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Indice

Il libro
L’autore
Frontespizio
Premessa. Una dieta per il Ventunesimo secolo
Introduzione. Il lavoro di due vite
Parte prima. Caratteristiche del vostro gruppo sanguigno
1. Il gruppo sanguigno: un nuovo modo di interpretare l’evoluzione dell’uomo
2. Il codice del sangue: il programma del gruppo sanguigno
3. Gruppo sanguigno e calo ponderale: la soluzione personalizzata
4. La soluzione del gruppo sanguigno: prima di iniziare
Parte seconda. La vostra dieta dei gruppi sanguigni
5. Dieta per il gruppo 0
6. Dieta per il gruppo A
7. Dieta per il gruppo B
8. Dieta per il gruppo AB
9. Il test dei dieci giorni
Parte terza. La salute del vostro gruppo sanguigno
10. Strategie comuni: gruppi sanguigni e problemi di salute
11. Il gruppo sanguigno: una forza contro le malattie
12. Gruppi sanguigni e cancro: una battaglia per la vita
Epilogo. L’evoluzione congiunta degli individui
Appendice A. La carta d’identità dei gruppi sanguigni
Appendice B. I risultati contano
Appendice C. Dubbi e certezze
Appendice D. Glossario
Appendice E. La grande comunità dei gruppi sanguigni
Bibliografia
Ringraziamenti
AVVERTENZA
Copyright
Il libro

Perché c’è chi può mangiare tutti i dolci che vuole, mentre altri ingrassano solo a guardarli? Perché
alcuni prendono sempre l’influenza e altri non si ammalano mai? Esiste una risposta precisa a queste
domande: il segreto per vivere bene, essere sani e riuscire a dimagrire dipende dal nostro gruppo
sanguigno. Infatti il modo in cui assorbiamo i cibi che mangiamo, come il nostro corpo reagisce allo
stress e alle malattie, ma anche come ritrovare il benessere e la forma fisica, è scritto nella chimica
del nostro corpo, racchiusa nella sigla 0, A, B o AB. Peter J. D’Adamo è stato il primo a definire
l’importante correlazione tra i gruppi sanguigni e il cibo ed è il creatore della famosa Dieta dei gruppi
sanguigni, uno dei metodi più efficaci di sempre per perdere peso e preservare la salute. In questo
volume ci propone lo stile di vita e le scelte alimentari che più si addicono ai diversi gruppi sanguigni
perché, in base alle ricerche scientifiche cui ha consacrato la propria vita, il dottor D’Adamo ha
dimostrato l’importanza di un’alimentazione appropriata e di un programma di attività fisica
personalizzato. Un libro fondamentale, che ha già conquistato milioni di lettori nel mondo, in grado
di migliorare per sempre il modo in cui mangiamo e ci prendiamo cura di noi.
Questo libro è la versione aggiornata e ampliata de L’alimentazione su misura.
L’autore

PETER J. D’ADAMO è un noto medico naturopata, ricercatore e docente. È Professore Clinico


Aggiunto sia al Southwest College of Naturopathic Medicine, a Tempe, sia al National College of
Naturopathic Medicine, a Portland. È direttore della nuova Università di Bridgeport Center of
Excellence in Generative Medicine. Esperto mondiale in glicobiologia, il dottor D’Adamo sta
attualmente sviluppando diversi nuovi strumenti di bioinformatica. Ha ricevuto molti premi e
riconoscimenti per le sue ricerche sui gruppi sanguigni, tra cui il Physician of the Year dalla
American Association of Naturopathic Physicians. I suoi libri sono bestseller tradotti in oltre sessanta
lingue.
www.dadamo.com

CATHERINE WHITNEY ha collaborato alla stesura di numerosi testi di divulgazione medico-


scientifica.
Peter J. D’Adamo, Catherine
LA VERA DIETA DEI GRUPPI SANGUIGNI

Traduzione di Irene Annoni e Cristiana Latini per Studio Editoriale Littera/Traduzione di Rossella Traldi
In memoria del mio amico
John J. Mosko (1919-1992)

«Questo giorno è chiamato la festa di Crispiano:


colui che sopravvive, e rientra a casa sano e salvo,
camminerà in punta di piedi quando lo sentirà nominare,
e verrà destato al nome di Crispiano.»
In questo ebook sono presenti alcuni test e questionari.
Vi consigliamo pertanto di tenere un quaderno a portata di mano per annotare le vostre risposte.
Premessa
Una dieta per il Ventunesimo secolo

LA dieta dei gruppi sanguigni ha ormai quasi vent’anni. È una lieta ricorrenza
per me e per i milioni di persone nel mondo che hanno acquistato
L’alimentazione su misura, il libro con cui tutto è cominciato. E il dato più
sorprendente è proprio la sua longevità: accade raramente di incontrare un testo
di dietetica che, dopo due decenni, riscuote un successo commerciale inalterato.
Nuovi regimi alimentari vanno e vengono ogni anno, esplodendo sul mercato
solo per svanire ancor prima che la successiva novità sia giunta a rimpiazzarli e,
se l’approccio legato al gruppo sanguigno è stato spesso etichettato come «dieta
lampo» dagli scettici, tale definizione presuppone in realtà un fenomeno
modaiolo destinato ben presto a sgonfiarsi. Dopo vent’anni credo si possa
concordare che questo modello alimentare non è un rimedio «lampo».
Nel 1997 scelsi di condividere il lavoro di una vita nella prima edizione di
questo libro e, a dirla tutta, non sapevo come il mondo lo avrebbe recepito.
All’epoca i più neppure conoscevano il proprio gruppo sanguigno; avevano
imparato a scuola che sarebbe stato utile qualora ci fosse stato bisogno di una
trasfusione. Io, invece, proponevo un concetto radicale: che il gruppo sanguigno
fosse in realtà una centrale di energia genetica con un influsso primario su
sistema immunitario, metabolismo e processi digestivi, e che a ciascun gruppo
corrispondesse una preferenza alimentare diversa. Anziché prestargli attenzione
solo in caso di emergenza, conoscere il proprio gruppo sanguigno era di fatto
essenziale per uno stato di buona salute duraturo.
Scrissi L’alimentazione su misura in modo semplice e chiaro, affinché anche i
profani in materia potessero comprendere con facilità. I testi successivi
avrebbero approfondito i nessi scientifici per chi fosse stato interessato a
spingersi un po’ più in là, ma lo scopo di quel primo libro era presentare l’idea e
la dieta nelle loro linee essenziali. Molti, all’inizio, furono attratti dal fatto che le
spiegazioni scientifiche da me fornite parevano svelare il mistero delle loro
difficoltà a perdere chili o dei loro problemi di salute: per questo si sentirono
indotti ad accertare il proprio gruppo sanguigno e a provare la dieta; quando poi
constatarono che funzionava, lo dissero agli amici e, grazie al passaparola, si
diffuse. E continuò a circolare. L’alimentazione su misura ha sfatato tutti i
canoni classici del successo editoriale nell’ambito della dietetica: non è stato un
bestseller istantaneo, ma è andato acquistando lentamente e incrollabilmente
credito fino a oggi, con oltre sette milioni di copie vendute in tutto il mondo e
traduzioni in sessantacinque lingue. Un successo che non si fonda sulla trovata
del momento, ma sull’evidenza scientifica e sui risultati.
Molto prima che il libro apparisse nella classifica del New York Times e
vendesse il primo milione di copie, mi ero già reso conto che, tra i lettori, stava
succedendo qualcosa di importante. Fui inondato di mail, lettere, telefonate.
L’esperienza di quella dieta li aveva toccati nel profondo.
Mi raccontavano dell’otite di un bambino improvvisamente guarita;
dell’implacabile colite di una madre d’un tratto alleviata; dei sintomi di artrite
reumatoide di un padre svaniti di colpo; di un amico che non aveva più bisogno
dei farmaci per il colesterolo o per la pressione... e dei loro chili che, finalmente,
andavano calando. Tutte quelle persone affermavano di non essersi mai sentite
meglio, di scoprirsi piene di energie, senza più alcuna sensazione di gonfiore
dopo i pasti. Riferivano di come il proprio medico curante fosse rimasto
scioccato per il mutamento radicale nei risultati delle loro analisi. Molti di quegli
specialisti, poi, insieme a numerosi naturopati, avrebbero prescritto la stessa
dieta ad altri pazienti.
Nei miei incontri con il pubblico venivo regolarmente avvicinato da lettori
che, con le lacrime agli occhi, mi raccontavano dei problemi di salute che li
avevano afflitti per anni; di come avessero provato di tutto per perdere peso e
ritrovare una vita sana prima di imbattersi con enorme sollievo nella mia
proposta correlata al gruppo sanguigno. Una vita di sofferenze trovava infine una
soluzione: le persone ottenevano risultati positivi, l’unico reale criterio di misura
del successo. E gli effetti benefici non erano a breve termine, come avviene con
gran parte delle diete più popolari. Poiché il mio modello alimentare risultava
facile da seguire, poteva essere adottato a oltranza, come sistema di vita e
nutrizione virtuoso.
L’entusiasmo iniziale non si sgonfiò, ma crebbe, benché l’idea incontrasse una
profonda avversione, non solo in seno alla comunità scientifica, che non aveva
mai sentito nulla di simile, ma anche da parte dei fautori della nutrizione
alternativa, le cui teorie erano minacciate dai miei metodi controversi.
Avrei potuto tappezzare l’intera casa con gli articoli che contestavano
l’efficacia della dieta associata al gruppo sanguigno. Trafiletti scritti per lo più
sulla base di studi dai notevoli vizi formali o sostanziali, e intrisi di un
inesplicabile rancore o forse solo di quell’atteggiamento intransigente per cui ciò
che è nuovo e sconosciuto è considerato non valido di default. Tra tutti, ricordo
in particolare uno studio del 2014 che sosteneva di smascherare il mio modello
alimentare, ma di fatto sembrava più interessato a riconfermare le proprie
conclusioni che a raccogliere risultati fondati. A un esame approfondito del
report, scoprimmo che nessuno dei partecipanti aveva davvero seguito la dieta
com’era formulata. In un caso, i soggetti arruolati avevano mangiato patatine
fritte, panini imbottiti, pizza, maccheroni al formaggio, carni elaborate, aderendo
solo al 13,7% delle linee guida e delle prescrizioni originarie. Se quello studio
sbugiardava una dieta, non era certo la mia!
In America quello che la gente mangia rappresenta un business colossale.
Istituzioni e finanza hanno interesse a mantenere le cose come stanno e a
sdoganare concezioni vetuste come quella della piramide alimentare, nonché a
emanare diktat universali sui cibi «buoni» e «cattivi». I portavoce di tale
scorretta informazione sono dietologi abilitati, «esperti» dei media, firme di
magazine dedicati allo stile di vita e altre figure che hanno un interesse
economico o sociale nel mantenimento dello status quo. Predicano
comandamenti dietologici come fossero verità rivelate: la carne fa male, il pesce
fa bene, i grassi vi uccideranno, gli ortaggi sono tutti sani, sono tutti
«superalimenti»... qualunque cosa sancisca l’idea corrente. Quello che non fanno
(ed è il motivo per cui la dieta dei gruppi sanguigni li sbugiarda con tanta
efficacia) è riconoscere che gli individui sono diversi fra loro e che ciò implica
logicamente una diversificazione dei regimi alimentari. Quando scrissi
L’alimentazione su misura il termine «nutrigenomica» – relativo al modo in cui
il cibo condiziona l’espressione genica – doveva ancora essere coniato, ma la
dieta associata al gruppo sanguigno è a ogni modo, storicamente, il primo
sistema alimentare nutrigenomico. È unica, in quanto propone una teoria di
nutrizione esclusiva per ogni individuo in una società in cui tutti promettono
soluzioni «taglia unica». Per me, invece, sulla base delle più sofisticate nozioni
di genetica e di biochimica, nonché della maggiore conoscenza odierna dei
batteri intestinali, appare chiaro che il futuro sta in una nutrizione personalizzata.
In questo senso la dieta dei gruppi sanguigni ha anticipato pionieristicamente il
nuovo approccio alla cura delle persone come singoli individui.
Negli ultimi vent’anni la comunità scientifica ha cominciato ad accettare
l’idea che il gruppo sanguigno sia un predittore fondamentale di malattia; ogni
anno sempre nuovi studi (si veda la Bibliografia) lo mettono in relazione con
questa o quella patologia. Una rassegna del 2016 è giunta persino ad affermare:
«Marker del gruppo B come i sistemi AB0 e Lewis sono obiettivi molto
promettenti per nuovi approcci nell’ambito della medicina personalizzata». Vale
la pena notare che, in due decenni, i capisaldi della dieta dei gruppi sanguigni
non sono mutati; ciò che è cambiato, invece, è il grado di accettazione (sempre
più elevato) dell’importanza del gruppo sanguigno da parte della comunità
medico-scientifica e dell’opinione pubblica in generale. Questo modello
alimentare era in anticipo sui tempi, è stato concepito quando le scoperte della
genetica erano ancora sconosciute ai più; oggi la crescente comprensione della
diversità biologica non fa che riconfermare la validità dell’approccio.
I miei detrattori sostengono ancora che la dieta dei gruppi sanguigni, in sé,
non è stata sottoposta a un rigoroso studio in doppio cieco, considerato lo
standard di riferimento della ricerca. Sarà anche vero, ma il doppio cieco è un
paradigma assai più adatto alla valutazione netta – del tipo «dentro o fuori» – di
un singolo strumento terapeutico o di un intervento, come un farmaco o una
procedura medica. Testare la teoria di un’alimentazione associata al gruppo
sanguigno con questo sistema sarebbe logisticamente difficoltoso: si dovrebbero
arruolare migliaia di pazienti e regolamentare con rigore la loro dieta.
Seguirebbero davvero le prescrizioni? Ma, se anche le seguissero alla lettera,
dato che occorre molto tempo per valutarne i benefici, l’esperimento andrebbe
protratto per anni. Che cosa occorrerebbe, dunque, per verificare l’efficacia della
dieta associata al gruppo sanguigno (una teoria che contempla centinaia di
alimenti, moltiplicati per quattro)? Un trial separato per ogni gruppo? Se proprio
vi turba l’assenza di uno studio su vasta scala in doppio cieco, controllato con
placebo, dovreste forse sapere che fino al 25% di tutti i prodotti farmaceutici
prescrivibili manca di una simile convalida.
Non per questo siamo privi di prove a favore. Tempo fa ho creato il Blood
Type Outcome Registry, un registro in cui migliaia di individui hanno
documentato, dal loro punto di vista, i miglioramenti sperimentati,
corroborandoli con dati concreti come i valori delle analisi di laboratorio e i
referti del medico curante. In anni recenti, poi, abbiamo interpellato migliaia di
follower sui social media e attraverso il nostro sito, chiedendo loro di raccontare
l’esperienza vissuta con la dieta dei gruppi sanguigni. Più e più volte le nostre
indagini hanno rivelato un livello di soddisfazione dell’85-90%. A rendere il
dato interessante, però, non è tanto il valore elevato, quanto la costante
ricorrenza di quella percentuale per tutti e quattro i gruppi sanguigni, ciascuno
dei quali segue una dieta diversa, concepita su misura per le proprie esigenze.
Vi chiedo perciò, semplicemente, di diventare voi stessi lo studio, i veri
protagonisti del progetto di ricerca. Non avete nulla da perdere. Ciascuna delle
diete associate ai quattro gruppi sanguigni è di per sé salutare: molti regimi noti
contengono prescrizioni simili, con la differenza che le consigliano
indistintamente per tutti. Questa dieta aggiunge un elemento in più: scoprire
quale dei quattro modelli alimentari, già sani, è il più benefico per voi.
L’accrescersi della comunità che la segue è stato tra gli sviluppi più
sorprendenti e appaganti del mio viaggio. A mano a mano che veniva adottata in
ogni parte del mondo, la sfida diventava trovare il modo di raggiungere tutte
quelle persone, per offrir loro guida e sostegno. Vent’anni fa internet era ancora
agli albori e i forum online non erano molto diffusi, ma noi ci siamo lanciati con
un primo forum molto semplice e, negli anni, questo è divenuto un centro
informativo tra i più sofisticati del web per risorse educative, aggiornamento sui
cosiddetti principi nutraceutici e sui cibi che li contengono, training e possibilità
di confronto tra gli utenti. Oggi, sempre al passo con lo sviluppo del web, la
nostra presenza sui social e la nostra app per telefonia mobile sono concepite per
aiutare le persone a connettersi, imparare e seguire più facilmente la dieta.
Inoltre, un innovativo corso presso la University of Bridgeport College of
Naturopathic Medicine mi permette di formare nuovi operatori in grado di
applicare i principi dell’individualità genetica e della nutrizione associata al
gruppo sanguigno.
Rispetto a L’alimentazione su misura questo testo è completamente rivisto,
con nuove informazioni che favoriranno ancora di più l’adesione alla dieta e
spiegheranno i più recenti sviluppi della ricerca: un nuovo capitolo su gruppo
sanguigno e calo ponderale, gli ultimi risultati scientifici su gruppi sanguigni e
microbiota, correlazioni aggiornate a varie patologie e una panoramica
dell’immensa comunità mondiale a sostegno degli utenti. Se poi avete ancora dei
dubbi ed esitate a provare la dieta, il test dei dieci giorni vi permetterà di valutare
da soli, nel brevissimo periodo, se faccia o meno per voi.
Ripensando agli ultimi vent’anni, avverto un profondo senso di riconoscenza.
All’inizio di questo viaggio ero una voce solitaria, che proponeva un nuovo
modo di alimentarsi e di vivere. Il fondamento scientifico, convalidato dalla mia
stessa esperienza clinica, mi pareva convincente, ma non avrei mai immaginato
un successo e una diffusione di proporzioni simili. Grazie alla straordinaria
risposta del pubblico, che mi ha concesso la sua fiducia per poi ottenere la
riprova di averla ben riposta, quella che un tempo venne considerata la solita
trovata dietetica dell’illustre sconosciuto di turno è oggi una forza nel mondo
della nutrizione.
Con la nuova edizione del libro mi propongo di preparare il terreno ai
prossimi vent’anni. Unitevi a me in questo fantastico viaggio.
PETER J. D’ADAMO
Introduzione
Il lavoro di due vite

«Sono fermamente convinto che non esistano sulla faccia della Terra due persone identiche; nessuno
che abbia le stesse impronte digitali, labiali o vocali. E neppure due fili d’erba o due fiocchi di neve
uguali. Visto che tutti gli individui sono diversi l’uno dall’altro, non ritengo logico che essi debbano
nutrirsi allo stesso modo. Poiché ciascuno di noi ‘abita’ un corpo dotato di punti di forza e debolezza
differenti e di diversi fabbisogni nutrizionali, per conservare la salute e per combattere le malattie è
indispensabile tener conto di tutte queste peculiarità.»
JAMES D’ADAMO (mio padre)

IL gruppo sanguigno è la chiave che schiude la porta sui misteri della salute,
della malattia, della longevità, della vitalità fisica ed emozionale. Esso influenza
la nostra reattività nei confronti di disfunzioni e patologie, le scelte alimentari e
il tipo di attività fisica che dovrebbe essere praticata. Il gruppo sanguigno
costituisce dunque un fattore importante, di cui bisogna tener conto quando si
valutano il livello energetico individuale, l’efficienza con la quale vengono
bruciate le calorie introdotte con l’alimentazione e la risposta emozionale allo
stress.
La connessione tra gruppo sanguigno e dieta potrebbe sembrare incredibile,
ma non lo è. Sapevamo da tempo che c’era un anello mancante
nell’interpretazione del processo che porta sulla strada della salute o della
malattia. Ci doveva essere una ragione in grado di spiegare perché alcune
persone possono dimagrire seguendo una particolare dieta, e invece altre non ne
traggono alcun beneficio; perché alcuni raggiungono la vecchiaia conservando
una buona forma fisica e mentale, mentre altri non ci riescono. L’analisi dei
gruppi sanguigni ha fornito un metodo per dare un senso a tali paradossi. E più si
esplora questo tipo di connessione, più essa acquista validità.
I gruppi sanguigni sono fondamentali come la creazione stessa dell’uomo.
Nella logica esemplare della natura, essi seguono un percorso ininterrotto che
parte dalla comparsa della vita sulla Terra e arriva fino a oggi. Sono il marchio
che i nostri progenitori hanno lasciato nell’inarrestabile cammino della storia.
Ora abbiamo iniziato a comprendere come utilizzare il gruppo sanguigno alla
stregua di un’impronta cellulare che racchiude in sé molti dei misteri legati alla
nostra ricerca del benessere psicofisico. Questo lavoro rappresenta un’estensione
delle scoperte degli ultimi vent’anni relative al DNA umano. Lo studio e la
comprensione dell’importanza dei gruppi sanguigni fanno compiere un passo
avanti alla genetica stabilendo in maniera inequivocabile che ogni essere umano
è assolutamente unico. Non ci sono diete e stili di vita giusti o sbagliati, ma solo
scelte corrette o scorrette rispetto al codice genetico individuale.
Come ho trovato l’anello mancante
Il mio lavoro nel campo dell’analisi dei gruppi sanguigni rappresenta il
compimento dell’obiettivo di due vite, la mia e quella di James D’Adamo, mio
padre. Lui, dopo essersi diplomato alla scuola di naturopatia nel 1957,
approfondì la materia in Europa. Durante gli studi notò che alcune persone, pur
seguendo in maniera scrupolosa diete strettamente vegetariane e povere di
grassi, non riuscivano a trarne sufficienti benefici. Anzi, qualcuno sembrava
addirittura peggiorare. Uomo sensibile, dotato di un acuto spirito di osservazione
e di grandi capacità deduttive, giunse alla conclusione che dovevano per forza
esistere delle specie di «impronte» biologiche utilizzabili per stabilire le diverse
necessità nutrizionali dei suoi pazienti. Partì da un concetto molto semplice: dato
che il sangue è la principale fonte di nutrimento per i tessuti, è probabile che
esso presenti aspetti che possono contribuire a identificare tali differenze. Per
dimostrare la fondatezza di questa teoria, mio padre iniziò a suddividere i suoi
pazienti in base alle caratteristiche del sangue, osservando poi le diverse reazioni
che si manifestavano prescrivendo tipi di dieta differenti.
Con il passare degli anni e dopo aver esaminato una lunga sequela di pazienti,
cominciarono a emergere alcuni aspetti peculiari. Mio padre notò che i soggetti
con gruppo sanguigno di tipo A sembravano reagire male alle diete ricche di
proteine che includevano generose porzioni di carne, mentre risultati migliori
potevano essere ottenuti utilizzando le proteine vegetali come, per esempio,
quelle contenute nella soia e nel tofu. In più, il latte e i latticini tendevano ad
aumentare la produzione di muco nelle vie respiratorie e nei seni paranasali.
Invitati a incrementare il proprio livello di attività fisica, i soggetti di tipo A mal
tolleravano lo sforzo aggiuntivo, mentre dichiaravano di sentirsi molto meglio
praticando attività leggere come lo yoga.
Al contrario, i pazienti con gruppo sanguigno di tipo 0 reagivano ottimamente
a una dieta ricca di carne ed erano rinvigoriti da un’attività fisica intensa, come
gli sport aerobici e la corsa. Con il passare del tempo e l’avanzamento dei suoi
studi, mio padre accumulò un numero crescente di conferme a sostegno della sua
convinzione che ciascuno seguisse un sentiero proprio verso il benessere.
Ispirandosi al detto «Ciò che giova a uno nuoce a un altro», mio padre
condensò le sue osservazioni e raccomandazioni dietetiche in un libro intitolato
One Man’s Food. Quando il volume venne pubblicato, nel 1980, stavo
frequentando il terzo anno di studi naturopatici presso il John Bastyr College di
Seattle. Per mia fortuna fu proprio in questo periodo che l’insegnamento della
naturopatia fece un salto qualitativo di enorme importanza. L’obiettivo del
Bastyr College, infatti, non era solo quello di formare un professionista in
medicina alternativa del tutto equiparabile, come preparazione intellettuale e
scientifica, al medico tradizionale, ma anche un naturopata specializzato. Per la
prima volta tecniche, procedure e sostanze naturopatiche potevano essere
sperimentate e valutate utilizzando la moderna tecnologia. In questo contesto
attesi l’opportunità di verificare le teorie prospettate da mio padre, poiché
desideravo appurare la loro validità scientifica.
L’occasione si presentò nel 1982, durante il mio ultimo anno, quando, per
motivi di studio, iniziai a esaminare le pubblicazioni mediche. Il mio obiettivo
era scoprire se esistevano correlazioni tra malattie e gruppi sanguigni AB0 e, in
caso positivo, se qualcuna di esse poteva rinforzare la teoria nutrizionale portata
avanti da mio padre. Dato che il libro che aveva scritto si basava su intuizioni e
non su metodi di valutazione oggettivi, non ero certo di riuscire a scovare prove
scientifiche in grado di sostenere le sue ipotesi. Ma i risultati delle mie ricerche
furono sbalorditivi.
Il primo successo arrivò quando scoprii che due delle principali malattie che
colpiscono lo stomaco presentano un’associazione con i gruppi sanguigni. La
prima è l’ulcera peptica, condizione spesso legata a un’eccessiva produzione di
acido da parte dello stomaco, più frequente nelle persone appartenenti al gruppo
0. Questa notizia mi interessò molto, poiché mio padre aveva osservato che i
suoi pazienti di tipo 0 si sentivano meglio seguendo una dieta ricca di proteine
animali (carne e pesce), alimenti che per essere digeriti richiedono una buona
produzione di acido cloridrico.
La seconda correlazione che individuai era quella tra il gruppo sanguigno di
tipo A e il cancro allo stomaco. Questa malattia è spesso associata a una scarsa
acidità gastrica, alterazione presente anche nell’anemia perniciosa, un altro
disturbo che si riscontra con maggior frequenza nei soggetti di tipo A. L’anemia
perniciosa è conseguente a una grave carenza di vitamina B 12, la quale, infatti,
può essere assimilata solo se lo stomaco funziona a dovere.
Analizzando queste correlazioni compresi che appartenere al gruppo 0
significava essere esposti a un maggior rischio di sviluppare patologie legate a
un’acidità gastrica eccessiva, mentre le persone di tipo A erano più inclini a
manifestare i disturbi opposti.
Avevo finalmente trovato l’anello mancante: una base scientifica che
sostenesse le osservazioni fatte da mio padre. Nacque così il mio interesse per lo
studio della biologia e «antropologia» dei gruppi sanguigni. Con il passare del
tempo scoprii che il lavoro iniziale svolto da mio padre sulle correlazioni tra
gruppo sanguigno, dieta e salute era molto più importante di quanto potessi
immaginare. Negli anni successivi la ricerca scientifica avrebbe fornito una base
ancor più solida alle mie scoperte embrionali con la pubblicazione di numerosi
studi che collegavano il gruppo sanguigno a quasi tutti gli stati dei sistemi
digestivo e immunitario.
Il lavoro di mio padre continua a vivere in me. Quando morì, nel 2013,
riceveva ancora i pazienti nel suo studio, propugnando i benefici di
un’alimentazione personalizzata. In uno dei suoi ultimi scritti, poco prima che ci
lasciasse, lanciò un monito con la sua caratteristica passione e sicurezza: «Il mio
appello, dopo cinquant’anni di pratica medica, è lo stesso: ogni persona è un
individuo unico, creato dalla genetica condivisa di due genitori, plasmato dalla
cultura, dalla società e dall’area geografica in cui è cresciuto e ha vissuto guidato
dai suoi pensieri dominanti.
«Il gruppo sanguigno di quell’individuo, che sia 0, A, B o AB, è fondamentale
ed è la guida più affidabile di cui la natura lo ha dotato per stabilire le sue
necessità dietetiche personalizzate».
Quattro semplici chiavi per entrare nei misteri della vita
Sono nato in una famiglia i cui membri appartengono quasi tutti al gruppo A e,
in accordo con le ricerche di mio padre, abbiamo seguito una dieta basata su
alimenti come tofu, pesce, verdure cotte a vapore e insalate. Quand’ero piccolo
mi capitava spesso di avvertire un senso di imbarazzo e di privazione poiché
nessuno dei miei amici mangiava cose come il tofu. Al contrario, essi
partecipavano con entusiasmo alla «rivoluzione nutrizionale» degli anni
Cinquanta, caratterizzata dal consumo di hamburger, hot dog, patatine fritte,
merendine, gelati e bevande gassate.
Oggi seguo ancora il tipo di alimentazione a cui mi sono abituato sin da
bambino e ho imparato ad apprezzarla. Ogni giorno mangio i cibi che richiede il
mio organismo di tipo A, che ne è completamente soddisfatto.
Leggendo questo libro scoprirete le correlazioni che esistono tra gruppo
sanguigno, dieta e stile di vita. Ciò vi consentirà di fare delle scelte che vi
aiuteranno a sentirvi meglio. L’essenza di queste correlazioni è riassunta nei
seguenti fatti:

Il gruppo sanguigno a cui appartenete – 0, A, B oppure AB – è la più


potente impronta genetica nel vostro DNA, soprattutto per quanto riguarda
la dieta.
Utilizzando le caratteristiche associate al vostro gruppo come guida per
scegliere il regime alimentare e lo stile di vita più adatti vi sentirete meglio,
raggiungerete in modo naturale il peso ideale e contribuirete a rallentare i
processi di invecchiamento.
Tra i vari parametri impiegati solitamente per inquadrare un individuo –
razza, cultura, luogo di provenienza – quello che consente
un’identificazione migliore è proprio il gruppo sanguigno. Quest’ultimo è
un’impronta genetica che stabilisce chi siete, e che può aiutarvi a capire
come vivere in maniera più sana.
La chiave per interpretare il significato dei gruppi sanguigni può essere
trovata nella storia dello sviluppo e dell’espansione dell’uomo: il gruppo 0
è comparso con i nostri antenati cacciatori-raccoglitori; quello di tipo A
inizia la sua evoluzione con lo sviluppo dell’agricoltura; il tipo B fa la sua
comparsa quando gli uomini cominciano a migrare verso i territori del nord,
più freddi e inospitali; il gruppo AB, infine, costituisce un fenomeno di
adattamento relativamente moderno, il risultato di mescolanze tra gruppi
diversi. La storia di questa evoluzione si correla in maniera diretta con i
fabbisogni nutrizionali caratteristici di ciascun gruppo sanguigno.

Che cosa s’intende per gruppo sanguigno?


È una delle numerose variabili di un individuo, proprio come il colore degli
occhi e quello dei capelli. Molte di queste caratteristiche, come le impronte
digitali o la mappa del DNA, vengono ampiamente utilizzate non solo dai medici
legali e dai criminologi, ma anche dai ricercatori che indagano le cause delle
malattie e le loro diverse possibilità di cura. Il gruppo sanguigno è tanto
significativo quanto altre variazioni e, in molti casi, è un valore anche più utile.
L’analisi dei gruppi sanguigni è un sistema logico: le informazioni che fornisce
sono semplici da imparare e da seguire. Ho spiegato questo sistema a numerosi
medici che, adottandolo con i loro pazienti, hanno ottenuto buoni risultati. Ora
mi accingo a insegnarlo a tutti voi. Apprendendo i fondamenti dell’analisi dei
gruppi sanguigni potrete elaborare la dieta più adatta alle vostre esigenze e a
quelle dei vostri famigliari. Imparerete a individuare i cibi che nuocciono alla
vostra salute, che contribuiscono a farvi ingrassare e che vi espongono al rischio
di sviluppare malattie croniche.
Nel corso dei miei studi capii ben presto che l’analisi dei gruppi sanguigni era
un mezzo ideale per interpretare in maniera individualizzata i diversi problemi di
salute che possono affliggere una persona. Vista la mole di dati scientifici
disponibili sull’argomento, è sorprendente che gli effetti del gruppo sanguigno
sullo stato di salute non abbiano ricevuto l’attenzione che meritano.
A prima vista questo nuovo metodo può sembrare ostico, ma vi assicuro che
non è il caso di perdersi d’animo. Seguiremo insieme la lunga storia
dell’evoluzione dei gruppi sanguigni (affascinante come quella dell’uomo) e vi
spiegherò i principi basilari a cui s’ispira il mio programma, fornendovi schemi
chiari e semplici da mettere in pratica.
Mi rendo conto che sono davvero poche le persone che hanno pensato di
attribuire un’importanza così vitale al fatto di appartenere a un gruppo sanguigno
piuttosto che a un altro, sebbene esso sia una potente forza genetica. Il gene AB0
non controlla solo il gruppo sanguigno, ma molti altri geni, in particolare quelli
che regolano lo stress e la digestione, che lo utilizzano come un interruttore: si
accendono o si spengono a seconda dell’effetto dell’AB0.
Potreste essere riluttanti a addentrarvi su un terreno così poco familiare, anche
se gli argomenti scientifici che lo sostengono sembrano convincenti. Vi chiedo di
fare solo tre cose: consultate il vostro medico prima di iniziare questo
programma; se ancora non l’avete fatto, sottoponetevi a un esame del sangue per
conoscere il gruppo a cui appartenete; provate la dieta dei gruppi sanguigni per
almeno dieci giorni. Questo esiguo lasso di tempo è sufficiente alla maggior
parte dei miei pazienti per raggiungere i primi risultati apprezzabili: aumento
della vitalità, perdita di peso, riduzione dei problemi digestivi e miglioramento
di disturbi cronici come asma, mal di testa e bruciori di stomaco. Date a questo
metodo l’opportunità di regalarvi il benessere che gli ho visto dispensare a
milioni di persone che ci hanno creduto ciecamente. Scoprirete che il sangue non
si limita a fornire al vostro organismo le sostanze nutritive di cui ha bisogno per
funzionare a dovere, ma è anche un mezzo per raggiungere uno stato di salute
migliore.
PARTE PRIMA
Caratteristiche del vostro gruppo sanguigno
Il gruppo sanguigno: un nuovo modo di interpretare l’evoluzione
dell’uomo

IL sangue è la vita stessa. È la forza primordiale che alimenta la potenza e il


mistero della nascita, gli orrori della malattia, della guerra e della morte violenta.
Intere civiltà sono state costruite sul sangue. Da esso dipende la sopravvivenza
di tribù, clan e monarchie. Senza sangue, in senso sia figurato sia letterale, non
potremmo esistere.
È un elemento magico. Mistico. Alchemico. Accompagna il corso della storia
dell’uomo come simbolo culturale e spirituale. I nostri antenati mischiavano il
sangue tra loro e lo bevevano in segno di unità e fratellanza. Fin da quando sono
comparsi sulla Terra, i cacciatori praticavano rituali per placare lo spirito delle
loro prede, offrendone la linfa vitale e poi spalmandosela sul volto e sul corpo. È
stato il sangue di un agnello a salvare gli ebrei, schiavi in Egitto, dalla vendetta
dell’Angelo della morte. Ed è sempre sangue quello che tinge le acque del Nilo
toccate da Mosè per indurre il faraone a liberare il popolo ebraico. Così come il
sangue di Gesù Cristo è, da duemila anni, al centro del più sacro rito della
liturgia cristiana.
Il sangue deve queste grandi potenzialità evocative alla sua unicità. Esso non
si limita a nutrire e difendere i sistemi biologici che ci consentono di vivere, ma
fornisce una chiave interpretativa della storia dell’umanità, uno specchio
attraverso il quale possiamo seguire le tracce del nostro lungo viaggio nel tempo.
Negli ultimi sessant’anni abbiamo imparato a utilizzare dei segnali biologici,
come quelli forniti dai diversi gruppi sanguigni, per tracciare una mappa degli
spostamenti e delle aggregazioni dei nostri antenati. Scoprendo come i primi
uomini si adattarono alle modificazioni climatiche, ambientali e alimentari,
impariamo qualcosa di più su noi stessi. Sono state proprio queste ultime a
favorire la comparsa di nuovi gruppi sanguigni che, pertanto, costituiscono una
catena ininterrotta che ci lega gli uni agli altri.
Le differenze riscontrabili nei diversi gruppi sono la diretta conseguenza della
capacità dell’uomo di adattarsi alla mutevolezza dell’ambiente circostante. Nella
maggior parte dei casi, tali cambiamenti hanno avuto profonde ripercussioni sui
sistemi digestivo e immunitario: un boccone di carne avariata poteva uccidere;
un taglio o un’abrasione poteva infettarsi trasformandosi in una ferita mortale.
Tuttavia l’uomo ha resistito. E la storia della sua sopravvivenza è legata
indissolubilmente alle capacità di adattamento del sistema digestivo e di quello
immunitario. È proprio in questi due ambiti che si trovano le maggiori
distinzioni tra soggetti appartenenti a gruppi sanguigni diversi.
La storia dell’uomo
La storia umana è contrassegnata dalla lotta per la sopravvivenza, o meglio, dalla
capacità dell’uomo di adattarsi all’ambiente in cui si è trovato a vivere e alla
dieta che è stato costretto a seguire. In definitiva il reale motore dell’evoluzione
sono stati il cibo e le migrazioni che si sono susseguite per procacciarselo. Non è
possibile stabilire con esattezza l’inizio della storia dell’evoluzione. Si pensa che
i neandertaliani, i primi ominidi a noi noti, siano comparsi tra i 350.000 e i
500.000 anni fa, forse prima.
Probabilmente la preistoria dell’uomo iniziò in Africa. La vita dei nostri
antenati era breve, dura e rozza. Si poteva perire per centinaia di ragioni diverse:
infezioni, malattie parassitarie, aggressioni da parte di animali, parto e fratture. E
morire giovani era la regola.
I primi esseri umani dovevano per forza impegnare una grande quantità di
tempo e risorse per difendersi da un ambiente così ostile. I loro denti, corti e
smussati, non erano certo armi adatte per attaccare i nemici. Per di più, a
differenza della maggior parte dei loro antagonisti nell’ambito della catena
alimentare, non erano granché veloci e neppure forti o agili. Inizialmente la
qualità che li contraddistingueva era un’istintiva furbizia, che poi nel tempo si è
mutata in pensiero ragionato. Probabilmente si nutrivano di piante selvatiche, di
larve e delle carogne di animali uccisi da predatori più abili di loro. Essi, infatti,
più che predatori erano prede, sebbene col tempo siano diventati dei bravi
cacciatori. Le infezioni e i parassiti erano parte della vita quotidiana ed erano
molto più comuni rispetto alla nostra sterilizzata esistenza moderna. In effetti,
quando gli archeologi scoprono un nuovo coprolite (un pezzo di rifiuto fecale
umano fossilizzato) e lo analizzano in laboratorio, rimangono sempre stupiti di
fronte all’elevato numero di parassiti e vermi che i nostri antichi antenati
avevano in corpo. Molti dei microrganismi infettivi non stimolano il sistema
immunitario a produrre un anticorpo specifico, un vantaggio tipico delle persone
con sangue di gruppo 0, dato che, come vedremo, possedevano già dalla nascita
anticorpi con ampio effetto protettivo contro gli antigeni esterni. Quando i nostri
antenati iniziarono a spostarsi da un luogo all’altro furono costretti a adattarsi a
un’alimentazione diversa. L’ingestione di nuovi cibi modificò radicalmente i
sistemi digestivo e immunitario. Ciò consentì all’uomo non solo di sopravvivere,
ma anche di prosperare nel nuovo habitat. Questi profondi cambiamenti si
riflettono sulle notevoli differenze nella distribuzione mondiale dei gruppi
sanguigni, ciascuno dei quali sembra aver fatto la sua comparsa in tappe critiche
dell’evoluzione umana.
Quando si parla dell’antropologia dei gruppi sanguigni è importante
distinguere tra due tipi di storia: quella molecolare (del gene) e quella
epidemiologica (della popolazione). La prima riguarda il gene AB0, che
determina il gruppo sanguigno di un individuo, ed è abbastanza antica. In effetti
va ben al di là degli esseri umani, sebbene incredibilmente l’Homo sapiens
(l’uomo moderno) sia l’unica specie nota ad avere tutti e quattro i gruppi
sanguigni AB0. Non è una sorpresa, poiché le sostanze chimiche che
compongono i gruppi AB0 non hanno niente di speciale. Oltre che nell’uomo, si
ritrovano in qualunque essere vivente, dagli invertebrati alle alghe di stagno. A
ogni modo, qui c’è una storia molto importante da raccontare. I geni non sono
statici e recentemente abbiamo iniziato a capire che mutano e modificano la loro
funzione in modo molto più rapido e dinamico di quanto si pensava fosse
possibile in precedenza. Cambiando le abitudini e la dieta, il vostro corpo
accenderà e spegnerà alcuni geni per adattarvisi e certe volte queste modifiche
saranno trasmesse alla vostra progenie. Questa scienza è nota con il nome di
epigenetica.
Non dobbiamo commettere l’errore di pensare che, solo perché condividiamo
lo stesso gene AB0 con altre specie, esso avrà un identico ruolo in tutte. In
alcune specie di maiali, per esempio, il gruppo sanguigno 0 conferisce una
colorazione nera alle setole. Ovviamente non tutte le persone che sono di gruppo
0 hanno i capelli neri. Questo avviene perché specie differenti legano una diversa
combinazione di geni al risultato dell’AB0, un fenomeno conosciuto come
linkage genetico. È emerso che gli esseri umani associano al gene AB0 non il
colore dei capelli, ma buona parte delle funzioni digerenti.
Nella storia epidemiologica il quadro è un po’ diverso. È possibile affermare
che il gruppo 0 è il più antico dal punto di vista del movimento della
popolazione, ma il gruppo A risulta essere precedente dal punto di vista
molecolare, nel senso che da esso derivano le mutazioni da cui si sono originati i
gruppi 0 e B. I genetisti lo chiamano wild type o allele selvatico. I mattoncini che
vanno a costituire il DNA sono quattro basi azotate (adenina, citosina, guanina e
timina), indicate con la prima lettera dei loro nomi: A, C, G e T. La mutazione
del gruppo B prevede la semplice sostituzione di una delle lettere nel DNA del
gene AB0 con un’altra, quello che i genetisti definiscono uno SNP (pronunciato
snip, acronimo di Single Nucleotide Polymorphism, polimorfismo a singolo
nucleotide). La mutazione del tipo 0 è molto più affascinante: risulta dalla
perdita definitiva di una lettera nel DNA dell’AB0 e dallo scalare di una
posizione di tutti gli altri elementi, come quando un vagone viene eliminato da
un treno. Questa mutazione è chiamata frameshift ed è impressionante pensare
che praticamente qualsiasi altra mutazione di questo tipo a noi nota all’interno
del genoma è letale. Ma se avete gruppo sanguigno 0, è lei che vi ha fatto.
Tuttavia, come ho già detto, anche a livello molecolare i geni hanno viaggiato
molto. Sebbene l’antenato sia il tipo A, esso è scomparso negli esseri umani
molto tempo addietro per poi «risorgere» circa 300.000 anni fa. Ma a questo
punto dobbiamo passare alla storia della popolazione del gruppo sanguigno, e
qui il racconto inizia a farsi davvero avvincente.
Negli ultimi vent’anni ho programmato molti software genomici e ho
incontrato numerosi pazienti, e posso dire in tutta onestà che trascorrere del
tempo con le persone è decisamente più interessante. I geni costituiscono una
parte fondamentale della storia del gruppo sanguigno, ma ciò che i vostri
antenati hanno fatto con quei geni è ancora più importante. Mi riferisco alle
interazioni tra i primi esseri umani e il loro ambiente e a come queste interazioni
(il clima, le scorte di cibo, le influenze microbiche e altri fattori) abbiano fatto
progredire lo sviluppo dei gruppi sanguigni che vediamo ancora oggi.
Gran parte di ciò che segue riguarda la sopravvivenza, e... sì, la sopravvivenza
del più adatto. Senza un’adeguata conoscenza dell’igiene e con praticamente
nessuna nozione di microbiologia, i nostri antenati erano in balia di una
moltitudine di malattie infettive. Come vedremo più avanti, esistono differenze
fondamentali tra i gruppi sanguigni, in particolare nel modo in cui i loro sistemi
immunitari interagiscono con l’ambiente. Una delle principali differenze
riguarda gli anticorpi trasportati dai vari tipi, gli stessi che non consentono di
effettuare trasfusioni tra alcuni gruppi sanguigni.
È evidente che Madre natura non ci ha fornito questi anticorpi solo per
rendere problematiche le trasfusioni, sebbene parlando con certi medici si
potrebbe avere questa impressione. Essi fanno parte di un delicato sistema che ci
permette di distinguere gli amici dai nemici, il sé dall’altro. È ormai assodato
che la ragione fondamentale per cui abbiamo degli anticorpi in contrasto con
altri gruppi sanguigni è che essi agiscono come una sorta di paratia contro
particolari germi e agenti patogeni che «per puro caso» assomigliano a quelli di
altri gruppi sanguigni. Esistono prove convincenti di questo. In pratica ogni
malattia infettiva che colpiva i nostri antenati aveva una preferenza per un
gruppo sanguigno o per un altro. Sembra che Madre natura stesse facendo ciò
che fa ogni buon scommettitore: si salvaguardava. Il giocatore d’azzardo sa che
deve sempre aprire con la sua carta migliore, che in questo caso era il gruppo
sanguigno 0, per il semplice fatto che due è maggiore di uno. Il gruppo 0 è
l’unico con due diversi anticorpi per gruppo sanguigno: gli anti-A, per cui non
può ricevere sangue da donatori di tipo A, e gli anti-B, il che significa che
nemmeno il tipo B va bene. Malgrado questa doppia produzione di anticorpi
limiti le opzioni trasfusionali, produce anche una forma di protezione ad ampio
spettro, che ha permesso al gruppo sanguigno 0 di sopravanzare gli altri, incluso
il gruppo A di cui, l’abbiamo visto, costituisce una mutazione. Come ha
osservato una volta il dittatore russo Stalin, «la quantità ha una qualità tutta sua».
Detto ciò, la storia dei gruppi sanguigni può essere riassunta come segue:

1. Sopravvivenza, espansione e ascesa degli esseri umani verso la cima della


catena alimentare (il gruppo sanguigno di tipo 0 ne è l’espressione più
completa).
2. Passaggio da un’alimentazione fondata sulla caccia e sulla raccolta di frutta
e piante selvatiche a una basata su forme rudimentali di agricoltura
(avanzamento del gruppo sanguigno originario di tipo A).
3. Fusione delle razze e migrazioni dall’Africa verso l’Europa, l’Asia e le
Americhe (avanzamento del gruppo sanguigno di tipo B).
4. Moderno mescolamento di gruppi sanguigni disparati (comparsa del tipo
AB).

Ciascun gruppo sanguigno racchiude in sé il messaggio genetico legato alla


dieta e al comportamento dei nostri progenitori. Pur avendo alle nostre spalle un
lungo cammino, molte caratteristiche ci legano ancora ai primi uomini che hanno
popolato la Terra.
Conoscerle vi aiuterà a comprendere la logica alla base del programma
dietetico che vi illustrerò nei prossimi capitoli.
Gruppo 0: il più antico
Si pensa che gli esseri umani moderni siano comparsi in Africa non più di
60.000 anni fa, sebbene a quel tempo altri antenati umani fossero ben distribuiti
in tutta l’Asia e l’Europa e avessero sviluppato tecniche di caccia, di raccolta,
nonché la capacità di controllare il fuoco. All’incirca in quello stesso periodo si
pensa che abbiano maturato l’abilità fonetica necessaria per una vera
comunicazione orale.
Queste capacità portarono la specie umana in cima alla catena alimentare,
rendendola il predatore più temibile della Terra. Gli uomini iniziarono a cacciare
in gruppi organizzati e ben presto furono in grado di costruire armi migliori e di
usare utensili avanzati. Questi fondamentali sviluppi conferirono ai nostri
antenati una forza e una superiorità che andavano ben oltre le prerogative fisiche
di cui la natura li aveva dotati.
Cacciatori abili e astuti, i primi uomini moderni ben presto non ebbero più
molto da temere dagli animali. Non avendo altri predatori naturali, se non se
stesso, l’uomo iniziò a riprodursi in modo più efficace. La popolazione esplose.
Le proteine, cioè la carne, gli fornivano tutta l’energia di cui aveva bisogno, e
probabilmente è proprio in quel periodo che il gene si adattò alla funzione. Oltre
all’armatura di anticorpi a doppio uso, un altro elemento sembra indicare che
stiamo già parlando, in linea di massima, del gruppo sanguigno di tipo 0.
Negli anni Quaranta e Cinquanta il genetista Arthur Mourant studiò la
distribuzione dei gruppi sanguigni AB0 nel mondo. Il suo lavoro è molto
importante perché si è concentrato sui popoli indigeni. La stessa valutazione
sulle popolazioni moderne sarebbe in pratica priva di senso, poiché nell’ultimo
millennio ci siamo mescolati in modo inestricabile.
Le scoperte di Mourant furono molto interessanti. Secondo le sue ricerche, in
ogni società dove una popolazione indigena (come gli inuit o i nativi americani)
aveva vissuto isolata, o comunque separata, senza contatti con altri gruppi per un
lungo periodo di tempo, la percentuale di individui con gruppo sanguigno 0
saliva alle stelle, raggiungendo, in alcuni casi, il 90% della popolazione totale.
Inoltre, dov’era possibile, questi popoli continuavano a mantenere uno stile di
vita da cacciatori-raccoglitori.
I geni possono alterare la loro funzione in base alle trasformazioni
dell’ambiente: modificate un’abitudine per un tempo abbastanza lungo e il corpo
altererà le mansioni dei geni utili a metabolizzare il risultato del cambiamento.
Come vedremo, le persone con gruppo sanguigno 0 possiedono molte delle
caratteristiche digerenti che erano necessarie a un efficiente cacciatore-
raccoglitore.
I primi esseri umani prosperarono grazie alla disponibilità di carne e
impararono presto a organizzarsi per cacciare prede sempre più grosse. I resti
suggeriscono che questi cacciatori del Paleolitico erano relativamente sani: le
ossa ritrovate lasciano pensare che fossero più alti dei loro antenati. Ciò può aver
innescato un rapido aumento della popolazione, un problema ricorrente per le
società di cacciatori-raccoglitori. Più bocche da sfamare e la diminuzione delle
riserve di selvaggina costituivano una potente spinta alla migrazione.

Dalla loro base, nell’ancestrale terra natia africana, i cacciatori-raccoglitori con gruppo sanguigno 0
cominciarono a spostarsi attraverso il Continente nero, e quindi l’Europa e l’Asia, alla ricerca di nuove e
più ricche riserve di selvaggina. Incontrando diverse condizioni ambientali, iniziarono a sviluppare le
moderne caratteristiche razziali.

La migrazione spesso generava conflitti, soprattutto tra le persone che già


occupavano i territori e le popolazioni che cercavano di stabilirvisi. Gli indigeni
iniziarono a combattere e uccidere coloro che osavano invadere la loro zona di
caccia. Da quel momento gli esseri umani scoprirono che il loro peggior nemico
altri non era che un proprio simile. Le floride riserve di selvaggina divennero via
via più scarse e questo diede inizio alle migrazioni di massa.
Bande di cacciatori si spingevano sempre più lontano con un unico scopo:
trovare cibo, cioè carne. Quando un cambiamento negli alisei inaridì la regione
del Sahara, un tempo lussureggiante, e il clima al nord divenne più mite, le
popolazioni iniziarono a migrare dall’Africa verso l’Europa e l’Asia.
Grazie a questi spostamenti, le bande di cacciatori cominciarono a popolare la
Terra: avevano tutti sangue di tipo 0 che, ancora oggi, è il gruppo sanguigno
numericamente più diffuso.
20.000 anni fa i nostri progenitori avevano già invaso l’Europa e l’Asia
decimandone le risorse di caccia. Era quindi necessario trovare altre fonti di
approvvigionamento. È probabile che questa spasmodica ricerca di cibo abbia
determinato un rapido mutamento delle abitudini alimentari con il passaggio da
una dieta basata per lo più sulla carne a una dieta mista, composta da bacche,
larve, semi, radici e piccoli animali. L’uomo, da carnivoro, divenne onnivoro. Le
popolazioni si spostarono lungo le linee costiere e le sponde di laghi e fiumi,
dove il pesce e altro cibo abbondavano. Circa 10.000 anni fa gli insediamenti
umani si erano già diffusi in tutto il pianeta, con un’unica eccezione: l’Antartide.
Le migrazioni dei primi uomini verso climi meno temperati stimolarono
alcuni importanti cambiamenti fisici: la pelle si schiarì, la struttura ossea divenne
meno massiccia e i capelli più lisci. In questo modo fu favorito un processo di
riacclimatazione indispensabile per sopravvivere nelle regioni colonizzate. Avere
la pelle chiara significava infatti essere maggiormente protetti dai morsi del
freddo e, soprattutto, sfruttare al massimo la capacità dei raggi solari di stimolare
la sintesi cutanea di vitamina D in un clima caratterizzato da una lunga stagione
invernale.
I cacciatori-raccoglitori del Paleolitico, infine, scomparvero dalla faccia della
Terra: il premio alle loro fatiche fu l’estinzione. Ben presto i problemi legati alla
sovrappopolazione impoverirono i territori di caccia. Quelle che prima erano
sembrate riserve di cibo inesauribili in breve tempo si trasformarono in zone
ostili alla sopravvivenza. Gli uomini furono costretti a entrare in competizione
con i propri simili, il che provocò delle guerre, che a loro volta favorirono
ulteriori migrazioni.
È interessante notare come quasi ogni società si porti dietro una «storia di
creazione» che prevede una prima fase di paradiso seguita da una successiva
caduta e dall’allontanamento. Molti esperti nel campo del folklore ritengono che
queste storie derivino tutte da un antico ricordo di tempi felici caratterizzati dalla
libertà e dall’abbondanza, seguiti da un periodo di carestia e di lotte. Se
appartenete al gruppo sanguigno di tipo 0, il ricordo del paradiso è custodito nel
vostro patrimonio genetico.
Gruppo A: come agricoltura
Il periodo tra il declino del Paleolitico e l’avvento della tecnologia agricola non è
molto ben definito. Tuttavia, proprio come l’uomo che tiene un piede sul molo e
l’altro sulla barca, si può concludere che sia stato piuttosto precario. Possiamo
ipotizzare che l’esistenza quotidiana fosse povera, che si vivesse alla giornata,
forse in un modo molto simile a quello che vediamo ancora oggi nelle zone
colpite dalle carestie. Quando l’uomo ha fame, mangia – o almeno ci prova –
praticamente ogni cosa.
A ogni modo, da qualche parte in Asia o in Medio Oriente tra i 25.000 e i
15.000 anni fa, l’uomo ha cominciato a comprendere che l’energia delle piante
poteva essere controllata e addirittura ottimizzata. Questo ha segnato l’inizio
della cosiddetta rivoluzione del Neolitico, con le sue caratteristiche salienti:
l’agricoltura e l’addomesticamento degli animali. La nuova tecnica
probabilmente nacque con una forma di legumi amari, noti come veccia, e
continuò con vari tipi di cereali che in realtà crescevano alla stregua di semplici
erbe selvatiche.
Come ben sa chiunque soffra di febbre da fieno, l’erba è uno degli allergeni
più potenti che esistono in natura. Infatti i prodotti alimentari a base vegetale
sono di norma più allergenici di quelli che derivano dagli animali. Ciò
costituisce un vero dilemma per il sistema immunitario: com’è possibile trarre
nutrimento da cibi che generano reazioni allergiche? La soluzione, come per
molti altri dilemmi, è la tolleranza.
In un certo senso, un buon progetto è una forma di negoziazione, e una
compravendita è di solito ben riuscita quando entrambe le parti se ne vanno
lievemente insoddisfatte del risultato finale. Studiando la fisiologia del gruppo
sanguigno di tipo A, appare evidente che esso cerchi di andare d’accordo con gli
altri, in alcuni casi addirittura fino all’eccesso, come vedremo in seguito.
La coltivazione dei cereali cambiò tutto. A differenza delle proteine animali
che richiedono un semplice, anche se potente, mix di acido gastrico ed enzimi
digerenti, quelle vegetali necessitano di un approccio più lento e sfumato. Prima
di iniziare a metabolizzarle, bisogna capire come renderle innocue per il sistema
immunitario. Non più costretti a vivere alla giornata e finalmente capaci di
autosostenersi, gli uomini cominciarono a sviluppare comunità stabili e a
insediare le prime strutture abitative. Le popolazioni del Neolitico adottarono
quindi uno stile di vita e un’alimentazione completamente diversi, che
provocarono modificazioni a carico dei sistemi digestivo e immunitario. Queste
ultime consentirono loro di tollerare e di assorbire le sostanze nutritive contenute
nei cereali e negli altri prodotti agricoli. Il gruppo sanguigno di tipo A era alla
ribalta. È dimostrato chiaramente che l’avanzare dell’agricoltura sulla mappa
mondiale procede in parallelo con la distribuzione del gruppo sanguigno di tipo
A nelle popolazioni antiche.
Lo sviluppo delle comunità agricole diede un ulteriore impulso all’evoluzione
dell’uomo. L’abilità necessaria per cacciare in gruppo favorì la nascita di un
nuovo tipo di cooperazione. L’agricoltura permetteva una crescita praticamente
infinita della popolazione, nonché la specializzazione e la divisione del lavoro.
Per la prima volta le capacità di un singolo individuo si trovarono a dipendere
dall’attitudine di altri ad assolvere incombenze diverse. Il mugnaio, per esempio,
dipendeva dal raccolto del contadino il quale, a sua volta, non avrebbe potuto
macinare il grano senza il mugnaio.
Ben presto nessuno pensò più al cibo come a una fonte immediata di
nutrimento. I campi dovevano essere seminati e coltivati in anticipo per
assicurare scorte in grado di soddisfare bisogni futuri. La pianificazione delle
risorse e il lavoro di gruppo divennero in poco tempo abitudini ben radicate. Ed
è curioso osservare come i soggetti appartenenti al gruppo sanguigno di tipo A
ancora oggi conservino tratti psicologici che li fanno eccellere nei lavori che
richiedono pianificazione e collaborazione.
L’agricoltura presupponeva anche la concentrazione delle risorse, che portò
all’inizio della vita urbana. Anche questo passaggio si riflette sulla distribuzione
dei gruppi sanguigni nella cartina mondiale. Le mappe di Mourant mostrano
chiaramente un’alta percentuale di individui con gruppo sanguigno A nelle aree
del pianeta con una storia antica di vita cittadina.
Quale può essere la ragione di una crescita così elevata del numero di
individui con gruppo sanguigno di tipo A? La risposta è semplice: per favorire la
sopravvivenza di coloro che riuscivano a adattarsi meglio in una società ormai
«affollata». Non a caso, i soggetti con sangue di tipo A erano più resistenti nei
confronti di malattie infettive, caratteristiche delle comunità densamente
popolate. Ancora ai giorni nostri, essi hanno maggiori probabilità di
sopravvivere a epidemie terribili come la peste e il colera rispetto a persone con
sangue di tipo 0.
Dall’Asia e dal Medio Oriente, il gruppo sanguigno A si diffuse nell’Europa
occidentale portato da popoli come quello indoeuropeo, formato da seminomadi
che si mescolarono indissolubilmente con le popolazioni locali preneolitiche
fornendoci le basi per la maggior parte delle lingue moderne.
Ancora oggi questo gruppo sanguigno presenta la più alta concentrazione nei
Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, con particolare densità tra
gli abitanti della Corsica, della Sardegna, della Spagna, della Turchia e dei
Balcani. Camminando a ritroso lungo le piste seguite dai nostri antenati, il
gruppo A si osserva con minore frequenza. Tra i Paesi asiatici, il Giappone è
quello che presenta le percentuali più elevate di soggetti A.
Il gruppo sanguigno A si è sviluppato in maniera prepotente come risposta ai
cambiamenti originatisi con il passaggio dallo stile di vita dei cacciatori-
raccoglitori del Paleolitico alla rivoluzione agricola e urbana del Neolitico,
incluse le novità introdotte nella dieta e le malattie sconosciute che quello stile di
vita portò con sé. È quasi come se Madre natura ci avesse messi di fronte a un
bivio, nonché a una fonte di innumerevoli controversie alimentari: dieta
paleolitica altamente proteica a sinistra, asiatico-mediterranea a destra. Due
formule abbastanza potenti per gli standard del tipico libro di diete che deve
necessariamente adattarsi a tutti, ma, come vedremo, la storia dei gruppi
sanguigni è ancora più ricca e interessante.
Gruppo B: all’insegna dell’equilibrio
Il gruppo sanguigno di tipo B sembra aver raggiunto numeri significativi tra i
10.000 e i 15.000 anni fa, nelle zone montuose dell’Himalaya che fanno parte
dell’attuale Pakistan e dell’India, dove inizialmente può aver sviluppato le sue
caratteristiche in risposta ai cambiamenti climatici.
È interessante notare che molte delle sue caratteristiche fisiologiche sembrano
variare con l’altitudine: alcuni studi dimostrano che le donne con gruppo
sanguigno di tipo B sono più alte e hanno cicli mestruali più corti a mano a mano
che aumenta l’altitudine alla quale vivono.
Rispetto agli altri gruppi sanguigni, il B mostra una distribuzione geografica
più definita: in un’ampia fascia che si estende da nord a sud attraverso l’area in
cui l’Europa incontra l’Asia, il sangue del gruppo B è diffuso con frequenza
crescente dal Giappone alla Mongolia, alla Cina, all’India, fino agli Urali.
Procedendo verso ovest tende a ridursi, per raggiungere percentuali minime nelle
popolazioni dell’Europa occidentale.
Tradizionalmente questa zona era abitata da un mix di clan caucasici e
mongolici, e il gruppo sanguigno di tipo B divenne ben presto caratteristico delle
grandi tribù nomadi della steppa che a quel tempo dominavano le pianure
eurasiatiche.
Nel periodo in cui queste popolazioni iniziarono a dilagare attraverso l’Asia, il
gene del sangue di gruppo B si diffuse con loro, anche mentre si dirigevano
verso nord portando con sé una cultura fondata eminentemente sulla pastorizia,
come dimostra, tra l’altro, la loro dieta basata sul consumo di carne e di prodotti
caseari.
I pastori nomadi si differenziarono in due grossi gruppi: uno, stanziale, dedito
in prevalenza all’agricoltura, prese dimora nel Sud-est asiatico; l’altro, nomade e
bellicoso, conquistò i territori a settentrione e a occidente. Erano esperti
cavalieri, che penetrarono anche nell’Europa orientale: come un’onda che si
infrange sul litorale, oggi il gruppo sanguigno di tipo B si ritrova in molte
popolazioni dell’Est europeo, ma diminuisce rapidamente procedendo verso
ovest.
ORIGINE E DIFFUSIONE DEL SANGUE DI GRUPPO A E B
Dopo essersi sviluppato in Asia e nel Medio Oriente, il gene responsabile del gruppo sanguigno A venne
trasportato dalle popolazioni indoeuropee nell’Europa occidentale e settentrionale. Altre migrazioni fecero
sì che si diffondesse nell’Africa settentrionale e, da qui, nelle regioni sahariane. Il gene del gruppo
sanguigno B, invece, si originò nelle zone montuose dell’Himalaya e fu trasportato dalle tribù caucasiche e
mongoliche nel Sud-est. Gruppi di popolazioni nomadi portarono il sangue di tipo B anche nell’Est
europeo. In questo periodo il livello dei mari si innalzò facendo scomparire il collegamento che univa il
Nord America all’Asia. Ciò impedì al sangue di gruppo B di penetrare nel continente americano, dove le
prime popolazioni continuarono pertanto ad appartenere solo al gruppo 0.

Un recente studio sulla distribuzione dei gruppi sanguigni nel Regno Unito ha
dimostrato che quello di tipo B, sebbene non comune nel Paese, è stato
riscontrato in notevoli concentrazioni lungo i fiumi interni, indicando una via di
invasioni e/o commerci con i Norreni che probabilmente lo avevano intercettato
nel corso delle loro incursioni nell’attuale Russia.
Nel frattempo la cultura contadina caratteristica delle popolazioni stanziali si
era diffusa in Cina e in tutto il Sud-est asiatico. In considerazione della natura e
del clima di questi territori, le persone che vi si stabilirono inventarono e
applicarono tecniche di irrigazione e coltivazione molto sofisticate, dimostrando
così di possedere creatività, intelligenza e spirito pratico.
La divisione fra i pastori bellicosi del nord e i pacifici contadini del sud fu
tanto profonda da riuscire a superare la prova del tempo e a conservarsi nelle
tradizioni culinarie della zona. Ancora ai nostri giorni, infatti, la cucina tipica
dell’Asia meridionale non contempla l’uso del latte e dei prodotti caseari,
considerati cibi «barbari». Ed è un vero peccato, poiché questo tipo di dieta non
risponde bene alle esigenze nutrizionali delle persone di tipo B.
L’esigua percentuale di soggetti con sangue di gruppo B riscontrabile
nell’Europa occidentale è il risultato dell’andamento delle migrazioni compiute
dai nomadi dell’Asia. Questa peculiarità risulta molto evidente nelle popolazioni
delle regioni europee più orientali, in particolare nei tedeschi e negli austriaci:
questi ultimi, infatti, presentano sangue di gruppo B con una frequenza
insolitamente elevata, soprattutto se paragonata a quella rilevabile in Paesi
vicini, ma più occidentali. In Germania la più alta incidenza di soggetti con
sangue di gruppo B si riscontra nella zona geografica posta lungo il tratto
superiore e medio del fiume Elba, area considerata come una linea di confine che
nell’antichità separava la civiltà dalla barbarie.
Oggi la percentuale più elevata di soggetti di gruppo B nel mondo si trova tra
gli indiani subcontinentali, una popolazione di origine caucasica. Anche tra i
cinesi del nord e i coreani troviamo un’alta frequenza di sangue di gruppo B,
mentre il gruppo A è scarsamente rappresentato.
La distribuzione dei gruppi sanguigni nell’ambito della popolazione ebraica
ha per lungo tempo destato l’interesse degli antropologi. In linea di massima, a
prescindere dalla nazionalità, essi tendono a presentare percentuali di sangue di
tipo B superiori alla media. All’interno degli aschenaziti e dei sefarditi, i due
gruppi ebraici più importanti, il sangue di tipo B è davvero molto comune.
Già prima della Diaspora gli ebrei babilonesi si distinguevano nettamente
dalla popolazione araba dell’Iraq, luogo in cui sorgeva la mitica Babilonia: gli
arabi, infatti, presentavano sangue di tipo 0, mentre tra i primi dominava il
gruppo B con una piccola percentuale anche di quello A.
A differenza delle caratteristiche digerenti dei gruppi sanguigni di tipo 0 e di
tipo A, che possono essere descritte con concetti facilmente comprensibili, come
«dieta altamente proteica» o «dieta a base vegetale», gli adattamenti della dieta
del tipo B sono difficili da esplicitare con una breve descrizione. Nel corso degli
anni la migliore che sono stato in grado di elaborare è «onnivora idiosincratica».
«Onnivora» nel senso che gli individui con sangue di tipo B sembrano ben
adattati ai cibi provenienti sia dal regno animale sia dal regno vegetale, e
«idiosincratica» perché in ciascuna di queste categorie di prodotti il tipo B ha
forze e debolezze molto particolari che sono note solo agli individui che
appartengono a questo gruppo. Molte relazioni sembrano quasi sfidare la logica,
come per esempio il fatto che il pollo parrebbe essere un alimento problematico
ma non il tacchino, anche se per la maggior parte di noi la differenza tra i due è
davvero trascurabile. Esploreremo queste affascinanti relazioni quando
introdurremo il concetto di lectine del cibo.
Gruppo AB: il più moderno
In ambito genetico il gruppo sanguigno risulta giocare secondo le proprie regole.
Come abbiamo visto per il tipo 0, è possibile che si verifichi una mutazione il
più delle volte letale che si conclude semplicemente con un tipo di sangue
diverso. Con il gruppo A si assiste a un gene antico che, per una ragione
sconosciuta, era uscito di scena secoli e secoli fa e che poi è risorto. Con il B la
fisiologia cambia quando si sale o si scende di altitudine. E con il tipo AB Madre
natura sembra aver voluto tenere il meglio per ultimo.
Come la maggior parte dei geni, i gruppi sanguigni AB0 presentano una
specie di relazione dominante/recessiva. Alcune variazioni, conosciute come
alleli, sono semplicemente più forti di altre. Per esempio, con un allele per gli
occhi marroni ricevuto da un genitore e uno per gli occhi azzurri avuto dall’altro,
è più probabile che il figlio nascerà con gli occhi marroni. Gli occhi marroni
sono il tratto dominante, mentre quelli azzurri sono il tratto recessivo.
Ovviamente la genetica del gruppo sanguigno risolve la situazione a modo
suo. Come per altri geni, esistono due alleli dominanti (A e B) e uno recessivo
(0); partendo da qui, si ha un puro calcolo matematico: se il figlio riceve un
allele A o B da un genitore e un allele 0 dall’altro, avrà un gruppo sanguigno di
tipo A o B. Sarà di tipo 0 solo se entrambi i genitori gli danno un allele 0. Però,
dato che l’allele recessivo 0 è più comune degli alleli A e B messi insieme, ci
sono più individui di gruppo 0 nella popolazione.
Cosa succede se un genitore fornisce un allele A e l’altro un allele B? La
risposta più ovvia (e che infatti risulta essere quella vera) è che il figlio avrà un
gruppo sanguigno di tipo AB, ma, come per ogni buona domanda, l’aspetto più
interessante è il perché.
Proprio come la mutazione che dà origine al tipo 0 infrange tutte le regole
delle normali mutazioni, la modalità con cui un individuo arriva ad avere un
gruppo sanguigno di tipo AB risulta da un’altra infrazione alle regole. Nel
linguaggio genetico (ma anche come criterio alla base di ogni buona relazione)
gli alleli A e B sono detti codominanti, ovvero riescono a coesistere l’uno con
l’altro.
Arriviamo dunque all’essenza fondamentale del tipo AB: non è un
adattamento come i geni 0, A e B che si sono sviluppati in seguito a cambiamenti
dell’ambiente circostante e delle abitudini alimentari, ma si è verificato per la
semplice contingenza di una popolazione con gruppo sanguigno di tipo A che si
è scontrata e ha iniziato a convivere con una di tipo B. Si può pensare che non ci
sia nulla di speciale in questo, ma ricordate quanto detto prima: per un periodo di
tempo lunghissimo gli individui di tipo A hanno abitato una parte del globo e
quelli di tipo B un’area diversa. Solo negli ultimi mille, forse duemila anni si è
assistito a una reale interazione tra i due gruppi.
Fino a dieci-dodici secoli fa il sangue di tipo AB non esisteva neppure. Poi le
orde barbariche riuscirono ad avere facilmente la meglio sull’ormai imbelle ed
esausto Impero romano. Il sangue dei vincitori si mescolò con quello dei vinti e
il gruppo AB fece la sua comparsa. Non ci sono prove che esso esistesse prima
di novecento-mille anni fa, quando una migrazione epocale spinse le popolazioni
provenienti dall’Oriente a dilagare nell’Occidente europeo. Prima del 900 d.C. il
sangue di gruppo AB era estremamente raro in Europa. Studi condotti su salme
esumate in Ungheria dimostrano che nell’età longobarda (Quarto-Settimo secolo
d.C.) il tipo AB non aveva ancora fatto la sua comparsa. Apparentemente,
quindi, in questo periodo storico le popolazioni europee di tipo A e B non erano
ancora entrate in contatto o, se lo erano, l’avvenimento non si era concretizzato
in matrimoni misti.
Dato che i soggetti di tipo AB ereditano la tolleranza di entrambi i tipi di
sangue A e B, il loro sistema immunitario si è, per così dire, specializzato nella
fabbricazione di anticorpi in grado di contrastare in modo più efficiente le
malattie infettive. Inoltre il fatto di non possedere anticorpi né di tipo anti-A né
di tipo anti-B fa sì che questi soggetti siano meno predisposti a sviluppare
allergie e altre malattie che coinvolgono il sistema di difesa. Tuttavia presentano
una maggiore predisposizione verso alcuni tipi di tumori, dato che il tipo AB
dimostra una certa difficoltà a riconoscere come estranee sostanze o cellule che
hanno caratteri simili a quelli di tipo A e B. In queste circostanze il sistema
immunitario non fabbrica anticorpi difensivi, ma resta tranquillo.
In definitiva nelle persone di tipo AB il sangue ha un’identità multiforme e a
volte sconcertante, presentando caratteristiche immunitarie che lo rendono sotto
certi aspetti più resistente, sotto altri, invece, più vulnerabile. Forse questo
gruppo sanguigno è la perfetta metafora dei nostri tempi, complessi e
conflittuali.
Un’identità più forte della razza
L’evoluzione dei gruppi sanguigni, quella delle diverse razze e quella dei luoghi
geografici in cui esse si sono stabilite contribuiscono a formare l’identità
dell’uomo. Anche le differenze culturali, rivisitate alla luce della distribuzione
dei gruppi sanguigni, appaiono molto superficiali. Il gruppo sanguigno a cui
ciascuno di noi appartiene è antecedente all’etnia ed è più importante della
nazionalità. Non è il frutto di un’attività genetica casuale, ma una risposta in
senso evolutivo a una lunga sequela di sconvolgimenti ambientali e
modificazioni – nella dieta, nell’ambiente e nella distribuzione geografica – che
sono entrati a far parte della spinta evolutiva, responsabile, in buona sostanza,
delle varie caratteristiche di ogni gruppo sanguigno.
Alcuni antropologi ritengono che classificare gli esseri umani su base razziale
costituisca una semplificazione eccessiva. In effetti il gruppo sanguigno è un
marchio di individualità e similarità di gran lunga più importante della razza.
Prendiamo, per esempio, un africano e un caucasico appartenenti al gruppo
sanguigno di tipo A. Non solo essi sono «compatibili», possono cioè scambiarsi
il sangue senza problemi, ma hanno numerose altre affinità che riguardano
attitudini, funzioni digestive e struttura immunologica, tutte caratteristiche che
essi non condividono con membri della propria razza che hanno un gruppo
sanguigno diverso.
Le distinzioni razziali che si basano sull’etnia, sul colore della pelle, sul luogo
di residenza o sulle radici culturali non sono un mezzo valido per distinguere le
diverse popolazioni. Come membri dell’umanità abbiamo un rapporto di
vicinanza molto più stretto di quanto potessimo sospettare. Potenzialmente
siamo tutti fratelli e sorelle. Nel sangue.
Oggi, analizzando l’evoluzione dell’uomo, appare chiaro che i nostri antenati
avevano impronte biologiche identiche che si sono via via adattate alle diverse
condizioni ambientali. È proprio questo il concetto che dobbiamo tenere presente
riesaminando il significato dei gruppi sanguigni, perché le caratteristiche
genetiche dei nostri antenati non sono andate perdute, ma vivono ancora oggi nel
sangue di ciascuno di noi.

Tipo 0. È la mutazione primitiva più diffusa e il gruppo sanguigno più
antico, quello dei nostri antenati cacciatori. Le persone con sangue di
gruppo 0 hanno un sistema immunitario forte e reattivo, in grado di
distruggere chiunque, amico o nemico.
Tipo A. È caratteristico dei primi individui costretti dalle migrazioni e dalla
penuria a adattarsi a una dieta e a uno stile di vita basati sull’agricoltura.
Tipo B. L’assimilatore, l’onnivoro idiosincratico che si adatta a nuove
condizioni climatiche e al rimescolamento delle popolazioni.
Tipo AB. L’enigma, l’unico prodotto di un raro incontro tra le forze
contrapposte della tolleranza e dell’adattamento.

I nostri antenati hanno lasciato a ciascuno di noi un’eredità speciale, stampata


nei nostri gruppi sanguigni. Essa sopravvive indefinitamente all’interno del
nucleo di ogni cellula. È qui che si incontrano antropologia ed ematologia, la
scienza che studia il sangue.
Il codice del sangue: il programma del gruppo sanguigno

IL sangue è una forza della natura, l’impeto vitale che ci ha sostenuti fin da tempi
immemorabili. Una singola goccia, troppo piccola per essere analizzata a occhio
nudo, ha in sé l’intero codice genetico dell’essere umano.
Il nostro sangue contiene anche la memoria genetica, frammenti di programmi
specifici ereditati dai nostri antenati come un codice che gli specialisti stanno
ancora tentando di decifrare. Una parte cruciale di questo codice è contenuta
all’interno del gruppo sanguigno e si tratta, probabilmente, di quella che può
aiutarci maggiormente a comprendere l’importanza vitale del sangue e i misteri
che esso racchiude.
A occhio nudo il sangue appare come un liquido omogeneo di colore rosso.
Osservato al microscopio, però, risulta composto da molti elementi diversi. I
globuli rossi, particolarmente abbondanti, sono ricchi di emoglobina, una
proteina contenente ferro il cui compito è quello di «legare» l’ossigeno e
trasportarlo a tutte le cellule dell’organismo. I globuli bianchi, molto meno
numerosi dei rossi, viaggiano lungo il sistema circolatorio come attente
sentinelle, pronti a combattere e sconfiggere gli intrusi. Le piastrine, invece,
sono indispensabili per il corretto svolgimento del processo di coagulazione.
Tutti questi elementi sono immersi in un liquido chiamato plasma, il quale, a
sua volta, contiene numerose proteine che assolvono i compiti più disparati.
L’importanza del gruppo sanguigno
Sembra strano, ma non tutti conoscono il proprio gruppo sanguigno, forse perché
la maggior parte delle persone pensa al sangue come a un liquido inerte di cui ci
si ricorda solo in situazioni d’emergenza come, per esempio, un’emorragia.
Attraverso la storia dell’evoluzione si comprende la sua importanza: i gruppi
sanguigni, modificandosi e adattandosi alle diverse condizioni ambientali e
nutrizionali, hanno consentito all’uomo di sopravvivere.
Ma perché il gruppo sanguigno è così importante? Quale ruolo essenziale ha
giocato nella nostra sopravvivenza e come può condizionarla ora? La risposta è
semplice e va ricercata nel profondo legame tra gruppo sanguigno e sistema
immunitario, il quale controlla l’influenza di virus, batteri, infezioni, agenti
chimici, stress e l’intero assortimento di invasori e condizioni che possono
comprometterlo.
La parola «immune» deriva dal latino immunis, termine che veniva utilizzato
per indicare le città dell’Impero romano esenti da tassazione. Il sistema
immunitario ha il compito di identificare e accettare tutte le cose che
biologicamente ci appartengono e di distruggere tutto quello che non è simile a
noi. Questo processo di identificazione è tutt’altro che trascurabile. In sua
assenza, infatti, il sistema può attaccare per sbaglio i nostri organi e tessuti,
oppure può consentire il libero accesso a microrganismi o sostanze dannose. A
dispetto della sua complessità, il sistema immunitario ha due compiti
fondamentali: riconoscere «noi» e uccidere «loro». Utilizzando una semplice
metafora, esso può essere paragonato a una grande festa riservata solo agli
invitati. Se l’ospite presenta il biglietto d’invito, gli addetti alla sicurezza lo
lasciano entrare. Se non ce l’ha o l’ha dimenticato, verrà cacciato via.
Conoscere i gruppi sanguigni
La natura ha dotato il sistema immunitario di un meccanismo molto sofisticato
che gli consente di stabilire se una sostanza è o meno estranea. Esso si basa
sull’attività di sostanze chimiche chiamate antigeni che si trovano sulle cellule
del nostro corpo. Tutte le forme di vita, dalle più semplici alle più complesse,
possiedono antigeni esclusivi che possono essere paragonati, pertanto, a vere e
proprie «impronte» biologiche. Quelli correlati ai gruppi sanguigni sono tra i più
potenti antigeni posseduti dal nostro organismo. La loro sensibilità è tale da
garantirci un sistema d’allarme estremamente efficiente e vigile. Quando le
nostre difese immunitarie entrano in contatto con qualcosa di sospetto (per
esempio l’antigene estraneo di un batterio), per prima cosa consultano l’antigene
che determina il gruppo sanguigno per capire se l’intruso è un amico o un
nemico.
Ogni gruppo sanguigno è caratterizzato dalla presenza di un antigene specifico
al quale, tra l’altro, deve il suo nome.

SE APPARTENETE AL AVETE QUESTO/l ANTIGENE/l NELLE VOSTRE CELLULE
Gruppo sanguigno di tipo A A
Gruppo sanguigno di tipo B B
Gruppo sanguigno di tipo AB A e B
Gruppo sanguigno di tipo 0 Nessun antigene

Per comprendere meglio la natura degli antigeni specifici per ciascun gruppo
sanguigno, immaginateli come antenne che sporgono dalla superficie delle
cellule. Queste sono costituite da due parti: lo stelo, che serve come supporto, e
l’estremità, che funge da ricevente e trasmittente. Il supporto, a sua volta, è
formato dall’unione di numerose molecole di uno zucchero chiamato fucosio. Il
gruppo sanguigno più semplice è stato chiamato 0 proprio per indicare l’assenza
di antigeni.

Il gruppo 0 è dotato solo di uno stelo, formato da molecole di fucosio.


Nel gruppo A al primigenio supporto di fucosio è unito un altro zucchero
chiamato N-acetilgalattosamina.
Nel gruppo B al primigenio supporto di fucosio è unito un altro zucchero
chiamato D-galattosamina.
Nel gruppo AB al primigenio supporto di fucosio sono uniti sia la N-
acetilgalattosamina sia la D-galattosamina.

A questo punto potreste obiettare che ci sono anche altri metodi di


identificazione del sangue: di solito, infatti, quando ci viene detto di che gruppo
siamo, alla lettera dell’alfabeto viene aggiunta la parola «positivo» o «negativo».
Si tratta indubbiamente di distinzioni importanti in campo medico, ma
trascurabili per quanto concerne gli aspetti che esamineremo in questo libro.
Oltre il 90% di tutti i fattori associati al gruppo sanguigno è relativo al tipo: 0, A,
B o AB. Tuttavia un’altra classificazione, «secretori» e «non secretori», può
rivelarsi importante e ne parleremo più avanti.
Per il momento ci concentreremo esclusivamente sul gruppo sanguigno.
Come vengono prodotti gli anticorpi (i missili «intelligenti» del
sistema immunitario)
Quando il sistema immunitario si accorge che un antigene estraneo è penetrato
nell’organismo, per prima cosa stimola la fabbricazione di sostanze, gli
anticorpi, in grado di contrastare l’intruso. Questi ultimi, prodotti da cellule
specializzate del sistema immunitario, hanno infatti il compito di attaccarsi
all’antigene estraneo, bloccarlo e favorirne la distruzione.
Gli anticorpi hanno pertanto un comportamento che può essere paragonato a
quello dei missili «intelligenti», capaci di dirigersi senza esitazioni e con estrema
precisione sul bersaglio prescelto.
Le cellule del sistema di difesa producono una varietà infinita di queste
sostanze, ciascuna specificamente diretta contro un nemico ben definito.
Nessuno di noi se ne rende conto, ma il nostro organismo è come un immenso
campo di battaglia, dove quotidianamente truppe specializzate attaccano e
neutralizzano aggressori più o meno temibili.
Gli intrusi, da parte loro, fanno di tutto per sfuggire ai «radar» del sistema
immunitario e, nel tentativo di rendersi invisibili, possono addirittura arrivare a
cambiare i propri antigeni, cercando di mimetizzarli per far sì che siano più
accettabili dal corpo. Ma il nostro sistema difensivo, vigile ed efficiente, è in
grado di fronteggiare la situazione elaborando nuovi tipi di missili intelligenti.
Molti degli anticorpi creati dal sistema immunitario sono semplici molecole
che assomigliano a una chiave inglese, capace di modificare la sua dimensione
per adattarsi a quella della vite da girare.
Allo stesso modo, il sistema di difesa regola l’anticorpo per adeguarlo alla
forma dell’antigene dell’invasore. Questo tipo di anticorpo è noto come
immunoglobulina G (IgG) e non fa altro che contrassegnare l’estraneo. La
combinazione dell’aggressore con l’IgG allerta le cellule di pattuglia del sistema
immunitario, che si avvicinano al nemico e si attaccano all’anticorpo per
distruggere l’invasore.
A ogni modo gli anticorpi che formiamo come parte dei nostri gruppi
sanguigni AB0 sono diversi. Detti immunoglobuline M (IgM), sono costituiti da
molecole molto grandi, simili a fiocchi di neve, dotati di vari punti di attacco e
creati in maniera naturale, ovvero non richiedono alcuna stimolazione da parte
del sistema immunitario.
Quando incontrano un antigene che assomiglia a un gruppo sanguigno diverso
cambiano la loro forma, passando dal fiocco di neve a qualcosa di simile a un
granchio. Ciò consente loro di produrre una reazione chiamata agglutinazione
(letteralmente, incollaggio). Questo tipo di anticorpo a forma di granchio si
attacca all’antigene estraneo rendendolo appiccicoso. Quando le cellule, i virus, i
parassiti e i batteri sono agglutinati si uniscono gli uni agli altri formando piccoli
ammassi che tendono a precipitare. Tutto ciò rende più facile la loro
eliminazione. Ecco perché è tanto pericoloso ricevere una trasfusione del tipo di
sangue sbagliato.
Gli anticorpi di cui siamo provvisti contro gli altri gruppi sanguigni attaccano
il sangue trasfuso e innescano un’agglutinazione di massa che può generare uno
choc e può addirittura condurre alla morte.
Gli anticorpi diretti contro i gruppi sanguigni sono i più potenti del nostro
sistema di difesa. La loro abilità nell’agglutinare i globuli rossi di un gruppo
diverso è così spiccata che il fenomeno può essere addirittura osservato a occhio
nudo mettendo a contatto due gocce di sangue incompatibili.
La maggior parte degli altri anticorpi viene prodotta sotto l’influsso di
particolari stimoli (per esempio una vaccinazione o un’infezione). Quelli dei
gruppi sanguigni, invece, vengono elaborati automaticamente. Spesso essi
compaiono nel sangue al momento della nascita e raggiungono i livelli che
manterranno anche nell’età adulta già verso i quattro mesi di vita. Si pensa che
vengano stimolati dai batteri che popolano l’intestino del neonato e – forse non è
una sorpresa – dai primi cibi che mangiano.
Poiché i microbi possono contare solo sulla propria capacità di evasione,
l’agglutinazione è un potente meccanismo di difesa. È come se dei malviventi
venissero ammanettati insieme: a quel punto diventano molto meno pericolosi di
quando sono lasciati liberi di muoversi. Concentrando l’attenzione su cellule
strane, virus, parassiti e batteri, gli anticorpi radunano gli agenti indesiderati per
facilitarne l’identificazione e lo smaltimento.
Il sistema formato dagli antigeni dei gruppi sanguigni e dagli anticorpi
corrispondenti ha molte altre funzioni. Poco più di cento anni fa il dottor Karl
Landsteiner, un brillante scienziato austriaco, si accorse che gli individui
appartenenti a un determinato gruppo sanguigno presentavano anticorpi diretti
contro gli antigeni caratteristici degli altri gruppi sanguigni. Questa scoperta fu
veramente rivoluzionaria perché consentì di capire come mai certe persone
potevano scambiarsi il sangue e altre no. Fino a quel momento, infatti, le
trasfusioni avvenivano affidandosi alla sorte: nei casi fortunati tutto procedeva
bene, negli altri il paziente poteva anche morire, ma nessuno sapeva spiegarsi il
perché. Grazie a questo scienziato ora noi sappiamo quali gruppi sanguigni
vengono considerati «amici» da altri gruppi sanguigni e quali, invece, no.
Secondo quella che in termini medici viene chiamata legge di Landsteiner:

I soggetti con sangue di gruppo A hanno anticorpi anti-B. Essi, pertanto,


rigettano il sangue di gruppo B.
I soggetti con sangue di gruppo B hanno anticorpi anti-A. Essi, pertanto,
rigettano il sangue di gruppo A.

