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Ugo Foscolo

La vita
Niccolò Foscolo nacque a Zante nel 1778 da padre veneziano e madre greca. L'essere
nato in terra geca e da madre greca fu molto importante per lui e l'isola natia rimase
sempre nella sua momeria come simbolo di serenità. Fraquentò i primi studi in
Dalmazia, nel seminario locale; alla morte del padre si trasferì a Venezia con la
madre, dove si gettò negli studi e cominciò a scrivere i primi versi, ottenendo fama
nella società veneziana. Politicamente era entusiasta per i principi della Rivoluzione
francese e assunse posizioni liberarie ed egualitarie, che lo misero in una situzione
difficile con il sistema oligarchico della Repubblica di Venezia, costringendolo a
ritirarsi per qualche anno sui colli Euganei. Quando le armate napoleoniche
avanzarono nel Nordi dell'Italia, egli fuggì a Bologna e si arruolò nelle truppe della
Repubblica Cispadana e pubblicò un'ode in onore di Napoleone (A Buonaparte
liberatore). Quando si formò un governo democratico a Venezia, vi fece ritorno,
impegnandosi nella vita politica. Dopo il trattato di Campoformio (in cui Napoleone
aveva ceduto la Venezia agli austriaci) Foscolo fu costretto a trasferirsi a Milano e
questo "tradimento" da parte di Napoleone lo segnò profondamente. In seguito si
trasferì a Bologna, dove divenne aiutante cancelliere al Tribunale militare, ma con
l'avanzata degli austriaci tornò ad arruolarsi e partecipò agli scontri, restando
assediato a Genova. Dopo la vittora a Marengo (in cui napoleone riottenne l'Italia) fu
arruolato come capitano aggiunto dell'esercito della Repubblica italiana. Durante
questi anni fu travolto da intense passioni amorose: per Isabella Roncioni a Firenze e
per Antonietta Arese a Milano. Ottenne la cattedra di Eloquenza all'università di
Pavia, ma in seguito fu soppressa. Si recò a Firenze dove si dedicò alla composizione
delle Grazie. Dopo la sconfitta di Napoleone tornò a MIlano riprendendo il suo posto
nel'esercito. Dopo la sconfitta di Waterloo e il rientro a Milano degli austriaci,
nonostante la proposta di dirigere una rivista culturale da parte di essi, Foscolo
decide di andare in esilio prima in Svizzera, poi a Londra. Qui le sue condizioni
economiche divennero sempre più gravi fino a costringerlo a vivere nascosto dai
creditori nei sobborghi di Londra. Morì nel villaggio di Turnham Green nel 1827. Nel
1871 i suoi resti vengono trasferiti in Santa Croce
Le componenti classiche, preromantiche e illuministiche
La formazione letteraria di Foscolo subisce influenze da tutte le componenti della
cultura del suo tempo. La sua formazione avviene nel gusto arcaico, al quale si
aggiunge il modello dei grandi classici latini e greci, oltre quelli italiani (Dante e
Petrarca). Al tempo stesso viene influenzato dal sentimentalismo di Rousseau e di
Goethe e interpreta i poeti "cimiteriali" in chiave laica e patriottica. Per quanto
riguarda le idee, egli subì all'inizio l'influenza di Rousseau, che vede la società con il
presupposto che l'uomo nasce buono e che viene poi corrotto dal suo sviluppo. Più
tardi, però, Foscolo si stacca da questi principi indirizzandosi verso le concezioni
pessimistiche di Machiavelli e Hobbes, che credevano nell'originaria malvagità
dell'uomo.
Il materialismo
A questo pessimismo contribuisce la componente filosofica del materialismo, che
ritiene che tutta la realtà sia materia e esclude quindi lo spirito. La visione attiva ed
eroica della vita, che è propria di Foscolo, induce in lui insoddisfazione rispetto a
queste posizione e ne cerca quindi un'alternativa, che però non riuscirà a trovare.
