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ISTITUTO SUPERIORE DI STUDI MUSICALI

"ARTURO TOSCANINI"
RIBERA (AG)
Istituzione di Alta Cultura e Formazione Musicale Accreditato AFAM con D.D.
Ministero dell'Università e Ricerca n. 246/09
(già pareggiato ai Conservatori di Musica)

DIPLOMA ACCADEMICO DI I° LIVELLO


IN VIOLONCELLO
Anno accademico 2017/2018

Tesi di Laurea

"Il ruolo del violoncello nella musica di Camille Saint-Saens"


un percorso storico e analitico sulla predilezione
dell'autore per questo strumento

Candidato: Marotta Calogero Docente Relatore: Prof. Eronico Egidio

Pianista accompagnatore
M° Salvatore Gaglio
Camille Saint-Saens
Indice generale
Premessa............................................................................................................................1
Introduzione.......................................................................................................................2
Biografia............................................................................................................................4
Produzione.......................................................................................................................11
Lo stile ed il contesto storico...........................................................................................13
Concerto N. 1 in La minore per violoncello e orchestra, Op. 33 ....................................16
Sonata per violoncello e piano No. 1 in do minore Op. 32.............................................20
Chant Saphique Op. 91....................................................................................................23
Le cygne..........................................................................................................................24
Elenco delle composizioni per Violoncello....................................................................26
Bibliografia......................................................................................................................28
Premessa

Nel corso accademico di I° livello in Violoncello ho avuto modo di approfondire gran


parte di tutto ciò che riguarda questo strumento. A partire dall'aspetto teorico con la
ricerca e lo studio dei vari trattati e metodi usati ed in uso ai giorni nostri, la storia della
sua nascita ed evoluzione, il repertorio ed i compositori che più si dedicarono a questo
magnifico strumento. Per quanto riguarda il lato pratico, ho avuto modo di affrontare ed
approfondire l'aspetto tecnico-interpretativo legato alle possibilità acustiche e sonore
dello strumento stesso.

Questa lavoro monografico dedicato a Charles Camille Saint-Saens e le sue opere per
violoncello, vuole in un certo modo essere un omaggio a questo grande compositore
neoclassico, che seppe valorizzare la voce del violoncello con grande maestria, di cui
poco tratta la letteratura musicale italiana, che per una ragione o un'altra si trovò nella
sua vita quasi sempre dalla parte opposta del cosiddetto "mainstream".

"Sà tutto, ma manca d'inesperienza" frase attribuita a Berlioz dopo il secondo


fallimento di Saint-Saens al Prix de Rome nel 1864, la battuta evidenzia una
caratteristica di Saint-Saens, la grande sapienza acquisita nella prima giovinezza, tanto
da renderlo subito esperto, Richard Wagner riferisce che il venticinquenne Saint-Saens
univa un’insuperabile sicurezza e velocità nel decifrare le partiture orchestrali più
complesse, a una memoria non meno ammirevole; non solamente sapeva suonare le mie
partiture, e tra esse anche il Tristano, a memoria, ma anche individuare i dettagli più
specifici con tale precisione, da presumere che egli vedesse la partitura chiaramente
sotto i suoi occhi.

Nel 1888 Edouard Schure scriverà che «nessuno possiede meglio la scienza tecnica
della musica, nessuno conosce meglio i maestri, da Bach fino a Liszt, a Brahms e a
Rubinstein, nessuno tratta più abilmente tutte le forme vocali e strumentali» di Saint-
Saens.

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Introduzione

Camille Saint-Saens, definito "musicista neoclassico" come si evince da diverse righe


attribuitegli dalla critica e dai giornali a quell'epoca, fu un musicista dalla personalità
molto individualista e contraddittorio, di fatto possiamo guardare alla sua attività di
organista alla Madeleine svolta negli stessi anni in cui non mancava occasione di
dichiarare il suo scetticismo religioso, o il suo impegno per la musica francese con la
fondazione della Societè Nationale de Musique dove però, tra le tante musiche proprie
che vi fece eseguire, i modelli più evidenti sono quelli della tradizione tedesca. Forse
però la contraddizione più evidente su Camille Saint-Saens si può trovare nella vicenda
umana e artistica che riguarda la sua duplice natura nel rapporto con l'ufficialità: da un
lato egli appare ansioso di riconoscimenti, tanto da poterlo definire "il musicista della
terza Repubblica", dall’altro fu principalmente interessato alla propria "libertà", tanto da
rimanere solo quattro anni in un incarico di insegnamento e da festeggiare il momento
in cui ebbe ricchezze sufficienti per lasciare il posto di organista alla Madeleine.
L'individualismo, che in lui prevalse con il passare degli anni, lo tenne lontano da quel
meccanismo per il successo che caratterizzò tutta la vita artistica, soprattutto quella
francese, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. La sua arte è stata
variamente giudicata nel mondo dei musicisti, dapprima osteggiata, specialmente in
Francia, come espressione d'una mentalità povera di caratteri nazionali, tutta
cerebralmente intesa a costruzioni sinfoniche di modello germanico, quest'arte non ebbe
che ad attendere un certo miglioramento della cultura musicale dell'ambiente parigino
(mercé l'opera della Societé nationale) per vedersi rapidamente alzata a esponente della
più alta e più ricca coscienza sinfonica del suo popolo. Per quanto riguarda il suo stile
possiamo affermare anche che Saint-Saens fu un musicista a cavallo tra Ottocento e
Novecento definito neoclassico, ma con uno stare in posizione autonoma. La
preparazione, conoscenza, esperienza, dimestichezza, padronanza, consapevolezza di
Saint-Saens, doti che gli saranno costantemente riconosciute, costituiscono la premessa
per capire la sua natura di musicista profondamente classico, in tre accezioni: il
riferimento allo stile della musica del Sei e Settecento, quello alle forme del classicismo
viennese, rappresentato da Haydn, Mozart, Beethoven, attraverso la forma sonata, la

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sinfonia, il quartetto per archi, e il primato della forma sull’espressione del sentimento.
«Per me l’arte è innanzitutto forma» sostiene il nostro autore. Si tratta di un classicismo
contrapposto al romanticismo, come asserito consapevolmente dallo stesso Saint-Saens:
«i classici sono molto legati alla forma, e affermano che il bello non è possibile senza di
essa; i romantici sostengono che la forma è una convenzione, essa si oppone al vero, e
deve quindi essere eliminata dall'arte». Nel parlare delle differenze con Bizet, dichiara:
lui cercava innanzitutto la passione e la vita, io rincorrevo la chimera della purezza dello
stile e della perfezione della forma.