Le persone di gruppo A e di gruppo B non possono quindi scambiarsi il


sangue.

I soggetti con sangue di gruppo AB non hanno né anticorpi anti-A, né


anticorpi anti-B. Essi, pertanto, possono ricevere il sangue da tutti. Però,
visto che i loro globuli rossi possiedono l’antigene A e quello B, non
possono donare sangue ai soggetti appartenenti ad altri gruppi sanguigni.

Le persone di gruppo AB possono dunque ricevere sangue da chiunque, ma


non possono donarlo a nessuno, eccetto che ad altre persone di gruppo AB.

I soggetti con sangue di gruppo 0 hanno anticorpi anti-A e anti-B. Essi,


pertanto, rigettano il sangue di gruppo A, B e AB.

Le persone di gruppo 0 non possono quindi ricevere sangue da nessuno,


eccetto che da altre persone di gruppo 0. Esse, però, non possedendo né antigeni
anti-A, né antigeni anti-B, possono donare il loro sangue a chiunque. Per questo
vengono chiamati donatori universali.

SE IL VOSTRO SANGUE È AVETE ANTICORPI CONTRO
Di gruppo A Il sangue di gruppo B
Di gruppo B Il sangue di gruppo A
Di gruppo AB Assenza di anticorpi anti-A e anti-B
Di gruppo 0 Il sangue di gruppo A e di gruppo B

Ma c’è molto di più. I ricercatori che operano in questo campo hanno scoperto
che molte sostanze nutritive sono in grado di agglutinare le cellule di alcuni
gruppi sanguigni (in un modo simile al rigetto), ma non di altri. Ciò significa che
un alimento può, per esempio, risultare dannoso per le cellule di un soggetto di
tipo A e benefico per le cellule di un soggetto di tipo B. Non a caso, molti degli
antigeni presenti nei cibi hanno caratteristiche simili all’antigene A o a quello B.
Questa scoperta ha rivelato l’esistenza di una correlazione scientifica del tutto
diversa tra gruppi sanguigni e dieta. In maniera sorprendente, però, le sue
possibilità applicative sono rimaste nell’ombra, accumulando polvere per quasi
tutto il secolo, fino a quando un esiguo gruppo di ricercatori, medici e
nutrizionisti ha iniziato a esplorarle.
Lectine: connessioni con la dieta
Tra sangue e cibo si verifica una reazione chimica che fa parte del nostro
bagaglio genetico. Può sembrare sorprendente ma, anche se siamo nel
Ventunesimo secolo, il sistema digestivo e quello immunitario conservano
ancora una memoria, una certa predilezione per i cibi consumati dagli antenati di
gruppo sanguigno simile al nostro e ai quali si sono maggiormente adattati.
La ragione risiede in particolari proteine chiamate lectine (dal latino
«scegliere»), presenti in gran numero nei diversi alimenti e dotate di proprietà
agglutinanti che si esprimono nel sangue e nei tessuti. In natura le lectine
costituiscono un mezzo semplice ed efficace che consente a un organismo di
attaccarsi a un altro. Molti germi, e anche il nostro stesso sistema immunitario,
utilizzano questa specie di colla biologica. Le cellule che tappezzano i condotti
attraverso i quali la bile lascia il fegato per arrivare nella cistifellea, per esempio,
hanno una superficie ricca di queste proteine, che le aiutano ad afferrare e
bloccare batteri e parassiti. Anche i microrganismi, però, sono ricchi di lectine
che funzionano come delle ventose, consentendo loro di ancorarsi saldamente
alle mucose del nostro corpo. Spesso le lectine di virus e batteri sono simili agli
antigeni dei gruppi sanguigni e rappresentano un vero flagello per le persone che
aggrediscono.
Le medesime considerazioni valgono per il cibo. Per dirla in parole semplici,
quando mangiamo un alimento contenente lectine incompatibili con il nostro
gruppo sanguigno, esse possono attaccarsi alle pareti dell’apparato digerente,
scatenare un’infiammazione o persino penetrare il rivestimento intestinale ed
entrare in circolo.
Ecco un esempio che illustra come si realizzano i processi di agglutinazione
delle lectine nel corpo. Supponiamo di far mangiare un piatto di fagioli di Lima
a una persona con sangue di tipo A. La digestione dei fagioli inizia nello
stomaco, ma la lectina che essi contengono è resistente all’azione del succo
gastrico. La proteina, non digerita e rimasta intatta, può quindi interagire con le
pareti dello stomaco oppure proseguire il suo viaggio verso l’intestino, causando
un’infiammazione o impedendo l’assorbimento dei nutrienti o, ancora, passare
nel sangue ed essere trasportata in tutto l’organismo insieme ai nutrienti dei
fagioli. Ciascuna lectina, però, ha le sue predilezioni e quindi gli organi che
possono essere colpiti sono diversi.
Una volta che la proteina intatta interagisce con i tessuti, esercita un effetto
magnetico sulle cellule che la circondano: le attira e favorisce la formazione di
microscopici agglomerati che vengono segnalati per la distruzione come se
fossero degli invasori esterni. L’agglomerato può causare la sindrome
dell’intestino irritabile, sconvolgere l’equilibrio dei batteri intestinali sani e
persino bloccare l’assorbimento di altri cibi. Alcuni esperti della materia hanno
ipotizzato che le diete ricche di lectine consumate nei Paesi del terzo mondo e in
via di sviluppo possano essere responsabili di gran parte delle anemie rilevate
nella popolazione.
Lectine: un collante pericoloso
Forse avrete sentito parlare del bizzarro assassinio di Georgi Markov, avvenuto
nel 1978 in una strada di Londra. Lo scrittore bulgaro venne ucciso da un agente
segreto del KGB mentre stava aspettando l’autobus. Inizialmente l’autopsia non
riuscì a stabilire le cause del decesso. In seguito una ricerca minuziosa permise
di scoprire, conficcata all’interno di una gamba, una minuscola sfera d’oro.
Quest’ultima risultò impregnata di ricina, una lectina tossica estratta dai semi di
ricino. Il potere agglutinante della ricina è tanto forte da determinare l’immediata
formazione di ammassi di globuli rossi che «tappano» le arterie, bloccando la
circolazione del sangue. È chiaro che in simili condizioni la morte sopravviene
quasi istantaneamente. Questo tipo di avvelenamento così letale negli ultimi
tempi è stato utilizzato come strumento per atti terroristici, al momento per
fortuna senza successo, e si pensa che una lettera contenente ricina sia stata
spedita al presidente Barack Obama. La lectina tossica ha fatto addirittura una
comparsa nella popolare serie televisiva Breaking Bad – Reazioni collaterali.
Per fortuna la maggior parte delle lectine presenti nei cibi non è così
pericolosa, sebbene possa causare una lunga sequela di disturbi, specie se vi è
affinità con un gruppo sanguigno piuttosto che con un altro. Il 95% delle lectine
che assumiamo con gli alimenti viene allontanato senza problemi
dall’organismo. Il restante 5%, però, riesce a raggiungere il sangue, dove innesca
una serie di reazioni che portano alla distruzione di globuli rossi e bianchi. Ma,
come già accennato, le lectine possono anche attaccare le pareti di stomaco e
intestino, scatenando una violenta infiammazione delle mucose che provoca
disturbi del tutto simili a quelli di un’allergia alimentare. E non è necessario
ingurgitarne in quantità: bastano minime dosi per danneggiare un numero
impressionante di cellule. Sempre che, ovviamente, vi sia incompatibilità con il
gruppo sanguigno.
Ciò però non deve indurvi a diffidare del cibo. Dopotutto le lectine abbondano
in alimenti come cereali, verdura, legumi, pesce, crostacei e molluschi, e sarebbe
molto difficile evitarle. Il segreto è eliminare dalla dieta solo quelle che sono
incompatibili con il nostro gruppo sanguigno. Il glutine, per esempio, cioè la
lectina caratteristica del grano e di altri cereali, si può attaccare alla parete
dell’intestino provocando un’infiammazione dolorosa: questa reazione, però,
avviene solo in presenza di certi gruppi sanguigni, soprattutto quello di tipo 0.
La struttura delle lectine varia a seconda della loro provenienza. Quella del
grano, per esempio, ha una forma diversa da quella della soia e, pertanto, reagirà
a sostanze differenti; ciascuna di esse risulterà quindi dannosa per alcuni gruppi
sanguigni e benefica per altri.
I tessuti del sistema nervoso sono molto sensibili all’agglutinazione indotta
dalle lectine di origine alimentare. Questo può spiegare perché alcuni medici
ritengono che le diete di esclusione, di solito seguite dai soggetti allergici,
possano risultare utili per curare alcuni disturbi nervosi come, per esempio,
l’iperattività. Un gruppo di ricercatori russi ha notato che il sistema nervoso
degli schizofrenici è più sensibile all’attacco di lectine alimentari molto comuni.
Uno studio svedese ha collegato la riduzione dei casi di schizofrenia in Svezia
negli anni 1940-1945 con la mancanza di pane dovuta ai blocchi imposti durante
la guerra alle navi che trasportavano grano. Le lectine sono coinvolte anche nella
resistenza alla leptina, un fattore di obesità.
La lectina estratta dalle lenticchie, se iniettata in un’articolazione di coniglio,
induce la comparsa di un’infiammazione locale che ha caratteristiche
sovrapponibili a quelle dell’artrite reumatoide. In effetti molte persone che
soffrono di questa malattia si sentono meglio evitando ortaggi appartenenti alla
famiglia delle Solanacee, come pomodori, melanzane e patate. Ciò non
sorprende perché le Solanacee sono ricche di lectine.
Le lectine presenti nei diversi alimenti possono anche attaccarsi ai recettori di
superficie dei globuli bianchi, stimolandoli a riprodursi più velocemente. Esse
sono pertanto dei mitogeni. Questo termine sta a significare che la lectina induce
la cellula a entrare in una fase del ciclo biologico chiamata mitosi, cioè quella in
cui una cellula si divide a metà per dare origine a due altre cellule. In pratica
queste lectine non provocano l’agglutinazione, ma si legano alla cellula, proprio
come una pulce può attaccarsi a un cane o a un gatto.
In rari casi un medico di pronto soccorso può trovarsi di fronte a un bambino
con sintomi allarmanti ma con esami apparentemente normali, se si eccettua un
numero di globuli bianchi molto elevato. Sebbene in questi casi si sia portati a
sospettare malattie gravissime come la leucemia, il professionista accorto non
mancherà di chiedere ai genitori se il bambino non è stato per caso in un prato.
Se la risposta è affermativa, cercherà di scoprire se il piccolo ha avuto modo di
mettersi in bocca qualche erbaccia. In tal caso spesso i disturbi sono causati
dall’ingestione di foglie o gemme di uva di Spagna (Phytolacca decandra), una
pianta erbacea contenente una lectina che ha il potere di stimolare la produzione
dei globuli bianchi.
LECTINE DEL CIBO SPECIFICHE PER IL GRUPPO SANGUIGNO
Dato che l’antigene caratteristico di ciascun gruppo sanguigno ha una configurazione unica, molte lectine
interagiscono con un determinato tipo di sangue proprio perché dotate di una forma che si adatta bene a
quel particolare antigene. Nell’esempio illustrato sopra, le lectine contenute in una porzione di fagioli di
Lima agglutinano le cellule di tipo A (a sinistra) perché in grado di attaccarsi all’antigene A. L’antigene
del gruppo sanguigno B (a destra), caratterizzato da una struttura chimica diversa, non sarà invece
aggredito. Per contro, una lectina (per esempio quella del grano saraceno) che può attaccare e agglutinare
le cellule del gruppo sanguigno B non danneggerà quelle del tipo A.

Dunque, se e quando le lectine penetrano le difese intestinali e raggiungono la


circolazione sanguigna, possono attaccarsi ai recettori delle cellule destinatarie
dei segnali degli ormoni. Certe volte la lectina può legarsi al recettore e impedire
all’ormone specifico di aderire e dispiegare i suoi effetti; altre volte può
stimolare essa stessa il recettore, inducendo la cellula a pensare che sia stato
prodotto il vero ormone anche se non è così. Da questa considerazione è
possibile concludere che i casi di squilibrio ormonale potrebbero essere curati
tramite il semplice espediente di un’alimentazione intelligente.
Il nostro personale ecosistema
L’apparato digerente dell’uomo è teatro di un’incredibile quantità di attività, con
un livello di interazioni paragonabile a quello di una piccola città, e si ritiene che
contenga fino a centomila miliardi di microrganismi. L’intestino umano può
ospitare fino a più di mille diverse specie di batteri. Sentiamo sempre più spesso
parlare dell’importanza dei microbioti: la comunità ecologica di microrganismi
amici e ostili che condividono con noi il nostro corpo, nella salute e nella
malattia.
Nuovi studi rivelano come i microbioti dell’intestino, detti anche flora
intestinale, si siano evoluti insieme a noi e come utilizzino e completino la nostra
biologia in modi che vanno a vantaggio di entrambi. Stiamo anche iniziando a
capire come i batteri amici operino per migliorare l’integrità e la funzionalità
dell’apparato digerente e dell’intero corpo umano.
Consideriamo per esempio il profilo microbiotico di un obeso. L’obesità si
manifesta come il risultato di un complesso insieme di fattori che includono la
genetica, l’ambiente, la dieta e lo stile di vita, e che provocano uno squilibrio tra
l’energia spesa e quella accumulata sotto forma di eccesso di grasso. La
composizione e le interazioni di microrganismi e batteri nell’intestino sono
largamente riconosciute come un fattore potenziale dell’obesità umana.
La scienza del microbiota è un nuovo argomento di dibattito negli ambienti
legati alla salute. È evidente che non tutti gli individui hanno lo stesso
ecosistema ed è proprio a questo punto che il gruppo sanguigno sale alla ribalta.
Gli antigeni del gruppo sanguigno sono molto attivi nel tratto digerente e per
questo motivo un gran numero di batteri presenti nell’area sfrutta la molecola del
gruppo sanguigno come fonte preferenziale di sostentamento. Ecco che torniamo
al discorso di mangiare nel modo giusto per il nostro gruppo sanguigno! Infatti
la sua influenza è determinante sui batteri intestinali, oltre la metà dei quali
mostra una qualche specificità per il gruppo sanguigno A, B o 0.
Per dirla con parole semplici, persone di gruppo sanguigno diverso hanno una
flora intestinale differente. Alcuni batteri hanno una probabilità cinquantamila
volte superiore di manifestarsi in individui con un gruppo sanguigno invece che
un altro.
Questo fatto trova la sua origine nei nostri antenati, il cui tratto digerente si è
sviluppato per adattarsi a un tipo di dieta piuttosto che a un altro e i cui gruppi
sanguigni determinavano la capacità di coesistere con alcuni batteri ma non con
altri. Il gruppo sanguigno può «seminare» l’intestino, incoraggiando la crescita
solo di quelle forme batteriche in grado di utilizzare gli antigeni peculiari del
gruppo come fonte di sostentamento, mentre i nostri anticorpi specifici per tipo
sanguigno attaccheranno i batteri portatori di antigeni simili a quelli di un tipo di
sangue diverso.
Le feci umane contengono degli enzimi, prodotti dai batteri della flora
intestinale, che degradano gli antigeni dei gruppi sanguigni AB0 presenti sul
tratto digerente e li trasformano in fonte di energia a proprio uso e consumo. La
popolazione dei batteri fecali che produce gli enzimi di degradazione del gruppo
sanguigno è strettamente correlata al gruppo sanguigno dell’ospite. Poiché molti
cibi contengono antigeni specifici per gruppo sanguigno, è ragionevole pensare
che questi alimenti saranno preferiti dalla nostra flora intestinale.
Le lectine nocive presenti nei cibi possono incoraggiare la crescita di forme
problematiche di batteri che impediscono l’assorbimento, danneggiano il
rivestimento e rendono poco efficiente l’intestino.
Ecco perché la prima cosa da fare per prendersi cura del tratto digerente e
costruire un ambiente microbiotico sano è mangiare gli alimenti adatti al nostro
gruppo sanguigno.
Secretori contro non secretori
Finora abbiamo osservato il ruolo dell’antigene del gruppo sanguigno come
marcatore sulle cellule e sui tessuti. Tuttavia esistono due forme dell’antigene
del gruppo sanguigno: la prima è quella di cui abbiamo parlato, chiamata forma
«legata» e presente nel sangue; l’altra, detta «slegata», circola nelle nostre
secrezioni (lacrime, succhi digerenti, sudorazione, sperma eccetera). Ogni
individuo è in grado di produrre la forma legata, nel punto in cui l’antigene del
gruppo sanguigno è attaccato, e molti di noi possono fabbricare anche quella
slegata, ma un’importante minoranza di esseri umani è priva del gene specifico e
non è in grado di farlo. La capacità di produrre entrambe le forme di antigene
identifica un individuo come secretore. L’incapacità di produrre la forma slegata
caratterizza invece i non secretori. Il primo gruppo comprende circa l’80% della
popolazione, a fronte del restante 20%.
Lo status di secretore non sarà per voi una novità se avete qualche nozione di
diritto penale.
Per esempio, un campione di sperma prelevato da una vittima di violenza
sessuale può essere utilizzato per identificare lo stupratore (se è un secretore) e il
gruppo sanguigno corrisponde a quello individuato nello sperma. Tuttavia, se il
violentatore appartiene alla minoranza della popolazione dei non secretori, il suo
gruppo sanguigno non può essere identificato in base a nessun altro fluido
corporeo che non sia il sangue, perché il suo organismo non produce la forma
slegata dell’antigene del gruppo sanguigno (da un punto di vista pratico, il test
del DNA ha risolto questa impasse, anche se la corrispondenza del gruppo
sanguigno è un sistema rozzo e troppo rapido per sapere se le indagini
procedono nella giusta direzione). Le persone che non liberano gli antigeni del
gruppo sanguigno in altri fluidi diversi dal sangue sono definiti non secretori. Il
fatto di essere secretori oppure no è indipendente dai gruppi sanguigni AB0 ed è
una caratteristica controllata da un altro gene. Quindi un individuo può essere di
tipo A secretore e un altro di tipo A non secretore.
Poiché i secretori hanno la capacità di produrre sia la versione legata sia
quella slegata dell’antigene del gruppo sanguigno, possono dislocare i loro
antigeni in più punti e hanno quindi una più ampia «espressione» del gruppo
sanguigno nel corpo rispetto ai non secretori. Ciò attribuisce loro un chiaro
vantaggio, soprattutto con l’attività delle lectine sui batteri intestinali, dato che
gli antigeni del gruppo sanguigno che si muovono liberamente agiscono come
una sorta di richiamo e raccolgono le lectine dannose prima che abbiano la
possibilità di interagire con gli antigeni del gruppo sanguigno attaccati ai tessuti
e alle cellule. I secretori hanno difese più resistenti contro le lectine nocive
rispetto ai non secretori. È probabile che questa condizione sia nata come un
successivo adattamento del nostro sistema immunitario, che si è evoluto quando
altre minacce provenienti dall’ambiente (batteri esterni, agenti inquinanti e
patogeni) hanno prodotto attacchi più sofisticati.
Molte delle relazioni peculiari che condividiamo con il mondo microbiotico
possono essere capite e anticipate scomponendole sia nei gruppi sanguigni AB0
sia nello status di secretore. Per esempio, è molto più probabile che i non
secretori siano portatori del fungo Candida albicans e soffrano di problemi
persistenti legati a infezioni da candida, soprattutto se sono di tipo 0.
In uno studio compiuto su persone affette da diabete di tipo 2, il 44% dei non
secretori di tutti i gruppi sanguigni AB0 aveva questo fungo nella mucosa della
bocca. Anche i problemi infiammatori del tratto digerente, le allergie, le
intolleranze ai carboidrati e le malattie autoimmuni sono più frequenti tra gli
individui non secretori.
Scoprire se siamo o meno secretori non è facile come definire il gruppo
sanguigno. Il modo più comune per saperlo è fare un test sulla saliva per
verificare la presenza di attività del gruppo sanguigno (per il test si veda
l’Appendice E). Sapere di essere secretori fornisce uno strumento in più per
condurre una vita sana ed è particolarmente importante in caso di patologie o di
problemi di sovrappeso. Se appartenete alla minoranza dei non secretori, potreste
voler seguire la dieta dei gruppi sanguigni con ancor più attenzione.
Come individuare le lectine che non fanno per noi
Spesso mi capitano pazienti che asseriscono di seguire alla lettera la dieta dei
gruppi sanguigni e di evitare accuratamente tutti i cibi contenenti lectine
incompatibili, ma io so che mentono. Infatti, quando metto in dubbio le loro
asserzioni, confessano la verità e mi chiedono meravigliati: «Ma come fa a
saperlo?»
Lo so perché gli effetti delle lectine sui diversi gruppi sanguigni non sono una
semplice teoria, ma prove scientifiche. Ho esaminato pressoché tutti gli alimenti
più comuni e, utilizzando metodi clinici, ne ho saggiato la reattività con i vari
gruppi sanguigni. Posso acquistare presso laboratori specializzati le lectine
isolate da alimenti diversi come arachidi, lenticchie, soia o frumento, e i risultati
degli esperimenti sono spesso ben visibili al microscopio: l’unione con un
gruppo incompatibile determina agglutinazione. Tuttavia vi metto in guardia
dall’immergere porzioni di cibo nel vostro sangue per vedere quel che succede.
Molte lectine hanno effetti discreti, che possono essere rilevati solo con prove
più sofisticate in situazioni controllate. I test fai da te possono generare una serie
infinita di falsi positivi e falsi negativi.
Vi propongo un semplice quiz per aiutarvi a stabilire se la vostra dieta attuale
include una quantità troppo elevata di cibi contenenti lectine reattive per il vostro
gruppo sanguigno.

Soffrite di crampi allo stomaco, infiammazioni intestinali o sindrome


dell’intestino irritabile?
Vi sentite gonfi a distanza di trenta/sessanta minuti dai pasti?
Accusate dolori diffusi, indolenzimenti e rigidità, spesso più forti dopo aver
mangiato?
I sintomi si aggravano dopo trenta/sessanta minuti dall’assunzione di
zuccheri?
Vi è stata diagnosticata una fibromialgia?
Vi affliggono febbre da fieno o allergie stagionali?
Fate fatica a concentrarvi a distanza di trenta/sessanta minuti dai pasti?
Siete affetti da acne, acne rosacea, psoriasi o eczemi?
Soffrite di ipotiroidismo?
Siete affaticati e la sensazione peggiora nel corso della giornata?
Prendete peso anche dopo aver ridotto l’apporto calorico?
Faticate a ingrassare anche dopo aver aumentato l’apporto calorico?
Presentate dei sintomi allergici dopo i pasti?
Siete affetti da congestione nasale, gocciolamento dal naso, avete bisogno
di schiarirvi la gola a distanza di trenta/sessanta minuti dopo aver
mangiato?
La conta dei globuli rossi o dei globuli bianchi diminuisce o è più bassa del
normale?
Avete una malattia autoimmune?
Per le donne: il ciclo è doloroso o soffrite di emicrania durante le
mestruazioni?
Per le donne: se siete in menopausa, avete sintomi eccessivi (vampate di
calore eccetera)?
Per gli uomini: soffrite di disfunzione erettile?
Per gli uomini: vi hanno diagnosticato un gonfiore alla prostata?
Per i bambini: sono state diagnosticate loro delle difficoltà di
apprendimento?

Se avete risposto affermativamente a quattro o più domande, è molto


probabile che il consumo di lectine alimentari stia contribuendo alla vostra
attuale situazione clinica e che seguendo la dieta prescritta per il vostro gruppo
sanguigno possiate correggerla. Se le risposte affermative sono meno di quattro,
complimenti! Ma continuate a lavorare. Mangiare in modo intelligente con la
dieta dei gruppi sanguigni è la vostra migliore assicurazione per contrastare
l’insorgenza di questi spiacevoli effetti.
Una lezione interessante: il caso del rabbino
Con il passare del tempo, ho avuto modo di verificare come la dieta dei gruppi
sanguigni sia in grado di migliorare in maniera drastica molti disturbi. Il caso
che mi ha colpito di più, e che mi ha maggiormente spronato, è stato quello di un
anziano rabbino di Brooklyn conosciuto molti anni fa.
All’inizio del 1990 ricevetti una telefonata da un medico di New York che
credeva nei risultati delle mie ricerche. Mi chiedeva se potevo visitare uno dei
suoi pazienti, un noto rabbino hassidico costretto a letto da tempo.
«Jacob è un uomo molto speciale», mi disse. «Sarà un’esperienza interessante
per lei e, spero, utile per lui.» Il collega mi spiegò che il suo paziente, che
all’epoca aveva settantatré anni, era da tempo diabetico e che la sua glicemia non
rispondeva più molto bene al trattamento con insulina. Come se non bastasse, era
parzialmente paralizzato in seguito a un grave ictus.
Quando giunsi nella casa del rabbino a Brooklyn, mi resi conto che era
davvero una persona speciale: emanava un senso di profonda comprensione e di
quieta compassione. Un tempo alto e robusto, giaceva ora in un letto e
dell’opulenza passata non restava che la folta e lunga barba bianca. A dispetto
della malattia, gli occhi erano limpidi, amichevoli e pieni di vita. Desiderava
ardentemente guarire per poter tornare al proprio lavoro. Durante la visita mi
accorsi che Jacob soffriva di tremende fitte alle gambe. Mi raccontò che quei
problemi erano già presenti prima dell’ictus: a causa della cattiva circolazione
erano gonfie e infiammate e gli provocavano dolori atroci ogni volta che provava
a camminare. Ora, però, la situazione si era aggravata, perché la gamba sinistra
era paralizzata.
Non mi sorprese apprendere che il sangue del rabbino Jacob era di tipo B.
Sebbene questo gruppo sanguigno sia poco comune in America, è piuttosto
frequente tra gli ebrei hassidici emigrati dall’Est europeo.
Mi resi anche conto che, per aiutare il mio nuovo paziente, dovevo conoscere
meglio il suo stile di vita e la sua dieta. Nella tradizione ebraica, infatti, il cibo è
parte del rituale religioso.
Ottenni le informazioni che mi servivano dalla moglie e dalla figlia del
rabbino, che non conoscevano le cure naturopatiche ma erano ansiose di
impararle per poterlo aiutare.
Alla mia domanda precisa di elencarmi che cosa consumava il malato, la figlia
rispose: «Di solito mangia ogni giorno gli stessi cibi». Appresi quindi che si
nutriva di pollo lesso, cholent – una sorta di stufato con fagioli della tradizione
culinaria ebraica – e kasha di pasta e grano saraceno. Pollo, fagioli, grano
saraceno con pasta sono tutti cibi assolutamente normali. «Come viene preparata
la kasha?» Alla mia domanda innocente madre e figlia iniziarono un fitto
scambio di parole in yiddish, interrotto di tanto in tanto da affabili sorrisi nei
miei confronti e allegri scoppi di risa.
«Allora», rispose poi la figlia in perfetto inglese, «prima di tutto si cuoce il
grano saraceno e poi si aggiunge la pasta. Quindi si serve, si recita una preghiera
e infine si mangia.»
«Non viene usato alcun tipo di condimento?» insistetti incuriosito. Dopo
un’altra rapida consultazione in yiddish la figlia del rabbino proseguì. «La
kasha, dottore, dunque... Si prende tutto il grasso scartato dal pollo preparato
secondo le norme kosher, lo si mette in una casseruola con giusto un bissel [un
po’] di cipolla tritata e lo si fa sciogliere. Poi si eliminano con una schiumarola i
residui di grasso e di cipolla abbrustoliti e si ottiene un condimento veramente
delizioso. Lo diamo ai bambini spalmato su una fetta di pane challah e
insaporito con un pizzico di sale. È buono da morire!»
Lo credo, pensai rabbuiato.
«Comunque», continuò la figlia di Jacob, «utilizziamo anche i gribenes, cioè i
residui di grasso e cipolla abbrustoliti. Li serviamo a parte, insieme alla kasha, di
modo che ciascuno possa prenderne un piccolo assaggio. Sono più buoni delle
patatine fritte. E il rabbino li adora! Il grasso di pollo fuso, invece, viene usato
per condire grano saraceno e pasta. Oh, è una vera delizia!»
Ebbi poi modo di apprendere che questi piatti erano caratteristici della cucina
hassidica e costituivano il pasto tipico dello Shabbat. Per Jacob, però, erano
molto più di un pasto rituale una volta alla settimana. Uomo pio, abituato a
passare molto tempo in preghiera, il rabbino dava poca importanza al cibo e si
limitava a consumare, giorno dopo giorno, pasti sempre uguali.
Pur appartenendo a una tradizione secolare, la dieta di Jacob non era certo
adatta a una persona con sangue di gruppo B. Le lectine contenute in alimenti
come pollo, grano saraceno, fagioli e mais (per non parlare dei gribenes!) e il
loro effetto agglutinante sulle cellule del sangue erano con ogni probabilità i
principali responsabili dell’ictus. Queste particolari lectine possono anche
bloccare l’effetto dell’insulina, il che spiega come mai il diabete del rabbino
fosse diventato sempre più difficile da tenere sotto controllo.
Gli ebrei ortodossi mangiano seguendo la regola kosher, enunciata già
nell’Antico Testamento, che proibisce esplicitamente di nutrirsi con determinati
cibi, mentre altri, come carne e latticini, non devono mai essere consumati
insieme, cioè nel corso dello stesso pasto. Anzi, i piatti, le posate, le pentole e le
casseruole usati per cucinare, servire e mangiare questi due gruppi di alimenti
vengono tenuti separati dalle altre stoviglie e addirittura sciacquati in lavelli
diversi.
Non volendo contestare un rituale che aveva un significato così importante,
affrontai con le due donne l’argomento dieta con molta circospezione. Evitai
pertanto di nominare cibi che la tradizione ebraica considera impuri.
Per mia fortuna le possibilità di scelta rimanevano comunque ampie.
Consigliai alla moglie del rabbino di preparare pasti più variati e di servire i
piatti tipici della tradizione hassidica solo il sabato. Negli altri giorni le suggerii
di cucinare agnello, pesce o tacchino al posto del pollo; riso o miglio invece
della kasha; e di variare la qualità dei fagioli utilizzati per il cholent. Prescrissi,
infine, vitamine e preparati a base di erbe per accelerare la guarigione.
Nel corso dell’anno il rabbino fece considerevoli progressi. Nell’arco di otto
settimane era in grado di camminare e di fare qualche semplice esercizio che
contribuì a migliorare la circolazione. Dimostrò un vigore eccezionale per la sua
età ed eliminò definitivamente anche i disturbi rimasti in seguito all’ictus. Dopo
sei mesi di dieta, il rabbino riuscì a passare dall’insulina iniettabile ai farmaci
ipoglicemizzanti assumibili per via orale, un progresso notevole, se si considera
che erano ormai molti anni che il suo diabete rispondeva solo (e spesso male)
all’insulina. Insomma, grazie alla dieta gli episodi di ictus non si erano ripetuti, il
paziente aveva ricominciato a camminare e il suo diabete era tornato sotto
controllo.
L’esperienza con Jacob mi aiutò a capire quanto profondo e antico sia il
legame che ci unisce al gruppo sanguigno. E anche che i cibi scelti per motivi
religiosi o culturali non sempre sono i più salutari. Una tradizione che risale a
cinque o seimila anni fa merita indubbiamente tutto il nostro rispetto, ma molte
delle caratteristiche del nostro sangue sono ancora più vecchie.
Mentre imparate a conoscere i fondamenti dell’alimentazione che meglio si
adatta al vostro gruppo sanguigno, ricordatevi del rabbino Jacob. Queste diete
non sono state elaborate per imporvi regole nutrizionali rigide, né per privarvi di
cibi che affondano le radici nella vostra cultura. Al contrario, esse sono un
mezzo per consentire alla nostra parte più antica di esprimersi al meglio, per
ricondurci verso le verità essenziali che sono celate nel cuore delle nostre cellule
e che ci legano ai nostri antenati.
Gruppo sanguigno e calo ponderale: la soluzione personalizzata

LA dieta dei gruppi sanguigni promette una cosa semplice: se mangerete secondo
le direttive biochimiche codificate nel vostro sangue e nei vostri geni, potrete
perdere peso e conseguire uno stato di salute e forma fisica che, forse, non
osavate nemmeno sognare. Invece di maltrattare l’organismo, vivrete in armonia
con il vostro peculiare corredo biologico.
Se siete veterani di mille battaglie dimagranti, questa per voi è un’ottima
notizia, perché, probabilmente, il processo dietetico vi è apparso irto di difficoltà
ogniqualvolta avete tentato di costringervi a seguire programmi alimentari che
non vi davano alcun senso di benessere e, a lungo termine, erano destinati a
fallire.
Perché un calo ponderale duraturo è un obiettivo così sfuggente anche per i
più motivati? Ogni anno porta con sé un nuovo trend dimagrante: paleodieta,
vegan, no carb, macrobiotica, digiuno disintossicante, alimenti senza glutine
eccetera. Ciascuno di questi approcci è presentato come la panacea della perdita
di chili, ma in definitiva non si rivela mai tale. Fino a cinquanta milioni di
americani cominciano una nuova dieta l’anno. I tassi di fallimento si aggirano
intorno al 95%... ed è solo una stima per difetto!
Vi sono molte teorie sui motivi del fallimento delle diete, dalla mancanza di
forza di volontà allo scarso controllo delle porzioni, all’incostanza: una comoda
giustificazione per i promotori di questo o quel regime alimentare, che fanno
ricadere la responsabilità del fiasco sull’utente. È assurdo, però, sostenere che il
95% dei soggetti sia pigro o poco convinto: al contrario, chi si mette a dieta ha
spesso tutta la motivazione del mondo!
Passa sotto silenzio, invece, il motivo per cui queste persone non perdono
peso. Quasi tutti i programmi dietetici si aprono con la premessa di essere
formulati in modo da funzionare per tutti. Pensiamoci un istante: come può
essere vero? Non c’è bisogno di essere un biochimico per capire che la
singolarità dell’individuo è una componente essenziale del nostro codice di
esseri umani. E, come abbiamo visto, il gruppo sanguigno è un marchio di
individualità biologica tra i più potenti.
Vorrei sfatare una volta per tutte il mito secondo cui un singolo regime
alimentare – qualunque esso sia – possa funzionare per tutti. L’innovazione
principale della dieta dei gruppi sanguigni è il suo approccio «tagliato su
misura» per l’individuo, che ne sfrutta gli attributi biochimici unici ed evita le
loro insidie.
I pazienti mi chiedono sempre informazioni sulle diete del momento: serve
tagliare i carboidrati? La restrizione calorica funziona? E l’approccio vegan? Il
crudismo? La paleo? Uno di quei modelli può fare al caso loro? La mia risposta
è puntualmente una variante del «sì e no»: sì, alcuni aspetti di una particolare
dieta potrebbero dimostrarsi efficaci nel loro caso, secondo il gruppo sanguigno
e, no, un regime alimentare «taglia unica» non può essere la soluzione giusta per
tutti. La maggior parte delle diete ha del buono in sé, ma propone una formula
universale e – in un mondo di singole individualità – non può essere la risposta
vincente.
Ho ormai alle spalle una trentina d’anni di pratica privata e ho visto i trend più
differenti sparire come erano apparsi. Ho cominciato all’inizio dei
«grassofobici» anni Ottanta, quando la gente evitava come la peste lipidi e
proteine. Per quanto ci provassi, non riuscivo a convincere molti pazienti del
gruppo 0 a adottare una dieta con un più elevato contenuto di proteine e grassi
sani: volevano mangiare come i soggetti di gruppo A. Trent’anni dopo il trend si
è invertito: i pazienti di tipo A vogliono la paleodieta, che prevede
un’alimentazione più adatta al gruppo 0.
Numerosi aspetti della paleo, nonché dei regimi senza glutine o a basso
contenuto di carboidrati, sono efficaci per gli individui di gruppo 0 e, in certa
misura, di gruppo B. Limitando rigorosamente i carboidrati, le diete ad alto
contenuto proteico costringono l’organismo a ricavare energia dalla combustione
dei grassi, con conseguente produzione di chetoni, indice di un’elevata attività
metabolica. Cosa non sorprendente, i pazienti che mi riferiscono di aver perso
chili con una dieta ad alto contenuto proteico hanno in genere gruppo sanguigno
0 o B, benché la maggior parte di queste diete elimini i latticini, che sarebbero
invece benefici per il gruppo B. Non conosco un regime, tra quelli più in voga,
che arrivi anche solo a sfiorare il soddisfacimento dei bisogni nutrizionali delle
persone che appartengono ai gruppi B e AB, con i problemi legati alle lectine
contenute in alimenti come mais e pollame. Anche quando sono generalmente
valide, diete come la paleo e la low carb non prendono in considerazione le
lectine gruppo-specifiche presenti in alcuni ortaggi e frutti o in certa frutta secca,
e che possono costituire una notevole pietra d’inciampo al dimagrimento.
Sebbene, grazie forse alla prima edizione di questo libro, alcuni autori di
paleodiete tengano oggi in conto le lectine nelle loro prescrizioni, taluni utenti di
questi regimi alimentari fanno pendere troppo la bilancia da una parte, optando
per un eccessivo consumo proteico. Carboidrati di buona qualità in linea con il
proprio gruppo sanguigno aiutano invece l’organismo a sfruttare meglio le
proteine ingerite.
Non ho visto molti esponenti del gruppo A che si trovino bene con la paleo o
con le diete a basso contenuto di carboidrati: il loro organismo è biologicamente
poco adatto a metabolizzare la carne con l’efficienza dei gruppi 0 e B. In effetti,
anni fa, lessi la trascrizione online di un’intervista alla capoinfermiera che
collaborava con uno dei più illustri fautori della low carb. A proposito dei gruppi
sanguigni era stata forse un filo più sincera di quanto il suo datore di lavoro
avrebbe voluto: malgrado ogni sforzo, aveva detto, trovavano sempre difficile
applicare con successo il loro regime ai soggetti di gruppo A. Analogamente, gli
individui di gruppo AB non dimagriscono con le diete iperproteiche, che
mancano della giusta quantità di alimenti A-affini loro necessari.
Al contrario, una dieta macrobiotica che incoraggia il consumo di cibi naturali
come ortaggi, riso, cereali integrali, frutta e soia potrebbe meglio adattarsi alle
esigenze del gruppo A, purché si consumino cereali e legumi idonei, evitando
quelli che contengono lectine dannose. Con le dovute cautele, i soggetti di
gruppo A e, in misura minore, di gruppo AB sono in genere buoni vegetariani.
Molte diete hanno cavalcato il trend antizuccheri, sulla base del riduttivo
principio secondo cui i carboidrati (dunque gli zuccheri) sono da evitare.
Altri approcci sono semplicemente insostenibili da un punto di vista
metabolico e persino dannosi. Per esempio, se io per primo sono un fan accanito
dei vegetali come antiossidanti, non approvo i detox a base di succhi: un trend
diffuso, su cui molti chiedono il mio parere. L’idea di «disintossicare» fegato e
reni è attraente e, a prima vista, del tutto plausibile. Se però si esaminano le
prove a sostegno, appare per lo più chiaro che gli ideatori di simili pratiche non
sanno molto, in realtà, della disintossicazione: un processo per cui l’organismo è
già attrezzato da sé, stanti la genetica e il giusto apporto alimentare. Di fatto,
ogni studio sul rapporto tra l’alimentazione e i meccanismi disintossicanti del
corpo mostra immancabilmente che i cibi integrali sono i disintossicanti più
potenti e quelli che più condizionano la flora intestinale. Se il suddetto tipo di
dieta può dar luogo a un calo di peso iniziale – perché i regimi depuranti
contemplano in genere un migliaio di calorie al giorno –, a lungo andare fa più
male che bene.
Se anche una dieta è giusta per voi nelle sue linee generali, potrebbe
comunque riservarvi delle insidie qualora non venga personalizzata. La
conclusione è che la migliore strategia dimagrante è un approccio nutrizionale
individualizzato. Poiché la dieta dei gruppi sanguigni è tagliata su misura per la
composizione cellulare del vostro organismo, specifici alimenti potranno farvi
ingrassare o dimagrire a prescindere dall’effetto che hanno su individui con un
gruppo sanguigno diverso. Da questo punto di vista non esistono cibi buoni o
cattivi: solo giusti o sbagliati per il gruppo sanguigno di appartenenza.
Un programma televisivo ha condotto, una volta, un esperimento per testare le
potenzialità di calo ponderale della dieta dei gruppi sanguigni. Loren, di gruppo
0, veniva sottoposta a un regime alimentare che comprendeva carni magre bio e
verdure; Miguel, di gruppo A, a una dieta che prediligeva cereali integrali,
verdure e derivati della soia. Dopo due settimane Loren aveva perso più di tre
chili e Miguel quasi quattro. I risultati destarono sconcerto, perché si introduceva
un’anomalia nell’abituale rigidità delle pratiche dimagranti: due diete molto
diverse avevano fornito esiti ugualmente soddisfacenti.
Se sceglierete un’alimentazione in linea con le esigenze del vostro gruppo
sanguigno, perderete il peso in eccesso e vi sentirete bene nel farlo: non affamati,
non nauseati o privi di energie, ma come un meccanismo che ha ricevuto la
perfetta messa a punto. I dati scientifici parlano chiaro... e così le testimonianze
di centinaia di migliaia di persone, che hanno condiviso con noi la storia dei loro
successi.
L’approccio personalizzato funziona
Capisco l’ansia che l’alimentazione può indurre e quanto possa intimorire
imbarcarsi in una nuova dieta. La parabola tipica del regime dimagrante
moderno è più o meno questa: esordio all’insegna dell’eccitazione e
dell’entusiasmo, accompagnato da qualche risultato iniziale che alimenta le
speranze; quindi l’emergere delle prime difficoltà, seguito da un timore
soverchiante di «uscire dai binari», poi dal cedimento finale, dall’abbandono
della dieta e dal conseguente aumento di peso. È una formula così frequente che
la si potrebbe quasi brevettare! La dieta dei gruppi sanguigni segue un iter assai
diverso: contempla molto meno disagio e molti più successi.
Di per sé, come ho più volte affermato, non è nemmeno una dieta dimagrante:
è un programma volto al conseguimento di uno stato di salute e una forma fisica
ottimali. Conseguenza naturale di ciò, com’è ovvio, sarà il calo ponderale,
laddove serve: questo approccio non è un trucchetto per levare qualche chilo,
bensì un ripristino della regolarità naturale dell’organismo. Il principale
beneficio in termini di peso è che vi aiuterà a trovare e mantenere quello ideale
o, nel caso di individui con esigenze diverse, ad aumentare per esempio la massa
muscolare (o a non perderla).
Trovo interessante che la dieta dei gruppi sanguigni sia stata scelta in
particolare da molte top model con attività di passerella. Penserete: Be’, ovvio,
chi meglio di loro potrebbe rappresentare l’odierna ossessione per la magrezza?
Ma la questione è più specifica: queste donne (e talvolta i loro colleghi maschi)
hanno dichiarato che, adottando un’alimentazione e delle attività fisiche idonee
al gruppo sanguigno di appartenenza, raggiungono un grado di benessere che
permette loro di primeggiare in una professione così stressante. Per le modelle
adottare la dieta significa respingere un metodo dimagrante di privazioni in
favore di uno stile di vita che permette di apparire e sentirsi al meglio: un
enorme progresso, mi hanno riferito in molte, in un mondo spesso funestato da
regimi alimentari insalubri e condizioni di vera e propria disperazione.
L’esperto di fitness Justin Gelband, che segue molti «angeli» di Victoria’s
Secret, è divenuto un sostenitore della dieta dei gruppi sanguigni dopo aver
constatato i livelli di energia, equilibrio e forma fisica conseguiti dalle sue
clienti. Riscontrava in loro un maggior senso di benessere, una pelle radiosa, una
migliore digestione, un metabolismo più efficiente. Justin non amava le diete:
aveva una conoscenza diretta della devastazione fisica ed emotiva che spesso
possono comportare. Ma questa era diversa: si trattava di un programma
alimentare che agiva in sintonia con l’organismo, anziché contro di esso. La sua
testimonianza mi ha gratificato, ma non sorpreso: la dieta dei gruppi sanguigni
ha esattamente questi effetti su qualunque individuo.
Un’alimentazione su misura
Molti di quanti cominciano una dieta la considerano un processo temporaneo di
restrizione alimentare. Si preparano a un periodo di sacrifici e privazioni. Il calo
ponderale è una partita con loro stessi, in cui sperano di sconfiggere i propri
impellenti e insopprimibili desideri (il cosiddetto craving). È una ben misera
prospettiva e spiega come mai la maggior parte dei regimi dimagranti non
sembra naturale. Le persone che adottano la dieta dei gruppi sanguigni, invece,
tendono spesso a riferire che la sentono «giusta» per loro. Notano, forse, che la
digestione ne risulta agevolata – minor senso di gonfiore dopo i pasti, intestino
più regolare, scomparsa dei bruciori di stomaco, energie al massimo – e che il
tutto avviene in concomitanza con la perdita di peso. Anche nei casi in cui
l’obiettivo primario era il calo ponderale, si ritrovano più contente per un senso
di maggior benessere generale.
Il dimagrimento non esiste in una bolla a sé: il peso ideale si raggiunge
quando l’organismo è in salute. È, questo, un dato di fatto che molte diete
trascurano, ma il processo biochimico è chiaro. Le dinamiche della perdita di
peso sono correlate ai cambiamenti che l’organismo subisce quando si segue una
dieta commisurata alla realtà genetica dell’individuo.
In principio, mentre il fisico attua il decisivo mutamento che consiste
nell’eliminare cibi tossici o difficili da digerire, tenta per prima cosa di espellere
le tossine già presenti, che si trovano in prevalenza nel tessuto adiposo: perciò
l’espulsione delle tossine significa già anche una perdita di massa grassa.
Secondo il gruppo sanguigno di appartenenza del soggetto, l’attività lectinica
di certi alimenti può produrre i seguenti effetti:

Provocare l’infiammazione delle mucose del tratto digerente.


Interferire con il processo di digestione, causando gonfiore.
Rallentare il metabolismo, rendendo la combustione calorica meno
efficiente.
Compromettere la produzione di insulina.
Alterare l’equilibrio ormonale, causando ritenzione idrica (edema), disturbi
tiroidei e d’altro genere.
Così, dopo aver consumato, per esempio, un certo numero di alimenti che
contengono frumento, gli individui dei gruppi 0 e A potranno riscontrare
gonfiore e altri problemi nella digestione. Può essere ben più di una semplice
intolleranza alimentare; le pareti dello stomaco e dell’intestino sono rivestite di
recettori sensibili che interagiscono con le lectine presenti nel frumento, dando
luogo a una reazione. Dapprima tale interazione si avvertirà forse solo come un
lieve disturbo digestivo o un senso di torpore e svogliatezza dovuto al consumo
di cibi sbagliati; con il tempo ne deriveranno costante deterioramento dello stato
di salute, calo delle energie e aumento di peso.
La buona notizia è che, eliminando simili alimenti inidonei e sostituendoli con
altri, più adatti al gruppo sanguigno, cominceranno a vedersi i benefici di un
organismo purificato e più snello.
Come abbiamo visto, un numero crescente di studi dimostra che le alterazioni
della microflora contenuta nell’apparato digerente si correlano ai disturbi del
metabolismo, compresi diabete di tipo 2 e obesità. Molte lectine presenti negli
alimenti alterano l’equilibrio della flora intestinale, contribuendo
all’insulinoresistenza e perciò all’aumento di peso. Il gruppo sanguigno e
l’appartenenza ai secretori hanno un ruolo importante nel condizionare le
caratteristiche generali dell’apparato digerente, influenzando tra l’altro aspetto e
frequenza di numerosi ceppi batterici.
L’insulina è un ormone che controlla la capacità dell’organismo di
metabolizzare il cibo e usarlo per ricavarne energia. Quando mangiamo, il
pancreas la rilascia nel sangue e ciò ha l’effetto di regolare il metabolismo di
carboidrati e grassi, favorendo l’assorbimento del glucosio dal circolo ematico,
in muscoli scheletrici e tessuto adiposo. Nel caso di un sistema correttamente
bilanciato, tutto funziona come si deve, soprattutto perché, una volta che
l’ormone pancreatico ha svolto il suo compito, viene inviato un segnale al
cervello che, a quel punto, informa il pancreas di interromperne la produzione.
Cessando il rilascio di insulina, quella già presente in circolo diminuisce... e il
ciclo può ricominciare da capo.
Qualora l’organismo non sia in grado di utilizzare l’insulina prodotta a questo
scopo, ne deriva una condizione detta insulinoresistenza, che si verifica quasi
immancabilmente nelle persone sovrappeso. In caso di insulinoresistenza, la
quantità normale di ormone pancreatico secreto non è sufficiente a trasferire il
glucosio all’interno delle cellule, che pertanto si dicono «resistenti» alla sua
azione. Con il passare del tempo ciò determina un innalzamento della glicemia,
che può predisporre al diabete di tipo 2 e anche alle cardiopatie. Ma non
dev’essere per forza così: esercizio fisico e una buona dieta possono aiutarci a
rimanere in salute.
È stato dimostrato che le lectine presenti nei cibi interagiscono con l’insulina
sulla superficie delle cellule adipose, il che potrebbe invalidarne l’attività di
signaling e la funzione. L’insulinoresistenza può insorgere in seguito al consumo
di alimenti contenenti lectine che reagiscono impropriamente con i tessuti,
spesso in modi che dipendono dal gruppo sanguigno del soggetto. Alcune hanno
effetti insulinosimili sui recettori delle cellule adipose e ciò segnala alle cellule
stesse di immagazzinare calorie sotto forma di grasso. In tale situazione la
cellula adiposa è paralizzata in permanenza, capace solo di immagazzinare
grasso e incapace di rilasciarlo. Questo spiega perché certe persone acquistano
chili con una dieta ad alto contenuto di carboidrati: non sono le calorie o la
percentuale di lipidi, proteine e carboidrati a causare l’aumento ponderale (la
maggior parte dei carboidrati, dopotutto, ha poche calorie rispetto ai grassi),
bensì le lectine contenute nel cibo, che imitano gli effetti di ormoni prodotti
naturalmente e fanno ingrassare.
Forma fisica ottimale
Una delle domande più frequenti che mi sento porre riguarda il ruolo delle
calorie. Contano? La risposta è ancora una volta: «Sì e no». Se l’obiettivo di
tutte le diete fosse semplicemente limitare l’apporto calorico, si perderebbe il
principale beneficio che deriva da un approccio differenziato per gruppo
sanguigno: il mantenimento della massa tissutale attiva. Quando il regime
alimentare si basa unicamente sulla restrizione calorica, insieme all’adipe si
perde anche la massa tissutale attiva (muscolare e organica), cioè la componente
dell’organismo che brucia le calorie. Perdere grasso, di per sé, è una gran bella
cosa, ma farlo perdendo massa tissutale attiva è controproducente. Mangiare in
conformità con il proprio gruppo sanguigno, invece, tende ad aumentarla,
accrescendo il metabolismo basale, il che consente la combustione dei lipidi
senza sacrificare massa muscolare. Quindi, se seguirete questo approccio, la
perdita di peso sarà consistente e manterrete o aumenterete la massa tissutale
attiva.
Quando l’organismo funziona a dovere si costruisce massa muscolare
naturalmente, attraverso le attività quotidiane e l’allenamento regolare associati
alla dieta. Uno dei cicli naturali del nostro fisico implica la scissione occasionale
di proteine muscolari per ricavare energia: un processo denominato «turnover
proteico»; vi è poi un ciclo continuo di trasformazioni anaboliche (costruzione di
massa muscolare). L’organismo persegue costantemente un equilibrio naturale
tra questi due processi alternati, con una preferenza per quello anabolico.
Attraverso le nostre scelte nutrizionali, letteralmente, alimentiamo e
incoraggiamo l’uno o l’altro dei due.
Molti di quanti seguono le tipiche diete dimagranti nutrono l’errata
convinzione che consumare pasti leggeri, con meno calorie, possa aiutarli a
perdere chili. In realtà, a lungo termine, è vero il contrario. Alcuni studi
dimostrano che il peso perso in questo modo, accanto a una riduzione
temporanea della massa grassa, è in genere soprattutto di natura muscolare. I
regimi rigorosamente limitati, a basso apporto calorico, rischiano di affamare il
fisico, che si pone in modalità di conservazione. Diete di questo tipo o anche un
digiuno prolungato nell’arco della giornata possono di fatto indurre uno stato
catabolico in cui si bruciano i muscoli per preservare l’energia. Il tessuto
muscolare è metabolicamente attivo e richiede molta energia calorica per
mantenersi integro. Conservare un’alta percentuale di tessuto attivo è importante
soprattutto quando si tenta di dimagrire. Poiché le diete restrittive non fanno
alcunché per aumentarlo, il metabolismo rimane invariato o peggiora,
predisponendo l’individuo a recuperare il peso perduto (se non di più) non
appena ricomincerà a mangiare in modo normale.
Perciò nutrirsi poco o con frequenza insufficiente avrà un effetto opposto a
quello sperato. Con meno pasti a disposizione l’organismo rallenta il
metabolismo, rendendo più difficoltoso l’assorbimento del cibo ingerito. Più
pasti piccoli, frequenti e ricchi di sostanze nutritive si consumano, più efficiente
diventa il metabolismo. Lo si è misurato con precisione. Usando il metabolismo
basale come punto di partenza, il dispendio calorico supplementare necessario
per digerire, assorbire ed elaborare gli alimenti ingeriti è detto effetto termico del
cibo (o termogenesi postprandiale).
Cibi diversi, non sorprende, hanno influssi differenti sull’effetto termico ed è,
questo, un motivo in più per scegliere una dieta personalizzata secondo il gruppo
sanguigno. Uno studio significativo ha dimostrato che, durante il classico
intervallo di sei ore di metabolismo a riposo, bruciamo in genere circa 270
calorie. Facendo un singolo pasto a base di soli carboidrati o soli grassi, l’energia
bruciata durante l’intervallo di sei ore raggiungeva le 290 calorie (20 in più).
Aspetto interessante, quando mangiavano solo proteine i soggetti coinvolti
bruciavano 310 calorie (40 in più). Risultava dunque che le proteine assunte da
sole avevano il doppio del potenziale termogenico rispetto a grassi e carboidrati.
L’organismo ha bisogno delle proteine per mantenere e costruire la massa
muscolare, ma quali sono le tipologie e le quantità giuste per voi? La dieta dei
gruppi sanguigni è la guida perfetta non solo alle fonti proteiche ideali, ma anche
alle dosi più indicate. In generale, diverse ricerche mostrano che pasti più
piccoli, a distanza di due o tre ore l’uno dall’altro, comprensivi di una fonte
proteica di qualità, forniscono al tessuto muscolare il nutrimento necessario a
prosperare.
Il ciclo stress-peso corporeo
La dieta dei gruppi sanguigni contempla anche specifiche raccomandazioni
inerenti l’esercizio fisico e la gestione dello stress, che sono parimenti
fondamentali ai fini del dimagrimento. Come forse saprete, l’essere troppo tesi e
spossati nuoce all’organismo. Nell’accezione più semplificata, lo stress è quel
che avvertiamo quando le esigenze del vivere soverchiano la nostra capacità di
risposta. Sapevate, però, che favorisce anche l’aumento di peso? Inoltre, come il
cibo, le reazioni allo stress e il fabbisogno di esercizio fisico differiscono
secondo il gruppo sanguigno di appartenenza.
Il vecchio motto degli sportivi, «Se non soffri, non progredisci», è l’esatto
opposto della filosofia su cui si fonda il nostro approccio. Le reazioni allo stress
sono diverse per ogni gruppo sanguigno e le indicazioni relative all’attività fisica
variano di conseguenza. Confrontandole – le trovate delineate nel programma –
vi risulteranno evidenti alcune importanti differenze.
L’esercizio fa bene, dunque, ma senza esagerare. Se si eccede, specie con un
regime contrario alle esigenze del proprio gruppo sanguigno, si rischia l’ironica
sorte di diventare giusto una versione «un po’ più sana» di un individuo ancora
sovrappeso.
Qual è il vostro peso ideale?
Il numero che appare sulla bilancia è solo una parte dell’equazione: ci sono altri
due valori che vi aiuteranno a calcolare il vostro peso ideale: il girovita e l’indice
di massa corporea (IMC).
Girovita
È la misura del grasso addominale, indice attendibile di un peso malsano che
rischia di condurre a obesità, diabete e cardiopatia. Si considera eccessivo un
valore superiore agli 88 centimetri per le donne, ai 100 per gli uomini. Rilevatelo
in posizione eretta, ponendo un metro da sarto intorno alla vita, appena al di
sopra del bacino.
Indice di massa corporea (IMC)
È una semplice misura del grasso corporeo che prende in considerazione
l’altezza e il peso di una persona.
Per calcolare l’IMC moltiplicate l’altezza in metri per se stessa (per esempio
1,82 x 1,82 = 3,31). Dividete il peso in chili per il risultato ottenuto (per esempio
68,1/3,31 = 20,5). L’IMC dell’individuo nell’esempio sarà 20,5.

Analizzate il risultato:
Meno di 18,5 Sottopeso
18,5-24,9 Normopeso
25-29,9 Sovrappeso
30 e più Potenzialmente obeso

L’IMC è un utile indicatore delle condizioni di peso per la maggior parte degli
individui, ma per taluni è un indice troppo semplicistico, in quanto presuppone
che tutto il peso in eccesso sia costituito da adipe. Negli atleti, al contrario, esso
è spesso rappresentato da massa muscolare: perciò molte voci autorevoli
rifiutano il parametro quale indicatore definitivo di obesità. Il girovita aiuta a
chiarificare il quadro, perché è quasi sempre costituito da tessuto adiposo. Ci si
può anche far misurare la percentuale di grasso corporeo dal medico, in farmacia
o in palestra. Questo valore rivelerà quanta parte del corpo è composta di
muscolo magro e osso, quanta di grasso. Entrambe le misure sono validi
indicatori del peso come fattore di rischio per la salute.
La chiave del dimagrimento individualizzato
La dieta dei gruppi sanguigni, quale sarà descritta nel prossimo capitolo, fornisce
tutte le specifiche di cui avrete bisogno per un’alimentazione su misura. Ma ecco
fin d’ora un rapido vademecum sui principali fattori che determinano l’aumento
e la perdita di peso di ogni gruppo.
Gruppo 0
I principali fattori di aumento ponderale per il gruppo 0 sono:

Insulinoresistenza
Disbiosi intestinale
Squilibrio degli ormoni tiroidei
Infiammazione

La vostra eredità genetica vi dà l’occasione di essere forti, magri, produttivi,


longevi e tenaci. Ma quando le «impostazioni» del gruppo 0 vengono
manomesse a causa di un’alimentazione scorretta, mancanza di esercizio fisico,
comportamenti sbagliati o elevati livelli di stress, vi ritrovate più esposti a effetti
metabolici negativi come insulinoresistenza, attività tiroidea rallentata e aumento
di peso. Gli appartenenti al gruppo 0 possono anche essere predisposti a certe
malattie, come i disturbi tiroidei, che sono in grado di condizionare la
regolazione del peso. Non è infrequente, per loro, andare incontro a
un’instabilità tiroidea, mostrando spesso livelli insufficienti di iodio, un
elemento fondamentale per un’appropriata attività della tiroide. La funzione
tiroidea alterata può dar luogo a numerosi effetti negativi: dall’aumento
ponderale alla ritenzione idrica, dalla perdita di capelli al senso di stanchezza.
Il segreto di un’alimentazione ottimale è contenuto nell’imprint del gruppo
sanguigno. Il gruppo 0 è programmato per l’azione e tale qualità si riflette nel
metabolismo, nella digestione, nel sistema immunitario. Se adotterete una dieta a
base di carni magre prive di additivi chimici, frutta e verdura, il vostro fisico si
manterrà snello e pieno di energie. I cereali, invece – soprattutto il glutine
contenuto nel frumento –, comprometteranno il vostro stato naturale e vi
condanneranno all’aumento di peso, oltre che a complicazioni metaboliche.
Limitare cereali, pane e legumi è un’ottima strategia di calo ponderale per il
gruppo 0.
Riuscirete nell’intento integrando nella dieta molte proteine d’alta qualità. Ciò
aumenterà la massa tissutale attiva e accelererà il metabolismo.
Un’alimentazione ricca di proteine darà impulso al dimagrimento e brucerà il
grasso in eccesso.
Come fa chi appartiene al gruppo 0 a perdere chili mangiando carne? Il
segreto è nella traccia genetica del paradiso paleolitico. Il fatto che i vostri
antenati genetici contassero sulla carne – una delle prime strategie di
sopravvivenza della specie – è codificato in una serie di geni, controllati dal
vostro gruppo sanguigno. Siete in possesso di un’arma segreta che non è
disponibile agli altri: succhi gastrici in maggiori concentrazioni che vi
permettono di digerire e metabolizzare con più efficienza carni e grassi. In
particolare possedete il triplo del normale quantitativo di un enzima detto
fosfatasi alcalina, che aiuta a scindere proteine e lipidi, facilitando digestione e
metabolismo.
Uno degli aspetti più controversi della dieta dei gruppi sanguigni è sempre
stato la raccomandazione ai membri del gruppo 0 – e in certa misura del gruppo
B – di consumare carni rosse quale componente chiave della loro alimentazione.
Oggi molte voci autorevoli della nutrizione demonizzano la carne in virtù di un
legittimo timore che riguarda i grassi saturi animali, implicati nell’insorgenza di
cardiopatie, tumori e altre affezioni. Quella, però, è la carne disponibile nella
maggior parte dei supermercati e dei ristoranti, spesso grassa e imbottita di
sostanze chimiche: nulla di più distante dalle carni magre biologiche prescritte
agli esponenti del gruppo 0. Alcune diete ad alto contenuto di proteine e con
pochi carboidrati caldeggiano un consumo indiscriminato di protidi animali
provenienti dalle fonti più disparate – prosciutto e insaccati compresi – nel
tentativo di generare uno stato denominato chetosi, in cui l’organismo brucia il
cosiddetto «grasso bruno». L’assunzione di grandi quantità di proteine animali
può produrre inizialmente una significativa perdita di peso, ma a lungo andare è
dannosa e controproducente, in quanto sottopone fegato e reni a uno sforzo
immane, impegnando anche il cuore. E al termine della dieta, i chili persi sono
destinati a tornare.
Già nella prima edizione di questo libro, una ventina d’anni fa, si
raccomandava di scegliere solo fonti di proteine animali biologiche, allevate a
pascolo e in libertà. All’epoca l’idea faceva scalpore, perché era pressoché
impossibile trovare carni da bestiame nutrito a erba. Oggi, naturalmente, sono
assai più presenti sia nella grande distribuzione sia nei ristoranti.
Non sto suggerendo agli individui di gruppo 0 di precipitarsi alla steak house
più vicina e rimpinzarsi di costata. Gran parte della carne che si consuma oggi è
troppo grassa, imbottita di ormoni, antibiotici e altre sostanze tossiche.
Raccomando invece quella magra, biologica e priva di agenti chimici, da
assumere in porzioni ragionevoli, eliminando il grasso visibile.
La prima strategia di sopravvivenza dei vostri antenati di gruppo 0 dipendeva
dal mantenimento di un’elevata quantità di massa tissutale attiva e di una bassa
percentuale di grasso corporeo. È anche la vostra natura, purché seguiate la
giusta alimentazione per il vostro gruppo sanguigno. Deviando da questo
cammino – assumendo cibi con lectine che vi impediscono di sfruttarli come
fonte di energia – sarete esposti all’insulinoresistenza e al sovrappeso. Questi
alimenti segnalano al vostro corpo di accumulare calorie e impedirne lo
sfruttamento. Ne consegue un calo dei livelli di energia. Il grasso
immagazzinato, inoltre, provoca ritenzione idrica e rallenta il metabolismo.
Per il gruppo 0 il fattore alimentare più problematico ai fini del dimagrimento
è il glutine che si trova nel germe di grano e nei prodotti a base di frumento
integrale. Esso agisce sul metabolismo, creando l’esatto opposto della
condizione di chetosi; invece di mantenervi magri e pieni di energia, le lectine
glutiniche inibiscono il metabolismo dell’insulina, interferendo con un uso
efficiente delle calorie a scopo energetico. Assumere glutine è per voi come
mettere nell’auto il carburante sbagliato: invece di alimentare il motore, non fa
che ostruirlo. Ho visto individui di tipo 0 sovrappeso, reduci da vari fallimenti
con altri regimi dimagranti, perdere rapidamente chili eliminando soltanto il
frumento dalla dieta.
Tuttavia, se il calo ponderale è il vostro obiettivo primario, il glutine non è il
solo ostacolo da rimuovere. Certi legumi, specie lenticchie e fagioli rossi,
contengono lectine che si depositano nel tessuto muscolare, rendendolo più
alcalino e meno «carico» in vista dell’attività fisica. Le persone di gruppo 0 sono
più magre quando il loro tessuto muscolare è in condizioni di leggera acidità
metabolica: in tale stato bruciano con più rapidità le calorie.
Questi soggetti hanno anche una tendenza all’ipotiroidismo (basse
concentrazioni di ormoni tiroidei). Ciò può derivare, sorprendentemente, da uno
squilibrio della flora intestinale: il microbiota. Un’eccessiva proliferazione
micotica (candida) o taluni ceppi di batteri dannosi al gruppo sanguigno
nell’intestino possono di fatto indurre il sistema immunitario ad attaccare la
tiroide per errore. Ho visto molti casi di tiroidite autoimmune risolta, in pazienti
di tipo 0, con un semplice cambio di dieta. Quella adatta al gruppo in esame
contempla cibi che sostengono l’attività della tiroide e scoraggiano il proliferare
dei batteri antagonisti in sede intestinale.
Il gruppo 0 mostra inoltre una tendenza alle affezioni di tipo infiammatorio.
Le ragioni non sono del tutto note, ma potrebbero essere correlate agli anticorpi
anti-gruppo sanguigno o, come si diceva più sopra, a squilibri nel microbiota. È
ormai assodato che l’infiammazione ha un rapporto diretto con l’aumento di
peso, nella misura in cui compromette la leptina, l’ormone responsabile del
bilancio energetico dell’organismo. Pertanto il programma dimagrante studiato
per il gruppo 0 ha anche una valenza antinfiammatoria.
Oltre a moderare le porzioni e a prediligere carni magre per ottenere il
massimo beneficio dimagrante, gli individui di tipo 0 devono preferire specifici
alimenti vantaggiosi ed evitarne altri che sarebbero loro di ostacolo. Ecco una
guida di rapida consultazione:
Gruppo A
I principali fattori di aumento ponderale per il gruppo A sono:

Scissione inefficace delle proteine animali


Scarso metabolismo dei grassi saturi
Proliferazione batterica
Tendenza a una più elevata viscosità ematica e cellulare
Squilibrio dell’ormone surrenale dello stress

Il fattore dominante nello sviluppo delle caratteristiche digestive del gruppo


A, ovvero l’adattamento a una dieta fondata sulle proteine vegetali, si può far
risalire alla lotta per la sopravvivenza, quando, molto tempo fa, una precedente
età dell’oro lasciò il posto a un’epoca di turbolenza e incertezze. Poiché il bacino
di caccia locale era esaurito, gli uomini si avventurarono più lontano, giunsero in
contatto con una flora e una fauna sconosciute, si adattarono e sperimentarono
nuove forme di alimentazione. La coltivazione di cereali e l’allevamento di
bestiame cambiò tutto; per la prima volta si era in grado di superare lo stile di
vita dei cacciatori-raccoglitori e stabilire comunità stanziali. Gli adattamenti che
con il tempo il gruppo A mise in atto si fondavano sul bisogno di sfruttare
appieno i nutrienti ricavati dalle fonti di carboidrati. Tali adeguamenti biologici
sono ancora osservabili oggi nell’apparato digerente del gruppo A. Se
appartenete a questo gruppo, avrete in genere livelli più alti di enzimi digestivi
deputati alla scissione degli amidi, il che permette una digestione più lenta ed
efficiente dei carboidrati. Il vostro microbiota è inoltre più idoneo a una dieta a
base di vegetali.
Da un certo punto di vista il profilo alimentare del gruppo A è quasi l’opposto
di quello del gruppo 0. Quando mangiate carne rossa la digerite male e non
l’assorbite in modo corretto perché gli scarsi acidi gastrici e gli enzimi lipolitici
vi impediscono un metabolismo appropriato. Poiché il vostro apparato digerente
si è sviluppato come adattamento a uno stile di vita agricolo, la vostra dieta
dimagrante ideale è ricca di cereali integrali, verdure e proteine di origine
vegetale.
Negli anni Cinquanta è stato osservato che il gruppo A produce di norma
meno acido cloridrico (HCl) nello stomaco in risposta alle proteine animali.
Insieme agli enzimi proteolitici, l’HCl scinde i protidi in frammenti sempre più
piccoli, fino alle loro componenti essenziali, gli aminoacidi. Una quantità
insufficiente di acido cloridrico può dar luogo a una scissione proteica
incompleta, costringendo il tratto digerente e il sistema immunitario a gestire
macromolecole «malriuscite», che potrebbero risultare più allergeni che elementi
nutritivi. Gli individui di gruppo A producono inoltre concentrazioni molto più
basse di fosfatasi alcalina intestinale (IAP), una molecola coinvolta nella
digestione dei grassi che accompagnano le proteine animali. Uno studio ha
dimostrato che il gruppo A possiede appena un terzo della IAP del gruppo B;
secondo un’altra ricerca la presenza dell’antigene del gruppo A nel tratto
digerente, di fatto, disattiva la IAP!
I risultati incompleti della digestione così compromessa possono dar luogo
alla produzione di una classe di molecole tossiche e danneggiare il delicato
rivestimento dei vasi sanguigni. Molte di queste tossine possono fungere da
fattori di accrescimento: molecole che segnalano alle cellule di immagazzinare
energia sotto forma di adipe. Per diversi aspetti il tipo A è l’esatto opposto del
gruppo 0, dal punto di vista del metabolismo. Se negli appartenenti a
quest’ultimo le proteine animali aumentano rapidamente la massa tissutale
attiva, hanno un effetto assai diverso sui membri del gruppo A. Forse avrete già
notato che, quando mangiate carne rossa, vi sentite appesantiti e meno energici
di quando assumete proteine vegetali. Il consumo di protidi animali può anche
determinare un ispessimento e una maggiore viscosità del sangue, interferendo
con la circolazione e aumentando il rischio di malattie cardiovascolari. Il gruppo
0 trasforma le proteine animali in muscoli; il tipo A, in ultima istanza, le
immagazzina sotto forma di grasso. Se siete individui di gruppo A abituati a
mangiare molta carne, passare alla dieta dei gruppi sanguigni comporterà per voi
un mutamento sostanziale. Perderete peso rapidamente, fin da subito, eliminando
via via gli alimenti che digerite male.
Precauzione fondamentale nell’alimentazione di tipo vegetale del gruppo A è
l’esigenza di rinunciare a tutti i cibi elaborati e altamente raffinati, per la sua
elevata sensibilità agli effetti delle sostanze chimiche che vi predominano.
Se potrete consumare piccole quantità di latticini fermentati, come lo yogurt
(che, anzi, vi farà bene), nel complesso latte e derivati produrranno uno
squilibrio nel vostro microbiota. Ciò per la presenza nel latte del galattosio, vero
e proprio antigene del gruppo B. Grandi quantità di questo zucchero nella dieta
favoriscono ceppi batterici che metabolizzano il glucosio: batteri più adatti al
gruppo B che al gruppo A. In più molti latticini sono ricchissimi di grassi saturi,
il genere di lipidi che compromette la salute del cuore e può condurre a obesità e
diabete di tipo 2: tutte patologie prevalenti per il gruppo A. Molti appartenenti al
gruppo, invece, tollerano bene il latte di soia e i suoi prodotti, che non solo
forniscono una significativa quantità di proteine, ma anche una regolazione
positiva del sangue, oltre a proteggere il delicato rivestimento delle arterie.
Il frumento è ammesso nella dieta del gruppo A, ma è bene stare attenti a non
esagerare, o favorirà l’infiammazione. Se prima di passare al nostro approccio
alimentare lo avete consumato in abbondanza, potreste aver bisogno di
eliminarlo per le prime due o tre settimane: ciò darà all’apparato digerente un po’
di tregua, consentendogli di rigenerarsi. Quando la mucosa intestinale sarà di
nuovo resistente, riuscirete a tollerare quantità ragionevoli di frumento, purché
non vi sia stata diagnosticata un’intolleranza al glutine. Questa è determinata da
un gene indipendente dal gruppo sanguigno, perciò, se il vostro medico ha
rilevato un problema con il glutine, dovrete comunque optare per un’alternativa.
Studi condotti negli anni Settanta hanno mostrato una tendenza del gruppo A
ad avere sangue più viscoso (più denso), un tratto che è di frequente esasperato
da stress e malattia. Ciò è dovuto al fatto che il gruppo A presenta più alti livelli
di un fattore di coagulazione (il Fattore VIII): questo è essenziale per la corretta
coagulazione del sangue e, persino in circostanze normali, gli esponenti del
gruppo A ne possiedono concentrazioni superiori del 30% rispetto agli altri
gruppi. Il Fattore VIII è implicato nella genesi dell’aterosclerosi, in quanto
coinvolto nell’infiammazione del rivestimento dei vasi sanguigni che dà inizio al
processo. Una dieta ricca di proteine animali aumenta il Fattore VIII e
contribuisce al rischio di cardiopatie. Oltre alla maggior viscosità ematica, ho
evidenziato una particolare tendenza del gruppo A a una più alta viscosità
cellulare. Tramite un dispositivo detto analizzatore di bioimpedenza ho testato
migliaia di pazienti per stabilire le percentuali d’acqua all’interno e all’esterno
delle loro cellule. Gli individui sovrappeso di gruppo A hanno sempre
percentuali d’acqua più elevate all’esterno che all’interno. I valori preferenziali
sarebbero circa il 55-60% di acqua intracellulare a fronte di un 40-45% di acqua
extracellulare. Una cellula disidratata è disfunzionale. In una cellula con la giusta
idratazione, per esempio, una molecola che funge da messaggero chimico
impiega circa quattro minuti a viaggiare dal nucleo al sito target; in una
disidratata il tutto può richiedere ore, con gravi conseguenze per il metabolismo,
che necessita di reazioni cellulari rapide ed efficienti.
Il gruppo A dovrebbe includere nell’approccio alimentare alcune
raccomandazioni contro lo stress. Oltre ai suoi effetti sulla viscosità cellulare,
infatti, un’altra area problematica per questo gruppo è il controllo di un ormone
dello stress chiamato cortisolo (ritenuto in parte responsabile della cosiddetta
reazione «combatti-o-fuggi»). Tra gli altri effetti nocivi, alcuni studi hanno posto
in relazione diretta elevati livelli di cortisolo e l’aumento di peso. L’incremento
di questo ormone reprime l’attività della leptina, necessaria per la regolazione di
energia e appetito. Come dimostrato da diverse ricerche, a differenza del gruppo
0 che, in risposta allo stress, presenta una rapida impennata del cortisolo, i
gruppi A e B vanno incontro a un innalzamento minore e più prolungato: una
modalità ritenuta maggiormente pericolosa. Sonno sregolato e ambiente
lavorativo stressante contribuiscono entrambi allo squilibrio surrenale e
all’aumento di peso.
Oltre ad assumere un’ampia varietà di grassi «buoni» e sani, e giuste dosi di
ortaggi e cereali, gli individui di gruppo A devono prestare particolare attenzione
a certi cibi, per i loro effetti benefici o, al contrario, per quelli dannosi. Ecco una
guida rapida:
Gruppo B
I principali fattori di aumento ponderale per il gruppo B sono:

Sensibilità alle lectine


Disintossicazione epatica disfunzionale
Tendenza all’iperassimilazione
Squilibri del microbiota

Sono solito definire il gruppo B «idiosincratico», a significare che gli


individui che ne fanno parte portano in sé un mix di tratti, talvolta simili a quelli
del gruppo 0, ma più spesso del tutto peculiari. In quanto tipi B, avete il
potenziale genetico per una notevole malleabilità e la capacità di prosperare in
condizioni mutevoli. A differenza delle persone di gruppo A e 0, che si situano
agli estremi opposti di ogni spettro, la vostra posizione è mutevole, con la
possibilità di migrare nell’una o nell’altra direzione. Si capisce facilmente come
tale flessibilità fosse funzionale agli interessi dei primi uomini di gruppo B, che
avevano l’esigenza di bilanciare le due forze opposte dei regni animale e
vegetale. Al tempo stesso pareggiare i due poli può risultare davvero
impegnativo e il gruppo B tende a essere sensibile a qualunque cosa minacci di
scompaginare quell’equilibrio.
Caratteristica di questi soggetti è la sensibilità estrema alle lectine e, stando
alle testimonianze di quanti hanno perso peso grazie alla dieta dei gruppi
sanguigni, l’esclusione del pollo è quasi sempre il primo passo necessario.
Spesso, peraltro, affermano che, prima di eliminarlo, non si erano mai resi conto
di quanto nuocesse al loro benessere. Potrà apparire paradossale a chi è attento al
mangiar sano, perché non solo il pollo è presente in moltissime cucine etniche,
ma è in genere considerato più salutare e più magro delle altre carni. Così non è,
però, per gli appartenenti al gruppo B.
Anche le lectine presenti in alimenti come mais, frumento, lenticchie, grano
saraceno e arachidi costituiscono un impedimento alla perdita di peso. Se li
includono nella dieta faticheranno parecchio a dimagrire. Ciascuno di questi
alimenti contiene lectine diverse, ma tutte condizionano l’efficienza dei processi
metabolici, dando luogo a senso di stanchezza, ritenzione idrica e a un grave
calo degli zuccheri nel sangue dopo ogni pasto (ipoglicemia).
Non è ancora del tutto chiaro perché ciò avvenga. Sappiamo che molte lectine
in grado di oltrepassare il rivestimento dell’intestino attraverseranno innanzitutto
il fegato prima di raggiungere la circolazione sistemica. Le aree epatiche
deputate alla disintossicazione sono pervase di galattosio e zuccheri affini che,
come forse ricorderete, somigliano al vostro gruppo sanguigno. Poiché il fegato
è il principale organo metabolico, queste lectine possono concorrere ai problemi
epatici che costituiscono il principale fattore di malessere e aumento ponderale
per il gruppo B.
Uno dei possibili meccanismi coinvolti sottende una non lieve ironia, in
quanto dipende proprio dai processi di disintossicazione del fegato. Di norma i
prodotti dell’assimilazione che avviene in fase digerente si muovono
dall’intestino al fegato attraverso la vena porta e in questo passaggio ha luogo
una sorta di «controllo doganale», perché non tutto ciò che assimiliamo
dall’intestino, come particelle virali e batteri, è necessariamente benefico per
l’organismo. Il fegato è perciò dotato di un team di «agenti», detti cellule di
Kupffer: veri e propri spazzini che fagocitano gli elementi di certa o potenziale
pericolosità assunti con la dieta. In taluni casi, però, i guardiani epatici si fanno
ingannare e reagiscono in modo esagerato di fronte a un piccolo gruppetto di
«cattivi», lasciando invece passare indisturbata una banda assai più numerosa:
un po’ come quando l’agente doganale di turno si fissa sul turista con troppi
souvenir e non si accorge della partita di droga che gli passa sotto il naso. Oltre
agli ovvi disturbi metabolici e immunitari, frequenti conseguenze di tutto ciò
sono un profondo senso di stanchezza e l’ipoglicemia. So che il problema
riguarda in particolare il gruppo B perché io stesso ho impiegato trattamenti
correttivi per tali disturbi, che si sono rivelati quasi sempre efficaci.
I pazienti ipoglicemici mi chiedono spesso se debbano seguire l’avvertenza
standard di consumare piccoli pasti frequenti nell’arco della giornata per
impedire il crollo dei livelli glicemici. Personalmente scoraggio tale pratica,
perché ritengo che il problema principale non sia quando mangiano, ma che
cosa. Certi alimenti provocano il calo degli zuccheri nel sangue, specie per gli
appartenenti al gruppo B: eliminandoli e adottando la dieta giusta per il gruppo
di appartenenza, la glicemia, dopo i pasti, resterà normale. Lo «spizzicare» –
consumare piccoli pasti per tutta la giornata – interferisce con i segnali naturali
di fame dell’organismo e rischia di farvi sentire sempre affamati: il che non è
molto utile, se state cercando di perdere peso.
Un’altra area potenzialmente problematica per il gruppo B è
l’iperassimilazione di nutrienti dalla dieta. Vi sarà già capitato di osservare
questo fenomeno: due persone mangiano le stesse cose, ma una aumenta di peso,
l’altra lo mantiene inalterato o addirittura dimagrisce. Alla faccia del conto delle
calorie! Oggi sappiamo che questo accade realmente e forse cominciamo anche a
comprenderne la causa. Come molti altri problemi di salute, deriva dalle
condizioni della flora intestinale. Abbiamo già parlato di come il gruppo
sanguigno influenzi pesantemente i ceppi batterici che risiedono nell’intestino e,
sebbene la ricerca sul microbiota sia ancora agli albori, sappiamo che taluni
ceppi possono produrre enzimi in grado di favorire la scissione degli alimenti.
Una classe di questi enzimi è costituita dalle glicosidasi, in particolare le
alfaglicosidasi. Queste coadiuvano la digestione degli amidi in zuccheri
semplici. Molti ceppi di batteri producono alfaglicosidasi e, a quanto sembra,
prediligono quale sede l’intestino degli individui di gruppo B.
Un’eccessiva attività delle alfaglicosidasi nel tratto intestinale dà luogo al
fenomeno dell’iperassimilazione: il corpo, cioè, estrae sostanze nutritive da
elementi della dieta che, di solito, si limitano a passare oltre inalterati, come gli
amidi e le fibre. Laddove un assimilatore normale non li convertirebbe in
zuccheri (e calorie), l’iperassimilatore lo farà. Io l’ho osservato spesso nei
soggetti di gruppo B e ho constatato che, quando prescrivo agenti inibitori
dell’alfaglicosidasi a persone obese o sovrappeso di questo gruppo, dopo
qualche giorno di tumulto digestivo (per lo più meteorismo e gonfiore)
cominciano a dimagrire in fretta.
Di tutti i gruppi sanguigni, il B può trarre beneficio dalla più ampia varietà di
latticini, soprattutto quelli fermentati. Non a caso vi sono prove del fatto che il
siero, uno degli elementi proteici più abbondanti nel latte, sia un moderato
inibitore dell’alfaglicosidasi. Il siero ha anche fama – fondata su basi scientifiche
– di utile integrazione della dieta per l’accrescimento del tessuto muscolare (che
a sua volta aiuta ad accelerare il metabolismo). Occorre comunque ricordare che
alcuni individui possono avere problemi con i latticini a causa di una carenza di
lattasi, l’enzima necessario a scindere gli zuccheri del latte. È una
predisposizione genetica indipendente dal gruppo sanguigno e va affrontata sulla
sola base dell’esperienza individuale.
Gruppo AB
I principali fattori di aumento ponderale per il gruppo AB sono:

Proliferazione batterica/disbiosi
Stress
Sensibilità alle lectine

La dinastia degli Asburgo aveva un motto interessante che si potrebbe


facilmente applicare al metabolismo del gruppo AB: «Gli altri fanno le guerre!
Tu, Austria felice, sposati». In fatto di aumento ponderale il tipo AB rispecchia il
connubio dei geni A e B, un’armoniosa alleanza che offre nuovi benefici e
qualche problema inaspettato. Dal mio punto di vista il gruppo AB è una sorta di
«terzo escluso». Qualunque caratteristica di A o di B sarà «più o meno» valida
per il tipo AB... O lo sarà, «più o meno», il suo opposto.
Questo gruppo, per esempio, possiede «più o meno» l’adattamento del tipo A
alle proteine vegetali e, insieme, quello del B alle carni. Così, da un punto di
vista funzionale, l’AB può essere oltremodo difficile da caratterizzare. Altro
esempio: le donne del gruppo AB sono più alte della media, mentre gli uomini
sono più bassi. Aggiungete la rarità del gruppo (comprende circa il 2-3% di
quasi tutte le popolazioni) e capirete perché amo definirlo «l’enigma».
Cominciamo da quel che si sa. Il gruppo AB ha gli antigeni sia di A sia di B e
non possiede anticorpi contro gli altri gruppi sanguigni. Avendo entrambi gli
antigeni e nessun anticorpo, tollera bene alimenti e batteri A-affini e B-affini,
benché talvolta, forse, fin troppo: questa tolleranza, infatti, può comportare
problemi di proliferazione batterica e una popolazione sregolata di
microrganismi nell’intestino (disbiosi). Può capitare che la proliferazione
batterica divenga tale che la popolazione microbica nell’intestino crasso, area di
solito piena di batteri, debordi nel tratto superiore dell’intestino tenue,
normalmente sterile. Ciò provoca un’affezione denominata sindrome da
proliferazione batterica intestinale (SIBO), che è piuttosto frequente, soprattutto
negli individui di gruppo AB.
La SIBO non è difficile da diagnosticare. Un metodo semplice consiste nel
rilevare elevate concentrazioni di idrogeno nel fiato. Si dà al paziente un
assaggio di un preparato zuccherino detto lattulosio e si registrano i valori di
idrogeno nel fiato durante le successive quattro ore. Valori alti nelle fasi iniziali
segnalano fermentazione in corso nel tratto gastrointestinale superiore, mentre
una rilevazione positiva nelle fasi successive indica che ha luogo nel tratto
inferiore. E ovunque vi sia fermentazione – potete scommetterci – ci saranno
batteri in quantità.
Un modo rapido per avviare i soggetti di gruppo AB sulla strada di un
dimagrimento efficace è, appunto, risolvere la SIBO. Gli approcci principali
sono tre: ridurre al minimo la fonte di alimenti non digeriti o male assorbiti
nell’intestino, ricostituire la flora intestinale e – l’opzione che amo di meno –
eliminarla per intero, lasciando che l’organismo se la cavi da sé (strategia mai
davvero efficace).
Lo stress ha un notevole effetto sul corretto funzionamento del metabolismo
negli individui di tipo AB. A differenza dei gruppi A e B, che sembrano avere
difficoltà a eliminare il cortisolo, l’AB tende a stressarsi in modo simile al
gruppo 0, reagendo a tensione e pressioni con un’eccessiva conversione di
dopamina in noradrenalina. Quest’ultima rientra nella risposta combatti-o-fuggi,
perciò tendiamo ad associarla al sistema nervoso centrale; tuttavia ne viene
prodotta una vasta quantità anche nell’intestino, dove, secondo alcuni studi,
favorisce la crescita di vari microrganismi, compreso l’Helicobacter pylori,
responsabile dell’ulcera.
Molte delle lectine che possono contribuire ai disturbi metabolici dei gruppi A
e B causano problemi simili nel gruppo AB, anche se qui vediamo entrare in
azione il principio del terzo escluso: la soia, per esempio, contiene una lectina
problematica per il gruppo B, ma una benefica per il gruppo A. In questo caso, il
gruppo AB reagisce come l’A. Il mais è neutro per il gruppo A, ma contiene una
lectina problematica per il B; in questo secondo caso, il gruppo AB funziona
come il B.
Essere di gruppo AB, però, ha altri vantaggi. Dal momento che il vostro
sistema immunitario non possiede anticorpi contro gli altri gruppi sanguigni,
deve sostituirli contando su metodi alternativi. Per lo più si affida a una
popolazione assai efficiente di linfociti (globuli bianchi) chiamati «cellule
killer». Mantenerli adeguatamente energizzati è il sistema migliore per
controbilanciare l’innata tolleranza del gruppo AB con un sistema immunitario
efficiente, in grado di svolgere appieno la sua funzione.
Un altro beneficio metabolico del gruppo AB è dovuto a una delle molecole
forse più piccole dell’organismo: il monossido di azoto (NO). Esso appare e
scompare così rapidamente nei tessuti che la sua importanza biologica si è resa
evidente solo negli anni Novanta. È coinvolto in talmente tanti processi
patologici e fisiologici che non basterebbe il resto di questo volume a elencarli.
Ha effetti molto potenti sui sistemi immunitario, nervoso e circolatorio. Per le
nostre finalità basterà dire che è in «dialogo» con diversi apparati. In particolare
sembra sfruttato con perfetta efficienza dal gruppo AB e la sua azione può essere
facilmente ottimizzata con la dieta. Tale sodalizio è forse dovuto al legame tra il
gene AB0 e il gene deputato alla regolazione dell’aminoacido arginina, che
rientra nel ciclo produttivo dell’NO. Studi condotti su lattanti trattati con
monossido di azoto (per migliorare la circolazione) hanno mostrato che quelli di
tipo AB ne richiedevano minori quantitativi rispetto a quelli di altri gruppi
sanguigni.
Ciascun gruppo sanguigno ha reazioni specifiche a determinati cibi. Nei
prossimi capitoli troverete linee guida personalizzate per ogni alimento, insieme
a consigli per l’attività fisica e l’uso di integratori. Dopo aver preso
dimestichezza con la dieta appropriata al vostro gruppo, andate direttamente al
Capitolo 9 e cimentatevi con il programma dimagrante: il test dei dieci giorni.
La soluzione del gruppo sanguigno: prima di iniziare

LA dieta dei gruppi sanguigni vi offre l’opportunità di acquisire le informazioni


sullo stile di vita e sulla nutrizione che meglio si adattano al vostro profilo
biologico. Forti di questo nuovo bagaglio culturale, potrete poi operare scelte
consapevoli riguardanti la dieta, l’esercizio fisico e, in generale, la salute, che si
basano sulle forze naturali e dinamiche interne del vostro corpo.
Mettiamoci quindi al lavoro. Vi illustro alcuni passi fondamentali da compiere
prima di iniziare la dieta dei gruppi sanguigni.

