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Capitolo

1
Soluzioni

2. Applichiamo il primo principio al sistema considerato, nella forma in cui figura il


lavoro eseguito dal sistema:
Eint  Q  L
dai dati del problema risulta L  550 J e Q  800 J . Sostituendo:
Eint  800J  550J  250J
quindi l’energia interna aumenta.

3. Applichiamo il primo principio al sistema considerato, nella forma in cui figura il


lavoro eseguito dal sistema:
Eint  Q  L
dai dati del problema risulta Q  700J e Eint  420J . Sostituendo:
420J  700J  L  L  700J  420J  280J

4. Applichiamo il primo principio al sistema considerato, nella forma in cui figura il


lavoro eseguito dall’ambiente esterno sul sistema:
Eint  Q  LE
dai dati del problema risulta Eint  180J ed LE  450J e. Sostituendo:
180J  Q  450J  Q  180J  450J  630J
quindi il calore, negativo, è uscente dal sistema.

5. Applichiamo il primo principio al sistema considerato, nella forma in cui figura il


lavoro eseguito dal sistema:
Eint  Q  L
dai dati del problema risulta Q  400 J e L  200J . Sostituendo:
E int  400J  200J  600J

6. Consideriamo il sistema formato dal solo blocco, il primo principio si scrive:


E int  LE  Q
esprimiamo il valore del calore in joule, negativo in quanto ceduto dal sistema:
Q  40.0 cal  (40.0  4.186)J  167 J
e potendo trascurare le dilatazioni la variazione di energia interna si scrive:
E int  mcT
dalla tabella leggiamo per l’ottone c  385J /kg  K , sostituendo si ha:

1
1500  167
mcT  1500 J 167 J  T  J  1.57 K
2.20  385

7. Consideriamo il sistema formato dal solo blocco, il primo principio si scrive po-
 nendo nulle sia la variazione di energia potenziale gravitazionale (la quota non cam-
F bia) sia quella di energia interna (la temperatura non cambia):
25.0  K  U  E int  LE  Q

sul blocco compiono lavoro dall’esterno la forza F e l’attrito, mentre esso cede ener-
gia Q per calore.
2  
( 1 m v  0)  F s cos 25.0  Lattrito  Q
2

Abbiamo che il lavoro dell’attrito è resistente, cioè negativo, Lattrito  70.0J :


( 1  3.00  5.002 )J  (20.0  6.00  cos 25.0)J 70.0 J Q
2
Q  1.26 J

8. Consideriamo il sistema formato dal solo blocco, il primo principio si scrive po-
 nendo nulle sia la variazione di energia potenziale gravitazionale (la quota non cam-
v bia) sia il trasferimento per calore:
K  U  E int  LE  Q
 sul blocco compie lavoro dall’esterno solo l’attrito, mentre possiamo scrivere la va-
fd
riazione di energia interna come Eint  mcT :
2
(0  1 m v )  mcT  Lattrito
2
Sostituendo i valori (in tabella leggiamo per il legno c  176J /kgK ):
Lattrito  ( 1  2.50  12.02  2.50  176  0.250)J  70.0 J
2

9. Innalzare la temperatura di una massa di acqua trascurando la dispersione di calo-


re e la dilatazione termica significa aumentare la sua energia interna di:
E int  mcT  (3.40  4186  3.00)J  4.27  10 4 J
Indicato con t il tempo di funzionamento del motore, abbiamo che esso eroga
energia P t , da cui risulta:
4.27  104 J
P t  4.27  104 J  t   85.4 s
500 W

