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I Peter Brown

Per la cruna di un ago


La ricchezza, la caduta di Roma
e lo sviluppo del cristianesimo, 350-550 d.C.

Titolo o riginale Through the Eye o/a Need/e. Wealth, the Fai/ o/ Rome,
and the Making o/ Christianity in the West, JJ0-550 AD
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© 2014 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino


Traduzione di Luigi Giacone
La traduzione dell'opera è stata realizzata grazie al contributo del SEPS
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\.S E P s i
Via Val d' Aposa 7 - 40123 Bologna -
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ISBN 978-88-06-2157 j-0

Einaudi
La crisi dell'Occidente 535
colo, un viaggiatore arrivato dall'Oriente (probabilmente un siriano)
Capitolo ventiquattresimo . scrisse della Gallia: «Poiché essa è molto grande e ha sempre bisogno
«L , abb ond anza di quello che al tempo era1ancora un impero di un imperatore, ne ha uno per sé»1 .
Questa descrizione, apparentemente ingenua, era doppiamente
.
ncco». La cr1·s1· dell'Occidente nel V seco o
precisa: in Gallia era indispensabile un forte imperatore al fine di vi-
gilare da Trevi.ri sulla frontiera del Reno. Allorché veniva a mancare
un imperatore, gli eserciti locali proclamavano immediatamente un
usurpatore, allo scopo di riempi.re al piu presto il minaccioso vuoto di
potere.L'assenza di un imperatore era il segnale per usurpare il trono
r. Il 11.erro e l'argt'!la·. guerra civile e invasione barbarica, 405-439. e scatenare la guerra civile, fatto che nella prima parte del rv secolo
. l lizzeremo la crisi generale che ~ravolse l'im- ebbe a ripetersi per ben due volte. Al contrario, il regno di Valenti-
In questo capito o ana ·1 ecolo e che nell'arco d1 una genera- niano I a Treviri, dal 364 al 375, era stato un momento di pace e di
1
pero oc~identale per tutto v s il' mbra d{ se stesso. Ci soffermere- prosperità. Il flusso costante di prodotti e tributi verso Treviri aveva
zione, ridusse lo stato rom~no aUl. o1· ri·cchi' delle province pili colpite arricchito i proprietari delle grandi ville della Britannia meridionale,
· di · compromessi a c . · li
mo qui~ . sui tti in un mondo sempre pili regiona zzato della Gallia e della Spagna, a noi note dagli scavi archeologici e dalle
dalla cns1 furono costre . , h molti· di loro seppero cogliere). In opere di Ausonio, che abbiamo incontrato nel capitolo XII.
(ma anc.h e sulle opportumta c e . · al Dopo la morte di Valentiniano I, la Gallia iniziò a sentire nuova-
. h do l'impero era sopravvissuto m -
conclusione, vedre.mo mdc e mo i'spi'rare sentimenti di fedeltà in mente il gelo dell'assenza imperiale. Il centro di gravità del mondo
· · contmuan o ancora a d . romano si spostò a sud e a est, verso l'Italia settentrionale, i Balcani
cune re?ioni,
e .
pnma ch e 1a stessa e nti.tà statale iniziasse .a .ecompors1
, ..
mo1te f1gur . d 1 ni dei suoi sostenitori pm accesi m e Costantinopoli. Ancora una volta, la Gallia proclamò i propri im-
iniziando da ovest e 1ascian ~ a cu la prima volta in mezzo millen- peratori, ciascuno impegnato a difendere il proprio titolo a costo di
un mondo frammentato e pnvo, per scatenare una guerra civile in tutto l'impero . Per due volte in sei an-
nio, di ':1n i:ucleo i~i:eriale. dedicati tanto alla fine di un impe· ni (con Massimo nel 388 e nuovamente con Eugenio nel 394), gli im-
I capitoliallsrnress&.1:~~;:C~ndella cristianità latina: portan~o il let· peratori dalla Gallia si trovarono costretti a richiamare le loro guar-
ro qu anto . a . me . arte del v secolo rimasero m mano nigioni dalla Britannia e dal Reno allo scopo di condurre la guerra in
tore in ternton che peJ l.a I?agro~ p . e controversi associati alla città Italia. Quelle truppe furono lanciate nel tritacarne di battaglie campali
imperi~e. _Parlere1?0 a·cr~~ v.iv~:ovenza· della veemenza dei trat· contro altri romani, appartenenti alle armate orientali dell'imperatore

tati di Salviano di ~ars1~ldi~,


Il
di Ma:.s 1gh~ e alle .1so1e ~ .e~ms Roma dei Senato e dei papi; dell~
i dale aN i' due ultimi capitoli di questo li-
Teodosio I (3 79-395). Lungo i confini nordoccidentali dell'impero ri-
masero soltanto delle truppe di soldati di professione ridotte all'osso.
ali d ll'Italia men on e. e · '
zone r~ e . . cl il' Occidente nel suo complesso m un epc: Gli abitanti della provincia trattenevano il respira2.
bro offri.remo una visi~ne de 1 ntempo la nascita di un nuovo ctl· Uno di questi era Sulpicio Severo (che abbiamo già incontrato come
. pero descnven o ne co , . cl . . la
ca senza im ' . .d i'toli t.ratteggera il mo o m cw amico di Paolino di Nola e come autore della Vita di Martino). Verso
. · Il imo di questi ue cap . h
suanes1~0._ pr . le della propria grande ncc ezza e il 400-404, aveva terminato di scrivere le Cronache nella quiete della
chiesa cnsuana divenne consapevo o stesso esibirla. L'ultimo ca- sua villa di Primuliacum, fra Tolosa e Narbona. Egli vedeva l'epoca
le misure pr.ese ?:r protdgger~a: alotf~~o del VI secolo, delineando le presente con grande apprensione. Aveva scritto che l'impero romano
pitolo esammer~ ~ mon do llcns~ianh nelle mani dei nuovi benefat- era «un tempo il piu forte di tutti gli imperi», mentre ora appariva il
, i il peso e a ncc ezza,
modalita con cu . . 1 t , il cristianesimo stesso ad assumere piu debole. Come la grande statua nel Libro di Daniele, era un impe-
tori di un'età postrm~~na e, pobr erdia. erso dalla religione ch e avevamo ro con i piedi cl' argilla, condannato a disintegrarsi.
il e pm netto en v
un prof o nuov0 . . 'nei iorni esitanti attorno al 350. . Giacché a governarlo non è un solo e unico imperatore, bensi molti imperato·
incontrato ?ue secolialpl~1:ffi.a'. d ta crisi da cui tutto questo ebbe on· ri, sempre divisi da scontri militari e da conflitti a causa di interessi fondamenta-
1
Ma torruamo ora ~zio e . · Gallia A metà del IV se- li[ ... ] mentre il suolo dell'impero romano è occupato da popoli stranieri o ribelli
gine. A tale scopo, dobbiamo spostarci m .
Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occidente 537
[ ... ] al punto che membri di tribU barbare si sono mescolati a noi [come argilla
fissile inserita nel ferro di un ordinamento romano] nei nostri eserciti, nelle no. lenti saccheggi con l'espressione, un po' d'effetto, «invasioni barba-
stre città e in tutte le nostre province'. riche». In realtà, non furono niente di simile: essi furono piuttosto
dei «danni collaterali» che le province patirono a causa dei conflitti
Nel 405 fu chiaro a tutti che Sulpicio aveva ragione. La guerra ci- tra imperatori contendenti. A spiegare gli spostamenti dei barbari in
vile mescolata con I' «argilla» di barbari male assimilati (impiegati quell'epoca erano i capricci della guerra civile, e non un qualche loro
dagli imperatori romani al posto delle truppe regolari) creò la tempe- impeto irrefrenabile di «invasione»7 •
sta perfetta, che per una generazione infuriò in tutto il territorio di
Britannia, Gallia, Spagna e Africa . Sulpicio sopravvisse ma, insieme
con quelli come lui, si ritrovò in una realtà da cui il loro modo sfac-
cendato di condurre la vita (reso possibile da un governo forte e da Cartina 6.
un sistema fiscale implacabile) era scomparso per sempre. La crisi dell'impero, 450 d.C. circa.
La storia di quella tempesta perfetta si può raccontare brevemente.
Il 31 dicembre del 405, una grande confederazione di popoli bar-
bari - Vandali, Suebi e Alani, arrivati originariamente dal medio cor-
so del Danubio (e con pochi contatti precedenti con le popolazioni
romane) - attraversò il Reno nei pressi di Magonza con l'intento di
saccheggiare quelle terre e (per quanto ne sappiamo) di trovare un'oc- Oceano
cupazione•. Le armate di stanza in Britannia proclamarono un impera- Atlantico
tore che li affrontasse: Costantino III, che fermò i barbari nella Gallia
settentrionale. La sua preoccupazione principale, tuttavia, era quella
di essere riconosciuto come il legittimo imperatore dell'Occidente.
Nel 407 mosse rapidamente le sue forze a sud (come aveva fatto l'im-
peratore Massimo, con il medesimo intento, vent'anni prima) per in-
vadere l'Italia. L'anno seguente, la feroce orda barbarica riattraversò
il Reno e apparve in Aquitania, la regione piu ricca della Gallia, a noi
nota come patria di Ausonio, Paolino di Nola e Sulpicio Severo. Uno
tsunami di inaudita violenza travolse la Gallia meridionale. I barbari
si erano aperti un varco nelle «viscere dell'impero romano» 5 •
Quei barbari, tuttavia, non avevano marciato verso sud combat-
tendo. Erano in Aquitania perché Costantino III aveva bisogno di
loro e, senza troppo clamore, li aveva trasferiti dal Nord al Sud della
Gallia, con l'intenzione di utilizzare la loro forza bruta nella sua guer-
ra civile. Come qualsiasi altro esercito di disperati in un momento di Mori
conflitto civile (truppe romane comprese), i barbari erano pagati per
combattere con l'autorizzazione a saccheggiare le terre'. O Aree sfuggite al controllo
centrale in seguito a rivolte
Nell'ottobre del 409, le stesse formazioni barbare valicarono i Pi-
renei ed entrarono in Spagna. Anche in questo caso, non si erano O (uee sfuggite al c~ntrollo centrale
m segwto a conquiste
mosse di loro spontanea volontà bensi invitate da un altro usurpa- O Minacce al controllo centrale da
tore, insediatosi a Saragozza. L'esercito di Vandali, Alani e Suebi si invasioni e protoregni barbarici
apri a ventaglio negli ampi spazi della Penisola iberica, depredando - An tica frontiera romana
le campagne e devastando le città. Siamo soliti definire questi vio- - - - Confini delle province
538 Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occidente 539
Molti di quei «barbari» erano poco piu che predoni e banditi che Cartagine in un altro momento in cui le guarnigioni che dovevano
si muovevano autonomamente, come da sempre accadeva nelle pro- difendere la città erano state trattenute a causa di divisioni alla cor-
vince romane in momenti di tumulti sociali. Erano come le bande te di Ravenna11 • Nel complesso, fu una guerra civile - e non un im-
di trafficanti di schiavi che in quegli stessi anni irrompevano nei di- peto sanguinario - che in meno di una generazione spostò le milizie
stretti di montagna intorno a Ippona. Nei pressi di Tarragona, per barbariche da un capo all'altro dell'Occidente romano .
esempio, una banda di «barbari» derubò un prete della cassa di libri La perdita dell'Africa segnò la fine di un'epoca. La guerra civile,
che aveva con sé e la portò poi nella città piu vicina (Lérida) per ve- combattuta con nuovi mezzi - vale a dire impiegando i mercenari bar-
dere se si poteva trovare qualcuno a cui vendere i volumi! 8 • Queste bari-, aveva destabilizzato le province di Britannia, Spagna e Gallia.
bande disorganizzate creavano problemi, ma non erano affatto quei La conquista di Cartagine da parte dei Vandali, tuttavia, causò ben
sanguinari guerrieri a cavallo che immaginiamo quando parliamo di altro, spezzando la «colonna vertebrale» del sistema fiscale dell'im-
«invasioni barbariche». Gli scavi archeologici condotti nella regione pero occidentale12 . Nelle parole di Jill Harries: «La battaglia per la
intorno a Tarragona rivelano che per tutto quel periodo di sconvolgi- Gallia [e potremmo aggiungere anche per la Britannia e la Spagna]
menti, il territorio rimase popoloso e produttivo 9 • era stata pers'a in Africa»13 •
Purtroppo, piu numerosi erano gli usurpatori, piu erano i gruppi di Già negli anni Trenta del v secolo, i contemporanei piu perspicaci
soldati barbari che convergevano per offrire i loro servizi. Alla con- sapevano di appartenere alla generazione che aveva assistito alla fine di
federazione di Vandali, Alani e Suebi giunti da nord si contrappose una belle époque. Quando nel 431 l'imperatore Valentiniano III decise
ben presto un altro gruppo di barbari arrivati da sud. Dopo aver sac- di compiacere il Senato di Roma rendendo onore a un romano degno
cheggiato Roma nel 410, i Goti lasciarono l'Italia e passarono nella dell'epoca di Simmaco - il grande pagano Nicomaco Flaviano, morto
Gallia meridionale, affermando di essere anche loro al servizio degli nel 394 -, in quel gesto imperiale era palese un elemento di struggente
imperatori e dando per qualche anno man forte a un loro usurpatore, nostalgia. La lunga iscrizione posta alla base della statua di Flaviano
finché non si allearono poi con gli imperatori «legittimi» di Ravenna. nel Foro di Traiano rimarcava il modo in cui egli aveva assolto ai suoi
Dilagando in Spagna, grazie alla loro superiorità numerica riuscirono a alti uffici per preservare e accrescere «l'abbondanza di quello che al
cacciare dalla Penisola iberica la maggior parte degli Alani e un'intera tempo [adhuc] era ancora un impero [Respublica] ricco» 14 .
