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Successioni e serie di funzioni

1 Introduzione

Le

serie e principalmente le serie di funzioni assunsero grande importanza a partire dal XVIII secolo

in

quanto utili per rappresentare funzioni, per risolvere equazioni differenziali, per approssimazioni

numeriche.

Prendiamo le mosse da alcuni esempi concreti. Sia f una funzione definita in un intervallo I di R e supponiamo che essa sia dotata di derivate

di qualsiasi ordine. Si fissino un punto x 0 di I e un intero n ; allora, se x I , per la formula di

Taylor, si ha

(1)

n

f ( k ) ( x 0 )

k !

f ( x ) =

( x x 0 ) k + ε n ( x )

k =0

dove f (0) = f e f ( k ) denota la derivata k ma di f . Il termine ε n ( x ), noto come resto n mo, `e un infinitesimo per x che tende a x 0 di ordine superiore rispetto a ( x x 0 ) n ; risulta cio`e

lim

xx 0

ε n ( x )

( x x 0 ) n =

0 .

(2)

In definitiva f pu´o essere ragionevolmente approssimata, almeno per x abbastanza prossimo ad x 0 ,

con il polinomio di Taylor di punto iniziale x 0 e grado n

T n ( x ) =

n

k =0

f ( k ) ( x 0 )

k !

( x x 0 ) k ;

l’errore che si commette, in base a (2), `e trascurabile se lo si confronta con il termine del polinimio T n di grado massimo. Ovviamente tale interpretazione ha solo carattere qualitativo in quanto manca ogni valutazione numerica dell’errore. A tale inconveniente pone rimedio una formula che d`a conto della consistenza del termine ε n . In base a tale formula, attribuita a Lagrange, il resto assume la seguente espressione

ε n ( x ) = f ( n+1) ( ξ )

( n + 1)!

( x x 0 ) n+1

(3)

con ξ che si colloca (di meglio non si pu´o dire!) tra il punto iniziale x 0 e x . Utilizziamo tale formula in relazione alla funzione esponenziale; da (1) e (3) si ha, se per esempio x `e positivo,

e x =

n

k =0

con ξ ]0, x[. Quindi il resto si maggiora con

e x

x k

k ! + e ξ

x n+1

( n + 1)!

x n+1

( n + 1)! ;

1

essendo tale quantit´a infinitesima al divergere di n , possiamo concludere che risulta

e x =

k =0

x k

k !

.

(4)

Abbiamo in definitiva una espressione che esibisce i valori di una classica funzione elementare come

somma di una serie i cui termini sono potenze di grado crescente della variabile x ; siamo in presenza

di una sorta di polinomio di grado infinito che prende il nome di serie di potenze. Esistono altre

funzioni che hanno una tale caratteristica? Ragionando come nel caso della funzione esponenziale

si pu´o verificare che per le due funzioni trigonometriche seno e coseno valgono i seguenti sviluppi

sin x = x x 3 + ··· + ( 1) n x n + 1)! + ···

3!

2

n+1

(2

cos x = 1 x 2 + ··· + ( 1) n x n )! + ··· .

2!

2

n

(2

(5)

(6)

Le formule sopra proposte esprimono alcune funzioni come somme di infinite funzioni semplici quali le potenze ad esponenti interi; accanto a queste ne esistono altte, come le serie di Fourier, che fanno intervenire ulteriori semplici funzioni elementari. Riportiamo qui a titolo di esempio il seguente sviluppo

1 1

sin x 2 sin 2 x + 3 sin 3 x −··· =

x

2

0

se

se

x

x

] π, π [

= π .

(7)

Se si estende per periodicit`a tale rappresentazione a tutto R si ottene a secondo membro una funzione discontinua in tutti i punti della forma (2 k + 1) π con k intero. Non `e quindi ovvio che una somma infinita di funzioni continue dia come risultato una funzione continua, non sempre cio`e risultati scontati per somme finite possono essere estesi a serie di funzioni. Con quest’ultimo termine si intende, come ovvio, quella operazione che consente, partendo da una successione di funzione {f k }, tutte definite nello stesso intervallo I , di interpretare il simbolo

k =1

f k ( x ) = f ( x )

come limite della successione di somme parziali n =1 f k ( x ).

