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Conoscere
le Dolomiti
DOLOMITI OGGI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 334
Dopo il riconoscimento dell’UNESCO la prossima sfida per le
Dolomiti è la ricerca dell’equilibrio tra presenza umana, turismo
e ambiente.

STORIA. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 336
Attraverso le Dolomiti, divise tra il dominio austroungarico e
italiano, correva il fronte della Grande Guerra.

LA SCOPERTA DEI MONTI PALLIDI. . . . . . . . . . . . 343


Dai primi viaggiatori inglesi alla conquista delle vette, dallo
sci ai trekking, le Dolomiti sono divenute una meta turistica
privilegiata.

ARTE E ARCHITETTURA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 350


Il linguaggio dell’arte è il solo in grado di tradurre il fascino
superbo di queste montagne che hanno ispirato innumerevoli
artisti.

CULTURA E TRADIZIONI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 355


Le Dolomiti racchiudono un patrimonio etnografico enorme,
fatto di culture legate tra loro e accomunate dalle caratteristi-
che del territorio.

AMBIENTE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 361
La disposizione delle valli, la forma delle montagne, il colore del-
le rocce e i paesaggi raccontano l’eccezionale storia geologica
delle Dolomiti.

A TAVOLA NELLE DOLOMITI . . . . . . . . . . . . . . . . . 368


Malghe, masi e rifugi sono gli ambasciatori principali di una cu-
cina caratterizzata da sapori unici e prodotti locali genuini.
334

Dolomiti
oggi
Il riconoscimento da parte dell’UNESCO è stato una vittoria di tutte le Dolomiti e di quanti le
abitano: la cittadinanza e le amministrazioni locali hanno lavorato insieme perché la regione
potesse tagliare un traguardo epocale e prestigiosissimo. Ora si tratta di aprire una fase
nuova, un ragionamento a tutti i livelli sui temi della montagna e sulle relazioni tra ambien-
te e presenza umana, articolato sui concetti di patrimonio naturale, turismo sostenibile,
spirito di comunità e partecipazione condivisa alle pratiche di conservazione e di sviluppo.

Sullo schermo Un riconoscimento storico


Cliffhanger - L’ultima sfida (1993) “Presentare fenomeni naturali eccezionali o aree di
Diretto da Renny Harlin e interpretato eccezionale bellezza naturale o importanza estetica”. “Co-
da Sylvester Stallone, è ambientato stituire una testimonianza straordinaria dei principali
sulle Montagne Rocciose, ma è stato periodi dell’evoluzione della terra, comprese testimo-
girato nelle Dolomiti, di cui si ricono- nianze di vita, di processi geologici in atto nello sviluppo
scono numerosi panorami. delle caratteristiche fisiche della superficie terrestre o di
Mai + come prima (2005) Ambien- caratteristiche geomorfiche o fisiografiche significative”.
tato in Alta Badia, il film di Giacomo Sono questi i criteri ai sensi dei quali le Dolomiti sono
Campiotti racconta l’estate di sei state inserite tra i patrimoni dell’Umanità UNESCO, ed è
ragazzi reduci dall’esame di maturità, indiscutibile che i parametri siano pienamente soddisfat-
tra crescita, formazione e l’irrompere ti da questi nove sistemi estesi dal Brenta all’Oltre Piave
di una tragedia. e dal Puez-Odle alle Pale di San Martino, ciascuno con
peculiarità chiare ma tutti strettamente interconnessi.
In libreria Il riconoscimento, che ha reso giustizia alle eccellenze
Lazzaro, vieni fuori di Andrea G. delle Dolomiti e se possibile ne ha ulteriormente diffuso
Pinketts (Feltrinelli 1992) È un giallo la notorietà, ha portato con sé la consapevolezza, non
dai contorni fiabeschi ambientato a nuova ma rafforzata, della responsabilità che ricade su
Bellamonte, frazione di Predazzo. chi si trova a gestire e amministrare questo tesoro. La
Il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati questione principale riguarda l’equilibrio tra presenza
(Rizzoli 1940) Un ufficiale dedica la umana, turismo e ambiente, da affrontare con gli stru-
vita all’attesa di un significato che gli menti che da sempre caratterizzano la regione: autono-
si svela troppo tardi. Il romanzo più mia, spirito di comunità, reciprocità, collaborazione tra
conosciuto dello scrittore bellunese, regioni, parchi e aree protette, comuni ed enti locali.
che avrebbe tratto ispirazione dai pae-
saggi delle Pale di San Martino. Turismo e ambiente
La Sostanza del Male di Luca Gli ultimi anni sono stati molto buoni per il turismo
D’Andrea (Einaudi 2016) Tre omicidi ir- nell’area dolomitica, nonostante le periodiche difficoltà
risolti, violenza e spaventose scoperte per quanto riguarda la neve. Piste e impianti da sci, del
che ruotano intorno a una misteriosa resto, sembrano non essere più elementi decisivi per
gola in Alto Adige. il buon andamento del settore. Si stanno affermando
In Nome dell’Orso di Matteo Zeni nuove forme di fruizione turistica differenti dallo sci,
(Il Piviere 2016) Una storia della pre- come il nordic walking o il camminare con le “ciaspole”.
senza dell’orso sulle Alpi, un racconto Per la stagione estiva, l’altro polo dell’offerta turistica, si
della paura ancestrale dell’uomo. assiste a una buona ripresa delle presenze anche grazie a
un’offerta che presenta sempre nuovi motivi di attrazione,
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come il recupero delle tradizioni popolari e la qualità DOLOMITI UNESCO
dell’offerta gastronomica.
Il turismo ha portato un indubbio beneficio econo- PROVINCE COMPRESE
mico per le comunità, ma negli ultimi anni si è andata BELLUNO, BOLZANO,
diffondendo la coscienza della necessità non solo di li- PORDENONE, TRENTO,
mitare le ricadute negative di questo fenomeno sull’am- UDINE
biente, ma anche di superare il concetto di protezione
per stimolare e recuperare un approccio più diretto e AREA 142.000 ETTARI
spontaneo alle bellezze naturali. In quest’ottica si è
collocata un’iniziativa di cui si è molto parlato, e che LINGUE PARLATE
nell’estate 2017 è stata adottata in via sperimentale, ITALIANO, TEDESCO,
cioè la limitazione del traffico motorizzato: il Passo LADINO, FRIULANO
Sella è stato infatti ‘aperto alla sostenibilità’ ogni
mercoledì di luglio e agosto. La decisione ha provocato
reazioni contrastanti, ma è sicuramente un’iniziativa DOLOMITI DI BRENTA
coraggiosa che va nella direzione di stimolare un utiliz- SUPERFICIE 11.135 ETTARI
zo più consapevole di quest’ambiente unico al mondo. PROVINCE TRENTO

Politica, comunità e autonomie BLETTERBACH


La montagna, da sempre, favorisce la formazione di SUPERFICIE 271 ETTARI
comunità molto specifiche, che sviluppano uno spic- PROVINCE BOLZANO
cato spirito di autodeterminazione. Spesso le catene
montuose segnano i confini tra regioni o paesi diversi, SCILIAR-CATINACCIO
cosicché quelle comunità si trovano a dover convivere E LATEMAR
in un contesto politico unico pur avendo caratteristiche SUPERFICIE 9.302 ETTARI
molto differenti tra di loro, a cominciare dalla lingua e PROVINCE BOLZANO,
dalla cultura. Le Dolomiti rientrano in pieno in questo TRENTO
scenario, con il retaggio italiano del Trentino, gli ele-
menti tedeschi dell’Alto Adige, le peculiarità delle valli PUEZ-ODLE/PUEZ-GEISLER
ladine, le aspirazioni di autonomia amministrativa SUPERFICIE 7.930 ETTARI
della Provincia di Belluno (nell’ottobre 2017 è stato PROVINCE BOLZANO
indetto, a questo proposito, un referendum consultivo
sul territorio bellunese, che ha visto la partecipazione DOLOMITI SETTENTRIONALI
del 52% degli aventi diritto e una vittoria plebiscitaria SUPERFICIE 53.586 ETTARI
di quanti vogliono un rafforzamento dell’autonomia). PROVINCE BELLUNO,
L’Italia è venuta incontro a queste esigenze ricono- BOLZANO
scendo statuti speciali alla Provincia di Trento, a quella
di Bolzano e al Friuli Venezia Giulia. L’attuale situazio- PALE DI SAN MARTINO,
ne di pacifica convivenza e integrazione fra i tre gruppi SAN LUCANO, DOLOMITI
linguistici nella provincia di Bolzano è il frutto di un BELLUNESI, VETTE FELTRINE
lungo e spesso tormentato percorso che ha conosciuto SUPERFICIE 31.666 ETTARI
momenti molto delicati fra la fine degli anni ’50 e gli PROVINCE BELLUNO, TRENTO
anni ’60 (tensioni diplomatiche, attentati da parte delle
frange estreme del nazionalismo tedesco). Sulla base PELMO, CRODA DA LAGO
dell’accordo firmato alla fine della guerra fra Italia e SUPERFICIE 4.344 ETTARI
Austria, le trattative per una speciale autonomia alla PROVINCE BELLUNO
regione Trentino-Alto Adige hanno trovato il punto
di convergenza nel ‘Pacchetto’ di misure sottoscritto MARMOLADA
nel 1971 e hanno posto le condizioni per la firma della SUPERFICIE 2.208 ETTARI
‘quietanza liberatoria’ che nel 1992 ha concluso la PROVINCE BELLUNO, TRENTO
questione a livello internazionale.
DOLOMITI FRIULANE
La Südtiroler Volkspartei, formazione autonomista
E D’OLTREPIAVE
altoatesina, ha seguito da vicino le recenti e molto
SUPERFICIE 21.461 ETTARI
laboriose discussioni sulla legge elettorale italiana:
PROVINCE BELLUNO,
potrebbe infatti trarre beneficio dal sistema misto
PORDENONE, UDINE
maggioritario-proporzionale ed eleggere un senatore
in più rispetto ai due che da molti anni le toccano.
336

Storia
Il 1789, anno decisivo per la storia della civiltà occidentale, ha avuto un’importanza
epocale anche per le montagne che delineano l’arco alpino dal Trentino al Friuli: è in
quell’anno infatti che il geologo francese Déodat de Dolomieu effettuò i primi rilevamenti
su un minerale fino ad allora sconosciuto, un calcare in parte simile alla calcite. Dolomieu
presentò le proprie osservazioni a Horace-Bénédict de Saussure, scienziato e alpinista,
che coniò il termine ‘dolomia’ in onore dello scopritore.

Le origini. Dai romani ai franchi


L’insediamento umano sulle Dolomiti, a partire dal Paleolitico superiore,
venne condizionato da due fattori essenziali, la posizione delle montagne
Nell’area dolomitica lungo la rotta migratoria che conduceva alle pianure del sud e lo scio-
hanno avuto luogo
importantissimi
glimento di ampie superfici di ghiacci perenni che rese abitabili quote
ritrovamenti fino ad allora inaccessibili. Il primo popolo sicuramente presente sulle
archeologici, tra cui Dolomiti, a quanto attestano le fonti antiche, è quello dei reti, formatosi
quello dell’Uomo di presumibilmente attraverso secoli di commistione tra celti, norici e veneti.
Mondeval, uno sche- I reti diedero parecchio filo da torcere ai romani, che riuscirono ad averne
letro perfettamente
conservato risalente
ragione solo alla fine del I secolo a.C. con le spedizioni guidate da Druso
a circa 7500 anni e Tiberio. Nell’età augustea il territorio delle Dolomiti ricadde sotto due
fa (Museo Vittorio diverse province, quella chiamata Venetia et Histria, che comprendeva il
Cazzetta di Selva di Trentino e la parte veneta e friulana della catena, e la Rezia, di cui faceva
Cadore), e quello di parte l’Alto Adige. È in questo periodo che la commistione tra i coloni
Ötzi, ‘l’uomo venuto
dal ghiaccio’, vissuto
latini e le genti della Rezia portò alla nascita della comunità dei ladini, in-
oltre 5000 anni fa sediata tuttora in cinque valli nelle province di Trento, Bolzano e Belluno.
(Museo Archeolo- Alla caduta dell’impero romano, dopo una breve parentesi bizantina
gico dell’Alto Adige che interessò in particolare la zona di Belluno, la regione dolomitica
di Bolzano). passò sotto il controllo dei longobardi, il cui regno arrivò a comprendere
buona parte della penisola. Alla fine del VI secolo si costituì il Ducato
di Trento, che comprendeva anche parte dell’Alto Adige, mentre il resto
delle Dolomiti italiane rientrò sotto l’autorità del Ducato del Friuli. Questo
assetto si mantenne per circa 200 anni. Il destino dei longobardi si decise
nel 774, quando vennero sconfitti dai franchi di Carlo Magno.

CRONOLOGIA III millennio a.C. V secolo a.C.


Sulle montagne dolomitiche si Le tribù retiche si stabiliscono nelle
diffonde la pratica della pastorizia: vallate trentine. I romani le combatte-
il bestiame trascorre l’estate sui ranno con accanimento per togliere
pascoli di montagna e viene portato a loro il controllo degli importantissimi
svernare a valle. valichi alpini.
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I principi-vescovi
Il Ducato di Trento venne incorporato nel regno carolingio nel 777. Alla
morte di Carlo Magno (814) il suo impero iniziò a perdere compattezza e i
sovrani che vennero dopo di lui non riuscirono ad arginarne la disgrega-
zione. Nell’843 il Trattato di Verdun divise i possedimenti carolingi in tre
grandi regni e le Dolomiti rientrarono in quello centrale, che comprendeva
l’Italia ed era governato da Lotario I. Nell’888, però, il re d’Italia Beren-

Storia I principi -vesc ovi


gario I cedette il Ducato di Trento ad Arnolfo di Carinzia, re di Baviera
e poi imperatore. Questo spostamento del Trentino verso l’asse politico
tedesco si sarebbe conservato fino alla fine della prima guerra mondiale.
Berengario era stato, prima di salire sul trono d’Italia, marchese del
Friuli. La regione, alle propaggini orientali delle Dolomiti, si trovava nelle
condizioni di sostanziale anarchia feudale che vigevano in buona parte
delle terre un tempo controllate dai franchi, con l’aggravante del flagello
degli ungari, tribù provenienti dall’Europa centrale che saccheggiarono
a più riprese le campagne friulane.
Poco dopo l’anno Mille si verificò una svolta nella storia della re-
gione: venne infatti costituito il principato vescovile di Trento, uno
stato ecclesiastico voluto dall’imperatore Corrado II il Salico. Le fonti
storiche collocano la fondazione del principato nel 1027, lo stesso anno
della nascita di un’entità analoga a Bressanone. Il territorio del vecchio
ducato venne suddiviso in due contee, facenti capo a Trento e a Bolzano,
cui si aggiunse la contea di Venosta, che andava approssimativamente
dall’Engadina a Merano.
Pochi anni dopo, nel 1077, l’imperatore Enrico IV, nipote di Corrado,
concesse al patriarca di Aquileia Sigeardo l’investitura feudale sulle terre
della sua diocesi: nasceva così il Principato di Aquileia, esteso fino al Cado-
re e alla Carinzia. Nel periodo di massima espansione lo stato di Aquileia
cominciò tuttavia a porre problemi di governabilità, soprattutto a causa
della parcellizzazione causata dalle pretese dei nobili e dei potentati locali.
I patriarchi si illusero di controllare quella rete di feudi e di impiegarli
anzi a loro vantaggio, sfruttandoli per la difesa, ma il meccanismo sfuggì
loro di mano e finì per indebolirne l’autorità.
A partire dal XII secolo Trento e Bressanone attraversarono un periodo
di prosperità, minacciata tuttavia dalla rivalità con un potente vicino,
la contea del Tirolo, protetta dagli Asburgo. Nel 1140 i conti del Tirolo
acquisirono la Val Venosta, recuperata all’inizio del Duecento dal principe
Federico Wanga, alleato con Bressanone. Federico morì nel 1218 mentre
era impegnato nella V crociata. Le pretese tirolesi si fecero allora più
insistenti e quando, nel 1363, il Tirolo passò da Mainardo III, morto senza
eredi, a Rodolfo IV d’Asburgo, Trento finì per stipulare con la potente
casata austriaca un’alleanza che somigliava molto a una subordinazione.

580 d.C. 935 1111


Il duca di Trento Ewin, uno dei Manasse di Arles prende il con- I Patti Gebardini istituiscono la
personaggi più influenti dell’Italia trollo delle diocesi di Trento, Vero- Magnifica Comunità di Fiemme,
longobarda dell’epoca, respinge na e Mantova. È probabilmente un organismo rurale montano
un pericoloso tentativo di il primo prelato a esercitare il riconosciuto all’interno del
invasione guidato dal re franco potere temporale sulla regione. principato vescovile di Trento.
d’Austrasia Childeberto II.
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Nuovi padroni: gli Asburgo e Venezia
Il Quattrocento fu difficile per i principati, tra disordini interni, rivolte
nelle campagne e la minaccia sempre più incombente della vicina Venezia.
Alla morte di
Nel 1404 Belluno e Feltre, stremate dai conflitti tra le varie signorie, su
Clemente VII, nel tutte gli Ezzelini e i Visconti, che laceravano il loro territorio, decisero di
1534, Bernardo mettersi sotto la protezione di Venezia, cui sarebbero appartenute fino al
Cles accarezzò per 1797, anno della caduta della Serenissima. Aquileia, pur non desiderando-
Storia N uov i padroni : gli Asburgo e Vene z ia

qualche tempo la lo, subì la stessa sorte nel 1420, prima di passare agli Asburgo all’inizio
speranza di diven-
tare papa. Venne
del XVI secolo. Nel gennaio 1508 l’esercito di Massimiliano d’Asburgo
però scavalcato invase il Cadore, ma fu sconfitto due mesi dopo dai veneziani. Un nuovo
dalla candidatura di tentativo imperiale fu sventato l’anno successivo. Nel 1519 fu invece
Alessandro Farnese, Venezia a cercare fortuna in Trentino, ma un’alleanza tra il principato e
Paolo III, appoggiato il Tirolo cancellò la minaccia.
dall’Impero e dalla
Francia.
Mentre sull’Europa si abbatteva il vento della riforma luterana, emerse
la figura del principe-vescovo Bernardo Cles, grande prelato rinascimen-
tale, che sedò un’insurrezione contadina, diede prova di notevoli doti
diplomatiche e preparò Trento ad accogliere il concilio che si rivelò uno
degli avvenimenti centrali nella storia della Chiesa. Questa importantis-
sima ribalta internazionale, va detto, non rafforzò negli anni successivi la
posizione dei principi-vescovi di Trento, che persero via via prerogative
a favore del Tirolo, a sua volta incalzato dagli Asburgo.
A partire dal Seicento si profilarono tempi difficili per la regione. La
Guerra dei Trent’Anni mise in crisi l’economia del principato e nel 1665
l’imperatore Leopoldo I avocò a sé il controllo del Tirolo e nominò come

IL CONCILIO DI TRENTO
Nel maggio 1542 il papa Paolo III accolse le richieste dei molti che, nel mondo cristiano,
invocavano un concilio ecumenico, cioè universale, che affrontasse le questioni dottri-
nali sorte dopo il successo e la diffusione della riforma luterana. La scelta della sede
del concilio cadde su Trento, gradita sia ai cattolici sia ai protestanti: si trattava infatti
di una città italiana per cultura, ma politicamente legata all’area tedesca, culla della
riforma. I lavori iniziarono nel 1545 e si protrassero fino al 1563. Già dalle prime battute,
tuttavia, emerse con chiarezza che di conciliante l’assemblea avrebbe avuto ben poco.
I luterani decisero infatti di non prendervi parte in quanto contrari alla posizione pre-
minente che il papa si era riservato e all’ammissione dei soli ecclesiastici, una contrad-
dizione in termini per i protestanti, che seguivano il principio del sacerdozio universale
dei credenti. Il concilio divenne quindi un confronto all’interno del mondo cattolico. I
risultati segnarono una netta chiusura verso il protestantesimo e quanti lo praticavano.
In ogni caso, la Chiesa uscì dal concilio rafforzata e munita di un impianto dottrinale,
disciplinare e repressivo decisamente strutturato ed efficiente.

1442 1488-90 1568


Federico III d’Asburgo concede a Nasce a Pieve di Cadore Tiziano L’arciduca d’Austria Ferdinando II
Bolzano di istituire un consiglio Vecellio, pittore, fra i più illustri invade il Trentino. Il principe-
comunale. La città acquisisce personaggi della Repubblica di vescovo Ludovico Madruzzo
rapidamente importanza econo- Venezia. impiegherà molti anni a ritornare
mica e politica, mentre cresce il in possesso dello stato.
numero degli abitanti.
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rappresentante un governatore insediato a Innsbruck. Trento mantenne
uno stato di semi-indipendenza, ma da questo momento le contee di
Trento e Bolzano scivoleranno via via verso l’assorbimento da parte degli
Asburgo, che con Maria Teresa e Giuseppe II limitarono progressivamente
le autonomie della regione, introducendo tuttavia una serie di riforme,
come quella dell’istruzione, che migliorarono le condizioni della popola-
zione. Pietro Vigilio Thun fu l’ultimo prelato trentino a detenere almeno

Storia I l R is o rgimento
formalmente il potere temporale. Nel 1803 il principato vescovile di Trento
cessò di esistere e nel 1815, sconfitto Napoleone, il Congresso di Vienna
riassegnò la regione dolomitica all’impero asburgico.

Il Risorgimento
Nel 1848, l’anno delle rivoluzioni in Europa, molti trentini scesero in
piazza invocando libertà e autonomia, mentre in Cadore si costituì un
piccolo ma agguerrito esercito che tenne in scacco per un paio di mesi
le forze austriache prima di sciogliersi. Nel 1859 le forze del Regno di
Sardegna, alleato con i francesi, sembravano avviate alla conquista del
Veneto, quando Napoleone III decise la sospensione delle ostilità: nel 1861
il Regno d’Italia nacque pertanto senza le regioni del Nord-Est.
Nel 1866 la Prussia dichiarò guerra all’Austria e l’Italia si accodò per
completare il processo di formazione nazionale, ma nonostante l’impero
asburgico fosse in enorme difficoltà, gli italiani collezionarono quasi
esclusivamente rovesci, sulla terraferma a Custoza e per mare a Lissa.
Un parziale riscatto arrivò grazie agli uomini di Giuseppe Garibaldi,
che portarono la guerra in Trentino. I garibaldini penetrarono in Val
di Ledro e il 21 luglio 1866 respinsero a Bezzecca una controffensiva
austriaca, cogliendo la sola chiara vittoria italiana dell’intera guerra.
Il giorno successivo le truppe del generale Giacomo Medici si affac-
ciarono nella Valsugana e occuparono Levico. La strada verso Trento
Fu il generale
sembrava spianata, ma il 25 luglio entrò in vigore una tregua di otto Alfonso La Marmora
giorni tra i belligeranti. Un’ottima notizia per gli austriaci, che davano a intimare a Gari-
Trento virtualmente per persa e si sarebbero accontentati di riuscire a baldi di sospendere
conservare l’Alto Adige. l’avanzata verso
Ad avere l’ultima parola, in ogni caso, era la Prussia, che si ritenne Trento. L’eroe dei
Due Mondi rispose
soddisfatta dei successi ottenuti e avviò trattative di pace con l’Austria. con un telegramma
Per l’Italia era impensabile proseguire la guerra da sola, e le clausole del di una sola parola,
successivo armistizio imposero ai garibaldini di ritirarsi dal Trentino. Con ‘obbedisco’.
la Pace di Vienna, firmata il 3 ottobre, l’Italia ottenne soltanto il Veneto
e parte del Friuli, un risultato comunque da non disprezzare visto che,
Bezzecca a parte, la guerra era stata un fallimento sul piano militare.

1805 1809 1864


La Pace di Presburgo, firmata Il Tirolo e l’Alto Adige insorgono Il viennese Paul Grohmann,
da Napoleone Bonaparte e da contro gli occupanti franco- accompagnato dalle guide
Francesco I d’Austria, assegna i bavaresi. La rivolta, guidata da cortinesi Angelo e Fulgenzio
territori del disciolto principato Andreas Hofer, coglie qualche Dimai, raggiunge Punta Penìa,
vescovile di Trento al Regno di successo iniziale, ma viene infine la cima più elevata del gruppo
Baviera. repressa. della Marmolada e delle intere
Dolomiti.
340
L’irredentismo e la vigilia della guerra
La questione trentina non era comunque risolta e portò con sé strascichi
destinati a trovare sfogo nella prima guerra mondiale. Secondo buona
parte dell’opinione pubblica il Trentino e l’Alto Adige, considerate dalla
cultura risorgimentale compiutamente italiane insieme alla Venezia
Giulia, non potevano rimanere fuori dallo stato unitario. Nel dopoguerra
si formò così quel movimento rivendicativo noto come irredentismo
Storia L’ irredentism o e la vigilia della guerra

(per ‘non redente’ si intendevano le terre ancora soggette all’Austria),


destinato in breve a sovrapporsi alle spinte nazionaliste e militariste che
attraversavano il paese.
Sul finire del secolo in Trentino e in Alto Adige si fecero più aspre le
La stipula della tensioni fra la comunità italiana e quella germanofona. Agli irredentisti
Triplice Alleanza e ai filoitaliani in generale si contrapponevano infatti agguerrite associa-
(1882) tra Italia, zioni pangermaniste, sostenitrici della necessità di respingere qualsiasi
Germania e Austria-
Ungheria venne
pretesa italiana sulla regione. Vicino a questa linea era Julius Perathoner,
accolta con grande per quasi trent’anni borgomastro di Bolzano e, alla fine della carriera,
disappunto dagli coraggioso oppositore del fascismo galoppante. La germanizzazione
ambienti irreden- riguardava anche i ladini, nelle valli abitate dai quali l’italiano era molto
tisti, dal momento più diffuso del tedesco. Nell’estate 1914, allo scoppio della prima guerra
che faceva conver-
gere gli interessi
mondiale, l’Italia scelse la neutralità. Nel dibattito che infuocò il paese nei
italiani con quelli mesi successivi gli irredentisti si schierarono ovviamente per l’intervento.
del nemico storico Il 24 maggio 1915 l’Italia decise di scendere in campo e numerosi italiani
dell’Unità. Per le cittadini dell’impero asburgico corsero ad arruolarsi nel Regio Esercito.
stesse ragioni le La loro scelta era estremamente rischiosa perché, in caso di cattura, non
prime associa-
zioni irredentiste
avrebbero avuto diritto al trattamento dei prigionieri di guerra, ma sa-
furono ostacolate rebbero stati processati per tradimento e con ogni probabilità giustiziati.
e represse dalle Fu quello che accadde a Cesare Battisti e Fabio Filzi, ufficiali, caduti in
autorità italiane, che mano al nemico sul Monte Corno, impiccati a Trento nel Castello del
temevano le rimo- Buonconsiglio (12 luglio 1916). Stessa sorte era toccata a Damiano Chiesa,
stranze dell’alleato
austriaco.
di Rovereto, fatto prigioniero a Costa Violina poche settimane prima.
Tutti e tre ricevettero la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

La guerra sulle montagne


Italiani e austriaci si affrontarono sulle Dolomiti per due anni e mezzo,
fino al novembre 1917, quando la disfatta di Caporetto costrinse gli italiani
ad arretrare precipitosamente il fronte per contenere la penetrazione degli
austro-tedeschi. Si trattò di una guerra condotta in condizioni estreme,
quasi sempre oltre i 2000 m di quota, durante inverni straordinariamente
rigidi che rendevano quasi impossibili i rifornimenti. Tutti i combattenti
potrebbero essere considerati eroi per il solo fatto di essere lì, ma a dare
straordinaria prova di valore e di talento furono i genieri, che scavaro-
no la roccia, modellarono il ghiaccio e adattarono la terra per ricavare

1904 1917 1945


Scoppiano a Innsbruck violenti Belluno paga un prezzo altissimo Con la fine della seconda guerra
disordini che hanno per bersaglio all’occupazione austriaca, con ol- mondiale vengono liberati i Lager
gli studenti italiani della locale tre 5000 persone morte di fame costruiti nella zona di Bolzano.
università, tra cui Alcide De o di malattie e danni incalcolabili Dal campo situato nel capoluogo,
Gasperi e Cesare Battisti. agli edifici e alle infrastrutture. in via Rezia, transitarono circa
11.000 prigionieri.
341
fortificazioni e rifugi naturali virtualmente inespugnabili. Lo scacchiere
dolomitico non venne considerato decisivo dai due eserciti, anche se non
mancarono le azioni e le vittime, comunque meno numerose per gli effetti
dei combattimenti che per i rigori del clima.
Le forze italiane, comandate dai generali Roberto Brusati e Luigi Nava, Per approfondire
l’argomento della
furono piuttosto timide nei primi giorni di guerra, il che permise agli guerra sulle Dolomiti
austriaci di ovviare alla momentanea inferiorità. Il 29 maggio gli italiani un buon saggio è

Storia L a guerra sulle m o ntagne


presero Cortina d’Ampezzo, che divenne un centro di retrovia, con sedi di La guerra bianca di
comandi e ospedali. I tentativi di conquistare le Tofane, il Pomagagnon e Mark Thompson (Il
il Monte Cristallo fruttarono invece guadagni modesti. Saggiatore, 2009).
Più promettente sembrava la situazione sul Monte Piana, che gli italiani
controllavano per intero a parte il margine settentrionale. Le numerose
offensive per sloggiare il nemico dalla vetta furono però inefficaci. Intorno
alla Croda Rossa di Sesto erano invece gli austriaci a essere favoriti, gra-
zie anche alla superiore conoscenza del terreno. Gli italiani occuparono
il Passo della Sentinella nel marzo 1916, ma non si spinsero oltre e si
limitarono a colpire con l’artiglieria: l’abitato di Sesto, in particolare,
fu a lungo e massicciamente bombardato dagli obici del Regio Esercito.
Intorno alle Tre Cime di Lavaredo gli italiani controllavano il Sasso
di Sesto, ma la strada della Val Pusteria era sbarrata dalle postazioni
austriache sulla Torre di Toblin. Sul Col di Lana le esitazioni italiane nei
primi giorni di guerra permisero agli austriaci di consolidare le proprie
posizioni, che furono capaci di resistere a numerosi attacchi nell’estate del
1915. Il Col di Lana fu infine conquistato il 17 aprile 1916 grazie ai reparti
del genio che scavarono una galleria sotto le postazioni austriache e le
fecero saltare. Nell’ottobre successivo furono però gli austriaci a insinuarsi
con una galleria di mina sotto la linea italiana e a distruggerla. Sulla
Marmolada le operazioni iniziarono tardi, nella primavera 1916, quando
gli austriaci si installarono sul ghiacciaio e sfruttarono molto bene i ripari Alcide De Gasperi,
naturali per resistere agli italiani, assai più numerosi e meglio organizzati. uno degli uomini
Nel settore dell’Adamello le prime azioni si svolsero intorno al ghiac- politici più influenti
dell’Italia repub-
ciaio Presena, vanamente attaccato dagli italiani, che nel 1916 ripresero
blicana, era nato
l’iniziativa ma dovettero abbandonarla per contrastare l’offensiva au- a Pieve Tesino e
striaca sugli altopiani vicentini. Contrariamente agli altri teatri d’azione amava trascorrere
dolomitici, le postazioni italiane sull’Adamello, più arretrate, non furono i periodi di villeg-
abbandonate dopo Caporetto, quando gli austriaci dilagarono in Veneto giatura a Borgo
Valsugana, dove
e occuparono Belluno. Nel maggio 1918 venne conquistato il ghiacciaio
morì nel 1954.
Presena. Il primo novembre, infine, con la situazione austriaca ormai
disperata, gli italiani attaccarono attraverso il Passo del Tonale, presero
la Val di Sole e si aprirono la via per Trento, dove gli uomini del reggi-
mento Cavalleggeri di Alessandria entrarono il 3 novembre, il giorno
prima dell’armistizio.

