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IL CERVELLO

Michael O'Shea
CAPITOLO 1
Pensare il cervello

• Pensare il cervello è un'operazione molto difficile poichè noi siamo in grado di


pensarlo solo attraverso il cervello stesso. Questo ci porterebbe a paensare he
qualsiasi indagine sul cervello umano sia destinata all'autoreferenzialità e a una
certa deriva narcisistica.
• In realtà siamo in presenza di un organo/macchina capace di dotarci di una quantità
incredibili di abilità peculiari, fra le quali l'autoconsapevolezza (e il nostro
percepirci come liberi) è forse la più impressionante.
• Quando si pensa al cervello di solito si compie un fondamentale errore: lo pensiamo
come un agente indipendente ed isolato in sè, ma esso è parte integrante di un
sistema di controllo che si estende attraverso tutto il nostro corpo fino a coinvolgere
la realtà circostante. Ùil cervello infatti non è solo il punto di partenza di un sistema
che si estende lungo tutta la nostra spina dorsale fino ad arrivare alle nostre
terminazioni nervose più remote, ma è anche il punto di arrivo di migliaia di
informazioni provenienti da tutto il corpo e dal mondo che ci circonda. Inoltre esso è
al centro di un flusso di informazioni che non viaggia solamente attraverso gli
impulsi delle cellule nervose, ma anche attraverso il sangue, che trasporta enormi
quantità di ossigeno e glucosio necessarie a garanire il suo funzionamento, e nel
quale, attraverso le ghiandole endocrine, il cervello riceve gli ormoni necessari a
monitorare il funzionamento del corpo e a sua volta affida al sangue le sue info
ormonali per il resto del corpo.
• Cervello quindi è un'abbreviazione che indica i processi interattivi ed
interdipendenti di cui fa parte un sistema dinamico cervello/corpo/mondo esterno.
• Spesso si paragona il cervello ad un computer, ma in verità è un paragone che ha
poco senso, poichè le operazioni che un computer riesce ad eseguire sono medium
indipendenti, vale a dire che potrebbero essere svolte (con differenti prestazioni) da
un supporto composto di elementi strutturali differenti. Le operazioni del cervello
invece non sembrano poter essere effettuate da altri supporti che non quelli cellulari
(nervosi, neuronali ecc), almeno fintanto che non si riesca a creare un computer
biologico.

Dai segni al significato

• Analizziamo un'operazione apparentemente semplice come il leggere. Mentre noi


leggiamo, il nostro cervello orchestra una serie di movimenti brevi erapidissimi detti
saccadi (circa 500 gradi al secondo), di cui non siamo assolutamente consapevoli.
In mezzo a questi movimenti ci sono delle brevi pause dette punti di fissazione
all'interno dei quali avviene il processo di lettura. Noi non siamo minimamente
consapevoli del processo di sfocamento che avviene durante il movimento
saccadico. La lettura avviene con l'area detta fovea la quale è un'area molto piccola
all'interno della quale abbiamo la massima acuità visiva. È compito del cervello
generare la serie precisa di movimenti necessari per saltare da un punto di
fissazione all'altro e per andare a capo tra le righe di un testo, centrando ogni volta
la fovea.
• Inoltre il cervello è contemporaneamente responsabile del bilanciamento del resto
del nostro corpo, che è il motivo per cui riusciamo a leggere anche in movimento o
da sdraiati.
• Mentre leggiamo non siamo consapevoli della natura frammentata di questa
operazione, e ci sembra addirittura di riuscire a leggere frasi intere a colpo d'occhio.
In realtà è sufficiente pensare che in caso di un'ambiguità semantica di una parola il
nostro cervello è sempre costretto a fare una scelta tra uno dei significati possibili,
spesso giocando d'anticipo rispetto al senso della frase. Il cervello comunque
riconosce ciascuna parola come entità singola e la cosa sorprendente è che riesce
a falro a precisdnere dall'odirne dlele lertete cotnentue in ongi signola praola.
• L'informazione testuale si fa strada nel cervello a partire dai fotorecettori, speciali
cellule sensibili alla radiazione luminosa, che compiono quel processo detto
trasduzione sensoriale che è la conversione di energia in stimolo sensoriale
(energia luminosa in segnale elettrico in questo caso).
• Il cervello decodifica i segnali elettrici in base alla loro provenienza (si può dire che
vediamo un segnale che ci arriva dagli occhi).
• Le cellule fotoricettrici non sono direttamente collegate col cervello ma sono
collegate ad una serie di neuroni con un meccanismo che abbinano il segnale
elettrico ad un dato rilascio di sostanze chimiche dette neurotrasmettitori i quali
trasportano le info attivando o incapacitando le cariche elettriche delle cellule
circostanti. I siti in cui avviene questa trasformazione sono le sinapsi chimiche,
mentre quelli in cui il segnale elettrico viene trasmesso direttamento sono dette
sinapsi elettriche.
• Nella retina si trovano 1 milione di neuroni di output, detti cellule gangliari retiniche,
ciascuna delle quali si estende nella retina con una fibra detta assone. Gli assoni
sono specializzati nell'invio di impulsi ad alta velocità, e formano delle sinapsi con
altri neuroni, che alla fine restituiscono l'immagine cmpleta al nostro cervello, in un
processo che a noi appare come assolutamente senza sforzo.
• La lettura è un'attività che si impara, e tale competenza si insedia nella memoria a
lungo termine, però noi utilizziamo un altro tipo di memoria "di lavoro" atta a farci
mantenere in testa le informazioni per il tempo necessario a comprendere il testo.
• I ricordi decono essere rappresentati fisicamente nel cervello, infatti la sua struttura
fisica e l'equilibrio chimico sono alterati da un'esperienza e la stabilità di questi
cambimenti è correlata alla durata della conservazione della memoria.
• Un ulteriore aspetto affascinante del cervello è dato dai significati: come nascono in
questo processo i concetti?
• Una teoria affascinante, ma al momento indimostrata è che esistano singoli neuroni
per ogni concetto o percezione o significato, capace di convogliare su di esso le
info provenienti da neuroni legato a concetti ad esso collegati. Questa teoria è detta
anche teoria del neurone della nonna.

CAPITOLO 2
Dagli umori alle cellule: le componenti della mente (o breve soria del cervello).

• Dall'ampia diffusione che delle techniche chirurgiche craniali presso le antiche


