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El sí de las niñas de Leandro Fernandez de Moratín

Vita e opere
Leandro Fernandez Moratin conduce una vita tranquilla dedicata alle lettere e all’amicizia. Il
suo talento naturale e i suoi esiti nel teatro dovrebbero averla resa possibile, ma circostanze
personali e storiche lo condussero per cammini difficoltosi. Suo padre, Nicolas, insigne
scrittore neoclassico, prese parte indistinta nei circoli e tertulias degli illuministi madrileni. Il
circolo più celebre dei è quello della Fonda de San Sebastian, nella quale Nicolas ricopriva un
ruolo importante tra una grande quantità di illustri scrittori e intellettuali: Cadalso,i fratelli
Iriarte, Lopez de Ayala, Ortega e altri.
Leandro nacque il 10 marzo 1760 in una famiglia che aveva un laboratorio dove si
producevano gioielli del Real Guardajoyas, luogo dove lavorarono suo nonno, suo padre e suo
zio e per un periodo di tempo anche lo stesso leandro. Dalla sua infanzia, la sua grazia e il suo
talento spiccavano, ma dopo una infezione di vaiolo ai 4 anni gli sfigurarono il volto, lui
modificò il suo carattere: allegro e semplice con familiari e amici ma riservato e insicuro sul
piano sociale. Nonostante Nicolas avesse studiato Diritto a Valladolid, non volle dare a suo
figlio un’educazione universitaria, senza dubbio per la convinzione che avevano gli illuministi
dell’arretratezza scientifica metodologico adi alcune lezioni universitarie dominate dalla
scolastica. Per questo la prima formazione del giovane fu prevalentemente da autodidatta.
Nella sua casa egli incontrò al suo miglior mentore, ad un ambiente letterario e una biblioteca
dove poter formarsi. Lì vedeva gli amici del padre e ascoltava conversazioni letterarie: acquisì
un grande amore per lo studio. Leggeva Don Quijote, Lazarillo, Las Guerras de Granada, la
Historia de Mariana. L’influenza dell’opera las Guerras de Granada de Pérez de Hita e la
Historia de España de Mariana, viene apprezzata nella sua prima opera conosciuta come “la
Toma de Granada”, un romance octosilabo che ottenne l’accesso ad un concorso sullo stesso
tema convocato dalla Real Academia española. È possibile che Moratin avrà nostalgia piu tardi
di non aver avuto un’educazione universitaria come quella dei suoi amici Jovellanos, Forner,
Céan. Bermudez. Questa sarebbe la causa, secondo l’opinione di Andioc, secondo la quale
avrebbe ritoccato alla fine della sua vita un insieme di 18 cartas de 1787-1788 nelle quali
abbondano paesaggi eruditi e critici: Moratin avrebbe voluto mostrarsi al livello degli altri
artisti, per quanto riguarda le conoscenze. Invece, In Europa, i suoi viaggi con lunghe istanze
in Francia, Inghilterra e Italia gli proporzionarono una formazione cosmopolita e un amplia
conoscenza del teatro europeo. La morte di suo padre lo obbliga nel 1780 a mantenere sua
madre con un misero stipendio come artigiano gioielliere ma le sue scarse capacità
provocheranno la disperata ricerca di un lavoro e di una ossessione per amministrare bene il
denaro.
In questo periodo frequenta due sacerdoti, Estala y Navarrete, gruppo al quale si
aggiungerebbe Juan Antonio Mélon e, occasionalmente Juan Pablo Forner. Insieme essi
formavano un circolo quasi tutti i giorni nella cella di Estala, dove competevano in diversi
giochi letterari. Lì lesse Moratin lesse per la prima volta El viejo y la niña, che nel 1786 fece
conoscere alla compagnia di Manuel Martinez e non rappresenterà fino al 1790 per
l’opposizione del vicario ecclesiastico di Madrid.
Jovellanos occupa il posto di secretario del conte Cabarrus per accompagnarlo in un viaggio in
Francia nel 1787. La caduta in disgrazia di Cabarrus al suo ritorno in Spagna lo lascia senza
entrate e dovette vivere in casa di su zio Miguel. Sollecita, senza conseguirlo, il posto di
bibliotecario en los Reales Estudios de San Isidro e finisce pretendendo, senza risultato,
qualsiasi lavoro che non gli facesse gravare sullo zio. Casualmente Moratin, Forner e Melon
vengono presentati a Manuel Godoy che li accoglierà sotto la sua protezione. La sua
protezione gli facilita la rappresentazione della commedia El viejo y la niña e una paga di 600
ducati che gli permettono di ritirarsi a Pastrana e scrivere la Comedia Nueva (rappresentata
nel 1792). In questo stesso anno intraprende un viaggio a Parigi, come spiega Mélon, dinanzi i
rumori di quella che pareva la caduta imminente di Godoy. In seguito andrà a Londra dove
imparerà la lingua, osserverà i costumi della società inglese, e traducirà Hamlet. I commenti e
le osservazioni fatte durante la sua istanza inglese li riunisce in Apuntaciones sueltas de
Inglaterra. Non rinuncia al suo impegno di conseguire un lavoro degno e propone a Godoy la
creazione del posto di bibliotecario principe e piu tardi di una riforma teatrale che implica la
nomina di un direttore dei teatri, ma non ottiene esito in nessuna delle due proposte. Stanco
del clima inglese, sollecita un aiuto a Godoy per andare in Italia, dove visiterà le città piu
importanti: Firenze, Milano, Roma Napoliì. Molto grata fu la sua istanza a Bologna, nel collegio
di San Clemente, donde stabilisce una fraterna relazione con il rettore e con un collegiale Juan
Tineo, la cui amicizia durerà fino alla fine dei suoi giorni. Le impressioni della sua permanenza
italiana resteranno raccolte in un manoscritto “Viaje a Italia.
Moratin non dimentica il suo protettore e gli invia un esemplare de la comedia nueva. il
risultato fu molto soddisfacente tanto che Godoy gli offri un posto nella corte molto ben
remunerato: Secretario de la Interpretacion de Lenguas. In contrasto con questo esito, il
viaggio di ritorno fu un terribile attraversamento marittimo di due mesi, durante il quale
rischiò di naufragare. Al suo ritorno a Madrid, inizia un intenso periodo di 12 anni, durante il
quale il suo lavoro gli garantisce tranquillità e sufficienza economica per potersi dedicare al
tempo libero e alla letteratura. Utilizzerà parte del suo salario, per arricchire la biblioteca di
suo padre, nel produrre commedie, nel comprare una casa e un frutteto en Pastrana, en la
Alcarria, luogo di origine della sua nonna paterna che si convertirà in un importante ritiro per
lui.
Nel 1798 conosce a Paquita Muñoz, verso la quale sentirà un certo affetto che non possiamo
accertare fino al completo e totale innamoramento; in tutti i casi lei non è l’unica in quanto
ebbe delle relazioni con altre donne come l’attrice Maria Garcia, la Clori dei suoi poemi.
Nel 1799 lui converte in commedia, la zarzuela El barón. Alla fine di questo anno si costituisce
la Junta de Direccion dei teatri. Se il progetto di riforma presentato da Leandro 7 anni prima è
stato rifiutato, quello di Diez Gonzalez è approvato dal correttore di Madrid, giudice
protettore dei teatri. Il risultato risulterà effimero: Moratin fu nominato direttore dei teatri,
rinuncia all’incarico immediato, nonostante assistesse alle riunioni della giunta come voce
durante molti mesi, e la propria Giunta si concluderà disciolta nei tre anni. La riforma del
teatro, con la proibizione delle famose commedie de magia, provocò molte gelosie tra i
tradizionalisti e tra chi risultò pregiudicato. La protesta di cui soffre El barón nella sua
rappresentazione si dovrebbe spiegarla in questo contesto, diretta, forse, più contro
l’influente riformatore del teatro che contro la sua propria opera, che si rappresenterà nel
1805.
La presenza di Moratín come autore è molto attiva durante questi anni. Nel 1799 sono
sostituiti El viejo y la niña e La Comedia Nueva. nel luglio del 1801 egli legge ai suoi amici
una prima versione del El si de las niñas. Rappresenta nel teatro de la Cruz la mojigata
(1804) e El si de las niñas (1806), è il migliore esito teatrale dell’epoca: si mantenne 26
giorni sul tabellone con ingressi eccezionalmente alti e regolari. Nelle rappresentazioni
Moratín intervenne attivamente per scegliere agli attori per la loro adeguamento al ruolo e
non per il loro alto rango nella compagnia, per imporre prove e uno stile di rappresentazione
semplice e naturale. Era riuscito a far sì che il giudice protettore del teatro gli concedesse il
diritto di prendere gli attori, supervisionare il numero di prove e approvare abiti e
decorazioni. Il trionfo totale di quest’opera non finì di provocare gelosie. Però nonostante ciò
ci furono alcuni scritto che furono scritti contro quest’opera che fu denunciata a la
Inquisición, come spiega Moratin nell’Advertencia. Se in un primo esame non venne
censurata nel 1819, Fernando VII proibì l’opera.
Secondo la testimonianza del suo amico Silvela, questa denuncia all’Inquisizione sarebbe stata
la causa secondo la quale, con questa commedia, egli avrebbe dato fine alla sua carriera come
autore teatrale. Distaccato dagli amici del circolo che Moratin chiama Sociedad de Acalófilo,
specialmente Tineo e Gomez Hermosilla, intraprendono una campagna contro quello che si
considera come “nuovo culteranismo” di alcuni poeti. Il suo comportamento si produce
dinanzi le dipendenze di Munarriz alla traduzione delle Lecciones sobre la retorica y las bellas
artes de Hugo Blair, e dinanzi quello che considera eccessi di poeti che pubblicano edizioni o
riedizioni delle sue opere in questi anni: Mélendéz Valdés nel 1797, Alvarez de Cienfuegos.
Critica lo sdegno verso la tradizione della poesia classica spagnola, nella quale include a suo
padre, Nicolas e se stesso, senza percepire il cambio di sensibilità e il nuovo linguaggio che sta
sorgendo in questo momento. Attribuisce i suoi difetti al ripudio dei migliori poeti spagnoli e
all’influenza delle traduzioni, specialmente del francese. Moratin non lasciò ribaltarsi nella sua
lenta, pero continuativa creazione poetica, accompagnata da un minuzioso lavoro di limatura,
come attestano le varianti dei manoscritti autografi che si conservano.
L’arrivo delle truppe napoleoniche nel 1808 interruppe questo periodo molto fruttuoso.