1956 1965 1976


Tra il 26 gennaio e il 5 febbraio Sergio Saviane pubblica I Il terremoto che colpisce il Friuli
Cortina d’Ampezzo ospita misteri di Alleghe, resoconto di devasta diversi comuni della
i VII Giochi Olimpici invernali. un’inchiesta giornalistica su una parte occidentale della regione,
Modesto il bottino per l’Italia: un serie di delitti avvenuti nel paese tra cui Tramonti di Sopra e
oro e due argenti. agordino tra il 1933 e il 1946. Tramonti di Sotto.
342
Dal primo dopoguerra ai giorni nostri
Il Trattato di Saint Germain, ratificato il 10 settembre 1919, assegnò le
province di Trento e di Bolzano all’Italia. Le speranze delle comunità locali
di mantenere le autonomie in vigore ai tempi dell’impero austro-ungarico
furono frustrate dal fascismo, al potere dal 1922. Il regime, infatti, mal
tollerava la componente germanica della regione, contro la quale vennero
attuate violenze e vessazioni. L’Alto Adige fu oggetto di una campagna
Storia Dal prim o d o p o guerra ai gi o rni n o stri

massiccia e brutale di italianizzazione e anche i ladini videro minacciata


la propria identità etnico-linguistica e la propria cultura. La vicenda più
dolorosa e difficile fu quella delle “opzioni”, ossia l’accordo, sancito nel
1939 fra Mussolini e Hitler, in base al quale i sudtirolesi germanofoni
dovevano dichiararsi italiani oppure accettare di trasferirsi nei territori del
Reich. Nel 1943, dopo l’armistizio di Cassibile, i tedeschi invasero il Nord
Italia e accorparono le province di Trento, Bolzano e Belluno in un’unità
amministrativa particolare, l’Alpenvorland, di fatto non dipendente dalla
Il 9 ottobre 1963 Repubblica Sociale Italiana. Non mancarono gli episodi terribili, come gli
una gigantesca
frana si staccò dal
eccidi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme, opera dei tedeschi, e i
Monte Toc, sulle numerosi bombardamenti alleati su Trento, Bolzano e Belluno.
Prealpi bellunesi, e Conclusa la guerra, la questione dell’autonomia di Trento e Bolzano
precipitò nell’invaso fu affrontata seguendo il principio della tutela delle minoranze anziché
della diga del Vajont quello dello scambio di popolazioni. Il 5 settembre 1946 Alcide De Gasperi,
colmo d’acqua.
L’onda provocata
peraltro trentino di origine, e Karl Gruber, ministri degli Esteri di Italia
dalla frana si rove- e Austria, firmarono a Parigi un’intesa che riconosceva agli abitanti di
sciò su Longarone, lingua tedesca la salvaguardia delle loro particolarità etniche, linguistiche
Erto e Casso e paesi e culturali e concedeva alla regione margini di autonomia esecutiva e
limitrofi, uccidendo, legislativa. Il 26 febbraio 1948 fu approvato il primo Statuto di autonomia
secondo le stime,
1917 persone. I
per la regione Trentino-Alto Adige.
responsabili delle Il nuovo assetto però non tutelava adeguatamente la minoranza tedesca
aziende pubbliche in Alto Adige. Ben presto si fecero sentire le istanze più radicalmente
e private coinvolte autonomiste portate avanti dalla Südtiroler Volkspartei (SVP), che si
nel progetto della impegnò in una lunga e laboriosa trattativa con i governi italiani, con
diga del Vajont se
la cavarono con
il coinvolgimento dell’Austria e sotto l’egida dell’ONU, intesa a ottenere
condanne irrisorie. la piena tutela della minoranza tedesca. Dalla fine degli anni ’50 a tutto
il decennio successivo, ed episodicamente anche dopo, l’Alto Adige fu
scosso da una lunga e sanguinosa stagione di atti terroristici ad opera
della fazione più intransigente del nazionalismo tedesco, che propugnava
la separazione dell’Alto Adige dall’Italia. Nel 1971 il Parlamento italiano
approvò un pacchetto di misure che arricchiva le prerogative delle pro-
vince di Trento e Bolzano e fondava il modello di convivenza tra le varie
etnie sui principi del bilinguismo e della ripartizione proporzionale degli
incarichi in base alla consistenza numerica delle varie comunità. Nel 1992,
infine, l’Austria rilasciò la cosiddetta ‘quietanza liberatoria’ che sanciva
anche a livello internazionale il pieno adempimento dell’accordo di Parigi.

1985 1998 2013


Una gigantesca ondata di fango Un aereo americano trancia il Alle elezioni regionali del
erompe dai bacini di decanta- cavo della funivia del Cermis, Trentino-Alto Adige le formazioni
zione della miniera di Prestavel presso Cavalese, provocando favorevoli all’annessione all’Au-
e si abbatte sull’abitato di Stava, la morte di venti persone di sei stria o alla creazione di un Alto
frazione del comune di Tesero, in nazionalità diverse. I piloti non Adige indipendente superano il
Val di Fiemme: 268 le vittime. verranno condannati per omici- 27% dei consensi.
dio, ma per imputazioni minori.
343

La scoperta
dei Monti Pallidi
L’attenzione degli alpinisti per le vette delle Dolomiti è piuttosto tardiva: quando, a inizio
Ottocento, l’alpinismo diventa una moda, il mondo dolomitico è ancora sconosciuto. Solo
a metà del XIX secolo si iniziano a scalare queste pareti verticali e severe e, grazie alla
costruzione di nuove strade e di collegamenti ferroviari, nel corso degli anni le località
delle Dolomiti diventano una meta privilegiata del turismo montano. Quando, nei primi
decenni del XX secolo, gli abitanti dell’arcipelago dolomitico scoprono lo sci, ben presto
sui pendii di queste montagne in tanti accorrono per dipingere le loro curve. Dal primo
rudimentale impianto di risalita del 1938, l’industria dello sci si sviluppa rapidamente,
arrivando a ospitare i Giochi Olimpici Invernali nel 1956 e a offrire oggi 1200 km di piste
per lo sci di discesa e 1300 km di piste per lo sci di fondo.

La nascita dell’alpinismo
Scopi morali, scientifici e artistici
attirano sempre più persone
Poco più di duecento anni fa, le montagne incutevano grande timore e
senso di ostilità: sulle Alpi, i cacciatori e i pastori s’inerpicavano sui nevai
e sui ghiaioni, ma erano messi in soggezione dalle pareti a strapiombo
L’alpinismo nasce
e dalle voragini. Anche valicare i passi era considerata un’impresa e nel 1786 con la con-
allontanarsi dalle vie battute era foriero di disgrazie, insidie e morte. quista della vetta
Quando lo scienziato svizzero Horace-Bénédict de Saussure esplorò del Monte Bianco.
per primo tutto il massiccio del Monte Bianco e i suoi ghiacciai, promet- Da quella data
al 14 luglio 1865,
tendo anche un premio a colui che avrebbe conquistato la vetta della
giorno in cui Edward
montagna più alta d’Europa, questa paura fu vinta. La conquista della Whymper raggiunge
cima del Monte Bianco nel 1786, da parte del medico Michel Gabriel la vetta del Cervino,
Peccard e del cacciatore e cercatore di cristalli Jacques Balmat, segna la vengono esplorate
nascita dell’alpinismo, e le montagne diventano terreno d’avventura e di tutte le principali
montagne delle Alpi.
conquista. Sono molti gli alpinisti che si cimentano in grandi imprese
per aprire vie verso le vette più affascinanti e maestose delle Alpi. Nel
corso dell’Ottocento vengono raggiunte per la prima volta tutte le cime
principali: per citarne alcune, la Jungfrau nel 1811, il Piz Bernina nel

LA LEGGENDA DEI MONTI PALLIDI


Un tempo le montagne del Regno delle Dolomiti avevano lo stesso colore delle Alpi e
prati, laghi e boschi lo rendevano un territorio magico. L’unico luogo dove non regnava
la felicità era il castello reale, in cui abitava il figlio del re, condannato da un triste desti-
no a vivere eternamente separato dalla sua sposa, la principessa della luna: sulla luna
lui sarebbe diventato cieco per la luce intensa, mentre lei qui si sarebbe ammalata per
la malinconia causata dalle cupe montagne. Un giorno, il principe incontrò il re dei Sal-
vani, uno gnomo in cerca di una terra per il suo popolo. Dopo aver ascoltato la storia del
giovane sposo, il re gli propose un accordo: in cambio del permesso di abitare i boschi,
il suo popolo avrebbe reso lucenti le montagne. Siglato il patto, gli gnomi tesserono la
luce della luna e ne ricoprirono tutte le rocce. La principessa scese così a vivere sulla
terra e le Dolomiti presero il nome di Monti Pallidi.
344
1829, il Monviso nel 1861, le Grandes Jorasses nel 1863, per arrivare al
Cervino, ultima grande sfida vinta dall’inglese Edward Whymper, che con
i suoi compagni di cordata tocca i 4478 m della vetta il 14 luglio 1865,
salendo dalla parte svizzera pochi giorni prima della cordata che apre la
via dalla parte italiana.
Intanto nascono le prime società delle guide, e i primi turisti, in par-
ticolare inglesi e tedeschi, ripetono le vie aperte negli anni precedenti.
La scoperta dei Monti Pallidi L’ ep o ca dei pi o nieri

La Fondazione Ma il mondo dolomitico rimane ancora completamente sconosciuto.


Dolomiti UNESCO Solo quando le vette più importanti delle Alpi vengono raggiunte, i
ha realizzato un pionieri dell’alpinismo iniziano a spostare la loro attenzione sulle cime
interessante DVD dei Monti Pallidi che, diversamente dalle vette uniformi delle regioni
sui due criteri che dei ghiacciai, offrono uno scenario estremamente vario: guglie aguzze,
hanno determinato
l’iscrizione delle profili eleganti, pareti di una verticalità impressionante, creste affilate e
Dolomiti nella Lista aeree, torrioni solitari e apparentemente inviolabili. Prendendo spesso
del Patrimonio come guide abitanti della zona, gli alpinisti non si limitano a scalare le
Mondiale: l’ecce- montagne, ma ne studiano approfonditamente e con metodo scientifico
zionale importanza
la geologia, la mineralogia e la flora. Riportano su carta le vie aperte e
scientifica e la bel-
lezza paesaggistica. raccontano le imprese con emozione, esprimendo sempre un’immensa
Il DVD Dolomiti. ammirazione per la grandiosità del paesaggio delle Dolomiti. Le prime
Montagne – Uomini guide sono contadini, cacciatori, guardiaboschi che si trasformano in
– Storie. Viaggio scalatori e rocciatori munendosi di un’attrezzatura minimale, composta
nell’Arcipelago
da una corda, una scaletta e una stanga provvista di uncino: date le
Fossile è acquista-
bile direttamente premesse, i risultati raggiunti sono da considerarsi davvero straordinari.
dal sito della Dopo la fondazione del Club Alpino Austro-Tedesco, negli ultimi
Fondazione (www. vent’anni del XIX secolo guide con una preparazione mirata portano a
dolomitiunesco compimento il percorso iniziato dai pionieri della generazione precedente:
.info).
questa seconda fase viene definita ‘seconda maniera’ e vede distinguersi
per le loro gesta alpinisti altoatesini, bellunesi e trentini, che danno
un contributo fondamentale alla nascita di un nuovo concetto di sport
alpinistico e di arrampicata. Da allora, alle vie aperte dai primi salitori si
affiancano itinerari diversi, alla voglia di conquistare la cima per primi
si aggiunge la ricerca di altri metodi, che portano ad affrontare passaggi
più complessi e fanno evolvere la tecnica dell’arrampicata, grazie alla
quale si superano gradi di difficoltà sempre più alti.

L’epoca dei pionieri


La metà del XVIII secolo
segna l’esplosione del turismo sulle Alpi
Nel XVIII secolo, i turisti che visitano paesi stranieri sono un numero
esiguo, costituito per la maggior parte da inglesi. Le mete privilegiate
del cosiddetto ‘Gran Tour’ sono le città d’arte italiane, i monumenti della
Grecia e dell’antico Egitto. I monti più alti delle Alpi, ancora inviolati, eser-
citano un grande fascino sui viaggiatori e sugli avventurieri aristocratici
attirati dal mistero della scoperta e incuriositi dalla sete di conoscenza
degli scienziati dell’epoca. Nel 1741, Sir William Wyndham e Richard
Pococke giungono a Chamonix e salgono lo schienale del Montenvers, da
dove, a poco più di 1900 m, riescono a vedere la grandiosa Mer de Glace,
il più esteso ghiacciaio del Monte Bianco. La notizia di tanta meraviglia
non tarda ad attirare nella cittadina d’oltralpe numerosi turisti: nel 1765,
a Chamonix sorge il primo albergo e la conquista della vetta più alta
d’Europa decreta la nascita dell’alpinismo e del turismo in montagna.
Le Dolomiti, che in quanto a panorami spettacolari non hanno nulla
da invidiare alle montagne più occidentali, a quell’epoca non erano an-
cora una meta turistica: solo alcuni escursionisti avevano attraversato il
Tirolo, descrivendo le meraviglie nelle quali si erano imbattuti. Tra questi,
il paesaggista Albanis Beaumont, che nel 1786 compie un lungo viaggio
nella Valle dell’Adige e dell’Isarco fino a giungere oltre il Brennero, per poi
345
pubblicare le sue impressioni nel libro Travels through the Rhaetian Alps
(Viaggio attraverso le Alpi Retiche), arricchendolo con illustrazioni. Nelle
sue descrizioni, Beaumont traccia anche un profilo degli abitanti delle zone
percorse, definendo laboriosi e simpatici quelli di Merano, ricchi quelli
di Bolzano, attivi e industriosi quelli di Bressanone. Due anni dopo, nel
1788, lo studioso di mineralogia Déodat-Tancrêde de Dolomieu analizza
la roccia che compone i Monti Pallidi e scopre un minerale fino ad allora

La scoperta dei Monti Pallidi L’ ep o ca dei pi o nieri


sconosciuto, un carbonato di calcio e magnesio che viene chiamato Dolo-
mite in suo onore e che darà il nome a tutte le montagne dell’arcipelago.
Dopo quella scoperta, diversi scienziati visitano le Dolomiti e pubbli-
cano i loro diari di viaggio e le loro considerazioni: tra gli altri, il chimico
inglese Sir Humphry Davy nel 1819, il naturalista tedesco Alexander Von
Humboldt nel 1822 e lo studioso inglese Sir James David Forbes. Se questi
testi hanno principalmente rilievo scientifico, nel 1837 vengono pubblicate
due guide che destano l’interesse degli stranieri anche dal punto di vista
turistico: Das Land Tirol (La Regione del Tirolo), opera in tre volumi di
Beda Weber, e la più blasonata A Handbook for Travellers in Southern
Germany (Guida per viaggiatori nella Germania meridionale), dell’editore
Murray di Londra. La guida propone itinerari con escursioni attraverso
i punti panoramici più suggestivi e riscuote un grandissimo successo. A
questa ne seguono presto altre, fino a Die Deutschen Alpen, che nel 1845
segna una svolta epocale, facendo entrare di diritto il Tirolo tra le mete
più ambite dei visitatori stranieri.
Ma non è tutto. È l’estate del 1861 quando due inglesi, Josiah Gilbert
e G. C. Churchill, geologi, botanici, alpinisti e membri della Società Ge-
ologica di Londra, fanno un viaggio tra le valli dei Monti Pallidi e, dopo
essere ritornati anche nei due anni successivi, nel 1864 pubblicano The
Dolomite Mountains: Excursions through Tyrol, Carinthia, Carniola
and Friuli in 1861, 1862 e 1863 (Le montagne dolomitiche: escursioni in
Tirolo, Carinzia, Carniola e Friuli negli anni 1861, 1862 e 1863). Il libro
ottiene un grande successo e l’anno seguente viene tradotto in tedesco.

La febbre della conquista: gli anni delle grandi imprese


Quando i primi turisti iniziano a percorrere e a frequentare le valli dolo-
mitiche, le vette delle montagne sono ancora inviolate e immerse nella
quiete più assoluta; fatta eccezione per la cima della Marmolada, prima
del 1857 non erano stati fatti nemmeno dei tentativi per raggiungerle.
Poi tutto cambia rapidamente. Il 19 settembre di quell’anno, Sir John
Ball, naturalista e alpinista inglese, tenta un’impresa senza precedenti:
la scalata di una delle grandi cime dolomitiche, il Monte Pelmo. Accom-
pagnato da una guida locale, che però desiste dal salire l’ultima cresta,
l’inglese giunge da solo ai 3168 m della vetta, segnando così la nascita
di una nuova epoca, quella della conquista delle Dolomiti. Il contributo
di John Ball non si ferma qui: nel 1859 scrive il libro Peaks, Passes and
Glaciers (Picchi, passi e ghiacciai) e nel corso dell’estate dell’anno suc-
cessivo tenta di conquistare la cima della Marmolada, giungendo però
solo ai 3309 metri di Punta Rocca.
Se fino ad allora gli alpinisti avevano esplorato quasi unicamente
montagne coperte da ghiacciai, ora sono obbligati a fare un passo
avanti verso una nuova tipologia di scalata: le Dolomiti, con le loro
pareti verticali, i camini, le torri, le fessure e gli spigoli, li costringono a
escogitare nuove tecniche di arrampicata per superare gli ostacoli che
si frappongono alle cime. Una svolta determinante viene data da Paul
Grohmann, giovane geometra di Vienna, tra i fondatori del Club Alpino
Austriaco, che, grazie alle sue numerose prime ascensioni di montagne
fino ad allora considerate inaccessibili, si guadagna il soprannome di ‘Re
delle Dolomiti’. Quando arriva sui Monti Pallidi, nel 1862, Grohmann ha
24 anni e vanta nel suo curriculum diverse ascensioni prestigiose: il 20
346
agosto del 1863, conquista per primo la Tofana di Mezzo e nemmeno un
mese dopo, il 18 settembre, è l’Antelao a cedere alle sue doti di scalatore.
Ad accompagnarlo in queste imprese dapprima ci sono agricoltori, cac-
ciatori di camosci e guardiaboschi, come Francesco Lacedelli di Melères,
Nel 1899, le Torri del Fulgenzio Dimai, Alessandro Lacedelli, Angelo Dimai detto ‘Pizzo’, tutti in
Sella e il Campanile
Basso sono le
seguito divenuti ottimi rocciatori e guide. Con loro, l’austriaco colleziona
le vette della Marmolada, delle Tofane, del Sorapiss, del Cristallo e di
La scoperta dei Monti Pallidi L’ ep o ca dei pi o nieri

ultime cime a essere


violate: questa tante altre montagne dolomitiche. Insieme all’austriaco Peter Salcher e
data segna la fine a Franz Innerkofler di Sesto di Pusteria, Grohmann mette a segno le sue
dell’epoca della imprese più difficili: Punta dei Tre Scarperi, la Cima Grande di Lavaredo
conquista. Sulle
Dolomiti iniziano ad
e il Sassolungo. Solo un tracollo finanziario che lo costringe a rientrare a
avventurarsi i primi Vienna gli impedisce di proseguire la serie di conquiste eccezionali e di
escursionisti senza realizzare gli altri suoi progetti. In quegli anni, la stampa estera continua
guide. a celebrare le bellezze del paesaggio dolomitico e le riviste specializzate
descrivono le prime salite e le ripetizioni delle vie: gli scalatori in cerca
di avventura e di fama aumentano di numero e legano indissolubilmente
i loro nomi ai Monti Pallidi. Solo per citarne alcuni, l’inglese Francis F.
Tuckett di Bristol, soprannominato ‘l’irresistibile’, è ricordato dal rifugio
Tuckett, dalla Vedretta e dalla Bocca di Tuckett nel gruppo di Brenta,
dalla Punta e dal Passo di Tuckett nel massiccio dell’Ortles, mentre a
John Ball sono dedicati il Passo e la Cima Ball nelle Pale di San Martino.

Pittori e fotografi documentano le grandi imprese


Ma non sono solo le imprese degli alpinisti e i racconti degli scrittori a
rendere celebri le Dolomiti: molti pittori, ammaliati dal fascino e dalla
verticalità di queste montagne, le dipingono sulle loro tele. Il più famoso
e tra i più prolifici è Edward Theodore Compton, che oltre a essere un
artista di rilievo è anche un ottimo alpinista e compie diverse prime
ascensioni su queste montagne. Compton riproduce con schizzi a penna
e a matita le scene di arrampicata, rendendo testimonianze importanti
delle imprese alpinistiche, grazie alla rappresentazione immediata e fedele
delle ascensioni di quel periodo.
Oltre ai pittori, sebbene le tecniche fossero ancora piuttosto macchinose
e complesse, anche i primi fotografi iniziano a immortalare i panorami
e le bellezze che regalano queste montagne. Uno dei primi a ottenere
risultati apprezzabili è l’ufficiale di Vienna, e buon scalatore, Theodor
Wundt, che grazie a un apparecchio appositamente costruito per le riprese
in montagna riesce a scattare numerose fotografie, raccolte poi in diversi
Il libro del 1978 di volumi attraverso i quali ha tramandato ricordi ed emozioni.
Hermann Frass
Dolomiti. Scoperta e La nascita dei club alpini e gli scalatori senza guide
conquista (repe-
ribile sul mercato Con la nascita dei club alpini inglese (1857), svizzero (1863), tedesco
dell’usato) descrive (1869), austrotedesco (1873), austriaco (1878), del Club Alpino di Torino
le prime ascensioni (1863), ribattezzato poi Club Alpino Italiano nel 1867, della Società Alpi-
alle principali vette nisti Tridentini (1873) e del Club Alpino Francese (1874), l’interesse per la
dei Monti Pallidi.
montagna e per le Dolomiti aumenta e si estende a un pubblico sempre
più vasto. Tutte le vette dei Monti Pallidi sono ormai state conquistate e,
dopo il 1880, nell’alpinismo si apre una nuova epoca: quella delle salite
senza guida, cordate indipendenti che scelgono di compiere le ascen-
sioni senza l’aiuto di esperti. I fratelli Emil e Otto Zsigmondy, Ludwig
Purtscheller e Johan Santner di Bolzano compiono da soli una serie di
scalate; in particolare Santner riesce a scalare la punta dello Sciliar che
porta ancora oggi il suo nome, e nel 1884 raggiunge la vetta del Catinaccio
d’Antermoia in inverno, lanciando così l’idea delle salite invernali, che in
seguito divengono sempre più frequenti.
Dopo il 1890, la scoperta dei Monti Pallidi può considerarsi conclusa: le
Torri del Vajolet, tra il 1887 e il 1895, la Punta delle Cinque Dita nel 1890,
le Torri del Sella e il Campanile Basso nel 1899 sono le ultime a essere
347

TITA PIAZ, IL DIAVOLO DELLE DOLOMITI


Soprannominato ‘il Diavolo delle Dolomiti’ per l’arditezza delle sue imprese, ma anche
per il suo carattere impulsivo, Giovanni Battista Piaz, detto Tita, nasce a Pera di Fassa,
frazione di Pozza, il 13 ottobre 1879. Quando l’arrampicata inizia a essere praticata in
Val di Fassa nel XX secolo, diviene in poco tempo una grande guida e un protagonista

La scoperta dei Monti Pallidi G li angeli delle D o lo miti


dell’alpinismo dolomitico. Esponente della tendenza definita ‘alpinismo acrobatico’, ha
aperto una trentina di nuove vie nelle montagne di casa e 16 nelle Dolomiti orientali. A
lui è stata attribuita l’invenzione della calata in corda doppia, che consiste nel far pas-
sare la corda intorno al corpo durante la discesa; una tecnica che si è poi evoluta con
l’avvento degli imbraghi e dei discensori. Durante la Grande Guerra viene incarcerato
più volte e inviato sul fronte russo, da dove riesce fortunosamente a tornare. In seguito,
ricopre cariche pubbliche nella Comunità di Fassa e diffonde le sue idee tenendo confe-
renze in Italia e in Germania. Nel 1945 diventa sindaco di Pera di Fassa, ma poco dopo,
nel 1948, muore per una caduta in bici. Piaz ha narrato le sue imprese nei libri Mezzo
secolo di alpinismo, del 1947, e A tu per tu con le crode, pubblicato postumo nel 1949.

