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“A CHI RICORDA DI OSARE SEMPRE”

Il Mondo delle Nebbie, La Saga di Yagmut


“La Prima Era”, Tomo I
di Savio Pagano
PREFAZIONE Non avrei mai creduto in vita mia di poter vedere e
sentire tanto e credo che forse non accadrà mai più. Per
ironia della sorte ho goduto di sette anni di tali esperienze,
un numero che ricorre spesso in questa storia, ed ho avuto
modo di appurare che “l’isola che non c’è” esiste davvero
e non serve la polvere magica per raggiungerla.

Non basteranno di certo poche centinaia di pagine per


raccontare tutta la storia. Questo primo volume vuole es-
sere solo un inizio: il “c’era una volta”... adesso gira pa-
gina e preparati a perderti fra le nebbie, perchè ti mostrerò
ciò che hanno visto questi occhi.

Le Grida di Lutor il Re Bianco all’assalto di Nova Te-


Se aprirete questo libro e sfogliandone le pagine scor- lor, la furia e la sete di vittoria di Merkat, campione della
gerete un emozione, fatela vostra poiché essa è davvero Milizia dalla bianca stella, la bramosia inarrestabile di
autentica e non il frutto di vane fantasie. Chiamatela “sto- Lord Seraphon, tessitore delle arti oscure di Xamarath, il
ria” se volete poiché io ne posseggo reperti scritti. pianto di Evander sconfitto da Sephirot, il canto immortale
della Sacerdotessa Delya, l’amore incontrollato di Luca
Tutto ciò che troverete in questo libro è accaduto dav- Ashrum, La fede di Cyndior, portatore della spada spez-
vero in qualche modo, e le minuzie non sono frutto di uno zata, l’ardore di Caius Maximus, comandante della quarta
scrittore prolisso o particolarmente ispirato ma di vivide legione Aurea, e non saprei dirti quanto altro ancora!
emozioni e ricordi che hanno segnato la mia vita…e che in
cuor mio, non dimenticherò mai… Io ti mostrerò, le meraviglie del mondo delle nebbie…

Adesso le racconterò a voi poiché non muoiano con


me. Io ero li quando iniziò tutto, nell’ Undicembre del 885
dopo patto, ed osservavo palpitante ed estasiato le dinami-
che e le sfumature di un mondo affascinante ed assai raro,
i valori e le emozioni che da esso ne scaturivano, come
lapilli incandescenti!
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”A lungo gli uomini hanno vagato sotto la nebbia. CAPITOLO I
Ricordi, azioni e scelte inconsapevoli. “La Foresta Maledetta”
Mai fu scorta verità, mai fu trovata giusta via.
Il suono costante di un nodoso bastone che solca il ter-
Ma venne il tempo in cui i fili della marionetta si recise- reno coperto dal profumato fogliame, passo dopo passo,
ro, ed essa comincio ad urlare, urlare così forte da inclina- scandiva le incessanti ore della giornata.
re i pilastri del cielo! Il buon vecchio Faladair, scrutava attorno con aria cir-
La nebbia circondò il mondo, così cominciò a capire che cospetta… e con i sensi ben allerta come solo un animale
non sarebbe mai riuscita a trovare la fine di questo evane- del sottobosco sa fare. Il suo volto, ornato da una barbetta
scente palco di illusioni. grigiastra, portava le rughe della sapienza e delle buffe mi-
nuscole lenti montate su una base di legno ben lavorato. Le
La Clessidra del mondo scorre veloce quando i sensi an- sue vesti erano verde scuro, di stoffa umile, ornata con dei
nebbiano il reale… un segreto che solo gli alberi e i sassi bordini pieni di rune e simboli strani. Un intrecciata cintu-
conoscono… ra di cuoio teneva la cinta, ed annessi ad essa tanti piccoli
Qui, dove tutto sembra così eterno e immortale, io… sacchettini in pelle, con chissà quale componente arcana al
combatto contro me stesso, alla ricerca della chiave di que- loro interno.
sta prigione senza sbarre… ‹‹Sono passati dodici giorni da quando abbiamo lasciato
il villaggio Kyru… solo gli dei sanno perché mi sono im-
Cantami o mio amor, di folli lacrime color rubino, che pelagato in questa folle impresa… ci siamo addentrati in
sgorgano splendenti solcando il mio volto. un regno troppo antico, inospitale per la nostra flebile esi-
Cadete nel mondo a segnar il mio destino, svuotate il stenza… questa foresta per quanto a me affine, mi opprime!
mio cuore dal grido contorto. Odio, rancore, sangue. Cosa si nasconde sotto queste radici
Viaggiate, viaggiate lacrime divine… secolari? Hum! Per non parlare della gente che si è unita
piombate dal cielo, ardete questo mondo, baciate gli alla spedizione… due strani compagni di viaggio ma non vi
oppressi, contagiate le strade! era molta scelta… mi fanno venire i brividi, meglio essere
accondiscendenti.››
Perché non sarò certo Io…a perdonare mio padre.” Una voce proveniente dalle sue spalle, dal tono grave e
potente da far raggelare il sangue, lo distolse dai suoi pen-
sieri.
‹‹E’ solo un dannato sasso…››
Faladair strinse con convinzione la pietra color verde
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smeraldo che portava nel palmo. pietra quando per un attimo i suoi dolori alla schiena anda-
‹‹…Questa pietra ci ha portato fin qui, sani e salvi››, re- rono in secondo piano.
plicò senza voltarsi. ‹‹…Sta brillando! Sta brillando! Indica quella direzio-
‹‹I monaci di Kyru non ci hanno dato altro… solo che ne…di là!››, esclamò Faladair, che soddisfatto raccolse la
è strano… non riesco a capire la direzione adesso!››, disse pietra irradiante una luce verdastra, e tentò di intuire una
Faladair puntando la pietra casualmente. possibile direzione all’interno di quella tetra foresta.
‹‹Lo sapevo! Ci risiamo e? E’ meglio che la butti via… ‹‹Eppure questo imponente straniero che dice di venire
baa…ma che parlo a fare! Tanto non mi ascolti…un vec- dal sud, per quanto sembri avere la forza di un gigante per
chio dovrebbe capire quando arrendersi…›› via dell’enorme spadone che si porta dietro, non mi preoc-
Quelle parole accesero in Faladair una scintilla di ina- cupa più di tanto… ha detto di chiamarsi “Kaos”, ma dubi-
spettato orgoglio che lo costrinse istintivamente a replicare to seriamente sia il suo vero nome…sarà uno pseudonimo.
con una vecchia frase del suo maestro custode. Una cosa è certa, la guerra è affar suo, e questo mi basta››,
‹‹….ma non un druido. ›› pensò Faladair.
Faladair era conscio di ciò che stava dicendo. Si, lui ‹‹Quel corvaccio accanto a lui invece, quel seguace di
era un druido, uno degli ultimi rimasti nelle terre del nord. Korghul… sta sempre sulle sue, taciturno, evita ogni dialo-
Sapeva di non essere un umano come tanti e rammentava go, non mi piace! Sicuramente nasconde qualcosa… anche
bene i precetti scolpiti nella sua mente. Pensava sempre a se il loro ordine si è stanziato al villaggio da più di un anno
tre, quattro soluzioni differenti per ogni problema che gli si e per quanto si dichiarino “al servizio” del popolo la loro
parava davanti e non badava molto al tempo che ci volesse setta non mi ha mai convinto molto.››
per risolverli… visto che ogni sua risposta era segnata da Il gruppo formato dai tre avventurieri si accinse ad af-
almeno tre secondi di riflessivo silenzio, che spesso dava frettare il passo verso la direzione indicata dalla pietra. La
ai nervi alle persone meno pazienti che lo circondavano. vegetazione attorno era composta da alberi secolari a cin-
Quindi riprese a dire. que sei passi l’uno dall’altro. I loro fittissimi rami si esten-
‹‹Humm… e se la puntassi di là…›› devano in maniera smisurata verso l’alto filtrando con le
A qual punto la figura alle sue spalle, che di pazienza ne foglie la luce del tenue sole delle lande del nord. L’assenza
aveva indubbiamente poca, gettò un ultimo sbuffo di dis- di questa luce, unita alle forme contorte degli alberi dava
senso e con un poderoso colpo di guanto d’arme alla schie- alla antica foresta un aspetto spettrale, eterno, e inquietan-
na atterrò il povero Faladair per attirare la sua attenzione temente sovrannaturale. Il sottobosco, fitto come l’edera,
mentre la pietra gli scivolava via dalle mani. non lasciava intravedere il suolo né la possibilità di notare
‹‹Hum! Stupido stregone…›› tracce, e tutti sapevano bene quanto era impossibile riuscire
Il druido indispettito rimase al suolo alla ricerca della a scorgere un abitante di quel regno sconosciuto.
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Il loro nome nella lingua comune di Vallendly era “Elfi”, clemenza. In cuor mio spero solo di trovarli propensi a trat-
figli della dea Helengarys, generatrice della natura e degli tative… o pagheremo un dazio molto alto per aver solcato
Astri. Le leggende del Sud narrano che Helengarys seminò le loro terre!›› e mentre Faladair era assolto nei suoi diverbi
un unico seme in una immensa pianura e da esso ne crebbe una mano corazzata di ferro placò il suo cammino.
un albero immortale che generò come frutti la stirpe degli Era la mano di Kaos, che colto dall’impazienza aveva
elfi, metà uomini e metà piante. ben deciso di prendere una posizione anteriore rispetto al
Il saggio Faladair, pur non essendo un esperto di storia gruppo per assicurarsi l’assenza di pericoli . Egli si fidava
antica elfica in gioventù aveva studiato un po’ di storia del solo dei suoi sensi come un cacciatore si fida dei sensi del
mondo, a facendo appello prima della partenza ai suoi testi segugio, e proprio dritto davanti a loro qualcosa non lo fa-
situati al suo villaggio era giunto a conoscenza di grandi ceva star tranquillo. D’altronde Faladair si era domandato
sconvolgimenti all’interno di questo regno nel corso dei se- già più volte cosa spingeva quest’uomo a far parte di questa
coli e di antiche guerre interne al popolo degli elfi che vide- folle missione ma l’aspetto rude e vissuto, la sua freddezza,
ro una fazione di esse, di indole particolarmente malvagia, la stazza e la sua pesante armatura davano già l’idea di un
come vincitori del regno stesso che presero il nome di “Elfi uomo che non avrebbe avuto troppi problemi a rischiare la
Oscuri”. vita… e quindi lo lasciò fare.
Sicuramente il druido non aveva la più pallida idea di chi Un grosso albero caduto impediva il passaggio davan-
o cosa poteva trovare all’interno di questa foresta, d’altron- ti a loro ma la cosa che bloccò l’avanzata di Kaos era “il
de… chi aveva mai visto un elfo? Il buon vecchio Faladair perché” quel albero fosse caduto, visto che a sua memoria
celava i suoi timori ai compagni di viaggio perchè questo non ne rammentava altri da quando si erano addentrati in
non avrebbe portato niente di buono e ostentava un’appa- questa fitta selva oscura. Poi percepì un flebile respiro ma
rente sicurezza nel seguire la via indicata dalla pietra che li non ne individuò la posizione esatta! Niente di buono…
portava sempre più nel cuore della foresta, ma dentro di se gettò una occhiata attorno e velocemente impugnò il suo
una voce lo tormentava scaturendo in lui riflessioni come enorme spadone che teneva sempre sulla spalla, mai nel
una goccia che cade in uno stagno. fodero, ammettendo che ne esistesse uno per quella spada!
‹‹Ogni passo verso il profondo di questa foresta stringe Poi un fruscio! Che scatenò in Kaos una sorta di ringhio
il mio cuore… gli elfi oscuri non ignoreranno il nostro pas- breve e secco, girandosi leggermente su sé stesso con il tor-
saggio… a dir la verità io non ne ho mai visto uno finora… so si preparò a vibrare un colpo impugnando la spada come
ma so che sono maestri nel celarsi in questo ambiente e fosse una grossa mazza!
tendere imboscate! Il custode della linfa di Kyru, come mio Faladair osservava la scena terrorizzato ed in preda
maestro, mi aveva messo in guardia prima di…impazzire! all’agitazione si voltava in direzioni casuali cercando di
Tre uomini… siamo solo tre uomini… imploreremo la loro scorgere un nemico!
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‹‹E quanti viaggiatori passarono di qui senza fare ritor-
no!›› disse una voce proveniente da dietro un albero, il tono
sembrava quello di un ragazzo.
A tal affermazione Kaos cambiò totalmente sguardo e
una smorfia sorridente da sbruffone segno per una attimo il
suo volto, poi abbassando la guardia conficcò il suo spado-
ne nel terreno, in verticale, e si adagiò su un ramo dell’al-
bero caduto, chinando il capo.
Dal retro di quegli alberi ne usci una figura incappuc-
ciata, vestita con un saio di iuta, grezzo e pulcioso. Portava
alla vita una cinta di cuoio, ed attaccata ad esso tramite un
sistema complesso di stringhe intrecciate, un grosso tomo
con il simbolo di una fiamma stilizzata in bella mostra nella
copertina. Sotto il cappuccio si intravedeva un ciuffo di ca-
pelli biondi e la sagoma di un volto abbastanza giovane. Poi
rivolgendosi a tutti alzò il capo e disse con tono spavaldo e
arrogante.
‹‹Il mio nome è Inferno… maestro evocatore del fuo-
co… posso sapere chi ho davanti?››
Faladair rimase a squadrare perplesso il volto del ragaz-
zo per un po’. A prima occhiata poteva avere circa dicias-
sette anni ma le lentiggini, il viso pulito e quella tunica ma-
landata e abbondante lo rendevano ancora più strano! Poi
pensò.
‹‹Un maestro? Così giovane? hihi ma chi vuole prende-
re in giro questo moccioso? …sarà un ladruncolo che ha
rovistato in qualche cadavere… o uno sciocco e gradasso
allievo. Ho l’impressione che Kaos lo conosca… ma cosa
fa qua? E come ha fatto ad arrivare fin qui?››
In fine il druido notando nello sguardo del ragazzo la
fiamma dell’impazienza schiarì la voce e rispose.
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‹‹Il mio nome è Faladair Greenwood, apprendista della suolo… questa tetra foresta riserva più insidie di quanto
sacra linfa di Adàr, giungiamo dal villaggio Kyru.›› pensiate!››, nel contempo Inferno si dilettava con gran di-
Inferno replicò quasi interrompendolo. sinvoltura a far scaturire delle fiammelle dalle mani che
‹‹Kyru… ma davvero!››, disse con una smorfia saccente. prendevano le forme più strane: degli alberi, una mappa e
Poi infastidito dalla figura alle spalle di Faladair, silente e delle figure danzanti!
appollaiata come un avvoltoio, continuò. ‹‹Ho sentito dire che le tribù orchesche si stanno spo-
‹‹E chi sarebbe invece quel corvaccio dietro di voi… stando, dalle pianure salgono verso nord, in questa direzio-
cosi arrogante, da nemmeno presentarsi…›› e facendo ve- ne! Sono stati i monaci di Kyru a mandarmi da voi! Certo,
locemente qualche passo in avanti fissò il seguace di Kor- avete un possente guerriero…››, continuò alludendo a Kaos
ghul con uno sguardo intenso e lunatico! ‹‹ma basterà a tenere a bada tutte le sentinelle dell’oscuro
‹‹Osi sfidarmi per caso? Disse Inferno ghignando.›› signore dei morikuandir? I loro occhi sono ovunque!››
I suoi occhi erano di un castano chiaro a prima vista ma In quello stesso istante il brutto presagio di essere osser-
in un attimo, con l’irrigidirsi del volto, si accesero per in- vati e sentiti pervase Inferno che gettò un occhiata alle sue
canto e divennero color fuoco! Con riflessi gialli, arancio e spalle facendo finta di niente. Per un attimo vide una strana
rossi! E fiammeggiavano, contenuti dalle orbite! Ma l’uni- figura fatta di corteccia proveniente da un tronco alle sue
co di loro che poteva notare tale sguardo si nascondeva, spalle, che fuoriusciva appena e rientrava furtivamente, un
sotto il suo cappuccio nero, a testa china, continuando ad volto poco definito, contorto e malefico.
ignorare la provocazione quando Inferno, spazientito, si Poi Riprese.
pose faccia a faccia e con gesto furtivo gli tolse il cappuccio ‹‹Ascoltate… non voglio scoraggiarvi… ma solo metter-
costringendolo a guardarlo. Poi inclinò la testa e con tono vi in guardia! …sono già stato qui, per questo avete biso-
ancor più di sfida continuò a fissarlo! Il seguace di Korghul gno di me!›› esclamò sorridendo sicuro di sé!
rimase atterrito dallo spavento, ma provò a nasconderlo in ‹‹Per gli dei!!! Come fa un moccioso a padroneggiare
qualche modo… non riuscendo a sostenere quello sguardo, il primo segreto delle fiamme con tale facilità!?!››, pensò
girò il capo velocemente e si rimise il cappuccio emettendo Faladair arruffato da quanto aveva visto. ‹‹Non ha usato
un verso di disprezzo. ne componenti verbali ne somatiche per il suo incanto!
Gli occhi di Inferno si spensero. Costui è un fenomeno, un segno di Azurat in persona! E
Faladair, distante di qualche passo osserva la scena alli- poi… come fa a conoscere il vero nome del popolo degli
bito mentre Inferno sogghignava, contento di aver vinto la elfi oscuri…››
sua piccola battaglia psicologica, poi sicuro di sé riprese a ‹‹perdonate… messere, chi è il vostro maestro?›› disse il
parlare. druido incuriosito.
‹‹Sono certo che è la prima volta che calpestate questo Il volto di Inferno divenne di nuovo serio e irriverente.
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‹‹Io non ho… un maestro››, disse, poi sogghignò pen- L’appello del druido fu invano, Kaos era scomparso.
sando ‹‹ghgh… l’ho impressionato!›› Se vi era una persona in quel gruppo che odiava le lun-
‹‹Dannazione, è di un arroganza e di un irruenza mai ghe riflessioni di Faladair, quello era Kaos. Non sopportava
vista!››, pensò Faladair che di pazienza ne aveva molta! l’idea che fosse il vecchio a guidar la spedizione, ne lo ri-
‹‹Certo per essere un moccioso sembra in gamba… anche teneva capace di sopravvivere in un ambiente cosi angusto.
se… rimembrando gli insegnamenti del mio maestro la Non era venuto lì per farsi ammazzare quindi decise di fare
scuola d’evocazione prodigata nel tempo altera il carattere le cose a modo suo.
di coloro che ne fanno uso… il fuoco di Azurat ribolle nelle Un lieve odore di bruciato e delle strane impronte, lo
vene… pensa Faladair, pensa! In fondo sembra avere in- aveva portato in direzione non troppo lontana dal resto del
tenti pacifici… ma che fare? Cosa vorrà in cambio da noi? gruppo. I suoi occhi da predatore avevano intravisto una
Possiamo fidarci di lui? Se sa fare più di quello che ostenta coltre di fumo e non ci volle molto per sentire anche un
forse non vi è scelta.›› continuo sghignazzare nel sottobosco. Kaos conosceva
‹‹Hei! Druido!? Ti sei forse addormentato?›› Esclamò bene queste risatine stridule. Erano…goblin!
Inferno rompendo le riflessioni di Faladair con tono sarca- Piccoli umanoidi dalla pelle color verde vescica, rugo-
stico. si e ingobbiti quanto un vecchio ma con la ferocia di un
Faladair replicò ancora perplesso. cinghiale impazzito, con piccoli occhietti rossi, pallati, in-
‹‹Huummm… Kaos tu cosa ne pensi?›› disse voltandosi fossati e folli, pieni di vene rosso sangue, e dei nasi buffi
verso il tronco caduto ‹‹Ma? Kaos? Kaaaooss?!?›› lunghi a punta rivolti verso il basso, come le loro orecchie.
Stempiati o con strane acconciature e pitture tribali, con
denti aguzzi e deformi! vestiti con pelli putride, fetenti ca-
sacche, piccoli pezzi di armatura arrugginiti, ossa umane
e cianfrusaglie varie saccheggiate a chissà quale cadavere.
Di indole per lo più cannibale e dotati di una mente aguz-
za e malvagia non facevano altro che gridare, canticchiare,
sghignazzare, azzuffarsi, ansimare, rosicchiare, uccidere,
sbranare, devastare, rubare tutto ciò che gli capitava a tiro.
Il Gruppo di goblin era formato da circa sei, sette ele-
menti, un numero indefinito secondo Kaos vista la baraon-
da. Stavano tutti attorno ad un grosso focolare e accanto ad
essi vi era uno strano carretto rudimentale, per chissà quale
oscuro utilizzo!
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Fra le varie figure ne spiccavano tre in particolare, in
quanto stavano ferme a gustarsi la scena delle zuffe altrui.
Uno di questi sembrava uno stregone, probabilmente il
capo. Era totalmente glabro con delle pitture nerastre che
prendevano il volto ed il capo; Vestiva con un mantellino di
stracci tutto in brandelli e portava con se uno strano scettro,
probabilmente il simbolo della sua supremazia sugli altri,
coposto da varie cianfrusaglie legate in maniera rudimenta-
le fra loro, di cui una lancia spezzata, un mestolo di legno,
dei rospi impiccati in putrefazione e un piccolo teschio con-
ficcato sulla punta della lancia, probabilmente di un bambi-
no visto che i goblin ne vanno ghiotti! Accanto a lui sedeva
fiero un grosso goblin ciccione, con un doppio mento simile
a quello di un rospo mentre gorgoglia e con rivoli di grasso
ovunque che lo rendevano ancor più impacciato nei gesti
(probabilmente il carretto era servito a trasportarlo fin li!).
Portava una collana di denti al collo e rideva battendo le
mani e i piedi come una scimmia, tutto contento, sfoggian-
do la sua orribile dentatura! Forse era il suo compleanno!
Ma chi può dirlo…
Il terzo goblin stava a qualche passo dal resto del grup-
po, impettito e vigile. Portava con sé una lancia e una strana
armatura composta da più pezzi diversi fra loro, arrugginiti
e sforacchiati, per la maggioranza enormi rispetto a lui, fra
cui un elmo da cavaliere con una visiera che a stento cal-
zava per via delle orecchie e del naso; In realtà il povero
goblin era totalmente strabico, e aveva un’arcata sopracci-
gliare cosi folta da ostacolargli ulteriormente la poca visi-
bilità di cui disponeva… praticamente viveva brancolando
nel buio, notando solo sagome, odori e rumori!