sottotribu di Vandali. Nel 418 ebbero come ricompensa il permesso di Verso il 431, le entrate fiscali dell'impero erano probabilmente di-
stabilirsi in Aquitania. Si trattò, per molti versi, di una rapina territo- minuite del cinquanta per cento, per scendere ulteriormente dopo la
riale sponsorizzata dallo stato. L'accesso diretto alle proprietà terriere perdita di Cartagine. La Respublica rimase con un quarto delle risorse
(e forse anche alle entrate fiscali, come alcuni studiosi ipotizzano) era di cui aveva goduto sotto l'imperatore Valentiniano I. L'impero aveva
la forma pili accettabile di quell'autorizzazione al saccheggio che gli subito un drastico decremento di entrate. Cosa ancora piu dramma-
imperatori rivali concedevano come paga alle milizie mercenarie bar- tica, a essere gravemente danneggiata era stata la forza motrice di un
bare10. Dopo dieci anni di guerra, l'insediamento in Aquitania fu il bo- saldo governo che emanava gli ordini dall'alto, la stessa forza che nei
nus concesso ai Visigoti per essersi schierati con il contendente giusto. gloriosi giorni dell'Età dell'oro del rv secolo aveva fatto si che l' abbon-
Uno stato di imminente conflitto civile fece anche da sfondo al- danza accumulata attraverso le tasse fosse trasformata dai ricchi in una
la pili straordinaria impresa di quell'epoca. Nel 429, i Vandali di re scala gerarchica apparentemente incontestabile. L'immenso meccani-
Genserico attraversarono il mare dalla Spagna meridionale e sbar- smo che aveva reso i ricchi cosi ricchi era entrato in una fase di stallo.
carono nel Nord Africa nell'ultimo anno di vita di Agostino, con il
quale Bonifacio, comes et magister utriusque militìae per Africam, era
stato in rapporti epistolari. Nel 429, il comes Africae era impegnato 2. «lndigne invidioseque». Faziosità e impoverimento: il caso di
a battersi con i nemici in Italia, sull'altra sponda del Mediterraneo. Paolino di Pella, J 76-459.
Con le spalle rivolte all'entroterra africano, venne preso completa-
mente di sorpresa quando i Vandali comparirono improvvis;imente Descrivere le fasi di questa disfatta risulta pili facile che indicare
da occidente. Poi, nel settembre del 439, Genserico si impadroni di ciò che accadde esattamente nella società romana occidentale in quei
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cruciali trent'anni. In questo caso, purtroppo, le fonti non ci sono di gliorare le rendite delle proprietà che la moglie aveva in Aquitania .
grande aiuto. Guardando al loro passato prossimo, gli scrittori roma- Tutto questo accadeva prima del 405, nei <~g!~rni quieti del ve~chio
ni della metà del secolo tendevano ad attribuire tutta la colpa ai bar- mondo» che Paolino ricordava con nostalgia . Raramente possiamo
bari. Nel 452, un cronista scrisse nella città di Marsiglia che, dopo il vedere in maniera tanto lampante un autore impegnato a creare per
405-406, «la follia di popoli ostili fece a pezzi l'intera Gallia» 15 . Dati i se stesso l'immagine dorata di un ancien régime. In quei giorni feli-
pregiudizi ancestrali che tutti i romani istruiti nutrivano sui barbari, e ci era andato a caccia con suo padre; aveva procreato figli con le sue
dato il comportamento delle bande armate alle quali gli imperatori ro- schiave (senza mai, però, come egli stesso ci assicura, f ~e violenza
mani belligeranti avevano dato licenza di saccheggiare la popolazione a una donna né accogliere i favori di una fanciulla nata libera)19 • Nel
civile, questa visione melodrammatica non risulta cosi sorprendente. descrivere il suo stile di vita in quegli anni, Paolino fece propria la
Gli storici non hanno mai avuto difficoltà a intrecciare una serie di ritrosia del nonno Ausonio.
agghiaccianti citazioni di autori dell'epoca che descrivevano i disagi Io, che non nutrivo particolari ambizioni, tenni sempre in gran c?nto queste
subiti dalla popolazione romana in quel periodc16 • gioie che si conformavano al mio t emperamento e per me, che asp1r~vo a una
Nella sua essenza, tuttavia, questo catalogo di sventure è superfi- condizione dignitosa, erano vicine alla felicità: una bella casa con ~mpie stanze~ •
ciale e, di per sé, non spiega i profondi cambiamenti avvenuti nella adeguate sempre alle varie stagioni dell'an1:1o, una t~~ola ben fo.rrut~, a~orn~ di
società romana provinciale nel primo decennio del v secolo e divenuti vivande prelibate, numerosi servitori, un ncco mo_biho adatto ai_v:u-i _us~, ':'n ar-
genteria pregevole piu per il suo valore che n?n per il suo_ peso, arug~aru di_divers~
ormai irreversibili verso il 450 in gran parte dell'Occidente. Quelle specialità, capaci di compiere pr?nt~m~nt~ il loro c?mp~to, stalle pi~ne di cavalli
che abbiamo denominato «invasioni barbariche» sarebbero meglio ben curati e belle carrozze per viaggi sicuri. Tuttavia ml davo maggiormente pe-
definite come le improvvise fuoriuscite d'acqua che preannunciano na di conservare questi beni che non di accrescerli, non conoscendo il desiderio
l'imminente rottura di una diga. Il crollo vero e proprio di quella di- di maggiori ricchezze o di cariche politiche'°.
ga ebbe origine dal suo interno. L ' «argilla» delle formazioni militari Per Paolino, tuttavia, come per tanti altri possidenti della provincia
barbariche costituite sul territorio romano agirono come il catalizza- romana, l'ideale del proprietario di terre e ville incline a cond~re una
tore di un repentino rimescolamento delle gerarchie sociali dei romani vita sobria nei suoi poderi, senza lasciarsi coinvolgere nella politica, era
stessi. Siamo di fronte a un edificio sociale che, anche nei suoi giorni in qualche modo una posa. Nel momento in cui gli si_ presen~ò la poss_i-
di gloria, era sempre stato suscettibile di cambiamenti, perfino a un bilità di ottenere un ufficio imperiale, Paolino (come il vecchio Ausomo
semplice tocco. E all'edificio in sé, e non ai barbari che lo toccarono, alla corte di Treviri) non se la lasciò sfuggire. Egli trovò un imperatore
deve rivolgersi la nostra attenzione. sul suo stesso uscio di casa. Nel 414, infatti, i Visigoti avevano procla-
Prima di tutto, non dovremmo mai sottovalutare la faziosità delle mato Attalo imperatore della Gallia meridionale. Paolino si pres~nt?
élite provinciali messe di fronte a una situazione di guerra civile. Nel al sovrano, che lo nominò comes sacrarum l.argitionum, una sorta di ffil-
momento in cui il conflitto interno si mescolò con la pericolosa «ar- nistro del Tesoro. Quell'alto ufficio coinvolse Paolino nello sgradevole
gilla» delle bande barbariche, i gruppi elitari locali si dimostrarono compito di gestire le proprietà delle perso?e prosc~itte, e i_n te~pi di
tutt'altro che disposti a rimanere vittime passive della violenza dei guerra civile l'attività ferveva piu del solito m quel dicastero impenale21.
barbari, lanciandosi con particolare gusto a depredarsi l'un l'altro. Lo Sfortunatamente Att alo non era certo Valentiniano I. Era un im-
possiamo constatare nel caso di Paolino di Pella, autore di un poema au- peratore in bancaro~ta. Non ricevendo la paga, i mercenari visigoti
tobiograficc17. Per parte di madre, Paolino era il nipote niente meno si infuriarono e incendiarono il palazzo di Paolino a Bordeaux. Lo
che di Ausonio di Bordeaux. Era nato nel 376 a Pella, nel Nord della stesso Paolino offri poi una descrizione cosi vivida dell'incendio che
Grecia, dove il padre rivestiva una carica governativa che gli era sta- un lettore potrebbe pensare che l'intera Bordeaux fosse stata data
ta assicurata da Ausonio nel periodo d'oro della sua influenza presso alle fiamme dai barbari. In realtà non fu cosi e non si trattò affat-
la corte di Treviri, negli anni Settanta del IV secolo. Paolino era un to di una devastazione generale. Quello descritto da Paolino di Pell~
vero «figlio dell'impero». Da bambino, era stato a Cartagine, dove era un evento tipicamente romano, ovvero l'incendio della domus di
il padre era proconsole; era poi passato per Roma e, al suo ritorno a un funzionario impopolare (ricordiamo che quarant'anni prima era
Bordeaux, aveva ereditato un palazzo e si era dato da fare per mi- toccata la medesima sorte alla casa romana del padre di Simmaco) 22 •
542 Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occi~ente 543

Nel lungo periodo, la fortuna di Paolino fini, ed egli concluse la sua al favore dei Goti» • In ultima analisi, a suggellare il destino di un
27

vita in povertà, dipendendo almeno in parte dalla carità della chie- ordine imperiale in Occidente non fu la violenza scatenata nei pri-
sa di Marsiglia. La sua proprietà di appena quattro iugera, arroccata rni dieci anni delle invasioni barbariche bensf il successivo sviluppo
sulle rocce fuori Marsiglia (seppure associata a una casa in città e in- delle corti barbare (per esempio quella dei Goti, prima a Bordeaux e
tegrata da redditizi canoni di affitto della terra), non reggeva certo il poi a Tolosa), a c~i pr.esero a .rivol~ersi i giovani ~iu intrarrende.n.ti;
confronto con i 1050 iugera di «una piccola proprietà che era un bene Ciò che necessita di una sp1egaz1one, pertanto, e la relativa facilita
di famiglia» che il nonno Ausonio possedeva poco lontano da Bazasu. con cui, già verso la fine degli anni Cinquanta del v secolo, i potentati
Se Paolino cadde in miseria, la causa non fu tuttavia il passaggio dei barbari locali (come i Goti a Bordeaux) finirono per utilizzare i loro
barbari attraverso l'Aquitania bensi il clima di violenza che si creava eserciti per creare strutture di potere alternative a quelle dell'impero.