10. Per il sistema composto dal blocco, dalla lastra inclinata e dal pianeta Terra, il
primo principio si scrive tenendo conto che la variazione di energia potenziale gravi-
 tazionale e la variazione di energia cinetica riguardano la sola parte mobile, cioè il
m1 v m2 h blocchetto, mentre la variazione di energia interna riguarda blocco e lastra insieme. È
 inoltre nullo, in base al testo, il calore scambiato con l’ambiente, e nessuna forza
compie lavoro dall’esterno sul sistema stesso (l’attrito è tutto interno):
K  U grav  E int  LE  Q
Sostituendo:
2
(0  1 m1 v )  (m1gh  0)  E int  0
2
2
E int  1 m1 v  m1gh  ( 1  0.250  9.002  0.250  9.81  1.50)J  6.45 J
2 2
e potendo trascurare le dilatazioni la variazione di energia interna si scrive:
E int  (m1  m2 )cT
dalla tabella leggiamo per il rame c  386J /kg  K , sostituendo si ha:

2
6.45
(m1  m2 )cT  6.45 J  T  J  1.86  102 K
(0.250  0.650)  386

11. Per far salire la temperatura dell’incudine e del martello di 2.00C , trascurando il
lavoro di dilatazione termica, è necessario incrementarne l’energia interna di:
E int  mcT  [(1.20  2.00)  448  2.50]J  3.58  103 J
dove 448 J /kgK è il calore specifico del ferro in tabella.
Applicando il primo principio della termodinamica si ottiene il calore ceduto
all’ambiente:
E int  Q  LE  3.58  103 J  Q  4000 J

 Q  (4.00  3.58)  103 J  420 J

12. Applichiamo il primo principio nella forma estesa, comprendente anche le


variazioni di energia sulla scala degli oggetti. Risultano nulli sia il lavoro esterno, in
quanto le forze di attrito che agiscono sui dischi frenanti sono interne, sia lo scambio
di calore, sia la variazione di energia potenziale gravitazionale (dato che tutto si
svolge in piano):
K  U  Eint  LE  Q
2
E int  K  1 M v  0  ( 1  1100  15.02 )J  1.24  105 J
2 2
Nell’ipotesi che tutta la variazione di energia interna si ritrovi in un aumento di
temperatura:
Eint 1.24  105
Eint  mcT  T   J  62.0C
mc 4  500
La temperatura finale risulta allora t f  20.0C  62.0C  82.0C

13. La variazione di energia interna riguarda la sola miscela di acqua e ghiaccio e può
essere calcolata applicando solo ad essa il primo principio, e ricordando che per
fondere una massa m di ghiaccio occorre un’energia mL f , fornita per calore o per
lavoro non fa differenza:
E int  Q  LE  mLf  (14.0  103  334  103 )J  4.68  103 J
Consideriamo ora il sistema formato dal dispositivo e dal pianeta Terra. Dal primo
principio della termodinamica nella forma estesa, comprendente anche le variazioni
di energia sulla scala degli oggetti, abbiamo nulli sia il lavoro scambiato con l’esterno
sia il calore:
K  U  Eint  LE  Q
2
(2  12 M v  0)  (0  2Mgh )  E int  0
Sostituendo:
 Eint 4.68  103
v  2gh   2  9.81  12.0  m/s  1.20 m/s
M 20.0

14. La variazione di energia interna riguarda la sola acqua e può essere calcolata
applicando ad essa il primo principio. Per innalzare di T la temperatura di una
massa d’acqua occorre un’energia mcT , fornita per calore o per lavoro non fa
differenza:
Eint  Q  LE  mcT  mc(T2 T1 )
Consideriamo ora il sistema formato dal dispositivo di Joule e dal pianeta Terra. Dal
primo principio della termodinamica nella forma estesa, comprendente anche le

3
variazioni di energia sulla scala degli oggetti, abbiamo nulli sia il lavoro scambiato
con l’esterno sia il calore:
K  U  Eint  LE  Q
moltiplicando per 200 le variazioni di energia potenziale e cinetica che si hanno in
una sola corsa delle due masse, abbiamo:
2
200  [(2  21 M v  0)  (0  2Mgh )]  E int  0
sostituendo:
2
 E int  200M (gh  v )  200  3.50  (9.81  4.00  2.402 ) J  2.35  10 4 J
uguagliano all’espressione in funzione della temperatura, trasformata in kelvin:
T1  (273  25)K  298K
E int  mc(T2  T1 )  3.00  4186  (T2  298K)  2.35  104 J
E int  mc(T2  T1 )  3.00  4186  (T2  298K)  2.35  104 J
2.35  104
T2  298K  K  300K
3.00  4186

