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Testi di riferimento/Bibliografia

Parte generale:
Ernst Cassirer, Storia della filosofia moderna, 4 voll., Einaudi, Torino, 1952 (più volte ristampata, anche in più tomi), limitatamente ai sei capitoli di
seguito indicati:

- vol. I, Libro III (La fondazione dell'idealismo), Cap. I: Descartes;

- vol. II, Libro IV (Gli inizi dell'empirismo), Cap. III: Hobbes; Libro V (Continuazione e compimento del razionalismo), Cap. II: Leibniz; Libro VI (Il
problema della conoscenza nel sistema dell'empirismo), Cap. I: Locke; Cap. III: Hume; Libro VII (La filosofia critica), Cap. II: La critica della
ragione.

Nota: l'opera di E. Cassirer (intitolata nell'originale "Das Erkenntnisproblem in der Philosophie und Wissenschaft der neueren Zeit", ossia: "Il
problema della conoscenza nella filosofia e nella scienza dell'età moderna"), è stata ripubblicata presso Il Saggiatore, Milano 1968 (4 voll.) e più
recentemente presso Pgreco, Milano 2016 (4 voll.). Sia l'edizione Einaudi che quella de Il Saggiatore sono esaurite, ma sono ampiamente reperibili sia
presso le biblioteche che presso rivenditori su Internet.

Parte monografica:

- Edmund Husserl, Introduzione alla logica e alla teoria della conoscenza (a cura di Federica Buongiorno), Scholé-Morcelliana, Brescia 2019: lettura
integrale dei capitoli da 1 a 7.

Lettura eventualmente consigliate (ma non richieste ai fini dell'esame)

Chi avvertisse il bisogno di una lettura introduttiva ai temi della parte monografica, può fare riferimento all'uno o all'altro dei seguenti volumi:

- R. Bernet - I.Kern - E. Marbach, Edmund Husserl, Il Mulino, Bologna 1992: Introduzione e capp. 1, 2 e 3;

- Dan Zahavi, La fenomenologia di Husserl, Rubbettino, Soveria Mannelli 2011: capp. 1 e 2.

16/09/19 --- GNOSEOLOGIA

Parte prima: Cartesio, Hobbes, Locke, Hume, Liebniz, Kant

ὀρέγονται = desiderare sapere; Aristotele: “tutti gli uomini desiderano sapere”

Metodo: via verso la verità come NON errare, una procedura, regole per indirizzare l’intelligenza.

È la verità (ciò che viene preso per vero) che va ricondotta alla sua storicità, e non la verità della storia, ma la storia della verità Nietzsche
“genealogia della morale”.

Fisica, Logica = forme del discorso che descrivono l’intero della natura (φύσις), delle strutture della discorsività (λόγος).

λογον διδοναι = rationem reddere darsi reciprocamente ragione su ciò che si sostiene.

17/09/19

TEORIA DELLA CONOSCENZA

“Tutti gli uomini per natura hanno desiderio di sapere” Metafisica di Aristotele nel De Anima dice “la vita è prassi” (μαξις , che troviamo
in contrapposizione con ποιεσις , che deriva da ποιεω = produrre).

La prassi viene intesa come “condotta”, cioè un’azione, una risposta al mondo e a ciò che ci circonda, ciò comporta diversi stili di vita.

Anche Kant parla di primato della ragione pratica sulla teoretica. Non è detto che tutti si occupino di conoscenza, ma tutti sono costretti a prendere
delle decisioni e ad assumere principi pratici Premesse: ciò che sta a monte nel nostro agire, quello che ci spinge a fare determinate scelte.

Heidegger scrive “essere e tempo” e mette in luce il modo d’essere che caratterizza il tipo di essere che noi siamo, cioè parla della nostra condizione
esistenziale. Secondo Heidegger l’uomo non è un “io” della mente, il suo rapporto con il mondo non è di tipo coscienzalistico, non è un rapporto
mediato dalla “cura” (in tedesco “sorge”). Per lui vige l’aspetto pratico e non quello teoretico.

Logica dell’anticipazione “DASEIN” = “esserci” , tradotto dal latino “existentia” , indica la struttura che determina come noi siamo al mondo.

L’esistenza è al mondo come forma di progetto.


Protagora: l’uomo come misura di tutte le cose μετρον (=occuparsi, prendersi cura di) la cui radice è μεδ, da cui derivano “mediazione”,
“medico”, …

Affinché l’azione risulti efficace, l’uomo deve agire. La prassi non è antitetica alla conoscenza: l’aspettativa è tale perché una proiezione è selettiva
sul futuro – riduzione della complessità – entropia – l’ordine si costruisce quando qualcosa non è random.

