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ARTE (COMPRESENZA)

FIRENZE
Palazzo Medici
 Il Palazzo Medici, voluto da Cosimo il Vecchio ed eseguito da Michelozzo di Bartolomeo, è un
grandioso edificio che aveva inizialmente una forma cubica. Come in una domus romana, i vari
ambienti si articolano intorno ad un cortile centrale, al quale si arriva attraverso un vestibolo
coperto da una volta a botte.
 A sinistra si trovavano le scale che conducevano ai piani superiori e alla cappella di famiglia, mentre
oltre il cortile si apriva un giardino chiuso da alti muri.
 Esternamente l’edificio era tripartito: un bugnato rustico pronunciato al piano terreno, meno
accentuato e più regolare al primo piano e con conci appena rilevati al secondo piano. Ciò si
accompagna alla diminuzione d’altezza dei piani e al cornicione all’antica, con modiglioni, che
sostiene il forte aggetto del tetto.
 In origine l’angolo sinistro dell’edificio presentava due grandi arcate, che consentivano l’accesso ad
un’imponente loggia aperta.
 Il cortile centrale, porticato con archi e colonne al piano terreno, è chiuso con finestre a bifora al
primo piano e coronato da una loggia architravata al secondo piano. In esso le colonne, l’architrave
e l’alta trabeazione con la cornice su cui poggiano le bifore ricordano lo Spedale degli Innocenti di
Brunelleschi.
 La colonna d’angolo dà luogo alla poco gradevole posizione delle finestre del primo piano, che sono
estremamente ravvicinate e rompono il ritmo dimensionale del cortile.

Palazzo Rucellai
 Leon Battista Alberti realizza la facciata del Palazzo Rucellai seguendo uno schema basato sulla
sovrapposizione degli ordini, caratteristico dell’antica architettura romana. Egli traduce su un piano
il fronte curvilineo del Colosseo e aggiunge motivi tratti dalle fabbriche dell’antica Roma.
 Ristrutturato l’interno tra il 1446 e il 1452, l’architetto Bernardo Rossellino iniziò subito dopo i lavori
per la facciata, su disegno di L. B. Alberti. Quest’ultimo progettò per Giovanni Rucellai, uno dei più
ricchi mercanti fiorentini del tempo, un fronte di 5 campate, poi esteso a 7.
 Le campate sono tutte uguali (a), ad eccezione di quelle, più grandi, corrispondenti agli ingressi (b).
Lo schema è quello della “travata ritmica”, secondo una successione a-a-b-a-a-b.
 Al piano terreno ci sono lesene con capitello tuscanico, appena aggettanti, che reggono una
trabeazione a fregio continuo, sulla quale si impostano le lesene del primo piano, coronate da
ricchi capitelli ionici. Sull’elaborata trabeazione del primo piano si impostano le ultime lesene con
capitelli corinzi dal disegno semplificato. Infine, le mensole che sorreggono la cornice che corona
l’edificio sono ospitate nel fregio.
 Il lieve sfalsamento di piani esistente tra le lesene e la restante superficie muraria conferisce alla
facciata un estremo rigore geometrico.
 Il basamento, che ricorda l’attico del Colosseo, è ornato da una panca (tipica dell’architettura civile
fiorentina) il cui schienale imita l’opus reticulatum. Gli architravi dei portali che si appoggiano sulle
lesene vicine sono, infine, una ripresa del secondo ordine dell’interno del Pantheon.

URBINO
 A Urbino la stabilità del potere politico, assicurata dal lungo governo di Federico da Montefeltro
(1444-1482), e la presenza alla sua corte di grandi artisti, come Leon Battista Alberti e Piero della
Francesca, contribuiscono all’esperienza di ristrutturazione urbana. L’intervento, però, riguarda solo
l’immenso palazzo di Federico.
 L’edificio fu iniziato intono al 1463-64, ma una svolta decisiva avvenne con l’arrivo di Luciano
Laurana, che abbandonò la città nel 1472 e, nel 1476, fu sostituito da Francesco di Giorgio Martini,
che portò la fabbrica a definitivo compimento.
 Il palazzo è in laterizi e ha forme articolate che ben si adattano alla conformazione naturale della
collina. I fronti sono quelli di un tipico palazzo quattrocentesco, con porte e finestre architravate e
bugne in pietra, che rivestono parzialmente parte delle facciate.
 Il lato sinistro è eseguito dal Laurana, mentre quello frontale da Francesco di Giorgio. Il primo
accosta in modo inconsueto 3 portali sovrastati da 4 finestre, mentre il secondo ripristina il ritmo
con la regola del “pieno su pieno e vuoto su vuoto”.
 Il fronte che guarda verso valle ha l’aspetto di mura urbane dominate da 2 torri, quelle della
cosiddetta “Facciata dei torricini”. Si tratta di 2 torri cilindriche, dotate di beccatelli e terminanti in
guglie con copertura conica, che serrano la facciata, dalla quale sporge un loggiato, che
contribuisce ad ingentilirla e a sottolineare l’aspetto inoffensivo delle torri stesse.
 Il loggiato è costituito dalla sovrapposizione di 4 arcate, coronate da 2 ampie volute contrapposte. Il
motivo architettonico, una sorta di arco di trionfo moltiplicato in verticale, non è ripetitivo, perché
ogni livello si differenzia dagli altri nel trattamento degli ordini architettonici e nel cassettonato delle
profonde volte a botte (tale facciata è probabilmente frutto di riflessioni e contributi del Laurana, di
Francesco di Giorgio, di Leon Battista Alberti e di Piero della Francesca).
 Il grande cortile d’onore presenta slanciate colonne ornate di capitelli compositi all’antica, sui quali
poggiano archi a tutto sesto. Rispetto al Palazzo Medici, il cortile presenta una soluzione angolare
più complessa: l’angolo è conformato a L, con coppie di paraste e semicolonne addossate. Al
secondo ordine, invece, scandito da paraste, in angolo sono collocate paraste e controparaste.
 Questa fusione fra la città e il Palazzo Ducale di Urbino non poteva essere esportata in altre
situazioni territoriali o socio-politiche.