tra fazioni di romani in tempi di guerra civile. Nel 388, il suo omo- È la forza di penetrazione dei barbari - e non la loro prima avanzata
nimo, Paolino di Nola (che era stato amico di Ausonio), aveva qua- travolgente (immaginata) attraverso le «viscere» dell'impero - che
si perso la vita e il patrimonio in una situazione simile, quando era pone il vero problema agli storici dell'Occidente romano nel suo ulti-
stato travolto dalle conseguenze della guerra civile seguita all'usur- mo secolo di vita. A livello locale, apparvero con sbalorditiva velocità ·
pazione di Massimo. Le lotte intestine erano da sempre un momen- grandi blocchi di potere, ciascuno dei quali con una corte reale come
to di grandi confische e regolamenti di conti tra i notabili locali. Nel centro di governo e patrocinium. Non tutti questi blocchi di potere
linguaggio volutamente vago di una legge imperiale emanata nel 416, vennero costituiti da barbari. Alcuni erano infatti governati da per-
il progressivo esproprio dei beni di Paolino di Pella veniva definito sonalità «romane» pienamente consapevoli, come accadde nella Gal-
come uno di quei fatti incresciosi che avvenivano indigne invidiose- lia settentrionale e, forse, nelle regioni tribali della Britannia in com-
que, «in modo ignominioso e odioso», in tempi di conflitto civile24 • petizione tra lor~ia. Tutti, in ogni c~so, erano ~nq:1Ìeta?t~mer:te iso-
morfi, su scala minore, alla Respubltca, vale a dire il legittimo impero
romano. Fu la nascita di queste alternative all'impero che cambiò le
3. Romanità locale contro romanità centrale. regole del gioco con cui i ricchi dovevano arricchirsi nella nuova èra.
Come accadde tutto questo? La risposta sta, forse, nel forte regio-
Il racconto che Paolino ci offre della sua carriera è cosi vivido che nalismo delle province della Gallia e della Spagna, e a maggior ragio-
ci dimentichiamo quando fu scritto e per quale scopo. Paolino lo scris- ne della Britannia, dove emersero probabilmente identità tribali pre-
se nel 459, alla straordinaria età di 84 anni, sotto forma di un poema romane. I nobili locali avevano sempre attinto la loro ricchezza da
intitolato Eucharisticos, cioè un discorso di ringraziamento rivolto a bacini di utenza relativamente piccoli. Le loro ambizioni tendevano
Dio per averlo aiutato a stabilire buone relazioni con la corte gotica a concentrarsi unicamente sulla loro provincia. Questo regionalismo
instauratasi a Bordeaux, la città natale in cui i suoi figli avevano già risaliva alle origini stesse dell'impero. In Occidente, infatti, l'impe-
fatto ritorno: «In entrambi ardeva il desiderio di libertà, che pensa- ro romano era sempre stato una federazione di regioni. La comparsa
vano di poter trovare in maggior misura a Bordeaux, seppure colla- dei barbari fece saltare i meccanismi con cui quella federazione era
borando con i Goti»25 . stata tenuta insieme per tanti secoli. Secondo le parole di Guy Hal-
Come politico, uno dei figli di Paolino non riscosse maggiore suc- sall, «il fattore chiave della disgregazione dell'impero fu l'esposizio-
cesso del padre. La corte gotica non era un posto facile. «Sballottato ne a una linea di faglia critica tra il governo imperiale e gli interessi
tra la cordiale amicizia del sovrano e la sua ira», si era visto privare delle élite regionali »29 •
dei suoi beni come era accaduto al padre. L'esproprio, tuttavia, non Sotto molti aspetti, l'Età dell'oro del IV secolo era stata eccezio-
era stato opera dei Goti, bensi dei concittadini romani26 , anche se si nale. Una corte imperiale particolarmente attiva aveva creato un' ari-
fece tutto il possibile per evitarlo. I romani impararono rapidamente stocrazia di servizio piu fluida e piu legata al centro del potere di
che presso le corti barbare del v secolo potevano fare fortuna (sep- quanto fosse mai avvenuto in passato. Come abbiamo visto, il mon-
pure in scala minore) come avevano fatto alla corte degli imperatori do di Ausonio non era un mondo di proprietari di lati/undia autosuf-
del IV secolo: «Giacché di molti sappiamo che prosperarono grazie ficienti, in grado di assistere a periodi di turbolenze civili rimanendo
544 Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occidente 545

c~mod~~e~te nelle .loro vµJe. Era un mondo di dignitari di corte e «romanità locale», un ordine sociale che si era sviluppato da zero, a
di cortigtaru mancati. Perfino sui vasti altopiani della Spagna la b rnano a mano che le élite regionali romane concedevano la loro prefe-
dli . h ezza d ei.
e a ncc . "d ll '
~rop~ietari e e grandi ville del IV secolo proveni-
ase renza a leader locali, a eserciti locali e a sistemi locali di patrocinium,
v.a ~alla !or? parte~1pazione ali~ rete di esattori delle imposte impe- offerti dai re barbari e dai loro sostenitori3°.
riali. Un aristocraz~a so:ta grazie a. uno s.tretto coinvolgimento con il
potere dello stato, m mi~ura maggiore di quanto fosse mai avvenuto
m p:ecedenza nella stona romana, era destinata a cambiare insiem 4. «Tuitio [ ... ] communiS»: un comune rifugio per tutti. Violenza e
con il pot~re statale - allorché esso si indeboliva, oppure si ritirava i~ società nel v secolo.
b~on ordme, o, soprattutto, quando veniva sostituito da altri blocchi
di potere di carattere piu locale. Che cosa significa._va a quell'epoca essere un rappresentante della
. ,Ciò c?e ~li eserc~ti relativam~nte ~iccoli di G,o.ti, Su~bi e Vandali (e «romanità locale»? E importante rettificare i pregiudizi antibarbari
pm tardi ~1 Franchi e Burgundi) offrirono alle elite regionali era esat- dei nostri testi di storia, mettendo se mai in rilievo quello che era il
tamente ciò che i figli di Paolino di Pella cercavano alla corte gotica di lato romano della medaglia, cioè le reciproche violenze tra romani e .
B.o:deaux, ovvero la po~sibilità di recuperare ricchezza prestando ser- l'entusiasmo con cui l'élite regionale romana del precedente Occidente
v~zio presso un centro di potere statale. Questa volta, però, si trattava imperiale collaborò con i signori della guerra barbari al solo scopo di
di. un centro }~cale. ~n eff:tti, i re barbari e le armate al loro seguito of- creare per se stessa nuovi centri di governo. Tale processo non portò
f~1vano alle elite regio?-~ una ~orna a casa loro. Queste piccole «città tuttavia la pace. La nascita di corti tra loro in competizione e radu-
~ Roma» e~ano a.m_nn?Istrate m ~an parte da romani del luogo e at- nate attorno a leader rivali condusse a una condizione di instabilità
tiravano a s.e ~ort~~aru ~ a_vversan presenti nella regione, rivelandosi politica irrisolta in Gallia e in Spagna, dove nel corso del v secolo si
?i
una fonte ~ gmstlzta e :icchezza piu accessibile di quanto non fosse diffuse un clima di violenza. Fu appunto quest'ultimo, piuttosto che
la Respubltca, s:mpre p1u :unpov~r~ta - il legittimo impero che ora go- grandi massacri o saccheggi di grandi città, a cambiare lentamente
vern~va la. Gallia ~a lont~no, al di la delle Alpi, da Ravenna e da Roma. ma inesorabilmente il volto della società romana.
~1 t~oviam.o. dinnanzi a una potente inversione di marcia dei mec- L'ultima vera «invasione barbarica» avvenne nel 451, quando le
ca~smt messi m atto in Occidente sotto Costantino e i suoi succes- armate unne di Attila entrarono in Gallia solo per essere sconfitte
sori. Nel IV secolo, la presenza di una corte imperiale in Occidente nella grande battaglia dei Campi catalaunici (nei pressi di Chalons)
a~~va co.nsen.tito ai r~cchi di ~n~e~irsi i.n gerarchie piramidali sempre dal comes militiae Ezio, a capo di un'alleanza tra l'esercito romano e
pm ampie e influenti. I.~atnzi nvesti~ano cariche in tutto l'impe- quello visigoto. Dopo quest'ultima grande guerra, la società gallica
ro e possedevano terrem m molte province. Nel v secolo la nascita fu lasciata a se stessa, abbandonata a frantumarsi fino ad assumere
dell~ corti locali portò nella direzione opposta. In molte 'parti della una nuova forma in quella che lo storico francese Fernand Braudel
Gallia, della Spagna e dell'Africa, si verificò una sorta di miniatu- (parlando di un fenomeno analogo, ovvero l'avvento della pirateria
rizzazione ?ella s?cietà .tardoromana. Le élite regionali penetrarono nel Mediterraneo agli inizi dell'età moderna) ha definito <<Un 'epoca
a f.on~o net ~e?tn locali del potere militare, e questo in un mondo i di guerre non dichiarate»31 • Come si era creata questa situazione e
c~1 071zzonti si erano ristretti e dove le opportunità di un facile ar- quali furono i suoi effetti?
ricchimento .(anc~e prestai:ido servizio presso un re barbaro partico- Nel negoziare con i barbari nei primi decenni del v secolo, i romani
larmente attivo) s1 erano ridotte, con pochissime eccezioni a livello stessi si compiacquero del fatto che i barbari potessero essere trattati
di una singola regione. ' come agricoltori mancati, che, in quanto tali, potevano essere pacifi-
Passando in rassegna gli eventi storici del v secolo in Occidente cati donando loro delle terre. In questo loro calcolo i romani ignoraro-
~eter H.e~th.er ?.a descri~to !a progressiva caduta dell'impero roman~ no molti fattori: ai giovani guerrieri piaceva combattere; i re avevano
m term1~1 s1~ili a quelli dt Halsall. La fine dell'impero fu la storia bisogno della guerra per mantenere il loro prestigio nei confronti di
della «d1struz1one della romanità centrale». Ciò che tuttavia sosti- fratelli e nobili loro rivali; a tutti era necessaria la ricchezza prove-
tui tale «romanità centrale» non fu la barbarie bensf una forma di niente dalla guerra, e tale ricchezza era pili facilmente ottenibile con
546 Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occidente 547
piccole guerre il cui obiettivo, per la maggior parte, non erano vaste Dal Nord della Britannia, Patrizio (il nostro san Patrizio, che ave-
conquiste territoriali. I Visigoti dell'Aquitania (che conosciamo me- va già scontato il suo periodo di schiavitli in Irlanda) vedeva la Gallia
glio di altri) conducevano regolarmente delle campagne militari con come una terra di riscatti:
finalità strettamente limitate, per affermare per esempio il controllo È consuetudine dei Romani e dei Galli di fede cristiana inviare presso i Fran-
su una regione confinante oppure riportare all'ordine o occupare una chi e altre tribu persone sante e adatte [al compito] con migliaia e migliaia di so-
determinata città. Per questo motivo, le campagne militari dei Visigoti lidi per riscattare i battezzati fatti prigionieri" .
(come quelle dei Suebi che si erano insediati nella Spagna nordocci-
dentale) erano in gran parte guerre di logoramento. Una spedizione Era attraverso i riscatti, anziché con altre azioni pie, che la ric-
sotto le mura di una città finiva immancabilmente con il saccheggio chezza dei ricchi veniva distribuita nelle chiese in quel momento di
sistematico delle ricche campagne circostanti. Ecco come i Visigoti si piccole ma brutali guerre. I riscatti richiedevano una disponibilità
comportarono nel 414 nei pressi di Bazas (la città natale di Ausonio): immediata di liquidità, dato che grandi quantità di oro in monete o
lingotti dovevano essere subito a disposizione in un modo che an-
I nemici devastarono i villaggi [o le ville] tutto intorno. Appiccarono il fuoco alle
fattorie. Rovinarono vigneti e campi di grano facendoli calpestare dal bestiame".
dava ben oltre i mezzi dei pili modesti membri delle congregazioni
locali. Da qui l'elogio alla matrona Eugenia, inciso sul suo sarcofago
Queste azioni violente ai danni delle coltivazioni erano attentamen- a Marsiglia: «Con la sua ricchezza liberò i prigionieri dalle catene
te calcolate per convincere gli abitanti di una regione o di una città a imposte con la violenza e riportò alle loro terre quelli che ne erano
riconsiderare la loro obbedienza, aprendo direttamente le porte del- stati cacciati»37 •
la città oppure offrendosi di pagare un tributo agli invasori. Di soli- Potremmo sospettare che fosse proprio il bottino di quelle piccole
to, all'interno della città vi era una fazione favorevole alla resa. Nel guerre e il denaro ottenuto dai riscatti a spiegare l'oasi di prosperità
453 un concilio ecclesiastico tenutosi ad Angers stabili che un chieri- dei territori visigoti nella valle della Garonna, da Tolosa a Bordeaux,
co che avesse contribuito a consegnare la propria città al nemico do- unica regione in cui sembrano essere sopravvissute anche grandi ville,
veva essere non solo scomunicato ma interdetto da tutti i banchetti pavimentate non pili con ammalianti scene tratte dalla mitologia pa-
pubblici. Quest'ultima forma di ostracismo, imposto da una piccola gana, ma con esuberanti disegni floreali. Questi modelli iconografici
comunità in un periodo di guerre limitate)), dimostra altresi che vi appartenevano sopratt\ltto agli artigiani l_ocali, c_he li ripro~u~evan?
era sempre qualcuno disposto a collaborare con i barbari per amore con particolare gusto. E alquanto probabile che 1 «sarcofagi d Aq:i1-
di pace e tranquillità. tania», seppure di difficile datazione, appartengano a questo perio-
La ricchezza proveniva dai saccheggi e, soprattutto, da un com- do. Scolpiti nella pietra delle cave locali, essi segnalavano la nascita
mercio degli schiavi ben organizzato34 • Le terribili scene descritte in di beni di lusso ben precisi e di carattere locale. Adatti ai mausolei di
Africa da Agostino negli ultimi anni Venti del v secolo divennero alla famiglia e all'esibizione di ricche tombe, appartenenti a membri dei
fine dello stesso secolo uno spettacolo normale in Gallia e in Spagna. ceti alti e disposte intorno ai sepolcri dei santi, non traevano pili ispi-
Non tutti i prigionieri finivano schiavi in terre lontane, anzi, l'esito razione dai grandi sarcofagi marmorei di Roma. Si trattava di un' ar-
di una guerra condotta con successo consisteva nel rivendere a una te romana locale destinata a romani del luogo. Questi sarcofagi sem-
regione precedentemente saccheggiata gli abitanti catturati. Di con- brano rammentarci che una provincia come l'Aquitania poteva esse-
seguenza, l'atto di carità cristiana di pagare il riscatto dei prigionieri re prospera e già «postromana» (secondo gli standard del IV secolo)
si trasformò, almeno in Gallia, in qualcosa di pili del semplice invio sotto il dominio barbaro38 •
di tributi in denaro verso frontiere remote, come era accaduto inve- Al tempo stesso, il cristianesimo della Gallia cambiò di consisten-
ce nel IV secolo. Il riscatto divenne una questione di carattere esclu- za come reazione ai nuovi livelli di instabilità sociale e politica. Non
sivamente locale, da cui dipendeva la guarigione del tessuto sociale è cosi sorprendente come sembra il fatto che l'epoca delle invasioni
di un'intera regione dilaniata dalla guerra grazie al rientro della sua barbariche in Gallia sia venuta a coincidere con un periodo d'oro per
forza lavoro. Era la carità cristiana a garantire che contadini e schia- la costruzione di chiese. Come vedremo più avanti, queste nuove cat-
vi fossero restituiti ai loro antichi padroni'$. tedrali rispondevano direttamente alla necessità di mantenere alto il
548 Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occidente 549
morale degli abitanti delle città, costretti spesso a sostenere pesan- In primo luogo, i proprietari terrieri dovevano agire in fretta se
ti assedP9 • All'interno di queste cattedrali, la predicazione cristiana volevano preservare le loro proprietà. Dovevano concentrare la loro
sottolineava prima di ogni altra cosa il valore della coesione sociale. attenzione sugli aspetti locali della crisi piu risolutamente di quanto
Erano la superbia e l'invidia, non la ricchezza, a suscitare l' orro- non avessero fatto nel IV secolo. Ciò che ora serviva non erano rendi-
re dei predicatori gallici di quel periodo, che avevano ottime ragioni te cospicue, raccolte da molte regioni, bensf un solido potere in loco.
per porre l'accento su questi due vizi. Nelle condizioni instabili della La grande epoca della proprietà fondiaria assenteista si era conclusa.
