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© 2018, DeA Planeta Libri s.r.l.


Redazione: via Inverigo 2, 20151 Milano

Grafica: Pepe Nymi


In copertina: illustrazioni di Riccardo Gola

Prima edizione ebook: ottobre 2018


ISBN 978-88-511-6488-1

www.deagostini.it
www.deaplanetalibri.it
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Con la collaborazione di Alessia Moffa.

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo volume può essere riprodotta, memorizzata o
trasmessa in alcuna forma o con alcun mezzo elettronico, meccanico, in fotocopia, in disco o in altro
modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore.
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rilasciata da CLEARedi, Corso di Porta Romana n. 108, Milano 20122, e-mail info@clearedi.org e sito
web www.clearedi.org

Edizione elettronica realizzata da Gag srl


Roberta Bruzzone

IO NON CI
STO PIÙ

Consigli pratici per riconoscere


un manipolatore affettivo e liberarsene
Questo libro è dedicato
a tutte le vittime di manipolazione
psicologica con la speranza
che possa essere di aiuto a chi vuole
riprendersi la sua vita.
Indice

Capitolo 1. Cronaca di un fallimento annunciato


Capitolo 2. Con chi abbiamo a che fare?
Capitolo 3. Sua Maestà il narcisista maligno
Capitolo 4. Le fasi della relazione
Capitolo 5. Burattini e burattinai
Capitolo 6. Mi devi credere
Capitolo 7. Cavalcare la tigre!
Capitolo 8. Malamore
Capitolo 9. Verso la libertà
Capitolo 10. Come il miele per gli orsi

Appendice A. Differenti tipologie di narcisisti


Appendice B. Criteri diagnostici di alcuni disturbi della personalità

L’autrice
Capitolo 1

CRONACA DI UN
FALLIMENTO ANNUNCIATO

Cadere nella trappola


di un narcisista maligno
Le maschere rivelano. Non nascondono. Le
maschere rivelano il vostro desiderio, la vostra
passione, i vostri più profondi e segreti desideri.
Chloë Thurlow

I narcisisti maligni sono ovunque

È inutile nasconderselo, siamo circondati da persone che potrebbero


tranquillamente rientrare nelle definizioni cliniche di narcisisti maligni e
manipolatori di varia natura. Ce li troviamo di fronte a casa, al lavoro, in
palestra, a scuola e, oggi più che mai, anche sui social network. Una nota
canzone li definisce un’orda di “selfisti anonimi”, votati all’apparire a ogni
costo, “cacciatori di like” senza vergogna e senza limiti di alcun genere,
soprattutto quelli dettati dal buonsenso. Moderni predatori delle emozioni
altrui, perché le rubano e le utilizzano per nutrire un io troppo spesso atrofico,
fragile, immaturo. Per queste persone conta solo riuscire a far credere
qualunque cosa al loro sventurato interlocutore del momento. Sono dei
narcisisti, ma anche dei manipolatori professionisti. È a tutti loro che è
dedicata quest’opera, perché, se siamo legati a loro da una relazione affettiva
o professionale, è importante saperli smascherare il più rapidamente
possibile, per evitare che facciano di noi ciò che vogliono e che finiscano per
danneggiarci, sul piano psicologico e sì, anche fisico. Impareremo, perciò, a
riconoscere i loro comportamenti abituali e i copioni che seguono nelle
relazioni con gli altri. Già, perché per individuarli bisogna concentrarsi su
quello che realmente fanno, sulla loro condotta e sulle scelte che compiono, e
non su quello che dicono.
Mi occupo di narcisismo maligno e manipolazione psicologica,
principalmente in ambito investigativo e forense, da molto tempo: da circa
vent’anni sono una psicologa forense e criminologa investigativa, una figura
che molto si avvicina a quella del profiler che abbiamo imparato a conoscere
soprattutto attraverso alcune serie tv americane di grande successo. E nella
mia lunga attività sul campo ho dovuto confrontarmi con predatori di ogni
genere, manipolatori narcisisti compresi.
Non ce lo nascondiamo: i narcisisti, e vedremo subito a chi mi riferisco,
possono fare più danni della grandine, se avete a che fare con loro in ambito
affettivo, lavorativo, o in qualunque altro. E sono molto più numerosi di
quanto si pensi. Purtroppo, sono anche straordinariamente abili nello sfruttare
il legame che pensate di aver stabilito con loro. Se poi sono in grado di
esercitare su di voi un certo potere, sulla base della posizione professionale o
familiare che ricoprono, be’, allora siete davvero in guai seri.
Non esiste alcun vaccino che prevenga il rischio di cadere vittime di un
narcisista. Può succedere a tutti, nessuno escluso. Nemmeno chi si sente
totalmente immune può considerarsi al sicuro, perché siamo circondati: in
famiglia, tra gli amici, nella coppia, sul lavoro, in palestra, persino nel
condominio. Insomma, difficile pensare di avere scampo senza acquisire le
giuste competenze, che ci permetteranno di riconoscere i segnali di pericolo e
i comportamenti dubbi. Ecco perché questo libro è rivolto a tutti, anche a chi
pensa di non averne bisogno.
Se sospettate di avere a che fare con un narcisista, in vari campi e a vari
livelli, avete tra le mani il libro giusto. E se lo avete comprato attratti dal
titolo, allora il sospetto è piuttosto fondato. Parola di profiler!
Prima di iniziare il nostro viaggio nella mente dei manipolatori, facciamo
chiarezza sotto il profilo terminologico. In queste pagine utilizzerò alcuni
termini mutuati dalla psicologia e dalla psichiatria: manipolatore narcisista,
narcisista maligno, predatore emozionale. Anche se nella pratica clinica non
sono equivalenti, qui li userò come sinonimi, perché questo non è un libro
rivolto agli addetti ai lavori della salute mentale e del settore giudiziario-
investigativo. L’obiettivo qui non è fare diagnosi o trasformarvi in novelli
psicologi e psichiatri. È fornirvi alcune competenze tipiche del profiler
investigativo, sulla scorta di ciò che ho imparato sul campo, spesso a mie
spese, in vent’anni di attività professionale. E siccome sono diventata
davvero brava a riconoscere i manipolatori affettivi, ritengo sia giunto il
momento di mettere a disposizione di tutti il patrimonio di conoscenze che ho
accumulato nel tempo. Prevenire è meglio che curare. Anzi, in questo caso,
prevenire è l’unica cura possibile.
Ciò che leggerete in questo libro non vi piacerà. Per aiutarvi a difendervi
da chi minaccia la vostra incolumità psicologica e fisica attingerò a piene
mani dalle mie conoscenze di psicologa e criminologa, descrivendo le più
comuni tipologie di manipolatori.
Pensate che non sia il vostro caso, e che la persona di cui vi sentite
ostaggio non sia malata ma solo bisognosa di affetto e comprensione? Allora
sappiate che i manipolatori affettivi presentano tratti riconducibili a vere e
proprie patologie psichiatriche molto più spesso di quanto ci piacerebbe
credere. Con ogni probabilità, nelle descrizioni che fornirò riconoscerete
qualcuno che, a vario titolo, fa parte della vostra vita. Qualcuno da cui non
credete di avere la forza, gli strumenti, l’occasione di separarvi. Ma dopo
aver letto queste pagine non avrete più l’alibi di non esservi accorti di quanto
male questa persona vi stia facendo, magari da anni, mentre voi tentate con
tutte le vostre forze di giustificarla. Questo libro vi consentirà di smascherare
chi intossica la vostra vita, ma anche di individuare le trappole in cui siete
caduti.
Pur senza drammatizzare, alcuni di voi saranno costretti ad ammettere di
avere la tendenza a mettersi completamente nelle mani degli altri. Magari
troverete in voi alcuni tratti di personalità tipici, oltre certi livelli, di un vero e
proprio disturbo patologico (si chiama disturbo dipendente di personalità,
vedi Appendice B). E non sarà certo piacevole prendere coscienza di questo
aspetto di voi stessi, soprattutto se ormai avete consegnato le chiavi della
vostra esistenza a un narcisista maligno.

Qualche segnale d’allarme


Ci sono alcuni segni inequivocabili che dovrebbero far sorgere in voi l’assai
fondato sospetto di trovarvi di fronte a un narcisista maligno, a prescindere
dal tipo di relazione che pensate di aver instaurato con lui.
È bene chiarire subito che non esiste un “copyright” di genere. Ossia, può
trattarsi indifferentemente di un uomo o di una donna. In questo testo parlerò,
di volta in volta, di “manipolatore” e “narcisista” al maschile, o di “persone
manipolatrici” e “narcisiste” al femminile, ma le medesime caratteristiche e,
soprattutto, i medesimi comportamenti possono tranquillamente essere
declinati sia al maschile, sia al femminile. Anche se il pensiero va subito agli
uomini, soprattutto nei contesti familiari i casi di donne manipolatrici sono
molto più diffusi di quanto ci piacerebbe credere.
E devo darvi un’altra brutta notizia: il narcisismo non risparmia alcuna
categoria sociale, anagrafica, culturale. Anzi, quanto più la persona in
questione è apparentemente dotata sotto il profilo culturale e socioeconomico,
tanto più può diventare pericolosa per la sua sventurata vittima. Non a caso
molti narcisisti amano indossare una divisa o un camice, strumenti
potentissimi per rivestire e irrobustire, almeno all’apparenza, un io fragile e
angosciato. Alcuni di loro usano infatti il proprio ruolo sociale o istituzionale
per mascherare perfidia, sadismo, spasmodica ricerca di potere, desiderio di
vendetta. E purtroppo molti arrivano a occupare posizioni di rilievo, con
conseguenze catastrofiche, a volte perfino per intere nazioni. La storia
moderna molto ci insegna (o dovrebbe insegnarci) al riguardo: basti pensare a
figure come Hitler, Stalin o Pol Pot.
Senza scomodare i grandi tiranni della storia, comunque, in mezzo a noi
vivono narcisisti maligni di vario tipo, diversi tra loro per grado di
pericolosità, caratteristiche e risorse, ma non per questo meno dannosi,
almeno per le loro vittime. In questo libro li prenderemo in esame tutti, in
vari ambiti: amore, lavoro, affetti familiari.
Al di là delle differenze, ci sono alcune caratteristiche che li accomunano
profondamente, a prescindere dalla tipologia che vogliamo prendere in
considerazione. Ne possiamo annoverare diverse, tutte straordinariamente
subdole, che queste persone utilizzano senza pietà per farci cadere nella loro
trappola, irretirci in una relazione affettiva e trasformarci in nutrimento
energetico per il loro ego, tanto smisurato quanto atrofico, perché non è in
grado di nutrirsi da sé. Ecco allora i segnali a cui prestare attenzione.

Non saper stare da soli

Ecco il primo segnale che dovrebbe farvi drizzare le orecchie: un narcisista


non può rimanere da solo, non può fare a meno della sua preda. Per lui
sfruttare l’altro, sotto i profili più svariati, è più importante che respirare. È
principalmente per questa ragione che fin dall’infanzia questi manipolatori
sviluppano, e affinano nel tempo, una serie di competenze strategiche per
indurre l’altro a considerarli insostituibili. In altre parole, lo rendono
dipendente da loro con ogni mezzo disponibile, lo confondono fino a
convincerlo di non potersi più fidare di se stesso e della propria percezione
della realtà, distruggono la sua autostima giorno dopo giorno – in alcuni casi,
letteralmente, finché morte non li separi. Questo è il percorso ben collaudato
che costringono tutte le loro vittime a seguire. Un percorso che porta dritto
all’inferno, come vedremo. La buona notizia è che esiste anche un modo per
tornare indietro, quindi non disperate e andate avanti nella lettura.

Mentire e mettere zizzania

Il manipolatore narcisista eccelle in particolare in una strategia per farvi


cadere in trappola: mentire, negare l’evidenza e rifuggire da ogni
responsabilità per le azioni che ha commesso. È bravissimo a seminare
zizzania, in famiglia come al lavoro. Il suo motto, per essere chiari, è quel
Divide et impera di incerta origine storica, ma tanto caro ai tiranni di ogni
epoca. Del resto, se con questo metodo spregiudicato si riusciva a tenere sotto
controllo interi popoli, figuriamoci quanto può essere efficace se applicato a
piccoli gruppi sociali, come una famiglia, una coppia o un gruppo di lavoro.
È inutile girarci intorno: a questo gioco il narcisista maligno è molto più
bravo di voi. L’unico modo per batterlo è non giocare, ossia allontanarlo da
voi, o almeno contromanipolarlo (con le tecniche che vedremo nel Capitolo
7). Prendere coscienza di come funziona il suo gioco perverso è il primo,
fondamentale passo per cominciare a difendersi.

Totale mancanza di empatia

Il carnefice non fa nulla per nascondere la totale mancanza di affetto per la


vittima. Quest’ultima, dal canto suo, cerca disperatamente di cambiare il
carnefice, adattandosi a ogni richiesta, a ogni minaccia, anche la più ignobile,
pur di preservare quel legame che di fatto esiste soltanto nella sua mente. Già,
perché il manipolatore narcisista non sviluppa alcun tipo di rapporto, non
entra davvero in contatto con nessuno, in quanto non ne è capace. Piuttosto,
controlla la relazione con i mezzi più svariati, e c’è una notevole differenza.
Levatevi dalla testa la reciprocità: queste persone sanno solo prendere. Il
rapporto è a senso unico: loro ricevono, voi date. Troppo, nella stragrande
maggioranza dei casi tutto. E non esiste alcuna possibilità che la tendenza si
inverta.
C’è addirittura un recentissimo studio tedesco secondo il quale il disturbo
narcisistico, così come lo conosciamo, sarebbe riconducibile a una
disfunzione in un’area precisa del cervello, detta insula. In altre parole, si
tratterebbe di un vero e proprio deficit neurologico, che investirebbe in
particolare la capacità di provare empatia1 per gli altri, immedesimarsi in ciò
che provano, calarsi nei loro panni. Certo, si tratta di uno studio suggestivo
eseguito su un campione di persone piuttosto esiguo, ma resta il fatto che la
totale mancanza di empatia, di senso di colpa o di rimorso sono
caratteristiche fondanti dei narcisisti maligni e manipolatori affettivi.
Teniamo quindi a mente un punto: il narcisista si nutre esclusivamente del
potere e del controllo che riesce a esercitare sugli altri, che ritiene degni di
considerazione solo nella misura in cui possono essergli utili.

Tendenza a criticare tutto e tutti


Otto Kernberg, uno dei maggiori studiosi dei narcisisti patologici, li descrive
così:

Pazienti […] eccessivamente assorti in se stessi, il che in genere coincide con


un adattamento sociale apparentemente efficiente e senza intoppi, ma anche
con gravi distorsioni delle relazioni interiori con gli altri. In misura variabile
presentano ambizione intensa, fantasie di grandezza, sentimenti di inferiorità,
eccessiva dipendenza dagli altri per quanto riguarda l’elargizione di
ammirazione e approvazione. Parallelamente a sentimenti di noia e di vuoto,
al tentativo continuo di soddisfare le proprie ambizioni di ricchezza, potere,
bellezza, volontà di emergere, essi mostrano gravi carenze nella capacità di
amare gli altri e di interessarsene.2

Questa definizione mette in evidenza alcuni tratti salienti dei narcisisti


maligni, e in particolare il bisogno di trovare conferme del loro valore a spese
degli altri. Solo umiliando, criticando, controllando, sfruttando tutti in
maniera spietata riescono a sentirsi vincenti, perché dimostrano così a se
stessi e al mondo l’inferiorità di chi li circonda, e quindi la propria
superiorità. La sofferenza che provocano in tutti i partner sentimentali, nei
membri della famiglia, nei colleghi di lavoro è indispensabile per alimentare
la loro fragilissima autostima. Ritengono di avere pieno diritto di comportarsi
in questo modo e non si sentono minimamente in colpa.
Ma questo gioco ha una scadenza: i narcisisti tendono ad annoiarsi
piuttosto velocemente e, una volta esaurito il compiacimento che può
generare, per esempio, un corteggiamento, cadono preda di un senso di vuoto
interiore assoluto. Ed è proprio per contrastarlo che fanno quel che fanno.
Avete presente Il deserto dei Tartari? Vampirizzare l’energia vitale degli altri
è l’unico modo per sentirsi vivi.
L’effetto sulla vittima è sempre lo stesso: è destinata a soccombere sotto il
peso schiacciante della sistematica svalutazione subita. E più cerca di
riconquistare il suo carnefice, più viene svalutata. Come un pugile sul ring,
che continua a rialzarsi dopo una serie di terribili knockout, in attesa del
colpo finale.
È esagerato parlare di patologia?

Uno dei principali problemi con i manipolatori affettivi e i narcisisti maligni è


proprio fare una diagnosi del disturbo di cui soffrono, perché mostrano la loro
reale personalità, e pericolosità, solo in certi contesti. Per questo spesso
sfuggono a una valutazione psicologica e psichiatrica anche per tutta la vita.
Ecco perché la maggior parte di loro non ha alle spalle una diagnosi
psichiatrica conclamata, nonostante la gravità del disturbo e soprattutto il
livello di sofferenza a cui sottopongono gli altri.
Una situazione tipo è l’accertamento che i periti devono fare, in caso di
separazione dei coniugi, per valutare la capacità genitoriale dei due e
determinare a chi affidare i figli. In molti casi, se il perito non è addestrato a
riconoscere il profilo di una personalità narcisista, potrebbe a sua volta essere
inconsciamente manipolato e non rilevare nulla di strano. E a pagarne le
spese, oltre al partner, ormai “vaccinato” da anni di sofferenza psicologica,
saranno soprattutto i ragazzi. Essere lasciati alla mercé di un genitore
manipolatore può produrre danni incalcolabili sulla psiche di un bambino
che, giocoforza, a quel legame non è in grado di rinunciare, né tantomeno sa
difendersene.
In psicologia, si può parlare di manipolatore quando una persona compie
una serie di azioni con lo scopo esclusivo di manipolarne un’altra. Ossia, il
manipolatore induce nella vittima bisogni, desideri e comportamenti che non
sono dettati dalla sua reale volontà e dai suoi valori, e lo fa agendo sulle due
principali leve psicologiche del comportamento umano: il senso di colpa e il
desiderio di approvazione e riconoscimento.
Tenete sempre a mente che i manipolatori sembrano esseri umani come
noi, ma sono del tutto incapaci di provare empatia per i propri simili. Tutti i
propri simili, voi compresi. E non li cambierete mai. Per dirla come lo
psicanalista inglese Christopher Bollas, abbiamo a che fare con dei
“normoidi”, ossia con persone che all’apparenza agiscono come il resto degli
esseri umani, ma non hanno un’anima. Possono perfino arrivare a indossare
la maschera della sensibilità per raggirarci, recitando la parte alla perfezione
finché si sentono osservati.
Vivono e agiscono in un territorio di confine tra normalità e patologia in
cui tutto è sfumato, in cui non c’è spazio per l’altro, se non in chiave
parassitaria (avete presenti le zecche?), in cui ci sono soltanto vuoto emotivo
e desiderio di rivalsa. È un territorio popolato da predatori incapaci di provare
il benché minimo rimorso. È proprio questa irrimediabile e incurabile
“disabilità” (eh già, perché non possedere un’anima ritengo sia l’unica
disabilità davvero incurabile e irrimediabile) a renderli pericolosissimi per
tutti gli altri esseri umani.

Il legame a doppio filo con la vittima

Un po’ come gli squali, che sono in grado di percepire una goccia di sangue a
decine di chilometri di distanza, i narcisisti sanno intercettare una persona
ferita, sotto il profilo psicologico o emotivo, in maniera praticamente
infallibile. E si sa, è bene non sanguinare davanti agli squali, perché il sangue
segnala la presenza di un boccone succulento. Come è nella natura dello
squalo trovare e divorare la sua preda, anche il nostro predatore emotivo
segue d’istinto le tracce delle nostre fragilità, arrivando, inesorabilmente, a
divorare chiunque abbia la sventura di cadere nella sua trappola. E uso il
verbo “divorare” non a caso. Tenetelo bene a mente, sempre: per il narcisista
maligno, per il manipolatore perverso voi esistete esclusivamente per nutrire
il suo fragilissimo ego.
È un po’ come quando guardate un’appetitosa e fragrante brioche appena
sfornata, che fa bella mostra di sé sul bancone del bar… ma in questo caso la
brioche siete voi. È così che vi vede il narcisista maligno. Una volta
consumata la brioche, si passa alla prossima.
Può capitare a ciascuno di noi di attraversare un periodo complicato.
Magari la perdita di una persona cara, un licenziamento, una battuta d’arresto
professionale possono farci sprofondare in un abisso di angoscia e tristezza,
anche se temporaneamente. In questa fase, possiamo dubitare di noi stessi,
credere di non essere in grado di rialzarci, di superare la crisi. Ci
convinciamo di essere ormai condannati a un destino ineludibile di
fallimento. La nostra corazza scricchiola sotto i duri colpi che la vita infligge.
Succede. Succede a tutti. Ma, fortunatamente, da questa condizione si esce,
una volta raccolte e riorganizzate le nostre risorse migliori. Per alcuni, però,
questa fase di transizione dolorosa può durare molto più a lungo, se nel
frattempo si imbattono in un narcisista maligno, che “fiuta” la fragilità, la
vulnerabilità, i bisogni più profondi, e ne è attratto irresistibilmente. Ecco
perché, molto spesso, l’incontro con questi predatori avviene proprio nei
periodi più bui della nostra esistenza. Nulla avviene per caso, credetemi.
Quando, come criminologa, mi trovo a ricostruire a ritroso il percorso
psicologico che ha portato al peggiore degli epiloghi, l’omicidio, quasi
sempre mi imbatto nello stesso copione: una vittima con una forma di
dipendenza affettiva “sottotraccia” (ossia, non conclamata) e un carnefice con
tratti narcisistici e una chiara propensione alla manipolazione e alla
menzogna compulsiva.
E l’incontro avviene, quasi sempre, quando la vittima attraversa un periodo
difficile e puzza di fragilità e scarsa autostima lontano un chilometro. I
manipolatori narcisisti sono in grado di cogliere dallo sguardo, dal contatto
visivo, dalla postura, dal linguaggio dell’interlocutore possibili indicatori di
debolezza psicologica. Come ci riescano è un autentico mistero, ma ciò non
toglie che, in un certo senso, siano anche loro dei talentuosi profiler quando si
tratta di selezionare la preda perfetta.

La dipendenza affettiva

Ammettiamolo: nessuno di noi ha avuto una vita perfetta. A cominciare


dall’infanzia, qualcosa è andato storto; ognuno nasconde delle fragilità nei
meandri del proprio io. Lo sanno bene le vittime dei narcisisti, e i loro
terapeuti. Anche quelli tra noi più solidi e strutturati possono manifestare dei
cedimenti, se vivono uno o più eventi che li mettono a dura prova. Pensiamo
alla perdita di una persona cara, o del lavoro. Ma di solito riusciamo a
elaborare ciò che è accaduto attingendo copiosamente da quella meravigliosa
abilità di adattamento che si chiama resilienza, che ci consente di elaborare
l’esperienza dolorosa, persino traumatica, senza uscirne devastati. Nell’arco
della nostra vita abbiamo attraversato e superato brillantemente tantissime
separazioni. Potremmo spingerci ad affermare che il destino dell’essere
umano sia proprio separarsi, rafforzarsi come individuo, rendersi
autonomo…
Da quando eravamo organismi unicellulari a oggi, di strada ne abbiamo
fatta parecchia, principalmente passando attraverso una serie di separazioni
più o meno dolorose. Dobbiamo separarci da persone, modelli, influenze,
epoche, fasi della vita, per diventare davvero noi stessi, per diventare unici. E
quando non riusciamo a farlo, allora sì che sono guai seri.
È questo il problema principale delle “prede” preferite dei nostri
manipolatori narcisisti. Di solito, le vittime rientrano in un profilo
psicologico preciso: quello della dipendenza di personalità, ossia hanno
difficoltà a staccarsi da ciò che non le soddisfa pienamente per trovare se
stesse e crearsi la vita che vogliono davvero. Perciò, nella relazione sono
legate al manipolatore da una dipendenza affettiva: non se ne sanno separare.
L’idea di rinunciare al legame con lui, per quanto distruttivo e tossico possa
essere, non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello.
In realtà, anche il narcisista dipende dalla sua vittima, sebbene non ne sia
del tutto consapevole. O meglio, può cambiare target, può scegliersi un’altra
vittima, ma non può restare a lungo senza una preda che nutra il suo ego; fino
all’ultima goccia di sangue, direbbe Dracula.

La manipolazione in quattro parole chiave

Il legame tossico che porta il predatore emotivo a circuire la sua preda fino a
divorarla prevede varie fasi, che ruotano intorno a quattro parole chiave:

1. manipolazione della vittima (esatto, si inizia così, ecco perché ne


parleremo tanto);
2. seduzione;
3. aggressione all’autostima;
4. condizionamento (il manipolatore induce progressivamente la vittima a
convincersi di essere lei quella sbagliata, inadeguata, inutile).

Strada facendo vedremo nel dettaglio tutte le fasi che la relazione con un
manipolatore attraversa, ma intanto tenete bene a mente queste parole chiave:
non dovete mai dimenticarle se avete a che fare con un manipolatore,
soprattutto se siete nella dolorosa fase in cui dovete ammettere a voi stessi
come stanno realmente le cose.

Quando a manipolare è il genitore

In molte famiglie, quando il partner dipendente riesce a sottrarsi al controllo


del manipolatore narcisista, l’arma principale con cui quest’ultimo domina o
addirittura danneggia il coniuge sono i figli. Con queste persone funziona
così, del resto: chiunque può essere usato per perseguire i loro scopi e
soddisfare i loro bisogni. Nessuno escluso. E i bambini hanno una
predisposizione naturale straordinaria, oserei dire istintiva: si schierano
sempre dalla parte del genitore che percepiscono come più debole. Questo
non significa che quel genitore sia davvero ciò che sembra.
I narcisisti, soprattutto quelli passivo-aggressivi (o covert, come vedremo
nel Capitolo 3) sono degli attori straordinari quando recitano la parte della
povera vittima, roba da far impallidire la Piccola Fiammiferaia. Quindi cosa
fanno? Inscenano una recita magistrale che coinvolge amici, parenti, figli,
colleghi di lavoro. Tutti vengono manipolati al solo scopo di trasformarli in
potenti alleati contro il partner e fargli terra bruciata intorno. Ed ecco che il
coniuge viene descritto come violento, incline agli abusi, crudele, bugiardo e
chi più ne ha più ne metta. Non c’è limite alle menzogne che un manipolatore
è in grado di raccontare. Le versioni cambiano e a ogni nuovo interlocutore la
gravità dei fatti narrati aumenta esponenzialmente. In questi casi, le false
accuse di violenze o di altri reati sono la regola.
Si può arrivare alla falsificazione di qualunque cosa, compresi i documenti
presentati in tribunale o durante l’accertamento per valutare la capacità
genitoriale. Ho visto persone affette da un grave disturbo narcisistico arrivare
a creare falsi profili sui social network al solo scopo di danneggiare la
carriera dell’ex partner con menzogne e calunnie ignobili.
Non a caso, gli stalker più pericolosi rientrano proprio in questa tipologia,
come vedremo più avanti. Ogni volta che nella coppia c’è un narcisista
manipolatore il rischio di stalking è altissimo perché – lo ripeto, nel caso
nutriste ancora la vana speranza di poter cambiare qualcuno con queste
caratteristiche – il narcisista basa tutto sul controllo dell’altro. E non
cambierà mai, dato che non ha alcuna consapevolezza dei danni che procura,
non prova empatia o senso di colpa, ritiene di avere il diritto di fare e dire ciò
che vuole e, soprattutto, pensa che il problema siano gli altri. Quindi è
totalmente refrattario a qualunque forma di cambiamento, impermeabile alla
psicoterapia e alla farmacoterapia, ossia è immodificabile. Le vittime lo
sanno bene, perché lo hanno imparato a proprie spese.

Un viaggio lungo e complesso

E ora iniziamo il viaggio che vi porterà nella mente dei manipolatori


narcisisti, per cercare di comprendere più a fondo con chi e che cosa avete
davvero a che fare. Sarà un viaggio piuttosto complesso e, inutile negarlo,
faticoso, in cui imparerete a individuare il “nemico” analizzandone i
comportamenti tipici e le caratteristiche principali.
Ma non solo. Se l’unico modo per difendersi da un narcisista è
riconoscerlo precocemente e sbarrargli ogni possibile via di accesso alla
vostra vita, quando questo non è possibile (perché è il vostro datore di lavoro,
o un superiore, oppure un genitore) diventa indispensabile comprendere come
gestire il rapporto, riducendo al minimo le conseguenze negative. Se
possibile, l’ideale sarebbe darsela a gambe quanto prima senza voltarsi mai.
Perciò parleremo delle strategie di fuga, ma anche di quelle per
“contromanipolare” il vostro aguzzino.
Infine, per evitare di trovarvi in futuro nella stessa situazione, sarete
chiamati ad armarvi di coraggio e a porvi qualche domanda su voi stessi,
sulle vostre eventuali responsabilità, cercando di rispondervi con franchezza.

1. L’empatia in psicologia rappresenta la capacità di porsi immediatamente nello stato d’animo o


nella situazione di un’altra persona, con nessuna o scarsa partecipazione emotiva. Letteralmente,
significa “mettersi nei panni” di qualcun altro adottando il suo punto di vista e il suo stato emotivo.
2. Otto Kernberg, Sindromi marginali e narcisismo patologico, Bollati Boringhieri, Torino 1978.
Capitolo 2

CON CHI ABBIAMO


A CHE FARE?

I consigli del profiler per smascherare


un manipolatore
Nella sua inconsistenza e nella sua banalità,
l’individuo che non possiede capacità straordinarie
cerca di scaldarsi alla luce riflessa dei suoi idoli.
Christopher Lasch

Narcisisti benigni e maligni

Tutti noi ricorriamo alla manipolazione per raggiungere un obiettivo. E lo


facciamo molto più spesso di quanto siamo disposti ad ammettere. Certo, si
tratta di forme di manipolazione considerate sane: non ci sogneremmo mai di
utilizzarle per danneggiare qualcuno. Il nostro obiettivo non è ingannare
l’interlocutore, bensì, più semplicemente, evitare di offenderlo, di urtare la
sua sensibilità, o semplicemente di fargli sapere i fatti nostri. Tutto ciò è
perfettamente normale. Il confine tra manipolazione sana e patologica è la
finalità: la seconda serve per sopraffare qualcuno o indurlo a fare qualcosa
che non vuole fare, che trova offensivo o che in qualche modo lo lede.
Esistono quindi dei narcisisti “benigni”, ossia tutti coloro che nutrono
legittime ambizioni, basate sulle proprie effettive qualità, e hanno lavorato
con impegno e onestà per raggiungere importanti risultati. Rientrano in
questa categoria quanti hanno saputo mettere a frutto i loro talenti lavorando
duramente e con determinazione, fino a raggiungere importanti posizioni
sotto il profilo professionale senza usare mezzucci o scorciatoie di alcun tipo.
A differenza delle persone veramente di successo (che ce l’hanno fatta sulla
base di un criterio meritocratico), i narcisisti maligni cercano
sistematicamente la via più breve e arrivano a mentire, seminare zizzania,
abbellire la realtà, diffamare e calunniare il prossimo senza porsi alcun limite,
pur di ottenere dei vantaggi. Sono loro i cattivi delle fiabe, basti pensare a
Biancaneve e alla regina-strega, a Cenerentola e alle sue arroganti sorellastre,
a Cappuccetto Rosso e al lupo travestito da innocua nonnina.
Il narcisismo nella sua accezione malevola non ha nulla a che vedere con
assertività e autostima, due valori preziosi tipici di un carattere solido. Ha
tutto a che vedere, invece, con arroganza, senso grandioso del sé del tutto
infondato e totale, assoluta concentrazione sui propri desideri a spese del
prossimo. L’unica cosa che interessa al narcisista maligno è ottenere
attenzione, accondiscendenza, potere sugli altri e attraverso gli altri…

Seguite l’istinto

Il primo passo per individuare un narcisista maligno è fidarsi del proprio


istinto. Se qualcuno vi sembra letteralmente troppo
bello/buono/generoso/affettuoso per essere vero, è perché, con ogni
probabilità, non lo è affatto. Se in una relazione non esistono mai motivi di
confronto dialettico (anche vivace), state pur certi che uno dei due sta
recitando. O, peggio, vi sta manipolando. Fidatevi della vostra capacità di
osservazione e mettete in campo un potente strumento investigativo: la
deduzione. Guardate con attenzione quello che fa il “sospettato”, come si
comporta nella vita di tutti i giorni.
Il problema è che la maggior parte di noi non sa cosa guardare, su quali
tipi di comportamenti concentrarsi. Siamo stati addestrati fin da piccoli a non
accettare caramelle dagli sconosciuti, ma nessuno ci ha mai detto a chiare
lettere che i rischi maggiori si corrono con coloro che conosciamo (o
crediamo di conoscere) bene. Allora bisogna fare i conti con un primo
cambio di rotta: le persone pericolose esistono, sono in mezzo a noi pronte a
sfruttarci in ogni modo possibile, immaginabile e anche inimmaginabile. Un
certo livello di diffidenza (senza sfociare nella paranoia, naturalmente) può
essere l’unica via per difendersi.
Occhio ai comportamenti

Contrariamente a quanto si potrebbe credere, è infrequente che le gesta di un


narcisista maligno finiscano sui giornali, per la semplice ragione che, salvo
rare eccezioni, queste persone sono perfettamente in grado di mimetizzarsi e
di nascondere in modo efficace la propria ignobile condotta. Solo una minima
parte arriva a infrangere il Codice penale. La maggioranza agisce in maniera
subdola nella vita quotidiana, e sono pochi quelli che riescono a captare chi si
celi davvero dietro la maschera di un apparentemente devoto coniuge, di un
apparentemente collaborativo collega o datore di lavoro, di un
apparentemente amorevole genitore.
L’unico modo per smascherare davvero un narcisista maligno è attraverso
l’analisi dei suoi comportamenti. In questo capitolo, perciò, mi concentrerò
proprio sulle migliori strategie “investigative” per individuarlo. Dopo
vent’anni trascorsi ad analizzare brutali delitti e a ricostruirne la dinamica,
posso assicurarvi che esistono delle tracce comportamentali che, se colte in
tempo, possono salvarvi la vita. Ma, anche senza arrivare a questi estremi,
essere in grado di anticipare le decisioni e le azioni di un manipolatore
narcisista spesso è l’unico modo per resistere alla sua furia. Imparare a
mettersi in salvo da soli rappresenta una competenza preziosa nella vita
quotidiana. Per questo occorre stare in guardia, e ogni volta che si decide di
investire tempo ed energie emotive in un rapporto è opportuno chiedersi
prima:

questa persona è davvero quel che mostra di essere?


posso fidarmi?
le affiderei la vita di una persona cara?

Saper rispondere correttamente a queste domande può fare un’enorme


differenza. Soprattutto se non avete intenzione di finire sui giornali o in tv
vostro malgrado, come è successo a chi si è fidato della persona sbagliata.
Prendere la decisione di far entrare o meno qualcuno nella vostra vita è una
vostra precisa responsabilità, quindi leggete con grande attenzione le
prossime pagine perché, credetemi, state investendo più che bene il vostro
tempo.
Prenderemo in esame alcuni comportamenti tipici dei manipolatori nella
vita quotidiana, come ci fanno sentire, quali argomenti utilizzano di solito per
conquistarci, quali sono le principali strategie con cui ci manipolano, le
trappole che ci tendono più spesso. Partendo da un presupposto che ritengo
assolutamente affidabile: è la nostra condotta a definire cosa siamo realmente
e qual è il nostro livello di pericolosità per gli altri.
Il mio obiettivo in questo capitolo è fornirvi una sorta di checklist dei
comportamenti ai quali prestare attenzione. Qualcosa di simile alle checklist
usate dagli esperti per analizzare le scene del crimine, o dai piloti di aerei
durante un volo: si tratta di liste che ti ricordano punto per punto cosa fare,
per evitare di dimenticare qualche passaggio importante. Leggere (e
rileggere) la checklist dei comportamenti pericolosi vi servirà per accendere
le lampadine giuste, per notare e catalogare con precisione tutta una serie di
azioni, sensazioni, dubbi che probabilmente avete sottovalutato, finendo per
cadere in trappola. Se non ci siete ancora caduti, invece, vi metterà in
guardia, permettendovi di smascherare il manipolatore grazie a dettagli che,
agli occhi di una persona non esperta, possono apparire perfettamente
normali e leciti, almeno all’inizio.
Applicherò la stessa metodologia che utilizzo quando mi occupo di
criminal profiling, ossia cercherò di portarvi a concentrare la vostra
attenzione su alcuni comportamenti del “sospettato”, consentendovi di
valutare quanto sia pericoloso e anticipare le sue prossime mosse.
Data la straordinaria capacità mimetica di queste persone, occorre essere
molto precisi nell’individuare tutti i segnali: l’attenzione ai dettagli può fare
davvero la differenza, per voi e per chi vi vuole bene. Dettagli precisi per
decodificare comportamenti ambigui, perché proprio l’ambiguità è il primo
strumento usato per manipolare.
Ecco allora la descrizione accurata delle caratteristiche principali del
narcisista maligno e dei comportamenti associati. Osservate il vostro
sospettato e notate se li mette in atto. Poiché il miglior fattore predittivo del
comportamento futuro di una persona è il modo in cui ha agito in passato,
mettere a fuoco ciò che ha fatto ieri e fa oggi può dirvi molto di ciò che farà
domani.
Questi indicatori comportamentali non sono necessariamente tutti presenti
in una sola persona. Quella che segue è una lista di atteggiamenti tipici. Se ne
notate anche soltanto alcuni, vi si dovrebbero già rizzare le antenne.

Inguaribili egocentrici

L’egocentrismo si manifesta fin dalla prima infanzia. Come il bambino si


aspetta che ogni suo desiderio sia soddisfatto, quasi fosse onnipotente, così il
narcisista maligno si aspetta di ricevere incondizionatamente ciò che chiede.
È come se non avesse mai superato la fase infantile dello sviluppo. Io
definisco queste persone “bambini alti” perché l’unica crescita che abbiano
sperimentato è sul piano fisico. Sotto il profilo psicologico sono rimasti i
bambini viziati di un tempo.

I segnali da cogliere

1. I narcisisti maligni sono sempre concentrati su se stessi e ritengono di


averne pieno diritto.
2. Arrivano perennemente in ritardo agli eventi familiari, sociali, di lavoro,
agli appuntamenti. Fanno aspettare gli altri perché è un modo per
sottolineare la loro importanza.
3. Amano gli ingressi in grande stile per assicurarsi che tutti li notino.
4. Già dalle prime battute di una conversazione ci tengono a farvi capire
che sono senza dubbio le persone più interessanti, intelligenti e di
successo nella stanza.
5. Millantano titoli e competenze che non possiedono. Snocciolano
conoscenze importanti che naturalmente non hanno, sostengono di
essere appena stati a pranzo con una personalità influente nel vostro
ambito lavorativo (che neppure conoscono), spacciano per amicizie
consolidate rapporti che esistono solo sui social network. Se poi il
personaggio famoso o influente cede alla loro richiesta del classico
selfie, ecco che qualche minuto dopo sbandiereranno la foto come prova
di profonda amicizia (se addirittura non la selezionano come immagine
del profilo). Insomma, fin da subito i narcisisti maligni ci tengono a
farvi sapere che sono importanti e frequentano solo gente di alto livello.
Ovviamente si tratta di pura invenzione, ma a chi li ascolta rapito può
non essere così chiaro, almeno in un primo momento.
6. Sono attenti al look e appaiono molto curati nell’aspetto e negli
accessori che indossano. Molti mostrano segni evidenti di una sorta di
“fanatismo estetico”, come lo definisco io, che si spinge ben oltre il
classico ritocchino (che ormai non si nega a nessuno), facendo la fortuna
di molti chirurghi plastici. L’investimento sull’aspetto fisico è parte
integrante della strategia manipolatoria. Si tratta di uomini e più spesso
donne, in questo caso, che vogliono assicurarsi a ogni costo l’effetto
party-time, ovvero che tutte le teste si girino quando loro arrivano.
7. Qualunque sia il lavoro che svolgono, tenderanno a descriversi come
leader assoluti nel proprio settore, inventando di sana pianta ruoli e
presunte esperienze professionali di prestigio.
8. Qualunque cosa voi abbiate fatto, qualunque sport abbiate praticato nella
vita, qualunque performance abbiate completato in ambito lavorativo o
di studio, state certi che loro l’hanno fatto prima di voi, meglio di voi e
molto più di voi.

In alternativa al narcisista esibizionista e fin troppo sicuro di sé tratteggiato


sopra, esiste anche un tipo di narcisista molto più dimesso e apparentemente
insicuro (per una descrizione più dettagliata di queste due tipologie, dette
rispettivamente overt e covert, rimando al Capitolo 3). In questo caso
l’egocentrismo è ugualmente presente, ma si manifesta con comportamenti
talvolta opposti rispetto al tipo precedente, e per questo è più difficile da
cogliere.

1. I narcisisti di questa seconda tipologia sono decisamente incompetenti,


ma attribuiscono sistematicamente agli altri la responsabilità dei propri
errori e fallimenti personali e professionali. Non ammetteranno mai di
essere dei falliti, degli inetti, di non godere di considerazione in alcun
ambito della loro vita, perché non è mai colpa loro. Qualche esempio?
Avevano pessimi voti a scuola perché i professori ce l’avevano con loro
e non ne hanno mai compreso il potenziale. Non hanno ottenuto una
posizione di rilevo sul lavoro perché il capo non riesce ad apprezzare le
loro competenze, oppure ha deciso di promuovere un collega perché di
sicuro avrà ceduto a qualche ricatto (argomentazione molto gettonata,
soprattutto quando a essere promossa è una donna). Non sono riusciti a
laurearsi perché quando si presentavano agli esami il professore di turno
provava invidia per la loro grande competenza e li bocciava
sistematicamente. Insomma, nessuno riesce a cogliere tanta grandezza.
Sono sempre vittime di complotti orditi alle loro spalle da persone
invidiose. Ecco perché non sono mai riusciti a ottenere ciò che, dal loro
punto di vista, avrebbero meritato.
2. Nelle occasioni sociali entrano in ansia e si mostrano molto timidi e
insicuri, perché si sentono profondamente inadeguati, in qualunque
campo.
3. Possono apparire trasandati nell’aspetto.
4. Si mostrano disinteressati al successo e più attenti a valori come l’umiltà
e la difesa dei deboli, ma in realtà nutrono desideri di grandiosità al pari
del tipo precedente.

Vi ho fatto venire in mente qualcuno che conoscete? Bene, allora siete sulla
buona strada per riconoscere il vostro primo narcisista maligno.

Io sono meglio di te

I narcisisti maligni si sopravvalutano rispetto alle loro reali qualità e si


ritengono superiori agli altri, che considerano come accessori (se non del
tutto inutili). Parallelamente, il loro sport preferito è svalutare il prossimo.
Sono così bravi nelle tecniche di svalutazione perché il loro benessere
psicologico passa proprio attraverso il bisogno incoercibile di sentirsi i
migliori di tutti. Per arrivare a ottenere questo risultato, instillano nell’altro
dubbi su di sé e sul proprio valore, il più profondi e laceranti possibile.

I segnali da cogliere

1. I narcisisti maligni si considerano speciali, unici e, proprio in quanto


tali, al di sopra delle regole che sovrintendono alla stragrande
maggioranza dei rapporti tra le persone, comprese quelle stabilite dalla
legge. Fondamentalmente, hanno lo stesso atteggiamento dei bulli e
cyberbulli. Esistono importanti studi che hanno messo in relazione
l’aumento del narcisismo maligno nella popolazione generale con
l’incremento degli atti di bullismo e di cyberbullismo in tutto il mondo.
Possiamo spingerci ad affermare che il crescente numero di narcisisti
maligni stia andando a braccetto con l’aumento, in generale, di condotte
mirate a svalutare l’altro aggredendo la sua autostima. Quello che
possiamo dire con certezza è che la propensione a sopravvalutarsi e a
sminuire il prossimo rappresenta uno dei segnali a cui prestare maggiore
attenzione.
2. Qualunque cosa voi mostriate loro, dalla nuova acconciatura all’orologio
appena comprato, al gioiello che il vostro compagno vi ha appena
regalato, immediatamente dopo, in maniera subdola e perfida,
cercheranno di sminuirne la bellezza, l’importanza, la qualità e il valore.
Per quanto il nuovo taglio di capelli possa starvi bene, state certi che vi
diranno (o vi faranno sorgere il lacerante sospetto) che stavate meglio
prima, anche se avevate i capelli fucsia e un taglio improbabile. Li avete
invitati a pranzo e avete cucinato la vostra migliore parmigiana? Bene,
di sicuro quella che faceva la loro domestica era più buona. Avete
comprato l’auto dei vostri sogni e non vedevate l’ora di mostrargliela
per spirito d’amicizia? Sappiate che si tratta di un modello che hanno già
avuto e restituito perché non era all’altezza delle loro aspettative. Siete a
una conferenza e il vostro turno di parola è immediatamente dopo un
relatore importante? Anziché rassicurarvi, esordiranno con frasi del tipo:
«Certo, dev’essere dura intervenire dopo un relatore così straordinario…
non vorrei davvero essere nei tuoi panni», inculcando subdolamente in
voi la sensazione che, comunque vada, sarà un disastro e che la vostra
relazione non verrà apprezzata come meriterebbe.
3. La svalutazione degli altri poggia su una competenza che sviluppano
molto precocemente: saper identificare, direi letteralmente fiutare, le
fragilità, le insicurezze, le vulnerabilità altrui. Non a caso, spesso il
primo bersaglio a cui mirano per umiliare l’altro, e uno dei più gettonati,
è l’aspetto fisico.
4. Il comportamento con i propri familiari in pubblico è rivelatore. Se
durante le occasioni sociali la persona in questione continua a riprendere
apertamente il coniuge o i figli, sincerandosi che i suoi rimproveri siano
uditi forte e chiaro da tutti i presenti, siate certi di avere davanti a voi un
narcisista maligno.
5. Siete seduti con il sospettato al tavolo di un ristorante? Bene,
concentratevi su come interloquisce con i camerieri. Il rispetto nei
confronti degli altri lavoratori è un concetto del tutto sconosciuto per i
narcisisti maligni. Ogni volta che hanno modo di esercitare potere,
anche nei contesti più ordinari e banali, state sicuri che lo faranno.
Tenderanno a rivolgersi all’inserviente con tono sprezzante, impartendo
ordini in maniera molto maleducata, con l’obiettivo di sminuire il ruolo
e la funzione del malcapitato e, nel contempo, alimentare la propria
autostima.

