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Filosofia di Husserl – prima parte

La filosofia di Husserl può essere definita indagine fenomenologica (= metodo che si basa sull’interrogare il fenomeno con il quale ci mettiamo in relazione). Da questo metodo ne consegue il superamento del soggettivismo. Husserl stesso afferma “la mia riflessione filosofica è un indagine fenomenologica”.

Anche Hegel si è occupato di Fenomenologia ma in modo significativamente diverso. La fenomenologia di Hegel rappresenta un passo avanti rispetto al dualismo Kantiano ma resta ancora un passo indietro rispetto all’approccio husserliano. Se Hegel vede il fenomeno come una creazione dell’io stesso, Husserl invece lo considera come realtà a sé stante. Esempio: per Hegel il pane non è un alimento indipendente, bensì è ciò che colma il senso di fame. Al contrario, per Husserl, il pane è qualcosa di separato da noi. Per Hegel, l’atto conoscitivo avviene nel momento in cui l’io crea e dunque l’azione conoscitiva assume un valore etico. Per Husserl l’atto conoscitivo avviene nel momento in cui io sono in rapporto con la cosa.

Locke adotta un metodo storico e piano e distingue i compiti descrittivi della filosofia da quelli esplicativi dell’indagine filosofica. Da Cartesio, che appare come il vero fondatore del metodo, Husserl attinge solo il

dubbio metodico. Husserl si allontana dagli empiristi e valuta il razionalismo solo come punto di partenza. Quest’ultimo distingue due tipi di filosofia: quella argomentativa e quella descrittiva; l’ultima è quella che predilige infatti bisogna avere varie prospettive per relazionarsi con il mondo. Il fenomenologo non cade nello scetticismo nel quale pongo la mia esperienza come abitudine.

X + Y= Z (io) (mondo)
X + Y= Z
(io) (mondo)

(atto conoscitivo)

CoscienzaSartre dice “ho capito cos’è la coscienza bevendo un bicchiere di birra”. Coscienza = luogo dell’unità percettiva (unità di noema e di noesi). Noema = oggetto conosciuto, pensato, percepito.Esempio: il teorema anche se non è dimostrato c’è, esiste.

Presente vivente

Consideriamo una pallina che rimbalza e crea, con il suo movimento, delle curve; ad un certo punto la nostra visione si blocca e per analogia anticipiamo l’andatura della pallina; tuttavia, se la pallina incontra un ostacolo, cambia percorso e la nostra anticipazione risulta errata allora dobbiamo ritornare indietro e reinterpretare la nostra esperienza. Per Husserl, Io mi trovo sempre in un flusso (di vissuti) esperienziale. Quindi prima di anticipare ciò che sta per accadere, devo incontrarmi con la mia esperienza; quest’ultima dipende sia dalla mia prospettiva sia dal modo in cui il fenomeno si svela. A questo proposito, Husserl ci dice che dobbiamo aggiungere sempre il presente vivente. Prima di un incontro bisogna separare la coscienza dagli atti vissuti. Esempio: “la pausa in musica ha lo stesso valore della nota” perché si crea un’aspettativa. Pausa = preparare l’anticipazione. Il presente vivente è costantemente attraversato da anticipazioni. Quando la mia aspettativa viene delusa, io reinterpreto il SENSO dell’oggettocosì emerge che

la ritenzione(Ritenzione= indica un elemento che non è più dato nel presente ma incide nell’interpretazione

di ciò che si offre con il carattere dell’attualità = impressioni. Da qui ne deriva un anticipazione che ci permette di prevedere ciò che si manifesterà in futuro), forma un’unità complessiva=presente vivente. Quando c’è la sintesi (intesa come unità) si apre una scena percettiva. Sintesi impressionali: sintesi in cui devo tenere insieme la mia anticipazione con il senso dell’oggetto. Il noema è un presente vivente. “Presente” perché è nell’atto conoscitivo, “vivente” perché si svela.Però, affinché ciò possa accadere, deve esserci come presupposto l’esistenza.

Intenzionalità

L’eviidenza de “l’io sono” è garanzia del proprio assoluto esserci e porta all’io concepito come decorso di vissuti immanenti e costituisce la regione della coscienza pura; questa è “vita intenzionale, riflessione sugli atti, punto d’avvio per la fenomenologia”.

Fenomenologia = “disciplina puramente descrittiva, che indaga nell’intuizione pura, il campo della pura coscienza trascendentale.” La fenomenologia, attraverso le progressive neutralizzazioni, deve mettere dinnanzi ai nostri occhi gli eventi nella loro purezza di modo che noi possiamo percepirne la reale essenza.

Ci sono due tipi differenti di genesi: genesi attiva e genesi passiva. La genesi attiva costruisce nuovi oggetti a partire da quelli già dati. Esempio: quando all’oggetto dell’albero (già esistente) si aggiunge il rimando ad una divinità. La genesi passiva invece, deve necessariamente precedere la genesi attiva; la genesi passiva infatti fornisce il materiale su cui lavorare alla genesi attiva. Qualcosa per essere utilizzato, inteso come simbolo matematico, deve essere in possesso di alcune caratteristiche. Quando noi percepiamo un oggetto, lo percepiamo in base al contesto in cui si trova. Al contrario, per percepirlo come oggetto d’uso, dobbiamo “incontrarlo” nelle sue qualità percettive. La storia originaria degli oggetti riconduce ai processi di genesi passiva e attiva che rimanda alla coscienza del tempo. Differenza tra costituzione statica e costituzione genetica:

fig.1

tra costituzione statica e costituzione genetica: fig.1 L’ovale rappresenta il nostro campo visivo; il triangolo

L’ovale rappresenta il nostro campo visivo; il triangolo presente all’interno è un’immagine presente nel cerchio visivo;

fig.2

è un’immagine presente nel cerchio visivo; fig.2 ora, il nostro campo visivo resta uguale ma l’immagine

ora, il nostro campo visivo resta uguale ma l’immagine all’interno cambia;

nell’osservazione delle due figure noi tenderemo ad applicare uno schema tipico: se l’immagine sembra rimpicciolirsi allora ci dà la sensazione che si stia allontanando; al contrario, se ci sembra che si stia ingrandendo ci dà l’idea dell’avvicinamento. Guardando le due figure con gli occhi di un soggetto che ha solo le “immagini” ci accorgiamo che l’avvicinamento o l’allontanamento che avevamo percepito in realtà non è presente. Dal punto di vista statico ci accorgiamo che c’è un appercezione che si è trasformata in uno schema tipico. Quest’appercezione deve svilupparsi a partire dalle sintesi passive. Se avessimo voluto rappresentare l’allontanamento dei triangoli avremmo dovuto raffigurarlo così:

mentre le forme si contraggono, una richiama l’altra attraverso la stessa forma. C’è tra di

mentre le forme si contraggono, una richiama l’altra attraverso la stessa forma. C’è tra di queste un’associazione di somiglianza grazie alla quale si sviluppa una sintesi della coincidenza resa possibile solo dal fatto che la contrazione delle figure avviene in maniera continua. La figura può dunque subire vari processi (es. variazione del colore o della rapidità con cui si è contratta) nei quali la nostra credenza nella realtà dell’oggetto viene scossa. Questa credenza si mantiene stabile fino a quando l’esperienza mostra quelle regolarità associative che traggono legittimità dalle sintesi passive dell’associazione. Queste però richiedono la coscienza interna del tempo: infatti, in ogni istante mi è data una sola immagine con la quale il soggetto è in grado di creare delle sintesi.

tempo: infatti, in ogni istante mi è data una sola immagine con la quale il soggetto