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Gli altri impresentabili: candidati senza vergogna

Massimo Franchi

Le corna di Barbato
Transfughi, trasformisti. Tutti in lista senza alcuna vergogna. La destra e l'Udc parlano di etica, ma
poi quando si tratta di candidare gli impresentabili nessun problema.

In Campania il Movimento per l'Autonomia che fa capo a Raffaele Lombardo, indicato dal Pdl
come presidente della Regione Sicilia, candida al Senato l'ex capogruppo dell'Udeur Tommaso
Barbato. Per chi se ne fosse dimenticato si tratta di quell'oscuro figuro che nel giorno della caduta
del governo Prodi diede spettacolo sputando contro il collega Nuccio Cusumano, reo di votare in
sintonia con il mandato elettorale avuto per l'Unione. Immortale rimane la foto che riproduciamo
con Barbato che dà del cornuto a Cusamano, trasformando il Senato della Repubblica nel mercato
delle vacche.

Le candidature di quei senatori che più di altri si sono resi colpevoli di comportamenti indegni del
Senato della Repubblica sono «il primo esempio di promessa non mantenuta prima del voto».
Ironizza Walter Veltroni che da Udine, riferendosi ai senatori del centrodestra e dell'Udeur che alla
caduta del governo Prodi avevano inneggiato in modo non consono ad un Parlamento, commenta
così: «conosco molte promesse non mantenute dopo il voto, ma questo è un caso di promessa
non mantenuta prima del voto».

Dal palco infatti il leader del Partito Democratico aveva citato un'agenzia, che riportava le parole
pronunciate da Berlusconi durante un "Porta a porta" in cui aveva dichiarato che il Pdl non avrebbe
mai candidato quegli esponenti politici.

Per non farsi mancare niente, Lombardo davanti a Barbato in Sicilia schiera una cariatide politica
come l'ex ministro degli Interni (negli anni ottanta per la Democrazia Cristiana) Enzo Scotti.

Come promesso anche Pier Ferdinando Casini non si sottrae a candidare Totò Cuffaro. Come
annunciato all'indomani delle sue dimissioni da presidente della Regione, dopo che i cannoli usati
per festeggiare la condanna di primo grado a cinque anni nel processo per mafia sono finiti
indigesti, Cuffaro è sicuro del posto nella Camera Alta: non farà rimpiangere la mancata
candidatura di Cesare Previti.
Il salto verso il Pdl lo ha fatto anche l'ex sottosegretario alla Giustizia del governo Prodi: la bella
Daniela Melchiorre, compresa nella pattuglia di transfughi guidata da Lamberto Dini, accolto a
braccia aperte come figliol prodigo da Berlusconi&company.

Una candidatura che fa andare su tutte le furie anche i sindacati di polizia penitenziaria. «Se
queste sono le persone nuove e affidabili che la destra propone, c'è da preoccuparsi su come gli
attuali partiti politici intendano interpretare le Riforme in futuro», commenta il "salto" della
Melchiorre il segretario generale dell'Organizzazione sindacale autonoma di Polizia Penitenziaria
(Osapp), Leo Beneduci. «Ci chiediamo - afferma Beneduci - quale esempio di coerenza e serietà
possa offrire al proprio elettore, e al Paese, un rappresentante politico, che non ha saputo
dimostrare i meriti di una qualsiasi azione di governo, e che fino all'ultimo, aspetta di licenziarsi da
quell'esperienza che, invece, il proprio partito giudica ormai superata». Secondo l' Osapp «la realtà
supera la fantasia quando al silenzio delle carceri, va ad aggiungersi il nulla di chi vuole riciclarsi
nel panorama politico moderno, e agli occhi di quegli elettori che votano per un preciso
schieramento politico-elettorale».

Come dargli torto?

L'operaio della Thyssen Antonio Boccuzzi, la dipendente di una Asl piemontese, Franca
Biondelli, e Loredana Ilardi, lavoratrice di un call center di Palermo. Sono i tre candidati che
Walter Veltroni ha presentato spiegando che il Pd vuole portare in Parlamento forze ed energie
della società e essere il partito dell'Italia che lavora".

