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DI ALCUNI ELEMENTI RELIGIOSI PAGANI: NELLE EPISTOLE PRIVATE GRECHE DEI PAPIRI

Author(s): Giuseppe Ghedini


Source: Studi della Scuola Papirologica, Vol. 2 (1917), pp. 51-76
Published by: Vita e Pensiero – Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/23235531
Accessed: 19-01-2016 08:18 UTC

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3

DI ALCUNl ELEMENTI RELIGIOSI PAGA NI


KELLE EPISTOLE PRIVATE GKECIIE DEI PAPIRI

Ness un altro documento ci informare


puô forse
con maggior
sincerità intorno al sentimento
religioso di un popolo, di quelle umili
espressioni fedeli di vita intima che sono le lettere private ; perché in
queste la parola e la frase non risentono per ordinario di quei ri
guardi, che talvolta puô imporre la elaborazione per uno scritto
destinato alla pubblicità. JE benchè essenon possano evidentemente
consentiré la ricostruzione di tutto il movimento religioso di un po
polo, nel suo organismo e nelle sue manifestazioni di culto, poichè
l'elemento religioso vi fa capolino solo per incidenza, come nella
maggior parte dei casi, o appare solo come manifestazione soggettiva
di chi scrive, tuttavia esse sono certo l'espressione della schiettezza
con la quale quella religione, esternamente manifestata, e con tanto
sfarzo sopratutto nell'Egitto, fosse stata sentita e seguita nella co
scienza dell'individuo, sia fra l'intimità delle pareti domestiche e
degli affetti d'amici o di dipendenti, sia fra le ansie della vita d'af
fari, dall'umile lavoratore del campo al sovraintendente di estese
possessioni, dal soldato semplice sfuggito ai pericoli del mare alio
stratega vmcitore delle insidie dei suoi nemici x).

*
* SP

Un îndizio evidente di religiosité ce lo offrono alcune frasi fatte,


di carattere alertamente religioso ; e comincio da queste, percliè. se
nelle lettere che esaniino, vi sono elementi che possono suscitare
dubbî sulla sincerità religiosa dello scrivente, sono appunto le frasi
di uso.

*) Limito il mio studio «lio lottere pogftno; del lo cristiane st o occupnndomi per
un lnvoro di muggior molo.

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52 DI ALCTJNI ELEM. RELIG. PAGANI NELLE EPIST. PRIV. GRECHE DEI PAPIRI

prime che si incontrano


Le sono le formule di saluto 1), le quaîi,
almeno nelle apparenze, sono penetrate da un sentimento vivo di
fede, che ora si fa sentire come preghiera, ora come ringraziamento
agli dei, dai quali lo scrivente mutua o a cui sente di dovere il
benessere suo e di coloro ai quali la lettera è indirizzata.
un periodo di sette secoli, dal III
Per a. Cr. al IV d. Cr., gli

esempî espliciti, dei quali solo tengo conto, sono relativamente co

piosi, e continuano un'antica abitudine del popolo egiziano nota fino


dai tempi dei Faraoni 2), di cominciare lo scritto con una preghiera.

Sopra circa 600 lettere esaminate, 55 si iniziano con un saluto di


carattere religioso; la percentuale non mi pare indifferente, quando

pensó che anche nelle altre lettere dove la divinità non è nominata,
e dove si dice solo « ti auguro di star bene », il compimento del

l'augurio nelle intenzioni dello scrivente puô essere invocato da Dio.


La stereotipia della frase, che il maestro insegnava alio scolaro
con un modulo di inizio epistolare 3), se puó talora scemare la forza
del sentimento, non vale perô sempre ad escluderne la sincerità,
tanto più quando si pensa che chi scrive è uomo di media o scarsa
cultura, che si adatta al formulario, ed è incapace quindi di creare
introducendo novità. A me pare che questa stereotipia sia l'indizio
della freschezza dei sentimenti espressi in chi la introdusse e della
vitalità delle formule nel volontario acconsentire di chi usandone le
accettó e nel di esse attraverso tanti secoli. Anche i
perseverare
nostri cominciamenti delle lettere e le nostre chiuse sono assai spesso
frasi fatte, ma non per questo sono sempre meno sincere espressioni
di sentimenti reali; anzi qualche volta lo scrivente, incapace a dare
una forma ai suoi affetti, ricerca queste frasi e le fa sue.

seguire le varie modificazioni


Ë curioso che il formulario di sa
luto religioso assume attraverso i secoli. Il tipo più antico lo tro
viamo in una lettera del 260 a. C. : [et eQQwadai xal êv zoïç a\XXoiç
à/.v7to)ç àjiaXMaaeiç, etr¡ av, œç èyrh zoïç Oeoïç £i>xôu£v[oç ôiareXa)] 4) ;
un secondo esempio potrebbe essere in una lettera sincrona cosi

*) Tor le formule di saluto cfr. Fjsrd. Ziemann, De epist. graec. Jormulis soll,

quaestiones selectae, Halis Saxonum, 19X1; e Preisigke, Familienbriefe, in Preuss.


Jahrb. vol. 108, 1902, pp. 88 e sfigg.
2) G. Maspuro, Du genre épixtolaire chez lea Egyptiens de l'époque pharaonique,
Paris, 1879, p. 4; A. Ebman, Aegypten und Aegyptisches Leben in Altertum, Tübingen,
1885, p. 109 e 514.
3) Ermann; op. cit., p. 514.
') Witk. 11.

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Dl ALCUNI ELEM. RE LI G. PAGAN I KELLE EPIST. PRIV. GRECHE DEI P APIRI 53

integrate: [e'i¡¡ äv, coç tj/j,eïç toïç Oeoïç eo/jj/icOa, l). Nel II secolo
a. C. compare una sola volta; manca affatto nel I secolo a. e d. C.,
e neppure si fa troppo frequente nei successivi 2).
Ancora in questo tipo di saluto è bene ricordare la Jettera già
citata 3), la quale, dopo l'espressione comune di preghiera per la
salute wç eîç roïç Oeoï; Evy/j¡jÁvr¡ ôiaze?M• y.al avrr¡ vyíaivov xal rà

naibiov y.ai oi
nàvreç, aggiunge èv oïxouquanti che tutti fanno
voti per lui aov ôià navroç ¡iveíav noiov/uevot. Nelle epistole pagane
questa frase ricorre ancora una volta nel II secolo d. C. 4) ; nelle
cristiane non si incontra affatto, benchè sia stata cara a S. Paolo,
che l'usa cinque volte nelle sue quattordici lettere 5).

11 secondo tipo è rappresentato dai ringraziamenti agli dei per la


supposizione dello scri vente che il destinatario sia in buona salute
e tutto presso di lui vada bene. Anche questo si incontra nel secolo
III a. C. : el Eoocoaui y.al œv nnóvoiav noieï nal xalla. aoi xaxà /.óyov

èarlv, eï âv, wc êyà> (ié).m, y.al xoîç deoïç uioAh) yjÎQtç, vyiatvov ôè xal
avroç 6). Forse con più vivo senso di gratitudine è ripetuta nello
fitesso secolo da un certo Alcaio, che fa precedere i ringraziamenti
alla divinità: yuàqtç roïç Oeoîç no?Ja'), el vyiaiveiç 7). Questa forma
deve avere incontrata poca fortuna; è limitata ai pochissimi esempî

J) Witk. 12.
2) Witk. II POxy. 533, 933; II-III
35; BGTT. 1081; POxy. 1216; III POxy. 1217;
PRyl. 244; PSI.
206; IVPJand. 15. Si osservi che l'invocazione è sempre diretta
agli dei in generale, e col caso dativo ; si hanno solo due esempî con ~y.px e il dativo ;
III POxy. 1217 e IVPJand. 15; in IV POxy. 1299 nv.px rw kuoi'm non dipende
direttamente da c'r/ouocr. ma è posposto a úytsu'vsiv y.«'t oXoxhtpttv, cosí clie pare piut
tosto dire: ti auguro di stare sano e salvo coH'assistenza di Dio, come è confermato
dall'altra formola isolata del 153a Witk. 47 : ti tppomou xks naoá tmv 5(e)«v y.xrá lóyo-j
aoi iít¡ av, w; ßo-jAou.at.. Forse il POxy. 1299 risente l'influsso delle lettere
cristiane, in cui si augura di star bene in Dio: èv x'jpía -3"eycúptvu, oppure soowt3«c
at h ~(e)w í'y/jju'ji. Nelle lettere cristiane si ritrova con maggior frequenza questo
tipo di saluto nella chiusa; aH'inizio lo usano: IV Chr. Wilck. 131; PGen. 51, 62;
PGrenf. I, 53; PJand. 14; PLips. 111; nclla chiusa: IV PGiss. 54, 55; POxy. 1162;
l'SI. 208: in due lettere il saluto finale si scosta dalla formola di uso, e si rivela
IV Deissm. 18 ippra¡úvav ¡re f¡ Six èn-'t piytrrov
originale: r.pb-joix ypànm èv
•Avpí'p y_pior¿> o PGen. 54 rjvSO.y i $e¿; ut-y. hq-j etvxt.
3) Witk. 35.
<) HDeiss. 11.
l) Paul. Phil. 14 Theas. 12 Eph 116 Rom. 110 Tim. Il, 13; cír. A. Dkissmann,
Bibelstudien, Marburg, 1805, p. 210; Licht vom Osten", p. 125.,; si trova ancho nello
jscrizioni; cfr. ad. es. Boeckh, CIO. 4892 (col verbo all'infinito aoristo), 4936 (col
participio presente; la forma è sempre media)
°) 2G0» Witk. 13.
') III Witk. 18.

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54 DI ALCUNI ELEM. RELIG. PAGANI NELLE EPIST. PRIV. GRECHE DEI P APIRI

del sec. III citati, che quest! non sieno gli ultinn resti di un
a meno
largo uso antecedente, che
noi non possiamo controllare per man
canza di doeumenti. Ringraziamenti agli del per la salute prospera
non mancheranno nei secoli successivi, ma nel corpo della lettera,
non come forma iniziale; solo come caso isolato questa frase si
ritrova in S. Paolo x); questo potrebbe forse far pensare 2) che un
materiale più copioso di lettere ci permetterebbe di osservare una
vitahtà più lunga di essa.