L’aspettativa è una struttura che organizza, che mette ordine; può autocomplessificarsi, in quanto le aspettative non sono sempre semplici, bensì
possono esserci aspettative stratificate. Con l’affermazione delle aspettative si costituiscono delle routine. Quando le aspettative vengono deluse c’è lo
stupore (θαυμαζει), da cui nasce la filosofia.

Come si reagisce alla delusione delle aspettative?

1) Tenendo fede alle aspettative nonostante la delusione, rendendo il mondo conforme alle nostre aspettative. Questo atteggiamento è di tipo
normativo (si adottano regole, norme) non dobbiamo cambiare noi, ma facciamo sì che sia il mondo a cambiare, anche a costo di costringerlo.

Bacon (1500/1600): “sapere è potere” – instauratio magna del regno degli uomini – Uomo che non rimane nell’attesa, ma si fa padrone del suo
destino.

2) Non modifico le cose, bensì modifico le mie aspettative. Capisco che la realtà agisce diversamente e di conseguenza rivedo i miei schemi attraverso
una presa d’atto – atteggiamento cognitivo agisco sugli schemi cognitivi che hanno influenzato i miei schemi sulla realtà.

Non c’è una giusta e una sbagliata, in quanto la realtà è troppo complessa. Bisogna capire quando è più funzionale una e quando è più funzionale
l’altra.

Tempo = potente riduttore di complessità caotica e ordinata

Lebenswelt = mondo vitale

Il piacere non è solo l’aver soddisfatto i sensi, ma può anche essere cognitivo. Tra desiderio e piacere c’è un rapporto di circolarità.

Il piacere incentiva il desiderio.

Il piacere è una dinamica che se non viene controllata porta ad un’escalation.

Aristotele parla anche di memoria (altrimenti ogni esperienza sarebbe sempre ogni volta nuova) se c’è memoria c’è tempo – posso misurare
ricorrenze e novità: sensazione (αισθεις), memoria (μνεμη), esperienza (εμπειρια).

L’esperienza mi dà il “che” – desiderio di capire il “perché”.

19/09/2019

Tragedia: per i greci è l’ingrediente essenziale è che l’esistenza non si lascia scindere dal tempo, che la natura è inevitabilmente intrecciata al dolore
che è a sua volta naturale che esista.

Peccato originale: mette fine alla pace nel mondo, originariamente promessa, che però viene sconvolta con l’introduzione del dolore.

L’umano è una compagine complessa, costituito da una pluralità, sia singolarmente, sia collettivamente. Desiderio e piacere producono dissipazione,
ci si consuma, oppure conflitti, davanti a situazioni dilemmatiche si sperimenta il sé diviso: una parte desidera qualcosa, un'altra altre. secondo
tendenze divise. Il desiderio promette il piacere ma non sempre riesce. L’acrasia (alfa privativo, crasia da cratos = forza – democrazia – l’acratés è chi
non ha la capacità di contenere la pluralità di istanze che lo costituiscono, le scelte lo mettono in difficoltà, non ha il governo di sé. Non è unno che
sbaglia, né uno che sbaglia (come Freud parla dei casi clinici). L’acratés è colui che ragionando sa benissimo cosa è per lui bene fare, da cosa è bene
per lui astenersi, solo che è come se avesse la guerra civile dentro di sé (cit. aristotele) se da ragione alla parte passionale soffre la parte razionale e
viceversa. È una sofferenza continua. Sei in balia delle circostanze che di volta in volta ti sollecitano, consumi le tue forze, sei prigioniero di questo
turbine.

Cosa succede quando le aspettative vengono deluse? Questo va a sollecitare l’interrogativo. Identificare = distinguere una cosa da un’altra, capire
come queste si correlano in un rapporto di causa (aitia da cui deriva l’eziologia).

