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STAGIONE 2019/2020

Piazza Fontana

Disegno di Ugo Pierri


STAGIONE 2019|2020
PIAZZA FONTANA
COMUNICATO STAMPA

La Stagione 2019/20 del Teatro della Cooperativa, in sintonia con la sua identità, è una proposta
artistica e culturale che si racconta come un viaggio all’interno della contemporaneità. Una
particolare attenzione è rivolta alla dimensione dell’impegno civile e della memoria storica, così da
stimolare il desiderio di conoscere e ricordare.
28 titoli tra produzioni, riprese e spettacoli ospiti, di cui 7 per la prima volta a Milano, 8 prime
nazionali per più di 150 alzate di sipario e ancora una rassegna di teatro scolastico dedicata alla
storia contemporanea (Be-Festival - seconda edizione).
È un teatro che si assume il compito di raccontare la storia collettiva, comprese le pagine più buie −
gli anni degli eccidi e della strategia della tensione, i crimini impuniti, i depistaggi, la corruzione, gli
scempi e i disastri ambientali, i morti sul lavoro e per il lavoro − ricorrendo a registri stilistici
differenti. Una stagione variegata, caratterizzata da un fitto calendario, senza temere di utilizzare la
comicità, l’ironia e lo sberleffo per parlare di argomenti alti o di farlo attraverso la canzone, la
musica dal vivo e la danza, passando da spettacoli in cui a prevalere è il rigore espressivo ad altri
che s’ispirano alla commedia dell’arte o attingono allo spirito antico e nobile del teatro popolare.

“A cinquant’anni di distanza dall’attentato di Piazza Fontana e dalla morte di Giuseppe Pinelli (la
diciottesima vittima della strage), è d’obbligo dedicare la stagione al ricordo di quell’evento che ha
rappresentato un passaggio fondamentale per la nostra democrazia. - Dichiara Renato Sarti,
Direttore Artistico del Teatro della Cooperativa - Fu la marea umana che partecipò ai funerali del 15
dicembre che fermò quel tentativo di eversione della destra golpista. Purtroppo però, secondo un
sondaggio fatto una decina di anni fa nelle scuole milanesi, la gran parte degli studenti non sapeva
nulla di quella strage e quel poco era sbagliato: per loro non era stata opera dei fascisti (solo il 6% li
indicava come responsabili) ma delle Brigate Rosse (41%), della mafia, dei comunisti o addirittura
degli anarchici (20%!) che invece furono vittime di una violenta campagna diffamatoria. Tutto
rientra nella norma di un Paese che politicamente e storicamente è sbadato per antonomasia e non
sarebbe più preoccupante del solito, se una buona parte della popolazione italiana di oggi non
rivelasse ancora una particolare propensione per le peggiori pulsioni razziste, xenofobe, reazionarie.
Anche se c’è poco da ridere, condividiamo la battuta di Paolo Rossi (che sarà presente nella
stagione): Quando la politica diventa un teatrino, il teatro deve diventare un Parlamento”.

RASSEGNA CIONI MARIO


Ritorna la Rassegna Cioni Mario, che prende il nome dallo spettacolo di Roberto Benigni Cioni Mario
di Gaspare fu Giulia, in cui l’attore toscano si presentava al pubblico solo, su un palco spoglio. Allo
stesso modo gli spettacoli di questa rassegna vedono in scena attori soli su un palco nudo.
Teoria del Cracker, per la prima volta a Milano, accende i riflettori sul palco del Teatro della
Cooperativa (11/13 ottobre). Lo spettacolo, di e con Daniele Aureli, racconta con rabbia e poesia una
storia di nuvole tossiche e di amianto vista da un punto di vista inusuale, quello della malattia, ospite
indesiderato dentro a un corpo inconsapevole; prosegue con un’altra prima milanese, Riva Luigi ’69
’70-Cagliari ai dì dello scudetto (8/10 novembre) di e con Alessandro Lay, un omaggio al bomber,
poeta realista del calcio, come lo definì Pier Paolo Pasolini, che portò in Sardegna lo scudetto e disse
no alle grandi squadre del Nord; e ancora Ci vuole fegato (22/24 maggio), secondo capitolo della
saga famigliare di e con Fabrizio Brandi (già ospite della scorsa stagione), ispirata a Vasco Pratolini;
si conclude con Comu veni Ferrazzano (19/21 giugno), atto finale della trilogia P3_coordinate
popolari, che ha declinato attraverso diverse forme di espressioni artistiche l’opera di Giuseppe Pitrè,
scrittore, letterato e antropologo siciliano.

FUORI NIGUARDA
Di questa rassegna fanno parte le produzioni del Teatro della Cooperativa che varcano i confini del
Quartiere Niguarda per essere ospiti su altri palcoscenici milanesi.
È firmato da Renato Sarti Il rumore del silenzio (9 dicembre-Teatro Elfo Puccini e 10/15 dicembre
Teatro della Cooperativa), un testo che, con un modus operandi che ricorda il lavoro del gruppo delle
Annales di Jacques Le Goff, attento alle psicologie collettive, alla sensibilità e alla vita quotidiana
dell’uomo comune, tratteggia la grande storia partendo dalle piccole storie.
A cinquant’anni dalla bomba di Piazza Fontana, una doverosa riflessione, che, attraverso le voci dei
protagonisti, dei familiari delle vittime e di Licia Pinelli, cerca di ricostruire e restituire il senso
profondo e umano di quanto accaduto. Sul palco, insieme all’autore, una delle grandi interpreti del
panorama teatrale italiano, Laura Curino. Lo spettacolo, che debutterà in prima nazionale al Teatro
Elfo Puccini, fa parte del ciclo di iniziative promosse dalle amministrazioni comunali di Milano e
Brescia in occasione del cinquantennale della strage di Piazza Fontana e del quarantacinquesimo
anniversario di quella di Piazza della Loggia (“MI50, BS45”).
Nome di battaglia Lia (21/26 aprile) e Mai Morti (23 e 25 aprile) saranno ospitati dal Teatro Out Off
per le celebrazioni della Festa di Liberazione del 25 Aprile. Sempre nell’ottica di rispettare calendari
e ricorrenze istituzionali (ma ben consci che l’esercizio della memoria si esercita 365 giorni l’anno),
in occasione del Giorno della Memoria il 27 gennaio al Piccolo Teatro Grassi andrà in scena I me
ciamava per nome: 44.787 – Risiera di San Sabba (al Teatro della Cooperativa dal 28 gennaio al 2
febbraio), spettacolo nato dalle testimonianze raccolte da storici dell’IRSREC FVG (Istituto regionale
per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea del Friuli Venezia Giulia) sulla Risiera di San
Sabba, unico lager nazista in Italia munito di forno crematorio (da tremila a cinquemila le vittime).
In linea con la natura genuinamente popolare del Teatro della Cooperativa, non saranno solo
spettacoli caratterizzati da un forte legame con la Storia e la Memoria ad essere protagonisti della
nuova stagione; al Teatro Filodrammatici di Milano sarà riproposto un classico di Shakespeare,
tratto da Sogno di una notte di mezza estate, attualizzato e contestualizzato ai giorni nostri, ne La
molto tragica storia di Piramo e Tisbe che muoiono per amore (3/8 marzo), la sgangherata banda
di attori del Bardo si trasforma in una multietnica e comicissima filodrammatica tutta al femminile,
guidata dal terribile El Cumenda.
Sul palco del Teatro Verdi nello spettacolo Noi siamo voi: votatevi! (18 febbraio 8 marzo), invece,
saranno protagonisti Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli, che si cimenteranno nell’ardua impresa
di rivoluzionare il panorama politico italiano, ormai intasato dal numero troppo elevato di partiti…
fondandone uno nuovo, con l’aiuto del pubblico, tra canzoni e riflessioni, ironiche, ma precise e
puntuali, sulla situazione del nostro Paese.

EVENTI SPECIALI
Rassegna di attività, improvvisazioni e laboratori extra stagione.
Torna Domenico Pugliares, che ripropone il suo lavoro di improvvisazione Il parassita (il 9 febbraio e
il 29 marzo), che, come suggerisce il titolo, si nutre degli spettacoli altrui per nascere e prosperare,
insediandosi all’interno delle loro scenografie per creare situazioni nuove ed inaspettate, anche
grazie al coinvolgimento del pubblico.
E proprio sul coinvolgimento in prima persona del pubblico si basa l’intervento che vedrà
protagonista Paolo Rossi, unito al Teatro della Cooperativa e al suo fondatore Renato Sarti da un
profondo legame, per il secondo atto delle Cinque Giornate di Milano (18/22 marzo): dopo l’auto
occupazione della scorsa stagione (culminata in una no-stop di oltre 24 ore, in cui l’attore non ha
mai abbandonato il palco di via Hermada), il “Kowalksy delle barricate”, coadiuvato dal suo
comandante in campo, il fidato Renato Sarti, si metterà alla guida di artisti e pubblico contro “il
Radetzky che è in ognuno di noi” per condurli alla riconquista delle periferie, con azioni improvvisate
ed imprevedibili.
Per rinsaldare il rapporto con le periferie, in questo caso con il territorio di Niguarda, casa del Teatro
della Cooperativa dal 2002, risulta particolarmente importante la sinergia con l’associazione Minima
Theatralia, che coinvolge gli abitanti del quartiere in laboratori e momenti di teatro partecipato. Il
progetto di quest’anno culminerà nello spettacolo Kafka of Suburbia-Kafka delle periferie (27 e 28
giugno), che chiude la stagione del teatro.

Alle produzioni di natura comica appartiene anche Coppia aperta, quasi spalancata (22 febbraio/1°
marzo), di Dario Fo e Franca Rame, diretto da Renato Sarti, con Alessandra Faiella e Valerio
Bongiorno. Lo spettacolo, tra dialoghi serrati, situazioni paradossali e colpi di scena tragicomici,
esplora le dinamiche sentimentali di coppia. Una commedia che denuncia l’arretratezza emotiva,
culturale e affettiva di certi uomini sempre arrazzati e pronti ad alzar la voce (e le mani). Sempre nel
segno di riflessioni originali, ricche di spunti comici, ma non per questo meno profonde, si muove il
nuovo lavoro scritto (insieme a Carlo Turati), interpretato e diretto da Antonello Taurino, prodotto
dal Teatro della Cooperativa, Sono bravo con la lingua–una storia di fonemi, idiomi, linguistica e
computer (14/26 gennaio) e accompagna lo spettatore in un viaggio attorno al mondo tra curiosità
ed approfondimenti sulle particolarità della linguistica.

La creazione e la fruizione di linguaggi espressivi è al centro anche del concerto di danza e musica
dal vivo, Mbira (25/27 ottobre), per la prima volta a Milano, coprodotto dal Teatro della Cooperativa
con ALDES, associazione di artisti e operatori culturali che, sotto la direzione di Roberto Castello,
promuove opere di sperimentazione coreografica con particolare attenzione alle forme di confine
fra danza e arti visive, nuove tecnologie e teatro.
A partire dalla struttura compositiva dei singoli brani eseguiti, gli incisi scritti da Renato Sarti sono
spunti per riflettere sulla complessità dei rapporti fra Africa ed Europa e su come le forme siano
espressione di modelli sociali e valoriali che esprimono una precisa visione del mondo.