Avete detto empatia?

La convinzione dei narcisisti maligni di essere superiori a chiunque altro


deriva anche dall’incapacità di provare empatia nei confronti degli altri esseri
umani.
La maggior parte di noi ha imparato molto precocemente, già durante la
prima infanzia, a mettersi nei panni del prossimo. Ci hanno insegnato a tenere
in considerazione le emozioni altrui, decodificandole attraverso l’espressione
del volto, e grazie a questa importante abilità abbiamo messo a punto
competenze sociali via via più evolute.
I narcisisti, invece, questa capacità non l’hanno mai sviluppata. A loro non
interessa nulla degli stati d’animo del prossimo, non essendo in grado di
leggerli né di valutarli. A loro non importa se siete tristi o felici, arrabbiati o
depressi, l’importante è che quello che succede a voi non turbi la loro ricerca
di attenzione. Di conseguenza, non provano senso di colpa né rimorso per il
male che vi arrecano.

I segnali da cogliere

1. Siete tornati a casa con un feroce mal di testa dopo una giornata pesante
al lavoro? Bene, come minimo il vostro narcisista nella stessa giornata
avrà superato tre tumori.
2. Tutto ciò che vi riguarda passa sistematicamente in secondo piano. Se
loro desiderano andare a fare spese, voi potete anche avere la febbre a
quaranta, ma questo non li distoglierà dal proprio intento. Anzi, con ogni
probabilità sarete accusati di avere sempre un problema quando hanno
bisogno di voi.
3. Ogni volta che vi scusate con loro, ogni volta che ammettete un errore o
rivelate una vostra debolezza, di fatto confermate la loro convinzione di
essere superiori a voi, trasformandoli, giorno dopo giorno, in aguzzini
sempre più spietati.
4. Non ammetteranno mai le proprie responsabilità per le azioni
commesse. Negano sempre e comunque. Negano tutto, anche
l’evidenza. Qualunque cosa accada. Si ritengono in diritto di fare ciò che
fanno e non provano alcun senso di colpa. Spesso in questi anni mi è
stato chiesto perché, una volta catturati e condannati in via definitiva,
alcuni assassini non confessano, neppure dopo molti anni di carcere. A
questo punto della lettura dovrebbe essere sufficientemente chiaro che
queste persone non considerano mai la confessione (ossia la piena
ammissione delle proprie responsabilità) come un’opzione praticabile
per una semplice ragione: significherebbe affrontare la vergogna per
quanto hanno fatto. Badate bene, parlo di vergogna, non di senso di
colpa. I narcisisti maligni non sono in grado di provare senso di colpa,
ma sono in grado di provare una vergogna devastante, perché un io così
fragile non tollera la disapprovazione, il disprezzo degli altri.
5. Di conseguenza smascherarli, sbugiardarli pubblicamente significa
devastarli e farseli nemici a vita: non supererebbero mai un’onta del
genere. Se li costringete a gettare la maschera, da quel momento in poi
distruggervi sarà il loro unico obiettivo e lo perseguiranno con ogni
mezzo possibile, soprattutto ricorrendo alla loro arma preferita: la
menzogna. Cercheranno in ogni modo di farvi terra bruciata intorno, di
screditarvi, perché maggiore è la vostra credibilità più grave sarà il
discredito che gettate loro addosso. Ma sono anche profondamente
vigliacchi, perciò non vi affronteranno mai a viso aperto. Si
nasconderanno dietro colleghi, falsi profili sui social network o altro.
Per gli assassini con personalità narcisistica, essere riusciti a insinuare
un dubbio sulla loro effettiva colpevolezza è un’opzione decisamente
più desiderabile della piena ammissione di colpa. Non provano rimorso,
non hanno bisogno di espiare per riprendere il controllo della propria
vita, non sono affatto disturbati dal crimine commesso. Nella loro
mente, avevano diritto di comportarsi così perché la vittima andava
punita, eliminata, distrutta proprio in quanto aveva osato sfidare il loro
potere, la loro autorità.

Attenzione, poi, a una delle categorie più subdole di narcisisti maligni: quelli
che fanno finta di essere empatici, sensibili, generosi, accudenti. Tra loro si
nascondono anche quelli che definisco “cacciatori di tragedie” o
“tragediomani”. Ecco le caratteristiche principali.

1. I cacciatori di tragedie sono attratti in modo morboso dalle tragedie


altrui, come lutti e malattie, specie se gravi.
2. Recitano la parte dell’amico premuroso, soprattutto quando ci sono
persone presenti alla “recita”, ma la loro fasulla empatia è chiaramente
finalizzata a trarre qualche vantaggio da voi e dalla situazione che vi ha
colpiti.
3. Per loro non esistono amici, esistono soggetti funzionali ai loro desideri,
una sorta di “dispenser” di attenzioni da svuotare a piacimento. In
questo senso, tutti coloro che fanno parte della vita di un narcisista
maligno vengono utilizzati per uno scopo specifico: consentirgli di
ottenere qualcosa che desidera.
4. La recita dell’amico devoto, perciò, resta in piedi il tempo necessario per
raggiungere lo scopo. In questa categoria rientrano in particolar modo
donne.
5. Può sembrare, a un occhio inesperto, che queste persone tengano
davvero a voi, ma la loro presunta sensibilità viene meno quando “il
teatrino” si svuota e gli spettatori se ne vanno.
6. Godono nel vedere qualcuno devastato da una tragedia, per esempio
dalla chemioterapia, anche se si mostrano premurosi e solidali. In alcuni
casi arrivano addirittura a spacciarsi per ex malati, inventando malattie
in realtà mai avute o aggravando significativamente le reali condizioni
cliniche in cui versavano, ed ecco che in un attimo una banale sindrome
influenzale diventa una pericolosa polmonite, o magari un intervento
estetico viene spacciato per un’operazione salvavita.
7. Ogni volta che si confrontano con chi sta molto peggio di loro,
l’autostima cresce.
8. Simulano empatia verso gli altri e la usano come principale strumento di
manipolazione.
9. Quando parlate con loro, vi sembra quasi di essere sottoposti a un
interrogatorio. Sono estremamente attenti a come gli altri li valutano.
Ecco perché hanno bisogno di ottenere informazioni sul proprio
interlocutore: per capire cosa gli piace e cosa no, in modo tale da
sintonizzarsi con lui il più possibile e poterlo manipolare meglio.
10. Uno dei teatrini preferiti dei cacciatori di tragedie sono i funerali: non se
ne perderebbero uno per tutto l’oro del mondo anche se nemmeno
conoscevano il defunto. Piombano in casa della vittima e si mostrano
subito attivissimi. Scelgono la bara, le corone di fiori. Sembrano
autentiche macchine organizzative. Hanno bisogno di guadagnarsi
immediatamente il centro della scena e approfittano dello stato di
comprensibile ottundimento e profonda tristezza in cui versano i
familiari, ben sapendo che questo renderà più facile distinguersi. Al
funerale piangono disperati, si siedono vicino ai parenti più stretti del
deceduto, si comportano come se lo conoscessero da sempre e avessero
con lui un legame speciale che di fatto non è mai esistito.
11. Parlano in continuazione di morti (meglio se per malattie gravi) e malati.
È il loro principale centro di interesse. Anche i post che pubblicano sui
social network saranno dedicati in gran parte a vicende di persone
ammalate, mutilate, debilitate, possibilmente senza speranze di
guarigione. Per loro si tratta di bocconcini prelibati. Questa maschera di
persone sensibili e solidali, dimesse e umili, può trarre in inganno chi
non è addestrato a cogliere i segnali.
12. Anche se mostrano di interessarsi a voi, di fatto il messaggio che arriva
è sempre lo stesso: non esiste niente e nessuno più importante di me.

Questa categoria di narcisisti è tra le più pericolose perché, nella stragrande


maggioranza dei casi, la vittima di turno non riesce a cogliere la reale portata
di ciò che accade e a decodificare le intenzioni del manipolatore, il quale,
puntualmente, finita la “festa” (perché per lui si tratta di una festa per
l’autostima) sparisce nel nulla, alla ricerca della prossima tragedia in cui
gettarsi a capofitto. Per i narcisisti maligni questo è un copione irresistibile:
non possono farne a meno, ecco perché osservarli in frangenti simili è un
modo infallibile per smascherarli. Spesso sono persone che hanno tentato di
conquistare il centro della scena in altri modi (magari con una carriera
sportiva o artistica, ma senza ottenere l’esito sperato) e infine hanno scelto
questo scenario come ripiego per la loro morbosa e incoercibile ricerca di
attenzione. Tanto quello che conta è il risultato finale: attirare gli sguardi.
Che sia in teatro, in un campo sportivo, durante un importante meeting
internazionale, a un funerale o su un letto di ospedale poco cambia.

Qui comando io

La personalità narcisistica è per definizione rigida, fortemente ossessiva e


caratterizzata dal bisogno di controllo (di qui l’attrazione per le professioni
che permettono di esercitare un potere, per esempio nelle forze di polizia, in
ambito giudiziario, medico, mediatico e, naturalmente, politico e
istituzionale).
I segnali da cogliere

1. A prescindere dal lavoro che fanno e dal livello sociale raggiunto, i


narcisisti maligni cercheranno in ogni modo di controllare in maniera
spietata e subdola tutti coloro che ritengono utili per raggiungere i propri
scopi.
2. Per questo averci a che fare non è certo una passeggiata di salute, a
prescindere dal ruolo che svolgono nella vostra vita. O si fa come dicono
loro oppure è guerra aperta, e per combatterla possiedono strumenti
tanto potenti quanto subdoli. Hanno bisogno di nutrirsi della vostra
energia vitale e la succhiano generando in voi sofferenza, paura,
angoscia.
3. Una cosa è certa: nessun narcisista maligno ha mai avuto alcuna
intenzione di far sentire bene, a proprio agio, soddisfatte, felici, appagate
le persone intorno a lui. Purtroppo questi individui sono molto abili nel
decodificare i bisogni e i desideri del prossimo, solo che li considerano
una fastidiosa distrazione o, peggio, un ostacolo al raggiungimento dei
propri obiettivi, gli unici che contino per loro.
4. Se siete voi a stare male, a essere infelici, tormentati, angosciati,
depressi, nessun problema, ma se vi azzardate a diventare un ostacolo
che impedisca loro di ottenere ciò che desiderano allora caleranno la
maschera e li vedrete davvero per quello che sono: predatori spietati,
crudeli, impazienti, petulanti, ossessivi, indifferenti.
5. Nessuno può pensare di soddisfare le loro aspettative. Illudersi di
riuscire in una tale titanica impresa avrà come unico risultato una
disfatta terribile sotto il profilo emotivo, fisico, finanziario, psicologico,
familiare e chi più ne ha più ne metta.
6. Se il narcisista è il vostro capo, state pur certi che dovrete documentare
fino all’ultima virgola la vostra trasferta di lavoro, presentare tutte le
pezze di appoggio che giustifichino le spese, documentare minuto per
minuto tutto quello che avete fatto e chi avete incontrato. E comunque,
ciò che avete ottenuto durante la trasferta non sarà mai abbastanza.
7. Se il narcisista è il vostro coniuge, difficilmente vi lascerà spazio di
manovra nella vita, soprattutto per quanto riguarda la scelta delle
amicizie, la possibilità di avere un lavoro autonomo o di dedicarvi a
hobby che non prevedano la sua presenza incombente e costante.
8. Vi renderà la vita impossibile ogniqualvolta riterrà che avete violato le
sue regole e vi siete sottratti al suo controllo (letteralmente, vi sottoporrà
a una vigilanza continua e incessante).
9. Se il narcisista è un genitore, chiunque frequenterete non sarà mai
all’altezza delle sue aspettative. Verrete criticati in continuazione per la
vostra scelta sentimentale. Qualunque cosa gli diciate nel (vano)
tentativo di fargli cambiare opinione non farà altro che peggiorare la
situazione. In parole povere, se continuate a cercare di ottenere la sua
benedizione non avete scampo.
10. Può capitare che, alla lunga, il vostro corpo inizi a mandarvi dei segnali.
Quello principale è, di solito, la mancanza di appetito ogni volta che
dovete avere a che fare con il soggetto in questione. Fidatevi
letteralmente della vostra pancia, non lo ripeterò mai abbastanza.
Fidatevi del vostro istinto. Lo so che vi hanno insegnato a essere
educati, a rispettare gli altri, a tacere e soprassedere quando avete
davanti a voi una persona cafona e maleducata, a trattenere la rabbia, a
non esprimere emozioni negative. Ma in casi simili avere riguardo può
diventare controproducente, se non addirittura rischioso. Del resto,
sebbene Gesù nel Vangelo inviti a porgere l’altra guancia, le guance
sono due: quando sono finite abbiamo il sacrosanto diritto di difenderci.

Sono più importante di te

Una relazione con un narcisista maligno, di qualunque natura essa sia, non è
mai alla pari. Il potere è sempre nelle sue mani.

I segnali da cogliere

1. Un modo per smascherare un narcisista maligno, soprattutto nell’ambito


delle relazioni affettive, è applicare la regola del quid pro quo: nessun
narcisista vi amerà, se non in funzione di ciò che fate per lui. L’amore, o
ciò che la persona in questione spaccia per tale, ha sempre a che fare con
i vantaggi che può ottenere dalla relazione con voi.
2. Sarete letteralmente immersi in un mare di critiche che non risparmierà
nessun ambito della vostra vita, sia in pubblico, sia tra le mura di casa se
il narcisista è un familiare.
3. Se il narcisista maligno è il vostro partner, state certi che nulla di quello
che fate (abitudini, abilità, gusti in tema musicale/culinario/sportivo,
sforzi per diventare più attraenti e quant’altro) potrà mai soddisfare le
sue aspettative.
4. All’inizio di una storia, al contrario, queste persone mettono in campo
tutti gli strumenti di seduzione più evoluti per abbagliarvi. Credetemi,
inizialmente è davvero difficile resistere al loro fascino di facciata.
Quindi non siate troppo severi con voi stessi se ci siete cascati. Per
fortuna, questo carisma effimero, questo “effetto alone” ha durata
abbastanza breve. Insomma, tende a svanire rapidamente per lasciar
emergere quel che c’è dietro.
5. Attenzione ai conti bancari, ai gioielli di famiglia, in altre parole a tutto
ciò che può essere impegnato al banco dei pegni. Non è affatto una
buona idea cointestare i vostri sudati risparmi a un narcisista maligno,
perché vi ritrovereste sul lastrico in men che non si dica. Non si farà
alcuno scrupolo a spendere i vostri soldi per alimentare il proprio stile di
vita a dir poco dispendioso, anzi lo riterrà un suo pieno diritto. Non
esiterà a mettere voi (e la vostra famiglia) in serie difficoltà finanziarie
per soddisfare le sue onnipotenti esigenze narcisistiche e fantasie di
grandiosità.

Se il narcisista maligno è un genitore, meglio prestare la massima attenzione


perché queste persone tendono a idealizzare se stesse, e quindi si aspettano la
medesima presunta perfezione anche dai loro sventurati bambini. Ecco alcuni
segnali tipici.

1. Il genitore narcisista spinge i figli con ogni mezzo, senza pietà, a


ottenere i migliori risultati nello sport e a scuola, e ad avere un aspetto
fisico all’altezza delle sue aspettative.
2. Impone attività di qualunque genere, in cui il bambino deve eccellere
come conditio sine qua non.
3. Pretende dai figli quello che non è riuscito a ottenere quando è stato il
suo turno, e se non ci riescono li umilia senza pietà. Il fatto che lui per
primo abbia fallito nel raggiungere lo stesso obiettivo non riveste la
benché minima importanza: considera i figli come uno strumento per
ottenere gratificazione personale e se non sono all’altezza tanto vale
farglielo sapere chiaramente.
4. Se il bambino non soddisfa le sue aspettative narcisistiche, non riceve
mai alcuna forma di approvazione.
5. Il narcisista maligno recita la parte del genitore amorevole solo quando
il figlio si adegua perfettamente alle sue aspettative, ossia quando riesce
a diventare un importante studioso, un atleta vincente, una modella o
attrice bellissima. O un figlio devoto, pronto a rinunciare a tutto e a tutti
per prendersi cura di lui e dei suoi capricci. Se questo non accade, il
ragazzo viene immediatamente svalutato, allontanato, rifiutato,
devastato, per la semplice ragione che non è in grado di soddisfare i
bisogni paterni o materni, come fosse un bel bambolotto che, se non si
comporta come vuole il proprietario, si può gettare nella spazzatura
senza rimpianti.
6. Qualunque cosa faccia, la prole non sarà mai all’altezza delle gesta
eroiche (totalmente inventate) del genitore.
7. L’asticella delle aspettative viene spostata sempre più in alto, facendo
sentire il bambino costantemente frustrato e inadeguato. Il messaggio è:
“Per quanto tu possa fare per compiacermi, per quanto tu possa
impegnarti, non sarà mai abbastanza per me”.
8. Spesso i figli, soprattutto quando non raggiungono gli obiettivi agognati
dal genitore, precipitano nella prostrazione psichica, andando incontro a
gravi episodi depressivi, specie quando si rendono pienamente conto di
essere stati usati al solo scopo di realizzare i bisogni di fama e di
successo del padre o della madre. La parte più dolorosa per loro è
proprio arrivare ad ammettere che l’adulto manipolatore non ha mai
avuto a cuore, nemmeno per un secondo, il loro bene (altrimenti avrebbe
fatto ben altre scelte).
9. Quando un figlio mostra segni inequivocabili della grande sofferenza
che prova e cerca in ogni modo di attirare l’attenzione, di ottenere il
tanto agognato affetto paterno o materno, si sente immancabilmente dare
risposte del tipo: «Cosa vuoi che sia? A me è capitato di peggio», «Non
piangere, non fa poi così male», «Prima o poi ti ci abituerai», «È niente
rispetto a quello che ho passato io, quindi taci». Un genere di risposte
che mai ti aspetteresti da qualcuno che tiene davvero a te.
10. Il bambino metabolizza questo modo di rapportarsi agli altri altamente
disfunzionale, sviluppando a sua volta tratti disfunzionali. Queste
disfunzioni possono manifestarsi in varie forme, che sfociano tutte,
invariabilmente, nella psicopatologia. È questo il motivo principale per
cui questo modello di relazione contamina anche le generazioni
successive. Del resto gli alberi si riconoscono dai loro frutti, perciò
quando l’albero è avvelenato anche i suoi frutti lo saranno.

Scenari simili rappresentano la strada maestra per creare una futura vittima di
manipolazione e porre le basi per lo sviluppo di un disturbo dipendente di
personalità (vedi Appendice B). Non mi credete? Date un’occhiata a quello
che combinano i genitori alle partite di calcio giovanile, esaminate con
attenzione cosa dicono non solo ai figli degli altri, ma anche ai propri, se
sbagliano un passaggio. Non di rado quegli stessi genitori costringono i
propri ragazzi a sessioni di allenamento devastanti, con il chiaro obiettivo di
renderli competitivi e portarli alla vittoria anche se loro vorrebbero dedicarsi
ad altre attività e nutrono interessi completamente diversi. Bene, a quel punto
vi sarà chiaro che cosa intendo per genitore tossico. Un altro esempio
lampante sono quelle madri che continuano a iscrivere le figlie ai concorsi di
bellezza più improbabili, con il chiaro obiettivo di ottenere la vittoria e farsi
notare da qualche produttore televisivo. Non importa se avere un’opportunità
significhi dover accettare abusi e ricatti ignobili; a volte sono proprio queste
donne a contattare i membri della giuria offrendo le figlie, i loro corpi, in
cambio di un passaggio fugace in qualche trasmissione televisiva di una rete
sconosciuta di provincia. Potremmo dire che è una sorta di “ricerca di
successo per procura” ai limiti della patologia psichiatrica. L’unica cosa che
conta davvero è intercettare, seppure per interposta persona, le luci della
ribalta tanto agognate e mai raggiunte, nonostante il biglietto per ottenere tale
possibilità si paghi con la costante umiliazione (e la modifica fisica,
attraverso invasivi interventi di chirurgia estetica già durante l’adolescenza)
della povera ragazza.
Checklist per individuare un manipolatore narcisista

Eccoci, infine, alla nostra checklist per individuare un manipolatore


narcisista. Di seguito è elencata una serie di comportamenti e atteggiamenti
tipici del narcisista maligno. Spuntate tutte le caratteristiche che ritrovate nel
vostro sospettato di turno. Se ne possiede almeno 40 su 124 (circa il trenta
percento), potete essere certi di avere di fronte un manipolatore narcisista di
medio-alta pericolosità.
Naturalmente non si tratta di uno strumento clinico in grado di fornire una
diagnosi, ma solo di un agile strumento che vi permetterà di osservare e
comprendere meglio alcuni scenari della vostra realtà quotidiana. Potete
applicarlo sia a persone appena conosciute sia a coloro che fanno già parte
della vostra vita (familiari, amici, colleghi e conoscenti vari).

1. Il sospetto narcisista ha un’idea di sé decisamente grandiosa e ben al di


sopra dei risultati realmente raggiunti nella vita, nella professione, a
livello scolastico o sportivo.
2. Qualunque cosa accada, dalla più grave alla più banale, non è MAI
colpa sua.
3. Pretende massima riservatezza sui suoi problemi personali, ma non
perde occasione per sbandierare i vostri.
4. È un bugiardo compulsivo. Mente ancora prima di respirare, su ogni
cosa.
5. Ritiene che per lui le regole non valgano come per gli altri.
6. Commette spesso infrazioni del Codice della strada, parcheggia dove
non dovrebbe (come nel posto riservato ai disabili o alle donne incinte).
7. Ritiene di saperla più lunga di voi in ogni campo.
8. Dovete sempre fare quello che dice lui, come dice lui, altrimenti si irrita
e diventa aggressivo.
9. Tende a ribadire a ogni occasione chi è che comanda tra voi (lui,
ovviamente).
10. Avanza di continuo pretese di vario tipo per ricevere attenzione da parte
vostra.
11. Avete spesso la sensazione che tutto giri intorno a lui.
12. Ritiene di avere diritto a un trattamento privilegiato e a ottenere
immediatamente il successo che desidera.
13. Quando andate al ristorante, vi lascerà intendere di aver ottenuto il
tavolo perché è uno che conta (anche se il locale è semideserto).
14. Quando parla di sé tende a descriversi come una persona speciale e
unica.
15. Ritiene di dover essere associato ad altre persone considerate speciali, di
successo, importanti sotto il profilo sociale.
16. Richiede sistematicamente ammirazione e considerazione da parte di
tutti coloro che hanno a che fare con lui.
17. In ogni situazione si aspetta un trattamento speciale, per esempio
sull’assegnazione del tavolo al ristorante, o del posto in teatro oppure al
cinema.
18. Tende a sfruttare tutti quelli che ha intorno per ottenere vantaggi
personali, economici, a livello di relazioni.
19. Chiede di continuo favori, anche banali, per sincerarsi che la vostra
attenzione resti concentrata su di lui.
20. È totalmente privo di capacità empatica e non è in grado di riconoscere
la sofferenza che genera intorno a sé.
21. È profondamente invidioso degli altri ed è convinto che siano tutti
invidiosi di lui.
22. Spesso si mostra arrogante e pretenzioso nei rapporti con subordinati e
familiari.
23. Ritiene che i suoi problemi siano più importanti ed è convinto di aver
sofferto molto più degli altri.
24. Tende a porsi al di sopra della legge perché ritiene di avere pieno titolo e
diritto di fare e dire tutto ciò che vuole.
25. Si mostra estremamente sensibile e attento a come viene percepito o
giudicato dagli altri.
26. È spesso di cattivo umore o irritato per questioni di poco conto.
27. Basta un niente per scatenare la sua rabbia o irritazione.
28. Tende a sopravvalutare se stesso e le sue capacità in quasi tutti gli ambiti
della vita, e nei suoi discorsi considera gli altri inferiori, incompetenti,
privi del benché minimo valore.
29. Parla sempre male del prossimo (dalla sua bocca difficilmente sentirete
uscire un’opinione favorevole su qualcuno).
30. Tende a negare a coniuge e figli l’accesso a cure mediche e a beni
indispensabili, o l’assegno di mantenimento in caso di separazione.
31. Si mostra profondamente insoddisfatto e rabbioso quando altre persone
ricevono attenzione, riconoscimento, successo.
32. È prepotente nei confronti di tutti coloro che ha intorno.
33. Quando comunica, lo fa principalmente per dare ordini.
34. Ha un costante bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione e assume di
continuo atteggiamenti e comportamenti finalizzati a farsi notare.
35. Arriva spesso in ritardo agli appuntamenti.
36. Indossa capi molto vistosi.
37. Utilizza un linguaggio colorito e ama gli ingressi teatrali in ogni
situazione.
38. Quando parlate con lui, vi sembra di parlare con il muro perché la
comunicazione è a senso unico.
39. È perennemente concentrato sulla ricerca del meglio di ogni cosa: la
macchina migliore, il telefonino più tecnologico, i vestiti più alla moda,
i gioielli più costosi, la villa dei sogni, anche se non può permetterseli.
40. Mostra un sistematico bisogno di controllare gli altri e pretende totale
fedeltà e accondiscendenza da tutti.
41. Pensa e agisce unicamente per soddisfare i propri bisogni e raggiungere i
propri scopi.
42. Considera gli altri come strumenti da utilizzare per raggiungere i propri
obiettivi.
43. Ignora o sminuisce sistematicamente i bisogni e i problemi altrui.
44. Quando gli parlate dei vostri problemi avete spesso la sensazione di
annoiarlo.
45. Mente su ogni possibile ambito della sua vita, anche su aspetti molto
banali.
46. Millanta conoscenze con persone importanti, che non ha.
47. Millanta esperienze e competenze che non possiede.
48. Cerca sempre di deviare la conversazione su di sé e su quello che gli
interessa, ignorando bellamente ciò di cui state parlando voi.
49. Sul lavoro è molto competitivo e tende a svalorizzare tutti i possibili
concorrenti.
50. Non esita a mentire, diffamare, calunniare, se questo gli porta dei
vantaggi.
51. Quando viene criticato diventa molto aggressivo, oppure lascia la stanza
trincerandosi dietro un silenzio siderale.
52. Spesso agisce in maniera tirannica e non tiene affatto in considerazione
le opinioni, i programmi, gli interessi degli altri.
53. Crede di essere onnipotente e nega di avere debolezze, difetti o fragilità.
54. È in grado di esercitare un certo fascino di facciata, ma, conoscendolo
meglio, cominciano a emergere dubbi su tutto ciò che racconta.
55. Millanta di occupare una posizione sociale o lavorativa che in realtà non
ha (medico, professore universitario, alto ufficiale dell’esercito o delle
forze dell’ordine, esperto internazionale di sicurezza, eccetera).
56. Non mostra il minimo rispetto per i sentimenti altrui e nutre fantasie di
grandezza.
57. È concentrato sul bisogno di ottenere approvazione in ambito sociale,
familiare, professionale.
58. Compra regali costosi solo per s se stesso.
59. Si presenta sempre come superiore agli altri sotto diversi punti di vista.
60. Svaluta e sottovaluta le competenze e le capacità degli altri.
61. Prova piacere nell’umiliare il prossimo, per nutrire la propria autostima.
62. Critica aspramente, in pubblico, tutti coloro che non riescono a essere
all’altezza delle sue aspettative irrealistiche (compresi i suoi figli).
63. Interpreta azioni piuttosto banali del suo interlocutore (come controllare
il cellulare o guardare l’orologio) come gravissimi segnali di disinteresse
e mancanza di rispetto e diventa immediatamente aggressivo, arrivando
a offendere.
64. Tratta i suoi subordinati in maniera estremamente sprezzante e
arrogante.
65. Degna di considerazione soltanto coloro che ritiene utili in quel
momento.
66. È convinto di essere l’unico al mondo a possedere determinate qualità,
talenti, competenze, in qualunque ambito.
67. Quando parlate con lui, la parola che maggiormente farà capolino nella
vostra conversazione è “io”.
68. Può fare uso di cocaina per alimentare il suo senso di grandiosità.
69. Si descrive come amante e seduttore eccezionale (soprattutto i narcisisti
di sesso maschile).
70. Millanta in pubblico le sue numerose presunte “conquiste”.
71. Detesta fare brutte figure in pubblico.
72. Detesta essere contraddetto (o, peggio, smentito) in pubblico.
73. Non ammette mai i propri errori e non chiede mai scusa per le
conseguenze negative.
74. Ritiene di avere sempre la soluzione in tasca per ogni problema, non
importa quanto complesso sia.
75. È convinto di avere sempre ragione.
76. Coloro che non la pensano come lui vengono etichettati istantaneamente
come nemici da abbattere a ogni costo, anche per questioni di poco
conto.
77. È estremamente litigioso sui social network (molti hater rientrano
proprio nella categoria dei narcisisti maligni).
78. Tende a creare vari profili falsi sui social network per controllare gli altri
(in particolare partner, ex partner e potenziali concorrenti professionali)
o per fingere di ottenere consenso ai suoi commenti autoreferenziali.
79. Il suo obiettivo principale è avere successo e non ci sono limiti che non
sia disposto a oltrepassare pur di ottenerlo (compresi quelli di natura
legale).
80. È estremamente rigido e poco propenso al cambiamento.
81. Non si mette mai in discussione.
82. È perennemente concentrato sul bisogno di controllare tutto quello che
fanno le persone intorno a lui.
83. Tenta in ogni modo di controllare quello che gli altri pensano di lui.
84. È molto possessivo nei confronti del partner o dei suoi familiari e
interferisce in tutte le loro scelte.
85. Limita fortemente la libertà d’azione del compagno e dei figli.
86. Sceglie personalmente le frequentazioni del partner e dei figli e non
ammette resistenze sul punto.
87. Tende a isolare il partner, allontanandolo da amici e parenti.
88. Impedisce al compagno di raggiungere l’indipendenza economica e
boicotta ogni suo tentativo di trovarsi un lavoro.
89. Cerca sistematicamente di distruggere i propri avversari (ai suoi occhi
nemici mortali da distruggere con ogni mezzo) e di danneggiare coloro
che invidia e considera le principali cause del suo fallimento.
90. Reagisce con aggressività alle critiche che gli vengono rivolte, di
qualunque tipo siano, anche costruttive.
91. Evidenzia in maniera spietata e sistematica i difetti altrui, ma è
totalmente privo della capacità di ammettere i propri.
92. Considera i problemi personali degli altri come indicatori della loro
inferiorità, debolezza, immaturità, incapacità di controllare gli impulsi.
93. Quando a qualcuno è successo qualcosa di brutto, pensa sempre che sia
una normale conseguenza della sua debolezza e stupidità, o che
comunque se lo sia cercato, e quindi se lo meriti.
94. Sul luogo di lavoro tende ad attirare l’attenzione dei dirigenti sulla
propria attività e tenta di far credere che il lavoro svolto da altri sia in
realtà farina del suo sacco.
95. Tende ad attribuirsi meriti che non ha.
96. Da giovane ritiene di essere destinato al successo (quasi per una sorta di
investitura divina), e se non lo raggiunge incolpa in maniera feroce tutti
coloro che ha incontrato sul suo cammino.
97. Tenta ogni volta di “girare la frittata” per ottenere il maggior vantaggio
possibile.
98. È perennemente alla ricerca di un capro espiatorio a cui addossare il
peso dei suoi errori.
99. È incapace di provare gratitudine verso chi si adopera per consentirgli di
raggiungere i suoi obiettivi.
100. Usa l’aggressione verbale e le offese più gravi per stabilire il suo potere
sull’interlocutore.
101. Millanta titoli accademici che non possiede (una semplice laurea, magari
conseguita con un voto striminzito, diventa “magicamente” un dottorato
di ricerca).
102. Tende a vivere mostrando un tenore economico ben al di sopra delle sue
effettive possibilità.
103. Sfrutta economicamente tutti quelli che ha intorno.
104. Non è in grado di accogliere i bisogni emotivi degli altri e trova
fastidiose le lamentele di coloro che si rivolgono a lui per ottenere
supporto.
105. Anche quando si mostra apparentemente umile, è convinto di essere
superiore a chiunque altro.
106. Tende a mentire sulla sua storia, sul suo passato, sulle sue relazioni
precedenti.
107. Spesso descrive i suoi ex come squilibrati, pazzi, disturbati
mentalmente.
108. Tende a nascondere eventuali guai giudiziari e fallimenti professionali o
finanziari.
109. Tradisce ripetutamente il partner e gestisce più relazioni extraconiugali
contemporaneamente.
110. È profondamente geloso, invidioso del successo di qualcun altro e cerca
di sminuirne la portata.
111. Solitamente, sceglie un coniuge “trofeo”, che possa agevolarlo nelle sue
ambizioni di avanzamento professionale, sociale o in ambito politico.
112. È incapace di tollerare frustrazioni di qualunque genere e manifesta
improvvisi scoppi d’ira.
113. Parla quasi esclusivamente di se stesso, delle sue aspirazioni, dei suoi
progetti (molto spesso irrealistici).
114. Può essere fin troppo espansivo, se pensa possa essergli utile.
115. Può indossare la maschera di una persona molto sensibile e protettiva
solo per guadagnarsi l’approvazione di più persone possibile (vedi i
“cacciatori di tragedie”).
116. Non è in grado di provare alcun senso di colpa quando fa del male agli
altri.
117. Disprezza apertamente chi rispetta le regole e non cerca scorciatoie.
118. L’unica cosa che tenta in tutti modi di evitare è di essere smascherato o
smentito, soprattutto in pubblico (ossia di far sapere agli altri chi si
nasconde dietro la maschera).
119. Non nutre alcuno scrupolo etico per i suoi comportamenti.
120. La sua unica vera preoccupazione è evitare di doversi vergognare
pubblicamente per ciò che fa.
121. Sebbene pensi di conoscerlo da molti anni, hai spesso la sensazione di
non sapere esattamente con chi hai a che fare.
122. È costantemente propenso a mentire anche su questioni di poca
importanza.
123. È bravissimo a negare l’evidenza, al punto da farti vacillare e da portarti
a dubitare di ciò che ricordi di aver detto o fatto.
124. È incapace di ammettere i propri errori.
Capitolo 3

SUA MAESTÀ
IL NARCISISTA MALIGNO

Identikit e tipologie principali


Non può esserci un Dio perché, se ce ne fosse uno,
non crederei che non sia io.
Friedrich Wilhelm Nietzsche

L’identikit del narcisista maligno

A questo punto, tirando le somme di quanto abbiamo detto nei capitoli


precedenti, possiamo tracciare un identikit abbastanza preciso di “Sua
Maestà” il narcisista maligno.
Anche se può essere subdolo, soprattutto in pubblico e davanti a qualcuno
che intende manipolare, il narcisista maligno, ormai lo sappiamo, è
costantemente mosso dall’esigenza di essere amato e ammirato. Ha una
grande opinione di sé, ma, nel contempo, per alimentarla necessita di
riconoscimenti, approvazione, complimenti, conferme continui da parte degli
altri. Sostanzialmente prova piacere e gratificazione solo quando riceve
apprezzamenti e lodi. Se non arrivano, o ne arrivano troppo pochi, si fa strada
in lui un senso di vuoto profondo e di noia dilagante.
Nel quadro rientra anche l’invidia profonda verso gli altri. Il narcisista
mette al centro del proprio mondo psichico degradato solo alcune persone, da
cui si aspetta continuo nutrimento per l’ego. Se non rientrate in questa
categoria, vi tratterà con disprezzo per una ragione molto semplice: non gli
siete utili, di conseguenza non esistete.
Il costante svilimento e l’atteggiamento sprezzante nei confronti del
prossimo rappresenta la sua linfa vitale. È come un’iniezione di eterna
giovinezza che comporta una rigenerazione profonda ogni volta che Sua
Maestà riesce a far credere di essere superiore a qualcun altro. Il suo obiettivo
è appropriarsi di tutto ciò che non possiede portandolo via a voi, soprattutto
se avete la “colpa” di avere qualità a lui del tutto inaccessibili.
Un’altra strategia distruttiva in cui è maestro è dipingersi come vittima
sistematica della cattiveria, dell’incompetenza, della mediocrità degli altri.
Vagonate di autocommiserazione che vengono elargite generosamente a tutti
i suoi sventurati interlocutori. Anche quando ha un semplice mal di testa,
sembra sul punto di ricevere l’estrema unzione. E naturalmente ogni suo
problema è stato cagionato da vostre mancanze o dall’inettitudine di qualcun
altro.
Nelle discussioni la sua reale natura emerge in maniera plateale: state pur
sicuri che dovrà essere lui ad avere l’ultima parola, a qualsiasi costo (anche
ricorrendo ad argomentazioni a dir poco farneticanti).
Attenzione anche al suo silenzio, perché è sempre sinonimo di qualcosa
che bolle in pentola, e di solito con effetti negativi su di voi.
È maestro nel sarcasmo, soprattutto quando viene esposto a critiche. Per
quanto costruttive possano essere, le valuterà sempre come aggressioni alla
sua autostima e reagirà con profonda rabbia, minacciando vendette
inimmaginabili.
Nella rete di amicizie è facile da individuare, perché è sempre intento a
seminare zizzania, a dividere, a creare malumore e sospetto all’interno del
gruppo (sociale, familiare, lavorativo). Quando è in circolazione, sul lavoro,
in famiglia o tra gli amici, state pur certi che cominceranno a verificarsi litigi
per questioni riconducibili sempre alla medesima regia: lui. È maestro anche
dell’insinuazione gratuita, calunniosa, malevola, ma è molto abile nel
cancellare le sue tracce, perciò, quando cominciate a osservare un aumento di
tensioni all’interno di un gruppo di persone, sappiate che, con ogni
probabilità, c’è un manipolatore dietro questo peggioramento del clima
generale. In questi casi non è poi così complicato individuare chi ha gettato
deliberatamente benzina sul fuoco per raggiungere i propri scopi.
È costantemente concentrato sull’obiettivo di dare un’immagine positiva di
sé, in modo tale da garantirsi la vostra ammirazione. Quando la ottiene, per
un po’ vi adorerà e vi idealizzerà, ma durerà poco. Basta deludere le sue
irrealistiche aspettative, anche in minima parte, per cadere in disgrazia molto
rapidamente. Letteralmente, dalle stelle alle stalle in un istante.
Il termine più adatto per descrivere il modus operandi di un narcisista è
“parassita”. Sfrutta gli altri in ogni occasione e senza la minima remora. Dal
suo punto di vista, controllare, esercitare potere, approfittare senza pietà e
senza sensi di colpa è una sorta di diritto divino che gli è stato riconosciuto
per nascita. Non c’è nulla di tenero, di gentile nel suo interessamento per chi
lo circonda. Nulla di spontaneo, di autentico. A volte, avrete la sensazione di
avere a che fare con un robot, per il senso di totale indifferenza verso gli altri
che riesce a emanare. Può sembrare gentile, amorevole, devoto, ma è tutta
apparenza. Sono maschere che di volta in volta decide di indossare,
esclusivamente perché gli sono utili per raggiungere il suo principale
obiettivo: sentirsi ammirato, amato. Per questo divide il prossimo in due
categorie: persone da sfruttare (famose, importanti, socialmente affermate) e
persone inutili per i suoi scopi, e quindi da disprezzare.
Spesso dietro queste maschere il narcisista maligno nasconde una certa
paranoia e angoscia all’idea di essere danneggiato dagli altri (cioè di subire lo
stesso trattamento che riserva loro: una specie di “coda di paglia”). Ne deriva
l’incapacità di stabilire legami significativi, perché non riesce a concedersi di
dipendere da qualcuno, neppure in misura minima.
In realtà si tratta di una persona profondamente sola, che è destinata a
rimanere tale perché attacca con veemenza chiunque minacci l’immagine
idealizzata che ha di sé. Guai a smentirlo in pubblico: ve lo farete nemico a
vita.

Il narcisista maligno in 10 punti

Ecco i tratti del narcisista maligno che spiccano maggiormente:

1. senso di grandiosità e, allo stesso tempo, dilagante senso di


insicurezza e di inferiorità;
2. estrema tendenza a incentrare tutto su se stesso;
3. mancanza di empatia verso gli altri, visti solo come strumenti
per raggiungere i propri obiettivi;
4. bisogno profondo di sentirsi ammirato e approvato dal
prossimo;
5. profonda invidia per chi possiede qualità o oggetti che il
narcisista sa bene di non avere;
6. incapacità di provare rimpianto, rimorso, senso di colpa,
dolore per un lutto, malinconia;
7. scarsissima tolleranza nei confronti della frustrazione;
8. tendenza a manifestare rabbia in maniera esplosiva (avete
presente i soggetti che lanciano oggetti, danno pugni al muro,
vi si avvicinano a un millimetro dal naso al benché minimo
segnale di dissenso da parte vostra?);
9. estrema propensione a nutrire risentimento e desiderio di
vendetta, anche per questioni di poco conto;
10. tendenza a difendere l’immagine che ha di sé facendo ricorso
ad alcune tecniche che potremmo definire arcaiche, come
considerare una persona o buona o cattiva, senza vie di
mezzo, negare sempre le proprie responsabilità, proiettare
sugli altri i propri lati negativi, presentarsi come onnipotente
(lo vedremo meglio nel Capitolo 5).

Facciamo un passo indietro

Nell’infanzia di queste persone spesso c’è una figura genitoriale


disfunzionale, di solito quella materna: una madre (o chi per lei) in apparenza
adeguata, ma che in realtà non ha un vero scambio affettivo ed emotivo con il
figlio. Spesso le madri di futuri narcisisti maligni:

hanno un atteggiamento duro e sprezzante; tendono a trattare il bambino


come se fosse già un adulto, lo costringono a espletare compiti e
mansioni ben al di sopra delle sue possibilità e a punirlo ogni volta che
non si mostra all’altezza del compito;
sono indifferenti verso i bisogni emotivi del figlio fin da quando è molto
piccolo; per esempio, tendono a lasciarlo solo e a prenderlo in giro
quando chiede aiuto o si mette a piangere;
aggrediscono di continuo la sua autostima e lo svalutano, sia a parole sia
con i fatti (spesso sottolineano esclusivamente i suoi errori o i suoi
fallimenti, con frasi del tipo: «Sei un incapace», «Sei un buono a nulla»,
«Arrivi sempre ultimo» e così via);
ricorrono alle punizioni anche quando il bambino non ha fatto nulla per
meritarsele;

Questi sono gli ingredienti perfetti per generare un predatore di emozioni


infallibile.
Guardandoli in questa prospettiva, diventa più chiaro perché i narcisisti
maligni cerchino ossessivamente successo, approvazione sociale,
riconoscimento: questi traguardi diventano per loro il modo migliore per
sconfiggere l’angoscia di non essere stati amati da chi avrebbe dovuto farlo.
Nell’infanzia avvertono la madre, o l’adulto di riferimento, come
profondamente ostile; ne deriva un enorme bisogno di essere ammirati, di
ricevere approvazione, e la convinzione di essere speciali, unici, meritevoli di
essere trattati meglio degli altri.
Ma la figura materna, o chi per lei, tende a frustrare questo bisogno in tutte
le occasioni possibili, attraverso i comportamenti che abbiamo elencato. Il
figlio cade così in un’angoscia ancor più devastante e comincia a difendersi
come può: rifugiandosi nella menzogna, nell’invidia, nel disprezzo, nella
vendetta.
Spesso queste madri svalutano non soltanto il proprio figlio, ma anche tutti
coloro che fanno parte della vita del bambino. Questo atteggiamento
“contamina” il mondo psichico del piccolo, portandolo ad assumere verso gli
altri lo stesso atteggiamento di svalutazione sistematica. Il bambino, cioè,
cresce con la convinzione di valere ben poco e questo vissuto gli genera
un’angoscia profonda, portandolo a sua volta a svalutare gli altri per
dimostrare a se stesso di essere superiore a loro e alimentare così i brandelli
di autostima che gli sono rimasti. Se non lo facesse sarebbe costretto ad
ammettere quanto poco sente di valere, e questo genererebbe in lui
un’angoscia insostenibile. Il suo bisogno di disprezzare e criticare chiunque e
qualsiasi cosa serve a evitare di provare invidia, sentimento che non riesce a
tollerare neppure in misura minima perché gli rimanda immediatamente la
reale dimensione del proprio io: fragile, depauperato, rinnegato. Il paradosso
del narcisista è proprio qui: ha un disperato bisogno degli altri, di essere
ammirato, di sentirsi desiderato, si nutre dei sentimenti e dell’attenzione del
prossimo, ma, al contempo, non può permettersi di riconoscere la bontà di
quanto gli viene offerto, perché altrimenti innescherebbe inevitabilmente il
meccanismo dell’invidia, che lo stritolerebbe in una morsa di angoscia
insopportabile. Questo è il motivo per cui critica tutto, condannandosi
inesorabilmente a una vita di profonda frustrazione, insoddisfazione e vuoto
emotivo.
Per lui la paura più grande diventa, quindi, proprio quella di dipendere da
qualcun altro perché, come ha imparato da piccolo, significherebbe esporsi al
pericolo di essere odiato, disprezzato, maltrattato, umiliato, frustrato,
abbandonato. Ecco perché sarà incapace di stabilire legami autentici.
Questo è l’aspetto principale: con i narcisisti maligni, dovete fare i conti
con l’incapacità cronica di legarsi in maniera genuina, autentica, profonda.
Molto probabilmente è proprio il loro tratto più significativo sotto il profilo
psicologico. È come se qualcuno avesse danneggiato, precocemente e
irrimediabilmente, la loro capacità di fidarsi degli altri, di affidarsi, di sentirsi
degni di essere amati, accuditi, desiderati, apprezzati per quello che sono, con
le loro fragilità, insicurezze, imperfezioni.
Di conseguenza non provano senso di colpa o rimorso, anche quando
agiscono in maniera crudele, perché si tratta di sentimenti che si
sperimentano solo quando si è in grado di stabilire legami autentici. E allora
possono mentirvi, svalutarvi, danneggiarvi, umiliarvi, denigrarvi senza la
benché minima esitazione. Voi siete sostituibili, e lo sarete sempre. Il
narcisista maligno non ha bisogno di voi, ha bisogno di qualcuno come voi,
disposto a farsi sfruttare, dominare, controllare, sminuire. E c’è parecchia
differenza, ve lo assicuro. Siete i suoi schiavi e ogni vostra ribellione verrà
punita con l’abbandono. L’ho già detto e lo ribadisco: il narcisista è una
persona profondamente sola e destinata a rimanere tale.
Proprio l’avversione per ogni forma di dipendenza rende questi individui
particolarmente refrattari al trattamento psicoterapeutico. Non riescono a
stabilire genuine alleanze con nessuno, terapeuta incluso. E senza tale
requisito non si può avviare alcun percorso clinico.

