Sei sulla pagina 1di 86

MAXI

MAXI

by

MAXI & MINI MAXI MAGAZINE

N°3
YACHT CLUB

50 ANNI DI YCCS
IMaxi intervista il creatore
di 151 miglia

Roberto Lacorte
LA VELA UNA VOLTA

STeINLAGER

Cantieri

DOVE VA NAUTOR
BARCHE

REGATE
CNB 76
CIRCUITO PANERAI foto di copertina: CNB 76

solovela.net 1
w.solovela.net - www.solovela.net - www.solovela.net - www.solovela.ne
MAXI

L’ECCELLENZA DELLO YACHTING DAL 1974

SOLARIS 58’

L’ESCLUSIVA TECNICA DI COSTRUZIONE SOLARIS.


Da oltre 40 anni Solaris adotta una tecnica di costruzione che garantisce una continuità strutturale “monolitica”. Mentre
la maggior parte delle barche tende a muoversi e a deformarsi per effetto del vento sul piano velico, del mare sullo
scafo e del carico di raddrizzamento del bulbo - ne sono testimonianza gli scricchiolii, le porte che faticano a chiudersi in
navigazione e le crepe che si formano nel tempo - Solaris elimina questi problemi alla radice rendendo la barca immune
da deformazioni e torsioni in qualsiasi condizione di mare e di vento. Questo si ottiene attraverso l’impiego di un solo
materiale (la vetroresina) di una tecnica di assemblaggio priva di stucco, silicone e controstampi e stratificando a scafo e
coperta paratie e mobili. Inoltre la paratia maestra in composito da 40 mm stratificata e fazzolettata a scafo e soprattutto a
coperta, le lande in composito (anziché in metallo) laminate sotto vuoto con 48 strati di tessuti uni e bidirezionali, madieri
e longheroni del fondo e delle murate non realizzati in contro stampo ma interamente stratificati a scafo e attacco chiglia
con flangia di copiatura in acciaio inox 316 da 50 mm. fissata con 12 perni in acciaio di minimo 30 mm. di diametro.
Ad oggi Solaris è l’unico cantiere che applica la qualità ed il know-how specifico delle barche grandi one-off ad una
gamma in serie di barche più piccole da 37’ a 68’ dove: sicurezza, solidità, rigidità e altissima qualità realizzativa si
coniugano a performance, facilità di conduzione e confort in navigazione. Tutte le soluzioni progettuali e costruttive
adottate, rispondono ai severi standard dei maxi yachts oceanici, dove la complessità di costruzione e lo studio
degli impianti richiedono competenza ed esperienze specifiche. Questa è l’unicità di Solaris, un’unicità che gli altri
cantieri, anche se volessero farlo, non potrebbero e non saprebbero replicare. Ad oggi il 100% delle barche realizzate
dal cantiere in oltre 40 anni di attività sono ancora in uso, amate e curate da armatori entusiasti che navigano
per i mari di tutto il mondo. Ed è proprio per questo che i Solaris mantengono un così elevato valore nel tempo.

PALMA CANNES SALONE GRAND BOOT


SUPERYACHT YACHTING NAUTICO PAVOIS DÜSSELDORF
SHOW FESTIVAL GENOVA LA ROCHELLE GERMANY
30.04. - 04.05.2017 12.09. - 17.09.2017 21.09. - 26.09.2017 27.09. - 02.10.2017 20.01. - 28.01.2018

NEW NEW
SOLARIS SOLARIS
YACHTS 37 42 47 50 55 58 68 CUSTOM DA 55 A 100 bUILT
fOR SAILORS

SOLARIS YACHTS - T. +39 0431 91304 - INfO@SOLARISYACHTS.COM


2 WWW.SOLARISYACHTS.COM
solovela.net
MAXI

la barca che verrà


La barca, si sa, si inizia a comprare in estate,
quando si naviga. Per aiutarvi a sognare vi diamo,
quindi, qualche anteprima sulle novità della pros-
sima stagione

È d’estate, mentre siamo in barca, che in genere si comincia a pensare alla


prossima barca da acquistare e spesso mentre si è al timone ci si chiede:
cosa ci sarà da vedere quest’anno?
Vi possiamo dire subito che la prossima sarà una stagione interessante
con diverse novità.
Nella fascia dei 60 piedi arriverà il nuovo CNB 66 che, dopo il successo del
76 presentato in questo numero, porta la gamma del cantiere a tre modelli.
Ma sicuramente il modello che più sta facendo parlare al momento è il
nuovo over 60 della Bavaria disegnato da Maurizio Cossutti. Di questo si
sa poco e nulla ed è tutta una ridda di supposizioni, ma di certo si tratterà
di una barca tra i 63 e i 66 piedi e seguirà le linee del Bavaria 57, sempre
di Cossutti, presentato a Düsseldorf 2017. L’unica domanda vera sarà:
Bavaria è in grado di fare barche di questa grandezza? Lo scopriremo
presto, la nuova ammiraglia dovrebbe fare la sua apparizione al salone
di Düsseldorf 2018. Nella fascia degli 80 piedi, invece, appena sotto i fati-
dici 24 metri, poco prima della prossima estate dovrebbe essere varato
il Grand Soleil 80 Custom Line, il primo modello di una nuova gamma di
barche del cantiere di Forlì che saranno realizzate in una unità produttiva
separata. In questo caso la domanda che ci siamo posti per Bavaria non
ha ragione di essere perché il Custom Line di del Pardo è stato affidato
a Maurizio Testuzza dell’Adria Sail, un uomo e una struttura che hanno
esperienza da vendere in fatto di grandi performance. A livello internazio-
nale, la barca che forse incuriosirà di più sarà il Southerly 67. Il cantiere
inglese è stato acquistato poche settimane fa dal suo vicino di casa Disco-
very Yachts, il che fa supporre che i Southerly torneranno al loro antico
splendore e il loro nuovo 67 piedi sarà senz’altro una barca da vedere.
Ci attendono quindi un autunno e un inverno pieni di sorprese.

Maurizio Anzillotti
Direttore responsabile
m.anzillotti@maxi-yachts.net

solovela.net 3
sommario
MAXI

sommario
24
Intervista all’armatore
Italo e Laura Mariani

armatore di un CNB 76

Maurizio Anzillotti
Steinlager
un maxi leggendario

68
Una barca che fece
la storia della vela

Giuliano Luzzatto

62
intervista a
Roberto Lacorte
CNB 76
Padron della 151 miglia

28
e di Pharmanutra
Il MAXI più venduto al mondo Giuliano Luzzatto

Maurizio Anzillotti

Le regate targate
Panerai
80
Yacht Club
Il mondo delle
barche d’epoca Costa Smeralda
I 50 anni di uno dei più
Matteo Penna importanti Yacht Club

60 Giuliano Luzzatto

4 solovela.net
MAXi
MAXI

maxi & mini maxi


Foto di copertina
Il CNB 76

46
Dove vanno gli Swan Sommario
Editoriale pag. 3
Un cantiere che ha
cambiato rotta Sommario pag. 4

Giuliano Luzzatto Accessoriando pag. 6

News barche pag. 10

Il mio nome sullo News pag. 12


spinnaker
Errori fatali pag. 14
Un cantiere che ha
cambiato rotta Il futuro del MAXI pag. 16

Nadia Allera Un premio per Montenegro pag. 18

22 Branson per l’oceano

Il mio nome sullo spinnaker


pag.

pag.
20

22

Un amore a prima vista pag. 24

08 CNB 76

Nautor dove vanno gli Swan


pag.

pag.
28

46
C 300 il mutante Le regate targate Panerai pag. 56

Roberto Lacorte pag. 62

Steinlager pag. 68
Nadia Allera
Yacht Club Costa Smeralda pag. 80

Rubrica Rubrica
news barche accessoriando

le regate, le classi, le dove tutti i sensi


grandi sfide si accendono

Redazione Redazione

10 06
solovela.net 5
MAXI

accessoriando

Piattaforma per la manutenzione


Apparentemente è un’idea complessa ma,
all’atto pratico è semplice da mettere in
pratica e molto efficace. Si tratta di un pack
per la manutenzione. Questo è composto
da una piattaforma gonfiabile, che quando
non userete per la manutenzione potrete
usare per divertirvi in baia. La piattaforma
viene assicurata a qualsiasi punto della
barca grazie a due gallocce a ventosa. La
piattaforma è molto rigida e molto stabile,
una volta assicurata alla barca è come lavo-
rare su di un molo.
Il pack di manutenzione è proposto da
Nauti Buoy Marine

Il mega SUP Accessori da tavola

Assomiglia più a una grande zattera che a un sup,


ma funziona come un SUP, solo che può portare 4 – 6
persone. Il SUP è costruito con materiale anti UV e ha
una garanzia totale di 2 anni.
A produrlo è la FUN AIR, un’azienda specializzata in A bordo anche la tavola è un componente
giocattoli per superyachts. molto importante e come tale va curata.
Se poi questo SUP non è abbastanza grande, l’azien- Un tavolo da pranzo ben preparato aumen-
da costruisce qualsiasi tipo di gonifabile su misura ta il piacere della cucina. Sogni d’oro è
per il cliente. un’azienda inglese che propone accesso-
ri da tavola dalle stoviglie ai bicchieri in
Il suo prezzo è di dollari 3.995 cristallo per arrivare alle tovaglie di lino.

6 solovela.net
MAXI

solovela.net 7
MAXI

C300 il mutante
ShAUN carkeek è stato premiato per
una barca che muta al mutare del suo stato
di Maurizio ANzillotti

V
i ricordate la famosa coppia
Botin&Carkeek, i due proget-
tisti che per quasi un decennio
hanno fatto molto parlare di loro Sopra e in apertura due immagini del
C 300, il superyachat in composito
per le vittorie che le loro bar- più grande del mondo
che collezionavano con facilità.
A cavallo della fine del secolo
scorso i due imposero le loro poppe a U e tutti assegnato a Shaun Carkeek per il progetto del
si buttarono a copiarle. Poi i due si sono sepa- C 300 che sarà il più grande superyacht intera-
rati ognuno ha aperto il suo studio e iniziato la mente in composito mai costruito. Un 300 piedi
carriera da solista. Il perché di quella scelta sorprendente. Una barca che muta,. La poppa,
non si sa, ma certamente non è stata una quando la barca è ferma in rada si espande fino a
scelta sbagliata. Oggi entrambi i proget- diventare una piattaforma molto grande con pun-
tisti sono molto attivi nel dorato mondo ti di accosto per i tender e le altre dotazioni di
dei Superyachts, tanto che Carkeek e il bordo. Lungo i lati si aprono diverse terrazze che
suo studio hanno vinto il International in navigazione scompaiono e anche la tuga muta
Yacht & Aviation Awards 2017 chegli secondo il momento che si sta vivendo a bordo.
è stato consegnato a Venezia a mag- Tutto questo su di una barca che lanciata dovreb-
gio scorso. L’ambito premio è stato be avere una velocità introno ai 30 nodi.

8 Shaun Carkeek solovela.net


MAXI

solovela.net 9
MAXI

novità barche

Baltic 67 custom line


Il Baltic 67 rappresenta per Baltic quello
che rappresenta lo Swan 65 per Nautor, un
ritorno alle origini. Baltic, come Nautor si è
spostato nel tempo decisamente verso la
fascia del full custom di dimensioni importan-
ti, trascurando la fascia dei Mini MAXI e MAXI
che invece si sta rivelando un mercato molto
attivo anche se ancora povero di offerte.
Il Baltic 67 custom line, è un semi-custom in
carbonio, come sono tutte le barche di Bal-
tic Yachts, ed è disegnato da Rolf Vrolijk.
Una barca da crociera, ma che come tutte
le barche Baltic si rivela particolarmente ve-
loce e molto duttile, tanto da poter essere

Baltic 67

usata con efficacia anche in regata.


L’imbarcazione a vuoto ha un peso di 21 tonnel-
late, tra le 4 e le 15 tonnellate in meno di altre
barche della stessa misura, questo da un’ idea
precisa delle potenzialità della barca in regata.

Eryd 70
Un disegno di Emanuele Rossi, l’autore dell’Eryd
30. Si tratta di un MAXI molto interessante e che,
visto che il disegno risale a qualche tempo fa, ha
preceduto la svolta del cantiere Beneteau che
pochi giorni fa ha annunciato che le sue prossi-
me barche avranno uno scafo con due livelli, un
livello più basso, quasi totalmente immerso, più
stretto e un livello, più alto, più largo che offrirà
maggior volume all’interno della barca. Esatta-
mente quello che fatto Rossi sul suo Eryd 70 con
un ampio spigolo che parte da poppa e arriva
sino a prua e che divide lo scafo in due livelli, più
stretto il livello inferiore per offrire minor super-

ficie bagnata e più largo il livello superiore per


avere maggiori volumi interni. Oltre allo spigolo la
barca si distingue per la falchetta molto mascolina
e per un’interpretazione originale dell’ultima parte
del ponte di prua, quella dove si trova il gavone
delle ancore che è rialzata.

10 solovela.net
MAXI

novità barche

Salona S650
Finalmente, dopo oltre due anni dall’inizio del
lavori, è andato in acqua il Salona 650 disegnato
da Jason Ker. La barca originariamente attesa
per il 2015 è rimasta coinvolta nella ristrutturazione
e ripartenza del cantiere che ne ha rallentato la
costruzione.
La barca si presenta molto bene. Lo scafo è un
fast cruiser molto veloce con ampi spazi sia per un
equipaggio da regata, sia per usare la barca in
crociera.
Per gli interni la barca ha diverse versioni, a 3 e

4 cabine, ognuna con un suo bagno. La cucina è


trasversale ed è posta a prua, tra la zona divaneria e
la cabina armatoriale. Mentre la dinette vera e pro-
pria è posta a centro barca su di un piano rialzato.

solovela.net 11
Panoptix PS51-TH Anticollisione www.garmin.it
MAXI

news

Nuovo marchio di catamarani per Beneteau Il pozzetto del Lagoon Seventy7

I n una riunione di tutti i dirigenti di tutti i brand del


gruppo Beneteau è stato detto che il gruppo si ap-
presta a varare un nuovo brand di catamarani.
La Lagoon, il cantiere del gruppo Beneteau im-
pegnato nella costruzione di catamarani, è già il
primo cantiere al mondo e controlla circa il 30% del
mercato dei multiscafi da diporto nel mondo.
La domanda quindi è, perché un altro brand quan-
do già si ha il 30% del mercato. Che tipo di richiesta
deve andare a coprire.
E’ possibile che dopo il successo del Seventy7, il
primo catamarano di quella che sarebbe dovuta

Lagoon Seventy7

essere una serie di giganti del mare, abbia convinto la C

Beneteau che esiste un mercato per grandi scafi di alta


qualità e che quindi il gruppo voglia fare un’operazione M

sullo stile di quella fatta per i grandi scafi a motore con Y

la creazione del marchio Montecarlo Yacht, creato e di-


Cantiere Lagoon retto dall’attuale presidente dell’ UCINA Carla Demaria
CM

che è anche direttore generale del marchio Beneteau. MY

CY

CMY

Il board del cantiere Discovery Yachts K

manager del cantiere stesso che si sta impe-


gnando a rinnovarlo e rilanciarlo.
Con l’acquisizione della Southerly, la Discove-
ry diventa il punto di riferimento per le barche
di qualità per lunghe crociere nella fascia 32
– 67 piedi.
Discovery 67

Southerly 57
Discovery Yachts compra Southerly
Discovery Yachts, il cantiere di Southampton specia-
lizzato in yacht a vela di alta qualità pensati per
lunghe navigazioni, ha annunciato di aver acqui-
sito il vicino cantiere Southerly, costruttore dei più
noti Southerly, barche che per filosofia sono vicine ai
Discovery Yachts, ma che si distinguono per un parti-
colare sistema di chiglia basculante di cui il cantiere
detiene il brevetto.
L’acquisizione rientra in un progetto di rinnovamento
della Discovery, cantiere fondato nel 1988 da Jhon e
Caroline Charnely e ceduto nel 2016 a un gruppo di