Nel segno dell’intreccio tra musica e parola, nasce l’inno di teatro-canzone dedicato all’ancestrale
legame tra essere umano e madre terra ispirato alla letteratura, da Rilke a Thoreau, che si realizza
nel Melodramma ecologico (5/10 maggio), frutto della collaborazione tra Duperdu e Legambiente,
nuova coproduzione del Teatro della Cooperativa in collaborazione con Minima Theatralia.

S’ispira allo stile del miglior varietà e alla vena comica di Franca Valeri Una Marchesa ad Assisi (4/16
febbraio), con cui Ippolita Baldini, coadiuvata nella drammaturgia da Emanuele Aldrovandi, racconta
le peripezie della giovane aristocratica Roberta, che, alla ricerca di un suo posto nel mondo, si lancia
nella non facile impresa di trovare sé stessa in mezzo a un gruppo di pellegrini.

Affrontano il tema della comunicazione politica nel mondo digitale del 2.0 SPIN-serata di teatro
sonoro autopromozionale (20/22 dicembre) di Renato Gabrielli, prodotto da Proxima Res, per la
prima volta a Milano, e Il matto 4-la verità vi prego sul caso Regeni (prima nazionale 13/22 marzo),
antivirus alle menzogne di Stato nell’inconfondibile stile di Massimiliano Loizzi.
Ancora una prima milanese, Così parlò Monna Lisa (12/17 novembre) di Antonio Piccolo, uno dei
più interessanti sceneggiatori teatrali under 35, che, passando con disinvoltura dal comico al
drammatico, crea l’intarsio di un dialogo surreale, intriso dei misteri che avvolgono la figura della
Gioconda, e usa il genio di Leonardo come arma contro la guerra.

Anche Sospetti (S.U.S.) (14/19 aprile), prodotto dal Teatro Filodrammatici e diretto da Bruno
Fornasari, si propone di indagare il mondo intorno a noi, partendo dal lavoro del drammaturgo
inglese Barrie Keeffe per esplorare con lucidità e sarcasmo il potere come forma di abuso.
A confermare i rapporti di collaborazione con altre realtà teatrali cittadine debutta in prima
nazionale The dei after (9/12 gennaio), di ATIR Teatro Ringhiera, alla sua terza stagione “on the
road”. Dirette da Rita Pelusio, le tre attrici, Mila Boeri, Cristina Castigliola, Matilde Facheris,
vestiranno i panni divini, anche se un po’ malmessi, di Zeus, Efesto ed Ermes.

Per la prima volta in cartellone con due spettacoli il Teatro dell’Argine: Io, trafficante di uomini (19
e 20 ottobre), in prima nazionale, racconta una storia di vittime e carnefici della più crudele agenzia
di viaggi del mondo e Mi chiamo Andrea, faccio fumetti, (15/18 ottobre) per la prima volta a Milano,
è un monologo disegnato sull’arte di uno dei più grandi fumettisti italiani, Andrea Pazienza.

Oltre alle collaborazioni tra altre realtà teatrali milanesi, sono confermati interventi con artisti storici
amici del Teatro della Cooperativa. Ritorna Paolo Rossi con il suo Allenamento col pubblico (22
novembre/1° dicembre), in cui il comico dialogherà direttamente con gli spettatori, trasformandoli
in attori protagonisti delle sue improvvisazioni, riuscendo così a mutare la sala del teatro in una vera
e propria palestra di spettacolo. Torna in scena anche Paolo Hendel, diretto da Gioele Dix, con la
prima milanese de La giovinezza è sopravvalutata (27 marzo/5 aprile), confessione autoironica sugli
anni che passano, in cui si racconta l’avvicinamento alla stagione della terza età, e debutta Nino el
Cata (9/14 giugno) di Piero Lenardon, viaggio in una Milano quasi scomparsa che passa anche
attraverso il recupero del dialetto milanese, ormai alla stregua di una lingua perduta.

Dopo il successo ottenuto nella prima edizione, torna il BE.Festival, la rassegna di teatro scolastico
dedicata alla storia contemporanea, nata all’interno del progetto BE.St! Bella Storia, sostenuto da
Fondazione Cariplo. Una tre giorni di spettacoli, incontri e momenti di festa per coinvolgere i ragazzi
delle scuole in prima persona, facendoli diventare attori e critici, per poi trasformarli in spettatori
consapevoli e far conoscere loro le pagine della storia più recente.
Fondamentale, per gli obbiettivi e la natura del Teatro della Cooperativa, che nasce e cresce nella
periferia milanese, è il rapporto con il territorio, che si esprime tramite eventi ed iniziative ad hoc e,
soprattutto, attraverso il rapporto diretto con le persone e le realtà che lo abitano: l’ANPI sezione
Martiri Niguardesi, l’ANED – Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti, la Casa della
Memoria, le numerose scuole del quartiere (e non solo) con cui sono instaurate relazioni ormai
consolidate, attraverso programmazioni ed interventi a loro dedicati con laboratori, matinée,
spettacoli di teatro ragazzi e varie altre attività.

UFFICIO STAMPA
Giulia Tatulli
cell. +39 338 8916770
e.mail: giulia.tatulli@tiscali.it
CALENDARIO SPETTACOLI
RASSEGNA CIONI MARIO
11 | 13 ottobre
TEORIA DEL CRACKER
prima milanese
di e con Daniele Aureli
produzione Occhisulmondo | Fontemaggiore

15 | 18 ottobre
MI CHIAMO ANDREA, FACCIO FUMETTI
prima milanese
di Christian Poli
con Andrea Santonastaso
regia Nicola Bonazzi
produzione Teatro dell’Argine

19 - 20 ottobre
IO, TRAFFICANTE DI UOMINI
prima nazionale
di e con Giampaolo Musumeci e Margherita Saltamacchia
regia Andrea Paolucci
produzione Teatro dell’Argine in collaborazione con Teatro Sociale Bellinzona

25 | 27 ottobre
MBIRA
prima milanese
coreografia e regia Roberto Castello
musiche Marco Zanotti, Zam Moustapha Dembélé
testi Renato Sarti / Roberto Castello, Andrea Cosentino
interpreti Ilenia Romano, Giselda Ranieri, Marco Zanotti, Zam Moustapha Dembélé, Roberto Castello
produzione Aldes – Teatro della Cooperativa

RASSEGNA CIONI MARIO


8 | 10 novembre
RIVA LUIGI ’69 ’70 - Cagliari ai dì dello scudetto
prima milanese
di e con Alessandro Lay
produzione Cada Die Teatro

12 | 17 novembre
COSÌ PARLÒ MONNA LISA
prima milanese
testo e regia Antonio Piccolo
con Stefania Ventura, Melissa Di Genova, Antonio Piccolo
produzione Golden Show srl Impresa Sociale Trieste in collaborazione con Teatro In Fabula
con il contributo Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Assessorato alla Cultura, sponsor Beko
22 novembre | 1° dicembre
ALLENAMENTO COL PUBBLICO
di e con Paolo Rossi
produzione Teatro della Cooperativa

FUORI NIGUARDA
Teatro Elfo Puccini, Sala Shakespeare
9 dicembre
IL RUMORE DEL SILENZIO
prima nazionale
testo e regia Renato Sarti
con Laura Curino e Renato Sarti
musiche Carlo Boccadoro
produzione Teatro della Cooperativa
CON IL PATROCINIO DI ASSOCIAZIONE FAMILIARI STRAGE DI PIAZZA FONTANA,
ANED NAZIONALE e ANPI DI MILANO
SI RINGRAZIANO LICIA, CLAUDIA, SILVIA PINELLI e PIERO SCARAMUCCI, autore di “Una storia quasi soltanto
mia”.

Teatro della Cooperativa


10 | 15 dicembre
IL RUMORE DEL SILENZIO INSERITO IN INVITO A TEATRO
testo e regia Renato Sarti
con Laura Curino e Renato Sarti
musiche Carlo Boccadoro
produzione Teatro della Cooperativa
CON IL PATROCINIO DI ASSOCIAZIONE FAMILIARI STRAGE DI PIAZZA FONTANA,
ANED NAZIONALE e ANPI DI MILANO
SI RINGRAZIANO LICIA, CLAUDIA, SILVIA PINELLI e PIERO SCARAMUCCI, autore di “Una storia quasi soltanto
mia”

20 - 21 dicembre
SPIN - serata di teatro sonoro autopromozionale
prima milanese
di Renato Gabrielli
con Emiliano Masala, Massimiliano Speziani, Gaetano Cappa
regia The Spin Masters
produzione Proxima Res

9 | 12 gennaio
THE DEI AFTER
prima nazionale
di Domenico Ferrari
con Mila Boeri, Cristina Castigliola, Matilde Facheris
regia Rita Pelusio
produzione ATIR Teatro Ringhiera
14 | 26 gennaio
SONO BRAVO CON LA LINGUA INSERITO IN INVITO A TEATRO

una storia di fonemi, idiomi, linguistica e computer


prima nazionale
scritto da Antonello Taurino, Carlo Turati
con Antonello Taurino
regia Antonello Taurino
produzione Teatro della Cooperativa

FUORI NIGUARDA
Piccolo Teatro Grassi
27 gennaio
I ME CIAMAVA PER NOME: 44.787 – Risiera di San Sabba
testo e regia Renato Sarti
da testimonianze raccolte da Marco Coslovich e Silva Bon per l’IRSREC FVG
con Nicoletta Ramorino, Ernesto Rossi, Renato Sarti, Irene Serini
produzione Teatro della Cooperativa

Teatro della Cooperativa


28 gennaio | 2 febbraio
I ME CIAMAVA PER NOME: 44.787– Risiera di San Sabba
testo e regia Renato Sarti
da testimonianze raccolte da Marco Coslovich e Silva Bon per l’IRSREC FVG
con Nicoletta Ramorino, Ernesto Rossi, Renato Sarti, Irene Serini
produzione Teatro della Cooperativa

4 | 16 febbraio
UNA MARCHESA AD ASSISI INSERITO IN INVITO A TEATRO
di e con Ippolita Baldini
collaborazione alla drammaturgia Emanuele Aldrovandi
regia Camilla Brison
produzione Teatro della Cooperativa

EVENTO SPECIALE
9 febbraio
IL PARASSITA
di Teatribù

FUORI NIGUARDA
Teatro Verdi
18 febbraio | 8 marzo
NOI SIAMO VOI: VOTATEVI!
di e con Antonio Cornacchione, Sergio Sgrilli
regia e consulenza drammaturgica Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa
spettacolo sostenuto nell’ambito di NEXT – ed. 2018/2019,
progetto di Regione Lombardia in collaborazione con Fondazione Cariplo
22 febbraio | 1° marzo
COPPIA APERTA, QUASI SPALANCATA INSERITO IN INVITO A TEATRO
di Dario Fo, Franca Rame
con Alessandra Faiella, Valerio Bongiorno
regia Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa

FUORI NIGUARDA
Teatro Filodrammatici
3 | 8 marzo
LA MOLTO TRAGICA STORIA DI PIRAMO E TISBE
CHE MUOIONO PER AMORE INSERITO IN INVITO A TEATRO
liberamente tratto da William Shakespeare
testo e regia Renato Sarti
con Federica Fabiani, Milvys Lopez Homen, Marta M. Marangoni, Rossana Mola, Elena Novoselova,
Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa

13 | 22 marzo
IL MATTO 4 – LA VERITÀ VI PREGO SUL CASO REGENI
una tragica farsa sull’Italia, la Bestia e le menzogne di Stato
prima nazionale
scritto, diretto e interpretato da Massimiliano Loizzi
produzione Mercanti di Storie

EVENTO SPECIALE
18 | 22 marzo
CINQUE GIORNATE DI MILANO. II STAGIONE
strateghi Renato Sarti, Paolo Rossi
campo di battaglia le periferie di Milano
quartier generale Teatro della Cooperativa

27 marzo | 5 aprile
LA GIOVINEZZA È SOPRAVVALUTATA
prima milanese
di Paolo Hendel, Marco Vicari
con Paolo Hendel
regia Gioele Dix
produzione AGIDI

EVENTO SPECIALE
29 marzo
IL PARASSITA
di Teatribù
14 | 19 aprile
SOSPETTI (S.U.S.)
di Barrie Keeffe - traduzione Bruno Fornasari
con Tommaso Amadio, Emanuele Arrigazzi, Umberto Terruso
regia Bruno Fornasari
produzione Teatro Filodrammatici di Milano

FUORI NIGUARDA
Teatro Out Off
21 | 26 aprile
NOME DI BATTAGLIA LIA
testo e regia Renato Sarti
con Marta Marangoni, Rossana Mola, Renato Sarti
musiche Carlo Boccadoro
video BUZZ 2001
produzione Teatro della Cooperativa
MEDAGLIA COMMEMORATIVA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

FUORI NIGUARDA
Teatro Out Off
23 e 25 aprile
MAI MORTI
testo e regia Renato Sarti
con Bebo Storti
produzione Teatro della Cooperativa
in collaborazione con Teatro Elfo Puccini, Teatro 90 Progetti / Maratona di Milano

5 | 10 maggio
MELODRAMMA ECOLOGICO INSERITO IN INVITO A TEATRO
prima nazionale
di e con DUPERDU | Marta M. Marangoni e Fabio Wolf
consulenza alla drammaturgia Federica Di Rosa, Alice Grati
produzione Teatro della Cooperativa in collaborazione con Minima Theatralia
CON IL PATROCINIO DI LEGAMBIENTE

RASSEGNA CIONI MARIO


22 | 24 maggio
CI VUOLE FEGATO
di Fabrizio Brandi, Francesco Niccolini
con Fabrizio Brandi
produzione NTC Nuovo Teatro delle Commedie e Pilar Ternera

9 | 14 giugno
NINO EL CATA
prima nazionale
testo e regia Piero Lenardon
con Marino Zerbin
produzione Teatro della Cooperativa
RASSEGNA CIONI MARIO
19 | 21 giugno
COMU VENI FERRAZZANO
prima milanese
di e con Giuseppe Pitrè
co-produzione Associazione Babele e Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari

EVENTO SPECIALE
27 - 28 giugno
KAFKA OF SUBURBIA – Kafka delle periferie
progetto e regia Marta M. Marangoni
drammaturgia Francesca Sangalli
musiche e canzoni originali Fabio Wolf
con i cittadini – attori di Affori, Bovisa e dintorni e gli allievi del Workshop Intensivo
e con DUPERDU – Marta M. Marangoni, Fabio Wolf
RASSEGNE SPECIALI

RASSEGNA CIONI MARIO


- 11 | 13 ottobre
TEORIA DEL CRACKER

- 8 | 10 novembre
RIVA LUIGI ’69 ’70 – CAGLIARI AI DI DELLO SCUDETTO

- 22 | 24 maggio
CI VUOLE FEGATO

- 19 | 21 giugno
COMU VENI FERRAZZANO

FUORI NIGUARDA
- 9 dicembre
Teatro Elfo Puccini
IL RUMORE DEL SILENZIO

- 27 gennaio
Piccolo Teatro Grassi
I ME CIAMAVA PER NOME: 44.787 - RISIERA DI SAN SABBA

- 18 febbraio | 8 marzo
Teatro Verdi
NOI SIAMO VOI: VOTATEVI!

- 3 | 8 marzo
Teatro Filodrammatici di Milano
LA MOLTO TRAGICA STORIA DI PIRAMO E TISBE CHE MUOIONO PER AMORE

- 21 | 26 aprile
Teatro Out Off
NOME DI BATTAGLIA LIA

- 23 e 25 aprile
Teatro Out Off
MAI MORTI

EVENTI SPECIALI
- 9 febbraio e 29 marzo
IL PARASSITA

- 18 | 22 marzo
CINQUE GIORNATE DI MILANO – II STAGIONE

- 27 - 28 giugno
KAFKA OF SUBURBIA – KAFKA DELLE PERIFERIE
RASSEGNA CIONI MARIO
11 | 13 ottobre
LA TEORIA DEL CRACKER
prima milanese
con Daniele Aureli
primo spettatore Massimiliano Burini
dramaturg Giusi De Santis
assistenza al lavoro Amedeo Carlo Capitanelli, Matteo Svolacchia
cura del suono Nicola “Fumo” Frattegiani
luci Christian Sorci
drammaturgia e regia Daniele Aureli
organizzazione Elena Marinelli
grafica locandina Francesco Capoch Capocci
produzione Fontemaggiore | Occhisulmondo
con il sostegno di
Fontemaggiore - Centro di Produzione Teatrale, Corsia Of - Centro di Creazione Contemporanea,
Spazio Zut! Foligno, Teatro Thesorieri di Cannara, Centrodanza Perugia
si ringraziano premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti, Spin Off Roma, Pro Loco Cesi

Quando mastichiamo un Cracker, il rumore che percepiamo dentro i noi è maggiore rispetto al
rumore che sentono le persone che ci sono accanto. E così quando proviamo dolore.
Teoria del Cracker

In un piccolo paese di 900 abitanti una donna si ammala.


A pochi passi da lì, una città situata nel cuore dell'Italia ha come arterie fabbriche e inceneritori. Si
producono nuvole grigie. In questo cuore, che batte irregolare, in nove anni si sono ammalati 3736
uomini e 3089 donne.

“È lu bruttu male” qualcuno dice in giro. Una storia di nuvole tossiche e di amianto che coinvolge e
sconvolge una nazione, un paese, una famiglia.
Bisognerebbe, forse, imparare a restare in apnea. Perché respirare non è più così semplice.
Ambientato in una provincia italiana, una delle quarantaquattro aree inquinate oltre ogni limite di
legge, lo spettacolo scava all’interno di una società apparentemente silente, per far risuonare le urla
nascoste di un’umanità ferita.

Al vaglio di una lente d’ingrandimento, da un punto di vista inusuale e scomodo, la storia è narrata
dalla stessa malattia, ospite inaspettato e indesiderato dentro a un corpo inconsapevole.
Immagini ironiche e spietate che, insieme alle parole dell'insolito narratore, raccontano la storia di
un paese, dei suoi abitanti e di una donna, che, come altri, camminava e respirava sotto un cielo
ricoperto da nuvole grigie.

La madre con la vestaglia a fiori, il nipote dalle scarpe slacciate, l’amica che aspetta un bambino, il
pazzo del paese, l’uomo seduto davanti al bar, il randagio a tre zampe… alcune delle persone
coinvolte in questa storia, ricordate dalla malattia, tra un cumulo di parole e l’eco della polvere.
La Teoria del cracker indaga l’invisibile e il suo paradosso. Un pugno stretto pieno di rabbia e poesia
che, con violenta intensità, sbriciola tutto, lasciando tracce di un inno di-sperato alla vita.
15 | 18 ottobre
MI CHIAMO ANDREA, FACCIO FUMETTI
prima milanese
testo Christian Poli
con Andrea Santonastaso
regia Nicola Bonazzi
foto Riccardo Farina
produzione Teatro dell'Argine

Perché io avevo un sogno e questa è la storia di un uomo che il mio sogno lo ha creato, coccolato e
poi ucciso…

Mi chiamo Andrea, faccio fumetti è una biografia, ma non è una biografia. È un monologo disegnato.
È un omaggio che non vuole omaggiare nessuno. È una dichiarazione di resa di fronte alle sentenze
perentorie del destino. È l'ennesima constatazione di un Salieri di fronte a un Mozart. Andrea
Santonastaso, attore oggi, disegnatore di fumetti una volta, racconta, attraverso le parole scritte da
Christian Poli, l'arte del più grande disegnatore di fumetti che il nostro paese abbia avuto, Andrea
Pazienza. Lo fa dichiarando la sua impotenza di fronte al talento immenso di questo istrione dei
pennelli. Lo fa dichiarando la sua inferiorità, ma anche la sua rabbia di fronte allo spreco cosciente
e quasi premeditato di tanta arte pura in nome della follia di un buco. Lo fa raccontando Pentothal,
Zanardi, Pertini… Lo fa entrando dentro a Gli ultimi giorni di Pompeo, soprattutto. E, infine, lo fa
disegnando in scena e onorando indegnamente (o tentando di farlo) colui che è stato il più grande
disegnatore vivente.
19 - 20 ottobre
IO, TRAFFICANTE DI UOMINI
prima nazionale
di e con Giampaolo Musumeci, Margherita Saltamacchia
tratto da Confessioni di un trafficante di uomini di Giampaolo Musumeci e Andrea Di Nicola, Chiarelettere,
2014
scenografie Carmela Delle Curti
regia Andrea Paolucci
produzione Teatro dell'Argine
in collaborazione con Teatro Sociale Bellinzona

Mancava un pezzo al racconto del fenomeno dell’immigrazione: la persona che fa i soldi sui
migranti che io chiamo trafficante di uomini.

Il lavoro nato nell’estate del 2018 prende le mosse da testimonianze vere. Da un lato una giovane
profuga siriana incontrata dai due autori, dall’altro un reportage inchiesta durato due anni e mezzo
tra Europa, Medio Oriente e Africa a caccia di trafficanti. Un lavoro che mette in scena il più grande
fenomeno dei nostri tempi.

In scena un giornalista e un’attrice fanno rivivere quel giorno in cui hanno incontrato Lucia, giovane
siriana, che vive a Lugano da un paio di anni. Bevendo il tè, racconta la sua vita e il giornalista scopre
le analogie tra i trafficanti che ha incontrato lui e la storia di Lucia. Non è un giorno qualsiasi. Quello
è il giorno in cui suo fratello Gabi si è affidato a un trafficante per raggiungere la Grecia.