k

(8)

2 Convergenza uniforme e continuit`a

Poich´e lo studio di una serie va ricondotto a quello della successione delle sue somme parziali

cominciamo introducendo alcune definizioni che si riferiscono per l’appunto a successioni di funzioni. Sia {f n } una successione di funzioni definite in un intervallo I di R. Un modo del tutto naturale

di introdurre la nozione di convergenza consiste nell’imporre che, per ogni x I , la successione

numerica {f n ( x ) } converga. Se denotiamo con f ( x ) il suo limite, si ha allora

ε > 0 ν

:

n>ν

| f n ( x ) f ( x ) | < ε

(9)

dove l’indice ν dipende, oltre che da ε, anche da x .

Si dice che in tal caso la successione di funzioni {f n } converge puntualmente a f in I .

Come accennato alla fine del precedente paragrafo, se ci si ferma a tale nozione elementare di convergenza, possono presentarsi alcuni fenomeni indesiderati.

2

1

Esempio 2.1 - Posto f n ( x ) = x n , risulta

n→∞ lim f n ( x ) = 0

1

se x = 0 ,

se x ]0, 1] .

Quindi il limite puntuale di una successione di funzioni continue potrebbe non essere una funzione continua. Si ha inoltre

1 = lim n f n ( x ) = lim

x0 lim

n→∞

x0 lim f n ( x ) =0;

ci´o mette in luce il fatto che non sempre `e possibile commutare due successive operazioni di limite.

Una tale patologia pu´o essere evitata se si fa riferimento a un tipo di convergenza pi´u forte della convergenza puntuale.

Definizione 2.1 - Si dice che la successione {f n } converge uniformemente a f in I se

ε > 0 ν

:

n>ν

x I

| f n ( x ) f ( x ) | < ε.

(10)

Se si confronta la definizione (10) di convergenza uniforme con la definizione (9) di convergenza puntuale si pu`o notare che, nel caso della convergenza uniforme, la scelta dell’indice ν pu´o essere presa a prescindere dal punto x I .

Cominciamo osservando che, diversamente dalla convergenza puntuale, la convergenza uniforme conserva la continuit`a.

Teorema 2.1 - Sia {f n } una successione di funzioni continue in I ; se tale successione converge uniformemente in I ad una funzione f allora f `e continua in I .

Si determini l’indice ν in corrispondenza di ε > 0 secondo quanto indicato nella (10). Fissato n>ν si ha allora

| f n ( x ) f ( x ) | < ε x I .

Se x 0 I , per la continuit`a di f n , `e possibile determinare un δ positivo tale che risulti

(11)

| f n ( x ) f n ( x 0 ) | < ε x ] x 0 δ, x 0 + δ [ I .

Da tale relazione e dalla (11), se | x x 0 | < δ e x I , si ottiene

| f ( x ) f ( x 0 ) |≤| f ( x ) f n ( x ) | + | f n ( x ) f n ( x 0 ) | + | f n ( x 0 ) f ( x 0 ) | ≤ 3ε ;

dall’arbitrariet`a di ε discende l’asserto.

Da tale teorema si deduce tra l’altro che la successione dell’esempio 2.1 non converge uniformemente in [0 , 1] in quanto il suo limite `e discontinuo nell’origine.

`

Osservazione 2.1 - E possibile scrivere in forma pi´u compatta la definizione di convergenza uni- forme; se per semplicit`a supponiamo che l’intervallo I `e chiuso e limitato si verifica facilmente che la definizione (10) equivale ad affermare che

n→∞ max

lim

xI

| f n ( x ) f ( x ) | = 0 ,

ovvero, con riferimento alla metrica naturale in C 0 ( I ) ,

n f n f C 0 = 0 .

lim

3

Esempio 2.2 - Se α > 0, sia

f n ( x ) = n α x (1 x 2 ) n ,

x [0, 1] .

`

E

evidente che la successione {f n } converge puntualmente alla funzione identicamente nulla.

Essendo

si ha

f n C 0 = max 1] f n ( x ) =

x[0,

2n + 1 2n + 1 n

n

α

2n

n lim f n C 0 = 0 ⇐⇒ α <

1

2 .

