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Storia Moderna

1) Aspetti del colonialismo spagnolo


Già a partire dal 1400 Spagna e Portogallo si presentano come i pionieri nelle esplorazioni
transoceaniche.
Il Portogallo conta sulla disponibilità di capitali italiani, e anche la Spagna ha ingenti fondazioni
commerciali. Grazie a importanti strumenti tecnologici innovativi quali la nuova caravella, la mappa
tolemaica e la bussola, Spagna e Portogallo possono compiere grandi traversate in maniera più
veloce, precisa e sicura.
Nella seconda metà del 1400, i portoghesi puntavano a circumnavigare l'Africa per assumere il
controllo del traffico di spezie, oro, avorio, zucchero e degli schiavi.
Le conquiste venivano giustificate con la formula del “Terra Nullis”, ossia terre non sottoposte a
nessuna signoria, abitate da selvaggi senza leggi e ordinamenti.
Per quanto riguarda la Spagna, prima di Colombo ci fu l'occupazione delle Canarie portata a termine
nel '79; anno in cui viene firmato il trattato di Alcaçovas con il Portogallo, in cui quest'ultimo
riconosceva alla Spagna i diritti sulle Canarie e ai Portoghesi venivano riconosciuti diritti sulle altre
isole dell'Atlantico e sulle coste africane.
L'interesse del Portogallo era orientato verso l'india, mentre la Spagna puntava al completamento
della “Reconquista.”
Nel 1479 Colombo si trasferisce in Portogallo, presenta un progetto secondo cui vuole raggiungere le
Indie navigando verso occidente. Presenta inizialmente il progetto al re Giovanni II, che però non
crede nella sua realizzazione e nega la richiesta.
Colombo si rivolge allora ai “reyes catolicos” nel 1486, anche stavolta ottiene una risposta negativa
a causa di ristrettezze finanziarie.
Finalmente la concessione arriva nel 1941, da parte di Isabella di Castiglia.
Nel 17 Aprile 1492 viene concesso a Colombo il titolo di Ammiraglio, Viceré e governatore delle
terre eventualmente scoperte. Parte così la prima spedizione, con sole 3 navi, che raggiunge il 12
ottobre 1492 un isola delle Bahamas. La seconda spedizione è molto più grande, 17 navi, con 1500
uomini con il miraggio dell'oro ma tornano con un carico di schiavi.
Nel 1498 la terza spedizione di sole 6 navi, raggiunge il Messico e le coste dell'America latina, che
torna con oro, perle e preziosi.
Nel frattempo Colombo, stabilitosi a Santo Domingo, incontra parecchie difficoltà ad amministrare
la colonia a causa di disordini, violenze e epidemie.
Il governo Spagnolo invia Francisco Bobadilla come supervisore, il quale fa arrestare Colombo e lo
rispedisce in catene in Spagna, accusato di corruzione, nel 1500. Isabella lo libera e gli affida un
ennesima spedizione.
Nel 1502 costeggia l'Honduras, ma avendo perso quasi tutta la flotta è costretto a tornare in Spagna
dove scoprì della morte di Isabella, unica sua protettrice. Si ritirò avvilito a Valladolid dove morì il
20 maggio 1506.
Al ritorno di Colombo dal suo primo viaggio si affrettò a ottenere dal Papa Alessandro VI dei diritti
su tutte le terre d'occidente, questo causò la reazione del Portogallo che si vedeva preclusa dai mari
d'occidente. Cosi nel 1494 le due nazioni firmarono il trattato di Tordesillas, che regolava le relative
sfere di espansione tramite una linea immaginaria situata a 370 leghe a ovest delle isole di Capo
Verde, dove alla sua destra c'era la colonizzazione portoghese, e a sinistra quella spagnola.
All'inizio del 1500, l'impero Portoghese ha 3 nuclei:
1) Colonie agricole degli arcipelaghi dell'Atlantico
2) Schiavi dell'Africa
3) Spezie dalle coste dell'oceano Indiano.
La Spagna deteneva quindi il commercio dell'oro in Europa e il Portogallo le spezie.
Il primo problema che la colonizzazione pone è l'organizzazione della conquista d'oltremare e la
soddisfazione delle aspettative dei conquistadores, a questi ultimi venivano concessi titoli, diritti,
poteri e autorizzazioni commerciali. Le conquiste venivano giustificate con il requerimiento, ossia
gli indios dovevano riconoscere il Papa come signore del mondo e il re di Castiglia come suo
vicario. Chiaramente gli indios non potevano capire ciò che gli veniva chiesto, perciò veniva usata la
forza. Lo strumento più importante della colonizzazione fu l'encomienda, una concessione
temporanea fatta dalla corona ai singoli soggetti di diritti di signoria su terre, città, castelli, villaggi.