Dietro alle quinte di migliaia di migranti, che ogni anno arrivano in Europa, c’è un’industria fatta di
grandi professionisti del crimine, gente in doppiopetto, uomini d’affari, il cui fatturato è secondo
solamente a quello della droga. Tratto liberamente dal libro Confessioni di un trafficante di uomini
(Ed. Chiarelettere) di Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci, già tradotto e pubblicato con
successo in sei paesi nel mondo, che ha fatto discutere tutte le principali testate giornalistiche
internazionali, nasce uno spettacolo che vede protagonisti uno dei due autori del libro, Giampaolo
Musumeci e l’attrice Margherita Saltamacchia. Un lungo e coraggioso viaggio durato più di tre anni,
che svela per la prima volta ciò che rimane nascosto nei pensieri dei diabolici attori di questo grande
teatro mondiale. E rivela che cosa davvero si muove dietro la massa di disperati che riempiono le
pagine dei giornali. Donne e uomini spietati, bugie, speranze, miracoli, vittime e carnefici della più
crudele agenzia di viaggi del mondo.
25 | 27 ottobre
MBIRA
prima milanese
coreografia e regia Roberto Castello
musiche Marco Zanotti, Zam Moustapha Dembélé
testi Renato Sarti e Roberto Castello con la preziosa collaborazione di Andrea Cosentino
interpreti Ilenia Romano, Giselda Ranieri (danza/voce), Marco Zanotti (percussioni, limba),
Zam Moustapha Dembélé (kora, tamanì, voce, balafon), Roberto Castello
produzione ALDES - Teatro della Cooperativa
con il sostegno di MIBAC / direzione generale spettacolo dal vivo,
Regione Toscana / sistema regionale dello spettacolo
media partner Nigrizia
ALDES sostiene l'opera di informazione critica della rivista Nigrizia, cui vanno i proventi della vendita delle
t-shirt dello spettacolo

Spesso nel processo di colonizzazione capita che il conquistatore cambi irreversibilmente entrando
in contatto con la cultura dei conquistati...

Quanto ha contribuito l'Africa a renderci quelli che siamo? Per molti secoli europei e arabi hanno
esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta. Oggi tante culture sono perdute e quella
occidentale è diventata per molti versi il riferimento universale. Impossibile dire se sia un bene o un
male o sapere se i colonizzati prima della colonizzazione fossero più o meno felici. Sta di fatto che il
mondo è sempre più piccolo e meno vario, pieno di televisioni che trasmettono gli stessi programmi
e di negozi identici che vendono prodotti identici dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco, dalla
California a Madrid, a Riyad a Tokio. Ma spesso nel processo di colonizzazione capita che il
conquistatore cambi irreversibilmente, entrando in contatto con la cultura dei conquistati. Di questo
prova a parlare Mbira, un concerto per due danzatrici, due musicisti e un regista, che - utilizzando
musica, danza e parola – tenta di fare il punto sul complesso rapporto fra la nostra cultura e quella
africana.

Mbira è il nome di uno strumento musicale dello Zimbabwe ma anche il nome della musica
tradizionale che con questo strumento si produce. Bira è anche il nome di una importante festa della
tradizione del popolo Shona, la principale etnia dello Zimbabwe, in cui si canta e balla al suono della
Mbira. Mbira è però anche il titolo di una composizione musicale del 1981 intorno alla quale è nata
una controversia che ben rappresenta l'estrema problematicità e complessità dell'intrico culturale
e morale, che caratterizza i rapporti fra Africa ed Europa.

Mbira è insomma una parola, intorno a cui si intreccia una sorprendente quantità di storie, musiche,
balli, feste e riflessioni su arte e cultura, che fanno da trama ad uno spettacolo che ha come
inevitabile epilogo una festa.
RASSEGNA CIONI MARIO
8 | 10 novembre
RIVA LUIGI ’69 ’70 – Cagliari ai dì dello scudetto
prima milanese
di e con Alessandro Lay
luci Giovanni Schirru
suono Matteo Sanna
scene Mario Madeddu, Marilena Pittiu, Matteo Sanna, Giovanni Schirru
produzione Cada Die Teatro

I gol di Riva Luigi sono stati 252. Non solo: è anche il capocannoniere principe della Nazionale, con
35 reti segnate su 42 partite giocate.

“Che cos'è una lingua?” “Un sistema di segni” risponde nel modo oggi più esatto, un semiologo. Il
gioco del football è un sistema di segni; è, cioè, una lingua, sia pure non verbale. La sintassi si
esprime nella partita, che è un vero e proprio discorso drammatico. Ci può essere un calcio come
linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico.
Per spiegarmi darò alcuni esempi: Bulgarelli gioca un calcio in prosa: egli è un prosatore realista;
Riva gioca un calcio in poesia: egli è un poeta realista.
Pierpaolo Pasolini

Nel 1970, quando il Cagliari divenne campione d'Italia, io avevo 8 anni. Non ricordo molto dello
scudetto, ma ricordo come era la città, come ci vestivamo, come ci appendevamo ai tram per non
pagare, l'album della Panini e le partite a figurine sui gradini della scuola elementare. Ricordo il
medagliere, con i profili dei giocatori del Cagliari sulle monete di finto, fintissimo oro da collezionare.
E ricordo vagamente un ragazzo schivo, a volte sorridente, che guardava sempre da un'altra parte
quando lo intervistavano. Un ragazzo che puntava i pugni in terra e si faceva tutto il campo correndo
ogni volta che segnava un gol…
Alessandro Lay
12 | 17 novembre
COSÌ PARLÒ MONNA LISA
prima milanese
testo e regia Antonio Piccolo
con Stefania Ventura, Melissa Di Genova e con Antonio Piccolo
voci Valentina Acca, Antonia Cerullo, Sara Missaglia
scene Eleonora Scarponi
costumi Antonella Balsamo
aiuto costumi Roberta Blarasin
musiche Mario Autore
luci Marco Macrini
aiuto regia Marco Di Prima
sartoria Costumepoque srl Roma
trucco Baburka Production Factory Roma
foto di scena Pino Le Pera
grafica Angela Torzillo
ufficio stampa Francesco Fusco
produzione Golden Show srl Impresa Sociale Trieste
in collaborazione con
Teatro In Fabula, con il contributo Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Assessorato alla Cultura,
sponsor BEKO

Cosa accade a questo mondo? Cosa passa per la testa a quest’uomo del nuovo secolo? È un uomo
nuovo, rinascente come il mio Leonardo?

Parigi, 1940. Celestina è una ragazza vivace, curiosa e nel suo quartiere tutti la conoscono come “La
Giocondina”. Sì! Lei è la figlia di Vincenzo Peruggia, il ladro della Gioconda. Celestina ha visto Monna
Lisa tante volte: sui libri, sui giornali, sulle cartoline che il papà distribuiva in giro, ma dal vivo proprio
mai. Non riesce a pensare ad altro: deve assolutamente vedere dal vivo il quadro che tanto ha
significato per il suo papà. Lei, però, nel Louvre non può metterci piede. Decide dunque di usare un
vecchio stratagemma, chissà che non funzioni ancora!

È notte, il Louvre dorme, ma due occhi penetranti sono aperti e vigilissimi: è lei, Monna Lisa, la
Gioconda. La magnetica figura nel quadro osserva, scruta… Parla! “Insomma! È un vizio di famiglia,
il vostro: presentarvi di notte, puntarmi una luce in faccia e restare lì imbambolati a guardarmi,
senza proferir parola!”. L’incontro è irreale, divertente, fantastico! Ma che accade? Tuonano le
bombe su Parigi. Celestina è intrappolata nel Louvre, a farle compagnia l’enigmatica e altrettanto
curiosa amica: “Cosa accade a questo mondo? Cosa passa per la testa a quest’uomo del nuovo
secolo? È un uomo nuovo, rinascente, come il mio Leonardo?”.

Un dialogo surreale in cui la fantasia e la dialettica dell’autore giocano con il fascino e i misteri che
avvolgono la figura della Gioconda. Un pretesto per conoscere l’apice e il fondo dell’essere umano,
dell’essere uomo: il genio di Leonardo contro la bassezza dell’uomo della guerra; lo spirito del
Rinascimento contro il buio dei Nazionalismi e del razzismo.
22 novembre | 1° dicembre
ALLENAMENTO COL PUBBLICO – per un teatro illegal e a senso inverso
di e con Paolo Rossi
produzione Teatro della Cooperativa

Quando la politica diventa un teatrino, il teatro deve diventare un parlamento. Giusto?


E qualcuno deve pur cominciare. Perciò… Benvenuti in tempi interessanti!

La prima domanda che un commediante deve porsi in questi anni infami e quindi, in fondo in fondo,
pure interessanti, è un gran bel “perché?”. Perché devo mettere in scena questo mio nuovo lavoro?
Perché il pubblico deve mettersi il cappotto buono, uscire di casa e pagarmi per vedere e sentire e
guardar senza toccar proprio me?

Racconto, per essere più chiaro, un fatto accadutomi poco tempo fa. Ogni riferimento a situazioni e
persone è puramente causale. Avete letto bene: causale. Fui invitato, all’interno di una nota
manifestazione teatrale, ad una serata di gala dedicata alla tragedia dei profughi. Mi fu richiesto, a
onore del vero e dell’assurdo, solamente di presenziare… Pubblico elegante, invitato ma pagante,
composto, stando ai sondaggi sulle prenotazioni, in maggioranza da quella sinistra che ben pensa.
Pensa molto. È benpensante. Gente impegnata politicamente. Uomini e donne che, con grinta
militante, si scambiano col telefonino vignette che ridicolizzano questo o quel ministro. Che si
commuovono ad un reading dell’ultimo disoccupato. Che cerca sempre e comunque un dialogo col
senegalese berrettino in mano davanti al supermarket. Che con furore si indigna davanti alla tv,
mentre RAI News 24 manda le immagini di una barca che trova un porto chiuso già. Gente come me
che scrivo e te che leggi. BRUTTA GENTE. Bene, detto ciò, ho declinato l’invito della gran serata e mi
sono recato (confuso cantastorie) in una parrocchia di periferia a raccontar storiellette e
canzonacce… ai profughi veri. Circa 200. Perché mi sono comportato così? Per rispondere al gran
“perché” e al bel “per chi?”. E se questo, anche per un uomo di spettacolo, dovrebbe essere il punto
di partenza, bene allora non si può pensare ai nuovi progetti o programmi da soli, in una soffitta
angusta. Si deve procedere a senso inverso.

Il pubblico non viene inventato e poi invitato. Il pubblico deve essere invitato prima che tutto sia
inventato! Lo spettacolo si fa col pubblico e non per sé stessi, per gli addetti o il Ministero. Però va
allenato.

Oddio, sa un po’ di calcio. Del resto, la mitica frase “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio” vale
anche per chi sa solo di teatro.
Benvenuti nella periferia dei tempi infami e, nonostante tutto, si spera divertenti. Fermo restando
in forma impegnata, riflessiva, meditata, schierata e bla, bla, bla bla…
Paolo Rossi
FUORI NIGUARDA
Teatro Elfo Puccini, Sala Shakespeare
9 dicembre
prima nazionale
e
Teatro della Cooperativa
10 | 15 dicembre
IL RUMORE DEL SILENZIO
testo e regia Renato Sarti
con Laura Curino e Renato Sarti
musiche originali Carlo Boccadoro
produzione Teatro della Cooperativa
CON IL PATROCINIO DI ASSOCIAZIONE FAMILIARI STRAGE DI PIAZZA FONTANA,
ANED NAZIONALE e ANPI DI MILANO
SI RINGRAZIANO LICIA, CLAUDIA, SILVIA PINELLI e PIERO SCARAMUCCI, autore di “Una storia quasi soltanto
mia”.

inserito in INVITO A TEATRO

Vorrei un giorno aver qualcuno da poter perdonare.

