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LA DIFESA DELLE PIENE NEL VICENTINO ALLA LUCE DEL RECENTE EVENTO DEL NOVEMBRE 2010

P. Martini e L. D’Alpaos Estratto da “Notiziario dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Vicenza”, n. 40
Novembre-Dicembre 2010

1. INTRODUZIONE

Nei primi giorni di novembre il Vicentino, prima, e il Padovano, poi, sono stati interessati da una piena del
Bacchiglione. Le portate generate nel bacino montano, una volta propagatesi nei tratti vallivi e
incrementate dai contributi dei bacini dell’alta pianura, hanno provocato tracimazioni e rotture arginali che
hanno comportato l’allagamento di estese porzioni di territorio nelle province di Vicenza e Padova.

La nota intende fornire un primo inquadramento dell’evento con particolare riferimento ai problemi del
Vicentino, dove con opportuni interventi si possono risolvere, almeno in parte, anche i problemi del
Padovano.

Per meglio comprendere quanto accaduto è utile premettere una breve descrizione delle principali
caratteristiche idrologiche e idrauliche del bacino idrografico del Bacchiglione chiuso a Montegalda (Figura
1) dove è sottesa una superficie di circa 1'400 km². Di questi, circa 800 km² sono riconducibili al bacino
dell’Astico-Tesina, suo principale affluente, mentre circa 600 km² sono riferibili al Bacchiglione vero e
proprio al nodo di Vicenza.

Le piene del Bacchiglione a Vicenza sono sostanzialmente quelle generate dal sistema Leogra – Timonchio -
Orolo. All’altezza di Marano, Leogra e Timonchio confluiscono e proseguono con il nome di Timonchio. Solo
all’altezza di Caldogno e Dueville, dopo l’immissione dell’Igna e del Bacchiglioncello (fiumicello di risorgiva),
il corso d’acqua assume il nome di Bacchiglione.

L’ingresso in comune di Vicenza avviene grossomodo al Ponte del Marchese, dove è posizionato un
idrometro. Circa 2 km a valle, in località Capitello, il Bacchiglione riceve in destra idrografica l’Orolo ed
entra nella città di Vicenza, dove in un percorso di circa 5 km l’alveo del fiume è interessato da numerosi
attraversamenti (ponte Viale Diaz, ponte Porta Santa Croce, ponte Sauro, ponte Pusterla, ponte degli
Angeli, ponte Viale Margherita, ponte Ferroviario, ponte Via dello Stadio).

Il tratto cittadino del Bacchiglione in attraversamento a Vicenza, per le caratteristiche geometriche delle
sue sezioni, forma in qualche modo un vero e proprio imbuto per le acque provenienti da monte, costrette
a fluire entro spazi limitati, superando ripetuti ostacoli.

Dei tre corsi principali che sostanzialmente generano le piene del Bacchiglione a Vicenza (Leogra,
Timonchio e Orolo) il maggior “contribuente” è il Leogra, sia per la maggiore estensione del suo bacino sia
per la sua maggiore piovosità (Pasubio).

Nel tratto cittadino, all’altezza del nuovo tribunale, il Bacchiglione riceve il Retrone. Le criticità del Retrone
sono principalmente legate ai ponti storici che lo attraversano, i quali, in concomitanza di elevati livelli del
Bacchiglione alla confluenza, rigurgitano il Retrone stesso, ostacolando il flusso delle maggiori portate
attese.

La pericolosità del Bacchiglione a Vicenza è stata più volte palesata in questi anni, come è testimoniato
dalla frequenza dei livelli “critici” raggiunti al teleidrometro di Ponte degli Angeli. Prova ne sia che, se si
prende a riferimento la quota idrometrica di 5.0 m (raggiunta al colmo durante l’evento del 16-11-2010

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immediatamente successivo a quello drammatico del 1 novembre 2010) gli eventi che hanno superato tale
quota sono stati numerosi:

Nov 66 Nov 94 Nov 96 Dic 97 Sett 99 Nov 2000 Nov 2003 Ott 2005 Mag 2010 16 Nov 2010 1 Nov 2010
Ponte Angeli 5.90 5.64 5.18 5.05 5.13 5.95 5.12 5.12 5.15 5.03 6.17
sullo zero del teleidrometro

Se si guarda a questi dati, l’evento del 1° novembre 2010 è stato quindi il massimo storico mai registrato
finora. Massimo che è stato aggravato inoltre dalla durata della piena che per ben 16 ore ha comportato
quote idrometriche superiori a 6.0 m. A confronto si ricorda che in occasione della piena del novembre del
1966 il colmo durò solamente 4 ore (rif. Geom. Romito – Genio Civile di Vicenza).

