Sei sulla pagina 1di 10

Percorsi e congiunzioni letterarie

in Sardegna
Parcours et conjonctions littéraires
en Sardaigne

A cura di Margherita MARRAS


Édition préparée par Margherita MARRAS

EDITIONS UNJVERSITAIRES DU SUD


Collection
L 'ltalie aujourd'hui

Percorsi e congiunzioni letterarie


in Sardegna

Parcours et conjonctions littéraires


en Sardaigne

Atti del Convegno "Atobiu internatzionali de Literadura"


Actes du Colloque Atobiu internatzionali de Literadura

Barigadu, 26-30 luglio 2005

A cura di Margherita Marras


Édition préparée par Margherita Marras

Testi riuniti da Duilio Caocci, Margherita Marras


Études rassemblées par Duilio Caocci, Margherita Marras

[!]
Éditions Universitaires du Sud
2008
© 2008, Éditions Universitaires du Sud
BP 240 Il - 3 I 028 Toulouse cedex 4 (France)

Tous droits réservés

ISBN : 978-2-7227-0 l 08-3


Struttura a "scacchiera" dell'Apologo atzeniano
di Piero Mura (Università di Cagliari)

La pratica di una scienza che si


limitasse a constatare che tutto
avviene sempre come ci si
attendeva, non sarebbe né
vantaggiosa, né divertente.
March BLOCH 1

L'Apologo del giudice bandito, labirintico primo romanzo di Sergio


Atzeni, che a una frettolosa lettura appare semplice e lineare, è in realtà
costruito come caotica partita a scacchi, una partita che ne contiene un
numero indefinito di altre. L'alternanza delle tessere bianche e delle nere sulla
scacchiera rappresenta tradizionalmente, a livello simbolico, il conflitto tra
ragione e istinto, tra ordine e caso. Leggere l'opera di Atzeni come una sola di
queste due opposte forze in gioco, volerne rintracciare soltanto la passione
poetica o la costruzione formale, impone e implica una parzialità di lettura2
La scacchiera sulla quale i diversi personaggi come pezzi si muovono,
vivono, muoiono, ordiscono intrighi e trascinano vite e sogni, paure e calcoli è
Caglié, la Cagliari e le sue limitrofe campagne nell'anno 1492. Si muovono
non liberamente, come credono, ma secondo le precise geometrie eh~ al loro
"ruolo" assegna la regola/destino. In tutta la Letteratura, specchio fedele di
quanto accade già nella vita, i personaggi si muovono secondo traiettorie non
casuali ma, esattamente come negli scacchi, rispondono a regole costruttive
della narrazione: esiste in ogni opera una coerenza interna che fa sì che alcune
soluzioni formali non possano essere adottate dall'autore se non tradendo le

l March Bloch, Apologie pour l'histoire ou Métier d'historien, Paris, Armand Colin Éditeur, 1993
[M. Bloch, Apologia della storia o Mestiere di storico, Torino, Einaudi, 1998, p. 91, trad. it.
Giuseppe Gouthier].
2 Secondo il simbolismo corrente, le cui radici affondano in luoghi e tempi che hanno visto la
nascita del gioco, la scacchiera non è altro che una rappresentazione del mondo, costituita come
questo della convivenza, alternanza ed equilibrio di opposti: bianco e nero, luce e ombra, bene e
male, alto e basso, yin e yang.
162 Piero Mura

attese del lettore3 Solo al protagonista Itzoccor, re di un regno che la Storia


vedrà sconfitto, appartengono la grazia e la condanna di veder mutato o tradito
il proprio presunto destino, secondo quanto egli stesso afferma nel testo:
«Benvenuti antichi, vi saluto, e rispondo, perché ho tradito il destino che mi è
stato comandato dai veggenti, perché non sono stato giudice come era
profetato, perché muoio in una tomba giocando a shah contro me stesso .. .»4
Il romanzo si apre con la mossa che vede i contad~r ·; ,. sacrificabili alla
stregua di pedoni sulla scacchiera, minacciati dali' avanzare delle cavallette.
Queste, come accade n eli' apertura di cavallo, puntano verso «le torri e i
bastioni della città murata» 5 Scrive Atzeni: <<Laggiù, dove la pianura si
mescola col cielo, qualcosa si muove [. . .} Cavallette»6 Si noti bene, il
<<Laggiù» d'esordio non è casuale, ma è semioticamente una precisa scelta di
campo: è il punto più lontano rispetto a quello nel quale si colloca chi
racconta. Scegliendo il campo opposto a quello delle cavallette, l 'invasore per
biblica antonomasia, consapevolmente o inconsapevolmente l' autore ribadisce
la propria sardità: la sfida della scrittura ha inizio, e di fatto coincide, con la
resistenza ai popoli invasori.