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Nel contempo la massa di goblin accanto al focolare si sa non andava… e si mise ringhiare. Abbassò l’elmo che a
stava azzuffando selvaggiamente per due cosciotti di carne stento si chiudeva per via del naso e cominciò a marciare
con morsi, sputi e graffi, quando uno di loro, approfittando alla ricerca di qualcosa di sospetto!
della confusione prese di mira lo scettro dello sciamano per
appropriarsene. La reazione dello stregone fu tempestiva
ed efficace! L’occhio di Kaos scrutava le sue prede, e attendeva, at-
‹‹WEEEKAAA!!!›› esclamò lo sciamano gridando e so- tendeva, celato dalla boscaglia. Conosceva bene quei visci-
vrapponendo la sua voce agli altri che si bloccarono di bot- di e bizzarri esseri verdi e pur sapendo di esser solo non li
to, e con una pedata maldestra fermò l’avanzata di colui che temeva affatto. Non voleva farne scappare nemmeno uno,
aveva osato sfidarlo. Ma una altro goblin approfittando della o sarebbero stati guai…doveva ucciderli velocemente e in
situazione aveva ben pensato di attentare allo scettro dello fretta, perché la forza di questi esseri risiede nel numero e
sciamano quando venne fermato da un medesimo grido del probabilmente ve ne erano altri nei dintorni, forse ancor più
goblin ciccione che esclamò sputacchiando e sbavando! grossi!
‹‹WIIIII!!! UMARAKS!!!››, che nella lingua di queste Il bisbigliio continuo dei goblin continuava imperterri-
creature significa “umani”. to quando l’apparente silenzio venne spezzato da un grido
I goblin si bloccarono di botto, appiattendosi al suolo il secco e inumano. Con un abile balzo in avanti Kaos piantò
più possibile e scrutandosi fra di loro con aria circospet- un colpo di spadone dall’alto vero il basso cogliendo il go-
ta. Uno di loro continuava a ridere da solo come un matto blin grassone di sorpresa che venne letteralmente trancia-
quando il goblin sciamano, dopo uno sguardo irritato, pre- to in due, schizzando sangue e interiora sui compagni per
se un mestolo e glie lo schiantò nel cranio con aria sadica la potenza del colpo! Poi con grande maestria il guerriero
mentre tutti gli altri in sincronia esclamarono sfruttò il peso della spada roteandola sopra il capo e comin-
‹‹SHHHHHHHH!!!›› porgendo il rugoso dito indice da- ciò a tranciare ogni avversario che gli si poneva davanti. Il
vanti alla bocca e spalancando gli occhi. Il goblin maldestro suo volto sembrava divertito dalla scena e con occhi sadici
rispose tossendo infliggeva colpi su colpi senza dare nemmeno la possibilità
‹‹SHH! SHH!›› mentre altri due sghignazzavano per la di sfuggire vista la portata della spada.
scena! e il goblin sciamano rispose Cessata questa danza di morte Kaos si fermò un istante.
‹‹SHHHHHHHH!!!›› e andarono avanti cosi per qual- Erano rimasti soli, in due, lui e il goblin sciamano che tre-
che minuto. Poi, per motivi puramente casuali, piombò il mava come una foglia di fronte a tale carneficina. Il pove-
silenzio. ro goblin con scatto fulmineo e gli occhi che stralipavano
A quel punto la guardia goblin cominciò a fare delle stra- dalle orbite per il terrore, tentò una fuga strategica ma non
ne smorfie dubbiose, ad avere il presentimento che qualco- riuscì a far altro che schivare in maniere indicibili le sferza-
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te di Kaos che aveva intenzione di farlo alzare a non più di struggere i miei nemici!›› disse puntando il suo nemico, e
un palmo dal terreno. Dopo avergli tranciato il mantello e come per incanto dalle sue mani scaturirono due dardi di
parte dei glutei ancora fumanti il goblin disperato cominciò fuoco che cominciarono a fluttuargli accanto!
a strisciare accanto allo spadone, come un verme, implo- ‹‹DARDO INCANTATO!!!››, gridò con volto serio ed
rando pietà a modo suo. occhi fiammeggianti! Con un gesto delle braccia scagliò i
‹‹B-b-b-bghuaaaaa!!!›› esclamò singhiozzando. Poi con dardi di fuoco che cominciarono a sfrecciare ad una velo-
movimenti molto lenti si avvicinò ai piedi di Kaos, ba- cità inaudita verso il goblin, aggirando tronchi d’albero ed
ciando il terreno, strusciandosi al suolo come un gatto ed ostacoli, lasciando una scia di fumo nero dietro di essi! Le
emettendo un muco verdastro dalle narici; sapeva di esser frecce trafissero il corpo del goblin guerriero creando una
già morto quindi contò sulla pietà! Poi gli venne un idea! luce abbagliante seguite da un piccolo scoppio!
mentre strisciava prese un limone da una sacca puzzolente La trappola di Faladair aveva funzionato! Il goblin ven-
e cercò di barattarlo per la sua vita agitandolo in maniera ne sbalzato all’indietro gettando urla di dolore a più non
invitante posso, incapace di contrattaccare perchè colto alla sprov-
‹‹Li-li-limoooneeeeee!?›› Sussurrò sbavando! vista! Il druido vedendo il goblin esanime si girò di scatto
Lo sguardo del guerriero era disgustato! In fondo stava e impugnando saldamente la sua nodosa verga gli piantò
provando un po’ di pena per quel verme e pensò di non uc- un colpo ben assestato al volto, accompagnato da un grido
ciderlo immediatamente, magari avrebbero potuto torcergli secco da vegliardo, e poi un altro ancora, con tutta la sua
qualche informazione utile. foga, finche non lo vide stramazzare a terra.
Nel contempo, il goblin guerriero in armatura, ignaro ‹‹Maledette creature di Soter, lasciate in pace questa ter-
superstite della strage dei suoi compagni, si aggirava per ra›› pensò con affanno.
la foresta fiutando degli odori insoliti, quando ad un tratto Gli sguardi di Inferno e Faladair si incrociarono più vol-
intravide la sagoma di Faladair, colto alle spalle! avvici- te come segno dell’ottima intesa che avevano avuto nello
nandosi di soppiatto, fra un cigolio e l’altro della vecchia scontro. Il seguace di Korghul osservava il tutto con distac-
armatura, impugnò saldamente la lancia e sogghignando si co, badando a non incrociare nessuna di quelle creature nel
preparò a sferrare il suo colpo fatale. suo cammino… era stato abituato a cavarsela da solo, ma
Un occhio spalancato pieno di fiamme scrutava la scena soprattutto, a non fidarsi di nessuno.
da dietro un albero li vicino, poi si richiuse. In quello stesso Kaos sentendo rumori di battaglia inusuali intuì che i
istante una voce riecheggiò nella foresta! suoi compagni erano sopravvissuti grazie all’uso di qual-
‹‹Oh Azurat, signore della magia!›› esclamo Inferno con che incanto. Aveva sentito più di mille volte quelle parole...
convinzione. istintivamente girò il capo per darsi un occhiata attorno,
‹‹Dona energia alle mie mani! Che siano dardi per di- quando il destino, a volte camuffato dalle creature più im-
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pensabili, lo castigò severamente per la sua distrazione. alla volta ma i nemici erano due! Avrebbe dovuto disfarsi
Il goblin sciamano non aspettava altro! Con estremo sa- di uno di loro in qualche modo, magari con l’inganno! Il
dismo approfittò di esser abbastanza vicino a Kaos da poter suo sguardo improvvisamente diventò serio e intimidato-
scorgere dei punti scoperti nella sua armatura e con il retro rio, quasi folle, e conficcando leggermente lo scettro nel
del suo scettro acuminato gli infilzò la gamba! La reazione collo di Kaos avanzò delle minacce di morte per tentare di
del volto del goblin fu inevitabile; Un sorriso malvagio e scoraggiare uno dei due sui avversari, ma Faladair ed Infero
ghignate deformò la sua faccia arrivando quasi alle orec- avanzavano lentamente, silenti ed inesorabili. Per un attimo
chie, sfoggiando la sua flatulenta dentatura! Il goblin era Kaos levò gli occhi verso Inferno, notò il suo sguardo as-
divertito dalla scena e non potè fare a meno di contorcersi setato di vittoria e quel lieve sorrisetto bastardo di chi sa il
al suolo dalle risate, cominciando a sbeffeggiarlo e ad imi- fatto suo , e non potè fare a meno di sorridere e infervorarsi;
tare con gesti e versi la scena! Kaos adorava il rischio… I due stregoni cominciarono a ge-
‹‹GHUA GHUA GHUAA!!! WAHAHAHA!!!›› sticolare freneticamente, passo dopo passo, mentre il goblin
La reazione del guerriero fu immediata, ma il suo corpo notando l’inefficienza delle sue minacce era in preda al pa-
improvvisamente era come paralizzato, intorpidito, come nico e continuava a pungolare il collo di Kaos senza sortire
se ne avesse perso il controllo! alcun effetto! Non aveva mai visto degli umani comportarsi
‹‹Maledetta stregoneria dei goblin!!!›› pensò Kaos infu- cosi! Cominciò a girarsi nervosamente per controllare se vi
riato; tentò con tutta la sua forza di reagire ma più le sue era un tranello o qualcuno alle sue spalle.
vene schizzavano fuori dal collo per lo sforzo, più lo scia- ‹‹OH AZURAT SIGNORE DELLA MAGIA!›› escla-
mano rideva a crepapelle! mò Inferno a quel punto, mentre in lontananza un tamburo
‹‹WA WA WA WA!!!›› per un attimo sembrò che moris- cominciava a riecheggiare nella foresta con ritmo incalzan-
se dalle risate! Poi sentendo rumori di persone in avvici- te e serrato.
namento sgattaiolò grugnendo dietro il corpo del possente ‹‹DONA ENERGIA ALLE MIE MANI!››
guerriero, e tentò con evidente scarsa riuscita di mimetiz- Tamburi, tamburi. Lo sciamano cominciò ad urlare al
zarsi nella sua sagoma. celo, in estasi, inebriato da questi suoni, certo che questi lo
Faladair ed Inferno che avevano osservato la scena avan- avrebbero salvato. Proprio dietro di loro la boscaglia stri-
zavano con passo deciso, ben distanti l’uno dall’altro. Il deva e urlava accompagnata del rumore di rami rotti, passi
Vecchio sciamano li scrutava inviperito, aggrappato come pesanti, sghignazzi, ruggiti, grugniti… e tamburi.
una scimmia sulle spalle di Kaos, tentando in qualche modo ‹‹TUM TUM TUM››
di farsi scudo con il corpo della sua vittima. Con l’avanzare
silenzioso dei suoi nemici la tensione aumentò vorticosa-
mente, la sua stregoneria funzionava su una persona sola
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CAPITOLO II Alto più di due metri, talmente a torso nudo e con una mu-
“Grida di guerra” scolatura disumana; Il suo volto era gonfio, deforme, con
degli occhi incavati rosso sangue e una piccola pupilla nera
Con quel suono lo sciamano goblin esalò il suo ultimo al centro, contornata da venature gialle. Dalla sua mascella
grido, trafitto dai dardi infuocati di Inferno e scivolando via spiccavano due grosse zanne e altre due posizionate nelle
dalle spalle di Kaos come un sacco di patate stramazzò al estremità del mento, tozzo e rettangolare. Il suo seguito non
suolo. Tamburi. era da meno, tutti portavano delle pitture di guerra, pellic-
‹‹Adesso basta›› pensò Kaos digrignando i denti. ce sporche, insanguinate, e brandivano armi di una taglia
Le sue pupille divennero improvvisamente minute come sconsiderata per un semplice umano: asce, mazze ferrate,
quelle di un pesce, gli occhi persero il senno, l’odore del spade spuntate e seghettate o addirittura senza filo, giusto
sangue era vicino. Con un unico e solo grido il guerriero si per rompere le ossa .
liberò da quel sortilegio mentre i possenti muscoli pulsava- I tre maghi si diressero in una posizione sopraelevata
no ancora dallo sforzo. Il suo spadone cadde pesantemente che gli avrebbe dato un po’ di vantaggio, ma di certo Kaos
a terra solcando il terreno, Kaos aveva ripreso il controllo non aveva intenzione di arroccarsi su una collina, attendeva
di se stesso e sapeva benissimo chi si celava dietro quei questo momento da tempo e si scagliò all’attacco in carica,
rumori e quella boscaglia, delle presenze cosi selvagge da protraendo il suo pesante spadone verso dietro, pronto a
risvegliare in lui l’istinto di sopravvivenza e quella adrena- sferzare il primo colpo!
lina che tanto adorava… Il seguace di Korghul osservava la scena dall’alto, in si-
Faladair attendeva di scorgere qualcosa, impietrito; Non lenzio. Abbassò il capo e concentrandosi incrociò le braccia
sarebbe bastato qualche colpo di verga stavolta, quando la al petto contraendo le dita delle mani a forma di artigli.
sua mente cominciò a realizzare che avrebbe dovuto cerca- ‹‹Oh Korghul, signore della morte, rendi il mio spirito
re un posto più sicuro, più vantaggioso. strumento di potere, MANO SPETTRALE DELL’OLTRE-
‹‹TUM TUM TUM!›› tamburi. TOMBA! GIUNGI A ME!›› disse con voce rauca e cupa.
‹‹ORCHIIIII!!!! Stanno arrivando! E’ meglio che noi Per un attimo fu colto da spasmi di gelo, poi dal suo
maghi ci spostiamo su quell’altura!›› esclamo il druido in- torace ne fuoriuscì una mano cadaverica dalla consistenza
dicando una rupe a pochi metri da loro! eterea, con sfumature di bianco, di grigio, di blu e viola,
Il frastuono si fece sempre più vicino quando dalla bo- contornata da un aurea nerastra. La mano fluttuò accanto
scaglia emerse una prima figura seguita da altre, uniti come alle spalle del suo artefice che subito dopo si sentì meglio.
un branco di cinghiali correvano infuriati e infervorati, di- In fine emise un sogghigno.
struggendo qualunque cosa gli ostruisse il passaggio! Il buon vecchio Faladair osservò la scena incuriosito dai
Il più grosso di loro era un orco della peggior specie! malefici del suo compagno di viaggio. Poi pensò.
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‹‹humm… un necromante… che sia questo il giusto credo scia nerastra.
dei seguaci di Korghul? Hu! C’era da aspettarselo… tutta- Con una potenza inaudita Kaos sferzò una spazzata che
via rimanderò a dopo le riflessioni sull’etica. Kaos è solo colpi il primo orco solo di piatto, stordendolo; Cominciò la
ed ha bisogno del nostro supporto magico. Richiamerò lo sua danza di morte e sfruttando tutta la forza di inerzia che
spirito di questa foresta, la sua essenza… che Helengarys la mole della spada gli concedeva assestò una serie di colpi
ci assista.›› a girare tranciando due teste di orco nonostante avessero
Cosi pensando il druido mise la sua verga in posizione tentato di parare l’attacco. Poi con un passo indietro sfruttò
orizzontale, all’altezza del petto. Prima di agire tuttavia, vi- ancora una volta il peso dello spadone che tendeva oramai
sto che un mago considera sempre tutti gli elementi in cam- al suolo per porre l’arma in verticale, parando un colpo le-
po prima di intervenire, diede uno sguardo ad Inferno per tale con l’aiuto di un calcio veloce dritto al ventre dell’av-
cercare di intuire la sua tattica. Eppure girandosi non vide versario! Alcuni goblin in seconda linea lanciavano sassi,
un esperto di magia accanto a lui, ma un adirato ragazzo frecce seghettate e arrugginite contro la possente armatura
con i denti digrignanti, la rabbia nel sangue e il fuoco nelle del guerriero; una di queste trafisse la sua carne, nella spal-
vene. I suoi occhi si accesero misticamente e arsero in pochi la destra, ma la sua reazione fu solo una smorfia di dolo-
istanti tutta la pazienza che un bamboccio può disporre. re… accompagnata da un sorriso fiero. Sembrava che non
‹‹Io vado!›› disse Inferno proiettando il suo sguardo nel- desiderasse altre che il dolore e l’emozione di guardare in
la battaglia imminente e con un balzo ruzzolò dall’altura faccia la morte, ed ogni volta che vi riusciva si inebriava
correndo infuriato dietro Kaos. perché la guerra era la sua ragione di vita, la sua stella gui-
Faladair non ebbe nemmeno i tempo di fermarlo, il gio- da, la sua gioia.
vane secondo i suoi calcoli aveva chiaramente fatto una Inferno, a pochi metri dal compagno ferito disdegnò il
mossa avventata…che gli sarebbe costata la vita per quan- capo orco stordito a terra e senza pensarci due volte scagliò
to fosse stato scavezzacollo. Un colpo. Sarebbe bastato un omettendo formula alcuna, una sferetta di fuoco scaturita
solo fortuito colpo di un orco per spezzarlo in due. Forse dalle sue mani seguita da un esplosione che arse la maggior
avrebbe potuto fermarlo… ma rammentò che un druido non parte dei goblin. Uno di loro, per niente intimorito anche se
può cambiare volutamente il destino degli altri, perché egli unico superstite, ringhiava ancora evidenziando tutti i suoi
è come il ruscello d’alta montagna, segue la sua corrente denti acuminati e mal posti, e dopo aver gettato lo scudo
dalla fonte alla foce. Inferno aveva fatto la sua scelta e chi carbonizzato continuò la sua carica furibonda!
era lui per fermarlo? ‹‹WAAAAAA!!! GROOTH-TAAR!!!›› gridò con una
Il Druido riprese la concentrazione, determinato ad agire vocina stridula e serpeggiante, quindi menando colpi
nel momento più opportuno, mentre la mano spettrale di all’aria in maniera del tutto casuale, come per far intendere:
Korghul fluttuava verso il campo di battaglia lasciando una “Io ho la spada!”, corse verso Inferno con gli occhi iniettati
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di odio! quella barriera con la sua misera arma… ma questa era si-
Istintivamente il ragazzo pose le mani davanti a lui e de- curamente l’ipotesi meno probabile.
lineando un rettangolo disse: La seconda ondata di orchi imperversava sui temerari
‹‹OH AZURAT, SIGNORE DELLA MAGIA, CREA avventurieri, quando Faladair decise di intervenire per dare
UNO SCUDO CHE MI PROTEGGA DAI MIEI NEMI- il tempo necessario ad i suoli alleati di reagire.
CI!›› un lieve bagliore rosso e una sorta di vento caldo Estrasse prontamente da uno dei suoi sacchetti da cinta
scaturirono dalle vesti lacerate di Inferno. Poi alzando le del terriccio con aggiunta di semi. Porse il pugno in avanti
mani al celo gridò! ‹‹VENTI ANCESTRALI SIATE IL e li lasciò scivolare al suolo pronunciando:
MIO SCUDO!!!›› ‹‹Sorgete! Sorgete Figli di Adàr! Avvolgete chi osa sfi-
Il goblin piazzò il suo colpo ben assestato, nel volto di darmi!››, in fine strinse la sua verga con entrambe le mani
Inferno! e la sbatte a terrà conficcandola leggermente nel terreno
‹‹Non so se considerarlo stupido o impavido…››, pensò esclamando! ‹‹UNA RETE DI RAMI E FOGLIE PER I
Faladair, che nella sua sapienza conosceva gli effetti dell’ MIEI NEMICI!!!››
incanto di protezione alla quale il ragazzo si era appellato. Istantaneamente nella zona dove avveniva lo scontro una
A pochi centimetri da una morte certa accadde però una radice emerse sinuosamente dal terreno parandosi davanti a
di quelle cose che la mente di un goblin non riuscirebbe Kaos, e poi altre ancora, sempre più grandi, formando una
mai a spiegarsi. Una barriera invisibile fermò la sua lama rete vegetale fitta e resistente che avvolse uno degli orchi,
scheggiandola ulteriormente fra colorate scintille, come se stringendolo come un serpente fa con le sue spire, immo-
avesse impattato contro una roccia! Ma visto che l’ira di bilizzandolo completamente. Nel contempo il seguace di
un goblin non si spegne certo per cosi poco, l’agguerrito Korghul con grande gusto salmodiava un’oscura litania di-
verdognolo continuò a sferrare colpi a più non posso con rigendo la mano spettrale verso la rimanenza degli orchi.
ostinatezza inaudita!! Faladair non comprese la natura esatta o il potere che quel
‹‹KARAK-TAR WAG-UUUUUL!›› gridò disperato e maleficio concedeva ma ogni volta che quella mano oltre-
sudato dando il meglio di sé, mentre la sua lama scheggia passava come un fantasma il torace di una creatura vivente,
dopo scheggia andava in frantumi! quella sbiancava e cadeva a terra inerme. Quello era un
Inferno imperversava con la sua litania. potere proibito di morte, quello, era un potere di Soter.
‹‹CREA UNO SCUDO CHE MI PROTEGGA DAI Il campione degli orchi, umiliato di esser stato messo in
MIEI NEMICI, CREA UNO SCUDO CHE MI PROTEG- secondo piano si rialzò sbuffando, gridando come un bue
GA DAI MIEI NEMICI›› e divertito dalla scena attendeva impazzito! Sollevando la sua enorme ascia al celo colpì
che lo stupido goblin esaurisse le energie o che, dopo esser- Kaos alle spalle, frantumandogli uno spallaccio e lussando-
si sfogato, realizzasse che non vi era maniera di infrangere gli parte della spalla. L’orco era andato in bestia, era su tutte
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le furie perché il suo orgoglio era stato ferito… e adesso, Exoriano. Con una spazzata diretta verso il basso, pratica-
cercava vendetta. mente imparabile, puntò ai piedi mentre l’orco con i riflessi
Kaos, rimasto sorpreso dalla resistenza del suo avver- esaltati all’estremo spiccò un balzo verso il suo avversario
sario, accolse la sfida con piacere e parò un secondo colpo ma venne colpito alla tibia, che andò in frantumi. Nella ri-
con lo spadone. L’irruenza dell’orco fu tale che lo sbilanciò caduta l’orco accanito gettò un ruggito e scagliò l’ascia ver-
di qualche metro indietro, spaccandogli anche il labbro su- so il suo carnefice con tutta la sua forza! Kaos ancora una
periore. Ritraendo le labbra il guerriero sputò del sangue e volta sfoggiò tutta la sua maestria e inclinando il torace ab-
conscio di aver preso una bella batosta esclamò con tono bastanza da schivare il colpo girò su sé stesso caricando lo
rauco: spadone al massimo, di trecentosessanta gradi, scaricando
‹‹Adesso mi hai fatto arrabbiare.›› questa furia sul corpo dell’orco ancora in caduta che venne
I due si scagliarono in un duello feroce, frontalmente sbalzato via di una decina di metri e tranciato in due pezzi
uno contro l’altro, praticamente un corpo a corpo, sotto gli sotto un escursione di sangue verdastro, come una brocca
occhi impotenti di Inferno che sosteneva ancora l’incan- di vino che và in mille pezzi. Il goblin che stava accanto,
tesimo con la sua litania per evitare di esser maciullato da impietrito dalla scena e innaffiato dal sangue del compagno
quel goblin impazzito che continuava a menare colpi senza si pisciò i calzoni colto da una paura esasperante, e fra un
alcun segno di cedimento! Alcuni goblin nel frattempo era- grido e l’altro cominciò a correre a più non posso… ma
no arrivati ai piedi della rupe armati di sassi e piccole lance non fece molti metri che una mano spettrale lo oltrepassò
acuminate. collezionando vittime.
Durante lo scontro il capo orco dimostrò di essere un Il silenzio piombò sul campo di battaglia, mentre solo so-
forte guerriero: nonostante portasse a termine i colpi con spiri ansimanti per l’affanno riecheggiavano nella foresta.
imprecisione riusciva a compensare in potenza. Aveva af- Kaos si spezzo la freccia dalla spalla con un grido serrato.
finato la sua tecnica sfruttando la sua forza bruta e la mole ‹‹GHHH!!! Io detesto, i goblin! HU!›› poi con un sospi-
della sua arma, tuttavia non si sarebbe mai aspettato di ve- ro di sollievo si girò verso Inferno con sguardo celatamente
dere un umano con la forza di brandire un arma più grossa compiaciuto.
della sua, ragion per cui lo considerò quasi un suo pari. ‹‹La prossima volta stai indietro ragazzo, o potresti farti
Kaos d’altro canto sfoggiava anche esso una tecnica basata male.››
sulla sua enorme spada. Effettivamente la sua muscolatu- ‹‹STZ! Figuriamoci se ho paura di un gruppetto d’or-
ra per quanto imponente non sarebbe mai stata in grado di chi!›› disse Inferno che sconosceva il significato della pa-
maneggiare tal peso, figuriamoci con maestria, e nonostan- rola umiltà.
te ciò il guerriero sfoggiava una velocità e una fluidità di ‹‹Non parlavo degli orchi ragazzo›› replicò Kaos oltre-
combattimento sorprendente, degna di un maestro d’arme passandolo.
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Dannazione, se c’era una cosa che Inferno detestava era
esser controbattuto da una persona più grande di lui, strinse
il pugno e leccandosi il labbro superiore pensò sorridendo
‹‹pagherai tutto a tempo debito… ma adesso, ci sono
cose più importanti…›› poi si girò con la faccia da santo e
corse verso il resto del gruppo tutto contento!
‹‹HAI VISTO VECCHIETTO?!? HI! HI!›› esclamò sor-
ridente rivolgendosi a Faladair ‹‹adesso hai capito perché
avete bisogno di me no?››, il druido rispose con un cenno
del capo, oramai rassegnato. Poi Inferno si girò verso il
seguace di Korghul.
‹‹Aaa, ma guarda chi abbiamo qui… braaavo bravo, il
corvaccio si diverte a giocare con gli spiriti dei morti...››, il
necromante accennò un sorriso accondiscendente come per
dire “è già”, ma Inferno continuò a punzecchiarlo.
‹‹Ma sei abbastanza veloce corvaccio da saperti difen-
dere quando serve veramente?›› e con un gesto veloce del
braccio aprì il palmo della mano scaturendo una fiammella
proprio sotto il mento del seguace, che si allontanò veloce-
mente; Il fedele di Korghul tuttavia non rispose alla provo-
cazione, non aveva la minima intenzione di sprecare potere
prezioso. La sua gente non ostentava quasi mai apertamen-
te i propri rancori, preferivano aspettare che fosse la morte
stessa a fare giustizia per loro.

