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Cronistoria '92-'93-'94-'95

Sintesi della storia di Tangentopoli con nomi e cognomi scritta da Marco Travaglio per Micromega.

1992

FEBBRAIO Il 17 viene arrestato Mario Chiesa e si apre una voragine inaspettata su un sistema di corruttele fino ad allora inesplorato.

APRILE. Antonio Di Pietro comincia a dare fastidio. Il Gico di Firenze comincia ad indagare sull'Autoparco della mafia a Milano. Nel mirino
c'è il IV distretto di polizia, lo stesso in cui Di Pietro lavorò come commissario nel 1981.

AGOSTO. Tre corsivi anonimi sull'Avanti! gettano "dubbi su alcuni aspetti non chiari di Mani Pulite" e su Di Pietro, "tutt'altro che l'eroe di
cui si parla". Il 5 agosto Giuliano Amato destituisce dopo soli 11 mesi il capo del Sismi generale Luigi Ramponi ("volevano avere mano
libera", dirà l'ufficiale).

SETTEMBRE. Il verde milanese Basilio Rizzo denuncia a Brescia che un ex ufficiale dei carabinieri sta girando l'Italia per raccogliere
notizie sulla vita privata di Di Pietro. Due amici di "Tonino" ricevono offerte di denaro per raccontare che il pm fa uso di droga. L'invito
viene da un tal Pagnoni, intimo di Pillitteri e della consorte Rosilde Craxi: ma tutto verrà archiviato senza troppe indagini. Intanto Parisi
(allora capo della Polizia) va a trovare Craxi per raccontargli della Mercedes di Tonino e di un suo misterioso viaggio in Svizzera con
l'avvocato Giuseppe Lucibello. Poi gli mostra i tabulati Sip delle telefonate, raccolti "del tutto casualmente da corpi di polizia". Sara' lo
stesso Craxi a raccontarlo.
In quel mentre, secondo alcuni pentiti, Cosa Nostra progetta di eliminare Di Pietro insieme a Falcone e Borsellino.

1993

FEBBRAIO. Craxi, a seguito dei tanti avvisi di garanzia, si dimette da segretario del Psi.
Fa il suo esordio la Falange armata (oggi sospettata di legami con i servizi), con le prime minacce contro Mani Pulite.

MARZO. Claudio Martelli, nei guai per il conto Protezione (per il quale e' stato condannato in appello nel 2001), si dimette da
guardiasigilli. Il governo Amato vara il primo colpo di spugna (decreto Conso sul finanziamento illecito), respinto da Scalfaro.
Rogatoria di Di Pietro a Hong Kong sui conti di Craxi e contemporaneo messaggio della Falange armata: "A Di Pietro uccideremo il
figlio".

APRILE La Camera nega l'autorizzazione a procedere per Craxi.

GIUGNO. Arrestato per tangenti il primo manager Fininvest, Aldo Brancher.

LUGLIO. Il giorno 12, Berlusconi ordina via fax al suo GIORNALE di sparare a zero sul pool. Montanelli e Orlando rifiutano.
In compenso, il 17, il SABATO ciellino-sbardelliano pubblica un dossier sulle presunte malefatte di Di Pietro in combutta con gli amici
Claudio Dini (ex presidente della metropolitana milanese), Rea, Radaelli, D'Adamo. C'è la garçonnière, c'è il telefonino cellulare, c'è il
presunto favoritismo pro Radaelli: tutta roba che tornerà utile più tardi, spacciata per nuova nel '97. Manca solo una precisazione: tutti i
suddetti sono stati arrestati o inquisiti da Di Pietro e dal pool.

NOVEMBRE. Mentre Craxi e Forlani vengono chiamati in causa nel processo Cusani, Berlusconi e Dell'Utri predispongono l'operazione
Forza Italia.
Il Gico di Firenze raccoglie fuori verbale le confidenze di un pentito, Salvatore Maimone, sulle ipotetiche coperture offerte alla mafia
dell'Autoparco da mezza procura di Milano: Di Pietro, Spataro, Di Maggio, Nobili. Il processo Autoparco dimostrerà che l'indagine del Gico
era costruita sul nulla.

1994

MARZO. E' il mese delle elezioni politiche. Dopo l'arresto in febbraio di Paolo Berlusconi, il giorno 13, IL GIORNALE associa i nomi di
Piercamillo Davigo e Francesco Di Maggio al giudice corrotto Diego Curtò e a Salvatore Ligresti: sarebbero tutti legati ad una cooperativa
edilizia. Non è vero niente, e Feltri verrà condannato.
Intanto, Di Pietro stringe per la rogatoria a Hong Kong sul bottino di Craxi: la prova che Bettino gestiva il proprio, tramite Giancarlo
Troielli, qualche decina di miliardi. Riecco puntuale, il giorno 15, la Falange armata: "Ammazzeremo Di Pietro".
L'indomani Berlusconi rende visita al procuratore generale di Milano Giulio Catelani, con un esposto sui presunti abusi del pool nelle
pequisizioni a Publitalia. Catelani comincia a fare la spola tra Milano e Roma, per convincere il ministero a sguinzagliare gli ispettori
contro Borrelli & C.

APRILE.Il 29, nell'aula del tribunale dove si attende la sentenza Cusani, viene ritrovata una finta bomba contro Di Pietro, PM nel
processo.

MAGGIO. Vinte le elezioni, Berlusconi offre il ministero dell'Interno a Di Pietro, la Giustizia a Davigo. Doppio rifiuto.

GIUGNO. Di Pietro s'imbatte nelle mazzette degli industriali alla Guardia di Finanza. C'è anche la Fininvest. Nuove minacce a Di Pietro
dalla Falange armata.

LUGLIO. Berlusconi vara il decreto Biondi, che risparmia ai tangentisti il fastidio della custodia cautelare. Il pool annuncia
l'autoscioglimento in tv, Bossi e Fini minacciano lo scioglimento del governo, il Cavaliere rinvia il "Salvaladri" a migliore occasione. Due
giorni dopo raduna amici, ministri e avvocati Fininvest ad Arcore per discutere della latitanza del fratello Paolo e del manager Salvatore
Sciascia (poi condannato per tangenti).

AGOSTO. Giancarlo Gorrini offre agli avversari del pool le memorie di Antonio Di Pietro in cambio di aiuto per la Maa Assicurazioni.