15. Applichiamo il primo principio nella forma estesa, comprendente anche le


variazioni di energia sulla scala degli oggetti. Risultano nulli sia il lavoro esterno, in
quanto le forze di attrito fra proiettile e legno sono interne, sia lo scambio di calore,
sia la variaizione di energia potenziale gravitazionale (dato che tutto si svolge a
quota costante):
K  U  Eint  LE  Q
2
E int  K  (0  1 m v )  ( 1  25.0  103  1802 )J  405 J
2 2
Nell’ipotesi che tutta la variazione di energia interna si ritrovi in un aumento di
temperatura del sistema, questa
Eint  (mc piombo  Mclegno )T
Leggendo in tabella i valori dei calori specifici:
Eint 405
T   J  1.52 K
mcpiombo  Mclegno  3
25.0  10  128  1.50 176
La temperatura finale risulta allora T2  300 K  1.52 K  302 K

17. Calcoliamo le moli di gas presente:


5 2E int 2  2000
E int  nRT  2000 J  n   mol  0.241mol
2 5RT 5  8.31  400
Da queste abbiamo il numero di molecole N  nN A , che permette di ricavare la ve-
locità quadratica media e la massa:
E int  N 1 mv 2  1 nN Amv 2
2 2

2E int 2  2000
v   m/s  1440 m/s
nN Am 0.241  6.02  1023  13.36  1027
M  Nm  nN Am  (0.241  6.02  1023  13.36  1027 ) kg  1.94 g

21. Dopo aver trasformato la temperatura in kelvin, calcoliamo i volumi inziale e fi-
nale usando l’equazione di stato:
nRT 5.00  8.31  (273  200) 3
VA   m  0.0328 m 3
PA 5
2.00  10
nRT 5.00  8.31  (273  200) 3
VB   m  0.0983 m 3
PB 5
2.00  10

4
Calcoliamo il lavoro durante la trasformazione,
V 0.0983
LAB  nRT ln B  (5.00  8.31  473  ln )J  5.89  104 J
VA 0.0328
Calcoliamo la variazione di energia interna. Trattandosi di un gas perfetto, l’energia
interna dipende solo dalla temperatura, e poiché la temperatura non cambia durante
un’isoterma, abbiamo E int AB  0J , come si verifica facilmente tentando di calcola-
re con la formula ad esempio per il gas monoatomico :
E int  3 nRTfin  3 nRTin  0 .
2 2
Applicando il primo principio si trova subito il calore scambiato dal gas:
E int AB  QAB  LAB  0  QAB  LAB  5.89  10 4 J

22. Calcoliamo il volume iniziale e quello finale usando l’equazione di stato:


nRTA 6.00  8.31  400 3
VA   m  0.665 m3
PA 3.00  104
nRT 6.00  8.31  500 3
VB   m  0.831 m3
PB 3.00  104
Calcoliamo il lavoro del gas durante la trasformazione:
LAB  PA (VB VA )  3.00  104 (0.831  0.665)J  4.98  103 J
Calcoliamo la variazione di energia interna con la formula per un GP monoatomico:
E int AB  3 nRTB  3 nRTA  3 nR(TB  TA ) 
2 2 2

 3
 6.00  8.31  (500  400)J  7.48  103 J
2
Ed applicando il primo principio calcoliamo il calore scambiato:
E int AB  QAB  LAB  0
QAB  LAB  E int AB  (4.98  7.48)  103 J  12.46  103 J

23. Il lavoro svolto dal gas è nullo essendo nulla la variazione di volume. La varia-
zione di energia interna per un gas biatomico si scrive:
E int AB  5 PBVB  5 PAVA  [ 5 (6.00  3.00)  40.0]   atm  300   atm
2 2 2