Questa situazione di fragilità del territorio e le conseguenti criticità sono note da tempo, quanto meno dai
tempi della Commissione De Marchi (1974). Per fronteggiare questa situazione numerosi progetti sono stati
proposti negli ultimi 40 anni, anche con riferimento alla salvaguardia di Vicenza dalle piene del fiume
Bacchiglione. Gli interventi suggeriti prevedono o la realizzazione di bacini di espansione o,
nell’impossibilità di reperire i volumi di invaso necessari, la diversione in alcuni casi delle portate di piena,
aggirando le ostruzioni più significative. Tra tutti, l’unico provvedimento significativo in fase di attuazione
da parte della Regione Veneto sembra essere la cassa di espansione di Caldogno (3.3 milioni di m³) per
laminare le piene del Timonchio. Altri due interventi previsti dalla Regione interessano il Retrone. Essi
riguardano una cassa di espansione sulla Dioma a Monteviale per circa 0.6 milioni di m³ e una cassa di
espansione sul torrente Onte a Sovizzo per circa 0.55 milioni di m³. I volumi sono oggettivamente modesti
rispetto a quelli necessari (circa 2.1 milioni di m³, ing. M. Bonollo, 1997), e quindi poco efficaci per impedire
le esondazioni del Retrone tra Creazzo-Altavilla e Vicenza (Sant’Agostino).

Superata Vicenza, il Bacchiglione scorre in direzione di Montegalda e Padova, delimitato da ampie golene.
Superato il sostegno di Debba, all’altezza di Longare il fiume riceve in sinistra l’Astico-Tesina, che dal punto
di vista della sicurezza idraulica rappresenta il maggior pericolo per i comuni vicentini rivieraschi e per il
Padovano.

Le massime portate di piena del Bacchiglione-Astico-Tesina a Longare raggiungono pressoché inalterate


Montegalda e poi la città di Padova, essendo modesta la laminazione da parte delle golene nella loro
attuale configurazione. Esse si allagano, infatti, ben prima di quando servirebbe, annullando di fatto
qualsiasi beneficio in termini di riduzione delle portate al colmo.

Quali possano essere le portate di piena attese dal sistema Astico-Tesina è presto detto. Nel novembre del
1966 l’esistente diga di Leda (nei pressi di Velo d’Astico) scaricò oltre 700 m³/s e venne tracimato il
coronamento. Il 1° novembre 2010 la diga sembra invece abbia scaricato non più di 550 m³/s. Nel
novembre 1966 l’Astico-Tesina ruppe in sinistra a Camatte (1 km a monte di Bolzano Vicentino) e
fuoriuscirono (Commissione De Marchi) circa 40÷50 milioni di m³. Nonostante questa enorme perdita di
volume il Brenta-Bacchiglione a valle di Padova tracimò ugualmente e, assieme alle acque fuoriuscite dal
Piovego, allagò estese superfici della campagna a sud di Padova e in provincia di Venezia.

Volendo confrontare a Montegalda l’evento del novembre 2010 con quello del novembre 1966 in termini
idrometrici, si può osservare che nel 1966 alla stazione di Montegaldella venne raggiunta la quota
idrometrica di 8.21 (che corrisponderebbe a circa 8.10 m a Montegalda sullo zero locale) mentre nel
novembre 2010 all’ idrometro di Montegalda sembrerebbe essersi verificata la quota di 8.60 m.

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Ad un primo esame, quindi, la portata in ingresso nel Padovano durante l’evento del novembre 2010
sembrerebbe essere stata maggiore di quella del novembre 1966. Ma per questo aspetto non si deve
dimenticare che, senza la rotta dell’Astico-Tesina a Camatte, l’evento del 1966 sarebbe stato per il
Padovano ben più gravoso, anche per la simultaneità della piena del Brenta.

Senza entrare troppo nel dettaglio del funzionamento del nodo idraulico di Voltabarozzo (Figura 2), le
portate in arrivo a Padova da Montegalda (sommate a quelle del Tesina Padovano – Ceresone che si
immette in Bacchiglione a Veggiano) entrano in città all’altezza del Ponte del Bassanello. Durante gli stati di
piena il transito delle portate in centro storico è intercluso tramite il Sostegno dei Cavai. Le portate in arrivo
da monte sono conseguentemente convogliate nel canale Scaricatore (Gasparini, 1922), dimensionato per
800÷900 m³/s (840 m³/s transitati nel 1926), e da quest’ultimo ai due sostegni regolatori di Voltabarozzo.
Qui 150÷200 m³/s possono essere scolmati in Brenta tramite il canale di San Gregorio, prima, e il Piovego,
poi. La portata rimanente è scaricata nel vecchio corso del Roncajette Inferiore, che è però in grado di
convogliare fino a 500÷550 m³/s subito a valle di Voltabarozzo.