SETTEMBRE. Il mese si apre con la proposta del pool a Cernobbio per uscire da Mani Pulite. Il ministro Ferrara vuol denunciarli tutti per
attentato alla Costituzione, poi il governo decide che non è il caso. Il procuratore generale della Cassazione Vittorio Sgroj parlando del
pool dichiara: "Sono intoccabili, nessuno ha il coraggio di promuovere l'azione disciplinare". Un boss della Dc coinvolto in Tangentopoli
riceve in busta anonima un dossier: "Abusi, Di Pietro", con le solite storie e gli immancabili tabulati Sip.
Alcuni pentiti dal carcere denunciano promesse di favori in cambio di accuse al pool.
Il giorno 17, nuovo messaggio della Falange armata: "La vita politica e umana di Di Pietro sarà breve e verrà fermata".
Il 29 settembre Sergio Cusani denuncia Di Pietro a Brescia per diffamazione e omissione di atti d'ufficio nel processo che gli è costato la
condanna a 8 anni per Enimont.
Il generale Giuseppe Cerciello, imputato per la corruzione della Guardia di Finanza, denuncia a sua volta Borrelli, Colombo, Di Pietro e
Padalino al Csm per presunte manovre intorno al Gip Andrea Padalino.
Come stabiliranno i giudici successivamente, si tratta di invenzioni. Ma intanto il pool sale, per la prima volta, sul banco degli imputati,
proprio mentre chiede condanna di Paolo Berlusconi per le tangenti delle discariche e raccoglie le ultime prove sul tesoro personale di
Craxi.

OTTOBRE. Il giorno 1, si fa viva la Falange armata: "Di Pietro è cotto a puntino". Il 3 Di Pietro fa arrestare Tradati, ultimo anello verso il
bottino di Bettino e anche - ma questo lo si scoprirà solo un anno dopo - del mazzettone da 10 miliardi di Berlusconi a Craxi tramite All
Iberian.
Il 4, Borrelli rilascia un'intervista al CORRIERE DELLA SERA, facendo capire che le indagini Fininvest sono a buon punto: il governo lo
denuncia per attentato agli organismi costituzionali (articolo 289 del codice penale, minimo della pena 10 anni), i forzisti del Csm ne
chiedono il trasferimento da Milano per incompatibilità ambientale.
Il memoriale Gorrini è pronto e arriva a Paolo Berlusconi. Una mano amica infila poi l'appunto - opportunamente arricchito con ritagli di
giornale, dossier del SABATO, vari anonimi, rapporti di indagini illegali della Finanza - in una busta e la busta nella buca delle lettere di
Dinacci. Il dossier, anziché essere protocollato, finisce in un cassetto del ministero.
L'8, Confalonieri invia a Catelani l'ennesimo esposto contro la persecuzione giudiziaria anti-Fininvest. E il 14 Biondi lancia una ispezione
ministeriale straordinaria contro il pool, accusato dal capo del governo di indagare sulle aziende e gli amici del capo del governo.
Biondi completa l'opera defenestrando Mario Vaudano, capo dell'ufficio rogatorie del ministero, prezioso tramite del pool con le autorità
giudiziarie svizzere.

NOVEMBRE. Il pool scopre tra le carte del manager Fininvest Massimo Maria Berruti (condannato nel 2001) un "passi" di Palazzo Chigi,
datato 8 giugno '94: la prova che Berruti andò a consultarsi con Berlusconi alle prime avvisaglie dell'inchiesta sulle tangenti della
Finanza, prima di organizzare l'inquinamento delle prove.
"Di Pietro ha i giorni contati", annuncia la Falange armata.
Il 21, mentre gli ispettori di Biondi setacciano invano la procura di Milano, parte l'invito a comparire per Berlusconi, impegnato a Napoli
nella conferenza mondiale sulla criminalità.
Il 22, il CORRIERE pubblica la notizia in esclusiva. Quel giorno Di Pietro è a Parigi per interrogare Mach di Palmstein in carcere: non
riesce, ma viene a sapere del dossier trovato a casa Giordano.
Il 23, Gorrini si precipita al ministero per raccontare la Di Pietro story: 100 milioni, Mercedes, debiti di Rea e quant'altro.
Il 24, Biondi avvia ufficialmente l'inchiesta parallela e segreta su Di Pietro. Dinacci - racconterà De Biase - era stato chiaro: "Previti mi ha
detto che bisogna distruggere Di Pietro e mi ha fatto capire che Gorrini è stato pagato".
Il 26, Previti avverte Tonino di quel che gli stanno preparando al ministero ("una polpetta avvelenata"). Di Pietro ne parla con Davigo, e
comincia a scrivere con lui una memoria da inviare al Csm. Poi però cambia idea e decide di dimettersi subito.
Il 27 ne informa Borrelli, mentre la Falange armata comunica: "Di Pietro è un uomo morto".
Il 29, la Cassazione trasferisce a Brescia il processo milanese sui finanzieri corrotti. Il 30, De Biase ascolta Osvaldo Rocca che, sul
prestito di Gorrini, scagiona Di Pietro ("pensava che i soldi venissero direttamente da me").
Nell'attesa Berlusconi continua a rinviare l'appuntamento col pool: si presenterà solo a metà dicembre, quando Di Pietro sarà già lontano
dalla Procura.

DICEMBRE. Di Pietro si dimette il 6 e quello stesso giorno l'inchiesta segreta va in archivio. Con una motivazione dell'ispettorato che lo
scagiona completamente: "Fatti di nessuna rilevanza disciplinare".
Ma quel dossier, ora protocollato e "nobilitato" dal timbro del ministero, passa subito di mano, per essere ripescato e riciclato qualche
mese più tardi.
Dal Ministero, negli ultimi mesi, sono partite ben due ispezioni alla procura di Palermo.
La prima, di routine, è di aprile: si concentra sui pasticci al Tribunale fallimentare.
Ma la seconda, straordinaria come quella contro il pool milanese, è stata disposta da Biondi in settembre. E contiene uno scandalo.
Durante la prima missione, l'ispettore Enrico De Felice ha inviato un fax al commercialista siciliano Piero Di Miceli, ex craxiano ed ora
forzista (ha rapporti con Previti e Biondi), sospettato dalla procura di rapporti con ambienti massonico-mafiosi, affinché lo
raccomandasse presso il ministro Biondi per farlo diventare capo degli ispettori al posto di Dinacci. Il fax viene intercettato dalla Procura
di Palermo, che indaga De Felice per abuso.
Caselli manda un avviso di garanzia al vicecapo di gabinetto di Biondi, Vincenzo Vitale (pretore a Catania e assiduo collaboratore del
GIORNALE) per abuso e propagazione di segreto istruttorio: avrebbe avvertito l'amico Di Miceli che i suoi telefoni erano sotto controllo,
grazie alle informazioni raccolte a Palermo dagli ispettori.

