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Bauman nel saggio “Cultura come prassi” individua l’utilizzo del termine cultura in tre grandi filoni, originati

da tematiche storicamente diverse e chiamanti in causa differenti problemi sociali.

 Concetto “gerarchico” di cultura: fa riferimento alla preoccupazione di raggiungere l’ideale


dell’essere umano. In questo senso la cultura si oppone alle barbarie (colto/incolto) . Questo
concetto gerarchico si collega al concetto umanistico di cultura come “ciò che di meglio è stato
pensato”. Questo concetto è legato a questioni di potere e legittimazione da parte della classe
dominante-intellettuale. Esiste solo LA cultura i cui contenuti possono cambiare solo attraverso
lotte simboliche e materiali.
 Concetto “differenziale” da conto delle diversità che sussistono tra gruppi collocati in contesti
temporali, geografici o sociali differenti. Questo concetto parte dal presupposto che gli esseri
umani oltre che ad essere determinati dal patrimonio genetico sono determinati da diverse forme
socioculturali. (concetto noto come antropologico –manchezza dell’essere umano-) Questo
concetto non ha senso al singolare, poiché essendo una posizione relativistica si parla di culture al
plurale.
Il concetto differenziale non è di per sé implicito, poiché delimitare confini e appartenenti ad una
cultura è di per sé un’operazione culturale.
 Concetto “generico” di cultura, pensare alla cultura come qualcosa che accomuna il genere umano.
L’elemento che accomuna gli esseri umani è quello di essere una “specie simbolica” in grado di
produrre cultura.

La cultura è l’elemento che distingue l’uomo da qualsiasi altra specie. Fare cultura vuol dire imporre nuove
strutture al mondo.

Nell’universo simbolico dell’uomo il significato dei simboli si dà solo in un sistema di rimandi incrociati e di
opposizioni (ad esempio la figura dell’uomo nel wc ha senso in opposizione a quella della donna). Questi
simboli rappresentano l’ambiente e ci aiutano a orientare i comportamenti nonché a creare categorie.
Secondariamente strutturare vuol dire dare un ordine ossia organizzare l’ambiente dando senso alla
complessità. Dando senso l’uomo ritaglia ed esclude certe possibilità nella sua esperienza. La prassi umana
consiste nel trasformare il caos in ordine.
Conferire ordine al mondo vuol dire limitare le possibilità, vuol dire che l’indistinto diventa differenziabile e
di conseguenza può essere prevedibile, la prassi umana è opera di scelta.

La strutturazione dell’ambiente può seguire logiche di vario tipo:

 Differenziare i significati attribuiti alle diverse parti dell’ambiente


 Introdurre regolarità nell’ambiente (ad esempio i confini) e attribuire valori a ciò che sta dentro e
ciò che sta fuori
 Manipolare le probabilità

Possiamo distinguere le tre dimensioni della cultura in:

 Rappresentazione sociale: è un mezzo culturale che serve a dare significato al mondo che ci
circonda, ha due funzioni:
1. rendere convenzionali cose, persone, eventi
2. prescrittive nel senso che ci dicono in anticipo cosa dobbiamo sapere  familiarizzazione.
Le rappresentazioni sono necessarie per 4 fattori:
1.Antropologico: bisogno di ordine dell’esistenza umana
2.Cognitivo: schemi interpretativi per rendere il mondo familiare
3.Pratico: le rappresentazioni generano pratiche
4.Emotivo: ci si affeziona ai propri passaggi mentali, staccarsene vuol dire sofferenza
 Percezione
 Comportamento

Dove si situa la cultura? Negli agenti (interno) o nelle forme significanti pubbliche (esterno)? Noi creiamo
cultura ma allo stesso tempo è la cultura che si impone a noi, è una pratica sia oggettiva che soggettiva,
viene prodotta e riprodotta dagli agenti.

Come avviene la familiarizzazione con i codici, pratiche e significati che permette di orientarci nella
cultura? Attraverso il processo di socializzazione ossia una transizione tra l’agente e le istituzioni che lo
formano, non è un apprendimento formale ma deriva dalle reiterate influenze degli agenti sociali. Nella
socializzazione risultano centrali l’esperienza fatta nei processi di apprendimento e la corporeità.

Gli agenti sociali hanno degli habitus, che sono presenti negli agenti a causa di esperienze passate , sono
degli schemi di percezione da cui operiamo atti di conoscenza pratica, individuiamo e riconosciamo degli
stimoli a cui siamo predisposti a reagire e di generare strategie conformemente agli habitus.
L’incorporazione dell’habitus avviene attraverso la reiterazione delle pratiche e la restrizione dello spazio
dei possibili.

