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Piero di Cosimo: sbrogliando la matassa

Maurizio Calvesi

La pittura paesaggistica quale nasce, in Italia, tra ampia a spazi e orizzonti; è probabile comunque
la fine del Quattro e gli inizi del Cinquecento ha che i racconti di Colombo e dei suoi sulla vita e i
un pioniere, già prima di Giorgione, nel Giambel- costumi dei selvaggi abbiano stimolato quell’in-
lino, in dipinti che associano lo spettacolo della teresse e soprattutto quella fantasia nei confronti
natura all’elogio della solitudine meditativa e alla dei primitivi che i dipinti di Piero (datazione per-
rievocazione del romitaggio dei Santi, come mo- mettendo) fanno così improvvisamente incon-
stra anche la Sacra allegoria degli Uffizi. trare. Pur nella descrizione di eventi cruenti, in
Ma altresì nell’Italia centrale, all’incirca negli queste opere si può cogliere un’adesione generosa
stessi anni, il nuovo genere fa una delle sue prime ai conati dell’umana stirpe, agli esordi del suo in-
apparizioni, con la pittura di Piero di Cosimo (e gegnoso cammino: tra nascita della caccia, della
anche in qualche modo del Pinturicchio). Vasari1 navigazione, dell’agricoltura e della metallurgia;
già loda Piero per un paesaggio (di sfondo) che e affiora un’attenzione simpatizzante persino
avrebbe eseguito a complemento di un affresco verso la sua brada evoluzione e gli inquietanti svi-
di Cosimo Rosselli, nella Cappella Sistina. Però luppi delle sue promiscuità: contagiata da esseri
l’invenzione paesistica di Piero si manifesta a semiferini e semiumani, ma nella conquistata su-
pieno nei dipinti che egli dedica, più tardi, a sto- premazia sullo stesso regno animale, ridotto a ri-
rie dell’umanità primitiva: primissimo approccio sorsa di selvaggina o a sussidio del lavoro.
a quel “primitivismo” che tanta parte avrà, in
altre forme, nella cultura artistica moderna.
Al pari del tema eremitico, questo precoce interesse La caccia, la navigazione, l’agricoltura
primitivistico (che risente del “selvatico” proprio
della pittura tedesca) si sposa a uno sguardo a tutto Brani celebri di autori come Lucrezio e Vitruvio
campo sulla natura, si apre anzi a una simbiosi più fanno da sfondo, prontamente rievocati in uno
profonda, con essa, nel fervore non agiografico e dei più noti saggi iconologici di Erwin Panofsky:
religioso, ma laico e incipientemente storicistico, quello appunto che sotto il titolo Preistoria
di ricostruire i primordi dell’uomo; e non più tra gli umana in due cicli pittorici di Piero di Cosimo
stereotipi giardinaggi del paradiso terrestre, ma nel esamina le opere a tema “primitivistico” del mae-
contatto aspro e nudo con gli spazi, le insidie e le ri- stro fiorentino.2 Abilmente congegnato, ricco di
sorse di una aperta e tutta terrestre natura. dottrina e di convincenti spunti interpretativi
Erano anni che seguivano alla scoperta del- (come nel caso dei due dipinti a pendant della
l’America; è vago ma tentante chiedersi se l’or- Scoperta del miele e delle Disavventure di Si-
mai dilatata immaginazione del mondo potesse leno), in altre parti lascia aperti sostanziosi e ap-
ripercuotersi in pittura con un’attenzione più petitosi spiragli a contestazioni e rettifiche.

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FIG. 1 Piero di Cosimo, Incendio nella foresta. Oxford, Ashmolean Museum

Cinque opere di Piero sono prese in esame dal Pa- I dipinti della presunta serie Ante Vulcanum
nofsky come facenti parte di un ciclo unitario in- (FIGG. 1-3) sono accomunati da un motivo, quello
torno ai primi anni Novanta, destinato, secondo lo dell’incendio della foresta: a quel tempo, il fuoco era
studioso, a Francesco Del Pugliese: si tratta del- causato soltanto da eventi, come il fulmine, estranei
l’Incendio della foresta di Oxford (Ashmolean Mu- alla volontà dell’uomo; Panofsky è di questo avviso.
seum), della Scena di caccia e del Ritorno dalla cac- Il fuoco infuria nei boschi, «mentre l’uomo, non an-
cia di New York (Metropolitan Museum), nonché di cora stretto di amicizia con lui, condivide le passioni
due dipinti che il Panofsky interpreta come Ritro- e i terrori degli animali e dei mostri ibridi».4
vamento di Vulcano (Hartford, Wadsworth Athe- Il ricorrente tema dell’incendio della foresta atte-
neum) e Vulcano ed Eolo maestri dell’umanità (Ot- sterebbe appunto l’ignoranza della natura del fuoco,
tawa, National Gallery of Canada). I primi tre da parte dell’uomo, e del modo di produrlo. I pan-
pannelli (forse già dell’ultimo decennio del Quat- nelli di Oxford e New York «avrebbero tutti e tre in
trocento) dovrebbero raffigurare «la fase della sto- comune l’assenza delle conquiste accentuate nel
ria umana che precedette gli sviluppi tecnici e sociali quadro di Ottawa» (dove il ferro destinato a ferrare
indotti dall’insegnamento di Vulcano» (era Ante i cavalli viene forgiato alla fiamma, FIG. 7):
Vulcanum), mentre gli ultimi due rappresentereb-
bero «la primissima ‘fase tecnologica’ della civiltà I dettagli dell’esistenza veramente primitiva del-
umana» conseguente alla scoperta del fuoco e quindi l’uomo, quando questi tuttora ignorava i vari usi del
sotto il segno di Vulcano (era Sub Vulcano).3 fuoco, vengono elaborati da Piero con la medesima co-

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scienziosità archeologica o, piuttosto, paleontologica, plice fantasia pittorica. Si tratta, nel modo più evidente,
che egli ha impiegato nel rendere l’esistenza umana sotto di un attributo iconografico piuttosto che di un concetto
Vulcano. Non vi sono utensili o armi di metallo; di con- capriccioso, poiché è identico al famoso incendio della
seguenza, i tronchi che servono da alberi per le barche e foresta che ha perseguitato la fantasia di Lucrezio, Dio-
le zattere di giunchi del Ritorno dalla caccia non solo doro Siculo, Plinio, Vitruvio e Boccaccio.5
non sono squadrati per mancanza di pialle, ma anche,
per mancanza di seghe, non sono regolari. (Si notino i In realtà, nel dipinto di Oxford, potremmo rile-
rami che ne escono e le estremità non rifinite). Non vi vare una prima contraddizione: la capanna sullo
sono materiali intessuti per le vesti o per comodità; di sfondo appare costruita ad arte, e il giogo che
conseguenza, la gente va nuda, o vestita di pelli o di l’uomo porta sulle spalle è un legno ben lavorato
cuoio. Non vi sono animali domestici, non veri edifici , con appropriati strumenti (FIG. 1).
non vita familiare. Il principio dominante di questa con- Quanto ai brani citati come fonti, effettivamente
dizione aborigena, precisamente l’ignoranza dell’uma- Lucrezio spiega l’origine del fuoco in terra con la
nità circa l’uso del fuoco, è visibilmente accentuata da caduta di un fulmine («fulmen detulit in terram
quanto potremmo chiamare il leitmotiv di tutta la serie: mortalibus ignem») oppure con un fenomeno di
l’incendio della foresta, che può vedersi devastare i bo- autocombustione;6 Plinio e Vitruvio (riportato da
schi e atterrire gli animali in tutti e tre i pannelli; in due Boccaccio) optano per l’autocombustione, Dio-
di essi appare persino ripetutamente. La ricorrenza per- doro Siculo per la folgore.7
sistente di questo motivo non può spiegarsi con una sem- Sfuggono tuttavia, allo studioso, altri passi da cui

