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Attilio Scaglione

RETI MAFIOSE
Cosa Nostra e Camorra: organizzazioni criminali a confronto
Prefazione di Antonio La Spina
Il libro è di Attilio Scaglione la cui preparazione è iniziata come tesi di dottorato di ricerca e si inserisce nella letteratura
sulle organizzazioni criminali di stampo mafioso.
Parlare di Mafia è tanto affascinante quanto difficile; occorre non farsi catturare da esso, e vi si può riuscire se si è
capaci di considerarlo un argomento come un altro, da trattare con distacco, rigore, padronanza dei metodi e delle
tecniche di indagine. Per distacco non si intende ignorare tutte le valenze politiche, civili e cultuali del fenomeno, ma
osservarle da un punto di vista prettamente scientifico. È importante distinguere tre periodi:
- quello in cui della Mafia si sapeva pochissimo, perché vigeva la legge dell’omertà e ci si basava oltre che su fatti
esteriormente osservabili principalmente su supposizioni;
- la seconda fase è caratterizzata dalle primi rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia che non soltanto attestano
l’esistenza dell’organizzazione ma illustrano le modalità del suo funzionamento;
- nella terza fase oltre ai fatti osservabili esteriormente, oltre allo sguardo degli insider abbiamo una mole sempre più
gigantesca di dati oggettivi sulla vita interna delle cosche ( registrazioni, filmati, pizzini e libri mastri).
Le organizzazioni criminali di stampo mafioso hanno alcuni elementi strutturali in comune ma anche alcune
caratteristiche diverse. Scaglione si muove dalla teoria dell’organizzazione e passa ad individuare un clan siciliano e un
clan campano ( i Rinzivillo di Gela e i Cava di Quindici) .
Introduzione
Il tema della criminalità organizzata è senza dubbio uno degli argomenti più discussi degli ultimi anni. L’interesse per le
vicende va ben oltre la persistente attualità e la pervasività di un fenomeno che continua ad espandersi come una sorta
di “metastasi criminale”, incontenibile nelle regioni meridionali e, sempre più spesso, in quelle settentrionali del nostro
Paese. Le molteplici prospettive d’indagine, la costante mutevolezza delle forme, la pluralità delle modalità d’azione
hanno contribuito a farne un oggetto stimolante e interessante per un pubblico di lettori vasto e differenziato.
Sappiamo ormai praticamente tutto sulle organizzazioni criminali italiane e straniere, sulle più recenti trasformazioni
dei sodalizi mafiosi, sui legami internazionali dell’Ndrangheta e sulla crisi di Cosa Nostra, sulle faide della Camorra
Campana e sulle insidie delle mafie straniere: cinese, albanese, russa, slava, turca, nigeriana.
È doveroso distinguere tra produzione scientifica e produzione di carattere divulgativo; ciò causa gravi distorsioni e
grossolane semplificazioni del tema indagato. Eppure, se ci limitiamo esclusivamente i lavori di carattere sociologico, la
selezione può rivelarsi più semplice del previsto. Come è stato osservato infatti la criminalità organizzata è un
fenomeno che ha attratto marginalmente l’attenzione degli scienziati sociali, invece le produzioni empiriche sulla mafia
sono soltanto una residua minoranza perché vi è difficoltà ad entrare direttamente nel fenomeno mafioso da analizzare.
Non a caso lo studio delle mafie è stato affrontato a partire dall’utilizzo di fonti empiriche quali documenti giudiziari,
rapporti di polizia, articoli di giornale, interviste a testimoni privilegiati.
