Sei sulla pagina 1di 22

Edito in occasione della celebrazione del ventennale della nostra prima uscita

editoriale (1997), questo numero doppio (il n.26-27 del 2017-2018) del
STUDIUM. CITTÀ, MONUMENTI
“BSSF-Bollettino della Società di Studi Fiorentini” si pone come una raccolta E CULTURA TRA XVI E XXI SECOLO
miscellanea di ricerche diverse, che, pur nella varietà degli argomenti trattati, ha 2017-2018
Miscellanea per i vent’anni della 2017-2018
inteso mostrare la vitalità e l’importanza dello “Studium” della Storia, inteso non
solo come studio/ricerca, ma anche come ‘officina’, scaturigine e ordinamento di
26-27 “SSF-Società di Studi Fiorentini” (1997-2017) 26-27
eventi, che si pongono in relazione con le dinamiche di una Società complessa
come quella attuale. Al di là dei contenuti specifici – pur di alto valore –
ogni saggio qui presentato, infatti, costituisce una palestra metodologica che progetto e cura scientifica di

BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ DI STUDI FIORENTINI


Studium. Città, Monumenti
e Cultura tra XVI e XXI secolo
mette al centro la ‘filologia della ricerca’ e il rigore dell’interpretazione. Scelta Ferruccio Canali
affatto ovvia in un momento come il presente nel quale, almeno in Italia, le
Discipline storico/umanistiche vivono una profonda fase di ripensamento
quando non di crisi, e negli ambiti tecnico/applicativi come l’Architettura e
il Restauro del Patrimonio, il rapporto tra Storia e Critica, tra Ricerca storica
e applicazione di essa sta diventando sempre più problematico. Ci è dunque
apparso necessario, dopo vent’anni di ricerche, ‘stringere i ranghi’ attorno ad
un ‘nocciolo duro’, che tutti noi condividiamo e che ha fatto parte, da sempre,
della nostra identità: la ricerca storica deve mantenere la propria autonomia
metodologica rispetto alla deriva divulgativa e formalistica (estetico-modaiola
e ludica) che intende trasformare la Storia sempre e comunque in ‘Narrazione’
(cioè in “Story telling”). È invece per noi una ricerca che va assimilata al duro
e paziente lavoro che si svolge in laboratorio, procedendo spesso per piccoli
passi, con caute acquisizioni, tanta pazienza, silenzio, dedizione e riflessione.
Anche in una ‘Società della Narrazione’ come quella attuale – dove la Storia, la
Ricerca, lo Studio si pretende che siano facili e accattivanti – la divulgazione
(giusta e doverosa, sia di livello alto, medio o basso) non può, però, soppiantare
quel rigore della ricerca, l’esegesi, l’apporto critico, l’interpretazione, la
valutazione; semplicemente, essa appartiene ad un ambito diverso e per cercare
di comprendere la nostra Società complessa, paradossalmente, c’è sempre più
‘bisogno’ di Storia. “Studium” resta per noi un valore e con esso, attraverso

SOCIETÀ DI STUDI FIORENTINI


questo volume frutto di rigorose ricerche dal Medioevo all’Età contemporanea,
abbiamo inteso celebrare i nostri (primi) vent’anni di attività di studio.

BOLLETTINO SSF
A A A

(
Altr line EDIZIONI

€ 45,00 AAltrAlineA
( EDIZIONI
SOCIETÀ DI STUDI FIORENTINI La Società di Studi Fiorentini è una Associazione culturale, che si prefigge la
(2017-2018) promozione, con spirito scientifico, di studi di argomento fiorentino, favorendo
la conoscenza della illustre civiltà fiorentina presente anche in altre realtà geo-
grafiche. L’Associazione promuove cicli di conferenze, dibattiti, convegni i cui
esiti confluiscono nella pubblicazione di scritti e saggi raccolti in collane di studi
(«BSSF - Bollettino della Società di Studi Fiorentini» e «Letture»). La Società si
rivolge pertanto a tutti coloro che, avendo a cuore i molteplici aspetti della ‘Fio-
rentinità’, siano interessati, associandosi ad essa, a seguire il progresso il progresso
degli studi o a inviare i loro personali contributi scientifici.

The Società di Studi Fiorentini (Florentine Studies Society) is a cultural Association


that promotes scholarly studies concerning Florentine topics, which aim at giving
greater insight to the illustrious Florentine civilisation and of its presence in other
geographical areas. The Association promotes conferente cycles, debates, meetings and
publishes all papers and essays delivered in a studies series («BSSF - Bollettino della
Società di Studi Fiorentini» and «Letture»). The Society, therefore, addresses to all
those who, taking to heart the multiple aspects of ‘Florentinism’ (Fiorentinità), are
interested in becoming a member in order to follow the studies progress; or to those
who wish to submit and share their own personal scientific contributions.

Società di Studi Fiorentini


e.mail: studifiorentini@libero.it
Presidente Vicepresidente www.societastudifiorentini.it
Virgilio Carmine Galati Alessandro Uras Facebook: studifiorentini ovvero societastudifiorentini

Economo Direttore Scientifico Per associarsi:


Associazione Studi Fiorentini
Ferruccio Canali Ferruccio Canali
Via del Pino, 3 - 50137 Firenze
Conto Corrente Postale: 14048508
Consiglio Direttivo Collegio dei Probiviri IBAN: IT25 D076 0102 8000 0001 4048 508
Soci Fondatori Giorgio Zuliani (Presidente)
Enrica Maggiani L’adesione dà diritto al Socio: di ricevere il numero dell’anno relativo del «Bollet-
Ferruccio Canali
Olimpia Niglio tino della Società di Studi Fiorentini»; di partecipare alle iniziative societarie; di
Giorgio Caselli
Carlo Francini collaborare alle pubblicazioni, previa accettazione dei saggi da parte della Reda-
Virgilio Carmine Galati zione del «Bollettino» sulla base della programmazione editoriale. L’ammontare
Soci designati dell’associazione è stabilito di anno in anno. Per Enti, Biblioteche, Musei, etc.,
Giuseppe Conti tale quota è sempre assimilata a quella prevista per i Soci Sostenitori.
Collegio dei Revisori dei Conti
Giovanna De Lorenzi
Stefano Pagano Paola Pesci (Presidente) Quote per gli anni 2017 e 2018
Carlo Picchietti Bombina Anna Godino Socio Sostenitore (e per Soci eletti nelle diverse cariche sociali): € 80.00
Alessandro Uras Assunta Mingrone Socio Ordinario € 40.00
PIANO REGOLATORE PER “PORTO EDDA” - SARANDA IN ALBANIA (1940-1942) 1

BOLLETTINO
DELLA SOCIETÀ DI STUDI FIORENTINI

STUDIUM. CIT TÀ, MONUMENTI


E CULTURA TRA XVI E XXI SECOLO
Miscellanea per i vent’anni della
“SSF-Società di Studi Fiorentini” (1997-2017)
progetto e cura scientifica di Ferruccio Canali

Collana di studi storici

ANNO 2017-2018 NUMERO 26-27


2BSSF-Bollettino della Società di Studi Fiorentini CANALI
FERRUCCIO
Comitato di Lettura e di Redazione
Ferruccio Canali, Valerio Cantafio Casamaggi, Giorgio Caselli, Carlo Francini, Virgilio Carmine Galati, Olimpia Niglio,
Stefano Pagano e Alessandro Uras
Direttore scientifico: Ferruccio Canali
Comitato scientifico italiano
Diana Barillari (Università di Trieste), Ferruccio Canali (Università di Firenze), Giuseppe Conti (Università di Firenze),
Giovanna De Lorenzi (Università di Firenze), Virgilio Carmine Galati (Università di Firenze), Valentina Orioli
(Università di Bologna), Enrica Petrucci (Università di Camerino), Massimiliano Savorra (Università del Molise), Simona
Talenti (Università di Salerno), Ulisse Tramonti (già Università di Firenze), Stefano Zagnoni (Università di Udine)
Comitato scientifico internazionale
Vittoria Capresi (Università Tecnica di Vienna-Austria), Romeo Carabelli (Università di Tours - Francia), Roberto
Goycoolea Prado (Università Alcalà di Madrid - Spagna), Adriano Marinazzo (Muscarelle Museum of Art - VA, USA),
Olimpia Niglio (Università di Kyoto - Giappone), David Rifkind (Università di Miami - FL,USA), Karin Templin
(School of Architecture and Landscape, Kingston University di Londra - Inghilterra), Armand Vokshi (Politecnico di
Tirana - Albania)
Soci corrispondenti
Tommaso Carrafiello (Napoli e Campania), Bombina Anna Godino (Calabria), Enrica Maggiani (Liguria), Leonardo
Scoma (Sicilia), Maria Antonietta Uras (Sardegna), Giorgio Zuliani (Trieste e Istria)

Proprietà letteraria e artistica: divieto di riproduzione e di traduzioni. La Direzione della Collana Editoriale, i Membri dei
Comitati Scientifici e l’Editore non si assumono responsabilità per le opinioni espresse dagli Autori, né per la corresponsione
di eventuali Diritti di Riproduzione gravanti sulle singole immagini pubblicate (i costi di tali eventuali Diritti d’Autore
ricadranno infatti unicamente sull’Autore/i del saggio/i liberando sia la Direzione, sia la Redazione, sia i Comitati, sia i
Soci della SSF, sia l’Editore di ogni eventuale obbligo al proposito); tale liberatoria resta comunque valida unicamente per
l’edizione del contributo scientifico cui tali immagini sono connesse. È la Redazione che si prende cura della correzione delle
bozze, per cui i testi consegnati dagli Autori vengono considerati definitivi: l’eventuale revisione delle bozze dovrà limitarsi
alla sola revisione di eventuali errori di composizione (correzioni ulteriori sul testo composto non verranno eseguite).
L’invio di contributi per la pubblicazione non implica né l’edizione degli stessi (per ogni contributo una “Valutazione di
accettazione” verrà espresso dalla Direzione o dal Curatore/i che possono consigliare o ritenere indispensabili integrazioni
o puntualizzazioni sia scientifiche sia bibliografiche sia redazionali da parte degli Autori, tanto da poter eventualmente
esprimere anche parere negativo alla pubblicazione del materiale inviato); né una loro edizione immediata (i tempi
verranno infatti stabiliti di volta in volta sulla base delle priorità o delle esigenze editoriali indicate dalla Direzione o
dal Curatore/i, in relazione alla preparazione di numeri monografici). I materiali grafici e fotografici inviati, oltre che i
testi, verranno comunque soggetti, sia come dimensione di pubblicazione sia come numero, al progetto editoriale approntato.
Non si restituiscono i dattiloscritti, né le immagini, né i disegni pubblicati o non; il materiale inviato viaggia a rischio del
mittente. La pubblicazione di foto, disegni e scritti da parte degli Autori implica la loro totale rinuncia alla corresponsione di
ogni compenso di Diritto d’Autore o di rimborso spese sia da parte dell’Università, sia da parte della Direzione, sia da parte
dell’Editore, trattandosi di pubblicazione scientifica e senza fini di lucro. Al momento dell’edizione le presenti condizioni si
considerano accettate, anche tacitamente, da parte degli Autori a partire dalla consegna dei testi per la stampa (che da parte
degli Autori è quella di inoltro alla Direzione o al Curatore/i).
Referee - Peer review
I contributi scientifici inviati vengono valutati, per conto dei Comitati Scientifici e del Curatore, ai fini della procedura di peer review,
da un Lettore interno, membro della Redazione, e da un secondo Lettore, individuato come Esperto (adottando la procedura di
“clear peer review”, con indicazione, in ogni saggio, dell’identità dei due Lettori). Una ulteriore lettura viene poi svolta da un Lettore
anonimo per la procedura di “blind peer review”.
STUDIUM. CITTÀ, MONUMENTI E CULTURA TRA XVI E XXI SECOLO
Miscellanea per i vent’anni della “SSF-Società di Studi Fiorentini” (1997-2017)
Progetto scientifico e cura: Ferruccio Canali
Progetto e cura grafica: SBAF-Firenze (Ferruccio Canali e Virgilio C. Galati)
Revisione editoriale: Maria Natalina Brigliadori
Copertina, logo e fascetta grafica (p.1): Virgilio Carmine Galati
Il «Bollettino SSF» è stato registrato presso il Tribunale di Firenze al n.4777 del 2 marzo 1998 fino all’anno 2002. Poi è stato trasformato
in “Collana editoriale” non potendo garantire regolari uscite periodiche. Il «Bollettino» è registrato nella “Lista delle Riviste scientifiche”
dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca del Ministero della Ricerca Scientifica
della Repubblica Italiana) aggiornata al 10 febbraio 2014; nel sistema U-GOV (sistema per la governance degli Atenei universitari
italiana del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica); ed è registrato con codice di collana editoriale ISSN 1129-2800.
Finito di stampare nel dicembre 2018
Stampa: Global Print – Gorgonzola (Milano) – www.globalprint.it
ISSN 1129-2800 - ISBN 978-88-94869-69-9
© copyright Altralinea Edizioni - 2018
Via Pietro Carnesecchi 39, 50131 Firenze (Italy)
info@altralinea.it www.altralineaedizioni.it
Proprietà letteraria riservata
INDICE 3