12 solovela.net
MAXI

solovela.net 13
MAXI

IchorCoal in navigazione

Errori fatali
Il minimo comune denominatore nella

N
maggioranza degli incidenti è l’errore umano di Nadia allera

el nostro lavoro di giornalisti di inglese deputato a fare chiarezza sugli incidenti in


vela ci confrontiamo ogni giorno mare. Il MAIB dopo un’attenta inchiesta ha deter-
con incidenti più o meno gravi che minato che le due morti avvenute durante l’ultima
avvengono in mare. La maggior Clipper Race (regata intorno al mondo su barche di
parte di questi avviene in oceano, 65 piedi per equipaggi non professionisti) verifica-
dove le condizioni meteo sono più tesi entrambe sulla stessa barca, l’IchorCoal, sono
pesanti ed evitare le burrasche, vi- state causate dall’errore delle due vittime. Andrew
ste le grandi distanze, è più difficile, ma una piccola Ashman, di quarantanove anni, è morto colpito dal
parte avviene anche da noi in Mediterraneo. Gli ulti- boma durante una strambata avvenuta nel pieno
mi due casi avvenuti in aprile e a maggio sono quel- di una burrasca. L’equipaggio era stato addestrato
lo del Bavaria 50 DiPiù, dove sono morte quattro prima di partire sul fatto che mai bisognasse so-
persone e al quale SVN Solovelanet ha dedicato stare nell’area di pericolo, ovvero nella zona del-
un’approfondita inchiesta sul numero 35 della rivi- la barca dove il boma in un’eventuale strambata
sta, e una collisione in Croazia tra barche a motore avrebbe colpito chi si fosse trovato al suo interno.
dove sono morte sette persone. Andrew si trovava in quella zona e il boma non l’ha
Fortunatamente, come dicevamo, in Mediterra- risparmiato. La seconda vittima, una donna di qua-
neo gli incidenti mortali sono rarissimi, ma sia rant’anni, Sarah Young, sempre durante una bur-
quelli che avvengono nei mari chiusi, sia gli inci- rasca in Pacifico, era uscita sul ponte per dare una
denti che si registrano in oceano, nella maggior mano durante una manovra senza avere la cintura
parte dei casi hanno un minimo comune denomi- allacciata, un’onda ha spazzato il ponte e l’ha tra-
natore, l’errore umano. scinata in mare. Questi sono solo due esempi, ma
Oltre il 95% degli incidenti gravi, con vittime o no, i nostri archivi di notizie sono pieni di eventi simili.
avviene per colpa dell’uomo, è questo con le sue E per quanto la tecnologia vada avanti e migliori
scelte sbagliate o con le sue imprudenze a de- le nostre barche rendendole sempre più sicure,
terminare il sinistro. A sancire questi dati il report alla fine c’è sempre un momento in cui tutto è nelle
del Marine Accident Investigation Branch (MAIB), mani dell’uomo e nelle sue decisioni. Un secondo,
organismo di sorveglianza e indagine del governo la scelta sbagliata, ed è la tragedia.

14 solovela.net
MAXI

Il MAXI
PIU’ VENDUTO
AL MONDO

THE INTERNA
TIONAL
YACHT &
AVIATION
AWARDS
2017

BORDEAUX60 - CNB66 - CNB76 - CNB94 - CUSTOM


SILVERIYACHT MILANO PIETRO SILVERI WEB
Telefono:+ 39 02 94759877 Cell. +39 335.7015773 Email: info@silveriyacht.it - Sito: www.cnb-yachts.com

15
CNB 76 solovela.net
MAXI

Jeanneau 64

Il futuro del MAXI


COme si evolverà il settore dei MAXI e MINI MAXI in termini di prezzi

L
di Maurizio ANzillotti
a nautica a vela in Italia, e non solo, vede ne è il fatto che MAXI sia l’unico giornale al mon-
da una parte le barche cosiddette piccole do a essere dedicato a queste barche. L’armatore
e medie, tutti quegli scafi che vanno dalla che oggi decide di comprare una barca tra i 60 e
deriva da competizione sino al 50-55 pie- gli 80 piedi ha una scelta limitata, forse due, tre
di, e dall’altra i superyacht, i grandi Swan, alternative per ogni tipo d’imbarcazione e misura.
i Perini o i Vitters, vere navi a vela. In mezzo, igno- Una situazione che ultimamente è cambiata con
rati da una parte e dall’altra, i maxi e i mini maxi, l’avvento degli over 60 dei cantieri industriali, e
ovvero quelle barche che sono troppo grandi per che noi di MAXI pensiamo sia destinata a cambia-
essere annoverate nel primo schieramento, ma re ulteriormente. Un cambiamento che sarà indot-
troppo piccole per far parte del secondo. I maxi to proprio dal crescere, in questo settore, dei can-
e i mini maxi si muovono in un mare di mezzo tieri industriali. Se oggi per acquistare un 75 piedi
senza identità, eppure sono queste barche di 20- sui 2 milioni alla boa bisogna rivolgersi a prodotti
23 metri che hanno fatto la storia della vela. Da di basso livello, domani un 75 piedi ben realizza-
quando negli anni Settanta/Ottanta sono arrivati to potrà arrivare a costare poco più di 1,5 milioni
i superyacht, intesi come barche sopra i 24 metri, pronto alla boa, cosa che cambierà e farà prospe-
e questi hanno iniziato a crescere a dismisura in rare questo mercato. Un mercato dove, come ne-
dimensioni, e nello stesso periodo è nata la barca gli altri settori, a fianco alle nuove barche a prezzi
industriale con decine di unità sfornate ogni anno più contenuti continueranno comunque a esistere
da un singolo cantiere, l’interesse per le barche le barche di alta e altissima qualità che costeranno
del mare di mezzo si è attenuato. Testimonianza le stesse cifre di oggi o poco di meno.

16 solovela.net
MAXI

solovela.net 17
MAXI

Un premio per
porto di montenegro
Assegnato a Porto Montengro il tyha

di nadia allera

I
l marina porto di Montenegro è stato insignito
durante l’ultimo London Boat Show dello Su-
peryacht Marina of Distinction Award offerto
dalla Yacht Harbour Association (TYHA). Il
premio è stato consegnato al giovane direttore
del porto, l’inglese Tony Brown.
Il riconoscimento è riservato ai marina che go-
dono delle 5 Gold Anchors, il principale ricono-
scimento riguardante gli standard operativi e di
assistenza del settore.
Il marina montenegrino si sta rapidamente im-
ponendo come punto di riferimento per i grandi
megayacht. Dei 400 posti barca disponibili, circa
30 sono riservati ai megayacht che qui trovano
In alto il marina Porto Montenegro di notte. Il regimi fiscali e costi convenienti per passare la
marina fa grandi sforzi per affermarsi come Marina maggior parte dell’anno.
per super e mega yachts. Qui sopra Tony Brown, il Il posto è molto protetto perché si trova all’interno
direttore del marina
di una doppia rada aperta a nessun vento.

18 solovela.net
DING PATE
EN
MAXI

NT
P

ED
G PATENT

TENTED
PENDIN
IN

G
PAT D
ENT PEN
IL PRIMO JIB FURLER SENZA PROFILO

il rollafiocco,
r e i n v e n tato.

photo by: fabio taccola


NOVITà 2017

JIBER-TX Per
STRALLI TESSILI

minor catenaria più superficie velica sicurezza facile riduzione

solovela.net 19

W W W. U B I M A I O R I TA L I A . C O M
MAXI

Ambiente

Branson per
l’oceano
I
n occasione del World Ocean Day, la giorna-
ta dedicata al salvataggio degli oceani che si è
avuta l’otto giugno scorso, il filantropo e miliar-
dario Richard Branson ha stilato una lista di die-
ci cose che tutti noi possiamo fare per aiutare
l’ambiente e, in particolare, gli oceani.

20 solovela.net
MAXI

1) Riduciamo l’impatto dell’anidride carbonica che sta acidificando


molte porzioni di barriera corallina distruggendole. Il che significa
usare più mezzi pubblici e chiedere auto meno inquinanti.

2) Creiamo una cultura su quali pesci mangiare e quando. Chiedia-


mo al nostro pescivendolo o al nostro supermercato di avere solo
pesce da fonte certificata. Ovvero pescato nei giusti periodi dell’an-
no e nelle giuste zone.

3) Riduciamo drasticamente l’uso della plastica e aiutiamo il suo


riciclo. In oceano ci sono delle enormi isole fatte di pezzi di plastica
che galleggiano.

4) Non sporchiamo le spiagge. Quando sbarchiamo, lasciamo le


spiagge come le abbiamo trovate o, anzi, meglio di come le abbia-
mo trovate.

5) Spingiamo la società o l’organizzazione per la quale lavoriamo a


essere ocean friendly, la sopravvivenza degli oceani è un affare che
interessa tutti.

6) Compriamo solo oggetti che siano costruiti rispettando le leggi


per l’ambiente.

7) Chiediamo ai nostri governanti di applicare tutte le regole di Pa-


ris Agreement for the Ocean ed esigiamo che gli altri Stati facciano
lo stesso.

8) Informiamoci e cerchiamo di conoscere le condizioni dell’oceano


e le cose che si possono fare per salvaguardarlo.

9) Usiamo l’oceano e il mare in modo responsabile. Non compria-


mo creme solari che contengono ossibenzone. Questa sostanza
uccide i coralli e in alte concentrazioni può fare male anche all’uo-
mo.

10) Sosteniamo chi lavora per aiutare l’oceano. Supportiamo le


organizzazioni che cercano di salvare il mare.

solovela.net 21
MAXI

Il mio
nome sullo
Spinnkaer
Alcuni armatori amano riportare sullo
spinnaker la Rappresentazione del nome
della loro barca

IINOUI
Lo spinnaker di Inouï, un 33 metri
anch’esso costruito da Vitters, al con-
trario del significato del suo nome in
francese (sorprendente) non sorprende
in modo particolare, cosa che invece fa
il suo scafo colorato di un verde fosfore-
scente inusuale per una barca.

IComanche
L’enorme gennaker di Comanche, il 100
piedi super-maxi yacht di Jim Clark, il
fondatore di Netscape, ha disegnato sopra
un guerriero comanche.
La barca costruita per battere record ha
fatto il suo esordio nel mondo delle regate
alla Sydney-Hobart del 2015.
Comanche è solo uno dei giocattoli di Jim
Clark, il più piccolo. Nella sua scuderia
troviamo anche l’Hyperion, un 47,5 metri,
l’Hanuman, replica di un J Class di 33
metri e l’Athena, un 90 metri tre alberi in
alluminio.

22 solovela.net
MAXI

IGanesha
Shri Ganesha è una delle mag-
giori divinità induiste, questi è la
rappresentazione di Dio. Figlio
primogenito di Shiva, ha una testa
da elefante e quattro braccia. La
sua rappresentazione campeggia
sul grande spinnaker simmetrico
dell’omonimo superyacht.
Il Ganesha è un 46 metri costruito
da Vitters e voluto dal suo proprie-
tario per fare regate senza rinuncia-
re a nessuna comodità.

ISeahawk
Il falco di mare sta arrivando
sembra dire il Seahawk disegna-
to sullo spinnaker dell’omonimo
superyacht, il Perini 60 metri, che
è un’altra new entry nel ristret-
to mondo delle regate per su-
peryacht.

IHanuman
Lo spinnaker del Hanuman, la replica del J
Class di 33 metri proprietà di Jim Clark, per-
sonaggio che abbiamo già incontrato come
armatore del 100 piedi Comanche, rappresen-
ta Hanuman. Questi, al contrario di Ganesha,
non è una divinità, ma è figlio di una di queste,
Vayu, il dio del vento nella religione induista.

solovela.net 23
MAXI

intervista all’armatore

amore a
prima vista

Italo e Laura Mariani sono gli armatori di Belè il primo


CNB 76 arrivato in Italia. Li abbiamo incontrati a Marina
Cala de’ Medici dove ci hanno raccontato del loro
innamoramento per Belè

24 solovela.net
MAXI

di MAurizio ANzillotti

C
rediamo che incontrare gli armato- vo un Dehler 31 e con quello ho iniziato Italo alla
ri delle imbarcazioni che andiamo a vela.
provare in mare sia un buon modo MAXI – Per quanto tempo avete avuto quella bar-
per scoprire di più della barca. Dif- ca.
ficilmente qualche armatore ci dirà i
difetti della barca, ma durante un’intervista si può Laura – Per una decina di anni, poi quando ab-
facilmente capire quanto questi sia entusiasta o biamo avuto la nostra prima figlia abbiamo capito
freddo nei confronti della sua imbarcazione. Le che era tempo di cambiare barca.
storie degli armatori s’intrecciano sempre con MAXI – Che barca avete preso.
quelle delle barche e conoscere queste ci aiuta Italo – Abbiamo preso un 12 metri usato, la barca
a capire le altre. In questo numero abbiamo in- di un amico che voleva venderla, e con quella
contrato Italo e Laura Mariani, i due armatori abbiamo navigato per un paio d’anni, poi
del Belé, il primo CNB 76 giunto in Italia. abbiamo acquistato un Jeanneau 57
Li abbiamo intervistati insieme perché, al nuovo.
contrario di quanto accade solitamente, a
essere protagonisti della barca sono en- MAXI – Un bel passo avanti.
trambi, anzi, Italo Mariani arriva alla vela
proprio perché incontra Laura.

MAXI – Siete velisti da molto.


Laura – Io prima di conoscere Italo ave-

solovela.net 25
MAXI

Italo – Sì, in effetti, da prima sembrava strano


avere tutto quello spazio a disposizione, ma ci sia-
CNB 76 - i dati
mo abituati velocemente.
L.f.t. m 23,17
MAXI – Era una barca che portavate da soli.
L.galleggiamento m 21,98
Laura – No, a quel punto avevamo due bambini Baglio max m 6,10
piccoli e io ero costantemente impegnata con loro, Pescaggio m 3,5 - 3,0
così abbiamo preso un comandante, Max.
Dislocamento kg 45.000
MAXI – La persona che è ancora con voi. Zavorra kg 15.000
Italo – Sì, ci troviamo molto bene.
MAXI – Come siete arrivati al CNB 76.
Italo – Eravamo in Sardegna in baia ad agosto
quando in rada abbiamo visto il Vertigo, un 67
metri molto bello.Ci aveva colpito e abbiamo pen-
sato che se avessimo dovuto scegliere una barca
ne avremmo presa una con quel disegno. Quin-
di sull’iPad abbiamo cercato chi l’aveva disegna-
ta e abbiamo scoperto che si trattava di Philippe
Briand. Sul suo sito siamo andati a vedere che
barche aveva progettato. Briand è specializzato in
superyacht, ma ci siamo detti che forse si era im-
pegnato anche su barche di misure diverse e così Olivier Lafourcade cofondatore del
abbiamo visto che aveva creato il CNB 76. cantiere CNB Yachts e attuale presidente
MAXI – E da lì avete cominciato a farci un pen- dello stesso. Sotto, il Belè ormeggiato a
Marina Cala de’ Medici
siero.

