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La Crociata spagnola (1936-1939)

di Roberto Gavirati

La Crociata spagnola (1936-1939)

1. L’alzamiento

Il 18 luglio 1936 centinaia di telegrafi sparsi nelle guarnigioni di Spagna battono una parola
d’ordine, “Sin novedad”, “Nessuna nuova”, che annuncia ai cospiratori dell’Union Militar Española
l’inizio della sollevazione, dell’alzamiento, contro la Repubblica. Se dal punto di vista militare essa
non è un successo, perché raggiunge solo in parte lo scopo e non riesce a impadronirsi del potere,
dal punto di vista politico ottiene l’appoggio incondizionato dei movimenti anticomunisti che vanno
a controbilanciare la forza paramilitare delle milizie di partito della sinistra.

2. La guerra civile e le sue cause

Il sostanziale equilibrio delle forze in campo trascina il paese in una lunga e sanguinosa guerra
civile. Le cause del conflitto, molteplici e abbastanza remote, s’individuano nello scontro fra due
visioni del mondo: quella materialista, atea e rivoluzionaria e quella cattolica, tradizionale e
patriottica, che in Spagna, in quel periodo, pervengono a una radicalizzazione.

Storicamente l’inizio dello scontro risale al 14 aprile 1931 quando, caduta la monarchia, viene
instaurata la Repubblica Democratica dei Lavoratori. Fin dai primi giorni il governo, guidato dal
massone Manuel Azaña y Díaz (1880-1940), permette manifestazioni anticlericali che sono
all’origine della distruzione di un gran numero di edifici religiosi; un secondo governo guidato da
Alejandro García Lerroux (1864-1949), composto da laici moderati e dai democristiani di José María
Gil Robles (1898-1980), è caratterizzato dalla rivolta di tipo bolscevico scoppiata nelle Asturie e

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sedata dal Tercio de Extranjeros, la legione straniera spagnola; un terzo governo, di Fronte
Popolare, varato il 16 febbraio 1936 e retto ancora da Azaña, sostenuto dai socialisti e dagli
anarchici, avvia una politica gravemente persecutoria nei confronti della Chiesa e dell’opposizione
politica.

I governi repubblicani, nel corso di cinque anni, fra l’altro, sopprimono i gesuiti, trasformano le
scuole cattoliche in cooperative di genitori e di docenti, vietano ogni manifestazione religiosa
pubblica, introducono il divorzio, requisiscono i beni della Chiesa “concedendoli” in uso alla stessa,
pensionano anticipatamente molti ufficiali reduci dalle guerre coloniali e cambiano la bandiera e
l’inno nazionale; per questi provvedimenti cresce il malcontento di strati sempre più vasti della
popolazione.

S’assiste inoltre a un’accelerazione del processo rivoluzionario: la riforma agraria, con la quale negli
anni 1932 e 1933 vengono espropriati milioni di ettari di terra, fa sì che i proprietari terrieri e i
piccoli contadini si schierino a fianco dell’opposizione; l’incremento degli scioperi, soprattutto
politici, fa crollare l’economia spagnola; la proclamazione della Repubblica Catalana federata alla
Repubblica Iberica intacca seriamente l’unità territoriale dello Stato; la sanguinosa rivolta delle
Asturie nel 1934, guidata dalle “milizie rosse”, costituisce un esempio reale di gestione comunista
del potere; gli assalti alle chiese e ai conventi, che nel solo periodo dal febbraio al luglio del 1936
sono ben 160; 269 assassinii, 1287 aggressioni politiche, 69 sedi di partiti distrutte, 10 sedi di
giornali devastate, 113 scioperi generali e 228 parziali, sono il bilancio dell’ordine pubblico in questi
anni.

In tale drammatica situazione i movimenti d’opposizione, quali la Comunión Tradicionalista —


monarchici carlisti — e la Falange Española y de la Juntas de Ofensiva Nacional-Sindicalista, con
alcuni ambienti militari iniziano a organizzarsi per ristabilire l’ordine; gli uni tramando
un’insurrezione, gli altri un pronunciamiento, pratica che consiste nella proclamazione pubblica, da
parte dei militari, dell’assunzione dei pieni poteri anche civili.

I disordini nelle strade culminano, il 13 luglio 1936, nell’assassinio da parte di un gruppo di guardias
de asalto — la polizia urbana della Repubblica — del capo dell’opposizione parlamentare, il
monarchico José Calvo Sotelo (1893-1936), e tale delitto costituisce la causa simbolica della

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ribellione.

