioni tra generi e classi di età, nonché tra le varie classi
sociali, mettendo in discussione gerarchie, distinzioni e autorità ritenute immutabili: un effetto che
sarebbe emerso più ampiamente nel dopoguerra, contribuendo a conferire alle lotte sociali,
comprese quelle per i diritti delle donne, quell'impronta di stravolgimento radicale dell'ordine
esistente che avrebbe cambiato il mondo per sempre.

Mantini Marco - Da Tolmino a Caporetto lungo i percorsi della grande guerra tra
Italia e Slovenia. Per scoprire un museo all'aperto. - Gaspari, 2006
Dieci itinerari storico-escursionistici sui luoghi più controversi del fronte italiano durante il primo
conflitto mondiale. Monte Nero, Monte Rosso, Mrzli vrh, la dorsale del Kolovrat, le retrovie
italiane e la testa di ponte di Tolmino sono inseriti in percorsi di varia difficoltà che portano il
visitatore tra trincee e posizioni che videro 28 mesi di scontri cruenti culminare drammaticamente
nella battaglia che prese il nome da un piccolo paese di montagna: Caporetto.

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Beckett Ian F. - La prima guerra mondiale. Dodici punti di svolta - Torino:
Einaudi, 2013
A un secolo dall'assassinio dell'arciduca d'Austria Francesco Ferdinando, le ripercussioni del
devastante conflitto mondiale che ne segui durano ancora oggi. In questo saggio, lo storico Ian
Beckett isola dodici eventi cruciali della prima guerra mondiale. Soffermandosi su episodi sia
celebri sia pressoché dimenticati, l'autore racconta la storia della Grande Guerra da una prospettiva
inedita, sottolineando di volta in volta il ruolo del caso come quello della strategia, episodi
giganteschi come solo apparentemente poco rilevanti, la dimensione sociale come quella militare e
l'evento di lungo periodo come quello che esaurisce rapidamente la sua portata storica. "La prima
guerra mondiale" adotta una prospettiva globale, accompagnando il lettore dai campi belgi
intenzionalmente inondati per arrestare l'avanzata tedesca alle immagini della tragica battaglia della
Somme proiettate nei cinematografi inglesi, dall'idealismo della Washington di Thomas Woodrow
Wilson alla catastrofica offensiva tedesca del Lys, nel 1918. La guerra è di per sé un enorme agente
di trasformazione, ma Beckett ci mostra che gli sviluppi storici più significativi non si verificarono
solo sui campi di battaglia o nei palazzi del potere, bensì anche nei cuori e nelle mentalità dei
popoli.

Friedrich Ernst - Guerra alla guerra. 1914-1918: scene di orrore quotidiano -


Milano: Mondadori, 2004
Nel 1924 un giovane anarchico tedesco, Ernst Friedrich, decise di rivelare al mondo il vero volto
della guerra, e lo fece nel modo più sconvolgente, pubblicando una raccolta di fotografie terrificanti
e commoventi che, come negli stessi anni facevano i dipinti di Grosz e Dix o i romanzi di
Remarque, raccontavano cos'era successo davvero durante il Primo conflitto mondiale.
Denunciando gli orrori della guerra, Friedrich raccontò attraverso le immagini cosa era accaduto
durante gli anni della Grande Guerra nelle trincee e nei campi di battaglia, le mutilazioni fisiche e
psicologiche, la distruzione della natura, le sofferenze di chi aveva combattuto e di chi era restato
nelle città, il dolore per i morti e quello dei sopravvissuti.

Strachan Hew - La prima guerra mondiale. Una storia illustrata - Milano:


Mondadori, 2009
Il 1914 segnò la fine di un'epoca e l'inizio di una nuova era. Di colpo l'Europa sprofondò in un
conflitto di portata e intensità tali da determinare il tramonto della civiltà della borghesia e del
capitalismo liberale che aveva dominato per tutto il XIX secolo. Dopo la Grande Guerra il mondo
non fu più lo stesso: un senso di crisi morale e civile sostituì l'ottocentesca fiducia nel progresso; gli
Stati Uniti sottrassero il primato culturale ed economico al Vecchio continente; un'idea di Stato
forte prevalse a discapito dei principi liberali, aprendo la strada all'affermarsi di totalitarismi di
destra e di sinistra. In queste pagine lo storico Hew Strachan descrive il sistema di relazioni
internazionali e le trame diplomatiche che furono all'origine della Prima guerra mondiale, ripercorre
gli avvenimenti militari e politici che ne segnarono le svolte fondamentali, analizza gli elementi
sociali ed economici che furono i fattori realmente determinanti per il crollo degli imperi centrali.
Avvalendosi di un nutrito apparato fotografico in gran parte sconosciuto, l'autore offre al grande
pubblico un valido e aggiornato compendio di una delle pagine più cruciali e drammatiche della
storia moderna.

