Sei sulla pagina 1di 290

History of the Ancient Near East / Monographs – VII

——————————————————————
ancora per figura

LE LETTERE TRA I RE ITTITI


E I RE ASSIRI RITROVATE A @ATTU&A

CLELIA MORA _ MAURO GIORGIERI

——————————————————————
S.a.r.g.o.n. Editrice e Libreria
Padova 2004

HANE / M – Vol. VII
——————————————————————

Editor-in-Chief: Frederick Mario Fales

Editor: Giovanni B. Lanfranchi

A publication grant
from the Italian
Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Scientifica
(PRIN funds)
is acknowledged for this volume

——————————————————————
Printed by Copisteria Stecchini
Via Santa Sofia 58-62 _ I-35100 Padova

INDICE

PREMESSA ...................................................................................................vii

ABBREVIAZIONI ......................................................................................... ix

I. INTRODUZIONE
1. Le lettere tra i re ittiti e i re assiri: stato e caratteristiche della
documentazione .................................................................................. 1
2. Il corpus dei testi: criteri di definizione e di ordinamento
all’interno del volume ......................................................................... 4
3. I rapporti tra Assiri e Ittiti nel Tardo Bronzo: fonti, studi,
problemi ............................................................................................ 11
4. La testimonianza delle lettere ........................................................... 22
5. Aspetti paleografici, linguistici e formali ......................................... 30
5.1. Paleografia ................................................................................ 30
5.1.1. Testi redatti a @attuša ........................................................ 31
5.1.1.1. Lettere in ittita ........................................................... 31
5.1.1.2. Lettere in accadico .................................................... 37
5.1.2. Testi provenienti dall’Assiria ............................................. 39
5.2. Le lingue .................................................................................... 40
5.3. Aspetti formali: formule di indirizzo, formule di saluto,
titolature .................................................................................... 40
6. I luoghi di ritrovamento delle lettere ................................................ 50
7. Nota alla presentazione dei testi ....................................................... 55

II. TESTI
11. KBo 1.14 .......................................................................................... 57
12. KBo 1.20 .......................................................................................... 76
13. KBo 18.20 ........................................................................................ 85
14. KBo 18.24 ........................................................................................ 87
15. KBo 18.25 (+) 31.69 ........................................................................ 99
16. KBo 28.59 ...................................................................................... 107
17. KBo 28.60 ...................................................................................... 110
18. KBo 28.61 (+) 62 (+) 64 (+)? 63 ................................................... 113
19. KBo 28.67 ...................................................................................... 128
10. KBo 28.73 ...................................................................................... 130
11. KUB 3.73 ....................................................................................... 131
12. KUB 3.74 ....................................................................................... 139
13. KUB 3.75 ....................................................................................... 141
14. KUB 3.77 (+) 3.78 ......................................................................... 142
15. KUB 3.125 ..................................................................................... 145
16. KUB 23.88 ..................................................................................... 150
17. KUB 23.92, 23.103, 40.77 ............................................................. 155
18. KUB 23.99 ..................................................................................... 175
19. KUB 23.101 ................................................................................... 179
20. KUB 23.102 ................................................................................... 184
21. KUB 23.109 (+) VS 28.130 ........................................................... 195
22. KUB 26.70 ..................................................................................... 198
23. KUB 37.114 ................................................................................... 202
24. KUB 57.8 ....................................................................................... 203

III. GLOSSARIO
III.1. Lessemi dei testi in lingua ittita .................................................. 211
III.2. Lessemi dei testi in lingua accadica ........................................... 230
III.3. Antroponimi .................................................................................... 243
III.4. Teonimi............................................................................................ 244
III.5. Toponimi ......................................................................................... 244

INDICI
Indice degli argomenti ......................................................................... 247
Indice dei testi citati ............................................................................. 250

CONCORDANZE ....................................................................................... 253

BIBLIOGRAFIA ......................................................................................... 257


PREMESSA

Penalizzate dal cattivo stato di conservazione e dalle modalità di ritrovamento, non in un unico ar-
chivio, le testimonianze della corrispondenza tra la corte ittita e quella assira hanno avuto una storia
complessa e travagliata. Alcuni testi sono stati oggetto di innumerevoli studi e tentativi di inter-
pretazione, non di rado contrastanti, mentre molti altri, e non soltanto quelli eccessivamente danneg-
giati o privi di contenuti significativi, non hanno goduto di uguale attenzione. Ma l’importanza di
questi documenti, tra le pochissime testimonianze conservate di rapporti diretti tra Ittiti e Assiri, è tale
che non se ne può comunque prescindere negli studi sui rapporti interstatali nel Bronzo Tardo e sulle
dinamiche socio-economiche ad essi collegate. Nel tentativo di ricostruire i rapporti tra due degli stati
più importanti nella politica vicino-orientale del XIII sec. a.C. siamo probabilmente solo agli inizi,
come sembrano indicare i documenti ritrovati recentemente in alcune località della Siria settentrionale
occupate e controllate dagli Assiri nel XIII sec. a.C., dai quali si ricavano molte informazioni sui
traffici che interessavano le zone di frontiera. Va detto tuttavia che anche alcune testimonianze di
corrispondenza “diretta”, come ad es. la lettera KBo 28.61-64 (qui nr. 8), benché non ancora piena-
mente fruibili a causa delle scarse porzioni di testo conservato, lasciano intuire scenari di sicuro inte-
resse per la ricerca storica.
Questa nuova edizione si propone innanzitutto di definire il corpus delle lettere e di presentare e
analizzare ogni singolo testo, anche il più minuto, verificando tutte le ipotesi e le interpretazioni pre-
cedenti. Lo scopo è quello di chiarire, per quanto possibile, il contesto storico nel quale questi testi
sono stati concepiti e scritti e di offrire una sicura base di confronto e di studio, sia per la migliore
comprensione del materiale già oggi disponibile, sia nella speranza che nuove testimonianze, o almeno
nuovi frammenti, possano arricchire in futuro il corpus.

Il progetto di questo libro è nato nell’ambito di una ricerca, diretta da C. Mora, sui rapporti tra lo
stato medio-assiro e gli stati confinanti; la ricerca era inserita in un più vasto programma, coordinato
da F.M. Fales e cofinanziato dal Ministero per l’Università e la Ricerca Scientifica, finalizzato allo
studio dell’espansione e della contrazione politica e territoriale dello stato assiro dalle origini al VII
sec. a.C.
Nel corso del lavoro numerosi studiosi hanno offerto stimoli, proposte, suggerimenti. Desideriamo
ringraziare in modo particolare O. Carruba, che ha fornito una preziosa consulenza soprattutto (ma non
solo) per gli aspetti filologico-linguistici, e M. Liverani, con il quale abbiamo discusso, durante un suo
soggiorno a Pavia come docente della “Scuola Universitaria Superiore”, della struttura del lavoro e di
vari aspetti e di numerosissimi problemi relativi al contenuto delle lettere e al contesto storico in cui si
collocano. Ringraziamo inoltre G.F. del Monte, F.M. Fales, G.B. Lanfranchi, M.G. Masetti-Rouault,
W.R. Mayer, C. Zaccagnini e ancora O. Carruba e M. Liverani, che hanno letto una redazione pre-
liminare del volume, o alcune sue parti, fornendo utilissimi consigli e osservazioni. Di eventuali errori,
imprecisioni, omissioni sono responsabili, com’è ovvio, soltanto gli autori.
Ricordiamo con grande stima e gratitudine K. Deller, che ci ha concesso l’utilizzo di un suo studio
non pubblicato (Mittelassyrische diplomatische Korrespondenz) e ci ha fornito utili consigli e indica-
zioni preliminari; con nostro grande rammarico non ha potuto vedere questo lavoro compiuto.
Per alcuni specifici problemi ci siamo avvalsi della disponibilità e della competenza di P. Cotticelli,
H. Freydank, Th. van den Hout, H. Klengel, che ringraziamo vivamente.
Siamo grati alla Direzione del Vorderasiatisches Museum di Berlino, e in particolare a H. Klengel e
a J. Marzahn, per il permesso di collazionare gli originali e le fotografie di alcuni dei testi qui presen-
viii Premessa

tati e per il supporto logistico e scientifico gentilmente prestato. Per ulteriori collazioni sulle foto dei
testi di Berlino ringraziamo H. Freydank e H. Klengel. Siamo molto grati anche a G. Wilhelm per aver
permesso la collazione di alcune fotografie presso il “Boğazköy-Archiv” dell’Akademie der Wissen-
schaften und der Literatur di Mainz e a S. Košak per alcuni controlli sulle fotografie dell’archivio di
Mainz. Per la collazione dei frammenti 158/d e 18/f presso l’Anadolu Medeniyetleri Müzesi di Ankara
ringraziamo C. Karasu. Un caloroso ringraziamento va inoltre a M. Salvini, Direttore dell'ICEVO-
CNR, per il sostegno costante fornito al presente progetto di ricerca e per la copertura finanziaria delle
missioni di studio di M. Giorgieri a Berlino e Mainz.
Ringraziamo infine S. Herbordt, O. Rouault, I. Singer, F. Wiggermann per averci messo a disposi-
zione i testi di contributi non ancora pubblicati e A. Mancini (ICEVO_CNR) per aver realizzato il
disegno della carta geografica.
Il collega e amico G.B. Lanfranchi ha seguito le varie fasi del lavoro, ha discusso con noi di vari
problemi di ordine scientifico e redazionale, ha accettato e sopportato ritardi, correzioni e ripensamen-
ti: un semplice ringraziamento all’editore in questo caso potrebbe non bastare.

Il lavoro è frutto di una stretta collaborazione tra i due autori, che ne hanno discusso e condiviso
ogni parte. In particolare, C.M. ha curato il commento storico (sezione introduttiva) ai singoli testi e i
§§ 1, 3, 4 dell’Introduzione (Cap. I); M.G. ha curato il commento e l’apparato filologico ai singoli te-
sti, con le rispettive collazioni su fotografie o originali, e i §§ 2, 5, 6 dell’Introduzione. La traslittera-
zione e la traduzione dei testi, anch’esse frutto di costante collaborazione e di innumerevoli discus-
sioni, sono state materialmente curate da C.M. per i nr. 3, 4, 7, 8, 11, 12, 14, 16, 19, 20, 21, 24; da
M.G. per i nr. 1, 2, 5, 6, 9, 10, 13, 15, 17, 18, 22, 23. Il glossario dei termini è stato redatto da M.G.,
l’indice dei testi citati e l’indice degli argomenti da C.M.

Il libro è dedicato a Giorgio e a Francesca, che l’hanno “sopportato” con pazienza e comprensione
ABBREVIAZIONI

Abbreviazioni bibliografiche
A. Sigla delle tavolette da Aššur nel Museo di Istanbul
AEM Archives Épistolaires de Mari
AfO Archiv für Orientforschung
AHw W. von Soden, Akkadisches Handwörterbuch, I-III, Wiesbaden 1958-1981
AJSL American Journal of Semitic Languages and Literatures
AkkSyll4 W. von Soden _ W. Röllig, Das akkadische Syllabar. 4., durchgesehene und erweiterte Auflage
(AnOr 42), Roma 1991
ALASP Abhandlungen zur Literatur Alt-Syrien-Palästinas
AlT Testi di Alala~ citati secondo l’edizione di D.J. Wiseman, The Alalakh Tablets, London 1953
ANES Ancient Near Eastern Studies
AnOr Analecta Orientalia
AOAT Alter Orient und Altes Testament
AOATS Alter Orient und Altes Testament, Sonderreihe
AoF Altorientalische Forschungen
ARM(T) Archives Royales de Mari (Textes)
AS Assyriological Studies
Ass. Sigla delle tavolette dagli scavi di Aššur
BaM Baghdader Mitteilungen
BBVO Berliner Beiträge zum Vorderen Orient
BibMes Bibliotheca Mesopotamica
BiOr Bibliotheca Orientalis
BMECCJ Bulletin of the Middle Eastern Culture Center in Japan
Bo Sigla delle tavolette da Boğazköy (scavi degli anni 1906-1912)
Bo@a Boğazköy-@attu^a. Ergebnisse der Ausgrabungen
BoSt Boghazköi-Studien
BSOAS Bulletin of the Society of Oriental and African Studies
CAD The Assyrian Dictionary of The Oriental Institute of the University of Chicago
CAH Cambridge Ancient History
CHD H.G. Güterbock, H.A. Hoffner (eds.), The Hittite Dictionary of the Oriental Institute of the
University of Chicago, Chicago 1980 ss.
CLL H.C. Melchert, Cuneiform Luvian Lexicon, Chapel Hill, N.C. 1993
CM Cuneiform Monographs
CRAIBL Comptes Rendus des Séances de l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, Paris
CT Cuneiform Texts from Babylonian Tablets etc. in the British Museum
CTH E. Laroche, Catalogue des textes hittites, Paris 1971
DBH Dresdner Beiträge zur Hethitologie
Deller, MdK K. Deller, Mittelassyrische diplomatische Korrespondenz (manoscritto inedito, 1969)
DMOA Documenta et Monumenta Orientis Antiqui
EA Lettere di El Amarna secondo l’edizione di J.A. Knudtzon, Die el-Amarna-Tafeln, Leipzig
1915
EVO Egitto e Vicino Oriente
GAG W. von Soden unter Mitarbeit von W.R. Mayer, Grundriß der Akkadischen Grammatik. 3., er-
gänzte Auflage (AnOr 33), Roma 1995
HANE/M History of the Ancient Near East / Monographs
HANE/S History of the Ancient Near East / Studies
HBM Lettere di Maşat-Höyük secondo l’edizione di Alp 1991
HdO Handbuch der Orientalistik
HE2 J. Friedrich, Hethitisches Elementarbuch. Zweite, verbesserte und erweiterte Auflage, Heidel-
berg 1960
HED J. Puhvel, Hittite Etymological Dictionary, Berlin 1984 ss.
x Abbreviazioni

HEG J. Tischler, Hethitisches etymologisches Glossar (IBS 20), Innsbruck 1977 ss.
HHw J. Tischler, Hethitisches Handwörterbuch. Mit dem Wortschatz der Nachbarsprachen (IBS
102), Innsbruck 2001
HSAO Heidelberger Studien zum Alten Orient
HSS Harvard Semitic Series
HT Hittite Texts in Cuneiform Character from Tablets in the British Museum, London 1920
HW J. Friedrich, Kurzgefaßtes Hethitisches Wörterbuch, Heidelberg 1952
HW2 J. Friedrich _ A. Kammenhuber, Hethitisches Wörterbuch. Zweite völlig neubearbeitete Auf-
lage auf der Grundlage der edierten hethitischen Texte, Heidelberg 1974 ss.
HZL Ch. Rüster, E. Neu, Hethitisches Zeichenlexikon (StBoT Bh. 2), Wiesbaden 1989
IBoT İstanbul arkeoloji müzelerinde bulunan BoΠazköy Tabletlerinden seçme metinler
IBS Innsbrucker Beiträge zur Sprachwissenschaft
IBS VKS Innsbrucker Beiträge zur Sprachwissenschaft. Vorträge und Kleine Schriften
IG Incunabula Graeca
IM Sigla delle tavolette nell’Iraq Museum di Baghdad
IOS Israel Oriental Studies
Ist Mitt Istanbuler Mitteilungen
IUO DSA Istituto Universitario Orientale, Dipartimento di Studi Asiatici
JAC Journal of Ancient Civilizations
JAOS Journal of the American Oriental Society
JCS Journal of Cuneiform Studies
JEOL Jaarbericht van het Vooraziatisch-Egyptisch Genootschap Ex Oriente Lux
JNES Journal of Near Eastern Studies
K. Sigla delle tavolette da Kuyunjik nel British Museum di Londra
KAR E. Ebeling, Keilschrifttexte aus Assur religiösen Inhalts. Erster Band (WVDOG 28), Leipzig
(1915-)1919; Zweiter Band (WVDOG 34), Leipzig 1923.
KBo Keilschrifttexte aus Boghazköi
KUB Keilschrifturkunden aus Boghazköi
LAPO Littératures anciennes du Proche-Orient
LFBD T. Fish, Letters of the First Babylonian Dynasty, Manchester 1939
M. Sigla delle tavolette da Mari
MARV III H. Freydank, Mittelassyrische Rechtsurkunden und Verwaltungstexte III (WVDOG 92), Berlin
1994
Materialien 10 A. Kammenhuber, Materialien zu einem hethitischen Thesaurus, Lieferung 10: C.F. Justus,
šak(k)-/šek(k)-, Heidelberg 1981
Materialien 11 A. Kammenhuber, Materialien zu einem hethitischen Thesaurus, Lieferung 11: P. Cotticelli,
~andai-, Heidelberg 1988
MDOG Mitteilungen der Deutschen Orient-Gesellschaft
MDP Mémoires de la Délegation en Perse
MIO Mitteilungen des Instituts für Orientforschung
MVS Materiali per il Vocabolario Sumerico
MZ R. Borger, Mesopotamisches Zeichenlexikon (AOAT 305), Münster 2003
N.A.B.U. Nouvelles Assyriologiques Brèves et Utilitaires
OA Oriens Antiquus
OBO Orbis Biblicus et Orientalis
OIP Oriental Institute Publications
OLP Orientalia Lovaniensia Periodica
Or NS Orientalia Nova Series
PdP La Parola del Passato
PNA K. Radner _ H.D. Baker, The Prosopography of the Neo-Assyrian Empire, Helsinki 1998 ss.
PRU IV J. Nougayrol, Le Palais Royal d’Ugarit (sous la Direction de Claude F.-A. Schaeffer), Textes
accadiens des archives Sud, Paris 1956
RA Revue d’Assyriologie et d’archéologie orientale
RGTC 5 Répertoire Géographique des Textes Cunéiformes (Beihefte zum Tübinger Atlas des Vorderen
Orients), vol. 5: K. Nashef, Die Orts- und Gewässernamen der mittelbabylonischen und mittel-
assyrischen Zeit, Wiesbaden 1982
RGTC 6 Répertoire Géographique des Textes Cunéiformes (Beihefte zum Tübinger Atlas des Vorderen
Orients), vol. 6: G.F. del Monte _ J. Tischler, Die Orts- und Gewässernamen der hethitischen
Texte, Wiesbaden 1978
Abbreviazioni xi

RGTC 6/2 Répertoire Géographique des Textes Cunéiformes (Beihefte zum Tübinger Atlas des Vorderen
Orients), vol. 6/2: G.F. del Monte, Die Orts- und Gewässernamen der hethitischen Texte. Sup-
plement, Wiesbaden 1992
RGTC 12/2 Répertoire Géographique des Textes Cunéiformes (Beihefte zum Tübinger Atlas des Vorderen
Orients), vol. 12/2: J.A. Belmonte Marín, Die Orts- und Gewässernamen der Texte aus Syrien
im 2. Jt. v. Chr., Wiesbaden 2001
RHA Revue Hittite et Asianique
RIMA 1 The Royal Inscriptions of Mesopotamia, Assyrian Periods, Vol. 1: A.K. Grayson with the assis-
tance of G. Frame and D. Frayne, Assyrian Rulers of the Third and Second Millennia BC (to
1115 BC), Toronto _ Buffalo _ London 1987
RIMA 2/I The Royal Inscriptions of Mesopotamia, Assyrian Periods, Vol. 2: A.K. Grayson, Assyrian
Rulers of the Early First Millennium BC I (1114-859 BC), Toronto _ Buffalo _ London 1991
RlA Reallexikon der Assyriologie (und Vorderasiatischen Archäologie)
RS Sigla delle tavolette da Ras Shamra/Ugarit
RSO Rivista degli Studi Orientali
RSOu Ras Shamra _ Ougarit
SAAB State Archives of Assyria Bulletin
SAK Studien zur Altägyptischen Kultur
SMEA Studi Micenei ed Egeo-Anatolici
StBoT Studien zu den Boğazköy-Texten
StMed Studia Mediterranea
StOr Studia Orientalia, edidit Societas Orientalis Fennica
THeth Texte der Hethiter
UF Ugarit-Forschungen
VAB 5 M. Schorr, Urkunden des altbabylonischen Zivil- und Prozessrechts (Vorderasiatische Biblio-
thek 5), Leipzig 1913
VAT Sigla delle tavolette nel Museo di Berlino, Vorderasiatische Abteilung
VBoT A. Götze, Verstreute Boghazköi-Texte, Marburg a.d. Lahn 1930
VS Vorderasiatische Schriftdenkmäler
WAW Writings from the Ancient World
Wb A. Erman _ H. Grapow (Hrsg.), Wörterbuch der ägyptischen Sprache, Berlin _ Leipzig 1957
WO Die Welt des Orients
WVDOG Wissenschaftliche Veröffentlichungen der Deutschen Orient-Gesellschaft
WZKM Wiener Zeitschrift für die Kunde des Morgenlandes
YOS Yale Oriental Series
YOSR Yale Oriental Series, Researches
ZA Zeitschrift für Assyriologie und verwandte Gebiete / ... und Vorderasiatische Archäologie
ZAR Zeitschrift für altorientalische und biblische Rechtsgeschichte

Altre abbreviazioni

abl. ablativo dat. dativo


acc. accusativo encl. enclitico
accad. accadico f(emm). femminile
anaf. anaforico framm. frammentario
ant. antico gen. genitivo
ass. assiro i.-ar. indo-ario
avv. avverbiale, avverbio imp. imperativo
bab. babilonese inf. infinito
b. inf. bordo inferiore integr. integrato, integrazione
b. sup. bordo superiore itt. ittita
c. comune loc. locativo
canc. cancellatura luv. luvio
coort. coortativo m(asch). maschile
xii Abbreviazioni

med. medio preposiz. preposizionale


med.-ass. medio-assiro pres. presente
med.-bab. medio-babilonese pret. preterito
m. sin. margine sinistro pron. pronome
n. neutro rec. recente
ND nome divino Ro Recto
NG nome geografico sing. singolare
nom. nominativo sogg. soggiuntivo
NP nome di persona stat. stativo
part. participio st. costr. stato costrutto
partic. particella strum. strumentale
perf. perfetto term.-avv. terminativo-avverbiale
pers. persona vent. ventivo
plur. plurale Vo Verso
possess. possessivo voc. vocativo
prec. precativo
Abbreviazioni xiii

INTRODUZIONE

1. Le lettere tra i re ittiti e i re assiri: stato e caratteristiche della documentazione

1.1. Nella ricostruzione dei rapporti tra gli stati vicino-orientali nel periodo del Tardo Bronzo riman-
gono ancora molte zone d'ombra dovute a carenza di documentazione o a difficoltà di interpretazione
della documentazione conservata. Una di queste zone d'ombra riguarda i rapporti tra regno ittita e
regno assiro nel periodo tra la fine del XIV secolo a.C. e la caduta della capitale ittita (fine del XIII o
inizio del XII secolo). Non è propriamente esatto dire che mancano le informazioni in proposito; gli
accenni a contatti, talvolta amichevoli ma più spesso burrascosi, se non di aperta ostilità, sono in realtà
piuttosto numerosi. Ma si tratta, appunto, soltanto di accenni: frasi poste qua e là all'interno di
documenti di genere e destinazione diversi, in cui sono spesso perduti i passi più interessanti o comun-
que fondamentali per comprendere il contesto del discorso. Questa deplorevole situazione documenta-
ria interessa tutto il periodo sopra indicato, all'interno del quale i brandelli di informazione che si pos-
sono recuperare hanno spesso difficoltà a trovare una precisa collocazione cronologica. Anche la corri-
spondenza reale assiro-ittita risente di questa situazione; l'importanza dei documenti e delle notizie
che contengono è spesso vanificata dall'impossibilità di attribuzione ad un preciso periodo di regno e
dalla difficoltà di inserimento in un chiaro contesto storico, come testimoniano le diverse e talvolta
contrastanti proposte avanzate dagli studiosi che si sono occupati di questo materiale 1.
In un precedente lavoro, dedicato all'utilizzazione della corrispondenza reale assiro-ittita come fon-
te storica 2, si è cercato di mettere in luce i problemi principali derivanti non solo dalle lacune e dalle
difficoltà di lettura della documentazione, ma anche dalla particolare natura dei testi conservati. Poiché
i testi provengono dalla capitale ittita, ci si aspetterebbe infatti di avere a che fare soprattutto con lettere
spedite dalla corte assira e arrivate a @attu^a, mentre in realtà le lettere sicuramente inviate dall’Assi-
ria sono meno della metà del totale (si veda più avanti, § 4, tabelle 2-4) 3. Le altre lettere sono per la
maggior parte scritte in lingua ittita e spesso non riportano le rituali formule iniziali di cortesia; è evi-
dente che si tratta di testi non ufficiali, bozze preliminari di lettere ancora da tradurre in accadico o co-
pie tradotte di lettere spedite. In qualche caso è comunque forte il sospetto che la lettera non sia mai

1. Si può citare come esempio, e non dei più complessi, la discussione relativa a KUB 3.73 (nr. 11): nella let-
tera, in lingua accadica, lo scrivente sembra negare di aver commesso violazioni di frontiera ai danni del de-
stinatario, del quale si dichiara alleato; secondo Weidner (1959) il mittente potrebbe essere Tukultī-Ninurta I,
il destinatario Tut~alija IV. Harrak (1987: 144 ss.) propone invece Salmanassar I come mittente, ritenendo
che una frase del testo in cui si parla di ostilità tra il padre dello scrivente e il destinatario si possa meglio ri-
ferire ai rapporti tra Adad-nērārī e @attušili III. Ma secondo lo stesso Harrak è anche possibile che la lettera
sia stata inviata da @attuša; in questo caso Tut~alija ne sarebbe il mittente, Salmanassar il destinatario (per
questa ipotesi propende anche Freu 2003b). V. invece Hagenbuchner 1989b: 275 ss. per la proposta che si
tratti di lettera tra due vassalli; per tutta la questione si veda il nostro commento al testo. Si veda inoltre il
commento a nr. 17.I-III, per le interpretazioni contrastanti che sono state proposte per la frase “mio padre
non scriveva a tuo padre” in KUB 23.103 Ro 16¥; sono ovviamente opposte anche le conseguenze che se ne
traggono.
2. Cfr. Mora 2000a, con un aggiornamento e una messa a punto rispetto alla raccolta di Hagenbuchner 1989a/
1989b, ovviamente solo per la parte che riguarda la corrispondenza assiro-ittita.
3. Si veda, per confronto, il caso completamente diverso della corrispondenza egizio-ittita, ugualmente databile
al XIII secolo a.C.: circa 4/5 delle lettere, ritrovate a @attuša, sono in lingua accadica e provengono dalla
corte egiziana (cfr. Edel 1994b: 17).
2 Introduzione

stata spedita, almeno nella forma a noi conservata 4. Ci troviamo quindi a dover utilizzare testi, già di
per sè difficili e lacunosi, che potrebbero avere assunto una forma definitiva anche molto diversa da
quella a noi conservata o che, addirittura, potrebbero non essere mai stati inviati al destinatario. Come
ci informa una lettera ritrovata a Ugarit 5, è possibile inoltre che, in riferimento allo stesso evento o
alla stessa questione, la cancelleria ittita predisponesse diversi testi, contenenti opzioni o proposte di
soluzione diverse, che venivano messi a disposizione dei corrieri o degli ambasciatori perché ne faces-
sero l'uso più appropriato in relazione allo sviluppo degli eventi. Se anche qualcuno dei testi di cui
stiamo trattando costituiva la bozza preliminare o la copia non dell'unica lettera spedita in una de-
terminata circostanza, ma di una delle due o tre opzioni predisposte dalla cancelleria, diventa per noi
quasi disperato il tentativo di ricostruire l'esatto svolgimento dei fatti.

1.2. Le lettere conservate si collocano per la maggior parte nel XIII secolo a.C., con un possibile li-
mite basso all'inizio del XII 6. Le attribuzioni correnti, per lo più ipotetiche, ai diversi periodi di regno
vanno da Adad-nērārī a Aššur-nādin-apli per la parte assira, da Muwatalli II a Šuppiluliuma II per la
parte ittita. I dati sicuri in proposito, cioè le intestazioni delle lettere, se conservate, o comunque i rife-
rimenti a mittente o destinatario, e i nomi di eponimi già noti, ci danno indicazioni limitate a due regni
per parte: Salmanassar I e Tukultī-Ninurta I, Tut~alija IV e Šuppiluliuma II.
Per la maggior parte dei testi, quindi, il contesto politico è quello di un regno ittita che, già pacifi-
cato, o con un processo di pacificazione in corso, con l'Egitto, lascia la gestione degli affari siriani al
re di Karkemiš e libera risorse per ostentare con opere monumentali la propria grandezza 7, non riu-
scendo tuttavia a risolvere la questione orientale, dove uno stato assiro sempre più potente e agguer-
rito, dopo la conquista dei territori di @anigalbat, preme alla frontiera dell'Eufrate 8.
Come già accennato, è difficile attribuire con precisione ai diversi periodi di regno molte delle te-
stimonianze conservate, ed è frequente il caso di ipotesi diverse o contrastanti in relazione allo stesso
documento. Nei casi in cui non siano conservati dati sicuri per la determinazione della cronologia, le
proposte di datazione, quando argomentate, sono state generalmente fondate sui pochi riferimenti a
personaggi noti (Wasašatta (?), Ur~i-Teššup 9) presenti nelle lettere, non trascurando altri possibili ele-
menti utili come il risultato di analisi paleografiche 10. Molto spesso i testi delle lettere sono stati stu-
diati e valutati a questo scopo indipendentemente l'uno dall'altro, sia pure tenendo conto dei dati prin-

4. Si veda a questo proposito il § 4 e, in particolare, il nostro commento a KUB 23.102 (nr. 20). In almeno un
caso (KUB 23.88, nr. 16) è stata avanzata l'ipotesi che il testo a noi conservato sia la copia, tradotta in
ittita, di una lettera del re di Aššur (ma si vedano i nostri commenti al testo per i problemi che rendono tale
ipotesi incerta); per esempi analoghi nella corrispondenza tra Ittiti ed Egiziani (lettere inviate da Ramses II
a @attušili III o alla regina Pudu~epa) cfr. Edel 1994b: 330 ss.; cfr. anche, sullo stesso argomento, Houwink
ten Cate 1983-84: 75, n. 125.
5. Si tratta della lettera RS 34.165 (per l'edizione del testo v. Lackenbacher 1982 e 1991 e cfr. infra, § 3, per
ulteriore bibliografia), in cui un re nemico (forse il re assiro?) dice: “Tut~alija, il re ittita, mi ha mandato un
secondo messaggero con due tavolette di guerra e una tavoletta di pace” (Ro 21 ss.).
6. Soltanto nel caso di KUB 23.101 (nr. 19), in base all'analisi paleografica, sembra possibile anche una
collocazione alla fine del XIV secolo a.C.
7. Su questi temi cfr., in dettaglio, Giorgieri _ Mora 1996, in particolare pp. 72 ss.
8. Per le fonti e gli studi relativi a questa fase storica cfr. il successivo § 3.
9. In alcuni casi tuttavia le letture di questi nomi sono soltanto ipotetiche e rendono quindi incerte anche le
attribuzioni che ne conseguono (si veda ad es. la discussione a proposito della lettura del nome Wašaš[atta?
in KUB 23.102 I 1, nr. 20).
10. Per l'analisi paleografica cfr. più avanti, § 5.1. Cfr. anche, a questo proposito, i commenti in Hagenbuchner
1989b e Wouters 1998, con ipotesi non sempre condivisibili.
Introduzione 3

cipali contenuti negli altri documenti 11. È invece molto utile a nostro parere insistere su un'analisi in-
terna a tutto il corpus, sia per la presenza di termini e temi ricorrenti, sia per la possibilità di indivi-
duare un filo conduttore che possa essere seguito come traccia per l'ordinamento, lo studio e la miglio-
re interpretazione del materiale; anche per questi motivi il lavoro è stato corredato di glossari e di un
indice degli argomenti trattati nei testi 12. Come già ricordato, un tentativo di analisi in questo senso è
stato compiuto da Hagenbuchner, che ha fornito una prima raccolta e sistemazione del materiale epi-
stolare ittita proponendo anche un esame della corrispondenza internazionale e in particolare di quella
tra Assiri e Ittiti 13. Il lavoro di Hagenbuchner, pur assai utile come base di partenza per un riesame del
materiale, proprio per le sue caratteristiche e per la vastità della documentazione trattata non ha tutta-
via potuto fornire un'analisi accurata di ogni singolo testo 14.
La nostra analisi prosegue in questa direzione, partendo da una revisione completa dei testi e dal-
l'esame degli studi precedenti per avanzare nuove proposte di interpretazione di alcuni punti cruciali,
con un'attenzione speciale ai problemi di attribuzione e di datazione. In molti casi sembrano infatti
possibili datazioni più basse rispetto a quelle tradizionali; se si collega questo dato alle indicazioni
contenute nei testi, che, come si è detto, riportano solo i nomi di Tut~alija/Šuppiluliuma per la parte
ittita o di Salmanassar/Tukultī-Ninurta per la parte assira, nonché nomi di eponimi risalenti a questi
due periodi di regno, ne risulta un'ipotesi di datazione tarda per la maggior parte dei testi del corpus,
che sarebbero da collocare, se le nostre valutazioni fossero confermate, nel periodo tra la salita al trono
di Tut~alija IV e il periodo di regno di Šuppiluliuma II (o, per l'Assiria, tra la fine del regno di Salma-
nassar I e il periodo di regno di Tukultī-Ninurta I) 15. Questa concentrazione dei documenti in un arco
di tempo limitato, tra i 30 e i 40 anni, consentirebbe di spiegare alcuni problemi altrimenti difficil-
mente risolvibili: i testi delle lettere tratterebbero ripetutamente, con toni ora amichevoli e suadenti,
ora risentiti e villani, ma quasi sempre in modo sintetico o allusivo, questioni ben note ai corrispon-
denti e ai messaggeri che ne dovevano riferire. Poiché il ricambio di re, di ambasciatori, di scribi e di
cortigiani è stato certamente minimo nell'arco del periodo, certi fatti potevano essere soltanto accen-
nati o richiamati attraverso poche parole-chiave senza che la comprensione del messaggio ne fosse
compromessa. Se si aggiunge a questo l'estrema frammentarietà dei testi, le possibilità di compren-
sione da parte di noi moderni risultano invece fortemente danneggiate.
Tenendo conto di tutte queste difficoltà e problemi ci siamo proposti, con questo lavoro, di fornire
gli strumenti per approfondire l'analisi del materiale e per migliorare le informazioni che se ne posso-
no trarre, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Se il misero stato di conservazione dei testi
e le difficoltà di comprensione sono obiettivamente scoraggianti, l'interesse suscitato dagli argomenti

11. Cfr., ad es., la generale attribuzione a due diversi periodi di regno delle lettere KBo 1.14 (nr. 1) e KUB
23.99 (nr. 18); poiché sembra che in entrambe si parli di intronizzazione del re ittita e di mancato invio di
doni e congratulazioni da parte assira, parrebbe ovvio, se l'ipotesi non è in contrasto con altri elementi, rife-
rirle alla stessa circostanza (altrimenti occorrerebbe giustificare il fatto che i re assiri per principio non si
congratulavano con il re ittita).
12. Questi strumenti possono essere utili anche per il riconoscimento di eventuali frammenti appartenenti a que-
sti testi o nel caso di nuove testimonianze che potrebbero arricchire in futuro l'attuale corpus.
13. Cfr. Hagenbuchner 1989a: 158 ss. e i commenti ai testi delle singole lettere in Hagenbuchner 1989b.
14. Ad esempio, di molte lettere tra re ittiti ed assiri non si forniscono una nuova traslitterazione e traduzione,
ma si rimanda a studi precedenti, che in molti casi necessitano di aggiornamento. Inoltre si nota una certa
discrepanza tra la parte in Hagenbuchner 1989a: 158 ss. e la trattazione filologica dei testi in Hagenbuchner
1989b; cfr. a tal proposito Giorgieri _ Mora 2002.
15. Per il problema della cronologia assoluta di riferimento cfr. più avanti, § 3.2.
4 Introduzione

trattati nelle lettere 16, soprattutto se confrontati con quanto si ricava da altri documenti — in partico-
lare quelli di recente scoperta 17 — rappresenta invece uno stimolo per la continuazione della ricerca.

2. Il corpus dei testi: criteri di definizione e di ordinamento all'interno del volume

2.1. Il corpus di testi appartenenti alla corrispondenza tra la corte assira e la corte ittita da noi ricostrui-
to, visualizzato nella Tabella 1 a p. 6 s., ammonta ad un totale di 26 lettere 18. Diversi sono i criteri che
hanno portato alla sua costituzione. Punto di partenza sono stati, inevitabilmente, i numerosi studi dedi-
cati al tema della corrispondenza epistolare tra Ittiti e Assiri, che nel corso di diversi decenni hanno por-
tato all'individuazione di un buon numero di testi ascrivibili con una certa sicurezza a questo ambito.
Dopo i pionieristici lavori di E. Forrer (1928-32; 1929), E. Cavaignac (1934; 1936-38) e, in parti-
colare, A. Goetze (1940, con il fondamentale studio dedicato al testo KBo 1.14, nr. 1 del nostro cor-
pus), nei quali si offrivano le prime trascrizioni e traduzioni di lettere, sia in accadico che in ittita, tra
sovrani ittiti e assiri, il primo vero tentativo di sistemazione di questo materiale testuale si deve a H.
Otten in due importanti contributi risalenti alla fine degli anni '50, nei quali lo studioso, sulla scorta
del Catalogue des textes hittites di E. Laroche, raccoglieva tutti i testi della corrispondenza tra sovrani
ittiti e assiri fino ad allora pubblicati, presentandone alcuni in trascrizione e traduzione (Otten 1959;
1959-60). Il primo dei due contributi (Otten 1959) rappresenta l'appendice all'edizione delle iscrizioni
di Tukultī-Ninurta I ad opera di E. Weidner (1959), nella quale Weidner stesso fornisce come nr. 36 la
trascrizione e traduzione del frammento in medio-assiro KUB 3.73 (nr. 11 del nostro corpus), mentre
Otten (1959: 64 ss.), dopo una panoramica generale sulle lettere della corrispondenza assiro-ittita 19, si
concentra su alcuni dei testi in lingua ittita, offrendone trascrizione e traduzione (KUB 3.74, nr. 12;
KUB 23.99, nr. 18; KUB 23.88, nr. 16; KUB 23.109, nr. 21; KUB 26.70, nr. 22). Tale contributo è
seguito a breve distanza dall'edizione (in Otten 1959-60) 20 delle tre importanti lettere da noi raccolte
sotto il nr. 17 (KUB 23.92 // 40.77 // 23.103: Lettera a un giovane re, lettera a uno o più dignitari as-
siri, lettera a Bābu-a~a-iddina).

16. Si pensi ad esempio alle discussioni a cui ha dato luogo l'edizione di Goetze (1940) della lettera KBo 1.14
(nr. 1), o ai diversi tentativi di interpretazione di KUB 23.102 (nr. 20), nella quale si nega al re assiro il
rapporto di fratellanza e non si concede la visita al monte Amano (anche se la lettera non fosse stata spedita
in questa forma, il suo contenuto sarebbe comunque indicativo dei sentimenti che il re ittita nutriva nei con-
fronti del destinatario). Si pensi ancora a tutte le questioni accennate in KBo 28.61-64 (nr. 8), con la men-
zione dei re di Babilonia, della discendenza di Šagarakti-Šuriaš, del paese di Su~i.
17. Oltre a quanto già noto da tempo, importanti informazioni sulla natura dei rapporti tra Ittiti e Assiri verso la
fine del XIII secolo a.C. si ricavano dai documenti di Tall Šē~ Αamad, Tall Chuēra, Tall $ābī AbyaΤ, di re-
cente ritrovamento e pubblicati parzialmente (cfr. più avanti, § 3).
18. Abbiamo deciso di raggruppare sotto un unico numero le tre diverse lettere nr. 17.I-III, in quanto i tre testi
si trovano riuniti, nel caso del testimone KUB 23.103, su un'unica tavoletta (“Sammeltafel”).
19. Per quanto concerne le lettere di provenienza assira, va notato come vi fosse una certa discrepanza tra Otten
e Weidner. Otten (1959: 64 con n. 5) riteneva come unico “Originalschreiben aus Assur” solo KUB 3.73,
mentre escludeva dalla “eigentlichen Assur-Korrespondenz” il frammento KBo 1.20 (nr. 2); Weidner
(1959: 40) invece assegnava a KBo 1.20, come a KUB 3.73 (nr. 11) e KUB 3.77 (nr. 14), “unverkennbar
assyrischen Duktus”, pur occupandosi del solo frammento KUB 3.73. Di fatto Otten 1959: 66 riconosce in-
direttamente anche in KUB 23.88 (nr. 16) un testo di provenienza assira, benché non originale, in quanto
tende a considerarlo traduzione ittita di una lettera inviata da Salmanassar I.
20. Tale edizione sostituisce quella parziale di Cavaignac 1936-38.
Introduzione 5

Al corpus stabilito da Otten si aggiungono negli anni successivi nuovi testi, sia provenienti da scavi
più recenti, sia ritrovati in anni precedenti ma rimasti fino ad allora inediti. Ci riferiamo in particolare
al testo nr. 4 del nostro corpus, presentato preliminarmente in trascrizione e traduzione parziali in Ot-
ten 1968-69 e poi pubblicato nel 1971 da H.G. Güterbock come KBo 18.24 (lettera in ittita a Salma-
nassar I), e al testo nr. 5, sempre in ittita, pubblicato come KBo 18.25, in cui si fa menzione di Tukul-
tī-Ninurta I 21. Successivamente, per quel che riguarda i testi in lingua accadica, nuove acquisizioni
importanti si registrano con la pubblicazione nel 1985, ad opera di H.M. Kümmel, del volume KBo 28
(Nichtliterarische Texte in akkadischer Sprache – Nr. 1-104: Briefe), in cui sono contenuti alcuni testi
attribuiti da Kümmel stesso al carteggio tra Ittiti e Assiri. Si tratta delle lettere KBo 28.59 (nr. 6), KBo
28.60 (nr. 7) e KBo 28.61-64 (nr. 8) 22.
Sulla scorta di queste nuove acquisizioni testuali 23, studi più recenti, tra cui principalmente l'edi-
zione di tutti i testi a carattere epistolare ritrovati a Boğazköy curata da A. Hagenbuchner (1989a,
1989b) 24 e i contributi di Machinist 1982b; Houwink ten Cate 1983-84: 73 ss.; Harrak 1987: passim e
1998; Heinhold-Krahmer 1988; Zaccagnini 1988 e 1990: 42 ss.; von Soden 1988; Liverani 1990a:
passim; Freydank 1991b; Mora 2000a; Orlamünde 2001; Faist 2001a: 215 con n. 77; Freu 2003b han-
no aggiunto nuove ipotesi sia relativamente all'attribuzione e all'ordinamento cronologico di testi già
noti e discussi, sia sull'appartenenza di ulteriori documenti all'epistolario reale assiro-ittita, offrendo
talvolta nuove elaborazioni complete o parziali dei testi.

2.2. Per la selezione dei documenti da inserire nella presente trattazione ci si è in primo luogo
attenuti agli studi precedenti sopra menzionati per quanto riguarda le lettere da tutti riconosciute come
appartenenti al carteggio tra i re ittiti e i re assiri. Per le testimonianze di incerta attribuzione si è inve-
ce proceduto caso per caso, valutando anche alla luce di nuovi elementi l'esistenza o meno di condi-
zioni minime che facessero ritenere possibile l'inserimento di un testo nel corpus. Si sono presi in con-
siderazione, a tal riguardo, criteri di tipo sia paleografico e linguistico, che storico e contenutistico.
A ciò si è accompagnato lo spoglio dei volumi di KBo e KUB successivi all'edizione della corri-
spondenza ittita ad opera di A. Hagenbuchner, così come la revisione di quelli precedenti, alla ricerca
di possibili testi appartenenti all'epistolario assiro-ittita.
Si è pertanto giunti a stabilire il seguente corpus di testi appartenenti alla corrispondenza epistolare
tra le due corti, visualizzato nella tabella riportata alla pagina seguente, in cui si forniscono alcune
schematiche indicazioni circa le caratteristiche dei singoli testi (mittente e destinatario, tipo di lingua e
di scrittura, elementi contenutistici di un certo interesse, quali: nomi di persona, toponimi, ecc.).

21. Nello stesso volume è edito anche il frammento in ittita KBo 18.20 (nr. 3), da noi attribuito alla corrispon-
denza assiro-ittita sulla base del nome Tu[kultī-Ninurta.
22. Questi tre testi sono oggetto dello studio di von Soden 1988. Successivamente per KBo 28.61-64 si veda
l'eccellente edizione di Freydank 1991b. Nel nostro corpus abbiamo incluso anche altri due frammenti dal
volume KBo 28 che presentano senza dubbio un ductus medio-assiro della seconda metà del XIII secolo
a.C. (v. più specificamente infra): KBo 28.67 (nr. 9) e KBo 28.73 (nr. 10).
23. Cui si aggiunge nel 1987 l'edizione ad opera di A. Archi della lettera KUB 57.8 (nr. 24).
24. Con le eccezioni e le limitazioni sopra indicate. Per quanto concerne i testi della corrispondenza assiro-ittita
v. in particolare Hagenbuchner 1989a: 158 ss.; Hagenbuchner 1989b: 241-280 (Nr. 188-203).
6 Introduzione

Tabella. 1. Elenco generale dei testi in ordine di numero (KBo e KUB)

NP, NG, ND o altri


nr. Testo Mittente Destinatario Lingua Ductus
elementi citati nel testo
1 KBo 1.14 [re ittita] [re assiro] accadico misto Ur~i-Teššup, Kizzuwatna, re
perif. (con “(ass.)- di Babilonia, re di @anigal-
assirismi) mittanico” bat, Bēl-qarrād, URUTūrira
e ittita
2 KBo 1.20 [dignitario [dignitari ittiti ?] medio- medio- Re subareo, Paese di @ani-
assiro ?] assiro assiro galbat
3 KBo 18.20 [re ittita] Tu[kultī-ninurta I] ittita ittita
4 KBo 18.24 [re ittita] Salmanassar I ittita ittita IIIb Malitija, Šuppiluliuma I, re
d'Egitto, [Ur~i-Te^^]up?
5 KBo 18.25 [re ittita] [re assiro] ittita ittita IIIc Tukultī-Ninurta I, (re di) Kar-
(+) 31.69 kemiš, Waššukkanni, Mittani,
Salmanassar I, Taki-&arruma
6 KBo 28.59 [Salmanassar I] [re ittita] medio- medio- līmu: Adad-šamšī
assiro assiro
7 KBo 28.60 ? ? medio- medio- Sutei, Paese di @atti, Paese
assiro assiro di A^^ur
8 KBo 28.61 [re assiro] [re ittita] medio- medio- Kurigalzu, Kudur-Enlil, fi-
(+) 62 (+) 64 assiro assiro glio di Kudur-Enlil, Šagarak-
(+)? 63 ti-Šuriaš, Tut~alija, @atti, ÌR
ša KUR Su~i; līmu: Ilī-padā
9 KBo 28.67 ? ? medio- medio-
assiro assiro
10 KBo 28.73 ? ? medio- medio-
assiro assiro
11 KUB 3.73 [re assiro] [re ittita] medio- medio-
assiro assiro
12 KUB 3.74 Tut~alija IV Tukultī-Ninurta I ittita ittita
13 KUB 3.75 ? ? medio- medio-
assiro assiro
14 KUB 3.77 ? ? medio- medio- ~attāju, šubrī"u
(+) 3.78 assiro assiro
15 KUB 3.125 [re ittita] [re assiro] accadico misto KUR Baban~a, Nerikkaili,
perif. con “(ass.)- Zadduwa, Paese di Išuwa
assirismi mittanico”
e ittita
16 KUB 23.88 -a]^arēd (?) [ ... ] ŠEŠ-IA ittita ittita
17. I KUB 23.92, [re ittita] [re assiro] ittita ittita IIIb Padre del re assiro, padre del
23.103 = 40.77 re ittita, Ma^amuwa
17.II KUB 23.103 [re ittita] [dignitari assiri] ittita ittita III b Padre del re ittita, re assiro
D
17.III KUB 23.92 UTUŠI Bābu-a~a-iddina ittita ittita IIIb KUR Papan~i, $illī-Aššur,
= 23.103 Amurru-ašarēd
!
18 KUB 23.99 Tut~alija IV Salmanassar I ittita ittita
Introduzione 7

NP, NG, ND o altri


nr. Testo Mittente Destinatario Lingua Ductus
elementi citati nel testo
19 KUB 23.101 [re ittita] (o [re [re assiro] (o [re ittita ittita IIIa Dio Aššur, Dio Sole del cie-
assiro ?]) ittita ?]) lo
m
20 KUB 23.102 [re ittita] [re assiro ?] ittita ittita IIIb Wa-ša-x[, KUR @urri,
@UR.SAG
Ammana, re di Aššur,
[M]āšamuwa
21 KUB 23.109 [re ittita] Tukultī-Ninurta I ittita ittita
(+) VS 28.130
22 KUB 26.70 [re ittita] [re assiro] ittita ittita IIIc Tukultī-Ninurta I, Ur~i-
Teššup, padre del re assiro,
mD
SILIM-PAB
23 KUB 37.114 [re assiro ?] [re ittita ?] accadico medio-assiro Formula augurale di una
lettera tra Grandi Re
24 KUB 57.8 Šuppiluliuma II [re assiro ?] ittita ittita IIIc DU[TUŠI]?, ]…ib-DU, Šarr[i-
..., KUR URUAmmadana,
KUR Lulluwa

Alle lettere così selezionate è stata attribuita una numerazione interna che, come emerge dalla tabella
sopra riportata, segue l'ordine di edizione dei testi nelle serie KBo e KUB 25. Una tavola di concor-
danze finale (v. pp. 253 ss.) permette di raccordare la nostra numerazione a quella dell'edizione di A.
Hagenbuchner.

