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14UTECumulativo

CORSO DI FITOTERAPIA E FARMACOGNOSIA


Seconda parte - anno 2013/2014 - indice degli argomenti trattati
CAPITOLO NONO - DROGHE PER L’INTESTINO: GONFIORE ADDOMINALE
- Intestino caratteristiche
- Disfunzioni dell’intestino
- Gonfiore addominale
-Prodotti carminativi.
- Finocchio
- Anice
- Carbone vegetale
- Enzimi proteolitici – definizione
- Ananas
- Papaia
- Colagoghi e coleretici
- Boldo
- Carciofo
- Tarassaco

CAPITOLO DECIMO - DROGHE PER L’INTESTINO: COSTIPAZIONE O STIPSI


- Definizione
- Terapie basate sull’uso di farmaci
- Terapie a base di prodotti fitoterapici
- Psillio
- Manna
- Frangula
- Cascara
- Senna
- Rabarbaro
- Aloe

CAPITOLO UNDICESIMO - DROGHE PER L’INTESTINO: DIARREA


- Definizione
- Acacia
- Agrimonia
- Quercia

CAPITOLO DODICESIMO - DROGHE PER L’APPARATO RESPIRATORIO


- Descrizione dell’apparato respiratorio
- disturbi dell’apparato respiratorio
- terapie
- espettoranti diretti
- espettoranti indiretti
- edera
- poligala
- marrubio
- saponaria
- elicriso
- grindelia
- drosera
- timo

CAPITOLO TREDICESIMO - DROGHE STOMOLANTI PER IL SISTEMA NERVOSO


- premessa
- droghe stimolanti descrizione
- caffè
- cacao
- the
- guaranà
- cola
- matè

CAPITOLO QUATTORDICESIMO - DROGHE PER LE ATTIVITÀ COGNITIVE


- attività cognitive, definizione
- ginkgo
- bacopa

CAPITOLO QUINDICESIMO - DROGHE PER INSONNIA, ANSIA E DEPRESSIONE


- insonnia, ansia, depressione, definizioni preliminari
CAPITOLO IX - DROGHE PER L’INTESTINO: GONFIORE ADDOMINALE
INTESTINO CARATTERISTICHE
“L’intestino”, (fig.1)*, rappresenta, all’interno dell’apparato digerente, quella particolare struttura anatomica, deputata
a svolgere le seguenti due funzioni:
- la prima per assicurare l’assorbimento continuativo di tutti principi nutritivi solidi e liquidi, ingeriti con l’alimentazione, i
quali a loro volta sono la condizione indispensabile a garantire le normali condizioni di sopravvivenza dell’organismo,
- la seconda per accumulare e compattare, sotto forma di feci, tutti i residui del processo digestivo, facilitandone
l’espulsione ed assicurando così normali condizioni fisiologiche di transito continuo e di svuotamento regolare
dell’intestino, allo scopo di evitare condizioni patologiche di ostruzione, le quali sono a loro volta potenzialmente
pericolose non solo per la funzionalità dell’intestino stesso ma anche per l’organismo in generale.
L’intestino, dal punto di vista anatomico, è formato da un lungo tubo, collocato interamente nella porzione inferiore
della cavità addominale, che inizia dallo stomaco e termina con lo sfintere anale, per una lunghezza complessiva di
circa 8/9 metri. La caratteristica forma tubulare dell’intestino è ripiegata più volte su se stessa, formando le cosiddette
“anse intestinali”, le quali a loro volta sono tenute ancorate alla parete addominale da una membrana sierosa a forma
di rete chiamata ”peritoneo”. L’intestino dal punto di vista fisiologico è un “organo muscolare”, che comprende due
parti tra loro distinte, chiamate rispettivamente “intestino tenue” ed “intestino crasso”, le quali svolgono attività
complementari e diverse tra loro:
“Intestino tenue”, o “piccolo intestino”, è la parte più lunga di tutto l’apparato digerente, in cui il “chimo”, proveniente
dallo stomaco, si trasforma in “chilo”; questo organo presenta una lunghezza complessiva di circa 6/7 metri ed è
suddiviso dal punto di vista anatomico e funzionale in “duodeno, digiuno ed ileo”; le pareti interne dell’intestino tenue
sono provviste di piccolissime estroflessioni di forma allungata, (denominate “villi intestinali”), le quali sono posizionate
in modo uniforme, lungo tutta la superficie interna dell’intestino, come le setole di una spazzola. Grazie alla loro
particolare struttura, i villi intestinali aumentano di molte volte la superficie di contatto tra l’intestino tenue e gli alimenti
ingeriti, facilitando in questo modo il processo di assorbimento e di assimilazione dei principi nutritivi.
La superficie interna dei villi intestinali è caratterizzata dalla presenza di “piccole masse di tessuto linfatico”, la cui
funzione essenziale è quella di contrastare e limitare l’attacco delle popolazioni batteriche presenti negli alimenti. La
“digestione chimica” e, conseguentemente, l’assorbimento della maggior parte delle macromolecole, contenute nel
cibo, avviene all’interno dell’intestino tenue:
- le proteine vengono scomposte in aminoacidi,
- i carboidrati sono ridotti a zuccheri semplici,
- mentre i grassi vengono scissi in acidi grassi e glicerolo,
in questo modo le sostanze nutritive, ridotte ai loro componenti essenziali, possono poi essere assimilate, passando,
attraverso i villi, direttamente nel sangue.
Il processo digestivo, che avviene nell’intestino tenue è sostenuto dall’attività secretiva di due grandi ghiandole,” il
Pancreas” ed “il Fegato”, le quali riversano direttamente nell’intestino tenue i succhi da esse prodotti.
“Il Pancreas”, secerne il “succo pancreatico”, le cui funzioni principali sono quelle di:
- possedere caratteristiche basiche in grado di neutralizzare l’acidità del chimo al suo arrivo nell’intestino tenue,
- contenere enzimi proteolitici, (tripsina e chimotripsina), enzimi glicolitici, (amilasi), e di enzimi lipolitici, (lipasi
pancreatiche), in grado di facilitare la degradazione e l’assorbimento delle sostanze alimentari ingerite.
“Il Fegato”, svolge ”in generale molteplici funzioni di trasformazione e di accumulo”, indispensabili a garantire la
sopravvivenza dell’organismo, in particolare, per quanto riguarda il processo digestivo la sua più importante funzione
è quella di assicurare la produzione di un enzima chiamato “bile”, le cui caratteristiche principali sono quelle di:
- rendere i grassi più facilmente emulsionabili, facilitandone l’assorbimento a livello intestinale,
- assicurare l’assorbimento delle vitamine liposolubili, (A,D,E), presenti nei grassi,
- neutralizzare, grazie al suo effetto battericida, la presenza dei batteri nocivi introdotti con l’alimentazione.
“Intestino crasso”, o “grande intestino” è la seconda ed ultima parte dell’apparato digerente; questo organo che ha
una lunghezza di circa 2 metri, è collegato all’intestino tenue, dalla valvola ileocecale e termina con lo sfintere anale.
L’intestino crasso è anatomicamente suddiviso in sei tratti: cieco, colon ascendente, colon trasverso, colon
discendente, sigma e retto.
Le principali funzioni dell’intestino crasso sono quelle di:
1°) assicurare, nella sua prima porzione, l’assorbimento dell’acqua, delle vitamine e dei sali minerali,
2°) favorire nella seconda parte l’espulsione attraverso il retto delle sostanze residue non più utilizzabili.
All’interno dell’intestino crasso, è importante ricordare che sono costantemente presenti numerosi batteri, denominati
comunemente come ”flora batterica intestinale” o “batteri simbionti”, i quali si nutrono di tutte le sostanze non digerite
dall’intestino tenue e limitano la crescita di tutti i microrganismi dannosi. Questi batteri sono di grande utilità per
l’organismo, perché decomponendo le sostanze alimentari, che transitano in questo tratto, rendono disponibili alcune
vitamine tra cui la B1, la B2, la K, la maggior parte di questi batteri è poi regolarmente espulsa con le feci, la parte
rimanente si riproduce in continuazione garantendo così la normale funzionalità fisiologica di questa parte
dell’intestino.
fig. 1* - rappresentazione anatomica dell’apparato digerente

DISFUNZIONI DELL’INTESTINO
Le principali disfunzioni intestinali, che affliggono con sempre maggior frequenza i pazienti, sono originate o
riconducibili, in prevalenza, alle seguenti due cause:
- in primo luogo alle mutate condizioni alimentari troppo raffinate, alla presenza sempre più diffusa di conservanti,
correttivi e aromatizzanti negli alimenti, di cui usufruisce attualmente la popolazione;
- in secondo luogo alle attuali condizioni di vita troppo spesso regolate, dall’accettazione di abitudini alimentari
dannose per la digestione, dall’ingestione di bevande scarsamente tollerabili per il nostro organismo, dalla ricerca di
nuove forme di edonismo e di falso benessere sociale, da ritmi troppo frenetici ed stili di vita troppo stressanti. Questi
due fattori, di natura alimentare e relazionale, estranei al nostro organismo, rappresentano la causa diretta
dell’insorgenza di alcuni disturbi, “facilmente evidenziabili e curabili”, tra le quali ricordiamo i seguenti:
- “gonfiore addominale”,
- “stipsi o costipazione”,
- “diarrea”.
Per ciascuno di questi tre disturbi sono facilmente disponibili, sia medicinali largamente diffusi, sia prodotti fitoterapici
dotati di attività spesso più complete meglio tollerate rispetto a quelle dei farmaci stessi. Tuttavia essi non devono mai
essere né trascurati né tantomeno sottovalutati, per cui se l’intensità dolorifica è molto intensa e/o la durata di questi
malesseri, solitamente di natura transitoria, perdura per lungo tempo, questi disturbi possono trasformarsi in patologie
vere e proprie, come per es. quelle sostenute da gravi forme infettive, accompagnate da stati febbrili, o come quelle
manifestatesi a seguito di formazioni neoplastiche

GONFIORE ADDOMINALE - PREMESSA


Il gonfiore addominale è una particolare stato patologico “fastidioso e spesso doloroso” dell’apparato gastro-
intestinale, caratterizzato da “sensazione di pienezza” e da “tensione addominale”, sintomatologie causate da “una
eccessiva presenza di gas” all’interno dell’intestino. Nella maggior parte dei casi il gonfiore addominale può essere
considerato come un banale disturbo tipico dell’intestino, che può essere facilmente eliminato adottando semplici
interventi di natura alimentare, o di stile di vita. Tuttavia in altri casi questo disturbo, talvolta, può nascondere una vera
e propria patologia in atto, ricollegabile per es. a calcoli della cistifellea, gastroenterite virale, intolleranza al lattosio,
ostruzione intestinale, peritonite, sindrome dell’intestino irritabile, o ad altre patologie di natura tumorale che
coinvolgono altri organi posti al di fuori dell’intestino stesso. Questo disturbo, a seconda del livello di intensità o della
durata con cui si manifesta, può degenerare in una condizione patologica vera e propria, in relazione anche allo stato
di salute dell’individuo. Il gonfiore addominale non deve mai essere, né sottovalutato, né tantomeno trascurato, ma al
contrario in caso di mancata rapida remissione, il disturbo sopra indicato deve essere accompagnato da indagini
mediche specifiche in grado di diagnosticare e di accertare le possibili cause e per adottare le conseguenti terapie.