Il 17 luglio 1936 si ribellano i militari di stanza nei territori spagnoli d’Africa e delle Isole Canarie
mentre il giorno successivo insorgono quelli nella Spagna continentale e, con l’aiuto delle
formazioni carliste e falangiste che prima della mobilitazione generale costituiscono il 30% della
forza insurrezionale, prendono il controllo del nord — esclusi la Cordigliera Cantabrica e i Paesi
Baschi — e del sud del territorio metropolitano. Il centro e la costa mediterranea restano in mano
repubblicana. La Spagna è così divisa in due zone: quella “rossa” e quella “nazionale”.

3. La partecipazione internazionale

La guerra civile va oltre uno scontro fra spagnoli quando, nell’agosto del 1936, ai “consiglieri”
sovietici, già presenti nella Spagna repubblicana, s’aggiungono volontari antifascisti provenienti da
tutto il mondo che, organizzati in Brigate Internazionali e supportati con uomini e con armamenti
dall’Unione Sovietica — compensata dalla Repubblica con la consegna dell’oro della Banca di
Spagna per un valore di oltre 225 milioni di sterline —, vanno a costituire il nocciolo duro delle forze
“rosse” fino al loro ritiro nell’autunno del 1938. Nei ranghi degli “internazionali” si trovano i più
famosi nomi dell’élite rivoluzionaria europea: gl’italiani Pietro Nenni (1891-1980), Palmiro Togliatti
(1893-1964), Luigi Longo (1900-1980), Giuseppe Di Vittorio (1892-1957), Vittorio Vidali detto
“Carlos Contreras” (1900-1983), Randolfo Pacciardi (1899-1992) e Carlo Rosselli (1899-1937),
l’ungherese Ernö Gerö (1898-1980), lo jugoslavo Josip Broz detto “Tito” (1892-1980), il tedesco
Walter Ulbricht (1893-1973), il francese André Marty (1886-1956) e così via.

Non mancano neanche coloro che, indipendentemente dalla posizione assunta dai rispettivi
governi, raggiungono la Spagna per combattere contro i “rossi” anche in quel paese, cioè europei
che accorrono numerosi nelle file “nazionali”. Anche per evitare una presenza politicamente e
militarmente pericolosa nel Mediterraneo, il Regno d’Italia invia il CTV, il Corpo Truppe Volontarie,
che, affiancando le forze armate “nazionali”, dà un grande apporto militare nella fase centrale della
guerra; il Terzo Reich, soprattutto per sperimentare l’impiego di nuove tattiche e di nuovi
armamenti, manda la Legione Condor. Le potenze “democratiche”, soprattutto la Repubblica

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Francese e il Regno Unito, pur dichiarando ufficialmente la propria neutralità, aiutano con denaro e
con mezzi il governo repubblicano; la Repubblica del Messico si schiera apertamente con la
Repubblica e sarà l’unico Stato a riconoscere fino al 1975 il Governo repubblicano in esilio.

4. Posizione della Santa Sede, persecuzione religiosa e Cruzada

La Santa Sede sospende in un primo tempo il giudizio sulla rivolta, poi, quando iniziano a giungere
notizie dei massacri compiuti dai rossi in odium fidei e dopo che la Lettera collettiva dei Vescovi
spagnoli, del 1° luglio 1937, fa chiarezza su quanto è accaduto e sta accadendo, prende
nettamente posizione e afferma risolutamente il diritto-dovere alla rivolta.

La guerra, infatti, è caratterizzata dalle atrocità dei miliziani rossi, che massacrano oppositori o
presunti tali con ferocia inaudita; la morte di 6832 sacerdoti e religiosi — 12 vescovi, 4184 del clero
secolare, 2365 religiosi e 283 religiose —, perpetrata nel corso della guerra, dà la misura di quanto
l’attacco al cattolicesimo e l’odio nei confronti dei cattolici sia parte integrante della linea politico-
ideologica del governo repubblicano.

Da questa situazione nasce, da parte dei vescovi spagnoli, la definizione della guerra come
Cruzada, in quanto guerra condotta in difesa della fede e caratterizzata da innumerevoli episodi di
martirio da parte dei cattolici; questa denominazione viene fatta propria dai combattenti nazionali
che danno prova della loro religiosità non solo anagrafica ma anche pratica attraverso segni come
gli scapolari con la scritta Detente bala, el Corazón de Jesús está conmigo, “Fermati pallottola, il
Cuore di Gesù è con me”, o i proclami chiusi con le parole “Viva España, viva Cristo Rey” ma,
soprattutto, nel momento della morte, molto spesso dopo atroci torture, la forza di gridare “Viva
Cristo Rey”.

