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25-27 APRILE 2008 ESAME PER CINTURA NERA 3° DAN

TESI
SUL KARATE

MAESTRO WALTER MENEGHINI – 7° DAN KARATE

AUTRICE LAURA PAGAN – 2° DAN KARATE

AGKAI CHIOGGIA(VE)
Indice

1. Il Significato di Karate 2

2. La Storia 4

2.1 La Storia di Okinawa 4

2.2 Il Divieto per l'uso di Armi 5

2.3 L'Arte della Mano Vuota 5

2.4 La Divergenza tra Arti ad Okinawa 6

3. Gli Stili 8

3.1 Lo Shotokan 8

3.2 Il Wado Ryu 9

3.3 Il Goju Ryu 10

3.4 Lo Shito Ryu 14

3.5 Altri stili minori 15

4. Il Karate 17

4.1 Il Kihon 18

4.2 I Kata 21

4.3 Il Kumite 23

5. Bibliografia 24

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Il Significato di Karate

Il nome antico di Karate era to-de "la mano ( de o te ) della Cina ( to )", o più semplicemente te o
de. L'ideogramma to si pronuncia anche kara , e all'inizio del ventesimo secolo ha cominciato ad
essere impiegata questa pronuncia: kara-te "la mano ( te ) della Cina ( kara )". Il termine te o de ,
letteralmente "mano" ha anche il significato di "arte" o "tecnica".

L'uso della parola kara permetteva di giocare su un doppio senso, poiché il suono kara in
giapponese significa anche " vuoto ", ma viene scritto con un'altro ideogramma (il primo a sinistra
nelle figure). Il cambiamento dell'ideogramma corrispondente al suono kara si spiega in due modi
complementari : da una parte il termine kara , che significa "vuoto" nell'accezione del buddismo
zen, ha in giapponese una profondità maggiore, dall'altra il termine "mano cinese" non andava
molto d'accordo col nazionalismo giapponese di inizio secolo.

Questa nuova forma, kara-te "mano vuota", si è diffusa nel corso degli anni ‘30, nel momento in
cui i maestri di Karate, arrivati dalla piccola OKINAWA, cercarono di inserire la loro arte nella più
vasta tradizione del budo (letteralmente significa la via delle arti marziali, in questo caso intende
l'insieme delle arti marziali dei guerrieri giapponesi).

"Tote" o "Mano Cinese"

"Karate" o "Mano vuota"

Il termine Karate è spesso identificato anche con l’aggiunta del suffisso dō, Karate-dō.

Tutte le discipline del budo giungono alla fine ad uno stato di un uomo a mani vuote, e lo stato di
uomo a mani vuote è il principio di tutto il budo. È per tali motivi che G. Funakoshi aggiunge al
termine karate il suffisso do (via).

Promuovere "Il Karate-do come stile di vita" divenne la sua missione, non si tratta più di un arte
marziale e basta ma di un modo d'essere, un modo di comportarsi: di porsi di fronte agli altri, che
diventano non più il nostro nemico da distruggere ma un'amico da amare. Riprendendo una frase
di Egami (un suo grande allievo

...In un arte marziale prima, pieni d'odio, si cerca di distruggere l'avversario, poi di ucciderlo con
una sola tecnica, poi di sconfiggerlo senza ucciderlo, poi di batterlo senza fargli male ed infine,
pieni d'amore, di vincerlo senza combattere...

Questo è il do ( la via ).

Si puó dunque ritenere il do il più importante ideogramma. Per comprenderne ulteriormente il significato, è
necessario andare indietro nel tempo.

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Dopo l'introduzione dello Zen in Giappone, si osservò che vi erano
delle notevoli affinità tra lo stato d'animo che si raggiungeva nella
pratica dello Zen e quello che il Samurai doveva possedere in guerra,
per affrontare le mille situazioni di pericolo. Si vide, inoltre che tra i
tanti avversari da combattere quello più difficile da superare era
proprio se stesso .

Lo studio delle varie tecniche fu perciò riesaminato e tramite la pratica


si ricercò, e si ricerca tuttora, uno stato spirituale sempre pronto,
senza paura, al momento giusto e con la tecnica più appropriata. Le tecniche dei Samurai furono
ridefinite Arti Marziali. "Marziali" perchè si richiedeva e si richiede un comportamento disciplinato
e corretto ed "Arti" perchè ciascuno adattava le tecniche apprese alla propria costituzione,
carattere e maturità, senza limitazione d'età o di sesso.

Arte marziale, quindi significa: "Conoscersi attraverso la pratica di una tecnica di combattimento".
L'importante non è il raggiungimento di una certa meta, ma il modo e lo spirito coi quali si procede
lungo la Via della propria conoscenza. Nel nostro caso, il significato di Karatedo si puó indicare con
la frase:

" Il cammino della propria conoscenza attraverso la pratica del


Karate"

Il suffisso Do si compone dell'ideogramma del piede che


simbolizza l' andare , il camminare , il mettersi in marcia , è
l'immagine semplificata di una testa con capelli, un capo, un
condottiero, il senso è quello di orientarsi verso qualcosa o
qualcuno. L' ideogramma completo si compone di un cammino,
una via tracciata dal capo del clan e quindi per estensione il
principio a cui occorre attenersi, la regola, la dottrina e per
astrazione “la Via”.

Il Karate-do secondo il maesto Gichin Funakoshi è la corretta interpretazione del Karate ed il suo
giusto impiego; è il cammino per raggiungere il Satori o illuminazione (comprensione del
significato oggettivo della vita) attraverso la pratica della difesa a mano nuda.

La via del Karate è un percorso per il perfezionamento e l'automiglioramento della tecnica, poiché
in tal modo si migliora anche se stessi. Il Karate-do mira internamente ad allenare la mente e a
sviluppare una coscienza chiara cosicché si possa affrontare sinceramente ed autenticamente il
mondo.

La mente e la tecnica devono divenire un'unica cosa nel Karate-do, il Do , la via, è molto più della
tecnica, più dell'arte: una via, un lento e misterioso cammino dell'essere verso la propria
perfezione, il proprio compimento.

Si deve superare lo sport, il fatto fisico e l'arte altrimenti si resta nel contingente, nell'incompiuto,
nel superficiale. Il Karate praticato solo come sport ha come obiettivo la vittoria nella gara mentre
il Karate-do quello di vittoria nella vita.

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La storia
Il Karate nasce, secondo la storia
più accreditata, in una piccola
lingua di isole che collegano le
isole maggiori del Giappone
meridionale alla famosa isola
sotto le coste cinesi di nome
Taiwan. I giapponesi indicano
queste isole col nome di Isole Ryu
kyu. La più grande ed importante
di esse è l'isola di Okinawa.

La Storia di Okinawa

Nel periodo in cui le Arti Marziali


cominciavano a svilupparsi il
popolo di Okinawa viveva in
modo molto semplice sostenuto da una forma di agricoltura rozza, dalla pesca ed dallo
sfruttamento delle conchiglie marine per l'artigianato e come monete di scambio. Tuttavia, le
continue invasioni militari da parte del Giappone che durarono dal sesto al nono secolo D.C.
stimolarono, per cause di forza maggiore, il popolo nativo ad organizzarsi in gruppi di villaggi
comandati da singoli capi.