2) La riforma Luterana, Cattolica e la controriforma


Durante la prima metà del XVI secolo si diffusero in Europa idee cristiane sulla religione e sulla vita
molto diverse da quelle insegnate dalla Chiesa cattolica sino a quel momento. Nonostante queste
nuove dottrine prendessero spunto dagli stessi sacri testi del cristianesimo (la Bibbia e soprattutto il
Nuovo Testamento), non si conformavano alla dottrina promossa dalla Chiesa cattolica a causa della
grande distanza tra la visione del mondo professata dai testi sacri e quella politico-sociale
concretamente esistente in quel periodo. Queste nuove dottrine trovarono un nucleo centrale nella
riforma protestante, che travolse tutta l’Europa riuscendo a colpire Paesi fortemente cattolici come la
Spagna, la Francia e l’Italia. Il promotore del movimento protestante fu il monaco agostiniano
Martin Lutero (1483-1546). Egli nel 1517 diffuse a Wittemberg le 95 tesi teologiche in cui criticava
la prassi ecclesiastica delle indulgenze, dei voti, dei pellegrinaggi e dei digiuni, ed ebbe fortuna
grazie sopratutto alla diffusione della stampa. Lutero prima di tutto professò la fine della mediazione
ecclesiastica e il sacerdotio universale, contestando al papato la prerogativa di essere depositario
della vera e unica interpretazione delle sacre scritture e, quindi, eliminando ogni tipo di mediazione
tra Dio e l’uomo; in secondo luogo creò una nuova dottrina dei sacramenti riproponendo solo il
battesimo e l’eucaristia. La posizione luteriana può essere riassunta infine nell’affermazione che solo
la grazia salva: questo stava a significare che il fedele non poteva e non doveva compiere azioni
particolari per cercare la salvezza eterna, ma doveva solo avere fede. In questo modo il monaco
tedesco andava contro le dottrina dell’indulgenza. Nel 1518 Lutero venne dichiarato eretico dal Papa
e nel 1520 bruciò la bolla papale Exsurge Domine di Papa Leone X nella quale venivano condannate
le sue dottrine. Nel 1521 venne scomunicato cioè espulso dalla comunità dei fedeli. Nonostante
questo le idee luteriane trovarono ampio consenso in tutta la Germania, facendo preoccupare
l’imperatore Carlo V che convocò il monaco davanti alla dieta imperiale di Worms. Qui Lutero
rifiutò di recedere da qualunque punto della propria dottrina obbligando così l’imperatore a
procedere con la scomunica. In quegli stessi anni egli intraprese un’importante traduzione
dell’Antico e del Nuovo Testamento dal latino al tedesco mirando a rendere disponibile a tutti la
lettura diretta della voce di Dio. In molte città così come nella campagne, si richiese l’applicazione
della Riforma Protestante senza esitare a ricorrere all’uso della forza contro gli ecclesiastici. Queste
rivolte, chiamate rivolte dei contadini (1525), riguardavano l’uomo comune soggetto al potere di
principi e ai poteri della Chiesa. Gli obiettivi principali erano di abbattere la particolare struttura per
ceti, formare una comunità ispirata al vangelo, al bene comune, all’amore cristiano e fraterno,
sottrarre politiche alla nobiltà e infine espropriare ecclesiastici e religiosi. Lutero, preoccupandosi
che il suo pensiero venisse interpretato come strumento di insubordinazione sociale, approvò
l’annientamento della rivolta attraverso il suo scritto “Contro le ampie e scellerate bande dei
contadini”, in cui incitò le autorità alla repressione sanguinosa. Questo perché il monaco tedesco si
sentiva al centro di due forze diverse: la prima quella dei principi, dei borghesi e dei nobili, suoi
seguaci e in conflitto con Roma; la seconda quella degli estremisti che rischiavano di compromettere
tutto il successo del suo movimento. L’imperatore Carlo V inizialmente affrontò questa situazione in
modo cauto così decise nel 1526 di concedere una certa tolleranza nel confronti del culto luterano.
Nel 1530 però venne convocata una nuova dieta ad Augusta con l’obiettivo di ricondurre i territori
imperiali all’uniformità religiosa, ma cinque principi e quattordici città rifiutarono di sottomettersi
agli ordini dell’imperatore e stilarono un documento di protesta nei confronti dello stesso. Da quel
momento in poi sarebbero stati chiamati protestanti tutti i cristiani riformati che avessero seguito il
pensiero luterano. Tutti i principi riformati poi, nel 1531, aderirono alla Lega di Smacalda che fu
un’alleanza difensiva contro Carlo V e i suoi decreti religiosi e territoriali. Dopo una lunga guerra si
arrivò nel 1555 alla pace di Augusta nella quale Ferdinando d’Asburgo, delegato dell’imperatore,
riconobbe l’esistenza della confessione protestante nei soli territori dell’impero in cui i principi ne
professavano il credo. Nacque quindi il principio della cuius regio, eius religio: ogni suddito veniva
costretto a professare la religione scelta dal proprio sovrano, altrimenti i cittadini potevano emigrare
verso luoghi in cui la loro religione era considerata ufficiale. La diffusione della Riforma Protestante
portò anche alla nascita di forme di organizzazione confessionale differenti rispetto al
protestantesimo e i maggiori esponenti furono Ulrich Zwingli a Zurigo e Giovanni Calvino a
Ginevra.Nonostante i successi della Riforma, nessuno dei maggiori regni dell’Europa cattolica
abbracciò inizialmente il protestantesimo. Il sovrano d’Inghilterra Enrico VIII avvertì però
l’importanza dell’occasione che la diffusione della riforma luterana gli offriva: la possibilità di
ridurre l’influenza del papato sulla politica e sulla società inglese. Inoltre di fronte alla richiesta del
Re di annullare le nozze con la moglie Caterina d’Aragona per sposarsi con Anna Bolena, il
pontefice Clemente VII si oppose e non concesse il divorzio. Nel 1534 con l’Atto di Supremazia
Enrico VIII si proclamò capo della Chiesa d’Inghilterra e assegnò all’arcivescovo di Canterbury il
governo degli affari ecclesiastici. Nacquero, da questo momento, delle reazioni importanti contro il
protestantesimo da parte dei re di Spagna che avevano stretto un’alleanza con il papa per
salvaguardare l’obbedienza dei sudditi verso il sovrano e da parte della Chiesa di Roma che voleva
ripristinare il proprio potere e l’unità religiosa anche con l’aiuto della monarchia spagnola, arrivando
fino alla repressione. Iniziò così il periodo della Controriforma e della Riforma Cattolica, che
indicavano l’azione con la quale un territorio veniva ricondotto con la forza alla confessione
cattolica. Questo movimento ebbe il suo culmine con il Concilio di Trento indotto da papa Paolo III
nel 1554/55 che riunì tutti i vescovi per cercare una soluzione al problema protestante e con gli
obiettivi di riformare internamente la Chiesa cristiana e reprimere gli eretici. Controriforma e
riforma cattolica furono due tendenze del cattolicesimo convergenti verso una sua più decisa
affermazione. Si parla di Controriforma per il periodo che va dal 1580 al 1640, periodo della
repressione della riforma protestante e di tutte le spinte di rinnovamento interno al cattolicesimo. Nel
1542 papa Polo III riorganizzò il Tribunale dell’Inquisizione con l’obiettivo di dar vita a una vera e
propria rete di tribunali per la repressione dell’eresia e il controllo dei comportamenti dei cittadini. Il
raggio d’azione della nuova Inquisizione fu prevalentemente limitato all’Italia ad eccezione della
Sardegna e della Sicilia, dove operava l’Inquisizione spagnola. Nel 1559 fu istituito poi l’Indice dei
libri proibiti, cioè un elenco di opere a stampa che non solo venivano escluse dalla diffusione nei
centri di insegnamento ma il cui possesso era vietato ai fedeli, costituendo un’inclinazione verso
l’eresia. In Italia finirono per essere messi all’Indice personaggi come Galileo Galilei, uno dei padri
della scienza, che venne processato e costretto all’abiura per aver sostenuto idee eretiche tra cui aver
aderito alla teoria eliocentrica copernicana; il filosofo Tommaso Campanella che venne processato,
torturato e trattenuto in carcere per trent’anni; il pensatore Giordano Bruno che subì il processo e
successivamente venne condannato al rogo a Roma, in campo de’ Fiori, nel 1600. Un altro terreno
d’intervento del concilio fu quello della formazione del clero. Tra le denunce di Lutero c’era stata
infatti quella dell’ignoranza dei sacerdoti sull’intera materia religiosa e di conseguenza vennero
istituiti dei seminari. Un altro obiettivo della chiesa post-tridentina fu poi la riconquista delle anime e
quindi una sorta di nuova cristianizzazione. Vennero fondati nuovi ordini religiosi come ad esempio
l’ordine dei capuccini e l’ordine dei gesuiti, quest’ultimo importantissimo venne fondato per
iniziativa di un nobile spagnolo, Ignazio di Loyola. Questi nuovi ordini religiosi prevedevano, oltre
ai tre voti solenni (povertà, castità, ubbidienza) anche un quarto, il giuramento di obbedire
totalmente al papa e ai propri diretti superiori. La caratteristica fondamentale di questi nuovi ordini
fu la vocazione spiccata verso l’assistenza ai malati, agli orfani, ai poveri e alle prostitute, all’attività
pastorale di predicazione, all’azione missionaria nelle campagne europee e all’istruzione primaria.

3) Lo stato moderno in Francia


Al Rinascimento è attribuita una forte carica di modernità rispetto al Medioevo, ha origini Italiane e
dura circa due secoli e mezzo.
I principali mutamenti da esso provocati possono essere sintetizzati in:
– Mutamenti culturali: passaggio dall'universalismo medioevale alla nuova concezione
dell'individuo. Vi è in un certo senso un ritorno all'antico, ossia il mondo classico diventa una guida
per il modo di vivere.
– Mutamenti nella struttura politica: fanno dello stato la nuova forma di organizzazione politica
interna e internazionale.
– Mutamenti nell'economia e nella società: c'è la rivoluzione dei prezzi, causata da un sensibile
aumento della domanda e dell'offerta di beni. Dovuta tra i vari fattori anche da aumento della
popolazione, nascita della domanda di prodotti industriali, e opere edili sollecitate dallo sviluppo del
nuovo stato, per l'organizzazione di funzioni pubbliche e la politica sugli armamenti.
Rispetto alla sua forma medioevale, lo stato moderno è caratterizzato dalla nascita di un
organizzazione stabile, di una burocrazia, di un esercito permanente e non più mercenario, una
tassazione uniforme su tutto il territorio, un sistema di leggi valido e una divisione del potere tra la
proprietà, spettante al sovrano, e la titolarità e l'esercizio affidato all'amministrazione, sebbene
ancora non vi sia suddivisione del potere legislativo, giudiziario ed esecutivo.
In Francia il passaggio allo stato moderno inizia con l'unificazione geopolitica del Paese raggiunta
con la sconfitta di Carlo I di Borgogna “Il temerario” da parte di Luigi XI.
Il potere ha ancora alcune caratteristiche feudali, infatti, nel medioevo i consiglieri erano legati al Re
da un rapporto personale, un sistema gerarchico di controllo collegava il vertice del consiglio, il
cancelliere, agli ufficiali fiscali e giudiziari dei distretti amministrativi, chiamati Baillages. I
funzionari esercitavano in tali distretti poteri che facevano capo al Re. Con lo stato moderno vi è la
creazione di un ramo esecutivo dipendente dal sovrano e una una specializzazione dei funzionari:
esattori, luogotenenti, capitani generali. Nel 1547 vi è la nomina di 4 segretari, responsabili degli
altrettanti dipartimenti in cui era suddiviso il regno.
Questo progetto di centralizzazione della monarchia crea molta resistenza interna che sfocia
nell'istituzione degli Stati Generali, ossia nelle assemblee dei rappresentati dell'intera comunità
francese: clero, nobiltà, città, corti sovrane, enti religiosi e terzo stato. Questi diventano la maggiore
istituzione giudiziaria, col potere di bloccare le ordinanze reali se giudicate imperfette. Nasce così
una natura conflittuale tra Re e Parlamenti (Stati generali).
Con l'operato di Enrico IV la Francia vide attenuarsi il conflitto religioso tra Cattolici e Ugonotti con
l'editto di Nantes (1598), ma accentuò le rivalità tra i Parlamenti e i funzionari reali, e tra nobiltà di
spada e nobiltà di toga. Enrico IV fu assassinato nel 1610 proprio da un estremista cattolico e la
reggenza fu rimessa alla sua vedova Maria de Medici che convocò gli Stati Generali senza riuscire
ad imporre nessuna riforma. Questa fu l'ultima convocazione prima della rivoluzione Francese.
Il consolidamento dello stato moderno in Francia avviene con la fine di questi conflitti, messi a
tacere da Giulio Mazarino nel 1652 con la vittoria dell'amministrazione e dei suoi organismi
esecutivi sulle resistenze degli stati generali, nella battaglia di Parigi.