Le criticità nel medio e basso corso del Bacchiglione sono anch’esse note da tempo. Gli interventi di cui da
tempo si discute per mettere in sicurezza la città di Padova ed il Padovano sono sostanzialmente di due
tipologie complementari. La prima, già indicata dalla Commissione De Marchi, prevede di ridurre le portate
in arrivo da monte mediante ulteriori interventi rispetto a quelli prima citati per la salvaguardia di Vicenza e
dei paesi limitrofi. La Commissione indicava la realizzazione di un invaso sull’Astico a Meda (13 milioni di
m³) e la realizzazione di un bacino di espansione a Marola (3 milioni di m³). In anni più recenti si è
prospettata anche l’utilizzazione come casse di espansione di due ex cave lungo l’Astico in località Mirabella
(tra Breganze e Sandrigo) e la bacinizzazione delle golene del Bacchiglione tra Vicenza e Montegalda. La
seconda prevede il completamento dell’Idrovia Padova-Venezia come scolmatore del sistema Brenta-
Bacchiglione direttamente in Laguna di Venezia (D’Alpaos, 2003), ridando al nodo di Voltabarozzo
flessibilità di manovra anche nel caso di piena contemporanea sui due fiumi.

A conferma del fatto che quanto successo i primi di novembre del 2010 non deve sorprendere più di tanto,
basti ricordare che nel Vicentino e nel Padovano le piene del 1966 e del 1882 (le grandi piene storiche del
passato) furono accompagnate dalla rottura arginale e conseguente esondazione rispettivamente del
Bacchiglione a Cresole-Vivaro (Caldogno, poche centinaia di metri a valle delle rottura arginale del 2010) e
dell’Astico-Tesina a Camatte e dalla rottura/esondazione del Leogra-Timonchio a Schio, del Timonchio a
Villaverla e dell’Astico tra Montecchio Precalcino e Bolzano Vicentino (cfr. cartografia storica del PAI
dell’Autorità di Bacino, http://151.58.49.57/~ermy/cartografia_storica/carte_storiche.html ).

2. ANALISI DELLE PIOGGE E DEI LIVELLI IDROMETRICI REGISTRATI

L’evento alluvionale del novembre 2010 è stato generato da piogge particolarmente intense e durature
nella fascia pedemontana veneta, in particolare nel Vicentino. L’evento piovoso ha avuto inizio il giorno 31
ottobre con un picco nella giornata del 1° novembre, concentrandosi le intensità maggiori nelle prime ore
del giorno.

Nella già citata Figura 1 sono rappresentate le altezze complessive di pioggia cadute in alcune stazioni
rappresentative del bacino del Bacchiglione, confrontate con quelle del 3 e 4 novembre del 1966. Si osserva
che l’evento del 2010 ha principalmente interessato il bacino del Leogra e del Posina (peraltro contigui) e in
misura assai minore i bacini dell’Assa-Ghelpac (altopiano di Asiago) e dell’alto Astico (Folgaria, Lavarone,
Tonezza). Si osserva inoltre che nei due giorni considerati la pioggia cumulata in altopiano di Asiago è stata

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all’incirca la metà di quella del 1966, mentre nel bacino del Leogra (Stazione Valli del Pasubio) la
precipitazione è stata quasi doppia rispetto a quell’evento.

Schematicamente, il giorno 31 ottobre per gli apporti meteorici caduti (Figura 3) si sono saturati i suoli
mentre il giorno successivo, quando anche l’intensità di pioggia è stata maggiore, buona parte della
precipitazione caduta si è trasformata rapidamente in portata per i corsi d’acqua. A titolo di esempio, il
metodo SCS di stima delle precipitazioni cosiddette efficaci, ampiamente utilizzato, conduce per il bacino
del Leogra a un coefficiente di deflusso che è pari a 0.45 per il primo giorno, 0.87 per il secondo giorno e
0.93 per il terzo giorno.

La risposta idrologica dei sottobacini è stata certamente aggravata dal fatto che la settimana precedente
(giorni 24÷25 ottobre) tutti i pluviometri dell’alto vicentino hanno registrato precipitazioni di 100÷150 mm,
a carattere nevoso alle quote più elevate.

