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Giuseppe Verdi

(Roncole di Busseto, Parma, 1813 - Milano 1901)

Giuseppe Verdi è nato a Busseto, precisamente alle Roncole, nel 1813 e muore a
Milano nel 1901. A Milano fonda una casa di riposo per musicisti, la “casa di
riposo Verdi”. A Busseto aveva studiato con Pietro Baistrocchi, organista del
paese, ascolta molta musica da chiesa e le bande, questa è la sua prima
formazione. Poi Antonio Barezzi, mercante di Busseto e suo futuro suocero, lo
finanzia pagandoli gli studi a Milano, che ci va grazie anche ad una borsa di studio
che gli da Maria Luisa D’Austria. Successivamente Verdi sposa la figlia di Barezzi.
Verdi scrive melodrammi. In conservatorio non entra nella classe di pianoforte e
sotto il consiglio di Alessandro Rolla iniziò tuttavia a prendere lezioni private di
pianoforte con Vincenzo Lavigna. A Milano conosce il Romanticismo viennese,
conosce Mozart, Haydn e la loro musica. A 26 anni esordisce con Oberto conte di
San Bonifacio (su libretto di Antonio Piazza), che, per interessamento
dell’impresario Merelli venne rappresentato alla Scala nel 1839 con un buon esito.
Seguì nella stagione successiva Un giorno di regno (su un vecchio libretto di
Romani), che però cadde miseramente. L’insuccesso, aggiungendosi alla morte
della moglie e dei due figlioletti, determinò una grande crisi di sconforto di Verdi
che decise di abbandonare Busseto e tornare a Milano. Grazie alla tenacia di
Merelli lo indusse a riprendere il lavoro e a musicare un libretto di Solera,
Nabucodonosor, che trionfò alla Scala il 9 marzo 1842, e insieme a I Lombardi alla
prima crociata (dell’anno seguente, sempre su libretto di Solera), decise la carriera
di Verdi operista. L’impianto dei libretti di Solera, inclini a digressioni corali e a
scene di massa, non permise a Verdi di rivelarsi completamente in queste due
prime opere. Verdi piega il suo linguaggio all’essenzialità dell’effetto, ciò spiega il
successo del Nabucco; fu un successo strepitoso, lo esibisce in tutti i teatri italiani
e europei. Da questo momento Verdi inizia un periodo di duro lavoro, cercando
attraverso vari tentativi la via di una sua personale realizzazione del dramma
musicale, sono anni da Verdi stesso definiti “anni di galera”, in questi anni e molto
più ritmico a differenza di Donizzetti e Rossini; un’altra cosa che ha verdi è quella
di scolpire con il canto la parola. Nella ricerca di un librettista che risponde meglio
alle sue esigenze, fu determinante l’incontro con Francesco Maria Piave, molto
contestato dalla critica italiana per il suo modo difficile di scrivere, nel quale Verdi
trovò un collaboratore ideale e fedelissimo. Primo frutto della loro collaborazione fu
Ernani (tratta da Hugo e data a Venezia nel 1844) dove, seppur con una certa
schematizzazione, è già presente tutto il mondo drammatico tipico di Verdi. Ciò
che Verdi mira ad evidenziare nelle sue opere, è il conflitto tra i singoli personaggi e
i nodi delle loro passioni. Ernani, è stato uno dei testi teatrali del romanticismo
teatrale francese; il testo vuol rappresentare la vita così com’è con le imperfezioni,
Hugo teorizza che il romanticismo è questo e tutto ciò va portato anche in teatro.
In Verdi non è un testo sconvolgente. Macbeth, lo scrive nel 1847 su libretto di
Piave, sperimentando un teatro che in Italia non si è mai visto cioè il fantastico, ad
esempio le streghe, gli spettri, il sovrannaturale e l’horror gotico. Le streghe non
sono ne buone ne cattive, tutto ciò si risolve rendendole bislacche nel contesto
dell’opera. Lo scrive per la Pergola di Firenze, molte soluzioni timbriche e sonorità
sono riprese dal “il Franco Cacciatore” (Carl Maria von weber); lo scrive per Firenze
perché era una città già abituata al fantastico, infatti Firenze era una delle poche
città italiane dove era arrivato il Franco Cacciatore. Il centro si sposta da una figura
maschile a una figura femminile, quella di Lady Macbeth, personaggio affatto
insolito nel teatro musicale italiano, che emerge romanticamente su uno sfondo di
scene di massa quasi allucinante. Il verso tronco crea una musica grottesca ai
limiti del comico; tutto questo verrà sviluppato in Rigoletto dove tutti questi aspetti
saranno più equilibrati. Il risultato è notevole, però Verdi stesso tornerà molti anni
dopo su quest’opera per perfezionarla e arricchirla, quello che noi ascoltiamo oggi
è la versione che rielabora per Parigi negli anni ’60. Qui c’è un aria con un blocco
unico, Verdi dice che non va fatta una cabaletta quando il cantabile dice tutto;
rompe con la tradizione, Macbeth è un passaggio verso qualcosa di nuovo.