raggiunte. In poco più di trent’anni, tutte le cime sono state conquistate


e la fama di queste montagne è ormai consolidata tra gli appassionati di
alpinismo, e attira turisti da tutto il mondo.
Le montagne, però, riservano ancora tanti misteri e innumerevoli
sfide: le vie più difficili e spettacolari vengono aperte molto più avanti,
quando l’evoluzione della tecnica e dei materiali permette di confrontarsi
con quelle pareti severe e di vincerle grazie alla tenacia, alla forza e alla
genialità di altri uomini che hanno scritto la storia dell’alpinismo. Reinhold Messner
Nel Novecento, personaggi come Tita Piaz, soprannominato ‘il diavolo ha aperto sei musei
delle Dolomiti’, Emilio Comici, Riccardo Cassin, Cesare Maestri, Walter per far ricordare
Bonatti, Erich Abram, Reinhold Messner, Heinz Mariacher e Luisa Iova- cos’è il vero
alpinismo e per rac-
ne, Maurizio Zanolla, in arte Manolo, Mauro Corona e tanti altri hanno contarne la storia.
saputo reinterpretare l’arrampicata aprendo nuove vie sulle Dolomiti e Secondo Messner
affrontando livelli di difficoltà sempre maggiori. l’alpinismo si divide
in diverse epoche,
Gli angeli delle Dolomiti da quella delle
conquiste, dal 1786
Con l’avvento dell’alpinismo, nasce anche al 1865, a quella
delle difficoltà, che
il soccorso alpino Aiut Alpin Dolomites si è chiusa nel 1918.
Parallelamente all’avvento dell’alpinismo nasce anche la necessità di Dopo, è stata la
soccorrere le persone in difficoltà in montagna: sulle Dolomiti il pri- volta dell’alpinismo
mo intervento di soccorso documentato risale al 1898, nel gruppo del eroico, voluto dai
Sassolungo in Val Gardena, dove l’alpinista inglese Norman Neruda regimi fascista e
nazista, seguito,
precipita mentre guida una cordata sui camini Schmitt delle Cinque dal 1945, da quello
Dita. Nonostante il recupero, che impegna le due guide gardenesi Fistil della rinuncia e della
e Pescosa, Neruda muore pochi giorni dopo. Nei primi decenni del 1900, riduzione, che pre-
in particolare dopo la Grande Guerra, gli incidenti sono sempre più nu- vedeva salite senza
merosi: in quel periodo sono le guide alpine a portare aiuto e tanti sono ossigeno e senza
chiodi. Ultima epoca
gli aneddoti sulle loro gesta. è quella odierna,
Quando negli anni ’50 l’alpinismo dolomitico da attività elitaria si quella dell’alpinismo
trasforma in un fenomeno di massa e le poche guide alpine in servizio della pista, nella
non sono più in grado di fronteggiare il gran numero di infortunati, gli quale si inseguono
alpinisti di queste zone capiscono che è loro dovere dare un contributo e si i record di ascen-
sione, dando una
organizzano di conseguenza. In Val di Fassa e Val Gardena nascono i primi visione distorta del
gruppi di soccorso. In Val Gardena, contemporaneamente alla squadra vero alpinismo.
di soccorso, si costituisce il Gruppo Alpinistico dei Catores: associazione
con molti iscritti che compiono imprese di grande difficoltà in Dolomiti
e sulle Alpi Occidentali, fino a spingersi sulle montagne dell’Himalaya
e del Sudamerica. In seguito, i Catores prendono in mano anche l’orga-
348
nizzazione e la direzione dei soccorsi, dando un contributo decisivo alla
Squadra di Soccorso Alpino della Val Gardena che, insieme a quella della
Val di Fassa, diventa una delle più conosciute di tutta la zona dolomitica.
La Grande Strada Con la nascita delle squadre di soccorso, anche le tecniche degli in-
delle Dolomiti, oggi terventi subiscono una rapida evoluzione: se dapprima il recupero degli
Strada Statale 48, infortunati avveniva con l’utilizzo dei normali attrezzi da scalata, corde,
ha contribuito in
chiodi e moschettoni, negli anni ’50 un equipaggiamento studiato e rea-
La scoperta dei Monti Pallidi Strade e ferr ovie facilitan o l’access o

maniera determi-
nante allo sviluppo lizzato appositamente per il soccorso sostituisce l’attrezzatura originaria,
turistico della zona, agevolando il lavoro dei soccorritori. Le nuove tecniche richiedono il
collegando Bolzano coinvolgimento di più persone e un addestramento specifico in squadra,
a Cortina d’Am- il che determina la maggiore unità del gruppo e la nascita di un legame di
pezzo, attraverso i
passi Costalunga,
solidarietà e amicizia tra i vari componenti: proprio questo spirito porta
Pordoi e Falzarego. alla fondazione di Aiut Alpin Dolomites. Oltre a Val Gardena, Alta Badia
e Alta Fassa, ne entrano a far parte le squadre di La Valle, San Martino in
Badia, San Vigilio di Marebbe, Val di Funes, Centro Fassa, Moena. Sesto
Pusteria e Solda vi partecipano tramite il Corpo Nazionale del Soccorso
Alpino, del quale i relativi gruppi di soccorso fanno parte. In seguito si
associano anche le squadre dell’Alpenverein Südtirol di Siusi e di Tires.

Strade e ferrovie facilitano l’accesso


Oltre alla fama dovuta alla loro bellezza e alle sfide alpinistiche, l’incre-
mento dei flussi turistici all’inizio del XX secolo è dovuto anche ai nuovi
collegamenti che vengono realizzati proprio in quegli anni.
‘La Grande Strada delle Dolomiti’, in tedesco ‘Die Große Dolomiten-
straße’ e in inglese ‘The Great Dolomites Road’ (oggi Strada Statale 48),
ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo turistico della zona,
collegando Bolzano a Cortina d’Ampezzo, attraverso i passi Costalunga,
Pordoi e Falzarego. La sua realizzazione, deliberata dalla Giunta provin-
ciale nel 1897, si deve all’imprenditore e pioniere del turismo Theodor
Christomannos, figlio di una facoltosa famiglia greca di commercianti
residenti a Vienna, che comprende l’importanza di una strada in grado
di collegare tutta l’area dolomitica. Iniziati nel mese di maggio del 1901,
i lavori terminano otto anni dopo, quando l’opera alla quale hanno la-
vorato 2500 persone viene finalmente inaugurata. Seguendo il motto di
Christomannos ‘Senza strade nessun hotel, senza hotel nessuna strada’, la
Nel suo libro popolazione locale, abituata alla dura vita di montagna, si dedica a nuove
Dolomiti. Le
montagne bianche
attività aprendo alberghi e ristoranti per accogliere il flusso di visitatori
(Athesia Spectrum), in continua crescita. Pochi anni dopo, nel 1915, viene costruita la ferrovia
Michael Wachtler della Val di Fiemme, che collegava Ora con Predazzo, località chiave per
descrive i perso- la scoperta geologica delle Dolomiti. Realizzata per scopi bellici, grazie
naggi che hanno alla sua impostazione e alle stazioni, la linea è si presta ottimamente al
caratterizzato la
storia di queste
trasporto passeggeri e allo sfruttamento turistico e rimane in servizio
montagne, uomini fino al 1963. Nel 1916, viene inaugurata la ferrovia della Val Gardena, che
e donne che si sono collega il Comune di Chiusa a Selva di Val Gardena, località Plan de Gralba.
distinti per le loro Costruita inizialmente per scopi bellici dall’esercito imperiale austriaco,
imprese nel campo questa linea viene in seguito convertita al servizio di viaggiatori e merci,
dell’alpinismo, dello
sci e non solo.
restando in servizio fino al 1960. L’altro collegamento ferroviario storico,
quello che collega Dobbiaco a Calalzo transitando per Cortina, viene
inaugurato nel 1921: la linea è realizzata unendo varie ferrovie militari
realizzate dall’autorità militare italiana e dall’autorità militare austriaca
nel corso della prima guerra mondiale sui rispettivi versanti del fronte.

Lo sci apre una nuova era del turismo


Dai primi sci rudimentali ai moderni impianti,
l’evoluzione vertiginosa del mondo dello sci
Tra la prima e la seconda guerra mondiale ha inizio una nuova era, quella
del turismo invernale. Se le discipline legate allo sci iniziano a diffondersi
349
rapidamente a metà dell’Ottocento, sulle Dolomiti i primi sciatori arrivano
intorno alla fine del secolo. Tra i pionieri c’è il tedesco Emil Terschak che,
appresa la tecnica in Norvegia, si trasferisce in Val Gardena nel 1893, dove
nessuno conosceva l’attrezzatura con cui scivolare sulla neve. Gli abitanti
della valle sono sorpresi e iniziano a interessarsi a questo nuovo mezzo di
trasporto. Terschak insegna loro i primi rudimenti e lavora con loro per
perfezionare le assi di legno: il nuovo sport comincia a prendere piede

La scoperta dei Monti Pallidi Lo sci apre una nu ova era del turism o
e a evolversi. Pochi anni dopo, già molti abitanti della valle lasciano le
loro tracce sulla neve e dall’estero arrivano attrezzature sempre nuove,
attacchi e sci migliori, tecniche più evolute.
Sempre grazie a Terschak anche la slitta fa un salto di qualità: sebbene
il suo utilizzo fosse molto diffuso sin dai tempi antichi, nessuno aveva
mai pensato a organizzare delle competizioni. Il tedesco organizza la
prima gara di slitta, ottenendo un grande successo. Anche le gare di
sci non tardano ad arrivare: nel 1903 viene fondato lo Sci Club Cortina
d’Ampezzo, mentre un articolo apparso nella rivista tedesca Über Land
und Meer (Sulla terra e sul mare) racconta la prima competizione del 1905.
“Lo sci è arrivato anche in Alto Adige – scrive il giornalista – e, sul terreno
ideale per lo sci dell’Alpe di Siusi, il club di sci e di slittino di Ortisei in
Val Gardena ha di recente organizzato una festa dello sport, favorita da
un tempo stupendo. In tutto hanno gareggiato 12 sciatori e il percorso
di gara era stato studiato in modo tale che i concorrenti dovessero prima
salire in alto per poi sfrecciare a valle a tutta velocità. Il tracciato di quasi
9 km è stato completato dal vincitore, Alfons Noflauer del club di sci e di
slittino di Ortisei, in 1 ora e 58 minuti”.
La gara segna la nascita di un’epoca ed è seguita a ruota da numerose
iniziative che si diffondono a macchia d’olio in tutte le Dolomiti: nel 1912 il
meranese Peter Böttl effettua il primo giro del Sella in due giorni e Cortina
d’Ampezzo, Corvara e Selva Gardena diventano rapidamente eleganti
mete del turismo invernale. Nel 1933 il leggendario ‘Cesco’ Kostner di Negli anni ’70, sulle
Dolomiti nasce lo sci
Corvara vince il ‘Gigantissimo’ della Marmolada e l’anno successivo fonda estremo, del quale
la prima scuola di sci a Corvara. Dopo il primo impianto di risalita a Col Tone Valeruz è stato
Alto, una slittovia che trasportava in cima le persone, del 1938, arriva uno dei pionieri.
la prima seggiovia, costruita da Erich Kostner nel 1946 con i piloni in Nella sua carriera,
legno, alla quale segue lo sviluppo su larga scala negli anni ’50 e ’60. La Valeruz, maestro di
sci e guida alpina,
crescita e l’evoluzione delle diverse località culmina con l’organizzazione ha inanellato una
dei Giochi Olimpici Invernali a Cortina d’Ampezzo nel 1956: evento che serie di oltre 50
consacra questa località attirando l’attenzione dei media internazionali. ‘prime’ che l’hanno
Nel 1974 viene inaugurato il primo comprensorio sciistico battezzato reso famoso in
‘Grandes Dames’, che comprende Cortina D’Ampezzo, Plan de Corones, tutto il mondo, dalla
parete nord-ovest
Alta Badia e Val Gardena, tutte raggiungibili con un unico skipass. Dopo del Gran Vernel alla
pochi anni, a queste si aggiungono Arabba e la Val di Fassa, portando a est del Cervino, dalla
sei il numero delle valli e gettando le basi per quello che oggi è divenuto nord del Lyskamm a
il Dolomiti Superski, un carosello che riunisce 12 comprensori sciistici per tante altre in Italia e
un totale di 1200 km di piste servite da 450 impianti di risalita. all’estero.
Parallelamente allo sci di discesa, si sviluppa lo sci di fondo, divenuto
disciplina olimpica nel 1924. Attualmente il Dolomiti Nordicski è il
comprensorio di sci di fondo più grande d’Europa con oltre 1300 km di
piste da fondo. Tra le tante iniziative e gare organizzate, la Marcialonga
è ormai conosciuta a livello mondiale: nata dall’idea di quattro amici,
Mario Cristofolini, Giulio Giovannini, Roberto Moggio e Nele Zorzi,
questa maratona sugli sci stretti attira ogni anno migliaia di persone da
tutto il mondo. Se un tempo l’arrivo dell’inverno, del freddo e della neve
destava grandi preoccupazioni, ora intere industrie e numerose località
turistiche ripongono le loro speranze e fondano la loro economia sulla
neve, divenuta un vero e proprio oro bianco.
350

Arte e architettura
Gli artisti che hanno trovato ispirazione nelle valli fiabesche dei Monti Pallidi sono in-
numerevoli: pittori, fotografi, scrittori, scultori e illustratori hanno cercato di tradurre
il fascino superbo di queste montagne nel linguaggio dell’arte, forse l’unico in grado di
trasmettere le emozioni che i profili e la verticalità di queste cime regalano. Le Dolomiti
hanno anche dato i natali a grandi artisti, come per esempio il pittore Tiziano Vecellio
e lo scrittore Dino Buzzati. Non bisogna poi dimenticare l’artigianato locale: nato come
attività secondaria nei mesi invernali, la lavorazione del legno è divenuta nei secoli una
vera e propria espressione artistica.

Le Dolomiti, un territorio unitario


Le Dolomiti sono famose in tutto il mondo per la bellezza delle loro mon-
tagne e per il fascino del territorio che le circonda, ma l’arte e l’architettura
che nel corso dei secoli si sono diffuse rimangono ancora poco conosciute.
Quando questi argomenti vengono affrontati, si usa spesso fare una
distinzione tra le diverse regioni e le province che compongono un
Dolomiti: Economia territorio così ampio; tuttavia, le Dolomiti possono essere considerate
del Bene comune un’unica regione: la storia dell’uomo che abita tra queste montagne è
è il DVD realizzato strettamente legata alla natura che, nel corso dei secoli, ha accomunato
dalla Fondazione
Dolomiti UNESCO
le diverse popolazioni. Nonostante le differenze di linguaggio, dall’italiano
che racconta la vita al tedesco, dal ladino ai dialetti veneti, gli individui hanno interagito
di chi ha scelto di tra loro riuscendo a formare una cultura unitaria, sebbene con alcune
vivere in montagna, varianti. Al di sopra dei confini geopolitici, si è così formata un’identità
lavorando in diversi culturale comune.
settori dell’econo-
mia alpina. Il DVD è
acquistabile diretta-
Gli insediamenti sulle Dolomiti
mente sul sito della Gli insediamenti sulle Dolomiti vanno da piccoli borghi a città con
Fondazione (www. strutture complesse. La forma insediativa più antica è quella accentrata,
dolomitiunesco che corrisponde all’organizzazione primordiale delle comunità rurali e
.info). caratterizza soprattutto le valli, dove nella storia si sono consolidate libere
istituzioni comunitarie, quali il Cadore, Primiero, Fiemme. La forma in-
sediativa a case sparse, invece, trae origine dall’ammansamento feudale,
da cui deriva la parola ‘maso’, che indica il complesso dell’abitazione con
le sue pertinenze ed è diffusa nell’Alto Adige e nell’Alta Pusteria.
Gli abitati delle valli dolomitiche però non si caratterizzano solo per
le architetture rustiche tipiche di un’economia silvo-pastorale: nei vari
paesi si trovano esempi molto interessanti di edilizia borghese e nobiliare,
influenzata da vicende storiche e di appartenenza culturale.
Pur mantenendo le caratteristiche e i tratti di origine, i paesi di oggi
sono assai mutati nel tempo: incendi rovinosi, la grande guerra e altri
eventi hanno segnato una netta frattura nella continuità urbanistica,
costringendo le popolazioni a ricostruire gli edifici secondo criteri
più moderni e favorendo la sostituzione del legno con la pietra. Le
case sopravvissute nello stato di un tempo sono ormai poche: nella
maggior parte dei casi gli edifici sono stati ristrutturati perdendo le
loro caratteristiche originarie. Oggi però molte costruzioni moderne
riprendono le tipologie della tradizione, riuscendo a dare ai paesi dolo-
351
mitici le caratteristiche fondamentali dell’identità fortemente radicata
in questo territorio.

Legno e pietra: materiali fondamentali


Il volume del 1989 di
Due materiali, legno e pietra, per due colori, il nero e il bianco, sono la Edoardo Gellner Alte
prima caratteristica che si nota dando uno sguardo alle costruzioni che Bauernhäuser in
sorgono sui dolci pendii dei Monti Pallidi: il nero delle parti costruite in den Dolomiten. Die

Arte e architettura L e D o lo miti , un territo ri o unitari o


legno contrasta nettamente con il bianco di quelle in pietra intonacata o ländliche Architektur
a vista. Si evidenzia che la scelta del materiale edilizio dipenda da fattori der Venetianischen
Alpen edito da
ambientali ed economici: l’utilizzo prevalente del legno deriva dall’am- Verlag Georg D.W.
pia disponibilità del materiale e dalla sua relativa economicità, mentre Callwey. München
l’uso della pietra viene riservato alle costruzioni più pregiate e durature. (reperibile sul
Analizzando gli edifici delle valli dolomitiche, in effetti, si nota che le mercato dell’usato)
strutture in legno sono di gran lunga quelle più diffuse sono destinate a è considerato la
più importante
ricoveri stagionali o fienili, anche se questa regola non vale per l’intero pubblicazione in
territorio. Nell’isola linguistica tedesca di Sappada, nelle montagne merito all’architet-
venete, il legno è preponderante, mentre in altre isole linguistiche come tura rustica.
Sauris e Timau, in Carnia, non vale la stessa regola. La tecnica nordica
del blockbau, costruzione massiccia che prevede l’utilizzo di veri e propri
tronchi sovrapposti orizzontalmente, incastrati tramite intagli effettuati
nel legno, è molto diffusa in tutte le valli ladine.
Anche fattori culturali hanno influenzato le tecniche costruttive, come
Nell’isola linguistica tedesca di Sappada, nelle montagne venete, il legno
è preponderante, mentre in altre isole linguistiche come Sauris e Timau,
in Carnia, non vale la stessa regola.

Le case coniugano le esigenze abitative


alle attività agro-pastorali
Le case rappresentano documenti storici, raccontano la civiltà e la vita
sulle Dolomiti e sono un patrimonio unico che ci permette di conoscere
meglio le popolazioni che hanno abitato queste montagne nel passato.
Le case rurali si distinguono in base alla loro destinazione: da un lato ci
sono le dimore permanenti, dall’altro le abitazioni stagionali e gli alpeggi.
Ulteriori distinzioni possono essere fatte tra le abitazioni unifamiliari e
plurifamiliari, oppure tra le dimore unitarie, che sotto il medesimo tetto
racchiudono la parte di abitazione e la parte destinata alle attività agro-
pastorali, o quelle complesse, nelle quali la prima è separata dalla seconda.
Quando si parla di casa dolomitica si fa riferimento alla tipica casa del
Cadore, dello Zoldano e dell’Agordino, che appartiene al tipo unitario: la
parte destinata ad abitazione e la stalla sono in muratura, i piani superiori Gustav Bancalari,
possono essere in pietra o in legno, mentre il fienile è sempre in legno. ex-ufficiale au-
Le scale e i balconi sono quasi sempre in legno, come il sottotetto, che striaco, è stato il
spesso è dotato di un ballatoio coperto. primo a studiare
l’architettura rustica
Sempre di tipo unitario è la casa ampezzana, anche detta ‘rustico giu- nelle Dolomiti. Nel
stapposto’. Si trova di frequente anche in Valsugana e nella Val Cismon, 1893 ha pubblicato
e si caratterizza per la lunghezza delle pareti laterali. Questa particola- la sua ricerca in un
rità si deve al fatto che la sezione dedicata alle attività agro-pastorali è articolo apparso
incorporata nella parte posteriore e vi si accede con una rampa di legno, sulla rivista del Club
Alpino Austro-
mentre la zona adibita ad abitazione si trova nella parte anteriore. Il Tedesco.
sottotetto e il fienile, detto toulà, sono chiusi da tavole verticali e la stalla
è costruita in muratura.
Sempre di tipo unitario, ma con abitazione e rustico in muratura
affiancati e fienile sovrastante, è la casa ladina o di Livinallongo, tipica
delle valli di Fiemme, Fassa e Gardena, oltre che dell’Alto Agordino. Que-
sto edificio si distingue per la comunicazione diretta stalla-fienile – per
facilitare il rifornimento del fieno – e per il fienile sporgente, che funge
da riparo per l’ingresso della stalla.
352
Per trovare esempi di casa complessa occorre spostarsi nella zona del
Comelico e di Sappada: si tratta di case unifamiliari, con seminterrato in
muratura e piani superiori in legno. Anche il rustico normalmente è di
legno, salvo per la parte della stalla seminterrata, in muratura, al di sopra
della quale si trova il fienile, dotato di ballatoi con stanghe orizzontali
utilizzate per essiccare i cereali.
Un altro esempio di abitazione complessa si trova in Alto Adige: nel
Arte e architettura P ittura e artigianato di tradizi o ne

maso, l’edificio destinato ad abitazione è spesso in muratura, dotato di una


scala esterna che permette di accedere al primo piano, dove trovano posto
la cucina con la stua, il forno da pane e la dispensa. Le camere sono ai
piani superiori e nel sottotetto. La parte dedicata all’attività agro-pastorale
è solitamente piuttosto spaziosa e divisa in locali distinti in base alle
diverse esigenze. Il fienile è dotato di ampi balconi utili all’essiccazione
dei cereali e del fieno.

Pittura e artigianato di tradizione


“Sono pietre o sono nuvole? Sono vere oppure è un sogno?”. Dino Buzzati
descriveva così le Pale di San Martino, ed è su queste montagne che lo
scrittore nato a San Pellegrino, un paese alle porte di Belluno, ha am-
bientato il suo romanzo Il deserto dei Tartari: l’Altopiano delle Pale, nel
settore centrale del gruppo, è infatti un enorme tavolato roccioso che
ricorda un paesaggio lunare.
Con il loro fascino e la loro verticalità che unisce la terra e il cielo, le
Dolomiti hanno ispirato numerosi artisti in vari campi, dalla letteratura
alla scultura, dalla fotografia alla pittura.
Nel campo della pittura, fino al XVI secolo le montagne non sono
un soggetto popolare, anche se già alla fine del Quattrocento Albrecht
Dürer aveva riprodotto i panorami alpini ammirati nel suo viaggio
da Norimberga a Venezia attraverso il Brennero e le valli dell’Isarco e
dell’Adige. I primi pittori a ritrarre nelle loro tele i Monti Pallidi, carat-
terizzandole fortemente con i canoni tipici del periodo romantico, sono
i viaggiatori inglesi che arrivano su queste montagne nella seconda metà
dell’Ottocento. Il primo è Josiah Gilbert, che illustra le Dolomiti con
disegni e acquerelli nel libro The Dolomite Mountains, scritto insieme al
geologo George Churchill tra il 1861 e il 1863. Altri pittori da ricordare
sono l’austriaco Thomas Ender (1793-1875), la sudtirolese Johanna Isser
Grossrubatscher (1802-80), l’acquerellista tedesco Emil Kirchner (1813-85),
l’inglese Edward Theodor Compton (1849-1921), pittore e alpinista, primo
a ritrarre momenti di ascensioni sulle Dolomiti, il veneziano Guglielmo
Ciardi (1842-1917), il cortinese Luigi De Zanna (1858-1918), l’austriaco

LE SPAVENTOSE MASCHERE DEI KRAMPUS


Da oltre 500 anni, in molti paesi delle Dolomiti, la notte tra il 5 e il 6 dicembre si festeg-
gia San Nicolò, una tradizione legata alla mitologia cristiana. Ogni inverno il santo ha
il compito di interrogare i bambini sul loro comportamento e di distribuire i doni ai più
bravi. Ad accompagnarlo c’è il krampus, personaggio dall’aspetto spaventoso e bestiale
che indossa mantelli fatti di pellicce di capra o pecora, maschere di legno intagliato con
grandi corna di capra o stambecco, campane o campanacci, catene e una lunga coda.
La realizzazione delle maschere è un’arte vera e propria che può richiedere anche 100
ore di lavoro: per la maggior parte sono intagliate nel legno di pino cembro, che viene
lavorato, tagliato, piallato, spazzolato, dipinto, laccato e addobbato con corna, occhi di
vetro, barbe e ciuffi di pelo per la capigliatura, denti mostruosi, lingue sporgenti e orec-
chie giganti per ottenere un’espressione demoniaca e spaventosa.
Uno degli artisti contemporanei più apprezzati è Luca Pojer (1993), giovane scultore
di Salorno, che riesce a dare alle sue maschere un’espressività eccezionale.
353
Gustav Jahn (1879-1919), il trentino Camillo Rasmo (1876-1965) e il
marchigiano Francesco Vitalini (1865-1905). A modo loro hanno ritratto
le Dolomiti anche Fortunato Depero (1892-1969) e Riccardo Schweizer
(1925-2004). Di particolare rilievo sono anche le opere commissionate
durante la prima guerra mondiale ai cosiddetti ‘pittori di guerra’, artisti
arruolati per ritrarre scene di battaglia, gesti di eroismo, panorami e
momenti di vita militare.

Arte e architettura P ittura e artigianato di tradizi o ne


Trattandosi di un territorio votato al turismo, non si possono poi dimen-
ticare i manifesti pubblicitari, affidati negli anni ’30 e ’40 del Novecento
a famosi artisti come l’austriaco Franz Lenhart.
E le Dolomiti sono ritratte anche nel più famoso fumetto western
italiano: Aurelio Galleppini, l’illustratore delle storie di Tex Willer, per
Nell’Enciclopedia
disegnare i paesaggi del suo West, fatti di valli, picchi e costoni, andava delle Dolomiti, il
a cercare ispirazione sulle montagne del Trentino, disegnando schizzi volume scritto da
di gole, cime e baite che avrebbe utilizzato in seguito sulle pagine delle Franco De Battaglia
celebri graphic novel. e Luciano Marisaldi
ed edito da Zani-
Oltre a destare l’interesse di pittori e illustratori, il modo straordinario
chelli (reperibile nel
con cui queste montagne reagiscono alla luce ha alimentato lo spirito mercato dell’usato),
artistico di fotografi di grande valore, quali Franz Dantone (1839-1909), potete trovare
Giovanni Battista Unterveger (1833-1912), Giuseppe Ghedina (1825-96) approfondimenti
e, in anni più recenti, Jakob Tappeiner (1937), Georg Tappeiner (1964), dedicati alla storia,
al paesaggio e ai
Walter Niedermayr (1952) e Kurt Moser (1966).
personaggi di que-
sta regione alpina.
Il grande Tiziano, figlio delle Dolomiti
Le Dolomiti hanno dato i natali a uno dei più importanti pittori del XVI
secolo, Tiziano Vecellio. Nato a Pieve di Cadore, in provincia di Belluno,
tra il 1488 e il 1490, Tiziano appartiene a un’antica famiglia del paese
cadorino. In giovane età si trasferisce a Venezia per ricevere un’adeguata
istruzione pittorica. Sebbene a quell’epoca le montagne non fossero an-
cora un soggetto della pittura, nella sua opera Presentazione al Tempio
conservata alle Gallerie dell’Accademia di Venezia spiccano in lontananza
alcune montagne i cui profili ricordano le Dolomiti.