1. Scoprite il vostro gruppo sanguigno con un semplice esame del sangue.
2. Per una consapevolezza che contribuirà al rispetto della dieta, scoprite il
vostro status di secretore con un test della saliva. Per informazioni su come
ordinare un kit per il tampone salivare consultate l’Appendice E (vedi).
3. Scrivete gli obiettivi principali che vi prefiggete di raggiungere con la dieta
dei gruppi sanguigni e indicate come misurerete i successi ottenuti, per
esempio:

Abbassamento del colesterolo
Affievolirsi delle allergie o dei sintomi allergici
Aumento della concentrazione
Calo dei trigliceridi
Maggiore energia
Meno raffreddori e influenze di stagione
Miglioramento dei sintomi dell’asma
Migliore qualità del sonno
Minor gonfiore e fastidi digestivi
Normalizzazione dello zucchero nel sangue
Perdita di peso
Potenziamento della forza muscolare
Pressione sanguigna normale
Riduzione o risoluzione di dolori cronici

4. Fate il punto della situazione attuale: misurate il girovita, il peso e calcolate


il vostro IMC prima di iniziare la dieta (si veda il Capitolo 3). Se soffrite di
una patologia cronica, è un buon momento per effettuare un check-up
completo, incluse le analisi del sangue.

La dieta dei gruppi sanguigni non è una panacea, ma un mezzo per ristabilire
le naturali funzioni difensive del sistema immunitario, per regolare l’orologio
metabolico e per liberare il sangue dalle lectine dannose. È la cosa migliore che
potete fare per contrastare il rapido deterioramento delle cellule che produce gli
effetti dell’invecchiamento. Se soffrite di qualche disturbo, la dieta dei gruppi
sanguigni può esservi di grande aiuto. A seconda della gravità della malattia e
del grado di adesione al programma, ciascuno potrà raggiungere un certo
miglioramento. Questo, per lo meno, è quanto io e i miei colleghi abbiamo avuto
modo di osservare utilizzando il sistema su migliaia di persone di ogni età e
condizione in tutto il mondo.
In questo capitolo illustrerò le diverse componenti della dieta dei gruppi
sanguigni. Esse comprendono:

La dieta specifica per ciascun gruppo


La pianificazione dei pasti
I consigli sugli integratori
Il profilo stress/esercizio fisico

Dopo aver letto questo capitolo e preso visione dello schema dietetico che vi
interessa, non dimenticate la Parte terza del libro, che vi darà un’idea più precisa
delle implicazioni mediche che può avere il programma.
A ciascun gruppo sanguigno la sua dieta
La dieta dei gruppi sanguigni ha lo scopo di riarmonizzare i ritmi biologici. I
suoi principi basilari risalgono a migliaia di anni fa. Forse, se avessimo
continuato ad ascoltare e a seguire la voce della nostra struttura biologica, oggi
staremmo meglio. Ma le diversità culturali, sociali ed economiche, nonché i
progressi tecnologici, ci hanno travolti.
Come sappiamo, i nostri antenati erano cacciatori-raccoglitori quasi tutti con
gruppo sanguigno di tipo 0 che si nutrivano delle loro prede e di insetti, bacche,
radici e foglie. La varietà di cibo disponibile aumentò quando gli uomini
impararono a addomesticare e allevare gli animali e a coltivare i campi.
Questo processo evolutivo, però, non sempre riuscì a procedere senza scossoni
perché non tutti si adattarono bene ai cambiamenti. In molte delle prime «società
di tipo 0», come per esempio quella degli indiani della valle del Missouri, il
passaggio da un’alimentazione prevalentemente basata sulla carne a una più
ricca di prodotti dell’agricoltura fu accompagnato da modificazioni della
struttura cranica e dalla comparsa di un problema prima sconosciuto: la carie
dentaria. La loro struttura biologica faticava a adattarsi ai nuovi cibi, che pure
erano imposti dalla necessità. In altre società il passaggio dalla dieta del
Paleolitico a quella del Neolitico ebbe come risultato una statura più bassa e una
densità ossea inferiore.
Nonostante tali difficoltà, l’alimentazione di tipo contadino riuscì, per un
lungo periodo di tempo, a sopperire ai fabbisogni nutrizionali di vaste
popolazioni. Tutto questo cambiò quando l’applicazione delle conquiste
tecnologiche in campo agricolo e nell’industria conserviera iniziò a modificare
in modo sempre più profondo le caratteristiche naturali dei diversi alimenti. Nel
secolo scorso, per esempio, la raffinazione del riso ha provocato in Asia la
ricomparsa del beri-beri, malattia generata da un deficit di vitamina B 1, che ha
causato milioni di morti.
L’esempio più lampante è quanto avvenuto con il passaggio dall’allattamento
al seno a quello artificiale realizzatosi nei Paesi in via di sviluppo. L’uso di
polveri raffinate, sottoposte a numerose lavorazioni, ha contribuito alla comparsa
di malnutrizione, diarrea e, soprattutto, ha tolto ai neonati la possibilità di
sfruttare le difese naturali contenute nel latte materno.
Oggi tutti concordano nel ritenere la nutrizione il primo responsabile del
nostro stato di salute e benessere. Le informazioni disponibili in proposito, però,
spesso confuse e contrastanti, trasformano questo delicato settore in un vero e
proprio campo minato per i consumatori.
Come possiamo fare scelte corrette? Quali raccomandazioni seguire? E qual è
la dieta giusta? In realtà non siamo liberi di scegliere il regime alimentare che fa
per noi, così come non possiamo decidere che colore della pelle avremo o quale
sarà il nostro sesso alla nascita. La dieta, in effetti, è stata già scelta per noi molte
migliaia di anni fa.
Indubbiamente la confusione in campo alimentare è dovuta in larga misura
alla convinzione, priva di fondamento, che un tipo di nutrizione vada bene per
chiunque, come ho detto in precedenza. Nonostante tutti si siano potuti rendere
conto che alcune persone si sentono meglio seguendo un particolare tipo di
alimentazione, mentre altre no, i nutrizionisti non si sono mai preoccupati troppo
di chiarire i fattori alla base di questo fenomeno. Ci siamo tanto impegnati a
studiare le caratteristiche dei cibi che abbiamo dimenticato di esaminare quelle
degli individui.
La dieta dei gruppi sanguigni funziona perché ci consente di seguire un
programma chiaro, logico, sostenuto da basi scientifiche e, soprattutto, fondato
sul nostro profilo cellulare e genetico.
Ciascuna dieta include dodici gruppi di alimenti:

Carne e pollame
Pesce, crostacei e frutti di mare
Latte, latticini e uova
Oli e grassi
Semi e frutta secca
Legumi
Cereali e granaglie
Verdure
Frutta
Succhi e bevande
Spezie
Condimenti, dolcificanti, additivi

Di solito ciascun gruppo è diviso al suo interno in tre categorie di alimenti:


benefici, indifferenti e da evitare. Più precisamente:

benefici sono gli alimenti che agiscono come medicine: migliorano la vostra
salute o vi proteggono da possibili malattie;
indifferenti sono gli alimenti che agiscono come tali: forniscono i nutrienti e
le calorie necessarie;
da evitare sono gli alimenti che agiscono come sostanze tossiche: causano
uno scompenso biologico o aumentano le possibilità di ammalarsi in base
alle differenze tra i tipi di sangue.

Ogni dieta contempla una grande varietà di cibi e quindi non si corre il rischio
di seguire un programma monotono. Quando è possibile, bisogna orientare le
proprie scelte verso la categoria degli alimenti benefici, senza però aver paura di
consumare in abbondanza anche quelli indifferenti: questi ultimi, infatti, non
sono dannosi e sono ricchi di tutte le sostanze nutritive che servono per
realizzare una dieta bilanciata.
Ciascun gruppo di alimenti viene preceduto da una tabella simile a quella
illustrata qui di seguito.

ALLA SETTIMANA, SE LA VOSTRA ASCENDENZA È
ALIMENTO PORZIONE AFRICANA CAUCASICA ASIATICA
Tutti i tipi di pesce 120-180 g 1-4 volte 3-5 volte 4-6 volte

Come potete vedere, il numero di porzioni settimanali varia a seconda della


vostra ascendenza, ma questo schema non va interpretato in modo rigido. Si
tratta più che altro di un’indicazione che potrà esservi utile per armonizzare il
più possibile le scelte nutrizionali con le impronte biologiche lasciate dai vostri
antenati. Anche se persone appartenenti a razze diverse possono essere di un
gruppo sanguigno identico, bisogna tener conto anche delle varianti geografiche
e culturali. Gli antenati di uomini e donne di razza asiatica, per esempio, non
utilizzavano il latte e i latticini, o potrebbero non aver avuto un numero
sufficiente di copie dei geni che producevano gli enzimi necessari a digerirli,
quindi i loro discendenti potrebbero aver bisogno di introdurre questi alimenti
nella dieta in modo graduale, per far sì che l’organismo si abitui a essi senza
traumi.
Le dosi non sono scolpite nella pietra: se siete alti e di costituzione robusta
orientatevi sulle porzioni più grandi, mentre se siete magri e non molto alti
prediligete le più piccole. Seguite la tabella se lo ritenete utile, ignoratela se
pensate non faccia al caso vostro. Cercate a ogni modo di formulare un
programma con porzioni adatte a voi e poi rispettatelo.
Alla fine di ciascun tipo di dieta, troverete tre semplici menu e numerose
ricette che vi aiuteranno a comprendere meglio la strada da intraprendere. Ogni
gruppo sanguigno ha reazioni specifiche a certi cibi che sono indicate all’interno
del programma; durante le prime settimane dovrete sperimentare seguendo le
linee guida.
Una volta Liberace, poliedrico artista famoso negli Stati Uniti tra gli anni
Cinquanta e Settanta, ha detto: «Troppo, di una cosa buona, è meraviglioso».
Tuttavia ciò potrebbe non essere vero per il vostro approccio alla dieta dei gruppi
sanguigni. Ho osservato che, all’inizio, molte persone tendono a seguire il
programma in modo rigoroso, mangiando solo i cibi classificati come benefici e
consumando una quantità insufficiente di quelli indifferenti. Come risultato
ottengono un dimagrimento rapido e poco salutare. Acquistano infatti un aspetto
sciupato e sofferente perché non forniscono all’organismo tutte le sostanze
nutritive che gli occorrono. Il modo migliore per iniziare il programma dietetico
consiste nell’abolire del tutto solamente gli alimenti da evitare e nel ridurre il
consumo degli indifferenti, che potrete sostituire con le alternative benefiche. In
questo modo avrete la certezza di seguire una dieta equilibrata e riuscirete a
perdere peso e non salute.
Il ruolo degli integratori
La dieta dei gruppi sanguigni comprende anche una sezione dedicata alle
vitamine, ai minerali e ai prodotti di erboristeria che possono esaltarne gli effetti.
Quello degli integratori nutrizionali è un altro settore in cui confusione e
disinformazione fanno la parte del leone. Ingurgitare integratori alimentari è
diventata un’abitudine molto diffusa. D’altra parte è difficile rimanere
indifferenti di fronte all’impressionante assortimento di rimedi che affollano gli
scaffali di erboristerie e negozi di prodotti naturali e che vengono pubblicizzati
online. Accanto a tanti commercianti di integratori che seguono un’etica ben
precisa, ce ne sono altri che non si fanno scrupoli nel ridurre i costi utilizzando
ingredienti di scarsa qualità. Un prodotto più caro realizzato da un’azienda
affidabile potrebbe sembrare meno attraente di uno più economico scovato su
internet, ma considerate che il prezzo elevato è la risultante di vari fattori
nascosti, come le analisi microbiche, gli studi sulla stabilità e la
standardizzazione degli ingredienti. Fate attenzione agli integratori che
propugnano soluzioni miracolose contro le malattie. Pubblicizzare cure per
artrosi e infiammazioni, malattie cardiache, demenza e altre gravi patologie
croniche non è solo spregevole, è anche illegale. Come medico, ritengo che
quando gli integratori sono utilizzati in modo intelligente, e con lo stesso grado
di personalizzazione della dieta, possano contribuire al raggiungimento di uno
stile di vita sano. Proprio come accade per il cibo, anche gli integratori
nutrizionali lavorano in modo diverso a seconda del gruppo sanguigno. Ogni
vitamina, minerale e prodotto erboristico svolge un ruolo specifico nel corpo.
Forse non avete familiarità con i «fitochimici». La scienza moderna ha
scoperto che una gran parte di questi, chiamati in passato «semi» o «erbe», è
fonte di elevate concentrazioni di sostanze biologicamente attive, disponibili
anche in altre piante ma in concentrazioni assai inferiori. Molti fitochimici, che
preferisco chiamare «concentrati alimentari», hanno proprietà antiossidanti di
gran lunga superiori a quelle possedute da alcune vitamine. Ma il fatto che desta
maggiore interesse è un altro: i fitochimici antiossidanti mostrano una particolare
predilezione – che le vitamine non hanno – per alcuni tessuti. Il cardo mariano
(Silybum marianum) e la curcuma (Curcuma longa), per esempio, hanno
proprietà antiossidanti cento volte superiori a quelle della vitamina E e si
depositano di preferenza nel fegato. Ecco perché risultano particolarmente
benefici per chi soffre di disturbi epatici, come l’epatite e la cirrosi. Anche le
condizioni della flora intestinale possono migliorare grazie all’uso di prebiotici e
probiotici, che ritroviamo nel cibo e in alcuni integratori.
Il programma specifico di vitamine, minerali e fitochimici arricchirà l’aspetto
più strettamente nutrizionale della dieta.
Profilo stress/esercizio fisico
Il cibo non è l’unico responsabile del nostro stato di benessere. È importante
anche il modo con cui il corpo utilizza le diverse sostanze nutritive. E, a questo
proposito, vale la pena parlare dello stress, un argomento di grande attualità.
Frasi come «Oggi sono veramente teso e spossato», oppure «Il mio vero
problema è lo stress», sono all’ordine del giorno. Certo, è vero che lo stress
incontrollato può favorire la comparsa di molti disturbi, ma pochi sanno che, in
realtà, ciò che indebolisce il sistema immunitario non è tanto questa condizione
in sé quanto la nostra reazione nei confronti di una situazione stressante. Questa
reazione accompagna l’uomo fin dalla sua comparsa sulla Terra. È un mezzo che
il nostro organismo utilizza per rispondere ai pericoli.
Immaginate di essere un uomo primitivo. È notte e state dormendo accanto ai
vostri compagni. Improvvisamente un’enorme belva balza in mezzo a voi.
Brandite un’arma e affrontate l’animale feroce? Oppure scattate in piedi e
scappate a gambe levate per salvare la vostra vita?
La risposta dell’organismo allo stress si è evoluta e raffinata nell’arco di
millenni. Ma, sostanzialmente, è un riflesso, un istinto animale, un automatismo
che ha consentito all’uomo di fronteggiare situazioni di estrema gravità. Quando
avvertiamo un pericolo, inneschiamo, senza saperlo, una serie di meccanismi
biologici che culminano in una reazione di combatti-o-fuggi. Essa ci permette di
affrontare o evitare situazioni intollerabili, dal punto di vista fisico e psichico.
Immaginate adesso un altro scenario. State lavorando in un ufficio
microscopico di un’azienda che tratta freneticamente titoli di poco conto. I
telefoni squillano in continuazione, i colleghi sono scontrosi e per niente
collaborativi e le pratiche da sbrigare si accumulano sulla scrivania. Ciliegina
sulla torta, avete appena ricevuto una comunicazione che annuncia dei
licenziamenti per la settimana seguente.
Il primo scenario evidenzia una risposta primordiale allo stress prodotta da un
flusso di composti chimici, detti «catecolamine», che innescano l’attività delle
ghiandole surrenali. Le pulsazioni cardiache aumentano di frequenza. Il respiro
diventa affannoso perché i polmoni devono incamerare più ossigeno per rifornire
i muscoli pronti a scattare. Il livello di zuccheri nel sangue si alza per consentire
all’organismo di attingere a una fonte di energia prontamente disponibile. I
processi digestivi rallentano. La sudorazione aumenta. All’organismo basta un
istante per scatenare tutte queste risposte innescate dallo stress che hanno come
unico obiettivo quello di prepararvi ad attaccare o a scappare, proprio allo stesso
modo dei nostri antenati. È una violenta impennata biochimica in risposta a una
minaccia immediata. Però, come tutte le turbolenze, passa molto rapidamente, il
che è positivo poiché questo tipo di reazione non è intesa per un utilizzo
prolungato.
Quando il pericolo cessa si realizzano altri cambiamenti nel nostro corpo.
Comincia a placarsi e a riprendersi dopo la tempesta chimica e poi, quando ciò
che ha scatenato lo stress iniziale è risolto, l’organismo rientra subito in una
condizione di normalità. Tuttavia, se il fattore che ha provocato lo stress si
prolunga nel tempo, l’organismo non riesce a sostenere a lungo questo sforzo
immane. E va in tilt.
Il secondo scenario prevede uno stress continuo ed è abbastanza diverso dal
primo. A differenza dello tsunami del combatti-o-fuggi, questo tipo di stress si
situa a un livello inferiore e costante. È quello che caratterizza la vita moderna e
che produce un diverso profilo chimico. Se la risposta di attacco o fuga
dell’uomo preistorico produce un’impennata di catecolamine, il secondo tipo di
stress innesca una risposta chimica più lenta che ruota intorno a un altro ormone,
il cortisolo, prodotto dalle ghiandole surrenali a seconda dei cicli naturali che
tendono a rapportarsi con i ritmi dell’orologio interno del corpo (circadiani). In
situazioni di stress il cortisolo stimola la produzione di nuovo glucosio dalle
riserve di glicogeno nel fegato e blocca anche il movimento del glucosio dentro
le cellule. Tutto ciò significa che, con livelli elevati di cortisolo, avremo una
notevole quantità di glucosio in circolo nel sangue, una cosa positiva quando si
deve sfuggire alle grinfie di un leone, non proprio l’ideale quando lo stress è
causato dalla vita quotidiana.
A differenza dei nostri antenati, costretti a fronteggiare situazioni di pericolo
in modo intermittente, noi viviamo in una società in cui il tempo sembra non
bastare mai, che ci obbliga a rincorrere i nostri numerosi impegni e che, per
questo, favorisce la comparsa di uno stato di stress cronico. Anche se la risposta
a questo tipo di stress non è accentuata come quella dei nostri antenati, il fatto
che si verifichi in maniera ripetuta provoca danni considerevoli. Secondo gli
esperti essa è responsabile, almeno in parte, di molti dei disturbi che affliggono
le società economicamente più progredite, dove si sono instaurati ritmi e stili di
vita innaturali.
Che cosa succede, allora? Be’, basta considerare che i problemi correlati allo
stress cronico entrano in gioco nel 50-80% di tutte le malattie oggi note.
Sappiamo bene quanto profondamente il cervello sia in grado di influenzare il
corpo e quanto quest’ultimo, a sua volta, faccia presa sulla mente. La vasta
gamma di queste interazioni, tuttavia, dev’essere ancora studiata. Tra i disturbi
che vengono esacerbati dallo stress, i più noti sono l’ulcera gastrica e duodenale,
la pressione alta, le patologie cardiache, l’emicrania e il mal di testa, l’artrite e
altre malattie infiammatorie, l’asma e le difficoltà respiratorie in genere, i
disturbi del sonno, altri legati al comportamento alimentare (come l’anoressia) e,
infine, una grande varietà di fastidi cutanei che vanno dall’orticaria all’herpes,
dall’eczema alla psoriasi.
La risposta personale di ciascuno allo stress è strettamente correlata al gruppo
sanguigno.
Catecolamine: lo stress a breve termine
Gli studi hanno dimostrato che il tipo 0 ha una risposta allo stress incentrata sul
combatti-o-fuggi. Le ragioni sono un po’ complicate ma cercherò di spiegarle in
maniera semplice. La dopamina è un neurotrasmettitore fondamentale prodotto
dal cervello che gioca un ruolo importante come messaggero chimico ed
elemento centrale del sistema della ricompensa. La maggior parte delle forme di
appagamento innalza il livello di dopamina nel cervello, e anche gran parte delle
droghe ne aumenta l’attività e le concentrazioni. La dopamina è convertita in un
altro neurotrasmettitore chiamato norepinefrina (nota anche come noradrenalina)
tramite un enzima detto dopamina beta-idrossilasi (DBH).
Immaginate il processo come due secchi, uno in alto e uno in basso, collegati
da un tubo. Il contenitore superiore rappresenta la dopamina, quello inferiore la
norepinefrina, il tubo che li mette in comunicazione è la DBH. Se il vostro
gruppo sanguigno è di tipo 0, avete un tubo decisamente largo (molta DBH), il
che significa che in condizioni di stress una grande quantità d’acqua passa dal
secchio soprastante (dopamina) a quello sottostante (norepinefrina). La
dopamina tende a renderci felici, mentre la norepinefrina ci provoca ansia e ci
prepara alla reazione combatti-o-fuggi. L’intestino produce un’incredibile
quantità di norepinefrina che, se eccessiva, può bloccare la digestione e
l’assimilazione e persino spezzare l’equilibrio della flora intestinale.
Quindi, anche in condizioni di lieve stress, il tipo 0 dovrà lavorare di più per
mantenere stabile la dopamina e mitigare la norepinefrina. Per fortuna esistono
stili di vita e abitudini alimentari che possono aiutarci. Un intenso esercizio
fisico, per esempio, tende a bloccare la DBH e a stringere leggermente il tubo,
come pure una dieta ad alto contenuto proteico. I cereali, invece, tendono ad
allargare il tubo, drenando la dopamina e causando il traboccamento del secchio
della norepinefrina.
L’elevato livello di catecolamine può aumentare la sensazione di rabbia e
aggressività, e forse riesce a spiegare perché il «comportamento di tipo A» è in
realtà associato, ironia della sorte, al sangue di tipo 0.
È interessante notare che i tipi B sembrano avere una DBH meno attiva (tubi
più stretti che collegano la dopamina e la norepinefrina) e quindi risulta più
facile per loro mantenere alti livelli di dopamina, spiegando forse la loro
invidiabile tendenza alla calma.
Cortisolo: lo stress a lungo termine
È sorprendente vedere fino a che punto gli scienziati riescano a spingersi per
testare i campi di ricerca. In uno studio avviato per misurare i livelli di cortisolo
nei momenti di stress, hanno chiesto a dei soggetti di copiare un testo
guardandosi allo specchio mentre scrivevano e ascoltando in sottofondo la
registrazione continua del pianto di un bambino. Quando hanno confrontato i
risultati a seconda del gruppo sanguigno dei soggetti, hanno fatto un’interessante
scoperta. I soggetti di tipo 0 (e in misura minore di tipo AB) presentavano un
importante picco iniziale nei livelli di cortisolo, seguito da una rapida caduta. I
tipi A e B, invece, avevano un picco più basso ma i livelli rimanevano elevati più
a lungo.
Come abbiamo visto, il pericolo arriva proprio dalla prolungata risposta del
cortisolo e per spiegarla farò un semplice esempio. Una persona che ha subito un
forte trauma cranico, magari in seguito a un incidente in moto, portata al pronto
soccorso si vedrà somministrare enormi quantitativi di corticosteroidi, nel
tentativo di ridurre il rigonfiamento del cervello. Paradossalmente, questa dose
elevatissima di steroidi in pratica non ha alcun effetto collaterale, perché viene
somministrata per un brevissimo periodo di tempo. D’altro canto, però, si
registrano tutti gli effetti collaterali dei farmaci a base di cortisone,
dall’immunosoppressione all’aumento di peso ai problemi cardiaci, quando si
assumono dosi ridotte di cortisone per periodi di tempo molto lunghi. La stessa
cura, quindi, guarisce se somministrata per un breve lasso di tempo ma risulta
dannosa sul lungo periodo.
Avviene lo stesso per il cortisolo: un breve picco è ammesso, persino
auspicabile, mentre aumenti prolungati possono compromettere il metabolismo,
il sistema immunitario, il sonno e l’azione di moltissimi altri geni. È un
problema reale per le persone con gruppo sanguigno di tipo A, poiché è stato
dimostrato che hanno una maggiore incidenza di malattie cardiovascolari e
disturbi associati a una ridotta immunità. Se siete di tipo A e soffrite di disordini
del sonno o di tipo metabolico, è probabile che la colpa sia dei livelli di
cortisolo. Per fortuna esistono stili di vita e abitudini alimentari che possono
correggere la situazione. Probabilmente l’approccio più semplice è iniziare un
programma di esercizi yoga o di Tai Chi. Studi affidabili svolti su entrambi
hanno dimostrato che possono ridurre i livelli di cortisolo.
Ma non bisogna dimenticare che molte delle risposte biologiche allo stress
sono come antiche melodie che vengono «rispolverate» e suonate dal nostro
organismo: un ricordo dell’enorme pressione ambientale che ha condizionato
l’evoluzione dei diversi gruppi sanguigni. Gli sconvolgimenti climatici e
dietetici hanno impresso nella memoria genetica di ciascun gruppo sanguigno
questi modelli di stress che, ancora oggi, ci influenzano.
Sebbene ognuno di noi reagisca allo stress in un modo tutto suo, nessuno è
immune dai suoi effetti, specie se prolungati e indesiderati. Non tutto lo stress è
negativo; alcuni tipi, come l’attività fisica o creativa, producono stati emotivi
gradevoli che il corpo percepisce come un’esperienza mentale o fisica
piacevolmente amplificata.
La dieta dei gruppi sanguigni comprende pertanto una descrizione del vostro
modello di stress e degli esercizi che vi consentiranno di trasformare la tensione
psicofisica in energia positiva. Tutti questi aspetti rappresentano un
complemento indispensabile alla dieta.

Tutti i fattori esaminati in questo capitolo – dieta, impiego di integratori


nutrizionali, controllo dello stress – formano la struttura portante della vostra
dieta dei gruppi sanguigni. Fate spesso riferimento a essi, almeno fino a quando
non avrete familiarizzato con le caratteristiche proprie del vostro gruppo.
Naturalmente il primo passo da compiere è quello di conoscerlo, se ancora lo
ignorate.
PARTE SECONDA
La vostra dieta dei gruppi sanguigni
Dieta per il gruppo 0
Tipo 0
IL CACCIATORE

È un mangiatore di carne
Ha un apparato digerente robusto
Ha un sistema immunitario iperattivo
È intollerante agli adattamenti di tipo nutrizionale e ambientale
Reagisce meglio allo stress praticando un’attività fisica intensa
Necessita di un metabolismo efficiente per conservare la linea e sentirsi pieno di energia
La dieta per il tipo 0
Le persone con gruppo sanguigno di tipo 0 stanno bene seguendo una dieta ricca
di proteine animali e un programma di attività fisica intensa. Il loro sistema
digestivo conserva caratteristiche vecchie di millenni. L’alimentazione dei
cacciatori-raccoglitori e l’enorme fabbisogno energetico necessario per
sopravvivere in un ambiente ostile avevano probabilmente abituato il corpo
dell’uomo primitivo a tollerare bene un leggero stato di chetosi, una condizione
in cui il metabolismo risulta alterato. Nella chetosi una certa quota di proteine e
grassi non riesce a essere «demolita» completamente, ma viene metabolizzata in
un processo che porta alla formazione di sostanze chiamate corpi chetonici.
Questi ultimi, entro certi limiti, possono essere utilizzati dal cervello, dal cuore e
dai muscoli come carburante alternativo al glucosio. È chiaro che l’associazione
di chetosi, dieta ipocalorica ed esercizio fisico intenso contribuiva a mantenere i
nostri antenati magri e scattanti, due condizioni indispensabili per la
sopravvivenza della specie.
I nutrizionisti sconsigliano il consumo di quantità eccessive di carne perché
troppo ricca di grassi saturi, dannosi per il cuore e la circolazione. La maggior
parte della carne in commercio è piena di grasso e avvelenata dall’uso
indiscriminato di ormoni e antibiotici. Il detto «Siamo quel che mangiamo»
assume sfumature macabre se parliamo dei moderni sistemi di allevamento.
Oggi, tuttavia, è possibile superare quest’ostacolo grazie alla sempre maggiore
disponibilità di carni magre, provenienti da bestiame allevato secondo una
normativa rigorosa che vieta l’impiego di ormoni o di altre sostanze nocive. Il
segreto per far funzionare bene la dieta di tipo 0 dipende anche da questo e dal
consumo di pesce insieme ad abbondanti razioni di verdura fresca e frutta.
Le persone di gruppo sanguigno 0 non tollerano altrettanto bene i prodotti
caseari e i cereali perché, pur essendosi evoluto, il loro sistema digestivo non è
ancora riuscito a adattarsi completamente a questi alimenti. Dopotutto, per
procurarsi una manciata di cereali o un po’ di latte non era necessario cacciare!
Questi prodotti diventeranno alimenti base della dieta umana solo molto più tardi
nel corso della nostra evoluzione.

NOTA: I miei lettori di lunga data osserveranno una differenza nei valori di
alcuni cibi confrontando questa edizione con L’alimentazione su misura. Questo
perché, iniziando a lavorare al volume La salute su misura, ho fatto una
distinzione tra individui secretori e non secretori per quanto riguarda alcuni cibi.
La prima edizione di L’alimentazione su misura «omogeneizzava» queste
differenze, come ho poi scelto di fare in tutti i libri successivi, mentre in questa
nuova versione utilizzo i valori dei secretori come valori base per i gruppi
sanguigni A, B, AB e 0.
Legenda

‡ Migliora il metabolismo dei carboidrati e contribuisce alla perdita di peso
Aumenta la diversità del microbiota e previene lo sbilanciamento della flora

intestinale
Diminuisce la diversità del microbiota e incoraggia lo sbilanciamento della

flora intestinale

CARNE E POLLAME

Preferite carni magre prive di additivi chimici e pesticidi: manzo, agnello,


fegato di manzo e cacciagione come fonte primaria di proteine. Anche il pollo, il
tacchino e altro pollame sono concessi (in quanto indifferenti).
Se svolgete un lavoro pesante, o praticate un’attività fisica particolarmente
impegnativa, ricordate che il vostro organismo ha un gran bisogno di proteine.
Per il tipo 0 quelle sopra elencate sono ottimali per costruire massa muscolare
(tessuti che bruciano calorie), ma attenzione alle porzioni. Limitatevi ad
assumerne non più di 180 g a pasto (il peso corrisponde a una bistecca grande
quanto il palmo della vostra mano).
Le persone di tipo 0 digeriscono e assimilano bene la carne perché il loro
stomaco tende a produrre buone quantità di acido cloridrico e di enzimi capaci di
degradare i grassi. Tuttavia bisogna ricordarsi di bilanciare l’apporto di proteine
con sufficienti quantità di verdura e frutta per garantire il corretto apporto di
fibre, antiossidanti e micronutrienti.
È molto importante scegliere carni di animali nutriti con foraggio e allevati
senza l’utilizzo di antibiotici, ormoni e pesticidi. Questo tipo di carne è molto
ricca di acido linoleico coniugato (CLA), un vero acido grasso salutare,
addirittura l’unico grasso trans buono per la salute.
Preferite tagli magri come magatello, girello, filetto e controfiletto, il petto e la
carne macinata magra, poiché contengono minori quantità di grassi
infiammatori.
Sarebbe ottimale utilizzare carni provenienti da animali allevati in libertà e
nutriti con foraggio, poiché esso rappresenta una fonte naturale di omega 3,
mentre le carni derivate da animali alimentati con cereali ne sono praticamente
prive.
Accertatevi che il pollame che consumate sia biologico – privo di antibiotici e
pesticidi – e che sia allevato a terra. Quando comprate i prodotti confezionati a
base di pollo prendete sempre quelli che si trovano sul fondo del frigorifero,
dove la temperatura è più bassa.
Il maiale contiene naturalmente tossine (ammine biogene) e andrebbe evitato,
anche se biologico.
Pesce, crostacei e frutti di mare in genere sono un’altra eccellente fonte di
proteine animali, particolarmente adatti ai soggetti che appartengono al gruppo
0.
I pesci provenienti da acque fredde, come il merluzzo e lo sgombro, sono
perfetti, poiché contengono i ricercatissimi acidi grassi omega 3 antinfiammatori
e contribuiscono a costruire i tessuti attivi (muscoli) in modo altrettanto efficace
rispetto alla carne rossa.
Prediligete il pesce non d’allevamento e accertatevi che non contenga tossine
industriali (diossina, xenobiotici e metalli pesanti) che si accumulano nel grasso.
Se andate al mercato chiedete che vi diano il pesce più vicino al ghiaccio o, se
vi recate in negozio, prendete quello nella parte posteriore del banco frigo, dove
le temperature sono più basse.
LATTE, LATTICINI E UOVA
Le persone di tipo 0 devono limitare drasticamente il consumo di latte e
latticini, una fonte di proteine non ottimale per loro, poiché l’organismo non
riesce a metabolizzarli bene.
Le uova e i prodotti caseari possono addirittura aggravare condizioni
infiammatorie e provocare un aumento ponderale. Gli zuccheri solitamente
contenuti nei latticini possono danneggiare la flora intestinale dei soggetti di tipo
0, ostacolando la perdita di peso e causando problemi digestivi.
Consiglio di consumare uova fino a un massimo di otto volte alla settimana.
Privilegiate uova biologiche di galline allevate a terra, in particolare quelle
ricche di DHA, un acido grasso di cui si è rilevata l’importanza per la corretta
salute dei sistemi nervoso e immunitario.
Il tipo 0 tollera bene gli oli, che costituiscono una buona fonte nutritiva e un
aiuto al corretto funzionamento dell’intestino. Particolarmente utili sono quelli
monoinsaturi, come l’olio extravergine d’oliva e di semi di lino.
Essi possono contribuire a ridurre il colesterolo e a mantenere in salute cuore
e arterie.
Privilegiate sempre oli di buona qualità, prodotti se possibile con spremitura a
freddo.
Ricordate che si guastano molto facilmente, quindi comprate latte o bottiglie
che potete consumare nel giro di due mesi (al massimo).
Semi e frutta secca costituiscono una buona fonte di proteine per i soggetti di
tipo 0, consentendo di evitare le lectine dannose. Questi alimenti, però, non
devono prendere il posto di carne e pesce, che contengono proteine di migliore
qualità.
Dato che la frutta secca può causare qualche problema digestivo, cercate di
masticarla bene, oppure consumate il burro ricavato dai suoi grassi, più tollerato
soprattutto da chi soffre di disturbi al colon, come la diverticolite.
I soggetti di tipo 0 non riescono a sfruttare al meglio i legumi che, in linea di
massima, inibiscono il metabolismo di altre importanti sostanze nutritive come,
per esempio, quelle della carne. Inoltre molti legumi contengono lectine dannose
per gli individui con gruppo sanguigno 0.
Esistono tuttavia un paio di varietà di fagioli che sono estremamente benefici
e fanno pertanto eccezione. Svolgono infatti un’azione salutare rafforzando il
tratto digerente e bilanciando la flora intestinale. In ogni caso i legumi devono
essere consumati con parsimonia.
Per il soggetto di tipo 0 nessun cereale o granaglia può essere classificato
come benefico. Sono il vero tallone d’Achille per le persone con questo gruppo
sanguigno. Molte delle varietà più diffuse causano infiammazioni, aggravano i
problemi digestivi e perturbano gli ormoni.
I soggetti di tipo 0 non tollerano i prodotti a base di cereali, che dovrebbero
pertanto essere eliminati dalla dieta.
Questi alimenti, infatti, contengono lectine che reagiscono sia con le
componenti del sangue sia con il sistema digestivo e interferiscono con il
corretto assorbimento delle altre sostanze nutritive.
Il frumento è il primo responsabile dell’aumento di peso nelle persone di tipo
0 perché il glutine in esso contenuto altera i processi metabolici. Un
metabolismo lento o inefficace trasforma più lentamente il cibo in energia,
favorendo l’accumulo di grasso.
La maggior parte della pasta viene prodotta con semola di frumento, quindi è
necessario effettuare un’attenta selezione delle varietà disponibili se non si vuole
rinunciare a gustarla almeno ogni tanto. La pasta di grano saraceno, di
topinambur o di farina di riso è meglio tollerata. Tuttavia controllate che questi
prodotti siano davvero realizzati con le materie prime pubblicizzate. Per
esempio, molti tipi di pasta che in teoria dovrebbero essere a base di topinambur
ne contengono in realtà quantità ridotte, perché i tuberi sono aggiunti solo per
dare un tocco di sapore a un impasto a base di semola di frumento.
Fa eccezione il pane con il 100% di germe di grano, che troviamo di solito nel
reparto surgelati del supermercato o dei negozi bio. Questo tipo di pane è facile
da assimilare per i soggetti di tipo 0, perché le lectine del glutine (poste
principalmente sulla buccia del seme) vengono distrutte dal processo di
germinazione. Tuttavia è bene che sappiate che alcuni tipi di pane pubblicizzati
come prodotti a base di germe di grano lo sono solo in parte. Leggete le etichette
e verificate la lista degli ingredienti prima di acquistarli.
Tra i cereali che non danno problemi ai soggetti di tipo 0 troviamo il farro, una
pianta antica che pur contenendo glutine ha proteine più numerose e più
facilmente digeribili, e l’amaranto, che sta diventando sempre più popolare come
cereale nutriente e dall’alto contenuto proteico.
È bene che i non secretori rinuncino all’avena, che in generale non crea
problemi agli individui di tipo 0.
VERDURE

ALIMENTO PORZIONE AL GIORNO, PER TUTTI I TIPI DI ASCENDENZA
Verdure crude 60 g pulite 3-5 volte
Verdure cotte 60 g 3-5 volte
Le verdure rivestono un ruolo molto importante nella dieta di tipo 0. Non
tutte, però, sono permesse. Alcune crucifere, come il cavolo cappuccio, i
cavoletti di Bruxelles, il cavolfiore e la senape, possono provocare seri problemi,
perturbando il microbiota e persino inibendo la funzione della tiroide, che nelle
persone di tipo 0 tende già a essere un po’ pigra.
Gli ortaggi a foglia verde ricchi di vitamina K, come il cavolo riccio e quello
nero, la lattuga, i broccoli e gli spinaci sono invece ben tollerati.
I germogli alfa-alfa contengono sostanze che irritano il sistema digestivo e
pertanto possono aggravare i problemi di ipersensibilità di cui spesso i soggetti
appartenenti al gruppo 0 soffrono. Allo stesso modo si comportano alcune muffe
microscopiche, presenti nei funghi coltivati e in quelli shiitake, nonché nelle
olive fermentate, che possono scatenare reazioni allergiche.
Alcune verdure appartenenti alla famiglia delle Solanacee, come la melanzana
e la patata, possono provocare infiammazioni causate dalle lectine. Il granoturco
può danneggiare il corretto funzionamento dell’insulina, favorendo lo sviluppo
di obesità e diabete. Quindi tutti i piatti a base di mais vanno aboliti, soprattutto
da parte di chi ha problemi di peso o ha casi di diabete in famiglia.
I pomodori sono un caso a sé. Essendo ricchi di potenti lectine dette
panemoagglutinine (cioè, dal greco, «che agglutinano tutti i tipi di sangue»),
sono mal tollerati dai soggetti che appartengono ai gruppi A e B, ma possono
essere consumati liberamente da quelli di tipo 0.
Le varietà di frutta benefiche per il soggetto di tipo 0 sono davvero tante.
Fonte preziosa di fibre, vitamine e minerali, la frutta è anche un’eccellente
alternativa al pane e alla pasta. Scegliendo di sostituire una fetta di pane con un
frutto potrete rendere un ottimo servizio al vostro organismo e, altra cosa che
non guasta, anche dimagrire.
Di certo vi sorprenderà trovare alcuni dei vostri frutti preferiti nella lista degli
alimenti da evitare e altri, il cui consumo non è molto diffuso, nella lista di quelli
benefici. Prugne secche, prugne fresche e fichi, per esempio, sono
particolarmente adatti ai soggetti di tipo 0 in quanto i frutti porporini e in genere
quelli di colore più scuro abbassano l’acidità del tratto digestivo.
Le arance possono essere un problema a causa del loro effetto sulla crescita
dei batteri nel tratto intestinale. Il pompelmo può essere un efficace sostituto.
La maggior parte delle bacche va bene, ma dovete stare alla larga dalle more,
che contengono lectine che reagiscono con le cellule delle persone con gruppo
sanguigno di tipo 0.
Inoltre, malgrado i suoi sostenitori indefessi la ritengano un toccasana per
tutto, dal cancro all’Alzheimer, guardatevi dalla noce – oltre che dall’olio – di
cocco, la cui composizione chimica tende a sbilanciare quello che stiamo
cercando di fare con l’assunzione di cibi altamente proteici.
Tutta la frutta va lavata con cura per almeno due minuti prima di essere
consumata.
Per i soggetti di tipo 0 i succhi di verdura, grazie al maggior apporto di
nutrienti, sono da preferire a quelli di frutta. Chi non riesce a rinunciarvi
dovrebbe cercare di scegliere quelli a più basso contenuto di zucchero e
fruttosio. Sidro e succo di mela, per esempio, non vanno bene.
Il succo d’ananas, invece, è molto utile per evitare la ritenzione di liquidi e il
meteorismo, fattori che contribuiscono all’aumento di peso. Anche il succo di
ciliegia può essere consumato tranquillamente perché molto alcalino.
Le bevande ammesse per le persone con gruppo sanguigno 0 sono molto
poche. In pratica dovrete limitarvi agli innocui: soda, acqua tonica e tè. La birra
va bene se consumata con moderazione e se non state cercando di perdere peso.
Sono consentite modeste quantità di vino rosso, ma non deve diventare
un’abitudine.
Il caffè pone problemi a causa della forte acidità di stomaco che produce e
degli effetti a lungo termine sui livelli di norepinefrina. Se siete di gruppo 0
avete un’acidità già molto elevata e non vi servono aiuti in questo senso. Se siete
abituali consumatori di caffè, potreste iniziare a ridurre a poco a poco la dose
giornaliera, per arrivare a eliminarlo del tutto. I sintomi comunemente legati alla
sua rinuncia, quali mal di testa, stanchezza e irritabilità, non si verificheranno se
la riduzione sarà graduale. Il tè verde, con i suoi effetti benefici sul metabolismo
e sul sistema immunitario, è un’alternativa salutare alle bevande contenenti
caffeina.
SPEZIE

Scegliendo le spezie giuste è possibile aumentare l’efficienza dei sistemi


digestivo e immunitario. Le alghe e i condimenti a base di laminaria, per
esempio, sono soprattutto indicati per i soggetti 0 perché ricchi di iodio, inoltre
sono un’incredibile fonte di fucosio, uno zucchero naturalmente protettivo del
tratto intestinale. Tuttavia, se siete sensibili allo iodio o se assumete farmaci per
la regolazione della tiroide, è bene che consultiate il vostro medico.
Le alghe commestibili della famiglia delle Laminarie contribuiscono a
mitigare l’acidità gastrica, riducendo il rischio di insorgenza di irritazioni e
ulcere. Il fucosio, che esse contengono in notevoli quantità, protegge la mucosa
gastrica impedendo ai batteri che causano l’ulcera di attecchire. E non va
dimenticato il loro effetto stimolante sul metabolismo, che aiuta a perdere peso.
Il prezzemolo favorisce la circolazione gastrica con un meccanismo uguale a
quello del curry e del pepe di Cayenna. Molte di queste spezie sono
antimicrobiche e contribuiscono all’equilibrio della flora intestinale. Il pepe
bianco e quello nero, invece, sono da evitare perché irritano lo stomaco e
l’intestino e causano un assorbimento eccessivo.
CONDIMENTI, DOLCIFICANTI, ADDITIVI
Non esistono condimenti, dolcificanti e additivi veramente adatti ai soggetti di
tipo 0. Se non potete fare a meno della mostarda e della maionese, utilizzatele
almeno con parsimonia, scegliendo le varietà con meno zucchero e grassi.
Nonostante le persone con gruppo sanguigno 0 possano mangiare i pomodori, il
ketchup è controindicato perché contiene altri ingredienti da evitare come, per
esempio, l’aceto e lo zucchero.
Dovete stare alla larga anche dai sottaceti, molto irritanti per lo stomaco. In
definitiva i condimenti migliori per il tipo 0 sono l’olio extravergine d’oliva, il
succo di limone e l’aglio.
I dolcificanti come il miele e lo zucchero non vi danneggeranno, e nemmeno il
cioccolato. Tuttavia consumiamo in media un’enorme quantità di zucchero, che è
piuttosto dannoso. Questi alimenti devono essere limitati a un uso occasionale e
utilizzati esclusivamente come condimenti. Evitate in tutti i casi lo sciroppo di
mais.
Pianificazione dei pasti per il tipo 0 b
I menu e le ricette che troverete alle pagine seguenti hanno il semplice obiettivo
di rendere più facile il passaggio dalla teoria alla pratica. Sono stati sviluppati
dalla dottoressa e ricercatrice Dina Khader, una nutrizionista che ha usato con
successo la dieta dei gruppi sanguigni con i suoi pazienti.
I menu quotidiani sono stati elaborati in modo da fornire poche calorie e
garantire un apporto equilibrato di sostanze nutritive benefiche per i soggetti di
tipo 0. Se non avete problemi di sovrappeso potrete mantenervi in forma, e
magari perdere anche qualche chilo, seguendo il menu standard. Se, al contrario,
dovete dimagrire, potrete sostituire alcuni alimenti inclusi nel menu standard con
altri meno calorici (i cibi alternativi sono indicati nella colonna di destra, in
corrispondenza dell’alimento da sostituire; se non ci sono indicazioni diverse,
valgono quelle della prima colonna).
Nelle ricette potrete trovare qualche ingrediente incluso nella lista di quelli da
evitare. Non preoccupatevi: sono quantitativi minimi (come un pizzico di spezie)
che non causano alcun problema. A ogni modo la scelta dei cibi e le ricette sono
previste per funzionare ottimamente sui soggetti di tipo 0.
Quando avrete imparato a destreggiarvi bene tra alimenti benefici, indifferenti
e da evitare, potrete elaborare un programma dietetico personalizzato, che vi
permetta di gustare ciò che preferite.

MENU STANDARD ALTERNATIVE DIETETICHE
Programma 1
Colazione
2 fette di pane senza glutine, 1 fetta di pane senza glutine, tostata e
tostate e spalmate con burro di spalmata con burro e marmellata a basso
mandorle contenuto di zucchero
180 ml di succo di verdure
1 banana
Infuso di tè verde o di erbe
Pranzo
150 g di Roast beef ✩ 60-120 g di Roast beef ✩
Insalata di spinaci ✩
Fette di mela o ananas
Acqua minerale naturale
Spuntino pomeridiano
1 fetta di Torta alla quinoa e
1 carota affettata e 1 gambo di sedano
salsa di mele ✩
Frutta fresca
4 gallette di riso spalmate di 2 gallette di riso spalmate con un velo di
miele miele
Infuso di tè verde o di erbe
Cena
Stufato di agnello e asparagi ✩
Broccoli al vapore
1 patata dolce bollita 1 carciofo al vapore
Macedonia di frutta fresca

(mirtilli, kiwi, uva, pesche)
Acqua minerale naturale o

infuso di erbe
(Vino e birra consentiti) (Vino e birra non consentiti)

MENU STANDARD ALTERNATIVE DIETETICHE
Programma 2
Colazione
1 fetta di pane esseno o senza glutine,
2 fette di pane esseno o senza glutine,
spalmata con marmellata a basso
spalmate con burro e marmellata
contenuto di zucchero
2 uova in camicia 1 uovo in camicia
180 ml di succo d’ananas
Infuso di tè o di erbe
Pranzo
Petto di pollo alla piastra con insalata di
Sandwich di pollo
pomodori e indivia
1 fetta di pane di segale o un’insalata

verde
2 prugne
Acqua minerale naturale
Spuntino pomeridiano
Semi di zucca e noci, o gallette di riso 2 gallette di riso spalmate con
con burro di mandorle, oppure fichi, marmellata a basso contenuto di
datteri, prugne zucchero
180 ml di succo di verdura
Acqua minerale natural o infuso di

erbe
Cena
Pesce al forno con profumi arabi ✩ Pesce al forno ✩
Cavolo nero al vapore condito con
Insalata di fagiolini ✩
succo di limone
Infuso di tè verde o di erbe
(Vino e birra consentiti, ma non tutti i
(Vino e birra non consentiti)
giorni)

ALTERNATIVE
MENU STANDARD
DIETETICHE
Programma 3
Colazione
Riso soffiato con latte
Muesli alle noci ✩ con latte di soia
di soia
240 ml di succo d’ananas o di prugna
1 uovo in camicia
Infuso di tè o di erbe
Pranzo
120 g di carne trita di
120-180 g di carne trita di manzo magra cotta in
manzo magra cotta in
padella
padella
(pane non
2 fette di pane esseno o senza glutine
consentito)
Insalata mista (lattuga romana, prezzemolo, carote,
cipolle rosse, cetrioli) condita con olio extravergine Insalata di indivia
d’oliva e/o succo di limone
Acqua naturale o infuso di erbe
Spuntino pomeridiano
2 Biscotti con pepite di carruba ✩
Frutta fresca
Infuso di tè verde o di erbe
Cena
Kufta ✩ con verdure grigliate, riso integrale con un po’

di burro
Infuso di erbe
(Vino e birra non
(Vino e birra consentiti)
consentiti)
Ricette
Roast beef
DOSI PER 6 PERSONE:

1 kg di roast beef
6 spicchi d’aglio
6 foglie d’alloro
Sale e pepe
Olio extravergine d’oliva

Dopo aver eliminato tutto il grasso visibile, adagiate la carne in un tegame da


forno. Sminuzzate l’aglio e le foglie d’alloro e miscelateli.
Con un coltellino affilato praticate nella carne dei piccoli tagli in cui andrà
inserita la miscela d’aglio e alloro. Salate, pepate. Infine spennellate la carne con
l’olio d’oliva. Infornate a 180 °C per 90 minuti.
Insalata di spinaci
DOSI PER 6 PERSONE:

300 g di spinaci freschi


1 mazzo di cipollotti tagliati
Il succo di 1 limone
1 cucchiaino di olio extravergine d’oliva
Sale e pepe

Lavate accuratamente gli spinaci, asciugateli e tagliateli in piccoli pezzi.


Insaporiteli con un pizzico di sale, unite i cipollotti tritati, il succo di limone,
l’olio e il pepe.
Servite immediatamente.
Torta alla quinoa e salsa di mele
DOSI PER 4-6 PERSONE:

150 g di uvetta o altra frutta disidratata (consentita)


60 g di noci pecan tritate
170 g di farina di quinoa
1 cucchiaino di lievito per dolci
½ cucchiaino di sale
½ cucchiaino di chiodi di garofano macinati
110 g di burro non salato o 110 ml di olio di canola biologico
200 g di zucchero Sucanat o zucchero d’acero
1 uovo grande biologico
500 g di salsa di mele biologica senza zuccheri aggiunti

Preriscaldate il forno a 180 °C. Cospargete l’uvetta e le noci con 40 g di farina


e mettetele da parte. In una ciotola mescolate il lievito, il sale, i chiodi di
garofano macinati e la restante parte di farina.
In un altro contenitore miscelate il burro o l’olio con lo zucchero e l’uovo.
Unite i due composti ottenuti e il resto degli ingredienti, lasciando per ultime
l’uvetta e le noci. Trasferite l’impasto in uno stampo quadrato di 20x20 cm,
precedentemente oliato, e cuocete in forno per 40-45 minuti o fino a quando,
infilando la punta di un coltello, non uscirà perfettamente pulita.
Stufato di agnello e asparagi
DOSI PER 2-3 PERSONE:

350 g di asparagi
220 g di carne d’agnello magra tagliata a cubetti
1 cipolla di medie dimensioni tritata
3 cucchiai di burro biologico non salato
1 bicchiere abbondante d’acqua
Sale, pepe e pimento
Il succo di 1 limone

Lavate gli asparagi ed eliminate la parte bianca, conservando solo le cime. In


una padella soffriggete la carne e la cipolla tritata con il burro.
Aggiungete l’acqua, il sale e le spezie e portate a cottura. Unite le punte di
asparagi e fate andare a fuoco lento per altri 15 minuti. Quando lo stufato è
pronto, irrorate con il succo di limone.
Pesce al forno con profumi arabi
DOSI PER 6-8 PERSONE:

1 halibut o coregone grande (1,3-1,8 kg)


Sale e pepe
120 ml di succo di limone
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
2 cipolle grandi tritate
250-300 g di tahina (si veda)

Per la guarnizione:
Prezzemolo
1 limone tagliato a spicchi

Preriscaldate il forno a 200 °C. Lavate e asciugate accuratamente il pesce.


Insaporitelo con il sale e il succo di limone. Lasciatelo riposare per 30 minuti.
Sciacquate il pesce, conditelo con qualche goccia d’olio e sistematelo in una
teglia. Cuocete in forno per 30 minuti. Ricopritelo con le cipolle rosolate
nell’olio e la tahina. Regolate di sale e pepe. Rimettete in forno e continuate la
cottura fino a quando il pesce non sarà morbido (30-40 minuti).
Trasferitelo su un piatto da portata e guarnitelo con il prezzemolo e gli spicchi
di limone.
Tahina

230 g di tahina biologica


Il succo di 3 limoni
2 spicchi d’aglio tritati
2-3 cucchiaini di sale
1 cucchiaio di prezzemolo essiccato o fresco, finemente tritato
Acqua

In una ciotola mescolate la tahina, il succo di limone, l’aglio, il sale e il


prezzemolo. Aggiungete l’acqua necessaria a ispessire la salsa.
Pesce al forno
DOSI PER 4-5 PERSONE:

1 coregone grande (900 g-1,3 kg)


Sale
Succo di limone
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1 cucchiaino di pepe di Cayenna
1 cucchiaino di cumino (facoltativo)

Preriscaldate il forno a 180 °C. Lavate e asciugate il pesce. Insaporitelo con il


sale e il succo di limone. Lasciatelo riposare per 30 minuti. Cospargete il
coregone d’olio, conditelo con le spezie e sistematelo in una teglia. Per impedire
che bruci, copritelo con un foglio di carta d’alluminio. Cuocete per 30-40 minuti
o fino a quando il pesce non sarà morbido.

Farcitura (facoltativa):
35 g di pinoli o fettine di mandorla
2 cucchiai di burro non salato
25 g di prezzemolo tritato
3 spicchi d’aglio schiacciati
Sale e pimento

Fate imbiondire i pinoli o le mandorle nel burro. Unite il prezzemolo, l’aglio e


le spezie e saltate per circa 1 minuto. Farcite il pesce crudo con il composto.
Insalata di fagiolini
DOSI PER 4 PERSONE:

400 g di fagiolini verdi


3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Il succo di 1 limone
2 spicchi d’aglio tritati
Sale

Mondate e lavate accuratamente i fagiolini. Tagliateli a metà e fateli


sbollentare in abbondante acqua. Quando si saranno raffreddati trasferiteli in
un’insalatiera. Condite con l’olio, il succo di limone, l’aglio e il sale.
Muesli alle noci
DOSI PER 6-8 PERSONE:

4 tazze c di fiocchi d’avena


1 tazza di crusca di riso
1 tazza di semi di sesamo
½ tazza di mirtilli secchi
½ tazza di ribes neri secchi
1 tazza di noci tritate
¼ di tazza di olio di canola bio
½ tazza di sciroppo d’acero
¼ di tazza di miele
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Preriscaldate il forno a 120 °C. Versate in un’ampia terrina i fiocchi d’avena,


la crusca di riso, i semi di sesamo, la frutta secca e l’olio.
Amalgamate bene e aggiungete lo sciroppo d’acero, il miele e la vaniglia.
Mescolate con molta cura fino a ottenere un composto granulare e
appiccicoso.
Spalmate la miscela su una placca da forno con i bordi lievemente rialzati,
infornate e fate cuocere per circa 1 ora e ½, mescolando il composto ogni 15
minuti per farlo tostare e asciugare in modo uniforme. Lasciate raffreddare il
muesli e conservatelo in un contenitore di vetro a chiusura ermetica.
Biscotti con pepite di carruba
DOSI PER 35-45 BISCOTTI:

3 cucchiai di olio di canola bio


160 g di sciroppo d’acero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 uovo biologico
150 g di farina d’avena o di riso integrale
1 cucchiaino di lievito
90 g di pepite di carruba senza zuccheri aggiunti
1 pizzico di pimento (facoltativo)

Oliate 2 fogli di carta antiaderente e preriscaldate il forno a 190 °C. In una


ciotola di medie dimensioni amalgamate l’olio, lo sciroppo d’acero e la vaniglia.
Sbattete l’uovo e aggiungetelo al composto. Senza smettere di mescolare, versate
gradualmente la farina e il lievito.
Unite le pepite di carruba e il pimento (se gradito), poi, aiutandovi con un
cucchiaino, disponete delle palline di impasto sulla teglia. Cuocete per 10-15
minuti o fino a quando i biscotti non saranno leggermente dorati.
Sfornate e lasciate raffreddare.
Kufta
DOSI PER 5 PERSONE:

900 g di carne d’agnello finemente tritata


1 grossa cipolla finemente tritata
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino e ½ di pepe
25 g di prezzemolo tritato
½ bicchiere di succo di limone

Amalgamate tutti gli ingredienti tranne il prezzemolo e il succo di limone.


Per la cottura alla piastra: fate quattro hamburger e adagiateli sulla piastra ben
calda.
Per la cottura al forno: fate delle polpette oblunghe e posizionatele in una
teglia antiaderente. Preriscaldate il forno a 220 °C e infornate. Girate le polpette
quando la superficie sarà dorata.
Sia le polpette sia gli hamburger vanno serviti caldi, accompagnati dal succo
di limone e spolverati con il prezzemolo.

Per sperimentare tanti altri piatti, potete consultare i libri di cucina specifici
per ogni gruppo sanguigno e le ricette che trovate sui siti www.dadamo.com e
www.4yourtype.com.
Consigli sugli integratori per il tipo 0
Il ruolo degli integratori, siano essi vitamine, minerali o prodotti a base di erbe, è
quello di colmare eventuali carenze dietetiche e di fornire all’organismo, quando
necessario, una spinta in più. Quelli utilizzabili dalle persone con sangue di tipo
0 devono rispondere ai seguenti requisiti:

Attivare il metabolismo
Equilibrare la flora intestinale
Prevenire i fenomeni infiammatori
Sostenere la funzione della tiroide
Alleviare lo stress indesiderato

Tenendo sempre ben presenti questi obiettivi, sarà facile evitare gli integratori
che possono risultare controindicati o addirittura dannosi per il tipo 0.
L’efficacia dei seguenti consigli è legata al grado di rispetto della dieta dei
gruppi sanguigni.
Vitamine
Molte persone di tipo 0 mi hanno raccontato di sentirsi piene di energia
assumendo un complesso vitaminico B. Se deciderete di provare per una
settimana o più, giusto per vedere come vi sentite, un complesso vitaminico B o
multivitaminico ben calibrato farà al cosa vostro e, tranne per il fatto di produrre
urina di colore giallo intenso, non avrete nulla di cui preoccuparvi (il colore di
solito è legato semplicemente alla riboflavina in eccesso presente nel complesso
che si sta espellendo). Se volete sperimentare l’efficacia di questo tipo di
integratori, accertatevi che siano formulati in modo da garantire il massimo
dell’assorbimento. E, soprattutto, evitate i prodotti che contengono lievito o
germe di grano.
A volte i soggetti di tipo 0 possono aver bisogno di un’integrazione di
vitamina B 12, specie se iniziano la dieta dei gruppi sanguigni dopo aver seguito
per un certo periodo un’alimentazione vegetariana stretta o vegana. Gli
integratori vitaminici B 12 sono disponibili in una grande varietà di formati.
Quello che vi consiglio di evitare è, ovviamente, il più economico:
cianocobalamina. Preferite la metilcobalamina, la forma attiva di vitamina B 12
che non richiede trasformazione nella forma biologicamente attiva. La
metilcobalamina è coinvolta nel processo di sintesi della melatonina, quindi può
addirittura aiutarvi a dormire meglio.
Un’applicazione interessante della teoria del gruppo sanguigno agli integratori
riguarda un complesso chiamato pantetina, una forma di vitamina B 5, nota
come acido pantotenico, composta da molecole di questo acido legate insieme da
una molecola detta cisteamina. Alcuni studi hanno dimostrato che quando la
cisteamina viene rilasciata dalla pantetina durante la digestione rallenta la
dopamina beta-idrossilasi (DBH), l’enzima iper-reattivo nei soggetti con gruppo
sanguigno 0 che sottrae preziosa dopamina per trasferirla nel secchio
dell’ansiogena norepinefrina. Un altro effetto degli integratori con pantetina è
che l’aumento di acido pantotenico non legato coadiuva l’azione delle ghiandole
surrenali.
Un’ultima raccomandazione: sforzatevi di consumare cibi ricchi di vitamine
del gruppo B.
Minerali
Calcio
Sebbene la dieta a elevato contenuto proteico stimoli degli enzimi tipici del tratto
digestivo dei soggetti di tipo 0, in alcune situazioni il ricorso agli integratori è
d’obbligo, tanto più che il latte e i formaggi, ottime fonti di calcio, sono quasi
del tutto assenti nel regime alimentare di questo specifico gruppo sanguigno.
L’assunzione di calcio (600-1.100 mg di calcio elementare al giorno) è
consigliabile soprattutto ai bambini con gruppo sanguigno 0 durante i periodi di
massima crescita (dai due ai cinque anni e dai nove ai sedici) e alle donne dal
periodo della menopausa in avanti. Il latte e i latticini sono sicuramente la fonte
alimentare di calcio più importante, ma non l’unica. Per questo le persone con
sangue di gruppo 0 dovrebbero sforzarsi di consumare i cibi raccomandati più
ricchi di questo prezioso minerale.

Magnesio
Sebbene una dieta ricca di frutta e verdura di solito fornisca una quantità
sufficiente di magnesio, al fine di soddisfarne i nostri fabbisogni biologici ho
scoperto che per gli individui di tipo 0 è utile ricorrere agli integratori che
contribuiscono a ottimizzare il processo digestivo e possono ridurre gli stati
infiammatori. Se soffrite di emicranie o di altri tipi di infiammazioni e stati
dolorosi, sarebbe utile provare a introdurre questi prodotti nella vostra dieta.

Iodio

Il soggetto di gruppo 0 tende a soffrire di disturbi della tiroide, il cui


funzionamento può essere perturbato dalle variazioni nella flora intestinale. I tipi
sbagliati di batteri possono stimolare il sistema immunitario ad attaccarli e
possono anche danneggiare la tiroide, un caso di ferita da «fuoco amico». Lo
iodio è l’unico minerale indispensabile per la produzione degli ormoni tiroidei.
In genere l’assunzione di un integratore a base di iodio non è raccomandata,
tanto più che si può sopperire al fabbisogno mangiando cibi che ne sono ricchi e
che sono presenti nella dieta consigliata ai soggetti di tipo 0, come per esempio
le alghe marine. Non solo esse contengono piccole quantità di iodio, ma
contribuiscono anche a bilanciare la flora intestinale, che a sua volta protegge la
tiroide dalle attenzioni indesiderate del sistema immunitario.
Prodotti fitoterapici
Per l’apparato digerente
Liquirizia (Glycyrrhiza glabra). È utile per contrastare l’elevata acidità dei
succhi gastrici caratteristica delle persone di tipo 0, che può causare irritazioni e
ulcere allo stomaco. In quest’ambito la liquirizia può risultare davvero benefica,
poiché contiene delle sostanze (i cosiddetti flavonoidi) che esercitano una
funzione protettiva e antispastica sulle pareti dello stomaco. Per sfruttare senza
alcun rischio queste proprietà bisogna cercare prodotti contenenti liquirizia pura
sottoposta a particolari trattamenti in grado di eliminare la glicirrizina, sostanza
responsabile di ritenzione idrica e innalzamento della pressione sanguigna. Altri
rimedi capaci di proteggere il rivestimento dello stomaco e aumentare la
resistenza contro le ulcere includono la radice di Ulmus rubra (olmo rosso) e di
Althaea officinalis (altea comune), assunta sotto forma di tè o pastiglie, e lo
zenzero. I chiodi di garofano sono una fonte di eugenolo, dalle proprietà
antinfiammatorie e antiulcerose.

Enzimi pancreatici. Se siete soggetti di tipo 0 e non siete abituati a seguire


una dieta particolarmente ricca di proteine, potreste aver bisogno di aiutare un
po’ la digestione ricorrendo all’assunzione degli enzimi pancreatici. Questi
ultimi andranno utilizzati fino a quando il vostro apparato digerente non
comincia a familiarizzare con il nuovo regime alimentare.

Contro lo stress

Rodiola (Rhodiola rosea). È una pianta tradizionalmente utilizzata per


combattere la stanchezza. Aiuta i soggetti di tipo 0 a modulare con più efficacia
lo stress. Sembra migliorare la risposta dei tessuti muscolari all’esercizio fisico,
contribuisce all’equilibrio dei neurotrasmettitori e può addirittura avere un
leggero effetto antidepressivo.

Per il metabolismo

Fucus (Fucus vesiculosus). Derivato dalle alghe, contiene elementi molto utili
alle persone di tipo 0, tra cui iodio e abbondanti quantità di fucosio, lo zucchero
che contribuisce a proteggere la mucosa gastrica dall’attacco dell’Helicobacter
pylori, un germe responsabile di infiammazioni e ulcerazioni dello stomaco. Il
fucosio «cattura» il germe proprio come farebbe un nastro adesivo con dei
granelli di polvere: esso, infatti, aderisce alle strutture che l’Helicobacter pylori
utilizza per ancorarsi alla mucosa gastrica, mettendole fuori uso.
Il fucus, grazie all’elevato contenuto di iodio, può contribuire a regolarizzare
il peso corporeo nelle persone di tipo 0 affette da insufficienza tiroidea.
(Attenzione: produce un effetto dimagrante solo nei soggetti con gruppo
sanguigno 0.)

N-acetilglucosamina. È un monosaccaride molto diffuso in natura. A


differenza del suo parente, la glucosamina, ampiamente utilizzata per rinforzare
le articolazioni, l’N-acetilglucosamina funziona bene per il tratto digestivo.
Molte lectine alimentari si legano a essa, quindi, se cercate di liberarvi da queste
ultime o se avete problemi intestinali, l’N-acetilglucosamina può rivelarsi un
integratore molto utile.
Possibili integratori problematici
Erba di san Giovanni (Hypericum perforatum)
È un’erba piuttosto diffusa nei negozi specializzati ed è ritenuta un valido aiuto
nei casi di depressione lieve. Tuttavia ho notato che molti soggetti di tipo 0 si
sentono «strani» quando la assumono, forse per il fatto che essa interagisce con i
neurotrasmettitori e le sostanze chimiche dello stress, come DBH, MAO,
dopamina e norepinefrina, provocandone lo sbilanciamento. Può avere un effetto
anche sul funzionamento del fegato e sul modo in cui esso riesce a smaltire certe
droghe o sostanze chimiche presenti nell’ambiente. Alle persone di gruppo 0 che
assumono già l’erba di san Giovanni consiglio di provare la rodiola.

Dosi elevate di vitamina C

Mentre le normali quantità di vitamina C che troviamo nella dieta e negli


integratori ben dosati sono probabilmente adeguate, la vitamina C è un noto
cofattore di produzione dell’enzima DBH che trasforma la dopamina
nell’ansiogena norepinefrina. Se assumete oltre 500 mg al giorno di vitamina C e
soffrite di stati di stress, pressione sanguigna elevata, depressione o ansia,
provate a ridurre il dosaggio o a sospenderne per un po’ l’assunzione.
Profilo stress/esercizio fisico per il tipo 0
Come già accennato nel Capitolo 4, il problema non è lo stress in sé, quanto il
modo in cui il corpo risponde alle situazioni che lo scatenano: ciascun gruppo
sanguigno è capace di dominarle utilizzando reazioni istintive programmate.
Nel mio programma dietetico l’obiettivo dell’esercizio fisico è soltanto quello
di ridurre i livelli individuali di stress. Se siete di tipo 0, avete tutto l’interesse a
fare qualsiasi cosa per aumentare la dopamina (e la sensazione di soddisfazione e
benessere che l’accompagna) e ridurre la norepinefrina (insieme all’ansia
correlata). La capacità di rovesciare gli effetti negativi dello stress è contenuta
nel vostro gruppo sanguigno. I soggetti di tipo 0 sono programmati per liberare
le forze ormonali attraverso un allenamento intenso e vigoroso. Il corpo è del
tutto in grado di farlo. Essi hanno la risposta fisica immediata dei nostri antenati
cacciatori-raccoglitori alle situazioni allarmanti. È innata e si manifesta con una
vera e propria esplosione di energia.
Quando i soggetti di tipo 0 si trovano in situazioni di stress, il corpo prende il
sopravvento: le ghiandole surrenali pompano le sostanze chimiche nel flusso
sanguigno e l’organismo si sovraccarica. Uno sfogo fisico che intervenga a
questo punto permetterà loro di convertire lo stress negativo in un’esperienza
positiva.
Praticando un training regolare e intenso, il soggetto di tipo 0 in buone
condizioni di salute potrà tenere sotto controllo il peso corporeo, equilibrare le
reazioni emotive e rinforzare il senso di autostima.
Chi desidera dimagrire deve optare per attività particolarmente dispendiose
perché alleviano la sua unica forma di stress e, insieme alla dieta ad alto
contenuto proteico, contribuiscono alla costruzione di tessuto metabolicamente
attivo, come i muscoli per esempio, il cui sviluppo comporta anche un aumento
del tasso metabolico di base.
Se la persona di tipo 0 non riesce a rispondere allo stress nel modo che le è più
congeniale, rischia di rimanere travolta durante quello che viene definito «stadio
di esaurimento», quando cioè finiscono gli effetti della tempesta ormonale.
Questa fase è caratterizzata dalla comparsa di manifestazioni psicologiche come
depressione, affaticamento o insonnia, tutte legate al cospicuo rallentamento del
metabolismo. A lungo andare la cronica mancanza di uno sfogo fisico all’energia
accumulata durante il periodo di stress può rendervi più vulnerabili nei confronti
di malattie infiammatorie e autoimmuni, del diabete di tipo 2 oppure di disturbi
come il sovrappeso o, addirittura, l’obesità.
Gli esercizi riportati nella tabella che segue sono tutti ottimi per il gruppo
sanguigno 0. Ma dovete rispettare la durata indicata per ciascun tipo di esercizio
perché, per stimolare il metabolismo, è necessario aumentare la frequenza
cardiaca.
Potete scegliere, alternativamente, i diversi tipi di attività fisica inclusi
nell’elenco, oppure decidere di dedicarvi a una sola; l’importante è praticarla per
il tempo e la frequenza settimanale consigliati.
Guida all’esercizio fisico per il tipo 0
Un programma di attività fisica intensa comprende tre fasi: riscaldamento,
esercizio aerobico e raffreddamento. La prima ha lo scopo di garantire un buon
afflusso di sangue ai muscoli preparandoli così ad affrontare meglio qualsiasi
tipo di sforzo. Essa, pertanto, non va mai trascurata e deve prevedere esercizi di
stiramento e flessioni che servono a evitare strappi muscolari e tendinei.
Per quanto riguarda gli esercizi, bisogna innanzitutto chiarire che esistono due
movimenti di base: isometrico e isotonico. Nel primo caso il muscolo si contrae,
ma non si accorcia e quindi non determina un movimento del tronco o degli arti.
Nel secondo, invece, la contrazione provoca un accorciamento del muscolo
come avviene, per esempio, in sport tipo la ginnastica ritmica, la corsa, il nuoto,
il calcio e via dicendo. Gli esercizi isometrici vengono utilizzati per tonificare
specifici gruppi muscolari, che possono poi essere ulteriormente rinforzati per
mezzo di esercizi isotonici. Un esempio classico consiste nell’esercitare una
pressione o una spinta contro un oggetto immobile, oppure nel mettere in
tensione i muscoli che si oppongono a un movimento come avviene, per
esempio, quando si gioca a «braccio di ferro».
Per far sì che l’esercizio aerobico svolga un’azione benefica sull’apparato
cardiovascolare è importante che la frequenza cardiaca raggiunga circa il 70%
delle sue potenzialità massime, le quali, ovviamente, variano da persona a
persona. Una volta arrivati a questo traguardo, bisogna continuare l’esercizio per
mantenere la frequenza cardiaca al medesimo livello per circa trenta minuti. Il
tutto va ripetuto almeno tre volte alla settimana.
Per conoscere la vostra frequenza cardiaca massima e minima, e quindi il 70%
della massima, dovete eseguire questi conteggi:

1. Sottraete la vostra età da 220 (frequenza cardiaca massima).
2. Moltiplicate la differenza per 70 e dividete il risultato per 100. Se avete più
di sessant’anni o non siete in perfetta forma fisica, dovrete moltiplicare la
differenza per 60 e dividerla per 100, ottenendo il 60% della frequenza
cardiaca massima.
3. Moltiplicate la differenza ottenuta con l’operazione illustrata al primo punto
per 50 e dividete il risultato per 100; otterrete così la frequenza cardiaca
minima sotto sforzo.

Consideriamo per esempio il caso di una donna di cinquant’anni in buone


condizioni di salute. Per prima cosa dovrebbe sottrarre 50 da 220 e otterrebbe
170, valore che corrisponde alla sua frequenza cardiaca massima. A questo
punto, moltiplicando 170 per 70 e dividendo il risultato per 100, otterrebbe un
valore che corrisponde al 70% della frequenza cardiaca massima che, nel caso in
esame, sarà pari a 119. Questo significa che durante il training il suo cuore non
dovrà superare le 119 pulsazioni al minuto. Moltiplicando 170 per 50 e
dividendo il risultato per 100 si ottiene invece 85, cioè la frequenza cardiaca
minima sotto sforzo.
Le persone con meno di quarant’anni, ben allenate e in buone condizioni di
salute, e quelle sotto i sessant’anni a basso rischio cardiovascolare possono
scegliere il tipo di attività fisica che preferiscono tra quelle indicate nella tabella.
Ricordate che il vostro principale obiettivo dev’essere quello di contrastare gli
effetti dello stress con l’allenamento. I soggetti di tipo 0, infatti, possono vincere
la stanchezza e la depressione solo in un modo: con il movimento. Sforzatevi di
pensare al vostro metabolismo come a un fuoco. Per accenderlo dovete usare
delle fascine a cui poi aggiungerete pezzi di legna più grossi fino a ottenere una
fiamma vivace e duratura. Ebbene, se vi sentite stanchi solo al pensiero di dover
fare ginnastica aerobica per mezz’ora, iniziate con un programma meno
ambizioso. L’importante è cominciare! Quando vi sentirete più tonici e allenati,
potrete aumentare lo sforzo. E così, a poco a poco, vi accorgerete di essere
riusciti a diminuire lo stress, a migliorare l’umore e a fare un vero e proprio
«pieno» di energia.

a. Le raccomandazioni relative alle porzioni da consumare a seconda della razza sono semplici suggerimenti
che possono contribuire a rendere la dieta ancora più simile a quella dei vostri antenati.
b. La stella (✩) indica le ricette qui. (vedi)
c. La misura di riferimento è 1 tazza da caffellatte.
Dieta per il gruppo A
Tipo A
L’AGRICOLTORE

Raccoglie ciò che semina
Ha un apparato digerente sensibile
Ha un sistema immunitario tollerante
Si adatta bene a condizioni ambientali e dietetiche stabili
Reagisce meglio allo stress praticando attività rilassanti
Necessita di un’alimentazione di tipo contadino per conservare la linea e sentirsi pieno di energia
La dieta per il tipo A
Le persone di tipo A traggono i maggiori benefici da un regime alimentare a base
di vegetali, un’eredità tramandata dai loro antenati che erano diventati stanziali,
contadini e poco aggressivi.
Se voi già ora seguite le tradizioni della cucina mediterranea, adottare le
regole imposte dalla dieta di tipo A non vi costerà grandi fatiche. Se invece vi
siete fatti allettare dalla cucina anglosassone, potreste trovare difficile cambiare
le vostre abitudini.
In ogni caso lo sforzo dev’essere fatto perché, per il soggetto di tipo A, è
essenziale un’alimentazione basata sul consumo di cibi naturali, freschi, se
possibile non contaminati da pesticidi o conservanti e principalmente
vegetariani.
Come avrete modo di apprendere leggendo i Capitoli 11 e 12, il tipo A è
predisposto a sviluppare cardiopatie, tumori e diabete. In altre parole, se
appartenete a questo gruppo sanguigno, quelli appena nominati sono i vostri
fattori di rischio. Ma di certo non il vostro destino. Seguendo il mio programma
dietetico potrete rinforzare il sistema immunitario e contrastare la comparsa di
gravi patologie. Un aspetto positivo dell’impronta genetica lasciata dai vostri
antenati è la capacità di utilizzare il meglio di quello che la natura ha da offrire.
Questa dieta vi dà l’occasione di riapprendere ciò che probabilmente avete
dimenticato, ma che il vostro sangue ricorda ancora.

NOTA: I miei lettori di lunga data osserveranno una differenza nei valori di
alcuni cibi confrontando questa edizione con L’alimentazione su misura. Questo
perché, iniziando a lavorare al volume La salute su misura, ho fatto una
distinzione tra individui secretori e non secretori per quanto riguarda alcuni cibi.
La prima edizione di L’alimentazione su misura «omogeneizzava» queste
differenze, come ho poi scelto di fare in tutti i libri successivi, mentre in questa
nuova versione utilizzo i valori dei secretori come valori base per i gruppi
sanguigni A, B, AB e 0.
Legenda

‡ Migliora il metabolismo dei carboidrati e contribuisce alla perdita di peso
Aumenta la diversità del microbiota e previene lo sbilanciamento della flora

intestinale
Diminuisce la diversità del microbiota e incoraggia lo sbilanciamento della

flora intestinale

CARNE E POLLAME

Per raggiungere i maggiori benefici il tipo A deve eliminare completamente


tutti i tipi di carne, perché la paleo non è affatto indicata.
Non importa quale sia la moda del momento. Ciò che conta è seguire la dieta
di tipo A con buonsenso e rendersi conto che rappresenta un’occasione unica per
ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di cancro, dato che i soggetti di
tipo A sono privi di alcuni enzimi digestivi e degli acidi gastrici necessari per
digerire in maniera efficace le proteine animali.
Certo, riconosco che avrete bisogno di tempo per convertirvi a
un’alimentazione vegetariana, ma l’importante è iniziare. Potreste, per esempio,
aumentare gradualmente il consumo di pesce e, quando acquistate del pollame,
scegliere parti magre, prive di pesticidi e sostanze chimiche.
State alla larga dagli insaccati come prosciutto, salame, mortadella, würstel e
via dicendo. Contengono tutti nitriti, che costituiscono un fattore di rischio
aggiuntivo per lo sviluppo del cancro allo stomaco nelle persone che hanno
succhi gastrici poco acidi. E questo, come sappiamo, è proprio una caratteristica
dei soggetti di tipo A.