23/09/2019

Ratio: ragione, indica la parola greca logos (discorso, linguaggio), il discorso razionale (logon didonai(tipologia di filosofia socratica)=rationem
reddere=render ragione), ciò che spiega qualcosa e che permette di capire qualcosa – ratio essendi (ragion d’essere: perché un qualcosa è in un certo
modo e non in un altro. Quando capisci il perché, conosci la ratio essendi) (problema viene da proballo). Ti estì=che cos’è? Il dialogo è l’essere
intrattenuti, il parlare di qualcosa, si è tenuti in discorso da una domanda/problema. La risposta va saggiata nella sua resistenza. Ti estì chiede
l’identità della cosa in questione. Il rimprovero che Socrate e Platone facevano ai sofisti era l’utilizzo improprio delle parole, le parole non sono cose,
le parole hanno una loro naturale polisemia (dal greco sema=segno e polus=molti) le parole possono ingannare intenzionalmente e non.
Definire=stabilire i confini semantici di un termine. Ratio cognoscendi: si interroga sul modo della sua conoscibilità, domanda di natura gnoseologica,
mi chiedo non cosa sia x, ma “come faccio a sapere cos’è x?”. La ratio cognoscendi è il modo attraverso cui io vengo a sapere cosa è x. La ratio
agendi invece è chiedersi il perché di una determinata cosa o azione, la ragione giusta o sbagliata che abbia presieduto al perché io abbia fatto questa
azione, perché qualcosa è stato compiuto da qualcuno.
Il termine “sapere” da indicare come qualcosa che abbiamo già appreso, “conoscere” indica il “venir a sapere” quindi qualcosa che non abbiamo
ancora appreso. L’apparire è qualcosa di affidabile o no? Diagnosis: da gnosco, cercare i sintomi, passare in rassegna. Autopsia: da “opsis” vedere
con i propri occhi come stanno le cose. Livello della pratica del conoscere, che si costruisce tramite delle routine. Potrebbe venirci un dubbio riguardo
alla pratica in sé, che sia necessario mettere in dubbio non il conoscere una cosa, bensì conoscere la conoscenza, cioè, capire come funzioni la
conoscenza. La domanda che ci si potrebbe porre è “che cosa vedi?”, “come vedi ciò che vedi?”. Non si accorge che non c’è qualcosa che non vede,
per cui non si è in grado di dare una risposta riguardo a quello che vede. Un’altra domanda sarebbe “e perché è così e non altrimenti?” ci si chiede se,
qualora le condizioni fossero diverse, le cose sarebbero uguali o in modo diverso. Domanda metascientifica “come sia la conoscenza?” ci si chiede
come la coscienza finzioni. Si dà un solo tipo di conoscenza, o più di uno? L’intelletto reagisce in modo logico alla realtà, e non sensoriale.

“Condizioni di possibilità di…= bedingungen da Moglichkeit…” non possiamo avere una conoscenza assoluta e incondizionata delle cose. Solutus
ab: sciolto da.

Limiti di fatto, o limiti insuperabili? Conoscenza come pura illusione(idea scettica, mentre il dogmatico è colui che non vuole sentire ragione).

L’osservatore di secondo ordine non è colui che perde di vista la realtà, ma la osserva cercando circa altre possibilità (O2---O1— realtà).

Se si parte dal presupposto che la realtà sia così e basta, dove un solo modo è quello corretto, si arriva o all’ammaestramento (sono io che spiego) o
alla critica. Problema dell’intersoggettività: dove ognuno ha la sua risposta sulla realtà. Kant fa distinzione fra soggetto trascendentale ed empirico.
Quando si parla di soggetto bisogna distinguere: quando si parla di soggetto empirico intendo un soggetto condizionato dalle esperienze a cui si
espone. Allo stesso tempo però, poiché tutti gli uomini condividono certe cose a prescindere dalle esperienze diverse che possono aver fatto, dice che
esiste anche un soggetto trascendentale, dove le condizioni di possibilità sono trascendentali “chiamo trascendentale (c2—c1---realtà) una conoscenza
che non si riferisce direttamente agli oggetti(conoscenza di biologo, scienziato..) , ma al nostro modo di conoscere gli oggetti, una validità
intersoggettiva” questa è una conoscenza possibile a priori, conoscenza che NON deriva dall’esperienza, ma che noi APPLICHIAMO all’esperienza.
Dal momento che l’esperienza crea diverse sintesi sui vari soggetti, non è possibile che quella comune a tutti sia empirica, ma deve essere
necessariamente trascendentale, e quindi a priori. Nei soggetti sono presenti delle strutture trascendentali che prescindono dalle derivazioni empiriche.

24/09/19

L’attenzione si sposta dalle cose al come quelle cose vengono conosciute. Punto di vista nettamente più astratto, si guadagna distanza dalle cose in sé.
Le condizioni dell’osservazione possono variare. Differenza tra l’essere e l’apparire delle cose. Le condizioni sono queste o possono essere variate?
Le cose non vengono perse di vista, semplicemente l’attenzione principale verte sul “come” – si scopre la complessità della conoscenza della realtà.
Hussel dice che il passaggio dall’atteggiamento naturale verso l’atteggiamento filosofico ha a che fare con l’ epoché (da epì + éckein) dice che ci si
trattiene dall’soffermarsi sulla cosa in sé, vista in prima apparenza, si sospende il giudizio su qualsivoglia presupposto non illuminato dalla ragione, in
modo da dirigere l’attenzione verso i fenomeni, il modo in cui le cose appaiono: una sorta di arretramento dall’osservatore di primo ordine
all’osservatore di secondo ordine, indagine sul modo in cui le cose appaiono, l’epochè converte gli enti in fenomeni, cioè in ciò che appaiono.

Nasce così la fenomenologia: si osserva il come del suo apparire, si guarda la forma dell’esperienza delle cose, vengono domandate in ordine al loro
senso. Si cerca di comprendere come si costituisca il loro senso.