1995

FEBBRAIO. Mentre il gip di Brescia proscioglie Di Pietro dalle accuse di Cusani e un agente della scorta sventa un attentato contro
Gerardo D'Ambrosio, torna in campo il Gico di Firenze con il suo capo, tenente colonnello Giuseppe Autuori, che consegna alla procura
fiorentina un dossier di 263 pagine sul caso Autoparco: "Una franca rivisitazione di fatti e situazioni già rappresentate".
I veleni contro Di Maggio, Nobili & C., già smascherati dai giudici di Brescia, tornano in circolazione con l'aggiunta di nuove insinuazioni
contro Armando Spataro e Ilda Bocassini.

MARZO. Cusani va a trovare Gorrini per complimentarsi della sua deposizione agli ispettori e procurarsene una copia. Poi avvicina Tradati
(così almeno riferirà quest'ultimo) per invitarlo a presentarsi agli ispettori di Mancuso e denunciare pressioni del pool per incastrare
Berlusconi. Mancuso blocca il decreto del governo per la creazione del "Sis" da affidare a Di Pietro.

APRILE. Di Pietro, dopo alcuni incontri con Berlusconi e Previti, fa sapere che alle prossime elezioni non appoggerà nessuno, tantomeno il
Polo. Il dossier Gorrini e alcuni altri ricompaiono tra le mani dell'avvocato Carlo Taormina, legale del generale Cerciello e futuro cadidato
di Forza Italia.

Il giorno 7, Taormina e Cerciello denunciano Di Pietro per presunte pressioni sul maresciallo Nanocchio al fine di convincerlo a tirare in
ballo il generale e Berlusconi. L'accusa sara' presto smentitadallo stesso Nanocchio e il procedimento sara' archiviato a Brescia, ma
intanto Di Pietro è di nuovo indagato per abuso d'ufficio e lascia per sempre la magistratura.
Il 13, a TEMPO REALE, Berlusconi rivela che Tonino gli confidò di non aver condiviso l'invito a comparire nei suoi confronti. Il 18,
Taormina, reduce da alcuni incontri in via dell'Anima, chiede che Di Pietro testimoni al processo Cerciello per chiarire una lunga serie di
vicende "oscure": le stesse contenute nel dossier Gorrini, con l'aggiunta dell'Autoparco, di traffici d'armi e chi più ne ha più ne metta. Il
tribunale respinge la richiesta.

MAGGIO. La relazione degli ispettori, che scagionano il pool dalle accuse di Biondi e chiudono i lavori con un encomio solenne a Mani
Pulite, non piace affatto al ministro Mancuso. Che, il giorno 5, avvia l'azione disciplinare contro il pool per aver "intimidito" gli ispettori e
annuncia una nuova ispezione a Milano. Non contento, chiede nuove indagini sui suicidi in carcere di Gabriele Cagliari e Sergio Moroni
(salvo poi scoprire che Moroni non era mai stato arrestato). Il 19 si scopre che il pg Catelani ha pure promosso un'indagine informale dei
carabinieri contro Borrelli, per una vicenda equestre. Mesi prima, su un settimanale, Borrelli era stato ritratto al galoppatoio su un cavallo
con la sigla "G.G." sulla sella. Sigla che secondo un anonimo, corrisponde al Giancarlo Gorrini. Informato della cosa, Borrelli denuncia
Catelani al Csm. La sigla è di tal Giovanni Gennari, vecchio proprietario dell'animale. Ma intanto, per qualche giorno, i giornali non
parlano d'altro, proprio mentre, il 20, viene chiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per corruzione.

GIUGNO. Il pm bresciano Fabio Salamone interroga Gorrini e Pillitteri, poi, il giorno 3, indaga Tonino per concussione: avrebbe premuto
su Gorrini e D'Adamo affinché ripianassero i debiti di gioco di Rea. L'11 arriva il bis: Di Pietro inquisito per altre concussioni ai danni di
Gorrini (prestito di 100 milioni, Mercedes, pacchetto sinistri della Maa affidato allo studio della moglie Susanna Mazzoleni). L'11, IL
GIORNALE torna alla carica contro Davigo: stavolta titola sulla "strana coppia Davigo-Cerciello", insinuando chissà quali traffici tra il pm e
il generale inquisito per corruzione. In realtà il pm s'era iscritto con altri magistrati ad una cooperativa nata per costruire alloggi, e se
n'era andato qualche giorno dopo l'ingresso di Cerciello (che comunque, all'epoca, era il numero uno della Guardia di Finanza milanese,
neppure sfiorato da sospetti).
Il 14, c'è una nuova richiesta di rinvio a giudizio per Berlusconi: frode fiscale per la villa di Macherio. Il Cavaliere risponde con esposto al
pg della Cassazione Ferdinando Zucconi Galli Fonseca per ben 130 presunte fughe di notizie e per l'accanimento persecutorio del pool
contro l'inerme Biscione: altra inchiesta a Brescia. E, il 19 Salamone indaga Di Pietro per abuso d'ufficio: avrebbe aiutato Rea a diventare
capo dei vigili di Milano. L'indomani, si diffonde una voce: Di Pietro è stato arrestato. Il 30, ci si mette anche Craxi che inonda i giornali
con il fax dei tabulati Sip sulle telefonati di Di Pietro nel 1992: "Me li diede Parisi". Vuole dimostrare che Mani Pulite è tutta un bluff, che
Di Pietro era pilotato via cavo da amici avvocati e imputati. Poi si offre a Salamone: "Se vuole sentirmi su Di Pietro, sono qui".

