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Carissimi,

vi scrivo con entusiasmo pensando al nuovo anno e alla molte iniziative previste!
Come sappiamo il 2020 è anniversario beethoveniano, ma si ricordano anche altri
anniversari (ad es. i 100 anni della nascita di Bruno Maderna). Per i chitarristi non può
passare inosservato Ferdinando Carulli, che è nato un mese prima di Beethoven!
Festeggeremo pertanto i 250 anni dalla nascita del compositore/chitarrista napoletano con
tutta una serie di iniziative che coinvolgeranno anche il liceo Musicale e le scuole del
territorio:
dai concerti solistici, cameristici e con orchestra, alla conferenza di Marco Riboni, alla
presentazione di un CD monografico.

Comunque possiamo senz'altro partecipare anche alle celebrazioni del nostro 'coltivatore di
barbabietole' (se consideriamo le origini olandesi della sua famiglia:
van beet - hoven significa "del campo [hoven] delle barbabietole [beet]" ah ah ah!) con una
serie di 'omaggi' e trascrizioni.
Pensiamo ad es. alla Serenata op. 8 arrangiata per violino, viola e chitarra da Wenzeslaus
Matiegka (1773-1830). Gli arrangiamenti per chitarra della musica di Beethoven
cominciano ad apparire nel cataloghi editoriali di tutta Europa. Numerose trascrizioni di
ambiente viennese prendono come spunto temi o singoli movimenti di Sinfonie, opere
cameristiche e strumentali: è il caso del “Pot-pourri” per flauto e chitarra di Anton Diabelli
(1781-1858) e dei brani per due chitarre di Vincenz Schuster, allievo di Giuliani e probabile
committente dell’Arpeggione di Franz Schubert (“Variations favorites” tratte dal “Septett”
op. 20, “Variations favorites tirées d’un Quatuor de Beethoven” tratte dal Quartetto op. 18 n.
5, ”Andante favori tiré d’un Quatuor de Beethoven” tratto dall’op. 59 n. 3). A Parigi è
Ferdinando Carulli (1770-1841) il più prolifico arrangiatore della musica di Beethoven. Le
trascrizioni di Carulli, di valore piuttosto discontinuo, sono indirizzate soprattutto a piccoli
insiemi strumentali (come il duo di chitarre, per cui egli scrive la “Fantaisie tirée des
ouvrages de Beethoven” op. 157, o il duo chitarra e fortepiano). Tra le opere vocqali, il Lied
“Adelaide” è oggetto di almeno tre trascrizioni d’autore (una di Matiegka, una del chitarrista
francese Napoléon Coste e una di Diabelli, che arrangia e pubblica anche “Andenken”). La
musica di Beethoven è come un seme che germoglia anche nelle opere originali dei
principali chitarristi dell’epoca: e mentre non sorprende più di tanto udire l’affinità tematica
tra l’Andante molto sostenuto del “Grand duo concertant” op. 85 di Giuliani e l’incipit della
Romanza op. 50 per violino e orchestra, è meno prevedibile trovare nella musica di un
chitarrista “geograficamente” lontano come lo spagnolo Dionisio Aguado citazioni piuttosto
scoperte della Sonata op. 13 o del terzo Concerto per pianoforte.
Se musica sinfonica, musica cameristica e musica vocale sono ugualmente rappresentate
nelle trascrizioni fin qui citate, è evidente che da un certo punto in avanti l’interesse dei
chitarristi si concentra soprattutto sul corpus delle 32 Sonate per pianoforte. Questo
interesse, tuttavia, ha perduto le grandi ambizioni di Giuliani e di Matiegka, e si concretizza
piuttosto nella trascrizione di singoli movimenti, variazioni, frammenti trasformati in
miniature piene di colore.
Sono poco meno di una decina i brani di Beethoven che Francisco Tárrega (1852-1909) ha
trascritto per chitarra sola. Ben cinque di essi sono tratti dalle Sonate per pianoforte: la
“Marcia Funebre” dalla Sonata op. 26, lo Scherzo dalla Sonata op. 2 n. 2, il Largo dalla
Sonata op. 7, l’Adagio cantabile dalla Sonata op. 13 e l’Adagio Sostenuto dalla Sonata op.
27 n. 2. Quest’ultimo viene adattato per le sei corde anche dal chitarrista paraguaiano
Agustín Barrios (1885-1944) nell’insolita tonalità di la minore. Nei decenni successivi molti
chitarristi (come Daniel Fortea o Josefina Robledo) daranno alle stampe versioni per
chitarra delle pagine di Beethoven. Ma all’inizio del ventesimo secolo la trascrizione
beethoveniana per chitarra sembra divenuta più che altro un’operazione commerciale o