Indifferenti
Anatra Gallo Struzzo
Faraona Pollo Tacchino
Galletto Pollo (fegato)

Da evitare
Agnello Cavallo Oca
Alce Coniglio Oca (fegato)
Anatra (fegato) Fagiano Pernice
Animelle Frattaglie in genere Quaglia
Brodo di ossa Maiale ↓ Salumi in genere ↓
Bue (cuore) Manzo Vitello
Cacciagione Manzo (fegato) Vitello (fegato)
Capra Manzo (lingua) Zuppa di midollo
Caribù Montone

PESCE, CROSTACEI E FRUTTI DI MARE



ALLA SETTIMANA, SE LA VOSTRA ASCENDENZA È
ALIMENTO PORZIONE AFRICANA CAUCASICA ASIATICA
Tutti quelli consentiti 120-180 g 0-3 volte 1-4 volte 1-4 volte

Il soggetto di tipo A può mangiare pesce, in modiche quantità, tre o quattro


volte alla settimana. Molte varietà, infatti, sono ricche di acidi grassi omega 3,
che forniscono una protezione contro la tendenza alle malattie cardiovascolari e
contro il cancro. Consiglio di evitare accuratamente pesci come la sogliola e la
platessa, perché ricche di lectine che possono irritare il sistema digestivo.
Sforzatevi di introdurre le lumache nel vostro piano alimentare. L’Helix
pomatia, infatti, contiene una potente lectina che può proteggere contro il tumore
al seno (si veda anche il Capitolo 12). Ecco un caso in cui la forza agglutinante
delle lectine, invece di far danni, aiuta a liberarsi dalle cellule «malate».
I pesci devono essere cucinati al forno, alla griglia o lessati: solo in questo
modo potranno esprimere al meglio il loro valore nutritivo.
LATTE, LATTICINI E UOVA

ALLA SETTIMANA, SE LA VOSTRA ASCENDENZA È
ALIMENTO PORZIONE AFRICANA CAUCASICA ASIATICA
Uova 1 uovo 1-3 volte 1-3 volte 1-3 volte
Formaggi 60 g 1-3 volte 2-4 volte 0 volte
Yogurt 120-180 g 0 volte 1-3 volte 0-3 volte
Latte 120-180 ml 0 volte 0-4 volte 0 volte

Le persone di tipo A possono tollerare piccole quantità di formaggi fermentati,


ma devono evitare i prodotti caseari a base di latte intero e consumare poche
uova e solo se biologiche.
Chi ama i latticini non è costretto ad abbandonarli del tutto: basta orientare le
proprie scelte verso prodotti più magri come lo yogurt, il kefir e alcuni
particolari formaggi stagionati. Il latte di capra rappresenta un’ottima alternativa
a quello vaccino intero. Meglio sarebbe, comunque, assumere principalmente
latte e formaggio di soia.
I soggetti di tipo A digeriscono male la maggior parte dei prodotti caseari
perché gli zuccheri presenti nel latte tendono a essere riconosciuti come estranei
dall’intestino e incoraggiano la crescita di batteri che non vanno d’accordo con il
tipo A.
Se, inoltre, soffrite di asma allergica o di bronchite cronica, dovete stare molto
attenti a questi cibi poiché essi tendono a far aumentare la produzione di muco a
livello dell’apparato respiratorio. Le mucose respiratorie dei soggetti di tipo A
producono, già di partenza, più muco di quanto non facciano quelle delle
persone appartenenti agli altri gruppi sanguigni. E questo, probabilmente,
rappresenta un meccanismo di difesa aggiuntivo molto utile, poiché, come già
spiegato, il tipo A tende ad avere un sistema immunitario un po’ troppo
«amichevole» nei confronti degli intrusi. Tuttavia eccessive quantità di muco
possono intasare le vie respiratorie, favorendo la proliferazione di germi e
ostacolando il flusso d’aria durante la respirazione. Ecco un’altra ottima ragione
per ridurre al minimo il consumo di latte e formaggi.

Benefici
Pecorino ↑ Urdă romeno ↑

Indifferenti
Albume di gallina Paneer Uova d’oca
Feta Panna acida Uovo intero d’anatra
Formaggio di capra Ricotta Uovo intero di
Formaggio magro Tuorlo di gallina gallina
Kefir Tutti i tipi di Yogurt
Latte di capra mozzarella Yogurt gelato
Manchego Uova di quaglia

Da evitare
Brie Gouda Parmigiano
Camembert ↓ Groviera Polvere proteica al
Caseina ↓ Jarlsberg siero di latte ↓
Cheddar ↓ Latte intero Provolone ↓
Edam ↓ Latte vaccino Quark
Emmental ↓ (intero/parzialmente Romano
Fiocchi di latte ↓ scremato) ↓ Roquefort ↓
Formaggi erborinati Latticello Sherbet
Formaggio americano ↓ Monterey Jack ↓ Stilton ↓
Formaggio filante ↓ Munster ↓
Gelato Neufchâtel ↓
Gorgonzola ↓ Panna ↓

OLI E GRASSI

ALLA SETTIMANA, SE LA VOSTRA ASCENDENZA È
ALIMENTO PORZIONE AFRICANA CAUCASICA ASIATICA
Tutti quelli consentiti 1 cucchiaio 3-8 volte 2-6 volte 2-6 volte

Il soggetto di tipo A non necessita di un grande apporto di grassi, ma un


cucchiaio d’olio extravergine d’oliva al giorno sull’insalata o sulla verdura cotta
contribuisce a far funzionare al meglio stomaco e intestino. Essendo un grasso
monoinsaturo, l’olio extravergine d’oliva aiuta a ridurre il colesterolo e a
proteggere la salute di cuore e arterie.
Le lectine contenute nell’olio di mais e di cartamo possono invece causare
delle reazioni infiammatorie sul delicato rivestimento dei vasi sanguigni dei
soggetti di tipo A, con un effetto praticamente opposto a quello degli oli
considerati benefici.
Semi di zucca, di girasole, mandorle e noci sono alimenti preziosi nella dieta
per il tipo A, perché sono in grado di correggere il deficit di proteine dovuto
all’eliminazione della carne. Tra la frutta secca, le noci sono sicuramente da
prediligere perché contengono oli e proteine che aiutano le cellule a sbarazzarsi
delle scorie accumulate, un processo detto «autofagia». Anche i semi di zucca
hanno proprietà altamente benefiche.
Se siete di tipo A e soffrite di disturbi alla cistifellea, dovrete mangiare la
frutta secca con parsimonia e limitarvi ad assumere piccole quantità di burro
vegetale.
Le persone di tipo A stanno bene assumendo le proteine vegetali di cui sono
ricchi i legumi. La soia, in particolare, contiene una lectina, chiamata genisteina,
che contribuisce a proteggere i soggetti con questo gruppo sanguigno da alcuni
tipi di tumore e uno dei suoi tanti flavoni svolge un magnifico effetto lenitivo sui
delicati rivestimenti dei vasi sanguigni. Esistono anche prove convincenti di
come la genisteina stimoli dei recettori nelle cellule adipose detti PPAR, capaci
di attivare i geni brucia-grassi.
Il cardine della dieta di tipo A è, come già accennato, il tofu. Se lo trovate
insipido, potete insaporirlo con spezie, oppure mescolarlo alle verdure. Il modo
migliore di prepararlo consiste nel farlo saltare in padella con un po’ d’olio
insieme alla verdura. Prima di servirlo potete condirlo ulteriormente con aglio,
zenzero, oppure qualche goccia di salsa di soia. Prediligete sempre prodotti a
base di soia priva di OGM.
Non tutti i legumi, però, hanno il medesimo effetto. I fagioli rossi, quelli di
Lima, i cannellini e i ceci, per esempio, contengono una lectina che può ridurre
la produzione di insulina e favorire la comparsa di diabete e sovrappeso.
CEREALI E GRANAGLIE
Le persone di tipo A si adattano bene alla dieta a base di cereali, alimenti che
possono essere consumati una o più volte al giorno. Cercate però di evitare i cibi
precotti e lavorati, come i piatti surgelati, i noodles già pronti cucinati in vari
modi, o i mix di riso e verdure confezionati. I prodotti che offrono i migliori
vantaggi nutrizionali sono quelli a base di farina integrale. Preparate da voi torte,
pasta fatta in casa o cuocete da soli il riso, utilizzando gli ingredienti più freschi.
I soggetti di tipo A che cercano di perdere peso o che hanno muco in eccesso
causato dall’asma o da frequenti episodi infettivi devono limitare il consumo di
prodotti a base di frumento o evitarli del tutto, perché fanno aumentare la
produzione di muco. Non è possibile, però, stabilire con certezza i limiti oltre i
quali il grano comincia a risultare dannoso: questo è un aspetto che ciascuno
deve valutare personalmente.
Il pane con germe di grano che si trova in commercio di solito contiene solo
piccole quantità di germe di grano ed è composto soprattutto da farina di
frumento intera. Leggete con attenzione le etichette. Il pane con il 100% di grano
germogliato, certe volte chiamato pane esseno, è accettabile perché le lectine del
glutine vengono distrutte dal processo di germinazione.

Benefici
Amaranto Farina/pasta di Pane ai semi di lino (e
Bulghur di frumento topinambur altri semi consentiti) ↑
Crusca/farina Fibra di larice ↑ Pane esseno
d’avena Germe di grano Papadum ↑
Grano saraceno

Indifferenti
Amido di mais Farina di riso Frumento soffiato
Corn flakes bianco Kamut integrale
Crema di riso Farina di riso Lacrime di Giobbe ↑
Crusca di riso ↑ integrale Miglio ↑
Farina bianca Farina di segale ↑ Orzo ↑
Farina di farro Farina d’orzo Porridge di mais
Farina di grano Farro ↑ Quinoa ↑
germogliato Farro integrale Riso basmati
Farina di mais/ Fonio ↑ Riso bianco
polenta Frumento integrale Riso integrale
Indifferenti
Riso selvatico ↑ Segale Sorgo ↑
Riso soffiato/ Semolino/couscous
gallette di riso di grano duro

Da evitare
Crema di frumento Farine multicereali Noodles di farro
Crusca di frumento Grano spezzato Teff
Farina di frumento Grape-nuts
integrale Muesli

VERDURE

ALIMENTO PORZIONE AL GIORNO, PER TUTTI I TIPI DI ASCENDENZA
Verdure crude 60 g pulite 3-5 volte
Verdure cotte 60 g 3-5 volte

Le verdure sono di vitale importanza perché forniscono minerali, enzimi e


antiossidanti. Bisogna però cercare di mangiarle crude, oppure prepararle in
modo da ridurre il più possibile la perdita di sostanze nutritive, vale a dire
cuocendole al vapore.
Le persone di tipo A possono mangiare la maggior parte degli ortaggi, ma ci
sono alcune eccezioni: i peperoni e le olive fermentate, per esempio, possono
dare disturbi gastrici. Inoltre i soggetti di gruppo A sono molto sensibili nei
confronti delle lectine contenute nelle patate comuni, in quelle dolci, negli
ignami e nei cavoli.
Da evitare sono soprattutto i pomodori, le cui lectine sono molto nocive per
l’apparato digerente.
Tra le verdure più consigliate ci sono i broccoli, ricchi di antiossidanti. Queste
sostanze, infatti, rinvigoriscono il sistema immunitario e prevengono le
mutazioni cellulari. Altri ortaggi benefici per le persone di tipo A sono: carote,
cavolo nero, verza, zucca e spinaci.
Vi raccomando inoltre di non dimenticare l’aglio, dotato di proprietà
antibiotiche, capace di stimolare i meccanismi difensivi dell’organismo e di
fluidificare il sangue.
Tutti i gruppi sanguigni possono trarre grandi benefici dall’aglio, ma forse il
tipo A è quello che più se ne avvantaggia, dato che il suo sistema immunitario è
molto vulnerabile.
Anche le cipolle gialle possono dare una mano in questo senso, grazie a un
potente antiossidante chiamato quercetina, di cui sono ricche.

Benefici
Aglio Cicoria Prezzemolo
Alghe (nori/kombu/ Cime di rapa ↑‡ Rafano ↑
laminaria) ↑ Cipolle, tutte le Rapa
Alghe rosse varietà Scarola ‡
Aloe vera Finocchio Sedano ↑‡
Barbabietola rossa ↑‡ Foglie di tarassaco ‡ Spinaci ↑‡
Bietola ↑‡ Foglie di vite ↑ Tomatillo ↑
Broccoli ↑‡ Friarielli ‡ Topinambur
Broccolo cinese Funghi (maitake/ Verza
Carciofi champignon) ‡ Zenzero
Carote ↑ Germogli alfa-alfa Zucca ↑‡
Cavolfiore ↑ Gombo
Cavolo nero Lattuga romana
Cavolo rapa Pastinaca
Cavolo riccio ↑ Porro

Indifferenti
Asparagi Cetrioli Fieno greco ↑
Barbabietola Cetriolini sottaceto Funghi (abalone/
Broccoletti Cipollotto trombetta/enoki/
Castagna d’acqua Coriandolo maitake/orecchioni/
Cavoletti di Bruxelles Crescione Portobello)
Cavolo cinese Cuori di palma Germogli di bambù
Cerfoglio Daikon
Indifferenti
Germogli di ravanelli Mais Scalogno
Germogli e foglie di Olive verdi Sechio
taro Peperoncino Sedano rapa
Indivia ↑ Radicchio Senape ↑
Jicama ↑ Ravanelli Spirulina
Laminaria Rucola Wakame
Lattuga/insalata Rutabaga Zucchine
verde/iceberg/insalata Salsefica ↑
mista

Da evitare
Capperi ↓ Melanzana Pepe di Cayenna/
Cavolo ↓ Olive (nere/greche/ chili verde/jalapeño
Crauti ↓ spagnole) ↓ rosso/giallo
Funghi shiitake ↓ Patate (blu/rosse/ Peperoni
Ginepro gialle/bianche) ↓ Pomodoro
Igname Patate dolci ↓ Rabarbaro
Manioca

FRUTTA

ALIMENTO PORZIONE AL GIORNO, PER TUTTI I TIPI DI ASCENDENZA
Tutta quella consentita 1 frutto o 90-150 g 3-4 volte

Le persone di tipo A devono mangiare frutta almeno tre volte al giorno. La


scelta è ampia, sebbene sia importante privilegiare quella più alcalina, come
alcuni frutti di bosco e le prugne, che contribuiscono a equilibrare l’effetto dei
cereali i quali, com’è noto, tendono a rendere i muscoli più acidi. Anche il
melone è alcalino, ma il suo consumo dev’essere sporadico dato che presenta
un’elevata quantità di funghi microscopici (muffe) e può risultare troppo
«pesante» da digerire. Il melone verde va evitato perché contiene la maggiore
quantità di funghi. Altri meloni (indicati come indifferenti) possono essere
consumati occasionalmente.
Mal tollerati sono anche i frutti tropicali come il mango, che pure ha in sé un
enzima digestivo benefico per gli altri gruppi sanguigni. L’ananas, al contrario, si
comporta come un ottimo digestivo.
Tra i frutti proibiti bisogna annoverare anche le arance a cui, se siete di tipo A,
dovete assolutamente rinunciare anche se vi piacciono molto, perché contengono
degli elementi che stimolano la crescita di ceppi indesiderati di batteri che
possono perturbare l’equilibrio della flora intestinale. Anche il pompelmo è un
frutto tendenzialmente acido, ma sullo stomaco delle persone di gruppo
sanguigno A esercita un’azione positiva perché dopo la digestione tende a
diventare alcalino. Allo stesso modo, risultano utili i limoni, che aiutano la
digestione e controllano la produzione di muco.
Dato che la vitamina C è un potente antiossidante e che, come tale,
contribuisce a prevenire lo sviluppo di tumori, dovendo rinunciare ad assumerla
con le arance, è importante che le persone di tipo A mangino altri frutti che ne
sono ricchi come, per esempio, pompelmo e kiwi.
Infine la lectina contenuta nella banana non è ben tollerata dall’apparato
digerente di tipo A. Dato che questo frutto è ricco di potassio, è bene
incrementare il consumo di albicocche, fichi e certe varietà di melone che
presentano buoni quantitativi di questo minerale.
Le persone di tipo A devono iniziare la giornata bevendo un bicchiere d’acqua
a temperatura ambiente aromatizzata con il succo di mezzo limone. Questo
aiuterà a eliminare il muco che si è accumulato durante la notte nell’apparato
digestivo. L’acqua con il limone possiede anche una leggera, ma significativa,
azione anticoagulante che contribuisce a rendere più fluido il sangue del gruppo
A, di solito viscoso.
I succhi di frutta alcalini, come quello di ciliegia diluito in acqua minerale,
dovrebbero essere preferiti ai succhi molto zuccherini, che determinano una
maggiore produzione di acido.
Un bicchiere di vino rosso al giorno costituisce un ottimo aiuto per il cuore.
Anche il caffè va bene, ma per altre ragioni: i suoi antiossidanti ed enzimi
sembrano fatti su misura per il tratto digestivo e il sistema immunitario dei
soggetti di tipo A. Ma per sfruttare al meglio le sostanze benefiche contenute nel
caffè e nel tè bisogna alternare i due tipi di bevanda.
Per il resto, conviene evitare le bevande gassate e limitarsi a consumare
adeguati quantitativi d’acqua minerale naturale.
SPEZIE

Le persone di tipo A devono abituarsi a considerare spezie e aromi qualcosa di


più che semplici aromatizzanti. Scegliendo la giusta combinazione è infatti
possibile aumentare l’efficienza del sistema immunitario.
Nell’antichità le spezie erano utilizzate come medicine.
Molte sono ricche di oli essenziali antimicrobici, mentre altre costituiscono
delle potentissime fonti di antiossidanti, di composti fitochimici che rinforzano il
sistema immunitario e di elementi che contribuiscono a bruciare i grassi. Cercate
di introdurre le spezie raccomandate nella vostra dieta quotidiana.
CONDIMENTI, DOLCIFICANTI, ADDITIVI

I soggetti di tipo A dovrebbero usare con cautela i condimenti. La melassa


nera è un’ottima fonte di ferro, un minerale leggermente carente nella dieta del
gruppo A. Sarebbe bene evitare l’aceto poiché gli acidi che contiene tendono a
irritare la mucosa gastrica e a innescare la disbiosi intestinale.
Lo zucchero è ammesso ma solo in piccole quantità. Utilizzatelo come fosse
un condimento e non una fonte di energia. Riducete al minimo l’uso di zuccheri
raffinati. Recenti studi hanno dimostrato che il sistema immunitario abbassa le
difese per diverse ore dopo l’assunzione di zucchero.
Pianificazione dei pasti per il tipo A b
I menu e le ricette che troverete alle pagine seguenti hanno il semplice obiettivo
di rendere più facile il passaggio dalla teoria alla pratica. Sono stati sviluppati
dalla dottoressa e ricercatrice Dina Khader, una nutrizionista che ha usato con
successo la dieta dei gruppi sanguigni con i suoi pazienti.
I menu quotidiani sono stati elaborati in modo da fornire poche calorie e
garantire un apporto equilibrato di sostanze nutritive benefiche per i soggetti di
tipo A. Se non avete problemi di sovrappeso potrete mantenervi in forma, e
magari perdere anche qualche chilo, seguendo il menu standard. Se, al contrario,
dovete dimagrire, potrete sostituire alcuni alimenti inclusi nel menu standard con
altri meno calorici (i cibi alternativi sono indicati nella colonna di destra, in
corrispondenza dell’alimento da sostituire; se non ci sono indicazioni diverse,
valgono quelle della prima colonna).
Nelle ricette potrete trovare qualche ingrediente incluso nella lista di quelli da
evitare. Non preoccupatevi: sono quantitativi minimi (come un pizzico di spezie)
che non causano alcun problema. A ogni modo la scelta dei cibi e le ricette sono
previste per funzionare ottimamente sui soggetti di tipo A.
Quando avrete imparato a destreggiarvi bene tra alimenti benefici, indifferenti
e da evitare, potrete elaborare un programma dietetico personalizzato, che vi
permetta di gustare ciò che preferite.

ALTERNATIVE
MENU STANDARD
DIETETICHE
Programma 1
Colazione
Acqua e limone (al risveglio)
Farina d’avena con latte di soia e sciroppo d’acero Corn flakes con latte di
o melassa soia e un po’ di mirtilli
Succo di pompelmo
Caffè o infuso di erbe
Pranzo
Insalata greca (lattuga, sedano, cipolle verdi,

cetriolo, con un po’ di feta, limone e menta fresca)
1 mela
1 fetta di pane esseno
Infuso di erbe
Spuntino pomeridiano
2 gallette di riso con un
2 gallette di riso spalmate con burro d’arachidi
velo di miele
2 prugne
Tè verde o acqua naturale
Cena
Tofu passato in padella con
Lasagne al tofu e pesto ✩
broccoli, fagioli e porri
Piselli e germogli alfa-alfa
Yogurt gelato
Caffè o infuso di erbe
(Vino rosso, se gradito)

ALTERNATIVE
MENU STANDARD
DIETETICHE
Programma 2
Colazione
Acqua e limone (al risveglio)
1 uovo in camicia
Omelette al tofu ✩
Succo di pompelmo
Caffè o infuso di erbe
Pranzo
Zuppa di miso
Insalata mista
1 fetta di pane di segale
Acqua o infuso di erbe
Spuntino pomeridiano
Yogurt magro con frutta fresca (quella consentita) o ½ tazza di yogurt magro
Biscotti con pepite di carruba ✩ con more o mirtilli
Infuso di erbe
Cena
Crema di tofu ✩ con
Polpette di tofu e tacchino ✩
verdure crude
Zucchine al vapore Insalata di fagiolini ✩
Yogurt gelato
Caffè o infuso di erbe
(Vino rosso, se gradito)
Ricette
Lasagne al tofu e pesto
DOSI PER 4-6 PERSONE:

450 g di tofu morbido condito con 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva


1 uovo biologico (facoltativo)
2 confezioni di spinaci surgelati o freschi, tritati
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di origano
800 g di pesto (potete usarne anche meno)
9 sfoglie di pasta di riso o di farro per lasagne
100 g di mozzarella o ricotta magra

Mescolate il tofu con l’uovo (se gradito), gli spinaci e i sapori. Ricoprite con il
pesto una teglia rettangolare da forno. Alternate degli strati di pasta, formaggio e
pesto. Continuate fino a quando non avrete esaurito tutti gli ingredienti.
Terminate con uno strato di pesto. Cuocete in forno a 180 °C per 30-45 minuti.
Omelette al tofu
DOSI PER 3-4 PERSONE:

450 g di tofu morbido scolato


5-6 funghi orecchioni a fette
220 g di ravanelli rossi o bianchi grattugiati
1 cucchiaino di mirin o sherry per cucinare
1 cucchiaino di tamari
1 cucchiaio di prezzemolo fresco tritato
1 cucchiaino di farina di riso integrale
4 uova biologiche leggermente sbattute
1 cucchiaio di olio di canola o extravergine d’oliva

Mescolate tutti gli ingredienti in una ciotola, tenendo da parte l’olio.


Scaldatelo in un’ampia padella antiaderente. Versate la metà del composto e
mettete il coperchio.
Cuocete a fuoco basso per circa 15 minuti, fino a quando le uova non saranno
cotte.
Togliete dalla padella e tenete in caldo.
Ripetete il procedimento con la parte restante del composto.
Biscotti con pepite di carruba
DOSI PER 35-45 BISCOTTI:

3 cucchiai di olio di canola bio


160 g di sciroppo d’acero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 uovo biologico
150 g di farina d’avena o di riso integrale
1 cucchiaino di lievito
90 g di pepite di carruba senza zuccheri aggiunti
1 pizzico di pimento (facoltativo)

Oliate 2 fogli di carta antiaderente e preriscaldate il forno a 190 °C. In una


ciotola di medie dimensioni amalgamate l’olio, lo sciroppo d’acero e la vaniglia.
Sbattete l’uovo e aggiungetelo al composto.
Senza smettere di mescolare, versate gradualmente la farina e il lievito.
Unite le pepite di carruba e il pimento (se gradito), poi, aiutandovi con un
cucchiaino, disponete delle palline di impasto sulla teglia. Cuocete per 10-15
minuti o fino a quando i biscotti non saranno leggermente dorati. Sfornate e
lasciate raffreddare.
Crema di tofu
DOSI PER CIRCA 600 G DI CREMA:

225 g di tofu morbido


225 g di yogurt bianco magro
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
Il succo di 1 limone
2 cucchiai di erba cipollina tritata o 100 g di aglio e scalogni tritati
Sale

Unite il tofu, lo yogurt, l’olio d’oliva e il succo di limone in un mixer e


frullate fino a quando il tutto non si sarà amalgamato. Aggiungete l’erba
cipollina o gli scalogni e l’aglio tritati. Aggiustate di sale e, se il composto è
troppo denso, versate un goccio d’acqua.
Servite la crema su un piatto da portata insieme a verdure fresche di stagione.
Polpette di tofu e tacchino
DOSI PER 4 PERSONE:

450 g di tacchino magro


450 g di tofu compatto
100 g di farina di castagne
150 g di farina di farro
1 cipolla grande tagliata sottilmente
1 cucchiaio di prezzemolo fresco tritato
2 cucchiaini di sale
4 cucchiai di aglio fresco schiacciato
Condimenti (consentiti) a piacere

Mescolate bene tutti gli ingredienti. Lasciate riposare in frigorifero per 1 ora,
poi riprendete l’impasto e formate delle polpette. Potete cuocerle in padella fino
a quando non saranno dorate oppure in forno a 180 °C per circa 1 ora.
Insalata di fagiolini
DOSI PER 4 PERSONE:

400 g di fagiolini verdi


3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Il succo di 1 limone
2 spicchi d’aglio tritati
Sale

Mondate e lavate accuratamente i fagiolini. Tagliateli a metà e fateli


sbollentare in abbondante acqua. Quando si saranno raffreddati trasferiteli in
un’insalatiera. Condite con l’olio, il succo di limone, l’aglio e il sale.
Muesli alle noci
DOSI PER 6-8 PERSONE:

4 tazze c di fiocchi d’avena


1 tazza di crusca di riso
1 tazza di semi di sesamo
½ tazza di mirtilli secchi
½ tazza di ribes neri secchi
1 tazza di noci tritate
¼ di tazza di olio di canola bio
½ tazza di sciroppo d’acero
¼ di tazza di miele
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Preriscaldate il forno a 120 °C. Versate in un’ampia terrina i fiocchi d’avena,


la crusca di riso, i semi di sesamo, la frutta secca e l’olio.
Amalgamate bene e aggiungete lo sciroppo d’acero, il miele e la vaniglia.
Mescolate con molta cura fino a ottenere un composto granulare e
appiccicoso.
Spalmate la miscela su una placca da forno con i bordi lievemente rialzati,
infornate e fate cuocere per circa 1 ora e ½, mescolando il composto ogni 15
minuti per farlo tostare e asciugare in modo uniforme. Lasciate raffreddare il
muesli e conservatelo in un contenitore di vetro a chiusura ermetica.
Zuppa di fagioli neri
DOSI PER CIRCA 8 PERSONE:

500 g di fagioli neri


2 litri d’acqua
Brodo vegetale
50 g di cipolla bianca tritata
50 g di cipolla verde
100 g di sedano
50 g di porro tritato
1 spicchio d’aglio
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaio di prezzemolo essiccato
1 mazzo di medie dimensioni di dragoncello fresco tritato
1 mazzo di medie dimensioni di basilico fresco tritato
1 mazzo di medie dimensioni di cipollotti

Lasciate i fagioli in ammollo per una notte, poi scolateli e risciacquateli


accuratamente. Trasferiteli in una pentola con 2 litri d’acqua e portate a
ebollizione. Scolateli e uniteli al brodo vegetale. Cuocete a fuoco lento. Fate
rosolare la cipolla, il sedano, il porro, l’aglio e i sapori in una padella. Unite i
fagioli e continuate la cottura. Frullate qualche cucchiaiata del composto per
ottenere una consistenza più densa. Terminate guarnendo con i cipollotti.
Pandolce all’albicocca
DOSI PER 3-4 PERSONE:

1 tazza d e ¼ di yogurt magro


1 uovo biologico
1 tazza di marmellata di albicocche
2 tazze di farina di riso integrale
1 cucchiaino di cannella in polvere
1 cucchiaino di pimento macinato (facoltativo)
1 cucchiaino di noce moscata in polvere
1 cucchiaino abbondante di bicarbonato
1 tazza di albicocche secche tritate
1 tazza di ribes

Ungete uno stampo per pane o una teglia e riscaldate il forno a 180 °C.
Versate in una terrina lo yogurt, l’uovo e la marmellata. Aggiungete 1 tazza di
farina di riso integrale e ½ dose di spezie insieme al bicarbonato. Mescolate a
lungo fino ad amalgamare bene tutti gli ingredienti.
Unite il resto della farina e delle spezie. Se l’impasto dovesse apparire troppo
consistente, aggiungete un po’ d’acqua fredda o di latte di soia. Incorporate
infine le albicocche tritate e i ribes.
Versate l’impasto nello stampo e cuocete in forno per 40-45 minuti. Togliete il
pandolce dallo stampo e lasciatelo raffreddare su una griglia da dolci.
Pesce al forno con profumi arabi
DOSI PER 6-8 PERSONE:

1 halibut o coregone grande (1,3-1,8 kg)


Sale e pepe
120 ml di succo di limone
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
2 cipolle grandi tritate
250-300 g di tahina (si veda)

Per la guarnizione:
Prezzemolo
1 limone tagliato a spicchi

Preriscaldate il forno a 200 °C. Lavate e asciugate accuratamente il pesce.


Insaporitelo con il sale e il succo di limone. Lasciatelo riposare per 30 minuti.
Sciacquate il pesce, conditelo con qualche goccia d’olio e sistematelo in una
teglia. Cuocete in forno per 30 minuti. Ricopritelo con le cipolle rosolate
nell’olio e la tahina. Regolate di sale e pepe. Rimettete in forno e continuate la
cottura fino a quando il pesce non sarà morbido (30-40 minuti).
Trasferitelo su un piatto da portata e guarnitelo con il prezzemolo e gli spicchi
di limone.
Tahina

230 g di tahina biologica


Il succo di 3 limoni
2 spicchi d’aglio tritati
2-3 cucchiaini di sale
1 cucchiaio di prezzemolo essiccato o fresco, finemente tritato
Acqua

In una ciotola mescolate la tahina, il succo di limone, l’aglio, il sale e il


prezzemolo. Aggiungete l’acqua necessaria a ispessire la salsa.
Pesce al forno
DOSI PER 4-5 PERSONE:

1 coregone grande (900 g -1,3 kg)


Sale
Succo di limone
4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1 cucchiaino di pepe di Cayenna
1 cucchiaino di cumino (facoltativo)

Preriscaldate il forno a 180 °C. Lavate e asciugate il pesce. Insaporitelo con il


sale e il succo di limone. Lasciatelo riposare per 30 minuti. Cospargete il
coregone d’olio, conditelo con le spezie e sistematelo in una teglia. Per impedire
che bruci, copritelo con un foglio di carta d’alluminio. Cuocete per 30-40 minuti
o fino a quando il pesce non sarà morbido.

Farcitura (facoltativa):
35 g di pinoli o fettine di mandorla
2 cucchiai di burro non salato
25 g di prezzemolo tritato
3 spicchi d’aglio schiacciati
Sale e pimento

Fate imbiondire i pinoli o le mandorle nel burro. Unite il prezzemolo, l’aglio e


le spezie e saltate per circa 1 minuto. Farcite il pesce crudo con il composto.
Insalata di spinaci
DOSI PER 6 PERSONE:

300 g di spinaci freschi


1 mazzo di cipollotti tagliati
Il succo di 1 limone
1 cucchiaino di olio extravergine d’oliva
Sale e pepe

Lavate accuratamente gli spinaci, asciugateli e tagliateli in piccoli pezzi.


Insaporiteli con un pizzico di sale, unite i cipollotti tritati, il succo di limone,
l’olio e il pepe.
Servite immediatamente.

Per sperimentare tanti altri piatti, potete consultare, i libri di cucina specifici
per ogni gruppo sanguigno e le ricette che trovate sui siti www.dadamo.com e
www.4yourtype.com.
Consigli sugli integratori per il tipo A
Il ruolo degli integratori, siano essi vitamine, minerali o prodotti a base di erbe, è
quello di colmare eventuali carenze dietetiche e di fornire all’organismo, quando
necessario, una protezione in più. Quelli utilizzabili dalle persone con sangue di
tipo A devono rispondere ai seguenti requisiti:

Tonificare il sistema immunitario


Assicurare un buon apporto di antiossidanti
Equilibrare la flora intestinale
Rinforzare il sistema cardiovascolare

Tenendo sempre ben presenti questi obiettivi, sarà facile evitare gli integratori
che possono risultare controindicati o addirittura dannosi per il tipo A.
BENEFICI

Vitamine
Vitamina B 12

Le persone di tipo A devono stare attente alla carenza di vitamina B 12, non solo
perché nella loro dieta la carne è limitata al minimo indispensabile, ma anche
perché fanno fatica ad assorbirla a causa della mancanza di una sostanza
chiamata «fattore intrinseco» nel loro stomaco. Il fattore intrinseco, secreto dalle
cellule parietali della mucosa gastrica, consente l’assorbimento della vitamina
B 12 e il suo passaggio nel sangue. A rischio sono soprattutto gli anziani in cui il
deficit di vitamina B 12 può favorire la comparsa di demenza senile o di altri
disturbi neurologici. Vi consiglio di integrarla sotto forma di metilcobalamina,
evitando il corrispettivo più economico, la cianocobalamina.

Altre vitamine B

Per quanto riguarda le altre vitamine del gruppo B, non ci sono particolari
problemi. Chi soffre di anemia, però, potrebbe aver bisogno di integratori a base
di acido folico. Le persone di tipo A che soffrono di ipercolesterolemia
dovrebbero chiedere al proprio medico se è il caso di assumere integratori a base
di niacina, una vitamina che contribuisce a mantenere i livelli di colesterolo nella
norma.

Vitamina C

Il tipo A è caratterizzato da una maggiore propensione a sviluppare tumori allo


stomaco rispetto agli altri gruppi sanguigni. Sostanze come i nitriti e i nitrati, che
abbondano nelle carni insaccate, conservate o affumicate, possono dare origine a
nitrosammine cancerogene e, con il passare degli anni, creare gravi problemi. La
vitamina C, grazie alle sue proprietà antiossidanti, è in grado di ostacolare la
formazione di questi composti. Oltretutto le dosi consigliate non sono molto
elevate: basta assumere 250 mg di vitamina due volte al giorno, derivata
preferibilmente dal cinorrodo o dall’acerola.
Vitamina E
Studi condotti in ambito medico sembrano dimostrare che la vitamina E può
svolgere un effetto protettivo nei confronti dei tumori e delle malattie
cardiovascolari. Le persone di tipo A dovrebbero pertanto cercare di assumerne
buoni quantitativi, comunque non superiori a 400 UI.
Minerali
Calcio
Dal momento che la dieta di tipo A prevede il consumo di alcuni prodotti
caseari, la necessità di ricorrere agli integratori a base di calcio non è spiccata
come per il tipo 0. Tuttavia è bene assumere 300-600 mg di calcio elementare al
giorno a partire dalla mezza età.
Non tutti gli integratori vanno bene: i meno efficaci sono quelli a base di
carbonato di calcio perché in questa formulazione il minerale viene assorbito
bene solo in presenza di un’acidità gastrica elevata. In linea di massima le
persone di tipo A tollerano il gluconato di calcio, assorbono un po’ meglio il
citrato di calcio e decisamente bene il calcio naturale, estratto dai fondali di
alghe incontaminati dell’Irlanda del Nord, chiamati «maerl».

Ferro

La dieta di tipo A è naturalmente carente di ferro, minerale che abbonda


soprattutto nella carne. Le donne, specialmente quelle in età fertile e con
mestruazioni abbondanti, potrebbero aver bisogno di ricorrere agli integratori. In
questo caso è preferibile consultare il medico anche perché assumere integratori
per periodi troppo prolungati è sconsigliato.
Alcuni, come quelli a base di solfato di ferro, possono irritare lo stomaco,
mentre il citrato di ferro va decisamente meglio.

Zinco

Ho potuto constatare in prima persona che una piccola integrazione a base di


zinco (3-5 mg al giorno) può proteggere i bambini dalle infezioni alle orecchie.
Questo minerale, purtroppo, è un’arma a doppio taglio: mentre in dosi ridotte
stimola il sistema immunitario, in concentrazioni più elevate e prolungate nel
tempo ha l’effetto opposto e interferisce con l’assorbimento di altri minerali.
Quindi lo zinco non va considerato con leggerezza e dev’essere assunto solo
dopo una precisa indicazione del medico.
Erbe/prodotti fitochimici/probiotici
Biancospino (Crataegus oxyacantha)
È un ottimo tonico cardiovascolare che dovrebbe essere utilizzato dalle persone
di tipo A, soprattutto quelle che hanno famigliari già sofferenti di disturbi
circolatori o cardiaci. Le sostanze contenute nell’estratto di biancospino
aumentano l’elasticità delle arterie, riducono lo spasmo delle coronarie,
migliorano l’afflusso di sangue al cuore, ne rinforzano il battito e contribuiscono
ad abbassare la pressione. Ufficialmente approvato per uso farmaceutico in
Germania, le proprietà del biancospino stanno ottenendo riconoscimenti anche in
altri Paesi. Gli estratti sono facilmente reperibili presso i negozi biologici, le
erboristerie e le farmacie, oppure online.

Erbe che stimolano il sistema immunitario


Poiché il sistema immunitario dei soggetti con gruppo sanguigno A è poco
combattivo nei confronti delle infezioni, le erbe che riescono a «risvegliarlo»,
come l’Echinacea purpurea, contribuiscono a tenere lontani influenze e
raffreddori, nonché a «ripulire» l’organismo dalle cellule danneggiate che
possono degenerare. Queste erbe si assumono in forma liquida o in pastiglie e
sono facilmente reperibili.
Un altro tonico efficace sul sistema immunitario è l’astragalo, un’erba cinese.
Sia l’echinacea sia l’astragalo contengono degli zuccheri che stimolano la
riproduzione dei globuli bianchi, le cellule del sangue impegnate in prima linea
nella difesa dell’organismo.

Condroitina solfato
È un costituente del nostro tessuto connettivo ed è spesso venduto come un
integratore di sostegno (insieme al glucosamina solfato). La condroitina è una
molecola interessante, composta da una catena lunga di zuccheri che
assomigliano agli antigeni del gruppo sanguigno A. Nello stomaco queste catene
si spezzano e gli zuccheri liberati riescono ad attrarre, intrappolare e bloccare le
lectine, fungendo da esca.
Erbe ad azione calmante
Gli infusi di camomilla e di radice di valeriana agiscono come potenti antistress
nelle persone di tipo A ed è quindi bene assumerli frequentemente. La valeriana
ha un sapore pungente che le prime volte può risultare poco gradevole, ma a cui
ci si abitua presto. In passato circolavano voci secondo le quali il nome della
valeriana era legato al fatto che fosse la forma naturale del Valium (diazepam),
un tranquillante venduto dietro prescrizione medica. È falso. Il nome deriva da
un imperatore romano che venne catturato in battaglia dai Persiani. Ucciso,
imbalsamato, tinto di rosso ed esposto in un museo persiano, Valeriano ha avuto
la fortuna di vedere il suo nome tramandato ai posteri. In ogni caso, alcuni studi
dimostrano che la valeriana ha davvero un’azione calmante (seppur lieve) su
alcuni recettori stimolati anche da droghe simili al Valium.

Quercetina
È un bioflavonoide che abbonda in molte verdure, ma soprattutto nella cipolla
gialla. Dotata di un’azione antiossidante più potente di quella della vitamina E,
la quercetina può contribuire ad aumentare le difese nei confronti dei tumori.

Cardo mariano (Silybum marianum)


Come la quercetina, anche il cardo mariano svolge un’azione antiossidante, ma
con una particolarità: esso si concentra soprattutto nel fegato e nelle vie biliari.
Le persone di gruppo A con disturbi epatici e della cistifellea, e quelle che hanno
famigliari affetti da problemi di questo tipo, dovrebbero assumere con regolarità
il cardo mariano, sotto forma di infuso oppure di integratore in capsule.
Le stesse raccomandazioni valgono per coloro che devono seguire cure
prolungate con farmaci potenzialmente tossici per il fegato.

Bromelina (enzima estratto dall’ananas)

Il gonfiore gastrico o intestinale dovuto a una cattiva digestione delle proteine


può essere alleviato da sostanze contenute nell’ananas, in grado di dare una
mano al sistema digerente, perché spezzano le proteine assunte attraverso il cibo
garantendone una migliore assimilazione.

Probiotici
Il passaggio da un’alimentazione mista a una dieta quasi vegetariana può creare,
nei primi tempi, disturbi come gonfiore gastrico e meteorismo.
In questi casi l’assunzione di integratori probiotici può contribuire a risolvere
il problema, fornendo batteri «buoni» di solito presenti nel tratto digestivo.
DA EVITARE
Betacarotene
Mio padre ha sempre evitato di prescrivere integratori a base di betacarotene ai
suoi pazienti di tipo A, sostenendo che potessero avere un effetto irritante sui
vasi sanguigni. A suo tempo obiettai che, a mio parere, si trattava di una
precauzione inutile perché non fondata su prove scientifiche documentate. Anzi,
gli studi condotti in proposito sembravano evidenziare proprio l’effetto opposto,
cioè un’azione protettiva sulle arterie. Tuttavia, negli ultimi tempi, alcune
ricerche hanno suggerito che il betacarotene, somministrato a dosaggi elevati,
può comportarsi come un ossidante e quindi danneggiare i tessuti invece di
proteggerli.
Forse le osservazioni di mio padre erano corrette, per lo meno per quanto
concerne gli individui con gruppo sanguigno A. I pesci di mare e le verdure
gialle e arancioni contengono sia vitamina A sia betacarotene, ma le modalità di
assimilazione variano molto da persona a persona. Potrebbero verificarsi delle
situazioni in cui è necessario assumere temporaneamente degli integratori a base
di vitamina A per ottenere dei benefici a breve termine.
Consultate il vostro medico. In ogni caso, 10.000 UI al giorno possono
contribuire a contrastare gli effetti dell’invecchiamento sul sistema immunitario.
I cibi ricchi di vitamina A più indicati per i soggetti di questo gruppo
sanguigno sono:

Broccoli Spinaci
Zucca gialla
Carote Uova
Profilo stress/esercizio fisico per il tipo A
Il segreto per volgere in positivo gli effetti dello stress è racchiuso nel nostro
gruppo sanguigno. Come ho già anticipato, il problema non è lo stress in sé,
quanto il nostro modo di rispondere alle situazioni che lo causano: ciascun
gruppo sanguigno è capace di dominarle utilizzando reazioni istintive
programmate dalla genetica.
Le persone di tipo A reagiscono allo stress con una cattiva gestione del
cortisolo, che può provocare disturbi del sonno o comunque un riposo notturno
poco ristoratore, aumento di peso e indebolimento del sistema immunitario.
Anche non sotto sforzo, i soggetti di tipo A hanno livelli di cortisolo più elevati
rispetto agli altri gruppi sanguigni. Delle piccole bombe cariche di cortisolo
scoppiano nel cervello, producendo ansia, irritabilità e tendenze ossessive. A
lungo andare, questa situazione mina l’efficienza del sistema immunitario,
causando di conseguenza maggiore debolezza e stanchezza.
Per contrastare gli effetti dello stress cronico non c’è che una soluzione:
adottare tecniche di rilassamento, come lo yoga o la meditazione, in modo da
sfuggire alla morsa della tensione. Il Tai Chi (i movimenti lenti e solenni che
costituiscono la componente rituale della boxe cinese) e l’Hatha Yoga (il sistema
di stiramento muscolare sviluppatosi in India e Tibet) raggiungono in pieno
l’obiettivo. Anche alcuni esercizi isotonici leggeri, come le escursioni a piedi, il
nuoto e la bicicletta, possono essere di grande aiuto.
Praticare attività ad azione rilassante non significa evitare qualsiasi tipo di
sforzo fisico: il nocciolo della questione non è tanto la fatica in sé, quanto il
coinvolgimento mentale nell’esercizio. Gli sport molto competitivi, per esempio,
esauriscono l’energia fisica, ma non quella mentale che, al contrario, è proprio
quella che le persone con gruppo sanguigno A devono scaricare.
Gli esercizi riportati nella tabella che segue sono tutti ottimi, basta rispettare la
durata indicata per ciascuna tipologia di allenamento.
Per raggiungere un buon grado di distensione è necessario praticare uno o più
esercizi tre o quattro volte alla settimana.
Guida all’esercizio fisico per il tipo A
Il Tai Chi Chuan, o semplicemente Tai Chi, è un tipo di esercizio che potenzia la
flessibilità delle articolazioni. Le lente, aggraziate ed eleganti sequenze di gesti
sembrano mascherare i veloci colpi scagliati con le mani e con i piedi, i blocchi e
le parate che esse rappresentano. In Cina questo sport viene praticato soprattutto
nelle piazze, dove possono radunarsi molte persone che si allenano insieme.
Questa tecnica ha potenzialità rilassanti molto elevate, sebbene richieda il
massimo della concentrazione e della pazienza.
Anche lo yoga è molto indicato per le persone di tipo A: esso combina in
modo armonioso un senso di pace interiore con il controllo del respiro e delle
posture studiate per consentire la completa astrazione dagli stimoli che
provengono dall’ambiente circostante. La forma più diffusa nei Paesi occidentali
è l’Hatha Yoga. Dopo aver imparato i principi basilari di questa disciplina
potrete scegliere il programma più indicato per il vostro stile di vita. Molti dei
miei pazienti di tipo A hanno ottenuto risultati talmente vantaggiosi che ora non
escono mai di casa senza prima aver praticato la loro sessione di yoga.
Alcuni semplici esercizi yoga
Lo yoga inizia e termina con il rilassamento. Siamo abituati a contrarre i
muscoli, ma raramente ci preoccupiamo di fare l’operazione opposta. Eppure
questa è la semplice chiave per sentirsi più in forma.
Per cominciare nel modo migliore, mettetevi in posizione supina. Sistemate
gambe e braccia in modo da essere completamente a vostro agio in ogni parte del
corpo. Il vostro obiettivo dev’essere uno solo: abbandonare corpo e mente e
lasciarli pervadere da una grande sensazione di calma e rilassamento.
Iniziate con la respirazione addominale. Forse non ci avete mai fatto caso, ma
i bambini, quando respirano, muovono l’addome e non il torace. Crescendo,
però, spesso perdiamo quest’ottima abitudine e tendiamo a spostare il fulcro
della respirazione a livello della gabbia toracica. Uno dei primi obiettivi dello
yoga è quello di rendervi più consapevoli della reale dislocazione del centro del
respiro. Osservatevi con attenzione: il vostro respiro è rapido, superficiale o
irregolare? Tendete a trattenerlo? Ebbene, sforzatevi di rientrare in un ritmo
respiratorio più naturale: pieno, profondo e senza alcun tipo di costrizione.
Cercate di identificare i muscoli che possono aiutarvi a respirare senza bisogno
di muovere la gabbia toracica. Questi esercizi devono essere eseguiti lentamente
e non devono comportare alcun tipo di sforzo. Appoggiate una mano
sull’ombelico e cercate di percepire i movimenti correlati alla respirazione.
Rilassate le spalle.
L’esercizio inizia con l’espirazione dell’aria contenuta nei polmoni. A questo
punto provate a immaginare di avere un libro o un altro peso appoggiato
sull’ombelico e di doverlo sollevare durante l’inspirazione, spingendo l’aria in
basso e in profondità.
Una volta raggiunto questo obiettivo, dovrete compiere l’operazione opposta:
abbassare il libro con l’espirazione cercando, tra le altre cose, di «spremere» dai
polmoni la massima quantità d’aria possibile. Questo semplice esercizio allenta
la tensione accumulata nel diaframma, cioè nel muscolo che separa la cavità
addominale da quella toracica. Cercate di coordinare e isolare il respiro
addominale senza alcun movimento del petto o della cassa toracica.
Anche se durante la settimana vi dedicate a delle attività sportive tra quelle
proposte, fate in modo di riservare un piccolo spazio a queste tecniche di
rilassamento che vi aiuteranno a fronteggiare lo stress in modo più efficace.
a. Le raccomandazioni relative alle porzioni da consumare a seconda della razza sono semplici suggerimenti
che possono contribuire a rendere la dieta ancora più simile a quella dei vostri antenati.
b. La stella (✩) indica le ricette riportate qui. (vedi)
c. La misura di riferimento è 1 tazza da caffellatte.
d. La misura di riferimento è 1 tazza da caffellatte.
Dieta per il gruppo B
Tipo B
IL NOMADE

È equilibrato
Ha un sistema immunitario robusto
Ha un apparato digerente tollerante
Si adatta bene ai cambiamenti dietetici
È un mangiatore di latte e prodotti caseari
Reagisce meglio allo stress con la creatività
Necessita di un equilibrio tra attività mentale e fisica per conservare la linea e sentirsi pieno di
energia
La dieta per il tipo B
Per molti aspetti, il tipo 0 e quello A sembrano essere l’uno l’opposto dell’altro.
Il tipo B, invece, è dotato di caratteristiche tutte sue e, a volte, camaleontiche.
Certi tratti lo avvicinano al tipo 0, ma ecco che immediatamente ci si presenta
sotto una forma non familiare che lo qualifica come qualcosa di unico e
irripetibile. In definitiva il tipo B è il risultato di un perfezionamento realizzatosi
lungo il cammino dell’evoluzione, di uno sforzo volto ad avvicinare popoli e
culture differenti.
Di solito le persone di tipo B hanno un fisico capace di resistere
all’aggressione da parte di molte malattie caratteristiche delle società
economicamente sviluppate, come i disturbi cardiovascolari e i tumori; e, anche
quando non riescono a evitarle, sono in grado di combatterle bene. Il fatto di
essere così particolari non rappresenta sempre un vantaggio per i soggetti con
gruppo sanguigno B, poiché quando la loro salute vacilla tendono a manifestare
patologie non troppo comuni, che spesso coinvolgono il sistema immunitario,
come la sclerosi multipla, il lupus e la sindrome da affaticamento cronico (si
veda il Capitolo 11).
Seguendo le raccomandazioni dietetiche illustrate in questo capitolo, le
persone di tipo B spesso riescono a non cadere vittime di gravi disturbi e a
vivere una vita lunga e piena di salute.
La dieta del gruppo B è molto bilanciata e include una grande varietà di
alimenti. Per usare le parole di mio padre, essa comprende «il meglio del regno
animale e vegetale».

NOTA: I miei lettori di lunga data osserveranno una differenza nei valori di
alcuni cibi confrontando questa edizione con L’alimentazione su misura. Questo
perché, iniziando a lavorare al volume La salute su misura, ho fatto una
distinzione tra individui secretori e non secretori per quanto riguarda alcuni cibi.
La prima edizione di L’alimentazione su misura «omogeneizzava» queste
differenze, come ho poi scelto di fare in tutti i libri successivi, mentre in questa
nuova versione utilizzo i valori dei secretori come valori base per i gruppi
sanguigni A, B, AB e 0.
Legenda

‡ Migliora il metabolismo dei carboidrati e contribuisce alla perdita di peso
Aumenta la diversità del microbiota e previene lo sbilanciamento della flora

intestinale
Diminuisce la diversità del microbiota e incoraggia lo sbilanciamento della

flora intestinale

I soggetti di tipo B possono trarre numerosi vantaggi da alcuni tipi di carne.


Se vi sentite stanchi oppure il vostro sistema immunitario non funziona a dovere,
consumate la carne rossa, come l’agnello, il montone o il coniglio, diverse volte
alla settimana, limitando il consumo di manzo o tacchino.
Nella mia esperienza, una delle maggiori difficoltà che si presentano ai
soggetti di tipo B è rinunciare al pollo. Esso contiene lectine agglutinanti
dannose per il loro gruppo sanguigno. Se proprio non volete fare a meno di
questo tipo di carne, sostituitela con altre, per esempio il tacchino o il fagiano.
Sebbene molto simili al pollo, questi ultimi non contengono lectine incompatibili
con il vostro gruppo sanguigno.
Qualcuno potrebbe rimanere stupito nell’apprendere che tutte le sue fatiche
per abbandonare la carne rossa a favore del pollo, considerato più sano, sono
state vane. Eppure quello che realmente importa non è il contenuto di grassi, ma
le lectine tossiche che, a lungo andare, possono favorire la comparsa di disturbi
circolatori e immunitari.
Il pesce è un alimento ottimo per le persone di tipo B, soprattutto quello che
vive nelle acque fredde e profonde degli oceani, come il merluzzo e il salmone,
ricchi di oli particolarmente benefici.
La platessa, l’halibut e la sogliola garantiscono un buon apporto di proteine ad
alto valore nutritivo.
Granchio, aragosta, gamberetti, cozze e frutti di mare in generale, invece, sono
decisamente sconsigliati perché contengono alcuni titpi di lectine dannose.

Benefici
Alosa ↑‡ Merluzzo ↑‡ Sardine ↑‡
Capasanta ↑ Nasello ↑ Scienidi ↑
Caviale Persico ↑ Sgombro ↑‡
Cernia ↑ Platessa ↑ Sogliola ↑
Eglefino ↑ Rana pescatrice ↑ Sparidi ↑
Halibut ↑ Salmone reale ↑ Storione ↑
Lampuga ↑ Salmone rosso ↑ Tonno pinna gialla
Luccio ↑ Salmone selvaggio ↑

Indifferenti
Abalone Muggine Scorfano dei fondali
Aringhe Pesce azzurro Sperlano
Brosmio Pesce gatto Squalo
Calamari Pesce luna Tilapia
Carpa Pesce pappagallo Tonno pinna blu
Cavedano Pesce spada Tonno striato
Coregone Pesce specchio Uova di istioforo
Dentice Pompano
Merlano Rombo

Da evitare
Acciughe Merluzzo giallo Ricciola
Anguilla ↓ Molluschi Salmone affumicato
Aragosta Orata Spigola/branzino
Aringhe in conserva Ostriche ↓ Storione beluga
Barracuda Persico sole Trota di mare
Cozze Persico spigola ↓ Trota iridea
Gamberetti Pesce burro Trota selvaggia
Gamberi di fiume Polpo Uova di salmone
Granchio Rane Vongole
Lumache Razza

LATTE, LATTICINI E UOVA



ALLA SETTIMANA, SE LA VOSTRA ASCENDENZA È
ALIMENTO PORZIONE AFRICANA CAUCASICA ASIATICA
Uova 1 uovo 3-4 volte 3-4 volte 5-6 volte
Formaggi 60 g 3-4 volte 3-5 volte 2-3 volte
Yogurt 120-180 g 0-4 volte 2-4 volte 1-3 volte
Latte 120-180 ml 0-3 volte 4-5 volte 2-3 volte

Il tipo B è l’unico gruppo sanguigno che può tollerare bene una grande varietà
di prodotti caseari. La ragione è semplice: l’antigene di tipo B è formato da
galattosio, lo stesso zucchero presente nel latte. Ciò significa che molti di questi
alimenti, in particolare le forme fermentate, possono agire come «fertilizzanti»
del tratto digerente dei soggetti con gruppo sanguigno B, perché stimolano la
crescita di batteri amici. Anche le uova vanno bene, poiché non contengono la
lectina che ritroviamo nei tessuti muscolari del pollo.
Tuttavia esistono alcune idiosincrasie di cui bisogna tener conto. Se siete di
discendenza asiatica, all’inizio potreste trovare difficile adattarvi a questi
alimenti, non per ragioni fisiche, ma culturali. Infatti i prodotti caseari fecero la
loro comparsa in Asia al tempo delle invasioni mongoliche. Essi, pertanto, erano
considerati cibi barbari, da evitare accuratamente. Nonostante siano passati
ormai secoli, quest’idea è ancora radicata e molti asiatici di tipo B continuano a
seguire una dieta a base di soia, anche se del tutto controindicata per il loro
gruppo sanguigno.
Ma che fare se si è di tipo B e intolleranti al lattosio? Prima di tutto si possono
usare prodotti contenenti l’enzima lattasi che «digerisce» lo zucchero presente
nel latte. In secondo luogo, è importante iniziare a consumare prodotti caseari in
piccole quantità, che andranno via via aumentate. Così il sistema digestivo avrà
il tempo per abituarsi al nuovo tipo di dieta. Cominciate con lo yogurt e il kefir,
meglio tollerati rispetto al latte, al formaggio fresco e al gelato. Ho inoltre notato
che spesso le persone di tipo B intolleranti al lattosio riescono agevolmente a
superare questo problema una volta corretti tutti gli altri errori di tipo dietetico.
Assumete almeno un cucchiaio di olio extravergine d’oliva a giorni alterni per
garantirvi una buona digestione e il normale funzionamento dell’intestino.
Anche il ghee, una preparazione indiana a base di burro chiarificato, può essere
utilizzato per cucinare. Evitate l’olio di sesamo, di semi di girasole e di mais, che
contengono lectine poco tollerate dall’apparato digerente di tipo B.
Semi e frutta secca non sono alimenti neutri per le persone di tipo B. Arachidi,
semi di sesamo e di girasole contengono lectine che interferiscono con la
digestione e possono aggravare gli stati infiammatori. Le noci hanno un
importante effetto di protezione neuronale che le rende benefiche.
Le persone di tipo B possono mangiare alcune varietà di legumi, ma altre,
come le lenticchie, i ceci, i borlotti e i fagioli occhio nero, contengono lectine
che interferiscono con il metabolismo, inducendo condizioni di disbiosi, e
possono aumentare le infiammazioni.

Benefici
Fagioli bianchi Fagioli di Lima Fagioli rossi (kidney)

Indifferenti
Cannellini Fave Soia
Fagiolini Germogli di soia Taccole
Fagioli rossi (copper) Lecitina di soia Tamarindo ↑
Farina di fagioli di Pasta di soia ↑ Tempè di soia ↑
Lima Piselli

Da evitare
Borlotti ↓ Farina di lenticchie/ Lenticchie, tutte le
Ceci ↓ dahl ↓ varietà ↓
Fagioli azuki Farina di soia ↓ Miso
Fagioli mungo ↓ Formaggio di soia ↓ Nattō↓
Fagioli neri Germogli di fagiolo Tofu ↓
Fagioli occhio nero ↓ Germogli di
Farina di ceci lenticchia

CEREALI E GRANAGLIE

ALLA SETTIMANA, SE LA VOSTRA ASCENDENZA

È
ALIMENTO PORZIONE AFRICANA CAUCASICA ASIATICA
Pane e
1 fetta 0-1 volta 0-1 volta 0-1 volta
cracker
1 muffin di medie
Muffin 0-1 volta 0-1 volta 0-1 volta
dimensioni
Granaglie 70 g secche 3-4 volte 3-4 volte 2-3 volte
Pasta 70 g cruda 3-4 volte 3-4 volte 2-3 volte

Quando le persone con gruppo sanguigno B seguono una dieta equilibrata, i


cereali risultano ben tollerati. L’unico che può creare qualche problema è il
frumento perché contiene una lectina che si attacca ai recettori per l’insulina
presenti sulle cellule adipose, impedendo all’ormone di svolgere bene la sua
azione. Di conseguenza i grassi avranno maggiore difficoltà a essere utilizzati
come combustibile.
Un altro cereale da eliminare è la segale, contenente una lectina che può
causare gravi disturbi al sistema cardiovascolare.
Il mais e il grano saraceno rallentano il metabolismo, riducono l’efficienza
dell’insulina, promuovono la ritenzione di liquidi e una minore resistenza agli
sforzi fisici. Di conseguenza sarebbe meglio evitarli, per non sentirsi stanchi e
per non acquistare chili superflui.
Vi suggerisco di provare il pane con il 100% di grano germogliato, certe volte
chiamato pane esseno. Questi pani «vivi» sono molto nutrienti.
Sebbene siano fatti con frumento germogliato, le lectine del glutine vengono
distrutte dal processo di germinazione, quindi sono assolutamente salutari.
Ancora una volta, per i soggetti che appartengono al gruppo B il segreto è
l’equilibrio.
Sarebbe comunque buona cosa moderare l’assunzione di pasta e riso.
Non avrete bisogno di grandi quantità di questi cibi se mangiate abitualmente
la carne, il pesce e i latticini consentiti dal programma alimentare.
Variate i tipi di cereali e granaglie che consumate. L’avena e il riso sono molto
indicati e vi consiglio di provare anche il farro, adatto per i tipi B.

Benefici
Crusca di riso Farro Pane esseno
Crusca/farina/ Farro integrale Pane senza glutine
porridge d’avena Fonio Riso soffiato
Farina di farro Grano germogliato
Farina di miglio Lacrime di Giobbe
Farina di riso Miglio

Indifferenti
Bulghur di frumento Fibra di larice Riso bianco
Crema di riso Orzo ↑ Riso integrale
Farina bianca Pane ai semi di Riso soffiato/gallette
Farina di riso bianco lino (e altri semi di riso
Farina di riso integrale consentiti) ↑ Samolino
Farina di soia Quinoa ↑ Taro
Farina d’orzo Riso basmati

Da evitare
Amaranto ↓ Farina/pasta di Papadum
Amido di mais ↓ topinambur ↓ Polenta di farina di
Corn flakes Farine multicereali mais ↓
Couscous Frumento integrale ↓ Porridge di mais
Crema di frumento Frumento soffiato ↓ Riso selvatico ↓
Farina con glutine Germe/crusca di Segale
Farina di grano frumento ↓ Sorgo
bulghur Grano saraceno ↓ Teff
Farina di grano duro Kamut intero e
Farina di segale ↓ integrale ↓

VERDURE

ALIMENTO PORZIONE AL GIORNO, PER TUTTI I TIPI DI ASCENDENZA
Verdure crude 60 g pulite 3-5 volte
Verdure cotte 60 g 3-5 volte

Le persone di tipo B possono mangiare una grande varietà di verdure dalle


elevate qualità nutrizionali, quindi consumatene pure dalle tre alle cinque
porzioni al giorno. Gli ortaggi da evitare sono davvero pochi, ma tenete bene a
mente queste indicazioni.
Eliminate completamente i pomodori dalla vostra dieta. Sono ricchi di una
lectina che aumenta la permeabilità dell’intestino, consentendo libero accesso ad
allergeni e altri elementi.
Come abbiamo già sottolineato, anche il mais non è adatto, in quanto le sue
lectine interferiscono con l’efficienza dell’insulina e del metabolismo. Lo stesso
vale per le olive, che contengono funghi microscopici (muffe) potenzialmente
responsabili di reazioni allergiche.
Per il resto, le verdure sono il regno incontrastato dei soggetti di tipo B. A
differenza di altri gruppi, possono trarre pieno giovamento da patate, ignami,
cavoli, funghi e molti altri prodotti della natura.

Benefici
Alghe (nori/kombu/ Cavolfiore ‡ Peperoni/
laminaria) ↑ Cavolo nero ↑‡ peperoncini/jalapeño
Alghe rosse Cavolo riccio ↑‡ Prezzemolo
Barbabietola Cime di rapa ↑‡ Senape ↑‡
Barbabietola rossa ↑‡ Foglie di vite ↑ Spinaci
Broccoletti ↑ Funghi shiitake ‡ Spirulina
Broccoli ↑‡ Igname Verza ‡
Carote ↑ Melanzana ↑‡ Wakame
Castagna d’acqua Pastinaca ↑ Zenzero
Cavoletti di Bruxelles Patata dolce

Indifferenti
Aglio Cerfoglio Coriandolo
Aneto Cetrioli Crauti
Asparagi Cetriolini in salamoia Crescione
Bietola Cetriolini sottaceto Cuori di palma
Broccolo cinese Cicoria Daikon
Capperi Cipolle, tutte le Finocchio
Cavolo cinese varietà Foglie di tarassaco
Cavolo rapa ↑ Cipollotto
Indifferenti
Friarielli Lattuga, tutte le Scalogno
Funghi (abalone/ varietà Scarola
trombetta/enoki/ Patate (blu/rosse/ Sechio
maitake/orecchioni/ gialle/bianche) Sedano
Portobello/ Porro Sedano rapa
champignon) Radicchio Tomatillo
Germogli alfa-alfa Radici e foglie di taro Zucchine
Germogli di bambù Rafano ↑
Gombo Rucola
Indivia ↑ Rutabaga
Jicama ↑ Salsefica ↑

Da evitare
Aloe vera ↓ Mais ↓ Rabarbaro
Carciofi ↓ Manioca ↓ Ravanelli
Fieno greco Olive nere/verdi ↓ Topinambur ↓
Germogli di ravanelli Pomodoro Zucca

Le persone di tipo B possono sbizzarrirsi a scegliere quali frutti gustare,


perché sono veramente pochi, e abbastanza particolari, quelli che devono evitare,
come i fichi d’India, i cachi e la melagrana.
Ottimo invece l’ananas, ricco di bromelina che aiuta a combattere il
meteorismo, disturbo abbastanza comune in particolar modo nei soggetti non
abituati a mangiare carne e latticini. Questo enzima favorisce la digestione.
È buona regola, per chi appartiene a questo gruppo sanguigno, sforzarsi di
mangiare quotidianamente almeno uno o due dei frutti inclusi nella lista degli
alimenti benefici.

Benefici
Ananas ↑‡ Mirtilli rossi Prugne
Banane ↑ americani ↑ Uva ↑
Cocomero ‡ Papaya

Indifferenti
Albicocche Lamponi Noni
Arance Lime Pere
Bacche di acai Limoni ↑ Pere nashi ↑
Bacche di goji Litchi Pesche
Bacche di sambuco ↑ Loganberry ↑ Pesche noci
Boysenberry ↑ Mandarini Platano
Ciliegie Mango Pompelmo
Datteri ↑ Mangostano Ribes neri
Durio ↑ Mela Uva spina ↑
Fichi Mela cotogna Uvetta
Fragole Melone (Cantalupo/ Youngberry
Frutto dell’albero del verde/d’inverno/
pane ↑ persiano/giallo)
Frutto della passione ↑ Mirtilli
Giaco Mirtilli rossi ↑
Guava ↑ More
Kiwi More di gelso
Kumquat ↑ More selvatiche

Da evitare
Avocado Fichi d’India Nespole ↓
Cachi ↓ Melagrana ↓ Noce di cocco
Carambola Mirtilli americani

SUCCHI E BEVANDE

ALIMENTO PORZIONE AL GIORNO, PER TUTTI I TIPI DI ASCENDENZA
Tutti i succhi consentiti 240 ml 2-3 volte
Acqua naturale 240 ml 4-7 volte

Le persone di tipo B dovrebbero limitarsi a bere acqua, infusi e succhi di


frutta e verdura. Anche se il caffè e il tè non vi causerebbero grossi problemi,
l’obiettivo di questa dieta è quello di farvi raggiungere il massimo della salute e,
se non volete accontentarvi di un risultato parziale, è meglio evitarli. Se siete
appassionati consumatori di caffè e tè, provate a sostituirli con l’infuso di tè
verde che contiene, oltre alla caffeina, preziosi antiossidanti.
Se volete realmente potenziare le difese immunitarie e le funzioni del sistema
nervoso, però, provate il cocktail «salvamembrane», così chiamato perché in
grado di preservare la normale fluidità del sottile rivestimento che circonda tutte
le cellule del nostro organismo.
Versate in un bicchiere un cucchiaio di olio di semi di lino, un altro di lecitina
di soia in granuli e 180-240 ml di succo di frutta. Mescolate e bevete. La lecitina
è un lipide, che si trova negli animali e nelle piante, con proprietà che migliorano
il funzionamento del metabolismo e del sistema immunitario. La lecitina in
granuli è reperibile nei negozi di alimenti bio e in alcuni supermercati.
Questo cocktail assicura una buona scorta di colina, serina ed etanolammina
(fosfolipidi), sostanze di grande importanza per le persone di tipo B. Scoprirete
che è molto gradevole, poiché la lecitina emulsiona l’olio consentendogli di
mescolarsi al succo di frutta.

Benefici
Latte di riso Succo di mirtillo Tè allo zenzero
Succo d’ananas ↑ rosso ↑‡ Tè verde (kukicha/
Succo di barbabietola Succo di papaya bancha)
Succo di cavolo Succo d’uva
Succo di cocomero Tè alla liquirizia
Indifferenti
Acqua di cocco Succo di bacche di Succo di mora
Acqua e limone goji Succo di noni
Birra Succo di bacche di Succo di pera ↑
Caffè sambuco Succo di pesca noce
Latte di mandorle ↑ Succo di carota Succo di pompelmo
Mate Succo di cetriolo Succo di prugna
Succhi di verdura Succo di ciliegia Succo di sedano
(quella consentita) Succo di lime Tè alla menta
Succo d’aloe Succo di mandarino Tutti i tipi di tè nero
Succo d’arancia Succo di mela/sidro Vino rosso/bianco
Succo di albicocca Succo di mirtillo

Da evitare
Bevande gassate Liquori e distillati ↓ Succo di pomodoro
Latte di cocco Soda
Latte di soia ↓ Succo di melagrana

SPEZIE

Le persone di tipo B possono trarre grandi benefici dalle spezie piccanti come
lo zenzero, il curry, il pepe di Cayenna. Fanno eccezione il pepe bianco e quello
nero, che aumentano la permeabilità dell’intestino.
CONDIMENTI, DOLCIFICANTI, ADDITIVI

Non esistono condimenti benefici per le persone di tipo B, ma solo indifferenti


o da evitare. Quello realmente vietato è solo uno: il ketchup, ma il vostro
buonsenso vi spingerà a limitare l’assunzione di cibi che non vi danno alcun
vantaggio concreto.
I dolcificanti, come lo zucchero bianco e di canna, il miele e la melassa,
possono essere consumati ma solo come condimenti, non come una fonte di
calorie, cercate quindi di limitarli. Non serve precisare che gli zuccheri derivati
dal mais, come lo sciroppo di mais a elevato contenuto di fruttosio, vanno
evitati. Potete mangiare anche piccole quantità di cioccolato ma dovete
considerarlo un «ornamento» per i vostri piatti e non un ingrediente a sé.
Pianificazione dei pasti per il tipo B b
I menu e le ricette che troverete alle pagine seguenti hanno il semplice obiettivo
di rendere più facile il passaggio dalla teoria alla pratica. Sono stati sviluppati
dalla dottoressa e ricercatrice Dina Khader, una nutrizionista che ha usato con
successo la dieta dei gruppi sanguigni con i suoi pazienti.
I menu quotidiani sono stati elaborati in modo da fornire poche calorie e
garantire un apporto equilibrato di sostanze nutritive benefiche per i soggetti di
tipo B. Se non avete problemi di sovrappeso potrete mantenervi in forma, e
magari perdere anche qualche chilo, seguendo il menu standard. Se, al contrario,
dovete dimagrire, potrete sostituire alcuni alimenti inclusi nel menu standard con
altri meno calorici (i cibi alternativi sono indicati nella colonna di destra, in
corrispondenza dell’alimento da sostituire; se non ci sono indicazioni diverse,
valgono quelle della prima colonna).
Nelle ricette potrete trovare qualche ingrediente incluso nella lista di quelli da
evitare. Non preoccupatevi: sono quantitativi minimi (come un pizzico di spezie)
che non causano alcun problema. A ogni modo la scelta dei cibi e le ricette sono
previste per funzionare ottimamente sui soggetti di tipo B.
Quando avrete imparato a destreggiarvi bene tra alimenti benefici, indifferenti
e da evitare, potrete elaborare un programma dietetico personalizzato, che vi
permetta di gustare ciò che preferite.

MENU STANDARD ALTERNATIVE DIETETICHE
Programma 1
Colazione
Cocktail «salvamembrane»
(facoltativo)
2 fette di pane esseno spalmate con 1 fetta di pane esseno spalmata con
Formaggio di yogurt alle erbe ✩ Formaggio di yogurt alle erbe ✩
1 uovo in camicia
Tè verde
Pranzo
Insalata greca (lattuga, scalogno,

sedano, cetriolo, feta, olio e limone)
1 banana
Infuso di erbe freddo
Spuntino pomeridiano
Torta alla quinoa e salsa di mele ✩ 1 ciotolina di fiocchi di latte magri
Infuso di erbe con fettine di pera
MENU STANDARD ALTERNATIVE DIETETICHE
Cena
Stufato di agnello e asparagi ✩ Costolette di agnello alla griglia
Riso integrale allo zafferano ✩
Verdure al vapore (broccoli, cavolo
Asparagi
cinese eccetera)
Yogurt gelato
(Vino, se gradito)

ALTERNATIVE
MENU STANDARD
DIETETICHE
Programma 2
Colazione
Cocktail «salvamembrane»
(facoltativo)
Crusca di riso con latte scremato e 1 banana
Succo d’uva
Caffè
Pranzo
1 fetta sottile di formaggio (Emmental o Munster) 2 fette di petto di
con 1 fetta sottile di petto di tacchino tacchino
2 fette di pane di farro spalmate con senape o 1 fetta di pane di farro
maionese spalmata con senape
Insalata verde
Infuso di erbe
ALTERNATIVE
MENU STANDARD
DIETETICHE
Spuntino pomeridiano
Yogurt magro aromatizzato con succo di frutta
Infuso di erbe
Cena
Pesce alla griglia ✩
Patate arrosto al rosmarino ✩ Verdure al vapore
Frutta fresca
Infuso di tè o caffè
(Vino, se gradito)

ALTERNATIVE
MENU STANDARD
DIETETICHE
Programma 3
Colazione
Cocktail «salvamembrane»
(facoltativo)
Muesli alle noci ✩ con latte di capra Riso soffiato con latte di capra
1 uovo alla coque
Succo di pompelmo
Tè verde
Pranzo
Insalata di spinaci ✩
1 scatoletta di tonno al naturale con
1 scatoletta di tonno al naturale
maionese
1 fetta di pane esseno 2 gallette di riso
Infuso di erbe
ALTERNATIVE
MENU STANDARD
DIETETICHE
Spuntino pomeridiano
Pandolce all’albicocca ✩ Yogurt magro con uvetta
1 mela
Tè o caffè
Cena
Fettuccine deliziose al parmigiano ✩
Insalata verde
Yogurt gelato
Infuso di erbe
(Vino, se gradito)
Ricette
Formaggio di yogurt alle erbe
DOSI PER 8 PERSONE:

2 confezioni da 1 kg di yogurt bianco magro


2 spicchi d’aglio tritati
1 cucchiaino di timo
1 cucchiaino di basilico
1 cucchiaino di origano
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
Sale e pepe

Sistemate lo yogurt in un canovaccio pulito, legatelo ben stretto e lasciatelo


riposare sopra al lavello o sopra una ciotola per circa 5 ore, fino a quando non
avrà perso il liquido.
Trasferite lo yogurt in una ciotola e conditelo con le spezie e l’olio. Regolate
di sale e pepe. Coprite la ciotola e mettetela in frigorifero per un paio d’ore
prima di servire. Questo formaggio fresco è ottimo come accompagnamento alle
verdure crude.
Torta alla quinoa e salsa di mele
DOSI PER 4-6 PERSONE:

150 g di uvetta o altra frutta disidratata (consentita)


60 g di noci pecan tritate
170 g di farina di quinoa
1 cucchiaino di lievito per dolci
½ cucchiaino di sale
½ cucchiaino di chiodi di garofano macinati
110 g di burro non salato o 110 ml di olio di canola biologico
200 g di zucchero Sucanat o zucchero d’acero
1 uovo grande biologico
500 g di salsa di mele biologica senza zuccheri aggiunti

Preriscaldate il forno a 180 °C. Cospargete l’uvetta e le noci con 40 g di farina


e mettetele da parte. In una ciotola mescolate il lievito, il sale, i chiodi di
garofano macinati e la restante parte di farina.
In un altro contenitore miscelate il burro o l’olio con lo zucchero e l’uovo.
Unite i due composti ottenuti e il resto degli ingredienti, lasciando per ultime
l’uvetta e le noci. Trasferite l’impasto in uno stampo quadrato di 20x20 cm,
precedentemente oliato, e cuocete in forno per 40-45 minuti o fino a quando,
infilando la punta di un coltello, non uscirà perfettamente pulita.
Stufato di agnello e asparagi
DOSI PER 2 PERSONE:

400 g di punte di asparagi


200 g di carne d’agnello magra tagliata a cubetti
1 cipolla di medie dimensioni tritata
3 cucchiai di burro biologico non salato
1 bicchiere abbondante d’acqua
Sale e pepe
Il succo di 1 limone

Tagliate le punte di asparagi a tocchetti, poi lavatele e asciugatele. In una


padella soffriggete la carne e la cipolla tritata con il burro.
Aggiungete l’acqua, il sale e il pepe e portate a cottura. Unite le punte di
asparagi e fate andare a fuoco lento per altri 15 minuti. Quando lo stufato è
pronto, irrorate con il succo di limone.
Riso integrale allo zafferano
DOSI PER 4 PERSONE:

3 cucchiai di olio extravergine d’oliva


1 cipolla rossa o gialla grande
1 cucchiaino di coriandolo macinato
1 cucchiaino di noce moscata
2 bacche di cardamomo (utilizzate solo i semi all’interno)
1 cucchiaino di pistilli di zafferano
2 cucchiai d’acqua di rose (disponibile nei negozi di prodotti orientali)
500 g di riso basmati integrale
1 litro d’acqua bollente

Scaldate l’olio e lasciate imbiondire la cipolla e le spezie, escluso lo zafferano,


per 10 minuti a fuoco medio. In un contenitore separato schiacciate i pistilli di
zafferano e aggiungeteli alla cipolla in cottura.
Versate 1 cucchiaio d’acqua di rose. Lasciate sobbollire per altri 15 minuti e
unite il riso con l’acqua bollente. Cuocete per 35-40 minuti. Appena prima di
servire aggiungete l’altro cucchiaio d’acqua di rose.
Pesce alla griglia c
DOSI PER 4 PERSONE:

6 cucchiai di burro non salato, ghee o olio


1 cucchiaino di salsa piccante
1 cucchiaio di aglio fresco
4 filetti del vostro pesce preferito
30 g di riso soffiato triturato
2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato

Mescolate il burro o l’olio con la salsa piccante e l’aglio. Distribuite sul fondo
di una teglia da forno 4 cucchiai di composto. Adagiate sopra i filetti e
cospargeteli di riso soffiato. Unite il resto del condimento.
Passate al grill per 10-15 minuti. Completate con una spolverata di
prezzemolo e servite immediatamente.
Patate arrosto al rosmarino
DOSI PER 4 PERSONE:

5-6 patate dolci (o ignami) tagliate in quarti


2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1 cucchiaio di rosmarino fresco o 2 cucchiaini di rosmarino secco
1 pizzico di pepe di Cayenna

Preriscaldate il forno a 180-200 °C. Mescolate gli ingredienti e trasferiteli in


una teglia. Cuocete per 1 ora.
È un ottimo accompagnamento per un’insalata verde o delle verdure alla
griglia.
Muesli alle noci
DOSI PER 6-8 PERSONE:

4 tazze d di fiocchi d’avena


1 tazza di crusca di riso
½ tazza di mirtilli secchi
½ tazza di ribes neri secchi
1 tazza di noci tritate
¼ di tazza di olio di canola bio
¾ di tazza di sciroppo d’acero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Preriscaldate il forno a 120 °C. Versate in un’ampia terrina i fiocchi d’avena,


la crusca di riso, la frutta secca e l’olio. Amalgamate bene e aggiungete lo
sciroppo d’acero e la vaniglia. Mescolate con molta cura fino a ottenere un
composto granulare e appiccicoso.
Spalmate la miscela su una placca da forno con i bordi lievemente rialzati,
infornate e fate cuocere per circa 1 ora e ½, mescolando il composto ogni 15
minuti per farlo tostare e asciugare in modo uniforme. Lasciate raffreddare il
muesli e conservatelo in un contenitore di vetro a chiusura ermetica.
Insalata di spinaci
DOSI PER 6 PERSONE:

300 g di spinaci freschi


6 scalogni tritati
Il succo di 1 limone
1 cucchiaino di olio extravergine d’oliva
Sale e pepe

Lavate accuratamente gli spinaci, asciugateli e tagliateli in piccoli pezzi.


Insaporiteli con un pizzico di sale, unite gli scalogni tritati, il succo di limone,
l’olio e il pepe.
Servite immediatamente.
Pandolce all’albicocca
DOSI PER 3-4 PERSONE:

1 tazza e e ¼ di yogurt magro


1 uovo biologico
1 tazza di marmellata di albicocche
2 tazze di farina di riso integrale
1 cucchiaino di cannella in polvere
1 cucchiaino di pimento macinato (facoltativo)
1 cucchiaino di noce moscata in polvere
1 cucchiaino abbondante di bicarbonato
1 tazza di albicocche secche tritate
1 tazza di ribes

Ungete uno stampo per pane o una teglia e riscaldate il forno a 180 °C.
Versate in una terrina lo yogurt, l’uovo e la marmellata. Aggiungete 1 tazza di
farina di riso integrale e ½ dose di spezie insieme al bicarbonato. Mescolate a
lungo fino ad amalgamare bene tutti gli ingredienti.
Unite il resto della farina e delle spezie. Se l’impasto dovesse apparire troppo
consistente, aggiungete un po’ d’acqua fredda o di latte di soia. Incorporate
infine le albicocche tritate e i ribes.
Versate l’impasto nello stampo e cuocete in forno per 40-45 minuti. Togliete il
pandolce dallo stampo e lasciatelo raffreddare su una griglia da dolci.
Fettuccine deliziose al parmigiano
DOSI PER 4 PERSONE:

240 g di fettuccine o linguine di riso o farro


1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
180 g di latticello
35 g più 2 cucchiai di parmigiano grattugiato
35 g di cipollotto tritato
2 cucchiai di basilico fresco tritato o 1 cucchiaino di basilico secco
1 punta di aglio in polvere o di aglio fresco finemente tritato
1 pizzico di scorza di limone grattugiata

Cuocete la pasta al dente. Scolatela e trasferitela in una padella. Unite l’olio e


mescolate. Versate il latticello, 35 g di parmigiano, il cipollotto, il basilico e
l’aglio. Cuocete a fuoco medio continuando a mescolare fino a quando non avrà
ripreso il bollore.
Spolverate con i 2 restanti cucchiai di parmigiano e guarnite con qualche
foglia di basilico fresco e la scorza di limone.

Per sperimentare tanti altri piatti, potete consultare i libri di cucina specifici
per ogni gruppo sanguigno e le ricette che trovate sui siti www.dadamo.com e
www.4yourtype.com.
Consigli sugli integratori per il tipo B
Il ruolo degli integratori, siano essi vitamine, minerali o prodotti a base di erbe, è
quello di colmare eventuali carenze dietetiche e di fornire all’organismo, quando
necessario, una protezione in più. Quelli utilizzabili dalle persone con sangue di
tipo B devono rispondere ai seguenti requisiti:

Contribuire a bilanciare la dieta


Aumentare l’efficienza metabolica
Rinforzare le difese immunitarie
Migliorare l’attività cerebrale e la concentrazione

I tipi B sono sicuramente un caso particolare, e se lo siete potete definirvi


fortunati.
Nella gran parte dei casi, infatti, avete l’opportunità di evitare molti disturbi
limitandovi a seguire semplicemente la dieta ottimale per voi. Questa è così ricca
di vitamine dei gruppi B, A, E, C, di calcio e di ferro da rendere inutili la
maggior parte degli integratori. Quindi godetevi la vostra condizione, ma seguite
attentamente la dieta.
Nelle prossime pagine troverete comunque alcuni integratori che potrebbero
farvi comodo.
Minerali
Magnesio
Mentre le persone appartenenti agli altri gruppi sanguigni necessitano, in genere,
di assumere integratori a base di calcio, quelle di tipo B devono tenere d’occhio i
livelli di magnesio. Questo minerale, infatti, è di estrema importanza perché
contribuisce a far funzionare bene numerosi processi metabolici come, per
esempio, quelli che riguardano i carboidrati. Poiché l’assimilazione del calcio è
ottima, si potrebbero verificare degli scompensi nei livelli di questi due minerali.
Quando il magnesio scarseggia, siete più esposti ai virus (indebolimento del
sistema immunitario) e possono comparire disturbi come affaticamento,
depressione e in alcuni casi anche disordini neurologici. In tali condizioni può
essere utile un ciclo di integrazione (300-500 mg). I bambini di gruppo B
soffrono spesso di eczema e un’integrazione di magnesio può aiutare a
contrastarne l’insorgenza. Va bene qualsiasi forma, anche se diversi pazienti
registrano un effetto lassativo più frequente con il magnesio citrato.
Una quantità eccessiva può, teoricamente, sbilanciare i livelli di calcio, quindi
fate in modo di consumare anche cibi che ne contengono dosi adeguate, come i
latticini, per esempio. La chiave è l’equilibrio.
Prodotti fitoterapici
Liquirizia (Glycyrrhiza glabra)
È quattro volte benefica: aiuta a combattere le ulcere gastriche, agisce come
antivirale nei confronti del virus herpes, può risultare utile nella sindrome da
affaticamento cronico e contribuisce a evitare l’ipoglicemia.
A dispetto di tutti questi vantaggi, con la liquirizia non si può scherzare: se
assunta a dosaggi elevati può provocare, in soggetti predisposti, un accumulo di
sodio associato a ritenzione di liquidi e ipertensione. Se appartenete al gruppo
sanguigno B e soffrite di ipoglicemia, potete tranquillamente bere dopo il pasto
una tazza di infuso di liquirizia. Se invece il vostro problema è l’affaticamento
cronico, è meglio che vi affidiate alle preparazioni erboristiche, ma solo sotto la
supervisione del medico.

Pectina di agrumi modificata (MCP)

La MCP è una speciale varietà di pectina, una molecola presente nella maggior
parte, se non in tutte, le piante. È ampiamente utilizzata come addensante
alimentare. La MCP (e la pectina in generale) è formata da una lunga catena di
uno zucchero molto simile all’antigene del tipo B. Nello stomaco gli acidi
spezzano le catene e liberano lo zucchero, che attrae, blocca e disinnesca le
lectine specifiche del tipo B. Questo fenomeno è stato studiato nei dettagli per
cercare di capire come impedire alle lectine di attaccare i tessuti del fegato. La
MCP si acquista nei negozi di prodotti naturali, nelle farmacie specializzate in
naturopatia e online.

Enzimi digestivi
Chi non è abituato a mangiare la carne o il latte e i formaggi, potrebbe trovare
difficile seguire le raccomandazioni della dieta di tipo B. In questi casi è utile
l’impiego temporaneo di un preparato a base di enzimi per adattarsi più
rapidamente alle proteine concentrate. La bromelina, un enzima presente
nell’ananas, è disponibile sotto forma di integratore.

