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MISTICI FRANCESCANI

Ugo Panziera

La contemplazione
La mente è una realtà che risulta dal composito dell’anima e del corpo. È rivestita
secondo la natura e la soprannatura. Secondo natura la vestono le sensazioni corporali
dei loro oggetti. Nella soprannatura la mente si veste di rappresentazioni fantastiche,
di illuminazioni divine e di altissime rivelazioni, mentre sperimenta superne delizie
spirituali.
La contemplazione è un'azione mentale non esercitata in forza di sufficienza umana,
ma è uno speciale e straordinario dono dato all'anima per un particolare privilegio. E
ciò avviene quanto l'amoroso Dio vede il corpo in penitenza per un lungo periodo di
tempo e scorge la mente in croce con il suo dilettissimo figlio crocifisso. In breve
tempo, la creatura, con incommensurabile fervore, si degna lasciarsi arricchire
parzialmente di premio, che sia di per sé mirabile e a sua volta causa di premio
meraviglioso. Tale premio non corrisponde alla nostra giustizia, ma alla sua
sconfinata misericordia: è il dono della superna contemplazione.
La contemplazione possiede quasi infiniti oggetti e diversi atti, nonché molti gradi.
Possiamo dividere il problema in due parti: la prima parte è la meditazione; la
seconda è la contemplazione. Quando parlo della contemplazione in generale, senza
distinguere la prima e la seconda parte, intendo parlare appunto di queste due parti.
La contemplazione per acquisizione è un atto mentale, che propriamente, per sua
natura, non deve essere detto contemplazione. E quindi, quando parlo della
contemplazione, non intendo parlare di questo atto.
La contemplazione ha un proprio linguaggio. Quando uno ne parla, nel parlarne usa
quei vocaboli che gli sembrano più adatti all'argomento.
La contemplazione non ha una gerarchia nell’uno o nell'altro ordine, cioè né negli
atti, né negli oggetti, né nella perfezione. Perciò lo stato della perfezione sarà modesto
in qualcuno, sarà in altri molto grande. Talvolta l’azione mentale di uno sarà in
un'altra persona status di meditazione, mentre in altri sarà dolcissima contemplazione.

La contemplazione è talvolta fondata sulla ragione illuminata, talvolta è fondata in un