La dimensione classica di Saint-Saens è una delle caratteristiche attribuitegli


unanimemente dai critici; alcuni esempi:

- Adolphe Botte, 1862: in fondo è infinitamente più classico di ciò che vuol apparire;

-Georges Marty, 1907: Saint-Saens è il più classico dei compositori francesi, per la
nitidezza dell'ispirazione e per la forma e la semplicità dei mezzi impiegati;

–René Morax, 1913: Saint-Saens è della famiglia dei grandi musicisti del diciottesimo
secolo; ha riallacciato con le sue composizioni questa tradizione di chiarezza, di
ordinamento libero, di scienza universale di stile;

– Camille Bellaigue, 1914: quando si dice che Saint-Saens è un genio classico,

forse l'ultimo dei nostri, significa che nella sua arte l'intelligenza o la ragione

occupano un posto eminente.

Camille Saint-Saens ha giocato un ruolo di primo piano nella rinascita della musica
antica. Il rispetto del testo originale, pensato, voluto e tramandato dall’autore, sta molto
a cuore a Saint-Saens, ed è al centro della sua riflessione sulla musica del passato.

Il concetto è più volte ribadito: è penoso costatare che, se in letteratura si studiano i testi

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e si cerca per quanto possibile di riprodurre nella sua integralità il pensiero dello
scrittore, in musica succede il contrario: in ogni nuova edizione un professore,
incaricato di curarla, aggiunge qualcosa di sua invenzione; se non faremo attenzione,
aggiunge Saint-Saens, presto Beethoven, Mozart, lo stesso Chopin saranno diventati
irriconoscibili e non sarà più possibile ritrovare l'opera primitiva dell’autore « sotto le
scorie che la ricoprono ». E' tollerabile, continua, che le partiture siano pubblicate con
indicazioni che non sono dell’autore, ma imposte dall’editore? E' ciò che succede ora, e
non è più possibile sapere dove finisce il testo autentico e dove inizia l’interpolazione
che può indicare l’esatto contrario della prima intenzione.

Biografia

Charles Camille Saint-Saëns (Parigi, 9 ottobre 1835 – Algeri, 16 dicembre 1921) è stato
un compositore, pianista e organista francese.

Saint-Saëns nacque da un impiegato governativo


molto ricco, che morì dopo soli tre mesi dalla sua
nascita. La madre allora fu costretta a trasferirsi a
casa della zia Charlotte Masso per un aiuto, e fu
li, proprio con sua zia che Camille prese le prime
lezioni di pianoforte a soli due anni, di seguito
proseguì gli studi sotto la guida del pianista C.- Camille Saint-Saens

M. Stamaty, e presto li condusse a compimento presso P. Maleden, E. Benoît e D.


Halévy. Uno dei bambini prodigio più dotati musicalmente di tutti i tempi, possedeva
l'orecchio assoluto iniziò a comporre fin da piccolissimo, a soli cinque anni sapeva
leggere benissimo una partitura orchestrale, improvvisava variazioni su melodie udite
anche soltanto una volta. La sua prima composizione, un breve pezzo per pianoforte
datato 22 marzo 1839, attualmente conservata presso la Biblioteca nazionale di Francia.
La precocità di Saint-Saëns non era limitata alla musica, all'età di tre anni sapeva già

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leggere e scrivere e a soli sette anni aveva imparato il latino.

All'età di cinque anni fece la sua prima esibizione in pubblico, quando accompagnò al
pianoforte una sonata per violino di Beethoven. Nel 1842 Saint-Saëns, a sette anni,
tenne il primo concerto debuttando alla Salle Ignaz Pleyel, suonando il concerto per
pianoforte N. 15 di Mozart K. 450 in si♭ maggiore e altri brani di autori diversi come
Handel, Kalkbrenner, Hummel e Bach. Come bis, Saint-Saëns si offrì di suonare una
delle trentadue sonate per pianoforte di Beethoven a memoria. La notizia di un così
incredibile concerto si sparse rapidamente per l'Europa e negli Stati Uniti, dove fu
pubblicata su un quotidiano di Boston. Per guadagnarsi da vivere Saint-Saëns lavorò
come organista in diverse chiese di Parigi. Nel 1857, sostituì Lefébure-Wely
nell’insigne ruolo di organista della Chiesa de la Madeleine, ruolo che mantenne fino al
1877. Le sue improvvisazioni incantarono il pubblico parigino e gli procurarono
l’encomio di Liszt, che nel 1866 affermò che Saint-Saëns era il più grande organista del
mondo.

Alla fine degli anni quaranta


Saint-Saëns entrò nel Conservatorio
di Parigi, dove studiò organo e
composizione come allievo di
Jacques Halévy. Saint-Saëns vinse
molti premi importanti, ma mai
riuscì ad aggiudicarsi il prestigioso
Premio di Roma. La fama derivante
dai riconoscimenti conquistati gli
permise di conoscere Franz Liszt,
La Madaleine, 1911
che divenne uno dei suoi migliori
amici. All'età di sedici anni, Saint-Saëns scrisse la sua prima sinfonia; la seconda,
pubblicata come Sinfonia N. 1 in mi♭ maggiore, fu eseguita nel 1853 tra lo stupore e la
meraviglia dei critici e degli altri compositori. Hector Berlioz, che divenne un buon
amico di Saint-Saëns, si lasciò scappare un commento, rimasto famoso, "Il sait tout,
mais il manque d'inexpérience" ("Sa tutto, ma gli manca l'inesperienza"). Nel 1853 il

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Saint-Saens diventa organista a S. Merry e nel '57 alla Madeleine. Intanto continuava
l'attività di compositore, vincendo tra l'altro un nuovo concorso di S. Cecilia (1856) con
una II Sinfonia.