4) Cause della rivoluzione ingleseAlla morte senza eredi di Elisabetta I nel 1603, la corona
inglese passò al nipote della regina Giacomo Stuart (1566-1625), re di Scozia. La forza dello stato
inglese, sopratutto durante il regno di Elisabetta I, era caratterizzato dall'equilibrio instauratosi tra
re e Parlamento. Quest'ultimo, era diviso in due camere: quella dei lord dove siedevano in via
ereditaria i nobili e l'alto clero anglicano, e quella dei comuni formata dal resto della popolazione.
La Chiesa anglicana, di cui il sovrano era il capo supremo, costituiva un fondamentale caposaldo
del potere della corona che aveva il potere di nominare i vescovi. Giacomo I decise di evitare di
aprire un contenzioso in materia religiosa, attuando la scelta di tollerare forme di culto eterodosse.
In quanto ai cattolici, durante il suo regno, la repressione non andava oltre a una severa
riscossione delle multe affibbiate a chi disertava la messa di rito anglicano. Durante il suo regno il
re si fece aiutare da Robert Cecil, ministro prediletto di Elisabetta I, che costituiva una garanzia
per la classe dirigente inglese, che guardava con sospetto alle stravaganze della nuova corte. Infatti
il sovrano inglese tendeva a spendere senza alcuno scrupolo e a retribuire in modo avventato e con
estrema larghezza chiunque lo circondasse. Le maggiori fonti di introito delle finanze della corona
erano costituite dalla rendita delle terre regie, dagli incassi di una serie di tariffe doganali e dai
proventi di diritti di origine feudale. Questi redditi, si riteneva, dovevano essere sufficienti ai
bisogni della corona in tempo di pace. In caso di guerra o di necessità straordinarie il Parlamento
poteva votare nuovi sussidi per coprire le spese, prima però doveva accertarsi dell'orientamento
della politica regia, assumendo una funzione di garanzia e controllo. L'inflazione in quegli anni,
aveva reso insufficienti gli introiti statali: la vendita di uffici, onori e titoli costituivano un rimedio
parziale, in qualche caso temporaneo, al deficit. Giacomo I, trovandosi in questa situazione, fu
costretto a chiedere nuove tasse al Parlamento che tuttavia fu restio a concederle. Questo perchè
nel Parlamento siedevano in maggioranza uomini formatisi durante il regno elisabettiano, propensi
a ulteriori forme della Chiesa anglicana in senso protestante e un più netto impegno anticattolico
in politica estera. Giacomo I invece ambiva a fare dell'Inghilterra un elemento di pacificazione e
mediazione nella scena politica europea. Un altro problema sorse in merito alla pace firmata tra il
re spagnolo Filippo III e Giacomo I. Molti mercanti, navigatori ed esploratori inglesi sognavano
l'espansione coloniale e commerciale britannica e l'attacco al cuore del grande impero spagnolo.
Quindi l'avvicinamento tra il re spagnolo e il re inglese fu anch'esso fonte di grossi contrasti tra il
parlamento e la corona, alimentato anche dalla corruzione e dal clientelismo all'interno del
governo il cui centro era costituito dal favorito di Giacomo, Georges Villiers, duca di Backingham.
Alla morte di Giacomo I, la successione di Carlo I sul trono inglese (1625) avvenne in un
momento molto delicato, nel pieno della guerra dei trent'anni. In occasione dell'invio di rinforzi
militari agli ugonotti francesi, scoppiò il conflitto tra re e parlamento e il terreno di scontro fu
quello fiscale. Il ruolo del duca di Backingham divenne in breve il centro delle polemiche e Carlo
si vide costretto a sciogliere il Parlamento del 1626 a causa degli attacchi al proprio ministro. Nel
1628 poi, la camera dei comuni venne ricovoncata e in cambio dei sussidi richiesti, il parlamento
chiese al sovrano di formare la petion of right (petizione dei diritti) nella quale si proibivano in
futuro prestiti forzosi o altre forme di tassazione non autorizzate dal parlamento, arresti arbitrari e
procedure di emergenza disposte in violazione della legge. La situazione cominciò a precipitare
dopo l'assissinio di Buckingham e Carlo decise a questo punto nel 1629 di sciogliere il parlamento
con la ferma intenzione di non riconvocarlo. Da questo momento il sovrano inglese diede vita a un
governo personale fondato da lui stesso, che aveva la giurisdizione sui reati di lesa maestà e che
divenne un vero tribunale politico per l'eliminazione degli oppositori. In campo religioso venne
nominato arcivescovo di Canterbury William Laud e con lui venne ripristinato il prestigio dei
vescovi, il ruolo dei preti e riformata la proprietà ecclesiastica. In campo economico Carlo,
risoluto nel non voler convocare il parlamento, fu costretto ad affidarsi a gruppi di mercanti-
banchieri che gli assicuravano anticipi e prestiti in cambio della concessione di privilegi e di
monopoli commerciali. Inoltre alle volte, reperiva le risorse necessarie anche attraverso
l'imposizione giuridicamente forzata di dazi e di altre imposte. Ogni atteggiamento di dissendo
venne severamente represso. In tutto ciò la Scozia, calvinista, si oppose subito all'imposizione del
sistema di culto e dell'organizzazione ecclesiastica inglese episcopalista; si oppose all'imposizione
fiscale e dichiarò guerra a re Carlo. Nel 1640 il sovrano inglese decise di riconvocare il
parlamento con la richiesta di stanziamenti finanziari, ma le camere chiesero a loro volta
l'abolizione della ship money (tassa sulle navi) e la conferma della petition of right. Pochi giorno
dopo il parlamento venne nuovamente sciolto e per questo soprannominato corto parlamento. Ne
fu convocato uno nuovo, chiamato lungo parlamento. Tra corto e lungo parlamento le truppe
scozzesi sconfissero varie volte l'esercito inglese e vennero giustiziati vari ministri. Anche in
Irlanda persisteva una crisi sopratutto religiosa tra cattolici e calvinisti, così nel 1641 si proclamò
in rivolta. Il parlamento in questo modo rivendicò i pieni poteri militari e il comando della
repressione. Carlo I reagì e tentò di arrestare i capi dell'opposizione parlamentare ma non ci riuscì,
così decise di fuggire dalla capitale dando inizio alla guerra civile.

5) Crisi del 600


Tra la fine del XVI secolo e la fine del XVII quasi tutte le aree europee furono investite
da un processo di trasformazione che gli storici chiamarono la crisi generale del 600. Una causa
fondamentale fu la guerra dei 30 anni, un conflitto inizialmente interno che produsse un mutamento
degli equilibri politici su tutto il continente Europeo, arrivando a coinvolgere 100 milioni di europei
e costi elevatissimi. Tra le altre cause vi sono le epidemie, la contrazione demografica, la crisi della
struttura agraria, manifatturiera, industriale e commerciale.
Fu una crisi che sconvolse le precedenti egemonie tra nazioni, causando indebolimento di alcuni
paesi e rafforzamento di altri, come Inghilterra e Olanda che stabilirono il loro dominio sul
continente.
– Demografia: il 1600 fu per l'Europa un periodo di bassa crescita demografica.
– Agricoltura: è il punto di forza delle società preindustriali. All'inizio del XVII secolo
l'espansione dell'agricoltura si interruppe: crollarono i prezzi, le superfici coltivate
diminuirono, cosi come le rese (rapporto semente-prodotto), si affermò la tendenza a passare
dalla coltura dei cereali all'allevamento, soprattutto ovino. I paesi produttori ed esportatori
furono i più toccati mentre quelli importatori con economie diversificate meno.
– Manifatture, finanza, industria e commercio: nell’Europa mediterranea le corporazioni di arti
e mestieri avevano perso peso e il potere politico che avevano nel medioevo ma mantenevano
intatto il potere di controllo sull’organizzazione dell’economia attraverso privilegi, monopoli
e l’irrigidimento delle regole per l’accesso all’attività professionale. Si registrò una forte
contrazione del settore tessile. Per quanto riguarda Inghilterra e Paesi Bassi vi fu un'ascesa
sulla produzione manifatturiera. I motivi della loro superiorità furono principalmente due:
diversificazione merceologica e capacità di adattare i prezzi ai cambiamenti della domanda.
L'afflusso di metalli preziosi dal nuovo mondo aumentò il fabbisogno monetario nella misura
in cui si intensificarono gli scambi e tutti avevano bisogno di capitali poiché la massa
monetaria era scarsa. Alla fine del '500 si ebbe una contrazione fortissima a causa
dell'esaurimento di molte miniere, vennero quindi coniate monete in rame che fecero salire
nettamente i prezzi, inoltre a causa della scarsità di moneta circolante si fece ricorso alla
moneta fiduciaria (lettere di scambio e titoli del debito pubblico). Il centro della finanza si
spostò così in Inghilterra e Olanda.