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FIG. 2 Piero di Cosimo, Caccia primitiva. New York, Metropolitan Museum of Art

può discendere una diversa interpretazione del rap- gli uomini poi li attirò provocando le prime adu-
porto tra l’uomo e l’incendio: a cominciare dallo nanze, nelle quali nacquero la comunicazione e il
stesso Lucrezio che nel brano scelto dal Panofsky linguaggio) erano ripresi a Roma, nel pubblico in-
parla dell’origine del “fuoco in terra” ma non di fo- segnamento, da Pomponio Leto, come attestano
reste incendiate, mentre ne parla più avanti (V, almeno due passi dei manoscritti vaticani. Ecco
1241-1251) e in termini che presuppongono la co- (in traduzione) il primo, dipendente da Vitruvio:
noscenza del fuoco da parte dell’uomo:
Gli uomini ignoravano l’uso della parola; erra-
In antico furono mani unghie e denti le armi degli uo- bondi, senza vesti, essi non avevano il fuoco, né il
mini, poi le pietre e i rami schiantati dei boschi, poi, non modo di procurarselo: quando, nelle selve scite, lo
appena noti, la fiamma ed il fuoco. [...] Per il resto, furono spirar dei venti fece divampare le prime fiamme, un
trovati il bronzo, l’oro ed il ferro, ed il forte piombo, e branco di gente nuda e rude si radunò tutt’intorno; le
l’argento pesante dopo che il fuoco ebbe incendiato e di- alimentarono colle legna, le custodirono: raccoltisi in
strutto sugli alti monti le immense foreste [ignis ubi in- gran folla, essi finirono coll’intendersi tra di loro per
gentis silvas ardore cremarat montibus in magnis], sia mezzo di suoni articolati.
che dal cielo cadesse il fulmine, sia che gli uomini vi get-
tassero il fuoco per far paura ai nemici, quando nei boschi Il secondo è memore anche di Lucrezio:
guerreggiavano tra loro, sia che volessero, attratti dalla
bontà del terreno, allargare pingui maggesi e rendere si- Il genere umano, duro ed orrido, viveva bestial-
curi i pascoli, o dare morte alle fiere ed arricchirsi di mente, senza curarsi né dell’aratro, né della propria
preda: chè si cacciò colla fossa e il fuoco, prima di sten- casa, né delle armi: gli bastavano le unghie ed i
dere reti intorno ai boschi e di frugarli coi cani [sive quod denti.[...] Il caso, un fulmine, fa nascere il fuoco: at-
inducti terrae bonitate volebant / pandere agros pinguis torno alle sue vampate si congrega la società umana,
et pascua reddere rura, / sive feras interficere et ditescere si forma una lingua. Il fuoco, la parola: ecco le due
praeda: / nam fovea atque igni prius est venarier ortum forze motrici della civiltà. Col fuoco, incendiando le
/ quam saepire plagis saltum canibusque ciere]. selve, si dava la caccia alle bestie e si facevano sgor-
gare dal suolo, vinto dal calore, metalli preziosi.8
Più o meno negli anni in cui Piero lavorava nella
Sistina, pensieri come questi di Lucrezio (e di Vi- Il fatto che nella Scena di caccia (FIG. 2) l’in-
truvio, secondo cui il fuoco, spaventò dapprima cendio sia abbinato appunto all’attività venato-

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FIG. 3 Piero di Cosimo, Ritorno dalla caccia. New York, Metropolitan Museum of Art

ria, chiarisce che ad appiccarlo erano stati i cac- avendo reso possibile la cattura dei due bovini e
ciatori, tutt’altro che ignari della sua natura e del promettendo l’allargamento dei «pingui maggesi»,
suo uso. Nello sfondo, la vegetazione brucia; gli secondo le parole di Lucrezio.
animali fuggono spaventati allontanandosi dalla I tre pannelli sembrano in ultimo rappresentare
foresta, ma alcuni vengono intercettati e uccisi tre attività dell’uomo primitivo: la caccia, la na-
da un’umanità primitiva, mista di satiri dalle vigazione e l’agricoltura.
zampe selvatiche e veri uomini. Anche la guerra è un’altra di queste attività, e
A riprova della connessione tra caccia e incendio può essere nel giusto Claudia Cieri9 quando as-
(provocato ad arte dall’uomo), ecco che nel Ri- socia ai tre pannelli, come in unico ciclo, anche
torno dalla caccia (FIG. 3) la stessa umanità sca- la Battaglia fra i Centauri e i Lapiti, della Natio-
rica dalle rozze navi il bottino di prede cacciate in nal Gallery di Londra (FIG. 4): opera che il Pa-
quel lembo di terra che appare in lontananza, e dal nofsky escludeva dalla serie Ante Vulcanum
quale si vede ancora salire il fumo dell’incendio. evidentemente perché vi compaiono frecce e, in
La suggestiva tesi panofskiana dell’umanità Ante abbondanza, vari manufatti: le stoviglie del
Vulcanum ne viene inficiata: il fuoco è voluta- pranzo di nozze, divenute armi. Ma la presunta
mente destato dall’uomo e a riprova vediamo che serie Ante Vulcanum non è tale; è possibilissimo
nella Scena di caccia sono i soli animali a fuggire, quindi che l’opera avesse un nesso con i tre pan-
non gli uomini; altrettanto dicasi per l’Incendio nelli già esaminati, cui, tra l’altro, è accomunata
della foresta di Oxford, dove, di nuovo, sono sol- da un’altezza di 71 cm. Dello stesso avviso della
tanto gli uccelli e gli animali terrestri a darsi alla Cieri era già stato F. J. Mather.10 Secondo la Cieri
fuga, mentre le figure umane visibili in lontananza «i due pannelli di New York e la Battaglia di
attendono tranquillamente al loro lavoro, o addi- Londra dovevano comporre un unico ciclo nar-
tano senza spavento l’incendio; il personaggio più rativo e possono essere identificati con la serie
prossimo al primo piano, poi, sembra aver inter- che, stando al Vasari, decorava la casa del Pu-
cettato due buoi, verso cui si dirige tenendo sulle gliese. Queste opere possono datarsi nell’ultima
spalle un giogo: il che rivela la sua intenzione di decade del ‘400, qualche anno dopo l’assunzione
addomesticarli. Un terzo bue, probabilmente un di Francesco del Pugliese alla carica di priore di
toro, stagliato in primo piano, sembra invece sfug- Firenze (1491)». Ovvero negli anni in cui Co-
gito alla cattura. In questo caso l’incendio appic- lombo è tornato dall’impresa e, nel 1492, spedi-
cato dall’uomo è tornato utile all’agricoltura, sce da Lisbona un suo rapporto sulla scoperta