EDITORIALE
7 Ferruccio Canali

STUDIUM. CITTÀ, ARCHITETTURA E CULTURA TRA XVI E XXI SECOLO


Miscellanea per i vent’anni della “SSF-Società di Studi Fiorentini” (1996-2016)
(progetto e cura scientifica di Ferruccio Canali)

10 Giuseppe Conti, Giancarlo Littera, Raffaella Paoletti


MUSICA E ARCHITETTURA NEI MONUMENTI FIORENTINI. ALCUNE NOTAZIONI
PROPORZIONALI

25 Costantino Ceccanti
L’ESORDIO ARCHITETTONICO DI GIAMBOLOGNA: IL NINFEO DELLA VILLA
VECCHIETTI PRESSO GRASSINA

34 Adriano Marinazzo
UNA RIFLESSIONE SU ALCUNI DISEGNI ARCHITETTONICI MICHELANGIOLESCHI

44 Marco Maria Melardi
IL PARCO DI CACCIA DEGLI ORSINI A PITIGLIANO – GROSSETO TRA STORIA
E LEGGENDA

57 Rosy Mattatelli
PIETRO DA CORTONA A FIRENZE

71 Andrea Amos Niccolini


IL RIUTILIZZO DEGLI APPARATI TEMPORANEI URBANI A SIENA

79 Valerio Cantafio Casamaggi


GIOVANNI BATTISTA NICCOLINI, GIACOMO LEOPARDI E IL MARCHESE DE SADE

82 Lorenzo Pagnini
IL “FONDO DISEGNI” DI MICHELANGELO BONI ARCHITETTO A CAGLI – URBINO
(1811-1858)

99 Enrica Maggiani
LA RIVIERA LIGURE DI LEVANTE NELLA VERSIONE INGLESE (“ITALY FROM THE
ALPES TO MOUNT ETNA”, 1877) DEL VOLUME “ITALIEN. EINE  WANDERUNG VON
DEN ALPEN BIS ZUM AETNA”, 1876

105 Virgilio C. Galati


CASTELNUOVO A NAPOLI DA REGGIA ‘ANGIOINO-ARAGONESE’ A DEPOSITO
DI MUNIZIONI, A MONUMENTO NAZIONALE: UNA QUESTIONE DI IDENTITÀ
CITTADINA (1899-1942)

159 Ferruccio Canali


L’ARCO DI ALFONSO D’ARAGONA IN CASTELNUOVO A NAPOLI TRA
INTERPRETAZIONE STORIOGRAFICA, “ROBUSTAMENTO” E ‘ANASTILOSI’: UNA
QUESTIONE DI CRITICA E DI RESTAURO AI PRIMI DEL NOVECENTO (1903-1908)

232 Riccardo Renzi


ALFREDO LENSI E FIRENZE. ARCHITETTURE E INTERVENTI SUL PATRIMONIO
ESISTENTE (1891-1940)
4 INDICE

242 Ferruccio Canali


PIANI REGOLATORI DI CITTÀ NELL’ALBANIA ITALIANA: PREVISIONI
URBANISTICHE PER LA NUOVA “PORTO EDDA” (SANTI QUARANDA/ SARANDA/
SARANDË) (1940-1942)

274 Tommaso Carrafiello


ROBERTO NARDUCCI A SALERNO E BATTIPAGLIA

290 Ferruccio Canali


«L’ORO DELLA REGINA DI SABA». CENTRI CORPORATIVI AURIFERI ( JUBDO,
SCIUMAGALLÈ, UGARÒ) E NUOVE INFRASTRUTTURE PER IL «PAESAGGIO
MINERARIO DELLA MODERNITÀ» NELL’ERITREA E NELL’ETIOPIA ITALIANE
(1935-1941)

340 Olimpia Niglio


ECLETTISMO E COLORI NEI PROGETTI DI ANGIOLO MAZZONI IN COLOMBIA

350 Ferruccio Canali


L’OSPEDALE DEGLI INNOCENTI A FIRENZE TRA QUESTIONI DI CRITICA E DI
RESTAURO: LA ‘RISCOPERTA’ DI BRUNELLESCHI DAL «RIPRISTINO» ALLA
«LIBERAZIONE E RIMESSA IN VALORE» DI UGO PROCACCI, GUIDO MOROZZI
E MARIO SALMI (1960-1973)

402 Rosario Pagliaro


GUIDO CANALI A VALVIGNA: UN NUOVO OPIFICIO-GIARDINO PER PRADA

410 Ferruccio Canali


IL “REALISMO SOCIALISTA” DELLE ‘AQUILE D’ALBANIA’ (1945-1991) ... MATERIALI
PER UN PROFILO STORICO E PER UN ATLANTE DELLA “GRAFICA LIBRARIA”

DOSSIER. VITTORIO PAGANO POETA. RIFLESSI DI POESIA FRA LECCE E FIRENZE


a cura di Stefano Pagano

483 Dario Collini


VITTORIO PAGANO ‘FIORENTINO’

485 Dario Collini


VITTORIO PAGANO E GLI AMICI FIORENTINI

494 Maria Occhinegro


VITTORIO PAGANO, IL «BENEDETTO MAUDIT»

509 Stefano Pagano


VITTORIO PAGANO, INTORNO

511 Vittorio Pagano


OTTO POESIE

514 Ferruccio Canali


«VEDETTA MEDITERRANEA», LA CULTURA DELL’AVANGUARDIA A LECCE TRA
TERZO FUTURISMO ED ERMETISMO

522 Stefano Pagano


Oreste Macrí – Vittorio Pagano, “Lettere 1942-1978 (con un’appendice di testi dispersi)” a cura di
Dario Collini, Firenze, Firenze University Press, 2016
PREFAZIONE APOCRIFA IN CONDIZIONE DI CONCLAMATO CONFLITTO DI
INTERESSI
INDICE 5

FORUM INFORMATICO. IL CROLLO DEL “PONTE MORANDI” A GENOVA (14 AGOSTO 2018)
Tanti interrogativi ma anche alcune certezze ...
a cura di Ferruccio Canali

526 RIFLESSIONI ‘A CALDO’ DOPO LA TRAGEDIA DEL CROLLO DEL “PONTE SUL POLCEVERA” O
“PONTE MORANDI” A GENOVA (14 AGOSTO 2018)
Quale futuro per il viadotto Morandi e l’area?
Interventi di Ferruccio Canali, Costantino Ceccanti, Virgilio C. Galati, Enrica Maggiani, Olimpia Niglio,
Sandro Scarrocchia, Giacomo Tempesta e Alessandro Uras

565 RECENSIONI E APPUNTI


Olimpia Niglio
Proposta di una Carta per la “Risignificazione e la Rigenerazione del Patrimonio culturale di interesse religioso”
La via adriatica del dialogo interreligioso. Religioni, Arte e Cultura: un confronto italo-albanese, Giornata di studio
promossa dall’Istituto Superiore di Scienza Religiose “Alberto Marvelli” di Rimini, Rimini, 18 dicembre 2018
Ferruccio Canali
La struttura del Paesaggio. Una sperimentazione multidisciplinare per il Piano della Toscana, a cura di Anna Marson, Bari,
Laterza, 2016, pp.298
Ferruccio Canali
The “Baroulkos” and the “Mechanics” of Heron, a cura di Giuseppina Ferriello, Maurizio Gatto e Romano Gatto, Firenze,
Leo S. Olschki Editore, 2016, pp.432
Ferruccio Canali
Martin Mc Laughlin, Leon Battista Alberti. La vita, l’umanesimo, le opere letterarie, Firenze, Leo S. Olschki Editore,
2016, pp.172
Tommaso Carrafiello
Girolamo Macchi. Scrivere lo Spedale, disegnare la Città. Siena 1649-1734, video, a cura di Anna Comparini, Andrea
Amos Niccolini e Alessandro Rinaldi, Firenze, 2017
Ferruccio Canali
Emanuele Ertola, In Terra d’Africa. Gli Italiani che colonizzarono l’Impero, Bari, Laterza, 2017, pp.246
Maria N. Brigliadori
Eugenio Battisti, “Contributo ad una estetica della forma”, Tesi di Laurea in Filosofia (7 luglio 1947), a cura di Giuseppa
Saccaro del Buffa Battisti, con “Premessa” di Carlo Ossola, Firenze, Leo Olschki editore, 2017, pp.134
Maria N. Brigliadori
Raffaele de Vico, Architetto dei Giardini a Roma nell’«‘accezione romana e italiana dell’epoca moderna ... attraverso i modelli
classici»
Ulrike Gawlik (con Massimo De Vico Fallani e Simone Quilici, “Premessa” di Luigi Zangheri), Raffaele de Vico. I
giardini e le architetture romane dal 1908 al 1962, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2017, pp.442, n.49 della serie
“Giardino e Paesaggio”
Olimpia Niglio
Ferruccio Canali e Virgilio C. Galati, Paesaggi, Città e Monumenti di Salento e Terra d’Otranto tra Otto e Novecento. Una
“piccola patria” d’eccellenza, dalla Conoscenza, alla Valutazione e alla Tutela dei Monumenti nei resoconti di Letterati,
Viaggiatori, Studiosi e Funzionari, Firenze, Emmebi, 2017 (collana «ASUP-Annali di Storia dell’Urbanistica e del
paesaggio dell’Università di Firenze», 6-7, 2018-2019), pp.1174
Ferruccio Canali
Nuove ‘prospettive’ per i Longobardi e la loro Arte: un Popolo sempre molto ... ‘politico’ (sia per l’Europa, sia per l’Iralia, sia
per il Regionalismo italiano) tra promozione dei siti UNESCO, nuove acquisizioni storiografiche e divulgazione colta “I
Longobardi in Italia. Luoghi del Potere (568 - 774 d.C.)/ The Longobards in Italy. Places of the Power (568 - 774 a.D.)”,
Dichiarazione, 46° sito italiano UNESCO, 2011
Claudio Azara, I Longobardi, Bologna, Il Mulino, 2015
Carlo Tosco, L’architettura medievale in Italia (600-1200), Bologna, Il Mulino, 2016
Longobardi. Un popolo che cambia la Storia, Catalogo delle Mostre (Pavia, Napoli, San Pietroburgo, settembre
2017-luglio 2018), a cura di Gian Pietro Brogiolo, Caterina Giostra e Federico Marazzi, Milano, Skira, 2017
Stefano Pagano
Guido Salvadori, Alessandra Martinuzzi, Stemmi di Famiglie fiorentine dal XIII al XVIII secolo. Percorsi di Storia,
Firenze, Quattroemme, 2018

591 VITA ASSOCIATIVA


a cura di Giorgio Caselli e Paola Pesci

598 RASSEGNA EDITORIALE


44 B.S.S.F.,MARIA
MARCO 26-27, 2017-2018
MELARDI

IL PARCO DI CACCIA DEGLI ORSINI A PITIGLIANO – GROSSETO


TRA STORIA E LEGGENDA

Marco Maria Melardi

abstract In località Poggio Strozzoni presso Pitigliano (Grosseto), sopravvivono le macerie di un complesso
monumentale risalente alla seconda metà del XVI secolo, voluto probabilmente dal conte Niccolò IV Orsini. Avanzi
di divinità classiche, padiglioni rupestri e sedili scavati nella roccia che fungevano da belvedere al margine di una
forra affacciata su una bandita di caccia, testimoniano un gusto particolare per la teatralizzazione della Natura.
Alcune convergenze con il Sacro Bosco di Bomarzo suggeriscono contatti tra i due cantieri, nel quadro del coevo
revival etruscheggiante.
Il luogo alberga alcune leggende alla base delle quali si rintracciano precisi eventi reali, che denunciano un clima
turbolento all’interno della famiglia Orsini, e gettano luce sull’inadeguatezza della signoria a reggere all’urto
delle mutate condizioni politiche della Toscana, dopo la presa di Siena nel 1556.