La funzione della letteratura e delle arti
Un valore alternativo che propone Foscolo è la bellezza, che risiede nella letteratura e
nell'arte. Ad esse è assegnato il compito di depurare l'animo umano e di consolarlo
dalle sofferenze del vivere, in questo modo, inoltre, l'uomo si allontana dalla
condizione feroce che lo spinge alla violenza. La letteratura e le arti hanno quindi per
Foscolo una funzione civilizzatrice. Il neoclassicismo di Foscolo è dunque ben diverso
da quello arcadico (vedi L'Arcadia) esteriormente e puramente esortativo: il culto
Foscoliano della bellezza esprime una esigenza autentica e profonda.

Le Ultime lettere di Jacopo Ortis


Il modello del Werther
Una prima edizione dell'Ortis fu parzialmente stampata da Fascolo a Bologna. Egli
però dovette interrupperne la scrittura a causa della guerra e lo stampatore per poter
vendere il libro lo fece concludere ad un certo Angelo Sassoli. Quando Foscolo lo
riprese fu pubblicato con profondi mutamenti. Su di esso lo scrittore tornò anche
durante l'esilio e lo ristampò con ritocchi e aggiunte. Si tratta di un romanzo
epistolare*: il racconto nasce da una serie di lettere che il protagonista scrive
all'amico Lorenzo Alderani. Il modello a cui si rifà Foscolo è soprattutto I dolori del
giovane Werther di Goethe, da cui riprende l'intreccio (un giovane che si suicida per
una donna promessa in sposa ad un altro) e il nucleo tematico (la figura del giovane
intellettuale in conflitto con un contesto sociale in cui non può inserirsi).
*Il romanzo epistolare è un romanzo formato da lettere che possono essere di un solo
personaggio, e quindi con un solo punto di vista, o di due o più personaggi combinate
in modo da far pervenire al lettore i diversi punti di vista sugli avvenimenti raccontati,
usando a volte stile diverso in base al livello culturale e sociale dei personaggi.
La delusione storica
Il dramma di Werther è quello di non potersi identificare nella sua classe di
provenienza, poichè la sensibilità del giovane artista viene respinta dalla razionalità
dell borghesia. Per Jacopo, invece, prevale in senso angoscioso di mancanza, di non
avere una patria. Dietro il Werther vi è la Germania dell'assolutismo principesco e la
disperazione che nasce dal bisogno di un mondo diverso, invece dietro Jacopo vi è
l'Italia dell'età napoleonica e quinid la disperazione che nasce dalla delusione
rivoluzionaria. L'unica via di scampo per Ortis è la morte.
L'Ortis e il romanzo moderno
Con l'Ortis Foscolo porta in Italia un modello di romanzo moderno, già diffuso in
Europa. Tuttavia l'Ortis non è propriamente un romanzo, ma piuttosto possiede una
spinta lirica, saggistica od oratoria. L'opera appare come un lungo monologo. L'opera
è scritta in prosa aulica, con una tendenza al sublime. La sintassi è complessa e vi
sono antitesi, simmetrie, trapassi improvvisi ed ellissi.
La sepoltura lacrimata (T4)
Nei passi che parlano della sepoltura lacrimata vi è una ricerca di valori positivi, al di
là del nichilismo*. L'idea della morte come annullamento totale (che Foscolo trae dal
materialismo settecentesco), viene contrapposta all'illusione della sopravvivenza,
ovvero la necessità di ricorrere alle illusioni e ai miti in risposta alla delusione storica,
ed è proprio questo a consentire di vivere. Questa strada però nell'Ortis rimane
interrotta, poichè il nichilismo ha il sopravvento; viene, invece, ampiamente
sviluppata nei sonetti e nei Sepolcri. L'illusione che consente la sopravvivenza si ha
attraverso il ricordo e il compianto delle persone care; inoltre l'esule può trovare
l'approdo sicuro nella terra che, come un "grembo materno", lo accoglie.