2.3. Come si è accennato sopra, il grado di sicurezza nell'attribuzione al corpus varia sensibilmente
da testo a testo. Se per alcune lettere non vi sono dubbi circa l'appartenenza al carteggio tra Ittiti e As-
siri 26, in altri casi essa appare invece problematica per diversi motivi, legati soprattutto allo stato spes-
so assai frammentario dei testi.
Nel caso specifico dei testi nr. 7, 9, 10, 11, 13, 14, 23, per esempio, si tratta di piccoli frammenti
caratterizzati dal ductus medio-assiro tipico della seconda metà del XIII secolo a.C. e da forme lingui-
stiche assire, che lasciano dunque supporre con un certo grado di verosimiglianza la provenienza di
questi testi dall'Assiria. In particolare, all'interno di questo gruppo di testi, il nr. 11 (KUB 3.73) ri-
sulta essere, in base ai contenuti e alla presenza dell'appellativo ŠEŠ-ia, quasi sicuramente il fram-
mento di una lettera di un re assiro al suo pari grado ittita, nonostante alcune particolarità linguistiche
e paleografiche, per la cui discussione rimandiamo al commento specifico al testo. Lo stesso dicasi per
il nr. 23 (KUB 37.114), che contiene parte della formula di saluto paritetica tra Grandi Re e dunque
appartiene quasi certamente alla corrispondenza tra re assiri e ittiti. Allo stesso modo il testo nr. 7
(KBo 28.60) presenta elementi contenutistici come la menzione dei Sutei, del Paese di @atti e del Pae-
se di Aššur, tali da rendere possibile una sua interpretazione come lettera reale assira, benché la man-
canza dell'appellativo ŠEŠ-ia consigli una maggiore cautela nella valutazione del testo, che potrebbe

25. A questa soluzione “minimale” si è giunti in seguito a discussioni sulla possibilità di ordinamento del mate-
riale secondo criteri cronologici o sulla base della provenienza (Aššur o @atti) dei testi: un certo numero di
casi dubbi, per ora non risolvibili con sicurezza, avrebbe creato più problemi di quanti non ne avrebbe risolti
un ordinamento meno casuale di quello da noi adottato. Per i problemi relativi ad un ordinamento cronologico
dei testi e per una suddivisione dei testi in base alla loro provenienza v. specificamente infra, §§ 4 e 5.1.
26. Si tratta dei testi nr. 1, 3, 4, 5, 6, 8, 12, 17.I-III, 18, 21, 22.
8 Introduzione

in teoria appartenere a una lettera inviata da un dignitario assiro, come nel caso del testo KBo 1.20
(nr. 2). Per quanto riguarda gli altri frammenti summenzionati in ductus medio-assiro della seconda
metà del XIII sec. si tratta invece di miseri frustoli, per i quali è difficile stabilire, per mancanza di
elementi oggettivi, l'effettiva appartenenza al carteggio tra re assiri ed ittiti. La loro inclusione nel cor-
pus si giustifica tuttavia con l'intento di raccogliere quanti più possibili frammenti di provenienza as-
sira ritrovati a @attuša, nella speranza che futuri ritrovamenti testuali possano portare all'individua-
zione di joins con questi testi, chiarendone la natura.
Per quanto riguarda il già citato testo KBo 1.20 (nr. 2), non si tratta di una lettera reale, bensì di
una lettera di un alto dignitario indirizzata a dei dignitari ittiti (verosimilmente i “Grandi”; cfr.
GALME& a Ro 7¥), la cui lingua e il cui ductus a nostro avviso non lasciano dubbi circa la provenienza
dall'Assiria (cfr. supra, nota 19). La sua inclusione nel corpus si giustifica in base alla nostra deci-
sione di comprendervi anche lettere non strettamente scambiate tra sovrani, ma appartenenti in senso
lato alla corrispondenza diplomatica tra i due stati e comunque importanti da un punto di vista storico,
come nel caso delle lettere nr. 17.II-III (KUB 23.92 // 23.103), inviate da un re ittita rispettivamente a
dei dignitari assiri e a Bābu-a~a-iddina, che testimoniano come anche alti funzionari della corte assira
fossero coinvolti direttamente negli scambi epistolari tra i due stati 27.
Anche per alcune lettere di redazione ittita particolarmente frammentarie vi possono essere dubbi
circa un'attribuzione alla corrispondenza assiro-ittita, come nel caso dei nr. 15 (KUB 3.125), 19 (KUB
23.101) e 24 (KUB 57.8). La loro inclusione nel corpus si giustifica tuttavia in base ad alcuni elementi
contenutistici e formali, discussi nei rispettivi capitoli dedicati all'elaborazione dei testi, che ne rendo-
no un'attribuzione al carteggio tra sovrani assiri e ittiti assai verosimile.
Un discorso a parte meritano i testi in lingua ittita nr. 16 (KUB 23.88) e 20 (KUB 23.102), la cui
inclusione è dovuta piuttosto alla posizione che questi documenti occupano nella tradizione degli stu-
di, che ad elementi oggettivi. Nel caso di KUB 23.102 può infatti essere presa in considerazione un'in-
terpretazione alternativa del testo come lettera destinata ad un vassallo e non ad un re assiro (v. infra §
4 e commento al testo) 28, mentre per quanto concerne KUB 23.88 problemi di ricostruzione dell'in-
cipit rendono assai problematica l'interpretazione tradizionale del testo come lettera spedita da o a Sal-
manassar I (v. § 5.3 e commento al testo). Tuttavia, ripetiamo, questi testi occupano un posto di tale ri-
lievo nella discussione sui rapporti tra Ittiti ed Assiri, che una loro esclusione dal corpus è apparsa
poco appropriata, soprattutto in mancanza di argomenti veramente decisivi in tal senso.

2.4. Meritano infine un breve cenno quei testi che abbiamo ritenuto opportuno escludere dal cor-
pus, ma che secondo alcuni studiosi potrebbero invece essere attribuiti alla corrispondenza tra sovrani
ittiti e assiri.
In primo luogo va ricordato il testo KUB 31.47 (Hagenbuchner 1989b: Nr. 332), che secondo una
proposta di Houwink ten Cate 1983-84: 73 ss. sarebbe la traduzione in ittita di una lettera inviata da
Adad-nērārī a Muwatalli II 29. Il testo è assai frammentario e poco si può dire sul suo contenuto, se non

27. Lo stesso avveniva anche con Babilonia, come ci testimonia il passo della lettera KBo 1.10+ Ro 13 s., in cui
@attušili III dice di avere scritto ai “Grandi” di Babilonia; su questo motivo v. Starke 1996: 142 s. con nn.
13-14.
28. In ogni caso, se anche destinata ad un re assiro, è assai inverosimile che la lettera venisse effettivamente
spedita in questa forma e con questo tenore linguistico (cfr. sempre § 4 e commento al testo).
29. Diverse invece le interpretazioni offerte da Harrak 1987: 118 s. (lettera di un vassallo al re ittita oppure let-
tera di Šuppiluliuma I o Muršili II a un re assiro, proposta, quest'ultima, da scartare per motivi paleografici;
v. nota successiva) e Hagenbuchner 1989b: 443 (lettera di un vassallo al re ittita); critico nei confronti del-
l'ipotesi di Houwink ten Cate è anche Freu 2003a: 195 ss. Su questo testo cfr. anche Heinhold-Krahmer
1988: 84 e Mora 2000a: 777 s.
Introduzione 9

che tratta di problemi relativi alla regalità (Ro 11¥ nu-uš-ši LUGAL-iz-na-tar pé-eš-{ki}-it) e a movi-
menti di popolazione (Vo 1 ss.). Houwink ten Cate basa la sua interpretazione del testo come lettera
appartenente al carteggio tra Ittiti e Assiri sulla lettura LÚMEŠ SÚ-UB-RI-E- in Vo 1, invece del tradi-
zionale LÚMEŠ URUUp-ri-e/ia- (v. RGTC 6, 457), e lo collega con la lettera KBo 1.20 (nr. 2). Una col-
lazione del passo da noi condotta sulla base della fotografia non è risultata decisiva: entrambe le lettu-
re del primo segno come SÚ o come URU sembrano effettivamente possibili. Tuttavia l'ultimo segno
in questione risulta essere, in base alla foto, chiaramente IA, non E, il che renderebbe problematica dal
punto di vista linguistico una lettura *LÚMEŠ SÚ-UB-RI-IA-. A causa dell'incertezza di questa lettura,
che rappresenta l'unico elemento oggettivo per collegare KUB 31.47 alla corrispondenza tra Ittiti e
Assiri, e in mancanza di altri argomenti decisivi, abbiamo optato per l'esclusione di questo testo dal
nostro corpus 30.
Un altro frammento di lettera di assegnazione problematica è KBo 8.14, in accadico. Hagenbuchner
1989b: 349 s. (Nr. 238), nella sua edizione del testo, avanza l'ipotesi di un collegamento con KUB
23.92 // 23.103 // 40.77 (nr. 17.I-III) sulla base dell'espressione LUGAL.GAL at-ta contenuta in KBo
8.14 Ro 10¥, arrivando a supporre che possa trattarsi di parte della traduzione accadica della minuta it-
tita. Il frammento è stato riedito ed interpretato da Edel 1994a: 24 s. come lettera inviata da Ramses II
a @attušili III sulla base di integrazioni testuali molto incerte. Sia Izre'el 1997: 145 che Zaccagnini
2000: 441 nelle loro recensioni al volume di Edel hanno invece giustamente riconosciuto in questo
testo, in base a diversi argomenti di ordine linguistico e contenutistico, una lettera inviata da un re itti-
ta. Zaccagnini in particolare, rifacendosi a Hagenbuchner, ripropone un'attribuzione del frammento al-
la corrispondenza con l'Assiria. Poiché essa non ci sembra tuttavia supportata da elementi decisivi —
anche un'attribuzione alla corrispondenza con Babilonia non sembra da escludere, anzi è forse preferi-
bile in base alla diversa interpretazione di alcuni passi 31 —, anche in questo caso abbiamo optato per
l'esclusione del testo dal nostro corpus.

30. Va inoltre detto che una datazione del manoscritto all'epoca di Muwatalli risulta dubbia da un punto di vista
paleografico. KUB 31.47 mostra infatti un uso diffuso di segni tipici del ductus cosiddetto “IIIc” (v. infra,
§ 5.1.1.1): EN (Ro 9¥), KU (Vo 1, 3, 8), @A (Vo 7, accanto, probabilmente, alla forma relativamente arcaica
in Ro 14¥), QA (Vo 3, 4, accanto alla forma relativamente arcaica in Ro 13¥ —2x—, Vo 9). Soprattutto la
presenza della forma recenziore di QA e KU fa dubitare circa l'attribuzione del frammento all'epoca di
Muwatalli.
31. Rimandiamo a Giorgieri, in stampa per una discussione approfondita del frammento con nuove proposte di
lettura. In base a una nuova interpretazione di KBo 8.14 Ro 10¥ decade tra l'altro anche l'ipotesi di Edel
1994a: 24 s.; 1994b: 42 s., secondo cui in questo passo si farebbe allusione ad una lettera spedita da un re
assiro, probabilmente Salmanassar I, a @attušili III, in cui il re assiro definisce il re ittita “sostituto di un
Gran Re”.
10 Introduzione

Altri due testi problematici non compresi nel corpus meritano una breve discussione 32. Si tratta
delle lettere KBo 28.72 (Hagenbuchner 1989b: 350, Nr. 239) e KBo 28.82 (Güterbock 1942: 36 s., 83,
tav. VII; Hagenbuchner 1989b: 414, Nr. 306). Riguardo a KBo 28.72 H.M. Kümmel nel “Vorwort” al
volume KBo 28 nota: “Mit assyrischen Zeichenformen, aber einer dem ägyptischen Kanzleistil ähnli-
chen Diktion, nennt u.a. Vs. 13¥ sal.mešubrāte ma~rāte; auf der Rs. eine ausführliche Geschenkliste wie
in der Ägypterkorrespondenz”. Di fatto alcuni segni come ŠA, TA e ZU compaiono nella forma tipica
medio-assira della seconda metà del XIII sec. (ŠA: Ro 10¥, 14¥; TA: Ro 5¥ —2x—, 9¥, 10¥; ZU: Ro 12¥),
ma proprio il segno ŠA compare anche nella forma medio-babilonese/mittanica (Vo 4¥, 10¥, 16¥). Dal
punto di vista linguistico vi sono alcune forme tipicamente assire (per es. a-na la-qa-e in Ro 8¥), ma
anche la forma babilonese at-ta-din (Ro 10¥; in assiro ci si attenderebbe attidin per armonia vocalica).
Si tratta dunque di un testo assirizzante, ma la cui provenienza dall'Assiria appare dubbia 33. In consi-
derazione della frammentarietà della lettera e dei problemi di comprensione che essa pone, abbiamo
preferito escluderla dal nostro corpus, anche se apparentemente tratta di questioni diplomatiche inter-
nazionali (v. Hagenbuchner 1989b: 351).
L'altra lettera sopra menzionata, pubblicata come KBo 28.82, veniva accostata dal suo primo edi-
tore, Güterbock (1942: 36 s.), ai documenti medio-assiri e a quelli di Nuzi 34. Secondo Güterbock essa
era infatti redatta in lingua assira. In realtà la presenza di una forma tipica del hurro-accadico, quale
ul-tu4-~é-~i-[i]n in Ro 3 (invece di med.-ass. ultaka""in), così come la mancanza della marca di sog-
giuntivo assira -ni in ša ... ta-#a-ba-tu4 (Ro 7) rendono tale affermazione discutibile. Anche dal punto

32. In questo contesto vanno ricordati brevemente altri due frustoli, che da alcuni studiosi sono stati attribuiti
alla corrispondenza tra Ittiti e Assiri, KBo 28.91 e KUB 3.123. Per quanto concerne KBo 28.91 (Hagen-
buchner 1989b: 353, Nr. 242), esso apparterrebe, secondo Singer 1999: 718 n. 386, “to the Assyrian corres-
pondence”. In esso si fa riferimento alla sconfitta di un nemico (r. 3¥: LÚK]ÚR i-du-uk-ma), alla presa del
trono, probabilmente nel senso di un'usurpazione, da parte del destinatario (r. 8¥: a]t-ta GIŠGU.ZA ta-#a-ab-
ba\) e, forse, si cita Ugarit (r. 9¥: KUR Ú-g[a?-). Il ductus è di tipo ittita, e la presenza di un'unica forma
assira (r. 5¥: it-tu-wa-ar) non ci sembra sufficiente per attribuire questo frammento alla corrispondenza con
l'Assiria, come osserva giustamente anche Hagenbuchner 1989b: 353. KUB 3.123 (Hagenbuchner 1989b:
337 s., Nr. 229) è invece un frammento di lettera indirizzata probabilmente a Šuppiluliuma II, secondo la ri-
costruzione del nome del destinatario proposta da Otten apud Edel 1976: 22 n. 40 (mŠu-up-pí]-{lu}-li-ia-
<ma>; cfr. anche Mora 2000a: 777); Edel esclude una provenienza del testo dall'Egitto, anche se la presen-
za dall'appellativo ŠEŠ-ia, riferito al destinatario, potrebbe far pensare ad una lettera tra Grandi Re. Un'at-
tribuzione di questo frammento alla corrispondenza assiro-ittita è stata di recente sostenuta da Freu 2003b:
116. Il ductus di KUB 3.123 mostra però delle divergenze da quello tipico medio-assiro della seconda metà
del XIII secolo a.C., come emerge in particolare dalla forma dei segni LI (r. 1), LU (r. 1) e ŠA (r. 4), sicché
una sua provenienza dall'Assiria sembra da escludere. Edel 1976: 22 n. 40 paragona la forma del segno LU
in KUB 3.123 con quella presente nel frammento di lettera KUB 3.55 Ro 7, di cui si suppone una prove-
nienza nord-siriana (cfr. anche Hagenbuchner 1989b: 378 s., Nr. 266). Hagenbuchner 1989b: 338, inoltre,
osserva giustamente come l'incipit di KUB 3.123 presenti delle anomalie rispetto al normale formulario
delle lettere tra Grandi Re. In considerazione di tutti questi elementi e dell'incertezza nella lettura del nome
del destinatario, ci sembra opportuno non includere questo testo nel nostro corpus.
33. Si potrebbe eventualmente ipotizzare per questo testo una data di redazione più arcaica rispetto agli altri
testi medio-assiri del XIII sec. raccolti nel nostro corpus, in un'epoca cioè di trapasso tra l'uso del ductus
medio-assiro arcaico, per molti versi simile a quello mittanico, e quello tipico del XIII sec. Ricordiamo co-
me nel testo KBo 28.59 (nr. 6), dell'età di Salmanassar I, si trovi ancora la forma arcaica del segno TA, non
quella tipica della seconda metà del XIII sec. (v. infra, § 5.1.2). In mancanza di studi specialistici riguardo
all'evoluzione del ductus medio-assiro tra la fine del XIV e la prima metà del XIII sec. l'ipotesi di una
datazione più arcaica di KBo 28.72 resta tuttavia una semplice proposta che necessita di conferme.
34. Su questo testo cfr. ora anche Faist 2001a: 134 n. 128, secondo cui la lettera testimonierebbe una coopera-
zione tra Ittiti e Assiri riguardo alla sicurezza dei mercanti.
Introduzione 11

di vista paleografico non vi sono, a nostro avviso, segni di forma tipicamente medio-assira (cfr. in
particolare i segni ŠA e TA in Ro 6, che mostrano piuttosto una forma di tipo babilonese-mittanica).
Questi elementi, uniti al fatto che la lettera non sembra appartenere propriamente alla corrispondenza
diplomatica, bensì a quella privata, ci hanno portato ad escluderla dal nostro corpus 35.

3. I rapporti tra Assiri e Ittiti nel Tardo Bronzo: fonti, studi, problemi

3.1. Sullo scacchiere politico vicino-orientale del XIII secolo a.C. gli Ittiti giocavano molte partite. In
una prima fase, l'attenzione maggiore era concentrata sul rapporto con l'Egitto, al quale il regno ittita
contendeva, già dall'epoca di Šuppiluliuma I nella seconda metà del XIV secolo, il dominio su una
parte del territorio siriano 36. Conclusasi, e in modo piuttosto soddisfacente, questa partita 37, il rischio
maggiore per gli Ittiti veniva dall'ingombrante vicino orientale, il regno assiro. La politica di espansio-
ne assira verso occidente, iniziata con Adad-nērārī I, aveva portato all'occupazione di gran parte dei
territori di @anigalbat/Mittani 38 (cfr. carta geografica alla pagina seguente). A queste campagne e-
spansionistiche gli Ittiti, impegnati non solo sul fronte egiziano ma anche su un fronte interno di lotte
dinastiche, non avevano potuto opporre adeguata resistenza. Il rapporto con gli Assiri diventa così il
problema maggiore nella politica estera del regno ittita: in numerosi documenti di diverso genere si
parla del “nemico di Aššur” e di provvedimenti di carattere politico, economico, militare che vengono
presi per fronteggiarlo 39. Alcuni di questi documenti sono notissimi e spesso citati proprio come e-
sempio di mosse strategiche per evitare (o in preparazione di) un conflitto: in KUB 23.1+ (trattato di
Tut~alija IV con Šaušgamuwa di Amurru) si vieta al re siriano di inviare mercanti in territorio assiro e
di consentire l'accesso sul proprio territorio ai mercanti assiri 40; in KBo 4.14, testo di carattere politico

35. Come già accennato a proposito di KBo 28.72, non va tuttavia dimenticato che il medio-assiro, almeno fino
all'epoca di Aššur-uballi\ I con le lettere EA 15 e 16, risente di un forte influsso da parte delle scuole scri-
bali mittaniche, sicché anche in questo caso una provenienza dall'Assiria non può essere del tutto esclusa.
Ribadiamo che l'appartenenza della lettera all'ambito della corrispondenza privata ci porta comunque a
tenerla separata dal resto dei testi del nostro corpus.
36. Cfr. Liverani 1988a: 563 ss.; Giorgieri _ Mora 1996: 13 ss.
37. Per una sintesi aggiornata sul contesto storico, sullo svolgimento e sulle conseguenze della battaglia di
Qadeš si rimanda ai diversi contributi raccolti in Guidotti _ Pecchioli Daddi 2002.
38. Sulle conquiste assire nei territori occidentali cfr. in particolare Harrak 1987; Heinhold-Krahmer 1988; Li-
verani 1988a: 581 ss.; Wilhelm 1989: 24 ss. e 38 ss.; Kühne (H.) 1993 e 1995; Wilhelm 1995: 1252 ss.;
Klengel 1997: 71 s.; Kühne 1998 e 2000; Faist 2001a: 213 ss.; Tenu 2003.
39. A. Harrak ha presentato in un recente contributo (Harrak 1998) una rassegna molto accurata delle fonti
scritte relative ai rapporti tra Ittiti e Assiri nel Bronzo Tardo. In questo lavoro il materiale è stato suddiviso
in relazione ai periodi di regno dei re assiri, da Aššur-uballi\ I a Tukultī-Ninurta I; per ogni documento ci-
tato si fornisce una breve illustrazione dei punti più interessanti alla quale si aggiungono eventuali osser-
vazioni o proposte di interpretazione e i riferimenti bibliografici essenziali; per un elenco e un esame delle
fonti cfr. anche il precedente studio di Harrak (1987) e inoltre: Machinist 1982b; Zaccagnini 1990: 42 ss.;
Giorgieri _ Mora 1996: 21 ss.; Bryce 1998: 347 ss.; Klengel 1999: 245 ss., 279 ss.; Faist 2001a: 215; Freu
2003b. I testi appartengono a diverse tipologie: lettere, iscrizioni reali, trattati e altri documenti di carattere
politico, preghiere, testi oracolari e voti.
40. Cfr. KUB 23.1+ IV 12 ss. Per l'edizione del testo cfr. Kühne _ Otten 1971; per nuove proposte di interpre-
tazione di alcuni passi cruciali e per nuovi studi cfr. in particolare del Monte 1985: 165, Zaccagnini 1988,
Steiner 1989, Singer 1991, Klengel 1995, Faist 2001a, van den Hout 2001. Recentemente il testo è stato ri-
proposto in traduzione da Beckman 1996: 98 ss. e Singer 2000c.
12
Introduzione

Fig. 1. Carta del Vicino Oriente con indicazione dei principali toponimi citati nel testo.
Introduzione 13

di epoca tarda 41, il re ittita cita “il nemico di Aššur”, con il quale avrebbe avuto uno scontro militare;
la datazione del documento è però molto discussa (Tut~alija IV o un suo successore?), e le incertezze
che rimangono sulla sua natura e sulle sue finalità ne rendono molto difficile l'utilizzazione per rico-
struire i fatti a cui allude 42; in KBo 1.10+, lettera scritta da @attušili III a Kadašman-Enlil II di Babi-
lonia, il re ittita esorta il giovane re babilonese a reagire nei confronti del re di Aššur (Ro 44 ss.) e, se
il “nemico” di cui si parla in Vo 51 ss. è lo stesso re assiro, a compiere razzie nel suo territorio 43. An-
che in KBo 12.39, trattato tra @atti e Alašija, si parla del re d'Assiria, ma in contesti purtroppo molto
frammentari 44. Il testo oracolare KUB 5.1+ 45 cita una “spedizione” in territorio assiro 46, mentre nel
testo votivo KBo 33.216 si parla di offerte alle divinità in caso di vittoria contro l'Assiria 47.
Altri due testi di particolare interesse sono stati ritrovati a Ugarit: si tratta di una lettera (RS 34.165)
e di un documento (RS 17.59), siglato da Ini-Teššup di Karkemiš, con il quale il Grande Re ittita
Tut~alija IV concede un'esenzione al re di Ugarit. La lettera RS 34.165 parla di uno scontro tra Ittiti e
Assiri e cita Tut~alija re di @atti 48. Le lacune nell'intestazione impediscono purtroppo la lettura dei
nomi del mittente e del destinatario: secondo l'ipotesi più seguita, avanzata da Singer (1985), la lettera
sarebbe stata scritta da Tukultī-Ninurta I e inviata al re di Ugarit 49. Dalle diverse ipotesi di attribuzio-
ne di questo testo, e più in generale dalla collocazione della supposta “guerra” tra Ittiti e Assiri durante
il regno di Salmanassar oppure durante quello di Tukultī-Ninurta, dipendono anche le attribuzioni di
altri testi, tra i quali il già citato RS 17.59, in cui il re di Ugarit viene esentato da Tut~alija IV, in cam-
bio del versamento di un'ingente quantità d'oro, dal fornire truppe e carri in aiuto al re ittita in occa-
sione della “guerra” con l'Assiria 50.
Purtroppo le informazioni fornite da queste fonti sono in genere scarse, poco chiare e con pochis-
simi elementi utili per poterne precisare la datazione. Anche nelle lettere qui presentate sono frequenti
gli accenni a contrasti tra le due parti, ma nella maggior parte dei casi, per il cattivo stato di conserva-
zione e per altri problemi di cui si è già detto in precedenza, non siamo in grado di capire con esattezza
i motivi della contesa. I pochi resti di corrispondenza, oggetto del presente lavoro, rimangono comun-

41. Per l'edizione cfr. Stefanini 1965 e van den Hout 1989: 278 ss.
42. Per una presentazione sintetica dei problemi relativi all'interpretazione del documento cfr. Giorgieri _ Mora
1996: 66 ss.; per uno studio recente, Bemporad 2002.
43. Per l'edizione più recente, con rimandi ai numerosi studi precedenti, cfr. Hagenbuchner 1989b: 281 ss. (Nr.
204). Per il passo in Vo 51 ss. cfr. anche la recente interpretazione di Orlamünde 2001: 515 (il “nemico”
sarebbe il re di Aššur). Cfr. inoltre Klengel 1980; Harrak 1987: 83 ss.; Zaccagnini 1990: 43 s.; Beckman
1996: 132 s.
44. Il testo potrebbe alludere a movimenti militari. Cfr. Meriggi apud Saporetti 1977; Harrak 1987: 216, 259;
Singer 1985: 121; Singer 2000a: 26. Anche in questo caso l'attribuzione del testo è discussa: Tut~alija IV o
un suo successore?
45. Il testo è di attribuzione incerta ma è stato sicuramente scritto, in base al ductus, nella seconda metà del XIII
secolo a.C. Cfr. in particolare Harrak 1987: 85 ss., Orlamünde 2001, che ne propone l'attribuzione a Tut-
~alija IV. Per l'edizione cfr. Ünal 1974: 82 ss. Su altri testi oracolari ittiti concernenti il re assiro in connes-
sione a operazioni militari v. Beal 2002: 34 s.
46. Cfr. Orlamünde 2001: 513, n. 13 per la discussione sulla traduzione, in questo contesto, del termine
KASKAL, con altri rimandi bibliografici.
47. Per questo testo v. l'edizione di de Roos 1989; cfr. anche Singer 1985: 109; Harrak 1987: 215, 259.
48. Cfr. Lackenbacher 1982 e 1991.
49. Cfr. anche Singer 1999: 689 e Lackenbacher 2002: 180, n. 594.
50. Per la prima edizione cfr. Nougayrol, PRU IV: 149 ss.; per una recente revisione di alcuni passi cfr. Arnaud
1984: 184; Lackenbacher 1999 e 2002: 101 s. Cfr. inoltre Harrak 1987: 143; Beckman 1996: 167 s.; Singer
1999: 682 s.
14 Introduzione

que, in mancanza di trattati o accordi di carattere politico o economico, le sole testimonianze di rap-
porto diretto tra i due stati.
La situazione non è migliore per quanto riguarda le altre principali fonti di provenienza assira 51:
nelle iscrizioni reali del XIII secolo si parla degli Ittiti solo sporadicamente, mentre i toni sprezzanti o
trionfalistici spesso usati nei loro confronti, forse utili ai fini della propaganda interna, non giovano ai
nostri tentativi di ricostruzione storica 52. È forse più attendibile un testo ritrovato ad Aššur, VAT
19633: in esso si parla di una consegna di tessuti da parte del re assiro a un interprete ittita che ha ac-
compagnato due messaggeri ittiti 53; il līmu (Libūr-zānin-Aššur) lo data alla prima metà del regno di
Tukultī-Ninurta I 54.
Notizie molto interessanti sono fornite da alcuni testi provenienti dalla zona occidentale occupata
dagli Assiri in seguito alle conquiste del XIII secolo. Dalla documentazione recentemente scoperta a
Tall Šē~ ΑamaΤ / Dūr-Katlimmu e a Tall Chūera / @a/urbe si ricavano utili informazioni, supportate
da preziosi dati cronologici, per quanto riguarda sia i modi del controllo assiro in quella regione, tra la
sponda orientale del @ābūr e il Balī~, sia i rapporti con gli Ittiti 55. Durante i periodi di regno di Sal-
manassar I e di Tukultī-Ninurta I questi territori erano controllati dall'Assiria attraverso personaggi
imparentati con la dinastia regnante che ricoprivano l'altissima carica di sukkallu rabû ed erano insi-
gniti del titolo di “re di @anigalbat” 56.
In una lettera da Dūr-Katlimmu 57 si parla del re di Karkemiš in relazione a invio di stoffe di lino e
di mercanti del re di Karkemiš e di Taki-Šarruma šakin māti 58 che sono stati aggrediti e derubati delle

51. Per il quadro generale cfr. Machinist 1982b; Harrak 1987 e 1998.
52. Cfr., ad esempio, RIMA 1: A.0.76.3, iscrizione di Adad-nērārī I in cui si parla degli Ittiti che, dopo aver
ricevuto doni dal re di @anigalbat, non sono venuti in suo aiuto (cfr. anche Liverani 1990a: 273). A.0.77.1,
A.0.78.23 e 24 sono iscrizioni di Salmanassar I (la prima) e di Tukultī-Ninurta I: nella prima si parla di
massacro dell'esercito ittita ad opera delle truppe assire, nelle altre Tukultī-Ninurta ricorda la deportazione
di 28.800 Ittiti nel corso di una spedizione oltre l'Eufrate effettuata nel suo primo anno di regno. Si veda
però, in proposito, l'opinione espressa da Liverani (1988b: 95), certamente condivisibile, secondo la quale
questa spedizione contro gli Ittiti si sarebbe svolta in realtà successivamente (cfr. anche Giorgieri _ Mora
1996: 22-23, e Harrak 1998: 250, che parla invece della possibilità di un errore scribale (sarebbero stati
confusi i Hurriti di Siria con gli Ittiti); anche Klengel 1999: 294 pensa che l'indicazione “Ittiti” sia da in-
tendersi genericamente come “sottoposti del Gran Re ittita”). Su questi temi cfr. anche Weidner 1928-29 e
1959: 26; Borger 1961: 82 s.; Harrak 1987: 237 ss.; Galter 1988.
53. Cfr. Freydank 1994; cfr. anche Donbaz 1997: 104, per un testo dall'archivio di Bābu-a~a-iddina (A. 1587)
in cui si parla di tessuti per il re di @atti.
54. Cfr. Freydank 1991a: 42, 56 e 148 e Freydank 1994: forse l'eponimo è databile alla fine del primo terzo del
periodo di regno di Tukultī-Ninurta I. Un eponimo con lo stesso nome è citato in un documento probabil-
mente proveniente dalla zona di Terqa: attribuendo il testo ad un periodo precedente, l'editore (cfr. Kümmel
1989) ipotizza l'esistenza di almeno due eponimi con lo stesso nome; Podany 2002: 151 ss. colloca invece
il testo nell'epoca di Tukultī-Ninurta I (cfr. anche Cancik-Kirschbaum 1996: 42, con ipotesi di spiegazione
per la provenienza); per analoga attribuzione cfr. Masetti-Rouault 1998: 9 e Rouault 2004 e in stampa. Per
una diversa ipotesi sulla provenienza del documento cfr. Luciani 1999-2001: 98 ss.
55. Cfr. a tal riguardo Freu 1997: 21; Singer 1999: 690 n. 291; Singer 2000b: 642; Faist 2001a: 224; Orlamünde
2001: 518; Freu 2003b: 112 ss.
56. Sull'espansione assira verso ovest v. la bibliografia indicata in nota 38, supra. Per il “re di @anigalbat” cfr.
in particolare Machinist 1982a: 16-17; Harrak 1987: 197 ss.; Morandi Bonacossi 1996: 55 s.; Astour 1996;
Cancik-Kirschbaum 1996: 28 ss.; Cancik-Kirschbaum 1999; Dalley 2000: 81 ss.; Jakob 2003: 59; Wigger-
mann, in stampa. Sulle funzioni dello šar māt @anigalbat cfr. anche più sotto.
57. Cfr. Cancik-Kirschbaum 1996: 117 ss. , Nr. 6; Faist 2001a: 130 ss.; Freu 2003b: 112.
Introduzione 15

loro merci nei pressi di @a/urbe. Il testo è databile, in base al nome dell'eponimo, tra l'undicesimo e il
sedicesimo anno di Tukultī-Ninurta I 59. Anche in un'altra lettera proveniente dallo stesso sito 60 si ci-
tano la città e il re di Karkemiš a proposito di forniture di lino. È purtroppo lacunoso e poco chiaro un
altro testo 61 in cui si parla tra l'altro di truppe subaree, di Ni~rija, di un inviato ittita.
In alcune lettere provenienti da Tall Chuēra 62 si invitano gli amministratori locali a provvedere al
rifornimento dell'ambasciatore 63 ittita Teli-Šarruma, di passaggio nel viaggio di ritorno da Aššur —
dove ha portato messaggi e doni al re assiro — verso @atti 64, e di un inviato di Amurru, che ugual-
mente si è recato ad Aššur 65. I testi si collocano nella seconda metà del regno di Tukultī-Ninurta 66.
Anche i documenti di Tall $abī AbyaΤ, risalenti ad un periodo leggermente posteriore 67, non con-
tengono riferimenti a contrasti o conflitti tra Assiri e Ittiti, sembrano anzi testimoniare una collabora-
zione 68.

3.2. Questa, a grandi linee, la situazione documentaria, in cui si alternano testimonianze di rapporti
e di scambi amichevoli a testimonianze di scontri e di rapporti conflittuali. Oltre alla scarsità di infor-
mazioni fornite dai testi e alle difficoltà di interpretazione, uno dei maggiori ostacoli per una corretta
interpretazione è rappresentato dal problema cronologico: sarà sufficiente uno sguardo alla collocazio-
ne dei testi di provenienza ittita nel lavoro di Harrak sopra citato e alla discussione sulla datazione del-
le lettere presentate in questa sede per notare come l'attribuzione sia spesso ipotetica e provvisoria 69.
Inoltre, poiché i documenti ittiti non forniscono nessun elemento preciso di datazione, anche nei rari
casi in cui è possibile un'attribuzione sicura ad un determinato sovrano manca la possibilità di una col-
locazione più precisa all'interno dei periodi di regno, che, per alcuni dei re più importanti, hanno avuto
una durata piuttosto lunga 70. Le iscrizioni reali assire forniscono talvolta indicazioni cronologiche, ma
non abbiamo alcuna certezza che il riferimento sia esatto, c'è anzi il fondato sospetto che spesso la
collocazione degli eventi sia basata piuttosto sulla convenienza del momento in cui il testo è stato re-
datto che sulla effettiva realtà storica 71. Uno degli elementi più utili e sicuri è rappresentato dalla cita-

58. Cfr. Cancik-Kirschbaum 1996: 39. Sulle attestazioni del nome cfr. van den Hout 1995a: 132 ss. Sull'identi-
ficazione del personaggio cfr. ora lo studio di Singer 2003. Per un'interessante menzione di questo perso-
naggio nel nostro corpus cfr. anche più avanti, testo nr. 5 (KBo 18.25(+)) e relativo commento.
59. Cfr. Cancik-Kirschbaum 1996: 14-18; Singer 2003.
60. Cfr. Cancik-Kirschbaum 1996: 123 ss., Nr. 7; Faist 2001a: 133 s.
61. Cfr. Cancik-Kirschbaum 1996: 129 ss., Nr. 8; Freu 2003b: 113 con n. 73.
62. Cfr. Kühne (C.) 1995: 92.G.209/211/222, 92.G.212; Jakob 2003: 58.
63. Per il termine ubru cfr. Kühne (C.) 1995: 210.
64. Cfr. Freu 2003b: 114, la cui ipotesi che la missione di Teli-Šarruma sia avvenuta in occasione di un pos-
sibile cambiamento sul trono di @attuša sembra tuttavia priva di fondamento.
65. Cfr. Faist 2001a: 224.
66. Cfr. Kühne (C.) 1995: 206 (per il līmu Ninu"āju cfr. Freydank 1991a: 45 ss.).
67. I testi di Tall $abī AbyaΤ documentano un periodo di ca. 25 anni, governato dal “re di @anigalbat” Ilī-padā,
tra la parte finale del regno di Tukultī-Ninurta I e il regno di Enlil-kudurrī-u#ur, suo terzo successore (cfr.
Wiggermann, in stampa).
68. Cfr. Wiggermann, in stampa.
69. Lo stesso Harrak (1998), nel commento ai testi, ne discute l'attribuzione sottolinenando talvolta la precarie-
tà del suo ordinamento.
70. Cfr. in particolare la durata, di alcuni decenni, dei regni di @attušili III e di Tut~alija IV da un lato, di
Salmanassar I e di Tukultī-Ninurta I dall'altro.
71. Cfr. a questo proposito quanto riportato in nota 52, supra, a proposito del testo di alcune iscrizioni di Tu-
kultī-Ninurta I.
16 Introduzione

zione degli eponimi, ma nelle lettere qui trattate purtroppo questo dato è presente soltanto in pochis-
simi casi (cfr. la Tabella 2, p. 23).
La mancanza di una sicura cronologia assoluta di riferimento per il periodo che va dalla prima metà
del XIV secolo alla fine del regno ittita aggiunge ovviamente ulteriori difficoltà 72. Il modello di cro-
nologia corta proposto per la storia egiziana nella fase finale del Bronzo Tardo, adottato da alcuni stu-
diosi anche per l'ambito ittita ed assiro 73, ha certamente portato un contributo importante per la solu-
zione di molti problemi, ma non è ancora comunemente accettato e necessita sicuramente di alcuni
correttivi: si veda ad es. il nostro commento a KBo 1.14 (nr. 1), in cui si evidenziano alcune incon-
gruenze nell'ipotesi tradizionale di attribuzione del testo, che era stata a sua volta utilizzata come uno
degli argomenti su cui fondare la proposta di abbassamento della cronologia assira; si vedano anche i
problemi posti dalla cronologia di KBo 1.10+, discussi da diversi studiosi 74. Non disponiamo, allo sta-
to attuale, di elementi sufficienti per scegliere tra il modello cronologico presentato da Harrak 75, che
segue in sostanza, con alcuni aggiustamenti, quello elaborato da Brinkman per la cronologia assira 76,
o quello della cronologia corta, o un altro ancora 77. Nel nostro lavoro abbiamo perciò evitato riferi-
menti, se non generici, ad una cronologia assoluta, ma abbiamo cercato di stabilire, almeno in qualche
caso, una cronologia relativa, utile non soltanto per lo studio di questi testi, ma anche più in generale
per i riflessi che può avere sulla storia del periodo 78.

3.3. I frequenti riferimenti a inimicizia, ostilità, controversie giuridiche e conflitti territoriali tra
Ittiti e Assiri, contenuti sia nelle lettere che in documenti di altro genere, hanno prodotto numerosi stu-
di e commenti in cui alle due parti contendenti sono attribuiti ruoli fissi: il re ittita ha un atteggiamento
di superiorità o di distacco nei confronti di quello assiro, che viene trattato spesso con tono sprezzan-
te 79, come una specie di parvenu; il re assiro, d'altra parte, è molto forte e temibile sul piano milita-
re 80. Molti di questi studi concentrano l'attenzione sulla guerra tra i due stati, in cui il re assiro avreb-
be avuto la meglio 81. Secondo una proposta molto seguita, avanzata da Singer 82 sulla base della lette-
ra RS 34.165 e del documento KBo 4.14 83, la guerra fu combattuta a Ni~rija, o nei suoi dintorni, all'i-

72. Per una presentazione chiara e sintetica della questione cfr. Harrak 1987: 31 ss.
73. Per la cronologia egiziana, cfr. in particolare: Bierbrier 1975; Wente _ van Siclen 1977; Krauss 1978; Kit-
chen 1987; von Beckerath 1997; per la cronologia ittita e assira: Rowton 1973; Boese _ Wilhelm 1979 e
Wilhelm _ Boese 1987. Cfr. inoltre le sintesi offerte da de Martino 1993 e Beckman 2000 (con diverso
orientamento per la cronologia dei re assiri).
74. Cfr. ad es. Hagenbuchner 1989b, commento al testo Nr. 204; cfr. anche Zaccagnini 1990: 49.
75. Harrak 1987: 36 s. con fig. 4; cfr. anche fig. 9 a p. 168 per la tabella dei sincronismi tra i re assiri e i re ittiti.
76. Cfr. Brinkman 1968 e 1977.
77. Per una recentissima discussione sulle difficoltà di proporre una cronologia assoluta per la storia ittita cfr.
Beckman 2000, nel quadro di una verifica generale — in Akkadica 119-120 (2000) — della nuova cronolo-
gia proposta da Gasche et alii 1998.
78. Su questi problemi cfr. anche § 4.
79. Su questo aspetto dei rapporti assiro-ittiti v. anche Mora in stampa b.
80. Cfr. ad es. Zaccagnini 1973: 110 s., 150 s.; Harrak 1987, in particolare: 38, 76, 187; Hagenbuchner 1989a:
161 ss.; Liverani 1990a: 72 ss.; Liverani 1990b: 115; Zaccagnini 1990: 40 ss.; Artzi _ Malamat 1993: 28 ss.
81. Cfr. Singer 1985, 2000a: 26 ss., 2002; Bryce 1998: 349 ss.
82. Cfr. Singer 1985.
83. Si veda poco sopra per una breve illustrazione di questi documenti.
Introduzione 17

nizio del regno di Tukultī-Ninurta I 84 e il re ittita Tut~alija “fu completamente sopraffatto” 85. L'ipo-
tesi è interessante per molti aspetti ma rimane, appunto, un'ipotesi: sono troppi gli elementi ancora
non chiariti nei due principali testi di riferimento 86 e non è ancora certo, a nostro parere, che vi sia ef-
fettivamente stata una guerra tra i due grandi eserciti 87.
Se infatti molte testimonianze, come si è visto, parlano di scontri e del “nemico assiro”, è pur vero
che è molto difficile collocare cronologicamente il momento della battaglia 88, che non vi è alcun cen-
no in proposito nelle iscrizioni reali assire 89, che non sembra ci siano stati, nei successivi rapporti tra i
due regni, conseguenze tali da giustificare l'ipotesi di un conflitto di grande portata 90. Probabilmente
si sono verificati alcuni scontri in territori di frontiera, che hanno interessato piccoli contingenti di
truppe e di ausiliari “locali” 91. È possibile anche, a nostro avviso, che alcuni di questi scontri o co-
munque la potenziale minaccia rappresentata dal “nemico assiro” siano stati enfatizzati dagli Ittiti per
motivi di politica interna 92.