At Poggio Strozzoni, in the nearbies of Pitigliano (Grosseto) are settled a few ruins of a XVIth century sculpture
garden, built probably for Count Niccolò IV Orsini. Almost destroyed, all remains are two classic deities and some
pavillons and seats carved in the rocks, which allow sightseeing around the landscape of a deep valley, used as
hunting park. The place suggests a particular sense of Nature as teathre scene dominated by the local Lords. Several
similarities with the Sacro Bosco at Bomarzo are to indicate probable relationships between the two gardens, in
particular for the common “etruscan” foreground, whose antiquarian revival hit architectural shapes in Tuscany
and High Latium. The park is the background of some legends, reflecting real facts about the decaying reputation
of the Orsini family, who was about to lose the lordship of the County, after the Duke of Tuscany Cosimo I de
Medici occupied Siena in 1556.

1. Descrizione del luogo e testimonianze dal passato fondovalle a nord scorre il Fosso del Lupo, entrambi
tributari del bacino della Lente. È sul versante
A Nord dell’abitato di Pitigliano, in provincia di settentrionale che si incontrano resti scultorei,
Grosseto, sopravvivono, in precarie condizioni, i sedili modanati scavati nella roccia viva e scalinate,
ruderi di un singolare parco monumentale fatto distribuiti su strette cornici dai margini slabbrati.
erigere molto probabilmente da Niccolò IV Il parco, secondo gli storici locali, si estendeva
Orsini che fu Conte di Pitigliano in due distinti anche nell’area tra il Castello Orsini e il Poggio,
periodi, dal 1547 al 1562 e poi dal 1576 al 1580. attraversata dal Procchio scavalcato da due ponti1.
Le rovine insistono su un promontorio roccioso L’accesso avveniva da un portale in forma di arco
tufaceo, dal curioso nome di Poggio Strozzoni, trionfale a conci bugnati con nicchie laterali, forse
analogo a quello più imponente su cui sorge il un tempo alloggiamento di statue, oggi molto
paese. danneggiato e maldestramente rattoppato2.
La configurazione geomorfologica, tipica del Si guadagna il versante meridionale del Poggio
comprensorio vulcanico dei sistemi vulsino e dalla strada rotabile che esce da Pitigliano
cimino, di cui l’Alta Maremma è la propaggine in direzione di Sovana, poco prima dell’ex
settentrionale, si presenta composta da numerosi convento di San Francesco, sulla via omonima
speroni con i fianchi a picco, delimitati a valle da in corrispondenza del civico 173C. Al sommo di
torrenti impetuosi che confluiscono. Il Poggio un’erta ripida si raggiunge una spianata, sistemata
Strozzoni è separato a sud dallo sperone di di recente ad area picnic, con ordinati filari di
Pitigliano dal torrente Procchio, mentre nel alberi sotto cui si trovano tavoli e panche in legno.

Peer review: Ferruccio Canali e Virgilio C. Galati per clear peer review; Lettore anonimo per blind peer

1. E. Baldini, Pitigliano nella Storia e nell’arte, Grosseto, Coop. Tip. Fascista «La Maremma», 1937, p. 126.
2. R. Vatti, Profili di città etrusche. Sovana, Pitigliano, Sorano, Pistoia, Tellini, 1993, p. 96; F. Torchio, Memorie in bianco
e nero: testimonianze di tutela e dispersioni del patrimonio artistico di Siena e Pitigliano attraverso il fondo storico dell’archivio
fotografico della Soprintendenza di Siena e Grosseto, Asciano, Ali, 2004, p. 55.
IL PARCO DI CACCIA DEGLI ORSINI A PITIGLIANO – GROSSETO 45

L’accesso ai ruderi è difficoltoso, poiché oggi spalliera tagliata nel banco di roccia. Si giunge
l’area monumentale è pressoché completamente quindi ad un promontorio roccioso rivolto a
rinselvatichita, coperta da una fitta vegetazione Nord-Est, interamente lavorato, con una terrazza
boschiva sfruttata come ceduo, qua e là interrotta semicircolare bordata di panche sotto la quale sono
da qualche stabbio o capanno pertinente altri troni monumentali, imponenti e affacciati sullo
all’attività di pascolo ovino. strapiombo. Una torretta cilindrica, a somiglianza
Costeggiando il ciglio per un centinaio di metri di un bastione, reca l’incasso dove era alloggiato
verso ovest, si incontra, in un recinto privato, ciò che uno stemma8. Da qui si gode un belvedere ad
resta di una figura recumbente sul fianco sinistro, ampio raggio sulla profonda vallata, che spazia
danneggiata agli arti e acefala, con una cornucopia. verso il fiume Lente e le alture circostanti, con
La scultura è ricavata direttamente nel masso. Per l’Amiata in lontananza. Rientrando da qui verso
via dell’attributo è stata interpretata come una la strada, sul ciglio si incontra il residuo di un
Pomona3, un’Abbondanza4 o una Fortuna5, ma pilastro, unica testimonianza del secondo portale
apparendo priva di seni potrebbe essere di sesso d’accesso rivolto ad est.
maschile. La tradizione popolare nota ai pitiglianesi Le informazioni disponibili sono, finora, tutte di
identifica la scultura come «Orlando». Visto il seconda mano. La pur ricca messe documentaria
contesto, potrebbe essere un dio fluviale. Poco cinquecentesca relativa alla signoria orsiniana
discosta era una sorta di vasca o forse il supporto nella Contea di Pitigliano finora pubblicata, non
per un padiglione effimero, non più riconoscibile6. fa menzione del luogo. Nel 1848 esso è citato
Alle spalle della statua, una scalinata tagliata nel dall’archeologo George Dennis che vede le due
masso conduce ad una cornice sottostante dove si sculture e registra la tradizione locale che, con il
incontrano spalliere e troni scavati nella compagine nome curiosamente storpiato, le chiama « Orlano
rocciosa, oltre ad una nicchia con ingresso ad arco, (Orlando) and his wife»9. La letteratura di viaggio
contenente un sedile, che consentiva, quando la in lingua inglese lo nomina in diverse occasioni10,
vegetazione era addomesticata, di contemplare lo ripetendo senza variazioni le notizie del Dennis.
spettacolo della valle. Del parco come luogo di delizia e bandita di caccia
Scendendo di un’ulteriore balza, si incontrano accenna brevemente nel 1897 don Giuseppe
un’altra nicchia coperta, con ingresso ad arco e Fabriziani, canonico della cattedrale di Pitigliano,
aperture laterali e una rosa ursinea scolpita sulla attribuendone la sistemazione al conte Niccolò
sommità del fornice, ed una terrazza sporgente IV Orsini. Il Fabriziani informa che il parco era
rivolta ad ovest. Qui è alloggiata una figura ancora parzialmente sistemato e arredato «con i
femminile in posizione giacente, ormai ridotta lunghi e ampii viali di cipressi e di bosso» fino
ad un moncone, chiamata tradizionalmente al 1780 quando venne «allivellato»11. Fu venduto
«la moglie di Orlando» o anche «la Sirena» e nell’ambito delle smobilitazioni delle proprietà
interpretabile come una ninfa7. Proseguendo in demaniali disposte da Pietro Leopoldo di Lorena,
direzione est, il percorso è accidentato e impervio, ma non è sicuro che venisse completamente
rivelando altri massi lavorati e troni con la smantellato come sembra credere il canonico12.

3. G. Bruscalupi, Monografia storica della contea di Pitigliano, opera postuma di Giuseppe Bruscalupi, 1. ed. riv. e corredata di
sommari, di aggiunte, di note, di documenti e di una appendice per cura di G. C. Fabriziani, Firenze, Tip. ed. Martini, Servi e
c., 1906, p. 661. La notizia è del curatore Fabriziani.
4. A. Vezzosi, Pratolino d’avanguardia, fonte d’ingegni stupori e controveleni, in La fonte delle fonti. Iconologia degli artifizi
d’acqua, Firenze, Alinea, 1985, pp. 56, 59.
5. Pitigliano. Alla scoperta della città e del suo territorio, a cura di A. Biondi, F. Dominici, Arcidosso, Effigi, 2015, p. 110.
6. P. Portoghesi, Nota sulla villa Orsini di Pitigliano, «Quaderni dell’Istituto di Storia dell’Architettura», 7-9, 1955, pp.
74-75.
7. G. Feo, M. Bisogni, Arte sacra e stregoneria. Templari e altri “eretici” nella Toscana Medievale, Arcidosso, Effigi, 2012, p.
113. Secondo Giovanni Feo, la scultura è una ninfa insidiata da un satiro. Non c’è evidenza della presenza di una figura
satiresca, ma il riferimento iconografico è nondimeno corretto. Cfr. E. B. McDougall, The Sleeping Nymph: Origins of a
Humanist Fountain Type, «The Art Bulletin», settembre, 1975, LVII, 3, pp. 357-365.
8. Baldini, Pitigliano…, cit., p. 128, fig. 51; Torchio, Memorie…, cit., p. 57.
9. G. Dennis, The cities and cemeteries of Etruria, vol. I, Londra, John Murray, 1848, p. 475.
10. O. Blewitt, A Handbook for Travellers in Central Italy, Londra, John Murray, 1850, p. 620; A. J. Cuthbert Hare,
Days near Rome, vol II, Londra, Daldy Isbister & Co., 1875, p. 339.
11. G. Fabriziani, I Conti Aldobrandeschi e Orsini. Sunti storici con note topografiche, etnografiche e illustrative sull’antica
contea di Sovana e Pitigliano, Pitigliano, Tipografia Editrice della Lente di Osvaldo Paggi, 1897, p. 118; Bruscalupi,
Monografia storica…,cit., p. 661.
12. Comunicazione cortese di Angelo Biondi.
46 MARCO MARIA MELARDI