Problema della conoscenza: aspetto perdurante della storia, che ha avuto sempre il medesimo peso e ruolo funzionale, ci si è affacciati ad esso sempre
allo stesso modo. Può accadere che si proiettino prospettive teoriche, concetti, significati che ci sono familiari, che scaturiscono da origini più recenti
(siamo tutti figli di Cartesio) , questo può condurci a gravi fraintendimenti, è un rischio significativo perché si rischia di guadagnare distanza dalla
concettualità moderna. Nietzsche parla dell’“inattuale”, dicendo che la storia può essere utile per la vita, ma allo stesso tempo può anche essere di
danno, in quanto a forza di sprofondare nella storia si sente su di sé il peso della storia, ed essendo la storia per N. azione, teme che il peso della storia
possa in qualche modo inibire l’azione. Il problema sta nel fatto che io provo ad osservare l’età presente attraverso l’età a me più vicina, che però è
l’antico. Il problema del presente è che bisogna imparare a ragionare non in sintonia, bensì per differenza. Capacità di deangolare i propri punti di
vista.

K. O. Apel (filosofo tedesco) parla delle trasformazioni della filosofia, guardando al passato individua 3 grandi stagioni che trova attraverso un
criterio, trovare il problema di partenza, trovare le cause e i principi primi, cioè le premesse che si danno per scontate. Cerca di dare un nome a ciò
che normalmente ci lasciamo alle spalle.

Aristotele si chiede cosa sia “l’ente in quanto ente”: l’ente (realtà) potrebbe essere considerata in altro modo, a differenza di considerare l’ente in
quanto tale. Si potrebbe fare epochè, cioè considerare l’ente in tutte le sue possibili varianti, non prestando fede alla prima definizione. Aristotele dice
“ente in quanto mutamento” cioè nel suo divenire. Dice anche “ente in quanto quantità” studiato dal matematico, scienza della quantità pura.

L’ “in quanto” può variare molte volte. Il tema centrale rimane l’ente, che si ripete sempre, ma il modo in cui viene analizzato cambia sempre. Come
si può portare alla parola l’essere in quanto essere, trovando parole giuste che non lo tradiscano? Il problema è che “l’ente si dice in molti modi” = “tò
dé o’n legetai pollachòs”, “to on(l’ente) – logos”.

La parola “ontologia” indica il discorso intorno all’ente.

La domanda non è come sono fatte le cose, ma verte sulle possibilità e i limiti che noi abbiamo per conoscerle. Da Cartesio il primato passa dalla
ontologia alla gnoseologia: prima di chiederci come sono fatti gli enti, bisogna capire se noi agli enti possiamo arrivarci.

Un altro problema sta nel fatto che le cose si presentano all’io tramite delle immagini: l’io pensa, allora si producono pensieri, cioè rappresentazioni
(ego cogito…cogitata). A questo punto il compito della filosofia è far luce sulle rappresentazioni, su come nascono, su come si formano. Le risposte
sono variabili. La gnoseologia si fa portatrice di questa domanda. Una filosofia della rappresentazione. È vero che il soggetto coscienza non si fa
schiacciare da atti psichici, ma il riferimento al mondo è mediato fondamentalmente da linguaggio: il rapporto umano è quello linguistico (filosofia
del linguaggio). Tenta di tradurle in questioni semantiche. Non ci si può affidare al linguaggio ordinario, perché carente, condizionato da elementi che
facilmente ingannano, per cui c’è l’idea che il linguaggio ordinario vada riformato, vada creato un linguaggio artificiale di tipo logico, che non abbia i
difetti dei linguaggi naturali, che non offuschi il riferimento alle cose, ma che lo renda il più possibile trasparente. Wittnestain dice che il linguaggio
varia in base ai giochi linguistici a cui stiamo giocando, cioè il significato delle parole varia in base al gioco a cui stiamo giocando.

L’interpretare ha a che fare con il nostro essere al mondo. Per il semplice fatto che siamo al mondo noi siamo interpreti. Hidegher dice che il
linguaggio la custodia dell’essere.

Tre grandi trasformazioni: la questione dell’essere, la q. del conoscere, la q. del linguaggio.

26/09/2019

Ontologia – gnoseologia:

passaggio tra il pensiero moderno e quello pre-moderno. Dovrebbero essere comprese le ragioni storiche che hanno
visto il passaggio dal primato ontologico al primato gnoseologico, per esempio la questione del metodo. Prima di
occuparsi della natura delle cose, bisogna preoccuparsi del problema dell’io, della mente.

L’essere è originariamente eterogeneo, ma i generi/categorie dell’essere quanti sono? Secondo Aristotele le categorie
variano tra l’ontologia e la gnoseologia, le quali sono entrambe delle logie, sottintendono delle logiche, cioè sono un
modo di prendere posizione rispetto ai problemi entro le possibilità offerte dal logos. L’ontologia (studio delle cose)
governa la gnoseologia (studio della conoscenza delle cose).