,

Quindi per quanto detto nell’osservazione 2.1 la successione converge uniformemente alla funzione identicamente nulla solo se il valore del parametro α non supera 1/2.

In

relazione alla convergenza uniforme sussiste la seguente caratterizzazione che va sotto il nome

di

criterio di convergenza di Cauchy.

Teorema 2.2 - La successione {f n } converge uniformemente in I se e solo se

ε > 0 ν

:

n, m > ν

x I

| f n ( x ) f m ( x ) | < ε.

(12)

La condizione `e ovviamente necessaria. Per quanto riguarda la sufficienza osserviamo innanzitutto

che, per ogni x I , la successione numerica {f n ( x ) } `e convergente in base al criterio di convergenza

di

Cauchy per le successioni numeriche: poniamo

n f n ( x ) = f ( x ) .

lim

Si

fissi l’indice n e si faccia tendere m ad infinito nella (12); si ottiene

| f n ( x ) f ( x ) | ≤ ε .

La precedente diseguaglianza vale per ogni n>ν e per ogni x I ; ci`o comporta che la successione converge uniformemente a f .

Per completezza riportiamo il seguente risultato che generalizza il teorema 2.1

Teorema 2.3 - Sia x 0 un punto dell’intervallo I e sia {f n } una successione uniformemente con- vergente ad f in I − {x 0 }; se ogni funzione f n converge in x 0 allora anche f converge in x 0 e si ha

Poniamo

n→∞ xx

lim

lim 0 f n ( x ) = lim 0 f ( x ) = lim

xx

xx

l n = lim 0 f n ( x ) ;

xx

0

n f n ( x ) .

lim

dalla ipotesi di convergenza uniforme, fissato ε > 0 esiste un indice ν tale che per ogni n, m > ν e per ogni x I − {x 0 }, si ha

(13)

Passando al limite per x che tende a x 0 si ha allora

| f n ( x ) f m ( x ) | < ε.

| l n l m | ≤ ε

n, m > ν .

(14)

La successione {l n } ´e quindi convergente: sia l il suo limite.

4

Prolunghiamo per continuit´a le funzioni f n in x 0 ; sia

ϕ n ( x ) =

f n ( x ) se x = x 0

l n

se

x = x 0 .

Mostriamo che la successione {ϕ n } converge uniformemente alla funzione

ϕ ( x ) =

f ( x ) se

l

se

x = x 0

x = x 0 .

Fissato ε > 0 basta osservare che per n, m abbastanza grandi si ha

(15)

Infatti la (15) coincide con la (13) se x = x 0 , con la (14) se x = x 0 . Per il teorema 2.1 la funzione ϕ risulta continua in x 0 , si ha cio´e

| ϕ n ( x ) ϕ m ( x ) | < ε

x I .

n→∞ xx

lim

lim 0 f n ( x ) = lim

n l n = l = lim 0 ϕ ( x ) = lim

xx

xx

0

n f n ( x )

lim

cio`e l’asserto.

3 Serie totalmente convergenti

La definizione di convergenza uniforme pu´o essere adattata in modo naturale al caso delle serie di funzioni. Si dice infatti che la serie di funzioni (8) converge uniformemente in I ad una funzione f

se la successione delle sue somme parziali converge uniformemente in I a f .

A tali serie si possono adattare i due teoremi 2.1 e 2.3 che possono essere sintetizzati nel modo

seguente.

Teorema 3.1 - La serie (8) converga uniformemente in I e le funzioni f n siano continue in I . Allora anche la somma f della serie `e continua in I . Se, pi´u in generale, le funzioni f n convergono in x 0 e la serie `e uniformemente convergente in I − {x 0 } allora anche f `e convergente in x 0 e si ha

lim 0 f ( x ) = lim 0

xx

xx

n=1 f n ( x ) =

n=1

lim 0 f n ( x ) .

xx

(16)

Vale ovviamente per le serie di funzioni il criterio di convergenza di Cauchy che solitamente si enuncia nel modo seguente.

Teorema 3.2 - La serie di funzioni (8) converge uniformemente in I se e solo se

ε > 0 ν : n>ν

k > 0 x I

| f n+1 ( x ) + ··· + f n+ k ( x ) | <ε.