Erbe a effetto adattogeno


Vengono così chiamati i prodotti erboristici che aiutano a superare lo stress
psicofisico, migliorando, tra l’altro, la memoria e la concentrazione. Gli
adattogeni più indicati sono il ginseng siberiano e il Ginkgo biloba. Il primo si è
dimostrato capace, nel corso di studi condotti in Russia, di incrementare la
velocità e la precisione degli operatori di terminale. Il Ginkgo biloba è oggi il
farmaco più prescritto in Germania, dove viene assunto quotidianamente da
cinque milioni di persone. Rende più efficiente la microcircolazione cerebrale ed
è proprio per questo che spesso viene consigliato alle persone anziane.

Lecitina
Derivata dalla soia, permette agli antigeni B presenti sulla superficie delle cellule
di muoversi con più facilità per proteggere meglio il sistema immunitario. I
soggetti di tipo B dovrebbero ricercare questi effetti benefici nella lecitina in
granuli e non nella soia, in cui le concentrazioni non sono ugualmente efficaci.
Utilizzatela per preparare il cocktail «salvamembrane»: una buona abitudine
quotidiana che vi consentirà di ottenere grandi benefici per i sistemi nervoso e
immunitario in un modo tutto sommato piacevole.
Profilo stress/esercizio fisico per il tipo B
Le persone di tipo B hanno una reazione allo stress molto simile a quella del
gruppo A e si rilassano in un modo che assomiglia a quanto illustrato per il tipo
0. Condividono con i soggetti di tipo A elevati livelli di cortisolo, ma poiché i
valori dell’enzima DBH (che trasforma la dopamina in noradrenalina) sono
bassi, quelli più alti di dopamina in qualche modo compensano questa
condizione.
I tipi B riescono a gestire molto bene lo stress proprio perché sono più bravi a
fronteggiare situazioni insolite. Sono meno ansiosi o aggressivi rispetto al tipo 0
e subiscono meno contraccolpi a livello fisico rispetto ai soggetti di gruppo A.
L’attività fisica ha pertanto l’obiettivo di soddisfare queste opposte esigenze:
non dev’essere troppo impegnativa né sul piano fisico né su quello mentale e,
possibilmente, deve coinvolgere anche altre persone. Le escursioni a piedi o in
bicicletta, le arti marziali poco violente, il tennis e gli esercizi aerobici
rappresentano un’ottima valvola di sfogo. Da bandire, invece, gli sport troppo
competitivi come il calcio o la pallacanestro.
Il programma settimanale più adatto al tipo B comprende tre giorni dedicati
all’esercizio fisico più intenso e due riservati ad attività rilassanti.
Guida all’esercizio fisico per il tipo B
Un programma di attività fisica intensa comprende tre fasi: riscaldamento,
esercizio aerobico e raffreddamento. La prima ha lo scopo di garantire un buon
afflusso di sangue ai muscoli, preparandoli così ad affrontare meglio qualsiasi
tipo di sforzo. Essa, pertanto, non va mai trascurata e deve prevedere esercizi di
stiramento e flessioni che servono a evitare strappi muscolari e tendinei.
Per quanto riguarda gli esercizi, bisogna innanzitutto chiarire che esistono due
movimenti di base: isometrico e isotonico. Nel primo caso il muscolo si contrae,
ma non si accorcia e quindi non determina un movimento del tronco o degli arti.
Nel secondo, invece, la contrazione provoca un accorciamento del muscolo
come avviene, per esempio, in sport tipo la ginnastica ritmica, la corsa, il nuoto,
il calcio e via dicendo. Gli esercizi isometrici vengono utilizzati per tonificare
specifici gruppi muscolari, che possono poi essere ulteriormente rinforzati per
mezzo di esercizi isotonici. Un esempio classico consiste nell’esercitare una
pressione o una spinta contro un oggetto immobile, oppure nel mettere in
tensione i muscoli che si oppongono a un movimento come avviene, per
esempio, quando si gioca a «braccio di ferro».
Per far sì che l’esercizio aerobico svolga un’azione benefica sull’apparato
cardiovascolare è importante che la frequenza cardiaca raggiunga circa il 70%
delle sue potenzialità massime, le quali, ovviamente, variano da persona a
persona. Una volta arrivati a questo traguardo, bisogna continuare l’esercizio per
mantenere la frequenza cardiaca al medesimo livello per circa trenta minuti. Il
tutto va ripetuto almeno tre volte alla settimana.
Per conoscere la vostra frequenza cardiaca massima e minima, e quindi il 70%
della massima, dovete eseguire questi conteggi:

1. Sottraete la vostra età da 220 (frequenza cardiaca massima).
2. Moltiplicate la differenza per 70 e dividete il risultato per 100. Se avete più
di sessant’anni o non siete in perfetta forma fisica, dovrete moltiplicare la
differenza per 60 e dividerla per 100, ottenendo il 60% della frequenza
cardiaca massima.
3. Moltiplicate la differenza ottenuta con l’operazione illustrata al primo punto
per 50 e dividete il risultato per 100; otterrete così la frequenza cardiaca
minima sotto sforzo.

Consideriamo per esempio il caso di una donna di cinquant’anni in buone


condizioni di salute. Per prima cosa dovrebbe sottrarre 50 da 220 e otterrebbe
170, valore che corrisponde alla sua frequenza cardiaca massima. A questo
punto, moltiplicando 170 per 70 e dividendo il risultato per 100, otterrebbe un
valore che corrisponde al 70% della frequenza cardiaca massima che, nel caso in
esame, sarà pari a 119. Questo significa che durante il training il suo cuore non
dovrà superare le 119 pulsazioni al minuto. Moltiplicando 170 per 50 e
dividendo il risultato per 100 si ottiene invece 85, cioè la frequenza cardiaca
minima sotto sforzo.
Gli esercizi di rilassamento
Il Tai Chi Chuan, o semplicemente Tai Chi, è un tipo di esercizio che potenzia la
flessibilità delle articolazioni. Le lente, aggraziate ed eleganti sequenze di gesti
sembrano mascherare i veloci colpi scagliati con le mani e con i piedi, i blocchi e
le parate che esse rappresentano. In Cina questo sport viene praticato soprattutto
nelle piazze, dove possono radunarsi molte persone che si allenano insieme.
Questa tecnica ha potenzialità rilassanti molto elevate, sebbene richieda il
massimo della concentrazione e della pazienza.
Anche lo yoga è molto indicato per le persone di tipo B: esso combina in
modo armonioso un senso di pace interiore con il controllo del respiro e delle
posture studiate per consentire la completa astrazione dagli stimoli che
provengono dall’ambiente circostante. La forma più diffusa nei Paesi occidentali
è l’Hatha Yoga. Dopo aver imparato i principi basilari di questa disciplina
potrete scegliere il programma più indicato per il vostro stile di vita.
A ogni modo, alcuni pazienti mi hanno confidato le loro preoccupazioni in
merito al fatto che adottare delle pratiche yoga possa entrare in conflitto con le
loro credenze religiose. Temono che questa scelta implichi anche abbracciare il
misticismo orientale. Ma io rispondo: «Se mangiate cibo italiano, diventate
italiani?» La meditazione e lo yoga diventano quello che voi volete farli
diventare. Visualizzate gli oggetti e meditate sfruttando ciò che è importante per
voi. Le posizioni non hanno alcun significato trascendente, sono soltanto dei
movimenti collaudati e senza tempo.
Alcuni semplici esercizi yoga
Lo yoga inizia e termina con il rilassamento. Siamo abituati a contrarre i
muscoli, ma raramente ci preoccupiamo di fare l’operazione opposta. Eppure
questa è la semplice chiave per sentirsi più in forma.
Per cominciare nel modo migliore, mettetevi in posizione supina. Sistemate
gambe e braccia in modo da essere completamente a vostro agio in ogni parte del
corpo. L’obiettivo dev’essere uno solo: abbandonare corpo e mente e lasciarli
pervadere da una grande sensazione di calma e rilassamento.
Iniziate con la respirazione addominale. Forse non ci avete mai fatto caso, ma
i bambini, quando respirano, muovono l’addome e non il torace. Crescendo,
però, spesso perdiamo quest’ottima abitudine e tendiamo a spostare il fulcro
della respirazione a livello della gabbia toracica. Uno dei primi obiettivi dello
yoga è quello di rendervi più consapevoli della reale dislocazione del centro del
respiro.
Osservatevi con attenzione: il vostro respiro è rapido, superficiale o
irregolare? Tendete a trattenerlo? Ebbene, sforzatevi di rientrare in un ritmo
respiratorio più naturale: pieno, profondo e senza alcun tipo di costrizione.
Cercate di identificare i muscoli che possono aiutarvi a respirare senza bisogno
di muovere la gabbia toracica. Questi esercizi devono essere eseguiti lentamente
e non devono comportare alcun tipo di sforzo. Appoggiate una mano
sull’ombelico e cercate di percepire i movimenti correlati alla respirazione.
Rilassate le spalle.
L’esercizio inizia con l’espirazione dell’aria contenuta nei polmoni. A questo
punto provate a immaginare di avere un libro o un altro peso appoggiato
sull’ombelico e di doverlo sollevare durante l’inspirazione, spingendo l’aria in
basso e in profondità.
Una volta raggiunto questo obiettivo, dovrete compiere l’operazione opposta:
abbassare il libro con l’espirazione cercando, tra le altre cose, di «spremere» dai
polmoni la massima quantità d’aria possibile. Questo semplice esercizio allenta
la tensione accumulata nel diaframma, cioè nel muscolo che separa la cavità
addominale da quella toracica. Cercate di coordinare e isolare il respiro
addominale senza alcun movimento del petto o della cassa toracica.
a. Le raccomandazioni relative alle porzioni da consumare a seconda della razza sono semplici suggerimenti
che possono contribuire a rendere la dieta ancora più simile a quella dei vostri antenati.
b. La stella (✩) indica le ricette riportate qui. (vedi)
c. Cheryl Miller, mia amica e paziente oltre che ottima cuoca, mi ha regalato questa ricetta che è davvero
squisita.
d. La misura di riferimento è 1 tazza da caffellatte.
e. La misura di riferimento è 1 tazza da caffellatte.
Dieta per il gruppo AB
Tipo AB
L’ENIGMA

È il risultato della mescolanza tra tipo A e tipo B
Risponde in modo camaleontico ai cambiamenti ambientali e dietetici
Ha un apparato digerente sensibile
Ha un sistema immunitario troppo tollerante
Reagisce meglio allo stress attraverso la vivacità fisica e l’energia creativa
È un mistero dell’evoluzione
La dieta per il tipo AB
Il gruppo sanguigno AB è raro (posseduto solo dal 2-5% della popolazione) e
biologicamente complesso.
La presenza di due antigeni, infatti, conferisce a questa tipologia di sangue
caratteristiche simili, per certi aspetti a quelle del tipo A, per altri a quelle del
tipo B, e per altri ancora è una fusione di entrambi i gruppi sanguigni.
Queste molteplici sfaccettature possono assumere una valenza positiva o
negativa a seconda delle circostanze. Ecco perché la dieta del gruppo AB deve
essere seguita con particolare attenzione. Anzi, per familiarizzare meglio con lo
schema nutrizionale proposto in questo capitolo, è bene leggere attentamente
anche quelli dedicati ai gruppi A e B.
In linea di massima, la maggior parte dei cibi dannosi per il tipo A e per quello
B lo è probabilmente anche per il tipo AB. Fanno eccezione alcuni alimenti,
come i pomodori, che contengono lectine in grado di agglutinare tutti i gruppi
sanguigni e che sembrano invece essere meglio tollerati proprio dalle persone di
gruppo AB.
Questi individui sono spesso più resistenti e attivi del tipo A, sedentario per
natura.
Tale grande vitalità potrebbe essere un retaggio lasciato nella memoria
genetica dai progenitori di gruppo B.

NOTA: I miei lettori di lunga data osserveranno una differenza nei valori di
alcuni cibi confrontando questa edizione con L’alimentazione su misura. Questo
perché, iniziando a lavorare al volume La salute su misura, ho fatto una
distinzione tra individui secretori e non secretori per quanto riguarda alcuni cibi.
La prima edizione di L’alimentazione su misura «omogeneizzava» queste
differenze, come ho poi scelto di fare in tutti i libri successivi, mentre in questa
nuova versione utilizzo i valori dei secretori come valori base per i gruppi
sanguigni A, B, AB e 0.
Legenda

‡ Migliora il metabolismo dei carboidrati e contribuisce alla perdita di peso
Aumenta la diversità del microbiota e previene lo sbilanciamento della flora

intestinale
Diminuisce la diversità del microbiota e incoraggia lo sbilanciamento della

flora intestinale

CARNE E POLLAME

A causa della bassa acidità gastrica, le persone di tipo AB non digeriscono


bene la carne ma, dato che si tratta di un alimento prezioso, il segreto per
renderla più accettabile consiste nel consumarne porzioni ridotte e poco
frequenti. È anche importante privilegiare le carni meglio tollerate, come
l’agnello, il montone, il coniglio e il tacchino, invece del manzo.
Il pollo, come già spiegato a proposito dei soggetti di tipo B, può causare
fastidiose irritazioni gastriche ed è quindi meglio starne alla larga.
Allo stesso modo conviene evitare le carni conservate e affumicate perché la
loro assunzione, unita alla scarsa produzione di acido, può aumentare il rischio
di tumori gastrici.
PESCE, CROSTACEI E FRUTTI DI MARE

Il pesce è un’ottima fonte di proteine per le persone di tipo AB. Fanno


eccezione alcune varietà tra cui vanno ricordate la platessa e la sogliola, ricche di
lectine poco digeribili. Una caratteristica «ereditata» dal tipo A è il rischio di
sviluppare alcune forme di cancro. In questi casi è importante introdurre nella
dieta le lumache. L’Helix pomatia, infatti, contiene una lectina molto potente, in
grado di agglutinare le cellule degenerate.
LATTE, LATTICINI E UOVA

Per quanto riguarda latte e formaggi, la componente B prevale sulla A. Via


libera, quindi, allo yogurt, al kefir e ai formaggi magri, più facili da digerire e
utili per bilanciare la flora intestinale. Ma attenzione alla componente A, che si
esprime con la tendenza a produrre un eccesso di muco, responsabile di disturbi
respiratori, sinusiti e otiti. In presenza di problemi di questo tipo conviene
ridurre drasticamente il consumo di prodotti caseari.
Le uova sono un’ottima fonte di proteine per il tipo AB, sebbene ricche di
colesterolo, un punto debole per questi soggetti (come per il tipo A) più esposti
alle cardiopatie. Tuttavia le ricerche hanno dimostrato che i maggiori
responsabili dell’aumento del colesterolo non sono i cibi che lo contengono, ma i
grassi saturi.
I soggetti AB devono privilegiare l’olio extravergine d’oliva piuttosto che i
grassi animali e i grassi vegetali idrogenati o altri oli vegetali. L’olio d’oliva,
ricco di acidi grassi monoinsaturi, è benefico perché contribuisce a
salvaguardare la salute di cuore e arterie. Per la cottura potete utilizzare piccole
quantità di ghee, un burro chiarificato semiliquido molto popolare in India.
L’olio di noci, da aggiungere alle insalate, aiuta le cellule a sbarazzarsi delle
scorie accumulate, soprattutto nel cervello e nel sistema nervoso, un processo
detto «autofagia».
Le persone di tipo AB hanno delle reazioni particolari nei confronti di semi e
frutta secca, dovute alle caratteristiche contraddittorie dei gruppi A e B.
Sceglieteli attentamente e consumatene in quantità ridotta. Sebbene possano
rappresentare una buona fonte aggiuntiva di proteine, contengono lectine e i
vostri doppi antigeni A e B lasciano loro ampio spazio per far danni.
Anche nei confronti dei legumi le reazioni delle persone di tipo AB sono
contraddittorie, perché a volte sono assimilabili a quelle dei soggetti A e altre
volte a quelle dei tipi B, rivelandosi allo stesso tempo ottime fonti di lectine ma
anche di guai per i doppi antigeni che caratterizzano questo gruppo sanguigno.
Alcuni cibi propri del tipo AB non lo sono né per il gruppo A né per quello B.
Come i soggetti A, se avete gruppo sanguigno AB, dovreste far diventare una
costante della vostra dieta i prodotti a base di soia, per esempio il tofu, insieme a
ridotte quantità di carne e latticini.
In genere le persone di tipo AB tollerano bene i cereali. L’unico che può
creare qualche problema è il frumento che, oltre a dover essere evitato da chi
vuole perdere peso, può favorire un’eccessiva produzione di muco. Quindi, se
soffrite di disturbi respiratori, otiti e sinusiti ricorrenti, dovreste ridurre al
minimo l’assunzione di prodotti a base di frumento.
Limitate il consumo di germe e crusca di grano a una volta alla settimana.
Avena, soia e miglio sono indicati per il tipo AB, che dovrebbe invece evitare il
grano saraceno e il mais.
Il pane con germe di grano che si trova in commercio di solito ne contiene
solo piccole quantità ed è composto principalmente da farina di frumento intera.
Cercate quello con il 100% di grano germogliato (a volte chiamato pane esseno).
Leggete attentamente le etichette.
I soggetti di tipo AB traggono vantaggio da una dieta più ricca di riso che di
pasta, sebbene possano consumare semolino una o due volte alla settimana.
Ripeto: evitate il mais e il grano saraceno, preferendo l’avena e la segale.
Le verdure fresche sono un’importante fonte di composti fitochimici, le
sostanze naturali presenti nei cibi che contribuiscono alla prevenzione delle
malattie cardiovascolari e dei tumori. Gli ortaggi devono essere consumati più
volte al giorno, un obiettivo facile da raggiungere anche perché le possibilità di
scelta sono davvero molto vaste, dato che vanno bene sia quelli adatti al tipo A
sia al B.
Anche i pomodori, mal tollerati dai soggetti A e B, possono essere assunti con
tranquillità. Me ne sono reso conto eseguendo il test dell’indacano urinario – che
serve a misurare la presenza di lectine nell’organismo – su molti pazienti di
gruppo AB che li mangiavano regolarmente. Come per il tipo B, è bene evitare il
mais fresco e tutti i prodotti a base di mais.
Per quanto riguarda la frutta, l’organismo di tipo AB ha un comportamento
molto simile a quello del gruppo A, sia per le intolleranze, sia per i benefici.
Privilegiate pertanto i frutti più alcalini come l’uva, le prugne e i frutti di bosco,
che contribuiscono a bilanciare l’acidità muscolare indotta da alcuni cereali.
Certi frutti tropicali, come mango e guava, risultano poco tollerati, mentre
l’ananas fa decisamente bene, soprattutto come tonico digestivo.
Tra i frutti più comuni, sono da bandire le arance, perché irritanti per lo
stomaco e in grado di interferire con l’assorbimento di alcuni minerali
indispensabili. Sembra strano, ma un altro agrume – il pompelmo –, pur
possedendo un’acidità paragonabile a quella dell’arancia, viene addirittura
incluso tra i frutti benefici. In effetti il pompelmo non solo non irrita lo stomaco,
ma dopo la digestione sviluppa un certo grado di alcalinità. Ottimi sono da
considerarsi anche i limoni, che stimolano le funzioni dell’apparato digerente e
contribuiscono a eliminare l’eccesso di muco dalle vie respiratorie; senza contare
che la vitamina C contenuta in questi agrumi e in altri frutti, come il pompelmo e
il kiwi, svolge un’attività antiossidante di tutto rispetto, molto utile per
combattere lo sviluppo di potenziali tumori.
Nulla di positivo, infine, può essere detto sulla banana, che disturba
notevolmente la digestione delle persone di tipo AB. Visto che essa rappresenta
un’importante fonte di potassio, è bene procacciarsi il minerale consumando
albicocche, fichi e certe varietà di melone.
Le persone di tipo AB devono iniziare la giornata bevendo un bicchiere
d’acqua a temperatura ambiente insaporita con il succo di mezzo limone. In
questo modo potranno eliminare l’eccesso di muco accumulato durante le ore
notturne. L’acqua con il limone svolge anche un lieve effetto di diluizione del
sangue, auspicabile per i soggetti di tipo AB, che favorisce lo smaltimento delle
scorie.
Dopo consiglierei di bere un bicchiere di succo di pompelmo o papaya diluito
con un po’ d’acqua minerale. In linea di massima è bene scegliere succhi
provenienti da frutti alcalini come le ciliegie, i mirtilli rossi e l’uva.
Ottimo il vino rosso per la sua attività su cuore e arterie: un bicchiere per tre o
quattro volte alla settimana è in grado di ridurre il rischio cardiovascolare.
Sostituite inoltre il caffè con il tè verde, che ha potenti qualità antiossidanti
davvero di grande importanza per i soggetti con gruppo sanguigno AB.
SPEZIE

Le spezie sono state le prime medicine utilizzate dall’uomo, quindi è bene


considerarle tali.
Molte sono ricche di oli essenziali antibatterici, mentre altre sono ottime fonti
di antiossidanti, di elementi fitochimici che migliorano il sistema immunitario e
di composti capaci di bruciare i grassi.
Cercate di introdurre nella vostra dieta quotidiana le spezie consigliate per il
vostro gruppo sanguigno.
Da evitare tutte le varietà di pepe, che tendono a disturbare il meccanismo di
assorbimento del tratto digerente.
Non siate timidi con l’aglio: è un potente tonico e antibiotico naturale,
soprattutto per i soggetti di tipo AB.

CONDIMENTI, DOLCIFICANTI, ADDITIVI


Se siete di gruppo AB cercate di evitare tutti i cibi in salamoia e sottaceto,
nonché il ketchup, che contiene aceto. Zucchero e cioccolato, infine, sono
permessi, ma in quantità minime: dovete considerarli come dei condimenti e non
alimenti in sé.
Pianificazione dei pasti per il tipo AB b
I menu e le ricette che troverete alle pagine seguenti hanno il semplice obiettivo
di rendere più facile il passaggio dalla teoria alla pratica. Sono stati sviluppati
dalla dottoressa e ricercatrice Dina Khader, una nutrizionista che ha usato con
successo la dieta dei gruppi sanguigni con i suoi pazienti.
I menu quotidiani sono stati elaborati in modo da fornire poche calorie e
garantire un apporto equilibrato di sostanze nutritive benefiche per i soggetti di
tipo AB. Se non avete problemi di sovrappeso potrete mantenervi in forma, e
magari perdere anche qualche chilo, seguendo il menu standard. Se, al contrario,
dovete dimagrire, potrete sostituire alcuni alimenti inclusi nel menu standard con
altri meno calorici (i cibi alternativi sono indicati nella colonna di destra, in
corrispondenza dell’alimento da sostituire; se non ci sono indicazioni diverse,
valgono quelle della prima colonna).
Nelle ricette potrete trovare qualche ingrediente incluso nella lista di quelli da
evitare. Non preoccupatevi: sono quantitativi minimi (come un pizzico di spezie)
che non causano alcun problema. A ogni modo la scelta dei cibi e le ricette sono
previste per funzionare ottimamente sui soggetti di tipo AB.
Quando avrete imparato a destreggiarvi bene tra alimenti benefici, indifferenti
e da evitare, potrete elaborare un programma dietetico personalizzato, che vi
permetta di gustare ciò che preferite.

MENU STANDARD ALTERNATIVE DIETETICHE
Programma 1
Colazione
Acqua e limone (al risveglio)
240 ml di succo di pompelmo diluito
2 fette di pane senza glutine 1 fetta di pane senza glutine
Formaggio di yogurt alle erbe ✩ 1 uovo in camicia
Tè verde
Pranzo
120 g di petto di tacchino a pezzetti
2 fette di pane di segale 1 fetta di pane di segale
Insalata mista
2 prugne
Tè alla menta
MENU STANDARD ALTERNATIVE DIETETICHE
Spuntino pomeridiano
Cheesecake al tofu ✩ 1 yogurt magro con frutta fresca
Infuso di erbe
Cena
Omelette al tofu ✩
Verdure saltate in padella Insalata mista
Caffè decaffeinato
(Vino rosso, se gradito)

MENU STANDARD ALTERNATIVE DIETETICHE
Programma 2
Colazione
Acqua e limone (al risveglio)
Succo di pompelmo diluito
Muesli alle noci ✩ con latte di soia
Tè verde
Pranzo
Tabulè ✩ Riso integrale allo zafferano ✩
1 grappolo d’uva o 1 mela
Infuso di erbe freddo
Spuntino pomeridiano
Biscotti con pepite di carruba ✩ Melone verde con 1 cucchiaiata di
Infuso di erbe fiocchi di latte
MENU STANDARD ALTERNATIVE DIETETICHE
Cena
Coniglio alla griglia ✩
Insalata di fagiolini ✩
Yogurt gelato
Caffè decaffeinato
(Vino rosso, se gradito)

MENU STANDARD ALTERNATIVE DIETETICHE
Programma 3
Colazione
Acqua e limone (al risveglio)
Succo di pompelmo diluito
1 uovo in camicia
2 fette di pane esseno con burro 1 fetta di pane esseno con marmellata a basso
di mandorle contenuto di zuccheri
Tè verde
Pranzo
Lasagne al tofu e pesto ✩ Tofu con verdure saltate in padella
Insalata mista
2 prugne
Acqua naturale
Spuntino pomeridiano
Yogurt magro aromatizzato con

succo di frutta
MENU STANDARD ALTERNATIVE DIETETICHE
Cena
Fritto di sardine e tofu ✩ Salmone lessato con aneto fresco
Asparagi e limone
Acqua naturale Insalata di spinaci ✩
(Vino rosso, se gradito)
Ricette
Formaggio di yogurt alle erbe
DOSI PER 8 PERSONE:

2 confezioni da 1 kg di yogurt bianco magro


2 spicchi d’aglio tritati
1 cucchiaino di timo
1 cucchiaino di basilico
1 cucchiaino di origano
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
Sale e pepe

Sistemate lo yogurt in un canovaccio pulito, legatelo ben stretto e lasciatelo


riposare sopra al lavello o sopra una ciotola per circa 5 ore, fino a quando non
avrà perso il liquido.
Trasferite lo yogurt in una ciotola e conditelo con le spezie e l’olio.
Regolate di sale e pepe.
Coprite la ciotola e mettetela in frigorifero per un paio d’ore prima di servire.
Questo formaggio fresco è ottimo come accompagnamento alle verdure crude.
Cheesecake al tofu c
DOSI PER CIRCA 8 PORZIONI:

700 g di tofu compatto


180 ml di latte di soia
1 pizzico di sale (facoltativo)
2 cucchiaini di succo di limone
Scorza di 1 limone grattugiata
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Frullate insieme tutti gli ingredienti.



Per la base della torta:
110 g di farina di frumento o di segale
75 g di farina d’avena
½ cucchiaino di sale
4-5 cucchiai d’olio
2 cucchiai d’acqua fredda

Mescolate le farine con il sale, poi aggiungete prima l’olio e dopo l’acqua,
fino a ottenere un impasto compatto. Stendetelo in una teglia da 20 cm di
diametro e bucherellate il fondo con i rebbi di una forchetta. Versate sulla base il
composto di tofu e cuocete a 150 °C per 30-45 minuti.
Omelette al tofu
DOSI PER 3-4 PERSONE:

450 g di tofu morbido scolato


5-6 funghi Portobello a fette
220 g di scalogni grattugiati
1 cucchiaino di mirin o sherry per cucinare
1 cucchiaino di tamari senza glutine
1 cucchiaio di prezzemolo fresco tritato
1 cucchiaino di farina di riso integrale
4 uova biologiche leggermente sbattute
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva

Mescolate tutti gli ingredienti in una ciotola, tenendo da parte l’olio.


Scaldatelo in un’ampia padella antiaderente. Versate la metà del composto e
mettete il coperchio.
Cuocete a fuoco basso per circa 15 minuti, fino a quando le uova non saranno
cotte.
Togliete dalla padella e tenete in caldo.
Ripetete il procedimento con la parte restante del composto.
Muesli alle noci
DOSI PER 6-8 PERSONE:

4 tazze d di fiocchi d’avena


1 tazza di crusca di riso
½ tazza di mirtilli secchi
½ tazza di ribes neri secchi
1 tazza di noci o mandorle tritate
¼ di tazza di olio di canola bio
¾ di tazza di sciroppo d’acero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Preriscaldate il forno a 120 °C. Versate in un’ampia terrina i fiocchi d’avena,


la crusca di riso, la frutta secca e l’olio. Amalgamate bene e aggiungete lo
sciroppo d’acero e la vaniglia. Mescolate con molta cura fino a ottenere un
composto granulare e appiccicoso. Spalmate la miscela su una placca da forno
con i bordi lievemente rialzati, infornate e fate cuocere per circa 1 ora e ½,
mescolando il composto ogni 15 minuti per farlo tostare e asciugare in modo
uniforme. Lasciate raffreddare il muesli e conservatelo in un contenitore di vetro
a chiusura ermetica.
Tabulè
DOSI PER 4 PERSONE:

175 g di miglio cotto


1 mazzo di cipolle fresche tritate
4 mazzetti di prezzemolo tritato
1 cetriolo grande pelato e tagliato (facoltativo)
1 mazzo di menta tritata o 2 cucchiai di menta secca
3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Il succo di 3 limoni
1 cucchiaio di sale

Versate il miglio in una ciotola capiente. Aggiungete tutte le verdure tritate e


la menta mescolando accuratamente. Unite l’olio, il limone e il sale. Servite su
un letto di insalata. Si può mangiare utilizzando una foglia di insalata o di vite,
oppure con la forchetta. Ottimo come antipasto fresco o per un pic-nic.
Biscotti con pepite di carruba
DOSI PER 35-45 BISCOTTI:

3 cucchiai di olio di canola bio


160 g di sciroppo d’acero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 uovo biologico
150 g di farina d’avena o di riso integrale
1 cucchiaino di lievito
90 g di pepite di carruba senza zuccheri aggiunti
1 pizzico di pimento (facoltativo)

Oliate 2 fogli di carta antiaderente e preriscaldate il forno a 190 °C. In una


ciotola di medie dimensioni amalgamate l’olio, lo sciroppo d’acero e la vaniglia.
Sbattete l’uovo e aggiungetelo al composto. Senza smettere di mescolare, versate
gradualmente la farina e il lievito.
Unite le pepite di carruba e il pimento (se gradito), poi, aiutandovi con un
cucchiaino, disponete delle palline di impasto sulla teglia. Cuocete per 10-15
minuti o fino a quando i biscotti non saranno leggermente dorati. Sfornate e
lasciate raffreddare.
Coniglio alla griglia
DOSI PER 4-6 PERSONE:

1 coniglio
240 ml di acidulato di umeboshi
1 cipolla piccola tritata
2 cucchiaini di sale
60 ml d’acqua
150 g di farina di riso o di molliche di pane senza glutine
1 pizzico di sale e pepe
1 pizzico di cannella
6 cucchiai di olio extravergine d’oliva

Pulite il coniglio e tagliatelo a pezzi. Marinate la carne con l’acidulato, la


cipolla e l’acqua salata per qualche ora prima di cuocerla. Sciacquatela.
Mescolate la farina o le molliche di pane, il sale e le spezie in un piatto.
Immergete i pezzi di carne nell’olio d’oliva, passateli nella farina fino a quando
non saranno ben ricoperti.
Cuocete in forno a 180 °C per 30-40 minuti.
Insalata di fagiolini
DOSI PER 4 PERSONE:

400 g di fagiolini verdi


3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Il succo di 1 limone
2 spicchi d’aglio tritati
Sale

Mondate e lavate accuratamente i fagiolini. Tagliateli a metà e fateli


sbollentare in abbondante acqua. Quando si saranno raffreddati trasferiteli in
un’insalatiera. Condite con l’olio, il succo di limone, l’aglio e il sale.
Fritto di sardine e tofu e
DOSI PER 2 PERSONE:

1 confezione di sardine in scatola


2 fette di tofu compatto da 2,5 cm di spessore
1 pizzico di rafano in polvere
1 filo di aceto di mele
Olio extravergine d’oliva

Schiacciate le sardine con una forchetta fino a ridurle in crema e mescolatele


al tofu. Aggiungete il rafano e l’aceto di mele. Continuate a mescolare fino a
quando gli ingredienti non saranno ben amalgamati. Formate delle polpettine
con l’impasto ottenuto. Scaldate un filo d’olio in una padella antiaderente e fate
dorare le polpette da entrambi i lati, oppure passatele al grill. Il piatto si
accompagna bene a un’insalata.
Lasagne al tofu e pesto
DOSI PER 4-6 PERSONE:

450 g di tofu morbido condito con 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva


1 uovo biologico (facoltativo)
2 confezioni di spinaci surgelati o freschi, tritati
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di origano
800 g di pesto (potete usarne anche meno)
9 sfoglie di pasta di riso o di farro per lasagne
100 g di mozzarella o ricotta magra

Mescolate il tofu con l’uovo (se gradito), gli spinaci e i sapori. Ricoprite con il
pesto una teglia rettangolare da forno. Alternate degli strati di pasta, formaggio e
pesto. Continuate fino a quando non avrete esaurito tutti gli ingredienti.
Terminate con uno strato di pesto. Cuocete in forno a 180 °C per 30-45 minuti.
Riso integrale allo zafferano
DOSI PER 4 PERSONE:

3 cucchiai di olio extravergine d’oliva


1 cipolla rossa o gialla grande
1 cucchiaino di coriandolo macinato
1 cucchiaino di noce moscata
2 bacche di cardamomo (utilizzate solo i semi all’interno)
1 cucchiaino di pistilli di zafferano
2 cucchiai d’acqua di rose (disponibile nei negozi di prodotti orientali)
500 g di riso basmati integrale
1 litro d’acqua bollente

Scaldate l’olio e lasciate imbiondire la cipolla e le spezie, escluso lo zafferano,


per 10 minuti a fuoco medio. In un contenitore separato schiacciate i pistilli di
zafferano e aggiungeteli alla cipolla in cottura.
Versate 1 cucchiaio d’acqua di rose. Lasciate sobbollire per altri 15 minuti e
unite il riso con l’acqua bollente. Cuocete per 35-40 minuti. Appena prima di
servire aggiungete l’altro cucchiaio d’acqua di rose.
Insalata di spinaci
DOSI PER 6 PERSONE:

300 g di spinaci freschi


1 mazzo di scalogni tritati
Il succo di 1 limone
1 cucchiaino di olio extravergine d’oliva o di semi di lino
Sale e pepe
Peperoncino (facoltativo)

Lavate accuratamente gli spinaci, asciugateli e tagliateli in piccoli pezzi.


Insaporiteli con un pizzico di sale, unite gli scalogni tritati, il succo di limone,
l’olio e le spezie.
Servite immediatamente.

Per sperimentare tanti altri piatti, potete consultare i libri di cucina specifici
per ogni gruppo sanguigno e le ricette che trovate sui siti www.dadamo.com e
www.4yourtype.com.
Consigli sugli integratori per il tipo AB
Il ruolo degli integratori, siano essi vitamine, minerali o prodotti a base di erbe, è
quello di colmare eventuali carenze dietetiche e di fornire all’organismo, quando
necessario, una protezione in più. Quelli utilizzabili dalle persone con sangue di
tipo AB devono rispondere ai seguenti requisiti:

Tonificare il sistema immunitario


Aumentare l’apporto di sostanze antiossidanti
Alleviare lo stress
Rinforzare l’apparato cardiovascolare

La mescolanza di caratteristiche di tipo A e B influisce anche sulla scelta degli


integratori. Per fortuna, a dispetto della vulnerabilità del sistema immunitario e
della reattività nei confronti delle malattie tipiche del gruppo A, le persone di
tipo AB possono seguire una dieta ricca di sostanze nutritive che minimizzano
questa carenza.
In particolare potrete fare una buona scorta di vitamina A, B 12, niacina e
vitamina E seguendo le linee guida nutrizionali illustrate in questo capitolo.
Tuttavia chi non riuscisse a farlo fedelmente può aiutarsi ricorrendo
all’integrazione. Persino il ferro, molto carente nella dieta vegetariana di tipo A,
è invece disponibile in quella AB. Indico comunque alcuni integratori che
potrebbero rivelarsi utili a tutte le persone di gruppo AB.
Vitamine
Vitamina C
Come già sottolineato, lo stomaco delle persone di tipo AB produce scarse
quantità di acido e risulta pertanto più esposto al rischio di sviluppare tumori
gastrici. Sostanze come i nitriti e i nitrati, che abbondano nelle carni insaccate,
conservate o affumicate, possono dare origine a nitrosammine cancerogene e,
con il passare degli anni, creare grossi problemi. La vitamina C, grazie alle sue
proprietà antiossidanti, è in grado di ostacolare la formazione di questi composti.
Oltretutto le dosi consigliate non sono molto elevate: è sufficiente assumere 250
mg di vitamina due volte al giorno, derivata preferibilmente dal cinorrodo o
dall’acerola.

Zinco
Ho potuto constatare in prima persona che una piccola integrazione a base di
zinco (3-5 mg al giorno) può proteggere i bambini dalle infezioni alle orecchie.
Questo minerale, purtroppo, è un’arma a doppio taglio: mentre in dosi ridotte
stimola il sistema immunitario, in concentrazioni più elevate e prolungate nel
tempo ha l’effetto opposto e interferisce con l’assorbimento di altri minerali.
Quindi lo zinco non va considerato con leggerezza e dev’essere assunto solo
dopo una precisa indicazione del medico.
Erbe/prodotti fitoterapici
Biancospino (Crataegus oxyacantha)
È un ottimo tonico cardiovascolare molto utile alle persone di tipo AB,
soprattutto quelle che hanno famigliari già sofferenti di disturbi circolatori o
cardiaci.
Le sostanze contenute nell’estratto di biancospino aumentano l’elasticità delle
arterie, riducono lo spasmo delle coronarie, migliorano l’afflusso di sangue al
cuore, ne rinforzano il battito e contribuiscono ad abbassare la pressione. Gli
estratti sono facilmente reperibili nelle farmacie specializzate in naturopatia, nei
negozi di cibi biologici e online.

Arabinogalattano del larice

L’arabinogalattano è una molecola di zucchero che si trova in natura all’interno


di molte piante, ma soprattutto nel larice occidentale (Larix occidentalis).
Ha effetti positivi sui soggetti di tipo AB: contribuisce a bilanciare la flora
intestinale aumentando la produzione di acidi grassi a catena corta, agisce come
una fonte di fibra solubile ed è un immunomodulatore sicuro, poco invasivo ed
efficace.

Erbe che stimolano il sistema immunitario


Poiché il sistema di difesa delle persone di gruppo AB è poco combattivo nei
confronti delle infezioni, le erbe che riescono a «risvegliarlo», come l’Echinacea
purpurea, contribuiscono a tenere lontani influenze e raffreddori, nonché a
«ripulire» l’organismo dalle cellule danneggiate che possono degenerare. Queste
erbe si assumono in forma liquida o in pastiglie e sono facilmente reperibili.
Un altro tonico efficace sul sistema immunitario è l’astragalo, un’erba cinese.
Sia l’echinacea sia l’astragalo contengono degli zuccheri che stimolano la
riproduzione dei globuli bianchi, le cellule del sangue impegnate in prima linea
nella difesa dell’organismo.

Erbe ad azione calmante

Gli infusi di camomilla e di radice di valeriana agiscono come potenti antistress


nelle persone di tipo AB ed è quindi bene assumerli frequentemente. La
valeriana ha un sapore pungente che le prime volte può risultare poco gradevole,
ma a cui ci si abitua presto.
Un’altra erba dal potere rilassante per il tipo AB è la melissa (Melissa
officinalis), lenitiva del tratto digestivo e con una lieve azione calmante. Sembra
anche contribuire a migliorare l’umore e le capacità di concentrazione.

Quercetina
È un bioflavonoide che abbonda in molte verdure, ma soprattutto nella cipolla
gialla. Dotata di un’azione antiossidante più potente di quella della vitamina E,
la quercetina può contribuire ad aumentare le difese nei confronti dei tumori.

Cardo mariano (Silybum marianum)

Come la quercetina, anche il cardo mariano svolge un’azione antiossidante, ma


con una particolarità: esso si concentra soprattutto nel fegato e nelle vie biliari.
Le persone di tipo AB con disturbi epatici e della cistifellea, e quelle che hanno
famigliari affetti da problemi di questo tipo, dovrebbero assumere con regolarità
il cardo mariano, sotto forma di infuso oppure di integratore in capsule. Le stesse
raccomandazioni valgono per coloro che devono seguire cure prolungate con
farmaci potenzialmente tossici per il fegato.

Bromelina (enzima estratto dall’ananas)

Il gonfiore gastrico o intestinale dovuto a una cattiva digestione delle proteine


può essere alleviato da sostanze contenute nell’ananas. La bromelina, inoltre,
aiuta le persone con gruppo AB che tollerano poco latte e latticini a adattarsi
meglio al nuovo tipo di dieta.
Profilo stress/esercizio fisico per il tipo AB
Come ho già sottolineato, il problema non è lo stress in sé, quanto il nostro modo
di rispondere alle situazioni che ne sono la fonte. Sebbene abbiamo visto che il
tipo AB sia una combinazione delle caratteristiche dei gruppi A e B, per quanto
riguarda lo stress esso condivide molti tratti con il tipo 0 (combatti-o-fuggi),
oltretutto con un cortisolo esuberante. Tuttavia, adottando tecniche di
rilassamento come lo yoga o la meditazione, è possibile contrastare gli effetti
dello stress negativo con la concentrazione. I soggetti di tipo AB non rispondono
bene al confronto continuo e hanno bisogno di praticare l’arte del silenzio.
Focalizzatevi sul miglioramento della qualità del sonno. Eliminate le distrazioni
e spegnete la tv. Utilizzate tutte le erbe calmanti consigliate e assumetele prima
di andare a letto. L’esercizio fisico capace di portare calma e concentrazione è
ideale per liberare i tipi AB dalla morsa dello stress.
Il Tai Chi (i movimenti lenti e solenni che costituiscono la componente rituale
della boxe cinese) e l’Hatha Yoga (il sistema di stiramento muscolare
sviluppatosi in India e Tibet) raggiungono in pieno l’obiettivo. Anche alcuni
esercizi isotonici leggeri, come le escursioni a piedi, il nuoto e la bicicletta,
possono essere di grande aiuto. Praticare attività ad azione rilassante non
significa evitare lo sforzo fisico: il nocciolo della questione non è tanto la fatica
in sé, quanto il coinvolgimento mentale nell’esercizio.
Gli esercizi riportati nella tabella che segue sono tutti ottimi per il tipo AB,
basta rispettare la durata indicata per ciascun tipo di attività. Per raggiungere un
buon grado di distensione è necessario praticare uno o più esercizi tre o quattro
volte alla settimana.
Guida all’esercizio fisico per il tipo AB
Il Tai Chi Chuan, o semplicemente Tai Chi, è un tipo di esercizio che potenzia la
flessibilità delle articolazioni. Le lente, aggraziate ed eleganti sequenze di gesti
sembrano mascherare i veloci colpi scagliati con le mani e con i piedi, i blocchi e
le parate che esse rappresentano. In Cina questo sport viene praticato soprattutto
nelle piazze, dove possono radunarsi molte persone che si allenano insieme.
Questa tecnica ha potenzialità rilassanti molto elevate, sebbene richieda il
massimo della concentrazione e della pazienza.
Anche lo yoga è molto indicato per le persone di tipo AB: esso combina in
modo armonioso un senso di pace interiore con il controllo del respiro e delle
posture studiate per consentire la completa astrazione dagli stimoli che
provengono dall’ambiente circostante. La forma più diffusa nei Paesi occidentali
è l’Hatha Yoga. Dopo aver imparato i principi basilari di questa disciplina
potrete scegliere il programma più indicato per il vostro stile di vita.
Molti dei miei pazienti di tipo AB ne hanno talmente beneficiato da non uscire
più di casa senza prima aver dedicato qualche minuto agli esercizi.
Alcuni semplici esercizi yoga
Lo yoga inizia e termina con il rilassamento. Siamo abituati a contrarre i
muscoli, ma raramente ci preoccupiamo di fare l’operazione opposta. Eppure
questa è la semplice chiave per sentirsi più in forma.
Per cominciare nel modo migliore, mettetevi in posizione supina. Sistemate
gambe e braccia in modo da essere completamente a vostro agio in ogni parte del
corpo. Il vostro obiettivo dev’essere uno solo: abbandonare corpo e mente e
lasciarli pervadere da una grande sensazione di calma e rilassamento.
Iniziate con la respirazione addominale. Forse non ci avete mai fatto caso, ma
i bambini, quando respirano, muovono l’addome e non il torace. Crescendo,
però, spesso perdiamo quest’ottima abitudine e tendiamo a spostare il fulcro
della respirazione a livello della gabbia toracica. Uno dei primi obiettivi dello
yoga è quello di rendervi più consapevoli della reale dislocazione del centro del
respiro. Osservatevi con attenzione: il vostro respiro è rapido, superficiale o
irregolare? Tendete a trattenerlo? Ebbene, sforzatevi di rientrare in un ritmo
respiratorio più naturale: pieno, profondo e senza alcun tipo di costrizione.
Cercate di identificare i muscoli che possono aiutarvi a respirare senza bisogno
di muovere la gabbia toracica. Questi esercizi devono essere eseguiti lentamente
e non devono comportare alcun tipo di sforzo. Appoggiate una mano
sull’ombelico e cercate di percepire i movimenti correlati alla respirazione.
Rilassate le spalle.
L’esercizio inizia con l’espirazione dell’aria contenuta nei polmoni. A questo
punto provate a immaginare di avere un libro o un altro peso appoggiato
sull’ombelico e di doverlo sollevare durante l’inspirazione, spingendo l’aria in
basso e in profondità.
Una volta raggiunto questo obiettivo, dovrete compiere l’operazione opposta:
abbassare il libro con l’espirazione cercando, tra le altre cose, di «spremere» dai
polmoni la massima quantità d’aria possibile. Questo semplice esercizio allenta
la tensione accumulata nel diaframma, cioè nel muscolo che separa la cavità
addominale da quella toracica. Cercate di coordinare e isolare il respiro
addominale senza alcun movimento del petto o della cassa toracica.
Anche se durante la settimana vi dedicate a delle attività sportive tra quelle
proposte, fate in modo di riservare un piccolo spazio a queste tecniche di
rilassamento che vi aiuteranno a fronteggiare lo stress in modo più efficace.
a. Le raccomandazioni relative alle porzioni da consumare a seconda della razza sono semplici suggerimenti
che possono contribuire a rendere la dieta ancora più simile a quella dei vostri antenati.
b. La stella (✩) indica le ricette riportate qui. (vedi)
c. Ricetta di Yvonne Chapman.
d. La misura di riferimento è 1 tazza da caffellatte.
e. Ricetta di Yvonne Chapman.
Il test dei dieci giorni

ECCO un modo facile e veloce per testare l’efficacia della dieta dei gruppi
sanguigni e imparare a valutarne l’efficacia. Questi dieci giorni di prova
richiederanno impegno e concentrazione: solo applicando con rigore le
indicazioni avrete un’esatta percezione degli effetti del piano alimentare.
Raccomando di seguire il programma possibilmente al cento per cento: chi
aderirà al massimo avrà il massimo dei benefici. Ciò implica assumere in
prevalenza i cibi elencati nella lista degli alimenti benefici per il gruppo di
appartenenza, accompagnati da altri indifferenti e comunque sani.
In base alla mia esperienza, quanti iniziano la dieta con rigore conseguono in
brevissimo tempo un vero e proprio «reset» della biochimica dell’organismo: il
loro metabolismo ne esce potenziato, la glicemia equilibrata, i danni prodotti in
precedenza dalle lectine riparati. Chi segue il test con un elevato grado di
adesione alle prescrizioni può di norma aspettarsi i seguenti risultati:

1. Calo ponderale da 500 g a 2 kg
2. Riduzione del girovita
3. Minor senso di gonfiore dopo i pasti
4. Diminuzione dei dolori articolari
5. Potenziamento dell’energia
6. Meno disturbi digestivi
7. Miglioramento della motilità intestinale
Prima di cominciare

1. Conoscere gruppo sanguigno di appartenenza e condizione di secretore/non


secretore (test disponibili al link: www.4yourtype.com).
2. Vuotare dispensa e frigorifero, rifornendoli di alimenti benefici e integratori
utili.
3. Programmare in anticipo una scheda di esercizi basata sulle condizioni
fisiche e sui consigli specifici per il gruppo di appartenenza contenuti nella
dieta.
4. Partecipare al dialogo sui social media o trarre ispirazione, sostegno e
informazioni dai nostri siti: www.dadamo.com e www.4yourtype.com.

Il test dei dieci giorni si divide in due parti:



Giorni 1-5 Giorni 6-10
Detox dalle lectine Ripristino ed equilibrio
Giorni 1-5. Detox dalle lectine
Cominciate scegliendo esclusivamente alimenti benefici per il vostro gruppo
sanguigno. Assumendoli insieme a un’integrazione compatibile con il gruppo,
riuscirete a purificare e disintossicare l’organismo, permettendo a ogni apparato
di funzionare al meglio.
Ove possibile, privilegiate i cibi biologici e gli alimenti integrali anziché
quelli confezionati ed elaborati industrialmente. Questa dieta non si fonda sulle
limitazioni: badate perciò di consumare le porzioni suggerite e di mangiare a
sufficienza ogni giorno.
Svegliatevi con un bel bicchiere d’acqua tonica o con succo di limone fresco,
oppure con il cocktail «salvamembrane», poi continuate per tutta la giornata a
bere acqua: favorisce la rigenerazione delle cellule e aiuta a depurare
l’organismo. L’obiettivo è una decina di bicchieri al giorno.
Evitate le sostanze chimiche aggressive e tenetevi alla larga soprattutto dai
detersivi; provate alternative naturali, dall’aceto al limone al bicarbonato: non
solo fanno meglio alla salute, ma rispettano l’ambiente.
Inserite nella dieta integratori dall’azione disintossicante. Questo libro
fornisce qualche indicazione, ma potrete approfondire per conto vostro e
scoprire ulteriori opzioni, tra cui i prodotti e gli alimenti specifici per ogni
gruppo sanguigno proposti al link: www.4yourtype.com.
Tenete un diario di ciò che mangiate, dell’esercizio fisico svolto, degli
integratori adottati e riportate le vostre riflessioni fin dal principio del «viaggio»,
per poi essere consapevoli dei progressi di cui siete stati capaci.
Annotate come vi sentite dal punto di vista fisico, ma anche dell’umore e delle
energie, nonché qualunque altra osservazione vi appaia importante.
Potrà sembrare difficile concentrarsi in prevalenza e fin da subito sugli
alimenti benefici, ma in tal modo avrete un saggio della dieta dei gruppi
sanguigni nella sua forma più pura già nei primi cinque giorni.
Nelle pagine seguenti troverete una giornata tipo della fase detox
(disintossicante) per ciascuno dei quattro gruppi sanguigni: vi darà un’idea dei
menu che ottimizzano la dieta per voi.

Giornata tipo per il gruppo 0. Detox dalle lectine
Alimento/bevanda 6.30
Acqua tonica
7.00
Frappè prima colazione: frullate insieme ¼ di ananas, 1
manciata di mirtilli, 1 goccio di succo d’ananas e 2 cucchiai
di polvere proteica
10.00
Noci e semi di zucca
Tè verde
13.00
Insalata con tonno pinna gialla, alghe e lattuga fresca

condita con olio extravergine d’oliva
16.00
Prugne
20.00
Manzo e verdure al salto con peperoni, cipolle e broccoli
Tè allo zenzero
Attività fisica Aerobica: 45 minuti
Quercia marina: 100 mg, 1 capsula a ogni pasto N-
acetilglucosamina: 1 capsula a ogni pasto Estratto
Integratori standardizzato di aglio cinese o erba aglina: 400 mg, 1
capsula due volte al giorno Probiotici idonei al gruppo 0
(www.4yourtype.com)
(esempio) «Oggi mi sentivo leggera e piena di energie! La
Riflessioni carne al salto che ho fatto per i bambini è stata un
successo... ed è piaciuta anche a me!»

Giornata tipo per il gruppo A. Detox dalle lectine
6.30
Alimento/bevanda
Acqua e limone
7.00
Frappè prima colazione: frullate insieme ¼ di ananas, 1
manciata di mirtilli, 1 goccio di succo d’ananas, 1 di latte di
soia e 2 cucchiai di polvere proteica a base di soia
10.00
2 fette di pane esseno con burro d’arachidi
13.00
Tagliolini al grano saraceno con tofu, broccoli, carote e

aglio
16.00
240 g di zuppa di lenticchie
20.00
Lumache, salmone al forno, spinaci e cavolo riccio al

vapore
Tè verde
Attività fisica Tai Chi: 45 minuti
Camminata veloce: 20-30 minuti
Integratori Condroitina solfato: 2 capsule a ogni pasto
Tarassaco (Taraxacum officinale ): 250 mg, 1 capsula due

volte al giorno
Probiotici idonei al gruppo A (www.4yourtype.com)
(esempio) «Giornata dura al lavoro, molto stressante, ma il
Riflessioni Tai Chi e una passeggiata con il cane mi hanno ridato la
carica.»

Giornata tipo per il gruppo B. Detox dalle lectine
6.30
Alimento/bevanda
Cocktail «salvamembrane»
7.00
Frappè prima colazione: frullate insieme ¼ di ananas, 1
banana, 1 goccio di succo d’ananas, 1 di latte e 2 cucchiai
di polvere proteica
10.00
1 vasetto di yogurt o formaggio fresco, uva
13.00
Insalatona di spinaci e funghi shiitake, 200 g di zuppa di

fagioli bianchi
16.00
1 fetta di pane senza glutine tostato con formaggio fuso
20.00
Sogliola o halibut al forno, fagioli di Lima, broccoli Tè allo
zenzero
Attività fisica Nuoto: 45 minuti
Lezione di yoga: 45 minuti
Pectina di agrumi modificata (MCP): 1 capsula a ogni
Integratori
pasto
Probiotici idonei al gruppo B (www.4yourtype.com)
(esempio) «Mi sono alzata presto per andare a nuotare e
Riflessioni poi ho dovuto correre per la lezione di yoga, ma la giornata,
nel complesso, è stata davvero positiva!
L’ho conclusa con una bella tazza di quel nuovo tè!»

Giornata tipo per il gruppo AB. Detox dalle lectine
6.30
Alimento/bevanda
Acqua e limone
7.00
Frappè prima colazione: frullate insieme ¼ di ananas, 1
manciata di mirtilli rossi, 1 goccio di succo d’ananas, 1 di
latte di soia e 2 cucchiai di polvere proteica a base di soia
10.00
1 vasetto di yogurt con 1 spolverata di noci
13.00
Tofu saltato con funghi maitake, carote e broccoli su un

letto di riso basmati
16.00
Gallette di riso con burro d’arachidi
20.00
Fusi di tacchino con verdure al vapore e patata dolce al

forno
Tè verde
Attività fisica Bicicletta: 60 minuti
Arabinogalattano del larice: 1 cucchiaino due volte al
Integratori
giorno
Probiotici idonei al gruppo AB (www.4yourtype.com)
(esempio) «Ho fatto una bella biciclettata con la mia
Riflessioni amica. Che ridere! Siamo tornate bambine! Mi sento
rivitalizzata.»
Giorni 6-10. Ripristino ed equilibrio
La fase di ripristino ed equilibrio, che occupa gli ultimi cinque giorni del test, è
meno restrittiva e comincia a integrare nella dieta alimenti indifferenti, per
renderla più varia. Continuate, però, a privilegiare i cibi benefici e non prendete
in considerazione nessuno di quelli da evitare.

Giornata tipo per il gruppo 0. Ripristino ed equilibrio
6.30
Alimento/bevanda
Acqua e limone
7.00
1 fetta di pane senza glutine tostato con burro di mandorle
1 uovo in camicia
180 ml di succo vegetale
Tè verde
10.00
Succo di mirtillo e melagrana
Burro di mandorle su cracker di segale
13.00
Insalatona mista con pezzetti di pollo, 1 cucchiaio di olio

extravergine d’oliva e limone
240 g di zuppa con scarola e fagioli occhio nero
16.00
1 manciata di noci e mandorle
Tè alla menta
20.00
Filetto di manzo
Spinaci e cavolo riccio al vapore
Igname al forno con 1 velo di burro
160 g d’ananas a fette
Tè allo zenzero
Attività fisica Giorno di riposo
Integratori N-acetilglucosamina: 1 capsula a ogni pasto
Probiotici idonei al gruppo 0 (www.4yourtype.com)
(esempio) «Oggi niente movimento, ma non vedo l’ora di
Riflessioni
farmi una megacamminata al parco domani!»

Giornata tipo per il gruppo A. Ripristino ed equilibrio
6.30
Alimento/bevanda
Acqua e limone
7.00
Riso soffiato con latte di soia
½ pompelmo
Tè verde
10.00
Fette di mela con burro d’arachidi
13.00
240 g di zuppa di lenticchie
Insalatona verde con tofu condita con limone e olio

extravergine d’oliva
16.00
1 bicchiere di latte di soia o yogurt frullato con mirtilli
20.00
Salmone al forno
Broccoli e carote al vapore
Couscous
Attività fisica Lezione di yoga: 30 minuti
Integratori Condroitina solfato: 1 capsula a ogni pasto
Probiotici idonei al gruppo A (www.4yourtype.com)
(esempio) «Ho provato il nuovo corso di yoga, oggi, e
Riflessioni anche se mi ci è voluto un po’ per riuscire a stare al passo,
tentare posizioni più avanzate è molto stimolante.»

Giornata tipo per il gruppo B. Ripristino ed equilibrio
6.30
Alimento/bevanda
Acqua e limone
7.00
Porridge d’avena con latte
1 banana
Tè verde
10.00
Pane esseno con burro di mandorle
13.00
240 g di zuppa di fagioli bianchi
Insalata di uova sode su 1 letto di verdure a foglia verde
16.00
Mandorle e noci, 1 prugna
Tè nero
20.00
Braciole d’agnello alla griglia
Broccoli
Riso
Tè alla liquirizia
Attività fisica Tai Chi: 45 minuti
Integratori Enzimi digestivi: bromelina
Cocktail «salvamembrane» (lecitina)
Pectina di agrumi modificata (MCP): 1 capsula a ogni

pasto
Probiotici idonei al gruppo B (www.4yourtype.com)
(esempio) «A piedi alla lezione di Tai Chi per ottimizzare!
Oggi avrei ucciso per una fetta di torta al cioccolato, ma ce
Riflessioni
l’ho fatta e poi mi sono premiata alla grande, a cena, con le
braciole d’agnello!»

Giornata tipo per il gruppo AB. Ripristino ed equilibrio
6.30
Alimento/bevanda
Acqua e limone
7.00
Crusca d’avena con yogurt
Kiwi a fettine
Tè verde
10.00
Pane esseno con burro di mandorle
13.00
Tartina al farro con fette di tacchino e rucola
Fette d’ananas
16.00
2 cucchiai di caprino e uva
20.00
Salmone al forno
Mix di peperoni e funghi maitake
Riso basmati
Attività fisica Aggiungere 3 km in più alla camminata giornaliera
Integratori Enzimi digestivi (bromelina): 1 capsula a ogni pasto
Cardo mariano: 1 capsula due volte al giorno
Arabinogalattano del larice: 1 cucchiaino due volte al

giorno
Probiotici idonei al gruppo AB (www.4your type.com)
(esempio) «È stata decisamente una bella giornata: mi sono
Riflessioni divertita a fare a piedi il giro del lago! E ora non resta che
comprarsi un nuovo paio di scarpe da ginnastica.»
Valutazione dei risultati

Peso: prima __________ dopo __________


Girovita: prima ___________ dopo ___________
La scala dei progressi
Stimate i progressi compiuti con la dieta su una scala da 1 a 5, dove 5 è il
risultato migliore.

Sonno
Energia
Gonfiore
Bruciore di stomaco
Motilità intestinale
Riduzione dello stress
Dolore articolare
Cefalea
Lucidità mentale
Condizione cutanea
Altro __________
Altro __________
Riflessione finale
È con notevole sicurezza che mi sento di promettervi dei risultati già dopo dieci
giorni: se riconosco, infatti, che le persone hanno reazioni individuali alla dieta,
l’esperienza mi dice che quasi tutti ottengono cambiamenti considerevoli in
breve tempo. Questi implicano, di norma, una perdita di peso, ma anche un
miglioramento generale di digestione, condizioni allergiche, sonno, livelli di
energia. Vi raccomando di analizzare con attenzione i risultati ottenuti, andando
ben oltre la crocetta su un punteggio. Annotate i benefici riscontrati nella vita di
ogni giorno, ma elencate anche le eventuali difficoltà che avete dovuto
affrontare: vi aiuterà a personalizzare ancora di più il vostro approccio, affinché
il piano alimentare funzioni al meglio per voi.
Ricordate che la dieta dei gruppi sanguigni è concepita come un programma
individualizzato, quindi sarà soggetta a variazioni. E la troverete anche piuttosto
flessibile, con un’ampia scelta di alimenti che spesso vi permetterà di soddisfare
le vostre preferenze.
Il prossimo passo
Ora che avete superato i primi dieci giorni, proseguite, familiarizzando con il
pieno potenziale della dieta.
PARTE TERZA
La salute del vostro gruppo sanguigno
10
Strategie comuni: gruppi sanguigni e problemi di salute

A QUESTO punto sarete certamente consapevoli del forte legame che unisce
gruppi sanguigni e salute, e spero siate anche convinti della possibilità di
controllare, o per lo meno arginare, gran parte delle malattie.
Nei prossimi tre capitoli verranno illustrati problemi medici molto diffusi e vi
spiegherò come servirvi della dieta dei gruppi sanguigni per compiere scelte
oculate. Inizieremo dalle cure e dai farmaci attualmente più in uso.
Da millenni l’uomo utilizza i farmaci per affrontare svariati tipi di disturbi.
Quando uno sciamano o uno stregone preparava un rimedio, esso non conteneva
soltanto sostanze atte a guarire, ma anche una forte componente spirituale.
L’antidoto poteva essere maleodorante e anche repellente, ma racchiudeva in sé
una sorta di magia e proprio per questo il paziente l’assumeva di buon grado.
Gli anni sono passati, ma ben poco è cambiato.
Ai nostri giorni i medici prescrivono una gran quantità di farmaci
estremamente costosi e noi ne abusiamo. Si tratta di un grosso problema ma, a
differenza di altri naturopati che rifiutano in toto la medicina tradizionale,
ritengo che la questione possa essere guardata da un’angolazione diversa e più
flessibile. I medicinali oggi disponibili sono stati formulati per agire su un’ampia
varietà di persone e per sconfiggere moltissime malattie, gravi o potenzialmente
dannose.
Ciò che in realtà occorre è considerare questi rimedi, o per lo meno molti di
essi, nella giusta prospettiva: in un modo o nell’altro, sono tutti dei veleni. La
scienza che studia il genoma arriva a definire la malattia una «perturbazione del
sistema molecolare» e la medicina «qualsiasi cosa sia in grado di perturbare quel
sistema». In altre parole: la base delle cure praticate attraverso i farmaci prevede
il trattamento di uno squilibrio con uno squilibrio ulteriore altamente controllato.
Non proprio la formula magica per una buona salute.
Le medicine scoperte nel corso dei secoli dalla ricerca farmacologica sono
veleni capaci di agire in modo selettivo su ciò che non funziona. Altre, invece,
sono meno specifiche e quindi, mentre operano, possono causare dei danni.
Basta pensare, per esempio, ai farmaci usati dagli oncologi per combattere i
tumori: essi sono sì in grado di uccidere le cellule maligne, ma spesso non sono
capaci di risparmiare quelle sane (non è certo mia intenzione sminuire i progressi
compiuti in campo oncologico, voglio solo illustrare in poche parole quale sia, a
tutt’oggi, lo stato dell’arte in questo specifico settore). La buona notizia è che
certe volte la chemioterapia funziona, la cattiva è che in altri casi, pur andando a
buon fine, il paziente muore per complicanze dovute alla cura. È questo il
paradosso.
Il progresso ha messo a nostra disposizione una grande varietà di farmaci
efficaci e prescritti in tutto il mondo da migliaia di medici.
Ma siamo proprio sicuri di utilizzare nel modo migliore antibiotici e vaccini?
Come fare a sapere quale medicinale è più indicato per noi e per i nostri
famigliari?
Ancora una volta, la risposta è nascosta dentro di noi, nel nostro gruppo
sanguigno.
Farmaci di automedicazione
I malesseri più comuni e frequenti, dal mal di testa ai dolori articolari
all’indigestione, possono essere affrontati con successo utilizzando farmaci
acquistabili senza bisogno di presentare la ricetta medica.
Tuttavia, come naturopata, evito di ricorrere a questo tipo di rimedi, per
quanto possibile. Nella maggior parte dei casi, infatti, esistono alternative
naturali dotate di un’efficacia simile, se non addirittura superiore. È necessario
anche tener conto dei potenziali pericoli legati a un uso troppo disinvolto dei
farmaci da banco.

Alcuni antistaminici, utilizzati per lo più per curare i disturbi allergici,


possono aumentare la pressione arteriosa, conseguenza particolarmente
nociva per le persone di tipo A e AB. Inoltre provocano sonnolenza e
aggravano le patologie legate all’ingrossamento della prostata.
I farmaci contro la tosse, il mal di gola e i disturbi bronchiali possono alzare
la pressione arteriosa e provocare sonnolenza e capogiri.
L’abuso di lassativi nella maggior parte dei casi causa stipsi e risulta
dannoso soprattutto per le persone affette da infiammazioni intestinali o
scompensi nella flora batterica che possono generare disbiosi.
L’acido acetilsalicilico (meglio conosciuto come aspirina) è dotato di
proprietà antiaggreganti che possono creare dei problemi nelle persone di
tipo 0 il cui sangue è già per natura più fluido della norma. Sebbene alcune
volte lo prescriva ai soggetti di tipo A e AB, soprattutto se hanno
famigliarità con casi di cardiopatie o tumori al colon, va sempre assunto
con cautela, perché può mascherare sintomi che indicano la presenza di
un’infezione o di altre malattie.

Non voglio affatto negare l’utilità di questi farmaci di automedicazione, ma


sottolineare l’importanza di assumerli in modo corretto, cioè quando occorrono
per davvero. Se soffrite di mal di testa, crampi o altri piccoli fastidi, cercate
innanzitutto di scoprire cosa può averli provocati. Spesso i principali indiziati
sono proprio l’alimentazione e lo stress.
Il procedimento da adottare è semplice. Cominciate a rispondere alle seguenti
domande:

È possibile che il mio mal di testa sia legato a un’eccessiva tensione


psichica o fisica?
Il mal di stomaco che mi tormenta può essere dovuto a cibi indigesti oppure
inadatti al mio gruppo sanguigno?
Il virus influenzale che mi affligge è il risultato di un sistema immunitario
indebolito?
I miei disturbi intestinali (stipsi o diarrea) possono essere la conseguenza di
un abuso cronico di lassativi?
La mia bronchite può essere dovuta alla presenza di un eccesso di muco
nelle vie respiratorie?
La mia sinusite può dipendere dalla brutta abitudine di mangiare cibi che
causano un picco nella produzione di muco?

Non tutte le malattie possono essere affrontate in modo autonomo, anzi,


bisogna imparare a rivolgersi al medico al momento giusto, cioè quando i
sintomi sono molto fastidiosi o perdurano nel tempo. Dolore, stanchezza, tosse,
febbre, disturbi gastrici e intestinali possono essere campanelli d’allarme che
indicano la presenza di patologie ben più serie di un banale malessere.
Utilizzando i farmaci senza consultare il medico, il più delle volte si rischia di
attenuare o eliminare il sintomo senza però arrivare alla radice del problema.
I disturbi occasionali, invece, possono essere affrontati con successo
ricorrendo a rimedi naturali, disponibili in erboristeria, nei negozi specializzati
oppure online in varie formulazioni: tinture, estratti, polveri, capsule e infusi.
Per sfruttare al meglio le proprietà di un infuso di erbe medicinali, fate bollire
un po’ d’acqua e lasciate macerare le erbe per almeno cinque minuti.
Qui di seguito troverete una serie di disturbi molto comuni accompagnati dai
rimedi naturali più efficaci e da annotazioni che riguardano la loro affinità con i
diversi gruppi sanguigni.
✪ Attualmente coperta da brevetto, la corteccia di larice in polvere è
disponibile presso il mio studio con il nome di ARA-6. È stata testata e ha dato
risultati eccellenti come stimolante del sistema immunitario. Inoltre una sostanza
presente nella corteccia, chiamata butirrato, è un’efficace e sicura fonte di fibre
per tutti i gruppi sanguigni. Per maggiori informazioni e per ordinare i prodotti,
si veda l’Appendice E.
✪ ✪ Le fibre alimentari sono contenute in numerose varietà di frutta, verdura,
cereali e legumi. Privilegiate quelle appartenenti ad alimenti considerati benefici
o indifferenti per il vostro gruppo sanguigno.
Vaccini e gruppi sanguigni: come orientarsi
La vaccinazione è una pratica che, ancora oggi, suscita molte reazioni
contraddittorie sia in chi segue la medicina tradizionale sia in chi preferisce
usare quella alternativa. Da un punto di vista strettamente scientifico, le
vaccinazioni sono la nostra prima linea di difesa nei confronti di molte malattie
infettive. Si dà sempre più importanza alle vaccinazioni universali obbligatorie,
previste dai vari organismi nazionali e internazionali, ma quali sono le
conseguenze di questa strategia?
Nessuno mette in dubbio che essa abbia contribuito a salvare milioni di vite
umane e a evitare inutili sofferenze. Anche i gravi, ma rari, effetti collaterali
legati a certi tipi di immunizzazione sono per lo più dovuti a reazioni imputabili
non al vaccino in sé, bensì all’ipersensibilità del soggetto a cui viene
somministrato. D’altra parte le nostre conoscenze circa il funzionamento del
sistema immunitario sono ancora troppo limitate per poter escludere effetti
ancora più subdoli.
Tutti questi aspetti non fanno altro che alimentare una grande confusione: ci si
chiede a quali sia giusto sottoporre i bambini e quando sia corretto vaccinare
donne incinte o anziani. Non si può dare una risposta univoca a queste domande,
perché tutto dipende da fattori estremamente individuali e, fra questi, un posto di
primo piano spetta al gruppo sanguigno.
Quando i ricercatori o i medici parlano di «influenza», si riferiscono a una
malattia molto specifica: un’infezione provocata dal virus dell’influenza. La
forma epidemica si divide in due tipi: A e B. La più comune include febbre (di
solito tra i 38 e i 39 °C negli adulti), problemi alle vie respiratorie (tosse, mal di
gola, naso chiuso o che cola), mal di testa, dolori muscolari e generale
spossatezza.
Considerando l’influenza di tipo A, esistono diverse specificità per gruppo
sanguigno. Gli individui B e AB sono più esposti nel momento in cui compaiono
nuove varietà antigeniche del virus dell’influenza. Non è una bella notizia perché
è proprio la variante di virus del tipo A che innesca le pandemie più diffuse. Le
persone di gruppo 0 tendono a essere maggiormente sensibili quando sono in
circolo le forme virali (dunque, negli anni in cui l’influenza fa stare davvero
male, gli individui di tipo 0 sono colpiti ancora più duramente). I soggetti di tipo
A sono i più fortunati quando si parla di influenza: sono più esposti alle forme
meno virulente, quindi è probabile che verranno colpiti dalle varietà meno gravi.
Consigli per il tipo 0
I bambini di gruppo 0 hanno un sistema immunitario particolarmente reattivo,
quindi possono accusare qualche disturbo dopo una vaccinazione. Si tratta per lo
più di infiammazione, febbricola e dolori articolari che tendono a scomparire nel
giro di pochi giorni. In generale consiglio di distanziare le vaccinazioni, quando
vengono fatte, ed evitare di sommarne diverse nel corso della stessa
somministrazione. Il sistema di difesa dovrebbe avere il tempo di adattarsi alla
sollecitazione. Come quando si ascolta la lettura simultanea di due libri diversi e
probabilmente non si ricorda molto di nessuno dei due, o peggio ancora ci si
confonde, un’eccessiva stimolazione derivante da vaccini differenti può
interferire con la corretta «educazione» del sistema immunitario.
In ogni caso, è bene orientarsi verso i vaccini meno potenti; per esempio, per
quanto riguarda quello antipoliomielitico, è preferibile utilizzare le formulazioni
somministrabili per via orale piuttosto che quelle iniettabili.
In seguito a qualsiasi tipo di vaccinazione, il bambino va tenuto in
osservazione per circa due giorni. Se compaiono febbre o dolori articolari, non
somministrate paracetamolo perché poco efficace in questi casi. Meglio
rivolgersi ai rimedi naturali utilizzando la tintura madre di amarella: tra le
quattro e le otto gocce in un bicchiere di succo di frutta, assunte più volte al
giorno, danno risultati eccellenti.
Se aspettate un bambino e siete di tipo 0, evitate di sottoporvi alla
vaccinazione antinfluenzale, specie se il vostro partner è di gruppo A o AB.
Questo tipo di vaccino potrebbe infatti innalzare i livelli degli anticorpi anti-A,
disturbando il regolare sviluppo del feto. I soggetti 0 hanno una capacità
piuttosto efficace di generare naturalmente gli anticorpi in risposta ai virus
dell’influenza A/H1N1 e A/H3N2, mentre la reazione contro l’influenza di tipo
B non è grave quanto in altri tipi di sangue. Sebbene per la maggior parte degli
adulti non sia necessario ricorrere al vaccino da iniettare, sembra che i soggetti
di tipo 0 non riescano a sieroconvertirsi (a costruire gli anticorpi) in maniera
corretta dopo una sola dose di vaccino antinfluenzale, e che ne serva una doppia
per ottenere un’adeguata immunizzazione.
Consigli per i tipi A e AB
I bambini di tipo A e AB rispondono ottimamente alle vaccinazioni, tanto che
anche un programma completo – incluso il vaccino contro la pertosse – non
provoca di solito alcun tipo di malessere, sebbene, come regola, sconsiglio
programmi troppo aggressivi. I soggetti di tipo A rispondono bene al normale
vaccino antinfluenzale, ottenendo una copertura di anticorpi già dopo una dose.
In generale l’influenza sembra essere sempre più problematica, anno dopo anno,
per gli individui di tipo AB, maggiormente esposti, rispetto agli altri gruppi
sanguigni, alle infezioni sia per i virus di tipo A sia di tipo B. Oltretutto vengono
colpiti prima e più duramente rispetto agli altri, ed è richiesta una particolare
attenzione nei loro confronti in caso di mutazioni improvvise nel virus
dell’influenza A.
Consigli per il tipo B
Rispetto ai bambini appartenenti ad altri gruppi sanguigni, quelli di tipo B
presentano un rischio maggiore di sviluppare effetti collaterali di natura
neurologica in seguito alle vaccinazioni. I genitori devono pertanto sorvegliare il
bambino per cogliere in tempo eventuali segni di compromissione delle strutture
nervose. I vaccini devono essere somministrati solo quando il bambino è in
buone condizioni di salute: la presenza di febbre, raffreddore, otite o influenza
impone di rimandare la data dell’immunizzazione. Come per i bambini di tipo 0,
anche per i B sarebbe preferibile scegliere la vaccinazione antipoliomielitica per
via orale.
Ma perché questi soggetti tendono a reagire così male?
Probabilmente la causa è il vaccino stesso, che innesca una reazione a catena
con l’antigene del tipo B oppure reagisce con gli anticorpi opposti del gruppo
sanguigno; ancora, il problema può derivare dagli agenti chimici utilizzati per
aumentare l’efficacia del vaccino, o addirittura dal mezzo di coltura in cui la
sostanza da inoculare viene fatta crescere. Non lo sappiamo.
I soggetti di gruppo B hanno una certa capacità, seppure non straordinaria, di
generare una risposta con anticorpi contro il virus dell’influenza A/H1N1, ma
nei confronti del virus A/H3N2 sono più lenti (possono aver bisogno anche dai
tre ai cinque mesi per mettere in campo una reazione) e più deboli rispetto a
qualsiasi altro gruppo sanguigno. Contro il virus B, questi soggetti hanno un
vantaggio significativo e si comportano in maniera diversa rispetto alle persone
di tipo A o 0: la loro risposta si manifesta con anticipo e persiste molto più a
lungo.
Gli individui B sono colpiti più duramente quando l’influenza A/H3N2
(conosciuta anche come influenza di Hong Kong) è in circolazione e devono
stare attenti in caso di cambiamenti improvvisi nelle forme di influenza di tipo
A.
Pro e contro degli antibiotici
Quando ero un giovane studente di medicina ci insegnavano che la vancomicina
era l’antibiotico da ultima spiaggia: un farmaco per le vere emergenze, da tenere
sotto chiave con accanto un piccolo martelletto con cui rompere il vetro in caso
di estrema necessità. Ora viene prescritto all’ordine del giorno per infezioni
comuni come la malattia di Lyme. L’uso indiscriminato di questi straordinari
farmaci capaci di combattere ogni genere di infezioni ma che vengono ormai
prescritti anche per normali raffreddori o influenze, e il loro sfruttamento come
acceleratori di crescita degli animali da allevamento, ha dilapidato un capitale di
inestimabile valore. L’utilizzo sbagliato che ne viene fatto costituisce uno dei
fattori principali della difficoltà di sradicare la malattia e il loro abuso è
responsabile della selezione di ceppi di batteri resistenti che richiedono cure e
farmaci sempre più potenti. Se il vostro medico o pediatra vi prescrive
costantemente antibiotici anche per una banale influenza o un raffreddore, ho un
unico consiglio da darvi: cambiatelo!
E pensare che seguendo una dieta appropriata ed evitando lo stress sarebbe
possibile ridurre in maniera drastica il ricorso a questi farmaci.
Quando un germe penetra nel nostro organismo deve passare un po’ di tempo
prima che il sistema immunitario si metta in moto. È come chiamare il 118 in
situazioni d’emergenza: tutti sappiamo che i soccorritori non arriveranno
all’istante. La maggior parte delle persone non si rende conto che gli antibiotici
semplicemente rallentano la crescita dei batteri patogeni, permettendo
all’organismo di recuperare il distacco, ma poi il corpo, insieme al sistema
immunitario, deve comunque risolvere il problema e sbarazzarsi degli intrusi.
Non appena la colonnina del termometro sale oltre i 38 °C molti si affrettano a
smorzare la febbre con gli antibiotici, dimenticando che il rialzo termico è un
segno estremamente utile, poiché indica che l’organismo sta spendendo una
grande quantità di energia per sbaragliare il nemico. L’utilizzo continuo e
indiscriminato degli antibiotici non debella solo l’infezione, ma anche i batteri
buoni del tratto digerente. Molte persone soffrono di diarrea quando assumono
antibiotici e le donne diventano più esposte a persistenti e ricorrenti infezioni da
candida.
L’uso di integratori a base di bifidobatteri e lattobacilli contribuisce a
prevenire questi disturbi.
L’abuso di antibiotici perturba la flora intestinale. Secondo uno studio
pubblicato su mBio, un’importante rivista di microbiologia, un solo ciclo di
antibiotici è capace di sconvolgere la normale composizione dei microrganismi
dell’intestino per oltre un anno, generando una forma di resistenza. Negli Stati
Uniti i CDC (Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie) hanno
incoraggiato i medici a limitare l’impiego degli antibiotici, dichiarando che i
batteri resistenti a questi farmaci sono responsabili di almeno due milioni di casi
di malattie e di ventitremila morti all’anno nel Paese.
Ovviamente ci sono battaglie che devono per forza essere combattute con gli
antibiotici. In questo caso è probabile che vi venga prescritta anche l’assunzione
di bromelina, sostanza che facilita la penetrazione dell’antibiotico nei tessuti
infetti. Visto che tale enzima viene estratto dall’ananas, se il medico non ritiene
opportuno ricorrere al farmaco che la contiene potete aiutarvi bevendo il succo
di questo frutto.
Un altro aspetto molto importante riguarda il tipo di antibiotico più adatto nel
singolo caso: non tutte le infezioni possono essere trattate con i medesimi
farmaci perché ogni antibiotico ha uno spettro d’azione piuttosto specifico.
Tuttavia, all’interno di queste limitazioni, bisogna tener conto anche di altri
fattori tra i quali, in prima linea, va ricordato il gruppo sanguigno. Resta
comunque il fatto che solo il medico possiede le competenze necessarie per
compiere queste scelte: in tema di terapia con antibiotici è sicuramente da
bandire ogni forma di autoprescrizione.
Gli antibiotici per il tipo 0
Il sistema immunitario delle persone di gruppo 0 è molto sensibile agli
antibiotici appartenenti alla classe delle penicilline, che andrebbero quindi
evitate, mentre i sulfamidici possono a volte determinare la comparsa di
arrossamenti cutanei transitori. Tra gli antibiotici poco adatti ci sono anche i
macrolidi come, per esempio, l’eritromicina, la spiramicina e la claritromicina
che possono accentuare la tendenza al sanguinamento, ancora di più se
contemporaneamente si assumono farmaci anticoagulanti.
Gli antibiotici per il tipo A
Gli individui di gruppo A reagiscono molto bene, oltre che alle penicilline e ai
sulfamidici, anche agli antibiotici appartenenti alla classe delle cefalosporine
(per le donne è però consigliata l’assunzione di probiotici per prevenire le
infezioni da candida). Tutti questi antibiotici sono preferibili alle tetracicline e ai
macrolidi più recenti. Questi ultimi, infatti, potrebbero provocare disturbi
digestivi e interferire con il metabolismo del ferro. Se fosse proprio necessario
ricorrere a un macrolide, meglio orientarsi su prodotti più «vecchi» come, per
esempio, l’eritromicina.
Gli antibiotici per i tipi B e AB
Le persone di gruppo B e AB dovrebbero evitare di assumere antibiotici
appartenenti alla classe dei fluorochinoloni come la norfloxacina, la
ciprofloxacina, l’enoxacina e la pefloxacina. Se queste precauzioni non fossero
praticabili, sorvegliate le reazioni del vostro fisico, pronti a cogliere i primi segni
di effetti indesiderati come, per esempio, disturbi alla vista, confusione, capogiri
o insonnia. In questo caso avvertite subito il vostro medico curante.
Va da sé che non tutte le persone di tipo B e AB in cura con fluorochinoloni
svilupperanno effetti indesiderati: semplicemente, nell’ambito di questi gruppi
sanguigni essi si riscontrano con una frequenza superiore a quella notata negli
altri.
Antibiotici e cure dentali
Le persone con difetti alle valvole cardiache devono quasi sempre assumere
antibiotici prima di sottoporsi a interventi odontoiatrici, per evitare che i batteri
insediati sui denti ammalati vadano a localizzarsi sulla valvola difettosa, creando
seri problemi al cuore. Certi dentisti, soprattutto nei Paesi anglosassoni, hanno
esteso questa pratica anche alle persone che non hanno difetti valvolari. Tuttavia
un recente studio pubblicato sulla rivista The Lancet non ha riscontrato
particolari effetti benefici derivanti da un ciclo di antibiotici nella maggior parte
dei pazienti sottoposti a una cura dentale invasiva.
Chi appartiene alla categoria dei non secretori corre maggiori rischi di andare
incontro a endocarditi e alla malattia reumatica (provocate da batteri chiamati
streptococchi) dopo un intervento di chirurgia dentaria. I non secretori, infatti,
hanno una scarsa quantità di anticorpi protettivi nella mucosa della bocca e della
gola. I secretori, invece, possiedono elevati livelli di anticorpi chiamati
immunoglobuline A (IgA) che possono combattere e distruggere i germi prima
che essi passino nel sangue e da lì si diffondano nell’organismo.
Per queste ragioni è consigliabile che i non secretori ricorrano agli antibiotici
prima di sottoporsi a pratiche odontoiatriche di una certa entità.
Se siete di tipo 0, invece, potete rinunciare all’assunzione di antibiotici, a
meno che non ci sia un ascesso dentale o non dobbiate sottoporvi a un intervento
che implica una copiosa perdita di sangue. Al posto dell’antibiotico provate a
usare l’idraste, un rimedio erboristico dotato di una buona azione
antistreptococcica.
I soggetti di tipo A, B e AB potrebbero essere interessati a discutere terapie
alternative con il loro dentista se non hanno una buona risposta agli antibiotici.
Molti medici odontoiatri si rifiutano di operare un paziente che non accetta
l’utilizzo profilattico dell’antibiotico, ma se siete delle persone sane, senza casi
precedenti di infezioni, potrebbe essere il caso di valutare la possibilità di
rivolgervi a qualcun altro.
Interventi chirurgici: come guarire più in fretta
Ogni intervento chirurgico, per quanto necessario, è uno choc per l’organismo e
non va quindi trascurato, neppure se si tratta di un’operazione poco importante.
Per affrontarlo nel migliore dei modi bisogna rinforzare il sistema immunitario,
un consiglio valido per tutti i gruppi sanguigni.
Le vitamine A e C fanno guarire la ferita chirurgica più in fretta e limitano la
formazione di tessuto cicatriziale. Iniziate la cura preventiva assumendo le due
vitamine quattro o cinque giorni prima dell’intervento e proseguitela, per almeno
una settimana, nel periodo postoperatorio. I pazienti che hanno seguito queste
raccomandazioni e i chirurghi che li hanno operati sono rimasti stupefatti dalla
rapidità della guarigione.
Dal momento che le vitamine vanno assunte a dosaggi abbastanza elevati,
però, non dimenticate di consultare il medico prima di iniziare il trattamento.
Consigli per il tipo 0
Le persone di gruppo 0 spesso vanno incontro a cospicue perdite di sangue nel
corso di interventi chirurgici anche poco impegnativi. Prima dell’operazione è
quindi bene accertarsi di assumere una giusta quantità di vitamina K, sostanza
indispensabile per la coagulazione del sangue. Un’ottima idea è quella di
aumentare il consumo di alimenti che ne sono ricchi come, per esempio, verza,
cavolo riccio, spinaci, yogurt, semi di soia, alghe e tuorlo d’uovo.
Gli integratori a base di vitamina K, invece, devono essere prescritti dal
medico perché potrebbero creare dei problemi.
Per rinvigorire le funzioni immunitarie, le persone di tipo 0 dovrebbero
aiutarsi con l’esercizio fisico: in questo modo l’organismo riuscirà a superare
con maggiore efficienza e rapidità lo stress operatorio.
Consigli per i tipi A e AB
I soggetti A e AB hanno la tendenza a sviluppare infezioni batteriche dopo un
intervento chirurgico. Esse determinano un prolungamento dei tempi di ricovero,
impongono il ricorso agli antibiotici e rallentano la guarigione. Ecco perché è
importante imparare a sfruttare nel modo migliore tutti gli accorgimenti che
possono rinforzare il sistema immunitario. Oltre alle vitamine A e C, consiglio di
assumere, una o due settimane prima dell’intervento, un integratore a base di
vitamina B 12, acido folico e ferro. In questo caso, infatti, la dieta, per quanto
sana ed equilibrata, non riesce a fornire all’organismo la quantità di vitamine e
minerali necessaria per superare senza problemi l’intervento chirurgico.
Per stimolare al massimo i meccanismi di difesa si possono utilizzare gli
infusi di bardana ed echinacea: bevetene due o tre tazze al giorno per qualche
settimana.
Le tecniche di rilassamento come il training autogeno o la meditazione
possono fornire vantaggi importanti ai pazienti di tipo A e AB, dal momento che
è stato dimostrato in alcuni studi che lo stress può aumentare la viscosità del
sangue nelle persone di questi due gruppi, generando un rischio maggiore di
complicanze postoperatorie, come per esempio la formazione di trombi. Con
l’ausilio di queste tecniche si può influire in maniera incisiva sul processo di
guarigione. Alcuni anestesisti praticano anche delle forme di training autogeno
con il paziente anestetizzato; vi suggerisco di chiedere consiglio al vostro
medico perché è un sistema ideale per i soggetti di tipo A.
Consigli per il tipo B
Le persone di gruppo B sono fortunate perché hanno un fisico che reagisce
molto bene agli interventi chirurgici. Ma siccome non c’è nulla che non possa
essere migliorato, consiglio anche a loro un’integrazione di vitamine A e C.
I soggetti affetti da malattie debilitanti dovrebbero preoccuparsi di mantenere
in forma il sistema immunitario utilizzando infusi di erbe prima dell’operazione.
Ottime, a questo scopo, la bardana e l’echinacea: due o tre tazze d’infuso al
giorno per qualche settimana hanno effetti davvero sorprendenti.
Dopo l’intervento chirurgico
Il succo di calendula, dotato di una debole attività antibiotica, è un ottimo
disinfettante e cicatrizzante: applicato su qualsiasi ferita, ne assicura una rapida
guarigione. Meglio, però, utilizzare il succo e non la tintura madre che contiene
una certa quantità di alcol e può pertanto creare qualche fastidio venendo a
contatto con la lesione.
Quando la ferita si è cicatrizzata e il chirurgo elimina i punti o le graffette
metalliche, l’impiego di una pomata a base di vitamina E contribuirà a evitare la
formazione di cicatrici esuberanti (cheloidi). Molte persone usano una
preparazione «casalinga» – ottenuta rompendo una capsula di vitamina E – e la
spalmano sulla ferita. Peccato, però, che la vitamina formulata per l’assunzione
orale sia del tutto inadatta ad agire sulla cute! Meglio rivolgersi al farmacista e
acquistare il prodotto giusto.
All’ascolto del gruppo sanguigno
Esistono molte vitamine e integratori a base di piante che aiutano il corpo a
difendersi e a curarsi da solo. L’integrazione indicata per i casi di cure
chirurgiche è il minimo che potete fare per proteggere e rafforzare il vostro
organismo.
La dieta dei gruppi sanguigni contiene informazioni specifiche che vi
consentiranno di fare scelte ragionate sui cibi e sulle bevande che potete
concedervi e su quelli che fareste meglio a evitare. Tutte queste decisioni
influiscono profondamente sulla salute e sulla qualità della vita.
Compiendo scelte consapevoli su cosa è meglio per il vostro corpo potrete
incidere in modo determinante sul risultato della cura e sulla ripresa a seguito di
un intervento chirurgico. Questo vi permetterà non solo di avere un maggior
controllo sul vostro presente, ma anche di mantenervi in buona salute nel futuro.
I genitori di bambini che devono ancora vaccinarsi, le persone affette da
infezioni virali o quelle che devono sottoporsi a un’operazione chirurgica: tutti
possono trarre dei benefici da una più acuta consapevolezza del ruolo del gruppo
sanguigno. In quest’ottica tutto ha un senso e ci permette anche di spiegare
perché alcuni stanno bene curandosi con la medicina tradizionale, mentre altri
vanno incontro a complicanze e dolori. Nel vostro gruppo sanguigno avete tutto
ciò che vi serve per stare bene.
11
Il gruppo sanguigno: una forza contro le malattie