L’esperienza è una “memoria progettuale” ci fa costruire capacità che poi rimangono a disposizione,
successivamente può trasformarsi in azione che limita il campo del possibile. La memoria dell’esperienza
dipende dalla reiterazione, certe possibilità ci sono altre sono escluse, è memoria del corpo
(incorporazione)

Le scienze sociali e le scienze cognitive hanno messo in evidenza due tipi di cognizione:

 Cognizione automatica: dipende dagli schemi disponibili a livello culturale che forniscono assunti
impliciti. Cultura istituzionalizzata, habitus, routine.
 Cognizione deliberativa: entra in gioco quando è sollecitata la soglia dell’attenzione ed entriamo
in un contesto nuovo, momenti in cui si è più attenti, si colgono novità, gli schemi vengono messi
in crisi.
(primacy: effetto di persistenza delle informazioni che vengono acquisite per prima.
hysteris dell’habitus: ossia l’inerzia fa si che certe disposizioni non vengano abbandonate)

Le rappresentazioni sociali, l’habitus sono mantenute grazie ad un aspetto emotivo , ad una componente
affettiva non solo pragmatica, l’apprendimento avviene anche attraverso meccanismi emozionali.

Il termine ordine ha a che fare:

 Con la cogenza del suo contenuto -bisogna fare così e non altrimenti-
 Con l’autorità alle sue spalle –il fondamento-

La cultura non è suscettibile di interpretazione definitiva, ma è temporanea, in conflitto e in continua


trasformazione, quindi quando diciamo che esiste la “cultura X” trasformiamo un comportamento culturale
in un’entità immutabile; e la definizione di ciò che è cultura avviene attraverso lotte di gruppi e dipende da
chi sono gli individui che hanno accesso al potere . Definire la cultura vuol dire anche definire cosa sta fuori
ed è invece caos.

Per naturalizzazione dell’ordine culturale si intende il fatto che le strutture sociali e culturali si impongono a
noi omettendo l’arbitrio iniziale ossia la cultura che le istituisce e di conseguenza questa naturalizzazione fa
si che esse (attraverso narrazioni o miti) sembrino legittime.

Processo di naturalizzazione: Quando ci riferiamo a qualcosa come a “qualcosa di naturale” in realtà ci


riferiamo ad un comportamento, fenomeno, atto la cui origine culturale è stata rimossa dando appunto vita
ad un processo di naturalizzazione; che successivamente attraverso miti e narrazioni implica una
legittimazione.

Il processo di naturalizzazione è permesso dal “senso comune” ossia un insieme di luoghi comuni,
tacitamente accettati, esso fa sì che esista una sola definizione legittima della realtà. Il senso comune è in
gran parte nazionale nel senso che viene costruito e rafforzato dalle istituzioni (es scolastiche) che spingono
ad una omogeneizzazione delle prospettive.
doxa: le convenzioni sociali non vengono messe in discussione e questo in virtù della forza del dominio.
Il dominato percepisce naturale il dominio in quanto lo pensa con gli schemi culturali del dominante.

Dal punto di vista gerarchico della cultura esistono delle opposizioni tra alto e basso (es. uso la lingua
standard e non il dialetto di conseguenza quella standard diventa la lingua legittima). L’opposizione
alto/basso riflette l’opposizione cultura dominante(élite)/ e cultura della periferia.

Possiamo distinguere 4 livelli di legittimazione:

 Naturalizzazione
 Proverbi, storie, massime “moglie e buoi dai paesi tuoi”
 Ritualizzazione: che si crea attorno a istituzioni che legittimano la produzione di categorie distinte
nella società
 Universi simbolici: religioni, ideologie, filosofie che spiegano l’ordine del mondo

Tali livelli di legittimazione sono accolti dagli agenti poiché i principi di divisione accolti sono gli stesi su cui
si basano le istituzioni, e secondariamente gli agenti che stabiliscono le divisioni sono legittimati dalle
istituzioni stesse.

I processi di globalizzazione contribuiscono a mettere in crisi il senso comune

All’interno dello spazio sociale possono crearsi dei campi parzialmente autonomi (artistico, scientifico ecc)
nei quali vigono principi di divisione e conoscenza specifici dando origine a differenziazioni incomprensibili
a chi non ne fa parte.
Cultura vuol dire creazione di confini e ogni volta che dei gruppi creano al loro interno dei confini si
possono creare parziali condivisioni di significato (culture regionali cittadine ecc).