Moratin, si vide obbligato di prendere parte ad uno dei due lati. Carente di una fortuna
familiare, non ha osato rischiare la posizione nella quale si trovava, quindi decise di
proseguire il suo incarico di Secretario de Intepretacion de Lenguas, accettando nel 1811 la
nomina di bibliotecario maggiore della Biblioteca Real. Le funeste conseguenze della guerra
senza dubbio lo hanno influenzato profondamente. Impegnato da un lato come funzionario,
soffre le conseguenze della guerra. Accompagna l’esercito francese nella sua ritirata A Vitoria,
dopo la battaglia di Bailén e nel suo ritorno a Madrid. Nell’agosto di questo anno, dopo la
sconfitta francese in Arapiles, deve fuggire da Madrid, dove non potrà mai ritornare. Il suo
amico Mélon riferisce come Moratin, obbligato a percorrere a piedi il viaggio a Valencia, senza
denaro e malato, incontra un’accoglienza nella macchina di Maria Garcia e manuel Prada. Non
si potè fermare molto tempo li, e nel suo cammino verso la Francia, soffrì l’assedio de
Peninscola, durante il quale soffrì un grande numero di penalità e stette anche al punto di
perdere la vita. Il governatore fernandino di Valencia lo espelle dalla Francia, ma ottiene il
permesso per rimanere a Barcellona. La carenza di beni economici, lo portano a lasciarsi
andare, non come un suicidio, ma come una rassegnazione con i decreti della fortuna, che gli
negava qualsiasi mezzo per prolungare la sua esistenza. Per fortuna, lo stesso giorno in cui
prende questa decisione gli dicono che nel giudizio di purificazione a cui stava sottomesso, si
alza il sequestro dei suoi beni.
In questo modo recupera le proprietà, una casa nella strada di Fuencarral e un giardino in
quella di Sant Juan, alcuni quadri e i resti della biblioteca.la vendta di questi beni
proporzionerà i mezzi per la sua sopravvivenza nell’ultimo terzo della sua vita.
Impaurito della Inquisicion, a metà del 1817 sollecita il permesso per trasferirsi in Francia,
soprattutto per fare i bagni ad Aix-en Provence.
Dopo un’istanza a Montpellier di vari mesi, si stabilisce a Parigi con il suo amico Mélon fino a
che non ritorna a Madrid. Si dirige quindi a Bologna, dove rimane fino a quando, ristabilita la
Costituzione del 1820, viene abolito il tribunale dell’Inquisizione, e per questo ritorna a
Barcellona. Lì edita le Obras postumas di suo padre e lavora nelle sue opere, pero un’epidemia
di peste lo costringe a lasciare la città con il suo amico Manuel Garcia de la Prada, arrivando a
Bayonne. Si stabilisce quindi a Burdeos e si stabilisce nella casa della famiglia Silvela. Qui lui
condurrà una vita ordinata nella quale non manca la sua dedizione al teatro e le sue relazioni
con altri spagnoli esiliati. Lavora nell’edizione delle sue opere e nell’origenes del teatro
espanol. La condanna inquisitoriale del si de las niñas e della mojigata e le pene passate gli
fanno sperimentare un certo sentimento di ingratitudine verso la sua patria.
Due seri problemi alla salute che riesce a superare alla fine del 1825 e agli inizi dell’anno
seguente lo lasciano in uno stato di inattività. Muore a Parigi il 21 giugno del 1828 a causa de
un cancro allo stomaco.
El teatro en la época de Moratìn
Nell’ambito teatrale, la minoranza dell’illuminismo aveva promosso una riforma che però
andava contro ad i gusti imperanti dell’epoca, di tradizione barocca. Era un cambiamento che
perseguiva la naturalezza, intesa come classicismo in tutti gli aspetti della rappresentazione:
anche nella scenografia e nei costumi interpretativi degli attori. La preferenza del pubblico si
inclinava verso un tipo di teatro spettacolare di una complessa e costosa messa in scena, che
sotto il nome di comedia de teatro inglobava vari generi. Quello di maggiore esito era quello
della comedia de magia, che eredita dal teatro del secolo precedente (Caldéron, più
specificamente) il personaggio del mago eliminando l’aspetto demoniaco. Si rappresentano in
scena prodigi, battaglie, le trasformazioni piu sorprendenti o inverosimili; i protagonisti
volano per aria o strisciano sulla terra, si producono strane apparizioni o scomparse. Non c’è
dubbio che il pubblico si senta attratto dall’elemento illusorio, per i fantastici cambi di
scenografia e per la complessa attrezzatura. Le due commedie di magia le piu famose sono
Marta, la Romarantina (1716) di Cañizares e el mágico de Salerno, Pedro Vayalarde (1715) de
Salvo y Vela. Un altro tipo di commedia di teatro, anch’essa con una grande attrezzatura a
livello scenico è la comedia militare, varietà di commedia eroica. In essa si succedono
battaglie, cospirazioni, cerimonie solenni, esecuzioni. Tra i due tipi di commedia c’era una
relazione che si approssimava nel gusto del pubblico: in quelle di magia non erano infrecuenti
le scene di battaglie e in quelle militari ricorreva con grande frequenza della magia, o
perlomeno dell’aspetto fantastico. Nell’ultimo terzo del diciottesimo secolo e gli inizi del
diciannovesimo secolo acquisì un certo auge il genero della commedia sentimental o lacrimosa
ch aveva avuto un grande esito in Francia. L’iniziatore di essa fu Ignacio de Luzán con la
traduzione di le prejugé à la mode de Nivelle de Chaussée con il titolo la razón contra la moda
(1751). Importante inoltre fu El delincuente de Sevilla de Jovellanos. In questa opera si
esponeva in maniera patetica, il conflitto giuridico e morale provocato dalla legge che proibiva
i duelli castigando con la stessa pena il provocatore e lo sfidante senza tenere conto della
concezione vigente dell’onore(, secondo la quale non accettare la sfida sarebbe motivo di
disonore. Quelle che ebbero maggior estio furono le commedie incentrate sul problema del
matrimonio contrariato per la disuguaglianza sociale tra i fidanzati. In esse si difendeva, con
argomenti affettivi piu che razionali, la virtù della vera nobiltà, anche se con frequenza si
produceva la scoperta finale della nobile origine. La preferenza del pubblico nel diciottesimo
secolo, ad eccezione della minoranza illuminista, si inclinava verso le commedie del Secolo
d’oro, e più specialmente Calderón. Alcuni critici dimostrano che nonostante le commedie del
Secolo d’oro occupavano una parte non spregevole del repertorio delle compagnie, si
mantenevano, in linea generale, solo pochi giorni e difficilmente superavano la metà del
teatro. Il teatro barocco raggiunge un certo esito editoriale, grazie all’interesse
dell’aristocrazia e delle classi agiate. Calderon si converte in un simbolo di valori opposti. Se
per i tradizionalisti rappresenta le virtù nobiliari dell’epoca anteriore, gli illuministi, invece, lo
considerano un esempio di immoralità: Moratin giudichera questo teatro con grande durezza.
Le commedie si complementavano con gli entremeses, tra il primo e il secondo atto e los
sainetes, tra il secondo e il terzo atto. Al sainete poteva seguire anche una tonadilla, una
canzone popolare messa in scena che con il tempo però si è allargata fino a diventare quasi
una zarzuela. Nel genere del sainete, che raggiunse una grande popolarità spicca la figura di
Ramon de la Cruz. Se veniva considerato come un rappresentante della tradizione nazionale
del gusto neoclassico, oggi si considera come un attento osservatore della vita quotidiana di
Madrid, in quanto mette in campo una satira facendo una caricatura degli aspetti piu ridicoli
del reale. La prima reazione di importanza da una prospettiva neoclassica contro il teatro di
tradizione barocca si produce nella poetica di Luzan (1737), dove si proclama la necessità
delle 3 unità aristoteliche (luogo, tempo e azione), e la finalità morale del teatro. Dalle
commedie di Lope e Calderon loda la loro eloquenza e l’inventiva dimostrata nella varietà
tematica, pero critica l’inverosimiglianza e la scarsa coerenza, inoltre della volgare comicità
del gracioso. Nella decada del 1750 si realizzano una serie di versioni e adattamenti di Racine,
pero nella decada successiva quando si fanno importanti passi nella riforma teatrale,
promossa dal conde di Aranda, cosciente del ruolo educativo del teatro, appoggiando al
gruppo degli scrittori illuministi e promuovendo le traduzioni del francese e la creazione di
nuove tragedie. Tra le opere piu importanti spiccano Nicolas Moratin (Lucrecia, Hormesinda,
Guzman el bueno), Cadalso (Don Sancho Garcia, conde de Castilla, Solaya o los circasianos),
Jovellanos (Munuza), Garcia de la huerta (Raquela), Cienfuegos (la condesa de Castilla). Se la
tragedia si orienta alle classi dirigenti piu elevate, la commedia si vede a confrontarsi con le
preferenze popolari e con gli interessi economici degli attori. La commedia neoclassica
persegue un fine didattico, come scuola di buoni costumi, e si caratterizza per
l’inverosimiglianza e la proprietà del linguaggio. El señorito mimado di Iriarte si considera
come la prima commedia scritta rispettando le regole. Inoltre per quanto riguarda il tema
della educazione della gioventù, scrive la señorita malcriada. Ma senza dubbio la figura che
simboleggia la nuova estetica è Leandro Moratin che con el si de las niñas inaugurerà il teatro
moderno in Spagna.
El teatro de Moratin
La prima commedia di Moratin, el viejo y la niña, rappresentata con grande esito nel 1790
tratta l’onnipresente tema dei matrimoni imposti e disuguali. La giovane Isabel, ingannata dal
suo tutor che le ha fatto credere che il suo amato Juan si è sposato, si vede obbligata a sposare
un vecchio commerciante, Don Roque. Il finale non può essere che felice: Juan se ne va in
America mentre Isabel va in un convento non come castigo di una colpa che non ha
commesso, ma come affermazione di indipendenza dinanzi l’inganno attraverso il quale è
stata condotta al matrimonio e anche come riconoscimento del suo amore. L’origine della
commedia potrebbe spiegarsi attraverso un episodio della vita di Leandro: il suo
innamoramento per Sabina Conti e il suo matrimonio con Juan Bautista Conti (di 39 anni, il
doppio dell’età della giovane). L’pera ha anche somiglianze con un racconto apparso nel
discorso XLI DE el Censor, il piu importante periodico illuminista, nel quale si mostra
l’imposizione di un matrimonio forzato per necessità di una giovane donna con un vechio che
rompe l’amore tra due giovani. Inoltre il tema del matrimonio tra vecchio e giovane era anche
un tema letterario e artistico, una realtà sociale: a Madrid nel 1787 il numero di uomini
sposati di più di 50 anni era superiore a quello delle donne, e di conseguenze, c’erano tre volt
più vedove che vedovi. Moratin aveva avuto la possibilità di conoscere esempi a lui prossimi:
suo zio Nicholas Moratin di 40 e piu anni si era sposato con una giovane segoviana che non
conosceva. Inoltre nello stesso anno che veniva redatto el viejo y la niña ci fu il matrimonio del
Conde de Aranda che aveva 65 anni con una cugina che aveva appena 16 anni.
Nella sua prima opera egli si attiene alla poetica neoclassica: verosimiglianza, proprietà del
linguaggio, tema di attualità, rispetto delle unità. Il suo scopo non era tanto quello di proporre
soluzioni ma soprattutto creare una coscienza del problema e denunciare le condotte che lo
provocavano.