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Thompson Mark - La guerra bianca. Vita e morte sul fronte italiano 1915-1919 -
Milano: Il Saggiatore, 2014
Agli albori del 1915 l'Italia è una nazione ancora da forgiare. Il popolo è diviso da irriducibili
differenze: non c'è una lingua, non c'è un sentimento comune. Gli italiani devono temprarsi in una
solida unità nazionale. La soluzione è la guerra, la fucina il campo di battaglia. Più alto sarà il
sacrificio, più nobili saranno i risultati. A pagarne il prezzo saranno i giovani costretti in un fronte
che corre per seicento chilometri, dalle Dolomiti all'Adriatico. Combatteranno in un biancore di
pietre e di neve che dura tutto l'anno, saranno uniti nella paura e nell'angoscia, uccideranno. Intorno
a loro l'assordante fuoco di sbarramento, l'insostenibile tensione prima dell'"ora zero", l'inferno
della terra di nessuno. Luigi Cadorna avrà in pugno le vite dei suoi soldati. Nel 1919 chi alla patria
aveva dato tutto si lascia conquistare dalla "trincerocrazia" di Mussolini e dall'idea che la Grande
guerra costituisca il fondamento della nazione. Si prepara così la scena per l'avvento del fascismo.
Valorizzando fonti come i diari dell'epoca e le interviste ai veterani, lo storico inglese Mark
Thompson con "La guerra bianca" restituisce il pathos degli assalti alle trincee, ripercorre con
sobrietà e precisione l'epica del fronte italiano, mette a nudo la foga nazionalistica e gli intrighi
politici che hanno preceduto il conflitto. Tra le pagine del libro, le esperienze di guerra di una
grande generazione di scrittori schierati su fronti opposti: Ungaretti, Hemingway, Kipling e Gadda.

Cervone P. Paolo - Vittorio veneto, l'ultima battaglia - Milano: Mursia, 2007


Dalle 3 di notte del 24 ottobre alle 3 del pomeriggio del 4 novembre 1918 l'esercito italiano
combatté a Vittorio Veneto l'ultima battaglia della Prima guerra mondiale. In dieci giorni si decisero
le sorti del conflitto in una lunga serie di aspri combattimenti che fu esaltata come mito nazionale
durante il fascismo e poi quasi cancellata dai libri di storia. Questo saggio racconta i fatti così come
si svolsero, separandoli dalle opinioni. Dai documenti dell'Ufficio Storico dell'Esercito, le cronache
dell'assalto decisivo oltre il Piave e la tenacia della 4a Armata sul Grappa, sino alla vittoria finale.

Tortato Alessandro - La prigionia di guerra in Italia. 1915-1919 - Milano: Mursia,


2004
Lo storico Mario Isnenghi, nella sua prefazione, definisce “La prigionia di guerra in Italia 1915-
1919” di Alessandro Tortato un libro pioneristico. Per la prima volta, infatti, si fa luce su una
interessantissima pagina della Grande Guerra caduta in completo oblio: il trattamento che l’Italia
riservò alle migliaia di prigionieri nemici catturati durante il conflitto. E parliamo di migliaia di
persone. L’Italia adempì con encomiabile sforzo agli oneri derivanti dalle convenzioni
internazionali stipulate all’Aia nel 1907, che prevedevano da parte dello stato detentore il rispetto di
alcuni diritti fondamentali della persona. La macchina organizzativa, pur partita con comprensibili
impacci, consentì infatti di garantire il mantenimento di oltre 400.000 prigionieri provenienti da
ogni parte dell’Impero austro-ungarico e dislocarli in campi di prigionia distribuiti nell’intero
territorio nazionale. Tortato ha potuto fare affidamento su documenti inediti rinvenuti presso
l’Archivio centrale dello stato e l’Ufficio storico militare. Ben più difficile reperire pagine di
memorialistica nei territori un tempo appartenuti alla corona imperiale: la dissoluzione finale
dell’Austria-Ungheria si tradusse purtroppo in una comprensibile dispersione collettiva della
memoria storica dei vinti, ancor più silenzi

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Fussell Paul - La grande guerra e la memoria moderna - Bologna: Il Mulino, 2000
Fussell utilizza per la sua indagine una ricca messe di materiali, in primo luogo letterari, ponendo al
centro l'esperienza individuale della guerra: la vita della trincea, la contiguità della morte.
Muovendosi fra questa realtà effettiva della guerra e l'immaginario da essa suscitato, l'autore illustra
da un lato come debbano essere fatti risalire alla guerra alcuni stereotipi della "memoria" dell'uomo
contemporaneo e dall'altro come la Grande Guerra abbia rappresentato la base su cui l'Europa ha
concettualizzato l'evento guerra e lo ha posto al centro del suo modo di vedere e vivere la realtà
storico-sociale.