Per riconoscere se una serie `e uniformemente convergente `e talvolta utile ricorrere ad una condizione pi´u forte che va sotto il nome di totale convergenza.

Definizione 3.1 - Si dice che la serie (8) `e totalmente convergente in I se esiste una successione a termini non negativi {M n } tale che

e

| f n ( x ) | ≤ M n

,

x I ,

n=1

M n < +.

5

(17)

Sussiste il seguente risultato.

Teorema 3.3 - Una serie di funzioni totalmente convergente `e anche assolutamente ed uniforme- mente convergente.

La convergenza assoluta si ottiene in modo ovvio. Per quanto concerne la convergenza uniforme, dalla (17) discende che, fissato ε > 0, esiste un indice ν tale che, per ogni n>ν e per ogni k > 0, risulta

M n+1 + ··· + M n+ k < ε.

Si ha quindi

| f n+1 ( x ) + ··· + f n+ k ( x ) |≤| f n+1 ( x ) | + ··· + | f n+ k ( x ) | ≤

M n+1 + ··· + M n+ k <ε,

da cui, ricordando il teorema 3.2, si perviene al risultato.

Esempio 3.1 - Si consideri la serie

n=1

1

1 +

n 2 x

,

x ]0, +[ .

Tale serie converge totalmente e quindi uniformemente in ogni intervallo [ a, +[ con a > 0; in un tale intervallo infatti la serie risulta maggiorata dalla serie numerica convergente

n=1

1

1 + n 2 a .

La serie peraltro non converge uniformemente in ]0, +[ ; altrimenti, in base al teorema 3.1, la sua somma sarebbe convergente in zero e dovrebbe valere la (16) .

Esempio 3.2 - Si consideri la serie

n=1

( 1) n x 2 n + 2 n

.

Tale serie non converge totalmente in quanto non `e assolutamente convergente. Essa per`o converge uniformemente in ogni intervallo limitato. Infatti a tale serie `e applicabile il criterio di Leibnitz per le serie a segni alterni; detta f ( x ) la sua somma `e inoltre noto che

( 1) k x 2 + k

f ( x )

n1

k =1

x 2 + n

n 2

.

k

2

Segue l’uniforme convergenza se x varia in un sottoinsieme limitato di R. Tale esempio mette in evidenza il fatto che pu`o esserci convergenza uniforme anche in assenza di convergenza totale.

4 Integrazione e derivazione termine a termine

La convergenza uniforme si rivela la condizione giusta anche quando si vuole invertire l’operazione

di limite o quella di serie con l’operazione di integrazione definita e di derivazione.

6

Teorema 4.1 - Sia {f n } una successione di funzioni continue convergente uniformemente in [ a, b] ad una funzione f ; si ha allora

n→∞

a

lim

b

b

f n ( x ) dx = f ( x ) dx =

a

a

b

n f n ( x ) dx .

lim

Fissato ε > 0 sia ν un indice tale che per n>ν valga la (11). Si ha allora

a

b

f n ( x ) dx f ( x ) dx

a

a

b

b

| f n ( x ) f ( x ) | dx < ε( b a) ;

dall’arbitrariet`a di ε discende la (18).

(18)

Esempio 4.1 - Sia {f n } la successione dell’esempio 2.2. Si ha

n→∞ 1

lim

0

f n ( x ) dx = lim

n→∞

+se

2( n + 1) =

n

α

1/2

0

se

se

α > 1

α = 1

α < 1 .

Quindi la (18) sussiste per α < 1; ricordiamo che solo per α < 1/2 la convergenza `e uniforme.

Per quanto riguarda l’operazione di derivazione sussiste il seguente risultato.

Teorema 4.2 - Sia {f n } una successione di funzioni dotate di derivate continue in un intervallo I ; se la successione {f n } converge in un punto x 0 e la successione {f n } converge uniformemente in I , allora la successione {f n } converge uniformemente ad una funzione f derivabile e si ha

n→∞ f

lim

n ( x ) = f ( x ) = n f n ( x ) .

lim

(19)

Poniamo

 

ϕ ( x ) =

c

=

Si ha

n→∞ f

lim

n (

x

)

n f n ( x 0 ) .

lim

f n ( x ) = f n ( x 0 ) +

x

x

0

f n ( t ) dt ;

(20)

(21)

facendo divergere n , dalle (21) e (20), ricordando il teorema 4.1, si ha

Posto

n f n ( x ) = c

lim

+

x

x

0

ϕ ( t ) dt .

f ( x ) = c +

x

x

0

ϕ ( t ) dt ,

per il teorema fondamentale del calcolo integrale, essendo ϕ continua, risulta f = ϕ . Resta in tal

modo dimostrata la (19). Inoltre `e facile verificare la convergenza uniforme della successione {f n }

a f .