Il giorno 31 ottobre, quando ha avuto inizio l’evento, i suoli erano verosimilmente parzialmente saturati e
quindi più “reattivi” rispetto agli impulsi meteorici in termini di portate generate. Tant’è che tutte le
stazioni idrometriche sul Bacchiglione hanno registrato il loro massimo storico. E’ stato così anche a
Bolzano Vicentino sull’Astico (5.56 m), forse per il fatto che nel 1966 il massimo livello di 5.5 m è stato
“limitato” dalla rotta arginale di Camatte, avvenuta poco a monte.

La dinamica dell’evento secondo le registrazioni agli idrometri, le osservazioni in altre sezioni e le


informazioni acquisite presso il Genio Civile di Vicenza è stata all’incirca la seguente.

• Alle ore 7 del mattino l’idrometro di Pievebelvicino del Centro Idrico di Novoledo ha registrato il
colmo della piena del Leogra (2.50 m). Sulla base della geometria del salto di fondo in
corrispondenza del quale è posizionato l’idrometro la portata può essere valutata in 250 m³/s. Due
ore dopo, a valle dell’immissione del T. Gogna (~ 8 km²), sono state scattate le foto di Figura 6 e
Figura 7. Il livello all’idrometro di Pievebelvicino si era nel frattempo abbassato di 30 cm. Si può
concludere che la portata al colmo del Leogra a Schio possa essere stata di circa 270 m³/s. Più o
meno alla stessa ora ma 20 km a valle, l’argine destro del Timonchio in corrispondenza
dell’immissione dell’Igna (località Due Ponti) veniva tracimato e via via eroso, allagando i campi e le
frazioni di Cresole, Rettorgole e Lobbia nel comune di Caldogno. Ancora più o meno alla stessa ora,
le acque del Timonchio tracimavano al di sopra dell’argine sinistro del Bacchiglioncello, allagando
case e vie della frazione di Vivaro in comune di Dueville. Un’ora dopo, una seconda
tracimazione/rottura dell’argine destro del Timonchio è avvenuta anche in località Boschi, circa
1’000 m a monte di quella in località Due Ponti.

• All’idrometro di Ponte Marchese sul Bacchiglione il livello massimo è stato registrato all’incirca alle
ore 7.30. Quindi l’idrometro ha rilevato un rapido abbassamento dei livelli dovuto sicuramente alla
fuoriuscita dall’alveo di importanti volumi d’acqua dalle rotte. L’idrometro di Ponte degli Angeli in
centro storico di Vicenza alle 7.30 segnava già 6.0 m e Vicenza si stava già allagando. Nonostante la
fuoriuscita di considerevoli volumi d’acqua a monte, l’idrometro di Ponte degli Angeli ha continuato
a salire fino a quasi 6.20 m, a causa degli apporti idrici importanti del bacino residuo del Timonchio-
Bacchiglione, dell’Orolo e dell’interbacino, rimanendo al di sopra di quota di 6.0 m fino alla
mezzanotte.

• A Sant’Agostino l’andamento dei livelli idrometrici del Retrone, interessato da una piena modesta,
ha seguito l’andamento dei livelli del Bacchiglione alla confluenza, incrementandoli tuttavia per
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effetto delle resistenze localizzate introdotte dai suoi ponti nel tratto in attraversamento al centro
storico. Il livello idrometrico massimo è stato così di 3.50 m.

• Il colmo della piena dell’Astico è transitato a Lugo all’incirca alle 13.00 (2.15 m secondo il dato
Arpav non validato). Il colmo della piena del Tesina a Bolzano Vicentino è stato registrato poco più
tardi alle 13.30, sicuramente a causa dell’anticipo della piena del Tesina-Laverda-Chiavone-Ghebo.

• L’idrometro di Longare sul Bacchiglione ha registrato il suo massimo livello (6.64 m) tra le 17.30 e le
21.00, con livelli persistenti caratterizzati da variazioni di qualche centimetro.

• L’idrometro di Montegalda ha purtroppo smesso di registrare intorno alle 13.00. Il colmo della
piena in ogni caso può essere transitato qualche ora dopo aver superato Longare. Il valore massimo
sembra essere stato di 8.60 m, coprendo totalmente l’arco del ponte (sommità a 8.40 m).
Registrazioni video in internet mostrano nella mattina del 2 novembre (quindi molte ore dopo il
passaggio del colmo) livelli posti circa 20 cm al di sotto della sommità.