GONFIORE ADDOMINALE - DESCRIZIONE


La presenza eccessiva di gas a livello addominale dipende da una parziale degradazione e trasformazione di alcuni
alimenti durante il processo digestivo, che a sua volta determina una loro assimilazione incompleta da parte
dell’intestino tenue. Le sostanze nutrienti non assimilate, una volta trasferite nell’intestino crasso, sono decomposte,
per “ossidazione” in modo errato dalla flora batterica intestinale, in elementi di scarto, liberando energia e miscele di
gas formate in prevalenza da anidride carbonica, composti solforati, acidi grassi volatili, indolo, scatolo ed altri
composti azotati. I microrganismi che costituiscono la flora batterica intestinale fermentano i residui di cibo non
assorbito o non digerito, traendone energia e liberando gas per cui ne consegue che, quanto maggiore è la
concentrazione di sostanze non completamente assorbite a livello colico, tanto maggiore è la produzione di gas
intestinali. Nelle persone intolleranti al lattosio, ad esempio, l’incapacità di digerire questo zucchero nell’intestino
tenue, porta alla formazione di notevoli quantità di gas intestinali ad opera della flora batterica presente nell’intestino
crasso. Analogamente, alcuni tipi di legumi, es. fagioli, ricchi di oligosaccaridi non digeribili, (stachiosio e raffinosio),
provocano massicce fermentazioni da parte dei batteri con conseguente formazione di gas.
Questo insieme di reazioni, che avviene per via biologica, è assimilabile a titolo esemplificativo ad un comune
processo di “combustione”, in cui la sostanza, (combustibile), che viene bruciata, parzialmente o completamente,
libera energia e miscele di gas, facilmente avvertibili per via olfattiva, a seguito dalle reazioni di ossidazione dei
corrispondenti elementi, presenti nel combustibile di partenza.

GONFIORE ADDOMINALE - CONSEGUENZE


Questo disturbo provoca disagi, fastidiose o sgradevoli situazioni di malessere che a loro volta sono comunemente
definite come: “dispepsia, eruttazione, meteorismo o flatulenza”.
Dispepsia, il termine derivato dal greco, (che significa digestione difficile), è riferito ad una sintomatologia non sempre
facilmente classificabile caratterizzata da fastidio o dolore persistente o ricorrente, che si manifesta quasi sempre in
concomitanza con i pasti principali.
Eruttazione, questo termine indica l’emissione di un “suono sgradevole”, chiamato volgarmente “rutto”; questo atto
volontario, troppo spesso manifestato inopportunamente da parte di soggetti, completamente privi di cultura,
educazione, rispetto e senso civico, riguarda la fuoruscita, attraverso il cavo orale, di gas prodotti nello stomaco,
durante o al termine dei processi digestivi, diversamente dall’emissione. di aria proveniente dalla trachea e dai
polmoni, come avviene normalmente nel caso della voce.
Flatulenza, questa parola, che deriva dal latino, (flatus ulentus: soffio intenso/abbondante), definisce la condizione di
eccessiva produzione di gas a livello gastrointestinale, accompagnata da un’emissione rapida, forzata e spesso non
facilmente controllabile degli stessi gas attraverso il retto e lo sfintere anale, provocando rumori fastidiosi,
caratterizzati da varia sonorità e sviluppando odori più o meno intensi, sgradevoli, che risultano essere facilmente
percettibili in luoghi chiusi.
Meteorismo, questo disturbo, il cui significato deriva dal greco, (meteoros: sollevare/stare in alto), spesso confuso
con il precedente, descrive una condizione dolorosa di gonfiore o tensione addominale, dovuta a formazione,
presenza ed accumulo eccessivi di gas a livello gastrointestinale, che danno luogo a rigonfiamento dell’addome, in
quanto non riescono né ad essere riassorbiti naturalmente, né a trovare sfogo attraverso il retto
Rimedi, le disfunzioni dell’intestino, sopra indicate sono, nella maggior parte dei casi, facilmente curabili attraverso
l’uso mirato di prodotti fitoterapici, i quali a seconda del particolare meccanismo d’azione possono essere classificati
in: “prodotti carminativi”, “droghe contenenti enzimi proteolitici”, “sostanze coleretiche/ colagoghe”.

PRODOTTI CARMINATIVI - DEFINIZIONE


Il significato del termine di “carminativo” è riferito a quei componenti, che riducono la presenza dei gas accumulati
nello stomaco e/o nell’intestino, facilitandone l’eliminazione o l’adsorbimento, con la conseguente riduzione
sintomatologia di dolore o di fastidio da essi provocata.

FINOCCHIO
Il “finocchio”, denominato anche “foeniculum vulgare”, appartiene alla famiglia delle “Umbrelliferae” e comprende sia
il “finocchio dolce”, che il “finocchio amaro”. Il finocchio è una pianta erbacea, originaria del bacino del Mediterraneo, è
largamente coltivata in molti paesi a clima temperato ed è comunemente utilizzata come alimento.
Droga, è costituita dall’”olio essenziale”, ottenuto per distillazione di tutte le parti verdi di piante di 2 anni, frutti
compresi; il residuo di distillazione è utilizzato come mangime per animali.
I “frutti del finocchio dolce” contengono dal 2 al 4% di olio essenziale, il quale è costituito per l’80-85% da “anetolo” e
per il restante 10-15% da composti aromatici a forte volatilità quali: “estrapolo, fencone, limonene, fellandrene ed
anisaldeide”.
I “frutti del finocchio amaro” presentano una maggior percentuale di olio essenziale, solitamente superiore al 4% e
contengono una quantità superiore di fencone, che rende l’aroma meno gradevole. Per la Eu Pharm. V Ed. le foglie
devono contenere almeno il 2% di olio essenziale, il quale deve essere costituito da anetolo per almeno l’80%.
Proprietà terapeutiche, questa droga è abitualmente utilizzata per il trattamento sintomatico delle turbe digestive,
quali sensazione di gonfiore a livello addominale, insufficienza digestiva, eruttazioni e flatulenza e come coadiuvante
nella terapia del colon irritabile. Studi clinici hanno evidenziato che il finocchio possiede un’efficacia paragonabile a
quella della “metoclopramide” e che può essere vantaggiosamente sfruttato anche per il trattamento delle coliti
infantili, senza evidenziare effetti collaterali degni di nota. Come tutti gli oli essenziali il finocchio è dotato di proprietà
antibatteriche ed antimicotiche e può essere impiegato come balsamico-espettorante. Il finocchio nella tradizione
popolare è utilizzato per aumentare la montata lattea, ma mancano studi appropriati che ne confermino l’effetto. I semi
infine possono essere sfruttati, oltre che per i loro effetti terapeutici, anche come correttivi del gusto nella formulazione
di tisane.
Effetti collaterali, molto raramente sono state osservate reazioni allergiche; il finocchio interagisce con la
farmacocinetica della ciprofloxacina; gli estratti di finocchio presentano attività estrogenica.

ANICE
L’anice, denominato come “pimpinella anisum”, appartenente alla famiglia delle “Umbrelliferae”, è una pianta erbacea
alta fino a 50 cm, coltivata in europa, nel bacino del Mediterraneo ed in America centrale. Questa pianta è largamente
utilizzata come aromatizzante nell’industria alimentare, in quella farmaceutica, cosmetica ed infine nell’industria
liquoristica, per la preparazione di salse, vivande, sciroppi, elisir, dentifrici, saponi, profumi o “liquori puri”,
caratterizzati da un’elevata concentrazione di anice, quali: uozo, pernod,, arrak etc.
Droga, costituita da un “olio essenziale”, ricavato dai frutti, è inserita nella Farmacopea Europea, la quale prevede un
titolo minimo non inferiore al 2%. L’olio essenziale è ricco di “anetolo”, (90% circa), linaiolo, anisaldeide ed altri
componenti aromatici fortemente volatili. L’assenza nella droga di anice del “fencone” la rende facilmente distinguibile
dall’olio essenziale ricavato dal finocchio.
Proprietà terapeutiche, sono molto simili a quelle già indicate per il finocchio, la droga di anice è abitualmente
utilizzata a scopo digestivo, grazie alle sue proprietà eupeptiche, carminative, antispastiche. Questa droga è efficace
anche quando è impiegata come balsamico-espettorante. Analogamente al finocchio, anche questa droga, per la
presenza di anetolo, è ritenuta utile nella tradizione popolare per stimolare la secrezione lattea.
Effetti collaterali, alle dosi abituali non manifesta effetti collaterali, ad eccezione di rari casi di fotodermatiti; a dosi
molto elevate può produrre convulsioni.

CARBONE VEGETALE
Caratteristiche, il carbone denominato anche “carbone attivo officinale” è una sostanza solida, di origine vegetale,
finemente polverizzata, la quale è dotata di elevato potere adsorbente. Il carbone vegetale è prodotto ottenuto per
“combustione priva di fiamma a temperature elevate, comprese tra i 400° e i 600°C”, da legname di betulla, pioppo,
salice, o più recentemente anche da gusci e noccioli di frutta. Il trattamento di combustione senza fiamma è seguito
immediatamente da una seconda “combustione da calefazione o da macerazione”, per mezzo della quale viene
iniettato del vapore a diretto contatto con il materiale combusto; questa operazione modifica la superficie delle
particelle di carbone vegetale, introducendo una diffusa micro-porosità e permeabilità, caratteristiche che conferiscono
elevate proprietà adsorbenti alla polvere stessa.
Proprietà terapeutiche, il carbone vegetale, in funzione dell’elevato potere adsorbente di cui è dotato, è utilizzato:
1°) “come antitossico”, nei casi di “avvelenamento da ingestione di sostanze tossiche”, in quanto esso si lega ai veleni
ingeriti, agendo in competizione con la mucosa gastrica. In questi casi, oltre che intervenire il più rapidamente
possibile, è però necessario associare anche un purgante o una lavanda gastrica, per eliminare al più presto il
complesso formatosi.
2°) “come antidiarroico, antimeteorico, antiacido o disinfettante dell’intestino”, da utilizzare però per periodi molto
limitati nel tempo, in quanto il suo uso riduce l’assorbimento delle sostanze nutritive e delle vitamine. La
somministrazione di altri farmaci, per non essere ostacolata, deve avvenire a distanza di circa 2 ore dall’utilizzo del
carbone vegetale.
3°) “come decolorante”, per favorire l’adsorbimento, la separazione e la filtrazione e la rimozione di pigmenti solubili,
fortemente colorati instabili o facilmente degradabili nel tempo, presenti in soluzioni acquose da utilizzare ad elevato
grado di purezza.