LUGLIO. Il giorno 2, Di Pietro viene interrogato a Brescia per 18 ore e denuncia 137 tentativi di delegittimazione ai suoi danni. Il 7,
secondo round di 5 ore. Salamone indaga anche sul complotto che lo indusse a dimettersi dal pool: Previti, Dinacci, De Biase e Paolo
Berlusconi gli indiziati.

AGOSTO. Craxi invita Salamone a indagare su un viaggio di Di Pietro in Costarica, dove avrebbe incontrato fantomatiche "importanti
personalità della finanza italiana e internazionale". Mani Pulite come complotto planetario. Salamone prepara le valigie per Hammamet. Il
parlamento riesuma il decreto Biondi e, con qualche correttivo peggiorativo, lo approva plebiscitariamente sotto il nome di "Riforma della
custodia cautelare".

SETTEMBRE. Di Pietro scopre che un agente della scorta, anziché proteggerlo, lo spiava e riferiva ai "superiori" i suoi spostamenti. Poi
denuncia a Brescia che un certo Roberto Napoli, agente del Sisde, gli ha confidato di averlo spiato fina dal 1992. Napoli conferma: "Mi
ordinarono di indagare su Di Pietro e su tutto il pool, non scoprii nulla di illecito, Parisi sapeva tutto". Le informative finivano anche ad un
alto dirigente romano del Sisde, Bruno Contrada. Il 2, Di Pietro è a Cernobbio, con un durissimo discorso contro il colpo di spugna: "Se lo
tenteranno, scenderò in campo per fermarli". L'indomani Berlusconi, allarmatissimo, chiama D'Adamo per sventare la minaccia:
"Ingegnere, il suo amico è fuori di testa, bisogna che lei si prepari. Siamo nelle sue mani!". Seguiranno sette incontri ad Arcore, per
concordare aiuti finanziari al gruppo D'Adamo, che naviga in pessime acque. Intanto IL GIORNALE tira in ballo Di Pietro per Affittopoli
(un alloggio in via Andegari, avuto dalla Cariplo ad equo canone). E, il 15, Brescia lo indaga per l'ennesima volta: concussione e abuso
d'ufficio per il piano di informatizzazione del tribunale di Milano. Il 29, si smonta anche la bufala mancusiana degli ispettori "intimiditi":
su proposta del pg della Cassazione, il Csm archivia l'indagine disciplinare contro Borrelli e il pool. A Milano si trascina stancamente la
seconda ispezione. Craxi, preoccupato, avverte l'avvocato Salvatore Lo Giudice: "Se qualcuno in prima fila non apre il 289 ("attentato
agli organi costituzionali", n.d.a.) e affronta la testa del serpente, non si va da nessuna parte. L'obiettivo è la fine dell'imbroglione
trafficante". Cioè di Di Pietro che, secondo Craxi, è pure un falso laureato. Falsa laurea e 289: due tra gli argomenti preferiti del fido
Ferrara.

OTTOBRE. Nuova inchiesta della procura di Brescia contro Di Pietro: questa volta è accusato di falso ideologico insieme a Borrelli, per
aver firmato i verbali di alcuni interrogatori della polizia giudiziaria senza avervi presenziato per intero. Ma si indaga anche sulla
deposizione dell'agente Napoli, che ha rivelato lo spionaggio continuato e illegale del Sisde ai danni del pool (dossier Achille): nessuno
scoprirà mai chi fosse questo Achille, anche perché il capo del servizio Gaetano Marino negherà per mesi l'esistenza stessa del fascicolo,
salvo poi consegnarlo con tante scuse al comitato di controllo sui servizi segreti.
Il giorno 12, nuova bufala berlusconiana: questa volta il bersaglio è Borrelli, che avrebbe gravemente peccato avvertendo Scalfaro
dell'avviso di garanzia a Berlusconi prima che quest'ultimo ne avesse notiziza. Borrelli precisa che Scalfaro lo seppe negli stessi minuti in
cui Berlusconi veniva informato da un colonnello dei carabinieri. E comunque il segreto investigativo è a discrezione del pm. Scandalo
enorme, per un fatto che persino Tiziana Parenti giudica "corretto". Mancuso, che sta per essere sfiduciato dal parlamento, fa in tempo a
scatenare un supplemento di ispezione, un'inchiesta a Brescia per violazione del segreto e un'azione disciplinare al Csm. E altre azioni
disciplinari chiedono gli ispettori per i pm milanesi Ilio Poppa, Gherardo Colombo, Fabio De Pasquale. Parlando alla Camera nel giorno
dell'addio, Mancuso invoca un'ispezione a Palermo. Poi, alludendo a due Consigli dei ministri "secretati", lascerà cadere il sospetto che vi
si fosse parlato di gravi reati commessi dal pool di Caselli.

NOVEMBRE. Il gip romano Maurizio Pacioni denuncia Borrelli, Davigo, Colombo e Ghitti per omissione in atti d'ufficio e falso ideologico:
avrebbero tenuto sotto scacco l'ispettore capo Ugo Dinacci tramite un'inchiesta sul figlio, l'avvocato Filippo.

DICEMBRE. Il 5 dicembre, il Gip di Brescia archivia le accuse di Cerciello e censura le indagini di Salamone. Il 7, il comitato servizi segreti
interroga il comandante della Guardia di Finanza Costantino Berlenghi per sapere se membri del Corpo abbiano spiato il pool: il generale
smentisce sdegnato; poi si scoprirà l'attività illegale di dossieraggio di vari ufficiali e sottufficiali (Simonetti, Nanocchio, Salato). Il 20
Salamonefa partire una raffica di richieste di rinvio a giudizio per l'ex-pm: cinque concussioni e due abusi d'ufficio. La Falange armata
aveva previsto tutto da dieci giorni: "Di Pietro ha infranto i patti: adesso la sua fine è segnata". Colombo, Davigo e Greco sono indagati
per le nuove accuse di Cusani su un'improbabile missione pilotata da Tradati in Svizzera alla ricerca di carte Fininvest. Lo stesso giorno, il
22, IL GIORNALE pubblica un'intervista a Maurizio Raggio, prestanome dei conti di Craxi e latitante in Messico, realizzata sei mesi prima
e inspiegabilmente tenuta da parte. Raggio sostiene che Pacini Battaglia avrebbe versato 5 miliardi a Lucibello che, d'intesa con Di Pietro,
li avrebbe trasferiti in Austria. Tutti gli interessati smentiscono. Compreso Raggio.