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FIG. 4 Piero di Cosimo, Battaglia fra i Centauri e i Lapiti (part.). Londra, National Gallery

della “Nuova India”, subito pubblicato e nel Londra sembra registrare il momento in cui le due
maggio 1493 tradotto a Roma in Latino. parti vengono a collisione. Sulla disposizione dei
Mentre nei tre pannelli i semiuomini (satiri e cen- quattro dipinti, è difficile fare congetture: comune a
tauri) collaboravano con i veri uomini, il dipinto di tutti è, come ripeto, l’altezza, ma solo la Scena di

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FIG. 5 Arte romana, Ila rapito dalle ninfe. Roma, Museo dei Conservatori

caccia e il Ritorno dalla caccia sono di lunghezza secolo, passava sotto il titolo, che credo originale,
pressochè pari (cm 168 e cm 169), mentre il dipinto di Ila rapito dalle ninfe, e lo studioso vi vide in-
di Oxford misura cm 203 e quello di Londra cm 260. vece la Caduta di Vulcano (FIG. 6). Ila era un gio-
vane bellissimo, che accompagnò Eracle nella
spedizione degli Argonauti. Ma durante una sosta
I dipinti di Hartford e di Ottawa in Misia ecco che Ila, recatosi ad attingere acqua
nel bosco, viene intercettato e trattentuto dalle lo-
Federico Zeri,11 infine, collegava i tre pannelli al cali ninfe, come narra Apollonio di Rodi.12
dipinto di Sarasota che esamineremo in chiusura; Alcuni momenti della storia sono omessi nel-
ma la proposta è, come vedremo, da escludere. l’immagine di Hartford: il giovane effigiato nel
Si direbbero altresì indipendenti dalla serie ap- dipinto non ha con sé alcun recipiente, inoltre il
pena descritta, i due dipinti di Hartford e di Ot- ratto di Ila avvenne di notte. Ma nella versione di
tawa, in cui Panofsky vede ritratta l’era sub Apollodoro13 il dettaglio della notte manca: «Ila
Vulcano. Le loro dimensioni, peraltro, sono di cm [...] inviato ad attingere acqua fu rapito dalle ninfe
155 x 174 e cm 155,6 x 166,4; ciò potrebbe con- a causa della sua bellezza».14 Come può essere
fermare (il secondo avendo subìto una lieve ri- nata questa composizione? Certamente da un ac-
duzione in larghezza) il rapporto intercorrente tra costamento al pannello in pietre dure già nella Ba-
i due quadri: ma non necessariamente tra i due silica di Giunio Basso a Roma (oggi nel Museo
quadri e la serie in precedenza esaminata. dei Conservatori), pannello che presenta Ila tra le
Fu Panofsky a riunire le due opere, individuando in ninfe, con una gamba piegata contro un sasso
entrambe la figura di Vulcano: la prima, fin dalla (FIG. 5). L’analoga posizione della gamba con-
sua apparizione in Gran Bretagna alla fine del XIX ferma l’interpretazione, che dunque resta alta-

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FIG. 6 Piero di Cosimo, Il ratto di Ila. Hartford, Wadsworth Athenaeum

mente probabile: il ginocchio piantato contro la (cioè, fu allevato dalle scimmie) o anche “ab nim-
roccia nel pannello di Roma, già conosciuto nel phis”. Il dipinto rappresenterebbe quindi Vulcano
Rinascimento, vuole indicare un atteggiamento di che, precipitato sull’isola e rimasto zoppo a causa
resistenza alla presa delle ninfe, e così il ginoc- della caduta, è soccorso dalle ninfe di Lemno.
chio piantato sul terreno nel dipinto di Hartford. Giustamente la critica non è stata unamine nel-
Panofsky propose, invece, di leggervi la Caduta l’accogliere la ingegnosa lettura del Panofsky, che
di Vulcano. Scaraventato giù dall’Olimpo dal tuttavia non trova agganci pienamente soddisfa-
padre Giove, il giovane dio cadde infatti nel- centi nel quadro. In particolare R. Langton Dou-
l’isola di Lemno, dove fu, come scrive Servio, glas15 rifutò la nuova interpretazione di Panofsky,
“nutritus ab Sintiis”. insistendo su quella tradizionale e dando luogo a
Essendo sconosciuti, alla letteratura latina, i Sin- uno scambio di lettere con il collega.16 Ma Pa-
tii, le trascrizioni e derivazioni da Servio propo- nofsky individuava la figura di Vulcano anche
sero varie letture alternative, come “ab simiis” nel dipinto, considerato “gemello”, di Ottawa

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FIG. 7 Piero di Cosimo, La famiglia di Tubalcain. Ottawa, National Gallery of Canada

(FIG. 7): il dio sarebbe ritratto nel fabbro in primo plessi. In realtà, nelle stesse Argonautiche che nar-
piano, che attende a forgiare dei ferri da cavallo. rano il ratto di Ila, troviamo l’indicazione utile a
Davanti a lui un personaggio seduto (Eolo se- comprendere il reale significato della scena. È al-
condo Panofsky) manovra due otri di cuoio a mo’ lorché nel secondo libro vengono descritti, su litorale
di mantici. (Il pittore doveva ignorare che l’uso del Mar Nero, i paesi dei Calibi e dei Mossineci.
di ferrare i cavalli era ignoto ai primitivi, e che le Il paese dei Calibi era ricco di miniere da cui si ri-
prime protezioni degli zoccoli non furono in me- cavava il ferro. La tradizione greca in effetti attri-
tallo). Più in là quattro uomini muniti di martello buisce l’invenzione del ferro ai Calibi (Chalibes),
e clava si industriano a costruire una rudimentale la cui rocciosa regione era dotata anche di una terra
casa, secondo i nuovi insegnamenti dello stesso contenente ossido di ferro;ed ecco che nelle Argo-
Vulcano: questo sarebbe lo stadio Sub Vulcano, nautiche (II, 374-381) è menzionato «il paese dei
appunto, della preistoria umana. Calibi, gli uomini più travagliati, che lavorano un
L’astrattezza della lettura panofskiana lascia per- suolo durissimo ed aspro, e ne estraggono il ferro»,

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FIG. 8 Dosso Dossi, Tubal-
cain. Firenze, Coll. Horne