 3
 6.00  8.31  (500  400)J  7.48  103 J
2
Applicando il primo principio abbiamo il calore scambiato:
E intAB  QAB  LAB QAB  E int AB  7.48  103 J

21. a) Il lavoro viene svolto solo nei due tratti isotermi, positivo nell’espansione AB ,
negativo nella compressione CD . Trasformando in kelvin le temperature date si ha:
V V
L  LAB  LCD  nRTA ln B  nRTB ln D 
VA VC
 8.00 4.00 
 2R 373  ln  293  ln    atm  9.10   atm  919 J
 4.00 8.00 
Nel tratto AB si ha chiaramente E int  23 NkB T  0 essendo T  0 .
b) Applicando il primo principio al tratto AB otteniamo:
8.00
E int  Q  L  0  QAB  LAB  nRTA ln  4.30  103 J
4.00
un calore positivo, quindi entrante.
c) Dobbiamo applicare la relazione
E int  3 NkB T  3 nRT  3 nR TA TD  
2 2 2

5
 3
2 R 100°C  20.0°C  160R  1.33  103 J
2

d) La massima pressione si ha in A. Dall’equazione di stato:


nRTA 2  0.0821  373
PA   atm  15.3 atm
VA 4.00

25. Il lavoro svolto lungo AC è l’area del rettangolo compreso fra il segmento AC e
l’asse delle ascisse:
A C
PAPC LAC  PA(VC VA )  2.0  105 (6.0  2.0)J  8.0  105 J
Il lavoro svolto lungo il camino ABC è dato dall’area sotto alla spezzata ABC, evi-
 al lavoro L
denziata. Questa si ottiene sottraendo l’area del triangolo ABC già
AC
PB
B 
trovato. Anche se il non è noto il volume V , l’area del triangolo ABC è comunque
B

VA VC determinata perché sono date la sua base e la sua altezza. Risulta:


LABC  LAC  1 (PA  PB )(VC VA )  [8.0  105  1 (1.0  105 )(4.0)]J  6.0  105 J
2 2
Per trovare QAC applichiamo il primo principio alla trasformazione AC:
E intAC  QAC  LAC .
Essendo l’energia interna una funzione di stato, E intAC si può calcolare anche al
termine del percorso ABC, che ha in comune con AC gli stati iniziale e finale. Ab-
biamo:
E intAC  QABC  LABC  (15.0  105  6.0  105 )J  9.0  105 J
da cui infine:
QAC  E intAC  LAC  (9.0  105  8.0  105 )J  17.0  105 J

26. La conoscenza del coefficiente angolare m  PA /VA della retta permette di rica-
vare la pressione finale:
P P
m  A  B  PB  2PA  2.0 atm
VA 2VA
Per la variazione di energia interna si ha:
E int  3
2
2PA 2VA   23 PAVA  29 PAVA  18   atm  1.8  103 J
L’area sottesa dal segmento AB fornisce il lavoro eseguito dal gas.
Trattandola come un trapezio di basi PA e PB ed altezza 2VA VA si ha:
LAB  1 (PA  PB )(2VA VA )  1  3.0 atm  4.0  6.0  atm  6.0  102 J
2 2
mentre dal primo principio si ha il calore scambiato:
QAB  E intAB  LAB  1.8  103 J 6.0  102 J  2.4  103 J

27. Il lavoro eseguito durante l’intero ciclo è nullo per la simmetria del percorso. Du-
rante le due isocore EA e CD non viene compiuto lavoro, mentre il lavoro positivo
svolto nel tratto di espansione AC, è uguale e contrario al lavoro subito, negativo,
nella contrazione DE. Risulta quindi:
E int(ciclo)  Qciclo  Lciclo  Qciclo

Essendo in qualunque ciclo E int(ciclo )  0 ne segue anche Qciclo  0 .