Si crearono così, verso il 1340, tre regni rivali ed Okinawa si ritrovò disunita. Dieci anni più tardi, il
più grande di questi regni iniziò relazioni politiche ed amministrative con la Cina, relazioni che
furono ufficializzate nel 1372 dallo stesso Imperatore cinese. Attraverso questa alleanza, gli
abitanti di Okinawa, come del resto tutti i popoli vicini alla Cina, tranne i Giapponesi, mandavano
delegazioni con regolari cadenze annuali verso la patria madre con tributi ed onori per
l'Imperatore. Alcuni nobili appartenenti a tali delegazioni avevano diritto a proseguire il loro
cammino dalla costa fino alla corte imperiale. Alcuni giovani principi si iscrissero alle scuole create
per studenti stranieri a Pechino, dove poterono apprendere la cultura ,l'arte e le scienze cinesi. In
tal modo molti abitanti di Okinawa divennero ospiti abituali della Capitale e della vita di corte in
Cina, imparandone le tradizioni. Nel 1429, dopo alcune guerre intestine di poco conto, Okinawa fu
unita sotto un unico regno e nacque la sua prima dinastia (Sho). Fu questa la premessa del periodo
d'oro della storia di Okinawa. Sorsero attività commerciali e si creò una rete di vie commerciali che
si estese non solo verso il Giappone e la Cina, ma fino all'Indocina, la Thailandia, la Malesia,
l'Indonesia, il Borneo e le Filippine. Okinawa divenne la Venezia d'Oriente, un grande nodo per la
distribuzione di legname pregiato, spezie, incensi, corna di animali, avorio, stagno e zucchero
provenienti dall'Asia meridionale.

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Il Divieto per l'uso di Armi

Un altro fatto di assoluto rilievo storico in questo periodo fu la caduta della dinastia Sho, verso il
1470, che creò un periodo di turbolenza politica e caos che finì solamente con l'avvento della
nuova dinastia, sempre Sho, nel 1477. Il nuovo monarca, Sho Shin, dovette affrontare i nobili
cavalieri della Guerra che erano saldamente protetti nei loro castelli lungo l'isola. Una delle prime
norme introdotte dal monarca fu quella di bandire il trasporto d'armi da parte di chiunque, nobile
o contadino. La seconda mossa del re fu quella di sequestrare tutte le armi del Paese e custodirle
sotto sorveglianza continua nel proprio castello a Shuri. Infine ordinò a tutti i nobili, ora disarmati,
di andare a vivere vicino a lui nella capitale del Paese. E' interessante notare come questa politica
di disarmare e poi " spodestare" i nobili ribelli di Okinawa anticipa scelte analoghe fatte
successivamente dal Giappone. Infatti stesse norme nacquero negli editti di spada di Toyotomi nel
1586 e negli ordini dello Shogun di Tokugawa dove tutti i Signori della Guerra dovettero
raccogliersi attorno a lui nella Capitale nel 1634. E' un fatto, tuttavia, che lo Shogun non
obbligasse, nonostante la natura intricata delle relazioni tra Cina e Giappone, gli abitanti di
Okinawa ad interrompere le loro relazioni tributarie con la Cina. Al contrario, lo Shogun forzava gli
abitanti di Okinawa a mantenere una facciata di fedeltà assoluta verso i cinesi. Qualora fossero
sopraggiunti diplomatici dalla terraferma, i sovrani giapponesi avrebbero nascosto se stessi e tutto
ciò che potesse tradire la loro presenza sul territorio. I contatti indiretti con la Cina, di cui i
Giapponesi avevano bisogno, venivano dunque mantenuti attraverso Okinawa , anche se di fatto il
benessere economico e l'indipendenza politica dell'isola di Okinawa dipendevano dal Giappone.
Tutto ciò accade nel 1609.

Resta comunque il fatto che dopo il 1609 i giapponesi mantennero le regole che impedivano il
possesso e l'uso di armi e la nobiltà dell’isola continuò a rimanere segregata nella città di Shuri. I
Samurai giapponesi, peraltro, potevano trasportare armi anche ad Okinawa. Tale divieto esteso
solo agli abitanti nativi dell'isola restò valido anche durante i periodi successivi della storia del
Paese.
Oggi, ad Okinawa, i più grandi Maestri di Karate ritengono comunque che il divieto per le armi
posto dal loro primo Re fu atto di grande saggezza e non di oppressione.

L'Arte della Mano Vuota


Questa breve descrizione storica getta le basi per un dibattito sulla grande tradizione di Okinawa
per il Te, l'arte marziale della mano, in cui il corpo umano si allena per trasformare una qualsiasi
parte del corpo in un’arma per l'autodifesa.

Karate, o Karate-do (l'arte di per sé), come lo conosciamo oggi, è un prodotto di sintesi tra l'antica
arte Te del diciottesimo secolo, originaria di Okinawa, le antiche arti cinesi nate nel Tempio di
Shaolin, ed altri stili praticati nel sud della Cina nella provincia del Fukien. Negli ultimi 70 anni, le

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Arti marziali giapponesi hanno molto influenzato il Karate come viene praticato in Giappone e
poca di tale influenza è rientrata verso l'origine e cioè Okinawa.

Te è un'arte nata almeno 1000 fa. Gli


abitanti di Okinawa di quel periodo non
erano ricchi e vi erano poche armi
disponibili. I territori non erano unificati e
la coscienza di una forma di autodifesa si
fece strada in modo prepotente e sarebbe
stata poi la progenitrice di una forma di
difesa personale indigena. Più tardi, tra
quindicesimo e sedicesimo secolo, quando
gli isolani iniziarono a viaggiare molto per
il commercio, sicuramente incontrarono
altri sistemi di combattimento nel Sud
dell'Asia che avrebbero influenzato la loro
arte locale. Alcune tecniche nel karate di
oggi sembrano appartenere a quella zona del mondo dove sono nate arti antichissime per il
combattimento. Tuttavia lo stile di Okinawa è unico e tutto ciò che provenisse da altre parti del
mondo è stato sempre ritrasformato in modo da amalgamarsi ai principi di combattimento di
Okinawa. Tra questi l'uso della mano (te) e del pugno.

La Divergenza tra Arti ad Okinawa

Quando il Re Sho Shin disarmò i nobili e li raccolse intorno a sé nella città di Shuri, si ritiene che
sorsero 2 movimenti ad Okinawa. Da una parte i nobili, che unendosi, impararono e svilupparono
l'arte del combattimento a mano nuda (te). D'altra parte, i contadini ed i pescatori iniziarono a
sviluppare l'uso di armi che nascevano dal loro mondo del lavoro. Falci, falcetti, bastoni per la
mietitura e la pulitura delle sementi, briglie per cavalli e persino remi da barca divennero ben
presto armi letali.