mentre i Mossineci «là vicino, nella piana boscosa, cino [...] costruiscono delle capanne con tronchi di
ai piedi del monte, costruiscono delle capanne con legno». E nel dipinto di Piero, ecco appunto degli
tronchi di legno e dei solidi recinti». uomini che costruiscono un’abitazione con tronchi
Ai compagni di Polifemo che andava, nella Misia, di legno: siamo prossimi al paese dei Calibi, in-
alla disperata ricerca di Ila, così disse, profetiz- ventori del ferro e non sorprende quindi di vedere
zando, Glauco (I, 1321-1323): «Polifemo è desti- all’opera, accanto ai primitivi cotruttori, un fabbro.
nato a [...] terminare i suoi giorni nell’immenso Ma chi è questo fabbro? È senz’altro Tubalcain,
paese dei Calibi. Di Ila si è innamorata una ninfa, che nel Genesi (4, 22) è ricordato come «mallea-
e l’ha fatto suo sposo» (come dire che Ila era finito tor et faber in cuncta opera aeris et ferri» (abile
nel paese dei Calibi?); inutile quindi proseguire la nel lavorare con il martello, e fabbro in tutte le
ricerca. Più avanti infatti (IV, 1472-1475) Poli- opere forgiate nel rame e nel ferro), mentre Flavio
femo, «dopo aver fondato un’illustre città nella Giuseppe (Antiquitates Judaicae) testimonia che
Misia, / ansioso di compiere il viaggio, andò alla «fu il primo ad inventare la lavorazione dei me-
ricerca di Argo [la nave di cui aveva perduto le talli».17 I Tubal (Tubalcain vuol dire Tubal di-
tracce mentre ricercava Ila] / lungamente, finché scendente di Caino) vivevano anch’essi tra il Mar
arrivò sul mare, al paese dei Calibi, e qui il destino Nero e il Mar Caspio, non sembra quindi impro-
gli diede la morte». Si può dire che i due quadri di prio collocare il capostipite dei fabbri nel paese
Hartford e di Ottawa collegano il momento in cui dei Calibi, inventori e produttori del ferro.
Polifemo perde Ila e la meta finale della sua in- Il Genesi (4, 19-22) descrive la famiglia di Tu-
fruttuosa ricerca ovvero il paese dei Calibi. balcain: che nacque, come la sorella Noama, da
Ma dunque i Mossineci, attigui ai Calibi, «là vi- Silla, moglie di Lamec; questi, trisnipote di

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FIG. 9 Organo medievale
FIG. 10 Da Gafurius, De musica

Caino, bigamo e padre di 77 figli, da un altro ma- individuati con forti probabilità per non dire con
trimonio con Ada aveva avuto Jubal «padre di certezza: al centro il fratellastro di Tubalcain, Ja-
tutti quelli che suonano la chitarra e l’organo» bal, che vive con il bestiame e governa infatti due
(pater canentium cithara et organo )18 e Jabal, cavalli; a sinistra Jubal (padre dell’organo) che ha
«padre di tutti quelli che vivono sotto la tende e nelle mani due mantici, elementi costitutivi degli
dei pastori» («pater habitantium in tentoris atque organi medievali. A destra Silla e Lamec (o
pastorum»).19 Nelle formelle esagonali apparte- Ada?), mentre Noama potrebbe essere il putto
nenti all’ordine inferiore del campanile di Giotto, nelle braccia di Silla. A meno di non pensare
opera di Andrea Pisano, che illustrano le attività (ipotesi affascinante) che l’uomo e la donna siano
umane, sono presenti entro distinte formelle esa- Ila e la consorte! Ila si sarebbe sposato nel paese
gonali Jabal (la Pastorizia), Jubal (la Musica), dei Calibi come sembrerebbe dire Glauco nella
Tubalcain (l’arte del fabbro). Dosso Dossi, nel già citata profezia? (Incerta resta l’identità del
noto dipinto della collezione Horne di Firenze, giovane addormentato alle spalle di Tubalcain.
ritrae Tubalcain con accanto due donne, che il Un suo figlio?)23
Gibbons pensa di poter identificare nella madre Come noto Tubalcain fu considerato anche l’in-
Silla e in Ada (o Noama)20 (FIG. 8). Vero è co- ventore della Musica (grazie ai suoni prodotti
munque che in due manoscritti del British Mu- con il martello) e come tale lo avrebbe raffigurato
seum è presentata la famiglia di Tubalcain: la Dosso Dossi nel quadro citato. Infatti Isidoro di
madre e la sorella (o Ada) e in uno di essi anche Siviglia24 accreditò Tubalcain come inventore di
il vecchio padre Lamech.21 questa arte: «Moyses dicit repertoriun Musicae
Ecco dunque che i personaggi che nel quadro di artis fuisse Tubal, qui fuit de stirpe Caim ante di-
Ottawa attorniano Tubalcain (non dunque, al- luvium». Attribuì però a Pitagora la stessa inven-
meno qui, Vulcano, come alcuni hanno voluto so- zione presso i greci. Nel Cappellone degli Spa-
stenere per il Dosso di Firenze),22 possono essere gnoli nei chiostri di S. Maria Novella, Tubalcain

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appare fra le Arti Liberali come rappresentante furio28 l’invenzione della Musica è riferita a Jubal
della Musica; e così nel ciclo delle Arti Liberali (forse però confuso con Tubal, perché ha davanti
di Orvieto e in altri cicli consimili.25 a sé una serie di martellatori) (FIG. 10).
Tuttavia in altri testi come la Historia scholastica Considerata quindi la variabilità di ruoli, ritengo
di Petrus Comestor26 l’invenzione della Musica che nel dipinto di Ottawa la musica vada confer-
è riferita a Jubal, e la stessa cosa dice Vincent de mata a Jubal, mentre Tubalcain è presentato
Beauvais nello Speculum doctrinale,27 in adesione come capostipite dei fabbri o fabbro per eccel-
al testo biblico e alle rappresentazioni apparse nel lenza, e a Jabal va il primato nella pastorizia.
campanile di Giotto. Anche nel De Musica di Ga- Volendo entrare nell’ottica di Panofsky, non c’è

FIG. 11 Anonimo, Mosaico del Nilo (part.) . Palestrina, Museo

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FIG. 12 Piero di Cosimo, Mito di Prometeo. Monaco di Baviera, Alte Pinakotek

FIG. 13 Piero di Cosimo, Mito di Prometeo. Strasburgo, Musée dea Beaux Art

dubbio che qui siamo effettivamente di fronte a Quadrupedi dal volto umano
una fase più avanzata della civiltà umana; alla
caccia, alla navigazione, all’agricoltura, alla Torniamo ora alla serie precedente, per chiederci
guerra evocati nei pannelli con incendi e centauri invece dove Piero può aver attinto il suggerimento
dell’umanità primitiva, qui si aggiungono la mu- dei mostri ibridi che la popolano e che è composta
sica, la metallurgia e la pastorizia. da centauri e satiri, figure ricorrenti nella letteratura

21
classica; ma anche, nel dipinto di Oxford (FIG. 1), da Palazzi Vaticani, per commissione di Alessandro VI
due più singolari e rari quadrupedi dal volto umano. al Pinturicchio. I due pittori avevano lavorato fianco
Il Panofsky pensa, come fonte, a Lucrezio:29 a fianco nella Sistina, nel precedente decennio.
La versione di Piero di Cosimo è, come si vede,
La foresta è ancora gremita delle strane creature de- assai più “laica”, scollegata dagli intenti celebrativi
rivanti dall’accoppiamento promiscuo tra uomini e animali, del toro Borgia che condizionano il racconto del
poiché la scrofa con volto di donna e la capra con volto Pinturicchio e la sua ubicazione in Egitto. Resta
d’uomo non sono minimamente fantasmi alla maniera di difficile capire se la citazione di Piero di Cosimo
Bosch; mirano a recare testimonianza di una teoria estre- dal mosaico nilotico abbia anch’essa la finalità, in
mamente seria: contestata, e così facendo efficacemente aderenza a una diffusa opinione, di ambientare la
trasmessa, in non meno di trentuno versi lucreziani. nascita dell’agricoltura in quella terra, o se invece
sia, sotto questo aspetto, puramente casuale.
Ma Lucrezio, per l’appunto, esclude nel modo
più drastico che in un tempo antico siano esistite
creature ibride, come Centauri, Scille Il mito di Prometeo