La scuola pittorica di Fiemme


Nella Val di Fiemme, a partire dal XVII secolo, nasce un movimento ar-
tistico chiamato Scuola Pittorica di Fiemme, che esprime una tradizione
artistica ben definita. Nel Seicento, il primo esponente di un certo rilievo
di questa scuola fu Giuseppe Alberti (1640-1716), originario di Tesero, che
dopo essersi formato a Roma, dove aveva imparato la tecnica dell’affresco
e alcune nozioni di architettura, ricevette importanti commissioni dal
principe-vescovo di Trento Francesco Alberti Poja: tra queste, gli affreschi
della Giunta Albertiana al Castello del Buonconsiglio e il progetto della
monumentale Cappella del Crocefisso nel Duomo cittadino. A fine car-
riera, Alberti aprì le porte della sua casa di Cavalese ai giovani talentuosi
della zona per insegnare loro le tecniche artistiche fondando, di fatto, la
prima e unica bottega pittorica del Trentino. Tra gli allievi si annoverano
don Martino Gabrielli di Moena (1681-1742), Domenico Bonora (1685-
1758) e Michelangelo Unterperger (1695-1758), entrambi di Cavalese, e
l’altoatesino Paul Troger (1698-1762). Altre importanti personalità della
scuola fiemmese furono Valentino Rovisi (1715-83) di Moena, che durante
due soggiorni veneziani frequentò la bottega, Giambattista Tiepolo (1696-
1770), Cristoforo Unterperger (1732-98), che negli anni trascorsi alla corte
papale a Roma fu uno tra i più grandi promotori del neoclassicismo,
Antonio Longo (1742-1820) e i pittori della famiglia Vanzo.
Il consolidamento dell’economia locale ha contribuito nel tempo ad
accrescere l’interesse nei confronti dell’arte e delle opere realizzate dagli
allievi del maestro Alberti. Molti lavori di questi pittori si trovano oggi
nelle sale del Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme (p131).
354

SENORCAMPESINO / GETTYIMAGES / ISTOCKPHOTO ©


Arte e architettura P ittura e artigianato di tradizi o ne

Un gruppo di viles

La scultura del legno,


tradizione secolare dei popoli di montagna
Intaglio e scultura del legno hanno radici antiche in montagna: durante
i mesi invernali, gli allevatori e gli agricoltori trascorrevano le giornate
lavorando il legno per realizzare utensili, oggetti per la casa, giochi per i
bambini e figure sacre. Quella che è iniziata come un’attività secondaria
è divenuta nel corso dei secoli una professione: in particolare, gli arti-
giani della Val Gardena vantano grandi tradizioni e si sono specializzati
nella rea­lizzazione di soggetti che variano dalla scultura sacra a quella
decorativa.
Al giorno d’oggi sono numerosi gli artisti gardenesi che lavorano il
legno portando avanti le tradizioni e le abilità ereditate dai loro an-
tenati. Nella vallata ci sono anche scuole professionali e licei artistici
dedicati all’insegnamento di quest’arte. Nel corso degli anni, anche
le tecniche si sono evolute: alla lavorazione artigianale si è affiancata
quella realizzata con macchinari che producono oggetti in serie. Le
sculture di legno fatte a mano si distinguono da quelle prodotte a
macchina grazie a una placchetta di metallo applicata da specialisti
della Camera di Commercio.
355

Cultura e tradizioni
La grande ricchezza delle Dolomiti non consiste soltanto nella loro storia geologica ecce-
zionale o nella bellezza del territorio. Le Dolomiti sono anche terra di uomini e di culture,
di storie, leggende e identità, di lavori della terra, di economia agro-silvo-pastorale. Sono
un mondo variegato, che ha prodotto comunità diverse, ma legate in fondo dal vivere
tutte in un ambiente che presenta caratteristiche e problematiche simili.

Le prime culture dolomitiche


Le Dolomiti sono un luogo di insediamento da migliaia di anni, come
confermano i ritrovamenti paleontologici nella zona. I primissimi ri-
salgono all’11.500 a.C., mentre è dall’Età del Bronzo che l’uomo ci vive
in modo stanziale. Il primo popolo ad abitare queste terre fu quello
retico, seguito dai celti. Al contrario di quanto si possa pensare, questi
popoli stringevano rapporti commerciali con gli etruschi e le altre civiltà
dell’Europa, in particolare quelle subalpine. Fu dal contatto con i roma-
ni, nell’età imperiale, che nacque uno dei tratti distintivi della cultura
dolomitica. La divisione del territorio fra Raethia e Noricum a nord e X A Sanzeno, vicino
Regio Venetia et Histria a sud, e il miscuglio di indigeni e latini fecero a Cles, in Trentino,
nascere il ladino: non solo una lingua, ma anche una cultura che presto si trova il Museo
mise radici, sopravvivendo all’arrivo dei longobardi fra la fine del mondo Retico, importante
per conoscere la
antico e l’inizio del Medioevo.
storia del primo
La comunità ladina è ancora oggi insediata nelle cinque valli attorno popolo che abitò le
al Gruppo del Sella, a testimoniare il profondo senso di appartenenza Dolomiti.
culturale e linguistica. Il ladino è una delle quattro lingue parlate sulle
Dolomiti e viene ancor oggi utilizzato da 30.000 persone che abitano
la Val Gardena, la Val Badia, la Val di Fassa, Livinallongo e Ampezzo. A
questa lingua si affiancano il friulano, anch’esso nato dalla commistione
di elementi linguistici latini con idiomi precedenti e parlato oggi nelle
Dolomiti Friulane, poi l’italiano e il tedesco.

Le Regole e le Comunità
Le prime forme di autogoverno, tratto specifico delle comunità dolomiti-
che, nascono nell’XI secolo d.C. Sono le Magnifiche Comunità e le Regole,
istituzioni che in molti casi esistono ancora oggi e che sono tenute in
massima considerazione dagli abitanti come simboli di orgogliosa indi-
pendenza amministrativa e culturale. Quest’antica istituzione diffusa in
tutta l’area dolomitica stabilisce che le famiglie originarie di un luogo
siano proprietarie, in modo indiviso e collettivo, dei beni fondiari, e siano
chiamate a gestire direttamente tali proprietà attraverso regolamentazioni
decise per statuto. Fra gli aspetti più importanti delle Comunità e delle
Regole c’è infatti quello della democraticità. Nel Medioevo dei cavalieri,
dei capitani di ventura e dei sovrani assoluti, al sole delle Dolomiti già si
votavano democraticamente gli statuti (Carte di Regola) che dovevano
regolare la convivenza e la sopravvivenza delle comunità. Con un’espres-
sione particolarmente felice, il patriota e intellettuale milanese Carlo
Cattaneo definiva le Regole ‘un altro modo di possedere’. In quanto re-
pubblicano e federalista, ne era affascinato e ne parlava come di qualcosa
356

IL LADINO, UNA LINGUA E UN’IDENTITÀ NEL CUORE


DELLE DOLOMITI
Nel cuore delle Dolomiti, oltre all’italiano e al tedesco, esiste ancora oggi una lingua
che ha radici antiche e che viene utilizzata nelle province di Bolzano, Trento e Belluno,
più precisamente nella Val Gardena, nella Val di Fassa, nella Val Badia, nel Livinallongo
Cultura e tradizioni L e R eg o le e le C o munità

e nell’Ampezzano. Dei quasi 40 mila abitanti di queste valli, circa l’80% parla corren-
temente il ladino, idioma utilizzato anche in altre zone, dal Comelico al Friuli, fino al
Cantone dei Grigioni in Svizzera.
Nelle cinque vallate della Ladinia, i vari dialetti sono lievemente diversi l’uno dall’al-
tro, avendo subito le influenze delle lingue limitrofe: in Val Gardena si parla il Gherdëina,
in Val di Fassa il Fascian, in Val Badia il Badiot, nel Livinallongo il Fodom e nell’Ampezza-
no l’Ampezan.
La genesi risale al primo secolo dopo Cristo, quando i romani conquistarono queste
terre, portarono il loro latino ‘volgare’ che, mischiandosi con le lingue retiche delle Dolo-
miti, diede origine al ladino. In seguito il tedesco e l’italiano l’hanno influenzato, dando
luogo alla lingua conosciuta oggi.
Dopo aver superato periodi storici difficili, in particolare negli anni del fascismo,
grazie alle battaglie condotte dalle popolazioni di queste valli, che si identificano nella
bandiera a strisce orizzontali celeste, bianco e verde, oggi il ladino figura tra le dodici
lingue minoritarie riconosciute dallo Stato italiano con la legge 482/99, varata in attua-
zione dell’articolo 6 della Costituzione.
Sebbene l’attenzione della popolazione e dei politici verso il ladino sia sempre mag-
giore, permangono comunque molte differenze tra le diverse zone: se in provincia di
Bolzano, in Val Gardena e in Val Badia questa lingua viene insegnata in modo paritetico
all’italiano e al tedesco, in Val di Fassa, in provincia di Trento, il suo insegnamento è
limitato ad alcune ore alla settimana, mentre in provincia di Belluno le popolazioni del
Livinallongo e di Ampezzo attendono ancora un riconoscimento ufficiale della loro
identità ladina.

proveniente da un altro mondo, più evoluto. ‘Non sono abusi’, scriveva


nel 1877, ‘non sono privilegi, non sono usurpazioni, è un’altra legislazione,
un altro ordine sociale, che, inosservato, discese da remotissimi secoli
fino a noi’. Le Regole sono un impianto di norme per la convivenza e lo
sfruttamento comunitario dei pascoli, una questione non secondaria in
un sistema economico, quello delle valli e degli alpeggi, che si basa sulla
pastorizia e sullo sfruttamento delle risorse naturali – come il legname
e i foraggi – e sulla pari opportunità per tutti di usufruire delle strutture
necessarie alle attività agro-silvo-pastorali. Così come di trarre benefici
dalla produzione e vendita di latte e formaggi. Mentre l’agricoltura si basa
su un principio di proprietà privata, un concetto del diritto romano, l’al-
levamento è un’attività di genti più antiche, che prima ancora dei romani
sfruttavano le terre in modo comunitario. Le Regole non sono altro che la
normativa sulla quale si fonda questa proprietà collettiva. A dire il vero
una sentenza delle Corte d’Appello di Roma del 1950 si spinge a definire
‘demanio universale’ la terra così come considerata dalle Regole. Il sistema
di sfruttamento comunitario delle terre che ha assicurato il sostentamento
alle popolazioni delle valli e delle cime delle Dolomiti è tuttora in uso
per esempio nell’Ampezzano, dove esiste la Regola d’Ampezzo, o nelle
Dolomiti di Brenta, dove continuano a esistere le Regole di Spinale e
Manez, le cui testimonianze documentarie più antiche risalgono al 1249.
Accanto alle Regole ci sono le Magnifiche Comunità. In alcuni casi
istituzioni sostanzialmente equivalenti alle Regole, in altri casi delle
specie di federazioni fra le comunità più piccole o fra le stesse Regole.
Di quest’ultimo tipo, ad esempio, è la Magnifica Comunità di Fiemme
che dal 1111 si estende, oltre che propriamente in Val di Fiemme, anche
357
MARIO CLARA ©

Cultura e tradizioni I l mas o, la malga , la vila


Masi in Val Badia

in parte della Val di Fassa e dell’Alto Adige. La Comunità di Fiemme è


una Vicinia, ossia un insieme di enti e territori confinanti che si danno
Alla fine dell’Ot-
regole comuni per risolvere questioni riguardanti lo sfruttamento delle
tocento Karl Felix
risorse. Simile è la Magnifica Comunità del Cadore, che comprende tutta Wolff raccolse
le regione e si estende anche nell’Ampezzano. leggende e storie
delle Dolomiti,
Il maso, la malga, la vila rimaneggiandole
Fra i secoli XIV e XVIII il territorio dolomitico viene investito dalla con una certa libertà
e traducendole in te-
‘grande’ storia, e finisce spartito in due dalle potenze presenti sul ter- desco. La sua opera
ritorio all’epoca, quella austriaca e quella veneta. I principati vescovili ebbe una grande
di Trento e Bressanone erano parte del Sacro Romano Impero e suc- diffusione a livello
cessivamente dell’Impero d’Austria, mentre il Bellunese (a eccezione internazionale.
di Cortina d’Ampezzo, che fu parte dell’Austria fra il 1511 e il 1918) e la
Carnia, nella quale ricadono le Dolomiti Friulane, appartenevano alla
Repubblica di Venezia. Con poche variazioni di confine (la Carnia fu
territorio austriaco fra il 1814 e il 1866), i territori veneti entrarono a far
parte del Regno d’Italia nel 1866, mentre le zone del Trentino e dell’Alto
Adige (il Sudtirolo) nel 1918, al termine della prima guerra mondiale.
La divisione tra la sfera germanica e quella legata alla cultura romanza

STORIE DOLOMITICHE
Leggende e storie delle Dolomiti sono state raccolte da vari autori. Un quadro comples-
sivo lo restituisce l’antologia di Karl Felix Wolff, I Monti Pallidi. Storie e leggende delle
Dolomiti, Mursia 2016.
Particolarmente indicato per i bambini è invece il libro di Pina Ballario, Fiabe e leg-
gende delle Dolomiti, Giunti 2017.
358
lasciò il segno anche nella tipologia di insediamento umano e nelle isti-
tuzioni giuridiche delle comunità. Mentre nelle zone germanofone, come
l’attuale Trentino Alto Adige, prevale il maso chiuso, sorta di azienda
agricola che comprende terreni, strutture e abitazioni, autosufficiente
e trasmessa per via ereditaria, nelle zone di lingua romanza prevalgono
le cosiddette viles, nuclei compatti di case addossate le une all’altre,
dei borghi o dei villaggi, in sostanza. Nell’area germanofona la società
Cultura e tradizioni M iti e leggende

si basa, secondo il diritto baiuvaro, su nuclei monofamiliari, dediti


all’allevamento su ampie superfici a pascolo generalmente indivise;
nell’area di cultura romanza è invece diffusa un’organizzazione sociale in
piccole comunità regolate dal diritto romano e dedite prevalentemente
all’agricoltura e alla silvicoltura. Una regolamentazione, come, appunto,
quella garantita dalla Regole, era necessaria per l’utilizzo delle malghe,
strutture poste in quota, dove i pastori portavano e portano le mandrie
e le greggi all’alpeggio durante l’estate.

Miti e leggende
Il campionario di miti, storie e leggende che si può ascoltare e leggere
nelle Dolomiti è straordinario e affascinante. Si tratta di racconti fanta-
stici legati a luoghi o a eventi ambientali eccezionali, in alcuni casi anche
viaggi spaziali. Come quello raccontato nella storia più celebre delle Do-
lomiti, una delle poche in grado di essere condivisa in tutto l’arcipelago
dolomitico: la ‘Leggenda dei Monti Pallidi’, la cui versione originale è in
lingua ladina. Qui un principe terrestre perde la testa per una principessa
della luna, affascinata dalla tinta pallida, lunare appunto, che le Dolomiti
assumono durante il giorno. La ‘Leggenda del Re Laurino’ invece tratta
in modo romantico e fantastico il fenomeno dell’enrosadira, ovvero il
tipico tingersi di rosa delle rocce che avviene al tramonto, in particolar
modo dopo un temporale: si tratterebbe del riflesso del giardino di rose
del re. Secondo questa leggenda, sul Catinaccio, c’era una volta il giardino
di rose di Re Laurino. Ecco spiegato perché in tedesco il Catinaccio si
chiama Rosengarten, cioè Giardino delle Rose.
Re Laurino regnava su un popolo di nani che scavava nelle viscere
della montagna alla ricerca di cristalli, argento e oro e possedeva una
cintura che gli forniva una forza pari a quella di 12 uomini e un mantello
che lo rendeva invisibile. In Trentino esiste la Leggenda del Lago Rosso
(ovvero il Lago di Tovel), che attribuisce il colore rossastro del lago al
sangue versato sulle sue sponde durante la sanguinosa battaglia tra il re
di Tuenno e l’esercito della regina di Ràgoli.
Ci sono poi cicli di leggende e racconti che trattano di popolazioni
remote e dai nomi suggestivi. Fanes, Cayutes, Croderes, Marmaroles
sono gli abitanti di regni mitici, impegnati in scontri epici che conducono
intrecciando relazioni con magiche presenze nella natura circostante:
i maghi, gli gnomi, i giganti, le fate, le streghe… Si incontrano così le
streghe dello Sciliar, la principessa Dolasilla, il gigante Grimm. Sono
solo alcuni personaggi dell’universo fantastico dei monti che affascina i
bambini quanto gli adulti nelle serate nei bivacchi di alta quota o negli
chalet a valle.

Tradizioni e feste
L’universo fantastico non si ferma alle storie. Ce n’è chiara eredità nei
costumi tradizionali e nei festeggiamenti dei tanti e variopinti carnevali
dolomitici, tutt’altro che manifestazioni per il semplice divertimento
dei visitatori, ma momenti determinanti nella vita delle comunità,
sentiti oggi come un tempo da tutte le categorie di valligiani, dai
nonni ai nipoti.
In generale queste ricorrenze celebrano la fine dell’inverno e possono
essere festeggiate con l’allestimento di carri allegorici, oppure con danze
359
ANTON SESSA ©

Cultura e tradizioni T radizi o ni e feste


Maschere tradizionali

e maschere in legno bellissime, o inquietanti e spaventose, intagliate da


artigiani locali. Agli antichi costumi provenienti per lo più dalla tradizio-
ne popolare, si affiancano, come è giusto che sia nel carnevale, richiami
all’attualità: un momento che raramente manca è l’irrisione dell’autorità,
il sindaco o il capo della polizia locale. Ogni vallata delle Dolomiti vive la
festa a modo proprio: nelle località di Alba, Penìa e Campitello di Fassa si
svolge ad esempio il Carnevale Ladino, nel quale fanno la loro comparsa
figure tipiche della tradizione come il ‘Marascon’ o i ‘Lacchè’. Se il car-
nevale è una celebrazione liberatoria, una festa per l’imminente ritorno
della primavera e della stagione fruttifera, l’epifania è invece un momento
propiziatorio. Non è esclusivo delle Dolomiti, ma nelle Dolomiti resiste
con forza, il rito dei falò notturni, che, attorno al 6 gennaio, richiama
a sé le comunità delle valli che attendono di interrogare le faville per
dedurne le previsioni sull’anno appena iniziato. Allo stesso modo sono
ancora molto sentite le celebrazioni dei santi patroni.
Hanno più un valore di rievocazione ormai le Desmontegade che si
celebrano all’inizio dell’autunno, nel trionfo di colori che le Dolomiti
sono in grado di regalare. Molte località ricordano le proprie origini
rurali celebrando il rientro degli animali in paese dai pascoli di alta
montagna dove avevano trascorso i mesi estivi. Le Desmontegade sono
negli ultimi anni rifiorite nell’Agordino e nel Cadore e rievocano le feste
un tempo celebrate spontaneamente come ringraziamento per una
stagione agricola ormai agli sgoccioli. Accanto a esse si organizzavano
normalmente fiere del bestiame allo scopo di vendere e comprare capi
da lavoro, da latte o da lana, e soprattutto per la produzione di salumi
e insaccati con cui sfamare la famiglia nei mesi invernali. Le numerose
fiere del bestiame organizzate ancora oggi, nella maggior parte dei casi,
hanno però perso questa funzione, trasformandosi in una rievocazione
a scopo di intrattenimento.
360

MARIO CLARA ©
Cultura e tradizioni U n en o rme patrim o ni o etn o grafic o

Attività tradizionali

Un enorme patrimonio etnografico


Le Dolomiti sono un territorio che ha costretto l’uomo a escogitare
soluzioni per la vita e la sopravvivenza. Non solo. Questa condizione
di necessità in montagna si protrae più a lungo che in altri ambienti
naturali in ragione delle aspre difficoltà che si incontrano qui, non
risolte se non nei tempi recenti dalla tecnologia e dal progresso. Ecco
che i musei etnografici e contadini sparsi nelle Dolomiti sono collezioni
importantissime sul piano culturale e spesso conservano oggetti d’uso
che ancora sono ben presenti nella memoria degli anziani: gli oggetti
per la mungitura, per la produzione del burro e del formaggio, gli
arredi della casa e le attrezzature della fattoria, le infinite curvature
delle roncole da tasca, che rappresentano un campionario di strumenti
di precisione in grado di far raggiungere un altissimo livello di accura-
tezza negli interventi di tipo botanico. Visitare alcuni di questi musei è
senza dubbio il modo migliore per entrare in contatto con una cultura
dominata dalle necessità contingenti e periodiche, una vera e propria
cultura materiale.
361

Ambiente
Tutto quello che vediamo quando percorriamo queste montagne è legato all’eccezionale
storia geologica che queste terre hanno vissuto: disposizione delle valli, forma delle
montagne, colore delle rocce, paesaggi, utilizzo dei suoli e storia delle genti, tutto è
connesso ai processi che nel tempo hanno plasmato e continuano a plasmare le Dolomiti.
La bellezza paesaggistica e la straordinaria varietà di forme e colori sono legate alla va-
riabilità litologica degli strati rocciosi, al gioco tra erosione e deposizione e alla tettonica:
addirittura l’organizzazione spaziale dei principali gruppi montuosi rispecchia l’antica
geografia degli arcipelaghi tropicali fossili del Triassico. Grazie a queste caratteristiche
le Dolomiti sono inserite dal 2009 nella lista dei patrimoni naturali dell’Umanità per il
criterio estetico-paesaggistico e per quello geologico. Le Dolomiti sono un territorio
esemplare e di riferimento per valori paesaggistici e scientifici universali, un luogo dove
la geologia è spettacolo e scienza.

La storia geologica
I processi che hanno portato le Dolomiti a essere una delle aree montane
più studiate e apprezzate al mondo sono la litogenesi, fenomeno respon-
sabile della formazione delle rocce, l’orogenesi, meccanismo che riguarda
252 milioni di anni
la deformazione delle rocce, e la morfogenesi. fa una terribile crisi
La storia delle Dolomiti inizia con lo smantellamento di un’antica biologica sconvolge
catena montuosa che si è formata durante l’assembramento del super il pianeta. A causa
continente Pangea, tra la fine del Carbonifero e l’inizio del Permiano di forti emissioni
(circa 335 mln di anni fa). Questo continente era delimitato a oriente da di gas serra
nell’atmosfera, la
un golfo molto profondo chiamato Tetide in connessione con il grande temperatura si alza
Oceano della Panthalassa. La geologia delle Dolomiti racconta proprio i e in breve tempo
rapporti tra questo mare e le terre emerse, quando le Dolomiti stavano tutti gli ecosistemi
a latitudini tropicali. collassano, cau-
Le fasi iniziali sono caratterizzate da un’intensa attività vulcanica, sando la più grande
estinzione della
localizzata solo in alcune aree. Tra 286 e 274 mln di anni fa una serie storia della Terra:
di potenti eruzioni vulcaniche causate dallo svuotamento di camere scompaiono più del
magmatiche superficiali portano alla messa in posto di spessori note- 90% degli organi-
volissimi di ignimbriti e tufi. Questi materiali, conosciuti come porfidi smi. Questo evento
quarziferi, formano una spessa coltre di vulcaniti di colore rosso scuro o è documentato alla
base della Forma-
grigio che possiamo incontrare tra la Val di Cembra, il Passo Rolle, Ora zione di Werfen, una
e Bolzano. Un lungo periodo di non deposizione separa la ripresa della successione di strati
sedimentazione, che è registrata dai sedimenti fluviali delle Arenarie della colorati che registra
Val Gardena, che passano verso l’alto a depositi evaporitici e poi marini in dettaglio le fasi
di mare poco profondo, a testimonianza della progressiva invasione del dell’estinzione e la
successiva ripresa
mare (Formazione a Bellerophon). della vita.
Attorno ai 252 mln di anni fa un improvviso deterioramento delle
condizioni ambientali porta a un repentino collasso degli ecosistemi
terrestri e marini. Il motivo è legato a gigantesche immissioni di anidride
carbonica e altri gas serra da un distretto vulcanico in Siberia. L’aumento
della temperatura, assieme a piogge acide e anossia porta all’estinzione
della maggior parte degli organismi e alla più grande crisi biologica mai
registrata dalla Terra. Questa estinzione è documentata nelle rocce del
Triassico inferiore, alla base della Formazione di Werfen, ma nelle rocce
362
delle Dolomiti sono registrate anche tutte le fasi del lento recupero della
vita che si completerà milioni di anni dopo, nel Triassico medio.
Attorno a 246 milioni di anni fa le Dolomiti cominciano a sperimen-
tare una vivace attività tettonica che causa una marcata differenziazione
C’è una cengia che degli ambienti: si formano isole, aree emerse, scogliere, bacini più o
salta subito agli meno profondi.
occhi, una sepa- Verso la fine di questo periodo un nuovo cambiamento modifica la
Ambiente L a sto ria geo lo gica

razione netta, un
fisionomia delle Dolomiti: un aumento rapido della subsidenza porta a
cambiamento nel
paesaggio evidente: un generale sprofondamento di tutta l’area. Il risultato è impressionante,
è la spianata da in poco più di 1 mln di anni si forma una serie di isole di dimensioni
cui si ergono le Tre arealmente piccole ma che si ergono dai fondali marini per quasi un
Cime di Lavaredo, migliaio di metri. La paleogeografia che ne consegue è quella di un arci-
che marca la base
pelago, simile alle Maldive, con atolli e annesse lagune, separati tra loro
delle Tofane. Questo
paesaggio è l’esito da bracci di mare profondo.
di un improvviso Le isole sono formate da scarpate riconoscibili per la stratificazione
cambiamento inclinata dei depositi di pendio, un margine molto stretto e massiccio e
climatico in tutto una laguna caratterizzata da sedimenti stratificati. I principali organismi
il pianeta. Il clima
costruttori non sono i coralli, come nei reef attuali, ma un ecosistema
diventa più umido,
le foreste prendono dominato da microbi e alghe (Formazione dello Sciliar). La fase di forte
il posto delle aride subsidenza dura fino alla fine dell’Anisico (circa 241 mln di anni fa),
distese, i fiumi si quindi le isole cominciano a espandersi lateralmente per qualche milione
riversano nel mare di anni. Nel Ladinico superiore (circa 238 mln di anni fa) si verifica un
riempiendo i bacini,
altro evento sconvolgente: un’intensa attività vulcanica, principalmente
e la geografia delle
Dolomiti cambia: effusiva, si sviluppa in gran parte delle Dolomiti occidentali. Una quantità
non sono più isole enorme di lave e tufi si forma sia sui fondali profondi sia al tetto delle
ma una grande isole, dove le lave arrivano alla superficie attraverso fenditure.
piana costiera. Il risultato della breve crisi vulcanica è terribile e straordinario al tempo
stesso: gran parte dei tratti di mare dell’arcipelago viene completamente
riempita da materiali vulcanici e molte delle isole sono ricoperte da
lave. La crisi vulcanica dura poco ma cambia in maniera significativa la
geografia delle Dolomiti e a essa segue un periodo dominato dai prodotti
di smantellamento vulcanico e, successivamente, dalla ripresa delle sco-
gliere. Nel mezzo del Carnico, attorno a 234 mln di anni fa, si verifica un
altro episodio catastrofico: un improvviso aumento della temperatura,
registrato su tutto il pianeta e legato ancora una volta a un’iniezione di
enormi quantità di CO2 nell’atmosfera, porta al passaggio da un clima
arido a uno pluviale, provocando la crisi degli organismi che costruiscono
le scogliere e un aumento fortissimo del trasporto dei sedimenti terrigeni
da parte dei fiumi.
Il risultato è il rapido riempimento dei bacini che separano le varie isole
e lo spostamento della linea di costa verso nord. Quindi, non si ha più una
geografia a arcipelago ma una grande piana costiera su cui cominciano
a camminare i primi dinosauri. La crisi carnica dura poco, le condizioni
aride tornano molto presto, come è documentato dai sedimenti policromi
della Formazione di Travenanzes, seguiti dai sedimenti di mare basso
della Dolomia Principale, fatti da tappeti algali (stromatoliti) che vanno
a costruire le pareti fittamente stratificate di molte delle montagne più
famose delle Dolomiti (Cima Brenta, Pelmo, Civetta, Tofane, Tre Cime,
Antelao). Queste condizioni di mare basso perdurano per svariati milioni
di anni. È un periodo tranquillo della storia geologica delle Dolomiti che
dura fino all’inizio del Giurassico, quando comincia un aumento localizza-
to della subsidenza. Tra la fine del Triassico e l’inizio del Giurassico (circa
tra 210-190 mln di anni fa) cominciano a farsi evidenti gli effetti della
rottura di Pangea. Si viene a formare una nuova paleogeografia con zone
d’acqua bassa o emerse (Piattaforma di Trento e Piattaforma Friulana),
bordate a est e a ovest da zone sprofondate e quindi occupate da mare
profondo (Bacino Lombardo e Bacino di Belluno). La subsidenza a un
certo punto è così forte che anche la piattaforma di Trento annega e la
363
GEOPARC BLETTERBACH ©

Ambiente E mersi o ne delle D o lo miti


La Gola del Bletterbach

sedimentazione di mare poco profondo viene sostituita da quella pelagica,


come è documentato dalla deposizione del Rosso Ammonitico. Da questo
momento e per un centinaio di milioni di anni tutta l’area dolomitica, a
parte le zone più orientali delle Dolomiti Friulane, costituisce il fondo di
un mare tropicale dove si depositano potenti successioni di sedimenti
profondi (Maiolica e Scaglia Rossa).