lume sopra la ragione, altre volte il suo atto e l'oggetto sono conformi a ragione.
La contemplazione include spesso gioia e sofferenza, qualche volta implica diletto
senza pena. In ogni caso, non è mai senza gioia quando si trova nell'ultimo stadio
della contemplazione. Tuttavia non sempre il diletto sì fa sentire in maniera sensibile.
La contemplazione ha talvolta come suo soggetto principale l'intelletto, altre volte la
memoria, alcune volte la volontà. Quanto all'intelletto, l'anima si veste di capacità
comprensiva; riguardo alla memoria, l'anima si ricorda della veste di cui è stata
vestita da Dio; mediante la volontà l'anima respira in Dio amore.
La volontà è il soggetto della contemplazione più nobile di ogni altra potenza
dell'anima. Il motivo sta nel fatto che in via l'anima può più amare che comprendere.
Perciò l’amore compenetra l'anima e la inebria di diletto quando l'intelletto e la
memoria vengono meno.
La contemplazione è spesso ostacolata dalla vita attiva: talvolta molto, in alcune
circostanze poco, ma in altri momenti per nulla. La contemplazione ha tanta
perfezione quanta ne è richiesta per coabitare con la vita attiva corporale nella fatica e
nelle sofferenze, non essendo ostacolata dalle passioni dell’anima.
Le passioni dell'anima sono un atto mentale talvolta impregnato di virtù e qualche
volta contagiato dal vizio. Non mi dilungo a declamare le peculiarità della
meditazione e della contemplazione, ma voglio distinguere l'una dall'altra e parlare
brevemente di ognuna.
La meditazione è qualche volta corroborata da piccoli diletti spirituali ed è quasi
sempre ostacolata dalla vita attiva corporale e dalle passioni dell'anima. Può essere
chiamata elevazione, poiché l'anima si eleva mediante la virtù che le è donata da Dio
e spesso ritorna in atto.
Nella meditazione l'anima è suonatrice ed ha come strumento il Creatore e le creature.
Ora definisco in breve la meditazione. La perfetta meditazione è un azione mentale
incentrata nel Creatore e nelle creature, con una nuova luce per l'esercizio. Alcune
volte si sperimenta un continuo gusto spirituale, poiché la persona scorge il Creatore
delle creature in ogni oggetto piacevole, interpretandolo miracoloso nelle operazioni
secondo natura e in quelle sopra la natura, riferendo alla sapienza increata tutti gli
oggetti che sono strumento della sua meditazione, secondo l'efficacia del perfetto
raggio di luce che illumina la ragione, illuminata, fondata e spesso esercitata al di
sopra della ragione.
La seconda parte della contemplazione è pura, vera e alta contemplazione. Si articola
in due parti: la prima è astrazione, la seconda è risoluzione.
Nello stato della meditazione ho detto che l'anima è suonatrice e Dio è lo strumento.
Nello stato della contemplazione dico che l'anima è lo strumento e Dio è il suonatore.
La sufficienza del ben suonare non è proporzionata allo strumento, ma al suonatore,
poiché al suonatore servono quattro cose. Sono: lo strumento, la mano, l'arte e la vo-
lontà. Di queste quattro il suonatore ne possiede tre.
Quando l'amoroso Dio si degna di farsi suonatore dell'anima, suona con sommo
diletto dello strumento e continua a suonare poiché lo strumento non si può stonare
nelle sue mani e la sua mano non si stanca mai. Perciò questa contemplazione è quasi
sempre atto, anche se molte volte lo strumento dorme.
Di questo stato di contemplazione sono fondamento tutte e tre le potenze dell'anima,
anche se talvolta è più importante una potenza che l'altra. Gli oggetti di questa
contemplazione sono diversi nei diversi tempi, ma sempre meravigliosi al di sopra
della ragione. Alcune volte gli oggetti sono puri, spirituali. Altre volte sono insieme
spirituali e corporali, ma tali che la ragione non sa distinguere se sono corporali o
spirituali o compositi. Questo stato della contemplazione si può chiamare astrazione
perché l'anima avanza quando è guidata e sì arresta quando è trattenuta. Il suo tornare
indietro è raro e quando ritorna sosta brevemente.
L’ultimo stadio della contemplazione è rappresentato da una amorosa e incessante
trasformazione in Dio attraverso una mirabile risoluzione. Questa è tanto meravigliosa
e manifesta che l'anima è vista quasi tutta risolta in Dio. Questo stato ha come abito e
come oggetto l'amore: nell'atto di amore e anche se non ama, l'anima s'intende sempre
d’amore inebriata.
Gli oggetti della contemplazione sono quasi infiniti. Ne indicherò alcuni. L'anima è
attratta, nei diversi momenti, da diverse cose nella superna corte. Alcune volte ammira
la bellezza dei corpi glorificati, altre volte il suono degli strumenti e il canto, alcune
volte la gloria sostanziale dei santi, altre volte i loro meravigliosi e amorosi
divertimenti, altre volte la meravigliosa sapienza di Dio, altre volte la sua potenza...