A CHI si ammala viene spontaneo chiedersi: «Perché proprio io?» Ma, a dispetto
dei progressi realizzati in campo scientifico, questa domanda resta spesso
inevasa.
È chiaro, comunque, che certi individui risultano maggiormente esposti al
rischio di contrarre determinate malattie per via del loro gruppo sanguigno.
Forse è proprio questa la risposta, ovvero la strada da percorrere per scoprire le
cause cellulari dei mille disturbi che ci affliggono e, ovviamente, per porvi
rimedio in modo più efficace.
Ho più volte notato che le persone che hanno ottenuto i risultati migliori sul
lungo periodo seguendo la dieta dei gruppi sanguigni sono quelle che hanno
avuto problemi di salute. Il fatto di essere malati ci dà la misura di dove ci
troviamo e di come giudicare i risultati e i cambiamenti che avvengono nel
nostro corpo.
Perché certe persone si ammalano... e altre no
Da ragazzi avrete sicuramente avuto qualche amico che vi spingeva a fare cose
«proibite», come fumare una sigaretta o bere un sorso del whisky di vostro
padre. Avete seguito i suoi suggerimenti? Se la risposta è affermativa, vuol dire
che eravate predisposti a farvi influenzare dagli altri.
La mancanza di resistenza rappresenta un elemento importante non solo
nell’acquisizione di cattive abitudini, ma anche nella maggior parte delle
malattie che ci affliggono. Molti microbi sono capaci di assumere sembianze
all’apparenza amichevoli per il sistema immunitario di individui appartenenti a
certi gruppi sanguigni. In questo modo riescono a passare inosservati e, una volta
insediati nell’organismo, assumono il controllo della situazione.
Vi siete mai chiesti perché alcune persone stanno sempre bene, mentre altre,
puntualmente ogni inverno collezionano una sfilza di raffreddori o influenze? La
risposta è semplice: le persone che non si ammalano mai il più delle volte hanno
un gruppo sanguigno che le rende particolarmente resistenti nei confronti delle
infezioni.
Il ruolo del gruppo sanguigno
La maggior parte dei fattori che determinano lo sviluppo delle malattie è
chiaramente influenzata dai diversi gruppi sanguigni.
Le persone di tipo 0, come abbiamo già notato, sono molto sensibili alle
lectine contenute nel frumento. Esse, infatti, possono reagire con la mucosa che
tappezza l’intestino provocando infiammazioni più o meno gravi. Se appartenete
al gruppo sanguigno 0 e soffrite di morbo di Crohn, colite o sindrome
dell’intestino irritabile, dovete stare alla larga da questo alimento. Qualche
problema potrebbe essere causato anche dal sistema immunitario, molto reattivo,
ma anche rigido e limitato nel suo campo d’azione.
Le persone di tipo A con famigliari affetti da patologie cardiovascolari, per
esempio, devono curare la dieta con particolare attenzione. Il loro sistema
digestivo, infatti, è poco idoneo a digerire e utilizzare bene alimenti come le
carni rosse e i grassi saturi che, pertanto, determinano un aumento dei trigliceridi
e del colesterolo.
Come se non bastasse, i soggetti di tipo A hanno anche un sistema
immunitario molto pigro, che non si preoccupa di spazzare via le cellule
degenerate. Queste ultime, a lungo andare, possono dar luogo allo sviluppo di un
tumore.
Le persone di tipo B, invece, possono cadere preda di virus dall’azione lenta,
che minano in modo subdolo le difese dell’organismo e si manifestano ad anni di
distanza dal contagio con malattie come la sclerosi multipla e altri disturbi
neurologici. A volte la loro comparsa viene affrettata dalle lectine contenute in
cibi come il mais e il pollo.
Uomini e donne che appartengono al gruppo AB sono più complessi, poiché
possiedono sia l’antigene A sia B. Essi, comunque, tendono ad ammalarsi degli
stessi disturbi che colpiscono le persone di tipo A piuttosto che i soggetti B. Il
loro sistema immunitario deve lavorare di più per colmare la mancanza di
anticorpi contrari al gruppo sanguigno.
Ovviamente non vi sto proponendo alcuna formula magica. I fattori che
separano la salute dalla malattia sono molteplici. Sostenere che il gruppo
sanguigno sia l’unico determinante sarebbe non solo oltremodo semplicistico,
ma anche folle. Se facessimo bere una tazza di arsenico a persone di tipo 0, A, B
e AB, morirebbero tutte. Allo stesso modo, se quattro individui appartenenti
ciascuno a un differente gruppo sanguigno fossero fumatori accaniti,
correrebbero tutti il rischio di sviluppare un tumore ai polmoni.
Le linee guida illustrate per i diversi gruppi non devono, pertanto, essere
interpretate come una panacea, bensì come un mezzo per raggiungere il massimo
della forma psicofisica.
Dopo queste doverose precisazioni, possiamo tornare a parlare dei disturbi nei
quali è possibile individuare una correlazione con uno o più gruppi sanguigni. In
alcuni casi la connessione è più evidente che in altri. Certo, abbiamo ancora
molto da imparare, ma ogni giorno che passa il «fattore gruppo sanguigno»
acquista maggiore importanza.
Tratteremo dunque in questa prospettiva le principali affezioni che possono
colpire l’organismo, suddividendole nelle seguenti categorie: a

Allergie
Asma e raffreddore da fieno
Diabete
Infezioni
Malattie autoimmuni
Malattie cardiovascolari
Malattie correlate all’invecchiamento
Malattie dell’apparato riproduttivo femminile
Malattie dell’infanzia
Malattie del sangue
Malattie dermatologiche
Malattie digestive
Malattie epatiche
Allergie

Allergie alimentari
Ritengo che in nessuna branca della medicina alternativa si siano accumulate
tante falsità come nel campo delle allergie alimentari. Non a caso c’è ancora chi
sottopone ogni suo paziente a complesse e costose analisi per poi compilare
lunghe liste di cibi proibiti perché causerebbero loro allergie.
I miei stessi pazienti hanno la pessima abitudine di definire ogni tipo di
reazione negativa collegata al cibo come «allergica», sebbene nella maggior
parte dei casi sarebbe più corretto parlare di «intolleranza». Se per esempio avete
difficoltà a digerire il lattosio, non significa che siete allergici a questa sostanza:
molto più semplicemente non la tollerate. La differenza tra queste due condizioni
è enorme: un soggetto intollerante al latte spesso può riuscire a berne piccole
quantità senza avvertire alcun tipo di disturbo; una persona allergica, invece, si
sentirà male anche dopo aver ingerito un solo sorso della bevanda incriminata.
Sebbene le basi dei test allergologici relativi agli alimenti siano
scientificamente valide, certe volte l’interpretazione non lo è. Ho visto uomini e
donne che stando alle prove non risultavano allergici a cibi per cui avevano
avuto gravi reazioni quando li avevano consumati. Per altri alimenti, invece, era
indicata un’allergia anche se i miei pazienti li avevano assunti per anni senza che
si presentasse alcun problema. Spesso sembra che l’anticorpo sia legato a una
proteina alimentare quando in realtà può essere benissimo una proteina condivisa
da cibi e microbi dell’intestino.
Le allergie alimentari esistono davvero, ma le reazioni hanno luogo in ambiti
differenti: le intolleranze interessano il sistema digestivo, le allergie quello
immunitario che, debitamente stimolato, produce anticorpi diretti contro
l’alimento che scatena l’allergia. La reazione si manifesta con sintomi a volte
allarmanti: arrossamenti cutanei, crampi, sudorazione profusa e, nelle persone
predisposte, crisi asmatiche. Tutto questo succede soltanto perché l’organismo
cerca di liberarsi della sostanza nociva.
Le allergie alimentari non colpiscono solo l’intestino. È stato dimostrato che
le lectine producono immunoglobuline E (IgE), un tipo di anticorpo che
disinnesca le reazioni allergiche, ecco perché le persone che seguono la dieta dei
gruppi sanguigni presentano molti meno problemi respiratori e asmatici. Ogni
programma alimentare è infatti ricco di antiossidanti naturali, detti flavonoidi,
che bloccano i basofili, cellule specializzate che rilasciano le IgE quando non
serve.
Visto che in natura non c’è nulla che si adatti perfettamente alle esigenze di un
singolo individuo, può capitare che alcuni dei cibi classificati come benefici per
il vostro gruppo sanguigno siano in grado di scatenare in voi una reazione
allergica che può dipendere dai geni. In questi casi non c’è che una soluzione:
eliminare il responsabile dalla dieta. Il nocciolo della questione è comunque un
altro: le lectine sono di gran lunga più pericolose delle allergie alimentari. Esse,
infatti, non fanno squillare nessun campanello d’allarme per molto e molto
tempo, ma quando appaiono i disturbi legati alla loro attività agglutinante il
danno è ormai fatto. Infine le persone di tipo A devono evitare accuratamente
tutti i cibi che provocano la formazione di un eccesso di muco poiché
quest’ultimo potrebbe far sospettare la presenza di un’allergia che, in realtà, non
esiste.
Asma e raffreddore da fieno
Le persone con gruppo sanguigno 0 sono più esposte al rischio di soffrire d’asma
e di raffreddore da fieno. Molte varietà di pollini contengono lectine che
stimolano il rilascio di istamina, una sostanza che svolge un ruolo centrale nella
comparsa dei sintomi allergici: prurito, starnuti, naso chiuso, respiro difficoltoso,
tosse, arrossamento degli occhi e forte lacrimazione.
Molte delle lectine contenute nei diversi alimenti, specie quella del frumento,
reagiscono con le IgE, anticorpi che aderiscono alla superficie di specifiche
cellule (principalmente mastociti). Quando una sostanza antigenica si lega a due
IgE contigue ancorate alla membrana plasmatica del mastocita, quest’ultimo
libera all’esterno sostanze che provocano infiammazione. Attaccandosi alle IgE
le lectine si comportano, in effetti, come un antigene, determinano cioè il rilascio
di istamina e di altre sostanze chimiche chiamate chinine, contenute all’interno
della cellula. Tutto questo complesso di reazioni causa gonfiore locale: nel caso
specifico colpirà occhi, naso e vie respiratorie.
Le persone che soffrono d’asma e di raffreddore da fieno possono davvero
sentirsi meglio adottando la dieta adatta al loro gruppo sanguigno. Mentre i
soggetti di tipo 0, per esempio, tendono a sviluppare sintomi allergici in seguito
all’esposizione a fattori di tipo ambientale (pollini, sostanze allergizzanti in
genere, oppure lectine contenute nel frumento), quelli di tipo A risultano più
sensibili agli effetti dello stress a causa di livelli elevati di cortisolo: è comunque
chiaro che mangiando cibi che esaltano la produzione di muco i loro sintomi non
potranno che peggiorare. Vanno pertanto banditi i latticini e intensificati tutti gli
esercizi utili a ridurre lo stress.
I tipi B, invece, sono abbastanza resistenti nei confronti delle patologie
allergiche a meno che non seguano un’alimentazione del tutto scorretta: il mais e
il pollo, per esempio, potrebbero creare dei problemi anche in organismi molto
resistenti.
I più favoriti sono i soggetti di tipo AB, nei quali la commistione tra
caratteristiche A e B si traduce in una scarsa predisposizione a sviluppare
allergie.
Diabete
Il programma dietetico elaborato per i diversi gruppi sanguigni può risultare utile
anche nella prevenzione del diabete di tipo 1 e nel trattamento e prevenzione di
quello definito di tipo 2, tipico, un tempo, degli adulti, ma che viene sempre più
spesso diagnosticato anche nei giovani.
I soggetti di tipo A e B sono maggiormente predisposti a sviluppare il diabete
di tipo 1, caratterizzato da una carenza di insulina, l’ormone fabbricato nel
pancreas il cui compito è quello di favorire l’ingresso dello zucchero all’interno
delle cellule. Tale carenza è dovuta alla distruzione delle cellule beta del
pancreas, le uniche in grado di produrre insulina.
Il diabete di tipo 1 viene curato con la terapia sostitutiva: poiché la malattia è
provocata dalla mancanza di insulina, l’ormone viene somministrato mediante
iniezioni. Non esiste nessun’altra possibilità di cura, ma alcuni rimedi naturali
possono risultare molto utili. La quercetina, un antiossidante estratto dalle
piante, si è dimostrata capace di prevenire molte delle complicazioni che, con il
passare degli anni, possono aggravare il decorso della malattia come, per
esempio, la cataratta, le neuropatie e le patologie cardiovascolari. In alcuni casi
un impiego oculato dei rimedi naturali può addirittura ridurre il dosaggio
dell’insulina necessaria a mantenere sotto controllo i livelli di zucchero nel
sangue.
Numerosi studi dimostrano che le lectine di alcuni cibi possono aiutare il
pancreas dei diabetici a rigenerare le cellule beta incaricate della produzione di
insulina. Tra le altre, ci sono le lectine della fava e dei normali funghi
champignon. Se appartenete al gruppo A o al gruppo B, potrebbe essere
interessante introdurre le fave nella vostra dieta, mentre se siete 0 o AB i funghi
potrebbero fare più al caso vostro.
Nel diabete di tipo 2 non si ha un deficit della produzione di insulina, bensì
un’alterazione delle cellule che compongono i diversi tessuti che diventano
insensibili all’azione dell’ormone. Il problema si sviluppa lentamente nel tempo
ed è aggravato da vari fattori tra i quali vanno annoverati, in prima linea, quelli
dietetici. Maggiormente esposti al rischio di incorrere in questa malattia
sembrano essere i soggetti di tipo 0 che mangiano latte e latticini, prodotti a base
di frumento e di granoturco, e i soggetti di tipo A che consumano in modo
eccessivo carni e latticini. Spesso chi è affetto da diabete di tipo 2 è anche in
sovrappeso, ha il colesterolo alto, i trigliceridi elevati e soffre di ipertensione.
Tutti i gruppi sanguigni sono soggetti a sviluppare il diabete di tipo 2.
Le persone interessate da questa forma di diabete devono controllare i livelli
di zucchero nel sangue più volte al giorno e spesso sono costrette a ricorrere a
iniezioni di insulina. Tuttavia è possibile ridurre i sintomi e gestire al meglio la
condizione clinica. Con la dieta dei gruppi sanguigni e un regime di esercizio
fisico si possono raggiungere risultati incoraggianti, se ci si attiene alle
prescrizioni. L’assunzione di un complesso vitaminico B ad alte dosi può
contribuire ad aumentare l’efficienza dell’insulina, ma è bene che esso venga
consigliato dal medico curante, in quanto potrebbe essere necessario diminuire il
dosaggio dei farmaci antidiabetici.
Infezioni
Sono numerosi i batteri che mostrano una speciale predilezione per specifici
gruppi sanguigni. Alcuni ricercatori, studiando 282 specie batteriche, hanno
dimostrato la presenza di antigeni identici a quelli di un gruppo sanguigno o
l’altro in più del 50% dei casi.
Si è osservato che le infezioni provocate da virus sembrano preferire i soggetti
di tipo 0, probabilmente perché questo gruppo non è caratterizzato da una
struttura antigenica particolare. I soggetti di tipo A, B e AB, invece, risultano più
resistenti ai virus.
HIV/AIDS
Grazie ai progressi della medicina, è ormai possibile convivere con il virus HIV,
un tempo fatale. Oggi oltre 1,1 milioni di americani e 3,3 milioni di persone nel
mondo conducono vite lunghe e normali con la malattia, in virtù soprattutto delle
nuove scoperte nelle terapie farmacologiche. Attualmente la cura contro l’HIV
prevede un cocktail di farmaci antiretrovirali assunti sotto forma di una pillola al
giorno, trattamento che è possibile iniziare non appena viene diagnosticata la
presenza del virus.
Le ricerche non hanno ancora stabilito un legame evidente tra il gruppo
sanguigno e la reattività all’HIV. Tuttavia un convincente articolo pubblicato
sulla rivista Blood suggeriva che la trasmissione del virus HIV è modificata dai
gruppi sanguigni AB0. Facendo un confronto tra la trasmissione e le reazioni a
trasfusioni sbagliate, gli scienziati hanno avanzato l’ipotesi che i soggetti di tipo
0 siano meno esposti a contrarre il virus da persone con gruppo sanguigno
diverso, dato che hanno entrambi gli antigeni anti-A e anti-B nel sangue. D’altro
canto il tipo AB, privo di antigeni per gruppo sanguigno, sarebbe maggiormente
propenso a contrarre il virus da altri gruppi sanguigni. È comunque necessario
approfondire le ricerche in questo campo. Detto ciò, vediamo come la dieta dei
gruppi sanguigni può aiutare le persone a combattere la loro battaglia contro il
virus.
Se siete sieropositivi o avete già sviluppato l’AIDS, dovreste adottare
immediatamente il programma dietetico e di attività fisica elaborato per il vostro
gruppo sanguigno. Se, per esempio, siete di tipo 0, mangiate proteine animali e
allenatevi intensamente, in modo da consentire al sistema immunitario di
funzionare al massimo delle sue possibilità. Scegliete sempre alimenti a basso
contenuto di grassi perché i parassiti intestinali, comuni nelle persone con AIDS,
interferiscono con la digestione dei grassi provocando gravi diarree. Evitate
soprattutto i prodotti a base di frumento che contengono lectine dannose per le
difese immunitarie.
Dato che molte infezioni opportunistiche provocano nausea, dissenteria e afte
in bocca, gli ammalati di AIDS risultano spesso debilitati. Quest’ultimo aspetto
può creare qualche problema ai soggetti di tipo A, perché gli alimenti a loro
consentiti sono, in genere, ipocalorici. Oltre a sforzarsi di introdurre ogni giorno
un numero di calorie sufficiente, essi devono evitare carne, latte e latticini, tutti
cibi che possono causare disturbi digestivi. Da incrementare, invece, il consumo
di pesce e tofu.
Se appartenete al gruppo B, astenetevi dal mangiare pollo, mais e grano
saraceno, tutti alimenti proibiti dalla dieta adatta al vostro gruppo sanguigno, ma
evitate anche la frutta secca, difficile da digerire, gli eccessi di frumento e i
prodotti caseari.
Se siete di tipo AB, limitate il consumo di legumi e frumento e scartate la
frutta secca. Rifornitevi di proteine mangiando in prevalenza pesce; carne e
formaggi vanno bene, ma solo di tanto in tanto. Una lectina isolata dalla banana
sembra riuscire a disattivare il virus dell’AIDS. Il tipo 0 e il B potrebbero trarre
vantaggi da questa informazione ancora poco nota.
In linea di massima, quindi, l’obiettivo della dieta deve essere quello di
eliminare le lectine che possono danneggiare le cellule del sistema immunitario e
del tratto digerente che, a differenza di quanto avviene negli individui sani, non
possono essere sostituite con facilità. La capacità della dieta dei gruppi sanguigni
di risparmiare le cellule ne fa un alleato fondamentale per le persone malate di
AIDS, caratterizzate da anemia e da un numero ridotto di linfociti T.
Il mio programma alimentare vi permette di aggiungere una torre
inespugnabile sulla scacchiera, contribuendo a preservare le vostre preziose
cellule immunitarie da danni non necessari, un punto che può diventare
essenziale, non esistendo ancora una cura per le infezioni da HIV.
Bronchite e polmonite
I soggetti A e AB contraggono infezioni bronchiali e polmonari con più facilità
rispetto a quelli di tipo 0 o B. Il fattore determinante, come detto più volte,
potrebbe essere proprio un’alimentazione scorretta che causa un’eccessiva
produzione di muco nelle vie respiratorie. L’accumulo di secrezioni favorisce
infatti l’attecchimento dei germi capaci di superare le difese immunitarie perché
dotati di caratteristiche antigeniche simili a quelle dell’ospite. È il caso, per
esempio, degli pneumococchi, pericolosi per i soggetti A e AB, e
dell’Haemophilus, che tende a colpire di preferenza le persone di tipo B o AB.
Queste ultime, quindi, sono doppiamente sfortunate.
Il programma dietetico elaborato per i diversi gruppi sanguigni sembra in
grado di ridurre in modo sostanziale l’incidenza di bronchiti e polmoniti, e
questo vale per tutti. Stiamo però iniziando a scoprire altre connessioni con il
gruppo sanguigno che non sembrano di facile soluzione. Parrebbe, per esempio,
che i bambini di tipo A con padre dello stesso gruppo sanguigno e madre di
gruppo 0 vadano spesso incontro, nei primissimi anni di vita, a infezioni
broncopolmonari fatali. Si ritiene che questa situazione sia dovuta, almeno in
parte, alla presenza nel bambino di una certa quota di anticorpi anti-A di
derivazione materna che, in qualche modo, limitano le capacità di difesa del
neonato nei confronti del pneumococco. Non ci sono conferme a tal riguardo e la
strada da fare è ancora lunga prima di poter trarre conclusioni scientificamente
ineccepibili.
Infezione da candida
La candida sembra utilizzare la sua stessa lectina per attaccare le cellule
legandosi al fucosio, l’antigene principale del tipo 0, e non è quindi una sorpresa
che gli studi abbiano dimostrato che i soggetti di questo gruppo sono
maggiormente esposti alla candida rispetto agli altri. Forse a causa di questo
fatto, gli individui di tipo 0 sono più inclini a sviluppare una specie di
ipersensibilità nei confronti della candida, soprattutto se hanno l’abitudine di
mangiare molti cereali. Quest’osservazione ha portato a elaborare una serie di
diete anti-candida basate sull’assunzione di cibi ricchi di proteine e
sull’esclusione dei cereali e dei cibi contenenti lievito. Purtroppo tali regimi
vengono adottati indipendentemente dal gruppo sanguigno, mentre in realtà
funzionano bene solo per il gruppo 0. I tipi A e AB tendono a sviluppare
infezioni da candida a seguito dell’utilizzo di antibiotici. In linea di massima, le
persone di gruppo B sono abbastanza resistenti a queste particolari infezioni, ma
solo se adottano la dieta a loro più consona. Quindi, se siete di tipo B e soffrite di
candida, eliminate i prodotti a base di frumento.
Come detto in precedenza, il fatto di essere non secretori aumenta
drasticamente la vostra sensibilità nei confronti di questa infezione.
Colera
Stando ai dati dei CDC americani, vengono riportati ogni anno tra i tre e i cinque
milioni di casi di colera nel mondo. Questa infezione è caratterizzata da una
forma acuta di dissenteria e dalla perdita di fluidi e minerali. È noto che il colera
dipende dal gruppo sanguigno, con i casi peggiori registrati per il tipo 0. Dopo
una grave epidemia osservata in Perù, un articolo pubblicato su The Lancet la
attribuiva alla grande diffusione del gruppo sanguigno 0 tra la popolazione. In
passato la sensibilità dei soggetti di tipo 0 a questa malattia infettiva causò vere e
proprie falcidie contribuendo a spopolare molte città nelle quali sopravvissero
solo i soggetti più forti e quelli con gruppo sanguigno di tipo A, molto resistente
alla malattia.
Influenza e raffreddore
I virus che possono provocare il raffreddore sono centinaia ed è quindi
impossibile individuare l’esistenza di una correlazione con i diversi gruppi
sanguigni per ciascuno di essi. Tuttavia studi condotti su reclute dell’esercito
britannico hanno mostrato una ridotta incidenza di raffreddore nei soggetti di
tipo A. Questi dati confermano quanto già affermato nei primi capitoli, cioè che
il gruppo sanguigno A si è sviluppato, tra l’altro, per resistere ai virus più diffusi.
Le stesse considerazioni valgono per il tipo AB: l’antigene A, infatti, è in grado
di bloccare l’attecchimento di vari ceppi virali alle mucose respiratorie.
Anche i virus responsabili dell’influenza mostrano una sorprendente varietà
nel grado di severità tra i vari gruppi sanguigni, come è stato detto in precedenza
in riferimento ai vaccini.
Per quanto i sintomi siano in genere fastidiosi, ma non preoccupanti, essi
tuttavia esprimono una situazione di difficoltà del sistema immunitario che non
riesce a contrastare con efficacia l’invadenza degli intrusi. Quindi, mentre infuria
la battaglia, è bene fornire all’organismo tutto ciò che gli occorre per uscirne
vittorioso. Meglio comunque ragionare in termini preventivi, adottando una serie
di piccoli accorgimenti che possono risultare di grande aiuto.

1. Riposate in modo adeguato e praticate regolarmente l’attività fisica più


adatta al vostro gruppo sanguigno. Imparate ad affrontare in modo positivo
lo stress che, se incontrollato, può mettere al tappeto il sistema immunitario.
In questo modo l’organismo resiste più facilmente alle infezioni e,
quand’anche dovesse capitare di incorrere in un raffreddore o in
un’influenza, esse tenderanno ad avere un decorso più breve.
2. Seguite il programma dietetico pensato per il vostro gruppo sanguigno. Ciò
contribuirà a rinforzare il sistema immunitario e ad abbreviare il decorso di
raffreddori e influenza.
3. Assumete vitamina C (250-500 mg al giorno), oppure aumentate il
consumo di alimenti che ne sono ricchi. Molte persone sono riuscite a
evitare i virus del raffreddore e dell’influenza, o ad accelerarne la
scomparsa, prendendo integratori a base di echinacea.
4. Assicuratevi che l’aria degli ambienti in cui soggiornate non sia troppo
secca; utilizzate un umidificatore, soprattutto nei mesi invernali, quando è
acceso il riscaldamento.
5. Se avete la gola infiammata, provate a fare dei gargarismi con acqua salata.
Un cucchiaino e mezzo di sale fino sciolto in un grosso bicchiere d’acqua
tiepida è una soluzione dotata di un buon potere disinfettante. Se siete
predisposti alle tonsilliti, utilizzate invece una miscela ottenuta versando in
una tazza, in parti uguali, infuso di idraste e di salvia.
6. Se avete il naso chiuso, potete usare un decongestionante in gocce per
liberarlo dall’ostruzione, ma non abusatene. Questi farmaci devono essere
impiegati con estrema cautela dalle persone che soffrono di pressione alta,
ipertrofia prostatica e glaucoma ad angolo chiuso. Inoltre, e questo vale per
tutti, il loro uso protratto e incongruo può peggiorare l’ostruzione nasale.
7. Gli antibiotici sono del tutto inutili, tranne nei casi in cui sia presente, oltre
al virus, un’infezione batterica.
Peste, vaiolo, tifo e malaria
Conosciuta durante il Medioevo come «la morte nera», la peste è un’infezione
batterica trasmessa dai topi. Le persone di tipo 0 sono più vulnerabili nei
confronti di questa terribile malattia. Sebbene essa sia rara nei Paesi
industrializzati, continua a costituire un problema in quelli in via di sviluppo.
Anzi, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il rischio di
pestilenza e di altre gravi patologie infettive diventa sempre più elevato a causa
dell’abuso di antibiotici e altri farmaci che possono indurre resistenze batteriche,
dello sviluppo di insediamenti umani in zone prima disabitate, dei viaggi
internazionali e della povertà. Il fatto che nelle società occidentali questa
malattia si mostri di rado non deve spingerci a considerarci immuni di fronte al
suo costo sociale, economico, culturale e umano; non dimentichiamo inoltre che
ogni tanto essa si manifesta anche in Occidente. Il mondo diventa sempre più
piccolo e le persone si spostano sempre più facilmente, quindi il problema ci
riguarda da vicino.
Grazie a una capillare campagna di vaccinazione il vaiolo può oggi
considerarsi debellato per sempre. Nel corso dei secoli questa malattia ha con
tutta probabilità influenzato in modo drastico il corso della storia in più di
un’occasione. Il gruppo sanguigno 0 è il più sensibile all’infezione.
Anche il tifo – malattia ancora abbastanza diffusa nelle aree geografiche
caratterizzate da condizioni igieniche precarie –, che infetta il sangue e il tratto
digerente, mostra una certa predilezione per i soggetti di tipo 0, specie se sono
anche Rh- (negativo).
L’anofele, infine, cioè la zanzara che trasmette la malaria, sembra pungere di
preferenza le persone con gruppo sanguigno B o 0. La zanzara comune, al
contrario, viene attratta da sangue di tipo 0 secretore (83,3%) e A secretore
(46,5%). Sebbene nei Paesi occidentali la malaria non costituisca un grave
problema di salute pubblica, non bisogna dimenticare che, secondo le stime
dell’OMS, oltre la metà della popolazione mondiale è esposta al contagio,
nonostante aggressive misure preventive ne abbiano ridotto l’incidenza in modo
sostanziale.
Poliomielite e meningite virale
La poliomielite, un’infezione virale che interessa il sistema nervoso, mostra una
preferenza spiccata per i soggetti di tipo B che, in linea generale, sono più
esposti ai disturbi nervosi sostenuti da virus. La poliomielite è una malattia
epidemica responsabile della maggioranza dei casi di paralisi giovanile. Tutto
questo succedeva, ovviamente, prima che Salk e Sabin realizzassero i vaccini in
grado di proteggerci dal virus. Sradicata nella maggior parte dei Paesi del
mondo, si registrano ancora dei casi in Afghanistan e in Pakistan.
La meningite virale, una grave infezione delle membrane che avvolgono il
cervello, sembra colpire di preferenza le persone di tipo 0, forse perché questo
gruppo sanguigno è associato a una minore combattività nei confronti di
infezioni particolarmente aggressive. Anche se non si tratta di una malattia
frequente come tante altre affezioni virali, è bene conoscerne i primi segnali
d’allarme: malessere generale, cefalea, vomito, febbre molto alta, forte
irrigidimento dei muscoli del collo e del tronco.
Sinusiti
Le infezioni croniche dei seni paranasali (sinusiti) sembrano prediligere le
persone con gruppo sanguigno 0 e B. In genere questi disturbi vengono curati
mediante la somministrazione continua di antibiotici che risolvono, almeno
temporaneamente, il problema. Dopo un periodo più o meno lungo, infatti,
l’infezione ricompare e bisogna pertanto iniziare un nuovo trattamento con
farmaci antibatterici. Il circolo vizioso può protrarsi per anni, fino a quando non
resta che affidarsi alle mani del chirurgo.
Ho avuto modo di osservare che la Collinsonia canadensis, usata per trattare
vari tipi di edemi – ossia gonfiori associati a diverse cause come, per esempio,
quello delle gambe indotto dalle vene varicose –, è in grado di dare un grande
aiuto a chi soffre di sinusite cronica. Molti pazienti, infatti, riescono addirittura a
fare a meno degli antibiotici perché la Collinsonia canadensis agisce alla radice
del problema, cioè sull’edema della mucosa che tappezza i seni paranasali.
Questi ultimi, infatti, non sono altro che un sistema di camere contenenti aria in
comunicazione con le fosse nasali, attraverso cui «scaricano» il muco
accumulatosi nelle loro cavità. Il gonfiore della mucosa determina la chiusura
dei fori di comunicazione e quindi il ristagno di muco, condizione che crea un
ambiente ottimale per la proliferazione dei germi. A questo punto è chiaro che,
eliminando il gonfiore, il seno riuscirà a drenare il liquido accumulato nelle
cavità rendendo la vita difficile agli intrusi. La tintura madre di Collinsonia
canadensis, assolutamente sicura e reperibile nei negozi specializzati e online,
deve essere assunta per via orale due o tre volte al giorno: ogni singola dose è
costituita da venti-venticinque gocce di tintura sciolte in un po’ d’acqua tiepida.
Anche le persone di tipo A e AB possono, occasionalmente, ammalarsi di
sinusite cronica. Ma in questo caso il più delle volte il problema è legato a una
produzione eccessiva di muco che, come già sappiamo, risponde in modo
ottimale al trattamento dietetico.
Malattie parassitarie (dissenteria amebica, giardiasi, infestazioni di
tenie e ascaridi)
Le malattie parassitarie possono colpire chiunque, sebbene mostrino una certa
predilezione per l’apparato digerente dei soggetti di tipo A e AB. Spesso, infatti,
i responsabili dell’infestazione hanno caratteristiche antigeniche simili a quelle
dell’antigene A, quindi il sistema immunitario dei soggetti con questo gruppo
sanguigno non riesce a riconoscerli del tutto come intrusi. È il caso, per esempio,
dell’Entamoeba histolytica, il protozoo che causa l’amebiasi, una malattia
caratterizzata da malessere generale, dolori addominali e diarrea incontrollata. Il
contagio avviene solitamente per ingestione di acqua o cibi contaminati e
sembra, appunto, essere più facile nelle persone con gruppo sanguigno A o AB
nelle quali, tra l’altro, la scarsa acidità gastrica costituisce un fattore di rischio
aggiuntivo. L’acido cloridrico, infatti, forma una barriera «chimica» che riesce a
bloccare e distruggere i trofozoiti, cioè le forme vegetative del protozoo. Come
se non bastasse, nelle persone di gruppo A e AB la malattia parassitaria tende ad
assumere un decorso più grave: è facile il passaggio del parassita dall’intestino al
sangue e da qui al fegato, dove si formano ascessi chiamati, appunto, amebici.
Il Giardia lamblia, invece, provoca disturbi inizialmente localizzati allo
stomaco (nausea, difficoltà digestive, dolori in corrispondenza del fegato),
seguiti dalla comparsa di diarrea schiumosa. Anche in questo caso il parassita
dimostra una maggiore «simpatia» per i gruppi sanguigni A e AB.
Le infestazioni da vermi, in particolare quelle da tenia e ascaridi, invece,
hanno affinità sia con l’antigene B sia con quello A e pertanto tendono a colpire
con maggiore frequenza i soggetti di tipo A, B e, soprattutto, AB. Contro questo
tipo di problemi ho utilizzato con un discreto successo l’Artemisia annua.
Consultate comunque un naturopata per conoscere meglio quest’erba e il suo
dosaggio.
Tubercolosi e sarcoidosi
Fino a qualche tempo fa la battaglia contro la tubercolosi nei Paesi più
industrializzati sembrava definitivamente vinta, ma purtroppo negli ultimi anni è
stata registrata una recrudescenza dei casi di TBC. I fattori responsabili di questo
revival sono numerosi e ancora oggetto di discussione. I più importanti,
comunque, sono senza dubbio la minore sorveglianza sul territorio e l’aumento
della popolazione più esposta al rischio d’infezione: immigrati, soggetti senza
fissa dimora, ammalati di AIDS.
Nelle persone di tipo 0 la tubercolosi interessa più facilmente i polmoni
(tubercolosi polmonare), mentre in quelle di tipo A il batterio sembra privilegiare
altri distretti corporei.
La sarcoidosi, una malattia caratterizzata dalla presenza di granulomi a livello
polmonare e di altri organi, ha cause ancora oscure. Secondo alcuni studiosi essa
potrebbe essere il risultato di una reazione immunitaria al bacillo tubercolare.
Questa malattia colpisce più spesso le donne e sembra prediligere il gruppo
sanguigno A. I soggetti Rh-, infine, appaiono più sensibili nei confronti sia della
tubercolosi sia della sarcoidosi.
Infezioni delle vie urinarie
Le infezioni delle vie urinarie, e soprattutto le cistiti recidivanti, sembrano
prediligere i soggetti di tipo B e AB, specie se non secretori.
I batteri comunemente coinvolti in questo genere di infezione (Escherichia
coli, Pseudomonas e Klebsiella) presentano infatti caratteristiche simili
all’antigene B e sia le persone di tipo B sia quelle AB sono sprovviste di
anticorpi anti-B.
Tra i tipi B, soprattutto se non secretori, si nota anche una maggiore frequenza
di infezioni renali come, per esempio, la pielonefrite. Se appartenete a questo
gruppo sanguigno e soffrite di problemi ricorrenti alle vie urinarie, abituatevi a
bere ogni giorno uno o due bicchieri di succo di mirtillo e succo d’ananas
miscelati in parti uguali.
Malattie autoimmuni
In questi disturbi il sistema immunitario viene colpito da una specie di amnesia e
non riesce più a riconoscere come «amiche» alcune parti del corpo. Di
conseguenza inizia a fabbricare anticorpi che si dirigono sull’obiettivo
identificato come nemico e tentano di distruggerlo.
Sono patologie autoimmuni l’artrite reumatoide, la nefrite lupica, molti tipi di
malattie renali e possibili forme di sindrome da affaticamento cronico causate
dal virus di Epstein-Barr, la sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica
(SLA o malattia di Lou Gehrig).
Artrite reumatoide
Molti anni fa mio padre osservò che i soggetti di gruppo 0 tendevano a
sviluppare una forma di artrite «granulosa», un deterioramento cronico della
cartilagine delle ossa. Questa variante della malattia è detta «osteoartrite» ed è
tipica delle persone anziane.
Il sistema immunitario dei tipi 0 è intollerante all’ambiente e le lectine di
molti cibi (tra gli altri, granaglie e patate) possono indurre delle reazioni
infiammatorie alle articolazioni. Inoltre, se i soggetti di gruppo 0 hanno assunto
una quantità insufficiente di proteine durante il corso della loro vita, possono
verificarsi estese demineralizzazioni delle ossa.
Se appartenete al gruppo sanguigno 0 ricordate di prevedere una ragionevole
dose di proteine e di grassi nel programma dietetico per attivare l’enzima
responsabile dell’assimilazione del calcio nell’intestino.
Il tipo A tende a sviluppare un’artrite da rigonfiamento, la forma reumatoide
più acuta della malattia, che provoca la rottura dolorosa e debilitante di varie
articolazioni.
Secondo la mia esperienza, la maggior parte delle persone affette da artrite
reumatoide appartiene al gruppo sanguigno A. Questo fatto, apparentemente
strano visto l’elevato tasso di tolleranza del sistema immunitario di tipo A, è
forse correlato alla presenza di lectine molto simili all’antigene A.
In effetti, iniettando queste particolari sostanze nelle cavie da laboratorio, si
ottiene un’infiammazione articolare del tutto sovrapponibile a quella che è
possibile osservare nell’artrite reumatoide.
Un altro fattore importante, però, è lo stress: secondo alcuni studi le persone
ammalate di artrite reumatoide tendono a essere più nervose, presentano disturbi
del sonno e hanno una struttura emotiva più fragile.
Molti di questi sintomi coincidono con quelli causati da un metabolismo non
corretto del cortisolo, una tendenza comune ai soggetti di tipo A. Pertanto essi
risultano più esposti agli effetti dello stress psicologico. In queste condizioni,
inoltre, la malattia progredisce con maggior rapidità. Ecco perché è importante
che queste persone si sforzino di praticare con regolarità gli esercizi di
rilassamento.
Sindrome da affaticamento cronico
In questi ultimi anni ho avuto modo di curare molte persone affette da sindrome
da affaticamento cronico, malattia caratterizzata da una profonda stanchezza, ma
anche da dolori muscolari e articolari, mal di gola persistente, problemi digestivi,
allergie e ipersensibilità nei confronti di molte sostanze chimiche.
Le ricerche condotte in laboratorio e in campo clinico mi hanno permesso di
giungere a un’interessante conclusione: la sindrome da affaticamento cronico
potrebbe non essere una malattia autoimmune, bensì un problema legato allo
smaltimento delle tossine, causato dal funzionamento inadeguato del fegato e
dalla sua incapacità di neutralizzare le sostanze chimiche dannose.
In base alla mia esperienza, infatti, solo un danneggiamento di quest’organo
può produrre effetti che coinvolgono il sistema immunitario, quello digestivo e
l’apparato locomotore.
Le persone di tipo 0 ammalate di sindrome da affaticamento cronico
rispondono bene, oltre che alla dieta adatta al loro gruppo sanguigno, anche a un
trattamento a base di potassio e liquirizia. Quest’ultima, infatti, è un vero
toccasana per il fegato, perché contribuisce a farlo lavorare meglio e a
proteggerlo dall’azione delle sostanze nocive. Tutto ciò sembra avere effetti
molto positivi sulla funzionalità del surrene e sulla glicemia, con conseguente
aumento dell’energia e del senso di benessere. Anche l’esercizio fisico,
ovviamente quello adatto a ciascun gruppo sanguigno, può essere di grande
aiuto. (Attenzione: non utilizzate integratori a base di liquirizia senza la
supervisione del medico.)
CASO CLINICO: SINDROME DA AFFATICAMENTO CRONICO
Dottor John Prentice, Everett, Washington
Karen, 44 anni: tipo B

Il dottor John Prentice ha sperimentato per la prima volta il mio programma dietetico su una paziente
affetta da una grave forma di sindrome da affaticamento cronico. Nonostante fosse un po’ scettico,
decise di tentare anche questa strada, visto che tutte le altre opportunità di cura non avevano dato
risultati apprezzabili.
Karen soffriva di disturbi da molti anni: sin dall’adolescenza aveva avuto bisogno di dormire
almeno dodici ore per notte, senza contare gli innumerevoli pisolini quotidiani. Negli ultimi sette
anni le cose erano talmente peggiorate da impedirle di svolgere un lavoro. Come se non bastasse, alla
stanchezza si erano aggiunti dolori al collo, alle spalle e alla schiena, nonché un mal di testa
ricorrente e molto debilitante. Più recentemente erano comparsi anche attacchi d’ansia accompagnati
da palpitazioni tanto forti da indurla a richiedere l’intervento della guardia medica.
Dopo diverse visite da vari specialisti, Karen arrivò nell’ambulatorio del dottor Prentice, che le
prescrisse di seguire rigorosamente la dieta e il programma di attività fisica per il gruppo sanguigno
B. I risultati della cura non si fecero attendere: dopo una sola settimana Karen iniziò a sentirsi meglio
e in poco tempo tutti i sintomi scomparvero. Oggi è una persona nuova. «Il suo organismo», spiega il
dottor Prentice, «si comporta come un orologio: quando Karen mangia un cibo proibito, i sintomi
ricompaiono, così sta molto attenta a non commettere errori alimentari.»
Sclerosi multipla e malattia di Lou Gehrig
Sia la sclerosi multipla sia la malattia di Lou Gehrig (sclerosi laterale
amiotrofica o SLA) sembrano avere una maggiore incidenza tra le persone
appartenenti al gruppo sanguigno B. Il fatto non deve meravigliare poiché, come
già sottolineato, questi soggetti tendono a sviluppare malattie sostenute da virus
«lenti» e disturbi di tipo neurologico. Tale associazione può inoltre spiegare
come mai gli ebrei, tra i quali il gruppo B è molto diffuso, si ammalino di
sclerosi multipla e di SLA più spesso rispetto ad altre popolazioni. Alcuni
ricercatori ritengono che queste due malattie siano il risultato di un’infezione
contratta durante l’infanzia. Responsabile sarebbe un virus con caratteristiche
antigeniche simili a quelle dell’antigene B, nei confronti del quale, pertanto, il
sistema immunitario delle persone di tipo B non produce anticorpi. Indisturbato,
il virus si accresce con estrema lentezza: i primi sintomi iniziano a comparire
venti o più anni dopo l’infezione.
A quel punto il virus attiva le componenti più generiche del sistema
immunitario per produrre degli stati infiammatori e distrugge il rivestimento
mielinico che circonda le cellule neuronali. Un’altra spiegazione potrebbe
arrivare dal fatto che, poiché i tipi B e AB sembrano produrre monossido di
azoto con maggior facilità rispetto ad altri gruppi sanguigni, la loro reazione ai
fattori scatenanti (virus o altro) può essere più intensa, innescando stati
infiammatori più gravi e causando la morte dei neuroni. Anche le persone di tipo
AB sono esposte al rischio di sviluppare queste patologie, dato che condividono
la stessa tendenza riguardo la produzione di monossido di azoto.
CASO CLINICO: DISTURBO AUTOIMMUNE
Joan, 55 anni: tipo 0

Joan, una donna di mezza età, moglie di un dentista, è il classico esempio di quali devastazioni
possano portare nella vita di una persona i disturbi autoimmuni. Dopo una mononucleosi, Joan
sviluppò una grave forma di sindrome da stanchezza cronica accompagnata da artrite, gonfiori
gastrici e addominali. Come se non bastasse, l’ingestione di qualsiasi alimento era seguita da una
crisi di dissenteria. Quando Joan giunse nel mio studio era in queste condizioni già da un anno e,
ovviamente, si sentiva prostrata sia fisicamente sia psicologicamente, anche perché i numerosi
specialisti interpellati avevano concluso che il suo disturbo era solo di origine nervosa. Oltre a vari
tipi di cure che non avevano portato ad alcun tipo di miglioramento, le era stato consigliato un
regime alimentare ricco di cereali e verdure e povero di carni rosse: proprio il contrario di quello che
dovrebbe mangiare un soggetto di tipo 0.
Seguendo la dieta adatta al suo gruppo sanguigno, associata all’assunzione di particolari
integratori, Joan migliorò considerevolmente già nelle prime due settimane di cura. Dopo sei mesi
dichiarava di sentirsi di nuovo «normale». Oggi per Joan questi problemi non sono che un ricordo,
ma basta che mangi dei carboidrati o dei latticini per far rispuntare i fastidiosi disturbi articolari.
CASO CLINICO: LUPUS
Dottor Thomas Kruzel, naturopata, Gresham, Oregon
Marcia, 30 anni: tipo A

Il dottor Kruzel, nonostante l’iniziale scetticismo, desiderava provare il mio programma per i diversi
gruppi sanguigni. E fu un caso di nefrite lupica che gli dimostrò la fondatezza e il valore terapeutico
di questo metodo.
Marcia, una donna affetta da lupus eritematoso sistemico, una grave malattia autoimmune, giunse
nell’ambulatorio del dottor Kruzel, accompagnata dal fratello, subito dopo essere stata dimessa da
un’unità di terapia intensiva. Il suo problema era una grave insufficienza renale provocata da
immunocomplessi circolanti. Nel lupus, infatti, la reazione tra antigene e anticorpo forma dei
complessi che vanno a depositarsi in vari organi e tessuti, danneggiandoli. A livello renale, per
esempio, le microscopiche unità di filtrazione del sangue possono esserne tanto «intasate» da non
riuscire più a svolgere il proprio lavoro.
A causa dell’insufficienza renale Marcia veniva sottoposta già da molte settimane a dialisi ed era
in lista d’attesa per il trapianto del rene, previsto entro i successivi sei mesi.
Ascoltando la storia clinica della paziente, il dottor Kruzel si rese conto che essa seguiva una dieta
ricca di latticini, frumento e carne rossa, tutti cibi molto dannosi per una persona di tipo A affetta da
insufficienza renale. Adottando un’alimentazione strettamente vegetariana, associata a cure e
preparazioni omeopatiche, Marcia migliorò in fretta, tanto da riuscire a diradare le sedute dialitiche.
Nel giro di due mesi la sua funzione renale tornò quasi normale, cosa che consentì la sospensione
della dialisi; in seguito Marcia venne anche cancellata dalla lista delle persone in attesa di trapianto.
Malattie cardiovascolari
Le patologie cardiovascolari costituiscono uno dei più gravi problemi delle
società economicamente progredite, insieme a svariati fattori che contribuiscono
alla loro diffusione: fumo, stress, alimentazione squilibrata, sedentarietà.
Ma esiste per davvero una connessione tra il vostro gruppo sanguigno e la
predisposizione a sviluppare disturbi di questo tipo? Uno studio condotto
sull’intera popolazione di Framingham, nel Massachusetts, ha consentito di
identificare e valutare l’importanza di vari fattori di rischio cardiovascolare, ma
la loro associazione a un particolare gruppo sanguigno non è emersa in modo
inequivocabile.
Analizzando i risultati della ricerca, ho tuttavia scoperto l’esistenza di
un’interessante connessione: le persone di tipo 0 tra i trentanove e i settantadue
anni avevano molte più probabilità di sopravvivere a un infarto cardiaco rispetto
alle persone che appartenevano al gruppo A della medesima fascia d’età. Tali
differenze risultavano evidenti soprattutto negli uomini tra i cinquanta e i
cinquantanove anni.
Gli autori dello studio di Framingham non hanno approfondito questi specifici
aspetti, tuttavia non mi sembra azzardato affermare che gli stessi fattori implicati
in un maggior tasso di sopravvivenza all’infarto possano svolgere un effetto
protettivo ancor prima che la lesione cardiaca si sviluppi. Da questo punto di
vista, dunque, le persone con gruppo sanguigno A o AB risultano svantaggiate.
Il colesterolo elevato, che viene elaborato nel fegato, è forse uno dei fattori di
rischio più importanti in relazione alle coronaropatie per i tipi A e AB. C’è un
enzima intestinale, chiamato fosfatasi alcalina, che presiede all’assorbimento dei
grassi contenuti negli alimenti e collabora anche al loro metabolismo. Quando
l’enzima è presente in giusta quantità, come nelle persone di tipo 0, seguite a
ruota da quelle B, tutto funziona a dovere ed è più difficile che il colesterolo
raggiunga livelli pericolosi. Negli individui di gruppo A e AB, invece, i livelli di
colesterolo e di trigliceridi (grassi del sangue) sono decisamente più elevati
rispetto a quelli 0 e B. In questo caso il sangue «magro» del tipo 0, il risultato di
fattori ridotti di coagulazione del sangue, funge da protezione contro
l’occlusione delle arterie.
Ciò non significa che i soggetti di tipo 0 e B non corrano il rischio di contrarre
malattie cardiovascolari. In questo caso una dieta ricca di carboidrati causa una
resistenza all’insulina, obesità e alti livelli di trigliceridi. È dimostrato che
proprio questi ultimi costituiscono un fattore di rischio per le coronaropatie
altrettanto grande quanto elevate concentrazioni di colesterolo. Alcune tipologie
di reazioni allo stress, come quelle dei soggetti di tipo A, caratterizzati da rabbia
eccessiva, ansia e aggressività, sono state associate a una maggiore incidenza
delle cardiopatie. Come abbiamo visto, è abbastanza ironico che il
comportamento del tipo A sia associato in realtà con il sangue di tipo 0.
L’esercizio fisico, energico e progressivo, è la miglior arma che ha il tipo 0 per
proteggersi dalle patologie cardiache.
CASO CLINICO: INFARTO CARDIACO
Wilma, 52 anni: tipo 0

Wilma è una donna libanese sulla cinquantina. Quando la esaminai la prima volta era reduce da
un’angioplastica coronarica, un intervento in cui si utilizza una minuscola sonda per frantumare la
placca che occlude un’arteria.
Poiché era di tipo 0, ero quasi certo che il suo problema fosse legato principalmente
all’alimentazione. Wilma aveva sempre seguito la dieta libanese tipica, basata soprattutto sul
consumo di pesce e cereali. A quarantanove anni aveva iniziato ad avvertire strani dolori al collo e
alle braccia e fu molto stupita nell’apprendere che questi disturbi non erano affatto dovuti a
reumatismi, bensì a un’angina pectoris, ossia erano dolori provocati da un insufficiente afflusso di
sangue, e quindi di ossigeno, al cuore.
Dopo l’angioplastica il cardiologo prescrisse a Wilma un farmaco, la statina, per abbassare i
livelli di colesterolo e rallentare lo sviluppo di una nuova ostruzione arteriosa. Desiderando seguire
una cura più naturale, Wilma si rivolse a me. Dato il suo gruppo sanguigno, le prescrissi di integrare
la dieta con della carne rossa magra. La paziente, stupita di dover mangiare un cibo che il suo
cardiologo le aveva proibito, consultò il proprio medico il quale, inorridito, le consigliò di iniziare al
più presto l’assunzione del farmaco per abbassare il colesterolo. Di fronte a questi suggerimenti
contraddittori, Wilma scelse la strada del buonsenso e decise di sperimentare la mia dieta per tre mesi
e poi di valutarne i risultati sottoponendosi a un controllo della colesterolemia.
Wilma fu la conferma a molte mie teorie sulla predisposizione ad avere un tasso di colesterolo
elevato. Spesso per cause ereditarie o per altri meccanismi, le persone hanno alti livelli di colesterolo
nel sangue malgrado seguano una dieta con tutte le limitazioni del caso. Di solito presentano dei
difetti nella regolazione del metabolismo interno del colesterolo. Ritengo che quando i soggetti di
tipo 0 mangiano una certa quantità di cereali (di solito contenenti frumento) si verifichino dei
cambiamenti nell’efficacia della loro insulina, che diventa più potente e duratura. A causa della
crescente attività di quest’ormone, il corpo immagazzina più grasso nei tessuti e aumenta le riserve di
trigliceridi.
Oltre alla carne rossa e al divieto di consumare cibi a base di frumento, prescrissi anche un
estratto di biancospino per tonificare l’apparato cardiocircolatorio e niacina a basso dosaggio per
aiutare a ridurre il colesterolo. Inoltre, dato che Wilma faceva un lavoro molto stressante e
sedentario, le consigliai un programma di attività fisica abbastanza lieve da incrementare
gradualmente. I primi miglioramenti comparvero nell’arco di sole due settimane e dopo sei mesi di
cura il livello di colesterolo si era stabilizzato su un valore pari a 187 mg/dl.
Lo specializzando che lavorava con me rimase stupito e perplesso. Le ricerche sui metodi
convenzionali indicano che le persone con livelli elevati di colesterolo devono evitare le carni rosse,
ma Wilma stava benissimo.
L’anello mancante era il gruppo sanguigno.
CASO CLINICO: GRAVE IPERCOLESTEROLEMIA
John, 23 anni: tipo 0

John, neolaureato, aveva il colesterolo alle stelle e livelli di glicemia e trigliceridi particolarmente
elevati. Si trattava di anomalie per lo meno strane in un soggetto così giovane, ma poiché in famiglia
c’erano stati casi di cardiopatia, i suoi genitori erano molto preoccupati. Dopo un’accurata serie di
esami condotti da un’équipe di cardiologi, fu identificata una grave anomalia genetica nel controllo
della colesterolemia per la quale non c’era possibilità di cura, neppure utilizzando i più recenti
farmaci anticolesterolo. John pareva quindi destinato a sviluppare precocemente un infarto. Quando
giunse nel mio ambulatorio sembrava sonnolento e depresso. Da tempo seguiva un regime
vegetariano prescritto dal suo cardiologo che non solo non aveva apportato alcun beneficio, ma lo
faceva sentire peggio. Consigliai a John di adottare la dieta di tipo 0. I risultati furono sorprendenti e
oltremodo rapidi: dopo cinque mesi di cura il colesterolo, i trigliceridi e la glicemia erano già tornati
a valori normali.
Se John continuerà a seguire le indicazioni alimentari per il tipo 0, a praticare con regolarità
l’esercizio fisico e ad assumere gli integratori specifici, ci sono buone probabilità che riuscirà a
sconfiggere la sua eredità genetica.
Ipertensione
Il cuore pompa ritmicamente sangue nelle nostre arterie consentendogli di
raggiungere tutti i distretti dell’organismo. Ciò accade senza che ce ne rendiamo
conto, così come non siamo in grado di sapere quando il sangue scorre nei nostri
vasi con una pressione troppo elevata. Proprio per questo l’ipertensione è
chiamata «il killer silenzioso». La pressione sanguigna viene definita da due
valori: è chiamata sistolica (o «massima») quella sviluppata quando il cuore
espelle il sangue dal ventricolo sinistro nell’arteria aorta; la diastolica (anche
detta «minima») rappresenta la pressione vigente nelle arterie tra un battito
cardiaco e l’altro.
Normalmente la pressione sistolica è inferiore ai 120 mmHg e la diastolica
non supera gli 80. Si parla di pressione elevata per valori superiori a 120/80 e di
ipertensione se i valori sono più alti di 140/90.
Se si è ipertesi e non si corre ai ripari, con il passare del tempo si possono
sviluppare problemi seri, come infarti o ictus. Spesso l’ipertensione è associata
alle cardiopatie, quindi le persone di tipo A e AB devono stare particolarmente
attente.
I fattori di rischio per l’ipertensione sono gli stessi ricordati per le patologie
cardiovascolari in genere: fumo, stress, obesità, diabete, sedentarietà e
postmenopausa. Chi presenta una o più di queste caratteristiche dovrebbe seguire
strettamente la dieta dei gruppi sanguigni specifica.
CASO CLINICO: IPERTENSIONE
Bill, 54 anni: tipo A

Bill era un trader finanziario affetto da ipertensione. Quando lo visitai per la prima volta la sua
pressione variava da 150/105 a 135/95. Non mi ci volle molto per associare queste anomalie al tipo
di vita molto stressante condotta dal mio paziente che, tra l’altro, era socio di un’importante azienda
e aveva problemi famigliari. Deluso dai farmaci antipertensivi che gli provocavano vertigini e
costipazione, Bill desiderava sperimentare una cura più «naturale». Iniziai a prescrivergli la dieta di
tipo A accompagnata da un programma di attività fisica per ridurre lo stress e, in breve tempo, il mio
paziente riuscì a riportare la pressione entro valori normali.
Nel corso della prima visita Bill mi aveva confidato di avere anche un problema piuttosto
particolare. Lui e i suoi soci stavano negoziando il piano di assicurazione sanitaria aziendale e se la
sua ipertensione fosse stata scoperta dal medico della compagnia assicurativa, la sua impresa si
sarebbe ritrovata a pagare un premio molto più elevato. Utilizzando le tecniche di riduzione dello
stress, seguendo la dieta di tipo A e assumendo degli integratori naturali, Bill è stato in grado di
superare il controllo medico.
Paradossalmente, però, nel periodo in cui rimase in cura, l’assicurazione si rifiutò di rimborsargli
il costo delle terapie omeopatiche, ritenendo che non fossero una necessità medica. Quando si
presentò con i suoi valori normali di pressione, l’assicurazione dichiarò che avrebbero comunque
dovuto pagare il premio più elevato perché era ancora in cura per la sua condizione. Bill andò dritto
dal presidente della compagnia assicurativa, dicendogli che non potevano rifiutarsi di rimborsargli i
trattamenti e allo stesso tempo affermare che le terapie erano il motivo per cui l’azienda di Bill
avrebbe dovuto versare un premio più alto. Quello stesso pomeriggio il premio assicurativo venne
ridotto e il giorno successivo il presidente della compagnia prese appuntamento presso la mia clinica.
Malattie correlate all’invecchiamento
Tutte le persone invecchiano, indipendentemente dal gruppo sanguigno di
appartenenza. Ma perché? E com’è possibile rallentare il trascorrere del tempo?
Queste domande sono antiche quanto l’uomo: la ricerca della mitica fonte della
giovinezza è radicata in tutte le culture. Oggi, grazie ai progressi della
biomedicina e della tecnologia, siamo molto vicini a delle risposte concrete.
Ma c’è un altro interrogativo che riguarda il «modo» di invecchiare: per quale
motivo cambia tanto da persona a persona? Perché un cinquantenne in ottima
forma fisica può soccombere a un attacco cardiaco mentre una novantenne che
non ha mai mosso un dito conserva un inaspettato vigore? Per quale motivo
alcune persone si ammalano di Alzheimer o di demenza senile e invece altre
restano sane? A che età il deterioramento fisico diventa inevitabile?
Certi frammenti di questo complesso rompicapo sono stati finalmente
compresi. La genetica, per esempio, svolge un ruolo importante: variazioni
infinitesimali a carico del corredo cromosomico contribuiscono a rendere certe
persone più sensibili di altre agli effetti del tempo.
Nuovi studi ci hanno offerto indizi per comprendere meglio il declino delle
funzioni mentali che rimandano al rapporto con il gruppo sanguigno. Ci hanno
fatto intravedere un legame certo tra quest’ultimo e le malattie neurologiche
associate all’invecchiamento. Alcune ricerche svolte presso l’Università di
Sheffield, in Inghilterra, sono giunte alla conclusione che i soggetti di tipo 0
hanno una maggiore quantità di «materia grigia» nel cervello, che costituisce una
difesa più resistente contro le malattie legate all’invecchiamento come
l’Alzheimer e la demenza senile rispetto agli altri tipi di sangue. In particolare
hanno più materia grigia nella parte posteriore del cervelletto, mentre i tipi A, B
e AB ne hanno meno nelle aree del cervello dedicate alla memoria.
In un altro studio, gli scienziati hanno individuato una stretta connessione tra
il gruppo AB e la perdita di memoria che conduce alla demenza senile, con una
probabilità maggiore dell’82% rispetto agli altri gruppi sanguigni, e la
spiegazione è da ricercarsi nel fattore coagulante del sangue di tipo AB che ha
livelli più elevati degli altri.
Sappiamo anche che i diversi gruppi sanguigni hanno fattori di rischio che
possono aggravare le condizioni mediche a mano a mano che passano gli anni. I
soggetti di tipo 0, per esempio, sono più esposti a stati infiammatori che
colpiscono in particolar modo gli anziani. Gli individui di tipo A tendono ad
avere alte concentrazioni di cortisolo, in relazione a cardiopatie e a difese
immunitarie più basse. Il tipo B è a rischio quando si parla di virus a lenta
evoluzione e problemi neuromuscolari che possono emergere o peggiorare con il
progredire dell’età. I fattori più elevati di coagulazione del sangue di tipo AB,
infine, aumentano il rischio di ictus provocati da emboli.
Un interessante legame tra gruppo sanguigno e invecchiamento è
rappresentato dalla correlazione tra l’azione agglutinante svolta dalle lectine e
una delle più importanti modificazioni fisiologiche associate all’età geriatrica:
gli stati infiammatori che si manifestano pressoché in ogni ambito, anche se noi
esamineremo più da vicino i casi che riguardano il cervello e i reni.
Con l’invecchiamento si verifica un graduale peggioramento della funzionalità
renale, tanto che in una persona di settantadue anni questi organi lavorano al
25% della loro capacità.
Il compito dei reni è quello di depurare il sangue: quest’ultimo viene
letteralmente filtrato attraverso le maglie di minuscoli organi che si chiamano
glomeruli, abbastanza ampie da lasciar passare acqua e minerali, ma troppo fitte
per consentire la circolazione alle cellule che compongono il sangue.
Le lectine possono inceppare questo fragile meccanismo inducendo uno stato
di infiammazione e permeabilità dell’intestino grazie al quale batteri e allergeni
hanno libero accesso al sistema linfatico e all’apparato circolatorio. Le tossine
possono reagire con gli anticorpi presenti nel sangue per poi arrivare ai reni dove
intasano il delicato sistema di filtrazione. Poiché i reni svolgono un ruolo
fondamentale nel processo di purificazione del sangue, l’azione di questi
complessi immuni può, col tempo, danneggiare irreparabilmente il sistema. È
come quando si ostruisce un tubo dello scarico: il processo è lento e graduale,
ma alla fine nulla riesce più a passare. Maggiori sono i depositi accumulati,
inferiore è la quantità di sangue che viene ripulita. Questa condizione può
portare alla morte: i reni mal funzionanti sono una delle principali cause di
deterioramento fisico degli anziani.
L’altra importante associazione tra lectine e invecchiamento avviene nel
cervello, dove esse giocano un ruolo ugualmente distruttivo. Sappiamo che il
morbo di Alzheimer (la forma più comune di demenza senile) è caratterizzato
dalla presenza di placche e ammassi di neuroni nel cervello. Le placche sono
composte da depositi densi, per lo più insolubili, di un peptide detto beta-
amiloide e da materiale cellulare intorno ai neuroni. Gli ammassi sono grovigli
di una proteina detta Tau, che si accumula all’interno delle cellule, la cui vera
origine è sconosciuta, sebbene nella maggior parte dei casi abbia una base
genetica. Una delle ragioni potrebbe essere la presenza di lectine nella dieta.
Alcuni studi hanno dimostrato che le cellule neuronali di pazienti malati di
Alzheimer combinano uno zucchero con proteine o grassi, o «glicosilati», in
modo diverso rispetto alle altre cellule. Questa modifica nella forma molecolare
può renderle più ricettive ai legami con le lectine. Il cambiamento si ripercuote a
cascata generando delle alterazioni nella forma di molte proteine. Le lectine che
raggiungono la circolazione sistemica, ovvero la porzione di apparato
cardiovascolare che trasporta il sangue da e verso il cuore, possono stimolare
l’infiammazione del delicato rivestimento dei vasi sanguigni, un processo
durante il quale spesso la flogosi si trasferisce anche ai tessuti circostanti.
È quindi chiaro che eliminando o riducendo l’agglutinazione provocata dalle
lectine introdotte nell’organismo con la dieta sarà possibile salvaguardare,
almeno in parte, la funzione di reni e cervello. Ecco perché molti anziani
rimangono intellettualmente pronti e fisicamente attivi.
I danni provocati dalle lectine, però, non sono finiti: possono perturbare anche
l’equilibrio ormonale e in quest’ambito la cattiva nutrizione svolge un ruolo
importante. Tutti sappiamo che l’invecchiamento comporta un certo grado di
disfunzione dell’apparato digerente, al quale riesce sempre più difficile
metabolizzare e assorbire le sostanze nutritive, e che molte lectine possono
bloccare la corretta assimilazione di altri elementi della dieta, come le proteine, i
minerali e le vitamine. Ecco perché gli anziani, pur mangiando in modo
adeguato, spesso vanno incontro a un vero e proprio stato di malnutrizione.
Certo, il problema viene ovviato ricorrendo all’integrazione, ma si potrebbe fare
molto di più. Eliminando le lectine dannose dalla dieta prima che esse abbiano
avuto il tempo di provocare danni irreparabili si offre anche all’apparato
digerente l’opportunità di funzionare a dovere in età avanzata.
Mi preme però ricordare che tutti questi accorgimenti non garantiscono
l’eterna giovinezza! Non c’è modo di riparare i danni accumulatisi nel corso
degli anni. È invece possibile limitare quelli futuri iniziando a ridurre
l’ingestione di lectine pericolose. La dieta dei gruppi sanguigni è appositamente
ideata per rallentare il processo di invecchiamento durante tutta la vita adulta.
Malattie dell’apparato riproduttivo femminile

Gravidanza e infertilità
I disturbi che riguardano la gravidanza sono il risultato di un’incompatibilità tra
gruppi sanguigni diversi, sia tra madre e figlio, sia tra madre e padre. Sempre più
ricerche dimostrano che l’incompatibilità sanguigna può essere un fattore critico
di infertilità. Le coppie incompatibili dal punto di vista AB0 (un uomo di tipo A
con una donna di tipo 0) sono molti frequenti negli aborti all’inizio del periodo
gestazionale. Uno studio realizzato su 288 casi di aborto ha dimostrato un
eccesso di tipo sanguigno A e B in feti normali sotto tutti gli altri aspetti. Si è
arrivati alla conclusione che l’incompatibilità AB0 tra la madre e il feto è
probabilmente la causa degli aborti all’inizio della gestazione, ma pressoché
soltanto in feti normali dal punto di vista cromosomico.
Un’indagine compiuta su 102 coppie fertili ha mostrato che l’87% era
incompatibile per quanto riguarda il gruppo sanguigno. Con lo stesso studio si è
scoperto che i 9 bambini nati da 7 coppie caratterizzate da una fertilità
marcatamente ritardata erano tutti di tipo 0 ed erano dunque compatibili con la
madre. Gli autori della ricerca hanno suggerito che l’infertilità fosse dovuta alla
presenza di anticorpi nelle secrezioni vaginali della madre o all’incompatibilità
dello sperma del padre.
L’incompatibilità del gruppo sanguigno può portare all’infertilità. Gli
anticorpi in contrasto con il proprio tipo di sangue possono essere generati dai
cibi che contengono antigeni opposti al gruppo sanguigno.
Non è irragionevole concludere che molti casi di donne rimaste incinte che
hanno dato alla luce bambini sani semplicemente mangiando come richiesto dal
loro gruppo siano il risultato della riduzione di questi anticorpi in contrasto con
il proprio tipo di sangue. Come ci sono riuscite? Evitando il consumo reiterato
dei cibi problematici che li contenevano.
Tossiemia gravidica
All’inizio del 1905 è stata avanzata l’ipotesi che alcune forme di
sensibilizzazione al gruppo sanguigno potessero essere la conseguenza di una
tossiemia gravidica, un avvelenamento del sangue che avviene alla fine del
periodo gestazionale e che causa problemi seri, a volte persino la morte. In uno
studio successivo si è osservato un numero superiore di donne di tipo 0 affette da
tossiemia, generata probabilmente dalla reazione a un feto di tipo A o B.
Difetti congeniti
L’incompatibilità del gruppo sanguigno, che può verificarsi tra una madre di tipo
0 e un padre di tipo A, è stata indicata come la responsabile di vari difetti
congeniti comuni, inclusi la mola idatiforme, il coriocarcinoma, la spina bifida e
l’anencefalia. Alcuni studi lasciano supporre che queste malattie siano generate
dall’incompatibilità del gruppo sanguigno AB0 della madre con il tessuto
neuronale e sanguigno del feto.
Malattia emolitica del neonato
La malattia emolitica (distruzione del sangue) del neonato è la condizione
primaria legata all’aspetto negativo/positivo del sangue. Essa riguarda solo i
bambini nati da donne Rh-, quindi se siete 0, A, B o AB positivo non avete di
che preoccuparvi.
Circa cinquant’anni fa i ricercatori hanno scoperto che le donne Rh- a cui
mancava un antigene e che portavano in grembo bambini di tipo Rh+ si
trovavano in una condizione unica. I piccoli Rh+ avevano l’antigene Rh nelle
loro stesse cellule sanguigne. Al contrario di quanto avviene per la maggior parte
dei gruppi sanguigni, dove gli anticorpi nei confronti di altri tipi di sangue si
sviluppano dalla nascita, le persone Rh- non producono un antigene Rh fino a
quando non vengono esposte a esso. La sensibilizzazione di solito ha luogo
quando si verifica uno scambio di sangue tra madre e figlio durante il parto, ma a
quel punto il sistema immunitario della madre non fa in tempo a reagire al
primogenito, che non patisce nessuna conseguenza. Tuttavia, in caso di
gravidanze successive con un altro bambino Rh+, la madre, ormai sensibilizzata,
produrrà degli anticorpi contro il gruppo sanguigno del bambino, provocando
potenzialmente difetti congeniti o persino la morte del feto. Per fortunata esiste
un vaccino che viene somministrato alle donne Rh- subito dopo la nascita del
loro primo figlio e dopo ogni parto successivo. La condizione non dovrebbe
causare alcun problema, ma è meglio che conosciate il vostro stato Rh in modo
da avere la certezza che il vaccino venga iniettato.
Infertilità e aborto abituale
Per più di cinquant’anni la ricerca biomedica ha tentato di chiarire come mai le
donne appartenenti ai gruppi sanguigni A, B e AB avessero maggiori difficoltà a
iniziare e portare a termine una gravidanza rispetto a quelle di gruppo 0. Alcuni
scienziati hanno ipotizzato che l’infertilità e l’aborto abituale potrebbero essere
legati alla presenza nelle secrezioni vaginali di anticorpi in grado di reagire con
gli antigeni gruppo sanguigno-specifici dello sperma del partner. Nel 1975 uno
studio condotto su 288 aborti ha dimostrato la prevalenza di madri di tipo 0 e di
feti di tipo A, B e AB: l’interruzione della gravidanza potrebbe pertanto essere
stata provocata da un’incompatibilità tra gruppo sanguigno del feto e la presenza
nel sangue materno di anticorpi anti-A e anti-B.
L’esperienza acquisita studiando un gran numero di famiglie ha indotto a
osservare l’esistenza di un più alto tasso di interruzioni spontanee della
gravidanza nei casi di incompatibilità AB0 tra i genitori, come quella tra madri
di tipo 0 e padri di tipo A. Nelle donne caucasiche e africane l’aborto spontaneo
sembra più frequente quando la madre è di gruppo A oppure 0 e il feto di gruppo
B.
La correlazione tra infertilità e gruppi sanguigni non è stata ancora
chiaramente stabilita. Per quanto mi riguarda, ritengo che si debba tener conto di
svariati altri fattori come, per esempio, l’esistenza di allergie alimentari, una
dieta scorretta, una condizione di obesità e lo stress.
CASO CLINICO: ABORTO RIPETUTO
Lana, 42 anni: tipo A

Lana venne nel mio ambulatorio dopo una lunga serie di interruzioni spontanee di gravidanza. Aveva
sentito parlare di me da una donna incontrata nella sala d’attesa di un ginecologo specializzato in
problemi di infertilità. Lana era davvero disperata: negli ultimi dieci anni aveva avuto più di venti
aborti spontanei e ormai stava pensando di rinunciare all’idea di poter avere un figlio. Le suggerii,
innanzitutto, di provare la dieta di tipo A, cosa che fece assiduamente per tutto l’anno seguente. Al
programma alimentare aggiunsi anche preparazioni a base di erbe che avevano lo scopo di rinforzare
la muscolatura uterina. Dopo un anno di cura Lana mi comunicò di essere incinta. Era ovviamente al
settimo cielo, ma anche piena di apprensione sia per le precedenti esperienze sia per l’età, che
aumentava le probabilità di partorire un figlio affetto da sindrome di Down. Il suo ginecologo le
prescrisse un’amniocentesi, che comporta però un piccolo rischio di aborto spontaneo. Dopo aver
parlato con il marito, Lana decise di non sottoporsi all’indagine e di accettare anche l’eventualità di
partorire un bambino non sano. Per fortuna tutto si concluse per il meglio: in gennaio Lana diede alla
luce un maschietto in perfette condizioni di salute.
Rividi Lana anni dopo per un problema non più legato alla gravidanza. Si presentò con tre
bambini. «Sono suoi?» le chiesi. «Sì», replicò. «Come ha fatto?» indagai curioso. Rispose: «Gli
affari non andavano tanto bene, quindi non potevo permettermi le visite e ho semplicemente rifatto
tutto ciò che mi aveva insegnato la prima volta».
CASO CLINICO: INFERTILITÀ
Nieves, 44 anni: tipo B

Nieves, una massoterapista sudamericana di quarantaquattro anni, venne a consultarmi per una lunga
sequela di disturbi digestivi. Le prescrissi la dieta adatta al suo gruppo sanguigno e, dopo un anno, si
era del tutto ristabilita.
Un giorno tornò nel mio studio per dirmi che aspettava un bambino. Nel corso della prima visita e
delle seguenti, esponendo i suoi problemi di salute, aveva sorvolato sul fatto che da molti anni
tentava, senza risultato, di rimanere incinta.
Nieves attribuiva tutto il merito della sua nuova condizione al mio programma dietetico. Dopo
nove mesi partorì una bellissima bambina di nome Nasha, che significa «dono del Signore».
Gruppo sanguigno e sesso
In genere, sia nelle popolazioni europee sia in quelle non europee, la percentuale
di neonati maschi è particolarmente elevata quando il gruppo sanguigno del
bambino è 0 come la madre, oppure quando entrambi sono di tipo B. Al
contrario, è più facile che nascano delle femmine quando sia la madre sia il
figlio sono di gruppo A.
Menopausa e problemi mestruali
La menopausa è un problema che riguarda tutte le donne, indipendentemente dal
gruppo sanguigno. La drastica diminuzione degli ormoni sessuali (estrogeni e
progesterone) è responsabile di una lunga sequela di disturbi come, per esempio,
vampate di calore, riduzione del desiderio sessuale, depressione, perdita dei
capelli e alterazioni cutanee.
Dato che gli estrogeni contribuiscono a mantenere in buona salute cuore,
arterie e ossa, la menopausa è anche caratterizzata da un aumento del rischio di
insorgenza di patologie cardiovascolari e da una più o meno spiccata
demineralizzazione dell’osso (osteoporosi), anch’essa risultante da una
mancanza di estrogeni. Consci di tutti questi problemi, oggi endocrinologi e
ginecologi cercano, in assenza di controindicazioni, di prescrivere sempre la
terapia ormonale sostitutiva (TOS), utilizzando, a seconda dei casi, i soli
estrogeni oppure sia gli estrogeni sia il progesterone. Questo tipo di approccio,
però, non manca di creare in molte donne qualche preoccupazione, legata per lo
più al rischio di sviluppare un tumore al seno. Come bisogna comportarsi? È
bene sottoporsi alla terapia ormonale sostitutiva, oppure conviene rinunciarvi?
Rispondere a queste domande non è certo semplice, tuttavia, anche qui,
conoscere i dettagli relativi al vostro gruppo sanguigno può aiutarvi a decidere
qual è l’approccio che meglio soddisfa le vostre necessità.
Se siete di tipo 0 o di tipo B, affrontate la menopausa aderendo il più possibile
al programma di esercizio fisico adatto al vostro gruppo sanguigno. Assicuratevi
un buon apporto proteico e sottoponetevi tranquillamente alla TOS. In assenza di
controindicazioni particolari, che il medico curante non mancherà di illustrarvi,
questo tipo di cura potrà fare al caso vostro.
Le persone di tipo A o AB, invece, dovrebbero astenersi dal ricorrere alla
terapia ormonale sostitutiva proprio a causa di una maggiore predisposizione
naturale a sviluppare tumori al seno (si veda il Capitolo 12). Questo, però, non
significa dover rinunciare ai vantaggi offerti dagli ormoni, perché si può sempre
fare affidamento sugli estrogeni estratti da piante (fitoestrogeni) come la soia, i
germogli alfa-alfa e la patata dolce. Ovviamente il trattamento non sarà il
medesimo perché la frazione estrogenica presente nei due tipi di cura è diversa:
estriolo nei fitoestrogeni ed estradiolo negli estrogeni di sintesi. Il primo, pur
essendo meno efficace del secondo, riesce comunque ad alleviare molti disturbi
della menopausa come le vampate e la secchezza vaginale. In più la letteratura
medica disponibile in proposito sembra aver concluso che l’estriolo svolge un
certo effetto protettivo nei confronti del tumore mammario.
I fitoestrogeni rappresentano pertanto una valida alternativa alla TOS quando
quest’ultima non può essere intrapresa per la presenza di problemi al seno. Resta
il fatto, e mi preme sottolinearlo, che se non sussistono particolari rischi di
andare incontro a un cancro alla mammella è bene rivolgere l’attenzione sul
trattamento classico, l’unico che può offrire una reale protezione nei confronti
delle malattie cardiovascolari e dell’osteoporosi.
È interessante notare come in Giappone, Paese in cui il consumo di prodotti a
base di soia è molto elevato, la parola «menopausa» è pressoché intraducibile.
Senza dubbio l’alimentazione ricca di fitoestrogeni riesce a mitigare
notevolmente i fastidiosi disturbi correlati alla drastica riduzione della
produzione di estrogeni naturali.
CASO CLINICO: PROBLEMI MESTRUALI
Patty, 45 anni: tipo 0