All'età di 25 anni intraprese uno dei suoi tanti viaggi verso l'Europa dell'occidente per
far conoscere a tutti il suo genio musicale che si ampliò durante le sue avventure dove si
appassionò anche allo studio delle scienze animali e vegetali. Dal 1861 al 1865, Saint-
Saëns per la prima ed ultima volta nella sua vita si dedicò all’insegnamento, coprendo la
cattedra di pianoforte alla scuola Niedermeyer, dove infranse le tradizioni più
consolidate, inserendo nei programmi opere di musicisti contemporanei quali Liszt,
Gounod, Schumann, Berlioz e Wagner, laddove i curriculum prevedevano solo Bach e
Mozart. Tra i suoi allievi possiamo ricordare E. Gigout e A. Messager e Gabriel Fauré
(quest'ultimo destinato a diventare suo amico più caro).

Come pianista viene acquistandosi grande rinomanza per quelle doti di nobiltà stilistica,
nitidezza di tecnica, che fino alla più tarda età saprà conservare. In questo periodo
lavora, oltre che a musiche da camera, sinfoniche e chiesastiche, anche ad opere teatrali,
che non saranno però eseguite che alcuni anni dopo la composizione, né avranno del
resto durevole favore: La Princesse jaune e Le timbre d'argent. Migliore la sorte delle
altre musiche, tra le quali una cantata Les noces de Prométhée riporta il premio nel
concorso indetto nel 1867 in occasione dell'esposizione universale di Parigi.

Nel 1870 Saint-Saëns fu arruolato nella Guardia Nazionale per combattere nella guerra
franco-prussiana, un’esperienza che, pur concludendosi in appena sei mesi, lasciò un
marchio indelebile sul compositore, fu li che durante una pausa negli scontri scrisse
"Marche Héroique", che dedicò alla memoria del suo amico Henri Regnault, il pittore,
che fu ucciso in una battaglia alla periferia della città.

Un passo decisivo verso posizioni più propizie alla fortuna della propria carriera
artistica è compiuto da Saint-Saens nel 1871 col partecipare alla fondazione insieme a
Romain Bussine della "Société nationale de musique" con lo scopo di promuovere il
nuovo e originale stile musicale francese. Dopo la caduta della Comune di Parigi, la
Société organizzò la prima esecuzione di lavori di membri quali Fauré, César Franck,
Édouard Lalo, e lo stesso Saint-Saëns, che condivise la presidenza della Société. In tal

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modo, Saint-Saëns diede un apporto determinante nel modellare il futuro della musica
francese. La Societè nationale de musique da allora costituirà il centro più importante
della nuova vita musicale francese, sostenendo le opere non solo di Saint-Saens, ma di
tutti i sinfonisti allora osteggiati come astrusi novatori, e riuscendo a migliorare
notevolmente il gusto musicale del pubblico.

Nel 1875 Saint-Saëns sposò Marie-Laure Truffot


dalla quale ebbe due figli, André e Jean-
François, che morirono entrambi, a distanza di
sei settimane, nel 1878. Saint-Saëns lasciò la
moglie tre anni dopo. Non divorziarono, ma
vissero separati il resto della loro vita. Più
difficile fu invece la conquista dei teatri parigini:
le prime opere non giunsero ad esecuzione se
Camille Saint-Saens, 1858
non dopo molti anni, mentre il suo primo capolavoro drammatico Samson et Dalila (su
libretto di F. Lemaire), rifiutato a Parigi, era rappresentato a Weimar sotto la direzione
di F. Liszt nel 1877. Erano stati intanto composti molti lavori non teatrali, tra i quali i
poemi sinfonici Le rouet d'Omphale, Phaëton, Danse macabre, La jeunesse d'Hercule, i
primi quattro concerti per pianoforte, il primo concerto per violino e il primo per
violoncello, oltre varie pagine da camera, da chiesa, e molto altro ancora, Sanit-Saens è
già da allora tra i più celebri maestri francesi. Inviti ed onori gli sopraggiungono
dall'Inghilterra, dalla Germania, dall'Austria, dalla Russia, nei quali successivamente si
recò e vi ebbe una grandissima produzione di concerti, presentando ovunque con grande
plauso le sue migliori composizioni. Nell' 81 entra all' Institut de France, e vede
finalmente aprirsi per le sue opere le porte dei teatri di Parigi, ai quali egli darà una serie
di lavori di ogni genere, dall'opera seria, concepita secondo la tradizione del Grand-
Opéra, alla comica, dal balletto alla "scène dramatique" (genere coltivato quasi
unicamente da Saint-Saens), i quali, accolti tutti con rispetto, alcuni (Henry VIII, del
1883) con viva ammirazione, non sapranno però raggiungere la solida fortuna del
Samson et Dalila, mentre come sinfonista, raggiungerà l'apice del successo con la III
Sinfonia in do minore, del 1886, dedicata alla memoria di Franz Liszt, morto poco
prima. Lo stesso anno compose "Il Carnevale delgi animali" la cui prima ebbe luogo il

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9 marzo. Benché il lavoro fosse destinato a guadagnarsi una straordinaria popolarità,
poco dopo la prima Saint-Saëns proibì la rappresentazione completa del suo lavoro,
permettendo l'esecuzione di un solo movimento: Le Cygne (Il Cigno), un brano per
violoncello e pianoforte. L'opera era stata scritta quasi come uno scherzo musicale e
Saint-Saëns temeva che essa avrebbe potuto nuocere al suo buon nome, L'opera
completa fu portata in scena solamente dopo la sua morte.

L'attività del compositore, unita a quella dell'interprete, (poichè egli amava prender
parte, come solista specialmente, ma anche come direttore, alle esecuzioni delle proprie
opere), continua così e si svolge assai feconda per molti anni ancora. Nel 1888 la morte
della madre lo spinse ad allontanarsi per qualche tempo dalla Francia, trasferendosi
alle Isole Canarie, dove adottò lo pseudonimo di Sannois.

Nel corso degli anni successivi viaggiò in giro per il mondo, visitando posti esotici in
Europa, Nord Africa, Sud Est asiatico e Sud America. Saint-Saëns raccolse il diario dei
suoi viaggi in alcuni libri popolari, firmandoli per l'appunto con lo pseudonimo che
aveva adottato.