ENZIMI PROTEOLITICI - DEFINIZIONE


Gli enzimi proteolitici, sono quelle sostanze in grado di scindere i “legami peptidici”, che uniscono tra loro i vari
aminoacidi presenti, in maniera ripetuta sequenziata e concatenata, all’interno di una molecola proteica. I legami
peptidici sono formati dalla presenza combinata di particolari elementi, che caratterizzano in maniera univoca la
forma, il profilo, l’ingombro e la conseguente affinità o compatibilità con i diversi siti biologici, presenti nel nostro
organismo allo scopo di identificare e utilizzare correttamente la molecola proteica.
Gli enzimi proteolitici, presenti nell’apparato digerente, vengono prodotti a livello dello stomaco, del pancreas e
dell’intestino, questi enzimi nel loro insieme sono indispensabili per la digestione delle proteine alimentari, le quali
vengono ridotte a frammenti molecolari sufficientemente piccoli, (peptidi o aminoacidi), tali da permetterne
l’assorbimento. I principali enzimi proteolitici comprendono:
- la pepsina sostanza prodotta direttamente dalle cellule stomaco per aggredire selettivamente alcuni tipi di proteine,
- la tripsina, sostanza prodotta dal pancreas e riversata nell’intestino tenue,
- la chimotripsina, sostanza prodotta anch’essa dal pancreas e riversata nell’intestino tenue,
- l’elastasi, sostanza prodotta dal pancreas e utilizzata per facilitare in particolare la digestione di alimenti carnosi,
- la carbossipeptidasi, prodotta dal panceas e impiegata per digerire le parti terminali di una proteina,
- l’amminopeptidasi, sostanza prodotta direttamente dall’intestino tenue per digerire le parti terminali di una proteina,
- la dipeptidasi, sostanza prodotta dall’intestino tenue per la digestione specifica di alcune parti proteiche.
Analogamente a quanto sopra illustrato per quanto riguarda gli enzimi proteolitici prodotti dal nostro organismo,
anche nel mondo vegetale sono presenti sostanze, che svolgono lo stesso tipo di funzione e la cui assunzione può
facilitare la risoluzione, sia di problemi collegati ai processi digestivi, sia di disturbi causati dall’ingestione di alimenti
non facilmente digeribili. I prodotti maggiormente usati per la cura dei processi digestivi sono : l’Ananas e la Papaia.,

ANANAS
L’ananas, appartenente alla famiglia delle “bromeliaceae”, è una pianta erbacea originaria dell’america centrale, di
uso largamente diffuso, che viene attualmente coltivata a scopo alimentare in moltissimi paesi tropicali. I suoi frutti
presentano una grandezza molto varia, (possono raggiungere i 4 Kg di peso), sono rivestiti da una buccia spessa,
molto resistente ed impermeabile chiamata esocarpo. La polpa presente all’interno di colore giallastro, chiamata
“mesocarpo”, rappresenta la parte commestibile di questa pianta, ha un sapore dolce e profumato, è ricca di zuccheri,
sali minerali, vitamine A, B2, C.
Droga, è ricavata dal frutto e dalle radici, contiene un enzima proteolitico denominato ”bromelina”, sostanza dotata di
proprietà digestive, cicatrizzanti ed antinfiammatorie.
Proprietà terapeutiche, la bromelina possiede un’azione enzimatica proteolitica, grazie alla quale è in grado di
demolire parzialmente le proteine presenti in materiali biologici molto comuni, come caseine, collageni, gelatine,
globulina e fibre muscolari. La bromelina viene assorbita come tale per il 40% da parte della mucosa intestinale e
presenta proprietà antiedematose, antinfiammatorie ed inibitorie della coagulazione del sangue, (riduzione della
permeabilità capillare, riduzione dei tempi di assorbimento dell’ematoma, effetto sull’aggregazione piastrinica, ecc.).
Queste proprietà hanno determinato un ampio uso della bromelina in terapia, come agente antinfiammatorio negli
edemi dei tessuti molli, nell’artrite reumatoide, nei casi di tromboflebiti, ematomi, infiammazioni orali e rettali, negli stati
post-operatori o per facilitare i processi di riassorbimento delle ferite. La specialità medicinale contenente bromelina,
maggiormente utilizzata è chiamata “Ananase”
Effetti collaterali, l’utilizzo di ananas, specie per trattamenti prolungati è controindicato per pazienti, affetti da ulcera
gastroduodenale o nei soggetti sottoposti a terapie di anticoagulanti, (eparina o warfarin); a dosaggi elevati la
bromelina modifica inoltre la concentrazione di amoxicillina e delle tetracicline nei liquidi plasmatici, alterando
conseguentemente il meccanismo d’azione di queste due sostanze.

PAPAIA
La papaia, appartenente alla famiglia delle “Caricaeae” è una pianta tropicale o sub-tropicale, in grado di raggiungere
un’altezza fino a 10 m, che assomiglia come aspetto a quello di una palma. Questa pianta è attualmente coltivata su
larga scala in tutte le regioni tropicali ed assume nomi diversi a seconda del paese in cui essa viene coltivata. I
componenti più largamente commercializzati per uso alimentare, sono costituiti dai frutti, i quali sono particolarmente
apprezzati per le loro proprietà organolettiche e nutritive, (sono ricchi di vitamine A,B e C).
Droga, per incisione dei frutti ancora immaturi, si ottiene un lattice dal quale è ricavata la “papaina” sostanza dotata
di una forte attività proteolitica. La papaina, chiamata anche “pepsina vegetale” è costituita da una miscela di enzimi i
quali hanno mostrato in vitro la proprietà di scindere, in ambiente neutro o leggermente alcalino, (pH 7- 7,5), molte
proteine complesse, scarsamente assimilabili, (albuminoidi), riducendole a frazioni chiamate “peptoni”, di forma più
semplice e quindi più facilmente assimilabili.
Proprietà terapeutica principale, la papaia per le proprietà proteolitiche della papaina è largamente utilizzata, come
succedaneo dei fermenti gastrici, nei casi di insufficienza gastrica e duodenale.
Proprietà terapeutiche supplementari, la papaia è classificata come “fitocomplesso”, cioè come specie vegetale
dotata di molteplici proprietà, spesso tra loro diverse, che risultano evidenziabili a seconda del metodo di estrazione
adottato. Nei frutti di papaia sono presenti sostanze antiossidanti come sali minerali tra cui il selenio il potassio ed il
magnesio, flavonoidi, carotenoidi e provitamina A. In relazione a recenti studi relativi a trattamenti di fermentazione e
di purificazione dei frutti è stato possibile selezionare un nuovo tipo di estratto che è conosciuto commercialmente
come “Papaia fermentata”. Questo nuovo prodotto, classificato come “integratore alimentare”, grazie alla presenza del
“licopene” e della “β-criptoxantina”, è dotato di attività protettive per le cellule, liberandole dalla presenza dei “radicali
liberi”, sostanze la cui formazione è ritenuta la causa principale “dell’invecchiamento cellulare”, il quale se trascurato,
può anche causare gravi malattie degenerative. La presenza nella papaia fermentata di flavonoidi regola inoltre la
permeabilità delle pareti dei vasi sanguigni, migliorando in generale le condizioni di funzionamento dei capillari ed in
particolare la microcircolazione a livello cerebrale. Gli estratti di papaia sono inoltre molto ricchi di sali minerali in
forma organica, facilmente assimilabili e quindi completamente disponibili per facilitare le reazioni chimiche che
avvengono all’interno delle cellule.
Tra gli altri utilizzi abbastanza diffusi di questa droga, (anche se non sempre condivisibili), ricordo quello che riguarda
prevalentemente il settore alimentare in cui la papaina viene aggiunta alla carne da arrostire per renderla più tenera.

COLAGOGHI E COLERETICI - DEFINIZIONE


Il termine “colagogo” indica una sostanza in grado di favorire il trasporto della bile dalla cistifellea al duodeno, mentre
il termine “coleretico” è riferito ad una sostanza, che stimola la produzione della bile nel fegato. Molto spesso questi
due termini vengono confusi tra di loro. I principali prodotti aventi attività colagoga e/o coleretica sono il boldo ed, il
carciofo.

BOLDO
Il Boldo, denominato anche “Pneumus boldus Molina”, appartiene alla famiglia delle “Monimiaceae”, è un albero
spontaneo, arbustiforme, sempreverde, che raggiunge i 5-6 metri, originario del Cile, dove è attualmente coltivato su
larga scala.
Droga, è ottenuta prevalentemente dalle foglie, raccolte di preferenza in autunno, le foglie una volta essiccate prima
di essere triturate presentano un odore gradevole di tipo canforaceo, e un sapore aromatico piuttosto amaro e acre; le
foglie contengono prevalentemente una ventina di alcaloidi isochinolinici, dei quali “la boldina”, è quella che
rappresenta il principio attivo prevalente, assieme ad una ridotta percentuale di olio volatile ricco di “ascaridolo”.
Proprietà terapeutiche, il boldo è impiegato per il trattamento dei disordini digestivi ed epatici, come stomachico,
coleretico e lassativo. Le sperimentazioni effettuate hanno sempre confermato l’attività coleretica, con netto aumento
della secrezione biliare, anche se con effetto di breve durata. La boldina è considerata responsabile delle principali
attività farmacologiche del boldo, essa protegge, “in vitro”, i sistemi biologici dall’azione degradante dei radicali liberi e
rilassa la muscolatura liscia.
Controindicazioni, l’olio essenziale o i distillati ottenuti dalle foglie, non possono essere utilizzati direttamente a
causa della presenza di “ascaridolo”, sostanza molto tossica, la quale è utilizzata come potente vermifugo; l’ascaridolo
inoltre è un composto contenente al proprio interno un gruppo funzionale denominato “perossido terpenico”, che lo
rende chimicamente molto instabile all’aria e se sottoposto a rapido riscaldamento tende ad esplodere facilmente.

CARCIOFO
Il carciofo o “Cynara scolymus” , appartenente alla famiglia delle “Compositae”, è una pianta erbacea biennale,
largamente diffusa e coltivata in Italia come ortaggio.
Droga, è ottenuta principalmente dalle foglie fresche essiccate e più raramente dalle radici. I principi attivi presenti
sono formati da “composti caffeilchinici”, (che costituiscono il titolo della droga), da “lattoni sesquiterpenici” di sapore
amaro, (cinarina), da “flavonoidi” e da “acidi organici semplici”. Le caratteristiche e le proprietà questa droga sono
presenti e descritte nella F.U. XI Ed.
Proprietà terapeutiche, l’attività terapeutica del carciofo è conosciuta fin dai tempi dei Romani, soprattutto
relativamente “all’attività coleretica, epatoprotettiva, ipolipemizzante e diuretica”. Gli estratti totali idroalcolici di foglie di
carciofo mostrano un effetto coleretico, con aumento sia del volume sia del residuo secco della bile secreta. Gli stessi
estratti possiedono anche un’attività epatostimolante, con proliferazione delle cellule e mobilizzazione delle riserve del
fegato. Gli estratti di carciofo, come amari, manifestano proprietà eupeptiche e stomachiche, accompagnate da
aumento della secrezione cloropeptica, delle capacità digestive del succo duodenale e della funzionalità del tratto
gastro-enterico. Il carciofo manifesta anche un’attività diuretica, che determina un incremento sia del volume delle
urine che della parte solida in esse contenuta. Il carciofo presenta infine anche “attività ipolipemizzante” ¹, rivolta in
particolare all’accumulo e al ricambio dei lipidi, per comprendere meglio l’importanza di quest’ultima attività, viene di
seguito illustrato sinteticamente il significato dell’effetto ipolipemizzante.
Effetti collaterali, a seguito delle sperimentazioni finora condotte su soggetti sani non affetti da neoplasie in corso,
non sono emerse manifestazioni di tossicità specifica dall’uso continuato delle foglie di carciofo, eccettuati sporadici
episodi di flatulenza, i quali peraltro erano strettamente correlati però con l’alimentazione adottata. Le uniche vere
cautele nell’uso continuato per lunghi periodi riguardano, pazienti affetti da iperbilirubinemia, le ostruzioni/occlusioni
del dotto biliare, in pazienti affetti da calcoli biliari e da ultimo le donne in stato di gravidanza e l’allattamento, (a causa
del sapore amaro).