Emersione delle Dolomiti


La situazione cambia quando, a seguito dell’apertura dell’Atlantico meri-
dionale, l’Africa comincia a muoversi verso l’Europa, andando a deformare
i sedimenti che si erano depositati tra le due placche nel golfo della Tetide.
Le Dolomiti cominciano a emergere, come è documentato dai sedimenti
di spiaggia e falesia costiera del Conglomerato di Monte Parei, negli
altopiani ampezzani, datati all’Oligo-Miocene (circa 25 mln di anni fa).
Parlare di deformazione vuol dire addentrarsi nei processi orogenici
che hanno portato alla progressiva chiusura della Tetide e alla formazione
della catena alpina di cui le Dolomiti sono una piccola porzione.
La storia di questo settore dell’arco alpino è legata all’interazione tra
la microplacca Adria (solidale con la placca africana) e la placca europea,
processo iniziato circa 100 mln di anni fa e tutt’ora in corso. Nelle Alpi
orientali sono identificabili tre fasi compressive, di cui la prima, quella
eo-alpina (Cretacico superiore-Eocene), è documentata solo nei settori
occidentali (Valli Giudicarie), mentre nelle Dolomiti è registrata dall’arrivo
di sedimenti terrigeni nei bacini profondi. Le Dolomiti sono effettivamente
coinvolte nello scontro a partire dall’Eocene superiore, durante la fase
meso-alpina o dinarica, quando si ha l’emersione della catena. Questa fase
è documentata da una serie di sovrascorrimenti ovest-vergenti, ovvero
da faglie a basso angolo che portano rocce più vecchie sopra rocce più
giovani, quindi da raccorciamenti che sono più intensi spostandosi verso
364

CESARE LASEN ©
Ambiente I l paesaggi o

Saxifraga oppositifolia

oriente. A questa segue la fase neo-alpina o valsuganese, che porta al


rapido innalzamento della catena alle quote attuali. Durante questa fase
si attivano diverse faglie, prevalentemente sud-vergenti, che provocano un
raccorciamento stimato attorno ai 40-50 km. Una delle faglie principali è
la Linea della Valsugana, una faglia che si segue dal Lago di Caldonazzo
fino al Cadore orientale e delimita un blocco rigido di crosta limitato a
nord dalla Linea di Funes, che si è sollevato e spostato verso sud. Questo
spostamento in blocco ha in qualche modo preservato le Dolomiti da
una deformazione intensa, tipica invece di altre aree alpine, cosicché
le successioni sedimentarie mesozoiche hanno mantenuto inalterati i
Atlas of Flora,
rapporti tra i diversi ambienti fossili.
atlante della flora
delle Dolomiti Una volta emerse, queste montagne sono state oggetto dell’azione degli
pubblicato nel 2017 agenti esogeni. In particolare acqua, gravità e ghiaccio hanno nel tempo
dai professori Erika eroso e scolpito le Dolomiti attraverso un processo di rimodellamento
e Sandro Pignatti che è chiaramente in atto anche oggi. Ma gli agenti hanno operato con
come parte della
intensità diverse in funzione del clima soprattutto durante il Quaternario.
monumentale opera
Plant Life of the Per esempio, nel corso degli ultimi tre mln di anni, le Dolomiti sono state
Dolomites, sinte- ricoperte, attraversate e modellate più volte dai ghiacciai che arrivavano
tizza oltre 100.000 fino alla pianura. Quindi il paesaggio che percepiamo è il frutto di una
osservazioni complessa interazione tra processi antichi e in atto, dove frane relitte e
realizzate in 50 anni
recenti, depositi alluvionali e di versante, depositi glaciali e lacustri vanno
di lavoro.
a fondersi con la struttura profonda delle montagne fatta di rocce, faglie
e ancora rocce; un paesaggio dove l’uomo vive, costruisce e modella con
ritmi che oggi non sempre sono in equilibrio con la natura.

Il paesaggio
Il paesaggio dolomitico, da molti considerato l’archetipo del paesaggio
montano, è però un paesaggio ‘culturale’, in cui uomo e natura hanno
collaborato per creare uno scenario unico al mondo. Alle quote più alte,
365
le grandi masse rocciose verticali e bianche sono la testimonianza di
eventi geologici antichi centinaia di milioni di anni; a quote più basse, la
presenza umana è pervasiva e anche gli ambienti apparentemente intatti
sono in realtà profondamente influenzati dall’uomo: studi scientifici
indicano che i meravigliosi pascoli dell’Alpe di Siusi erano occupati da La flora delle
estese foreste di conifere, che vennero eliminate dall’attività umana in Dolomiti conta circa
tempi preistorici con l’uso del fuoco. In generale, a eccezione delle quote 2500 specie, di cui

Ambiente F lo ra e vegetazi o ne
circa 100 endemi-
più alte, tutti i pascoli delle Dolomiti sono ambienti creati e mantenuti
che della catena
per secoli o millenni tramite il pascolo e lo sfalcio. alpina e 15 stretta-
Anche le fitte foreste di conifere sono gestite dall’uomo e alcune specie, mente dolomitiche.
come l’abete rosso, sono state grandemente favorite dall’uomo. Prestando Nel Parco Naturale
attenzione, anche nelle foreste più selvagge è possibile scorgere tracce di Sciliar-Catinaccio
sono segnalate
dell’attività umana, come muretti a secco, malghe abbandonate o antichi
oltre 900 specie di
tratturi. Negli ultimi decenni, molti pascoli montani sono stati abbando- farfalle notturne.
nati e il bosco si è significativamente espanso, creando opportunità per Il Parco Nazionale
il ritorno di specie scomparse, come il lupo, l’orso e i grandi ungulati (v. delle Dolomiti
lettura p367). Bellunesi ospita 42
specie di mammiferi
Flora e vegetazione e 116 di uccelli
nidificanti.
Salendo dal fondovalle, la vegetazione si dispone in fasce sovrapposte
secondo un ordine ben preciso: in basso si incontrano boschi di latifo-
glie decidue, come querce, aceri, carpini, frassini e faggi. Verso i 1000 m
le latifoglie cedono il passo alle conifere, in particolare all’abete rosso,
certamente l’albero più diffuso nelle Dolomiti. Salendo ancora, l’abete
rosso si affianca a conifere più tolleranti delle basse temperature, come
il larice, che perde le foglie in inverno, e il pino cembro, riconoscibile per
gli aghi disposti a mazzetti di 5. Queste specie formano il limite superiore
della vegetazione arborea, verso i 2200 m. Più in alto si attraversano fasce
arbustive di rododendri e pascoli alpini che sfumano nel cosiddetto piano
nivale, dove vivono le specie più adattate ai climi estremi delle alte quote:
il papavero dorato (Papaver rhaeticum), molto diffuso sui ghiaioni, dove
sopravvive grazie alle estese radici con cui si ancora all’instabile substrato,
la stella alpina, il cui fitto feltro che la copre non serve a difenderla dal La genziana del
Brenta fu raccolta
freddo, ma dal disseccamento causato dalle intense radiazioni solari. Alle per la prima volta
quote più alte, nei pascoli alpini o più spesso sui ghiaioni e sulle pareti nel 1887, ma solo
rocciose si possono osservare le specie più interessanti. Gli endemismi, nel 2008 è stata de-
ossia le piante che si possono incontrare solo qui, comprendono circa scritta come specie.
15 specie, tra cui il semprevivo delle Dolomiti, dai fiori rossi, la primula La rarissima falena
Sattleria dolomitica
tirolese e la campanula di Moretti, entrambe legate alle più impervie rupi è stata osservata
dolomitiche, e la sassifraga di Facchini, che forma densi cespuglietti fra una sola volta: nel
le rocce alle quote più alte. 1872 nei dintorni di
Durante le glaciazioni, l’ultima delle quali terminò circa 15.000 anni Dobbiaco (tenete
fa, gran parte delle Dolomiti venne ricoperta dai ghiacci, che distrussero gli occhi aperti se
passate da quelle
la vegetazione esistente. Solo le cime poste lungo il margine meridionale, parti). Chi pratica
in quelli che ora sono i parchi delle Dolomiti Bellunesi e Friulane, furono l’arrampicata sulle
risparmiate. È per questo che qui si incontra una ricchezza floristica rupi verticali non
eccezionale, più elevata che nel resto delle Dolomiti. Il clima poi tende a perda l’occasione di
essere più umido nelle cosiddette Dolomiti esterne (la zona sud-orientale, cercare la campa-
nula di Moretti e la
grossomodo nel territorio delle province di Belluno e Pordenone), e più primula tirolese:
arido e rigido nelle Dolomiti interne. La transizione tra Dolomiti interne vivono solo in questi
ed esterne è assai netta, in quanto nelle zone più umide sono diffusi i ambienti.
boschi di faggio e abete bianco (caratteristico per gli aghi appiattiti con
due sottili linee bianche sulla faccia inferiore). Nelle zone continentali
delle Dolomiti interne e del massiccio del Brenta predominano invece
nettamente i pini silvestri e gli abeti rossi (a quote inferiori) e più in alto
il pino cembro e il larice.
366

JOSEF HACKHOFER ©
Ambiente L a fauna

Marmotta

La fauna
Nei boschi delle quote inferiori i cervi e i caprioli sono molto frequenti, e
più in alto si possono osservare grandi branchi di camosci. Lo stambecco
delle Alpi, estinto nell’Ottocento per via della caccia eccessiva, è stato
reintrodotto con successo in diverse località ed è in aumento. Ma la vera
gemma della fauna dolomitica sono i carnivori – orso, lupo e lince, che
negli ultimi anni hanno ricolonizzato ampi territori.
Gli uccelli sono rappresentati da oltre 100 specie nidificanti. Nei
boschi di conifere sono abbastanza diffusi i tetraonidi (gallo cedrone,
Lupo e lince, estinti gallo forcello e francolino di monte), che pur avendo dimensioni ragguar-
nel secolo scorso, devoli non sono facili da osservare. Il modo migliore per scoprire la loro
stanno lentamente presenza è ascoltarne il caratteristico canto, soprattutto in primavera.
ricolonizzando le
Alpi orientali. Nel
I boschi delle Dolomiti ospitano anche varie specie di picchi, come il
2016, nella Provincia grande picchio nero, il picchio cenerino e il picchio tridattilo. Anche in
di Trento erano questo caso, per scoprire queste specie è essenziale conoscerne il canto
presenti circa 40 (cercate online sul sito www.xeno-canto.org). Alle alte quote, le aquile
orsi tra adulti e sono frequenti, e negli ultimi anni stanno aumentando gli avvistamenti
giovani, più circa 15
cuccioli.
di due specie di avvoltoi: il grifone, che si nutre delle parti molli di
animali morti, e il gipeto, che ne consuma le ossa.
Nelle Dolomiti sono presenti 25 specie di anfibi e rettili, due gruppi
ingiustamente trascurati. Nei boschi, durante le giornate umide di fine
primavera, è possibile osservare due specie di salamandre, la gialla
e nera (Salamandra salamandra) e quella nera (Salamandra atra).
Assomigliano a lucertole, ma non lo sono per nulla, perché si tratta in
realtà di lontani parenti delle rane! L’anfibio più comune in montagna è
la rana temporaria, che si incontra frequentemente in stagni ben oltre i
2000 m di quota e in primavera può essere osservata in accoppiamento
nelle acque ancora parzialmente ghiacciate. Per quanto riguarda i ret-
tili, nelle Dolomiti vivono tre specie di vipere. Alle quote più basse si
367

IL RITORNO DELLA GRANDE FAUNA


Orso, lupo, lince, cervo, stambecco, gipeto. Diverse specie di grandi mammiferi e uc-
celli stanno lentamente ricolonizzando le Alpi. Alcune, come orso e lince, sono ancora
limitate a popolazioni di pochi individui, altre, come cervo e stambecco, sono ormai
così numerose che il comitato italiano dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conser-

Ambiente L a fauna
vazione della Natura) le considera non più minacciate. Eppure, all’inizio del Novecento,
erano estinte sulle Alpi o aggrappate alla sopravvivenza in popolazioni estremamente
esigue. Ma qualcosa è cambiato negli ultimi decenni: nei primi anni ’90 l’orso sulle Alpi
italiane era ridotto a meno di cinque individui, nelle Dolomiti del Brenta. Per evitarne
l’estinzione ormai imminente, nel 1996 il parco ha avviato il progetto di reintroduzione
Life Ursus. Tra il 1999 e il 2002 sono stati rilasciati 10 esemplari di orso bruno che si
sono ben adattati e hanno dato origine a una popolazione in lenta crescita. Il piccolo
nucleo sta registrando un buon successo riproduttivo e conta attualmente circa 60
individui tra adulti, giovani e cuccioli.
Il lupo, estinto in Trentino da oltre 150 anni, ha ricolonizzato spontaneamente la
regione nel 2008, con individui provenienti dalle Alpi occidentali e dalla Slovenia. Per
il momento il numero di osservazioni (ad esempio nel Parco Nazionale delle Dolomiti
Bellunesi), è limitato, ma il trend è in aumento. Anche la lince, estinta da oltre un secolo,
è stata osservata in provincia di Trento e nelle Dolomiti Bellunesi. Negli ultimi decenni, il
cervo e lo stambecco, in parte tramite reintroduzioni, hanno riconquistato l’intero arco
alpino. Sulle Alpi, l’ultimo gipeto, un avvoltoio che si nutre principalmente di ossa, ven-
ne abbattuto nel 1913 in Valle d’Aosta. Ma nel 1986 è iniziato un ben pianificato progetto
di reintroduzione, tutt’ora in corso, che ha riportato la specie in buona parte della ca-
tena alpina. Avvistamenti di gipeti sono stati registrati quasi ovunque nelle Dolomiti a
partire dal 2000.
Cosa accomuna queste specie? Cosa ha permesso il loro ritorno, per quanto ancora
limitato? Innanzitutto, la minore presenza umana in ampi settori alpini ha ricreato spazi
sufficienti per questi animali che si muovono su vasti territori. In secondo luogo, essi
sono ora protetti dalla legge e non più cacciabili. Infine, l’opinione pubblica si è modifi-
cata. I grandi animali sono sempre più considerati un patrimonio da proteggere e tute-
lare, piuttosto che nocivi e da abbattere. La convivenza con l’essere umano è difficile, e
non mancano interferenze con il lavoro di agricoltori e allevatori, ma la speranza è che il
futuro della grande fauna delle Alpi sia migliore del recente passato.

può incontrare la rara vipera dal corno, mentre il marasso e la vipera


comune vivono ad alte quote. Le vipere sono serpenti velenosi, ma il Il cambiamento cli-
matico a cui stiamo
pericolo è minimo, perché si tratta di animali timidi e poco aggressivi.
assistendo ha
Nella remota eventualità di un morso, occorre osservare poche sem- delle conseguenze
plici regole: mantenere la calma, evitare le cure ‘fai da te’ e mettersi in importanti nelle
contatto con un medico. Dolomiti: la drastica
Nei corsi d’acqua sono anche presenti varie specie di pesci. La trota fario, riduzione dei
ghiacciai e dei nevai,
riconoscibile per le macchiette nere e rosse cerchiate di bianco, vive soprat-
la diminuzione
tutto nei torrenti, mentre nei laghi alpini è presente il salmerino, simile delle precipitazioni
alla trota ma con le pinne bordate di bianco. Il salmerino è una specie invernali, l’aumento
ampiamente diffusa nei paesi nordici, ma è presente nelle Alpi orientali della temperatura
con una piccola popolazione, che venne spinta a sud durante le epoche invernale ed estiva,
lo scioglimento
glaciali e rimase confinata alle alte quote quando i ghiacci si ritirarono.
del permafrost.
Gli insetti comprendono moltissime specie, per la maggior parte difficili Inoltre, un effetto
da identificare, ma le farfalle diurne sono un’eccezione. Osservando i colori non trascurabile
delle ali è di solito possibile identificare molte specie: nelle Dolomiti ce ne sul paesaggio è la
sono più di 100! Nei pascoli montani vola l’apollo, una spettacolare farfalla risalita del limite del
bosco.
dai colori bianchi, neri e rossi. Ma gli ambienti alpini sono il regno delle
erebie, un gruppo di farfalle dai colori scuri che contano oltre 20 specie.
Erebia pluto, grande e nera, raggiunge le quote più alte, mentre Erebia
stirius, a quote più basse, è endemica delle Alpi orientali.
368

A tavola nelle Dolomiti


La cucina ad alta quota ha il compito più importante di tutti: fornire le energie e il nutri-
mento che la montagna richiede dopo lunghe passeggiate estive o in seguito a giornate
passate sulle piste innevate. Un’accogliente sala riscaldata da un grande camino e dalle
rassicuranti pareti rivestite di legno regala – senza dubbio – momenti felici. Su tutte
le Dolomiti e le valli circondate da queste immense guglie, la cucina è caratterizzata
da quel che offre la montagna. Per questo motivo i piatti sono composti da prodotti
genuini e locali, che danno sapori unici, risultato di diverse culture. La gastronomia è
qui di chiara impronta mitteleuropea, figlia di una radicata presenza ladina, ma nasce
anche dall’incontro con la raffinatezza e il calore mediterranei. Vino, mele e speck, oltre
a canederli e strudel, sono i prodotti più rinomati, ma è impossibile non lasciarsi tentare
dai piatti ricchi e dai sapori robusti portati ai massimi livelli grazie a ottimi ristoranti che
rispettano la tradizione, a partire dal servizio, spesso svolto in costumi tipici.

Malghe, masi e rifugi


Il pasto sulle Dolomiti va sempre, in qualche modo, guadagnato. Esistono
certamente i più classici ristoranti nei borghi o nelle città, ma il ristoro
tipico è ad alta, a volte altissima quota. Situate a diverse altitudini, le
malghe alpine, dimore usate dai pastori per l’alpeggio delle mandrie in
estate e per la produzione di formaggi, sono le migliori amiche degli escur-
sionisti. Pasteggiare nelle malghe o nei rifugi, che siano spartani o più
raffinati, assicura massima tipicità e soste che permettono di apprezzare
con la pancia piena panorami incantevoli. In questi luoghi adatti a tutta
la famiglia, potrete gustare le tradizionali merende e troverete sempre le
La produzione atmosfere più vivaci e un camino acceso nelle stagioni più fredde. Anche
dello Speck Alto i masi, classiche abitazioni delle famiglie contadine e aziende agricole
Adige IGP segue autosufficienti, ospitano prelibati ristoranti. Il cuore pulsante e caldo del
cinque fasi, tutte maso è la stube, grande stanza riscaldata dalle pareti in legno, dove un
indispensabili per
ottenere il marchio:
tempo gravitava tutta la vita delle famiglie montane. Anche oggi la stube
scelta della materia rappresenta la zona più calda, dove lasciarsi coccolare dalla cucina locale.
prima, salmistra-
tura, affumicatura, Lunga vita allo speck
stagionatura e Il re dei vari prodotti gastronomici che caratterizzano le Dolomiti è lo
controllo qualità.
speck, preparato nel rispetto di secolari tradizioni alpine. È impossibile
non riconoscerne il tipico profumo, e una volta giunti sulle Dolomiti
dovrete dimenticarvi del sapore dello speck che avete finora assaggiato
lontano da qui. Per fare questo salume sono necessari: poco sale, una lieve
affumicatura, ma – soprattutto – tanta e buona aria di montagna. Si ottiene
così un prosciutto aromatico e speziato che profuma dei prati delle valli
che si aprono tra le Dolomiti. È questo un prodotto antichissimo nato per
la necessità di conservare la carne dei maiali uccisi nel periodo natalizio.
Oggi è un prodotto IGP (Indicazione Geografica Protetta) ed è ricavato
da cosce di suino selezionate e disossate, che vengono lavorate secondo
ricette tramandate di generazione in generazione. La stagionatura avviene
secondo una tecnica che unisce i metodi usati a nord e a sud delle Alpi:
se in area mediterranea il prosciutto viene prodotto facendo asciugare le
cosce di suino con aria e sale, più a nord la preparazione avviene con sale,
369
spezie e fumo. In Alto Adige, terra d’incontro tra queste due culture, si è
sviluppato un processo unico: lo speck viene sia stagionato sia affumicato.
La crosta speziata gli conferisce l’aroma particolare di alloro, rosma-
rino e soprattutto ginepro, talvolta anche di aglio, coriandolo e cumino.
Il modo migliore per iniziare un pasto è, dunque, con numerose fette di
Lo speck è il
speck accompagnate da pane scuro. Nello stesso piatto troverete cetrio-
protagonista della
lini sott’aceto, burro alle erbe aromatiche e cren, una piccante salsa al

A tavola nelle Dolomiti Pane e altri salumi


tipica merenda
rafano. Meno diffuso, infine, è lo speck cotto, specialità che piace molto altoatesina, ma è
anche ai bambini. molto amato anche
dagli chef stellati
Pane e altri salumi che lo usano per
tantissime ricette.
Chi ama i salumi non può farsi mancare, oltre al già citato e lodato Alcune si possono
speck, la lucanica trentina. Fresca o stagionata, la lucanica è ingrediente trovare sul sito
fondamentale per molte ricette tipiche, come i canederli, ma il salame www.speck.it/it/.
fa la sua giusta fine in mezzo a due fette di pane, come prevede la E per festeggiare
classica merenda degli escursionisti, che non partono mai senza una questo profumato
prodotto ogni anno
puccia nello zaino, tipica dell’Ampezzano. A base di farina di segale, in Val di Funes viene
semi di cumino e finocchio, la puccia si può trovare in forma di pagnotta organizzata la Festa
morbida o come sfoglia piatta e croccante. Anche lo Schüttelbrot è un dello Speck.
pane duro e speziato di segale. Ma il pane da queste parti è una vera
arte e ogni panificio aggiunge il suo tocco speciale: nero, integrale e
con ogni tipo di erbe o spezie; è impossibile fare un elenco completo,
ma tutte le tipologie sono ottime per accompagnare qualsiasi pasto.
Tra i salumi nel bellunese si trovano le luganeghe, che vengono prin-
cipalmente cotte alla griglia o in padella. Non mancano, ovviamente, i
würstel di suino. In Val di Non è tipica la mortandèla affumicata, dalla
curiosa forma arrotondata. È ricavata dalla spalla, dalla pancetta e dalla
coscia di maiale e si ottiene disossando le carni, macinandole e aggiun-
gendo un mix di spezie. Può quindi essere gustata sia cruda sia cotta con
la polenta o le patate.
Davvero prelibata è la carne salada, nata anch’essa dalla necessità di
conservazione della carne. Per ottenerla, ogni singolo pezzo del manzo
viene passato in una miscela di sale e spezie, poi viene riposto in salamoia
in grandi contenitori per una ventina di giorni. La carne salada si può
gustare cruda, affettata e condita con un filo d’olio extravergine d’oliva,
oppure scottata in padella e servita con fagioli bolliti. Degna di nota è la
carne salada di bovino di razza grigio alpina, uno dei più antichi abitanti
delle Dolomiti, capace di spingersi sui pascoli più impervi per la ricerca
del foraggio. Altrettanto interessante è la storia delle Ciuighe del Banale
prodotte nella vallata fra il lago di Garda e le Dolomiti di Brenta: qui, un
tempo, le famiglie che allevavano i maiali vendevano le parti migliori e
usavano quelle meno nobili, con l’aggiunta di rape, per realizzare questo
insaccato. Oggi la tradizione si è conservata, ma si usano anche le parti
che in periodi di povertà venivano vendute: spalla, coppa, pancetta e gola.
Anche questo prodotto viene affumicato fino a ottenere un mix di sapori
molto particolare; è inoltre un Presidio Slow Food, che ne incoraggia la
produzione. Ancora affumicata e sempre protetta da Slow Food è la pitina,
tipica delle Dolomiti friulane, prodotta con carni di diversi animali senza
essere insaccata, dato che era difficile reperire budella in queste zone.
Negli ultimi tempi per smorzarne il forte sapore viene aggiunta una parte
di grasso di suino e mentre in passato si consumava prevalentemente
cotta, adesso è consuetudine gustarla anche cruda, tagliata a fettine.

I prodotti della terra


Negli orti delle vallate ai piedi delle Dolomiti crescono verza, radicchio
e l’onnipresente cavolo cappuccio, che fermentato e cotto diventa l’in-
grediente essenziale per i famosi crauti, ma anche le patate di montagna
sono l’accompagnamento o la base per diverse ricette tradizionali. I
370

I FUNGHI E LE REGOLE PER LA RACCOLTA


Sotto la fitta vegetazione boschiva, il fertile terreno delle foreste dolomitiche ospita un
ricco assortimento di funghi presenti per buona parte dell’anno. I più famosi e ricercati
sono sicuramente i porcini, ma molto prelibati sono anche i finferli. Le ricette a base di
funghi sono moltissime: dalle paste alle carni, la loro inconfondibile impronta si trova su
A tavola nelle Dolomiti I piatti della tradizi o ne

moltissimi piatti della montagna. Numerosi sono i cercatori di funghi, ma la valutazione


di occhi esperti è sempre d’obbligo, perché tra la grande quantità di miceti che popola-
no questi boschi, si trova una buona percentuale di funghi non commestibili. Velenosi,
anche mortali: uno su tutti è l’inconfondibile ovolaccio, dal cappello rosso puntinato
di bianco. Ma ci sono altre famiglie di funghi, sempre molto pericolose, che non sono
facili da riconoscere. Per questo motivo, i regolamenti che controllano la raccolta sono
severi. Prima di mettervi a caccia di funghi sappiate, dunque, che se non siete residenti
nella zona dovete richiedere un permesso, il cui costo varia da regione a regione. Esiste,
inoltre, un limite nel quantitativo che è consentito raccogliere (solitamente un massimo
di due chilogrammi per persona al giorno, anche qui a seconda della regione). Chiun-
que non rispetti queste regole verrà multato pesantemente.

Tirtlen sono frittelle con ricotta e patate; golose e capaci di spezzare ogni
buon proposito di dieta sono le patate all’ampezzana, cotte in padella
con abbondante cipolla e tocchetti di speck. Sulle Dolomiti Friulane
non perdetevi il frico, un tortino schiacciato a base di vari formaggi e
patate e che si può consumare da solo o con la polenta. Alcune versioni
propongono in aggiunta cipolla, porro o speck. Nel bellunese le patate
Le valli dolomitiche più famose arrivano da Cesiomaggiore: qui ne vengono coltivate diverse
sono un territorio varietà. Sempre nelle vallate dolomitiche venete è diffusa la zucca Santa
ricco di numerose Bellunese, priva di fibrosità e dal sapore dolce, ottima per zuppe o con
specie di funghi
che potrete scovare
gli gnocchi, ma anche semplicemente lessata. I fagioli di Lamon IGP e
soprattutto oltre i i fagioli giàlet sono coltivati nel bellunese e impiegati nelle minestre e
1000 metri di altitu- nelle insalate; l’importanza di questi legumi risale al XVI secolo, tempi
dine. Il momento mi- in cui il fagiolo era vitale per le famiglie che non potevano permettersi il
gliore per la raccolta consumo di carne. E i fagioli si sposano alla perfezione con l’orzo, un’antica
è tra metà luglio e
fine settembre.
coltura che rischia sempre di più di andare perduta. Ma le ricette a base
di questo cereale sono ancora molte, come la minestra altoatesina, la
Gerstensuppe che, se a prima vista può sembrare vegetariana, nasconde
pezzi di pancetta affumicata o speck. Inoltre, con l’orzo bellunese macinato
a pietra si producono farine per vari prodotti da forno, mentre tostato
si può usare per il caffè d’orzo o per ottenere ottime birre artigianali.