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CAPITOLO III Per un attimo ebbe l’impressione di notare dei cespu-
“La guida” gli che si muovevano in lontananza… poi percepì la stessa
sensazione proprio accanto a lui ai piedi di quel albero alla
Nonostante qualche ferita il gruppo di avventurieri ripre- quale aveva fatto tanto affidamento e mordicchiandosi le
se il cammino seguendo la direzione indicata dalla pietra. labbra fece col capo un gesto accondiscendente.
Una sensazione sgradevole turbava costantemente l’animo ‹‹Vieni fuori!›› disse con sforzo, e con un gesto veloce
di Inferno, che da quando era entrato in questa foresta per- del braccio afferrò i rami del cespuglio che gli stava accan-
cepiva qualcuno o qualcosa che li seguiva, li osservava. to tirandoli verso l’alto.
Faladair d’altro canto era conscio che questa foresta era Con grande stupore degli altri il ramo si sollevò facil-
più viva di quanto si potesse immaginare, i racconti delle mente da terra; Le foglie si ritrassero verso l’esterno, come
antiche ere del maestro parlavano di creature giganti, com- un riccio, e da esso ne emerse una creatura umanoide di di-
pletamente formate da vegetazione, e di creature minuscole mensioni ridottissime, tarchiata e cicciona, con delle brac-
come un insetto ma di una potenza magica inaudita. Fra cia corte e un nasone rosso pronunciato, lungo almeno due
un passo e l’altro il druido rifletteva sulle possibili minac- palmi. Le sua pelle era rugosa come quella di un maialino,
ce che avrebbero potuto ostacolarli quando all’improvvi- con mani e piedini paciosi. I suoi occhi sembravano quelli
so, per un crudele scherzo del destino, la pietra dal color di un gatto ma non aveva ne artigli ne pelo cosi folto, ma
smeraldo sfavillante cominciò ad affievolirsi, con calante cosa era allora?
intermittenza. Faladair incredulo sgranò gli occhi! La creaturina dalle guanciotte rosse sorrise mostrando
‹‹Fermi tutti! Abbiamo un grosso problema!›› esclamò tutti i denti, ancora incredula di esser stata sorpresa! Poi
sudando freddo. tirando fuori la lingua agitò i piedini sollevati dal terreno
‹‹Che succede vecchio?›› disse Kaos infastidito. impegnandosi al massimo per evadere in qualche maniera.
‹‹La pietra! La pietra non funziona! Per la linfa di Adàr! Faladair sorrideva divertito dalla scena mentre Inferno non
ma è impossibile! Deve esserci qualcosa in questo luo- riuscì a trattenersi e scoppiò in una fragorosa risata; quel
go…›› e cominciò a farfugliare parole sconnesse senza un nanerottolo l’aveva seguito tutto il tempo senza farsi notare
apparente senso. Kaos raccolse l’ultima dose di pazienza e e probabilmente non era stato il solo!
con tono intimidatorio rispose ‹‹Ma guarda guarda che abbiamo qui…›› pensò Inferno,
‹‹Vedi di farla funzionare...›› mentre il piccolo nanerottolo si agitava cercando di prende-
Inferno nel contempo continuava a scrutarsi attorno… re la sua corda che teneva legata la cinta.
aveva percepito qualcosa, un presenza, ma cosa? Con aria ‹‹E‘ un folletto›› disse Faladair osservandolo da più vi-
indifferente si appoggiò ad un albero e rimase a scrutare cino, aggiustandosi gli occhiali. ‹‹anche se devo ammettere
l’ambiente circostante fischiettando allegramente. che è veramente grosso!
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Io pensavo fossero piccoli i folletti!›› mi devi dire il tuo nome…››
‹‹Hei nanerottolo, io ti regalo il mio serpente di stoffa se Il folletto diventò tutto rosso dall’emozione, poi all’im-
mi dici qualcosa nella mia lingua››, disse Inferno agitando provviso starnutì e tornò a sorridere sbattendo le palpebre.
la sua cinta con fare invitante. Gli occhi del folletto si ac- Nello stesso momento, forse per una assurda coincidenza,
cesero e continuarono a fissare il lazzo ciondolante, come la pietra di Faladair si riaccese emanando le sua consueta
ipnotizzati. aurea verdastra. I due maghi si guardarono stupefatti.
Poi dalle sue labbra venne fuori una vocina stridula che ‹‹Nooome!?›› disse il folletto dubbioso.
balbettò Il seguace di Korghul restava in disparte per niente in-
‹‹Q-q-qualcosa?›› disse la creaturina sorridendo verso teressato, ma fu proprio questo atteggiamento a metterlo al
Inferno! Poi guardò in alto verso il fogliame, e indicando centro delle mire dei folletti. Infatti un folletto gli stava alle
dei rami emise un gridolino, simile ad uno starnuto! calcagna da un bel po’, e senza che lui se ne fosse accorto
‹‹WA! WA! ATTA! AT -T-T!›› disse tremante! minimamente imitava alla perfezione tutti i suoi gesti e i
Tutti si girarono di scatto allertati, osservando attentamen- suoi passi rendendosi impercettibile e nel frattempo lo ana-
te le fronde in cerca di una minaccia, ma quella peste non lizzava cercando qualcosa da sgraffignare.
aveva fatto altro che giocare fin dal primo momento. Un ‹‹Ti chiamerò… starnuto!›› Disse sorridente Inferno, ri-
altro folletto emerse furtivamente da sotto la veste di Infer- ponendo il folletto a terra e premiandolo con una pacchetta
no, sfilò con gesto fulmineo la corda da cinta, e corse via sul capo.
sparendo fra la boscaglia, ridacchiando come un bambino. I due folletti sembravano inebriati dall’idea di fare ami-
Il folletto prigioniero alzò le spallucce sorridente mentre cizia e intrattenere i loro ospiti in qualche modo, non ave-
Inferno lo guardava perplesso. vano mai visto degli ospiti cosi “strani” e come dei bambini
‹‹Che simpatiche creature, sembrano amichevoli non alle prese col nuovo giocattolo scrutavano il gruppo di av-
trovi Faladair? Forse possono esserci d’aiuto, la foresta è la venturieri, pieni di curiosità. Sembrava non avessero paura,
loro casa dopotutto!››, disse il ragazzo ghignando, stuzzica- o forse in qualche modo Inferno era riuscito a socializzare.
to dall’idea di mettere uno di quei folletti al guinzaglio. Il folletto Starnuto tirò fuori dal fogliame dorsale un otre,
‹‹Humm…Io non ci giocherei troppo… sono come dei probabilmente di fattura umana, e stappandolo ne tracannò
bambini e ti assicuro che non conviene farli arrabbiare.›› velocemente il contenuto senza troppi complimenti! La be-
replicò Faladair che nella sua vecchiaia aveva sentito di- vanda lo fece tossire e un po’ di spruzzi gli fuoriuscirono
verse storie sui folletti… molte di queste con fini orribili. dalle narici!
Inferno noncurante continuò a interloquire con il suo pri- ‹‹COFF! COFF! AC! AC-C-C!!!››
gioniero. Poi la porse verso gli altri sorridendo, ma a quel pun-
‹‹Ascolta piccoletto, io adesso ti lascio a terrà, ma tu… to vedendo i suoi ospiti un attimo titubanti per il contenu-
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to, tirò giù un altro sorso, per sicurezza, e sorrise ancora! sasse e la mandò giù tutta in un fiato.
L’altro Folletto nel contempo tirò fuori dal suo strano cap- ‹‹Uhm!! Ma è vino! È dolcissimo!›› esclamò con le la-
pello, anche esso di fattura umana probabilmente, tre frutti crime agli occhi, ‹‹grazie Starnuto, è davvero buono, COFF
d’arancio e come un giocoliere provetto cominciò a farle COFF, ma il tuo amico non ne beve?›› disse Inferno indi-
girare sgambettando per l’euforia. Quel vorticare inizial- cando l’altro folletto.
mente silente, provocò un fischio simile a quello di un flau- ‹‹No no no no!!! Lui no! niente! Altrimenti poi…›› ri-
to, e che pian piano intonò una melodia festaiola, seguita spose con occhi rivolti verso il basso e sguardo solenne,
dal rumore di un violino incalzante. Sicuramente il primo come se fosse una cosa ovvia.
pensiero di Faladair fu capire come potevano delle semplici ‹‹Ma dimmi mio caro Starnuto, noi veniamo da tanto
arance produrre quel suono, ma più la musica incalzava, lontano e stiamo cercando una perg… hem! un pezzo di
più lui non riusciva a pensare, quella melodia era cosi bella carta insomma! Non è che hai visto persone vestite strane
infondo… lo faceva sentire leggero, e poi perché pensare? con un pezzo di carta in mano? Sai cos’è un pezzo di carta
Ballare! vero?››
‹‹Adesso basta!›› disse Kaos che non era molto avvezzo Il folletto guardava con occhi sgranati, pupille dilatate e
ai festeggiamenti, ‹‹perché non gli domandi se hanno visto guanciotte ruminanti, che lasciavano intendere un espres-
qualcosa di strano nei paraggi? Loro conoscono bene que- sione abbastanza idiota; Ogni tanto farfugliava con il suo
sta foresta.›› compagno, e scuoteva il capo.
‹‹Si, lo farò il prima possibile, il tempo di fare amici- Dopo un po’ il povero Inferno si accorse che i folletti an-
zia.›› rispose Inferno con un sorriso ebete sul volto! nuivano a qualunque cosa gli si dicesse ma probabilmente
‹‹Io d’ho un occhiata attorno, voi riposatevi.›› replicò non sapevano, o ancor peggio non capivano molto! Dove-
il guerriero, e facendo leva con la spalla caricò il suo spa- va escogitare qualcosa, trovare il giusto nesso per far com-
done sulle spalle e si allontanò nei dintorni. Il seguace di prendere cosa il suo gruppo cercava e dove trovarlo. Poi
Korghul si girò per seguirlo ma qualcosa gli fece cambiare si rivolse verso Faladair, che non aveva staccato un attimo
idea repentinamente e si sedette al suolo ad ascoltare quella gli occhi dalle arance come ipnotizzato (forse perchè nelle
melodia. Inferno rivolse ancora una volta la parola a Star- lande del nord non crescono arance).
nuto. ‹‹Hei vecchietto, tu cosa ne pensi?›› disse scuotendolo.
‹‹Ascolta Starnuto, potrei provare la tua deliziosa bevan- Il druido emise un paio di smorfie contorte e si bloccò in
da?›› riflessione per qualche secondo, tenendo fisse quelle sfere
Starnuto cordialmente rispose ‹‹Certo!››, e ne versò un roteanti, poi disse.
po’ in una ciotolina di legno che fungeva anche da tappo. ‹‹Forse ho trovato, probabilmente queste creature cono-
Inferno la afferrò saldamente prima che il folletto ci ripen- scono gli animali di questo bosco. La dea Helengarys con-
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cede a noi druidi il dono di comprendere la lingua di alcuni ‹‹Io sono Faladair Greenwood, apprendista e custode
animali, prima non ne ho visti in giro ma la presenza di del primo segreto della sacra linfa di Adàr, figlio del fiu-
questi esseri cambia tutto, potrei provare.›› me di sangue, allievo del gufo grigio di Kyru, umile ser-
Con un po’ di concentrazione il buon vecchio Faladair vo di Helengarys. A te porgo i miei omaggi e accingo la
avvicinò le labbra e cominciò produrre un cinguettio molto mia mano, come un fratello. In risposta al tuo invito ecco il
melodico, come un canto, seguito da tutti i linguaggi del mio quesito: hai visto se col buio degli esseri simili a noi,
bosco che aveva imparato; Sembrava che questa sensazione circondati da luci strane, stavano in cerchio o giravano in
gli portasse grande gaudio perché i suoi occhi si rilassaro- tondo?›› e con il suo bastone disegnò un cerchio nel terreno
no il quel momento, pensando alla sua giovinezza. All’udi- accompagnando il tutto con un gesto. Lo scoiattolo inclinò
re quella melodia i folletti si bloccarono immediatamente, il capo, scese al suolo con un agile balzo e percorse il cer-
con uno sguardo molto serio, che faceva quasi paura. Dal chio disegnato da Faladair, studiandolo con attenzione. Poi
fitto fogliame che ricopriva la schiena del folletto emerse alzò il capo.
un musetto peloso, e poi delle zampine artigliate. Era uno ‹‹Io ho capito ciò che tu mi domandi, ma troppi sono
scoiattolo adulto, di una certa stazza, con il pelo marrone i cerchi che ho visto in questa foresta, non posso aiutarti.
corteccia, una striscia color castagna maculata sul dorso e Chiederò alla civetta.›› rispose il roditore, e zampettando
gli occhi color ghianda dorata. fra un cespuglio e l’altro si dileguò nella vegetazione. Dopo
‹‹Cosa vuole da noi il custode della Linfa?›› disse squit- qualche minuto di assoluto silenzio si sentì un verso stridu-
tendo. Di tutti gli umani presenti solo il druido capì quelle lo e una civetta dal piumaggio bianco maculato con gocce
parole, mentre Inferno prova a squittire imitando vanamen- di nero si pose su un ramo alto, osservando con i suoi occhi
te il suo compagno. Faladair non rispose immediatamente e dorati.
allungò il suo braccio per invitare lo scoiattolo a salire su di ‹‹Chi osa disturbare il mio riposo?›› disse la civetta al
lui, in segno di amicizia, ma lo scoiattolo non salì. Questo druido con dei versi acuti e fastidiosi.
gesto turbò per un attimo il vecchio druido. ‹‹Salve signora incontrastata della notte, tu che tutto vedi
‹‹Perchè ha declinato il mio invito…›› pensò fra se e se, e tutto sai, puoi aiutare un servo di Adàr?››
‹‹che sia questa l’inquietudine che ho percepito? Qualco- ‹‹Andate via!›› rispose la civetta infuriata, ‹‹poiché non
sa li vincola, forse un antico patto, di certo non ne sono siete i ben accetti, troppi ospiti indesiderati Adàr ha accolto,
a conoscenza… adesso mi conviene ricambiar cortesia e e per ogni ramo spezzato io chiedo che venga spezzato un
porre le mie domande, scioglierò più avanti i miei dubbiosi osso. Questa è la legge del bosco.››
nodi.›› e con un sospiro amaro strinse il suo bastone e affer- Faladair chinò il capo è sbuffò, probabilmente la civet-
mò la sua carica, per quanto potesse valere in questo luogo ta si riferiva agli orchi che avevano infestato queste terre
così selvaggio. Riprese a squittire. incantate, devastando ogni cosa. Dopo qualche istante di
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silenzio il druido annuì un po’ scosso, non poteva certo dare
torto alla civetta. Poi gli venne un idea.
‹‹Mia signora, ciò che gli ospiti indesiderati hanno fatto
è vero, ed è terribile, tale affronto verrà punito secondo le
vostre leggi. Ma io giuro su Yavon stessa, che ogni ramo
che ha rotto la mia gente verrà sanato, e ne crescano tre in
più, affinché nessuno dica che il mio tributo non è stato pa-
gato.›› e con un battere del bastone Faladair concluse il suo
discorso fissando negli occhi il nobile volatile; Mettendosi
in concentrazione pronunciò delle parole in una lingua in-
comprensibile e con un ennesimo rintocco del bastone fece
cadere dalle mani dei semi al suolo. Dopo qualche istante
questi cominciarono a crescere a dismisura piantando le ra-
dici nel terreno e creando veri e propri alberi d’ulivo. Infer-
no osservava la scena accanto ai folletti esterrefatto.
‹‹Dunque›› , riprese il druido, ‹‹è possibile adesso avere
la compagnia vostra come guida verso ciò che noi cerchia-
mo?››.
La civetta cambiò tono e con versi più amichevoli rispo-
se ‹‹ E’ sia. Mi sembri un umano giusto, ti guiderò dove
vorrai evitando i pericoli che questa foresta cela.›› e con
un batter d’ali planò sulle spalle di Faladair, fissandolo in-
tensamente, come solo una civetta sa fare. Il druido annuì e
sorrise girandosi verso il resto del gruppo.
‹‹Bene sembra che abbiamo una nuova guida›› disse nel-
la lingua di Vallendly.
‹‹Adesso mi sento più tranquillo… è tempo di riprendere
il viaggio.›› e così dicendo ristrinse la pietra in mano e pro-
vò ad intuire una direzione. ‹‹Seguitemi››