Le indagini della magistratura sono: una fonte non facile da utilizzare. Sono informazioni raccolte dall’autorità
giudiziaria attraverso le attività d’investigazione, cui sono sottoposti, durante l’intero periodo di investigazione, gli
esponenti delle organizzazioni criminali. Accanto alle testimonianze dei collaboratori di giustizia, le intercettazioni
hanno acquisito una tale rilevanza da costituire uno strumento insostituibile per le indagini. Inoltre le conversazioni
telefoniche e ambientali trascritte, rappresentano una fonte di conoscenza anche per la ricerca sociologica. I protagonisti
delle vicende criminali sono infatti colti, in linea di massima nel naturale svolgimento della vita quotidiana, in una
situazione di assoluta spontaneità, senza cioè che essi siano consapevoli di essere sottoposti a delle misure di
sorveglianza. Le registrazioni degli incontri e delle conversazioni tra gli indagati possono infatti essere utilizzate come
base empirica per la ricostruzione delle reti relazionali dei gruppi criminali e realizzate attraverso le tecniche della
social network anayisis (utilizzate già per le organizzazioni criminali straniere). L’obiettivo è quello di ricostruire
attraverso l’analisi delle conversazioni le dinamiche interne ed esterne dell’organizzazione criminale.
La network analysis può in primo luogo incoraggiare l’approfondimento di un livello di analisi ancora inesplorato: la
dimensione relazionale del fenomeno mafioso. In secondo luogo, da un punto di vista organizzativo, può contribuire a
mettere in luce l’obsolescenza di una visione delle cosche mafiose schiacciata sul modello “gerarchico - piramidale”.
Come qualsiasi organizzazione anche quelle criminali si reggono su un fragile equilibrio. Esse sono dei sistemi aperti
che si trovano a fronteggiare costantemente fattori esterni come i contrasti con le forze dell’ordine, le iniziative degli
altri sodalizi criminali e fattori interni come l’arresto di un leader e la competizione tra gli affiliati.
Il lavoro è suddiviso in due parti (noi ci soffermiamo soltanto sulla prima parte): nella prima parte definiamo l’oggetto
della nostra ricerca, nella seconda parte vengono presentati i risultati della ricerca empirica.
La prima parte è costituita da tre capitoli:
- nel primo capitolo focalizziamo l’attenzione sull’interrogativo conoscitivo che viene stimolato dalle indagine,
concentrato sulla descrizione degli assunti teorici e dei paradigmi di riferimento. L’idea è stata quella di ricostruire le
strutture organizzative di due gruppi criminali dinamici ed aggressivi, attraverso gli strumenti della network analysis;
- nel secondo capitolo approfondiamo il disegno della ricerca e la metodologia impiegata;
- nel terzo capitolo affrontiamo lo studio del fenomeno mafioso da un punto di vista organizzativo. Dopo una breve
ricognizione delle differenti rappresentazioni elaborate in letteratura della mafia come organizzazione, la nostra
riflessione si concentra sulla situazione attuale di Cosa Nostra siciliana e della Camorra campana. Il paragrafo
conclusivo è dedicato alla presentazione della prospettiva relazionale adottata in questo lavoro.

I. L’oggetto di ricerca

1. Il quadro teorico
1.1. La prospettiva relazionale
In questo capitolo esplicheremo l’approccio conoscitivo che fa da sfondo all’intera ricerca. La prospettiva relazionale ha
una lunga tradizione sociologica alle spalle. Essa si riconnette al pensiero di Simmel il quale all’inizio del ‘900 riteneva
che oggetto della sociologia dovessero essere le forme elementari della socialità e le loro funzioni sociali, ovvero il
singolo attore che interagisce con l’altro. L’immagine di Simmel è quella di una società caratterizzata da relazionalità e
reciprocità; a partire da queste considerazioni il sociologo tedesco osserva il lento passaggio alla modernità, la società si
andava caratterizzando per un progressivo e repentino allargamento degli ambiti relazionali dell’individuo e per una
costante intersecazione e sovrapposizione delle cerchie sociali. In seguito alla riflessione del sociologo tedesco, l’idea
della rete è stata ripresa da numerosi altri studiosi, ma è soltanto a partire dagli anni ’90 il concetto della rete si è
affermato in maniera definitiva con la tipica rappresentazione della società post- moderna, realtà sempre più
interconnessa e globalizzata. Le reti costituiscono la nuova morfologia sociale delle nostre società e la diffusione della
logica di rete modifica in modo sostanziale l’operare e i risultati dei processi di produzione, esperienza, potere e cultura.