civiltà sappiamo che il cervello era considerato un organo molto importante fin
dall'antichità. Tuttavia il legame fra di esso e la mente non era noto, tant'è che già
gli egizi consideravano il cuore come sede dell'intelligenza.
• Anche se si considera Ippocrate come il primo pensatore che abbai mai attribuito
una centralità a cervello, già Pitagora riteneva esistere un legame fra materia e
mente (puro non facendo riferimento al cervello).
• Alcmenone di Crotone invece fu fra i primo a capire che il cervello poteva essere
centro dell'intelletto e a notare il collegamento fra di esso e gli occhi.
• Ippocrate comunque andò oltre questo, elaborando la teoria dei quattro umori,
responsabili del temperamento umano (bile nera/melanconia, bile gialla/collera,
flemma/serenità, sangue/passione e gioiosità). Questa teoria in effetti è un po'
arbitraria e risente del suo dover essere subordinata alla teoria dei quattro elementi.
Sotto l'influenza di Ippocrate.
• 400 anni dopo, Galeno divenne noto come uno dei più grandi medici del periodo.
Galeno ha perpetrato l'idea che il cervello sia la sede della mente, anche se non
abbandonò mai la tradizione ippocratica, continuando a negare l'importanza dei
tessuti solidi del cervello, preferendo basarsi su una tripartizione delle facoltà
mentali (immaginazione, ragione, memoria), in tre cavità ripiene di fluidi che
venivano inviati a tutto il corpo.
• L'eredità di Galeno la possiamo ritrovare nelle idee di Leonardo da Vinci, il quale
conservò una tripartizione del cervello. Tuttavia al suo genio dobbiamo le prime
iniezioni di cera per creare calchi degli organi umani, fra i quali il cervello, ma
tuttavia mantenne lontana la sua attenzione dai tessuti solidi.
• L'influenza dell'approccio galenico durò fino al diciassettesimo secolo, anche
Cartesio formulò la sua teoria basandosi sempre e comunque su i concetti di flusso,
umori ecc.
• La sua idea fu però di comparare il cervello ad una macchina, dando il la per tutta
quella serie di riflessioni e studi basati sul paragone cevello/macchine
computazionali.
• In definitiva, pur rimanendo in errore, cartesio fu il primo ad adottare un
approccio di ragionamento moderno.
• Con il XVII secolo, in particolare con il lavoro di Thomas Willis, inventore del
termine neurologia, l'attenzione cominciò a spostarsi sui tessuti. Il primo passo fu
quello di mostrare che l'afflusso di sangue era fondamentale per lo sviluppo ed il
funzionalmento del cervello. Questo approccio, ancora incentrato sui fluidi, continuò
a presentare parecchi limiti, il primo dei quali dovuto all'incapaità di rendere di conto
della velocità di trasmissione del segnale nervoso per vie fluidodinamiche, date
anche le ristrette dimensioni dei nervi.
• Fu con Luigi Galvani che si capì finalmente l'importanza dell'elettricità per il
funzionamento del sistema nervoso. Paradossalmente fu proprio con Galvani
stesso che si ebbero le ultime resistenze della medicina galenico/ippocratica: egli
infatti continuò a parlare di fluido elettrico.
• Questi primi modelli però non rendevano bene conto di come l'elettricità potesse
trasmettersi dai nervi ai muscoli, nel XIX secolo fnalmente, con Emil Du Boyis-
Reymon si realizzò l'esistenza dell'unità cellulare funzionale minima del cervello: il
neurone.
• La natura cellulare del cervello fu riconosciuta da Ramon y Cajal, e fu una vera e
propria rivoluzione nel panorama della nurologia. Infatti ciò che aveva tenuto
lontana per così tanto tempo l'ipotesi cellulare era stata la diversa conformazione
dei neuroni dal resto delle nostre cellule, in quanto questi apparivano tra di loro
saldamente interconnessi, dando al cervello l'aspetto di un unico, grande reticolo.
Infatti l'interpretazione alternativa a quella cellulare che resistette fino al XX secolo,
fu proprio quella detta reticolare.
• Questa teoria ostacolò non poco il progresso degli studi sul cervello, fino a quando
Golgi non sviluppò un sistema per evidenziare la morfologia delle unità minime del
cervello. Paradossalmente questa tecnica, basata sul principio della fotografia,
ebbè un simile successo perchè si rivelò quasi inefficace: isolando solo un neurone
per volta e in manoera quasi casuale contribuì a renderli osservabili rispetto allo
sfondo dei tessuti celebrali.
• La teoria reticolare stava quindi per essere rimpiazzata dalla teoria neuronale, di
matrice cellulare. La teoria neuronale, a rigor di logica è attribuita a Ramon y Cajal,
che , facendo prorpia la metodologia di Golgi, si spinse a fare due considerazioni:
– il neurone è una cellula
– i neuroni sono polarizzati rispetto alla funzione. Anche se potè basarsi solo su
congetture Cajal ipotizzò correttamente che le componenti funzionali del
neurone imponessero una direzionalità alle info e che il corpo del neurone e i
dendriti sovlgessero funzione di ingresso, mentrel'assone quella di regione di
uscita.
• Cajal era molto affascinato dalla differenze fra cervelli di vari organismi, tuttavia
rimase molto sorpreso dal notare che non esisteva una sostanziale differenza
qualitativa nìtra i neuroni di varie specie: l'uomo non era più intelligente perchè
disponeva di neuroni più complessi.
• Cajal e Golgi vinsero un nobel condiviso, il che suscitò qualche polemica, data la
loro divisione di base sui temi della teroia reticolare o cellulare, fato sta che il loro
progresso segnò l'avvio dei moderni progressi delle nuroscienze.
• Come i neuroni comunicassero con il cervello era una domanda senza risposta
all'inizio del ventesimo secolo, tuttavia il progresso è stato rapido e ci ha permesso
di capire quasi del tutto la comprensione di come i neuroni potessero generare
segnali elettrici e chimici.
• Una parentesi a parte merita lo studio della frenologia, sviluppata da Franz Joseph
Gall. Essa ipotizzava che le facoltà mentali, gli attributi della personalità, e le
capacità intellettive fossero lecalizzate in distinte aree del cervello, e lo sviluppo di
queste capacità sarebbe emerso nello sviluppo delle aree celebrali corrispondenti.
Quest'idea era di concezione moderna, non fosse stato per la pretesa di
determinare il temperamento delle persone sulla base della forma del cranio.
• Tuttavia la frenologia andò molto di moda nell'800, ma, dopo la prima guerra
mondiale, in cui emerse un gran numero di danni neurologici a seguito di ferite al
cervello, essa fu superata dalla concezione che ad aree specifiche del cervello
corrispondessero funzioni specifiche, respingendo l'idea di una variazione delle
dimensioni craniali.

CAPITOLO 3
I SEGNALI DEL CERVELLO: IN COLLEGAMENTO

• Se pensiamo che i dati devono viaggiare lungo il corpo di animali anche di


dimensioni considerevoli (p.e. Balene) e farlo in maniera molto veloce, per ragioni di
sopravvivenza ci appare ovvio come quello neuronale debba essere un sistema di
trasmissione molto ben strutturato.
• I neuroni iniano brevi impulsi elettrici detti potenziali d'azione o impulsi nervosi che
viaggiano lungo"cavi" biologici detti assoni.
• La loro velocità è di circa 120 metri al secondo, molto inferiore rispetto a quella
delle connessioni di un computer.
• Una volta raggiunta la loro estremità gli impulsi innescano il rilascio di segnali
chimici in grado di generare o inibire i segnali elettrici all'interno degli altri neuroni. I
neuroni quindi trasmettono l'informazione grazie ad una catena alternata di
segnali elettrici e chimici.
• I segnali chimici passano attraverso le sinapsi, che sono spazi intraneuronali nei
quali le molecole dei neruni si legano ad altre molecole recettrici localizzate.
L'attivazione del recettore produce nel neurone ricevente una risposta elettrica
detta potenziale sinaptico che può essere di tipo inibitorio o eccitatorio nel caso che
il voltaggio del neurone diventi più o meno negativo.
• I potenziali inibitori fanno sì che il neurone ricenvente abbia meno probabilità di
produrre un nuovo impulso nervoso, mentre quelli eccitatori ne aumentano la
probabilità.
• La somma finale di tutti qusti potenziali determinerà l'attivarsi o meno del neurone.
• Al raggiungimento di una data soglia si avrà il potenziale di azione.
• L'informazione nel cervello è codificata dalla frequenza degli impulsi e dal tipo di
sequenza. Maggiore è l'eccitazione più alta la frequenza degli impulsi.
• Gli impulsi rilasciati si spostano lungo un nuovo assone e così via.
• Un singolo neurone può ricevere info da centinaia di altri neuroni lungo le mille o più
sinapsi che ha. Per dare un'idea la rete di segnalazione risultante è di 100 miliardi
di neuroni, ciascuno con un migliaio di sinapsi, per un totale di 100000 miliardi di
interconnessioni neuronali.

La fisica e il problema della segnalazione elettrica

• Un neurone inattivo ha un voltaggio stabile di -70 millivolt detto potenziale di riposo.


Sotto eccitazione invece gli impulsi nervosi raggiungono un voltaggio di circa 50
millivolt, con un escursione totale di 120 millivolt.
• Essendo il cervello un ambiente umido e salino come è possibile la propagazione di
questi segnali?
• Kelvin ci insegna che per il passaggio dei cavi sui fondAli oceanici era necessario
tenere di conto di una costante detta costante di spazio, vale a dire la distanza
entro cui 2/3 dell'ampiezza del segnale si perdono. Nei cavi sottomarini questa
distanza è di poche miglia, e pertanto per rislverla si ricorre a degli amplificatori
posti lungo tutto il tragitto. Una soluzione simile è messa in pratica dagli assoni, che
però non dispongono certo di batteria naturali.

Le batterie e gli impulsi del cervello.