Esistono poi le subculture, il cui livello di condivisione culturale non prevede necessariamente l’interazione
faccia a faccia ma si può basare anche sulla condivisione dei consumi (es cultura Hip hop)
LA COSTRUZIONE CULTURALE DELLO SPAZIO
-I NOSTRI RAPPORTI CON ESSO
-DELIMITAZIONE E ORDINAMENTO
-ELEMENTO DI SIGNIFICAZIONE CULTURALE

Gli spazi fisici incidono sulla possibilità di accesso alle risorse e sul sentimento di sé degli attori.

1.Lo spazio non viene visto con la lente dell’oggettività ma dipende dal significato affettivo e delle relazioni
con le persone all’interno di esso (esperienze corporee, oggetti, suoni, odori). Lo spazio diventa legato alle
pratiche sociali.

2.Per comprendere e organizzare il mondo si cominciano a contrapporre dentro e fuori, si creano


differenze tra i luoghi caricandoli di significato

3.Vi è mobilità poiché gli agenti sociali si muovono tra i confini, questo fa si che essi diventino permeabili e
ridefinibili.(globalizzazione=rispazializzazione)

4. i concetti di Marginalità, Centralità e Distanza hanno una matrice sociale in quanto sono concetti
relazionali, da non intendersi in uno spazio “fisico”.

Diversi gruppi con diverso accesso alle risorse occupano diverse porzioni di spazio, e le relazioni tra questi
gruppi implicano relazioni di potere. Lo spazio diventa un contenitore di potere sociale.

Crescere vuol dire fare esperienza muovendosi in uno spazio e la conoscenza di esso avviene in maniera
pratica. Per conoscenza pratica si intende un percorso abitudinario –gesti, sentimenti, sensi, habitus che
nel loro insieme costituiscono un sistema di rappresentazione del luogo- che formano poi la “mente
locale”.
(il senso di “familiarità” con la strada è quello che costruisce un habitus).

Non dobbiamo intendere lo spazio come fisico ma come SOCIALE in quanto le nostre definizioni
“oggettive” di distanza e lontananza dipendono comunque dai rapporti umani.
Il concetto di habitus si viene a creare all’interno di uno spazio sociale quindi da origine a schemi di
comportamento socio spaziali.
I luoghi in cui agisce l’uomo assumono connotazioni specifiche grazie all’uso tipizzato delle possibilità
spazio-temporali.

Mappe mentali: La mappa è una proiezione dello stile di vita all’interno degli spazi della città; vi saranno
ad esempio i margini (ossia i limiti che incontriamo in città –ad es. i muri-) zone (sono zone riconosciute da
chi si trova al loro interno in cui si agisce), nodi (luoghi in cui ci si incontra/convergono certe pratiche –ad
es. mercati-),riferimenti (ossia punti di orientamento). Tali mappe mentali dipendono dalle traiettorie
percorse ed esistono tante mappe spaziali quanti habitus vi sono: ciò che per alcuni è un nodo per altri è
riferimento.
Uno stesso luogo assumerà significati diversi a seconda del punto di vista di chi lo guarda e che dipende
dalle esperienze e pratiche.
(basti pensare a “cosa è per noi casa?” oppure ai luoghi di memoria ossia spazi fisici investiti di significato
totale, sono le pratiche umane le narrazioni a costruire e mantenere lo status di luogo di memoria)

Organizzazione spazio attraverso costruzione dei confini (dentro-fuori), i confini sono opera dell’azione
umana.
Anzitutto i confini sono continuamente ridefiniti dai rapporti di potere, potrebbe sorgere qualche dubbio
sui confini naturali (es: fiume) ma anche questo si rivela essere un confine perché sono i rapporti di potere
a definirlo tale.
Addirittura il concetto di limite in sé non è assolutamente naturale, non esistono limiti in natura ma si
tratta di un fatto sociologico che poi noi riproduciamo nella natura.

FUNZIONI DEL CONFINE


La prima funzione del confine è quella di selezionare all’interno della complessità del reale, vuol dire
scegliere porzioni del territorio e dargli forma familiare, il luogo è caos e l’uomo lo addomestica.
Chi stabilisce un limite ne prende possesso e può creare diritto. I limiti indicano la direzione da seguire per
poter rimanere all’interno di una stessa comunità
Ha una funzione classificatoria ossia permette di raggruppare e distinguere;
ha una funzione distributiva: ossia trasforma le differenze in disuguaglianze:
e ha una funzione relazionale: certi modi di relazionarsi tra le identità

Confine-frontiera:
Il confine è netto e definisce in modo irrevocabile le condizioni al suo interno, inoltre i confini servono per
definire a priori che cosa accadrà in un determinato contesto –attraverso i confini i corpi subiscono forme
di regolamentazione sociale-; mentre la frontiera è uno spazio più ampio, sfumato di confronto e
mescolanza (frontiera Usa-Messico).