ed altri mostri del genere, di cui vediamo che le Nel suo saggio Panofsky prende in esame anche
membra non sono d’accordo tra loro. [...] Chi sogna i due dipinti dedicati da Piero di Cosimo al mito
dunque che siano potuti nascere dalla terra ancor di Prometeo, a Monaco di Baviera (Alte Pinako-
nuova e dal cielo fresco siffatti animali con questo thek) e a Strasburgo (Musèe des Beaux Arts).32
solo argomento, vano, che il mondo era giovane, può Di dimensioni pressochè uguali (cm 68 x 120 e
spifferare dalla bocca molte sciocchezze.30 cm 64 x 116), la storia che narrano si sviluppa
dall’uno all’altro (FIGG. 12-13).
Pensare che Piero di Cosimo sia rimasto sugge- Nel primo il cugino di Zeus, inginocchiato come in
stionato, anche in questo caso, dalle descrizioni di contemplazione meravigliata della propria opera,
Lucrezio, rovesciandone il pensiero, non sembra guarda l’uomo da lui plasmato nella creta, che sem-
verosimile. Né, per l’appunto, si tratta di fantasie bra stia alzandosi con l’aiuto di Epimeteo, fratello
“boschiane” o di “grilli”. In realtà, come ho di- di Prometeo. Nel centro l’uomo è issato su una base
mostrato in altre occasioni, il modello dei quadru- a mo’ di scultura e addita il cielo con il braccio de-
pedi con testa umana, e con contorno di uccellacci stro alzato, in direzione di Prometeo e Atena che
svolazzanti (FIG. 1), si trova nell’affresco del Nilo stanno levandosi in volo. Infatti, in basso a destra,
a Palestrina (FIG. 11), che Piero potè conoscere da Atena si congratula con il demiurgo, che le chiede di
disegni, o perché invitato sul posto dal proprieta- essere portato in cielo, come si vede subito sopra.
rio Francesco Colonna.31 Va notato, peraltro, che Nel secondo dipinto Prometeo, raggiunta l’al-
l’antico mosaico presenta in alto, tra le montagne, tezza, ruba il fuoco dalle ruote del carro del sole.
scene di caccia da parte di popolazioni aborigene, Tornato sulla terra (e ripetuta l’operazione nella
anche se già con l’uso di archi e frecce. grotta di Vulcano, come sembra di vedere a sini-
Il più che probabile contatto di Piero con l’autore stra), Prometeo si serve del sacro fuoco così sot-
della Hypnerotomachia rende ben verosimile anche tratto agli dei per animare il suo uomo di argilla.
un’introduzione nell’ambiente di Pomponio Leto e E nel mezzo, ecco la punizione che Zeus riserva agli
spiegherebbe il ricorso del pittore alle sue parole, uomini, e quella che riserva allo stesso Prometeo. Il
circa la funzionalità degli incendi alla caccia. castigo degli uomini è … la creazione della donna:
Proprio a Roma, peraltro, negli anni in cui Piero Pandora, offerta in dono da Zeus a Epimeteo. Ben-
presumibilmente attendeva alla serie dell’umanità ché il fratello gli avesse raccomandato di non accet-
primitiva, il tema della nascita dell’agricoltura, gra- tare nessun regalo da Giove, lo sciagurato Epimeteo
zie a Osiride che insegna all’umanità aratura, viti- invece l’accoglie, sedotto dal fascino della nuova
cultura e frutticultura, trovava un posto d’onore nei creatura, la femmina modellata per l’occasione da

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Mercurio e da Atena. (Pandora, in quanto donna bu- dall’argilla. La città visibile nello sfondo dei due di-
giarda, astuta e curiosa, sarà l’origine di ogni sven- pinti dovrebbe quindi essere Tebe. E la preistoria
tura per gli uomini e infatti per prima cosa volle quale ritratta da Piero nei pannelli dedicati all’in-
guardare dentro a un vaso che conteneva tutti i mali, cendio della foresta, è paradossalmente preceduta
e togliendogli il coperchio li diffuse nel mondo). da questa immagine, nella cronologia del mito. Ma
È ben probabile, benchè siano state avanzate an- l’artista evidentemente (se la datazione tarda dei
che altre, ma improbabili, interpretazioni, che la due dipinti è corretta) non si poneva il problema, né
scena centrale rappresenti appunto l’offerta di architettava, da un dipinto all’altro, o da una serie
Zeus a Epimeteo, riconoscibile quest’ultimo dalle all’altra, quelle connessioni e progressioni che il Pa-
stesse vesti che indossa nel precedente dipinto. nofsky ha amato leggervi: un’umanità Ante Vulca-
A destra, è effigiato poi il noto castigo di Prometeo, num, Sub Vulcano, Sub Prometheo. Sono, queste,
legato a un albero (versioni più tarde del mito diranno progressioni ricavate a posteriori, e a forza, dal cri-
a una roccia) ed esposto ai morsi di un’aquila che gli tico, che peccherebbero oltretutto di anacronismo.
divora il fegato, quotidianamente riformantesi. Infatti Prometeo, cugino di Zeus, precede (e i mito-
Secondo Panofsky i due dipinti (che «potrebbero grafi lo sottolineano)35 il “nipote” Vulcano, che di
considerarsi un poscritto ritardato all’epica di Giove è figlio, anche se di simili precedenze, al-
Vulcano»), descrivono «una fase della civiltà meno in un caso, Piero non sembra preoccuparsi.
umana che ha superato definitivamente lo stadio Dove il Panofsky ha indubbiamente ragione è nel
primitivo rappresentato nel quadro di Vulcano». rimarcare il forte mutamento di stile e di accenti dai
Ovvero in quello di Ottawa. pannelli con storie dell’umanità primitiva al rac-
conto di Prometeo. Piero è pittore “realista” in quei
L’organizzazione tecnica e sociale della vita [prosegue pannelli, e le forme si adeguano con l’asprezza del
lo studioso] hanno ormai raggiunto alti livelli, gli edifici segno all’asprezza della “verità”, una verità comu-
non sono più costruiti con tronchi d’albero e rami, la gente nicata e resa attuale, forse anche (ripeto) dai rac-
non vive più in gruppi familiari dispersi. La fase ‘tecno- conti dei reduci colombiani, che avevano assistito
logica’ dell’evoluzione umana è stata completata, e il persino a episodi di cannibalismo.
prossimo passo da compiere non potrà condurre che al- È invece pittore del mito nei dipinti dedicati a
l’anelito dell’autonomia mentale che, usurpando i diritti Prometeo (ma eseguiti quando?), dove cielo e
degli dei, significa deificazione più che umanizzazione.33 terra sono intercambiabili teatri dell’azione del-
l’eroe, le figure risentono di un certo allunga-
Viene da chiedersi come sia possibile tutto ciò, se quel- mento idealizzante e, indubbiamente, il fuoco ha
lo creato da Prometeo fu il primo uomo, dunque ve- una valenza ben diversa: la fiamma celeste che
nuto alla luce ben prima dell’umanità primitiva. Prometeo, guidato da Minerva, sottrae con una
L’incongruenza sembra sussistere anche negli fragile canna al carro del sole non è l’elemento
stessi dipinti di Piero, nel cui sfondo si vedono materiale che agisce sulle materie, ma è un fuoco
città vere e proprie, con edifici a cupola, a torre e interiore che agisce nel petto dell’uomo, è la sua
con cinta muraria. Ma la spiegazione è nel mito, anima, la sua coscienza, la sua sapienza, il suo
ecco ad esempio la versione fornita dal Conti: anelito metafisico, è quella facoltà che lo rende
simile agli dei e rivolto al loro pensiero. Come
Hic ipse Prometheus [...] primus templa Deis, pri- riporta il Conti dalle Opinioni di Teofrasto:36
mus qui condidit urbes. Suscepit ex alia Nympha
etiam Theben, quae nomen dedit Thebane urbi. Hic At Theophrastus […] scriptum reliquit, Prome-
fertur homines primum è luto finxisse, et universi ge- theum dictum fuisse ignem ad homines è coelo detu-
neris hominum fuisse parens, vel potius artifex.34 lisse, quia rerum divinarum et philosophiae cognitio-
nem primus omnium mortalium hominibus ostenderit,
Cioè Prometeo fu il primo ad erigere templi agli dei primusque oculos illorum ad illa coelestia et sempi-
e a fondare città, tra cui Tebe, dove creò gli uomini terna corpora speculanda erexerit.