Pieropan Gianni - Storia della Grande Guerra sul fronte italiano. 1915-1918 -
Milano: Mursia, 2009
Il Primo conflitto mondiale, che vide la contrapposizione tra le forze dell'Intesa e quelle degli
Imperi Centrali, scoppiò tra la fine di luglio e i primi d'agosto del 1914 e provocò, non solo in
Europa, una lunga serie di profondi mutamenti sul piano politico, sociale e territoriale. Le vicende
belliche descritte in questo libro ebbero come protagonisti i soldati del Regio Esercito che
combatterono dal 24 maggio 1915, giorno in cui l'Italia scese in guerra contro l'Austria-Ungheria,
fino alla vittoria, sancita il 4 novembre 1918 con l'entrata in vigore dell'armistizio di Villa Giusti.
Con uno stile di scrittura chiaro e semplice, l'autore delinea strategie e tattiche, passando dalle
grandi offensive alle singole battaglie che si svolsero dallo Stelvio all'Adriatico. La ricostruzione
precisa, esauriente, e al contempo imparziale, mira anche a fare giustizia sia dei trionfalismi sia
delle denigrazioni riguardanti i vertici governativi e militari dell'epoca. Le numerose cartine
permettono di seguire lo sviluppo delle complesse operazioni belliche che videro il sacrificio di
650.000 soldati italiani.

Pieropan Gianni - Ortigara 1917. Il sacrificio della 6ª Armata - Milano: Mursia,


2007
Affascinante come un romanzo d'avventure, incalzante nel drammatico succedersi degli eventi,
denso di eroismi e di miserie, di glorie e di meschinità: è il racconto di uno dei maggiori sforzi
bellici e logistici sostenuti dall'esercito italiano durante la Grande Guerra. Tra il 10 e il 29 giugno
1917 sull'Altopiano dei Sette Comuni si sviluppò l'offensiva della 6ª armata. Una pagina di guerra
che trovò il suo simbolo nel monte Ortigara, la tragica montagna considerata - a ragione - il
Calvario degli alpini italiani.

(a cura di Mario Rigoni Stern) - 1915 - 1918 La guerra sugli altipiani -


testimonianze di soldati al fronte - Vicenza: Neri Pozza, 2014

Questa antologia di scritti, che si avvale della prefazione di Carlo Azeglio Ciampi, mostra come gli
episodi più drammatici della Grande Guerra abbiano avuto come teatro soprattutto gli altipiani del
Nord-Est. Per i luoghi dove la Grande Guerra è passata, sulle montagne disabitate specialmente,
rimangono ancora i segni come profonde cicatrici che gli anni e le forze della natura non riescono a
cancellare. Sono lì, ben visibili, per ricordare e far riflettere. Lo scopo di questo libro è di dare
memoria di quanto accadde tra Pasubio e Valle del Brenta, i luoghi dove la Grande Guerra si è
manifestata in tutta la sua asprezza dal 24 maggio del 1915 al 4 novembre del 1918.

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DIARI, TESTIMONIANZE E NARRATIVA