Per una più approfondita analisi dei dati idrometrici e pluviometrici dell’evento si rimanda alle relazioni del
Centro Funzionale Decentrato e dell’ArpaV: http://www.arpa.veneto.it/home/htm/dati_alluvione.asp

3. STIMA DELLE PORTATE FLUENTI IN ALCUNE SEZIONI SIGNIFICATIVE

Un modello idraulico uni-bidimensionale del bacino del Bacchiglione chiuso a Montegalda è stato messo a
punto (novembre 2009) nell’ambito di uno studio condotto per l’Autorità di Bacino dell’Alto Adriatico,
finalizzato all’aggiornamento del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) – Sicurezza Idraulica. Il modello
idraulico è stato accoppiato ad un modello idrologico di tipo geomorfologico messo a punto dalla stessa
Autorità di Bacino. Lo studio ha indagato il comportamento idraulico delle aste principali e delle aste minori
(Astico da Velo, Leogra da Schio, Timonchio da Santorso, Orolo da Malo, Retrone da Altavilla, Laverda e
Chiavone da Mason) sulla base dei dati topografici disponibili. Nello studio sono state, in particolare,
analizzate alcune piene recenti (2000, 2002, 2005), con l’obiettivo principale di tarare nel limite del
possibile sia il modello idrologico sia quello idraulico. Sono state analizzate alcune piene di progetto, tra cui
quella del novembre del 1966.

Tra gli scopi dello studio vi era quello di calcolare le portate massime attese, i corrispondenti livelli massimi
e quindi le eventuali insufficienze arginali, con la possibilità, in una fase successiva, di definire i possibili
interventi per mettere in sicurezza dal punto di vista idraulico i territori del Vicentino e del Padovano.

Nell’ambito delle indagini condotte, per le sezioni dove è presente una stazione idrometrica è stato
ricostruito il legame livello-portata, verificando tale legame con le misure disponibili di ArpaV relativamente
alle portate minori, ed estendendo il legame stesso anche alle portate maggiori.

Secondo il modello citato, a livelli idrometrici a Ponte degli Angeli di 5.0 m (raggiunto e di poco superato il
16 novembre 2010), di 5.5 m e di 6.0 m corrispondono rispettivamente portate di circa 200 m³/s, 250 m³/s
e 300 m³/s. Per rendere un’idea di quanto capitato durante la recente piena si ricorda che l’arco del ponte
si stacca da quota di 5.30 m e ha sommità a quota 5.80 m.

Sempre con riferimento allo stesso studio, è emerso che la portata massima oggi convogliabile a valle del
ponte di Viale Diaz è inferiore a 250 m³/s. Le portate in arrivo che superano tale valore comportano
conseguentemente esondazioni nel tratto compreso tra il ponte di Viale Diaz e Ponte degli Angeli.

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Durante l’evento del novembre 2010, le aree allagate dal Bacchiglione-Orolo e dall’Astichello (Retrone
escluso) in comune di Vicenza si estendono per circa 400 e 150 ettari. Quelle allagate dal Timonchio in
Comune di Caldogno (frazioni di Cresole, Rettorgole, Lobbia) sono state rispettivamente di 155, 15 e 50
ettari, mentre quelle allagate, sempre dal Timonchio, in comune di Dueville (frazioni di Due Ponti, in
sinistra, e Vivaro, in destra) sono state di circa 70 e di circa 215 ettari. Complessivamente sono stati quindi
interessati dalle acque di piena circa 1’100 ettari. Se si considera in via orientativa su di essi un tirante
medio di anche solo 1 metro, il volume fuoriuscito sarebbe dell’ordine di 10 milioni di m³. Un calcolo più
preciso potrà essere eseguito solamente dopo che si saranno rese disponibili osservazioni più
circostanziate, eventualmente estendendo a tutta l’area coinvolta il reticolo di calcolo del modello
matematico uni-bidimensionale esistente.

Allo stato attuale un primo inquadramento di larga massima dell’evento alluvionale può in ogni caso essere
tentato a partire dai livelli registrati agli idrometri, utilizzando i legami portata-livello determinati con il
modello matematico. Sono state così ricostruite le portate fluenti in alveo in alcune sezioni significative
(Figura 4). La portata massima del Bacchiglione a Vicenza (Ponte degli Angeli) sarebbe stata di 320 m³/s. A
Bolzano Vicentino il Tesina avrebbe, invece, convogliato una portata massima di circa 550 m³/s. A valle
dell’immissione del Tesina, il Bacchiglione a Longare avrebbe fatto defluire una portata di circa 900 m³/s.
Tale valore è praticamente la somma delle portate massime del Tesina a Bolzano Vicentino, del
Bacchiglione a Vicenza e del Retrone (40 m³/s). Le portate a Ponte degli Angeli e a Longare risentono
ovviamente delle esondazioni avvenute a monte (Caldogno, Dueville e Vicenza).