Gallia, la superbia e l'invidia si traducevano troppo spesso in fazio- Paolino di Pella abbandonò semplicemente ogni speranza di ricavare
sità, ed era quest'ultima, come abbiamo visto, a mettere i romani gli profitti dai poderi della madre nella lontana Grecia:
uni contro gli altri piu che contro i barbari. Prendiamo l'esempio di Vi erano proprietà non modeste, popolate da coloni in gran numero; erano spar·
una serie di sermoni anonimi, conosciuta come la collezione omileti- se ovunque senza essere troppo frazionate e avrebbero potuto sostenere le spese
ca di «Eusebio Gallicano», predicati nella valle del Rodano alla fine eccessive di padroni prodighi e poco diligenti".
del v secolo e recentemente studiati in dettaglio da Lisa Bailey. Non è
L'incapacità di Paolino di attingere alle risorse di quelle terre lon- .
un caso che essi rimarcassero il bisogno di una solidarietà tra i comu-
tane segnò l'inizio della sua caduta in miseria. Come osservò uno
ni cristiani altrettanto impegnativa quanto quella imposta ai monaci.
Gli abitanti delle piccole città poste di fronte alla prospettiva di un scrittore provenzale dell'epoca:
assedio erano stretti in uno spazio altrettanto angusto e dipendevano Quegli uomini resi illustri da onori ufficiali, collocati ai vertici supremi dell' im-
pero grazie ad alte cariche, con rendite provenienti da ogni dove e proprietà che si
l'uno dall'altro quanto i monaci di qualsiasi monastero 40 • estendevano in tutto il mondo romano [ ... ] ora ci sembrano i personaggi di favole".
Un predicatore della metà del v secolo, Valeriano di Cimiez (una
città di collina arroccata sopra la strada romana che attraversava Il mondo dei ricchissimi, a cui appartenevano persone come Petro-
Nizza), si impegnò con tutte le sue energie per controllare perfino il nio Probo, era stato definitivamente consegnato al passato.
sarcasmo e i motti di spirito tra il suo gregge. Era «peccato di paro- Dobbiamo tuttavia ricordare che in Gallia e in Spagna vi erano stati
la inutile» fare battute sui tratti fisici dei propri concittadini, come pochi ricchissimi anche al culmine dell'Età dell'oro45 • Come abbiamo
chiamare «pallido» un uomo di carnagione scura o dire «bimbetto» di visto, il paesaggio rurale di queste province non era dominato da va-
«un uomo di statura alta che incute timore» 41 • La vendetta per simili ste tenute di proprietari terrieri assenteisti e nemmeno da lati/undia
mancanze di riguardo poteva perfino portare al tradimento. Ripen- appartenenti a personalità del luogo. Il territorio apparteneva in gran
sando al passato, gli abitanti di Treviri erano convinti che un giorno parte a piccoli nobili in concorrenza tra loro, le cui ville sorgevano a
la loro città fosse stata consegnata ai barbari e saccheggiata a causa grappoli intorno alle città. Erano persone agiate ma non straordina-
della rabbia di un cittadino di spicco che si era sentito provocato da riamente ricche. I sondaggi archeologici condotti in epoca moderna
una battuta grossolana riguardante sua moglie42 • ci hanno permesso di valutare quali potessero essere per questi ricchi
Varie fonti cristiane offrono vivide e uniformi testimonianze di au- di provincia gli orizzonti del possibile. Per fare un esempio, gli ac-
tocompiacimento per il ruolo svolto dalla chiesa nel mantenere alto il curati scavi della discarica di Quinta das Longas (in Lusitania, pres-
morale delle città della Gallia in quel periodo. L'agiografia cristiana so l'attuale Elvas, nel Portogallo sudorientale) hanno dimostrato che
è ricca di immagini di vescovi eroici, in piedi sui bastioni delle loro potevano possedere una villa elegante, perfino raffinata, e al tempo
città, e di grandi basiliche straripanti di profughi in cerca di asilo. In stesso utilizzare vasellame in terracotta di produzione regionale 46 •
realtà, visti in prospettiva, questi episodi non erano immuni da esage- Nel rv secolo, il proprietario di una villa come quella di Quinta das
razioni. In fondo, le chiese cristiane non potevano fare piu di tanto. Longas era il rappresentante per eccellenza dell'élite locale. Si tratta-
I laici (soprattutto i ricchi che possedevano proprietà fuori delle mu- va di quei piccoli grandi uomini che abbiamo incontrato nel capitolo I
ra) dovevano badare a se stessi, e molti vi riuscivano piuttosto bene, e di cui abbiamo cercato di intravedere i tratti caratteristici (ahimè,
benché sia piu difficile risalire alle loro azioni di fronte alla crisi. Solo non sempre con successo, a causa della scarsità di testimonianze affi-
grazie all'archeologia e alle fonti scritte possiamo ricostruire almeno dabili), escludendo il bagliore della grande risonanza avuta da membri
in parte ciò che stava accadendo. ricchissimi della comunità cristiana, come Paolino di Nola, Melania
550 Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occidente 551
l'Anziana e la nipote. Per questi piccoli nobili, il v secolo non rap- Tale posizione di dominio, tuttavia, non trovava piu espressione nei
presentò necessariamente un' èra di catastrofi, anzi, apri loro nuove grandi mosaici e sarcofagi che nel IV secolo - in Spagna, nella Gallia
opportunità. In molte regioni, infatti, essi non si trovarono piu mes- meridionale e nella Britannia del Sud - presentavano il dominus come
si in ombra dai grandi dignitari appartenenti a un sistema di potere un signore della caccia dai tratti mitologici. Una cerimonia funebre
che copriva l'intero impero. La possibilità di porsi al servizio di una era sufficiente. La parte rimanente delle rendite di un uomo di alto
corte barbara conferi loro un certo grado di potere locale, di cui in rango poteva essere spesa per necessità di guerra e in doni e banchetti
precedenza non avevano mai goduto fino a tal punto. Il v secolo fu che dovevano assicurare la fedeltà dei sostenitori49 • Nel complesso, ci
l'età dei piccoli grandi uomini. troviamo davanti a un mondo in cui risulta piu difficile distinguere i
Tale processo, tuttavia, si attuò imponendo un costo, sia per quan- ricchi dai poveri attraverso la documentazione archeologica, in quan-
to riguardava il loro tenC{re di vita sia rispetto alla loro «romanità», to in molte regioni dell'Occidente i ricchi avevano ormai perso que-
almeno in certa misura. E sbalorditiva la rapidità con cui le ville co- gli eclatanti attributi della ricchezza che nel IV secolo li avevano resi
struite o ricostruite nel IV secolo scompaiono dalla documentazione ar- cosf gloriosamente visibili50 •
cheologica inerente al v secolo. Come abbiamo visto, in molte regioni Quanti volevano preservare le loro ricchezze sapevano bene che •
erano proprio le grandi ville a ostentare piu chiaramente l'impronta la priorità assoluta non era mutata dall'epoca 1mperiale: essi doveva-
della ricchezza nelle campagne. Con la «fine delle ville», è come se no controllare la propria forza lavoro, e questo era sempre difficile in
la ricchezza di una intera classe fosse scomparsa dal nostro schermo tempi di violenza. Possiamo solo immaginare le misure di restrizio-
radar 47 • Eppure, benché accumulata probabilmente con maggiore dif- ne e vigilanza adottate. Da recenti indagini archeologiche abbiamo
ficoltà e in proporzioni di molto inferiori, la ricchezza non era sva- qualche sparuto accenno di ciò che poteva essere accaduto. La regio-
nita, ma aveva perso quel suo volto romano ben riconoscibile. Nella ne circostante di Béziers, per esempio, rivela nel corso del v secolo
Gallia e nella Spagna del v secolo a nessuno veniva in mente di met- un marcato decadimento degli insediamenti disseminati sul territorio
tersi in mostra costruendosi una villa. Tutto ciò che si reputava indi- e la nascita di pochi agglomerati piu grandi51 •
spensabile era un incarico presso una corte barbara, il mantenimen- Alcuni proprietari terrieri arrivarono al punto di costruire forti-
to di una casa in città come Mérida, Tolosa e Bordeaux e una scorta ficazioni per i loro contadini. Dardano, a suo tempo praefectus della
affidabile. Tutto questo fu accompagnato da un lento ma ineluttabile Gallia, apri la strada verso le valli montane delle Alpi Marittime, a
cambiamento dello stile di vita. In un'età di insicurezza, l'abilità svi- est di Sisteron. Egli e il fratello posero accanto alla strada un'iscrizio-
luppata andando a caccia veniva facilmente trasformata nel cavalcare ne che celebrava la loro impresa. Il villaggio modello (a cui abbiamo
abilmente un cavallo da guerra. Le scorte armate, necessarie sia per accennato nel precedente capitolo) venne perfino chiamato Theopolis,
avere protezione sia per affermare una qualche uguaglianza con i re per sottolineare il fatto che Dardano lo aveva posto sotto la protezione
barbari e il loro esercito, costavano ai romani del luogo tanto quanto divina: «Sulla loro proprietà [i due fratelli] eressero alte mura e gran-
un tempo costavano i mosaici e le terme private48 • di porte, che, secondo il loro desiderio, dovevano servire da rifugio
In molte regioni lontane dai centri di potere, le sepolture presti- comune per tutti»52 • Da spietato e impopolare servitore dello stato
giose sembrarono sostituire le ville nel modo in cui si ostentava ric- romano, Dardano aveva tutte le ragioni per desiderare di sentirsi al
chezza. Nella Gallia settentrionale e nella valle del Duero, è stato di- sicuro. La lingua dell'epigrafe, tuttavia, non lascia dubbi sul fatto che
mostrato che le sepolture con ricchi corredi funerari, che gli studiosi ciò che si stava costruendo non era un maniero a uso privato. Il for-
associavano un tempo soltanto ai barbari germanici, appartenevano tilizio di Dardano a Theopolis era presentato come un atto di fedeltà
a romani. Era in tali occasioni funebri che i membri dell'élite locale all'impero, e le sue mura erano state erette per il bene pubblico. In
si mettevano in mostra. Giacevano nei loro feretri ornati con simboli questo modo, egli sembrava descrivere uno di quegli edifici pubblici
del loro status sociale che riecheggiavano ancora un'epoca preceden- che, fino ad allora, si trovavano comunemente nel Foro di una qual-
te e piu ricca: spille e fermagli di mantelli militari nella Gallia setten- siasi città romana. Ora, Dardano intendeva invece porre una gran-
trionale; attrezzi da caccia e finimenti per cavalli in Spagna. Forse il de iscrizione che reclamizzasse la sua sollecitudine nei confronti dei
dominus desiderava ancora essere visto come un grande cacciatore. semplici abitanti di un villaggic53 •
552 Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occidente 553
Dardano, in realtà, sapeva che se non avesse creato quella fortifi. circondata a nord e a ovest da zone grigie di romanità locale, emerse
cazione gli abitanti di una ricca valle di montagna avrebbero potuto in gran parte della Gallia e della Spagna, mentre a sud si ergeva un
disperdersi ulteriormente tra le alture pili lontane. In quel caso, nel formidabile rivale : il regno vandalo di Cartagine, che mostrava esat-
volgere di una generazione egli e i suoi eredi avrebbero perso la loro tamente quanto potesse essere ancora spietato il potere dello stato.