Per il calcolo di TD usiamo l’equazione di stato dei gas perfetti:
PDVD 5.00  30.0
TD   K  609 K
nR 3  0.0821
Il punto B ha volume e pressione intermedi:

6
VA  VD 20.0  30.0
VB     25.0 
2 2
PA  PE 5.00  3.00
PB   atm  4.00 atm
2 2
Per cui dall’equazione di stato:
PV 4.00  25.0
TB  B B  K  406 K
nR 3  0.0821

28. Raddoppio della lunghezza del cilindro significa raddoppio del volume occupa-
to, visto che la superficie di base non cambia. Osserviamo che, se indichiamo lo stato
1
iniziale con P0 , V0 e T0 , quello finale sarà P , 2V0 e Tf . Dalla formula per
2 0
l’energia interna di un gas perfetto mono-atomico si vede che il contenuto energetico
non è cambiato:
3
PV
2 0 0
 
3 1
P
2 2 0
2V0 
Ed il risultato è analogo se si tratta di gas bi-atomico o poli-atomico. Dall’equazione
di stato si ricava inoltre che la temperatura finale è uguale a quella iniziale:
P0V0 1
P0 2V0 
T0  Tf  2  T0
nR nR
Dal primo principio otteniamo che il calore scambiato è pari al lavoro compiuto
E int  Q  L  0  Q  L  P0 (2V0 V0 )  P0V0

Q  P0V0  nRT0  (2  8.31  320)J  5.32  103 J


calore positivo quindi assorbito dal gas.

29. Dall’equazione di stato ricaviamo:


P3V3 PV
1 3 4.00  105  7.00  102
T2  T3    K  562K
nR nR 6.00  8.31
nRT2 nRT2 6.00  8.31  562
P2    Pa  9.34  105 Pa
V2 V1  2
3.00  10
Il gas riceve calore nei tratti 1-2 e 2-3 e cede calore lungo 1-3. Essendo poliatomico
E int  3PV , da cui:
int
Q12  E12  L12  3(PV
2 2
 PV
1 1
)  3(P2  P1 )V1 

 3(9.34  4.00)  105  3.00  102 J  4.81 104 J


int
Q23  E23  L23  nRT2 ln(V3 /V2 )  nRT2 ln(V3 /V1 ) 

 6.00  8.31  562  ln(7.00/ 3.00)J  2.73  104 J


int
Q31  E 31  L31  3(PV
1 1
 P3V3 )  P1 (V1 V3 )  4P1 (V1 V3 ) 
 4  4.00  105  (3.00  7.00)  102 J  6.40  104 J
Complessivamente:
Q12  Q23  Q31  (4.81  2.73  6.40)  104 J  1.14  10 4 J

30. L’aria nello pneumatico ha pressioni iniziale e finali pari a:


P1  1.80 atm  1.00 atm  2.80 atm  2.83  105 Pa
P1  2.10 atm  1.00 atm  3.10 atm  3.03  105 Pa
e subisce una trasformazione isocora irreversibile, nel senso che volumi inziale e fi-
nale sono uguali entrambi a V  48.0  103 m 3 ma le deformazioni nel tragitto han-
no compiuto lavoro sia direttamente sia creando moti convettivi all’interno. In ogni
caso vale il primo principio della termodinamica, con L eseguito da fuori sul gas:

7
E int  Q  L
Per un gas biatomico abbiamo E int  (5/2)PV da cui:
L  E int  5 PV
2 2
 5 PV
1 1
 5 V (P2  P1 ) 
2 2 2

 5
[48.0  103  (3.03  2.83)  105 ]J  2.40  103 J
2

31. Una trasformazione irreversibile non è rappresentabile sul piano P-V se non per
gli stati iniziale e finale. Il lavoro sarà calcolabile grazie alla pressione dall’esterno.
Risulta quindi L  Pe V . Durante la trasformazione, date le turbolenze, non esiste
un valore di pressione interna, tuttavia negli stati di equilibrio iniziale e finale la
pressione interna si sarà stabilizzata attorno al valore esterno quindi possiamo appli-
care l’equazione dei gas perfetti:
PV
e i
 nRTi PVe f
 Pe 2Vi   nRTf
Sottraendo membro a membro:
Pe 2Vi   PV
e i
 PV
e i 
 nR Tf  Ti  nRT 
E ricordando che è pure PV
e i
 nRTi si trova:
nRTi  nR T  T  Ti  300 K  Tf  Ti  T  600 K
Il lavoro compiuto sarà:

L  Pe V  Pe Vf Vi  PV
e i 
 nRTi  (7.00  8.31  300)J  1.75  105 J
la variazione di energia interna:
E int  5 nRT  ( 5  7.00  8.31  300)J  4.36  105 J
2 2
da cui si ricava subito il calore scambiato dal gas:
E int  Q  L  Q  E int  L  (4.36  1.75)  105 J  6.11  105 J
calore positivo in quanto ricevuto dal gas.

32. Il sistema segue una trasformazione reversibile, quindi è sempre in equilibrio du-
rante il processo, il quale consiste di una espansione isoterma. Il pistone non varia la
propria energia cinetica essendo fermo in equilibrio sia all’inizio che alla fine, quindi
deve essere nullo il lavoro complessivamente svolto su di esso. Calcoliamo il lavoro
complessivo sul pistone esplicitando i segni negativi dei lavori resistenti, quelli cioè
in cui le forze contrastano lo spostamento del punto di applicazione dovuto al mo-
vimento del pistone:
Lgas  Lfilo  Lpeso  LPatm  0  Lfilo  Lpeso  LPatm  Lgas
Per il lavoro del gas si può far uso della formula per l’isoterma reversibile:
Lgas  nRT ln(Vf /Vi )  (8.00  8.31  300  ln 2)J  1.38 10 4 J
Indicando con m la massa del pistone, con A la sua superficie e con h lo spostamen-
to verticale, il lavoro della forza peso e quello della forza dovuta alla pressione atmo-
sferica si scrivono complessivamente:
Lpeso  LPatm  mgh  Patm Ah  mg  Patm A h
Tenendo conto che il pistone è inizialmente in equilibrio, la forza risultante esercitata
su di esso deve essere nulla:
Pgas A  mg  Patm A  0  Pgas A  mg  Patm A

da cui, essendo V  Vin poiché il volume raddoppia:


Lpeso  LPatm  Pgas Ah  Pgas V  PgasVin  nRT  (8.00  8.31  300)J  1.99  104 J
Facendo la differenza si ottiene il lavoro della tensione del filo:
Lpeso  LPatm  Lgas  (1.99  1.38)  104 J  6.1  103 J

8
33. In una trasformazione irreversibile, non rappresentabile sul piano P-V, non è leci-
to usare l’equazione dell’isoterma reversibile, ma il lavoro sarà calcolabile grazie alla
conoscenza della pressione dall’esterno. La pressione è dovuta solo al peso della
massa sul pistone quindi sempre uguale a mg /A durante la trasformazione. Risulta:
mg
L  Pe V 
A f

V Vi 
Per trovare V f Vi osserviamo che sebbene durante la trasformazione, date le tur-
bolenze, non esista un valore di pressione interna, negli stati di equilibrio iniziale e
finale la pressione interna si sarà stabilizzata attorno al valore esterno quindi pos-
siamo applicare l’equazione dei gas perfetti:
PVi i
 nRTi  nRTf  PfVf
Riguardo alle pressioni iniziale e finale , si ha:
2mg mg 1
Pi  Pf   Pi
A A 2
Pi
da cui si ricava Vf  Vi  2Vi . Il lavoro compiuto vale dunque:
Pf
mg mg

L  Pe Vf Vi   A
Vi  Ah  mgh  25.0 kg  9.81 m/s2  0.400 m  98.1J
A
Allo stesso risultato si perviene applicando il teorema dell’energia cinetica ed osser-
vando che il lavoro sul pistone deve essere uguale e contrario a quello mgh svolto
dalla gravità, visto che il corpo non varia la sua energia cinetica nel processo, essen-
do fermo all’inizio ed alla fine.