Marco Travaglio

Cronologia del caso "Mani Pulite"

17 febbraio 1992. A Milano il giudice Di Pietro fa arrestare il socialista Mario Chiesa presidente del Pio Albergo
Trivulzio. Inizia la clamorosa inchiesta «Mani pulite».
5 aprile 1992. Elezioni politiche. La Dc sotto il 30%. Il PSI perde 1, 2%. Il quadripartito ottiene una risicatissima
maggioranza. La Lega di Bossi oltre il 9%. Il Pds poco sopra il 16%. Parlamento frammentato, difficoltà di costituzione
del governo.
22 aprile 1992. Arresto di otto imprenditori; collaborano tutti.
24 aprile 1992. Giovanni Spadolini eletto presidente del Senato con i voti di Dc, Psi, Pri, Pli, Psdi, Msi e Lega. Oscar
Luigi Scalfaro eletto presidente della Camera con i voti di Dc, Psi, Pli, Psdi, Verdi, Rete e Pannella. Il Pds vota
Napolitano.
25 aprile 1992. Con un discorso di quarantacinque minuti teletrasmesso, il presidente della Repubblica Francesco
Cossiga annuncia le sue dimissioni.
28 aprile 1992. Arresto di Epifanio Li Calzi e Sergio Soave (Pds).

1 maggio 1992. Avvisi di garanzia per i parlamentari socialisti Carlo Tognoli e Paolo Pillitteri.
6 maggio 1992. Arresti di Massimo Ferlini (Pds) e dei segretari cittadini e regionali della Dc, Maurizio Prada e
Gianstefano Frigerio. In prigione anche Enzo Papi della Cogefar (Fiat).

13 maggio 1992. Primo avviso di garanzia al tesoriere della Dc Severino Citaristi. In Parlamento 1. 014 elettori
cominciano a votare per eleggere il nuovo presidente della Repubblica.
15 maggio 1992. La Dc decide di candidare Forlani al Quirinale. Mario Segni annuncia che i referendari non lo
voteranno.
22 maggio 1992. Dopo l'ennesima fumata nera il segretario democristiano Forlani annuncia le sue dimissioni.
23 maggio 1992. Poco prima delle 18 sull'autostrada dell'aeroporto di Punta Raisi a Palermo viene assassinato il
giudice Giovanni Falcone. Rimangono uccisi anche la moglie e tre uomini della scorta.
25 maggio 1992. Al sedicesimo scrutinio Oscar Luigi Scalfaro, settantatré anni, democristiano, diventa il nono
presidente della Repubblica. Viene eletto con 672 voti di Dc, Pds, Psi, Psdi, Pli, Verdi, Rete e Lista Pannella.
3 giugno 1992. Con trecentosessanta voti di Dc, Pds, Psi, Psdi e Pri Giorgio Napolitano diventa presidente della
Camera.
18 giugno 1992. Dopo lunghe consultazioni, il socialista Giuliano Amato riceve l'incarico per la formazione del nuovo
governo.
1 luglio 1992. Repubblicani, verdi e pidiessini voteranno contro la fiducia al governo Amato ma si dichiarano pronti a
valutare con attenzione i singoli provvedimenti. Mario Segni annuncia il suo sì. 2 luglio 1992. Con 173 voti su 313
votanti il Senato esprime la fiducia al governo Amato.
3 luglio 1992. Craxi dice alla Camera: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra».

10 luglio 1992. Il governo vara una manovra economica per reperire nel 1992 30. 000 miliardi. 19 luglio 1992.
Un'autobomba della mafia uccide il giudice Paolo Borsellino, procuratore della Repubblica a Marsala, e cinque agenti
della scorta.
2 settembre 1992. Il deputato socialista Sergio Moroni, accusato di avere incassato tangenti su numerosi appalti, si
suicida. Con una lettera al presidente della Camera dichiara di aver agito per conto del partito e denuncia il «grande
velo d'ipocrisia» steso sul sistema di finanziamento dei partiti.

29 ottobre 1992. Con quattrocento voti favorevoli quarantasei contrari e diciotto astenuti, la Camera dei deputati
approva in via definitiva la ratifica del trattato di Maastricht.
14 dicembre 1992. Nelle elezioni locali in 55 comuni, fra i quali Varese e Monza, dove stravince, la Lega diventa il
secondo partito nel nord, la Dc e il Psi si dimezzano, il Pds mantiene le posizioni. 15 dicembre 1992. Primo avviso a
Craxi.

16 dicembre 1992. Il Senato approva la finanziaria. La Camera approva il programma di privatizzazioni.


14 gennaio 1993. Via libera dal Parlamento per 12 autorizzazione a procedere. Tra gli inquisiti l'ex ministro dei
Trasporti Carlo Bernini (Dc), il segretario amministrativo della Dc Severino Citaristi e il parlamentare socialista Sisinio
Zito.
24 gennaio 1993. Craxi chiede che si apra un'inchiesta parlamentare sul finanziamento di tutti i partiti.
7 febbraio 1993. Si costituisce il faccendiere Silvano Larini che accusa Craxi e Claudio Martelli per il "conto
protezione" in Svizzera.

10 febbraio 1993. Raggiunto da un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta, il ministro della Giustizia Claudio
Martelli si dimette dal governo e dal Psi.
11 febbraio 1993. Travolto da «Mani pulite» Craxi rimette il suo mandato di segretario del Psi.
19 febbraio 1993. Arresto per falsa testimonianza del portavoce di Forlani, Enzo Carra: condannato.

22 febbraio 1993. Arresto del numero 3 della Fiat, Francesco Paolo Mattioli.

25 febbraio 1993. Raggiunto da un avviso di garanzia per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti,
Giorgio La Malfa si dimette da segretario del Pri.
1 marzo 1993. Arresto di Primo Greganti (Pci-Pds).
5 marzo 1993. Il Consiglio dei ministri vara la soluzione politica per Tangentopoli depenalizzando il reato di
finanziamento illecito ai partiti e prevedendo sanzioni amministrative con la restituzione triplicata delle tangenti e
un'interdizione dai pubblici uffici da tre a cinque anni.
7 marzo 1993. Il presidente Scalfaro non fìrma i decreti dei governo in materia di Tangentopoli. Il procuratore capo di
Milano Borrelli esprime a nome di tutti i giudici di «Mani pulite» un netto dissenso ai decreti varati dal governo per
uscire da Tangentopoli.
11 marzo 1993. Si costituisce Francesco Pacini Battaglia che svela 500 miliardi di fondi neri Eni.