TARASSACO
Il Tarassaco, o “Taraxacum officinale”, conosciuto anche con i nomi di “soffione o dente di leone”, è una pianta
erbacea, della famiglia delle “Asteraceae”, particolarmente diffusa nei luoghi erbosi ed aerati di tutto il territorio
italiano.
Droga, la tintura o l’estratto fluido della radice e del rizoma, sono dotate di una discreta attività coleretica e colagoga e
contengono inoltre una fibra solubile chiamata “inulina”, la quale favorisce la crescita e l’attività della flora batterica
intestinale; le foglie essiccate, sono comunemente utilizzate come decotto e presentano un’attività diuretica
Proprietà terapeutiche, il tarassaco, pianta medicinale di tipo “fitocomplesso”, è comunemente utilizzato, da solo o in
associazione con altre sostanze, nella preparazione di prodotti fitoterapici, in grado di svolgere le seguenti attività:
- colagogo e coleretico,
- decongestionante e disintossicante epatico,
- stimolante l’attività pancreatica,
- coadiuvante per la riduzione delle affezioni intestinali,
- diuretico o per ridurre la ritenzione idrica.

CAPITOLO X - DROGHE PER L’INTESTINO: COSTIPAZIONE O STIPSI


DEFINIZIONE
La “costipazione”, definita comunemente con i nomi di “stipsi” o “stitichezza”, è quella patologia caratterizzata da
alterazione del processo di formazione del bolo fecale, la quale provoca un indurimento e/o una riduzione della massa
fecale, con conseguente difficoltà nell’espulsione delle feci. Questo disturbo è spesso causato da abitudini alimentari
disordinate, da diete a basso contenuto di fibre, da scarsità di liquidi ingeriti, da intolleranze alimentari di vario tipo, da
affezioni organiche intestinali di varia natura, (funzionale, infettiva, relazionale, emotiva). La stitichezza, tra i disturbi
gastrointestinali, rappresenta in assoluto quello segnalato più frequentemente da parte dei pazienti al medico o al
farmacista.
Nella maggior parte dei casi questo disturbo costituisce spesso un fastidio occasionale, facilmente risolvibile, con
l’ausilio di prodotti ad “uso locale”, (evacuanti), o “assunti per via sistemica”, (lassativi). Diversamente quando la
stitichezza diventa continuativa, allora questo malessere degenera in una patologia vera e propria, che spesso arriva
a compromettere la qualità di vita e che richiede l’impiego di terapie specialistiche. Per quanto strano possa sembrare,
non esiste una definizione univoca, standardizzabile o condivisa dal punto di vista fisiologico o patologico in grado di
indicare chiaramente cosa si intende per stipsi o stitichezza, attualmente sono, infatti, utilizzati diversi parametri, molti
dei quali anche soggettivi, per descrivere l’intensità o la frequenza dei sintomi lamentati. La maggior parte delle
sintomatologie attribuibili alla stipsi comprendono uno o più dei seguenti disturbi:
- scarsa frequenza nella defecazione,
- transito lento e difficoltoso delle feci,
- difficoltà e sforzo nell’evacuazione,
- sensazione di evacuazione incompleta,
- sensazione di fastidio peso e/o gonfiore addominale,
- presenza di feci dure e caprine,
- allungamento del tempo di defecazione,
- necessità di intervento manuale per consentire l’evacuazione delle feci.
Sulla base delle caratteristiche sintomatiche chiave del disturbo, la task force istituita “dall’American College of
Gastroenterology, (ACG)”, ha elaborato per la stipsi la seguente definizione:
“disturbo sintomatico, caratterizzato da ridotto numero di defecazioni, transito difficoltoso delle feci o entrambi”, inoltre
la stipsi, a seconda della durata, viene ulteriormente classificata in “occasionale” o “cronica”, a seconda della durata
del sintomo.

TERAPIE BASATE SULL’UTILIZZO DI FARMACI


Nella maggior parte dei casi i rimedi, più frequentemente adottati per combattere i sintomi da stipsi occasionale,
consistono nella somministrazione di prodotti chiamati comunemente con il termine di “lassativi”, i quali agiscono
riducendo la sintomatologia in un intervallo di tempo, che può variare da poche decine di minuti fino a 12/16 ore dalla
loro somministrazione. Per quanto riguarda i “lassativi”, le diverse tipologie di prodotti maggiormente utilizzati sono
costituite da preparati medicinali somministrati per “via orale” o utilizzati “localmente per via rettale”. In funzione del
particolare meccanismo d’azione di ciascun prodotto, i lassativi, attualmente presenti in commercio, sono
raggruppabili nelle seguenti classi:
“lassativi di contatto”,
“lassativi di volume”,
“lassativi ad azione osmotica”,
“lassativi emollienti”,
lassativi stimolanti”,
“lassativi evacuanti”;
per ciascuno di questi fornisco di seguito una breve e riassuntiva descrizione delle caratteristiche e dei meccanismi
d’azione.
Lassativi di contatto, questo tipo di farmaci, dopo esser stati somministrati per via orale, provocano irritazione delle
pareti dell’intestino, inducendo un incremento della motilità intestinale, la quale a sua volta facilita il transito e
l’espulsione del bolo fecale presente. Tra i lassativi di contatto, i principi attivi maggiormente utilizzati sono: “l’olio di
ricino”, il “bisacodile” e il “sodio picosulfato”, (Alaxa, Confetto Falqui, Confetti Lassativi Giuliani, Dulcolax, Normalene,
Verecolene, Guttalax, Euchessina ed Aicardi).
Lassativi di volume, sono costituiti da “colloidi idrofili indigeribili”, prevalentemente di origine vegetale, i quali sono
normalmente somministrati in associazione a una adeguata idratazione giornaliera, (da 1 a 1,5lt/giorno), formando
all’interno del colon una “massa emolliente e voluminosa”, che “stimola per pressione” la motilità intestinale e,
contemporaneamente, “ammorbidisce la massa fecale” con cui viene a contatto, facilitando così il transito e la
conseguente espulsione, senza ulteriori sforzi, del bolo fecale presente. All’interno di questa categoria di sostanze
ricordo a titolo esemplificativo i prodotti di origine vegetale, come lo ”psillio”, la “metilcellulosa”, le “fibre vegetali”, la
“crusca” e da ultimo le “fibre semisintetiche tipo policarbofil”, (Modula 625).
Lassativi ad azione osmotica, sono composti “solubili e non assorbibili”, che favoriscono, per “gradiente osmotico o
per rammollimento”, la riduzione della consistenza della massa fecale presente nel colon, aumentandone la
fluidificazione, facilitando la scorrevolezza e la conseguente espulsione del bolo fecale presente. Tra i prodotti
maggiormente utilizzati all’interno di questa categoria ricordo i “composti salini”, (citrato di magnesio e fosfato di
magnesio), i “glucidi a scarso assorbimento”, (Lattulosio, Lattitolo, etc.), i “derivati del polietilenglicole”, la “mannite”, i
“macrogol”, (Movicol, Onlipeg, Paxabel, Transipeg).
Lassativi emollienti, queste sostanze agiscono “ammorbidendo e lubrificando le feci”, facendo penetrare acqua e
lipidi al loro interno, “l’olio di vaselina” o “paraffina liquida”, rappresenta il prodotto maggiormente utilizzato.
Lassativi stimolanti, questo tipo di sostanze è costituito, prevalentemente, da prodotti di origine vegetale, (boldo,
cascara, genziana, rabarbaro e senna), i quali sono somministrati da soli o in associazione in preparazioni che
agiscono sulla motilità intestinale, attraverso meccanismi di stimolazione di vario tipo. Tra le specialità medicinali
reperibili sul mercato e maggiormente utilizzate, ricordo a titolo esemplificativo: Agiolax, Amaro Giuliani, Discinil,
Eparema, Normacol, Pursennid, Tamarine, Tisana Kelemata, etc.
Lassativi evacuanti, questa classe di prodotti viene utilizzata esclusivamente per via rettale e svolge la propria
azione localmente, lubrificando o rammollendo il bolo fecale presente nel retto, favorendone l’espulsione in pochi
minuti, attraverso lo sfintere anale. Gli evacuanti sono in generale costituiti da “supposte”, “microclismi” o “clismi”,
ciascuno dei quali può contenere singolarmente o in combinazione i seguenti prodotti “glicerolo”, “sorbitolo”, “malva”,
“camomilla”, “fosfato di sodio” e/o “sostanze effervescenti”.

TERAPIE A BASE DI COMPOSTI FITOTERAPICI


I prodotti fitoterapici, ad azione lassativa, presenti in farmacia, sono classificati come “integratori alimentari”, il cui
significato comprende tutte quelle sostanze specifiche volte a favorire l’assunzione di determinati principi nutritivi,
scarsamente o non presenti negli alimenti di una dieta non corretta. Per questo motivo l’uso degli integratori alimentari
deve quindi soddisfare alle seguenti condizioni:
- non devono possedere proprietà curative,
- possono essere consigliati nei casi in cui l’organismo abbia carenza di determinati alimenti,
- servono a integrare una dieta non corretta o incompleta,
- possono essere assunti entro limiti di sicurezza da indicare su ciascuna confezione.
- sono da utilizzare esclusivamente per via orale per la cura della stipsi.
Le sostanze fitoterapiche, maggiormente utilizzate per la cura della stipsi, sono costituite da: “ Psillio”, “Manna”,
“Frangula”, “Cascara”, “Senna”, “Rabarbaro e “Aloe””. Le presentazioni, attualmente disponibili sul mercato, che
contengono queste sostanze, da sole o in associazione, sono costituite da bustine, compresse, liquidi, polveri e
tisane; a titolo esemplificativo ricordo i nomi dei prodotti più diffusi: Benefibra, Body Fibre, Dulcofibre, Fibraki,
Plantalax, Psyllogel, Cotidierbe, Fave di Fuca, Frutta e Fibre, le 10 Erbe, le 12 Erbe, le 20 erbe, Sollievo, etc.

PSILLIO
Lo Psillio, o “Plantago Psyllium” è una pianta erbacea annuale, appartenente alla famiglia delle “Plantaginaceae”,
originaria del bacino del mediterraneo e attualmente coltivata nelle zone meridionali dell’asia centrale, comprese tra la
persia e l’india. Questa pianta presenta dei frutti, i quali, una volta arrivati a maturazione, rilasciano dei semi di colore
che varia dal giallo al brunastro a seconda della provenienza e/o della coltivazione.
Droga, è ricavata dai semi, che, in funzione della colorazione originaria e/o del successivo trattamento di essicazione,
assume diverse denominazioni commerciali, tra le quali le più conosciute sono quelle di “piantaggine semplice”,
“piantaggine indiana,” o “piantaggine bionda”. I semi sono dotati di un “rivestimento polimerico”, costituito da composti
polisaccaridici tipo “xilosio, arabinosio e acido galatturonico”, i rivestimenti una volta venuti a contatto con l’acqua, “si
trasformano in mucillagini”, cioè da sostanze costituite da una “massa gelatinosa e vischiosa”, in grado di assorbire
liquidi fino a 25 volte rispetto al loro peso di partenza.
Proprietà terapeutiche, questa droga, grazie alle sue particolari caratteristiche, è dotata di proprietà “emollienti e
lubrificanti”, per cui la sua somministrazione, abbinata ad abbondanti volumi di acqua, trova attualmente largo impiego
come “lassativo meccanico”, a livello intestinale contro la stipsi, provocando un aumento del volume delle feci,
stimolando la peristalsi, causando contemporaneamente un effetto lubrificante, in grado di facilitare il transito della
massa fecale presente.
Impieghi, i frutti maturi ed essiccati di “Plantago psyllium”, di “Plantago indica” o di “Plantago ovata”, sono descritti
nelle principali farmacopee; tra le loro caratteristiche chimico-fisiche, risulta in particolare che essi devono presentare
un indice di rigonfiamento non inferiore a 10. Le principali preparazioni commerciali a base di Psillio sono formate da
polveri, bustine o soluzioni.