84. V. in particolare Singer 1985: 108 con n. 50 (che propone il 1234 a.C. come data per la battaglia), seguito
da Freu 1997: 20 (1231/1230 a.C.?) e 2003b: 106. Secondo Cancik-Kirschbaum 1996: 36 s. con n. 43 la
battaglia sarebbe avvenuta invece in una fase avanzata del regno di Tukultī-Ninurta; sulla stessa linea anche
Harrak 1987: 258 s. e Bemporad 2002: 80 n. 43, 84 n. 55 (con ulteriore bibliografia), che ritengono che la
battaglia sia avvenuta solo dopo la conquista di Babilonia da parte di Tukultī-Ninurta I. Diversamente Orla-
münde 2001: 518 con n. 35 pensa all'età di Salmanassar I, mentre Lackenbacher 1991: 99 è incerta tra la fi-
ne del regno di Salmanassar I e l'inizio di quello di Tukultī-Ninurta.
85. Cfr. Singer 2002: 202.
86. Per quanto riguarda RS 34.165, ad es., non è certa la presenza del segno SAG nella prima riga (cfr. van
Soldt 1991: 868), ed è quindi dubbia la lettura del nome Salmanassar; in ogni caso, non sembra accettabile
la lettura “[Tukultī-Ninurta, figlio di Salman]assar” proposta da alcuni studiosi ma non attestata nella docu-
mentazione conservata (cfr. anche Cancik-Kirschbaum 1996: 37, n. 143); cfr. inoltre le osservazioni di
Lackenbacher (1982, 1991) sulla lingua del testo, diversa da quella della cancelleria medio-assira; mancano
anche tracce del titolo “Grande Re” nell'intestazione. Per la difficoltà di identificazione tra Ni~rija e Nairi
cfr. infine Harrak 1998: 247 s., 251 s.; Röllig 1997: 287 ss. (per la possibile localizzazione di Ni~rija presso
@arran); Bemporad 2002: 79, con altre indicazioni bibliografiche (cfr. anche il recente studio di J.L. Miller,
The Expeditions of Hattušili I to the Eastern Frontiers, Tesi inedita, Tel Aviv University 1999: 105 ss.).
87. Cfr. più in dettaglio Mora, in stampa a.
88. Cfr. le diverse opinioni in proposito citate supra, nota 84.
89. Cfr. anche Cancik-Kirschbaum 1996: 37 e Bemporad 2002: 80, che trovano difficilmente spiegabile l'omis-
sione. Freu (1997: 20 e 2003b: 106) parla genericamente di “ragioni diplomatiche” che avrebbero impedito
al re assiro di parlare della vittoria nelle iscrizioni reali; è più articolata l'ipotesi di spiegazione di Singer
(2002: 202), che ipotizza un “mutamento di politica” da parte del re assiro che avrebbe comportato il man-
cato sfruttamento della vittoria sugli Ittiti.
90. Cfr. Mora, in stampa a; per alcuni dubbi sulla tradizionale ricostruzione degli eventi cfr., oltre a Cancik-
Kirschbaum 1996 e Bemporad 2002 citati alla nota precedente, Zaccagnini 1990: 45.
91. Per un accenno agli interessi e alle strategie di carattere economico che potrebbero aver ispirato la politica e
innescato i conflitti cfr. in particolare Machinist 1982b: 266; Bryce 1998: 349; Faist 2001a: passim.
92. Si veda poco sotto per una “rilettura” (Faist 2001a) del passo del trattato tra Tut~alija IV e Šaušgamuwa di
Amurru in cui si parla della “questione assira”; si veda anche KBo 1.10+ (lettera di @attušili III al re di
Babilonia), in cui si parla in termini negativi dell'Assiria, ma anche dell'Egitto, con il quale erano in corso
trattative per la conclusione del trattato di pace (e con il quale venivano scambiate contemporaneamente let-
tere cordiali e amichevoli): cfr. in proposito Zaccagnini 1990: 49 (per ipotesi di datazione diverse, posteriori
al trattato, della lettera a Babilonia, cfr. la bibliografia indicata in Hagenbuchner 1989b: 295 s. e in Harrak
1987: 85, n. 52). Per un'interpretazione in questo senso di alcuni passi delle nostre lettere cfr. il successivo
§ 4 e i commenti ai testi.
18 Introduzione

Piuttosto che su una guerra per la quale non abbiamo dati del tutto sicuri e di cui ci sfuggono molti
particolari, ci sembra più opportuno focalizzare l'attenzione, per quanto riguarda i rapporti tra i due re-
gni, su alcuni aspetti di politica interna, sull'organizzazione del potere e sul funzionamento dell'appa-
rato statale, sulle scelte economiche che potevano condizionare anche la natura dei rapporti intersta-
tali; un'analisi delle fonti, soprattutto di quelle non finalizzate al “prestigio” e alla propaganda, e il lo-
ro confronto sembrano infatti supportare ipotesi di sostanziale equilibrio di forze, di timore e rispetto
reciproci, di proficui scambi diplomatici e commerciali, di intesa e collaborazione per affrontare il co-
mune pericolo rappresentato dalle confederazioni tribali fuori controllo che ostacolavano la circola-
zione in zone cruciali.
Nella fase avanzata del XIII secolo a.C., dopo la battaglia di Qadeš, la corte ittita poteva dedicare
almeno una parte delle risorse economiche di cui disponeva all'allestimento di un complesso apparato
celebrativo che comportava tra l'altro un enorme ampliamento della capitale @attuša, l'edificazione di
un santuario per il culto di stato, la collocazione di iscrizioni e di rilievi monumentali in luoghi perife-
rici e strategici 93. Il regno ittita viveva però anche un periodo di crisi dinastica, innescata dall'usurpa-
zione del trono da parte di @attušili III ai danni del nipote Ur~i-Teššup; in questo contesto politico,
alcuni membri della famiglia reale, in particolare Kurunta re di Tar~untašša e il re di Karkemiš Ini-
Teššup, acquisivano posizioni di potere sempre più elevate all'interno dell'organigramma imperiale,
talvolta, secondo alcune interpretazioni, in opposizione allo stesso sovrano 94. Attraverso donazioni di
terreni e concessioni di privilegi i sovrani ittiti cercavano di legare alla casa regnante le famiglie più
influenti e di premiare i collaboratori più fedeli, mantenendo un costante e diretto controllo sulla ge-
stione dei terreni 95. In questo programma di riorganizzazione e di celebrazione dell'apparato statale
rientrano anche interventi dei sovrani, in particolare @attušili III e Tut~alija IV, in campo religioso 96.
Ai regni degli ultimi re ittiti Tut~alija IV e Šuppiluliuma II risalgono numerosi testi di giuramenti
di fedeltà 97, sia prestati da (o imposti a) singoli personaggi, sia da “tutta la popolazione di @atti”. Que-
sti documenti, per la loro tipologia e per le informazioni in essi contenute, sembrano testimoniare un
periodo di grave crisi, in cui il re stava perdendo il controllo della compagine statale, intesa come l'in-
sieme delle famiglie economicamente e politicamente più potenti.
Una testimonianza di particolare rilievo per i rapporti con il regno medio-assiro è offerta da un si-
gillo di Tut~alija IV che presenta il titolo šar kiššati, di chiara derivazione mesopotamica, e una grafia
cuneiforme di tipo “(assiro-)mittanico” 98.

93. Cfr. Giorgieri _ Mora 1996: 25 ss. per una rassegna della documentazione e degli studi; v. inoltre il recen-
tissimo contributo di Müller-Karpe (2003) con una nuova ipotesi di datazione all'età del Medio Regno per
la fondazione della Città Alta.
94. In realtà la questione è discussa: cfr. ad es. le differenti opinioni, su un ipotetico “colpo di stato” da parte di
Kurunta, espresse da Otten 1988: 4, Neve 1992: 19, Hawkins 1995: 62, Bryce 1998: 354, van den Hout
2001 da un lato, Giorgieri _ Mora 1996: 18, Singer 1996b e Mora 2003 dall'altro. Per una posizione inter-
media, di grande cautela, cfr. Klengel 1991: 233, 1995: 168 n. 43, 1999: 290 s., 2002: 107.
95. La perdita di questo controllo costituirà probabilmente uno dei fattori che innescheranno la crisi finale. Su
questi temi cfr. in particolare: Imparati 1988 e 1992: 379 ss.; Liverani 1988a: 631 ss.; in generale Giorgieri
_ Mora 1996: 44-45, anche per ulteriori riferimenti bibliografici.
96. Cfr. in particolare Haas 1994: 30 s., 489 ss., 583 ss., 740 ss.; van den Hout 1993, 1995b, 1995c; Giorgieri _
Mora 1996: 46 ss., 59 ss., 77 ss.; Hazenbos 2003.
97. V. Giorgieri _ Mora 1996: 56 ss., 61 ss. per una rassegna dei testi principali.
98. Cfr. Beran 1967: Nr. 47; Boehmer _ Güterbock 1987: 82 s.; Klengel 1991: 230; van den Hout 1995c: 572
s.; Giorgieri _ Mora 1996: 75, 84-85. Secondo alcune interpretazioni (cfr. in particolare Harrak 1987: 260,
che riprende ipotesi precedenti) l'uso del titolo “dio Sole di tutte le genti” da parte di Tukultī-Ninurta I (cfr.
RIMA 1: A.0.78.5 e 19) potrebbe essere dovuto a influenza ittita; è diversa invece l'interpretazione di Gray-
son (1971: 315-316). Sulla possibilità che un sigillo cilindrico di Tut~alija IV, di cui sono conservate alcune
Introduzione 19

Anche il regno assiro, che si era andato progressivamente estendendo nei territori a est dell'Eufrate,
fondava la sua coesione su una trama di privilegi e di concessioni terriere a beneficio delle famiglie
più influenti e che meglio rispondevano in termini di fedeltà e di servizi prestati alla corona 99. Se i
maggiori cambiamenti nell'ideologia regale e nell'apparato cerimoniale si producono in @atti sotto i
regni di @attušili III e di Tut~alija IV, analogamente nei periodi di regno di Salmanassar I e di Tukultī-
Ninurta I, più o meno coevi dei due re ittiti, in Assiria si consolida il dominio sui territori occidentali,
viene edificata una nuova capitale (Kār-Tukultī-Ninurta), con grande dispendio di mezzi e di energie e
con implicazioni certamente anche teologiche 100, si amplifica la titolatura reale 101. Anche in questo
caso il sistema, troppo fragile per reggere nel lungo periodo, entra in crisi alla fine del regno di Tukul-
tī-Ninurta I.
Se alcune corrispondenze, certamente riconducibili almeno in parte alla generale situazione socio-
politica vicino-orientale del XIII secolo a.C., si possono riscontrare nella gestione dell'apparato ammi-
nistrativo, nella magnificenza dei nuovi centri monumentali, nei segni di debolezza che cominciavano
a incrinare la stabilità del potere, è soprattutto in alcuni aspetti della gestione e del controllo dei terri-
tori acquisiti rispettivamente a oriente e a occidente che alcune analogie tra i due “imperi” sembrano
particolarmente significative.
Le località nord-siriane e alto-mesopotamiche di cui Ittiti e Assiri si spartivano il controllo e che
rappresentavano la frontiera tra i due domini 102 giocavano probabilmente un ruolo chiave nel rapporto
di rivalità/emulazione tra le due grandi potenze. Per quanto riguarda il versante ittita, sappiamo che
questa zona orientale era governata dal re di Karkemiš, al quale sembra che i Grandi Re di @atti affi-
dassero sempre più potere, a partire dal regno di Tut~alija IV. La dinastia che regnava a Karkemiš nel
XIII secolo, com'è noto, era imparentata con quella di @atti in quanto il capostipite, Pijaššili, era figlio
di Šuppiluliuma I, il grande conquistatore. Sull'importante ruolo svolto dai re di Karkemiš nella poli-
tica imperiale ittita siamo informati da moltissimi documenti, tra i quali ricordiamo in particolare KBo
1.28 per le analogie che esso presenta con alcune formulazioni contenute nel trattato tra Tut~alija IV e
Kurunta di Tar~untašša 103. In essi si riconosce esplicitamente al re di Karkemiš un ruolo fondamentale
nell'organigramma dell'impero, in cui ricopre una posizione altissima, inferiore soltanto a quella del
Grande Re e dell'erede al trono. Il re di Karkemiš esercitava un controllo politico diretto su un territo-
rio molto vasto, comprendente anche le regioni di Aleppo e di Aštata 104, e curava, per conto del Gran

impronte nell'archivio di Nişantepe, sia testimonianza di influenza assira e sia stato utilizzato per sigillare
un trattato tra i due regni, cfr. Herbordt, in stampa.
99. Cfr. Garelli 1967; Postgate 1971 e 1982; Freydank 1976; Pečírková 1978; Saporetti 1979b; Machinist
1982a; Liverani 1988a: 597 ss.; Masetti-Rouault 1998 e 2001: 58 ss.; Cancik-Kirschbaum 1999; Jakob
2003; per alcuni aspetti particolari cfr. anche Porada 1992. Sui mutamenti politici e sociali dall'epoca
paleo-assira a quella medio-assira cfr. i recenti contributi di Faist (2001a: 239 ss.; 2001b: 63), ai quali si
rimanda anche per i riferimenti bibliografici precedenti. Sulle motivazioni ideologiche della politica
espansionistica medio-assira cfr. inoltre, recentemente, Artzi 1997, Fales 2001: 21 ss., con altre indicazio-
ni bibliografiche.
100. Cfr. Eickhoff 1985: 48-51; Harrak 1987: 273; Masetti-Rouault 2001: 63.
101. V. in particolare Grayson 1971: 315; Cifola 1995.
102. Il confine tra le due zone d'influenza viene spesso indicato, convenzionalmente, all'Eufrate, ma probabil-
mente si trovava, almeno fino ad un certo periodo, più ad est: cfr. tra gli altri Kessler 1980: 66; Kühne (H.)
1995; Morandi Bonacossi 1996: 58 s.; Cancik-Kirschbaum 1996: 35 ss. e 2000: 7; Faist 2001a: 214 e
2001b: 54; Freu 2003a: 181. Su questi temi cfr. anche Luciani 1999-2001. Sull'interpretazione dei dati di
Tall Fray cfr. in particolare Matthiae 1980; Archi 1980; Harrak 1987: 49, 111, 195 s.; Bounni 1993; Le-
brun 2000: 282; Faist 2001a: 214 s. con n. 73.
103. Cfr. in particolare Mora 1993.
104. Cfr. Liverani 1988a: 558.
20 Introduzione

Re ittita, gli affari internazionali di tutta la regione nord-siriana, i cui “piccoli” re godevano, a quanto
sembra, di una discreta autonomia 105. Può essere interessante osservare a questo proposito che nelle
monumentali iscrizioni geroglifiche dei Grandi Re ittiti non sono menzionati i territori siriani, che evi-
dentemente non erano oggetto di particolari attenzioni nel periodo (seconda metà del XIII secolo a.C.)
in cui le iscrizioni furono redatte 106.
Il sistema adottato dai re assiri nel XIII secolo per amministrare i territori occidentali era per molti
aspetti differente: come indicano sia la documentazione scritta, sia quella archeologica 107, si procedet-
te ad una assirizzazione dei territori, che acquisirono quindi uno status di colonie piuttosto che di pro-
vince; la popolazione precedente venne in parte deportata, il governo fu affidato a funzionari assiri 108.
Un ruolo importantissimo, forse di viceré, era svolto dal più alto funzionario della corte assira, il suk-
kallu rabû, che, come detto poco sopra, ricopriva anche la carica di “re di @anigalbat” 109. Analoga-
mente a quanto già osservato per la parte ittita, anche le iscrizioni reali assire trascurano la regione del
Medio Eufrate nella fase di sistemazione e di colonizzazione che ha fatto seguito alla conquista dei ter-
ritori occidentali 110. Se nel caso ittita questa carenza di informazione può essere imputata anche all'e-
siguità della documentazione disponibile, così non è per le iscrizioni assire, la cui quantità, per il pe-
riodo di Salmanassar I e Tukultī-Ninurta I, è tale da permettere un'analisi statitistica abbastanza atten-
dibile. È allora possibile ipotizzare una situazione analoga, in cui, per motivi di politica interna e forse
per consentire un più diretto sfruttamento economico, l'organizzazione, la gestione e il governo di questi
territori erano demandati, con larga autonomia, a personaggi di alto rango provenienti da rami collate-
rali delle stesse dinastie regnanti: il re di Karkemiš da un lato, il “re di @anigalbat” dall'altro 111. È si-
gnificativo che in epoca tarda (inizio XII secolo a.C.?) siano testimoniati rapporti amichevoli, anche in
circostanze difficili, tra il re di Karkemiš e il “re di Hanigalbat” 112. Da Karkemiš ed Emar per la parte
ittita, da Dūr-Katlimmu e Tall $abī AbyaΤ per la parte assira (per non citare che i centri più importanti,
anche per la documentazione conservata), passavano le vie commerciali che collegavano i due stati 113;

105. Sul funzionamento dell'amministrazione ittita in Siria cfr. in particolare Beckman 1992a e 1995.
106. Per l'edizione più recente di queste iscrizioni cfr. Hawkins 1995. Sull'impegno politico-militare degli
ultimi re ittiti in Anatolia occidentale si veda la recente sintesi in Singer 2000a.
107. Cfr. in particolare: Harrak 1987: 190 ss. e 267; Liverani 1990a: 142-143; Morandi Bonacossi 1996: 56 ss.;
Baffi Guardata 2000; Cancik-Kirschbaum 1996: 25 ss. e 2000; Masetti-Rouault 1998 e 2001: 63 ss.; Faist
2002.
108. Cfr. tra gli altri Machinist 1982a: 18 ss.; Morandi Bonacossi 1996: 55 ss.; Cancik-Kirschbaum 2000.
109. Per indicazioni bibliografiche cfr. nota 56, più sopra e, più avanti, commento storico al testo nr. 1 (KBo 1.
14). Che il titolo non fosse puramente onorifico sembra dimostrarlo anche una lettera del re di Babilonia
Adad-šuma-u#ur che, seppure con tono ironico, si rivolge “ai re di Assiria” (cfr. Borger 1961: 1, 21, 99;
Grayson 1972: §§ 888 ss.).
110. Cfr. recentemente anche Masetti-Rouault 2001: 65 ss., con rimandi bibliografici e con osservazioni sulla
differenza, dal punto di vista dell'ideologia regale, tra conquista e sfruttamento dei territori.
111. Anche i dati forniti dai documenti di Tall $abī AbyaΤ (in particolare: Wiggermann, in stampa) e recenti
studi sui membri della casa reale assira (v. Cancik-Kirschbaum 1999) sembrano confermare le ipotesi di
coinvolgimento delle grandi famiglie assire nel governo delle province (cfr. anche Dalley 2000: 83 e in
precedenza Postgate 1971, 1979, 1983-84; cfr. invece i dubbi di Machinist 1982a: 29).
112. In base a documenti di Tall $abī AbyaΤ: cfr. Wiggermann, in stampa. Ci sembra invece non ancora sup-
portata da elementi sicuri l'ipotesi di Singer 2003, sul controllo che sarebbe stato esercitato dal re ittita su
Karkemiš nella fase finale del regno.
113. Sulle vie di comunicazione tra i diversi centri cfr. Kühne (H.) 1994: 67 e fig. 11; Faist 2001a: 194 s., en-
trambi con altre indicazioni bibliografiche.
Introduzione 21

Karkemiš ed Emar costituivano probabilmente punti di arrivo delle merci dalla zona occidentale
(Anatolia, centri mediterranei) per il successivo trasporto in Assiria 114.
Una situazione di equilibrio e di rapporti frequenti tra i due stati sembra illustrata, oltre che dai do-
cumenti provenienti da Tall Šē~ Αamad e da Tall Chuēra ricordati poco sopra, anche dalla lettera KBo
28.61-64, inviata a un re ittita da Tukultī-Ninurta I e databile probabilmente alla seconda metà del suo
regno sulla base del līmu Ilī-padā. Sembra quindi ormai acquisito che almeno a partire da una certa fa-
se del regno di questo sovrano le relazioni tra i due stati fossero pacifiche. Questo comporta che, negli
studi recenti, le testimonianze di tenore diverso, secondo le quali i contrasti tra i due regni sembrano
molto forti, vengano attribuite ad un periodo precedente, tra la fine del regno di Salmanassar I e l'ini-
zio di quello di Tukultī-Ninurta I 115. Questa ipotesi non risolve però tutti i problemi, rischia piuttosto
di produrne altri 116.
Da un esame delle tipologie dei testi risulta che sono prevalentemente i documenti di politica in-
terna — e, tra questi, quelli maggiormente “ideologici” — quelli in cui il rapporto con l'altro regno è
presentato nel modo peggiore; nei documenti scambiati tra i due stati o in quelli di tipo amministrativo
le relazioni, se non buone, sono comunque presentate nei termini di una normale rivalità tra due grandi
potenze 117. Si può allora ipotizzare una diversa finalità di questi documenti non (o poco) diplomatici:
molto spesso rivolti ad un pubblico o a interlocutori interni, è possibile che utilizzassero argomenti di
politica estera per scopi di propaganda, o, come usa talvolta anche oggi, per distogliere l'attenzione da
altri problemi 118.
Un'interpretazione interessante del passo del trattato tra Tu~alija IV e Šaušgamuwa di Amurru in
cui si vieta al re siriano di inviare mercanti in Assiria e di consentire ai mercanti assiri il passaggio sul
suo territorio (v. più sopra § 3.1) è stata proposta recentemente da Faist (2001a: 217 ss.). Secondo
Faist questa misura, piuttosto che con la guerra con l'Assiria, sarebbe da mettere in relazione con i
problemi di politica interna ittita e con la funzione importante che svolgevano i mercanti anche a li-
vello politico-diplomatico 119: si voleva evitare che il re di Amurru, vassallo di prestigio imparentato
con la casa reale ittita, avesse contatti con il rivale assiro e potesse in qualche modo essere attratto

114. Cfr. Faist 2001b, con bibliografia precedente, anche per il cambiamento del sistema politico e commercia-
le in Assiria dal periodo paleo-assiro a quello medio-assiro; Faist 2001a: 213 ss., 240 ss.; cfr. inoltre Can-
cik-Kirschbaum 1996: 117 ss. e Singer 1999: 658.
115. Cfr. ad es. Singer 1999: 658 e 2000b: 642; Freu 1997: 20 ss. e 2003b: 112 ss.; Orlamünde 2001.
116. I contributi di Singer (1985) e Freu (1997 e 2003b) da un lato, e di Orlamünde (2001) dall'altro, presen-
tano ipotesi contrastanti sulla collocazione cronologica della battaglia che si sarebbe combattuta a Ni~rija;
entrambe queste proposte di ricostruzione sono inoltre in contrasto con un'ipotesi di sistemazione proposta
da Faist (2001a: 215) per la corrispondenza assiro-ittita e per altri testi che documentano relazioni tra Ittiti
e Assiri (cfr. anche più sotto, § 4.2). Si aggiunga la recente e interessante proposta di riattribuzione a Šup-
piluliuma II di KBo 4.14 (Bemporad 2002). Nel lavoro di Bemporad si parla anche della possibilità che la
battaglia sia avvenuta in realtà durante il regno di Tut~alija IV (il futuro re Šuppiluliuma vi avrebbe parte-
cipato come principe), ma in ogni caso i rapporti con gli Assiri non sembrerebbero buoni neppure all'epo-
ca della redazione del testo.
117. Per il problema relativo ad alcune lettere ittite dai toni estremamente violenti, che però potrebbero non es-
sere mai state spedite, almeno nella forma a noi conservata, cfr. in dettaglio il successivo § 4.
118. Anche i fatti narrati nella lettera RS 34.165, al di là dei problemi di attribuzione e di comprensione del te-
sto, potrebbero in realtà riferirsi ad eventi di modesta importanza, enfatizzati per motivi di politica estera
(cfr. ad es. Zaccagnini 1990: 42, secondo il quale sarebbe chiaro il tentativo di indurre il re di Ugarit a
cambiare alleanza).
119. Sull'importanza del ruolo dei mercanti anche per fini diplomatici cfr. recentemente Liverani 1999: 321 s.,
Faist 2001a: 222.
22 Introduzione

nella sua sfera d'influenza. Faist ricorda inoltre la testimonianza di Tall Chuēra, che riferisce di una
missione diplomatica indipendente di Amurru in Assiria 120.
Se si considera che le lettere sicuramente scambiate tra i re ittiti e i re assiri non contengono riferi-
menti a scontri o a forte inimicizia tra i due stati (cfr. § seguente), ci sembra opportuna una certa cautela
nella valutazione delle testimonianze fornite da un documento come KBo 4.14 o dai testi di alcune lette-
re, probabilmente non spedite nella forma a noi conservata (o forse non indirizzate in realtà al re d'Assi-
ria 121). È possibile infatti che talvolta l'inimicizia con il nemico di Aššur fosse enfatizzata per scopi di
politica interna, per cercare di tenere unita la compagine statale, per aumentare il prestigio del re 122.

4. La testimonianza delle lettere

4.1. È in questo quadro generale, e in questa duplice prospettiva, che si collocano le lettere qui presen-
tate, fonti privilegiate (almeno teoricamente) per studiare il rapporto tra i due re e i due stati, ma anche
documenti che necessitano di revisione, alla luce degli studi più recenti e delle nuove informazioni
provenienti dai palazzi medio-assiri nella zona tra @ābūr e Eufrate.
Come abbiamo ricordato poco sopra, in seguito alle prime, parziali edizioni delle lettere sono state
proposte alcune interpretazioni e attribuzioni 123, certamente motivate e utili in una fase iniziale di stu-
dio, ma che si sono poi sedimentate dando luogo a stereotipi in una certa misura “canonizzati”. Si è
quindi progressivamente cristallizzata una lettura del rapporto tra Ittiti e Assiri secondo cui il re assiro
viene trattato dal re ittita con un certo distacco, salvo poi prendersi la rivincita sul campo 124.
Altri documenti, tra quelli ricordati in § 3.1, hanno alimentato questo tipo di interpretazione, ma il
contributo delle lettere a questo proposito è stato fondamentale: basti pensare a KUB 23.102 (nr. 20),
nella quale, secondo l'interpretazione più diffusa, il re ittita risponderebbe con tono molto sgarbato e
quasi ostile al re assiro, negandogli l'accesso al monte Amano 125; oppure a KBo 18.24 (nr. 4), in cui,
secondo l'opinione corrente, il re ittita con tono di grande condiscendenza manda a dire al collega/ri-
vale che deve tenere un certo comportamento “perché tu sei un Grande Re e non uno di secondo ran-
go” 126.
Confrontata con le più recenti acquisizioni e interpretazioni relative alla politica e alla società dei
due stati nel Bronzo Tardo e con le nuove informazioni fornite dagli archivi medio-assiri nella zona
occidentale (cfr. § 3.3), questa ricostruzione del rapporto tra i due stati appare troppo schematica e ri-
duttiva. Il quadro che si può delineare sulla base delle nuove fonti sembra infatti diverso e ci presenta

120. Cfr. Kühne (C.) 1995: testo Nr. 92.G.212. Come ricordato sopra, queste testimonianze si collocano nella
seconda metà del regno di Tukultī-Ninurta I. Sulle difficoltà di precisare la datazione del trattato di Šaušga-
muwa nel periodo di regno di Tut~alija IV cfr. Faist 2001a: 218, n. 87; Orlamünde 2001: 515, n. 21.
121. Cfr. il nostro commento a KUB 23.102 (nr. 20).
122. Anche se appartenente ad una tipologia testuale diversa, la preghiera KAR 128, rivolta da Tukultī-Ninurta
I al dio Aššur, sembra illustrare, dal punto di vista assiro, una situazione per certi aspetti simile a quella
presentata in KBo 4.14 (cfr. supra, § 3.1), ugualmente drammatica e pessimista sulle sorti del regno (per
una traduzione recente del testo v. Foster 1996: 231 ss.; cfr. anche Klengel 1961: 73 s.; Seux 1976: 493
ss.; Harrak 1987: 262; Liverani 1988a: 592 ss.).
123. Cfr. in particolare Otten 1959.
124. Cfr. il precedente § 3 per la discussione su questi temi.
125. Si rimanda alla nostra revisione testuale e ai nostri commenti per nuove ipotesi di interpretazione del testo.
126. Cfr. la nostra introduzione storica a KBo 18.24 per l'ipotesi, ora generalmente non più accolta, che i due
testi (KUB 23.102 e KBo 18.24) facessero parte della stessa lettera. Si rimanda ugualmente alla nostra pre-
sentazione del testo per una nuova proposta di traduzione della frase qui riportata (per cui cfr. comunque
anche poco più avanti).
Introduzione 23

piuttosto due regni, di pari forza e ambizione, che da un lato si fronteggiano per contendersi alcuni ter-
ritori di frontiera appartenuti all'ex regno di Mittani, dall'altro sono impegnati a incrementare i com-
merci e le acquisizioni di beni, con scambi reciproci e frequenti su percorsi obbligati, anche per evitare
le zone buie controllate dalle tribù ostili.
Che tipo di informazioni possiamo dunque realmente ricavare dalle lettere e come possiamo collo-
carle cronologicamente? Pur con le notevoli lacune e con le difficoltà di lettura evidenziate nelle parti
precedenti, non si può negare che numerosi dati, spesso di un certo rilievo storico-politico, siano con-
tenuti in questi testi. Il problema è piuttosto quello di organizzare queste informazioni sparse in una
trama logica e consequenziale, ben sapendo che i vuoti e le lacune talvolta non sono colmabili neppure
per ipotesi, non soltanto per il cattivo stato di conservazione dei documenti disponibili, ma, forse so-
prattutto, per la (presumibile) grande quantità di documenti che non ci è pervenuta. Dovendo comun-
que necessariamente ragionare su quello che si ha a disposizione, ci sembrano preliminarmente utili
l'analisi degli argomenti trattati (si veda il nostro indice alle pp. 247 ss.) e la suddivisione delle lettere
tra quelle sicuramente spedite, e giunte a destinazione, e quelle per le quali l'invio effettivo è ancora in
dubbio: si vedano per questo le tabelle seguenti 127.

testo mittente destinatario note


nr. 6 KBo 28.59 Salmanassar I eponimo: Adad-šamšī
nr. 8 KBo 28.61-64 Tukultī-Ninurta I eponimo: Ilī-padā
nr. 11 KUB 3.73
nr. 23 KUB 37.114

Tabella 2. Lettere inviate dal re assiro al re ittita, in lingua e ductus medio-assiri,


ritrovate nella capitale ittita 128

testo mittente destinatario note


nr. 1 KBo 1.14
nr. 15 KUB 3.125 129

Tabella 3. Lettere scritte dal re ittita al re assiro, in lingua accadica, ritrovate nella capitale ittita

127. Nelle tabelle seguenti (2-4) si indicano i nomi di mittente e destinatario solo nei casi in cui i nomi siano
conservati nell'incipit della lettera o siano sicuramente identificabili sulla base dell'eponimo; in alcuni casi
si indicano nomi seguiti dal punto interrogativo se il nome del re è citato all'interno del testo o si trova
scritto, nell'incipit, con grafia inusuale.
128. Le lettere nr. 2 (KBo 1.20), 7 (KBo 28.60), 9 (KBo 28.67), 10 (KBo 28.73), 13 (KUB 3.75), 14 (KUB
3.77 (+) 78) provengono quasi certamente dall'Assiria, ma in un caso (KBo 1.20) si tratta di una lettera
non inviata da un re assiro, mentre per gli altri frammenti (in particolare KBo 28.67 e KUB 3.75) un'attri-
buzione alla corrispondenza diplomatica tra sovrani resta ipotetica (v. supra, § 2.3).
129. Per i motivi che ci hanno indotto a includere il testo nel corpus cfr. § 2.3 e commento al testo.
24 Introduzione

testo mittente destinatario note


nr. 3 KBo 18.20 Tu[kultī-Ninurta I
nr. 4 KBo 18.24 Salmanassar I
nr. 5 KBo 18.25(+) Tukultī-Ninurta I?
nr. 12 KUB 3.74 Tut~alija IV Tukultī-Ninurta I
nr. 17.I-III KUB 23.92//
23.103//40.77
nr. 18 KUB 23.99 Tut~alija IV Salmanassar I?
nr. 19 KUB 23.101? 130 possibile datazione alta (fine XIV-
inizio XIII secolo) in base alla pa-
leografia
nr. 20 KUB 23.102
nr. 21 KUB 23.109(+) Tukultī-Ninurta I
nr. 22 KUB 26.70 Tukultī-Ninurta I?
nr. 24 KUB 57.8 Šuppiluliuma II
Tabella 4. Lettere scritte dal re ittita al re assiro (o alla corte assira), in lingua ittita,
ritrovate nella capitale ittita 131

Prenderemo in esame inizialmente le lettere dei primi due gruppi (tabelle 2 e 3), per le quali abbiamo
la sicurezza — o possiamo ragionevolmente supporre — che siano state spedite, che siano giunte a de-
stinazione e che siano state lette dalla controparte 132. Il gruppo delle lettere inviate dalla corte assira a
quella ittita comprende alcuni testi purtroppo molto frammentari che non forniscono quindi informa-
zioni utili ai fini della ricostruzione dei rapporti tra i due stati. Escludiamo quindi dalla nostra analisi,
oltre ai testi già indicati a nota 128, anche il nr. 23 (KUB 37.114) 133. Gli altri testi presentano aspetti
degni di nota: KBo 28.59 è stato inviato certamente da Salmanassar, come indica il nome dell'epo-
nimo, e sembra riportare la parte iniziale di un normale messaggio diplomatico; sono decisamente più
interessanti gli altri due testi, KBo 28.61-64 e KUB 3.73. Nella prima lettera è trattata una complessa
questione internazionale, che riguarda soprattutto Babilonia, nella quale è evidentemente coinvolto an-
che il re ittita; l'altro testo sembra trattare piuttosto di questioni relative ai territori di frontiera tra i due
stati. Quello che accomuna le due lettere è il tono conciliante del re assiro, che si mostra desideroso di
intrattenere rapporti amichevoli con il re ittita 134. Espressioni come “[Contro] il tuo paese nessuno ha
peccato” (KUB 3.73), “Mio padre era tuo nemico … io (invece) sono alleato di mio fratello” (KUB
3.73), “Tu mi hai amato con tutto il cuore” (KBo 28.61) non lasciano dubbi, almeno sulla volontà del
re assiro di presentarsi al re ittita con le migliori intenzioni.

130. V. il commento al testo, e in particolare la nota 3, riguardo al problema del luogo di redazione di questa
lettera.
131. Non è compresa la lettera nr. 16 (KUB 23.88), di incerta provenienza e attribuzione: v. infra, presen-
tazione del testo e commento filologico.
132. Le altre lettere, pur rappresentando ovviamente una fonte storica molto importante, non sono una sicura
testimonianza di rapporti diretti tra Assiri e Ittiti.
133. Come riportato nel relativo commento, questo testo, contenente soltanto, nella parte conservata, la formula
iniziale, è stato collocato tra quelli di provenienza assira per il ductus medio-assiro. Per la discussione su
KBo 1.20 (nr. 2), non inviato dal re assiro ma di un certo interesse storico, si rimanda al relativo commen-
to nella seconda parte del volume.
134. Secondo alcuni studiosi (v. supra, nota 1), KUB 3.73 non apparterrebbe al carteggio tra re ittiti e assiri o
potrebbe essere stata scritta a @attuša: si rimanda alla nostra introduzione storica al testo per la relativa di-
scussione e per l'ipotesi che la lettera provenga effettivamente dall'Assiria (con Salmanassar I o Tukultī-
Ninurta I come mittente), anche se forse non è stata redatta dalla cancelleria ufficiale.
Introduzione 25

Sono inoltre conservati due documenti scritti in lingua accadica (cfr. sopra Tabella 3), redatti dalla
cancelleria reale ittita e ritrovati a @attuša (KBo 1.14 e KUB 3.125): si può supporre che il testo a noi
giunto sia la copia conservata per archiviazione di una lettera spedita (nel caso di KUB 3.125 non si
può trattare di copia esattamente conforme perché mancano i saluti), oppure (nel caso di KBo 1. 14) la
lettera originale pronta per la spedizione ma non inviata per motivi che non possiamo conoscere. In
ogni caso è molto probabile che quello che anche noi, almeno in parte, possiamo leggere fosse il testo
della redazione finale, che anche il re assiro ha potuto leggere o comunque si voleva che leggesse. La
nostra proposta di datazione per KUB 3.125 (da Tut~alija IV a Tukultī-Ninurta I? 135) è in sintonia con
le datazioni proposte per i testi discussi poco sopra, mentre è più complessa la questione per KBo 1.14,
per il quale sono possibili diverse attribuzioni, ma non è da escludere, se non da privilegiare (v. relati-
vo commento), l'ipotesi Tut~alija IV → Salmanassar I. È interessante osservare che questi testi tratta-
no di argomenti molto simili a quelli contenuti nelle lettere inviate dai re assiri: anche qui si parla di
saccheggi e di razzie, di problemi di confine, di richieste di aiuto, di scambi di doni. Il tono, se non
sempre amichevole, è comunque decisamente consono all'uso diplomatico e ai rapporti tra due stati
che cercano di regolare alcune questioni.
È legittimo invece il dubbio che alcune delle lettere scritte in lingua ittita e ritrovate nella capitale
ittita (cfr. Tabella 4) non siano in realtà mai state spedite, o non siano state spedite nella forma a noi
giunta. Un esempio ben noto potrebbe essere rappresentato dal nr. 20 (KUB 23.102), in cui il re ittita
rifiuta di riconoscere il consueto rapporto di “fratellanza” e usa nei confronti del destinatario della let-
tera un tono decisamente sgarbato e anomalo nella prassi diplomatica tra “Grandi Re” 136. Queste ano-
malie possono essere spiegate ipotizzando un “uso interno” del documento; si tratterebbe cioè di un te-
sto non confezionato per essere spedito alla corte assira ma perché fosse recepito all'interno della corte
ittita come una dimostrazione di forza e di superiorità da parte di un re che si sentiva in realtà inferiore
e debole rispetto all'avversario. Una seconda ipotesi, ugualmente avanzata nel nostro commento, dà
invece un'interpretazione del testo del tutto diversa: potrebbe trattarsi cioè di un messaggio inviato ad
un vassallo che aveva acquisito nuovi territori e rivendicava posizioni di potere.
Un'altra lettera che sembra testimoniare rapporti piuttosto tesi, come abbiamo ricordato poco sopra,
è la nr. 4, KBo 18.24, scritta da @attušili III o, più probabilmente (cfr. il nostro commento), da Tut~a-
lija IV e indirizzata a Salmanassar. In questo caso però il tono della lettera, non così sgarbato e violen-
to come in KUB 23.102, sembra più vicino a quello di un normale messaggio diplomatico 137. La no-
stra proposta di traduzione per il passo cruciale in Ro 10 ss. (non: “Poiché tu sei un Grande Re e non
un governante di secondo rango”, ma: “Poiché io sono un Grande Re e non un governante di secondo
rango”) mostra un re ittita non spavaldo e aggressivo ma, piuttosto, sulla difensiva.
Anche se molto frammentaria, la lettera nr. 5, KBo 18.25(+), presenta alcuni aspetti di particolare
interesse: sembra infatti che il testo della lettera 138 tratti di questioni (Karkemiš, Taki-Šarruma, mes-
saggeri) molto vicine a quelle di una lettera di Dūr-Katlimmu. Queste analogie forniscono utilissimi
elementi cronologici e indicano che in questo caso il testo conservato era quasi certamente la bozza
della lettera pronta per la traduzione in accadico, e per il successivo invio, o la traduzione per archivia-

135. Cfr. il nostro commento storico al testo: la datazione si basa in particolare sulla menzione di Nerikkaili e
del paese di Papan~i.
136. Come riportato nella presentazione del testo, già Otten (1959: 67) esprimeva molti dubbi sulla possibilità
che un testo con questo tenore fosse stato effettivamente inviato alla corte assira.
137. Come già ricordato, l'ipotesi di Otten (1968-69: 112-113), che proponeva un collegamento tra i nr. 4 e 20,
non è in genere accolta negli studi recenti.
138. In particolare nella parte contenuta nel frammento KBo 31.69 da noi riconosciuto come appartenente alla
stessa tavoletta (cfr. il relativo commento filologico).
26 Introduzione

zione di una lettera spedita. Anche i testi nr. 12 e 19 (KUB 3.74 e KUB 23.101), per quanto si può de-
durre dagli argomenti trattati, potrebbero essere bozze o copie di testi effettivamente spediti. Il riferi-
mento alla “buona disposizione d'animo” nel testo nr. 12 rimanda alle lettere di provenienza assira,
mentre nel testo nr. 19 si discute di argomenti consueti come l'invio di messaggeri e di doni.
Una speciale attenzione meritano i testi raccolti sotto il nostro numero 17 (KUB 23.92 e duplicati).
Le tre lettere (ad un re assiro da poco salito al trono, probabilmente Tukultī-Ninurta I, ad alcuni alti di-
gnitari assiri, a Bābu-a~a-iddina) sono collegate dal principale argomento trattato (il cambio al vertice
del regno assiro, appunto), dalla lingua (ittita), dal fatto che si trovano riunite in “Sammeltafeln” e so-
no conservate in più esemplari. Anche in questo caso si è molto discusso sulla natura dei testi a noi
conservati, se si tratti cioè di copie d'archivio (tradotte) di esemplari spediti alla corte assira o piutto-
sto di bozze o brutte copie di lettere in preparazione. Otten (1959-60: 39) propende per quest'ultima
ipotesi, sottolineando in particolare l'esistenza di più copie dello stesso testo e la mancanza, in 17.III,
delle formule introduttive di cortesia e di saluto 139. A questo proposito possono essere utili alcune os-
servazioni sul tenore del testo, che per certi aspetti può richiamare la lettera KBo 1.10+ 140, scritta da
@attušili III al nuovo re di Babilonia Kadašman-Enlil (ma in quel caso conservata in accadico e in
unica copia). Rispetto alla lettera al re di Babilonia, in cui sono frequenti i riferimenti a questioni ri-
guardanti la stretta attualità, queste lettere indirizzate alla corte assira sembrano invece privilegiare,
per quanto rimane e per quanto si riesce a comprendere, argomenti che riguardano piuttosto il compor-
tamento che deve tenere un re eroico e valoroso e le regole di buona convivenza tra sovrani; sono inol-
tre caratterizzate da un tono di superiorità ma al contempo di piaggeria nei confronti dei due re assiri
(il nuovo re e il padre) che appare talvolta eccessivamente paternalistico e confidenziale, se non addi-
rittura inopportuno 141. In alcuni passi 142 si possono notare, infine, analogie con altri testi politici ela-
borati dalla cancelleria ittita come l'Apologia di @attušili III, in particolare con i passi I 45, III 72 ss.,
IV 42 143.
Se quanto ne rimane riflette il tenore complessivo dei testi, è difficile pensare che siano state in-
viate lettere con questa forma; sembrerebbe trattarsi piuttosto di prove, di esercizi di stile preliminari
da sottoporre a revisione e su cui impostare, in una fase successiva, il documento finale da inviare ad
Aššur.

4.2. Si comprenderà facilmente, sulla base di quanto detto sopra, quanto sia difficile proporre un
ordinamento cronologico di queste lettere. Proposte di sistemazione cronologica sono state avanzate
più volte, a partire dalle prime edizioni di Otten (1959) e dal Catalogo di Laroche (CTH) per arrivare
agli studi più recenti di Harrak (1987 e 1998), Hagenbuchner (1989a: 161 ss.), Zaccagnini (1988 e
1990: 41 ss.), Klengel (1991: 237 ss. e, in un contesto più ampio, 1999, in particolare cap. IV.4, 5, 6,
7), Bryce (1998: 348 s., per le lettere del periodo di Tut~alija IV), Faist (2001a: 215 e n. 77), Freu

139. Ma su questo punto cfr. più sotto, § 5.3. Per un recente intervento sul caso di questo “dossier” cfr. inoltre
van den Hout 2002: 872 s.
140. Cfr. Hagenbuchner 1989b: Nr. 204 e Harrak 1987: 83 ss. (entrambi con riferimenti agli studi precedenti).
141. Se immaginiamo, come da consuetudine, un re assiro piuttosto suscettibile, poco incline a smancerie e
pronto a reagire con durezza (è quasi obbligato il richiamo al testo nr. 4 (KBo 18.24), in cui il re ittita si
lamenta per il comportamento poco cortese del re assiro, che risponde sgarbatamente ai suoi tentativi di
dialogo).
142. Cfr. in particolare KUB 23.103 Ro 27¥ = KUB 40.77, 17¥.
143. Cfr. Otten 1981 per l'edizione del testo e le osservazioni riportate nel nostro commento a nr. 17.I-III (le
analogie appaiono talmente forti che si potrebbe ipotizzare un riferimento al padre dello scrivente, @attu-
šili III, piuttosto che al padre del destinatario, oppure che Tut~alija volesse stabilire un collegamento tra i
due sovrani defunti).
Introduzione 27

(2003b) 144. Tra i testi più antichi in genere si pongono KUB 23.102 (da Ur~i-Teššup a Adad-nērārī,
secondo le ipotesi più seguite) e KBo 1.14 (da @attušili a Adad-nērārī o Salmanassar), a cui seguireb-
bero via via gli altri.
In realtà il numero, lo stato e la natura di questi testi non consentono di recuperare se non qualche
piccolissimo segmento dei rapporti epistolari tra i due regni. Se si esaminano invece alcune delle pro-
poste sopra indicate, il quadro appare diverso, con i documenti che sembrano susseguirsi in un ordine
cronologico coerente, da Adad-nērārī ai successori di Tukultī-Ninurta. Purtroppo, molti dei presuppo-
sti su cui si fondano queste ipotesi di ricostruzione non sono pienamente attendibili: secondo lo sche-
ma cronologico che propone Freu (2003b), ad es., si attribuisce a Tut~alija IV, con le conseguenze che
ne derivano, il testo nr. 11, KUB 3.73 145, proveniente invece con tutta probabilità dall'Assiria; si attri-
buisce inoltre molta importanza, ai fini di una ricostruzione sia cronologica che politica del rapporto
tra i due regni, a testi sul cui effettivo invio sussistono ancora forti dubbi.
Talvolta le obiettive difficoltà che ostacolano la definizione della cronologia hanno dato luogo a
posizioni contraddittorie: secondo l'ordinamento proposto da Faist, ad es., si collocherebbero nel pe-
riodo di transizione da Salmanassar I a Tukultī-Ninurta I alcune lettere che testimoniano buoni rappor-
ti tra le due corti, mentre secondo le ipotesi di ricostruzione di Freu (1997 e 2003b) e di Orlamünde
(2001) si collocherebbe proprio in questo periodo la fase più critica, culminata nella battaglia di Ni~-
rija, delle relazioni tra i due stati 146. Conviene allora attenersi ai dati forniti dai testi, e questi dati ci di-
cono, sia per le lettere sicuramente spedite (v. indicazione degli eponimi), sia per la restante documen-
tazione, che nella maggior parte dei casi i re coinvolti di cui si ha notizia sono Salmanassar I e succes-
sori per la parte assira, Tut~alija IV e successori per la parte ittita; soltanto in un caso (nr. 19, KUB
23.101) indicazioni paleografiche sembrano rimandare ad un periodo precedente. Per gli altri testi, an-
che in assenza di elementi sicuri, è stato possibile in genere proporre datazioni alla seconda metà del
XIII secolo in base a confronti con altri documenti databili, o per la presenza di indizi utili quali nomi
di persona, toponimi, dati paleografici (cfr. § seguente) 147. Sembra invece molto difficile, almeno per
ora, stabilire una sequenza attendibile dei testi assegnabili al periodo di regno di un determinato sovrano.
Un caso particolare e di non facile soluzione, anche dal punto di vista cronologico, è rappresentato
dal nr. 1, KBo 1.14. Nonostante le notevoli lacune questa lettera presenta una sorta di sintesi dei prin-
cipali argomenti dibattuti nella corrispondenza tra i due regni. Vi si parla infatti: di saccheggi, di una
città contesa nei pressi del confine, del re di @anigalbat, di richieste di materiale pregiato, del re di

144. Sulla proposta di sistemazione cronologica avanzata da Wouters (1998) cfr. infra, § 5.1.
145. Freu 2003b: 102 s.
146. Si noti che anche queste ricostruzioni si basano in gran parte sulle testimonianze delle lettere. L'ipotesi di
Orlamünde (secondo cui la battaglia si sarebbe svolta nel periodo di contemporaneità tra i regni di Tut~a-
lija IV e di Salmanassar I) si potrebbe in realtà conciliare con la sequenza presentata da Faist, ma sembra
strano che nei (probabili) pochi anni in cui i due re avrebbero regnato contemporaneamente dopo la batta-
glia ci sia stato il tempo per ristabilire buoni rapporti.
147. Non si esclude ovviamente (vi sono anzi al riguardo chiare allusioni nei testi: cfr. in particolare nr. 1, KBo
1.14, e nr. 22, KUB 26.70) che rapporti epistolari fra la corte ittita e quella assira esistessero anche in pe-
riodi precedenti. La scarsità dei documenti del corpus e la loro frammentarietà non consentono di applica-
re, se non in misura estremamente limitata, quei criteri che S. Parpola ha individuato e elencato, con molta
chiarezza, per tentare di datare i frammenti della corrispondenza neo-assira (cfr. Parpola 1981: 128). Come
già anticipato, uno degli scopi che si propone il presente lavoro è quello di fornire gli strumenti per iden-
tificare nuovi frammenti che possano integrare il corpus. Se e quando si potrà disporre di un corpus più
ampio anche i criteri a cui si è fatto riferimento poco sopra potrebbero forse essere utilmente applicati. Per
la discussione sulla datazione dei singoli testi e sui dati utilizzabili a tal fine, si rimanda ai commenti intro-
duttivi ai testi stessi.
28 Introduzione

Babilonia, di un'intronizzazione, di invio di doni, di rapporti tra Grandi Re, di ambasciatori. Si ritiene
in genere che il testo sia da attribuire a @attušili III e che fosse destinato ad Adad-nērārī; nel nostro
commento abbiamo preso in esame anche la possibilità di un'attribuzione a Tut~alija IV → Salma-
nassar I, all'inizio cioè del periodo meglio documentato nella corrispondenza tra le due corti. Questa
ipotesi di datazione può essere rafforzata dal quadro cronologico generale che stiamo tracciando; in
particolare, la prima parte del testo conservato, con le incertezze del re ittita riguardo al ruolo e ai pos-
sedimenti del re di @anigalbat, potrebbe riflettere una scarsa conoscenza, da parte degli Ittiti all'epoca
di Salmanassar, dei modi dell'intervento politico assiro nei territori occidentali e una confusione sulle
competenze del re di Aššur e del “re di @anigalbat” 148; sembra invece difficilmente comprensibile
un'attività autonoma di un re di @anigalbat alla fine del regno di Adad-nērārī. Il testo potrebbe quindi
apparire (almeno ai nostri occhi) come una sorta di documento programmatico, contenente cioè tutti
gli argomenti e i motivi di contrasto che si ritrovano poi nelle altre lettere, anche di altra provenienza,
che documentano rapporti tra i due stati e sono attribuibili all'ultima fase del XIII secolo a.C. Per que-
sti motivi (tutt'altro che decisivi, occorre dirlo!), potremmo proporre questa lettera come prima testi-
monianza di una serie di frequenti scambi epistolari che ha interessato i due regni per un periodo di
30-40 anni (inizio del regno di Tut~alija IV – prima parte del regno di Šuppiluliuma II).
In via del tutto ipotetica, possiamo proporre il seguente ordinamento cronologico, all'interno di
questo periodo, per i testi delle tabelle 2 e 3:

KBo 1.14 (da Tut~alija IV a Salmanassar I?);


KBo 28.59 (da Salmanassar al re ittita);

rimane incerta la collocazione di KUB 3.73, che solo su base statistica potrebbe essere attribuito al
carteggio tra Tukultī-Ninurta I e Tut~alija IV, come forse, per gli stessi motivi, KUB 37.114;

KUB 3.125, probabilmente da Tut~alija a Tukultī-Ninurta;


KBo 28.61-64, da Tukultī-Ninurta ad un successore di Tut~alija, probabilmente Šuppiluliuma II.