I piatti della tradizione


Troverete le ricette che da generazioni si tramandano tra queste mon-
tagne in gran parte dei ristoranti in cui entrerete. I casunziei, specialità
tipica della Conca Ampezzana e della tradizione culinaria ladina, sono
dei grandi ravioli a forma di mezzaluna: rossi quando il ripieno è di
rape, o verdi, se preparati con spinaci o erbe selvatiche, sono solitamente
conditi con burro, ricotta affumicata e semi di papavero. Nell’Ampezzano
si possono anche trovare ripieni con una rara rapa a pasta gialla, mentre
in Agordino con la zucca. In Val di Fassa i ravioli, o cajoncìe, contengono
patate e fichi secchi.
I canederli, detti Knödel in Tirolo, sono grandi e rotondi gnocchi pre-
parati con il pane raffermo impastato con latte, uova e speck, prezzemolo,
spinaci o formaggio, serviti in brodo o con burro fuso e Trentingrana.
Sono di tradizione tirolese anche gli Spätzle, piccoli gnocchi di farina di
grano bianchi, o verdi quando preparati con spinaci; spesso e volentieri
vengono conditi con panna e speck, mentre gli Schlutzkrapfen sono
mezzelune ripiene di spinaci e ricotta.
371
Tra i primi piatti non lasciatevi sfuggire diversi tipi di pasta, come le
pappardelle, accompagnate da ragù di selvaggina o funghi; e tra i piatti
unici l’immancabile polenta soda e gialla, che potrete trovare in accom-
pagnamento a gulasch (stufato di carne di manzo, vari aromi e paprika),
a formaggio fuso, ma anche con crauti, funghi, selvaggina o lucaniche.
La peverà in Trentino è una pietanza di origini medievali composta da Il pastìn è una sorta
lucaniche cotte in brodo con pan grattato, formaggio e pepe. La polenta di street food alla

A tavola nelle Dolomiti L atte e fo rmaggi


preparata con la farina semi-integrale di mais sponcio, una delle varietà bellunese dove, tra
i mesi di ottobre e
di granoturco che viene coltivata a ridosso del Parco Nazionale Dolomiti
novembre, si svolge
Bellunesi, è tra le più tipiche; l’aggettivo sponcio, indica la tipica forma una tradizionale
appuntita del chicco. Questa varietà di mais è stata recentemente va- festa gastronomica
lorizzata e reintrodotta nella produzione agroalimentare bellunese da dedicata a questa
numerosi agricoltori. Per la preparazione della polenta nell’Agordino, nel preparazione, abbi-
nata a una manife-
Cadore e nell’Ampezzano, si aggiunge un po’ di farina di grano saraceno
stazione podistica:
alla farina di mais per ottenere una polenta più scura e granulosa e dal il ‘Pastìn in piazza...
sapore più intenso. In ogni caso, la polenta del giorno dopo è ancora più di corsa’.
buona: abbrustolita e con l’aggiunta di burro fuso, ricotta affumicata
grattugiata, o erbe aromatiche e spezie.
Anche passando ai secondi piatti, la montagna continua a essere la
protagonista indiscussa di questa cucina dominata da preparazioni
caloriche e di stampo mitteleuropeo come salsicce e crauti e stinco di
maiale. In Trentino Alto Adige è diffuso il Gröstl, uno spezzatino di
carne di bovino o suino con patate e cipolle, mentre il camoscio alla
tirolese è una ricetta molto complessa che richiede cinque o sei giorni
di lavorazione, perché i pezzi del camoscio vengono lasciati a marinare
molto lentamente in vino e aceto aromatizzati con erbe e spezie, in se-
guito lardellati e cotti in casseruola. Se lo trovate nel menu, non esitate
a ordinare lo spezzatino di capriolo, oppure di camoscio o cervo. Tipico
dell’area bellunese è il pastìn, un macinato artigianale di carni di suino
e bovino, con l’aggiunta di lardo e aromatizzato con un misto di spezie;
assume quindi la forma di una grande polpetta, ottima se cotta sulla
griglia e servita con polenta o tra due fette di pane abbrustolito; si può
consumare anche cruda.
La pecora Villnösser Brillenschaf (che significa ‘pecora con gli occhiali
della Val di Funes’) è la razza ovina più antica del Sudtirolo. Si ricono-
sce per i curiosi anelli neri attorno agli occhi, simili a occhiali, e per la
colorazione nera di una parte dell’orecchio; la sua carne è di qualità,
ma è anche rara: sono rimasti in pochissimi ad allevarla, dunque, se la
Se la forma del
trovate, assaggiatela. Puzzone di Moena è
Infine, acque fresche e limpide, oltre a essere fonti preziose, sono ricche marchiata con una
di pesci nobili come le trote, cucinate in vari modi, anche affumicate, e ‘M’ (che indica la
i salmerini. versione ‘Malga’) si-
gnifica che si tratta
Latte e formaggi di un Presidio Slow
Food, perché è stato
La produzione casearia della zona delle Dolomiti non ha bisogno di prodotto con il latte
grande pubblicità, perché basterà sentire il profumo del latte per farvi munto in estate
venire l’acquolina in bocca. Basti pensare a yogurt, panna, burro di mon- sugli alpeggi.
tagna e ricotte fresche, stagionate o affumicate, che subito il pensiero si
catapulta sulle Dolomiti.
Andate alla ricerca del Botìro di malga del Primiero: un burro prodotto
da tempi remoti tra le vette dolomitiche e che per la sua prelibatezza
veniva venduto ai nobili di Venezia. Oggi, grazie al Presidio Slow Food,
la produzione è stata ripresa dal Caseificio Comprensoriale di Primiero.
La deliziosa forma del panetto che si ottiene è data da stampi in legno
intagliati con il disegno di un bouquet di fiori di montagna. Dal colore
giallo paglierino, a volte quasi dorato, ha un profumo molto aromatico
ed erbaceo e una consistenza morbida e cremosa. Assaggiate il Botìro
direttamente sul pane, magari con l’aggiunta di varie confetture, miele o
372
zucchero; ma è ottimo anche fuso per accompagnare primi piatti, oppure
con carni o la trota affumicata.
Presidi Slow Food sono anche altri formaggi come l’Argordino di
malga, prodotto nel territorio compreso tra la Marmolada, le Pale di San
Martino e il gruppo del Civetta Moiazza da vacche Brune e Pezzate Rosse,
da consumare fresco o stagionato; il formaggio di malga del Lagorai a
latte crudo semigrasso, prodotto da giugno a settembre, poi stagionato
A tavola nelle Dolomiti I nto rn o al fo rmaggi o

per almeno tre mesi; in Trentino non poteva mancare il Trentingrana di


La Strada dei Alpeggio, le cui prime forme vennero prodotte nel 1925 proprio in Val di
Formaggi delle Non; mentre il Casolèt a latte crudo delle valli di Sole, Rabbi e Pejo è un
Dolomiti comprende cacio di montagna che un tempo si produceva solo in autunno, quando
le Valli di Fassa, le mandrie erano già scese dagli alpeggi. Sugli Altipiani di Folgaria,
Fiemme e Primiero
(www.fassa.com/it/
Lavarone e Luserna è prodotto da tempi molto antichi il Vezzena, il più
Strada-dei indicato come condimento su canederli e zuppe. Oggi è Presidio Slow
-formaggi-delle Food ed è prodotto in estate con latte crudo parzialmente scremato di
-Dolomiti/). vacca di razza Bruna o Grigio Alpina; dopo due anni di stagionatura
diventa Vezzena Stravecchio.
Ancora in Val di Non e di Sole è tipico il Nostrano del Casèl, un for-
maggio da latte di vacca parzialmente scremato, che può essere fresco,
stagionato o stravecchio. Molto diffuso è il Puzzone di Moena (Spretz tzaorì
in ladino), un formaggio DOP (Denominazione di Origine Protetta) che
già dal nome dichiara il suo inconfondibile quanto intenso e penetrante
aroma. Questo formaggio vaccino dalla consistenza morbida prodotto
con latte proveniente da bovine di razza Bruna e Grigio Alpina viene
faticosamente stagionato tra i tre e gli otto mesi con un trattamento
della crosta lavata con acqua forma per forma, lato per lato. Il Chèr de
Fasha, o Cuor di Fassa, è un formaggio sì saporito, ma dolce al palato ed
è ricavato da latte crudo di montagna che proviene esclusivamente dagli
allevamenti di mucche della Val di Fassa ed è lavorato in paioli di rame,
senza scremature o conservanti.
Insomma, non vi basterà un’intera vacanza per assaggiarli tutti. L’e-
lenco dei formaggi infatti prosegue. Provate anche il Nostrano di Fassa, il
profumato Fontal della Val di Fiemme e la Tosela del Primiero: un formag-
gio fresco che conserva tutto l’aroma del latte e che spesso viene affettato
e fritto nel burro e servito con la polenta, così come lo Schiz bellunese.
Famoso anche al di fuori delle Dolomiti Bellunesi è il Piave DOP, dal
sapore intenso che varia in base alla maturazione, dai 20 giorni agli oltre
Ogni anno a Limana, 18 mesi, e che viene di conseguenza denominato Piave Fresco (da 20 a
denominato Paese
del Miele, si tiene
60 giorni), Piave Mezzano (da 61 a 180 giorni), Piave Vecchio (oltre 180
in ottobre la Festa giorni), Piave Vecchio Selezione Oro (oltre 12 mesi), Piave Vecchio Riserva
dell’Apicoltura e (oltre 18 mesi). In tutte le sue varietà è perfetto da solo o con la polenta.
dell’Agricoltura, Le Dolomiti Friulane, infine, sono l’indiscusso regno di saporiti for-
ideata per far maggi come il Formai del Cìt, spalmabile e dal sapore piccante, prodotto
conoscere il Miele
delle Dolomiti
nella Val Tramontina dagli avanzi di altri formaggi che vengono macinati,
Bellunesi DOP e in seguito viene aggiunto il latte e si lascia riposare l’impasto per alcune
altri tipici prodotti ore; prende il nome dal vaso in cui viene prodotto e conservato.
agroalimentari.
Intorno al formaggio
Accompagnate i formaggi con le numerose confetture fatte in casa che
troverete lungo il vostro percorso, o con il profumato miele di montagna
nelle diverse tipologie: millefiori di montagna, di tarassaco, o d’acacia. Il
miele di Limana è tra i più rinomati d’Italia perché il miele delle Dolomiti
Bellunesi DOP è il prodotto di aree incontaminate e dell’esperienza di
apicoltori competenti che lavorano con metodi di produzione biologica.
Nell’Alto Bellunese, nella zona del Comelico, si produce anche il miele
di rododendro, una vera rarità. Poco conosciuto, e dunque da scoprire,
è anche il miele di melata di abete, tipica produzione alpina; si tratta di
un miele liquido, dal colore scuro e dal profumo balsamico.
373

LE MELE OLTRE OGNI TENTAZIONE


Rotonda e simbolo di perfezione e di tentazione, la mela rappresenta il Trentino Alto
Adige, area centrale di coltivazione di questo dissetante frutto protagonista di nume-
rosi dolci, a partire dallo strudel, torta che viene proposta ovunque. Potrete dunque
cimentarvi in paragoni a non finire, perché ogni cuoca o cuoco che si rispetti mette la

A tavola nelle Dolomiti F rutta e d o lci delizie


propria firma su questo dessert composto da mele, uvetta e pinoli e profumato con
un tocco di chiodi di garofano e cannella, il tutto arrotolato nella pasta sfoglia. Servito
tiepido con una spolverata di zucchero a velo e accompagnato con crema alla vaniglia,
panna o una pallina di gelato, lo strudel è ottimo anche per uno spuntino pomeridiano.
Ma con le mele si fa anche il tradizionale succo, meglio conosciuto come apfelsaft,
prevalentemente home made, che vi verrà offerto per la prima colazione. È impossibile
resistere alle ciambelle di mele fritte, mentre le mele disidratate sono adatte a chi pre-
ferisce la praticità e una merenda più dietetica.
Dolci, croccanti o farinose, le tipologie di mele qui coltivate sono molte: Red e Golden
Delicious DOP, Fuji (originaria del Giappone) e Gala (dalla Nuova Zelanda) sono le prin-
cipali, ma una particolare varietà si trova nella zona del bellunese: è il Pom Prussian,
specie portata verso la fine dell’Ottocento da un gruppo di minatori di ritorno dalla
Prussia. Sono mele di grandi dimensioni e dal colore giallo-verde con striature rosse,
mentre la polpa è bianca e consistente.
Per finire non si può dimenticare il sidro, che concentra tutto il gusto delle mele in
un bicchiere: leggermente alcolica, è un’antica e leggendaria bevanda fermentata, che
oggi viene spumantizzata in autoclave. Frizzante e dissetante, a seconda di come viene
preparato, il sidro si può bere per aperitivo, con il dolce, ma anche a tutto pasto.
Infine non va dimenticato l’aceto di mele, molto versatile in cucina, anche nella versione
aceto balsamico di mele.

Il mondo del formaggio tra queste montagne significa anche festa.


Non mancate, dunque, il rito del rientro dagli alpeggi. Le Desmontega-
de a Primiero, in Trentino, segnano la fine dell’estate: mucche, vitelli e
Con le mele si può
capre, dopo aver trascorso tre mesi in alta quota, scendono dai pascoli al fare anche un rige-
fondovalle dove passeranno l’inverno nelle stalle. Ogni anno gli animali, nerante trattamento
accompagnati dai fieri malgari, vengono addobbati a festa con fiori, di bellezza: il bagno
fiocchi e campanacci: è una gran festa e un’occasione per assaggiare i alle mele è ottimo
formaggi d’alpeggio. per rivitalizzare, pu-
rificare e riattivare
Frutta e dolci delizie la circolazione, ha
uno spiccato effetto
In estate, i boschi delle Dolomiti nascondono deliziose sorprese che tanto anti-età, rilassa
piacciono a grandi e piccini: sono i piccoli frutti rossi, ideali per la pre- la muscolatura e
parazione di confetture per crostate dolci, ma anche per accompagnare distende la pelle.
piatti a base di carne. È il caso della confettura di ribes o di mirtilli rossi,
che in Alto Adige troverete in accompagnamento a secondi piatti di carne.
Le fragole delle Dolomiti sono speciali, ma anche i lamponi sono ottimi
da soli o serviti tiepidi e appoggiati a un manto innevato di gelato alla
panna; dal sapore più rustico è la torta al grano saraceno addolcita da
un ripieno di confettura di mirtilli rossi. In Val di Fassa le fortaes sono
frittelle arrotolate servite con l’immancabile confettura di mirtilli rossi;
e anche i canederli si possono trovare in versione dolce con ricotta,
albicocche, fragole o altre prelibatezze. Su queste montagne tutti i frutti
hanno un sapore più fresco e genuino e sono particolarmente adatti per
la produzione di succhi e sciroppi di ogni tipo.
In autunno, invece, ci si prepari per scorpacciate di castagne, che sono
simbolo di ospitalità: un’antica usanza altoatesina chiamata törggelen
(dal latino torculum, ovvero torchio) vede i contadini aprire le porte dei
propri masi per offrire agli ospiti il vino nuovo e le castagne arrostite.
In Valle Isarco al castagno è anche dedicato un sentiero tematico che
374
si snoda per 61 km dall’Abbazia di Novacella, vicino a Bressanone, fino
a Bolzano. Sono diverse le tipologie di questo frutto, tra cui il pregiato
Morone Feltrino, più grande, dolce, a pasta bianca e farinosa, adatto per
essere arrostito in padella o lessato; ma viene anche usato in pasticceria
o per ricette salate. Nella stessa zona si trova la Noce Feltrina.
Frutta fresca, secca, essiccata o confetture, insieme a una buona dose
di spezie sono gli ingredienti essenziali per la maggior parte dei dolci che
A tavola nelle Dolomiti D o lo miti da bere

rendono ancora più gustosa una gita in montagna. Krapfen (frittelle dolci
ripiene di ogni golosità), biscotti speziati alla cannella e allo zenzero, il
tipico zelten altoatesino, un dolce speziato e natalizio ma che si trova tutto
l’anno, a base di frutta secca ed essiccata e con un tocco alcolico di rum, la
pinza preparata con pane raffermo macerato nel latte, uva passa, cannella,
farina e zucchero, e il Brezdèl con farina di frumento, zucchero, burro,
uovo, latte e scorza di limone: sono alcuni esempi dei più tipici dessert.
Ma è tra queste montagne innevate che trova la sua culla uno dei dolci
più amati da tutti: il gelato artigianale. I gelatieri della Valle di Zoldo e del
Cadore hanno portato questa specialità in tutto il mondo. Gli appassionati
di questa fredda e cremosa dolcezza si rechino a Longarone a inizio dicem-
bre per l’annuale fiera dedicata al gelato: la MIG (Mostra Internazionale
del Gelato, www.mostradelgelato.com), la cui prima edizione risale al
1959. La tradizione nacque alla fine dell’Ottocento quando lungo le vie
dell’impero austroungarico i mastri gelatieri provenienti dalla Valle di
Zoldo iniziarono a far conoscere il dolce freddo anche al di fuori delle
cucine nobiliari, girovagando per le strade con caratteristici carrettini. In
inverno, sulle piste, scaldatevi invece con il bombardino, bevanda calda
a base di zabaione, panna, brandy e caffè.

Dolomiti da bere
Le Dolomiti sono montagne che possono vantare una stretta vicinanza
alla viticoltura, grazie alle forti escursioni termiche fra il giorno e la notte
che favoriscono la qualità delle uve. La Strada del vino (www.suedtiroler
-weinstrasse.it/it/) inizia a Nalles, passa il capoluogo di provincia Bolzano,
si snoda lungo l’Oltradige e la Bassa Atesina fino a Salorno e permette di
inoltrarsi nel panorama vitivinicolo altoatesino per degustare il meglio dei
vini locali: la storica Schiava, il versatile Lagrein e l’aromatico Gewürz­
traminer, ma anche Müller-Thurgau, Kerner, Sylvaner, Riesling e Gruner
Veltliner. E ancora: i profumati moscati giallo e rosa e il raro Trentino
Vino Santo dall’ormai raro vitigno Nosiola, di cui è rimasta appena una
manciata di produttori. I vigneti delle Dolomiti Bellunesi e di quelle
Friulane svelano una produzione enologica semi-sconosciuta ma di antica
tradizione, caratterizzata dalla coltivazione di vitigni autoctoni, ovvero
originari di questi luoghi. Nelle valli del Trentino è impossibile resistere
alle fresche e rigeneranti bollicine del Trentodoc: un vero spumante di
montagna metodo classico che vede in Giulio Ferrari il fondatore, a partire
dall’inizio del Novecento. Il Trentodoc oggi riunisce numerose cantine e
vignaioli che coltivano le loro uve – in prevalenza Chardonnay – su vigneti
a pergola fino a quasi mille metri d’altitudine.
Oltre al vino, non dimenticate la birra artigianale: sono numerosi i
birrifici sparsi sul territorio dolomitico e che producono birre per tutti i
palati, grazie alle ottime materie prime e all’acqua che sgorga da limpide
e alte sorgenti. Anche la grappa è una specialità di questo territorio, ot-
tima per riscaldare mani, testa e cuore. Tipicamente italiana, la grappa
è un’acquavite di vinacce ottenuta con la distillazione, ma non è raro
trovare l’acquavite ai frutti o alle erbe, indispensabile per chiudere i
pasti più luculliani.
Guida
pratica
INFORMAZIONI . . . . 376 TRASPORTI. . . . . . . . 383
Accessi a internet . . . . . . . . 376 IL VIAGGIO. . . . . . . . . . . . . . 383
Alloggio. . . . . . . . . . . . . . . . . 376 Aereo . . . . . . . . . . . . . . . . . . 383
Ambasciate e consolati. . . 378 Via terra. . . . . . . . . . . . . . . . 383
Assistenza sanitaria . . . . . 378 TRASPORTI LOCALI. . . . . . 385
Carte di credito. . . . . . . . . . 379 Per/dall’aeroporto. . . . . . . 385
Cartine. . . . . . . . . . . . . . . . . 379 Autobus. . . . . . . . . . . . . . . . 385
Clima . . . . . . . . . . . . . . . . . . 379 Automobile
Cucina . . . . . . . . . . . . . . . . . 379 e motocicletta . . . . . . . . . . 387
Feste ed eventi. . . . . . . . . . 380 Bicicletta
Informazioni turistiche. . . 380 e mountain bike. . . . . . . . . 388
Orari di apertura. . . . . . . . . 380 Impianti di risalita . . . . . . . 388
Tessere sconto. . . . . . . . . . 380 Treno . . . . . . . . . . . . . . . . . . 388
Viaggiare in sicurezza. . . . . 381 TRASPORTI URBANI. . . . . 388
Viaggiatori
con disabilità. . . . . . . . . . . . 382
Viaggiatori omosessuali. . 382
376

Informazioni
no (outdoor), in diverse giornare. Anche i siti turistici
Accessi a internet piazze e strade. Solitamente ufficiali delle singole località
l’accesso è gratuito ed è ne- sono sempre un buon punto
¨¨In questa guida, l’icona W cessario registrarsi. di partenza per orientarsi
indica qualsiasi esercizio dove ¨¨All’interno dei singoli capi- nella ricerca e nella scelta.
sia disponibile la connessione toli della guida, dove possibile, ¨¨Ricordate che i siti delle
wi-fi. troverete i riferimenti per strutture ricettive, anche di
¨¨Troverete connessioni wi- accedere alla rete wi-fi. quelle di fascia alta, spesso
reless praticamente in tutta propongono delle vantaggio-
la regione dolomitica. Hotel, se offerte.
agriturismi, garni, ostelli
e anche alcuni campeggi
Alloggio Stagioni
dispongono infatti di reti con- ¨¨Nelle Dolomiti le possibilità
¨¨In tutta l’area delle Dolomiti
divise negli spazi comuni e in di sistemazione sono innume-
vi è una doppia stagionalità,
camera, dovrete solo chiede- revoli sia per quanto riguarda
pertanto l’alta stagione
re la password. In quota non la tipologia sia per la qualità.
coincide durante l’inverno
sempre è disponibile la rete. Molte delle soluzioni più re-
con la stagione sciistica che
¨¨Gli internet bar sono centi si contraddistinguono
generalmente va dai primi
sempre meno diffusi. È più per l’attenzione all’ambiente.
di novembre a metà marzo
facile invece accedere a una ¨¨In questa guida, all’interno (spesso si arriva fino a Pa-
rete mobile con il proprio delle sezioni ‘Pernottamento’, squa) e durante l’estate con
smartphone o computer da gli alloggi sono elencati in i mesi di luglio e agosto (in
uno dei numerosi locali che ordine crescente di prezzo, alcune località non esiste
offrono questa possibilità: mentre per ciascuna struttura stagionalità, come nel caso
il più delle volte troverete le si indica la tariffa più elevata di Cortina d’Ampezzo, dove
indicazioni all’ingresso. di alta stagione con colazione i prezzi sono sempre molto
¨¨In molte città e località delle inclusa. elevati), ma i costi aumentano
Dolomiti la connessione wi-fi ¨¨Gli uffici del turismo sono anche a Natale e Capodanno.
è disponibile (diverse altre sempre il riferimento migliore In questi periodi è consiglia-
località le stanno per attivare) per avere consigli sulle strut- bile prenotare in anticipo. Va
sia all’interno di alcuni edifici ture ricettive disponibili nella posta attenzione anche alle
pubblici (indoor) sia all’ester­ località dove intendete sog- feste patronali e agli eventi di
maggior richiamo.

Agriturismi
GUIDA AI PREZZI – PERNOTTAMENTO e B&B (garni)
I prezzi indicati di seguito si riferiscono alle tre fasce di In tutta l’area dolomitica tro-
prezzo (prendendo come riferimento la tariffa di una verete numerosi agriturismi
per lo più concentrati nelle
doppia standard) in cui rientrano la categoria economi-
zone pedemontane e mon-
ca, quella media e quella elevata: tane. Pernottare in un agritu-
¨¨€ Prezzi economici fino a €70 rismo consente in genere di
gustare i prodotti dell’azien-
¨¨€€ Prezzi medi da €71 a €160
da agricola. Tradizionalmente
¨¨€€€ Prezzi elevati da €161 in su le famiglie davano in affitto
alcune camere delle proprie
377

STAMPA LOCALE

¨¨Friuli Venezia Giulia Messaggero Veneto (messaggeroveneto.gelocal.it) è il quotidiano


più diffuso in Friuli Venezia Giulia; Il Gazzettino. Informazione del Nord-est (www.ilgazzetti
no.it/NORDEST/) ha una diffusione sensibilmente maggiore nella provincia di Pordenone.
Entrambi hanno un dorso dedicato sia a Udine sia a Pordenone.