*Il nichilismo è la sensazione di disperazione data dalla percezione secondo la quale
l'esistenza non ha alcuno scopo ergo non vi è necessità di norme e leggi (Futurismo)

Le Odi e i Sonetti
Foscolo cominciò a scrivere sin da ragazzo odi, sonetti, canzoni e altre composizioni
di vario metro che rivelano l'influsso delle tendenze di gusto e delle tematiche
correnti del tempo. Il poeta, inseguito, fece una scelta rigorosa di tutta questa
produzione, publicando le Poesie, che comprendevano solo due odi e dodici sonetti.
Le Odi
Le due odi, A Luigia Pallavicini caduta da cavallo e All'amica risanata, risalgono al
periodo della scrittura dell'Ortis, ma rappresentano tendenze opposte: l'Ortis rimanda
a tematiche preromantiche, le Odi rappresentano le tendenze neoclassiche. al centro
di entrambe vi è la contemplazione della bellezza femminile, attraverso le immagini
di divinità greche, con le quali il poeta riproduce i canoni della pittura o scultura
neoclassica. Vi sono continui rimandi mitologici, il lessico è aulico e sublime e la
struttura sintattica è quella del periodare classico. Ma mentre l'ode A Luigia
Pallavicini ha un carattere di omaggio settecentesco e galante alla bella donna,
All'amica risanata si propone come un discorso filosofico sulla bellezza ideale (vedi La
funzione della letteratura e della arti).
Sonetti
I sonetti sono più vicini alla materie autobiografica e alla passionalità dell'Ortis. La
maggior parte è infatti caratterizzata da un forte impulso soggettivo che rivela la
matrice della lirica alfieriana (vedi La lirica alfieriana); vi sono però riferimenti ad altri
poeti, soprattutto a petrarca e ai poeti latini. Ma vi sono anche ripresi i temi centrali
dell'Ortis, ovvero il motivo nichilistico e la ricerca di valori positivi. Tra i sonetti
spiccano: Alla sera, In morte del fratello Giovanni e A Zacinto.
Alla sera
Nel sonetto sono distinguibili due parti: la prima parte descrive lo stato d'animo
dell'io lirico dinanzi alla sera, che porta i pensieri all'idea della morte, intesa
materialisticamente come annullamento totale e definitivo della vita; la seconda
parte è più dinamica e in essa si tratta del "nulla eterno". La sera, in quanto
immagine della morte è cara al poeta: la morte ha un efficacia liberatoria, perche
rappresenta l'annullamento totale, in cui si cancellano conflitti e sofferenze. La
seconda parte presenta una duplice opposiozione: il nulla eterno al reo tempo e la
pace della sera allo spirto guerriero. Il primo membro dell'opposiozione annulla il
secondo e vi è un'omologia tra il reotempo e lo spirito guerrier: l'irriquietudine
dell'erore è, infatti, legata ad un momento storico negativo. Il parallelismo dei due
momenti è espresso attraverso rigore simmetrie sintatiche in cui vi è l'elemento
positivo (nulla eterno e pace), il verbo di trasformazione (dorme e fugge, separati dal
soggetto da due enjambement) e l'elemento negativo annullato (reo tempo e spirto
guerrier). Foscolo, nella poesia lirica, costruisce di se un'immagine eroica analoga a
quella proposta nell'Ortis: l'eroe appassionato che ritrova nella morte (intesa
materialisticamente) l'unica soluzione ad una realta storica fortemente negativa.