6) La rivoluzione Americana
La rivoluzione americana è il conflitto che oppose tra il 1776 e il 1783 le 13 colonie britanniche in
terra nord-americana alla madrepatria, concludendosi con la costituzione delle colonie in uno Stato
interdipendente i cosiddetti Stati Uniti d’America. L’ America settentrionale, ricoperta da foreste
ed abitata da tribù che vivevano in semplicità, diventò territorio di conquista già a partire dalla fine
del 1500. Infatti la necessità per le popolazioni europee di procurarsi delle pellicce spinse molti a
ricercare questa merce pregiata. Così a partire dal XVI secolo, sulle coste atlantiche dell’ America
del Nord si erano insediati coloni olandesi, francesi ed inglesi dediti al commercio delle pellicce.
C’erano quindi anche gli inglesi e la loro colonia era cresciuta, poiché si erano aggiunte tutte
quelle persone che erano state perseguitate in Inghilterra per le loro opinioni politiche e religiose,
durante la dittatura di Cromwell, ed ora cercavano un territorio lontano, in cui vivere in pace e
liberamente. Il più famoso gruppo di emigrati sbarcò a Capo Cod nel dicembre 1620. Erano 102
puritani ( “setta” religiosa ) in cerca di una terra dove poter pregare in pace e libertà, giunti da
Plymouth sulla nave Mayflower. Questo fu l’atto di nascita delle colonie Americane. Prima di
toccare la nuova terra giurarono di restare uniti e di sottomettersi alle regole stabilite “per il bene
di tutti”. Quest’accordo conteneva il principio della uguaglianza politica, ecco perché i pellegrini
del Mayflower sono considerati i padri fondatori della democrazia americana. Per questo motivo
gli inglesi occuparono un territorio sempre più vasto. Alla metà del XVIII secolo, le colonie erano
diventate 13, con quasi due milioni di abitanti. La società coloniale somigliava a quella europea,
ma le differenze erano meno profonde. Nelle colonie inglesi del Sud il potere era nelle mani dei
grandi proprietari terrieri, ricchissimi grazie alle loro immense piantagioni di cotone e tabacco in
cui lavoravano schiavi e negri, presi dalle coste africane. Ma nelle altre colonie la popolazione era
formata da piccoli agricoltori indipendenti, che costituivano il 90% del totale dei coloni: gli altri
erano mercanti, marinai, artigiani, armatori etc. Vivevano in piccoli villaggi, dalle case modeste e
in gran parte di legno. Le città erano poche, la più grande era Filadelfia. I coloni erano
religiosissimi, tanto che l’influenza del pastore religioso sulla comunità era molto forte, e la lettura
della Bibbia una delle consuetudini quotidiane. I rapporti fra gli abitanti delle colonie e la
madrepatria (Inghilterra) non erano molto buoni. Ogni colonia, che disponeva di una propria
assemblea elettiva, avrebbe voluto governarsi da sé; e invece i governatori nominati da Londra le
tenevano sotto controllo. Sul piano economico, poi, il contrasto era assoluto. Per il governo
inglese, i territori americani dovevano soltanto fornire materie prime (grano, legname, pellicce,
ferro) ed essere un mercato per la produzione inglese, senza possedere industrie coloniali.
Dovevano insomma vendere le materie prime delle colonie all’ Inghilterra, importare i manufatti
dalla madrepatria stessa e pagarli ad un prezzo fissato dagli inglesi. Una situazione questa, che non
poteva durare nel tempo. Fin quando i coloni ebbero bisogno di essere protetti dall’ Inghilterra,
contro i francesi che li circondavano, sopportarono a malincuore. Dopo le guerre coloniali con la
Francia, la minaccia svanì. La guerra contro la Francia era costata una cifra colossale. Per
raddrizzare il proprio bilancio, il governo inglese introdusse numerose tasse, alcune delle quali
colpivano solo le colonie. I coloni reagirono prontamente, facendosi sentire contro il parlamento di
Londra, non ritenendo giusta la decisioni di sottostare alle tasse da parte dell’Inghilterra. Difatti,
nel parlamento inglese non c’erano deputati che rappresentavano le colonie, per cui non c’era
nessun diritto a tassarli. La protesta impressionò il governo e le tasse furono cancellate, tranne il
dazio (tassa) sulle importazioni del “tea”, mantenuto per affermare che, comunque, il parlamento
inglese aveva il diritto di tassare le colonie americane. Nel 1773, per ribellarsi un gruppo di
americani travestiti da pellirosse gettò in mare il carico di tea di alcune navi giunte nel porto di
Boston. Da qui iniziò il ricorso alle armi da parte dei coloni americani. Il re Giorgio III di
Inghilterra decise di opporre le sue truppe contro i ribelli delle colonie, per riportare l’ordine e
l’obbedienza. Nell’ aprile 1775, truppe inglesi si scontrarono con reparti di coloni a Lexington e a
Concord. Le ostilità erano ormai aperte. Un congresso di delegati delle colonie riunitosi a
Filadelfia organizzò un esercito di volontari, affidandone il comando a George Washington. Ciò
malgrado, le colonie americane esitavano di fronte all’idea di una separazione netta dalla
Inghilterra: il congresso tentò dunque di giungere ad un accordo. Ma re Giorgio III respinse ogni
forma di compromesso, ritenendo i coloni americani dei ribelli. La rottura fu definitiva ed al
congresso non rimase che proclamare il 4 luglio 1776 una solenne Dichiarazione d’ indipendenza
delle colonie. Nasceva così il primo nucleo degli Stati Uniti. Mentre Washington cercò di dare un
assetto militare ai suoi ribelli contro la Gran Bretagna, un grande diplomatico Benjamin Franklin
decise di prendere contatti con le altre potenze europee per avere degli alleati contro l’Inghilterra.
Così Francia, Spagna e Olanda decisero di scendere in campo contro gli inglesi per via di vecchi
conti da regolare con essi. E l’esercito inglese venne sconfitto a Yorktown in Virginia, nel 1781.
L’Inghilterra si decise allora a firmare la pace e, col trattato di Parigi del 1783 riconobbe
l’indipendenza delle colonie americane. Quando la guerra ebbe fine, gli americani si trovarono a
discutere un problema importantissimo: che tipo di Stato dovevano organizzare? La costituzione
approvata nel 1787 da un’assemblea composta da rappresentanti di tutte le colonie, stabilì che il
nuovo Stato fosse di tipo federale. Ogni Stato, cioè, avrebbe deciso da solo, con un proprio
governatore ed una propria assemblea, i propri problemi interni. Un solido governo centrale
avrebbe invece provveduto ai problemi comuni a tutti gli stati che avrebbero dato vita agli Stati
Uniti d’America. La costituzione, in vigore ancora oggi con poche modifiche, è molto agile: il
capo dello Stato e del governo è un presidente eletto dal popolo. Il potere legislativo spetta a due
assemblee composte da rappresentanti di tutti gli stati, la camera dei rappresentanti ed il senato. Il
potere giudiziario è affidato ad una magistratura indipendente. Primo presidente americano fu
George Washington. La Dichiarazione d’ indipendenza diceva con chiarezza che tutti gli uomini, e
quindi anche tutti gli abitanti degli Stati Uniti erano liberi ed uguali. Ma era così per tutti? Gli
indiani, per esempio che occupavano enormi territori sui quali potevano estendersi milioni di
coloni, come venivano considerati? E la schiavitù dei negri? I quali erano costretti a sottostare ai
padroni e lavorare duramente nelle piantagioni. Proclamare la libertà politica come diritto di tutti e
perseguitare gli indiani o schiavizzare i negri era certo una contraddizione profonda. Questioni
sociali che tormentarono duramente la nascita degli Stati Uniti e l’avvento della democrazia.
Federazione: lega di Stati, di cui ciascuno ha le proprie leggi, ma sono poi retti tutti da una
Costituzione comune.
Confederazione: unione politica di più Stati con degli interessi comuni a livello internazionale.
Alcuni articoli costituzionali americani: art.1: tutti i poteri legislativi sono conferiti ad un Congresso
degli Stati Uniti composto da un senato e da una camera dei rappresentanti. Art.2: Il presidente degli
Stati Uniti sarà investito del potere esecutivo. Art.3: Il potere giudiziario viene affidato ad una corte
suprema ed a quelle corti che il congresso può istituire. Il giudizio per tutti i crimini dovrà avvenire
mediante giuria.