Fra le molteplici partite metaforiche del libro ce n'è una resa esplicita
nel testo, che dal testo emerge fino ad assumere una posizione assolutamente
centrale. In un suggestivo gioco di specchi essa riflette tutte le altre. È la
partita materialmente giocata dai due re: Ximene, viceré spagnolo e
governatore di Caglié, e Itzoccor, discendente della stirpe dei Gunale e
giudice-bandito7 La bozza preparatoria si trova nel racconto Un duello, di
recente pubblicato nella raccolta I sogni della città bianca8, la cui stesura
precede cronologicamente l'Apologo e narra della sfida agli scacchi fra un

3 Il libero arbitrio, dell'autore, del narratore, del protagonista, del lettore e quindi, in ultima analisi,
di ogni essere umano si recupera grazie al fatto che le possibili partite siano in realtà infinite e fra
queste si scelga quotidianamente, più o meno consapevolmente, quali giocare.
4 Sergio Atzeni, Apologo del Giudice bandito, Palenno, Sellerio, 1986, p. 94.
5 l vi, p. 11.
6 Ibidem, p. 9.
7 Ximene è chi attacca, l'oppressore, il forte; ltzoccor si difende, è l'oppresso, il debole. Il gioco
degli scacchi riconduce, al livello simbolico più elementare, a una strategia di guerra. Nel
combattimento fra opposti, nero e bianco, ombra e luce, la posta è sempre la supremazia sul mondo.
8 Sergio Atzeni, I sogni della città bianca, Nuoro, Maestrale, 2005. Si osservi come il racconto Un
duello, che si trova alle pp. 281-290, utilizzi la partita a scacchi come pretesto narrativo senza però
farla entrare nella struttura della narrazione.
Struttura a "scacchiera" dell'Apologo atzeniano 163

carcerato e il direttore della prigione9 · esso, pur nella leggerezza della stesura
non priva di qualche ingenuità, contiene in nuce le atmosfere e la struttura del
romanzo.
Anche Itzoccor, fatto prigioniero da Don Ximene, è da questi sfidato
nel gioco. I duellanti, come i re della scacchiera sulla quale combattono, sono
in realtà condannati a una limitata mobilità. Il re degli scacchi, è vero, può
muovere in tutte le direzioni, ma di un solo passo alla~olta. Da un lato è
paralizzato il viceré, per la strana malattia che lo debilita e che uno degli
alfieri, Felipe, così descrive alla sua regina, la cuoca Inés: <<È sul letto [. ..]
addormentato, poi si sveglia e urla, sbarra gli occhi ... [. . .] trema come
vedesse occhi di nemici che lo tengono, che stanno per infilzarlo, batte i pugni
sul muro come se dietro fosse zeppo di demoni che non danno pace, ma dietro
c 'è il cielo. [. . .] Vede spettri e uomini morti che ha conosciuto vivi, che ha
ucciso lui stesso o fatto uccidere, o che son morti per difenderlo, parla con le
ombre, è fuori di senno» 10 La malattia, vano agitarsi del pensiero, è forse
causata dallo sguardo magnetico di Itzoccor 11 , quasi il "malocchio" della
fantasia popolare. All'opposto il giudice sardo è bloccato, prigioniero dentro il
pozzo che si prefigura come tomba: <<il pozzo è un fosso alto dodici braccia,
largo quattro passi e lungo sei, scavato sul fondo del sotterraneo più profondo
umido e freddo del palazzo viceregio» 12 È la tomba di Itzoccor, del suo
popolo, della sua cultura, la tomba della Storia. Il Giudice, che ali 'inizio della
narrazione troviamo collocato in campo bianco 13 , come il re nero del gioco,
percorsa la sua vita, ovvero attraversata l'opera - e quindi conclusa la sua
vicenda personale e insieme la storia della sua dinastia - si ritrova dal lato
opposto della scacchiera, nella casella nera rappresentata dal buio pozzo.
Questa stessa parabola, non più individuale ma destino collettivo di un popolo,
Atzeni la traccia nel suo ultimo romanzo, Passavamo sulla terra leggeri.
L'antinomia cromatica sul piano del gioco come in quello della narrazione