L’analisi dei reticoli sociali è finalizzata a cogliere le posizioni sociali degli intervistatori, in rapporto a determinati
attributi dell’individuo e costituisce lo strumento più idoneo per approfondire lo studio della realtà a partire dai legami
diretti e indiretti tra gli attori. Le scienze sociali, gli studi sulla criminalità organizzata possono trarre enormi benefici
dall’impiego combinato degli strumenti di ricerca tradizionali e delle misure relazionali. Se facciamo riferimento alle
riflessioni sulla mafia, è stato osservato recentemente come uno dei principali limiti di questa analisi sia sovente lo
scollamento tra teoria e ricerca empirica: si tendono a privilegiare le teorizzazioni astratte e il rischio come afferma
Beker “quando manca la conoscenza vera, il nostro immaginario prende il sopravvento”. La network analysis può
pertanto fornire un contributo prezioso per colmare la distanza tra ipotesi concettuale e indagine sul campo. Essa
costituisce una prospettiva di rete fondata su un nucleo teorico composto da concetti, da cui si derivano
immediatamente i caratteri della loro “operalizzabilità”. Gli avanzamenti scientifici non riguardano soltanto il piano
metodologico, anche dal punto di vista teorico concettuale sono stati chiariti molti aspetti, si fa sempre più strada, l’idea
che la società complessa possa essere letta e interpretata solo tenendo conto del suo carattere relazionale. La
convinzione che ruoli e posizioni sociali siano dati una volta per tutte, è ampliamente superata. L’identità di ciascun
attore è inserita all’interno dell’intersecazioni di molteplici cerchie sociali. La network analysis si propone di spiegare la
società attraverso l’osservazione di legami che intercorrono tra singoli individui. Gli attori sociali sono descritti come
soggetti interdipendenti. Per spiegare le scelte degli in individui per comprendere il significato di tali decisioni è
necessario ricostruire il sistema dei rapporti all’interno dei quali gli attori sono inseriti. L’identità dell’individuo non è
qualcosa di dato una volta per tutte ma è il risultato di norme, valori e comportamenti interiorizzati.
1.2 La spiegazione per meccanismi
la tesi del radicamento dell’azione nelle strutture relazionali formulata da Mark Granovetter in un articolo considerato il
manifesto della nuova sociologia economica elabora alcune critiche ai modelli dominanti nelle scienze sociali: ossia la
visione iposocializzata (homo oeconomicus) e quella ipersocializzata (homo sociologicus). Nel primo caso l’azione
sarebbe il frutto di un’isolata massimizzazione di una funzione di utilità, nel secondo caso deriverebbe da valori
interiorizzati durante il processo di socializzazione; in entrambi i casi il concreto contesto formato dalle reti di relazioni
in cui l’attore è immerso verrebbe estromesso dallo schema analitico. L’analisi dei reticoli può conciliarsi sia con una
spiegazione ispirata all’azione dell’attore razionale, sia con una spiegazione basata sulla rappresentazione dell’individuo
mosso da norme e valori interiorizzati. La sociologia analitica sviluppatasi attorno al concetto di spiegazione per
meccanismi, spiega un fenomeno sociale rinviandolo ad una costellazione di entità e di attività, tipicamente costituite
dagli attori e dalle loro azioni, che sono collegate le une alle altre in modo tale da generare con regolarità il tipo di
fenomeni che tentiamo di spiegare. L’obiettivo generale non deve essere quello di formulare leggi universali ne quello
di comprendere il senso delle azioni individuali ma deve essere quello di spiegare le conseguenze sociali generate dalle
azioni. Appare nitido il collegamento tra studio dei reticoli sociali e sociologia analitica.