indispensabile forza lavoro. Recenti scavi in Spagna ci permettono A quanto ci è dato sapere, lo stato vandalo non si fondava su un
di capire meglio tale pericolo. Gli archeologi hanno studiato la piana qualche tacito accordo tra i romani del luogo e una corte barbara, co-
del] arama e l'altopiano tra Toledo e Madrid, senza rilevare in questa me era successo con i Goti a Bordeaux e Tolosa. I grandi proprietari
zona alcuna testimonianza di spopolamento o di devastazioni. Quello terrieri romani dell'Africa proconsolare (Zeugitana) e della Byzace-
che vediamo è piuttosto ciò che a lungo termine avrebbe portato alla na furono bruscamente espropriati in modo da lasciare un territorio
rovina un proprietario terriero di stile tardoromano: una popolazione in tutto l'entroterra di Cartagine occupato esclusivamente dai guer-
un tempo vincolata alla terra attraverso una rete di ville, che a loro rieri vandali$$.
volta la legavano alla città e agli esattori del fisco, si era dispersa len- Peggio ancora, i Vandali non facevano mistero di essere ariani e
tamente ma inesorabilmente in comunità informali, legate a villaggi non cristiani cattolici. Nel giro di un decennio, i vescovi cattolici fu- ·
o a piccole fattorie. Nei villaggi persisteva ancora una precisa strati- rono esiliati come «eretici». I Vandali ripristinarono perfino le vec-
ficazione. Non si trattava affatto di comuni felici, formati da esseri chie leggi antidonatiste che dopo il 41 r avevano condannato all'esilio
umani uguali tra loro e liberi del peso di canoni e imposte. I vecchi i vescovi donatisti. Senza apportare alcuna variazione, i governanti
meccanismi per riscuotere affitti e imposte erano stati tuttavia scardi- vandali applicarono il testo di quelle stesse leggi nei confronti del cle-
nati. Una volta che fattorie e villaggi riuscirono a sganciarsi dalla fit- ro cattolico. Per una strana (e non del tutto immeritata) ironia della
t a rete delle ville dei possidenti, divenne quasi impossibile ricavarne sorte, molti degli amici di Agostino (primo tra tutti Possidio di Ca-
gli alti livelli di ricchezza che nel IV secolo aveva sostenuto le ricche lama, suo biografo) terminarono la loro vita come esuli in Italia, cac-
residenze dell'Età dell'oroH. ciati dalle loro città in virtli di quelle stesse leggi antieretiche che,
tretit' anni prima, avevano invocato per liberarsi dei rivali donatisti.
E illuminante il fatto che le città africane non fecero nulla per pro-
5. Romani nuovi sostituiscono i vecchi. Dai «bacaudae» a Sidonio teggere i loro vescovi. Negli anni Trenta e Quaranta del v secolo, co-
Apollinare, dal 430 circa al 480-490. me anche nel decennio precedente, le città dell'Africa erano rimaste
fermamente laiche. Nonostante decenni di predicazione di Agostino
In linea generale, a partire dalla metà del v secolo, ci troviamo din- e dei suoi colleghi vescovi, non erano diventate città massicciamente
nanzi a un nuovo Occidente. Al di là delle Alpi, Gallia e Spagna si cattoliche. I loro consiglieri municipali si trovavano ora dinnanzi a un
erano frammentate in un mosaico di regioni diverse. La Respublica dilemma, essendo costretti da un forte stato vandalo di fede ariana a
sopravviveva ancora e, seppure impoverita, rimaneva la singola unità scegliere tra restare fedeli ai loro vescovi e al clero cattolico (essendo
politica pili grande d 'Europa, che appariva incrollabile in Italia ed era loro stessi dei credenti cattolici), e perdere di conseguenza i loro pri-
ancora una presenza viva nella Gallia meridionale. Geograficamente, vilegi di laici, oppure conformarsi al nuovo regime, e mantenere cosi
ci troviamo in un mondo che era tornato ai giorni delle guerre puni- il loro status nelle città. Il fatto di conformarsi al governo ariano, in
che del m secolo a.C. A quel tempo, l'Italia e i confini del Mediter- realtà, permetteva comunque di continuare a essere fedeli alla piccola
raneo occidentale avevano affrontato l'Africa, mentre alle loro spal- Respublica della propria città, ed era appunto questo ciò che da sem-
le un entroterra sterminato e incontrollato si estendeva oltre la costa pre contava di piu. Non sorprende pertanto che scegliessero la città
a nord e a ovest. Ora, nel v secolo d.C., la romanità centrale - sotto anziché l'altare. I notabili delle municipalità africane non si unirono
forma del legittimo impero romano, la Respublica - risaliva l'Italia a sostegno della chiesa cattolica né aderirono con ardore alla fede aria-
fino a occupare le coste della Gallia meridionale e della Spagna orien- na. Avvezza al conformismo politico, soprattutto dopo la repressione
tale che si affacciavano sul Mediterraneo. Questa enclave di romani- del donatismo solo una generazione prima, l'élite laica dell'Africa seppe
tà centrale, che aveva le sue basi nell'area mediterranea, era tuttavia mantenere un basso profilo e lasciò che i due gruppi clericali - cattolici
554 Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occidente 555
e ariani. - se la vedessero tra loro, mentre essa continuò a governar sfondo a uno dei fenomeni piu interessanti di quel periodo, ovvero
le sue piccole città come aveva sempre fatto 56 . e una conferma della fedeltà al legittimo impero - solitamente defini-
~l mancato sostegno alla chiesa cattolica da parte delle classi alt to come Respublica - in quelle aree in cui il governo imperiale aveva
africane merita di essere sottolineato, poiché rivelò quanto fosse ancore continuato a esistere. Un influente segmento delle classi alte della
precaria la sua posizione in molte regioni. Nonostante un'edificant a società gallica respinse infatti le forme di romanità locale, optando
letteratura cristiana che celebrava la fusione tra la chiesa e le città ·e invece per la «romanità centrale», rappresentata dall'impero super-
Gallia e Sp~gna, tale alleanza dovette realizzarsi piu lentamente ~~ stite, per quanto svuotato e impoverito.
quanto possiamo pensare e di certo piu lentamente di quanto desid ~ È importante notare tale fenomeno. Abbiamo dedicato buona par-
rassero i vescovi e il clero. e te di questo capitolo al modo in cui intere regioni della Gallia e del-
Eppur~, il p~adoss.o del re~no var:dalo fu proprio che, dopo le misu- la Spagna virarono lentamente, ma con determinazione, verso forme
re dracon~ane m funzione anticattolica, quanto rimaneva della societ' di governo regionale che escludevano tacitamente l'impero. Si trattò
rom~na d1 Ca;tag~ne e dell'Africa piu a oriente (vale a dire le vecchi: tuttavia di un processo tenuto quasi celato, come una sorta di vergo-
provmce dell Afnca proconsolare .e ?ella Byzacena) iniziò a prospe- gnoso segreto di Pulcinella che gli storici possono ricostruire soltanto
r~e c~n spud~r~to vigore. Nelle citta apparvero grandi palazzi; fun- con difficoltà, poiché nelle fonti romane ne rimangono poche tracce.
z1onar1 romaru s1 posero al servizio dell'amministrazione dei Vandali· Furono pochissimi gli scrittori (tra i quali lo straordinario Salviano)
armatori :omani contr~buirono a munire di ciurme le flotte da guerr~ a sostenere che esistevano ormai dei «romani là fuori» - illic Roma-
vandale (il che, probabilmente, era per loro piu redditizio del colossale ni - che pregavano di non diventare mai piu sudditi dello stato ro-
sforzo annuale per mettere in moto il gigantesco dinosauro della flotta mano59. Ciò che udiamo con maggiore frequenza nelle fonti di questo
dell' anno.na, che un te~~o sal~a.va da Cartagine alla volta di Roma). periodo è invece la voce di un 'energica fazione fedele alla Respubli-
In o~ru ~as~, no:° ~utti 1 sudditi del regno vandalo navigavano i mari ca, vale a dire a strutture e consuetudini dell'impero romano eredita-
come ptratl. L1ben fmalmente dai prelievi forzosi collegati all'annona te dal IV secolo e destinate a sopravvivere (benché, fuori dell'Italia,
p~r Roma, ar~igiani e agricoltori inondarono i mercati di tutto il Me- soltanto in una serie di enclave sempre piu fortificate) fino alla fine
~1terr~°:eo ~ne~tal~ con le ceramiche e i vini africani. Nel v secolo degli anni Settanta del v secolo.
ntor~o m vita 1 an.tt~o legame tra l'Africa e il Levante, attraverso il In effetti, ci troviamo dinnanzi alla nascita di un nuovo stile di pa-
Medtterra~eo mend1onale, che aveva caratterizzato la Cartagine di triottismo romano. Nel IV secolo, l'impero di Roma era stato visto co-
epoca ~umca. La no.stra par?la «vandalismo» deriva dal popolo dei me un impero universale, che aveva come unici sfidanti i barbari al di
~and~h, .che, tuttavi~, solo m epoca successiva arrivarono a godere là delle frontiere. Era un vero orbis terrarum, un «mondo civilizzato»
d1 ur: od10.sa reput~z10ne., In Africa, in ogni caso, essi non portaro- sconfinato e apparentemente immobile come l'universo stesso. Verso
no d1struz10ne, anzi, grazie alla loro predisposizione al commercio i la metà del v secolo, in Occidente, tale impero universale sopravvi-
Vandali di Cartagine «resero possibile all'economia del mondo anti~o veva in Gallia e in Spagna solo come una costellazione di enclave. La
un'ultima stagione propizia»57 . «romanità centrale» non era piu un dato di fatto bensi un'opzione,
I poeti latini iniziarono a frequentare la corte dei Vandali cantan- ma un'opzione alla quale molti scrittori davano la preferenza con la
do l~di al ~ovrano, accl~mato come un «Re Sole» e compon;ndo ele- loro penna. Contrapposte alle sacche sempre piu grandi di romanità
ganti ver~1 che comparivano nelle epigrafi degli stabilimenti termali locale, queste enclave erano terreno fertile per una sorta di peculiare
suburbaru, ancora funzionanti. Se in Occidente il vecchio mondo con- iper-romanità che, nel corso dei decenni, aumentò di intensità mentre
tinuav~ a vivere un po' ovunque, soltanto in una città di pirati come le stesse enclave imperiali venivano sempre piu a ridursi.
Cartagme e nella campagna circostante esso sopravviveva in un mo- Nulla può illustrare la feroce intransigenza con cui i sostenitori
do ancora riconoscibile ai grandi proprietari delle ville del IV secolo58 • dell'ordine imperiale sopravvissuto vedevano il loro mondo piu chia-
Nonos~ante ~e zone grigie d~ Britannia, Gallia e Spagna, dove il ramente della loro reazione a uno dei fenomeni piu misteriosi dell' epo-
mandato imperiale non aveva p1u alcun valore, la Gallia meridionale ca: i bagaudi, o bacaudae. Sull'argomento bacaudae sono fiorite dotte
conobbe una realtà diversa, e in qualche modo estrema, che fece da fantasticherie (frutto in gran parte, ma non esclusivamente, di studiosi
556 Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occidente 557
di formazione marxista). A tutt'oggi, non sappiamo chi fossero esat- pirati vandali-, in quegli ultimi _decenni la Respublic~ r:on era affatto
tam~nte i bag.audi. D~ a.lcuni son? sta;~ conside~ati un~ sor~a dijac- defunta, il che non era necessariamente un fatto positivo.
