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(ebook - ITA - ARTICOLO) Benni, Stefano - Pantani, il doping nelle orecchie (1998) (TXT)

Stefano Benni: Pantani il doping nelle orecchiePANTANI IL DOPING NELLE ORECCHIE


tratto da di giovedì 6 agosto 1998

IL DOPING sta rovinando lo sport. Basta aprire la televisione e guardare


un qualsiasi processo del Lunedì per rendersi conto dei danni causati
dall'abuso di sostanze stupefacenti. Giornalisti che urlano, si insultano,
si alzano in piedi in preda a crisi motorie, danno sfogo a sindromi
paranoidi di persecuzione ai danni di squadre e singoli, si azzuffano per
ore con gli occhi sbarrati senza dare segni di stanchezza. È un triste
spettacolo a cui ci stiamo abituando. Ma il doping è un problema anche di
altri settori dello sport, anche se come spesso accade, se ne parla
soltanto quando tutti lo sapevano già, perché parlarne quando non lo
sapeva nessuno toglie il gusto di poter dire che tutti lo sapevano e non
parlavano.
NUOTO - Per lungo tempo è stato di moda l'emodoping, ovvero cambiare il
sangue ai nuotatori.
È NOTO che ai tempi delle grandi vittorie della Germania Est, il
preparatore atletico della squadra non viaggiava sull'aereo con la
squadra, ma nel bagagliaio dentro una bara, e nessuno lo ha mai visto
prima di mezzanotte. Ci furono casi in cui i nuotatori furono gonfiati con

aria, per migliorare il galleggiamento. Questo durò fino all'olimpiade di


Seul. In quell'occasione i tre primi arrivati di una gara, una volta sul
podio, si misero a scoreggiare come zampogne, e per mettergli la medaglia
al collo fu necessario zavorrarli. Attualmente il settore è sotto
controllo, ma c'è il caso di una nuotatrice irlandese che da un anno
all'altro è diventata la migliore del mondo, con pochi effetti
collaterali, se si eccettuano trenta chili di muscoli in più e la pinna
caudale.

TENNIS - Alcuni tennisti come Becker e Noah hanno ammesso che nel loro
sport molti atleti tirano cocaina. Il gioco a due mani è stato inventato
dagli allenatori per evitare che con la mano libera i giocatori potessero
sniffare durante gli scambi. In alcuni club molto chic le righe che
delimitano il campo non sono di gesso, e durante la partita vengono
completamente annusate. I giocatori si dividono in giocatori da erba
(marijuana), da terra rossa (hascisc) da sintetico (ecstasy). Gli italiani
sono giocatori da cemento, nel senso che nella Federazione tennis quando
uno si attacca alla poltrona non lo schiodi più.

CAVALLI - Le "bombe" ai cavalli fanno parte della storia di questo sport.