- Lazega e Pattison sostengono che i meccanismi sociali possono essere compresi solamente attraverso il ricorso alle reti
che emergono dalle interazioni;
- Hedstrom e Swedberg considerano essenziali tre tipi di meccanismi: macro- micro (meccanismo situazionale), micro-
micro (meccanismo dell’azione individuale) e micro- macro (meccanismo trasformativo).
Alla base della sociologia analitica applicata allo studio dei reticoli, vi è la convinzione che attraverso tale approccio si
possa superare la dicotomia tra micro e macro, struttura e azione, individuale e collettivo.
Questa posizione di superamento si ricollega al Coleman Boat rappresentazione grafica a forma di barca delle relazioni
macro- micro- macro. L’obiettivo è quello di riunificare le due fondamentali dimensioni di analisi riportando le
relazioni dirette macro - macro all’azione di processi causali macro- micro- macro. L’asse macro- micro individuo la
logica della situazione del singolo attore, il livello micro- micro fa riferimento alla formazione dell’azione individuale.
Infine la combinazione delle azione dei singoli individui innesca il meccanismo di trasformazione che si realizza lungo
l’asse micro- macro. Lo schema di Coleman è analogo all’equazione di Boudon, secondo il quale per spiegare un
fenomeno macro occorre che questo sia considerato come il risultato di un insieme di azioni micro. Le azioni micro per
essere intellegibili devono essere calate all’interno di un preciso contesto sociale. Questa stessa situazione deve essere
spiegata come risultato di variabili macro sociologiche.
1.3 La rilevanza della prospettiva di rete per lo studio della criminalità organizzata
L’approccio dell’analisi delle reti sociali è un elemento efficace ed efficiente per lo studio del fenomeno criminale. Le
relazioni umane costituiscono il minimo comune denominatore per interpretare il complesso fenomeno criminale.
Sciarrone ha posto l’accento sulla dimensione relazionale delle organizzazioni mafiose. Il modello della rete vuole
privilegiare gli aspetti processuali del fenomeno mafioso con particolare attenzione ai processi di radicamento, di
espansione e di riproduzione. Per comprendere questi aspetti è importante focalizzarci sulle relazioni esterne, infatti
sono importanti non solo le relazioni verticali bensì anche quelle orizzontali. Mafia = organizzazione a rete.
Henner Hess, nel suo noto studio sulla Mafia siciliana aveva adottato l’espressione di network of relationships per
criticare la nozione di organizzazione criminal. Nella sua prospettiva ogni singolo mafioso poteva contare in maniera
diretta e indiretta su una rete di relazioni con soggetti provenienti da differenti cerchie sociali. Hess tuttavia utilizzava
l’immagine della rete in una accezione ben diversa rispetto agli studi più recenti, applicandosi esclusivamente al singolo
individuo negando così la dimensione organizzativa del fenomeno mafioso.
Siamo davvero sicuri che i gruppi mafiosi possano essere descritti da un punto di vista reticolare?
Von Lampe afferma che la struttura verticistica dell’organizzazione mafiosa no ha ragion d’essere. Secondo l’autore
infatti ci sono due modi di applicare il concetto di rete allo studio della criminalità organizzata. Il più importante tra i
due si ricollega alla teoria dei costi di transizione. La rete può essere soluzione intermedia rispetto al mercato e alla
gerarchia. Rete e gerarchia possono coesistere all’interno di un gruppo mafioso così come in qualsiasi altra
organizzazione. In conclusione la mafia oltre che alla struttura verticistica e piramidale ha anche un sistema di relazioni
trasversali.
Savona afferma che in Cosa Nostra prevale un modello misto: la struttura gerarchica utile per il controllo del territorio e
l’attività di carattere predatorio (furti, rapine ecc..); il modello della rete si sarebbe invece sviluppato in due fasi: in una
prima fase effettuazione di attività di riciclaggio e investimento dei provenienti illeciti; in una seconda fase si starebbe
affermando una dimensione locale quale diretta reazione alla forte attività repressiva delle forze dell’ordine.