Con La comedia nueva, rappresentata nel 1792, Moratin fa una satira degli eccessi delle
spettacolari commedie di teatro, che godevano del favore del pubblico. Lo scenario è un caffè,
un luogo che, introdotto nella metà del diciottesimo secolo, supponesse un cambio nella
socievolezza, a metà cammino tra il salone aristocratico e la taverna plebea, e che permette un
cambio di idee senza la rigidità delle accademie e dei saloni. Li si parla della messa in atto
dello strepitoso insuccesso di una commedia eroico-militare, EL gran certo de Viena, scritta da
un pover uomo, Don Eleuterio, mal consigliato dal falso e pedante erudito, Don Hermógenes.
Un personaggio sensato, Don Pedro, che esprime le idee dell’autore, sarà l’artefice di un finale
felice utilizzando a Don Eleuterio nell’amministrazione dei beni e pagando i suoi debiti.
Moratin con l’opera propone un esempio di nuova estetica: dinanzi la finzione irreale e
ostentosa, il realismo della vita quotidiana, dell’elemento contemporaneo; dinanzi la
versificazione robusta, il linguaggio, è in prosa, appropriato a ogni personaggio.
Moratin, per incarico della contessa-duchessa de Benavente, Moratin compone il testo per la
zarzuela el baron, della quale circolano varie copie e verso la quale non mostra nessun
apprezzamento. Piu tardi quest’opera si convertirà in una commedia che verrà rappresentata
nel 1803. Anche in quest’ultima appare il tema del matrimonio imposto: Doña Monica,
dominata da pretese nobiliari, vuole che sua figlia si sposi con un falso barón che non ha altro
interesse che quello di prendersi il denaro di Doña Monica. L’intervento del fratello della
giovane, Don Pedro, servirà per ingannarla e per smascherare il barone.
La mojigata, già scritta nel 1791 non si rappresenterà fino al 1804. In essa si mostra il
risultato di due tipi di educazione ben distinta: Clara, educata di una forma pacata e severa da
suo padre, dispotico e violento, si è trasformata in una ipocrita che occulta il suo
comportamento grazie alle attitudini religiose; mentre Dona Ines, educata di un modo molto
più ragionevole e trattata con affetto da suo padre, diventa un esempio di condotta retta e
distaccata. Anche se Clara manifesta la sua vocazione religiosa, trama tutte le possibilità per
sposarsi con il pretendente di Ines, un giovane che cambia subito obiettivo quando riesce a
capire che è Clara che otterrà una clamorosa eredità. Il tema qui non è tanto quello
dell’ipocrisia religiosa quanto quello delle funeste conseguenze di una educazione sbagliata.
Moratin scrisse altre commedie come El tutor, che avrebbe concluso alla fine del 1792, ma
l’opinione negativa di Arteaga riguardo quell’opera l’ha portata ad essere distrutta. Quando
viene elogiata quest’opera, Moratin manifesta il suo indigno, perchè secondo lui quell’opera
non esiste.
Poética teatral
Moratín partecipa pienamente alla preoccupazione degli illuministi per il teatro. Sono
coscienti soprattutto della finalità educatrice. Moratin ricorda a Godoy: “nessuno ignora la
grande influenza che ha il teatro nelle idee e nei costumi del popolo: questo non ha altra
scuola né esempi più immediati che seguire quello che vede lì “. Lontano dal percepire il
teatro unicamente come una diversità pubblica, hanno in conto il ruolo che svolge come
scuola di costumi. Se la tragedia è diretta alle classi dominanti, la gente comune, tanto il
popolo di ceto basso come le classi medie incontrerebbe nelle commedie il racconto dei suoi
costumi e dei suoi vizi e difetti, cioe la rappresentazione di comportamenti condannabili che si
mostrano come esempio da correggere.
L’istanza in francia e inghilterra, diede a Moratin l’occasione per conoscere un tipo di
rappresentazione meno spettacolare e piu naturale, ma soprattutto inverosimile. Secondo
Moratin: se il teatro è la scuola dei costumi, strutturato e diretto come si deve, produrrà degli
effetti posiviti, non solo all’illuminismo e alla cultura nazionale, ma anche alla correzione dei
costumi, e di conseguenza, alla stabilità dell’ordine ciivle, che mantiene gli stati nella giusta
dipendenza della suprema autorità. Le parole di Moratin esprimono una grande fiducia nel
ruolo del teatro come riformatore della società. Fiducia condivisa con il resto degli illuminist,
dei quali l’esempio più conosciuto è Memora para el arreglo de la policia de los espectaculos y
diversiones publicas de Jovellanos.
La concezione di moratin della commedia è esposta con chiarezza nella definizione, che
appare nel prologo delle Obras dramaticas y liricas (1825):
imitazione in dialogo (scritto in prosa o verso) di un avvenimento accaduto in un luogo,
durante poche ore, tra persone determinate, per mezzo delle quali, risultano messi in ridicolo
i vizi e gli errori comuni nella società e raccomandati pertanto la virtù e la verità.
Anche nel descrivere la sua opera el barón, Moratin caratterizza molto precisamente il suo
ideale di commedia: una fabula semplice e verosimile, degli elementi imitativi direttamente
della natura, costumi nazionali, vivacità nel dialogo, semplicità urbana gradevole nello stile,
qualche scherzo comico, buona morale e soprattutto praticabile.
In queste definizioni ne manca una, assente nei precetti dell’antichità, quella che moratin
chiama “mescolamento di sorrisi e pianti, che è proprio della buona commedia”, cioe
contrasto tra l’elemento comico e quello sentimentale o affettivo. Anche se nella sua
concezione classicista, Moratin è deciso sostenitore di una chiara differenziazione di generi (la
commedia e la tragedia hanno una distinta finalità, concrete caratteristiche e un ambito
sociale e tematico specifico), nelle sue commedie si persegue un equilibrio di situazioni di
“risate e pianto”, cosciente del fatto che questo contrasto risulta più efficace per persuadere e
deliziare il pubblico. Se dinanzi alla commedia lacrimosa, difende la presenza di qualche
personaggio ridicolo, percepisce, invece il rischio di sovradimensionare il ruolo dei
personaggi comici.
Si mostra anche sostenitore della commedia dei personaggi, dinanzi a quella confusionaria,
nella linea che sosteneva il modello di Terenzio nell’antichità classica. Personaggi quindi che
non sono personificazioni di concetti universali, ma concreti e riconoscibili come
rappresentanti di una classe sociale e di un momento storico.
Il suo interesse per il dialogo non si limita al necessario decoro o per conseguire la
verosimiglianza. Il suo proposito è arricchire senza esagerare il dialogo comune, variandolo in
accordo ai personaggi ed evitando la banalità. La difesa delle unità, che Moratin assume, non è
un precetto ideologico difeso ciecamente dagli illuministi, ma il risultato di una convinzione
del fatto che è un cammino sicuro per aumentare la verosimiglianza della fabula. Bisogna
tenere in conto che il concetto delle regole dell’arte vanno aldilà del codice puramente
normativo, anche se in esse si trovano implicate le idee essenziali come l’imitazione della
natura, il buon gusto, l’illusione, la verosimiglianza o la funzione sociale dell’opera d’arte. I
neoclassici capiscono che si tratta di principi articolati a partire dall’esperienza: Luzán indica
che dalle osservazioni della pratica nacquero precetti teorici e le regole dell’arte”. Moratin è
cosciente del fatto che le unità da sole non producono l’opera d’arte: questa va unita al talento.
Considera inoltre imprescindibile l’unità di azione. Dinanzi alla varietà cosi frequente nel
teatro del Secolo d’oro o in molte altre delle opere della sua epoca, afferma: “un solo interesse,
una sola azione, un solo groviglio, un solo finale; deve essere buona tutta la composizione
teatrale.
Però innanzitutto non si deve dimenticare che nella sua poetica teatrale ricopre un ruolo
rilevante la rappresentazione. Da qui la sua preoccupazione per la scelta di attori non troppo
conosciuti, per imporre una ripartizione adeguata ai personaggi, per supervisionare
l’interpretazione- stabilendo pause di semplicità e naturalezza, decori e vestiario.
El sí de las niñas
L’opera che consacrò a Moratin dinanzi ai suoi contemporanei e dinanzi i posteri fu el si de las
niñas. Moratin si riferisce alla rappresentazione nell’Advertencia che precede all’edizione del
1825 con non dissimulata soddisfazione. I 26 giorni che l’opera rimase sul tabellone e gli
incassi elevati mostrano la calorosa accoglienza dei madrileni. Moratin l’ha scritta alcuni anni
prima della sua rappresentazione: tra il 12 luglio 1801 e il 24 di gennaio del 1806, data della
sua prima rappresentazione, aveva realizzato almeno 6 letture dell’opera. La pubblicò alla fine
del 1805. La tornerà a pubblicare l’anno seguente, nel 1806, con un esito editoriale che si
ripeterà nelle successive riedizioni, scatenando scritti sia a favore che contro. Alcuni di loro si
pubblicarono nella stampa periodica, altri rimasero manoscritti. Però provocò anche la
denuncia inquisitoria. Ne è uscito bene dal primo attacco, anche se l’inquisizione, restaurata
da Fernando VII, finirà con la proibizione dell’opera nel 1819 dopo un giudizio nel quale
Moratin non poté presentare accuse.
La denuncia al Santo OfIcio, grazie alla sua risoluzione favorevole, fu la causa, come afferma
Silvela, del fatto che el si de las niñas fosse la sua ultima commedia originale. Possiamo
pensare inoltre per un altro motivo: la autoesigenza di moratin. Sostenitore del contenimento
creativo (scrivere molto significa lo stesso che scrivere male), ha raggiunto la gloria letteraria
con quest’opera e non si sentiva sicuro di superarla: l’autore drammatico deve approfittare di
quei pochi, brevi e felici momenti nella quale la disposizione dell’animo lo consente; lui deve
essere lui stesso il giudice più rigido delle sue opere. in alcuni degli scritti che circolarono si
trattava di identificare il modello utilizzato da Morati. Venne accusato di servirsi di una
commedia-non conservata- manoscritta di suo padre, L’uoi de convents, che però nessuno è
riuscito a incontrare o di un’opera di un atto di Marsollier. Le traité nul, rappresentata a parigi
nel giugno del 1797 e tradotta nel 1802. La critica ha messo in evidenza altre influenze più
plausibili: quella di Moliére e di Maurivaux e di alcune commedie spagnole del Secolo d’oro,
specialmente, Entre bobos anda el juego de Rojas de Zorrilla. La relazione con Moliére, verso il
quale Moratin sente una grande ammirazione, è più diffusa e generale nel punto di partenza
della sua opera. L’influenza più chiara è senza dubbio quella di un atto dell’opera di Marivaux,
l’école des mères che Moratin conosceva probabilmente attraverso la traduzione del 1779. In
conclusione Moratin sviluppa l’idea raggiunta da Laborde del El si de las niñas come un
adattamento di Marivaux che non impedisce il valore della commedia di moratin. Il suo
concetto di adattamento no è peggiorativo, ma indica la trasformazione di alcuni materiali
preesistenti con dei propositi ben distinti. Per moratin il concetto di imitazione dice che: per
lui l’invenzione in arte non è altro che imitare ciò che esiste in natura o nelle produzioni degli
scrittori che gia lo imitavano.