Il 12 dicembre 1969, alle 16:37, nella Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano esplose una
bomba che causò la morte di 17 persone e ne ferì 88. In seguito ai primi arresti, il 15 dicembre
l’anarchico Giuseppe Pinelli, trattenuto illegalmente, morì innocente precipitando dalla finestra di
un ufficio situato al quarto piano della Questura di Milano.

Ricordare a cinquant’anni di distanza, con la forza di uno spettacolo teatrale, il tentativo della destra
eversiva di imporre la legge dei carri armati attraverso il caos, le bombe e l’uccisione di innocenti, è
un atto doveroso, innanzitutto nei confronti delle vittime delle stragi e dei loro familiari.

E altrettanto importante è ricordare i funerali di Piazza Fontana del 15 dicembre, quando centinaia
di migliaia di uomini e donne confluirono in Piazza Duomo per rendere omaggio, ma anche per
vigilare e presidiare, e sembrava che lanciassero al mondo politico un silente e inequivocabile
monito: “Quella bomba non ha colpito soltanto le vittime, ma tutta l’Italia. Noi siamo determinati a
difendere la libertà e la democrazia conquistate a caro prezzo. Le lancette della storia non si
riportano indietro!”.

Senza rinunciare a pochi, ma essenziali cenni riguardanti i fatti politici e processuali, il testo si
sofferma soprattutto sulla tragedia, spesso dimenticata, delle vittime e dei loro cari, concentrando
l’attenzione soprattutto sugli aspetti umani, quelli circoscritti alla sfera prettamente personale.
Una messa in scena per rammentare agli smemorati di turno – sia a quelli senza, sia a quelli con
secondi fini antidemocratici – che il teatro, anche quando tratta pagine di grande portata storica
come questa, sempre dai legami affettivi e dai sentimenti umani più profondi deve partire o, dopo
un lungo percorso, deve arrivare.
20 - 21 dicembre
SPIN: serata di teatro sonoro autopromozionale
prima milanese
di Renato Gabrielli
con Emiliano Masala, Massimiliano Speziani, Gaetano Cappa
regia The Spin Masters
musica Gaetano Cappa
spazio Luigi Mattiazzi
produzione Proxima Res

Può la narrazione del proprio fallimento trasformarsi in formidabile arma di autopromozione?

Sì, nel mondo parallelo alla realtà, ma dalla realtà non così dissimile, abitato da Dany e Ferdy, due
estrosi spin doctor, esperti di comunicazione politica. Eternamente complici e rivali, hanno
contribuito alla rapida ascesa del movimento La Svolta. Pochi mesi dopo la sua elezione a sindaco,
il leader del movimento finisce, però, in galera per una brutta storia di corruzione, lasciando i suoi
preziosi comunicatori avviliti e disoccupati. Ma nell’universo di Spin chi sa manipolare la percezione
dei fatti attraverso le parole non può rimanere disoccupato a lungo.

L’inflazione d’immagini, a cui siamo quotidianamente sottoposti, ci fa spesso dimenticare il potere


del linguaggio verbale – e sottovalutare la retorica del potere. Spin mette al centro dell’attenzione
le parole. È un esperimento di teatro sonoro, in cui sono le voci di Emiliano Masala e Massimiliano
Speziani, in dialogo con la partitura musicale di Gaetano Cappa, a farci immaginare non solo Dany e
Ferdy, ma numerose altre figure protagoniste di un sogno di cambiamento, che si trasforma
nell’incubo di una disfatta morale.
9 | 12 gennaio
THE DEI AFTER
prima nazionale
di Domenico Ferrari
con Mila Boeri, Cristina Castigliola, Matilde Facheris
regia Rita Pelusio
luci Luca De Marinis
scene e costumi Ilaria Ariemme
produzione ATIR Teatro Ringhiera

Crisi di valori, perdita di ruolo, paura della vita: l’uomo, il maschio, smarrisce la sua posizione nel
mondo, il suo senso di esistere. E si ferma, si immobilizza. Smette di funzionare. Come aggiustarlo?
Come ripararlo? È ancora possibile e soprattutto ne vale ancora la pena?

A questo problema sono chiamati a dare una soluzione tre improbabili dèi: un decrepito Zeus, un
Efesto tracagnotto e un ingenuo Ermes.

Sono tre figure grottesche della crisi dell’uomo nel nostro quotidiano: insufficienti, inadeguati,
perennemente alla ricerca di un riscatto che non arriva.

Posti davanti a una problema che sembra impossibile da risolvere daranno vita a un confronto-
scontro comico e profondo allo stesso tempo in cui le singole istanze si riveleranno sempre troppo
limitate, le proposte troppo sgangherate e fallimentari, facendo così procedere la storia in un
susseguirsi serrato di dialoghi, giochi linguistici, gags e incastri di ragionamento che smonterà miti e
certezza del maschile per approdare infine a una domanda decisiva: se il maschio è un tale
fallimento perché continuiamo a metterlo al centro di ogni progetto sociale?

I nostri protagonisti sono tre buffoni contemporanei incastrati in una commedia che prende spunto
da varie ispirazioni, dagli studi di Joan Bolen e dal sottile umorismo di Che cos’è l’uomo di Mark
Twain. Commedia di ruoli che nasconde in sé un’ulteriore sorpresa: i nostri dèi infatti sono
impersonati non da attori uomini, ma da tre attrici che, dopo anni di lavoro all’interno del collettivo
King del Teatro Ringhiera, hanno deciso di portare in scena, in chiave comica, il maschile che le abita.

Un irriverente gioco nel gioco che non vuole risparmiare niente e nessuno e che promette di farci
ridere e pensare.
14 | 26 gennaio
SONO BRAVO CON LA LINGUA
una storia di fonemi, idiomi, linguistica e computer
prima nazionale
di Antonello Taurino e Carlo Turati
con Antonello Taurino
regia Antonello Taurino
suono e luci Ornella Banfi
produzione Teatro della Cooperativa

inserito in INVITO A TEATRO

Michelangelo chiese al suo Mosè, tant’era perfetto: "Perché non parli?"


Ma non bastava un movimento del piede? Doveva pure parlare?”

Lo sapete che i Kuuk Thaayorre non hanno parole per distinguere destra e sinistra? Che i Piraha non
ne hanno per i numeri? Che i finlandesi nella loro lingua non marcano il genere ma hanno un termine
per la distanza che una renna può percorrere senza fermarsi? Che non è vero che gli eschimesi
hanno infiniti sinonimi per “neve”, ma che la propensione al risparmio dei cinesi dipende forse un
po’ anche dalla loro lingua, dato che il tempo verbale del futuro non è grammaticalmente distinto
dal presente? E poi: dove ci porteranno gli sviluppi dell’intelligenza artificiale, della Linguistica
Computazionale e della sempre maggiore diffusione di chatbot e assistenti vocali? E cosa sappiamo
delle ultime scoperte della neurolinguistica?

Al momento, gli studiosi concordano nel dire che le più innovative tecnologie dei più esperti
programmatori, ingegneri e linguisti, riunita insieme, ancora per molto non riuscirà a eguagliare la
potenza del miracolo che accade nel cervello di un bimbo quando impara la lingua madre, ben prima
di andare a scuola. Niente è più umano del linguaggio: nasciamo con una disposizione naturale a
parlare, così come il volo per gli uccelli: “In-fante”, “In-fans”, è colui che non parla. Perché la lingua
è ciò che usiamo per comunicare, scrivere, raccontare il mondo; ma è anche una finestra sui nostri
meccanismi cerebrali e le curiosità più divertenti degli idiomi del mondo, un monologo nello stile di
altri spettacoli di Antonello Taurino: argomenti serissimi trattati in modo comicissimo. Qui è
l’esilarante confessione di un docente di lingue antiche alle prese con la svolta lavorativa più
destabilizzante della sua carriera: la possibilità di traferirsi in un’azienda hi-tech della Silicon Valley.
FUORI NIGUARDA
Piccolo Teatro Grassi
27 gennaio
e
Teatro della Cooperativa
28 gennaio | 2 febbraio
I ME CIAMAVA PER NOME: 44.787
Risiera di San Sabba
testo e regia Renato Sarti
da testimonianze di ex deportati raccolte da Marco Coslovich e Silva Bon per l’Irsrec FVG
con Nicoletta Ramorino, Ernesto Rossi, Renato Sarti e Irene Serini
brani musicali Alfredo Lacosegliaz, Moni Ovadia
foto e video Miran Hrovatin, Alessio Zerial, Videoest, Irsrec FVG
si ringrazia Mario Sillani.

Credo che ogni persona dovrebbe sapere e non dimenticare. Dimenticare mai.

Pochi sanno cosa sia stata, in tutto il suo orrore, la Risiera di San Sabba a Trieste, unico lager nazista
in Italia munito di forno crematorio (da tremila a cinquemila le vittime).

Un colpevole oblio ha soffocato fin dall’immediato dopoguerra le voci, a volte ha inquinato le prove,
di quanto accadde poco più di settantacinque anni fa. Quando gli storici triestini Marco Coslovich e
Silva Bon dell’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli-Venezia Giulia mi misero
a disposizione le testimonianze dei sopravvissuti e le deposizioni dei carnefici (criminali nazisti
responsabili fra l’altro dell’Aktion Reinhard, l’eliminazione di circa due milioni di ebrei in Polonia),
mi sono immediatamente reso conto di avere fra le mani un patrimonio storico, sociale, politico e
umano straordinario. Un patrimonio che, a differenza di quanto successo in precedenza, non andava
dilapidato bensì valorizzato. Una visione “dal basso” e “dal di dentro” di quei terribili avvenimenti,
espressa con un linguaggio del tutto particolare.

Credo che ogni persona dovrebbe sapere e non dimenticare» afferma uno dei sopravvissuti. Questa
frase l’abbiamo fatta nostra nella speranza che, in nome dei valori che ispirarono la Resistenza e la
lotta di Liberazione, la memoria storica di quel passato possa fare da argine, oggi, a nuovi e
pericolosissimi fenomeni nazionalistici, razzisti, fascisti e xenofobi.
Renato Sarti
4 | 16 febbraio
UNA MARCHESA AD ASSISI
di e con Ippolita Baldini
collaborazione alla drammaturgia Emanuele Aldrovandi
regia Camilla Brison
costumi Rosa Mariotti
produzione Teatro della Cooperativa

inserito in INVITO A TEATRO

−Ci sono tante altre religioni! Il buddismo per esempio è più divertente, c’è il Dalai Lama, Oysho…
−Mamma, quella è una catena di intimo!

Quando sembra che niente vada al proprio posto, la cosa migliore da fare è cercare di mettere a
posto almeno sé stessi.

Roberta vorrebbe innamorarsi, ma non trova l’uomo giusto; vorrebbe imparare a gestire i timori e
le insicurezze per la propria carriera artistica, ma si lascia sopraffare dagli eventi; vorrebbe conciliare
le abitudini di una famiglia nobile con il mondo del lavoro, ma sembra che i due ambienti facciano
di tutto per non capirsi a vicenda. Per uscire da questa impasse, sceglie di intraprendere un cammino
di fede. Ma anche trovare sé stessa in mezzo ai pellegrini che marciano verso Assisi non si rivelerà
affatto facile.