A causa di problemi di salute Saint-saens fu costretto a cercare sempre più spesso


luoghi con climi più miti, e tornare nelle terre del Sud, specialmente in Africa. Negli
ultimi anni continuano ad apparire nuove
composizioni, specie da camera: quartetti, sonate, ecc.,
sempre chiare e disinvolte, ma quasi mai si ripresenta
il vecchio concertista. Carico di anni e di onori, egli
termina in Africa i suoi giorni, durante uno dei suoi
abituali periodi di cura. Saint-Saëns fu anche un
intellettuale poliedrico. Sin da piccolo si dedicò allo
studio della geologia, dell’archeologia, della botanica e
della branca dell’entomologia che studia i lepidotteri.
Fu anche un eccellente matematico. In seguito, accantofrancobollo dedicato Saint-Saens
all’attività di compositore, esecutore e pubblicista musicale, si dedicò alle più svariate
discipline, intrattenendosi in discussioni con i migliori scienziati d’Europa e scrivendo
dotti articoli in materia di acustica, scienze occulte, decorazioni nel teatro dell’antica

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Roma e strumenti antichi. Scrisse anche un’opera filosofica, Problèmes et Mystères,
che tratta di come la scienza e l’arte possano rimpiazzare la religione; la visione
pessimistica e atea di Saint-Saëns anticipò l’Esistenzialismo. Sul versante letterario,
pubblicò un volume di poesie intitolato Rimes familières e la commedia farsesca La
Crampe des écrivains, che ebbe un buon successo. Fu anche membro della Società
Astronomica di Francia. Tenne conferenze sul tema dei miraggi, possedette un
telescopio costruito secondo sue precise indicazioni, e giunse persino a progettare
concerti che corrispondessero a eventi astronomici quali le eclissi di sole. Saint-Saëns
continuò a scrivere di argomenti musicali, scientifici e storici, viaggiando spesso prima
di trascorrere i suoi ultimi anni ad Algeri, capitale dell’Algeria. Come riconoscimento
dei suoi traguardi, il governo francese gli concesse l’onorificenza della Legion d’Onore.
Camille Saint-Saëns morì di polmonite il 16 dicembre 1921, all’Hôtel de l’Oasis ad
Algeri. Il suo corpo fu riportato a Parigi per i funerali di stato alla chiesa de La
Madeleine e sepolto nel Cimetière du Montparnasse a Parigi.

Durante la sua vita, Saint-Saëns fu amico o nemico della maggior parte dei musicisti
europei più noti. Fu vicino a Franz Listz fino alla sua morte e mantenne una salda
amicizia con l'allievo Gabriel Fauré fino alla morte. Pur essendo uno strenuo sostenitore
della musica francese, Saint-Saëns disprezzava apertamente molti dei suoi colleghi
connazionali, come Franck, d'Indy, e Massenet. Inoltre detestava la musica di Claude
Debussy: si dice che abbia detto a Pierre Lalo, "Mi sono trattenuto a Parigi per parlar
male del Pelléas et Mélisande." L'ostilità personale era reciproca; la loro rivalità prese
forma dopo che Saint-Saëns criticò la prélude à l'après-midi d'un faune di Debussy, che
fu ben recensita dopo il suo debutto. Tuttavia, Saint-Saëns ha parlato contro di esso
affermando che mancava logica, buon senso e stile. Quando Debussy ha chiesto di
entrare a far parte dell'Institut de France, Saint-Saëns ha fatto tutto il possibile per
bloccare la sua elezione. Debussy infatti diceva con sarcasmo: "Ho in orrore il
sentimentalismo e non riesco a dimenticare che il suo nome è Saint-Saëns." In altre
occasioni, tuttavia, Debussy riconobbe di ammirare il talento musicale di Saint-Saëns.

Saint-Saens fu un fautore della musica strumentale in Francia, dove da sempre l'opera


godeva di un predominio assoluto; valorizzò l'opera di Schumann contro l'opinione

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corrente, così come la sua passione per Mozart fu in netto anticipo rispetto alla più
diffusa sensibilità musicale. Curò l'edizione dell'Opera omnia di Rameau in tempi poco
disposti all'attenzione verso la musica antica, ma nello stesso tempo si prodigò per i
nuovi compositori francesi fondando, nel 1871, la Societé Nationale de Musique, di cui
fecero anche parte César Franck, Edouard Lalo e Gabriel Fauré.

In Francia, Saint-Saëns è stato uno dei primi sostenitori della musica di Wagner,
proponendo brani dalle sue opere durante le lezioni alla Scuola Niedermeyer e facendo
eseguire in prima francese la Marcia da Tannhäuser. Wagner stesso rimase stupito
quando lo vide suonare a prima vista l'intera partitura orchestrale di Lohengrin, Tristano
e Isolde, Siegfried, suggerendo a Hans von Bulow di assegnargli l'appellativo della "più
grande mente musicale" dell'epoca. Ciononostante, e pur ammettendo di apprezzarne la
forza, Saint-Saëns dichiarò di non essere un cultore delle opere wagneriane. Nel 1886, a
seguito di alcuni commenti dal tono particolarmente duro e anti-germanico, dopo
l'allestimento parigino di Lohengrin, la critica musicale tedesca si schierò contro Saint-
Saëns. I rapporti con la Germania migliorano col nuovo secolo e, dopo la Prima guerra
mondiale, Saint-Saëns si attirò l'ostilità sia dei francesi che dei tedeschi con una serie di
articoli provocatori, intitolati Germanophilie, che attaccavano pesantemente Wagner.

È noto che il 29 maggio 1913, Saint-Saëns lasciò la sala alla prima della Sagra della
primavera di Igor Stravinsky, infuriato, a quel che si dice, dall'uso secondo lui non
appropriato del fagotto che, nelle battute iniziali del balletto, esordisce nel registro
acuto.

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pagina dedicata alla Prima di Samson et Dalila in Inghilterra, 2 maggio 1909

Produzione
Camille Saint-Saëns sebbene fosse estremamente talentuoso nel suonare l'organo e il
pianoforte, non si accontentò mai di scrivere per uno strumento specifico o di un genere,
ha scritto in un arco di tempo lungo ben ottant'anni, esattamente tra il 1841 (quando non
aveva nemmeno sei anni) e il 1921 praticamente per tutti i generi musicali: sinfonie,
opera, concerti, canti corali sacri e profani, musica da camera e brani per pianoforte
solo. Anche se non ha fatto il pioniere di alcun movimento nel periodo romantico, ha
aiutato a dare vita a forme di danza dimenticate come gavotte e bouree.
In totale, ha composto oltre 300 opere originali oltre ad essere uno scrittore e poeta di
successo, l'elenco completo s'estende a 169 opere numerate e a una quarantina fuor di
numerazione. Tra le principali vanno ricordate: 15 opere teatrali e 7 tra scènes