Regionalizzazione:
Per regionalizzazione si intende la divisione del tempo e dello spazio in zone in rapporto a pratiche sociali
routinizzate. (ad esempio uno spazio urbano diventa spazio gioco per i bambini solo se questo per routine
viene frequentato da famiglie che portano lì i loro figli a giocare)

I modi di regionalizzazione sono classificati in base a:


-Forma: Come sono distribuiti i confini che definiscono una regione (ad esempio tramite le pareti della
casa)
-La loro estensione: La regionalizzazione può avere luogo su vasta scala (ad esempio la distinzione tra
centro e periferia)
-Alla durata: i confini possono essere temporanei o definitivi (delimitazione temporanea per un concerto)
-Carattere: modi in cui l’organizzazione dello spazio è ordinato all’interno dei sistemi sociali.

(nesso spazio-tempo: regionalizzazione casa concetti di “zona giorno”, “zona notte”. Nella casa si
riproduce l’ordine sociale presente all’interno della società, modi di produzione e vita quotidiana sono
legati –Basti pensare che nella corte di Versailles non esisteva il concetto di privacy perché a quei tempi
non c’era bisogno della privacy, l’appartamento è invece inventato per il dipendente ed è quindi un
contenitore di ciò che non ha a che fare con il lavoro).

GLOBALIZZAZIONE E MOBILITA’
Cosa succede ai processi di spazializzazione nel mondo contemporaneo a seguito della globalizzazione?
I luoghi non sono più basi solide per le nostre identità, deterritorializzazione  rottura legami tra culture –
nel senso differenziale-

Dinamiche di rispazializzazione:
Ristrutturare il modo in cui lo spazio è organizzato, nascono i concetti di:
-globalità
-aspazialità
-reticolarità

Globalità: Il mondo intero è l’arena in cui si svolge l’azione umana, essa è sempre più interconnessa a tutti
i livelli; caduta dicotomia dentro/fuori, ridefinizione del tema del confine e quindi dello status di cittadino

Aspazialità: indifferenza rispetto ai luoghi (sfera privata, lavorativa e politica –es M5S-), vengono sfidati i
confini (pensiamo alla dicotomia stanzialità/nomadicità  oggi ci si può “muovere” grazie al pc)

Reticolarità: L’idea di ciò che è lontano e ciò che è vicino viene ristabilita (ad esempio certe mete –
spazialmente lontane- diventano paradossalmente più vicine di altre ma non perché effettivamente lo
siano ma perché ad esempio sono scelte da una compagnia aerea).

Spazio e potere
La gestione dello spazio è collegata al controllo sociale e ai rapporti di dominazione. Lo spazio è
strettamente legato al potere inteso come risorse che si hanno, relazioni che si intrattengono.
Partendo dalla possibilità di controllo sui propri spazi e come questi varino a seconda di che posizione si
occupa all’interno delle relazioni di potere (nessuno può costruirsi una casa come desidera); architettura e
ingegneria stessa diventano delle discipline dell’Igiene sociale per controllare i movimenti del popolo. Le
mappe stesse dei territori elaborate dagli stati nazione sono state un mezzo per giungere ad un'unica
rappresentazione legittima dello spazio. Le stesse mappe mentali sono si frutto della propria esperienza
quanto frutto delle rappresentazioni dominanti dello spazio.
Sempre nel rapporto tra spazio e potere possiamo parlare di appropriazione degli spazi da parte degli
agenti sociali, Goffman spiega che ogni essere umano ha delle estensioni del sé che spesso sono
occupazioni di spazio, la cui violazione è sentita come violazione della propria sfera personale. (es se
qualcuno occupa il mio posto in biblio); gli spazi d’uso diventano “di proprietà”.

Il controllo della spazialità contribuisce alla definizione di determinate categorie. Ad esempio definiamo la
categoria “adolescenti” impedendo a quest’ultimi l’accesso a club per “adulti”.
(i giovani non hanno controllo sullo spazio privato, intessono relazioni nello spazio pubblico)

Distanza sociale
Chiusura nei confronti di categorie sociali differenti che si traduce in distanza nello spazio fisico. La
distanza è qualcosa di generato socialmente che deriva dalla nostra capacità di saper distinguere
“lontano” da “vicino”. Infatti ogni “categoria sociale” tende a mantenere le “distanze” dalle categorie
meno affini. Non è mai la distanza marcata a generare “prese di distanza” ma quella minima proprio
perché porre dei confini tra un gruppo e l’altro vuol dire creare distinzione sociale per non creare
confusione.

Territorialità
Ogni gruppo viene socializzato ad un senso di territorialità ossia una strategia al fine di controllare persone
e risorse all’interno di un area geografica. Ad esempio i nuovi appartenenti ad una curva impareranno
senza insegnamento esplicito (quindi attraverso incorporazione) i confini invisibili tra i vari gruppi.