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FIG. 14 Piero di Cosimo, Costruzione del Tempio di Salomone. Sarasota, John and Mable Ringling Museum of Art

Il dipinto di Piero mostra però, di sua invenzione, cennio del Cinquecento); rappresenta una folla di
un duplice furto: dal cielo, e dalla caverna di Vul- operai intenti al lavoro davanti a una grande ar-
cano. Come mai? La risposta credo debba essere chitettura isolata nel paesaggio (FIG. 14).
che il secondo fuoco dotò l’uomo dell’anima I dipinti più celebri di Piero di Cosimo sono le già
“sensitiva et vegetativa”, come dice Boccaccio,37 commentate Storie dell’umanità primitiva, divise
il primo invece dell’anima spirituale e celeste. tra il Metropolitan Museum di New York e
l’Ashmolean Museum di Oxford. Si è pensato che
la tavola facesse parte della serie o di una delle se-
La Tavola di Sarasota rie prima esaminate, documentando l’attività edile
come ultima fase del processo di civilizzazione.
La cronologia delle opere di Piero di Cosimo è in- Scartata poi questa ipotesi che è contraddetta dalle
certa. La grande tavola di Sarasota (cm 83 x 200) diverse dimensioni dei dipinti, sono state proposte
risale probabilmente al periodo tardo (secondo de- varie identificazioni della solenne costruzione con

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edifici dell’antichità: nessuno dei quali tuttavia, stinata l’area ancora vuota, che non a caso oc-
corrisponde alla descrizione tramandata. cupa una parte così ampia del dipinto. Sono, vale
Questo soggetto «particolarmente ostico» (come a dire, rappresentati i preparativi di un’impor-
è stato scritto ) continua così a passare sotto titoli tante costruzione.
generici come Costruzione di un palazzo, dando Costruzione che sarà non già di un altro palazzo, ma
in ogni caso per scontato che il sorgente edificio di un tempio. Nel primo Libro dei Re (5, 19 - 32)
sia quello che l’artista ha delineato. sono descritti, in termini che combaciano con la no-
Ma il disguido nasce proprio di qui. Il palazzo in stra tavola, i preparativi per l’erezione del Tempio
questione è già bello e costruito, rifinito in ogni di Salomone o Casa di Jahvè. Per la sua fabbbrica,
particolare e addirittura solcato da una crepa, al- il grande sapiente chiese aiuto all’amico re Hiram,
l’estremità sinistra del portico, crepa che dimo- che gli mandò a dire: «Adempirò pienamente il tuo
stra i suoi anni. Dunque ciò che si sta progettando desiderio a riguardo dei legni di cedro e dei legni di
di costruire deve essere altro, qualcosa cui è de- cipresso. I miei servi li trasporteranno dal Libano al

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mare e io li caricherò sulle zattere
sul mare fino al luogo che tu mi
avrai indicato, ivi li slegherò e tu
li prenderai» [il corsivo è nostro].
Salomone radunò allora mano
d’opera da tutta la terra di Israele:

Aveva settantamila portatori di


pesi e ottantamila tagliatori sulla
montagna, oltre i capi dei prefetti
preposti alla direzione dei lavori,
che erano tremilatrecento, i quali
comandavano il popolo impiegato
nei lavori. Il re dette ordine che si
estraessero pietre grandi, pietre la-
vorate per gettare le fondamenta
della casa e pietre scalpellate. I co-
struttori di Salomone, i costruttori
di Hiram e i Gibliti tagliavano e
preparavano il legno e le pietre per
FIG. 15 Anonimo del XV sec., Ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, dal ms. la costruzione della casa.
Urb. lat. 1. Roma, Biblioteca Vaticana
FIG. 16 Benozzo Gozzoli, Costruzione della Torre di Babele (part.). Già Pisa, Camposanto
Nel dipinto riconosciamo quasi
tutti i particolari: grandi pietre e
pezzi di marmo sparsi all’intorno;
in primo piano, a sinistra, un
blocco di pietra trasportato da un
carro e sopra di esso un uomo che
«lo slega»; vari operai che tagliano
i legni con l’accetta o con la
sega; altri che li trasportano a
mano; altri ancora che si indu-
striano attorno a una vasca di rac-
colta per la calce (presente anche
nella miniatura vaticana che ha per
soggetto la ricostruzione del Tem-
pio di Gerusalemme, FIG. 15). In-
torno si vedono, a terra, frammenti
di trabeazione, capitelli e colon-
ne, forse materiali da riuso, non-
ché un simulacro di marmo ro-
vesciato e un altro trascinato su un
carretto, forse per ricavarne la cal-
ce. A sinistra, nello sfondo, si de-
lineano poi, diretti verso la mon-
tagna, carri, asini, muli e coppie
di buoi, per il trasporto dei mate-

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riali dalle cave. I «prefetti», a ca-
vallo, coordinano i lavori.
A questi preparativi per la co-
struzione del Tempio, le Sacre
Scritture danno particolare im-
portanza e dai libri dei Paralipo-
meni apprendiamo che erano
stati intrapresi già da David, pa-
dre dell’ancora adolescente Sa-
lomone. È a lui, infatti, che Jahvè
aveva ordinato di edificare un al-
tare in suo onore «nell’aia del
Gebuseo Ornan». David aveva
appositamente acquistato il ter-
reno,38 decidendo poi di erigervi
la casa di Dio e cominciando ad
allestire il necessario:

Stabilì scalpellini per quadrar


pietre per edificare la casa di Dio.
Poi David preparò ferro in abbon-
danza [...], nonché bronzo in quan-
tità incalcolabile. Anche il legname
di cedro era incalcolabile, perché i
Sidoni e i Tiri ne avevano inviato a
David in abbondanza.