MANNA
La Manna, o “Fraxinus ornus”, è una pianta molto antica, di medie dimensioni, a rapido sviluppo, appartenente alla
famiglia delle “Oleaceae”, che è molto diffusa nella regione mediterranea in particolare in Calabria e Sicilia.
Droga, è denominata comunemente come “mannite”, è costituita da una miscela di glucidi in cui il “Mannitolo”,
rappresenta lo zucchero maggiormente presente. La manna è ottenuta da incisioni praticate sulla corteccia del tronco
di piante adulte, a seconda della specie di provenienza, (fraxinus ornus o fraxinus excelsior), permette di ottenere
prodotti più o meno abbondanti e/o pregiati.
Proprietà terapeutiche, la mannite è usata come “lassativo e rinfrescante intestinale” e per il suo caratteristico
sapore, particolarmente dolce e delicato è apprezzata soprattutto dai bambini o dai neonati. .

FRANGULA
La Frangula, o “Rhamnus frangula”, della famiglia delle “Rhamnaceae”, è una pianta arbustiforme, di piccolo/medie
dimensioni, la quale cresce spontaneamente nelle zone boscose collinari e pedemontane dell’europa meridionale,
Italia compresa. Questa pianta, possiede proprietà terapeutiche ampiamente riconosciute e documentate, grazie alle
quali è presente, come “estratto secco”, nelle monografie ufficiali delle principali farmacopee.
Droga, si ottiene dalla “corteccia del fusto e dei rami”, che viene ridotta in piccoli frammenti dopo esser stata
essiccata a lungo, (fino ad un anno), in ambienti soleggiati e adeguatamente ventilati, al fine di eliminare la presenza
di componenti volatili dotati di azione irritante ed emetica. Il principio attivo, maggiormente presente, nella corteccia
essiccata, comunemente denominato come “frangulina”, è costituito da un “glicoside antrachinonico”, sostanza
glicosidica dotata di gruppi funzionali a elevato contenuto di ossigeno, i quali essendo molto reattivi dal punto di vista
chimico, facilitano reazioni di combinazione o di complessazione con le sostanze organiche presenti nell’intestino.
Proprietà terapeutiche, la “frangulina” è una delle droghe a struttura “antrachinonica” maggiormente utilizzate e
meglio tollerate come purganti, per facilitare la formazione, il rammollimento e l’espulsione delle feci, soprattutto in
presenza di ragadi, emorroidi o dopo interventi chirurgici.

CASCARA
La Cascara, o “Cascara sagrada”, della famiglia delle “Rhamnaceae”, è una pianta spontanea arbustiforme, originaria
del continente americano, che è stata in seguito trapiantata anche in europa. Questa pianta, (come nel caso della
precedente), è descritta, come “estratto secco”, nelle monografie ufficiali delle principali farmacopee, per quanto
riguarda le proprietà terapeutiche da tempo riconosciute e documentate
Droga, è ricavata dalla “corteccia dei rami”, adottando stesse procedure già descritte per la Frangula, il principio attivo
che è maggiormente presente, è un “glicoside antrachinonico”, denominato “Cascaroside”, il quale presenta una
formula di struttura molto simile a quella della frangulina, per cui mostra le stesse capacità reattive a livello di
combinazioni o di complessazioni.
Proprietà terapeutiche, la “cascara” viene impiegata, in preparazioni farmaceutiche, “come blando purgante”, sia da
sola, sia in associazione con altri prodotti, questa droga agisce aumentando il numero, (ma non l’intensità), delle
contrazioni intestinali, facilitando così il rammollimento ed il transito della massa fecale presente

SENNA
La Senna, o “Cassia” della famiglia delle “Leguminosae” è un arbusto di modeste dimensioni originario dell’Africa
orientale e dell’arabia, le due specie più conosciute dal punto di vista commerciale sono la “Cassia senna o Senna
alessandrina” e la “Cassia angustifolia o senna indiana”, coltivata in alcune regioni dell’india meridionale. Il frutto è un
legume oblungo, impropriamente denominato baccello, di forma stretta, lungo pochi centimetri, che racchiude al
proprio interno pochi semi, (da 5 a 7 unità).
Droga, è ricavata dai frutti e dalle foglioline essiccate, contiene elevate quantità di “glicosidi antrachinonici”,
denominati “Sennosidi”, i quali presentano struttura molto simile a quelle presenti in altre specie quali: cascara,
rabarbaro, frangula, aloe etc.
Proprietà terapeutiche, la senna per le proprietà altamente reattive dei gruppi funzionali di tipo antrachinonico,
presenti nella struttura molecolare, mostra una “tendenza elevata a localizzarsi selettivamente” sulle pareti
dell’intestino crasso, con conseguente attivazione del peristalsi, favorendo di fatto l’avanzamento della massa fecale
presente nel colon e la successiva evacuazione.
Impieghi, la senna costituisce in assoluto il più importante lassativo di origine vegetale, utilizzato come preparazione
farmaceutica; in tutto il mondo si stima un consumo di questa droga pari a oltre 5.000 tonnellate/anno. Le preparazioni
maggiormente utilizzate sono quelle di compresse, marmellate, granulari, sciroppi infusi, tisane e decotti, in cui la
senna è utilizzata da sola o in associazione con altre droghe ad azione lassativa, (es, frangola, aloe, manna, etc.),
antinfiammatoria/antisettica, (es. malva camomilla, liquirizia, salvia), o capillaro/proterttive, (es. amamelide, mirtillo
etc.).

RABARBARO
Il “Rabarbaro”, denominato comunemente come “Rabarbaro cinese”, appartiene alla famiglia delle “Poligonaceae”, è
una pianta erbacea, spontanea, perenne, di grosse dimensioni, comprendente numerose specie diffuse sia in europa
sia in Asia. Le due specie più conosciute dal punto di vista commerciale sono il “Rheum palmatum ed il Rheum
officinale”, coltivate prevalentemente nella Cina e nel Tibet.
Droga, il rabarbaro rappresenta un classico esempio di pianta officinale di tipo “fitocomplesso”, giacché contiene
“principi attivi diversi tra loro come composizione e attività”, la cui selezione è da porre in stretta correlazione al
metodo estrattivo applicato. La droga è ricavata dal “rizoma essiccato”, ottenuto dall’abbattimento di piante mature,
aventi almeno 4 anni di età, il rizoma del rabarbaro, se usato tal quale a basse dosi come componente per la
preparazione di soluzioni idro-alcooliche, stimola la secrezione gastrica e quella biliare, per cui il rabarbaro viene ad
essere ampiamente utilizzato dall’industria liquoristica con finalità di aperitivo, digestivo e depurativo per il fegato. I
principi attivi più importanti, presenti nel rizoma essiccato ed utilizzati per uso farmaceutico, sono costituiti dalle
seguenti due classi di composti:
- “Reina” , che è un “glicoside antrachinonico”, simile come composizione a quello già illustrato per la senna, dotato di
proprietà lassative più o meno intense a seconda del dosaggio impiegato,
- “Tannini” che sono “composti polifenolici”, di tipo “condensato” o “idrolizzabili” i quali sono dotati di deboli proprietà
astringenti, antinfiammatorie e antisettiche nei confronti di alcune infezioni intestinali.
Uso, il “rizoma del rabarbaro”, è uno dei prodotti che erano conservati, fino a pochi decenni or sono, nelle vecchie
farmacie, in recipienti di ceramica lucidata internamente, chiusi al riparo dall’umidità e dal calore. Le più recenti
monografie delle farmacopee a proposito della titolazione del rizoma di rabarbaro, indicano per l’estratto fluido e
secco un contenuto di “reina” non inferiore al 5%.
Le documentazioni riguardanti l’utilizzo come fitoterapico di questa pianta risalgono addirittura al 2700 a.C. in alcuni
testi di medicina cinese, lo storico romano Plinio il vecchio, nell’opera intitolata “Naturalis historia” descrive le proprietà
medicamentose del rabarbaro, successivamente, nel basso medio evo la Scuola Medica Salernitana, la prima e più
importante scuola ufficiale di medicina, nel descriverne le proprietà medicamentose, riportava la seguente frase
riassuntiva: “Rheu partes laxas firmat, hepar reparendo”, (il rabarbaro curando il fegato blocca le viscere rilasciate).
ALOE
L’Aloe, appartenente alla famiglia delle “Liliaceae”, è una specie che comprende oltre 300 specie, di cui la maggior
parte provenienti dall’Africa australe. L’Aloe assomiglia come aspetto a quella dell’agave e/o alle piante grasse
spontanee solitamente presenti in luoghi pietrosi e aridi. Le sue foglie sono spinose, di forma diritta rigida allungata,
carnose e di grosse dimensioni L’Aloe è una pianta dotata di attività “fitocomplesso”, correlate alle diverse
metodologie utilizzate per estrarre selettivamente le droghe di cui è costituita.
Droga, è suddivisa a seconda del metodo estrattivo applicato in due diversi gruppi denominati rispettivamente: “Succo
di Aloe” e “Gel di Aloe” i quali possiedono caratteristiche e impieghi tra loro diversi.
1°) Succo di Aloe. Il succo condensato di aloe è costituito da una massa resinosa o vetrosa, di odore penetrante, di
sapore molto amaro e di colore molto scuro, che varia dal rosso-brunastro al nero- verdastro. Il succo è ottenuto
tagliando le foglie alla base e disponendole in verticale al di sopra di un contenitore di raccolta, dove sono lasciate a
colare per alcune ore, per favorire la fuoruscita di liquido solo dalle porzioni più esterne. Il succo, al termine della
raccolta, viene successivamente concentrato, per moderato riscaldamento, fino ad ottenere una massa di colore
molto scuro, che una volta raffreddata assume una consistenza resinosa o vetrosa. Il succo è ricco di “glicosidi
antrachinonici” denominati “barbaloina”, sostanze dotate di effetto lassativo molto forte, aventi formula di struttura
molto simile a quella delle precedenti specie sopra descritte. Nel succo sono presenti anche polisaccaridi, resine e
glicoproteine, dotate di proprietà emollienti. I riferimenti commerciali delle varie droghe a base di aloe prendono il
nome della specie di provenienza, dalla quale è stato ottenuto il succo, per cui le denominazioni più diffuse sono
quelle di: “Aloe del Capo”, “del Natal”, “di Zanzibar”, “dell’Uganda”, etc.
Impieghi, la droga di aloe è particolarmente apprezzata come lassativo ed emolliente, che induce un basso grado di
assuefazione, le preparazioni maggiormente utilizzate nel settore farmaceutico sono quelle costituite da estratto
acquoso e da estratto secco. L’uso liquoristico dell’aloe riguarda soprattutto il “sapore amaricante”, che questa droga
è in grado di presentare in liquori, (a bassa o ad alta gradazione), nelle bibite acquose e in alcune confetture. Per le
sue proprietà digestive, l’aloe è uno dei componenti a base di erbe, provenienti dai 5 continenti, presenti nel “fernet”,
liquore che rappresenta la bevanda alcoolica commercialmente e qualitativamente più apprezzata per favorire la
digestione.
2°) Gel di Aloe, è una mucillagine ottenuta a partire dal tessuto parenchimale interno della foglia, che dopo esser
stato isolato, dalle sue porzioni esterne, in modo da ridurre al minimo la presenza dei glicosidi antrachinonici, viene
sottoposto a spremitura e successiva estrazione. Ulteriori processi estrattivi di purificazione selettiva, consentono di
eliminare completamente la presenza di antrachinoni, ottenendo così “un gel di aloe purificata” nel quale risulta essere
assente l’effetto purgante. Il gel di aloe purificata è composto da glicoproteine, mucopolisaccaridi, acidi e steroli
vegetali, vitamine.
Impieghi, il gel di aloe è comunemente utilizzato in campo dermatologico, come dermoprotettivo nei casi di scottature
e/o eritemi solari, per favorire il processo di rimarginazione delle ferite, per la cura dell’acne, per ridurre le lesioni
provocate da punture di insetti; infine il gel di aloe è spesso utilizzato come antinfiammatorio ed emolliente per ridurre
la formazione di eritemi, edemi, desquamazioni o stati dolorosi locali, conseguenti a trattamenti di radioterapia. .