Ci sono inoltre altre strategie per gestire il rapporto tra luoghi e gruppi:
-Emica: escludere e rigettare completamente la diversità (ghetto, incarcerazione)
-Fagica: assimilazione e cancellazione delle diversità (es. centri commerciali)
Città
Relazione spazio e cultura nel senso differenziale del termine
-luoghi aperti e intercollegati
-nuova questione sociale attraverso il quale si colgono le trasformazioni contemporanee
-spostamento attenzione dei sociologi dal tempo allo spazio

Processi urbani (interconnessione e funzoni):


-Il territorio si “ri-combina” continuamente ha nuove funzioni e popolazioni(queste ultime non si
incontrano mai) e l’elemento di differenziazione dipende dalle interconnessioni che si hanno con “l’altrove”
-Si verifica una perdita di funzioni (es. quartiere che chiude dopo 20 anni)
PROCESSI URBANI CONTRADDITORI:
-Relazione tra spazializzazione e potere: Certe categorie che possono ritagliarsi uno spazio operano una
chiusura escludente
-Relazione tra gruppi dominanti e globalizzazione: abbraccio ad un cosmopolitismo ma depurato da
tensioni e conflitti sociali.

Gated communities:
Sono moderne comunità autonome create seguendo il modello dei villaggi feudali, sono collegati con mezzi
ai centri urbani, è una comunità purificata dove non esiste la diversità (omogenea composizione sociale) è
sorvegliata; effetti paradossali: ossessione per la sicurezza e no incontro tra persone diverse, la sicurezza
provoca enclousers che generano mancanza di familiarità con le altre realtà sociali il che fa aumentare il
bisogno di sicurezza.

Valorizzazione simbolica dei luoghi:


Trasformazione della scena urbana realizzata attraverso la demolizione di spazi “decadenti” (es. ex aree
industriali) e il recupero edilizio da parte di una popolazione con alto capitale sociale e disponibilità
economica (es. Bar,cinema, palestra).
Questo processo prende il nome di gentrification (gentry: nobiltà urbana): nuovi residenti agiati e nuovi usi
dello spazio rimpiazzano i vecchi residenti e vecchi usi dello spazio.

COSTRUZIONE CULTURALE DEL TEMPO

Il senso dello scorrere del tempo si costruisce attraverso le pratiche, e la sua organizzazione (in società
altamente individuali) è concepibile in autonomia dagli altri in quanto sono le istituzioni a farsi carico del
coordinamento collettivo del tempo. Sono le pratiche a costruire il tempo (prima ci sono le pratiche poi il
tempo).
Dobbiamo ordinare culturalmente l’esperienza temporale, abbiamo bisogno di ordinare l’esperienza (di
avere coordinate temporali)
In terzo luogo noi dividiamo il tempo come in “blocchi” uguali all’interno di una giornata, ciò ci sembra
razionale poiché abbiamo interiorizzato un habitus che ci fa vivere il tempo come un qualcosa di
suddivisibile, tale concezione è però tipica della società capitalistica all’interno della quale la divisione del
lavoro e a standardizzazione richiede la divisione del tempo in ore minuti e secondi ponendo così l’accento
sull’aspetto quantitativo piuttosto che qualitativo del tempo.

La costruzione della temporalità ha a che fare con:


-Coordinamento delle attività umane (ad esempio i calendari)
-Periodizzare la vita sociale e individuale (ad esempio in età: adolescenza., vecchiaia ecc)
-Significato attribuito ai termini presente passato e futuro
Il tempo non è un fenomeno naturale bensì un fenomeno sociale, il tempo infatti è relazione, non è un
qualcosa di vuoto ma si da nel collegare tra loro più sequenze di cambiamenti. Il tempo è un’opera
collettiva che porta l’impronta della società, all’interno della quale si da una definizione culturale della
durata, continuità, cambiamento, cultura (pensiamo al significato dei cicli lunari o al a.c.).