26 solovela.net
MAXI

Laura – No, da lì abbiamo contattato il cantiere e Italo – Abbiamo chiesto che non fosse montato il
chiesto informazioni, ci hanno detto di rivolgerci a rolla randa sul boma. Lo avevamo sullo Jeanneau
Pietro (Pietro Silveri della Silveri Yacht, importato- 57 e ci ha fatto penare. Se il boma non è perfet-
re unico del marchio in Italia, n.d.r.) e così abbia- tamente centrato la randa non scende e si rischia
mo fatto e a settembre lo abbiamo incontrato in il danno.
Francia alle Vele di Saint-Tropez e lì ci ha fatto ve- MAXI – Quante persone avete di equipaggio.
dere e provare l’imbarcazione. In prova la barca ci
aveva impressionati per la facilità con la quale si Laura – Fissa una, d’estate prendiamo un aiuto
portava, la velocità anche con poco vento e per la per Max e un’hostess.
gestione ottimale degli spazi interni. MAXI – A poppa c’è una cabina equipaggio per
MAXI – E vi è piaciuta. due, e la terza persona.
Italo – Sì, era decisamente la barca che voleva- Italo – A prua c’è un’altra cabina.
mo. Quando siamo entrati e abbiamo visto che MAXI – La barca l’affidate all’equipaggio.
stando seduti sul divano come siamo ora si pote- Laura – Quando non abbiamo voglia di muoverci
va vedere fuori, abbiamo capito che era ciò che sì, ma spesso siamo noi a portare la barca.
cercavamo. Non conoscevamo il cantiere, abbia-
mo preso informazioni, queste erano tutte positi- MAXI – Le decisioni su quale accessorio compra-
ve, così siamo tornati in Francia per visitarlo. re o attrezzatura montare le prende il comandan-
te oppure voi in prima persona.
MAXI – E dopo quanto l’avete acquistata.
Italo – Ne discutiamo insieme.
Laura – Subito. Quando siamo andati abbiamo
fatto il contratto. Consideri che a giugno ce l’han- MAXI – Quindi vivete la barca da protagonisti.
no consegnata. Laura – Assolutamente sì.
MAXI – Cos’è che vi ha convinto che la barca era MAXI – Qual è il vostro sogno
di buona qualità e che il cantiere fosse serio. più grande velisticamente par-
Italo – Da una parte il fatto che fosse un cantiere lando.
del gruppo Bénéteau, in quanto tale la CNB usu- Italo – Quello di tanti veli-
fruiva di tutta una serie di vantaggi che altri can- sti, fare il giro del mondo e
tieri non potevano avere. qualcosa mi dice che non
MAXI – Del tipo. rimarrà un sogno a lungo.
Italo – Centri di ricerca, studio dei materiali e del-
le tecniche di costruzione e cose di questo tipo.
MAXI – Il secondo punto.
Italo – Olivier, l’ex proprietario del cantiere che
ancora lo dirige. Olivier ci ha fatto un’ottima im-
pressione. Una persona competente che ama
quello che fa. Ci ha seguito dal primo all’ultimo
momento. In un altro cantiere, dopo un primo
pranzo, ci avrebbero affidato al direttore commer-
ciale, ma con lui non è successo, Olivier ci ha se-
guito per tutto il percorso.
MAXI – Siete soddisfatti della barca.
Laura – Sì, ci soddisfa sotto tutti gli aspetti.
MAXI – Cosa avete cambiato dalla configurazio- Fausto Sestini nella sala macchine
ne standard. del suo Mylius 76

solovela.net 27
MAXI

L’analisi

CNB 76
Una barca elegante che nasce in un cantiere
dove la qualità è un valore che non si mette mai
in discussione

di maurizio anzillotti

I
l CNB 76 si è guadagnato il titolo di maxi più
venduto al mondo meritatamente. In poco
più di due anni sono stati venduti ventuno
esemplari, ovvero, oltre il doppio di quello
che può pensare di fare un analogo maxi di
un altro cantiere. Viene quindi naturale chieder-
si il perché di tanto successo. Crediamo che la
risposta sia da cercare nella capacità della bar-
ca di rispondere a un gran numero di esigenze,
il che significa riuscire a richiamare l’interesse
di armatori dal profilo anche molto diverso.
Nel progetto del CNB 76, Philippe Briand, uno
dei più conosciuti e attivi designer francesi, è
riuscito a compendiare tutta la sua esperienza.
Il cantiere voleva una barca veloce e diverten-
te che però fosse anche un deck saloon, una
richiesta difficile da esaudire. Il deck saloon ne-
cessariamente porta il baricentro in alto, il che
si scontra con le esigenze di una barca perfor-
mante. Certo in un 76 piedi si riesce un po’ più
facilmente che su barche più piccole a creare
l’effetto deck saloon, ma non è un gioco.

28 solovela.net
MAXI

solovela.net 29
MAXI

In alto, il CNB 76 in navigazione di bolina larga


con code 0 a riva. Nella fotografia si può notare
il timone di sinistra che è prossimo a uscire
dall’acqua.
Di lato, la stessa barca in un momento di relax
in rada

L’operazione a Philippe Briand è riuscita molto


bene sotto ogni punto di vista. Il CNB 76 ha una
dinette rialzata con un vero effetto deck saloon,
infatti stando seduti in dinette, come abbiamo fat-
to noi lungamente per intervistare il proprietario
della barca, si può spaziare con lo sguardo fuori
dalla barca.
Quando si è in piedi, lo sguardo arriva fino a oltre
la prua e questo fa sì che non ci si senta mai op-
pressi dalla grandezza della barca sopra la pro-
pria testa come accade su altri tipi di maxi.
Per le performance, che sono molto buone,
Briand ha disegnato uno scafo sfinato verso prua
con una carena che fende l’acqua senza mai in-
gavonarsi. La chiglia profonda a T e la poppa lar-
ga fanno il resto rendendo il CNB 76 divertente
come vedremo nella prova in mare.

30 solovela.net
MAXI

Qui di lato, il ponte di prua del CNB 76 che come


si vede è in flash deck con i portelli dei passauomo
a filo di coperta. Al centro, la zona divaneria della
barca che ruota intorno al tavolo che abbassan-
dosi trasforma il divano di sinistra in un grande
prendisole. Sotto, una visione del pozzetto dall’alto

La tuga
Una nota va dedicata alla tuga, che rappresenta
il tratto distintivo del cantiere. Questa è molto ele-
gante e ha il pregio di dare un’ottima luminosità e
visibilità agli interni grazie alle ampie finestrature
che la circondano senza appesantire il disegno
che rimane slanciato e leggermente sportivo, af-
fatto pesante come spesso, invece, accade, nei
deck saloon. Molto belli i prolungamenti laterali
della tuga sul pozzetto che vanno a formare i pa-
ramare a protezione della zona divaneria.

La coperta
Un’altra esigenza che Philippe Briand ha sapu-
to soddisfare è l’originalità e la comodità di navi-
gazione. Entrambe queste qualità trovano il loro
campione nel pozzetto.

solovela.net 31
MAXI

Sopra, da sinistra, gli inverter e i raddrizzatori. Al centro, Questo è interpretato in modo originale per que-
la sala macchine posta al centro della dinette sotto il sta taglia di imbarcazioni. Come prima cosa il pia-
pagliolato di questa. A destra, la zona della sala mac-
china dedicata al generatore no di calpestio della zona divaneria e di tutto il
pozzetto è al livello del ponte di coperta. Il divano
di sinistra pur partendo dal concetto tradiziona-
le di panche contrapposte che più si addice alle
esigenze di navigazione, specialmente con bar-
ca sbandata, è stato elaborato e trasformato in
divano a C con un’isola finale sul lato poppiero,
mentre sul lato di dritta il divano è rimasto lineare.
Entrambi hanno cuscini poggia schiena molto alti.
Il divano del lato di sinistra circonda un ampio ta-
volo abbattibile ad ante apribili.
Al termine del divano, sulla mura di dritta, sotto
l’ultimo posto a sedere verso poppa, si cela un
passauomo che permette di passare le vivande
direttamente dalla cucina al pozzetto. Tale dispo-
sizione ha comportato anche un tambuccio di-
sassato rispetto alla linea centrale della coperta,
scelta bene armonizzata anche negli interni.
Sempre in pozzetto le postazioni del timoniere ve-
dono due splendide ruote gemelle. Queste sono
servite da una seduta laterale dal disegno origi-
nale e da una consolle porta strumenti che sem-
bra essere il prolungamento della seduta stessa.
Sul piano di calpestio del pozzetto, o meglio sul
ponte, perché pozzetto e ponte di coperta sono
un tutt’uno, si aprono diversi gavoni. Due di que-
sti, molto grandi, sono all’estrema poppa e altri
due sui lati del pozzetto che contengono, in una
In alto il passauomo posizione a nostro parere poco felice, due zattere
posto sotto la panca autogonfiabili. Zattere che sarà faticoso mettere
del pozzetto che in opera perché bisognerà sollevarle per oltre
permette di comu- mezzo metro e solo allora potranno essere porta-
nicare direttamente
con la cucina. Qui te a poppa e gettate in mare.
sopra un’immagina Sotto il pozzetto, un grande garage al quale si
del ponte di prua. Di può accedere sia abbassando lo specchio di pop-
lato, lo specchio di
poppa
pa che forma, una volta aperto, un’ampia piatta-
forma da bagno che attraverso un passaggio di
servizio sul ponte.

32 solovela.net
MAXI

Il CNB 76 in navigazione a vela e motore

solovela.net 33
MAXI

I passavanti laterali sono ampi e sgombri, si può


arrivare a prua velocemente senza trovare osta-
coli. Il ponte di prua, dall’albero in poi, è in flash
deck, il che mette a disposizione degli ospiti delle
ampie aree relax. A prua c’è una seconda cabina
marinaio con wc (la prima e più spaziosa la trove-
remo vicino alla cucina quando parleremo degli in-
terni). Di fronte a questa, il grande gavone dell’an-
cora che l’armatore di questa barca ha voluto
basculante. Il meccanismo è molto efficiente e in
circa quindici secondi porta l’ancora in posizione
di varo. Una volta richiamata, questa si nasconde
In alto, la tuga del CNB 76 completamente nel gavone e scompare alla vista.
con la sua ampia vetrata
che illumina l’interno. Sopra, Attrezzatura di coperta e piano velico
la consolle delle timonerie,
una consolle completa con L’esemplare da noi provato, il Belé, ha una bel-
spazio per diversi strumenti. A la attrezzatura di coperta orientata alla crociera,
sinistra, in basso, s’intravede con i winch per il governo delle vele concentrati a
il monoleva elettronico del
motore che rende le manovre
poppa, davanti alle timonerie, in modo che l’equi-
particolarmente morbide. Qui paggio non debba mai entrare nella zona ospiti
di lato, uno dei due assi del ti- per manovrare. I winch sono divisi in due aeree.
mone. Il timone, come abbia- Regolazioni vele, fiocco e randa, a poppa, davan-
mo avuto modo di provare,
è particolarmente morbido in ti alle timonerie, mentre drizze e borose sono a
tutte le andature piede d’albero.

34 solovela.net
MAXI

Questo esemplare è armato con fiocco con leg- In queste due fotografie, due diverse inquadrature
gera sovrapposizione e trinchetta fissa, entram- della postazione del timoniere. La consolle è molto
grande per ricevere tutti gli strumenti di navigazio-
be le vele di prua sono avvolgibili con avvolgitori ne, sotto la ruota si trova la pedana alzabile per
idraulici e le scotte di entrambe usano la stessa navigare anche di bolina. I winch sono vicino alla
rotaia che si trova all’altezza dell’albero. La ran- ruota per condurre la barca anche con equipaggio
ridotto
da, invece, è steccata con sistema Harken. L’al-
bero è in alluminio con boma in carbonio.
Ottima la centralina idraulica che governa pate-
razzo, vang e cazza drizze del fiocco e della trin-
chetta.

Costruzione
Il CNB 76 è realizzato con la tecnica dell’infusio-
ne. Questa viene applicata su stuoie di vetro con
core in PVC e resine viniliche. Le paratie princi-
pali sono in composito, anche esse realizzate in
infusione. Le strutture sono costruite a terra e poi
resinate sullo scafo, queste sono rinforzate con
stuoie di carbonio dove necessario. Sempre il
carbonio è il materiale utilizzato per rinforzare la
giunzione delle paratie allo scafo.

Prova in mare
Come spesso succede davanti a Marina Cala dei
Medici quando c’è alta pressione, a metà matti-
na, quando siamo usciti in mare, non c’era aria.
Il vento arrivava al massimo a 5 nodi, ma il Belé
è riuscito a far gonfiare le sue vele in carbonio e
ad avanzare lentamente ma costantemente con
un vento che a pochi avrebbe suggerito l’idea di
poter usare le vele.
Con il passare del tempo il vento ha rinforzato e
il Belé si è ravvivato. Alla fine abbiamo navigato
con un’aria di 10 nodi, 12 nodi di reale che di bo-
lina hanno spinto la barca a una velocità variabile
tra gli 8,3 e i 9,2.
Preso il vento e regolate le vele per una bolina
media, la barca si è adagiata su di un lato sino a
mettere lo spigolo in acqua e lì si è fermata, stabi-
le come un treno sulle sue rotaie.
L’abbiamo lasciata andare da sola, abbandonan-
do il timone e questa ha tenuto la sua andatu-
ra per oltre cinque minuti, segno evidente che la
barca è bene equilibrata.
Ottimi i timoni, leggerissimi, la barca si governa
con un dito anche quando è fortemente sbandata.
A motore cammina il giusto con una velocità di
crociera da noi registrata di 8,8 nodi, ma bisogna

solovela.net 35
MAXI

PARTICOLARI
PARTICOLARI esterni
La CNB ha speso molto tempo nello stu-
dio dei suoi sistemi ancora, dopo diverse
modifiche, ora questi possono varare
un’ancora in 15 secondi partendo da
portelli chiusi. Il movimento è fluido e
l’operazione si effettua in perfetta sicu-
rezza. Il sistema “ancora a scomparsa”
della CNB è uno dei pochi a funzionare
senza dare problemi

Postazione del timoniere: i winch delle


manovre, tutti elettrificati, sono gestibi-
li da un prodiere, ma in mancanza di
questo, il timoniere ha lo spazio necessa-
rio per girare la sua posizione e arrivare
velocemente ai winch.
Nella timoneria, il sedile che qui si vede
sul lato sinistro è molto comodo anche
per lunghe navigazioni

Il CNB 76 è una barca bella e comoda,


ma soprattutto è una barca marina, lo si
sente da come si comporta in mare e dai
molti particolari dedicati alla sicurezza,
come i golfari sempre a portata di mano
per attaccare le cinture di sicurezza

Il garage del CNB 76 è molto grande e


ospita comodamente un tender da 3,85
metri gonfio. Lo specchio di poppa si
apre idraulicamente

36 solovela.net
MAXI

considerare che la carena era sporca dopo un’in-


tensa stagione in mare.
Le manovre con l’elica di prua e di poppa sono
alla portata di un bambino, la barca fa esattamen-
te quello che vuole il timoniere anche in condizio-
ni di vento laterale, come accaduto a noi. Il pro-
blema, invece, è la randa in fase di ammainata.
Quella montata sul Belé è una bellissima e rigidis-
sima randa in carbonio, bella da portare e da ve-
dere, ma quando si è trattato di farla scendere ha
dimostrato di essere ben poco gestibile. Il coman-
dante della barca in piedi sul boma con l’armatore
che all’albero cercava di far scendere piano piano
la vela. Da questa esperienza nasce un consiglio,
le vele, se si va in crociera, devono essere da cro-
ciera, le vele in carbonio lasciamole a chi naviga
con una decina di persone di equipaggio per fare
regate. Una barca da crociera deve avere una
randa facilmente gestibile che crolli sul boma non
appena si molla la drizza.
Dalle polari della barca si evince come
questa si comporti bene già con i venti
più deboli. Stando al grafico, la barca è
in grado, a 100° di reale, di superare co-
stantemente la velocità del vento reale

Come si vede
anche dall’al-
bero che mon-
Velocità e consumo a motore tava la barca
da noi prova-
ta, il CNB 76 è
uno scafo ve-
loce che ama
giocare con
il vento e che
Volvo Penta regala belle
D4-180 soddisfazioni al
suo armatore.
In questo caso
Giri motore Velocità Litri/ora l’unico pro-
blema è stato
700 rpm 3.2 kn 2 rappresentato
1500 rpm 6,6 kn 5,5 dalla randa
troppo rigida
2000 rpm 8.2 kn 13 che quando
2240 rpm 8,8 kn 16 veniva ammai-
2500 rpm 9,7 kn 23 nata si rifiutava
di scendere

solovela.net 37
MAXI

La cucina del CNB 76 è posta a poppa sul lato di sinistra della barca. Di fianco a
questa, la cabina equipaggio. La cucina è grande e ottimamente attrezzata
38 solovela.net
MAXI

solovela.net 39
MAXI

Interni
Il layout del CNB 76 si concentra sulla vita all’a-
perto. È il pozzetto l’epicentro della barca, il luogo
dove gli ospiti e l’armatore passano buona parte
della giornata, mentre di sera la parte importan-
te della barca è costituita dalle cabine. Stabiliti
questi principi fondamentali, si capisce perché
la dinette della barca non è il grande salone che
si trova in altre imbarcazioni. Questa è contenu-
ta nelle dimensioni, ma molto pratica e assolve
pienamente alla sua funzione. La sua caratteri-
stica principale è quella di essere un vero deck
saloon. Tra le barche di questo tipo che abbiamo
provato, questa è la prima a presentare un salone
dal quale realmente si può ammirare il paesaggio
esterno. Il risultato è ottenuto rialzando il piano di
calpestio della dinette e alzando di nuovo la base
sulla quale poggiano i divani.
La dinette è l’ambiente centrale della barca, a
poppa via di questa si apre la zona servizi con la

In alto, un angolo della dinette, che è parti-


colarmente luminosa. Al centro, le due ampie
poltrone poste davanti al divano. In basso a sini-
stra, il corridoio che porta alle diverse cabine, di
fianco a queste il bagno armatoriale

40 solovela.net
MAXI

cucina e la cabina dei marinai, mentre a prua si


hanno la zona degli ospiti e la cabina armatoriale.
Il cantiere lascia ampio spazio di manovra all’ar-
matore per customizzare la sua barca. Alla fine,
però, come ci ha spiegato l’armatore del Belé, la
barca è pensata molto bene e all’acquirente ven-
gono offerti diversi layout già progettati. Alla fine
è difficile che non si trovi il giusto layout per le
proprie esigenze, mentre invece ci si può divertire
a personalizzare la barca scegliendo le tappez-
zerie, i tipi di legno, il tipo di cucina e molte altre
cose. Scelte dove si è sempre seguiti dal perso-
nale del cantiere che, come ci ha testimoniato
l’armatore, è sempre a disposizione.
La cucina si apre a poppa della barca ed è ampia.
Questa è attrezzata per ogni necessità e comuni-
ca con il pozzetto grazie a un passauomo. Di lato
alla cucina si trova una cabina del marinaio con
due cuccette. Una seconda cabina si trova all’e-
strema prua con entrata indipendente.