Ogni operazione consistente al “riferirsi a..” è sempre insieme contemporaneamente un’operazione di distinzione, cioè
si fa uso di una qualche linea di confine. Osservare=indicare e distinguere. Quando osservo una determinata cosa, es.
un pennarello, io so distinguere quel pennarello da altre cose, perché riesco a riconoscerlo.

G. Spencer Brown scrisse Laws of Form, 1969

La distinzione è implicita, non posso parlare di due cose contemporaneamente, posso menzionarle insieme, ma non
parlare dell’una senza asimmetrizzare l’asimmetria. ogni osservazione riproduce sempre la distinzione tra osservabile e
inosservabile. Ogni indicazione ha una zona d’ombra. Distinzione figura-sfondo.

L’osservatore di primo ordine si chiede cosa vede (il pennarello).

Quello di secondo ordine invece si chiede come lo vede, per cui si chiede come può distinguere quello che vede –
distinzione.

Pennarello

Ogni osservazione riproduce sempre la distinzione tra osservabile e non osservabile. Abbiamo sempre un sapere
condizionato, per lo meno dalle distinzioni. La filosofia usa spesso le distinzioni per parlare di concetti, anche per
esempio Platone nei suoi dialoghi.

Distinzione particolare-universale. Queste osservazioni non possono essere fatte contemporaneamente, non possiamo
indicare la distinzione e fare la distinzione allo stesso tempo.

Ta pragmata = realtà : sarebbero le cose con cui ho familiarità.

Ta cremata = i beni : le cose nel loro valore d’uso (come diceva Marx, prima del loro valore di scambio).

L’inconsueto, lo stupefacente, l’elemento terrifico, ciò che per noi non è familiare è di conseguenza l’irrealtà. Le
distinzioni nascono quando noi cerchiamo di capire meglio cosa è l’altro, cioè quello su cui non ci siamo concentrati –
se stiamo osservando la realtà e iniziamo a porci domande sull’irrealtà. Anche l’irrealtà in sé è reale.

Con Cartesio si dirà che la distinzione soggetto-oggetto, può essere fatta soltanto dal soggetto, per cui tra soggetto e
oggetto c’è una simmetria. Inoltre quando mi rendo conto che la distinzione la faccio io soggetto, capisco che la
distinzione in realtà è un mio pensiero --- Problema dell’Intersoggettività (questo crea vantaggi, ma allo stesso tempo
dei costi, bisogna vedere fino a che punto è più vantaggioso o più costoso).

L’ontologia è una logia, un modo di osservare il mondo, una distinzione ontologica è Essere-Non Essere. Parmenide
propone la distinzione ente-niente, la via dell’essere è quella che dobbiamo seguire, perché in questo modo tutto ciò che
vediamo sono enti, e quindi Essere. Con Parmenide nasce l’ontologia. Potrei dire che il definire è un modo
dell’indicare.
30/09/19

Non è possibile fare una distinzione e parlarne allo stesso tempo  Russel scrive un esempio: in un villaggio c’è un
solo barbiere che fa la barba a tutti quelli che non se la fanno da soli. Ci si domanda se il barbiere la barba se la faccia
da solo o se se la faccia fare. Se fa parte di coloro che si fanno fare la barba da sé stessi o se fa parte di coloro che si
fanno fare la barba dal barbiere che sarebbe lui. Si viene a creare un paradosso. Benché i due lati siano tra loro (mark)
concomitanti, non posso operare su entrambi i lati contemporaneamente, altrimenti la differenza non sarebbe differenza.

La distinzione quando viene fatta, funge da macchia cieca (come quella dell’occhio). Idea dell’osservabilità dell’intero.

Osservare = comunicare, riferirsi a qualcosa nel contesto delle comunicazione, pensare.

John Spencer Brown usa il concetto di forma (es. forma e materia) e dice di implicarsi con forme così intese.

L’osservatore di volta in volta coincide con la distinzione che uso. L’osservatore è il terzo escluso dell’osservazione che
gli do. La coscienza opera in modo diverso dalle altre, attraverso l’intenzionalità. Noi introduciamo una serie di sfondi
che si trovano in mezzo a noi. Coglie questo dettaglio nell’orizzonte dei rimandi che sempre accompagnano ogni
determinazione.

Osservare = indicare e distinguere

Ci sono astrazioni che impoveriscono i fenomeni e altre che invece permettono di inquadrare sempre meglio i fenomeni,
perché invitano a schiudere il campo e permettono di operare successive operazioni e mi permettono di vedere ciò che
prima non vedevo. Le distinzioni si equivalgono in quanto alla forma, ma non è detto che si equivalgano in base
all’efficacia. Il vuoto teorico invita alla formazione di nuove teorie.