15 marzo 1993. Avvisi di garanzia per il segretario liberale Renato Altissimo, che il giorno dopo si dimette.
25 marzo 1993. Il Parlamento approva il sistema maggioritario e l'elezione diretta del sindaco per i comuni fino a 15.
000 abitanti.
27 marzo 1993. Tiziana Parenti entra nel pool.

29 marzo 1993. Mario Segni abbandona la Dc denunciando che «il tentativo di riformare questo partito dall'interno è
senza speranza».
18 aprile 1993. Successo dei «sì» per tutti gli otto quesiti referendari promossi dai radicali (su Sistema elettorale
Senato, Nomine Bancarie, Ministero Partecipazioni Statali, Legge Droga, Finanziamento Pubblico dei Partiti, Controlli
ambientali USL, Ministero Agricoltura, Ministero Turismo). Il referendum per il maggioritario, che riguarda il sistema
elettorale del Senato, sostenuto oltre che dai radicali, anche da Mario Segni e dal Pds di Achille Occhetto, viene
approvato con l'83% dei voti; quello per la depenalizzazione per il possesso di stupefacenti viene approvato con il
55% dei voti.
28 aprile 1993. Il primo presidente dei Consiglio non parlamentare della storia della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi,
presenta la lista dei ministri del suo governo. Sono 24, di cui 9 tecnici e 3 ministri dei Pds. La maggioranza si allarga
anche a Pri e Verdi.
29 aprile 1993. La Camera dei deputati nega per 4 volte l'autorizzazione a procedere contro Craxi. A seguito del voto
della Camera si dimettono i tre ministri del Pds e il verde Francesco Rutelli, ministro dell'Ambiente.
4 maggio 1993. Rimpasto: il presidente del Consiglio sostituisce i quattro ministri dimissionari, nominando Paolo
Barile ministro per i Rapporti con il Parlamento, Livio Paladin ministro per le Politiche comunitarie, Franco Gallo
ministro delle Finanze, Umberto Colombo ministro per la Ricerca scientifica, e Valdo Spini torna al ministero
dell'Ambiente.

7 maggio 1993. La Camera vota la fiducia al governo Ciampi: 309 sì di Dc, Psi, Psdi e Pli, 185 astenuti di Pds, Verdi,
Pri e Lega nord, e 60 no di missini e Rifondazione.
11 maggio 1993. In manette l'ex cassiere del Pci Renato Pollini.
16 maggio 1993. Carlo De Benedetti ammette finanziamenti illeciti per 20 miliardi.

6 giugno 1993. Crollo delle forze di governo nel primo turno delle elezioni amministrative che coinvolgono 11 milioni di
elettori. La Dc che tiene solo al sud, Psi decimato, buon successo del Pds e della Rete, trionfo della Lega nelle prime
elezioni dirette dei sindaci.
20 giugno 1993. Ballottaggio dei sindaci. Marco Formentini (Lega) vince il ballottaggio su Nando Dalla Chiesa a
Milano; a sorpresa Valentino Castellani supera Diego Novelli a Torino. Enzo Bianco sindaco di Catania di stretta
misura su Claudio Fava. Quindici sindaci della Lega al Nord. Affermazione del Pds che conquista 72 comuni su 145.
Clamorosa sconfitta Dc: solo sette sindaci su 61 ballottaggi.
13 luglio 1993. Giuseppe Garofano (Montedison) viene arrestato a Ginevra.

20 luglio 1993. L'ex presidente dell'Eni Gabriele Cagliari si suicida nel carcere di San Vittore dove era detenuto dal 9
marzo. Era detenuto per lo scandalo Eni-Sai (pm. De Pasquale). Di Pietro dichiara: «è una sconfitta». La moglie
restituirà 6 miliardi di tangenti.

23 luglio 1993. Si suicida alle 9 dei mattino nella sua casa milanese Raul Gardini, anche lui coinvolto in Tangentopoli.
Molti arresti tra cui Carlo Sama e Sergio Cusani per la maxitangente Enimont.
3 agosto 1993. Il Senato approva la nuova legge elettorale maggioritaria per la Camera con 128 sì, 29 no e 59
astenuti.
4 agosto 1993. La Camera approva la nuova legge elettorale maggioritaria per il Senato con 287 sì, 78 no e 153
astenuti.
24 agosto 1993. Tizana Parenti iscrive il tesoriere del Pds Marcello Stefanini sul registro degli indagati.

2 settembre 1993. Arresto del presidente del tribunale di Milano Diego Curtò.
13 ottobre 1993. La Camera riduce le fattispecie di immunità parlamentare: la richiesta di autorizzazione a procedere
resterà solo per l'arresto, le perquisizioni e le intercettazioni. 28 ottobre 1993. Inizia il processo Cusani.
22 novembre 1993. Alle elezioni amministrative, Orlando vince a Palermo con il 75 per cento dei voti. Tutti i candidati
progressisti vanno al ballottaggio nelle grandi città. A Roma e a Napoli i missini Fini e Mussolini sono secondi. Al
Nord, i candidati della Lega sono secondi a Genova e Venezia. Sparisce il centro.
23 novembre 1993. All'inaugurazione del suo supermercato Shopville, a Casalecchio, Berlusconi annuncia che pensa
di entrare in politica. Dichiara che se fosse a Roma voterebbe per Fini.
4 dicembre 1993. Renato Altissimo (Pli) ammette di aver ricevuto denaro da Sama. Lo stesso farà poi Giancarlo
Vizzini (Psdi).
5 dicembre 1993. Le città scelgono i progressisti. I cinque candidati delle Alleanze di progresso: Rutelli (con il 53,
1%), Bassolino (55, 6/o), Sansa (59, 2%), Cacciari (55, 4%) e Illy (53%) vincono al ballottaggio contro i candidati del
Movimento sociale e della Lega.
11 dicembre 1993. Al Congresso della Lega Bossi rilancia la tripartizione dell'Italia: Padania, Etruria e Sud.
15 dicembre 1993. Ciampi dichiara che, con l'approvazione della fianziaria, il suo governo ha esaurito il programma.
17 dicembre 1993. Al processo per le maxitangenti Enimont, Forlani non sa e non ricorda. Craxi; contrattacca «così
facevan tutti» e dichiara che dal 1987 al 1990 il Psi ha incassato «contribuzioni» per 186 miliardi.
18 dicembre 1993. La Camera approva la legge finanziaria anche con il voto favorevole del Pds.
5 gennaio 1994. Umberto Bossi ammette i contributi Montedison, ma sostiene di non saper nulla dei 200 milioni dati
ad Alessandro Patelli (arrestato il 7 dicembre).