Giddens individua tre tipi di durata:


-Reversibile e ciclica della vita quotidiana –si può sempre ricominciare daccapo-
-Irreversibile dal punto di vista biologico –non si può fare nulla due volte la prima volta-
-Longue durée, reversibile che riguarda i tempi istituzionali –es. cicli economici-

Il tempo assume una dimensione quantitativa, misurabile, diventa simile ad una moneta (es. banca del
tempo), tuttavia tale concezione non è sempre stata così, anche il concetto di futuro come qualcosa di al di
là del presente non è sempre stato presente in modo astorico nell’habitus temporale. Lo studio
antropologico di società organizzate intono ai cicli naturali ci fa vedere come in queste la suddivisone del
tempo e la concezione di passato presente e futuro non abbia senso.
L’enfasi del futuro è tipica delle aree in cui si è sviluppata l’etica protestante e il capitalismo. Nelle società
pre-industriali lo scorrere del tempo era legato alle attività del bestiame e dei lavori pastorali, il tempo non
veniva controllato anche perché non era possibile dunque ci si sottometteva ma si era anche indifferenti
rispetto ad esso, e la fretta era vista come una mancanza di decoro. Nelle società pre-industriali non
esisteva la divisione tra lavoro e tempo libero, si tratta di un qualcosa che si verifica nella società
capitalistica tradizionale.
Quando il tempo viene percepito come astratto e quantitativo come nella società capitalistica? Ci sono
cause concomitanti:
-La diffusione del mercantilismo fa si che gli spazi si estendano e che le istituzioni necessitino di coordinare
a livello temporale le attività
-Mutamenti della cultura religiosa: l’etica calvinista fa nascere una concezione utilitaristica del tempo come
risorsa da non sprecare.
-L’orologio meccanico diventa simbolo della società industriale.
Si passa da una concezione ciclica ad una concezione lineare del tempo quando vi è la possibilità di
dominare il futuro.

Come l’esperienza temporale soggettiva è qualcosa di costruito socialmente? Interessarsi vuol dire fare
tempo; bisogna impegnarsi in qualcosa per dare senso e creare una scansione temporale. Esperienza
soggettiva del tempo esempi: non ci si è accorti del tempo che passava, essere impazienti che accada
qualcosa. L’esperienza soggettiva del tempo si genera nel rapporto tra habitus e mondo sociale ossia tra
attese e probabilità di appagamento di queste attese. L’esperienza del tempo varia a seconda di età,
genere, classe e occupazione.

Regolarità temporali e regionalizzazione del tempo.


-Funzione ordinatrice del tempo
-Sincronizzazione dei tempi di una comunità
I blocchi di tempo definiscono le attività sociali, dandogli diversa importanza e gerarchizzandole (es tempo
del lavoro, tempo accademico ecc)

Zerubavel e il tema della regolarità temporale:


Individua parametri della struttura socio temporale che però non devono essere universalizzati:
-La temporalità si organizza attorno a strutture rigide di successione ad esempio doversi presentare prima di
fare sesso, dover fare la scuola dell’obbligo per potersi laureare; sono interessanti i campi non normati e
quindi suscettibili di cambiamento  si pensi al fare sesso prima del matrimoni
-Ogni contesto socio-storico assegna a delle attività collettive delle durate fisse e prevedibili, sia normate
che non ed incorporate negli habitus degli agenti sociali  ad esempio la durata delle feste Natalizie
oppure degli spettacoli cinematografici .
-Collocazione temporale standard: attività ed eventi che accadono nello stesso spazio temporale. Tale
collocazione temporale standard dipende anche dalla ricorrenza degli eventi. (es lezione ogni martedì  la
periodicità non è legata a cicli naturali ma meccanici come i calendari.

La concezione del tempo ha delle ricadute a livello interculturale per quanto riguarda l’assimilazione di
habitus differenti, basti pensare al concetto di puntualità

Regionalizzazione temporale:
L’esperienza temporale degli agenti è ordinata, ad esempio ci si aspetta di essere chiamati per lavorare di
giorno e non di notte, durante la settimana e no nnel week end. Regionalizzazione dello spazio e del tempo
sono collegate basti pensare alla divisone spazio temprale i casa della zona giorno e della zona notte

Calendari e generazioni:
Analizziamo due fenomeni:
-Funzione sociale del calendario
-Attribuire segmenti di popolazione a categorie di classificazione basate sull’età (giovani, vecchi, ecc.)
Questi fenomeni servono per istituire differenze e somiglianze tra i gruppi dicendo come ci si deve o non
comportare. Si creano infatti dei riti (momenti collettivi) per rinforzare l’appartenenza ai gruppi o dire quali
sono i momenti a cui dare valore (es 25 Aprile).
Il calendario scandisce in modo collettivo dei momenti straordinari separandoli e distinguendoli dai
momenti ordinari. Al contrario l’orologio traduce in codice numerico il tempo in intervalli qualitativamente
indifferenti.
Anche le categorie sociali legate all’età sono una costruzione sociale. (giovani, vecchi, infanzia ecc.)
Il tema delle generazioni va analizzato dal punto di vista:
-della cultura in senso differenziale: Il significato delle età varia in base ai contesti
-della culture in senso gerarchico : nella relazione tra vecchia e nuova generazione c’è stata una lotta nel
dire quale fosse l’ideale di riferimento.