Se il germe della commedia potrebbe essere collegato alla vita di Leandro: il matrimonio della
sua amata Sabina Conti con juan Batista Conti, le spiegazioni di carattere autobiografico del si
de las niñas non risultano cosi plausibili, soprattutto per cio che riguarda il nucleo essenziale
dell’opera.
Patricio Escosura fu colui che lanciò l’ipotesi che la commedia riflettesse l’amore di Leandro
verso la giovane Francisca Muñoz, con la quale mantenne una certa familiarità durante la sua
vita. La protagonista dell’oepra conserva infatti il nome di Francisca (Paquita), Dona Irene
sarebbe un duplicato di dona maria ortiz (la madre di Francisca) mentre don diego sarebbe
proprio lo stesso leandro (anche se la differenza di età è notevole dinanzi ai 59 anni di Don
Diego mentre Moratin aveva 41 quando legge la sua commedia agli amici). Questa tesi ritirata
con frequenza è stata rifiutata quando risaltarono le incongruenze di questa interpretazione:
la differenza di età è molto menore, leandro non interrompe la relazione- che non appare
imposta dalla amdre. Le circostanze della vita di Moratin sono servite a Sebold per schiarire il
realismo dela commedia attraverso i profili psicologici dei modelli reali.
È lecito chiedersi che anche quando non si producesse la situazione della commedia, paquita
non aveva un giovane pretendente, Moratin stava trasfigurando la sua situazione a Don Diego:
la rinuncia a un matrimonio, sicuramente ben visto dalla madre e dalla figlia, per considerarlo
improprio a causa della differenza di età. Leandro, senza essere propriamente “vecchio” come
Don Diego o Don ROque, duplicherebbe gli anni della giovane: 41 a fronte dei 20 di Francisca.
La sua situazione assomiglierebbe, a quella di Juan Bautista Conti quando si è sposato con
Sabina e quasi a quella di suo zio nicolas nel suo matrimonio con Isabel de Carbajal. Pare che
Paquita Munoz non avesse pretendenti, però Moratin ha temuto di vedersi nella situazione di
Don Roque della sua prima commedia. Leandro avrebbe potuto percepire lo sproposito del
suo matrimonio con Paquita, non perché fosse imposto ma perché sarebbe cosciente del fatto
che amore di una giovane di 20 anni verso di lui sarebbe costituito nella maggior parte da
ammirazione e da un sentimento più vicino all’amore di un figlio piuttosto che alla passione. Il
don diego della sua opera è cosciente del fatto che non può aspirare in altre cose se non
all’ammirazione e all’amicizia di donna Francisca e lo sconcerto che non lo lascia dormire-
quando ancora non sa che suo nipote è il suo vero rivale- potrebbe riflettere l’incertezza di
Leandro riguardo l’autentica natura della sua relazione con Paquita. Se leandro non si sposa
con Paquita, la causa non è che lui voglia preservare la sua libertà ma il suo risentimento a
svolgere un altro ruolo, quello di una familiarità che è quasi di carattere paterno, obbligato
non da un giovane rivale ma da una dolorosa coscienza del fatto che ripeterebbe di nuovo una
situazione che gli pare inaccettabile. Da qui continua mantenendo un contatto con la madre e
la figlia, e prova dolore quando il suo amico Mélon le comunica che Paquita si sposa.
Certamente non si deve dimenticare che il problema dei matrimoni imposti contro la libertà di
scelta dei giovani era un tema di grande attualità a quell’epoca, è una preoccupazione molto
intima che porta Moratin a inserirlo nella maggior parte delle sue opere.
Lo spazio dove si svolge la commedia è unico: una sala di passaggio nel primo piano di una
locanda dove ci sono 4 porte delle stanze e le scale che portano al piano terra. Nonostante le
limitazioni fisiche, è un luogo che di incroci che favorisce il dialogo e l’azione nella quale sono
presenti tanto le confidenze intime quanto il mondo esteriore attraverso le porte di uscita e
entrata.
Il tempo del dramma si estende dal tramonto fino all’alba del giorno dopo, un periodo
maggiore rispetto alla rappresentazione. Il trascorso della rappresentazione acquisisce
significato anche in correlazione del valore simbolico della luce: l’oscurità che si ha con il
tramonto coincide con la desolazione dei giovani, mentre l’arrivo dell’alba marca i movimenti
di Don Diego che ristabilisce la ragione e la felicità dei protagonisti.
Le indicazioni di Moratin per il decoro sono imprescindibili per ricreare con verosimiglianza
l’ambiente di una taverna, e nel dialogo emergono gli abituali inconvenienti della vendita.
Nella stessa linea di verosimiglianza, il vestiario dei personaggi corrisponde alla realtà: nelle
acotaciones si menzionano mantella e gonna nero delle donne e il cappello e bastone da
passeggio per Don Diego e la vestaglia quando esce dalla stanza da notte.
Le decorazioni da scena è molto ridotta, si evince dal dialogo e dalle acotaciones: utensili
abituali in queste circostanze; pero ci sono alcuni personaggi che ricoprono un ruolo nella
trama come scatenanti o coadiuvanti di determinati eventi: la chiave che richiede la lotta di
Rita provoca l’aiuto di Calamocha e di conseguenza, il riconoscimento mutuo; la gabbia del
tordo, oltre a permettere analogie del comportamento del passero con il carattere di donna
Irene, sarà l’ostacolo cha farà cadere Simone e che rivelerà la sua presenza nella scena del
dialogo amoroso attraverso la finestra; la carta gettata da Don Carlos a Paquita dall’esterno,
che finisce nelle mani di don Diego sarà l’elemento che facilita la risoluzione felice del conflitto
che informa il vecchio dell’amore dei due giovani. Il tema della commedia e quello
dell’imposizione paterna nel matrimonio, dinanzi all’elemento naturale e razionale: l’amore
tra giovani. Questa imposizione è qualificata come “violenza e ingiustizia” da un personaggio
della mojigata, Don Luis (l’uomo maturo che rappresenta il procedere della ragione, come Don
Diego). Moratin, attraverso il personaggio di Don Diego e nel contrasto con Donna Irene,
difende la tesi secondo cui l’autorità-in questo caso paterna- deve esercitarsi di una maniera
non dispotica, accompagnata dalla ragione.
Strettamente relazionato appare il tema dell’educazione. Nella commedia si offrono due
modelli distinti, rappresentati nell’educazione ricevuta da Don Carlos e donna Paquita. Don
Carlos è capace di un sacrificio piu duro che quello della sua propria vita- quello del suo
amore- in onore al dovere. Il suo comportamento è il risultato dei valori insegnategli da suo
zio. Al contrario, il risultato dell’educazione ricevuta da Donna Paquita è la dissimulazione.
Questa educazione si caratterizza perché vengono in essa ignorati aspetti basici della vita ed è
unita anche alla violenza: nel secondo atto donna Irene minaccia di uccidere a colpi a sua figlia
e nell’ultimo minaccia di colpirla.
L’azione della commedia si riassume nel progettato matrimonio di una giovane di 16 anni,
donna Francisca, con un borghese di 59 anni; matrimonio al quale la giovane si vede costretta
per l’obbedienza e il suo amore verso sua madre anche se è innamorata di un giovane militare,
Don Carlos, fatto che sanno solo i due servi dei giovani Rita e Calamocha. Quando Don Carlos
viene in aiuto di donna Francisca, avvisato dalla lettera di quest’ultima, scoprirà che il rivale è
suo zio e tutore, che lo obbliga a rinunciare alla sua amata. Nell’azione unica si sviluppano
diversi episodi nel quale si dispiega la trama dell’argomento, e non solo l’azione va avanti ma
si sviluppano anche i personaggi. A questo svolgimento contribuisce l’abilità di Moratin nel
movimento dei personaggi, le cui apparizioni, assenze e occultamenti, senza che risultano
forzati, permettono che si mantenga l’interesse e che la trama rimanga verosimile. Gonzalez
Herran ha studiato con raffinatezza l’originale uso di antiche conversazioni teatrali come il
frantendimento, il tramonto in antecedenti e la premonizione o annuncio involontario: un
personaggio dice qualcosa, che senza saperlo si confermerà in scene posteriori o l’autore
inserisce una ipotesi inverosimile che pero lo spettatore sa che si riferisce a donna irene verso
Paquita in termini ironici.
Il malinteso di Simone, quando indovina che Don Diego li va a confidare i suoi piani del
matrimonio per donna Francisca, non solo risulta un annuncio della fine, ma provoca le
gelosie di don Diego verso chi ancora non sa chi è il suo rivale e suggerisce un conflitto tra un
giovane pieno di buoni e sani principi e un vecchio che agisce apparentementi attraverso
impulsività egoiste.
L’abilità di moratin che porta avanti il tema puo apprezzarsi anche attraverso il
maneggiamento dei contrasti. Cosi dinanzi alla scena divertente (2, 10) nella quale falliscono
tutti e due gli intenti delle due parti- Simone da un lato, don carlos e Calamocha dall’altro – di
controllare il proposito dell’altro, l’apparizione di Don Diego all’inizio della scena successiva,
uscendo dalla stanza nella quale Paquita gli aveva detto che era il suo promesso, gli rivela a
don Carlos l’identità del suo rivale. Nel secondo atto, l’ottimismo di Donna Francisca- che
confida nel suo amato- finisce in completa e totale desolazione quando conosce la sua
disgrazia: don carlos e su assistente sono andati via.
Moratin chiude, in questo modo, il secondo atto con la tensione che produce la non speranza
di Paquita, il primo atto invece era terminato mostrandoci l’aspettativa illusoria della
protagonista quando sapeva della presenza del suo amato nella taverna.
Allo stesso modo, riuscirà ad elevare la tensione prima del finale felice con la scena III, 10
nella quale Don Diego mette alla prova il vero sentimento di suo nipote quando deve
riaffermare i suoi sentimenti del suo matimonio, comportamento che permetterà offrire la
reazione emotiva di Don Carlos che mostrerà la sua dignità: la sua rinuncia a paquita, forzata
per il suo senso del dovere e dell’obbedienza, diventerà rinuncia alla sua stessa vita.
Davanti al variegato profilo dei persoanggi delle commedie popolari dell’epoca, Moratin ci
presenta solo 7 personaggi, che possono quindi essere delineati in maniera piu approfondita
possibile con precisine e realismo. La chiarezza che pretende la commedia neoclassica rifiuta
anche l’accumulamento dei personaggi in scena, di modo che ce ne sono non più di due o tre.