2 febbraio 1994. Sama parla di un miliardo al Pci.

11 febbraio 1994. Arrestato per mazzette ai funzionari Cariplo, Paolo Berlusconi: verrà poi assolto in Cassazione.
Berlusconi junior ammette invece le tangenti versate ad alcuni politici locali.

27 marzo 1994. Il Polo delle libertà vince le elezioni.

21 aprile 1994. Scoperta la prima tangente dello scandalo Guardia di Finanza: 80 i finanzieri arrestati ed oltre 300 gli
imprenditori coinvolti.

24 aprile 1994. Cesare Romiti scrive al "Corriere" e ammette le tangenti Fiat.

28 aprile 1994. 8 anni a Cusani in primo grado.

13 luglio 1994. Il governo emette il decreto "salva ladri" proprio mentre i finanzieri arrestati parlano della Fininvest. Il
pool (senza Borrelli) annuncia in tv le proprie dimissioni.

28 luglio 1994. Arresto lampo di Paolo Berlusconi per le mazzette alla Finanza.

3 ottobre 1994. Arresto e confessione del prestanome di Craxi, Giorgio Tradati.

21 novembre 1994. Iscrizione di Silvio Berlusconi al registro degli indagati.

23 novembre 1994. Ispezione ministeriale su Di Pietro.

6 dicembre 1994. Di Pietro si dimette dalla magistratura.

13 dicembre 1994. Berlusconi viene interrogato.

22 dicembre 1994. Cade il governo Berlusconi.

Gennaio-Dicembre 1995. Richiesta di rinvio a giudizio per Berlusconi, condanne per tutti, o quasi, i protagonisti di
Enimont. A Brescia l'avvocato Taormina sollecita indagini su Di Pietro (100 milioni da Giancarlo Gorrini). Verrà assolto
da tutto.

22 novembre 1995. Il pool accusa Berlusconi di aver finanziato illecitamente Craxi (21 miliardi).

Luglio 95. Stefania Ariosto racconta la presunta corruzione di una serie di giudici romani da parte di Cesare Previti.

12 marzo 1996. Arresto del giudice di Roma Renato Squillante.

15 settembre 1996. A La Spezia Lorenzo Necci e Pacini Battaglia finiscono in manette.

14 novembre 1996. Di Pietro si dimette da ministro dei Lavori pubblici e viene indagato dalla magistratura bresciana.
Sarà assolto.

28 gennaio 1998. Il Parlamento vota no all'arresto di Previti.

7 luglio 1998. Condanna in primo grado di Berlusconi per corruzione.

13 luglio 1998. Craxi e Berlusconi condannati per il caso All Iberian (poi prescritti).

26 novembre 1999. Berlusconi e Previti a giudizio per la prima tranche di Toghe Sporche (Sme).

19 gennaio 2000. Craxi muore in Tunisia.

19 ottobre 2001. Berlusconi assolto in Cassazione per le tangenti alla Gdf.

Tangentopoli: anche il Pci-Pds con le mani nel sacco


Parallelamente al grande filone d'inchiesta su Mani Pulite, se ne sviluppa un altro, più piccolo, sulle
tangenti al Pci-Pds.
Ma prima sgomberiamo subito il campo da un equivoco: le indagini furono sulle tangenti, non sui
finanziamenti illeciti (peraltro discutibili). e ciò per un motivo solo: il decreto Amato-Conso del 1993, il
vergognoso colpo di spugna con cui furono amnistiati gran parte dei finanziamenti illeciti ai vari partiti:
quelli al Pentapartito ma anche al Pci-Pds e i famosi "rubli di Mosca".
L'opinione pubblica di destra si chiede sempre: ma perché il Pentapartito è uscito sconfitto da Mani
Pulite ed invece il Pci no? due inesattezze in una domanda. Per prima cosa, alle Coop, invece che le
tangenti, spesso il Pci imponeva delle commissioni, lavori, incarichi e quant'altro per le coop. Queste
"ricambiavano" finanziandolo e rendicontando a regolare bilancio. Iniziativa senz'altro discutibile, ma
penalmente inattaccabile. Secondo, non è affatto vero che il Pci-Pds non sia mai stato toccato da
nessun magistrato. Nei casi di mazzette, si è sempre proceduto a regolare indagine.
Nel 1993 Lorenzo Panzavolta, manager del gruppo Ferruzzi, confessa l'invio di denaro sporco, relativo
al 1991: tre tangenti di 621 milioni l'una a Dc, Psi e Pds. L'ultima tangente è quella che ci interessa.
Tale massa di denaro, famosa col nome di conto Gabbietta, secondo l'accusa, sarebbe transitata dal
gruppo Ferruzzi nelle casse della Quercia. Tiziana Parenti, all'epoca PM a Milano, procede all'arresto di
Primo Greganti, ex funzionario comunista, detto "il compagno G". Costui nega che i soldi fossero per il
partito; afferma di essere entrato in contatto con la Ferruzzi tramite delle consulenze eseguite per
quell'azienda in Cina, e di aver intascato personalmente la tangente di 621 milioni, sottolineando di
averli usati per l'acquisto di un appartamento in Via Tirso a Roma. Viene scarcerato dopo una delle
pene più lunghe nella storia di Mani Pulite: 4 mesi. Il caso verrà definitivamente archiviato nel 1997
dal Giudice Clementina Forleo per "assoluta mancanza d'indizi probatori".
Nel 1995, il PM Ielo condanna Greganti a tre anni di carcere per una seconda tangente, sempre di 621
milioni, transitata dall'Enel al Pds.
Oltre a lui, altri maggiorenti del partito vengono indagati e condannati. Si tratta, in massima parte, di
esponenti della corrente migliorista del Pds, quelli che cercavano accordi col Psi milanese di Tognoli e
Pillitteri. Alcuni nomi: Luigi Carnevale (vicepresidente Mm), Sergio Evolo Soave (Lega cooperative),
Roberto Cappellini (segretario del Pds milanese), Giovanni Cervetti (deputato Pds), Barbara Pollastrini
(segretaria provinciale del Pds milanese), Giulio Caporali (amministrazione FS a Milano), Renato
Pollastrini (ex-tesoriere del Pci); questi ultimi due assolti in base all'amnistia Amato-Conso.
A Torino la Eumit, controllata dal Pci e dal governo tedesco orientale, viene condannata per falso in
bilancio (avrebbe stornato circa un miliardo in nero dalle sue casse a quelle della Ecolibri per
consentirle di ripianare i debiti).
Sui coinvolgimenti della segreteria nazionale del Pds, ha indagato per 2 anni il PM Carlo Nordio, non
riuscendo a venire a capo di nulla.
Cusani, al processo Enimont, racconta di una megatangente da 1 miliardo portata da Raoul Gardini a
Via delle Botteghe Oscure. Porcari, l'autista di Gardini, conferma tutto. Che fine ha fatto quella
tangente? Di Pietro chiama a testimoniare Achille Occhetto e Massimo D'Alema, ma le due
convocazioni vengono annullate perché il reato di cui era imputato Cusani viene prescritto. Archiviata
dal GIP Beatrice Cossia, per mancanza d'indizi, un'altra inchiesta sollecitata da Craxi, ai danni di
Occhetto e D'Alema.
intanto le due ispezioni ministeriali promosse da Biondi e Mancuso finiscono con l'escludere
insabbiamenti del pool a favore delle tangenti rosse.