CAPITOLO XI - DROGHE PER L’INTESTINO: DIARREA


DEFINIZIONE
La diarrea è “un disturbo dell’intestino”, caratterizzato dall’emissione ripetuta di feci semiliquide o liquide, spesso
accompagnata da dolore, impellenza, irritazione perianale e incontinenza; nei casi più gravi, quando il disturbo è
molto forte e accompagnato dalla presenza di muco e/o sangue, la diarrea si trasforma in una patologia più grave
denominata “dissenteria”. Per quanto riguarda l’intensità, le diverse forme di diarrea sono denominate come “lievi” se
le escrezioni giornaliere semiliquide non superano i 300 g, diversamente sono denominate come ”severe” quelle
forme di diarrea caratterizzate da perdite giornaliere di liquidi superiori a 600/700 g. Per quanto riguarda la durata, la
diarrea è classificata come “acuta” nei casi in cui questa disfunzione non supera le due settimane e “cronica” se
presenta una durata superiore. La diarrea è da considerare non solo come un disturbo limitato localmente all’intestino,
ma anche come una patologia potenzialmente pericolosa per la salute poiché da una parte essa limita l’assorbimento
di sostanze o elementi indispensabili per la salute e dall’altra provoca una forte disidratazione, la quale a sua volta
altera negativamente il bilancio idro-salino dell’organismo. Nelle forme più gravi di diarrea, quando questo disturbo
perdura a lungo e/o degenera in forme patologiche vere e proprie, come ad esempio nei casi di infezioni batteriche o
virali sostenute da febbre, malfunzionamento intestinale, diverticolite, infiammazione, neoplasie, difetti congeniti della
mucosa, oppure quando la diarrea è collegata ad altre patologie da malassorbimento, è necessario ricorrere
esclusivamente a interventi e/o trattamenti medico specialistici adeguati, per i quali l’uso di prodotti fitoterapici e
controindicato e altamente sconsigliato.
L’uso di prodotti medicinali o di integratori alimentari per i casi, di forme diarroiche meno gravi, classificate come
“lievi o acute”, in cui le cause scatenanti sono di natura ambientale, relazionale o comunque estranee all’organismo,
come ad esempio: infezioni batteriche di modesta entità, somministrazione di farmaci irritanti per la mucosa
intestinale, terapie con antibiotici o chemioterapici lesivi per la flora batterica, ingestione di alimenti avariati,
intolleranze o allergie alimentari, abitudini alimentari scorrette, è costituito dalle seguenti sostanze:
- uso molto comune di antipropulsivi, sostanze in grado di limitare l’intensità delle scariche, es. “loperamide”,
(Dissenten, Imodium, Diarostop, etc.),
- uso molto comune di adsorbenti intestinali, a base di “caolino, pectina, sali di alluminio e magnesio”, sostanze
igroscopiche in grado di ridurre meccanicamente l’eccesso di liquidi nell’intestino, (Streptomagma, Diosmectal etc.),
- uso molto frequente di microrganismi antidiarroici, a base di spore antibiotico-resistenti, in grado di ripristinare la
flora batterica in precedenza distrutta, (Codex, Enterogermina, Eptavis, Sangermina, etc.)
- uso, meno frequente, di antibiotici ad alto peso molecolare, scarsamente assorbiti dall’intestino, tipo “bacitracina e
neomicina”, (Bimixin, Rifacol etc.)
L’uso di prodotti fitoterapici per contrastare le forme diarroiche meno gravi è costituito da in prevalenza da droghe
contenenti “pectine”, “gomme” e “tannini”.
Le “pectine”, o “mucillagini” sono “sostanze polimeriche” a diverso grado di complessità, presenti nelle cellule vegetali
e dotate di forte grado di imbibizione in presenza di umidità; le pectine, a contatto con soluzioni acquose, si rigonfiano,
assorbendo meccanicamente i liquidi presenti con successiva formazione di una massa voluminosa, denominata “gel
o mucillagine”, la quale è caratterizzate da elevato grado di viscosità.
Le “gomme”, sono delle sostanze vegetali di “tipo polisaccaridico”, che a contatto con acqua si rigonfiano lentamente
fino a incorporare quantità di liquidi, molte volte superiori al loro peso; le gomme rispetto alle pectine formano
“complessi mucillaginosi meno stabili”, ma dotati di maggior potere lubrificante e quindi “più scorrevoli”.
I “tannini”, sono composti scarsamente assorbibili a livello intestinale, i quali sono caratterizzati chimicamente da una
“struttura molecolare polifenolica”, che “presenta un’attività chelante”, in grado di complessare e quindi di legarsi
stabilmente con i “gruppi polari” presenti nelle proteine. La “denaturazione delle proteine” proprietà manifestata dai
tannini è alla base anche del loro diffuso impiego nella “concia delle pelli”, settore in cui essi vengono utilizzati per
arrestare la decomposizione delle pelli, garantendo al tempo stesso impermeabilità, resistenza e conservazione nel
tempo. A livello intestinale i tannini, complessandosi con le proteine non digerite presenti nelle feci, formano uno
strato mucillaginoso di rivestimento interno aderente alla parete intestinale, con conseguente attenuazione
dell’irritazione della superficie epiteliale. I tannini inoltre manifestano una forte capacità chelante anche nei confronti
del rivestimento cellulare dei batteri patogeni presenti, provocando così la loro rimozione dalle pareti dell’intestino, e la
successiva eliminazione.
Le pectine e le gomme sono contenute, in percentuale variabile da specie a specie, nella quasi totalità dei composti
vegetali normalmente utilizzati ad uso alimentare, a titolo esemplificativo ricordo che le farine alimentari a contenuto
glucidico, (grano, riso, mais etc.), ne contengono piccole percentuali, la maggior parte della frutta o verdura ad elevato
contenuto glucidico, (mele, pere, albicocche, banane, carote, etc.), possiede un discreto contenuto di sostanze
mucillaginose; i tannini invece, essendo sostanze di sapore astringente, sono prevalentemente contenuti in specie
vegetali non sempre commestibili.
Tra i prodotti fitoterapici utilizzati per la cura delle diarree, quelle più conosciute dal punto di vista commerciale,
contenenti mucillagini o gomme, sono: “l’Acacia” e “l’Altea”, mentre le specie più utilizzate contenenti tannini, più
utilizzate in commercio sono: l’Agrimonia” e la “Quercia”

ACACIA
L’Acacia, o “Acacia senegal” , appartenente alla famiglia delle “Leguminosae”, è una pianta arbustiforme, spinosa,
particolarmente diffusa nelle regioni calde del continente africano a ridosso delle zone desertiche. La peculiarità delle
piante di acacia è quella di secernere spontaneamente, come reazione difensiva riguardo a traumi esterni, (es.
lacerazioni o incisioni della corteccia), una sostanza resinosa comunemente denominata “gomma arabica o gomma di
acacia”.
Droga, è costituita dalla “gomma”, essiccata, purificata e finemente polverizzata, la sua principale caratteristica è
quella di inglobare elevate quantità di acqua, con relativa formazione di mucillagini a elevato grado di viscosità.
Riguardo a queste caratteristiche la gomma di acacia è ampiamente utilizzata non solo come principio attivo, in grado
di combattere le diarree, ma anche come eccipiente impiegato nella preparazione di medicinali, (stabilizzante per
sciroppi, per rivestimenti di compresse, viscosante per dentifrici o geli, etc.).

ALTEA
L’Altea, o “Althaea officinalis”, appartenente alla famiglia delle “Malvaceae”, è una pianta erbacea selvatica di
piccole/medie dimensioni, che trova il suo habitat naturale in prossimità dei luoghi paludosi. Le caratteristiche di
questa pianta sono già state descritte nel capitolo droghe per la cura del cavo orale.
Droga, è ottenuta dalle foglie, dalle infiorescenze e soprattutto dalle radici, le quali dopo esser state decorticate
essiccate e tagliate sono in grado di fornire un elevato contenuto di “mucillagini”.
Proprietà terapeutiche, l’impiego dell’altea è di tipo “fitocomplesso”, la caratteristica principale della sua droga è di
“formare mucillagini”, per cui essa viene comunemente utilizzata, per ingestione, nella cura delle diarree. In aggiunta
altri componenti presenti nell’altea sono dotati di proprietà antinfiammatorie, per cui essa è comunemente usata per
uso locale nella cura delle mucose del cavo orale e per uso topico come protettiva, emolliente e lenitiva per le pelli più
deboli o delicate.

AGRIMONIA
L’Agrimonia o “Agrimonia eupatoria” è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle “Rosaceae”
diffusa nelle regioni europee continentali e settentrionali.
Droga, è ottenuta dall’essiccamento delle parti aeree, all’atto della fioritura, dal punto di vista chimico è costituita
prevalentemente da “tannini” e in minor misura da un “olio essenziale” dotato di sapore pungente.
Proprietà terapeutiche, questa droga è presente nella lista ufficiale della “commissione europea”, contenente le
sostanze autorizzate per il trattamento delle diarree, grazie al suo elevato contenuto di tannini.
Per uso locale questa sostanza, dotata di forti proprietà astringenti, è ampiamente utilizzata anche per la cura di
dermatiti, abrasioni e ferite.

QUERCIA
La Quercia, o “Quercus robur”, appartenente alla famiglia delle “Fagaceae” è una pianta arborea di grosse
dimensioni, diffuso in tutta europa e nel vicino oriente.
Droga, è ottenuta dalla corteccia essiccata dei giovani rami, presenta un contenuto elevato di “tannini”; anche questa
droga, come la precedente, è presente nella lista ufficiale della “commissione europea” relativa alle sostanze da
utilizzare per il trattamento delle diarree.