In morte del fratello Giovanni
Nell'opera vi sono vari echi dei carmi di Catullo (carme CI, r.1,4 e 6) e di Omero
(Odisseo, r.8,9). Il sonetto sibasa sull'opposizione di due motivi fondamentali: l'esilio
e la tomba. Il tema dell'esilio è carico di valori simbolici; esso richiama, infatti, l'eroe
infelice e sventurato a cui il momento storico negativo (reo tempo) non consente di
avere una patria. La situazione storica si proietta nell'immagine degli "avversi Numi",
ovvero si presenta come un potere arcano, contro cui è vano lottare, e dinanzi a cui
l'eroe è sconfitto. In opposizione a l'esilio vi è la tomba, che si identifica con
l'immagine del nucleo familiare e soprattutto della madre. Il motivo negativo
dell'esilio, collocandosi all'inizio e alla fine del sonetto, annulla il motivo del
ricongiungimento con la famiglia. perciò l'unica alternativa possibile è la morte. Il
ritorno, impossibile nella vita (realtà), si attua nella morte (illusione). La morte è
quindi riproposta come positiva, come illusione di sopravvivenza (come nell'Ortis e
nei Sepolcri)
A Zacinto
Il sonetto è dedicato all'isola dove il poeta è nato, Zante (Zacinto è il nome greco). Il
sonetto si presenta come un unico blocco sintattico, che comprende le due quartine e
la prima terzina, a cui segue un enunciato che oppuca la seconda terzina. Le strofe
sono divise da una serie di enjambements, grazie ai quali il discorso si presenta come
un flusso ininterrotto. La sintassi tortuosa sembra voler riprodurre, invece, l'errare dei
due eroi Foscolo e Ulisse (richiamato nel sonetto). I due eroi però vivono una
contrapposizione: l'eroe Omerico bacia Itaca, la sua terra natia; Foscolo non toccherà
mai più le rive di Zante. Il loro errare è voluto dal fato, ma con un sito diverso. I due
eroi assumono così le caratterisitche dei due codici, "classico" (Ulisse conclude
felicemente le sue peregrinazioni) e "romantico" (Foscolo non le conclude). E' un
tema tipicamente romantico, infatti, quello di un errare senza approdo che si
conclude con la morte in terre sconosciute e lontane. Pagnini fa una lettura
psicologica del sonetto e associa alla frustrazione generata dalla sconfitta un bisogno
di regressione. Da ciò scaturisce il tema dell'isola, profondamente collegata a Venere.
Non solo perchè l'isola è menzionata nell'Odissea e, Foscolo, definisce le sue rive
sacre perchè del mar Ionio (dove si trova l'isola) era nata Venere. Ma principalemente
perchè qui Venere assume, come nel De rerum natura di Lucrezio, il ruolo di forza
fecondatrice della natura. Ruolo che assume anche Zacinto. La dea Venere, la terra
natale e l'immagine della madre si fondono così nella figura della Grande Madre.
Poichè Zacinto e Venere sorgono dalle acque, connessa intimamente con l'immagine
della madre è anche l'acqua. L'acqua è datrice di vita e si identifica naturalmente con
l'immagine materna. Inversamente, l'assenza di vita, la morte lontano dalla terra
materna, è privazione di acqua (sepoltura illacrimata).L'acqua compare anche in vari
termini e nelle rime dei primi otto versi, composte tutte da parole che contengono
"onde" e "acque".
Dei Sepolcri
L'argomento
I Sepolcri sono un poemetto (Foscolo lo definisce "carme") in endecasillabi sciolti,
sotto forma di epistola poetica indirizzata all'amico Ippolito Pindemonte. L'occasione
fu una discussione avvenuta con questi in merito all'editto napoleonico di Saint-
Cloud, con cui si imponevano le sepolture fuori dai confini della città e si
regolamentavano le iscrizioni sulle lapidi. Pindemonte, da un punto di vista cristiano,
sosteneva il valore della sepoltura, mentre Foscolo, da un punto di vista
materialistico, aveva negato l'importanza delle tombe. Nel carme Foscolo riprese
questa discussione, ribadendo all'inizio le tesi materialistiche sulla morte, ma
superandole poi con altre considerazioni che rivalutano il significato delle tombe. Nei
Sepolcri avviene il superamento del nichilismo che era stato centrale nell'esperienza
dello scrittore. L'dea della morte semplicemente come nulla eterno viene finalmente
contrapposta all'illusione (vedi paragrafo La sepoltura lacrimata) di una
sopravvivenza dopo la morte. Questa sopravvivenza è garantita dalla tomba, che
assume ora un valore fondementale nella civiltà umana (vedi sottoparagrafo Dei
Sepolcri - Analisi del testo).
Le caratteristiche del discorso poetico
I Sepolcri, pur rifacendosi al genere della poesia cimiteriale, non possono essere
ridotti entro tale ambito. Il carme di Foscolo, infatti, è essenzialmente poesia civile e
si presenta come una densa meditazione filosofica e politica.