FERRARA
 Ferrara era una delle città più importanti della Pianura Padana, caratterizzata da una situazione
economica florida, e sede di una corte colta e raffinata, quella degli Estensi, che ospitava l’Alberti,
Piero della Francesca e Andrea Mantegna.
 Nel 1492 il duca Ercole I d’Este dette inizio ai lavori per l’ampliamento della città, affidandone la
progettazione all’architetto ferrarese Biagio Rossetti, il quale fu giustificato da motivi militari,
economici e demografici.
 Il piano di ampliamento (detto “addizione erculea”) consiste innanzitutto nella progettazione dei
tracciati stradali: l’intero sistema viario si organizza secondo una schema cardo-decumanico
parallelamente a due assi ortogonali.
 La piazza viene realizzata in posizione decentrata e le strade sono quelle che vengono costruite per
prime, in quanto opere di urbanizzazione primaria. Quello che viene attuato è un vero e proprio
“piano regolatore”, cioè un progetto che individua la localizzazione delle varie attività produttive,
residenziali e di servizio, prendendo in considerazione le ipotesi o le tendenze di sviluppo futuro.
 Biagio Rossetti curò in modo particolare l’incrocio delle strade, privilegiando le cantonate dei
palazzi, che risultano particolarmente elaborate.
 I lavori si protrassero per tutto il Cinquecento, ma le previsioni di piano non si realizzarono. La
popolazione smise di crescere e molte aree rimasero in edificate. Una profonda crisi economica,
iniziata sotto Ercole II, rallentò i lavori e il passaggio della città sotto il governo della Chiesa, nel
1598, ne bloccò definitivamente il processo di sviluppo.

MANTOVA
 Giulio Romano, allievo, collaboratore e continuatore dell’attività di Raffaello, realizzò le sue opere
migliori ed originali a Mantova, città in cui si recò nel 1524 su invito del marchese Federico II
Gonzaga.
 Il Palazzo Te risale agli anni 1525-34 e Romano ne curò il progetto, la costruzione e la decorazione
interna. Costruito su un’isola chiamata “Tejéto”, nella zona meridionale di Mantova, il palazzo
svolge principalmente la funzione di luogo di svago.
 L’edificio ha forma quadrata e si sviluppa su un solo piano, sovrastato da un mezzanino. Si articola
attorno ad un cortile, come una domus romana, a cui l’architetto rende rifarsi. Ad Est un grande
giardino, delimitato su un lato dalle stalle, si conclude con un’esedra ad arcate aperta sulla natura
circostante.
 Il palazzo è stupefacente: tutte le facciate sono diverse e quella Sud non venne realizzata:
o La facciata settentrionale, rivolta verso la città, ha un portale a 3 aperture, affiancate da
lesene doriche giganti. Esse definiscono anche le superfici murarie stringendo le finestre, le
cui bugne superiori invadono la cornice orizzontale.
o La facciata occidentale ha un unico accesso, inquadrato da lesene binate intercalate da
nicchie, che immette in un vestibolo diviso in 3 spazi da colonne rustiche, mentre quella
orientale si apre sul giardino.
o È questa, forse, la facciata più monumentale, regolarmente divisa da arcate, lesene e
colonne trabeate. La porzione centrale, che separa la Loggia di Davide dal giardino con le
peschiere, è sormontata da un timpano, mentre i 2 sostegni centrali per i 3 archi sono
costituiti da quadruplici colonne.
o L’estrosità, l’invenzione e la licenza dalla regola sono mostrate soprattutto nelle 4 facciate
del Cortile d’Onore. Qui i timpani delle grandi nicchie e delle finestre risultano “spezzati”,
mentre parti di trabeazione, comprendenti i triglifi, vengono fatte scivolare in basso.
 Fra l’apparato decorativo, è obbligatorio ricordare la Sala dei Giganti, nella quale è raffigurato
l’episodio di Giove che punisce i giganti che gli si erano ribellati. Secondo la mitologia, infatti, i
Giganti diedero l’assalto all’Olimpo e Giove li colpì con i fulmini, facendoli precipitare e
sprofondandoli nelle viscere dell’Etna. Qui Romano riuscì a fondere l’affresco con l’architettura,
mimetizzando le aperture con le pietre dipinte e realizzando un’impressionante gioco di finzioni.