Holger, David Sen e Bomholdt sostengono che le reti criminali sono organizzazioni complesse che non emergono da un
disegno predeterminato, da una struttura pianificata, ma dall’interazione auto organizzata dei partecipanti che
costituiscono una rete.
Waring e Mcandrew hanno illustrato alcune ragioni che spingono a considerare la rete un modello esplicativo del
crimine organizzato. In sintesi illustriamo:
1) molti indagati possono far parte della stessa organizzazione criminale pur non incontrandosi mai;
2) il modello reticolare mette a disposizione quello che può essere considerato il set più adatto di strumenti di analisi;
3) le reti consentono di rappresentate insiemi di persone in maniera più complessa dei gruppi.
La rete può essere ulteriormente declinata in 4 modalità differenti: per isolare tali prospettive è indispensabile
individuare un duplice livello di analisi ovvero il punto di vista individuale- collettivo e il focus interno- esterno.
Ad un livello individuale possiamo parlare di reti in termini di risorse relazionali possedute da ogni singolo criminale
(legami forti uniscono i membri della stessa cosca, i legami deboli quelli di cosche diverse). Anche ad un livello
collettivo ovvero una dimensione organizzativa il concetto di rete presenta due modalità, da un punto di vista intra-
organizzativo e da un punto di vista inter-organizzativo.
1.4 Gli obiettivi della ricerca
Ci concentreremo sul livello relazionale intra-organizzativo di due differenti cosche mafiose, i Rinzivillo di Gela e i
Cava di Quindici. Entrambe le cosche sono interessate verso l’investimento in attività illecite non predatorie e una
propensione ad agire al di fuori del proprio territorio di origine. Sei sono gli obiettivi:
- obiettivo di carattere classificatorio: delineare concetti e idee che favoriscono l’analisi delle organizzazioni criminali
in termini relazionali;
- obiettivo di carattere metodologico: testare l’utilità della network analysis
-obiettivo di carattere descrittivo: analizzare empiricamente due cosche mafiose;
- obiettivo di carattere comparativo: confrontare le due strutture organizzative evidenziando le analogie e le differenze;
- obiettivo di carattere operativo: individuare la vulnerabilità delle reti, i buchi strutturali e i modi in cui le forze
dell’ordine possono estirpare le organizzazioni mafiose;
- obiettivo di carattere esplicativo- interpretativo: identificare meccanismi generativi che hanno contribuito alla
definizione delle organizzazioni criminali, come si formano, come di mantengono e come si trasformano.

2. Il disegno della ricerca


2.1 La scelta delle unità di analisi
Il primo sodalizio che abbiamo preso in considerazione sono i Rinzivillo di Gela, una delle più rilevanti ramificazione
dell’organizzazione Cosa Nostra. La cosca siciliana ha esteso una parte considerevole delle proprie attività illecite in
regioni come la Lombardia e il Lazio. Il clan Cava di Quindici è una delle organizzazioni Camorrista più potente e
feroce dell’intera provincia di Avellino, protagonista tuttora di una cruente faida con il clan dei Graziano ed alleato con
i clan Frabbrocino di Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano. Nell’individuazione dei casi non abbiamo seguito il criterio
della rappresentatività ma quello della specificità. I gruppi criminali prescelti sono stati selezionati sulla base di
caratteristiche specifiche. Le organizzazioni mafiose che operano tanto sui mercati legali quanto su quelli illegali
possono essere distinte a seconda dell’estensione territoriale delle proprie attività. Queste possono essere rivolte
unicamente al contesto di tradizionale insediamento oppure interessare aree esterne. Nell’uno o nell’altro caso la
presenza mafiosa può essere più o meno forte a seconda dello stato di salute complessivo del gruppo criminale. Si
configurano quattro situazioni diverse:
- il primo caso riguarda un gruppo mafioso in crisi, caratterizzato da una debole dimensione locale;
- il secondo scenario è relativo al caso di un organizzazione criminale in trasformazione, che ha abbandonato quasi del
tutto il controllo del territorio nel contesto di origine ed ha invece orientato i propri sforzi verso nuove espansioni;
- il terzo scenario è quello dell’organizzazione in espansione che ha esteso i propri interessi al di fuori, ma che ha lo
stesso mantenuto una forte presenza nelle aree di origine;
- il quarto scenario è quello di una cosca in una situazione di stabilità, radicata sul territorio locale ma priva di uno
sbocco esterno in grado di accrescere la dimensione delle proprie attività.