Nel si de las ninas solo si riuniscono nello senario un numero maggiore- cinque- in un
momento speciale di trascendenza: la scena finale.
Tranne i servi, tutti appartengono alla classe media, e questo elemento si riconosce dai loro
indumenti.
La madre di Paquita, Irene rimane in secondo piano nello svolgimento dell’azione, ma è il
contrappunto comico che valorizza la figura di don diego.
I servi Rita, Calamocha e Simon incarnano una buona parte della comicità dell’opera, anche se
sono molto lontani dal ruolo rilevante che ricoprono nel teatro barocco.
Don diego, senza dubbio è il personaggio di maggiore complessità e di rilievo. Alla fine, il suo
sacrificio permetterà il recupero della razionalità e faciliterà la felicità dei due giovani. È un
ricco borghese di 59 anni che vuole sposarsi con una giovane di 16 anni. Pero non si
assomiglia al vecchio e odioso Don Roque del viejo y la nina; ma mostra la sua preoccupazione
che in realtà potrebbe essere suo padre all’eta della giovane. Il timore espresso non era una
questione puramente personale ma acquisisce una dimensione sociale molto importante per
gli illuministi, perche relazionavano lo sviluppo economico con quello demografico, da qui la
trascendenza sociale dei matrimoni dall’età disuguale.
Lo sproposito del suo matrimonio combinato, rimane importante nel racconto di donna irene
dei suoi fallimenti (dal primo marito rimane vedova dopo sette mesi, e degli altri 3
matrimoni- che terminano come il primo- il risultato è che sopravviva solo Paquita da un
totale di 22 figli.
Inoltre egli si mostra cosciente di non poter ottenere l’amore della giovane, e si vede obbligato
a aspirare unicamente ad una specie di felicità domestica. Tuttavia risulta senza dubbio il suo
amore per paquita, in quanto si rivela la sua reazione piena di rabbia- nonostante ha gia
deciso della sua rinuncia- alle parole di don carlos rispetto al fatto che paquita sia innamorata
di lui. La scoperta dell’amore tra i due giovani gli produce non solo perplessità e frustrazione,
ma soprattutto gelosia.
Come tutor di don carlos, lui incarna l’autorità familiare, come si diceva all’epoca: immagine
dell’autorità del re. Si deve tenere in conto che la famiglia era l’immagine dello stato. Se si
mostra autoritario con suo nipote, si spiega la gelosia verso il rivale che il malinteso di Simone
gli aveva fatto presenta nella prima scena. Don diego sente un grande affetto per suo nipote:
piange di emozione coni suoi esiti, si preoccupa della sua salute. È un uomo sensivile che sa
sacrificare i suoi desideri in onore della razionalità. Infatti rinuncerà ai suoi propositi e ai suoi
sentimenti per facilitare la felicità dei giovani, dopo che intenta attraverso tutti i mezzi
conoscere se la volontà di Paquita è cofnorme con il matrimonio, proposito che si frustra per
la parlantina inutile di donna irene (che pretende il contrario: imporre i suoi desideri egoisti
senza dare importanza alla felicità di sua figlia).
Donna Francisca è un personaggio il cui carattere si mostra nei suoi atteggiamenti e nelle sue
parole, ma anche nella forma con cui gli altri la vedono, e questa forma è condizionata da
alcuni limiti: nel caso di don diego, per il suo scarso approccio con lui e sua madre, per la sua
personalità. Don diego le fa emergere il candore, l’innocenza e il talento mentre donna Irene la
considera come una semplice. Le qualità segnalate da don diego ci spiegano la complessità del
personaggio, che si dibatte tra l’obbedienza e l’affetto verso sua madre e l’amore che sente
verso don Carlos. È una ragazza innocente, educata in un convento di monache, incapace di
contraddire sua madre, ma anche lei che sa che cos’è l’amore e e dialoga con don Carlos come
una donna innamorata, quello che sarebbe inspiegabile se non fosse per la maturità che le
proporziona il talento. Per risolvere il suo conflitto chiede aiuto al suo amato, l’unica via di
uscita al sua vita da orfana senza mezzi economici. Il suo amore verso don diego è
completamente disinteressato anche se conosce i suoi parenti e la fortuna che possiede.
Don carlos è il personaggio più incompreso dalla critica. La sua personalità, come quella di
Paquita, appare delineata nella prima scena della commedia, nella conversazione tra don
diego e il suo servo Simone. Qui appare delineato da qualità positive che adornerebbero un
giovane illuminista: talento, formazione, amabile in tutte le circostanze, insegna matematica
ed è un grande soldato. Svolge una professione militare, nella quale puo liberarsi delle
istabilità dei cortigiani e dell’aristocrazia. Di un modo sintomatico presenta una soprendente
coincidenza con la figura di Cadalso, amico intimo di Nicolas Moratin e che Leandro potrebbe
aver conosciuto con ammirazone durante la sua infanzia. Il comportamento di don carlos
smentisce, invece, la presentazione che il suo assistente fa di lui, che lo considererebbe
nell’ambito del teatro aureo. La spiegazione del suo comportamento, si deve alla condizione
piu apprezzabile del valore: lui dimsotra di dominare i suoi sentimenti e subordinarli al
dovere. Il dominio dei suoi impulsi si rivela gia dal suo primo incntro con paquita. Agendo in
maniera contraria ai galanes barocchi, lui mostra rispetto verso il suo rivale che ancora non
conosce per non mettere in pericolo l’onore della giovane.
Donna irene è il contrappunto economico di don diego, la sua funzione non è solo quella di far
ridere ma di risaltare anche la sensibilità, la salute mentale e la generosità di don Diego.
Appare caratterizzata soprattutto per la sua verbosità insostanziale e egocentrica, che grava il
proposito di don diego di controlllare i sentimenti di paquita. È lei che impone il matrimonio a
sua figlia, la sua rilevanza nell’azione rimane diminuita nel terzo atto: dorme mentre sta
avvenendo il finale e don diego sta disponendo le cose affinchè, quando si sveglia, quando
annuncia che ci sono delle novità, torna a usare la sua tattica di distrazione riferendosi ai suoi
disturbi.
Dinanzi al sacrificio di don diego, il suo interesse per Paquita è puramente egoista. Nonostante
la sua apparente religiosità, rifiuta la vocazione religiosa verso sua figlia. Questo egoismo che
presiede la relazione con sua figlia si rivela alla fine della commedia quando la collera
prodotta dalla rivelazione degli amori di Paquita si calma all’istante quando viene a
conoscenza che le comodità che ha sognato in casa di don diego sono assicurate comuqnue
perche don carlos è suo nipote.
Se la presenza dei servi nella commedia è inevitabile, per la dimensione comica che essi
producono e per il loro ruolo di confidenti o aiutanti dell’azione, Moratin va a ripetere delle
linee guida codificate, modificando la sua funzione teatrale e riflettendo una nuova concezione
della socievolezza.
Simone, il servo di don diego, è confidente e buon aiutante, e agisce come se fosse la sua stessa
ombra. L’apprezzamento verso il suo padrone si esprime dal fatto che lui lo giudichi come
“hombre de bien”, nuovo modello morale e sociale dell’illuminismo. È un deciso difensore di
don Carlos e la sua unica comica si produce nel fatto che egli non deve rivelare i propositi del
suo padrone.
Rita, la serva delle donne, e Calamocha, assistente di Don Carlos, sono tutte molto giovani. Rita
interpreta fedelmente quello che paquita sente nel suo ruolo di confidente e buona aiutante,
stabilendo finalmente tra esse una grande amicizia. Calamocha che interrompe bruscamente
nella commedia con una comica e simpatica espressione, perderà il suo protagonismo
nell’opera, svanendo nella scena prima del finale, forse per risaltare che non va a prodursi un
matrimonio tra i servi, evitando un parallelismo che andrebbe a discapito della commedia.
La funzione comica dei servi acquisisce anche una dimensione strutturale. Il dialogo tra Rita e
Calamocha, oltre a apportare freschezza e verosimiglianza, rappresenta il contrasto
necessario per far risaltare la tenerezza e il lirismo delle parole tra don carlos e paquita.
Questa commedia è una commedia di costui che propone una morale praticabile, si attiene alle
linee guida neoclassiche e offre prospettive illuministe. Risulta evidente la mancanza
dell’elemento romantico che è assente. L’esaltazione del sentimento che si produce in Europa
dalla metà del diciottesimo secolo non si oppone alla ragione, ma è un componente essenziale
dell’illuminismo.
Questa edizione
Del si de las ninas non si conserva nessun testimone manoscritto. Invece, i testimoni stampati
ci offrono una forma nella quale l’autore depurò la sua opera, correggendo alcuni aspetti dopo
l’esperienza della rappresentazione. La prima edizione, apparve alla fine del 1805 (Madrid,
Villalpando), prima della sua rappresentazione, il 24 gennaio del 1806. Se l’edizione si
produce poco prima della rappresentazione, si deve trovare la causa nella volontà di mostrare
la protezione di Godoy, che avrebbe accettato la dedicatoria, per evitare qualsiasi campagna
verso di lui come accadde con altre rappresentazioni.
Anche a Madrid nella stessa stampa di Villalpando, esce la seconda edizione nel 1806, che
raggiunse un esito immediato e divenne molto importante. Questo testimone suppone una
nuova fase nel processo di correzione dell’opera da parte dell’autore: il terzo stadio della
redazione, il cui passo previo, sarebbe costituito dall’edizione del1802. Le correzioni che
moratin effettua sono di due tipi: da una parte, quelle che migliorano l’opera e dall’altro quelle
che eliminano o attenuano alcune frasi o passaggi che l’inquisizione ha considerato
riprovevoli. Rispetto alle prime, quelle di natura letteraia, la maggior parte vanno in linea di
favorire o migliorare lo sviluppo del dramma, supprimendo le anticipazioni inconvenienti e
incongruenti che potrebbero riguardare la verosimiglianza. Dall’edizione del 1825 c’è un
esemplare, conservato nella Biblioteca Nacional, con correzioni autografe di Moratin. Questa
edizione usa come testimonio base l’esemplare con correzioni autografe di Moratin, che
corrisponde all’ultima volontà dell’autore, senza tenere in conto le varianti delle edizioni
posteriori. Riguardo alle acotaciones, rispetto alla volontà di Moratin di metterle a pie di
pagina, l’autore ha invece seguito il criterio degli editori moderni, che le inseriscono nel testo.
Le spiegazioni del lessico nelle note pretendono facilitare la comprensione del testo ai lettori
di oggi senza rendere difficile la lettura. Le spiegazioni sono le piu chiare e precise possibile,
senza riprodurre le definizioni delle fonti lessicografiche antiche, di difficile comprensione. Se
la voce non appare in nessun repertorio lessicografico, l’autore ha cercato il suo significato nei
testi del proprio Moratin o dei suoi contemporanei. L’autore ha inoltre reso moderna
l’ortografia, le regole di accentuazione, di punteggiatura, rispettando gli usi grafici con valore
fonologico genuino dell’epoca. Viene attualizzata inoltre la grafia latinizante della scena, senza
valore fonologico ne fonico.