Nel 1919, la viaggiatrice inglese Katharine dei locali, volto a sfregiare la prepotenza degli antichi
Hooker visita Pitigliano e Sorano e, nel signori20. Furti e saccheggi avvennero anche più
resoconto vivace del suo soggiorno, descrive la recentemente, come risulta confrontando lo stato
villa: frammenti di un muro costruito presso un attuale con le immagini del Denci. Il trafugamento
casolare, pochi pilastri spezzati e archi semisepolti della testa della statua dell’Orlando, ancora
nel terreno, le due grandi sculture. La scrittrice ne documentata in una foto precedente agli anni
segnala una terza, già irriconoscibile, e oggi non Novanta, è rimasto nella memoria dei residenti21.
più identificabile13. Nel 1992 fu presa in esame la possibilità
Si fa menzione del parco alla “Mostra del di recuperare il sito, al fine di valorizzarne
Giardino Italiano”, tenuta a Firenze in Palazzo l’appropriazione identitaria da parte della
Vecchio nel 193114. popolazione locale, come di un’insigne
Per una descrizione più estesa bisogna attendere testimonianza del genius artistico prodotto dal
Evandro Baldini che pubblica delle note tra territorio. Il progetto aveva il patrocinio della
il 1935 e il 1936 ma non si pronuncia sulla Cassa Rurale di Pitigliano e gli architetti Sofia
paternità del complesso. Nello stesso periodo, Varoli Piazza e Daniele Dallari procedettero ad
in collaborazione con il Baldini, il fotografo un minuzioso rilievo geomorfologico e botanico,
pitiglianese Lorenzo Adolfo Denci esegue diversi che mise in evidenza le condizioni critiche
scatti che costituiscono preziosa documentazione15. della vegetazione e dei percorsi praticabili22.
Il Baldini registra come il portale d’ingresso fosse L’intervento proposto prevedeva la messa in
parzialmente interrato per «almeno cinque bozze sicurezza dei sentieri, ricalcando le vie già tracciate
degli stipiti»16 , esplicando così la notizia del dall’uso rurale e artigianale del luogo, creando un
1919 e, come Ispettore Onorario di Monumenti itinerario monumentale alla scoperta delle vestigia
e Scavi, si interessa del suo recupero, essendo architettoniche e scultoree, da inserirsi nel sistema
questo messo a rischio dalla costruzione della di percorsi naturalistici che circondano Pitigliano
rimessa delle corriere del servizio extraurbano17. Il e le zone limitrofe, come le ormai famose
tentativo dell’Ispettore di mantenerlo isolato e di «vie cave» etrusche. Sarebbero stati impiegati
salvaguardarne le condizioni è però fallito. Rimasto materiali locali per costruire cordoli e muretti
comunque in situ, in corrispondenza del civico 322 di contenimento a basso impatto visivo, erano
di via Santa Chiara, oggi è circondato da diversi previste delle aree di sosta, in corrispondenza dei
edifici e, rispetto alle immagini del Denci, appaiono punti panoramici a ovest e a nordest, nonché nella
crollati la nicchia di destra e quanto rimaneva di spianata che occupa il crinale del poggio, mentre
un probabile frontone che sovrastava la cornice18. in corrispondenza dell’antico accesso orientale
Le fotografie degli anni Trenta mostrano che al presso l’ex convento di san Francesco sarebbe
tempo la vegetazione era meno fitta, e la statua dovuto sorgere un piccolo museo del territorio.
femminile possedeva ancora il braccio destro su Del progetto originario, nulla è stato realizzato. Si
cui si appoggiava. Il parco era caduto in disuso e segnala che soltanto la spianata sommitale è stata
fu trasformato in podere agricolo già quando gli arredata, negli anni successivi, con tavoli e panche
Orsini lasciarono definitivamente il territorio che rustiche in legno: un’area picnic priva di richiami
venne inglobato dal Granducato di Toscana nel monumentali, dalla quale l’accesso ai resti del
160819. Considerando la cattiva reputazione che parco Orsini è difficoltoso e non segnalato, vista la
aveva caratterizzato gli ultimi conti, non si fatica a completa mancanza di percorsi che garantiscano
credere che la rovina si debba anche al vandalismo la sicurezza del visitatore.

13. K. Hooker, Byways in Southern Tuscany, London, T. Fischer Urwin, 1919, pp. 282-284.
14. Catalogo della Mostra del giardino italiano, a c. di A . Lensi, U. Ojetti, Firenze, Municipio/Tip E. Ariani, 1931, p. 132.
15. Torchio, Memorie…, cit., pp. 53-57.
16. Baldini, Pitigliano…, cit., p. 127.
17. Baldini, Pitigliano…, cit., p. 127; Torchio, Memorie…, cit., pp. 47-52; Missiva di Evandro Baldini alla Soprintendenza
di Firenze del 19 marzo 1915, edita in Torchio, Memorie…, cit., pp. 122-124.
18. Torchio, Memorie…, cit., p. 53.
19. Comunicazione cortese di Angelo Biondi. Cfr. E. Baldini, Lo Stato e la Contea di Pitigliano nel trapasso dagli Orsini ai
Medici, «Bulletino Senese di Storia Patria», LXV, 1958, p. 112.
20. Portoghesi, Nota…, cit., p. 74.
21. È stato rammentato a chi scrive nel 2010 da un testimone di circa 65 anni.
22. Il progetto è stato consultato presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Pitigliano. Si ringrazia l’architetto Vasco
Mosci per la collaborazione e l’architetto Sofia Varoli Piazza per avere consentito la riproduzione della planimetria
del luogo.
IL PARCO DI CACCIA DEGLI ORSINI A PITIGLIANO – GROSSETO 47

2. Tra Pitigliano e Bomarzo del “Mascherone infernale”. Non è da trascurare


che uno dei “Colossi in lotta” di Bomarzo sia
Nel 1955 Paolo Portoghesi pubblica, per l’Istituto chiamato «Orlando» dallo stesso Vicino Orsini,
di Storia dell’Architettura di Roma, la prima nota patrono e committente del Sacro Bosco25, come
monografica sul parco Orsini di Pitigliano23, in la tradizione popolare fa con la statua maschile
appendice al pionieristico studio dedicato al Sacro di Pitigliano. I due parchi appaiono così connessi
Bosco di Bomarzo che appariva, allora come da precisi richiami formali, sebbene vada
adesso, il termine di paragone più pertinente24. tenuto presente che le condizioni disastrose di
Accomunano i due siti l’appartenenza dei Pitigliano non consentono grandi ipotesi sul suo
committenti al casato degli Orsini, l’assetto assetto originario. La zona circostante ha subito
territoriale ed il principio ispiratore, ossia lo sicuramente sconvolgimenti geologici, tra cui un
svolgimento del tema di un luogo boschivo e franamento imponente nell’agosto del 1866, che
scosceso dove ambientare episodi architettonici ha alterato il profilo della cascata del Procchio26.
e scultorei, parzialmente ricavati dalle rocce Posto al margine di una vasta vallata impiegata
presenti in loco. Comune fu anche la sorte di come riserva di caccia, il luogo risponde alla
abbandono dei due luoghi, con esiti similari. Tutti tipologia del barco o “salvatico” che accompagnava
gli elementi già descritti trovano degli analoghi le residenze padronali del territorio alto laziale,
a Bomarzo: una divinità maschile barbuta di come le ville di Bagnaia e di Caprarola, e il Sacro
carattere fluviale nel Sacro Bosco è scolpita nel Bosco di Bomarzo è quanto rimane di un “salvatico”
banco roccioso e reca anch’essa una cornucopia, ibrido e denso di statue, quanto di più vicino ci sia
e poco più in là una figura di donna dormiente pervenuto all’aspetto che doveva offrire Pitigliano27.
ha una posa ripetuta pressoché identica a La contiguità stilistica con Bomarzo è messa in
Pitigliano. A Bomarzo si trova un terrazzino evidenza anche dal richiamo comune alle forme
belvedere circolare convesso, con sedili collocati tombali etrusche. I padiglioni e le panche coperte
in delle nicchie, sorta di pendant alla terrazza imitano le tombe ad arcosolio, mentre le lavorazioni
semicircolare concava di Pitigliano, molto più delle cornici e dei troni non mancano di evocare
monumentale. Qui, i sedili nelle nicchie ad arco rassomiglianze con le tombe monumentali, o con
lungo la parete rocciosa richiamano, di Bomarzo, i cippi delle sepolture a dado, tipologie presenti
sia la cosiddetta “Panca etrusca” che la grotta- tutte nella vicinissima necropoli di Sovana28. Il
padiglione cui dà accesso la bocca spalancata dato si inserisce nel revival etrusco che, a partire

23. Portoghesi, Nota …, cit. Neanche Portoghesi si spinge ad ipotizzare l’identità del committente. L’Autore scriveva
che l’équipe che si era occupata di Bomarzo stava svolgendo analogo lavoro sul sito di Pitigliano, annunciando la prossima
pubblicazione dei risultati. Purtroppo, ciò non è mai avvenuto e la ricerca negli archivi dell’Istituto ha avuto esito negativo.
Si ringrazia Claudio Castelletti per la gentile collaborazione.
24. La bibliografia sul Sacro Bosco di Bomarzo e il suo patrono Vicino Orsini è molto vasta. Sono imprescindibili A.
Bruschi, G. Zander, F. Fasolo, L. Benevolo, P. Portoghesi, Fascicolo monografico dedicato alla villa Orsini di Bomarzo,
«Quaderni dell’Istituto di Storia dell’Architettura», 7-8-9, aprile, 1955; J. Theurillat, Les Mystéres de Bomarzo et des
Jardins Symboliques de la Renaissance, Ginevra, Les Trois Anneux, 1973; H. Bredekamp, Vicino Orsini e il Sacro Bosco di
Bomarzo. Un principe artista ed anarchico, Roma, Edizioni dell’Elefante,1989 (ed. or. ted. Worms, 1985); M. Calvesi, Gli
incantesimi di Bomarzo, Milano, Bompiani, 2000; Bomarzo: il Sacro Bosco, a cura di S. Frommel, Milano, Electa, 2009, che
contiene la bibliografia più completa a cura di Claudio Castelletti; Bomarzo: il Sacro Bosco. Fortuna critica e documenti, a
cura di S. Frommel, Roma, Ginevra Bentivoglio Editori, 2009. Si veda anche il mio M. M. Melardi, Bomarzo e i suoi
miti. Folklore, storia, letteratura e cultura di massa, Viterbo, Sette Città, 2015.
25. Missiva di Vicino Orsini a Giovanni Drouet del 1 aprile 1578, edita in Bredekamp, Vicino Orsini..., cit., p. 271. Il
sottotesto iconografico della scultura rinvia alle figure di Ercole, tipo dell’eroe guerriero ma anche figura importante
nella mitologia etruscheggiante promossa da Annio. Sulla questione si veda Bredekamp, Vicino Orsini..., cit., pp. 124-
128; Calvesi, Gli incantesimi..., cit., pp. 158-162; M. M. Melardi, Ritratti di Vicino Orsini. Ipotesi sul colosso barbuto
di Bomarzo, in A. Rocca, Sacro Bosco. Il giardino ermetico di Bomarzo, Viterbo, Sette Città, 2013, pp. 95-104; M. M.
Melardi, Vicino Orsini tra Firenze e Bomarzo. Cultura, storia e immaginario, in Architettura e arte del principato mediceo.
Vasari, gli Uffizi e Michelangelo: dall’ ‘invenzione’ del Rinascimento al mito di Firenze, a cura di F. Canali, «Bollettino della
Società di Studi Fiorentini», 22-23, 2013-2014, pp. 287-298.
26. Baldini, Pitigliano…, cit., p. 126; Vatti, Profili…, cit., p. 107.
27. C. Lazzaro, The Italian Renaissance Garden from the Convention of Planting Design and Ornament to the Grand Garden
of Sixteenth-Century Central Italy, New Haven (USA)– Londra, Yale University Press, 1990, pp. 112-116; S. Varoli
Piazza, Paesaggi e giardini della Tuscia, Roma, De Luca, 2000, pp. 80, 157.
28. Lazzaro, The Italian Renaissance Garden ..., cit., pp. 118-119, 301; J. P. Oleson, A Reproduction of an Etruscan Tomb
in the Parco dei Mostri at Bomarzo, «The Art Bulletin», 57, 3, settembre,1975, pp. 410-417; E. G. Dotson, Shapes of Earth
and Time in European Gardens, «Art Journal», 42, 3, 1982, pp. 210-216; K. Coty, A Dream of Etruria: The Sacro Bosco
at Bomarzo and the alternate Antiquity of Alto Lazio, Tesi di Laurea, University of Washington (USA), 2013, pp. 95-99.
48 MARCO MARIA MELARDI