In questo lavoro si è scelto di concentrare l’attenzione sulle organizzazioni criminali in espansione, costituite da una
struttura flessibile e versatile ed in grado di adattarsi all’ambiente esterno. Entrambe le cosce scelte sono state capaci di
adottare modelli di agire imprenditoriale, diversificando i propri interessi economici e di operare al di fuori del proprio
contesto, relazionandosi con altri gruppi criminali e creando con loro nuove cellule stabili in loco.
Cosa intendiamo per rete?
Mitchell ha definito la rete come un insieme specifico di legami tra un insieme definito di persone, le caratteristiche di
tali legami possono essere usate per interpretare il comportamento sociale delle persone coinvolte. In social network
analysis per tenere conto dei numeri e dei tipi di relazioni è stato formulato il concetto di multiplexity. Nella realtà può
essere particolarmente difficile ricostruire l’intreccio di legami che uniscono due soggetti.
La molteplicità delle relazioni, se da un lato, consente di arricchire il quadro conoscitivo, dall’altro, pone rilevanti
problemi di interpretazione. Per queste ed altre ragioni, si è preferito fare riferimento unicamente alle interazioni che
emergono dalle attività di intercettazione (sistema organizzativo mafioso ricostruito a partire dalle singole conversazioni
telefoniche.
2.2 Il metodo del case study in chiave comparata
L’ obiettivo principale del case study è quello di approfondire lo studio di un fenomeno complesso e difficile da
indagare attraverso il ricorso ad altre tecniche di indagine. Yin definisce lo studio di caso un’indagine empirica che
investiga un fenomeno contemporaneo all’ interno del suo contesto di vita reale, specialmente quando i confini tra il
fenemeno e il contesto non sono comprensibili in maniera evidente. I casi così osservati, nella loro unicità, hanno dei
vantaggi:
- flessibilità appropriata per esplorare processi o comportamenti nuovi ancora poco studiati e compresi;
- natura contestuale: attenzione al contesto;
- complessità: fenomeni contemporanei complessi;
- specificità.
La metodologia della ricerca qualitativa ha appurato che il fenomeno mafioso è intimamente connesso al contesto
ambientale ed è fortemente radicato nella società.
Il metodo comparato ha una tradizione nelle scienze sociali, esponenti come Weber, Durkheim hanno fatto ampio
ricorso ad una simile impostazione metodologica.
Il problema della comparabilità rappresenta l’aspetto più importante. La prima regola è quella di comparare oggetti che
si collocano ad un pari livello in un ipotetica scala di astrazione; da questo punto di vista è importante scegliere con
particolare attenzione il grado di profondità dell’analisi.
Nel caso della presente ricerca si è stabilito di fermarsi ad un livello intermedio. Un secondo problema fa riferimento
alla cosiddetta distanza tra gli oggetti: non si comparano due cose assolutamente identiche e nemmeno due cose
assolutamente simili nello spazio e nel tempo. Qui si è scelto di confrontare due cosche operanti in regioni diverse e
accomunate da una medesima radice criminale.