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CAPITOLO IV pazzo druido li stava trascinando in quel deserto di foglie
“L’occhio di Xamarath” per una oscura ragione, forse voleva ucciderli, trascinando-
li nel cuore del nulla! Ma nessuna parola turbò quel silen-
Fra le carezze del vento autunnale e scrosci di foglie in- zio secolare… solo un riecheggio di pensieri e passi, passi
giallite dal tempo gli avventurieri si inoltravano nella cupa incerti fra le foglie.
foresta senza fine. Passo dopo passo gli alberi si intreccia- ‹‹Quella sensazione… la avverto nuovamente, quei fol-
vano in una caverna di rami, lasciando trasparire solo una letti mi hanno tratto in inganno prima… non erano loro a
fioca luce. Una coltre di nebbia avanzava all’orizzonte, stri- seguirmi››, pensò Inferno scrutandosi attorno, ‹‹sento una
sciava fra le fronde e avvolgeva tutto come un manto. presenza, gli alberi, le foglie, tutto sembra vivo, con occhi
‹‹Che siano questi i confini del mondo?›› pensò Kaos e orecchie.››
che non era delle terre del nord; E il dubbio inesorabile si I dubbi dell’evocatore cominciarono davanti ai suoi oc-
insinuò nella mente di tutti, poiché troppe leggende erano chi a prender forma; La corteccia di un tronco non troppo
state portate dal vento sulla nebbia, creando un alone di mi- distante si era deformata, in maniera totalmente silenziosa,
stero sulla sua oscura natura, che tutto cela, tutto avvolge, delineando un volto umanoide con un espressione contorta
tutto rapisce…per sempre. Tutti la temevano e nessuno osa- e malvagia. Inferno arrestò il passo allertando il gruppo con
va sfidarla… fin dalla loro nascita era stato il loro confine, un gesto.
la loro prigione, il loro limite. Lo sguardo dei viaggiatori si ‹‹Chi sei! Esci fuori!›› disse timorato, ma gli altri suoi
fece più cupo mentre continuavano a mirare il circostante, compagni non avevano visto ne sentito nulla e rimasero a
avanzando inesorabilmente, contro le loro stesse paure. guardare perplessi… quando un sibilo simile quello di un
‹‹Avanziamo, non mancherà molto, non temete il con- serpente riecheggiò nella foresta.
fine delle nebbie maledette non può essere cosi vicino.›› ‹‹Jhev qwashir… jheellr››
disse il vecchio Faladair che di storie in vita sua ne aveva Pochi istanti dopo da dietro un albero apparve come uno
sentite parecchie. spettro una figura umanoide, abbastanza alta e longilinea.
La civetta di tanto in tanto spiccava il volo e ritornava Portava un armatura di scaglie nere, fatta di una pelle simile
sulle sue spalle emettendo un grido riecheggiante; cammi- a quella di un rettile, e un manto nero. Il volto era celato per
narono finche la nebbia non li avvolse totalmente e quando metà dal cappuccio e per metà da una stoffa scura con due
le membra sembravano ormai stanche si fermarono un at- minuscoli fori per guardare.
timo per prender fiato e dare un occhiata attorno. Erano in
mezzo al nulla, in mezzo all’eco dei loro timori, sembrava
che la foresta avesse bandito ogni forma di civiltà. I pensie-
ri di molti di loro divennero meschini, diffidenti… forse il
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Sotto il manto si intravedeva anche qualche armamento ma
nessuno riuscì a scorgere di più. La cosa più evidente era un
arco di fattura pregiatissima, intarsiato con simboli sinuo-
si e decori di pelle nera; le mani che lo impugnavano era-
no color avorio, pallide come un cadavere; non portava ne
frecce ne faretra con se ed una volta rivelata la sua presen-
za si limitò a fissarli compiendo lentissimi movimenti col
capo. Poi si voltò di scatto fissando la civetta intensamente,
mentre il suo alito condensato si disperdeva fra quella fred-
da nebbia.
‹‹Xuuu Edash!›› sibilò indicandola con aria minacciosa.
Essa ricambiò lo sguardo e rimasero a fissarsi per qualche
istante. Faladair non sapeva come comportarsi, erano forse
questi i veri padroni della foresta? I leggendari elfi oscuri,
meglio noti in lingua madre come “morikuandir”, figli della
stirpe di Heredùr?
‹‹Xu Morghotessh… Xamarath Xhairku’kosh Tal Eda-
aa…›› concluse il morikuandir, e con gesto leggiadro sfio-
rò la corda dell’arco. La civetta si avvicinò all’orecchio di
Faladair e disse:
‹‹Il mio viaggio giunge al termine, non mi è concesso
andare oltre. Rendi onore al tuo maestro. Addio.››, e svo-
lazzando velocemente si inoltrò nella boscaglia.
Rimasti faccia a faccia l’elfo oscuro assunse una postura
più minacciosa e tese appena il suo arco che ancor non ave-
va frecce incoccate.
‹‹Veniamo in pace!›› riecheggiò nella nebbia… ma il
druido non ottenne risposta.
‹‹Forse non comprendono la nostra lingua›› pensò Fa-
ladair, ma a smentire la sua ipotesi fu proprio un ennesimo
sibilo del morikuandir.
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‹‹Jheeller… Ke Manhar Xatrashir… I vostri passi mor- mani cadaveriche, avvizzite e putrescenti che compievano
tali sono come tamburi per le mie orecchie, oltraggiosi e spasmi in maniera scomposta, sotto la cadenza macabra dei
incauti, come la vostra razza. Cosa cerca la stirpe di Shaar gesti del morikuandir, bramoso di un imminente lauto mas-
nella nostra terra… troverete solo il gelido abbraccio di Xa- sacro.
marath fra questi alberi, nient’altro.›› ‹‹Cosa diavolo sono?››, disse Inferno con gli occhi sgra-
Gli avventurieri ascoltarono con attenzione le parole nati.
della sentinella ma erano impietriti, come potevano andare ‹‹E’ la morte che è venuta prendervi…›› rispose la sen-
contro un popolo? Kaos aveva intuito bene chi aveva da- tinella prontamente. Cadde il panico fra gli avventurieri,
vanti. Non rimaneva altra scelta: uccidere, in fretta, senza persino il seguace di Korghul, per quanto affine al potere di
lasciar traccia di un grido. Poi pensò che il vegliardo avreb- richiamare le anime prave si sentiva, impotente… ma Kaos
be sicuramente scelto la via della diplomazia ma guardan- no.
dosi attorno vide solo complici, Inferno dal sangue caldo e ‹‹Morte? Hum!… Scoprirai presto che la morte è ben
un seguace di Korghul, un necromante... quale occasione poca cosa.›› disse, e con il suo sguardo folle piantò un pri-
migliore per fare un lavoro sporco. mo colpo su degli arti protèsi nella sua direzione trancian-
‹‹E così sei venuto ad ucciderci››, disse Kaos con tono doli di netto. ‹‹Ci vediamo all’inferno.››
sbruffone ‹‹da solo… hum! vieni a prendermi se ci rie- La rabbia strisciò veloce fra le vene del guerriero arri-
sci…››, cosi dicendo sollevò lo spadone dalla spalla e sot- vando in pochi istanti al cervello, soffocando ogni barlume
to il rumore metallico della sua armatura assunse una po- di ragione. Con uno scatto si lanciò contro il suo avversario
stura da battaglia; ‹‹Ti aspetto!›› aggiunse sogghignando. ma il morikuandir con un salto acrobatico ritornò nella posi-
La sentinella morikuandir, per niente intimorita, accolse la zione della sua comparsa, toccando l’albero dalla quale era
sfida e gesticolando armoniosamente con le mani avanzò fuoriuscito, e vi si immerse, abbracciato come per incanto
lentamente, a testa alta. Nel contempo sibilò fra il rintocco dalla foresta. Lo Spadone di Kaos si piantò contro l’albero
di un passo e l’altro: che quasi venne spezzato per la potenza del colpo!
‹‹Zhul’Jin Xavièr… non mi sporcherò le mani... mi di- ‹‹DOVE SEEEEII?!?›› gridò furioso, ma si sentì solo
vertirò a giocare con la tua carcassa… vagherai putrescente una risata sbeffeggiante provenire da un punto limitrofo in-
per l’eternità rinnegando te stesso, e tutti sapranno che hai definito! L’elfo oscuro si era dileguato nella vegetazione
sfidato Xamarath…›› in fine scrutando bene l’avversario mentre quelle mani immonde continuavano ad agitarsi…
l’elfo oscuro emise un sibilo più forte e partendo dal suolo quando alcune sagome umanoidi e cadaveriche si alzarono
inarcò le mani verso l’alto. di scatto con il busto, accompagnati da un gelido sospiro
In quello stesso istante una aria gelida pervase la zona sovrannaturale, come dei dormienti risvegliati da un sonno
e dalla bassa nebbia ne emersero delle mani dal terreno, ancestrale. Il suono dirompente di nugoli di mosche aller-
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tava i sensi, e un fetore di carcassa improvviso appestò la ‹‹Facciamoli a pezzi!›› esclamò il guerriero roteando
zona circostante mentre degli occhi rossi luminescenti si la spada, ma i suoi compagni non avevano molte armi e
accesero fra le orbite oramai cave e marcescenti di quei cor- si limitarono a difendersi come potevano. Inferno gridan-
pi rianimati senza senno e senz’anima. do scatenò la sua furia incendiaria e senza dire nemmeno
I cadaveri, avvizziti e smunti, erano un ammasso putre- una parola, con la sola concentrazione, fece scaturire una
scente di carne in necrosi, e solo il pensar di come poter- fiammata dalle mani che avviluppò l’immondo, ma esso
li uccidere ulteriormente, sempre se quella fosse la parola sembrava non accudire alcuna forma di dolore e avanzava
adatta, alterava ogni convinzione umana e la capacità di imperterrito e fiammeggiante, mentre il fetore di carne bru-
saper distinguere il reale dal surreale. ciata appestava l’aria e altre mani emergevano dal suolo,
Faladair in preda al panico non riusciva dare un senso a protese verso quel oscuro cielo silvestre.
tutto questo… ne vedeva una via d’uscita se non la fuga. Il seguace di Korghul estrasse prontamente un meda-
Eppure nei vecchi racconti si narrava spesso di queste ani- glione argentato legato al collo con il marchio del dio della
me dannate, di questi immondi “schiavi”, legati al loro stes- morte, una mezzaluna rivolta verso il basso con un teschio,
so corpo; Maledetti a mirare il loro degrado per l‘eternità lo strinse nel pugno, chiuse gli occhi e salmodiò
e così instancabilmente adirati con ogni creatura vivente ‹‹La vista è un dono concesso solo ai vivi…››
a tal punto da volerla divorare alla sol vista; Condannati Apparentemente sembro non accader nulla. Il necroman-
all’invida dei vivi e all’odio perpetuo, senza stanchezza, ne te si era appellato ad un incanto inusuale per la sua cer-
dolore se non quello del loro tormento, avrebbero potuto chia di magia ma molto utile, e che gli avrebbe permesso
combattere per l’eternità. di sopravvivere. Tale incanto lo rendeva impercettibile alla
Forse un tempo erano umani, oppure elfi del vecchio re- presenza dei nonmorti e questo gli avrebbe dato un enorme
gno, caduti sotto i colpi dei loro stessi simili, e per questo vantaggio su di essi.
dannati; ma non furono questi dettagli a far rinsavire il vec- Faladair istintivamente tentava di tenere lontane quelle
chio druido, perché adesso essi, avanzavano… dimostran- creature con la sua verga, sfruttando la loro lentezza dovuta
do una capacità di camminare tutt’altro che attribuibile ad al degrado fisico si faceva scudo con altri cercando di pen-
un cadavere. Per una ragione oscura loro erano come vivi, sare in fretta ad un incanto efficace.
ma morti nello stesso tempo! ne vivi ne morti, cosi li chia- L’ostinatezza di Inferno emerse ancora una volta e men-
mavano… i Nonmorti. tre gli altri arretravano lui non indietreggiava di un sol pas-
Sebbene sembrasse una follia il gruppo di avventurieri si so.
scagliò all’attacco contro quei cadaveri con tutta la deter- ‹‹Oh Azurat signore della magia! Crea uno scudo che
minazione che possedeva, guidati da Kaos, che sembrava mi protegga dai miei nemici!›› esclamò levando le mani
non temere quelle creature. al cielo. Alcuni immondi gli saltarono addosso tentando
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di graffiarlo, morderlo e trascinarlo dalla parte dei morti su una sola gamba roteò lo spadone mirando alle testa di
in qualche modo, con grida inumane e disperate, ma senza chiunque gli fosse a portata.
esito. Una barriera invisibile formata di pura energia lo ‹‹Staccategli la testa! Cosi non potranno mordervi!›› gri-
proteggeva ancora una volta, perché questa era la potenza dò il guerriero al resto del gruppo.
di Azurat. Faladair non aveva certo questo sangue freddo ma ebbe
Un cadavere di una donna fra quei corpi privi di umanità il tempo di richiamare ancora una volta le forze della natura
era riuscito a farsi strada nella battaglia. I suoi seni colmi in ausilio e creando una fitta rete di rovi imprigionò alcune
di scarabei e vermi pulsavano come il resto del suo corpo; di quelle creature nella sua morsa, Kaos pensò al resto.
Dalla bocca un liquido nerastro colava delineando le costo- Flebili pensieri come la luce ormai morente tramonta-
le e i suoi denti erano di un nero lucido, a volte grigiastro. rono quel giorno, dubbi immersi in un silenzio crescente
Al posto del suo cuore vi era una voragine dove un grosso attorniavano i viandanti sul loro ritorno. Ma se in cuor suo
ragno velenoso aveva posto la sua tana, divorandone i sen- Faladair sentiva la paura pulsare, in mente il viso dei fan-
timenti. ciulli del suo villaggio lo spronava a restare… Non passò
Attirata dal sangue si avventò con tutta la sua disperazio- nemmeno un batter d’ali che il dubbio, insito nell’indole
ne sulla gamba di Kaos, e nonostante il guerriero le avesse e catene della razza umana, venne spazzato via come una
spezzato più volte il collo, ella continuava a dilaniare la foglia nella tempesta; Un druido non aveva bisogno di sce-
carne e a tentar di saziare la sua fame. gliere, aveva già compiuto la sua scelta il giorno dei suoi
Ogni morso bruciava come il sale ma non era il dolore voti, poiché esso ama la vita, sia fatta di carne o linfa, e la
che avrebbe fermato il guerriero, a mirar il suo modo di pone al di sopra di ogni cosa.
combattere... forse lui lo agognava! Perché cosa rimane ad
un uomo quando perde tutto, se non il dolore…
Intanto quel liquido pestilente penetrava nelle carni e
come acido corrodeva ogni cosa. Kaos gridò con una smor-
fia di folle masochismo e per un attimo i suoi occhi si tin-
sero di rosso sangue, poi con una mano lasciò lo spadone e
conficcò le dita negl’occhi putrescenti degli della donna e
strattonando ne recise la testa, estirpandola come una radi-
ce dal terreno.
Esalò un sospiro di sollievo ma la gamba era oramai inu-
tilizzabile! Cadaveri! ancora cadaveri viventi dal terreno!
Nella foga Kaos rimpugnò la spada e oramai in ginocchio
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CAPITOLO V
“Il calice del potere è sempre colmo di sangue”