Ippolita Baldini torna in scena con il secondo capitolo delle peripezie della giovane Roberta, ancora
alle prese con le sue insicurezze e i suoi dubbi. La ricerca di sé stessa questa volta porta Roberta ad
Assisi, dove incontra un nuovo personaggio con cui confrontarsi oltre all’onnipresente mamma
Marchesa, ovvero la Fede. Un nuovo interlocutore che la aiuta a vivere e gestire al meglio la
confusione che ha nella testa. Uno spettacolo ironico e brillante, realizzato attraverso lo stile
inconfondibile del racconto di Ippolita Baldini, che ci porta nel mondo aristocratico e confuso della
protagonista, insieme a tantissimi nuovi personaggi (frati, suore, milanesi imbruttiti…).

Una storia privata che diventa uno strumento di una riflessione più ampia sul desiderio di capire chi
siamo.
EVENTO SPECIALE
9 febbraio e 29 marzo
IL PARASSITA
di Teatribù

Ovvero: come sfruttare il lavoro degli altri

Il parassita usa il suo ospite. Il parassita vive meno del suo ospite. Il parassita si relaziona con un solo
ospite per volta e se ne nutre. Lo sfrutta. Ne fa casa e cibo. Ne fa ricovero e dispensa. Il parassita ha
necessità del suo ospite e al contempo lo spolpa.

Anche gli attori-improvvisatori di Teatribù fanno questo e come perfetti parassiti si nutriranno della
scenografia, del progetto luci e dei suoni di uno spettacolo già esistente, quello che trova nel teatro
che li ospita, per dare vita a uno spettacolo di improvvisazione teatrale che nasce al momento,
seguendo le indicazioni e i suggerimenti del pubblico e quindi una scena di un interno dei primi del
‘900 può diventare uno studio fotografico a New York negli anni ‘90; una serie di veli di uno
spettacolo di teatro danza può essere il purgatorio o l’anticamera di una casa d’appuntamenti.
FUORI NIGUARDA
Teatro Verdi
18 febbraio | 8 marzo
NOI SIAMO VOI: VOTATEVI!
di e con Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli
regia e consulenza drammaturgica Renato Sarti
voce “da Dio” Tony Rucco
assistente Chicco Dossi
consulenza Bruno Furnari
produzione Teatro della Cooperativa
spettacolo sostenuto nell’ambito di NEXT edizione 2018/2019, progetto di Regione Lombardia in
collaborazione con Fondazione Cariplo

Noi siamo per la gente, con la gente e in mezzo alla gente. Capito gente? Noi siamo voi e voi siete
noi. Insomma, decidiamo insieme chi siamo?

L’Italia come sempre è nel caos. Maggioranze di varia natura non sono riuscite a risolvere i problemi
endemici del Paese. Secondo Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli gran parte della colpa è
dell’elevato numero di partiti politici e per questo propongono una geniale soluzione: fondarne un
altro!

I nostri due eroi hanno deciso di scendere in campo, sì anche loro. Del resto nel nostro Paese, negli
ultimi anni, la comicità e la politica sono sempre andate d’accordo e sembra ormai che solo il comico
sappia parlare alla pancia degli Italiani e possieda il curriculum giusto per governare la Nazione.
Quindi, i due neopolitici, fautori di una nuovissima politica che non si è mai vista prima, hanno deciso
di incontrare i loro potenziali elettori nei teatri di tutta Italia. I cittadini presenti in sala saranno
invitati a confrontarsi con gli aspiranti candidati Cornacchione e Sgrilli sui temi del nostro tempo:
ambiente, emigrazione, lavoro, scuola, cultura, sicurezza. «Abbiamo bisogno di attivisti pronti a
collaborare con noi per creare un partito – se poi sarà un’associazione, un gruppo solidale, un
dopolavoro ferroviario lo capiremo strada facendo – di sostenitori propositivi con cui decidere il
simbolo, l’inno, in quale quartiere affittare la sede, quante penne acquistare e, soprattutto, con cui
redigere l’atto costitutivo», così arringano i due salvatori della Patria.

«Il nostro programma lo fate voi, noi siamo per la gente, con la gente e in mezzo alla gente. Capito
gente? Noi siamo uno di voi, anzi due. Noi siamo voi e voi siete noi. Insomma, decidiamo insieme
chi siamo!».

Questa è la nuova politica.


22 febbraio | 1° marzo
COPPIA APERTA, QUASI SPALANCATA
di Dario Fo, Franca Rame
con Alessandra Faiella, Valerio Bongiorno
regia Renato Sarti
scene e costumi Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro
disegno luci Luca Grimaldi
produzione Teatro della Cooperativa
si ringraziano Lunatica Festival e Festival dei Tacchi

inserito in INVITO A TEATRO

Parlando con te mi sono calmata, ho cambiato idea. Non mi sparo più. È a te che sparo!

Dario Fo e Franca Rame hanno scritto Coppia aperta, quasi spalancata nel 1982, in un periodo in cui
l’Italia, grazie ai movimenti di contestazione e soprattutto al contributo di quello femminista,
cominciava a svincolarsi dal giogo clerico fascista, come avevano dimostrato l’approvazione delle
leggi sul divorzio, l’aborto e l’annullamento del delitto d’onore.

Si dovrebbe dedurre quindi che sia un testo superato? Assolutamente no. Secoli di repressione e di
machismo non spariscono al primo colpo di tosse. Per di più negli ultimi vent’anni le forze
reazionarie hanno cercato di minare alla base i grandi mutamenti culturali e le conquiste civili
ottenute. Se è vero che le lancette della storia non si possono portare indietro, è altrettanto vero
che il testo è sempre attuale e porta il pubblico, soprattutto quello maschile, a riconoscersi nel
personaggio sul palco e a dire: “Caspita, ma quello sono io”. Mettere in scena oggi questo spettacolo
significa non solo ricordare un’attrice, una donna straordinaria che ha dato tanto a tutti noi e ha
pagato fino in fondo le sue scelte, ma anche rendere omaggio alla sua intelligenza e al suo talento.

Un testo che denuncia l’arretratezza emotiva, culturale e affettiva di certi uomini “sempre arrazzati”
e soprattutto pronti a menar le mani, quando non a far di peggio, e valorizza la sensibilità e l’ironia
di donne come Antonia, eroina di tutte le mogli tradite e trascurate, capace di dire: “Tutte ’ste storie
di letto, letto, sempre letto! Con tutti i mobili che ci sono per casa…”.
FUORI NIGUARDA
Teatro Filodrammatici di Milano
3 | 8 marzo
LA MOLTO TRAGICA STORIA DI PIRAMO E TISBE
CHE MUOIONO PER AMORE
liberamente tratto dal Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare
testo e regia Renato Sarti
con Federica Fabiani, Marta Marangoni, Rossana Mola, Elena Novoselova,
Milvys Lopez Homen, Renato Sarti
scene Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro – canzoni originali Cochi Ponzoni e Flavio Pirini
produzione Teatro della Cooperativa

inserito in INVITO A TEATRO

Il leone non fa male, non è mica un animale, il leone è Pout Pourrì, più sfigata di così!

Quando si parla di comicità, spesso ci si dimentica del contributo fondamentale − per intelligenza e
ironia − apportato da attrici del calibro di Franca Valeri, Franca Rame, Ave Ninchi e Tina Pica. Le
scene degli artigiani che rappresentano la tragedia di Piramo e Tisbe durante le nozze dei signori nel
Sogno di una notte di mezza estate sono un appuntamento costante del teatro comico, e tanto più
i maldestri interpreti cercano di essere tragici e di commuovere il pubblico, quanto più esilarante è
il risultato ottenuto.

Alcuni anni fa il Teatro della Cooperativa mise in scena un’originale versione del capolavoro di
Shakespeare firmata da Renato Sarti, in cui anche le scene dei comici furono reinventate: la
sgangherata compagnia amatoriale non era composta da artigiani che facevano i mestieri tipici del
tempo, ma dalle dipendenti di una moderna e multietnica cooperativa di pulizie.
Sulla spinta del successo a dir poco travolgente di quelle scene è nato uno spettacolo che vede in
scena lo stesso straordinario gruppo di attrici insieme a Renato Sarti nel ruolo del loro datore di
lavoro venetoleghista.

“Nel momento in cui ho deciso di adattare questo testo ero conscio del rischio in cui potevo
incorrere, ossia quello di attirarmi le più feroci critiche da parte degli addetti ai lavori e di quegli
spettatori legati al testo originale da una sorta di rispetto reverenziale, e direi quasi devozionale. A
sostenermi, però, c’era la convinzione che Shakespeare riusciva a coinvolgere il pubblico perché
nelle sue opere non affrontava solo i grandi temi universali della vita e dell’uomo, ma anche perché
parlava, in modo diretto e vivo, dei problemi legati al quotidiano. Quando questo non avviene, nel
migliore dei casi si rischia di fare un teatro museale.”
Renato Sarti
13 | 22 marzo
IL MATTO 4 – LA VERITÀ VI PREGO SUL CASO REGENI
una tragica farsa sull’Italia, la Bestia e le menzogne di Stato
prima nazionale
scritto, diretto e interpretato da Massimiliano Loizzi
produzione Mercanti di Storie
organizzazione Patrizia Gandini
si ringrazia per la collaborazione il Teatro della Cooperativa

Il comico è tragico altrimenti non sarebbe comico. Enzo Jannacci

Dopo il grande successo di critica e pubblico della trilogia de Il Matto, Massimiliano Loizzi porta in
scena il quarto capitolo, nonché epilogo, della sua personale opera sull'Italia, le tre Repubbliche e
sullo Stato delle cose.

È un’indagine sulle menzogne di Stato, sulle fake news portate al potere, sull’uso deviato dei mezzi
di comunicazione di massa: la tragica vicenda di Giulio Regeni - uno dei casi più drammatici e discussi
degli ultimi anni, capace, incomprensibilmente, di dividere l’opinione pubblica - diviene purtroppo
emblema di tutto ciò, insieme ad altri casi abbandonati e irrisolti. È un’indagine che punta dritta al
cuore del problema: la Bestia, l’algoritmo che controlla le reti social dell’ex vice premier Matteo
Salvini.

Nella forma di un folle processo, lo spettacolo diviene caricatura che mette in luce le pecche
grottesche della giustizia e le storture del Bel Paese nel solco della migliore tradizione della satira e
del teatro civile. L’autore, nelle vesti del Matto, in un'incredibile girandola di ingressi, dà vita a
personaggi agli antipodi fra loro (giudice, avvocati, testimoni, giornalisti…) e “utilizza con
padronanza gli strumenti di un’arte di cui è da anni pressoché unico interprete, raccogliendo il
testimone di Paolo Rossi, alla cui scuola tra l’altro si è formato. Un percorso che in questi anni ne ha
fatto il principale, e per molti versi unico esponente della satira politica teatrale nel panorama
italiano.” (Renzo Francabandera)

Il Matto 4 è quindi una tragicomica apologia dell’antifascismo. Ma è anche un’indagine metateatrale


sul ruolo del comico, del satiro, del matto in questa società, e sulla funzione pubblica della risata
come cura ai mali della stessa: un’antivirus alle menzogne di Stato, la folle verità.
EVENTO SPECIALE
18 | 22 marzo
CINQUE GIORNATE DI MILANO – II STAGIONE
strateghi Renato Sarti, Paolo Rossi
campo di battaglia le periferie di Milano
quartier generale Teatro della Cooperativa

Questa volta Radetzky non c’entra, tutt’al più centra il Radetzky che è dentro ognuno di noi. Tutti
gli artisti sulle barricate!

