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PICCOLA GUIDA PER LA COSTRUZIONE DI BOMBOLA PORTATILE PER ARIA

COMPRESSA FATTA CON UN ESTINTORE

L’idea mi è venuta vedendo in un negozio specializzato una bombola portatile per aria compressa
cilindrica verticale, di nota marca di utensileria e prezzo superiore al centinaio di euro.
Guardandola bene mi sono accorto che la forma del serbatoio assomigliava troppo ad un
estintore, anzi direi che lo era proprio, il che mi ha dato l’idea che poi ho realizzato e riportato
nella foto qui sotto.

Fig.1. Bombola aria ricavata da estintore qui corredata di gonfiagomme (anch’esso autocostruito)

La bombola è risultata utilissima per tenere sotto controllo la pressione degli pneumatici senza
dipendere più da orari di distributori e gommisti ma anche per tanti altri piccoli lavoretti di pulizia
senza portarsi dietro tutto il “porcellino”.
MATERIALE NECESSARIO

Ecco la ricetta per costruirne una, partiamo dagli …ingredienti:


1 bombola da estintore a polvere completa di tutto il gruppo valvola ma già vuotata del contenuto,
1 nippolo maschio/maschio da ¼ di pollice ( fig. 2a),
1 “T” femmina da ¼ di pollice (fig. 2b),
2 rubinetti automatici femmina per aria compressa con filettatura maschio da ¼ di pollice (fig. 2c)
1 brugola M6 o una vite in acciaio inox o in ottone a testa cilindrica e di lunghezza opportuna con
dado e glover,
1 o-ring con diametro interno di 6 mm,
1 bicchiere di sabbia asciutta,
1 bicchiere di solvente,
1 barattolino di vernice nitro, o poliuretanica o resina bicomponente o plastificante,
nastro in teflon da idraulico o adesivo blocca filetti tanto quanto basta.
Costo di tutto il necessario: meno di una ventina di euro
Utensili necessari alla realizzazione : chiave inglese, brugola, cacciavite, martello, un vecchio
chiodo

Fig.2. Raccorderia pneumatica utilizzata : nippolo (a), T femmina (b), raccordo automatico (c)

L’estintore è facile da ottenere gratuitamente dalle ditte che si occupano di forniture e


manutenzioni di materiale antincendio, in genere ne hanno parecchi a fine vita legale che devono
smaltire (e la richiesta li libera un po’). La misura che mi è sembrata più utile al mio scopo è il tipo
da 6 kg a polvere la cui bombola ha un contenuto di 8 - 10 litri a seconda dei modelli.
La scelta del modello a polvere piuttosto che a CO2 o a schiuma è dovuta al fatto che quelli a
schiuma possono presentare facilmente corrosioni interne nascoste sotto la smaltatura protettiva,
mentre le bombole da CO2 sono qualcosa di troppo massiccio, fatte per resistere a molte centinaia
di bar, quindi di notevole peso ed esageratamente sovradimensionate agli scopi.
So che esistono estintori anche con bombola in acciaio inox, io non ne ho mai visto, fortunato chi li
trova che si evita quasi tutte le operazioni di preparazione della bombola!
Importante è farsi dare l’estintore col suo gruppo valvola ma già svuotato del contenuto, in caso
contrario avere poi a che fare con quella polverina finissima è una bella noia perchè si sparge
dappertutto quando la si tira fuori, anche se la pressione è già stata tolta!!!
Qualcuno a questo punto obietterà sulla sicurezza dell’oggetto. Le pressioni di esercizio di un
estintore sono dell’ordine di almeno 15 bar e quelle di collaudo superano i 25, quindi migliori
rispetto all’uso che se ne farà (max 8 - 10 bar). La forma allungata verticale, invece che a cuscino,
permette poi anche di avere poco ingombro quando non si usa.
Per prima cosa, quando si recupera l’estintore, bisogna vedere che all’interno non ci siano
incrostazioni di ruggine, si svita quindi il gruppo valvola dalla bombola (attenzione a non perdere
l’o-ring che sigilla la tenuta sulla giunzione), per verificare basta illuminare dentro con una torcetta
a pile.
Se è presente ruggine, non potendo verificare bene quanto è profonda la corrosione, per sicurezza
è meglio scartare il tutto e farsene dare un altro.