7

Esempio 4.2 - Sia

f n ( x ) =

x n 2 x 2 ,

1 +

x [ 1, 1] .

Si verifica facilmente che la successione {f n } converge uniformemente alla funzione identicamente nulla. Essendo

f n ( x ) = (1 1 + n n 2 2 x x 2 2 ) 2 ,

risulta

n ( x ) =

n→∞ f

lim

1

0

se

se

x = 0

x = 0 ;

quindi {f n } non converge uniformemente essendo il suo limite non continuo. La (19) non vale per x = 0.

Concludiamo osservando che quanto detto per le successioni pu`o essere riformulato per le serie. In particolare per una serie di funzioni continue che converge uniformemente in [ a, b] si ha

a

b

n=1 f n ( x ) dx =

a

n=1

b

f n ( x ) dx .

Infine, se la serie (8) converge in un punto e la serie

n=1 f

n converge uniformemente, si ha

n=1 f n ( x ) =

n=1

f n ( x ) .

5 Serie di potenze

Data una successione numerica

la serie di funzioni

a 0 , a 1 , a 2 , ··· , a n , ···

a 0 + a 1 ( x x 0 ) + ··· + a n ( x x 0 ) n + ··· =

n=0

a n ( x x 0 ) n

(22)

prende il nome di serie di potenze di punto iniziale x 0 . Poich´e, con una traslazione, ci si pu`o sempre ricondurre ad una serie di potenze di punto iniziale zero, cio`e ad una serie del tipo

a 0 + a 1 x + a 2 x 2 + ··· + a n x n + ··· =

n=0

a n x n

(23)

per semplicit`a, nel seguito, ci riferiremo sempre a tale tipo di serie di potenze.

Per caratterizzare l’insieme di convergenza di una serie di potenze `e utile il seguente risultato.

Teorema 5.1 - Se la serie (23) converge in un punto x¯ essa converge assolutamente in ogni punto x tale che | x | < | x¯| . Di pi´u la serie converge totalmente e, quindi, uniformemente in ogni intervallo [ δ, δ ] con δ < | x¯| .

Poich´e la serie `e convergente in x¯ la successione {a n x¯ n } `e infinitesima e, quindi, limitata; sia M tale che

| a n || x¯| n M ,

8

n .

Se | x | ≤ δ < | x¯| si ha

dove

| a n || x | n = | a n || x¯| n | x |

| x¯| n

h =

δ

| x¯| < 1 .

M h n

In definitiva la serie dei valori assoluti di (23) risulta maggiorata da una serie geometrica di ragione

h < 1; la serie (23) `e allora totalmente convergente nell’intervallo [ δ, δ ].

Dal teorema 5.1 si deduce facilmente che la serie di potenze (23) converge in un intervallo simmetrico rispetto all’origine e non converge all’esterno di tale intervallo. Sussiste cio`e il seguente risultato.

Teorema 5.2 - Si verifica una delle seguenti tre eventualit`a.

a) Esiste un numero r > 0, detto raggio di convergenza della serie (23) , tale che la serie converge

assolutamente se x appartiene all’intervallo ] r, r [ , non converge se x `e esterno a tale intervallo;

l’intervallo ] r, r [ `e detto intervallo di convergenza.

b) La serie (23) converge ovunque; in tal caso si dice che il raggio di convergenza `e infinito e che

l’intervallo di convergenza `e tutto l’asse reale.

c) La serie (23) converge solo nell’origine; in tal caso si dice che il raggio di convergenza `e nullo.

Infine la convergenza `e totale e, quindi, uniforme in ogni intervallo chiuso contenuto nell’intervallo di convergenza.