Una moda fa capolino fra il I e il II sec.


nuova di saluto religioso
d. C. ; tiene il campo con grande prevalenza sul primo tipo nei secoli
successivi e non morra che col venir meno del culto pagano, quando
questo cede al cristianesimo. II tipo piü semplice è: tzqo ¡úv ttúvtcov
as vyiaívsiv y.al ro 7tQoaKÓvr¡[.ia gov tioiôj naqà rœ xvoíco
evyjmaí

Zagániói 3).
Un documento del III sec. d. C. ci assicura
che questo formulario
nuovo non è che
sviluppo del primo tipo: all'invocazione
uno cioè
a tutti gli dei, che si è ridotta qui al solo verbo esprimente l'augurio
evyofiai, per una naturale usura di chi scrive (alio stesso modo che
ancor oggi lo scrivente anche di vivissimi sentimenti religiosi limita
la sua frase augurale, e non nomina la divinità da cui sente il prin

cipio di ogni bene) si è aggiunta l'intercessione presso una divinità


speciale, con maggior frequenza Serapide, o le divinità protettrici
del luogo donde è spedita la lettera 4). Questo esempio del III sec.

1) Paul., Tim., I, 13.


2) Per quanto S. Paolo ha assorbito dalla cultura del suo tempo, c£r. Deissmann,
Licht vom Osten2, pp. 251 e segg.
')
II/III BGU. 843.
*) Sopra quarantadue esempí offertici di questa formola di saluto, ventuno ri
* i
cordano Serapide [segno con luoghi dove il nome di una divinità è accompagnata

dagli dei compagni, oí rrjwv.oi Ocoí] I-II BGU. 843; II BGU. 001, 023, 714, 845*;
Chr. Wilek. 100*; Deiss. 11*; PTebt. 418*; II-III BGU. 270*, 332, 384, 449; Chr.
Wilck. 21, 489*; PFay. 127; PStrassb. 38*; PrS. 5747»; III BGU. 775*; PAmh. II,
136*; PSI. 308; PrS. 4420; duo Ermete e gli dei compagni: II PGiss. 14, 85*; uno la
Fortuna di Antiochia: II BGU. 794; uno Giove Kasio : II-III BGU. 827; uno Iside e
Apollo: II-III PrS. 4650*; uno Thoeri: II-III POxy. 528*; sei gli dei locali (vi t/iiris

fW) II-III PTebt. 413*; III PFay. 130*; POxy. 1296*; PRyl. 242; PSI. 206*; III-IV
PLips. 110; uno gli dei patrî (Kcirpôioi Osoi) III PLond. 9731', III, p. 213; quattro
gli dei in generale: II PGiss. 81, I e II; II-III BGU. 38; III PSI. 236; tre volte si
trova ri Trpory.,jvv¡y.y.senza il nome délia divinità: II PJand. 9*; PTebt. 412*; II-III
PPar. 18*; gli dei compagni, senza cenno alla divinità principale, lo Ziemann, op. cit.,
dal Zum. min. naz. n. 328,
p. 234 dice che si trova una sola volta e lo riporta prosv.,
p. 5, n. 1.

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DI ALCUNI ELEM. ItELIG. PAGANI NELLE EPIST. PRIV. GRECHE DEI P APIRI 5í>

non fa che invocare gli dei in generale con la formula del primo tipo,
ed aggiungere una intercessione speciale agli dei protettori del luogo ;
è uno degli inizí di lettera piii ricco di augurí: tiqo tmv olcov ev%o/¿at
jtâai roîç deoïç evtv%eïv aai y.ai zô jiQoaxvvr¡f.iá aov nouo xár' éxáarrjv

rjusQav naoà olç êm£evov/.iai Oeoïç- ev/ofiai ôé aoi rà èv ßico y.áXbara

àyaOà vnao'/Ofjvai 1).


È degno di nota che il sentimento religioso e l'uso cerimoniale
di preghiera crea qui un vocabolo nuovo, con una modificazione di
significato del verbo donde deriva; dall'atto di adorazione, che si
compiva con una prostrazione prof onda, espressa col verbo TiQoaxvvelv,
si passa al significato conseguente di « intercessione ». II 7iQoaxvvr]¡ua,
che, dopo le iscrizioni, si trova solo nelle lettere papiracee, non è
dunque una semphce parola di saluto, come nota il van Her
\verden nel suo Lexicon
Suppletorium, ma è un vero atto di culto
che il fedele compie, intercedendo a favore di persone a lui care.
Questo risulta evidente da una lettera del I-II sec. d. C. 2), in cui
Eron ed Erion che si trovano in Alessandria, assicurano il fratello
che loro prima premura è di intercedere per lui, i figli, le mogli>
presso Serapide.
Nelle lettere cristiane, clove non manca il verbo tiqooxvveïv nel
significato di adorazione fatta a Dio 3), il jiQooxvvrjfia non è mai stato
adoperato.
La formola di saluto con la preghiera alla diviriità si è semplificata
in confronto dell'uso più antico egiziano ; semplicissima e îivolta agli
dei in generale quella dei primi tre secoli a. C., come si è visto; ed
anche ¡'ultima esaminata, che rivolge il 7iQoaxvvr¡/j,a ad una divinità
per lo più specifica, è assai ridotta di fronte a quella in uso ai tempi
dei Faraoni, in cui lo scrivente, se giudicava che la protezione di una
o due divinità bene scelte, poteva bastare alla prosperità del suo cor
rispondente, si limitava a quelle ; ma « talvolta non si accontentava
di cosi poco e sentiva il bisogno di mettere in movimento tutto
"
l'Olimpo egiziano, prima di passare alla formola: questo è spedito
per far sapere, ecc. "» 4). L'Erman riporta questo esemplare: « Io
dico tutti i giorni a Rê Harmachis al suo sorgere e al suo tramon
tare, e a Amnion e a Rê e a Ptha e agli altri dei e aile altre

1) III PSI. 20(1 e ofr. simile a questo nell'augurio III-IV PLips. 110.
=) BGU. 451.
3) Paul., Cor., I, 1425, per 1'uso ili questo verbo nel N. T. lo Zorell, N. T. Le
xicón ijraecum, Parisiis, 1911; nota: Deo honorem rilu Orientalium exhibeo.
*) MAftrKRO, op. cit., p. 4.

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56 DI ALCUNI ELEM. RELIG. PAGANI NELLE EPIST. PRIV. GRE CHE DEI PAPIRI

dee, ecc. »1). Assai spesso invece ora basta la protezione di Sera
pide; e questo semplificarsi potrebbe essere un indizio dell'idea mo
noteistica che penetra anche negli umili strati délia società.

Lasciando il formulario saluto, ci incontriamo


del con discreta
frequenza in un'altra frase di
carattere religioso, pure stereotipa,
con la quale lo scrittore condiziona alla volontà degli dei un avve
nimento desiderato. Anche questa non è una no vita nel frasario
delle lettere egiziane; continua un antico uso, che ci consta vivo da
documenti nell'età
Faraoni 2).dei
Nell'anno C., in una lettera d'affari 3) lo scrivente si ri
111 a.
tiene certo ell ottenere una concessione, alia quale dodici dramme
non erano bastate, con l'aiuto degli dei, ovv rolç Oeoïç.
Più familiare invece era sempre l'espressione Oewv ue/.ovtmv 4)
che compare anche nell'altra forma sintattica êàv yào Oeoî OéXcooi 5)
nel II sec. d. C. La divinità in queste frasi è sempre ricordata col
nome generico; una sola volta Eudaimonis 6) scrive al figlio Apol
lonio, stratego, in guerra, coi Giudei, e lo rassicura che i nemici
non lo friggeranno. volendolo gli dei e soprattutto l'invincibile Er
mete : rcov Oewv QeXóvroiv nal ¡xáhaxa rov ânxijrov rEq/uov. La madre pia
usa davanti a 6eü>v l'articolo, che manca nei casi citati sopra, forse
ricordando gli dei locali di Ermopoli; pospone il nome délia divinità
protettrice principale, che nelle formole di saluto è sempre anteposto
al nome degli dei nel loro complesso; difficilmente qui avrà influito
la frase fatta. Forse Eudaimonis pensa a tutti gli dei, e non solo
agli dei locali, e allora anche Ermete cede il posto di dignità.
Talvolta lo scrivente esprime la speranza di poter soddisfare
i suoi desiderî col volere degli dei, e usa èXniÇw Oeœv OeXôvrcov

1) Eiimak, op. cit., p. 514.


2) Maspero, op. cit., p. 7: riporta la traduzione del PTor. p. 20 « se piace ad Am
nione di lasciarmi vivere (tanto tempo) perché ¡o venga... »
8) Witk. 5C30 e cfr. BGU. 120910; e con maggior frequenza nelle letters cri
stiane 264-82P Chr. Wilck. III PGrenf.II 73JG; V-VI PGrenf.I,
126III15; 64s 67x;
POxy. 107212; VI PGiss. 5512.
') ©£wv OaivTMv II BGU. 615, 6152; Chr. Wilck. II-III POxy.
151 480lft; 531();
121619.
5) II POxy. ;j,'i 17 e cfr. II-III Chr. Wilck. 445;
espressioui si hanno
equivalent!:
3eo>V ßouAopívr.n in II BGU. in II BGU. III
248^ 24913; èmrptn'j-jwj45110;
PFlor. 2687, e cfr. eáv 'Ik ¿ èmrpíif.í in II eho come equivalonte
Giss. al
79nia12
Setö'j fío'j¿Qfiévr,)v ricompare in I*AUL., Cor. I,
16; ; Horb. Ca. Cfr. a questo proposito
Deissmann, Neue Bibelstudien, Marburg, 1897, p. 80. Nelle lottere cristiane si ha
anche 3eo0 rj-jepyvnavTo; in V-VI PAmh.II 1524.
•) II Chr. Wilck. 15.

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DI ALCUNI ELEM. RELIO. PAGAN I NELLE EPIST. PRIV. GRECHE DEI P APIRI 57

X. t. À. 1). Sereno, manda a Diogene la relazione sulla salute délia

moglie, che migliora con l'assistenza degli dei, e ricorre ad un'altra


espressione: ôewv avvXa/.ißavovrcov e ripete con una viva fede, di cui

doveva essere tutto penetrato, lo stesso sentimento verso la prov


videnza divina a riguardo délia sua salute, che è buona: avvhx¡i
ßuvovai Osol rjiiojv ôiôovreç rjiisïv vyíav y.al aojrr¡níav 2).

In una lettera del I-II sec. d. C. 3) compare un'altra formula, con


la quale lo scrivente riconosce l'assistenza del Cielo per il buon esito
delle sue azioni; in questa lettera Takalis a werte il fratello Sereno
che è arrivato ad Alessandria, grazie agli dei, y/ioi; roïç Oeoïç. Questa
frase, che entrava nella formula di saluto nei secoli antecedenti
l'èra volgare, ora inverte la posizione dei due termini e si fa più
asciutta; nessun esempio di 7io/J.r¡/àgiç, ma sempre con questa into
nazione avverbiale, come il nostro « grazie a Dio » 4).
Soltanto Eudaimonis 5) che doveva avere una grande divozione al
dio Ermete, usa questa frase alludendo esclusivamente a questo dio
senza nominarlo; ma risulta evidente da tutta la sua corrispondenza
epistolare che con xàgiç reo Qeä> non si riferisce ad altra divinità
che al patrono del luogo.
Come formula interietiva puô esser interpretato il àia tôv Zagcuziv6).