PREPARAZIONE DELLA BOMBOLA

Dopo aver verificato che è a posto si può incominciare il trattamento per migliorane la resistenza
all’ossidazione, questo perché gli estintori non sono verniciati all’interno dato che le polveri usate
sono necessariamente secche; l’aria dei compressori invece porta spesso con se umidità che
condensa e ciò porterebbe all’ossidazione del metallo per cui è meglio dotarlo di uno strato
protettivo.
Per prima cosa l’interno della bombola va pulito a fondo, per farlo versiamo dentro una
bicchierata di sabbia secca e la agitiamo energicamente in tutte le direzioni in modo da fare una
specie di carteggiatura e rimuovere eventuali residui di polvere estinguente. Poi, estratta la sabbia
e ciò che si porta dietro, effettuiamo la “sciacquatura” in due passaggi con del solvente per
rimuovere tutti i residui polverosi ancora depositati, una bicchierata di nitro è sufficiente.
Io ho utilizzato il nitro in quanto è più veloce ad asciugare che altri solventi. Poi si lascia a
sgocciolare e asciugare per bene.
Dopo averla passata col solvente MAI e POI MAI verificare la pulizia interna della bombola facendo
luce con la fiamma dell’accendino perché i vapori ancora contenuti potrebbero esplodere,
prestare anche attenzione a quanto segue:

Quando si usano solventi e prodotti volatili è FONDAMENTALE rispettare tutte le precauzioni


d’uso e lavorare all’aperto per evitare sia di respirare i vapori sia che gli stessi possano
raggiungere concentrazioni esplosive in ambienti poco aereati (cantine o garages)

Una volta che l’interno della bombola è bello asciutto si può procedere alla sua protezione
antiruggine, questa è la parte più molesta di tutta la costruzione, ci si può sporcare ed e può
richiedere parecchio tempo per l’essicazione dei materiali usati.
A scelta, secondo cosa si riesce a reperire o si ha gia in casa, può andar bene della vernice al nitro,
un plastificante o convertitore tipo ferox ma meglio ancora per i tempi di asciugatura, una vernice
o una resina a due componenti (purché sia liquida e non pastosa quando si introduce), lo scopo è
creare uno strato che isoli il metallo dalla condensa dell’aria. Si cola dentro una mezza bicchierata
di prodotto e poi si gira la bombola in tutti i sensi in modo che si distribuisca su tutta la superficie
interna compresa la parte superiore (verificare con la lampada), l’eccesso si fa colare via dal foro di
immissione.
Fate solo attenzione a rimuovere bene le colature dalla filettatura del foro sennò poi non si riesce
a riavvitare il gruppo valvola. Per pignoleria, si può ripetere il trattamento per fare un secondo
strato una volta che il primo è asciutto. Per velocizzare l’asciugatura conviene cercare di farci
circolar aria, specie nelle prime ore dopo la verniciatura, soffiandola tramite un tubetto che entri
con parecchio gioco nel foro e collegato per esempio ad un phon in posizione freddo.
Chi ha avuto la strafortuna di trovare una bombola in inox può saltare tutte le operazioni di
protezione precedenti e pulirlo internamente semplicemente lavandolo con acqua e detersivo.

Intanto che il trattamento interno asciuga ci si può dedicare alle operazioni da fare al gruppo
valvola che avevamo messo da parte in quanto ci sono alcune parti che non servono al nostro
scopo.
Per prima cosa si può svitare ed eliminare la manichetta in gomma, non servirà più. Poi svitare
anche il tubo pescante col porta pescante e la molla di richiamo, anche questi non serviranno più.
Il manometro va lasciato, è in scala circa 0 – 20/30 bar per cui quando si caricherà la bombola si
muoverà solo in parte ma comunque darà una indicazione del riempimento. (Sostituirlo con uno
con un campo di pressione adatto può essere un problema perché l’originale solitamente ha
filettatura decimale fine mentre quelli in commercio hanno generalmente filettature inglesi).

Fig.3. Schema dei principali componenti di un estintore ed elementi da eliminare per la modifica