dalla pubblicazione delle Antiquitates di Annio una fase di lavori conclusa nel 155232. Durante
da Viterbo (1498), aveva innalzato l’antico il suo primo periodo di governo (1547-1562),
popolo tirrenico a stirpe nobilitante, più antica e Niccolò impegnò ingenti risorse finanziarie
altrettanto illustre di quella romana, cui i casati nella fortificazione e abbellimento della rocca
governanti allacciavano le proprie origini. Così, fortificata di Pitigliano in cui risiedeva, dove
al passato dell’ Etruria, in contrapposizione alla rinnovò il cassero33, e della fortezza di Sorano.
tradizione romanocentrica, si rifaceva la retorica Qui, nella porta d’accesso in travertino del mastio
medicea, nelle cui committenze architettoniche si ritrova il bugnato rigato del portale del parco di
dominava l’austero ordine tuscanico29. Le forme Pitigliano. Sopra, campeggia un elaborato stemma
rustiche ed etruscheggianti del bugnato ricorrono orsiniano con il nome di Niccolò IV e la data
nei portali del parco e del castello di Pitigliano, 1552. Sotto il bastione di levante della fortezza
della rocca di Sorano e del Palazzo Orsini di soranese, detto di san Marco, sono presenti tracce
Bomarzo, cui si propone qui di aggiungere anche di sentieri in cui si incontrano pochi rimasugli
il portale dell’accesso meridionale alla villa di di una fontana, panche scolpite e ornate di
Papacqua del cardinale Cristoforo Madruzzo a cornucopie e mascheroni34, che la tradizione
Soriano nel Cimino, dove una complessa fontana riconduce a Niccolò, mancando purtroppo anche
monumentale è scolpita nel banco roccioso che in questo caso una documentazione cogente.
affianca la palazzina30. Sia Vicino Orsini, signore di La collocazione immediatamente extramuraria
Bomarzo e patrono del Sacro Bosco, che Niccolò si ritrova nel “giardino segreto” del castello di
Orsini, avevano avuto occasione di frequentare, nel Bracciano, sul lato rivolto verso il lago, disegnato
1546, la corte trentina del Madruzzo. Entrambi per il duca Paolo Giordano Orsini dall’architetto
erano partiti per la campagna militare indetta siciliano Jacopo del Duca, attivo a Caprarola per
dell’Imperatore Carlo V contro i principi tedeschi i Farnese e forse coinvolto nella sistemazione
protestanti riuniti nella Lega di Smalcalda31. architettonica del palazzo di Papacqua a Soriano,
L’ospitalità trentina, nota per la raffinatezza di e al Sacro Bosco di Bomarzo35. A ciò si abbinano
apparati e festeggiamenti, in città come nelle ville degli affreschi in uno stanzino della rocca di
circostanti, non è da escludersi come una delle Sorano con episodi virgiliani ed una partitura
fonti ispiratrici del Sacro Bosco, dove la “Casetta musicale dipinta, un madrigale di Domenico
pendente” è esplicitamente dedicata a Cristoforo Ferrabosco tratto dal Boccaccio. Gli affreschi
Madruzzo da una lapide, ed un’iscrizione apposta sono da collocarsi tra il 1542, quando comparve
su di un cippo reggi-obelisco nella spianata per la prima volta a stampa il madrigale, e il 1562,
antistante al cosiddetto “Teatro” testimonia data iscritta nella stanzetta36.

29. Sul tema cfr. G. Cipriani, Il mito etrusco nel Rinascimento fiorentino, Firenze, Olschki, 1980; G. Morolli, «Vetus
Etruria» : il mito degli Etruschi nella letteratura architettonica nell’arte e nella cultura da Vitruvio a Winckelmann, Firenze,
Alinea, 1985; Coty, A Dream of Etruria..., cit.
30. Sul palazzo del Madruzzo e la fontana di Papacqua a Soriano nel Cimino si vedano almeno: S. Lang, Bomarzo 2,
«The Architectural Review», 12, 725, giugno, 1957, pp. 427-30; Theurillat, Les Mystéres de Bomarzo..., cit., pp. 143-
153; McDougall, The Sleeping Nymph..., cit.; M. Festa Milone, Il casino del cardinal Madruzzo a Soriano nel Cimino,
«Quaderni dell’Istituto di Storia dell’Architettura», 97-114, 1975, pp. 71-94; M. Festa Milone, La triplice allegoria dell’
“Acqua di Papa”. La fonte del cardinal Madruzzo a Soriano nel Cimino, «Psicon», 8-9, 1976, pp. 121-132; Bredekamp, Vicino
Orsini..., cit., passim; G. Grazzini, Zampillano segreti dalla fontana del Papa, «Bell’Italia», 2, giugno 1986, pp. 72-89; F.
T. Fagliari Zeni Buchicchio, Ottaviano Schiratti da Perugia: l’architetto di Papacqua per Cristoforo Madruzzo, «Arte e
Accademia: Ricerche studi Attività ‘89», Accademia di Belle Arti “Lorenzo da Viterbo”, Viterbo, 1989.
31. I. Fosi, Niccolò Orsini, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 79, Roma, 2013, ad vocem, consultabile all’indirizzo
web http://www.treccani.it/enciclopedia/niccolo-orsini_Dizionario-Biografico; H. Bredekamp, Vicino Orsini..., cit.,
Roma, Edizioni dell’Elefante, 1989, p. 137.
32. L’iscrizione recita “VICINO ORSINO NEL MDLII”.
33. Fabriziani, I Conti Aldobrandeschi…, cit., p. 118; A. Biondi, L’attività di Antonio da Sangallo il Giovane nella Contea di
Pitigliano, in All’ombra di “sa’ gilio a celeri di farnesi”: Committenze private o minori affidate ad Antonio da Sangallo il Giovane
e alla sua Bottega di architettura, Atti della Giornata di Studio (Cellere, 10 aprile 1999), a cura di E. Galdieri e R. Luzi,
Cellere, 2001, pp. 13-31.
34. M. Becattini, A. Granchi, Le colline del Fiora. Storia e cultura di un territorio, Pitigliano, Comunità montana zona
S, Tipografia A.T.L.A., 1984, pp 73-75; Vezzosi, Pratolino d’avanguardia..., cit. p. 59; Feo e Bisogni, Arte sacra…, cit.,
pp. 115-116.
35. S. Benedetti, Giacomo del Duca e l’Architettura del Cinquecento, Roma, Officina edizioni, 1973, pp. 195-211.
36. A. Biondi, Una decorazione a grottesche nella fortezza di Sorano, «Prospettiva», 20, gennaio, 1980, pp. 94-97; M. Cursi,
R. Zanni, «Io mi son giovinetta» (Dec. IX, Concl. 8-12): testi in figura e in musica in una stanza della memoria della fortezza
di Sorano, «Critica del testo», IX/3, 2006, pp. 813-852.
IL PARCO DI CACCIA DEGLI ORSINI A PITIGLIANO – GROSSETO 49

A conferma della non banale cultura artistica sembra avere soltanto i due centri rilevati, orientati
del conte Niccolò IV, intorno al 1559 egli aveva verso i bastioni rispettivamente di Pitigliano e di
commissionato allo scultore fiammingo Willem Sorano. Ed in effetti, chi provenisse dalla strada
van Tetrode la decorazione di uno stipo destinato ad di Sorano scorgerebbe, con la vegetazione curata
essere donato al re di Spagna Filippo II d’Asburgo, per sgombrare la visuale, lo sperone che sorregge
che comprendeva piccole riproduzioni in bronzo la terrazza nordorientale lavorato come una
di statue classiche molto note, come l’Ercole muraglia castellare, su cui campeggiava lo stemma
Farnese e l’Apollo del Belvedere, oltre ai busti dei ursineo che doveva essere analogo a quelli esibiti
Dodici Cesari. Il monetiere fu requisito all’atto sui bastioni delle due fortezze, di cui va detto che
dell’occupazione medicea di Pitigliano del gennaio furono fatti apporre tutti da Gianfrancesco Orsini
del 1562 e inviato a Firenze37, dove si conservano in un arco di tempo che va dal 1543 al 1546,
ancora i bronzi presso la Galleria degli Uffizi. precedentemente all’usurpazione da parte del figlio
Considerando che la competizione artistica tra Niccolò. Se Bomarzo in qualche modo si nasconde
committenti di arte ed architettura non era rara per svelarsi come insieme di sorprese riunite in
nel Cinquecento38, il parco di Pitigliano poteva loci deputati da scoprire gradualmente, secondo
gareggiare con il Sacro Bosco di Bomarzo del una logica analitica discendente dalla concezione
consanguineo Vicino Orsini del ramo di Mugnano. teatrale già medievale, poi in parte o in toto ancora
Sorano fu dominio ininterrotto di Niccolò dal attiva negli apparati effimeri delle manifestazioni
1547 al 1567, anche quando dal 1562 fu costretto trionfali, diversamente la concezione teatrale di
a tenersi lontano da Pitigliano. Incrociando le date, Pitigliano si presenta sintetica concentrandosi
il parco sarebbe da collocarsi al principio del sesto alle estremità panoramiche del poggio. La sintassi
decennio del secolo, contemporaneamente ai lavori interna degli elementi che componevano l’arredo
dell’area teatrale di Bomarzo, e nello stesso tempo, ricalca, da un lato, la logica del giardino pensile,
o un decennio dopo, sarebbe stata la volta di Sorano. di cui la tradizione vuole ne esistesse uno sul
L’impianto del parco di Pitigliano si differenzia bastione di San Francesco40, e dall’altro esalta un
però da quello di Bomarzo per alcuni aspetti non concetto di “belvedere addomesticato” al volere del
secondari39. Mentre il Sacro Bosco si estende lungo committente, di cui si dirà oltre.
il fianco di una collina fino al fondovalle, dove era
collocato l’accesso principale, il che conferisce al sito
un carattere ascensionale di elevato valore simbolico 3. Note storiche e biografiche su Niccolò IV Orsini e la
ed iniziatico, a Pitigliano i manufatti si trovano sulla Contea di Pitigliano
regione sommitale del Poggio, dove si concentrano
essenzialmente in due nuclei, a ovest e a nordest, Niccolò rientrò a Pitigliano dalla campagna
sulle sporgenze naturali della roccia affacciate sulla smalcaldica, richiamato dagli organizzatori di una
vallata, seppure non si trovino sempre sulla stessa rivolta popolare iniziata l’11 gennaio 1547 che
quota di livello. Mentre il Sacro Bosco inoltre è si concluse con la fuga del padre Gianfrancesco
policentrico, e il suo ordine inapparente si descrive Orsini dalla rocca41. Avocando a sé il governo
proprio osservando le planimetrie dei diversi nuclei della Contea, egli disilluse presto le aspettative
e le relazioni geometriche tra i loro orientamenti, dei rivoltosi, imprimendo una svolta assolutistica
innegabili anche se poco evidenti, Pitigliano alla gestione dello Stato, riservandosi ogni potere