1) II PAmh.II 131s ; Chr. Wilck. 48017; questa costruzione soompare nelle let
tere cristiane, che sostituiscono èIttîSm d; Ssov che si trova la prima volta isolato
nel terzo secolo PJand. 112 e frequente nell'età bizantina: cfr. per es. V PSI. 3019;
V-VI costrutto già usato nelle lettere
PJand. 16g; PGrenf. 64g; è lo stesso aposto
liche: cfr. Paul., Col., II, 110; Pe.tr., I, 35 usato accanto all'altro con im e il dativo
o l'acc. Paul., T., I, 410; Tess., I, 5S; Petr., I, 35.
2) III Chr. Wilck. UV,,.
3) BGU. 843s.
4) Cfr. II PSI. 94-, in II PFay. 12415; rot; Oeotc serra yàoiç; in II Giss. 176: -rot;
ttítí. Nelle lettere
Osoïç Trim; in II POxy. 11313 si ha la frase intiera yipi-j iyn Osoiç
cristiane non l'ho incontrata che in III. PSI. 299g (nel vol. IV dei PSI. di prossima

pubblicazione) ; non manca nelle lettere apostoliche, tanto nella forma intiera col
verbo '¿yy quanto nella forma avverbiale: cfr. Paul., Tim., II, 13 Cor., I, 1537.
5) II PGiss. 23lr.
8) 164-158 Witk. /.iroypç nel Serapeo, afferma per Serapide e per
38g ; Dionisio,
la liberté del auo corrispondente. Queste lettere appartenenti al Sorapeo portano
un grande contributo alla questione tuttora dibattuta sulla natura délia zarayh
e dei vAroyai.. Non me ne occupo di proposito nel presente studio, nella speranza di
. potere presto trattare la questione in un lavoro a parte. Per la storia délia discussione
su questo argomento dal Letronne e Reuvens (1830) fino ai nostri giorni, si veda la
chiara e succinta esposizione fatta da K. Sethe, Sarapis und die sogenannten -¿¿rayai,
des Sarapis, Berlin, 1913, pp. 20 e segg. Da ultimo contro l'opinione del Sethe espressa
nell'opera citata pp. 91 e segg., è apparso un articolo del Wilcken, in Archiv, VI, p. 184
dovo ô studiata la famosa lottera del figlio di Glaucia, Apollonio, recluso nel Serapeo.

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58 DI ALCUNI ELEM. KELIG. PAGANI NELLE EPIST. PRIV. GRECIIE DEI P APIRI

Più frequente mvece si incontra 1 uso di vi¡ tovç ueovç 1), comune
presso i Greci.

Lasciando queste espressioni tradizionali, le quali, come si è detto


sopra, benchè stieno ad affermare una coscienza religiosa nello scri
vente, possono talora, per essere frasi fatte, noil rappresentare che

1'effetto di una lunga abitudine di pensiero, prendo in esame qualclie


letterina penetrata da un senso vivo di devozione verso la divinità,
e che ci resta a testificare religiose, costumanze
le quali dicono a
noi, lontani di quasi venti secoli e diversi di fede, che le anime umane
nella esplicazione dei loro sentimenti non mutano. Anche qui noi
avvertiamo quello che già osservava il Deissmann 2) e cioè che i
papiri ci
insegnano a conoscere la continuità della vita psichica
umana nei suoi principal! movimenti. E uno di questi movimenti,
naturali in ogni tempo, è il bisogno della preghiera 3) e di ricordare
a Dio le creature del nostro sangue, o le persone il cui ricordo ci è
nel cuore. Cosi un padre, Eraclide, in occasione delle nozze del figlio
suo, Era, non dimentica di mandargli gli augurî di felicita che l'ac
compagnino nella vita; ma egli sente che sarebbero vani, benchè li
detti l'aiïetto paterno, il più forte degli affetti, se gli dei non li
esaudissero: «augurî e preghiere » dice, «ai quali dieno gli dei,
ascoltandoli, compimento » 4).

Assai prima, circa il 99 a. C. 5), una persona, il cui nome ando


perduto nel papiro tutto lacunoso, scrive al fratello assicurandolo

») 164-158 Witk. 38so; II BGU. 8843_12; I'Lond. 897u_20, III, p. 206. Si continua
in questa interiezione l'uso ehe era comune presso i Greci; ma non si ritrova mai il
nome proprio di una divinité, mentre nei documenti letterarî greci è frequente il v.j
T'j-j àiy.. Nolle lettere cristiane solo una volta si trova il primo esempio di una espres
sione viva tutt'oggi : Çi x.ùotoç « vivaddio » V POxy. 9437.
а) Dbissmann, Licht vom Osten2, p. 212.
s) Le frasi úsate ad esprimere le preghiere fatte a Dio, sono vapa/.xl¿> zr'j; (Jío'j:
Znw; cfr.: 99a Witk. 62g ; III Oxy. 3070g; una insistenza di intercessione è espressa
nella corrispondenza di Apollonio: où St'xAeínM mt&j to irpttiy.ùvriU.y.II Giss. 144 e cfr.
Giss. 85g e vuztgç xal /¡ptépzç ivTvyyrivM tm Seil imep vpiiv II-III BGÜ. 246u. Quo
st'ultima fa ricordare l'espressione di S. Paolo (Tess., I, 310) vu/.to; y.ui tfuspx; útte
pe/.neptTioü oeopevo;. Cfr. anche tra lo cristiane VII PLond. 1041, III, p. 284 e ibid.
12443 III p. 244. Per i'JTity/ivu, HvTCjit:, êvrj/t'x usati nei papiri o in S. Paolo (Rom.
82c) cfr. Deissmann, Bibelstudien, p. 117 e sogg.
«) III Chr. Wilck. 478.
б) Witk. 62. 11 confronto con altri documenti, per es. 258° PSI. 32S8 e 1C2»
PPar. 3012, assicurano di uso comune quest« augurio a persono che ocoupavano
cariche pubblichc.

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DI ALGUNI ELEM. ItELIG. PAGANI NELLE EPISÏ. PKIV. GEE CHE BEI PAPIEI 59

délia sua preghiera agli dei perché gli concedano grazie e favore
presso il re.
Questo pio ricordo non è hmitato alla quiete delle pareti do
mestiche; anche tra le dissipazioni e le fatiche del viaggio, il pelle
grino, raggiunta la meta, si fa premura di visitare il tempio e inter
cedere per i suoi cari dal dio che lo abita. Erone infatti, appena ar
rivato ad Alessandria x), scrive al fratello che sua prima premura
fu di avviarsi al santuario di Serapide e pregare per lui. Kalma 2),
informato di maliziöse dicerie a suo riguardo, prega la moglie che
non ascolti le chiacchiere cialtronaglia ; tornerà presto a lei;
della
intanto sappia che è andato ad Alessandria a pregare. II papiro
spezzato non ci dice il nome della divinità, che certo doveva essere
Serapide 3), e non ci consente di ascoltare forse i lamenti di un in
nocente, colpito dalle dicerie di gente maligna.
Interessantissima a questo riguarclo e la lettera nella quale
Nearco 4) narra un suo viaggio fatto a scopo di istruzione attraverso
1'Egitto. Doveva essere un greco non del tutto indotto costui, os
serva il Wileken 5) ; egli spinse infatti le sue peregrinazioni fino alle
credute sorgenti del Nilo, ha toccato la Libia, « dove Amnione dà
oracoli a tutti gli uomini » 6) ; lo deve egli pure aver consultato, del
clie egli esprime il pieno soddisfacimento ; e dovunque peregrinando
trova un tempio, non trascura mai di visitarlo e farvi preghiera
per i suoi amici; anzi sulle pareti ne incide i nonii, percliè riman
gano a ricordo. Costumanza dell'età tolemaica e romana, come atte
stano le numeróse iscrizioni deH'Egitto 7); costumanza che non fu
pero prerogativa di quei due periodi cli vita e non ebbe limiti dai
confini egiziani; il visitatore dei santuarí cristiani o delle cappel
lette sparse sulla china dei monti, s'accorge come non del tutto

*) I-XIBGU. 45).
=) III Chr. Wilck. »8.
3) Fino agli ultiini gionii il tempio di Sernpide fu por gli alessandriiii qucllo che
il tempio di Gerusalemme por i Giudei, uu centro venerate. dove aflluivano tutti gli

omaggi e partivano tutte le ispirazioni. (}. Lafayjs, Histoire du culte des divinités
d'Alexandrie, Paria, 1884, p. 24.
<) Il Chr. Wilck. 117.
6) Chr. Wilck. Introd. al papiro.
c) l'er gli orncoli di Annnono, elle si ritrovano lin dal principio del Regno nuovo,
cfr. Euman, La religione egiziana, trad. Pellegrini, Bergamo, 1908, p. 18S.
') Cfr. ad es. le iserizioni del tcmpio di Filo in Ltctkonnk, 48-102, dall'epoca doi
Lagidi aU'impero: il visitatore scolpiva su le pareti del tempio il ricordo por st\ i
suoi paronti, i suoi ninici: le frasi di uso erano 7r?o?y:j-jr,y.z Ttvo; Touiv, ypivuv o
nieuo frequent« ¿•jy.TtSivy.t vxox e il nome delle divinità.