In alto, un particolare di uno dei bagni. Al centro, il


tavolo da carteggio e sotto uno scorcio del banco
della cucina

solovela.net 41
MAXI

PARTICOLARI
PARTICOLARI interni
In questa fotografia si vede come la
divaneria sia rialzata. Questa permette
di ammirare il paesaggio esterno stando
seduti sui divani, un effetto raro anche
nei deck saloon. Intelligente anche il
doppio tavolo che rende la zona dei
divani molto più duttile

Il divano del pozzetto si può trasformare


con estrema facilità in un grande prendi-
sole. Il tavolo posto davanti al divano a L
è abbassabile elettricamente, una volta
aperte le due ante si pone su di questo
un cuscino che forma una zona impor-
tante. In dieci minuti si può trasformare
di nuovo in tavolo da pranzo

Il CNB 76 ha una doppia anima, da una


parte è una barca che ama la crociera,
una crociera comoda e rilassante, ma
dall’altra ha uno spirito corsaiolo. In que-
sta fotografia possiamo vedere le due
anime, da una parte la rotaia del fiocco
autovirante, simbolo stesso della crocie-
ra, dall’altra le rotaie del genoa, simbolo
dell’anima velica della barca

Il CNB 76 è il maxi più venduto del mon-


do e il motivo risiede, oltre che nel di-
segno della barca, nella qualità della
sua costruzione. Lo scafo è realizzato in
infusione senza strutture. Queste sono poi
resinate sullo stesso divenendo un tutt’u-
no con lo scafo

42 solovela.net
MAXI

La zona degli ospiti si raggiunge scendendo una


scaletta che va verso prua (alzando questa scala
si trova un portello che permette l’ingresso rapi-
do in sala macchina, mentre l’ingresso principale
alla stessa prevede l’apertura dei portelloni che si
trovano sul pagliolato della dinette).
Giunti nel corridoio, a sinistra si trova una cabi-
na con letti in piano che, facendo traslare con
un apposito meccanismo uno dei due letti, può
diventare matrimoniale. Questa cabina dispone
di un ampio bagno con box doccia separato. Da-
vanti a questa si apre una seconda cabina ospiti
leggermente più piccola che si può avere nella
configurazione a letti a castello o con un letto ma-
trimoniale che va da parete a parete. Qui il ba-
gno non ha il box doccia separato. In ultimo, a
prua si apre la grande cabina armatoriale con il
letto rivolto verso prua. La cabina, oltre a essere
dotata di armadi, mobile libreria e un bagno con
box doccia separato, ha due grandi oblò fissi che
permettono di ammirare il panorama.

In alto, la cabina ospiti a letti in piano che ha la pos-


sibilità di traslare uno dei letti e diventare matrimo-
niale. Sotto, una seconda cabina ospiti che si può
avere matrimoniale o a letti a castello

La cabina armatoriale di prua

solovela.net 43
MAXI

Scheda tecnica
scheda tecnica
specifiche tecniche
L.f.t. m 23,17
L.galleggiamento m 21,98
Baglio massimo m 6,10
Dislocamento kg 45,000
Zavorra kg 15,000
Pescaggio m 3,5 - 3,0 -2,5
Serbatoio gasolio lt 2.550
Serbatoii acqua lt 1.550
Motore hp 180

Piano velico
Superficie randa mq 160
Trinchetta rollabile mq 82
Spy assimetrico mq 440
I m 30,00
J m 9,06
P m 29,00
E m 9,60

contatti per l’italia


Silveri Yacht 335.7015773
e-mail : info@marinacharter.it web: www.silveriyacht.it

layout

44 solovela.net
MAXI

il Cantiere e la concorrenza
il cantiere e la concorrenza

più grandi e più piccole La gamma CNB


CNB 60 m 18,60
CNB 66 m 20,61
CNB 76 m 23,17

CNB 60 Bordeaux NBC 66


L.f.t. m 18,60 L.f.t. m 20,61
Baglio massimo m 5,18 Baglio massimo m 5,51
Dislocamento kg 26.700 Dislocamento kg 31.100
Pescaggio m 2,95 Pescaggio m 2,95
CNB Yachts
La concorrenza
Oyster 745 I l cantiere CNB (Construction
Navale Bordeaux) nasce sulle
rive della Garonna a Bordeaux
Cantiere Oyster Yachts a pochi chilometri dalla costa
L.f.t 22,74 m atlantica francese nel 1987. A
Baglio 5,91 m fondarlo all’interno degli stabi-
Costruzione semicustom limenti di un antico cantiere na-
Disegno R.Humphreyes vale impegnato nella costruzione
Imbarcazione inglese con interni di grandi navi e di mezzi militari,
custom di qualità elevata Dieter Gust e Olivier Lafourcade.
Nel 1992 viene venduto al grup-
Mylius 76 po Bénéteau, il quale fa grandi
Cantiere Mylius Yachts investimenti e ne disegna una
L.f.t 23,40 m nuova politica commerciale.
Baglio 5,92 m Nel 2008, il cantiere inizia a
Costruzione semicustom produrre la gamma CNB con un
Disegno A.Simeone 60 piedi, il CNB 60 Bordeaux, al
quale seguirà nel 2013 il CNB 76
Mylius 76 FD, imbarcazione italia-
na con scafo costruito in Polonia che segna un grande successo
per il cantiere e accelera la rea-
Gunfleet 74 lizzazione di un nuovo modello,
l’NBC 66, atteso per il 2018.
Cantiere Gunfleet Il CNB è universalmente ricono-
L.f.t 23,19 m sciuto come il cantiere che non
Baglio 5,93 m fa sconti. Garantisce il massimo
Costruzione personalizzabile della qualità, ma vende senza
Disegno Tony Castro sconti. Per avere una barca del
Deck saloon per altura con deriva cantiere c’è una lista di attesa di
basculante circa un anno.

solovela.net 45
MAXI

Grandi Cantieri

nautor
dove vanno
gli swan
In casa Swan ci sono stati dei cambiamenti pro-
fondi e oggi il cantiere è una realtà diversa da
quella che era qualche anno fa, un po’ meno
snob, e molto più efficiente

46 solovela.net
MAXI

solovela.net 47
MAXI

Disegni dello Swan Club 50

di giuliano luzzaTto

German Frers

P
er Nautor il mercato vede un deciso ri-
Germán Frers e Nautor sono ormai torno a barche vere, belle ed essenzia-
diventati l’uno sinonimo dell’altro. li, per navigare e divertirsi senza trop-
Frers è il disegnatore esclusivo del pe complicazioni. Dimensioni preferite
cantiere finlandese e artefice dei quelle tra i 55 e gli 80 piedi.
successi sin dal 1980, quando iniziò Una filosofia basata su affidabilità, design, quali-
la loro collaborazione con il dise- tà marine, performance. Mai come nel caso delle
gno dello Swan 51. barche, tra le dichiarazioni d’intenti e la realtà c’è
Da allora la Nautor ha prodotto di mezzo il mare che, nella fattispecie di Nautor’s
più di 700 imbarcazioni grandi e Swan, ha dato il suo responso positivo. La filo-
piccole disegnate dallo studio sofia che ha fatto di queste barche, nate ai confi-
Frers. ni del circolo polare artico, un vero mito è tuttora
Oltre agli Swan, Germán Frers viva e ago della bussola per la rotta da tenere in
ha disegnato innumerevoli futuro.
superyacht e barche da re- MAXI ha avuto modo di discutere amichevolmen-
gata, fra le quali Il Moro di te e lungamente delle strategie di Nautor con il
Venezia. Il disegnatore argen- direttore marketing del cantiere, Vanni Galgani,
tino ha un contratto di esclusiva riconosciuto esperto di yacht e collega giornalista
anche con l’Hallberg-Rassy. passato “dall’altra parte della barricata”.

48 solovela.net
MAXI

Con l’entusiasmo che lo contraddistingue, Vanni


inizia a raccontarci del grande ritorno di Sayula,
lo Swan 65 ketch che vinse la prima edizione del
giro del mondo a vela, la Whitbread Round the
World Race del 1973/74. La regata conosciuta
con il nome dello sponsor di allora, una birra mol-
to diffusa in Gran Bretagna, dal 2000 si è evolu-
ta nella Volvo Ocean Race, cui Nautor stesso ha
preso parte con i Volvo Open 60 Amer Sports One
e Amer Sports Too, quest’ultimo con un equipag-
gio femminile, nell’edizione 2001/02.
L’importanza di Sayula sta nel fatto che una barca
di serie, al tempo era una delle più grandi in pro-
In alto Amer Sports One, lo swan Open 60 che
duzione in fibra di vetro, nata per crociere veloci partecipò insieme a Amer Sports Too alla prima edi-
in tutto comfort, fosse riuscita a vincere in tempo zione della Volvo Ocean Race nel 2001-2002. Sopra
compensato – fino al 1990 non si correva in tem- l’equipaggio tutto femminile di Amer Sports Too
po reale – una competizione durissima per uomini
e mezzi. Nasceva così il mito dello Swan 65 Spar- centemente svoltasi a Virgin Gorda – sede carai-
kman & Stephens, una barca dalla bellezza senza bica dello Yacht Club Costa Smeralda nelle Isole
tempo, affidabile e vincente addirittura nella prova Vergini Britanniche –, gli eredi del recentemen-
più dura mai concepita fino a quel momento. In te scomparso armatore e skipper Ramón Carlín
occasione della Rolex Swan Cup Caribbean re- hanno attraversato il Canale di Panama, dalla

solovela.net 49
MAXI

costa pacifica del Messico, per onorare la mani- Sayula II, lo Swan 65 ketch che vinse la prima edizio-
festazione con la loro presenza. Sayula è a tutti ne del giro del mondo a vela, quella che all’epoca
era la Whitbread Round the World Race. Il Sayula II
gli effetti un membro della famiglia, così come nel ha partecipato ai festeggiamenti del 50esimo anni-
lontano 1973 fu la famiglia Carlín con un gruppo versario del cantiere nel 2016
di amici a costituire il nucleo dell’equipaggio per
quell’avventura. Dopo di allora Sayula era rima-
sta a navigare sulla costa pacifica del Messico, momenti difficili, dall’incendio che lo devastò nel
e il suo ritorno sulla scena costituisce non solo dicembre ’69 a una certa crisi d’identità in tempi
motivo di orgoglio per Nautor, ma l’esempio del più recenti. Questa è stata forse anche una con-
rapporto che gli armatori Swan hanno con le loro seguenza del rapporto problematico fra la visione
barche. di alcuni manager e le maestranze finniche, de-
Solo il tempo, da calcolare in almeno due o tre positarie di una tradizione cantieristica che affon-
decenni, potrà dire se i nuovi modelli attualmente da le radici nel lontano passato, quando in questa
in cantiere, in primis il nuovo Swan 65, ma an- zona boscosa venivano costruite navi per la flotta
che il 78 piedi, potranno fregiarsi di un’aura si- svedese, grazie all’abbondanza di materia prima.
mile a quella dello S&S 65, da molti considerato Molti ricordano il primo Swan, il 36 piedi Tarantel-
la barca più bella del mondo. Resta il fatto che la, cui fecero seguito modelli di lunghezza via via
tanto in Finlandia, quanto negli uffici fiorentini di superiore, tutti caratterizzati da eleganza, comfort
Leonardo Ferragamo e sul tavolo da disegno di e performance, ugualmente fruibili sia in crociera
Germán Frers ce la stanno mettendo tutta. Forte sia in regata. Il successo di Sayula suggellò tutto
di una grande esperienza, la visione del cantiere questo.
è sempre la stessa ma viene declinata in modo Oggi un 65 piedi è l’entry level nel mondo dei maxi
aggiornato senza cedere alle mode del momento: yacht ma, fatte le debite proporzioni, quella barca
modernità e funzionalità, non il nuovo per il solo equivale al 115 piedi che Nautor ha in catalogo. In
gusto di cambiare. termini di produzione, il cantiere considera maxi
È innegabile che nel corso della sua vita anche le barche sopra gli 80 piedi, mentre a scendere
un cantiere blasonato come Nautor abbia vissuto sono considerate barche di medie dimensioni dal

50 solovela.net
MAXI

78 piedi fino al 54 piedi, attualmente il modello più In basso il nuovo Swan 60. Al centro il secondo scafo
piccolo in produzione, se si esclude l’avveniristico di Swan 115 in costruzione. Qui sotto, lo Swan Club
50 di Leonardo Ferragamo durante la Swan Rolex
ClubSwan 50. Un esempio rende l’idea di come Cup del 2016
sia differente l’organizzazione del lavoro per la
costruzione delle due tipologie: a partire dal ’95
l’intero ciclo di costruzione è seguito da un project
manager, mentre le barche cosiddette medie han-
no un product manager che garantisce la perfetta
rispondenza agli standard qualitativi e alle perso-
nalizzazioni richieste. Anche se Nautor ha attual-
mente in cantiere alcune barche superiori ai 100
piedi dove i margini sono senz’altro maggiori, il
mercato appare abbastanza saturo e si vede un
deciso ritorno verso lunghezze tra i 65 e gli 80
piedi; una dimensione che unisce mirabilmente
comfort e performance con una gestione logistica
che non richieda troppo equipaggio e le conse-
guenti complicazioni. In futuro, con la linea tradi-
zionale si pensa di scendere in dimensioni fino a
un 48 piedi, ma non meno. D’altra parte chi desi-
derasse lunghezze minori potrà sempre rivolgersi
al mercato dell’usato, assai vivace con offerte di
qualità (ma a prezzi certamente non svalutati, il
mantenimento del valore è una caratteristica in-
trinseca degli Swan).

solovela.net 51
MAXI

A tal proposito, Nautor intende continuare con la


sua scelta di offrire modelli altamente personaliz-
zabili ma sempre ben definiti, in futuro rivendibili
con un valore più alto rispetto agli one off.
“I nostri clienti – spiega Galgani – sono certamen-
te attratti dal brand Swan, ma noi non intendiamo
abusare di questo. La loro disponibilità a pagare
un valore superiore rispetto ai concorrenti è cor-
relata all’effettivo valore qualitativo della barca,
non al valore aggiunto del marchio, comunque
non quantificabile. Gli Swan costano oggi quello
che valgono, ci sono infiniti dettagli costruttivi e di
allestimento che fanno la differenza.”
Qualche esempio: dalla ferramenta interamente
costruita in house, ai sensori per la temperatura di
postcura in forno del composito, posizionati sullo
stampo a diretto contatto con la pelle esterna, per
una precisione ottimale del processo. Andando a
curiosare nell’impiantistica, si può scoprire che i
frigoriferi di bordo hanno uno spurgo dell’acqua
di sbrinamento direttamente nello scarico del la-
vello della cucina con una semplice pompa a pe-
dale. Oppure, accanto a ogni possibile foro nella
carena sono predisposti i coni in legno morbido In alto il primo Swan mai costruito, il Tarantella del
per bloccare in emergenza eventuali vie d’acqua. 1966 su disegno di Sparks & Stephen. Al centro, lo
Dettagli che tutti assieme fanno la differenza. Swan 651 di Riccardo Pavoncelli durante la Swan
Rolex Cup del 2016. Qui sopra lo Swan 115 S
“Alla fine – conclude – sono gli stessi clienti i no-
stri migliori ambasciatori.”