Il nuovo arriva con la trilogia, Rigoletto e Traviata vanno in scena a Venezia con
molte censure. Traviata parla di una prostituta, non si può mettere in scena perché
è una prostituta di quell’epoca del 1850 e il teatro non deve raccontare il presente,
infatti la prima volta va in scena con gli abiti del 1750, solo con il tempo tornerà al
1850; Rigoletto viene censurato perché è gobbo e i gobbi in scena non si possono
rappresentare, si possono rappresentare solo persone “sane”. Viene rappresentato
anche perché il personaggio principale è il Re di Francia, dopo viene spostato a
Mantova con protagonista il re di Mantova. La maledizione segna Rigoletto per
tutta l’opera.

Rigoletto, tratto sempre da un dramma di Hugo. Con Luisa Miller, Verdi torna a
Schiller; scritta con molta cura del particolare, Luisa Miller conferma che Verdi
forse alla soglia di nuove fondamentali conquiste. Dal teatro tedesco oltre che
Luisa Miller prende anche Giovanna D’arco e i Masnadieri. Verdi tratta i testi anche
di Dumans, altro compositore francese, che prende La signora delle camelie, che
diventerà la Traviata, su libretto di Piave, sconvolge le leggi del teatro tradizionale, il
dramma popolare cede il posto alla borghesia, il teatro musicale si accosta ai
problemi della vita di tutti i giorni. Trovatore, su libretto di Cammarano, è stato
rappresentato per la prima volta a Roma per la prima volta nel 1853, è un
melodramma puro. Con la trilogia finiscono gli anni di galera. Riprende da modelli
vari, ma soprattutto da quelli di stampo francese. Ci sono i drammi francesi dove
conta la psicologia e non il contesto dove si svolgono (es. Rigoletto). In questi anni
teorizza la teoria della parola scenica: qualcosa che emerge e fa capire il senso
dell’azione.

Dopo Rigoletto Verdi inizia a fare solo le cose gli interessano. Successivamente
scrive opere per Parigi: i Vespri siciliani e il Don Carlo (sono in lingua francese),
sono Grand Opera: genere tragico francese Dell ‘800, è lo sviluppo di molte cose
che vengono prima e si fanno solo al teatro dell’opera di Parigi, i temi sono
mitologici, uso dei cori, grandi scenografie e c’è un esaltazione dello stato
francese, il balletto è messo alla fine del quarto atto ad una certa ora della sera.
Aida viene scritta per l’inaugurazione del canale di Suez. Requiem è stato scritto
per Manzoni, verso il 1870 scrive un quartetto, inizia anche la collaborazione con
Boito, un poeta scapigliato, e lavorano insieme sull’Otello. L’ultima opera è il
Faalstaff. Le ultime cose che scrive sono i quattro pezzi sacri.

Un’ opera fino agli anni ’50 è fatta da pezzi chiusi: blocchi che hanno un inizio e
una fine, il finale è il momento di maggiore tensione, tutto ciò dura fino al 1850.
Dopo seguono la solita forma: scena, momento in cui si presenta la situazione (nel
‘700 si chiamava recitativo), cantabile, l’azione si ferma con un canto lento e
melodico, tempo di mezzo: momento dell’azione, con una grande agitazione che
culmina nella cabaletta: tempo molto movimentato. Questa struttura è tipica del
melodramma ottocentesco