Quanti respiri si miscelarono a quella nebbia… ogni ali-


tata vaporosa celava un affanno. Gli avventurieri colti da
una flebile angoscia rimembravano di esser in grazia degli
dei perché solo grazie ad essi potevano ancora gustare que-
gli affannati sospiri che li facevano sentire cosi vivi. Dopo
qualche istante di quiete il buon vecchio druido avvicinò
cautamente la mano nella sacca da cinta contenente la pie-
tra magica, ma non trovò che un buco nel suo fondo!
Con agitazione si voltò freneticamente a destra e a sini-
stra alzandosi in piedi di scatto! una strana quiete… quasi
apatica, segnava il volto dei suoi compagni. Kaos stava
seduto su un tronco caduto, a contemplare le sue ferite,
mentre Inferno sembrava mirare il nulla, con uno sguardo
assolto da pensieri…
‹‹Hum! Hei vecchietto, guarda… la tua pietra è li, si muo-
ve da sola.›› disse accennando un sorriso. Con un espres-
sione arruffata Faladair diede uno sguardo attorno e vide
la sua preziosa pietra fluttuare nell’aria come per incanto.
Essa emetteva adesso una luce più intensa e puntando una
direzione ben precisa stava come in attesa di un loro pas-
so.
Il druido si alzò di scatto soddisfatto.
‹‹Humm… bene. Siamo vicini, affrettiamo il passo››,
disse… ma non aggiunse altro ne lasciò trasparir entusia-
smo.
Purtroppo la sentinella che li aveva scorti era fuggita e
a breve altre sentinelle sarebbero comparse per reclamare
le loro teste in nome di Xamarath… o ancor peggio le loro
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anime, quindi con convinzione strinse il bastone e fece un Mentre i pensieri di Inferno fluivano silenti come un fiu-
primo passo in direzione della pietra, essa fluttuò in avanti me di lava, alimentando la sua sete distruttiva, un ultimo
di poco lasciando intuire nuovamente una direzione da in- bagliore della pietra allertò il resto del gruppo. Il cristallo
traprendere. verde smeraldo cadde al suolo come un comune sasso. Fa-
La nebbia si era leggermente diradata e la compagnia si ladair alzò lo sguardo timorato da cosa lo attendesse dietro
rimise in marcia. quelle fronde silvestri ma fu il vento ad annunciar sventu-
‹‹ormai manca poco…››, pensava Inferno fra un passo ra.
e l’altro, ‹‹quella pergamena sarà nelle vicinanze e l’aver Uno strano fetore appestò l’area circostante e il ronzio
preservato la mia vera energia magica mi darà sicuramente delle mosche non lasciava intuire niente di buono, quando
un vantaggio sugli altri. Prima mi libererò del corvaccio, Kaos scorse un dettaglio, delle impronte di una bestia gran-
poi del vecchio… e credo che quel Kaos sarà abbastanza di quanto un braccio; Seguendole scoprì che il forte odore
furbo da non sfidarmi… anzi credo proprio che mi darà una di fatti era dovuto da alcuni grossi mucchi di feci non trop-
mano… potrebbe essere un ottimo complice. Che bruci quel po distanti e la loro dimensione lasciava intuire che vi fosse
ammasso di catapecchie chiamato villaggio Kiru… chi se una o più bestie grosse almeno quanto un toro! Il guerriero
ne importa! Ho sentito dire che quella pergamena serve a aggrottò immediatamente la fronte e fece un cenno con la
ben più di un semplice rituale di taumaturgia. In essa vi mano per allertare il gruppo.
è intrisa una antica energia che potrebbe alimentare i mie ‹‹Nagaroth…›› disse a voce sommessa ‹‹ci siamo ad-
poteri in maniera smisurata... e secondo me i monaci che dentrati più di quanto pensavo. Maledette bestie! allora esi-
hanno indetto la spedizione si sono inventati anche la sto- stono… non avrei mai sperato di poterne vedere una.
riella del “demone mangia fanciulli”… mbà! Che idiozie! ‹‹Cosa sono i Nagaroth?›› chiese ingenuamente Inferno.
Un essere dell’era dei disordini nel nostro mondo… hum! Faladair prese la parola:
No…ci deve esser di certo un complotto… e quei monaci ‹‹Sono mostri sopravvissuti all’era dei disordini, antena-
che tanto si professano in nome del bene e della dea Shaar ti dei rettili, antichi come il suolo che calpestiamo, grandi
secondo me nascondono qualcosa, qualcosa di grosso. Han- come due vacche e abili cacciatori. Hanno la pelle a scaglie,
no abbindolato con le loro menzogne e mandato a morire nera come Xamarath, denti e artigli grossi ed affilati come
tre uomini per recuperare questa reliquia, niente male per pugnali. I morikuandir li cavalcano in battaglia e una volta
essere dei fratacchioni… in fondo è stato facile raccogliere morti li scuoiano, per farne delle vesti. Le loro scaglie sono
le dicerie al villaggio ed infiltrarmi in questa spedizione… dure come la pietra… ci vorrebbe ben più di un guerriero
che idioti! adesso si fidano di me, e mi temono. Non sarà per abbatterne uno.››
difficile raggirarli e quando avrò la pergamena in mano… ‹‹ Hum! Che vengano ad uccidermi allora, vedremo se
non resterà che fumo e cenere di questa storia…›› saranno degni della mia spada.›› replicò Kaos infervorato ‹‹
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Shh!! Li sento, sento i loro passi, sono pesanti…›› Faladair istintivamente chiuse gli occhi ma non riuscì di-
Cosi dicendo il guerriero scostò le ultime fronde e intra- stogliere le ultime immagini impresse nella sua mente…
vide dinanzi a se una piccola radura. Fra uno sbuffò e un escrescenze ossee acuminate e una miriade di denti protesi
ruggito di Nagaroth, tre sentinelle morikuandir presiedeva- in avanti, famelici e letali.
no lo spiazzo con delle maschere metalliche inespressive; ‹‹Per la barba del re di Erbita! Cosa diavolo sta acca-
Uno di loro cavalcava la belva a scaglie, con il volto celato dendo?!?›› gridò il druido contro il vento, ma le sue parole
da una maschera dorata, mentre gli altri due ne indossava- vennero spazzate via come piume giacché nemmeno i suoi
no una d’argento, salmodiando una litania oscura ai piedi compagni le udirono. La sua espressione divenne truce ed
di uno strano circolo silvestre largo circa tre metri. Il fitto agguerrita, qualcuno o qualcosa stava violando gli antichi
intreccio di rami, radici e foglie tesseva una strana trama patti e come custode della linfa era suo dovere intervenire,
a forma di cerchio emergente dal terreno, come se Yavon anche a costo della vita. Con uno sbuffo da vegliardo si an-
stessa si fosse divertita a plasmare la vegetazione circostan- corò al suolo conficcando il suo bastone, che fece scaturire
te. una scintilla di vita. Dal solco ne emersero delle piante dal
‹‹Ancora sventura per i mie occhi››, pensò Faladair ter- terreno come uno spruzzo d’acqua e attirate lo avvolsero a
rorizzato dall’idea di un ennesimo scontro, ‹‹altri mori- protezione trasformandosi in una robusta corteccia.
kuandir mascherati...›› Sembrava che nessuno avesse l’ardire di fare la prima
Nel contempo il giovane Inferno osservava stranamente mossa ma dopo un veloce sguardo fu Kaos a prendere l’ini-
quieto la radura quando piccole folgori e lampi attirarono ziativa; non sapeva cosa stesse accadendo nei dintorni di
inevitabilmente la sua attenzione; Pensò di esser arrivato quel circolo e non se ne curò, lui bramava la preda più gros-
nel momento sbagliato, o forse in quello esatto! sa… e si scagliò gridando, contro il cavaliere su Nagaroth!
I morikuandir imperterriti alimentavano la loro incalzan- Il morikuandir colse la sfida e conficcando due speroni acu-
te litania noncuranti dei loro ospiti quando con un moto minati nelle costole della cavalcatura la spronò alla carica!
sinuoso del corpo e delle mani innalzarono le braccia al ‹‹SHISS XAMARAATH!!!››
cielo! Tale gesto sembrò scaturire un piccolo vortice fiam- Una lancia contro una spada…per quanto lo spadone di
meggiante dal circolo e all’interno di esso ne apparve una Kaos potesse essere lungo e robusto non poteva eguagliare
figura, un ombra evanescente in un primo momento, attor- la gittata della lancia dentata del morikuandir ne la velocità
niata da scariche elettriche e due piccoli occhi rossi infossa- del Nagaroth, avrebbe dovuto escogitar qualcosa per colpi-
ti! Dopo qualche istante la figura cominciò a mutare pren- re per primo, e in fretta, ma non sapeva esattamente cosa…
dendo consistenza e forma. come un poeta colto da ispirazione improvvisa, impugnò il
Un vento improvviso e impetuoso investì la radura scuo- suo spadone a due mani e lo scagliò verso il suo avversario
tendo i rami degli alberi come fossero giunchi. Il vecchio con tutta forza che aveva in corpo. La spada produsse un
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ronzio nell’aria e non ci volle mira per centrare il bersaglio;
il morikuandir venne disarcionato con un colpo poderoso
alla spalla mentre la bestia fu colpita solo di striscio.
Adesso l’avversario imminente era uno, privo di intel-
letto e ragione…ma dotato di istinto e di una forza sovrau-
mana…forse i due avversari avevano molto in comune, en-
trambi pregustavano il sapore del sangue.
Cominciò una lotta selvaggia. Il guerriero decise di sa-
crificare il suo braccio, protetto da un guanto d’arme, op-
ponendolo ai morsi letali del Nagaroth. Urla disumane rie-
cheggiarono nella foresta e dopo pochi istanti non vi fu più
“dolore”, solo spirito di sopravvivenza. In un grido dispe-
rato Kaos avvolse la testa del Nagaroth col suo manto, per
confonderlo, ma esso strattonava così forte da sbalzarlo a
destra e a sinistra. In fine, quando oramai l’osso del braccio
dava segni di cedimento approfittò di un istante per aggrap-
parsi con le gambe al collo, tentando un vano strangola-
mento, e accanito conficcò le dita nell’occhio della bestia,
facendolo fuoriuscire in un lago di sangue. Per un attimo fu
Kaos a gridare più della bestia, e avanzando la mano con
un certo piacere sadico si aprì una strada verso l’interno
del cranio. Un ghigno malefico solcò il volto del guerriero,
seguito da un bagliore nero e la bestia cadde a terra sbilan-
ciata in avanti, oramai priva di vita.
Nel contempo i due morikuandir che sorvegliavano il
circolo smisero di salmodiare, girandosi minacciosi verso
il resto del gruppo.
Inferno silente scrutava la scena.
Poi inspiegabilmente cominciò a corre in direzione del
circolo, come se esso fosse l’unica fonte capace di placare
la sua sete di bramosia.
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‹‹La pergamena! Dev’esser Mia! solo mia!›› ripeteva In quel luogo era impossibile che la ragione umana pen-
freneticamente in testa. ‹‹MIA! MIA! MIA!›› sasse poiché il vortice di vento scuoteva il petto così forte
La corsa di Inferno continuò inesorabile ma i morikuan- da portare solo tormento e rabbia.
dir stranamente non se ne curarono, delle fiamme sovran- E così fu.
naturali proteggevano quel circolo mistico e lasciarono il Inferno perse il controllo di se accecato da mille nuove
folle pargolo al suo triste fato. Approfittando della battaglia emozioni, ma il suo giovane corpo non era in grado di con-
le sentinelle estrassero i loro archi neri, scoccando frecce tenere tale follia e stramazzò al suolo in preda agli spasmi.
luminescenti che come folgori arrivarono dritte al loro ber- Nel contempo Faladair approfittando della distrazione
saglio, ignorando anche il vento. Un dardo colpì di striscio degli elfi oscuri prese un sacchetto di pelle contenente del-
il seguace di Korghul, che cadde a terra fingendosi morto le bacche sacre e lo lanciò al guerriero oramai agonizzante.
per prender tempo, l’altro trafisse la spalla di Kaos che gri- Gli fece cenno di mangiarle. Con un ultimo sforzo Kaos
dò stremato; Sotto gli occhi increduli di Faladair lo scontro raccolse il sacchetto e ne ingerì il contenuto.
sembrava avere un esito ormai certo. Il seguace di Korghul visto il momento propizio si ap-
Era la fine. pellò nuovamente alle forze oscure invocando la sua mano
Il giovane Inferno perpetuò nella sua corsa ed arrivato a spettrale e alzandosi a stento in piedi allungò la mano per
pochi passi con un balzo si gettò nel circolo infuocato. Le dirigerla verso i suoi nemici.
fiamme lo avvolsero voraci, ardendo e consumando ogni ‹‹MUOORIII!›› Gridò il negromante a squarcia gola!
cosa e in pochi istanti delle sue vesti non restò che cenere. Essa raggiunse in pochi istanti il primo morikuandir ma
Sotto gli occhi increduli di tutti, persino dei morikuandir, quando il seguace di Korghul tentò di stringere il pugno per
Inferno atterrò all’interno del circolo con un sorriso dia- annientare la forza vitale della sua vittima la mano fremen-
bolico nel volto; Il suo corpo era rimasto miracolosamente te non si chiuse, come se qualcosa gli impedisse di portare
indenne ma come poteva essere accaduta una cosa del ge- a buon fine il suo sortilegio. Il negromante serrò i denti.
nere? ‹‹Dannati Morikuandir!›› Esclamò iracondo! Ma a nulla
‹‹No, non può essere! Costui è il segno di Azurat!›› pen- serve gridar “quiete” contro la tempesta.
sò sbalordito il druido. Lo sconforto gli si insidiò smorzandogli il respiro come
Il ragazzo si rialzò in piedi di scatto. Nessuno può im- un parassita e ben presto si rese conto che non era una que-
maginare cosa effettivamente vide quel giorno ma alzando stione di forza fisica o mentale, un potere più antico degli
il capo il suo volto mutò repentinamente, eliminando quel uomini scorreva nel sangue questa razza ancestrale, il suo
sorriso che lo rendeva tanto sicuro di sé. incanto non era abbastanza potente e no vi era niente da
Dall’interno del circolo tutto il mondo esterno sembrò fare.
diverso… ombre, occhi, versi, grida disumane! Una delle sentinelle distolse lo sguardo da quanto acca-
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deva al circolo, come infastidita. Poi si voltò nuovamen- cando dolori atroci. La creatura rise ancora una volta.
te ignorando l’umano. Sembrava che stesse per accadere ‹‹E’ allo sbando, come un cieco che conduce, fissando
qualcosa di imprevedibile attorno a quel circolo, il vento tenebre pensando che sia luce.›› mormorò Faladair fissan-
si placò. Le sentinelle interdette sul da farsi attendevano dolo dall’esterno.
impazienti che la vita di Inferno giungesse a termine… ma Per incanto la pergamena fra le mani di Inferno comin-
ciò ancora non avveniva. ciò a sgretolarsi e mutando prese la forma del teschio. Il
Il cielo si spense soffocato da polveri sulfuree richiamate ragazzo non riusciva a capacitasi, guardò a terra e vide la
dal vento… e tutto svanì in quel momento. pergamena, era stato ingannato.
Il cuore di Inferno pulsava lento e se pur in balia dello Un ennesima risata riecheggiò in quel cerchio di fuoco.
sgomento per un istante la ragione prese il sopravvento. ‹‹Adoro gli umani, sono cosi prevedibili… adesso, grazie
Vide due sagome sfocate dinanzi a se, proprio ai suoi alla tua avidità, SEI MIO.›› gridò l’entità con voce distorta
piedi: la prima parve un teschio attorniato da una luce ros- e accrescendo le sue sembianze si tramutò in un vapore ne-
sastra, la seconda una pergamena splendente. Senza esitare rastro, che invase il ragazzo infiltrandosi dalle narici come
il ragazzo tese la mano per cogliere lo scritto, lo strinse in un parassita evanescente e in quel turbine di sospiri prese le
pugno e si ridestò in posizione eretta. briglie della sua anima.
‹‹Eccola, finalmente, ci sono riuscito. Con questa perga- Inferno si chinò cautamente.
mena potrò accrescere finalmente la mia forza e incenerire La dea della quiete, Mirice, compì la sua danza armo-
chi osa sfidarmi. Prima comincerò dalle sentinelle, poi dal niosa, portando con il volteggiare del suo manto il dono del
vecchio… il resto non sarà un problema. Non posso rischia- silenzio.
re di lasciare superstiti. Le sentinelle morikuandir tesero i loro archi pronte a vi-
Ecco, sento già il suo influsso che pervade il mio cor- brare la sentenza di morte.
po…›› pensò, quando uno spasmo lo scosse. La sua mano Il ragazzo alzò il capo aprendo le palpebre, non vi erano
cominciò a vibrare. La creatura di fronte a lui osservava la occhi al loro interno ma due tizzoni ardenti e fumanti, come
scena, immobile e ansimante, il volto orrendo spalancò le magma incandescente. Era irriconoscibile, sembrava che la
fauci ed emise un suono sordo e rauco, simile alla risata benché minima parvenza d’umanità l’avesse abbandonato.
degli umani. Voltandosi la sua chioma cominciò ad alzarsi mossa da un
‹‹Hu, hu, hu.›› vento sovrannaturale, per poi prender fuoco! Fissò i mori-
‹‹Cosa diavolo vuole questa presenza da me? Perché kuandir inclinando leggermente il collo mentre le vene co-
ride… se avesse voluto uccidermi l’avrebbe già fatto.››, minciarono a pulsare, divenendo nerastre! Emise un ghigno
pensò Inferno. e i suoi denti si acuminarono. Spiccò un primo passo per
Cosi dicendo un ennesimo spasmo lo percosse provo- oltrepassare il cerchio di fuoco e i suoi piedi mutarono la
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terra fertile in cenere. Fu proprio in quel momento che Faladair colse lo stretto
‹‹Jhen Hèra Xel!›› Gridò una sentinella scoccando la legame fra quell’essere e il circolo di fiamme.
prima freccia! I dardi di luce si conficcarono nelle carni di Poi vide Kaos… con il suo sguardo… pronto a morire, a
Inferno ma fu come colpire lava e presero fuoco, lasciando fronteggiare quel male… il dubbio sferzò più veloce della
nel suo volto un espressione fra il sorpreso e il dubbioso. Il spada.
suo corpo cominciò ad andare in escandescenza, come fosse ‹‹Ma perché mai? Cosa lo rende temerario a tal punto?
un involucro pronto ad esplodere da un momento all’altro Non vi sono affetti che lo leghino a questa missione… nes-
e in ugual misura di un infante nascituro che scopre il do- sun bimbo, padre o donna che lo aspetti.
lore per la prima volta cominciò a strillare producendo un Lui è diverso da me… agisce ispirato da qualcosa di
suono insopportabile! La sua pelle iniziò a sgretolarsi come più grande. Ma a cosa può servir riflettere quando non vi è
cenere e tanto più egli innalzava il grido tanto più irradiava quiete nella mente ne perdono nel cuore?››, pensò il druido
fiamme! Il vecchio druido cadde al suolo dallo spavento mentre i due avversari si scagliavano l’uno contro l’altro.
mentre Kaos strinse la sua spada e si destò in piedi, fiero e
determinato.
Le sentinelle estrassero le loro sciabole scintillanti sca- “Un guerriero non bisogna di futili sentimenti
gliandosi in carica. Arrivati ad una decina di metri dal ra- o emozioni… come la paura.
gazzo non riuscirono nemmeno a spiccare il balzo, l’aria Lui non le scopre come noi, le porta già dentro,
che li circondava vibrò cosi forte da scaturir fiamma e i nel cuore, insieme al peso di onorare i suoi padri.
loro corpi vennero inceneriti disperdendosi in un soffio di Lui non ha tempo, ne bisogno, di pensare…
vento. non teme nè avversario nè dolore,
‹‹Per gli dei, costui ha un demone in seno! Sembra as- solo il disonore della sconfitta.”
solutamente fuori controllo! del giovane ragazzo non vi è
rimasta traccia alcuna. Nonostante la mia vita sia prossi-
ma a concludersi non posso che rimanere estasiato dalla
sua potenza! Quell’entità deve aver risvegliato qualcosa di
assopito. Il ragazzo non disponeva di tale energia magica,
ma ora sembra… centuplicata! Sacra linfa, fa di me il tuo
strumento, compi il tuo destino.››
Il moto della creatura si fece più lesto in direzione del-
le sue nuove vittime ma passo dopo passo la sua fiamma
svampiva, si attenuava, priva di sostentamento.
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La spada di Kaos volteggiava furente solcando il terreno cartapecora fra le proprie mani. La aprì senza indugiare e
come un aratro. Quel calore infernale, le fiamme, tenevano ne osservò il contenuto. Una luce dorata limitava la lettura
lontano il guerriero dal suo avversario. Lo spadone gli con- ma appena ne carpì il significato la richiuse frettolosamente
feriva una buona gittata ma essa non bastava a decretare un e si volto verso il guerriero.
vincitore. Inferno avanzava accusando l’impatto dei colpi ‹‹KAOS! DEVI RIGETTARLO NEL CIRCOLO!!!››
con un sorriso diabolico nel volto, gli occhi fuori dalle or- esclamo a squarcia gola. Il guerriero non disponeva nem-
bite e la bava alla bocca. meno il tempo di rispondere con un cenno ma seguì la diret-
‹‹Hihi! che succede? Non riesci ad uccidermi?›› Disse tiva del druido. L’aria attorno Inferno era divenuta oramai
deridendolo. irrespirabile e Kaos ne cominciò a subire i primi effetti; Il
Sorprendentemente i fendenti di Kaos non riuscivano fiato venne a mancare ed il guerriero cadde su un ginoc-
a penetrare le sue carni ma solo a spossarlo. Con un gesto chio, tossendo. Incredulo di aver perso le forze si adirò con
Inferno scaturì fiamme dal palmo delle mani e cominciò sé stesso stringendo i denti come un cane rabbioso. Il de-
a scagliarle ripetutamente polverizzando il circostante. Il mone si ridestò in piedi e con gli artigli si raddrizzò la testa
guerriero schivò il primo solo in parte e ruzzolando si ripa- producendo un zampillo di sangue.
rò dietro un albero secolare. La carne del fianco cominciò a Il seguace di Korghul, che fino a quel momento si era
ribollire fino a farlo impazzire. astenuto dallo scontro, decise di agire vedendo la creatura
Gettò un ennesimo grido e fuoriuscendo dal riparo si in difficoltà. Invocò nuovamente la sua mano spettrale e
lanciò in carica con lo spadone proteso dietro il capo. caricò in essa tua l’energia oscura che possedeva, ne mise
La creatura gonfiò il sottomento come un rospo e vomitò cosi tanta che ogni sua parte del corpo si prosciugò di oscu-
uno spruzzo di fiamme letali. Kaos spiccò un balzo impres- ro. Le pupille e l’iride nera come quella di un corvo fluiro-
sionante evitando in parte le fiamme, l’armatura pensò al no nella mano lasciando il bulbo totalmente bianco, poi i
resto, per poi piombare dall’alto. Il fendente prese in pieno capelli e la pelle si svuotarono divenendo pallidi e avvizziti.
il cranio del demone inclinandolo verso l’interno. Inferno Giunto al suo culmine il negromante scagliò la sua mano
venne sbalzato ma la furia di Kaos non poteva cessare… o spettrale! La creatura istintivamente si coprì con il braccio
sarebbe stata la fine! e girando su sé stesso il guerriero con- ma la mano evanescente gli penetrò dentro facendolo mar-
tinuò a menar bordate impedendo alla creatura di reagire. cire. Il braccio cadde rinsecchito in pochi secondi. Inferno
Il druido cominciò ad ansimare per l’ansia scorgendo un si girò verso i seguace infastidito dell’accaduto. Spalancò
barlume di speranza, quando girandosi attorno per il panico gli occhi illuminando la foresta di rosso e tendendo l’altro
vide la pergamena che tanto aveva cercato ai piedi del cir- braccio paralizzò il seguace con il sol pensiero. Successi-
colo, si accostò, prese concentrazione e invocando la vita vamente alzò il palmo facendo fluttuare la sua vittima. Il
delle piante, che sempre si rinnova, fece arrivare la preziosa negromante tentò di reagire in qualunque modo ma tutto fu
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vano. Nel contempo una piccola mano scheletrica comin- to la creatura dal basso verso l’alto.
ciava a fuoriuscire dalla spalla mozzata del demone, dime- Il corpo di Inferno venne sbalzato indietro, fuori dal cir-
nandosi come un verme. colo, dividendosi dalla creatura infernale che rimase al cen-
‹‹Per tutti gli dei, l’arto si sta risanando!›› mormorò Fa- tro imprigionata dalle sbarre dorate sotto forma di ombra.
ladair. Un susseguirsi di scariche elettriche cominciò a pervadere
Un istante dopo la creatura strinse il pugno con forza, la figura eterea.
facendo esplodere il corpo del negromante in mille pezzi e ‹‹Io ti bandisco anima prava! Brucia tra le fiamme del-
attendendo ad occhi chiusi gli spruzzi di sangue così pro- la giustizia!›› replicò il druido disperato! E cominciando
dotti. Il sangue gli si posò sul volto come rugiada per poi a chiudere le braccia strinse le sbarre attorno alla figura,
evaporarsi velocemente. come se volesse stritolarla.
Ripreso fiato il guerriero si scagliò nuovamente contro il L’ombra emise un urlo simile ad un boato; dalle sue fau-
suo avversario e volteggiando lo rigettò ai bordi del circolo. ci ne scaturì un fulmine che investì il druido sbalzandolo
Il demone non fece troppa resistenza essendo a conoscenza nella vegetazione.
del grande potere che gli conferiva il cerchio di fuoco. Faladair cadde a terra fumante, abbracciato dal foglia-
Non appena Faladair vide solcare quella soglia emise me… tutto divenne sfocato e incerto, era la fine di un lungo
un sorriso di soddisfazione, come solo i vittoriosi possono e tortuoso viaggio… ma forse solo l’inizio. Cullati da me-
fare. Il druido aprì la pergamena e salmodiò una preghiera lodie silvestri l’oscurità li avvolse.
alla dea Shaar. Una grande luce scaturita dalla pergamena
avvolse lo spiazzo mentre delle sbarre dorate imprigionaro-
no il demone.
‹‹Tu non appartieni a questo mondo figlio di Soter, torna
nell’era dei disordini e abbandona questa terra!››
‹‹Il ragazzo è miooo!›› Rispose il demone con voce di-
storta.
‹‹TACI!!!›› replicò Faladair con un colpo di verga diret-
to al volto della creatura.
‹‹Tu non sei il benvenuto nelle nostre lande figlio di So-
ter›› riprese adirato ‹‹abbandona questo corpo e non farti
più vedere! Il villaggio Kyru e tutte le sue anime sono sotto
il manto di Shaar, in nome dell’antico patto EGO TE AB-
SOLVO!›› e girando nuovamente il bastone colpì nel men-
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CAPITOLO VI dall’altra chinava di tanto in tanto il capo, come colto da
“La leggenda degli Dei” sonnolenza improvvisa. I fanciulli lo deridevano punzec-
chiandolo di nascosto con un rametto. Il monaco si sve-
Il dolce tepore del vespro aveva oramai abbandonato le gliava di soprassalto voltandosi attorno guardingo, mentre
gelide lande del nord accogliendo i canti dei gufi e i crepitii i bimbi ridevano, seguiti da una tosse del più anziano per
della brace scoppiettante, alimentata da rami di ulivo ormai incitare a ristabilire l’ordine.
secchi e sgualciti ma ancora intrisi di quel profumo così ca- ‹‹Hem hem! cof cof! Ora basta bambini! Basta!››, bor-
ratteristico da far rimembrare ad ogni abitante del villaggio bottava padre Agenore.