Anche l’ontologia è una modalità dell’osservare. Data la distinzione “essere” “non essere”, l’ontologia costringe
l’osservatore a scegliere una posizione per la distinzione. Poema di Parmenide (frammenti): esperienza di svelamento.
Abbiamo bisogno di una verità immutabile, che sta e rimane così. Ci sono due vie che possiamo percorrere: 1) dice “è, e
non è possibile che non sia” detta via della persuasione, un modo di essere necessario, cioè non è possibile in un altro
modo, è così e basta  “è” come impossibilità di altro. 2) dice “non è”, è necessario che non sia, non si può sconfinare.

Il “dire” e il “pensare” fanno parte dell’essere (genitivo-soggettivo). La differenza nascita/morte NON è paragonabile
alla distinzione essere /non essere, perché l’essere è ingenerato e imperituro, è immobile e senza fine, non se ne può
parlare al passato o al futuro. Dell’essere si può parlare solo al presente. Non lo possiamo pensare come qualcosa
diviso/composto da parti. Non c’è una ragione che spieghi l’origine dell’essere.

Quando parlo di un oggetto io devo poter dire che esso non è un’altra cosa, non nel senso che non esiste, ma nel senso
che è x ma non è y. Platone dice che possiamo parlare delle cose sia per identità, sia per differenza.

01/10/19

L’ontologia è l’osservazione che assume il ruolo di distinzione guida, che sormonta le altre.

“Aletheia” composto da alfa privativo e “letheia” che deriva la “lanthano” che vuol dire “nascondersi” per cui con
aletheia si indica lo svelare, il tenere il nulla fuori di sé, il non lasciarsi contaminare dal nulla. Non possiamo dire che tra
l’osservatore e l’essere ci sia il nulla, per cui anche l’osservatore è parte dell’essere, è iscritto nel mondo che descrive,
in quanto anche lui è un’entità che è. Questo continuum ontologico assicura che nel pensiero e nella parola l’unità e
l’essere con sé stesso non vadano perduti. Grazie a questo sfondo ontologico che tiene insieme l’essere e il pensiero, si
può dire che l’essere sia sempre determinabile, cioè per principio l’essere si lascia cogliere e determinare.

Cosmos: natura nella sua forma ordinata. C’è una struttura dell’essere che impedisce alla natura che le impedisce di
annullarsi, le da unità, identità, permanenza. “questo cosmo non lo fece alcun dio” cit. Eraclito  “ex nihilo nihil” =
“nulla nasce dal nulla”. L’osservatore è l’essere quando la natura si fa pensiero e parola. Nell’ordine pervasivo della
natura c’è una posizione di risalto, nella quale quell’ordine, quella struttura di per sé pervasiva, avviene che si manifesti
e si compia nelle parole e nei pensieri del sapere. Nella continuità c’è sempre una discontinuità, discontinuità in quanto
l’essere viene portato al pensiero e alla parola. Non si parla dell’essere partendo dall’uomo, ma si parla dell’uomo
partendo dall’aletheia dell’essere. Le premesse non partono dal soggetto (uomo), bensì dall’essere e dalle sue parti.
Unità, identità, immutabilità: caratteristiche che Parmenide aveva attribuito all’essere; le stesse caratteristiche saranno
date anche all’atomo. La gente dalla doppia testa crede che tra essere e non essere non ci sia differenza. Dicono
qualcosa che non può esserci, ma poiché lo dicono, cioè lo nominano, allora sono, fanno di conseguenza parte
dell’essere. Esiste l’errore, esistono i diversi punti di vista. Per l’osservatore ontologico ogni distinzione è subordinata
alla distinzione essere-nulla. Che significato si deve attribuire alla parola “c’è”? “veritas est adequatio intelluctus et rei”:
Quando il dire e il pensare non dicono le cose come sono, non siamo più nella verità. L’essere è per principio aperto alla
sua pensabilità e alla sua dicibilità della verità. Ci sono casi in cui il pensiero non rappresenta l’essere nel modo giusto.
Ciò potrebbe essere perché l’errore esiste. Chi è il sofista? È colui che con i discorsi bara, utilizza il potenziale della
parola che lui padroneggia bene, tanto da poterlo insegnare, fa in modo che le cose appaiano diverse da come sono,
sfrutta la potenza della parola per far comparire le cose diverse da come sono. Protagora sfrutta il metodo delle
“antilogie": ci si rende conto che se uno padroneggia le potenze del discorso, può sempre far apparire R come qualcosa
di diverso da A. L’essere comincia ad oscillare. Capire cos’è il sofista vuol dire cercare di spiegare come mai l’essere a
volte appare diversamente da come è, e che nell’apparire l’essere non sia come è. In seno al pensiero ontologico si
costituisce tensione. “epistème” è il sapere che sovra-stà, è un sapere immutabile perché è il sapere dell’immutabile
(genitivo-soggettivo) l’immutabile si presenta sotto forma di sapere.