In questa griglia essenziale occorre inserire i documenti in lingua ittita, prestando ovviamente attenzio-
ne a quanto indicato sopra sulla possibilità che certi testi siano veramente stati spediti e siano giunti
alla corte assira con la stessa forma e lo stesso contenuto (ovviamente tradotti in accadico) con i quali
sono giunti a noi. Con uguale attenzione è necessario trattare i casi dubbi, quelli cioè per i quali l'attri-
buzione al corpus della corrispondenza tra i re ittiti e i re assiri non è certa. D'altro lato, la Tabella 4
mostra comunque che nella maggior parte dei casi le lettere in lingua ittita conservano il nome di al-
meno uno dei corrispondenti, il che facilita la collocazione di massima in un periodo cronologico ab-
bastanza circoscritto. Ovviamente sempre in via ipotetica, si può dunque proporre la seguente tabella
cronologica:

148. Cfr. Cancik-Kirschbaum 1999: 221 per la collocazione di Qibi-Aššur (primo sukkallu rabû e šar māt @a-
nigalbat attestato) nell'ultima parte del regno di Salmanassar I.
Introduzione 29

nr. 1 KBo 1.14 da Tut~alija IV ? a Salmanassar I ?


nr. 4 KBo 18.24 da un re ittita a Salmanassar I
nr. 6 KBo 28.59 da Salmanassar I a un re ittita
nr. 18 KUB 23.99 da Tut~alija IV a Salmanassar I ?
nr. 11 KUB 3.73 da Tukultī-Ninurta I? a Tut~alija IV ?
nr. 23 KUB 37.114 da Tukultī-Ninurta I?? a Tut~alija IV ??
nr. 12 KUB 3.74 da Tut~alija IV a Tukultī-Ninurta I
nr. 15 KUB 3.125 da Tut~alija IV? a Tukultī-Ninurta I ?
nr. 17.I KUB 23.92, 23.103 = 40 77 da Tut~alija IV? a Tukultī-Ninurta I ?
nr. 3 KBo 18.20 da Tut~alija IV (o un suo successore) a Tu[kultī-Ninurta I]
nr. 21 KUB 23.109(+) da Tut~alija IV (o un suo successore) a Tukultī-Ninurta I
nr. 22 KUB 26.70 da Tut~alija IV (o un suo successore) a Tukultī-Ninurta I ?
nr. 5 KBo 18.25(+) da Šuppiluliuma II ? a Tukultī-Ninurta I ?
nr. 8 KBo 28.61-64 da Tukultī-Ninurta I a Šuppiluliuma II ?
nr. 24 KUB 57.8 da Šuppiluliuma II a Tukultī-Ninurta I ?

Tabella 5. Proposta di ordinamento cronologico di una parte delle lettere del corpus 149

È stata supposta una cadenza annuale per lo scambio di corrispondenza tra i faraoni e i Grandi Re asia-
tici all'epoca di el-Amarna 150; se si ipotizza una cadenza analoga, o leggermente più frequente, per il
caso che stiamo esaminando, e anche supponendo che tutti i testi redatti dalla cancelleria ittita e inseri-
ti in tabella abbiano seguito il normale iter dei documenti epistolari, risulta con evidenza che soltanto
una piccola parte, e per di più estremamente lacunosa, di questa documentazione è giunta fino a noi.
Questi pochi documenti testimoniano comunque, pur nella loro frammentarietà, una ricerca costante di
contatto e di dialogo. In seguito alle riletture da noi proposte, a parte il caso di KUB 23.101 (nr. 19), il
complesso della corrispondenza assiro-ittita appare dunque abbastanza omogeneo e conforme alle in-
dicazioni fornite da documenti di provenienza diversa, in particolare quelli di recente acquisizione. In
base a queste testimonianze la politica tra i due stati, almeno nella fase tarda del XIII secolo a.C., sem-
bra caratterizzata da una costante tensione e da un forte timore reciproco, accompagnati e attenuati pe-
rò da un continuo scambio di messaggi e di beni. Se talvolta queste tensioni sono sfociate in conflitti,
non sembra che siano stati tali da lasciare segni marcati e duraturi 151.

149. Come già indicato sopra, riteniamo quasi impossibile, per la mancanza di collegamenti sicuri tra le lettere
conservate, stabilire la cronologia relativa dei testi all'interno dei periodi di regno. All'interno dello stesso
periodo, quindi, la disposizione dei documenti nella tabella segue soltanto l'ordine numerico dei testi.
150. Cfr. recentemente Liverani 1999: 318 s.
151. In una nota al suo contributo del 1959 (p. 68) H. Otten (che si basava su un numero ancora limitato di te-
sti) osservava che le lettere, con l'eccezione di KUB 23.102, mostrano un atteggiamento amichevole tra le
due parti, ma aggiungeva che forse nel periodo della guerra la corrispondenza si era interrotta. Si noti però
che la guerra, secondo studi recenti (cfr. poco sopra), si sarebbe svolta proprio nel periodo tra la fine del
regno di Salmanassar e l'inizio del regno di Tukultī-Ninurta, quello cioè che sembra meglio documentato
dalla nostra corrispondenza.
30 Introduzione

5. Aspetti paleografici, linguistici e formali

5.1. Paleografia

Nel corpus delle lettere da noi analizzato si trovano tre diversi tipi di ductus, che si differenziano in
base al luogo in cui i testi furono redatti (@atti o Assiria) e, nel caso dei testi di origine ittita, in base
alla lingua (ittita o accadico). Nei tre paragrafi successivi saranno forniti in maniera riassuntiva i dati
relativi alla paleografia dei testi in lingua ittita (§ 5.1.1.1), di quelli in lingua accadica di redazione
ittita (§ 5.1.1.2) e di quelli di provenienza assira (§ 5.1.2).
Agli aspetti paleografici dei testi appartenenti al carteggio tra le corti ittita ed assira è dedicato uno
studio specifico di W. Wouters (Wouters 1998), che utilizza l'analisi del ductus al fine di stabilire una
sequenza cronologica tra alcune lettere 152. Esso risente tuttavia della mancanza di valide premesse
metodologiche, fattore, questo, che rende in parte poco convincenti alcune delle conclusioni cui l'auto-
re giunge. Per esempio, del tutto inaccettabile risulta l'analisi della lettera in accadico KBo 1.14 (Wou-
ters 1998: 269 s.). Questo testo presenta infatti un ductus di tipo “(assiro-)mittanico” 153, per il quale
non valgono i criteri di datazione utilizzati per l'analisi paleografica dei normali testi in lingua itti-
ta 154. Altro punto debole dell'analisi di Wouters è rappresentato dai segni che egli utilizza come deci-
sivi ai fini della datazione di un manoscritto: non vengono infatti mai presi in considerazione segni
quali EN, QA, UN, KI, DA e IT, che sono invece fondamentali ai fini della datazione di manoscritti it-
titi della seconda metà del XIII secolo a.C. (v. infra, § 5.1.1.1) 155. Su un piano più generale, infine,
non è possibile condividere il ricorso che Wouters fa in alcuni casi al concetto di “copia” per datare il
manoscritto di una lettera (per es. Wouters 1998: 270 ad KBo 1.14, 271 ad KUB 23.103, 272 ad KBo
18.24), quasi fossimo di fronte a testi di tipo “letterario” 156. Le lettere non sono infatti da considerare
alla stregua di quei testi che appartenevano alla tradizione scrittoria e dunque erano sottoposti a copia-
tura in epoche successive, come i rituali, i testi storici o i testi mitologici, bensì sono perlopiù mano-
scritti “originali” 157.

152. Si tratta delle seguenti lettere: KBo 1.14, KUB 23.102, KUB 23.92 // KUB 23.103, KUB 23.88, KUB
23.99, KBo 18.24, KUB 3.74, KUB 23.101. Per KUB 23.88 l'autore, pur supponendo una provenienza
dall'Assiria, utilizza gli stessi criteri di analisi paleografica applicati agli altri testi di redazione ittita.
153. Per questa denominazione v. infra, 5.1.1.2 e il commento a KBo 1.14, nr. 1.
154. In particolare, ritenere che la forma del segno @A con un unico grande angolare sia “new” e “decisive in
dating this tablet” (Wouters 1998: 270) è errato. Lo stesso dicasi per le forme di AK e IK, che non posso-
no essere ritenute nel contesto di KBo 1.14 come “typical forms from the reign of @attu^ili III down to the
end of the empire” (Wouters 1998: 269). Queste forme di segno considerate come un'innovazione del XIII
secolo a.C. nell'ambito del ductus ittita erano infatti in uso già molto prima nel ductus “(assiro-)mitta-
nico”, risalendo addirittura al corsivo di epoca paleobabilonese tarda della Mesopotamia settentrionale
(cfr. in generale Wilhelm 1984: 648 s.; su IK e AK in particolare v. ora le osservazioni di Klinger 1996:
35). Pertanto la conclusione cui giunge Wouters, che KBo 1.14 sia una “very late copy” di un originale
dell'età di @attušili III probabilmente scritto in ductus medio-assiro, si fonda su presupposti non validi.
Sull'analisi paleografica di KBo 1.14 v. specificamente infra, § 5.1.1.2, e il commento al testo.
155. Riguardo a questo aspetto, va però detto che negli anni cui tale contributo risale (pubblicato nel 1998, esso
data in realtà al 1987) gli strumenti di analisi paleografica dei testi ittiti di epoca tarda non erano ancora
stati affinati come lo sono invece ora, e dunque Wouters non poteva disporre di una base sufficientemente
solida. Per i criteri di datazione dei testi in ductus ittita della seconda metà del XIII secolo e per la biblio-
grafia in materia v. infra, § 5.1.1.1.
156. Utilizziamo questo concetto nel senso indicato da van den Hout 2002.
157. Cfr. a tal proposito Klinger 1996: 33 n. 8 e il recente contributo di van den Hout 2002 sopra menzionato,
che offre un'utile panoramica generale del materiale scrittorio ittita, suddividendolo in texts with dupli-
Introduzione 31

Nell'analisi da noi condotta del ductus dei testi della corrispondenza assiro-ittita si è pertanto
tenuto conto di questi presupposti, separando le lettere in lingua ittita da quelle in lingua accadica, per
le quali non valgono gli stessi criteri di datazione, e prescindendo dal concetto di “copia più recente”
nell'attribuzione di un testo ad un determinato periodo.

5.1.1. Testi redatti a @attuša


5.1.1.1. Lettere in ittita

A differenza di altri ambiti di ricerca sul cuneiforme, dove poca attenzione viene riservata agli aspetti
della paleografia, nell'ittitologia si è venuto sviluppando ormai da qualche decennio un particolare in-
teresse per l'analisi paleografica, ai fini soprattutto della datazione dei testi 158. È difficile trovare oggi
un'edizione filologica di un testo ittita che non presti attenzione agli aspetti paleografici. I risultati sen-
za dubbio più significativi raggiunti dalle indagini paleografiche condotte sui testi ittiti consistono nel-
l'aver fornito i criteri utili a distinguere tra manoscritti redatti in età antico-ittita, in età medio-ittita o
in età imperiale, con ricadute spesso cruciali circa la datazione di testi importanti dal punto di vista
storico 159.
Nell'introduzione a Hethitische Keilschrift-Paläographie II, E. Neu sottolineava come le lettere
non rientrassero tra le categorie testuali prese in considerazione ai fini dell'analisi del ductus, in quan-
to “individuell geprägt” per quel che concerne non solo il lessico e lo stile, ma anche la grafia e la for-
ma dei segni, e dunque non necessariamente corrispondenti ai testi ufficiali della cancelleria (Neu –
Rüster 1975: 3 n. 6). Recentemente J. Klinger critica invece il fatto che A. Hagenbuchner, nella sua
edizione della corrispondenza ittita, non si sia servita in maniera dettagliata dello strumento paleogra-
fico per la datazione delle lettere, che si sarebbe rivelato invece assai utile per il loro carattere di “Ori-
ginale”, non di “Abschriften” (Klinger 1996: 33 s. n. 8) 160. Se l'affermazione di Neu risulta del tutto
giustificata per il periodo in cui venne formulata — si era difatti agli inizi degli studi sulla paleografia
ittita —, ciononostante ci sembra altrettanto legittima l'opinione espressa da Klinger 161. In questo sen-
so va visto il nostro lavoro di analisi paleografica delle lettere in lingua ittita appartenenti al carteggio
con l'Assiria, come un primo tentativo cioè di applicare in maniera sistematica a un gruppo di testi
epistolari storicamente assai importanti i criteri elaborati nell'ittitologia al fine di datare paleografi-

cates e “unica”. Le lettere appartengono a questa seconda categoria di testi (van den Hout 2002: 864, 869,
872 s.), di cui non si redigevano normalmente duplicati e che erano conservati per scopi eminentemente
pratici ed amministrativi. L'unica eccezione a questa regola riguardante i testi epistolari è rappresentata
proprio dalle lettere appartenenti al carteggio con l'Assiria conservate sulle “Sammeltafeln” KUB 23.92 e
KUB 23.103 (nr. 17), su cui cfr. supra, § 4.1. Tra l'altro, come già si è detto al § 1.1, i testi in lingua ittita
facenti parte del carteggio con l'Assiria erano chiaramente testi non ufficiali (bozze preparatorie o copie
d'archivio con la traduzione del testo accadico; cfr. anche le nostre osservazioni in § 5.3), e dunque è assai
poco probabile che si redigessero duplicati di questi testi in epoche successive a quella della loro origi-
naria redazione.
158. Per un'utile e chiara sintesi sui principali studi di paleografia ittita e sui metodi in essa adottati rimandia-
mo a de Martino 1992.
159. Per alcuni di questi esempi v. sempre de Martino 1992.
160. Cfr. anche Starke 1992: 808 s. e Klinger 1998: 367 n. 5.
161. Lo stesso può dirsi dei testi oracolari. Sempre secondo E. Neu, infatti, non era possibile applicare nemme-
no a questi testi i criteri di analisi paleografica per motivi analoghi a quelli delle lettere (Neu _ Rüster
1975: 3 n. 6). Oggi, anche per i testi oracolari, si usano gli stessi criteri di datazione su base paleografica
utilizzati per tutti gli altri tipi di testi, come mostrano, tra gli altri, i recenti studi di van den Hout 1998a e
Orlamünde 2001.
32 Introduzione

camente i manoscritti 162. Inoltre, essendo tutti questi testi databili storicamente con sicurezza al XIII
secolo a.C. 163, essi risultano, per il loro carattere di “originali” (v. supra), un campo di analisi privile-
giato riguardo al problema della differenziazione all'interno del ductus ittita nel corso del XIII secolo,
un tema, questo, oggi al centro del dibattito tra gli studiosi.
È solo in anni relativamente recenti che si è infatti inziato a prestare attenzione alle caratteristiche
paleografiche che distinguono i testi redatti nel XIII secolo a.C. da quelli redatti nella seconda metà
del XIV secolo. A tal proposito rimandiamo ai fondamentali contributi di van den Hout 1989: 326 ss. e
Klinger 1996: 32 ss. che, approfondendo e precisando l'analisi del ductus di età imperiale offerta da
Starke 1990: 24 ss., giungono a stabilire che esso va distinto non in due fasi, come per Starke (“IIIa” e
“IIIb” secondo la sua definizione), bensì in tre (“IIIa”, “IIIb” e “IIIc”). Volendo delimitare cronologi-
camente queste tre fasi, si può grosso modo dire che la fase “IIIa” va dalla seconda metà circa del
regno di Šuppiluliuma I fino all'età di regno di Muršili II, dunque fino al 1300 ca.; la fase “IIIb” va dal
regno di Muwatalli II 164 fino alla prima parte del regno di Tut~alija IV, coprendo dunque buona parte
del XIII sec.; la fase “IIIc” corrisponde al periodo che va dalla seconda parte del regno di Tu~alija IV
fino alla caduta dell'Impero ittita. Per le caratteristiche distintive di questi tre tipi di ductus e per la
loro distribuzione all'interno dei testi attribuibili a questi sovrani rimandiamo alle analisi dei già citati
van den Hout 1989 e Klinger 1996.
Ci limitiamo a notare come sussistano ancora dei dubbi circa la datazione di alcuni manoscritti
redatti nel XIII secolo, che contribuiscono a rendere ancora in parte incerta l'esatta suddivisione cro-
nologica dei tipi di ductus di età imperiale. Pensiamo, in particolare, ad alcuni testi composti sotto Mu-
watalli II, per i quali si ritiene che esistano copie recenziori, redatte in un'epoca successiva rispetto a

162. Qualche residuo dubbio circa le conclusioni cui giungiamo (su cui v. infra) potrebbe nascere proprio dalla
mancanza di un lavoro sistematico di analisi paleografica di tutto il complesso delle lettere in lingua ittita.
Ci si può infatti chiedere se le caratteristiche di alcuni segni, che noi reputiamo derivanti da una loro evo-
luzione in senso diacronico, non siano piuttosto dipendenti, come pensava Neu, da fattori redazionali con-
tingenti come la rapidità di esecuzione o la scarsa cura calligrafica degli scribi. Questi dubbi paiono legit-
timi qualora si confronti, per es., il repertorio di segni presenti nelle lettere di Maşat fornito da Alp 1991:
113-118. In questi testi, databili all'epoca medio-ittita, comparirebbero, secondo quanto riportato da Alp,
delle varianti di segni che sulla base dei criteri di datazione paleografica attualmente usati e da noi qui se-
guiti dovrebbero entrare in uso nel cuneiforme ittita solo alla fine del XIII secolo a.C. Pensiamo in parti-
colare alle forme recenziori di EN (Alp 1991: 114, Nr. 65/1), UN (ibid., 116, Nr. 161/4), DA (ibid., 116,
Nr. 166/1-3), IT (ibid., 116, Nr. 167/10), @A (ibid., 118, Nr. 308/7), che sono da noi ritenute caratteristi-
che del ductus cosiddetto “IIIc” della fase finale del XIII secolo (v. infra). Diversi sono tuttavia i problemi
a tal proposito. In primo luogo manca purtroppo in Alp 1991 l'indicazione delle attestazioni delle singole
varianti, sicché resta il dubbio se, dove e in che misura alcuni segni veramente ricorrano; inoltre andrebbe
distinto tra testi provenienti da @attuša e testi redatti a Tapikka, per capire se certe varianti si trovino nei
testi redatti in provincia oppure nella capitale. Queste considerazioni ci portano a ritenere che i dati paleo-
grafici presentati da Alp per le lettere di Maşat non siano sufficienti ad inficiare i risultati della nostra
analisi paleografica sulle lettere assiro-ittite.
163. Con l'eccezione probabilmente del solo testo KUB 23.101 (nr. 19), che proprio i dati paleografici portano
a datare eventualmente anche alla fine del XIV secolo; v. infra e commento filologico al testo.
164. Cfr. a tal riguardo già Archi 1975b, che giustamente stabilisce come sia proprio sotto Muwatalli II che al-
cuni dei tratti distintivi del ductus ittita più recente (per es. la forma recenziore del segno LI) fanno la loro
comparsa. L'età di Muwatalli costituirebbe cioè una sorta di spartiacque, di linea di demarcazione, tra un
ductus di tradizione più antica, che dall'età antico-ittita giunge con minime variazioni fino all'epoca di
Muršili II, e un ductus tipologicamente più recente, utilizzato poi sistematicamente a partire dall'età di
@attušili III (cfr. anche Singer 1996a: 122 e Archi 1977).
Introduzione 33

quella di regno del suddetto sovrano 165. Così per es. si ritiene che i due manoscritti KUB 6.45+ e
KUB 6.46 che tramandano la preghiera al dio della Tempesta pi~aššašši (CTH 381.A e B) siano copie
di età più tarda; lo stesso dicasi per KUB 21.2++, uno dei manoscritti del trattato con Alakšandu (CTH
76.C), laddove invece KUB 19.6++ e KUB 21.5++ (CTH 76.A e B) rappresenterebbero dei manoscrit-
ti contemporanei a Muwatalli 166. Nel suo recente studio della preghiera al dio della Tempesta pi~aš-
šašši, Singer (1996a: 126, 142) arriva invece ad ipotizzare con cautela, dopo un'esemplare ed acuta
analisi della paleografia e della storia redazionale del testo, che i due manoscritti KUB 6.45+ e KUB
6.46 siano in realtà stati scritti durante il regno di Muwatalli. Ciò comporta che alcune varianti di se-
gno ritenute dagli studiosi come tipiche del ductus cosiddetto “IIIc” siano già in uso all'epoca di Mu-
watalli (in particolare si tratta delle varianti recenziori di DA, KI, QA e IT; v. infra). Non è questa la
sede per approfondire tale problematica, che presupporrebbe una nostra analisi sistematica del mate-
riale testuale ittita sicuramente databile al XIII secolo a.C. La conclusione che comunque si può trarre
è che non solo è ancora necessaria una certa cautela nel maneggiare i criteri di datazione paleografica
dei testi del XIII secolo, ma soprattutto che non si deve procedere a datare automaticamente un mano-
scritto solo sulla base dell'occorrenza sporadica di singole varianti di segno, bensì bisogna prestare at-
tenzione alla frequenza di attestazione di determinate varianti e alla loro coesistenza (criterio statistico
e cumulativo-combinatorio) 167.

165. Questa è, di fatto, una delle principali difficoltà relative alla datazione su base paleografica dei manoscritti
del XIII secolo: poter stabilire cioè se un documento, di cui un determinato sovrano è sicuramente l'auto-
re, sia un manoscritto ad esso contemporaneo oppure una copia più tarda. Nel caso delle lettere questa dif-
ficoltà non dovrebbe comunque porsi, essendo perlopiù esemplari unici privi di copie recenziori (v. a tal
proposito quanto osservato supra).
166. V. Klinger 1996: 37 con n. 20.
167. Cfr. in particolare van den Hout 1989: 342 e Singer 1996a: 122 sulla necessità di seguire un criterio stati-
stico e cumulativo. Vorremmo tuttavia brevemente soffermarci sul caso emblematico della variante del se-
gno QA considerata recenziore, non più con un semplice orizzontale iniziale, ma con un cuneo obliquo po-
sto sopra l'orizzontale iniziale oppure con due cunei obliqui inziali (v. infra). Secondo van den Hout 1989:
341 s. questa forma del segno QA sarebbe attestata solo a partire dall'età di @attušili III, non comparendo
mai in testi databili prima di questo sovrano (opinione, questa, ripresa anche da Hazenbos 2003: 5), e si af-
fermerebbe successivamente come uno dei tratti tipici del ductus “IIIc”. In realtà, come ha mostrato Singer
1996a: 123, questa variante del segno QA compare nel cosiddetto “postscript” della preghiera di Muwatal-
li al dio della Tempesta pi~aššašši (KUB 6.45+ IV 61), aggiunto probabilmente da un supervisore che ha
controllato e corretto in alcuni punti il testo della preghiera e che utilizza varianti di segni non altrimenti
presenti in questa tavoletta. Ora, di tale variante del segno QA esiste addirittura un'attestazione di epoca
medio-ittita, trascurata finora dagli studiosi, nel colofone del testo KBo 32.10, appartenente alla compo-
sizione bilingue hurrico-ittita “Canto della liberazione” e che mostra tratti tipici del ductus medio-ittita
(cfr. la forma del segno DA). A tal proposito H. Otten nota in KBo 32, Inhaltsübersicht, IV n. 5: “Zeichen
QA mit eingeschriebenem Keil, was in mh. Kontext nicht zu erwarten wäre (Sonderformen in Kolophonen
sind häufiger belegt)”; cfr. anche Neu 1996: 3. La medesima variante del segno QA si trova tra l'altro già
nella lettera che @attušili I inviò a Tunija di Tikunani (Salvini 1994, in particolare p. 74; cfr. inoltre le os-
servazioni di Klinger 1998 a proposito del ductus di questa lettera in rapporto al normale ductus antico-
ittita) ed è comunque tipica del ductus mittanico, assiro-mittanico e medio-assiro arcaico. Ciò nulla toglie
alla validità generale dell'osservazione di van den Hout — tanto che noi stessi abbiamo adottato il segno
QA come uno dei segni guida per la determinazione del ductus dei nostri testi —, ma mostra come certe
varianti di segno fossero già in epoca precedente note agli scribi ittiti, anche se non correntemente usate,
per poi entrare a far parte solo successivamente del repertorio canonico. Alla luce di quanto qui osservato
circa il segno QA, perde a nostro avviso in validità l'affermazione di van den Hout 1989: 342 secondo cui
almeno in presenza della variante recenziore del segno UN (per la quale v. infra) è possibile una datazione
quasi automatica di un manoscritto all'età di Tut~alija IV o Šuppiluliuma II. Anche in questo caso sarà
34 Introduzione

A queste osservazioni più generali circa le incertezze che ancora sussistono nella precisa datazione
dei manoscritti del XIII secolo, va aggiunto un altro aspetto da non trascurare nell'analisi paleografica.
Si tratta dello stato altamente frammentario dei testi da noi presi in esame. Talvolta si tratta veramente
di poche righe, e basare su minuscole porzioni conservate il giudizio complessivo sulle caratteristiche
paleografiche di un testo può essere assai rischioso 168. Nel datare i testi ci siamo pertanto sempre atte-
nuti ad un criterio combinatorio e cumulativo: “combinatorio” tra elementi storico-contenutistici e ca-
ratteristiche del ductus; “cumulativo” all'interno dell'analisi paleografica, prendendo cioè in conside-
razione la ricorrenza coerente di certe caratteristiche e non basando automaticamente la datazione sul-
l'occorrenza di una singola variante di segno.
Poiché le lettere appartenenti al nostro corpus sono cronologicamente collocabili, sulla base di ele-
menti storico-contenutistici, nel XIII secolo (come già più volte ricordato, con la sola eccezione, pro-
babilmente, di KUB 23.101, nr. 19, per la quale non è da escludere una datazione alla fine del XIV
secolo), ci siamo concentrati, nell'analisi paleografica, su quelle varianti di segno che caratterizzano i
manoscritti di epoca più tarda, per cercare di individuare quali testi presentino il ductus di tipo “IIIc”,
cioè quello più recente. Sulla scorta di quanto stabilito da van den Hout 1989 e Klinger 1996, abbiamo
scelto i seguenti segni guida, che riteniamo essere determinanti ai fini di una datazione su base paleo-
grafica per i manoscritti della seconda metà del XIII secolo 169:

DI: la variante recenziore presenta un solo cuneo angolare iniziale, seguito da un verticale prima dei due oriz-
zontali (cfr. HZL Nr. 312/8-9).
EN: nella variante recenziore manca il piccolo verticale sottoscritto all'orizzontale iniziale (cfr. HZL Nr.
40/C).
@A: nella variante recenziore c'è un unico grande angolare che segue i due verticali (cfr. HZL Nr. 367/B).
KI: come per il segno DI, la variante recenziore presenta un solo cuneo angolare iniziale, seguito da un verti-
cale prima dei tre orizzontali (cfr. HZL Nr. 313/19-24).
QA: la variante recenziore presenta un cuneo obliquo posto sopra l'orizzontale oppure due cunei obliqui che si
incrociano (cfr. HZL Nr. 21/B e le varianti 21/6-7).
UN: nella variante recenziore manca il piccolo verticale che interseca i due orizzontali iniziali (cfr. HZL Nr.
197/8).

A questi segni abbiamo aggiunto come tipico, a nostro avviso, del ductus più recente anche il segno
KU nella variante con cuneo verticale iniziale (cfr. HZL Nr. 206/4-5). Questa forma del segno KU e le
due suddette dei segni DI e KI si affiancano solo in epoca più recente alla forma tradizionale che que-
sti segni hanno nel repertorio ittita.

invece necessaria una maggiore cautela (cfr. anche Hazenbos 2003: 5 n. 32, che nota come tale variante
del segno UN sia presente nella tabella dei segni delle lettere di Maşat in Alp 2001: 116 Nr. 161, riguardo
alla quale si vedano però le nostre osservazioni supra, nota 162).
168. Sarebbe infatti sbagliato pretendere di datare automaticamente un frammento mal conservato, magari sulla
base dell'occorrenza di un unico segno particolare, a Muwatalli II, piuttosto che a @attušili III o Tut~alija
IV o Šuppiluliuma II.
169. Secondo van den Hout 1989: 342, i segni che caratterizzano il ductus di tipo “IIIc” sono QA, EN, BI, UN
e @A. Riguardo al segno BI, ora van den Hout ha mutato d'opinione (v. Hazenbos 2003: 5 n. 30 e cfr. an-
che quanto osservato circa le varianti del segno BI da Klinger 1996: 37 s. n. 22), per cui restano i segni
QA, EN, UN e @A (v. anche van den Hout 1998a: 36). Secondo Klinger 1996: 38, i segni caraterizzanti
sono invece DI, @A, KI e UN.
Introduzione 35

Altri segni da noi ritenuti significativi sono DA e IT. Nella variante recenziore, che diviene predo-
minante soprattutto a partire dall'epoca di Tut~alija IV 170, il secondo degli orizzontali è semplice, non
più “gebrochen”. Ad essi abbiamo aggiunto anche il segno LI, la cui variante recenziore (cfr. HZL Nr.
343/B) rappresenta, come è noto, una delle principali marche paleografiche utili per datare un mano-
scritto al XIII secolo 171.
La frequenza dei suddetti segni nei singoli testi è visualizzata nella tabella alla pagina seguente
(Tabella 6), dove si presenta il numero di occorrenze di un segno nella variante più antica (ant.) oppu-
re in quella più recente (rec.), che abbiamo descritto sopra e che rappresenta la forma di segno tipica
del ductus “IIIc” 172. Ribadiamo comunque che la datazione su base paleografica dei testi ittiti da noi
analizzati si basa su un criterio cumulativo-combinatorio e non sull'occorrenza sporadica o isolata di
singole varianti recenziori.
Per un'analisi dettagliata degli aspetti paleografici dei singoli testi rimandiamo ai rispettivi com-
menti filologici. Qui di seguito ci limitiamo a fornire un breve commento ai dati visualizzati nella ta-
bella. Il dato che emerge subito evidente è che almeno tre lettere, che su base storico-contenutistica
sono da datare alla fase finale del XIII secolo a.C. 173, mostrano di fatto una facies paleografica par-
ticolare, caratterizzata da un marcato e coerente prevalere delle forme più recenti dei segni guida. Que-
sti testi possono essere pertanto catalogati come esempi di tavolette redatte in ductus “IIIc”. Si può al-
tresì concludere che alcune caratteristiche paleografiche risultano effettivamente non connesse alla ti-
pologia testuale della lettera e dunque determinate da fattori redazionali, bensì legate all'evoluzione
del ductus ittita, quale è riscontrabile anche in altre categorie di documenti, a conferma dunque che i
criteri di datazione paleografica si possono applicare con una certa affidabilità anche alle lettere.
Un altro testo che mostra alcune delle caratteristiche del ductus “IIIc”, anche se in alternanza con
forme di segno più antiche, è KBo 18.24 (nr. 4), una cui attribuzione alla fase iniziale del regno di
Tut~alija IV si basa sulla presenza del nome di Salmanassar I come destinatario (v. commento storico
al testo). È interessante notare come questo testo, ancora ascrivibile a nostro avviso alla fase “IIIb”,

170. V. Klinger 1996: 37 s.


171. Va notato che nel caso dei segni DA e IT l'innovazione del segno è dovuta alla semplificazione della sua
forma precedente tramite l'eliminazione del doppio orizzontale centrale, che diviene unico. Lo stesso vale
probabilmente per l'eliminazione del piccolo verticale iniziale in EN e in UN. Nel caso dei segni DI e KI,
KU, LI e QA si tratta invece di un vero e proprio cambiamento strutturale del segno. Le forme recenziori
di questi segni, in precedenza estranee al ductus ittita, trovano una precisa corrispondenza in quelle del re-
pertorio “(assiro-)mittanico”, e vanno considerate come recenziori solo nell'ambito dei testi in lingua ittita.
172. Nell'analisi paleografica dei singoli testi si sono presi in considerazione anche altri segni, come IK, URU,
ecc. che tuttavia ci paiono meno significativi ai fini di una distinzione cronologica tra testi del XIII secolo,
e pertanto non li abbiamo inclusi nella tabella. Per essi rimandiamo comunque alle indicazioni fornite nei
commenti ai singoli testi. Per es. nessun testo del nostro corpus presenta la variante più arcaica di IK,
avendo tutti quella recenziore (HZL Nr. 67/B). Un discorso a parte merita il segno TAR, la cui variante
più arcaica (HZL Nr. 7/A-B) è attestata ancora fino all'epoca di @attušili III. Tale variante si trova tuttavia
in un solo testo del nostro corpus, KUB 23.101 (nr. 19), mentre gli altri presentano la forma recenziore
(HZL Nr. 7/C).
173. Si tratta dei testi KBo 18.25(+), nr. 5 (nome del sovrano ittita non conservato); KUB 26.70, nr. 22 (nome
del sovrano ittita non conservato); KUB 57.8, nr. 24 (di Šuppiluliuma II). Per un'attribuzione di KBo 18.
25 e KUB 57.8 al ductus “IIIc” cfr. già van den Hout 1989: 343. Per il solo testo KUB 57.8 è sicura l'attri-
buzione a Šuppiluliuma II, mentre per gli altri due una datazione tarda è comunque garantita dalla presen-
za del nome di Tukultī-Ninurta; cfr. in proposito i nostri commenti ai testi.
36 Introduzione

DA DI EN @A IT 174 KI KU LI QA UN

ant. ant. ant. ant. ant. ant. ant. ant. ant. ant.
rec. rec. rec. rec. rec. rec. rec. rec. rec. rec.
2
KBo 18.20

1 3 3 2 11 13 3
KBo 18.24
3 10 3 4 2
1 1 3 6 1
KBo 18.25 (+)
1 3 5 4 3 3
1 2
KUB 3.74
1 1 1
5 2 6
KUB 23.88
3
2 2 1 5 3? 6 7 1 2 1
KUB 23.92 ?
1 3
?
4 7 12 9 18 30 2 2 5
KUB 23.103
4 2 8?
1 2 1 2 2 1
KUB 40.77

1 3 2 3
KUB 23.99
1
3 3 4 5 10 1 8
KUB 23.101

3 11 5 6 9 1
KUB 23.102
1 1 3
KUB 23.109 2 3 1 1
(+) 4

KUB 26.70
1 2 1 3 1
?
1 1 5
KUB 57.8
6 1 1 3 3? 3 7 1 1

Tabella 6. Occorrenze dei segni caratteristici del ductus “IIIc” nei testi del corpus

174. Per quanto concerne la forma del segno IT, in alcuni casi non è stato possibile determinare con sicurezza
nemmeno sulla base della foto se il secondo orizzontale fosse semplice o “gebrochen”, donde il punto di
domanda posto talvolta accanto al numero di attestazioni di tale segno.
Introduzione 37

risulti paleograficamente più innovativo rispetto al gruppo di testi KUB 23.92 // 23.103 // 40.77 (nr.
17.I-III), che datano invece ad un periodo di poco successivo, essendo abbastanza sicura una loro at-
tribuzione al carteggio tra Tut~alija IV e Tukultī-Ninurta I al momento della salita al trono di quest'ul-
timo 175. Questo gruppo di testi presenta infatti una spiccata prevalenza di forme più antiche, accanto a
rare occorrenze di forme recenziori in KUB 23.103, limitate, tra l'altro, ad una sezione di testo opera
di una mano diversa rispetto a quella dell'estensore dell'intero documento (v. commento) 176.
Difficilmente attribuibile su base paleografica ad un determinato sovrano, anche se databile alla
fase “IIIb”, è il testo KUB 23.102 (nr. 20), che presenta una situazione per certi aspetti contrastante.
Nel commento al testo proponiamo una datazione all'età compresa tra @attušili e la fase iniziale del
regno di Tut~alija.
Resta infine da osservare il testo KUB 23.101 (nr. 19), che a livello paleografico si differenzia sen-
sibilmente dal resto dei testi qui raccolti. Esso non solo non presenta infatti alcuna variante recenziore
dei segni guida 177, bensì mostra le varianti più arcaiche dei segni E e TAR, che non compaiono altri-
menti nei testi del nostro corpus. L'aspetto paleografico complessivo di questo testo si presenta dun-
que come anteriore rispetto a quello degli altri testi del corpus e sembra possibile una sua datazione tra
la fine del XIV e l'inizio del XIII secolo a.C.
Riassumendo queste brevi osservazioni circa i dati forniti nella tabella, si può stabilire la seguente
appartenenza dei testi sopra analizzati ai tre diversi tipi di ductus dell'età imperiale:

ductus “IIIc”: KBo 18.25(+), KUB 26.70, KUB 57.8;


ductus “IIIb”: KBo 18.24, KUB 23.92, KUB 23.103, KUB 40.77, KUB 23.102;
ductus “IIIa”: KUB 23.101.

Per quanto concerne i rimanenti testi, troppo frammentari, resta aperta la possibilità di un'apparte-
nenza al ductus “IIIb” o “IIIc” per KBo 18.20, KUB 3.74, KUB 23.99 e KUB 23.109(+), che sono co-
munque da attribuire all'età di Tut~alija IV per la presenza del nome di questo sovrano o del nome di
Tukultī-Ninurta I. Nulla si può dire invece su KUB 23.88.

5.1.1.2. Lettere in accadico

Due sole sono le lettere ittite destinate all'Assiria pervenuteci in lingua accadica, KBo 1.14 (nr. 1) e
KUB 3.125 (nr. 15), quest'ultima purtroppo assai frammentaria.

175. Un'attribuzione del testo a @attušili III / Salmanassar I su base esclusivamente paleografica, come propo-
sto da Wouters 1998: 270 s., non ci sembra convincente, essendo molti gli argomenti storico-contenutistici
a sfavore di tale ipotesi (v. in proposito il commento storico al testo).
176. Per quanto riguarda l'uso delle varianti più antiche dei segni @A, LI e UN, si può forse ricordare come es-
se compaiano anche nella Bronzetafel, che non presenta le forme recenziori di questi segni e che risulta
paleograficamente piuttosto conservativa (cfr. tabella in Otten 1988: 2). In essa sono però usate talvolta le
forme recenziori dei segni KI e DI, accanto a quelle più antiche.
177. L'unica variante di segno che può essere considerata recenziore è quella del segno SAR (HZL Nr. 353/6-
9), analoga a quella che si ritrova in KBo 18.24 (nr. 4). Come discutiamo nel commento al testo, la sola
presenza di questa variante di segno non ci sembra tuttavia sufficiente a datare il testo ad un'epoca più tar-
da rispetto a quella da noi proposta.
38 Introduzione

KBo 1.14 è scritta in un ductus particolare, di chiara ascendenza “(assiro-)mittanica” 178, che pre-
senta forme di segno estranee al repertorio ittita (per es. ŠA, LA, A", RU, TI), benché talvolta per uno
stesso segno si trovi, accanto alla variante “non ittita”, anche quella “ittita” normale (per i segni KAM,
LA, MEŠ, ŠA, TI, TU; cfr. commento al testo per i dettagli sulle attestazioni). La sporadica occorren-
za di forme di segno ittite lascia supporre che estensore di questo testo fosse uno scriba ittita che uti-
lizzava tuttavia un ductus differente da quello usato normalmente per i testi in lingua ittita, salvo tal-
volta inserire per errore forme di segno cui era evidentemente più aduso 179. Questo vale, in misura
maggiore, anche per KUB 3.125, che presenta un vero e proprio ductus misto, con alcune forme di
segno estranee al ductus ititta e coincidenti invece col ductus “(assiro-)mittanico” (come nel caso dei
segni ŠA, LA, A", KU), che si alternano a forme di segno tradizionali ittite, sconosciute o solo rara-
mente attestate invece nel ductus “(assiro-)mittanico” (come nel caso del segno @A con due angolari e
KI con due angolari iniziali; v. commento al testo per i dettagli in proposito) 180. Anche i segni RU e
TI presentano in KUB 3.125 solo la forma ittita, non quella “(assiro-)mittanica”.
La presenza di forme di segno ittite ci assicura dunque che a redigere questi testi epistolari in ac-
cadico furono scribi della cancelleria ittita, che verosimilmente maneggiavano anche un ductus dalle
caratteristiche diverse da quello normalmente in uso per i testi ittiti 181. Questo dato ci sembra di estre-
mo interesse riguardo al complesso ed articolato problema circa i criteri da adottare nell'analisi paleo-
grafica dei testi non letterari in lingua accadica da Boğazköy che presentano un ductus differente da
quello tipicamente ittita, ed indica come non sia necessariamente da postulare in questi casi sempre e
soltanto una redazione da parte di scribi stranieri o comunque estranei all'ambiente ittita 182.