7) L'Olanda del '600


L'Olanda fu l'unico Paese d'Europa a sottrarsi alla stagnazione economica generale, si liberò dal
dominio spagnolo, trovo i mezzi per competere economicamente con i Paesi più potenti e costruì un
sistema politico basato sul federalismo e non sull'accentramento. Gli organi federali erano gli stati
generali (politica estera e finanze) e consiglio di stato (affari di minore importanza). La sede della
sovranità era negli stati provinciali che nominavano lo Statolder (Capo dello stato), altra carica
importante era il gran pensionario (consulente legale delle province). Nel 1602 venne fondata la
Compagnia delle Indie orientali, un'associazione permanente fondata sia sul libero acquisto di azioni
da parte dei cittadini, sia su una concentrazione di capitali. Aveva il monopolio del commercio
olandese su mari oltre lo stretto di Magellano e il Capo di buona speranza. Da inizio alla
colonizzazione olandese del Sudafrica. Nel 1648, la pace con la Spagna significò conquiste
territoriali e il riconoscimento della supremazia economica sui Paesi Bassi meridionali. Arrivò a
controllare il mercato mondiale delle spezie, il mercato degli schiavi neri, e grazie alla compagnia
delle indie occidentali alla fondazione di quella che diventerà la città di New York. I principi
Olandesi di libertà marittima andavano contro il principio del monopolio e della supremazia dei mari
dell'Inghilterra. Questa divergenza portò nel 1652 all'inizio di un conflitto che vede coinvolte, oltre
Inghilterra e Olanda, anche Francia e Svezia. Le guerre si concludono con la pace di Westminster,
che riconosce il fondamento dei principi liberistici propugnati dagli olandesi.
8) La rivoluzione Inglese
La rivoluzione inglese (1642-1660) fu quel conflitto politico e militare che portò alla caduta della
monarchia e al protettorato di Oliver Cromwell. Con l'avvento di Carlo I (1625) si accentuò il
contrasto tra il parlamento e la corona, decisa ad imporre con l'aiuto della chiesa anglicana una
politica conservatrice e assolutistica. Il parlamento, convocato per approvare le imposte necessarie
alla repressione di una vasta rivolta calvinista scoppiata in Scozia (1638), fu subito sciolto dal re per
le rivendicazioni che aveva avanzato (corto parlamento 13 aprile 1640-5 maggio 1640) ; venne
riconvocato nello stesso anno (lungo parlamento 1640-1653) e lo stesso si schierò nuovamente
contro il re. Nel paese cresceva il malcontento, alimentato da sette religiose di tendenze radicali;
un'insurrezione di cattolici irlandesi esasperò nuovamente i parlamentari che accusarono Carlo I di
averla ispirata. Ebbe così inizio la guerra civile (1642) tra il partito realista o dei cavalieri (nobili) e i
fautori del parlamento o teste rotonde che si concluse con la vittoria dell'esercito rivoluzionario ,
riorganizzato (new model army) dal puritano Cromwell nella battaglia di Naseby nel 1645. La prima
rivoluzione inglese si può dividere in quattro fasi. La prima dal 1642 al 1649 della guerra civile, che
vedeva protagonisti due partiti: il partito del re composto da aristocratici, dalla chiesa anglicana e dai
grandi proprietari nobiliari; l'opposizione parlamentare invece era formata da professionisti,
mercanti, artigiani e i ceti che popolavano le aree limitrofe di Londra. Nel 1642 cominciarono gli
scontri tra i due schieramenti, constatando molte vittorie da parte degli oppositori del re (detti teste
rotonde), sostenuti dalla Scozia, dalla city (elite finanziaria londinese) e acquisendo tecnica e
esperienza militare grazie a un capo militare calvinista, Oliver Cromwell. Con la battaglia di Naseby
la new model army, l'esercito ideato da Cromwell, sconfisse i realisti (partito del re) nel 1945. L'anno
successivo, re Carlo si arrese anche agli scozzesi e venne consegnato al parlamento di Londra, dando
così fine alla fase più cruenta della guerra civile. In questi si formarono tre distinte forze politiche e
ideologiche: i presbiteriani, conservatori e fautori della chiesa calvinista, che chiedevano lo
scioglimento della nuova armata; gli indipendenti, gruppo egemonico della new model army, fermi
sostenitori del libero mercato, della proprietà privata e tolleranti verso ogni credo religioso, si
opponevano al gruppo dei presbiteriani; i levellers (livellatori) il cui nome stava ad indicare delle
sette religiose che predicavano l'assoluta libertà religiosa, la democratizzazione della società e nei
casi estremi l'abolizione della proprietà privata e la comunione dei beni. Al centro di queste forze si
trovavano Cromwell e Henry Ireton, un giurista che guidò la battaglia ideologico-politica contro i
levellers. Il radicalismo dei livellatori si era diffuso tra la new model army e per questo i
presbiteriani chiedevano lo scioglimento dell'armata. Cromwell e Ireton però sostennero la new
model army e allo stesso tempo cercarono di bloccare i levellers che vedevano la rappresentanza
politica in maniera diversa rispetto agli indipendenti. I levellers infatti si battevano per l'uguaglianza
tra i cittadini e per una costituzione repubblicana, gli indipendenti invece collegavano la
rappresentanza alla proprietà. Cromwell decise così di epurare il parlamento dai presbiteriani,
lasciando solo i suoi fedelissimi e andò contro re Carlo, sconfiggendolo a Preston. Il sovrano fu
condannato e giustiziato nel 1649. Inizia La seconda fase della rivoluzione inglese che va dal 1649 al
1653, dal momento in cui Cromwell e il parlamento dichiararono decaduta la monarchia. Abolita la
camera dei lord, nel 1649, venne dichiarata la repubblica unita di Inghilterra, Scozia e Irlanda
(commonwealth). Cromwell perseguì una precisa strategia: la salvaguardia del diritto di proprietà, la
libertà religiosa e l'indipendenza della chiesa dallo stato, stabilità sociale e eliminazione di tutte le
posizioni estremiste. Per quanto riguarda la politica estera, perseguì l'unificazione del paese anche
se i costi furono molto alti, dando un occhio di riguardo anche alla Scozia e all'Irlanda. Nel 1651
emanò l'atto di navigazione che tendeva a riservare all'Inghilterra il commercio nordamericano: era
praticamente un atto di guerra contro l'Olanda e le sue navi che gestivano gli scambi tra Inghilterra e
America del nord. Nel 1653 Cromwell sciolse il lungo parlamento e insediò una nuova assemblea
eletta dai capi dell'esercito, che però durò solo pochi mesi. Una carta costituzionale lo nominò lord
protettore del commonwealth. La terza fase, quella della dittatura militare, va dal 1653 al 1658.
Venne chiamata così proprio perché Cromwell sceglieva tra gli ufficiali dell'esercito i nuovi membri
del consiglio di stato. Il territorio era diviso in undici province, sottoposte a governatori militari. Le
discussioni politiche si svolgevano ora tra due gruppi: i moderati dell'esercito che difendevano la
carta costituzionale del '53 e i realisti che si battevano per un ritorno alla monarchia. In questo
periodo ci fu un inasprimento delle imposizioni fiscali tramite la nuova imposta fondiaria. Nel 1658
Cromwell morì, lasciando l'Inghilterra in una condizione di forti contrasti. La quarta e ultima fase va
dal 1658 al 1660. Il successore di Cromwell fu il figlio Richard che prese anche lui la carica del
padre di lord protettore, però non riusciva a garantire la sicurezza dei ceti abbienti. Nell'esercito si
riformava il movimento radicalista. Nel 1660, un esercito comandato da George Monk marciava su
Londra e restituiva i poteri al parlamento. Venne ricostituita così la camera dei lord, la chiesa
anglicana e venne restaurata la monarchia con Carlo II. La rivoluzione inglese comportò un
graduale declino dell'assolutismo monarchico e un radicale sviluppo delle più moderne forme
organizzative di lotta politica. Il re infatti vedeva limitati i suoi poteri ad opera del parlamento, più
precisamente della camera dei comuni. Nel 1678 quest'ultimo votò il test act proponendo che tutti gli
ufficiali civili e militari potevano esercitare la carica solo dopo la professione di fede anglicana; nel
1679 con l'habeas corpus fu abolito il carcere preventivo e l'arresto veniva accettato solo sulla base
di motivi penalmente perseguibili. Il sovrano Carlo II non poteva operare nessuna scelta politica
autonomamente dal paese e dalla società civile, segnando il fatto che l'assolutismo si avviava in
Inghilterra verso la crisi.