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60 DI ALCUNI ELEM. RELIG. PAGANI NELLE EPIST. PRIV. GRECIIE DEI PAPIRt

mutato è oggi lo spirito dei pellegrmi


ancor devoti, anche
contrasto coldecoro delle pareti candide del tempio.
Pure di vivo interesse è una notizia che ci clà una letterina ciel ia
corrispondenza di Apollonio l). moglie Aline ha avuto un re
Sua
sponso dall'oracolo dei Dioscuri 2) ; gli dei chiedono una cappella
in loro onore, che sorga sui possessi di Apollonio, e la moglie de
vota, nel suo amore alla divinità, non è sorda alla voce superna;
e scrive narrando come ella con pia premura si è subito occupata
di far costruire il nuovo luogo del culto ed ha trovato anche un
cert o Areio che si offre per la sua custodia.
Doveva essere una famiglia di una religiosità
profonda questa
di Apollonio; non solo la madre Eudaimonis
e la figlia Aline, moglie
di Apollonio, erano donne di grande pietà 3) ; anche Apollonio ci
risulta un uomo animato da un vivo sentimento religioso. Quando
Eraclides gli scrive 4) supplicandolo di liberare un prigioniero, prima
di rivolgersi al suo onore, fa appello alla sua pietà verso gli dei5) ;
e quando Eudaimonis esprime a lui tutto il desiderio pietoso e
l'ansia di poterlo riabbracciare, felice e ilare, a lui che certo ne do
veva condividere i sentimenti, dice « questo piace anche agli dei » 6).
Ancora nel campo di questa corrispondenza di Apollonio, e la
lettera di Arsis 7) che annuncia
una certa che bisogna mettere in
un nuovo rivestimento di mummia il figlio Cheremone, buon'anima;
nel dolore profondo spira da tutte le parole un senso di cosi pacata
rassegnazione e un amore cosi vivo e sincero verso Dio « dopo
Dio, dice infatti la scrittrice, io non ho nessuno al mondo all'in
fuori di te 8), » che se la data ed altre circostanze non lo impedis
sero, si sarebbe tentati di credere Arsis una donna di fede cristiana.
Mi richiama alla mente quell'animo cristiano cosi sereno e calmo di
fronte alia sventura incombente che è Titiano, il quale s'accorge
che il suo mal d'occhi fa tanto progresso, da richiedere l'opéra del
chirurgo ed esclama: àl/.à Oeco y/ipig 9).

') PGiss. p. 13 c segg.


2) Per il fiorire della materia degli oraeoli sotto l'iiifluenza straniera cfr. Erman,
op. cit., p. 204; a proposito deU'oracolo de i Dioscuri cfr. Wilcken, Grundz. u. Chr., I,
1, p. 118.
3) Cfr. jVloNDiNi, p. 50.
4) II Giss. (J6rj.
6) 'Eo'jtü Te et; zs rv¡v riiv (lewj vj7¿3íiv:j-, un cristiano invece supplicherà più tardi
per ■jtiíTépr/.j nxTf>i.7.',-j Oeo'fô.iccj VI-VII PGrenf. II 933.
«) II Giss. 22 u.
') II Giss. «9.
8) L'espressione si trova in VII PLond. III. p. 214.
12<145,
») TII PSI. 2!)!)g.

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DI ALCUXI ELEM. KELIG. PAG AN I NELLE EPIST. PRIV. GPECIÏE DEI P APIRI 61

Nelle lettere pagane pero la fede dello scnvente non arriva a ve


dere nel dolore un elemento di purificazione e di maturazione dello
spirito, a considerarlo un beneficio da parte délia divinità, che nella
misteriosa economía della sua provvidenza per mezzo del sacrificio
vuole la virtù di un animo, che quel dolore affronta e subisce per
il bene.
Ma sentimenti verso la divinità benefica non mancano. L uonao
sente la prospérité
di dovere délia sua salute, dei suoi affari, delle
sue imprese avanti tutto alla bontà vigile délia divinità verso l'uomo.
Oltre le attestazioni viste sopra nella frase Qeoïç y_ár>i;, alla quale
non intendo di annettere
troppo valore, come oggi non è certo l'in
dizio evidente di fede un « graziaddio », che possiamo sentire in un
discorso o leggere in uno scritto, incontriamo esprcssioni certamente
più esplicite e significative.
Dionisio 1), scrivendo al fratello Efestione, clie apprende essere
salvo nel Serapeo, ne ringrazia gli dei; il soldato Apione 2), appro
dato al capo Miseno, dop o un lungo viaggio da Alessandria per mare,
insidiato da mille scrive al padre, riconoscente
pericoli, verso la
divinità per essere
giunto incólume; e ancora Tais 3), schiava, si
compiace e si congratula col padrone, che, lontano, ha ricuperato
la salute e ringrazia gli dei, che lo conservano sano.
Non si pensi perô che questo sentimento di gratitudme verso
gli dei fosse limitato solo a belle parole. Afrodisios 4) ha avuto notizie
vaghe délia vittoria di Apollonio e scrive al fratello Eraclio per averne
di più sicure, cosi che possa oiïrire le dovute libagioni agli dei.
I'sais 5) e Sira annunciando a Isione che si sono completamente ri
stabiliti dalla malattia, osservano : « non abbiamo ancora sacrificati
i maiali » 6).

J) IOS" Witk. 3G7.8; cfr. id. 35I0.


2) II Chr. AVilck. 4806.
s) II Giss. I7g.
4) II Giss. 27.
6) IV Oxy. 1299.
6) Non è detto a quale divinitù sia da offrirai il sacrificio di maiali. Krodoto narra
ne!le S'torie, II, 47 cho gli Egiziaiii avevuno in orrore il porco; questa avversione, os
serva I'Erman, liel. Etj., p. 204, si concatena col fatto clie Set aveva £erito Horo,
prendando la forma di un porco ñero; ancho al principio del III sec. d. O. ci è ricon
formato da Porfirio de Abstincntia, IV, « abslincbant ab omnibus item qiiadrupcdibux>
quae solipeda aut multipcda »; cho nei multipcda si debba coinprcndcro il porco, ri
milta chinro dalTaltro passo di Ojucjknk, c. Velsum 1', 41 (od. Migno c. (i91>) « ncjxc
quud porcina carne abslinebant (Judaei): Itae enim et AcijyptU, etc. ». Queslu ostilitA
del dio verso certi animali, cho serviva a motívame l'esclusione dai saeriíiei presso

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62 DI ALCUNI ELEM. RELIO. PAG AN I NELLE EPIST. PR IV. GRECHE DEI P APIRI

Se 1 ammo del fedele è talvolta esuberante di riconoscenza alla


divinità che ha esandito i suoi desiderî, non sempre è raosegiiato
quando gli avvenimenti sono ben lontani dal corrispondere aile sue
aspettative.
Efestione ad esempio x) invita Stefano a venire da lui a motivo
delle cose accadute e l'avverte che se mancherà all'invito, « come gli
dei non hanno risparmiato me, cosi io non risparmierô gli dei ». Per
fino la pia Eudaimonis 2), che nelle sue lettere fa sempre posto ad un
pensiero religioso, in un momento di trepidanza per il buon esito dei
suoi affari, diffida della benevola assistenza degü dei, tiene il broncio
verso di loro e giuoca di ripicchio ; « nè prendero il bagno, nè faro
adorazione » ella dice 3).
Questa costumanza cli minacciare gli dei quando le avversità h
mostravano sordi o indifferenti alle preghiere dei loro devoti, aveva
vivamente impressionato anche Porfirio, secondo la dottrina del quale
il male non dev'essere imputato a dio, ma all'uomo stesso 4). Egli
si meraviglia e si indigna, osserva il Cumont 5), perché gli Egiziani
nelle loro orazioni osano minacciare gli dei. II Cumont ne dà la spie

gazione nel potere immenso che l'uomo, con la coscienza della liturgia,
acquis ta sul mondo degli spiriti. L'efficacia della preghiera dei de
voti è indipendente dalla disposizione dei fedeli, ed è legata solo
alia perfetta materiale recitazione della formola. La divinità cosi
invocata doveva secondo la volontà del suo servitore. Se il dio
agire

alcuni popoli, rende al contrario presso altri popoli accetto agli dei il sacrificio; cosí
nella Grecia a Demetra e Dioniso era caro il sacrificio del porco, perché distruttore
dei seminati e dei vigneti. Puà essere dunque probabile che identifieati col sincretismo
Demetra ed Iside, Serapide e Dioniso, i Círeci abbiano continuato la loro eostumanza
del sacrificio dei porci alie divinité egiziane, cui la Grecia aveva prestato nomi nuovi.
L'uso del porco potrebbe anche essere stato introdotto dal culto astrale, che trovo
aderenti in tutto il mondo conosciuto d'allora; iri Olanda ad es. il mese Sporkel (feb
braio) è il ricordo ancora vivo delle feste Spurcalta che i Cermani celebravano, col
sacrificio di maiali, in febbraio festeggiando la marcia ascendente del sole. Cfr. Ch. I.
Hefele, Histoire des conciles, trad. Leclercq, Paris, 1910, III, p. 837.

i) III Chr. Wilck. 120.


"■) Ii PFlor. :;:J2.
5) Per la questiono del bagno (cho como segno di lutto si trova nei documenti

greei la prima volta noU'inno a Demetra, v. 50) cfr. la nota a questo papiro in
PFlor.; a proposito di questa cspressione di Eudaimonis cfr. quella analoga di un

papiro inédito di Broma; oO ¡ú'úm Ocñ et t/.s npi-spn áraoríT'» -oj -jín

¡jlo-j ricordato daU'HtJNT in nota a POxy. 1005; la scrittrice è la stcssa Eudairnonia,


nota il Wilckkn, (Jrimdz. I, I, p. 125.
4) Ad Marcellam, 23.
8) F. G'umon'T, Le reliyioni orientait riel puyanesimo romano, I?ari, 1913, p. 97;
è citato a questo proposito Porfirio, ICpint. ad AtieO., 29.

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1>I ALCUNÏ ELEX. RELIO. PAGAN! NELLE EPIST. PRIV. GRECHE DEI PAPIRI bó

non consente al suo desiderio, che meraviglia se colui che prega, data
tale concezione délia preghiera, non si senta ingannato dal dio ser
vito o invocato con tutta esattezza? Di fronte a tale concezione,

siamo ben lontani dalla dottrina neoplatonica, che pure ha eserci


tato tanto influsso sullo spirito religioso egiziano. Le preghiere ac

compagnate da opere cattive, osserva Porfirio1), il più elevato

rappresentante di questa scuola, sono impure e perciô il dio le


deve rifiutare.
A quest o riguardo è di particolare interesse una lettera di Apol
lonio 2), un -MÍToyoc, del Serapeo; costui doveva trovarsi in uno stato
d'animo abbattuto e irritato; gli uomini lo devono avere ingannato
e incolpato ingiustamente, perciô si indir-izza a coloro che dicono la
verità tiqoç rovç tîjv àXrjOeav léyovreç ; ma egli ha perduto la fidueia
anche negli dei, benchè giuri per Serapide « che tutto inganna nella

vita, anche i tuoi dei » ; sa di sprezzo questa espressione « i tuoi dei »


oí Tiugá as dsoí, oppure vuol riferirsi a un determinate ciclo di di
vinità? Gli dei lo hanno sospinto in un luogo dove puô moriré, e
pare si prendano giuoco a rituffarvelo il momento in cui sta per
risollevarsene ; chiude la lettera col suo pensiero insistente : « sono
ingannato dagli dei avendo prestato fede ai sogni ».
Ë un peccato che di queste preziose letterine, che ci permettono
cli penetrare con tanta intimità nell'animo dello scrittore, e ne di
cono con tanta i loro segreti, il numero sia cosi scarso.
sincerità
Ce n'è ancora una interessante da questo punto di vista psicolo

gico-religioso, ma di época assai più tarda 3). Ë di un certo Ermia


che si rivolge alla sorella; i pensieri espressi e l'andamento délia
lettera lo rivelano una persona colta e meditativa; da tutte le sue

parole spira uno sconforto profondo; teme che anche la sorella, dopo
tante lettere che le ha scritto, nelle quali tutto ha aperto il suo animo
e narrate tutte le sue miserie, non abbia più voglia di prestargli at
tenzione, e fa délia filosofía fatalista; « quando un uomo si trova nelle
avversità, deve cedere e non combatiere ostinatamente contro il
fato ». Ma nonostante questa nera concezione délia vita, per cui si
crede nato alla miseria e ritiene che l'infelice flagellato dalle cose

1) Ad Marcellam, 25.
2) 153» Witk. 48. In una lettera del 130-1211 (Witk. 54) si dice che alle opero
buone non sono indifferenti gli dei, e riescono di vantaggio a chi le compie: Petesuco
si raceomanda a Marreto, perché procuri pascoli al suo bestiame che ne manca e lo
conforta a ciô col pensiero « farai bene a renderti propizî gli doi ».
3) IV POxy. 120.