Il concetto di età è costruito socio culturalmente parlando, le mille scadenze legate alle diverse età fa sì che
le trattiamo come se fossero entità reali ma in realtà sono costruite socialmente/istituzionalmente.
La categoria dei giovani è una costruzione sociale, nelle società pre industriali e in generale non esisteva
una distinzione tra infanzia ed età adulta. Il concetto di giovane nasce negli anni 50 col nascere della
societa dei consumi ed è quindi legato alla società capitalista, essendo una costruzione sociale
L’invecchiamento non è inteso biologicamente bensì è inteso come restrizione dello spazio dei possibili,
sono le attività e non l’età a rendere più o meno giovani e sono i vincoli a fare invecchiare.

Memoria e oblio nella società in rete


La costruzione sociale della memoria è legata ai calendari che ci fissano cosa sia importante ricordare, i
ricordi individuali sono ancorati ad una memoria collettiva (es mi ricordo un particolare evento individuale
perché collegato ad un’importantissima partita di calcio).
Le società che hanno un ritmo di mutamento accelerato danno maggiore attenzione al passato (simil: gated
communities) sia alla basi future per le prossime generazioni.
Memoria sociale:
Fanno parte della memoria sociale: foto, musei ecc, che recano tracce del passato ma che non sono
riattivate dall’attività collettiva; costituiscono una deriva di memoria ossia mettere in un “stato di oblio” la
memoria precedente e ciò non a seguito di un evento traumatico ma a causa dell’imposizione di nuove
idee attraverso le quali la memoria della società si ristruttura

Memoria comune:
Per memoria comune si intende ad esempio un particolare evento sportivo  un evento mediale: anche se
non sei presente puoi ricordarti, si tratta di ricordi condivisi (memorie flasbulb)

Memoria collettiva:
Rappresentazioni sociali del passato che ogni gruppo produce, istituzionalizza e custodisce e trasmette con
l’interazione ai suoi membri. Molteplici gruppi comportano molteplici rappresentazioni sociali collettive
che fanno sì che esistano molteplici memorie collettive, queste competono tra loro per assumere il ruolo di
memoria egemone su un evento  istituzionalizzata dallo Stato. Ci possono essere tentativi di
manipolazione della memoria collettiva ma proprio l’esistenza di più memorie collettive fa si che ci sia
controllo.

L’esperienza temporale contemporanea è caratterizzata dall’elemento dell’istantaneità.

Tempo e potere
Nell’epoca contemporanea la misurazione del tempo non è più simbolo di potere sociale perché nei paesi
industrializzati hanno tutti l’orologio ma all’inizio dell’epoca industriale i padroni delle fabbriche si
opponevano all’uso dell’orologio per rubare minuti ai lavoratori. La misurazione del tempo ha un aspetto
gerarchico, prevale la misura di chi ha più potere; per questo gli orologi pubblici sono un indicatore di
rilevanza politica e di prestigio.
Un altro elemento nel rapporto tempo-potere è data dalla flessibilità in ambito lavorativo che possiede il
lavoratore e che indica uno status elevato.
La relazione tempo-potere si da anche nella possibilità delle istituzioni di creare attesa (es. attendere nel
adottare una certa legge)

LA COSTRUZIONE CULTURALE DELLA CORPOREITA’

Lo stare al mondo e le relazioni passano attraverso l’esperienza corporea. La corporeità è fondamentale nel
processo di costruzione della cultura e interscambio con gli stimoli dell’ambiente. Il corpo è modellato dalle
dinamiche culturali e dalle appartenenze sociali, il corpo non è una proprietà privata e non ha impulsi
biologici.

Incorporare il mondo: tecniche del corpo e pratiche sociali


L’apprendimento dei codici culturali, delle abitudini e dei valori avviene attraverso un processo di
INCORPORAZIONE che implica lo stratificarsi di eventi nella vita degli agenti sociali attraverso la
somatizzazione della cultura e la creazione di forme culturali  corpo come fenomeno storico culturale.
-Facciamo esperienza del mondo tramite la corporeità che ci abitua ad esso, l’individuo prende coscienza di
sé attraverso il senrie
-Il mondo lascia dentro di noi trace delle condizioni socio-ambientali

Hexis
Insieme di elementi dati dalla postura, atteggiamento, presentazione di sé che fanno parte dell’habitus.
Il processo educativo avviene attraverso il corpo (vista e udito) apprendiamo tramite il corpo. Le
ingiunzioni (es “stai dritto!”) colpiscono prima di tutto il corpo ciò vale in tutte le età.
L’apprendimento è un lavorio corporeo (es. rapper) non cosciente ma dato dalla mimesi, L’incorporazione è
un processo attraverso il quale l’identità si esprime attraverso il corpo.