• Due numeri: il cervello consuma l 20% dell'energia corporea totale, pur


rappresentandone solo il 2% della massa. L' 80 % del suo consumo poi è impiegato
in un solo compito, ricaricare le sie batterie bilogiche.
• I neuroni costituiscono due batterie, una ha valore di 50 millivolt ed è rivolta
all'interno della cellula (polo positivo interno), l'altra ha 70 millivolt ed è rivolta
all'esterno (polo positivo esterno). Se la seconda è accesa e la prima è spenta si ha
un valore di -70 millivolt (potenziale di riposo), altrimenti uno di +50 (potenziale di
picco). La sequenza di trasmissione ha inizio se lvi è un cambiamento in positivo di
voltaggio tra le membrane: ll raggiungimento di una soglia attiva la batteria da 50
mv.
• Queste due batterie sono ricaricate da delle proteine che pompano due ioni caricati
in positivmente in due direzioni opposte attraverso la membrana del neurone.
• Queste pompe funzionano associando energia metabolica al movimento degli ioni.
• Gli ioni di sodio sono pompati all'esterno del neurone, quelli di potassio all'interno.
• Questi ioni derivano dal cloruro di sodio (e potassio) che si trovano nell'ambiente
acquatico salino in cui si trovano le nostre cellule.
• All'interno del neurone la concentrazione di ioni di sodio hanno una concentrazione
di 10 volte superiore, e lo stesso vale all'esterno per il potassio.
• Alcune molecole specializzate, dette canali ionici limitano il passaggio del sodio e
del potassio facendo da cancelli.
• Ogni canale del potassio ha un suo cancello di attivazione unico, mentre quello del
sodio ha due cancelli, uno per l'attivazione e l'altro per l'inattivazione.
• Quando i cancelli di attivazione sono aperti il sodio entra nel neurone grazie al
gradiente di concentrazione, provocando l'attivazione della batteria da 50 mv, se si
aprono i cancelli del potassio, e questo fuoriesce , si ha l'attivazione della batteria
da -70 mv.
• In condizioni di riposo abbiamo l'apertura del cancello di inattivazione del sodio e la
chiusura di quello di attivazione, e l'apertura di una piccola parte di quelli del
potassio.
• Con l'attivazionedel potenziale 50 i cancelli del sodio devono essere aperti e quelli
del K chiusi, mentre per tornare allo stato di riposo i cancellli del Sodio devono
essere richiusi e quelli del Potassio aperti, facendo fuoriuscire gli ioni.
• Apertura e chiusura dei cancelli molecolari sono causate dalla loro sensibilità a
microcambiamenti nel voltaggio.
• I primi cancelli a percepire la variazione sono quelli che bloccano il na (di
attivazione). Alla loro apertura l'aumento di voltaggio inizializzerà una sequenza
retroattiva che condurrà al picco dell'impulso nervoso.
• Il ritardo che invece sussiste nell'apertura dei cancelli di inattivazione del na e in
quelli del k garantisce il ritorno allo stato di riposo.

La velocità è importante

• I cavi biologici sono lenti per natura, poichè veicolano il passaggio di ioni attraverso
una membrana (piuttosto che il passaggio di elettroni in un cavo). Per aumentare la
velocità la miglior strategia è quella di aumentare l'isolamento del cavo. In buona
sostanza questo è fattibile in due modi:

– aumentando il diametro dell'assone. Strategia che in natura è presente nel


calamaro, che utilizza un assone gigante per veicolare le reazioni di fuga e
l'espulsione d'acqua che causa il caratteristico movimento a razzo (proprio lo studio
su questo assone valse a Hodgkin e Huxley il nobel nel 1963 per la scoperta dei
flussi di sodio e potassio sensibili al voltaggio). Questo approccio però è limitato
perchè per migliorare considerevolmente la velocità occorrerebbe aumentare in
maniera spropositata le dimensioni dell'assone (quaduplicarle per avere il
raddoppio della velocità, se siconsidera che la velocità diconduzione è
proporzionale alla radice quadrata deldiametro dell'assone).
– Utilizzare (come nel nostro caso) un involucro multistrato chiamato mielina. Ad ogni
millimetro lungo questi involucri ci sono dei restringimenti detti nodi di ranvier nei
quali la membrana assionica è esposta e intorno a cui si raggruppano i canali del
sodio (la sclerosi multipla è un caso di danneggiamento della mielina).
La mielina è prodotta dalle cellule della glia, che sono in numero di dieci volte
superiore a quello dei neuroni e che sembrano svolgere moltissimi compiti, da
quello di muoversi nel crvello per divorare le cellule morte (microglia), a modificare il
modo stesso in cui i neuroni interagiscono tra di loro. Recenti studi hanno mostrato
come queste cellule rispondano ai segnali dei neuroni e possano coprire la regioni
di comunicazione tra neuroni.

Da neurone a neurone

• Le comunicazioni da neurone a neurone avvengono presso le sinapsi. Queste sono


più di 100.000.000.000.000 (centomila miliardi). Le comunicazioni sinaptiche
avvengono solitamente da singolo neurone a singolo neurone, anche non
necessariamente contigui, ma esiste anche un'altra forma di comunicazione che
permette di coinvolgere più neuroni contemporaneamente (come se fosse il nostro
wireless).
• Le sinapsi si possono spiegare con una metafora di cablaggi, le sinapsi necessitano
di punti di contatto tra neuroni (se sono sinapsi elettriche) o di prossimità stretta
(sinapsi chimiche). Nel primo caso i segnali passano senza ritardi e
indifferentemente in entrambe le direzioni.
• Le sinapsi elettriche sono caratterizzate da alta velocità ed affidabilità (servono
molto per la fuga).

• In una sinapsi chimica standard uno spazio fra neuroni impedisce il passaggio
diretto tra segnali elettrici o chimici.
• Perchè vi sia trasmissione l'attività elettrica del neurone deve consentire il rilascio di
un messaggero chimico in grado di raggiungere i dendriti del neurone ricevente.
• La comunicazione è complessa e richiede che entrambe le parti siano molto
specifiche, cosicchè la trasmissione può avvenire in un solo senso, da neurone
presinaptico a quello postsinaptico.
• Esistono varie forme di tramissione sinaptica. La più semplice coinvolge un canale
ionico che si apre legandosi ad un neurotrasmettitore, e permette un
accoppiamento veloce e diretto tra il legamento del neurone e la generazione del
segnale elettrico dal nt. Inoltre esistono dei ntt detti indiretti perchè generano a loro
volta un segnale biochimico, che genera delle reazioni mediate da speciali enzimi
che causano il rilascio di molecole segnale dette secondi messaggeri, che sono
interni al neurone. Questi ultimi sono tra l'altro responsabili della trasmissione dalla
sinapsi al nucleo interno del neurone e possono creare cambiamenti nel pattern di
espressione dei geni e della sintesi proteica che possono far variare la robustezza
delle sinapsi. Per questo sono direttamente coinvolti nella creazione della memoria.
• Infine grazie al rilascio di molecole messaggero capaci di diffondersi liberamente,
come l'ossido di azoto , i neuroni possono rasmettere info ad intere aree del
cervello. Questa modalià e quella sinaptica possono essere utilizzate
simultaneamente.

CAPITOLO 4
DAL BIG BANG AL big brain

La prima evoluzione del sistema nervoso

• Gli animali meno evoluti sono dotati di di un sistema nervoso e di alcune forme
semplificate di cervello, collocate a ragione nella parte frontale. Le funzioni più
basilari del sistema nervoso sono il fornire all'animale la capacità di identificare le
caratteristiche saliente del proprio ambiente e rispondervi in maniera adeguata.
• Già nelle primissime forme di vita unicellulari era presente la capacità di muoversi
legata alla ricerca di fonti di cibo, rispondendo agli stimoli dell'ambiente circostante.
Animali come il paramecio sanno riconoscere la provenienza di una fonte di cibo e
dispongono di un rudimentale senso del tatto il cui funzionamento ricorda quello
degli impulsi nervosi dei neuroni.
• Al momento dell'evoluzione degli organismi pluricellulari il sistema ha cominciato ad
avere la possibilità di differenziarsi, il che ha fatto si che si potessero dedicare una
serie di cellule per l'analisi, l'immagazzinamento e la trasmissione di informazioni
sull'ambiente circostante: nacque il sistema nervoso 1.
• I primi animali avevano un sistema nervoso esteso per tutto il corpo, dato che
probabilmente erano a simmetria radiale, e potevano incontrare fonti di cibo da
qualsiasi lato. La forma più semplice di sistema nervoso consiste in neuroni che
agiscono direttamente sulle cellule contrattili. Questi neuroni derivano direttamente
dallo strato cellulare esterno, l'ectoderma.
• Curiosamente anche il cervello negli embrioni si forma dal tessuto ectodermico.
• Nelle configurazioni più complesse i neuroni sensoriali e quelli motori sono
inframezzati dai cosiddetti interneuroni.
• Queste cellule, presenti negli animali più complessi, fanno si che si crei un ritardo
tra le risposte automatiche più immediate, creando la base per il pensare.
• L'evoluzione verso un sistema nervoso centrale è stata data da quegli animali che
hanno una simmetria bilaterale, la differenziazione davanti dietro/a portato a creare
un'area vicina alla bocca in cui concentrare gli organio di senso e i neuroni
(cefalizzazione)2. Negli animali a simmetria bilaterale spesso il corpo è strutturato
un segmenti, ciascuno con un ganglio centrale, ma tutti ben coordinati tra di loro.
• Un fatto abbastanza curioso è rappresentato dalla posizione dorsale/ventrale del
sn. Essi suggeriscono un'origine comune fra vertebrati ed invertebrati, ma in effetti
l'unica spiegazione che sembrerebbe essere convincente è quella di un essere che
a un certo punto si sia girato su se stesso, forse in seguito ad una mutazione,
trasmettendo questa caratteristica a tutti i suoi discendenti.