Dopo il successo (e la sorpresa!) della scorsa stagione, ritorna l’appuntamento che, al Teatro della
Cooperativa, celebra l’anniversario delle Cinque Giornate di Milano.

Una serie di eventi, dal teatro di strada alla stand-up resistente, dall’happening al teatro
all’improvviso, dalla lettura di poesie al dibattito / assemblea spettacolarizzato. Campo di battaglia:
le periferie di Milano. Quartier generale: il Teatro della Cooperativa; Renato Sarti e Paolo Rossi gli
strateghi che guideranno armate di saltimbanchi, cantastorie, musicisti, burattinai, pensionati,
migranti ed esodati del teatro per le vie della città.

Da Niguarda al centro e ritorno!


27 marzo | 5 aprile
LA GIOVINEZZA È SOPRAVVALUTATA
prima milanese
di Paolo Hendel e Marco Vicari
con Paolo Hendel
regia Gioele Dix
produzione ADIGI

La giovinezza è sopravvalutata, ma sono comunque contento di essere stato giovane: mi dovesse


ricapitare, lo rifarei volentieri.

“Tutto è iniziato il giorno in cui ho accompagnato mia madre novantenne dalla nuova geriatra. In
sala d’attesa la mamma si fa portare in bagno dalla badante. Un attimo dopo la geriatra apre la porta
del suo studio, mi vede e mi fa: ‘Prego, sta a lei...’.”

Grazie a quell’incontro Paolo Hendel si rende conto che si sta pericolosamente avvicinando alla
stagione della terza età e che è venuto il momento di fare i conti con quella che Giacomo Leopardi
definisce la detestata soglia di vecchiezza. Lo fa a suo modo, in una sorta di confessione autoironica
sugli anni che passano, con tutto ciò che questo comporta: ansie, ipocondria, visite dall’urologo, la
moda dei ritocchini estetici e le inevitabili riflessioni, sia di ordine filosofico che pratico, sulla
dipartita (“Meglio farsi cremare e diventare un diamante, secondo le più recenti tendenze, o far
spedire le proprie ceneri con un razzo nello spazio”?). Le paure, le debolezze, gli errori di gioventù
sommati agli errori di maturità sono una continua occasione di gioco nel quale è impossibile non
rispecchiarsi, ciascuno con la propria vita, la propria esperienza e la propria sensibilità, in una risata
liberatoria.

Utilizzando il linguaggio dello stand up comedy, avvalendosi della preziosa e irrinunciabile complicità
del coautore Marco Vicari e del regista Gioele Dix, Paolo Hendel racconta con una sincerità
disarmante non solo sé stesso ma anche un Paese, l’Italia, che, come dicono le statistiche, sta
invecchiando inesorabilmente, tra supernonni che mandano avanti le famiglie e anziani medici in
pensione richiamati al lavoro per mancanza di personale (“Di questo passo, quando il paziente dirà
al medico ‘C’è da cambiare il pannolone’, si sentirà rispondere: - Quale? Il mio o il suo?”).
14 | 19 aprile
SOSPETTI (S.U.S)
di Barrie Keeffe, traduzione Bruno Fornasari
con Tommaso Amadio, Emanuele Arrigazzi, Umberto Terruso
regia Bruno Fornasari
scene e costumi Erika Carretta
disegno luci Fabrizio Visconti
assistente alla regia Valentina Sichetti
produzione Teatro Filodrammatici di Milano

inserito in INVITO A TEATRO

Perdi il controllo con uno sbirro ed è aggressione. Loro perdono il controllo con te ed è resistenza.
È solo un gioco di semantica.

Vedi, quello che serve a questo paese è un governo forte, che faccia delle leggi, che metta ordine.”
1979, Inghilterra. Due agenti di turno in una caserma della periferia di Londra nella notte che porterà
alla vittoria della Thatcher, scommettono su quale sarà il partito vincitore.
Nel Regno Unito sono in vigore le leggi SUS (Suspect Under Suspicion), in italiano “sospetti da
sospettare”, che consentono legalmente alla polizia di fermare e perquisire chiunque, solo sulla base
di un sospetto.

Viene prelevato un uomo di colore. Gli agenti lo fanno infuriare, convinti che possa essere carne
fresca per il governo entrante, entusiasta all’idea di mostrare i muscoli attraverso legge e ordine. Lo
spettacolo esplora con lucidità e sarcasmo il potere come forma di abuso. Messo in scena per la
prima volta nel 2011 al Teatro Filodrammatici, il testo di Barrie Keeffe è, purtroppo, ancora attuale
e necessario; un’occasione per affermare la volontà di guardare agli errori del passato recente e,
con lucidità, diventare tutti spettatori consapevoli, affinché tali errori non si ripetano.
FUORI NIGUARDA
Teatro Out Off
21 | 26 aprile
NOME DI BATTAGLIA LIA
testo e regia Renato Sarti
con Marta Marangoni, Rossana Mola, Renato Sarti
musiche Carlo Boccadoro
video BUZZ 2001
produzione Teatro della Cooperativa
con il patrocinio di Associazione Nazionale Partigiani Italiani, Associazione Nazionale Ex Deportati,
Istituto Nazionale Ferruccio Parri
Rete degli Istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea,
Federazione Italiana Associazioni Partigiane, Laboratorio Nazionale per la Didattica della Storia
MEDAGLIA COMMEMORATIVA DELLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

Quando nascerà il bambino non ci sarà più il fascismo.

Forse a volte ci si dimentica delle storie apparentemente periferiche. Ci si dimentica che al di là dei
momenti alti e celebrativi, esiste un mondo fatto di episodi che fanno parte di una quotidianità ai
più sconosciuta ma dal valore estremamente significativo.

All’interno della grande pagina della Resistenza, il quartiere di Niguarda a Milano e le donne dei suoi
cortili ebbero un ruolo particolare. Niguarda si liberò il 24 aprile 1945, un giorno in anticipo su
Milano. E proprio in quel giorno si consumò uno degli episodi più tragici della Liberazione della città:
colpita al ventre da una raffica di mitra di nazisti sulla via della fuga, moriva – incinta di otto mesi –
Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia Lia, una delle figure più importanti del Gruppo di Difesa
della Donna. Quest’ultimo vantava a Milano ben 40.000 aderenti, oltre 3.000 attiviste: assisteva i
militari abbandonati da un esercito allo sbando; assisteva economicamente le famiglie in cui il
marito, il padre, era nei lager o in carcere; era parte integrante dei Gruppi Volontari della Libertà e
del comitato cittadino del C.L.N.; compiva manifestazioni e comizi improvvisati nei mercati rionali o
in altre zone della città; forniva staffette in operazioni delicate; stampava Noi Donne, un foglio
clandestino precursore del movimento femminista. Inoltre, sulle spalle delle donne ricadeva gran
parte del peso della realtà quotidiana, fatta di bambini e anziani da accudire nel freddo, nella fame
e nelle malattie.

Un ritratto tragico e insieme vivace della Niguarda resistente, dedicato alle donne e al loro coraggio.
Un testo basato su testimonianze dirette del nostro recente passato che, attraverso la riscrittura
drammaturgica, si fa tragedia, dolore antico, arcaico.
FUORI NIGUARDA
Teatro Out Off
23 e 25 aprile
MAI MORTI
testo e regia Renato Sarti
con Bebo Storti
progetto luci Nando Frigerio
video Mirko Locatelli
foto Bruna Ginammi
produzione Teatro della Cooperativa
in collaborazione con Teatro dell’Elfo, Teatri 90 Progetti/Maratona di Milano

Per ricordare che la parola antifascismo ha ancora un profondo motivo di esistere, per riflettere su
quanto razzismo, nazionalismo e xenofobia siano difficili da estirpare.

Una affabulazione nera che fa discutere, arrabbiare, divide, emoziona e commuove. Con una
scrittura evocativa, Renato Sarti ripercorre la nostra storia recente attraverso i racconti di un fascista
mai pentito. È affidato a Bebo Storti il difficile compito di dare voce a questo nostalgico delle belle
imprese del Ventennio fascista, oggi impegnato in prima persona a difesa dell’ordine pubblico
contro viados, extracomunitari, zingari e drogati.

“Mai Morti” era il nome di uno dei più terribili battaglioni della Decima Mas. A questa formazione,
che operò a fianco dei nazisti nella repressione anti-partigiana, e al magma inquietante del pianeta
fascista, il personaggio guarda con delirante nostalgia.

Durante una notte milanese dei nostri giorni, il protagonista si abbandona a ricordi sacri, lontani,
cari. Evoca le gloriose azioni della Ettore Muti, come le torture praticate nelle stanze di quello che
diventerà il Piccolo Teatro di Milano. Ricorda le stragi compiute dall’Esercito Italiano in Africa e l’uso
indiscriminato e massiccio dei gas contro le popolazioni civili.

Ad animare i suoi sogni a occhi aperti sono anche alcune vicende del passato più prossimo e del
nostro presente: dalla strage di Piazza Fontana nella Milano incandescente del 1969, fino al G8 di
Genova.

Un monologo che cerca di rammentare, a chi se lo fosse dimenticato o non l’avesse mai appreso,
che la parola antifascismo ha ancora un fondamentale e profondo motivo di esistere, e per riflettere
su quanto, in Italia, il razzismo, il nazionalismo e la xenofobia siano difficili da estirpare.
5 | 10 maggio
MELODRAMMA ECOLOGICO
prima nazionale
di e con DUPERDU | Marta M. Marangoni e Fabio Wolf
musiche e canzoni originali Fabio Wolf
spazio scenico e costumi Marta M. Marangoni
consulenza alla drammaturgia Federica Di Rosa e Alice Grati
organizzazione e comunicazione Dianora Zacchè
foto e video Fabio Lorenzini
produzione Teatro della Cooperativa in collaborazione con Minima Theatralia
CON IL PATROCINIO DI LEGAMBIENTE

inserito in INVITO A TEATRO

Amo questo vasto vento di metamorfosi che precede primavera. Amo la sua melodia che passa in
mezzo alle cose come se non esistessero.

In seguito al Premio di Legambiente per il progetto La Canzone Circolare e dopo lo spettacolo Le


otto Montagne, tratto dal romanzo di Paolo Cognetti Premio Strega 2017, dove il contatto con la
natura, attraverso i paesaggi emozionali, è ricerca della propria identità, i DUPERDU presentano uno
spettacolo di teatro-canzone dedicato all’ecologia, all’ambiente e all’ancestrale legame tra l’essere
umano e la madre terra. Ispirandosi alla letteratura da Rilke fino a Thoreau, la pièce nasce dal
desiderio di interrogarsi sull’armonia del mondo naturale e sul rapporto che l’uomo può recuperare
con questo, resistendo al richiamo delle sirene della cosiddetta civiltà. Dimenticare il molteplice per
desiderare l’essenziale: ecco la chiave per arrivare a udire quella “grande melodia partecipe delle
cose e dei profumi, di sensazioni presenti e ricordanze passate, di tramonti e nostalgie”.