Entrambe le nuove scuole, quella disarmata e quella armata , venivano praticate in massima
segretezza e confinate nelle rispettive classi sociali. Il Te veniva praticato dai nobili della corte
reale ed il Ryukyu bujitsu ( Arte con armi di Ryu kyu) crebbe tra la gente comune. Anche nel
ventesimo secolo, alcuni tra i maestri di karate più famosi, tra cui il più noto, Chotoku Kyan, erano
e sono tuttora discendenti delle nobili famiglie della città di Shuri.

La prima manifestazione, tramandataci, di arti marziali cinesi ad Okinawa risale al 1761. Ci sono
anche alcune storie biografiche di maestri del Te dell'epoca. Alcuni di questi maestri, compreso
Chatan Yara hanno studiato in Cina, nella provincia di Fukien. Un grande maestro cinese, Kusanku
passò 6 anni ad Okinawa. Durante il diciannovesimo secolo quest'arte iniziò a prendere il nome di

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T'ang-te o "Mano Cinese". Anche se l'arte veniva praticata in segretezza ed in luoghi lontani, di
notte o alle prime luci dell'alba, nacquero 3 stili differenti nei 3 centri urbani vicini alla capitale. Lo
Shuri-te, arte sviluppata a Shuri, veniva praticata da Samurai della corte reale, mentre nella vicina
Naha, porto di mare, ed a Tomari, nelle vicinanze di Shuri, la gente sviluppò loro stili di Te. Le
differenze stilistiche probabilmente derivano da differenti influenze tradizionali della Cina. Vi sono
fatti che suggeriscono la nascita dello Shuri-te dall'arte del tempio di Shaolin, mentre il Naha-te
incorpora tecniche più morbide, taoiste, che racchiudono molta attenzione verso la respirazione
ed il controllo del Ki, la forza vitale, chiamato Chi in Cina. Il Tomari-te deriva da una fusione di
entrambe gli stili precedenti.

E' importante far notare come le città di Shuri, Naha e Tomari distino tra loro soltanto di pochi
chilometri e che le differenze tra le loro arti di combattere fossero date da differenze di "enfasi"
nelle varie pratiche più che di stile vero e proprio. Sotto tali differenze superficiali, metodi e
principi di tutto il karate di Okinawa sono assoggettati alla stessa Arte di combattimento.

Alla fine del diciannovesimo secolo nomi e stili cambiarono ancora nomi. L'arte di Shuri e Tomari
presero un unico nome di Shorin-ryu , che significa "la scuola del pino flessuoso". Naha-te divenne
quel che ora si chiama Goju-ryu, "la scuola dura e morbida" sviluppata dal maestro Kanryo
Higaonna. Lo Shorin-ryu si divide a sua volta in altre scuole che hanno lievi differenze tra lor o. Il
Goju-ryu è sempre rimasto stilisticamente unico. E' nata anche una tradizione ad Okinawa ed in
Giappone dove entrambi gli stili sono stati mescolati assieme ed insegnati come stile unico. La più
grande scuola che insegna questo metodo è la scuola giapponese Shito-ryu, portata avanti dal
maestro Mabuni Kenwa.

Per tradizione si suol dire che lo Shorin-ryu sia uno stile più leggero e veloce rispetto al Goju-ryu e
che le posizioni siano generalmente più naturali. I kata delle due scuole sono leggermente diversi:
nel Goju-ryu i movimenti di braccia e gambe sono più circolari e con posizioni più basse. Viene
anche data grande enfasi alle tecniche di respirazione.

Nel 1935, un comitato formato da maestri di stili diversi si trovò per decidere un nome da dare alla
loro Arte. La chiamarono Karate, che significa mano vuota o arte della difesa senz'armi. Alcuni
maestri ritengono che l'aggiunta di -do (la via ), andrebbe aggiunto al nome.

Oggi il Karate è fiorente ad Okinawa. La distruzione degli edifici antichi e degli archivi storici
durante la Seconda Guerra Mondiale ed in particolare durante la battaglia di Okinawa combattuta
tra Giappone ed Alleati nel 1945, ha portato a valorizzare ancor più, tra la gente, la cultura locale
attraverso la musica, il folklore e le arti marziali.

Seguendo quella che è la storia pregressa, i maestri di karate ad Okinawa sono tra i dignitari di più
alto onore ed i Dojo (palestre per le Arti) sono molteplici nelle aree urbane di Naha e Shuri. Non
essendovi maestri che predominino con il loro stile di insegnamento vi è molto spirito di unione ed
affiatamento tra le varie scuole dell'isola.

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Gli Stili
Come abbiamo già precedentemente accennato, esistono diversi stili di karate. Possiamo
distinguere essenzialmente quattro grandi correnti: il Wado ryu, il Goju Ryu, lo Shito Ryu e lo
Shotokan. Oltre a questi quattro stili principali, sono stati creati ulteriori stili che si possono vedere
come l’evoluzione di questi, o anche la mescolanza di diversi stili.

Lo Shotokan
Lo stile Shotokan di discendenza da entrambe le aree di
influenza del karate (Shorei e Shorin), fu creato e diffuso da
allievi del maestro Gichin Funakoshi, allievo diretto di Azato
e Itosu. Dopo il 1922, data di presentazione in Giappone
della sua arte, Funakoshi insegnò karate spostandosi da un
dojo all'altro; una prima sede fissa venne creata nel marzo
del 1938, quando Funakoshi aveva già settant'anni; fu lui
ad affiggere al dojo l'insegna con la scritta Shotokan (da
kan, casa e shoto, pseudonimo con cui il maestro soleva
firmare poesie e opere di calligrafia).

Il dojo Shotokan rimase il centro dell'insegnamento del


karate di Funakoshi anche quando ne cedette la direzione
al suo terzo figlio, Yoshitaka il quale ebbe una parte
importante nella diffusione dello Shotokan; egli apportò
alcune modifiche nell'insegnamento, introdusse l'esercizio
del combattimento libero elaborandone tecniche e strategie e ricercò maggiore ampiezza e
dinamismo nell'esecuzione delle tecniche, sempre finalizzate alla massima efficacia, ed introdusse
tecniche molto importanti come i calci alti, tutti i calci circolari (mawashi geri, ura mawashi geri,
ushiro ura mawashi geri), ed il calcio laterale alto (yoko geri)

Tra le critiche che spesso vengono mosse sullo Shotokan, c'è quella della fermezza dei combattenti
durante il kumite. Questa diceria è dovuta al figlio di Funakoshi, che essendo malato di tubercolosi
volle creare uno stile inconfondibile, per cui addestrò dei combattenti con un allenamento
specifico per aumentarne la massa muscolare, a tal punto che potevano star fermi durante il
kumite poiché la loro mole bastava di per se a parare i colpi. Oggi non è più cosi, e i "saltelli" tipo
pugile sono entrati nel repertorio di qualsiasi karateka shotokan, e sono consigliati da tutti i
maestri.

Esistono poi al giorno d'oggi anche molte scuole che hanno ripreso a praticare lo shotokan full
contact, spesso però con un nome diverso dello stile.