Advertencia: in questa parte l’autore racconta il successo del suo primo allestimento e anche
l’ostilità delle compagnie (quando venivano rappresentate le opere essi parlavano della di
quella che doveva rappresentarsi il giorno dopo).
Questa commedia si rappresentò nel teatro de la Cruz il 24 di gennaio del 1806 e non c’è
dubbio che questo dramma è stato quello che ha ricevuto più successo dal pubblico spagnolo.
La prima dell’opera teatrale fu dedicata a Godoy, primo ministro dell’epoca di Carlos III Le
prime rappresentazioni durarono 26 giorni fino a quando non giunse la quaresima che fece
chiudere i teatri come era di costume. Mentre il pubblico di Madrid accorreva a vederla, già
veniva rappresentata dai comici delle province e una riunione colta di persone illustri e
intelligenti si anticipava a Zaragoza a metterla in scena in un teatro particolare. Mentre si
ripetevano le edizioni di questa opera, 4 si fecero a Madrid durante l’anno del 1806.
L’approvazione pubblica represse gli impeti dei critici periodisti: niente impressero contro
questa commedia, e la moltitudine di esami, note, avvertimenti e osservazioni che rimangono
scritti. Di conseguenze, non poterono mancare degli sfoghi a soddisfare l’animosità dei rivali
dell’autore. Questi ricorsero al metodo più comodo, più pronto ed efficace: furono molte le
delazioni (denunce) che si fecero di questa commedia al tribunale dell’Inquisizione. Gli
esaminatori ebbero molto da fare per esaminarle e fissare la loro opinione e non fu per loro e
in realtà non era poca la difficoltà trovarli in una opera nella quale non esiste nessuna
proposizione opposta al dogma nè alla morale cristiana. Un ministro (si allude probabilmente
a José Antonio Caballero), il cui principale obbligo era quello di favorire i buoni studi, parlava
del linguaggio dei fanatici e annunciava la rovina di Moratin come quella di un delinquente
meritevole di un grande castigo. Tuttavia la tempesta che minacciò l’opera si dissipò alla
presenza del principe della pace; il suo rispetto contenne il furore degli ignoranti e malvagi
ipocriti che si vendicarono.
In quanto all’esecuzione di questo dramma, gli attori fecero di tutto per accreditarla.
Personaggi
I personaggi che caratterizzano la scena non sono molti in quanto Moratin è un teorico che
critica Shakespeare e sceglie un numero di personaggi limitato rispettando quindi la
precettistica neoclassica.
Essi sono: Don Diego, Don Carlos (suo nipote), Donna Irene, Donna Francisca, Rita, Simon e
Calamocha
La scena si svolge in un'unica azione: una locanda ad Alcala de Henares. Si osserva l’unità di
luogo pero essendo una locanda si percepisce in qualche modo la presenza delle località di
origine o di destino, è come se fosse quindi presente “una certa libertà”.
Il teatro rappresenta una sala di passaggio con 4 porte di 4 stanze per ospiti, tutte numerate.
Una è più grande e si trova nel fondo del palco, con una scala che conduce all’appartamento
sotto la casa. Finestra per affacciarsi da un lato. Un tavolo al centro, con banco e sedie.
L’azione comincia alle 7 del pomeriggio e termina alle 5 della mattina successiva.
ACTO PRIMERO: ESCENA PRIMERA
Entra in scena Don Diego dalla sua stanza e Simone che sta seduto si alza.
Don Diego domanda al suo servo se fossero arrivati, quindi si presuppone che lui stia
aspettando qualcuno; si mostra ansioso e si lamenta del fatto che se la siano presa comoda per
arrivare. Simon cerca di sdrammatizzare e riferendosi a Don Diego mette in atto una critica
alla locanda: dice che lui ha preso questa strana decisione di stare due giorni interni senza
uscire dalla locanda e non ha avuto un attimo di pace essendo questo luogo molto rumoroso e
lui vuole sapere il perché dato che li si sentono solo rumori di sedie, di passanti di abitanti del
villaggio e non c’è mai un attimo di pace. Don diego però replica e dice che li nessuno lo
conosce e lui voleva proprio che nessuno lo vedesse. Simon vuole sapere il perché e don diego
dice che glielo riferisce ma non deve dirlo a nessuno e che lui ripone in lui mola fiducia. Simon
chiede se c’è qualcosa da sapere in piu oltre che aver accompagnato Paquita al convento e
tornare con lei da Madrid e Don Diego dice che c’è qualcosa in più. Don Diego dice che non
aveva mai visto a Paquita ma tramite l’amicizia con sua madre ha sempre ricevuto notizie su
di lei, ha letto molte delle sue lettere e ha avuto anche modo di vederla per pochi giorni e le è
rimasto molto colpito dalla sua bellezza, umiltà innocente. Allora Simone capisce che don
Diego vuole mandarla in sposa a qualcuno e lui gli dice che è una buona cosa non capendo
però chi sia lo sposo. Don Diego dice che non deve sapersi perché la gente avrebbe mormorato
del fatto che lei fosse povera ma lui era alla ricerca di modestia, riconoscimento e virtù. Don
Diego dice a Simon che sa che lei si prenderà cura di lui e lo assisterà con amore e fedeltà ma è
consapevole che tutti diranno che il matrimonio è diseguale e non c’è proporzione nell’età (59
anni di lui vs 16 anni di lei). Simone non aveva capito che il pretendente fosse proprio lui ma
si aspettava che fosse suo nipote Don Carlos (eccellente soldato). Simon allora gli chiede se è
sicuro che la ragazza lo vuole, se non le interessa la differenza di età, se la sua scelta è libera.
Don Diego dice che la madre, donna Irene gli ha assicu arato che sua figlia è contenta; alle
parole del servo si mostra risentito come se lui insinuasse che fosse qualcosa di forzato ma lui
replica dicendo che lui approfitterà delle situazioni per parlare con Paquita e dandole la
possibilità di esprimersi con tutta la sua libertà. Don Diego poi dice che sta arrabbiato con don
Carlos perché gli aveva detto che sarebbe andato a Zaragoza per andare dal suo regimento ma
in realtà non stava li e che aveva mentito allo zio per una donna.
ESCENA II
Nella scena ci sono donna Irene, donna Francisca, Rita e Don Diego.
Gia dall’inizio Irene si mostra molto sbrigativa nel accellerare le cose tra don diego e sua figlia.
Don Diego dice che nonostante la locanda sia molto rumorosa non vuole uscire da li perche
vuole conoscere bene Paquita. Lei intanto elenca tutti gli oggetti sacri che si è portata dal
contenta, e essi simboleggiano la sua innocenza.
ESCENA III
Donna Irene, Francisca e Don Diego. Don diego dice che vuole conoscere l’opinione di Paquita
mentre la madre Irene continua a parlare e tergiversare continuamente e Paquita non si
esprime in alcun modo. Don Diego è irritato dagli argomenti di Donna Irene, lei ha avuto 22
partorenze: problema della mortalità infantile.
ESCENA IV
Donna Irene e don Diego. I due parlano di Paquita, la madre dice che è molto aggraziata e
anche Don Diego replica che ha un aurea molto naturale ma vorrebbe che esprimesse la sua
opinione circa il matrimonio perché da quando l’ha vista non ha manifestato nessun pensiero
ma donna irene subito replica che sua figlia direbbe quello che lei gli ha già detto, cioe che
sarebbe d’accordo ma Don Diego non molla la presa ed insiste ancora dicendo che vuole che
Paquita parli e la sua approvazione esca dalla sua bocca. Irene dice che una giovane donzella
come sua figlia, ingenua e innocente ma soprattutto timida non si rivelerebbe mai
apertamente nei suoi confronti ma quando parla con lei invece manifesta tutta la tenerezza
che prova nei confronti di Don Diego e allora irene diceva che era l’uomo per lei, maturo, con
una grande educazione e lei ascoltava tutti “I consigli” che la madre le diceva che e lei
ascoltava e apprendeva man mano quello che doveva fare. Dopodichè Irene fa l’esempio del
suo primo matrimonio dicendo che si è sposata a 19 anni e il suo primo marito ne aveva 56
ma dopo essersi sposati lui morì e lei incinta partorì un figlio che morì di scarlattina. Alla fine
Irene dice che lei ha avuto 22 figli nei suoi tre matrimoni ma adesso ha solo Paquita.
ESCENA V
Simon, Don Diego, Donna Irene
Simone dice che il caposquadra in genere di una ditta di costruzione lo sta aspettando e Don
Diego dice che va a farsi un giro per la campagna.
ESCENA VI
Donna Irene, Rita
Donna Irene chiede a Rita del tordo/uccello se gli ha dato da mangiare, rita sta rifacendo i letti
poi le chiede dove sta Paquita e lei le risponde che sta dando da mangiare all’uccello.
ESCENA VII
Calamocha assistente de Don Carlos entra dal fondo del palco con valigie, stivali e fruste;
lascia tutto sopra il tavolo e si siede. Parla del numero delle stanze e mette in campo una
comica allusione all’interesse per le scienze naturali che aveva dopo aver accompagnato don
Carlos al Gabinete de Historia Natural. Entra Rita cantando.
ESCENA VIII
Rita e Calamocha
Calamocha dice a Rita che lui e il suo padrone Don Carlos sono appena arrivati. Lui ricevette
una lettera da Paquita e da quel momento se ne andarono da Zaragoza e si misero in cammino
per arrivare infine qui in questa locanda. Rita racconta a Calamocha quello che è accaduto.
Donna Irene scrisse lettere e lettere dicendo che aveva contrattato il matrimonio di sua figlia a
Madrid con un uomo ricco e d’onore. Quando Paquita lo venne a sapere pianse moltissimo e
non si fece altro che avvisare a don carlos affinchè facesse qualcosa per evitare il matrimonio
e sottrarre PAquita dalle mani di uno sconosciuto.
ESCENA IX
Donna Francisca, rita
Rita che ha parlato con Calamocha è molto preoccupata perche Don carlos, l’amato di Paquita
è giunto nella stessa locanda dove alloggia il futuro pretendente di Francisca. Paquita dice che
don diego si lamenta del fatto che lei non le chiede nulla ma lei fino ad ora si è mostrata
sempre contenta nei suoi confronti. Rita dice a paquita che fino ad adesso nessuno ha
sospettato niente nel convento, la loro conversazione durò tre mesi e quando don carlos ha
letto la lettera subito è accorso per consolarla. Rita dice che lei aspetterà giu il ritorno di don
diego per evitare che tutti si rincontrino; rita rimarrà con donna irene.
ACTO II
ESCENA I
Donna Francisca dice che è impaziente e che mentre sua madre la considera come una
semplice, che solo pensa a giocare e ridere e che non sa che cos’è l’amore, lei invece, con i suoi
17 anni ancora non compiuti sa benissimo invece cosa vuole e le inquietudini che prova.
