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Terza Pagina Corriere del Giorno di Taranto 28 ottobre 1988.

Artisti a via Cava: con una mostra piena di buoni propositi, entusiasmo e sogni parte il primo tentativo di
rivitalizzazione di un quartiere restaurato della Città Vecchia.

Didascalie delle foto: Via Cava, nella città vecchia, e le botteghe in cui sono esposte mostre d’arte. Nella
foto l’assessore Franco De Feis, promotore dell’iniziativa, il presidente dell’EPT Bruno Pignatelli,
l’arcivescovo monsignor De Giorgi, Giuseppe Francobandiera, organizzatore di Artisti a via Cava, Antonio
Bianchi, direttore del Risanamento Città Vecchia ( Foto Max).

Ed ecco la visita alle botteghe d’arte: da sinisttra l’arcivescovo De Giorgi, Giuseppe Francobandiera (di
spalle), il vicesindaco Angelo Giudetti, l’assessore De Feis, il sindaco Guadagnolo, Nicola Melucci (foto Max)

I nuovi coloni dell’Acropoli di V.B. (Giovanna, detta Vanna, Bonivento)

Molti con le lacrime agli occhi stanno riscoprendo i luoghi cari dell’infanzia. I ricordi delle famiglie
costrette dal degrado dell’Isola alla fuga verso il Borgo e le periferie-dormitorio. Ora la memoria delle
radici riaccende grandi amori: ce ne racconta uno Aldo Pupino, scultore tarantino “doc”. Le botteghe di
una volta si riaprono come studi d’arte; ma non basta: ci vogliono i laboratori artigiani e “tutto il
restauro” per una normale vita di quartiere. E si spera che la gente torni: quella a cui le case spettano di
diritto e quella che scegleirà un caldo nido nell’isola del cuore.