Questa è la musica che accompagna un’opera da coltivare un germoglio alla volta, perché cresca in
modo naturale, una sinfonia climatica, un melodramma ecologico! Sul palco anche illustri ospiti
ecologisti a sorpresa!

Basta plastica dentro l’astice, basta mastice nelle vongole, non più Tetrapak meno Domopak!
RASSEGNA CIONI MARIO
22 | 24 maggio
CI VUOLE FEGATO
prima milanese
di Fabrizio Brandi e Francesco Niccolini
con Fabrizio Brandi
produzione NTC Nuovo Teatro delle Commedie e Pilar Ternera

Per una volta nella vita mi sono sentito invincibile, come l’Uomo Ragno, come Steve Mc Queen…

Maggio 2002. Mentre il sole tramonta dietro le montagne del Mugello, una Fiat Punto sgangherata
è lanciata sull’autostrada Firenze-Bologna. Alla guida c’è Mario Nesi. Ha ricevuto una telefonata
urgente e corre in ansia all’appuntamento con suo fratello Ivano.

Nel tempo di viaggio verso la città emiliana, Mario - tra una sosta all’autogrill e qualche incontro
inaspettato – ripercorre con i ricordi la storia dei fratelli Nesi: il padre che ha perso il lavoro per un
grave infortunio, la madre che decide di far crescere Ivano con gli zii benestanti, la ricerca di un
lavoro sicuro, la voglia di Mario di viaggiare.

Nel tempo, i destini dei due fratelli si incontrano e si allontanano; divisi da un rancore progressivo,
a un certo punto si scoprono estranei, finché un evento inatteso complica tutto, e rompe l’argine
che li ha tenuti separati. Un racconto struggente ed ironico, che tratteggia la complessità degli affetti
familiari.
9 | 14 giugno
NINO EL CATA
prima nazionale
testo e regia Piero Lenardon
con Marino Zerbin
produzione Teatro della Cooperativa

367 buste trovate in via Finzi, una bici in un fosso alla Barona, 5 tolle di vernice in un’ex-carosseria
di Baranzate… una vergogna!

No, non ramazza, non è neanche un barbone… no, non si può dire un balordo… Ecco, Nino detto El
Cata diciamo che fa due cose: beneficenza e l’operatore ecologico supplente e gratuito… Non si è
mai capito quale tipo di beneficenza, dice che regala mazzi di biro ai Vucumprà per avviarli meglio
al commercio al minuto, ma nessuno ha mai visto ‘ste biro…

Di sicuro lo trovate alle campane e presso ogni discarica abusiva… vigila preferibilmente di notte
perché nulla che può essere riutilisato venga buttato via... l’è ona vergogna!

E dico che ci ha ragione, ci ha moltissima ragione, oggi sprechiamo tutto, magari anche vite umane
con troppa facilità. Nino raccoglie oggetti per strada che gli sembrano ancora riutilisabili: 367 buste
di plastica trovate in via Finzi, una bici da bambino trovata in un fosso alla Barona, 5 tolle di vernice
antiruggine in una dentro un’ex-carosseria di Baranzate e via così...

Il materiale se lo porta a casa e lo cataloga, la sua casa è un magasino di oggetti sperduti lì tra il
Gratosoglio e Rozzano, forse di fianco al Naviglio, forse in qualche ultima Cassina dimenticata dalla
speculazione edilisia di questi anni, non si sa: da anni Nino El Cata non fa entrare nessuno in ca’ soa.

Però ci presenterà in esclusiva con questo monologo, parte del suo catalogo con divertimento e
candore, ogni oggetto una storia, ma non solo storie di oggetti sperduti ma anche storie di persone
incontrate o immaginate nella sua vita. Naturalmente si tratta di Milano, delle sue notti, anche del
suo dialetto, ormai lasciato come un materasso sul marciapiede... eh Nino il tempo passa…
ma raccontaci di te Nino… della tua Milano, la Milano degli oggetti sperduti… perché mi
commuove... ci commuove.

Piero Lenardon
RASSEGNA CIONI MARIO
19 | 21 giugno
COMU VENI FERRAZZANO
prima milanese
da Giuseppe Pitrè
di e con Giuseppe Provinzano
ambiente scenico Petra Trombini
assistente alla regia Diana Turdo
una produzione Babel Crew - Associazione per la Conservazione delle tradizioni popolari -
Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino - Festival di Morgana

Accussì a fici e comu veni… va cuntu.

Comu Veni Ferrazzano è il secondo capitolo della Trilogia P3 - Coordinate Popolari, ideata da
Giuseppe Provinzano e Petra Trombini per trasportare il patrimonio culturale tradizionale
dell’antropologo siciliano Giuseppe Pitrè restituendolo attraverso i linguaggi scenici contemporanei.

Nel primo capitolo della Trilogia abbiamo lavorato su U’ pappaiaddu ca cunta tri cunti, una delle
favole più significative dell’autore, capolavoro narrativo e drammaturgico di storie nella storia,
capace di far viaggiare nel tempo e nello spazio tra reale e immaginifico, una storia carica di
simbologia e saggezza popolare.

Per guidarci in questa trilogia abbiamo scelto di affidarci alla figura di Ferrazzano, alter ego scaltro
di Giufà, al quale il Giuseppe Pitrè ha dedicato diverse storie nella sua opera a fare da contraltare al
babbasone di lui più noto. Ferrazzano è una sorta di Virgilio, un trait d'union tra i vari capitoli, che
in questo secondo lavoro si presenta in tutta la potenza narrativa e performativa.

Comu Veni Ferrazzano è a tutti gli effetti un esperimento scenico performativo: nell'opera di Pitrè,
Ferrazzano è presente più volte con tanti frammenti, piccole storie che ne delineano il carattere ma
non ne restituiscono un'identità riconoscibile in unico racconto. Ferrazzano ci condurrà pertanto tra
le storie nelle storie, passando da una all'altra, facendo scegliere al pubblico attorno a sé una o più
storie delle tante che sarà in grado di raccontare, quale primo esemplare delle posteggie ancora
prima che queste fossero tali. Un personaggio denso capace di raccontare tutto e il contrario di
tutto, in un meccanismo aperto che si modifica di giorno in giorno, così come lui era abituato a fare.
Un tutto fare nella vita / Un tutto raccontare sulla scena. Un primordiale performer dei cunti e delle
narrazioni.
Sono 35 e più le storie che Ferrazzano conosce: potrebbe raccontarle tutte fino a quando il pubblico
ne avrà voglia o solo alcune. Quali non è dato saperlo, in un gioco che ricorda quello delle vecchie
osterie, sfidandosi "a chi la racconta meglio", con un bicchiere di vino quale premio o come pegno.
E così, come un tempo queste entravano e uscivano dal calesse dell’antropologo siciliano, oggi
muoveranno il loro incedere dalla voglia di sentire una storia di uno spettatore e da un corpo capace
di narrare con tutti i suoi mezzi a disposizione, quello di Ferrazzano, che vivrà questa sfida in un
ambiente scenico che lo farà sentire un gigante, o forse un nano sulle spalle di un gigante, Giuseppe
Pitrè.
EVENTO SPECIALE
27 - 28 giugno
KAFKA OF SUBURBIA – Kafka delle periferie
progetto e regia Marta M. Marangoni
con i cittadini-attori di Affori, Bovisa e dintorni e gli allievi del WORKSHOP INTENSIVO
e con DUPERDU (Marta M. Marangoni e Fabio Wolf)
drammaturgia Francesca Sangalli
musiche e canzoni originali Fabio Wolf
spazio scenico e costumi Marta M. Marangoni
collaborazione alla regia Chiara Callegari | foto e video Fabio Lorenzini
organizzazione e comunicazione Dianora Zacchè
amministrazione Vittorio Benuzzi e Francesca Di Girolamo
In collaborazione con Centro di Cultura e iniziativa teatrale "Mario Apollonio" (CIT) –
Corso di Teatro Sociale - Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano,
Dipartimento di Germanistica, Corso di Storia del Teatro Tedesco - Università Statale di Milano
con il sostegno di
Municipio 9, Fondazione Cariplo, Quelli del villaggio/ABITARE Società Cooperativa, ANPI Niguarda

Stiamo solo camminando in silenzio tra le gallerie labirintiche dei tuoi sogni.

Kafka of Suburbia-Kafka delle periferie è uno spettacolo con la partecipazione di artisti professionisti
dello spettacolo e dell’arte insieme a cittadini-attori di diversa età, abilità e provenienza.

“Un cammino alla scoperta del quadrilatero che Kafka percorreva ogni giorno, con i piedi in una
Praga paradossale e con la mente persa a inseguire sogni indecifrabili. Un percorso a piccoli passi
nel suo animo delicato e inquieto. Attraversando le sue parole gli interpreti hanno scritto nuove
figure, tra autobiografia e ispirazione letteraria, come proiettando le loro stesse ombre con
sembiante kafkiano. Il protagonista imprigionato dalla burocrazia è un giovane immigrato di
periferia: un sub-urbe valica i cancelli superando le proibizioni e si ritrova perseguitato dalle colpe
che affondano le radici nel suo intricato conflitto con il femminile. Il tribunale del processo assumerà
forme di volta in volta differenti fino a giungere alla condanna. Insieme a lui e alle spigolose strade
di periferia percorreremo il labirinto dei sogni, degli incubi e degli incessanti pensieri di uno dei più
grandi scrittori mai esistiti.”
Marta M. Marangoni e Francesca Sangalli

Minima Theatralia è incontro tra cittadini e artisti, unione di arte e società, coesione sociale, mutuo
soccorso, protagonismo civico, integrazione delle differenze, diritto all’espressione, all’arte, alla
creatività, alla bellezza. Risponde all'esigenza di cercare forme innovative per un Teatro Sociale e di
Comunità people and site-specific, favorisce il dialogo fra le discipline e prosegue la sua ricerca
artistica nella convinzione che “il teatro possa essere uno strumento di incontro realmente
rivoluzionario per le nostre vite e per le nostre solitudini”.
STAGIONE 2019|2020
PIAZZA FONTANA

TEATRO DELLA COOPERATIVA

via privata Hermada 8, Milano


Tel. 02 6420761
info@teatrodellacooperativa.it
www.teatrodellacooperativa.it

BIGLIETTERIA

Da martedì a venerdì 15.00 – 19.00


sabato 18.00 – 20.00 (nei giorni di replica)
domenica 15.00 – 16.30 (nei giorni di replica)
Il ritiro dei biglietti potrà essere effettuato fino
a 30 minuti prima dell’inizio dello spettacolo
I biglietti sono acquistabili anche online sul circuito Vivaticket

ORARI SPETTACOLI
(salvo diverse indicazioni)

Martedì, mercoledì, venerdì e sabato 20:30


giovedì 19:30
domenica 17:00 (a giugno 20:30)
lunedì riposo

BIGLIETTI

Intero 18€ - convenzionati 15€ - under 27 10€ - over 65 9€


giovedì biglietto unico 10€