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64 DI ALCUNI ELEM. RELIG. PAGANI NELLE EPIST. PItIV. GliECHE DEI P APIRI

avverse non altro puô che îsolarsi, abbandonandosi alla corrente


del fato, ha ancora un filo, sia pur tenue, di speranza e si domanda
« sarô sempre oppresso, finche il Cielo non si prenda pietà di me ? »
*
SN *

Un altro puo rivelare la vivezza


elemento che del sentimento
religioso dello serivente sono gli epiteti. Ma questi si incontrano
assai scarsi, forse non tanto perché chi scrive è religiosamente freddo,
ma perché la facoltà creativa non è viva in lui; ricordiamo ancora
che non ci sta dinnanzi un manipolo epistole letterarie, di ma
il frutto di persone mediocri che non hanno a loro disposizione che
un vocabolario molto limitato.
In tutte le lettere si possono ridurre a tre gli aggettivx usati col
nome délia divinità e dettati dallo stato d'animo di colui che scrive.
Aurelio 1) in Alessandria visita ; la maestà il Serapeo
del tempio
lo deve aver commosso e sente
grandezza del dio la
che lo abita;
« la mia preghiera a tutti gli dei sale con piii fervore al grande Se

rapide, /uéyav Záganiv ». Eudaimonis 2), incuorando al figlio la spe


ranza che i nemici non avranno il sopravvento, lo conforta col
pensiero della assistenza di Ermete invincibile rov ávixr¡xov 'Eq[á.ov.
E Sereno 3), che invita la moglie al ritorno, forse per farle sentire
che tutto ancora nella casa spira un puro amore per lei; « io prego
Thoeri » dice «che ti ama»: rfj ere cpiÂovmj OofjQi.
Non ci deve
far meraviglia che sia cosi limitata la originalità e
la spontaneità degli epiteti verso la divinità; anche nelle lettere cri
stiane, dove parrebbe che la primavera della nuova fede dovesse
portare ad una fioritura di appellativi verso il Dio amato, ne tro
viamo solo una 4) in cui lo scrivente ricorda il nome di Dio con ag
gettivi suggeriti dallo stato d'animo in cui si trova; il sentimento è
vivo in questa lettera, dove non ricorrono le frasi fatte, ma tutto
è freschezza e spontaneità. Si tratta di un povero uomo, che nelle
strette del bisogno ricorre al suo padrone, e per toccargli il cuore
fa appello alla sua fede e gli ricorda che Iddio è amico degli uomini,
ó (¡pdàvOQùmoç Oeôç, e ha compassione dei miseri e rimunera le
opere buone, fxiaOoôÔTïjç. I due appellativi sono veramente nuovi nel
campo cristiano, ma tutto si riduce qui.

>) IlIPOxy. JOTO,,.


') II Chr. Wilek. 15.,.
') II I'Oxy.
5288.
«) PGen. 14.

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DI ALCUNI ELEM. IIE LI G. PAGANI NELLE EPIST. PRIV. GRECHE DEI P APIRI 65

Di uso comune invece sono


gli altri epiteti, che se anche non ri
velano un sentimento speciale dello scrivente, non sono pero in
difïerenti dal punto di vista teologico. Ci si incontra con frequenza
in xvqioç; una volta a. C. con Zexveßrvvig « wç OéXei o Zexveßrvvig
ó xvqioç deoç x) ». Nei primi secoli dell'era volgare, nelle lettere, Se
rapide non è quasi mai scompagnato da questo titolo, ó xvqioç
SàoanLç 2).

Espressione solenne doveva essere il [isyaç ¡xeyaç che nel costume


egiziano era una designazione per una divinità o per un re 3) ; ab
bastanza frequente nei documenti pubblici 4), lo troviamo una volta
sola nelle
lettere private, dove si risente la solennità délia frase; è
infatti usata da Onofrio, che si qualifie a iegevç Zovy/iv Beov ¡xsyáXov
[isyákov 5). Questo raddoppiamento dell'aggettivo il greco prese a
prestito dall'uso peculiare délia lingua egizia, che intensifica cosí il
concetto 6) ; è una vera formula grammaticale, non retorica, nota

anche al greco del N. T. 7) e al greco moderno 8). Ë curioso di no


tare che anche gli Ebrei ne fecero uso, accoppiandolo con vxpiaroç,
riferito a 6soç. 9).

J) 1 Witk. 675.
2) Per la storia di questo epíteto efr. Deissmann, Licht vom Osten2 p. 2C5. Questo

epíteto credo sia stato preso a prestito dalla teología ebraiea: i Settanta tradussero
con -/.OjOiOçl'Jahve, che etimológicamente designa: tóv ó'vra, iy'.'i ziui ó üv, cioè il Dio
esistente assolutamente e indipendentemente, quindi eterno, immutabile, fedele nelle
sue promesse; questo nome nel Yecchio Testamento era riservato al Dio d'Israele,
mentre per gli dei pagani era usato Elohim, nei LXX tradotto usato pure per
5eôç,
il Dio d'Israele, avuto riguardo alia sua grandezza e potenza; spesso sono uniti:
h xvpioç Sià;. Cfr. M. Hagen, Lexicon Biblicum, Parisiis, 1907, Deus; W. Gesenius,
Jahve, in Hebräisches u. Aramäisches Handwörterbuch, Leipzig, 1910. Ancora sul
significato di Jahve, e su la questione se Mosè l'abbia preso a prestito dagli Egiziani
cfr. M. J. Lagrange, in Revue Biblique, e segg.
1903, p. 370
3) P. Wendland, Die hellenistische u. römische
Kultur, Tübingen, 1907, p. 765.
4) Cfr. ad es. l'uso di uiyy.i uéyzç per il dio Soucho: II sec. a. C. Milne, Greeck
Inscriptions Cairo, 1905, n. 9201; IIP PLond. 262, (II, p. 177), 128P Lond. 2998 (IT,
p. 150), 176P PLond. 920s (III, p. 172); Wilcken, Griech. Ostraka, I, 370: per il dio
Soknopaio 90P PLond. 28710 (II, p. 202), 94P PLond. 216 (II, p. 186), 166p PLond.

3348 (II, p. 211), 166-198P PLond, 335ß (II, p. 112), Wessely, St., II,, 34, III col.,
IV col.6, V col.4; PrS. 4628.
6) II/III BGU. 7833.
*) Dr. Erman, Aegyptische, Grammatik2, Berlin, 1911, p. 261.
7) Cfr. F. Blass-Debrunneb, Grammatik d. neut. Griechisch4, Göttingen, 1913,
. p. 294; J. H. Moulton, Grammar of New Testament Grceck, Edinbourgh, 1908, p. 97.
8) A. Thumb, Handbuch, d. neugriech. Volksprache, Strassburg, 1910, p. 69.
9) Cfr. l'iscriziono riportata dal Rubensohn, in Archiv V, p. 163 usyxAot
ueyzi.M úiptTT'j; nelle lettere cristiane, oltre il zùoioç frequentissimo, con Sso; 6 usato
una volta tyitto; (con cui i LXX tradussero l'ebraico Eliyôn, il Dio sublime, altissimo,
cfr. Lacranoe, op. cit., p. 365 ss.); nel senso di altissimo in PLips. 111,, montre in

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66 DI ALCUNI ELEM. RELIG. PAGANI SELLE EPIST. PItIV. GKECIIE DEI PAPIRI

Iside, che è ricordata una volta sola nelle lettere private, e


invocata /ivoion'v/ioç x) ; è l'epiteto suo proprio, che rivela forse, oltre
le numeróse divinità cui, fu identificata, anche la costumanza co
mune a
i riti religiosi di ripetere la preghiera
tutti con iterata
insistenza quasi con le stesse parole, che ricordano le litanie cri
stiane délia Madonna. Anche Apuleio dice di essa « quoquo nomine,
qiioquo ritu, quaqua facie te fas est invocare » e « cuius nomen unicum,
multiformi specie, ritu vario, nomine multiiuao totus veneratur orbis » 2).
Afrodite, pure rieordata una volta sola da Eudaimonis 3) e detta
TaCßfjg; con questo appellativo, nota il Wilcken 4), è venerata la
dea in Apollinopolis parva.

*
* *

Altre lettere ci
permettono, se non di penetrare i sentiment)
piix profondi di un'anima, di gettare almeno uno sguardo nella
intimità della vita familiare in occasione di una festa. La lettera
più copiosa di particolari iti questo campo risale al 245 a. C.5); si
tratta di una casa evidentemente agiata, nella imminenza del giorno
di una festa. Demofone, il capo di casa, scrive a Tolemeo, che era
alia testa delle di pubblica
guardie sicurezza ad Ossirinco, che gli
mandi tutto l'occorrente, e ne stende un vero catalogo: dapprima
i musici, coi relativi strumenti 6) : il flautista coi flauti frigi, 1' « effe
minato » Zenobio col tamburo, i piatti, le nacchere: si capisce dal
contesto che sono le donne di casa, la madre e la figlia, che insistono
di avere tutto questo per il sacrificio 7). E chiede anche un capriolo
maschio e formaggio e il pospasto, e tutto il vasellame, sia da
cucina che da tavola.