querz.e ~o~tadma; altri v1.h~nno v_isto 11.ntento di proprietari terrieri Sotto molti aspetti, effettivamente, la Respublica aveva acquisito
locali di ricorrere a mezzi v10lenu per difendere la loro regione in un i tratti tipici di un ancien régime . Sorto dall'ambizioso stato del IV
mo~do orm~ priv? della protezione imperiale60 • Il termine ha origini secolo, l'impero del secolo successivo, prossimo a scontrarsi con la
celtiche e puo derivare da baga, «guerriero», ma non sappiamo nem- Gallia, mancava di coesione tra la base e il vertice della piramide che
meno se la parola bacauda si riferisse a una persona o a un fenomeno aveva reso il regno di Valentiniano I un impero formidabile e al tem-
simile alla Fronda nella Francia de~ x~ secolo. ~on s~ppiamo nep- po stesso flessibile . Q1:1anto era successo duran.te la crisi de~ III secolo
pure se fu_ un evento ur~ano (forse l eqmvalente d1 una rivolta fiscale) si ripropose nella Gallia del v secolo. Tra qu~ll~ c~e J~a?-Mic·h·el Car-
o un movimento esclusivamente rurale, come la maggior parte degli rié (parlando della fine del III secolo) ha definito i mzlteux dmgeants,
studiosi tende a ritenere 51 • ovvero la cerchia pili interna del governo, e le «classi dirigenti» nel
l!na c?sa t.ut~av_ia sappian:o:. come~ bagaudi erano percepiti dagli loro insieme venne a crearsi una frattura 65 • Spietati generali inviati
altri. Gli scritti di due crorusu (Idaz10, vescovo di Aquae Flaviae dall'Italia si alleavano con le famiglie galliche che, con fatica, erano ·
l'odierna Chaves nel Portogallo settentrionale, e l'anonimo di Mar~ già salite sul carro imperial~ ai ten:pi di ~al~ntiniano e_ Teodosio e
siglia autore della Chronica Gallica a. 452) sono le uniche fonti che prevedevano di mant~nere intatto m .G~llia il monopolio delle alte
menzionano frequentemente le loro attività in quel periodo. La Chro- cariche. Rispetto a prima, queste famiglie erano molto meno aperte
nica G_allica a. 452 riporta azioni dei bagaudi in Gallia nel 435, 43 7 e alle «classi dirigenti» nel loro complesso, vale a dire a persone reclu-
448 e m ~pa~na (s~c~nd~ Idazio) nel 441, 443, 449 e ancora nel 454. tate tra la piccola nobiltà urbana. Non erano state loro a promuo.v~re
Entrambi gli autori rifenscono della loro soppressione con malcelata quelle persone né avevano inte~zio~e ?i d~r~ as~olto a~e_lor~ o~~ruo:
soddisfazione. In Spagna, nel 443, un generale «spezzò» finalmente ni. Il controllo esercitato da tali famiglie privilegiate sm livelli pm alti
62
la loro «insolenza» • Nel 435, nella Gallia Lugdunensis (le province dell'amministrazione finf per creare <<Una situazione in cui la politica
settentrionali confinanti con il Canale della Manica e la Britannia) era diventata appannaggio di chi era già potente»66 •
un capo chiamato Tibatto portò la regione a« separarsi dall'ordine ro~ Di conseguenza, la mobilità sociale che aveva infuso energia all'am-
mano» - a Romana societate - , convincendo gli schiavi di quasi tutta ministrazione imperiale del IV secolo venne a esaurirsi. Schierarsi con
la Gallia a unirsi in una bacauda. Due anni dopo, nel 437, i tumulti la Respublica nella seconda metà del v secolo non era come optare per
furono sedati «con grande carneficina» e l'evento fu registrato que- l'impero romano dei giorni di Costantino, Valentiniano e Teodosio.
sta volta con evidente soddisfazione nella Chronica Gallica a. 452 63 • Significava piuttosto offrire il proprio sostegno a un sistema pili ar-
In nessun passo di entrambi gli autori vi è una qualche allusione rogante del solito, appesantito ai vertici da un apparato ingombrante
al fatto che i bagaudi fossero dei barbari. E infatti erano romani. Fu e profondamente convinto della propria eccellenza.
quasi la prima volta nella storia dell'impero che degli eserciti romani È in questo contèsto che possiamo meglio apprezzare la carri~ra e
scesero in campo non contro i guerrieri barbari o gli eserciti di un im- gli scritti di Sidonio Apollinare (430 circa-480/490). Nato a L10ne,
peratore rivale ma contro sudditi romani che nutrivano un evidente Sidonio trascorse la maggior parte della sua vita nelle enclave impe-
malcontento. Essi furono dichiarati «nemici pubblici» e «ribelli sui- riali dell' Auvergne e della valle del Rodano, recandosi due volte in
cidi», contro i quali andava condotta una guerra di riconquista che Italia. Eppure, nel suo genio letterario, Sidonio assicurava che la «sua
approvata di tutto cuore dalla maggior parte degli scrittori residenti Roma», quella di un'iper-romanità che osservava il mondo attraverso
nei territori della Respublica, venne spesso combattuta dalle truppe strette feritoie, era diventata in larga misura la Roma di tutti. Sidonio,
mercenarie di barbari al soldo dei romani64 • cioè, presentava quanto rimaneva dell'impero come una soc~et~ i;no-
Nel complesso, benché costretta sulla difensiva dai tanti modi al- dello, degna di fedeltà acritica, poiché essere fedeli a Roma s1grufica:
ternativi {e per altro sgraditi) di essere «romani» - ormai diffusi dalla va essere fedeli alla civiltà stessa. Di conseguenza, è questa Roma di
Britannia, abbandonata dai soldati romani, alle diverse zone in fer- Sidonio che vediamo entrare, con maestosa tragicità, nell'immagina-
mento della Gallia e della Spagna, fino alla Cartagine capitale dei ria aura crepuscolare dell'èra barbarica. Eppure, quando leggiamo le
558 Capitolo ventiquattresimo La crisi dell' Occidente 559

sue lettere e poesie, riusciamo a intravedere i molti modi alternat· · Sidonio concluse la sua vita come vescovo di Clermont, ma in que-
. h ., · .
d1 essere romano c e gia premevano mtorno a lut. A trionfare n
IVI
r sto egli fu vittima della faziosità politica dei r~mani. Ne~ 46?, alla s:ia
ultimi .anni di vita di Sidonio sarebbe stata appunto questa forme~~1 carriera nella Respublica venne posta ir:1provv1samente f~ne m segm~o
romamtà alternativa e piu provinciale 6' . a al sospetto di connivenza con un traditore. Come ha d1m?strato Jill
. Incontriamo.per la prima volta Sidonio ad Arles nel 449. Appena di- Harries, la consacrazione di Sidonio a v~scovo nor:i f'-: la felice p~o~o:
c1~nnmven·ndi s1 erila trovatdo nella fila solenne di figure avvolte in abiti zione a un onore spirituale considerato mt:rcambiabile co!1 la ~hgmta
scmt ant1 etro .tro?o e1console dell'anno (il generale Asterio, lo della sua posizione del mondo secolare, ne fu un passaggio tnonfale
stesso ~he otto anru pnma aveva s.offo~ato in Spagna le ribellioni dei dalia toga alla mitra, come molti hanno immaginato. Essa fu piutto-
bagaudi). In una delle sue lettere, S1doruo non perde occasione di pre ·_ sto un rovescio di fortuna".
sare che, ancorché giovanissimo, si trovava accanto al trono del cons~le Nonostante quella qattuta cl' arresto, a Sidonio va riconosciuto il
merito di essersi risollevato con rinnovato vigore, che (ovviamente!}
[ ... J.perc~é mi~ padre, mio su~ero'. il nonno e il bisnonno avevano avuto briJ.
lanti carriere, rivestendo la carica di praefectus della città e del pretorio e ff · ebbe cura di immortalare in molte delle sue lettere piu sfavillanti.
autorevoli a corte e nell'esercito". u ICI Allorché egli divenne vescovo, Clermont era ancora entro i territo-
ri dell'impero. Eppure, anche quando ce~cò di impedire. che l~ cit~à
L: amb.ien~~ cl' ori~~ne faceva ~i Sidor;io ~n perfetto rappresentan- fosse assorbita dal regno gotico in espansione del re Eunco, S1domo 4
te di que1 n:zlzeux dmgeants che m Gallia s1 trovavano ai vertici del- incontrò una forte opposizione all'interno della stessa Clermont' •
la Re_spubltca del v secolo. Per Sidonio, un alto ufficio al servizio E sappiamo perché. Molti romani del luogo non vedevano alci._m
dell'impero era l'unic? ~rit~rio affidabile per valutare il rango di una grande vantaggio nell'essere sudditi degli imperatori. I loro P.arentl e
persona. Un punto d1 nfenmento altrettanto chiaro era un'elevata amici stavano già facendo ottime carriere presso la corte gotica. Nel
cultura. Idealr:iente, i due criteri :rano i?terdipendenti e converge- 478, Sidonio scrisse a uno di questi romani,. di n~me Na~azio~ che
v~no ..In o~~as:o~e del c~ns~l~~o d1 Asteno, allo splendore visivo de- non era un funzionario della Respublica ma ncopnva la canea d1 am-
g~1 alti ufficiali dr stato numtl mtorno al console fece eco il discorso miraglio della flotta atlantica dei Goti, ancorata ~Bordeaux. A dif-
d1 un famoso oratore: ferenza di Sidonio, l'ammiraglio di Eurico - una figura del l:iogo con
La tog~ c~~solan~, imbevuta di porpo:a di Tiro, con le foglie di palma dalle una sfumatura di nobiltà (come era stato un tempo Ausomo) - non
v.enature m rilievo ncamate lungo I bordi, fu esaltata da un discorso ancora piu custodiva gelosamente ricordi di famiglia legati ad aite cariche nella
riccamente colorato e soffuso d'oro".
Respublica e risalenti all'Età dell'oro. In realtà, Namazio non aveva
Erede di. Plinio e Si~aco, Sidonio sapeva altresi come dipingere alcun bisogno della Respublica per sentirsi un grande né, tantomeno,
un paesag~10 del cuo~e, rievocando la sua amata Clermont piu vivi- per sentirsi un romano. A un uomo ricco di energia e intelligenza
damente dr quanto Simmaco avesse mai fatto per la sua Campania: come lui bastava seguire «i vessilli di un popolo vittorioso» - i Go-
La piana colti~a~a, cl.ove I.e onde del vento ondeggiano attraverso il grano [... ] ti - che in quel momento avevano dato origine all'unico stato vitale
acco.glien:e co:i 1 viaggiatori, feconda all'aratro dei contadini, piena di delizie della Gallia meridionale's.
pe! 1 cac~1at.o,ri, do~e le ~reste montane coronano i pascoli di pianura, i vigneti Uomini del genere erano cristiani devoti nonché un esempio della
sui pendl1 pm bassi, le ville delle terre piu a valle e i forti sulle cime rocciose111• carità della nuova classe di ricchi sorta presso le corti barbare. Non
. Con:e scrittore, Sidoi:iio aveva il dono di fermare il tempo. Passeg- avevano alcun interesse a edificare ville, e non erano abbastanza ricchi
giamo mtorno alla sua villa e a quelle dei suoi amici e le vediamo esat- da costruire le nuove basiliche scintillanti che avevano cominciato a
t~mente .com'erano nel IV secolo d.C. (o perfino nel I secolo) 71 • Solo decorare le città della Gallia. In compenso, sapevano come devolvere
d1 tanto m ta?t~ cogliam~ piccoli dettagli che indicano come i tempi il loro denaro in dimostrazioni di carità cattolica relativamente a buon
f~sser? cambiati. Lo stabilimento termale di Sidonio non era piu di- mercato. Soprattutto, da buoni devoti, sapevano riconoscere un santo
pmt,o m.modo da creare un mondo magico come quello di Sidi Ghrib non appena lo vedevano, per esempio il comes militiae Vi_ttore, primo
n~~ Africa del IV ~eco~o. Le sue pareti erano semplicemente rivestite comandante militare di E urico a Clermont dopo che la città era stata
d1 intonaco, su cw egh aveva scritto brevi versi72 • consegnata ai Goti. Come Namazio, aveva fatto carriera nell'esercito
560 Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occidente 561
prestando servizio sotto i Goti. Allorché un santo eremita (che avev nonna dei ragazzi, a cui offri una scelta: la tonsura o la morte. Solo
pere.orso tutta la strada dalla Mesopotamia alla Gallia) si trovò sul l t~ uno scelse la tonsura81 • Il fatto accadde negli anni Venti del VI se~olo:
t~ di morte, Vittore si inginocchiò accanto all'uomo morente: «Eeli in cento anni possono accadere molte cose. Appena un seco.lo pru:na,
piegò l'alto onore del suo ufficio fino all'altezza delle sue ginocchiag
AgostU:o era ancora .in vita e .invia".'a petizi~ni alla c~rt~ iml?er~~e
A quell'atto di umiltà non mancò di unire sonori singhiozzi. Si accolt,· affinche fossero presi provvedimenti contro i mercanti di ~chiav~ m
le spese delle .e~equi~, affinché l'anacoreta avesse un funerale degn~ Africa; Genserico era ancora in' Spagna; accanto al palazzo 1mpenale
~ella sua santlt_a. Scrivendo nel 477, quando ormai in Occidente non di Ravenna era in costruzione il grande santuario votivo di Galla Pla-
nn:a?eva traccia della Respubli~a, Sidonio si disse lieto di vedere tanta cidia; la Respublica iniziava appena allora ad avvertire i primi tremori
canta nel nuovo governatore di Clermonf6 • Vittore fu altresi attent che precedettero il suo crollo in Gallia, Spagna e Africa.
a lasciare la propria impronta nelle campagne circostanti, erigend~ Prima di esaminare in dettaglio la visione e l'uso della ricchezza
un. nuovo colonn.ato presso la famosa chiesa rurale di San Giuliano a nella nuova èra inaugurata dagli sviluppi testé descritti, è importan-
Bnoude (a sud di Clermont) e portando le reliquie di san Lorenzo in te per noi capire le caratteristiche dell'Occidente del v secolo nel suo
un~ chiesa da lui edificata in una tenuta7'. complesso. Dobbiamo avere in mente questo panorama anche per un .