9) La rivoluzione Francese
Alla vigilia della Rivoluzione la società francese era organizzata secondo criteri medievali. C’erano i
famosi 3 ordini: clero, nobiltà e terzo stato che componevano gli stati generali. Il clero era distinto in
due rami. C’era l’alto clero composto da figure di origine aristocratica (vescovi, cardinali, abati) che
avevano grandi privilegi: le terre, la riscossione delle decime (la decima parte del raccolto dei
contadini andava alla chiesa). C'era poi il basso clero, di cui facevano parte uomini di origine umile,
contadina, basso-borghese. A loro spettava il minimo dei proventi che si ricavavano dalle decime. La
nobiltà francese era in decadenza, non era più il nervo dello stato, ma rimaneva comunque la classe
dominante della società per ricchezza e prestigio. Il nobile non aveva doveri ma solo diritti. C’erano
delle distinzioni all’interno di questa classe sociale: l’aristocrazia di corte, parassitaria e passiva;
l’aristocrazia di provincia, più aggressiva, reazionaria, vuole mantenere i suoi privilegi e diventa
violenta verso chi vuole toglierli; l’aristocrazia di toga, che ha acquistato i titoli dai sovrani e
svolgono un ruolo amministrativo, è gelosa del proprio ruolo e dei propri privilegi. Il terzo stato è la
classe maggiore. È composito, variegato. Infatti, si va dalle classi popolari, urbane e rurali di
campagna (braccianti, affittuari, garzoni, operai: il proletariato) fino alla piccola, media, alta
borghesia. La parte dinamica del terzo stato era composta dalla medio-alta borghesia (attiva
politicamente e culturalmente) composta da banchieri, commercianti, che detenevano una buona
parte della vita economica, sociale, burocratica dello stato. Però questa borghesia non era padrona
dello stato. Era sul terzo stato che gravava il peso fiscale dello stato, i diritti e privilegi della nobiltà e
del clero. Erano sottomessi ai poteri. Quando re Luigi XVI si decise a convocare gli Stati generali,
che non venivano chiamati dal 1614, non si immaginava quello che sarebbe successo. Li aveva
convocati per far uscire dalla grave crisi finanziaria in cui la Francia era incappata. Il ministro delle
finanze, Necker, pensava che questo poteva essere risolto con grandi riforme importanti, toccando la
struttura dello stato. L’idea era quella di rivedere i privilegi della nobiltà e del clero che erano
largamente parassitari nell’economia. Il problema finanziario non era l’unico, infatti, il problema più
profondo era quello che riguardava la struttura dello stato (corona, leggi, stati generali) che era ormai
lontana e inadeguata rispetto ai problemi della società che era cresciuta. Questa distanza tra lo stato e
la società era stata resa più evidente dall’Illuminismo. In quegli anni si era sviluppato l’Illuminismo
che parlava anche di politica e difendeva i diritti degli uomini. Gli Stati generali, come abbiamo
detto, vennero convocati nel maggio del 1789. I ceti borghesi e le masse contadine ebbero così
l’occasione di presentare le proprie rimostranze contro i privilegi aristocratici e signorili. Grande
risonanza ebbero le riflessioni espresse dall’abate Sieyés che si era schierato, insieme ad altri nobili
liberali, dalla parte dei borghesi. In un opuscolo intitolato “Che cos’è il terzo stato?” Sieyés rigettava
la tradizionale divisione in tre ordini, sostenendo che la sovranità spettasse alla nazione intesa come
insieme omogeneo dei tre ceti. La borghesia chiese quindi da un lato che il numero dei proprio
rappresentanti fosse uguale alla somma dei deputati del clero e della aristocrazia, dall’altro che le
votazioni venissero per testa e non per ordine. Però il re, che doveva apparire nelle vesti da
mediatore, fu del tutto inetto a questo scopo. Furono allora i deputati del terzo stato a prendere
l’iniziativa, proponendo che i rappresentanti dei tre ordini lavorassero in comune e che le
deliberazioni fossero prese a maggioranza e non più conteggiando i voti della nobiltà del clero e del
terzo stato. E poiché i rappresentanti della nobiltà e del clero si opposero a votare per testa i
rappresentanti del terzo stato decisero di abbandonare l’aula e si proclamarono Assemblea
Nazionale. Con il giuramento della Pallacorda il terzo stato giurò di restare unito fino a quando la
nazione non avesse avuto una costituzione. Il re invitò allora il clero e la nobiltà a sedere
nell’Assemblea Nazionale Costituente. Finisce con questo fatto la monarchia assoluta e quindi anche
l’Antico Regime. Il re non era disposto di accettare senza reagire la sconfitta dell’assolutismo e
ordinò ad alcuni reggimenti di raggiungere Versailles per riprendere il controllo del potere. La paura
di una dura repressione spinse il popolo ad assalire la Bastiglia, che venne presa il 4 luglio 1789: con
questo fatto inizia la Rivoluzione Francese. La popolazione contadina per paura della vendetta
aristocratica saccheggio le ville dei nobili e bruciò le carte su cui erano enunciati i diritti feudatari. Il
4 agosto con due decreti vennero aboliti i diritti feudali nobiliari ed ecclesiastici e abolirono i diritti
esercitati dai nobili feudatari (come le corvees) sulle persone. Il 26 agosto venne approvata la
Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, redatta sulla Dichiarazione d’indipendenza
americana, in cui si enunciavano i diritti inviolabili e inalienabili dell’uomo affermando il principio
della divisione dei poteri dello stato e mettendo fine all’Ancien Regime. I diritti erano i seguenti:
1:Lo Stato assicura i diritti dei suoi cittadini. 2:Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente
nella nazione. 3:Se lo stato viene meno ai suoi doveri il cittadino ha il diritto di resistere alla sua
oppressione.
Il rifiuto di Luigi XVI di firmare le carte provocò un moto popolare. Il 5 ottobre il popolo marciò su
Versailles, seguito dalla Guardia Nazionale guidata dal generale La Fayette, e costrinse la famiglia
reale a trasferirsi a Parigi, nel palazzo della Tuileries. La costituente si trasferì a Parigi e creò una
democrazia parlamentare sotto l’egida del re e della legge. Il punto di arrivo fu la Costituzione del
1791. ma prima dovette affrontare le questioni finanziarie. Il 2 novembre 1789 i beni della chiesa
divennero proprietà della nazione. La riforma agraria fu attuata con la soppressione di tutti i privilegi
connessi al feudalesimo: furono soppresse decime e gerarchie feudali, i diritti di primogenitura e tutti
gli obblighi di natura personale. La costituente attribuì larghi poteri alle municipalità e riorganizzò il
territorio in dipartimenti, distretti e cantoni. Con la riforma giudiziaria fu abolita la venalità degli
uffici, la giustizia fu separata dall’amministrazione secondo il principio della divisione dei poteri,
furono istituiti due tribunali nazionali, l’Alta Corte e il Tribunale di cassazione. Nel 1790 fu
approvata la costituzione civile del clero. Tutte le cariche dal vescovo al parroco furono elettive. Il
clero venne sottoposto al controllo dello stato. 98 La reazione di Roma e del pontefice Pio VI fu
durissima. In Francia il clero si divise: alcuni accettarono il nuovo ordinamento, altri rimasero fedeli
alla gerarchia di Roma. L’attività legislativa e le scelte politiche dell’assemblea nazionale furono
coronate nella costituzione del 1791: 1.Conferma di tutti gli articoli riguardanti le libertà
fondamentali del cittadino della dichiarazione dei diritti del '89 2. La divisione dei 3 poteri
legislativo, esecutivo e giudiziario in tre differenti autonomi organismi politici 3. La concentrazione
del potere legislativo in un’assemblea legislativa 4. L’attribuzione al sovrano del potere esecutivo 5.
L’attribuzione del potere giudiziario a giudici eletti dal popolo 6. Il carattere gratuito dell’istruzione
primaria Nella costituzione del 1791 erano realizzate le idee ispiratrici dell’Illuminismo come la
separazione dei poteri e la nuova concezione della rappresentanza fondata sulla democrazia
parlamentare. Inoltre viene definita liberal-democratica, perché di liberale c’è la divisone dei poteri e
l’idea che lo stato riconosce e difende i diritti dei cittadini e perché di democratico c’è l’idea che lo
stato e quindi le leggi si fondano sul popolo, sulla sovranità popolare. Il re non si rassegnò alla
perdita dei suoi poteri e scappò quindi da Parigi il 20 giugno 1791(fuga di Varennes), ma viene
riconosciuto e ricondotto a Parigi, dove viene momentaneamente sospeso dal trono per circa due
mesi.