Diceva David:

Salomone, mio figlio, è gio-


vane e in tenera età mentre la casa
da costruire in nome di Jahvè de-
v’essere maestosa. [...] Per ciò io FIG. 17 Artemisia Gentileschi, David guarda Betsabea dalla propria casa (part.).
devo fare dei preparativi per lui.39 Londra, Matthiesen

La tavola di Sarasota sembra ispirarsi piuttosto al lazzo che domina lo sfondo: è la “casa di David”,
passo citato dal primo Libro dei Re che non a que- o “città di David”, ovvero la fortezza di Gerusa-
sto dei Paralipomeni. Ma tiene presente l’intero lemme che David aveva espugnato, costruendovi
contesto: è molto probabile infatti che il gruppo sopra la propria reggia (dotata, come sappiamo, di
in primo piano a destra, un uomo a cavallo vestito una “terrazza”) e trasportandovi l’Arca dell’Alle-
“all’antica” con un ragazzo che ha il capo avvolto anza.40 Un confronto di questa “casa con terrazza”
in un turbante, voglia rappresentare proprio Da- nel dipinto di Artemisia e collaboratori che rap-
vid che porta il figlio Salomone sul luogo desti- presenta appunto David mentre guarda Betsabea
nato al Tempio. dall’alto, proprio, della sua terrazza, conferma
Sappiamo comunque che il sacro edificio sta per questa identificazione, data anche la spartizione in
sorgere per volontà di David nell’aia da lui pre- due del palazzo (FIG. 17). Le fonti non dicono che
disposta. Il che aiuta a comprendere cosa sia il pa- il Tempio di Salomone fosse davanti alla casa di

27
David; ma il collegamento, ovviamente, è simbo- David manifesta l’intenzione di costruire il Tem-
lico, tra questa casa e quella di Jahvè. pio, Jahvè gli manda a dire tramite Natan:
Un singolare dettaglio merita di essere approfon-
dito: a ridosso del palazzo, si erge una gru del tipo Sei forse tu che costruirai una casa perché io vi
descritto da Vitruvio, con argano mosso da una abiti? [...]. È a te che Jahvè ha fatto sapere che ti farà una
ruota; sostenuto da un sistena di corde, il palo va casa. Quando saranno completi i tuoi giorni e tu riposerai
a raggiungere una delle statue di bronzo dorato che con i padri tuoi, io susciterò dopo di te il tuo seme, quello
decorano la sommità del portico. Questa statua è che uscirà dalle tue viscere e ne farò stabile il regno. [...]
priva della cornucopia tenuta in mano dalle altre Perciò la tua casa e il tuo regno saranno eterni al mio co-
ed è legata, trovandosi così sospesa sulla base: spetto; il trono tuo durerà in eterno.45
dunque sembra - e così la critica ha interpretato -
che la statua sia stata fatta salire grazie al conge- Questa “profezia”, nota quale profezia di Natan,
gno e stia per essere collocata sul palazzo. Ma in fu unanimemente interpretata come annuncio
realtà sta per essere rimossa e calata a terra: essa della venuta del Cristo, stirpe di David e del suo
infatti vuol rappresentare, molto probabilmente, il eterno regno. Ecco perché nella tavola di Sarasota
bronzo (e l’oro) di cui David priva la sua casa per la “casa di David”, simbolo della sua “casata” e
destinarlo alla costruzione del Tempio. della sua stirpe, assume una così vistosa impor-
tanza, di fronte all’area dove sorgerà il Tempio
Con mia gran fatica [sono sue parole] ho messo (naturalmente allusivo alla Chiesa).
da parte per la casa di Jahvè [...] bronzo e ferro da non Si tinge allora di una luce allegorica anche il
poter calcolare.41 gruppo in primo piano del falegname e del suo aiu-
[E ancora:] In base a tutte le mie forze ho fatto i tante che segano un asse di legno, mentre un fan-
preparativi per la casa del mio Dio, l’oro per gli uten- ciullo chino sembra raccogliere i trucioli in una ce-
sili d’oro, l’argento per gli utensili d’argento, il sta. È costui il figlio del falegname? Lo è di certo
bronzo per gli utensili di bronzo [...]. E inoltre per il se il falegname rappresenta il più celebre fale-
mio attaccamento alla casa del mio Dio, ciò che è di gname delle Sacre Scritture, che alla “casa di Da-
mia proprietà, sia in oro che in argento, l’ho donato vid” apparteneva, «Giuseppe della casa di Da-
per la casa del mio Dio.42 vid», padre di Gesù. Sulle spalle del piccolo pende
l’asse di legno, probabile “figura” della Croce.
Il popolo si rallegrò per queste offerte43 e il di- Perfettamente in asse con lui, si staglia poi contro la
pinto sembra evocare un’atmosfera di festa, con “casa di David” la già descritta gru il cui terminale,
i particolari dei ragazzi che giocano e dei cava- non a caso, è a croce, quasi una solenne conclusione
lieri che innalzano i vessilli e suonano le trombe. ascensionale dell’allegoria di Cristo martire.
Anche Salomone, terminati i lavori «fece festa» Queste implicazioni di significato, congeniali
e i sudditi erano «allegri e contenti».44 alla “profezia di Natan”, possono non conside-
La spiegazione della scena potrebbe concludersi rarsi certe, ma sono a mio avviso altamente pro-
qui; ma la pratica dell’iconologia insegna che babili, come è altresì possibile che la “casa di
nelle rappresentazioni tratte dall’Antico Testa- David”, con i due padiglioni gemelli, intenda fi-
mento gli artisti rinascimentali, sulla traccia dei gurare l’Antico e il Nuovo Testamento, che essa
Padri della Chiesa, cercavano spesso significati abbraccia, estendendosi la stirpe di David da uno
“profondi” e allegorici, di prefigurazione del all’altro. E ci potremmo spiegare anche il perché
Nuovo. La “casa di David”, spaziosamente e di quella singolare crepa che si nota sul margine
simbolicamente riprodotta nel dipinto, assume estremo del portico, a sinistra: un segno di “vec-
nel secondo libro di Samuele un doppio signifi- chiaia” per la parte dell’edificio che simboleggia
cato, come dimora del re, ma anche come sua appunto la vecchia Alleanza, mentre dall’altro
stirpe e discendenza (casata), con una allusione lato si profila la gru-croce. Le cornucopie sor-
che si credeva rivolta al Messia. Quando infatti rette dalle statue, e quelle che decorano il fregio,

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alludono alla ricchezza di David, ma anche al- Raffaello affrescò allora nelle Stanze Vaticane la
l’abbondanza della Grazia divina. scena di Carlo Magno incoronato in San Pietro che
Pensiamo ora al contesto storico: il Tempio di Sa- invia doni destinati alla basilica, con allusione,
lomone era un simbolo della Chiesa e Sisto IV ave- probabilmente, a Carlo V e certamente alle nuove
va ristrutturato sul suo modello la Cappella che por- donazioni che erano richieste per la costruzione.
ta il suo nome. Ma negli anni in cui Piero di Cosi- È verosimile che Piero di Cosimo (morto nel
mo dipinge la tavola di Sarasota, si stava costruen- 1521) abbia concepito la tavola di Sarasota negli
do la nuova basilica di San Pietro, con il contribu- anni estremi della sua attività, volendo alludere
to di offerte in denaro e in materiali che, in cambio anch’egli ai generosi contributi che, al tempo di
delle “indulgenze” (“abbuoni” sulla pena da scon- Salomone, erano giunti dai popoli confinanti per
tare nell’al di là), giungevano da tutta la cristianità. l’erezione del suo Tempio. Essendo il pontefice
Lutero (1518) si oppose a queste elargizioni, togliendo un fiorentino, un Medici (Leone X), è ben spie-
credito alle indulgenze e creando il più pericoloso gabile che un pittore suo conterraneo si impe-
movimento di separazione dalla Chiesa di Roma. gnasse in questo tema di scottante attualità.