37. Sullo stipo di Pitigliano si vedano A. M. Massinelli, I bronzi dello stipo di Cosimo I, «Antichità viva», 1987, 1, pp. 39 e sgg.;
A. Giannotti, Precisazioni e aggiunte per il “fiammingo” Willem Tetrode, «Prospettiva», 95-96, luglio-ottobre, 1999, pp. 173-181;
E. von Binnebeke, A majestic showpiece. Willem van Tetrode and the studiolo of the Count of Pitigliano, in Willem van Tetrode
sculptor (c.1528-1580), a cura di F. Scholler, Amsterdam-New York, 2003, pp. 78-90; e le schede di A. M. Massinelli in Vasari,
gli Uffizi e il Duca, Catalogo della Mostra (Firenze,14 giugno-30 ottobre 2011), Firenze, Giunti, 2011, pp. 328-343 dove si
propone una possibile ricostruzione del mobile.
38. Sempre nella stessa cerchia, si veda la lettera di Annibal Caro a Torquato Conti che voleva rendere la sua Villa Catena
a Poli degna di competere col Sacro Bosco di Bomarzo: «bisogna che ci siano stravaganze da dar la stretta al boschetto
del signor Vicino» (Missiva di Annibal Caro a Torquato Conti, del 6 giugno 1563, cit. in C. Castelletti, Bomarzo
dopo Bomarzo: storia, ricezione e fortuna critica del Sacro Bosco dal ’500 agli anni Cinquanta del ’900, in Bomarzo: il Sacro
Bosco. Fortuna critica..., cit., p. 11. L’intera lettera è leggibile in A. Caro, Lettere familiari, a cura di A. Greco, Firenze, Le
Monnier, 1957-1961, vol. 3 (1961), p. 163; Bredekamp, Vicino Orsini..., cit., p. 163.
39. Ringrazio Angelo Biondi per avere attirato la mia attenzione su tali aspetti.
40. Becattini, Granchi, Le colline del Fiora..., cit., p. 30.
41. Si riassumono brevemente alcuni eventi della storia della Contea di Pitigliano, rinviando in generale, e dove necessario
puntualmente, a Bruscalupi, Monografia storica..., cit.; Fabriziani, I Conti Aldobrandeschi…, cit., A. Biondi, Lo Stato di
Pitigliano e i Medici da Cosimo a Ferdinando I, in I Medici e lo Stato senese 1555-1609. Storia e territorio, Catalogo della Mostra
50 MARCO MARIA MELARDI

effettivo e riducendo al minimo le prerogative dei la cacciata di Niccolò nel gennaio del 1562 ed il
rappresentanti della Comunità di Pitigliano42. La ritorno, a capo della Contea, di Gianfrancesco,
sua signoria si caratterizzò in senso fortemente il quale stipulò un’accomandigia che la poneva
antimediceo, con l’intento di mantenere il controllo sotto la protezione di Firenze. Egli cedette
della Contea, stretta tra le mire espansionistiche presto il controllo al figlio Orso, nato illegittimo.
dei Medici e dei Farnese43. Cosimo de Medici Niccolò si appellò al Papa, al Re di Francia e
aveva accolto Gianfrancesco a Firenze e assumeva all’Imperatore47. Frattanto, già nel 1561 Cosimo
il ruolo del riparatore di torti, appoggiandolo aveva giocato un’altra carta, avviando un’inchiesta
come Conte legittimo contro l’usurpazione di «circa la vita […] epicurea, heretica e tirannica del
Niccolò. Il clan degli Orsini tentò di comporre Conte Nicola»48, con interrogatori e testimonianze
la situazione nel 155844. L’appoggio farnesiano a raccolte sul territorio, pubblicata a stampa ed
Niccolò si concretizzò nell’intermediazione del inviata al Tribunale romano dell’Inquisizione,
Cardinale di Trento, Cristoforo Madruzzo, presso dove lo si accusava di colludere con la comunità
l’Imperatore Ferdinando d’Asburgo, che valse al ebraica49. Le accuse di sacrilegio e di simpatie
Conte la conferma dell’investitura imperiale il 5 anticattoliche erano simili a quelle che colpirono
marzo del 156045. altri personaggi come il congiunto Carlotto
Seguirono una serie di congiure, complice il Fausto Orsini, signore di Mugnano, con cui, nel
Duca di Firenze, la prima delle quali puntava 1546, Niccolò aveva frequentato la corte trentina
ad assassinare il Conte durante una battuta di del Cardinale Cristoforo Madruzzo, alquanto
caccia, stando al Bruscalupi proprio nel parco46. permeabile alle diverse espressioni del dissenso
Dopo i primi fallimenti, i fatti si conclusero con religioso50. Niccolò fu trattato comunque con un

(Grosseto, 3 maggio-30 settembre 1980), a cura di L. Rombai, Roma, De Luca, 1980, pp. 75-88; G. Celata, La contea di
Pitigliano nel Cinquecento: feudatari, borghesi, contadini ed ebrei nella Toscana meridionale, s.l., [ma Pitigliano], Tip. A.T.L.A., s.d.
[ma 1982]; G. I. Giusti, La Contea di Pitigliano nel potentato degli Orsini, Grosseto, Tip. La commerciale, 1989; P. Fanciulli,
La Contea di Pitigliano e Sorano nelle carte degli Archivi Spagnoli di Simancas e Madrid e dell’Archivio di Stato di Firenze Mediceo del
Principato, con documenti inediti Spagnoli e Italiani, Pitigliano, Tip. A.T.L.A., s. d [ma 1991]; Anonimo Apatista [Francesco
Caluri?], Descrizione della Contea di Pitigliano. Lo Stato antico e moderno della contea di Pitigliano ossia breve e distinta relazione di
essa da cui appariscono le cause della sua decadenza e resultano i mezzi per rimetterla, vol. I, a cura di A. Biondi, Pitigliano, Laurum,
2002 [edizione di un manoscritto databile al 1770-1780 ca.], pp. 92-222. Si segnalano inoltre i seguenti contributi, dei quali
non si è potuto qui però tenere debitamente conto, essendo il presente studio già stato chiuso per la stampa: A. Biondi, Il conte
di Pitigliano e la guerra di Siena, «Bullettino di Senese di Storia Patria», CXXIII, 2016, pp. 65-109; A. Biondi, Duelli e sfide nei
feudi di confine tra Siena e Stato Pontificio nel ’500, «Bullettino di Senese di Storia Patria», CXXIV, 2017.
42. Bruscalupi, Monografia storica..., cit, pp. 331-336.
43. Bruscalupi, Monografia storica..., cit., pp. 341-346; Biondi, Lo Stato di Pitigliano…, cit., pp. 75-76.
44. Un lodo di Camillo Orsini di Mentana e Giovanni Carafa, duca di Paliano, stabiliva che Gianfrancesco facesse
dono della Contea a Niccolò, riservando per sé una pensione e la dotazione per le figlie. Il documento è riportato in
Bruscalupi, Monografia storica..., cit., pp. 347-349. Le convenzioni non furono tuttavia rispettate, poiché Gianfrancesco
fece ricorso al Duca Cosimo per riottenere la Contea. Cfr. Bruscalupi, Monografia storica..., cit., p. 375.
45. Biondi, Lo Stato di Pitigliano…, cit., p. 76.
46. Bruscalupi, Monografia storica..., cit., pp. 351-352; Biondi, Lo Stato di Pitigliano…, cit., p. 76.
47. Bruscalupi, Monografia storica..., cit., pp. 353, 367-379; Biondi, Lo Stato di Pitigliano…, cit., p. 79.
48. Bruscalupi, Monografia storica..., cit., pp. 337-339; A. Biondi, La Contea di Pitigliano e Sorano nel Cinquecento tra
Firenze, Francia e Spagna, in Fanciulli, La Contea di Pitigliano…, cit., p. 10; Fosi, Niccolò Orsini…, cit.
49. La lista delle accuse era molto nutrita e dipingeva il ritratto di un Conte sprezzatore dei digiuni quaresimali, avversario
del culto dei santi e delle immagini sacre, che non aveva esitato a vessare i monaci locali, trasformando in legnaia e sala
da ballo la chiesa del convento di San Francesco. Effettivamente, Niccolò tenne sotto la sua protezione le famiglie ebree
di Pitigliano e di Sorano, per motivi economici ma anche personali, avendo diverse amanti fra le donne ebree. Ben
poco devoto, irrispettoso dei precetti, negli Statuti del 1556 da lui promulgati si stabiliva che il permesso di contrarre
matrimonio dovesse essere rilasciato dal Conte, e per questo Niccolò fu accusato anche di approfittarsi delle giovani
popolane. Cfr. “Capi d’accusa e testimonianze per il processo contro il Conte Nicola Orsini”, in Firenze, Archivio di Stato,
Mediceo del Principato, filza 2776, cc. 255-365, edito in Fanciulli, La contea di Pitigliano…, cit., pp. 226-231; R.G.
Salvadori, La Comunità ebraica di Pitigliano dal XVI al XX secolo, Firenze, Giuntina, 1991, pp. 23-24.
50. K. Pischedda, S. Seidel Menchi, La politica del dissenso: Cristoforo Madruzzo e gli eterodossi, in Jacopo Aconcio. Il pensiero
scientifico e l’idea di tolleranza, a cura di P. Giacomoni e L. Dappiano, Trento, Editrice Università degli Studi di Trento e
Dipartimento di Scienze Filologiche e Storiche, 2005, pp. 155-169; A. Paris, «Trento è todesco e ha la lingua sciolta». Cristoforo
Madruzzo e Giovanni Morone tra Impero e Inquisizione, in Il cardinale Giovanni Morone e l’ultima fase del concilio di Trento,
a cura di M. Firpo e O. Niccoli, Bologna, Il Mulino, 2010, pp. 183-184. Ai rapporti tra il cardinale Cristoforo Madruzzo
e la dissidenza religiosa sarà dedicato un saggio di chi scrive in Il Casino del Cardinale Cristoforo Madruzzo e la Fontana di
Papacqua. Satiri, dèi e profeti a Soriano nel Cimino, a cura di C. Castelletti e M. M. Melardi, di prossima pubblicazione.
IL PARCO DI CACCIA DEGLI ORSINI A PITIGLIANO – GROSSETO 51

certo riguardo, non fu dichiarato eretico ma scontò per il piacere dello sguardo signorile. I signori,
un anno di carcerazione volontaria, finendo poi accomodati su dei palchi ornati che dominavano
per abiurare pubblicamente nel 156851. lo spettacolo della Natura, ne facevano l’attrice
Già nel 1565 Gianfrancesco aveva associato al destinata al proprio intrattenimento, mentre
governo il figlio Orso, designandolo erede nel contemplavano le battute di caccia e le cascate
testamento del 31 ottobre di quell’anno, e di del Procchio erano come i giochi d’acqua delle
fatto lasciandolo padrone del feudo mentre si fontane. Godere lo spettacolo del “salvatico”, sia a
ritirava a vita privata a Roma. Nello stesso anno è Pitigliano che a Bomarzo, rispondeva al desiderio
attestata la presenza a Pitigliano di Vicino Orsini di comprendere in un colpo d’occhio la continuità
di Bomarzo come delegato dei Farnese, favorevoli vitalistica tra rocce, acque e vegetazione, “messe in
a Niccolò, nell’ambito degli ennesimi tentativi scena” in un anfiteatro naturale ma artificialmente
di mediazione52. Morto il padre Gianfrancesco trasformato in quinta teatrale dall’individuazione
nel 1567, Niccolò tentò di far valere la sua delle postazioni di osservazione, in forma di troni
primogenitura esibendo un testamento falso monumentali. L’Uomo che vi si accomodava
approntato dal Cardinale Alessandro Farnese, ribadiva la sua signoria sulla Natura, anch’essa
ma finì per essere scacciato anche da Sorano53. buona suddita, osservandola come generosa
Il fratellastro Orso, appoggiato da Firenze, ebbe donatrice di bellezza incomparabile e di saporita
la meglio fino al 1571, quando l’Imperatore selvaggina. Giocando sul filo della dialettica tra
Massimiliano II riconosceva Niccolò come signore Natura e Artificio, sembrava quasi che la Natura
della Contea54. Orso, bandito dall’Imperatore nel stessa avesse prodotto anche seggi e troni55.
1573, fu costretto a fuggire nel 1576 a causa delle Compito dell’Uomo era di penetrare i riposti
proprie intemperanze (vide infra), lasciando la segreti della Natura, il suo immenso ordine
Contea nelle mani di Francesco I de Medici che consequenziale in cui nulla è arbitrario, e suo
la restituì formalmente a Niccolò. Fu rinnovata grande desiderio comprenderne le segrete leggi e
l’accomandigia del 1562 e il Conte mantenne la imparare a manipolarne il meccanismo a proprio
giurisdizione feudale, mentre diverse prerogative piacimento. Grandi sbancamenti e raffinatissimi
passarono a Firenze, tra cui l’amministrazione meccanismi idraulici crearono le meraviglie
della giustizia in caso di gravi crimini ed il della villa del Cardinale Ippolito Este a Tivoli
controllo militare diretto delle fortezze di (1550-1572) e del grande parco di Pratolino del
Pitigliano e di Sorano. Dello Stato ursineo, ormai Granduca di Toscana (1568-1581). A Pitigliano
sottomesso totalmente al Granducato mediceo, la morfologia del territorio e le scarse ricchezze
non rimanevano che le spoglie. del casato non consentivano imprese simili ma
il Conte vi suppliva con un atto intellettuale di
4. Il significato del parco. Ipotesi. non poco conto, teatralizzando la Natura in un
immenso diorama.
Dalle vicende storiche Niccolò emerge come un La mentalità cinquecentesca era abbastanza
personaggio ambizioso, dispotico, religiosamente lontana dal sentimento irrazionale romantico
tiepido, reso inquieto ed errabondo dalle sue che vede nel tumulto della Natura una potenza
mire frustrate. Tuttavia, per un quindicennio di per sé incontrollabile, vissuta come lo specchio
continuativo (1547-1562), egli mantenne delle passioni che agitano l’animo umano, di
saldamente il controllo della Contea, dotandola di cui sono solidale o avversa cornice. Forse però,
nuovi statuti giuridici e intervenendo sull’assetto a Bomarzo come a Pitigliano è ipotizzabile
della fortezza-dimora signorile di Pitigliano. una sorta di collusione dei committenti con la
Il suo carattere fortemente autodiretto ed Natura, con il paesaggio che si impadronisce del
egocentrico può ben rispecchiarsi in quello che visitatore dandogli la vertigine della meraviglia56,
è il più peculiare dei caratteri della sua bandita anticipando la riscoperta della poetica del Sublime
di caccia: fare della Natura una grande scena che avrebbe goduto di grande successo circa due