Le tipologie

Gli studiosi hanno identificato varie tipologie di narcisisti maligni,


classificandoli secondo criteri diversi (vedi Appendice A). La classificazione
forse più nota tra i non addetti ai lavori è quella data da Paul Wink, che ha
saputo cogliere le due tipologie principali e i loro tratti distintivi. Secondo
Wink esiste un narcisista più esplicito, esibizionista, che tende a mettersi al
centro dell’attenzione e a manifestare apertamente la sua convinzione di
essere superiore agli altri. Wink lo definisce, perciò, narcisista maligno
“overt”. Esiste, però, anche un altro tipo, detto “covert” perché è in apparenza
molto più dimesso e animato da scarsa autostima, e per questo è più difficile
da individuare. Ecco le caratteristiche principali dei due tipi (tenete presente
che si tratta di macrocategorie, quindi non è detto che il vostro narcisista
abbia tutti i tratti elencati per una categoria, ma tendenzialmente rientrerà
nell’una o nell’altra).

Il narcisista overt

Il narcisista overt è senza dubbio la tipologia più evidente e più facile da


scovare con un’osservazione attenta dei comportamenti. Si sente di gran
lunga superiore a chiunque e non fa nulla per nasconderlo. Ha un’elevata
autostima (almeno in apparenza), ed è perfettamente autosufficiente. Evita,
anzi, ogni forma di dipendenza dagli altri e piuttosto desidera avere potere su
di loro e controllarli.
Si mostra sicuro di sé in ogni occasione e svaluta di continuo gli altri, le
loro qualità, i loro bisogni, le loro richieste. Per contro, non tollera
frustrazione e critiche. È profondamente amorale e privo di autocritica.
Si mostra freddo e assertivo nelle relazioni personali (anche quelle intime),
che restano molto superficiali e sostanzialmente aride (perfino nella sfera
familiare).
Nei contesti sociali e pubblici in generale non manifesta ansia da
prestazione. Ama, anzi, stare al centro della scena e fa di tutto per restarci.
È letteralmente ossessionato dalla bramosia di successo ed è disposto a
tutto pur di raggiungerlo. Evita chiunque possa rappresentare un limite per le
sue ambizioni, la sua carriera, la sua professione, la sua ascesa sociale.
Farebbe qualunque cosa pur di ottenere la realizzazione in ambito
professionale. È perennemente alla ricerca di avanzamenti di carriera e
riconoscimenti. Tende ad attribuirsi i meriti del lavoro di altri, non è mai
collaborativo e non disdegna mezzucci e scorciatoie, se ritiene di poterne
trarre vantaggio. Agisce in un modo che ho ribattezzato “effetto gran
premio”: te lo ritrovi sempre con il fiato sul collo, pronto a sorpassarti alla
prossima curva, magari buttandoti fuori pista.
Quando le cose non vanno come voleva (un insuccesso sul lavoro, la
mancata conquista di un riconoscimento tanto desiderato, una sconfitta
sportiva), il senso di vergogna lo assale, trascinandolo nella tristezza più
profonda. Qualunque insuccesso è qualcosa che il suo fragile ego
semplicemente non è in grado di contemplare, quindi è impossibile da
superare ed elaborare. Il fallimento (soprattutto se pubblico) devasta tutto il
suo mondo interno ed esterno. È la resa totale, la disfatta irrimediabile. In lui
manca del tutto la resilienza: è incapace di affrontare e superare qualunque
evento negativo, che sia un periodo di difficoltà o un trauma vero e proprio.
Il narcisista overt è molto vanitoso, esibisce tutto ciò che possiede
(bellezza, denaro, macchine lussuose, gioielli preziosi, status symbol, ecc.). È
soprattutto il suo incessante bisogno di stare al centro dell’attenzione che,
dopo un po’, lo tradisce e porta gli altri ad allontanarsi.
Nella conversazione, vi sentirete come se non esisteste. L’effetto
“specchio” è l’unico praticabile per il tipo overt: ha bisogno di un pubblico in
cui riflettersi e ammirare se stesso ancor più dell’aria che respira.
Chiunque abbia a che fare con questa tipologia viene sistematicamente
svilito. Se la persona in questione vi percepisce come migliori di lei (e quindi
vi invidia), vi disprezzerà apertamente.
Un’altra caratteristica è l’eccessiva ricercatezza nell’abbigliamento. Le
donne, in particolare, arrivano a vestirsi in ogni occasione come per una cena
di gala, risultando spesso ridicole e inappropriate. Quando si fidanzano,
solitamente scelgono un partner che possa fornire loro dei vantaggi,
soprattutto sotto il profilo sociale ed economico. Si rifugiano in uno stile di
vita lussuoso per assecondare l’incessante bisogno di suscitare ammirazione
(e invidia).

Il narcisista covert

Il narcisista covert è per molti versi più subdolo e più difficile da individuare
(almeno nella fase iniziale della relazione), anche analizzandone i
comportamenti. Al contrario del tipo overt, si mostra fragile, sensibile,
vulnerabile. Le sue caratteristiche più evidenti sono scarsa autostima,
profonda rabbia e un dilagante senso di vergogna.
Il tipo covert è costantemente focalizzato sulla paura di fallire e di essere
rifiutato dagli altri ed è ipersensibile alle critiche, anche le più innocue e
costruttive. È ossessionato dall’idea di subire un rifiuto, di sentirsi
disprezzato, svalutato, abbandonato. Per questo rimugina su ogni cosa che gli
accade o che gli viene detta.
Si dipinge come sfortunato, vittima degli eventi e della cattiveria altrui. Si
tratta di un copione consolidato per cercare di ottenere protezione (e quindi
considerazione) da parte degli altri. E nel recitarlo può risultare molto
convincente.
Nelle occasioni sociali è ansioso, odia parlare in pubblico, è a disagio
perché non si sente mai all’altezza. Il sentimento di profonda inadeguatezza
investe tutte le sfere della sua vita: si percepisce come carente sul piano
fisico, sociale, culturale, lavorativo, ecc.
Si mostra profondamente sensibile, un amico devoto, un coniuge dimesso e
amorevole, un genitore affettuoso, ma si tratta di maschere per neutralizzare
le critiche e guadagnarsi un giudizio favorevole da parte della sua rete di
conoscenze. Guai a mettere in dubbio ciò che fa o dice! In questi casi, la sua
aggressività e la sua rabbia emergeranno in un secondo. Non a caso, con lui
capita di sentirsi sulle montagne russe, perché tende a idealizzare e a
svalutare chiunque molto rapidamente, a seconda di come gli gira. È
profondamente instabile sul piano umorale. Inoltre, elogia le persone in
pubblico quando sono presenti, per poi disprezzarle alla prima occasione
quando sono assenti.
Può diventare molto aggressivo sul piano verbale quando ritiene di essere
stato giudicato inadeguato, la sua più grande paura.
Anche il narcisista covert nutre un profondo desiderio di grandiosità, ma
non lo lascia emergere. In apparenza gli manca del tutto la spinta alla
realizzazione personale che caratterizza, invece, il tipo overt. Si mostra
disinteressato al successo, concentrato sul valore dell’umiltà, della difesa dei
deboli, si presenta come una persona timida e dimessa, ma si tratta
dell’ennesima maschera: ha troppa paura di fallire per mettersi in gioco
davvero. Anche la sua mente è costantemente focalizzata su fantasie di
grandezza, fama, successo, ma l’angoscia generata dalla competizione,
dall’idea di non farcela, lo porta a evitare di scendere in campo.
Può anche manifestare un atteggiamento ipercritico nei confronti del
partner, dei figli, delle persone a lui più vicine.
Non di rado, sfrutta economicamente tutti coloro che ha intorno (il coniuge
in primis, ma anche familiari e amici) per far fronte ai suoi desideri (come
acquistare casa, andare in vacanza, organizzare una festa).
È profondamente ipocondriaco. Ma può arrivare anche a fingersi malato o
a esagerare la gravità delle sue condizioni cliniche per manipolare gli altri.
Può addirittura appellarsi a problemi di salute fasulli per giustificare
mancanze o fallimenti, specie quando si tratta di obiettivi professionali,
universitari, sportivi.
Riversa sistematicamente sugli altri le responsabilità per i propri errori e
mancanze. Si ritiene di continuo vittima di complotti e di boicottaggio,
soprattutto in ambito lavorativo. Evita il confronto, colpendo alle spalle
chiunque ritenga pericoloso perché in grado di smascherarlo.
Vi ricordate dei “cacciatori di tragedie” che ho descritto nel capitolo
precedente? Ebbene, possiamo senz’altro considerarli dei sottotipi del
narcisista covert. Per ottenere ammirazione e consenso, spesso questo
manipolatore professionista indossa la maschera del grande amico, corre al
capezzale di malati che magari conosce superficialmente, o al loro funerale
(in cui si mostrerà il più disperato del gruppo). Ama molto queste situazioni
perché la probabilità di insuccesso è bassissima. Del resto, chi metterebbe in
dubbio la buona fede di qualcuno che si mostra così devoto e solidale? E
questo il narcisista covert lo sa bene.
State certi che alla prima occasione inizierà a parlarvi del suo passato
“doloroso” per stabilire con voi un clima di confidenza e di intimità
indispensabile per iniziare a manipolarvi il più presto possibile. Vi sciorinerà,
uno dopo l’altro, una serie impressionante di eventi traumatici per
costringervi ad adottare nei suoi confronti un atteggiamento accuditivo,
protettivo. Dopo cotante rivelazioni (che possono investire ogni ambito della
vita, dal divorzio burrascoso dei genitori a una brutta esperienza del passato,
a un grande amore mai superato), sarete portati invariabilmente a giustificare
ogni intemperanza, ogni sbalzo d’umore, ogni bugia. E a quel punto,
obiettivo raggiunto: vi terrà in pugno. Ricordate sempre: non è mai un buon
segno quando la sofferenza affettiva viene esibita troppo facilmente. Chi ha
sofferto davvero ne parla a fatica perché si vergogna o sta male al solo
ricordo. E, soprattutto, se ne parla lo fa dopo parecchio tempo che vi conosce.
Il narcisista covert usa il dolore derivato dalla sua vita travagliata come
moneta di scambio per entrare nella vostra vita. Ed è una moneta che deve
spendere subito.
Completamente ed esclusivamente focalizzato sui suoi bisogni e problemi,
vi farà pesare qualunque richiesta, anche minima, che arriverà da parte vostra.
Difficilmente il narcisista covert riesce a raggiungere posizioni di rilievo in
ambito professionale, perché rispetto al tipo overt possiede minori abilità
sociali ed è dotato di scarsa capacità di autorealizzazione. Ripete sempre di
essere stanco, dorme ogni volta che gli è possibile. È pigro, ha un aspetto
dimesso, sciatto, trasandato, magari è in sovrappeso importante.
Spesso si mostra incapace di svolgere anche le faccende più basilari della
vita quotidiana.
Sembra sempre in procinto di annegare in un mare di problemi (o presunti
tali).
È ancora più opportunista e parassitario del narcisista overt. Tutti i rapporti
che instaura sono volti allo sfruttamento dell’altro, e sempre improntati alla
convenienza. Se comincia a farvi le moine, state certi che intravede un
vantaggio. Solitamente, come partner sceglie qualcuno che sia al suo servizio
a trecentosessanta gradi, che lo accudisca sotto ogni punto di vista (dal
preparare il pranzo o la cena allo stirargli le mutande). È un calcolatore
instancabile in ogni campo della vita.
È profondamente avido e avaro solo quando si tratta di spendere i suoi
soldi. Più siete generosi con lui, più vi svaluterà e disprezzerà, come se tutto
gli fosse dovuto. È irriconoscente e non tollera di sentirsi in debito con
qualcuno.
Si mostra poco interessato al sesso (spesso, anzi, è affetto da patologie
della sfera sessuale di varia natura) perché ha paura di perdere il controllo, e
usa l’astinenza per punire il partner, facendolo sentire inadeguato e rifiutato.
In questi casi, il compagno che avanza richieste sessuali legittime viene
etichettato come “maniaco”, “fissato con il sesso”, “uno che pensa solo a
quello”.
Il tipo covert vive quasi sempre di luce riflessa, magari per il successo
raggiunto da un familiare stretto o dal coniuge. Tuttavia, la stessa persona che
gli consente di ottenere considerazione, seppure di riflesso, viene
contemporaneamente invidiata e quindi sminuita.
Lo strumento di umiliazione preferito è il sarcasmo, soprattutto in
pubblico.
Il narcisista covert è un boicottatore seriale: se avete a cuore un dato
evento, un viaggio, una festa da organizzare, state certi che farà in modo di
rovinare tutto all’ultimo momento. La vostra vita deve ruotare intorno a lui,
altrimenti ve la farà pagare a caro prezzo.
Seduttori, intimidatori & Co.

Vale la pena di accennare anche alla classificazione fatta dalla psicoterapeuta


americana Robin Stern, che individua tre tipologie principali di narcisista
maligno: l’intimidatore, il seduttore e il passivo-aggressivo.
L’intimidatore. Lo stile comunicativo dell’intimidatore consiste nella
minaccia e nell’intimidazione, basata sulla cosiddetta “apocalisse emotiva”. Il
manipolatore, cioè, fa credere alla vittima che la lascerà, o comunque non la
amerà o non la apprezzerà, se non si comporta come dice lui (per maggiori
dettagli sulla trappola dell’apocalisse emotiva, vedi Capitolo 5). Si esibisce,
perciò, in scenate a base di urla, offese e minacce di abbandono, fa
affermazioni aggressive e taglienti che hanno lo scopo di fare leva sulle
peggiori insicurezze della vittima e di ferirla il più a fondo possibile. Si
trincera dietro un silenzio gelido che, trasmettendo distanza emotiva e
profonda disapprovazione, per chi lo subisce è a volte peggiore delle urla e
delle scenate. Questo stile relazionale è improntato a controllare e dominare
l’altro, instillando una sensazione costante di paura e confusione.
L’intimidatore è un autentico maestro nelle strategie di comunicazione
paradossale, in cui qualunque cosa diciate è sbagliata (vedi Capitolo 5). La
vittima sente spesso di non avere via di uscita, si percepisce come impotente
e si arrende.
Il seduttore. Il seduttore è la categoria più difficile da riconoscere.
All’inizio sembra il partner perfetto: sempre attento, gentile e premuroso. Ma
si tratta di una trappola abilmente tesa nel tempo. Ben presto la vittima
realizza che le proposte e i comportamenti del compagno non considerano i
suoi reali bisogni, ma sono finalizzati unicamente alla soddisfazione
personale. Dopo un po’ comincia a sentirsi non considerata, non ascoltata, del
tutto sola, un semplice (e sostituibile) spettatore. Il seduttore reagisce alle
proteste facendo sentire la vittima inadeguata, deludente o addirittura pazza.
È un maestro nell’uso del gaslighting, un comportamento altamente
manipolatorio con cui induce l’altro a dubitare della propria capacità di
giudicare la realtà, portandolo a mettere in discussione le proprie percezioni e
valutazioni, a sentirsi dipendente e confuso, fino a convincersi di essere
pazzo (vedi Capitolo 5).
Il passivo-aggressivo. Il tipo passivo-aggressivo si presenta come il
classico bravo ragazzo della porta accanto. Disorienta la vittima, i suoi
parenti, gli amici a lei più vicini e tutti coloro che lo conoscono poiché appare
impeccabile: innamorato, affidabile, disponibile e accondiscendente. Ma
basta disapprovare una sua scelta o deludere qualche sua aspettativa per
vederlo mettere in atto una sorta di terrorismo psicologico. Vi minaccerà con
ogni mezzo, puntando sulla vostra paura di rimanere da soli ad affrontare un
futuro di ineludibili sofferenze. Se quindi all’inizio sembra accondiscendere,
almeno verbalmente, alle vostre richieste, finisce poi per adottare un
comportamento freddo, poco partecipativo o di tacito disappunto. A parole
dice una cosa, ma con le azioni manifesta tutt’altro. Si mostra collaborativo,
ma nei fatti vi boicotta ogni volta che può per distruggere la vostra autostima.
Attribuisce a voi la responsabilità dei propri fallimenti, facendovi sentire
impotenti, privi di valore, inetti.
Capitolo 4

LE FASI DELLA RELAZIONE


Io ho bisogno che qualcuno abbia bisogno di me,
ecco cosa. Ho bisogno di qualcuno per cui essere
indispensabile. Di una persona che si divori tutto il
mio tempo libero, il mio ego, la mia attenzione.
Qualcuno che dipenda da me. Una dipendenza
reciproca. Come una medicina, che può farti bene e
male al tempo stesso.
Chuck Palahniuk

Il processo di manipolazione si sviluppa gradualmente, attraverso una serie di


fasi che restano sempre le stesse, in qualunque tipo di relazione, amorosa e
non.
Il narcisista maligno sa come farvi cadere nella sua rete senza destare
sospetti: dapprima si presenta come il partner, l’amico, il capo, il collega
perfetto, e solo quando sa di avervi in pugno passa a un attacco più esplicito,
che ha lo scopo di demolire progressivamente la vostra autostima e indurvi a
mettervi completamente nelle sue mani.
In questo capitolo parleremo soprattutto delle fasi che si attraversano nella
relazione amorosa con un manipolatore, ma questi passaggi valgono
qualunque sia il tipo di rapporto che vi lega a un narcisista maligno.

Il primo incontro

A questo punto, credo abbiate ormai capito con chi avete a che fare. E avrete
compreso che a rendere particolarmente pericolosi i narcisisti maligni è la
loro capacità di simulare qualunque emozione. Trarci in inganno non è
difficile, perché, purtroppo, la maggior parte degli esseri umani (a differenza
dei manipolatori) tende a fidarsi degli altri almeno il minimo sindacale, e
tanto basta per farci cadere in trappola. Ci insegnano fin da piccoli a essere
gentili, fiduciosi, leali, onesti, e a credere a ciò che ci viene detto.
Questi predatori lo sanno fin troppo bene e sfruttano per i loro più ignobili
disegni la nostra propensione a fidarci, almeno all’inizio. Conoscono alla
perfezione le regole sociali che sovrintendono ai rapporti tra le persone, ma
non le rispettano. Piuttosto, le sfruttano, che è ben diverso. A farne le spese
saremo noi, ma questo non li disturba affatto.
Potremmo considerarli come una sorta di agenti sotto copertura, che si
infiltrano nella nostra vita ricorrendo, non a caso, a molte delle strategie usate
proprio dagli agenti, ma per scopi molto meno nobili che la cattura di
pericolosi criminali.
Ecco, in breve, i trucchi che consentono al narcisista di stabilire un
rapporto con voi al primo incontro, sfruttando la vostra ingenuità iniziale.

La prima conversazione non deve essere mai troppo lunga, quindi il


manipolatore resterà con voi il tempo sufficiente per stuzzicare la vostra
curiosità e poi si defilerà con una scusa qualunque.
Farà poi di tutto per avere un’aria innocua e rassicurante, elargendo
sorrisi a non finire per sembrare il più simpatico e amabile possibile.
Comunicherà in maniera tranquilla, apparentemente sincera. Frasi brevi,
tono calmo, domande aperte.
Userà le stesse parole che avete usato voi, con un tono di voce né troppo
alto né troppo basso ma perfettamente udibile.
Fornirà o chiederà un piccolo aiuto. Ad esempio vi farà un piccolo
regalo, magari un oggetto che ha con sé, come un accendino o un
bracciale, verso cui avete manifestato un certo interesse, anche se di
poco conto. In base alla regola della reciprocità, il narcisista maligno sa
bene che questo vi metterà nella condizione di voler restituire il favore o
di adoperarvi per soddisfare la sua umile richiesta. Questo vi renderà più
disponibili a proseguire la conversazione e a conoscerlo meglio. La
stragrande maggioranza di noi, inoltre, risponde in maniera istintiva a
qualunque richiesta di aiuto senza farsi troppe domande, almeno
all’inizio, sulla persona da cui proviene. E questo il manipolatore lo sa
fin troppo bene.
Durante il primo incontro, il predatore sarà estremamente propenso ad
ascoltare quello che dite, saprà mettere da parte il proprio ego (almeno
per il momento) e sembrerà concentrato solo su di voi.
È consapevole del fatto che a tutti noi piace essere al centro
dell’attenzione (coraggio, possiamo confessarcelo senza problemi),
perciò quando siamo davanti a un interlocutore che pare molto
interessato a quello che diciamo siamo portati istintivamente a
considerarlo una persona perbene e, soprattutto, a cui vale la pena di
dedicare altro tempo. Insomma, se è così interessato a noi dev’essere
come minimo un buongustaio! Quando arrivate a partorire questo
pensiero nella vostra mente, vuol dire che il manipolatore è già arrivato
molto avanti.
Se c’è una categoria di persone che, soprattutto all’inizio di una
relazione, si mostra estremamente abile nell’ascoltare il prossimo, è
proprio il narcisista maligno. Fingerà di avere i vostri stessi interessi, gli
stessi gusti, e via dicendo. Del resto, per potervi manipolare, controllare,
dominare nell’immediato futuro ha bisogno di acquisire più
informazioni possibile su di voi, negli ambiti più disparati. Solo così, un
passo dopo l’altro, potrà addentrarsi nel vostro mondo psichico e
affettivo e fare una sorta di radiografia di tutte le vostre ferite più
profonde, con l’obiettivo di farle sanguinare nuovamente il prima
possibile.

Troppo bello per essere vero: il love bombing

All’inizio, tutto sembra meraviglioso. Il manipolatore narcisista (e futuro


maltrattatore) si presenta come la bella copia del principe azzurro o della
principessa dei sogni di fiabesca memoria, oppure come il capo, l’amico, il
collega perfetto. Vi riempie di attenzioni che non avevate mai ricevuto prima,
creando un terreno fertile per far nascere in voi un senso di fiducia e
protezione. Questa fase è definita love bombing (letteralmente
“bombardamento d’amore”, di attenzioni, di complimenti). Si tratta di una
tipica tecnica di reclutamento usata dalle organizzazioni settarie, per esempio
le cosiddette psicosette (le sette pseudoreligiose aggregate intorno a figure
carismatiche o a presunti mistici, che attirano adepti da sfruttare a livelli
economico o sessuale), ma anche da gruppi terroristici (che tentano di
agganciare nuovi seguaci pronti a tutto pur di assecondare il narcisismo
maligno dei loro spietati leader) nonché da truffatori incalliti.
Durante questa fase vi sembra tutto troppo bello per essere vero. Ecco il
primo importante segnale di allarme da cogliere: qualcosa non torna, è tutto
troppo perfetto. Il manipolatore si mostra completamente concentrato su di
voi, trova interessante ed entusiasmante qualsiasi cosa diciate e facciate
(anche la più banale), continua a ripetervi che siete speciali, unici, quanto è
fortunato ad avervi incontrati e, soprattutto, che non vi lascerà mai più soli. È
sempre d’accordo con voi, qualsiasi cosa proponiate. Insomma, sta recitando
la sua parte, tanto sa che durerà il tempo necessario a farvi cadere nella
trappola.
In questa fase, le frasi che vi ripeterà in continuazione sono più o meno le
seguenti:

«Io e te siamo della stessa pasta e abbiamo molto in comune»;


«Lo vedi che ci piacciono le stesse cose?»;
«Con me puoi parlare di tutto»;
«Mi piace tutto di te»;
«Puoi confidarti con me»;
«Io non tradirò mai la tua fiducia»;
«Non ti abbandonerò mai»;
«Puoi fidarti di me»;
«Sei la persona migliore che abbia mai incontrato»;
«Sei unico, speciale, prezioso»;
«Non posso fare a meno di te».

Queste frasi suonano proprio come le parole magiche indispensabili per


aprire lo scrigno delle vostre emozioni più intime. Si tratta di messaggi che
arrivano nel profondo, a cui non siete in grado di sottrarvi perché
rappresentano la risposta a ciò che state cercando da sempre. La sensazione di
essere stati messi su un piedistallo da qualcuno che ritenete speciale e capace
di amore incondizionato nei vostri confronti è semplicemente irresistibile.
L’obiettivo principale che il manipolatore narcisista persegue in questa
fase è duplice:

diventare l’unica fonte di nutrimento emotivo per la vittima;


isolarla dal suo contesto affettivo, sociale e familiare di riferimento, per
dominarla e controllarla più facilmente.

Quando sentirà di aver raggiunto l’obiettivo e di avervi ormai in pugno, tutto


cambierà assai rapidamente, ma voi non sarete più in grado di mettere in
discussione quel rapporto che fino a poco fa vi faceva sentire così bene, così
felici e appagati.
Si tratta di una delle strategie di manipolazione più efficaci, capace di far
presa anche su persone di livello socioculturale elevato. Tutti coloro che
durante l’infanzia hanno sperimentato la dolorosa sensazione di non sentirsi
adeguati, amati, accolti, all’altezza delle aspettative altrui (soprattutto dei
genitori) possono diventare bocconcini prelibati per i manipolatori, e non solo
per quelli affettivi, perché sentono soddisfatto il profondo bisogno, talvolta
nemmeno così inconscio, di essere finalmente amati e accolti in maniera
incondizionata. Questa è la loro principale vulnerabilità, il punto debole su
cui si concentra il predatore emotivo. Quindi il “mercato” (mi si passi il
termine) delle potenziali vittime è a dir poco vastissimo, e in questa
sterminata prateria di opportunità ghiotte i narcisisti maligni possono
combinarne di tutti i colori, restando spesso impuniti per l’intero arco delle
loro malevole esistenze.
Per velocizzare il processo di manipolazione, il predatore emotivo può
anche alternare periodi di iniziale love bombing con periodi di assenza e
totale silenzio, per poi ricomparire come se niente fosse, accusando voi di
averlo obbligato a prendersi del tempo per sé. Di solito agisce in questo modo
quando vuole valutare quanto potere è in grado di esercitare su di voi: una
sorta di termometro per misurare il vostro livello di coinvolgimento, per
alimentare in voi un desiderio ancora più ardente, giocando deliberatamente e
crudelmente con la vostra paura più profonda, quella di essere abbandonati
(perché sa benissimo di cosa avete davvero paura).
Voi, pur di evitare l’ennesimo fallimento affettivo, l’ennesimo abbandono,
fate qualunque cosa per riconquistare la sua approvazione e attenzione. Lo
chiamate in continuazione, vi arrovellate nel tentativo di capire dove avete
sbagliato, chiedete perdono, vi mettete profondamente in discussione, vi
mostrate disponibili a fare e dire qualsiasi cosa pur di riaverlo nella vostra
vita. Ossia, fate esattamente tutto quello che non si dovrebbe fare mai in
questi casi! Questa reazione, infatti, soddisfa appieno il manipolatore
narcisista e gli fornisce la conferma che siete ormai in sua balia. Se lo
perdonate e lo accettate di nuovo nella vostra vita saprà di aver raggiunto il
suo obiettivo: vi ha in pugno. A questo punto, è pronto per il prossimo giro di
“bastone e carota”, in cui si spingerà sempre un passo oltre, in fatto di abusi e
crudeltà. Purtroppo, con queste persone funziona sempre così, e il finale non
cambia mai: vi faranno a pezzi, statene certi.
Volete un trucco infallibile per smascherare il falso principe azzurro o la
falsa principessa dei sogni nella fase del love bombing? Quando gli parlate,
fate attenzione a un aspetto in particolare: nessun narcisista è in grado di
reggere a lungo una conversazione che non verta su di sé.

L’idillio si incrina

Alla fine della fase di love bombing, la vittima farebbe qualsiasi cosa per non
dover rinunciare al suo aguzzino. Lui lo comprende attraverso piccoli
“esperimenti”, ossia introducendo progressivamente regole rigide o
limitazioni. Qualche esempio? Vi chiede di smettere di frequentare alcuni
amici, oppure vuole avere accesso al vostro cellulare, profili social compresi,
per capire e misurare quanto potere è ormai in grado di esercitare su di voi.
Se accettate di buon grado e soddisfate le sue tiranniche richieste è fatta, e
comincia la vera e propria discesa all’inferno, che prevede diverse fasi:

isolare a poco a poco la vittima dalla rete sociale di riferimento (amici,


familiari, colleghi);
legarla a lui in un rapporto esclusivo per consolidare il suo isolamento;
in questa fase la vittima non muove un passo senza il manipolatore, le
sue relazioni sociali precedenti sono ormai un lontano ricordo e si è
instaurata una vera e propria simbiosi asfittica;
controllare tutte le scelte e attività della sua preda;
dominarla minacciandola continuamente di abbandono;
svalorizzarla sistematicamente, aggredendo la sua autostima;
intimidirla attraverso continue minacce che investono sia la sfera fisica,
sia quella psichica (del tipo: «Se ti azzardi a uscire ancora una volta con
le tue amiche, non mi vedi più», oppure «Ti chiudo in casa e ti lego al
letto»);
demolire il suo sistema di valori attraverso richieste che la vittima ritiene
intollerabili (spesso riguardanti la sfera sessuale);
sottoporla a maltrattamenti e abusi espliciti.

Il manipolatore inizia a isolarvi a poco a poco da familiari e amici, legandovi


a sé in un rapporto esclusivo. Il messaggio che vi manda in questo modo è
molto chiaro: “Tu ora appartieni a me”, e ancora: “Se vuoi che io stia con te,
tu devi stare solo con me, devi essere solo mio”. Questa richiesta può essere
declinata in molti modi possibili. Il punto è che improvvisamente i vostri
amici, familiari, colleghi non gli staranno più bene per motivi a dir poco
discutibili.
Cominciano anche le aggressioni violente vere e proprie, a livello fisico e
psicologico. L’obiettivo è distruggere la vostra autostima, farvi dubitare di
voi stessi al punto da indurvi a pensare che il manipolatore narcisista abbia
ragione quando vi tratta male, vi insulta, vi picchia.
In questa fase il maltrattatore deve assicurarsi una sistematica aggressione
dei vostri valori principali, deve costringervi a scegliere tra scenari
intollerabili per voi, portandovi a tradire i princìpi fondamentali in cui
credete. Per esempio, può obbligarvi a pratiche sessuali che considerate
inaccettabili, se non volete perdere la sua attenzione e approvazione. Voi
siete contrari a ciò che vi chiede, ma allo stesso tempo non volete che vi lasci,
perciò accettate. E a quel punto il predatore userà le vostre azioni per
ricattarvi sotto il profilo emotivo, facendo leva su due strumenti potentissimi:
il senso di colpa e di vergogna, e il desiderio di riconoscimento e
approvazione.
Inoltre, sarete derisi, sviliti, umiliati per un nonnulla. Il vostro baricentro
emotivo si sposta verso il manipolatore narcisista: siete felici quando lui è di
buon umore e vi riserva anche solo un briciolo di attenzione, e abbattuti
quando è arrabbiato, vi critica o non vi degna di uno sguardo. A questo punto
lui ha assunto il pieno controllo, costruendo nella vostra mente delle sbarre di
angoscia difficilmente superabili: vi convincete di non poter vivere senza di
lui e che nessun altro vi vorrà mai più, dopo. Avete in testa un unico pensiero
fisso: tentare di soddisfare le sue richieste impossibili per strappargli una
briciola di benevolenza.
Alla base della sconcertante passività della vittima ci sono tre trappole
psicologiche potentissime, di cui parlerò nel Capitolo 5: impotenza appresa,
effrazione psichica e pensiero binario. Sono questi i principali nemici
interiori da sconfiggere per liberare l’anima e la mente e tornare finalmente a
riabbracciare se stessi.

Le tre fasi della manipolazione secondo Stern

Robin Stern ha studiato approfonditamente l’evolversi della manipolazione


psicologica e ha individuato tre fasi principali. Le riporto qui, calandole nella
quotidianità della relazione tra vittima e manipolatore narcisista e
traducendole nel tipo di frasi e comportamenti su cui occorre concentrare
l’attenzione per smascherare il vostro aguzzino il più precocemente possibile.
Tenetelo bene a mente: se prevenire è meglio che curare, con i manipolatori
narcisisti prevenire è l’unica cura davvero efficace. Se avete a che fare con
uno di loro, ciò che leggerete vi suonerà molto familiare.

Fase 1. Tre metri sopra il cielo


La vittima ha una sensazione di benessere psicologico e di appagamento
generale. Potremmo definire questa fase “tre metri sopra il cielo”. Voi state
bene, e nessuno percepisce alcun segnale di allarme. In questo momento è
difficile smascherare il manipolatore narcisista perché cerca, deliberatamente,
di non attirare l’attenzione su di sé. Neppure le persone più vicine a voi sono
in grado di fiutare il pericolo che si cela dietro l’angolo. Il manipolatore viene
accolto nella vostra vita e nella vostra rete sociale.
Nella prima fase la vittima ha pochi strumenti per iniziare a difendersi
efficacemente. Occorre fare molta attenzione a come il manipolatore “sotto
copertura” si comporta davanti a piccole incomprensioni, litigi per questioni
di poco conto, possibili e legittimi fraintendimenti. Se si mostra un po’ troppo
suscettibile e rigido ogni volta che le cose non vanno come vuole, con ogni
probabilità state osservando il suo reale meccanismo psicologico.
Questa fase ha una durata variabile. Se cominciate a domandarvi troppo
spesso il perché di alcuni comportamenti dell’altro o, al contrario, dovete
fornire spiegazioni per tutto quello che fate o dite, per le persone che
incontrate, per i messaggi che inviate e ricevete, per un ritardo anche di pochi
minuti... be’, signore e signori, avete davanti a voi un manipolatore narcisista
in fase 1! Non sottovalutate questi segnali: rappresentano uno dei primi
sintomi che qualcosa non va. E, se il buon giorno si vede dal mattino, meglio
procedere con cautela.
La parola chiave alla fine di questa fase è confusione, perché
nell’interazione con l’altro vi sentirete spesso confusi, incapaci di prevedere
le sue reazioni negli scenari più disparati. Possiamo sostenere che sia proprio
la confusione a traghettare la vittima nella fase successiva. Più vi sentite
confusi, più ricercate l’approvazione del manipolatore narcisista per sedare
l’angoscia che vi assale, più velocemente scivolate verso la fase 2.

Fase 2. La ricerca di approvazione

La cosiddetta “trappola della spiegazione” segna l’ingresso nella seconda fase


della manipolazione. L’imperativo categorico della vittima è ora ottenere
l’approvazione del manipolatore, a qualunque costo (poco importa se dovrete
dire addio alla parte migliore di voi e della vostra vita e a tutto quanto avete
faticosamente costruito prima di questo fatidico incontro). L’obiettivo del
narcisista maligno ora è farvi sentire confusi, sotto indagine, preoccupati. È
questa la prima manifestazione di aggressione all’autostima, subdola ma
efficace, che mira a persuadervi di non essere all’altezza del manipolatore.
Spesso il predatore passa a questa fase quando percepisce che potreste
perdere interesse per lui, magari in seguito a un evento negativo capitato nella
sua vita e che lo ha destabilizzato, dandogli l’impressione di aver perso il
controllo sulla realtà. Questo genera in lui una sensazione di profonda
angoscia e lo spinge a incrementare il potere esercitato sugli altri per
recuperare uno stato di benessere psicologico. In altre parole, più controlla
voi, più si sente sollevato. A quel punto non può proprio più fare a meno di
voi e voi dovete adattarvi a tutte le sue richieste ed esigenze.
Siamo ora nella fase del condizionamento: non vi sentite più liberi di dire
ciò che pensate o di fare ciò che desiderate, perché temete la reazione
dell’altro, avete paura di deluderlo, di infastidirlo, di farlo arrabbiare. I vostri
pensieri e le vostre azioni, cioè, sono condizionati dalle sue reazioni. La
trappola è ormai scattata, ma voi non sembrate rendervene ancora conto, a
differenza di chi vi circonda (amici e familiari), che comincia a notare
cambiamenti importanti. Uno su tutti: siete spariti dalla circolazione. Non
uscite più con la vostra cerchia di amicizie, non frequentate più la famiglia
come prima, siete sempre “scortati” dal partner. E se ve lo fanno notare,
sciorinate una lunga lista di giustificazioni, una più fragile e improbabile
dell’altra, sul perché non vi fate più vedere in giro.
La verità è che la vittima non tollera l’idea di deludere il manipolatore ed è
disposta a tutto, anche a rinunciare alle proprie libertà fondamentali, pur di
ricevere la sua approvazione. Ormai le importa solo di una cosa: ottenere la
benevolenza dell’aguzzino, o almeno non suscitare la sua irritazione, la sua
rabbia. Cominciate progressivamente ad accontentarvi delle briciole affettive
che ricevete, e siete talmente terrorizzati all’idea dell’abbandono da essere
disposti a rinunciare a tutto e tutti. Perfino a voi stessi. Quindi, nello sforzo di
evitare zone d’ombra o possibili fraintendimenti, ve ne state rintanati in casa.
La parola chiave in questa fase è: approvazione. E la strada maestra che
imboccate per ottenerla è assecondare ogni richiesta del manipolatore,
concordare con tutte le sue idee, decisioni, conclusioni, per quanto
stravaganti possano sembrarvi. Il vostro obiettivo è dimostrargli che siete
disposti a tutto pur di non perdere il “favoloso” legame con lui, mentre il suo
obiettivo è dimostrare che lui è migliore di voi, che ha sempre ragione, che
valete poco o nulla e che può fare di voi ciò che vuole. Più vi mostrerete
accondiscendenti, più verrete svalutati. Ricordate: la sua forza, la sua
soddisfazione passano per la vostra costante svalorizzazione. Per la vittima,
ormai, l’approvazione del manipolatore narcisista è come una droga, e
sappiamo bene cosa sia disposto a fare un tossicodipendente pur di
accaparrarsi la prossima dose. L’astinenza è intollerabile, fa sorgere pensieri
pericolosi, angosciosi, autodistruttivi. I ricatti emotivi che potete arrivare a
subire passivamente in questa fase sono infiniti e dipendono dalla creatività
malevola dell’aguzzino.
Cominciano ora a comparire comportamenti riconducibili a una delle
trappole preferite del manipolatore: l’apocalisse emotiva. Ecco allora offese
terribili urlate in faccia alla vittima impotente, alternate a periodi di distanza
siderale e totale silenzio comunicativo. Quando la persona maltrattata subisce
per la prima volta questo trattamento rimane angosciata per lungo tempo, e da
quel momento sarà disposta a qualunque cosa pur di evitarsi nuovamente
quella pioggia di insulti e il profondo senso di abbandono che segue (per
l’uso strategico del silenzio da parte del manipolatore narcisista vedi Capitolo
5).
Compare ora anche la cosiddetta “effrazione psichica”: i pensieri del
manipolatore, ciò che vi ripete fino allo sfinimento, diventano a pieno titolo i
vostri pensieri (vedi Capitolo 5). Avete letteralmente la sensazione che lui sia
nella vostra testa. Parlate come lui, dite le stesse cose, adottate sempre le sue
tesi. Avete perso di vista del tutto chi eravate. Vi fidate solo di quello che
dice lui.
A questo punto, il baratro della dipendenza psicologica vera e propria si è
aperto sotto i vostri piedi, pronto a inghiottirvi. Questo è il prezzo da pagare
per mantenere la relazione. Pian piano, cominciate a scivolare in uno stato di
costante tristezza. Vi sentite stanchi e demotivati, non provate più interesse
per attività a cui vi siete sempre dedicati con passione. Rinunciate ai vostri
hobby, alle piccole gratificazioni quotidiane, come un caffè con un’amica.
Passate la maggior parte del tempo a pensare a come evitare di scatenare la
prossima crisi, la prossima aggressione.
Siete costantemente impegnati a giustificare i comportamenti e gli
atteggiamenti del manipolatore, non solo davanti a voi stessi, ma anche
davanti a tutti coloro che fanno parte della vostra rete sociale. Parenti e amici,
infatti, cominciano a notare le vostre stranezze e il vostro progressivo
appiattimento, che vi porta a diventare sempre più a immagine e somiglianza
del narcisista. Davanti a ogni sua intemperanza, attribuite a voi stessi la colpa
di aver innescato questa reazione inevitabile. E così arriviamo alla terza e
ultima fase decritta da Stern.

Fase 3. L’annichilimento

Ed eccoci all’inferno vero e proprio, ossia alla terza e ultima tappa della
manipolazione psicologica. Possiamo definirla la fase del completamento
dell’effrazione psichica. La parola chiave ora è: annichilimento. Ormai la
vostra autostima è stata fatta a brandelli. Non tentate più, affannosamente e
invano, di ottenere l’approvazione del manipolatore, perché ne siete diventati
la brutta copia, per così dire. Siamo oltre il desiderio di ricevere il suo
consenso, di essere amati, di fare qualsiasi cosa per evitare l’abbandono. Qui
siamo alla totale passività della vittima, al suo assoggettamento completo alla
volontà dell’altro. Siete diventati ciò che il manipolatore ha deciso che dovete
essere, il vostro mondo psichico è ormai stravolto. Avete completamente
abdicato al controllo sulla vostra vita, avete ceduto lo scettro al manipolatore,
non mantenete più alcuna sfera di autonomia. In altre parole, non decidete più
su niente che vi riguardi, ma vi limitate a obbedire ai suoi ordini.
Dal canto suo il manipolatore, per assicurarsi che la sua influenza su di voi
sia ormai irreversibile, continua a frustrare ogni vostro sforzo per soddisfarlo
e a svalutarvi in ogni occasione. È in questa fase che può arrivare anche alla
violenza fisica e sessuale. Sa bene che non siete più in condizioni di reagire,
perché vi attribuite sistematicamente la colpa per quanto lui ha commesso.
Ormai, avete bisogno del vostro aguzzino più che dell’aria che respirate, vi
convincete di non poter vivere senza di lui e non contemplate altra possibilità,
se non quella di assecondarlo in tutto e per tutto.
Ecco perché in questa fase la vittima non riesce a fuggire, non riesce a
salvarsi, non riesce a concepire un modo per difendersi dal completo
annichilimento imposto dal manipolatore. Ed ecco anche perché non parla del
problema: teme che qualcuno possa chiamare con il giusto termine
(autodistruzione) ciò che tanto faticosamente e disperatamente sta tentando di
tenere in piedi (il rapporto). Si vergogna profondamente. Si percepisce
debole, stupida, passiva, degradata. Del resto, è un po’ difficile liberarti da
una trappola, se la trappola non la vedi e, soprattutto, se non hai ancora capito
che ci sei caduto con tutte le scarpe.
Questo inferno la vittima lo spaccia a se stessa per amore incondizionato.
Le molteplici ferite interiori sanguinano copiosamente e nessuno sembra in
grado di fermare l’emorragia di lacrime in atto, che viene versata in completa
solitudine.
Compaiono ora chiari segni di esaurimento fisico (perdita o aumento
significativo di peso, caduta di capelli, problemi gastrointestinali, emicranie,
alterazioni del ciclo sonno-veglia, tachicardia, spasmi e tremori muscolari,
dermatiti, coliti) e psicologico (attacchi di panico, ansia, depressione, tic
nervosi, idee suicide, crisi di pianto improvvise, insonnia, ipersonnia,
sensazione di essere completamente soli, difficoltà di concentrazione,
irritabilità generale, esplosioni di rabbia, ipervigilanza).
Da questa fase è veramente difficile fare ritorno a una vita degna di essere
vissuta, ma non è impossibile. Senza il manipolatore nei paraggi, ovviamente.
Non è mai troppo tardi per prendere in mano la vostra vita. Ci vorrà tempo,
pazienza, bisognerà avere accanto le persone giuste, ma la via per uscirne è
molto più praticabile di quanto crediate. Il primo passo di questo percorso è
sempre lo stesso: smascherare il manipolatore narcisista, annullando il
sortilegio. Solo quando riuscirete a vederlo per quello che realmente è (un
individuo fragile, mediocre, un parassita che si nutre della sofferenza altrui)
avrete davvero l’opportunità di liberarvene.
Capitolo 5

BURATTINI E BURATTINAI

Le armi e le trappole più diffuse


Il potere considera ingratitudine il dimenarsi delle
sue vittime.
Rabindranath Tagore

In questo capitolo ci occuperemo delle principali armi e trappole usate dai


manipolatori narcisisti. Per meglio comprenderle, però, occorre in primis
mettere bene a fuoco in quale scenario vi trovate, ovvero qual è l’obiettivo
principale che il vostro narcisista maligno intende raggiungere mettendo in
campo il proprio arsenale. Questo vi aiuterà a individuare con maggior
precisione quali armi e trappole sta usando, e soprattutto vi permetterà di
capire come disinnescarle.

Gli scenari

Ecco gli scenari più frequenti in cui potreste trovarvi, a seconda se l’obiettivo
principale del manipolatore è ridurvi all’obbedienza, scaricare le sue colpe su
di voi o su altri, zittirvi, riportare l’attenzione su di sé, o ribadire la propria
autonomia e superiorità.