Paquita quando sa che Don Felix è lì cambia d’umore .
ESCENA II
Donna Irene e Donna Francisca
nel dialogo tra le due Irene dice che non le piace ripetere le cose piu volte e le ribadisce che lei
le consiglia di sposare Don Diego perche in questo modo loro non avranno più problemi e che
un matrimonio come questo solo poche persone ne hanno la possibilità. Donna Francisca no
bada più di tanto alle parole di sua madre e non le dice niente.
ESCENA III
Rita, Donna Irene, Francisca
Entra rita con la luce dal fondo del palco e dice che ha ritardato perché stava facendo delle
compere. Irene dice a Rita che deve portare la lettera che sta sul tavolo al cameriere della
locanda affinchè la porti alla posta. Poi si rivolge a PAquita dicendole che deve cenare perche
l’indomani sarebbero partite all’alba. Dopo irene si rivolge nuovamente a Rita e le dice che
non vuole più che la porti il cameriere ma Simon.
ESCENA IV
Donna Irene, Francisca
Donna Irene parla di Don Diego e dice che se è rimasto nella locanda sicuramente è perche ha
qualcosa da fare, è un uomo puntuale, attento, buon cristiano.. Irene dice a sua figlia che con
lui starà bene come un pesce nell’acqua, non avrà bisogno di nulla ma donna Irene si lamenta
del fatto che lei non dica nulla, che non esprima la sua opinione e che vuole sapere che cosa si
è messa in testa. Irene dice che essendo lei stata in convento, sicuramente le si è messa in
testa l’idea di diventare monaca ma ovviamente è un pensiero errato quello di Irene. Francisca
per tranquillizzare la madre le dice che lei mai si allontanerà da lei e mai le darà disgusti.
ESCENA V
Don Diego, donna Irene, Donna Francisca
Entra e Don Diego e chiede di Paquita. Donna Irene risponde che lei le dice sempre che deve
cambiare sistema e pensare solo a obbedire a sua madre e a seguire i suoi consigli. Lei dice
che è una bambina che non sa quello che vuole e nella sua età è solo confusa. Diego dice che
nella sua età le passioni sono quelle più energiche e decisive delle loro e per quanto la ragione
manchi, gli impeti del cuore sono molto piu violenti di qualsiasi altra cosa. Don diego per
molte volte durante questa scena ripete che è paquita che deve rispondere. Don diego dice a
Irene che deve stare in silenzio perché Paquita è impaurita e non riesce a dire una parola e lei
deve darle solo la possibilità di parlare. Francisca a questo punto interviene e dice che quello
che sua madre dice lei è d’accordo e tutto quello che la madre le comanda lei obbedirà. A
questo punto Don Diego esplode e dice che in questi discorsi delicati i genitori non devono
intromettersi e non devono comandare: possono consigliare, proporre, dire la loro opinione
ma non comandare. Egli dice che si vedono in quel tempo moltissimi matrimoni infelici, solo
perche un genitore ha imposto qualcosa?. Don Diego non è assolutamente d’accordo in questo
e di che né la sua persona né la sua età sono per far innamorare perdutamente di lui; e per lui
è impossibile che una giovane cosi giudiziosa finisse per amarlo costantemente. Lui le dice che
sa qual è la formazione che ha ricevuto nel convento ma lui non vuole niente con violenza. Lui
è ingenuo: il suo cuore e la sua testa non si contraddicono e quello che lei chiede a Paquita è
sincerità e l’affetto che lui prova verso di lei no deve renderla infelice. Irene è impaziente per
poter parlare ma don diego ribadisce che deve rispondere Paquita e che non le serve nessun
interprete ma Irene dice che è lei che deve comandarglielo ma don diego dice che paquita
deve rispondere perche è con lei che deve sposarsi. Irene introduce un altro discorso che non
c’entra nulla e alla fine don diego riprende dicendo che vuole solo la felicità di Paquita e
Francisca dopo la mediazione di sua madre dice che lei è contenta di sposarlo.
ESCENA VI
Rita, Donna Francisca
Rita comunica che Don Carlos è arrivato ed è andato già nella sua stanza. Rita ora rimane li
per stare con tutti gli altri.
ESCENA VII
Don Carlos, Donna Francisca
Don Carlos entra in scena saluta Paquita e le chiede come va. Paquita è un pò preoccupata e gli
dice che le stanno succedendo cose negative che la opprimono e che dovrà sposarsi con
quest’uomo l’indomani a Madrid. Paquita chiede a don carlos che cosa pensa di fare. Egli dice
che sicuramente anche l’uomo a cui lei dovrà andare in sposa è un uomo d’onore e non è
giusto insultarlo e lui mostra un totale rispetto verso questa persona. Francisca dice che sua
madre le parla solo di questo, la minaccia e lui gli offre molte cose pero lei non gli ha detto
nulla. Don carlos dice che se lei va a madrid, lui lo seguirà. Lì può contare con il favore di un
anziano rispettabile e virtuoso, che deve chiamare piu che zio amico e padre. Francisca dice
che tutta la ricchezza del mondo non le interessa e che lo fa solo per obbedienza e amore alla
madre. Donna francisca dice che lei è molto contenta del fatto che lui è venuto e gli ha dato
con questo la prova piu grande che potesse dargli. Alla fine dell’atto don Carlos dice che
l’amore ha unito le loro anime e solo la morte potrà dividerle.
ESCENA VIII
Rita, Don Carlos, Donna Francisca
Rita dice a Paquita che sua madre la sta cercando. allora Don Carlos dice che si vedranno di
nuovo il giorno seguente e che lui non ha più niente da aggiungere
ESCENA IX
Don Carlos, Calamocha, Rita
Don Carlos dice che qualunque uomo esso sia non gliela porterà via e lui farà di tutto.
Dopodiche mangiano E Calamocha vede arrivare Simon e don carlos gli dice che puo mentire
ESCENA X
Simon, Don Carlos, Calamocha
Simon entra dal fondo del teatro e calamocha chiede che cosa ci fa lui qui; tutti si chiedono
come stanno. Don carlos chiede come sta sia lui che suo zio e gli chiede dove sta, se sta a
Madrid o lì a Alcalà ma alla fine dell’atto Don Carlos non riesce a capire perche Simon non può
rivelare nulla
ESCENA XI
Don diego, Don Carlos, Simon, Calamocha
All’inizio di questa scena dondo Carlos vede suo zio entrare e rispetto alla scena anteriore
dove gli intenti di verifica e controllo non gli avevano permesso di capire chi fosse il
pretendente ora invece lo capisce in maniera istantanea. E per lui tutto è finito perche
sottomette i suoi sentimenti al dovere verso suo zio. Don diego non lo vede subito perché non
c’è la luce ma non appena lo vede gli chiede che cosa ci faccia lui lì. Don carlos dice che una
disgrazia lo ha portato lì e don diego vuole sapere di più allora Calamocha interviene dicendo
che don carlos tiene molto a lui e per questo voleva vederlo. Don carlos dice che è venuto per
pentirsi di quello che ha fatto ma don diego non pensa sia questo il motivo perche non è
permesso che un officiale se ne vada quanto vuole e lasci il suo reggimento. Don carlos però
replica dicendo che sono in tempo di pace e che a Zaragoza non è necessario un servizio cosi
preciso come in altri posti e soprattutto la sua mancanza non suppone l’approvazione dei suoi
superiori e che se lui è andato non lui è sicuro che poteva farlo. Don Diego non approva questo
e dice che sempre un officiale è necessario ai suoi soldati. Don diego dice che tutti i motivi che
lui gli sta dando non contano nulla e quello che deve fare adesso è tornare immediatamente
dai suoi soldati e non deve rimanere la notte lì. Si rivolge a Calamocha affinchè prepari tutta la
roba e don diego gli da dei soldi.
ESCENA XII
Don diego, don carlos
Don diego da i soldi a suo nipote dicendogli che gli bastano per il suo ritorno. Gli dice che gli
vuole been e tutto e verrà a sapere quando tornerà a Zaragoza. Don carlos si mostra
nuovamente pentito e lo congeda baciandogli la mano e se ne va
ESCENA XIII
Don diego
Egli rimane solo nella scena e si chiarifica il lui la paura che suo nipote potrebbe essere il suo
rivale a partire dall’equivoco iniziale di Simon.
ESCENA XIV
Donna Francisca, Rita
Rita nota il silenzio che si respira lì e paquita pensa che tutti sono a dormire. Francisca ripete
a rita che lei non ha nulla da temere perche ora che don carlos ha parlato con lei si considera
molto fortunata. Rita pensa che si è dimenticata di portare l’uccello a irene e pensa di farlo ora
pero senza svegliarla.
ESCENA XV
Simon, donna Francisca
Simon parlando con Francisca le dice che il tenente colonnello e il suo assistente che stavano li
se ne sono andati e pare siano diretti verso Zaragoza
ESCENA XVI
Rita, donna Francisca
Rita e francisca sono sconcertate del fatto che Don Carlos e calamocha se ne siano andati.
Francisca pensa che lui sia venuto per ingannarla, per abbandonarla cosi e lasciarla da sola
perche prima gli avea promesso che sarebbe andato anche lui a Madrid con lei e poi se ne è
scappato. Rita aveva con se la gabbia del tordo e la lascia sopra il tavolo
ACTO III
ESCENA I
il teatro è coperto nell’oscurità. Sul tavolo c’è un candelabro spento, la gabbia con l ‘uccello e
simon appoggiato al banco. Don diego esce dalla sua stanza dicendo che lì è impossibile
dormire e simon chiede l’ora e lui risponde che sono le tre. Si sentono rumori di palmate di
mani e di suono di uno strumento a corde. Escono francesca e rita dalla stanza e si avvicinano
alla finestra. Don diego e simon si ritirano a un lado del palco.
ESCENA II
Donna Francisca, Rita, Don diego, Simon. Il lettore in questa scena ha capito che il pretendente
di Paquita è il nipote di Don Diego mentre i protagonisti non lo sanno; solo Don Carlos ha
capito che il pretendente di Paquita è suo zio e cosi decide di ritornare alla sua postazione
nell’esercito. Circolazione delle lettere. nelle commedie settecentesche lo scambio di messaggi
avviene attraverso una serie di espedienti molto essenziali.
Rita dice a Francisca di procedere cautamente. Si sente una musica di chitarra, un canto e tre
battiti di mano. Don Diego ipotizzache sia un amante che voglia fare una serenata alla sua
amata. La musica cessa. Nel frattempo simon e diego sono a un lato del teatro. Francisca si
avvicina alla finestra, rita rimane dietro di lei. Francisca pensa per quale motivo lui sia fuggito
poi francisca dice che no ha mai visto a Don Carlos cosi timido. Viene lanciata dall’interno una
lettera che cade però a terra dalla finestra del teatro. Francisca non riesce a prenderla e cerca
di trovarla ma è buio, inciampa alla gabbia che cade a terra e poi si giustificherà che è venuta
prenderla. Rita e Paquita si accorgono che c’è qualcuno e scappano.