QUANDO LE GRU VOLAVANO BASSO (O DELLA STRANA ALLEANZA PDS-FININVEST)

In occasione della costruzione di un centro commerciale a Grugliasco (TO) nel 1993, si verifica un fatto
che oggi sarebbe strano: Fininvest e Pds locale si ritrovano indagati fianco a fianco nell'inchiesta per la
costruzione del "più grande centro commerciale italiano".
La procura torinese, competente per territorio, sospetta che la Fininvest, per ottenere l'edificabilità,
abbia pagato tangenti ai partiti, fra cui il Pds.
In comproprietà delle "Gru" sono anche i francesi del gruppo Trema e l'italiana Standa.
Fatto strano, a costruire materialmente la shopville di Berlusconi, quella che poi ha ospitato le
dichiarazioni di Berlusconi il 9 dicembre 1993 e quindi, il vero teatro della 'discesa in campo', sono due
coop rosse: la Coopsette di Reggio Emilia e la Cooperativa Antonelliana di Torino, fusesi per l'occasione
nel gruppo Galileo.
Il 14 dicembre scattano le manette, su richiesta del Pm Ferrando, per il sindaco pidiessino di
Grugliasco Bernardi, l'ex sindaco del Pci Ferrara, tre consiglieri socialisti ed un democristiano.
Su di loro grava l'accusa di aver intascato una tangente di 2 miliardi di vecchie lire, distribuita dal
manager di Trema, l'italofrancese Alberto Milan. Lui però assicura Ferrando di essersi occupato solo
dell'aspetto "comunale" tangentizio, e dichiara che al resto ci ha pensato la Fininvest-Standa.
Allora il Pm Ferrando interroga: Aldo Brancher, manager Fininvest e già ufficiale della Guardia di
Finanza, coinvolto nel 1987 in un presunto giro di tangenti; Sergio Chiamparino, all'epoca segretario
provinciale del Pds milanese; Berlusconi, che accetterà di varcare il palazzo di giustizia sabaudo solo
nell'aprile 1994; Primo Greganti, già coinvolto nella famosa tangente da 621 milioni.
In particolare desta attenzione la strana coppia Brancher-Greganti: i due lavorano spesso insieme,
sono molto affiatati, l'uno spesso varca gli uffici dell'altro.
Carlo Orlandini, nel 1989 presidente dell'Euromercato, viene interrogato dal Pm ed ammette di aver
incontrato quell'anno l'allora segretario del Pci torinese Piero Fassino. Poi fa una cosa molto strana.
Subito dopo l'interrogatorio con Ferrando, scive una lettera via fax allo stesso Fassino:

"Caro dottor Fassino, sono stato invitato dal dottor Ferrando (...), come teste nell'inchiesta sul centro
commerciale di Grugliasco di cui (...) sono stato l'ideatore ed il promotore. Gli ho detto (a Ferrando,
nda) che fino a quando non mi sono dimesso (maggio 1989) (...) non si è avuto alcun problema di
tangenti, poiché si trattava dell'acquisto di cosa futura (...). Mi ha chiesto (Ferrando, nda) se
conoscevo Greganti, Brancher che non ho mai visto; ho invece ricordato (...) il sindaco Lorenzoni e poi
il nostro incontro; e come Lei mi avesse espresso appoggio a condizione che non vi fosse alcun
pagamento (...) Un saluto cordiale, Carlo Orlandini".

Orlandini, scrivendo tale lettera a Fassino, e per conoscenza ai manager Trema a Parigi, compie una
plateale violazione del segreto investigativo. Perché?
Interrogato dalla procura torinese, Antonio Crivelli, ex capogruppo del Pci a Grugliasco dichiara una
cosa molto sospetta: sulla costruzione del centro commerciale parla di "accordi già presi attraverso
altri canali" e che "i consiglieri dovevano semplicemente adeguarsi". Rapporti sotterranei con la
Fininvest-Standa?
Crivelli parla poi di una voce molto insistente nel consiglio comunale di Grugliasco: che Fassino si
sarebbe recato a Parigi per ritirare dei soldi dal gruppo Trema. Interrogato sia tale gruppo sia i
consiglieri di Grugliasco, non se ne ricava nulla. La pista francese si chiude con un nulla di fatto.
Le uniche tangenti accertate sono quelle del gruppo Trema ai politici locali.
Tutta questa storia lascia inevasa una domanda inquietante: come mai un alto dirigente del Pci-Pds ha
fatto da garante alla costruzione di un centro commerciale berlusconiano?

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