9 Cfr. anche Paolo Mauresing, La variante di Liineburg, Milano, Adelphi, 1993.


10 Sergio Atzeni, Apologo del giudice bandito, cit., pp. 120-121. I fantasmi del testo sono
probabilmente quelli dei re sconfitti nella sua ascesa al potere ossia nelle partite precedenti.
11 «- È soltanto uno stregone - [ ...} - Portamelo, Terencio, i suoi occhi mi hanno imprigionato,
voglio riveder/o, parlare con lui ... », ivi, p. l 07.
12 Ibidem, p. 88.
13 Si noti come il cromatismo, con il quale si fa per la prima volta riferimento al destino di
Itzoccor, alle pp. 19-20 dell'edizione citata, tenda decisamente verso i colori chiari, caldi e brillanti.
Di più: gli stessi dadi che Kuaili adopera per leggere la vicenda e interrogare il destino del giudice
sono sette bianchi e tre rossi.
164 Piero Mura

corrisponde al meccanismo speculare come generatore di senso, reale o


letterario, mirabilmente descritto da Lotman nel suo lavoro La semiosfera 14
Ximene, nelle sue immobilità, quella della malattia e quella invisibile
che la precede, è affiancato dal correre affannato dei due alfieri Terencio e
Felipe. Terencio, maestro dei cani e delle astuzie, galoppa, costretto nella
diagonale non casuale dei «ciottoli rossi>>, seguendo l'unico sentiero che può
percorrere, <<La via [. ..} stretta dagli alti palazzi barm:ziJJ;)>:1?. Così lo disegna
Atzeni: «Quando Don Ximene, il viceré, non sa come risolvere i problemi,
chiama Terencio e ordina. Terencio risolve i problemi con la spada e con i
16
cani. Con l 'intrigo e con la forza» «Mai Terencio Lopez, maestro dei cani,
assassino, ma freddo come ghiaccio, duro come pietra, sicuro di sé, spietato,
mai udì, [. ..} mai vide nulla che non fosse esistente in realtà, mai fu
allucinato, mai uscì da se stesso, mai sognò» 17 Come al re appartiene il
pensiero paralizzato, ingessato nel ruolo politico, nella Storia e nella
narrazione, è proprio del suo alfiere il movimento cieco, puro riflesso
condizionato dal potere.
Il suo compagno speculare Felipe - gli alfieri che appartengono allo
stesso partito negli scacchi sono sempre necessariamente speculari, giacché
muovono uno sulla diagonale bianca, l'altro su quella nera - rappresenta la
forza senza l'astuzia: nel corpo a corpo che segue la battuta d'arresto nella
faticosa marcia della croce, Felipe uccide le cavallette 18 con la mazza ferrata
(«la locusta assale il gigante. Lo ricopre. Ma quello combatte, e con le mazze
schiaccia, schiaccia spietato. [. . .} Il gigante combatte, schiaccia, impaurisce.
La locusta fugge. Una collina gialla di locuste morte è il segno della gloria
del gigante, è più alta della croce, è un monte» 19) .
Peraltro accanto ai personaggi, nella scacchiera-libro hanno un ruolo
attivo lo scenario della città e le costruzioni umane: le torri bianche e i bastioni
di Caglié consentono l'arrocco di Ximene, hanno funzione difensiva20 E

14 Jurij M. Lotman, La semiosfera. L 'asimmetria e il dialogo nelle strutture pensanti, Venezia,


Marsilio, 1985, trad. it. Simonetta Salvestroni.
15 Sergio Atzeni, Apologo del giudice bandito, cit., p. 123.
16/vi,p. 15.
17 Ibidem, p. 89.
18 Solo apparentemente esiste una contraddizione sul piano del gioco nella lotta che Felipe, alfiere
del viceré, combatte contro le cavallette. Infatti tra le numerose partite alcune si sovrappongono: è il
caso della sfida che vede opposti gli uomini (in questo caso tutti apparentemente collocati sullo
stesso lato) e la Natura.
19 Sergio Atzeni, Apologo del giudice bandito, cit., pp. 137-138.
20 L'arrocco è la mossa grazie alla quale il re si protegge utilizzando come scudo una delle torri.
Struttura a "scacchiera" deli' Apologo atzeniano 165

ancora alta come la torre dei Cavoli, ma nera come le ali di un corvo, è
costruita la gran croce voluta dal monaco Cordano come baluardo da opporre
ali' avanzata del male. La croce muove contro le cavallette, e da queste a sua
volta viene attaccata: <<Le locuste hanno raggiunto la croce, sola nella piana,
hanno provato a morderla e visto che non era buona l 'hanno lasciata
dov 'era» 21

