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LINEE GUIDA PER UN CANILE CHE POSSA RAPPRESENTARE UN VOLANO DI CAMBIAMENTO.

Premessa.
Il canile rappresenta oggi un importante punto di incontro e di definizione del rapporto tra noi e il cane. In
passato i concetti che stavano alla base della realizzazione dei canili e della loro gestione si riferivano
principalmente alla custodia dei cani e ad un generico concetto di adozione. Questo tipo di approccio
risulta evidente anche nella Legge Quadro n. 281/91: pur riconoscendo la necessità di rispettare il
benessere degli animali, lo scopo principale appare essere quello di custodire gli animali abbandonati.
Questa impostazione non ha prodotto negli anni risultati positivi, né dal punto di vista di una migliore
integrazione sociale del cane, né dal punto di vista economico: in mancanza di un progetto di
valorizzazione del cane, tutte le spese di gestione di un canile rappresentano solo un onere per la comunità.
Risulta pertanto necessario ripensare sia le criticità che le soluzioni, affinché il canile cessi di essere
considerato un costo per avviarsi ad essere percepito come un servizio per la comunità.

Il canile come polo zooantropologico.


L'aspetto da prendere in considerazione, per giungere ad una concezione diversa del canile, riguarda la
valorizzazione del cane, vale a dire tutto ciò che è possibile fare, in una struttura come il canile, per
modificare la percezione del cane stesso e la sua integrazione nella società. Si tratta in sostanza di passare
da una visione “pietistica”, ad un modello nel quale si riconoscono le caratteristiche del cane e si punta ad
una valorizzazione del suo ruolo.
Ci sembra importante sottolineare, in questa sede, che una modifica sostanziale del paradigma del canile
può avere importanti riscontri anche dal punto di vista dell'impiego di risorse economiche nel canile stesso.
Se analizziamo i motivi che stanno alla base dell'esistenza stessa dei canili, ed anche delle criticità che
spesso si vengono a creare nella loro gestione, ci rendiamo conto che abbiamo a che fare sostanzialmente
con due problemi: il primo riguarda gli abbandoni, nelle varie forme in cui si realizzano, il secondo
riguarda la gestione delle adozioni dal canile, che molte volte hanno purtroppo come esito un nuovo
abbandono.

Il canile, così come è stato concepito in passato, viene a trovarsi “a valle” di una serie di situazioni
problematiche, e si trova quindi ad essere compresso nella contenzione del problema, senza peraltro avere
alcuno strumento per invertire la situazione. In questo senso rappresenta per la collettività un costo, che
spesso nel tempo tende a crescere, a cui non corrisponde un servizio per la comunità, se non quello di
tenere semplicemente i cani lontani dalle strade, e di sicuro neppure un vantaggio per i cani, che spesso
una volta entrati si trovano a passare lunghi anni in canile, se non tutta la loro vita.

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Per dare una risposta positiva a questi problemi occorre a nostro avviso promuovere la valorizzazione del
cane, e quindi la sua integrazione sociale, agendo sia sulle qualità relazionali del cane, attraverso un
training specifico da svolgere all'interno della struttura, in modo da aumentarne il livello di adottabilità, sia
sul livello di consapevolezza delle persone riguardo alla pet-ownership.
Si tratta quindi di rendere il canile una struttura attiva nella promozione della cultura del rispetto degli
animali, attraverso una serie di interventi:

• percorsi di training per i cani, in modo da favorire le adozioni, che prevedono il monitoraggio delle
caratteristiche del singolo e il prospetto di valorizzazione, sia nella gestione-conduzione ordinaria
che nell'intervento specifico di training o di terapia;
• servizio di adozione, per favorire un corretto turn over e diminuire il tempo di permanenza in
canile, che prevede l'orientamento e il sostegno all'adozione;
• servizio di prevenzione rispetto alle condizioni di problematicità, vale a dire una sorta di
consultorio in grado di dare un primo presidio consulenziale a tutti coloro che si trovano in una
situazione di difficoltà relazionale col cane.

Questo comporta un diverso modo di gestire le risorse strutturali, la strutturazione stessa degli spazi,
l'orientamento funzionale e di servizio, l'interfaccia con il mondo esterno, e l'organizzazione delle risorse
umane all'interno: tutto ciò riguarda il modo complessivo di considerare la struttura canile e la percezione
del problema.

“Se al primo posto mettiamo l'obiettivo di interfaccia – dare servizi di prevenzione alla rinuncia, di
orientamento all'adozione, di sostegno all'adozione, di formazione dei volontari, di valorizzazione e
integrazione del cane – è chiaro che solo una cultura relazionale, quindi zooantropologica, possa andare in
questa direzione.” (Marchesini)

Il canile per poter funzionare deve diventare un centro di servizio capace di attrarre la cittadinanza, di
promuovere progetti educativi e informativi, di fare cultura sul rapporto uomo-cane, di offrirsi come
primo presidio consulenziale nell'ambito della relazione. In questo modo il canile cessa di essere una
struttura inutile e costosa rispetto agli obiettivi, per diventare una struttura che gestisce nel modo migliore
le risorse sociali per il benessere dei cani ma anche per l'integrazione del cane nella società civile.

Obiettivi.
Alla luce di quanto esposto, noi riteniamo che l'obiettivo principale del canile debba essere la promozione
dell'educazione alla cultura del rispetto degli animali, che rappresenta la strada migliore per combattere il
maltrattamento e gli abbandoni.
Il canile deve pertanto diventare un luogo “aperto”, dove l'approccio all'adozione rispecchi criteri di tutela
del benessere degli animali.
La struttura può diventare sede di classi di socializzazione, corsi di formazione, stages: un canile inteso
quindi come centro multidisciplinare, in grado di proporre progetti di integrazione, attività di
zooantropologia didattica per le scuole, un vero e proprio propulsore di cambiamento culturale.

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Particolare attenzione dovrà essere posta in tutte quelle attività che vanno ad aumentare l'indice di
adottabilità dei cani presenti: l'obiettivo gestionale e strutturale che ci si deve porre è infatti il turn over,
poiché ridurre al massimo il periodo di permanenza dei cani in canile, oltre a rappresentare un enorme
beneficio per il cane stesso, permette di contenere i costi e di invertire la tendenza sul trend dei costi stessi.
I servizi aggiuntivi offerti al pubblico possono contribuire a rendere la struttura sempre più autosufficiente
nel corso degli anni.
Riteniamo quindi che la figura del gestore della struttura debba essere attentamente valutata, tenendo
presente che la manutenzione della struttura e lo svolgimento delle attività quotidiane richieste dal canile
devono essere il punto di partenza, e non di arrivo.

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