Una panoramica del sistema nervoso dell'uomo.

• Il cervello ha una struttura contorta e di certo non lascia intuire a prima vista il suo
utilizzo. Questo è dovuto al fatto che il cervello si sviluppa sempre aggiungendo
nuove strutture sulle vecchie, senza nè rimpiazzarle, nè privarle delle loro funzioni.
• Il cervello è come un tubo pieno di liquido ripiegato su sè stesso. Esso nasce
nell'embrione, assieme al midollo spinale, da un tessuto noto come piastra neurale.
Tre settimane dopo il concepimento la pn si ripiega su sè stessa formando un solco
e origina il tubo neurale.
• Accanto alla pn è presente un'area nota come cresta neurale, dalla quale si
originano il sistema nervoso periferico, il sn autonomo e i neuroni sensoriali delle
radici dorsali del midollo spinale.
• Le cellule del tubo neurale si moltiplicano originando neuroni e cellule della glia che
costituiscono cervello e midollo spinale.
• La velocità diproliferazione eccede nella parte anteriore del tubo e si crea quindi il
cervello.
• Il tubo, nella sua parte anteriore si suddivide in tre, generando il proencefalo, il
mesencefalo e il romboencefalo, che a loro volta si suddividono nelle componenti
del cervello adulto.

Dal midollo spinale alla corteccia cerebrale.

• Il ms ha un astruttura molto semplice: è formato da una regione centrale di materia


grigia contenente i corpi dei n e le sinapsi, e da una circostante materia bianca
formata dagli assoni.

1 L'ho un po' romanzata eh?

2 Il cervello è conseguente alla cefalizzazione.


• Il ms ha un astruttura segmentale in cui ciascun segmento ha due paia di radici di
cui una ventrale che contiene gli assoni in uscita dai neuroni motori, e una dorsale
che contiene gli assoni in entrata.
• I corpi dei ns risiedono nei gangli della radice dorsale, quelli dei nm sono nella
materia grigia ventrale, divisi in gruppi funzionali.
• Il cer è strutturato gerarchicamente: il proencefalo controlla il mesencefalo che
controlla il romboencefalo.

• (proencefalo--->mesencefalo--->romboencefalo)

• Il tronco encefalico (mes+romb) è implicato in funzioni corporali essenziali non


cognitive (respirazione, flusso sangue, locomozione) l'elaborazione delle info
sensoriali è svolta anche dal mes. ma principalmente avviene nel proencefalo.
• Il pro è un centro che valuta gli input sesoriali e formula giudizi, comandi e decisioni
sulla base dell'esperienza. La maggiore complessità del nostro comportamento è
dovuta alla complessità di questa parte, che risulta ripiegata su sè stessa.
• Il romb è costituito dal midolo allungato, dal ponte e dal cervelletto. Ci si riferisce
a tutta questa parte con il nome di tronco celebrale. Una parte del midolo
allungato è occupata da fasci di assoni che regolano il collegamento fra cer e ms,
inoltre p in quest'area che i fasci di assoni si spostano da sx a dx dando luogo alla
controlateralità del cervello.
• Il ponte controlla le funzioni vegetative e le espressioni facciali. Al suo interno vi è
un centro sensoriale che include i nuclei vestibolari, che servono ad orientare il
corpo in relazione a gravità ed accelerazione.
• Il cervelletto è specializzato nel coordinamento di comandi motori. La sua
superficie è composta da increspature dette folia, separate da fessure. Quest'area
è in grado di codificare le info sensoriali sulla posizione del corpo, e riesce a
memorizzare i dati necessari per utilizzare le competenze acquisite. Il cert è
collegato da tre fasci di assoni (peduncoli celelbrali) a mes, ponte e ma. Non è
collegato direttamente con la corteccia. Inoltre ciascun lato del cert coordina il lato
corrispondente del corpo.
• Il mesencefalo si compone della substantia nigra, del collicolo inferiore e
superiore e di una formazione che si estende nel ma.
• La sn è responsabile dei movimenti volontari, il cinf è coinvolto nellu dito quello
superiore nelle info visive e nei movimenti oculari.
• Il proencefalo è diviso in telencefalo e diencefalo.
• Il dien comprende talamo ed ipotalamo.
• Il talamo è una sorta di ripetitore delle info che viaggiano verso la corteccia
celebrale dal sistema nervoso.
• L'ipot è coinvolto in moltissime funzioni fra le quali il sesso, le emozioni, gli odori, la
temperatura corporea, la fame e la sete. Inoltre è il collegamento del cervello con il
sistema ormonale e regola la messa in circolo degli ormoni.
• L'ipot è incluso in unaserie di strutture interrelate note come sistema limbico, che
include amigdala e ippocampo.
• L'amigdala negli animali meno evoluti è connessa all'olfatto, ma negli umani si
ritiene che sia piuttosto connessa con il controllo delle emozioni.
• L'ippocampo invece nei rettili probabilmente organizza le risposte agli odori (fuga o
desiderio di accoppiarsi), nell'uomo gestisce piuttosto i ricordi. Il giro cingolato, altra
parte del sistema limbicofornisce un collegamento tra questo e la corteccia
celebrale.
• La parte anteriore del proencefalo è composta dai nuclei basali e dagli emisferi
circostanti.
• I nuclei basali sono un raggruppamento di tre gruppi accoppiati di neuroni e il loro
ruolo è quello di controllare gli impulsi volontari che partono dalla corteccia.
• Nella corteccia si concretizzano i nostri piani d'azione, i comportamenti volitivi, i
meccanosmi del linguaggio, e si creano e percezioni coscenti a partire dalle info
sensoriali.
• La corteccia celebrale è costituita da un unico foglio di 2-4 mm di spessore, in esso
entra l'informazione attraverso 1 milione di neuroni di input-output, ma al suo intero
sono presenti oltre 10 miliardi di connessioni. È quindi lecito dire che la corteccia
passa la maggior parte del tempo a comunicare con sè stessa. È completamente
ripiegata su sè stessa, ed è divisa dalla fessura longitudinale negli emisferi dx e sx,
i lati sono divisi in quattro lobi principali che prendono il nome dalle ossa del cranio
sotto cui di trovano.
• I lobi frontali occupano il 40% dell'intera corteccia.
• I lobi temporali, parietali e occipitali sono il 20% ciascuno.
• Le creste della superficie sono dette giri, gli avvallamenti solchi, e quelli più profondi
fessure.
• Superficialmente i due emisferi sono simmetrici e rispecchiano buona parte delle
solite funzioni.
• La fessura che divide le due parti della corteccia nasconde al suo interno il corpo
calloso (di cristo). Quest'ultimo è il punto di collegamento dei due emisferi, ed è
formato da un tratto con 1 milione di assoni. Se viene reciso i due emisferi
funzionano indipendentemente.
• Tra l'altro pazienti split-brain hanno mostrato che solo la parte sinistra del cervello è
in grado di esprimere a parole la consapevolezza degli oggetti.
• La corteccia può essere divisa in regioni funzionali, principalmentre far aree
sensoriali e aree motorie.
• Le aree corticali sono divise in base alla zona da cui ricevono le info (pe: info
somacorticali vanno nella corteccia somacorticale).
• La corteccia inoltre costtuisce vere e proprie mappe del mondo sensoriale
(mappatura). Le parti dx e sx del corpo sono mappate sugli emisferi (corteccia
smatosensoriale per la mapaptura somatosensoriale).
• I movimenti corporei sono controllati dalla corteccia motoria primaria, che è
un'immagine speculare della rappresentazione sensoriale della superficie del corpo.
Queste mappe non sono in scala, ma le aree variano proporzionalmente alla
potenza di elaborazione neurale richiesta, come si evince da famoso omuncolo di
Penfield.
• Buna parte della corteccia, detta cort associativa, non è direttamente collegata ai
sistemi motori o con l'info sensoriale, e le sue funzioni non sono facilmente
determinabili.