Köppen Edlef - Bollettino di guerra - Milano: Mondadori, 2008


Pubblicato nel 1930, al termine della repubblica di Weimar e poco prima dell'avvento del nazismo,
"Bollettino di guerra" è un romanzo di forte impatto. Con l'immediatezza della testimonianza
diretta, ma nello stile impartecipe della Nuova Oggettività, mostra come nessun altro gli orrori della
Prima guerra mondiale. Il giovane studente Adolf Reisiger, partito volontario per il fronte francese
come artigliere, impara a conoscere la carneficina che avviene sul fronte, dal fuoco in trincea agli
attacchi col gas, dai bombardamenti aerei agli assalti dei carri armati. Il giovane lotta con tutto il
suo ardore contro la forza devastante di una guerra disumana, "moderna". Gettato letteralmente in
un bagno di sangue scopre che eroismo, abnegazione, trionfi sono parole vuote, dietro le quali resta
solo il cieco, brutale, insensato obbligo di "obbedire all'ordine di uccidere". Proibito dai nazisti,
dimenticato per decenni in Germania e inedito in Italia, questo romanzo, giudicato dai critici
contemporanei il migliore sull'esperienza della Grande guerra, regge senza timore il confronto con
altri assai più noti, come "Niente di nuovo sul fronte occidentale" di Erich Maria Remarque. Nato
nel 1893 Köppen partì per il fronte francese nel 1914. Più volte ferito e promosso sul campo, al
termine della guerra fu rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Congedato nel 1918, divenne redattore
e traduttore lavorando per la prima radio di Berlino. Licenziato con l'avvento del nazismo, morì nel
1939.

Barbusse Henry - Il fuoco - Castelvecchi, 2014


Un ottimo libro da cui traspare la vocazione antimilitarista dell'autore che in prima persona ha
vissuto il buio della prima guerra mondiale. I primi capitoli, particolarmente ricchi di dialoghi,
:rappresentano: poveri soldati che conducono una penosa esistenza nelle trincee. L'orrore della
guerra è particolarmente tangibile nel lungo capitolo "Il Fuoco", mentre l'ultimo, "L'alba", trasmette
al lettore la sensazione di tutta la sua inutilità, con il tentativo di afferrare, da parte dei poveri militi,
un barlume di verità che li conduca oltre il buio e l'orrore di quella guerra che li ha inghiottiti.
Pacifista fino all'invasione tedesca, lo scrittore e giornalista Henri Barbusse si era arruolato
volontario alla fine del 1914. Due anni dopo, convalescente per le ferite riportate in combattimento,
organizzò in forma narrativa il diario tenuto al fronte, scrivendo un classico dell'antimilitarismo che
anticipava le opere di Hemingway e Remarque. Storia di un gruppo di soldati semplici francesi, il
romanzo fu pubblicato nel pieno del conflitto, vinse il prrmio Goncourt e sconvolse l'opinione
pubblica europea, del tutto impreparata ad accettare la verità della guerra moderna. La presa di
coscienza morale e politica dei protagonisti rispecchia quella del loro autore: è una consapevolezza
che si nutre dell'esperienza vissuta, ma anche dell'efficacia dello stile trovato per raccontarla.

Gatti Angelo - Caporetto. Diario di guerra (maggio-dicembre 1917) - Bologna: Il


Mulino, 2014
A ottant'anni dalla rotta di Caporetto, torna uno dei più importanti documenti storici sul momento di
massima crisi dell'esercito italiano osservato dal Comando supremo. Quattro sono i grandi episodi
militari compresi nel diario di Gatti: la decima battaglia dell'Isonzo (maggio), la battaglia
dell'Ortigara (giugno), la conquista della Bainsizza (agosto), Caporetto (ottobre-novembre).

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Salsa Carlo - Trincee. Confidenze di un fante - Milano: Mursia, 2007
Il libro è uno dei pochi che riguarda la vita in trincea nella Prima Guerra Mondiale, in particolare
nella zona del Carso, una delle più mortifere di tutti i fronti interni. Il ten. Salsa ci dà un'idea di
come doveva essere la vita in quelle trincee, dove non si sapeva se era più dannosa l'acqua e il
fango o le assurdità degli ufficiali superiori. E dappertutto morti assurde. Il libro non ebbe
chiaramente alcun successo quando uscì, nel 1924, in piena ascesa fascista che non poteva lasciare
che una simile idea di trincea passasse. La storia autobiografica del giovane tenente Salsa, inviato
sul Carso a combattere, e tra i pochi tornati per raccontarlo. Una viva e toccante descrizione dei
campi di battaglia, delle carneficine di una guerra moderna combattuta con vecchi metodi, di azioni
eroiche dimenticate per sempre.

Rossaro Edgardo - Con gli alpini in guerra sulle Dolomiti - Milano: Mursia, 2007
Tra i libri autobiografici dedicati alla partecipazione italiana al Primo conflitto mondiale quello
dell'alpino Edgardo Rossaro si distingue non solo per la profonda umanità, ma anche per l'efficace
scrittura che ci fa rivivere uomini e luoghi di un tragico periodo della nostra storia. Vercellese di
nascita, Rossaro (1882-1972) viene scartato alla leva per insufficienza toracica, ma a trentatré anni
si arruola fra i Volontari Cadorini. Il suo è un racconto alpino in senso militare e in senso
paesaggistico. Il Peralba, le Tre Cime di Lavaredo, il Monte Cavallino e il Monte Piana, Cima
Undici e la Croda Rossa sono parte integrante di queste pagine, che vedono protagonisti soldati di
un esercito destinato in gran parte a sacrificarsi per la nazione. Soldato e pittore, queste sue
memorie sono rese ancora più efficaci dall'inserimento di disegni che fece all'epoca e dalla
riproduzione di alcuni suoi quadri.