Scenario 1: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”

Sappiamo che i narcisisti maligni non permettono a nessuno di scegliere in


maniera autonoma. I messaggi sottesi ai loro comportamenti sono: “Tu
appartieni a me e devi mostrarmi lealtà incondizionata”, “Devi desiderare
solo me”, “Devi considerarmi unico e speciale”, e via dicendo. Ogni volta
che chiedete o mostrate maggiore autonomia, la considerano una gravissima
mancanza di lealtà nei loro confronti, dove lealtà, secondo il loro punto vista,
significa totale accondiscendenza. E reagiscono di conseguenza, cioè cercano
in tutti modi di ripristinare quel vincolo di lealtà che ritengono inviolabile da
parte della vittima.
Frasi del tipo: «Tu devi fare quello che dico io, altrimenti ti
lascio/altrimenti mi uccido/perché me lo devi, dopo tutto quello che ho fatto
per te» diventano allora un mantra malevolo, ripetuto di continuo. Oppure, il
narcisista cercherà in ogni modo di costringervi a fare qualcosa che sa
benissimo essere profondamente contrario ai vostri valori. Magari pretenderà
che siate voi a scusarvi per un torto che in realtà avete subito: questo è uno
dei suoi giochetti psicologici preferiti per dimostrare il suo potere su di voi.

Scenario 2: “Non è colpa mia”

Poiché un narcisista maligno non ammette mai i propri errori, tantomeno le


proprie responsabilità, anzi minimizza o nega a oltranza, cambiando versione
a seconda dell’interlocutore, per sottrarsi alle conseguenze di ciò che ha
combinato affermerà tutto e il contrario di tutto. Dal suo punto di vista non ha
alcun difetto, è inattaccabile, e se c’è qualcuno che ha dei problemi siete
sempre e soltanto voi. Qualunque critica muoviate nei suoi confronti state pur
sicuri che la ribalterà immediatamente su di voi, qualunque cosa diciate o
facciate la userà a vostro danno. Le colpe, le responsabilità saranno sempre e
comunque di qualcun altro. È completamente inutile cercare di fargli
ammettere i suoi errori.

Scenario 3: “Nessuno deve sapere dei nostri problemi”

Un altro aspetto da tenere in debita considerazione è che i narcisisti, a causa


della loro scarsissima autostima, sono terrorizzati all’idea che qualcuno
sappia chi sono realmente (ossia chi si nasconde dietro le varie maschere che
possono indossare: quella dell’altruista, del simpaticone, del professionista
integerrimo, dell’amante caloroso, eccetera) e ciò che accade davvero nella
loro vita (le menzogne sul tipo di lavoro che svolgono, sui consensi che
hanno ottenuto, sui titoli conseguiti, sul successo professionale, sulla qualità
delle loro relazioni...). E poiché mentono su tutto, voi ricevete in
continuazione la stessa richiesta: «Non devi parlare con nessuno dei
miei/nostri problemi».
Se la maschera che indossano viene loro strappata dal volto, annegano
nella vergogna. Ecco perché attaccano chi è riuscito a smascherarli con ogni
arma possibile, ossessivamente, diventando a volte dei veri e propri stalker.
Questo è il principale motivo per cui, quando una relazione finisce, il
narcisista maligno cerca di fare terra bruciata intorno all’ex, diffonde falsità
sul suo conto, lo scredita in ogni modo possibile con il maggior numero di
persone possibile. Sa benissimo che l’ormai ex vittima è l’unica in grado di
svelare la sua vera natura, quindi ne aggredisce con violenza la credibilità e la
reputazione (cioè l’immagine personale e professionale).
Non a caso, lo scenario “Nessuno deve sapere dei nostri problemi” è uno
dei più gettonati per obbligare la vittima a non riferire all’esterno ciò che
accade realmente nella relazione tra le mura domestiche, al riparo da occhi
indiscreti (abusi, soprusi, violenze di ogni genere).

Scenario 4: “Tutto deve ruotare intorno a me”

I narcisisti maligni si aspettano che tutto il mondo ruoti intorno a loro, ai loro
bisogni, desideri e richieste: fanno ciò che vogliono, come vogliono, senza
alcuna considerazione per ciò che desiderate voi, né per le vostre sofferenze.
Ogniqualvolta non si trovano al centro dell’universo sono colti da una
profonda angoscia, perché questo fa rivivere in loro la sensazione di non
essere all’altezza della situazione, di non essere abbastanza amati, approvati,
accettati, considerati.
Un po’ come bambini a cui venga negato lo zucchero filato al parco giochi,
che vivono il no come una vera e propria tragedia, per i narcisisti qualunque
ostacolo, anche banale, che impedisca loro di realizzare un desiderio scatena
una profonda frustrazione, vissuta come una tragedia immane. Se l’ostacolo è
costituito da regole morali, civili, etiche, penali, si ritengono in diritto di non
rispettarle o di stabilirne altre a proprio uso e consumo. Quando vengono
messi con le spalle al muro e costretti ad affrontare le conseguenze delle
azioni compiute si mostrano molto arrabbiati, indignati. Ricordate bene che
questa è l’ennesima maschera e serve a dissimulare la grande angoscia che
stanno vivendo perché sanno di non avere via d’uscita. Quando in trappola ci
finiscono loro, diventano delle autentiche belve.
Attenzione, però: se decidete di andare fino in fondo e smascherarli, fatelo
davvero. Bluffare con queste persone non porta mai nulla di buono e servirà
solo a dare loro l’ennesima prova della vostra fragilità. Una volta che avrete
dichiarato guerra a un narcisista maligno, sappiate che non si faranno
prigionieri.

Scenario 5: “Non ho bisogno di nessuno” e “Nessuno vale quanto me”

In questo scenario, l’obiettivo principale del narcisista è svalutare chiunque


riesca a far breccia nella sua vita, o abbia delle qualità che suscitano la sua
invidia, per poter mantenere integro il proprio sé idealizzato, profondamente
disturbato. Le frasi tipiche in questo caso sono: «Non ho bisogno di
nessuno», oppure «Nessuno vale quanto me». È questo il messaggio che il
manipolatore cerca di inculcare nella mente della vittima, attimo dopo attimo.
L’invidia rancorosa nei confronti delle qualità altrui è una costante che
accompagna l’intero corso dell’esistenza di queste persone. Quando la
provano, si rifugiano immediatamente nella negazione delle qualità che
invidiano, nella svalutazione di chi le possiede e nel delirio di onnipotenza,
per compensare la scarsissima autostima.

Io non ho difetti
Per preservare il suo fragile ego da tutto ciò che può intaccare la sua scarsa
autostima, il narcisista manipolatore ricorre ad alcuni meccanismi difensivi a
livello psicologico. Imparare a riconoscerli è di fondamentale importanza.
Ecco i principali.

1. L’idealizzazione, la svalutazione e la scissione. Il narcisista non riesce


a valutare una persona in modo unitario e globale, con i suoi pregi e
difetti, ma attribuisce caratteristiche estremamente positive o
estremamente negative a se stesso e agli altri. Nella forma più drastica,
questo meccanismo difensivo arriva alla scissione vera e propria: una
persona o è completamente buona, oppure è completamente cattiva,
quindi da disprezzare e svalutare senza pietà. Bianco o nero, senza
alcuna sfumatura di grigio. Ovviamente, il narcisista considera “buoni”
solo coloro che alimentano la sua percezione di grandiosità, credono alla
sua maschera e lo fanno sentire desiderato, unico e speciale. Chiunque
mostri legittime perplessità o interrompa il circolo vizioso delle
conferme che il manipolatore riceve viene inserito “d’ufficio” nella lista
nera, dove si troverà in ottima e numerosa compagnia. In particolare,
quando la fase iniziale dell’innamoramento sta per esaurirsi, soprattutto
nei soggetti con disturbo di personalità borderline o narcisistico (vedi
Appendice B), all’idealizzazione del partner subentra il meccanismo di
difesa opposto: la svalutazione, caratterizzata da svilimento e
umiliazione. A quel punto, per la vittima le cose si complicano
enormemente.
2. La dissociazione. I narcisisti spesso riferiscono (e addirittura, nei casi
più gravi, ricordano) gli eventi accaduti in maniera assai distorta, oppure
arrivano a cancellarli letteralmente dalla memoria, se non alimentano i
loro bisogni profondi. In altre parole, dimenticano “provvidenzialmente”
tutto ciò che non fa loro comodo.
3. La razionalizzazione. Si tratta del meccanismo di difesa preferito da
queste persone. Consiste nel negare l’evidenza camuffando un
fallimento o una critica ricevuta attraverso argomentazioni logiche solo
in apparenza, per evitare la frustrazione o il conflitto. La realtà, cioè,
viene distorta con l’obiettivo di confondere l’interlocutore circa le vere
motivazioni di un comportamento. Un esempio classico di
razionalizzazione è la storiella della volpe e l’uva, in cui la volpe, dopo
aver tentato invano di cogliere un grappolo dell’uva tanto agognata,
abbandona l’impresa e riduce la frustrazione per il fallimento
convincendosi che tanto l’uva era acerba. Un altro esempio di
razionalizzazione potrebbe essere il ragazzino che va in piscina con gli
amichetti ma non si tuffa in acqua perché “potrebbe ammalarsi”, mentre
in realtà non si tuffa perché non sa nuotare e si vergogna di ammetterlo.
Insomma, il meccanismo della razionalizzazione permette al narcisista
di prendere una scorciatoia formale per salvarsi la faccia (anche di fronte
a se stesso) ed evitare di fare i conti con i propri limiti e, soprattutto, con
il fallimento. Questo meccanismo è alla base della cosiddetta
comunicazione paradossale, che vedremo tra poco.
4. La proiezione. Il narcisista tende a far sentire in colpa e ad accusare gli
altri per comportamenti che è lui a mettere in atto, ma di cui non si
assume la responsabilità. Siamo un po’ nel campo del “qualunque cosa
non hai fatto/non hai detto, verrà comunque usata contro di te”. E si sa
che, nel tribunale presieduto dai narcisisti maligni, in cui loro sono gli
unici giudici, arrivano solo colpevoli. Questo meccanismo permette di
attribuire a qualcun altro (ovviamente in maniera inconscia) una propria
caratteristica, un proprio desiderio, un proprio sentimento ritenuto
inaccettabile. Immediatamente dopo, il presunto colpevole verrà
considerato potenzialmente pericoloso e minaccioso per il manipolatore.
È il meccanismo di difesa più utilizzato dai paranoici. Il narcisista
maligno proietta costantemente sugli altri il proprio senso di inferiorità.
Un classico esempio, soprattutto nell’epoca dei social media, può essere
la persona che riconosce se stessa in ogni post (soprattutto in quelli
ironici o goliardici) pubblicati da qualcun altro, o magari da un gruppo,
anche se non ha nulla a che fare con lei. Si ritiene perciò offesa o
dileggiata, sentendosi al centro di un complotto che in realtà esiste solo
nella sua testa.
5. La negazione. Il narcisista arriva a negare anche l’evidenza, se è messa
in discussione la sua grandiosità. Di qui il meccanismo della negazione,
che consiste nel ricacciare indietro un sentimento o un’emozione
disturbante nel momento stesso in cui affiora alla coscienza, perché
rischia di fargli sperimentare un senso di frustrazione. Mentre nella
dissociazione viene rimosso l’evento stesso, nella negazione ciò che
viene negato è il sentimento o l’emozione, ma non l’evento o la
situazione che l’hanno generato; in tal modo il rapporto con la realtà
rimane integro. Un classico esempio di negazione, molto gettonato tra i
narcisisti maligni, è, dopo la fine di una grande storia d’amore, negare a
se stessi e agli altri di aver mai provato un sentimento vero e profondo
per l’ex. Si può arrivare perfino a negare che la storia ci sia mai stata, o a
derubricarla a un semplice ed effimero flirt, quando invece si è trattato
di una lunga convivenza al termine della quale il narcisista è stato
lasciato in balia di se stesso perché l’ex partner non ne poteva più di lui.
Ricordo il caso di un narcisista maligno molto disturbato che, dopo
essere stato lasciato, tentava disperatamente di negare la storia con la sua
ex convivente, arrivando a dire che si trattava semplicemente della sua
segretaria e che l’aveva ospitata per anni in casa sua a titolo gratuito.
6. Lo spostamento. Il narcisista maligno sposta sistematicamente su
qualcun altro o su qualcos’altro la colpa dei propri problemi. Questo
meccanismo gli consente di rassicurarsi su un punto fondamentale: non
c’è nulla di sbagliato in lui e nei suoi comportamenti. Ecco perché è
molto popolare.

Per queste persone, rimanere aggrappate disperatamente al proprio sé


idealizzato risulta di importanza vitale, e hanno bisogno di mettere in campo
uno o più dei meccanismi appena descritti: quell’io non può essere messo in
discussione da niente e da nessuno. Tutti gli aspetti negativi di sé vengono
proiettati inesorabilmente all’esterno, sugli altri.
I comportamenti descritti sono riconducibili a un modus operandi che
ormai conosciamo bene e che prevede due passaggi chiave da non
dimenticare mai:

aggressione all’autostima della vittima;


condizionamento in negativo.

I sei princìpi della persuasione


Un manipolatore narcisista è spesso anche un buon comunicatore, e per far sì
che la manipolazione psicologica sortisca gli effetti sperati ricorre ad alcune
forme di comunicazione specifiche, che fanno scattare delle vere e proprie
trappole linguistiche fatte di discorsi e frasi ricorrenti.
Alla base delle più diffuse strategie di manipolazione psicologica ci sono
alcuni processi comunicativi individuati da due psicologi statunitensi: Philip
Zimbardo e Robert Cialdini. In particolare, Cialdini ha individuato i sei
princìpi alla base delle tecniche di persuasione sociale, comunemente usate
nella comunicazione. È bene conoscerli perché i manipolatori ne fanno largo
uso nelle trappole linguistiche che tendono alle loro vittime.

1. Reciprocità, o principio del “ti offro un dito per prenderti il


braccio”. Indica la nostra tendenza a ricambiare un favore che ci viene
fatto. Una tecnica di persuasione che sfrutta questo principio è quella dei
campioni gratuiti offerti dai negozianti: si fornisce ai clienti una piccola
quantità di prodotto con l’“innocente” intenzione di informare il
pubblico, ma in questo modo l’acquirente si sente in dovere di
ricambiare il dono, ed ecco che l’acquisto è garantito.
2. Principio del “piede nella porta”. Si basa sul bisogno di apparire
coerenti con ciò che abbiamo fatto in passato. Una tattica persuasiva che
sfrutta questo principio è la tecnica commerciale del “piede nella porta”,
che consiste nell’indurre gradualmente il cliente a fare grossi acquisti,
partendo da ordini iniziali ridotti.
3. Principio del “lo fanno tutti”: in alcuni casi, per stabilire ciò che è
giusto per noi, guardiamo a cosa viene considerato giusto da chi ci
circonda. Ecco perché tendiamo a ritenere giusta un’azione quando la
fanno anche gli altri. L’impiego dei testimonial nella pubblicità è una
manifestazione pratica di questo principio.
4. Principio del mostrarsi simpatico a ogni costo: di regola, preferiamo
acconsentire alle richieste delle persone che conosciamo e che ci
piacciono, o che percepiamo simili a noi, cioè che ci sono simpatiche.
5. Principio della divisa o del camice: in generale, nutriamo un senso di
deferenza verso l’autorità, per cui tendiamo a seguire gli ordini o i
consigli (anche estremi) di una persona autorevole (o presunta tale) in un
determinato campo. È il motivo per cui si usano i dentisti negli spot sui
dentifrici o i ginecologi nelle pubblicità per i prodotti dedicati all’igiene
intima, o gli sportivi negli spot per prodotti destinati a chi pratica
determinate discipline sportive.
6. Principio dell’offerta limitata: gli esperti di marketing sanno bene che
un prodotto diventa più appetibile quando la sua disponibilità è limitata.
Sulla base di questo principio, i venditori usano frequentemente le
tattiche del numero limitato di articoli o dell’offerta valida solo per
pochi giorni. Un po’ quello che vediamo da anni nelle televendite delle
batterie di pentole o negli spot di divani.

Un arsenale ben fornito

È il momento di fare il punto su quali sono le armi principali del


manipolatore narcisista, che fin qui abbiamo visto in ordine sparso.

Senso di colpa: il narcisista manipola le vostre parole al fine di far


sentire voi fuori luogo e in torto nei suoi confronti.
Negazione: nega di aver detto o fatto qualcosa. Per difendersi, metterà in
discussione le vostre affermazioni e il vostro senso di realtà fino al
punto di farvi dubitare di voi stessi.
Tendenza a scaricare la colpa: se si comporta male, la colpa è sempre di
qualcosa che hanno fatto gli altri.
Focus sui suoi problemi: riporta sempre l’attenzione su di sé, sminuendo
sistematicamente i problemi altrui. Se avete mal di testa, lui ha un
tumore, e se avete avuto una giornata difficile la sua è stata catastrofica.
Atteggiamenti passivo-aggressivi: il manipolatore è subdolo, non
affronta mai una questione in forma diretta, sparla alle vostre spalle.
Boicottaggio sistematico: boicotta in maniera lucida e deliberata le
vostre iniziative, dopo aver detto formalmente di volervi aiutare,
facendo sembrare il tutto assolutamente involontario.
Ricatto emotivo: obbliga tutti a soddisfare i suoi bisogni di accudimento,
a preoccuparsi per lui; può perfino indurre gli altri a comportarsi in
modo da non farlo arrabbiare o rattristare, o a porre rimedio a ciò che lo
infastidisce.
Totale indifferenza verso il prossimo: non ascolta mai veramente, non
dedica attenzione a chi ha vicino.
Egocentrismo: deve essere sempre al centro dell’attenzione, e se glielo
fate notare vi accusa di essere egoisti.
Critiche: vi scatena contro una vera e propria tempesta di critiche, tra cui
possiamo annoverare:
offese, insulti ed esagerazioni di fatti veri;
critiche feroci e sottili lanciate nel bel mezzo di una lite o di una
discussione;
critiche usate al fine di vincere una discussione;
critiche provocate dalla vostre obiezioni, dal tentativo di dare
spiegazioni o di chiudere la discussione (magari lasciando la
stanza);
critiche che non hanno alcuna attinenza con la discussione in corso.

Esistono poi varie armi che hanno lo scopo deliberato di destabilizzarvi e


dominarvi:

spaventarvi con gesti, sguardi e parole (magari mantenendo fisso su di


voi uno sguardo aggressivo, o avvicinandosi a un centimetro dal vostro
volto per dare un ordine, sfruttando la maggiore imponenza fisica);
terrorizzarvi minacciando di violenza fisica o di morte voi, persone a voi
care o perfino animali domestici;
danneggiare oggetti personali che hanno un valore affettivo per voi;
ricattarvi;
insultarvi;
colpevolizzarvi in pubblico e in privato;
denigrarvi e umiliarvi;
chiudersi alla comunicazione e rifiutare di ascoltare o di parlare;
essere sarcastici, deridere, disprezzare, mortificare, squalificare;
limitare la vostra libertà personale e isolarvi socialmente;
minacciare il suicidio o di farsi del male;
tradirvi e vantarsene;
costringervi a sopportare la presenza dell’amante in casa;
perseguitarvi con messaggi e chiamate, pedinarvi e inseguirvi (stalking);
muovere critiche che spostano l’attenzione dal suo comportamento al
vostro, mettendolo in discussione;
muovervi critiche quando non potete rispondere, con l’intento di ferirvi,
indebolirvi e destabilizzarvi, senza il minimo fine costruttivo;
aggredirvi;
procurarvi dolore fisico con pestaggi, bruciature, sistemi di contenzione
(legarvi, impedirvi di uscire da casa, eccetera);
privarvi di cose necessarie (cibo, cure, oggetti personali, privacy, libertà
di movimento e di contatto con l’esterno...);
privarvi della dignità umana attraverso continue denigrazioni e
svalorizzazioni (soprattutto con la costrizione a pratiche sessuali
umilianti e dolorose);
controllarvi e costringervi ad agire in un certo modo, instaurando un
ordine ossessivo, usando sistemi di controllo intrusivi e ricorrendo a
punizioni, magari per comportamenti che prima erano accettati;
obbligarvi a chiedere il permesso per qualsiasi cosa e punirvi per aver
fatto una qualsiasi richiesta;
ritualizzare fino all’estremo atti quotidiani, inducendo in voi
comportamenti ossessivi anche a lungo termine (magari imponendovi di
sistemare in un certo modo gli asciugamani in bagno o le camicie
nell’armadio, pretendendo una perfezione assoluta nel modo di piegare e
distanziare i capi);
indurvi a credere di essere diventati pazzi (gaslighting, vedi più avanti).

Conoscere i meccanismi delle principali trappole manipolatorie e il modo in


cui aggrediscono l’autostima della vittima è indispensabile per comprendere
ciò che vi sta realmente accadendo e cominciare a individuare le
contromisure più adatte.

Le trappole

Sono molte le trappole che un manipolatore può usare per tenervi in scacco.
Trappole psicologiche, ma anche linguistiche, nel senso che spesso si
traducono in un linguaggio preciso, in parole e frasi ricorrenti, che la vittima
si sente ripetere spesso.
Le tre trappole psicologiche più potenti, e quindi i principali nemici
interiori che dovreste individuare in voi e sconfiggere, sono:

impotenza appresa;
effrazione psichica;
pensiero binario.

L’impotenza appresa

L’impotenza appresa consiste nel portare la vittima a convincersi che,


qualunque cosa faccia, non otterrà mai un risultato positivo. Non importa ciò
che potete fare o dire: il manipolatore non sarà mai contento.
Chi subisce questa trappola cade in uno stato di passività permanente, che
lo isola completamente dalla realtà e blocca ogni possibilità di liberazione o
cambiamento. Si tratta di un meccanismo di pensiero che influenza il modo di
percepire se stessi e il mondo. Ecco alcune manifestazioni classiche:

la vittima ha perso la motivazione per continuare a combattere, ha


gettato la spugna arrendendosi alle circostanze;
assume su di sé il ruolo e la mentalità tipici, appunto, della vittima;
non impara dagli errori, ritiene di non poter fare nulla per migliorare la
propria situazione;
sviluppa una visione pessimistica del mondo, di tipo depressivo, e si
convince di essere incapace di uscire dalla gabbia in cui si trova;
non prende decisioni importanti perché ritiene di non avere alcun
controllo sulla sua vita e di non poterne cambiare il corso, perciò si
chiude in se stessa e subisce passivamente.

L’effrazione psichica
Si tratta di una strategia deliberata per influenzare e trasformare i pensieri
della vittima “rompendo” il suo involucro psichico. Un po’ come quando un
ladro vi entra in casa e rovista nei vostri cassetti mettendo le mani tra gli
indumenti intimi con l’obiettivo di sottrarvi quanto avete di più prezioso. Il
manipolatore utilizza l’angoscia (e anche il terrore) per produrre, appunto,
una “effrazione psichica” che ha l’effetto micidiale di annientarvi.
L’obiettivo è distruggere la vostra autostima, farvi dubitare di voi stessi al
punto da indurvi a credere che il maltrattatore abbia ragione quando vi tratta
male, vi insulta, vi picchia... Venite derisi, squalificati, umiliati per qualunque
motivo. A questo punto l’aguzzino, per assicurarsi di avervi in pugno, vi
costringe a tradire i vostri valori fondamentali, ponendovi davanti a scelte
impossibili, le cui alternative sono tutte intollerabili per voi. E voi lo
accontentate per non perderlo.
La conseguenza dell’effrazione psichica è che ciò che la vittima
percepisce, sente e pensa dipende da ciò che il manipolatore vuole che
percepisca, senta, pensi. Questo si traduce, come ha fatto notare la psicologa
francese Françoise Sironi, in un’autosvalutazione, nella paura di parlare, di
chiedere qualcosa, di offendere, di deludere. Siete ossessionati dalla
preoccupazione di ricevere l’approvazione dell’altro, e non riuscite a pensare
con la vostra testa. Venite letteralmente invasi, isolati dai vostri punti di
riferimento affettivi e sociali, quindi privati di un contesto che vi permetta di
mantenere una visione del mondo autonoma. Di conseguenza, venite forzati
ad accettare la visione dell’aggressore e costretti al silenzio dalla vergogna.
All’origine dell’effrazione psichica, e della conseguente perdita di vitalità
di chi la subisce, ci sono due elementi:

l’identificazione inconsapevole con la teoria del persecutore (la vittima


si vede attraverso il suo sguardo);
il perdurare della sofferenza della vittima, che può permanere anche per
anni dopo le torture o i maltrattamenti subiti (purtroppo, come ci insegna
la letteratura scientifica in questo ambito, gli effetti di questo
meccanismo tendono a manifestarsi anche dopo la fine della relazione
con il manipolatore).
Il pensiero binario

Si tratta di un meccanismo di pensiero che non ammette dubbi né


ragionamenti. Il manipolatore vi fa una domanda e la risposta può essere
soltanto sì o no. O bianco, o nero. O tu, o io. Niente sfumature. L’obiettivo è
prevalere sull’altro, sopraffarlo sempre e comunque. Un esempio tipico è la
classica frase: «Devi fare come dico io, hai capito?». Se tentate di replicare
che vorreste fare diversamente e di spiegare perché, non avete scampo.
L’altro va su tutte le furie finché non sente uscire dalle vostre labbra l’unica
risposta che possa tollerare: «Sì».
È una tipologia di pensiero che non prevede né reale confronto, né logica.
Il pensiero binario prevede soltanto la dittatura: vinca il più violento, ossia il
manipolatore.

Il gaslighting

Con il termine gaslighting si intende una serie di comportamenti altamente


manipolatori che inducono progressivamente la vittima a dubitare della
propria sanità mentale e capacità critica e di giudizio della realtà. Chi subisce
questo trattamento arriva a mettere in discussione le proprie percezioni e
valutazioni, a sentirsi dipendente e confuso, fino a convincersi di essere
pazzo o sul punto di diventarlo. Se il manipolatore sta facendo uso di questa
tecnica, potreste sentirvi dire frasi come: «Non è successo», «L’hai
immaginato», o «Sei pazzo».
Questa forma di manipolazione estrema, che trae spunto dal film Angoscia
(Gaslight)3 del 1944, è forse una delle forme di manipolazione più sleali,
perché tenta di distorcere ed erodere la percezione della realtà della vittima,
arrivando a intaccare notevolmente la fiducia in se stessa. Spesso porta
addirittura il manipolato a scegliere di non denunciare abusi e maltrattamenti
subiti per paura di non essere creduto, garantendo al carnefice la totale
impunità. È questa una delle ragioni principali per cui, nella stragrande
maggioranza dei casi, chi subisce violenza psicologica non sporge denuncia.
Questa pratica rientra nel processo di brainwashing (lavaggio del cervello)
che alcuni uomini usano per fiaccare le energie mentali e fisiche delle
partner.
Il gaslighting si sviluppa invariabilmente in tre fasi, che hanno l’obiettivo
di non lasciarvi scampo e che vanno di pari passo con le fasi della relazione
viste nel Capitolo 4.
Fase 1. Corrisponde al love bombing, in cui tutto è perfetto e letteralmente
vi “intossicate” d’amore (simulato), anche a livello biochimico (mai sentito
parlare di ossitocina, l’ormone del legame?). Venite travolti da un’ondata di
appagamento (fittizio e temporaneo), supportato da tutte le manifestazioni di
affetto possibili e immaginabili da parte del manipolatore. In questa fase
sviluppate quella fiducia nell’altro che vi porterà, nelle fasi successive, a
fidarvi di lui a tal punto da credere che abbia sempre ragione su tutto, e che
voi abbiate sempre torto.
Fase 2. Compare il rovescio della medaglia. Comincia la svalutazione,
l’aggressione sistematica alla vostra autostima. Il narcisista diventa
improvvisamente freddo, distante, crudele. Vi affoga in un mare di critiche.
Andate in confusione. Non riuscite a capire dove avete sbagliato, ma tentate
in ogni modo di convincerlo a non abbandonarvi. È questo il punto di svolta:
vi mettete in discussione in maniera spietata. Non siete abbastanza belli, bravi
a letto, competenti, affascinanti, accondiscendenti, gentili. Anziché dubitare
dell’altro, decidete che deve essere per forza colpa vostra. Ossia, fate
esattamente ciò che lui si aspetta: cominciate a mettere in dubbio la vostra
percezione della realtà, e non la sua. È quasi fatta. Come gli spacciatori più
abili, il manipolatore è riuscito a intossicarvi fino a rendervi dipendenti da lui,
dalla sua approvazione, dalla sua attenzione. Ora non deve fare altro che
scatenare l’astinenza, e voi farete di tutto per evitarla. Non avete scelta. In
questa fase, regredite a comportamenti infantili, in cui vi sentite impotenti,
disorientati e quindi bisognosi di accudimento. E il narcisista si nutre di
questa impotenza. Riuscire a farvi dubitare di voi stessi, di ciò che avete visto
e sentito, di ciò che ricordate rappresenta l’apoteosi del potere di cui si ciba
per alimentare il suo sé grandioso. E il cortocircuito malevolo di dipendenza
reciproca è servito: più sprofondate in una condizione di prostrazione
psichica e vi convincete di essere pazzi, più l’aguzzino si sente potente e
appagato. Un esempio: dopo il love bombing, in cui avete imparato a fidarvi
del giudizio del partner, un giorno, all’improvviso, per misurare il livello di
potere che ha acquisito su di voi, lui inizia a criticarvi, dicendovi che state
ingrassando e che non siete più belli e attraenti come prima, anche se avete
preso solo due chili e non avete assolutamente cambiato aspetto. Di colpo
non mostra più attrazione fisica, e voi, per paura di perderlo, vi convincete
che ha ragione. E magari vi gettate in una dieta ferrea. Vi è chiaro il
meccanismo?
Fase 3. Si affaccia all’orizzonte lo scenario più temuto: l’abbandono. La
minaccia di abbandono, in tutte le sue forme, rappresenta il vero scettro del
potere del manipolatore, che inizia a minacciarvi di uscire dalla vostra vita. E
talvolta scompare davvero per periodi più o meno lunghi, sparendo nel nulla,
ma solo temporaneamente. È del tutto indifferente alla profonda sofferenza e
angoscia in cui vi getta, ai tentativi di riconquista. Più vi mostrate disperati,
annientati, annichiliti per la fine del rapporto, più lui ne trae giovamento. Il
suo obiettivo è proprio quello di rovinarvi la vita, prosciugare fino all’ultima
goccia la vostra energia vitale e lasciare solo macerie desolate per chi verrà
dopo. E a proposito: per lui è intollerabile che le sue vittime possano
innamorarsi di nuovo ed essere felici con qualcun altro. Quindi, nonostante
tutto il male che vi ha fatto, non appena saprà che la vostra vita è
miracolosamente ripartita, con ogni probabilità tornerà a farsi vivo, con
l’unico scopo di devastarvi ancora e impedirvi di dedicare a un nuovo partner
la vostra attenzione. Non c’è altro motivo dietro il suo ritorno. Levatevi dalla
testa ogni fantasia romantica. A questo punto della lettura, non dovrebbe
essere poi così difficile per voi smascherare le sue reali intenzioni.
Ormai, il manipolatore è riuscito a raggiungere il suo obiettivo e vi ha in
pugno.
Nella mente della vittima, il gaslighting comprende tre passaggi
fondamentali, individuati e descritti da Robin Stern.

1. L’incredulità: andate in confusione, non riuscite a spiegarvi un


cambiamento di comportamento così repentino (e imprevedibile). Non
avete fatto nulla per meritarvi questo trattamento, ma non siete in grado
di arginare l’influenza dell’altro. Ricordate: ogni volta che mettete in
discussione ciò che sentite essere giusto, ogni volta che non vi fidate
dell’istinto (della “pancia”, per intenderci) infliggete un duro colpo alla
vostra autostima. Il manipolatore lo sa bene e, goccia dopo goccia, vi
sottrae quanto avete di più prezioso: il rispetto per voi stessi.
2. La difesa: non vi fidate più fino in fondo di voi stessi, della vostra
memoria, dei vostri ricordi, della vostra percezione della realtà, e vi
affidate progressivamente al narcisista e alla sua capacità di giudizio per
difendervi dal dilagante senso di angoscia che vi pervade.
3. La depressione: a questo punto vi consegnate completamente nelle mani
del carnefice, che vi controlla in maniera via via più invasiva.
Manifestate sintomi tipici di una depressione e vi ritirate
progressivamente da tutte le attività e dalle principali relazioni della
vostra vita “precedente”.

Per resistere a questi tentativi di manipolazione, è importante basarsi sulla


propria versione della realtà. Talvolta, mettere per iscritto un evento subito
dopo che è avvenuto e descrivere come si sono svolti i fatti, raccontarlo a un
amico o riportare l’esperienza a uno psicoterapeuta può aiutare a contrastare
l’effetto gaslighting. Diventa indispensabile il sostegno di altre persone in
grado di irrobustire la percezione che la vittima ha di se stessa e di ciò che le
accade, in modo tale da portarla a fidarsi di quello che vede, sente, fa e
ricorda.

Il ribaltamento sistematico

Piuttosto che riconoscere i propri difetti, imperfezioni ed errori, i narcisisti


maligni preferiscono scaricare ciò che non va in loro sulle vittime
inconsapevoli. Invece di ammettere che potrebbero migliorarsi, fanno in
modo che vi assumiate la responsabilità del loro comportamento e vi
vergogniate per le reazioni che fate scattare in loro. È questo il modo in cui
proiettano sugli altri il senso di vergogna che provano nei propri confronti.
Questa trappola ha quindi molto a che fare con il meccanismo della
proiezione che abbiamo visto. Ecco alcuni esempi molto diffusi:

un bugiardo patologico potrebbe accusarvi di mentire;


un traditore seriale potrebbe accusarvi di tradirlo;
una moglie bisognosa di affetto potrebbe etichettare il marito come
“appiccicoso”, per far sì che sia lui a sembrare dipendente da lei;
un impiegato malevolo potrebbe definire il proprio capo inefficiente,
mentre in realtà è lui a essere poco produttivo.

La comunicazione paradossale

I manipolatori sono maestri nell’intavolare conversazioni prive di senso,


soprattutto infiniti monologhi volti a sciorinare tutte le loro magnifiche
(presunte) qualità. Qualunque sia l’argomento iniziale, state pur certi che
sapranno virare il tema su se stessi in men che non si dica. E se provate a
contraddirli, magari perché la maggior parte delle loro affermazioni è
semplicemente insensata, preparatevi ad affrontare la loro ira.
L’unico modo per sfuggire a questa trappola è interrompere la
conversazione non appena cominciate ad avere la sensazione di non riuscire
più a seguire il filo del discorso. I manipolatori narcisisti sono campioni
assoluti di “supercazzola”, cioè amano sparare raffiche di parole a vanvera
con il solo obiettivo di confondere l’interlocutore e avere l’ultima parola,
soprattutto se l’altro si mostra in disaccordo con loro. In questo modo
deviano l’attenzione da quello che è il reale problema: l’essere stati
contraddetti o (peggio) smentiti.
A questo punto, immediatamente mediteranno vendetta e metteranno sotto
attacco tutto ciò che riguarda il “nemico”, nessuna area della sua vita esclusa.
Senza contare, poi, che gireranno la frittata alla prima occasione, cercando di
far passare l’interlocutore per inadeguato e colpevole di non comprendere le
loro intenzioni. Le frasi tipiche in questi casi sono: «Quindi tu saresti quello
perfetto e io no?», o «Quindi io sarei una brutta persona?». Attraverso questa
trappola linguistica annullano il diritto di espressione altrui e, soprattutto, il
diritto di critica nei loro confronti.

La “lettura della mente” o processo alle intenzioni

Un’altra specialità dei narcisisti maligni è far credere di sapere cosa stanno
pensando e provando le altre persone. Interpretano le vostre parole e azioni in
base alle loro aspettative, bisogni, illusioni e ai propri errori logici, e corrono
alle loro personali conclusioni su quali siano le vostre reali intenzioni. Un
esempio su tutti? Avete comprato un abito nuovo per il puro piacere di farvi
un regalo, e quando lo mostrate al partner vi sentite rispondere: «So che cosa
vuoi fare con quel vestito: vuoi andarti a cercare un amante», magari anche
con il corollario: «Come ha fatto tua madre con tuo padre».
Sì, perché un tratto tipico è sfruttare qualunque evento negativo nella
vostra vita per individuare i vostri punti deboli, su cui queste persone faranno
leva alla prima occasione per ridurvi a una totale accondiscendenza,
attraverso l’esasperazione di fatti realmente accaduti.
Tipiche di questa trappola sono frasi del tipo: «So perfettamente a cosa stai
pensando: vuoi che finisca come quando tua madre (o tuo padre) ti ha
sbattuto fuori di casa perché ti considerava un fallito?», o «Se non la finisci
subito, sai bene cosa ti aspetta».
Non chiedono scusa per il dolore che causano entrando nelle sfere più
intime della vostra vita senza alcun rispetto, spesso attingendo a esperienze
molto dolorose per voi.
Si tratta di un vero e proprio processo alle intenzioni, una delle trappole
più subdole messe in campo dai manipolatori affettivi. In questo caso, diventa
indispensabile interrompere bruscamente la comunicazione paradossale con
risposte nette quali: «Non ho mai detto (o fatto) una cosa del genere», «Non è
mai successa una cosa del genere», senza lasciare spazio a repliche. È
consigliabile lasciare la stanza.
La svalorizzazione sistematica

Questa trappola consiste nello sminuire in ogni modo il valore degli altri o
l’importanza dei risultati che hanno raggiunto, per instillare nel prossimo un
senso di profonda inadeguatezza. Il mezzo più gettonato è la nota tecnica
della “ricerca del pelo nell’uovo”, che consiste nel mettere in evidenza un
aspetto negativo (o un piccolo errore) del tutto irrilevante e analizzarlo fino
allo sfinimento per deviare l’attenzione dal reale e importante successo
ottenuto dall’altra persona, ovvero dai suoi punti di forza. L’obiettivo è
portare la vittima a dubitare di se stessa, del suo valore, e indurla a credere di
dover costantemente provare agli altri quanto vale.

Il disco rotto

In questo caso, l’obiettivo è distrarvi dal discorso principale e dal problema


effettivo, spostando l’attenzione su una questione completamente diversa,
con cui il manipolatore si sente più a suo agio. Se vi lamentate di come tratta
voi e i vostri figli, allora vi rinfaccerà una cosa successa dieci anni prima. Del
resto, con i narcisisti maligni qualunque argomento possa essere usato contro
di voi non ha certo una data di scadenza. Di solito ricorrono a questa trappola
per evitare di essere inchiodati alle proprie responsabilità.

La tecnica della “terra bruciata”

Quando il predatore emotivo non riesce più a controllare il modo in cui


considerate voi stessi, allora comincia a controllare il modo in cui vi
considerano gli altri, cercando di dipingervi a tinte fosche. È a questo punto
che può decidere di mettere in atto una vera e propria campagna diffamatoria
per infangare la vostra reputazione con ogni mezzo. L’obiettivo è proprio fare
terra bruciata intorno a voi e procurarvi danni devastanti sotto il profilo
personale, familiare, professionale e sociale. Queste campagne diffamatorie
possono facilmente trasformarsi in persecuzioni vere e proprie e, nel caso dei
narcisisti più disturbati, durare anche anni dopo la fine della relazione. In
questo modo il manipolatore narcisista nasconde le sue malefatte
proiettandole su di voi, per la semplice ragione che siete in grado di
smascherarlo, quindi la vostra credibilità va rasa al suolo.
Queste persone tendono a sparlare alle vostre spalle anche durante la
relazione e a raccontare ignobili menzogne, in modo tale da farvi apparire
come mostri. Solitamente, vi accusano degli stessi comportamenti per cui
temono di essere denunciate da voi (perché loro li hanno messi in atto
davvero).
Il modo migliore per far fronte a una campagna diffamatoria è valutare con
attenzione le risposte da dare basandovi unicamente su fatti oggettivi e
dimostrabili. In genere, per danneggiare la reputazione della vittima il
manipolatore è costretto a mentire senza pudore. Le sue menzogne vanno
smascherate con argomentazioni oggettive, che lo mettano con le spalle al
muro.
Se la situazione è grave e la posta in gioco è alta documentate con cura
ogni forma di molestia, cyberbullismo o atto persecutorio e comunicate con il
narcisista solo tramite avvocato, quando è possibile. Meglio evitare di
continuare ad avere contatti diretti.

La triangolazione

Se c’è una trappola che i narcisisti maligni adorano è la triangolazione. Con


“triangolazione” si intende la pratica di coinvolgere una terza persona nella
dinamica dell’interazione tra voi e loro. Possono riferirvi l’opinione di un
terzo (a sua volta manipolato) a sostegno della propria posizione, per portarvi
a dubitare di voi e a pensare che abbiano ragione, visto che altri si mostrano
d’accordo con loro. Oppure possono minacciarvi di far intervenire qualcun
altro, o ancora mettervi in competizione con amici, colleghi, familiari o anche
perfetti sconosciuti attraverso un paragone con queste persone (ovviamente,
voi siete sempre il termine di paragone negativo). L’obiettivo di questa
trappola è farvi sentire insicuri, inadeguati e profondamente gelosi, e di
mostrarvi quanto loro invece siano ambiti e popolari, per tenervi
costantemente sulla corda. Rientra nella trappola della triangolazione anche la
tendenza a raccontarvi ciò che gli altri avrebbero detto di voi, inventandoselo
di sana pianta, perché in realtà è proprio il narcisista, e solo lui, a diffamare la
vittima.

Il paletto dinamico

I manipolatori tentano in continuazione di mettere alla prova i limiti che


ponete loro, per capire fin dove possono spingersi. Più volte riescono a
manipolarvi senza subire conseguenze, più tenderanno a spostare il limite,
fino all’estremo. Questo è il motivo principale per cui le vittime di abusi
psicologici (e fisici) solitamente subiscono maltrattamenti sempre più gravi
ogni volta che “perdonano” i loro aguzzini. A ogni perdono il paletto si
sposta un po’ più in là. Per assicurarsi il perdono, e quindi la sottomissione, il
narcisista ricorre a false promesse di ogni genere, finge rimorso e si dice
pronto a cambiare. Voi ci cascate per l’ennesima volta e il ciclo si ripete, con
conseguenze via via più gravi.

«Dovresti vergognarti»

Una delle frasi più gettonate tra i manipolatori è sicuramente: «Dovresti


vergognarti!». Arrivare a farvi vergognare di voi stessi è la strada maestra per
cercare di neutralizzare i vostri tentativi di liberarvi dalla loro influenza. Si
tratta di un’aggressione sistematica alla vostra autostima, tanto più feroce e
spietata quanto più cercate di mettere in discussione l’aguzzino. Solitamente,
quest’ultimo cerca di farvi vergognare per i risultati che avete raggiunto, per
una particolare qualità che possedete e, comunque, per ogni cosa di cui
“osate” sentirvi orgogliosi, magari per una promozione sul lavoro, per un
buon risultato sportivo, per un complimento che avete molto gradito, per un
regalo che vi siete fatti. Un grande classico è tornare a casa felici di aver
ricevuto un avanzamento di carriera per cui vi siete impegnati molto e
sentirvi dire che di sicuro lo avete ottenuto perché avete, per così dire,
concesso i vostri favori al capo. Oppure, ricevere un complimento ed essere
accusati di civettare.

Il dito nella piaga

Questa trappola consiste nell’usare contro di voi tutto ciò che di negativo vi è
capitato (abusi, incidenti e malattie inclusi), riattivando l’esperienza del
trauma subito. Siete stati abusati quando eravate bambini? State certi che per
il predatore emotivo “ve la siete cercata” (e meritata) perché chissà cosa avete
fatto per attirare l’attenzione dell’orco. Vi siete ammalati di cancro? Stesso
discorso: vi siete meritata la malattia, e vi sentirete sbattere in faccia
dall’altro la sua salute perfetta, per farvi sentire ancora peggio. Tutti i vostri
punti di debolezza vengono sfruttati senza alcuna pietà. Ecco perché è
assolutamente sconsigliabile raccontare a queste persone traumi e guai
personali. Ed ecco perché vi sottoporranno a domande insistenti sulla vostra
storia: più sapranno di voi, più saranno in grado di assestare colpi terribili
quando verrà il momento. E quel momento arriva sempre. Quindi, mai
perdere di vista il primo comandamento: qualunque cosa direte verrà usata
contro di voi, prima o poi.

Sei tu quello sbagliato

Per esercitare e mantenere il più stretto controllo e potere su di voi, il


narcisista cerca di isolarvi dal contesto di riferimento (sociale, amicale,
affettivo, lavorativo), inclusi i social network (la richiesta di avere la
password dei vostri profili social dovrebbe far scattare in voi più di un
campanello di allarme…). Prenderà il controllo di tutta la vostra vita, anche
per quanto riguarda la sfera economica, nonché della vostra mente. Per
raggiungere questo risultato c’è una trappola straordinariamente efficace:
ogni volta che non vi adeguate alle sue richieste il manipolatore vi farà
sentire sbagliati, facendo leva sulle vostre emozioni più profonde. Le pseudo-
discussioni pretestuose sono una manifestazione tipica di questa trappola.
Ogni pretesto è buono per farvi sentire inadeguati: sarete sotto attacco per il
detersivo per la lavatrice che avete scelto, per il dentifricio o per il colore
delle tende del salotto.
Alcuni esempi?

Per il narcisista tutti gli amici del partner diventeranno amanti.


Immagina il vostro passato come una sorta di grande “bordello”.
Le vostre intenzioni e pensieri avranno sempre qualcosa di malevolo.
I vostri successi saranno denigrati perché chissà con quali mezzi li avete
ottenuti, in quanto un “fallito” o una “sciacquetta” (per dirla con
eleganza) come voi non potrebbe mai raggiungere vette simili solo con
le proprie qualità.