Come la corteccia dell'uomo divenne così grande

• La crescita maggiore nell'uomo è sicuramente avvenuta nei lobi frontali. Nellessere


umano essa è circa il 40% dell'intera struttura del cervello. Negli scimpanzè è
giusto il 17%.
• nei primi ominidi, come l'homo abilis il cervello superava di poco quello dello
scimpanzè.
• Ciò significa che il cervello si è sviluppato maggiormente in 2 milioni di anni, cioè
un'epoca recentissima. Il Neanderthal e il Sapiens avevano un cervello molto più
grande (1500/1400 cm3 contro i 600 dell'Habilis). Purtroppo il cervello non
fossilizza, per cui non abbiamo idea delle sue proporzioni interne.
• Gran parte dei nostri tratti caratteristici sono dovuti all'aumento della corteccia
frontale. Essa ci fornisce la consapevolezza e la capacità di previsione e
pianificazione.
• Ad oggi noi non sappiamo come quest'area si sia potuta evolvere così tanto in così
poco tempo, una teoria piuttosto curiosa avanzata in merito è che essa si sia
sviluppata per favorire forme di corteggiamento sempre più complesse, ed
competere così nella selezione sessuale, anche se questa teoria non spiega il
gande divario che c'è tra la comparsa di cervelli di dimensioni simili al nostro con
l'origine delle prime racce fossili di questa cultura (pitture ruoestri), di circa 225000
anni. Insomma non abbiamo una risposta.

CAPITOLO 5
SENTIRE, PERCEPIRE E AGIRE

Le imperfezioni della percezione sensoriale.

• Le info sensoriali alimentano le nostre percezioni, oltre che i ricordi, le intenzioni e


le azioni.
• Oltre ai classici 5 sensi abbiamo anche altre modalità di percezione quali
caldo/freddo, gravità, accelelrazione, doelore ecc.
• Ogni modalità sensoriale classica è inoltre costituita da sotto-sensazioni (vedere
colori, forme, movimenti).
• Il cervello analizza le sensazioni primarie trasformandole in percezoni, delle quali si
serve per decidere come agire. Tuttavia le sensazioni non sono che una
componente delle percezioni e non ne rappresentano necessariamente una
traduzione fedele. Inoltre le sensazioni non sono legate ad un'unica modalità
sensoriale, ma esse stesse sono un'ipotesi fatta dal cervello sulla base di ciò che i
sensi rivelano.
• Varie illusioni ottiche ci confermano questa cosa: spesso abbiamo diverse percezioi
di una stessa immagine sensoriale. Allo stesso modo si comportano le percezioni
fatte da info composte di sensi.
• Un'altro aspetto sorprendente è dato dalla cecità sensoriale. Nel famoso esempio
del gorilla nel campo da basket (v. Pag 81) il cervello non solo non ha registrato
quella presenza, ma ha ricostruito qualcosa nel vuoto occupato da essa.
• I sensi negli animali sono molto più acuiti, si pensi alla capacità di distinguere odori,
o vibrazioni, o infrarossi, o cariche elettriche.

Percepire il mondo esterno

• La vista dipende dalla capacità della retina di inviare le informazioni elaborate dai
coni e dai bastoncelli.
• I coni sono concentrati nella fovea. In essa si trovano i coni sensibili al rosso, al
verde e al blu. Il nostro cervello crea tutte le immagini a partire da questi tre colori.
Poichè i cono sono poco sensibili alla luce noi percepiamo i colori solo in presenza
di luce.
• Il resto della retina è occupata dai bastoncelli, che sono altamente sensibili e
superano i coni in numero di 10 a 1.
• La luce regola il rilascio dei neu da parte di c e b che a sua volta modula l'attività
elettrica delle cellule nervose della retina.
• Le cell nerv della ret comprendono le cell bipolari, le cell orizzontali e le cell
amacrine ed i neuroni gangliari, i cui assoni formano il nervo ottico che collega
l'occhio al cervello.
• La nostra capacità di adattarci alle differenti condizoni di luminosità dipende da una
caratteristica unica dei fotorecettori che possono regolare la loro sensibilità alla
luminosità di fondo: i bastoncelli sono più sensibili a variazioni di luce, ma entro il
range di illuminazione generale, per questo nel passare dal buio alla luce
impieghiamo alcuni minuti ad adattarci. Il nostro cervello ignora il valore assoluto
della luce e si concentra solo sui mutamenti.
• L'info viaggia attraverso gli assoni delle cellule gangliari. Ciascuna cellula guarda
ad una piccolissima finestra circolare sul mondo. La luce che ricevono ne modifica il
campo elettrico.
• Le cell gangl sono di due tipi: le cell a centro on, che rispondono ad un aumento di
luminosità al centro del loro campo, e quelle centro off che rispondono ad una
diminuzione nel campo centrale. La combinazione di queti due segnali rende il dato
più affidabile.

• La visione è un processo attivo di acquisizione dell'info.


• Una visione distinta è possibile solo quando la fovea esamina la scena, quindi noi
vediamo solo attraverso un'area molto piccola, ma il nostro cervello comanda una
serie di micromovimenti oculari, intervellati da pause che "fotografano" l'ambiente
circostante, permettendogli di ricostruire un'immagine coerente di ciò che
complessivamente vediamo.
• Questo lavoro impiega molteplici aree del cervello.
• Il tratto nervoso da cui partono le cellule gangliari è detto disco ottico e non
presenta cellule fotorecettrici (e infatti noi abbiamo un punto cieco nell'occhio).
• I nervi ottici si incontrano in un punto di incrocio detto chiasma ottico che direziona
le fibre sia verso le parti opposte del cervello che verso le stesse (in proporzione di
circa il 60/40%). la parte di fasci successiva è detta tratto ottico.
• Gli assono gangl giungonoa varie aree del cer, fra le quali la più importante è il
corpo genicolato laterale. Qui gli assoni terminano in delle sinapsi con altri neuroni,
i quali proseguono fino alla corteccia visiva primaria. I corpi genicolati laterali
conservano intatte le relazioni spaziali esistenti tra i neuroni della retina, e così pue
la corteccia.
• I corpi genicolati laterali e le aree corticali sono due, e sono controlaterali rispetto
alla provenienza dell'info visiva.
• Nel campo visivo binoculare i campi degli occhi si sovrapongono. La mappa di
ciascun lato contiene quindi info provenienti da entrambi gli occhi.
• Nel cgl gli input tarminano in strati diversi, permettendo l'attivazione solo con i
segnali provenienti da uno dei due occhi.
• La corteccia visiva primaria analizza i dettagli più semplici delle caratteristiche del
campo visivo.
• A differenza dei n del cgl e di quelli retinici i n della corteccia sono piuttosto
insensibili alle piccole variazioni di luce, ma piuttosto al rapporto marcato chiaro-
scuro.
• La corteccia è mappata in maniera funzionalmente simile a quella del campo visivo.
• L'info visiva parzialmente elaboata è inviata ad altre regioni della corteccia.
• Al procedere dell'elaborazione le info diventano più articolate. N pratica
sembrerebbe esserci una gerarchia per la quale l'elaborazione dipiù neuroni può
diventare quella di un singolo neurone. Tuttavia non sembra plausibile che
l'elaborazione delle info avvenga paer gradi (prima la forma, poi il colore ecc)
piuttosto che questa elaborazione avvenga in aree separate. Oggi non sappiamo
esattamente come avvenga il rionoscimento a partire da singole informazioni visive.
Di base esistono due scuole:

– per la maggior parte degli scienziati i n collaborano nel riconoscimento delle


immagini attivandosi simultaneamente.
– Per una minoranza il riconoscimento delle caratteristiche è appannaggio di singoli
neuroni, che dovrebbe diminuire all'aumentare della selettività (il famoso n della
nonna).
• Sebbene i secondi siano stati oggetto di aspre critiche, un recente studio ha
mostrato come in realtà singoli neuroni si attivino nel riconoscere persone (o
monumenti) famosi, o parallelamente con i loro nomi, ma ignorino l'apparizione
delle stesse se sono in compagnia di altre.
• Certo questo non implica una conferma totale della seconda teoria, però può
comunque farci riflettere sul fatto che, negli stadi più avanzati di trasformazione
dell'info visiva, il ricooscimento avvenga effettivamente in maniera più selettiva.
• Anche il fenomeno dell'invarianza (la capacità di riconoscere un dato oggetto sotto
diverse angolazioni e illuminazioni) sembra rispondere ad un numero selezionato di
nn.
• Esistono altre aree che ricevono info direttamente dalla retina. Alcuni assono delle
cg vanno in un'area detta pretetto, la quale è responsabile della risposta in riflesso
(bilaterale) della contrazione dell'iride.
• Un'altra destinazione è la regione dell'ipotalamo.
• Queste due aree per funzionare non necessitano di segnali molto dettagliati, ma si
basano su una rappresentazione generale dei livelli di luce, senza ricevere altre info
di tipo spaziale.