Per il calcolo esplicito del raggio di convergenza di una serie di potenze `e utile ricordare il seguente criterio.

Teorema 5.3 - Sia

n→∞ | a n | 1 /n = l ;

lim

allora il raggio di convergenza di (23) `e 1/l , con ovvio significato del simbolo nel caso in cui l = 0 oppure l = +.

Basta applicare il classico criterio della radice alla serie (23). Infatti se | x | < 1/l si ha

n lim | a n | 1 /n | x | < 1 ;

la serie di potenze (23) converge assolutamente e quindi x appartiene all’intervallo di convergenza. Se invece | x | > 1/l si ha

n lim | a n | 1 /n | x | > 1 ;

la serie di potenze (23) non converge in quanto il suo termine generale non `e infinitesimo; quindi

x non `e nell’intervallo di convergenza. Resta pertanto dimostrato l’asserto.

Osservazione 5.1 - Si pu´o dimostrare che, pi´u in generale, il raggio di convergenza `e il reciproco del seguente valore

l = lim sup | a n | .

n

n→∞

Ricordiamo inoltre il seguente risultato.

Teorema 5.4 - Supponiamo che esista il seguente limite

lim

n→∞

a

n

a

n+1

;

(24)

allora la quantit`a (24) `e il raggio di convergenza della serie (23) .

9

Basta ricordare che

e applicare il teorema 5.3.

lim

n→∞

a n+1

a

n

= lim

n→∞ | a n | 1 /n

Esempio 5.1 - La serie

n=0

n ! x n

converge solo nell’origine. Infatti il suo raggio di convergenza `e 0 in quanto la successione { n !} `e divergente positivamente.

n

Esempio 5.2 - La classica serie geometrica ha 1 come raggio di convergenza. Si osservi che tale serie non converge nei due estremi dell’intervallo di convergenza.

Esempio 5.3 - La serie

n=1

x n

n

ha per raggio di convergenza 1. Tale serie converge nell’estremo sinistro dell’intervallo di conver- genza per il criterio di Leibnitz sulle serie alternanti; essa non converge nell’altro estremo.

Esempio 5.4 - La serie

n=1

x n

n

2

ha per raggio di convergenza 1. Tale serie converge in tutti e due gli estremi dell’intervallo di convergenza.

Gli ultimi tre esempi mettono in evidenza il fatto che il comportamento di una serie di potenze agli estremi dell’intervallo di convergenza non `e a priori determinabile. A tale proposito `e utile richiamare il seguente risultato noto come teorema di Abel.

Teorema 5.5 - Supponiamo che la serie di potenze (23) abbia raggio di convergenza r e che essa converga in un estremo α dell’intervallo di convergenza; allora la serie converge uniformemente in ogni intervallo chiuso i cui estremi sono α e un punto interno all’intervallo di convergenza. Se la serie converge sia in r che in r allora la convergenza `e uniforme in tutto l’intervallo [ r, r ] .

Come conseguenza dei teoremi 5.5 e 3.1 si ha il seguente risultato.

Teorema 5.6 - Sia α un estremo dell’intervallo di convergenza in cui la serie di potenze (23) converge; denotata con f la somma di (23) si ha

xα lim f ( x ) =

n=0

a n α n .

(25)

6 Sviluppabilit`a in serie di Taylor

Per quanto riguarda la possibilit`a di derivare e integrare termine a termine una serie di potenze sussiste il seguente risultato.

10

Teorema 6.1 - Detta f la somma della serie di potenze (23) allora per ogni x appartenente all’intervallo di convergenza si ha

(26)

f ( x ) =

na n x n1

n=1

e

x

0

f ( t ) dt =

n=0

a

n

1 x n+1 .

n +

(27)

Inoltre le serie di potenze a secondo membro nelle (26) e (27) hanno lo stesso raggio di convergenza della serie di potenze (23) .

`

E

evidente che basta verificare che la serie di potenze (23) e quelle a secondo membro nelle (26)

(27) hanno lo stesso raggio di convergenza. In tal caso infatti i risultati ottenuti nei precedenti paragrafi consentono di integrare e derivare termine a termine e quindi di ottenere le formule (26)

e

e (27).