Informazioni A llo ggi o


¨¨Trentino-Alto Adige L’Adige (www.ladige.it) è il quotidiano più letto della provincia di
Trento, molto puntuale sulle notizie locali; Trentino (www.giornaletrentino.it) è il secondo
quotidiano locale per tiratura; Corriere del Trentino e Corriere dell’Alto Adige sono i dorsi
locali del Corriere della Sera: trattano esclusivamente notizie locali, ricche di commenti
(visitate le rispettive pagine facebook). Alto Adige (www.altoadige.it) è il quotidiano
della provincia autonoma di Bolzano; Dolomiten (www.dolomiten.it) è il più antico e più
diffuso dei due quotidiani in lingua tedesca; l’altro è il Neue Südtiroler Tageszeitung (www.
tageszeitung.it).
¨¨Veneto Corriere del Veneto (www.corrieredelveneto.corriere.it/belluno/) è il dorso ve-
neto del Corriere della Sera con la sotto-edizione dedicata a Belluno. Il Gazzettino (www.
ilgazzettino.it) ha una sezione locale dedicata alla provincia di Belluno. Il Corriere delle
Alpi (corrierealpi.gelocal.it/belluno) è il quotidiano online di Belluno con pagine su tutta la
provincia.

abitazioni; oggi questo suc- e www.bed-and-breakfast.it Campeggi


cede più raramente e le siste- per cercare la soluzione più È presente un buon numero
mazioni sono più sofisticate, adatta alle vostre esigenze. di campeggi, in particolare
con strutture dotate di pi- nelle aree in cui si pratica
scina, zona benessere, zona Alberghi diffusi l’escursionismo estivo. Il
gioco per bambini e spesso L’albergo diffuso è un’idea periodo ottimale per prati-
vengono organizzati anche friulana, della Carnia, nata carlo è compreso fra la metà
corsi per adulti e bambini e a seguito del terremoto del di giugno e la metà di luglio,
attività all’aria aperta con 1976, che poi ha lentamente quando la flora alpina è
esperienze scandite dai ritmi preso piede in tutta l’area lussureggiante, e settembre-
lenti della natura. Per trovare dolomitica, nonché nel resto ottobre. Agosto è spesso
la soluzione che fa per voi, d’Italia. Si tratta di una intel- condizionato dal cattivo
procuratevi una delle pub- ligente operazione di riquali- tempo. I campeggi sono per
blicazioni dedicate agli agri- ficazione e sviluppo di vecchi la maggior parte dei grandi
turismi, o collegatevi ai siti edifici talvolta abbandonati, complessi con piscine, centri
www.agriturismo.it o www. restaurati e convertiti in benessere, centri sportivi,
agriturismo.net (utili anche appartamenti per turisti ristoranti e supermercati, e
per chi cerca appartamenti o che si trovano in paesini ben solitamente offrono anche
ville con uso cucina). conservati e di grande inte- bungalow e/o appartamenti.
Un’altra possibile alter- resse storico e artistico. Dal momento che i prezzi de-
nativa, che sempre più viag- La reception è unica e gesti- gli alberghi salgono alle stelle
giatori scelgono per il buon sce tutte le abitazioni della in luglio e agosto, i campeggi
rapporto qualità-prezzo, rete diffusa nei vari paesi, possono rappresentare delle
sono i B&B, localmente per cui in una sola volta po- ottime alternative, anche
denominati anche garni, trete ottenere informazioni perché molti si trovano in
presenti in tutta la regione su tutti gli appartamenti che posizioni invidiabili. In alta
dolomitica. Ne troverete in si trovano nella zona, diven- stagione occorre prenotare
prossimità dei piccoli centri tando i vicini di casa degli con un certo anticipo. Quasi
storici, nelle zone pedemon- abitanti e condividendone tutti i campeggi sono aperti
tane e collinari, ma potreste abitudini e quotidianità. In solamente da aprile a ottobre
trovarne anche vicino agli montagna sono spesso la (o da giugno a settembre).
impianti di risalita. Sappiate soluzione migliore e di mag- Normalmente è vietato
però che le tariffe aumen- gior fascino. accamparsi al di fuori delle
teranno sensibilmente se Sul sito www.alberghi aree consentite; tuttavia, al
opterete per uno dei B&B di diffusi.it troverete molte di fuori della stagione estiva,
grande atmosfera ospitati in informazioni su questo i campeggiatori indipendenti
chalet di lusso, con centro innovativo modello di ospi- che non si fanno notare e
benessere, arredi d’epoca e talità, oltre a un elenco di non accendono fuochi non
servizio ineccepibile. Visitate alcuni degli alberghi diffusi dovrebbero avere problemi.
i siti www.garnidolomiti.com dell’area. Se volete accamparvi su una
378
Tutti i rifugi sono normal-
PASSAPORTO DELLE DOLOMITI 2.0 mente custoditi durante i
periodi di apertura stagionali
Il Passaporto delle Dolomiti è il libriccino cartaceo che i previsti; negli altri periodi
veri amanti delle Dolomiti ancor oggi usano e conserva- restano agibili e sempre
no gelosamente, dove rimane traccia delle gite compiute aperti, dove presenti, i locali
e i timbri dei rifugi raggiunti. invernali dotati di adeguati
ricoveri di emergenza. Sul
Informazioni A mbasciate e c o ns o lati

Ispirandosi a ciò, la Fondazione Dolomiti UNESCO ha


sito Visitdolomites (www.
realizzato la app Dolomites Passport (gratuita, per IOS
dolomites.com) e su quello del
e Android), vero e proprio passaporto virtuale: fotogra- Club Alpino Italiano (www.
fia, nome e cognome e via alla scoperta delle Dolomiti cai.it) troverete la mappa dei
UNESCO, l’arcipelago fossile più bello al mondo! La app rifugi e dei bivacchi, il rego-
arricchisce il viaggio con informazioni pratiche disponibili lamento generale rifugi, sug-
ovunque, indipendentemente dalla connessione internet. gerimenti su libri e manuali
dedicati al mondo della mon-
tagna e molto, molto altro.
proprietà privata, ricordatevi anche il servizio in camera, la
sempre di chiedere prima il lavanderia, la TV, il frigo-bar,
permesso al proprietario.
È possibile trovare gli
il wi-fi. Gli uffici turistici locali
dispongono di opuscoli con
Ambasciate
elenchi dei campeggi presso gli elenchi dei vari alloggi e e consolati
gli uffici turistici locali, o agli con l’indicazione dei prezzi. Svizzera Ambasciata (%06
indirizzi www.camping.it e 80 95 71; fax 06 808 85 10;
www.touringclub.it. Il Touring Ostelli rom.vertretung@eda.admin.ch;
Club Italiano pubblica inoltre Gli ostelli per la gioventù www.eda.admin.ch/roma; Via
la guida ai campeggi italiani sono pochissimi, ma po- Barnaba Oriani 61, 00197 Roma)
(disponibile per i soci a tariffa trebbero rappresentare una Consolato onorario (%041
scontata). In libreria o sui siti possibilità per dormire a 522 5996; fax 041 244 3863;
di vendita online sono dispo- prezzi contenuti. Nella guida venezia@honrep.ch; Dorsoduro
nibili anche guide ai cam- troverete alcune soluzioni 810, Campo S. Agnese, 30123
peggi di altri editori. Valutate consigliate dai nostri autori. Venezia)
l’eventualità di procurarvi la In alternativa, cercate gli
Camping Card International ostelli affiliati all’AIG (Asso-
(p380). ciazione Italiana Alberghi per
la Gioventù); per soggiornar- Assistenza
Hotel e pensioni vi occorre essere in possesso sanitaria
Nei capoluoghi, nelle loca- della tessera AIG, equivalente
lità turistiche più rinomate ¨¨Ricordate di portare sem-
alla tessera Hostelling Inter-
e nelle stazioni sciistiche national (p380). Le tariffe pre con voi la tessera sanita-
dell’area dolomitica trove- per notte vanno da €15 a ria, indispensabile per riceve-
rete possibilità di alloggio in €25 circa. re assistenza medica in caso
hotel che abbracciano tutte di necessità. I cittadini svizzeri
le tipologie e accontentano Rifugi alpini hanno diritto all’assistenza
tutte le tasche (molti sono a I rifugi alpini, aperti al pubbli- sanitaria gratuita (salvo il pa-
conduzione familiare). co stagionalmente, sono una gamento dell’eventuale ticket
Spesso non c’è una gran- parte molto importante della o di altra partecipazione alla
de differenza tra una pen- ricettività turistica delle Dolo- spesa che è a diretto carico
sione e un albergo. Tuttavia, miti e garantiscono ospitalità dell’assistito) nelle strutture
in linea di massima, si può e possibilità di sosta, ristoro, pubbliche italiane per la mag-
dire che le pensioni hanno pernottamento e altri servizi gior parte delle prestazioni
standard da una a tre stelle, con un alto livello di sicurez- (anche quelle non urgenti),
mentre gli alberghi possono za, accessibilità e attenzione presentando la Tessera sviz-
arrivare fino a cinque stelle. all’ambiente. Nelle valli e su zera d’assicurazione malattie
Le pensioni a una stella sono qualche cima ne troverete (LAMal).
generalmente semplici e di tutti i tipi e per tutte le ¨¨In caso di emergenza
di solito hanno il bagno in gambe e potrete sceglierlo chiamate il %118 (lo stesso
comune. Quelle a due stelle sulla base dell’itinerario e numero è attivo anche per il
spesso offrono strutture e del mezzo di trasporto con soccorso alpino e speleologi-
servizi appena superiori, e in cui intendete raggiungerlo co) per richiedere l’intervento
genere le camere hanno un (funivia, ciaspole, trekking di personale specializzato in
bagno privato. Gli alberghi a piedi, bicicletta ecc.) o più ambulanza o andate diretta-
hanno invece maggiori co- semplicemente per il paesag- mente al pronto soccorso del
modità; gli alberghi a quattro gio e il panorama che vi potrà più vicino ospedale pubblico,
e a cinque stelle prevedono regalare. dove riceverete le prime cure:
379
ricordate che la precedenza montane e pedemontane vi -alpina.com; www.stella-alpina
non è secondo l’ordine di consigliamo delle carte più .com; libreria online con sede a
arrivo ma secondo la gravità dettagliate. A seguire alcuni Firenze)
della situazione. suggerimenti: Libreria Transalpina (%040
¨¨Il servizio di continuità assi- ¨¨Carte generali e topogra- 66 22 97; libreria@transalpina.it;
stenziale (ex guardia medica) fiche Prima della partenza, www.transalpina.it; Via di Torre
è generalmente annuale ed è nelle principali librerie italiane, Bianca 27/a, 34122 Trieste)

Informazioni Carte di credito


disponibile anche nei piccoli potrete facilmente procu- Libreria Editrice Odòs
comuni. Nelle singole località, rarvi diverse carte: quelle di (%0432 20 43 07; info@
ove presente, troverete i reca- EDT-Marco Polo Veneto, Friuli libreria-odos.it; www.libreria-
piti e gli orari oltre alle indica- Venezia Giulia e Trentino-Alto odos.it; Vicolo della Banca 6,
zioni delle farmacie. Adige (scala 1:200.000), dove 33100 Udine)
sono segnalate anche le Pangea (%049 876 4022;
strade più panoramiche e i libreria@libreriapangea.com;
luoghi di interesse culturale www.libreriapangea.com;
Carte di credito e, nella stessa scala, quelle Via S. Martino e Solferino 106,
¨¨Quasi tutti gli alberghi di
pubblicate da TCI, De Agosti- 35122 Padova)
ni, Michelin, Freytag & Berndt
categoria da media a elevata
e Hallwag. Nel catalogo
accettano le carte di credito,
Tabacco troverete la carta
così come la maggior parte
Dolomiti (1:150.000), dedica- Clima
dei ristoranti e dei negozi.
ta all’intero territorio Dolomiti Il clima delle Dolomiti è
Spesso nei B&B e nei rifugi in
Patrimonio UNESCO. caratterizzato da inverni
quota è richiesto il pagamen-
¨¨Cartine delle città Le freddi e umidi (i mesi con le
to in contanti, mentre sono
cartine delle città riportate in maggiori precipitazioni ne-
sempre meno le pensioni,
questa guida, unite a quelle vose sono tendenzialmente
trattorie e pizzerie che non le
reperibili negli uffici turistici, dicembre-gennaio) ed estati
accettano, ma per sicurezza
dovrebbero essere sufficienti calde e asciutte (le tempera-
informatevi prima, in partico-
per le vostre esigenze. ture e le precipitazioni pio-
lare nelle località più piccole.
vose registrano i livelli mas-
¨¨Le carte maggiormente ac- ¨¨Carte escursionistiche simi in luglio e agosto, quelli
cettate sono quelle dei circuiti Nei cataloghi degli editori minimi a gennaio). Tenete
Visa, MasterCard, Eurocard, Tabacco, Kompass, Tappeiner, presente che la variazione
Cirrus e Eurocheques. Amex, LagirAlpina, 4Land Carto- di quota comporta anche
benché diffusa, è oggi meno graphy, Zanetti, Alpenverein notevoli escursioni termiche
in uso di Visa o MasterCard. e IGM troverete delle ottime e, in alcuni casi, fenomeni
¨¨Vi ricordiamo i recapiti per
carte escursionistiche in scala di inversione termica. Per
1:50.000 o 1:25.000. informazioni dettagliate sulle
bloccare la carta smarrita o
rubata o per informazioni di condizioni meteo­rologiche
vario genere:
Librerie delle località dell’area dolo-
Per ulteriori informazioni su mitica visitate il sito www.
Amex (%06 72 282, e poi tutte le carte citate potete ri- visitdolomites.com, al link
tasto ‘0’) volgervi a: VEL – La Libreria ‘Meteo’, in fondo alla pagina.
Diners Club (%800 393 939) del Viaggiatore (%/fax 0342
MasterCard (%800 870 866) 21 89 52; vel@vel.it; www.vel.
Visa (%800 819 014)
it; Via Vittorio Veneto 9, 23100
Sondrio).
Cucina
Oppure, potete visitare All’interno delle singole
una delle numerose librerie sezioni ‘Pasti’ della guida, i
Cartine italiane specializzate in
cartine, guide e narrativa
Presso gli uffici del turismo, di viaggio. Ne segnaliamo QUEL MAZZOLIN
che nelle Dolomiti troverete
ovunque, anche nei piccoli
alcune situate nelle principali DI FIORI...
città italiane:
centri, potrete procurarvi Accontentatevi di am-
le cartine degli impianti di Gulliver (%045 800 7234;
info@gullivertravelbooks.it; mirare piante e fiori
risalita e le cartine sciistiche
(disponibili anche negli uffici www.gullivertravelbooks.it; Via selvatici senza strap-
che rilasciano gli ski pass), Stella 16/b, 37121 Verona) parli da terra. Ricordate
così come le cartine e le Il Giramondo (%011 473 che incrocerete alcune
mappe tematiche dedicate 2815; ilgiramondo@teletu.it; specie protette, e le
alla storia, all’enogastrono- www.ilgiramondo.it; Via G. multe per la loro raccol-
mia, alle attività sportive e Carena 3, 10144 Torino)
ta sono molto salate:
molto altro. Per esplorare Libreria Stella Alpina fino a €500.
invece i sentieri delle zone (%055 41 16 88; info@stella
380
e locale che vi consentiranno
GUIDA AI PREZZI – PASTI di conoscere la poliedrica
realtà dell’area dolomitica.
Le seguenti categorie di prezzo sono riferite al costo di Per raccogliere informa-
un pasto completo (primo, secondo e dolce). zioni, Visit Dolomites (visit
¨¨€ Prezzi economici meno di €20
dolomites.com), riferimento
ufficiale e più completo per
¨¨€€ Prezzi medi €21-40 la scoperta dei territori che
Informazioni F este ed eventi

¨¨€€€ Prezzi elevati da €41 in su


condividono il Bene Dolomiti
UNESCO, è un ottimo punto
di partenza, la bussola per
locali sono elencati in ordi- molti piatti prevedono, fra gli orientarsi nella ricchissima
ne crescente di prezzo e, a ingredienti, cereali, verdure, offerta culturale, naturali-
parità di prezzi, in ordine di ortaggi e formaggi. È più diffi- stica, geologica, alpinistica,
preferenza dell’autore. cile trovare un tipo di ristora- storica dei nove sistemi dolo-
zione adatta ai vegani. In ogni mitici. Grazie al link ‘TrekFin-
Se il tempo è poco caso entrambi non disperino, der’, il ‘navigatore dolomitico’,
I sapori e i profumi genuini i ristoranti vegetariani e è possibile simulare il proprio
della ricca tradizione ga- vegani sono in aumento un itinerario ideale alla scoperta
stronomica delle Dolomiti po’ ovunque e alcuni sono di questo straordinario arci-
faranno sì che i vostri spunti- segnalati nella guida. pelago fossile.
ni, a base di una ricca scelta Per orientarsi nella ricerca Per un elenco completo
di pani, salumi artigianali, di un ristorante vegetariano o e aggiornato degli uffici tu-
formaggi di malga, ortaggi vegano nella regione, consul- ristici presenti sul territorio
biologici siano golosi e di tate i siti www.iomangioveg.it collegatevi ai siti ufficiali
qualità: avrete solo l’imbaraz- e www.ristorantiveg.com. Alto Adige/Südtirol (www.
zo della scelta. Per maggiori suedtirol.info), al link ‘Servizi’ e
informazioni v. p368. Mangiare a seguire ‘Pagine consigliate’
con i bambini e ‘Associazioni turistiche’;
Viaggiatori celiaci Nella maggior parte dei risto-
Promozione Turistica del
Un buon numero di ristoranti Veneto (www.veneto.eu), al
ranti non sarà facile trovare link ‘Info utili’ e a seguire
nelle Dolomiti riportano sul menu per bambini. Però sarà
menu le indicazioni relative ‘Guida pratica’ e ‘Informazioni
possibile ordinare una mezza turistiche’; Trentino Marke-
agli ingredienti e agli allergeni porzione od ottenere che
dei loro piatti; nel dubbio, ting (www.visittrentino.info),
venga apportata qualche al link ‘Scopri il Trentino’ e
chiedete sempre informa- modifica a un piatto per veni-
zioni sulle modalità di prepa- a seguire ‘Uffici turistici’, e
re incontro ai gusti dei vostri PromoTurismoFVG (www.
razione dei cibi e indicazioni piccoli. In numerose birrerie,
sugli ingredienti. promoturismofvg.it), dal
invece, il menu per bambini è menu principale cliccate su
Sul sito dell’Associazione presente.
Italiana Celiachia (www. ‘Info utili’e a seguire ‘Uffici
I ristoranti sono in genere turistici’.
celiachia.it) troverete infor- provvisti di appositi seggio-
mazioni di carattere generale Nelle località di questa
loni. guida, dove presenti, sono
e indirizzi di locali idonei
alle esigenze dei celiaci pre- stati indicati i contatti dei
senti in Friuli Venezia Giulia, singoli uffici.
Trentino-Alto Adige e Veneto. Feste ed eventi
L’associazione ha anche Per avere una panoramica sui
sviluppato un’applicazione maggiori eventi della regione Orari di apertura
per le principali piattaforme v. p22. Nella guida sono state indi-
mobili (iOS, Android e Win- cate le eventuali stagionalità
dows Phone) che permette di degli alloggi, il giorno di chiu-
trovare velocemente gli eser- Informazioni sura dei ristoranti e dei locali
cizi appartenenti al network.
Anche sul sito www.risto
turistiche e gli orari di apertura dei vari
Nelle Dolomiti la rete degli uf- servizi.
rantiperceliaci.net potete
selezionare la regione, la pro- fici turistici è molto capillare:
sono presenti ovunque, an-
vincia e il comune e scoprire
così facilmente dove andare che nei piccoli centri, si tro- Tessere sconto
a pranzo o a cena. vano in luoghi ben segnalati L’ingresso a musei, monu-
e strategici e rappresentano menti, gallerie e aree archeo­
Vegetariani e vegani ottimi punti di riferimento. logiche dello Stato (www.
La cucina dell’area dolomi- Molto ricchi di materiali infor- beniculturali.it, al link ‘Luoghi
tica saprà soddisfare le esi- mativi, sono in grado di forni- della Cultura’) è gratuito per
genze dei vegetariani, perché re dati di interesse regionale tutti i cittadini appartenenti
381
all’Unione Europea di età zioni: Confederazione Italia- dini svizzeri la tessera ISIC ha
inferiore a 18 anni e per alcu- na Campeggiatori (%055 88 un costo di Sfr20. Maggiori
ne categorie (per esempio, 23 91; fax 055 882 5918; segre informazioni sono presenti sul
gli insegnanti). Inoltre, l’in- teria@federcampeggio.it; www. sito www.isic.ch.
gresso è gratuito in archivi e federcampeggio.it; Via Vittorio ¨¨Carta Giovani (www.carta
biblioteche statali per tutti i Emanuele 11, 50041 Calenzano). giovani.info) Può essere richie-
cittadini (senza distinzione di L’iscrizione alla confederazio- sta da coloro che hanno tra
età). Il biglietto è ridotto del ne costa €40 e dà diritto al

Informazioni V iaggiare in sicurezza


i 14 e i 30 anni non compiuti,
50% per i cittadini dell’Unio- rilascio della CCI, che copre dà diritto agli stessi vantag-
ne Europea di età compresa l’intero nucleo familiare. La gi garantiti dalla ISIC ed è
tra i 18 e i 25 anni e i docenti tessera ha la validità di un l’equivalente italiana della
delle scuole statali con inca- anno solare, cioè scade il 31 European Youth Card (www.
rico a tempo indeterminato. dicembre dell’anno di emis- eyca.org). Valida in Italia e in
Le medesime agevolazioni si sione. I cittadini svizzeri tro- altri 40 paesi in Europa, costa
applicano ai cittadini di paesi veranno tutte le informazioni €10 e ha la durata di un anno
non comunitari ‘a condizione relative alle organizzazioni solare. Permette di usufruire
di reciprocità’. L’ingresso è che rilasciano le tessere dei di sconti e agevolazioni nella
gratuito per tutti la prima campeggi collegandosi al sito fruizione di servizi nei settori
domenica del mese. Per sa- www.campingcardinternatio della cultura, dello sport e del
pere quali sono i luoghi della nal.com/kontakt/. tempo libero. In Italia è ac-
cultura dello Stato (e distin- ¨¨Hostelling International quistabile presso le sedi CTS
guerli dai musei civici o dalle (www.hihostels.com) La tessera (v. contatti per l’International
gallerie private) collegatevi al degli ostelli (AIG, che equivale Student Identity Card nel pa-
sito www.beniculturali.it, alla HI) ha un costo di €5 ragrafo precedente) e presto
cliccate su ‘Luoghi della (tessera individuale valida lo sarà anche online.
Cultura’ nel menu a sinistra e solo in Italia) o di €10 (tessera
infine su ‘Ricerca’. ¨¨Carta IoStudio – La
valida anche all’estero) e una Carta dello Studente (http://
¨¨Tessera CAI (www.cai.it) La validità di un anno dalla data iostudio.pubblica.istruzione
quasi totalità dei rifugi che di emissione. È rilasciata dagli .it) Distribuita gratuitamente
si trovano nel territorio delle ostelli dell’associazione e da dalle segreterie scolastiche a
Dolomiti è di proprietà del numerose organizzazioni e tutti gli studenti delle scuole
CAI, che ogni anno stabilisce agenzie specializzate in turi- superiori e valida fino al com-
i prezzi dei pasti e le tariffe smo giovanile. Per informazio- pletamento dell’iter scolasti-
dei pernottamenti. Dove non ni potete rivolgervi all’AIG – co, consente di usufruire di
diversamente specificato, Associazione Italiana Alber- una serie di agevolazioni che
i prezzi indicati nella guida ghi per la Gioventù (%06 riguardano, fra gli altri, anche
sono da considerarsi per tutti, 9826 1462; fax 06 9435 6149; i settori dei trasporti (treno,
mentre per i soci CAI sono tesseramento@aighostels.it, aereo, nave, autobus turistici),
previsti sconti del 50%. Se sedenazionale@aighostels.it; del pernottamento (ostelli
avete intenzione di trascorre- www.aighostels.it; Viale Mazzini e alberghi) e del patrimonio
re molto tempo in montagna, 88 Pal B int 1, 00195 Roma). culturale (musei, monumenti,
dormire e mangiare nei rifugi, In Svizzera la tessera viene siti UNESCO e FAI) e ambien-
potreste pensare di iscrivervi rilasciata dalla Swiss Youth tale (oasi ecologiche e parchi
al Club Alpino Italiano: la Hostels (www.youthhostel.ch) acquatici). Per scoprire la
tessera costa circa €50 per al costo di Sfr33/22 (adulti/ gamma completa delle offer-
gli adulti e €20 per gli under ragazzi). te, collegatevi al sito.
17. Sul sito web del CAI è co- ¨¨International Student
munque possibile controllare ¨¨Nei capitoli regionali trove-
Identity Card (ISIC; www. rete informazioni specifiche
le tariffe aggiornate e l’elenco isic.it) Dà diritto a sconti su
dei rifugi. sulle carte turistiche che vi
molti mezzi di trasporto e consentiranno di visitare
¨¨Camping Card Internatio- a riduzioni sui biglietti d’in- musei e utilizzare i mezzi di
nal (CCI; www.campingcardinter gresso a musei e siti turistici. trasporto in modo pratico.
national.com) Utilizzata nei Potete procurarvi la carta
campeggi al posto del norma- ISIC presso le sedi del CTS
le documento d’identità, offre (Centro Turistico Studentesco e
una copertura assicurativa Giovanile; call center %06 6496 Viaggiare
per eventuali danni causati a 0313/4; http://associazione.cts. in sicurezza
terzi. Molti campeggi offrono it; www.cts.it); costa €10 e vale Adottando le misure precau-
un piccolo sconto ai titolari di fino al 31 dicembre dell’anno zionali dettate dal buon sen-
tale tessera, che viene rila- di emissione. L’iscrizione al so si ridurranno al minimo i
sciata dalle associazioni auto- centro costa €10 e consente rischi di incappare in spiace-
mobilistiche, dalle federazioni di fruire di vari servizi (tra cui voli contrattempi.
di campeggi e talvolta dai l’organizzazione di viaggi con
campeggi stessi. Per informa- sconti particolari). Per i citta-
382
Furti dell’Unione. Per maggiori Italo (www.italotreno.it) troverà
Quello dei furti non è un informazioni in Italia visitate le indicazioni al link ‘Viaggiare
problema nelle Dolomiti; il sito dell’ACI (www.aci.it/ con Italo’. I cittadini svizzeri
tuttavia, come sempre, è i-servizi/per-la-mobilita/aci troveranno informazioni utili
bene essere prudenti. Evitate -per-il-sociale/contrasse all’organizzazione del viaggio
di lasciare qualunque cosa gno-disabili.html). Scorrete la in treno collegandosi a www.
in auto, specie di notte, e pagina e cercate il link ‘Il con- ffs.ch/stazione-servizi/
trassegno europeo per disa- viaggiatori-disabili.html.
Informazioni V iaggiato ri c o n disabilità

fate attenzione ai vostri beni


personali nei principali siti bili’ e a seguire ‘Contrassegno
europeo di parcheggio per Siti utili
turistici e nei luoghi affollati
(come sagre e mercati). In disabili: come, quando e dove La miglior fonte sull’ac-
caso di furti o smarrimenti, usarlo in 29 paesi’. Si tratta di cessibilità sostenibile delle
denunciate l’accaduto in un pratico PDF che vi fornirà Dolomiti UNESCO è www.
questura entro 24 ore e ricor- informazioni utili per i vostri visitdolomites.com, al link
viaggi in diversi paesi, fra i ‘Dolomiti accessibili’: si
date che la compagnia assi-
quali l’Italia. Per gli svizzeri il potranno individuare i per-
curativa non vi riconoscerà
sito di riferimento è www4. corsi più adatti per godere al
alcun risarcimento senza un
ti.ch/di/sc/conducenti/disa- meglio di questo straordina-
documento scritto che atte-
bili/utilizzo-del-contrassegno- rio ambiente naturale.
sti l’avvenuta denuncia.
di-parcheggio/. Altri siti utili dedicati all’ac-
¨¨Trasporti pubblici Nelle cessibilità del territorio delle
Dolomiti Patrimonio Mon-
Viaggiatori città capoluogo di provincia
gli autobus del trasporto pub- diale UNESCO sono: www.
con disabilità blico locale sono accessibili magicoveneto.it (link ‘Escur-
La conformazione dei centri anche alle sedie a rotelle. sioni, alpinismo, sci walking,
storici con strade pavimenta- skiing, climbing’ e a seguire
¨¨Viaggi aerei Per la legge
te a ciottoli, così come mar- ‘disabili, bambini, anziani’);
europea, gli aeroporti sono www.altoadigepertutti.it (link
ciapiedi occupati e ascensori obbligati a fornire assistenza
troppo piccoli, costituiscono ‘Spostarsi in Alto Adige’ e a
ai passeggeri disabili, per cui seguire ‘Passeggiate in Alto
un ostacolo per chi si muove se ne avete bisogno durante il
in sedia a rotelle. Per rendere Adige’); www.trentinopertut
viaggio o al vostro arrivo nelle ti.it (link ‘speciale percorsi’);
maggiormente fruibili le at- Dolomiti, fatelo presente alla
trattive turistiche ai viaggia- www.sportabili.org e www.
compagnia aerea al momento assionlus.it.
tori con disabilità, parecchie della prenotazione in modo Fra gli altri siti di carattere
località si stanno dotando di che l’aeroporto ne venga generale segnaliamo:
infrastrutture appropriate, informato.
sempre più diffuse sia nei Centro Documentazione
¨¨Viaggi in treno Se necessi- Handicap (www.accaparlante
musei sia negli hotel. Tutta-
tate di assistenza per viaggi in .it)
via, nei piccoli centri storici le
treno, le ferrovie italiane of- Disabili.com (www.disabili
barriere architettoniche sono
frono servizi e facilitazioni per .com)
ancora molte.
i viaggiatori disabili da molte
Viaggiare senza barriere Easy Hotel Planet (www.
delle principali città italiane.
di Lonely Planet è un PDF easyhotelplanet.com)
Per prenotazioni e informa-
scaricabile gratuitamente dal Mondo Possibile (www.
zioni rivolgetevi al Numero
sito www.lonelyplanetitalia accessibleurope.com)
verde gratuito (%800 906
.it/viaggiaresenzabarriere/, NoLimit (www.nolimit.it)
060, attivo tutti i giorni h7-21),
che raccoglie numerose fonti
solo da rete fissa, oppure al Procap (www.procap.ch)
online, utili per pianificare e
Numero unico nazionale
organizzare il vostro viaggio
RFI – servizio riservato ai
e il vostro soggiorno in tutto
il mondo.
passeggeri con disabilità e a
ridotta mobilità (%02 32 32
Viaggiatori
¨¨Parcheggi Parcheggi riser- 32; attivo tutti i giorni h7-21, omosessuali
vati ai disabili sono presenti in tariffazione ordinaria), raggiun- Vi consigliamo alcuni siti da
molti posti, ma spesso sono gibile sia da rete fissa sia da consultare prima della par-
occupati da chi non ne ha rete mobile. Per altre informa- tenza: ArciGay (www.arcigay
diritto. Il contrassegno disabili zioni, v. il sito www.trenitalia .it) che offre informazioni sul
emesso in Italia o in un altro .com, seguendo il percorso panorama GLBT in tutta Italia;
stato membro dell’Unione ‘Informazioni e assistenza’/’ il sito del tour operator spe-
Europea concede al titolare in Assistenza clienti’/‘Per le cializzato Quiiky (www.quiiky
visita gli stessi privilegi riser- persone a mobilità ridotta’. .com) e i portali Gay.it (www.
vati ai residenti in tutti i paesi Chi viaggia con i convogli gay.it) e Gay.ch (www.gay.ch).
383