Kyru… di esser a casa. Quella sera al villaggio anche gli adulti presero parte al
Era consueto al tramonto, coglier da una grande catasta i cenacolo. Fra di essi una donna dalla bellezza rara, una sa-
rami accumulati dalla potatura di Primaio, spezzettarli con cerdotessa consacrata alla dea Shaar. Anche il capo delle
pazienza e gettarli nel grande bivacco al centro del villag- guardie tendeva l’orecchio gironzolando attorno allo spiaz-
gio. Dopo aver fatto cena, non prima del tramonto, gli an- zo.
ziani e i fanciulli si raccoglievano attorno al fuoco per rac- Dopo pochi secondi di silenzio il priore cominciò il suo
contar delle storie da tramandare di padre in figlio; Anche eloquio.
gli adulti spesso partecipavano… poiché i vecchi monaci ‹‹Bene! Coff coff, miei cari figlioli, giunge la sera anche
di Kyru vista la loro età, ne avevano di storie strabilianti quest’oggi, consacrata dalla madre e benedetta dai nostri
da raccontare! Talvolta narravano anche storie semplici… avi. La tradizione di riunirsi attorno al fuoco è assai antica e
intrise di significato. racchiude molti misteri. Ciò che non è scritto nei libri infat-
Tuttavia in quella serena sera di Ottobre, colma di stelle ti si tramanda attraverso gli occhi dei padri. Ricordo ancora
lucenti ed occhi fanciulli altrettanto splendenti, pochi mo- vivide le parole dei miei predecessori ed oggi le tramando
naci presero parte alla seduta. a voi affinché facciate lo stesso, con la stessa intensità. Sta-
Il più anziano di loro, padre Agenore, presidiava la con- notte vi racconterò una storia che non dovete dimenticare
sulta gettando di tanto in tanto delle polveri d’incenso nel mai, perché vi appartiene in qualche modo; stanotte… vi
focolare, e agitando in maniera leggiadra le mani verso di parlerò delle origini del nostro mondo e di come le nostre
sé per inalarne i vapori. I bambini osservavano ogni suo ge- stirpi sono giunte fin qui!››
sto incuriositi. Accanto a lui il fido custode, padre Cellario, Il vegliardo sgranò gli occhi per terrorizzare un po’ i fan-
attendeva paziente la fine della consulta. L’uomo indossava ciulli e li fissò uno ad uno mentre leggeva nei loro occhi da
un saio modesto in iuta sgualcita con le chiavi del mona- cerbiatto lo sgomento e la profonda curiosità! Il vecchio
stero attaccate al cordone della cinta e stringendo la verga si divertiva molto a fare questo ma finse di esser serio per
della sapienza da una mano e una bottiglia di sacramento non rovinare l’atmosfera. Solo uno dei ragazzi non mostrò
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sgomento, portava un manto color vinaccio e un cappuccio Finalmente gioioso il dio supremo conobbe il piacere di
sempre in dosso a celare lo sguardo. Era un fanciullo di esser padre e vide che era cosa buona e giusta.
appena sedici anni ma il fatto che portasse quella tunica Nacque cosi l’amore.
nel villaggio spiegava molte cose. Il suo nome era Crono Una volta creata la sua prole gli insegnò tutto ciò che
Ra-Kal ed era un iniziato alle arti magiche di Azurat, cioè sapeva, per poter comunicare con loro. I due infanti appren-
un allievo dedito al controllo degli elementi. L’iniziazione devano in fretta e non vedevano l’ora di scoprire e speri-
avveniva di consueto da molto giovani e portava in genere mentare i segreti del “nulla” e della creazione.
ad una visione più estesa del mondo e ad una maggiore Il Padre non fu avido nel trasmettere il “dono del fare”
maturità; Eppur quella sera anche lui era li a pender dalle ma non gli insegnò mai a creare sé stessi.
labbra del monasta poiché quella storia riguardava davvero Helengarys grazie alla sua beltà compiaceva il padre con
tutti ed era forse ciò di cui più antico si conosceva in quelle ogni suo apprendimento e si dimostrava sempre eccellen-
terre. te. Anche Soter era compiaciuto dai risultati della sorella
Padre Agenore continuò. poiché essa era anche parte di sé, ma tuttavia la sua cagio-
‹‹Vi era un tempo dove il mondo che conosciamo non nevolezza lo rendeva in parte inetto e spesso incorreva ai
esisteva ancora, tutto era buio e infinito ma insignifican- richiami del padre.
te nel contempo. Azurat, il padre degli dei esisteva già da Con il passar del tempo le attenzioni di Azurat si river-
allora ma conduceva una vita sola e sconsolata. Allora per sarono tutte sulla figlia prediletta che divenne sempre più
diletto copulò con sé stesso e creò un essere a sua immagi- ambiziosa e assetata di conoscenza.
ne e somiglianza… metà uomo e metà donna, ma entrambi Soter, il signore della notte invece non sentendosi all’al-
allo stesso tempo. Lo agognava cosi tanto che lo fece qua- tezza di eguagliare il padre continuò per conto suo la ricerca
si più bello di sé, dai tratti leggiadri e delicati. Ma ancora del sapere… soffrendo per il suo ingiusto destino. Egli ten-
scontento della parte femminile la volle fare più bella e per tò tenacemente di emulare il padre ma ogni cosa che creava
renderla tale tolse la beltà all’uomo per donarla alla don- nasceva contorta e deforme, adirata e iraconda rispecchian-
na, e poi li divise. La stupenda creatura cosi nata era tanto do i sentimenti del loro fautore. Nacque così l’odio.››
splendente che dipinse il buio di luce, all’infinito! nacquero Padre Agenore si soffermò con qualche istante di silen-
così le stelle e la dea Helengarys, detta Mystara nella lin- zio su quest’ultima frase per invitare a riflettere, gettò una
gua di Vallendly. Il figlio che era stato privato della beltà e nuova manciata di incenso e ne assorbi i fumi, poi si girò
della luce divenne invece l’ombra che abbraccia le stelle ed verso i bambini e fece una smorfia scherzosa. Il ragazzo di
anche esso divenne infinito come il buio. Gli umani delle nome Crono, che fin’ora non aveva perso una parola di ciò
lande del Nord lo chiamarono Korghul, Soter nella lingua che era stato detto incitò il monasta a riprendere.
di Vallendly. ‹‹Continuate pure padre Agenore… ho letto storie anche
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peggiori nei libri di magia.››, disse con tono serioso. pendo l’anziano.
Padre Agenore riprese. ‹‹Ho sentito dire che vi è la più grande accademia di Ma-
‹‹Dunque, dov’ero arrivato…ah, si si.›› gia mai esistita, con biblioteche grandi come castelli, con-
Il moto degli astri prese il suo corso creando il tempo che tenenti anche il sapere più antico!››
noi conosciamo. Nacque così il giorno e la notte. Padre Agenore cambiò repentinamente sguardo, con il
Il padre divino dopo aver tramandato tutto il suo sapere viso rosso per il sangue alla testa, e i carboni ardenti del
ai propri figli cominciò a stancarsi di essi perché riconob- bivacco riflessi negli occhi cerulei. Se vi era una cosa che
be in loro atteggiamenti e pensieri troppo distanti dal suo esso detestava erano le interruzioni impertinenti!
modo di essere e iniziò a domandarsi dove avesse sbagliato. ‹‹Taci stolto di un ragazzo!›› disse sbattendo la verga
Meditò a lungo ma non trovò risposta, in fondo i suoi figli della vecchiaia contro il capo del giovane.
erano una parte di se stesso, che era la perfezione! Non riu- Il padre Cellario che dormiva di gusto si svegliò di so-
scendo a capire decise di copulare nuovamente con sé stes- prassalto cadendo all’indietro.
so e di creare un essere unico nel suo genere. Si ispirò alla ‹‹Tu sei pazzo, pazzo da legare!›› Ribadì il monasta.
figlia Helengarys canalizzando tutta la beltà che dispone- ‹‹Gli uomini del sud sono perfidi! Corrotti! Non conviene
va in un unico essere e distruggendo la sua ombra affinché averci niente a che fare! HUM!›› e così dicendo stirò a tal
fosse fatto di sola luce. Nacque cosi la dea Shaar, suprema punto il collo da attorcigliarsi la barba nel bastone, che si
nostra madre e auspicatrice di fecondità. Il Dio supremo tese per poi arricciarsi di botto! I bambini risero ma padre
finalmente soddisfatto decise di mettere alla prova la sua Agenore era molto serio.
prole immortale; Porgendo il palmo ne sprigionò da esso ‹‹Dicono che hanno fondato la loro capitale nell’oro e
una lingua di fuoco circolare e soffiando la congelò. La dea nella lussuria e che non si arrivi ai trenta anni di vita! terre
delle stelle guardava incuriosita poiché non aveva mai visto di perdizione quelle sono! Venerano gli altri dei alla stre-
il padre agire con tanta potenza. Il gelo evaporò ben presto gua di Shaar e ti infilano un aspide nelle orecchie facendo
creando una enorme coltre di vapore che raffreddando il marcire il cuore con il loro verbo! I miei padri hanno visto
magma generava roccia… ed acqua! Questo è ciò che sap- quelle terre… e per quanto è sacro questo monastero co-
piamo. I divini mettendo a frutto gli insegnamenti del padre stringerò chiunque a suon di legnate a starne alla larga!››
generarono il mondo ma fu il disordine primordiale a gene- Crono osservava cautamente il monaco, per nulla spa-
rare l’ordine che conosciamo. Gli antichi la chiamavano era ventato dalle minacce subite. I sapere era l’unica cosa che
dei disordini, ma pochi brandelli di scritti su di essa sono gli destava interesse in quel momento e mentre il vecchio
arrivati a noi. gesticolava levando il bastone al cielo una mano salda ar-
‹‹Sono certo che nel regno del sud conoscono queste ri- restò la verga.
sposte.›› Disse il giovane Crono con presunzione interrom- ‹‹Ora basta padre, placate la vostra ira. Non è saggio gri-
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dare nel crepuscolo sfidando i cattivi auspici.›› disse il capo ‹‹Bene, allora ecco il mio dubbio: avete sicuramente no-
delle guardie. tato il nuovo capo delle guardie, è qui da pochi mesi e…
Cadde il silenzio e non vi fu replica da parte di nessuno. viene da molto lontano.››
Tutti sapevano che far innervosire il capo delle guardie non ‹‹Vi riferite ad Han?››
era cosa saggia e pensarono vista la tarda ora di rincasare. ‹‹Si.›› Replicò la Sacerdotessa scuotendo il capo, ‹‹Lo
‹‹Hum! La consulta è sciolta.›› Concluse padre Agenore, conoscete? Ho sentito dire cose molto strane su di lui…
e mentre si avviavano per il monastero il padre Cellario gli girano certe voci nel villaggio!››
illuminava la via. Fra i visi scontenti dei fanciulli rincasanti ‹‹Capisco a cosa vi riferite… ho parlato molte volte con
solo due figure rimasero attorno al bivacco, la bella sacer- lui. Il padre di Han Garion era un grande guerriero del sud,
dotessa e il giovane Crono. Il senso del dubbio li teneva dotato di sangue freddo e senno in battaglia, davvero un
incollati a mirar le fiamme, persi fra i pensieri. condottiero… maaa… non credo il figlio goda nel vederci
La Sacerdotessa levò i suoi occhi celesti splendenti come sparlare!›› e voltando il capo scorse il capo delle guardie
diamanti e accennò un sorriso verso il ragazzo, ma Crono che li fissava da un po’, non molto distante da loro.
non ricambiò lo sguardo. Han della famiglia Garion era un giovane sulla ventina
‹‹Cosa vi diverte mia signora›› disse il fanciullo fissando d’anni, dal volto pulito e misterioso. Il suo sguardo in par-
il fuoco, ‹‹sono le mie affermazioni… o vi siete infatuata ticolare destava timore poiché manifestava una risolutezza
di me?›› degna di un capo. I suoi capelli lunghi e lisci come la seta
‹‹Puoi chiamarmi Symoril, questo è il mio nome.›› costeggiavano il volto donandogli un aspetto da straniero
‹‹Symoril dite… bene, vi chiamerò cosi dunque, anche ancora più intrigante… figuriamoci! Un uomo con i capelli
se non avete risposto alla mia domanda…deduco che la ri- lisci nel nord era una vera rarità; l’uomo nordico aveva il
sposta sia la seconda.›› capello rude, increspato, simile al vello di un caprone men-
‹‹Veramente no.›› rispose la sacerdotessa ridacchiando. tre il pelo liscio era sinonimo di sapienza, un eredità che
I due scoppiarono in una risata. si disperdeva fra le origini della famiglia Garion. La sua
‹‹E’ il dubbio che ci unisce mio cavaliere›› disse la sa- stazza gli conferiva l’aspetto giusto per definirlo guerrie-
cerdotessa canzonando il ragazzo. ro. Le vesti semplici tuttavia erano tutt’altro che straniere,
‹‹Quali dubbi ha la mia signora?›› adornate da un armatura di pelle, stretta da una cintura di
‹‹Non so… non so se posso chiedere a voi, sarete discre- cuoio molto particolare con una fibbia di bronzo a forma
to?›› di semiluna. Da sotto gli spallacci emergeva della pellic-
‹‹Mia signora adesso chiedete troppo, sono solo un ra- cia bianca ed attaccato all’armatura tramite delle fibule di
gazzo.››, disse Corno con tono ironico, ‹‹va bene non con- bronzo, proprio all’altezza delle spalle, un mantello blua-
fesserò nulla ad anima viva, che Shaar mi fulmini.›› stro malconcio lo avvolgeva conferendogli una parvenza
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più elegante in qualche modo. attorno fosse sparito, “solo un capitano e le sue stelle…”.
I calzari erano grigi come i suoi pensieri e le braccia co- ‹‹Ci sono uomini destinati a grandi cose ed è giusto ac-
razzate con dei parabracci in ferro brunito. Alcune dicerie cettare il loro fato.›› pensò Crono.
del villaggio narravano che la famiglia Garion discendesse
dagli elfi visto l’aspetto elegante ed insolito ma nessuno ne Quella quiete… cosi preziosa quella sera, riscaldò i cuori
aveva mai visto uno e non si dava troppo peso a questa sto- dei presenti più del bivacco, poiché fu l’ultima di una lunga
ria… ma la cosa che più faceva vociferare il villaggio erano era che stava per sorgere, un era che non aveva più spazio
gli strani doni sovrannaturali che il padre aveva trasmesso per fantasticare ma dove l’ansia ed il pianto di un infante
al figlio. Gli stessi monaci non capivano la provenienza di baciavano le sue sponde, preannunciando la tempesta della
tale dono, ne tanto meno Han, ma li colsero come un segno discordia. Tutto cominciò cosi, con una visione...
di Shaar ed impararono in fretta a sfruttarli in loro favore.
‹‹Una splendida serata, il cielo è incantevole non crede-
te?›› disse Han. La sacerdotessa arrossì alla sola vicinanza
del giovane.
‹‹Proprio un ottima serata signore!›› ribadì Crono a
tono!
‹‹Non sarebbe ora di rincasare signori? Non è prudente
sfidare le tenebre…›› replicò il capitano.
Crono calò il capo in segno di resa quando per un attimo
una brezza notturna accarezzò la loro chioma.
Han si voltò verso il firmamento, scrutandone l’immen-
sità. Nei suoi limpidi occhi si potevano contare le stelle. Il
Giovane rimase a mirar il cielo come incantato. La sacerdo-
tessa lo osservò ed alzò anch’essa il capo
‹‹Io le toccherò quelle stelle…›› disse Han Garion toc-
cando il pomo della sua spada. ‹‹diventerò una di loro… e
finalmente saprò chi sono, riscattando l’onore di mio padre
e dei miei avi.››
Crono non capì mai perché il capitano disse quella frase
quella sera, in fondo era eccessivamente confidenziale per
quanto si conoscessero, era come se tutto ciò che gli stava
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CAPITOLO VII ‹‹Scusatemi. Devo andare.›› disse Han Garion ai due
“Il volere degli Dei” compagni di fuoco, allontanandosi con passo spedito.
In poco tempo tutti si raggrupparono in un cerchio da-
Era un gran trambusto nel monastero del villaggio Kyru. vanti al fuoco: da una parte gli abitanti del villaggio ancora
Il monaco Simeone si contorceva dal dolore nel cuore della storditi dal sonno, dall’altra i monaci. Alcuni dei monasti
notte. I fratelli preoccupati erano tutti attorno a lui pronti ad cantavano dei versi corali scanditi dal ritmo della campana,
aspettare un segno. Vi era un gran vociferare nella stanza portando sulle spalle una portantina in legno di mandorlo
ma nessuno muoveva un dito per far cessare quel dolore. scolpita con bassorilievi raffiguranti leggende antiche, qua-
Il fratello Simeone di fatti possedeva un dono assai raro si una reliquia. Seduto su di essa il priore del monastero
e spesso i suoi sogni predicevano buoni e cattivi auspici. I attendeva pazientemente il radunarsi della plebe. Egli era
sogni più travagliati ovviamente significavano cattivo au- un uomo estremamente anziano che miracolosamente go-
spicio ma nemmeno i più anziani del convento lo avevano deva di un impeccabile salute; Andava spesso in giro senza
visto sudare sangue! Il monaco tremante si accasciò al suolo calzari, indossando la sua tunica profumata e la corona di
e stralunato alzò la mano stringendo appena il pugno, come fior di mandorlo (al contrario delle tuniche dei monaci che
se le sue dita fossero artigli! Questo era segno di sventura! odoravano d’olio d’oliva).
‹‹Oggi è giorno dispari!›› disse uno degli anziani. Gli abitanti del villaggio Kyru erano d’altro canto gente
‹‹Stanotte ho udito una civetta!›› aggiunse un altro. semplice, contadini e pastori per lo più. Si cibavano di fa-
‹‹oggi il mio naso ha gocciolato tre volte dalla narice miglia, fede e lavoro, il loro cuore non aveva bisogno d’al-
sinistra!›› replicò un altro ancora. tro.
‹‹Calma fratelli! calma!›› disse padre Agenore agitato! Dopo prolissi dibattiti fra plebe, uomini di fede, supersti-
‹‹Sta parlando! Simeone sta parlando!›› disse un quinto ziosi e indovini il priore prese la parola:
fratello. Tutti si voltarono verso di lui impazienti e ascol- ‹‹Hum hum! Come priore di Kyru nonché pastore di ani-
tarono le sue parole attentamente. me di questo villaggio dichiaro in seguito alle premonizioni
Dopo vari borbottare e vociferare il padre Cellario si sca- di padre Simeone la massima allerta! Sembra che la spedi-
raventò su per le scale, usci dal monastero e corse per un zione partita un giorno fa per recuperare la sacra pergamena
breve tratto gridando di Shaar potrebbe non andare a buon fine! Grazie alle pre-
‹‹DISGRAZIA! DISGRAZIA!›› monizioni del nostro fratello avevamo individuato la sua
Il suono di una piccola campana riecheggiò nella notte. possibile ubicazione ma la foresta è vasta e nasconde insi-
‹‹RIUNITE IL CONSIGLIO!›› Gridò in fine frate Cel- die. Ragion per cui manderemo la nostra ultima e preziosa
lario. Crono e la sacerdotessa Symoril si guardavano inter- risorsa in soccorso sperando di cambiare il destino avverso
detti. degli dei maligni. Il Capitano delle guardie di Kyru, non-
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ché il nostro miglior uomo d’arme, partirà domani stesso tichi patti con gli Elfi Oscuri costringendoci a profanare il
all’alba per raggiungere la prima spedizione e supportarla loro suolo, così sarà guerra. E’ scaltra e potente, non si deve
qual’ora fosse in difficoltà. aver pietà. Ragion per cuoi come tu ben sai ho dovuto re-
‹‹Ma cosi manderete a morte la nostra migliore difesa!›› clutare dei temerari per recuperare la nostra reliquia: il fida-
gridò uno dei contadini borbottando! to Faladair, Karsell il seguace di Korghul, l’unico apparente
‹‹Il capitano Han Garion ha giurato di essere al nostro esperto in materia di arti oscure morikuandir e il possente
servigio, conscio dei rischi alla quale un soldato incorre, mercenario del sud. Ho dato loro una pietra magica, verde
la ricerca della sacra pergamena di Shaar non può fallire!›› smeraldo, assicurati che anch’essa rientri al villaggio. Una
ribadì il priore solennemente e battendo due volte la verga volta ottenuto ciò che è nostro saremo in grado di protegge-
pastorale chiuse la seduta. re Kyru, faremo un rituale sacro di protezione per scacciare
La folla si disperse lentamente in un mormorio di dubbi il maligno dalle nostre terre una volta per tutte.
e incertezze ma nessuno proferì pubblicamente parola alcu- Vedi Han Garion, io conosco tutto di questo villaggio.
na, ne tanto meno il capitano che rimase dinanzi al priore in Conosco i nomi di questi alberi, chi li ha piantati, conosco
attesa di direttive. Il suo volto non era per niente turbato. gli sguardi timorati, i borbottii che abbiamo appena senti-
‹‹Vieni Han Garion.›› to… ma sopra ogni cosa conosco bene il cuore di questa
‹‹Priore.›› gente, e sai cosa penso? Sono gente semplice ma vale la
‹‹Accompagneresti un povero vecchio a fare due pas- pena morire per loro, per ciò che rappresentano: libertà e
si?›› vita. Quando avevo la tua età ero spavaldo ma ora è giunto
‹‹Vi seguo priore.›› il tuo tempo mio prediletto. Accetterai questo fardello fra-
I due cominciarono a passeggiare nell’uliveto allonta- tello mio?››
nandosi dal focolare. Han Garion ascoltò in silenzio e non osò interrompere i
‹‹Sono mesi che notiamo strani avvenimenti fra queste ricordi di un vecchio. Poi rispose.
umili terre, noi fedeli di Shaar abbiamo percepito una pre- ‹‹Non conosco bene questa gente né gli ideali di cui par-
senza ma non siamo mai riusciti a stanarla, si nasconde fra li. La mia forza è al tuo servizio priore. Fai di me il tuo
di noi… Tu sai bene di cosa parlo, la vicenda al vecchio strumento e io farò di te un vincitore.››
frantoio con l’intera famiglia trucidata, poi lo smarrimento ‹‹Tornato da questa missione scoprirai di cosa parlo Han
del figlio di Gurdian e il susseguirsi di omicidi insensati. Garion, appena tornato capirai. Sarai un eroe e tutti ti ame-
Quell’essere ci tormenta nei sogni! E si insinua fra di noi ranno.›› replicò il priore.
come un parassita cibandosi di anime innocenti. In fine, il ‹‹Non è amore che cerco, solo gloria nel firmamento.››
furto della nostra sacra pergamena. L’intento di questa enti- ‹‹ La Gloria? La gloria è ambigua… ti metterà di fronte
tà è ormai chiaro, vuole distruggerci; Vuole rompere gli an- a tetre scelte, ma il tuo cuore è nobile, lo sento. Allora è
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deciso. Ti affiancherò un sacerdote ed un fedele di Azurat, ‹‹Pazzo furioso! E’ solo un ragazzo, dobbiamo pro-
ti serviranno. La dea Shaar protegge la vita e compie mira- teggerlo! Scudi a me!›› disse rivolgendosi ai due soldati
coli, domani prima della partenza visita il tempio e chiedi e avanzando tentò una contro carica sul fianco degli orchi
la sua protezione.›› furenti.
‹‹Con il dovuto rispetto, non pensò che lo farò.›› rispose ‹‹O Azurat, signore della magia, infondi il tuo respiro in
Han. questa terra e nega il passo ai miei nemici! IO SIGGILLO
‹‹Come desideri figliolo. Adesso riposa, pregherò per QUESTA PIETRA NEL NOME DI RA-KAL! BRUCIA-
te.›› TE!›› E cosi gridando scagliò i sassi ai piedi della mandria
Il priore scambiò un ultimo sorriso caloroso come quello di orchi oramai a pochi metri da lui.
di un padre al suo infante quando la sinfonia notturna fu Prodigiosamente il terreno prese fuoco in un istante, pro-
spezzata da un grido disumano! ducendo un enorme boato che sbalzò la punta degli orchi al
‹‹WAAAAAAAAAAAAAAAA!!!›› Echeggiò, accom- suolo, rallentando la loro avanzata.
pagnato da grugniti e sbuffi! Crono arretrò per il forte calore sprigionato, ma altri or-
‹‹ORCHIIIII!!!›› Gridò una guardia! Ma il suo respiro chi indomiti avanzavano fuoriuscendo dai fumi.
fu smorzato da una lancia, infilzata dritta nella giugulare. ‹‹CARICA!›› Gridò il capitano, e brandendo la sua spa-
Occhi rossi nella notte, brillanti lucciole scarlatte; Come da dentata d’acciaio brunito segnò il primo sangue!
un branco di lupi famelici gli orchi si celavano fra i roveti ‹‹NESSUNA PIETA’!›› Gridò ancora esortando gli uo-
avanzando verso il focolare. I monaci batterono subito la mini!
ritirata dirigendosi tutti verso il monastero, solo l’apprendi- Una parata, un fendente a girare concluso da un colpo di
sta Crono rimase al focolare. parabraccio nella gola dell’orco, un affondo. Il piccolo ma-
‹‹Orchi, putrida razza, sento il sangue di Azurat che ri- nipolo di guardie si fece strada dispensando il seme della
bolle nelle vene! Non scapperò stavolta.›› pensò fermamen- morte.
te se pur un ragazzo; Colse tre sassi da terra e chiudendo ‹‹Capitano ci stanno circond! GWHAA!›› esclamò una
gli occhi cominciò a salmodiare. La carica era diretta ed guardia stramazzando al suolo trafitta da una freccia Go-
invitabile. blin! Han avanzava fra gli orchi oramai con difficoltà, il
‹‹FUGIIITEEEE!!!›› Gridò Han Garion e correndo in rapporto era dieci a uno.
direzione dello spiazzo con altre due guardie al suo seguito ‹‹IN NOMINE PATRIS!›› Gridò avanzando! Il capo
si andò a posizionare fra due muri a secco per attutire la branco degli orchi accolse la sfida scostando i suoi simili
superiorità numerica degli orchi. a spintoni; Era agghindato di pelli marcescenti, teschi di
‹‹RAGAZZO RIPIEGA! E’ UN ORDINE!›› Gridò nuo- creature di ogni genere e ostentava delle escrescenze os-
vamente Han, ma Crono non stentava a cedere un passo. see degne della tribù “Zanna Feroce”. Brandiva una grossa
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mannaia scheggiata a due mani, alta quanto un fanciullo. I
due si scrutarono e fu subito l’odio scaturito che li spinse
a correre l’uno verso l’altro. Un fendente dall’alto verso il
basso, tipico di un orco adirato, colpì pesantemente il suolo.
Non fu difficile per Han schivare il colpo, aveva affrontato
parecchi orchi nelle terre selvagge insieme al padre.
‹‹Ora scoprirai quanto è gelido l’inverno.›› disse il gio-
vane digrignando i denti, e sbattendo il palmo della mano
sulla fronte dell’orco gettò fuori dell’aria gelata dai polmo-
ni accompagnata da un respiro profondo. La testa e il corpo
del capo orco si congelarono completamente in pochi istan-
ti, creando prodigiosamente una statua di ghiaccio! Con un
vorticare furibondo Han Garion colpì il suo avversario più
volte mandandolo in frantumi!
Crono sgranò gli occhi sull’accaduto. Non aveva mai vi-
sto il capitano usare quel potere magico… ma non vi era
tempo per pensare.
‹‹Oh Azurat, signore della magia! Dona energia alle mie
mani! Che siano dardi per distruggere i miei nemici! DAR-
DO INCANTATO!›› esclamò l’apprendista scagliando un
dardo di luce verso un arciere goblin, ma gli orchi stringe-
vano la morsa ed uccisa l’altra guardia fronteggiavano il
capitano da ambo i lati. La Falce della morte splendeva or-
mai tesa sul capo di Han, che stentava ferito a difendersi. Il
colpo del fato stava per abbattersi su di lui inesorabilmente,
alle spalle, quando una voce soave ma decisa intervenì in
suo soccorso.
‹‹Per l’ardore di Shaar! Che il metallo della tua arma di-
venti rovente!›› gridò prontamente la sacerdotessa Symoril,
poco distante dalla battaglia.