Trova spiegazione in questi numeri, da una parte la difficoltà incontrata nel gestire la piena nella bassa
padovana, tenendo conto del funzionamento del nodo idraulico di Voltabarozzo e della capacità di portata
del Roncajette Inferiore, dall’altra la catastrofica potenzialità delle alluvioni che possono colpire il bacino
del Bacchiglione.

Una indicazione preliminare di inquadramento delle portate generate dal bacino può essere ottenuta
utilizzando in successione prima un modello matematico idrologico (alla “Nash”, semplificato rispetto a
quello messo a punto dall’Autorità di Bacino, ma tarato) e poi il modello idraulico (Figura 5).

Seguendo questa impostazione, la portata al colmo in ingresso a Vicenza (Ponte di Viale Diaz) sarebbe
stata, in assenza di esondazioni, di circa 480 m³/s. Tale valore, a meno di piccoli sfasamenti, è
sostanzialmente la somma di due contributi: quello del Timonchio-Bacchiglione a Ponte Marchese, con una
portata massima stimata sulla base del calcolo di circa 370 m³/s, e quello dell’Orolo a Capitello, con una
portata massima stimata di circa 150 m³/s.

La stima della portata massima del Leogra (principale “contribuente” della portata del Timonchio e quindi
primo responsabile delle esondazioni a monte di Vicenza) è stata verificata con rilievi e osservazioni dirette
in corrispondenza di particolari opere idrauliche (Figura 6 e Figura 7).

Dal momento che a valle di Ponte degli Angeli sono transitati al più 320 m³/s (Figura 4), si ricava che circa
160 m³/s sono fuoriusciti in modo diffuso, prima a Dueville e Caldogno e poi a Vicenza città, lungo il
Bacchiglione e l’Astichello. L’area delimitata dalle due curve di Figura 8 indica il volume fuoriuscito a monte
di Ponte degli Angeli ed è pari a circa 12÷13 milioni di m³. Si tratta di una stima, del tutto preliminare, ma
molto simile a quella sopra individuata sulla base delle aree allagate, ipotizzando per esse un tirante
d’acqua medio.

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In Figura 9, infine, è riportato il confronto a Longare tra la piena del novembre 1966, ricostruita con il
calcolo, e quella, sempre ricostruita con il calcolo, del novembre 2010, entrambe in assenza di esondazioni
e rotture arginali. Quella del 1966 presenterebbe portate al colmo e volumi maggiori, ma non molto
dissimili da quelli del 2010.

4. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

Presa coscienza della pericolosità del fiumi Bacchiglione e Astico-Tesina, appare ormai non più differibile
l’adozione di una seria politica di difesa dalle piene, capace di guidare e anche condizionare, se necessario,
la pianificazione territoriale.

Quale sia l’evento di progetto su cui dimensionare gli interventi potrebbe comportare accese discussioni. La
risposta su questo punto sembra, tuttavia, essere semplice e ben comprensibile. Gli eventi del 1966 e del
2010 dovrebbero essere le piene di riferimento, sapendo che il primo evento ha messo in crisi
principalmente l’Astico-Tesina, mentre il secondo ha colpito soprattutto il Bacchiglione a monte di Vicenza.

Nel recente passato sono state da molti decisamente sottostimate la pericolosità e le portate di piena delle
aste minori del Bacchiglione nell’alto vicentino, in particolare quelle del Leogra-Timonchio. Alla luce dei
fatti, considerando i volumi esondati e le portate comunque transitate, la cassa di espansione sul
Timonchio a Caldogno (3.3 milioni di m³) non risulta da sola sufficiente a salvaguardare il territorio
Vicentino.

Per il tratto cittadino del Bacchiglione, il primo intervento da eseguire per ripristinare condizioni minime di
sicurezza idraulica è l’adeguamento delle sezioni del fiume per consentire che riescano a transitare 250
m³/s.

Occorre poi predisporre altri volumi di invaso lungo il Leogra-Timonchio-Orolo per ridurre le portate
entranti in città a valori compatibili con la capacità di portata del Bacchiglione a Vicenza (250 m³/s). Non
dovrebbe essere troppo complicato individuare e realizzare gli invasi necessari in un’area con una storica
tradizione estrattiva di ghiaie e argille. Pur essendo necessarie verifiche puntuali, alla luce dei dati
disponibili si tratta di reperire ulteriori volumi per almeno 4÷5 milioni di m³.