51. Fosi, Niccolò Orsini…, cit.


52. Missiva di Gianfrancesco Orsini al Duca di Firenze del 26 settembre 1565, in Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del
Principato, filza 517, c. 775, edita in Fanciulli, La contea di Pitigliano…, cit., p. 183.
53. Bruscalupi, Monografia storica..., cit., p. 387; Biondi, La Contea di Pitigliano e Sorano nel Cinquecento…, cit., p. 10.
54. Biondi, Lo Stato di Pitigliano…, cit., p. 79.
55. Lazzaro, The Italian Renaissance Garden ..., cit., p. 118.
56. Cfr. A. Bélanger, Bomarzo ou les incertitudes de la lecture: Figure de la meraviglia dans un jardin maniériste du XVIme
siécle, Parigi, Honoré Champion Éditeur, 2007.
52 MARCO MARIA MELARDI

secoli più tardi nella composizione dei giardini e congiunto. Il movente del delitto resta incerto
parchi “all’inglese” 57. Ciò è percepibile soprattutto ma, secondo la tradizione popolare, fu la gelosia:
a posteriori, amplificato dalla condizione di il “duchino”, come lo chiamano le leggende
rudere immerso in un bosco selvaggio, come variandone spesso il nome e la genealogia, si era
traspare nella descrizione di Evandro Baldini58. invaghito della moglie di Orso. Si racconta che,
Al tempo della realizzazione del Parco, però, lo subito dopo avere ucciso il ragazzo, il Conte corse
stupore e la meraviglia, sapientemente orchestrate ad ammazzare la moglie: la trovò nel parco, allo
dall’intervento manipolatore dell’Uomo, sbocco di un passaggio sotterraneo proveniente
testimoniavano, più che l’abbandono “romantico” dal Castello, di cui egli stesso si serviva per recarsi
a forze sovrumane, l’ambigua ambizione, magica a Sorano dove teneva delle amanti61. Interrogata
e tecnica allo stesso tempo, a controllare tali forze. su «cosa avesse fatto a Pitigliano» durante la sua
La meraviglia confonde lo spettatore, celebrando assenza, ella rispose provocatoriamente: «quel
il rango e la cultura superiore, nonché il potere, che avete fatto voi a Sorano», segnando così la
del Signore committente, che ne è l’ultimo sua rovina. Orso la strangolò e poi gettò il suo
responsabile59. corpo senza vita dal ponte giù nel Procchio.
Dal misfatto, il luogo avrebbe preso il nome di
5. Leggende romantiche «Poggio dello strozzone», divenuto poi «Poggio
Strozzoni»62. Secondo un’altra versione, invece,
Al Romanticismo però si deve la fama sinistra, la domanda del conte fu più insidiosa: «che si
alimentata dalle leggende, che ha mantenuto in fa a Pitigliano?», e la risposta della contessa,
vita la memoria del parco, a sua volta radicata del tutto ingenua, fu «oh, niente di diverso da
nelle vicende interne alla bellicosa famiglia. Orso quello che si fa a Sorano», per cui, sapendo di
Orsini, proclamatosi Conte di Pitigliano nel averla appena cornificata, Orso credette di avere
1567 in opposizione al fratello Niccolò, governò la conferma di essere stato tradito63. L’uxoricidio
di fatto dal 1565 al 1575 e fu noto per il suo effettivamente avvenne, ma non contestualmente
carattere irascibile. Nel 1573 uccise con l’inganno al delitto di Galeazzo, il che rende problematico
il giovane Galeazzo Farnese, figlio di Bertoldo, il collegamento fra i due misfatti, bensì due anni
signore di Làtera, durante una battuta di caccia dopo. La donna fu uccisa nell’ottobre del 1575
nella Selva del Lamone, posta al confine tra i due e contro Orso, già bandito dall’Imperatore due
feudi60. Il delitto, data la giovane età della vittima anni prima, si scatenò un tumulto popolare che
che considerava Orso un amico, anche in virtù dei lo costrinse alla fuga. Come a suo tempo il padre,
legami di parentela, destò scalpore e indignazione Orso si recò a Firenze tentando di recuperare il
e fu gravido di conseguenze politiche. Come poco favore del Granduca, ma Francesco I de Medici
sopra ricordato, nello stesso anno Orso fu colpito non gli concesse udienza. Orso fu ucciso sul ponte
dal bando imperiale, non avendo ottemperato Rubaconte – l’attuale Ponte Vecchio – ai primi di
all’ordine di cedere al fratello la Contea, e perse marzo 1576, raggiunto dagli emissari dei Farnese.
il favore di Cosimo I che intendeva compiacere Un’altra ipotesi lo vuole assassinato invece da
l’Imperatore, mirando al riconoscimento Prospero Colonna, dopo un diverbio64.
definitivo del titolo granducale. I Farnese, che già Anche sul nome della contessa le tradizioni
appoggiavano Niccolò in funzione antimedicea, divergono: essa è chiamata Eleonora Isabella,
preparavano la vendetta per l’assassinio del o è indicata con uno solo dei due nomi, talvolta

57. R. Milani, Le categorie estetiche, Parma, Pratiche, 1991, pp. 83-101; R. Milani, L’arte del paesaggio, Bologna, Il
Mulino, 2001, pp. 101-106.
58. Baldini, Pitigliano…, cit., p. 127.
59. Cfr. A. Rinaldi, La ricerca della «terza natura». Artificialia e naturalia nel giardino toscano del Cinquecento, in Natura
e Artificio. L’ordine rustico, le fontane, gli automi nella cultura del Manierismo europeo, a cura di M. Fagiolo, Roma, Officina
Edizioni, 1979, pp. 154-175.
60. La fonte primaria della narrazione è F. Annibali, Notizie storiche della Casa Farnese, Montefiascone, 1817-1818, pp. 106-
107. Da questa dipendono tutte le successive versioni, tra cui Bruscalupi, Monografia…, cit., pp. 388-389. La verità storica
è stata precisata da A. Biondi, L’uccisione del «duchino» di Làtera, «Biblioteca e società», XLII, 1-2, giugno, 2001, pp. 27-35.
61. Qui la tradizione attribuisce a Orso le abitudini del fratellastro.
62. Giusti, La Contea di Pitigliano..., cit., pp. 515-521; Fabriziani, I Conti Aldobrandeschi…, cit., p. 50; F. Niccolai,
Cento leggende di Maremma. Luoghi incantati, fate e serpenti, santi, uomini e cose: itinerario leggendario dalla Maremma al
mare, Arcidosso, Effigi, 2007, p. 57.
63. Hooker, Byways..., cit. pp. 269-270.
64. Biondi, Lo Stato di Pitigliano…, cit., p. 80; Fabriziani, I Conti Aldobrandeschi…, cit., p. 50.
IL PARCO DI CACCIA DEGLI ORSINI A PITIGLIANO – GROSSETO 53

anche Elena65, tuttavia nessuno di questi è oppure alla suddivisione naturale operata dai
storicamente corretto. Ella era una degli Atti di tre torrenti che delimitano il Poggio72. Un’altra
Sismano ma si chiamava Lucrezia, come risulta ipotesi, che qui si presenta, è che il toponimo sia
dal certificato di nozze66. La confusione deriva da riconnettere all’operazione della «sterzatura»,
probabilmente per attrazione dai racconti di ossia l’eliminazione dei polloni degli arbusti da
altri due uxoricidi, consumatisi negli stessi anni, legna per ottenere, al momento della raccolta,
all’interno delle famiglie de Medici e Orsini. Nel tronchi più robusti73, il che rinvia all’uso ancora
1576, a pochi giorni l’una dall’altra, morivano attuale dell’area come ceduo boschivo.
due cognate, entrambe strangolate dal rispettivo
marito per motivi di gelosia. Leonora Àlvarez Quanto alla denominazione delle sculture
di Toledo, moglie di Pietro de Medici, fu uccisa superstiti come «Orlando e sua moglie»74, attestata
nella residenza medicea di Cafaggiolo il 9 luglio, già dal Dennis nel 1848, successivamente sempre
mentre Isabella de Medici, duchessa di Bracciano ripetuta dai viaggiatori e tuttora ben viva nella
e sorella del Granduca Francesco I, moriva il 15 tradizione orale, ci si trova di fronte ad uno dei
dello stesso mese nella villa di Cerreto, in contesti numerosi esempi della diffusione folklorica
di villeggiatura assimilabili nella voce popolare delle vicende del paladino di Carlo Magno
alla bandita di caccia di Pitigliano. Mentre la nell’area centro-italica, mediate sia dall’epica
morte di Isabella per mano del marito Paolo colta medievale che dalla tradizione popolare75,
Giordano Orsini sembra ormai certo trattarsi che assegna ad Orlando passaggi e fondazioni
di una leggenda67, suo fratello Pietro de Medici mitiche. Si racconta che Re Carlo poté espugnare
sicuramente uccise Leonora68. Sovana grazie al suo intervento, e all’impresa
Il parco diventava folkloricamente la classica è correlata una roccia che si trova a circa sette
selva tenebrosa, cornice del supplizio di una chilometri da Pitigliano, presso il bivio che conduce
bella fanciulla innamorata, secondo un tòpos a Sovana: il masso erratico ha la curiosa forma di
della letteratura romantica che si affermò anche un pugno ed è denominato «Mano d’Orlando».
al Sacro Bosco di Bomarzo69. Il toponimo Si tratta di un lampante caso di pareidolia, la
«Strozzoni» sopravvive tutt’ora, ma si tratta di proiezione immaginifica fantasiosa dovuta alla
una storpiatura dell’originale «Sterzoni». Così generica somiglianza morfologica, che rappresenta
infatti il luogo è denominato in un documento una delle più comuni fonti di narrazione mitica.
del 1564 citato da Baldini70, e verosimilmente il I “solchi interdigitali” sarebbero il segno lasciato
nome deriva dalla terminologia agricola. L’ipotesi dall’eroe che stritolò la pietra76. Nella vicenda
più accreditata è che si riferisca a «sterzare», si devono forse vedere gli echi delle contese tra
nel senso di «dividere il terreno in tre parti» e gli Orsini e la Repubblica di Siena prima, e i
alluda alla ripartizione del territorio in poderi71, Medici poi, per il possesso della rocca strategica