36. Si tratta di una trasformazione a volume costante, che fa salire la temperatura del
gas di T  10.0C  10.0 K (le differenze di temperatura sono uguali in kelvin o
in gradi centigradi). L’espressione del calore specifico a volume costante per un gas
monoatomico cV  (3/2)R permette di calcolare il calore Q da fornire ed eguagliar-
lo a 14.0 J :
Q  ncV T  n 3 RT  14.0 J
2

14.0 J 14.0
n  mol  0.112 mol
(3 / 2)RT (3 / 2)  8.31  10.0

37. Si tratta di una trasformazione a volume costante V  12.0  12.0  103 m 3 , che
fa salire la temperatura del gas di:
T  38.0C  27.0C  11.0C  11.0 K .
L’espressione del calore specifico a volume costante per un gas poliatomico
cV  3R permette di calcolare il calore Q1 da fornire al gas per ottenere questo salto
di temperatura:
Q1  ncV T  n 3RT
Ad esso dobbiamo aggiungere il calore Q2 assorbito dal recipiente di capacità termi-
ca C per produrre in esso il medesimo salto T :
Q2  C T
La somma Q1  Q2 deve essere uguale ai 120 J forniti dalla resistenza elettrica:
Q1  Q2  n 3RT  C T  120 J
120 J C  120 6.00 
n      mol  0.197 mol
3RT 3R  3  8.31  11.0 3  8.31
Per la pressione iniziale e finale applichiamo l’equazione di stato:

9
nRTi 0.197  8.31  (27.0  273)
Pi   Pa  3.78  10 4 Pa  0.374 atm
V 13.0  103
nRTf 0.197  8.31  (38.0  273)
Pf   Pa  3.92  104 Pa  0.387 atm
V 3
13.0  10

38. Si tratta di una trasformazione a volume costante, che fa salire la temperatura del
gas di T  16.0C  16.0 K . Due gas perfetti miscelati sono ancora un gas perfet-
to, quindi, dette n1 le moli del monoatomico ed n2 le moli del biatomico abbiamo
che il calore complessivamente ricevuto si può scrivere:
100 J  Q1  Q2  n1 ( 3 R)T  n2 ( 5 R)T
2 2

Essendo n2  3n1 si ottiene:


n1 ( 3 R)T  3n1 ( 5 R)T  100 J
2 2

100
n1 ( 32  3  52 )RT  100 J  n1  mol  0.0836 mol
9  8.31  16.0
n2  3n1  0.251 mol

39. Il primo esperimento consiste nel sottoporre il gas una trasformazione a volume
costante. L’espressione del calore specifico a volume costante per un gas biatomico
cV  (5/ 2)R permette di calcolare le moli di gas presenti:
Q Q 2400
n   mol  2.31 mol
cV T 5 RT 5  8.31  50.0
2 2
Il secondo esperimento consiste nel sottoporre il gas una trasformazione a pressione
costante, che, potendo trascurare la massa del pistone, è pari a quella atmosferica.
L’espressione del calore specifico a pressione costante per un gas biatomico
cP  (7 /2)R permette di calcolare il nuovo incremento di temperatura:
Q Q 2400
T    °C  35.7 °C
ncP n 72 R 2.31  72  8.31
Se invece vogliamo che l’incremento di temperatura sia ancora T  50.0C do-
vremo fornire un’energia:
Q Q 2400
T    °C  35.7 °C
ncP n R 2.31  7  8.31
7
2 2
Q  ncP T  n 7 RT  (2.31  7  8.31  50.0)J  3360J
2 2