. E piu che probabile che Vittore considerasse quegli atti di devo- altro motivo: nel v secolo, non solo l'impero occidentale fu travolto
z10ne come gesti volti a espiare i suoi peccati. E non erano pochi a da una crisi generale, ma la crisi stessa venne analizzata e valutata da
pensa:e che tal~ esJ:?iazione gli fo~se indispensabile. Un secolo dopo, una serie notevole di autori cristiani, attivi nell'enclave imperiale del-
mfatti.' ~re~o~10 di Tou:s, pur ricordando con approvazione le pie la Provenza e nella bassa valle del Rodano. Questi scrittori sono per
donazioru di Vittore, aggmngeva tuttavia un ulteriore aneddoto: Vit- noi come una stazione di ascolto, poiché è grazie a loro che possiamo
to~e ~vev~ fatto arrest~e il «senatore» Eucherio, personaggio illustre ancora udire le voci di un mondo in crisi. I loro scritti toccarono in
dei g10rru del vecchio impero: modo vivace e pertinente ogni aspetto del rapporto tra il cristianesimo
Una notte, ordinò che fosse trascinato fuori dalla prigione in cui era stato gettato e e la società. Rivolgiamoci pertanto, in primo luogo, ai «santi» - vale
dopo averlo legato a un vecchio muro, diede ordine di farlo crollare sul prigioniero"'. a dire agli intellettuali cristiani di Marsiglia e ai monaci-vescovi del
monastero di Lérins - e poi alla personalità piu notevole emersa da
Era .stata una lezione di politica postimperiale, in puro stile roma-
no-gotico. questo ambiente: Salviano, il prete di Marsiglia.
Sidonio morf tra il 480 e il 490, dopo che l'impero era ormai scom-
parso dall'Occidente. Sul suo sarcofago non volle fare alcuna menzio-
n~ del suo uffi:io di _vesc?vo, poiché ciò che veramente contava per 'Expositio totius mundi et gentium: (78b], p. 8I.
l~i erano le ~anche nvestlte sotto la Respublica e le sue opere lettera- 2
Sulle battaglie della guerra civile come autentici «campi di morte» per i sold.ati di profes:
rie. Non lego neppure la data della sua morte al regno di qualche re sione romani e il conseguente uso sempre piu frequente di truppe mercenarie barbare, .si
vedano sopratrutto B. Shaw, \Varand Violence, in Bowersock, Brown e Grabar (a cura d1},
locale bensi a quello di Zenone, imperatore d'Oriente. Quest'ultimo Late Antiquity. A Guide to the Postclassical World cit., pp. 130-69, in particolare pp. 148-52;
in quanto imperatore di Costantinopoli, era considerato da Sidonio ll e A. D . Lee, War in Late Antiquity. A Socia/ History, Blackwell, Oxford 2007, pp. 51·73.
solo capo superstite del legittimo impero romano'9 • 'Sulpicio Severo, Chronica II, 3, 2: [208b_J, ,P- 228. Su Sulpicio Sev~ro si v.e~a in particolare
H. Inglebert, Les romains chrétiens/ace al histoire de Rome. Histozr;, chnstzamsm~ e~ roma-
I discendenti di Sidonio, al contrario, non ebbero difficoltà ad nités en Occident dans l'Antiquité tardive (III'· V' siècles), Institut d'Etudes Augusuruennes,
anda:e .a nozze con la nuova politica della romanità locale. Nel 507, Paris 1996, pp. 365-85.
suo figlio, Apollinare, guidò la milizia di Clermont al fianco dei Goti • La migliore analisi di questa confederazione, apparsa in tempi re~enti,. è W. GoHart, Ba~·
per co~battere i Franc~i nella famosa battaglia di Vouillé8°. Il nipote, barian Tides. The Migration Age and the Later Roman Empire, Uruvemty of Pennsylvania
Press, Philadelphia 2006, pp. 73-107. Hea?ier, 1:-" ca~uta del".impero_ romano cit., pp. 24.0-51,
Arcadio, ebbe un ruolo importante e altrettanto sinistro alla corte dei in particolare p. 243, offre un racconto di speciale v1~or~. S1 veda moltre Id., Why Did the
Franchi, aiutando i figli di Clodoveo a sbarazzarsi dei loro giovani Barbarians Cross the Rhine?, in «Journal of Late Ant1qu1ty», II (2009) , pp. 3-29.
nipoti, che avrebbero potuto avanzare pretese al trono. Fu lo stesso 'Paolino di Pella, Eucharisticos 235: [15oa], voi. II, p. 322; [15oc], p. 49·
Arcadio a comparire con una spada e un paio di forbici davanti alla ' Si veda in particolare M. Kulikowski, Barbarians in Gaul, Usurpers in Britain, in « Britan·
nia», XXXI (2000), pp. 325·45.
Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occidente
7
Id., Late Roman Spaìn and Its Citìes cit., pp. 151-75;}. Aree, Bdrbaros y romanos en Hirpan " Codex Theodosianus XV, 14, 14 (416), De in/im1andis bis, quae sub tyrannis aut barbaris gesta
(400-507 A.D.), Marcial Pons, Madrid 2005, pp. 3I-I49. ta sunt: [55a], p. 831.
1
Agostino, Ep. u*, 2 [Divjak]. "Paolino di Pella, Eucharìsticos 500-2: [15oc], pp. 62-63 .
' Halsall, Barbarian Mìgration> and the Roman West cit., p. 339. "Ibid. , 514: [15oc], p. 65.
0
' M: Kulikowski, The Visigothìc Settlement in Aquitania. The Imperia! Perspective, in R . Ma. "Jbid., 3070 [15oc], p. 54·
thisen e D. Shanzer (a cura di), Society and Culture in Late Antique Gaul. Revisiting the " Sul «regno» di Egidio e Afranio Siagrio nella Gallia settentrionale, si veda P. Mac~eorg~,
Sources, ~shgate, Aldershot 2oor, pp. 20-38 .. Che alla base di tali insediamenti vi fosse Late Roman Warlords, Oxford University Press, Oxford 200~, pp. 69-164; sulla Britanrua
la garanzia di una quota delle entrate fiscali (e non delle terre) è l'ipotesi avanzata in si vedano C. A. Snyder, An Age of Tyrants. Britain and the Bntons, A:.D. ~00-600, _P ennsyl-
W. Goffart, Barbarians and Romans, A.D. 4r8-584. The Techniques o/ Accommodatìon vania State University Press, University Park 1998; e S. Laycock, Bntannza the Fatled State.
Princeton University Press, Princeton 1980, ora energicamente difesa in Id., Barbaria~ Trìbal Conflicts and the End o/Roman Britain, The History Press, Stroud 2008, pp. 109-68.
Tides cit., pp. u9-86. L'ipotesi solleva dei dubbi a causa della sua visione semplicistica Il " Halsall, Barbarian Migrations and the Roman W est cit., p. 19.
dibattito è tuttora in corso: Id., The Technìque o/Barbarian Settlement in the Fì/th Century.
'' Heathcr, La caduta dell'impero romano cit., pp. 518-24.
A Persona_!, Streamlined J}ccountwìth Ten Additional Comments, e G. Halsall, The Technìque
o/ Barbanan Settlement in the Fifth Century. A Reply to Walter Goffart, in «Journal of Late " F. Braudel, La Médìterranée et /e monde méditerranéen_ à l'époque d~ P?ilippe_Il, Aima.nd C~­
Antiquity», III (2010), rispettivamente pp. 65-98 e 99-u2. lin, Paris 1949, 1966 [trad. it. Civiltà e imperi de/Mediterraneo nel! eta d1 Ftlzppo II, Emaudi,
11
Heather, La caduta dell'impero romano cit. , pp. 344-55, in particolare pp. 353-54. Torino 1953, 1986, voi. II, pp. 919-48].
12 "Gregorio di Tours, De gloria martyrum u : [n2a], p. 46; Id., Libri Miraculorum, Liber I. De •
Wickham, Framing the Ear/y Midd/e Ages cit., p. 7u.
Gloria Beatorum Martyrum XIII: [n6], p. 717.
"]. Harries, Sidonius Apollinarìs and the Fa/! o/ Rome, AD 407-485, Clarendon Press, Oxford
"Concilio di Angers 453, in Concilia Galliae: [6oa], p. 138; si veda R. W: ~athis~n, R?man
1994, p. 246. Aristocrats in Barbarian Gaul. Strategies far Survival in an Age o/ Transttton, Uruversity of
"Corpus lnscripti?num Latinarum: [63c], n ..1783; in~- He:frick, History and Sìlence. Purge Texas Press, Austin 1993· pp. 77-85, in particolare P· 79·
and Rehabtlztatton o/ Memory tn Late Antzquzty, Univers1ty of Texas Press, Austin 2000, "R. Samson, Slavery, the Roman Legacy, in Drinkwater e Elton (a cura di), Fifth-Century
pp. I·5.
Gaul cit., pp. 218-27; N. Lenski, Captivity, Slavery, and Cu~tural F.xchange between Ro"!e
1.1 Chronìca Gallica a. 452 , 55 (anno 406): [4ia] , p. 652. Si veda S. Muhlberger, The Fifth- and the Germans /rom the First to the Seventh Century _C.E., m C . M. Cameron (a cura ~1),
Century Chroniclers. Prosper, Hydatius, and the Gallic Chronicler o/452, Cairns, Liverpool Invisib/e Citizens. Captives and Their Consequences, Uruvcrsity of Utah Press, Salt Lake City
1990, pp. 136-92 ; Id., Looking Back /rom Mid-Centu ry. The Gallic Chronicler o/ 452 and 2008, pp. 80-109, in particolare pp. 95-103. . .
the Crisis o/ Honorius' Reign, in]. Drinkwater e H. El ton (a cura di), Fifth-Century Gau/.
" W. Klingshirn, Charity and Power. Caesa~us o/ Arles and the Ransoming o/ Captzves tn Sub-
A Crisis ofIdentity?, Cambridge University Press, Cambridge 1992, pp. 28-37. Vari estratti Roman Gau/, in «Journal of Roman Studies», LXXV (1985), pp. 183-203.
delle Cronache galliche e di vari altri materiali sono stati tradotti in A. C. Murray, From
Roman lo Merovingian Gaul. A Reader, Broadview Press, Peterborough (Ont.) 2000. Sulla -" «Consuetudo Romanorum et Gallorum Christianorum [est]: mit.tunt viros sanctos idon_eos
letteratura riguardante le «invasioni» barbariche, si vedano Courcelle, Histoire /ittéraire ad Francos et caeteras gentes cum tot millibus solidorum ad reduoendos captlvos bapuza-
des grandes invasions germanìques cit., e M. Roberts, Barbarians in Gaul. The Response o/ the tos», Patrizio, Epistola ad Coroticum 7: [153b], coL 817; [153b], PP· 37, 57·
Poets, in Drinkwater ed Elton (a cura di), Fifth-Century Gaul cit., pp. 97-106. >7 Inscriptiones Latinae Christianae Veteres: [125], n. 179· .
16
Com'è stato fatto di recente da Ward-Perkins, The Fati o/Rome cit., pp. 28-31. Si conside- >•Su tale questione, fortemente dibattuta, si vedano in particolare N ·, Duv'.11, L~ ;iotzon
rino tuttavia le riserve su tale uso delle fonti avanzate in N. B. McLynn, Poetic Creativity de «sarcophage» et son r6le dans l'antiquité tardive, e C. Balmelle, Le r:pert~zr~ veg_etal des
and Politica! Crìsis in Early Fifth-Century Gaul, in «]ournal of Late Antiquity», II (2009), mosaistes du Sud-Ouest de la Caule et des sculpteurs des sarcopha~es_dzts d Aqu1ta~~e, m ~An:
pp. 60-74. W ard-Perkins ha accettato queste critiche nel suo articolo 407 and Al! That. tiquité tardive», I (1993), rispettivame~t<: pp. 29-35 e 101-7,' ms1~me con altn contributi
Retrospective, in «Journal of Late Antiquitp, II (2009), pp. 75-78, in particolare p. 78. contenuti nel medesimo numero della nvista. Nonostante 1 opiruone della maggior p~rte
Si veda in generale W. Pohl, Rome and the Barbarians in the Fifth Century, in «Antiquité dc;gli articoli ~ontenuti nel numero, mi ~rovo_persoi;ialment.e ir:1 ~ccor~o con Yves Chnste
tardive» , XVI (2008), pp. 93-101. (A propor du décor figuré des sarcophages d Aquztazne, m «.An~1qwte tar~v~''.' I (1993},_ PP· 21
17
Tradotto da Evelyn White per la Loeb Classical Library in appendice alle opere di Ausonio: e ), che vede una rottura con gli stili del IV secolo anziche una c~ntmw~a. Si ve.da 1;11o~tre
79
[15oa). Si veda inoltre C. Moussy in [15ob] . Il miglior commento è offerto in N. B. McLynn, J.-L. Boudartchouk, Production et difju;ion _des sarc~phages romams tardifs et merovzngtens
Paulinus the Impenitent. A Study ofthe «EucharisticoS», in «Journal of Early Christian Stu- dans la régìon de Lourdes (Hautes Pyrenees), m «Gallia», LIX (2002), PP· 53-60.
dies», II (1995), pp. 461-86; si vedano piu recentemente A. Co~kun, The «Eucharisticos» of " Halsall BarbarianMigrationsandthe Roman Westcit., p. 347·
Paulinus Pellaeus. Towards a Reappraisalofthe World.ly Convert's Life and Autobiography, in "L. K. B•ailey, Building Urban Christian Communities. Sermons on Locai Saints in the_E~sebi~s
«Vigiliae Christianae », LX (2006), pp. 283-315; e A. Marcane, Il mondo di Paolino di Pelta, Gal/icanus Collection, in «Early Medieval Europe», XII (2003), pp. l-24; Id., Chnsttanzty. s
in Id., Dì tarda antichità. Scritti scelti, Mondadori, Milano 2008, pp. 87-96. Quiet Success. The Eusebius Gallicanus Sermon Collection and the Power o/ the Church in
" Paolino di Pella, Eucharisticos 228: [15oc], p. 49. Late Antique Gaul, University of Notre Dame Press, Notre Dame (Ind.) 2010, PP· 1·38.