Lo stato della perfetta umiltà non è inferiore a quello della perfetta contemplazione. E
il motivo è che la differenza tra l'umiltà e la contemplazione non sta nella condizione e
neppure nell'oggetto, ma nel fatto che nella contemplazione si contempla Dio e non se
stesso, e nell’umiltà di questo stato si vede l'anima in Dio, per cui si vedono Dio e se
stesso. E i santi, esperti e illuminati dottori affermano che le creature sono maestro,
principio, scala e mezzo per giungere alla contemplazione del Creatore.
Io ritengo che l'amoroso Cristo è il sommo maestro di ogni perfezione, il solido
principio, la scala robusta, il mezzo più essenziale e il fine perfettissimo. Il motivo è
riposto nella perfezione delle sue diverse nature. In lui furono tre le più perfette nature
che possiamo identificare. La prima è corporale, la seconda fu spirituale, la terza è
celeste. Non c’è angelo né santo in paradiso che abbia compreso o che possa
comprendere il vertice della perfezione della più minima virtù di Cristo esercitata nel
corpo. Non parlo poi dei dolori della sua anima, di quanta sublimità sono stati e sono
nella sapienza increata. Taccio della divinità, poiché non so cosa si possa dire, dato
che tanto eccede il nostro limitato intelletto. Pertanto l'azione mentale e la meditazione
ricevono da Cristo somma perfezione in identico stato e al momento opportuno.
Ora dico cosa è la perfetta contemplazione per definizione. La perfetta
contemplazione è una pura e continua alterazione della mente, senza alcun oggetto
intelligibile o particolare: l'anima spira amore in Dio con godimento spirituale, non
essendo ostacolata da nessuna passione corporale, fondata ed esercitata sulla ragione
soprarazionale. Non è possibile definire con una definizione secondo la diversità
l'azione mentale, la meditazione e la contemplazione, anche perché comunicano
ampiamente tra di loro. Metto però in evidenza una parte della loro natura, nel
tentativo di darne una definizione.
Nel quarto capitolo sulla perfezione illustro la vita attiva corporale e dimostro,
attraverso cinque argomenti, come la vita attiva corporale può superare (dal punto di
vista dei meriti, in alcuni ambiti e in riferimento ad alcuni mezzi: i sacramenti istituiti per disposizione
divina, l’ufficio divino, la predicazione per la salvezza dell’umanità – nota del curatore del sito) in
perfezione la vita contemplativa. Ora voglio dimostrare come la vita contemplativa
supera in perfezione la vita attiva corporale. Penso di poter dimostrare questa verità
con molti argomenti. Ma per essere breve, addurrò soltanto cinque prove.
Primo. E’ più nobile quella virtù che è uno strumento più nobile. Ed è più nobile
quello strumento che è fatto di materiale più nobile. Ora, la contemplazione è atto
dell'anima, mentre l'azione corporale è atto del corpo. Perciò, la contemplazione è
tanto più nobile dell'atto corporale quanto l'anima è più nobile del corpo.
Secondo. È meno perfetta quella virtù che ha un oggetto più povero. Ed è più povero
quell'oggetto che meno partecipa dell'essere divino. Ora, l'oggetto dell'azione
corporale è costituito dalle creature, mentre l'oggetto della contemplazione è il
Creatore stesso. Le creature partecipano dell'esse divino solo parzialmente, mentre
invece il Creatore possiede l'essere divino in misura totale.
Terzo. È più eccellente quella virtù che è più simile alla realtà gloriosa del paradiso.
Ed è più simile alla gloriosa realtà del paradiso quella che implica più godimento. Ora,
la contemplazione è quasi un supremo godimento in via, mentre l'azione corporale in
questa vita è spesso altamente penosa.
Quarto. È più nobile quell'atto da cui scaturisce maggiore bene. E deriva maggior bene
da quell'atto mediante il quale l'anima si trasforma di più in Dio. La contemplazione
perfetta è atto di amore perfetto. E l'amore trasforma l'anima nell'amato, poiché ama
perfettamente, molto più che nelle operazioni corporali.
Quinto. È impossibile che lo Spirito Santo sbagli. E se è impossibile che lo Spirito
Santo erri, allora è più perfetto quell'atto che è da lui esaltato. Ora, l'altissimo Figlio di
Dio e tutti i santi illuminati affermano che la vita contemplativa supera in perfezione
la vita attiva corporale.
Ora concludo sull'argomento se è più nobile la vita attiva corporale o la vita
contemplativa. In riferimento alle pene e al premio sembra più nobile la vita attiva. In
riferimento al piacere dell'atto e alla nobiltà dell'oggetto sembra più nobile la vita
contemplativa. Quindi, sotto diverso aspetto o in tempi diversi oppure per motivo
diverso, l'una eccelle sull'altra secondo la diversità degli atti e dei tempi nonché della
vocazione delle creature.

Tratto da: MISTICI FRANCESCANI, Editrici Francescane, 1995