10) La rivoluzione industriale


Il Settecento fu un secolo di grandi trasformazioni: si parla di rivoluzione demografica, agricola,
industriale. L'Inghilterra fu la protagonista del campo economico.
• Rivoluzione Agricola
L'agricoltura medievale, sebbene fosse molto progredita, sfruttando la rotazione triennale, lasciava
comunque incolto un terzo del terreno arativo, a causa della scarsità di concimi, di insufficienza del
bestiame e dalla limitata disponibilità di pascoli e foraggio. Per ricostituire la fertilità dei campi,
dunque, si poteva ricorrere solo al maggese, il riposo periodico. La rotazione triennale era molto
diffusa nelle regioni europee sui villaggi a campi aperti, openfield, con le loro tre grandi porzioni di
terreno sulle quali si praticavano coltivazioni e riposo. Il sistema dell'openfield era molto utilizzato
perchè forniva cibo ai contadini per il bestiame, permettendo il pascolo comune sulla porzione
appena mietuta e destinata al riposo annuale. Questa pratica, però, andava contro i principi della
proprietà privata e dell'uso individualistico della terra, imponendo rigide regolamentazioni riguardo
alle piante da seminare, i tempi di semina e di raccolto, la successione delle colture. Inoltre, anche
l'openfield, per fornire cibo al bestiame, doveva essere integrato da terre comuni lasciate incolte per
il pascolo brado. Le altre terre venivano lasciate a bosco per fornire legname. In questo modo, si
accentuava lo spreco del terreno. Nel corso del 700, l'Inghilterra aveva sostituito i pascoli comuni sui
maggesi e sulle terre incolte coi prati artificiali seminati con diverse piante foraggere, permettendo
un accrescimento del bestiame, maggiori quantità di concimi animali ed il miglioramento della
fertilità e dei rendimenti delle aree destinate alle colture cerealicole. Il pascolo brado, inoltre, veniva
sostituito con l'allevamento stabulare. L'associazione di allevamento e agricoltura portava
indubbiamente notevoli benefici, ma richiedeva al tempo stesso grandi investimenti: si realizzo
meglio, dunque, nelle aziende capitalistiche. Con l'abolizione dei maggesi, risultò arcaico il sistema
agricolo delle terre comuni incolte o del pascolo naturale: aumento la superficie coltivabile e si passò
alla coltura di cereali, leguminose, tuberi, che avevano la proprietà di mantenere e migliorare la
fertilità del suolo con un'efficacia superiore al riposo periodico.
• Parallelismo tra Rivoluzione Agricola e Industriale.
Il concetto di “Rivoluzione agricola” esprime un parallelismo tra gli avvenimenti del mondo rurale e
la rivoluzione industriale. I tempi di sviluppo dell'agricoltura furono molto più lunghi rispetto alle
innovazioni industriali: le novità agricole, in realtà, erano già in elaborazione nel 500-600 in alcune
contee inglesi, in Lombardia e nei Paesi Bassi. Un nesso fondamentale tra la rivoluzione industriale e
quella agricola è che un'agricoltura sempre più avanzata, che tendeva a sfruttare al massimo la
capacità produttiva del terreno, non poteva sussistere senza l'aiuto di attrezzi e strumenti di lavoro
nuovi, prodotti dalla nascente metallurgia industriale. I progressi dell'agricoltura inglese furono
soprattutto di tipo agronomico, con rotazioni continue, selezioni delle sementi, coltivazioni
foraggere, mentre il ruolo delle macchine agricole fu molto limitato sino alla fine del XVIII sec. Gli
agronomi studiarono la forma ottimale delle diverse parti dell'aratro e il contributo dell'industria, in
questo caso, si limitò al fatto che il prezzo del ferro diminuì e che gli aratri e gli altri strumenti
agricoli, potevano ora essere fabbricati nelle loro parti o nella loro totalità. La domanda di pezzi in
metallo stimolò quindi la crescita di una Rivoluzione Industriale , sostenendo una buona parte della
crescita dell'industria metallurgica. Dal 1770 al 1840, scomparvero quasi tutti gli strumenti agricoli
tradizionali: gli attrezzi interamente in legno o con alcune parti in ferro battuto, costruiti da
falegnami o fabbri, furono sostituiti da attrezzi più efficienti, frutto delle nuove industrie.
Successivamente, molti furono soppiantati dalla macchine, che penetrarono in tutte le attività
agricole, e si diffusero seminatrici, trebbiatrici, mietitrici, che dapprima sfruttarono l'energia animale
e dopo quella prodotta dalle prime macchine a vapore. Nonostante la crescita demografica, per tutto
il XVIII sec., l'agricoltura inglese fu in grado di soddisfare i bisogni nazionali e anche di consentire,
fino al 1770, un buon margine di esportazioni granarie. Secondo i calcoli dello storico Wrigley, un
contadino inglese poteva mantenere 12 persone nel 1830 e la produttività del suo lavoro sarebbe
cresciuta del 100% nel periodo 1700-1830.
• La Rivoluzione Agricola: rapporti sociali.
Accanto alle nuove rotazioni e alla meccanizzazione, elemento importante della Rivoluzione Agraria
fu il nuovo tipo di rapporto tra proprietari e contadini. Nel Medioevo, la quota maggioritaria della
produzione agricola era riservata ai servi-contadini e alla famiglia del signore, mentre il resto veniva
venduto nei mercati locali ed urbani. Date le tecniche agricole arretrate, infatti, il volume di
produzione poteva essere aumentato solo limitatamente, quindi i proprietari terrieri miravano ad
accaparrarsene la maggior quota, togliendola ai contadini, più che ad incrementare la produzione
stessa. Alla fine del XVII sec., però i grandi proprietari inglesi cominciarono a considerare
l'agricoltura come una fonte di profitto ed un settore degno di grossi investimenti. La crescente
importanza del rapporto tra beni agricoli e mercato dipendeva dall'aumento della produzione, grazie
alla quale si sarebbe ottenuto una maggior quantità di grano o carne da vendere. Per attuare questo
incremento, però, occorrevano capitali da investire nell'introduzione di nuove colture, nell'acquisto
di sementi selezionate, nella canalizzazione e bonifica, nell'aumento di capi di bestiame. La
Rivoluzione Agricola inglese, dunque, segna il passaggio dalla gestione agricola delle aziende
familiari alla grande azienda agraria capitalistica.
Il 700 fu caratterizzato dalla dissoluzione del paesaggio e dai rapporti sociali tipici del villaggio a
campi aperti. Il sistema dell'openfield aveva iniziato ad indebolirsi nel XVI-XVII sec., al tempo delle
prime enclosures, recinzioni consistite nel sottrarre terre agli usi comunitari e nel trasformarle in
vasti pascoli per bovini e pecore. Alla fine del XVII sec., il movimento delle recinzioni riprese con
maggiore intensità, spinto dallo sviluppo della proprietà privata e dalla crescente forza del mercato.
Dato che anche le terre dei grandi e medi proprietari erano inserite nel sistema dei campi aperti ed
erano divise in piccole unità di coltivazione a strisce concesse in affitto a famiglie contadine, le
nuove recinzioni comportarono l'accorpamento delle singole unità in proprietà più vaste e compatte e
la sottrazione di queste alle consuetudini della comunità di villaggio. Inoltre, al posto di una struttura
fatti di grandi proprietari e piccoli affittuari, ne sorse una formata da proprietari, grandi affittuari e
dalla massa di lavoratori salariati. I maggesi aperti e gli incolti comuni si ridussero e vennero
suddivisi tra proprietari del villaggio e quelli più abbienti. Ci fu una profonda rivoluzione sociale
nelle campagne: privati delle risorse comuni, i coltivatori indipendenti o semindipendenti, piccoli
proprietari o affittuari dovettero affrontare la nuova prospettiva della proletarizzazione, accettando di
diventare salariati perlopiù pagati a giornata.
Le recinzioni del 700 furono attuate grazie ad interventi legislativi del parlamento, sollecitati dai
grandi proprietari terrieri, elemento maggioritario della camera dei comuni. Entro il 1810 la
superficie agraria dell'Inghilterra fu interamente soggetta al regime delle recinzioni. La resistenza dei
contadini a questo nuovo sistema si ridusse con la diminuzione della loro forza, percependo l'inutilità
di quella opposizione: la rivoluzione agricola non determinò, infatti, la riduzione della popolazione
rurale, quindi i contadini finirono con l'accettare la nuova invenzione. Le agitazioni nelle campagne
divennero estese e violente solo all'inizio dell' 800, quando la comparsa delle macchine agricole
minacciò davvero di ridurre l'occupazione. L'aumento dei prezzi agricoli spingeva ad estendere la
superficie coltivata, inglobando nelle grandi proprietà i pascoli comuni incolti, ma non
necessariamente ad adottare i principi della nuova agronomia. In ogni caso, l'agricoltura capitalistica
comportò la formazione di vaste frange di contadini poveri; di fronte alla dissoluzione del sistema
dei villaggi tradizionali e all'abolizione dei pascoli comuni, l'unica soluzione per questi ultimi era
l'emigrazione verso centri urbani e fabbriche.
• La nascita dell'Industria Tessile.
La produzione manifatturiera, che già nel 1760 rappresentava una quota cospicua del prodotto
nazionale, passo al 30 % : l'industria laniera ne era, già molto prima dell'avvento della rivoluzione
industriale, il vero pilastro, per il valore globale della produzione, per il numero di persone impiegate
e per il flusso di esportazioni che consentiva. Nel 1700-70 le esportazioni di tessuti di lana
aumentarono di oltre il 90 % e raddoppio la loro produzione globale. La maggior parte della
produzione tessile era legata al lavoro a domicilio, svolto nei periodi di minore attività agricola, dai