CAPITOLO XII - DROGHE PER L’APPARATO RESPIRATORIO


DESCRIZIONE DELL’APPARATO RESPIRATORIO
L’apparato respiratorio, (fig. 2), rappresenta, per il nostro organismo, la struttura anatomica attraverso la quale
avviene la “fissazione dell’ossigeno e l’eliminazione dell’anidride carbonica”: Il continuo e incessante scambio di aria
tra l’ambiente esterno e il sangue effettuato dall’apparato respiratorio, viene normalmente definito come
“respirazione”. L’atto respiratorio comprende due fasi tra loro distinte:
- la prima chiamata “inspirazione”, operazione che permette l’introduzione forzata di una quantità variabile di aria, la
quale una volta venuta a contatto con il sangue consente fissazione dell’ossigeno presente,
- la seconda chiamata “espirazione”, operazione per mezzo della quale il sangue espelle direttamente l’anidride
carbonica all’aria con cui è a contatto.
La reazioni di scambio, combinate tra il sangue e l’apparato respiratorio, relative alla fissazione dell’ossigeno e
all’eliminazione dell’anidride carbonica, rappresentano la condizione indispensabile per consentire il successivo
“metabolismo aerobico delle cellule”, processo per mezzo del quale sono attivate una serie di reazioni chimiche a
livello cellulare, in funzione delle quali l’ossigeno può svolgere la propria azione di “sostanza ossidante” nei confronti
delle altre sostanze nutrienti presenti nelle cellule, “producendo così energia” e “prodotti ossidati di scarto” tra i quali i
più noti sono costituiti da acqua ed anidride carbonica. Tutta questa serie di reazioni chimiche più o meno complesse
viene eseguita normalmente senza interruzione per tutta la vita dell’individuo ed è regolata da principi di chimica, quali
reazioni di trasformazione, sintesi, ossido-riduzione, solubilizzazione, tensione interfacciale, complessazione etc. e
fisica, come tensione superficiale, fluidificazione, spinta dei fluidi, temperatura etc.
L’apparato respiratorio è formato due parti strutturali “una primaria o funzionale e l’altra secondaria o ausiliaria”, a loro
volta suddivise in:
- organi cavi, costituiti da parti anatomiche, a struttura rigida o semirigida, attraverso le quali sono convogliati i gas
utilizzati dai i polmoni durante la respirazione,
- polmoni, organi attraverso i quali avviene la respirazione vera e propria, relativa allo scambio dei gas con il sangue,
che consiste da una parte nella fissazione dell’ossigeno e dall’altra nel rilascio dell’anidride carbonica,
- gabbia toracica, parte ossea, costituita, dalle vertebre toraciche, dallo sterno e dalle costole suddivise in fisse e
fluttuanti,
- parte muscolare di sostegno e di spinta, formata dai muscoli intercostali e dal diaframma
- pleura, costituita da una membrana sierosa a doppia parete formata da due lamine sottilissime di tessuto, al cui
interno è provvista di un liquido di lubrificazione, chiamato liquido pleurico.
Dal punto di vista anatomico l’apparato respiratorio è costituito dai seguenti organi:
- naso esterno, rilievo del volto a forma piramidale, che per l’organismo rappresenta l’organo dell’olfatto, è collocato
sopra la bocca e permette di umidificare, filtrare e riscaldare, attraverso le fosse nasali l’aria introdotta per la
respirazione,
- naso interno, cavità di forma irregolare, delimitata superiormente dalla base del cranio e inferiormente dalla volta
della cavità orale,
- bocca, definita anche come l’organo della fonazione e gustativo è una cavità suddivisa, in parte anteriore in contatto
con l’esterno e parte posteriore, è delimitata anteriormente dalle labbra, posteriormente dalla faringe, superiormente
dal palato e inferiormente dalla parte mandibolare,
- faringe, suddivisa in naso-faringe, oro-faringe e laringo-faringe, è un canale muscolo- membranoso, collegato con la
cavità nasale, quella buccale, la laringe e l’esofago,
- laringe, costituisce il primo segmento delle vie aeree, è collocata tra la faringe e la trachea e rappresenta, di fatto,
l’organo deputato alla protezione della trachea durante la deglutizione, che permette il passaggio dell’aria e della
fonazione,
- trachea, è un organo cavo di forma tubulare, lungo circa 12 cm, formato da anelli cartilaginei sovrapposti, rivestito
internamente da una membrana mucosa, dotata di un rivestimento ciliato, che prende il nome di “epitelio respiratorio”,
la trachea nella sua parte inferiore si divide in due tronchi dai quali si originano i bronchi,
- bronchi, sono rappresentati da cavità tubulari, ramificate nella parte inferiore, di diametro decrescente, le quali si
suddividono in molteplici cavità tubulari sempre più piccole all’interno dei polmoni, per consentire il transito dell’aria a
contatto con i polmoni,
- polmoni rappresentano l’organo essenziale per la respirazione, sono caratterizzati da superficie spugnosa, elastica,
molto ampia, formata da una struttura parenchimatosa, dotata di piccole cavità denominate alveoli, al cui interno
avviene lo scambio dei gas con il sangue,
- pleura, è costituita da una membrana sierosa, a doppia parete, collocata tra la superficie esterna del polmone e la
parte interna del torace, all’interno della pleura è presente un liquido sieroso chiamato liquido pleurico, avente la
proprietà di lubrificare le pareti della pleura durante la respirazione.

fig.2 apparato respiratorio

DISTURBI DELL’APPARATO RESPIRATORIO


Le principali patologie, di carattere saltuario e/o transitorio, che interessano l’apparato respiratorio in forma lieve,
sono prevalentemente caratterizzate da disturbi di natura infiammatoria, infettiva, ostruttiva o allergica, le cui
insorgenze sono sempre da ricollegare con:
- le attuali condizioni di vita sociale e relazionale,
- i livelli di inquinamento sempre più gravi,
- i ritmi di vita sempre più frenetici,
- le condizioni climatiche sempre più estreme.
Questo tipo di patologie, a seconda dell’organo di volta in volta interessato, sono definite, comunemente, come:
bronchiti, faringiti, sinusiti, broncospasmi, tosse, per la cura di ciascuna delle quali è possibile utilizzare, sia medicinali
di carattere risolutivo, sia prodotti fitoterapici aventi attività analoga o talvolta superiore a quella dei medicinali stessi.
Diversamente se la cura di questi malesseri, per la loro intensità o durata, non porta a remissioni in breve tempo, ma
se i sintomi proseguono o si trasformano in patologie manifeste come per es., quelle di natura infettiva, allergica,
degenerativa, fibrosa, funzionale o tumorale, allora occorre prevedere cure mediche e indagini specifiche più accurate
prima di poter stabilire quali interventi da adottare.
Le cause che favoriscono lo sviluppo di disturbi transitori o stagionali dell’apparato respiratorio definiti comunemente
come “infiammazioni delle vie aeree superiori”, sono imputabili, nella maggior parte dei casi, agli sbalzi di
temperatura, al brusco passaggio da luoghi caldi a luoghi freddi. Questi fattori ambientali provocano una
“vasocostrizione” più o meno diffusa delle membrane dell’apparato respiratorio e una “riduzione” delle proprietà
lubrificanti e secretive delle mucose, con conseguente riduzione delle capacità difensive nei confronti dei
microrganismi presenti nell’aria respirata.
La “vasocostrizione delle cavità tubulari”, induce una “sintomatologia dolorifica”, caratterizzata da spasmi più o meno
intensi, i quali sono ricollegati ad una attenuazione delle proprietà elastiche delle cartilagini e ad una riduzione del
lume o diametro dei tubuli destinati al passaggio dell’aria, rendendo di fatto più difficoltosa l’attività respiratoria.
La “riduzione delle proprietà lubrificanti” delle mucose porta a un “indebolimento delle difese organiche “, dovuto a un
“ispessimento del muco presente”, sulla cui superficie possono più facilmente depositarsi e riprodursi i germi
normalmente presenti nell’aria, i quali non vengono più ad essere espulsi, a causa del ridotto funzionamento mucose
destinate fisiologicamente a questa funzione.
La risposta immediata da parte dell’organismo a questo tipo di disturbi dell’apparato respiratorio è caratterizzata da
una serie di contrazioni spasmodiche delle prime vie aeree, definite come “tosse”, la quale è caratterizzata da una
forte contrazione inspiratoria, a cui segue una rapida espirazione, accompagnata da vibrazioni sonore. La tosse
rappresenta quindi la prima risposta fisiologica da parte dell’organismo per espellere dai tubuli respiratori il materiale
ostruttivo formatosi, (muco, particelle solide o sostanze irritanti).

TERAPIE
I prodotti medicinali, attualmente adottati per la cura delle affezioni dell’apparato respiratorio, sono dotati di “attività
farmacologiche multifunzionali”, tra le quali le principali sono quelle riconducibili ai seguenti presupposti:
- essere provvisti di azione analgesica, antipiretica e antinevralgica, per attenuare lo stato di irritazione la componente
dolorifica locali e per contrastare lo stato di malessere generale, a titolo esemplificativo ricordo alcuni farmaci tra
quelli di uso più comune, Vicks Medinait Sciroppo, Actifed Composto Sciroppo, Tachinotte Sciroppo, Zerinol Flu,etc.
- possedere “attività mucolitica”, in grado di favorire l’eliminazione del muco presente, fattore ritenuto basilare per
accelerare i processi di guarigione, a questa classe di farmaci appartengono le seguenti sostanze, Acetilcisteina,
Ambroxolo, Bromexina, Carbocisteina, Sobrerolo, etc.,
- svolgere un’azione “calmante per lo stimolo” della tosse, allo scopo di favorire il recupero della funzione respiratoria
in particolare durante le ore di riposo notturno, tra i quali ricordo a titolo esemplificativo i prodotti a base di Butamirato,
Cloperastina, Levodropropizina, Destrometorfano, etc.
I prodotti fitoterapici solitamente utilizzati per ridurre le “infiammazioni dell’apparato respiratorio” sono classificati
come: “espettoranti diretti o balsamici” e come “espettoranti indiretti, o antitussivi”; per rendere più efficace la loro
attività terapeutica, questi prodotti devono essere sempre utilizzati “in combinazione e/o in associazione” con altri
prodotti in modo da poter ottenere un “effetto sinergico”.

ESPETTORANTI DIRETTI
Gli “espettoranti diretti”, sono costituiti da prodotti fitoterapici contenenti “oli essenziali”, sostanze che agiscono
direttamente sull’apparato bronchiale “stimolando la produzione di muco dalla composizione più fluida”, aumentando
contemporaneamente la “vibratilità ciliare”, fattori che facilitano l’eliminazione del muco presente. Gli oli essenziali
diminuiscono inoltre la “tensione superficiale” del muco secreto e possiedono una debole “attività antisettica”, che a
sua volta è molto utile per ridurre le patologie infettive delle prime vie aeree. Gli oli essenziali manifestano la loro
azione solo se sono “somministrati per via locale” come “aerosoli” o come “sulfumigi”. Questa via di somministrazione
permette, infatti, ai vapori inalati di giungere direttamente al sito d’azione, inoltre anche la temperatura dei vapori
riveste un ruolo molto importante nel contrastare da una parte la proliferazione dei germi fissati sulle mucose e
dall’altra, facilita la riduzione della vasocostrizione e il conseguente il ripristino delle condizioni di funzionamento delle
mucose stesse.
Tra i prodotti fitoterapici, utilizzati come espettoranti diretti, i più conosciuti sono : l’Anice, l’Anice stellato, il Balsamo
del Tolù, il Balsamo del Perù, l’Eucalipto, il Finocchio, la Lavanda, la Menta, il Pino ed il Niaouli.