Patty, un’afroamericana di quarantacinque anni, era afflitta da una lunga sequela di disturbi: artrite,
ipertensione, sindrome premestruale e ciclo abbondante. Quando venne nel mio ambulatorio
accompagnata dal marito aveva già sperimentato con scarso successo alcuni farmaci. Tra le altre
cose, Patty era vegetariana, quindi non mi stupii molto di riscontrare una discreta anemia. Le
prescrissi la dieta di tipo 0 e alcuni rimedi a base di erbe. In soli due mesi Patty migliorò in modo
strabiliante: l’artrite era scomparsa, la pressione sotto controllo, la sindrome premestruale sparita e i
flussi tornati normali.
Malattie dell’infanzia
Tra le persone che vengono a farsi visitare nel mio studio, molti sono bambini
affetti da diarrea cronica o da otiti ricorrenti. Le madri sono spaventate e, in
effetti, alcuni dei migliori risultati li ho ottenuti proprio con i più piccoli.
Congiuntivite
La congiuntivite, una fastidiosa infiammazione che determina un intenso
arrossamento della parte interna delle palpebre e dell’occhio, è spesso provocata
dallo stafilococco, un batterio che si trasmette con facilità da un bambino
all’altro. I gruppi sanguigni A e AB sono più inclini al rischio d’infezione
rispetto ai tipi 0 e B, probabilmente a causa della naturale «pigrizia» dei loro
sistemi immunitari.
In genere la congiuntivite viene curata con pomate antibiotiche e colliri, ma
esiste un lenitivo naturale molto efficace: basta applicare sull’occhio delle fettine
di pomodoro fresco (non fate però esperimenti con il succo di pomodoro, che
aggraverebbe la situazione). Il liquido acquoso che esce dalla superficie di taglio
della fetta di pomodoro contiene una lectina capace di agglutinare e distruggere
gli stafilococchi, e ha una debole acidità del tutto simile a quella posseduta
naturalmente dalle secrezioni oculari. Se siete restii ad appoggiare sull’occhio
una fetta di pomodoro, utilizzate il liquido ottenuto affettandolo per bagnare una
garza sterile con la quale potrete fare degli impacchi.
Quest’esempio illustra in modo chiaro come le stesse lectine che rendono un
cibo pericoloso per un determinato gruppo sanguigno possano risultare
provvidenziali per curare un particolare disturbo.
Diarrea
Nei bambini la diarrea può provocare una pericolosa disidratazione. Spesso il
disturbo è il risultato di uno squilibrio nella flora intestinale o di una dieta
sregolata e, in questi casi, seguire l’alimentazione adatta per il gruppo sanguigno
è sicuramente il mezzo migliore per correre ai ripari.
I bambini di tipo 0 possono andare incontro a episodi di dissenteria spesso
causati dall’ingestione di forme attenuate di batteri coliformi legate al consumo
eccessivo di latticini o di granaglie e carboidrati (di solito maggiormente graditi
ai più piccoli).
I tipi A e AB sono invece esposti a infezioni dovute al Giardia lamblia, un
parassita che imita l’antigene del gruppo A e può sfuggire a un’adeguata risposta
immunitaria.
I bambini di gruppo B corrono rischi mangiando pollo, mais o troppi cibi a
base di frumento. Se sono di tipo B secretore (circa l’80% di tutti i tipi B),
possono avere problemi con il norovirus, un fattore scatenante molto comune di
diarrea.
In ogni caso, quando la dissenteria è dovuta a un’intolleranza o a un’allergia a
particolari alimenti, la presenza di altri sintomi come gonfiore agli occhi,
orticaria, eczema, prurito e crisi asmatiche può chiarire l’origine del malessere.
Se non è provocata da infezioni parassitarie, blocco intestinale parziale,
infiammazioni acute oppure croniche, di solito la diarrea si risolve da sola nel
giro di qualche giorno, quindi non è il caso di allarmarsi troppo. Se però le feci
contengono sangue o muco, bisogna consultare subito il medico. Una diarrea
insorta improvvisamente può essere infettiva, perciò bisogna prevenire il
contagio degli altri membri della famiglia adottando rigorose misure igieniche.
In ogni caso, dato l’elevato rischio di disidratazione, occorre sempre fornire al
bambino una quantità di liquidi tale da reintegrare quelli perduti con le feci e la
sudorazione, specie se la diarrea è accompagnata da febbre. Ottimi, a questo
scopo, l’acqua minerale naturale, il tè leggero e le zuppe vegetali. Un rimedio
straordinario in quanto utile per tutti i tipi di sangue è la carruba, che non solo è
efficace nei casi semplici di diarrea, ma ha anche un sapore gradevole, simile al
cioccolato, molto apprezzato dai più piccoli.
Infezioni dell’orecchio
Le infezioni croniche dell’orecchio colpiscono circa due terzi dei bambini con
meno di sei anni. Il termine «cronico» si riferisce alla presenza di cinque o più
episodi di otite nell’arco di una singola stagione, normalmente l’inverno. Dato
che nella maggior parte dei casi è anche presente un «sottofondo» allergico nei
confronti di fattori ambientali e/o dietetici, la soluzione migliore è adottare
immediatamente il regime alimentare specifico per ciascun gruppo sanguigno.
Di solito le otiti batteriche vengono affrontate con gli antibiotici che, tuttavia,
spesso non riescono a dare risultati soddisfacenti nelle forme cronicizzate.
Meglio pertanto combattere le cause che espongono il bambino alle infezioni
ripetute. A questo scopo bisogna innanzitutto rinforzare le difese dell’organismo,
tenendo conto delle diverse propensioni ad ammalarsi caratteristiche di ciascun
gruppo sanguigno.
I bambini di tipo A e AB rischiano un’eccessiva produzione di muco quando
seguono una dieta inadatta e l’accumulo di secrezioni favorisce l’insediamento
dei batteri. Pericolosi sono soprattutto il latte e i latticini per il gruppo sanguigno
A, e latte, latticini e mais per il gruppo AB. Le vie respiratorie e la gola di questi
piccoli risultano particolarmente vulnerabili alle infezioni che, da tali sedi,
possono con facilità raggiungere l’orecchio. Poiché il sistema immunitario dei
soggetti A e AB è tollerante nei confronti di uno svariato numero di batteri, la
causa prima di tutti questi disturbi è una scarsa capacità difensiva. Numerose
ricerche hanno dimostrato che nelle secrezioni auricolari di bambini affetti da
otiti batteriche ricorrenti manca una sostanza chiamata «complemento»,
indispensabile per attaccare e distruggere il germe che provoca l’infezione. Ma,
secondo quanto emerso da un altro studio, questa non sarebbe l’unica anomalia
evidenziabile. Sembra infatti che le secrezioni auricolari siano carenti anche di
una lectina che ha il compito di attaccarsi al mannosio contenuto nella capsula
batterica, provocando così l’agglutinazione dei germi e una loro più rapida
eliminazione. Sia il complemento sia la proteina legante il mannosio possono,
con il passare del tempo, raggiungere livelli adeguati e questo potrebbe spiegare
perché la frequenza delle infezioni auricolari tende a diminuire con la crescita.
Oltre alla dieta, i bambini di tipo A e AB affetti da tali infezioni dovrebbero
seguire un programma per potenziare le difese immunitarie. Il metodo più
semplice consiste nel ridurre drasticamente il consumo di zucchero. Sono infatti
numerosi gli studi che hanno dimostrato come questo alimento renda i globuli
bianchi più pigri e meno propensi ad attaccare gli intrusi.
In aggiunta può essere utilizzata l’Echinacea purpurea, un blando
immunostimolante utilizzato in tempi remoti dai nativi americani. I meccanismi
di difesa stimolati da questo rimedio riescono a funzionare bene solo in presenza
di adeguati livelli di vitamina C. Per questo spesso associo all’echinacea un
estratto di rosa canina, ricco di acido ascorbico. Secondo la mia esperienza i
preparati a base di echinacea danno maggiori risultati con i tipi A, B e AB
rispetto al tipo 0. Utilizzo anche un estratto del larice occidentale – una sorta di
superechinacea –, l’arabinogalattano, che contiene una maggiore quantità di
componenti attivi (si veda l’Appendice E per maggiori dettagli).
In molti casi responsabile dell’otite è la chiusura della tromba di Eustachio, la
struttura anatomica che collega l’orecchio medio alla faringe. Quando il
condotto si ostruisce per processi infettivi, allergie o gonfiore dei tessuti
circostanti, l’orecchio medio non riesce più a scaricare in modo adeguato le
secrezioni che, accumulandosi, costituiscono un ottimo terreno per la
proliferazione dei microbi.
Il reale problema delle otiti, soprattutto se recidivanti, è la scarsa efficacia
degli antibiotici, spesso dovuta alla presenza di batteri multiresistenti che
impongono il ricorso a farmaci via via più potenti. Quando le cure mediche non
danno risultati soddisfacenti bisogna ricorrere alla miringotomia, un intervento
chirurgico che prevede l’incisione del timpano e l’inserimento di un minuscolo
tubo che serve sia come drenaggio dei liquidi accumulatisi nell’orecchio medio,
sia come condotto di ventilazione.
Molte organizzazioni di medici pediatri sconsigliano ai giorni nostri di
prescrivere antibiotici per curare semplici casi di otite e suggeriscono piuttosto
di fornire rimedi contro il dolore e antistaminici per alleviare il gonfiore e la
pressione, ovvero quello che i medici naturopati hanno fatto per anni. Quando
affronto le infezioni croniche dell’orecchio mi concentro su come evitare le
ricadute. Non serve a niente risolvere il singolo episodio con una dose di
antibiotici, quando qualcos’altro sta già covando nell’orecchio. Come sempre,
ritengo invece più utile avvalermi della dieta.
Ho avuto modo di curare numerosi bambini affetti da otite cronica e mi sono
reso conto che in tutti i casi è possibile identificare una correlazione spesso
evidente tra malattia e alimentazione, e spesso i cibi responsabili sono i preferiti
dei piccoli pazienti.
I bambini di tipo 0 e B sembrano meno esposti alle infezioni auricolari e,
quando ne vengono colpiti, di norma rispondono molto bene alle cure: spesso la
dieta ha un effetto risolutivo.
Nei piccoli di tipo B il primo episodio di otite è di solito sostenuto da un virus
che, in seguito, favorisce l’insediamento di uno specifico batterio, chiamato
Haemophilus, nei confronti del quale il gruppo sanguigno B è particolarmente
sensibile. In questi casi la cura dietetica prevede la drastica riduzione di
pomodori, mais e pollo, perché le lectine di questi cibi reagiscono con la
superficie del tratto digestivo, causando gonfiore e produzione eccessiva di
muco che arriva poi alle orecchie e alla gola.
Nei bambini di tipo 0, invece, le otiti potrebbero essere prevenute con
l’allattamento al seno per almeno sei mesi, in modo da consentire al sistema
immunitario di svilupparsi completamente. Importante anche eliminare il
frumento e i latticini. Infatti, sebbene i soggetti di tipo 0 siano raramente
sensibili a questi alimenti nella prima infanzia, evitarli a favore di cibi ricchi di
proteine come carne rossa e pesce contribuisce a irrobustire il sistema
immunitario. I tipi A e AB hanno livelli inferiori di complemento,
l’immunomarcatore che, come abbiamo visto, è responsabile della distruzione
dei batteri (fattori scatenanti di otiti ripetute).
So che imporre drastici cambiamenti dietetici a bambini colpiti da otite
cronica è oltremodo difficile perché la malattia rende i genitori più inclini ad
assecondare i gusti dei figli, come se il cibo fosse un compenso per le sofferenze
patite. In questo modo, però, a poco a poco i piccoli tendono a restringere
l’ambito delle scelte alimentari che, oltretutto, il più delle volte ricadono proprio
sui cibi che alimentano la malattia.
CASO CLINICO: OTITE
Tony, 7 anni: tipo B

Tony era un bambino di sette anni affetto da otite cronica. Quando la madre me l’aveva portato la
prima volta era in preda al panico. Al piccolo veniva un’otite non appena completava il ciclo di
antibiotici utilizzato per fermare l’infezione precedente, al ritmo di dieci-quindici episodi a stagione
durante l’inverno. Aveva subito due drenaggi transtimpanici che non si erano rivelati di alcuna utilità.
Era il classico esempio di bambino intrappolato nella macchina infernale degli antibiotici:
un’escalation di farmaci con scarsi risultati.
La mia prima domanda alla mamma di Tony riguardò la dieta. Era sulla difensiva: «Non credo sia
quello il problema», replicò. «Mangiamo molto bene, carni bianche, pesce, frutta e verdura.»
Mi rivolsi dunque a Tony e gli chiesi: «Qual è il tuo cibo preferito?»
«Le crocchette di pollo», mi rispose entusiasta.
«Ti piacciono le pannocchie?»
«Certamente!»
«Proprio qui sta il problema», dissi alla madre. «Suo figlio è reattivo alle crocchette di pollo e al
mais.»
«Davvero?» Mi guardava dubbiosa. «Come fa a saperlo?»
«Perché il suo gruppo sanguigno è B», risposi. Le spiegai le implicazioni del gruppo sanguigno e,
sebbene non fosse convinta, le consigliai di far seguire a Tony la dieta di tipo B per due o tre mesi.
Il resto, come si suol dire, è storia. Nei due anni successivi il bambino si sentì molto meglio, con
un singolo caso di otite all’anno, contro i dieci-quindici del periodo precedente. Quelle infezioni
isolate erano facili da trattare sia con metodi naturali sia con antibiotici non troppo invasivi.
Iperattività e difficoltà d’apprendimento
La sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) può essere provocata
da una grande varietà di fattori ed è ancora troppo presto per poterli correlare in
modo sicuro ai diversi gruppi sanguigni. Tuttavia lo studio delle reazioni di
questi ultimi ai differenti stimoli ambientali può fornire preziose indicazioni.
Mio padre, in trentacinque anni di pratica, ha avuto modo di osservare che i
bambini di tipo 0 stanno meglio se possono correre o fare giochi che richiedono
un impegno fisico notevole. Ecco perché, in presenza di disturbi dell’attenzione,
questi piccoli vanno incoraggiati a praticare molta attività fisica.
I bambini di tipo A e AB, invece, sembrano reagire meglio ad attività
artistiche che esaltano la sensibilità tattile (per esempio la scultura) e anche alle
tecniche di rilassamento (come la respirazione profonda). Per i tipi B sono più
adatti il nuoto e la ginnastica ritmica.
Un fattore che merita tutta la nostra attenzione è l’influenza degli ormoni dello
stress. I soggetti di tipo 0 sono predisposti a elevati livelli di catecolamina e a
squilibri nella dopamina, entrambi associati all’iperattività.
Recentemente ho scoperto una particolarità interessante che potrebbe
costituire un legame tra gruppo sanguigno di tipo 0 e disturbi dell’attenzione.
L’occasione mi è stata fornita da un bambino iperattivo con una lieve forma
anemica che ho curato con una dieta iperproteica associata a basse dosi di
vitamina B 12 e acido folico. In poco tempo l’anemia era scomparsa, ma la
madre riferiva anche un netto miglioramento dell’attenzione. In seguito ho
sperimentato l’efficacia di queste vitamine in molti altri casi e sempre con
risultati soddisfacenti.
Faringite streptococcica, mononucleosi e orecchioni
Dato che i primi sintomi della mononucleosi e della faringite streptococcica sono
molto simili, spesso è difficile, per un profano, distinguere le due patologie. Un
bambino affetto da uno di questi disturbi può accusare mal di gola, malessere
generalizzato, febbre con brividi, mal di testa, gonfiore alle ghiandole del collo
e/o tumefazione delle tonsille. Per diagnosticare in modo corretto la malattia di
base occorre fare un esame del sangue e un esame colturale del materiale
ottenuto tramite un tampone faringeo.
La faringite streptococcica è un’infezione della gola causata da un batterio
chiamato, appunto, streptococco. Spesso essa provoca, oltre ai disturbi già
descritti, anche naso chiuso, tosse, mal d’orecchi, comparsa di placche biancastre
o giallastre nella parte posteriore della gola e un’eruzione cutanea che inizia dal
collo e dal torace per diffondersi poi all’addome e alle estremità (in questo caso
lo streptococco è quello della scarlattina). La diagnosi viene fatta in base ai
risultati degli esami del sangue e del tampone faringeo. Il trattamento prevede il
riposo a letto e la somministrazione di antibiotici attivi contro lo streptococco,
antifebbrili, antidolorifici e liquidi in abbondanza.
Ancora una volta, quindi, l’obiettivo delle cure è la risoluzione del singolo
episodio mentre, soprattutto nei bambini con infezioni ripetute, bisognerebbe
preoccuparsi di prevenire le recidive.
Rispetto ai piccoli di tipo A e AB, quelli di tipo 0 e B sono più inclini al
rischio di sviluppare una faringite streptococcica, ma in genere guariscono anche
meglio e più in fretta. Lo streptococco, infatti, pur facendo molta fatica a colpire
i soggetti di tipo A e AB, una volta insediatosi nel loro organismo molla
difficilmente la presa e così il pericolo di infezioni a ripetizione aumenta in
maniera considerevole.
La medicina naturopatica offre valide alternative per scongiurare il problema
delle ricadute. Ho osservato, per esempio, che utilizzando un collutorio a base di
salvia e idraste si riescono a tenere gli streptococchi lontani dalla bocca e dalle
tonsille. L’idraste contiene una sostanza, chiamata berberina, che è stata studiata
in modo approfondito proprio in virtù della sua attività antistreptococcica. Il suo
unico problema è che ha un sapore amaro non troppo gradevole, difficile da far
accettare ai più piccoli. Chi desidera sperimentarne gli effetti dovrebbe pertanto
munirsi di uno spruzzatore con il quale erogare il liquido nella bocca due volte al
giorno. Oltre alla dieta, per rinforzare il sistema immunitario uso spesso
integratori nutrizionali a base di vitamina C, betacarotene, zinco ed echinacea.
I bambini di tipo 0 risultano più esposti al rischio di mononucleosi rispetto a
quelli di tipo A, B o AB. Trattandosi di un’infezione sostenuta da un virus, gli
antibiotici non hanno alcuna efficacia. Vengono invece prescritti antifebbrili,
un’abbondante assunzione di liquidi, il riposo a letto fino a quando dura la
febbre e frequenti «riposini» durante il periodo di convalescenza.
I soggetti di tipo B sembrano particolarmente predisposti a contrarre gravi
forme di parotite, malattia virale che colpisce le ghiandole salivari più nota con il
nome di orecchioni. Se il gruppo sanguigno di vostro figlio è B e/o Rh-,
sorvegliate attentamente il decorso della malattia, pronti a cogliere i primi segni
di compromissione neurologica, soprattutto quelli che interessano l’udito.
Malattie del sangue
Molte malattie del sangue, come le anemie e i disturbi della coagulazione, sono
strettamente correlate al gruppo sanguigno.
Anemia perniciosa
L’anemia perniciosa, espressione di un grave deficit di vitamina B 12, si riscontra
con maggiore frequenza nei soggetti di tipo A, ma non ha nulla a che fare con la
dieta vegetariana che queste persone dovrebbero seguire per mantenersi in
salute. La ragione, infatti, dev’essere ricercata nella difficoltà di assorbire la
vitamina contenuta nei diversi alimenti. Anche i soggetti AB possono andare
incontro a questo disturbo, ma con una frequenza minore rispetto agli
appartenenti al gruppo A.
L’assorbimento della vitamina B 12 richiede una normale acidità gastrica e la
presenza del «fattore intrinseco», una sostanza prodotta dalla mucosa dello
stomaco. Le persone di tipo A e AB sono svantaggiate rispetto agli altri gruppi
sanguigni perché il loro stomaco produce scarse quantità di acido cloridrico e di
fattore intrinseco. Quando il deficit di B 12 dipende da questi fattori
somministrare la vitamina per via orale non ha senso: per assicurarsi un corretto
assorbimento bisogna utilizzare la via iniettiva.
Con una dieta adeguata nelle persone di tipo 0 e B l’anemia perniciosa è molto
rara, grazie alla presenza di buoni livelli di acidità gastrica e di fattore intrinseco.
CASO CLINICO: ANEMIA DA CARENZA DI FERRO
Dottor Jonathan V. Wright, Kent,Washington
Carol, 35 anni: tipo 0

Il dottor Wright ha utilizzato con successo la dieta dei gruppi sanguigni in un caso di anemia da
carenza di ferro. Carol si era sottoposta inutilmente a numerosi tipi di cura: l’unico rimedio che aveva
dato un risultato positivo, ma temporaneo, era il ferro somministrato per via endovenosa.
In un’occasione avevo detto al dottor Wright delle mie ricerche sui gruppi sanguigni e delle
conclusioni cui ero pervenuto, e lui mi contattò per avere maggiori e più precisi dettagli, dopo di che
decise di elaborare un piano alimentare per Carol che tenesse conto delle linee guida per il tipo 0.
Dopo aver eliminato le lectine incompatibili con il suo gruppo sanguigno e aumentato
considerevolmente il consumo di proteine animali, Carol iniziò a stare molto meglio: il livello di
ferro prese a risalire, e anche gli integratori per via orale, fino ad allora inefficaci, cominciarono a
fare il loro dovere! Secondo il mio parere e anche quello del dottor Wright, è probabile che l’effetto
agglutinante delle lectine sul tratto gastrointestinale andasse a interferire con la possibilità di
assimilare correttamente il ferro contenuto negli alimenti.
Disturbi della coagulazione
Nelle persone di tipo 0 i livelli dei vari fattori che intervengono nella
coagulazione del sangue tendono a essere bassi e quindi esse risultano
maggiormente esposte al rischio di emorragie, soprattutto in occasione di
interventi chirurgici o di situazioni, come il parto, associate a una certa perdita di
sangue.
I soggetti di tipo 0 che hanno già sofferto di disturbi di natura emorragica
dovrebbero incrementare l’assunzione di cibi contenenti clorofilla, che abbonda
per esempio nelle verdure a foglia verde, oppure ricorrere a degli integratori.
In letteratura gli individui di tipo A e AB tendono ad avere seri problemi di
coagulazione: il loro sangue più denso può svantaggiarli in altri modi. Esso,
infatti, provoca degli stati infiammatori nelle arterie, ragion per cui le persone di
tipo A e AB sembrano essere maggiormente esposte alle malattie
cardiovascolari. Le donne di questi due gruppi sanguigni possono avere fastidi
durante il periodo mestruale se non tengono sotto controllo la dieta. È stato
dimostrato che molte patologie sembrano aggravare la viscosità già elevata del
sangue nei tipi A e AB, come il cancro, il diabete, le malattie ai vasi sanguigni e
lo stress, un altro motivo per praticare tecniche di riduzione della tensione come
lo yoga e il Tai Chi.
Le persone di tipo B, invece, sono più fortunate perché, in genere, non
soffrono di alcun tipo di disturbo della coagulazione: seguendo la dieta dei
gruppi sanguigni specifica i sistemi si bilanciano adeguatamente.
Malattie dermatologiche
Le informazioni attualmente disponibili circa l’esistenza di eventuali
correlazioni tra disturbi della pelle e gruppi sanguigni sono molto scarse.
Sappiamo tuttavia che malattie come le dermatiti e la psoriasi sono il risultato di
reazioni di tipo allergico e che numerose lectine presenti negli alimenti più
comuni possono interagire con il sangue e il sistema digestivo liberando istamina
e altre sostanze chimiche ad attività infiammatoria. È noto, per esempio, che la
psoriasi è aggravata/causata da livelli eccessivi di fattori della crescita detti
poliammine.
Esse sono la conseguenza dell’azione dei batteri intestinali o sono prodotte nel
fegato, dove vengono utilizzate come stimolanti della crescita, soprattutto nei
bambini. Influiscono anche sullo sviluppo delle cellule tumorali. Alcune lectine
dei latticini innescano la produzione di poliammine. Gli studi indicano che anche
la psoriasi ha una componente legata allo stress.
Le reazioni allergiche cutanee nei confronti di prodotti chimici sono più
spesso osservabili nei soggetti di tipo A e AB. La psoriasi, invece, tende a
colpire con maggiore frequenza le persone di gruppo sanguigno 0, soprattutto
quelle che seguono una dieta troppo ricca di cereali, latte e latticini.
CASO CLINICO: PSORIASI
Dottoressa Anne Marie Lambert, Honolulu, Hawaii
Mariel, 66 anni: tipo 0

La dottoressa Lambert ha utilizzato il mio programma per trattare un complesso caso di psoriasi. I
disturbi di Mariel comprendevano fiato corto, difficoltà di deambulazione, motilità articolare ridotta a
livello di tutte le articolazioni, lesioni psoriasiche sul 70% della superficie cutanea, dolori urenti a
livello muscolare e articolare. La sua storia clinica era punteggiata da una lunga sfilza di problemi:
interventi a carico di vagina/vescica/intestino, appendicectomia, isterectomia, cisti ovariche, psoriasi,
ricovero per polmonite, artrite psoriasica e osteoporosi.
Mariel riferì alla dottoressa Lambert che la sua alimentazione abituale comprendeva prodotti a
base di frumento, mais, frutta secca, insaccati e che avvertiva un forte desiderio di dolci e banane.
Una dieta certo impegnativa per chiunque, ma spaventosa per un soggetto con gruppo sanguigno 0.
La dottoressa Lambert le prescrisse subito il programma dietetico di tipo 0 escludendo, in fase
iniziale, la carne rossa e la frutta secca e aggiungendo integratori vitaminico-minerali. In due mesi fu
possibile osservare un certo miglioramento; le articolazioni di Mariel risultavano meno gonfie e
dolenti e le lesioni psoriasiche erano diminuite in maniera significativa: dopo tre mesi esse arrivarono
a coprire solo il 20% della superficie corporea e, per di più, erano quasi del tutto guarite. Anche le
condizioni respiratorie e la fatica erano in via di guarigione. Dopo un altro mese le lesioni psoriasiche
risultavano pressoché scomparse e a livello articolare si osservava solo un lieve gonfiore limitato allo
spazio intrarticolare. Sette mesi dopo la prima visita la dottoressa Lambert accertò un miglioramento
decisivo delle condizioni respiratorie e l’assenza di nuove lesioni.
Prima di essere visitata dalla dottoressa Mariel si era sottoposta a svariate cure, tradizionali e
alternative, ma nessuna aveva avuto buoni risultati. Grazie alla dieta di tipo 0, invece, Mariel è
riuscita a migliorare senza bisogno di ricorrere ad alcun genere di farmaco, se si eccettua qualche
blando antidolorifico di origine vegetale.
Malattie digestive

Celiachia
La celiachia è una malattia del tratto gastrointestinale. I sintomi più comuni
includono diarrea cronica, perdita di peso, carenza di ferro e altri segnali che
rimandano a una cattiva assimilazione dei nutrienti. Un tempo pressoché
sconosciuta, oggi è argomento di discussione quotidiana persino sulla stampa di
largo consumo, sebbene, come tutte le informazioni più «popolari», risulti spesso
non perfettamente compresa.
Si ritiene che la malattia si sviluppi come una reazione autoimmune al glutine
o, più nello specifico, alla gliadina, una proteina presente nel frumento, nella
segale, nell’avena e nell’orzo. Circa i quattro quinti delle persone celiache hanno
anticorpi contro la gliadina nel sangue.
Esiste una stretta relazione tra il fatto di essere non secretori e la celiachia.
Uno studio su un campione di soggetti ha stabilito che il 48% dei pazienti con
celiachia era non secretore. Questa caratteristica risulta sensata, dato che i non
secretori hanno livelli più bassi di IgA, un anticorpo prodotto nel rivestimento
delle mucose, rispetto ai secretori.
Le lectine sono state studiate in maniera approfondita in relazione alla
celiachia, ma i risultati non sono ancora chiari e definitivi. Molti ipotizzano che i
soggetti di tipo 0 possano essere più predisposti nei confronti della celiachia a
causa della loro avversione al frumento. Tuttavia ho scoperto che questa malattia
sembra colpire nella stessa misura tutti i tipi di sangue, sebbene le ragioni
possano essere varie. Parte della motivazione potrebbe risiedere nel fatto che la
gliadina, il nostro colpevole, è diversa dalla lectina del germe di grano, il
principale problema quotidiano dei soggetti di tipo 0.
Ciò non significa che il glutine non sia in qualche modo simile alla lectina in
quanto tale, ma non è semplicemente una lectina del germe di grano. Eppure è
stato dimostrato che il glutine si lega ai tessuti ricchi di carboidrati proprio come
una lectina e a un certo grado, allo stesso modo, può essere persino inibito da
uno zucchero specifico, l’alfa-D-mannosio. Fatto strano, anche molti virus
intestinali si legano all’alfa-D-mannosio, così come la lectina del bucaneve
(Galanthus nivalis), utilizzata per modificare geneticamente i cibi.
Stitichezza
Si parla di stitichezza quando l’evacuazione è difficoltosa perché le feci sono
insolitamente dure, oppure quando è meno frequente della norma perché
l’intestino si è impigrito. La maggior parte delle stipsi croniche è provocata da
cattive abitudini, una dieta povera di scorie e scarsa assunzione di liquidi. Altri
fattori importanti sono l’abuso reiterato di lassativi, il vizio di trattenere lo
stimolo all’evacuazione, lo stress, i viaggi che richiedono un brusco adattamento
a un tipo di alimentazione e a orari diversi, l’uso di farmaci che rallentano i
movimenti intestinali, la sedentarietà e la presenza di malattie rettali che rendono
dolorosa o difficoltosa l’evacuazione delle feci come, per esempio, le ragadi
anali o le emorroidi.
In tutte queste situazioni la stitichezza è quasi d’obbligo, indipendentemente
dal gruppo sanguigno. Il fatto è che la stipsi non è una malattia vera e propria,
ma piuttosto un segnale d’allarme che indica l’esistenza di un problema nel
sistema digestivo. Spesso, come già sottolineato, tutto dipende dalla dieta.
Mangio una quantità sufficiente di cibi ricchi di fibre? Bevo abbastanza?
Pratico un’attività fisica regolare? Queste sono le domande che dovete porvi
prima di ricorrere ai lassativi.
Tali farmaci servono solo a tamponare il problema, non a risolverlo. Ciò che
occorre, invece, è un’alimentazione equilibrata.
I soggetti di tipo A, B e AB possono tranquillamente inserire nella dieta
integratori a base di crusca. Quelli di tipo 0, invece, devono evitarla, ma possono
rimediare aumentando il consumo di frutta e verdura.
Morbo di Crohn e colite ulcerosa
Sono patologie caratterizzate da un decorso prolungato nel tempo e da sintomi
molto spiacevoli come dolori addominali, perdita di sangue dal retto, periodi di
stipsi alternati ad altri di diarrea. I geni legati a queste condizioni infiammatorie
dell’intestino sono numerosissimi e tutti virtualmente capaci di alterare la
risposta immunitaria dell’organismo. Molte lectine dei cibi possono rivelarsi
irritanti perché attaccano le membrane della mucosa del tratto digerente. Poiché
le lectine sono specifiche per gruppo sanguigno, è possibile che ogni gruppo
sviluppi lo stesso problema a partire da cibi diversi. Inoltre questi tipi di malattie
sono caratterizzati da un processo di glicosilazione anomala, una situazione in
cui le cellule non attaccano nella maniera corretta gli zuccheri alle proteine.
Questi zuccheri impartiscono le istruzioni sul modo in cui la proteina deve
piegarsi in modo da prendere la forma necessaria a svolgere la propria funzione.
Le proteine non correttamente organizzate innescano un sistema di allarme nella
cellula che tenta di risistemare la proteina nel modo giusto. Se non riesce a farlo
la cellula emette un segnale che la spinge a suicidarsi, con un processo detto
apoptosi.
È l’equivalente cellulare del «sacrificarsi per il bene comune», perché se la
cellula sopravvivesse trasmetterebbe l’anomalia a molte più generazioni di
cellule figlie. Tuttavia, se l’apoptosi riguarda un numero elevato di cellule, è
possibile che vadano distrutte quantità importanti di tessuto, come accade nelle
malattie infiammatorie dell’intestino. Certe volte le lectine possono determinare
una glicosilazione anomala, ma molto più spesso ne prolungano e ne amplificano
gli effetti. In questi casi è possibile che la causa della malattia siano altri geni,
ma una dieta adeguata al vostro gruppo sanguigno può risparmiarvi questa
condizione.
Lo stress è un elemento aggravante al di là del gruppo sanguigno considerato,
tuttavia risulta particolarmente pericoloso per i soggetti di tipo A e AB. Quelli di
tipo 0, invece, presentano un maggiore rischio di incorrere in una colite ulcerosa
con perdita di sangue dal retto, forse perché c’è già di partenza una
predisposizione al sanguinamento o una risposta più pronunciata alle lectine
comuni dei cereali, mentre i tipi A, B e AB tenderanno a sviluppare coliti
mucose e di rado caratterizzate da sanguinamento. In tutti i casi, comunque, è
della massima importanza seguire il programma dietetico specifico per i diversi
gruppi sanguigni: in questo modo si eviterà di ingerire le lectine dannose.
CASO CLINICO: SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE
Virginia, 26 anni: tipo 0

Visitai Virginia per la prima volta dopo che aveva provato diverse terapie prescrittele da vari
gastroenterologi tradizionali. Il suo problema era una sindrome dell’intestino irritabile con stipsi
dolorosa interrotta da crisi di diarrea. Queste ultime erano così imprevedibili da costringere la
paziente a non allontanarsi da casa. Virginia, inoltre, si affaticava facilmente e presentava una lieve
anemia cronica. I medici che l’avevano visitata prima di me avevano prescritto una gran mole di
esami e una cura a base di antispastici e fibre.
l test per scoprire un’eventuale allergia risultavano negativi. Virginia era vegetariana e seguiva
scrupolosamente una dieta macrobiotica. E proprio nell’alimentazione andava ricercata l’origine dei
disturbi, di certo provocata dalla mancanza di carne e dall’assunzione di cereali, che lei non era in
grado di digerire in modo corretto. Considerando il gruppo sanguigno della paziente, prescrissi un
regime iperproteico basato sul consumo di carne rossa, pesce, pollame, frutta e verdura con un
apporto minimo di cereali e l’esclusione totale dei prodotti a base di frumento. Ovviamente Virginia
era restia ad abbandonare il tipo di alimentazione a cui era abituata, ma riuscii a convincerla a seguire
le mie prescrizioni per un breve periodo di tempo.
I risultati mi hanno dato ragione: dopo otto settimane di cura i disturbi intestinali erano quasi del
tutto scomparsi, l’anemia era risolta e Virginia si sentiva piena di energia. Al controllo successivo, un
mese più tardi, la paziente era completamente guarita.
CASO CLINICO: MORBO DI CROHN
Yehuda, 50 anni: tipo 0

Yehuda era un ebreo di mezza età affetto da morbo di Crohn, che aveva già subito numerosi
interventi chirurgici nel corso dei quali erano stati eliminati tratti di intestino occlusi dalla malattia.
Consigliai pertanto una dieta priva di frumento, ma ricca di carne rossa e verdura cotta, estratti di
liquirizia e un integratore a base di butirrato, un acido grasso benefico per l’intestino.
Sostenuto da una grande determinazione e dall’aiuto della famiglia, Yehuda riuscì a seguire la
cura in modo meticoloso. l primi risultati si manifestarono quasi subito e il miglioramento divenne
via via più consistente. Oggi Yehuda sta bene e, soprattutto, non è più dovuto ricorrere al chirurgo
sebbene il gastroenterologo avesse previsto il contrario.
CASO CLINICO: MORBO DI CROHN
Sarah, 35 anni: tipo B

Sarah, una donna originaria dell’Europa orientale, venne da me per cercare un rimedio al morbo di
Crohn da cui era affetta. Aveva già subito vari interventi chirurgici di asportazione dei tessuti
cicatriziali dall’intestino, era anemica e soffriva di diarrea cronica.
Le prescrissi una dieta specifica per il tipo B, spiegandole che doveva rinunciare al pollo e ad altri
cibi che contenevano lectine dannose per il suo gruppo sanguigno. Faceva parte del protocollo
l’assunzione di un integratore a base di liquirizia e acidi grassi.
Sarah era molto collaborativa e in soli quattro mesi molti dei sintomi digestivi, inclusa la diarrea,
si erano risolti. Poiché voleva avere altri bambini, si sottopose a un intervento per rimuovere del
tessuto cicatriziale dall’intestino che aveva aderito all’utero. Il chirurgo le disse che nella cavità
addominale non erano visibili segni di morbo di Crohn in corso.
Intossicazioni alimentari
Tutti possono andare incontro, prima o poi, a un’intossicazione alimentare, ma
certi gruppi sanguigni rischiano più di altri a causa di una congenita debolezza
del sistema immunitario. In particolare i tipi A e AB possono cadere più
facilmente vittima di infezioni da salmonella mangiando cibo contaminato e mal
conservato. Oltretutto, una volta contratta l’infezione, le persone con questi
gruppi sanguigni di solito guariscono con più difficoltà.
I soggetti di gruppo B sono predisposti a sviluppare infezioni causate da cibi
contaminati da Shigella, un batterio che provoca dissenteria.
Gastriti
Molte persone confondono gastrite e ulcera quando in realtà sono due malattie
opposte. Le ulcere vengono prodotte da un’iperacidità, più comune nei tipi 0 e B.
Le gastriti sono causate da un contenuto molto ridotto di acidi gastrici nello
stomaco, piuttosto frequente nei tipi A e AB, e si verificano quando gli acidi
raggiungono livelli talmente bassi da non funzionare più come barriera
microbica. Senza adeguati valori di acidi, i batteri continuano a vivere nello
stomaco e possono causare gravi infiammazioni.
Il modo migliore che le persone di gruppo A e AB hanno per contrastare
questa situazione è dare la preferenza a cibi capaci di generare una maggiore
acidità tra quelli inclusi nella dieta specifica del loro gruppo sanguigno.
Ulcera gastrica e duodenale
È noto, sin dagli anni Cinquanta del secolo scorso, che l’ulcera peptica è più
frequente nei soggetti con gruppo sanguigno 0, ancora di più se non secretori.
Tali individui, inoltre, tendono a sviluppare gravi complicazioni come la
perforazione delle viscere oppure episodi emorragici: in quest’ambito, però, non
sembrano esservi differenze tra individui di tipo 0 non secretori e secretori. Una
delle ragioni che possono spiegare il fenomeno è costituita dal fatto che lo
stomaco delle persone di tipo 0 spesso produce eccessive quantità di acido
cloridrico e di pepsinogeno, un enzima che, in condizioni normali, ha il compito
di «digerire» le proteine.
Ma c’è un’altra particolarità di cui bisogna tener conto: il gruppo sanguigno 0
viene più facilmente contagiato dall’Helicobacter pylori, un germe che si è
rivelato sempre più determinante non solo nella genesi dell’ulcera, ma
soprattutto nel favorirne la ricomparsa dopo la guarigione. Il batterio è in grado
di attaccarsi «all’antigene» 0 presente nelle cellule della mucosa gastrica e
questo punto di ancoraggio gli consente di prosperare.
Come già spiegato, la struttura antigenica del gruppo 0 è formata solo da uno
stelo di fucosio che non viene considerato un antigene vero e proprio. Ebbene, il
Fucus vesiculosus, come intuibile dal nome, ne contiene grandi quantità. Esso
può quindi essere utilizzato dai soggetti di tipo 0 per impedire l’attecchimento
dell’Helicobacter pylori alla mucosa gastrica.
CASO CLINICO: ULCERE GASTRICHE
Peter, 34 anni: tipo 0

Peter soffriva di ulcere gastriche fin dall’infanzia e aveva ormai sperimentato, con scarsi risultati, una
lunga serie di farmaci. Gli prescrissi la dieta adatta al suo gruppo sanguigno, sottolineando che
doveva rinunciare ai prodotti a base di farina integrale – da sempre pilastri della sua alimentazione –,
integratori di Fucus e una preparazione a base di bismuto e liquirizia.
Nel giro di sei settimane Peter fece enormi progressi tanto da meravigliare persino il
gastroenterologo che lo aveva in cura. Un secondo controllo, eseguito un anno dopo, dimostrò la
completa guarigione delle ulcerazioni.
Malattie epatiche

Malattie epatiche correlate all’alcol


L’assunzione cronica ed eccessiva di alcol danneggia profondamente tutti gli
organi, ma forse quello che patisce più danni è il fegato. I non secretori
sembrano più inclini al rischio di diventare alcolisti, ma questa predisposizione
ha, in effetti, poco a che fare con lo status secretorio. In realtà l’associazione è
dovuta a fattori di tipo genetico: il gene che codifica lo status secretorio è
dislocato in prossimità di quello responsabile della propensione a sviluppare una
dipendenza da bevande alcoliche.
Per ironia della sorte, i non secretori sono anche quelli che possono trarre
maggiori vantaggi cardiovascolari dall’assunzione moderata di alcol. Un team di
scienziati danesi, dopo aver evidenziato una predisposizione all’infarto nei
soggetti non secretori, ha concluso che un suo consumo limitato potrebbe
risultare oltremodo benefico per questa particolare categoria di soggetti.
Il fatto che i non secretori rischino da una parte di diventare alcolisti e
dall’altra di subire un infarto se non assumono almeno un po’ di alcol non solo
non è tranquillizzante, ma tende a creare una grande confusione.
In realtà il ruolo dell’alcol (sempre se consumato con moderazione) andrebbe
valutato caso per caso e tenendo conto del gruppo sanguigno. Considerando
inoltre gli effetti delle bevande alcoliche sul sistema digerente, nessun
programma dietetico contempla i liquori.
È anche chiaro che spesso dietro l’alcolismo si celano problemi che causano
un forte stress psicofisico. Un gruppo di ricercatori giapponesi ha scoperto che le
richieste di trattamento per la disassuefazione dall’alcol interessano soprattutto i
soggetti di tipo A che, guarda caso, sono anche quelli che ricorrono più spesso ai
farmaci per alleviare lo stress.
Meno del 3% dell’alcol ingerito passa attraverso il corpo e viene eliminato. Il
resto è metabolizzato dal fegato e trattato dallo stomaco e dall’intestino. Con il
tempo, a fronte di un consumo massiccio e regolare, il fegato si deteriora,
originando varie problematiche, dalla cirrosi a stati di malnutrizione dovuti a una
scorretta assimilazione del cibo, per condurre alla morte.
CASO CLINICO: MALATTIA EPATICA
Gerard, 38 anni: tipo B

Gerard era affetto da colangite sclerosante, una malattia infiammatoria dei dotti biliari a sua volta
responsabile di cirrosi. In genere questa condizione sfocia nella necessità di un trapianto di fegato.
Quando visitai Gerard per la prima volta le sue condizioni erano a dir poco preoccupanti. Presentava
infatti ittero, accompagnato da un terribile prurito provocato dalla deposizione di sali biliari nella
cute. La sua colesterolemia era elevata, così come erano alte le concentrazioni di bilirubina e le
transaminasi.
Gerard era perfettamente conscio della propria situazione e aveva perduto ogni speranza, tanto da
dichiararsi pronto a morire. Convinto di poterlo comunque aiutare, gli prescrissi la dieta di tipo B
associata a prodotti fitoterapici ad azione antiossidante ed epatoprotettrice.
Un anno dopo aver iniziato la cura Gerard stava molto meglio e aveva avuto un solo episodio
d’ittero accompagnato da prurito. Recentemente si è sottoposto a un intervento chirurgico per
calcolosi colecistica. Durante l’operazione il medico ha constatato che le vie biliari erano in ottime
condizioni; l’unica anomalia era un assottigliamento del tessuto che di solito circonda i dotti biliari.
CASO CLINICO: CIRROSI
Estel, 67 anni: tipo A

Quando si rivolse a me, Estel aveva sessantasette anni e un’infiammazione epatica, chiamata cirrosi
biliare primitiva, che determina una profonda distruzione del fegato e che può venire risolta solo con
un trapianto. Un tempo forte bevitrice, Estel non era però mai stata un’alcolista in senso stretto:
aveva assunto tre o quattro bicchieri di alcol ogni giorno per circa quarant’anni, e ora le si
presentavano i conti. Gli enzimi epatici avevano raggiunto livelli considerevoli. Dato che era di tipo
A non secretore, prescrissi immediatamente la dieta associata al suo gruppo e una cura con
antiossidanti epatici. I primi risultati si manifestarono quasi subito e la paziente continuò a migliorare
in modo progressivo. Quasi un anno dopo la sua prima visita gli enzimi epatici erano calati in
maniera significativa. Sebbene fino a oggi il fegato non abbia mostrato segni di deterioramento
ulteriore, la paziente ha sviluppato delle varici esofagee, una complicanza abbastanza comune nei
pazienti con cirrosi epatica, che è stata però risolta.
CASO CLINICO: DETERIORAMENTO DEL FEGATO
Sandra, 70 anni: tipo A

Sandra venne nel mio ambulatorio con una disfunzione del fegato difficilmente classificabile e
caratterizzata da un aumento degli enzimi epatici e da ascite (versamento di liquidi nell’addome).
Quest’ultima è una condizione comunemente osservabile nell’insufficienza epatica in stadio
avanzato. Il medico curante aveva dato a Sandra dei diuretici per aiutarla a ridurre la raccolta di
liquidi nell’addome, ma questi farmaci avevano causato una notevole perdita di potassio, di certo
responsabile della spossatezza della paziente. Prescrissi a Sandra la dieta di tipo A associata a rimedi
fitoterapici utili al fegato. Nel giro di quattro mesi gli enzimi erano tornati normali, l’ascite e
l’iniziale anemia erano scomparse. Ancora oggi Sandra continua a essere asintomatica.
Calcolosi biliare, cirrosi e ittero
Non tutte le patologie epatiche sono correlate all’alcol. Infezioni, allergie e
disturbi metabolici possono provocare danni al fegato. L’ittero, per esempio, è
una manifestazione abbastanza caratteristica delle epatiti (e non solo), mentre la
calcolosi biliare è spesso correlata all’obesità. La cirrosi, a sua volta, può essere
il risultato di infezioni epatiche, malattie dei dotti biliari o altre patologie
localizzate nel fegato.
Per ragioni non ancora comprensibili, i soggetti di tipo A, B e AB mostrano
una certa propensione a incorrere in malattie epatiche e delle vie biliari; il tipo A,
in particolare, è quello più esposto a questo genere di disturbi e anche quello che
presenta un rischio maggiore di sviluppare un carcinoma al pancreas.
Fasciole epatiche e altre infezioni tropicali
Le comuni infezioni tropicali al fegato che causano fibrosi o cicatrici sembrano
coinvolgere con più frequenza i soggetti di tipo A e meno quelli B e AB. Le
persone di tipo 0, che possono aver sviluppato anticorpi anti-A e anti-B come
iniziale difesa contro questi parassiti, risultano relativamente immuni.
Negli anni ho curato con successo vari casi di infezioni al fegato usando i
composti naturali di cui abbiamo parlato al Capitolo 10. Nella maggior parte dei
casi i pazienti che hanno dovuto affrontare queste malattie erano di tipo A o B e
non secretori.
Ogni anno vengono studiate nuove associazioni tra il gruppo sanguigno e le
malattie più comuni. L’idea che alcune patologie presentino una maggiore
propensione per un certo tipo di sangue piuttosto che un altro sta prendendo
sempre più piede nei circoli scientifici, e io racconto regolarmente le nuove
scoperte sul mio sito (www.dadamo.com).
Imparando a riconoscere i punti di forza e le debolezze del vostro organismo
potrete fronteggiare in modo più efficace le situazioni critiche che, altrimenti,
rischierebbero di rimanere fuori controllo.
A questo punto non resta che affrontare un ultimo argomento: il cancro. I
tumori sono una causa di malattia e di morte così importante e hanno relazioni
con i gruppi sanguigni tanto evidenti che ho ritenuto opportuno dedicare loro un
intero capitolo.

a. I tumori rappresentano un argomento così complesso e specifico che ho dedicato loro un intero capitolo.
12
Gruppi sanguigni e cancro: una battaglia per la vita

STUDIANDO le correlazioni tra gruppi sanguigni e cancro non potevo non sentirmi
coinvolto in prima persona. Mia madre, infatti, è morta di tumore al seno tra
dolori atroci.
Dotata di un carattere forte e volitivo, rappresentava un’eccezione per la
nostra famiglia perché, pur essendo di gruppo sanguigno A, seguiva la dieta che
più le piaceva. Essendo di origine catalana, la sua cucina (i miei genitori erano
divorziati) era ricca di carne e insalate. Alimenti come la soia e i legumi, invece,
non venivano neppure presi in considerazione.
Chiunque abbia visto un famigliare o un amico ingaggiare una strenua –
quanto inutile – battaglia contro il cancro sa bene quanto quest’esperienza possa
essere straziante. Stando accanto a mia madre nelle varie tappe che hanno
contrassegnato l’evolvere della malattia – prima la mastectomia, poi la
chemioterapia, quindi una breve remissione e in seguito la recidiva – riuscivo
quasi a visualizzare il nemico invisibile, cellule degenerate che, in grado di
superare le difese immunitarie, guadagnavano spazio a scapito delle cellule sane.
E, alla fine, niente poteva più bloccarle. Avevano vinto.
Da quando mia madre è morta mi sono trovato molte volte a ripensare alle vie
misteriose seguite dal cancro per sopraffare l’organismo. E, altrettanto spesso,
mi sono domandato cosa sarebbe accaduto se mia madre avesse adottato la dieta
adatta al suo gruppo sanguigno. Avrebbe potuto combattere la sua battaglia fino
a debellarla o la predisposizione genetica nei confronti della malattia era tale da
non consentire alcuna via d’uscita? Per dare una risposta ai miei angoscianti
interrogativi, ho deciso di dedicare una parte considerevole del mio lavoro
proprio a questi problemi.
Ebbene, a chi oggi mi chiedesse se esiste una correlazione tra gruppo
sanguigno e cancro non potrei che rispondere con un sì.
I dati disponibili in proposito sono inconfutabili: tra tutti i gruppi sanguigni
quelli in cui l’incidenza di neoplasie è più elevata sono i tipi A e AB che, tra
l’altro, tendono anche a reagire con minore probabilità di successo. Già a partire
dagli anni Quaranta del secolo scorso, l’American Medical Association – la più
grande associazione di medici e studenti di medicina degli Stati Uniti – aveva
stabilito che il gruppo sanguigno AB presentava, rispetto agli altri, un maggiore
rischio di sviluppare un tumore, ma la notizia non si era concretizzata in
campagne di informazione o prevenzione, forse perché questo gruppo sanguigno
è piuttosto raro nella popolazione americana. Dal punto di vista statistico, quindi,
il dato non era così allarmante come sarebbe stato se avesse interessato, per
esempio, il gruppo A, molto più comune. Ma per una persona di tipo AB tutto
questo non è certo confortante. Gli esperti di statistica possono ridurre ogni caso
a un’arida cifra; io, però, preferisco occuparmene come di una tragedia che può
sconvolgere la vita di un singolo individuo.
Il tipo 0 e quello B si ammalano più difficilmente di tumore, ma non esistono
ancora informazioni sufficienti per stabilirne la ragione. Non siamo però
condannati a brancolare nel buio poiché molti indizi portano ad approfondire le
relazioni tra attività antigenica e anticorpale nei diversi gruppi sanguigni.
Una volta esaminati questi aspetti preliminari, va ribadito che le connessioni
tra sistema AB0 e tumori sono estremamente complesse e, sotto molti punti di
vista, ancora da verificare. Prima di proseguire è bene chiarire un concetto
fondamentale: se siete di gruppo A o AB non dovete vivere con la certezza di
sviluppare, prima o poi, un tumore, così come se siete di gruppo 0 o B non
potete infischiarvene della prevenzione pensando che non vi ammalerete mai di
cancro.
Il gruppo sanguigno è certo molto importante, ma è solo una tessera del
mosaico. I fattori che possono condizionare o favorire l’insorgenza di un tumore
sono numerosissimi. Basti pensare, per esempio, all’inquinamento, alle
radiazioni, alla miriade di sostanze chimiche con cui veniamo a contatto, alla
predisposizione genetica e allo stile di vita. Tutti agiscono in modo indipendente
dal gruppo sanguigno, quindi trarre conclusioni definitive è oltremodo difficile,
se non impossibile. Il fumo di sigaretta, per esempio, può facilmente mascherare
o rendere meno visibile l’associazione tra malattie neoplastiche e un determinato
gruppo sanguigno perché svolge un’attività cancerogena tanto potente da
determinare lo sviluppo del tumore al di là del gruppo sanguigno di
appartenenza.
Disponiamo di una grande quantità di dati riguardanti le correlazioni
molecolari tra i gruppi sanguigni e il cancro, ma la ricerca scientifica ha
letteralmente ignorato un campo di indagine molto interessante che studia i
legami esistenti tra gruppo sanguigno e sopravvivenza alla malattia.
Dal mio punto di vista il reale problema non è tanto stabilire quale gruppo
sanguigno abbia le maggiori probabilità di sviluppare un tumore, quanto quale
abbia più possibilità di uscirne vittorioso. E la chiave potrebbero essere proprio
le lectine.
Cancro e lectine
Shakespeare scrisse: «Vi è qualche particella di bene anche nelle cose peggiori».
Questa affermazione per alcuni aspetti si adatta ai farmaci utilizzati contro il
cancro, i quali svolgono la loro azione tossica a fini benefici. L’impiego delle
lectine in campo oncologico trova una sua giustificazione nel fatto che queste
sostanze sono in grado di agglutinare le cellule cancerose; così facendo, esse
agiscono come una sorta di catalizzatore delle funzioni immunitarie che si
mettono in moto per proteggere le cellule sane.
Ma come può avvenire tutto questo? In circostanze normali la cellula è in
grado di produrre gli zuccheri di superficie in modo specifico e controllato. In
quelle tumorali, invece, il rimaneggiamento del materiale genetico fa sì che
questi meccanismi di controllo vadano perduti e, pertanto, gli zuccheri presenti
nella membrana cellulare vengono fabbricati in quantità eccessive.
È proprio per questo che le cellule degenerate sono cento volte più sensibili
agli effetti agglutinanti di specifiche lectine.
Nel 1963 Joseph Aub, ricercatore del Massachusetts General Hospital, scoprì
per caso che esistevano numerose differenze tra la superficie delle cellule
normali e quella delle cellule cancerose, un’idea considerata talmente strana,
allora, da «rasentare la follia».
Aub era convinto che quelle diversità permettessero alle cellule tumorali di
moltiplicarsi, staccarsi dalla loro sede originaria e diffondersi in tutto il corpo.
All’inizio lavorò con gli enzimi, cercando di stimolare la digestione di alcune
porzioni della superficie delle cellule cancerose per vedere se si produceva un
cambiamento.
Ed ecco che, come per molte scoperte mediche, il caso ci ha messo lo
zampino. Tra tutti gli enzimi che aveva utilizzato, solo uno, derivato dal germe
di grano, si dimostrò efficace, riuscendo ad agglutinare le cellule tumorali.
Quando sostituì l’enzima con un altro identico preso dal pancreas del maiale,
non successe nulla. Era evidente che un altro componente del germe di grano, e
non l’enzima che Aub stava studiando, aveva il potere di agglutinare le cellule
malate. Infatti, pur distruggendo l’enzima tramite il riscaldamento dell’estratto di
germe di grano, esso si rivelava comunque efficace nella demolizione delle
cellule cancerose. Aub e i suoi colleghi vennero ben presto a sapere che l’enzima
del germe di grano era contaminato da una minuscola proteina responsabile
dell’attività di agglutinazione. Avevano appena scoperto una lectina presente nel
germe di grano che agglutinava le cellule cancerose.

RAPPORTI FRA LECTINE E CANCRO


Come fanno le lectine ad agglutinare le cellule maligne? La cellula a sinistra è sana. Dato che la
produzione degli zuccheri di superficie è controllata da materiale genetico intatto, nella cellula normale
essi sono fabbricati e disposti regolarmente. In quella cancerosa, invece, il materiale genetico «lavora» in
modo incontrollato e produrrà pertanto una quantità abnorme di zuccheri. È chiaro che in queste
condizioni l’attività agglutinante delle lectine zucchero-specifiche sarà scarsa sulle cellule normali, ma
molto elevata su quelle tumorali.

Le cellule maligne sono cento volte più sensibili agli effetti agglutinanti delle
lectine rispetto a quelle normali. Se si allestiscono due colture, una contenente
cellule sane, l’altra cancerose, e vi si aggiunge la stessa dose di lectina
appropriata, nella prima si osserverà una reazione di agglutinazione modesta,
mentre nella seconda sarà imponente.
Gli ammassi formati da centinaia o migliaia di cellule tumorali attivano il
sistema immunitario, che invia in circolo cellule-ricognitori con il compito di
scovare il nemico e distruggerlo.
La letteratura scientifica è ricca di informazioni relative alle lectine,
largamente impiegate in campo oncologico per studi di biologia molecolare: esse
infatti funzionano come sonde che aiutano a identificare la struttura di antigeni
posseduti solo dalle cellule cancerose. A parte questo, però, il loro utilizzo è
assai limitato. Un vero spreco, se si considera la grande varietà di lectine
reperibile nei comuni alimenti. Sfruttando queste potenzialità ancora inespresse,
e correlandole a tutto ciò che sappiamo sui gruppi sanguigni, le possibilità di
sopravvivenza del malati di cancro aumentano considerevolmente.
Il ruolo dei gruppi sanguigni
Dal momento della nascita a quello della morte, le cellule del nostro organismo
sono impegnate in un’intensa attività di duplicazione che serve a sostituire gli
elementi invecchiati con altri più giovani e vigorosi. Il processo di duplicazione,
chiamato in termini tecnici «mitosi», richiede la replicazione del materiale
genetico che verrà trasmesso dalla cellula madre alle cellule figlie. Se qualcosa
va storto la cellula può acquistare la capacità di duplicarsi al di fuori di ogni
controllo, può diventare, cioè, cancerosa. Alla luce di queste brevi e semplici
considerazioni, c’è da meravigliarsi che i tumori non colpiscano chiunque. In
effetti la nostra salute è letteralmente nelle mani del sistema immunitario che,
come un solerte netturbino, provvede a identificare ed eliminare le cellule
alterate. Anche se le cause delle neoplasie sono molteplici, complesse e sotto
molti aspetti ancora oscure, non c’è dubbio che un cattivo funzionamento del
sistema di difesa possa contribuire allo sviluppo della malattia.
Una grande quantità di antigeni dei tumori (marcatori tumorali) presentano
delle caratteristiche degli antigeni del gruppo sanguigno. Molti di loro sono
simili all’antigene A, ecco perché i gruppi A e AB sembrano più esposti al
cancro. Tuttavia non c’è solo questo aspetto.
Quali sono, più precisamente, le connessioni tra gruppo sanguigno, cancro e
lectine? E come possono essere sfruttate in modo vantaggioso per la salute?
Fortunatamente, anche se a piccoli passi, la ricerca prosegue e più strada fa,
più cose ci insegna e più a lungo potremo vivere. Ora vi racconterò in breve cosa
ho scoperto in primo luogo sui tumori, e poi su quali azioni possiamo
intraprendere per combatterli.
Cancro al seno
Parecchi anni fa, mentre stavo raccogliendo la storia clinica di nuove pazienti,
iniziai ad accorgermi che quelle che diversi anni prima avevano avuto un tumore
al seno ed erano riuscite a sconfiggerlo appartenevano al gruppo sanguigno 0
oppure B. Le percentuali di guarigione erano ancora più impressionanti
considerando che la maggior parte era stata curata quasi esclusivamente con
l’intervento chirurgico e solo in rari casi a questo era stato aggiunto il
trattamento radiante o la chemioterapia.
Al contrario, le donne con gruppo sanguigno A o AB sembrano reagire meno
bene alle cure.
Come spiegare queste differenze?
Ebbene, una prima parziale risposta può essere dedotta da uno studio
pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet nel 1991, secondo il quale era
possibile stabilire a priori la tendenza di un tumore ancora localizzato nella
mammella a invadere i linfonodi ascellari. Tutto questo utilizzando una tecnica
molto semplice, che consisteva nel mettere le cellule tumorali a contatto con una
lectina estratta da una lumaca commestibile, l’Helix pomatia: un’agglutinazione
spiccata era indice di metastatizzazione. E, guarda caso, la lectina dell’Helix
pomatia è altamente specifica per il gruppo sanguigno A. In altre parole, le
cellule cancerose che modificano la loro struttura antigenica fino ad acquisire
caratteristiche molto simili a quelle dell’antigene A sono in grado di aggirare il
nostro sistema di difesa e di aggredire i linfonodi.
Molte cellule neoplastiche possiedono antigeni specifici che, proprio grazie a
questa specificità, possono venire identificati attraverso un semplice esame del
sangue e utilizzati pertanto come indici di malattia. Nelle donne affette da
carcinoma mammario l’antigene 15-3 (CA 15-3) spesso raggiunge livelli elevati;
la stessa cosa avviene per l’antigene 125 (CA 125) nel carcinoma ovarico, per
l’antigene prostatico specifico (PSA) nel carcinoma prostatico e via dicendo. Di
solito ci si serve di questi indicatori per valutare il decorso della malattia e
l’efficacia delle cure intraprese. In linguaggio tecnico vengono chiamati
«marcatori tumorali» e molti di loro possiedono punti di contatto con gli antigeni
dei diversi gruppi sanguigni.
Spesso questi marcatori, soprattutto quelli del carcinoma mammario, hanno
un’affinità spiccata nei confronti dell’antigene A. Il sistema immunitario dei
soggetti di tipo A o AB avrà pertanto qualche difficoltà a riconoscere (ed
eliminare) le cellule degenerate, mentre il sistema difensivo dei tipi 0 o B sarà in
grado di riconoscere e distruggere immediatamente gli intrusi.
CASO CLINICO: PREVENIRE IL TUMORE AL SENO
Anne, 47 anni: tipo A

Anne venne nel mio ambulatorio per sottoporsi a una visita di controllo. Non aveva particolari
problemi, ma durante il colloquio preliminare appresi che nella famiglia di suo padre e in quella di
sua madre c’erano stati diversi casi di cancro al seno, per la maggior parte con esito infausto.
Anne conosceva bene l’importanza del rischio genetico, ma fu sorpresa di apprendere che, oltre a
questo, doveva tener conto anche di quello insito nel suo gruppo sanguigno. «Non penso che questo
rischio aggiuntivo possa cambiare qualcosa; in ogni caso è un fattore su cui non posso minimamente
intervenire», commentò Anne.
Spiegai alla mia paziente che, al contrario, c’erano parecchie cose che poteva fare per
fronteggiare la situazione. Prima di tutto, vista la storia della sua famiglia, doveva imparare la tecnica
dell’autoesame del seno e poi recarsi regolarmente a visite di controllo ed esami mammografici.
«Quando ha eseguito l’ultima mammografia?» le chiesi. Un po’ impacciata, Anne rispose che
l’ultimo controllo risaliva a sette anni prima. Dalle sue parole era evidente che la mia paziente aveva
un atteggiamento diffidente nei confronti della medicina tradizionale e preferiva affrontare i suoi
problemi con rimedi naturali e vitamine. In questo caso, però, affidarsi alla medicina alternativa era
fuori discussione, quindi la convinsi a sottoporsi all’esame.
Una volta appurata l’assenza di tumore, predisposi per lei un programma intensivo di prevenzione
basato sulla dieta di tipo A, modificata in modo da privilegiare il consumo di alimenti dotati di
potenzialità antineoplastiche come, per esempio, la soia, cui aggiunsi alcuni rimedi naturopatici.
Anne, nel frattempo, iniziò a praticare lo yoga con ottimi risultati: finalmente riusciva a vivere la sua
vita senza sentirsi dietro alle spalle lo spettro della malattia.
Un anno dopo Anne si sottopose a un’altra mammografia che, purtroppo, rivelò una lesione
sospetta nel seno sinistro. Gli esami condotti in seguito dimostrarono l’esistenza di una condizione
precancerosa, cioè una lesione che, se non asportata, poteva degenerare in cancro.
A tre anni di distanza dall’intervento non si sono verificate ricadute. Anne continua a seguire
scrupolosamente la dieta di tipo A e asserisce di non essersi mai sentita meglio.
Di tutte le funzioni che un medico può assolvere nei confronti dei propri pazienti, nessuna è più
importante e ricca di soddisfazioni della medicina preventiva. Sono felice che Anne si sia rivolta a
me al momento opportuno e che abbia seguito passo dopo passo la strada giusta.
L’immunoterapia
Nonostante i progressi della ricerca biomedica, il cancro al seno continua a
essere una malattia subdola e troppo spesso mortale. La svolta decisiva nella sua
cura potrebbe forse venire proprio dai gruppi sanguigni. L’immunoterapia
sembra essere la branca d’indagine più promettente nella battaglia contro il
tumore, incluso quello alla mammella. Sono in corso molti studi clinici che
stanno valutando l’efficacia del vaccino contro il cancro e i risultati sono
incoraggianti. Uno dei pionieri di questo approccio ha utilizzato il gruppo
sanguigno come base per la creazione di un vaccino.
Fino alla sua morte, nel 1998, il dottor George Springer – medico ricercatore
presso il Bligh Cancer Center dell’Università di Chicago – ha esaminato gli
effetti di un vaccino elaborato partendo da una molecola chiamata antigene T.
Fin dagli anni Cinquanta Springer è stato uno dei più illustri studiosi nel campo
delle correlazioni che legano i diversi gruppi sanguigni ai tumori al seno. I suoi
contributi scientifici sono stati fondamentali, e il suo lavoro sull’antigene T il più
promettente.
Si tratta di un marcatore tumorale (antigene del pancarcinoma) presente in
molte neoplasie, ma abbastanza specifico per il cancro alla mammella. Ha
diverse somiglianze con l’antigene anti-A. Le persone sane hanno anticorpi
contro l’antigene T, quindi in esse non si rileva mai. In effetti gli anticorpi anti-T
sono tra i pochi che ciascuno di noi si porta dietro contro se stesso, sebbene sia
stato dimostrato che i soggetti di tipo A ne producono molti meno rispetto ad
altri gruppi sanguigni. La struttura dell’antigene T fu scoperta negli anni
Sessanta dal dottor Gerhard Uhlenbruck dell’Università di Colonia grazie alla
lectina derivata dalle arachidi.
Secondo l’ipotesi di Springer, un vaccino composto dall’unione dell’antigene
T e diverse molecole assistenti, chiamate «coadiuvanti», può dare uno scossone
al sistema immunitario e renderlo più aggressivo nei confronti delle cellule
cancerose. Springer e la sua équipe hanno utilizzato un vaccino derivato
dall’antigene T mescolato con uno comune contro il tifo per tentare di impedire
la progressione della malattia in donne affette da cancro al seno in stadio
avanzato.
Sebbene il numero delle pazienti trattate, solo venticinque, sia troppo esiguo
per trarre conclusioni definitive, i risultati ottenuti non possono lasciare
indifferenti. Le undici donne più gravi (stadio III e IV) sono sopravvissute per
più di cinque anni, un dato rimarchevole se si considera che erano ormai in fase
terminale; sei di esse (tre in stadio III e tre in stadio IV) sono addirittura rimaste
in vita dai dieci ai diciotto anni.
L’indagine di Springer sulle correlazioni tra gruppi sanguigni e cancro mi ha
convinto che l’approfondimento di queste tematiche non si limiterà ad allargare
le nostre conoscenze sui fattori di rischio neoplastico, ma potrà influenzare in
modo decisivo anche il trattamento della malattia. Sfortunatamente il lavoro di
Springer si è arenato dopo la sua morte, ma posso dirvi che l’interesse dei
ricercatori nei confronti dell’antigene T è rinato negli ultimi anni.
Il gruppo sanguigno può influire sul decorso e sull’esito del tumore al seno in
altri modi. Uno dei meccanismi coinvolge una molecola chiamata VEGF (fattore
di crescita dell’endotelio vascolare), implicata nello sviluppo della nostra rete
vascolare, un processo noto come «angiogenesi». Sembra che possa esserci
un’interazione diretta tra l’antigene del gruppo sanguigno di tipo A e il recettore
del VEGF che forse potrebbe portare a una maggiore produzione di vasi
sanguigni, il che può contribuire alla diffusione delle cellule cancerose
metastatiche. Esistono anche prove di questa relazione non legate al cancro: il
VEGF è responsabile della crescita di ampie voglie, dette «nevi vinosi»
(emangiomi), per le quali si riscontra una maggiore incidenza nel tipo A.
Altri tipi di cancro
Le tappe di sviluppo del cancro, un predatore in libertà e in vena di razzie, sono
simili in tutti i tipi di tumore, anche se, ovviamente, esistono diversità correlate
alle cause della malattia e ai gruppi sanguigni. Gli indicatori tumorali (marcatori)
che presentano somiglianze con l’antigene A o B hanno infatti una grande
influenza sulla risposta del sistema immunitario all’invasione perpetrata dalle
cellule degenerate e sulla crescita della neoplasia.
In linea di massima, tutti i tipi di tumore sembrano avere una predilezione per
il gruppo sanguigno A e per quello AB, anche se ci sono alcune tipologie di
cancro, come quelle all’apparato riproduttivo femminile e alla vescica, che
sembrano colpire di preferenza i soggetti di tipo B. In definitiva le più fortunate
sono le persone di tipo 0, che mostrano una certa resistenza nei confronti dei
tumori in genere.
Ritengo che il fatto di possedere anticorpi naturali anti-A e anti-B consenta a
questi soggetti di aggredire con estrema efficacia le cellule cancerose dotate di
antigeni simili a quelli dei gruppi A e B. Questo, però, non vuole essere un invito
a dormire sugli allori, confidando nella protezione esercitata dal gruppo
sanguigno. Al contrario, tutti devono stare all’erta e sottoporsi a periodiche visite
di controllo, perché un tumore diagnosticato precocemente ha le massime
probabilità di guarigione.
Tumori cerebrali
La maggior parte dei tumori che colpiscono il sistema nervoso centrale – per
esempio i gliomi o l’astrocitoma – sembra prediligere i soggetti di gruppo
sanguigno A e AB. Non a caso i marcatori tumorali di questo tipo di neoplasie
hanno caratteristiche simili all’antigene A.
Tumori all’apparato riproduttivo femminile
I tumori che interessano l’utero, la cervice uterina, le ovaie e la vulva sembrano
colpire di preferenza le donne di tipo A e AB. Bisogna però ricordare che ci sono
anche molte donne con gruppo sanguigno B affette da queste neoplasie. Ciò
significa che le cellule cancerose possono avere caratteristiche antigeniche
diverse a seconda delle circostanze. Le cisti ovariche e i fibromi uterini, malattie
benigne e facilmente risolvibili che potrebbero tuttavia indicare l’esistenza di
una certa suscettibilità nei confronti del cancro, generano elevate quantità di
antigeni anti-A e anti-B.
Cancro al colon
Il gruppo sanguigno non sembra costituire un fattore di rischio rilevante per le
diverse forme di tumore al colon. Le cose di cui preoccuparsi sono ben altre:
genetica, alimentazione, stile di vita e temperamento. La colite ulcerosa e il
morbo di Crohn, per esempio, sono malattie intestinali croniche che, a lungo
andare, possono aggravarsi dando origine allo sviluppo di un tumore. Anche una
dieta troppo ricca di grassi animali, soprattutto se associata al fumo e al consumo
abituale di bevande alcoliche, crea le condizioni per l’insorgere di un tumore.
Ovviamente il rischio è maggiore per le persone che hanno famigliari già colpiti
da questo tipo di malattia. Detto ciò, i soggetti di tipo A e AB presentano i fattori
di rischio più elevati.
Cancro alla bocca e alle alte vie digestive
Il cancro alle labbra, alla lingua, alle gengive, alla mucosa orale, alle ghiandole
salivari e all’esofago ha un legame molto stretto con i gruppi sanguigni A e AB.
C’è comunque da sottolineare che nella maggior parte dei casi si tratta di tumori
autoprovocati, cioè che si sviluppano di preferenza in seguito a uno stile di vita
malsano: fumo, alcol, dieta scorretta, l’abitudine ad assumere cibi e bevande
troppo caldi, scarsa igiene orale e via dicendo.
Cancro allo stomaco
Il carcinoma gastrico ha maggiori probabilità di svilupparsi quando la
produzione di acido cloridrico è bassa, proprio come accade nei soggetti di tipo
A e AB. In effetti, analizzando l’impatto dei diversi gruppi sanguigni su più di
63.000 casi di tumore allo stomaco, l’A e l’AB risultano predominanti.
In Cina, Giappone e Corea la malattia è talmente diffusa da assumere l’aspetto
di una vera e propria epidemia, della quale è responsabile in larga misura la
dieta, in cui abbondano cibi affumicati, conservati in salamoia e fermentati. La
soia, alimento notoriamente benefico e consumato in grande quantità dalle
popolazioni asiatiche, sembra non riuscire a invertire questa tendenza, forse
perché anch’essa viene trattata con nitrati prima di essere immessa sul mercato.
In ogni caso, le persone di tipo B che, come sappiamo, producono buone
quantità di acido cloridrico, pur seguendo la medesima dieta sono più raramente
affette da questa tipologia di tumore.
Cancro al pancreas, al fegato, alla cistifellea e alle vie biliari
Questi tipi di tumori si riscontrano in rari casi nelle persone di gruppo 0, poiché
di solito sono dotate di un apparato digerente molto robusto. Uno studio,
realizzato presso il Dana-Farber Cancer Institute di Boston, ha mostrato che i
soggetti di tipo A, B o AB avevano più probabilità di sviluppare un tumore al
pancreas rispetto al tipo 0. Mentre l’A e l’AB risultano maggiormente esposti
alla possibilità di incorrere in tumori digestivi, gli individui B, invece, sono più a
rischio solo se seguono una dieta ricca di semi e frutta secca.
Un tempo, quando il trattamento dei tumori era ancora agli inizi, queste
neoplasie venivano curate facendo mangiare al paziente grandi quantità di fegato
fresco di pecora, cavallo e bufalo. La terapia, per quanto rudimentale, sembrava
dare qualche risultato, ma non se ne conosceva la ragione. Più tardi si scoprì che
il fegato contiene lectine in grado di rallentare la crescita dei tumori pancreatici,
epatici, colecistici e alle vie biliari.
CASO CLINICO: CARCINOMA EPATICO
Cathy, 49 anni: tipo A

I problemi di Cathy iniziarono quando il suo medico si accorse di una «massa» addominale che, dopo
tutti gli accertamenti, si rivelò essere un tumore al fegato. Venne curata presso il Beth Israel
Deaconess Medical Center – la clinica universitaria dell’Harvard Medical School di Boston – e il
trattamento culminò in un trapianto epatico. Un paio d’anni dopo Cathy venne indirizzata al mio
ambulatorio.
Nel biennio che seguì mi concentrai su un unico obiettivo: liberarla dalla necessità di assumere
farmaci immunosoppressori, indispensabili per evitare il rigetto dell’organo trapiantato, individuando
appropriate tecniche naturopatiche. Le condizioni fisiche di Cathy migliorarono, tanto che alla fine fu
in grado di sospendere le cure farmacologiche.
Dopo due anni di terapie, tuttavia, la mia paziente iniziò ad avvertire un fastidioso senso di «fiato
corto», la cui origine venne chiarita in occasione di una visita oncologica di controllo. La radiografia
dei polmoni rivelava infatti una lesione e l’esame istologico confermò che si trattava di un cancro.
Ci si trovava di fronte a un dilemma che pareva senza sbocchi, perché la malattia aveva
compromesso i polmoni a tal punto da rendere impossibile e inutile un intervento chirurgico. Anche
l’idea della chemioterapia venne abbandonata visto che il fegato trapiantato non sarebbe riuscito a
sopportarla.
D’accordo con gli oncologi, iniziai il trattamento naturopatico consigliando a Cathy la dieta di
tipo A associata all’assunzione di prodotti fitoterapici capaci di esaltare le funzioni del sistema
immunitario. Raccomandai anche una preparazione derivata dalla cartilagine di squalo da assumere
sia per via orale sia per clistere.
Una fitta corrispondenza con gli specialisti di Harvard mi tenne costantemente informato delle
condizioni cliniche di Cathy, e presto mi riferirono che le lesioni polmonari si erano ridotte e
sembravano formate da tessuto cicatriziale. Notizie successive confermarono questi primi risultati
incoraggianti. Col tempo anche le cicatrici avevano cominciato a scomparire.
Cathy era al settimo cielo. «Quando i medici mi dissero che la malattia sembrava avviata verso la
remissione, mi sentii come se avessi vinto alla lotteria!» La mia paziente trascorse ancora tre anni in
ottime condizioni di salute ma, sfortunatamente, la malattia ricomparve e non fu più possibile fare
nulla.
Questo caso è interessante per due motivi: innanzitutto Cathy è stata trattata in quegli anni solo
con medicine naturopatiche; in secondo luogo i medici di Harvard si sono dimostrati aperti verso
ogni possibilità di cura, e questo si è tramutato in un vantaggio aggiuntivo per la paziente. Forse, in
un prossimo futuro, medicina tradizionale e alternativa potranno unire le forze per combattere
insieme una battaglia che abbia sempre maggiori probabilità di terminare con una vittoria definitiva.
Linfomi, leucemie e morbo di Hodgkin
Sebbene le persone di tipo 0 mostrino una generale resistenza nei confronti di
svariati tumori, i linfomi, le leucemie e il morbo di Hodgkin rappresentano un
loro punto debole. In effetti queste neoplasie che colpiscono il sangue e i
linfonodi potrebbero essere provocate da un virus che, nel corso del tempo,
riesce a far «impazzire» alcuni particolari tipi di cellule. Se ciò si rivelasse vero,
sarebbe in pieno accordo con quanto fin qui sostenuto a proposito del tipo 0,
dotato di un sistema immunitario poco aggressivo nei confronti di molte
infezioni virali.
Tumori polmonari
Il cancro al polmone è una delle poche neoplasie che non mostra alcuna
connessione con i gruppi sanguigni. Nella maggior parte dei casi il responsabile
principale è il fumo di sigaretta.
Certo, esistono altri svariati fattori di rischio, visto che la malattia può colpire
anche chi non ha mai fumato una sigaretta in vita sua, ma d’altra parte è ormai
assodato che la combustione del tabacco libera una sequela di agenti cancerogeni
impressionante.
Cancro alla prostata
Sembra che l’incidenza del carcinoma prostatico sia più elevata nei soggetti
secretori. Inoltre, secondo la mia personale esperienza, le persone di tipo A e AB
sono più inclini a sviluppare questo genere di malattia. È pertanto chiaro che i
soggetti A o AB secretori presentano un rischio raddoppiato.
Tumori alla pelle e alle ossa
Il cancro cutaneo colpisce prevalentemente il tipo 0.
Il melanoma maligno, la forma di tumore cutaneo più aggressiva, sembra
preferire le persone di gruppo A e AB, anche se non risparmia i tipi B e 0.
I tumori alle ossa, infine, si riscontrano con più frequenza tra i soggetti di
gruppo B, sebbene anche i tipi A e AB vadano considerati a rischio.
Tumori alle vie urinarie
Il carcinoma vescicale si sviluppa più frequentemente in uomini e donne
appartenenti ai gruppi A o B. Le persone AB, possedendo sia le caratteristiche di
tipo A sia quelle di tipo B, sono con ogni probabilità quelle più a rischio di
sviluppare questo genere di malattia.
I soggetti di gruppo B che tendono spesso a soffrire di infezioni alle vie
urinarie devono stare particolarmente attenti e sottoporsi a regolari visite di
controllo.
C’è uno strano collegamento cui non siamo ancora riusciti a dare una
spiegazione: l’agglutinante del germe di grano, la lectina che agisce
positivamente sul cancro al seno, paradossalmente sembra accelerare la crescita
delle cellule tumorali della vescica.
Come contrastare il cancro
A questo punto, se il vostro gruppo sanguigno è di tipo A o AB, potreste pensare
al cancro come a qualcosa di quasi inevitabile. Niente di più sbagliato: avere un
fisico più suscettibile nei confronti di una qualsiasi malattia non significa affatto
essere condannati a contrarla. Anzi, conoscere i propri punti deboli è molto
vantaggioso, perché consente di attuare interventi preventivi mirati. Qui di
seguito troverete una serie di suggerimenti molto utili, specie se siete di tipo A o
AB, ma che non vanno necessariamente bene per i tipi B e 0. In effetti la
maggior parte di questi cibi (arachidi, soia, lenticchie e germe di grano) può
causare problemi a questi ultimi.
La ricerca progredisce e un giorno potrà aiutarci a comprendere meglio le
correlazioni esistenti tra cancro e dieta per tutti i gruppi sanguigni. Nel
frattempo, se siete di tipo A o AB, potete seguire le speciali raccomandazioni
che troverete qui di seguito.
Una dieta per la vita
Grassi animali e proteine rappresentano un impegno gravoso per il sistema
digerente dei soggetti di tipo A. Le persone con questo gruppo sanguigno, e
anche quelle di tipo AB, devono pertanto sforzarsi di rinunciare a tali alimenti
privilegiando, invece, quelli ricchi di fibre.
Oltre a queste regole, chi desidera rinforzare l’organismo nei confronti dei
tumori dovrebbe aumentare il consumo di particolari cibi.
Ancora la soia
Un panetto di tofu è composto per il 3-11% di agglutinine della soia, capaci di
identificare selettivamente le cellule degenerate che producono antigeni di tipo A
e favorirne l’eliminazione, senza andare a toccare le cellule sane. Sebbene la soia
sia un cibo molto ricco, solo una minima parte è necessaria per l’agglutinazione.
Quest’attività è efficiente soprattutto nei confronti dei tumori al seno e così
specifica che è stata utilizzata per «ripulire» dalle cellule cancerose alcuni
campioni di midollo osseo. Mi riferisco, in particolare, a un lavoro sperimentale
condotto su donne affette da carcinoma mammario che dovevano essere trattate
con terapie farmacologiche e radianti a dosi tanto elevate da risultare tossiche
per il midollo osseo. Per ovviare all’inconveniente, i ricercatori hanno prelevato,
prima della cura, un po’ di midollo osseo e l’hanno ripulito dalle cellule tumorali
utilizzando una lectina estratta dalla soia. In un secondo tempo, le pazienti hanno
ricevuto un autotrapianto di midollo. Questo tipo di terapia ha dato risultati
molto soddisfacenti.
La lectina della soia contiene anche genisteina e daidzeina, due composti
dotati di attività estrogenica che aiutano a mantenere in equilibrio la bilancia
ormonale e contribuiscono a ridurre l’apporto di sangue, quindi di ossigeno e
sostanze nutritive, alla massa tumorale.
In ogni caso, la soia non si limita a combattere il cancro alla mammella, ma è
utile in tutte le forme di neoplasie. Ecco perché le persone con gruppo sanguigno
A e AB dovrebbero cercare di consumarne buoni quantitativi e, se non amano il
tofu e i prodotti correlati, sforzarsi di riconsiderarli nell’ottica della medicina
preventiva.
Probabilmente la bassa incidenza di cancro al seno osservata tra le donne
giapponesi è da attribuire proprio alla dieta ricca di soia.
Purtroppo la cucina tradizionale nipponica rischia di essere travolta a poco a
poco da modelli alimentari di stampo occidentale, quindi, in un prossimo futuro,
forse si registrerà un aumento nell’insorgenza di certi tipi di tumore. Uno studio
condotto su donne giapponesi emigrate a San Francisco ha dimostrato che esse
presentano un’incidenza di cancro al seno raddoppiata rispetto alle loro
connazionali rimaste in patria.
Arachidi
L’agglutinina contenuta nelle arachidi ha dimostrato di possedere una spiccata
reattività nei confronti delle cellule degenerate provenienti da carcinomi
midollari del seno. Altre forme di tumore alla mammella, come il carcinoma
intraduttale, lobulare e scirroso, sembrano meno sensibili agli effetti di questa
lectina. Forse questa attività può essere sfruttata in modo vantaggioso per altri
tipi di cancro con caratteristiche simili a quelle dell’antigene A.
Mangiare arachidi, senza scartare la pellicina rossa che le avvolge, costituisce
quindi un’ottima, e piacevole, forma di prevenzione. Il burro d’arachidi, invece,
non è una buona fonte di lectine poiché si tratta di un prodotto sottoposto a vari
tipi di lavorazione.
Amaranto
La lectina contenuta nell’amaranto ha un’affinità specifica con le cellule del
cancro al colon e riesce a modificare la loro programmazione spingendole al
suicidio, nel processo detto apoptosi.
Funghi e fave
I funghi champignon comunemente in commercio e la fava contengono delle
lectine che reagiscono e sopprimono l’antigene T. Se avete famigliarità con
polipi al colon, che spesso rappresentano una condizione precancerosa, potrebbe
essere utile aumentare il consumo di champignon e fave.
Una serie incredibile di studi ha dimostrato che queste lectine possono
invertire molti dei cambiamenti precancerosi che avvengono nel colon,
riprogrammando le cellule affinché ritornino a uno stadio normale.
Lenticchie
La lectina contenuta nelle lenticchie comuni o in quelle verdi dimostra una
spiccata attrazione per le cellule maligne provenienti da carcinomi al seno di tipo
lobulare, midollare, intraduttale e stromale.
Probabilmente anch’essa può risultare utile in altre forme di tumore con
caratteristiche di tipo A.
Fagioli di Lima
La lectina dei fagioli di Lima «cattura» le cellule di tipo A, degenerate o meno,
con un’efficacia superiore a quella di tutte le altre agglutinine. Se state bene, i
fagioli di Lima potrebbero causarvi qualche problema, quindi non possono
essere utilizzati come strategia preventiva.
Ma se avete un tumore dotato di caratteristiche sovrapponibili a quelle
dell’antigene A, mangiate questi fagioli liberamente. La loro lectina agglutinerà
un enorme quantitativo di cellule cancerose. Certo, distruggerà anche le cellule
sane di tipo A, ma i vantaggi saranno di gran lunga superiori agli svantaggi.
Germe di grano
L’agglutinina del germe di grano mostra spiccate affinità con i tumori di tipo A.
Tuttavia è concentrata nel rivestimento del seme di frumento, una parte che di
solito viene scartata. La crusca di grano ne contiene pertanto quantità consistenti;
se però questo alimento non è di vostro gradimento, potete optare per altri
prodotti a base di germe di grano facilmente reperibili nei negozi specializzati
oppure online.
Lumache
Se appartenete al gruppo sanguigno A o AB, ordinate un piatto di lumache la
prossima volta che uscite a cena! Se non le avete mai assaggiate, ma l’idea di
mangiarle non vi solletica, consideratele alla stregua di un nuovo farmaco che
potrebbe rivelarsi non solo utile, ma anche piacevole da assumere.
L’agglutinina contenuta nell’Helix pomatia è particolarmente efficace nei
confronti del carcinoma mammario e sembra addirittura in grado di impedire, o
per lo meno procrastinare, la formazione di metastasi ai linfonodi.
Altre strategie

Tenete d’occhio il fegato e il colon


Gli estrogeni vengono metabolizzati – cioè degradati – principalmente nel fegato
e nel colon. Così, quando questi organi non funzionano a dovere, gli ormoni
sessuali femminili tendono a raggiungere livelli troppo alti che possono favorire
lo sviluppo di cellule cancerose.
Assicuratevi di consumare giuste quantità di fibra che contribuisce a far
aumentare i livelli colici di butirrato, una sostanza che protegge le pareti del
colon.
Antiossidanti
Gli studi condotti sui possibili effetti della vitamina E e del betacarotene nel
cancro al seno hanno dato risultati poco soddisfacenti. Questi antiossidanti,
infatti, non riescono ad attestarsi in concentrazioni sufficienti per poter svolgere
la loro azione sui tessuti malati.
Gli antiossidanti di origine vegetale, per esempio la quercetina che abbonda
nelle cipolle gialle, sembrano funzionare meglio, ma devono essere
somministrati insieme alla vitamina C per raggiungere la potenza richiesta.
Le donne che presentano qualche fattore di rischio per il carcinoma
mammario e che, essendo in menopausa, desiderano seguire una terapia
ormonale sostitutiva possono ricorrere ai fitoestrogeni. Gli estrogeni derivati
dalle piante, infatti, contengono buoni quantitativi di estriolo, una sostanza più
debole dell’estradiolo, che è l’estrogeno presente nelle preparazioni (sintetiche)
ormonali classiche. La differenza tra questi due ormoni non è di poco conto:
l’estriolo offre una certa protezione nei confronti del tumore mammario, mentre
l’estradiolo può, al contrario, incrementare il rischio di contrarre tale malattia.
Il tamoxifene, un antiestrogeno prescritto per il trattamento di tumori al seno
sensibili agli estrogeni, è esso stesso un estrogeno debole, come del resto lo è la
genisteina contenuta nella soia. Tutti questi fitoestrogeni inibiscono
l’angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi all’interno della massa tumorale.
È chiaro che una massa in espansione, com’è per l’appunto il cancro, ha bisogno
di un notevole apporto di sostanze nutritive, e quindi di sangue, per poter
sostenere la propria crescita. Se lo sviluppo di nuovi vasi viene ostacolato, il
tumore verrà privato di nutrimento, di conseguenza il processo sarà più lento.
Germogli di verdure
I germogli sono in grado di portare allo scoperto alcune medicine nascoste
all’interno delle verdure. Ciò vale soprattutto se queste ultime appartengono alla
famiglia delle crucifere che, quando sono germogliate, liberano grandi quantità
di una potente molecola anticancro: il sulforafano, di cui sono noti gli effetti sul
DNA, poiché stimola le capacità di autoripararsi e di controllare come vengono
espressi i geni in risposta agli stimoli ambientali.
Un aiuto in più
Praticate regolarmente l’attività fisica che più vi piace, riposate a sufficienza,
raggiungete livelli adeguati di espressione creativa, evitate, per quanto possibile,
le sostanze tossiche o potenzialmente nocive, mangiate la frutta e la verdura
previste dalla vostra dieta specifica. Non usate antibiotici senza la prescrizione
del medico: lasciate al vostro sistema immunitario l’opportunità di combattere
con le sue sole forze se i disturbi che vi affliggono sono provocati da
un’infezione banale in grado di risolversi da sola.
CASO CLINICO: CARCINOMA AL SENO IN STADIO AVANZATO
Jane, 50 anni: tipo AB

Quando visitai Jane per la prima volta era stata sottoposta a una mastectomia e a numerosi cicli di
chemioterapia per un carcinoma duttale infiltrante al seno che aveva già causato metastasi nei
linfonodi ascellari. Al momento della diagnosi Jane aveva due noduli tumorali nel seno sinistro, uno
di quattro centimetri e l’altro di un centimetro e mezzo. Ovviamente le prospettive di sopravvivenza
non erano molto buone.
Prescrissi a Jane la dieta di tipo AB, raccomandandole di mangiare grandi quantitativi di soia
(ottima fonte di lectine A); in aggiunta le consigliai l’assunzione degli integratori a base di erbe che
di solito impiego per contrastare lo sviluppo dei tumori mammari. Al momento della prima visita il
marcatore tumorale CA 15-3 era 166 (valori normali: inferiori a 10), dopo tre mesi era sceso a 87 e
dopo quattro mesi era ulteriormente calato a 37. A questo punto suggerii a Jane di recarsi a Chicago
dal dottor Springer per vedere se poteva essere inclusa nello studio in cui veniva utilizzato il vaccino
elaborato con l’antigene T.
La risposta fu positiva e oggi tutti gli esami, inclusa la scintigrafia ossea, sembrano dare risultati
promettenti. Ciò nonostante sarebbe incauto affermare che Jane è ormai guarita. Questo solo il tempo
potrà dirlo.