ESCENA III
Don diego y Simon
Diego dice a simone di cercare un foglio di carta per terra; simon lo trova e lo da a don diego.
ESCENA IV
Don diego dopo aver letto la carta che era sicuramente di don carlos a paquita è arrabbiato,
frustrato e irritato; pensa alle felicità che gli erano promesse e a tutto qullo che gli era stato
detto. Monologo di Don Diego dove lui rende manifesta l’idea del monologante che ci fa
conoscere la sua reazione: esprime la sua passione, rabbia, ma anche la sua collera e gelosia.
ESCENA V
Rita, don Diego, Simon
Rita esce dalla stanza per cercare la lettera di don carlos che era caduta a terra ma quando
esce vede che c’è anche don diego che gli dice che cosa ci fa lei qui. Rita dice che aveva sentito
un rumore grande ed era uscita per controllare cosa fosse e come scusa dice che la gabbia
dell’uccello era caduta sicuramente era stato un gatto.
ESCENA VI
Donna Francisca, Rita
Donna francisca chiede a rita se è riuscita a prendere la lettera ma lei dice che non l ha trovata
ma quando stava lì Simon e don Diego l hanno vista e lei ha messo una scusa. Francisca allora
da questo momento è sicura che la lettera ce l’hanno loro e non deve piu cercarla e ormai lei
non può piu fare nulla. Don diego e simon entrano e lei rimane li. Paquita considera Don Felix
come un picaron: birbante al limite della delinquenza o malaffare. L’dea del picaron è un
modello della letteratura spagnola ma che si diffonde anche aldifuori; lo è perche lascia la
ragazza in una situazione difficile.
ESCENA VII
Paquita si è svegliata molto presto e don diego chiede perche dopo dice a rita di andare da sua
madre per aiutarla a vestirsi
ESCENA VIII
Don diego e donna francisca
Don diego domanda alla ragazza se ha dormito bene ma lei dice di no. don diego le domanda
perche lei è abbattuta cosi tanto da provare tutto questo dolore. Don diego dice che deve
avere più fiducia in lui, che con lui può sfogarsi. Francisca gli dice che non è lui la causa del suo
dolore. Don diego si avvicina a lei e le dice che possono parlare senza rigiri ne dissimulazioni.
Gli chiede se lei dovesse scegliere autonomamente acceterebbe di sposarlo, lei dice che si
sposerebbe lui e nessun altro. Don diego continua dicendo che se lui non è il problema, allora
qual è il problema che l’affligge cosi tanto. Don diego alla fine capisce che lei se si sposerà con
lui sarà infelice e mette in atto una riflessione morale sull’educazione impartitagli (ecco qui i
frutti dell’educazione: questo si chiama crescere bene a una bambina: insegnarla a mentire e a
occultare le passioni piu innocenti con una perfida dissimulazione. Le giudicano oneste dopo
che le vedono istruite nell’arte di stare in silenzio e mentire. Si ostinano sul fatto che il
temperamento, l’età e il carattere non devono avere alcuna inclinazione, o che la loro volontà
può torcersi al capriccio di chi le governa. Tutto le si permette, tranne la sincerità. Non
dicendo quello che sentono, fingendo, pronunciando un si comandato, si chiama eccellente
educazione quella che ispira ad esse paura, astuzia e silenzio di uno schiavo. Francisca non
replica ma dice soltanto che il motivo della sua afflizione è molto più grande. Don diego alla
fine le dice che si tratta di un suo equivoco e non di lei, perché lei è innocente.
ESCENA IX
Simon, Don diego
Simon dice a don diego che don carlos e il suo assistente stavano lì e che lui gli ha detto che
glielo diceva lui quando doveva andare da don diego.
ESCENA X
Don Carlos e don Diego
Don Diego domanda a suo nipote dove è stato adesso e lui risponde in una locanda, pero è
uscito durante la notte perche doveva parlare con una persona e non poteva tornare a
Zaragoza senza aver prima parlato con lui. Don Diego ironicamente “ però venire alle tre del
mattino mi pare una pazzia? Perché non le hai scritto un biglietto? Con questo biglietto che le
hai inviato non c’era bisogno di darle fastidio durante la notte. don Diego gli porge il biglietto
e Don Carlos dice che se lui ormai sa tutto perché lo chiama, gli domanda per quale motivo
non lo lascia in pace cosi eviterebbe un conflitto dal quale entrambi ne uscirebbero scontenti.
Don diego gli dice di sedersi e gli domanda dove ha conosciuto Paquita e dove e quando l ha
vista. Don Carlos gli dice che ritornando da Zaragoza lo scorso anno, arrivò a Guadalajara
senza volontà di trattenersi ma il “sindaco” gli disse di rimanere lì per il compleanno di un suo
parente. Tra la gente vide a Paquita, che quel giorno era uscita dal convento per svagarsi un
po'; il sindaco disse a lei che l’uomo di cui era innamorata si chiamava don Felix. Don carlos
era innamorata di lei; seppe che era la figlia di una signora di Madrid, vedova e povera.
Siccome la sua casa in campagna era vicino alla città, loro si incontravano molto spesso
durante la notte. La sera lui dava tre palmate sulla finestra, alle quali ne corrispondevano altre
tre dalla piccola finestrella che dava sul cortile delle monache. Alla fine pero dovettero
separarsi ma lui continuò a ricevere molte lettere da lei e una che ricevette poco fa diceva che
sua madre stava al punto di farla sposare e lui subito si precipitò per consolarla e giurarle di
nuovo il suo grande amore verso di lei e inoltre per passare da lui e riferirgli tutto quello che
era successo e chiederli solo la benedizione per garantire loro un finale felice. Don diego in un
primo momento dice che anche se entrambi la vogliono, la madre vuole il matrimonio con Don
Diego e Paquita obbediendo a sua madre lo sposerà.. ma Don Carlos replica dicendo che
questa decisione sarà forzata ma lei non avrà fatto una scelta di cuore. Dopodichè Don Carlos
dice che lui può celebrare le nozze come più gli piace ma comunque il primo e l’unico amore di
Paquita non è lui quindi non dovrà chiederle più il motivo delle sue tristezze e malinconie
perche ormai lo sa quali sono. Don Carlos vuole chiudere la conversazione e gli dice che per lui
puo vivere felice e la prova piu grande che puo fargli adesso è accettare e rispettare questo ma
poi andarsene subito e non lo vedrà a breve perché combatterà in guerra. Don diego non
vuole questo, gli dice di restare e di obbedire a quello che lui gli dice.
ESCENA XI
Donna Irene, Don Diego
Don Diego si accinge a parlare con Irene per informarla di quanto accaduto. Lui cerca di
parlare ma Irene continua con il suo atteggiamento di interromperlo continuamente. Lui gli
dice che sua figlia non è innamorata di lui ma di un'altra persona e Donna Irene non crede alle
parole di Don Diego anzi pensa che lui stia cercando dei pretesti per non sposarsi con lei. Don
Diego sta perdendo quasi la pazienza perché lei non lo lascia parlare ma dopo lui gli dice che
Paquita ha conosciuto a quest’uomo e i due si sono parlati molte volte, si sono scritti, si sono
promessi amore, fedeltà e alla fine hanno scoperto che sentono l’uno per l’altro una grande
passione che è cresciuta sempre di più. Donna Irene non bada a queste sue parole e continua a
stare sulle sue, lui ribadisce che lei se sente quest’amore verso un altro uomo è giusto che stia
con lui e per confermare la realtà lui le da il biglietto di Don Carlos.
ESCENA XII
Donna Francisca, Rita, Donna Irene, Don Diego
Donna Irene parla con Paquita e le dice che cosa si è messa per la testa, le domanda chi è
questo ragazzo di cui lei è innamorata. Diego dopodichè legge il biglietto ad alta voce e Irene si
accosta a Francisca minacciandola di maltrattarla.
ESCENA XIIi
Don Carlos, Don Diego, Donna Irene, Donna Francisca, Rita.
Entra don carlos furiosamente; prende per un braccio a paquita, la porta con se nel fondo del
teatro e si mette dinanzi a lei per difenderla. Donna irene si ritira. Don carlos protegge paquita
dagli attacchi della madre e dice che lui ha il compito di proteggerla e difenderla. Dopodichè
donna Irene domanda a don diego se lui è il nipote e quindi si evidenzia come l’aspetto
economico sia quello maggiormente importante per lei. Una volta accertato questa lei cambia
atteggiamento e accetta infine il matrimonio. Don Diego dice che lui avrebbe potuto sposare
Paquita ma comunque avrebbe avuto la coscienza sporca. La scena finale è dominata da Don
diego che abbraccia a don carlos e paquita e gli dice che loro saranno la delizia del suo cuore e
il primo frutto del loro amore e gli da come una benedizione.
Commento
Quest’opera è neoclassica per eccellenza e il fulcro principale di essa è legato alla psicologia
dei personaggi. Essa deve avere inoltre una linea didattica ma allo stesso tempo deve anche
intrattenere il pubblico. Si capisce si da subito che si tratta dell’allestimento di una commedia
guardando la scena.
Il tema principale è il matrimonio diseguale ma un altro tema importante è quello dell’autorità
cioe nel caso di paquita obbedire o meno a sua madre.
Moratin nelle vesti di Don diego ha un pensiero molto moderno infatti ritiene fondamentale il
valore della libertà e vuole che i giovani l’acquisiscano in maniera autonoma.
Moratin rispetta tutte le regole della commedia neoclassica:
-riduce i personaggi in scena, sono solo 7 e sono proposti a coppie nella scena: protagonista e
antagonista (ex don diego e irene sono due perosnaggi opposti ma complementari all’altro);
altra coppia donna Paquita e Don Carlos, coppia degli innamorati: galan e dama; altra coppia
di criados: Calamocha e Rita; Simon: unico personaggi isolato che ricopre il ruolo del gracioso:
comico e serve alla scena per far comprendere cosa sta succedendo.
Don diego è il protagonista in quanto è centrale in tutte le decisioni ma anche donna Paquita
ha un suo ruolo fondamentale, lei obbedisce e appare come un personaggio ingenuo ma in
realta lei non dice mai in maniera esplicita di essere o meno favorevole al matrimonio.
Riguardo le acotaciones: 1- descrittive: descrive la scena nel dettaglio anche gli indumenti dei
personaggi.
2- emotive: indica il sentimento dei personaggi. Sguardo di ternura di paquita verso don
carlos.
Gabbia: elemento fondamentale non solo perché Simon ci inciampa ma anche perche è un
espediente per esprimere la condizione delle donne a quell’epoca ma anche l’ipocrisia e la
malignità di donna Irene.essa si preoccupa dell’uccello in gabbia e non della libertà di sua
figlia.
L’amore non è il fulcro principale dell’opera, la finalità dell’opera infatti non è basata
sull’amore. L’opera è legata invece ad una questione sociale, non si parla mai dell’amore dei
due giovani e mai dell’amore come sentimento.