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Il Wado Ryu

Il dojo di Wado-Ryu, venne fondato nel 1937/1938 da uno


dei primi e piu validi allievi di Funakoshi, il maestro Hironori
Otsuka, egli creò lo stile Wado Ryu; e fu il primo maestro
fondatore di uno stile ad essere originario del Giappone.
Nato nel 1892 a Ibaragi, vicino a Tokyo, cominciò in tenera
età la pratica del jujitsu, continuandola per 17 anni, sino al
suo primo approccio con il karate. Divenne allievo di Gichin
Funakoshi rimanendo a lungo con lui, prima di codificare,
consigliato dallo stesso, un nuovo stile: il Wado ryu, Via della
pace, il quale assomma influenze di jujitsu, Shito Ryu,
Shotokan e dell'aikido, di cui conosce e frequenta il
fondatore Morihei Ueshiba, presentando rotazioni
spostamenti laterali e movimenti molto veloci che lo
rendono particolarmente adatto al combattimento (Kumite).
Affida ai suoi primi allievi, i maestri Yamashita, Kono, Suzuki,
Toyama (in Italia) e Mochizuki di trasmettere e divulgare lo
stile Wado Ryu in Europa.

Il Wado-Ryu, è oggi diviso sotto due linee di pensiero: Il Wado-Ryu e il Wado Kay.

Il Wado Ryu, pone come figura principale Hironori (Jiro) Otsuka II (X Dan), il figlio del fondatore
dello stile che segue le fila indirizzategli dal Soke stesso (suo padre). Nel vasto territorio
mondiale, egli ha posto come caposcuola europeo il maestro Masafumi Shomitsu IX Dan
Hanshi fondatore della Wado Academy.

Il Wado Kai è stata fondata dal M° Hironori Otsuka in persona, per divulgare il Wado Ryu nel
mondo, ora è gestita da uno dei più abili allievi del fondatore: Il maestro Tatsuo Suzuki (IX
Dan). Che modificò la linea indicatagli da Otsuka, ed introdusse gli Ohio Kumite. Suzuki portò il
Karate Wado Ryu dapprima in Inghilterra, poi nel resto dell'Europa e negli Usa. Sicuramente la
sua bravura e qualifica non ereditata ma acquisita lo pone come uno dei maestri storici di
questo stile.

La diatriba che portò alla scissione tra Wado Ryu e Wado Kay, è da attribuire al fatto che i
maestri dell'associazione Wado Kay (che in passato faceva parte, come associazione, del Wado
Ryu, e che solo da 30 anni è di fatti uno stile) chiedevano a torto o a ragione un'autonomia che
il M° Otsuka I non voleva concedergli. La situazione si tradusse in un processo, nel quale vi fu la
separazione legale dei due stili.

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Il Goju Ryu
Le origini Cinesi

Fu Kanryo Higaonna (1853-1915) che attraverso i suoi


intensi studi nel Fuzhou (Fujian, Cina) (nel periodo 1867-
1881) predispose la fondazione di ciò che in seguito sarebbe
stato conosciuto con il nome di Goju-Ryu Karate-Do.

Kanryo salpò per il Fuzhou nell'autunno del 1867, all'età di


15 anni, con il Ryukyu Kan, un area che ospitava un
microcosmo della vita di Okinawa, come meta finale. Kanpu
Tanmei, il manager della sua casa d'imbarco, l'Uchinayaru,
seppe dell'entusiasmo di Kanryo nello studio delle arti
marziali e lo introdusse al maestro cinese Ryu Ryu Ko.

Tuttora non vi è consenso d'opinioni sull'esatta identità di


Ryu Ryu Ko, nè sul preciso stile di arti marziali che lui
insegnava. Comunque, viene ampiamente riconosciuto che
la famiglia di Ryu Ryu Ko fosse originariamente di classe
aristocratica e a quei tempi solo le classi aristocratiche
studiavano le arti marziali. Ryu Ryu Ko studiò al Tempio Shaolin del sud nelle montagne della
Provincia del Fujian.

Nell'area in cui sbarcò Kanryo Higaonna vivevano insegnanti della Gru Bianca e probabilmente Ryu
Ryu Ko era uno di loro. La genealogia della Gru Bianca (Bai He) del Fujian risale a Fang Jiniang, la
figlia di Fang Shiyu, che si dice abbia studiato il pugno del monaco (Luohan Quan) durante il suo
soggiorno nel Tempio Buddista Shaolin del Fujian del sud sulla montagna Julianshan (Nine Lotus),
vicino Fuzhou nel distretto del Puliang. Fang Jiniang, del villaggio Yongchun vicino Fuzhou, aveva
studiato anche i movimenti di difesa e attacco della gru bianca e da ciò deriva il fondatore della
prima generazione degli insegnanti della Gru Bianca. Nella seconda generazione un grande
maestro della Boxe della Gru Bianca Yongchun fu Zeng Cishu, che era anche un maestro della Boxe
della Tigre Nera.

La tradizione della Gru Bianca del 17mo secolo del Fujian fu fortemente influenzata dal Pugno del
Monaco e dalla Boxe della Tigre, ed è probabilmente la base sulla quale Ryu Ryu Ko insegnò a
Kanryo Higaonna.

Tale era la devozione di Kanryo Higaonna che egli divenne l'uchi-deshi di Ryu Ryu Ko ovvero
ricevette gli insegnamenti più profondi imparando così l'intero sistema, così come lo studio delle
armi e della medicina tradizionale cinese.

Kanryo ebbe numerosi studenti di valore e alla fine il suo studente favorito, Chojun Miyagi, gli
succedette come il maestro guida del Naha-te.

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Il Goju-Ryu Karate-Do di Chojun Miyagi

Chojun Miyagi (1888-1953) è il fondatore dell’odierno


Goju-Ryu Karate-Do e della sua canonizzazione. Miyagi
era l’allievo prediletto e di maggior talento di Kanryo
Higaonna. Miyagi proveniva da una famiglia ricca e
stimata di proprietari di navi che importavano, tra le altre
cose, medicine dalla Cina e le fornivano alla famiglia
reale, al governo e alle case d’affari. Per prepararlo al suo
futuro compito di guida della famiglia, Chojun, alla tenera
età di undici anni, fu portato da Ryuko Aragaki (1875-
1961) il quale durante i suoi studi, all’età di quattordici
anni, lo mandò da Kanryo Higaonna. Qui Chojun Miyagi,
insieme a Juhatsu Kyoda (1887-1967), imparò
approfonditamente l’Higaonna Naha-te.

Dopo la morte di Higaonna il benestante Miyagi, che si


occupava a tempo pieno dello studio delle arti marziali,
programmò un viaggio nel Fuzhou, la mecca delle arti di
combattimento del sud della Cina (Nan Quan), per visitare il luogo di nascit a del Naha-te di Kanryo
Higaonna e per onorare la tomba di Ryu Ryu Ko. Per due mesi Chojun Miyagi, insieme a Eisho
Nakamoto (1881-1945), soggiornarono nel Fuzhou per allenarsi e per visitare il Tempio Shaolin nel
Fujian di Julianshan.