La prevenzione del cancro e il potenziamento delle funzioni immunitarie sono


i settori della medicina in cui si profilano le maggiori conquiste nel prossimo
futuro. La ricerca genetica consentirà presto di comprendere, e forse anche di
controllare, i meccanismi responsabili di molte malattie.
A dispetto dei progressi e dei traguardi conseguiti in campo biomedico, i
tumori fanno ancora paura. Di fronte a loro ci sentiamo inermi, incapaci di
difendere noi stessi e chi amiamo. Le correlazioni tra neoplasie e gruppi
sanguigni possono aiutarci a comprendere meglio la nostra sensibilità
individuale, a valutare in maniera più consapevole i fattori di esposizione
ambientale e nutrizionale, e a adottare uno stile di vita più sano.
Grazie al programma specifico per ciascun gruppo sanguigno sarà anche
possibile potenziare l’efficienza del sistema immunitario, per consentirgli di
svolgere in modo ottimale il lavoro di sorveglianza sulle cellule degenerate. E
chi è già stato colpito dal cancro potrà utilizzare la dieta dei gruppi sanguigni per
combattere meglio la malattia.
Le cure oncologiche oggi disponibili sono ben lungi dall’essere perfette, ma
riescono ugualmente a salvare migliaia e migliaia di vite. È evidente che per
vincere la battaglia è necessario lavorare su più fronti, e quelli in cui ciascuno di
noi può agire sono la prevenzione e la diagnosi precoce. Il messaggio è chiaro:
evitate i comportamenti a rischio, seguite la dieta adatta al vostro gruppo
sanguigno, eliminate lo stress e sottoponetevi a regolari controlli medici. Non vi
si chiede di più.
Per approfondire il tema del rapporto tra gruppo sanguigno e cancro

Due libri della mia serie sulla dieta dei gruppi sanguigni possono fornirvi informazioni più dettagliate
sul rapporto tra il vostro gruppo e i tumori:

La salute su misura. Energia e benessere sempre al massimo con il metodo basato sui gruppi
sanguigni

Cancer. Fight It with the Blood Type Diet


Epilogo
L’evoluzione congiunta degli individui
La prossima frontiera

IL viaggio dell’uomo è cominciato con la vittoria di un sistema immunitario,


quello di tipo 0, non necessariamente la prima organizzazione molecolare, ma di
sicuro la più efficace, quella che è sopravvissuta. Non sappiamo spiegarci perché
il tipo A, il primo tipo molecolare, sia inizialmente scomparso e poi risorto circa
40.000 anni fa, ma non ci sono dubbi che i cambiamenti nella dieta, nelle
malattie, negli ambienti e negli stili di vita abbiano esercitato un forte influsso.
Con l’evolversi di queste influenze, circostanze diverse in particolari zone del
mondo sembrano aver favorito il tipo B. E, alla fine, fa la sua comparsa il tipo
AB, non una vera costruzione in senso evolutivo, quanto piuttosto uno strano
attributo che solo gli esseri umani possiedono e che ci permette di distinguere un
diverso gruppo sanguigno combinando due gruppi di base.
Continuiamo a imparare. Oggi, grazie al lavoro pionieristico del Progetto
genoma umano, siamo in grado di arrivare a tracciare una mappa precisa del
nostro patrimonio genetico. E così si è giunti all’identificazione di un gene
legato al carcinoma mammario e in un futuro, forse più prossimo di quanto non
sembri, riusciremo a controllare e modificare la predisposizione genetica nei
confronti di alcune malattie.
L’idea che abbiamo dell’evoluzione genetica è quella di un processo che si
dispiega lentamente su un periodo di tempo molto lungo. Tuttavia ora sappiamo
che i geni cambiano di continuo, si riorganizzano, si attivano e si disattivano a
vicenda. Molte di queste modifiche quasi quotidiane nell’attività genetica, in
particolari circostanze, possono essere trasmesse di generazione in generazione.
Abbiamo anche scoperto che, nonostante l’ampia enciclopedia genetica, siamo
costruiti in modo che pochi geni svolgano da soli gran parte del lavoro. Essi
esistono e funzionano in vaste reti che sono più simili a dei computer che a delle
semplici reazioni chimiche.
Eppure un sistema genetico continua a sfidare le facili categorizzazioni: il
gruppo sanguigno. Quando ho iniziato a studiare la chimica del gruppo
sanguigno, molti colleghi mi hanno consigliato di trovarmi qualcosa di «più
moderno, più all’avanguardia». Dopotutto – pensavano – cos’altro c’è ancora da
sapere sul gruppo sanguigno? Uno di loro me lo disse in termini ancora più
chiari: «Peter, l’interesse per i gruppi sanguigni è passato di moda insieme ai
bustini da donna».
Tuttavia oggi non passa settimana in cui non venga pubblicato un articolo che
collega il gruppo sanguigno a una nuova malattia, o che riporti una scoperta sulla
flora intestinale, o un diverso aspetto della nostra fisiologia.
Mentre scrivo queste pagine, il gruppo sanguigno è un tema scottante.
Mi capita ancora di scuotere la testa quando leggo l’ennesimo studio nel quale
si afferma di aver trovato un nuovo legame tra il gruppo sanguigno e alcune
patologie. Molto spesso queste conclusioni erano emerse già decenni fa. Sembra
che il nostro recente interesse medico per i gruppi sanguigni sia accompagnato
da una certa amnesia storica sull’importante lavoro svolto dai primi, numerosi
pionieri.
La rivoluzione continua
Da dove proviene la nostra forza vitale? Che cosa ci spinge a sopravvivere? La
risposta è solo una: il nostro sangue.
In questi ultimi anni nuovi virus, come l’ebola, ci hanno lanciato un guanto di
sfida. Siamo sempre più spesso di fronte a malattie rispetto alle quali la medicina
sembra disarmata. Riuscirà il nostro organismo a superare gli attacchi sferrati
alla salute dal nuovo millennio?
Ecco ciò che ci si prospetta:

Aumento delle radiazioni ultraviolette causate dall’assottigliamento dello


strato di ozono
Aumento dell’inquinamento atmosferico e di quello delle acque
Impoverimento delle riserve idriche in tutto il mondo
Aumento della contaminazione delle derrate alimentari
Sovrappopolazione e fame
Malattie infettive che sfuggono alle nostre possibilità di controllo

Ma sopravvivremo. Non sappiamo certo come, né quale sarà il mondo


destinato ai posteri, ma conosciamo le capacità di adattamento che ci
caratterizzano perché ce le ha insegnate la nostra stessa storia.
Forse in futuro i progressi in campo scientifico e tecnologico consentiranno
all’uomo di mettere a tacere i suoi peggiori impulsi e di dare invece spazio a
valori di collaborazione per preservare le risorse naturali.
Abbiamo raggiunto un approfondito livello di conoscenza, quindi non ci sono
ragioni per essere pessimisti: gli strumenti di cui disponiamo possono essere
impiegati per uscire dalla spirale dell’autodistruzione e costruire una società
migliore.
Facciamo parte di un insieme molto dinamico. La vita di ciascuno di noi dura
quanto un battito di ciglia se paragonata allo scorrere del tempo, ed è proprio
questa precarietà che rende la nostra esistenza così preziosa.
Spero che la prosecuzione del lavoro di mio padre e l’impegno che ho profuso
nello studio dei gruppi sanguigni possano avere un impatto realmente positivo
sulla salute di tutti coloro che leggeranno questo libro. Prendiamoci un momento
per concentrarci soltanto sulla nostra individualità, per celebrare ciò che ci rende
unici. Tutto quello che serve è la volontà di espandere il nostro orizzonte al di là
delle soluzioni generiche, delle interpretazioni troppo fantasiose e delle
generalizzazioni. Il lavoro è un po’ più faticoso, ma sarà la chiave per aprire la
porta della nostra realizzazione personale.
Seguendo l’esempio paterno, in tutti questi anni mi sono dedicato con
passione alla medicina naturopatica e alla ricerca. È cominciato come un dono di
mio padre, ed è diventato un mio omaggio a lui.
Il frutto di questo lavoro è la dieta dei gruppi sanguigni, una vera rivoluzione
che cambierà radicalmente la vostra vita.
Appendice A
La carta d’identità dei gruppi sanguigni
Appendice B
I risultati contano

QUANDO ho dato vita alla nostra community virtuale con il sito


www.dadamo.com, ho lanciato il Blood Type Diet Results Database, una banca
dati in cui era possibile descrivere in prima persona i progressi compiuti grazie
alla dieta. Ho scoperto che ben poche cose sono convincenti come l’esperienza
di chi racconta la propria vicenda. Ecco dunque alcune testimonianze: forse ci
ritroverete anche la vostra storia!
Gruppo 0
Giovane uomo. Prima di cominciare ero un vegetariano sovrappeso con un
costante senso di spossatezza e sempre alle prese con vari malanni. Dopo aver
sentito parlare della dieta ed essermi documentato un po’, ho ripreso a
consumare carne (soprattutto carni rosse magre e pesce) e ho modificato altre
abitudini alimentari. Nell’ultimo anno e mezzo (il tempo trascorso da quando ho
iniziato a cambiare il modo di nutrirmi) non ho avuto malattie degne di nota, ho
perso peso e mi sento pieno di energia. Avverto un senso di benessere generale e
persino una maggiore spinta ormonale: grazie alla dieta la mia vita ha davvero
svoltato!
Giovane donna. Ero arrivata a un punto in cui mi pareva che tutto il cibo
fosse veleno. Stavo male almeno due volte al giorno e non sopravvivevo a una
giornata lavorativa senza antidiarroico. Ero anche in cura per varie patologie: mi
era stata asportata la cistifellea, avevo la pressione alle stelle e la tiroide al
minimo. Dopo una sola settimana di dieta ho notato un miglioramento
significativo. Dolori intestinali e sindrome dell’intestino irritabile si sono risolti.
Prendevo ancora i farmaci per la pressione e la tiroide, ma alla fine entrambe
sono rientrate nella norma. Sono dimagrita, sì, ma il vero cambiamento per me è
stato dal punto di vista del benessere generale e dei livelli di energia. Chi mi
aveva conosciuto in precedenza, chi mi aveva visto sforzarmi, un giorno dopo
l’altro, di trovare qualcosa da mangiare che non mi facesse star male, chi era al
corrente delle mie condizioni di perenne debolezza, spossatezza, mancanza di
energie è rimasto folgorato. Mi sento di nuovo una ragazzina!

Donna di mezza età. Ho tentato l’approccio vegetariano per un po’, ma finora


non avevo mai capito perché la mia salute non migliorasse o come mai non
riuscissi a perdere una significativa quantità di peso. Circa un anno fa mi è stato
diagnosticato il diabete di tipo 2 e tenere la glicemia sotto controllo è stata
un’impresa, per dirla con un eufemismo. Visto che avevo provato quasi tutto il
resto, ho deciso di dare una possibilità anche al metodo del dottor D’Adamo.
Oggi mi sento piena di energie e la glicemia è tornata a livelli normali già dopo
poche settimane di dieta. Anche indigestioni, bruciori di stomaco e flatulenza
sono spariti, semplicemente evitando frumento, mais e derivati.

Giovane uomo. Prima di cominciare la dieta soffrivo di reflusso


gastroesofageo, edema e bruciore associato all’evacuazione. Ho eliminato o
ridotto tutti gli alimenti sconsigliati dalla dieta del gruppo 0... a parte il caffè e
un drink ogni tanto. Mi sono anche impegnato a svolgere attività aerobica e
sollevamento pesi da tre a cinque volte alla settimana. Da quando ho iniziato il
programma alimentare ho perso più di tredici chili (passando da centosei a circa
novanta), il reflusso è scomparso (mi abbuffavo soprattutto di formaggi e credo
fosse una delle cause) e non devo più buttare via soldi in antimicotici. Questo
libro ha cambiato la mia vita.

Giovane donna. Ho notato miglioramenti immediati, via via che il mio


organismo si adattava. Nel giro di due mesi l’andamento della mia motilità
intestinale si è stabilizzato, passando da crisi croniche alternate di diarrea e di
stitichezza a un’evacuazione normale, senza dolori o flatulenze. Il disturbo –
un’«iperattività del colon», com’era stato diagnosticato – mi accompagnava
dall’età di vent’anni, ma da quando ho iniziato la dieta (quasi un anno fa) non ho
più riscontrato alcun sintomo.

Uomo di mezza età. Sono stato vegetariano per più di dieci anni, solo per
ritrovarmi afflitto da ipertensione, glicemia alle stelle e obesità. Soffrivo di
craving e di un appetito insaziabile. Se, per esempio, mi veniva voglia di crostata
di mele, ne mangiavo una intera con un etto e mezzo di gelato alla vaniglia!
Potevo far fuori una pizza formato famiglia da solo! Dopo aver letto il libro e
cominciato la dieta, ho finalmente conquistato la capacità di controllare il mio
appetito e le mie abitudini alimentari. Ho perso più di trenta chili in sette mesi.
Mi attengo a carni, pesce e pollame sani e a pochi carboidrati, magari un’insalata
per cena o due-tre cucchiai di riso cotto al vapore a ogni pasto. Miro a perdere
un’altra trentina di chili, perché credo che aggirarmi sui settantacinque sia il mio
peso ideale.
Giovane donna. Ho avuto problemi digestivi per anni e sono andati
progressivamente peggiorando, finché un’amica non mi ha consigliato il libro.
All’inizio ero scettica... ma anche disperata. Ho chiesto aiuto al mio medico, che
però non era in grado di intervenire, visto che non riuscivo a indicare con
precisione quali alimenti mi facessero star male. Dopo aver eliminato pane e
cereali, ho subito perso peso e il senso di gonfiore è diminuito. Voglio
consigliare al mio dottore di leggersi questo libro dalla prima all’ultima riga!

Giovane donna. Mi sono gettata alle spalle venticinque chili e mi sento alla
grande. Non ho più mal di stomaco, non prendo medicinali e di notte dormo
benissimo. Ho anche perso vari centimetri di girovita e ben due taglie!
L’alimentazione su misura è diventata il mio stile di vita e sta attirando colleghi e
famigliari.

Giovane donna. Questo libro mi ha restituito una buona qualità della vita.
Soffrivo di terribili cefalee che duravano da due a cinque giorni. Avevo problemi
di artrite e il corso di aerobica non poteva essermi granché d’aiuto perché, di
solito, ero costretta a smettere nel giro di dieci-quindici minuti! Cominciavo a
pensare che avrei dovuto abbandonare gran parte dei miei hobby, tra cui le
attività che svolgo con i cani all’aria aperta. Oggi i mal di testa sono pressoché
spariti, o comunque sopportabili. Mi alzo la mattina e sono subito scattante senza
bisogno di sgranchirmi. Per la prima volta riesco a correre lungo il circuito
dell’agility con i miei cani e per me è davvero entusiasmante! Nemmeno mi
ricordo l’ultima volta che mi sono sentita così bene, in passato. La gente mi
chiede che cos’è cambiato e io spiego quale immensa differenza abbia fatto la
dieta giusta nella mia vita. Grazie per avermi aiutata ad aiutare me stessa!

Uomo di mezza età. Pesavo novantasei chili e avevo un girovita di centosei


centimetri. Ero affetto da ipertensione, apnea notturna, allergie varie e un sistema
immunitario che non funzionava a dovere. In una settimana la mia pressione è
tornata normale: 120/80 (senza farmaci) e, in quegli stessi sette giorni, sono
sparite anche le allergie. Da allora sono passati circa dieci mesi: peso ottantuno
chili, il mio girovita è di novantatré centimetri e la pressione è rimasta nella
norma mentre l’apnea notturna se n’è andata! Non devo più ricorrere alla
ventilazione meccanica per respirare mentre dormo. Per la prima volta da anni
ho superato l’inverno senza un’influenza, un raffreddore o qualunque altro
malanno.
Gruppo A
Donna di mezza età. Ho subito notato che la mia asma era sotto controllo senza
bisogno di molti farmaci. Riuscivo a respirare più profondamente senza affanno.
Anche amici e famigliari se ne sono accorti. In generale avevo ritrovato le
energie, non avevo più problemi di motilità intestinale e i miei sbalzi d’umore
erano scomparsi, come una delle mie figlie si è affrettata a puntualizzare. Mi ero
anche sbarazzata senza difficoltà dei chili di troppo, semplicemente seguendo il
programma alimentare. Non potrò mai ringraziarla abbastanza per questa nuova
vita!

Giovane donna. Da un anno e mezzo soffrivo di artrite reumatoide. Ho


smesso di prendere tutti i medicinali e ho cominciato la dieta dei gruppi
sanguigni. Dopo due mesi mi sento bene come con i farmaci. Il gonfiore
articolare al gomito è scomparso e neppure le medicine erano riuscite ad
attenuarlo. Nient’altro aveva prodotto lo stesso cambiamento! Sono una persona
molto prudente con le novità: ci vado con i piedi di piombo... e posso affermare
con piacere che consiglio questa dieta a chiunque, con qualsiasi problema di
salute!

Uomo di mezza età. Sono un chiropratico che esercita a New York e usa la
dieta dei gruppi sanguigni con i suoi pazienti. Ne ho fatto la conoscenza circa
due anni fa, cercando una dieta pratica ed essenziale per me. Dopo aver ottenuto
considerevoli benefici, ho cominciato a consigliarla ai pazienti, dapprima con
prudenza, per valutarne le reazioni e raccoglierne le impressioni. La risposta è
stata – ed è – straordinariamente positiva. Finora ho sottoposto trecento pazienti
a questo regime, come programma nutrizionale di base, e ho visto ogni sorta di
disturbo risolversi grazie all’applicazione dei suoi principi. Posso dire di
apprezzare molto, dal punto di vista personale e professionale, le informazioni
contenute nel libro e desidero ringraziarla per questo prezioso materiale.

Donna di mezza età. Soffro d’asma e di frequenti infezioni alle vie


respiratorie. Da quando ho cominciato a seguire la dieta del gruppo A le notti
passate a rantolare sono praticamente finite e la mattina mi sveglio molto più
riposata. Ho anche perso quattro chili senza sforzo, eliminando i latticini e
smettendo quasi del tutto di mangiare carne. Sì, una volta ogni tanto infilo «di
straforo» una fettina di tacchino in padella, cuocendola al salto, ma di norma, per
le proteine, mi attengo a un’ampia varietà di prodotti a base di soia. In generale
direi proprio che mi sento meglio da quando ho iniziato la dieta. Negli ultimi due
mesi il colesterolo «cattivo» è passato da 200 a 171, mentre quello «buono» ora
è a 59.

Giovane uomo. Ho trovato questa dieta molto facile da seguire e con risultati
degni di nota. Non solo ho perso sedici chili in otto mesi, ma la mia asma e i
sintomi allergici di cui soffrivo sono finalmente sotto controllo, tanto che non ho
più bisogno dei farmaci. Soddisfatto della dieta, sono ben contento di
condividere la mia esperienza con gli altri.

Giovane donna. Soffrivo di terribili allergie: dopo una sola settimana di dieta
sono scomparse! Sono calata di undici chili in due mesi. Mi sento benissimo e la
mia autostima aumenta ogni giorno di più.

Uomo di mezza età. Mi sento come se non fossi più avvelenato da quel che
mangio. Il mio peso diminuisce e i grassi vengono letteralmente bruciati. I cibi
che consumavo prima... erano pressoché tutti controindicati per il mio gruppo
sanguigno!

Uomo anziano. I dolori artritici alle articolazioni delle dita e delle anche si
sono parecchio attenuati. La rigidità muscolare si è ridotta in maniera
significativa. Provo un senso generale di benessere e posso fare a meno
dell’allopurinolo senza che ricorrano episodi di gotta.
Gruppo B
Uomo di mezza età. Sono diventato vegetariano più di vent’anni fa. Prima di
allora avevo avuto qualche occasionale disturbo digestivo, ma poi, nel corso
degli ultimi due decenni, le cose sono solo peggiorate. Molti amici bene
intenzionati mi suggerivano di provare questa o quell’alimentazione, ma la
situazione non migliorava. Qui in California, dove ho sempre vissuto, mais,
pomodori e avocado sono all’ordine del giorno in tavola: circa un anno e mezzo
fa ho abbandonato questi alimenti e aggiunto invece il kefir alla dieta. La mia
vita è completamente cambiata! «Significativi» non rende l’idea di come valuto i
progressi compiuti: parlerei piuttosto di un miracolo!

Donna di mezza età. Avevo visto un reumatologo per un’artrite assai


dolorosa alle articolazioni di ginocchia e anche (non erano le sole che mi
facevano male, ma di gran lunga le peggiori). Dopo circa trenta giorni in cui ho
evitato gli alimenti sconsigliati e mi sono concentrata su quelli raccomandati, ho
cominciato a registrare un notevole sollievo. Oggi praticamente non ho più
dolore. Inoltre ho perso una considerevole quantità di chili... anche se questo mi
era già capitato in passato: la vera novità per me è vivere senza i dolori
dell’artrite!

Donna di mezza età. Io e mio marito siamo tutti e due di gruppo B. La mia
ipoglicemia è scomparsa quasi nel giro di una notte e a lui si sono liberati i seni
nasali: ha smesso persino di russare. La nostra alimentazione era ricca di crusca,
cereali, pasta e pollame (la classica piramide alimentare): ora abbiamo creato
una piramide personalizzata, tutta nostra, ma a dire il vero somiglia più a un
rettangolo! Sono una dietologa abilitata, specializzata in medicina alternativa,
perciò vedo molte affezioni croniche di natura infiammatoria e dolorosa che le
cure convenzionali non sono riuscite a migliorare. I miei pazienti, senza
eccezioni, hanno assistito a un notevole miglioramento in meno di un mese:
nella maggior parte dei casi il dolore è diminuito in una settimana o dieci giorni!
I loro medici si chiedono come abbiano fatto a ridurre gli antidolorifici o a far
calare il colesterolo (anche di 150 punti!): i risultati li lasciano stupefatti... come
me, del resto. Continuerò a seguire l’approccio dell’alimentazione su misura e a
consigliarlo a tutti. Mio padre, sessantacinque anni, dice di stare così bene che si
sente quasi in colpa (ma poi gli passa)!

Uomo di mezza età. Non ho più avuto bruciori di stomaco da quando ho


iniziato la dieta, un anno fa. È solo uno dei molti benefici che ho riscontrato.
Ringrazio il Signore per le vostre ricerche a vantaggio della salute.

Giovane donna. La mia endometriosi non mi dà problemi da più di nove


mesi: ritorna solo quando sgarro dalla dieta. Ho anche perso diciotto chili.

Uomo di mezza età. Il mio peso, dalla fine di dicembre, è sceso da


centotrentotto a centotrenta chili. Mi sento più energico e, a tratti, più
«motivato». I bruciori di stomaco sono del tutto spariti (quei maledetti pomodori
erano il mio piatto preferito). Non mi viene più voglia di piluccare tra un pasto e
l’altro e anche le porzioni a pranzo e a cena si sono ridotte. Seguo la dieta al
90%, per il restante 10 no: giusto per preservare la sanità mentale. Il gelato è una
medicina... si sa!

Donna di mezza età. È stato il mio medico a parlarmi del suo libro. Erano
otto anni – da quando avevo smesso di fumare – che tentavo di dimagrire. Oggi
so che tutti i pasti della dieta Weight Watchers contengono pollo e/o pasta: per
forza non ottenevo risultati. Dal 1° gennaio ho perso tredici chili e, soprattutto,
non avverto alcuna privazione. Gli anelli mi cadono letteralmente dalle dita e
con sommo piacere ho dovuto rinnovare il guardaroba, visto che ora tutti i miei
vecchi vestiti mi stanno larghi. La lista degli alimenti giusti per me ne contiene
moltissimi che mi piacciono, perciò non è difficile seguirla fedelmente. Lo
scorso weekend anche mia sorella e suo marito hanno comprato il libro, dopo di
che hanno svuotato la dispensa e rifatto la spesa secondo i rispettivi gruppi
sanguigni. Dopo due giorni mio cognato dice già di sentirsi meglio. Poi ci sono
quattro colleghe nel mio ufficio che stanno seguendo il programma e
condividono le loro esperienze: tutte stanno dimagrendo e si sentono alla grande.
Gruppo AB
Giovane donna. Da circa cinque anni soffrivo di vari problemi di salute, che
sono peggiorati negli ultimi due. I principali erano un disturbo della digestione,
ora forte ora lieve, il peso che proprio non riuscivo a perdere, anche con le diete
più estreme e l’esercizio fisico più intenso, e una terribile spossatezza. Mi sono
sottoposta a un milione di analisi senza venire a capo della mia tendenza a
ingrassare: i medici concludevano semplicemente dicendo che non mi
impegnavo sul serio; quanto alla digestione, mi sono state diagnosticate una
sindrome dell’intestino irritabile e una colite microscopica. Seguo la dieta dei
gruppi sanguigni da sei settimane, ormai, e sono una persona del tutto nuova.
Non ho più avuto problemi digestivi (se non in corrispondenza dei pochi pasti in
cui ho inserito uno degli alimenti «da evitare»), mi sento energica oltre le più
rosee aspettative e ho cominciato a perdere peso. Soprattutto, però, mi rendo
conto che è un dimagrimento «sano», in linea con le esigenze del mio
organismo, e questo è l’aspetto che apprezzo di più: non sono stanca, non soffro
la fame e scoppio di salute.

Uomo di mezza età. Il calo di peso è stato solo il più sensibile dei
miglioramenti. Ho perso dieci chili in tre-quattro mesi, seguendo la dieta in
maniera rigorosa senza mai patire la fame o sentirmi esaurito. Le persone intorno
a me stentavano a crederci. Io stesso sono colpito dal benessere psicologico che
ho conquistato e dalla migliorata attività intestinale – senza mai il minimo senso
di gonfiore e senza quasi fare uso di antiacidi (che prima assumevo
regolarmente) – nonché dalla sparizione degli attacchi di fame tra un pasto e
l’altro. Io e mia moglie arrivavamo a mangiarci un panino intero già mentre
preparavamo la cena: ora invece non tocco nulla prima di sedermi a tavola.
Sento che la dieta è un elemento fondamentale, insieme ad altri cambiamenti
nello stile di vita che mi hanno permesso di «entrare in sintonia» con processi e
condizioni del mio organismo di cui neppure ero a conoscenza.

Giovane donna. Ecco i principali benefici che ho riscontrato. Calo ponderale:


sette chili persi il primo mese (eliminazione del pollo e riduzione del mais); acne
irriducibile: scomparsa con l’eliminazione del pollame; otiti con frequenza
mensile: terminate nel giro di un mese; febbre da fieno: ridotta fin dai primi
trenta giorni, ma eliminata solo dopo aver seguito alla lettera la dieta per nove
mesi. Non devo più prendere antiallergici... per la prima volta in dieci anni!
Alimenti problematici che avevano un impatto diretto sul mio stato di salute (in
ordine di importanza): pollame, mais, burro, cocco, anatra, gamberetti (vengo
dalle Filippine). Oggi mantengo il mio peso ideale (quarantasette chili) senza
alcuno sforzo consapevole, se non quello di attenermi alla dieta: cosa facile,
perché, quando sgarro, i miei seni nasali impazziscono immediatamente. Vi ho
fatto vendere almeno dieci copie del libro! Grazie! Osservando altre persone che
hanno seguito il programma alimentare, riscontro il più grande miglioramento
per quanto riguarda le allergie (febbre da fieno, asma) più ancora che nel calo di
peso. Capisco le ragioni economiche che inducono a promuovere il programma
definendolo una «dieta», ma il suo maggiore effetto mi pare consista nel fatto
che condiziona lo stato di salute generale.

Donna di mezza età. Ero sovrappeso di diciotto chili e da due anni soffrivo di
una condizione asmatica in continuo peggioramento. Ho tentato farmaci di ogni
tipo: niente da fare. Ho provato agopuntura ed erbe medicinali cinesi, riportando
qualche limitato beneficio. Questa dieta, insieme ad alcuni integratori naturali
che aiutano a ricostituire il sistema immunitario, ha cambiato la mia vita. Finora
ho perso tredici chili; non prendo farmaci e non avverto i sintomi dell’asma da
quattro mesi. Adattarmi al regime alimentare specifico per il mio gruppo
sanguigno non è stato facile, in un primo momento, ma adesso lo trovo semplice
e mi sento soddisfatta: non sto continuamente a smaniare di mangiare questo o
quello. Grazie per il suo lavoro: in una parola, straordinario!

Giovane donna. Il cambiamento più grande per me è stato il riequilibrio dello


zucchero nel sangue. Prima di iniziare la dieta potevo a stento azzardarmi a
mangiare un frutto, perché la glicemia mi schizzava alle stelle. Ora, purché mi
attenga al programma alimentare, la glicemia è nella norma e io ho il doppio
delle energie. Un altro beneficio collaterale è il miglioramento sensibile di mani
e unghie (unghie forti, che non si spezzano e... niente cuticole).
Appendice C
Dubbi e certezze

SO per esperienza che la maggior parte delle persone risponde con entusiasmo e
curiosità ascoltando le spiegazioni circa il ruolo del gruppo sanguigno nella
salute. Accogliere un’idea nuova è più facile che assorbirne i dettagli e metterne
in pratica i contenuti.
Il mio programma è davvero rivoluzionario e, proprio in quanto tale, richiede
che si ritocchino o si modifichino abitudini ormai consolidate. Alcuni lo seguono
senza difficoltà, per altri, invece, l’avvio è più faticoso. Tutto dipende dalle
condizioni di partenza: chi mangia già – senza saperlo – cibi adatti al suo gruppo
sanguigno dovrà modificare solo di poco le proprie abitudini. Qui di seguito
troverete un elenco delle domande che più spesso mi vengono rivolte.
Leggendole e assimilandone le risposte, potrete comprendere meglio ciò che il
programma potrà significare per voi.

Da dove deriva il mio gruppo sanguigno?

Come il colore degli occhi o dei capelli, il gruppo sanguigno viene definito da
due serie di geni: uno ereditato dalla madre, l’altro dal padre. La commistione
delle due caratteristiche dà origine al vostro gruppo sanguigno.
Come già spiegato, i quattro gruppi sanguigni principali sono dovuti alla
presenza o all’assenza di due antigeni, A e B, nei globuli rossi. Questi antigeni
sono controllati da una serie di coppie di geni (alleli). Per quanto riguarda il
sistema AB0, i tipi A e B sono dominanti, cioè prevalgono sul tipo 0. In pratica
nel soggetto di tipo A la coppia di geni potrà essere AA oppure A0; in quello di
tipo B potrà essere BB o B0; in un individuo di gruppo AB gli alleli saranno
obbligatoriamente AB così come nel tipo 0 non potranno che essere 00.
Al momento del concepimento, il futuro bambino erediterà parte del suo
corredo genetico dal padre e parte dalla madre. Per quanto riguarda i gruppi
sanguigni, due genitori AA e BB avranno un figlio con gruppo AB, mentre degli
A0 e B0 potranno avere un figlio con gruppo A0 (ossia A), AB, B0 (quindi B)
oppure 00 (perciò 0).
Prima dell’introduzione delle tecniche d’indagine sul DNA, i gruppi sanguigni
servivano anche per stabilire la paternità di un bambino o, meglio, per
escluderla. Supponiamo che ci fossero un bambino di tipo A (AA o A0), una
madre di tipo 0 (00) e un presunto padre di tipo B (BB o B0); dato che i geni A e
B sono dominanti sullo 0, il padre del bambino non avrebbe certo potuto avere il
gruppo sanguigno B; il bambino, pertanto, sarà stato figlio di qualcun altro.

Come posso conoscere il mio gruppo sanguigno?

Basta effettuare una donazione di sangue, oppure farvi prescrivere dal medico
di famiglia l’analisi del gruppo sanguigno. In genere questo esame non viene
richiesto se non in particolari circostanze come, per esempio, un intervento
chirurgico. In tale occasione comunque il test viene ripetuto, perché è di rapida
esecuzione e, in caso di bisogno, il medico non può fidarsi del gruppo sanguigno
segnato su una medaglietta o riportato su un documento. È possibile acquistare
online dei kit da usare sia per definire il gruppo sanguigno sia per analizzare la
saliva e scoprire se siete secretori o non secretori.

Bisogna aderire completamente al programma dietetico sin dall’inizio?

Assolutamente no. Anzi, di solito consiglio ai miei pazienti di non lasciarsi


trascinare dall’entusiasmo, ma di cominciare il programma con gradualità,
eliminando a poco a poco i cibi nocivi e aumentando il consumo di quelli
benefici.
Sono contrario ai bruschi cambiamenti perché c’è il rischio di stancarsi in
poco tempo. Penso invece che sia meglio porsi degli obiettivi realistici e
facilmente raggiungibili anche perché, in moltissimi casi, seguire il mio
programma dietetico significa abbandonare consuetudini molto radicate per
motivi culturali o famigliari.
Una volta che avrete imparato a destreggiarvi con scioltezza tra alimenti
benefici, indifferenti e da evitare, potrete compiere scelte più oculate e
consapevoli. Senza contare che qualche trasgressione l’ho comunque messa in
conto: l’inflessibilità è nemica della gioia. E il mio programma non ha certo lo
scopo di deprimervi.
Sono di tipo A e mio marito è di tipo 0. Come possiamo organizzare i
nostri pasti senza per forza preparare piatti separati?

Il problema mi è familiare perché io stesso sono di tipo A e mia moglie


Martha di tipo 0. Dopo qualche difficoltà iniziale, abbiamo scoperto che le
nostre scelte alimentari possono coincidere per almeno due terzi del pasto.
Quello che maggiormente ci differenzia, infatti, sono le fonti di proteine. Per il
resto, ci sono molti cibi che possiamo consumare insieme come, per esempio,
salmone, broccoli e riso.
Certo, è necessario un po’ di rodaggio, ma in poco tempo vi accorgerete che la
diversità del gruppo sanguigno non sarà più una complicazione.
Potete trovare ulteriori ricette e consigli culinari in tutti gli altri libri che ho
dedicato alla dieta dei gruppi sanguigni e sul sito www.4yourtype.com.

Sono di tipo A e non posso pensare di dover rinunciare alla pasta al


pomodoro. Che fare?

Imparate a sfruttare positivamente un divieto per sperimentare l’infinita


varietà di ricette con sughi a base di verdure.

Mio marito ha settant’anni, è di gruppo B e ha un bypass coronarico. Ha


già fatto molta fatica per eliminare i cibi che potevano danneggiare
ulteriormente il cuore. La dieta di tipo B mi pare proprio adatta al suo caso,
ma è molto restio a iniziarla. Che cosa posso fare?

È molto difficile modificare radicalmente le abitudini alimentari, ancora di più


quando si è avanti con gli anni. Ritengo però che l’introduzione graduale di
alimenti benefici sia un’ottima soluzione. È ovvio che, allo stesso tempo,
dovranno essere eliminati a mano a mano i cibi controindicati.

Perché le porzioni differiscono a seconda della razza?

La diversificazione delle dosi su base razziale tiene conto delle peculiarità


culturali e delle medie di peso e altezza caratteristiche delle varie popolazioni,
ma anche delle differenze tra uomo e donna e tra adulti e bambini. Lo scopo è di
«personalizzare» al massimo la dieta.
Le persone di ascendenza africana, per esempio, hanno una spiccata tendenza
a soffrire di intolleranza al lattosio, e questo può creare qualche problema ai
soggetti di tipo B, un gruppo sanguigno in cui latte e latticini sono alimenti
benefici. Quelle di razza asiatica, invece, non sono abituate a mangiare prodotti
caseari che, pertanto, vanno consumati con parsimonia nei primi tempi.

Sono di gruppo sanguigno A e allergico alle arachidi, un alimento incluso


tra quelli benefici. Devo mangiarle lo stesso?

No. Se si è allergici a un determinato alimento, bisogna evitarlo. Inoltre i


soggetti di tipo A possono assumere tutte le proteine necessarie al loro
organismo da altre fonti alimentari. Le reazioni allergiche sono generate dal
sistema immunitario che crea degli anticorpi resistenti al cibo incriminato e non
sono collegate al gruppo sanguigno. Non dovete includere le arachidi nella
vostra dieta, soprattutto se siete allergici e mangiarle rappresentasse un rischio
per voi.
Sono d’altra parte quasi certo che, una volta iniziato il programma dietetico
adatto al gruppo sanguigno A, le arachidi non costituiranno più un problema.

Sono di tipo B e, secondo il programma adatto al mio gruppo sanguigno,


dovrei nutrirmi di coniglio, agnello e cervo, tutte qualità di carne che non ho
mai neppure assaggiato. Perché non posso mangiare il pollo?

Lo so, rinunciare al pollo è un problema per quasi tutte le persone di tipo B


che hanno aderito al mio programma. Il fatto è che siamo abituati a pensare al
pollo come a una fonte di proteine molto più sana rispetto al manzo o ad altre
qualità di carne. Purtroppo, in questo caso, non ci sono scappatoie, perché la
carne di pollo contiene una lectina molto dannosa per i soggetti di tipo B.
Esistono comunque delle alternative gustose come, per esempio, il tacchino e il
pesce.

Gli alimenti classificati come «indifferenti» possono essere consumati in


piena libertà?

I vari alimenti sono stati suddivisi in tre categorie tenendo conto dell’attività
delle loro lectine sui diversi gruppi sanguigni. I cibi benefici agiscono come una
medicina, quelli da evitare come sostanze tossiche; quelli classificati come
indifferenti stanno nel mezzo, nel senso che non fanno né bene né male.
Naturalmente, però, non devono essere aboliti perché contengono comunque
sostanze nutritive importanti che contribuiscono a rendere la dieta più
equilibrata.

Devo mangiare tutti gli alimenti considerati benefici?

Sarebbe impossibile includerli tutti nella dieta! Bisogna pensare al mio


programma come a una tavolozza sulla quale siete liberi di creare colori di
tonalità e sfumature differenti. Tuttavia è bene sforzarsi di rispettare il più
possibile le dosi settimanali consigliate per i diversi gruppi di alimenti. La
frequenza di assunzione è più importante della porzione raccomandata. Così, se
appartenete al gruppo sanguigno 0 e siete di corporatura esile, cercate di
consumare proteine animali da cinque a sette volte alla settimana e diminuite
pure la dose; per esempio, invece di 120-150 g di carne, mangiatene 60-90 g. In
questo modo il vostro organismo riceverà regolarmente tutto ciò che gli occorre
per funzionare al meglio.

Associare diversi gruppi di alimenti può essere utile?

Alcune diete raccomandano di consumare insieme alimenti diversi per


questioni di tipo digestivo: la carne con gli ortaggi e non con i carboidrati e via
dicendo. Spesso, però, le regole delle varie diete di associazione sono rigide e
difficili da seguire. Forse l’unica indicazione valida è proprio quella secondo cui
le proteine animali non devono essere assunte insieme agli amidi (pane, pasta,
patate eccetera). Tutto questo perché gli alimenti di origine animale hanno
bisogno di trovare un ambiente gastrico molto acido per essere digeriti bene,
mentre ai carboidrati succede l’opposto. Combinando i due alimenti, si costringe
il corpo a lavorare in modo disorganizzato e questo non è certo un bene. Meglio,
pertanto, mangiare le proteine animali con un’insalata o della verdura cotta.

Che cosa devo fare se qualche ricetta contiene un ingrediente incluso nella
lista dei cibi da evitare?

Tutto dipende dallo stato di salute e dal grado di adesione al programma


dietetico. Se soffrite di allergie alimentari oppure di disturbi intestinali, capirete
da soli l’importanza di evitare accuratamente gli alimenti «proibiti».
Ritengo tuttavia eccessiva la stretta adesione allo schema dietetico per le
persone che non hanno particolari problemi di salute, a patto che si tratti di
trasgressioni occasionali e non diventino un’abitudine.

Seguendo la dieta adatta al mio gruppo sanguigno riuscirò anche a


dimagrire?

Il mio programma include una sezione dedicata a chi ha problemi di


sovrappeso. Ovviamente i consigli nutrizionali non sono sempre gli stessi,
perché molte lectine possono assumere comportamenti diversi a seconda del
gruppo sanguigno. Il tipo 0, per esempio, digerisce e metabolizza la carne con
grande efficienza, mentre nel tipo A essa rallenta considerevolmente i processi
digestivi e metabolici.
La dieta dei gruppi sanguigni è stata elaborata in modo da eliminare ogni
fattore di squilibrio, quindi anche un aumento di peso. Seguendola, il vostro
metabolismo funzionerà nel modo giusto e brucerà con facilità le calorie
introdotte sotto forma di cibo. Questo vi consentirà di dimagrire senza fatica.
Per esperienza diretta so che la maggior parte delle persone che desiderano
perdere peso sono proprio quelle cronicamente «a dieta». In effetti non è questo
il modo corretto per dimagrire: eliminare a casaccio i cibi che si pensa facciano
ingrassare non serve a nulla, se ciò che evitate è proprio quello di cui il vostro
organismo ha bisogno.
I più ritengono – a torto – che una dieta vada bene per tutti e si meravigliano
quando si accorgono di non riuscire a perdere i chili di troppo a dispetto di
strenui sacrifici. Quello che conta, invece, è imparare a utilizzare il carburante
giusto, e la scelta deve essere fatta in base al gruppo sanguigno. Adottando il
mio programma, senza dimenticare la parte dedicata all’esercizio fisico,
riuscirete a dimagrire molto rapidamente.

Seguendo il programma, bisogna stare attenti anche alle calorie?

No. La dieta tiene già conto di questo aspetto. Anzi, nei primi tempi alcune
persone possono addirittura perdere troppo peso. In effetti c’è bisogno di un
periodo di assestamento durante il quale potrete stabilire la quantità di cibo che
fa al caso vostro. Comunque la tabella che riporta la frequenza di assunzione, e
soprattutto la porzione consigliata per ogni cibo, costituisce un buon punto di
partenza.
Quest’ultimo aspetto, anche se all’apparenza ovvio, merita un piccolo
approfondimento. Chi deve dimagrire non può non curarsi della quantità di
alimenti che ingerisce. Non superare le porzioni raccomandate è importante
come imparare a scegliere i prodotti giusti. Sovraccaricare lo stomaco significa
costringerlo a dilatarsi e quindi dovergli poi fornire più cibo per riempirlo.

Sono di tipo 0. Soffro di disturbi cardiaci e mi è stato detto di evitare i


grassi e i cibi ricchi di colesterolo. Come posso seguire la dieta adatta al mio
gruppo sanguigno, visto che privilegia la carne?

Innanzitutto bisogna convincersi che i responsabili dei disturbi cardiovascolari


sono, per il tipo 0, i cereali e non la carne. Certi carboidrati, come per esempio il
pane bianco o la pasta, aumentano i livelli di insulina e di trigliceridi,
promuovendo così l’accumulo di grasso. Per il tipo 0 i trigliceridi elevati
rappresentano un fattore di rischio per le malattie cardiache due volte più serio
rispetto al colesterolo.
Non bisogna dimenticare, inoltre, che la colesterolemia dipende solo in
piccola misura da fattori di tipo dietetico: circa l’80-90% del colesterolo presente
nel sangue viene infatti fabbricato nel fegato. Questo, ovviamente, non significa
che un ipercolesterolemico non debba stare attento anche a ciò che mangia:
quando le concentrazioni di colesterolo sono elevate bisogna fare di tutto per
ridurle, quindi anche il contributo della dieta diventa importante.

Sono di tipo 0 e voglio limitare l’assunzione di grassi. Come posso fare?

Seguire una dieta ricca di proteine non significa certo mangiare «grasso»,
specie se si ha l’accortezza di scegliere i tagli di carne di manzo più magri e di
eliminare il grasso prima della cottura.
Non dimenticate, inoltre, che esistono alternative molto salutari come la carne
di vitello, di pollo, di tacchino e il pesce. Quelli provenienti dai mari freddi sono
ricchi di omega 3 che contribuiscono ad abbassare il livello del colesterolo
«cattivo» (LDL) e ad aumentare quello «buono» (colesterolo HDL).
Come posso essere certa di acquistare cibi freschi e naturali?

Fortunatamente, negli ultimi dieci anni, i cibi freschi e naturali, un tempo


disponibili solo nei negozi specializzati, sono diventati più facili da reperire,
anche nei normali supermercati. In molte città si sono inoltre sviluppati dei
mercati locali gestiti direttamente dagli agricoltori. Gli stessi punti vendita di
prodotti naturali sono cambiati e ora dispongono di un’ampia varietà di cibi
pronti deliziosi. È possibile procurarsi questi alimenti anche online.

I cibi biologici sono davvero più salutari di quelli non biologici?

Come regola generale, è meglio preferire le verdure biologiche se il loro costo


non è esorbitante. Hanno un sapore migliore e sono più sane. Nel caso non
possiate procurarvele, andranno bene anche dei prodotti non biologici di alta
qualità, accuratamente lavati e freschissimi.
Negli ultimi anni si è assistito a un’inarrestabile progressione dei prodotti
biologici che in molti supermercati vengono esposti proprio accanto ai loro
corrispettivi non biologici, e spesso il prezzo non è molto diverso. Sospetto che,
sulla spinta del mercato, la produzione si sposterà sempre più verso il biologico e
alla fine, non fosse altro che per il costo del fertilizzante derivato dai prodotti del
petrolio, le tecniche di coltura naturali risulteranno persino più economiche.

Chi segue la dieta deve evitare i cibi in scatola?

I processi di inscatolamento distruggono gli enzimi e le vitamine sensibili al


calore, come la vitamina C, mentre lasciano inalterati quelli meno sensibili alle
temperature elevate, per esempio la vitamina A. Rispetto agli alimenti freschi,
quelli in scatola hanno meno fibra e più sale. Ecco perché essi dovrebbero venire
consumati con grande parsimonia, se non addirittura eliminati del tutto.
I cibi surgelati, invece, costituiscono una buona alternativa a quelli freschi:
anzi, il contenuto vitaminico di una verdura surgelata è maggiore di quello del
medesimo ortaggio fresco tenuto in frigorifero per una settimana prima di essere
consumato.
Per preservare al massimo le qualità nutrizionali di un prodotto surgelato
l’ideale sarebbe riuscire a cuocerlo nel suo involucro; visto che spesso ciò non è
possibile, conviene evitare di scongelare l’alimento prima della cottura.
Perché la cottura al salto viene considerata benefica per la salute?

Si tratta di un metodo di cottura tipicamente orientale che presenta notevoli


vantaggi rispetto alla frittura tradizionale. Innanzitutto richiede poco
condimento, e poi viene usato olio di sesamo, che resiste meglio di altri oli
vegetali alle temperature elevate. Questo procedimento comporta la rapida
cottura dello strato esterno del cibo che acquista sapore senza perdere sostanze
nutritive.
I migliori risultati di questo metodo di cottura si ottengono usando il wok, che
consente di concentrare il calore della fiamma in una zona ristretta della base,
mentre le pareti rimangono più fredde. Naturalmente si versa prima il cibo che
necessita di una cottura più lunga, di solito carne e verdure a pezzetti, quindi,
con rapidi movimenti, lo si sposta verso gli orli del recipiente, più freddi, per
lasciare posto ad altri ingredienti di più rapida preparazione.
Altrettanto veloce e salutare è la cottura al vapore, utilizzabile soprattutto per
pesce e verdure. Anche in questo caso, però, bisogna cercare di lasciare gli
alimenti sulla fiamma per il più breve tempo possibile. La cottura prolungata,
infatti, ne impoverisce il contenuto nutrizionale.

È necessario associare un integratore multivitaminico alla dieta?

Chi sta bene e segue la dieta adatta al proprio gruppo sanguigno in genere non
ha bisogno di alcun tipo di integrazione. Ci sono comunque molte eccezioni
come, per esempio, le donne in stato di gravidanza che necessitano di un forte
apporto di acido folico, ferro e calcio. Considerando il rischio di osteoporosi
legato alla menopausa, le donne di tutte le età hanno bisogno di un’integrazione
a base di calcio, soprattutto se appartengono a un gruppo sanguigno in cui latte e
latticini sono inclusi nella lista degli alimenti proibiti.
Il ricorso agli integratori vitaminico-minerali è inoltre consigliabile agli
anziani, a chi pratica un’attività fisica intensa, alle persone stressate, ai malati e
ai forti fumatori.

Qual è l’importanza degli infusi e dei prodotti erboristici?

Dipende dal gruppo sanguigno: per il tipo 0 vanno bene i composti ad attività
calmante, l’A ha bisogno di stimolanti, il B può fare a meno sia degli uni sia
degli altri e l’AB, infine, può seguire le indicazioni fornite per il gruppo
sanguigno A evitando, però, i prodotti erboristici controindicati per i soggetti di
gruppo A e B.

Perché la dieta limita tanto l’uso degli oli di semi? Pensavo che facessero
bene.

Le virtù salutari attribuite agli oli vegetali derivano in larga misura dal fatto
che essi sono del tutto privi di colesterolo, sostanza reperibile solo nei prodotti di
origine animale.
Gli oli sono specifici per ogni gruppo sanguigno ed è quindi necessario
seguire le raccomandazioni previste caso per caso. Tra gli oli vegetali, quello che
considero più salutare è l’olio extravergine d’oliva, monoinsaturo, del tipo
spremuto a freddo, ricco di sostanze benefiche per la salute del cuore e delle
arterie; rispetto agli oli di semi, resiste meglio alle temperature elevate.

Il tofu non mi fa certo venire l’acquolina in bocca. Sono di tipo A, devo


mangiarlo per forza?

Molte persone di tipo A e AB alzano gli occhi al cielo e assumono


un’espressione disgustata quando raccomando loro di mangiare tofu più spesso
possibile. So bene che non si tratta di un alimento di cui andare pazzi. Come già
sapete, sono di tipo A e quando ero uno studente con pochi soldi in tasca ho
mangiato per anni tofu, riso integrale e verdure. Lo facevo per risparmiare, ma
confesso che quel tipo di dieta mi piaceva.
Penso che la ritrosia dimostrata da molti pazienti nei confronti del tofu sia
dovuta al suo aspetto e a come si presenta nei banchi del supermercato: un
panetto in confezione rigida o morbida, immerso in acqua fredda. Per fortuna,
negli ultimi anni, si è molto diffuso come ingrediente e tanti ristoranti lo servono
regolarmente come proteina base di piatti molto gustosi.
Per apprezzarlo bisogna passarlo rapidamente in padella insieme a delle
verdure e insaporire il tutto con aglio e zenzero, oppure salsa di soia.
Il tofu è un alimento completo e molto saziante. Il tipo A deve metterselo bene
in mente.
Alcuni dei cereali inclusi nelle liste degli alimenti benefici e indifferenti mi
sono del tutto sconosciuti. Dove posso trovarli?

Nei negozi specializzati oppure in quelli di alimenti naturali. Negli ultimi anni
molti cereali che erano caduti in disuso hanno riconquistato il posto che compete
loro. È il caso, per esempio, dell’amaranto, un cereale di origine messicana, e del
farro, già apprezzato dagli antichi romani.

Sono di tipo A e per molti anni ho praticato la corsa, uno sport che ho
sempre considerato ideale per ridurre lo stress. Ora sono confuso, perché
secondo il programma adatto al mio gruppo sanguigno dovrei evitare
l’esercizio fisico troppo intenso.

Il tipo A tende a reagire meglio allo stress cronico adottando un programma di


esercizio fisico non troppo intenso. Lo hanno ampiamente dimostrato migliaia di
casi riscontrati da mio padre in trentacinque anni di attività. Tuttavia, come ho
più volte sottolineato, siamo ben lungi dal conoscere tutte le correlazioni tra
gruppi sanguigni e salute, quindi non mi sento, in coscienza, di vietarvi la corsa.
Consiglierei però una riflessione serena e obiettiva sulle vostre condizioni di
salute. Troppo spesso ho sentito i miei pazienti affermare: «Ho sempre corso»,
oppure: «Ho sempre mangiato il pollo», come per provare l’innocuità di
un’abitudine o di un alimento. Spesso queste persone sono in realtà afflitte da
una serie di piccoli problemi di salute che non hanno mai pensato di associare
allo sport o alla pietanza preferita. Tornando al nocciolo della questione, i casi
sono due: potreste essere soggetti di tipo A con una particolare tendenza a stare
meglio praticando uno sport impegnativo, oppure, approfondendo l’analisi,
potreste accorgervi di sprecare le vostre energie in corse inutili.

Devo evitare gli alimenti a base di organismi geneticamente modificati


(OGM)?

Sì! L’ingegneria genetica degli alimenti spesso utilizza tecniche con le quali le
lectine di una specie vengono trasferite su un’altra. Poiché proprio le lectine
sono le molecole che interagiscono con il vostro gruppo sanguigno, un cibo
considerato benefico potrebbe essere uno da evitare. Oggi l’unico modo certo
per evitare alimenti contenenti organismi geneticamente modificati è dare la
preferenza a quelli biologici.

Perché tutti i gruppi sanguigni devono evitare la carne di maiale?

Il maiale, dal punto di vista immunologico, è molto simile all’antigene A, per


questo motivo è un alimento da evitare se avete degli anticorpi all’antigene A,
ovvero se siete di gruppo B o 0. Paradossalmente il maiale contiene nei suoi
tessuti anche un anticorpo (isoemoagglutinina) che reagisce all’antigene A,
quindi dovrebbe essere evitato anche dai tipi A e AB. Un numero incredibile di
persone hanno nel sangue gli anticorpi per il maiale.

Ha detto che la gran parte dei nativi americani è di tipo 0. Dato che lo
sono anch’io, mi domando se il consumo di mais sia davvero così dannoso,
visto che per molte tribù era la base della dieta.

Il mais è un cibo sacro per molte culture di nativi americani, ma


sfortunatamente ciò non lo rende una scelta migliore dal punto di vista della
salute!
Un buon esempio degli effetti causati dalla presenza del mais nella dieta dei
nativi americani di tipo 0 si può osservare nei resti ossei delle culture
dell’Indiana Mound Building, poiché, grazie a un cambiamento molto evidente
nella struttura delle ossa, possiamo risalire all’esatto momento in cui l’alimento è
stato introdotto in quella che era stata una dieta prevalentemente da cacciatori-
raccoglitori. Prima che il mais diventasse il pilastro alimentare di queste tribù, le
ossa ritrovate presentavano lievi segni di artrite e assottigliamento, mentre dopo
sono iniziate le deformazioni, inclusi importanti cambiamenti nella struttura
dentaria e mascellare (malattie periodontali). Inoltre il granoturco stimola una
risposta glicemica improvvisa e potente, ed è quindi probabile che il passaggio
dalla dieta di cacciatori-raccoglitori a una a base di mais sia stata la causa del
rapido aumento dell’incidenza del diabete. Se la lectina del mais è problematica
per il tipo 0, in quanto agglutinante del sangue, è ancora più nefasta per le
persone di tipo B o AB.

Oltre ai principi della dieta dei gruppi sanguigni, da un punto di vista


della salute in generale, quali altri consigli è possibile seguire per la scelta
dei cibi?

Suggerisco di dare la preferenza alle verdure biologiche, ai latticini bio e alla


carne di animali allevati all’aperto e in modo naturale. Sconsiglio invece i cibi
geneticamente modificati (che includono anche tutta la soia non biologica), gli
oli idrogenati (margarina) e parzialmente idrogenati, i dolcificanti, i coloranti e
gli aromi artificiali. Anche i cibi affumicati e fritti sono da eliminare. L’olio
dev’essere acquistato e conservato in contenitori adeguati, al riparo dalla luce
diretta, che andrebbero tenuti al fresco una volta aperti. Il consumo di zucchero e
di farina bianca andrebbe limitato, se non abolito del tutto. Non utilizzate il
glutammato monosodico. Evitate la cottura al cartoccio con i foglidi carta
d’alluminio (potrebbero contaminare il cibo) e al microonde (modifica la
struttura molecolare dei cibi in modi ancora poco noti).

Uno dei miei amici ha parlato con un naturopata il quale gli ha detto che
la filosofia della medicina naturale si basa esclusivamente su una dieta
vegetariana.

Questa associazione è talmente radicata che il semplice fatto di suggerire che


un adeguato consumo di cibi animali possa addirittura migliorare la salute di
alcuni individui mi ha fatto inserire nella schiera dei nemici pubblici numero uno
e alcuni critici mi additano, nemmeno fossi Satana. Oltretutto la dieta vegana,
che rifiuta qualsiasi alimento a base animale, compresi le uova e i latticini, sta
diventando sempre più popolare e il trend sembra particolarmente spiccato tra le
persone nate negli anni Ottanta.
Di solito è bene porsi una semplice domanda: «Che cosa ci dicono le prove?»
La medicina naturopatica si sviluppò dall’idroterapia in voga in Europa. Theodor
Hahn è riconosciuto come il primo pioniere dell’idroterapia ad aver integrato
nella sua visione i principi della dieta vegetariana. Era convinto che una dieta
priva di carne fosse capace di farci vivere più a lungo. In realtà era talmente
convinto del valore di quel tipo di regime alimentare che spese buona parte della
propria vita professionale scrivendo libri e articoli sull’argomento. Morì per un
tumore al colon a cinquantanove anni. Il punto è questo: prima di decidere di
adottare una particolare dieta, è bene comprendere le ragioni che vi spingono a
fare questa scelta, al di là dei clamori delle mode, e guardare i risultati. Se il
vostro obiettivo è una vita lunga e in salute, non basate le vostre decisioni sulla
«filosofia» di qualcuno, ma su quello che può aiutarvi a raggiungere lo scopo.
Mi piace citare il libro ebraico del Talmud, che riassume bene la questione:
«Cibami del pane che m’è necessario».

Com’è possibile che il frumento, che ha rappresentato la base della dieta


degli uomini per centinaia di anni, non vada bene per nessuno?

Il frumento, come lo conosciamo oggi, non ha nulla a che vedere con quello
che era all’inizio della storia dell’uomo. La sua struttura genetica ci mostra uno
sviluppo molto complesso. Il grano moderno è nato da tre gruppi di frumento
che esistevano in natura. Attraverso incroci naturali, mutazioni e selezioni, essi
si sono evoluti nelle tante varietà di grano che attualmente vengono seminate nel
mondo.
In sostanza il «grano duro» che mangiamo oggi ha un contenuto di proteine
del 13% rispetto ai grani antichi che ne possedevano al massimo il 2%.
L’incremento della quantità di proteine ha avuto l’effetto di rendere il grano una
fonte vitale di questo nutriente per tante persone in tutto il mondo, ma ha anche
aumentato di quasi sette volte le dosi di componenti allergeniche (gliadina,
glutine e lectine) infiammatorie e capaci di ostacolare il metabolismo.
Tralasciando gli effetti metabolici ancora poco studiati della lectina del
frumento, la classica ipersensibilità al grano è riscontrata in un numero sempre
maggiore di bambini e adulti. Le reazioni spesso sono localizzate nel tratto
digerente. In uno studio condotto su pazienti asmatici, nel 46% dei bambini e nel
34% degli adulti sono state rilevate immunoglobuline E per il frumento. In
un’altra indagine la specificità per l’allergene del frumento era del 98%. È stato
osservato che l’allergia al frumento causava una persistente ipersensibilizzazione
al cibo nel 75% dei pazienti affetti da dermatiti atopiche. In 102 bambini
allergici al polline delle piante, il 12% era allergico al frumento.

Sono allergico o intollerante a un cibo benefico, che cosa posso fare?

Non mangiarlo. Se il vostro corpo è stato alterato da farmaci, interventi


chirurgici o malattie, è possibile che abbiate tolleranze diverse per il cibo. La
miglior cosa da fare in questo caso è evitare gli alimenti che danno allergia oltre
a quelli specifici per il vostro gruppo sanguigno. Scegliete quanti più cibi
possibili tra i benefici e gli indifferenti. La vostra sensibilità nei confronti di
particolari prodotti potrebbe cambiare con il passare del tempo.
Esistono zuccheri o dolcificanti salutari per il mio gruppo sanguigno?

Si ritiene che lo zucchero raffinato dia dipendenza come una droga e che sia
potenzialmente altrettanto dannoso per la vostra salute. Eppure, stando ai dati
raccolti dal Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti, gli americani
consumano di media tra i sessantotto e i settantasette chili di zucchero all’anno!
È chiaro che è per tutti un problema serio da risolvere. Certo, esiste una grande
quantità di dolcificanti alternativi senza zucchero sul mercato, ma quelli
artificiali creati chimicamente sono persino più tossici dello zucchero raffinato.
Mettere fine alla vostra dipendenza dagli zuccheri non significa non potervi
concedere un po’ di dolcezza, vuol dire solo trovare delle alternative. Per fortuna
esistono alcune opzioni naturali adatte ai gruppi sanguigni. Lo sciroppo d’agave
è un dolcificante simile al miele prodotto con la linfa prelevata dal nocciolo della
pianta d’agave. È più dolce dello zucchero da tavola, quindi potete utilizzarne in
quantità inferiori per ottenere gli stessi risultati, aumentando allo stesso tempo la
vostra quota giornaliera di vitamine e minerali: contiene infatti tracce di calcio,
ferro, potassio e magnesio. Inoltre ha un indice glicemico più basso dello
zucchero di canna, di conseguenza non provocherà alcun picco nei livelli di
glucosio nel sangue. È un alimento neutro per tutti i gruppi sanguigni, sia per i
secretori sia per i non secretori.
Il miele biologico grezzo contiene tracce di niacina, riboflavina, tiamina,
vitamina B 6, radicali liberi che combattono gli antiossidanti e alcuni studi
hanno dimostrato che può contribuire ad alleviare le allergie stagionali. Se volete
perdere peso, ho buone notizie per voi: il ridotto indice glicemico del miele aiuta
a tenere sotto controllo i livelli di zucchero ed è due volte più dolce dello
zucchero raffinato, quindi sarete più soddisfatti con meno. È neutro per tutti i tipi
di sangue secretori, ma i tipi 0 e AB non secretori dovrebbero evitarlo.
Lo sciroppo d’acero puro può essere utilizzato come sostituto dello zucchero
nelle preparazioni dolci. Alcune ricerche dimostrano che ha anche degli effetti
benefici sulla salute, perché tra le altre cose migliora la condizione
cardiovascolare e rafforza il sistema immunitario. È neutro per tutti i tipi di
sangue secretori, ma i tipi 0 e AB non secretori dovrebbero farne a meno.
La melassa è prodotta dal raffinamento dello zucchero di canna e della
barbabietola da zucchero. Il succo spremuto da queste piante viene bollito fino a
ottenere uno sciroppo da cui vengono estratti i cristalli di zucchero. Il liquido
marrone scuro che rimane è la melassa. È un dolcificante molto utilizzato per la
preparazione di torte e può essere usato come sciroppo sui pancake o sui waffle.
I suoi benefici includono un elevato contenuto di ferro, come pure di vitamina
B 6, magnesio, calcio e più antiossidanti rispetto a qualunque altro dolcificante
naturale. È benefico per i tipi A secretori e indifferente per tutti gli altri tipi di
sangue.
La Stevia è l’estratto in polvere della Stevia Rebaudiana, un’erba tipica del
Paraguay e del Brasile. Grazie all’assenza di calorie e a un sapore identico allo
zucchero da tavola, non causerà alcun picco nei livelli di glucosio nel sangue.
Quando utilizzate la Stevia, considerate che è tra le duecento e le quattrocento
volte più dolce dello zucchero, quindi ne dovrete usare quantità molto più ridotte
per i vostri dolci o per dolcificare tè o caffè. Gli effetti benefici includono la
presenza di composti fitochimici che aiutano a tenere sotto controllo lo zucchero
nel sangue, il colesterolo e la pressione. È indifferente per la maggior parte dei
gruppi sanguigni e dovrebbe essere evitata solo dal tipo B secretore e dal tipo 0
non secretore.
Appendice D
Glossario

AB0 (sistema). È il più importante dei sistemi che classificano i diversi gruppi
sanguigni; la sua determinazione risulta essenziale per evitare le incompatibilità
trasfusionali e per decidere l’accettabilità di un trapianto. A differenza di altri
sistemi, quello AB0 riveste un’importanza peculiare in svariati campi biologici
poiché contribuisce a definire alcune caratteristiche dell’apparato digerente e del
sistema immunitario.
La tipizzazione AB0 consente di identificare quattro diversi gruppi sanguigni:
0, A, B e AB. I soggetti di tipo 0 non possiedono veri e propri antigeni, tuttavia
nel loro sangue circolano anticorpi diretti contro gli antigeni dei gruppi
sanguigni A e B. Gli individui di gruppo A hanno l’antigene A e anticorpi anti-B,
mentre le persone di tipo B hanno l’antigene B e anticorpi anti-A. Il tipo AB,
infine, possiede sia l’antigene A sia quello B e non ha anticorpi né anti-A né anti-
B.
Gli antropologi hanno utilizzato la classificazione AB0 per studiare lo
sviluppo delle popolazioni primitive. Molte malattie, in particolare quelle del
sistema digestivo, il cancro e le infezioni dimostrano una specifica predilezione
per uno o l’altro gruppo sanguigno. Questi ultimi aspetti vengono troppo spesso
sottovalutati.

Agglutinazione. È il processo attraverso cui le cellule aderiscono le une alle


altre, il più delle volte grazie alla presenza di un «collante» chiamato
agglutinina. Le agglutinine che si possono trovare in natura sono molteplici:
anticorpi, lectine e anche certi virus o batteri. Molte, specie quelle contenute nei
diversi alimenti, sono dotate di una spiccata specificità AB0, nel senso che
agglutinano le cellule di un determinato gruppo sanguigno e non quelle di un
altro.

Allele. È una forma alternativa di gene, come per esempio gli alleli del gruppo
sanguigno: A, B e 0.

Anticorpi. Sono sostanze chimiche, dette immunoglobuline, fabbricate da


cellule specializzate del sistema immunitario. Il loro scopo è quello di
identificare e attaccare sostanze estranee penetrate nell’organismo. Gli anticorpi
reagiscono con indicatori specifici, chiamati antigeni, dislocati in genere sulla
superficie di batteri o virus, oppure con tossine, e li agglutinano. Il sistema
immunitario è in grado di elaborare milioni di differenti anticorpi diretti contro
un’innumerevole schiera di potenziali nemici. I soggetti di tipo 0, A e B hanno
anticorpi diretti contro gli antigeni degli altri gruppi sanguigni. Il tipo AB,
invece, è l’unico a non possedere anticorpi diretti contro antigeni del sistema
AB0 e per questo può ricevere sangue da tutti gli altri gruppi.

Antigene. È una sostanza chimica in grado di provocare la sintesi di anticorpi da


parte del sistema immunitario. Le cellule tumorali spesso esprimono antigeni
diversi da quelli originari che vengono utilizzati come indicatori a fini
diagnostici oppure per seguire il decorso della malattia o i risultati delle cure.
Molti antigeni appartenenti a microrganismi oppure a cellule degenerate possono
«mascherarsi» per sfuggire alla sorveglianza messa in atto dal sistema di difesa.

Antiossidanti. Tutte le vitamine e i minerali che esaltano l’efficienza del sistema


immunitario provvedendo all’inattivazione di prodotti tossici ad attività
ossidante chiamati radicali liberi. La lotta contro questi ultimi può contribuire a
rallentare i processi di invecchiamento, a prevenire i tumori e le malattie
cardiovascolari. Gli antiossidanti più potenti sono le vitamine E e C, il
betacarotene (provitamina A) e il selenio.

Antropologia. Studio della razza umana basata sulla sua distribuzione, origine e
classificazione. Gli antropologi analizzano le caratteristiche fisiche di una razza
e le relazioni esistenti tra razze diverse, l’impatto dell’ambiente, della struttura
sociale e della cultura. Lo studio delle prime popolazioni si è ampiamente
avvalso della tipizzazione in base al sistema AB0.

Chetosi. Alterazione del metabolismo che può essere indotta da una dieta ricca
di proteine e povera di carboidrati, come quella seguita dai nostri antenati di tipo
0. Una leggera chetosi non è sfavorevole ai soggetti appartenenti a questo
gruppo sanguigno perché consente loro di mantenere un metabolismo
particolarmente efficiente e un elevato livello di energia: tutte qualità preziose
per la caccia.

Differenziazione. Processo mediante il quale le cellule si specializzano, cioè


sviluppano caratteristiche e funzioni peculiari. La differenziazione è controllata
dal materiale genetico racchiuso nel nucleo cellulare. Le cellule cancerose, il cui
corredo genetico è profondamente alterato, spesso perdono la possibilità di
esprimere queste particolarità e ritornano in uno stadio «indifferenziato», cioè
simile a quello posseduto nel periodo fetale.

Fitochimico. Prodotto naturale dotato di caratteristiche che possono essere


sfruttate a fini preventivi o curativi.

Gene. Componente cellulare che controlla la trasmissione dei caratteri ereditari


attraverso la sintesi di particolari proteine o enzimi. I geni sono formati da
lunghe catene di acido desossiribonucleico (DNA), contenuto nei cromosomi
dislocati nel nucleo cellulare.

Indoeuropei. Popolazione caucasica primitiva che intorno al 7000-3500 a.C.


migrò dall’Asia e dal Medio Oriente verso l’Europa. Gli indoeuropei furono
probabilmente i primi a introdurre il gruppo sanguigno A in Europa occidentale.

Lectina. Qualunque composto naturale (in genere si tratta di proteine) in grado


di interagire con gli antigeni presenti sulla superficie delle cellule, provocando
una reazione di agglutinazione. Alimenti molto comuni sono spesso ricchi di
lectine dotate di una spiccata specificità verso questo o quel gruppo sanguigno.
Dato che le cellule cancerose di solito «fabbricano» antigeni in eccesso, molte
lectine vengono maggiormente attratte da loro piuttosto che dalle cellule sane.

Medico naturopatico. Professionista specializzato in medicina naturale. Negli


Stati Uniti i naturopati frequentano un corso quadriennale presso un college o
un’università specializzati, dopo di che possono esercitare la professione
nell’ambito dell’assistenza di primo livello (che corrisponde, nel nostro sistema
sanitario, ai medici di famiglia).

Microbiota. Conosciuto anche come «flora intestinale», è l’insieme dei


microrganismi che compongono il nostro ecosistema interno. La salute del
microbiota è legata all’adeguata presenza di batteri sani.

Muco. Secrezione elaborata da cellule specializzate il cui compito è quello di


lubrificare e proteggere il rivestimento interno di vari organi. Nel muco sono
presenti anticorpi capaci di contrastare l’attività di molti germi. Nei soggetti detti
«secretori» il muco contiene anche una grande quantità di antigeni del gruppo
sanguigno, che servono ad allontanare batteri, funghi e parassiti dotati di
caratteristiche antigeniche incompatibili con quel determinato gruppo sanguigno.
Neolitico. Periodo in cui si sono diffusi le prime forme di agricoltura e l’uso di
rozzi strumenti. Il passaggio dallo stile di vita dei cacciatori-raccoglitori a quello
delle prime comunità agricole è stato probabilmente determinante per lo
sviluppo del gruppo sanguigno A.

Panemoagglutinine. Si tratta di lectine in grado di agglutinare indifferentemente


tutti i gruppi sanguigni. Un esempio è la lectina contenuta nei pomodori la quale,
però, viene inattivata dall’apparato digerente dei soggetti di tipo 0 e di tipo AB:
costoro, pertanto, possono consumare i pomodori senza problemi.

Polimorfismo. Presenza contemporanea – in uno stesso contesto – di due o più


forme di caratteri geneticamente determinati. Il sistema AB0 è un classico
esempio di polimorfismo.

Trigliceridi. Principale forma di grasso di riserva nei tessuti animali e vegetali.


Elevati livelli di trigliceridi costituiscono un fattore di rischio importante per le
malattie cardiovascolari.
Appendice E
La grande comunità dei gruppi sanguigni
Scoprite il vostro gruppo sanguigno
È difficile iniziare una dieta basata sul gruppo sanguigno senza conoscere il
proprio. In Europa praticamente chiunque lo sa già, ma negli Stati Uniti, a meno
che non si abbia bisogno di una trasfusione, è possibile vivere una vita intera
senza conoscere il gruppo sanguigno di appartenenza. Vi indico alcuni semplici
sistemi attraverso i quali potrete scoprirlo.

1. Donate il sangue. Così facendo non fornirete soltanto un servizio


importantissimo alla società, ma sarà anche un modo semplice e gratuito
per scoprire a quale gruppo sanguigno appartenete.
2. Fate un semplice esame del sangue oppure acquistate un kit del gruppo
sanguigno dalla D’Adamo Personalized Nutrition (www.4yourtype.com),
alla pagina Books, Tests & Kits. Come potrete vedere costa poco ed è
semplice da fare a casa.
3. La prossima volta che andate dal medico e dovete fare un check-up
completo, chiedete di aggiungere all’elenco degli esami quello che serve a
definire il gruppo sanguigno.
Secretori e non secretori
Se desiderate sapere se siete o meno secretori e volete affinare il vostro profilo
personalizzato, potete fare il test della saliva. Se preferite è possibile acquistare
un kit di valutazione dello status di secretore dalla D’Adamo Personalized
Nutrition (www.4yourtype.com), alla pagina Books, Tests & Kits.
Center of Excellence in Generative Medicine
Il Center of Excellence in Generative Medicine (COEGM) è nato dalla
collaborazione tra il dottor Peter D’Adamo e la University of Bridgeport College
of Naturopathic Medicine per creare un’iniziativa biomedica pionieristica senza
precedenti in nessun’altra scuola di formazione medica. Il COEGM combina le
cure prestate ai pazienti, la ricerca clinica e concrete opportunità di
apprendimento per gli studenti del corso di Scienze della salute della stessa
università. Ospita anche la sede dove il dottor D’Adamo svolge la sua pratica
clinica e utilizza software all’avanguardia in campo bioinformatico come
SWAMI GenoType e Opus 23. Per informazioni e appuntamenti, sia
privatamente sia presso la clinica, consultate il sito
www.generativemedicine.org.

Per tutto il resto: www.dadamo.com

Uno dei siti precursori in materia, www.dadamo.com, è l’home page della


community di internauti che seguono il lavoro del dottor D’Adamo. Facile da
navigare ospita strumenti utili, blog e uno dei forum di discussione più cordiali e
accoglienti che esista. I neofiti sono i benvenuti in questa pacata e amichevole
community.

Per informazioni sulla dieta dei gruppi sanguigni, integratori personalizzati e


kit di prova, consultate: www.4yourtype.com.
L’app ufficiale della dieta dei gruppi sanguigni
L’app ufficiale della dieta dei gruppi sanguigni per Android, iPhone e tablet
elenca i cibi benefici, indifferenti e da evitare per ognuno dei quattro gruppi
sanguigni, pratica quando andate a fare la spesa, comoda se mangiate al
ristorante e utile quando pianificate la vostra dieta. In questo modo potete avere
sempre la certezza che vi state nutrendo nel modo più adatto a voi. Selezionate il
vostro gruppo sanguigno e iniziate a scegliere i cibi giusti per la vostra dieta
personalizzata organizzati in pratiche liste. Sapete se siete secretori o non
secretori e volete maggiori informazioni? L’app è dotata di una pratica opzione. I
contenuti includono:

1. Scelta gruppo sanguigno e status secretorio.


2. Liste dei cibi con valori per ogni gruppo sanguigno.
3. Lista degli alimenti per la famiglia: come combinare i cibi per diversi
gruppi sanguigni e facilitare la preparazione dei pasti.
4. Lista della spesa con la possibilità di scegliere la vostra lista o quella della
famiglia con diversi gruppi sanguigni.
5. Funzione di invio diretto via mail della lista della spesa tramite la app.
6. Funzione di ricerca dei cibi.
7. Informazioni su ogni tipo di sangue.
8. Informazioni sugli integratori.
9. Accesso alle ricette (è necessaria una connessione internet).

Blog personalizzato:
northamericanpharmacal.com/living/

Per trovare ispirazione, ricette, consigli utili e strumenti, le storie di chi ce l’ha
fatta e tutto il sostegno necessario sull’unico blog specifico.
Le community della dieta dei gruppi sanguigni sui social media:
Facebook: www.facebook.com/drpeterdadamo/
Twitter: @peterdadamo
Instagram: @eatright4yourbloodtype
Pinterest: www.pinterest.com/right4yourtype/
Bibliografia
Le prove scientifiche
Invece di affollare il libro di note a piè di pagina, ho preferito riunire i più
importanti riferimenti bibliografici agli argomenti trattati e riportarli qui di
seguito, dove possono essere consultati agevolmente. Sono raggruppati in
diverse categorie e disposti in ordine alfabetico per autore.
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Ringraziamenti

LE persone che devo ringraziare sono molte, perché la ricerca scientifica è un


lavoro di gruppo. Lungo la strada sono stato guidato, ispirato e sostenuto da chi
ha riposto in me la sua fiducia. Un ringraziamento speciale va a mia moglie,
Martha Mosko D’Adamo, per il suo amore e la sua amicizia, ai miei genitori,
James D’Adamo Sr., naturopata, e Christiana, per avermi insegnato a fidarmi del
mio istinto, a mio fratello, James D’Adamo Jr., per aver creduto in me.
Sono anche profondamente grato a:
Joseph Pizzorno, naturopata, che mi ha insegnato a credere nella medicina
naturale;
Catherine Whitney, mia coautrice, che ha conferito lo stile e l’organizzazione
di una buona penna a un materiale grezzo;
Gail Winston, editor che tanto tempo fa, come un fulmine a ciel sereno, mi
telefonò per chiedermi se volessi scrivere un libro sulla medicina naturale;
Janis Vallely, mia agente letteraria, che ha saputo vedere il buono che c’era nel
mio lavoro e non ha permesso che rimanesse chiuso in un polveroso schedario;
Amy Hertz, mia editor alla casa editrice Riverhead/Putnam, che con un’idea
visionaria ha trasformato il manoscritto nel documento ricco e importante che
credo sia diventato.
Inoltre esprimo tutta la mia gratitudine a:
Dorothy Mosko, per la sua preziosissima assistenza nella redazione della
prima versione del manoscritto;
Scott Carlson, mio ex assistente, sempre puntuale e sollecito;
Carolyn Knight, infermiera professionista e mio braccio destro, nonché
esperta flebotomista;
Jane Dystel, agente letteraria di Catherine, per i suoi ottimi suggerimenti;
Paul Krafin, che ha messo al mio servizio le sue grandi doti di scrittore e
editor;
Dina Khader, dietologa, per l’aiuto che mi ha dato con le ricette e il
programma dei pasti;
Michael Schachter, Jonathan Wright e Alan Datner, medici, per i loro preziosi
consigli e indicazioni;
John Schuler, che ha curato le illustrazioni;
Denise Silvestro, che ha continuato a guidare il lavoro alla Berkley.
Ringrazio anche i ricercatori della Bastyr University, che hanno abilmente
passato al setaccio la sterminata letteratura medica sul gruppo sanguigno,
contribuendo a rendere questo libro un compendio sulla materia quanto più
possibile completo.
Da ultimo, un sentito ringraziamento va a tutti i miei meravigliosi pazienti
che, nella loro ricerca della salute e della felicità, hanno scelto di onorarmi con la
loro fiducia.
AVVERTENZA

Ogni sforzo è stato compiuto affinché le informazioni contenute in questo libro siano complete e accurate.
Gli autori e l’editore non sono tenuti a fornire consulenze o prestazioni professionali individuali. Idee,
procedure e suggerimenti del presente volume non devono sostituire il medico curante, ogni questione
concernente la vostra salute richiede una supervisione medica. Gli autori e l’editore non sono responsabili
in alcun modo di ogni perdita o danno che presumibilmente derivi da informazioni e suggerimenti di questo
libro. Le opinioni qui espresse rappresentano strettamente il punto di vista degli autori, non dell’editore. Le
ricette contenute in questo libro devono essere eseguite alla lettera. L’editore non si assume la responsabilità
di vostre particolari condizioni di salute o di allergie che richiedano la supervisione di un dottore, né di
qualsiasi reazione negativa alle ricette stesse. Per quanto riguarda recapiti telefonici, indirizzi internet e altri
contatti, gli autori garantiscono la loro attendibilità fino al momento della pubblicazione del volume, e
declinano ogni responsabilità per errori o cambiamenti occorsi in seguito. L’editore, inoltre, non ha il
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trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro modo
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quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi
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e le condizioni incluse alla presente dovranno essere imposte anche al fruitore successivo.
Questo libro è la nuova versione aggiornata e ampliata de L’alimentazione su misura, pubblicato da
Sperling & Kupfer (anche in ebook).

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La vera dieta dei gruppi sanguigni


di Peter J. D’Adamo, Catherine Whitney
Traduzione di Irene Annoni e Cristiana Latini per Studio Editoriale Littera/Traduzione di Rossella
Traldi
Titolo originale Eat Right for Your Type
Copyright © 1997, 2016 by Hoop-a-Joop, LLC
This edition published by arrangement with G.P. Putnam’s Sons, a member of Penguin Putnam Inc.
© 1998, 2016 Sperling & Kupfer Editori S.p.A.
Realizzazione editoriale a cura di Studio Editoriale Littera.
Ebook ISBN 9788820095260

COPERTINA || FOTO © SHUTTERSTOCK | ART DIRECTOR: FRANCESCO MARANGON |


GRAPHIC DESIGNER: DANIELE PALAIA
Table of Contents
Il libro
L’autore
Frontespizio
Premessa. Una dieta per il Ventunesimo secolo
Introduzione. Il lavoro di due vite
Parte prima. Caratteristiche del vostro gruppo sanguigno
1. Il gruppo sanguigno: un nuovo modo di interpretare l’evoluzione
dell’uomo
2. Il codice del sangue: il programma del gruppo sanguigno
3. Gruppo sanguigno e calo ponderale: la soluzione personalizzata
4. La soluzione del gruppo sanguigno: prima di iniziare
Parte seconda. La vostra dieta dei gruppi sanguigni
5. Dieta per il gruppo 0
6. Dieta per il gruppo A
7. Dieta per il gruppo B
8. Dieta per il gruppo AB
9. Il test dei dieci giorni
Parte terza. La salute del vostro gruppo sanguigno
10. Strategie comuni: gruppi sanguigni e problemi di salute
11. Il gruppo sanguigno: una forza contro le malattie
12. Gruppi sanguigni e cancro: una battaglia per la vita
Epilogo. L’evoluzione congiunta degli individui
Appendice A. La carta d’identità dei gruppi sanguigni
Appendice B. I risultati contano
Appendice C. Dubbi e certezze
Appendice D. Glossario
Appendice E. La grande comunità dei gruppi sanguigni
Bibliografia
Ringraziamenti
AVVERTENZA
Copyright