Analisi del testo
Foscolo stesso divise il carme in quattro parti:
-La prima comincia con il ribadire delle tesi materialistiche dalle qualidovrebbe
discendere l'inutilità delle tombe e l'indifferenza per il modo di seppellire i defunti.
Questa posizione esclude ogni idea di vita religiosa dopo la morte, ma Foscolo sente
che la funzione che questa aveva avuto nell'Illuminismo (liberatoria nei confronti di
una cultura autoritaria) era ormai esaurita. Per lottare nella situazione presente
queste idee non bastano più. L'uscita di questo vicolo cieco è, come già detto
nell'Ortis, l'illusione. Proprio su quest'illusione si fonda il carme. Questa prima parte
si incentra sul valore affettivo delle tombe per i cari. Vi si presenta l'esempio di
Parini, che non aveva avuto una degna sepoltura nella sua città natale
-Le tombe e la pietà dei defunti sono uno dei fondamentali segni distintivi della
civiltà. Foscolo propone quattro esempi per chiarire il concetto. Il primo esempio, in
negativo, è il Medio Evo, del quale Foscolo condanna la mancanza di igiene ì, la
superstizione e la visione tetra e macabra della morte. In contrapposizione vi è
l'esempio positivo della civiltà classica. Essa aveva un visione serena della morte,
che era prova, per il poeta, di una visione altrettanto serena, e quindi civilizzata,
della vita. La flora che circonda le tombe antiche riporta Foscolo ai cimiteri Inglesi,
nei quali non vi è solo pietà per i propri cari, ma anche per le tombe degli eroi
nazionali (ammiraglio Nelson, che sconfisse Napoleone). A contrasto viene evocata
la mancanza di spirito eroico dell'Italia napoleonica
-Nella terza parte si attribuisce alle tombe un valore storico, che si dirama da quello
politico. Il poeta passa dalle tombe in genere alle tombe degli uomini grandi, il cui
ricordo dura nei secoli. Qui domina il motivo delle tombe di Santa Croce: le tombe
dei grandi uomini stimolano gli animi generosi a compiere grandi azioni. Questo è un
superamento dell'idea che invece vi era nel discorso tra Parini e Ortis (ovvero quella
che non ci fosse possibilità d'azione per riscatto dell'Italia dalla sua miseria civile e
politica). Qui si evidenzia la differenza sostanziale tra la poesia di Gray, ovvero la
poesia cimiteriale, e l'opera di Foscolo: mentre Gray canta le tombe di gente umile e
ignota, affermandone il valore e mentre Wordsworth afferma come con la morte
ogni uomo diventi eguale all'altro, Fascolo canta le tombe dei grandi uomini
riproponendo in chiave moderna la concezione classica, aristocratice ed eroica. In
questa parte del carme compare la figura di Alfieri.
-La quarta parte propone un tema nuovo: alla funzione delle tombe si affianca quella
della poesia. Poichè le tombe, in quanto oggetti materiali, sono sottoposte all'opera
di distruzione del tempo, la loro funzione eternatrice sarà raccolta dalla poesia, che
non è sottoposta alle leggi materiali. Vi si presenta così l'esempio delle grandi civiltà
che cadono in rovina o scompaiono, come quella di Troia, ma delle quali ricordo
continua ad essere tramandato, poichè cantate dal grande poeta Omero. Omero non
canta solo gli eroi greci vincitori, ma anche i Troiani sconfitti, e perpetua il ricordo di
chi è morto per la patria. Anche in questa parte spicca la figura di un poeta: nella
prima vi è Parini, il poeta civile; nella seconda Foscolo stesso; nella terza Alfieri, il
poeta politico e profetico; nella quarta Omero, il poeta che raccoglie e tramanda
tutta la tradizione di un popolo, che può sopravvivere nel tempo.
La prima parte ha una sintassi logica e passionale, la seconda parte del carme è
argomentativa, con un tono solenne e uniforme, nella terza vi è un vasto movimento
lirico, oratorio ed epico, nella quarta parte subentra il taglio narrativo ed epico.