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La Spada dell’orco divenne così incandescente che cad- ‹‹O Shaar, invochiamo la tua misericordia! Compi il tuo
de all’indietro, ustionandogli la mano. Fra grida di dolore miracolo, riunisci ciò che è stato diviso!››
l’orco si gettò a terrà, il capitano si voltò per finirlo. Giun- ‹‹Così sia.›› risposero a tono i monaci.
sero le tenebre sciacalle. ‹‹O Shaar, invochiamo la tua misericordia! Compi il tuo
Sotto gli occhi increduli dei suoi compagni la testa di miracolo, riunisci ciò che è stato diviso!››
Han Garion baciò il suolo, affogando in un lago di sangue. ‹‹Così sia.›› replicarono nuovamente.
In quel momento la restante decina di guardie del villag- La cerimonia andò avanti per qualche minuto.
gio giunse circoscrivendo lo spiazzo con gli scudi, mentre ‹‹O Shaar, signora della misericordia, ridona vigore
la plebaglia lapidava gli sparuti orchi restanti. a questo corpo inerme! Per il potere di Shaar io ti guari-
‹‹AIUTO! PIETA!›› sco!››
‹‹IL CAPITANO E MORTO! PIETA!›› Lentamente la testa di Han Garion sembrò saldarsi nuo-
‹‹CHIAMATE I MONACI!›› vamente al collo, come se la stessa carne ne chiamasse l’al-
I monaci accorsero prontamente e numerosi. tra metà, successivamente la carne lacerata emise un ba-
‹‹Prendete al testa! E accostatela al collo!›› gridò nervo- gliore dorato che avvolse tutti i monaci con le mani giunte
samente il priore. verso il corpo inerme.
‹‹Han Garion dell’aurora del Nord non è ancora giunto La “Taumaturgia”, cosi la chiamarono gli uomini di Val-
il tuo momento! Visto il tuo voto, giuro su Shaar che oggi lendly. Questo era il loro talento, la loro forza, concessa
non morirai!›› continuò rivolgendosi al volto di Han come dalla Santa Dea Shaar agli uomini sui fedeli nell’antico pat-
se fosse ancora vivo. to.
‹‹E ora venite! Non vi è tempo da perdere! Preghia- Compiere il miracolo di risanare le ferite non era certo
mo!›› cosa da poco, figuriamoci riportare in vita un uomo deca-
‹‹Priore ma è morto! La testa gli si è staccata di netto!›› pitato!
disse una popolana in lacrime. Finché i monaci avessero vegliato sulle anime del villag-
‹‹TACI DONNA DI POCA FEDE!›› rispose irruente- gio Kyru la gente avrebbe goduto di buona salute e sarebbe
mente il priore! ‹‹Prega anche tu Shaar affinché avvenga un morta solo aspettando la vecchiaia ma qualcosa di ultrater-
miracolo, o sarà la fine, per tutti noi!›› reno, un male sempiterno, minacciava adesso il villaggio…
La donna si inginocchiò serrando gli occhi e cominciò a del resto al destino non manca l’ironia.
salmodiare tremando. Sotto gli occhi di tutti quel giorno il miracolo fu com-
I monaci cominciarono a intonare una canto. Il Priore si piuto. Gli abitanti di Kyru tuttavia tendevano a dimenticare
mise in ginocchio e levò le mani al cielo. velocemente questi prodigi poiché non tutte le cerimonie
andavano a buon fine e il rimorso o il dubbio di non rice-
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vere grazie dalla Dea li avrebbe portati al tormento o alla marsi ancora un istante in silenzio, e poi sorridere.
follia. Quando nacque portava con se il simbolo di un ramo
‹‹Tu vivrai, finché Shaar lo vorrà.›› , esclamò il priore d’ulivo d’oro, poiché ella era favorita dalla Dea e dispensa-
impiegando le sue ultime energie ‹‹Ora alzati. Shaar ti ha trice di speranza. Symoril della foglia d’oro fu chiamata.
guarito.››
‹‹MIRACOLO! MIRACOLO!›› gridavano i popolani.
Gli occhi di Han Garion si schiusero sfavillanti come
polvere di stelle, mentre la folla esultava, cantava e danza-
va.
‹‹Buon auspicio.›› disse il priore.
Il Capitano Garion si svegliò ancora scosso. Destato in
piedi realizzò che qualcosa di prodigioso era accaduto…
ma non sorrise, al suo cuore non gli era concesso; Poi si “Danzami o Diva, mia musa dei giusti,
voltò guardandosi attorno. costeggia la riva fra i giunchi e gli arbusti,
‹‹La mia spada, dov’è la mia spada?›› del fiume di sogni dei prodi dormienti,
‹‹Ecco ciò che tu domandi.›› Rispose la sacerdotessa Sy- volteggia la verga con gesti soventi,
moril con sguardo fiero, porgendogli il cimelio. fra i fumi di incensi, e passi silenti.”
‹‹Ora seguimi, sarai esausto.›› Ed accompagnato da due
monaci il capitano venne scortato a riposare nel santuario
sotterraneo del monastero.
‹‹Sacerdotessa Symoril››, disse un prelato del tempio
‹‹poiché tu sei la mia prediletta, domani partirai con il Ca-
pitano Garion.››
‹‹Si padre. Se è questo ciò che Shaar mi chiede, Io ob-
bedirò.››
‹‹Adesso corri a preparare l’occorrente per il viaggio.››
‹‹Si padre.›› Detto questo la Sacerdotessa si congedò.
Il suono delle sue parole, cosi colmo di rigore e fede ma
anche calore nello stesso tempo, scaldava i cuori delle ani-
me del villaggio. Il suo verbo era incantevole come il soave
suono dell’arpa, si poteva sol fermare ed ascoltarlo, soffer-
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CAPITOLO VIII malinconicamente il cielo stellato. Quel giorno egli indos-
“Lontano da casa” sò la sua tunica più bella, di un viola scuro e intenso, con-
tornata da bordature dorate e un cappuccio abbondante che
In un modesto e polveroso casolare del piccolo villaggio gli copriva perennemente il volto. Quando aprì la porta di
Kyru il giovane apprendista Crono raccoglieva frettolosa- casa il cielo era già chiaro e la brina del mattino bagnava
mente i suoi affetti e sistemava le numerose scarselle da ancora i campi invasi dalle margherite.
apprendista, contenenti componenti magiche a sufficienza Anche le porte del monastero si aprirono in quel mo-
da affrontare un lungo viaggio: Prese di zolfo, limatura di mento, sulla piazzetta vi erano riunite tutte le guardie del
ferro, segatura, polveri velenose, ragnatele affusolate su fo- villaggio, messe in riga. Han Garion varcò il portone, av-
glie d’edera e pietre d’ambra. volto da un manto biancastro e si diresse verso i suoi uo-
Il dubbio lo tormentava ancora una volta, come il rimor- mini. La maggior parte dalle gente del villaggio stava già a
so di quanto era accaduto al capitano Garion. lavoro quella mattina ed ogni volta che Han si avvicinava
Le immagini della recente battaglia scorrevano vivide e ad uno di essi riceveva una frase di incoraggiamento ed un
lente nella sua memoria, come le pagine di un libro. pensiero.
‹‹Dannazione, come fa?››, borbottava fra sé e sé. ‹‹Ecco capitano Garion, tenete, da parte della nostra fa-
‹‹Ha impiegato meno di un batter d’ali a lanciare quel miglia.››, disse uno.
incanto!›› Esclamò calciando una pentola! ‹‹Il Maestro mi ‹‹Capitano, la vita dei miei figli dipende da voi, siate il
raccontava spesso di Vallendly e dei suoi Arcimaghi datati nostro coraggio. Prendete.›› disse un’ altro.
di tale potenza ma dubito che Han sia uno di loro… No, Il Capitano ringraziò con un cenno ogni popolano ma no
non diciamo idiozie, non ha mai studiato magia! È solo un prese alcun dono con sé. Giunto di fronte ai suoi uomini li
soldato! Devo seguirlo. Si! Seguirlo.›› pensava, ostentando squadrò uno ad uno e per un attimo la fievole frescura mat-
una tensione non indifferente che lo portava puntualmente tutina divenne aria delle montagne Infinite, facendo rabbri-
a riempire la sua sacca con oggetti vari e assolutamente inu- vidire ogni uomo gli si trovasse vicino.
tili, per poi risvuotarla e cominciare da capo. ‹‹Castore fatti avanti.›› ordinò Han.
‹‹Forse se gli chiedessi di insegnarmi…lui…hum! Ma Il soldato avanzò di un passo. Il Capitano riprese la pa-
prima dovremmo essere grandi amici, certo, altrimenti per- rola.
ché dovrebbe fidarsi di me? Sarò la sua spalla per un po’, ‹‹Oggi Io prendo un sentiero tortuoso ed incerto, ma
potrebbe funzionare. Ecco, porterò anche un po’ di perga- solo morendo da coraggioso onorerò i miei padri. Tu sei un
mene vuote, non si sa mai, ci sarà tanto da imparare nella uomo del sud e conosci la guerra, giura che servirai i mona-
foresta, sempre sé… tornerò.›› ci e farai lo stesso qualora non dovessi tornare. Giuralo.››
Il volto del giovane Crono si fermò per un attimo a mirar ‹‹Io non cerco la gloria come fate voi signore, ma se do-
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vrò rischiare la vita lo farò. Lo giuro sul mio onore.›› rispo- Il Giovane Crono scambiò un ultimo sguardo di compia-
se umilmente il soldato. cenza nei confronti del priore, abbassò il cappuccio e varcò
‹‹Fate che al mio ritorno esista ancora il villaggio.›› e la porta del villaggio.
battendo il pugno nel petto salutò i soldati per poi recarsi
all’uscita del villaggio. “Esiste il rimpianto nel cuore dei giusti? Il sacrificio è
‹‹Nobile Garion! Aspettate!›› gridò Crono correndo ver- spesso la virtù dei forti, un macigno che tutti gli eroi por-
so di lui. ‹‹devo parlarvi!›› tano sul capo. La nebbia si espande strisciando fra i col-
Han non cessò il passo. li scolpiti da muri a secco di pietre nerastre e muschiose,
‹‹Nobile Garion, vorrei unirmi alla vostra spedizione, emanando profumi di ciclamino e fogliame caduco di ca-
sono un abile mago ed avrete sicuramente bisogno del mio stagno, bagnato dalla brina di primo mattino.
appoggio! Non sono un codardo! Non ve ne pentirete!››
‹‹ Ho già avuto modo di appurare questo, giovane ap- Il passo affrettato e la spada vicino.
prendista, non è il coraggio che ti manca, ma ci vogliono Và per lande a segnar il tuo destino.
ben altre doti per sopravvivere dove stiamo andando. Ho Nelle selve nefaste è celata la gloria,
dato la mia vita per salvare la tua, non abusare della mia affinché di tue gesta rimanga memoria,
pazienza.
‹‹Lui partirà.›› disse una voce non troppo lontana, ‹‹e ma forse, questa è un’altra storia…”
non ammetterò repliche sulla mia decisione. Il ragazzo ora-
mai è pronto, la sua fiamma brucia già da un pezzo. Ecco,
prendi anche la mia sacerdotessa prediletta, ti servirà.››
‹‹Io non ho bisogno di loro.›› Rispose Han.
‹‹Ma loro hanno bisogno di te!›› replicò ostinatamen-
te il priore. ‹‹Tu gli mostrerai i segreti celati fra le fronde
del nord, i sussurri delle ancestrali porte dell’est, le grida
delle lande selvagge del sud, la forza e l’onore dei popoli
dell’ovest. Ho fatto un voto, la mia sacerdotessa ti ridarà la
vita qualora la perderai, ora và e torna vittorioso.››
‹‹Non è la vita che mi preme ma il modo in cui morirò. E’
sia comunque, farò come chiedi.›› concluse Han Garion.
La sacerdotessa Symoril fece qualche passo in avanti,
mettendosi alla destra del guerriero, in silenzio.
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APPENDICI