Supponiamo che r sia il raggio di convergenza della serie. In base ai teoremi 5.2 e 4.1, fissato x ] r, r [, `e possibile integrare la (23) termine a termine tra 0 ed x ottenendo in tal modo la (27). Pertanto, se r i denota il raggio di convergenza della serie a secondo membro in (27), deve essere r i r .

Si consideri ora la serie a secondo membro in (26). Sia x = 0 un punto dell’intervallo ] r, r [. Si

ha

n | a n || x | n1 = | a n | n | x | ) n .

n
n

|

x |

(

Ricordato che

lim n = 1 ,

n

n→∞

se

c ] | x | , r [, risulta definitivamente n | x | < c e quindi anche, sempre definitivamente,

n

n | a n || x | n1 | a n | c n

|

x |

.

(28)

La serie

n=0

| a n | c n

converge, essendo c<r ; per la (28) converge anche la serie il cui termine generale `e n | a n || x | n1 e quindi la serie a secondo membro nella (26). Se si denota con r d il raggio di convergenza della serie (26), si ha allora r d r . Quanto sopra detto ci consente di affermare che le serie di potenze che si ottengono derivando ed integrando formalmente termine a termine una serie di potenze hanno raggi di convergenza non inferiori al raggio di convergenza della serie stessa. D’altra parte la serie (23) si ottiene derivando termine a termine la serie (27), ovvero integrando termine a termine tra 0 e x la serie (26) e aggiungendo il termine a 0 : si ha quindi r i = r = r d . La dimostrazione `e pertanto completa.

Se si applica ripetutamente la (26) si ottiene che la somma di una serie di potenze ha derivate

di ogni ordine e che tali derivate si ottengono derivando pi´u volte termine a termine la serie di

partenza. In particolare si ha

da cui

f ( n) ( x ) = n ! a n + ( n + 1)! a n+1 x + ··· + ( n + ! k )! a n+ k x k + ···

k

f ( n) (0) = n ! a n .

11

Tale formula consente di riscrivere la serie di potenze (23) nel modo seguente

n=0

f ( n) (0)

n !

x n .

(29)

Pi´u in generale, se il punto iniziale non `e lo zero, la serie di potenze (22) si scrive nella forma

n=0

f ( n) ( x 0 ) n !

( x x 0 ) n .

(30)

Le (29) e (30) prendono rispettivamente il nome di serie di McLaurin di f e di serie di Taylor di f

di

punto iniziale x 0 .

`

E

lecito chiedersi se una funzione per la quale sussista lo sviluppo (30) in un intorno I di x 0 sia

sviluppabile in serie di Taylor il cui punto iniziale `e un qualsiasi punto di I . La risposta a un tale quesito `e contenuta nel seguente risultato ci limitiamo ad enunciare.

Teorema 6.2 - Sussista la (30) per ogni x ] x 0 r, x 0 + r [ ; allora per ogni a tale che | a x 0 | < r la funzione f `e sviluppabile in serie di Taylor di punto iniziale a. Il raggio di convergenza di tale serie `e almeno pari al valore minimo tra ( x 0 r a) e ( x 0 + r a) .

Una funzione f , definita in un intervallo I , che sia sviluppabile in serie di Taylor di punto iniziale x 0 I , qualunque sia x 0 , dicesi analitica in I .

Esempio 6.1 - Sia

f ( x ) =

e 1 /x 2

0

se

se

x = 0

x = 0 .

Si verifica facilmente che f ( k ) (0) = 0 per ogni k N ; quindi la serie di Mac Laurin di f `e la serie identicamente nulla. Essendo f ( x ) = 0 per x = 0 la funzione f non `e per`o sviluppabile in serie di Mac Laurin.

Come fare per stabilire se una assegnata funzione f `e sviluppabile in serie di Taylor? Ovviamente una tale funzione deve essere almeno dotata di derivate di ogni ordine affinch´e sia possibile scrivere

la relativa serie di Taylor; ci`o per`o non basta come osservato nell’esempio 8.4. La strada da

percorrere `e quella indicata all’inizio del primo paragrafo per ottenere gli sviluppi (4), (5) e (6).