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dramatiques, balletti e musiche di scena; 13 fra cantate e oratori, 3 sinfonie (di 5
composte, 2 sono ripudiate) quattro poemi sinfonici, 5 concerti per pianoforte, 2 per
violino e 2 per violoncello, pezzi sinfonici in varie forme: dall'Ouverture alla Rapsodia,
dalla Romanza alla Suite, al Capriccio di genere; la Fantasia per 10 strumenti, Le
carnaval des animaux (è in questo lavoro, il quadro Le cygne, reso celebre anche per
l'interpretazione mimica della danzatrice Anna Pavlova), un Settimino, un Quintetto,
due Quartetti, due Trii, molte sonate (di cui le ultime per strumenti a fiato e pianoforte);
le Variazioni su di un tema di Beethoven per 2 pianoforti; messe, mottetti, scrisse più di
centocinquanta Mélodies per voce e pianoforte. Di certo quello delle Mélodies è il
genere meno conosciuto di questo autore, eppure proprio questo genere ci permette di
capire come Saint-Saens etichettato come musicista puro conservatore non sia rimasto
indifferente di fronte alle mutazioni stilistiche e concettuali della modernità.

Nel 1908, Saint-Saens divenne il primo musicista a scrivere una colonna sonora per
un film. Ha scritto la colonna sonora per un lungometraggio di 18 minuti intitolato
"L'assassinio del duca di Guisa". In seguito ha sviluppato la sua musica in una
performance concertistica che è stata eseguita in tutto il mondo in modi diversi e unici,
da partiture orchestrali complete ad assoli di pianoforte e spettacoli di danza
coreografati. Sul versante letterario, pubblicò un volume di poesie intitolato Rimes
familières e la commedia farsesca La Crampe des écrivains, che ebbe un buon successo.
Scrisse inoltre saggi di critica musicale (notevole Harmonie et Mélodie, Parigi 1885), di
scienze astronomiche, memorie autobiografiche, poesie e commedie. La figura di Saint-
Saëns si è sempre situata sul confine che separa i compositori famosi da quelli noti solo
agli appassionati. È stato additato più volte come "il più grande compositore di serie B"
o come "il più grande compositore privo di genio". È ricordato essenzialmente per
alcuni lavori popolari ma poco apprezzati dalla critica, quali l'opera e soprattutto per il
Samson et dalila, il Carnevale degli animal e La sinfonia n 3 ed il Concerto in la
minore per Violoncello. Per quanto riguarda il violoncello egli dedicò diversi brani a
questo strumento, brani ricchi di sfumature chiaro-scure, passaggi virtuosistici, ma allo
stesso tempo ricchi di drammaticità, romanticismo e di una meravigliosa cantabilità,
passi che riescono ad evidenziare tutte le caratteristiche peculiari di questo strumento.

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Lo stile ed il contesto storico

Camille Saint-Saens visse a cavallo tra il diciannovesimo e l'inizio del ventesimo


secolo. Seppur i primi decenni dell'ottocento furono caratterizzati ancora dal
romanticismo, piano piano prese sempre più piede il cosiddetto periodo del
rinnovamento, che vide sempre più accendersi l'interesse per la musica sinfonica dove si
cominciò a vedere di molte opere più il senso sinfonico che operistico. In Francia
Berlioz con la Sinfonia Fantastica diede il primo saggio del poema sinfonico in cui tutti
gli elementi concorrenti alla sua genesi, al suo sviluppo e alla sua costruzione (libertà,
fantasia, strumentazione) sono già definitivamente fissati. Fu però Franz Listz in

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seguito che apporto la perfezione tecnica e formale della sinfonia beethoviana alla
musica descrittiva. Cesar Franck, traduce in essa tutto il lirismo ascetico e
contemplativo. Il suo Preludio, Corale e Fuga per pianoforte, la sonata per violino e
piano, la Sinfonia e l'Oratorio restano come modelli d'una magistrale tecnica costruttiva,
di una geniale invenzione nella quale il materiale tematico si sviluppa e si sovrappone in
polifonie terse e purissime animate dall'ispirazione di un'artista al quale la fede dà ali
per sollevarsi fino alla contemplazione di un mondo soprannaturale. Debussy appare
sull'orizzonte delle musica francese con un linguaggio nuovo, con nuove forme, nuove
teorie rivoluzionarie, la sua arte inaugurerà l'impressionismo in musica. Il
diciannovesimo secolo vede anche compositori come Massenet anche lui compositore
ed organista e Charles Gounoud di cui le sue opere nel teatro musicale francese a lui
contemporaneo, ancora dominato dal gusto del grand-opéra, rappresentarono un evento
nuovo, per l'eleganza formale e la raffinatezza di scrittura con cui si presentavano le sue
effusioni melodiche, impregnate di un sentimentalismo tra mistico e sensuale con uno
stile sempre teso a una nobile compostezza. Saint-Saëns iniziò la sua carriera di
compositore introducendo in Francia il poema sinfonico e facendosi paladino della
musica dell'avvenire di Liszt e di Wagner.

Egli rappresentò la personificazione della modernità artistica negli anni cinquanta e


sessanta, ma presto si trasformò in un duro e a volte sgradevole reazionario.

Le opere di Saint-Saens sono state definite logiche e pulite, levigate, professionali e mai
eccessive. Le sue composizioni pianistiche, costituiscono il collegamento stilistico tra
Liszt e Ravel. Spesso è stato additato come "il più tedesco di tutti i compositori
francesi", forse a causa della sua fantastica abilità nella elaborazione tematica. Malgrado
lo stile delle opere degli ultimi anni sia considerato antiquato, in precedenza Saint-Saëns
aveva esplorato molte forme nuove e allo stesso modo ne aveva rinvigorito alcune di
vecchia data. Le sue composizioni sono strettamente legate alla tradizione classica, ed
alcuni lo considerano come un precursore del Neoclassicismo.