Duverger sostiene tre potenziali criticità:
1) il problema dimensionale: il clan dei Rinzivillo e il clan dei Cava sembrerebbero operare in contesti diversi ma
presentano importanti similitudini. La città di Gela sorge lungo la costa sud orientale della Sicilia e conta 70.000
abitanti, il centro di Avellino invece capoluogo dell’Irpinia conta più di 50.000 abitanti. L’espansione dell’agglomerato
metropolitano ha creato in entrambi i casi un area di 800.000 abitanti, area disagiata delle zone periferiche;
2) il problema dell’analogia culturale: le vicende della Campania e della Sicilia sono accumunate dal periodo di
dominazione Borbonica e oggi accomunate dagli stessi problemi economici e fenomeni di criminalità;
3) il problema del significato: Cosa Nostra e la Camorra attingono allo stesso patrimonio culturale fondato sui concetti
di violenza, potere, sopraffazione. Inoltre sono accumunate dalla distruzione ambientale data a Gela dalla costruzione
del polo petrolchimico che ha raso al suolo una zona vasta ( anni ’70) e ad Avellino dal sisma (anni ’80). Questi eventi
sono stati aggravati dalla sporco utilizzo di risorse economiche.
2.3 Il materiale empirico utilizzato
Le trascrizione delle conversazioni degli indagati attestano la loro colpevolezza. Per individuare le vicende più utili ai
fini della nostra ricerca è stato necessario effettuare una fase di screening degli atti giudiziari a nostra disposizione. La
scelta definitiva è caduta sugli atti giudiziari di due recenti operazioni anti-mafia che ha coinvolto i due clan.
1) la prima indagine “Operazione tagli pregiati” ha coinvolto la famiglia dei Rinzivillo che nella notte tra l’11 e il 12
dicembre 2006 ha subito un bliz che ha ha portato all’arresto di 80 persone.
2) la seconda operazione chiamata “Alleanza Nolana” e avvenuta nel mese di giugno 2008 ha portato all’arresto di 70
soggetti.
I soggetti osservati ricoprono ruoli eterogenei, occupano specifiche posizioni all’interno dell’organizzazione e sono
coinvolte in svariate attività illecite. Sono coinvolti sia personaggi importanti che di minor spessore.
Inoltre appare importante che tali soggetti cambino spesso utenza telefonica.
Per ciascuna cosca sono stati creati tre database
- matrice casi per variabili: dati di attributo per ogni singolo membro;
- matrice di affiliazione: dati relazionali e informazioni come data di registrazione, luogo e argomento;
- matrice di adiacenza: casi per casi su cui è stata effettuata l’analisi relazione.
2.4 L’analisi dei dati
Per l’elaborazione dei dati è stato utilizzato il software netminer e il software ucinet utilizzato invece per la conversione
dei dati. Da un punto di vista metrologico si è pertanto fatto ricorso alle principali misure di questo approccio. I primi
indicatori utilizzati sono costituiti dalle proprietà complessive della rete (ampiezza, diametro, densità) che forniscono i
parametri generali per interpretare le caratteristiche morfologiche e l’architettura globale del network. Per rilevare la
composizione dell’intero reticolo, l’integrazione e la centralità dei singoli nodi è stato necessario fare ricorso alle misure
di centralità che hanno contribuito ad approfondire il ruolo dei singoli attori, le misure di coesione che hanno
individuato i principali sottogruppi ed infine sono stati rappresentati i reticoli degli attori più significativi ed è stata
verificata la presenza di eventuali buchi strutturali. È stata inoltre tentata un analisi longitudinale finalizzata ad indagare
le modalità di sviluppo delle organizzazioni nel corso del tempo. Attenzione è stata data al contesto socio- economico e
alle interviste ai magistrati oltre che agli atti giudiziari e alle finti di archivio.