Trasporti
IL VIAGGIO Aeroporto di Verona – Vale-
rio Catullo (%045 809 56 36;
eDreams (www.edreams.it);
Expedia (www.expedia.it)
La maggior parte dei viaggia- www.aeroportoverona.it) Kayak (www.kayak.it)
tori si serve del proprio veico-
Compagnie aeree e Last minute (www.
lo per raggiungere e visitare
it.lastminute.com)
le Dolomiti, ma chi preferisce voli per/dalle altre Opodo (www.opodo.it);
altri mezzi di trasporto può regioni italiane
scegliere tra diverse opzioni, Skyskanner (www.sky
elencate nel corso di questo Sono molte le compagnie scanner.it)
capitolo. aeree nazionali, internazio- Whichbudget (www.
nali e low cost che atterrano whichbudget.com/it)
negli aeroporti che servono
le Dolomiti. Per conoscerne
Aereo l’elenco completo e aggior-
Aeroporti nato, consultate i siti internet Via terra
degli scali, perché in funzione Il viaggio via terra per rag-
Attualmente, l’aeroporto di diversi fattori, per esempio
ABD – Bolzano-Dolomiti giungere le Dolomiti vi rega-
la stagionalità, i voli diretti e lerà panorami impareggiabili.
(%0471 255 255 www.bolzano le nuove rotte vengono atti-
airport.it) non è servito da La maggior parte dei visita-
vati con breve anticipo. tori si sposta in automobile
voli di linea, ma solo charter. Per cercare la disponibilità
Collegandovi al sito troverete o in treno, ma esistono delle
di voli e di tariffe aeree con- alternative.
gli operativi aggiornati. Se venienti, consultate i siti delle
decidete di utilizzare l’aereo compagnie aeree sia tradi- Autobus
dovrete far riferimento agli zionali sia low cost, oppure Sono numerose le autolinee
scali delle zone limitrofe: la vostra agenzia di viaggi che servono le Dolomiti. A
Aeroporto di Bergamo – di fiducia, o ancora uno dei seconda della vostra città di
Orio al Serio (%035 32 63 numerosi motori di ricerca, partenza potrete viaggiare
23; www.sacbo.it) fra i quali: con Eurolines (%0861 199
Aeroporto di Milano –
Linate (%02 23 23 23; www.
milanolinate-airport.com) LE COSE CAMBIANO…
Aeroporto di Milano – Mal-
pensa (%02 23 23 23; www. Le informazioni contenute in questo capitolo servono a
milanomalpensa-airport.com) delineare il panorama dei collegamenti che permettono
Aeroporto di Treviso – An- di giungere a destinazione e di spostarsi in loco e sono
tonio Canova (%0422 31 51 particolarmente soggette a variazioni, soprattutto nei
11; www.trevisoairport.it) casi di autobus, voli aerei che vengono potenziati o ridot-
Aeroporto Friuli Venezia ti in base ai flussi turistici e alla stagionalità.
Giulia – Ronchi dei Legio- La frequenza, gli orari e le tariffe dei collegamenti
nari (%0481 77 32 24; www. indicati sono quelli in vigore nel periodo delle ricerche
triesteairport.it) effettuate in fase di stesura della guida: per evitare spia-
Aeroporto di Venezia – cevoli sorprese, verificatene l’attualità rivolgendovi alle
Marco Polo (%041 260 61 11; compagnie di trasporto oppure a un’agenzia di viaggi di
www.veniceairport.it) fiducia.
384
19 00; www.eurolines.it), che Udine. La A28 da Portogruaro I soci hanno diritto all’assi-
collega Bolzano, Pordenone, raggiunge Pordenone e le stenza stradale gratuita in
Trento e Udine con molte Dolomiti Friulane. caso di emergenza e a molti
altre regioni italiane e con ¨¨Strade statali Dall’au- altri servizi, in base al tipo di
il resto d’Europa, e FlixBus tostrada del Brennero si tessera scelta al momento
(%02 9475 9208; www.flixbus diramano: a Trento la SS43 dell’iscrizione. Quella deno-
.it), che ha corse in partenza per la Val di Non e le Dolomiti minata ACI Sistema (€75),
da Bolzano, Trento e Udine per esempio, consente
Trasporti I l viaggi o

di Brenta; sempre a Trento


verso alcune città italiane e la SS47 della Val Sugana. La di ricevere assistenza su
diverse città europee. Anche SS48 è una strada turistica qualunque veicolo ci si trovi a
Buscenter (%06 16 41 60; storica corrispondente alla viaggiare (anche non di pro-
www.buscenter.it) collega le ‘Grande Strada delle Dolo- prietà) e assistenza medico-
città di Bolzano, Pordenone, miti’ costruita agli inizi del sanitaria per il socio e i suoi
Trento e Udine con diverse Novecento: ha origine a Ora familiari. Il numero verde
altre città italiane. e termina a Lozzo di Cadore %803 116 per il soccorso
Nell’alta stagione estiva (BL) e mette in collegamento stradale in Italia è attivo per
e invernale vengono attivati le principali località sciistiche soci e non soci tutti i giorni
ulteriori collegamenti che della Val di Fiemme e Val di 24 ore su 24.
toccano le principali località Fassa con la regione del Ca- Autostrade per l’Italia
turistiche e sciistiche. Stat dore. La SS51 di Alemagna (www.autostrade.it) Traffico
Turismo (%0142 78 16 60; da Belluno arriva a Cortina in tempo reale e calcolo del
www.statturismo.com) collega d’Ampezzo; la SS 50 del pedaggio.
Trento, Bolzano e prosegue Grappa e del Passo Rolle da ViaMichelin (www.viamichelin
per le principali località scii- Belluno tocca Feltre e rag- .it/web/Itinerari) Per program-
stiche (Madonna di Campi- giunge infine la provincia di mare il percorso.
glio, San Cassiano). Cortina Trento. A Bolzano si distacca CCISS Viaggiare Informati
Express (%0436 86 73 50; la SS241 per la Val di Fassa, (%1518 gratuito anche da
www.cortinaexpress.it) rag- la SS239 di Campiglio ha cellulare, 24 h; www.cciss.rai.it)
giunge la Val Pusteria, la Val inizio a Dimaro e termina a Aggiornamenti sul traffico e
Badia e il Cadore. Autostra- Tione di Trento e percorre diffusione di segnalazioni da
dale %02 3008 9000; www. il versante occidentale del parte degli automobilisti.
autostradale.it) arriva a Corti- gruppo di Brenta raggiungen-
na d’Ampezzo e Paganella. Isoradio (FM 103.3; www.iso
do Madonna di Campiglio; radio.rai.it) Canale di pubblica
la SS242 per la Val Gardena
Automobile raggiunge il Passo Sella, la
utilità dedicato alle informa-
e motocicletta zioni sulla mobilità.
SS38 dello Stelvio va a Mera-
Viaggiare in automobile o no, Val Venosta e Val Senales. Bicicletta
motocicletta garantisce Da Bressanone si imbocca La Federazione Italiana
maggiore flessibilità e indi- la SS49 che percorre la Val Amici della Bicicletta (%02
pendenza e consente di sco- Pusteria, toccando, tra gli al- 6073 7994; info@fiab-onlus.it;
prire paesaggi straordinari. tri centri, Brunico, Dobbiaco www.fiab-onlus.it; Via Borsieri
Le autostrade e la fitta rete e San Candido; all’altezza di 4/e, 20159 Milano) può fornire
di strade statali, regionali, San Lorenzo, dà origine alla preziosi consigli su come
provinciali e comunali vi SS244 per l’Alta Badia. organizzare un viaggio che
permetteranno di giungere a ¨¨Se non avete fretta e volete preveda l’utilizzo di questo
destinazione facilmente. mezzo.
programmare un itinerario più
¨¨Autostrade: dall’autostra- panoramico, potreste trovare Se desiderate viaggiare
da A4 si diramano verso nord utile il sito dell’ANAS (www. con la formula ‘treno+bici’,
più direttrici che raggiungono stradeanas.it), selezionando la sappiate che l’area dolomiti-
le varie zone delle Dolomiti. regione italiana da cui inten- ca è particolarmente attenta
All’altezza di Verona si in- dete partire. alle esigenze dei cicloturisti e
crocia la A22 del Brennero; prevede diverse facilitazioni.
che ha inizio a Modena e ¨¨Organizzare il viaggio Sui Frecciarossa, Frecciar-
raggiunge Trento e Bolzano Indichiamo qui di seguito utili gento e Frecciabianca di
con un percorso totale di 313 strumenti per l’organizzazio- Trenitalia e sui convogli Italo
km. La A27 Venezia-Belluno ne del viaggio e fonti di infor- è possibile caricare la bici
via Venezia e Treviso costi- mazioni sulla viabilità. nella sacca portabici, siste-
tuisce una importante via di ACI – Automobile Club mandola negli appositi spazi
connessione con la A4 e una d’Italia (%06 499 81, soccorso per i bagagli o in altro luogo
comoda alternativa alla SS51 stradale %803 116; www.aci.it). purché non sia d’intralcio. Il
per raggiungere le Dolomiti. Fornisce assistenza stradale trasporto delle biciclette è
La A23 Palmanova-Tarvisio, sul posto o trasportando consentito sui treni regionali
che ha inizio appena prima di automobile e passeggeri al che espongono il simbolo
Trieste, raggiunge Tarvisio via più vicino meccanico affiliato. della bicicletta.
385
Inoltre, su alcuni treni Per informazioni sui colle- mo, Venezia, Treviso e Milano
internazionali è presente una gamenti e per l’acquisto dei Linate con Monte Bondone,
carrozza dedicata o sono biglietti contattate Trenitalia Paganella, San Martino di
previsti appositi spazi nelle (tutti i giorni 24h %89 20 21 Castrozza, Primiero, Pinzolo,
carrozze per viaggiatori. per acquisti, informazioni e Madonna di Campiglio, Val
Per informazioni assistenza CartaFRECCIA, %06 di Sole, Val di Fiemme, Val di
collegatevi al sito di Trenita- 3000 per informazioni e cambio Fassa.
lia (www.trenitalia.com) – dal prenotazione; www.trenitalia Ulteriori informazioni sui

Trasporti T rasp o rti Lo cali


menu ‘Offerte e servizi’, sotto .com, selezionate la maschera collegamenti per/dagli aero-
la voce ‘Servizi a bordo’, clic- di ricerca ‘Principali soluzioni’), porti sono presenti a p65,
cate su ‘Bici al seguito’ – o a Italo (%06 07 08; www.italo p115, p242, p311.
quello di Italo (www.italotreno treno.it) e Ferrovie Federali
.it). Vi saranno d’aiuto anche Svizzere (www.ffs.ch).
i siti delle ferrovie tedesche
DB Bahn (www.bahn.com/it; STAZIONI FERROVIARIE
Autobus
dopo aver ampliato la maschera Quasi tutte le stazioni sono I servizi sono generalmen-
di ricerca cliccando sulla freccia molto vicine al centro cit- te organizzati intorno ai
a destra, andate su ‘Altre op- tadino e in ogni caso una capoluoghi di provincia
zioni’ e selezionate ‘Bicicletta buona rete di mezzi pubblici che servono da snodi dei
al seguito’) e delle Ferrovie garantisce i collegamenti. trasporti per le località
Federali Svizzere (www.ffs Nelle sezioni per/da dedicate vicine. Se non si dispone di
.ch/stazione-servizi/auto-bici/ alle singole città vengono un mezzo proprio, di solito
in-viaggio-con-la-bici.html). riportati i riferimenti delle è più semplice arrivare in
compagnie di autobus che treno fino al capoluogo e poi
spostarsi nei dintorni della
Treno le servono e sui siti di queste
località prescelta in autobus,
Puntuale, economico, pano- ultime troverete informazioni
su collegamenti e orari. anche se dovrete mettere in
ramico e rispettoso dell’am- conto alcuni cambi anche per
biente, il treno è una buona percorrere brevi distanze. La
soluzione per arrivare e
partire dalle Dolomiti. Ci sono
TRASPORTI frequenza dei collegamenti

frequenti treni diretti per/dal- LOCALI varia con la stagione (du-


rante l’alta stagione estiva e
le principali città italiane, così invernale viene potenziata) e
come sono servite importanti con l’importanza della valle
destinazioni internazionali. Per/dall’aeroporto (in quelle più piccole spesso
La stazione di snodo per Tutto l’anno, dagli aeroporti si può contare su pochissime
raggiungere le Dolomiti è di Bergamo, Verona e Milano corse al giorno); al di fuori del
quella di Verona, che qui Malpensa è attivo il servizio periodo scolastico, nei fine
incrocia la linea ferroviaria navette Alto Adige Bus settimana e nei giorni festivi
del Brennero che raggiunge (www.altoadigebus.it) per alcuni collegamenti potreb-
Trento, Bolzano e rappresen- Bolzano, la Val Pusteria, la bero essere rari o addirittura
ta la via d’accesso per la Val Val Gardena e Trento. Du- inesistenti.
di Fiemme, la Val Gardena, rante la stagione sciistica il Nelle città maggiori la sta-
l’Alta Badia e la Val di Fassa. servizio di navette Fly Sky zione degli autobus è spesso
La linea ferroviaria che inte- Shuttle (%0461 39 11 11; www. accanto o nelle immediate
ressa le Dolomiti Friulane è la flyskishuttle.com) collega gli vicinanze della stazione fer-
Venezia-Udine-Tarvisio. aeroporti di Verona, Berga- roviaria. Talvolta i biglietti si

CARTE FERROVIARIE
Trenitalia (www.trenitalia.com) mette a disposizione dei suoi clienti tariffe agevolate,
promozioni e offerte di varia natura. Per usufruirne in maniera ottimale può essere utile
procurarsi – a seconda delle proprie esigenze – una delle carte rilasciate da Trenitalia.
Tra queste citiamo la Carta Verde (per chi ha tra i 12 e i 26 anni non compiuti) e la
Carta Argento (per chi ha più di 60 anni), che permettono di godere di sconti su bi-
glietti nazionali e internazionali; e la CartaFRECCIA, che permette di accumulare punti
e usufruire di servizi e agevolazioni sul territorio nazionale.
Per conoscere l’offerta completa di Trenitalia collegatevi al sito www.trenitalia.com,
cliccate su ‘Offerte e servizi’ dove troverete la voce ‘Carta Verde e Carta Argento’.
I viaggiatori svizzeri troveranno informazioni collegandosi al sito www.ffs.ch/abbona
menti-e-biglietti/abbonamenti.html.
386

SKIPASS
CIRCUITO/LOCALITÀ GIORNALIERO BASSA STAGIONE/ALTA
STAGIONE/ALTISSIMA STAGIONE
Ski Area Campiglio Dolomiti di Brenta/Madonna di Intero €48/50/52 Senior €43/45/47
Campiglio, Folgarida, Pinzolo Junior €34/35/36 Under 8 €24/25/26
Trasporti T rasp o rti Lo cali

Andalo – Fai della Paganella/Andalo, Cavedago Intero €41/41/43 Senior €41/41/43


Junior €29/29/30 Under 8 €21/21/22
Passo Oclini Intero €17/17/17
Under 14 €13/13/13
Dolomiti Superski/Cortina d’Ampezzo, Plan de Corones, Intero €47/53/59
Alta Badia, Val Gardena, Alpe di Siusi, Val di Fassa, Carezza, Over 65 €42/47/53 Under 16 €33/37/41
Arabba, Marmolada, Tre Cime Dolomiti, Val di Fiemme,
Obereggen, San Martino di Castrozza-Passo Rolle, Valle
Isarco-Plose, Alpe Lusia-San Pellegrino, Civetta
Val Gardena – Alpe di Siusi/Val Gardena – Alpe di Siusi Intero €43/49/54
Over 65 €39/44/49 Under 16 €30/34/38
Alpe Cermis, Ski Center Latemar, Alpe Lusia, Passo Intero €44/44/48
Rolle, Oclini/Val di Fiemme – Val d’Ega/Obereggen Over 65 €40/40/44 Under 16 €31/31/33
Alpe Lusia – San Pellegrino/Val di Fiemme – Val di Fassa Intero €42/43/47
Over 65 €37/39/42 Under 16 €29/30/32
Ski Area di: Belvedere, Buffaure, Carezza, Ciampac, Intero €38/43/48
Col Rodella, Marmolada, Tre Valli, Sass Pordoi/Val di Over 65 €34/39/43 Under 16 €27/30/34
Fassa – Carezza
Valle Isarco/Plose Intero €37/41/46
Over 65 €33/37/42 Under 16 €28/29/33
Arabba Intero €--/45/50
Over 65 €--/32/35 Under 16 €--/42/45
Ski Area Marmolada/Rocca Pietore Intero €40/45/49
Over 65 €28/31/34 Under 16 €36/40/44
San Martino di Castrozza Intero €41,50/45/--
Under 14 29/41,50/--
Alta Badia/San Cassiano, Corvara, Colfosco, Badia, Intero €43/49/54
La Villa Over 65 €39/44/49 Under 16 €30/34/38
Monte Avena Intero €20/23/-- Ridotto €15/20/--

Tre Cime/Val Pusteria e Dolo­miti di Sesto (Dobbiaco, Intero €42,50/47,50/53


San Candido, Sesto e Passo Monte Croce) Over 65 €38/43/47,50 Under 16 €29,50/33,50/37
Auronzo-Misurina Intero €26/29/32,50
Under 16 €22/25/28 Under 9 €18/19/20
Forni di Sopra-Sauris/Forni di Sopra Intero €25/35/-- Senior €22/31/--
Junior €19/26/-- Under 10 e Over 75 free/free/--
Forni di Sopra-Sauris/Sauris Intero €--/21/-- Senior €--/16/--
Junior €--/16/-- Under 10 e Over 75 --/free/--

acquistano a terra presso le no i trasporti nella regione ATAP (%800 10 10 40, %0434
biglietterie dei terminal (dove dolomitica. Sul sito di cia- 22 44 11; www.atap.pn.it) gesti-
sono esposti gli orari), talvol- scuna di esse sono indicati i sce il trasporto di Pordenone
ta devono essere acquistati collegamenti, orari e tariffe. e provincia.
a bordo. Nelle sezioni per/da dedicate Dolomiti Bus (%0437 21 71
Qui di seguito riportiamo alle singole località troverete 11; www.dolomitibus.it) serve
le compagnie che gestisco- ulteriori informazioni. il bellunese e il Cadore e,
387
e nell’area dolomitica della
provincia.
Trentino Trasporti Esercizio
NOTE (%0461 82 10 00; www.tteser
cizio.it) gestisce il trasporto
Comprende le funivie di Madonna di Campiglio, Folgarida-Marilleva, pubblico del Trentino e la
Pinzolo e Pejo. Prezzi leggermente inferiori per i singoli impianti. linea Trento-Malè-Marilleva.

Trasporti T rasp o rti Lo cali


Biglietto settimanale (altissima stagione) €292/263/204/146.
Esistono biglietti da 2 h a 14 giorni o a punti, con validità stagionale. Automobile
Settimanale in altissima stagione €240/168/120. e motocicletta
Pomeridiano interi/under 14 €13/11; settimanale interi/under 14 Per godere delle bellezze
€95/75. delle Dolomiti, il modo mi-
8 giorni a scelta nella stagione interi/under 16 €375/250; under 8 gliore è quello di avere un
gratis con acquisto di skipass giornaliero adulto. mezzo di trasporto indivi-
duale: un’automobile (anche
a noleggio) o, in estate, una
motocicletta. La regione è
ricca di strade panoramiche
Under 8 gratis con acquisto di skipass giornaliero adulto. che riservano scorci di gran-
dissima suggestione, ma
trattandosi di una regione
Under 8 gratis con acquisto di skipass giornaliero adulto; pome­ridiano montana la maggior parte di
a partire dalle ore 12, interi/over 65/under 16 €35/22/32. queste sono a curve, tornan-
Under 8 gratis con acquisto di uno skipass giornaliero adulto. ti, salite e discese. Pertanto,
è bene essere prudenti: evi-
tate sorpassi azzardati, fate
Under 8 gratis con acquisto di skipass giornaliero adulto. attenzione all’uso dei freni, e
durante la stagione invernale
alla neve e al ghiaccio (porta-
te le catene da neve o dotate
la vostra vettura di pneu-
matici chiodati). Lo stato di
Under 8 gratis con acquisto di uno skipass giornaliero adulto. manutenzione generale delle
strade è buono. Le strade di
Under 8 gratis con acquisto di uno skipass giornaliero adulto. montagna, in special modo
quelle che raggiungono i
passi secondari nel periodo
invernale, a volte non sono
percorribili a causa dell’inne-
vamento.
Under 8 gratis con acquisto di uno skipass giornaliero adulto.
Ulteriori informazioni sono
presenti a p384.
Mattutino (8.30-13) interi/ridotti €16/13; pomeridiano (12-16.30)
interi/ridotti €16/13. Noleggio
Ai neopatentati consigliamo
Anche tariffe combinate con Dolomiti Super Ski (da 4 gg).
di informarsi in anticipo
rispetto ai requisiti richiesti
(età e data di rilascio della pa-
tente). È inoltre consigliabile
scegliere una copertura assi-
Cauzione di €5 per la keycard. curativa totale per qualsiasi
danno oltre che per il furto.
Tariffa notturna €10; skipass plurigiornalieri 2/7 giorni (da €38/29 Tutte le principali agenzie
a €112/84). di noleggio auto hanno uffici
negli aeroporti, nelle città
capoluogo di provincia delle
durante la stagione invernale Per informazioni contattate il Dolomiti e nelle principali
offre corse per le principali servizio Info Mobilità (%840 località turistiche trattate
aree sciistiche. 000 471; www.sii.bz.it). nella guida:
SAD (www.sad.it) e SASA SAF Autoservizi Friuli Avis (%199 100 133; www.
(www.sasabz.it) servono il Venezia Giulia (%0432 60 avisautonoleggio.it)
trasporto locale della pro- 81 11; www.saf.ud.it) serve il Budget (%199 307 373; www.
vincia autonoma di Bolzano. trasporto pubblico di Udine budgetautonoleggio.it)
388
Europcar (%199 307 030; del vostro itinerario in bici Piazza Walther, nel centro di
www.europcar.it) potete anche contattare la Bolzano, con Soprabolzano,
Hertz (%199 112 211; www. Federazione Italiana Amici nell’Altopiano del Renon.
hertz.it) della Bicicletta (segreteria@ Alcuni servizi funiviari e
Maggiore (%199 151 120; fiab-onlus.it; http://fiab-onlus impianti fissi fanno parte del
www.maggiore.it) .it/bici/). sistema di trasporto inte-
Albergabici (www.albergabici grato che comprende anche
.it) è un motore di ricer- autobus urbani, extraurbani,
Trasporti T R AS P O RT I urbani

ca – consultabile anche citybus, treni regionali. Sui


Bicicletta da smartphone – creato e siti delle compagnie di tra-
e mountain bike gestito da Fiab per il mondo sporto troverete maggiori
Ammirare le bellezze delle del cicloturismo. Offre la informazioni.
Dolomiti percorrendo gli iti- possibilità di individuare tra
nerari ciclabili vi farà scoprire oltre 1000 hotel, pensioni,
la regione da una prospettiva B&B, campeggi, ostelli, agri-
turismi, rifugi, alberghi diffusi
Treno
diversa. Fortunatamente La rete dei trasporti ferro-
vi trovate in un’area molto e residence gli alloggi più
adatti disponibili sul percor- viari delle Dolomiti è gestita
attrezzata e particolarmente principalmente da Trenitalia
attenta alle esigenze dei so, filtrando i risultati in base
al tipo di struttura ricettiva, (www.trenitalia.com), ma le
cicloturisti. Ricordate che, Dolomiti sono anche servite
anche se non è obbligatorio, al servizio offerto e alla tipo-
logia di ciclista (viaggiatore da altre linee ferroviarie:
è sempre consigliabile mu- Trento-Malè-Marilleva, fer-
nirsi di un casco e di luci ed turista, sportivo con bici da
corsa o mountain biker). rovia a scartamento ridotto
evitare le strade molto traffi- gestita da Trentino Traspor-
cate (e quindi pericolose). ti Esercizio (%0461 82 10 00;
I percorsi ciclabili nell’area www.ttesercizio.it/Treno) che
dolomitica sono numerosi. Di
alcune possibilità gli autori
Impianti parte da Trento (accanto alla
forniscono una descrizione di risalita stazione ferroviaria), attra-
versa la Piana Rotaliana, la
nei capitoli regionali. Per una Gli impianti di risalita rappre- Val di Non e la Val di Sole. La
panoramica completa visitate sentano per l’area dolomitica Ferrovia del Renon, ferrovia
i siti www.piste-ciclabili.com. una vera e propria modalità a scartamento ridotto che
Si può salire con la bici di trasporto. Nel 1908, a Bol- percorre la tratta Collalbo-
al seguito su tutti i treni zano, fu inaugurata la funivia Maria Assunta; Collalbo si
regionali che sull’orario fer- del Colle, la prima al mondo raggiunge da Bolzano (Piaz-
roviario sono contraddistinti autorizzata per il trasporto za Walther) con la funivia del
dall’apposito pittogramma. Il pubblico passeggeri. Renòn (v. indietro i contatti).
supplemento per la bicicletta Durante il periodo inverna- Ferrovia della Val Pusteria.
costa €3,50 ed è valido per le gli impianti di risalita ven- collega Fortezza con San
24 ore; in alternativa si può gono utilizzati per accedere Candido ed è gestita da SAD
acquistare un biglietto di alle numerose piste da sci dei (%840 000 471; www.sad.it;
seconda classe valido per lo vari comprensori mentre, du- www.sii.bz.it)
stesso percorso, che deve rante la stagione estiva, co- Per maggiori informazioni
essere convalidato prima di loro che amano le escursioni visitate i siti internet.
salire in treno. Le biciclette a piedi, sui sentieri e sulle vie
smontate e sistemate nella ferrate e in mountain bike li
sacca portabici possono utilizzano per raggiungere
invece essere trasportate facilmente i luoghi in quota. TRASPORTI
gratuitamente sui treni Frec- All’impiego in campo turisti- URBANI
ciabianca. co si è aggiunto anche quello
Nella regione è consentito in ambito urbano, come nel Nella maggior parte dei
il trasporto delle biciclette caso della Funivia del Renon piccoli e medi centri delle
anche sui mezzi di trasporto (%0471 35 61 00; www.ritten Dolomiti è facile spostarsi a
pubblico locale. Poiché ogni .com; h6.30-22.45 lun-ven, piedi. Ad ogni modo, tutte le
compagnia applica proprie 7.10-22.45 sab-dom e festivi, principali località hanno buo-
condizioni di trasporto, vi biglietto €6 andata, €10 andata ne reti di trasporto. Nel corso
invitiamo a verificarle sui e ritorno), molto apprezzata della guida, nelle varie sezioni
rispettivi siti internet. dai pendolari e dai turisti, ‘Per/da’ vengono fornite le
Per raccogliere informa- che in soli 12 minuti, con informazioni relative a ogni
zioni utili per la pianificazione corse ogni 4 minuti, unisce singola località.
© Lonely Planet Publications. Per agevolarne l’utilizzo, questo capitolo non ha restrizioni
digitali. Tuttavia ti ricordiamo che l’uso è strettamente personale e non commerciale. Nello
specifico, non caricare questo capitolo su siti di peer-to-peer, non inviarlo via email e non
rivenderlo. Per ulteriori informazioni, leggi le Condizioni di vendita sul nostro sito.