Tornato ad Okinawa egli divenne amico di due mercanti del tè provenienti dal Fuzhou, Wu Xiangui
(in giapponese Go Ken Ki) e Tang Daiji (To Daiki), entrambi famosi insegnanti di arti marziali. Wu
Xiangui (1886-1940) arrivò a Naha nel 1912 per insegnare la boxe della Gru Bianca e divenne
amico, fra gli altri, di Juhatsu Kyoda, Chojun Miyagi e Kenwa Mabuni (1889-1952).
Insieme a Wu Xiangui, Chojun Miyagi tornò ancora nel Fuzhou alla fine degli anni venti
(probabilmente nel 1926).

Oltre che con Wu Xiangui, che emigrò dal Fuzhou verso Naha nel 1912, Miyagi ebbe una buona
relazione con Tang Daiji (1887-1937), un maestro della Boxe della Tigre (Hu Quan) anche lui
emigrato dal Fuzhou verso Naha. Introdotto da Wu Xiangui, Miyagi incontrò, nel febbraio del 1936
a Shanghai, il famoso maestro del Pugno del Monaco (Luohan Quan) Miao Xing (1881-1939). Si
ritiene che Miyagi si sia allenato per un periodo diligentemente con Miao Xing ed altri maestri
cinesi associati con l’Associazione Atletica Jingwu. Partecipò anche come visitatore ai campionati
nazionali di arti marziali. Miyagi dedicò tutta la sua vita allo sviluppo di quello che era chiamato
'toudijutsu' (mano della Cina) o semplicemente 'te' ad Okinawa.

Nel 1921 il principe ereditario Hirohito visitò Okinawa prima di intraprendere un viaggio per
l’Europa. In onore della sua visita vennero dimostrati sia lo Shuri-te che il Naha-te (di Chojun
Miyagi). Nel 1925 Miyagi fece una dimostrazione per il principe Chichibu-Nomiya, e poco dopo, nel
1926, fondò l’Okinawa Karate Kenkyu-Kai (Club per la Ricerca del Karate di Okinawa), insieme a

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Chomo Hanashiro (Shuri-te), Choyu Motobu (Tomari-te) e Kenwa Mabuni. Un anno dopo, Chojun
Miyagi dimostrò a Jigoro Kano, tecniche di presa, bloccaggio e proiezioni nonché l’esatto utilizzo
del respiro. Kano rimase molto impressionato da questo toudijutsu ed introdusse Miyagi,
accompagnato dall’amico Mabuni, in Giappone. Alla fine degli anni venti, inizio degli anni trenta,
Miyagi, insieme al suo migliore studente di allora Jin’an Shinzato (1901-1945), diede alcuni
seminari e dimostrazioni nelle università giapponesi, nei tornei di Budo e durante le festività per
l’incoronazione del principe ereditario Hirohito.

Nel 1933 Chojun Miyagi registrò ufficialmente come Goju-Ryu presso l’istituzione giapponese che
regolava il Budo, la prestigiosa Dai Nippon Butokukai, “l’Associazione di tutte le Arti Marziali
Giapponesi”. In seguito a Miyagi fu reso merito dal Ministro dell’Educazione Fisica, ricevette il più
alto onore del Dai Nippon Butokukai e fu insignito come rappresentante del dipartimento
Butokukai per Okinawa.

Così il Goju-Ryu Karate-Do, il nome deriva dal Bubishi, fu la prima e la più antica tradizione di
karate riconosciuta dal Dai Nippon Butokukai; il suo fondatore, Chojun Miyagi, acquisì una
posizione di rilievo nel karate-do.

Nel Maggio del 1934, Chojun Miyagi, su invito, viaggiò verso le Hawaii dove insegnò e diede
dimostrazioni fino al febbraio del 1935. I suoi insegnamenti in quell’occasione furono menzionati
come kempo karate. Il 25 Ottobre del 1936 i più insigni maestri di Okinawa (Chomo Hanashiro,
Chotoku Kyan, Choki Motobu, Chosin Chibana, Juhatsu Kyoda e Chojun Miyagi) si riunirono e
cambiarono il nome toudijutsu in Karate-Do.

Prima della seconda Guerra Mondiale il migliore studente di Chojun Miyagi era Jin’an Shinzato.
Oltre al karate praticava anche judo. Shinzato aveva un grande talento ed era opinione diffusa che
lui dovesse divenire il successore di Chojun Miyagi. Sfortunatamente venne ucciso durante la
seconda Guerra Mondiale. Durante la guerra Chojun Miyagi, oltre a Shinzato, perse anche due
figlie ed il suo terzo figlio.

Prima della guerra il metodo d’insegnamento di Chojun Miyagi cominciava con hojo undo, uke
harai, ude tanren, yakusoku kumite, kakie e quindi il sanchin kata. Questa era la routine che
seguivano gli studenti per i primi tre – cinque anni e comprendeva l’ottanta per cento
dell’insegnamento di Chojun Miyagi. Dopo venivano insegnati uno o due kaishugata, la profondità
e le applicazioni variavano a seconda del livello di apprendimento e dell’abilità tecnica. Jin’an
Shinzato imparò il sanchin, il sesan ed il tensho; Seiko Kina imparò il sanchin ed il seiyunchin;
Meitoku Yagi imparò il sanchin ed il suparinpei; Shunshin Furugen imparò il sanchin ed il
kururunfa. Comunque gli studenti più anziani di prima della guerra, Seiko Kina, Meitoku Yagi, Kiei
Tomoyose, Shunshin Furugen, Eiko Miyazato e Eiichi Miyazato, non si allenavano più poiché erano
impegnati a guadagnarsi da vivere in tempi così duri.

Quindi nel 1948 Chojun Miyagi accettò nuovi studenti e revisionò il sistema d’insegnamento,
organizzando i kata del Goju-Ryu in una sequenza, qualcosa che prima non era mai esistito.
Nel febbraio di quell’anno quattro studenti vennero nel suo dojo. Questi erano An'ichi Miyagi, Bise

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Chishin, Gima Seikichi e Tokeshi Kako. Dopo un anno d’intenso allenamento l’unico che restò fu
An'ichi Miyagi. Fino al 1951 lui fu l’unico studente di Chojun Miyagi. Ne nacque una profonda
relazione tanto che Chojun Miyagi trattava An'ichi come uno dei suoi figli.

Chojun Miyagi capì che si era fatto vecchio, insegnò l’essenza (gokui) del Goju-Ryu ad An'ichi
Miyagi. Dal febbraio del 1948 fino all’ottobre del 1953 Chojun Miyagi insegnò ad An'ichi tutto ciò
che conosceva per preservare interamente questa conoscenza per le generazioni successive.
Nel 1951 Miyagi accettò nuovi studenti. Il primo fu Shuichi Aragaki, dopo di lui, gradualmente, ne
seguirono altri. Di solito a questi studenti insegnava An'ichi. Nel 1952 gradualmente il numero dei
membri del dojo cominciò a crescere.