2.5 I limiti del materiale empirico
I limiti del materiale empirico sono cinque:
1) possibilità che gli attori siano consapevoli di essere intercettati: attendibilità o meno dell’attendibilità delle
intercettazioni;
2) incompletezza dei dati: le conversazioni riportate costituiscono solo un campione porzione limitata dell’universo
delle conversazioni intercorse tra gli indagati;
3) individuazione dei confini della rete: difficoltà di distinguere i membri dell’organizzazione con i soggetti che si
relazionano con essi. Ai fini dell’ analisi abbiamo adottato un approccio fenomenologico: i confini sono stati individuati
a partire dalla lettura del materiale giudiziario attraverso il confronto con i magistrati;
4) rivelazione dei legami latenti: l’analisi dei reticoli criminali è attrezzata a catturare solamente i legami manifesti enon
quelli latenti ad esempio i soggetti con più rilevanti del clan non emergono nelle intercettazioni poiché alcuni rifiutano
l’utilizzo del telefono;
5) assenza della dimensione temporale: le reti non sono strutture statiche ma si trasformano costantemente e non è
affatto detto che la forma del reticolo resti immutata nel corso del tempo.

3. L’analisi del fenomeno mafioso in una prospettiva organizzativa


3.1 La mafia come organizzazione

Le associazioni criminali di stampo mafioso presentano anche una dimensione politico-coercitiva; infatti la mafia
emerge come una struttura centralizzata, autoritaria e segreta in grado di imporre la propria volontà sugli affiliati e sugli
individui che risiedono all’interno del proprio territorio. Numerosi autori hanno descritto la mafia come una sorta di
gruppo politico. Santi Romano è stato uno dei primi ad aver paragonato queste associazioni ad un piccolo stato, anche
per Falcone la dimensione politica è costitutiva del fenomeno mafioso dicendo: “che la mafia è un’organizzazione , a
modo suo, giuridica il cui regolamento per essere rispettato ed applicato necessita di meccanismi di sanzione. Santino la
mafia è un insieme di norme, una dimensione territoriale, l’esercizio del monopolio della violenza, la coercizione fisica,
e un apparato amministrativo per far osservare le decisioni stabilite; lui stesso coniò l’espressione “signoria territoriale
mafiosa” che si presta a descrivere una forma di governo coercitivo esercitato su un gruppo di persone. secondo
Sciarrone il carattere politico del potere mafioso è delimitato a livello spaziale e viene esercitato all’interno di un
territorio circoscritto. Per il mafioso l’obiettivo principale è quello di acquisire ed esercitare il potere su una determinata
comunità. La concezione della mafia come organizzazione normativa può essere ricondotta all’interno del paradigma
culturalista, per i sostenitori del paradigma culturalista era più corretto parlare di singoli individui che
impersonificavano determinati valori subculturali ed esercitavano specifiche funzioni all’interno delle proprie
comunità. Per Hess la mafia è una specifica forma mentis che attecchiva nel contesto siciliano in virtù di una
straordinaria debolezza degli organi del potere ufficiale. Santoro si concentrò sugli aspetti simbolici della mafia che
incarnano gli elementi costitutivi della sua identità. La Paoli sottolineo l’importanza dei simboli e dei codici culturali, e
ritiene che le organizzazioni mafiose sono assimilabili a delle società segmentarie, comunità tenute insieme da una
solidarietà meccanica; l’organizzazione mafiosa viene concepita come organizzazione totalitaria. All’interno l’individuo
e totalmente assoggettato culturalmente fisicamente e psicologicamente, il soggetto diventa un mero strumento,
l’organizzazione mafiosa considera l’individuo come portatore di un ruolo predeterminato, abbiamo una forma di
spersonalizzazione. Per esempio il modello riportato da La Spina riflettendo sulla tipologia delle organizzazioni
elaborata da Mintzberg, concepisce le cosche mafiose come organizzazioni professionali, dove i mafiosi sarebbero dei
soggetti dotati di competenze specifiche alla stregua di qualsiasi professionista.

3.2 Cosa Nostra: dalla gerarchia alla rete

3.3 Camorra: tra le bande locali e cartelli internazionali


3.4 Il modello della rete

3.4.1 Il capitale sociale mafioso

3.4.2 L’organizzazione a rete

3.4.3 Le reti delle organizzazioni criminali