178. Utilizziamo questo termine in maniera generica, come etichetta, per indicare il fatto che alcune forme di
segno tipiche del ductus di questo testo (in particolare ŠA, LA, LI, RU, GI, TI) mostrano notevoli somi-
glianze, se non addirittura coincidenze, con il ductus mittanico delle lettere di Tušratta, con quello assiro-
mittanico di alcuni rituali accadici da Boğazköy e con quello medio-assiro del XIV secolo a.C. A tal pro-
posito rimandiamo, per un confronto tra le forme di segno “non ittite” in KBo 1.14 (e in parte anche in
KUB 3.125) e quelle nei suddetti tipi di ductus, alle utilissime tavole in Schwemer 1998: 17-39.
179. In ciò discordiamo da Klinger 2003: 248 n. 35, che sembra considerare invece KBo 1.14 come l'opera di
uno scriba specialista non ittita (cfr. p. 247: “Spezialisten […], von denen man wird annehmen dürfen, daß
sie mit großer Wahrscheinlichkeit keine Hethiter waren, ja vielleicht nicht einmal in @attuša arbeiteten”),
basando la sua affermazione anche sul dato linguistico dei numerosi assirismi presenti in KBo 1.14. Come
analizzato in dettaglio nel nostro commento al testo, in realtà l'uso di questi assirismi non sempre è coe-
rente e talvolta compaiono forme estranee al medio-assiro. Anche il sillabario utilizzato rimanda ad uno
scriba di ambito ittita. Che KBo 1.14 sia opera di un ittita ci sembra comunque confermato, in ogni caso,
dall'uso sporadico di segni tipici del repertorio ittita. Trattandosi di un testo epistolare, per il quale è diffi-
cile pensare che si tratti di una copia (v. quanto detto in precedenza, al § 5.1, circa il carattere di “origi-
nali” delle lettere), ci sembra poco probabile che l'alternanza di segni non ittiti e ittiti sia imputabile a
scarsa fedeltà da parte dello scriba nella copiatura da un manoscritto che presentava solo forme di segno
estranee al repertorio ittita ed opera di uno straniero, fenomeno, questo, documentato invece per i testi let-
terari di origine mesopotamica ricopiati da scribi ittiti (v. Wilhelm 1994c: 7 s.; Schwemer 1998: 13 s.).
180. Queste forme dei segni @A e KI sono attestate rispettivamente una sola volta nel ductus mittanico e in
quello medio-assiro del XIV sec.; v. Schwemer 1998: 16 s.
181. Come già osservato supra alla nota 179, proprio il genere testuale della lettera ci porta a ritenere come
l'alternanza tra segni ittiti e non ittiti sia più verosimilmente dovuta ad un uso contemporaneo di due tipi
di ductus, che non a motivi di copiatura. Su questi problemi v. ora anche Schwemer 2004: 76.
182. Per una discussione di questo problema rimandiamo al recente ed approfondito contributo di J. Klinger
(Klinger 2003), che tuttavia si concentra sui trattati internazionali e dedica alle lettere solo brevi — e a
nostro avviso non sempre condivisibili — cenni (p. 247 s.; cfr. al riguardo supra, nota 179), annunciando-
ne una trattazione specifica in altra sede. In precedenza v. anche Klinger 1995: 237 e 1998: 373 s. Su posi-
zioni in parte differenti da quelle di Klinger v. il contributo di Beckman 1983 e, relativamente alla paleo-
Introduzione 39

5.1.2. Testi provenienti dall'Assiria 183

È noto come nel corso del XIII secolo a.C., probabilmente nel periodo a cavallo tra Salmanassar I e
Tukultī-Ninurta I, il ductus medio-assiro subisca un mutamento rispetto a quello del XIV secolo, che
risentiva dell'influenza mittanica 184. Alcuni segni presentano, a partire dalla seconda metà del XIII se-
colo, una forma decisamente diversa rispetto a quella del secolo precedente; caratterizzanti il ductus
medio-assiro di quest'epoca sono, tra gli altri, soprattutto i segni LI (cfr. Cancik-Kirschbaum 1996: 74
Nr. 59); SU (con i tre orizzontali inferiori in posizione obliqua; Cancik-Kirschbaum 1996: 73 Nr. 7),
ŠA (con uno o, talvolta, due angolari prima dei due verticali; cfr. Cancik-Kirschbaum 1996: 82 Nr.
353), TA (con i due angolari scritti prima dei tre verticali; cfr. Cancik-Kirschbaum 1996: 76 Nr.
139) 185.
Praticamente tutti i testi da noi raccolti e che riteniamo, in base al ductus, provenire dall'Assiria
presentano le forme di segno tipiche della seconda metà del XIII secolo a.C. Si tratta dei seguenti testi:
KBo 1.20 (nr. 2), KBo 28.60 (nr. 7), KBo 28.61-64 (nr. 8), KBo 28.67 (nr. 9), KBo 28.73 (nr. 10),
KUB 3.73 (nr. 11), KUB 3.75 (nr. 13), KUB 3.77(+)78 (nr. 14), KUB 37.114 (nr. 23). L'unica ecce-
zione sembra rappresentata da KBo 28.59 (nr. 6), che in base al līmu Adad-šamšī è verosimilmente da
datare all'epoca di Salmanassar I. Questo testo presenta ancora, nell'unico caso attestato, la forma più
arcaica del segno TA, simile a quella del ductus del XIV secolo (cfr. in particolare la forma di TA in
EA 16, di Aššur-uballi\) 186.
Alcuni dei testi sopra citati sono purtroppo dei miseri frustoli, sui quali quasi nulla si può dire. Sen-
za dubbio interessante è il testo nr. 8, KBo 28.61-64, in quanto ci tramanda con una certa sicurezza
quale doveva essere il ductus in uso nella cancelleria diplomatica di Tukultī-Ninurta I.
Un discorso a parte merita KUB 3.73 (nr. 11), il cui ductus, pur presentando forme di segno me-
dio-assire tipiche della seconda metà del XIII secolo, mostra alcune particolarità nell'esecuzione di
certi segni, che lo distinguono da quello in uso nei testi di Aššur o di Kār-Tukultī-Ninurta 187 e che la-
sciano supporre forse una sua provenienza da una zona periferica del regno 188.

grafia dei testi accadici da Boğazköy appartenenti alla tradizione letteraria, cfr. Wilhelm 1994c: 7; Schwe-
mer 1998: 8 ss.
183. Ringraziamo H. Freydank con il quale abbiamo potuto discutere la paleografia dei testi di provenienza
assira del nostro corpus e che ci ha fornito utili indicazioni al riguardo.
184. A tutt'oggi mancano opere di sintesi e di riferimento sul problema della paleografia dei testi medio-assiri
del XIII secolo. Come utile riferimento per il repertorio di segni medio-assiri della seconda metà del XIII
secolo e come termine di paragone per i segni contenuti nei testi da noi analizzati rimandiamo alle tabelle
paleografiche in Cancik-Kirschbaum 1996: 73 ss., che riportano le forme dei segni attestate nelle lettere da
Tall Šē~ Αamad (fine XIII sec.). Cfr. inoltre, anche se per un periodo successivo, il repertorio di segni nei
testi da Tall Bdēri in Maul 1992: 55 ss. e, per l'epoca di Tiglatpileser I, cfr. il pionieristico studio di Weid-
ner 1952-53: 197 ss. Per il ductus medio-assiro del XIV secolo e per i suoi rapporti col ductus della can-
celleria mittanica v. ora ampiamente Schwemer 1998: 15 ss.; cfr. anche Freydank 1988 relativamente alla
forma del segno TI.
185. Non mancano comunque eccezioni. Si veda per es. la forma di tipo “früh-mittel-assyrisch” del segno ŠA
nel testo MARV III 12 dell'epoca di Tukultī-Ninurta I (Freydank 1994).
186. Questa forma del segno TA ricorre frequentemente, accanto a quella più recente, anche in documenti giu-
ridici e amministrativi dell'epoca di Salmanassar I.
187. Dobbiamo questa osservazione a H. Freydank, che gentilmente ce l'ha comunicata oralmente (per i detta-
gli vedi il commento filologico al testo).
188. Questa conclusione si basa anche su argomentazioni di ordine linguistico, per cui rimandiamo al commen-
to filologico al testo.
40 Introduzione

5.2. Le lingue

Come per le scritture, anche nel caso delle lingue dobbiamo distinguere tra testi redatti a @attuša e te-
sti di provenienza assira, e, nel primo caso, tra testi in lingua ittita e testi in lingua accadica.
L'estrema frammentarietà con cui ci sono pervenute le lettere della corrispondenza tra Assiri e Ittiti
non permette di trattare aspetti particolari della lingua e dello stile epistolare assiro e ittita.
Per quanto concerne i testi di provenienza assira, per lo più assai frammentari, si può solo dire che
sono scritti nella lingua medio-assira del XIII secolo a.C. (cfr. tuttavia per alcuni tratti particolari il te-
sto KUB 3.73, nr. 11). I due testi accadici di redazione ittita, KBo 1.14 (nr. 1) e KUB 3.125 (nr. 15),
sono caratterizzati da un cospicuo numero di assirismi, che si spiegano probabilmente in base al luogo
di destinazione di queste lettere. I testi ittiti, infine, presentano i tratti tipici della lingua ittita del XIII
secolo.
Per l'analisi di alcuni aspetti linguistici ed ortografici di particolare interesse rimandiamo ai commenti
filologici ai singoli testi; per gli aspetti legati al formulario rimandiamo invece al successivo § 5.3.

5.3. Aspetti formali: formule di indirizzo, formule di saluto, titolature

5.3.1. La formula di indirizzo delle lettere, contenente l'indicazione del mittente e del destinatario con
i rispettivi titoli, così come la formula augurale di saluto precedente il testo vero e proprio dell'episto-
la, seguivano nel Vicino Oriente antico schemi ben precisi, volti a garantire, a seconda delle diverse
epoche ed aree geografiche, il rispetto o delle regole della cortesia epistolare o del rango del partner 189.
Due fattori pongono dei limiti all'analisi di questi elementi nelle lettere appartenenti al carteggio tra
re ittiti ed assiri: da un lato lo stato estremamente frammentario e il numero esiguo dei testi, soprattutto
di provenienza assira, ma anche di parte ittita; dall'altro il carattere di testi non ufficiali di questi ultimi
(bozze preliminari o copie del testo accadico definitivo), che evidentemente non erano oggetto di par-
ticolare cura redazionale da parte degli scribi riguardo a tali aspetti formali. Le conclusioni che si pos-
sono trarre sono dunque in parte provvisorie.

5.3.2. La seguente tabella visualizza il rapporto numerico tra i testi in cui l'incipit è conservato e
quelli in cui è invece andato perduto, distinti in base al luogo di redazione:

189. In generale sulle formule introduttive e di saluto nelle lettere in lingua accadica cfr. Salonen 1967
(dall'epoca antico-accadica a quella neo-assira). Più recentemente per l'età antico-babilonese v.
Sallaberger 1999: 22 ss. Per l'epoca di el Amarna v. le osservazioni di Kühne 1973: 52 n. 241, 53 n. 248,
57 n. 274, 59 n. 286, 86 n. 424; Moran 1992: xxii s.; Liverani 1998: 53 ss.; 1999: 335 ss. Per le lettere di
epoca medio-assira v. Cancik-Kirschbaum 1996: 53 ss.; per le lettere ittite v. Hagenbuchner 1989a: 40 ss.;
Alp 1991: 5; Edel 1994a: 310 s.; per le lettere da Ugarit v. Yamada 1992 e Zeeb 1992: 487 ss.
Introduzione 41

Numero complessivo
Luogo di redazione Con incipit conservato Senza incipit conservato
di lettere
@atti 15 ittita 7 a1 accadico 1 a2 ittita 6b1 accadico 1b2
Assiria 10 2c 8d
Incerto 1 1e

a1: nr. 3, 4, 12, 17.III, 18, 21, 24 c: nr. 6, 23


a2: nr. 15 d: nr. 2, 7, 8, 9, 10, 11, 13, 14
b1: nr. 5, 17.I, 17.II, 19, 20, 22 e: nr. 16
b2: nr. 1

Su un totale di 26 lettere appartenenti al nostro corpus, ci sono pervenuti 11 incipit, di cui 8 in let-
tere redatte a @atti (tra queste 7 in lingua ittita, 1 in lingua accadica) e 2 soli in lettere di provenienza
assira. Per la lettera nr. 16 (KUB 23.88) v'è incertezza sia sul luogo di redazione, che sull'effettiva
appartenenza al corpus (v. commento relativo). Bizzarria della tradizione ha voluto che proprio le let-
tere di cui ci è pervenuta l'intestazione siano quelle in stato più frammentario (con la sola eccezione di
KBo 18.24, nr. 4, e KUB 23.92 = 23.103, nr. 17.III, delle quali è rimasta anche una buona porzione
di testo), mentre di lettere meglio conservate è purtroppo andata perduta la preziosa parte iniziale con
l'indicazione di mittente e destinatario.
Qui di seguito presentiamo gli incipit pervenutici, contenenti formula di indirizzo e/o formula di
saluto, distinti in base al luogo di redazione delle lettere.

A. @atti
a) lettere in lingua ittita
KBo 18.20 (nr. 3)
Ro
1. UM-MA D[UTUŠI LUGAL.GAL]
2. LUGAL KUR URU~a-[at-ti]
3. A-NA m{tu}-[ku-ul-tu/ti-DIB LUGAL.GAL]
4. LUGAL KUR U[RUaš-šur ŠEŠ-IA]
5. [QÍ-B]I-[MA]

KBo 18.24 (nr. 4)


Ro I
1. [UM-MA DUTUŠI LUGAL].{GAL} A-NA mDšùl-ma-nu-{SAG}
2. [LUGAL.GAL LUGAL K]UR a-aš-šur ŠEŠ-IA QÍ-BI-M[A]
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

KUB 3.74 (nr. 12)


Ro
1. [U]M-MA DUTUŠI mtu-ut-~a-li-ia L[UGAL.GAL LUGAL KUR URU~a-at-ti]
2. [A-N]A mtù-ku-ul-tu-DIB LUGAL.[GAL LUGAL KUR URUaš-šur ŠEŠ-IA QÍ-BI-MA]
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
42 Introduzione

KUB 23.103 (nr. 17.III)


Vo
8¥. UM-MA DUTU&I-MA A-NA mba-ba-&E&-SUM QÍ-BI-MA
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

KUB 23.99 (nr. 18)


Ro
1. [UM-M]A DUTUŠI mtu-ut-{~a}-li-ia LUGAL.[GAL LUGAL KUR URU~a-at-ti]
2. [A-N]A LUGAL KUR mDSILIM-SAG! canc. ŠEŠ-IA QÍ-B[I-MA]
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

KUB 23.109 (+) VS 28 Nr. 132 (nr. 21)


Ro
1. [UMMA … ANA Tukul]-ti-DNIN.URT[A LUGAL.GAL LUGAL KUR URU?a]š-šur ŠEŠ-IA
Q[Í-BI-MA]
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

KUB 57.8 (nr. 24)


Ro
1. [UM-MA DUTU&I] {mKÙ}.PÚ LUGAL.GAL LUGAL KUR KÙ.BABBAR {A}-[NA
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

b) lettere in lingua accadica


KUB 3.125 (nr. 15)
Ro
1. um-m[a
2. a-na[
––––––

B. Assiria

KBo 28.59 (nr. 6)


Ro
1. [um-ma ... LU]GAL.GAL-ú LUGAL KUR Da-^ur
2. [a-na ... LUG]AL.{GAL}-e LUGAL KUR ~a-at-te qí-bi-ma
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
3. [a-na ia-^i ^ul-mu a-na] {É}?-ia KURME&-ia
4. [ÉRINME&-ia AN&E.KUR.RAME&-ia GI&GIGIRME&-i]a {dan}-ní^ ^ul-mu
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
5. [a-na ku-a-^a lu ^ul-mu a-na É-k]a
6. [KURME&-ka ÉRINME& AN&E.KUR.RAME&-ka GI&GIGIRME&-ka d]an-ní^ lu ^ul-mu
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

KUB 37.114 (nr. 23)


Ro
1¥. [ ] ^ul-[mu
Introduzione 43

2¥. [a-na ku-a-^a l]u? ^ul-[mu


3¥. [ -k]a? DAMME&-[ka
4¥. [ -k]a? GI&GIGIRME&-[ka
5¥. [ ]xx[

C. Provenienza (@atti, Assiria ?) e attribuzione al corpus incerte

KUB 23.88 (nr. 16)


Ro
1. [ ]&E&-I[A
2. [ . . . .-a]-{^a-re-ed} [
–––––––––––––––––––––––––––––

5.3.3. Per quanto riguarda i testi di redazione ittita v'è da notare una serie di particolarità dovute,
almeno in parte, al carattere di testo non ufficiale e non definitivo di queste lettere.
5.3.3.1. Il primo elemento degno di nota è la mancanza, ovunque, della formula augurale di sa-
luto 190, sia nei testi in lingua ittita, sia nel testo in accadico KUB 3.125 (nr. 15). Solo per il testo KBo
18.20 (nr. 3) c'è una qualche incertezza, interrompendosi la tavoletta dopo [QÍ-B]I-[MA] della for-
mula di indirizzo. L'omissione della formula augurale di saluto è verosimilmente attribuibile, in quasi
tutti i casi, al carattere di versione non ufficiale di questi testi 191.
Nei pochi esempi superstiti di lettere della corrispondenza diplomatica ittita effettivamente inviate
e ritrovate in archivi esterni al paese di @atti, la formula paritetica di saluto è sempre presente. Si tratta
delle lettere EA 41 e 42 ritrovate a el Amarna, risalenti all'epoca di Šuppiluliuma I, e della lettera ri-
trovata a Dūr-Kurigalzu (Hagenbuchner 1989b: 300 s., Nr. 205), inviata da un sovrano ittita ad una re-
gina babilonese 192.
Tra le lettere della corrispondenza diplomatica ittita ritrovate invece, come le nostre destinate al-
l'Assiria, a @attuša, alcune presentano la formula di saluto: è il caso della lunga lettera in accadico
KBo 1.10+ di @attušili III a Kadašman-Enlil II (Hagenbuchner 1989b: 281 ss., Nr. 204) o della lettera

190. Con ciò si intende la formula di saluto paritetica in uso nella corrispondenza internazionale tra Grandi Re a
partire dall'epoca di el Amarna, con la quale il mittente dell'epistola informava del positivo stato di salute
(šulmu) suo, della sua famiglia, del suo patrimonio e del suo paese, augurando altrettanto (lū šulmu) al de-
stinatario. Di tale formula di cortesia esistevano diverse varianti più o meno articolate, analizzate in detta-
glio da Hagenbuchner 1989a: 49 ss. (“Die Amarna-Formel”). Cfr. anche Starke 1992: 813 s.; Moran 1992:
xxiii; Hawkins 1998c: 10 n. 34 e le osservazioni di Liverani 1999: 338 s.
191. Cfr. anche Hagenbuchner 1989a: 47. Unica eccezione è probabilmente rappresentata dalla lettera indiriz-
zata a Bābu-a~a-iddina (nr. 17.III), il cui incipit ricalca, anche nella titolatura utilizzata dal re ittita
(DUTUŠI, v. infra, § 5.3.3.3), quello delle lettere inviate dai sovrani ittiti ai loro funzionari, nelle quali non
era prevista la formula augurale di saluto (cfr. Hagenbuchner 1989a: 44, 47). È perciò probabile che anche
nella versione ufficiale di questa epistola mancasse la formula di saluto, riservata invece dal re ittita ai
partners di rango pari al suo, diversamente dunque da quanto pensa Otten 1959-60: 39, che collega questo
elemento al carattere di bozza del testo.
192. Anche i testi della corrispondenza internazionale giunti a @attuša, provenienti sia dalla Babilonia (KUB 3.
71), sia dall'Assiria (KBo 28.59, v. infra), sia dall'Egitto (testi in Edel 1994a: passim), sono corredati da
questa formula di saluto; v. la tabella riassuntiva e la discussione in Hagenbuchner 1989a: 51 ss. Per alcuni
rari casi in cui la formula è stata omessa nelle lettere di provenienza egiziana v. Hagenbuchner 1989a: 47;
si tratta comunque di lettere non spedite al re ittita, ma ad altri membri della corte.
44 Introduzione

in ittita KBo 18.18 indirizzata a MAŠ~uitta (Hagenbuchner 1989b: 316 s., Nr. 215) 193. Anche all'in-
terno della corrispondenza con l'Egitto, alcune delle lettere di parte ittita ritrovate a @attuša 194
presentano la formula di saluto: si tratta delle lettere in accadico KUB 3.24+ (Edel 1994a: 138 ss., Nr.
53; cfr. anche Hagenbuchner 1989a: 53) e KUB 3.35 (Edel 1994a: 208 ss., Nr. 101) 195, e, secondo la
ricostruzione di Edel, delle lettere in ittita KBo 31.40 (Edel 1996), KUB 21.38 (Edel 1994a: 216 ss.,
Nr. 105) e KBo 18.21 (Edel 1994a: 230 ss., Nr. 111; Hagenbuchner 1989b: 303 s., Nr. 207). Va tutta-
via osservato come in queste due ultime lettere, se la ricostruzione di Edel è giusta, la formula augura-
le sia diversa 196 rispetto a quella consueta paritetica utilizzata tanto nelle lettere in accadico (šulmu …
lū šulmu), quanto, in traduzione ittita (SIG5-in … SIG5-in eštu), nella lettera summenzionata indiriz-
zata a MAŠ~uitta. Inoltre nella lettera KBo 31.40 databile al XIV sec., e dunque più arcaica rispetto
alle altre due ora menzionate, sempre secondo la ricostruzione di Edel, la formula di saluto è di un tipo
leggermente diverso, più breve, in cui manca il riferimento iniziale al benessere del mittente. Altre
lettere destinate all'Egitto e ritrovate a @attuša, due in accadico (KUB 3.26 e KUB 3.41; v. rispetti-
vamente Edel 1994a: 208 s., Nr. 99 e 208 s., Nr. 100) e una in ittita (KUB 57.125; Edel 1994a: 226 s.,
Nr. 108), non presentano invece la formula di saluto.
Da questa breve rassegna dei pochi testi della corrispondenza internazionale di redazione ittita
ritrovati a @attuša sembra emergere come questi testi rispecchino fasi redazionali diverse 197. Le lettere
comprendenti la formula di saluto paritetica nella forma canonica possono essere considerate o copie
esatte delle lettere spedite, o testi pronti ma mai spediti, o bozze in fase finale di elaborazione: è questo
il caso delle lettere in accadico KBo 1.10+ (Babilonia), KUB 3.24+ e KUB 3.35 (Egitto) e della lettera
in ittita KBo 18.18 (MAŠ~uitta) 198.

193. La lettera è stata discussa recentemente da Hawkins 1998c: 20 s. (con bibliografia precedente alle nn. 100-
101), che propone di leggere il nome di questo sovrano anatolico occidentale come Par~uitta invece del
corrente Maš~uitta e avanza l'ipotesi che possa trattarsi di un “near Great King” di Arzawa-Mira. Come
mittente della lettera Hawkins pensa a Šuppiluliuma II. Sulla medesima linea è anche F. Starke, che pure
identifica in MAŠ~uitta un possibile Gran Re di Mira della fine del XIII sec. (Starke 2001: 44). Diver-
samente Steiner (1998: 172) vede in MAŠ~uitta un Gran Re di A~~ijawa.
194. Sulle lettere indirizzate alla corte egizia, ma rimaste a @attuša, risalenti all'epoca di @attušili III e Ramses
II, v. in generale Edel 1994a: 310 ss.; per il frammento di lettera in ittita destinata all'Egitto di epoca più
antica (KBo 31.40) v. Edel 1996.
195. Questo frammento di lettera è attribuito da Edel al carteggio con l'Egitto (lettera di @attušili III a Ramses
II), ma in realtà non v'è alcuna certezza; cfr. Hagenbuchner 1989b: 356 s., Nr. 247.
196. Cfr. Edel 1994b: 312. Per KBo 18.21 Ro 2-3 Edel ricostruisce una formula di saluto-benedizione corrente
in lettere in lingua ittita, ma non usata nella corrispondenza internazionale tra Grandi Re (aššuli pa~šan-
daru, v. in generale Hagenbuchner 1989a: 67 ss. e il commento di Edel 1994b: 355). Differente e più cauta
è l'interpretazione del passo offerta da Hagenbuchner 1989b: 303. Riguardo a KUB 21.38 Ro 1¥-6¥, invece,
l'interpretazione che Edel fornisce di questo passo e dell'espressione TI-tar šuwaru come “Grüßformel” ci
pare piuttosto discutibile; cfr. Edel 1994b: 326 ss., da cui emergono chiaramente alcune difficoltà relative
a tale interpretazione e ricostruzione del passo.
197. Cfr. a tal proposito le interessanti osservazioni di Moran 1992: xvii s. circa le lettere scritte in Egitto ri-
trovate a el Amarna.
198. In questo caso l'ittita era probabilmente anche la lingua della redazione definitiva dell'epistola, che era in-
dirizzata ad un sovrano anatolico occidentale. La lettera di Ramses II inviata al sovrano di Mira Kupanta-
Kurunta (KBo 1.24++; Edel 1994a Nr. 28) era tuttavia in accadico.
Introduzione 45

Le lettere sia in ittita che in accadico in cui manca la formula di saluto dovevano rappresentare
invece probabilmente delle brutte copie preliminari, conservate come pro-memoria e destinate ad un u-
so interno dalla cancelleria 199, se non già eliminate a quel tempo 200. A questo livello preliminare ap-
partengono i testi, sia in ittita che in accadico, del carteggio con l'Assiria sopra elencati (§ 5.3.2) e pro-
babilmente gli altri testi in ittita del lotto di lettere da noi analizzato, in cui l'incipit è andato
perduto 201, così come i testi KUB 3.26 e KUB 3.41 (in accadico) e KUB 57.125 (in ittita) indirizzati
all'Egitto.
Problematico da definire — bozze preparatorie o traduzioni del testo accadico definitivo? — è il
caso delle tre lettere in ittita indirizzate in Egitto e contenenti, apparentemente, una formula augurale
di saluto di tipo diverso rispetto a quella canonica, anche in considerazione delle incertezze nella rico-
struzione e nell'interpretazione della parte iniziale di KBo 18.21 e, soprattutto, di KUB 21.38 (cfr. su-
pra, nota 196) 202. Per quanto concerne KBo 31.40, si tratta dell'unico caso nell'ambito della corri-
spondenza internazionale di parte ittita, in cui viene omessa la prima parte della formula paritetica. Se
questa fosse la formulazione del testo in accadico spedito in Egitto, oppure se l'omissione di una parte
della formula paritetica fosse dovuta a semplici motivi di provvisorietà redazionale, non ci è purtroppo
dato saperlo 203.
5.3.3.2. La formula di indirizzo utilizzata dal sovrano ittita è in tutti i casi sopra elencati del tipo
umma M(-ma) ana D qibīma, dunque con l'indicazione del mittente (M) prima di quella del destina-
tario (D). Essa è conforme all'uso affermatosi in area siro-anatolica ed egiziana a partire dalla metà del
XIV sec., che riservava questo tipo di indirizzo ai casi in cui il mittente era di rango pari o superiore a
quello del destinatario 204. Diversa era la tradizionale formula di indirizzo di ascendenza antico-babilo-

199. Non è tuttavia da escludere, come già più volte detto, la possibilità che i testi in lingua ittita rappresentino,
talvolta, delle traduzioni del testo accadico definitivo, e dunque non necessariamente delle minute prelimi-
nari, bensì delle copie d'archivio. Questo potrebbe essere, secondo van den Hout 2002: 872 s., il caso delle
tavolette KUB 23.92 e KUB 23.103 (nr. 17), che rappresentano chiaramente dei dossier contenenti lettere
indirizzate alla corte assira (sul problema v. supra, § 4.1 e commento al testo).
200. V. infra, § 6.1 quanto osservato riguardo ai luoghi di ritrovamento delle lettere appartenenti al nostro cor-
pus. Tra queste, è assai probabile che almeno KBo 18.20 (nr. 3) fosse in effetti già stata scartata in epoca
ittita.
201. Non è purtroppo possibile sapere se il testo in accadico KBo 1.14 (nr. 1) rappresenta uno stadio molto
avanzato o addirittura finale dell'elaborazione del testo epistolare, come la lingua con numerosi assirismi
lascerebbe presagire. Assirismi sono presenti comunque anche nella minuta di lettera KUB 3.125 (nr. 15),
sprovvista della formula di saluto.
202. Per quanto riguarda i paralleli accadici della possibile formula di saluto contenuta in KBo 18.21 v. Hagen-
buchner 1989a: 68 s.
203. La prima parte della formula di saluto paritetica con il riferimento allo stato di salute del mittente è omessa
anche nelle due lettere EA 15 e 16 di Aššur-uballi\ al faraone, probabilmente contemporanee a KBo 31.40
(v. Edel 1996: 116). La medesima formulazione si trova anche nella lettera di Kadašman-Turgu a @attušili
III (KUB 3.71) e, verosimilmente, nella lettera assai frammentaria di un re di @anigalbat al suo “fratello”
ittita (KBo 28.66, di datazione incerta; v. Hagenbuchner 1989b: 310 ss., Nr. 211). È da notare come in tutti
questi casi si tratti di lettere effettivamente spedite, anche se non di provenienza ittita. Come osserva
Moran 1992: xxiii, questa parte della formula doveva pertanto essere opzionale. Essa è assente anche in al-
tre due lettere provenienti da @anigalbat, KBo 28.65 (Güterbock 1942: 37 ss.) e IBoT 1.34 (Hagenbuchner
1989b: Nr. 213); a differenza delle lettere sopra menzionate, però, in questi due casi il mittente è di rango
inferiore rispetto al destinatario della lettera, il Gran Re ittita suo “padre”, sicché l'omissione della prima
parte della formula di saluto può forse essere intesa come un segno di rispetto e sottomissione nei confron-
ti del partner di rango superiore.
204. Cfr. in particolare Kühne 1973: 59 n. 286; Hagenbuchner 1989a: 44 ss.; Alp 1991: 5; Moran 1992: xxiii;
Liverani 1999: 336 s.; per Ugarit v. le indicazioni bibiliografiche alla nota 189.
46 Introduzione

nese, in cui il nome del destinatario, per semplici motivi di cortesia e senza alcuna implicazione circa
il suo rango, precedeva quello del mittente (ana D qibīma umma M(-ma) ) 205. Non è chiaro come si
sia diffuso nel mondo ittita l'uso della formula di indirizzo mittente – destinatario in occasione di let-
tere inviate a un destinatario di rango pari o inferiore al mittente 206. Ciò ha portato ad un conseguente
“declassamento” della tradizionale formula di cortesia destinatario – mittente, che viene invece riser-
vata normalmente alle lettere inviate ad un destinatario di rango superiore rispetto al mittente. L'epoca
in cui si afferma questa consuetudine è verosimilmente quella medio-ittita, come testimoniano, a livel-
lo di corrispondenza interna allo stato, le lettere di Maşat 207 e, a livello di corrispondenza diplomatica
internazionale, la summenzionata lettera KBo 31.40 indirizzata al faraone (contemporanea o di poco
successiva è la lettera EA 41 di Šuppiluliuma I con la medesima formula mittente – destinatario). Va
ricordato come il più antico esempio di lettera reale ittita a noi giunto, quella spedita da Labarna-@at-
tušili I al vassallo siriano Tunija di Tikunani 208, testimoni invece l'uso della formula di indirizzo di
tradizione mesopotamica antico-babilonese con l'ordine destinatario – mittente, anche se quest'ultimo,
il Gran Re ittita, era di rango chiaramente superiore 209.
La formula di indirizzo mittente – destinatario (umma M(-ma) ana D qibīma) si ritrova dunque in
tutte le lettere di cui i Grandi Re ittiti sono mittenti, sia nella corrispondenza diplomatica con i sovrani
del loro stesso rango, sia nella corrispondenza inviata a destinatari di rango inferiore, come i loro vas-
salli o funzionari 210, con l'unica eccezione sopra menzionata della lettera di epoca antico-ittita inviata
a Tunija di Tikunani. Per quanto riguarda l'ambito della corrispondenza diplomatica con sovrani di pa-
ri rango, che qui direttamente ci interessa, oltre che nelle lettere sopra elencate della corrispondenza
con l'Assiria, tale formula è attestata nella corrispondenza con Babilonia (KBo 1.10+ e lettera ritrovata
a Dūr-Kurigalzu) e in quella con l'Egitto, sia di epoca amarniana (KBo 31.40 e EA 41) che dell'età di
@attušili III (testi editi in Edel 1994a), come pure nella lettera KBo 18.18 inviata a MAŠ~uitta (v.

205. Sulla formula di introduzione usata nella tradizione mesopotamica di origine antico-babilonese, che non
aveva alcuna implicazione circa lo stato sociale e il diverso rango dei corrispondenti, cfr. Moran 1992:
xxii e da ultimo Sallaberger 1999: 22 (con bibliografia).
206. Per la discussione di alcune ipotesi al riguardo (influenza egiziana oppure tradizione antico-accadica e an-
tico-assira) v. soprattutto Kühne 1973: 59 n. 286.
207. Nelle lettere di Maşat la formula mittente – destinatario è l'unica usata nelle lettere inviate dal re ai suoi
funzionari, mentre la formula destinatario – mittente era utilizzata dai funzionari quando scrivevano al re.
In parte diversa appare invece la situazione nell'ambito della corrispondenza tra funzionari. Qui vi sono
casi in cui la formula destinatario – mittente è utilizzata, accanto a quella mittente – destinatario, nella
corrispondenza tra partners di rango paritetico, sicché le due formule sembrano qui su uno stesso piano.
Ricaviamo questo dato dalla tesi di laurea di M. Zucchi, La parola del Gran Re è di ferro: analisi di al-
cuni aspetti dell'amministrazione medio-ittita, Pavia, AA 2001/2002, pp. 144-149.
208. Edita da Salvini 1994.
209. Va comunque osservato come si tratti purtroppo di un caso finora isolato e come questa lettera presenti un
ductus molto diverso da quello tipico antico-ittita (v. a tal proposito la dettagliata analisi in Salvini 1994:
69 ss. e le considerazioni di Klinger 1998). È quindi necessaria una certa cautela nella valutazione degli
aspetti redazionali di questo documento, nei quali, accanto a grafia e lingua, senza dubbio rientra anche il
formulario utilizzato. Resta pertanto problematico da definire quale sia l'esatto ruolo giocato da questa let-
tera all'interno della tradizione ittita. Certo, l'esistenza di tale testo fa dubitare fortemente circa una possi-
bile influenza di tradizioni più arcaiche (antico-accadica o antico-assira; v. supra, nota 206) sull'uso affer-
matosi in età medio-ittita di distinguere le formule di indirizzo in base al rango di destinatario e mittente.
210. Il caso della lettera KUB 23.103 // 23.92 (nr. 17.III) indirizzata al dignitario assiro Bābu-a~a-iddina,
mostra come il medesimo indirizzo fosse utilizzato dal Gran Re ittita anche quando si rivolgeva a funzio-
nari di re stranieri; v. Hagenbuchenr 1989a: 44 (sull'incipit di questa lettera v. anche supra, nota 191 e
infra, nota 218).
Introduzione 47

supra, nota 193). Tale formulazione è usata anche dai faraoni egiziani, talvolta già in epoca amarnia-
na 211, poi sempre all'epoca del carteggio tra Ramses II e la corte ittita 212, come pure dal re d'Assiria
nella lettera indirizzata a un re ittita KBo 28.59 (nr. 6), discussa diffusamente infra, in § 5.3.4. Di-
versamente i re di Mittani (all'epoca di el Amarna) 213 e di Babilonia (sia all'epoca di el Amarna 214,
sia anche successivamente 215) usavano la formula di indirizzo di tipo “orientale” con l'ordine destina-
tario – mittente. Tale formula si ritrova pure in KBo 28.66, inviata da un re di @anigalbat a suo
“fratello” ittita, la cui datazione è tuttavia incerta (v. supra, nota 203).
5.3.3.3. Quanto alle titolature utilizzate nelle formule introduttive delle lettere di parte ittita, va no-
tato in primo luogo l'uso del titolo DUTUŠI (“mio Sole”), accanto a quelli di LUGAL.GAL 216 e
LUGAL KUR (URU)@atti 217, per designare il re ittita nelle lettere KBo 18.20 (nr. 3, in parte integrato),
KUB 3.74 (nr. 12), KUB 23.99 (nr. 18) 218. Esso è verosimilmente da integrare, in base allo spazio in
lacuna, anche nella formula di indirizzo di KBo 18.24 (nr. 4) e KUB 57.8 (nr. 24). Se i titoli LUGAL.
GAL e LUGAL KUR (URU)@atti rappresentano la norma nelle lettere appartenenti alla corrispondenza
internazionale con re di pari rango 219, il titolo DUTUŠI 220 rappresenta invece un'eccezione che si trova

211. V. in particolare le osservazioni di Liverani 1999: 336 s. circa le possibili implicazioni politiche legate al-
l'uso di tale formula introduttiva. Il faraone utilizza l'ordine mittente – destinatario in EA 5 (Amenophi III
a Kadašman-Enlil I; in EA 1, pure indirizzata a Kadašman-Enlil, Amenophi III usa invece la formula di in-
dirizzo destinatario – mittente) e EA 31 (Amenophi III a Tar~unta-radu, re di Arzawa). A questi due casi è
forse da aggiungerne un terzo, testimoniato indirettamente da un passo di una lettera di Šuppiluliuma I,
EA 42: 15-18. Secondo l'interpretazione tradizionale del passo, il re ittita si lamenterebbe qui del fatto che
il collega egiziano, contravvenendo all'etichetta, abbia, nell'indirizzo di una precedente lettera, messo il
proprio nome prima del suo; v. da ultimo Liverani 1999: 336, 411 e Cohen 2002: 29. Moran 1992: 116 n.
3 propone tuttavia un'interpretazione alternativa (e a nostro avviso probabilmente preferibile), secondo cui
il problema sollevato dal re ittita non riguarderebbe la forma dell'indirizzo, bensì una lista di nomi in ordi-
ne gerarchico, in cui evidentemente il re ittita non occupava la posizione desiderata. Che Šuppiluliuma I si
lamentasse dell'ordine mittente – destinatario nell'indirizzo di una lettera appare infatti poco verosimile,
rappresentando tale formula la norma in ambito ittita. Su questo passo cfr. anche Artzi – Malamat 1993:
35 n. 62. Sempre nella corrispondenza amarniana anche il re di Alašija utilizza in un caso (EA 34) l'ordine
mittente – destinatario.
212. È interessante osservare come la medesima formula di indirizzo sia utilizzata non solo dal faraone e dalla
regina egiziana nel carteggio coi loro corrispondenti ittiti, bensì anche da principi e funzionari egiziani
nelle lettere da loro inviate a @attušili III; v. Edel 1994a Nr. 8 e 9. All'epoca di el Amarna invece il “figlio
del re” Zita scriveva al faraone utilizzando la formula destinatario – mittente (EA 44).
213. EA 17-29 (Tušratta a Amenophi III e Amenophi IV e alla regina Teje).
214. EA 2-3 (Kadašman-Enlil I a Amenophi III) e EA 6-11 (Burna-Buriaš a Amenophi III e Amenophi IV).
215. KUB 3.71 (Kadašman-Turgu a @attušili III).
216. Quello di “Gran Re” rappresenta il titolo ufficiale portato dal sovrano ittita fin dall'Antico Regno. Sull'uso
di questo titolo in ambito ittita v. di recente Artzi – Malamat 1993: 30 ss.; Steiner 1998: 159 ss. Riman-
diamo a questi due recenti studi anche per una panoramica generale riguardo al titolo LUGAL.GAL nel
Vicino Oriente antico; sulle implicazioni ideologiche e politiche legate a questo titolo nell'età del Tardo
Bronzo v. soprattutto Liverani 1990a: 66 ss.
217. Per un'analisi di questo titolo in ambito ittita v. recentemente Mora 2000c.
218. Dai casi qui elencati di lettere inviate a re assiri va a nostro avviso distinto il caso della lettera KUB 23.
103 // 23.92 (nr. 17.III), indirizzata a Bābu-a~a-iddina, dove il Gran Re ittita si qualifica solo come
D
UTUŠI, senza specificare il nome proprio e aggiungere ulteriori titolature. In questo caso la titolatura usa-
ta nell'indirizzo della lettera è uguale a quella delle lettere inviate a funzionari ittiti (v. supra, note 191 e
210 e Hagenbuchner 1989a: 44; diversamente Hagenbuchner 1989b: 259 s. discute anche l'ipotesi che la
presenza di questo titolo possa dipendere dal carattere di bozza del testo).
219. V. Hagenbuchner 1989a: 44.
220. Sul problema dell'origine di questo titolo v. i recenti contributi di Beckman 2002 e Carruba 2002.
48 Introduzione

solo nelle lettere sopra elencate indirizzate ai Grandi Re assiri 221 e nella già menzionata lettera KBo
31.40 di epoca amarniana indirizzata al faraone 222. Nel caso di KBo 18.24 (nr. 4), poi, la titolatura del
re ittita sembra limitata ai soli DUTUŠI (in lacuna) e LUGAL.GAL, mentre sono assenti tanto il nome
del sovrano, quanto il titolo LUGAL KUR URU@atti. In KBo 18.20 (nr. 3), se la nostra ricostruzione
del testo è giusta, sarebbe assente invece solo il nome proprio del sovrano ittita. La titolatura nell'indi-
rizzo di KBo 18.20 (D[UTUŠI LUGAL.GAL] LUGAL KUR URU@a[tti] ) corrisponde dunque a quella
utilizzata in KBo 31.40. È singolare che si tratti, in tutti questi casi, di testi in lingua ittita, dunque as-
sai verosimilmente di bozze preparatorie (v. le osservazioni fatte a tal proposito supra, § 5.3.3.1), in
ogni caso non delle versioni efettivamente spedite. Se la formula di indirizzo dei testi in accadico da
inviare in Assiria contenesse il titolo DUTUŠI, non ci è purtroppo dato saperlo. Come ricordato sopra a
nota 222, è possibile, ma non sicuro, che anche due lettere in accadico effettivamente spedite (EA 41 e
lettera ritrovata a Dūr-Kurigalzu) presentassero tale titolo, sicché non può essere del tutto escluso che
il Gran Re ittita ricorresse in alcuni casi anche al titolo di DUTUŠI nella corrispondenza internazionale
con partners di pari rango, in particolare con i re assiri. Il titolo DUTUŠI è usato anche all'interno del
testo di due lettere in ittita del nostro corpus, KUB 23.99 (nr. 18) e, probabilmente, KUB 57.8 (nr.
24). In entrambi i casi questo titolo è presente anche nelle formule di indirizzo.
Al partner assiro vengono assegnati i titoli di LUGAL.GAL, LUGAL KUR (URU)Aššur e ŠEŠ-IA,
come emerge dalle formule di indirizzo di KBo 18.20 (nr. 3), KBo 18.24 (nr. 4), KUB 3.74 (nr. 12) e
KUB 23.109(+) (nr. 21). Benché le formule siano in quasi tutti i casi frammentarie, la ricostruzione di
questa titolatura è comunque abbastanza sicura, anche nel caso di LUGAL.GAL che risulta trovarsi
sempre in lacuna. Va notato il caso di KUB 23.99 (nr. 18), la cui formula di indirizzo risulta piuttosto
singolare, con il titolo LUGAL KUR preposto al nome proprio del sovrano, con l'assenza del nome
del paese di Aššur e con l'omissione del titolo LUGAL.GAL. Queste anomalie sono dovute con ogni
verosimiglianza al carattere di minuta del testo, in cui lo scriba non ha prestato troppa attenzione a
questi aspetti redazionali. Anche il nome di Salmanassar, tra l'altro, è scritto in modo errato (v. com-
mento al testo).

5.3.4. Due sole lettere di provenienza assira presentano resti dell'incipit. Nel caso di KUB 37.114
(nr. 23) si tratta di parte della formula di saluto paritetica, da cui ben poco si ricava. Più interessante è
il caso di KBo 28.59 (nr. 6), in cui è conservata parte della formula di indirizzo e parte della formula
di saluto.
Di notevole interesse risulta la formula di indirizzo in KBo 28.59. Essa segue lo schema mittente _
destinatario (umma M-(ma) ana D qibīma), tipico, come abbiamo visto, dell'area siro-anatolica ed
egiziana. Si tratta di un caso finora isolato nelle lettere reali assire 223, che mostra tuttavia l'apparente

221. Cfr. già Hagenbuchner 1989a: 44.


222. Secondo Hagenbuchner 1989b: 301 v'è la possibilità che il titolo DUTUŠI sia usato anche nella lettera di
un re ittita ad una regina babilonese ritrovata a Dūr-Kurigalzu. Tuttavia la prima riga del testo è frammen-
taria e, come nota Hagenbuchner, invece di DUTU]ŠI è possibile leggere mGIŠPA.DINGIR]-LIM. Secondo
Moran 1992: 114 il titolo DUTUŠI sarebbe da integrare anche all'inizio di EA 41. Diversamente Liverani
1999: 410.
223. Esso contraddice però l'affermazione di Cancik-Kirschbaum 1996: 55, secondo cui questa formula di indi-
rizzo “ist in mA Briefen bisher nicht belegt”. In realtà v'è almeno un altro esempio di questa formula di
indirizzo in una lettera non reale medio-assira: si tratta della lettera RS 6.198 inviata da Be-lu-bu-ur a
DINGIR-LUGAL, la cui provenienza dall'Assiria è tuttavia dubbia; per i dettagli e la bibliografia su que-
sta lettera rimandiamo al commento filologico-linguistico di KUB 3.73 (nr. 11), con cui RS 6.198 mostra
tratti linguistici in comune.
Introduzione 49

conformarsi della cancelleria assira al modello ittita ed egiziano, piuttosto che babilonese 224, ed il suo
distacco dalla tradizione mittanica, evidente invece nelle due lettere di epoca amarniana EA 15 e EA
16 225. Quanto detto è valido comunque solo a livello di corrispondenza internazionale. Per la
corrispondenza interna invece è sempre in uso, anche nell'Assiria del XIII sec., la formula di cortesia
tradizionale con l'ordine destinatario _ mittente (ana D qibīma umma M(-ma)), laddove il mittente sia
di rango superiore rispetto al destinatario, come mostrano gli esempi significativi citati da Cancik-
Kirschbaum 1996: 54 n. 26, 55 s.
Sempre nella formula di indirizzo di KBo 28.59 è interessante l'uso del titolo “Gran Re”, utilizzato
sia per il mittente assiro che per il destinatario ittita. Questo titolo, già usato da Šamšī-Adad I, fu
ripreso da Aššur-uballi\ in EA 16, allorché l'Assiria entrò a far parte delle grandi potenze politiche in
epoca amarniana, ma fu utilizzato piuttosto raramente dai sovrani assiri, quasi esclusivamente nell'am-
bito della corrispondenza internazionale, come conferma anche il nostro esempio databile in base al
līmu Adad-šamšī al regno di Salmanassar I 226. Singolare in KBo 28.59, e forse indice di una scarsa
dimestichezza della cancelleria assira con questo titolo, è la grafia con complementazione fonetica del-
l'aggettivo GAL (r. 1 nom. LUGAL.GAL-ú, r. 2 gen. LUGAL.GAL-e), non attestata invece in ambito
ittita.
Oltre al titolo di “Gran Re” viene usato in KBo 28.59 (nr. 6) anche il titolo di “re del paese di” 227,
riferito tanto al mittente assiro (LUGAL KUR Da-šur), quanto al destinatario ittita (LUGAL KUR ~a-
at-te). Stupisce invece la mancanza del titolo ŠEŠ-ia, solitamente usato nella corrispondenza tra re di
pari rango 228. Non si può comunque dire se si tratti di una semplice dimenticanza dello scriba oppure
di una volontaria omissione, indice forse di rapporti piuttosto tesi tra il mittente assiro e il destinatario
ittita (a tal riguardo cfr. anche il commento al testo) 229.

224. Non concordiamo con Cancik-Kirschbaum 1996: 60, secondo cui: “Die Königskorrespondenz orientiert
sich, zumindest was die Briefeinleitung anbetrifft, offenbar an den Gepflogenheiten der babylonischen
Kanzleien”.
225. È noto come le due lettere EA 15 e EA 16 di Aššur-uballi\ siano fortemente influenzate dalla tradizione
scribale mittanica, la prima a livello di ductus (mentre la lingua è medio-assira), la seconda a livello sia di
ductus che di lingua (hurro-accadico). Anche il formulario adottato, con l'ordine destinatario – mittente
nella formula di indirizzo, seguiva la consuetudine della cancelleria mittanica (v. EA 17-29 e KBo 28.66).
Si ricordi tuttavia che la forma del segno TA in KBo 28.59 (nr. 6) Vo 4¥ è ancora quella di tipo mittanico e
medio-assiro arcaico, non quella tipica del ductus medio-assiro della seconda metà del XIII sec. (v. supra,
§ 5.1.2 e commento al testo).
226. Per il titolo “Gran Re” in età medio-assira v. Grayson 1971: 314 n. 26; Harrak 1987: 39, 199; Liverani
1990a: 71 s.; Garelli 1990; Artzi – Malamat 1993: 33; Cifola 1995: 21, 29, 36; Steiner 1998: 167.
227. Per questo titolo, introdotto in Assiria da Aššur-uballi\, v. Grayson 1971: 316; Garelli 1990; Cifola 1995:
21 e passim; Mora 2000c: 57.
228. Riguardo alle lettere inviate da sovrani assiri, tale titolo è presente nella lettera EA 16 di Aššur-uballi\, che
usa una titolatura completa nella formula di indirizzo, mentre è assente nella lettera EA 15 inviata dal me-
desimo sovrano. Qui l'indirizzo presenta però una formulazione estremamente scarna (“Al re d'Egitto di':
‘Così (dice) Aššur-uballi\, re d'Assiria’ ”); v. in proposito le osservazioni di Liverani 1999: 336, 362.
229. Cfr. per es. quanto osservano Kühne 1973: 52 n. 241 e Liverani 1999: 336 s. sull'uso del faraone di omet-
tere il titolo di “Gran Re” nei riguardi del partner babilonese all'interno delle lettere di el Amarna. Secon-
do Moran 1992: 3 n. 2 invece quest'omissione non implicherebbe pretese egiziane di superiorità o ostilità
(cfr. anche ibid. p. 89 n. 1). A differenza di Liverani 1999: 338, Moran 1992: xxii s. non sembra infatti at-
tribuire troppa importanza agli elementi di variazione rispetto al formulario standard negli indirizzi e nei
saluti.
50 Introduzione

Un ultimo accenno agli aspetti formali delle lettere di provenienza assira riguarda la parte finale
delle lettere (subscriptio) con l'indicazione del līmu 230. Essa è attestata due volte (v . supra, Tabella
2), in KBo 28.59 (nr. 3), con il līmu Adad-šamšī, e in KBo 28.61(++) (nr. 8), con il līmu Ilī-padā, for-
nendo un elemento utilissimo per la datazione delle due lettere.