52 solovela.net
MAXI

Swan racchiude i concetti di bellezza, tradizione


e affidabilità ma talvolta un armatore richiede di
osare qualcosa in più. In genere queste persone
amano le tecnologie più avanzate e partecipano
alle regate. Per loro è stata concepita la linea
ClubSwan, una sezione parallela nata per svilup-
pare progetti speciali, il reparto corse di Nautor.
Qui è nato il nuovo ClubSwan 50, frutto di una
gara tra diversi progettisti, un approccio nuovo
per Nautor. Questo racer one design, dall’esteti-
ca aggressiva e dalle prestazioni vicine a quelle
di un TP52, non è concepito per i grandi numeri
di produzione (intanto ne sono già stati venduti
18) ma per dimostrare che Nautor ha il coraggio In alto due Swan 45 in com-
petizione, di lato un vecchio
di innovare. Al Boot di Düsseldorf era esposto di swan in navigazione, sotto un
fianco al 54, quasi a contrapporre le due anime di momento della Swan Rolex
Nautor. Con il nuovo ClubSwan 50, unitamente Cup del 2016 che è stato il mo-
mento ideale per festeggiare i
ai precedenti monotipi, il 45 e il 42, i clienti rega- 50 anni del cantiere
tanti potranno disputarsi il Nations Trophy, la nuo-
va regata di cantiere dall’innovativo format per
squadre nazionali concepita proprio all’interno
di ClubSwan, perché anche la relazione con gli
armatori fa parte della mission di questa struttu-
ra. L’appuntamento è a metà ottobre al Real Club
Nautico di Palma, noblesse oblige.

solovela.net 53
MAXI

Qui sotto un rendering del nuovo Swan 78. Al


centro la cabina armatoriale dello Swan 65. Sotto,
in grande il rendering del nuovo Swan 65. Come si
vede sia il 78 che il 65 sono due performance puri
I nuovi Swan

A l Salone di Düsseldorf, a gennaio 2017, la


Nautor ha presentato i suoi ultimi due pro-
getti a firma Frers, si tratta di un 65 e di un 78
piedi. Entrambe le barche rispecchiano il nuo-
vo orientamento del cantiere finlandese per
questa gamma di prodotti. Imbarcazioni co-
struite per il velista che vuole passare dai cam-
pi da regata alle crociere in famiglia e che non
sempre vuole avere a bordo un equipaggio di
professionisti.
Per lo Swan 65, lo stesso Germán Frers dichia-
ra di essersi ispirato allo Swan 65 costruito nel
1972 e disegnato da Sparkman & Stephens.
“Ci siamo sforzati di riprodurre la morbidezza
e l’armonia di quella barca creando un veliero
moderno che sia fuori dalle mode e per questo
non invecchi.”

54 solovela.net
MAXI
avventura

Con le
costole rotte
Quando Amer Sports One si sdraiò
e Grant Dalton si ruppe due costole

N
ello Stretto di Brass tra l’Australia e la in mare, mentre sotto coperta Dalton viene lancia-
Tasmania, il vento, come sempre, è for- to fuori dalla cuccetta e quando atterra sente una
te e le onde alte, in mare non c’è nes- botta secca e un dolore lancinante al petto e alla
suno tranne due barche che si stan- schiena. Roger Neilson, a bordo col doppio ruolo
no sfidando in un epico match race. A di medico e navigatore, corre in suo soccorso e
guardarle strambare e manovrare a intervalli stret- verifica la probabile rottura di alcune costole e ipo-
ti si potrebbe pensare a una regata costiera, ma tizza problemi alla colonna vertebrale. Dalton non
quelle due barche hanno alle spalle 6000 miglia di si può muovere. Frostad approfitta dell’incidente
oceano, sono Amer Sports One, lo Swan Open 60 di Amer Sports One e conquista senza affanno la
comandato da Grant Dalton, un monumento della tappa di Sydney.
vela neozelandese, e Djuice Dragon, con al co- Dalton, una volta giunto a terra e ricoverato in
mando Knut Frostad, un altro monumento dei kiwi. ospedale, ha paura di non poter partecipare alla
La regata alla quale i due stanno partecipando è terza tappa, quella che si concluderà a Auckland.
la prima edizione della Volvo Ocean Race, quella Tappa alla quale non vuole rinunciare per nulla al
del 2001/02. Dalton può contare su un uomo in mondo. Ha a disposizione meno di un mese per
meno che sta soffrendo una grave infezione in- rimettere a posto due costole rotte e tre verte-
testinale, l’equipaggio è allo stremo e lui pure. La bre incrinate. Chi lo vede in ospedale pensa che
situazione sembra sotto controllo e Dalton decide Dalton sia riuscito a riparare le sue costole con
di scendere sotto coperta per riposare un paio d’o- la concentrazione. Quando Amer Sports One la-
re. Passa poco tempo che la barca parte violente- scia Sydney, Dalton, ancora dolorante, è a bordo
mente alla poggia, il boma stramba e si addossa e appena fuori dal porto dimostra che quella non
alle sartie volanti ancora tirate. L’equipaggio viene sarà una passeggiata. Venti giorni più tardi entra
catapultato da una parte all’altra della barca. In ad Auckland subito dopo Illbruck conquistando il
pozzetto tutti sono assicurati e nessuno si perde secondo posto.

solovela.net 55
i grandi circuiti

Le regate targate
Panerai
Le regine del mare si danno appuntamento in pochi
e selezionati eventi targati Panerai per una serie di
regate dal gusto intramontabile
di matteo penna

56 solovela.net
MAXI

C
i sono regate nelle quali la performan-
ce non è tutto, dove non si vive sol-
tanto per migliorare di un decimale la
velocità di una barca. Ci sono regate
in cui la bellezza e il suo culto vengo-
no prima di tutto. Regate dove sognare a occhi
aperti è possibile. È proprio questo il caso del cir-
cuito Panerai Classic Yacht Challenge, una se-
rie di eventi dedicati alle regine del mare, barche
classiche e d’epoca che si sfidano in numerose
prove dal sapore d’altri tempi.
Il circuito Panerai ha fatto il suo esordio nel 2005
e quest’anno festeggerà la sua dodicesima edi-
zione. Il marchio fiorentino del resto, fin dagli inizi
dello scorso secolo, legò la sua storia a quella del
mare e degli sport acquatici fornendo orologi a
corpi subacquei specializzati. Sono quelle le ori-
gini del legame che porta oggi Panerai a organiz-
zare eventi nautici di grande classe.
Le regate Panerai sono articolate in due circui-
ti, quello nordamericano e quello mediterraneo,
più altri singoli eventi internazionali. Per quanto
riguarda il circuito mediterraneo le regate in que-
sti anni si sono disputate tra Francia, Italia e Spa-
gna, e in particolare ad Antibes, Porto Santo Ste-
fano, Napoli, Imperia, Minorca e Cannes.

solovela.net 57
MAXI

Classi e regolamento re un certificato di stazza valido secondo il rego-


Al circuito Panerai Classic Yacht Challenge sono lamento CIM. Gli yacht ammessi alla categoria
ammesse le imbarcazioni in legno o in metal- Spirit of Tradition devono esibire un certificato di
lo varate prima del 1950 (Vintage Yachts), del stazza valido secondo il regolamento IRC.
1976 (Classic Yachts), nonché le loro repliche in- Per concorrere all’assegnazione del trofeo è ne-
dividuabili secondo il regolamento CIM 2014/17 cessaria la partecipazione ad almeno due degli
e sue modificazioni, riservato alle regate degli eventi in calendario. La vittoria finale è attribuita
Yacht d’Epoca e Classici. Gli iscritti nella cate- in base ai piazzamenti delle singole regate, uno
goria Classic e Vintage possono essere ulterior- yacht che non partecipa a uno o più eventi avrà
mente suddivisi in altre classi in base all’armo, un punteggio in classifica pari al numero di bar-
al rating e alla lunghezza fuori tutto (LOA). Sono che partecipanti al suddetto evento. Vengono sti-
altresì ammessi gli Spirit of Tradition Yachts, con- late classifiche per il circuito mediterraneo e per
formi ai requisiti della Commissione Tecnica del quello nordamericano.
CIM e gli yacht delle classi della Stazza Interna- Le classifiche sono redatte in base ai tempi com-
zionale e della Stazza Universale e monotipi. pensati, regolamento CIM per le classi Vintage e
Tutti gli yacht iscritti hanno l’obbligo di presenta- Classic, IRC per la categoria Spirit of Tradition.

Calendario
La scelta dei luoghi nei quali organizzare gli
eventi Panerai in Mediterraneo non è certo ca-
suale: la Costa Azzurra, l’Italia e la Spagna sono
i contesti ideali per garantire uno svolgimento
avvincente delle regate in mare e il giusto mix
di divertimento e glamour a terra con serate ele-
ganti e mondane.

58 solovela.net
MAXI

Nel circuito Pane-


rai, che ogni anno
prende il via con
Les Voiles D’Antibes,
partecipano molte
tra le più belle bar-
che d’epoca del
mondo. Un appun-
tamento perfetto
per i fotografi in
cerca d’immagini
uniche

MAGGIO
GIUGNO

ILes Voiles d’Antibes


Il calendario del circuito Panerai 2017 si è aper-
to nella splendida Costa Azzurra, nella cornice
di Antibes. Les Voiles d’Antibes rappresentano
uno degli appuntamenti must del circuito, ormai
giunte alla ventiduesima edizione. Per il 2017 la
tappa di Antibes si è svolta fra il 31 maggio e il 4
giugno.

La banchina di Les Voiles D’Antibes


nel porto della cittadina della Costa
Azzurra

IArgentario Sailing Week


Dopo Antibes la flotta delle regine tocca
le coste italiane e in particolare quelle
della Toscana, più precisamente Porto
Santo Stefano, dove l’Argentario è stato
teatro dell’Argentario Sailing Week dal
14 al 18 giugno 2017. Il periodo di inizio
GIUGNO

estate è ideale per la termica robusta che


soffia sulla zona. Quella del 2017 è stata
la diciottesima edizione delle regate
d’epoca dell’Argentario.

Una panoramica delle banchine di Porto Santo Stefano all’Argen-


tario durante l’Argentario Sailing Week

solovela.net 59
MAXI

IPanerai British Classic Week


Il ritorno in Europa porta le regine clas-
siche e d’epoca a solcare uno dei tratti
di mare iconici nella storia della naviga-
zione mondiale, il Solent. Dal 2010 nel

LUGLIO
mese di luglio le regate Panerai fanno
tappa sull’Isola di Wight, a Cowes, dove
si svolge la Panerai British Classic Week
in programma dall’8 al 15 luglio 2017.

Al Panerai British Classic Week il tempo non


è sempre perfetto come in Italia e in Costa
Azzurra, ma la passione di questi armatori è
comunque tanta

IAntigua Classic Yacht Regatta


Non è da meno il resto del calendario
internazionale esterno al circuito me-
diterraneo. Si è iniziato dai Caraibi con
l’Antigua Classic Yacht Regatta, che si è
svolta dal 19 al 25 aprile 2017. Per il ca-
lendario delle regate oltre oceano si vola
nel Massachusetts, dove è in programma
la Corinthian Classic Yacht Regatta, a
Marblehead. Sempre in Massachusetts,
AGOSTO

sull’isola di Nantucket, si svolgerà,


nell’ambito della Nantucket Race Week,
la Opera House Cup Regatta targata Pa-
nerai, in calendario per il 20 agosto.

Non sono poche le barche che traversano


l’Atlantico per queste regate

IRegates Royales
La tappa di chiusura del circuito Panerai 2017
in Mediterraneo si svolgerà nella magnifica
SETTEMBRE

cornice di Cannes, con le omonime Régates


Royales, in programma dal 23 al 30 settembre.
Si tratta dell’evento più antico in programma:
le Régates Royales navigano infatti verso la
loro trentottesima edizione, la prima si svolse
nel lontano 1929.

Le Régates Royales
dove finisce la stagione

60 solovela.net
MAXI

Le vele d’epoca d’Imperia, è


una manifestazione biennale e
nel 2017 ha il suo anno di riposo

ILe Vele d’Epoca d’Imperia


SETTEMBRE BIENNALE

Dopo la pausa estiva, con cadenza bien-


nale, ma non in questo 2017, il circuito fa
ritorno in Italia con Le Vele d’Epoca di Im-
peria, storica manifestazione che ha ormai
raggiunto le trenta edizioni. Per completare
il calendario della stagione 2017 manca
ancora una località: in passato il circuito ha
fatto tappa anche a Napoli, nel 2013 e 2014,
sotto la conduzione del Reale Yacht Club
Canottieri Savoia. Altra meta scelta negli
anni passati è stata Minorca, con la sua
Copa del Rey de Barcos de Época.

solovela.net 61
Roberto
personaggi

Lacorte
Gentleman driver e yachtsman ap-
passionato.
Armatore del mini maxi 62 piedi
SuperNikka, pilota automobilisti-
co, ama le regate, ma la crociera
con la famiglia è imprescindibile.
Patron della 151 Miglia è il terzo
presidente dello YC Repubblica
Marinara di Pisa

62 solovela.net
MAXI

di giuliano luzzatto

R
oberto Lacorte guida con lo stesso ap-
proccio vincente tanto la sua azienda
quanto la sua vettura Sport Prototipi
alla 24 Ore di Le Mans. Non c’è da
stupirsi dunque se il suo primo maxi
yacht, il 62 piedi SuperNikka, abbia vinto la pro-
pria categoria già all’esordio nella Maxi Yacht
Rolex Cup. Che dire poi del successo della 151
Miglia? La regata è stata inventata da Roberto
Lacorte in persona durante una crociera in fami-
glia e, in sole otto edizioni, è diventata uno degli
eventi velici più blasonati del Mediterraneo. Qual
è il segreto dei suoi successi? MAXI l’ha intervi-
stato alla vigilia della 151 Miglia.