Tra le altre, un’area da destinare a tali finalità è stata recentemente individuata dal Genio Civile di Vicenza
in comune di Isola Vicentina. Qui sarebbe possibile realizzare sull’Orolo, tra il ramo principale e un suo
ramo secondario, una cassa di espansione di circa 1 milione di m³.

Gli interventi indicati (invasi lungo la rete principale per circa 10 milioni di m³) potrebbero consentire nel
loro complesso di limitare la portata massima del Bacchiglione in ingresso a Vicenza a poco più di 250 m³/s.

Per quanto riguarda il Retrone, oltre alle casse di espansione sulla Dioma e sull’Onte, è sicuramente utile
realizzare la tanto discussa galleria scolmatrice per superare l’ostacolo dei ponti storici sul Retrone durante
le piene del Bacchiglione e del Retrone. Tra le varie proposte, si citano in ordine cronologico la prima,
quella del prof. C. Avanzi (1986, tracciato con canale e in galleria a fianco dell’attuale
autostrada/tangenziale), e l’ultima, quella dell’ing. G. Destavola (2010, prevista come opera di
compensazione del Sistema Tangenziali Venete) con imbocco circa 300 m a monte del ponte di Viale
Dalmazia sul Retrone e sbocco a circa 150 m a valle del ponte di Via dello Stadio sul Bacchiglione. La
soluzione, qualunque essa sia, dovrebbe consentire di scaricare le portate delle piene del Retrone in
Bacchiglione, senza incorrere negli effetti negativi prodotti dal rigurgito di quest’ultimo fiume.

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Sempre per il Retrone, resta sempre valida la soluzione di laminare in emergenza le sue piene nel bacino
del Cordano, in comune di Vicenza (area in destra Retrone a Sant’Agostino –ing. M. Bonollo, 1997), come
un tempo avveniva quando l’argine destro del Retrone era più basso.

Per quanto riguarda l’Astico, la realizzazione di due casse di espansione utilizzando le ex cave di Mirabella
(superficie di 13 e 19 ha) appare opportuna. Le due cave insieme possono, infatti, garantire un volume di
invaso di circa 10 milioni di m³.

Per quanto riguarda l’ invaso sull’Astico a Meda, già indicato dalla Commissione De Marchi, il volume di 12
milioni di m³ previsto nell’ultima proposta presentata (Consorzio di Bonifica Medio Astico Bacchiglione,
2004, massimo invaso a circa 252 m s.m.m.) sembra oggi incompatibile con la zona artigianale di Velo
d’Astico.

I volumi sopra citati derivavano sostanzialmente dalla necessità di contenere al ponte napoleonico di Torri
di Quartesolo la portata dell’Astico-Tesina a 400 m³/s per una piena come quella del 1966. A seguito
dell’adeguamento del ponte nel 2001, poiché la piena del novembre 2010 è passata senza danni, è
plausibile che la portata limite di progetto a Torri di Quartesolo possa essere elevata a 500 m³/s. In queste
ipotesi, gli invasi necessari a contenere la portata dell’Astico-Tesina a Torri di Quartesolo a circa 500 m³/s si
ridurrebbero a 16÷17 milioni di m³.

L’invaso a Meda potrebbe conseguentemente essere ridotto a 6÷7 milioni di m³ (massimo invaso a 245 m
s.m.m.), ridiventando così compatibile con la zona industriale di Velo d’Astico. E’ ovvio che interventi di
laminazione sul Laverda-Chiavone e sul Ghebo necessari per evitare allagamenti lungo le rispettive aste non
possono che essere benefici, pur nel loro piccolo, anche per l’Astico-Tesina.

Oltre agli interventi per la laminazione delle piene a monte di Vicenza e sull’Astico, si potrebbe infine
contare sulla laminazione delle portate ottenibile nelle golene del Bacchiglione tra Vicenza e Padova. La
bacinizzazione delle golene tra Vicenza e Montegalda (cioè la realizzazione di bacini di espansione tra gli
argini maestri e gli arginelli golenali opportunamente riconfigurati) con un volume efficace dell’ordine di
15÷20 milioni di m³, comporterebbe riduzioni per le portate maggiori di un qualche interesse.

Va da sé che l’insieme degli interventi qui ipotizzati sarebbe opportuno fosse assoggettato ad una attenta
verifica, anche alla luce di una attenta e ampia ricostruzione dell’evento alluvionale che ha colpito il
Bacchiglione, utilizzando in modo coordinato ed efficiente i metodi più avanzati della scienza ingegneristica
e le migliori conoscenze del territorio.