5.3.5. Resta brevemente da discutere, infine, il caso di KUB 23.88 (nr. 16). Per un'analisi detta-
gliata dei problemi di ricostruzione di questo incipit e della conseguente appartenenza o meno di que-
sto testo al carteggio tra re ititti e assiri rimandiamo al commento specifico alla lettera.
Secondo l'opinione di Otten 1959 tale testo potrebbe rappresentare una lettera inviata da Salmanas-
sar e tradotta in ittita. In tal caso avremmo la forma di indirizzo destinatario – mittente (ana D qibīma
umma M(-ma)), che contrasterebbe dunque con quanto avviene in KBo 28.59. Una tale ricostruzione
testuale è tuttavia assai problematica, sicché non è da escludere che questo testo sia invece una lettera
tra due funzionari di pari rango, uno dei quali con un nome accadico terminante in -ašarēd 231 (v. a tal
riguardo il commento al testo).

6. I luoghi di ritrovamento delle lettere

6.1. Un ultimo aspetto da trattare in questo capitolo introduttivo è quello dei luoghi di ritrovamento
delle lettere. È noto come nella capitale ittita @attuša non sia finora stato individuato un archivio pre-
posto alla raccolta e conservazione, in maniera ordinata e sistematica, della corrispondenza dei sovrani
ittiti 232. Già Güterbock (1935: 32) osservava riguardo al “traurige[n] Erhaltungszustand der Briefe”:
“Warum gerade die politische Korrespondenz, die doch nach unseren Begriffen einen der wichtigsten
Gegenstände eines königlichen Archivs ausmacht, nicht bis zuletzt im Archiv aufbewahrt wurde, ist
eine offene Frage”. Buona parte dei frammenti di lettera ritrovati nell'area del palazzo a Büyükkale
dovevano rappresentare infatti materiale di scarto già in epoca ittita (a tal proposito v. più in particola-
re infra riguardo al settore p-q/10-11) 233. Esemplare è il caso della corrispondenza con l'Egitto, per la
quale Edel 1994b: 19 ss. ha potuto dimostrare come alcuni dei frammenti in nostro possesso provenis-
sero da almeno tre luoghi diversi, gli edifici E e A sulla cittadella di Büyükkale e la Stanza 11 del
Tempio I nella Città Bassa.

230. Cfr. in generale per l'indicazione del līmu nelle lettere medio-assire Cancik-Kirschbaum 1996: 62.
231. Per la struttura dell'indirizzo destinatario – mittente in lettere tra funzionari di pari rango cfr. KBo 8.17
(Hagenbuchner 1989b Nr. 109) e quanto osservato supra, nota 207 con riferimento ai testi di Maşat.
232. Per una panoramica generale sul problema dei luoghi di ritrovamento delle lettere a @attuša v. Hagen-
buchner 1989a: 4 ss. Ringraziamo S. Alaura per alcune utili indicazioni concernenti questo capitolo.
233. Sempre H.G. Güterbock scrive nel “Vorwort” al volume KBo 18: “Man möchte annehmen, daß diese [scil.
le lettere] ihrem Wesen nach ephemeren Tafeln schon von der hethitischen Kanzlei ‘weggeworfen' waren,
ehe sie als Füllmasse verwendet wurden; beweisen läßt sich das freilich nicht”. Cfr. anche Hagenbuchner
1989a: 6: “Nach den Grabungsergebnissen existierte kein spezielles Archiv für Briefe. Außerdem ist un-
gewiß, ob man die Briefe schon in hethitischer Zeit weggeworfen, also niemals in einem Archivgebäude
aufbewahrt hatte, oder ob sie erst in nachhethitischer Zeit verstreut worden sind”. Il carattere “effimero”
dei testi epistolari, per i quali non erano evidentemente previsti dagli Ittiti né un luogo specifico, né un
lungo periodo di conservazione, è dimostrato anche dal fatto che delle lettere normalmente non si face-
vano duplicati (una rarissima eccezione è rappresentata dai testi nr. 17.I-III del nostro corpus, conservati
in più duplicati riuniti su “Sammeltafeln”); su questo aspetto v. di recente van den Hout 2002 e cfr. quanto
osservato nei precedenti §§ 5.1 e 5.3.
Introduzione 51

A questa situazione di apparente confusione non si sottraggono, ovviamente, neppure le lettere ap-
partenenti al carteggio con la corte assira, per le quali, come vedremo, è attestata un'analoga colloca-
zione in diversi luoghi di ritrovamento e conservazione. Edel 1994b: 20 riconosceva come una delle
possibili cause che portarono alla suddivisione della corrispondenza con l'Egitto in almeno tre archivi
“ein gewisses Desinteresse an der Ramses-@attušili-Korrespondenz” verificatosi all'epoca di Tut~alija
IV, la cui attività di riordino e di ristrutturazione del sistema degli archivi e delle biblioteche di @at-
tuša è ben nota. Questo argomento non ci pare tuttavia applicabile alla corrispondenza con l'Assiria,
che sembra infatti concentrarsi per la maggior parte proprio all'epoca degli ultimi sovrani ittiti, tra
Tut~alija IV e Šuppiluliuma II. Va però ricordato come, diversamente da quanto avviene per la corri-
spondenza egizio-ittita, in cui circa 4/5 delle lettere ritrovate a @attuša sono in lingua accadica e pro-
vengono dalla corte egiziana (cfr. Edel 1994b: 17), la maggior parte delle lettere della corrispondenza
con l'Assiria siano testi ittiti, e cioè verosimilmente per lo più brutte copie preparatorie, minute de-
stinate probabilmente ad essere eliminate non appena fosse stata pronta la redazione definitiva da in-
viare in Assiria 234. A questa difficoltà di partenza, va aggiunto anche il fatto che la maggior parte dei
testi del corpus da noi analizzato proviene dagli scavi di H. Winckler: non siamo dunque in possesso
di alcuna indicazione precisa circa il loro luogo di ritrovamento, se si fa eccezione per il grosso fram-
mento Bo 2051 = KUB 23.103, contenente il testo di ben tre lettere (nr. 17.I-III). Sulla base del diario
di scavo di Winckler, Otten 1959-60: 39 ritiene infatti che questa tavoletta non provenga dalla citta-
della di Büyükkale, bensì dalla Città Bassa 235.

6.2. Ciò premesso, passiamo ad esaminare quei testi, provenienti dagli scavi successivi a quelli di
Winckler, per i quali disponiamo di indicazioni più precise circa il luogo di ritrovamento. Le informa-
zioni sono tratte dai rispettivi volumi della serie KBo e dalla “Konkordanz der hethitischen Keil-
schrifttafeln. Online-Datenbank Version 0.5” ad opera di S. Košak, consultabile presso il sito “Hethi-
tologie Portal Mainz” (http://www.hethiter.net). Si tratta dei seguenti testi:

234. Su questo aspetto v. anche supra § 1, § 4 e § 5.3.3.


235. Otten 1959-60: 39 con n. 25 scrive: “der Haupttext unseres Briefes, KUB XXIII 103, erscheint unter den
Kopien H. Wincklers mit dem Datum vom 5. Juli 1907. Da es im Tagebuch gleichzeitig unter dem 4. Juli
heißt: ‘Abends auf der Kal'a, wo definitiv nichts mehr zu erwarten ist', dürfte die Tafel eindeutig von an-
derer Grabungsstelle als Büyükkale stammen”. A n. 25 Otten aggiunge: “Am 5. Juli selbst findet sich im
Tagebuch die Notiz: ‘Bis Mittag reicher Ertrag an Tontafeln', doch wohl aus der laufenden Grabung am
sogenannten‘Palast' = Tempel I (28. Juni: ‘Heute beim Palast wieder angefangen, große Stücke gefun-
den') bzw. von der Schürfung in L/18 (23. Juni: ‘Unterhalb des Hauses [scil. la cosiddetta “Casa sul pen-
dio”] neuer Graben gibt Stücke' und 24. Juni: ‘Alle Bruchstücke, die aus dem Graben unterhalb des Hau-
ses kommen, sind rot!') — Bo 2051 [scil. KUB 23.103] ist von schwarzer Farbe”. Quest'ultima notazione
di Otten lascia apparire come quasi certa una provenienza del frammento dall'area del Tempio I. Altri ar-
gomenti sembrano a nostro avviso supportare l'ipotesi di una provenienza del frammento in questione dal
Tempio I, piuttosto che dalla “Casa sul pendio”: il fatto che nel Tempio I si trovi almeno un'altra lettera in
ittita dell'epistolario assiro-ittita, KBo 18.24 (v. infra, § 6.2.1); la constatazione di Edel 1994b: 21, secon-
do il quale dalla “Casa sul pendio” non sembrano provenire testi della corrispondenza con l'Egitto, per cui
è probabile che anche quelli della corrispondenza con l'Assiria non fossero conservati lì.
52 Introduzione

Numero di
Edizione Luogo di ritrovamento
inventario
203/a KBo 28.67 (nr. 9) Bk. A – Geb. A Rm. 4
1769/c KBo 28.73 (nr. 10) Bk. E – Westl. Burgmauer, im “Archivgebäude”
144/d KBo 28.61 (nr. 8) Bk. B – Büyükkale r/14. Heth. Geb., Zimmer 5, Tablettenschutt
158/d KBo 18.25 (nr. 5) Bk. B – Büyükkale r/14. Heth. Geb., Zimmer 5, Tablettenschutt
18/f KBo 31.69 (nr. 5) Bk. C 236 – Büyükkale q/15. Im Schutt wenig unter der Oberfläche
685/f KBo 28.59 (nr. 6) Bk. C – Büyükkale p-q/16. Unter dem Turm der phryg. Burgmauer, vor
der heth. Front
845/f KBo 28.64 (nr. 8) Bk. D – Büyükkale o/14. Schutt in heth. Schicht
82/g KBo 28.62 (nr. 8) Bk. D – Büyükkale m/13-14. In der Ziegelschutt-Schicht
85/r KBo 28.60 (nr. 7) Bk. E – Büyükkale h-i/13, beim Putzen der Mauern von Geb. E gefunden
319/w KBo 18.20 (nr. 3) (Bk. D) – Büyükkale p-q/10-11, unter Fussboden des phrygischen “Pfei-
lerhofes” in steinigem Schutt
111/x KBo 28.63 (nr. 8?) (Bk. A?) – Aus Haldenschutt Bk. ev. von Geb. A
679/z KBo 18.24 (nr. 4) T. I – Grosser Tempel, Oststrasse vor Mag. 9, alter Grabungsschutt

6.2.1. Un primo dato che emerge è la presenza di almeno una lettera proveniente dall'area del Tem-
pio I nella Città Bassa. Si tratta del testo in ittita 679/z (KBo 18.24, nr. 4), indirizzato a Salmanassar I.
Come s'è detto sopra (§ 6.1), dal medesimo luogo è probabile che provenga anche il frammento in it-
tita Bo 2051 = KUB 23.103 237.

6.2.2. Il resto delle lettere proviene dalla cittadella di Büyükkale. Sulla base dei luoghi di ritrova-
mento visualizzati nella tabella sopra riportata si può tentare la seguente ricostruzione dei luoghi ori-
ginari di conservazione di alcuni dei testi della corrispondenza assiro-ittita.
6.2.2.1. In primo luogo l'Edificio A, dove, come è noto, si trovava quella che è considerata essere,
dalla maggior parte degli studiosi, la grande biblioteca reale di Tut~alija IV 238. Nella Stanza 4 di que-
sto edificio è stato trovato durante gli scavi del 1931 il piccolo frammento 203/a = KBo 28.67 (nr. 9),
parte di una lettera redatta in ductus medio-assiro, e dunque assai verosimilmente proveniente dall'As-
siria, ma i cui contenuti purtroppo ci sfuggono per la frammentarietà del testo. Si suppone che possa
provenire dal cumulo di macerie (“Haldenschutt”) degli scavi dell'Edificio A anche il frammento
111/x = KBo 28.63 (nr. 8). Per questo frammento è però possibile ipotizzare un'appartenenza alla me-

236. Diversamente da quanto riportato nella “Konkordanz” da S. Košak, che indica l'Edificio B come “Fund-
ort” del frammento, il settore q/15 corrisponde piuttosto all'angolo nord-orientale dell'Edificio C (Stanze
5 e 2).
237. Seguendo Otten 1959-60: 39, bisogna dunque pensare che la cancelleria responsabile dell'elaborazione di
queste lettere e il corrispondente archivio fossero collocati nell'area del Tempio I, e non a Büyükkale. Ri-
cordiamo, tra l'altro, che anche due testi della corrispondenza egizio-ittita sono probabilmente stati ritro-
vati presso il Grande Tempio della Città Bassa; v. Edel 1994b: 19, 21. Si tratta di due lettere di prove-
nienza egizia in accadico, appartenenti alle cosiddette “insibja-Briefe”, KUB 3.66+ (Edel 1994a Nr. 72) e
KUB 3.67 (Edel 1994a Nr. 71).
238. Per la collezione di testi proveniente dall'Edificio A v. in generale Košak 1995; Pedersén 1998: 46 ss. Van
den Hout 2002: 876 s. ritiene, giustamente, che sia opportuno evitare, allo stato attuale delle ricerche, l'uso
di categorie come “biblioteca” o “archivio”. Dall'Edificio A provengono anche alcuni testi della corri-
spondenza con l'Egitto, sparsi tra la Stanza 4 e la Stanza 5; v. Edel 1994b: 19, 21.
Introduzione 53

desima tavoletta di KBo 28.61 (++) (nr. 8), proveniente dall'Edificio B, per la quale si rimanda infra,
al § 6.2.2.3.
6.2.2.2. Un altro archivio in cui dovevano essere conservati testi della corrispondenza con l'Assiria
era quello dell'Edificio E 239. Da qui proviene infatti il frustolo, verosimilmente di lettera, in ductus
medio-assiro 1769/c = KBo 28.73 (nr. 10), ritrovato durante la campagna di scavi del 1933. Con ogni
probabilità era conservato nell'Edificio E anche un altro piccolo frammento di lettera in ductus medio-
assiro, 85/r = KBo 28.60 (nr. 7), ritrovato però durante la campagna di scavo del 1959. In entrambi i
casi si tratta di testi di provenienza assira.
6.2.2.3. Di particolare interesse, anche se piuttosto complessa, si presenta la situazione relativa al-
l'Edificio B. Dalla Stanza 5 di questo edificio, che si ritiene svolgesse, insieme all'attiguo Edifico H,
funzioni a carattere economico-amministrativo rispetto all'edificio cultuale C 240, provengono due
frammenti ritrovati durante la campagna di scavo del 1934, 144/d = KBo 28.61 (nr. 8), in ductus me-
dio-assiro e pertanto di provenienza assira, e 158/d = KBo 18.25 (nr. 5), in ittita 241.
Durante la campagna di scavo del 1936 sono venuti alla luce altri tre frammenti appartenenti al-
l'epistolario assiro-ittita. Si tratta del frammento in lingua ittita 18/f = KBo 31.69, per il quale abbiamo
potuto stabilire l'appartenenza alla medesima tavoletta di KBo 18.25 (nr. 5) 242, ritrovato presso l'Edi-
ficio C, e di due frammenti in ductus medio-assiro, 685/f = KBo 28.59 (nr. 6) e 845/f = KBo 28.64
(nr. 8), ritrovati rispettivamente nell'area dell'Edificio C e nell'area dell'Edificio D. Vi sono tuttavia
fondati motivi di credere che il luogo di giacitura di questi tre frammenti sia in realtà secondario, men-
tre il loro luogo originario di conservazione fosse la medesima Stanza 5 dell'Edificio B. Il frammento
ittita 18/f = KBo 31.69 e il frammento assiro 685/f = KBo 28.59 sono stati infatti ritrovati nell'area
dell'Edificio C, che ha tutta l'apparenza di essere una struttura con funzioni cultuali (v. supra, nota
240), sicché sembra improbabile che questo fosse il luogo di conservazione originario dei due testi. In
particolare una collocazione nella Stanza 5 dell'Edificio B sembra sicura per il frammento ittita 18/f =
KBo 31.69, che, come s'è detto, appartiene alla medesima tavoletta di KBo 18.25, lì rinvenuta. Lo
stesso può dirsi per il frammento 845/f = KBo 28.64, ritrovato presso l'Edificio D, la cui appartenenza

239. Sui testi provenienti dall'archivio dell'Edificio E v. da ultimo Alaura 2001; cfr. anche Pedersén 1998: 49.
Ricordiamo che dall'Edificio E provengono alcune delle lettere appartenenti alla corrispondenza egizio-
ittita, v. Edel 1994b: 19, 21.
240. Sulle funzioni dell'Edificio B v. Neve 1982: 118 (“In Verfolgung unserer Deutungsvorschläge wäre am
ehesten an einen kleinen, palastinternen Kultbezirk zu denken, mit dem Gebäude C als dem eigentlichen
Heiligtum, etwa im Sinne einer Burgkapelle, sowie den Gebäuden B und H — wie durch die Tontafeln,
die Pithoi und die Magazinräume angedeutet ist — als zusammenhängender und zugehöriger Verwal-
tungs- und Wirtschaftstrakt”).
241. Nella stanza 5 dell'Edificio B furono ritrovati, durante la campagna di scavo del 1934, 24 frammenti di ta-
voletta, a proposito dei quali Neve 1982: 112 nota: “Aus dem Brandschutt im Ostteil des Raumes 5
konnten 24 Tontafelbruchstücke geborgen werden. Sie dürften angesichts ihrer Fundlage also hier aufbe-
wahrt gewesen sein”. Secondo l'opinione di Neve, dunque, nella Stanza 5 dell'Edificio B si trovava un
piccolo archivio di tavolette (cfr. supra, nota 240; di diversa opinione invece Bittel _ Naumann 1952: 59),
tra cui sono da annoverare alcune lettere. Cfr. anche quanto Güterbock 1935: 32 osservava riguardo ai testi
epistolari ritrovati durante gli scavi del '34: “die meisten der 1934 gefundenen Brieffragmente (8 von 9)
nicht im Magazin [scil. Edificio A] lagen”. Una loro collocazione originaria nella Stanza 5 dell'Edificio B
è pertanto assai verosimile.
242. V. commento al testo nr. 5 per il join indiretto KBo 18.25 (+) 31.69.
54 Introduzione

alla medesima tavoletta di 144/d = KBo 28.61 (nr. 8), rinvenuta nella Stanza 5 dell'Edifico B, è alta-
mente probabile. Lo stesso vale inoltre per il frammento 82/g = KBo 28.62, pure ritrovato nei pressi
dell'Edificio D durante la campagna di scavo del 1937, la cui appartenenza alla medesima tavoletta di
KBo 28.61 (nr. 8) e, di conseguenza, la sua originaria collocazione nella Stanza 5 dell'Edificio B sono
praticamente certe. Ad essi va aggiunto probabilmente anche il frammento medio-assiro 111/x = KBo
28.63, cui s'è fatto cenno al § 6.2.2.1, di provenienza incerta: se veramente appartenente alla stessa ta-
voletta di KBo 28.61(++), una sua originaria collocazione nell'Edificio B appare più verosimile rispet-
to alla supposta provenienza dall'Edificio A.
In conclusione, si può arrivare ad ipotizzare per la Stanza 5 dell'Edificio B, che, come s'è detto (v.
supra, nota 241), doveva contenere un piccolo archivio, la presenza di almeno tre testi appartenenti al-
la corrispondenza assiro-ittita: uno destinato all'Assiria e ancora in lingua ittita, rappresentato dai
frammenti KBo 18.25 (+) 31.69, il secondo dei quali trovato fuori contesto originario presso l'Edificio
C; due invece di provenienza assira, KBo 28.59 (nr. 6), ritrovato fuori contesto presso l'Edificio C, e
KBo 28.61 (+) 62 (+) 64 (+)? 63 243 (nr. 8), i cui diversi frammenti, ad eccezione di 144/d = KBo
28.61, furono rinvenuti sparsi in altri luoghi contigui all'Edificio B. Sembra ipotizzabile che tale di-
spersione sia avvenuta soltanto in epoca post-ittita, in quanto almeno i due testi KBo 18.25(+) e KBo
28.61(++) sono da datare al periodo finale del regno ittita 244.
6.2.2.4. Resta un ultimo testo da discutere, 319/w = KBo 18.20 (nr. 3). Esso proviene dal settore p-
q/10-11 della Corte Centrale di Büyükkale, presso l'entrata principale dell'Edificio D, e per esso ab-
biamo dunque la certezza che si tratti di materiale di scarto già in epoca ittita 245.

6.3. Riassumendo, sulla base di tredici frammenti del corpus da noi esaminato si possono identifi-
care almeno quattro luoghi di conservazione delle lettere appartenenti alla corrispondenza con l'Assi-
ria: il Grande Tempio nella Città Bassa e gli Edifici A, B ed E sulla cittadella di Büyükkale. La se-
guente tabella visualizza i testi con i probabili rispettivi luoghi di conservazione originari (i testi la cui
appartenenza ad uno specifico archivio appare meno certa sono marcati da un punto di domanda):

243. L'appartenenza del frammento 111/x = KBo 28.63 alla medesima tavoletta è tuttavia incerta. Per la sua
supposta provenienza dall'Edificio A v. supra § 6.2.2.1.
244. Il mittente di KBo 18.25(+) può essere Tut~alija IV o un suo successore, mentre KBo 28.61(++) risale alla
fase finale del regno di Tukultī-Ninurta I e fu spedita molto probabilmente ad un successore di Tut~alija
IV (per i dettagli sulla complessa questione della datazione di queste lettere rimandiamo alle rispettive se-
zioni introduttive ai testi). Risulta pertanto interessante constatare come questi due testi della corrispon-
denza assiro-ittita, appartenenti con ogni probabilità alla medesima epoca, fossero conservati nel mede-
simo luogo, pur tuttavia insieme alla lettera KBo 28.59 che risale invece al periodo di Salmanassar I. Così
come interessante appare il fatto che un testo in lingua ittita (KBo 18.25(+)), che non costituiva certo un
testo epistolare ufficiale, fosse comunque conservato insieme a due testi di provenienza assira.
245. V. quanto osserva H.G. Güterbock nel “Vorwort” a KBo 18: “Die Fundlage in den Planquadraten
Büyükkale p-q/10-11 ist sekundär, in einer Schuttmasse, die der phrygischen Schicht I b als Untergrund
diente […]. Es wurden nur Bruchstücke gefunden; manche machten den Eindruck, absichtlich zerbrochen
zu sein”. Su questo complesso testuale contenente numerosi frammenti di lettere v. anche Hagenbuchner
1989a: 4 s. e Pedersén 1998: 50 (“Remains of an Administrative Archive in the Middle Courtyard of the
Palace Area”), secondo il quale si tratterebbe di materiale testuale precedentemente archiviato nell'Edi-
ficio A.
Introduzione 55

Bk A4 nr. 9 KBo 28.67 ← Assiria


Bk B5 nr. 5 KBo 18.25 → Assiria
(+) 31.69
nr. 6 KBo 28.59 (?) ← Assiria
nr. 8 KBo 28.61 ← Assiria
(+) 28.62
(+) 28.64
(+)? 28.63 (?)
BK E nr. 7 KBo 28.60 (?) ← Assiria
nr. 10 KBo 28.73 ← Assiria
T. I nr. 4 KBo 18.24 → Assiria
nr. 17 KUB 23.103 (?) → Assiria

Da ciò emerge come solo tre di questi testi siano in lingua ittita e indirizzati all'Assiria (nr. 4, nr. 5,
nr. 17), mentre per il resto si tratta di lettere di provenienza assira. Ciò non stupisce più di tanto, poi-
ché i testi in lingua ittita, per il loro carattere di bozza preparatoria o di copia tradotta, comunque di
documento non ufficiale, quasi sicuramente rappresentavano materiale che venne scartato già dagli
Ittiti stessi, come testimonia il caso di KBo 18.20 (nr. 3) ritrovato nel Settore p-q/10-11 di Büyükkale.

7. Nota alla presentazione dei testi

Le lettere sono proposte in traslitterazione 246 e traduzione con commento sia storico-contenutistico
che filologico-linguistico. La traslitterazione è preceduta dalle indicazioni bibliografiche — divise in
due sezioni: in a) si trovano le principali edizioni dell'intero testo; in b) gli studi parziali o i contributi
che ne hanno trattato a vario titolo — e da una sezione introduttiva che riassume i principali argomenti
trattati, discute le diverse interpretazioni e proposte di attribuzione e cerca di collocare il documento,
per quanto possibile, nel contesto storico in cui è stato prodotto. Alla traslitterazione e traduzione, cor-
redate da note esplicative circa specifici problemi di lettura o traduzione del testo, segue un commento
filologico che discute principalmente gli aspetti linguistici e paleografici. Nel caso di testi particolar-
mente frammentari e meno significativi da un punto di vista del contenuto (nr. 9, 10, 13, 14, 23) ab-
biamo tuttavia rinunciato a tale suddivisione del commento in sezione storico-contenutistica e filolo-
gico-linguistica, limitandoci a fornire alcune indicazioni su singoli problemi testuali dopo la traslittera-
zione.
Uno spazio importante è riservato, a conclusione del volume, al glossario completo dei vocaboli
contenuti nei testi, suddiviso in base alle lingue di redazione dei testi (ittita e accadico), e all'indice de-
gli argomenti: come già ricordato in precedenza, proprio nel caso di documenti così danneggiati l'uso
di questi strumenti può risultare determinante per riconoscere testi frammentari come appartenenti al
corpus, per risolvere problemi filologici o di interpretazione lessicale, per identificare mittente o desti-
natario, per stabilire nuovi collegamenti tra diversi testi 247.

246. Tutti i testi sono stati collazionati sulla base delle fotografie e, nel caso di KBo 1.20, nr. 2; KUB 23.102,
nr. 20 e VS 28.130, nr. 21, dell'originale, presso il Vorderasiatisches Museum di Berlino e il Boğazköy-
Archiv dell'Akademie der Wissenschaften und der Literatur di Mainz.
247. Se è consentito il confronto con un corpus di ben più vaste proporzioni, cfr. in proposito le osservazioni di
Parpola 1981: 128 s.
56 Introduzione

***

Nella trascrizione dei testi i seguenti simboli indicano:

[ ] lacuna nel testo


< > testo da emendare
χ ω testo da espungere
{ } testo parzialmente danneggiato
* * cancellatura
x segno illeggibile
[o] spazio per un segno entro lacuna
: “Glossenkeil”
Nr. 1 55

TESTI

Nr. 1 _ KBo 1.14 57

Testo
KBo 1.14 (VAT 7430); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Cavaignac 1934; Goetze 1940: 27 ss.; Harrak 1987: 68 ss.; Faist 2001a: 22 ss.
b) Luckenbill 1921: 205-207; Thureau-Dangin 1935: 192; Rowton 1959: 3 s.; Klengel 1965: 61, 81, 99; Rowton
1966: 249 ss.; Kümmel 1967: 29; Zaccagnini 1970; Archi 1971: 208; Archi 1973: 215; Zaccagnini 1973: passim;
Maxwell-Hyslop 1974: 142 s.; Durham 1976: 83; Kempinski _ Ko^ak 1977: 87; Hawkins 1976-80: 431b;
Kestemont 1982: 270, 277 n. 6; Siegelová 1984: 155 s.; Košak 1986: 133 s.; Beckman 1986: 24; del Monte
1986: 69 n. 3, 97; Harrak 1987: 101 s., 119 ss., 124 ss., 167, 182 n. 117, 259; Heinhold-Krahmer 1988: 94;
Hagenbuchner 1989b: 267 ss.; Liverani 1990a: 104 s., 251; Klengel 1992: 125; Artzi – Malamat 1993: 35 n. 65;
Beckman 1996: 139 ss.; Giorgieri – Mora 1996: 48; Kammenhuber 1996: 213 s., 217; Reiter 1997: 396; Bryce
1998: 282 s., 302 s.; Harrak 1998: 241 s.; Wouters 1998: 269 s.; Skaist 1998: 65 ss.; Collins 1998: 17 s.; Klengel
1999: 245; de Martino 2000: 98 ss.; Mora 2000a: 773 s.; Giorgieri 2001; Cohen 2002: 29 s.; Giorgieri _ Mora
2002: 327 s.; Freu 2003a: 184 ss., 194, 197 s., 201 ss.; Freu 2003b: 102; Klinger 2003: 248 n. 35; Schwemer
2004: 76.

La lettera propone una serie di argomenti di grande interesse; purtroppo le frequenti lacune in punti
cruciali del testo e le difficoltà di interpretazione dovute anche allo stile estremamente conciso e allu-
sivo con cui sono riportati alcuni fatti, sui quali il destinatario era evidentemente più informato di noi,
ne impediscono una piena comprensione. Tutte le questioni presentate nel testo sono ampiamente note
e discusse in quanto già più volte trattate, complessivamente o separatamente, in precedenti contributi.
Le ripercorriamo brevemente: il conflitto con gli abitanti della città di Turira (Ro 6¥-19¥), che coinvol-
ge il re di @anigalbat 1 (all'interno del passo su Turira si colloca anche la frase in cui il mittente para-
gona se stesso al leone e si contrappone agli abitanti di Turira 2); il problema relativo alla produzione
del ferro e al presunto “monopolio” ittita (Ro 20¥-24¥ e 25¥-28¥), esaminato da diversi studiosi, inizial-
mente sulla base di un'interpretazione molto letterale del testo, successivamente, attraverso un'inter-
pretazione più critica, mettendone in luce le incongruenze e inserendolo nel contesto dello scambio
cerimoniale dei doni piuttosto che in quello di una gestione controllata dell'attività produttiva 3; le ul-
time questioni affrontate riguardano il mancato invio di doni da parte del destinatario al mittente della
lettera in occasione della sua intronizzazione (Vo 2¥-10¥) e il blocco (almeno così pare) di un ambascia-
tore assiro in @atti (Vo 11¥-19¥) 4.

1. Cfr. in proposito Liverani 1990a: 104-105, 251 e le nostre osservazioni nel commento filologico a Ro 9¥ ss.
2. Secondo l'interpretazione qui proposta (per cui cfr. Giorgieri 2001 e Starke apud Faist 2001a: 24) il passo ri-
prenderebbe un topos letterario di contrapposizione tra il leone e la volpe.
3. V. in particolare Zaccagnini 1970, con riferimenti alla bibliografia precedente; Zaccagnini 1973: 72-73; Live-
rani 1990a: 251, e 1999: 329 s. (sulla procedura del “dono di rilancio”, qui documentata dal rifiuto di inviare
ferro prima e, poi, dall'invio di una lama/spada di ferro); Faist 2001a: 25 ss., 58 ss. (con ulteriori indicazioni
bibliografiche); Faist 2001b: 61 ss. Sullo scambio di prodotti in ferro nello stesso periodo cfr. anche le inte-
ressanti informazioni fornite da una lettera da Dūr-Katlimmu (Cancik-Kirschbaum 1996: Nr. 16).
4. Questo episodio potrebbe trovare riscontro in una lettera trovata a Dūr-Kurigalzu in cui si parla di Assiri trat-
tenuti presso la corte ittita (cfr. Gurney 1949: 139 ss., testo 10 = IM 51.928).
58 Testi

Come si è detto, è molto difficile comprendere nel loro pieno significato i passi sopra accennati, an-
che perché, non essendo conservati nella lettera i nomi dello scrivente e del destinatario e non essendo
ancora possibile una loro sicura identificazione, non siamo in grado di inserire i fatti narrati in un pre-
ciso contesto storico. Al riguardo sono state avanzate, e si possono avanzare, diverse ipotesi. Secondo
l'opinione prevalente, la lettera, scritta da @attušili III, era indirizzata a Adad-nērārī I 5. Le motivazioni
che stanno alla base dell'attribuzione della lettera a @attušili si basano principalmente sulla menzione,
in Vo 15¥, del nome di Ur~i-Teššup, che sembrerebbe in effetti rimandare al suo immediato successore
come scrivente. Sono molto più complesse le motivazioni che hanno portato la maggior parte degli
studiosi a ritenere che la lettera fosse indirizzata a Adad-nērārī. Gli argomenti di Rowton, che tra i
primi si è occupato a fondo del problema 6, si basano principalmente su due punti: all'inizio di Vo 5¥
l'integrazione a-bi/a-~i indicherebbe che il destinatario della lettera era in contatto anche con il padre
(Muršili) o con il fratello (Muwatalli) di @attušili III, e questo, in base a indicazioni cronologiche rica-
vabili da altri documenti (cfr. Rowton 1959: 6), escluderebbe Salmanassar I come possibile destinata-
rio; la seconda osservazione, anch'essa ripresa in studi successivi, riguarda la collocazione politica di
@anigalbat descritta nella lettera, che corrisponderebbe alla fase in cui questo stato era vassallo del-
l'Assiria, cioè al periodo di regno di Adad-nērārī I. Per quanto riguarda il primo punto, poiché l'inte-
grazione proposta da Rowton si rivela molto improbabile ad un attento esame del testo (cfr. il com-
mento filologico), sono destinati a cadere di conseguenza anche gli argomenti ad essa collegati. Anche
il secondo argomento potrebbe essere messo in discussione, sulla base del convincimento, condiviso
ormai da molti studiosi, che uno stato di @anigalbat, seppur ridotto ad una minima estensione territo-
riale, sia sopravvissuto anche nel periodo successivo alle conquiste di Salmanassar I 7.
Harrak 8 aggiunge un ulteriore argomento, ricavato dalla lettera KUB 23.103 (nr. 17.I), a favore
dell'identificazione del destinatario con Adad-nērārī. In questo documento, in Ro 16¥, il mittente della
lettera (quasi certamente Tut~alija IV) dice al destinatario (quasi certamente Tukultī-Ninurta I) che
suo padre (@attusili III) non ha mai scritto al padre del re assiro, il che porterebbe ad escludere Salma-
nassar I come possibile destinatario di KBo 1.14; si veda però più avanti, commento storico a KUB
23.103, per un'altra possibile interpretazione del passo e si tenga presente che Harrak parte dal presup-

5. Cfr., recentemente, Machinist 1982b: 265; Harrak 1987: 68 ss., 120 e 124-126; Hagenbuchner 1989b: 267
ss.; Klengel 1992: 125, e 1999: 245, 268 ss.; Beckman 1996: 139 ss.; Giorgieri – Mora 1996: 48; Harrak
1998: 241 s.; Skaist 1998: 65 ss.; Bryce 1998: 303 s.; de Martino 2000: 98 ss.; Faist 2001a: 25; 2001b: 61;
Freu 2003a: 184 ss.; 2003b: 102. In precedenza l'ipotesi era stata sostenuta tra gli altri da Gurney (1949:
141); Rowton (1959: 1-11, e 1966: 240-258); Archi (1971: 208); per ulteriori rimandi bibliografici cfr. Har-
rak 1987: 68, n. 14, e Hagenbuchner 1989a: 158, n. 8. Per ipotesi diverse sul destinatario (Salmanassar?) si
veda infra. Sul fatto che il mittente sia un re ittita e il destinatario un re assiro sussistono pochi dubbi (cfr.
Hagenbuchner 1989a: 267; Harrak 1987: 68; Rowton 1959: 3, n. 13), anche se qualche ipotesi discordante è
stata avanzata (per indicazioni bibliografiche v. Harrak 1987: 68, n. 11).
6. V. Rowton 1959, 1960, 1966.
7. Cfr. in particolare i contributi di Heinhold-Krahmer 1988: 85 ss.; Wilhelm 1989: 38-41; Wilhelm 1995:
1253; de Martino 2000: 100; Freu 2003a: 188 ss., ai quali si rimanda per ulteriori indicazioni bibliografiche.
È da sottolineare inoltre l'attestazione del titolo “re di @anigalbat”, attribuito a dignitari assiri di alto rango,
nelle fonti assire a partire dall'epoca di Salmanassar I. Cfr. in particolare Machinist 1982a: 16 ss. (con biblio-
grafia precedente); Harrak 1987: 275 ss., che nega invece l'esistenza di uno stato di @anigalbat all'epoca di
Tut~alija IV (cfr. anche ibid.: 120); Freydank 1991a: 141; Astour 1996: 28 ss.; Cancik-Kirschbaum 1999;
Wiggermann 2000: 172 e Wiggermann, in stampa. Per la possibilità che il documento sia stato redatto in
un'epoca più recente rispetto a quella solitamente ipotizzata e, quindi, per ipotesi sull'identità di questo “re di
@anigalbat” cfr. più avanti.
8. V. Harrak 1987, in particolare pp. 119-120.
Nr. 1 _ KBo 1.14 59

posto, non ancora certo a nostro avviso, che il mittente di KBo 1.14 sia @attušili 9. Hagenbuchner 10
esclude che Salmanassar I possa essere il destinatario della lettera soprattutto per motivazioni di ordine
cronologico: se Salmanassar fosse stato il destinatario di KBo 1.14, avrebbe regnato contemporanea-
mente a Ur~i-Teššup (v. indicazione in KBo 1.14 Vo 15¥), a @attušili e a Tut~alija (v. KUB 23.103 Vo
1¥ ss.), e quindi il periodo di regno di @attušili sarebbe stato interamente compreso nel periodo di re-
gno di Salmanassar; questo però, secondo Hagenbuchner, non sarebbe possibile poiché @attušili re-
gnava ancora sicuramente nel 35° anno di Ramses e forse ha regnato fino al 42° 11, mentre il regno di
Ur~i-Teššup sarebbe iniziato poco dopo il 5° anno di Ramses. Questi dati, dai quali si ricava un perio-
do di oltre 30 anni, sarebbero in contrasto con il dato relativo al periodo di regno di Salmanassar I, che
avrebbe regnato, come sappiamo, per circa 30 anni e quindi non avrebbe potuto essere contemporaneo
di Tut~alija IV, come sembra invece attestato da altre fonti 12. Il calcolo di Hagenbuchner contiene tut-
tavia un'imprecisione, perché sembra inserire nel computo tutto il periodo di regno di Ur~i-Teššup; in-
vece Salmanassar potrebbe teoricamente essere salito al trono negli ultimi anni o nell'ultimo anno di
regno di questo re ed essere morto nei primi anni o nel primo anno di regno di Tut~alija. Il regno di
@attušili inoltre potrebbe avere avuto una durata inferiore ai 30 anni; noi sappiamo soltanto che @at-
tušili regnava ancora nel 34°/35° anno di regno di Ramses II e che potrebbe essere salito al trono in-
torno all'inizio degli anni '60 del XIII secolo a.C. 13. Si arriva così ad assegnare a @attušili un periodo
di regno di 25-28 anni 14, che lascia un certo margine per la contemporaneità del regno di Salmanassar
con l'ultima parte del regno di Ur~i-Teššup da un lato e con la prima parte di quello di Tut~alija
dall'altro. È importante ricordare inoltre che del sincronismo Adad-nērārī I _ @attušili III non abbiamo
conferme dai testi 15. Il sincronismo Adad-nērārī I _ @attušili III è stato utilizzato come uno dei dati a
favore dell'abbassamento di 10 anni della cronologia assira 16, ma alla base del sincronismo sarebbe
proprio la testimonianza prodotta da KBo 1.14, testimonianza che, come si è visto sopra, non sembra
in realtà fondata su dati certi. Si ritorna quindi, circolarmente, al punto di partenza 17.

9. Si veda infra per la possibilità che si tratti invece di Tut~alija.


10. 1989a: 162; 1989b: 268.
11. V. Hagenbuchner, 1989b: 268, con rimando a Edel 1976: 29. Su questo punto v. anche nota 13, infra.
12. Cfr. Boese _ Wilhelm 1979 per una revisione della cronologia del periodo.
13. Ovviamente secondo la cronologia corta: per una sintesi dei dati e delle ipotesi, con riferimenti bibliogra-
fici, v. de Martino 1993. Cfr. lo stesso contributo di de Martino 1993: 235 ss. e Edel 1994b: 260 ss., per un
aggiornamento della discussione sulle cosiddette lettere insibja, per le quali è ipotizzabile come probabile
destinatario anche Tut~alija, il che farebbe cadere i presupposti per una continuazione del regno di @attušili
III fino al 42° anno di Ramses II (su questo problema cfr. anche van den Hout 1984 e Mora 1988).
14. Cfr. van den Hout 1995b: 1119 (ca. 25 anni di regno per @attušili III). Per un'ipotesi sulla durata del regno
di @attušili cfr. anche le tabelle cronologiche proposte recentemente da Freu (1997: 37, c. 1267-1240;
2003a: 192, c. 1265-1240). Per la possibilità che tutto il periodo di regno di @attušili III sia compreso in
quello di Salmanassar I cfr. Beckman 2000: 24 (con opinione differente, quindi, rispetto a quanto indicato
in Beckman 1996 sulla datazione di KBo 1.14: cfr. supra, nota 5). Cfr. infine la tabella cronologica in
Adamthwaite 2001: 56, in cui sono attribuiti 25 anni di regno a @attušili III ed è escluso il sincronismo con
Adad-nērārī I.
15. Cfr. anche la tabella in Harrak 1987: 168.
16. Cfr. Boese _ Wilhelm 1979: 36, n. 65.
17. La data solitamente proposta per l'intronizzazione di Salmanassar I (+ 1263) secondo la cronologia corta è
suscettibile di aggiustamenti e può essere alzata almeno fino al 1266, ammesso che i calcoli fatti all'epoca
di Esarhaddon e i dati conservati nei documenti di costruzione siano corretti (cfr. Boese _ Wilhelm 1979:
33 ss.). La situazione, quindi, anche all'interno della stessa “cronologia corta”, è piuttosto fluida e tale da
non poter dare conferme sul sincronismo Adad-nērārī I – @attušili III.
60 Testi

Non vi sono dunque, in base alla nostra analisi, prove sicure a favore dell'ipotesi più diffusa, cioè
che la lettera sia stata scritta da @attušili III e indirizzata a Adad-nērārī I. Ciò non toglie che questa
ipotesi, sulla base del quadro politico che sembra emergere da quanto rimane del testo, mantenga co-
munque un buon grado di probabilità.
Secondo un'altra proposta avanzata, con minori argomentazioni, da alcuni studiosi il re assiro de-
stinatario della lettera potrebbe essere proprio Salmanassar I 18. Dopo aver esaminato l'ipotesi princi-
pale, e averne riscontrato alcune incongruenze, conviene allora prendere in esame anche questa secon-
da possibilità, cioè che @attušili fosse il mittente della lettera e Salmanassar ne fosse il destinatario.
Gli argomenti a favore sono rappresentati proprio dai dubbi che ancora rimangono nei confronti del-
l'ipotesi che identifica il destinatario della lettera con Adad-nērārī, e in particolare i motivi di ordine
cronologico. Poiché non sappiamo ancora con esattezza chi era re d'Assiria al momento dell'ascesa al
trono di @attušili e neppure conosciamo la durata del suo regno, la possibilità che la lettera fosse indi-
rizzata da @attušili a Salmanassar non si può escludere completamente. Un ostacolo a questa interpre-
tazione può essere però rappresentato da Vo 15¥, in cui sembra indicato un sincronismo tra Ur~i-
Teššup e il destinatario della lettera. Secondo i calcoli della “cronologia corta” proposta da Boese _
Wilhelm per questo periodo della storia assira 19 non vi sarebbe sincronismo tra Ur~i-Teššup e Sal-
manassar, ma abbiamo già ricordato poco sopra che è proprio l'identificazione del destinatario di KBo
1.14 con Adad-nērārī uno degli argomenti principali a favore della cronologia corta e quindi della data
bassa dell'inizio del regno di Salmanassar; secondo altre proposte di sistemazione cronologica del pe-
riodo, invece, ci può essere sovrapposizione parziale dei due periodi di regno 20. Ma anche all'interno
dello stesso sistema di cronologia corta le date possono sicuramente essere ravvicinate, in mancanza di
indicazioni sicure sulla data dell'ascesa al trono di @attušili 21.
Una terza ipotesi, fino ad ora poco seguita, ci sembra degna di qualche considerazione. Si tratta
della possibilità che i due corrispondenti fossero Tut~alija IV e Salmanassar I 22. Come si è visto, l'ar-
gomento in base al quale la lettera è attribuita a @attušili si basa principalmente sulla menzione di
Ur~i-Teššup nel testo. È ovvio che si pensi prima di tutto al suo successore come scrivente, ma non ci
pare sussistano le condizioni per accantonare del tutto altre possibilità; non possiamo escludere infatti
che il trattamento riservato agli ambasciatori da parte di Ur~i-Teššup si fosse conservato a lungo nella
memoria delle due corti, anche molti anni dopo la fine del suo regno 23.