Si va da quelle semplici, come il peperoncino sotto la coda, a quelle più
potenti come la simpequina, il Ribotil e la minaccia di farli cavalcare da
Pavarotti. Nel mondo delle scommesse, se un giorno non c'è nessuna gara
truccata, tutti protestano dicendo che c'è sotto qualche trucco.
ATLETICA - L'esempio più famoso fu quello dello scattista Ben Johnson, la
cui massa muscolare aumentava a vista d'occhio e fu scoperto perché, dopo
aver vinto i cento metri alle olimpiadi, non riuscì più a passare dalla
porta dello spogliatoio. Poi c'erano le atlete dell'Est che si
distinguevano dai mariti solo perché usavano il rasoio elettrico invece
che quello a mano. Ultimamente c'è stato il caso delle fondiste cinesi che
hanno battuto vari record mondiali grazie a una zuppa speciale inventata
dal loro allenatore. Il problema è quello di correre con la pentola al
collo.
CICLISMO - Ed ecco le dolenti note. Tutti sanno che le borracce dei
ciclisti sono piene di ogni tipo di droga. Si va dalle più semplici, come
le bibite energetiche o il frappè al cotechino usato da Prodi, all'Epo e
ai cocktail farmacologici dei professionisti. Ci sono ciclisti che, in
discesa, tengono la bocca spalancata per ingoiare il maggior numero di
insetti possibile. Altri hanno finti sostenitori che, con la scusa di
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spingerli in salita, gli fanno le punture al volo. Dentro le ammiraglie ci
sono intere farmacie, e addirittura all'inizio della corsa si dà ai
corridori l'elenco di quelle aperte per turno la domenica. Al Tour la
polizia francese è intervenuta decisamente, anche se dal modo in cui si è
comportata, sembrava molto più impasticcata lei dei corridori.
Giusto scandalizzarsi per le droghe, ma ancora di più bisognerebbe
scandalizzarsi per i grandi spacciatori di falso sport, i gangster
americani padroni della boxe, le manovre dietro ogni olimpiade, i
procuratori pataccari, i seminatori di miliardi in nero, le corse
truccate, le pressioni degli sponsor, l'invadenza della televisione che
detta ritmi e farcisce di spot ogni evento. Perché contro queste sciagure
non c'è cura adeguata, mentre contro il doping c'è l'esempio dei campioni.
E siamo lieti di unirci alla beatificazione di Pantani, campione
simpaticissimo che abbiamo seguito fin da piccolo, quando il papà si rese
conto del suo talento perché col triciclo scalava i muri di casa.
Già a quindici anni Pantanino saliva in bicicletta a San Marino dal lato
dove non c'è la strada, perché se no era troppo facile. Sembrava avviato a
una luminosa carriera, ma gli si abbatté addosso un'ondata di sfiga che
avrebbe schiantato un plotone di duecento ciclisti. Per alcuni anni la sua
maggior forma di sponsorizzazione furono le firme degli amici sui gessi.
Ma il campione romagnolo ha lottato e ha scalato Cima Scalogna grazie a un
piccolo segreto, una innocua forma di doping che siamo lieti di svelare.
Sapete perché il pirata porta il fazzoletto sulla testa? Perché dietro
alle poderose orecchie nasconde due piadine, che la mamma gli attacca con
la macchina da cucire.
Quando Pantani ritiene che sia il momento di scattare, si leva il
fazzoletto, aspetta che la telecamera si allontani e si spara le due
piadine. Al prosciutto per le salite medie, al salame piccante e cipolla
per le salite ripide, alla rucola per la discesa. A cronometro non
riusciva a rendere perché, proprio come fanno i bambini con la merenda
scolastica, mangiava le piadine all'inizio e poi sveniva di fame. Adesso
ha imparato a dosarsi. Quando lo vedete soffrire, non è perché è in crisi,

è perché la mamma gli ha fatto le piadine troppo calde e gli bruciano le


orecchie.
Abbiamo svelato solo ora il segreto di Pantani per evitare che la polizia
francese intervenisse e che Ullrich corresse ai ripari facendosi costruire

una bicicletta speciale col telaio in wurstel. Perciò, viva Pantani che ha
vendicato la nazionale di calcio. Viva Pantani che non si è montato la
testa e siamo pronti a scommettere che non se la monterà mai. Viva Pantani
che a fare duecento chilometri con cinque salite ci mette meno che un
automobilista a fare la Bologna-Rimini con sette ingorghi. Viva Pantani
che fa vestire di rosa confetto e giallo squillante le ladies in nero e i
rudi bagnini. Viva Pantani che ci regala una sana ventata di politeismo
pagano nel monoteismo annichilente del Dio Calcio. Viva il Piccolo Uomo
Dalle Grandi Orecchie che, anche se foderato di scritte di sponsor, ci fa
ancora illudere che nello sport, a differenza che nella politica, quando
uno vince non diventa subito un manovriere del compromesso, ma va ancora
all'attacco. Venti piadine prosciutto e peperoncino al tavolo dell'Ulivo,
please.

Stefano Benni

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