IV lMarid. si ha 1'espressione «Dio clje abita noll'alto » T« ¿-j ú^tVra ®s¿> che
Mg
richiama h Osó; di Luc. nella della Chiesa «Gloria
toi; 2Í4, continuato dossologia
ia exeelsis Deo».
J) II-III PrS. 4650; si ritrova anche neüe iscrizioni: pfr. Letronne, 44, 127,
140, 152.
2) Ai'DL., Melara., XI, 2, 5.
3) II TGiss. 23„.
*) Wilcken, Zum Alexandrinisehen Antisemitismus, in AI/h. d. Je. Sales. Ges. d.
Wiss., J909, p. 794: vi è ricordato un papiro di Brema dove si ha il gen. TaÇâiroî
pure per Afrodite.
5) Witk. 33.
'*) Per l'uso dei cymbali, tympani, crotali, cfr. Blümmeh, Leben und Sitten der

Griechen, II, p. 152; fiauti diritti e trasver«', tympani o cymbali, cari ni preti di Ci
licio, risuonarono poi ancho nei templi alessandrini. Cir. Lavayk, op. cit., p. 139.
') Deibsmann, Licht vom Osten?, p. 130.

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DI AL CU NI ELEM. EELIG. PAGAN I KELLE EPIST. PRIV. GltECIIE DEI PAPIKI 67

Dalla lettera non si rileva in quale occasioiie la festa è celebrata :

se nella ricorrenza di una solennità in onore di un dio, oppure per


il genetliaco di qualche membro délia famiglia. Ma sembra certo
una festa domestica, di carattere religioso, con l'ofíerta di un sa
crificio. Anche Gemello nell'anno 101 d. C. 1) fa comperare due
maiali da conservare in casa, forse per prepararli migliori al sacri
ficio, che offrira in onore della festa natalizia di Sabino 2). Le co
stumanze nel ricorrere di una festa
pubblica, religiosa o di carat
tere intimo familiare non sono ancora
oggi mutate; anche allora si
poteva ripetere « l'ogni mensa abbia i suoi doni » : qui, nella casa
dove l'agi atezza sorride, si ha la sontuosità delle cerimonie e della
tavola; ma anche la gente povera non trascura di solennizzare la

ricorrenza con quel poco che la miseria le consente. Dionisio 3), con
pietà filiale, si ricorda della mamma lontana, e le manda 112 dramme,
di CU3 108 serviranno a riscattare gli abiti e a pagare l'intéressé;
4, nonostante il bisogno, « consérvale, dice, per la festa ». Non gran
che, quattro dramme in tutto, quando si pensa che Gemello 4) a
Sabino chiede 12 dramme solo di pesce in occasione delle piccole
feste del 400° giorno. Ma non potrebbero le 4 dramme essere state
mandate, perché la buona donna le riservasse per il giorno della
festa, come contributo da versarsi ai sacerdoti per le cerimonie e
i sacrifici pubblici? 5)
Un altra usanza, viva ancora presso di noi, sia nelle offerte che
i pii coloni fanno in taluni paesi nelle ricorrenze solenni ai loro
padroni, dando quanto possono di meglio dei frutti del loro ter
reno, sia nello scambio di doni o per un onomástico, o nelle feste
del Natale, è quella a cui allude la lettera di Gemello ad Agapato,
del 1106): lo prega di comperare doni da offrire per la festa di
Iside « alie persone a cui siamo soliti e specialmente alio stratego ».
Queste feste in oiiore délia divinità, che erano causa di un
movimento insolito tra gli adoratori 7), davano anche l'occasione

!) PFay. 115.
s) Un invito per un pranzo religioso si ha in POxy. 110, 523. luv i ti per le nozzo
del figlio: POxy. Ill, 524, 927; PFay. 132.
3) II POxy. 530.
4) PFay. 113.
') Cfr. n quosto proposito \V. Otto, Priester -und Tempel im Hellenistischen Ae
gypten, Leipzig, 1905, I, pp. 392 e segg. ; II, pp. G o 7.
')PFay. 118.
')Cfr. Hero»., II, 00, dove narra clie alla festa di Uubasto aceorsero da tut to
Io parti in quosta città 700.000 persono. Cfr. puro La fay k, op. cit., pp. 119 o sogg.,
per quewtti ('.ostumauza ancho fuori doH'Kgitto.

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68 DI ALCTJNI ELEM. RELIG. PAGANI NELLE EPIST. PRIV. GRECHE DEI PAPIRI

ad e parenti cli ritrovarsi e riabbracciarsi


amici forse dopo tanto

tempo di lontananza. KvXivôqoç 1) ad esempio, cliiudendo la lettera


ad Apollonio, gli dà convegno per il giorno délia festa; e Petosiride 2)
invita Sereno alia festa del genetliaco del dio,
Umili documenti, che attestano umili abitudini dell uomo, ma
nelle quali è tuttavia quella gentilezza di sentiment» che il tempô
non vale a distruggere !
*
* He

Non credo cosa facile poter dedurre conclusioni fondate e si


cure sul carattere délia religione egiziana, già oggetto di numeróse
esplicazioni contradditorie 3), da questi umili documenti; sono 150
lettere circa, su 600 esaminate, quelle che ofïrono qualche elemento

religioso, il più delle volte accennaio appena, tra argomenti com


merciali o notiziette di vita intima: ed occupano un periodo di ben
sette secoli, durante il quale l'Egitto si apri a tutte le influenze stra
niere, e soprattutto all'influsso délia dottrima alessandrina, la cui

teología resta, malgrado il suo principio monoteistico, indecisa e


fluttuante 4). Inoltre le lettere appartengono a villaggi diversi, e
l'Egitto, dapprima diviso in nomi indipendenti, ebbe poi una unità,
il cui centro si trasportava da un punto all'altro.
Tuttavia è lecito di fare qualche osservazione limitata esclu
sivamente al pensiero espresso in queste lettere, indipendentemente

dagli altri documenti.

Per
quanto riguarda il nome delle divimtà e degno di nota che
nei primi tre secoli a. C. solo tre volte è nominato Serapide 5), una
volta sola 6) e Suchos 7).
Seknebtunis
Il di Osiride, che al tempo dei Tolemei
nome aveva assorbito
tutte le altre divinità 8) ed era il dio più favorito presso il popolo,
è affatto dimenticato; solo una volta si lia il nome di Osorapi 9).

») II-III BGU. 48.


2) III-IV Chr. Wilck. 488.
®) Lafaye, op. cit., p. 19.
4) Id., p. 100.
6) 164a Witk. 38g; 153a, 483: 99a, 0212; ma iiel Witk. 38 lapümv fu sostituito ad

àyci[-/)]-j pubblicato dal Letronne; nel Witk. 02 si legge appena lapy.it e non si puô

per le lacune comprendero in che funzione.


•) 1 Witk. Ü75.
') 3 Witk.20.,
8) Scott Moncrieff, Paganixm and Crislianily in Egypt, Cambridge, 1913, p. 11.
») 99a Witk. G2á.

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DI ALCUNI ELEM. EELIG. PAGANI NELLE EPIST. PRIV. G RECHE DEI PAPIRI 69

Ma di queste divinità si rivolge lo spirito dello scrivente


a nessuna
per invocare o per ringraziare: nel nome di Serapide giura Apol
lonio ; Dionisio lo usa come interiezione « per Serapide » ; e si noti
che questi due scriventi sono entrambi yjhoyoi. Di Seknebtunis
Lisimaco accenna la volontà espressa per mezzo dell'oracolo. Sucho
e Osorapis sono nominati da sacerdoti che specificano la divinità
a cui è consacrai o il loro ministero. In tutti gli altri casi si ricor
dano gli dei in generale e solo una volta nel terzo secolo in una for
mula di saluto i ringraziamenti sono indirizzati alla divinità espressa
al singolare deep 7c2eíari) yjioiç 1).
Il Wilcken 2) ritiene che la lettera, che ricorda il nome del dio
al singolare, sia scritta da un greco. Il documento non presenta
elementi sufficienti che ci consentano un'idea sulla cultura di chi
scrive, e perché manca il nome del mittente, e perché si riduce tutto
ad otto righe; il resto è perduto. Ma il destinatario Sosifane, al quale
pare debba essere indirizzata la lettera 3) si manifesta un uomo
d'affari, lasciando intravedere che il suo corrispondente non do
veva essere da
più di lui. Affermare che l'idea monoteistica abbia
ti'ovato in lui un cosciente
seguace, mi pare arduo 4). lo propendo
a credere che si tratti
di un dio locale 5).
Sei sono i templi ricordati. 'Avovßielog 6), Zagameloç7), 'Âaxhj
meïoç 8), 'AtfpoÓíaiov 9), 'HgaxAeTog, 10), e 'Hcpaaneïoç n); di questi
gli ultimi quattro hanno nome schiettamente greco. Le lettere non
prestano argomenti sufficienti a concludere se qui si tratti di divi
nità greche impórtate, o inveee di un nome dato a prestito ad
antiche divinità egiziane. Solo nella lettera dove si parla del san
tuario di Efesto, si sa che lo scrivente è un ágyevTCHpiáoTtjg di Oso

J) 3 Witk. 195.
2) Wilcken, Qrundz. u. Chresl , p 97j.
3) Witk., introd. all'epist. 19.
') Il Lafaye (op. cit., p. 100) fa avvertire il contrasto clie si nota îielle antiehe
credenze dell'Egitto tra il politeísmo délia folla e il monoteísmo dei saggi.
5) 153» Witk. 4822.
c) Nel 258a PSI. 3283_5 è ricordata lside, con la forma "Eoctç. Si noti ehe gli
scriventi sono i sacerdoti di Afrodite; per ció la lettera non puô essero documento
délia popolarità. del culto délia dea; è bensi un bel documento di sincretismo.
') 2 Witk. 3ö9, 44j(¡ 4K20 4910 13.
e) 3 Witk. 14.
°) 3 Witk. 5., 11 Hademachkji (Rhein. Muts., 1915, pp. 331 c segg.) interpreta
'AfpoSiawj non come il tempio della dea, ma come un dono iiiviato in occasion© délia
festa oinoninia.
>«) 153» Witk. Il y,.
") 993 Witk. «2l;ir

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70 DI.ALCUNI EXE M. RELIG. PAGANI NELLE EPIST. PRIV. GRECIIE DEI PAPIRI

rapi; le lacune non permettono di raccogliere intero il contesto


délia lettera; è pero lecito credere, da questa designazione délia

professione dello scrivente, che doveva trattarsi di una divinità

egiziana, che i Greci adoravano sotto il nome di Efesto 1). Per gli
altri templi, altri documenti estranei aile lettere ci possono soccor
rere a dimostrare che anche qui trattasi di divinità egizie. Si sa ad
esempio che
i Greci dell'Egitto chiamavano sapiente il vecchio
Imhotep, figlio di Ptah, protettore dei medici, col nome di Asclepio,
che in Memfi ha preso il posto di Ptah stesso 2).
Al declinare dell'epoca alessandrina Serapide di ven ta la divi
nité popolare favorita in questi documenti: ad esso con maggior
frequenza si rivolge il pensiero e la preghiera dei fedeli, ed il suo culto
si fa universale. Le epistole che lo ricordano mancano purtroppo
dell'indicazione del luogo donde furono spedite: ma è certo che non
tutte si possono ritenere provenienti cla Alessandria, dove era il

maggior tempi o del dio.