65. Elena, dei Conti di Montalcino (o Montelanico), era il nome della moglie del Conte Niccolò III Orsini di Pitigliano.
66. Il documento è stato scoperto da Angelo Biondi nell’Archivio Orsini custodito all’Archivio Capitolino, cfr A. Biondi,
L’uccisione del “Duchino” di Làtera. Nuova luce da un documento di Parma, in Il Cardinale Girolamo Farnese, ultimo duca di
Làtera, Atti della Giornata di Studi (Làtera, 15 novembre 1999), Grotte di Castro, Tip. Agnesotti, 2004, pp. 39-51,
riedizione con modifiche di Biondi, L’uccisione..., cit.
67. A favore della colpevolezza di Paolo Giordano si esprime, basandosi sulle fonti documentarie, C. P. Murphy, Isabella
de Medici. La gloriosa vita e la fine tragica di una principessa del Rinascimento, Milano, Il Saggiatore, 2011, mentre sostiene il
contrario, con forse superiore accuratezza nell’esame della documentazione, E. Mori, L’onore perduto di Isabella de Medici,
Milano, Garzanti, 2011.
68. Cfr. V. Bramanti, Breve vita di Leonora di Toledo (1555-1576), Le Lettere, Firenze 2007.
69. M. M. Melardi, Bomarzo e i suoi miti... cit., pp. 75-91.
70. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato, fascicolo 2776, pag. 715, citato ma non trascritto in Baldini,
Pitigliano…, cit., p. 170.
71. Portoghesi, Nota…, p. 75.
72. Baldini, Pitigliano…, cit., p. 170.
73. “Sterzatura” in Enciclopedia Treccani, ad vocem, consultabile online all’indirizzo http://www.treccani.it/enciclopedia/
sterzatura
74. G. Stefanati, Un itinerario orlandiano tra Umbria e Maremma: rapporto etnografico, in Sulle orme di Orlando: leggende
e luoghi carolingi in Italia: i paladini di Francia nelle tradizioni italiane: una proposta storico antropologica, a cura di A. I.
Galletti, R. Roda, Padova, Interbooks, 1987, pp. 197-209; A. Biondi, Riflessi carolingi nelle leggende di Pitigliano, in Sulle
orme…, cit., pp. 210-212; Vatti, Profili…, cit., pp. 108-109; Torchio, Memorie…, cit., p. 55.
75. Biondi, Riflessi carolingi…, cit.; Melardi, Bomarzo..., cit., p. 26.
76. Vatti, Profili…, cit., pp. 76, 108-109.
54 MARCO MARIA MELARDI

di Sovana, la cui mancata restituzione a Cosimo


I fu l’ultimo tentativo deciso di Niccolò IV per
arginare l’espansionismo mediceo verso la piccola
Contea, incuneata tra Siena e i domini farnesiani.
Il Granduca di Toscana, mitizzato in Re Carlo,
ottenne da un Orso-Orlando che gli si spianasse
la via per fagocitare la Contea, ed il processo era
iniziato da Sovana. Orlando e sua moglie, cioè
Orso e l’assassinata consorte giacciono pietrificati
fra le macerie del loro parco di delizie, ultima
testimonianza della rovina degli Orsini.
La Casata, infatti, finì di dilaniarsi nel 1580 con
l’ultima disputa tra Niccolò e il figlio Alessandro
che, ricalcando come un triste copione gli
eventi di trentatré anni prima, chiuse Niccolò
fuori dalla rocca di Pitigliano, costringendolo a
rifugiarsi, come già Gianfrancesco, dapprima a
Montevitozzo e poi a Firenze presso gli antichi
nemici ormai placati e disposti ad accoglierlo
con tutti gli onori. Qui visse fino all’età di
ottantaquattro anni, avanzatissima per l’epoca,
spegnendosi nel 1594. Fu tumulato nelle tombe
medicee in san Lorenzo. La Contea infine veniva
ceduta definitivamente a Ferdinando I de’ Medici
da Giovanni e Bertoldo Orsini, figli di Alessandro,
nel 1604, in cambio di un dorato esilio cortese
nel piccolo Marchesato di Monte San Savino.
Ferdinando ottenne infine l’investitura imperiale
della Contea nel 160877.

Ubicazione del parco Orsini di Poggio Strozzoni rispetto


all’abitato di Pitigliano (da S. Varoli Piazza, D. Dallari
1992).

Planimetria del parco Orsini di Pitigliano (da S. Varoli


Piazza, D. Dallari 1992).

77. Biondi, Lo Stato di Pitigliano…, cit., p. 88.


IL PARCO DI CACCIA DEGLI ORSINI A PITIGLIANO – GROSSETO 55

1 2

3 4

5 6

1. Portale d’ingresso. Pitigliano, Parco Orsini (da Vatti


2003).
2. Aspetto attuale del portale d’ingresso. Pitigliano, Parco
Orsini (Foto dell’autore).
3. Statua femminile, detta «Moglie di Orlando». Pitigliano,
Parco Orsini (Foto dell’autore).
4. Statua maschile, detta «Orlando». Pitigliano, Parco Orsini
(Foto dell’autore).
5. Statua maschile, detta «Orlando». Pitigliano, Parco Orsini
(Foto Carlo Fé).
6. Sedili scolpiti nella roccia. Pitigliano, Parco Orsini (Foto
dell’autore).
7. Sedile isolato. Pitigliano, Parco Orsini (Foto dell’autore).
7
56 MARCO MARIA MELARDI

8 9

10 11 12

13 14 15

8. Troni scolpiti nella roccia all’estremità nordorientale.


Pitigliano, Parco Orsini (da Baldini 1937).
9. Terrazza semicircolare all’estremità nordorientale.
Pitigliano, Parco Orsini (Foto dell’autore).
10. Nicchia con panca nella terrazza superiore. Pitigliano,
Parco Orsini (Foto dell’autore).
11. Nicchia con panca nella terrazza inferiore. Pitigliano,
Parco Orsini (Foto dell’autore).
12. Orlando. Bomarzo, Sacro Bosco (Foto dell’autore).
13. Basamenti dei troni all’estremità nordorientale.
Pitigliano, Parco Orsini (Foto dell’autore).
14. Mano d’Orlando presso Sovana (Foto dell’autore).
15. Terrazzino belvedere. Bomarzo, Sacro Bosco (Foto
16
dell’autore).
16. «Panca etrusca». Bomarzo, Sacro Bosco (Foto
dell’autore).
SOCIETÀ DI STUDI FIORENTINI La Società di Studi Fiorentini è una Associazione culturale, che si prefigge la
(2017-2018) promozione, con spirito scientifico, di studi di argomento fiorentino, favorendo
la conoscenza della illustre civiltà fiorentina presente anche in altre realtà geo-
grafiche. L’Associazione promuove cicli di conferenze, dibattiti, convegni i cui
esiti confluiscono nella pubblicazione di scritti e saggi raccolti in collane di studi
(«BSSF - Bollettino della Società di Studi Fiorentini» e «Letture»). La Società si
rivolge pertanto a tutti coloro che, avendo a cuore i molteplici aspetti della ‘Fio-
rentinità’, siano interessati, associandosi ad essa, a seguire il progresso il progresso
degli studi o a inviare i loro personali contributi scientifici.

The Società di Studi Fiorentini (Florentine Studies Society) is a cultural Association


that promotes scholarly studies concerning Florentine topics, which aim at giving
greater insight to the illustrious Florentine civilisation and of its presence in other
geographical areas. The Association promotes conferente cycles, debates, meetings and
publishes all papers and essays delivered in a studies series («BSSF - Bollettino della
Società di Studi Fiorentini» and «Letture»). The Society, therefore, addresses to all
those who, taking to heart the multiple aspects of ‘Florentinism’ (Fiorentinità), are
interested in becoming a member in order to follow the studies progress; or to those
who wish to submit and share their own personal scientific contributions.

Società di Studi Fiorentini


e.mail: studifiorentini@libero.it
Presidente Vicepresidente www.societastudifiorentini.it
Virgilio Carmine Galati Alessandro Uras Facebook: studifiorentini ovvero societastudifiorentini

Economo Direttore Scientifico Per associarsi:


Associazione Studi Fiorentini
Ferruccio Canali Ferruccio Canali
Via del Pino, 3 - 50137 Firenze
Conto Corrente Postale: 14048508
Consiglio Direttivo Collegio dei Probiviri IBAN: IT25 D076 0102 8000 0001 4048 508
Soci Fondatori Giorgio Zuliani (Presidente)
Enrica Maggiani L’adesione dà diritto al Socio: di ricevere il numero dell’anno relativo del «Bollet-
Ferruccio Canali
Olimpia Niglio tino della Società di Studi Fiorentini»; di partecipare alle iniziative societarie; di
Giorgio Caselli
Carlo Francini collaborare alle pubblicazioni, previa accettazione dei saggi da parte della Reda-
Virgilio Carmine Galati zione del «Bollettino» sulla base della programmazione editoriale. L’ammontare
Soci designati dell’associazione è stabilito di anno in anno. Per Enti, Biblioteche, Musei, etc.,
Giuseppe Conti tale quota è sempre assimilata a quella prevista per i Soci Sostenitori.
Collegio dei Revisori dei Conti
Giovanna De Lorenzi
Stefano Pagano Paola Pesci (Presidente) Quote per gli anni 2017 e 2018
Carlo Picchietti Bombina Anna Godino Socio Sostenitore (e per Soci eletti nelle diverse cariche sociali): € 80.00
Alessandro Uras Assunta Mingrone Socio Ordinario € 40.00
Edito in occasione della celebrazione del ventennale della nostra prima uscita
editoriale (1997), questo numero doppio (il n.26-27 del 2017-2018) del
STUDIUM. CITTÀ, MONUMENTI
“BSSF-Bollettino della Società di Studi Fiorentini” si pone come una raccolta E CULTURA TRA XVI E XXI SECOLO
miscellanea di ricerche diverse, che, pur nella varietà degli argomenti trattati, ha 2017-2018
Miscellanea per i vent’anni della 2017-2018
inteso mostrare la vitalità e l’importanza dello “Studium” della Storia, inteso non
solo come studio/ricerca, ma anche come ‘officina’, scaturigine e ordinamento di
26-27 “SSF-Società di Studi Fiorentini” (1997-2017) 26-27
eventi, che si pongono in relazione con le dinamiche di una Società complessa
come quella attuale. Al di là dei contenuti specifici – pur di alto valore –
ogni saggio qui presentato, infatti, costituisce una palestra metodologica che progetto e cura scientifica di

BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ DI STUDI FIORENTINI


Studium. Città, Monumenti
e Cultura tra XVI e XXI secolo
mette al centro la ‘filologia della ricerca’ e il rigore dell’interpretazione. Scelta Ferruccio Canali
affatto ovvia in un momento come il presente nel quale, almeno in Italia, le
Discipline storico/umanistiche vivono una profonda fase di ripensamento
quando non di crisi, e negli ambiti tecnico/applicativi come l’Architettura e
il Restauro del Patrimonio, il rapporto tra Storia e Critica, tra Ricerca storica
e applicazione di essa sta diventando sempre più problematico. Ci è dunque
apparso necessario, dopo vent’anni di ricerche, ‘stringere i ranghi’ attorno ad
un ‘nocciolo duro’, che tutti noi condividiamo e che ha fatto parte, da sempre,
della nostra identità: la ricerca storica deve mantenere la propria autonomia
metodologica rispetto alla deriva divulgativa e formalistica (estetico-modaiola
e ludica) che intende trasformare la Storia sempre e comunque in ‘Narrazione’
(cioè in “Story telling”). È invece per noi una ricerca che va assimilata al duro
e paziente lavoro che si svolge in laboratorio, procedendo spesso per piccoli
passi, con caute acquisizioni, tanta pazienza, silenzio, dedizione e riflessione.
Anche in una ‘Società della Narrazione’ come quella attuale – dove la Storia, la
Ricerca, lo Studio si pretende che siano facili e accattivanti – la divulgazione
(giusta e doverosa, sia di livello alto, medio o basso) non può, però, soppiantare
quel rigore della ricerca, l’esegesi, l’apporto critico, l’interpretazione, la
valutazione; semplicemente, essa appartiene ad un ambito diverso e per cercare
di comprendere la nostra Società complessa, paradossalmente, c’è sempre più
‘bisogno’ di Storia. “Studium” resta per noi un valore e con esso, attraverso

SOCIETÀ DI STUDI FIORENTINI


questo volume frutto di rigorose ricerche dal Medioevo all’Età contemporanea,
abbiamo inteso celebrare i nostri (primi) vent’anni di attività di studio.

BOLLETTINO SSF
A A A

(
Altr line EDIZIONI

€ 45,00 AAltrAlineA
( EDIZIONI

Potrebbero piacerti anche