solovela.net 63
MAXI

IMAXI – Il tuo nome ha iniziato a circolare come Il logo della 151


miglia
patron della 151 Miglia, un successo fin dalla
sua prima edizione. Senza questa regata saresti
ugualmente stato un “armatore di punta”.
R.L. – Forse il mio nome sarebbe un po’ meno
conosciuto, ma la 151 Miglia Trofeo Cetilar è solo
una delle tante cose che ho fatto e faccio nell’am-
bito della vela, nella quale sono da sempre. Non
ho ricordo di una data precisa d’inizio, ho iniziato
da bambino andando in barca con mio padre, poi
c’è stata una crescita costante, dalle derive fino alla
mia prima barca a chiglia, il Comet 28 race Asel. e con orgoglio posso dire che quest’anno siamo
Con questa si fece un bel secondo posto al cam- a +25%. L’elemento chiave, nel caso della rega-
pionato italiano IMS nel ’99. Con la seconda barca, ta, è la prospettiva dell’armatore: quali attenzioni
un Vismara 34, assieme al mio equipaggio si arrivò dobbiamo riservargli per il suo benessere? Per
secondi sia al Mondiale IMS di Capri nel 2003 che esempio, posti barca su base nominativa asse-
all’Europeo di Punta Ala l’anno seguente. gnati per tempo, attività collaterali a terra coerenti
Per me la vela è uno stile di vita, è una pagina con l’evento, quali il crew party prima di partire e
del mio rapporto con il mare. Mi divido tra l’attività il dinner party per celebrare l’evento, la disponibi-
di regata e quella da crocierista, quest’ultima per lità di courtesy car per gli spostamenti, una owner
me imprescindibile. Fu proprio a bordo della mia bag di benvenuto. Anche la comunicazione vede
prima Nikka, un First 40, che mi venne l’idea della al centro l’armatore, non solo le sue storie di mare
151 Miglia, basata sulle mie esperienze di rega- pubblicate sul magazine, ma anche i filmati della
tante e sui desideri che avevo come armatore. regata proiettati durante la serata finale, il tutto
IMAXI – Il successo della 151 Miglia si basa sullo unito alla parte sportiva.
stesso approccio adottato per gestire un’azienda Il percorso è gradevole e tecnicamente importan-
o una barca da regata vincente. te, è stato infatti costruito sulle statistiche meteo
della zona – in particolare quelle del LAMMA –
R.L. – Sì, esattamente. La regata è gestita come in modo da contemplare tutte le andature. È una
un prodotto, con tutta l’attività di marketing e co- regata lunga ma non lunghissima, in un periodo
municazione correlata, con newsletter specifiche, dell’anno quasi estivo con temperature piacevoli,
un magazine con le storie dei vincitori dell’edi- ma senza avere caldi torridi, e una notte di breve
zione precedente e tante altre iniziative. Il nu- durata, vicina al solstizio d’estate.
mero di iscritti è per me come il fatturato della Il percorso prevede distanze diverse tra un
mia azienda, controllo di continuo l’andamento waypoint e l’altro, con molta tattica tra Corsica e
Isola d’Elba e infine la tecnicissima bolina finale,
L’architetto Ales- tra le Formiche di Grosseto e l’isolotto dello Spar-
sandro Vismara.
Lacorte ha avuto viero, nel vento generato dal canale di Piombino.
barche disegna-
te e costruite da IMAXI – Com’è arrivato il First 40 Nikka e come è
Vismara e ora avvenuto il salto verso i maxi.
possiede il
SupeNikka che è R.L. – Il First 40 è arrivato con la famiglia, cerca-
stato costruito da
Vismara vo una barca di serie che potesse soddisfare le
esigenze di crociera e anche di regata, in partico-
lare le lunghe. Occorreva una barca più grande
e quel modello rispondeva esattamente alle esi-
genze del momento. Anche il nome delle barche
è figlio dei periodi: se Asel è l’anagramma di Elsa,

64 solovela.net
MAXI

il nome mia madre, Nikka riprende la tradizione cretizzò con una cena a Viareggio. Sono molto
dello yachting di unire in un nuovo nome di fan- lieto che il mio stampo abbia generato altri quattro
tasia le sillabe dei nomi dei figli, nel mio caso Ni- esemplari, allestiti per la crociera, a riprova della
cola e Chicca. Prima del maxi c’è stata però Lady versatilità del progetto. Il loro rapporto sta prose-
Nikka, un Vismara 47 racer/cruiser. Un concetto guendo, assieme hanno dato vita a nuove barche
simile alla prima Nikka, ma qui si trattava già di un di tagli inferiori.
one off con caratteristiche specifiche, fatto su mi- IMAXI – Che ruolo ha avuto l’armatrice.
sura per le nostre esigenze, tanto in regata quan-
to in crociera. Fra l’altro, io reputo che le barche R.L. – Il ruolo di mia moglie è proprio di armatrice!
corsaiole e veloci siano anche preferibili in crocie- Luisa ha sempre partecipato alla scelta e alla pro-
ra, non solo perché più divertenti, ma anche più gettazione, anche con le barche precedenti. D’al-
stabili e quindi di maggior comodità. tronde non avrebbe potuto essere diversamente:
Infine, nel 2015, è arrivata SuperNikka, una barca ci siamo conosciuti su Asel, il mio Comet 28 race
allo stato dell’arte, una summa delle tecnologie a Marina di Pisa. Frequentavamo l’università e
disponibili al momento della sua progettazione e pranzavamo in pozzetto prima di rientrare a le-
costruzione, con la quale abbiamo subito vinto la zione.
regata di casa, la 151 Miglia, e la Maxi Yacht Ro- IMAXI – Quali sono i programmi con SuperNikka
lex Cup di Porto Cervo nella nostra categoria. per il 2017.
IMAXI – Si tratta di un mini maxi da 62 piedi, R.L. – Anzitutto farò la 151 Miglia dal 1° al 3 giu-
come sei arrivato a questa lunghezza, alla scelta gno. Questa estate andrò in crociera con la fa-
della tipologia di barca. miglia, il programma è di navigare lungo la costa
R.L. – Io avevo in testa un 60 piedi, la dimensione della Sardegna occidentale, una zona tutta da
entry level per approcciare il mondo dei maxi. La scoprire, dove non abbiamo ma navigato. Rien-
scelta di Mills è stata fatta guardando le barche treremo a Punta Ala per preparare la barca in vi-
sullo scenario internazionale, ho visto Alegre, ho sta della Maxi Yacht Rolex Cup di Porto Cervo.
conosciuto Mark Mills, non solo è un gran proget- Il percorso della 151 miglia. Questa parte da Livorno
tista, ma anche e soprattutto una persona molto per andare a sfiorare la Giraglia in Corsica quindi
interessante dal punto di vista umano. L’ho messo scendere all’Elba da qui si gira intorno alle formiche
di Grosseto e quindi si punta verso Punta Ala dove è
in contatto con Alessandro Vismara, il tutto si con- posto il traguardo

solovela.net 65
MAXI

Non ho altri programmi velici, perché questo è un di amici di lunga data, corre in auto anche Pierre
anno particolare, sono impegnato come pilota con Hamon, noto armatore livornese. E poi, soprattut-
la 24 Ore di Le Mans. L’automobilismo sportivo è to nella specialità Endurance, c’è molto lavoro di
l’altra mia grande passione assieme alla vela. programmazione della gara, di strategia e di tatti-
IMAXI – Quali sono le similitudini e quali le diffe- ca, molto simile alle regate. Il crew, l’equipaggio,
renze tra lo yacht racing e il motorsport. si chiama così sia a bordo che ai box: il gruppo di
ingegneri e meccanici è fondamentale come lo è
R.L. – Il motto della scuderia con la quale corro in barca ogni membro dell’equipaggio.
è “Life is racing”, direi che vale per entrambi gli Infine, i piloti professionisti che corrono a turno
sport. In entrambe le situazioni sono fondamen- con me nelle gare di Endurance hanno un ruo-
tali la tecnologia e la messa a punto del mezzo, lo molto simile ai campioni che mi supportano a
mentre le emozioni sono diverse: la rapidità e l’i- bordo come tattico o secondo timoniere durante
stintività del motorsport è sostituita dalla maggior il riposo.
riflessione richiesta dalla vela, sono situazioni
complementari unite dall’agonismo. E non sono IMAXI – Vela e sponsor, è solo un fatto di passio-
certo l’unico a essere attratto da entrambe, nel ne o c’è anche un calcolo economico.
motorsport ci sono molti velisti: Lindsay Owen-Jo- R.L. – Parte tutto dalla passione, non da un giro
nes (armatore della serie dei Wally Magic Carpet, di conti. Si tratta del piacere di usare la propria
n.d.r.) ha partecipato a molte edizioni della 24 Ore disponibilità verso qualcosa che si apprezza
di Le Mans ed è il numero due della Federazione nell’ambito di uno sport che si ama. Questo è im-
Automobilistica Mondiale, Thomas Bscher, il pre- pagabile. Sfrutto la mia conoscenza del settore
sidente della International Maxi Association, è un per comunicare il nostro prodotto Cetilar, ma le
pilota ben conosciuto, anche lui ha preso parte mie sponsorizzazioni servono prioritariamente a
a Les Mans. Restando nella cerchia più ristretta comunicare uno stile di vita, e non solo d’impre-

SuperNikka durante
la 151 miglia

66 solovela.net
MAXI

sa, che condivido con tutto il personale


dell’azienda; certamente si registra un
fatturato maggiore, ma è più importan-
te il cuore del numero di pezzi venduti
in più. Sia la 151 Miglia che SuperNik-
ka offrono l’opportunità di far vivere ai
miei manager lo spirito d’equipaggio e
l’esperienza di decisioni in ambiti com-
plicati, come raggiungere obiettivi in un
contesto diverso, utile perché il modo
di affrontare le sfide è lo stesso. Ho
poi il piacere di invitare i miei clienti, mi
relaziono molto con loro in occasione
della 151 Miglia. Vengono per vede-
re come rappresentiamo noi stessi in
un ambiente bello dove si condivide il
piacere di stare assieme anche fuori
dall’ambito strettamente lavorativo.
IMAXI – Sponsor in latino significa me-
cenatismo, che rapporto hai con il mini
6.50 SiderAL.
R.L. – Lo skipper, Andrea Fornaro, vive
per il mare, è magnifico poter accostare
la mia attività imprenditoriale – SiderAL
è un prodotto di Pharmanutra – al suo
sogno. Andrea è un velista completo,
arriva dalle derive, diventa un profes-
sionista a bordo delle barche da regata
più competitive e oggi completa la sua
esperienza con la navigazione ocea-
nica in solitario: non ha solo coraggio,
ma anche tanta tecnica.
IMAXI – Quali sono i tuoi programmi
futuri sia di regata che di crociera.
R.L. – Le ultime due barche, Nikka e
Lady Nikka, sono rimaste con noi tre
anni. SuperNikka ci identifica molto e
la terremo di più anche per espresso
desiderio dei miei figli. Però mi sento
spesso sia con Mills che con Vismara
per fare riflessioni. Vedo un futuro nei
maxi, sto ancora cercando la mia stra-
da, la scoperta è ancora in divenire e
sarà frutto di tutte queste esperienze
messe insieme. Se creerò una barca
per il giro del mondo la chiamerò Co-
Roberto Lacorte al timone del suo
pernikka… SuperNikka durante la 151 miglia

solovela.net 67
MAXI

barche leggendarie

steinlager II
un maxi leggendario

La storia del ketch che vinse tutte


le tappe della Whitbread Round the
World Race dell’89/90 tra aneddoti,
leggende e fatti nascosti

68 solovela.net
MAXI

di giuliano luzzatto

L
e vicende di un maxi leggendario come
Steinlager 2 s’intrecciano con quelle del
suo skipper, Sir Peter Blake, diventato
leggenda in vita e consegnato tragica-
mente alla storia da una morte prema-
tura e violenta. Venne infatti assassinato sul Rio
delle Amazzoni durante una spedizione per scopi
ambientalisti sotto la bandiera delle Nazioni Unite.
Questo maxi IOR vinse la Whitbread Round the
World Race del 1989/90 giungendo primo in tutte
le tappe, cosa mai verificatasi prima né dopo nella
storia del giro del mondo. Una vittoria indiscuti-
bile che deve molto alle scelte operate dal suo
skipper, sia dal punto di vista sportivo, durante la
regata, che nella fase preparatoria, dalle scelte
tecniche alla selezione dell’equipaggio. In realtà
fu una vittoria sudata, perché una barca assai
simile, anch’essa kiwi, anch’essa progettata da
Bruce Farr, Fisher & Paykel di Grant Dalton, diede
costante filo da torcere alla “Big Red”. Anzi, senza
lo stimolo competitivo della sfida di Dalton, pro-
babilmente Steinlager 2 non sarebbe stata spinta
a performare così, entrando a pieno titolo nella
storia dello yachting. Non solo: successivamente
Blake prese in mano con successo la sfida (del
’95) e la difesa (del 2000) neozelandesi all’Ameri-
ca’s Cup imponendo che non vi fossero altre sfide
nazionali oltre a TNZ. Quella mossa vincente fu
con buona probabilità determinata dall’esperien-
za delle due sfide “fratricide” in occasione della
Whitbread.

Un fil rouge che la unisce alle vicende


dell’America’s Cup
Steinlager 2 può essere considerata a pieno titolo
come il punto di svolta della supremazia neoze-
landese nella yacht industry: non solo i migliori
velisti, ma anche i migliori costruttori di barche in
composito, due situazioni reciprocamente intrec-
ciate. Un percorso iniziato in America’s Cup con
il 12 metri S.I. “Plastic Fantastic”, il nomignolo di
Kiwi Magic, proseguito con KZ1, il maxi di 90 piedi
al galleggiamento, quello con cui i kiwi sfidarono
nell’88 il San Diego Yacht Club in un Deed of Gift
Challenge, cui Dennis Conner rispose con il cata-
solovela.net 69
MAXI

Quello tra lo Steinlager comandato da Peter


Blake e e il Fisher and Paykel che vediamo
scheda tecnica Steinlager II qui sopra, comandato da Grand Dalton, fu
uno scontro epico, le due barche si diedero
battaglia per oltre 6000 di oceano
Armo ketch frazionato
Progetto Farr Yacht Design
L.f.t. m 25,62 marano a vela alare. I neozelandesi vennero pe-
santemente sconfitti, ma fu proprio quella sconfit-
Baglio massimo m 5,85
ta – unita a quanto imparato nell’87 a Fremantle
Pescaggio m 3,96
su “Plastic Fantastic” – a stimolare il successivo
Albero maestro m 34,77 predominio kiwi nello yacht racing. L’idea
Albero di mezzana m 25,7 che stava alla base di KZ1 era che nessu-
no fosse in grado di costruire una barca di
quelle dimensioni in composito avanzato,
Sir Peter Blake per raggiungere pari dimensioni avrebbero
usato l’alluminio, aumentando inevitabil-
mente il peso. La risposta non convenzio-
nale di un catamarano rovinò il progetto
dello sfidante, il banchiere Sir Micha-
el Fay, ma resta che KZ1 sviluppò
enormemente le conoscenze kiwi
sui materiali compositi, e Stein-
lager 2 è la prima erede vincen-
te di quelle conoscenze. Forse
non a caso il suo numero ve-
lico è KZ2.

solovela.net
MAXI

Progetto e costruzione
Paradossalmente, però, Steinlager 2 partì con
un grande passo falso: la barca, costruita in fibre
preimpregnate di carbonio e kevlar su anima di
Nomex e schiuma, si delaminò in fase di postcu-
ra in forno. Fu necessario ripartire da zero, con
grave ritardo sui piani di messa a punto dello
yacht e allenamento dell’equipaggio. La causa
della delaminazione in forno non è chiara: si dis-
se che la tecnologia pre-preg non fosse ancora
affidabile, ma più probabilmente fu l’inserimento
di alcuni elementi strutturali in alluminio a creare
il problema. Alla ricerca di informazioni per la ste-
sura di questo articolo, abbiamo saputo da fonti
affidabili che il secondo scafo venne stratificato
con resina stesa a mano e non in pre-preg come
tuttora risulta dai documenti ufficiali. Non solo: è
convinzione generale che Steinlager 2 fosse stato
il primo maxi costruito in composito, ma così non è.