Essere/divenire, identità/differenza, uno/molti, quiete/moto  qui è stabile

essere/apparire, episteme/doxa, verità/verosomiglianza  pare che ci siano momenti di instabilità

Queste sono tutte dicotomie asimmetriche. Bisogna capire le cause per cui un discorso risulta più persuasivo di un altro,
e Aristotele osserva che il vero e le cose giuste sono per nature più forti dei loro contrari: A. è dentro il paradigma
ontologico, non può sostenere che verità e falsità siano sullo stesso piano, ma dice che la verità, per natura (fusei), è più
forte del suo contrario. Se, quindi, dicendo la verità, avendo quindi dalla tua parte la natura, non riesci a rendere le tue
parole più persuasive della falsità, vuol dire che tu che parli sei un incapace. Negli uomini quindi c’è una capacità che
deriva dalla natura, tra queste capacità c’è quella di distinguere la verità dalla verosomiglianza. La natura ci colloca più
vicini alla verità, per questo è più facile per noi trovare la verità, nella maggior parte dei casi vince la verità. La
divergenza, la discontinuità risalta. Si passa dall’ontologia alla onto-teologia, cioè dio diventa qualcuno di cui si parla,
qualcuno attorno a cui si forma un logos. La teologia, in particolare quella del cristianesimo occidentale, si adopera per
confutare tutte quelle religioni che non affermano la sua verità. Per la teologia dio non è ente tra enti, bensì è il creatore
degli enti. Nella teoria del creazionismo l’essere è assimilato dalla figura del dio, in quanto dio è e non è possibile che
non sia. L’essere della teologia è dettato dalla volontà di dio, la verità di tutto quello che si trova nell’essere può in
qualsiasi momento sparire nel non-essere, poiché tutto deriva dal nulla.

Essere moderni vuol dire pensarsi in antitesi rispetto a ciò che c’è stato prima. La parola “nuovo” nell’età moderna ha
un’accezione positiva, dove la novità è rivendicata, e bisogna lasciarsi alle spalle l’antico che non ha più nulla da
insegnarci. 1)rottura dell’unità religiosa  dio fa sì che al suo cospetto ogni cosa diventi relativa (anche migliaia di
morti) quando dio si inserisce nei discorsi, scoppiano le discussioni.

03/10/2019

Idea del continuum di razionalità fra essere e pensiero ontologicamente formato: guadagno dall’impiego come
distinzione guida essere/non essereprendere forma dall’essere parmenideo.

Ragioni apologetiche nei confronti della nuova religione attaccata dalle filosofie pagane, ragioni di necessità di
costruire una dogmatica di riferimento sull’ortodossia. Nella metafisica del creazionismo si vuole giustificare il modo
d’essere di dio, rispetto al carattere contingente del creatonecessità e contingenza si distribuiscono in modo diverso
rispetto al mondo greco, con una polarità non equamente distribuita nella natura, anche Parmenide parla di una giustizia
cosmica, per cui la natura interveniva quando qualcosa usciva fuori rottahydris=limiti di stabilità del ciclo che si deve
riaffermare; nemesis=vendetta cosmica contro ciò che va oltre i limiti; a dominare è l’ananche (=necessità
anancaion=necessario).

“è necessario/impossibile/possibile/contingente che A sia B” indicano il “modus-dictum” cioè il modo di essere,


enunciati modali. “Os epì ton polù = per lo più” cit. Aristotele  nella natura vista dai greci l’ananche è fondamentale.
Non domina una sorta di identità eterna. Modalità della necessità viene monopolizzata da dio: solo dio è necessario e
imperituro, è la linea di confine tra ente e niente. Egli crea ciò che c’è dal nulla. Il dio dei grandi monoteismi è un dio
persona, un dio che pensa, parla, dio dotato di volontà e potenza, tutto ciò nel segno del massimo, è onnisciente e
onnipotente. “Tutto è sospeso al volere di dio = fiat volumptas dei” l’intero mondo dipende dalla volontà di dio.

Nella “contingentia” si saldano insieme 2 momenti: 1)creatio ex nihilo=creato dal nulla (ha più “successo” ora rispetto
al mondo greco), 2)conservatio in existendo=conservazione nell’essere.
C’è un dire e un pensare che muove ogni ente e niente. San Tommaso “de ente et essentia”. Ritenere o pensare di poter
scegliere di separare il creato dal creatore, è peccato. Pensare di poter separare il corpo dall’anima non può essere
giusto, perché il corpo è stato creato proprio come l’anima, per cui, essendo stato creato, e poiché tutte le cose create
sono bene, allora il corpo è bene. La promessa fatta da dio crea ovviamente speranza nell’uomo.