Jahier Piero - Con me e con gli alpini - Milano: Mursia, 2014


È un diario di guerra scritto al fronte, tra il marzo del 1916 e il luglio del 1917, ma è anche un
diario di vita e di valori indelebili e un unicum dal punto di vista letterario, che alterna squarci
lirici e poetici a momenti narrativi

Stuparich Giani - Ritorneranno - Milano: Garzanti, 2008


Il romanzo narra le vicende di una famiglia triestina tra il 1915 e il 1918. I tre figli, Marco, Sandro e
Alberto Vidali, hanno passato il confine prima della dichiarazione di guerra dall'Italia all'Austria e
si sono arruolati volontari nell'esercito italiano; il padre, Domenico, beché di sentimenti italiani, è
soldato austriaco e combatte al fronte russo. Nella casa vuota e triste, restano la madre Carolina e la
figlia Angela, in ansiosa attesa dei loro cari lontani. Marco e Alberto morranno nel conflitto; come
anche Guido, fidanzato di Angela. Sandro invece tornerà cieco, colpito mentre cercava di soccorrere
il fratello morente in un'azione di guerra. Anche Domenico farà ritorno a casa e nel commosso
ricordo dei due caduti, la famiglia troverà la forza morale di reagire e ricostruire una nuova vita.

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Orga Irfan - Una famiglia turca - Firenze: Passigli, 2007
Autobiografia che va dal 1913 al 1940 , il libro ripercorre la vita familiare e sociale di una famiglia
dell'alta borghesia che con la grande guerra e la caduta dell'impero ottomano perde i privilegi
economici e sociali della propria posizione sino a ridursi in uno stato di estrema poverta', e sino alla
sua faticosa risalita verso un accettabile tenore di vita. Protagonisti di questo racconto, oltre alla
famiglia dello scrittre, sono la stessa Istanbuò e tutta la societa variegata di notabili, piccoli borghesi
e popolani che la abitano, cosi che il libro presenta vari piani di lettura che vanno dalla vicenda
privata del protagonista alla cultura ed ai costumi di un paese che e sempre stato un ponte tra
Oriente ed Occidente in un periodo cruciale della sua storia: dalla caduta del Sultano e dell'Impero
Ottomano alla rivoluzione di Kemal Ataturk.

Neglie Pietro - Ma la divisa di un altro colore - Roma: Fazi, 2014


Carlo e Antonio sono due uomini molto diversi: elettricista romano sicuro di sé e dotato della
saggezza di chi sa muoversi nel mondo il primo, contadino friulano ombroso e riservato il secondo.
E il 1915, anno in cui l'Italia entra in quella guerra che già da dieci mesi infuria in Europa, ed è al
fronte, tra il filo spinato e i camminamenti delle trincee, che i due si conoscono. Lì avviene il
battesimo del fuoco di Antonio, appena diciassettenne, ed è proprio Carlo a prendere a cuore le sorti
di quel giovanotto schivo e a insegnargli ciò che c'è da sapere sulla vita in prima linea. Così, a poco
a poco, tra i due nasce un legame sincero, rafforzato dall'ideale comune di una patria da difendere e,
nelle gelide notti di guardia, da racconti sulle donne, l'amore e tutte le altre cose da cui la chiamata
di leva li ha strappati. Alla fine della guerra le loro strade si dividono: a Roma, Carlo riconosce
negli ideali del fascismo le sue stesse idee di onore e lealtà, mentre Antonio, tornato in Friuli
temprato dall'esperienza al fronte, abbraccia l'ideale del socialismo contro le prepotenze dei
proprietari terrieri. Cominciano così due storie parallele destinate a intrecciarsi con le vicende di
un'Europa inquieta, divisa tra opposte visioni del mondo e lacerata dai conflitti, mentre già
all'orizzonte si addensano le nubi del grande carnaio della seconda guerra mondiale.

RIVISTE
LIMES, Rivista Italiana di geopolitica - 2014 -1914 L'eredita' dei grandi Imperi
- Editoriale l'Espresso n. 5

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