Le percezioni che guidano le azioni

• Un fascio di ass retinici viaggia dall'occhio verso una struttura del cervello chiamata
collicolo superiore, che ha la funzione di correggere la direzione dello sguardo da
un'oggetto di interesse all'altro.
• Il collicolo ha una struttura a strati che gli rende possibile correlare le mappe visuali
con quelle motorie, in quanto lo strato superficiale ha una mappa bidimensionale
del campo visivo, mentre quelli inferiori hanno mappe motori corrispondenti alla
mappa sensoriale.
• Questo sistema fa sì che quandp un nuovo oggetto entra nel campo visivo i nn della
parte della retina corrispondente si attivino e gli occhi puntino la fovea su di esso,
ovviamente questo sistema non è automatico, e per questo il sistema prevede un
minimo di ritardo tra lapparizione di un oggetto nel campo ed il movimento, che da il
tempo al cervello di analizzarlo.
• Vista ed udito cooperano insieme, e la vista è spesso attirata da ciò che sente.
• La capacità di identificare la fonte di un suono varia in base alla frequenza di
quest'ultimo:
– sotto 1khz il cervello individua differenze minime di ritardo tra i segnali. La
velocità con la quale riusciamo a calcolare i ritardi è impressionante: 10
milionesimi di secondo (si pensi che la velocità delle trasmissioni neuronali è di
millisecondi). Questo perchè esistono dei nn in un'area del tronco encefalico
detta oliva superiore mediale (OSM) specializzati nel calcolare i ritardi
provenienti dai segnali dx e sx. Essi sono detti identificatori di coincidenza.
Questi neuroni funzionano sulla base di impulsi che viaggiano su canali di
differente lunghezza. Pertanto il ritardo di uno dei due lati comporteà
l'attivazione di un n specifico in simultanea con l'altro l'ato. Questa coincidenza
di segnali determina l'attivazione del neurone e l'invio di una risposta al cervello
ce ne identifica la provenienza.
– Per frequenze sopra i 2kh è più semplice perchè la nostra testa proietta
un'immagine acustica in cui oltre all'attivazion dei nn corrisponde anche una
differenza di intensità sonora ricevuta. I percorsi di questi due meccanismi
convergono nel mesencefalo.

Anche i sensi interni controllano le azioni

• Le nostre azioni sono influenzate altresì dalle sensazioni che si originano nel nostro
corpo, delle quali non siamo coscienti.
• Un esempio è la variazione di lunghezza dei muscoli quando abbiamo una modifica
di carico in mano (p.e. Mentre riempiamo un bicchiere d'acqua), anche se questo
meccanismo potrebbe benissimo essere svolto dalla vista, il cervello ricorre ai fusi
muscolari, che sono strutture capaci di controllare l'estensione del muscolo in
maniera automatica. Ogni minima variazione di lunghezza del muscolo attiva dei nn
dei fusi che trasmettono questa info al midollo spinale, generando la doppia
risposta di aumentare (nel nostro caso) la forza del bicipite e diminuire quella del
tricipite.
• Questi meccanismi hanno il compito di liberare il cervello dalla pianificazione delle
sequenze di movimenti, lasciandolo libero. Il camminare è una di queste sequenze.

CAPITOLO 6

LA SOSTANZA DEI RICORDI

La memoria richiede modificazioni fisiche del cervello, ed è questa caratteristica che rende
possibili pensiero, coscienza e linguaggio.

Tipi di memoria

• Esistono diverse distinzioni tra i tipi di memoria fra le quali la pù nota è sicuramente
quella tra memoria a breve e lungo termine.
• Il fatto che la maggior parte delle nostre impressioni non duri nella memoria non è
assolutamente un deficit, ma al contrario la transitorietà di certi ricordi è ciò che
rende comprensibile quello che leggiamo o sentiamo, o di interpretare il mondo
circostante.
• Questo tipo di memoria a brevissimo termine è detto memoria di lavoro.
• La mdl è come un buffer piccolo ma sempre pieno in cui le sensazioni entrano ed
escono a grande velocità, permanendo solo il tempo necessario per farci capire
cosa sta succedendo.
• Alcuni studi di Imaging celebrale hanno mostrato come la memoria di lavoro
associata al linguaggio si trovi nei lobi frontale e parietale, all'incirca la stessa area
associata al linguaggio.
• Acuni ricordi tuttavia sembrano permanere molto di più. Questo processo non è
graduale lngo un asse ricordare più a lungo/dimenticare più rapidamente, ma
sembrano coinvolte in un processo discontinuo in due fasi, una di
immagazzinamento dei ricordi a bt, caratteizzati da rappresentazioni
intrinsecamente instabili, l'altro dei ricordi a lungo termini, alla cui permanenza nella
memoria deve essere associata una serie di alterazioni chimiche e strutturali
durature del cer.
• I Flash di memoria sono un segnale di attivazione emotiva dei ricordi a lt.
• Sia la memoria a bt che quella a lt implicano modifiche al cervello e alterazioni e
modulazioni nell'attività delle sinapsi, temporanee nel primo caso, permanenti nel
secondo.
• I ricordi a lt implicano un dialogo tra sin e geni che non avviene nel caso di
quelli a bt.
• Nella nostra memoria esistono tutta una serie di info e memorie che sono piccole
ma stabili (nozioni geografiche, anagrafiche ecc) che costituiscono la memoria
dichiarativa, sulla quale basiamo le nostre azioni.
• Da qui è facile ipotizzare che il nostro cervello immagazzini le memorie in maniera
organizzata, ed è plausibile che le info siano memorizzati in moduli connessi per
categorie e conservati in luoghi specifici.
• La memorizzazione ci fornisce anche i mezzi per avere una conoscenza
procedurale, cioè una serie di iinformazioni necessarie per eseguire dei compiti
reiteratamente, come ad esempio l'andare in bicicletta. In queste attività sono
coinvolti i nuclei basali e il cervelletto, e la memoria di questo tipo è detta
implicita,poichè non siamo sempre in grado di descrivere a parole come riusciamo
a fare una certa cosa.
• La memoria episodica invece è legata all'acquisizione di ricordi passati. Essa non si
riferisce ai fatti , in quanto questi possono essere appresi anche attraverso
ripetizione e sono oggettivi e condivisibili.
• Gli episodi invece restano impressi in un'unica occorrenza, e sono assolutamente
soggettivi (possono perfino essere falZi). La me non è facilmente controllabile e può
essere innescata da stimoli sensoriali, fra i quali un ruolo predominante ce l'ha
l'olfatto,
• molti ricordi inoltre non sono accessibili volontariamente. Penfield notò che durante
la stimolazine di aree del cervello in pazienti sottoposti a trattamenti per l'epilessia,
emergevano in loro ricordi molto dettagliati di eventi dei quali non erano
normalmente consapevoli, legati ad aree ben definite del cervello.

Il dove della memoria

• la ml è associata alla corteccia prefrontale e l'ippocampo è il luogo in cui la ml è


trasferita nella memoria esplicita a lungo termine.
• L'ippocampo è coinvolto anche ell'immagazzinamento dei ricordi spaziali. Nei ratti
contiene dei neuroni detti cellule di posizione, che sembrano attivarsi in relazione
ad un dato ambiente, consentendo all'animale di orientarsi.
• L'imaging strutturale del cervello (MRI) ci dice che l'ippocampo contiene mappe dei
luoghi ed è l'unica area del cervello ad aumentare di dimensioni all'aumentare delle
informazioni immagazzinate al suo interno (v. I tassisti londinesi).
• L'ipp non sembra essere coinvolto per la memoria procedurale o motoria, che
coinvolgono corteccai motoria, sensoriale, nuclei basali e cervelletto.