L’8 ottobre del 1953 il maestro Chojun Miyagi morì improvvisamente a causa di un attacco di
cuore. Gli allenamenti continuarono nel dojo del giardino (garden dojo) della casa di Chojun
Miyagi con An'ichi come istruttore. Per la prima volta dopo la seconda Guerra Mondiale il Goju-
Ryu del dojo del giardino cominciò a fiorire e poté acclamare molti illustri studenti.
Alla fine il giardino Dojo fu chiuso e tutti si trasferirono al Jundo Kan, un nuovo Dojo costruito e
gestito da Eiichi Miyazato, un allievo di Miyagi, dove An'ichi era il capo-istruttore.

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Lo Shito Ryu

Lo stile Shito-Ryu fu fondato dal Maestro Kenwa Mabuni e


deriva da una combinazione ed elaborazione delle più efficaci
tecniche di due stili di Karate: Shuri-te e Naha-te. Questi due
stili devono il loro nome al fatto che originariamente venivano
praticati nei villaggi di Shuri e Naha nell'isola di Okinawa. Il
Sensei Kenwa Mabuni nacque il 14 novembre 1889 a Shuri. La
sua famiglia discendeva dai Lord del Regno di Ryukyu; Ryukyu
divenne il nome classico di Okinawa. All'età di 13 anni fu allievo
del famoso Sensei Anko Itosu, che viveva allora a Shuri. Sotto la
sua direzione il giovane Kenwa, che si allenava diligentemente
ogni giorno con molta dedizione, acquisì una profonda
conoscenza di tutte le tecniche dello Shuri-te. All'età di 20 anni
cominciò a studiare lo stile Naha-te sotto la direzione del
Maestro Kanyro Higaonna.

Dopo il completamento degli studi superiori, durante il suo servizio militare, decise di arruolarsi
nella polizia. Questo lavoro gli permise di visitare tutti i distretti di Okinawa e di imparare tutte le
arti marziali praticate nell'isola. Lasciò la polizia dopo circa 12 anni di servizio; nel 1929 si stabilì in
Osaka, dove aprì un Dojo per insegnare e promuovere la pratica del Karate.

Il Dojo del Sensei Kenwa Mabuni fu presto frequentato da un grande numero di allievi, soprattutto
studenti universitari. Il suo insegnamento teorico era basato sulle tecniche del Maestro Anko ltosu
(Shurite) e del Maestro Konryo Higaonna (Nahate), dai loro nomi ha origine la parola Shito-Ryu,
che divenne il nome della sua scuola. L'ideogramma "Shi" proviene da "Ito" (Itosu) e l'ideogramma
"To" proviene da "Higa" (Higaonna). I lettori non giapponesi trovano difficile vedere la derivazione:
la motivazione è che esistono due differenti modi di pronunciare lo stesso ideogramma. Il Sensei
Kenwa Mabuni non si limitò ad unire semplicemente i due stili: egli diede al suo metodo di
allenamento un' organizzazione sistematica ed una base logica e scientifica e seppe supportare
anche i suoi insegnamenti con fondamenti profondamente morali e fllosofici. Morì il 23 maggio
1952, all'età di 63 anni. Suo figlio maggiore, Kenei Mabuni, gli succedette nella direzione della
scuola centrale di Karate Shito-Ryu. Il Sensei Kenei Mabuni nacque il 13 febbraio 1918 a Shuri.
Imparò i differenti stili del Karate nella sua prima infanzia. Più tardi imparò Jujutsu da suo padre,
Kendo dal Sensei Yasuhuro Konishi, Ninjutsu dal Sensei Seiko Fujita e studiò tutte le altre arti
marziali.

Nel 1962 il Sensei Kenei Mabuni andò in Messico e Guatemala con I'intenzione di insegnare e
promuovere la pratica del Karate Shito-Ryu e stette Ià circa un anno. Un suo allievo indiano, che
aveva imparato il Karate Shito-Ryu in Giappone introdusse questo stile nel suo paese; quando il
Maestro Kenei Mabuni e sua moglie arrivarono in India furono profondamente commossi
dall'entusiastico benvenuto che ricevettero. Il Maestro Kenei Mabuni ha portato il Karate Shito-
Ryu anche in Australia, Nord America ed Europa. Ora in tutto il mondo ci sono suoi allievi che
tramandano l'insegnamento delle tecniche, della morale e dei principi filosofici stabiliti da suo
padre, il Sensei Kenwa Mabuni, fondatore del Karate Shito-Ryu.

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Stili minori principali
Shotokai, Associazione di Shoto, creata dal gruppo di allievi che recuperarono i fondi per la
costruzione del dojo Shotokan. Shotokai e Shotokan erano, in origine sinonimi utilizzati dai
due gruppi che si allenavano sotto la direzione di Gichin Funakoshi; alla morte di questi il
maestro Shigeru Egami continuò il proprio cammino nello studio del karate mantenendo
per il suo stile l'appellativo Shotokai: le due scuole di comune origine andarono cosi
differenziandosi. Egami modificò il karate appreso da Funakoshi sotto il profilo tecnico ma
continuò a rispettarne le idee basilari privilegiando lo studio del kumite fondamentale a
quello libero. Il pensiero del maestro Funakoshi era simile: per lui il vero unico
combattimento di karate è per la vita o per la morte, ed è perciò impossibile da praticare in
un dojo.

Sankukai, fondato dal maestro Y. Nanbu nel 1969, il quale ruppe definitivamente con lo
stile Shukokai, cosciente dei limiti di quello stile, il maestro dopo un lungo tempo di
riflessione e di meditazione trovò la soluzione dei suoi problemi, fondando la sua tecnica
personale, che chiamò SANKUKAI. Quando il Sankukai prese la sua fisionomia definitiva, il
maestro Nanbu sottopose le sue conclusioni a un istituto riconosciuto ufficialmente, che ne
studio i rapporti di forza e la dinamica dell'energia. La conclusioni che gli esperti trassero
furono ottime; infatti essi approvarono la nuova tecnica, poiché questa mostrava
chiaramente che si potevano migliorare in maniera considerevole alcune tecniche.

Grazie all'inesauribile energia e alla serenità del maestro Nanbu, il Sankukai mise radici in
Giappone, in Francia, in Gran Bretagna, in Spagna, in Germania, in Norvegia, in Marocco, in
Svizzera, in Belgio, in Messico, in Guatemala e in Canada.

Kyokushinkai, fondato dal maestro Masutatsu Oyama (1923-1994) e ufficialmente iniziato


nel 1961 in occasione dell'apertura di un dojo a Los Angeles, sebbene Oyama fosse noto
anche fuori dei confini del Giappone, e in particolare negli Stati Uniti già dagli anni '50.

Ispirato al Confucianesimo e alla filosofia Zen, il Kyokushinkai, è oggi tra le arti marziali più
popolari al mondo. Lo stile di karate è la sintesi delle esperienze del maestro Mas Oyama
che sin da giovanissimo si è dedicato alle arti marziali praticando il judo e la boxe.

Determinante per la sua formazione la frequentazione del dojo di Gichin Funakoshi, presso
l'università Takushoku, dove inizia a studiare con dedizione il Karate Okinawa (oggi Karate
Shotokan). Tra le esperienze del fondatore del kyokushinkai l'ingresso nella Butokukai,
l'accademia formativa dell'Arma Imperiale Giapponese, specializzata in guerriglia,
spionaggio e combattimento a mani nude, dove Oyama passa 2 anni.