41. Trasformiamo le temperature in kelvin ed i volumi in valori del SI:


T1  273  47.0C  320K T2  273  17.0C  290K
V1  500  106 m 3  5.00  104 m 3
Calcoliamo il valore del volume finale applicando l’equazione dell’adiabatica reversibile
 1
nella forma TV
1 1
 T2V2 1 con   7 / 5  1.4 essendo il gas biatomico:
V 7 / 51 V 2 / 5 T
 2    2   1
V 
 1 V1  T2

T 5 / 2  320 5 / 2 3


V2  V1  1   5.00  104   m  6.40  104 m 3  640cm3
T2   290 
Per il calcolo del lavoro utilizziamo il primo principio lungo l’adiabatica, che per un
gas biatomico è:
L  Q  E int   5 nR(T2  T1 )   5  0.250  8.31  (290  320)J  156 J
2 2

10
42. Calcoliamo il valore della temperatura finale applicando l’equazione dell’adiabatica
reversibile nella forma P11T1  P21T2 con   5/ 3 essendo il gas monoatomico:
P115 / 3T15 / 3  P215 / 3T25 / 3  P12 / 3T15 / 3  P22 / 3T25 / 3
 2 / 3  3 / 5  P 2 / 5  0.800  105 2 / 5
 P1  
T2  T1     T1    700  
 2  K  313 K
 P     5 
 2 
P
 1  6.00  10 

Per il calcolo del lavoro utilizziamo il primo principio lungo l’adiabatica, che per un
gas monoatomico è:
L  Q  E int   3 nR(T2  T1 )   3  4.00  8.31  (313  700)J  1.93  104 J
2 2

43. Calcoliamo il valore della pressione finale applicando l’equazione dell’adiabatica re-

versibile nella forma PV
1 1
 P2V2 con   4 / 3 essendo il gas poliatomico:
V 4 / 3  0.0800 4 / 3
PV 4/3
 P2V24 / 3  P2  P1  1   3.00  105    Pa  19.0  105 Pa
1 1
V2   0.0200 
La variazione di energia interna per un gas poliatomico è:
E int  3P2V2  3PV
1 1
 3(19.0  0.0200  3.00  0.0800)  105 J  1.40  104 J

44. Per il calcolo di TB applichiamo il primo principio all’isocòra AB ricordando che


non viene compiuto alcun lavoro quando il volume rimane costante:
E int  QAB  LAB  Q
Per un gas biatomico abbiamo:
5
E int  nR TB  TA   Q
2
per poter trovare TB ci occorre il numero di moli, che si può ottenere applicando
l’equazione di stato in A:
PAVA 1.01  105  1.00  102
PAVA  nRTA  n  mol  0.390 mol
RTA 8.31  310
Risolvendo rispetto a TB e sostituendo:
2Q 2000
TB   TA  K  310 K  433 K
5nR 5  0.390  8.31
Calcoliamo ora TC dall’equazione di stato:
PCVC PAVC
TC  
nR nR
Per avere VC sfruttiamo l’equazione dell’adiabatica reversibile, osservando che in
questo caso:
7R
cP 2 7
  
cV 5R 5
2
5 5
 P 7  P 7
VC  VB  B   VA  B 
7 7
PBVB  PCVC
5 5

 PC  
 PA 
Per PB usiamo ancora l’equazione di stato:
nRTB 0.390  8.31  433
PBVB  nRTB  PB   Pa  1.40  105 Pa
VB 2
1.00  10
Inserendo:

11
5 5
 P 7  7
 1.40  105   1.26V  1.26  102 m 3
VC  VA  B   VA  
  A
 PA   1.01  105 
PAVC 1.01  105  1.26  102
TC   K  393 K
nR 0.390  8.31
Il lavoro complessivo L viene svolto solo durante l’espansione adiabatica reversibi-
le. Per essa il primo principio fornisce:
E int  QBC  LBC  LBC
Per un gas biatomico abbiamo:
5 5
LBC  E int   nR TC  TB     0.390  8.31  (433  393)J  324 J
2 2

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