ESPETTORANTI INDIRETTI
Gli “espettoranti indiretti”, definiti anche come “antitussivi o bechici”, sono preparati fitoterapici somministrati per via
orale, prevalentemente sotto forma di sciroppi, tra questi ricordo a titolo esemplificativo i prodotti maggiormente diffusi
in farmacia: Arkovox, Drosetux, Expectoral, Grintuss, Omeotox e Sciroppo balsamico delle 7 piante. Gli espettoranti
indiretti, in relazione alla presenza di principi attivi e alle loro attività, sono riconducibili alle seguenti classi di prodotti:
1°) Fitoterapici contenenti” mucillagini”, sono costituiti da sostanze, che, una volta somministrate per via orale,
formano un sottile strato protettivo a difesa delle vie aeree irritate; questa classe di sostanze, viene di solito utilizzata
per via orale assieme ad altri prodotti e, pur essendo la più debole dal punto di vista terapeutico, è tuttavia quella
maggiormente utilizzata, per l’assenza di effetti collaterali e per l’elevato livello di tollerabilità. I principali prodotti,
appartenenti a questa classe, comprendono, “la Malva, l’Aloe, l’Altea e la Piantaggine”, le cui caratteristiche sono già
state descritte in precedenza.
2°) Fitoterapici a base di “codeina”, sostanza particolarmente efficace per ridurre la “sensibilità del centro della
tosse”, la quale è dotata di una marcata “azione anestetica a livello periferico”, che risulta essere particolarmente
efficace per le mucose irritate dell’apparato respiratorio; tuttavia la “Codeina”, pur essendo molto attiva, è
scarsamente utilizzata a causa degli effetti di assuefazione a carico del sistema nervoso centrale.
3°) Preparati a base di “saponine”, sostanze dotate di proprietà tensioattive e antisettiche, le quali a livello
intestinale provocano, “per meccanismo riflesso” un aumento delle secrezioni acquose delle ghiandole bronchiali con
conseguente fluidificazione del muco presente; l’uso di queste sostanze è però molto limitato a causa degli effetti
collaterali da esse provocati. Tra i preparati a base di saponine i più importanti sono: “l’Edera, il Marrubio, la Poligala e
la Saponaria”.
4°) Preparati a base di “oli essenziali”, sostanze dotate di attività espettorante e antisettica le quali riducono
localmente la formazione dello stimolo inviato dalle fibre nervose periferiche al centro della tosse; questo tipo di
prodotti trova impiego ancora molto limitato per la debole attività e per gli effetti collaterali a carico della mucosa
gastrica. I principali prodotti a base di oli essenziali sono: “l’Elicriso, la Grindelia, la Drosera ed il Timo”.
PREPARATI A BASE DI SAPONINE - EDERA
“L’Edera”, o “Hedera helix”, appartenente alla famiglia delle “Araliaceae”, è una pianta lianiforme, rampicante, non
parassita, caratterizzata da foglie palmato-lobate, molto diffusa nei giardini e nei boschi di tutto il territorio nazionale.
Droga, è ottenuta dalle foglie e contiene una saponina denominata “ederina”, per cui il suo uso principale è quello di
antitosse, in associazione con altri principi attivi. Questa specie vegetale è dotata inoltre di caratteristiche di tipo
fitocomplesso, in quanto le sue foglie contengono anche, “flavonoidi, acido caffeico e clorogenico”, sostanze dotate di
attività detergente, chelante e drenante ad uso locale.
Proprietà terapeutiche, i preparati a base di edera, se somministrati per via orale, manifestano attività
antinfiammatorie per le mucose delle prime vie aeree, risultano essere particolarmente utili in presenza di tossi
convulsive, di bronchiti e per la cura delle sindromi catarrali croniche su base infiammatoria. In farmacia è presente
una specialità medicinale, a base di edera in associazione con la codeina, denominata “Hederix Plan”, che è ancora
ampiamente utilizzata contro la tosse convulsiva. In cosmesi gli estratti di edera trovano impiego all’interno di
formulazioni detergenti e astringenti, per la cute e soprattutto per i capelli e nei prodotti anticellulite.

PREPARATI A BASE DI SAPONINE - POLIGALA


La “Poligala”, o “Polygala senega”, appartenente alla famiglia delle “Poligalaceae”, è una pianta erbivora perenne
originaria delle praterie del nord america.
Droga, è ricavata, prevalentemente dalle radici ed in parte dal rizoma, contiene delle saponine denominate
“saponosidi triterpenici”, originariamente questa pianta era utilizzata dagli Indiani, per curare il mal di gola, la tosse e
contro i morsi dei serpenti.
Proprietà terapeutiche, attualmente la droga, costituita da polvere o estratto fluido, viene utilizzata per la
preparazione di sciroppi ad azione espettorante e benefica per le vie respiratorie, da sola o in associazione con altri
prodotti; la poligala è una delle sostanze fitoterapiche citate nelle monografie della farmacopea tra i prodotti ad azione
bechica.

PREPARATI A BASE DI SAPONINE - MARRUBIO


Il “Marrubio”, o “Marrubium vulgare” è una pianta erbacea annuale, presente nei paesi dell’area mediterranea e
appartenente alla famiglia delle “Labiatae”.
Droga, è ricavata dalle sommità fiorite raccolte nel periodo estivo, i componenti maggiormente presenti sono costituiti
da “Olio essenziale, Saponine, Flavonoidi e Triterpeni”, che conferiscono alla pianta una caratteristica da
“Fitocomplesso”.
Proprietà terapeutiche, il marrubio, grazie alla presenza dell’olio essenziale, della saponine e dei triterpeni, è
utilizzato come mucolitico e sedativo per la tosse, in particolare nelle affezioni catarrali croniche dell’apparato
respiratorio. Il marrubio per la contemporanea presenza di flavonoidi, costituiti da sostanze amare, è utilizzato per
aumentare la secrezione gastrica e per stimolare l’attività coleretica. :

PREPARATI A BASE DI SAPONINE - SAPONARIA


La Saponaria, o “Saponaria officinalis”, è una pianta erbacea, spontanea della famiglia delle “Caryophyllaceae”, a cui
appartiene anche il Garofano; il suo nome scientifico, (officinalis), è ricollegato alle proprietà medicamentose note fin
dall’antichità.
Droga, è ricavata dalla radice ed è costituita da “Saponine, Flavonoidi e Vitamina C”.
Proprietà terapeutiche, è utilizzata in preparazioni fitoterapiche, somministrate per via orale prevalentemente come
decotti per combattere la tosse e per ridurre le affezioni bronchiali in genere; tuttavia per la sua bassa tollerabilità la
saponaria è attualmente poco utilizzata.

OLI ESSENZIALI - ELICRISO


“L’Elicriso”, o “Helichrysum italicum” della famiglia delle “Asteraceae”, è una pianta spontanea, perenne,
cespugliosa, caratteristica della bassa macchia mediterranea, diffusa in luoghi incolti, pietrosi, assolati e aridi.
Droga, è ottenuta per estrazione in corrente di vapore dalle sommità fiorite ed essiccate; la droga è costituita in larga
parte da “flavonoidi” e da “oli essenziali”, (geraniolo ed eugenolo), per cui questa pianta è caratterizzata da attività di
tipo “fitocompleso”.
Proprietà teerapeutiche, la separazione e l’isolamento della componente ricca di oli essenziali manifesta una
spiccata attività terapeutica, utile per favorire l’eliminazione del catarro bronchiale, per attenuare gli eccessi di asma e
per ridurre le infiammazioni di natura allergica della mucosa nasale. Inoltre questa droga, di norma è ben tollerata e
risulta essere priva di effetti collaterali, per cui essa viene comunemente impiegata, in associazione con altre
sostanze, “per via orale”, come sedativo della tosse, mucolitico antiasmatico ed antinfiammatorio per le prime vie
aeree, soprattutto per curale le affezioni bronchiali di bambini in tenera età.
La frazione ricca di “flavonoidi”, consente di utilizzare questa droga per uso topico:
- come capillaro-protettiva, per la cura delle emorroidi e delle ragadi, in associazione con sostanze astringenti,
- come antiedemigena per la microcircolazione venosa degli arti inferiori, in associazione con rusco e centella,
- come antinfiammatoria, in associazione con l’aloe, per la cura di eczemi, ustioni e per la regressione dei geloni..

OLI ESSENZIALI - GRINDELIA


La Grindelia, o “Grindelia robusta” della famiglia delle “Asteraceae”, è una pianta cespugliosa , spontanea, originaria
delle regioni paludose dei territori di confine situati tra la California ed il Messico, che è costituita da infiorescenze di
forma caratteristica e di colore giallo acceso.
Droga, è formata da una “resina balsamica”, ottenuta direttamente dalle sommità fiorite; i principi attivi contenuti in
prevalenza nella droga, sono costituiti da un “olio essenziale”, da “flavonoidi” e da “saponine”, le cui proprietà portano
a classificare anche questa pianta come un “fitocomplesso”.
Proprietà teerapeutiche, gli “oli essenziali”, contenuti nella resina, aderiscono facilmente alla superficie interna delle
vie aeree superiori, formando uno strato protettivo sulle mucose, in grado di impedire o di ridurre il contatto degli
agenti irritanti, presenti nell’aria, (particelle, virus e batteri); i “flavonoidi” contrastano l’irritazione ed i processi
infiammatori in atto, agevolando la formazione di nuovo muco dotato di azione lubrificante; le “saponine” presenti
facilitano la rimozione dalle mucose dello strato di muco rappreso ed il conseguente ripristino della normale
secrezione bronchiale. La grindelia, per l’elevato livello di tollerabilità dei componenti, è sempre più utilizzata, assieme
ad altre droghe, in “preparazioni erboristiche orali”, (sciroppi, gocce tisane), contro la tosse secca, quella produttiva e
le infiammazioni delle vie aeree, soprattutto per i bambini in tenera età.

OLI ESSENZIALI - DROSERA


La “Drosera”, o “Drosera rotundifolia”, appartenente alla famiglia delle “Droseraceae”, è una pianta erbacea,
insettivora, caratterizzata da piccole foglie, provviste di peli, le quali secernono un liquido vischioso in grado di
intrappolare i piccoli insetti che vengono a contatto con la pianta.
Droga, è ricavata dalle parti aeree, (sommità fiorite e foglie), raccolte ed essiccate nella stagione estiva, la droga i
principi attivi maggiormente presenti sono rappresentati da una resina, ricca di olio essenziale, da glucosidi e da
tannini.
Proprietà terapeutiche, l’uso prevalente di questa pianta è come calmante per la tosse e come espettorante, in
preparazioni fitoterapiche, (sciroppi), assieme ad altri componenti; la drosera per la sua ottima tollerabilità è utilizzata
soprattutto in preparazioni ad uso pediatrico.

OLI ESSENZIALI - TIMO


Il Timo, o “Thymus vulgaris” appartenente alla famiglia delle “Labiataae”, è una pianta selvatica arbustiforme, dalle
caratteristiche molto aromatiche, diffusa in tutto il bacino del mediterraneo, le cui proprietà erano già note fin dai tempi
dell’antica Grecia.
Droga, è ottenuta dalle sommità fiorite, i principi attivi sono costituiti da “oli essenziali”, ottenuti per distillazione in
corrente di vapore i cui componenti maggiormente presenti sono costituiti da timolo, linalolo e borneolo,
Proprietà terapeutiche, la principale attività, degli estratti di timo, è quella ad uso locale come collutorio per curare le
infiammazioni e le irritazioni del cavo oro-faringeo. L’utilizzo del timo, “per via orale”, in associazione con altre droghe
come sciroppo o come tisana, manifesta proprietà balsamiche ed espettoranti, particolarmente utili per alleviare i
sintomi del raffreddore per fluidificare il muco e favorirne l’espulsione.