Lo stile è improntato ad una severa disciplina dei praticati e ad un allenamento


particolarmente rigoroso. In gara si prevede il contatto pieno e nessuna protezione. I gradi
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di perfezionamento sono distinti con i vari colore delle cinture che gli allievi indossando su
una divisa rigorosamente bianca e sono nell'ordine: bianco, arancione, blu, giallo, verde,
marrone e nero.

L'associazione "Karate Kyokushinkai" conta oggi migliaia di allievi con scuole sparse in tutto
il mondo e sede principale a Tokio. Al vertice dell'organizzazione il maestro Akiyoshi Matsui
ha sostituito Oyama dopo la sua morte nel 1994. L'organizzazione risulta comunque divisa
perché altri illustri allievi ritengono di essere i veri eredi dello stile di Oyama.

Goju USA, è stato fondato dal Shihan Peter Urban. L'associazione Butokukai, visti i meriti
acquisiti in decenni di vita dedicata allo studio delle arti marziali, gli riconobbe il grado di
cintura nera 10° Dan. Grazie al lavoro svolto dal maestro Urban e da i suoi numerosissimi
alievi, il Goju Usa si diffuse a macchia d'olio, prima negli States e successivamente in tutto il
mondo. Il maestro Gianni Rossato di Padova, fu il primo allievo italiano del maestro Urban,
che introdusse la scuola del Goju Usa nel nostro paese. Successivamente il maestro Rossato
chiamò la sua scuola Goju Italia con il consenso del maestro Urban.

Nel 1959 il maestro Peter Urban introdusse il karate Goju Ryu negli USA, e il lavoro svolto
successivamente produsse una rivoluzione nel mondo del karate statunitense, per questo
da molti fu chiamato 'George Washington' o il 'Padrino del Goju'. Nel 1966 il maestro Peter
Urban fonda la sua scuola, chiamandola GOJU USA, con il consenso dei suoi precedenti
maestri, R. Kim, G. Yamaguchi e M. Oyama. I kata di questo stile sono essenzialmente quelli
dello stile Goju-ryu, con alcune differenze.

Agli stili di karate citati se ne possono affiancare altri, più o meno noti, si tratta in genere di
personalizzazioni di ottimi maestri che sostanzialmente fanno riferimento agli stili principali, di cui
conservano molti elementi.

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Il Karate
In quasi tutte le arti marziali è uso allenarsi indossando un abito adeguato, chiamato gi; nel
Karate, quest'abito è il karate-gi, composto da una giacca (uwagi), da un paio di pantaloni
(zubon) di cotone solitamente di color bianco e da una cintura (obi) il cui colore designa il
grado raggiunto dal praticante.

Fu il maestro Gichin Funakoshi ad adottare per primo quest'abito. Infatti, in occasione della
prima dimostrazione al Budokan di Tokyo, lui e un suo allievo indossarono un karate-gi
fatto da Funakoshi stesso la notte precedente, ispirandosi al modello del judo-gi ed
utilizzando, però, una tela più leggera e comoda.

La cintura nel Karate è un riferimento che indica l'abilità, attestata dal superamento di
appositi esami, nella pratica della disciplina di chi la indossa.

Le cinture principali sono 6, corrispondenti ai seguenti livelli (kyu)che sono 9:

9° kyu (ku kyu): cintura bianca;


8° kyu (hachi kyu): cintura gialla;
7° kyu (shichi kyu): cintura arancio;
6° kyu (roku kyu): cintura verde;
5° kyu (go kyu): cintura blu;
4° kyu (shi kyu): cintura marrone I;
3° kyu (san kyu): cintura marrone II;
2° kyu (ni kyu): cintura marrone III;
1° kyu (ichi kyu): cintura nera-bianca.

Esistono, presso alcune scuole, ulteriori cinture intermedie o una diversa classificazione delle cinture. Dopo
la cintura marrone si passa a cintura nera, che rimane tale al raggiungimento di gradi superiori (dan), dal 1°
al 10°, il più elevato.

Generalmente dopo il 6° dan, il grado viene assegnato solo per meriti speciali e non più in seguito ad esami
(anche se il modo in cui vengono rilasciati i più alti gradi dan può variare da federazione a federazione). Per
i gradi più elevati, infatti, non viene valutata solamente la mera capacità tecnica raggiunta, ma soprattutto
le doti di esperienza, di didattica, di organizzazione, di sviluppo e di dedizione a quest'arte marziale.

Il karate si può suddividere essenzialmente in tre parti fondamentali dell’allenamento: Kihon, Kata, e
Kumite.

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Kihon
Il kihon, nel karate, è l'insieme delle tecniche fondamentali.

In italiano potremmo tradurlo con le parole "basilare" o "rudimenti". La parola kihon è composta
da due sezioni: Ki (fondamenta o radici) e Hon (base). Visualizzando gli ideogrammi delle due
sezioni si nota che Ki è formato da due parti, una che simboleggia la terra e l'altra rappresenta
l'inizio; Hon, invece, mostra un albero le cui radici sono rivolte verso il basso. La parola Kihon ha
dunque il significato della necessità di porre delle solide fondamenta, delle profonde radici per
poter costruire qualche cosa di duraturo. Nella cultura giapponese viene data molta importan za
alla preparazione prima di mettere mano a qualunque progetto ed è importante essere padroni
delle basi di qualunque disciplina, prima di progredire in essa.

Nel karate, dunque, ma anche in qualsiasi altra disciplina, senza una perfetta padronanza degli
esercizi i base, non è possibile progredire e raggiungere notevoli livelli di pratica. Le basi del
karate, i primi esercizi insegnati all'allievo, portano a imparare il corretto uso del proprio corpo, sia
esso in movimento o statico.

Il Kihon, quindi, è la forma di allenamento base, di parata o di attacco, su cui si basa il Karate.

Nella pratica del kihon si impara a migliorare la propria resistenza e a ottenere una maggiore
rapidità nell'esecuzione; aiuta anche a rafforzare lo spirito combattivo e l'allievo apprende come
gestire le "armi" del nostro corpo.

Il Kime è uno degli aspetti fondamentali nel kihon: insegna la concentrazione durante gli esercizi e
la decisione con cui si deve eseguire ogni singola tecnica: sia che si combatta contro un avversario
o che ci si stia allenando singolarmente, nel karate tradizionale nessuna mossa viene eseguita "a
vuoto", ma sempre al massimo delle proprie capacità.

L'allievo durante il kihon ha l'opportunità di imparare i nomi in giapponese dei colpi e delle
posizioni.

Un elemento importante del karate, che abbiamo più volte citato è il kime.

Il Kime, nella pratica del Karate, può essere definito come "focalizzazione della massima potenza
esplosiva del colpo" in un punto stabilito.