Infine, dopo aver rimosso la leva di comando che sta sopra la maniglia facendo fuoriuscire (con
martello e un vecchio chiodo) la spina elastica che la tiene incernierata al gruppo valvola, si estrae
il pistoncino spingendolo verso l’interno. Quest’ultimo è il pezzo che costituisce il meccanismo di
erogazione, al suo posto si infila dal lato interno una vite M5 o M6 a testa cilindrica o a brugola
dopo aver inserito nella vite un o-ring, poi si blocca il tutto con un dado dall’esterno, opzionale una
glover sotto il dado. Chi ha una minima dotazione da officina può anche filettare il foro ed inserirci
la vite dall’esterno in modo da usarla come valvolina scaricare la condensa capovolgendo la
bombola senza doverla aprire dopo ogni tot riempimenti.
Prima di rimontare la leva di comando, conviene forarla nella misura più opportuna in
corrispondenza del foro del corpo valvola per non interferire col dado, in questo modo può essere
abbassata del tutto contro la maniglia e l’impugnatura risulta più completa e comoda.
Se fate caso dalla parte opposta del manometro, c’è un altro bulloncino esagonale appiattito con
foro centrale, quello conviene non toccarlo in quanto è la valvola di sicurezza per le sovrapressioni.
A questo punto prendiamo il nippolo e avvolgiamo sui filetti un po’ di nastro di teflon (N.B.
avvolgere nel senso di avvitamento) e quindi lo avvitiamo con la chiave inglese nel foro filettato
dove prima c’era la manichetta finché oppone una certa resistenza. Sul nippolo avvitiamo quindi il
“T” femmina su cui andranno poi avvitati rubinetti automatici o altro (es. rubinetto a sfera con
giunto a baionetta) a seconda di come si vuol collegare al compressore e agli utensili che si ha.
Per la sigillatura dei filetti e il bloccaggio dei pezzi al posto del nastro in teflon si può utilizzare
anche o un adesivo bloccafiletti o un sigillante apposito da idraulica, in questo caso è necessario
prima di caricare la bombola attendere i loro tempi di coagulazione e sborsare qualche euro in più
per il loro acquisto essendo più cari del teflon.

Fig.4. Schema del montaggio dei vari pezzi

Dopo aver verificato che il grosso o-ring di chiusura posto sul filetto che si unisce il gruppo valvola
alla bombola non sia screpolato o deformato (sostituire nel caso) si ingrassa un pochino il filetto
stesso in modo da poterlo svitare successivamente con facilità (per manutenzioni o svuotamento
della condensa) e si avvita il tutto sulla bombola.
Ho utilizzato due rubinetti automatici, anziché uno solo montato direttamente sul gruppo valvola,
perché così si può ricaricare la bombola senza smontare l’utensile collegato. Inoltre la bombola
così fatta può essere usata come volano d’aria compressa per quei compressori che hanno un
serbatoio limitatissimo o non ne hanno affatto tipo quelli da aerografia. In questo caso consiglio
però di utilizzare un raccordo a croce anziché un T ed inserire nell’ulteriore filettatura disponibile
una valvola di sicurezza da 8.5 a 10 bar (quella sua piccola è tarata su una pressione molto
superiore, 25- 30 bar, e potrebbe creare problemi al compressorino). Chi vuole minimizzare il
lavoro e i pezzi da montare può comunque inserire un solo rubinetto automatico direttamente
sulla filettatura della manichetta nel gruppo valvola.
Dopo aver completato l’assemblaggio è opportuno verificare eventuali perdite, si carica la
bombola e si sporca con un po’ d’acqua e sapone o un po’ di shampoo la zona dei filetti dei pezzi
montati, se non si formano bolle o “effervescenze” la tenuta è a posto.
Caricare e scaricare qualche volta il serbatoio appena fatto affinché fuoriescano gli ultimi residui
dei vapori dei solventi della vernice usata all’interno e poi si può usare normalmente.
I più perfezionisti possono anche dipingere l’esterno coi colori che più aggrada.
Qui di seguito riporto due foto particolareggiate del gruppo valvola, nella prima si può vedere la
testa della vite a brugola con o-ring inserita all’interno per chiudere il foro del pistoncino. Nella
seconda l’esterno del gruppo valvola: in primo piano un perno verticale inserito nell’occhiello di
aggancio a muro per reggere gli utensili collegati, più sotto la valvola di sicurezza (esagono con
foro), dal lato opposto il manometro e sulla destra il T coi rubinetti rapidi, sopra il foro praticato
nella leva comando per alloggiare il dado che blocca la brugola.

Fig.5 e 6. Due foto del gruppo valvola. A sinistra vista dell’interno, a destra vista esterna

Quelli che hanno una minima esperienza di bricolage e manualità troveranno che è stato più lungo
leggere il tutto che realizzare l’oggetto.

La bombola che ho realizzato era nata con la funzione oltre che bombolino portatile come
serbatoio per un compressore silenzioso autocostruito, ma quest’ultimo oggetto è un‘altra
storia…..