Il come della memoria

• Studiare iprocessi fisici della creazione della memoria nell'uomo è difficile. Tuttavia
quello che sappiamo oggi lo dobbiamo grazie alla somiglianza incredibile che
condividiamo con una lumaca di mare. Questa strategia riduzionista che ci
consente di operare su specie molto differenti da noi è possibile perchè in natura i
sistemi biologici sono incredibilmente conservativi, e i sistemi genetici si trovano in
moltissime specie.
• E.R. Kandel studiò un semplicissimo riflesso in una lumaca, l'Aplysia californica,
caratterizzata dal possedere 20000 neuroni, alcuni dei quali visibili ad occhio nudo.
Questo animale possiede un riflesso che lo spinge a ritrarre il suo sifone in seguito
ad una lieve stimolazione tattile. Dopo un certo numero di esposizioni a questo
contatto si verifica un assuefazione e l'animale non ritrae più l'appendice.
• L'assuefazione è un meccanismo estremamente comune negli animali e nell'uomo,
e ci permette di ignorare gli stimoli che non hanno importanza per noi.
• Un fenomeno opposto è la sensiblizzazione, che riacutizza la risposta allo stimolo in
seguito ad un qualche altro stimolo inaspettato e forte (negativo). La
sensibilizzazione è di solito una forma di memoria a bt, ma se lo stimolo è ripetuto
può diventare a lt.
• K dimostrò come l'applicazione di una scarica elettrica intensa alla coda
dell'animale può portare a sensibilizzazione del riflesso branchiale e che cinque
esposizioni a questa scarica potevano trasformare il ricordo in uno a lt.
• Questa somiglianza con l'uomo doveva solo essere provata a livello biologico.
• La formazione di memoria a lungo termine richiede la sintesi di proteine. Questo è
stato osservato nell'Aplysia.
• La rete che controlla il riflesso della branchia è molto semplice: i neuroni sensoriali
del sifone sono in contatto con i neuroni motori che causano il movimento.
• A fianco esiste un'altra classe di neuroni associati che agisce nella sinapsi fra i
primi due tipi di n, detta di neuroni modulatori, che sono eccitati dallo stimolo
elettrico e modulano appunto la risposta delgi altri nn. L'attivazione di questi nn
modulatori rafforza le sinapsi esistenti tra nn sensoriali e motori. K scoprì che il
neurotrasmettitore coinvolto in questo processo era la serotonina (5HT), sintetizzata
dai nn mod e che quando questo è diretto alla sinapsi tra n sensoriale e n motorio
questo rafforza l'azione del n modulatorio. Se la ser è rilasciata per quattro o cinque
volte si ha un rinforzo a lt.
• Il punto adesso è capire come la ser possa rinforzare la connessione sinaptica.
• Nell'Aplysia èresente un secondo messaggero, l'adenosina monofosfato (AMP)
ciclico, la cui sintesi nei neuroni è innescata dalla ser. Questo AMP ciclico attiva un
enzima detto chinasi in grado di modificare le proprietà di una proteina del canale
del potassio aggiungendovi un gruppo fosfato (fosforilazione delle proteine).
Questa fase ritarda il ripristino del potenziale di riposo nel n. Come risultato il
potenziale d'azione dura di più e si ha un maggiore rilascio di neurotrasmettitore,
rafforzando così la sinapsi.
• Questo si traduce in una modifica del comportamento dell'animale a breve termine,
poichè alcuni enzimi rimuovono rapidamete i fosfati dalle proteine, riportandole al
loro stadio iniziale e riequilibrando i potenziali.
• Per avere un cambio a lt è necessaria una nuova sintesi delle prot.
• La sintesi delle prot ha inzio dopo l'attivazione di un gene localizzato nel nucleo del
corpo cellulare, e a K. Restava solo da spiegare come ciò potesse avvenire a
partire dal rilascio di ser a livello sinaptico.
• Il ripetuto attivarsi di AMP ciclico a seguito delle scariche di ser porta una
formazione di elevati livelli di chinasi i quali innescano un processo tipico di
trasporto della chinasi dalle sinapsi al corpo cellulare. Una volta che le chinasi
giungono nel corpo cell modificano delle proteine che agiscoo sul DNA , attivando
alcuni geni (geni precoci) prima di altri. Le prot così attivate sono spostate alla
sinapsi andando a mantenere la farza della sinapsi gia sotto effetto dell'AMP e
sviluppando nuove connessioni. Ecco come nell'Aplysia il rafforzamento delle sin e
la crezione di nuove dipenda dalla sintesi di proteine.

I meccanismi della memoria sono universali

• Abbiamo capito che un elemento fondamentale del cambiamento adattivo della


memoria in ogni animale è la plasticità sinaptica.
• Le sinapsi sono quindi parte centrale del processo di memorizzazione, anche a lt,
poichè comunicano tramite i nuclei cellulari per la fabbricazione di proteine in grado
di modificare la loro stessa robustezza. Ecco la differenza con i computer: le sin
non sono saldature drigide ed immutabili, ma possono modificare il loro
funzionamento e sono parte integrante di questo processo.
• Inoltre questa scoperta ci porta a riflettere su come la distinzione fra natura e
cultura sia malposta. Le nostre capacità non sono modificate dai nostri geni
OPPURE dall'ambiente in base all'approccio adottato ma il cervello stesso è
predisposto ad adattarsi e modificarsi geneticamente in base a ciò che
apprendiamo.
• Il meccanismo osservato nell'Aplysia è esattamente quello che abbiamo noi umani.
Coinvolgendo lo stesso identico tipo di catena di segnale e gli stessi elementi
biochimici.
• Infine da queste scoperte molto possiamo derivare per migliorare il funzionamento
della nostra mente, ma è importante notare che ancora non sappiamo esattamente
come sono selezionati, immagazzinati e richiamati e dimenticati i ricordi, e pertanto
sono possibili solo pochi farmaci efficaci per lo stimolo della memoria. Ad oggi il
miglior modo per far fronte al degrado fisiologico della memoria determinato dall'età
resta le'sercizio della stessa con una continua memorizzazione di nuove cose.