divulgativa, destinata agli amatori e svuotata di ogni finalità artistica.
Bisogna aspettare gli anni del secondo conflitto mondiale perché un compositore oggi quasi
sconosciuto imbocchi una strada nuova. Se era stato un chitarrista viennese d’adozione,
l’italiano Giuliani, il trait d’union tra Beethoven e la chitarra, è ancora un musicista
viennese – di lontana origine italiana – a intuire che alcune delle Sonate per pianoforte di
Beethoven, adattate nella loro interezza all’universo sonoro della chitarra, possono
arricchirsi di un valore espressivo nuovo.
Ferdinand Rebay, figlio di un editore di musica, è uno stimato pianista, direttore di coro e
compositore che ha studiato con Robert Fuchs ed è cresciuto nel culto di Schubert e
Brahms, oltreché – naturalmente – dei Classici viennesi. Il suo impeccabile curriculum
accademico è del tutto privo di punti di contatto con uno strumento atipico come la chitarra.
Eppure Rebay, per ragioni famigliari (sua nipote è una chitarrista professionista) e per
affinità personale, ha scritto forse più musica da camera con chitarra di qualunque altro
autore del Novecento.
Può stupire che sia un pianista a compiere una contaminazione “sacrilega” di questa portata,
ripensando le pagine di Beethoven attraverso il filtro sonoro della chitarra. Ma è proprio in
quanto pianista che Rebay è in grado di impiegare al meglio le infinite potenzialità
timbriche ed espressive dello strumento a pizzico per illuminare di luce nuova alcuni degli
elementi della poetica di Beethoven. Da pianista, Rebay adotta una prospettiva leggermente
diversa rispetto a molti dei chitarristi-arrangiatori di inizio Novecento – che vivono la
trascrizione come una “riduzione”, in termini di peso sonoro e di complessità strumentale –
e cerca nella chitarra tutto quello che la tastiera del pianoforte non gli può dare. Lo farà
molte altre volte, ad esempio arrangiando con magistrale finezza la Mazurka di Claude
Debussy per pianoforte, flauto, chitarra e contrabbasso.
Dopo un primo, breve esperimento – lo Scherzo dalla Sonata op. 2 n. 2, trasposto per
pianoforte e chitarra nel 1944 – il compositore si cimenta in un’impresa ben più ardua, e il
10 luglio 1945 porta a termine la sua versione per chitarra e pianoforte della Sonata op. 90.
Nel trattare il materiale musicale Rebay mostra un campionario di soluzioni originali e a
tratti sorprendenti, a partire dall’idea di affidare alla chitarra il gesto “maschile” di apertura
del primo movimento, quello indicato con “forte”, a cui il pianoforte risponde con due
battute di “piano”. Vi è, nella concertazione e nella ricerca degli equilibri sonori, una
sapienza che Rebay dispiegherà anche in una brillante versione per chitarra, chitarra terzina
e flauto della Sonatina op. 79.
Si arriva infine ai giorni nostri dove il compositore messicano Julio Cesar Oliva ha
composto una sonata in memoria di Beethoven. Un lavoro a tre movimenti di notevole
lunghezza e sviluppo dove Oliva utilizza temi, armonie e stili pianistici delle opere per
pianoforte di Beethoven e le combina tra loro per creare un'opera unica, potente e
virtuosistica.
Ma non è finita qui!
Nel 2020 ricorrono i 50 anni degli accordi Italia Cina.
Ci saranno delle iniziative anche qui a Venezia e direi che non possiamo perdere questa
bella opportunità con l'esecuzione di autori sia europei che cinesi di grande caratura; solo
per citarne alcuni:
Songs from the Chinese (Benjamin Britten), Jean Absil sur un paravent chinois op.147, Tan
dun 7 desires (senza pensare al meraviglioso concerto per chitarra e orchestra!). Anche il
giovane bravissimo Giacomo Susani ha composto "Songs of Elegance and Wisdom", a song
cycle based on the Chinese Book of Songs and The Analects. Soprano e chitarra.
Se non conoscete i compositori sopra citati.....beh, è il momento di approfondire ;)

Last but not least, siamo stati chiamati a suonare al Fondaco dei Tedeschi
(http://venetojazz.com/rassegne/t-fondaco-dei-tedeschi/). Faremo un programma con il
“Venice guitar Ensemble” di danze dal mondo (il tema è l'incontor tra culture). Per
l'occasione ho aggiornato il logo dell'ensemble:

Decisamente in stile veneziano ;)

Che dire quindi, l'entusiasmo è a mille, siete pronti?....

Buon anno!