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BIBLIOGRAFIA SINTETICA

Atti della Commissione De Marchi. Relazione finale del sottogruppo: Agno-Guà, bacini berici ed euganei,
Bacchiglione e Brenta. 1974

Autorità di Bacino. Indagine sulle portate massime convogliabili dalle principali aste fluviali del bacino del
Bacchiglione chiuso a Montegaldella. A cura di P. Martini e Studio Altieri spa. 2009

Dipartimento IMAGE, Valutazione delle attuali condizioni del rischio idraulico della città di Padova. A cura di
L. D’Alpaos. 2009

L. D’Alpaos. I rischi di inondazione nella provincia di Padova, Estratto da “Padova ed il suo territorio”. 2006

P. Paleocapa. Memoria Idraulica sulla regolamentazione dei fiumi Brenta e Bacchiglione. Memoria postuma
a cura di P. Casetta. 2002

Regione del Veneto. Progetto preliminare degli interventi necessari per la sistemazione idraulica di Vicenza.
A cura di Beta Studio srl. 2003

Sistema tangenziali Venete. Progetto preliminare e studio di impatto ambientale. Revisione Febbraio 2010

Unità Periferica Genio Civile di Vicenza. Vie d’acqua. Vicenza e i suoi fiumi. La regimazione nel tempo. 2009

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Figura 1: Bacino del fiume Bacchiglione chiuso a Montegalda. Sono rappresentate l’idrografia e i sottobacini
principali, le stazioni di misura dei livelli e delle precipitazioni. Sono inoltre riportate le precipitazioni del novembre
1966 e del novembre 2010 al variare della durata e, indicativamente, le aree allagate nei comuni di Vicenza,
Caldogno e Dueville.
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Figura 2: Nodo idraulico di Padova per la regolazione delle piene del Bacchiglione in arrivo.

BACINO BA08-1 LEOGRA (STAZIONE VALLI DEL PASUBIO) BACINO BA13 INTERBACINO VICENZA (STAZIONE VICENZA)
394 mm in 48 ore, 435 mm in 72 ore 132 mm in 48 ore, 160 mm in 72 ore
30 30

25 25

20 20
Pioggia (mm)
Pioggia (mm)

15 15

10 10

5 5

0 0

tempo (ore) tempo (ore)

Figura 3: Precipitazione alle stazioni di Valli del Pasubio (alto Leogra) e Vicenza nei giorni 31-10, 01-11 e 02-11.

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1000
900 Bacchiglione a Longare
800 Tesina a Bolzano Vicentino
700 Bacchiglione a Ponte degli Angeli
Portata (m³/s)

600 misura ArpaV


500
400
300
200
100
0
31/10 1/11 2/11 Data 3/11 4/11 5/11

Figura 4: Portate stimate a partire dai livelli idrometrici misurati in alcune sezioni (ArpaV) applicando i relativi
legami livelli-portate costruiti con il modello matematico uni-bidimensionale.

500
450 Bacchiglione a Ponte Marchese
400 Orolo a Capitello
Bacchiglione a Ponte Viale Diaz
350
300
Portata (m³/s)

250
200
150
100
50
0
31/10 1/11 Data 2/11 3/11 4/11

Figura 5: Portate in ingresso a Vicenza calcolate con i modelli matematici idrologico semplificato e uni-
bidimensionale in assenza di esondazioni.

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Figura 6: Leogra in piena a Magrè (Schio) alle ore 9:40 del 01-11-2010 in corrispondenza di un salto di fondo.

Figura 7: Leogra in piena a Schio alle ore 8:50 del 01-11-2010 immediatamente a valle del ponte di Liviera dove è
presente anche un salto di fondo.

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500
450 calcolata con modello matematico - senza
esondazioni e rotture arginali
400
transitata secondo la scala delle portate
350
Portata (m³/s)

300
250
200
150
100
50
0
31/10 1/11 Data 2/11 3/11 4/11

Figura 8: Andamento presumibile delle portate del Bacchiglione a Vicenza al Ponte degli Angeli con e senza
esondazioni.

1200

1000

800
Portata (m³/s)

600

calcolata 2010 - senza esondazioni


400
calcolata 1966 - senza esondazioni

200

0
0 24 48 72 96
Data (ore)

Figura 9: Andamento delle portate del Bacchiglione a Longare calcolate con i modelli matematici per la piena del
novembre 2010 (t=0 -> 31-10-2010 ore 0:00) e del novembre 1966 (t=0 ->03-11-1966 ore 0:00).

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Figura 10: Inquadramento dei possibili interventi.

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