Teorema 6.3 - Supponiamo che in un intorno I di x 0 risulti

| f ( k ) ( x ) | ≤ M h k

k N

(31)

con M, h costanti positive. Allora f `e sviluppabile in serie di Taylor di punto iniziale x 0 . In particolare tale conclusione sussiste se la funzione f ha derivate equilimitate in I se cio`e si ha

| f ( k ) ( x ) | ≤ M ,

k N .

Applichiamo ad f la formula di Taylor (1) di ordine n , punto iniziale x 0 e con resto di Lagrange

f ( x ) =

n

k =0

f ( k ) ( x 0 )

k

!

( x x 0 ) k +

f ( n+1) ( ξ )

( n + 1)!

( x x 0 ) n+1 ,

dove ξ `e un valore compreso tra x e x 0 . Dalla (31) si ha

f ( x )

n

k

=0

f ( k ) ( x 0 ) !

k

( x x 0 ) k

M [ h | x x 0 | ] n+1 ( n + 1)!

.

12

La successione a secondo membro `e infinitesima al divergere di n ; si ottiene pertanto il risultato.

Tale teorema consente ovviamente di riottenere gli sviluppi (4), (5), (6). Altri sviluppi notevoli possono essere ottenuti usando il teorema 6.1. Infatti, essendo

1

1 + x = 1 x + x 2 + ··· + ( 1) n x n + ···

dalla (27) si ottiene

log(1 + x ) = x x 2 + x 3 + ··· + ( 1) n1 x n + ···

2

3

n

,

x ]

1, 1[ ,

(32)

 

,

x ] 1, 1[ .

(33)

La serie a secondo membro converge nell’estremo destro dell’intervallo di convergenza per il classico criterio di Leibnitz. Per il teorema 5.6 la serie di potenze (33) converge uniformemente in ogni intervallo [ a, 1] con a ] 1, 1[; la (25) consente di ottenere la classica identit`a

log 2 = 1

1

2 + 3 +

1

+ ( 1) n1

1

n +

Ponendo x 2 al posto di x nella (32) si ottiene il seguente ulteriore sviluppo

1

x 2 = 1 x 2 + x 4 + ··· + ( 1) n x 2 n + ···

1 +

utilizzando (27), si ottiene

arctan x = x x 3 + x 5 + ··· + ( 1) n 2n + 1 + ···

3

5

x

2 n+1

,

x

] 1, 1[ ;

 

,

x ] 1, 1[ .

Poich´e la serie a secondo membro converge agli estremi dell’intervallo di convergenza, per il teorema 5.6, la convergenza della serie `e uniforme in [1, 1]; inoltre si ha

π

4 = arctan 1 = 1

1

3 + 5 +

1

+ ( 1) n

1

2n + 1 +

Consideriamo ora la funzione (1 + x ) α con α numero reale. Si ha

d

k

dx k (1 + x ) α = α ( α 1)

( α k + 1)(1 + x ) α k .

Posto

α

k

= α ( α 1)

 

( α k + 1)

k

!

la serie di Mac Laurin di (1 + x ) α si scrive nella forma seguente

1 + αx + α x 2 +

2

+ α x n +

n

,

(34)

(35)

La serie (35) prende il nome di serie binomiale. Si osservi che se α `e un intero positivo le quantit`a (34) sono i classici coefficienti binomiali; in tal caso la serie (35) si riduce a un polinomio. Poich´e

lim

n→∞

α

n

n + 1

α

= lim

n→∞

n + 1

| α n | = 1 ,

la serie (35) ha raggio di convergenza 1 per il teorema 5.4.

13

Sia f la somma della serie (35) in ] 1, 1[; per la (26) si ha

f ( x ) = α + 2 α x +

2

+ n α x n1 +

n

Essendo

 

n α

n

risulta

= α α 1

n 1

,

α f ( x )=1+ α 1

1

1

x + α 1

2

x 2 +

+ α 1

n

x n +

Moltiplichiamo primo e secondo membro per (1 + x ) si ottiene

α f ( x )(1 + x )=1+ 1 + α 1 x +

1

1

ca cui, facendo uso dell’identit`a

+ α 1 + α 1

n 1

n

x n +

α 1 + α 1

n 1

n

= α

n

,

si ha

 

1

α

da cui

Risulta quindi

ovvero

f ( x )(1 + x ) =

n=0 α

n

+