Come esecutore, Saint-Saëns fu considerato un organista senza eguali, con pochi rivali
anche come pianista. Si dice che lo stesso Liszt ritenesse Saint-Saëns e, naturalmente, se
stesso i due migliori pianisti d'Europa. Lo stile di Saint-Saëns era composto, raffinato:

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egli sedeva al pianoforte immobile. Il suo modo di suonare era caratterizzato da scale e
passaggi straordinariamente dolci, dalla velocità e da una raffinatezza aristocratica. Le
incisioni che ha lasciato negli ultimi anni della sua vita lasciano alla storia le tracce di
queste sue caratteristiche. È spesso stato accusato di essere troppo poco emotivo ed
eccessivamente freddo e metodico, per questo forse le sue esecuzioni sono meno
indimenticabili di quelle di altri esecutori maggiormente carismatici. Probabilmente è
stato il primo pianista ad eseguire in pubblico il ciclo di tutti i concerti per pianoforte di
Mozart concerti che in alcuni casi hanno influenzato i suoi stessi concerti per
pianoforte. Durante la sua vita, Saint-Saëns continuò sempre a suonare con la tecnica
che aveva appreso da Stamaty e che prevedeva che la forza nell'esecuzione derivasse
dalla mano e non dall'avambraccio. Le registrazioni eseguite negli anni dieci sono
importanti, dal momento che vi si può udire il risultato della tecnica pianistica di
Kalkbrenner, che influenzò Frèderich Chopin.

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Concerto N. 1 in La minore

per violoncello ed orchestra, Op. 33

Organico: violoncello solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe,


timpani, archi

Musica: Camille Saint-Saëns (1835 - 1921)

1.Allegro non troppo

2.Allegretto con moto

3.Un peu moins vite

Composizione: novembre 1872

Prima esecuzione: Parigi, Salle de Concert du Conservatoire

Nationale de Musique, 19 gennaio 1873

Edizione: Durand, Schoenewerk & Cie., Parigi, 1873

Dedica: Auguste Tolbecque

Seppur egli si dedicasse prevalentemente alla forma classica, tuttavia non fu mai
indifferente alle correnti del suo tempo. Conosceva perfettamente la tecnica del
contrappunto, aveva una grandissima padronanza delle forme classico-romantiche,
amava la linea melodica penetrante ed efficace, il gusto per l'originale impasto timbrico,

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per il bel color orchestrale; tutti elementi così ben espressi dalla musica francese del
periodo. Tuttavia altri aspetti spiccano particolarmente nella sua arte: nel suo repertorio
sinfonico troviamo ad esempio elementi di contaminazione dei generi, essendo egli pure
valente operista oltre che autore di notevole musica strumentale. Uomo legato al bel
canto – gli studi di gioventù gli avevano permesso di avvicinarsi alle opere di
Meyerbeer, Berlioz, all'opera italiana - ma anche all'opera classica con il valore delle
sue arie e dei brani d'assieme, sono tutti questi tratti che, in un certo senso traspaiono ed
emergono anche in questo concerto per violoncello e orchestra, opera che gli valse la
considerazione di molti per l'originalità e la vivacità d'ispirazione. Nella sintesi di uno
stile suo peculiare, Saint-Saëns espresse le proprie idee con un'impronta personale, in
uno stile, diremmo, del tutto sui generis.

Strutturalmente questo concerto è caratterizzato sostanzialmente da un unico grande


movimento sinfonico, all'interno del quale troviamo il susseguirsi di tre singole sezioni
unite tra di loro senza alcuna pausa, ma evidenziate dall'autore da doppia barra di
battuta: Allegro non troppo, Allegretto con moto, ed in fine Un peu moins vite ,
combinate ordinatamente in tre veri e propri movimenti che rispettano sostanzialmente i
canoni della normale forma da Concerto. L'omaggio formale palese è a Franz Liszt,
sperimentatore della 'forma ciclica', tecnica basata sulla mutazione costante del
materiale tematico che riappare quindi in tutti e tre i tempi. Tale struttura formale
permette però di conservare le tensioni tipiche della vecchia 'forma sonata' (quella con
cui Mozart, Haydn e Beethoven costruivano grosso modo le loro composizioni).
L'articolazione della forma riflette un modo di procedere informale rispetto ai modelli.
Si susseguono così, un primo
tempo in forma-sonata, un
secondo costituito da un
minuetto con trio, un terzo
tempo in forma Lied
tripartita. Ogni sezione risulta
dunque autonoma, ma
contemporaneamente interconnessa con le altre e ad esse collegata: ad esempio, l'
"Allegro non troppo" iniziale si apre con una prima sezione in forma sonata, con un'

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Esposizione, uno Sviluppo e una parziale Ripresa (del secondo tema), dove troviamo il
violoncello che irrompe sulla scena con un gesto plateale di smaccata teatralità
disegnando un'immagine carica di pathos, in cui il solista brilla per la sua
immediatezza e l'orchestra non sfigura, perché a sua volta si appropria delle idee del
«solo» esponendole in un unico tessuto connettivo fatto di brevi dialoghi partecipati e
coinvolgenti, un secondo tema dolce e sognante che viene dapprima lievemente
accennato e tralasciato fino alla ripresa, quando viene sviluppato nella sua totalità con
una voce incantata del violoncello lasciando sulla scesa un quadro di assorto silenzio.

La seconda sezione, "Allegretto con moto", in forma di Minuetto che fa da sipario


all'entrata del violoncello e che si aggiunge poi all'insieme con un controcanto in un
leggiadro motivo di danza, che spicca per quel suo profilo di squisita affabilità e per
quel senso di tenera immediatezza sentimentale che richiama romantici notturni. Questo
tempo si conclude con
l'inaspettata ripresa anche
del Tempo I (ovvero
l'Allegro non troppo
d'apertura).

In fine la terza sezione,


Un peu moins vite, dove
Saint-Saëns può effettivamente esprimere al massimo grado la sua fantasia, con
elementi tematici nuovi rispetto a quelli già espressi, ecco, infatti farsi avanti la linea

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melodica di un primo tema che richiama un'appassionata aria d'opera, intonato dal
violoncello e sostenuto da commossi appoggi d'accompagnamento.

Scossa da tale ispirata melodia, l'orchestra risponde coralmente, avviando un


impegnativo passo virtuosistico del solista. Conclude sorprendentemente il suo arco con
il ritorno del primo tempo, tanto che Saint-Saëns lo sottolinea con "Più allegro comme
le prèmier mouvement", enfatizzando così il ritorno dell'impetuoso tema che aveva
aperto e, di fatto, contrassegnato l'intero Concerto. Con la nuova ripresa del primo tema
principale dell' Allegro non troppo addensato attorno ad armonie più scure, agitate,
Saint-Saens ci restituisce una tempera squisitamente romantica, con un'efficace coda ad
effetto, ricavata da un precedente episodio (in tempo Allegro molto) e proseguita da
un'ultima definitiva frase del violoncello in toni brillanti e solenni.