Note
1 G. Vasari, Le vite ..., ed. Milanesi, 1906, p. 189. «inventò la lavorazione dei metalli».
2 E. Panofsky, Preistoria umana in due cicli pittorici 18 Nelle Antichitò Giudaiche (ibidem) Jubal «coltivò la
di Piero di Cosimo in Studi di iconologia, Torino 1975, musica e inventò il salterio e la citara».
pp. 39 ss. (Titolo originale Studies in Iconology, Oxford- 19 Nelle Antiquitates (ibidem) Jabal è chiamato Jobel

New York 1939). che «si diede alla pastorizia».


3 Ibidem, pp. 55, 69. 20 F. Gibbons, Dosso and Battista Court Painters at

4 Ibidem, p. 74. Ferrara, Princeton 1968, pp. 92 ss., figg. 108,110.


5 Ibidem, pp. 69-70. 21 British Museum, Claudius B IV fol. 10 r; Eger-

6 Lucrezio, De Rerum Naturae, V, 1091-1100. ton1984. (Vedi M.R. James, Illustrations of the Genesis,
7 Plinio, Nat. hist., II, III (107); Diodoro Siculo, Bibl., Oxford 1921, tav. 2 b).
I, 13. 22 Si veda A. Bayer (a cura di) cat. della mostra Dosso

8 P. Leto, ms. Vat. Lat. 5337 foll. 106r-122r. Si veda in Dossi Pittore di Corte a Ferrara nel Rinascimento, Fer-
V. Zabughin, Giulio Pomponio Leto, Grottaferrata 1910, rara 1998, pp. 154 ss.
II, pp. 115-116, 158. 23 Il Panofsky spiega questi ultimi particolari come una

9 C. Cieri Via, Per una revisione del tema del primiti- scena di primissimo mattino (il giovane ancora dorme, la
vismo nell’opera di Piero di Cosimo, “Storia dell’Arte” famiglia si è appena risvegliata), introdotta dal pittore solo
29, genn.-apr. 1977, p. 5. allo scopo di mostrare che Vulcano era solito accingersi
10 F. J. Mather, Cassone-Fronts in American Collecions: così di buon’ora alle sue fatiche; e a dimostrazione cita
Two panels by Piero di Cosimo, Burl M 1907, pp. 332 un passo dell’Eneide in cui il dio viene descritto mentre si
sgg. leva nel mezzo della notte per mettersi al lavoro. Ma in
11 F. Zeri, Rivedendo Piero di Cosimo, Paragone, 1959. questi peraltro celebri versi il poeta, in realtà, prende in
12 Le Argonautiche, ed. Milano 1986, I 1229-1239. giro il dio, che (eccezionalmente) si era levato tanto pre-
13 Biblioteca, Ed. Adelphi 1995, p. 29. sto come un’industriosa ancella, per esaudire un desiderio
14 Su Ila vedi anche Teocrito, 13; Antonino Liberale, dell’amata Venere: dopo che questa, allo scopo di indurlo
Metam., 25; Orph. Argon., 646 sgg.; Valerio Flacco, a fabbricare le armi per il figlio Enea, gli si era concessa.
Argon., 30, 521 sgg.; Properzio, I, 20, 19 sgg.; Igino, La forzatura è evidente tanto più che la luce, nel dipinto,
Fab., 14; Mythographia latina, I, pp. 18, 140. non è notturna né d’alba, bensì di giorno fatto.
15 R. Langton Douglas, Piero di Cosimo, Chicago 1946, 24 Isidoro di Siviglia, Opera omnia quae extant, Paris

pp. 2 sgg. 1601, Etymologiarum, III, 15.


16 in Art Bullettin XXVIII, 1946, pp. 27 sgg. e Ibidem, 25 Vedi Gibbons, cit., pp.92 ss.

XXIX, 1947 pp. 143 sgg., 284. 26 P. Comestor, Historia scholastica, Cologne, fine sec.

17 Flavio Giuseppe, Antichità Giudaiche, Torino 1998, XV, pp. 11v-12.


I, p. 58. In questa opera Tubalcain è chiamato Jubel, che 27 Vincent de Beauvais, Speculum doctrinale, XVII, 25.

29
28 Franchino Gafurio, Theorica Musicae, ed. Cesari, fisico che consente di realizzare le conquiste tecniche,
Roma 1934, I, 7. Prometeo era il portatore del fuoco in quanto illumina-
29 Panofsky, cit., p. 60. zione della coscienza». La Volpi cita Boccaccio (Ge-
30 Lucrezio, cit., V, 893-94, 906-909. nealogiae ..., IV, pp. 76v, 77r): «L’uomo naturale è
31 Si veda M. Calvesi, Francesco Colonna verso la cul- creato primo da Iddio dal fango della terra [...] onde di
tura fiorentina, “Storia dell’Arte”, 109, 2004, p. 16. fango Prometheo, cioè questo primo havendolo formato;
32 Panofsky, cit., pp. 61 ss. soffiò in lui l’anima vivente: la quale io intendo la ra-
33 Ibidem. tionale; et con questa la sensitiva, et vegetativa poten-
34 Natalis Comes, Mythologiae, Venetiis 1567, p. 98a. tie, overo secondo alcuni anime».
35 Ibidem, p. 48a: «multo antiquior Vulcano fuit Prome- 38 1 Par. 21, 18-25.

theus». 39 Ibidem, 22, 2,5.

36 Ibidem, p. 103b. 40 2 Sa, 5, 7-9; 6, 12; 11, 2.

37 Si veda C. Volpi (Le imagini degli dèi di Vincenzo 41 1 Par., 22, 14.

Cartari, Roma 1996, pp. 431-432): «Al mito di Prome- 42 1 Par., 29, 2-3.

teo si associa strettamente quello di Vulcano; entrambi 43 1 Par., 29, 9.

infatti erano considerati gli inventori del fuoco, ma men- 44 1 Re, 8, 65-66.

tre Vulcano rappresentava l’«ignis elementatus», il fuoco 45 2 Sa., 7, 4, 12-13.

COMPENDIO

L’autore dimostra che i dipinti di Piero raccolti dal Panofsky sotto la formula dell’età Ante Vulcanum non sono in
realtà riferibili a questa fase della civiltà umana. Gli incendi rappresentati in alcuni di essi attestano un uso del fuoco
già conosciuto dall’uomo, che se ne serve per la caccia e l’agricoltura. Non c'è intenzione da parte del pittore di di-
stinguere questi dipinti dalla Battaglia tra Centauri e Lapiti, che fa parte della stessa serie. Quanto al dipinto bat-
tezzato dal Panofsky come caduta di Vulcano, l’autore ritiene che sussistano sufficienti elementi per confermare,
invece, il vecchio titolo relativo al ratto di Ila. L’altro dipinto nel quale Panofsky vede ancora Vulcano, rappresenta
probabilmente la famiglia di Tubalcain nel paese dei Calibi, dove fu ricercato Ila. Il dipinto intitolato genericamente
Costruzione di un edificio rappresenta invece i preparativi per la costruzione del Tempio di Salomone.

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