La storia vuole che fosse Peter Blake a copiare


l’idea di Grant Dalton di utilizzare un armo a ketch
per lo Steinlager, ma fu un’idea tutta di Blake di
usare l’armo frazionato che lo privava di qualche
metro quadro di tela, ma gli regalava una grande
elasticità nella regolazione dell’albero maestro.
Qui di lato, il Fisher and Paykel, sopra Peter Blake su
Steinlager. Sotto lo Steinalger in navigazione

solovela.net 71
MAXI

Non sappiamo quando e da chi sia partita questa


informazione sbagliata, ma è lecito supporre che
sia servita per giustificare il fallimento della prima
laminazione. Si racconta inoltre che il mezzo scafo,
a grandezza naturale, esposto sulla parete ester-
na dell’Auckland Maritime Museum, sia quella bar-
ca non più utilizzabile che venne tagliata longitu-
dinalmente; in realtà è uno dei gusci dello stampo
della seconda costruzione. Per inciso, il numero 2
non si riferisce a questa vicenda, ma al fatto che
era la seconda barca sponsorizzata dal produttore
neozelandese di birre. Steinlager 1 era un trima-
rano di 60 piedi voluto da Peter Blake e costruito
in NZ sperimentando con successo il pre-preg sui
multiscafi offshore, a ulteriore dimostrazione della
lungimiranza dello skipper neozelandese.
Non è invece chiaro a chi possa essere ascritta la
paternità dell’idea di sviluppare un armo a ketch
per esporre una maggiore superficie velica alle an-
In alto lo Steinlager alla Barcolanda del 2004 dature portanti, prevalenti in particolare a partire
timonato da Cino Ricci, il quale lo aveva
avuto contro proprio nella Withbread del 1989 da quell’edizione ’89/90 della Whitbread, la quinta.
quando era al timone di Gatorade, la barca Sembra che tanto Blake quanto Dalton fossero
di Giorgio Falck. Sopra lo Steinlager accanto
al Lion New Zeland, un’altra barca con cui arrivati a quella scelta tecnica in modo autonomo,
Peter Blake partecipò alla Withbread ma sicuramente fu Dalton a muoversi per primo

72 solovela.net
MAXI

Lo Steinlager in navigazione
fuori competizione
equipaggio originale
Peter Blake skipper
Mike Quilter navigatore
Brad Butterworth capo turno
Kevin Shoebridge capo turno
Ross Field capo turno
Tony Rae pozzetto
responsabile medico
Dean Phipps prodiere
in questa direzione, facendo bene attenzione a Mark Orams trimmer
non rivelare il segreto che, tuttavia, potrebbe es- Graham Fleury pozzetto
sere sfuggito a qualcuno. Di certo c’è che Dalton Craig ‘Spike’ Watson prodiere
si premurò di siglare un contratto di esclusiva con Glen Sowry trimmer
Sparcraft per l’estrusione dell’albero in alluminio Barry McKay pozzetto
(il carbonio per gli alberi arriverà in seguito).
Godfrey Cray prodiere
Quando Blake si rivolse a Sparcraft ricevendo un
Don ‘Jaws’ Wright trimmer
diniego non la prese bene, ma si mise d’accor-
do con Pierre Fehlmann di Merit per condividere Cole‘ BC’ Sheehan cuoco
i costi di un’estrusione di alta qualità realizzata
in Svizzera. Solo l’albero di maestra fu realizza-
to così, mentre l’albero di mezzana, data la sua
dimensione minore, venne costruito con tecno-
logie standard e ampiamente diffuse. La grande
intuizione di Peter Blake fu però quella dell’armo
frazionato e non in testa d’albero, come Fisher &
Paykel: una superficie velica leggermente inferio-
re, ma la possibilità di regolare meglio la curvatura
dell’albero e conseguentemente i profili delle vele.

La selezione dell’equipaggio
Altrettanta attenzione fu posta nella selezione
dell’equipaggio, focalizzandosi più sulla compati-
bilità fra i caratteri di tutti che sulle prestazioni as-
solute dei singoli. In più Blake fece in modo che le
competenze aggiunte a quelle veliche permettes-
sero di riparare in autonomia qualunque cosa a
bordo: una scelta azzeccata perché salvò l’impre-
sa dal disastro nel corso dell’ultima tappa, come
vedremo più avanti. Dalla sua Sir Peter aveva il
vantaggio di un’esperienza enorme sul giro del
mondo, avendo partecipato a tutte le quattro pre-
cedenti edizioni svolte a partire dal 1973.
Molti dei ragazzi di allora sono ancora in attività e
hanno avuto una brillante carriera; un nome per
tutti: Brad Butterworth, tattico e capo turno, ma Brad Butterworth
anche velaio.

solovela.net 73
MAXI

Molti lo ricordano vincitore dell’America’s Cup Alla partenza da Southampton, Steinlager dichia-
come tattico di Alinghi, anche se lui la Coppa l’a- rò le sue intenzioni guidando fin da subito la flotta.
veva già alzata al cielo con TNZ. Una curiosità: L’obiettivo era di mantenere la barca intatta, cosa
tra i tanti ragazzi di allora ancora in attività trovia- che non riuscì ad altri, tuttavia la “Big Red” per-
mo Tony Rae, tra i suoi prestigiosi ingaggi anche corse le 6300 miglia fino a Punta del Este, in Uru-
il TP52 Ran nella 52 Super Series. Oggi ha cin- guay, con oltre una settimana d’anticipo rispetto
quantacinque anni e lo stesso fisico tonico di al- ai trenta giorni previsti. Nella durissima tappa nei
lora: lo scorso aprile ha regatato in Nuova Zelan- 50 Urlanti con la coperta ghiacciata, 7650 miglia
da ai World Master Games sul piccolo trimarano fino a Fremantle, in Australia (costata in quell’edi-
Weta in coppia con suo padre ultrasettantenne e zione un morto in mare), Steinlager vinse di nuo-
già olimpionico di vela ai giochi di Roma, conclu- vo, ma per soli 90 minuti su Rothmans e Merit,
dendo secondo di categoria. separate fra loro di soli 28 secondi! F&P quarta a
tre ore dal leader. La terza tappa prevedeva l’ar-
Finalmente in mare rivo ad Auckland, inutile dire quanto fosse sentita
Un assaggio di quello che sarebbe successo alla per i due leader la necessità di vincere in casa:
Whitbread Round the World Race lo si ebbe cir- a Cape Reinga, 200 miglia a nord di Auckland, si
ca un mese prima della partenza, quando tutti i erano assiepate centinaia di persone per vedere la
maxi presero parte alla Fastnet Race in una sorta battaglia tra le due barche kiwi.
di warm up. Anzitutto i due ketch si dimostrarono
nettamente superiori agli scafi con linee d’acqua
simili armati a sloop (Merit, Rothmans, The Card)
alle andature portanti. La regata fu condotta per ILa Whitbread Round the World Race
gran parte da Fisher & Paykel, ma in vista del
traguardo Steinlager 2 riuscì a mettere la prua
davanti e a nulla valse il duello di strambate in-
L a Whitbread Round the World Race nasce
nel 1973 e continua con questo nome sino
all’edizione del 2001/02, dopo di questa la
gaggiato da Grant Dalton. Peter Blake e il suo regata viene acquistata dalla Volvo e prende
equipaggio vinsero di misura, una situazione che il nome di Volvo Ocean Race. Il suo scopo è
si ripresenterà in tutte le sei tappe della regata quello di fare il giro del mondo a tappe. Nel-
attorno al mondo. le prime edizioni le tappe previste erano tra
le quattro e le cinque, nelle ultime edizioni
della Volvo Ocean Race si è arrivati anche a
Tony Rae era nell’equipaggio nove tappe per ragioni commerciali. Sino
dello Steinlager nel 1989
all’edizione del 1989, quella in cui a vincere
fu Steinlager, le barche erano di tutti i tipi e la
regata era in compensato, dall’edizione suc-
cessiva, per contenere i costi che cominciava-
no a diventare alti e rendere la regata più av-
vincente, si introdusse la classe VOR. Il primo
VOR fu il 60 piedi che fece la sua prima regata
nell’edizione del 1993/94, nel 2005 fece il suo
debutto il VOR 70 per lasciare poi il passo al
VOR 65 nel 2014. La regata, che nelle prime
edizioni era una regata di diportisti esperti,
lentamente si trasformò in una competizione
per professionisti sino ad arrivare a oggi in cui
si vede un livello di professionismo altissimo.
Oggi la Volvo Ocean Race è un grande evento
in grado di muovere 2 miliardi di persone
che seguono le regate in televisione o su altri
mezzi di comunicazione.

74 solovela.net
MAXI

Un salto di vento intuito prima a bordo della “Big tappa era quella della vittoria annunciata, ma si sa
Red” le permise di vincere con il margine di soli sei che le regate si vincono solo all’arrivo. Infatti stava
minuti dopo oltre 3400 miglia. Le fasi finali dell’ar- per accadere il disastro: nell’ultima traversata at-
rivo ad Auckland furono seguite con una leggen- lantica fino a Southampton, in pieno oceano, si udì
daria diretta radio di oltre cinque ore del famoso un forte crack.
giornalista sportivo PJ Montgomery, “The voice of
yachting”. La partenza da Auckland per la quarta In alto il Merit, una delle barche che corsero
contro lo Steinlager nella Withbread del 1989.
tappa, 6250 miglia via Capo Horn fino a Punta del Sotto, Giorgio Falck che per alcuni anni fu pro-
Este, vide un’enorme folla salutare le due barche prietario dello Steinlager
kiwi. Di nuovo giù nel freddo e tempestoso ocea-
no australe Steinlager superò i 25 nodi, all’epoca
una velocità record per uno yacht oceanico. Punta
del Este la vide arrivare con 21 minuti di vantaggio
su F&P con cui aveva doppiato Capo Horn a sole
4 miglia di distanza. La quinta tappa fino a Fort
Lauderdale, in Florida, fu relativamente tranquilla,
ma piena di stress in vista dell’arrivo sul finire del-
la notte: dalla barca comitato sulla linea di arrivo
chiamarono erroneamente entrambe le barche a
tre miglia, poiché sui radar apparivano cinque tar-
get. Ma si trattava di altre barche, F&P era dietro di
8 miglia, a circa più di mezz’ora. La sesta e ultima

solovela.net 75
MAXI

In alto lo Steinlager a fine anni ad come Alan Gabbay, poi sostituito con un equi-
90 nel periodo in cui appartenne
all’imprenditore belga Vassard paggio in gran parte italiano. Partecipò assieme
ad altri maxi e tall ship, tra cui il Vespucci, alla
grande regata Cristoforo Colombo ’92, per il 500°
Il timoniere di turno strambò evitando il disastro.
anniversario della scoperta dell’America, vinse la
Una landa si era strappata dallo scafo e si andò
Boston-New York e la Nioulargue a Saint-Tropez.
vicini al disalberamento mettendo a repentaglio il
In seguito venne ceduta a un armatore belga,
grande sogno di portare in Nuova Zelanda la vit-
Serge Vassard, che la fece competere con qual-
toria alla Whitbread. L’abilità cantieristica dell’e-
che successo in regate d’altura nel Mare del Nord
quipaggio, richiesta dallo skipper in fase di se-
con il nome di Barracuda. Successivamente, Vas-
lezione, permise di effettuare una riparazione in
sard la affidò a uno skipper italiano che la portò in
navigazione. Non solo Steinlager 2 completò la
Tirreno con il mandato di venderla e la possibilità
regata ma fece l’en plein vincendo anche la sesta
di usarla per attività di team building, incentive
e ultima tappa con 36 minuti di vantaggio.
e charter per le regate. Tuttavia uno yacht così
particolare e costoso iniziava a soffrire la man-
Un lento declino e poi una nuova vita canza di un budget per la manutenzione. Tra i
Durante la sosta a Fort Lauderdale, al termine clienti charter arrivarono nel 2003 degli “idealisti”
della quinta tappa, il nostro Giorgio Falck si era dello Yacht Club del Mare di Lugano: avevano no-
assicurato l’acquisto di una barca così leggiato la barca per partecipare a Les Voiles de
vincente che regatò in seguito con livrea Saint-Tropez e, durante la navigazione di ritorno
blu e la sponsorizzazione dell’azienda verso Roma, fu presa la decisione: “Durante quel
di occhiali Safilo. Vinse un Giro d’Eu- trasferimento decidemmo di salvarla da una fine
ropa a vela e una Transat des Alizés, triste – racconta Stefan Detjen, anima del gruppo
ottenne un terzo e un secondo posto di velisti elvetici.
al Mondiale Maxi rispettivamente nel La barca non era in buone condizioni, ma il suo
’90 e ’91. L’equipaggio fu inizialmen- fascino rimaneva immutato. Quando iniziammo il
te formato da veterani della Whitbre- restauro, capimmo subito che una grande barca

76 solovela.net
ILa Whitbread del 1989
L a Whitbread Round the World Race rimarrà
nella storia della regata per due eventi. Il pri-
mo la vittoria di Steinlager in tutte e sei le tappe,
unico vincitore ad aver vinto tutte le tappe. Il se-
conda la morte di Antony Phillips, membro dell’e-
quipaggio del Creightons Naturally. Era metà no-
vembre del 1989 e la barca viaggia vicino a Capo
di Buona, ecco cosa racconta John Chittenden,
skipper della barca via radio dopo il funerale di
Philips che con il consenso dei parenti avvenne
in mare.
“Erano le 3.32 del mattino quando, preparan-
Lo Steinlager ai tempi di Sir Peter Blake, lo si doci all’arrivo dell’ennesima burrasca, abbiamo
evince dalla scritta Auckland sotto il nome deciso di cambiare rotta. C’erano quaranta nodi
di vento, durante la manovra si è rotta una sartia
volante e la barca ha cominciato a rollare in modo
richiede molta perizia e un grande budget. Ogni molto deciso, traversandosi al mare. Diverse
volta che arrivava un nuovo conto da pagare il onde hanno spazzato la coperta, la loro forza era
numero dei co-armatori si riduceva. L’entusiasmo tale che alla fine hanno sradicato i verricelli dalla
iniziale scemò e cominciò il lavoro duro”. coperta. Bart van den Dwey e Anthony Philips
Alla fine rimasero a prendersene cura solo Stefan sono stati spazzati via da un’ onda di queste. Tutti
e due - continua Chittenden - avevano il salva-
e sua moglie Regina, ma grazie a loro la “Big Red” gente, i razzi e il ‘ bip bip’ elettronico, un piccolo
ha percorso migliaia di miglia, tra cui sei traver- apparecchio individuale di radio localizzazione.
sate atlantiche, e scritto alcune pagine importanti Abbiamo subito lanciato in mare due salvagen-
della sua nuova storia, quasi una seconda vita. ti e una boa con luce intermittente e abbiamo
Nel 2004 si fece notare alla Barcolana con Cino azionato il ricevitore di bordo del bip bip. Acceso
Ricci al timone, nel 2005 vinse in tempo reale la il motore, siamo tornati indietro seguendo il
Roma per Tutti, skipper Mauro Pelaschier, e la segnale radio di localizzazione. Van Dwey è stato
Cartago con record. Quell’anno “rischiò” di otte- il primo ad essere individuato grazie anche ad un
nere la Line Honour anche alla Rolex Middle Sea bengala bianco che avevamo lanciato per illumi-
Race, ma fu beffata poco prima del traguardo nare la zona. Alle 4.15 lo abbiamo tratto in salvo
di Malta dal maxi Atalanta, fresco di varo e con e abbiamo iniziato a rianimarlo. Philips non era
Francesco de Angelis al timone. con lui - conclude Chittenden - lo abbiamo recu-
Nel 2006 fu seconda alla Palermo-Montecarlo, perato alle 4.32, cioè circa tre quarti d’ ora dopo l’
incidente. Abbiamo continuato a rianimarlo fino
nel 2007 invece non si lasciò sfuggire la vittoria alle 7.15, ma senza successo. Il salvagente di Van
in tempo reale. Dwey dopo il recupero era ancora gonfio mentre
Nel 2007 fu inoltre svolto un importante refitting quello di Philips no. Infatti Tony mentre veniva
presso Monaco Marine di Cogolin. trascinato via dalla coperta ha urtato contro un
Nel 2010 partecipò di nuovo alla Middle Sea Race candeliere, forse quando è caduto in acqua non
e all’ARC. era più cosciente a causa della botta.”
Nel 2011 vinse con record la regata oceanica Huel-
va-La Gomera, dalla costa spagnola alle Canarie. Rothmans, yacht
disegnato da un
Dopo aver nuovamente attraversato l’Atlantico, giovanissimo Rob
al termine della stagione caraibica, ricevette un Humphreys che
nuovo refitting ad Antigua, per tornare più bella partecipò alla
Whitbread del
che mai alla Legends Regatta di Alicante, la sto- 1989
rica riunione avvenuta prima della partenza della
Volvo Ocean Race 2011/12.