Tommaso dice che dio è essere, le creature hanno l’essere perché lo ricevono, ma non ne dispongono in assoluto, chi
dispone sempre costantemente dell’essere è dio, per cui dio non potrà mai essere il non essere.

Il medioevo lascia una speranza non compiuta. Differenza tra dio rilevato(revelatus) e dio nascosto(abscontitus), dove la
rivelazione non è mai definitivamente compiuta. Si compie quando da le leggi sulle tavole, quando dio si fa uomo, e
quando ci sarà l’apocalisse.

Tentazione concepita come trattabile. Ci si può conservare meglio nell’esistenza che ci è data.

Differenza infinita tra finito e infinito, solo l’infinito può valicare la grazia la grazia non è un do ut des con dio.

C’è qualcosa di infinito nell’uomo? Sì, la speranza. Magari l’uomo non si affiderà più alla stessa cosa, ma in certi
aspetti l’uomo moderno chiude la sua sicurezza nel segno dell’insicurezza. Come si fa a sostenere che la natura esista in
“favore” dell’uomo? Non è così. Non conduciamo la nostra esistenza in una natura ordinata?

Speranza di riscatto dal dolore, dalla sofferenza, dal male.

“aeternitas”, “saecula”.

Momento dell’Escatologia: dottrine filosofiche che riguardano la fine sofie del mondo. Marx dice che i soggetti che
soffrono di più nel mondo sono soggetti collettivi.

Dio è infinito. La natura viene assimilata nella figura di dio. Dio come inter mundi.

Il consenso deriva dalla speranzaes. delle grandi dittature

Tra ontologia greca e medievale ci sono delle differenze: identità, stabilità, necessità di dare ragione.

Le dicotomie non sono simmetriche, le ragioni dei molti sono in ciò che è uno, di ciò che conta in ciò che cambia, di ciò
che muta l’immutabileciò ce lo dice il continuo ontologico tra essere e tensione.

“ens et verum convertuntur” l’ente e il vero si convertono reciprocamente, cioè che tutto ciò che è, è nella forma della
verità, cioè che è nella manifestività della sua evidenza, è fatto per imporsi nella sua evidenzala formula nega che si
possa partire dall’idea che la forma di base sia l’inconoscibilità. Ciò ha a che fare con il modo d’essere degli uomini
nella natura, nel mondo medievale alla natura delle cose si aggiunge qualcosa perché dio ha voluto così. La natura deve
affermarsi nei pensieri e nella parola degli uomini. Il mondo può essere sempre conosciuto, quindi può essere sempre
rettamente determinato. Nelle circostanze in cui pensiero e parola possono sbagliare, si deve concedere a queste di
potersi riprendere, condizionandoli, per riottenere il primato del bene e del giustoagire=etica/politica, pensare=logica.

Come si può correggere l’agire, il pensare, il dire ecc? condizionando il pensiero, il dire, l’agire, affinché si riduca negli
uomini il rischio di errare. Tra essere e verità c’è una discrasia, uno scarto incolmabileessere e apparire secondo
verità Cartesio in “discorso sul metodo”. Dubbio come regola metodica, fino a diventare la mossa di una posta in
gioco, per poter parlare di una certezza incontrovertibile. Necessità di una concettualità rigorosa e di una metodica
conoscenza del mondo.

CARTESIO

Pagina 484 idea del metodo: il metodo deve essere costruito in modo tale da formare il contenuto della conoscenza,
contenuto che deve essere affermato come caratteristica del mondo. Questione della parola metodo: perché c’è una
questione ossessiva sul metodo? Odos=via via verso la verità un conto è se questa via la si percorre verso la
conoscenza della verità, un altro è vedere se è possibile avvicinarci alla verità pur sapendo di essere esterni ad essa, non
sapendo se possiamo effettivamente arrivarci. Quale via dobbiamo seguire per giungere alla verità? Cassirer non separa
il Cartesio scienziato dal c. filosofo, egli riusciva ad unire le due materie attraverso grafici, perché hanno un principio
comune. La scienza moderna, con Galilei, si basa sulla matematica. Idea di necessità basata sulle regole universali di
geometria e matematica. Matematica come chiave di comprensione della naturacartesio non si accontenta delle
scoperte fisiche scientifiche di galilei, non vuole sapere sono il concetto, ma vuole anche sapere il come. Dove nasce
l’autorizzazione che ci permette di utilizzare la matematica per spiegare la natura? Bisogna che il soggetto conoscente
capisca il perché di questa scelta e capire come applicare la scienza al problema. La necessità è un attributo della
conoscenza. L’io inizia a diventare il tema primario della filosofia moderna.