Iside non è mai ricordata accanto a lui; una. volta sola le è in
dirizzata la preghiera, in unione ad Apollo ed agli dei compagni 3).
Sappiamo qui per altre fonti, che tra i rimaneggiamenti e le tra
sformazioni profonde a cui andô soggetta tra i teologi la dottrina
dell'unitàdi dio e delle tre persone, la divinità femminile prese di
buon'ora, in eerti sistemi, il posto principale 4). Erodoto aveva già
notato la popolarità di cui godeva la dea 5) ; e in Apuleio 6) si ri
gente la eco della concezione sotto la quale la venerano e pregano i

suoi adoratori: essa è una che si piega benigna a tutti


madre dolce,
i dolori, « dulcem matrem affectionem miserorum casibus tribuís »;
tanto che nelle rappresentazioni si fa risaltare volontieri il suo
lato umano, personificándolo sotto questo tipo ideale del senti
mento più tenero e più forte, quello di una madre: le sue imagi
nette in terra cotta la riproducono col suo bambino lattante, a

x) WrrK., nota al papiro.


2) Erman, op. cit., p. 197, 204.
») II-III PrS. 40.30.
4) Fresno Aful., Metam., XI, Serapide, bonehè so no tratti incidental meute,
scompare di fronte ad Iside. Cfr. Lafaye, op. cit., p. 89. Il Laürange, Les religions
orientales, in Melanges d'Histoire Religieuse, Paris, 1915, p. 87, propendo a credere cho
il mito stesso spieghi il passaggio délia dea al primo posto nella adoraziono déi fedeli.
Per la popolarità del culto di Iside fuori dell'Egitto, cfr. Erman, La rel. egiz., p. 270.
6) Por il passo di Erodoto o le ragioni dolla popolarità di Isido cfr. A. Moket,
Rois et dieux d'Egypte, l'ari.s, 1911, p. 104.
6) Ai'ur.., Metam., XI, 25.

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DI ALCU.NÏ ELEM. RELIG. PAGAN! NELLE EPIST. PRIV. GRECHE DEI PAPIRI 71

volte in atteggiamento che ricorda in modo singolare le nostre


Madonne.
L accostainento di Iside ed Apollo si ritrova in tempi molto
anterior! ; in una iscrizione di Senskis1) sono ricordati Serapide,
Iside, Apollo e gli altri dei. II confronto con un'altra iscrizione del
grande tempio di Köm-Ombo2), che risale circa all'anno 170 a. C.,
dove sono accostati Aroeri ed Apollo,
spiegazione ci consente la
dell'accoppiamento di Iside ad Apollo.
di Apollo, osserva Il nome
il Letronne 3), è in effetto l'equivalente del nome egizio Aroeri o
Arueris, nato da Iside ed Osiride, che ebbero commercio insieme nel
seno materno, chiamato Horus dagh Egiziani, Apollo dai Greci.
Siamo di fronte ad uno dei più belli esempî del sincretismo !
Di divmità egiziane e ncordato in questo periodo nelle lettere solo
il nome di Thoeri 4).
Tutti
gli altri dei hanno ncevuto il battesimo alessandrino, pur
mantenendosi sempre nella sostanza divinità egiziane: Eudaimonis
ricorda Ermete ed Afrodite: il Wilcken 5), osservando che i suoi
sacerdoti sono chiamati pastofori, nota a ragione che trattasi evi
dentemente di divinità egiziane.
Più volte sono ricordati i Dioscuri
: la religione egizia, che poggia
la sua dottrina
teologica su una idea fondamentalmente monotei
stica, non consente la parificazione di due divinità: i Dioscuri ri
cordati sono dunque in fondo prestiti greci : eppure lo scrivente delle
lettere in cui sono citati 8), giura per i Dioscuri e vuol festeggiare
la festa del dio Suchos. È evidente anche qui la mistione di ele
raenti egizi ed alessandrini.
Un 7iQoo'/tvvr¡[ia è rivolto alla Fortuna di Antiochia 7); con questa
denoininazione si designava la clivinità protettrice del luogo 8).
Il Giove Kasio 9), pure invocato in una formola di saluto, è an

') Boeckh, CItí. 4838.


-) Letronne, 4 e 21; Iside ed Arpocrate (nome greco di Anoubis, che formava
la tríade con Serapide e Iside) è in Milne, op. cit., 9280.
3) Letronne, p. 40 e seg. Per Aroeri Apollo cfr. anche Wilcken, Grundz. u.
Chr., I, 108.
«) XI rOxy. 528.,.
5) Wilcken, Orundz. u. Chr., I, I, p. 11S3; in 1182 osservn che 'Kouí; ú-jÍ/.y-o; non
it che Tliot, il dio locale di Ermopoli.
«) Id., p. 118.
') II BGU. 794.
8) Cfr. T-j/v¡ tv5; —'jïi'.i; in Chr. Wilck. p. 157 e nota 1.
a) II-III BCU. 827^.

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72 DI ALCUNI ELEM. RELIG. PAGANI NELLE EPIST. PRIV. GRECHE DEI P APIRI

noverato dal Wilcken x) tra le divinità greche. lo ritengo che anche


qui si tratti in fondo di una divinità di origine semítica 2); il Kasio
ellenizzato dai Greci, che ebbe il famoso Pelusio centro di sua ado
razione, puô bene essere stato adottato come divinità patrona in
un altro villaggio dello stesso nome. Questo documento, potrebbe
far pensare ad una colonia, staccatasi dal Pelusio della Cassiotis, la
quale dà al villaggio occupato il nome del luogo di loro origine, e
vi stabilisce il culto patrio. Si sa infatti che il dio locale seguiva le
colonie partite dal loro territorio 3)..
Frequente è il ricordo agli dei compagni aw
roïç ovrvaoïç deoïç,
sempre uniti con una divinità specifica 4) ; solo una volta la preghiera
è indirizzata esclusivamente a loro 5). Con questa denominazione
si ricordano i re
deificati; e l'apoteosi di esseri umani non era
estranea alla
religion e Greca 6).
La prima lettera che accenna al culto degli dei locan e del II sec.
d. C. 7). Lo scrittore è un soldato, Antonio Massimo. Alfredo von Do
maszewski, interrogato dal Deissmann, ritiene che Antonio si trovi
in Alessandria ; e il Deissmann osserva : « che il soldato veneri ora gli
dei del luogo attuale della sua guarnigione, come prima adorava Se
rapide, non è senza analogia » 8). Ma non si riesce a comprendere
questa osservazione del filologo tedesco: se Antonio, che in un'altra
lettera dal Miseno ringraziava Serapide per essere scampato dai pe
ricoli del mare, perché proprio ora che si trova in Alessandria, dimen

tica il dio protettore della città, ricordato quando ne era assente?


Contro la mancanza di ogni argomento, poichè la lettera non ne offre,
per affermare che Antonio si trova in Alessandria, a me pare che la
mia osservazione, per quanto tenue, provi che il luogo di guarni
gione non è Alessandria. È ad ogni modo interessante di notare

1) WiLCKEN, Grundz. u. Chr., I, 1, p. 118 e n. 4e Wilcken, Arcli. f. Papyrus/.,


I, p. 555.
2) Per Kasio, appellativo di una divinita di origine semítica, di natura areolitica
cfr. Dkexlek in Roscher, Ausjürl. Lexikon der Oriech. u. Rom. Mythologie s. Kasios.
s) Chánteme de La Saussaye, Manuel de VHistoire des religions, Paris 1814, p. 8G.
4) Cfr. sopra p. 54, n. 4.
®) Cfr. sopra p. 54, n. 4.
») Wilcken, Orundz. u. Ohr.,
I, p. 93 e 107 e Bouché Leclercq, Histoire des
Lagides, Paris, 1906, III, p. 32, G4; il Letronnh in una nota all'iscrizione 4 osserva
come eon vvvvt/M Seoí si subordinavano le altre divinità al zu^twraro; .5e¿;, oui si
eonsacrava un tempio.
?) Deissm. 10„.
8) Deissm. 3.

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DI ALCUNI ELEM. RELIG. FAGANI NELLE EPIST. PRIV. GRECHE DEI P APIRI 73

questo spirito di facile adattamento degli Egiziani alle costumanze


religiose e aile divinità del luogo del loro soggiorno.
Nel secolo III d. C., oltre che eon oi êvdaôe ôeoi *) vengono chia
mati gli dei locali con émyÓQioi deoí 2), êmÇsvoiïfiai deoí 3). Una volta
compare oi narqwoi deoí 4) nella formóla di saluto. Si dovranno qui
intendere le divinità del villaggio o gli dei domestici? 5) Riesce im
possibile rispondere, come il penetrare le intenzioni di chi scrisse
la lettera!
L'impronta ellenistica su un fondo che si mantiene essenzialmente
egiziano risulta ehiara anche da questi documenti. Non cosi invece
per quel che riguarda l'elemento romano. Una volta sola sono ri
cordate le feste Saturnali 6), che si celebrano in casa di un L. Bel
lieno Gemello. Ma è assai dubbio, osserva il Wilcken 7), che queste
feste abbiano ancora per Gemello un significato religioso. Del resto
è naturale che
un popolo, come il romano, il quale accoglie avido
tutte le infiltrazioni religiose esotiche, perché le sue dottrine non
sono sufficienti a soddisfare i bisogni délia sua anima, non importi
le sue credenze religiose là, donde egli ne attinge di più soddisfa
centi.
Suscita un vivo interesse il ricordo del dio nominato al singolare.
Dopo l'esempio accennato
8) sopra del III sec. a. C., non si hanno
più tracce che nel II sec. d. C. Alcuni accenni si riferiscono eviden
temente al dio locale, protettore e difensore délia città e del terri
torio; il culto di questa divinità protettrice non escludeva gli altri
esseri divini, ma generalmente i grandi dei del cielo si tenevano più
lontani dagli uomini 9). In questo senso deve essere interpretato
il Qeoç che un giorno Eudaimonis ringrazia e al quale in altra oc
casione tiene il broncio l0).