Lo studio e la corretta comprensione di ogni singola tecnica, da parte dell'allievo, dovranno


trovare quindi il loro naturale coronamento nello sviluppo del Kime, sia nella pratica quotidiana
del Kihon, sia nell'esecuzione dei Kata, conferendo ad ogni attacco e ad ogni parata la massima
incisività, potenza e pulizia.

Nessun praticante di Karate, dunque, può aspirare a progredire verso i gradi superiori della
disciplina se non è in grado di applicare un buon Kime durante l'esecuzione delle tecniche. Lo
stesso principio si applica, a maggior ragione, nelle manifestazioni agonistiche, nelle quali il Kime è
uno degli elementi fondamentali di valutazione dell'atleta.

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Kata
La parola Kata nella lingua giapponese, nell'antichità
assumeva il significato di simbolo per enfatizzarne il
contenuto spirituale, in seguito assunse il significato più
semplice di forma: infatti il kata è un succedersi di
tecniche di parata e attacco prestabilite contro più
avversari immaginari e forme. Nell'esecuzione
dell'esercizio riveste grande importanza proprio la qualità
formale delle singole tecniche, delle posizioni e degli
spostamenti.

Non ci si deve però fermare all'aspetto estetico: il kata è


un vero combattimento, seppur codificato, quindi deve
esprimere efficacia, sia dal punto di vista tecnico che
strategico.

Per i praticanti rappresenta l'essenza dell'arte marziale perché racchiude in sé sia lo studio delle
tecniche fondamentali (Kihon) che il ritmo e la tattica del combattimento (Kumite): è perciò
basilare per progredire nella ricerca della Via (Dō). E, dal punto di vista strettamente tecnico, si
può ben dire che studiare i Kata è studiare il Karate nella sua completezza, senza quelle limitazioni
poste dal Karate agonistico: in questo senso, si può affermare con certezza che non soltanto nei
Kata risiede tutto il Karate, ma che le caratteristiche di ogni singolo stile possono essere comprese
appieno soltanto dallo studio dei Kata propri dello stile medesimo. Non si deve tuttavia
commettere l'errore di interpretare questo assunto nel senso che uno stile è tanto più completo
quanto più elevato è il numero dei Kata che in esso si praticano: non si può affermare ad esempio
che lo Shito - Ryu sia uno stile migliore, più completo e più perfezionato dello Uechi Ryu, dato che
quest'ultimo annovera un numero di Kata molto inferiore... Ciò che conta è non il numero di Kata
presenti in uno stile, ma che in questi Kata siano rappresentati gli elementi distintivi e
caratterizzanti dello stile medesimo.

L'esercizio del kata non si pratica solo nelle discipline marziali, ma in tutte quelle arti orientali che
abbiano come fine il Dō: ju-dō (via della cedevolezza), ken-dō (arte della spada), kyu-dō (arte del
tiro con l'arco), aiki-dō (unire l'energia), ma anche sho-dō (calligrafia), ka-dō (composizione
floreale) e sa-dō (cerimonia del tè). In tutte queste discipline ci si propone di fondere, attraverso la
respirazione, le componenti fisica e mentale eseguendo una predeterminata sequenza di gesti per
raggiungere una più elevata condizione spirituale.

Ogni kata è composto da una serie di movimenti che ne costituiscono la caratteristica evidente,
ma presenta altri elementi che sfuggono alla comprensione più immediata: i maestri che li hanno
creati hanno spesso volutamente mascherato il significato di alcuni passaggi per evitare che altri
se ne impadronissero. Per esempio i kata vennero mimetizzati in danze innocue, nel periodo in cui
ad Okinawa vigeva la proibizione di praticare le arti marziali.

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Vi sono dei punti che caratterizzano l'esecuzione di un kata nel karate. Ogni kata inizia e finisce col
saluto (rei). L'inchino testimonia un mutato atteggiamento mentale dell'esecutore, che da quel
momento esprime tutta la sua forza interiore. Tale stato di massima attenzione (zanshin) si
evidenzia in particolare al momento del saluto e del Kiai (grido).

Tutte le tecniche devono essere sostenute dal corretto uso della respirazione e della contrazione
addominale (Kime) che, in due particolari momenti esplodono nel kiai. Dimenticare il grido o
eseguirlo fuori tempo è indice di emotività, ed è un errore.

I kata si sviluppano su di un tracciato determinato (embusen); se spostamenti e cambi di direzione


vengono eseguiti correttamente, il punto di arrivo del kata corrisponde a quello di partenza. Ogni
karateka deve individuare un tukui kata (forma preferita), scelto in funzione dell'obiettivo da
raggiungere: esame, gara o miglioramento tecnico. Il tukui kata deve quindi cambiare nel tempo
per le diverse fasi di evoluzione del praticante.

I dieci elementi del kata

1. Yio no kisin è lo stato di concentrazione tipico di chi si sente attaccato.


2. Inyo è l'attacco e la difesa.
3. Chikara no kiojaku è il grado di forza da impiegare in ogni momento del kata.
4. Waza no kankyu è il grado di velocità da usare in ogni tecnica.
5. Taino shin shoku è la contrazione ed espansione del dei muscoli del corpo.
6. Kokyu è la respirazione, sempre in sintonia con i movimenti.
7. Tyakugan è il significato che deve avere ogni tecnica nel kata, per fare ciò, occorre
visualizzare mentalmente un avversario.
8. Kiai è un urlo causato dalla contrazione della parete addominale; denota lo spirito
combattivo del karateka.
9. Keitai no hoji è la corretta posizione da eseguire in ogni movimento; rispettando le
posizioni è possibile ritornare al punto di partenza una volta terminato il kata.
10. Zanshin è lo stato di guardia da tenersi al termine del kata prima di ritornare allo stato di
Ioi, eseguire il saluto e rilassarsi (Yame).

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Kumite

Il termine giapponese kumite viene tradotto con la parola combattimento, però tale termine è
imcompleto, cioè privo degli elementi compresi nel concetto di kumite. Kumite si compone della
parola kumi, che significa "mettere insieme", e della sillaba te, che significa "mano".

Per kumite si intende quindi l'incontrarsi con le mani: nel confronto reale come in quello di
palestra è necessario un avversario. Lo scopo del vero combattimento è quello di abbattere
l'avversario, quello del kumite è la crescita reciproca dei praticanti.

Il kumite presuppone due fasi ben distinte: l'apprendimento delle tecniche dal punto di vista
formale e la loro applicazione. l'importanza che riveste la forma (kata) in funzione del
combattimento è quindi fondamentale, perché racchiude le basi del karate. La filosofia del karate-
do impone di migliorarsi continuamente per ricercare la massima padronanza tecnica e mentale,
così da raggiungere equilibrio interiore, stabilità, consapevolezza. Per allenare il combattimento,
nel senso del karate-do, vengono studiati alcuni tipi di kumite fondamentale: combattimento a
cinque passi, a tre passi, a un passo, semilibero e libero.

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Bibliografia
Harry de Spa. "La Storia del Goju Ryu" edito da Roberto Ugolini

Kenji Tokitsu. “Storia del karate. La via della mano vuota” edito da Luni Editrice.

Enciclopedia Wikipedia.

Vari siti web presenti sulla rete internet.

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