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Appendice I

La Compagnia dei Nove

Il gruppo che ha dato origine alla storia “Il Mondo delle


Nebbie” nasce per caso, in Sicilia nell’anno 2001. Il Fon-
datore, Savio Pagano, comincia la sua direzione artistica
nell’ambito del LARP , incuriosito dalle dinamiche com-
portamentali a dalla possibilità di trasgredire dalla vita
mondana.

Nasce cosi la compagnia “Il Mondo di Nub”, un gruppo di


giovani desiderosi di cimentarsi in recitazione a soggetto e
simulazioni di battaglie epiche.

I primi aderenti sono 8:

• Silvio Testa, nella parte di: “Han Garion”


• Cristian Brullo, nella parte di “Faladair Greenwood”
• Filippo Finocchiaro, nella parte di “Kaos”
• Lucia Pagano, nella parte di “Simoryl”
• Lucio Calanna, nella parte di “Inferno”
• Davide Caudullo, nella parte di svariate comparse
fra cuoi “lo Sciamano Goblin” e “Padre Cellario”.
• Marco Giannotta, nella parte di “Crono”
• Luca di Gesù, nella parte della “Sentinella”

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Grazie all’impegno degli attori in erba ed alla direzione Appendice II
del fondatore il gruppo “Nub” crebbe di anno in anno con-
tribuendo all’allestimento di un progetto dalle dimensioni Il Tempo
titaniche.
Misura del tempo
Dopo sette anni di sviluppo il progetto “Il Mondo delle
Nebbie” prende finalmente forma con più di 200 comparse Il Calendario Vallendese è il sistema di misura del tempo
e oltre 100 giornate di laboratorio artistico. adottato dalla maggior parte delle comunità umane.
L’anno è la misura delle ere nel calendario di Vallendly,
“Abbiamo sviluppato un intero MONDO e l’abbiamo reso equivalente al lasso di tempo che và dalla salita del profeta
vivo con la nostra passione e i nostri sentimenti! Thalimar sul monte Ruin alla fondazione di Nova Luxor,
città santa degli uomini. Questo si divide in dodici lunae,
Adesso, vogliamo raccontarlo.” ognuna equivalente alla distanza di tempo che la Luna im-
piega da un plenilunio a quello successivo (un mese reale).
Ogni giornata di laboratorio artistico veniva documentata Le lunae si dividono in trenta dì (24 ore reali), equivalenti
con foto o video, i documenti scritti archiviati. Produrre all’ arco di tempo che trascorre da un alba solare a quella
una storia di un libro in maniera così realistica è stata un successiva.
esperienza unica, una seconda vita, che nessuno di noi di-
menticherà mai! Talimaio = Marzo
Primaio = Aprile Primavera
Brumaio = Maggio
Estanio = Giugno
Cinquembre = Luglio Estate
Esembre = Agosto
Settembre = Settembre
Ottobre = Ottobre Autunno
Novembre = Novembre
Dicembre = Dicembre
Undicembre = Gennaio Inverno
Dodicembre = Febbraio

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Il primo giorno dell’ anno vallendese (1 Talimaio) equivale Appendice III
al primo di Marzo nel calendario reale. Gli equinozi e i sol-
stizi sono gli stessi della realtà. Cenni sulla lingua Morish
Gli anni si contano a partire dall’ anno 0, anno in cui è sta-
to stretto l’ Antico Patto; gli anni successivi a questo ven- Regole Grammaticali Base:
gono siglati d.P. (dopo Patto) quelli precedenti a.P. (ante
Patto). - Non esistono articoli
- Non esistono le coniugazioni verbali
- Verbo all’infinito e sostantivo si scrivono allo stesso
Cronologia di Nub modo
- Plurale: si aggiunge “-r” o “-er” (se la parola finisce con
10000 a.P: Era dei disordini. r)

510-490 a.P: Galathìon (Grande guerra contro gli orchi). - “a-“ privativo = “Qw-“
Guerra tra Orchi e Elfi. - “dis-“ = ”kw-“
- “-ismo” = “-arath”
311-210 a.P: Authanir (Guerra della Rovina). Guerra tra - “-aggio” = “ish”
Elfi. - “-ore” patrocinico = -ash o –sh (se la parola finisce con
a)”
Anno 0: Antico patto.
Verbi:
100 d.P: Nasce il regno di Vallendy ed il regno di Telor. - Passato prossimo = “-ku’kosh”
203 d.P: Edhellion (Anno della fine degli elfi). Presa di - Passato remoto = “-kosh”
Arda. - Futuro = “-essh”
- Congiuntivo = “-zeth”
680 d.P: Prima guerra per la salvezza. - Condizionale = “-juss”
700 d.P: La nebbia avvolge il mondo.
800 d.P: Conquista di Telor.
870 d.P: Seconda guerra per la salvezza.

106 107
Io = xi Mi = mjr Mio = Mal Di,A,Da = No Maestà = Malmaester
Tu = xu Ti = tjr Tuo = Tal In = Es Maestro D’armi = Jàbuk
Egli = xel Si = sjr Suo = Sal Con = Wes Magico = Tz’Arkan
Noi = Jhen Ci = cjr Nostro = Nhal Tra Tes Mago = Tz’Archarus
Voi = Jhev Vi = vjr Vostro = Vhal E = Iu Mano = Hadak
Essi = Esh Si = sjr Loro = Lhal O = Ur Matrona = Mashuàr
Mente = Meshìr
Morire = Morghot
Nemico = Shassed
Dizionario: Nome = Xetra
Oblio = Xabaras
Adesso = Inash Offuscare – Annebbiare = Jagàsh
Andare = Anthèr Ordinare – Comandare = Impèr
Anima = Zwavantàr Orecchio = Rei
Apprezzare = K’Shirà Orrore = Zsamar
Bastardo = Zhul’Jin Oscura = Umbra
Cancellare = Hèras Per = Shiss
Charme = Asshèr Percepire = Xsharil
Che = ke Perla = Corah
Donare = Iwàl Potere = O’Thar
Elfo Oscuro = Morique Potere (verbo) = Xun
Essere = Esher Punta = Kyr
Incantare = Erxshanter Quello = Xs’Ell
Incantesimo = Erxshanterath Questo = Xest
Incontro = Xatrashir Raggio = Danko
Inganno = Eda (o Edea in Tazid.) Ragno = Arak
Insulto (Fanculo) = Zhuwarat Rendere = T’Zwinke
Ipnotizzare = Ixior Rito = Xeth
Lavoro = Shactu Sacerdotessa = Rakshir
Gradevole = Manhar Sentire = Xatir
Guerriero = Thalion Schiavo = Xavièr
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Sgradevole = Zaxsar Appendice IV
Stella = Elth’Xsar
Sussurrare = Zul’Xhasshar Cenni sulla lingua Orchesca
Timore = Groth
Trama = Xamarat Regole base
Troia = Joràh - Non esistono articoli
Uccidere = Hèra - I verbi si pronunciano tutti all’infinito
Umano = Jhellr - Non esistono particelle pronominali, si usano i pro-
Uscire = Qwashir nomi personali (es. “LUI MI HA DETTO” diventa
Vedere = Xhair “ IDU DER-TAR ME” cioè “LUI HA DETTO A
Veleno = Veràsh ME”)
- Nella lingua scritta non esistono punteggiature

PRONOMI PERSONALI
Per i pronomi personali ogni pronome e associato a un
movimento del corpo, noi riporteremo ogni pronome con i
rispettivi segni del corpo e grugniti.

GRUGNITO MOVIMENTO
IO ME Battersi il pugno sul petto
TU IZU Battere il pugno sul compa-
gno/Indicare
LUI IDU Indicare col dito

NOI NUS Tracciare più volte un semi-


cerchio ideale
VOI IZU Indicare con entrambi i brac-
ci
LORO IDI Voltarsi verso il gruppo e in-
dicarlo con le braccia

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PRONOMI POSSESSIVI
Per i pronomi possessivi ogni pronome e associato a un PE - DES
movimento del corpo che è lo stesso dei pronomi persona-
VERBO ALL’INFINITO = Parola Etimo- Groth - tar
li, noi riporteremo ogni pronome con i rispettivi segni del
logica + TAR
corpo e grugniti.
CHI COMPIE L’AZIONE = Parola Etimo- Groth - or
GRUGNITO MOVIMENTO logica + OR

MIO MEZU Battersi il pugno sul OGGETTO CHE COMPIE L’AZIONE = Groth - ul
petto Parola Etimologica + UL

TUO TIZU Battere il pugno sul PATRONIMICO = Parola Etimologica + Groth - unt
compagno/Indicare UNT

SUO SIDU Indicare col dito


Negazione e interrogazione si compongono facendo prece-
NOSTRO SNUSS Tracciare più volte un dere la parola rispettivamente da Nit e Ol.
semicerchio ideale
• NEGAZIONE = NIT + Parola Etimologica
VOSTRO VIZU Indicare con entrambi i
• INTERROGAZIONE = OL + Parola Etimologica
bracci

LORO LIDI Voltarsi verso il gruppo


e indicarlo con le brac-
cia

PAROLE PRINCIPALI
Il vocabolario orchesco e basato su un semplice principio
dove ogni parola associata a una desinenza prende un par-
ticolare significato.
Le parole sono qui sotto indicate le desinenze con i loro
significati le trovate nello schema che segue:

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VERBI UTILI
Riportiamo ora alcuni dei verbi più utili e comuni nella
conversazione (i verbi si mantengono sempre all’infinito):

Andare Goz-tar
Attaccare Groth-tar
Avere Ver-tar
Combattere Uruk-tar
Difendere Drek-tar
Dire Der-tar
Dormire Zuzu-tar
Essere Ser-tar
Fare Dot-tar
Finire di mangiare per ultimo Fru-tar
Lanciare una magia Wag-tar
Lasciare Lev-tar
Mangiare Gnam-tar
Parlare Tark-tar
Potere Kaan-tar
Prendere Grab-tar
Uccidere Tal-tar
Volere Nel-tar

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RIFERIMENTI

Portale dell’opera “Il Mondo delle Nebbie”


http://www.grvnub.it