Le peculiarità di quest' opera possiamo ricondurle al suo senso dell'equilibrio perfetto;


con i suoi scorrimenti strutturali, di fatto, permette al compositore di usare tutti i tratti
della propria penna d'artista senza perdere in sostanza. Opera carica di temi vigorosi, di
motivi che ci fanno assaggiare il sapore di arie d'opera, di momenti prettamente
romantici ma allo stesso tempo con un carattere molto drammatico, momenti
prettamente virtuosistici con un grande uso del tecnicismo non fine a se stesso, una
perfetta alternanza tra solista e gruppo orchestrale, senza che mai l'uno sopravanzi
sull'altro.

Diversi violoncellisti hanno registrato questo concerto, tra cui:

Jacqueline du Pré, Maurice Gendron, Matt Haimovitz, Lynn Harrell, Steven Isserlis,
Maria Kliegel, Julian Lloyd Webber, Yo-Yo Ma, Mischa Maisky, Leonard Rose,
Mstislav Rostropovich, Heinrich Schiff, László Varga e Christine Walewska,

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Sonata per violoncello e pianoforte

No. 1 in do minore, Op. 32

Organico: violoncello, pianoforte

Composizione: 1872

Musica:Camille Saint-Saëns (1835 - 1921)

1.Allegro

2.Andante tranquillo e sostenuto (mi bemolle maggiore)

3.Allegro moderato (mi bemolle maggiore)

Edizione: Durand, Schoenewerk & Cie., Parigi, 1873

Dedica: Jules-Bernard Lasserre (1838-1906 )

Émile Baumann la definì un'«opera unica», la sonata n.1 per violoncello e pianoforte
scritta nell'autunno del 1872 ha una struttura in tre movimenti. Per quanto riguarda la
prima esecuzione della partitura non si è certi se fu eseguita nel dicembre del 1872 o a
Parigi il 26 marzo 1873 da Johann Reuschel al violoncello con l'autore al pianoforte.
Nel primo movimento l'Allegro iniziale, con una struttura in forma sonata, pervade
impetuoso il suono corposo e rotondo del violoncello, accompagnato da accordi
vigorosi e rapidi arpeggi del pianoforte, con una grandissima concentrazione da parte
dei due strumenti che si scambiano in una sorta di canone, fin dall'inizio, un motto
imperioso all'unisono ed una nervosa e frammentata idea principale. Da qui la
transizione, che presenta un proprio sinuoso profilo tematico, utilizzando poi anche
motivi del motto iniziale, conduce al secondo tema, altrettanto nervoso e segmentato del
primo. Proposto in re bemolle maggiore, contro ogni attesa di rispetto dei modelli

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"classici", il gruppo conclusivo dell'esposizione possiamo dire che si rifà al motto
iniziale, che però si placa ben presto in un trasognato, incantevole tema di valzer
accennato dal pianoforte.

La parte centrale dell'Allegro è caratterizzata da note più melodiche del secondo tema
e riprese del primo che ci travolgerà seppur per pochi istanti, in un'atmosfera di totale
ambiguità con uno svolgimento solo apparentemente digressivo. Il clima sospeso della
ritransizione prepara in modo pertinente la ripresa: qui, infatti, il primo gruppo tematico
viene riformulato: all'esposizione ora corrisponde un pianissimo con il motto
armonizzato e i pizzicati del violoncello, il secondo tema è ora anch'esso in do minore.

In fine la coda riutilizza motivi


del motto iniziale in canone, e
del secondo tema prima della
stretta finale.

Il secondo movimento, un
"andante tranquillo
sostenuto", concepito da Saint-
Saens come elaborazione di un'improvvisazione sull'organo di Saint-Augustin, ne
costituisce il nucleo che sostanzia le parti estreme della forma ternaria del movimento. Il
corale, che si profila su un disegno d'accompagnamento staccato - quasi un antico basso
passeggiato - si articola in una prima frase, in una seconda frase e quindi in una
ricapitolazione della prima frase seguita da una codetta. Al gusto per il controllato
esercizio di stile della prima parte si contrappone, in quella centrale, lo slancio

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sentimentale di una sezione nostalgica e sognante nel gioco degli arpeggi ascendenti, e
che poi prosegue con semplice fervore cantabile sino alla ripresa, variata e abbreviata,
della prima parte. Qui la linea melodica del corale emerge dalla fitta fioritura delle
diminuzioni, mentre la coda si basa, ancora una volta, sul disegno d'accompagnamento
staccato del corale.

Il finale, in forma sonata, denota un tono tumultuoso e talora perfino violento che
sembra assumere i tratti di una danza macabra. Come spesso accade in Saint-Saëns il
primo gruppo tematico offre dapprima una serie di motivi introduttivi, qui ridotti a brevi
incisi del violoncello sugli arpeggi del pianoforte, e un'idea melodica principale
aggressiva e sincopata. È sempre dai motivi ritmici di questa idea che trae spunto la
transizione, mentre anche il secondo tema, appassionato, seppure in tonalità maggiore e
di natura cantabile, riesce ansiogeno per il ritmo sincopato e la sistematica instabilità
metrica. Suonato dal violoncello, il secondo tema passa poi al pianoforte prima del
gruppo conclusivo dell'esposizione, interamente concentrato sull'elaborazione dell'idea
melodica principale e di elementi delle transizione in un crescendo di tortuosi percorsi
cromatici, impennate verso l'acuto e ricadute verso il grave.

La ripresa ricalca fedelmente l'esposizione: si riascoltano i motivi introduttivi e l'idea


melodica principale del primo gruppo tematico, la transizione, poi il secondo tema e il
gruppo conclusivo ora in do maggiore. La coda in fine si basa su motivi dell'idea
melodica principale e del secondo tema, ristabilendo fin da subito l'atmosfera di fondo
e ne accentua, attraverso le punte virtuosistiche, il carattere scuro e turbato del brano.

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Chant Saphique Op. 91

Organico:violoncello,pianoforte
Composizione: Pointe Pescade, gennaio 1892
Edizione: Durand, Parigi, 1892
Dedica: Jules Delsart

Il titolo di questo brano composto nel 1892, è da ricondurre all'ammirazione di Saint-


Saëns per la poesia dell'antichità classica. Il brano, un "Andante espressivo" in forma
ternaria e di gusto salottiero, vede protagonista assoluto il violoncello affiancato ad un
cromatismo decorativo che conferisce alla melodia un colore vagamente esotico. Nella
prima parte, il violoncello effonde il suo canto in cinque strofe con qualche incursione
nel registro acuto e il ricorso alle doppie corde.