contadini, che dipendevano dai mercanti, proprietari dei telai e che provvedevano a consegnare la
materia prima e a ritirare il prodotto finito. I mercanti-imprenditori, approfittando della scomparsa
degli organismi corporativi, avevano affiancato alla produzione decentrata nei villaggi quella
accentrata delle manifatture, collocate in centri urbani di media grandezza. Gli strumenti di lavoro
erano dati da telai tradizionali azionati a mano e i ritmi di lavoro erano strettamente vigilati e
disciplinati dal mercante-imprenditore e dai suoi agenti. Nel 1733 John Kay, medio borghese che
fabbricava pettini per telai, introdusse la spoletta volante, un congegno che rendeva più spedito il
lavoro del tessitore, riducendo i gesti necessari per passare il filo attraverso la trama. Essendo
l'industria laniera conservatrice, però, l'invenzione incontrò l'ostilità dei tessitori, che ne ritardarono
la diffusione. La spoletta, comunque, creò maggiore domanda di filato e diede il via all'invenzione di
nuove tecnologie nel campo della filatura, che incontrò molte limitazioni per la difficoltà di
meccanizzazione della filatura della lana. Riscosse maggior successo l'applicazione delle stesse
procedure alla filatura del cotone, a cui si opposero i produttori di lana, che riuscirono ad imporre i
loro interessi anche alla potente East India Company. Nel 1769-79 l'opposizione dei lanieri cominciò
ad essere vinta ed il settore di filatura del cotone fu innovato con l'introduzione di filatrici
meccaniche e con miglioramenti ad esse apportati da Arkwright, Crompton ecc. Si otteneva così un
filato più omogeneo, sottile e resistente ed un operaio poteva muovere simultaneamente un numero
di fusi crescente. Per l'approvvigionamento di materie prime, e quindi di cotone grezzo, l'Inghilterra
si riforniva inizialmente dall'impero turco, dalle Antille inglesi e francesi e dal Brasile. Intorno al
1810 si rivolse agli Stati Uniti. Nel 1793 l'americano Whithney inventò la macchina per separare il
fiocco del cotone dai semi, che fece aumentare di 30 volte la produttività del lavoro. Inizialmente,
quindi, la meccanizzazione dell'industria tessile riguardò solo la filatura del cotone, mentre fu
coinvolto il settore della lana dopo il 1810. Verso il 1775 il valore globale dell'industria cotoniera
inglese, che aveva dovuto limitarsi a tessuti meno pregiati, era solo una piccola frazione di quello
dell'industria laniera. Tra il 1770-1815 le importazioni di cotone grezzo in Inghilterra ebbero una
crescita sorprendente di diverse tonnellate. Il processo di concentrazione provocato dalla
meccanizzazione fu accelerato dall'applicazione della macchina a vapore alla filatura e tessitura. Le
fabbriche furono trasferite in città, vicino alle grandi vie di comunicazione e ai centri di smercio. La
concentrazione nelle città della manodopera necessaria per far funzionare le fabbriche, fu resa
possibile dalla “rivoluzione agricola” e dalla maggiore disponibilità di surplus agricoli da destinare
ai consumi urbani. La filanda a vapore in un centro urbano fu il primo autentico modello di fabbrica
industriale moderna. Il numero delle filande crebbe enormemente.
• Il carbone, il vapore, il ferro.
L'uso del carbon fossile era stato stimolato dalla progressivo esaurimento delle risorse forestali. Il
legno degli alberi offriva un combustibile diretto non di grande potere calorico, mentre era ben più
elevato quello del carbone di origine vegetale, con un alto contenuto di carbonio, ottenuto dalla
combustione del legname secco. I vantaggi del carbone di origine minerale, più che di ordine
energetico, erano di ordine economico. I costi di produzione del carbone di legna, dalla raccolta della
materia prima alla sua carbonizzazione, erano più elevati di quelli dell'estrazione di una sostanza allo
stato minerale. Dall'inizio del 600 al 1750 il consumo pro capite del carbon fossile in Inghilterra era
di circa 800 kg e la gran parte di esso era destinato al riscaldamento e alla cottura di cibi. La
penetrazione del carbone era stata più lenta nelle attività industriali, spesso danneggiate
dall'eccessivo calore e dai gas liberati durante la combustione. Una volta trovato la soluzione al
problema del costo dei trasporti, la produzione di carbone potè crescere a ritmi spediti, superando i
17 milioni di tonnellate nel 1820. Il carbone, prima di essere trasportato, andava estratto e, con
l'aumento di profondità di pozzi e gallerie, si poneva il problema di prosciugarli dall'acqua e di
disporre di pompe efficienti. Savery, per porre soluzione, progettò una primitiva macchina a vapore
in cui la pressione atmosferica, provocando un vuoto all'interno di un serbatoio, spingeva l'acqua
verso l'alto. In seguito fu migliorata da Newcomen, ma la prima vera macchina a vapore venne
progettata da Watt dopo il 1765, brevettata nel 1775 e perfezionata e adattata ai diversi usi, come la
produzione di forza motrice dei filatoi meccanici. Cominciando a sostituire l'energia idraulica dei
mulini, le industrie non erano più obbligate a situarsi nei pressi di un corso d'acqua rapido. La
macchina di Watt, quindi, consentì di scavare e prosciugare pozzi più profondi e di aumentare la
produzione di carbone, combustibile necessario per produrre il vapore per nuove macchine. Lo
sviluppo delle infrastrutture, la riduzione del costo dei trasporti ed il ricorso alla macchina a vapore
permisero, dal 1780, la produzione di carbon fossile a prezzi più bassi. Per liberare il carbon fossile
dai suoi composti di zolfo e fosfati, che danneggiavano materiali come la ghisa al momento della
fusione, Darby nel 1709 riuscì a trasformare il carbon fossile stesso in coke di carbone puro con un
processo di distillazione che consisteva nell'arrostire ad elevate temperature il minerale. Nel 1760 gli
altiforni a coke cominciarono a sostituirsi ai vecchi altiforni a carbone a legna. Poiché il coke libera
più lentamente il suo calore, gli altiforni a coke avevano bisogno di un tiraggio dell'aria più elevato
di quelli a carbone di legna, quindi nel 1776 la macchina a vapore fu adattata a questo scopo,
ottenendo un grande risparmio di combustibile e abbassando i costi di produzione. La produzione di
ferro a buon mercato consentì la moltiplicazione delle macchine a vapore.
• La Rivoluzione dei trasporti.
A causa dell'elevato costo dei trasporti, nell'industria metallurgica le imprese erano costrette a
collocarsi in prossimità delle miniere ferrose, che dovevano trovarsi vicino ad abbondanti riserve di
legno, in luoghi collinari o montuosi. Le imprese metallurgiche, essendo dislocate in luoghi
difficilmente accessibili, rimanevano quindi di piccole dimensioni. Le strade erano troppo strette,
raramente lastricati ed impraticabili in estate per la polvere, e in inverno per il fango. Le vie di
comunicazioni erano importanti anche in vista della formazione del mercato nazionale. Nel XVIII
sec il sistema cavalli-carrozze o carrozze era ancora il mezzo più veloce di trasporto di merci e
passeggeri. Nel 1738 la Francia lanciò un grande piano di ristrutturazione della rete stradale: le
strade francesi, divenute più larghe e con un fondo stradale più solido, consentirono insieme al
sistema di carrozze, una prima contrazione dei tempi di percorrenza via terra. Il sistema stradale
inglese era in condizioni peggiore di quello francese, ma tra il 1750-1780 furono compiuti molti
sforzi di miglioramento e riduzione delle ore di viaggio. Per quanto riguarda il carbon fossile, il suo
trasporto incombeva in grandi problemi, in quanto era molto pesante e voluminoso, e incideva sul
prezzo del prodotto finale. Il bacino carbonifero del fiume Tyne era stato l'unico veramente attivo
fino alla metà del 700 e aveva rifornito Londra e gli altri centri urbani che potevano essere raggiunti
col trasporto navale. La creazione di una rete artificiale di navigazione interna, rimosse i limiti
all'affermazione del carbone. Il primo canale inglese fu scavato tra il 1759 e il 1761.
L'età delle ferrovie risale al 1830, ma i binari di legno era già usati dall'inizio del 700 per trasportare
su carrelli il carbone delle miniere del bacino del Tyne, che facevano capo al porto fluviale di
Newcastle. Cugnot nel 1769 realizzò una macchina a vapore mobile che viaggiava sulla strada a
velocità modesta; tali esperimenti furono fatti 30 anni dopo in Inghilterra e negli Stati Uniti, quando
nel 1803 Trevithick costruì la carrozza a vapore, che si rivelò un fallimento. Per la creazione di una
vera e propria ferrovia efficiente, avendo già delle robuste rotaie, occorreva risolvere il sistema di
collegamento rudimentale tra ruota e binario: la forma ottimale di quest'ultimo si rivelò a ventre di
pesce. Nel 1815, però, c'era ancora da progettare una vera locomotiva: Stephenson, chiamato a
sovrintendere alla costruzione della linea ferroviaria tra Darlington ed il porto di Stockton,
perfezionò i suoi prototipi di locomotiva tra il 1821 e il 1825, data di inaugurazione sia del trasporto
dei passeggeri sia dei carichi di carbone. Sulla linea Darlington- Stockton presto vennero effettuati
servizi regolari con una doppia corsa quotidiana. Nei 5 anni successivi si ebbe il vero e proprio
“boom ferroviario”. Gli omnibus, invece, non erano frutto delle innovazioni della rivoluzione dei
trasporti: rappresentavano il servizio urbano per tutti, costituiti da grandi carrozze su binari trainate
da cavalli. I bus avevano democratizzato l'uso della carrozza, dati i costi del biglietto relativamente
bassi. Nel 1830 Londra e Parigi ebbero le prime compagnie di trasporti pubblici.