La perversione logica

Questa trappola, molto utilizzata dai manipolatori, ha il preciso obiettivo di


provocare nella vittima una dissonanza cognitiva, ossia di inviarle messaggi
contrastanti, incoerenti sul piano logico, allo scopo di mandarla in
confusione. Di conseguenza, il malcapitato sperimenta una sensazione di
angoscia e inizia a non fidarsi della propria percezione della realtà e della
propria capacità di giudizio critico.
Alcune manifestazioni tipiche di questa trappola sono:

davanti alla vostra paura o a un dolore il narcisista ride, vi deride o


ironizza, lasciandovi intendere che non dovreste provare ciò che
provate;
vi costringe a scelte impossibili, che hanno come unico esito un danno
per voi, e vi fa sentire colpevoli di averlo provocato;
vi chiede di compiere azioni in contrasto con i vostri valori, le vostre
idee, la vostra etica, per evitare un danno a voi stessi o ad altri;
alterna in modo apparentemente casuale violenza e gentilezza,
rendendovi impossibile stabilire quali comportamenti adottare per
evitare la prossima crisi.
In questa categoria rientrano i messaggi paradossali (double bind), del tipo:
«Stammi a sentire, non dare retta a nessuno!». Questa forma di
comunicazione consiste nell’affermare contemporaneamente una cosa e il suo
contrario. Per il narcisista tutto è possibile, siete voi a non aver capito ciò che
intendeva dirvi. In realtà il double bind non intende comunicare nulla, ha il
solo scopo di rendervi impotenti e neutralizzare il vostro pensiero, bloccando
ogni possibilità che reagiate alle trappole linguistiche sparse nella
conversazione.
Attenzione: il double bind funziona unicamente quando esiste un forte
attaccamento affettivo tra le persone (o un’illusione d’amore da parte della
vittima).
Ecco un esempio di comunicazione in cui non esistono risposte giuste, solo
risposte sbagliate a prescindere da ciò che la vittima dice. Durante una
tranquilla cena in famiglia, il marito chiede alla moglie se le piaccia il suo
collega preferito, Mario, che sarebbe stato ospite a casa loro la sera
successiva. «Ho sentito subito che c’era qualcosa di anomalo in quella
domanda…» ha poi raccontato la moglie. «Mio marito era intento a mangiare
una coppa di gelato, la serata era stata tranquilla, tutto normale, insomma, ma
quella domanda a bruciapelo e fuori contesto mi aveva messa in allarme. Non
sapevo esattamente cosa rispondere… Poteva sembrare una curiosità
innocente, ma sapevo bene che non lo era affatto, perché lui è un tipo molto
geloso. Allora ho deciso di rispondere di no. Ma lui ha replicato: “Ah,
perché? Cos’ha che non ti piace? Ti faccio notare che si tratta di un mio caro
amico, di una persona che stimo molto. E poi, se non ti piace, perché mi hai
detto che non c’erano problemi se lo invitavo a cena da noi?”. Mi ha mandata
in confusione, perché in effetti a me Mario era simpatico, così ho aggiunto:
“Be’, mi sembra un tipo in gamba”. A quel punto lui è esploso e mi ha
aggredita, offendendomi in ogni modo. È arrivato a dirmi: “Lo sapevo! Sei la
solita bugiarda! Perché non lo ammetti, che ti piace e vorresti fartelo? È per
questo che lo vuoi vedere domani sera! Sei una puttana!”. Davanti a quella
reazione, non ho più trovato la forza di rispondere».
E non bisogna dimenticare che i manipolatori esigono risposte immediate
alle loro domande impossibili. Ogni esitazione potrebbe scatenare la loro ira.
Restare impassibili o balbettare vi verrà automatico, ma presto capirete che,
in ogni caso, non esiste una reazione o una risposta giusta.

La spiegazione a oltranza

Il manipolatore muove alla vittima critiche o accuse che la spingono a fornire


eccessive e inutili spiegazioni del proprio pensiero o comportamento. Questa
trappola agisce sul bisogno di difendere la propria immagine agli occhi del
narcisista; scatta inevitabilmente perché la vittima semplicemente non
sopporta (e non può permettersi) di essere disapprovata e giudicata
negativamente dal suo aguzzino, perciò è disposta a intavolare snervanti e
infinite discussioni su questioni marginali, a rinunciare al proprio punto di
vista per aderire a quello dell’altro ed evitare ulteriori rogne. Per quanto siano
false, strumentali e ingiuste le accuse o critiche che riceve, si sentirà sempre
obbligata a spiegare, a causa di una delle leve psicologiche più potenti che
esistano: il bisogno di sentirsi approvati e di dimostrare la propria
adeguatezza e amabilità. Come dare perle ai porci!

L’apocalisse emotiva

Questa trappola consiste nell’innescare nella vittima la paura di essere


abbandonata o disapprovata dal manipolatore, o di scatenare una sua
esplosione emotiva (che consiste in urla, offese, pianti, scenate varie).
Entrambe le ipotesi equivalgono per il manipolato a una vera e propria
apocalisse interiore.
Per scatenare questo terrore, il narcisista maligno usa:

grida e insulti, fino ad arrivare all’aggressività fisica;


offese che fanno leva sulle paure più profonde;
critiche distruttive come: «Non sei capace di portare avanti una relazione
sana», «Non sai prenderti cura dei bambini», «Non mi stupisco che
litighi sempre con le persone», «Non sei capace di fare niente/sei
inutile/sei un fallito»;
mutismo e distanza emotiva, una punizione particolarmente efficace per
far sentire la vittima non amata o colpevole;
previsioni catastrofiche quali: «Nessuno ti amerà più/resterai solo per il
resto della tua vita/nessuno ti sopporterà più;
inculcamento di dubbi e insicurezze, mettendo in dubbio percezioni,
memoria e capacità della vittima di esaminare la realtà.

Il silenzio

Il silenzio, in alcuni casi, rappresenta una discussione portata avanti con altri
mezzi. Per gli esseri umani è praticamente impossibile rinunciare alla
comunicazione. E se c’è un ambito in cui eccellono è nel fare domande
(spesso quelle inutili o sbagliate). Ma quando le domande le rivolgete a un
manipolatore narcisista, spesso ricevete come risposta un silenzio assoluto e
ostinato, apparentemente impenetrabile. Si tratta di una tecnica utilizzata
soprattutto dal tipo passivo-aggressivo, o covert. È molto frequente in ambito
familiare, specie nel rapporto tra genitori e figli (ovviamente, anche un figlio
può essere un manipolatore narcisista).
La trappola scatta quando l’altro vuole innescare in voi una sensazione di
profonda incertezza sotto il profilo emotivo. Il messaggio che intende
veicolare è (nelle sue possibili varianti): “Per me sei morto”, “Tu non esisti”,
“Non mi importa nulla di te”. Alcune persone diventano straordinariamente
abili nell’usare questo strumento micidiale, manifestando una cattiveria
davvero inumana.
Il silenzio è senza dubbio una delle forme più subdole e devastanti di
manipolazione affettiva. Si tratta di un abuso psicologico in piena regola ma
soprattutto, dal punto di vista del manipolatore narcisista, rappresenta un
modo inattaccabile per evitare il confronto diretto con voi e, nel contempo,
per svalorizzarvi.
Questa è una delle trappole più efficaci, perché la vittima ne risente
profondamente, ma, allo stesso tempo, l’aguzzino si mette nella condizione di
non dover rendere conto delle proprie azioni, di non dover giustificare la sua
scelta, di sottrarsi al confronto. Il suo obiettivo è proprio portarvi
all’esasperazione, generare in voi una rabbia profonda e indurvi a
manifestarla apertamente, per poi incolparvi anche di questo e annichilirvi
con il senso di colpa.
Il silenzio ostinato e severo come risposta a una domanda o a una richiesta
di contatto produce una sensazione di profonda confusione e rabbia e porta la
vittima a torturarsi con dubbi di ogni sorta, soprattutto sulla ragione di un
atteggiamento così lacerante e punitivo. Ed è questo il nucleo della trappola:
il narcisista manipolatore sa benissimo che l’impossibilità di un confronto (e
di ricevere risposte) impedisce all’altro di comprendere per cosa venga
effettivamente “punito”, dove e perché abbia sbagliato (ammesso e non
concesso che di errore si possa parlare, dato che spesso il narcisista punisce
un’altra persona per errori che lui stesso ha commesso, in base al
meccanismo della proiezione).
Alla vittima viene anche negata la possibilità di spiegare le proprie ragioni,
di difendersi dalle accuse e di tentare di rimediare. Insomma, viene
condannata a una sorta di “morte civile” senza conoscere le motivazioni di
tale brutale sentenza. Sentenza, peraltro, senza appello, perché l’interlocutore
nega ostinatamente ogni occasione di contatto.
Se cadete spesso in questa trappola, allora avete la certezza di trovarvi di
fronte a una persona con un grave disturbo narcisistico, che ricorre al silenzio
come punizione perché non ha altre risorse psicologiche per affrontare la
situazione e il confronto con voi. Si tratta di un atteggiamento profondamente
infantile e immaturo, che non risolve nulla e mantiene in stallo la relazione.
Come diceva il filosofo Jean-Paul Sartre, «ogni parola ha conseguenze.
Ogni silenzio anche». E questo il carnefice e la sua vittima lo sanno bene. La
vittima si sentirà confusa, frustrata, arrabbiata e perfino “colpevole”. Ed è
proprio questo l’obiettivo del manipolatore. Ovviamente, questi sentimenti
non contribuiscono a migliorare le relazioni e risolvere i conflitti. Al
contrario, creano un divario sempre più ampio, a volte insanabile.
L’uso del silenzio è soprattutto una forma di controllo. A volte il narcisista
ricorre a questo strumento solo per testare quanto potere è ancora in grado di
esercitare su di voi. Ma ci sono altre possibili motivazioni:
per costringervi ad ascoltarlo;
per indurvi ad accettare il suo punto di vista o la sua decisione e ad
adeguarvi;
per portarvi a scusarvi per qualcosa che avete fatto o detto;
per farvi cambiare argomento/linea di condotta/scelte personali;
perché si sente profondamente offeso dalle vostre scelte o dal vostro
comportamento;
perché si sente messo da parte, non considerato a sufficienza;
perché è geloso o invidioso di altre persone che stimate e apprezzate;
per farvi sentire in colpa, come se fosse vostra la responsabilità di
quanto accaduto e della scelta del silenzio da parte sua, o addirittura
della fine della relazione.

Generalmente le vittime di questa trappola sono le donne, tuttavia anche


molti uomini, soprattutto padri, sono costretti a sopportare il silenzio sadico e
colpevolizzante a opera di manipolatrici spietate.
Quando un narcisista usa il silenzio, state certi che si spingerà fino alle
estreme conseguenze. Il suo scopo è farvi sentire rifiutati, inadeguati, indegni
di essere amati, sbagliati, e di costringervi, mentre continuate a torturarvi con
mille dubbi sul perché di tale punizione, a chiedere scusa (anche se non
sapete per cosa, anche se non avete fatto nulla per cui scusarvi), arrivando
così a umiliarvi ancora di più. Se le scuse non saranno di suo gradimento, se
non vi umilierete abbastanza da ottenere il suo “perdono” (e la ripresa del
rapporto), allora la punizione non verrà interrotta. Bisogna evitare a qualsiasi
costo di cadere in questa trappola, perché se vi scuserete alimenterete a
dismisura l’autostima e il senso di superiorità del vostro aguzzino. In altre
parole, è meglio ignorare il silenzio, ignorare chi lo usa e andare per la vostra
strada.
Così vi leverete di torno chi vi fa del male, per sempre e senza grandi
sforzi. Credetemi, una persona del genere (coniugi, fratelli e figli inclusi) è
meglio perderla che riconquistarla.

La povera vittima
C’è solo un altro ruolo che il narcisista adora recitare, oltre a quello dell’eroe
di turno: quello della povera vittima. Soprattutto per il tipo passivo-
aggressivo garantirsi la compassione altrui rappresenta un bocconcino
prelibato, e non c’è limite alle menzogne che può riferire per ottenerlo.
Una situazione tipica si ha quando il narcisista manipolatore non ha alcuna
intenzione di rispettare un impegno preso e recita la parte del povero confuso,
di quello che ha avuto problemi enormi, che non sta bene, che viene
boicottato sistematicamente, che nessuno capisce e chi più ne ha più ne metta.
Ma soprattutto recita la parte di chi non ha nessuna colpa per essere venuto
meno alla parola data, alla promessa fatta. Per impersonare il ruolo della
vittima arriverà a sciorinarvi una serie infinita di ragioni per cui quello che gli
succede, quello che fa è sempre molto più difficile, faticoso, impegnativo di
ciò che possa mai capitare a voi. Per quanto brutta possa essere stata la vostra
giornata, non sarà mai nulla rispetto alla sua… e via dicendo.

La fusione con il narcisista

Alcune persone sono particolarmente propense a vivere le relazioni,


sentimentali e non (per esempio le amicizie), in maniera “fusionale”, ossia
considerano l’altro indispensabile, a scapito di una sana autonomia
individuale. Questa predisposizione espone al rischio di cadere nella trappola
di un manipolatore perché, almeno inizialmente, può essere il manipolatore
stesso ad alimentare tale simbiosi asfittica. In rapporti del genere, la vittima
idealizza l’altro e sente il bisogno incoercibile di ottenere sempre la sua
approvazione. Con il passare del tempo, pur di non contraddirlo, arriva a
mettere in discussione la propria visione della realtà e le proprie necessità per
mantenere la “fusione”.

Attenzione: una spiccata capacità di empatia verso l’altro è un fattore di


rischio che rende vulnerabili alle trappole che abbiamo analizzato, perché
inevitabilmente si finisce con l’allontanarsi da se stessi nel tentativo di curarsi
esclusivamente del partner.
Cadere in trappola

Le trappole descritte non scattano tutte insieme e all’improvviso, ma


progressivamente, di pari passo con l’evolversi della relazione secondo il
processo che abbiamo visto nel Capitolo 4. La vittima cade nella trappola per
fasi successive, ritrovandosi via via sempre più invischiata nella tela del
ragno.
Fase 1. Siete animati dal bisogno o dal desiderio di conquistare
l’approvazione dell’altro. È il livello iniziale e può durare per molti anni
oppure evolversi presto nel successivo, soprattutto se compaiono criticità
nella coppia o nella vita del narcisista maligno.
Fase 2. Le manifestazioni della manipolazione sono occasionali: un
piccolo malinteso, un fraintendimento o una leggera arrabbiatura che
considerate trascurabili, ma che vi spingono nella “trappola della
spiegazione”. A questo livello, raramente ci si rende conto di avere accanto
un manipolatore, ma una sana reazione, che si opponga a instaurare le
dinamiche manipolative, in questa fase potrebbe bloccare l’evoluzione del
processo.
Fase 3. Ottenere l’approvazione dell’altro è diventato il solo modo per
sentirvi amati (degni del suo amore), tanto da iniziare a reputare motivate le
reazioni del narcisista. E la sua approvazione arriverà solo se e quando
deciderete di concordare con la sua versione della realtà e dei fatti. Il vostro
bisogno di sentirvi adeguati e degni d’amore è molto forte e la vostra
controparte è ancora più determinata a dimostrare che ha ragione. Compaiono
le prime urla, offese o glaciali silenzi, e voi, non essendo in grado di tollerarli
(apocalisse emotiva), fate qualsiasi cosa per evitarli o interromperli.
Cominciate a considerare il punto di vista dell’altro più importante del vostro.
Quando parlate con amici e parenti e nelle discussioni con il manipolatore
tendete ad assumere la sua prospettiva e, parallelamente, reputate la vostra
sempre meno importante e attendibile. A questo punto, il gioco è fatto: siete
nelle sue mani.
Fase 4. Se nello stadio precedente partivate dal punto di vista del narcisista
e intavolavate discussioni infinite per dimostrare di essere alla sua altezza e
degni del suo amore, ora assimilate il punto di vista dell’aguzzino fino a farlo
vostro. Avete talmente bisogno di sentirvi approvati da lui per stare bene, che
rinunciate completamente alle vostre idee e alla vostra autonomia. A questo
livello potreste sperimentare profondi sensi di colpa e depressione, perché vi
convincete di non essere in grado di soddisfare l’altro, pensate di fare soltanto
errori e avete la sensazione di aver perso completamente il contatto con voi
stessi. Potreste subire anche abusi o violenza psicologica e fisica.

Perché ci caschiamo?

Se le trappole funzionano così bene è anche perché trovano terreno fertile su


cui attecchire. Infatti, la vittima spesso ha delle convinzioni distorte, che
giocano a favore del suo aguzzino. Ecco le principali:

devo essere amata e sentirmi degna di amore, per sentire di esistere;


senza l’altro non posso sopravvivere;
posso avere il controllo della situazione solo prendendomi cura
dell’altro;
sono degna d’amore solo se mi dedico anima e corpo a guarire l’altro,
trascurando me stessa.

Sovente queste convinzioni scattano in persone che hanno avuto genitori con
forme di dipendenza patologica (da alcol, gioco d’azzardo o sostanze
stupefacenti), abusanti o assenti affettivamente. Chi ha vissuto situazioni
simili probabilmente ha sperimentato una serie di sentimenti negativi: può
essersi sentito indegno di amore, in colpa, può aver vissuto il terrore di essere
abbandonato, o essersi sentito troppo responsabilizzato. Le convinzioni che
ho elencato gli restituiscono, allora, un certo senso di controllo, mascherando
la sensazione di disintegrazione e abbandono che tanto teme.
Chi ha avuto genitori dipendenti o abusanti tende a scegliere partner affetti
a loro volta da dipendenze e con comportamenti violenti e abusanti. Queste
persone, infatti, sono le sole con cui possono ripetere il copione relazionale
appreso fin dall’infanzia, basato su due convinzioni di fondo che agiscono a
livello inconscio: la sensazione di essere indegne di amore e il bisogno di
sentirsi approvate, riconosciute, accolte, amate. I rapporti vissuti da bambini,
infatti, costituiscono un modello su cui ciascuno di noi costruisce strutture e
schemi cognitivi, aspettative, regole, modi di interpretare la realtà. È così che
si formano copioni disfunzionali che vengono messi in scena
sistematicamente.

3. Angoscia, regia di George Cukor, Usa 1944.


Capitolo 6

MI DEVI CREDERE

La ragnatela di menzogne
del manipolatore
Tutte le trappole di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente hanno un
unico obiettivo: farvi credere qualcosa che non corrisponde alla realtà, per
ottenere dei vantaggi personali. Possiamo quindi affermare che la trappola
per eccellenza dei manipolatori narcisisti sia la menzogna sistematica.
Partiamo da un presupposto: le persone, nella vita di tutti i giorni, mentono
in continuazione, per le ragioni più svariate, ma i manipolatori narcisisti, che
ogni giorno tentano di farci credere qualsiasi cosa ritengano utile per i loro
scopi, sono senza dubbio maestri assoluti nell’arte dell’inganno, tanto che
potremmo definirli dei veri e propri bugiardi seriali. Credetemi, perché ne ho
visti tanti. Naturalmente la propensione a mentire, così radicata negli
esemplari della nostra specie, si manifesta in maniera a dir poco sistematica
in ambito investigativo e giudiziario. Soprattutto, anche se non solo, quando
la posta in gioco è la libertà personale. In tanti anni di attività sulla scena del
crimine dei più eclatanti delitti avvenuti sul territorio italiano ho avuto modo
di confrontarmi con sospettati che hanno mostrato una serie di tratti comuni,
di cui la tendenza a mentire risulta il più condiviso. Le menzogne di queste
persone hanno accompagnato ogni fase dell’indagine, dai primi momenti
dell’inchiesta fino alla condanna definitiva, in alcuni casi con variazioni
subdolamente impercettibili tra le versioni rese in momenti diversi.
Per questo so quanto sia importante saper individuare un bugiardo. Saper
riconoscere i bugiardi seriali rappresenta una qualità molto utile anche nella
vita di tutti i giorni, in ogni ambito delle nostre relazioni: familiare, amicale,
lavorativo, di coppia. Eh già, perché intorno a noi ci sono numerose persone
che mentono in maniera sistematica su ogni aspetto della loro vita: può
trattarsi di un amico, di un conoscente, di un collega di lavoro, di un
fidanzato, di un marito, di un fratello. Insomma, i bugiardi sistematici sono in
mezzo a noi e possono provocare un sacco di guai. Nei casi più gravi, le
bugie che raccontano sono talmente grottesche ed esagerate da ritorcersi
contro di loro, ma nemmeno questa prospettiva sembra in grado di arginare la
loro propensione alla menzogna. E comunque, non sempre siamo così
fortunati.
Per aiutarvi a individuare i bugiardi seriali, condividerò con voi una serie
di strumenti che profiler e investigatori di tutto il mondo usano per inchiodare
assassini, scagionare persone accusate ingiustamente, valutare l’attendibilità
di un testimone.

Bugiardo seriale si diventa,


bugiardo seriale si muore

Un bugiardo seriale mente sistematicamente, in maniera cronica e


compulsiva, a prescindere dal contesto e dal tipo di relazione che lo lega al
manipolato. Mentire è più forte di lui. Lo fa senza valutare le conseguenze
(perché le conseguenze ci sono e spesso si manifestano con violenza, fino a
travolgere l’intero castello di carte costruito). Nessuno viene risparmiato dalle
bugie: le racconta a chiunque abbia la sfortuna di incrociare il suo cammino.
Del resto questo comportamento, almeno in alcuni frangenti, gli ha portato
dei vantaggi, e in certi casi perfino una sensazione di benessere sotto il
profilo psicofisico. Perciò questa condotta compulsiva si è trasformata in una
via di fuga dallo stress quotidiano, arrivando a diventare una vera e propria
dipendenza, tanto quanto l’alcol, le sostanze stupefacenti, il gioco d’azzardo,
il sesso.

Perché mentire?

Possiamo ritenere la propensione a mentire sistematicamente come una sorta


di meccanismo difensivo sviluppato per affrontare una realtà vissuta come
angosciosa e ingestibile. Di solito questa tendenza si manifesta già a partire
dalle prime fasi dello sviluppo, in alcuni casi ancora prima dell’inizio della
scuola materna. Il bambino, futuro bugiardo, sperimenta con successo la
menzogna in risposta a situazioni difficili, a casa (per esempio, riesce a
sottrarsi a una punizione mentendo sulla reale causa per cui ha marinato la
scuola), oppure a scuola (magari è riuscito a evitare un’interrogazione o un
compito in classe a sorpresa simulando un malore o una crisi emotiva per la
morte o per una grave malattia di un familiare, ovviamente inventata). Questa
pessima abitudine si trasforma, perciò, in uno strumento usato
sistematicamente in ogni circostanza. Nei casi più gravi il bugiardo
compulsivo potrebbe non riuscire più a vedere la realtà in modo oggettivo,
arrivando a credere davvero nelle favole che ormai racconta a chiunque.
Qui non abbiamo a che fare con qualcuno che, di tanto in tanto, più per
vanità che per fragilità psicologica, tende ad abbellire certi racconti di fatti
realmente accaduti o cerca di mettersi in mostra, magari per fare bella figura
davanti ai colleghi o alla nuova fiamma: questi sono comportamenti molto
diffusi tra coloro che appartengono alla specie umana. No, qui parliamo di
qualcuno che mente sempre, su tutto e a prescindere dalla possibilità di
ottenere o meno un reale vantaggio dalle sue menzogne. Ecco perché diventa
fondamentale nella vita di tutti noi riconoscere il più velocemente possibile
un bugiardo seriale.
Non dobbiamo mai perdere di vista un requisito di base di questa
categoria: la scarsa autostima. È questa la motivazione principale che spinge
a mentire sistematicamente. Infatti, che lo ammetta o meno, il bugiardo
seriale ritiene di non essere abbastanza importante, di non valere abbastanza.
Ecco perché deve mentire: per mostrare e cercare di accreditare una versione
decisamente “migliorata” di sé. Il desiderio di approvazione, di sentirsi
accolto, amato, benvoluto, apprezzato rappresenta uno dei bisogni
fondamentali dell’essere umano, solo che il bugiardo seriale ha elaborato una
strategia specifica per soddisfare tale bisogno: mentire, e, se scoperto, negare
anche l’evidenza.

Prognosi infausta
In genere la menzogna sistematica ha a che fare con problemi psicologici che
emergono in maniera precoce e, nella stragrande maggioranze dei casi, sono
destinati a evolvere in un disturbo della personalità vero e proprio, come il
disturbo borderline, antisociale o il disturbo narcisistico di personalità (vedi
Appendice B). Si tratta di tre disturbi tra i più gravi che si possano
diagnosticare, perché si dimostrano particolarmente refrattari al trattamento
psicoterapico o psichiatrico. Prognosi infausta, come dicono gli psicologi e
gli psichiatri. Per essere chiari, non si guarisce. Queste persone non
cambiano, al limite peggiorano con il passare del tempo, soprattutto se
ritengono di essere riuscite, grazie alle bugie, a esercitare un certo potere su
di voi e a manipolarvi efficacemente. Ergo: bugiardo seriale si diventa, e, con
ogni probabilità, bugiardo seriale si muore. La propensione a mentire diventa
uno stile di vita abituale che si manifesta per tutto l’arco della vita.

Le caratteristiche

Ci sono alcune caratteristiche comuni a ogni bugiardo seriale.

Non è mai colpa sua. A prescindere dalla situazione e dalle prove a suo
carico, nega sempre, nega tutto, persino l’evidenza. È incapace di
ammettere le sue responsabilità e chiedere scusa. Piuttosto, come
vedremo, dà la colpa a qualcun altro, dicendosi vittima delle sue
macchinazioni.
Deve sentirsi sempre al centro dell’attenzione. Lo scopo principale
della menzogna sistematica è guadagnare visibilità, e quindi popolarità.
Il bugiardo seriale farà e dirà qualsiasi cosa per far credere di aver
ottenuto risultati eccellenti (in realtà mai conseguiti), per sembrare più
intelligente, più popolare, più eroico. Insomma, la teatralizzazione delle
sue presunte qualità è una prerogativa costante. È disposto a tutto pur di
ottenere il centro della scena e avere i riflettori puntati addosso. Perciò,
non perdetelo mai di vista: se, malauguratamente, riesce nell’intento di
diventare popolare, non ci sarà limite a ciò che sarà disposto a fare per
mantenere viva l’attenzione altrui.
Solitamente è un “tragediomane”. Tende ad aggravare le circostanze
che racconta per attirare l’attenzione, e più attenzione desidererà più
aggraverà il racconto.
Non riesce a mantenere un lavoro stabile, proprio perché tende a
mentire anche sulle sue reali qualifiche e abilità. Quando il datore di
lavoro scopre come stanno le cose, lo allontana.
Non riesce a mantenere una relazione affettiva duratura. Quando il
partner comincia a sentire puzza di bruciato e di bugie, si allontana.
Anche in famiglia il bugiardo seriale ha spesso seri problemi per lo
stesso motivo.
Richiede attenzione in modo spasmodico. Può farlo in modi diversi e
suscitando sentimenti differenti nell’interlocutore. In genere i motivi per
cui mente sono due:
Ottenere compassione: esagera la portata di qualunque situazione
negativa, che sia un’influenza, oppure un rimprovero
dell’insegnante o del capo, per ottenere la compassione di tutti
coloro a cui racconterà le sue disgrazie.
Sentirsi importante, apprezzato: ingigantisce i propri meriti per
dimostrare che, qualunque cosa l’interlocutore abbia fatto sul piano
personale o professionale, lui l’ha fatta prima e meglio.

I trucchi per smascherare un bugiardo

Ecco come scoprire se qualcuno vi sta mentendo.

Concentratevi sullo sguardo. Si sa che gli occhi sono lo specchio


dell’anima, e infatti chi sta mentendo non ama mantenere il contatto
visivo con il suo interlocutore. Ma tenete presente che i bugiardi seriali
ne sono ben consapevoli e sanno controllare questo parametro per
sembrare perfettamente credibili.
Osservate il linguaggio del corpo. È praticamente impossibile, anche
per il bugiardo più “allenato”, padroneggiare ogni aspetto della
comunicazione non verbale. Per questo gli esperti osservano prima la
comunicazione non verbale dei sospettati mentre parlano di argomenti
neutri, poi prestano attenzione ai cambiamenti durante le domande più
rilevanti: per esempio battere le palpebre più rapidamente e più spesso
del solito, sorridere di meno e modificare il tono di voce sono segnali
che possono tradire un certo livello di agitazione. Altri parametri
indicativi sono l’aumento di sudorazione, tremori generalizzati
(soprattutto degli arti superiori) e difficoltà di deglutizione. Inoltre, chi
sta mentendo tende a parlare più lentamente del solito e a fare vistose
pause.
Occhio ai dettagli irrilevanti. Chi mente di solito infarcisce il racconto
di dettagli aggiuntivi non richiesti per cercare di renderlo più credibile,
ma in questo modo lo complica, mettendo in luce incongruenze e
contraddizioni.
Fate domande. I manipolatori non amano le domande e chi mette in
discussione ciò che dicono. Stanno molto sulla difensiva, e quando
qualcuno avanza dei dubbi sulla loro versione dei fatti si arrabbiano e
irrigidiscono la postura in modo evidente. Quando poi la conversazione
si fa incandescente, cercano di cambiare argomento e di spostare
l’attenzione su aspetti marginali.
Chiedetegli di ripetervi tutto da un punto di vista diverso. Chiedere a
un bugiardo di raccontarvi di nuovo l’intera storia partendo da una
prospettiva temporale diversa può far emergere platealmente la falsità di
quanto riferisce.
Notate se cambia versione a seconda dell’interlocutore. In genere,
quando viene coinvolto in una discussione, in un litigio, il bugiardo
tende a cambiare la versione di come sono andati i fatti a seconda
dell’interlocutore che ha davanti, e spesso inventa di sana pianta tutta
una serie di eventi per cercare di portare dalla sua parte più persone
possibile.

Quando la maschera cade


L’ho già detto e lo ripeto: gli alberi li riconosci dai frutti. E un manipolatore
lo riconosci da come reagisce quando è sotto stress, soprattutto quando sta
per essere o è appena stato smascherato. Preparate i pop corn e godetevi lo
spettacolo! Ricordate che per lui la possibilità di essere scoperto, e quindi
sbugiardato pubblicamente, è come per Superman essere esposto alla
kryptonite: ha un effetto a dir poco devastante e, soprattutto, dà luogo a
comportamenti facili da osservare.
Ancora una volta, vi darò alcuni consigli pratici provenienti dall’analisi
comportamentale usata dai profiler per arrestare serial killer e terroristi. Ecco
le reazioni tipiche di un manipolatore-bugiardo seriale quando viene scoperto.

Assume immediatamente una posizione difensiva e nega con ostinazione


ciò che gli state contestando.
Scarica la colpa su qualcun altro o su qualcos’altro.
Racconta una serie di altre bugie per depistarvi e recuperare terreno.
Focalizzato com’è sulla sua reputazione, vi attacca in maniera anche
molto violenta, ripetendovi in sostanza: «Non ti permettere di darmi del
bugiardo!» anche se non è in grado di portare argomentazioni che
dimostrino la sua buona fede.
Manifesta subito un desiderio di vendetta e comincia a vomitarvi
addosso tutte le cattiverie possibili e immaginabili sul vostro conto.
Quanto più è intensa la rabbia che mostrerà, tanto più avrete la certezza
di averci visto giusto.
È più raro che il bugiardo si lasci andare a una crisi emotiva,
lamentandosi perché nessuno ha fiducia in lui.

Il traditore seriale

Non potevo certo esimermi dal trattare una particolare categoria di narcisisti
maligni e bugiardi seriali, purtroppo assai diffusa nella popolazione generale,
senza alcuna limitazione socioculturale, anagrafica, geografica o di genere: il
traditore (o la traditrice) seriale.
In questo caso, abbiamo a che fare con persone completamente concentrate
sul sedurre chiunque capiti a tiro. Il traditore seriale vede potenziali prede
dappertutto. Si nutre spasmodicamente dell’attenzione che riesce a ottenere e
la misura attraverso il numero di partner che si porta a letto. Conquistare una
preda rappresenta un modo per dimostrare a se stesso, in primis, il proprio
potere seduttivo. Una volta raggiunto l’obiettivo, il predatore perde interesse
in un batter d’occhio. Anzi, quanto più tempo ed energia ha speso nella fase
di corteggiamento per accaparrarsi in fretta l’attenzione della preda, tanto più
rapidamente si disinteresserà subito dopo aver ottenuto ciò che voleva.

I numeri del tradimento in Italia

Sono moltissime le coppie a cui capita di attraversare momenti


burrascosi, e la promessa di eterna fedeltà, in questi casi, sembra
essere tra le più difficili da mantenere. O almeno, questo è quanto
mostrano i sondaggi sulla propensione a tradire in Italia. I dati,
piuttosto eloquenti, lasciano ben pochi dubbi in merito, e certo non
emerge un quadro molto lusinghiero dell’amore coniugale.
C’è ancora chi si ostina a considerare il tradimento come la causa,
e non la conseguenza, di una crisi coniugale (e forse sono proprio
queste le persone più a rischio “corna”). In realtà, stando alle
statistiche, le cause possono essere molteplici. Nessuno è immune
da cedimenti, soprattutto dal terzo anno di matrimonio (o
convivenza more uxorio) in poi, momento a partire dal quale la
propensione alla scappatella sembra subire una brusca impennata,
sia tra gli uomini sia tra le donne.
Sì, perché, almeno sotto questo aspetto, quanto a parità tra i generi
siamo già un bel pezzo avanti: il numero di donne sposate che
tradiscono ha quasi raggiunto quello degli uomini, con una
percentuale del 45% contro il 55%.

Ecco, in sintesi, il profilo del traditore maschio impenitente:


comincia in media a quarant’anni (età in cui la propensione a
tradire sembra registrare un significativo aumento);
è laureato (65%) o diplomato (21%);
preferisce dedicare le sue attenzioni a donne bionde, formose
e sessualmente disinibite, con un’età compresa tra i
venticinque e i quarantacinque anni;
sotto il profilo occupazionale, è un manager del settore
privato o un impiegato con buona disponibilità economica
(eh già, perché tradire ha i suoi costi);
tradisce per desiderio di conferma della propria capacità
seduttiva (ossia, per profonda insicurezza).

E ora, per par condicio, il profilo delle traditrici più incallite (le
cosiddette “cacciatrici”):
cominciano a tradire intorno ai trentotto anni;
anche loro sono laureate (in prevalenza) o diplomate;
lavorano nei settori del marketing o bancario;
hanno un reddito nella media e sono economicamente
indipendenti;
la maggior parte arriva a tradire per sentirsi ancora desiderata
e trova scarsamente appagante il rapporto con il proprio
partner, sotto il profilo sia emotivo sia sessuale.

Gli ambienti più a rischio sono quelli di lavoro e quelli legati ai


contatti sociali (soprattutto via web). Le percentuali parlano
chiaro: nel 60% dei casi chi tradisce lo fa con un collega, mentre
nel restante 40% il tradimento viene consumato con una persona
conosciuta online o in ambienti ricreativi.

Ce la sta raccontando giusta?

Come fare per individuare il fedifrago di turno senza dover ricorrere al


classico investigatore privato? Ecco una serie di consigli pratici per scoprire
un tradimento in maniera rapida e infallibile.

Il primo passo. Appena vi sorge il dubbio (fondato), attivatevi


immediatamente e valutate se il vostro rapporto merita davvero di essere
salvato. In caso affermativo, dovete evitare che la scappatella si
trasformi in una relazione duratura, quindi affrontate la questione senza
indugio.
Pedinamento informatico “a chilometro zero”. Per ottenere tutte le
prove che state cercando non avete più bisogno di uscire di casa, poiché
è proprio lì che si trova la maggior parte dei segnali: basta imparare a
riconoscerli. Le due potenziali “scene del crimine” sono il computer
portatile e lo smartphone: custodiscono i segreti più inconfessabili.
Dovete solo avere accesso a questi dispositivi, e il gioco è fatto. Per
riuscirci, è sufficiente un po’ di spirito di osservazione.
Osservate come si comporta il partner con smartphone e portatile.
Fate attenzione a ogni cambiamento di abitudini. All’improvviso, ha
iniziato a tenere sempre sotto controllo computer e cellulare, anche sotto
la doccia, in modo quasi ossessivo? Questo è uno dei segnali di allerta
più affidabili. I traditori sanno bene che lì si nascondono tutte le tracce
delle loro trasgressioni. L’arrivo di una email o, più frequentemente, di
un messaggio può infatti far crollare il castello di menzogne.
Occhio alle carte di credito e ai prelievi bancomat. Tradire fa
inevitabilmente lievitare le spese.
Attenzione ai cambiamenti nello stile di comunicazione.
Improvvisamente il partner comincia a riempirvi di chiacchiere sul
perché farà tardi la sera o non è riuscito a venire al compleanno della
vostra amica? Qui gatta ci cova.

Una volta ottenute le prove, tornate a farvi la prima domanda: il vostro


rapporto merita davvero di essere salvato? Ricordatevi sempre che su questo
pianeta ci sono moltissime persone interessanti, quindi niente tragedie o
vendette trasversali, perché voltare definitivamente pagina non sarà poi così
difficile… Del resto, se avete a che fare con un traditore seriale, allora, con
ogni probabilità, avete a che fare con un manipolatore di matrice narcisista,
ossia con qualcuno che è decisamente meglio lasciar uscire dalla vostra vita.
E al più presto!
Capitolo 7

CAVALCARE LA TIGRE!

Come gestire un manipolatore


La vita di un bugiardo è nelle mani delle sue
menzogne, che si aprono e lo lasciano precipitare al
primo bisbiglio della verità.
Marco Trevisan

Ritengo sia giunto il momento di affrontare un tema che, sono sicura, stavate
aspettando con ansia: come cavalcare la tigre, ossia come gestire e
contromanipolare un narcisista maligno. Sappiamo ormai come agisce, e ci è
chiaro che è perfettamente inutile pensare di cambiarlo, soprattutto per
amore. I narcisisti non cambiano. Mai. Per nessuna ragione. Per nessuno.
Almeno quelli che possiamo considerare davvero pericolosi per noi, per il
nostro benessere psicologico, per la nostra vita relazionale e lavorativa. E
anche per il nostro portafoglio. Chiedere a queste persone di cambiare,
supplicarle di trattarvi meglio, non farà altro che aumentare la loro sensazione
di potere nei vostri confronti. Ogni volta che manifestate sofferenza per
quello che vi dicono, per quello che vi fanno, per come vi trattano, state
ammettendo la vostra inferiorità nei loro confronti, perché leggono qualunque
forma di dolore come una debolezza, vale a dire come una sorta di
lasciapassare per continuare a esercitare potere su di voi e sulla vostra vita.
Ormai lo sapete: in questi casi prevenire è l’unica cura possibile. Ma se è
troppo tardi, se un narcisista maligno è riuscito a insinuarsi nella vostra vita a
vario titolo, allora diventa di fondamentale importanza imparare a gestirlo, a
difendersi dalle sue manipolazioni, e a contromanipolarlo, nei limiti del
possibile, perché se non reagite il rischio è di restare in trappola per molto
tempo ancora, nei casi peggiori per tutta la vita. Vedremo nel dettaglio,
perciò, come gestire le due principali tipologie di manipolatori: quelli
caratterizzati da un sé grandioso e da desiderio di controllo (overt) e quelli
passivo-aggressivi (covert). Ma lo ripeto perché sia chiaro: i consigli che
seguono non sono finalizzati a cambiare il narcisista, bensì solo a limitare i
danni che può fare. Perché i danni ci saranno, purtroppo.
Le strategie di questo capitolo sono state divise tra overt e covert perché
alcune funzionano di più per una tipologia e altre di più per l’altra, ma poiché
overt e covert sono pur sempre due facce della stessa medaglia, tutte le
strategie esposte sono in realtà utili per entrambe le tipologie. Quindi, vi
suggerisco di leggere il capitolo per intero e poi valutare quali contromisure
possono rivelarsi più efficaci nel vostro caso specifico.
Tenete bene a mente che, soprattutto quando si tratta di un familiare, di un
genitore, di un collega di lavoro o del capo, arrivare allo scontro è quasi
inevitabile, prima o poi, soprattutto se siete davvero riusciti a ridimensionare
il potere di questa persona su di voi. Se siete “guariti”, insomma. Ogni volta
che il narcisista maligno sentirà di aver perso terreno nei vostri confronti,
intensificherà tutte le strategie manipolatorie per portarvi a mettere in
discussione voi stessi e la vostra capacità di giudizio, e a considerare tutto ciò
che proviene da lui come il meglio, sotto qualunque aspetto. La buona notizia
è che, se arriva a questo punto, è perché ha percepito di avere meno
ascendente su di voi, quindi siete sulla buona strada per liberarvi di lui.
Perciò non dovete spaventarvi davanti alle sue reazioni, perché in realtà sono
un buon segno.

La strategia regina: il no contact

Ogni volta che potete, quando individuate nella vostra rete di relazioni un
narcisista maligno, overt o covert che sia, la migliore strategia di
contromanipolazione è allontanarlo dalla vostra vita. Il no contact, cioè
liberarsi di queste persone tossiche senza se e senza ma, interrompere
definitivamente i rapporti, resta la tecnica migliore. Purtroppo non è sempre
possibile metterla in atto, ma una cosa la potete fare: cominciare a porre tra
voi un po’ di distanza, sia fisica sia emotiva. Ficcatevelo bene in testa:
l’unico modo per vincere è sottrarsi al gioco del manipolatore con il no
contact o con le altre strategie proposte in questo testo.

Non cercate di cambiare loro, cambiate voi!

Ricordatevi sempre che avete a che fare con qualcuno che, per stare bene, ha
bisogno di provare in continuazione a se stesso e a voi di avervi in pugno.
Quindi, per essere più chiari, la strategia migliore resta escluderlo dalla vostra
vita.
Se non siete in condizione di rinunciare a lui, potete sempre rinunciare alla
sua approvazione o al suo intervento in alcuni ambiti. Magari non sarà la
soluzione ideale, ma è sicuramente un inizio, perciò smettetela di raccontarvi
la favoletta che cambierà, che in fondo è stata solo sfortuna se non è riuscito a
portare in tempo la torta per la vostra festa o se per l’ennesimo capriccio vi ha
costretti a saltare un appuntamento cruciale per un avanzamento di carriera.
Queste sono storie, lo sapete benissimo anche voi, dato che avete già
collezionato una serie di amare delusioni, giorno dopo giorno.
La persona a cui tenete tanto ha deluso ogni vostra aspettativa, anche la più
banale. Ammettete con voi stessi come stanno le cose: questo è il primo
passo verso la liberazione. Il narcisista che vi tormenta non cambierà. L’unica
cosa che può cambiare siete voi e ciò che vi aspettate da lui. L’obiettivo delle
tecniche di contromanipolazione non è trasformare l’altro, ma le vostre
aspettative nei suoi confronti.
Meglio ribadirlo: il vero focus dell’attenzione qui non è il manipolatore,
siete voi. È come cercare acqua, giorno dopo giorno, in un pozzo che
sappiamo essere esaurito. Non è certo colpa del pozzo se le nostre aspettative
di trovare acqua vengono frustrate. Meglio cambiare pozzo, no?

La rabbia è la vostra forza


Mettete in conto che, nel momento in cui non risponderete come si aspetta, è
molto probabile che il manipolatore manifesti apertamente una rabbia anche
violenta nei vostri confronti, e non solo a livello verbale. Di solito valutiamo
quanto qualcuno è arrabbiato in base a una serie di manifestazioni classiche:
urla, offese, pianto, reazioni fisiche inconsulte, pugni sul tavolo, oggetti
lanciati nella stanza. Ma ricordate che la rabbia può manifestarsi in maniera
assai diversa e meno eclatante, e non per questo si tratta di un’emozione poco
profonda. Ecco alcune forme di ritorsione “implicite” tipiche di una persona
arrabbiata:

se ne va e vi lascia soli (abbandono);


mostra disinteresse per la vittima;
assume un atteggiamento provocatorio/oppositivo;
semina zizzania e cerca di farvi terra bruciata intorno;
diventa prepotente;
ripete ossessivamente il proprio punto di vista, finché non vi prende per
sfinimento;
mostra delusione;
disobbedisce;
assume un atteggiamento rinunciatario o passivo; si comporta come se
fosse la vittima di decisioni sbagliate e l’unico a pagarne le
conseguenze;
è irritabile o impaziente;
si chiude in sé, magari ostentando un mutismo assoluto per lungo tempo
e rifiutandosi di parlare con voi;
si lamenta in continuazione;
adotta modi bruschi;
si rivolge a voi in tono sarcastico o sprezzante;
temporeggia su ogni cosa;
arriva sistematicamente in ritardo;
elude ogni confronto o chiarimento;
quando la rabbia è molto profonda, rifiuta qualunque tipo di contatto
(fino a dirvi che per lui siete morti).
Tutti questi atteggiamenti sono chiari segnali che avete a che fare con una
persona profondamente arrabbiata. Chissà quante volte anche voi siete ricorsi
alle stesse manifestazioni di rabbia, certo meno plateali, ma molto eloquenti.
Qual è allora la differenza tra la reazione di una persona “normale” arrabbiata
e la reazione di un manipolatore narcisista? Molto semplice: il narcisista usa
sistematicamente i comportamenti elencati come strategia per ottenere un
indebito vantaggio nei confronti dell’altro.