Nella parte centrale dal carattere più contrastante troviamo un gioco tra violoncello e
pianoforte dove questa volta il protagonista principale è il pianoforte, mentre il
violoncello lo sostiene con una figurazione per certi versi ripetitiva.

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In fine fa seguito una ripresa abbreviata e variata della prima parte: le strofe sono ridotte
da cinque a tre e inizialmente il violoncello cede al pianoforte la condotta tematica
riservandosi un florido accompagnamento. La coda serve per concludere sfumando.

Le cygne

Il Cigno (Andantino grazioso). Celeberrimo canto del violoncello divenuto espressione


abusata, una melodia sulla quale si sono esercitate alla morte tersicorea tutte le ballerine
del mondo a partire da Anna Pavlova, alla quale Saint-Saëns concesse di utilizzare per il
ballo la «morte del cigno».

Giovanni Gavazzeni

Il cigno è un brano tratto dal "Il carnevale


degli animali", una tra le opere più
conosciute di Camille Saint-Saens. Opera
composta nel 1886 in occasione di una
festa di carnevale, è formata da 13
brevi brani che descrivono in modo
divertente e ironico le caratteristiche
di alcuni animali ed insieme a quella
degli animali, fa anche la caricatura
di alcuni personaggi (i pianisti e i
critici musicali) legati alla sua
Anna Pavlova nei panni di Odette, San Pietroburgo attività di concertista e compositore.
1905
L’esecuzione è affidata ad un piccolo gruppo di strumenti: due pianoforti,
due violini, una viola un violoncello, un contrabbasso, un flauto traverso, un
ottavino, un clarinetto, una celesta ed in fine uno xilofono, piena di verve e
di humour, Saint-Saëns ritenne opportuno non pubblicare una partitura così "scottante"
che avrebbe potuto nuocere alla sua carriera (si pensi ai critici musicali che Saint-Saëns

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trasforma, nel suo zoo, in asini o in fossili), e quindi proibì che venisse data alle stampe
prima della sua morte. Ad eccezione Cigno, conosciuto soprattutto per il balletto La
morte del cigno, adottato nel 1905 dal coreografo Michel Fokine per una celebre assolo
destinato alla ballerina Anna Pavlova. Sugli arpeggi dei due pianoforti, il violoncello
espone un tema malinconico, anzi struggente, in tempo 6/4 in sol maggiore. ll
violoncello è il protagonista indiscusso di questa pagina music ale di rara
bellezza, e conduce tutto il brano, delimitandone la struttura tripartita (con
cuore molto drammatico).

La coda è un esempio di grande genialità onomatopeica e cinetica: il cigno si allontana


e lascia dietro di sé le increspature dell'acqua: il pianoforte suona una serie di arpeggi
brevi intrecciandoli tra loro, come le increspature dell'acqua, e vanno verso l'alto,
rallentando, come a descrivere appunto l'allontanarsi del cigno.

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Alcune citazioni di Camille Sait-Saens

• L' artista che non si sente completamente soddisfatto da linee eleganti, da colori
armoniosi, e da una bella successione di accordi non capisce l'arte della
musica. Non c'è niente di più difficile che parlare di musica. Uno deve praticare
lentamente, poi più lentamente, e finalmente piano piano.
Camille Saint-Saens

• Le composizioni nascono dalla mia penna con la stessa facilità con cui le mele
crescono su un albero.

• Niente è più difficile che parlare di musica: è un affare spinoso per i musicisti, è
quasi impossibile per chiunque altro - le menti più forti e sottili si perdono".

Elenco delle composizioni per Violoncello

Allegro Appassionato in B minor, Op. 43

Concerto per violoncello e orchestra No. 1 in A minor, Op. 33

Concerto per violoncello e orchestra No. 2 in D minor, Op. 119

Sonata per violoncello e pianofort No. 1 in do minore, Op. 32;

Sonata per violoncello e pianoforte No. 2 in Fa maggiore, Op.123;

La Muse et le Poète, Op. 132;

Le Cygne estratto da "Le carneval des animaux";

Prière per Violoncello e pianoforte, Op. 158;

Suite per Violoncello ed orchestra, Op. 116 bis;

Suite per violoncello e piano, Op. 116;

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Trio n° 2 per pianoforte violino e violoncello in mi minore, Op. 92;

Chant Sapique, Op. 91;

Romanza in Re maggiore, Op 51;

Romanza per corno o violoncello ed orchestra in fa maggiore, Op. 36;

Gavotta per violoncello e pianoforte in sol minore;

Considerazioni finali

Con questo mio lavoro ho cercato di illustrare nei suoi vari aspetti le capacità e le
peculiarità dell’autore sia nel campo musicale che in tutti gli altri campi e discipline di
cui era cultore. Soprattutto ho approfondito la parte che riguarda le sue composizioni
per violoncello ed il modo in cui è riuscito a mettere in risalto le migliori caratteristiche
di questo strumento.

Inoltre spero di aver apportato un giusto contributo alla letteratura su questo


compositore di cui, purtroppo, ancora oggi viene ricordato solamente per alcune opere
del suo vasto repertorio.

Data Firma

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Bibliografia

R. Rolland, S.-S., in Musiciens d'aujourd'hui, Parigi 1903;

J. Bonnerot, C. S.-S. Sa vie et son œuvre, 2ª ed., ivi 1923;

J. Montargin, C. S.-S. L'œuvre, l'artiste, ivi 1919; G. Servières, S.-S., 2ª ed., ivi 1923;

J.-G. Prodhomme, Camille Saint-Saëns, in Rivista musicale italiana, 1922.

Camille Saint-Saens, Il Re degli spiriti musicali di Giuseppe Clericetti;


https://it.wikipedia.org;

http://www.treccani.it;

https://www.liberliber.it;

https://www.edrmartin.com;

https://citations-celebres.fr;

https://piccoliviaggimusicali.blogspot.com;

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http://www.sapere.it;

http://www.magiadellopera.com;

http://scuolawebpertutti.blogspot.com;

https://www.flaminioonline.it;

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