19
lbid., 159-66: [15oc], p. 45. " Valeriano di Cimiez, Homi/ia VI, 3 (De otiosis verbis): [215a], coL 710; [215b], P· 78 (Ome-
0
' Ibid., 204-15: [15oc], pp. 47, 49. lia VI. Sulle parole oziose).
21
Ibid., 291-310: [15oc], pp. 53, 55. Cfr. McLynn, Paulinus the Impenitent cit., p. 471 . " Fredegario, Chronicae III, T [82], p. 94-
22
lbid.' p . 469. 0 Paolino di Pella, Eucharisticos 416-19: [15oc], p. 61.

"Paolino di Pella, Eucharisticos 520-38: [15oc], pp. 71-76. " Eucherio di Lione, De contemptu mundi 273-88: [74], P· 74·
Capitolo ventiquattresimo La crisi dell'Occidente
., Wickham, Framing the Ear/y Middle Ages cit., pp. 169-73. particolarmente esuberanti: si veda Querolus (Aulularia): (182], pp. XII-XLII. Il passo in
"Almeida e Carvalho, «Villa» romana da Quinta das Longas cit. Si veda inoltre Reynold realtà potrebbe non !lvere alcuna relazione con i bagaudi.
Hispania and the Roman Medite"anean cit., pp. 60-63 e cartina 8 a p. 166. s, "Si veda]. C. Sanchez Lc6n, Les sources de l'histoire des Bagaudes, Les Belles Lettres, Paris
., Su tale fenomeno si veda il vivace dibattito in T. Lewit, «Vanishing VillaS». What Happ d 1996. Come fonti, a parte !dazio e la Chronica Gallica a. 452, disponiamo soltanto di
to Élite Rural Habitation in the West in the 5 "-6" C.?, in «]ournal of Roman Archacolo~e Zosimo, Historia nova VI, 2, 5: [223c], p . 615; e Salviano cli Marsiglia, De gubematione
~I (2003), pp. 260-74; ~ 0 Bowes e Gutteridgc, Rethinking the Later Roman Landsc~' Dei V, 5, 22 e V, 6, 24-26: [195a], coll. 98-100; [1951], pp. 152 e 154· Sull'uso dcl termine
c1t., pp. 412-13. Per una VlSlone generale, dr. P. Heather, Elite Militarisation and the p0 t~ bacaudae per definire gli eventi avvenuti alla fine del m secolo, si veda Sanchez Lc6n, Les
Roman _West, in Bonamente e Lizzi Testa (a cura di), Istituzioni, carismi ed esercizio del sources cit., pp. u9-46. La Chronica Gallica a. 452 usa il singolare Bacauda in due casi (II7
potere clt., pp. 245-65. e 133, riguardo agli anni 443 e 448). Il fatto che un medico, Eudosso, fosse implicato in
,. Wickham, Framing the Early Middle Ages cit., pp. 473-81. una Bacauda (Chronica Gallica a. 452, II3, anno 448) e che i bagaudi uccisero un vescovo
e i soldati di una guarnigione a Tarazona (Rutiasso), una cittadina mineraria della Spagna
" Halsall, Barbarian Migrations and the Roman West cit ., pp. 342-44, 350-51 e 364. settentrionale (Idazio, Chronica, 133, anno 449): [n8], può indicare l'ambientazione urbana
" ~a re~entin_a scomparsa di benefattori romani è soprattutto evidente nella Britannia post- di alcuni eventi legati ai bagaucli.
1mpenale (s1 veda Cleary, The Ending o/ Roman Britain cit.), anche se si trattò di un feoo. "Idazio, Chronica 120 (anno 443): [n8], p. 96. L'opera e la concezione di Idazio sono bril-
meno paneuropeo. lantemente descritte in Muhlberger, The Fifth-Century Chroniclers cit., pp. 193-266, in
" S. Mauné, Les campagnes de la cité de Béziers dans l'Antiquité. Partie nord-orientale (II' s. av particolare pp. 260-64.
].-C.· VI' s. ap. J.-C.), Mergoil, Montagnac 1998, pp. u9-22. · "Chronica gallica a. 452, n7 (anno 435) e rr9 (anno 437) : [420], p. 660.
"Inscriptiones Latinae Selectae: [126], n. 1279. "Questa è l'opinione espressa da Salviano di Marsiglia, De gubematione Dei V, 6, 24: [195a],
"Connolly, Forti/ying ~he City o/ Go4 cit. Nella stessa valle Dardano eresse forse la propria col. xoo; si veda Drinkwater, The Bacaudae cit., p. 217.
cappella-mausoleo. S1veda F. Ben01t, La crypte en triconque de Théopolis, in «Rivista cli ar- "Carrié e Rousselle, ['empire romain en mutation cit., p. 732.
cheologia cristiana», XXVII (1951), pp. 69-89. Sulle fortificazioni della Gallia meridionale "Matthcws, Western Aristocracies and Imperia! Court cit., p. 347.
si veda L. Bourgeois, Les résidences des élites et !es /orti/ications du Haut Moyen Àge en France
et en Belgique dans leurcadre européen. Aperçu historiogrrzphique (1955-2005) in «Cahicrs dc " Ritengo che lo studio piu attento su Sidonio Apollinare sia Harries, Sidonius Apoltinaris cit.
civilisation médiévale», XLIX (2006), pp. n3-4i, in particolare p. u8. ' " Sidonio Apollinare, Ep. l, 3, l : [19o/>], voi. I, p. 346; «Cui pater, soccr, avus, proavus, praefec-
,. A. Vig~-Escalcro Guirado, Granjas y a/Jeas altomedievales al Norte de Toledo (45 o-8oo turis urbanis praetorianisque magisteriis palatinis militaribusquc micucrunt»: [199<1], col. 450.
D.C.), m «Archivo Espafiol de Arqueologfa», LXXX (2007), pp. 239-84. "«Et illam Sarranis ebriam sucis inter crepitantia segmenta palmatam plus picta orationc,
"Y. Modéran, L'établissement territorial des Vanda/es en Afrique, in «Antiquité tardive», plus aurea convenustavit», Id., Ep. V, 6, 6: [199b), voi. II, p. 424.
X (2002), pp. 87-122. "'«taceo illud aequor agrorum, in quo sine periculo quaestuosae fluctuan t in segetibus undae
"Id., Une guerre de religion. Les deux églises d'Afrique à l'époque vandale, in «Antiquité [ ... ] viatoribus molle, fructuosum aratoribus, venatoribus voluptuosum; quod montium
tardive», XI (2003), pp. 21-44, in particolare p. 44. cingunt dorsa pascuis latera vinetis, terrena villis saxosa castcllis», Id., Ep. IV, 21, 5:
[199b], voi. II, p. 142.
"A. Mcrrills e R. Miles, The Vandals, Wiley-Blackwell, Chichester 2010, pp. 141-76, in 71
particolare p . 176. La mescolanza di descrizioni realistiche e stereotipi senza tempo non hanno reso Sidonio
particolarmente caro agli archeologi impegnati a ricostruire come fosse veramente una villa
"Y. Hen, Roman Barbarians. The Royal Court and Culture in the Early Medieval West del v secolo. A p. 16 di]. Bodel, Monumental Villas and Villa Monuments, in «Journal of
Palgrave MacMillan, Basingstoke 2007, pp. 59-93; R. Miles, The «Anthologia Latina; Roman Archaeology», X (1997), pp. 3-35, leggiamo: «una congerie confusa di immagini
and the Creation o/Secular Space in Vanda! Carthage, in «Antiquité tardive», XIII (2005), ricercate che finiscono per frustrare il lettore anziché aiutarlo». Si veda inoltre]. Percival,
pp. 305-20; C. Balmelle et al., Vitalité de l'architecture domestique à Carthage au v• siècle. Desperately Seeking Sidonius. The Realities o/ Li/e in Fifth-Century Gaul, in« Latomurn, LVI
L 'exemple de la maison dite de la Rotonde, sur la colline de l'Odéon, in «Antiquité tar- (1997), pp. 279-92. Si consideri tuttavia il tentativo, ampiamente riuscito, di ricostruire
dive», XI (2003), pp. 151-66. Si vedano inoltre G. Chalon et al., «Memorabile factum». una cli queste ville (quella del Burgus Leontii nel Poema XXII di Sidonio) in Balmclle, Les
Un~ c~lébration de l'évergétisme des rois vandales dans l'Anthologie Latine, in «Antiquités demeures aristocratiques d'Aquitaine cit., p. 144·
afncames», XXI (1985), pp. 207-62; e G. H ays, «Romuleis Libicisque litteris». Fulgentius "Harries, Sidonius Apotlinaris cit., p. 132; «interior parietum facies solo levigati caementi
and the «Vanda/ Renairsance», in Merrills (a cura di), Vandals, Romans and Berbers cit., candore contenta est», Sidonio Apollinare, Ep. II, 2, 5-6: [199b], voi. I, pp. 420-22.
pp. 101-32.
"Harries, Sidonius Apoltinaris cit., p . 15.
"Salviano cli Marsiglia, De gubematione Dei V, 8, 37: [195a], col. 102; [1951], p. 158.
60 " Sidonio Apollinare, Ep. III, 2, 2: [t99b], voi. II, p. 8.
Si confronti la brillante sintesi marxista di E. A. Thompson, Peasant Revolts in Late Roman
Gau/ and Spain, in «Past and Present», II (1952), pp. n-23, con R. Van Dam, Leadership and "Id., Ep. VIII, 6, 16, «Quamquam me e contrario ingentia hortentur: primum quod vieto·
Community in Late Antique Gaul, University of California Press, Berkeley 1985 1 pp. 41-48, ris populi signa comitaris»: [199b] 1 voi. II, p. 432. Si veda The Prosopography o/ the Later
che rovescia arditamente tale punto di vista ipotizzando iniziative cli autodifesa da parte Roman Empire: [170], voi. II, p. 77r.
delle élite locali. Personalmente, mi trovo incline ad accogliere le tesi diJ. F. Drinkwater, "Id., Ep. VII, 17, l -2: [199b], voi. II, pp. 388-90. Si veda The Prosopography o/ the Later
~he Bacaudae o/ Fifth-Century Gaul, in Drinkwater e Elton (a cura di), Fi/th-Century Gaul Roman Empire: [170], voi. II, pp. n62-63.
clt., pp. 208-17. Concordo infatti con il suo rifiuto di vedere nel movimento dei bagaudi n Gregorio di Tours, Historia Francorum Il, 20: [n5c], p. 147. Si veda Harries, Sidonius
qualsiasi ~onflitto o tumulto sociale, e tantomeno un vuoto di potere a livello regionale Apotlinaris cit., p. 195·
nella Gallia e nella Spagna del v secolo, tranne nei casi in cui vi è un palese collegamento " Gregorio di Tours, Historia Francorum II, 20: [u5c], p. 147. Si veda The Prosopography o/
con i bagaudi stessi. Un passo della commedia Querolus (n, 30) ha eccitato fantasticherie the Later Roman Empire: [170], voi. II, p. 406.
Capitolo ventiquattresimo
"Recueil des inscriptions chrétiennes de la Caule: [184b], n. 21, p. 126.
00
Gregorio di Tours, Historia Francorum II, 37: [u5c], p. 191; The Prosopography o/the Later
Roman Empire: [170], voi. II, p . u4.
81
Gregorio di Tours, Historia Francorum III, 18: [n5c], p. 253; The Prosopography o/the Later
Roman Empire: [170], voi. II, pp. 131-32.