La vostra reazione

Se c’è una categoria di persone incapaci di gestire la rabbia in maniera


adeguata è proprio quella dei narcisisti maligni, di qualunque tipologia.
Questi individui si nutrono dell’ira e della frustrazione altrui. Farvi arrabbiare
è uno dei loro principali obiettivi. Se rispondete alle provocazioni perdendo
le staffe in maniera plateale, infatti, sapranno di avere ancora il controllo
assoluto della vostra parte più profonda, autentica: le vostre emozioni.
Rispondere colpo su colpo, con il caro vecchio “occhio per occhio, dente per
dente”, non è una strategia appropriata. Ve l’ho già detto, a questo gioco sono
più bravi loro.
Riflettete su due aspetti. Primo: la rabbia è un’emozione che scatta quando
sentiamo di doverci difendere da una minaccia. Secondo, e forse più
importante: più siamo arrabbiati con qualcuno, più questo è il segnale che
abbiamo bisogno della sua approvazione. Non ci si può sbagliare: è questo il
meccanismo che genera rabbia.
Quando subiamo un’offesa o una mancanza di rispetto da parte di qualcuno
di cui non ci importa nulla, ci sentiamo molto meno frustrati di quando a
offenderci è una persona importante per noi. Se ci sentiamo rifiutati,
prevaricati, trattati in maniera inadeguata rispetto alle nostre aspettative, se
non ci sentiamo rispettati, ascoltati, accolti, amati da chi abbiamo messo al
centro del nostro mondo, allora ci arrabbiamo. E parecchio.
L’aspetto positivo è che quando sperimentiamo una rabbia profonda è
come se vedessimo più chiaramente i contorni del nostro mondo interiore, del
nostro io più autentico, e diventiamo molto più fermi nel difenderlo, a parole
e nei fatti. La rabbia, perciò, può diventare un ottimo volano per veicolare
decisioni importanti, di quelle che si prendono una volta per tutte e senza
voltarsi indietro.
Quindi è assolutamente legittimo che vi arrabbiate davanti a una
manipolazione, anche in maniera intensa. Quello che dovete fare è imparare a
identificare questa emozione, a quantificarla e utilizzarla come una sorta di
termometro della reale influenza che il manipolatore è ancora in grado di
esercitare su di voi. In altre parole, meno vi arrabbierete, meno sarete
dipendenti dall’approvazione dell’altro, e più potrete ritenervi vicini all’uscita
dal tunnel della dipendenza affettiva. Se siete sulla strada giusta, la rabbia che
provate diminuirà significativamente man mano che diminuisce il desiderio
di ottenere l’approvazione del narcisista.
La cosa migliore che possiate fare è manifestare la vostra ira in maniera
funzionale. Imparate, cioè, a esprimerla senza farvi travolgere e allenatevi a
usarla per definire e irrobustire i confini del vostro mondo interiore, per
prendere le distanze dal manipolatore sotto il profilo psicologico e affettivo.
In altre parole, evitate scenate. La rabbia, quando viene elaborata ed espressa
in maniera funzionale, può diventare l’armatura lucente che vi permette di
parare qualunque colpo.

Arginare il narcisista overt

Qui abbiamo a che fare con una persona focalizzata su un’immagine di sé


grandiosa e sul desiderio di esercitare potere e controllo sulla vita degli altri,
quindi molto arrogante, prepotente, che deve averla vinta per forza; una
persona che deve avere l’ultima parola nelle discussioni, impartisce ordini a
chiunque, vi fa sentire perennemente inferiori alle sue aspettative, utilizza con
sapienza il senso di colpa e la minaccia di abbandono imminente per tenervi
in pugno e ottenere da voi tutto ciò che chiede; una persona che non ha il
minimo rispetto per le opinioni, le idee, i programmi degli altri, che ritiene di
essere superiore a tutti e di meritare un trattamento speciale; una persona
profondamente egoista, totalmente incapace di provare empatia, senso di
colpa, interesse per il benessere del prossimo; una persona invidiosa,
rancorosa, portata a recare danno e seminare zizzania in ogni occasione
possibile. E possiamo incontrare individui simili in ogni ambito, privato o
professionale.
Per la vittima di un narcisista overt la vita si fa davvero difficile, la
sensazione è di essere in trappola, impotenti, impauriti, schiacciati dal peso
dei continui rimproveri, delle offese, delle sistematiche aggressioni
all’autostima come da un macigno, spremuti fino all’osso. Qualunque tipo di
rapporto è a senso unico: voi date, loro prendono. Tutto ciò che possono.
Senza alcun rispetto per voi, per le vostre aspettative, per i vostri bisogni, per
i vostri progetti.
Le frasi preferite di questi manipolatori sono: «Ci sarebbe da fare»,
«Dovresti fare», «Occorrerebbe fare». Naturalmente il presupposto è che, di
qualunque compito si tratti, dobbiate farlo sempre e soltanto voi. Sono
maestri indiscussi nell’intimidazione e nell’instillare nella vittima un senso di
riconoscenza del tutto privo di fondamento. Ogni minima concessione viene
fatta pesare come un macigno per anni (della serie “ti do un dito ma mi
prendo il braccio”) e usata sistematicamente contro di voi come merce di
scambio. Tutto può essere rinfacciato senza alcuna remora. Questi individui
hanno sempre la risposta pronta e ritengono che la loro soluzione sia la
migliore in ogni circostanza. Squalificano tutto quello che proviene da voi, le
vostre proposte, i vostri progetti, i vostri bisogni. Tendono a imporsi e usano
qualunque mezzo per raggiungere il proprio obiettivo. Sono maestri nel
lavorarvi ai fianchi fino allo sfinimento, per imporre il proprio volere. Le
discussioni con loro sono estenuanti, infinite. Continuano imperterriti finché
non ottengono la resa incondizionata dell’interlocutore che, a un certo punto,
alza le mani pur di mettere fine alla discussione.
Quando proprio non potete liberarvi definitivamente di un narcisista overt,
magari perché è un vostro familiare, il capo, un collega, il padre o la madre
dei vostri figli, l’unica via di uscita è cominciare a mettere in campo una serie
di strategie di sopravvivenza psicologica, per limitare la sua influenza
malevola sulla vostra vita. E, poiché non ha alcun senso cercare di cambiarlo,
dovete concentrarvi sul cambiare le vostre aspettative nei suoi confronti.
Ecco allora alcuni consigli per riconquistare la vostra libertà. Si tratta di
contromisure utili con ogni tipo di narcisista, ma che si sono dimostrate
particolarmente efficaci con la tipologia overt, con un sé grandioso e
un’istanza di controllo e dominio molto forte sulla vita degli altri.

Strategia 1. Mai fare un passo indietro

È decisamente controproducente mostrarsi sensibili e rispettosi, perché il


narcisista overt leggerà la vostra disponibilità come un chiaro segno di
debolezza. Perciò, la prima strategia di contromanipolazione consiste nel
cessare di soddisfare ogni sua singola richiesta. Andate sempre per la vostra
strada, senza mai fare un passo indietro rispetto a quello che avete deciso.
Con queste persone bisogna andare dritti al sodo: le mezze misure non
portano mai buoni risultati.
È assolutamente inutile, anzi controproducente, cercare di negoziare.
Mettetevelo bene in testa: ogni volta che cambiate idea, ogni volta che date
ragione al manipolatore, ogni volta che vi adattate alle sue esigenze a scapito
delle vostre, gli state inviando un messaggio molto chiaro: “Tu sei più
importante di me”. In altre parole, state nutrendo il mostro che vi divorerà, un
pezzo alla volta, giorno dopo giorno. Ed è esattamente quello che dovete
evitare, a qualunque costo.
Possiamo affermare che i nostri comportamenti sono i principali rivelatori
del nostro mondo interno, dei valori in cui crediamo, delle convinzioni e dei
bisogni che abbiamo. Più a lungo tollerate di essere offesi, umiliati,
controllati, dominati da qualcun altro, più lo autorizzate a credere che potrà
fare di voi ciò che vuole, perché non siete abbastanza forti per difendere la
vostra identità, la vostra integrità psichica, ciò che desiderate davvero. Ecco
perché non dovete mai, ripeto mai, fare un passo indietro davanti a un
predatore emotivo: lo leggerà come un segnale di fragilità. In parole povere,
gli state dicendo che tenervi in pugno non è poi così difficile. Quanto più
facilmente vi lascerete convincere a fare quello che vi chiede, quanto più
velocemente sarete disposti a rinunciare ai vostri programmi, alle amicizie, al
lavoro, tanto più rapida sarà la discesa all’inferno della manipolazione
psicologica.
Quando comincerete a manifestare autonomia di scelta, per il narcisista
sarà un duro colpo. Tenterà in ogni modo di costringervi a tornare come
eravate prima, accondiscendenti a ogni richiesta. Siate pronti, quindi, perché
metterà in campo l’artiglieria pesante per continuare a mantenere il controllo
su di voi: pianti disperati, urla, simulazione di malori vari, svenimenti,
silenzio siderale. Non abbiate paura: è l’ennesima sceneggiata. Mettetevi
bene in testa che voi non avete bisogno dell’approvazione del vostro
aguzzino per stare bene o sentirvi a vostro agio. Dovete far intendere a questa
persona che, per quanto possa sbraitare o comportarsi in maniera dispotica,
farete ciò che avete intenzione di fare.
È importante mostrarsi autonomi e decisi anche su questioni di poco conto
(almeno in apparenza). È utile, anzi, cominciare a manifestare dissenso su
questioni minori, per dare modo al narcisista di comprendere che il suo potere
nei vostri confronti si sta riducendo in maniera progressiva, per arrivare poi ai
temi più rilevanti una volta che sarete preparati ad affrontare il peggio.
Potreste anche provare, almeno all’inizio, ad assecondare la decisione
presa dal narcisista, per poi criticarne apertamente le conseguenze anche su
questioni banali come la scelta dell’itinerario da seguire per raggiungere quel
bel ristorantino fuori città: quando vi ritroverete sperduti in aperta campagna
dovete farglielo pesare a più non posso. Ossia, utilizzate la tecnica della
svalutazione contro di lui, fategli sperimentare cosa significa essere messi
davanti ai propri errori adducendo argomentazioni logiche e fatti oggettivi,
dimostrabili, comprovabili. Ricordatevi che questa persona non ha mai esitato
a mentire, anche davanti all’evidenza.
Aspettatevi una reazione molto aggressiva, con dispiegamento di tutte le
trappole descritte fin qui. Ma adesso voi lo sapete, potete prevedere ciò che
farà e dirà il narcisista, e questo rappresenta un prezioso vantaggio: ridurrà
sensibilmente l’effetto che le sue mosse potrebbero sortire su di voi. Essere
almeno tre passi avanti può diventare davvero molto divertente, ve lo
assicuro. Oltre che efficace, naturalmente. Giorno dopo giorno, il vostro
aguzzino comprenderà che avete scoperto il suo gioco perverso, vi
“classificherà” come individui pericolosi, comincerà a starvi sempre più alla
larga. A questo punto, avrete fatto un bel passo avanti nella vostra exit
strategy.
La strategia di contromanipolazione “mai fare un passo indietro” risulta
particolarmente efficace in ambito familiare e lavorativo.
Non perdete mai di vista un aspetto: il narcisista maligno potrà esercitare
potere su di voi fino a quando sarete impegnati a salvare il presunto legame
con lui. Quando riconoscerete che quel legame in realtà non esiste, se non
nella vostra testa, il suo ascendente su di voi subirà un colpo durissimo.
Addirittura mortale, se siete particolarmente bravi a interiorizzare questa
verità. È solo il legame che pensate di aver stabilito a mantenere in piedi il
sortilegio.
Ricordatevi sempre che se in una relazione, per ottenere tranquillità e pace,
dovete manifestare la più completa sottomissione alle richieste che
provengono sempre e solo da una parte, allora il rapporto è basato su una
manipolazione maligna. E se siete perennemente impegnati a giustificare il
manipolatore, bene, avete appena fatto la prova del nove: il vostro legame è
assolutamente tossico.

Strategia 2. Stabilite confini precisi nel rapporto

Ogni rapporto, anche il più idilliaco, deve avere un perimetro ben definito
all’interno del quale si svolge la vita insieme. Non potete permettere che
un’altra persona, chiunque sia, invada ogni sfera della vostra esistenza.
Quando accade, vuol dire che state vivendo una relazione squilibrata,
asimmetrica, dietro cui si cela, con buone probabilità, un narcisista maligno.
Non potete sbagliarvi: se la relazione è sana, è sicuramente equilibrata, c’è
spazio per i bisogni e i desideri di tutti, esistono confini precisi per ciascuno
dei due partner, c’è simmetria di potere. In una relazione sana c’è spazio
anche per il conflitto, anzi, spesso è proprio questo il segnale principale che
state vivendo una relazione degna di essere vissuta, su cui vale la pena
investire tempo ed energie, tra due persone che possono confrontarsi, anche
aspramente, con l’obiettivo di costruire un solido terreno comune anziché
distruggere chi la pensa in modo diverso. È quando il conflitto viene negato,
evitato, considerato intollerabile o addirittura una sorta di imperdonabile
tradimento che dovete preoccuparvi.
Il narcisista manipolatore non ama i paletti, i confini in grado di arginare il
suo potere, la sua influenza nella vita degli altri. E quindi non ama neppure
che conserviate degli spazi solo vostri, che sfuggono al suo controllo. Tende
a invadere progressivamente ogni vostro spazio vitale, un po’ come l’edera,
avvolge l’albero fino a stritolarlo. Si aspetta di passare con voi ogni minuto di
tempo libero. Non concepisce che possiate avere altri amici con cui
condividere interessi e passioni, si offende se decidete di trascorrere le
festività con la famiglia o, se è un familiare, di andarvene altrove. Vi avvolge
in un silenzio siderale quando ritiene che non lo stiate considerando
abbastanza o se pensa che preferiate la compagnia di qualcun altro. Quindi, se
volete arginare la sua influenza malevola, una delle strategie migliori è
proprio porre dei paletti molto precisi. Stabilite un perimetro oltre il quale
non deve mai spingersi. Quando si renderà conto che non siete poi così
controllabili il suo interesse nei vostri confronti comincerà a scemare.
Finalmente potrete intravedere la luce in fondo al tunnel, sentirete allentarsi
la presa su di voi e avvertirete una sensazione di progressivo benessere
psicologico.

Tanto per essere chiari

Se volete davvero vincere la guerra, tenete bene a mente alcuni punti salienti.

1. Levatevi definitivamente dalla testa che sia possibile ottenere


l’approvazione o la cooperazione di un narcisista maligno. Queste
persone sono a dir poco allergiche al lavoro di squadra, a meno che la
squadra non sia al loro completo servizio. Scegliete la vostra linea di
comportamento e tenete la barra dritta anche quando la navigazione si fa
assai burrascosa.
2. Smettetela di spacciare per equilibrio la presunta serenità nella vostra
relazione. Non è equilibrio, ma una resa incondizionata da parte vostra,
ed è questo presupposto a rendere apparentemente tranquillo il rapporto.
Non si tratta di pace, ma di un armistizio in cui ci sono un vincitore (che
detta le condizioni) e un vinto (che le subisce): è ben diverso.
3. Solo una solida autostima vi salverà. Mantenere – o forse sarebbe
meglio dire ripristinare – il rispetto di sé è un prerequisito indispensabile
per la contromanipolazione. Perché, ormai lo sapete, per alimentare la
sua scarsa autostima mascherata da senso di grandiosità il narcisista fa di
tutto per convincervi che siete inferiori a lui. Purtroppo ha imparato a
travestirsi da persona forte utilizzando l’arroganza, la prepotenza e la
sistematica svalutazione degli altri, ma il punto è che ha bisogno di farvi
sentire deboli proprio perché voi non lo siete affatto. Deve quindi
spendere enormi quantità di energia per instillare nella vostra mente
dubbi su voi stessi, sulle vostre qualità, sulle vostre capacità, sul vostro
valore, per costringervi a diventare come vuole lui, ovvero la copia
sbiadita, sgualcita, degradata di se stesso. Vede il vostro valore e per
questo deve necessariamente distruggerlo. A qualsiasi costo. È come un
“untore” di sofferenza psicologica e insicurezza.
4. Non può essere qualcun altro a decidere quanto valete o, addirittura, se
valete. Non c’è relazione che valga la rinuncia alla parte più genuina e
autentica di voi stessi. Questo è un presupposto di base che dovete
marchiarvi a fuoco nella mente, se volete avere una chance di uscirne
incolumi.
5. Infine, per quanto doloroso possa sembrare, ricordate che c’è sempre la
possibilità di chiudere il rapporto, di qualunque natura sia. Nessuna
relazione vale quanto il rispetto per voi stessi. E se il requisito
indispensabile per mantenere un legame è violare sistematicamente ciò
che siete, questa è la prova regina che dovete fuggire al più presto. Se
deciderete di restare, le conseguenze saranno devastanti.

Man mano che comincerete a manifestare maggior rispetto per voi stessi, per
i confini che avete posto nella relazione, state pur certi che il narcisista non
apprezzerà affatto il vostro cambiamento e giocherà tutte le sue carte. Ciò
significa che siete sulla buona strada. Non gettate la spugna, non ne vale la
pena. Del resto, ormai le sue trappole le conoscete bene e sapete come
disinnescarle.

Arginare il narcisista covert

Ripercorriamo brevemente lo schema comportamentale dei narcisisti passivo-


aggressivi, perché comprenderli appieno è fondamentale per disinnescarli.
Lupi travestiti da agnelli, moderni Dottor Jekyll e Mister Hyde, i narcisisti
covert si nascondono dietro la maschera della sensibilità, della generosità,
dell’umiltà, ma sono assetati di dominio e di potere esattamente come la
tipologia precedente. In questo caso abbiamo a che fare con dei boicottatori
seriali che a parole dicono una cosa, ma sanno benissimo che non la
rispetteranno. Sono profondamente rancorosi, invidiosi, cercano in ogni
modo di screditare coloro che invidiano, ma sempre alle spalle. Evitano
sistematicamente il confronto diretto, anche per questioni di poco conto, e
tendono a dipingersi sempre come povere vittime delle macchinazioni altrui;
per esempio non hanno la forza di manifestare il proprio dissenso quando
ricevono delle richieste, ma nel contempo decidono di non esaudirle, facendo
ricadere su qualcun altro, neanche a dirlo, la colpa per il mancato
adempimento all’impegno preso. Hanno grosse difficoltà a collaborare con
gli altri.
Anche loro sono pervicacemente interessati a esercitare un controllo sul
prossimo, ma scelgono vie meno evidenti. Sono sfuggenti, non prendono
posizioni nette, non danno mai una risposta precisa, si mostrano indolenti,
pigri all’inverosimile, incapaci di apprendere dai propri errori. Sembra di
avere a che fare con bambini viziati sempre in procinto di fare una scenata
per l’ennesimo capriccio.
Di solito, i narcisisti covert sono anche molto sciatti, poco curati
nell’igiene personale e nell’abbigliamento, apparentemente distratti, evasivi.
Si lamentano in continuazione per ogni cosa. Sono sempre pronti a calare
l’asso di un presunto problema fisico per giustificare i loro comportamenti,
l’inadempienza di compiti richiesti, un fallimento a scuola o sul lavoro, e
cercare di evitare conseguenze negative (chiamano in causa prevalentemente
cefalee e mal di testa, o comunque malanni vari che non trovano quasi mai
riscontro sul piano clinico). Rifuggono da ogni responsabilità, che riversano
sistematicamente sugli altri.
Anche loro, come il tipo overt, sono bugiardi e molto ostinati. Ritengono di
non possedere competenze sufficienti per uscire vincenti dal confronto con
gli altri. La loro più profonda paura è di non essere accettati, accolti,
benvoluti, stimati, perciò quando vengono smascherati diventano molto
aggressivi. Sono dotati di un’autostima davvero bassa e temono fortemente il
fallimento, in qualunque ambito. La loro più grande preoccupazione è proprio
che qualcuno li reputi non all’altezza della situazione, che li valuti per ciò che
sono e non per quello che cercano affannosamente di sembrare.
Nei discorsi fanno spesso riferimento a trattamenti inadeguati, offese
ingiuste, sfruttamenti indebiti subiti. Sembra che tutto il mondo ce l’abbia
con loro e li boicotti. Naturalmente, si tratta di una strategia di
manipolazione.
Sono oltremodo riservati per quanto riguarda la loro vita privata. Inventano
scuse in continuazione, sono molto irritabili anche per questioni di poco
conto e permalosissimi. Con loro, avete sempre la sensazione di camminare
sulle uova perché hanno reazioni imprevedibili.
Come il tipo overt, anche i narcisisti covert seguono un modello di
comportamento costante, cronico e immodificabile.

Le strategie

Per contromanipolare un narcisista passivo-aggressivo, potete ricorre ad


alcune strategie piuttosto efficaci.

1. Evitate la triangolazione. Il narcisista passivo-aggressivo mira a


dimostrare che è più furbo di voi, vi ha fregato in qualche modo ed è
riuscito ad avere la meglio, ma senza mai esporsi in prima persona. È
maestro nella triangolazione, del servirsi di altre persone per raggiungere
il suo obiettivo, quindi cercate di sottrarvi a ogni tipo di confronto
indiretto con lui. Dovete affrontarlo a viso aperto, davanti a testimoni:
solo così gli impedirete di continuare a nascondersi dietro terzi.
2. Mettetelo con le spalle al muro davanti a testimoni. Se avete ragione
di credere che stia seminando zizzania per farvi terra bruciata intorno, la
scelta migliore è avere un confronto aperto con lui e con tutti coloro che
ha cercato di mettervi contro. E fatelo in presenza di testimoni. Mettere
con le spalle al muro un manipolatore covert, impedendogli di inventare
altre menzogne su di voi è l’unica strada possibile. Per farlo in maniera
efficace vi servono testimoni perché, statene certi, comunque vada
questo confronto il narcisista passivo-aggressivo lo racconterà in
maniera ben diversa da come si è svolto realmente.
3. Impeditegli di boicottarvi. Per evitare di boicottarvi ulteriormente,
cercate di coinvolgerlo il meno possibile nelle attività davvero
importanti della vostra vita. Lo so che non è facile, soprattutto se è il
vostro partner o un familiare stretto, ma è indispensabile non lasciargli
campo libero perché tenterà di danneggiarvi nei modi più subdoli e
terribili.
4. Non cercate la sua approvazione per portare avanti ciò che vi siete
messi in testa. Non ne avete alcun bisogno, quindi non tentate di
portarlo dalla vostra parte perché non lo farà mai. Dovete rimanere fermi
sulle vostre posizioni e continuare a lavorare per raggiungere gli
obiettivi a cui puntate, riducendo al minimo indispensabile il suo
coinvolgimento. Quando si renderà conto che la sua approvazione e la
sua presenza non vi sono affatto necessari, si offrirà di collaborare, ma
attenzione: questa è solo un’altra trappola. Non lasciatevi convincere a
dargli l’ultima possibilità, per la semplice ragione che vi deluderebbe
per l’ennesima volta.
5. Parlate chiaro. Non cadete nella trappola dell’ambiguità: su quel
terreno si muove decisamente meglio di voi. Ditegli esplicitamente che
non avete più intenzione di tollerare il suo comportamento. Siate chiari
nel manifestare le vostre intenzioni, i vostri bisogni, e siatelo ancora più
nel comunicargli che non avete alcuna intenzione di cedere alle sue
pressioni e che nulla di ciò che farà potrà farvi cambiare idea. Occorre
fargli capire che siete riusciti a infrangere il sortilegio e che non subite
più il suo potere.
6. Se si dispera, rimanete calmi. Parlate in maniera ferma, ma senza mai
alzare la voce. In nessun caso dovete mostrarvi accondiscendenti, a
costo di sembrare spietati e cinici, anche quando il manipolatore si
esibisce in scene strazianti davanti a voi, accompagnate da lunghi
piagnistei con tanto di singhiozzi. È bravissimo a piangere a comando,
molto più bravo di voi. Mantenete la distanza emotiva e fisica perché il
narcisista maligno non ha alcun bisogno di essere rassicurato. Al
contrario, sta cercando di ripristinare il suo dominio su di voi facendo
leva sul vostro istinto di protezione: l’ennesima recita a cui ricorre
quando si sente finalmente con le spalle al muro. Perciò, leggerà
qualunque rassicurazione (un abbraccio, una carezza) come un segnale
di fragilità.
7. Non manifestate mai apertamente la vostra rabbia, la vostra
frustrazione. Evitate di urlargli contro di tutto e di più, evitate di
offenderlo: non vede l’ora di poter dire che siete stati violenti e
minacciosi nei suoi confronti. Il suo intento è proprio innescare in voi
delle esplosioni di rabbia per indossare più efficacemente la sua
maschera preferita, quella della povera vittima della vostra violenza
verbale e della vostra prepotenza. In quella recita i narcisisti passivo-
aggressivi sono bravissimi e c’è il rischio che possano convincere le
persone che vi circondano. Ogni volta che perdete il controllo il
manipolatore ha vinto, vi ha fregati per l’ennesima volta, perché dalla
vostra reazione ottiene la profonda gratificazione di essere riuscito di
nuovo a influenzarvi, facendovi tremare di rabbia. Per lui è la prova
provata che è in grado di dominare le vostre emozioni più profonde;
questa “vittoria” gli basta e avanza per sentirsi soddisfatto. Più vi
arrabbiate, più urlate, più sbraitate, più gli comunicate che quello che
pensa e fa è importante, cioè che lui è importante, anche più di voi
stessi. Ricordatevelo, la prossima volta che vi verrà voglia di sbattergli
la testa contro il muro. Perché succederà, ve lo assicuro. Non fatevi
trascinare in questa spirale di continui fallimenti relazionali. Mostratevi
distaccati, indifferenti: la trappola non scatterà, e vi assicuro che per il
narcisista sarà davvero un duro colpo. Imparate a esprimere la vostra
rabbia in maniera funzionale. Evitate reazioni inconsulte, che potrebbero
indurre le persone più vicine a voi a crearsi dei pregiudizi nei vostri
confronti, per esempio etichettandovi come violenti o impulsivi. Fareste
il gioco del nemico. Se volete avere una chance di gestire efficacemente
un manipolatore, dovete imparare a controllare l’ira in tutte le molteplici
forme in cui può manifestarsi. Questa è la principale tecnica di
contromanipolazione di cui potrete mai disporre dopo il no contact,
altrimenti gli fornirete l’occasione perfetta per farvi terra bruciata
intorno, seminare calunnie, diffamarvi ogni volta che gli è possibile,
continuando anche a rinfacciarvi avvenimenti risalenti a molti anni
prima, che non necessariamente lo hanno riguardato in prima persona.
Se il narcisista maligno è un ex partner, molto probabilmente cercherà di
mettervi contro i figli, in ogni modo possibile.
8. Costringetelo ad assumersi la responsabilità di ciò che dice e fa. Non
permettetegli di rifugiarsi in frasi del tipo: «Ma io non mi riferivo a te»,
«Hai capito male, non intendevo offenderti»… Non consentitegli mai di
lasciarsi aperta una via di fuga durante una conversazione. Siate chiari,
affrontate a viso aperto qualunque argomentazione e fugate ogni
possibile fraintendimento. Può essere molto utile ripetergli con parole
vostre ciò che ha detto e obbligarlo a darvi conferma che avete capito
bene.
9. Ammettete i vostri errori solo se ritenete davvero di averne
commessi. Ammettere un errore è un chiaro segnale di forza caratteriale
e di maturità. L’obiettivo è dimostrare all’interlocutore che non può
“arpionarvi” facendo leva sul vostro senso di colpa. Quando sbagliate,
ve ne assumete la responsabilità e affrontate le conseguenze senza batter
ciglio, quindi non siete manipolabili. È questo il messaggio che arriva al
narcisista maligno: “Non troverai nessun appiglio che tu possa
sfruttare”.
10. Ogni suo desiderio non è un ordine! Imparate a dire di no alle sue
incessanti richieste, in maniera ferma e decisa e senza accampare inutili
scuse. Questa linea di condotta ridimensionerà molto rapidamente le sue
pretese.

Cosa non fare mai


Se proprio non potete fuggire, almeno evitate alcuni errori madornali.

1. Perdonare e/o giustificare un narcisista maligno. È forse l’errore più


grande. Continuare a perdonare equivale a dargli piena autorizzazione a
fare sempre la stessa cosa (in cui è bravissimo): farvi soffrire, arrabbiare,
stare male, ecc. Per queste persone il perdono è roba da deboli, da falliti,
da stupidi. Gli squali, del resto, non saprebbero che farsene del perdono
delle loro prede mentre le stanno ancora divorando. E certo non si
fermerebbero. Con i narcisisti maligni funziona esattamente nello stesso
modo.
2. Smascherarli e sbugiardarli pubblicamente. Farlo comporta rischi
piuttosto elevati. Il narcisista maligno dispiegherà tutte le sue energie
per avviare una campagna diffamatoria contro di voi, una vera e propria
persecuzione. Credetemi, so di cosa parlo. In passato ho avuto spesso a
che fare con l’ira di narcisisti che ho smascherato in pubblico. Il loro
rancore e la loro sete di vendetta non conoscono limiti. Non c’è nulla
che non siano disposti a fare pur di farvela pagare; possono arrivare a
violare la legge, a confezionare documenti falsi, a nascondersi dietro
falsi profili sui social network. Spiano incessantemente ogni vostra
mossa continuando a orbitare nel vostro spazio vitale in attesa di un
passo falso. E siccome non arriva, cominciano a gettarvi addosso una
sequela di false accuse, di calunnie di ogni genere, che hanno l’obiettivo
di danneggiare la vostra immagine pubblica e, nel contempo, alleviare,
seppure temporaneamente, l’angoscia che deriva loro dall’invidia
profonda e insanabile che nutrono nei vostri confronti. Però, ammetto
che vale la pena di vederli dibattersi rovinosamente nella speranza di
salvare il salvabile, quando vengono messi pubblicamente di fronte alla
loro vera natura. Guardarli mentre la loro immagine si sgretola giorno
dopo giorno è uno spettacolo davvero unico e molto appagante per chi
ne ha subito le angherie per anni. Un po’ come succede nel romanzo di
Oscar Wilde Il ritratto di Dorian Gray, in cui i segni delle malefatte
compiute dal protagonista si manifestano solo sul ritratto che custodisce
in casa, mentre il suo volto resta giovane e perfetto, finché l’incantesimo
si spezza e il vero volto appare sotto gli occhi di tutti, lasciandoli
impietriti da tanta mostruosità.
Ma se proprio non volete rinunciare allo smascheramento pubblico,
allora prima di farlo cercate i giusti alleati. Più persone vengono a
conoscenza della vera natura del narcisista, di chi si nasconde realmente
dietro la maschera, meglio è. Cercate il sostegno di coloro che conoscete
da tempo, possibilmente da prima che questo individuo malevolo
entrasse nella vostra vita, qualcuno che vi abbia conosciuti quando
eravate pienamente liberi di esprimere ciò che siete davvero, perché
saprà riconoscere il peggioramento che il manipolatore ha causato in
voi. Parlate di ciò che vi è successo con più interlocutori possibile.
Fornite esempi concreti della malvagità del vostro aguzzino. Raccontate
ciò che diceva di loro, naturalmente alle spalle: il vostro numero di
alleati crescerà molto rapidamente quando gli altri potranno mettere a
fuoco i dubbi che già nutrivano nei suoi confronti. Si tratta di mettere
insieme una serie di percezioni prima confuse. Fatelo presto, prima che
il narcisista avvii la sua campagna diffamatoria, cercando di mettere
contro di voi più persone possibile, anche attraverso l’impiego delle
cosiddette “scimmie volanti”: individui a lui collegati che vengono
utilizzati per danneggiarvi evitandogli di sporcarsi le mani in prima
persona. Per screditarvi, soprattutto se è un ex partner, in questa fase
probabilmente dirà di voi che non state bene psicologicamente, che
avete un esaurimento nervoso, che siete diventati paranoici, che siete
confusi e non sapete più prendervi cura di voi stessi, che siete diventati
matti come qualche vostro parente, che vi siete montati la testa e altre
argomentazioni simili.

I segreti per vincere

Ecco le cose da tenere sempre a mente, se si vuole vincere contro


un manipolatore e liberarsene per sempre.

1. Solo una solida autostima vi salverà! Puntate su voi stessi.


2. Convincetevi: i manipolatori narcisisti non cambiano.
L’unico margine di intervento che avete è cambiare voi
stessi.
3. Smettetela di desiderare la sua approvazione: non ne avete
bisogno.
4. Smettetela di desiderare ciò che non potete avere, ossia
amore incondizionato: è come tentare di prosciugare il mare
con un cucchiaino da tè.
5. Mai cadere nella trappola delle spiegazioni a oltranza, mai
giustificarsi.
6. Mai abbassare lo sguardo! Qualunque segno di debolezza o
esitazione verrà usato contro di voi. Il narcisista manipolatore
ha imparato a leggere il comportamento non verbale della
vittima per calibrare i colpi. Se abbassate lo sguardo, saprà di
avervi colpiti duramente e continuerà a colpire senza pietà.
7. Imparate a gestire la rabbia in maniera funzionale,
trasformandola in un punto di forza.
8. Evitate il caro vecchio “occhio per occhio, dente per dente”:
a questo gioco il narcisista è più bravo.
9. Non mostratevi mai troppo coinvolti, arrabbiati, frustrati. La
parola chiave è: autocontrollo.
10. Evitate sceneggiate: prendete le distanze e assumete un
atteggiamento indifferente, distaccato.
11. Non rispondete alle provocazioni.
12. Non cedete ai ricatti emotivi. Il narcisista non parla sul serio,
non ha nessuna intenzione di fare ciò che minaccia di fare
(suicidio compreso): lo dice solo per mantenervi sotto il suo
controllo. Voi lo sapete, e dovete farglielo capire.
13. Una risata lo seppellirà: usate il sarcasmo sapientemente per
depotenziare e rielaborare le sue trappole. Alla frase «Non
troverai mai più uno come me, che ti ama quanto me!» la
giusta risposta da dare è: «Sì, l’idea è proprio questa!»,
accompagnata da una risata fragorosa.
14. Ricordate: l’unico modo che avete di vincere la partita è
NON entrare in campo, NON giocare. Mettetevelo bene in
testa: l’unico modo per vincere è sottrarsi al gioco del
manipolatore, con il no contact o con le altre strategie
proposte in questo libro.
Capitolo 8

MALAMORE

Quando l’amore fa male,


e come salvarsi
Terribile è il gioco dell’amore, dove è necessario
che uno dei due giocatori perda la padronanza di se
stesso.
Charles Pierre Baudelaire

Visto il bollettino di guerra che ogni giorno ci rimandano tv e giornali, non


poteva mancare un capitolo specifico sui casi in cui la manipolazione
all’interno della coppia diventa molto, molto pericolosa, addirittura fatale. Se
riconoscete qualcuno dei segnali descritti nelle prossime pagine, siete in
grave pericolo, perciò non sottovalutate la situazione e agite immediatamente.
La buona notizia è che, cogliendo in tempo i campanelli d’allarme, ci si può
salvare.
Dal momento che le vittime dei maltrattamenti più estremi sono in
maggioranza donne, in questo capitolo mi rivolgerò soprattutto a loro, ma
chiunque può riconoscersi (o riconoscere nella vittima una persona cara) e
sfruttare questi consigli per correre ai ripari.

Morire d’amore

Sono quasi tremila le donne assassinate nel nostro Paese dal 2000 a oggi
(febbraio 2018). Un vero e proprio bollettino di guerra, di una guerra subdola
e spietata che si combatte quotidianamente all’interno delle famiglie italiane.
Potremmo chiamarla una “strage di genere”: tremila donne che non sono più
tra noi semplicemente perché il loro cammino ha incrociato quello di un
carnefice, che purtroppo non hanno saputo riconoscere o di cui non si sono
liberate in tempo. Questi sono i numeri di una strage tanto evidente quanto
ignorata, colpevolmente, dalle nostre istituzioni (a dire il vero, la confusione
che regna in Italia su questo tema è tanta che potrebbe trattarsi di una stima
per difetto). E intanto, il numero delle vittime decedute o anche solo ferite
continua ad aumentare senza sosta, giorno dopo giorno, per un motivo
banale: le donne hanno iniziato a dire basta, almeno le più coraggiose, o forse
solo le più stanche di un legame che le ha private della loro parte migliore.
Alcune si accorgono che si è trattato di un gigantesco errore e corrono ai
ripari, però a volte è davvero troppo tardi e cadono letteralmente dalla padella
nella brace. E non è tanto per dire: alcune vittime di manipolazione affettiva e
“malamore” sono davvero finite carbonizzate per mano dell’ex partner.
I dati non lasciano spazio a mielosi sproloqui sulla parità di genere ormai a
portata di mano. Quando avviene un delitto in famiglia due volte su tre la
vittima è una donna, e l’assassino è il suo partner, o ex partner. Meno del
dieci percento delle violenze viene commesso da sconosciuti. Il “nemico”,
quindi, lo conosciamo bene e, solitamente, ci ha manipolati nel profondo per
impedirci di separarci da lui in tempo. Non ha solo le chiavi di casa nostra, ha
anche le chiavi della cassaforte che contiene le nostre emozioni e i bisogni
più profondi. È questo che lo rende in grado di sferrare colpi letali che, molto
prima di far sanguinare la vittima sotto il piano fisico, le lacerano l’anima in
maniera spesso insanabile.
Il crimine avviene di solito in casa, molto spesso proprio in quella stanza
da letto che un tempo era stata teatro di promesse d’amore assolutamente
vane e comunque mai mantenute. In tanti anni di esperienza sul campo sono
davvero tantissime le scene di questo tipo che ho dovuto analizzare, per
ricostruire nel dettaglio gli ultimi istanti di vita di queste donne, uccise da
uomini armati d’odio e di “armi improprie” (coltelli da cucina, cinture,
caricabatterie dei cellulari, mattarelli, strofinacci intrisi di candeggina,
cuscini, martelli, rasoi, ferri da lana, punteruoli sono solo alcuni degli oggetti
della nostra quotidianità che ho visto diventare armi letali in grado di
spezzare la vita di una donna, e la sua voglia di emancipazione). Nella
stragrande maggioranza dei casi, questi omicidi brutali erano lucidamente
premeditati. E il bello è che non si trattava di folli. Solo una minima parte di
questi assassini (che non arriva al due percento) è stata dichiarata da un
tribunale “incapace di intendere e di volere”.
Ma anche senza arrivare alle estreme conseguenze, quello che qui ci
interessa è che, per le future vittime, l’inferno comincia in realtà molto prima.
L’omicidio è solo l’ultimo atto di un percorso che abbiamo già analizzato.
Questi uomini, se così possiamo chiamarli, cominciano con l’isolare la
compagna, per poi umiliarla, violarla, assoggettarla a sé, fino a trasformarla
in una copia sgranata e pesta di se stessa. Lei si convince, a poco a poco, di
non avere scampo, perfino di meritare le percosse, gli insulti, i soprusi, in
sostanza si persuade di non valere nulla, di non meritare nulla, neppure un
aiuto. E così, come nella più tragica rappresentazione della sindrome di
Stoccolma, inizia a credere che il suo carnefice agisca a fin di bene, anche se
in maniera discutibile, ed è sempre pronta a perdonarlo. Fino a quella volta di
troppo, in cui il suo cuore smetterà di battere e qualcuno inciamperà nel suo
cadavere. Ecco perché, secondo i dati Istat del 2007, oltre il novanta percento
delle violenze subite da parte del coniuge o ex non viene denunciato. E
sappiamo bene che, anche quando la denuncia avviene, la situazione non
migliora poi così tanto. Circa la metà delle 124 donne assassinate nel 2012
dal proprio partner o ex partner aveva già segnalato precedenti episodi di
violenza (maltrattamenti, stalking, minacce, violenze sessuali), ma purtroppo
questo non è bastato a salvarle.
Senza contare che ci sono molti modi di morire, anche continuando a
respirare. Magari si muore solo “dentro”, dopo l’ennesima aggressione, dopo
l’ennesima pioggia di insulti, dopo l’ennesima violenza sessuale, dopo
l’ennesimo atto persecutorio. Si muore di paura e di solitudine, di
disperazione, di dipendenza affettiva.
Forse tutto questo potrà sembrarvi esagerato, ma se entro nel merito della
diffusione di questi delitti, delle modalità, del percorso che ha condotto a un
epilogo tanto tragico è per dimostrare che dietro simili scenari c’è molto
(troppo) spesso qualcuno che diceva di amare la vittima, ma non è mai stato
così, neppure per un nanosecondo. Questo genere di uomini è incapace di
amare. Possiede la compagna, la controlla, la domina. Questo sì. Ma l’amore
non ha mai a che fare con tutto questo. Contrariamente a quanto ci hanno
insegnato le nostre mamme e nonne, di “amore” si può morire, a volte. Certo,
bisogna incappare in una forma d’amore distruttiva, maligna, nel senso che
abbiamo visto finora. Troppo spesso sono proprio le donne a pagare il prezzo
più alto, perché osano travalicare gli angusti confini loro imposti in cerca di
una maggiore autonomia, ossia non sono più disposte a mantenere la
pseudocomplicità con il narcisista maligno pur di preservare la coppia. Ecco
perché si è iniziato a parlare, in caso di omicidio del partner (o ex partner), di
omicidio di genere e di “femminicidio”.

Nessuno è innocente

Questo immenso fiume di orrore conta sulla complicità silente e omertosa di


chi sa e non fa nulla. Di chi, quando sente urla e pianti provenire
dall’appartamento accanto, alza il volume dello stereo o del televisore. Di chi
non fa domande nemmeno quando incontra la vicina con il viso pesto perché,
dice, ha sbattuto, per la ventesima volta, contro lo sportello del frigo che non
ne vuole proprio sapere di restare chiuso: tra moglie e marito, si sa, è meglio
non mettere il dito. Di chi permette che questi aguzzini continuino a
tormentare per anni le proprie donne (e i figli), nonostante le denunce, senza
neppure aprire il fascicolo, salvo poi svegliarsi una mattina e prendere
“magicamente” coscienza della gravità della situazione quando qualcuno
inciampa nel cadavere della vittima. È su tutta questa gente che il
manipolatore, il maltrattatore, il persecutore, il futuro assassino sa di poter
contare. Sempre. E non si sbaglia quasi mai.

I campanelli d’allarme

Già da molti anni gli studiosi hanno individuato dei campanelli di allarme
affidabili che indicano un grave rischio di escalation mortale all’interno di
una relazione. Se ne riconoscete qualcuno, correte ai ripari. Subito.

Il primo, di fondamentale importanza, è la recidività: se avete a che fare


con maltrattatori “seriali”, ossia se vi hanno già maltrattate più volte in
passato, il rischio aumenta esponenzialmente. Se poi addirittura lo
avevano fatto anche con compagne precedenti… La maggior parte delle
donne assassinate era legata a uomini di questo tipo. Se è il vostro caso,
liberatevi immediatamente di questi “orchi della porta accanto”, già
dopo la prima aggressione (fisica e/o verbale). Ormai lo sapete: queste
persone non cambiano. Al limite peggiorano, e non occorre arrivare
all’ennesimo occhio nero per rendersene conto. Più le perdonate, più
hanno la conferma di avervi in pugno, e diventano spietate. Lo so, non è
facile ammettere di aver scelto l’uomo sbagliato, e ormai sappiamo
anche quali pastoie psicologiche si innescano (anche nei confronti delle
aspettative della famiglia di origine), ma dovete farvi forza, superare
questo ostacolo emotivo, sottrarvi alle grinfie del carnefice il prima
possibile, scappare a gambe levate e denunciarlo.
Se il maltrattatore è stato condannato a provvedimenti cautelari (divieto
di avvicinarsi ai luoghi che frequentate, arresti domiciliari, ecc.), ma non
li rispetta, anche questo è un segnale di allarme decisamente squillante.
Sappiamo che il narcisista maligno non riconosce alcun valore alla legge
e ai suoi rappresentanti: è convinto di avere sulla compagna (o ex) e sui
figli potere assoluto, al di là di qualunque regola, proprio perché è il
marito/padre. È la mutazione più pericolosa del ben noto “padre
padrone”. Non si fermerà davanti a niente e a nessuno. L’unica
soluzione, in questi casi, è il carcere.
Altro indicatore da tenere seriamente in considerazione è la minaccia di
morte (e/o di suicidio). Se la persona in questione arriva a minacciare la
vittima di ucciderla, o di uccidersi, è il segnale evidente che l’escalation
finale si sta delineando all’orizzonte. Siamo già pericolosamente oltre la
linea di sicurezza. Il manipolatore non vede più un futuro, non ha più
nulla da perdere e sceglie la via dell’annientamento (abbondantemente
preannunciato) per sedare la sua sete di controllo e la paura di essere
abbandonato. Se poi descrive anche come compirà il suo piano («Ti
faccio a pezzi con la motosega», «Ti metto le mani al collo finché non
diventi blu», «Ti cancello la faccia con il martello») e lo fa più volte
(perfino davanti a terze persone, compresi i figli) allora siamo al livello
di rischio più alto in assoluto. Ignorare minacce di questo tipo significa
abbandonare la vittima al suo destino di morte.
L’abuso di alcol e/o stupefacenti (in particolare cocaina) e un disagio
psicologico o psichiatrico possono amplificare ulteriormente il rischio.

Se sono presenti tutti questi indicatori, il pericolo di vita è altissimo e occorre


agire immediatamente, mettendo in sicurezza la vittima. Niente alibi. Per
nessuno.

Ma perché si arriva a uccidere?