Il corpo è esposto sin dalla nascita a rassicurazioni positive o negative, sulla base di queste anticipa delle
reazioni prima che un certo evento accada e non basta la volontà per cambiare ma un lungo lavorio di
incorporazione di nuove dinamiche relazionali.

Antro-poiesi:
Modellamento dell’essere umano sia passivo e inintenzionale dovuto all’esposizione al mondo sia
intenzionale da parte delle istituzioni che attendono al modellamento degli agenti.

Tecnica del corpo:


Capacità del corpo di naturalizzare la tecnica appresa e di assorbirla fino a non riconoscere il carattere
socioculturale; le tecniche del corpo (es: laversi i denti o le mani) presuppongono un’azione pedagogica e di
mimesi. Le tecniche del corpo fanno parte dell’habitus quindi non cambiano solo in base alla cultura ma
anche in base al patrimonio sociale , economico ecc. “comportarsi come uno scaricatore di porto”. Le
tecniche del corpo sono fatti sociali quindi esse preesistono e perdurano anche dispetto al singolo
individuo, attraverso le tecniche del corpo si esprimo le emozioni

Genere, sesso e sessualità


Categorie di pensiero diffuse danno per scontate che ci siano differenze nei comportamenti e modi dovuti
al sesso, le caratteristiche legate al sesso e al genere sono in realtà delle costruzioni sociali. Non esistono
solo due sessi (es.intersex). non esiste ovviamente neanche una differenza comportamentale innata tra
uomini e donne. Dunque perché la biologia genera così tante distinzioni? Perché distinguere vuol dire
creare ordine. Il genere è frutto dell’incorporazione. La differenza dei genitali implica differenze più
profonde a livello simbolico nella società pensiamo al lavoro. Il genere rientra nella tecnica del corpo e ci
obbliga ad individuarci in due sessi distinti, il genere si apprende attraverso la mimesi e l’educazione.
Tecniche del corpo del genere si traducono in: modi di camminare, atteggiarsi, sedersi ecc.

I bambini sin da piccoli imparano delle competenze di genere, apprendendo subito cosa sia maschilità e
femminilità.
Il genere è:
-plurale  esistono più modelli di maschilità e femminilità
-relazionale si definisce in relazione all’altro sesso
-situazionale  nella storia ci sono state storie di alleanza, dominazione e subordinazione.
-progetti di genere  ovvero orientamento su chi si vuole essere

Le istituzioni possono influenzare le traiettorie di genere limitando le possibilità di scegliere chi si vuol
essere (es: sport per maschi o per femmine)
La sfera della sessualità è legata al genere l’omosessualità oggi implica il rifiuto della virilità

Anche la sessualità è una tecnica del corpo e dipende quindi dagli habitus, pratiche sessuali e genere sono
associati, attraverso il rapporto sessuale si definisce maschilità e femminilità.

Dimensioni diverse indicano modi di incorporamento delle pratiche sessuali:


-occasioni e contesti in cui ci si relaziona con altri corpi.
-nuove tecnologie della sessualità del corpo: interventi medici (procreazione assistita, viagra, protesi)
-cambiano le esperienze erotiche e sessuali del corpo ( sessualità nella chat e web cam)
Corpo come compito “modellare l’umanità”
La dimensione del corpo è opera di modellamento, pensiamo alla dimensione estetica e interventi estetici.
Gli interventi estetici diventano “tecniche del corpo riflessive” lo scopo è quello di lavorare sul corpo per
modificarlo, mantenerlo. Le tecniche del corpo riflessive implicano un azione sul corpo fatta dal corpo.
Tecniche del corpo riflessive date dal senso comune: esempi  tagliarsi i capelli dopo una certa lunghezza.
Anche abbigliarsi in un certo modo comunica una certa immagine sociale. L’abbigliamento è uno dei modi
per esprimere confermare o contestare il genere.
Il concetto di pulizia e di igiene personale sono connessi all’idea di ordine sociale.

Medicina rappresentazioni sociali del corpo, processo di medicalizzazione  definire in chiave medica
problemi non sempre visti sotto questa prospettiva, anche temi più generali ossia l’invecchiamento.
La malattia si divide in:
-Illness: esperienza di disagio soggettiva
-Disease: definizione delle istituzioni biomediche
-Sickness: Significato sociale dello star male, come ci si comporta con gli altri.

Il gusto è un habitus

L’habitus fa trasparire cose che non sono nel nostro controllo (es rossore) siamo sottomessi agli ideali di
femminilità, ad esempio una donna si orienta verso cibi leggeri.