Il leader della sinistra "vuole persone che lavorano, intraprendono, ricercano perché parte della
vita reale del Paese". Veltroni ha poi lanciato una campagna contro la precarietà "prima
emergenza sociale che non ha nulla a che vedere con la flessibilità ma va affrontata e risolta
perché é un dovere come nel '900 era un dovere lottare contro lo sfruttamento di operai e
imprenditori''. Ha poi criticato la stampa per la mala- informazione sulle candidature di
omosessuali. "Paola Concia una delle personalità più impegnate a favore dei diritti degli
omosessuali sarà nelle nostre liste", ha annunciato Veltroni.

Non sono poi mancate critiche a Berlusconi e Fini per avere impedito di fare un governo a
tempo che riformasse la legge elettorale e mettesse il Paese in condizioni di essere governato
meglio. "Una democrazia funzionante - ha spiegato Veltroni 'in cui una maggioranza possa
orientare, dirigere, prendere decisioni' e una minoranza che svolge una funzione di controllo e
di proposte di alternativa".

Intanto oggi le e 10 formazioni politiche che si riconoscono nel progetto politico di Berlusconi
hanno presentato il simbolo, mentre il cavaliere ha annunciato che darà il via alla campagna
elettorale a Torino in piazza Castello
Presentata come paladina dei precari, Loredana Ilardi è stata soprannominata la «candidata
flessibile»: il simbolo del lavoro a tempo determinato. Lei, Loredana Ilardi da Palermo,
candidata del Pd, operatrice di call center, stipendio da miseria, 700 euro al mese chissà per
quanto tempo, è presto diventata un’icona, la bandiera dei bisognosi. Viva i precari, aiutiamo i
precari, l’emergenza sono i precari! Peccato che Loredana precaria non è. Ebbene sì. Ha il
posto fisso, ha un contratto a tempo indeterminato, non è precaria per nulla. Il suo datore di
lavoro ha smascherato l’inganno. Lo stipendio? Sì, 700 euro al mese ma si tratta di un part
time a quattro ore.
E la candidata che dice? Candidamente racconta come le è arrivata la proposta da Veltroni. «Ci
siamo incontrati a una manifestazione della Cgil, abbiamo parlato e mi ha fatto la proposta».
Nulla di male, per carità. Un po’ più grave spacciare per precario - per farne una bandiera - chi
precario non è. Non è dato sapere perché ma l’ultima notizia è che la Ilardi è stata retrocessa:
non più candidata al primo posto per la Camera ma addirittura al nono.
Il Pd è il partito del lavoro»: candidati operai e
impiegati

Antonio Boccuzzi, Franca Biondelli e Loredana Ilardi

Un operaio, un'operatrice di un call center e un'impiegata di una Asl. Walter Veltroni presenta alla
stampa i lavoratori che candiderà nelle liste del Partito democratico: «Il Pd porta in Parlamento
forze ed energie della società, giovani che lavorano, intraprendono, studiano, che fanno parte della
vita reale, dell'Italia che lavora, che sta in piedi, che tiene alto il nome del nostro Paese», dice il
segretario del Pd.

Uno dei nomi era già noto, si tratta di Antonio Boccuzzi, uno degli operati sopravvissuti al tragico
incidente alla ThyssenKrupp di Torino. C'è poi Loredana Ilardi, operatrice di un call center di
Palermo che a 33 anni guadagna 700 euro al mese e poi Franca Biondelli, impiegata in una Asl
piemontese impegnata nel sindacato.

Veltroni sottolinea che il Pd «è il partito del lavoro, dell'Italia che produce ed è del tutto naturale
che si siano nelle liste lavoratori insieme ad imprenditori. È lo specchio di quel patto tra produttori
che proponiamo per tenere insieme crescita ed equità. Vogliamo mettere l'acceleratore sulla
crescita, perché questa è la garanzia per una buona occupazione, per la tutela dei lavoratori e per
la redistribuzione. Dai prefetti che lottano contro la mafia agli imprenditori come Matteo Colaninno,
agli artigiani come Giancarlo Sangalli, ai rappresentanti del mondo cattolico come Sarubbi: è il
segno di un forte rinnovamento, portiamo forze ed energie nuove in Parlamento».