Rispetto al passo corto dei re - al quale già si è accennato - spicca la


capacità di incidere lo spazio, reale e metafisica, propria delle due paradossali
regine popolane22 : Juanita è la schiava/regina e rappresenta la purezza che
sfugge alle insidie del potere, l' orgoglio privo di calcolo. Non si concede alle
profferte amorose che pure paiono vantaggiose, anzi uccide/mangia il giovane
barone Rodrigo Curraz che, seminudo, si era infilato nel suo letto con la
presunzione di poterla avere in virtù del blasone e di un volgare mercimonio.
Sull'altro lato si trova Inés, la cuoca del viceré, e rappresenta il calcolo
puntiglioso che cede al compromesso. Felipe, come riporta il testo, se la
«mangerebbe in due bocconi», ma in realtà è lei ad avere il totale controllo del
gioco, ossia delle emozioni e del desiderio dell'alfiere. Le due regine hanno la
massima possibilità di spostamento sulla scacchiera-libro. Juanita affronta le
insidiose paludi dove l'alfiere Terencio non è in grado di seguirla, ma ha solo
il potere di scioglierle dietro i cani, altri pedoni ai quali però «è proibito
superare il limite senza ordine del maestro» 23 Fra questi <<Azù il coraggioso,
il sapiente, il migliore [. ..] non ha paura», farà «come è stato comandato»,
cercherà invano di mangiare il cuore di Juanita24 Inés, messa al corrente da
Felipe della malattia del suo re, deciderà invece di cambiare casella, colore,
casa: «Se i nemici del padron grande prendono il sopravvento, e con lui fuor
di senno e mezza nobiltà già pronta ... Casa Zapoto è dell'altro partito, ottimo
scudo»25

In una solitudine interna, che ha le medesime caratteristiche della


solitudine esistenziale nella realtà, i personaggi, come i diversi pezzi del

21 Sergio Atzeni, Apologo del giudice bandito, cit., p. 136. Si noti la ricorrenza del verbo mangiare,
neanch'essa casuale ma assimilabile al linguaggio scacchistico.
22 La regina è l ' unico pezzo degli scacchi che può muovere in tutte le direzioni per un numero
illimitato di case.
23 Sergio Atzeni, Apologo del giudice bandito, cit. , p. 79.
24 lvi, p. 82.
25 Ibidem, p. 121.
166 Piero Mura

gioco, pur contribuendo tutti assieme alla realizzazione della stessa partita,
procedono lungo rotte individuali il cui unico punto di tangenza è
necessariamente dato dallo scontro. La grande partita, ossia l'intero romanzo,
contiene le innumerevoli partite interne come un gioco di scatole cinesi. Così
la sfida centrale fra Ximene e Itzoccor, ma anche quella più breve e nascosta
fra Cordano e Alì, e ancora le cavallette e Felipe, Jaunita e Rodrigo Curraz,
Terencio e Juanita, il Destino e Itzoccor. ... -- ··
Unica apparente eccezione può forse considerarsi, nel fondo del pozzo,
l'incontro fra Itzoccor e Alì26, scontro nella narrazione ma sostanziale
passaggio di testimone nelle intenzioni, trasmissione di sapere e cultura che
al destino individuale preferisce quello dell'umanità.

In conclusione, si può osservare come gli scacchi incarnino una delle


metafore privilegiate per rappresentare, in diversi codici, un'idea della
Letteratura, dei meccanismi del mondo, degli schemi narrativi e dunque, a
livello ideologico, offrano la possibilità del riscatto e di una salvezza tanto
biologica quanto spirituale.
L'inedita disposizione dei pezzi sulla scacchiera equivale a una possi-
bile riscrittura del mondo nel quale tutti, personaggi e lettori, si muovano con
pari responsabilità. Così nell'unica partita a scacchi possibile: la vita.

26 Sui ruoli rispettivi e interni alla narrazione dei due re, Itzoccor e Alì, cfr. Andrea Cannas, Una
partita a scacchi con la morte, in questa stessa pubblicazione.
COLLECTION
L'ITALIE AUJOURD'HUI
dirigée par A. Mucci

Atti del Convegno Atobiu internatzionali de literadura


Actes du Col/oque Atobiu internatzionale de literadura

Barigadu, 26-30 luglio 2005

--~---- - - -- -~ - ~-- -- - -

Sono diversi i percorsi tracciati da studiosi universitari italiani e


francesi il cui obiettivo primario e comune è stato quello di por-
tare alla ribalta alcune delle pratiche letterarie della Sardegna
(di ieri e di oggi) e/o di procedere ad approfondimenti relativi·
ad altri aspetti diversamente settoriali della cultura isolana.
Quest'opera corale offre un variegato materiale per una riflessio-
ne sulle più emblematiche manifestazioni artistiche che hanno
avuto ed hanno come quadro e punto di riferimento costante
una Sardegna connotata dal continuo incrociarsi di elementi che
traducono e portano in auge le sue complesse peculiarità storiche
e/o socioculturali. Non mancano suggestive comparazioni tese
ad individuare alcuni dei più significativi nuclei tematici ed a
chiarire il nesso tra l'appartenenza insulare degli autori e le loro
modalità di rappresentazione e/o i rapporti esistenti tra la pro-
duzione culturale sarda, la tradizione letteraria italiana e i nuovi
circuiti dell'arte contemporanea.

J~~~~~ ~~~~ ~[~ 1SBN 978-2-7227-01 08-3 25€