!) II Deissm. 106; III PFay. 130s; POxy. 12965; PRyl. 2423.


2) III POxy. 936-,
3) IIIPSI. 206g ; IV-VPLips. 110g.
*) III PLond. 973 b3 (III, p. 213).
5) II culto alessandrino a quest'epoca è già penetrato nella famiglia come culto

privato. Cfr. Lafaye, op. cit., p. 129; cfr. anche la lettera di Aline che narra délia
costruzione délia cappella sul territorio di propriété di Apollonio. Cfr. sopra p. 00
e le feste private p. 06 e seg.
Per i Patroi theoi cfr. Roscher, op. cit.
«) 1001» PFay. 119.
7) Wilcken, Grundz. u. Chr., 115.
8) Cfr. sopra p. 69.
o) Chánteme de La Saussaye, op. cit., Paris, 1914, p. 86.
I0) Cfr. sopra p. 02.

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74 DI ALCUKI ELEM. EELIG. PAGANI KELLE EPIST. PIIIV. GRECHE DEI PAPIRI

Anchel'o 6sog di Eudaimonis, che scrive da Ermopoli 1), dalla as


sistenza del quale un'altra scrittrice, di cui ando perduto il nome 2),
si ripromette abbondante il raccolto delle viti, è lo stesso Ermete.
Petosiri, che invita Sereno alla festa del genetliaco del dio, ri
corda chiaramente il dio locale
3) ; il Grenfell e l'Hunt 4) notano che
si deve trattare di Serapide, e adducono come argomento l'articolo
preposto al nome délia divinità; ma la lettera non porta il luogo di
provenienza, che se fosse Alessandria, nessun dubbio ci potrebbe
essere che qui si tratta di Serapide ; è yero che questo era il dio sommo
in questa época adorato nella religione egiziana; ma gli esempi ri
cordati sopra dimostrano ad evidenza che con la denominazione di
6 Oeoç si intende il dio locale, piuttosto che il massimo dio del cielo.
L'altra espressione di Arsis s), che parla in un tono cosí rassegnato
della perdita del figlio ovôéva < ë>xco [/i]er¿ rôv dsóv, va interpretata
forse come riferentesi al dio Ermete dalla appartenenza della lettera
alia corrispondenza di Apollonio. Ma qui la lezione del Oeov è incerta,
benchè il Meyer la dia per assai verosimile G).
La prima lettera interessante dal punto di vista del monoteismo
è quella di Ireneo 7), che informa il fratello, che si trova al Fayûm,
del suo viaggio a Roma: « quando dio volle, dice, il luogo mi ac
colse », TiaQeôéÇaTo o rrmoç ág o deoç rjdeXev.
Il Wilcken 8) osserva che la divinità ricordata puô bene essere
la divinità protettrice del rônoç 9), col quale nome si designavano
talvolta le associazioni che vivevano accanto al tempio 10). L'inter
pretazione del Wilcken puô essere felice ; nessun argomento puô
contraddirlo ; ma credo che anche nulla vieti di pensare che lo scri
vente abbia risentito ormai dell'idea monoteistica che era già fon
damentale nella
religione egiziana, e a (juesto tempo favorita dalla
dottrinaneoplatonica. La credenza in un dio solo, osserva il Lafaye11),
che più o meno inviluppata, più o meno corrotta dalle superstizioni

') Cfr. sopra p. 57.


») IIIPGies. 79 III12.
з) III Cht. Wilck. 488.
') I'Oxy. nota al papiro 112.
') Cfr. sopra p. 60.
•) II I'Giss. nota.
T) I Mill. 43.
*) Chr. Wilck. Nota al papiro 445. Inoltre Wilckkn, Archiv, I, p. 430, IV, p. 209.
•) F. Poland, Geschichte d. griech. Vereinswesens, Leipzig, 1909, p. 453 o nota G.
10) Por i templi alessandrini in Roma cfr. Lafayk, op. cit., p. 200 o Hogg.
и) Op. cit., p. 88.

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DI ALCUXI ELEM. RELIG. PAG ANI NELLE EPIST, PRIT. GRECHE DEI P APIRI 75

volgari, si era perpetúala 111 Egitto, si propago rápidamente con la

religione degli Alessandrini al soffio délia filosofía. Si consideri del


resto come sia radicata nella dottrina di Celso, quale ci risulta dalle
opere di Origene, l'idea délia esistenza di un dio sommo, il quale
venerato sotto nomi diversi e con diversi riti, passa, unico, universale
dio delle genti 1).
jSíel sec. IV Ermia 2), torméntalo dalla miseria, scrivendo alia
sorella, nella sua profonda tristezza lia ancora un raggio di speranza
nella provvidenza divina: e'ÍQyo/icu ear' av 6 Oeoç fj/iàç aikair¡ar¡.
La dottrina fatalistica che Ermia espone nel corso della lettera
esclude probabilmente che si tratti di un cristiano, come è fuor di
dubbio che non possano essere ritenuti cristiani quegli Psais 3) e
Sira che avvisano i genitori della salute ricuperata. Questa lettera è
significativa dal punto di vista monoteistico. Si apre col saluto re
ligioso, in cui il dio è ricordato al singolare, e nel corso della lettera
i ringraziamenti sono rivolti al dio : « ma non abbiamo ancora sa
crificati i maiali » osservano, sacrificio da ofïrirsi. in ringraziamento
della salute
riacquistata. Questo particolare ci assicura che non si
tratta di
seguaci della religione cristiana, presso la quale, anche
nelle sette staccate nei primi secoli, non è consentito alcun sacrificio
di animali, tanto meno del maiale, la cui carne presso alcune co
munità era ritenuta come cibo immondo 4) ; e per questo motivo è
a maggior ragione escluso che si tratti di un Giudeo. Ê questo certo

*) Okigenis, c. Celsum, VIII, 00, ed. Migue, col. S70; Latianzio, nel Divin, inst.,
II, 17, ed. Migue, col. 225, parla dei dcoriim cultores, che egli seilte invocare un Dio
superiore e único: « nam et cum iurant et cum optant et cum gratias agunt, non Jovem
aut deos inultos, sed deum nominant »; e nelle disgrazie, dice « ad deum confugiHir, a
dco pelitur auxilium, deus ut subveniat orattir ».
2) Cfr. sopra p. e seg.
03
3) Cfr. sopra p. 61, n. 7.
4) Ad es. la Collectio Hibernensis
del principio del 700, sulla quale 1'Antico Testa
mento aveva esercitato tanta
influenza, fa distinzione fra cibi mondi e iinmondi (cfr.
Fournier, Le liber ex lege Moysi et les tendcnces bibliques du droit canonique irlandais,
in Revue Celtique, 1909, p. 22S e segg.). Nel nostro caso questa Collcctio è interessante
poicliè non è improbabile clie il monachismo irlandese derivi dal monackismo cristiano
dell'Egitto (cfr. Th. Olden, The Church of Ireland, e. VIII; Its Eastern Origin; G. T.
Stokes, Ireland and the Celtic Church, Led. IX Ireland and the East.); è certo clio
i xnoiiaci dell'Egitto pcrvciinero neH'Irlauda ed ebbero una part« importante nollo
eviluppo ascético del paese (L. Gougaud, Les Chrétientés Celtiques, Taris, 1901, p. 30
e sogg.). Iiioltro è noto come i missionary cristiaiii lavorassoro ad aboliré questi riti,
di sacriíici di animali ai quali erano tanto attaceati i popoli: ad es. tra i Gormani lo
tipurealia sopra ricordata, p. til, n. 7 furoiio riportato al tempo del Natale, annet
tendovi un significato cristiano (Hkfei-k, op. cit., Il l, S3S).

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76 DI ALCUNI ELEM. RELIG. PAGANI KELLE EPIST. PRIV. GRECHE DEI P APIRI

l'unico documento nelle lettere private in cui 1'idea monoteistiea


appare chiara. Ma siamo oramai nel IV secolo!

Finiseo questo studio, che si presterebbe ad altre amplificazioni,


con una breve considerazione sull'idea che ne risulta della coscienza
degli scriventi dei rapporti tra l'uomo e la divinità.
Da quanto ho esposto appare evidente che la divinità, sia essa
adorata in Serapide o in Ermete, o negli dei nel loro eomplesso, è
rieonosciuta come
suprema lavolontà, che dirige gli avvenimenti
umani su la
terra 1), e l'uomo si è abituato a rigüardarla come
benefica per lui. Se si eccettua il caso di Apollonio e di Eudaimonis,
esaminati sopra, spira da queste lettere in generale un senso di
fede viva, di di spirito di preghiera.
rispetto, Negli avvenimenti
prosperi si ringrazia, di fronte all'incertezza del raggiungimento di
cose sperate, o tra le avversità si invoca l'aiuto divino; e alla pro
tezione di questo essere
concepito provvido, l'uomo raccomanda i
suoi cari, dicendogli « proteggili » 2) ; e nelle mani di dio
un padre
affiderà i voti dell'animo suo per la felicita del figlio, perché solo
Iddio puo dar compimento ai desiderî di questo cuore. È ancora
in nome délia misericordiosa bontà divina che si invoca e ringrazia
un uomo, che
si piegô a sollevare le miserie dei suoi inferiori. Il
Lafaye 3) afferma che, più ancora che tutto il resto, questa idea
dei rapporti tra Dio e l'uomo risente dei progressi délia filosofía.
Il Wetter 4) invece vorrebbe vedere un impulso al progresso delle
dottrine filosofiche nella religiosità e divozione popolare.
Sia che la bontà sgorghi clall'una o dall'altra fonte, è consolante
per il lettore di questi umili documenté il sentirvi alitare sentimenti
di pietà, di rassegnazione, di amore tali che invitano a meditazione
seria e suggeriscono a uomini di quasi due mila anni posteriori esempî
di sentimenti pietosi.

Giuseppe Ghedini.

1) Cfr. ad es. come asserzione generale 153s Witk. 465: tmv Sswv oiiSh yivsTzi,
e sopra p. 50, n. 4.
2) Cfr. ad es. II-III BOU. 1081: Didimo scrive ad Ermione: ¿'jyyj.ii rotç Osoï;
vreip noxt "tj'j. n fítayv/áJwTí; e ringrazia il dio che ha protetto Apollonio. Cfr. Apuleio,
Met., XI, 5. «jam tibi Providentia mea illucescit tibi salutaris » : ô Iside che parla.
3) Op. cit., p. 91.
4) G. I'. Wetter, Phos, Eine Untersuchung über hellenistische Frömmigkeit, 1915,
p. 152.

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