«Mio malgrado sono diventato un simbolo, ed è mio dovere fare qualcosa», spiega Antonio
Boccuzzi nella conferenza stampa al loft in cui Veltroni, insieme al ministro Damiano, ha
presentato le candidature del Pd che fanno riferimento al mondo del lavoro. «Molto è già stato fatto
dal governo Prodi e dal ministro Damiano, ma molto va fatto ancora. E avere lavoratori nelle liste -
assicura Boccuzzi - è il modo migliore per provare a risolvere i problemi della gente che lavoro, ed
è arrivato il momento di riportare la politica nelle fabbriche: non la politica delle parole, ma quella
che risolve i problemi». E il primo dei problemi da risolvere, «per un Paese civile», è quello della
sicurezza sul lavoro: «Si deve e si può fare», chiude Boccuzzi con lo slogan della campagna del
Pd.

La più emozionata è Loredana Ilardi, «una laurea in tasca» e 700 euro a 33 anni per lavorare in un
call center di Palermo: «Vengo da una terra dove anche un posto in un call center è un'opportunità,
ma noi giovani abbiamo bisogno di sperare di più, non un lavoro dove per diventare mamma te ne
devi andare, non un lavoro dove si è solo un numero. Vogliamo sperare e vogliamo vincere,
insieme a Walter e insieme a Damiano: grazie per tutto quello che avete già fatto per i precari
d'Italia». Per Veltroni Ilardi «è lo specchio della condizione dei precari, e la priorità è impedire che
a 33 anni si possano guadagnare 700 euro al mese.

La lotta alla precarietà è uguale alle lotte contro lo sfruttamento degli operai nel '900». Il candidato
premier del Pd ripropone quindi il salario minimo di 1000 euro e provvedimenti «per scoraggiare
chi usa i precari come un bacino per ridurre i costi». Un problema che si lega a quello dei redditi
dei lavoratori, con il «rammarico» di Veltroni per il no del centrodestra all'inserimento nel Dl
milleproroghe della norma per redistribuire ai lavoratori dipendenti i frutti della lotta all'evasione:
«Dobbiamo intervenire sui redditi e sull'aumento dei salari perchè la divaricazione tra salari e costo
della vita sta mettendo in ginocchio la società».

Infine Franca Biondelli, dipendente Asl del Piemonte, che sottolinea la difficile condizione delle
donne impegnate in un lavoro da turniste come quello nella sanità: «Vanno tutelate, e si può fare,
insieme a Walter».