18. Quest'ipotesi è stata formulata da Cavaignac (1934: 237) e sostenuta da Thureau-Dangin (1935: 192) e
Goetze (1940: 32), ed è stata poi ripresa, tra gli altri, da Klengel (1965: 61) e, indirettamente, da Otten
(1959: 68, n. 19; 1959-60: 46); più recentemente, l'ipotesi è ritenuta ancora plausibile da Heinhold-Krahmer
(1988: 94, n. 181).
19. Cfr. Boese _ Wilhelm 1979, in particolare p. 36.
20. Cfr. in particolare Brinkman 1976 e Beckman 2000: 23, che si basa sull'attribuzione di KUB 23.102 (nr.
20) a Ur~i-Teššup → Adad-nērārī.
21. Cfr. poco sopra per una discussione su questo argomento (è ovvio in ogni caso che l'intronizzazione di Sal-
manassar dovrebbe essere avvenuta prima, come indicherebbe il passo in Vo 2¥-10¥).
22. Per un accenno a questa possibile attribuzione cfr. Hawkins 1976-80: 431b. L'ipotesi Tut~alija → Tukultī-
Ninurta è sicuramente da escludere in quanto è pressoché certo che Tut~alija era già regnante al momento
dell'ascesa al trono di Tukultī-Ninurta.
23. In un periodo di violenti contrasti dinastici come fu certamente il regno di Tut~alija IV è sicuramente com-
prensibile l'intento di screditare uno dei principali rappresentanti della parte avversa. Ur~i-Teššup è citato
ad es. anche in KBo 4.14, testo sicuramente più tardo rispetto al regno di @attušili III; sull'episodio relativo
a Ur~i-Teššup e Mašduri narrato da Tut~alija IV nel trattato con Šaušgamuwa di Amurru cfr. recentemente
van den Hout 2001: 220 ss.
Nr. 1 _ KBo 1.14 61

L'attribuzione della lettera a Tut~alija come scrivente, con Salmanassar controparte assira, potreb-
be invece trovare qualche elemento di supporto nei seguenti confronti:

a. la lettera KUB 23.99 (nr. 18), scritta probabilmente da Tut~alija a Salmanassar, sembra contenere
un accenno al mancato invio di doni al re ittita in occasione dell'intronizzazione 24. L'analogia con
KBo 1.14 è a nostro avviso di un certo interesse; sembra strano in effetti che per due volte conse-
cutive (ascesa al trono di @attušili e di Tut~alija) si sia verificata la stessa situazione, quasi che i re
assiri per principio non si congratulassero con i re ittiti al momento della loro salita al trono 25;
b. in KUB 23.103 (nr. 17.I), lettera di Tut~alija IV a Tukultī-Ninurta I, si dice (Ro 18¥ ss. = KUB
40.77: 7¥ ss.): “Quanto al fatto che tuo padre è divenuto dio, ai/al r[e … … doni(?)] sono soliti spe-
dire. Nel paese di @atti invece non (è) co[stume(?) …]. Dalla Casa del paese di @atti un nuovo at-
trezzo fuori [… , no]n è permesso. Chiedi(lo) ai tuoi Grandi! Se dal paese di @atti [avessero/fossero
…] … , que[sto] (sarebbe stato) permesso! [Se … … q]ualche volta fosse stato, se essi/ciò a me per
la questione del morto [avessero …], io avrei [in]viato. Vivo/Da vivo [… …] Io [t]i ho sempre in-
viato dei buoni doni! […]”. Già altri commentatori 26 hanno messo in relazione il passo con quello
relativo al ferro in KBo 1.14; se scritte entrambe da Tut~alija IV, le due lettere potrebbero essere
molto vicine nel tempo (KUB 23.103 è certamente stata scritta poco dopo la morte di Salmanassar);
c. in un'altra lettera, KUB 26.70 (nr. 22), forse inviata da Tut~alija IV a Tukultī-Ninurta I (per l'attri-
buzione si veda il commento relativo), si parla di un contatto tra Ur~i-Teššup e il padre del destina-
tario; si ritiene solitamente 27 che questo contatto possa essere avvenuto solo dopo la deposizione di
Ur~i-Teššup, se il termine “padre” è riferito a Salmanassar; secondo l'ipotesi di attribuzione di
KBo 1.14 che stiamo esaminando (e secondo la revisione cronologica proposta più sopra) questi
rapporti tra Ur~i-Teššup e Salmanassar potrebbero essere stati intrattenuti mentre entrambi regna-
vano;
d. la situazione di stallo venutasi a creare circa la presa di Turira riecheggia per alcuni aspetti la situa-
zione descritta in RS 34.165, inviata probabilmente al re di Ugarit e ivi ritrovata 28: anche in questa
lettera si parla di un re assiro (forse il mittente) e di un Tut~alija; questa eventuale analogia non è in
sé un elemento a favore della vicinanza delle due lettere, potrebbe però alludere a situazioni di con-

24. Cfr., infra, il nostro commento alla lettera per le ipotesi di attribuzione e per l'interpretazione del passo in
questione.
25. Di parere diverso Harrak, che nota le analogie ma attribuisce le lettere rispettivamente a @attušili e a Tut~a-
lija (Harrak 1987: 138-139 e 182). Cfr. inoltre Klengel 1999: 269, n. 545, in cui si propone un collegamen-
to, a questo proposito, tra KBo 1.14 e l'“Apologia” di @attušili III.
26. Cfr. in particolare Otten 1959-60: 44-45; Hagenbuchner 1989b: 259; si veda anche il nostro commento a nr.
17.
27. Cfr. Otten 1959: 67 ss.; Harrak 1987: 167; Hagenbuchner 1989b: 266.
28. Per i numerosi problemi di attribuzione e di interpretazione di questo documento cfr. in particolare Lacken-
bacher 1982, 1991, 2002: 180 n. 594; Singer 1985; Harrak 1987: 140 ss. e 261; Liverani 1988: 592-593,
1990a: 169 ss.; Mora, in stampa a. Cfr. anche Cap. I § 3.1, supra.
62 Testi

flitto analoghe, e forse coeve, che si verificavano nei territori di confine tra l'Assiria e il paese di
@atti 29.
Nessuna delle tre ipotesi di attribuzione del documento, in conclusione, può essere esclusa: l'argomen-
to basato sulla cronologia e sui sincronismi tra i sovrani, ritenuto a lungo decisivo in favore della solu-
zione più “alta”, rivela in realtà alcuni punti deboli; gli altri argomenti, favorevoli o contrari all'una o
all'altra ipotesi, sono in sostanziale equilibrio; nessuno, in ogni caso, appare determinante. Nel quadro
della corrispondenza diplomatica tra Ittiti e Assiri e, in generale, delle testimonianze relative al regno
medio-assiro nell'ultima fase del XIII secolo a.C. o all'inizio di quello successivo (si vedano in
particolare i testi da Tall Šē~ Αamad e da Tall $abī AbyaΤ), l'ultima ipotesi ci sembra tuttavia merite-
vole di particolare attenzione e, forse, da privilegiare.
Come abbiamo già ricordato nell'Introduzione (Cap. I § 4), non è certo che questo testo sia stato ef-
fettivamente spedito, e che sia stato spedito in questa forma; alcune ipotesi avanzate recentemente 30
per spiegare la mancata spedizione non sembrano convincenti anche perché basate sul presupposto che
i fatti si siano svolti nei primi anni di regno di @attušili III. Il fatto che la redazione a noi conservata
sia in lingua accadica rappresenta in ogni caso un indizio utile per considerarla vicina (se non uguale)
a quella definitiva.

Ro
1¥ ] ta-x [
2¥ ] {ma}-a a-ba-s[ú 31
3¥ ]x 32-qa-at/ad šu-x [
4¥ š]a al-tap-ra-ak-ku x [
5¥ ] an-ni-ta tàš-pu-ra [
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

29. Sulla questione di Turira, messa in relazione con eventi ricordati nei testi di Emar in cui compaiono le
“truppe hurrite”, cfr. Skaist 1998: 65 ss. Skaist mantiene, per quanto riguarda la cronologia, l'ipotesi cor-
rente di attribuzione di KBo 1.14 a @attušili – Adad-nērārī, ma sottolinea alcuni problemi, ad es. (v. p. 66)
l'apparente contraddizione tra la presenza contemporanea del re di @anigalbat e di “Assyrian soldiers” in
Turira, che risolve supponendo che continuasse ad esistere un “Rump State” di @anigalbat sotto sovranità
assira all'epoca di Adad-nērārī. Per un analogo collegamento tra l'assalto delle truppe hurrite a Emar e
quanto riportato in KBo 1.14 cfr. anche Adamthwaite 2001: 268 ss., ma cfr. de Martino 2000: 99, in cui si
osserva che il collegamento con gli eventi di Emar appare poco verosimile se si mantiene la datazione “alta”
(@attušili III) di KBo 1.14. Sugli stessi problemi cfr. anche Freu 2003a:186 ss. Il collegamento con RS 34.
165 (v. sopra) abbasserebbe la cronologia degli eventi di almeno 20 anni e renderebbe necessario ipotizzare
l'esistenza di un “re di @anigalbat” (non sappiamo se e in che misura dotato di effettivo potere) all'epoca di
Tut~alija IV: per ipotesi e documentazione cfr., oltre a quanto già indicato più sopra (nota 7), anche la let-
tera IBoT 1.34, scritta al re ittita da un “re di @anigalbat” che si definisce suo “figlio”, per la quale è stata
proposta una datazione all'epoca di Tut~alija IV (cfr. van den Hout 1995a: 125 e 1998b; Beckman 1996:
142; Klengel 1999: 282); in alternativa, anche l'ipotesi che il “re di @anigalbat” fosse nel caso di KBo 1.14
il “governatore” assiro dei territori occidentali (cfr. nota 7) potrebbe essere presa in considerazione (il re it-
tita non saprebbe a chi rivolgersi, se al re di Aššur o al suo “dipendente”, il re di @anigalbat; si noti a questo
proposito la nuova interpretazione da noi proposta per il passo in Ro 9¥ ss.). Per un'ipotesi di coinvolgi-
mento del “re di @anigalbat” assiro negli scontri tra Assiri e Ittiti nei territori lungo l'Eufrate cfr. Astour
1996: 31 ss.
30. V. Freu 2003a: 186 e 205.
31. Così secondo collazione.
32. Goetze 1940: q]à-. Possibili anche AK o AL. La collazione su fotografia non è decisiva.
Nr. 1 _ KBo 1.14 63

6¥ [o o LÚMEŠ URU]tu-u-ri-{ra} KUR-ti i~-ta-nab-{bá-tu4}


7¥ [ul-tù a-ma-k]a 33 [KUR ka]r-ga-miš ul-tù an-na-ka KUR UR[U
8¥ [i~-ta-nab-bá]-tu4 34 {LUGAL KUR ~a}-ni-kal-bat il-ta-nap-pa-ra
9¥ [ma-a URUtu-u-r]i-ra 35 ia-a-ú? <ú>-ma-a 36 ul-tu4 a-ma-ka <ta>-{al}-ta-nap-pa-ra 37
10¥ [ma-a 38 URU]tu-u-ri-ra ia-a-ú URUtu-u-ri-ra {ku-a-ú}
11¥ {ú}? 39-la-a ša LUGAL KUR ~a-ni-kal-bat a-ba-at {URU}tu-u-ri-{ra}
12¥ la-a tù-ud-dá-a ki-i URUtu-u-ri-ra KUR-tum i~-ta-nab-*{bá}-tu4*
13¥ a-na lìb-bi URUtu-u-ri-ra ~u-u-ub-ta {ul}-te-né-él-lu-{ú}? 40
14¥ ÌRMEŠ-ia ša it-ta-na-bi-tu4 a-na URU{tu}-u-ri-ra-ma i-te-né-lu-ú! 41
15¥ šum-ma URUtu-u-ri-ra ku-a-ú ~u-bu-UZ 42 ÌRMEŠ-ia ša i-na ŠÀ URU-lim aš-bu
16¥ mi-im-mu-šú-nu la-a ta-qár-ri-ib šum-ma URUtu-u-ri-ra la-a ku-a-ú
17¥ šu-up-ra-am-ma a-na-ku lu-u~-bu-UZ ÉRINMEŠ-ka ša i-na lìb-bi URU-lim aš-bu
18¥ a-na mi-im-mu-šú-nu la-a iq-qá-ar-ri-ib am-mi-ni a-na ia-ši UR.MA@
19¥ LÚMEŠ URUtu-u-ri-ra KA5.A 43 ú-uz-za-nu-ni-ni
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
20¥ a-na AN.BAR SIG5-qí ša tàš-pu-ra-an-ni AN.BAR SIG5 i-na URUki-iz-zu-wa-at-na
21¥ i-na É.NA4KIŠIB-ia la-a-aš-šu AN.BAR a-na e-pé-ši le-mé-e-nu
22¥ al!(ŠAB)-ta-pár AN.BAR SIG5-qá e-ep-pu-šu a-di-ni la-a i-gám-ma-ru
23¥ i-gám-ma-ru-{ma} ú-še-bé-la-ak-ku i-na-an-na a-nu-um-ma EME GÍR AN.BAR
24¥ [ul-te-b]íl-ak-ku 44
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
25¥ ]-ri-ia-ma-a-ti 45 ša tu-še-bi-la ma-a a-na an-na-a-ti EMEMEŠ
26¥ ] {a-na} e-pá-ši a-di-ni la-a i-gám-<ma>-ru 46

33. Integrazione di Goetze 1940.


34. Integrazione di Goetze 1940.
35. Integrazione di Goetze 1940.
36. Emendazione proposta da Rowton 1959: 3 e accolta anche in Deller, MdK; v. commento.
37. Per questa emendazione (proposta da Rowton 1959: 3) e per i problemi di interpretazione del passo v.
commento.
38. Integrazione proposta oralmente da W.R. Mayer, che ringraziamo anche per altri utili suggerimenti riguardo
all'analisi di questo testo. Goetze 1940 integra māt URU. Gli altri editori si limitano ad integrare solo URU,
che tuttavia è insufficiente rispetto allo spazio disponibile in lacuna.
39. Lettura di Deller, MdK. Harrak 1987, seguito da Faist 2001a, legge: ù; Goetze 1940: ša?. La fotografia in
questo punto purtroppo non è sufficientemente leggibile, sicché la lettura resta incerta anche a seguito della
collazione. La lettura di Deller sembra comunque fornire all'intero passo il senso migliore. V. commento.
40. Così in base a collazione. Il segno LU è sicuro, meno Ú, ma difficilmente può trattarsi d'altro. Di conse-
guenza trova conferma la lettura di Goetze 1940, seguita da Rowton 1959: 3 e AHw I, 210a (ultenellû pres.
Štn di elû), mentre non risulta accettabile quella proposta da CAD @, 215 ({ul}-te-né-él-qú-{ú}?, pres. Štn da
leqû, accolta da Harrak 1987, Beckman 1996 e Faist 2001a). V. anche il commento filologico.
41. Così in base a collazione; confermata la lettura di Goetze 1940, seguita dagli altri editori e da AHw I, 208a.
42. Rowton 1959: 4 n. 18; AHw I, 303a; Harrak 1987 e Faist 2001a: 24 leggono ~u-bu-u#; Goetze 1940: ~u-bu-
us. Lo stesso vale per la forma lu-u~-bu-UZ di r. 17¥. V. commento.
43. Così in base a collazione. Per questa lettura v. Giorgieri 2001 e, indipendentemente, F. Starke apud Faist
2001a.
44. Integrazione di Goetze 1940. Cavaignac 1934, Harrak 1987: [ú-še-. V. commento filologico.
45. Goetze 1940: [a-na sa]-ri-ia-ma-a-ti (“[As for the ar]mors”), seguito da Faist 2001a, ma l'integrazione non
sembra sufficiente a riempire lo spazio in lacuna.
46. Per questa emendazione v. commento.
64 Testi

27¥ [i-gám-ma-ru-ma ú-še-eb?-bé?-l]a 47-ak-ku ki-i ku-a-ša-a šu-ta-a-ma-ku


28¥ ]x mé-re-še20-ti ša tàš-pu-ra

Vo
1¥ ]x-ka
2¥ L]UGAL.GAL LUGAL KUR URUka-ra-an-du-ni-aš
3¥ ]x iš-pu-ra-ak-ku
4¥ ]x-ak-ku ú-la-ma-a šul-ma-na-ti SIG5-ti
5¥ [ú-ul-t]e 48-{bi-la-ak}-ku x x 49 a-na-ku LUGAL-ut-ta a#-#a-bat
6¥ [ù a]t-ta DUMU.KIN-ra la-a tà^-pu-ra ù pár-#ú ša LUGALMEŠ
7¥ [ša LUGAL] 50-ut-ta i!(AZ) 51-#a-ab-bá-tù-ni {ù} LUGALMEŠ mi-i~-ru-šú
8¥ [šul-ma]-na-ti SIG5MEŠ-ti lu-bu-ul-ta ša LUGAL-ut-ti
9¥ [Ì.D]ÙG.GA ša na-ap-šu-ši ú-še-BI-lu-ni-iš-šu
10¥ ù at-ta u4-ma an-ni-ta-ma la-a canc. 52 te-pu-uš
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
11¥ a-nu-um-ma DUMU.KIN-ri-ia ša aš-pu-ra-ak-ku-ni ù mEN.UR.SAG
12¥ an-na-ka ak-ta-la ù aš-šum a-ba-ti [an]-ni-t[i] ak-ta-la-aš-šu

47. Goetze 1940: ú-še-bi-l]a-; Durham 1976: 395: ú-še-ba-l]a-; Harrak 1987: ú-še-bil]- (sic); Faist 2001a: ú-še-
bí]l-. Ma lo spazio in lacuna è maggiore (cfr. Ro 23¥!), per cui proponiamo di integrare ú-še-eb?-bé?-l]a-,
benché altrove in questo testo il pres. non sia mai scritto con raddoppiamento della seconda consonante
radicale (v. Ro 23¥ e cfr. commento a Vo 14¥).
48. Per l'integrazione v. commento.
49. Non è chiaro se si tratta dei resti di due segni o di un unico segno. Goetze 1940, seguito da del Monte 1986:
63 s., Faist 2001a e Cohen 2002: 30, legge queste tracce come [ki]-me; Harrak 1987 invece come [ù]. Nes-
suna di queste due letture trova precisa conferma nella collazione sulla fotografia. Contro la lettura ki-me
v'è soprattutto il fatto che questa congiunzione è sempre scritta ki-(i)-me-e, come mostrano i numerosi
esempi raccolti in del Monte 1986: 63 s., dove l'unico caso di grafia ki-me è rappresentato proprio dal pre-
sente passo. Non costituirebbe di fatto un problema l'uso dell'indicativo (a##abat) al posto del soggiuntivo,
in quanto con la congiunzione kīmē nell'accadico di Boğazköy è più spesso attestato l'indicativo (v. Labat
1932: 79, del Monte 1986: 63 s.), ma in questo testo così ricco di assirismi forse ci si dovrebbe attendere la
marca di soggiuntivo assira, che spesso viene utilizzata (v. infra sezione introduttiva al commento filologi-
co). Anche questo elemento parla dunque a sfavore della lettura ki-me.
50. Così in base a collazione. Del cuneo verticale disegnato sulla copia prima di UT non c'è traccia (esso ha
portato alla lettura [^ar-/LUGAL-r]u-ut-ta di Cavaignac 1934 e Goetze 1940, seguiti da Kestemont 1982:
277 n. 6, del Monte 1986: 97 e Faist 2001a; Harrak 1987 e Cohen 2002: 30 leggono invece LUGA]L-ut-ta).
In base allo spazio disponibile in lacuna e alla sintassi della frase, prima di LUGAL si dovrà integrare il
pronome relativo ^a. V. commento.
51. Secondo Rowton 1959: 4 n. 18 l'errore sarebbe dovuto a un'errata percezione da parte dello scriba del testo
che gli veniva dettato. Nella stessa direzione anche Durham 1976: 426 (seguito da Cohen 2002: 30),
secondo cui si tratterebbe di grafia sandhi (“crasis”: /a#/ per /i#/, dovuta alla desinenza dell'accusativo in -a
che precede). Tale soluzione, che presuppone un'interpretazione della forma come i##abbatūni, lascia però
senza spiegazione il raddoppiamento della prima consonante radicale, a meno di non intendere la forma co-
me un pret. Gtn, che tuttavia non si adatta alla nostra ricostruzione del passo (v. commento). Ci sembra in-
vece preferibile pensare ad un errore influenzato da šarrutta a##abat di r. 5¥ e spiegare la forma come un
pres. G (i#abbatūni).
52. In base a collazione si tratta del segno E cancellato, non di TE, come proposto da Cavaignac 1934 e Harrak
1987, che leggono {te}-te-pu-uš. È dunque corretta la lettura di Goetze 1940, Faist 2001a e Cohen 2002: 30
con n. 130.
Nr. 1 _ KBo 1.14 65

13¥ mé-re-él-ti gáb-bi ša tàš-pu-ra-an-ni [ o o o o ] x


14¥ ú-še-bé-la-ak-ku ù aš-šum a-ba-ti an-n[i-ti 53 ak-ta-la-aš]-šu 54

15¥ DUMU.KIN-ri@I.A ša a-na pa-an múr-~i-DI[M LUGA]L-{ri tal?!-ta} 55-ap-pa-ra-an-ni
16¥ [o] x mu-ru-u# ŠÀ i-ta-an?-mu-ru UD-ma 56 i-n[a 57 o]-x-di
17¥ [a-k]i-a 58 ta-qáb-bi ma-a ki-i-ša-a ša i-na u4-mi-[š]u-ma
18¥ [mu-r]u-u# ŠÀ i-mar ù mEN.UR.SAG la-a ta-ša-"a-a-al i-na a-la-kí-šú 59
19¥ [ o ]x 60 SIG5-iš ki-i ú-pí-šu-šu-ni
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
(la parte restante del Vo non reca tracce di scrittura)

Ro
(§ 1¥)
(le rr. 1-3 sono troppo frammentarie per una traduzione)
4¥ ch]e ti ho mandato/scritto [
5¥ ] hai mandato/scritto questo a me.

(§ 2¥)
6¥ [ gli abitanti della città di] Turira continuano a saccheggiare il mio territorio.
7¥-8¥ [Da l]à/[Da quel]la parte [continuano a saccheggia]re [il paese di Kar]kemiš, da qua/da questa
parte il paese di […] 61. Il re di @anigalbat mi scrive continuamente:
9¥ “[La città di Tur]ira è mia!” Ora da là tu prendi a scrivermi 62:
10¥ “Turira è mia!” Turira è tua
11¥ o è del re di @anigalbat ?

53. Integrazione in base a r. 12¥. Oppure an-n[i-a-ti ?


54. Integrazione di Goetze 1940.
55. La lettura di questa parte della r. 15¥ resta incerta. Dalla fotografia risulta che la lacuna è effettivamente suf-
ficiente per contenere la parte finale di IM e quella iniziale di LUGAL. Dopo la parte finale di LUGAL so-
no visibili i resti di un segno che sembra essere RI. Decisamente problematica è la lettura del segno succes-
sivo, che tutti gli editori, a partire da Cavaignac 1934, hanno interpetato come RI (tal). Le tracce di questo
segno, se paragonate con quelle del precedente RI, risultano però differenti, mancando il cuneo angolare tra
il secondo e il terzo verticale. D'altra parte non vediamo altre possibili integrazioni e con molta cautela se-
guiamo gli editori precedenti nel leggere tal?!-ta-ap-pa-ra-an-ni. Questa forma è, in ogni caso, un pret. Gtn,
non un pres. Gt, come ipotizzato da Goetze 1940: 30 n. 118, ripreso erroneamente da Harrak 1987: 75 n. 27.
56. V. commento per l'interpretazione di questa forma.
57. La lettura di Goetze 1940 e Harrak 1987 (i-n[a) è confermata dalla collazione. Quanto segue resta purtroppo
illeggibile, ma sembra esservi spazio sufficiente in lacuna per un altro segno. Deller, MdK propone i-n[a ka-
š]a-di, ma sulla fotografia le tracce del segno dopo la lacuna sembrano piuttosto quelle di TA.
58. Lettura di Deller, MdK, che corrisponde perfettamente alle tracce visibili. Da abbandonare la lettura [ú-l]a-a
di Goetze 1940, seguito da Faist 2001a, e quella di Harrak 1987 ([ù] {la}-a).
59. In base a collazione il segno risulta essere -šú, come proposto da Goetze 1940, seguito da Faist 2001a, non
-šu (così Harrak 1987).
60. Faist 2001a propone di leggere [ki]-{i ?}, ma sulla fotografia ci paiono visibili le tracce della parte finale di
due orizzontali, che non si adattano al segno I. La lettura resta pertanto incerta.
61. Beckman 1996: 140 propone “the land [of Ashtata(?)]”, seguito da Freu 2003a.
62. V. commento filologico per una discussione delle altre proposte di interpretazione e di traduzione del passo.
66 Testi

12¥ Non conosci la questione di Turira, (cioè) che 63 (quelli del)la città di Turira continuano a sac-
cheggiare la regione 64,
13¥ (che) portano sempre su nella città di Turira il bottino,
14¥ (che) i miei sudditi che fuggono di solito vanno su a Turira ?
15¥ Se Turira è tua, abbatti(la)?! (Ma per quanto concerne) i miei sudditi che risiedono nella città:
16¥ sui loro beni non avanzare pretese. Se Turira non è tua,
17¥ scrivimi, affinché sia io ad abbatter(la)?. (Per quanto concerne) la tua gente che risiede nella città:
18¥ sui loro beni non saranno avanzate pretese. Perché proprio me, il leone,
19¥ la gente di Turira — una volpe — mi ha fatto infuriare?

(§ 3¥)
20¥ Riguardo al ferro buono di cui mi hai scritto, a Kizzuwatna
21¥ nel mio deposito non c'era ferro buono: il ferro da forgiare 65 era troppo cattivo 66.
22¥ Io ho scritto 67: essi stanno forgiando ferro buono, (ma) non hanno ancora finito.
23¥ (Quando) finiranno, te (lo) manderò. Ora, con la presente, una lama di coltello in ferro
24¥ ti [man]do.

(§ 4¥)
25¥ (Riguardo ai/alle) […]… 68 che mi hai mandato (dicendo) “A/Per questi/e (cose) delle lame 69
26¥ […… ”(?) — …] per/da fare, non hanno ancora finito.
27¥ [(Quando) finiranno,] ti [manderò (ciò)]. Me (ne) sto prendendo cura 70 in conformità alle tue (ri-
chieste)? 71.
28¥ ] le richieste/consegne 72 di cui mi hai scritto

Vo
(§ 5¥¥)
2¥ ] il Gran [R]e, re di Babilonia
3¥ ] ti ha scritto
4¥-5¥ ] a te. Non ti [ha/ho man]dato forse doni appropriati? … io sono diventato re 73,
6¥ [ma t]u non mi hai inviato un ambasciatore! È (buona) consuetudine tra i re:

63. Goetze 1940 e Beckman 1996 traducono kī con significato temporale, facendo dipendere da questa congiun-
zione il solo verbo i~tanabbatū di r. 12¥ e interpretando le frasi successive come principali. Di fatto, la posi-
zione di kī temporale ad inizio frase è possibile con il presente (altrimenti kī temporale sta direttamente pri-
ma del verbo), v. Aro 1955: 149.
64. V. commento filologico.
65. Lett. “fare”.
66. V. commento.
67. Goetze 1940 e con lui Harrak 1987 e Beckman 1996 fanno dipendere da altapar la frase precedente: “Io ho
scritto che …”.
68. Goetze 1940: “As for the armor(?) which you sent me (saying): ‘For this (armor) [send] blades [in re-
turn!']”. V. però nota 45 alla trascrizione.
69. Oppure “A/per queste lame” ?
70. V. commento.
71. Lett. “in conformità a te”. V. commento.
72. Lett. “i desiderata”.
73. Lett. “ho assunto la regalità”.
Nr. 1 _ KBo 1.14 67

7¥ (a) colui che assume la [rega]lità, i re suoi pari


8¥-9¥ gli inviano buoni [do]ni augurali, (quali) una veste regale (e) [olio raf]finato per ungersi.
10¥ Ma tu in quel giorno 74 non hai fatto ciò!

(§ 6¥¥)
11¥ Ora, il mio ambasciatore, che ti dovevo mandare, e Bēl-qarrād
12¥ ho trattenuto qui. Per questa ragione l'ho trattenuto:
13¥ tutte le richieste/consegne! di cui mi hai scritto […] …
14¥ ti manderò; per questa ragione l'[ho trattenuto].
15¥ Gli ambasciatori che di fronte a / al tempo del [r]e Ur~i-Teš[šup] eri?! solito inviare
16¥ […] spesso hanno avuto 75 dispiaceri. Ora 76 … … 77
17¥ tu dirai [co]sì: “Come a quel tempo
18¥ avrà dispiaceri”, e non chiederai a Bēl-qarrād, al momento della sua venuta 78,
19¥ […] se l'abbiano/io l'abbia trattato bene!

KBo 1.14 è stato redatto quasi certamente da uno scriba ittita che utilizzava un ductus particolare, caratterizzato
in prevalenza da forme di segni di ascendenza “(assiro-)mittanica” estranee al repertorio tipicamente ittita, ben-
ché in alcuni casi certi segni compaiano anche nella forma ittita canonica 79.
Estranei al repertorio ittita sono i segni: "A: Vo 18¥; A@: Ro 6¥, 12¥, 17¥, Vo 7¥; LUGAL: Ro 11¥, Vo 2¥, 5¥, 6¥,
7¥, 8¥; RU: Ro 22¥, 23¥, 26¥ 80. Essi ricorrono in una forma analoga a quella che si ritrova nel ductus “(assiro-)mit-
tanico”.
Per i seguenti segni, invece, lo scriba di KBo 1.14 utilizza sia una forma “non ittita” di tipo “(assiro-) mitta-
nico”, sia, più raramente, la forma “ittita” normale:

forma “non ittita” forma “ittita”


81
KAM Ro 22¥, 26¥ Ro 23¥
LA passim Ro 21¥
MEŠ Ro 14¥, 15¥, 17¥, 25¥; Vo 6¥, 8¥ Ro 19¥
ŠA passim Ro 14¥, 15¥, 25¥, 27¥
TI passim Ro 25¥, 28¥, Vo 4¥
TU passim Ro 6¥

74. Così seguendo in parte Harrak 1987: 74 ( “at that time”).


75. Lett. “hanno visto”.
76. Per UD-ma = anumma “ora” v. commento.
77. Se si accetta la lettura di Deller (MdK) in[a ka]šādi (ma v. nota alla trascrizione) si dovrà intendere: “Ora,
al[l'ar]rivo (della lettera)”.
78. Oppure: “se […] durante il suo viaggio”.
79. Per un'analisi del ductus di KBo 1.14 v. Giorgieri 2001: 92 n. 17 e Schwener 2004: 76; non convince
invece l'analisi offerta da Wouters 1998: 269 s. (per una critica dettagliata v. Cap. I § 5.1). All'interno del
nostro corpus presenta un ductus in parte simile anche KUB 3.125 (nr. 15); per il ductus di questi testi
rimandiamo in generale a Cap. I § 5.1.1.2.
80. La collazione su fotografia mostra che anche in questo caso, a differenza di quanto si trova sulla copia auto-
grafica, il segno RU presenta una forma simile a quella di tipo mittanico, con due angolari, il secondo dei
quali inscritto tra il secondo e il terzo verticale (cfr. Schwemer 1998: 20 col. II). La forma ittita normale del
segno RU ha invece un solo angolare.
81. Per l'uso di questa variante “non ittita” del segno KAM, alternata a quella normale “ittita”, nella Bronze-
tafel cfr. Otten 1988: 2, che cita, come esempio analogo, proprio il caso di KBo 1.14.
68 Testi

Nel caso del segno TA (passim) viene usata invece la forma ittita, non quella caratteristica “(assiro-)mittanica”.
Altri segni, come @A, DI, KI, KU, compaiono in forme che corrispondono a quelle del ductus “(assiro-)mit-
tanico” (v. Schwemer 1998: 38, 35, 36 ), e che entreranno a far parte del repertorio ittita solo alla fine del XIII
secolo a.C. (ductus “IIIc”; su questo fenomeno v. Cap. I § 5.1.1.1).

Dal punto di vista linguistico notevole è la presenza di numerosi assirismi 82: le forme a-ba-s[ú (Ro 2¥), a-ba-
at (Ro 11¥) e a-ba-ti (Vo 12¥, 14¥; gen. sg.! v. commento); gli avverbi di luogo ammaka (Ro 9¥; verosimilmente da
integrare anche in Ro 7¥) e annaka (Ro 7¥; Vo 12¥); l'avverbio akia (Vo 17¥, in parte integrato); la particella del
discorso diretto mā (Ro 9¥, 25¥; Vo 17¥); la forma negativa laššu (Ro 21¥, per altro con inspiegabile scriptio plena
della sillaba iniziale la-a-aš-šu); il dat. del pron. personale di 2a pers. sing. kuāša (Ro 27¥); la forma del pron.
possess. di 2a pers. sing. ku(w)ā"u (Ro 10¥, 15¥, 16¥); il vocalismo del prefisso verbale e l'armonia vocalica in
eppušū (Ro 22¥); la mancanza di assimilazione a > e in e-pá-ši 83 (Ro 26¥; ma e-pé-ši in Ro 21¥!); il pres. G
taqarrib (Ro 16¥); il suffisso di astratto -utt- in LUGAL-utta (Vo 5¥, 7¥) e LUGAL-utti (Vo 8¥) 84; l'uso del tema
N di qerēbu(m) (iqqarrib Ro 18¥; v. AHw II, 917b e commento); il costrutto sintattico in Ro 18¥-19¥ con l'accu-
sativo del pronome personale marcato enfaticamente per mezzo di ana + dat. (v. Giorgieri 2001: 93 n. 20); l'uso
del suffisso di soggiuntivo -ni in tašpuranni (Ro 20¥; Vo 13¥: -anni < -am + -ni), i!#abbatūni (Vo 7¥; 3a pers. sing.
pres. G), ašpurakkunni (Vo 11¥: -akkunni < -am + -kum + -ni), tal?!tapparanni (Vo 15¥) e uppišūšūni (Vo 19¥). In
altri casi tuttavia la marca assira di soggiuntivo non viene usata: cfr. i~tanabbatū (Ro 12¥), ultenellû (Ro 13¥),
ittanabitū (Ro 14¥), ītenellû (Ro 14¥), ašbū (Ro 15¥, 17¥), tušēbila (Ro 25¥), tašpura (Ro 28¥) 85.
Per quanto concerne le negazioni, l'unica usata è lā (Ro 12¥, 16¥, 18¥, 22¥, 26¥; Vo 6¥, 10¥, 18¥) come in med.-
ass. 86, eccetto in un caso, in cui viene usata la forma ula (Vo 4¥ ú-la-ma-a: ula + part. interrogativa -mā; v.
commento alla riga), non attestata in medio-assiro.
In diversi casi lo scriba di KBo 1.14 utilizza forme che normalmente non ricorrono in medio-assiro.
In Ro 14¥ si trova la forma verbale ītenellû, invece di med.-ass. ētanalliū; cfr. anche la contrazione finale in
ultenellû (Ro 13¥).
In Ro 11¥, se la lettura da noi adottata è corretta (v. commento alla riga), si trova la congiunzione ūla/ā, che
secondo AHw III, 1407b sarebbe in uso solo in ant.-ass. e in neo-ass., e di cui v'è forse una testimonianza anche
in un testo da Boğazköy (KBo 1.4+ II 21 u-la-ma-a; v. del Monte 1986: 69, 147 87). Analogo problema sorge con
la forma umā “ora, adesso”, che, seguendo una proposta di Rowton 1959: 3, abbiamo emendato in Ro 9¥ (v. com-
mento a questa riga). Secondo AHw III, 1412a e GAG § 119c.β, essa sarebbe attestata solo in neo-assiro, mai in
medio-assiro 88.
In Ro 18¥ si trova l'avverbio interrogativo ammīni invece del normale med.-ass. ana īne.
Tipica del medio-babilonese 89 ed estremamente rara in medio-assiro 90 è infine la preposizione ultu, che
compare nelle insolite grafie ul-tù (Ro 7¥) e ul-tu4 (Ro 9¥; così anche in EA 4: 47).

82. V. Goetze 1940: 32 n. 128; Rowton 1959: 4 n. 18; Durham 1976: 421; Harrak 1987: 71 n. 19.
83. V. Durham 1976: 414 s.
84. V. Durham 1976: 473 ss. In ambito periferico forme di astratto in -utt- sono attestate anche a Nuzi e nelle
lettere di Tušratta (Wilhelm 1970: 39 s. con n. 1).
85. L'osservazione fatta a tal proposito da Rowton 1959: 4 n. 18, secondo cui la marca di soggiuntivo assira sa-
rebbe usata solo quando il soggetto è singolare, è contraddetta dalle forme in Ro 25¥ e 28¥.
86. Cfr. a tal proposito anche del Monte 1982: 149.
87. In questo caso resta però incerto il valore della particella -ma-a affissa alla congiunzione; in base al contesto
non può trattarsi della particella interrogativa -mā.
88. La supposta attestazione medio-assira di ú-ma-a, che Rowton 1959: 3 n. 14 porta a favore della sua emen-
dazione, si trova in realtà contenuta nell'iscrizione RIMA 1: A.0.73.1, che, pur essendo attribuita ad Aššur-
uballi\ I, rappresenta una copia tarda (cfr. le opinioni di von Soden e Borger al riguardo citate in RIMA 1,
109 “Commentary”). Il problema resta dunque aperto, mancando, a nostra conoscenza, altre attestazioni di
umā in med.-ass.
89. Cfr. Aro 1955: 99 e, per le attestazioni nell'accadico di Boğazköy, Durham 1976: 448 s.
90. Cfr. Mayer 1971: 16 n. 2, 100 (§ 86.10).
Nr. 1 _ KBo 1.14 69

Dal punto di vista del sillabario, KBo 1.14 mostra in alcuni casi l'uso indifferenziato dei segni per le occlu-
sive sorde e sonore, caratteristico dell'accadico periferico di Boğazköy 91:

BA ba passim
pá e-pá-ši Ro 26¥
PA pa passim
bá i~-ta-nab-{bá}-tu4 Ro 12¥
i!-#a-ab-bá-tù-ni Vo 7¥

TA ta passim
dá tù-ud-dá-a Ro 12¥
URU
DU du ka-ra-an-du-ni-aš Vo 2¥
tù ul-tù Ro 7¥
tù-ud-dá-a Ro 12¥
i!-#a-ab-bá-tù-ni Vo 7¥

Per quanto concerne la resa della consonante enfatica velare /q/ 92 la situazione è la seguente:
QA qa ]x-qa-at/ad Ro 3¥
GA qá iq-qá-ar-ri-ib Ro 18¥
SIG5-qá Ro 22¥

KI qí SIG5-qí Ro 20¥

Va infine segnalato l'uso del segno KAB con valore qáb in ta-qáb-bi (Vo 17¥), caratteristico dei sillabari
periferici ed estraneo invece al medio-assiro e al medio-babilonese 93.

Ro 7¥ s. Il valore di ultu in questo passo è ambiguo. La preposizione ha normalmente valore di moto


da luogo, che tuttavia non sembra adattarsi al presente contesto. Questa difficoltà emerge dalle tradu-
zioni finora offerte. Riteniamo che in questo caso ultu ammaka … ultu annaka sia un calco sull'ittita
kēz … kēzzija o kēz … apēz “da una parte … dall'altra”, con valore di ablativo direzionale.

Ro 9¥ s. Il passo è piuttosto controverso a causa dell'incertezza nell'interpretazione della forma ver-


bale {al}-ta-nap-pa-ra alla fine di r. 9¥ e di ma-a che la precede. Accogliamo, pur con qualche riserva,
le proposte di emendazione avanzate da Rowton 1959: 3, che, sebbene successivamente abbandonate
dallo stesso Rowton (1966: 249 ss.), ci paiono fornire il senso migliore a tutto il contesto. Particolar-
mente problematica dal punto di vista linguistico è l'emendazione della forma <ú>-ma-a “ora, ades-
so”, che, come si è notato sopra nella sezione introduttiva al commento filologico, sarebbe attestata se-
condo AHw e GAG solo a partire dall'epoca neo-assira 94. Le proposte di emendazione di Rowton

91. Su questo fenomeno nell'accadico di Boğazköy cfr. Durham 1976: 364 ss. L'originaria opposizione sorda –
sonora è invece rispettata in KBo 1.14 nella serie /di/ (DI = di, passim) e /ti/ (TI = ti, passim). Anche il se-
gno TU è usato nel suo valore standard in tu-še-bi-la (Ro 25¥).
92. Cfr. Durham 1976: 371 ss.
93. Cfr. Schwemer 1998: 44.
94. Sulla genesi dell'errore cfr. Rowton 1959: 3 s. con n. 14, secondo cui “the scribe misheard jāu umā and
wrote jāu mā” durante la dettatura del testo della lettera. Rowton (1959: 4 n. 18) adduce altri elementi (a no-
stro avviso però non sempre accettabili) a sostegno della sua ipotesi che il testo di questa lettera sia stato
scritto sotto dettatura. Non è facile invece trovare una causa per l'omissione del segno TA in <ta>-al-ta-
nap-pa-ra.
70 Testi

sono accolte anche da Beckman 1996: 140, che così traduce il passo in questione: “And from there,
you(!) keep writing to me: ‘Turira is mine, or Turira is yours. It does not belong to the king of Hani-
galbat' ”. A differenza di Beckman, riteniamo però che il discorso riportato del re assiro (introdotto
all'inizio di r. 10¥ da ma-a, la cui integrazione è necessaria in base allo spazio in lacuna) consista nella
sola affermazione “Turira è mia”. Con il successivo “Turira è tua” facciamo iniziare la domanda che il
re ittita pone al partner assiro, e cioè a chi appartenga Turira, se a lui medesimo o al re di @anigalbat.
Decisiva in tal senso è la lettura {ú}?-la-a all'inizio di r. 11¥ (v. commento alla riga), che stabilisce l'al-
ternativa tra ku(w)ā"u e šar māt @anigalbat 95. Sensibilmente diversa è l'interpretazione del passo of-
ferta da Harrak 1987: 69 n. 15, 73 (accolta anche da Liverani 1990a: 104 s.; Faist 2001a; Freu 2003a:
185), che segue Rowton 1966: 249 ss. e respinge le emendazioni di Rowton 1959 (cfr. in particolare p.
69 n. 15 per le argomentazioni a favore della sua interpretazione del passo). Il verbo altanappara va
attribuito, secondo questa ricostruzione del passo, ancora al discorso riportato del re di @anigalbat
(“[‘The city of Tu]rira is mine, from there I continually wrote to you’ ”). Cavaignac 1934 e Goetze
1940 attribuivano invece il verbo altanappara al re ittita, ma questa soluzione pare assai poco accet-
tabile.

Ro 11¥ Nonostante resti incerta (v. nota alla trascrizione), la proposta di lettura di Deller (MdK) {ú}?-
la-a “o, oppure” ci sembra fornire il senso migliore a tutto il contesto 96. Il re ittita chiede cioè al re as-
siro se Turira appartenga a lui oppure al re di @anigalbat affinché si provveda a porre fine alle conti-
nue razzie che la gente di questa località compie sul territorio ittita. Qualora Turira appartenga al re as-
siro, sarà costui ad occuparsi della faccenda. In caso contrario sarà il re ittita stesso ad intervenire, sen-
za curarsi della giurisdizione del re di @anigalbat. Al re ittita interessava evidentemente non entrare in
conflitto con l'Assiria, mentre @anigalbat, o meglio il “re di @anigalbat”, rappresentava un problema
minore 97.

Ro 12¥ KUR-tum. Per alcuni esempi di errore nell'uso dei casi nell'accadico di Boğazköy v. Durham
1976: 487 ss., ma è probabile che qui il segno TUM sia usato senza riguardo per il vocalismo, come
avviene anche per altri segni con valore CVC nei sillabari di area periferica (cfr. per es. il segno SAL,
che a Nuzi e Boğazköy accanto al valore šal ha anche il valore šel4).

Ro 13¥ La scriptio plena in ~u-u-ub-ta non trova giustificazione plausibile (cfr. Durham 1976: 397 e
v. infra commento a Ro 21¥ con nota 102); pace Rowton 1959: 3 n. 16 qui non può trattarsi di allunga-
mento denotante domanda, poiché, in tal caso, dovrebbe riguardare la sillaba finale (GAG § 153d).

95. Ci sembra infatti curioso che o il re ittita (secondo l'interpretazione di Harrak 1987: “Turira is mine or
yours, and the affair of Turira is no concern of the king of Hanigalbat”, seguita da Liverani 1990a, Faist
2001a e Freu 2003a) o il re assiro (secondo la succitata interpretazione di Beckman 1996) non sappia da sé
se Turira gli appartenga. A sfavore della resa tradizionale con “Turira è mia o Turira è tua?” (accolta co-
munque da tutti gli studiosi, ad eccezione di Goetze 1940, la cui interpretazione del passo con l'integrazione
di māt all'inizio di r. 10¥ però non convince) vi sono anche argomenti di ordine testuale: infatti non solo
manca la congiunzione “o” (atteso sarebbe lū o ū), ma è assente anche una marca interrogativa, altrimenti
usata dallo scriba di KBo 1.14 (cfr. per es. Ro 12¥ tù-ud-dá-a), e presente invece nel successivo {ú}?-la-a di
r. 11¥.
96. Per un'altra probabile, anche se incerta attestazione della congiunzione ūla/ā nell'accadico di Boğazköy v.
del Monte 1986: 69 (cfr. anche supra, quanto detto nella parte introduttiva del commento con nota 87).
97. La situazione risulta dunque in parte differente rispetto a quella ricostruita da Liverani 1990a: 104 s., che si
basa tuttavia sull'interpretazione del testo fornita da Harrak 1987, diversa da quella qui offerta. V. anche su-
pra, nota 95.
Nr. 1 _ KBo 1.14 71

Quanto al verbo, una forma Štn di leqûm, ipotizzata da alcuni studiosi (v. nota alla trascrizione), è a
nostro avviso da escludere sia dal punto di vista epigrafico, sia dal punto di vista semantico (signifi-
cherebbe infatti letteralmente “continuano a far prendere”, che qui non ha molto senso).

Ro 15¥ Rowton 1959: 4 n. 18 e AHw I, 303 derivano la forma di imp. ~u-bu-UZ, come la successiva
forma di prec. lu-u~-bu-UZ a r. 17¥, dal verbo ~abā#u(m) “niederschlagen(?)” 98, di significato incerto
e di scarsa attestazione 99. Poiché esiste un verbo ~abāšu(m), il cui significato di “frantumare, fare a
pezzi” è ben documentato (v. AHw I, 303b), ci chiediamo se anche le due forme verbali di KBo 1.14
non appartengano in realtà a questo verbo. Ciò presupporrebbe però una lettura del segno UZ come
uš10, che tuttavia non sembra essere attestata altrove nei testi accadici da Boğazköy 100. L'indicazione
“Bo.” per il valore UZ = uš10 in AkkSyll 4 Nr. 214 è in realtà fuorviante, in quanto si riferisce ad una
forma contenuta in IBoT 1.34 (e-te-pu-uš10 a r. 14), lettera proveniente da @anigalbat, che dunque non
può essere addotta per provare l'utilizzazione di tale valore sillabico da parte degli scribi ittiti 101.
Un'altra attestazione di questo raro valore sillabico del segno UZ si trova nell'iscrizione sulla statua di
Idrimi (uš10-te-pí-iš). In considerazione dell'incertezza riguardo alla lettura del segno UZ come uš10,
preferiamo lasciare aperto il problema dell'esatta interpretazione delle due forme verbali in questione.

Ro 17¥ A differenza degli altri studiosi che si sono occupati di questo testo, riteniamo che qui
ÉRINMEŠ non significhi “truppe, soldati”, bensì più genericamente “gente; gruppo di persone”. Per
questa accezione di ÉRINMEŠ in un testo accadico da Boğazköy cfr. per es. chiaramente KBo 1.1 Ro
11 #ābū (ÉRINMEŠ) ša māt URU@atti ina māt URUIšuwa īterbū “gente del paese di @atti entrò nel paese
di Išuwa”; per altri passi in testi accadici da Boğazköy in cui ÉRINMEŠ ha questo significato v. CAD $,
50b; cfr. inoltre del Monte 1995: 95 s.

Ro 18¥ Intendiamo iqqarrib come pres. N contra Harrak 1987 e CAD (v. Giorgieri 2001: 91 n. 14).

Ro 19¥ Per l'interpretazione di questo passo e per una discussione del topos che oppone il leone alla
volpe v. Giorgieri 2001, cui si aggiunga quanto notato da van Soldt 1991: 868 circa l'inserzione di una
favola riguardante un leone e una volpe nella lettera da Ugarit RS 34.165 (r. 39-43).