CAPITOLO 7
IL CERVELLO INTERROTTO: INVENZIONE E INTERVENTO

• Le nuove frontiere della ricerca guardano con grande interesse all'integrazione tra
neuroscienze e ingegneria, informatica o robotica. Gli sviluppi di questa
integrazione potrebbero portare a creare strumenti e protesi in grado di riparare
lesioni al cervello umano, o di potenziarne le capacità.
• Dall'altro lato questo approccio può aiutarci a creare macchine più potento ed
efficaci basate sull'integrazione di modelli presi dalla neurobiologia.
• I computer digitali sono una buona metafora del cervello, ma mentre per esempio
possiamo dire che il cuore è una pompa, possiamo dire che un computer è come
un cervello, ma non è la stessa cosa.
• Un computer non è in grado di svolgere compiti complessi che richiedano
l'applicazione del pensiero, perchè un computer o un robot non pensa. Se
programmassimo un robot per pulire una stanza esso non potrebbe mai decidere in
autonomia cosa rappresenta un oggetto da buttare e cosa un tesoro per
l'occupante, e questo senza tenere conto del fatto che per un umano queste
classificazioni sono tutt'altro che immutabili.
• Uno dei tentativi di far assomigliare l'intelligenza artificiale a quella umana è data
dall'inserimento di meccanismi non lineari dell'info. Tuttavia ad oggi i robot mandati
su Marte possono solo essere pilotati da un umano a milioni di chilometri.
• Il più potente computer al mondo oggi supera per dimensioni e consumi di infinite
volte un cervello, eppure non riesce minimamente ad avvicinarsi alle sue capacità
creative.
• Anche con il costrante ed esponenziale progresso delle macchine oggi non è affatto
garantita la creazione diun'intelligenza.
• Una mosca ha 100,000 n creati da 20000 geni. Un umano ha 10.000.000 di voltre
questi neuroni partendo da solo 40.000 geni.
• Del resto una mosca è in grado di orientarsi in volo con in "computer" grande come
un punto. Siamo lontani da avere computer con queste capacità.
• Oggi le neuroscienze sono sfruttate in due modi nela costruzione di intelligenze
artificiali: vengono ricreate con sturmenti al silicio le reti neurali biologiche o detti
strumenti vengono fatti interagire con neuroni veri in vitro.
• Elaborando l'idea Cartesiana di una somiglianza tra gli strumenti biologici e quelli
umani sono state create reti neurali artificiali (ANN) nelle quali delle entità dette
nodi, simili ai neuroni, erano utilizzate per creare reti e scambiarsi potenziali
d'azione in un'imitazione esatta delle reti di nn umane.queste reti possono poi
essere fatte evolvere con un determinato algoritmo genetico.
• Ovviamente questi sistemi non hanno la capacità di simulare la modulazione
sinaptica e nenche le potenzialità della comunicazione non sinaptica anche se,
recentemente, sono stati creati modelli basati sulla comunicazione che nel cervello
avviene tra nn mediante la liberazione di ossido di azoto, il quale si diffonde
liberamente in un'area celebrale comunicando con molti neuroni anche lontani tra di
loro.
• Queste reti dette GasNet simulano questa comunicazione gassosa e sono ritenute
vantaggiose rispetto alle reti tradizionali in quanto a parità di potenza
computazionali impiegano meno nn, e poi hanno architetture più semplici, e sono
molto più semplici da generare attraverso algoritmi genetici.
• L'algoritmo genetico ci risparmia una programmazione convenzionale per i cervelli
dei robot. Esso si basa sull'identificazione di un primo compito e sulla creazione di
una popolazione nei ciu circuiti neurali i comportamenti sono specificati da stringhe
di istruzioni, come fosse DNA. Le performance di questa popolazione sono valutate
e i migliori sono fatti "incrociare" attraverso uno scambio di codici, nel quele
vengono inserite delle mutazioni (variazioni di 0 e 1). Le progenie ottenute vengono
testate e selezionate.
• Nell'altra ricerca la tecnpologia dei chip al silicio è direttamente applicata alla
biologia facendo crescere reti neuronali sopra i chip, facendoli comunicare tra di
loro.
Macchine per riparare il cervello

• Due sono i modi in cui possono essere integrati cervello e macchine a fini
terapeutici: un impianto può stimolare elettricamente i nn per ricostruire una
funzione perduta oppure un apparecchio elettronico posto vicino al cervello piò
ricevere un output neuronale, amplificarlo ed utilizzarlo per controllare periferiche
esterne.
• Nel primo caso lo strumento più semplice impiegato è l'impianto colceare, il quale
traduce il suono in impulsi elettrici capaci di attivare i nn del nervo acustico, i quali
possono raggiungere il cervello che li interpreta come suoni.
• Questo meccanismo può servire da base anche per meccanismi di integrazione per
persone che hanno perso la vista, con una telecamera posta in una retina artificiale
che traduca le immagini in segnali elettrici, oppure con una serie di elettrodi
strutturati coerentemente rispetto allo spazio, sfruttando il principio che la mappa
del campo visivo è conservata e proiettata sulla corteccia.
• Interfacce cervello-macchina capaci di stimolare i neuroni possono essere
impiegate anche nella cura di malattie come il parkinson, poichè fdegli elettroni di
stimolazione messi nei nuclei basali potrebbero portare ad un ripristino di alcune
funzionalità deterioratesi in seguito alla perdita di n nella substantia nigra.
• Anche l'epilessia potrebbe essere in parte gestita attraverso l'utilizzo di impianti,
dato che in certi casi sono presenti nella corteccia degli impulsi elettrici anticipatori
degli attachci, che potrebbero venir letti da delle apposite interfacce ed utilizzati per
attivare una stimolazione dei tratti nervosi che riducono l'attività corticale epilettica
oppure per somministrare dei calmanti.
• Nel secondo caso M. Nicoleis della Duke university è stato un pioniere delle
interfacce ibride cervello-macchina (HBMI), e i suoi studi su scimmie e macachi
sono arrivati a crare mappe neurali della corteccia motoria ed utilizzarli per far
muovere agli animali protesi meccaniche con la sola intenzione. Questo tipo di
ricerche, oltre all'ambito medico, potrebbero essere utilizzate per potenziare le
normali capacità umane, fatto questo che eticamente preoccupa non poco, dato
che i risvolti in ambito militare potrebbero ipoteticamente portare alla creazioni di
interfacce capaci di far aprire il fuoco ad un soldato con la sola forza del pensiero.
• Tuttavia queste tecologie sono ancora lontane dall'essere una piena reatà, anche
perchè ad oggi gli esperimenti effettuati comportano tecnologie invasive, che in
futuro potrebbero essere migliorate facendo ricorso ad impianti wireless o a
mappature EEG capaci di sostituirsi a metodi invasivi.
• Infine un settore di sviluppo futuro piotrebbe riguardare la sostituzionr delle HBMI
con interfacce capaci di controllare direttamente muscoli o nervi dello stesso
paziente, e quindi di ricostruire effettivamente collegamenti deteriorati.

Può un cervello ripararsi da solo?

• Poichè la prospettiva che un'interfaccia possa retituire tutte le funzioni ad un


cervello appare estremamente improbabile una strada che è stata intrapresa dalla
ricerca è stata quella di riparare i tratti neurali danneggiati.
• Nell'uomo i tratti neurali centrali non riescono a rimarginarsi dopo una lesione,
come invece accade a quelli periferici. Questo sembra essere dovuto alla presenza
di molecole che inibiscono questa ricrescita, che tuttavia è presente nel cervello e
nel sistema nervoso in fase di sviluppo.
• Un ambito di studio consisterebbe nel neutralizzare questi inibitori, ma purtroppo
siamo ancora lontani dall'avere risultati efficaci, in quanto questi inibitori sono
composti da un aclasse molto ampia di molecole i cui effetti non sono cumulativi,
ma bastano alcune di esse per attivare il processo. Al momento siamo in grado di
neutrallizzare solo poche di queste molecole.
• Un secondo approccio tuttavia analizza i neuroni del sistema olfattivo. Questi
neuroni sono prodotti per tuttil corso della vita e possono estendere un assone fio a
connetterso con i centri olfattivi del cer. Per fare ciò essi sono riparati da un tipo
speciale di mielina composta sola da cellule dette cellule della guaina olfattiva, che
respingono i segnali inibitori della crescita.
• Nel 1994 R. Cueto e Nieto-Sampedro hanno mostrato che l'impianto di queste
cellule in effetti permette la ricrescita e il riconnettersi di assoni sensoriali del
midollo spinale danneggiati. Questo potrebbe evolversi in una terapia di
ricostruzione per il midollo spinale danneggiato.

Intatto, ma non perfettamente funzionante

• Una classe di disturbi del cervello non sembra essere legato ad alcuna lesione dello
stesso.
• Depressione ansia schizofrenia sembrano tutte essere legati a problemi del
funzionamento interno del cerv.
• In effetti la depressione sembra essere legata ad un problema dei messaggeri
indiretti del cervello, e quindi legata ad uno squilibrio chimico invece che a un
problema di ordine strutturale.
• I recettori coinvolti nella depre sembrano essere i neurotrasmettitori monoaminici
lenti come serotonina, noradrenalina e dopamina, che in una persona depressa
sono troppo bassi. Questo ancora oggi resta però difficile da collegare con i sintomi
stessi della depre.
• A riprova di questo fatto va detto che i farmaci più efficaci nel trattamento della
depressione sono quelli in grado di innalzare i livelli di monoamine.
• Gli inibitori delle monoamine funzinano inibendo il riassorbimento dei ntt, che
normalmente dovrebbero essere smaltiti velocemente dopo l'uso, venendo
inattivati. Il blocco del loro riassorbimento comporta che essi si accumulino e
aumentino la loro concentrazione, alleviando i sintomi della depre.
• Oggi l'efficacia degli inibitori delle monoamine è discussa e vista con
preoccupazione, poichè c'è chi ritiene che essi possano addirittura aggravare i
sintomi in dei casi.
• Molto probabilmente la depressione non dipende solo da uno squilibrio dei ntt, ma
anche da alrifattori a noi ignoti.
• Infatti gli inibitori delle monoamine dovrebbero essere farmaci ad azione immediata,
invece impiegano settimane intere per fare effetto.
• Nella ricerca di nuovi metodi di cura oggi si sta indagando la regolazione del
cortisolo.