Novara - È il simbolo dell’Italia che lavora. Per questo Walter Veltroni l’ha voluta al suo fianco
in conferenza stampa: Franca Biondelli è la turnista, dizione arcaica che rimanda al paese che
produce e fatica. Peccato che il leader del Partito democratico non abbia coniugato al passato
tutti questi verbi: la signora Biondelli non mette piede in corsia dall’aprile 2002. Sei anni
lontano dal suo umile ma prezioso incarico di ausiliaria, nel reparto chirurgia dell’ospedale di
Borgomanero. Sei anni fra distacchi sindacali e aspettative, ora la speranza di spiccare il volo
per Roma, direzione Palazzo Madama, e di mettersi una volta per tutte alle spalle quella vita
chiusa fra Novara e Borgomanero.
A Borgomanero resta la figlia Raffaella, assunta nello stesso ospedale come impiegata, con una
procedura che i sindacati stessi hanno messo in discussione. Lei, la corteggiatissima ex
sindacalista, potrebbe presto coronare quel sogno coltivato da almeno dieci anni, da quando
aveva messo un piede in politica. A metà degli anni Novanta è solo un’ausiliaria all’ospedale di
Borgomanero. Molta fatica, il contatto a volte drammatico con i malati, una catena di piccole
incombenze: rifare il letto, pulire le stanze, eseguire gli ordini degli infermieri. È un compito
ingrato. Lei lo affianca con l’impegno nel sindacato, da sempre la Cisl. Viene eletta nella Rsu,
diventa la controparte della Asl 13 che gestisce alcune strutture sanitarie e ospedali della
provincia di Novara. Però è tentata anche dalla politica. Il protocollo della Cisl vieta questi
incroci, ma per lei evidentemente la regola non vale: eccola consigliere comunale di
maggioranza a Borgomanero, uno dei centri più importanti del Novarese. Tesse pazientemente
la sua tela, stabilisce una fitta rete di rapporti, scala posizioni in quel mondo spigoloso.
Diventa responsabile provinciale Cisl per la funzione pubblica, in primis la sanità. Incarico di
peso che le permette di lasciare letti e padelle. Nell’aprile del 2002, sfruttando la legge 300,
ottiene il distacco sindacale. Paga la Cisl, lei fa il nuovo mestiere, quello vecchio va in
naftalina. L’anno dopo, nel 2003, il distacco passa a carico della solita Asl 13, la sostanza non
cambia: Franca Biondelli in ospedale ci torna solo per ascoltare i dipendenti. Ha entrature e
frequentazioni bipartisan negli ambienti della politica piemontese. Del resto è una donna di
charme. Il suo sogno è sempre quello, la politica; così nel 2007 compie una scelta
apparentemente stravagante: si tuffa nella politica, nel lillipuziano laboratorio di Borgomanero.
Per sua sfortuna, le elezioni vanno male. Vince il centrodestra e la Biondelli deve accontentarsi
di un banco anonimo negli scranni dell’opposizione. Eppure accetta, e davanti all’inevitabile
opzione, abbandona l’impegno nella Triplice. Strano, ma probabilmente la turnista che non fa
più i turni considera quel passaggio necessario. Potrebbe rientrare in reparto, ma non lo fa.
Finita la lunghissima stagione dei distacchi, retribuiti, comincia quella dell’aspettativa, a
stipendio zero, per ragioni familiari. Scelta legittima, sulla strada per Roma.
Ormai Franca Biondelli è un’ex turnista da quasi sei anni. Ma per Walter Veltroni l’aspirante
senatrice è una delle tre figure che portano il mondo del lavoro nei palazzi del Potere. Forse, il
candidato premier si confonde con la figlia Raffaella: assunta come impiegata dalla Fondazione
Maugeri, un ente di diritto privato del Novarese, ottiene il trasferimento nello stesso ospedale
che è stato il quartier generale della madre. Non è un po’ troppo? È vero che a pensare male si
fa peccato, ma è anche vero che Franca Biondelli è un nome che conta nel mondo della sanità
piemontese e lei stessa si sarebbe vantata in questi anni a destra e sinistra, assicurando
decine di persone di essere stata lei l’artefice della loro assunzione da parte della solita
munifica Asl 13; qualche romeno, nel prendere al volo un impiego interinale, ha firmato pure il
modulo di iscrizione alla Cisl, scambiata forse per una squadra di calcio. Non solo, la figlia
Raffaella sembra essere arrivata fino all’ospedale senza aver superato un concorso che fosse
uno.
Dunque, i sindacati chiedono lumi alla giunta regionale di centrosinistra guidata da Mercedes
Bresso. La risposta, sotto forma di circolare interpretativa, arriva il 12 giugno 2006. Dopo una
pagina di svolazzi, l’assessorato Tutela della salute va al dunque: «Ritiene che... l’articolo 15
undecies non possa che essere applicato... soltanto nei confronti del personale sanitario».
Insomma, il passaggio dalla fondazione, formalmente un Istituto di ricerca e cura a carattere
scientifico, all’ospedale di Borgomanero, non sta in piedi. Perché la donna è impiegata e non
infermiera o ausiliaria come la mamma. Cosa succede? Nulla. All’ospedale si vede solo la
Biondelli junior. Della madre non c’è traccia da sei anni.