Chi saranno i nuovi… coloni dell’Acropoli? Saranno gli artisti a dare il via , dopo il risanamento, alla
rifondazione in termini di vivibilità culturale dei vecchi quartieri risanati di Taranto Vecchia?
La domanda è di attualità da quando artisti, pittori e scultori, hanno ..riaperto le botteghe restaurate di via
Cava per mostrare ai cittadini di Taranto e provincia le loro opere, ma anche per contribuire alla
rivitalizzazione socio-culturale del quartiere di via Cava. I cittadini possono visitare via Cava risanata e le
botteghe dove espongono gli artisti tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 17 alle 19. A via Cava si arriva o da via
Duomo e dal Lungomare Vittorio Emanuele o da via Garibaldi. Ci sono spazi macchina alle piazze
dell’Arcivescovado e Piazza Fontana. Col pulmann ci si ferma a Piazza Fontana e si prosegue a piedi. Appena
sarà pronta la segnaletica per la mostra di via Cava ci saranno indicazioni ancora più precise, ma anche ora
è semplice raggiungere…il cuore del Borgo antico.
E’ una via antichissima, via Cava, in pendenza; risale al 1000-1100 dopo Cristo, cioè a quando il Comune
volle aprire alcuni passaggi per pedoni e veicoli verso la parte bassa della città; infatti via Cava, il cui nome
deriva forse dai Benedettini della Cava, è l’unica via che unisce la zona alta della Città Vecchia, cioè l’antica
Acropoli, con la parte bassa, la zona più povera di fronte al Mar Piccolo, nata sulla “colmata” di Niceforo
Foca del 967 d.C., dopo le invasioni arabe. Egli abbassò il livello della Città alta o Acropoli, lungo il Mar
Piccolo, mediante il riempimento con materiale di riporto e richiamò i pescatori che si erano rifugiati a
Punta Penna per paura dei Saraceni, a far rivivere la città. Oggi nel XX secolo, dopo un lungo periodo di
abbandono, anche psicologico, l’isola non pare più “irraggiungibile” e quel ponte sul Canale è un invito a
passare il confine, la demarcazione, la linea di barriera che per troppi anni ha ingiustamente separato i
tarantini del Borgo dai tarantini della Città Vecchia. Assurdo, perché, a giudicare dalla commozione e da
qualche lagrimuccia che, vi giuro, ho visto coi miei occhi sul volto di visitatori delle botteghe riaperte a via
Cava, ho capito di colpo che il cuore dei tarantini è ancora lì: nella Città Vecchia. Ammirare le opere degli
artisti, esposte nelle botteghe ed a Palazzo Galizia, è un vero tuffo per chi è nato a Taranto o ha avuto nonni
e bisnonni nella Città Vecchia: un tuffo, dicevo, nell’infanzia. Bando alle commozioni e riappropriamoci,
grazie ad una infaticabile ed onerosa opera di restauro, grazie a quanti hanno riportato in via Cava un soffio
di vita ed una boccata d’ossigeno per mezzo dell’arte. L’arte nella Città vecchia: un avvenimento
importantissimo. Mi vengono in mente le parole scritte cento anni fa da Luigi Viola, il primo archeologo che
descrisse scientificamente l’Acropoli e lo fece non solo con gli occhi dell’archeologo ma con la sensibilità
dell’artista conoscitore dell’importanza illustre dell’Acropoli nel mondo antico. “La fantasia-dice Viola-potrà
spingersi ad immaginare quali ricchezze di arte avesse potuto contenere l’Acropoli tarantina, la quale
appartiene ad un popolo vivace, intelligente ed amante fuor di modo del lusso e delle belle arti”.
Dunque non è fuori della storia far riapprodare gli artisti nell’Acropoli, per richiamare l’attenzione su un
importante aspetto, sepolto nella memoria, della nostra Città Vecchia: il suo splendore artistico sin dal
remoto passato. Sollecitati dagli stessi artisti occorre, però, dopo l’esperimento di archeologia urbana-su
cui ritorneremo perché ha suscitato grande interesse-dopo la fatica certosina degli operatori del
risanamento, aprire urgentemente il dibattito sul dopo restauro e su come ripopolare in termini di
dignitosa vivibilità anche socio-culturale, il quartiere di via Cava, al di là delle assegnazioni delle abitazioni
risanate che spettano solo a chi ha effettivo diritto. Resta, infatti, il problema delle “botteghe” aperte su
via Cava, che vanno assegnate in termini di scelta oculata e mirata, se non si vuole in pochi anni, ridurre
questo splendido quartiere risanato, in una morta appendice urbana, anzi disurbana.
Faremo il giro dei pareri di chi vuole partecipare al dibattito; in primis, ovviamente, gli artisti che sono stati
chiamati ad aprire le botteghe a via Cava.
Rompendo il suo proverbiale mutismo, dà il “là” al dibattito lo scultore Aldo Pupino che, da quando va
quotidianamente ad ..aprir bottega in via Cava, sembra avere gli occhi che gli brillano di gioia come un
ragazzo.
-Ma come vede uno scultore il problema della Città Vecchia e apprezza questa operazione artistica su via
Cava?
-Fra i tanti problemi che Taranto ha, forse quello della Città Vecchia è uno dei pochi che è stato affrontato
ed avviato a soluzioni concrete, a differenza di altri quartieri del nuovo Borgo, ove continuano degrado,
incuria, atti di vandalismo; le periferie-dormitori ed il Borgo Nuovo hanno perduto la loro identità, sono
senza immagine e ne offrono una anonima e consumistica; si stanno chiudendo le botteghe artigiane,
mancano i laboratori d’arte legati alla professionalità dell’artista, quelli in cui si faccia anche apprendistato,
come era nei Borghi di una volta. Qui a via Cava ho avuto l’occasione unica di riaprire una bottega e come
me i miei colleghi; penso che tocchi agli artisti vivacizzare il quartiere risanato e soprattutto contribuire a
risolvere un problema sociale quale il degrado di una città. L’artista, con la sua specifica attività, può dare
un contributo importantissimo e determinante per qualificare, in positivo, un quartiere. Il mio cuore di
tarantino è a via Cava e come artista dico che l’arte è un mezzo importante per…ricolonizzare Taranto
Vecchia”.
-Come facevano appunto i coloni, una volta, che aprivano le botteghe, gli empori commerciali nel “sito”
da occupare. E’ “forte” questa mostra: con tutto il rispetto per i pittori, sembra che a via Cava siano i
quadri a fare …da cornice ad un ambiente architettonicamente molto suggestivo, dopo il restauro.
“E’ vero-dice Pupino-la mostra “artisti di via Cava” si potrebbe ribaltare come “ via Cava in mostra con gli
artisti” perché è via Cava il quadro più bello da ammirare”.
Ritorneremo ancora su questo bellissimo “quadro” che è via Cava, che è la Città Vecchia, ma pensiamo al
dopo restauro.
-Come vede il risanamento sociale del quartiere?
-Certamente fatto non solo con gli artisti. Perché il risanamento o la riappropriazione culturale della Città
Vecchia non devono essere realizzati solo in termini estetici o visivi, anche se questi sono lo stimolo per
rivitalizzare e beneficiare il quartiere che va composto di varie categorie; ben vengano gli artisti con gli
artigiani ma non per creare una vita da…vetrina; occorre ridare le case ai vecchi abitanti ma anche a chi, in
via elettiva, sceglie di andare a vivere a Taranto Vecchia perché crede nel risanamento; occorre trovare un
meccanismo per questa operazione”
-Critiche da fare?
-Non ne ho proprio critiche da fare, perché, pur vedendo i difetti naturali di ogni cosa che nasce, per adesso
voglio notare solo i pregi di questa iniziativa, che sono tanti, e fanno pensare a sviluppi futuri per gli artisti
che stanno riunendo le loro forze, intorno a via Cava. Il riuso delle botteghe restaurate come gallerie e studi
di artista ridà vita a queste botteghe un tempo commerciali; adesso il commercio sarà più raffinato: ma
occorre puntare molto sui “laboratori” d’arte, oltre che, s’intende, sul commercio minuto necessario per
vivere in un quartiere”.
Insomma non deve essere solo una vetrina, via Cava, ma un polo di attrazione per le mostre d’arte,
un’occasione di aggregazione. Abbiamo un patrimonio da valorizzare e su cui investire: i nostri artisti. Come
ci tengono ai loro artisti nelle altre città e regioni…! Il problema è come far comunicare le due città, perché
l’isola resta lontana se resta abbandonata, ma se ben curata e organizzata, l’arte a via Cava è un’occasione
d’oro per ridare ai Tarantini un pezzetto del loro cuore, dei loro ricordi. Buone passeggiate dunque a via
Cava, nel cuore del Borgo antico.
V.B.