Non è certo semplice entrare nel merito delle motivazioni alla base
dell’omicidio di un partner. Senza contare che, nella maggior parte dei casi,
sono vari i fattori che hanno contribuito a innescare l’esito drammatico.
Gli uomini che uccidono sono spesso avvezzi a commettere atti violenti
(fisici, psicologici, sessuali) all’interno della coppia: usano la compagna, e i
familiari in generale, come valvola di sfogo per tutto ciò che li stressa nella
vita fuori dalle mura domestiche. Un ottimo pretesto può essere un problema
sul lavoro, una crisi finanziaria o sociale, non aver trovato posto allo stadio
per la partita della squadra del cuore o troppo sale nella minestra. Per la
maggior parte sono persone che hanno perso il controllo sugli aspetti estranei
alla vita di coppia; esercitare il controllo totale sulla partner li illude di avere
ancora in mano le redini della propria esistenza e permette loro di conservare
un briciolo di autostima. È per questo che, pur disprezzando la vittima per la
passività che loro stessi hanno generato in lei in anni di continue umiliazioni
e percosse, considerano l’abbandono, reale o minacciato che sia,
semplicemente inaccettabile. E allora uccidono, per poter esercitare sulla
donna il controllo supremo.
Nella stragrande maggioranza dei casi, comunque, il movente è affettivo
(o, più propriamente, pseudoaffettivo): gelosia, possessività, desiderio di
esercitare potere e controllo progressivamente sempre più morbosi e
pervasivi, al punto che il carnefice arriva a vedere ovunque i segni tangibili
del tradimento del partner (o della sua volontà di troncare la relazione, di
abbandonarlo), fino a maturare il gesto tragico, quasi a voler riscuotere un
tributo di morte che ritiene gli sia dovuto.
Ma il possesso si basa su presupposti precari, perché la persona che si
ritiene (illusoriamente) di possedere, in realtà può sempre scegliere di
sottrarsi al solito grottesco copione. Può decidere di andarsene, di appartenere
a qualcun altro, o semplicemente cominciare a vivere in maniera autonoma,
perché non è più innamorata del suo carnefice o perché è cresciuta. E allora
viene uccisa per colpa di un “amore” che il maltrattatore ha irrimediabilmente
sciupato, proprio con la pretesa di un legame esclusivo ed escludente.
L’omicidio sembra l’unico modo per mantenere l’assoluto controllo sulla
preda che sta per fuggire. Spesso, quando il movente è la gelosia, la morte
arriva dopo l’ennesima lite violenta.
Certo, ci sono anche omicidi mossi da altre motivazioni, come un
vantaggio economico importante o un’appetitosa eredità. In altri casi, invece,
la causa è una vulnerabilità psicologica dell’assassino, che presenta, sovente
già da tempo, disturbi psichiatrici gravi, come un disturbo dell’umore, una
grave forma d’ansia o di depressione. L’abbandono da parte del partner, reale
o presagito che sia, diventa allora una condizione sufficiente per decidere di
uccidere, non solo l’altro, ma spesso anche se stessi. L’assassino è incapace
di immaginarsi da solo e di affrontare un futuro che improvvisamente non è
più sicuro di desiderare, senza l’altra persona. È il cosiddetto “cortocircuito
abbandonico”, che fagocita sia la vittima sia il carnefice, vittima a sua volta
(e proprio per questo forse ancora più colpevole) della propria letale fragilità.
In conclusione, si può arrivare davvero a uccidere “per amore”? In tutta
onestà, io non credo. O meglio, si può arrivare a uccidere per amore, sì, ma
per amore di se stessi. Un perverso, dannoso, sbagliato amore per se stessi,
che trasforma ogni frustrazione in un’onta terribile da lavare con la violenza.
Un amore che riduce l’altro a un mero oggetto da esibire per dimostrare a se
stessi e agli altri di valere qualcosa, alla pari di un abito firmato, un bel paio
di scarpe o un orologio di marca. Questo tipo di “amore”, fragile e
assolutamente autoreferenziato, credo sia in grado di uccidere.
A scatenare un epilogo tanto tragico concorrono molti fattori, non tutti
chiaramente comprensibili. Non conta solo il contesto culturale, morale e
sociale respirato quotidianamente dall’assassino e dalla vittima. Sotto
l’etichetta di “delitto passionale o affettivo” si nascondono i peggiori demoni
di una persona, una sorta di affettività maligna e possessiva, che distorce
l’importanza e la visione dell’altro agli occhi dell’omicida. Il legame si riduce
così a una simbiosi asfittica e irrealizzabile. Non amore, dunque, ma un
cocktail letale di fragilità, immaturità e dipendenza. Perché non esiste amore,
degno di tale nome, che affermi il proprio diritto a esistere attraverso la
violenza, l’umiliazione e la costrizione. È giunto il momento di cominciare a
chiamare le cose con il loro nome.

Gli alibi da smentire

Sui manipolatori che si trasformano in maltrattatori veri e propri (ossia la


stragrande maggioranza) aleggia tutta una serie di miti da sfatare,
ampiamente descritti nella letteratura specialistica in materia di violenza sulle
donne. Secondo questi miti, il manipolatore maltratta la vittima perché:

ha subito abusi da bambino, o ha vissuto dei traumi affettivi: falso;


ha sofferto molto nella sua relazione precedente: falso;
la ama troppo: falso;
per ignoranza: falso;
perde la testa, è un introverso e non sa controllare le sue reazioni: falso;
ha problemi mentali: falso;
fa uso di droghe o alcol: falso;
ha una scarsa autostima: falso;
non sa relazionarsi con gli altri e gestire i conflitti: falso;
ha una personalità aggressiva: falso;
odia le donne in generale: falso;
ha paura di perdere il controllo, di lasciarsi andare nella relazione: falso;
a sua volta, viene maltrattato nell’ambito lavorativo: falso;
non riesce a controllare la sua rabbia e ne soffre terribilmente: falso.
Questi miti sono del tutto privi del benché minimo fondamento, nonostante
siano diffusissimi a livello sociale come alibi per giustificare
l’ingiustificabile. E vanno sfatati senza riserve, dal momento che spesso
anche le vittime tendono a bersi queste illusioni per continuare a perdonare e
salvare un rapporto ormai malato terminale.
E ora, vediamo in dettaglio gli alibi principali.

Ha subito abusi da bambino

Da un punto di vista scientifico non è possibile stabilire alcun collegamento


affidabile tra un comportamento abusante e un presunto abuso subito durante
l’infanzia. Anzi, possiamo tranquillamente affermare senza tema di smentita
che, di solito, gli uomini che hanno subito violenze da bambini una volta
diventati adulti tendono a riversare la propria aggressività su altri uomini, e
non sulle donne. Quindi, l’alibi lacrimevole dell’infanzia difficile è da
considerare del tutto privo di fondamento, l’ennesima menzogna volta a
estorcere la compassione della vittima per manipolarla indisturbati. Evitate di
bervi questa storiella e di continuare a perdonare uomini che odiano le donne,
e non ne fanno neppure mistero.
C’è anche un’altra brutta notizia per le donne che amano troppo e,
nonostante tutto, vogliono continuare a farlo: i maltrattatori non migliorano,
neppure se intraprendono un percorso psicoterapico. In altre parole, non
cambiano, al limite peggiorano, esattamente come tutti i manipolatori
narcisisti. Anzi, in alcuni casi la psicoterapia ha sortito l’effetto contrario,
perché ha fornito all’aguzzino ulteriori giustificazioni al suo comportamento,
ancora più subdole ed efficaci, da propinare alla vittima e a se stesso. Come
sappiamo, per queste persone la colpa è sempre di qualcun altro.
Se avete a che fare con un narcisista passivo-aggressivo, state pur certi che
inventerà storie lacrimevoli sulla sua presunta infanzia traumatizzante, per
arrivare a manipolarvi con maggiore facilità sollecitando in voi un
atteggiamento di accudimento e di comprensione. Senza contare che, quando
un manipolatore incolpa la propria infanzia, ossia la propria madre, fornisce
anche alla vittima la possibilità di deviare sulla suocera la sua frustrazione,
considerandola erroneamente la causa principale dei problemi del compagno.
In altre parole, il maltrattato ha una via d’uscita a dir poco “conveniente” per
giustificare a oltranza le angherie subite e salvare la relazione.
Quindi, cerchiamo di fare chiarezza una volta per tutte: i presunti traumi
infantili, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono altro che pure (e
ignobili) invenzioni. Del resto, se davvero il manipolatore avesse vissuto
l’esperienza dolorosa che racconta, se davvero si fosse sentito abusato,
traumatizzato, se davvero avesse sperimentato tanto dolore, difficilmente
sarebbe in grado di reiterare su altri i comportamenti che lo hanno fatto
soffrire così profondamente in passato. La teoria dell’abusato che diventa
abusatore a sua volta mostra così tutti i suoi limiti intrinseci, nonché la sua
inaffidabilità.
Perciò, se il vostro aguzzino arriva a giustificare la propria aggressività con
presunti traumi infantili, avete la prova provata di trovarvi di fronte a un
manipolatore.

Ha sofferto molto nella sua relazione precedente

Stesso discorso vale per il mito del partner che maltratta perché in passato ha
avuto una compagna che lo ha fatto soffrire molto. Anche questo alibi è del
tutto infondato, quindi fate molta attenzione se vi trovate davanti a qualcuno
che tende a giustificare abusi e controllo ossessivo nei vostri confronti con
ciò che la compagna precedente gli avrebbe fatto patire. Attenzione, poi, se
dipinge la ex come una traditrice seriale e se stesso come una povera vittima
degli eventi. Spesso infatti si tratta di pure invenzioni, volte a manipolarvi e a
minimizzare ai vostri occhi la gravità delle sue azioni. Ricordate il
meccanismo della proiezione: probabilmente sta attribuendo alla ex i
comportamenti che in realtà lui stesso ha assunto verso di lei, come
tradimenti, controlli stringenti, limitazione della libertà personale,
atteggiamenti dispotici, manipolazione dei figli della coppia (se ce ne sono),
eventuali denunce e relativi provvedimenti giudiziari.
Se avete a che fare con qualcuno che usa questo genere di argomentazioni
per giustificare i suoi maltrattamenti, abusi, comportamenti disfunzionali,
sappiate che al 99,9% quello che vi racconta è falso. Anche in questo caso,
infatti, se fosse stato maltrattato da un partner precedente, non userebbe con
voi la stessa moneta. È molto probabile, invece, che stia cercando di fare leva
sul vostro senso di protezione, strumento potentissimo per manipolare una
persona sotto il profilo affettivo, ampiamente utilizzato in particolare dai
narcisisti di tipo passivo-aggressivo.

Maltratta la compagna perché la ama troppo

Un altro mito profondamente radicato, che miete moltissime vittime, è che il


manipolatore maltratti la partner perché in realtà la ama troppo. È questo
l’alibi principale che molte vittime si raccontano per cercare di salvare il
rapporto, sacrificando buona parte delle loro qualità migliori, a cominciare
dalla libertà personale e dalla propria autostima.
I criminologi spesso descrivono questo alibi come il “principio dell’uomo
pentola a pressione”, secondo cui lui accumula emozioni negative perché non
sa esprimerle ed elaborarle in maniera funzionale, e poi esplode
all’improvviso in modo (apparentemente) incontrollato. In realtà, le cose
stanno in maniera molto diversa. Non si tratta di persone che non sono in
grado di esprimere i propri vissuti, i propri sentimenti, le proprie emozioni.
Sono uomini che calcolano deliberatamente e con estrema lucidità quando
esplodere sotto il profilo emotivo e come farlo. Soprattutto, decidono quando
fermarsi. Anzi, manifestano sistematicamente ciò che provano e pretendono
che, ogni volta che lo fanno, anche per un problema minimo, tutti, a
cominciare dalla partner e dai figli, accorrano subito al loro capezzale.
Quando sono loro ad avere un bisogno tutto passa in secondo piano. Sono
perfettamente in contatto con le proprie emozioni, con i propri vissuti: il
punto è che non gli importa nulla dei vissuti e dei bisogni degli altri. Tutte le
esplosioni emotive sono calibrate con l’obiettivo di intimidire la vittima ogni
volta che manifesta un minimo di autonomia. Non c’è nulla di casuale, nulla
di spontaneo. È un copione che viene recitato sistematicamente, quando c’è
bisogno di richiamare la vittima al suo ruolo di succube.

Maltratta per ignoranza

Attenzione allo stereotipo, largamente diffuso, che associa la violenza sulle


donne a persone rozze, di basso livello socioculturale, con precedenti
psichiatrici. Siete decisamente fuori strada se pensate che siano in prevalenza
questi uomini a maltrattare le donne.
Sappiamo, infatti, che i narcisisti si nascondono in ogni ceto sociale, in
ogni livello culturale, in ogni fascia anagrafica e geografica, senza distinzione
alcuna. Anzi, possiamo spingerci ad affermare che i più pericolosi sono
proprio quelli che indossano con maggiore coerenza una maschera di
normalità sociale, spesso anche di prestigio professionale. In questa categoria
di predatori spesso rientrano persone che possono arrivare a commettere
abusi, soprattutto psicologici, davvero devastanti, e trasformarsi agevolmente
in partner da incubo. Avete presente il film A letto con il nemico, con Julia
Roberts? Ecco, questo intendo.
In particolare, i maltrattatori di livello sociale più alto puntano su tecniche
di manipolazione psicologica, come il gaslighting.

Perde la testa

Spesso si dice che una persona arriva a commettere determinati abusi perché
“perde la testa”. Niente di più lontano dalla verità. Di solito, i maltrattatori
non perdono affatto la testa, anzi sanno perfettamente quando fermarsi e fino
a che punto sono in grado di terrorizzare la vittima. Soprattutto sanno quali
sono i limiti che non devono varcare per evitare possibili guai con la legge,
ecco perché in genere si fermano prima di farvi abbastanza male da mandarvi
all’ospedale: sono consapevoli che questo farebbe emergere la violenza
abituale nel rapporto di coppia. In realtà non perdono mai la testa, sanno fin
dove possono spingersi e lo fanno deliberatamente, lucidamente e con
l’obiettivo di mantenere saldo il controllo sulla vittima.
È il sistema di valori e convinzioni che hanno a essere sbagliato, non il
funzionamento della loro mente. I maltrattatori, per definizione, si
comportano in modi che considerano accettabili sotto il profilo morale: dal
loro punto di vista, quello che fanno è giusto. Per quanto ignobile e
intollerabile sia la loro condotta, la considerano assolutamente legittima.
Come tutti i manipolatori narcisisti, pensano che la vittima gli appartenga e di
avere quindi su di lei un diritto speciale. È questo il punto: hanno elaborato
un concetto personalissimo di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Il
confine tra bene e male per loro è quantomai labile, ed è questo sistema di
valori abnorme che orienta i loro comportamenti. Ecco perché la stragrande
maggioranza non cambia: non ritiene di avere un problema, anzi, pensa di
avere pieno diritto di fare ciò che fa e di esercitare il controllo nei confronti
della propria partner. Stampatevelo in mente: questi uomini non cambiano, al
limite peggiorano. Non mi stancherò mai di ribadirlo.

Ha problemi mentali

Altro mito da sfatare: il maltrattatore ha dei problemi mentali e quindi


smetterà di maltrattare la sua compagna se si cura. Sbagliato. Nella
stragrande maggioranza dei casi (il 96%, secondo le statistiche internazionali)
queste persone non hanno alle spalle una storia psichiatrica e non hanno mai
mostrato problemi mentali evidenti. Molti hanno tratti di personalità che
possiamo ricondurre al disturbo narcisistico (vedi Appendice B), ossia
rientrano nelle tipologie di narcisisti che ho ampiamente descritto fin qui, ma
non necessariamente sono afflitti da un problema psichiatrico evidente. Per
essere più chiari, la stragrande maggioranza dei maltrattatori rientra nella
popolazione cosiddetta “normale” dal punto di vista psichico.
Si tratta di persone lucide, in grado di decidere, di esercitare un controllo
attraverso la violenza nelle sue varie e molteplici manifestazioni; attraverso
percorsi logici molto precisi ed estremamente ponderati decidono cosa fare
alla partner, come e quando. Sono in grado di comprendere perfettamente le
conseguenze e la gravità delle azioni che compiono, e scelgono, nonostante
ciò, di attuare i loro propositi. Si comportano in modo normale nella
stragrande maggioranza degli ambiti della vita, ossia in ambito sociale e
lavorativo, e mostrano la loro vera natura solo tra le mura domestiche. In
genere, soltanto la partner e i figli della coppia hanno un’idea precisa di chi si
nasconda dietro quella maschera di normalità sociale. Ciò che possiamo
considerare anomalo, disfunzionale, per certi versi malato è il loro sistema di
valori, non i loro processi mentali.
Senza contare, poi, che le persone affette da una reale malattia psichiatrica
normalmente non arrivano a commettere abusi o crimini in generale. Ossia, i
cosiddetti “normali” sono molto più pericolosi dei malati di mente. Non è la
malattia a provocare i maltrattamenti. Perciò, attenzione a non usare la follia
(o presunta tale) come passepartout per spiegare comportamenti che sono
invece da ricondurre a scelte logiche e consapevoli.
Inoltre, se proprio vogliamo essere precisi, non possiamo ipotizzare la
presenza di una malattia mentale in qualcuno che è anomalo solo con i propri
affetti mentre appare perfettamente normale nelle altre aree sociali, per
esempio con amici e colleghi. Non può esistere una psicopatologia a
orologeria, che scatta solo quando la persona apre la porta di casa.
Ed ecco perché il raptus che conduce all’omicidio non esiste. La scelta di
uccidere è, nella stragrande maggioranza dei casi, ampiamente programmata
e organizzata con lucidità. E poiché non abbiamo a che fare con pazienti
psichiatrici, non possiamo sperare che prima o poi salti fuori una pillola
magica in grado di trasformare un partner abusante in un compagno devoto e
amorevole.

Fa uso di alcol e droghe

Il discorso fatto per i problemi mentali vale anche in questo caso: non è
l’alcool, non è la cocaina, non è la sostanza stupefacente a produrre l’abuso.
Il maltrattatore possiede determinate caratteristiche di personalità che lo
portano a maltrattare la vittima. Al limite, alcol e stupefacenti possono
agevolare questa condotta, ma certo il mostro esiste già.

Ha una scarsa autostima

Gli uomini che odiano le donne non lo fanno perché hanno subito chi sa quali
presunti maltrattamenti durante l’infanzia o da parte di altre figure femminili.
Queste sono sciocchezze sciorinate per giustificare l’ingiustificabile.
Piuttosto, la loro profonda mancanza di rispetto per il genere femminile
deriva dal fatto che hanno acquisito, sotto il profilo culturale, una serie di
valori disfunzionali basati su stereotipi patriarcali ancora largamente diffusi.
È il loro senso di superiorità e di disprezzo verso le donne ad alimentare il
circuito della violenza e del maltrattamento nella coppia. Non si tratta, quindi,
di un problema di autostima.
Non servirà cercare di aumentare l’autostima del partner maltrattante per
sottrarvi agli abusi. In realtà, potreste ottenere l’effetto opposto. Il vostro
compagno già si aspetta di essere trattato come una sorta di sovrano (o di
tiranno), di essere servito e riverito e di ricevere tutta una serie di attenzioni,
che non gli bastano mai. Quindi, se alimenterete questo circuito, non farà
altro che alzare l’asticella e pretendere sempre di più da voi, portandovi
inevitabilmente allo sfinimento.
Evitate, perciò, di coccolarlo emotivamente e di ingigantire i privilegi di
cui già gode all’interno della relazione, non è così che potrete prevenire la sua
aggressività. Mettetevi bene in testa che prevenire non è possibile, proprio
perché a queste persone piace esercitare potere e vedere riflessa nei vostri
occhi l’angoscia provocata dalle loro esplosioni emotive a orologeria.

Non sa relazionarsi con gli altri e gestire i conflitti

Tenete bene a mente che un uomo maltrattante non è un uomo che, poverino,
non possiede gli strumenti adeguati per risolvere in altro modo i conflitti e
stabilire un livello di confronto considerato accettabile: semplicemente, ormai
dovrebbe essere chiaro, non ha alcun interesse a confrontarsi con voi. Ama
solo esercitare il suo potere e non ammette repliche o reazioni da parte vostra.
Ecco perché non cambia modalità.

Nelle vittime di maltrattamento affettivo si innesca quasi sempre una


profonda sensazione di impotenza perché, nonostante gli sforzi, spesso
prolungati per anni, non si riesce a cambiare il partner, a capire in anticipo
cosa lo infastidisce, ad aiutarlo a rafforzare la sua autostima e migliorare le
sue modalità di relazione con gli altri. Ecco perché l’unico modo per
cambiare un partner violento è cambiare partner.
Alla base di un uomo maltrattante c’è un sistema di valori e di convinzioni
profondamente radicato nella sua mente impossibile da modificare. Non si
tratta di problemi emotivi, né di malattia mentale e di abuso di alcol o di
stupefacenti. Non esistono rimedi miracolosi, pillole in grado di restituire il
principe azzurro, che in realtà non è mai esistito se non nella vostra mente.
Mantenere un profilo basso non è un modo per evitare l’ira. Per essere più
chiari: non c’è niente di sbagliato in voi, se non la vostra ostinazione a voler
salvare un rapporto che non c’è motivo di tenere in vita.

Segnali premonitori da non sottovalutare mai

Esistono alcuni segnali premonitori che permettono di prevedere con una


certa attendibilità se la persona che state frequentando potrà in futuro
trasformarsi in un partner violento e manipolatore. Molti li abbiamo già
trattati, ma è bene tenerli sempre a mente. Drizzate le antenne se notate i
seguenti comportamenti.

Parla in modo profondamente sprezzante e irrispettoso delle sue


relazioni precedenti e dell’ex.
Si dipinge come vittima di false accuse di maltrattamento o stalking da
parte dell’ex. Considerate che, se le partner precedenti l’hanno descritto
come violento, aggressivo, ossessivo e si sono spinte fino a denunciarlo,
è altamente probabile che ci sia del vero. È possibile che il vostro
apparente principe azzurro ammetta di essere stato violento nelle
relazioni precedenti, ma in circostanze estreme, eccezionali, e comunque
sempre per colpa degli atteggiamenti provocatori delle vittime. Fate
molta attenzione quando nei suoi racconti compaiono episodi del genere.
Si tratta, infatti, di uno dei segnali premonitori più affidabili di una
possibile evoluzione aggressiva nella relazione.
Dice che siete uniche, speciali, diverse dalle altre, che non lo capivano e
non sapevano prenderlo. Attenzione, perché questa è solo la fase
iniziale: alla prima manifestazione di dissenso da parte vostra vi
etichetterà esattamente come le altre e vi considererà indegne del suo
amore.
Vi paragona alle ex in termini negativi: non siete abbastanza in gamba,
attraenti, in forma, interessanti, di successo rispetto alle donne che ha
frequentato prima. Anche questo è un segnale premonitore molto
affidabile di una possibile escalation aggressiva nel rapporto.
Se le sue relazioni precedenti sono fallite, è sempre e solo colpa
dell’altra parte. Non è minimamente disposto ad ammettere le proprie
responsabilità e i propri errori. E, con ogni probabilità, se anche la vostra
relazione fallirà, la prossima a cui darà la colpa sarete proprio voi.
Vi tratta in maniera irrispettosa, vi umilia, vi ridicolizza in pubblico ogni
volta che ne ha l’occasione.
Vi fa sentire in debito con lui per qualsiasi cosa, quindi è possibile che
vi ricopra di attenzioni e favori che voi non avete mai richiesto, proprio
con questo obiettivo. Questi individui sono molto abili nell’utilizzare il
senso di colpa per manipolarvi.
A poco a poco, arriva a controllare ogni sfera della vostra esistenza:
amici, famiglia, lavoro e tempo libero.
Fa commenti sprezzanti sull’abbigliamento che indossate.
È molto critico nei confronti della vostra famiglia, dei vostri amici, dei
vostri colleghi di lavoro, ecc.
Cerca di isolarvi dal vostro contesto di riferimento in maniera subdola e
progressiva. Per esempio, vi fa pressioni perché lasciate il posto di
lavoro o smettiate di frequentare amici e familiari.
Pretende da voi un totale allineamento con i suoi gusti personali in fatto
di frequentazioni, orientamento politico e religioso, gusti musicali e via
dicendo.
È profondamente possessivo, e spaccia questa possessività per “troppo
amore”.
Controlla ogni spostamento che fate e monopolizza tutto il tempo libero
che avete a disposizione.
Tiene d’occhio ogni vostra attività sui social network e pretende di avere
pieno accesso ai vostri profili.
Si spoglia di qualunque responsabilità non solo circa la relazione tra voi,
ma anche rispetto ai rapporti con gli altri. Non è mai colpa sua, a
prescindere dalle circostanze.
Non ascolta e, quando parla con voi, dopo pochi attimi porta la
conversazione su di sé e i suoi bisogni.
Esercita il controllo su di voi anche imponendovi rapporti sessuali del
tutto irrispettosi delle vostre intenzioni, emozioni, bisogni.
Considera le donne come oggetti sessuali.
Vuole stringere il rapporto e progettare il futuro insieme a voi in una
fase estremamente precoce della relazione.
Usa l’intimidazione come strumento per ottenere la vostra
accondiscendenza.
Utilizza sempre due pesi e due misure quando si tratta di valutare le sue
azioni e quelle degli altri. Lui ha sempre ragione, non ha mai la colpa, a
prescindere dalla situazione.
Quando siete in pubblico vi tratta in maniera diversa rispetto a quando
siete sole con lui.
Si presenta come il vostro “salvatore”, colui che vi cambierà la vita, che
la migliorerà, che saprà sanare le vostre ferite e lenire il vostro dolore.

Sono nelle mani di un maltrattatore?

Per avere l’assoluta certezza di avere a che fare con un maltrattatore, provate
a rispondere a queste domande.

Avete mai avuto paura di lui?


Avete perso i contatti con la vostra famiglia e con i vostri amici?
Vi sentite insicure?
Nutrite dubbi su voi stesse, su ciò che pensate e ricordate?
Pensate che lui abbia ragione quando dice che siete inadeguate e
incapaci di badare a voi?
Vi sentite costantemente svalutate, non all’altezza della situazione?
Il vostro chiodo fisso è cercare di prevenire la prossima crisi emotiva, la
prossima lite, la prossima tempesta di offese da parte sua?
Non riuscite a capire che cosa voglia realmente da voi? Nonostante tutti
i vostri sforzi per accondiscendere ai suoi bisogni e alle sue richieste,
sentite di non fare mai abbastanza, di non essere mai abbastanza e che i
problemi della coppia siano principalmente colpa vostra?
Vi ha mai impedito di uscire di casa, magari chiudendovi dentro a
chiave?
Vi ha mai messo le mani addosso?
Vi ha mai minacciate di farvi del male?
Vi ha mai minacciate di uccidervi?

Se la risposta a buona parte di queste domande è sì, allora posso “certificarvi”


che siete intrappolate in un rapporto profondamente distruttivo, fatto di abusi
e manipolazioni. A voi la scelta di cosa fare, una volta che ne avrete preso
coscienza.

La vittima perfetta

Come ogni manipolatore narcisista, il maltrattatore tende a legarsi a donne


vulnerabili. È profondamente attratto dalla fragilità della partner, che può
manifestarsi in forme diverse, perché rappresenta una condizione che
agevolerà l’esercizio del suo potere. Solitamente cerca compagne facili da
svalorizzare, con un livello socioculturale inferiore, bassa autostima, portate a
idealizzarlo e a considerarlo come un “dio onnipotente”.
Fate molta attenzione, perché il futuro maltrattatore è profondamente
attratto da donne che hanno subito traumi o abusi nelle relazioni affettive.
Rientrano tra le vittime più gettonate anche coloro che stanno attraversando
un periodo difficile a causa di un lutto o di una grave malattia. Ciò che attrae
in maniera incoercibile questi aguzzini è proprio la vulnerabilità, perché
rappresenta un “lasciapassare” per esercitare il proprio potere (ne parleremo
nel Capitolo 10).
Capitolo 9

VERSO LA LIBERTÀ

I primi 10 passi per sbarazzarsi


di un manipolatore
Giunti a questo punto, dovreste ormai saper riconoscere un manipolatore
affettivo e le sue trappole e sapere come contromanipolarlo, quindi siete già
molto avanti. Ora occorre fare l’ultimo, decisivo passo verso la libertà.
Dovete liberarvi del vostro torturatore.
C’è solo una condizione preliminare: questo passo dovete volerlo davvero.
I consigli che troverete in questo capitolo possono dare buoni frutti solo se
avete realmente deciso di sbarazzarvi del manipolatore, per quanto doloroso
vi possa sembrare. È un po’ quello che sperimenta il tossicodipendente
quando matura finalmente la decisione di riprendersi la sua vita e smettere di
“farsi”. E, come per i tossicodipendenti, il primo nemico da sconfiggere è
l’astinenza. Sì, perché con i manipolatori affettivi l’unica vera difesa è il
distacco.
Il distacco fisico è in assoluto l’unica soluzione definitiva e senz’altro la
più efficace, e i consigli che seguono vi aiuteranno a metterlo in pratica. Se
proprio il no contact non è praticabile, queste strategie vi saranno comunque
utili per ottenere quantomeno un distacco emotivo e psicologico, che
costituisce la base per interrompere il circuito della manipolazione e
riprendere in mano la vostra vita.
Le 10 exit strategies che seguono ruotano sostanzialmente intorno a tre
parole chiave:

autonomia, ossia tornare a essere padroni della propria vita e di tutte le


decisioni che la riguardano. Naturalmente, questo passa anche per la
conquista di un’autonomia economica;
autostima, vale a dire imparare ad amare voi stessi per ciò che siete,
recuperare i vostri vecchi hobby e in generale fare ciò che vi fa stare
bene;
assertività, ossia fidarvi di voi stessi e far valere ciò che volete e pensate.
1. Ammettete con voi stessi di avere un problema di dipendenza
affettiva

Se non compite questo passo delicato è inutile proseguire nella lettura dei
passaggi successivi, infatti il manipolatore ha avuto gioco facile con voi
perché in qualche modo glielo avete permesso. Lui ha subodorato le vostre
fragilità: per liberarvi davvero dovere capire quali sono. Se la vittima è una
persona a voi cara, cercate di portarla a riconoscere la sua tendenza alla
dipendenza affettiva.

2. Abbiate chiaro l’obiettivo

Il requisito indispensabile per raggiungere un risultato è averlo chiaro in testa.


E il vostro obiettivo è uno solo: sbarazzarvi del manipolatore, senza se e
senza ma. Lo so bene, è più facile a dirsi che a farsi, soprattutto sotto il
profilo emotivo. Non è una passeggiata di salute, e una certa dose di
sofferenza iniziale è inevitabile. In altre parole, dovrete bere il calice amaro e
sopportare la sensazione di vuoto interiore che, almeno per qualche giorno, vi
peserà sul cuore. La buona notizia è che questa fase passa piuttosto
velocemente se non cedete mai nella prima settimana di no contact.

3. Convincetevi che non c’è altra soluzione

Guardatevi allo specchio e ripetete a voce alta: «Non cambierà, non gli è mai
importato nulla di me, devo smetterla di farmi trattare come una pezza da
piedi». Il legame con un predatore emotivo esiste solo nella vostra testa,
ricordatevelo. Non esiste amore o affetto dove non c’è reciprocità. La vostra è
sempre stata una storia a senso unico. Basta alibi: non cambierà mai. Non
guarirà mai. Non c’è nessuno da salvare, se non voi stessi. Solo voi potete
decidere di cambiare la vostra vita, separandovi dal manipolatore.
Vi state ancora chiedendo se la persona in questione è consapevole del
male che vi procura? La risposta è sì. Non solo ne era pienamente
consapevole, ma ne traeva grande soddisfazione. Non smettete mai di
ripetervelo a voce alta, ogni volta che fa capolino la nostalgia (o, per esseri
più chiari, l’astinenza). Vi state chiedendo se ci sia ancora una flebile
speranza di salvare il legame? La risposta è no. Anche questo non smettete
mai di ripetervelo a voce alta, ogni volta che serve.
Il motivo è molto semplice, e ormai lo conoscete bene: i manipolatori
narcisisti non cambiano, al limite peggiorano. Non hanno alcun bisogno di
essere “salvati” da se stessi e trasformano tutto ciò che toccano in una
poltiglia nauseabonda di emozioni negative. Voi eravate questo per loro: un
bancomat emotivo per nutrire il loro bisogno di potere e controllo. È a questo
nutrimento parassitario che non vogliono rinunciare, non a voi. Di voi, dei
vostri bisogni, desideri, progetti, emozioni, paure, non potrebbe importargli
di meno. Scusate la brutalità, ma di questo stiamo parlando.

4. Non sentitevi in colpa

Non dovete sentirvi in colpa se non siete ancora riusciti a separarvi dal
manipolatore: avete ceduto ai suoi tentativi di riconquista semplicemente
perché le avete provate tutte per salvare il legame. Eravate convinti che
volesse davvero cambiare, ma non l’ha mai fatto. Ora dovete ammettere che
dargli l’ennesima possibilità non ha mai sortito l’effetto sperato. Anzi, si è
rivelato un errore che avete pagato a caro prezzo. Quindi è giunta l’ora di dire
basta agli stop and go!

5. Chiedete aiuto a un professionista


Per neutralizzare l’effetto alone, cioè la segreta speranza che ci sia ancora
qualcosa da salvare nel rapporto, è consigliabile rivolgervi a figure
professionali specifiche, ossia esclusivamente psicologi o psicoterapeuti.
Quando la manipolazione affettiva avviene all’interno di una relazione
intima, il diretto interessato può non vedere gli abusi psicologici come tali o
non interpretarli nella corretta prospettiva, cioè non riesce a chiamarli con il
loro nome. Oppure si illude che non tutto sia perduto. E se a cercare di aprirvi
gli occhi sono parenti o amici potreste non tenerli nella giusta considerazione.
Ecco perché è fondamentale che una persona esperta vi aiuti a comprendere il
quadro generale e a smentire tutti gli alibi a cui potreste ricorrere per non
rinunciare al legame.
Rivolgetevi a uno psicologo o psicoterapeuta con un’ampia e comprovata
esperienza in materia di manipolazione e dipendenza affettiva. Evitate figure
prive di questa specifica qualifica, perché rischiate di cadere dalla padella
nella brace. Per affrontare efficacemente aspetti delicati come i meccanismi
personali e relazionali di una vittima di manipolazione occorre parlare con
professionisti che abbiano una vasta e documentata esperienza in questo
ambito.
Non me ne vogliano coloro che, a vario titolo (e, diciamolo francamente,
spesso in maniera assai improbabile), si cimentano in questo settore senza le
dovute competenze, spesso senza nemmeno la qualifica professionale di
psicologo o psichiatra, millantando conoscenze da mitomani. La posta in
gioco è davvero alta: si parla della qualità della vostra intera esistenza, perciò
non c’è spazio per dilettanti allo sbaraglio, per quanto possano essere animati
dalle migliori intenzioni.

6. Non fate tutto da soli

Non è consigliabile tentare di uscire da una situazione del genere da soli.


Affidatevi a persone di cui vi fidate e che vi conoscono come le loro tasche
perché, un po’ come i “tossici”, entrerete letteralmente in astinenza da
manipolatore affettivo e ve ne inventerete di tutti i colori per riallacciare i
contatti con lui. Quindi, almeno per le prime due settimane vi serve qualcuno
che vi sorvegli passo passo e che non usi con voi il guanto di velluto ogni
volta che sarete tentati di fare quella maledetta telefonata, di scrivere quel
patetico messaggino, ecc. Possiamo definire questa figura di cruciale
importanza il vostro “tutor psicologico temporaneo”.
Cercate di scegliere una persona decisa, magari tra quelle che vi avevano
già messi in guardia con previsioni che si sono poi rivelate affidabili: di
sicuro quella persona si è sempre mostrata refrattaria a subire i tentativi di
manipolazione del vostro narcisista del cuore, quindi non avrà alcun
problema a decodificare eventuali nuovi tentativi di manipolazione. Perché,
ve lo assicuro, il predatore non mollerà la presa tanto facilmente. Ogni volta
che vi viene la voglia irrefrenabile di contattarlo, costringetevi a chiamare il
vostro tutor psicologico temporaneo, che dovrà essere sempre disponibile, in
questa delicata fase di disintossicazione affettiva.

7. Imparate a dire NO!

Tolleranza zero nei confronti di tutti quei comportamenti e atteggiamenti che


percepite come svalutanti, irrispettosi, offensivi. Dovete imparare a farvi
rispettare. Questo passaggio comporta inesorabilmente la ridefinizione degli
equilibri, in tutte le vostre relazioni, e non solo in quella con il narcisista
maligno. Allenatevi a riconoscere i rapporti asimmetrici, in cui voi e l’altro
non avete lo stesso potere, e cominciate a porre dei limiti al tipo e al livello di
influenza che le altre persone possono arrivare a esercitare nella vostra vita.
Una volta individuati i confini che non volete siano valicati, stabilite in via
definitiva che “quando è no, è no”. Mantenete il punto sulle vostre decisioni:
questo è il primo, inequivocabile segnale che la vostra autostima sta
aumentando e che finalmente si intravede la luce in fondo al tunnel. Dovete
riuscire a stabilire fin dove l’altro può spingersi con voi e tracciare in maniera
netta i confini che non siete più disposti a far violare.
8. Puntate su di voi

Dovete fare qualcosa per voi, qualcosa che vi piaccia e vi interessi veramente.
La ricostruzione dell’autostima passa proprio per la capacità di dare
importanza e peso alle vostre necessità, ai vostri bisogni, ai vostri progetti.
Dovete ricominciare a fidarvi di voi stessi, a decidere sulle questioni
centrali della vostra vita, ma è meglio riprendere a farlo progressivamente,
attraverso piccole conquiste quotidiane che vi renderanno via via più forti.
Procedere a piccoli passi in questa fase risulta di fondamentale importanza.
Iniziate progressivamente a chiedervi: di cosa ho bisogno? Cosa desidero?
Cosa voglio che esca dalla mia vita? Che cosa mi fa stare male? Perché non
mi fido di me stesso, delle mie valutazioni? Quali sono i miei valori personali
più profondi? Dovete fissare dei punti fermi e imporvi di non derogare mai
più ai valori e princìpi che riconoscete come imprescindibili. Questo
passaggio è indispensabile per tornare a stimarvi, a fidarvi di voi stessi.
E poi, coccolatevi. Trovate qualche attività che vi piaccia, o
sperimentatene una che pensate possa piacervi. Dedicatevi ai vostri interessi,
tornate a coltivare gli hobby che avevate in precedenza, prima che il
manipolatore affettivo azzerasse tutti gli aspetti della vostra vita che non
ruotavano intorno a lui.
Dovete imparare a fare ciò che vi piace, che vi fa stare bene: guardare un
bel film, fare una passeggiata, leggere un buon libro, praticare uno sport, fare
una chiacchierata con un amico, andare dal parrucchiere o dall’estetista,
cenare nel vostro ristorante preferito, ecc. Mostrate rispetto per voi stessi,
abbiate cura di voi.
Fatevi piccoli regali quotidiani.
Bandite ogni senso di colpa, perché non c’è nulla di sbagliato nel voler
vivere una vita piena di gratificazioni e nell’avere una buona opinione di se
stessi. Potete farcela, quindi smettetela di nascondervi per paura di essere
abbandonati.
9. Rinunciate all’approvazione degli altri

Imparate ad apprezzare ciò che siete. Focalizzate l’attenzione sui punti di


forza. Non avete bisogno dell’approvazione altrui per definire le vostre
priorità, e non c’è bisogno che gli altri condividano sempre e necessariamente
il vostro operato. Ci hanno insegnato a temere la disapprovazione, ad
adeguarci ai pensieri e alle azioni delle persone che riteniamo importanti pur
di sentirci parte di qualcosa, pur di non restare soli ed evitare la sensazione di
abbandono. Purtroppo, entro certi limiti siamo tutti “programmati” per
sviluppare dipendenza dall’altro: fa parte del bagaglio di ciascuno di noi.
Bisogna fare in modo che questo bagaglio non diventi un fardello
insostenibile da portare.

10. Siate autonomi!

Parola d’ordine: autonomia! Dovete rimboccarvi le maniche e mettervi nella


condizione di non dover dipendere dall’altro per la vostra sopravvivenza
psicologica ed economica.
Nessuno si salva, se non ci mette tutto l’impegno di cui è capace. Se non lo
avete, dovete trovarvi al più presto un lavoro. La dipendenza affettiva spesso
si nutre della dipendenza economica, perciò se volete riacquistare la libertà
dovete rendervi autonomi a trecentosessanta gradi. Imparate a gestire in
prima persona tutte le risorse di cui disponete, in particolare il vostro denaro,
la vostra attività, il vostro tempo. Evitate inutili sprechi di energie nel
tentativo di salvare il rapporto e usatele piuttosto per qualcosa di costruttivo e
sano, che vi aiuti a ritrovare voi stessi e la vostra indipendenza sotto tutti i
punti di vista.

Eccovi servita la vostra nuova vita, alla larga dai manipolatori affettivi. E una
volta che vi sarete liberati della persona che vi tormentava tenete gli occhi
bene aperti: se individuate intorno a voi altri ricattatori emotivi, allontanateli,
perché non si sa mai.

E se la vittima è una persona cara?

Attenzione: la decisione di porre fine a una relazione tossica spetta


esclusivamente alla vittima. Se la forzate prima che abbia davvero maturato
questa decisione il tentativo di liberarsi si tradurrà nell’ennesimo fallimento.
Non solo la vittima si convincerà che state tentando ingiustamente di
separarla dal suo amato aguzzino e si legherà ancora di più a lui, ma
pregiudicherete tentativi futuri, perché se cercherà di svincolarsi e non ci
riuscirà si sentirà ancora più impotente e incapace di sottrarsi al suo
carnefice.
Con questo non dico che dobbiate ignorare la situazione in attesa che la
persona cara si salvi da sola. Di sicuro, potete e dovete cercare di aprirle gli
occhi. Parlatele, provate a metterla di fronte a fatti oggettivi, come i lividi che
ha sul volto e che tenta di nascondere. Evidenziate quanto sia cambiata in
peggio rispetto a prima. Fatele notare che non esce più, che è sparita dalla
circolazione, che non si cura più come una volta, anzi appare trasandata, che
vi sembra meno vitale ogni volta che la vedete. Insomma, fatele capire che si
vede che non se la sta passando affatto bene come vorrebbe far credere
disperatamente a tutti, in primis a se stessa.
Se si mostra disposta ad ascoltarvi e manifesta la seria intenzione di
mettere fine al suo incubo, potete consigliarle di contattare psicologi,
psicoterapeuti o centri specializzati in questo campo, ma non dovete
assolutamente prendere un appuntamento per lei senza che sia d’accordo:
deve fare questo passo da sola. Nessuno può sostituirsi a lei. E soprattutto, se
decidete di chiedere aiuto è fondamentale farlo nella massima riservatezza: se
in questa fase il manipolatore dovesse scoprire cosa si trama alle sue spalle le
conseguenze potrebbero essere molto, molto gravi.
Se invece la vittima tende a giustificare il suo aguzzino, tentenna, non si
mostra convinta, vi dice che prenderà provvedimenti ma poi non lo fa, non
forzatela. Riprendete l’argomento a distanza di qualche tempo, magari in
forma più blanda. Se volete davvero aiutarla, mettetele la pulce nell’orecchio,
ma non fatela sentire con le spalle al muro.
Infine, in caso di maltrattamenti fisici evidenti sarebbe importante
intervenire tempestivamente per evitare il peggio, e in effetti la legge
consente anche a terzi di sporgere denuncia. Ma riflettete bene prima di
compiere un passo simile: se la vittima dovesse smentirvi e negare tutto,
avreste solo peggiorato la situazione. Probabilmente difenderebbe ancor più
strenuamente il suo carnefice e si allontanerebbe da voi.
Capitolo 10

COME IL MIELE PER GLI ORSI

Ritratti delle prede perfette


Non esiste amore in grado di riempire il vuoto di
una persona che non ama se stessa.
John Lennon

Come ho fatto a finire così?

È arrivato il momento di guardarvi un po’ dentro con franchezza e cercare di


capire come avete fatto a cadere nella trappola, per evitare di ripetere in
futuro lo stesso errore.
I manipolatori narcisisti prediligono vittime facili da raggirare, ossia che
presentano delle fragilità (ricordate il paragone con lo squalo che fiuta il
sangue anche a chilometri di distanza?). Possono essere persone che hanno
subito dei traumi affettivi, con scarsa autostima, o semplicemente nel pieno di
un momento difficile, e per questo particolarmente vulnerabili. Tutti questi
fattori possono portare a sviluppare dei comportamenti che rientrano nella
categoria della dipendenza affettiva. Chi ne soffre arriva a dipendere da
qualcun altro, a cercare in lui affetto e conferme, e non riesce a staccarsene,
per quanto male possa riceverne.
Badate bene, anche se il pensiero corre subito alle relazioni sentimentali,
ciò che diremo in questo capitolo vale per ogni tipo di relazione, in ambito
familiare, amicale e lavorativo.

Il profilo della vittima ideale

Di solito, i predatori emotivi prediligono vittime più fragili perché sono più
facili da manipolare, in quanto più soggette a subire l’influenza di qualcun
altro. In linea generale, si possono identificare alcune caratteristiche
considerate più “appetibili”. La vittima perfetta:

desidera dare sempre un’immagine amabile e positiva di sé;


ha bisogno di approvazione;
ha scarsa autostima e fiducia in sé;
desidera una relazione intensa e fusionale;
ha una spiccata capacità di empatia, è molto vicina agli altri e attenta alle
loro esigenze;
ha bisogno di controllare la relazione prendendosi cura dell’altro o
cercando di cambiarlo (la famosa sindrome della crocerossina,
declinabile anche al maschile);
ha un certo senso di onnipotenza, ossia è convinta che tutto dipenda solo
da lei;
ha paura di perdere l’altro;
ha bisogno di rassicurazioni e contenimento (richiede continue
conferme, e senza l’approvazione dell’altro non sa muovere un passo);
presenta i sintomi di un disturbo dipendente di personalità (vedi
Appendice B);
mostra una spiccata sensibilità;
è emotivamente fragile e insicura;
ha paura di restare sola e in generale non ama la solitudine;
teme l’abbandono, l’assenza;
ha paura di essere lasciata sola con se stessa;
idealizza gli altri con facilità;
ricerca approvazione e protezione da coloro che la circondano;
teme di deludere le persone che ha intorno;
ha paura di non essere degna d’amore e di considerazione;
ha paura di essere ignorata.