solovela.net 77
MAXI

Fu la regina indiscussa dell’evento, per l’occasio-


ne salì nuovamente a bordo Lady Pippa Blake,
la vedova di Sir Peter. Chi scrive ebbe l’onore di ISir Peter Blake
essere testimone di quel momento toccante, sia
per l’aspetto umano sia per la storia della barca.
Quell’incontro fu il viatico per concretizzare il terzo
P eter Blake è uno dei personaggi neozelan-
desi più conosciuti. La sua è una figura leg-
gendaria fatta di coraggio e intelligenza. Blake
atto della storia di Steinlager 2. Esisteva sin dall’i- nasce nel 1948 ad Auckland, in Nuova Zelanda.
nizio il progetto di riportarla a casa ad Auckland, S’innamora della vela da giovanissimo come
ma lì prese rapidamente concretezza: dopo Ali- accade a molti dei suoi compagni.
cante la barca tornò alla base di Trapani, venne Nel 1973 partecipa come secondo alla prima
preparata e partì subito per gli antipodi, dove a edizione della Whitbread Round the World
prenderla in consegna ci sarebbe stata la NZ Sai- Race. Una regata di cui non mancherà un’edi-
ling Trust ispirata da Sir Peter Blake. Steinlager zione sino a quella del 1989 quando finalmen-
2 arrivò ad Auckland il 5 maggio del 2012, ac- te la vincerà a bordo di Steinlager 2.
colta nel Viaduct Basin da una cerimonia maori, Terminata l’avventura con la Whitbread Round
dagli applausi degli spettatori e dai discorsi di PJ the World Race, Blake si dedicherà alla Coppa
Montgomery e Len Brown, sindaco di Auckland. America, dove si scontrerà con alterne fortune
Oggi naviga nel Golfo di Hauraki gestita dalla NZ per due volte con i team italiani.
Sailing Trust, la fondazione che cura anche Lion
Nel 1992 Peter Blake perderà contro la barca
di Raul Gardini, Il Moro di Venezia, la finale
New Zealand, altra leggendaria barca della storia della Louis Vuitton Cup. Nel 1995, lo stesso
della vela neozelandese. anno in cui fu insignito dell’ordine del Knight
Commander of the Order of the British Empire
che gli diede il diritto a chiamarsi Sir, tornò
nella Coppa America a bordo di Team New
Zealand Black Magic e in quest’occasione vinse
la Coppa battendo per 5 a 0 Dennis Conner.
Nel 2000, Blake si prese la rivincita sugli italiani
battendo in finale Luna Rossa, che aveva vinto
la Louis Vuitton Cup.
Peter Blake fu ucciso l’anno dopo, quando si
era ritirato dalle regate e si era dedicato alla
difesa dell’ambiente. Era in Amazzonia, fermo
con il suo Seamaster sul Rio delle Amazzoni
aspettando di fare dogana, quando un gruppo
di pirati salì a bordo e durante un conflitto a
fuoco lo uccise. Alla cerimonia in suo onore
che si tenne in Nuova Zelanda partecipò il
primo ministro del Paese e 30.000 persone.

In alto Peter Blake che alza al cielo il tro-


feo della Withbread, regata che riuscì a
vincere alla sua quinta partecipazione.
Sopra, uno Steinlager rimesso a nuovo Sir Peter Blake
entra nel porto di Auckland nei primi
anni del nuovo millennio

78 solovela.net
MAXI

New Exclusive 63

L A R O C H E L L E

MARINA DI NETTUNO (RM) www.orgmare.it - orgmare@orgmare.it


RIVA DI TRAIANO - CIVITAVECCHIA (RM)
solovela.net tel. +39.335.522.86.26 79
MAXI

Yacht
yacht club

Club
costa
smeralda
Lo Yacht Club Costa Smeralda
compie 50 anni, IMAXI lo
celebra raccontandone la
storia e i progetti

80 solovela.net
MAXI

di Gianfranco Malfatti

P
orto Cervo – “Se c’è una cosa che que-
sto club ha sempre saputo fare è quella
di guardare avanti e rinnovarsi conti-
nuamente.” Così si è espresso Riccar-
do Bonadeo, il commodoro dello Yacht
Club Costa Smeralda, nel corso di un’intervista
a margine della tradizionale conferenza stampa
nella quale vengono illustrate le iniziative in pro-
gramma per la stagione 2017.
Per lo YCCS si tratta di una stagione importan-
te, perché segna il suo primo grande giro di boa:
cinquant’anni. Dieci lustri che lo YCCS affronta
guardando al futuro, aggiungendo la sua voce
autorevole al coro in difesa della sostenibilità del
mare. Assieme ai festeggiamenti previsti per l’an-
niversario e al nutritissimo impegno sportivo, vero
DNA del sodalizio fondato nel 1967 dal principe
Aga Khan, questo cinquantesimo compleanno
vedrà lo YCCS impegnato nell’organizzazione
della prima edizione del forum “One Ocean”, de-
dicato alla sostenibilità ambientale degli oceani.

L’impegno per la tutela ambientale


Tema rilevante dei nostri giorni, la sostenibili-
tà ambientale diventa da quest’anno il principio
guida per lo Yacht Club Costa Smeralda, il quale
d’ora in avanti si farà promotore di varie iniziative
in questo ambito. La più significativa tra queste
sarà l’organizzazione del forum “One Ocean” in-
sieme a SDA Bocconi Sustainability Lab in qualità
di partner scientifico.

solovela.net 81
MAXI

Verranno organizzate varie conferenze e wor-


kshop che ruoteranno intorno a quattro argomenti
principali: il riscaldamento globale, l’inquinamen-
to da plastiche e microplastiche, la vita dell’ecosi-
stema marino e l’acidificazione dei mari.

Un po’ di storia
La data ufficiale riportata sulla targa all’ingresso
dello Yacht Club Costa Smeralda a Porto Cervo
Marina racconta che era il 12 maggio del 1967
quando il principe Aga Khan, André Ardoin, Luigi
Vietti e Kerry Mentasti fondarono il club. Erano gli
anni pionieristici in cui la neonata Costa Smeral-
In alto una delle sera- da si affacciava consapevolmente al mondo del
te Rolex sulla terrazza marketing e del turismo di nicchia. Grazie al neo-
dello YCCS. Qui sopra
la struttura dello Yacht nato sodalizio, anche lo yachting internazionale di
Club. Di lato Riccardo alto livello trovava modo di svilupparsi al meglio,
Bonadeo, il commo-
doro dello YCCS. Sotto contribuendo al successo non solo del club, ma
il guidone dello yacht della Costa Smeralda nel suo complesso. A cin-
club quant’anni esatti di distanza, il 12 maggio 2017, si
è svolta una cena di gala nella club house di Por-
to Cervo, una struttura che viene costantemente
migliorata e ammodernata per rispondere alle rin-
novate esigenze dei soci, di cui molti internazio-
nali, spesso giunti la prima volta a Porto Cervo
proprio per regatare.

82 solovela.net
MAXI

Un momento della Swan Cup del


cinquantenario

Il club era partito subito con l’ambizione di or-


ganizzare regate di richiamo internazionale e
già nel 1972 si svolse la prima edizione della
Settimana delle Bocche.
Nel 1973 lo YCCS organizzò la One Ton Cup
affermandosi come promotore della vela ago-
nistica d’altura in Italia e nel Mediterraneo. È
del 1978 la prima edizione della Sardinia Cup,
importante passo nell’organizzazione di eventi
velici ripetitivi a livello mondiale. La Sardinia
Cup si svolgeva negli anni pari, in alternanza
con la più famosa regata per yacht d’altura,
l’Admiral’s Cup, nel Solent. Il 1980 è l’anno di
istituzione di due eventi: il Maxi Yacht Cham-
pionship e la Swan Cup. Sponsorizzati da Ro-
lex ormai da molte edizioni, entrambi gli eventi
sono un fiore all’occhiello dello YCCS, che ha
saputo farli evolvere consentendo anche lo
svolgimento di regate titolate come campionati
mondiali per classi riconosciute dalla Federve-
la mondiale, quali i Maxi 72 e gli Swan 45 e 42
(prossimamente anche i ClubSwan 50).

La Coppa America
Nel 1981 lo Yacht Club Costa Smeralda, spin-
to da un socio quale l’avvocato Gianni Agnel-
li, si fece promotore della prima sfida italiana
all’America’s Cup. Due anni dopo, il mitico 12
metri S.l. Azzurra conquistava un brillante ter-
zo posto nelle regate di selezione, a Newport.
Azzurra diventò il simbolo della vela agonistica
ai massimi livelli, suscitando grande interesse
e passione in tutta Italia e gettando le basi per
le successive sfide tricolori, dal Moro di Vene-
zia a Luna Rossa. Grazie ad Azzurra lo YCCS
entrò nel novero dei più importanti yacht club
del mondo, ed è l’unico in Italia ad avere isti-
tuito una carica tipica dei club anglosassoni, il
commodoro. Questo perché, durante le sfide
di America’s Cup, il Segretario generale Albe-
rini potesse rapportarsi da pari con i rappre-
sentanti degli altri yacht club presenti.
A seguito del successo di Azzurra venne isti-
tuito nel 1984 a Porto Cervo il primo Campio-
nato del Mondo Classe 12 metri.

solovela.net 83
MAXI

In alto una sug- Nello stesso anno lo YCCS fu prescelto dal Royal
gestiva immagine Perth Yacht Club quale Challenger of Record per
del TP 52 Azzurra
e lo scafo origina- I’America’s Cup del 1987.
le sul suo invaso, Come tale fu incaricato di preparare e coordinare
l’Azzurra del 1983, tutte le attività inerenti agli sfidanti per la Coppa,
la barca che
fece scoprire la nonché l’organizzazione delle regate di selezione
vela agli italiani. per l’America’s Cup a Fremantle, in Australia.
Di lato Mauro Pe-
laschier quando
timonava Azzurra Destriero
e sotto la barca
in allenamento Non solo vela per lo YCCS: iI 1992 segnò un
grande successo nel campo della velocità a mo-
tore. Destriero compie in 58 ore, 54 minuti e 50
secondi la traversata dell’Atlantico dall’Ambrose
Light, il faro di New York, al faro inglese di Bi-
shop Rock nelle Isole Scilly: 3106 miglia percorse
alla media di 53,09 nodi pari a 98,323 chilometri
all’ora. Questa spettacolare avventura ha visto
assegnare a Destriero, oltre al Columbus Atlantic
Trophy, istituito dal New York Yacht Club e dallo
Yacht Club Costa Smeralda per premiare il record
della doppia traversata atlantica, anche il Virgin
Atlantic Challenger per la traversata dell’oceano
Atlantico più veloce in assoluto.

84 solovela.net
MAXI

Dalla Volvo ad Azzurra TP52 mentale il supporto di sponsor di lungo corso che
Gli ultimi venticinque anni hanno visto lo YCCS consentono pianificazioni ad ampio raggio, i quali
affermarsi come uno dei più attivi organizzatori di con tutta evidenza trovano nei valori dello YCCS
regate di altissimo livello, sapendo seguire e tal- e nella piattaforma di marketing proposta un van-
volta anticipare i trend degli armatori e della vela taggioso ritorno rispetto all’investimento. Sotto il
professionistica, ma sempre nel rispetto della cappello dei festeggiamenti va annoverato il libro
tradizione più pura dello yachting. Le acque del- Flying the Burgee, che ripercorre la storia del cir-
la Costa Smeralda sono uno dei campi di regata colo attraverso alcune delle più significative bar-
più belli al mondo, ma il guidone dello YCCS si che che ne hanno portato e ne portano il guidone:
è sempre distinto in tutti i mari del mondo grazie il volume è stato presentato il 12 maggio, assieme
alle barche dei soci impegnate in prestigiose re- a una mostra fotografica aperta a tutti in piazza
gate e ad alcune iniziative di grande respiro ago- Azzurra, antistante la club house.
nistico e mediatico. È il caso della Volvo Ocean Il 5 agosto poi, in piena stagione, si svolgerà a
Race del 2001/02, dove i due VO 60 del Nautor Porto Cervo un evento molto glamour, i cui det-
Challenge di Leonardo Ferragamo, Amer Sports tagli sono ancora top secret. Infine il futuro del-
One e Amer Sports Too presero parte con il gui- lo YCCS: detto del progetto “One Ocean”, il club
done e il supporto dello YCCS. Discorso analogo potrà dotarsi di un edificio dedicato a una scuola
per Azzurra: nel 2009 lo YCCS partecipò, con un vela aperta a tutti, non solo ai soci, con particola-
esordio vincente, al Louis Vuitton Trophy, il cir- re attenzione ai giovani.
cuito con barche di Classe Coppa America orga-
nizzato da Bruno Troublé in attesa delle dispute
legali tra Alinghi e Oracle. Il ritorno nell’agone
dell’America’s Cup era nell’aria, poi la scelta dei
multiscafi allontanò il progetto.
Nel 2011 nacque la nuova Azzurra, il TP52 che
eredita lo spirito della prima sfida e porta anco-
ra oggi con successo il guidone YCCS nella 52
Super Series, il circuito velico professionistico di
maggior livello.

I Caraibi
Dal 2012 lo Yacht Club Costa Smeralda ha aperto
la sua sede invernale ai Caraibi, nello splendido
North Sound di Virgin Gorda, nelle Isole Vergini
Britanniche, un luogo per molti aspetti simile al
Nord della Sardegna. La Rolex Swan Cup Carib-
bean 2017 si è appena conclusa, così come la
Loro Piana Superyacht, in attesa che le navi a
vela di oltre 30 metri si ritrovino di nuovo a giugno
a Porto Cervo.
L’immagine dell’Avvo-
I festeggiamenti cato è indissolubilmen-
te legata allo YCCS.
I festeggiamenti, la stagione di regate e i giovani Qui di lato, l’avvocato
con Raul Gardini du-
Sono una ventina le regate previste per il 2017, rante un giro di prova
tra cui tre campionati del mondo (Farr 40, Maxi con il Destriero. Qui
72 e J/70), realizzate grazie a una macchina or- sopra la sede caraibi-
ca dello YCCS
ganizzativa perfettamente lubrificata e guidata
dal direttore sportivo, Edoardo Recchi. Fonda-

solovela.net 85
MAXI

MAXI vi da appuntamento con il n°4 on-line a OTTOBRE 2017

MAXI n° 3 colophon
Redazione web CONTATTI
Direttore responsabile Web Information Architect Contatti
Maurizio Anzillotti Nadia Allera info@maxi-yachts.net
m.anzillotti@maxi-yachts.net n.allera@solovela.net
Tutto il materiale inviato in re-
dazione non sarà restituito se
Collaborano con la redazione
commerciale
non su esplicita richiesta da
Matteo Penna parte del mittente da effet-
tuare prima dell’invio. In ogni
Amedeo Salieri caso le spese di spedizione
Gianfranco Malfatti Ufficio commerciale per la restituzione sono a ca-
Nadia Allera Alessandro Balzani rico del destinatario.
Giuliano Luzzatto a.balzani@solovela.net finito di impaginare 21-06-2017
Federico Sensi tel. 347.9416941
Alessandro Balzani
redazione@maxi-yachts.net Editore
SDM s.r.l.s.
Organizzazione Via di Vallerano,98
Andrea Freschi 00128 Roma
a.freschi@solovela.net P.iva/CF 13381071003

86 solovela.net