Papa Pio XI (1922-1939), nell’enciclica Divini Redemptoris sul comunismo ateo, del 19 marzo 1937,
dedica alla guerra di Spagna ampio spazio sottolineando il carattere nettamente anticattolico della
Repubblica. Finalmente mezzo secolo dopo, il 29 marzo 1987, Papa Giovanni Paolo II proclama i
primi beati martiri spagnoli mentre, presso la Congregazione delle Cause dei Santi, sono in corso

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numerose altre cause di beatificazione.

5. Un episodio simbolico: l’assedio dell’Alcázar di Toledo

Fra i molti episodi che, per diversi motivi, passano alla storia vi è l’assedio dell’Alcázar di Toledo,
l’accademia militare comandata dal colonnello José Moscardó Ituarte (1878-1956), che rifiuta
d’arrendersi in cambio della vita del figlio prigioniero dei repubblicani. È forse la vicenda più famosa
ed è diventata il simbolo della Spagna “nazionale”. Circondati da forze repubblicane assolutamente
preponderanti, privi di cibo, di luce e di aiuti, 147 ufficiali e cadetti, 903 civili combattenti e Guardie
Civili, 538 fra donne e bambini, resistono per settanta giorni all’assedio fino alla liberazione
avvenuta il 28 settembre 1936 con l’arrivo delle truppe del generale José Enrique Varela Iglesias
(1891-1951). L’episodio è pure militarmente rilevante perché, per la liberazione dell’Alcázar,
l’esercito nazionale rimanda l’assalto decisivo a Madrid, in quel momento poco difesa, permettendo
ai “rossi” di rinforzare le difese con l’aiuto delle Brigate Internazionali.

Né è minore l’importanza militare della conquista di Bilbao, nel giugno del 1937, da parte dei
reparti carlisti e, nello stesso anno, della battaglia di Belchite nell’agosto, della battaglia di Teruel
nel dicembre e l’ultima offensiva repubblicana sul fiume Ebro da luglio a novembre del 1938.

6. Guerre nella guerra

Nel corso del conflitto s’inseriscono anche due guerre interne alle forze repubblicane: la prima, nel
maggio del 1937, vede comunisti contro anarchici e contro trotzkisti e culmina in durissimi e
sanguinosi scontri a Barcellona; la seconda, nel marzo del 1939, si svolge fra l’esercito
repubblicano e gli anarchici da una parte e i comunisti dall’altra.

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7. La vittoria dei “nazionali” e l’inizio del regime franchista

Il 28 marzo 1939 l’esercito “nazionale” conquista Madrid e il 1° aprile, con la liberazione di Alicante,
pone vittoriosamente fine alla Cruzada.

Francisco Franco Bahamonde (1892-1975) — uno dei generali della rivolta con Gonzalo Queipo de
Llano y Sierra (1875-1951), Emilio Mola Vidal (1887-1937) e José Sanjurjo y Sacanell (1872-1936),
capo designato della sollevazione ma morto in un incidente aereo il 20 luglio 1936 — viene
ufficialmente proclamato a Burgos, il 1° ottobre 1936, capo dello Stato e assume i pieni poteri e il
titolo di Caudillo, cioè di “Guida”.

I movimenti politici che hanno fornito combattenti vengono unificati nella Falange Española
Tradicionalista y de las JONS nell’aprile del 1937 con il Decreto di Unificazione e la mancanza di
capi politici rappresentativi — quali il falangista José Antonio Primo de Rivera y Sáenz de Heredia
(1906-1936), fucilato dai repubblicani nel carcere di Alicante, e, per i carlisti, re Alfonso Carlos
(1849-1936) — impedisce una migliore caratterizzazione politico-ideologica della Spagna Nazionale,
che vede Franco unico protagonista della vita politica fino alla sua morte.

Roberto Gavirati

Per approfondire: vedi un quadro d’insieme, tracciato da uno storico progressista, in Hugh Thomas,
Storia della guerra civile spagnola, trad. it., Einaudi, Torino 1963; d’impostazione socialista, in
Pierre Vilar, La guerra di Spagna 1936-39, trad. it., Editori Riuniti, Roma 1996; sull’alzamiento, vedi
Estanislao Cantero Núñez, 1936. L’”assalto al cielo”: la guerra civile spagnola. Le cause
dell’”alzamiento”, in Cristianità, anno XXIV, n. 258, ottobre 1996, pp. 19-24; sulla persecuzione
religiosa, monsignor Vicente Cárcel Ortí, La denuncia degli orrori della guerra civile e della
persecuzione religiosa, in L’Osservatore Romano, 30-6/1°-7-1997; e sul ruolo militare italiano, vedi
Alberto Rovighi e Filippo Stefani, La partecipazione italiana alla guerra civile spagnola, Stato

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La Crociata spagnola (1936-1939)

Maggiore dell’Esercito. Ufficio Storico, Roma 1992, 2 voll. in 4 tomi.

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