Anche le persone che presentano sintomi di depressione sono predisposte a


legarsi a manipolatori, in primis a causa del significativo abbassamento
dell’autostima che le caratterizza.
La dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva (o love addiction) è un bisogno eccessivo e pervasivo


di essere curati. Chi ne soffre teme in particolare l’abbandono, perciò tende
ad aggrapparsi a un’altra persona, a pervaderne l’esistenza, assumendo
contemporaneamente un comportamento sottomesso. Oltre certi livelli,
queste caratteristiche diventano proprie del disturbo dipendente di
personalità. I tratti tipici della dipendenza affettiva sono:

difficoltà a prendere decisioni di routine senza la rassicurazione e i


consigli di altri;
tendenza a delegare ad altri responsabilità che dovrebbero essere
proprie;
paura di dissentire e rischiare la disapprovazione;
difficoltà ad avviare progetti senza supporto esterno;
eccessiva necessità di assistenza e sostegno, anche consentendo ad altri
di imporsi, pur di evitare che rifiutino o disapprovino il progetto;
sensazione di vulnerabilità e impotenza quando si è da soli;
ricerca disperata di un’altra relazione quando finisce la precedente;
preoccupazione irrealistica di essere lasciati soli e di essere incapaci di
prendersi cura di se stessi.

Da dove nasce?

Numerosi studi scientifici hanno confermato che la dipendenza affettiva può


avere alcuni fattori predisponenti. Si manifesta più spesso in persone che
presentano le seguenti caratteristiche.

Traumi emotivi e abusi durante l’infanzia. Le persone che sviluppano


dipendenza affettiva spesso hanno subito traumi legati ad abusi e
negligenza emotiva durante la prima infanzia. Hanno avuto, cioè,
genitori particolarmente distanti e “freddi” dal punto di vista affettivo,
poco inclini all’accudimento e con forte propensione a criticare i figli.
Hanno vissuto uno stile di attaccamento insicuro, in particolare da parte
della figura materna, ossia non hanno ricevuto da lei, o dalla persona che
si prendeva cura di loro, le giuste rassicurazioni emotive e le giuste
risposte ai loro bisogni. Chi ha vissuto esperienze simili non sa stare
senza il partner; è convinto che, quando si è in coppia, bisogna fare tutto
insieme, essere sempre presenti in tutti gli impegni e le occasioni sociali
dell’altro. Basta un impedimento che scompagina i piani per far
sprofondare queste persone nell’angoscia più profonda, perché si
sentono subito abbandonate e si convincono immediatamente che il
partner non le ami più come prima.
Tendenza a vivere in un mondo di fantasia. Una caratteristica molto
comune a chi è affetto da dipendenza affettiva è la presenza di sintomi
dissociativi, ossia una propensione a rifugiarsi in un mondo di fantasie
idilliache e illusorie. Ogni volta che qualcosa non va con il partner,
queste persone si rifugiano in una serie di fantasie di amore assoluto e
indissolubile. Per esempio, se il compagno è troppo assente lo dipingono
a se stesse come un eroe, che non può essere con loro perché è
costantemente impegnato a salvare il mondo.
Difficoltà a gestire e regolare le emozioni. Spesso chi è incline alla
dipendenza affettiva manifesta una costante oscillazione tra tristezza ed
euforia, a seconda delle emozioni che il partner manifesta al momento,
della sua disponibilità e della sua effettiva presenza fisica.

I sintomi

Ecco alcuni sintomi tipici della dipendenza affettiva, che investono pensieri,
emozioni, comportamenti, e perfino la salute psicofisica.

Pensieri

Sotto il profilo cognitivo i principali segnali che state scivolando in una


condizione di dipendenza affettiva sono i seguenti:

tutti i vostri pensieri convergono sulla persona di cui siete innamorati;


non riuscite più a concentrarvi sui vostri compiti della vita quotidiana;
considerate come un ostacolo di cui liberarvi chiunque sottragga tempo
alla relazione con il vostro amato.

Emozioni

Sotto il profilo emotivo potreste avvertire queste sensazioni:


sperimentate l’ambivalenza oscillando rapidamente tra l’euforia da luna
di miele e una rabbia disperata;
vivete con un senso di angoscia e di allarme costante, e con la paura di
essere abbandonati;
vi sentite profondamente soli e cominciate a credere che la vostra vita
senza l’altro non abbia più senso;
tutte le vostre emozioni sono completamente condizionate dai
comportamenti dell’altro;
è come se tutto il resto del mondo perdesse progressivamente colore e
importanza, rispetto alla relazione con l’oggetto del vostro desiderio.

Comportamenti

Ci sono alcuni comportamenti che vi segnalano in maniera


inequivocabile che avete sviluppato una dipendenza affettiva. Tra questi,
una serie di azioni compulsive, quali:
inviare al manipolatore sms, messaggini vari, telefonate, email, a cui
spesso non ricevete risposta;
incapacità di prendere decisioni senza consultarvi prima con l’altro;
controlli vari per cercare di capire che cosa faccia, dove sia, con chi,
perché non vi risponda;
evitare di frequentare altre persone quando non siete in coppia;
isolamento progressivo all’interno della relazione;
attesa perenne di un segnale del manipolatore.

Sintomi fisici e psichici


È bene prestare grande attenzione a tutta una serie di sintomi fisici e psichici:

disturbi del sonno, attacchi di panico;


incapacità di separarvi dal cellulare, per paura di perdere i messaggi o
una chiamata del manipolatore;
rapido passaggio dalla disperazione alla gioia più assoluta quando vi
manda un banale “Ciao”;
perdita della capacità critica nel valutare la portata effettiva dei
comportamenti profondamente ambivalenti dell’altro;
sintomi riconducibili a un’astinenza. I tre passaggi preferiti dal
manipolatore narcisista nel suo schema relazionale – ovvero la fase
dell’idealizzazione, della svalutazione e dell’abbandono (seppur
temporaneo) – causano nella vittima un crollo improvviso nella
produzione di alcuni ormoni, in particolare dopamina, norepinefrina,
ossitocina e serotonina, la cui produzione è fortemente incrementata
durante la fase del love bombing. Il rapido crollo dei livelli di questi
ormoni genera una condizione che possiamo sovrapporre a quella tipica
dell’astinenza da sostanze stupefacenti: la vittima appare fisicamente
agitata, in preda a un turbine di pensieri, a profonda ansia, angoscia,
stato confusionale, depressione. E questo il manipolatore lo sa
benissimo. La dipendenza affettiva non ha nulla da invidiare alla
dipendenza da stupefacenti, alcol, gioco d’azzardo, cibo, sesso. Il
meccanismo che si innesca è sempre lo stesso. L’astinenza è
intollerabile per chi vive una dipendenza affettiva. E più manifestate
angoscia e cercate disperatamente di contattare l’altro, più lui saprà di
aver acquisito un potere sostanzialmente infinito su di voi e lo utilizzerà
per trascinarvi sempre più in basso.

Quanto è grave la situazione?

Se vi riconoscete in almeno un terzo delle affermazioni che seguono, allora il


problema è piuttosto serio e non può più essere sottovalutato perché rischiate
di ammalarvi seriamente.

Avete ormai capito che state alimentando un rapporto estremamente


deleterio e distruttivo, ma non avete alcuna intenzione di porvi fine.
Vi ritrovate spesso a mentire agli altri (amici e familiari) su come stiano
realmente le cose nel rapporto.
Evitate di incontrare amici e parenti per timore che si accorgano che
qualcosa non va.
Siete ossessivamente gelosi e sospettate in continuazione che il partner
vi tradisca.
Controllate ogni suo passo, ogni suo contatto.
Quando trovate il suo cellulare incustodito, non riuscite a resistere alla
tentazione di leggere i messaggi e ispezionare i profili social, alla ricerca
di tutti i possibili contatti con altre donne.
Alla sola idea di essere lasciati sperimentate un’ansia intensa (arrivando
anche a sviluppare sintomi tipici degli attacchi di panico).
I suoi comportamenti e le sue parole condizionano il vostro umore per
tutta la giornata.
Vi sentite tristi, depressi, inadeguati, incapaci di soddisfare le aspettative
del manipolatore.
Cominciate a frequentare maghi e cartomanti per sedare la vostra
angoscia circa un possibile abbandono o potenziali tradimenti.
Arrivate anche ad avere pensieri suicidi: vi ritrovate a pensare sempre
più spesso che sarebbe meglio farla finita una volta per tutte.
Tendete a delegare all’altro la responsabilità della vostra esistenza, delle
vostre scelte e decisioni, della qualità della vostra vita.
Siete pronti a rinunciare a qualsiasi cosa pur di soddisfare le richieste del
manipolatore.
Mesi dopo la fine della relazione nutrite ancora la speranza di tornare
insieme.
Siete convinti che per essere felici dovete essere perdutamente
innamorati di qualcuno.
Siete perennemente in cerca del prossimo colpo di fulmine e tendete a
idealizzare le persone di cui vi invaghite, attribuendo loro solo qualità
positive e negando l’esistenza di difetti.
Tutti i vostri pensieri sono focalizzati sull’evitare di essere abbandonati.
Nelle discussioni con il partner non riuscite mai a tenere il punto e vi
ritrovate a dare praticamente sempre ragione a lui.
Non vi sentite in grado di coltivare spazi e interessi personali.
Lo ribadisco ancora una volta: l’unica difesa è il distacco, evitare qualunque
contatto con qualsiasi mezzo, ossia il famoso no contact. Fatevene una
ragione: il narcisista non ha alcuna intenzione di mollare la presa, per quanto
male possa avervi trattati. Ecco perché il mio consiglio può apparire radicale,
ma in realtà rappresenta l’unica strada percorribile verso la libertà.
Tenete anche presente che, a volte, da una condizione di dipendenza
affettiva a sviluppare un vero e proprio disturbo dipendente di personalità il
passo può essere molto breve.

Una dipendenza, molte varianti

Nel suo libro Addiction to Love (1989), la scrittrice e counselor Susan


Peabody ha proposto una classificazione dei vari tipi di dipendenti affettivi
che trovo decisamente interessante e condivisibile, basata sulle principali
caratteristiche emotive e comportamentali di queste persone. Vediamo le
tipologie principali.

Il dipendente affettivo codipendente (CLA, Codependent Love


Addict). È il tipo più diffuso e riconoscibile perché mira a fare in modo
che anche il partner dipenda da lui. Spesso nutre scarsa autostima e ha
un modo di pensare, sentire e comportarsi piuttosto prevedibile e
stereotipato. Tenta disperatamente di rimanere attaccato alla persona da
cui dipende e di fare in modo che anche l’altro abbia bisogno di lui. Per
esempio è permissivo, aiuta il partner, se ne prende cura, esercita un
controllo passivo-aggressivo, accetta i periodi di abbandono/assenza,
tollera maltrattamenti e abusi. In generale, le persone codipendenti fanno
di tutto per “prendersi cura” dell’altro nella speranza (vana) di essere un
giorno ricambiate, o almeno di non essere lasciate. Il messaggio che
inviano è: “Puoi fare quello che vuoi, mi troverai sempre qui ad
aspettarti” (di questa tipologia parleremo meglio tra poco).
Il dipendente affettivo ossessivo (OLA, Obsessed Love Addict). Non
riesce a lasciar andare il partner, anche davanti a limiti evidenti, per
esempio se l’altro non è disponibile a livello emotivo o sessuale, è restio
a impegnarsi, incapace di comunicare, non amorevole, distante, abusivo,
indagatore e dittatoriale, egocentrico, egoista, dipendente da qualcosa al
di fuori della relazione (hobby, droghe, alcol, sesso, un’altra persona, il
gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo, ecc).
Il dipendente dalla relazione (RA, Relationship Addict). A differenza
degli altri dipendenti affettivi non è più innamorato del compagno ma è
incapace di lasciarlo andare, di rinunciare alla relazione. Di solito è così
infelice che il rapporto mina la sua salute, il suo benessere emotivo. È
incapace di rinunciare alla coppia anche se subisce abusi o minacce
gravi (perfino alla propria incolumità fisica). Ha il terrore di rimanere da
solo. Ha paura del cambiamento. Non vuole ferire o abbandonare il
partner. Il suo comportamento si può sintetizzare così: “Ti odio, ti
disprezzo ma ti prego di non lasciarmi solo”.
Il dipendente affettivo narcisista (NLA, Narcissistic Love Addict). Eh
già, anche la vittima di un narcisista maligno può essere a sua volta
narcisista, anche se in misura meno evidente o meno grave (se vi
riconoscete in questa categoria, allora vi consiglio di rileggere
attentamente i capitoli precedenti, alla luce di questa nuova
consapevolezza). Il dipendente affettivo narcisista domina e controlla
l’altro, utilizzando la seduzione. A differenza dei codipendenti, che sono
disposti a tollerare un notevole disagio pur di non rinunciare al legame,
non accetta mai niente che possa interferire con il suo benessere
psicologico, i suoi bisogni, le sue direttive. È assorbito da se stesso e la
sua bassa autostima è mascherata da un apparente senso di superiorità
(ricordate la descrizione del profilo del narcisista overt?). Può mostrarsi
distaccato, perfino indifferente, ma si tratta di una delle tante maschere
che può decidere di indossare. A prima vista, può apparire del tutto
disinteressato a mantenere in piedi la relazione, ma la questione cambia
appena il partner minaccia seriamente di porre termine alla storia. In
quel momento la maschera del distacco e del disinteresse cala di colpo,
lasciando emergere una sconfinata sensazione di inadeguatezza e
angoscia al pensiero dell’abbandono. Davanti allo scenario realistico di
essere lasciato questo tipo di dipendente affettivo ricorre a ogni risorsa
disponibile per evitare un simile epilogo. Allora può diventare
aggressivo, perfino persecutorio. Del resto, nella relazione tra
manipolatore narcisista e vittima, come abbiamo avuto modo di vedere,
la dipendenza è reciproca, anche se con connotati molto diversi. In
questo caso, il messaggio che il dipendente manda è: “Non avrai altro
Dio all’infuori di me”.
Il dipendente affettivo ambivalente (ALA, Ambivalent Love Addict).
Di solito presenta alcuni tratti tipici del disturbo evitante di personalità
(vedi Appendice B). Non ha particolari problemi a lasciar andare il
partner, ha invece molti problemi ad andare avanti da solo. È
terrorizzato dall’intimità, anche se la ricerca attivamente. La
caratteristica principale di questa tipologia è una profonda ambivalenza
affettiva: queste persone sono perennemente in bilico tra fusione e
separazione. L’ambivalenza genera in loro una sistematica e profonda
angoscia. Insomma: “Resta con me, ma non troppo vicino a me”. I
dipendenti affettivi ambivalenti sono a loro volta divisibili in categorie.
I portatori di fiamma (torch bearers, o innamorati ardenti) sono
ossessionati da persone non disponibili. Si nutrono di fantasie e
illusioni anche quando non sono corrisposti o quando l’altro
nemmeno immagina il loro fervente coinvolgimento romantico.
Possono soffrire in silenzio, oppure cercare il contatto con l’amato.
I sabotatori distruggono le relazioni quando cominciano a
diventare serie, o quando sperimentano la paura dell’intimità. Ciò
può accadere in qualunque momento: prima o dopo il primo
appuntamento, dopo il primo rapporto sessuale, quando avvertono
il timore dell’impegno.
I seduttori rifiutanti (seductive withholders) ricercano una persona
quando desiderano un rapporto sessuale o compagnia. Quando si
sentono impauriti o in pericolo, cominciano a rifiutare compagnia,
sesso, affetto, qualsiasi cosa li renda ansiosi. A differenza dei
sabotatori, che chiudono la relazione definitivamente, i seduttori
rifiutanti continuano a ripetere il modello disponibile/non
disponibile.
I dipendenti romantici dipendono da più partner. Si legano a
ognuno, seppure in grado diverso, anche se i legami sono brevi e
avvengono simultaneamente. Il loro scopo è evitare l’impegno su
un piano più profondo con il compagno considerato principale.
Possono essere confusi con i dipendenti patologici dal sesso, che
però evitano del tutto i legami.

La tipologia principale: il codipendente

Tra tutte le tipologie di dipendenti affettivi che abbiamo elencato, la


codipendenza è quella principale e più diffusa. Ma quali sono le
caratteristiche di una persona codipendente?

Controlla e accudisce eccessivamente (può arrivare a una sorta di


vigilanza ossessiva su tutte le aree della vita dell’altro). Solo così si
sente bene. Spesso spaccia questo bisogno per atteggiamento di cura
amorevole; si tratta, in realtà, di una forma di controllo vera e propria.
Ovviamente non si comporta in questo modo solo con il partner, ma
anche con altri, per esempio con un figlio o con un amico intimo.
Il suo motto perenne è “Io ti salverò!”, fino a diventare un crocerossino
instancabile, costantemente impegnato nel tentativo di salvare l’altro da
se stesso e migliorarlo; il ruolo del “salvatore” diventa allora il nucleo
centrale della personalità del codipendente, senza il quale avvertirebbe il
suo profondo, angosciante vuoto emotivo.
Ha un’autostima molto bassa e per questo si sente gratificato
esclusivamente quando sente di prendersi cura di qualcuno. Solo così
riesce a sentirsi meritevole di amore e attenzione; il messaggio che invia
all’altro, nello specifico, è: “Io ti salverò, così sarò degno del tuo
amore”.
Manifesta una forte propensione a sviluppare relazioni simbiotiche e
fusionali. Poiché sente di esistere solo quando si prende cura di una
persona, sviluppa molto rapidamente una dipendenza da lei e il tempo
trascorso insieme non gli basta mai; ha bisogno di “dosi” sempre
maggiori di presenza e attenzione da parte dell’altro, arrivando ad avere
difficoltà a separarsene anche solo per qualche giorno.
Si attribuisce sempre la colpa, a prescindere dagli errori effettivamente
commessi e dagli abusi o comportamenti disfunzionali che può aver
subito. Il codipendente è costantemente intento a salvare l’immagine
idealizzata che ha dell’amato e tende ad attribuire a se stesso la
responsabilità di qualunque malefatta del partner: trova sempre una
giustificazione. Non a caso, questa è una delle caratteristiche che i
narcisisti maligni apprezzano nelle loro vittime.
È focalizzato tutto il tempo sulla soddisfazione dei bisogni altrui,
arrivando a negare i propri, perché questo gli permette di fuggire dai
suoi profondi problemi emotivi (dilagante senso di vuoto).
Sceglie partner problematici, spesso affetti da disturbi della personalità,
in particolare persone che mostrano difficoltà nel controllo delle
pulsioni, tossicodipendenti e alcolisti, ossia individui che sono in grado
di “assicurare” al codipendente il suo ruolo di crocerossino-salvatore e
gli permettono assai agevolmente di assumere il controllo sulla loro vita,
sotto forma di “cure amorevoli”.
Tende a parlare ossessivamente del partner o, quando la storia si è
conclusa, dell’ex, anche a distanza di molto tempo dalla fine della storia.
Questo è un segno ulteriore dell’istanza di controllo del codipendente e
della sua incapacità di separarsi dall’oggetto delle sue cure.
Utilizza la “strategia del koala”, ossia vive costantemente aggrappato al
partner, emotivamente e anche fisicamente, perché senza di lui
sperimenta un profondo e angosciante senso di abbandono.

Le caratteristiche del codipendente possono essere declinate tanto al


femminile quanto al maschile. Non esiste, infatti, un copyright di genere in
queste dinamiche relazionali disfunzionali. In altre parole, è una condizione
psichica che può manifestarsi nelle donne come negli uomini.

Nella tela del ragno

Ripercorriamo le fasi della relazione con il manipolatore che abbiamo


descritto nel Capitolo 4, ponendo ora l’accento sul punto di vista della vittima
dipendente per mostrare come si instauri progressivamente la dipendenza
affettiva nei confronti del manipolatore narcisista.
Quando il manipolatore sente di essersi assicurato un posto speciale nella
vostra vita, nel vostro cuore, nella vostra mente ed è certo che vi sentiate
ormai in perenne debito nei suoi confronti, soprattutto per quanto di bello
state vivendo con lui, almeno all’inizio, comincia il processo di
manipolazione che vi porterà a instaurare una dipendenza affettiva da lui.
Quanto pagherete cara quella breve luna di miele!
La dipendenza dal manipolatore narcisista si sviluppa per fasi molto simili
alla dipendenza nei confronti del gioco d’azzardo: si inizia con una vincita
cospicua che genera euforia nel giocatore, l’euforia dà alla testa e provoca
presto dipendenza. Poi il giocatore compulsivo comincia a perdere
sistematicamente, ma nonostante ciò continua a giocare perché spera di
sperimentare di nuovo l’eccitazione di quella vincita ormai lontana. Con il
narcisista manipolatore funziona esattamente allo stesso modo. Il periodo
iniziale è meraviglioso (vi ricordate la strategia del love bombing?). In questa
fase si insinua nella vostra vita e vi fa credere che quello stato idilliaco fatto
di corteggiamento, romanticismo, regali, attenzioni possa durare per sempre.
Si tratta di una condizione talmente irresistibile da portarvi a investire tempo,
energie e sentimenti nella relazione. Esattamente come il giocatore d’azzardo,
arrivate a puntare tutto pur di sperimentare ancora una volta l’euforia della
fase della luna di miele.
Il narcisista manipolatore sa bene che questo passaggio è di cruciale
importanza per porre le basi del suo potere su di voi. Sa che non deve
sbagliare nulla, che non deve mettervi in allarme. Dovete innamorarvi
perdutamente. Però sa anche che non dovrà impegnarsi a lungo: tre-quattro
mesi di idillio in media sono più che sufficienti per farvi capitolare. Ma si
tratta solo di un banale specchietto per le allodole, poi inizia a trasformarvi
progressivamente in un burattino nelle sue mani.
Quanto più avverte la vostra dipendenza da lui, tanto meglio riesce a
mettere in campo le sue armi preferite: l’atteggiamento ambivalente e
l’assenza. Sparisce per periodi prolungati senza dare alcuna spiegazione,
chiamate e non risponde, richiama quando e se vuole, si mostra gelido e
sprezzante, non mantiene mai la parola data e diventa aggressivo quando
glielo fate notare, si mostra geloso in maniera patologica, anche se è lui a non
farsi vedere per giorni o settimane. Alterna in maniera apparentemente
casuale slanci romantici e appassionati a esplosioni ingiustificate di rabbia
incontrollabile per questioni di poco conto, promesse d’amore eterno a gelido
distacco, assenza, periodi anche lunghi in cui evita il contatto con voi. E voi
vi sentite come sulle montagne russe, tra alti e bassi continui, pervasi da un
senso di precarietà che diventa via via sempre più angoscioso.
Se non riuscite a cogliere la pericolosità della situazione e a darvela a
gambe, interrompendo ogni contatto, allora inizia la discesa agli inferi della
dipendenza affettiva vera e propria. Tentate disperatamente di cercare una
coerenza nell’atteggiamento della persona a cui vi sentite ormai
profondamente legati e siete portati a chiudere un occhio sui comportamenti
negativi del manipolatore per concentrarvi (pericolosamente) solo su quelli
positivi e amorevoli (ormai lontani), ossia sugli aspetti che vi hanno
profondamente colpiti, di cui vi siete disperatamente innamorati, e soprattutto
a cui non siete disposti a rinunciare, costi quel che costi. Di fatto, attuate una
profonda distorsione cognitiva per evitare di ammettere che le azioni
ambivalenti dell’altro provocano una certa dissonanza. Perciò siete portati ad
amplificare al massimo gli aspetti considerati positivi (che diminuiranno
progressivamente, rendendovi sempre più difficile tale compito) e a
minimizzare, invece, quelli malevoli (che tenderanno ad aumentare in modo
significativo). Questa è la fase in cui la vittima si fa mettere il “guinzaglio
emotivo” e scivola progressivamente nella dipendenza affettiva vera e
propria.
A questo punto cominciate a pensare di essere la causa dell’ira e della
freddezza del manipolatore, che vi porta ad adattarvi in maniera sempre più
passiva a tutte le sue richieste pur di non perdere il contatto con lui, la sua
attenzione, il legame (che in realtà esiste solo nella vostra mente). I vostri
pensieri si polarizzano su un unico aspetto: fare di tutto per soddisfare le
richieste dell’altro ed evitare di essere abbandonati. Avvertite un malessere
sempre più forte, ma ormai il legame si è instaurato e non riuscite più a
interrompere la relazione.
Il manipolatore, dal canto suo, è indifferente al vostro disagio: si nutre
della vostra attenzione, sia di quella positiva (complimenti, apprezzamenti,
attenzioni, regali, favori e compagnia cantante), sia di quella negativa (insulti,
offese, critiche, minacce). Per lui tutto fa brodo, l’importante è assicurarsi di
essere al centro dei vostri pensieri.
Il manipolatore di matrice narcisista tende a mettere in campo lo stesso
schema relazionale all’infinito, e conoscere i vari passaggi è di fondamentale
importanza per disinnescare le varie trappole che vi tende.

Il circolo della dipendenza affettiva

Il circolo vizioso che si genera tra il manipolatore e la vittima con dipendenza


affettiva si articola in tre fasi separate.

1. Una volta innescato il circolo della dipendenza affettiva, la vittima


tenderà a impiegare la maggior parte delle energie per cercare di evitare
l’abbandono e l’angoscia che il solo pensiero genera. Il narcisista
manipolatore, dal canto suo, misura il suo potere su di voi proprio
attraverso la quantità di dolore che riesce a infliggervi.
2. Pur di riavere la condizione di luna di miele iniziale, arrivate ad
attribuirvi la colpa di tutti i problemi della relazione. Vi scusate a ogni
intoppo, vi umiliate in ogni modo possibile e immaginabile pur di non
perdere il legame. Così facendo gratificate il manipolatore, incrementate
la sua autostima, e il potere che ha su di voi cresce a dismisura. La
vostra autostima, invece, tracolla, come se subiste un’emorragia
emotiva. Cominciate a sentirvi profondamente inadeguati in ogni
situazione. Pur di alimentare l’immagine ideale che avete del partner
perdete di vista chi è in realtà e vi concentrate solo sui vostri errori,
convincendovi che giustifichino i maltrattamenti subiti. Iniziate a
isolarvi dal contesto di riferimento per evitare di dare spiegazioni su
tutta una serie di questioni che non siete in grado di affrontare.
3. A questo punto possiamo parlare di dipendenza affettiva vera e propria,
ossia di una forma morbosa e malata di relazione caratterizzata da una
totale assenza di reciprocità sotto il profilo affettivo ed emotivo, in cui
una delle due persone elargisce amore a senso unico e l’altra lo riceve
senza restituire alcunché. Quando scatta questa condizione è
decisamente difficile interrompere il circolo.
Progressivamente, cominciate ad adottare una serie di comportamenti che
sperate riducano al minimo le occasioni di ira per il manipolatore. Se il vostro
respiro lo infastidisse, sareste disposti anche a smettere di respirare!
Ora avete tutti gli strumenti che vi servono per guardarvi dentro e
individuare quali sono le vostre fragilità, che vi hanno fatti apparire così
appetibili agli occhi del manipolatore. Certo, si tratta solo di un primo
sguardo. Se riconoscete in voi i tratti descritti, il consiglio migliore che possa
darvi è di fare una chiamata veramente utile: quella a un bravo psicologo. Del
resto, questo è lo scopo del libro che tenete tra le mani: aprirvi gli occhi sul
mondo dentro e fuori di voi.
Appendice A

DIFFERENTI TIPOLOGIE
DI NARCISISTI

Per chi desidera approfondire le tipologie di narcisisti maligni individuate nel


tempo dagli studiosi che se ne sono occupati, ecco una rassegna delle
classificazioni principali, oltre a quelle già indicate nel Capitolo 3.

Psicopatici primari, secondari e dissociali

Robert Hare, importante ricercatore nel campo della criminologia, si è


occupato principalmente di psicopatici, ma nel suo testo La psicopatia
descrive il profilo di un predatore emotivo che assomiglia molto al nostro
manipolatore narcisista (o narcisista maligno):

Abbiamo che fare con dei predatori sociali che affascinano, manipolano, e
spietatamente si fanno strada nella vita lasciandosi alle spalle un ampio
strascico di cuori infranti, aspettative fatte a pezzi e portafogli vuoti. Senza
alcuna coscienza o empatia, si prendono egoisticamente ciò che vogliono e
fanno ciò che gli aggrada senza il minimo senso di colpa o di rimorso.4

Hare individua tre categorie: psicopatici primari, secondari e dissociali.


Gli psicopatici primari, che Hare considera a pieno titolo i veri
psicopatici, sono socievoli, affascinanti e hanno un linguaggio fluente. Sono
abili manipolatori e sanno utilizzare a loro favore la stragrande maggioranza
delle competenze necessarie per instaurare relazioni sociali. Sono crudeli,
manipolatori, egoisti e dediti alla menzogna sistematica. Sono ottimi attori e
riescono a suscitare emozioni di varia natura nei loro interlocutori, pur non
provando alcunché. Mostrano una totale mancanza di rispetto sia per i
sentimenti sia per la salute degli altri. Incapaci di provare empatia, rimorso,
senso di colpa, sono completamente concentrati su se stessi (vi ricorda
qualcuno?). In questa categoria possono rientrare datori di lavoro corrotti e
inclini agli abusi, impiegati inaffidabili e disonesti, uomini d’affari senza
scrupoli, politici corrotti, operatori delle forze dell’ordine che usano la divisa
per ottenere vantaggi personali o per danneggiare il prossimo, professionisti
vari che utilizzano il prestigio e il potere derivante dalla loro posizione
sociale per approfittare di clienti, pazienti e di chiunque capiti a tiro.
Gli psicopatici secondari manifestano gravi problemi emozionali. La loro
propensione a delinquere nasce dall’isolamento sociale che vivono fin dalla
tenera età. Possiedono scarse competenze sociali e relazionali. Sono
profondamente immaturi e mostrano scarsissima tolleranza per la
frustrazione. Questi psicopatici sono quelli che incappano più spesso in
conseguenze giudiziarie perché sono meno subdoli e socialmente competenti
dei membri della categoria precedente, perciò hanno maggiori probabilità di
essere arrestati e condannati per i crimini commessi. Spesso hanno alle spalle
una storia psichiatrica e problemi di tossicodipendenza.
Gli psicopatici dissociali, infine, mostrano comportamenti aggressivi e
antisociali che hanno appreso già a partire dalla prima infanzia. Hanno scarse
abilità sociali. Solitamente provengono da nuclei familiari disgregati.

La classificazione di Kernberg

Otto Kernberg è uno dei principali studiosi che si siano dedicati a studiare la
categoria psichiatrica del narcisista maligno. Già, perché nelle sue forme più
gravi il narcisismo varca i confini della psichiatria e viene considerato un
disturbo della personalità vero e proprio. Secondo Kernberg il narcisismo
patologico rientra pienamente nell’organizzazione borderline di personalità,
caratterizzata da una difficoltà della persona ad accettare la compresenza di
pregi e difetti, lati positivi e negativi in se stessa e negli altri. Perciò chi ne è
affetto tende a oscillare tra l’idealizzazione e la totale svalutazione di sé e del
prossimo (vedi Appendice B). Si tratta di uno dei disturbi più gravi che si
possano diagnosticare e a oggi è ancora incurabile, a mio modo di vedere.
Secondo Kernberg, il narcisista maligno rimane aggrappato disperatamente
a un’immagine idealizzata di sé che non può essere messa in discussione da
niente e da nessuno. Ecco perché sviluppa un sé grandioso, del tutto privo di
fondamento e profondamente patologico, che si nutre di fantasie di grandezza
irreali. Per contro, il narcisista proietta fuori da sé, sugli altri, tutto ciò che
può essere considerato negativo. Per questo è un bugiardo compulsivo e
mente sistematicamente in merito ad aspetti che possono intaccare
l’immagine idealizzata che cerca di imporre a tutti gli altri. Tanto per essere
chiari: queste persone mentono sul reale lavoro che svolgono, sui titoli di
studio effettivamente conseguiti, mentono ai colleghi, ai capi, agli amici.
Sono infedeli e mentono alle loro mogli e fidanzate. A causa della loro
profonda immaturità affettiva non riescono a farsi bastare un solo partner
perché hanno bisogno di continue e nuove gratificazioni. Purtroppo, però,
nonostante l’impegno profuso, non riescono a mentire a se stessi. Sanno bene
che, calata la maschera, quel che resta vale poco o niente.
Questo meccanismo mentale spiega anche la tendenza a esagerare le
proprie capacità e i propri successi, arrivando anche a inventare di sana pianta
tutta una serie di eventi mai accaduti per alimentare il proprio senso di
grandiosità. Ecco perché qualunque cosa voi abbiate fatto, qualunque
risultato abbiate ottenuto, loro avranno sicuramente fatto qualcosa di
decisamente più grandioso, anche se soltanto nella loro sfrenata fantasia. Ed
ecco perché sono così presuntuosi e si sentono tanto speciali da credere di
meritare trattamenti di favore ovunque mettano piede. Hanno la costante
necessità di essere ammirati dagli altri, che vengono idealizzati o svalutati a
seconda che riconoscano o meno la loro presunta unicità.
Kernberg ha individuato quattro caratteristiche fondamentali per poter
parlare di narcisismo maligno.

1. Presenza di disturbo narcisistico di personalità (vedi Appendice B).


2. Tratti antisociali: tendenza a mentire, sperperare denaro, commettere atti
violenti, uccidere. Non a caso, persone con queste caratteristiche spesso
diventano capi di sette distruttive, gruppi terroristici, organizzazioni
criminali.
3. Sadismo egosintonico: tendenza ad affermare se stessi in modo
aggressivo, a distruggere, “castrare” e deumanizzare il prossimo, ossia a
privarlo di una parte di sé, della sua identità; tendenza al suicidio nei
momenti di crisi oppure quando il suicidio è considerato un finale da
trionfatori o un modo per sottrarsi alla vergogna per le proprie azioni (è
lo scenario psicologico tipico di coloro che commettono una strage
familiare o un femminicidio e poi si uccidono).
4. Tratti paranoidi: timore di cospirazioni, dovuto a un io disorganizzato,
che svaluta o idealizza il prossimo con facilità. Questo provoca in queste
persone una profonda ansia, da cui si difendono sviluppando una mania
di grandiosità (“Tutti ce l’hanno con me e cercano di danneggiarmi
perché mi invidiano, dal momento che sono migliore di loro”).

Secondo Kernberg, possiamo incontrare principalmente due profili di


narcisista maligno, apparentemente molto diversi tra loro.

Profilo 1 o del Sé Grandioso. Si tratta della tipologia individuabile più


facilmente, perché caratterizzata da grandiosità, onnipotenza, deficit di
empatia, esibizionismo, ambizione, bisogno di ammirazione,
superficialità e strumentalizzazione dell’altro. L’ammirazione tanto
ricercata non completa il Sé, che resta vuoto e fragile.
Profilo 2 o del Sé Rinnegato. Questa tipologia di narcisista può essere
più difficile da smascherare perché la patologia nel modo di istaurare
relazioni e la manipolazione si manifestano in maniera più subdola. In
questo caso noteremo sentimenti di inferiorità, vergogna, aspetti
depressivi, vulnerabilità, paura del confronto, ipersensibilità alle
critiche, invidia, atteggiamenti paranoidi e incapacità di avere una
relazione matura (per la difficoltà a dipendere dagli altri),
pseudoempatia, comportamenti depressivo-ansiosi e ipocondriaci.

La classificazione di Million
Lo psicologo americano Theodore Million ha individuato e descritto sette
sottotipi di personalità narcisistica maligna.

1. Il narcisista senza scrupoli, sicuro di sé e competitivo: presenta tratti del


disturbo antisociale di personalità descritto da Robert Hare. È il
narcisista maligno più classico: perverso, incapace di provare senso di
colpa e rimorso, arrogante, manipolatore, aggressivo, irritabile,
vendicativo, amorale, sfrutta gli altri come modus vivendi.
2. Il narcisista compensativo: costantemente alla ricerca di supporto e
autostima, può apparire dimesso, quasi timido, vulnerabile, ma in cuor
suo è convinto di essere superiore agli altri. Evita il confronto e tende a
ridurre allo stretto indispensabile i contatti sociali. Presenta tratti del
disturbo evitante di personalità (vedi Appendice B). È convinto di essere
unico e speciale e che gli altri lo invidino profondamente per questo e
cerchino di boicottarlo in ogni modo. Non condivide nulla con gli altri e
non sente di appartenere ad alcun gruppo, è molto competitivo e ha
scarsa autostima.
3. Il narcisista seduttivo: erotico e conquistatore, cerca in ogni modo di
attirare l’attenzione su di sé. Ama stare al centro della scena. Può
manifestare aspetti tipici del disturbo istrionico di personalità. Tra i suoi
tratti caratteristici troviamo la bugia patologica, la propensione ad
adulare il prossimo come principale strategia manipolatoria, una
seduttività marcata ed esplicita (soprattutto nelle donne, questa tendenza
si traduce in una sistematica propensione a flirtare con tutti).
4. Il narcisista elitario: assertivo (ossia molto sicuro di sé, capace di farsi
valere in ogni occasione), arrogante, intrusivo, presenta caratteristiche
comuni al narcisista senza scrupoli, ma con forti ambizioni sociali e
professionali. È un arrampicatore sociale da manuale ed è perennemente
alla ricerca di soggetti da sfruttare per agevolare la sua scalata. Punta a
vivere una vita a cinque stelle, possibilmente a spese di qualcun altro. È
terrorizzato dall’idea di fallire e di essere considerato una persona
“normale”, vale a dire come tutti coloro che disprezza profondamente.
5. Il narcisista puro: privo di empatia, tende a instaurare rapporti di potere
con tutti coloro che, a vario titolo, entrano nella sua sfera di influenza. Si
sente unico e speciale (come tutti i tipi di narcisisti, del resto) e ritiene
che tutti debbano riconoscere la sua unicità e riservargli un trattamento
privilegiato. Presenta una naturale predisposizione per la leadership, è
molto competitivo e manipolatore.
6. Il narcisista fanatico: caratterizzato da pensiero paranoico e illusione di
onnipotenza. Ha un’idea fissa e agisce costantemente in suo nome. Un
tipico esempio sono i killer che commettono stragi in nome di un
supposto ideale.
7. Il narcisista spregiudicato: è profondamente disonesto, vendicativo e
infedele.

4. Robert Hare, La psicopatia. Valutazione diagnostica e ricerca empirica, Astrolabio, Roma 2009.
Appendice B

CRITERI DIAGNOSTICI
DI ALCUNI DISTURBI
DELLA PERSONALITÀ

In questa appendice sono riportati i sintomi principali di alcuni disturbi di


personalità tra i più frequenti, così come sono descritti dal testo di riferimento
per psicologi e psichiatri: il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi
mentali. Quinta edizione (abbreviato in DSM-5), redatto dalla American
Psychiatric Association (Raffaello Cortina, Milano 2014).

Disturbo narcisistico di personalità

Il disturbo narcisistico di personalità è caratterizzato da comportamenti e


fantasie grandiosi, necessità di sentirsi ammirati e mancanza di empatia.
Questi tratti compaiono entro la prima età adulta e si manifestano in vari
contesti. Si può parlare di disturbo narcisistico della personalità quando la
persona presenta cinque (o più) dei seguenti comportamenti:

ha un senso grandioso di importanza, cioè si mostra più importante di


quanto non sia in realtà (per esempio esagera risultati e talenti, ostenta
ciò che possiede, si aspetta di essere notato in quanto persona speciale,
unica, senza una reale motivazione);
nutre fantasie illimitate di successo, potere, fascino, bellezza o amore
ideale (pensa di poter trovare un amore da favola che non esiste nella
realtà);
è convinto di essere unico, attraente e brillante, e di doversi circondare
di persone altrettanto speciali o di status sociale elevato, perché sono le
sole che possano capirlo e di apprezzarlo appieno;
richiede eccessiva ammirazione;
ha la sensazione che tutto gli sia dovuto e ritiene di dover ricevere un
trattamento di favore ovunque si trovi;
tende a sfruttare gli altri per i propri scopi in maniera spietata e
sistematica;
manca totalmente di empatia verso i bisogni e le emozioni degli altri;
prova sentimenti di disprezzo e vergogna e assume atteggiamenti
arroganti e presuntuosi, invidia gli altri o ritiene che siano loro a
invidiarlo;
ha una scarsissima tolleranza della frustrazione;
ritiene di non essere sufficientemente apprezzato e che il suo valore non
sia abbastanza riconosciuto;
avverte un senso di vuoto e apatia, nonostante eventuali successi.

Disturbo antisociale di personalità

Il tratto principale del disturbo antisociale della personalità è l’inosservanza e


la violazione sistematica dei diritti degli altri. Questo disturbo si manifesta fin
dall’età di quindici anni. Chi ne è affetto presenta tre o più delle seguenti
caratteristiche:

è incapace di conformarsi alle norme sociali di comportamento,


comprese quelle stabilite per legge, perciò compie ripetutamente azioni
per le quali è suscettibile di arresto;
è disonesto in vari modi: mente, usa nomi falsi o truffa gli altri
ripetutamente, per profitto o per puro piacere personale;
è impulsivo e incapace di pianificare;
è irritabile e aggressivo, perciò è spesso coinvolto in scontri o assalti
fisici;
è spericolato e non si cura della sicurezza propria e degli altri;
è irresponsabile, di qui la difficoltà a tenersi un lavoro o a far fronte a
obblighi finanziari;
non prova rimorso, perciò rimane indifferente dopo avere danneggiato,
maltrattato o derubato qualcuno, oppure razionalizza, ossia si convince
di aver avuto le sue ragioni per fare ciò che ha fatto.

Disturbo borderline di personalità

Chi soffre di disturbo borderline di personalità è instabile nelle relazioni


interpersonali, nell’umore e nell’immagine che ha di sé, ed è molto
impulsivo. Queste caratteristiche compaiono nella prima età adulta e si
manifestano in vari contesti. Si parla di disturbo borderline di personalità
quando la persona presenta cinque (o più) dei seguenti comportamenti:

si sforza disperatamente di evitare l’abbandono, reale o immaginario (tra


questi sforzi bisogna includere tentativi di suicidio e automutilazioni);
ha relazioni interpersonali instabili e intense, in cui l’altro viene
alternativamente idealizzato o svalutato;
ha sempre un’immagine e una percezione di sé marcatamente instabili;
è molto impulsivo in almeno due aree potenzialmente dannose per la
persona in questione: spese incontrollate, sesso, abuso di sostanze, guida
spericolata, abbuffate (anche in questo caso bisogna includere tentativi
di suicidio e automutilazioni);
ricorre a minacce, tentativi di suicidio e automutilazioni;
è instabile sul piano affettivo a causa di una marcata reattività
dell’umore, per esempio episodica intensa disforia (alterazione del tono
dell’umore in senso depressivo), irritabilità o ansia, che di solito durano
poche ore, a volte qualche giorno;
prova una sensazione cronica di vuoto;
prova rabbia immotivata e intensa, o ha difficoltà a controllare la rabbia
(per esempio ha frequenti accessi di ira o una rabbia costante, ricorrendo
spesso allo scontro fisico);
ideazione paranoide, o gravi sintomi dissociativi transitori (ossia
possono manifestarsi veri e propri episodi psicotici accompagnati da
allucinazioni e pensiero delirante), legati allo stress.
Disturbo evitante di personalità

Il disturbo evitante di personalità si manifesta con un’inibizione sociale


pervasiva, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità al giudizio negativo.
Chi ne soffre teme profondamente di essere criticato, umiliato, disapprovato,
rifiutato e di essere considerato inadeguato e incapace. Inoltre, tende sempre
a evitare le relazioni e le situazioni in cui può essere sottoposto a valutazione
da parte degli altri.
Il disturbo evitante di personalità si manifesta tipicamente nella prima età
adulta e include i seguenti sintomi:

la persona in questione evita di farsi coinvolgere in attività che


comportano un significativo contatto interpersonale, a causa della paura
di essere criticata, disapprovata o rifiutata;
non interagisce con gli altri, a meno che non sia certa di piacere;
si mostra frenata nelle relazioni sociali, a causa della vergogna e della
paura di essere ridicolizzata;
si preoccupa eccessivamente di essere criticata o rifiutata nelle situazioni
sociali;
si sente inibita nelle situazioni sociali nuove, perché si percepisce come
inadeguata;
In mezzo agli altri tende a considerarsi non all’altezza, inetta, poco
attraente o inferiore a chi la circonda;
è riluttante ad assumere rischi personali o a impegnarsi in nuove attività
perché potrebbe rivelarsi imbarazzante.

Disturbo istrionico di personalità

Il disturbo istrionico di personalità è caratterizzato da comportamenti tesi a


richiamare l’attenzione su di sé in maniera spesso teatrale o emotivamente
coinvolgente. È tra i disturbi di personalità che comportano problemi di
regolazione emotiva e controllo degli impulsi. Le persone che ne sono affette
rivelano in tutto ciò che fanno eccessiva emotività e ricerca di attenzione, che
inizia entro la prima età adulta e si manifesta in vari contesti. Chi soffre di un
disturbo istrionico della personalità presenta cinque (o più) dei seguenti
comportamenti:

è a disagio in situazioni nelle quali non è al centro dell’attenzione;


nell’interazione con gli altri spesso assume un comportamento
sessualmente seduttivo o provocante inappropriato;
manifesta emozioni superficiali e che tendono a cambiare rapidamente;
utilizza costantemente l’aspetto fisico per attirare l’attenzione su di sé;
usa un linguaggio eccessivamente impressionistico e privo di dettagli;
mostra autodrammatizzazione, teatralità ed espressione esagerata delle
emozioni;
è suggestionabile (cioè facilmente influenzato dagli altri o dalle
circostanze);
considera le relazioni più intime di quanto non siano realmente.
L’autrice

Roberta Bruzzone, psicologa forense e criminologa investigativa, ha


analizzato la scena del crimine nei più eclatanti casi di cronaca nera italiani
degli ultimi anni. È presidente di Sos Vittima Onlus, che si occupa dei casi di
manipolazione affettiva, e dell’Aisf (Accademia internazionale delle scienze
forensi), ed è vicepresidente dell’Associazione La caramella buona Onlus,
che sostiene le vittime di pedofilia. Insegna Criminologia, Psicologia
investigativa e Scienze forensi all’Università LUM Jean Monnet di Bari e
negli istituti di formazione della Polizia di Stato e dei Carabinieri. In tv, dal
2007 è ospite fissa di Porta a Porta per i casi di cronaca nera.