Ro 20¥ Sul problema di come sia da interpretare AN.BAR SIG5 (lett. “ferro buono”) in questo passo
v. da ultimo Faist 2001a: 24 n. 52 (con bibliografia precedente, in particolare con riferimento a una
proposta di F. Starke secondo cui SIG5 starebbe per dummuqu “qualitativ verbessert”). Sulla menzione

98. CAD @, 10a propone invece per le forme in questione un'improbabile derivazione dal verbo ~abātu(m).
99. Alle attestazioni riportate nei dizionari (AHw I, 303; CAD @, 9a) è probabilmente da aggiungere ARM X 8
(= AEM I/1 nr. 214): 11 a-~a-ab-bu-u#4, secondo la nuova lettura proposta da Durand 1988: 442 che cor-
regge sulla base di una collazione la vecchia lezione a-~a-ab-bu-ub. La nuova interpretazione del passo of-
ferta da Durand (ARM X 8 = AEM I/1 nr. 214: 10 s. anāku elīka a~abbu# “moi-même, je massacrerai pour
ton compte”) resta però a nostro avviso problematica per il valore assegnato ad elīka.
100. Cfr. Durham 1976: 357 ss. per la resa delle sibilanti nel sistema grafico dell'accadico di Boğazköy.
101. Probabilmente a questo stesso passo si deve in HZL Nr. 340 l'indicazione di uš10 come valore sillabico per
il segno UZ nei testi accadici di Boğazköy.
72 Testi

del ferro in questo testo, oltre al classico studio di Zaccagnini 1970, v. anche Siegelová 1984: 55 s.;
Košak 1986: 133 s.; Kammenhuber 1996: 213 s., 217; Reiter 1997: 396 s. (tutti con ulteriori indicazio-
ni bibliografiche). Per il problema della lettura dell'ideogramma AN.BAR come ~ab/palg/kinnu cfr. in
particolare Cancik-Kirschbaum 1996: 173 s.; Reiter 1997: 392 ss.

Ro 21¥ La forma le-mé-e-nu si sottrae ad una spiegazione sicura. Proponiamo di interpretarla come
un aggettivo con valore elativo di lemnu(m), del tipo #e~~eru(m) “troppo piccolo”, kurrû(m) “molto
corto” (cfr. GAG § 55m), anche se si deve ammettere una grafia aberrante (lemēnu per lemmenu) 102.
Questa sembra anche l'intepretazione di AHw I 226b (“das Eisen a-na e-pé-ši ist zu schlecht”; in
AHw I, 542b invece la forma è definita come “stativo” del verbo lemēnu(m)) e di CAD E, 215a (“The
iron (ore) is (of) too low (a grade) for smelting”); anche Harrak 1987 e Faist 2001a seguono sostan-
zialmente questa interpretazione del passo, anche se non rendono la forma le-mé-e-nu come uno “Stei-
gerungsadjektiv”, ma semplicemente “il ferro non è buono (per essere fuso)”. Diversamente Cavai-
gnac 1934; Goetze 1940; Siegelová 1984; Beckman 1996, seguendo Luckenbill 1921: 206, interpre-
tano la forma le-mé-e-nu nel senso di “non era un buon momento, non era conveniente (fondere il fer-
ro)”, ma questa traduzione non ci sembra verosimile. Poco convincente ci sembra anche l'interpreta-
zione fornita in CAD L, 125b, dove le-mé-e-nu è considerato stat. 1a pers. plur. dell'aggettivo lemû:
“we are unable to make iron” 103. La situazione descritta in KBo 1.14 ricorda in qualche modo quella
riportata in una lettera da Dūr-Katlimmu (Cancik-Kirschbaum 1996 Nr. 16: 9-15 lišāna ša AN.BAR
ša bēlī ~a\\a [an]a epāše [idd]inanni [an]a ~a\\e [an]a epāše lā illak “la lamina di ferro che il mio si-
gnore mi ha dato per fabbricare una verga non va bene per fabbricare una verga” e analogamente ibid.
22-25 AN.BAR #e~ra ^a bēlī iddinanni ana mā~īte ana [ep]ā^e lā illak “il piccolo (pezzo di) ferro che
il mio signore mi ha dato non va bene per fabbricare l'impugnatura di una frusta”); su questi passi cfr.
anche Zaccagnini 1999: 385 s.; Faist 2001a: 27, 59; 2001b: 61 s.

Ro 22¥ Diversamente da Goetze 1940, Harrak 1987 e Beckman 1996, seguiamo Cavaignac 1934 e
CAD E, 215a nel considerare la forma altapar come legata per asindeto alla frase successiva. Inspie-
gabilmente CAD loc. cit. trascrive altappar invece di altapar.

Ro 24¥ Seguiamo Goetze 1940 nell'integrare ad inizio riga un perfetto ([ul-te-b]íl-), in quanto è la
forma più usata dopo anumma (qui chiaramente con valore di perfetto epistolare “con la presente;
hiermit; herewith”; v. attestazioni in CAD A2, 147 s.). Nell'accadico di Boğazköy è attestato, in con-
testi analoghi, anche il presente (v. AHw I, 55a che cita gli esempii di KBo 1.10+ Vo 28 inanna
anumma … illaka, 36 anumma … ileqqâ), ma lo spazio in lacuna sembra comunque adattarsi meglio
all'integrazione proposta da Goetze e da noi accolta, rispetto a [ú-še- proposto da Cavaignac 1934 e
Harrak 1987. Sulla possibile presenza di anumma con il pres. in questo testo v. commento a Vo 16¥.
Sulla funzione dell'avverbio anumma nell'accadico di Ugarit e di Amurru v. rispettivamente Huehner-
gard 1989: 194 s. e Izre'el 1991: 284 ss.

102. Apparentemente si tratta di un'immotivata metatesi quantitativa. Si noti tuttavia che lo scriba di KBo 1.14
sembra prediligere l'uso della scriptio plena anche laddove essa non è richiesta: Ro 13¥ ~u-u-ub-ta; Ro 21¥
la-a-aš-šu; Ro 27¥ ku-a-ša-a.
103. Questa interpretazione è difficilmente accettabile, in quanto il significato di lemû(m) è piuttosto quello di
“essere disobbediente, non voler fare q.cosa”, non quello di “essere incapace, non essere in grado”.
Nr. 1 _ KBo 1.14 73

Ro 26¥ La forma i-gám-ru va emendata in i-gám-<ma>-ru in base al parallelismo con Ro 22¥ (cfr. an-
che Labat 1932: 125 che cataloga la forma come pres.) 104. La traduzione di Goetze “so far they have
not finished producing (them)” e di Beckman “they have not yet finished making [the iron]” non tiene
conto del fatto che normalmente ci vorrebbe ina, non ana (v. AHw I, 277a: gamāru(m) + ogg. + ina e
inf.). Tuttavia l'uso delle preposizioni ana e ina nell'accadico di Boğazköy (v. Labat 1932: 100), come
in altre varietà periferiche dell'accadico (Ugarit, Alala~, Emar) e pure in medio-assiro (raramente) e
neo-assiro (più di frequente), non è sempre quello atteso.

Ro 27¥ Per l'interpretazione della forma šu-ta-a-ma-ku (stat. 1a pers. sing. di šutāwû(m), Št2 di
atwû(m)) nel senso di “mi sto prendendo cura, mi sto preoccupando” seguiamo Heimpel 1996: 165,
che propone la traduzione “sich Gedanken machen” per le forme di šutāwû(m) in costruzione assoluta,
senza oggetto. Ci sembra che questa interpretazione offra la migliore comprensione del difficile e di-
scusso passo. Derivano la forma da šutāwû(m) anche AHw I, 92a e Harrak 1987, con traduzione però
leggermente differente dalla nostra (“I am pondering just like you”), seguito da Faist 2001a (“Wie Du
bin ich dabei, nachzudenken”) 105. Cfr. anche Durham 1976: 395 che propone le traduzioni “I am con-
versant with you(r needs)” oppure “I am in a state of consideration corresponding to you” (per una let-
tura completamente diversa del passo proposta da Durham v. infra, nota 106). Diversamente Goetze 1940 e
Beckman 1996 (che traduce “I have become(?) like you”) derivano la forma da ewûm, emû “divenire”
(stat. 1a pers. sing. di šutēwû, Št passivo per il tema Š); per questa ipotesi cfr. anche CAD A2, 89b.
Riguardo all'interpretazione del nesso ki-i ku-a-ša-a 106, tutti gli studiosi che si sono occupati del te-
sto traducono letteralmente “come te”. Noi pensiamo che una tale resa non dia molto senso in questo
contesto e avanziamo con cautela la proposta che il nesso vada interpretato piuttosto nel senso di “cor-
rispondentemente / in conformità alle tue (richieste)” o simm. Riteniamo che kī kuāša possa rappre-
sentare una sorta di espressione ellittica per kī libbīka.

Vo 4¥ ú-la-ma-a. Probabilmente si tratta della negazione ula + partic. interrogativa -mā, usata con
valore di interrogativa retorica 107: cfr. Goetze 1940: 29 n. 116; del Monte 1986: 69 n. 3; Harrak 1987:
71 n. 21. La negazione ula, attestata in ant.-accad., ant.-ass. e ant.-bab. arcaico (AHw III, 1407), si ri-
trova pure nel hurro-accadico di Nuzi, anche se usata come interiezione negativa (v. Wilhelm 1970: 44
su ula-mi). Diversamente AHw III, 1407b riconduce questa forma alla congiunzione ūla/ā “oder”, at-
testata in questa lettera verosimilmente in Ro 11¥. Durham 1976: 393 legge ú-la-ma-a e traduce “Was

104. Per mantenere la lezione originaria senza emendare il testo si dovrà interpretare la forma come 3a pers. plur.
del pret. N (iggamrū), con grafia difettiva della prima consonante di radice. Benché in epoca medio-babi-
lonese si usi più frequentemente il pres. con adīni ul/lā, talvolta è documentato anche il pret. (v. Aro 1955:
114). Il parallelismo con r. 22¥ fa tuttavia propendere senz'altro a favore di un'emendazione della forma.
105. In generale su šutāwû(m) (lett. “far parlare; far sì che si parli”, causativo per Gt atwû(m) “parlare”) v. ora il
succitato studio di Heimpel 1996 e cfr. Streck 1994: 180 con n. 107.
106. Problematica è la scriptio plena finale nella forma pronominale. Si noti tuttavia che anche in altri casi lo
scriba di KBo 1.14 usa la scriptio plena senza motivo apparente: v. sopra commento a Ro 21¥ con nota 102.
Per evitare tale difficoltà Durham 1976: 406 n. 4 avanza l'ipotesi che si debba piuttosto leggere ki-i ku-a-ša
a-qat-ta-a-ma-ku “I would finish like you” (da qatû(m), con particella irreale -māku ?) oppure a-kat7(sic!)-
ta-a-ma-ku “I shall cover for you according to you(r instructions)” (da katāmu(m)), benché in tal caso sa-
rebbe da attendersi a-kat7-ta-ma-ak-ku, senza scriptio plena. Entrambe queste proposte sembrano poco ve-
rosimili e contrastano con l'interpretazione del medesimo passo offerta da Durham 1976: 395.
107. Nelle interrogative retoriche in babilonese e nell'accadico di Boğazköy normalmente si usava ul; v. GAG §
153f; Labat 1932: 76; del Monte 1982: 151 s. In KBo 1.14 tuttavia l'uso delle negazioni è orientato all'as-
siro. V. supra, parte iniziale del commento filologico.
74 Testi

it not the case that …”, ma a p. 394, discutendo la particella del discorso diretto riportato mā, non
esclude una lettura ú-la ma-a, che non sembra però adattarsi al presente contesto.

Vo 5¥ Goetze 1940; Rowton 1959: 3; Durham 1976: 393; Harrak 1987; Faist 2001a integrano ad ini-
zio riga abī o a~ī. In realtà, come giustamente già aveva interpretato Luckenbill 1921: 206 108, non v'è
spazio sufficiente in lacuna per una tale integrazione, che richiederebbe almeno due (ŠEŠ-ia) o addirit-
tura tre segni (a-bu-ia). Prima di ul-t]e- infatti c'è spazio al massimo per un segno. Cavaignac 1934
integrava [u-še-]bi-, ma questi due segni entro lacuna sono troppo pochi e inoltre sulla rottura è visibi-
le la parte inferiore di un verticale, che rappresenta ciò che resta del segno TE, di cui Cavaignac non
ha tenuto conto. Le integrazioni finora proposte dunque non sembrano possibili. Bisognerà pertanto
pensare ad una grafia del tipo V1-V1C- per esprimere la sillaba ul- di ultēbilakku, ed integrare [ú-ul-
t]e-, che si adatta perfettamente allo spazio in lacuna. Per un tale tipo di grafia in questo testo v. Ro 19¥
ú-uz-, per cui rimandiamo alle nostre osservazioni in Giorgieri 2001: 91 con n. 15. In conseguenza di
ciò, può trattarsi sia della 1a che della 3a pers. sing. (in quest'ultimo caso riferentesi forse al re di Babi-
lonia, di cui si parla tre righe sopra?). Va notato l'uso del perfetto in una frase interrogativa (come in
Ro 19¥), diversamente dalla consuetudine dei dialetti accadici dell'epoca, che prevedeva l'uso del pre-
terito (v. GAG § 80f e la bibliografia ulteriore citata a nota 33 del commento al testo KUB 3.73, nr. 11).

Vo 6¥ ss. Per l'interpretazione giuridica di questo passo e per l'uso del vocabolo par#u in questo con-
testo v. Kestemont 1982: 269 n. 6; del Monte 1986: 96 s.; Artzi – Malamat 1993: 33, 35 n. 65; Cohen
2002: 29 s.

Vo 7¥ In base allo spazio disponibile in lacuna e alla sintassi della frase, prima di LUGAL si dovrà
integrare il pronome relativo ša 109, che ha la funzione di soggetto del verbo i!#abbatūni, che è dunque
pres. 3a pers. sing. del tema G. Cadono di conseguenza le speculazioni di Rowton 1959: 4 n. 18 in me-
rito a questa forma verbale, basate su una sua presunta dipendenza dal precedente LUGALMEŠ. A parti-
re da Goetze 1940, tutti gli studiosi che si sono occupati del nostro testo hanno infatti considerato la
forma verbale in questione come dipendente da LUGALMEŠ della riga precedente 110. A nostro avviso
essa va invece tenuta separata da LUGALMEŠ e fatta dipendere piuttosto dal pronome ša che integria-
mo in lacuna. Abbiamo a che fare con una costruzione ad anacoluto: ša ^arrutta i#abbatūni “(riguardo
a) colui che prende la regalità —: i re suoi pari …” → “(a) colui che prende la regalità, i re suoi pari
…”. Ciò permette, tra l'altro, di spiegare facilmente la presenza del suff. possess. di 3a pers. sing. -šu
in šarrānu mi~rūšu di Vo 7¥ e del pron. di 3a pers. sing. in ušebbelūniššu (o ušēbilūniššu) di Vo 9¥,
senza essere costretti ad ipotizzare un errore.

Vo 9¥ È incerto se ú-še-BI-lu-ni-iš-šu sia da interpretare come pres. (ušebbelūniššu) oppure come


pret. con valore gnomico 111 (ušēbilūniššu), per cui lasciamo aperta la possibilità di trascrizione del se-
gno BI.

108. Luckenbill 1921: 206 traduce infatti semplicemente: “[He did] not send”.
109. Cfr. anche Cohen 2002: 30, che tuttavia collega, in maniera a nostro avviso errata, il pronome relativo al
precedente LUGALMEŠ e considera la forma verbale come plurale.
110. Unica eccezione Faist 2001a: 25, che traduce “Übernimmt man das [König]tum”. Ma anche questa interpre-
tazione non convince, in quanto non tiene conto del soggiuntivo.
111. Per questa categoria verbale nell'accadico v. Mayer 1992 (in particolare p. 387 s. per i casi problematici in
cui la grafia non lascia intendere se si tratti di pres. o pret.).
Nr. 1 _ KBo 1.14 75

Vo 11¥ La sfumatura “ti volevo/dovevo mandare” che sembra avere qui il pret. ašpurakkūni si ritrova
nelle lettere di Tušratta, per es. EA 19: 47-48 (Adler 1976: 54). Tuttavia il pres. sembra più frequente-
mente usato in questo senso: cfr. EA 27: 28, 32 (v. Adler 1976: 49).
Su Bēl-qarrād cfr. Harrak 1987: 74 n. 26.

Vo 12¥ Sia qui che, verosimilmente, in Vo 14¥ la forma a-ba-ti va interpretata come gen. sing. in base
ad annīti, benché in medio-assiro ci si dovrebbe attendere piuttosto abete (cfr. per es. KBo 28.62+ Ro
19¥ abete annīte sg. vs. KBo 28.63: 7¥ abāte a[nni]āt[e pl.). In questo caso dunque, come ha notato
Durham 1976: 501, solo la radice è di tipo assiro.

Vo 13¥ La forma mé-re-él-ti è aberrante, non essendo né un acc. sing. (mērelta), né un acc. plur. (mē-
rešēti, giusto in Ro 28¥).

Vo 14¥ Interpretiamo ú-še-bé-la-ak-ku come presente-futuro (ušebbelakku) “io ti manderò”; cfr. la


medesima grafia senza raddoppiamento in Ro 23¥ ú-še-bé-la-ak-ku (chiaramente per ušebbelakku),
mentre incerto resta Vo 9¥ ú-še-BI-lu-ni- (v. supra, commento alla riga). Probabilmente il senso del
passo è il seguente: “ho trattenuto l'ambasceria perché non ho ancora soddisfatto le tue richieste, ma,
non appena le avrò soddisfatte, allora te la invierò” (cfr. per questo topos EA 20: 18-25, Tušratta ad
Amenophi III, nell'interpretazione di Liverani 1999: 371: “Per il seguente motivo Mane [è stato tratte-
nuto] appena un po', fratello mio: volevo rimandare subito Keliya e Mane, e non li avrei (certo) trat-
tenuti. Così fratello mio, per mandare i lavori (li ho trattenuti); il lavoro non l'avevo ancora fatto, per
farlo [al decuplo] per la moglie di mio fratello.”).

Vo 16¥ Seguendo Durham 1976: 176, ci sembra preferibile interpretare UD-ma come anumma “ora”,
piuttosto che come ūma “oggi”, soluzione, questa, adottata dal resto degli studiosi che si sono occupati
del testo. Sulla grafia UD-ma per anumma in testi di provenienza ittita ritrovati a Ugarit v. sempre
Durham 1976: 176. Per l'uso di anumma con il pres. (qui taqabbi alla riga successiva) cfr. quanto os-
servato supra, commento a Ro 24¥. Va tuttavia notato che altrove in KBo 1.14 anumma è scritto silla-
bicamente e costruito con il perf. (Ro 23¥ s., Vo 11¥ s.).

Vo 17¥ Non chiara l'interpretazione di ki-i-ša-a ša. Forse ki-i-ša-a sta per kīša(m)ma (in med.-bab.
kīša; v. AHw I, 490b e III, 1374a s.v. tuša) “doch wohl” 112 (con scriptio plena immotivata della vo-
cale finale), ma in tal caso resta difficile determinare il valore di ša. È preferibile dunque ipotizzare un
errore dello scriba per ki-i ša “(così) come”.

Vo 19¥ Per l'uso di kī come congiunzione interrogativa indiretta dopo šâlu(m) in medio-assiro v.
Mayer 1971: 115 (§108.1.b).

112. Cfr. Beckman 1996: 140 (“certainly”).


76 Testi

Testo
KBo 1.20 (VAT 6173); collazione su originale.

Bibliografia
a) Harrak 1987: 80 ss.; Hagenbuchner 1989b: 344 ss. (Nr. 235).
b) Luckenbill 1921: 209 s.; Weidner 1928: 28; Forrer 1928-32: 258 s.; Ungnad 1936: 51 s., 122; Gelb 1944: 30;
Weidner 1959: 40 n. 36; Otten 1959: 64 n. 5; Rowton 1959: 5; Weidner 1969: 523 ss.; von Weiher 1972-75:
106a; Kammenhuber 1976a: 99 n. 201; Houwink ten Cate 1983-84: 73, 76 s.; Harrak 1987: passim; von Soden
1988: 333; Hagenbuchner 1989a: 169; Freydank 1990: 311 ss.; Cancik-Kirschbaum 1996: 242; Harrak 1998:
245.

L'ipotesi di Hagenbuchner (1989b: 346), secondo la quale questa lettera sarebbe stata trovata a @attu-
ša in quanto giunta “als Anlage” nella capitale ittita, può essere giustificata dalle difficoltà di compren-
dere il testo e di collocarlo in un quadro storico sufficientemente chiaro, ma non risulta convincente,
anche perché non viene adeguatamente motivata 1. I pochi elementi sicuri a nostra disposizione, cioè la
lingua e il luogo di ritrovamento, indicano come probabili da un lato una provenienza dalla corte as-
sira, o comunque da un ambito ad essa strettamente vicino 2, dall'altro un destinatario (o un gruppo di
destinatari) probabilmente legato alla corte ittita, come sembra indicare appunto il luogo di ritrova-
mento 3. Altre questioni molto discusse sono la datazione del documento e la corrispondenza (o meno)
tra i territori di @anigalbat e di Subartu, citati varie volte nel testo. A nessuna delle due questioni è

1. In realtà non è chiara l'opinione di Hagenbuchner riguardo al mittente e al destinatario della lettera: come
sottolinea anche Freydank (1990: 312), all'inizio del suo commento Hagenbuchner (1989b: 345 s.) sembra
indicare piuttosto come destinatari alti funzionari del “regno” (ittita?), ipotizzando come mittente un sotto-
posto del re di Subartu; in Hagenbuchner 1989a: 169, si parla invece di “ein nichthethitischer Absender
(Assyrer?)”. Per ipotesi analoghe avanzate in altri casi da Hagenbuchner per spiegare il ritrovamento del testo
a @attuša cfr. KUB 3.73 (nr. 11) e KBo 28.66 (Hagenbuchner 1989a: 168). Secondo Freydank (1990: 312 s.)
la lettera sarebbe stata spedita da un alto funzionario assiro ai dignitari di @anigalbat, dei quali il “re subareo”
sarebbe il signore (seguendo la proposta di Weidner, per cui cfr. poco sotto, Freydank tende infatti ad identi-
ficare il re subareo con il re di @anigalbat); questa ipotesi però non spiega il ritrovamento della lettera a @at-
tuša; inoltre, il “vostro signore” e il “re subareo” citati nel testo sembrerebbero due persone diverse.
2. Cfr. la proposta di Weidner (1969: 524), secondo il quale potrebbe essere mittente della lettera “ein Vasall
Adadniraris I., der wahrscheinlich in den Bergen nördlich von Assyrien sitzt, da man zu ihm ‘hinaufsteigen'
muss (Vs. 14)”; v. tuttavia il nostro commento al passo. Secondo Harrak (1987: 80) il mittente potrebbe esse-
re “a king or official of Hanigalbat” (per i problemi di interpretazione di alcuni passi cruciali e per ipotesi
sulla provenienza della lettera in base ad elementi paleografico-linguistici cfr. più avanti il commento filolo-
gico, in particolare nota 49).
3. Cfr. in particolare Harrak 1987: 80. Per conciliare questa ipotesi con quella di Hagenbuchner (v. supra) si po-
trebbe anche ipotizzare che la lettera sia stata inviata in prima istanza ad alti funzionari operanti in zone
vicine ai territori di cui si parla; gli stessi funzionari/ufficiali potrebbero averla successivamente portata (o
trasmessa) a @attuša. Il caso della lettera inviata da Ramses II a Kupanta-Kurunta re di Mira e ritrovata a
@attuša (KBo 1.24++; edizione in Edel 1994a: 74 ss., Nr. 28) dimostra comunque che è effettivamente pos-
sibile la presenza di lettere in sedi diverse da quella di partenza e da quella di destinazione.
Nr. 2 _ KBo 1.20 77

stato possibile dare risposte certe: il cenno in Ro 9¥ a Adad-nērārī può essere infatti inteso sia come in-
dicazione del periodo in cui la lettera è stata scritta 4, sia (preferibilmente) come riferimento ad un'e-
poca precedente a quella della redazione 5; relativamente alla questione @anigalbat-Subartu, questo
testo sembra in effetti riferirsi a due entità non esattamente coincidenti, ma il problema è molto com-
plesso, sia per gli aspetti di geografia storica, sia per quanto attiene all'uso dei termini in specifici con-
testi. Come osserva Weidner (1969: 524), inoltre, qui la distinzione sarebbe posta tra “il paese di @ani-
galbat” e “il re subareo/di Subartu”, di un territorio cioè che lo stesso Weidner intende almeno in parte
coincidente con quello di @anigalbat. Secondo Weidner quindi nel particolare momento storico a cui
si riferisce la lettera il re di @anigalbat e il re di Subartu potrebbero essere la stessa persona; secondo
altri studiosi si tratterebbe invece di cariche e di persone distinte 6. Il problema può comunque essere
affrontato in una diversa prospettiva: in KBo 1.20 “paese di @anigalbat” è usato in tono neutro, de-
scrittivo, senza particolari connotazioni, mentre “re subareo” sembra usato in tono polemico e ostile,
quasi spregiativo. Si ha cioè l'impressione che con questo appellativo si voglia designare un usurpa-
tore (cfr. Ro 14¥) per il quale si cerca di evitare l'uso della titolatura ufficiale (“subareo” sarebbe dun-
que in tale contesto una semplice denominazione etnica, senza alcuna implicazione politica, voluta-
mente diversa dall'entità politico-geografica @anigalbat 7). Il comportamento e le azioni di questo per-
sonaggio, che vengono stigmatizzati nella lettera, rappresentano apparentemente un problema comune
tanto al mittente quanto ai destinatari.
In conclusione: il testo potrebbe essere stato inviato a dignitari ittiti da un personaggio legato alla
corte assira, forse dislocato al di fuori di Aššur, in un periodo successivo al regno di Adad-nērārī, di
cui era stato servitore 8. In questa ipotetica ricostruzione acquista particolare valore la frase riportata

4. Cfr. ad es. von Soden 1988: 333.


5. È questa l'interpretazione di Hagenbuchner 1989b: 346. Anche secondo Weidner (1969: 523) e Freydank
(1990: 312) la lettera sarebbe un resoconto dei fatti accaduti in seguito alle conquiste di Adad-nērārī.
6. Cfr. in particolare Harrak 1987: 56, 80; 1998: 245. Per un riesame dell'interpretazione di Weidner cfr. anche
Houwink ten Cate 1983-84: 72 ss. Per un'ampia discussione in proposito, in base alla testimonianza delle
iscrizioni assire e delle fonti ittite, e per la possibilità che all'epoca alla quale dovrebbe risalire il nostro testo
venissero indicate come māt Šubarî anche entità diverse (“in einem engeren und in einem weiteren Sinn”),
cfr. Heinhold-Krahmer 1988: 81 ss., che tuttavia proprio riguardo al “re subareo” di KBo 1. 20 non esclude la
possibilità che possa effettivamente trattarsi del re di @anigalbat (p. 84). Alle osservazioni di Heinhold-Krah-
mer va aggiunto che, in testi di epoca amarniana e di epoca successiva, con il termine Subartu sembra essere
indicata una regione situata tra Aleppo e Qadeš, corrispondente al territorio che un tempo fu del paese di Nu-
~ašše (per questa collocazione geografica del paese di Subartu v. da ultimo Edel 1994b: 94 ss. e cfr. RGTC
12/2, 241). Per attestazioni del termine nel periodo medio-assiro v. Cancik-Kirschbaum 1996 (in particolare
pp. 38, 102: di šubrī"u, tradotto hurritisch, si parla frequentemente nelle lettere di Dūr-Katlimmu), che pone
il territorio di šubrī"u nell'area tra l'Eufrate e il Balī~, nella zona di Karkemiš (cfr. carta a p. 34); cfr. inoltre
Faist 2001a: 133, 135, che ugualmente opta per una equazione tra Subarei e Hurriti (rifacendosi a Heinhold-
Krahmer 1988: 84); sugli stessi problemi si vedano anche Kammenhuber 1976a: 98 s.; Freydank 1980: 89 s.;
Deller – Postgate 1985: 74; Freu 2003a: 216 ss. Sul problema generale della definizione del concetto geo-
grafico di Subartu rispetto a quelli di @urri e @anigalbat v. ampiamente Wilhelm 1989: 1 ss.; per Subartu
nelle fonti del periodo più arcaico (III millennio e inizio II millennio) v. ora Steinkeller 1998: 76 ss., che sot-
tolinea e discute il diverso uso di questo toponimo nei testi di provenienza nord-mesopotamica e sud-meso-
potamica.
7. A tal proposito è interessante confrontare la menzione di un “[r]e? del paese dei Subarei” (LUGA]L? KUR
Šu-ub-r[i-e) di nome …-Šarruma nel testo Ass. 2001.D-2279, che, per la menzione di Ibašši-ilī, figlio di Ilī-
padā (e padre di Bābu-a~a-iddina), è da datare all'inizio del XIII sec. a.C. In esso si parla di una spedizione di
armi, che rappresentavano probabilmente un dono di questo re ad Aššur (Frahm 2002: 82 s.).
8. Nel testo si parlerebbe dunque di almeno due diversi “signori” ai quali il mittente sarebbe stato legato.
78 Testi

in Ro 7¥ s., in cui il mittente rivolgerebbe un'esortazione e un rimprovero, come suggerisce Hagen-


buchner (1989b: 345 s.), ai “Grandi” del regno ittita. Si potrebbe allora accostare questa lettera a quel-
le scritte da un re ittita, probabilmente Tut~alija IV, ad alti dignitari della corte assira (KUB 23.103, 23.92;
nr. 17.II-III) e collocarla nello stesso momento storico, agli inizi del regno di Tukultī-Ninurta, e nello stes-
so contesto di attività diplomatiche, alle quali partecipavano anche alti funzionari delle due corti.
Accenniamo infine ad una recentissima ipotesi avanzata da Freu (2003a: 193 ss.), che collega i fatti
narrati in questo testo a quelli relativi a Turira, dei quali è conservata testimonianza in KBo 1.14 (nr.
1). Secondo Freu la lettera KBo 1.20, scritta successivamente al periodo di regno di Adad-nērārī, po-
trebbe essere stata inviata al re ittita da un principe pro-assiro installato nella zona occidentale di @ani-
galbat (Turira?) e potrebbe essere un esempio (e la continuazione) della corrispondenza che questo
principe, installato da Adad-nērārī a Turira, intratteneva con @attušili III, secondo quanto testimoniato
da KBo 1.14 9. Non v'è dubbio che il quadro movimentato dei territori di @anigalbat intorno alla metà
del XIII secolo a.C. faccia da sfondo anche al documento di cui ci stiamo occupando, ma non ci
sembra possibile per ora stabilire un sicuro collegamento con KBo 1.14 (nr. 1): gli argomenti qui trat-
tati (territori contesi, fuggiaschi, razzie) richiamano effettivamente analoghi argomenti trattati in KBo
1.14, ma anche quelli di altre lettere, ad es. KUB 3.73 (nr. 11); è degno inoltre di speciale attenzione,
in Ro 14¥, il cenno all'occupazione/usurpazione di un “trono”, di cui si tratta anche in KBo 28.61-64
(nr. 8).

Ro

1¥ x QAR x [ 10
2¥ x ŠA AM x[
3¥ [i]n-né-pa-á[š
4¥ [d]a-an-nu šúm-[m]a x[
5¥ [SAG]MEŠ-ku-nu nu-u[l-l]a lu? 11 a-[ ]x x x [
6¥ [~a]b 12-bu-li nu-uš-šar ša-ni-ta a-[na-ku]
7¥ [l]a? 13-{aq}-bi-a-ku-nu GALMEŠ at-tu-n[u]
8¥ {EN}-ku-nu a-na i-né {la-a} ta-am-li-[ka] 14
9¥ i+na u4-mi mDIM-ÉRIN.TA@ EN [i]š-tu 15 KUR ~a-n[i- 16gal-bat]

9. Cfr. Freu 2003a: 194. Freu inoltre (pp. 195 ss.) prende in esame i vari problemi posti da KUB 31.47, che se-
condo l'interpretazione di Houwink ten Cate (1983-84) sarebbe da accostare a KBo 1.20. Si rimanda al ca-
pitolo introduttivo, § 2.4, per le motivazioni che hanno indotto ad escludere KUB 31.47 dalla presente rac-
colta.
10. Deller, MdK: [n]i-qar-r[i-ib.
11. Lettura di Deller, MdK, che ci sembra possibile in base a collazione. Meno verosimili le letture ma- di Har-
rak 1987 e URU di Hagenbuchner 1989b (cfr. anche Freydank 1990: 311).
12. Integrazione di Deller, MdK.
13. Lettura di Deller, MdK, che riteniamo possibile in base a collazione. Hagenbuchner 1989b legge [a-nu-m]a,
ma lo spazio in lacuna non è sufficiente; Freydank 1990: 311 propone la lettura [u4-m]a, possibile in base
allo spazio.
14. Così Deller, MdK; Harrak 1987: -[ik; Hagenbuchner 1989b: -[ku].
15. Così anche Weidner 1969: 523, Harrak 1987 e Hagenbuchner 1989b.
16. In base a collazione è visibile l'inizio del segno NI. Per questa lettura v. anche Deller, MdK; Weidner 1969;
Harrak 1987 e Freydank 1990: 312 (cfr. già Forrer 1928-32: 258b), mentre Hagenbuchner 1989b legge solo
KUR @a-[.
Nr. 2 _ KBo 1.20 79

10¥ na-ak-{ru}-ni KUR ~a-ni-gal-bat x 17[


11¥ URUDIDLI-šu-nu ú-ta-áš-še-ru a-na [ 18
12¥ e-tar-bu ša i+na u4-mi LUGAL šu-u[b-ri-ú]
13¥ an-ni-ú ša a-na né-ra-ru-te ta-x[ 19
14¥ e-li-an-ni ù GIŠGU.ZA i#-bu-[tu-ni]
15¥ URUDIDLI ù mu-nab-di ša iš-tu KUR ~a-n[i- 20gal-bat]
16¥ ú-sa-~i-ru-ni-ku-nu-ni gab-ba i[l- 21
17¥ URUDIDLI ù mu-nab-du ku-na-ú-[tu] 22
18¥ am-mar la-a ga-ma-re a-na K[UR 23
19¥ ú-sa-~i-ru a-na KUR {~a}-[ 24
20¥ [o] 25 e-ta-ar-bu[
21¥ [o] x LI x [

Vo
1¥ [o o] x [
2¥ x [o T]A NA x [
3¥ EN-ia LUGAL {šu-ub-ri-ú} [an-ni-ú?] 26
4¥ il-te-ku-nu it-te-[ke-er 27
5¥ ma-at-ku-nu gab-ba i+na ~i-ta-bu-te x[
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
6¥ u4-ma KUR ~a-ni-gal-bat ki-i ig-ga-m[u-ru-ni] 28

17. Deller, MdK integra: i[š-tu pa-ni-šu]; Weidner 1969: 523: ga[b-bu]; Harrak 1987 (seguito da Freydank 1990:
312): ga[b-ba]; Hagenbuchner 1989b: t[a-. La collazione non è risultata decisiva, e teoricamente tutte le let-
ture sembrano possibili.
18. Deller, MdK propone di integrare [KUR-ku-nu] o [KUR @a-at-ti]; cfr. anche Freydank 1990: 312 (“Ergänze
etwa KUR/KUR…”).
19. Sull'originale è chiaramente visibile l'inizio di un segno, che potrebbe essere LI. Ciò confermerebbe la pro-
posta di integrazione ta-[li-ka-ni in Deller, MdK. Tuttavia, come osserva lo stesso Deller, in questo caso ci
si attenderebbe piuttosto ana nērāruttēšu (“in aiuto del quale sie[te venuti”), sicché il passo resta di inter-
pretazione dubbia. Weidner 1969: 524 non integra la forma, ma propone di tradurre “den ihr zu Hilfe [ge-
rufen hattet]”.
20. Sull'originale il segno risulta chiaramente essere NI, per cui trova conferma la proposta di integrazione di
tutti gli editori del testo. La traduzione in CAD S, 48b “from (allegiance to) Hatti”, basata evidentemente
sulla copia cuneiforme, in cui i resti di segno sembrano di fatto l'inizio di AT, va dunque respinta.
21. Deller, MdK: il-[ta-la-al]; Weidner 1969: 524, seguito da Harrak 1987 e Freydank 1990: 312 : il-[te-qe].
22. Integrazione di Mayer 1971: 35 (§ 31.2), da preferire rispetto all'integrazione ku-na-ú-[te] di AHw I, 507b;
CAD G, 24b e Harrak 1987.
23. Così in base a collazione dell'originale, dove è visibile prima della rottura un cuneo angolare. V. anche
Freydank 1990: 312 (a-na {KUR?} [@a-ni-gal-bat). Cade pertanto la proposta di integrazione di CAD G, 24b
(ana [bēlija]), accolta da Harrak 1987 (a-na [EN-ia]), come pure quella di Deller, MdK (a-na [a-je-e-ša]).
24. Deller, MdK integra KUR @a-[at-ti]. Harrak 1987 e Hagenbuchner 1989b: KUR @a-[ni-gal-bat].
25. Secondo Deller, MdK, l'unica integrazione possibile è [la]. La presenza di un verbo al perfetto rende tutta-
via tale proposta incerta.
26. Integrazione di Deller, MdK, sulla base di Ro 12¥-13¥.
27. Integrazione di Deller, MdK.
28. Integrazione secondo CAD G, 32a e AHw I, 278a, accolta anche da Deller, MdK e Harrak 1987.
80 Testi

7¥ a-na ku-na-šu-nu mi-na mu-x[ 29


8¥ ki-i i-ma-a"-i-du-ni-ma a-[ 30
9¥ mi-na du-um-[qu
–––––––––––––––––––––––––––––––
10¥ [L]UGAL šu-ub-ri-ú iš-tu EN-ia {lu}(-)[
11¥ [š]a-{ni}-iš 31 a-di bal-{\u}-ni EN mi-[ 32
12¥ {ù ša} 33 EN-ia mi-na i-la[q-qe 34
13¥ [E]N-ma URUDIDLI-šu {i-ka}-áš-[ša-ad 35
14¥ [~]u-ba-as-su 36 i-~a[b-bat 37
15¥ [š]a EN-ia mi-i[m 38-mu-^u
16¥ [k]i-i x[

Ro
(§ 1¥)
3¥ [v]errà fatto [
4¥ [f]orte. Se [
5¥ le vostre [teste] noi so[ll]everemo … [
6¥ i [de]bitori noi rilasceremo. Un'altra cosa i[o]
7¥ vi [v]oglio dire: Vo[i] siete i Grandi,
8¥ perché non ave[te] consigliato il vostro signore ?
9¥ Al tempo in cui Adad-nērārī, il (mio) signore, contro il paese di @an[igalbat]
10¥ era nemico, il paese di @anigalbat … [
11¥ le loro città lasciarono, a [

29. Deller, MdK propone di integrare mu-r[u-u# lìb-bi] (per questa espressione cfr. KBo 1.14 (nr. 1) Vo 16¥), il
che darebbe effettivamente un buon senso a tutto il passo (“Il fatto che oggi il paese di @anigalbat venga an-
nientato, perché (ciò dovrebbe essere) per voi (motivo di) pre[occupazione?]. Il fatto invece che esso cresca,
perché [per voi] (dovrebbe rappresentare) un ben[e]?”). La collazione dell'originale conferma tuttavia l'e-
sattezza della copia: i resti di segno prima della lacuna sembrano quelli di NI, e una lettura mu-r[u- risulta
pertanto problematica.
30. Deller, MdK integra: a-[na ku-na-šu-nu].
31. Questa lettura (così Harrak 1987 e Freydank 1990: 312) sembra preferibile a [d]a-ni-iš proposto da Deller,
MdK e Hagenbuchner 1989b.
32. Deller, MdK integra mi-[i~-ru-šu] sulla base di KBo 1.14 (nr. 1) Vo 7¥, Hagenbuchner 1989b propone in-
vece mi-[ša-ri, mentre Freydank 1990: 312 pensa piuttosto a mi-[na.
33. Così in base a collazione; cfr. anche Freydank 1990: 312.
34. Lettura di Harrak 1987, Deller, MdK e Freydank 1990: 312.
35. Integrazione di Harrak 1987, Deller, MdK e Freydank 1990: 312.
36. Lettura di Freydank 1990: 312.
37. Lettura in base a collazione, preferibile rispetto a i-#[a-ab-bat di Freydank 1990: 312. I resti di segno prima
della frattura sono infatti quelli di LAGAB = ~ab, piuttosto che di ZA. Su questo passo v. anche commento.
38. Così in base a collazione. La lettura mi-n[a, in base alla copia, di Deller, MdK, Harrak 1987 e Hagenbuch-
ner 1989b è dunque errata.
Nr. 2 _ KBo 1.20 81

12¥ entrarono. Il giorno in cui! 39 questo re su[bareo],


13¥ il quale in aiuto voi [… ,
14¥ è venuto su e ha pres[o] 40 il trono,
15¥ le città e i fuggiaschi, che dal paese di @an[igalbat]
16¥ a voi volsero 41, tutti … [ 42
17¥ Le città e i fuggiaschi sono vostr[i].
18¥ Per non distrugger(li)/annientar(li) 43, (forse) al paese di […
19¥ (li) volsero? 44 Al/Nel paese di @a-[…
20¥ […] entrarono [

Vo
(§ 2¥¥)
3¥ [al/del] mio signore. [Questo?] re subareo
4¥ contro di voi divenne ne[mico
5¥ tutto il vostro paese con continue razzie …[

(§ 3¥¥)
6¥ Il fatto che oggi il paese di @anigalbat venga annien[tato
7¥ perché per voi …[ 45
8¥ Il fatto che invece esso aumenti / cresca (lett. diventi numeroso),
9¥ perché per [voi] 46 (dovrebbe rappresentare) un ben[e] ?

(§ 4¥¥)
10¥ Il [r]e subareo con(tro) il mio signore 47 …[
11¥ [di] nuovo, finché è vivo, il (mio)? signore …[ 48
12¥ E inoltre cosa del mio signore egli pren[derà?
13¥ Proprio il (mio) [sig]nore, (invece), conqui[sterà] le sue città [

39. Probabilmente ša ina ūme è errore per ina ūme ša, benché in Ro 9¥ vi sia solo ina ūme (così Deller, MdK).
Diversamente Weidner 1969: 523, seguito da Houwink ten Cate 1983-84: 76, traduce: “was zur Zeit (ge-
schah), als …”. Incerto Harrak 1987: 82 n. 46. Hagenbuchner 1989b ritiene invece che il relativo ^a sia ri-
preso alla riga successiva da anniu: “Der in den Tagen …, dieser …”.
40. Da intendere nel senso di “ha usurpato”; cfr. CAD $, 27b e AHw I, 515b; III, 1067b.
41. Per una discussione delle diverse proposte di interpretazione del verbo sa~āru(m) al tema D in questo passo
v. commento a questa riga.
42. Da integrare probabilmente una forma del verbo šalālu(m) “razziare” (Deller) o leqû(m) “prendere” (Weid-
ner, Harrak). Cfr. supra, nota 21 alla trascrizione.
43. Per questa traduzione v. commento.
44. La traduzione con un'interrogativa si giustifica per la forma verbale al preterito.
45. V. nota 29 alla trascrizione per una possibile, ma epigraficamente problematica, interpretazione del passo.
46. V. nota 30 alla trascrizione per questa possibile integrazione.
47. Freydank 1990: 312 ritiene che la lettera in questo punto miri “auf eine Vermittlung zum Zweck einer Über-
einkunft”, traducendo “Der subaräische König möge mit meinem Herrn […”. Sulla base di quanto segue (rr.
12¥-14¥), ci sembra invece più verosimile pensare ad un senso ostile del passo (così anche Deller, MdK, che
propone la traduzione: “Der Subaräerkönig mag mit meinem Herrn sehr [verfeindet(?)] sein”).
48. Secondo Deller, MdK, “Rivale” (EN mi-[i~-ru-šu, espressione che tuttavia si può intendere anche come “si-
gnore di pari rango”); secondo Hagenbuchner 1989b “Herr der Gerechtigkeit” (EN mi-[^a-ri). Per Freydank
1990: 312 invece “per[ché ?”; v. supra, nota 32 alla trascrizione.
82 Testi

14¥ lo fa[rà] prigioniero [


15¥ [d]el mio signore i [suoi] be[ni

Una provenienza del frammento dall'Assiria risulta sicura in base al ductus e alla lingua, entrambi genuinamente
medio-assiri 49. Per quanto concerne il ductus, i segni LI (Ro 6¥, 8¥, 14¥), ŠA (Ro 2¥, 6¥, 12¥, 13¥, 15¥) e TA (Ro 6¥,
8¥, 11¥, 13¥, 20¥; Vo 5¥) ricorrono nella forma tipica medio-assira della seconda metà del XIII sec. 50. Dal punto di
vista linguistico si segnalano le seguenti forme tipicamente medio-assire: l'interrogativo ana īne (Ro 8¥); la de-
sinenza di soggiuntivo -ni (Ro 10¥, 14¥, 16¥; Vo 8¥, 11¥); la forma di perf. ētarbū (Ro 12¥, 20¥); la forma di pret.
ēlianni (Ro 14¥); la mancanza di contrazione vocalica in [l]aqbiakkunu (Ro 7¥), anniu (Ro 13¥), ēlianni (Ro 14¥);
le forme munnabdī (Ro 15¥) e munnabdū (Ro 17¥); il pron. di 2ª pers. plur. dat. -kunu in [l]aqbiakkunu (Ro 7¥) e
usa~~irūnikkunūni (Ro 16¥); il possessivo di 2ª pers. plur. kunā"ū[tu] (Ro 17¥); il pron. di 2ª pers. plur. dat. kunā-
šunu (Vo 7¥); la preposizione ammar (Ro 18¥); la preposizione ilte- in iltēkunu (Vo 4¥) 51.

Ro 9¥ EN sta qui, come anche in Vo 13¥ e forse in Vo 11¥, chiaramente per bēlī. Mentre infatti al ge-
nitivo il suffisso pronominale viene espresso graficamente (EN-ia per bēlīja in Vo 3¥, 10¥, 12¥, 15¥), al
nominativo esso resta implicito. Cfr. analogamente, per es., in Cancik-Kirschbaum 1996 Nr. 7: 14¥-16¥
áš-šúm GADAMEŠ [š]a EN iš-pu-ra-ni ma-a \é-{ma} šu-up-ra 3-šu a-na UGU EN-ia {al}-tap-ra “Ri-
guardo al lino, di cui il mio signore mi ha scritto ‘Dammi notizia!': tre volte ho scritto al mio signo-
re” 52; ibid., Nr. 6 Ro 12¥ s. pa-ni \é-mi ša EN-ia a-da-gal a-na ka-#a-ri EN li-iš-pu-{ra} “Sono in atte-
sa dell'ordine del mio signore. Che il mio signore scriva riguardo al tessere”.

Ro 14¥ Weidner 1969: 524, seguito da Harrak 1987: 82, interpreta la forma e-li-an-ni come contenen-
te il suffisso di dat. 1a pers. sing., traducendo “zu mir heraufkam” e giungendo alla conclusione che il
mittente della lettera si trovi in una zona montagnosa, “da man zu ihm ‘hinaufsteigen' muss”. Questa
interpretazione letterale non ci sembra necessaria. A nostro avviso si tratta di una forma di ventivo (“è
venuto su”) utilizzata forse nel senso generico di “apparire, comparire” (cfr. per es. YOS 10 61: 8 šar
kiššati ina māti illiam; per altri esempi di questo significato cfr. CAD E, 123a; AHw I, 207b § 5e).

49. Il frammento è stato chiaramente riconosciuto come assiro già da Weidner 1928: 28a (“in einem assyrischen
Briefe”; v. pure Forrer 1928-32: 258b “den in assyrischer Schrift geschriebenenText”), che ha ribadito an-
che in seguito la sua attribuzione; Weidner 1959: 40 mette in relazione KBo 1.20 con KUB 3.73 (nr. 11) e
KUB 3.77(+) (nr. 14), affermando che tutti questi frammenti presentano “unverkennbar assyrischen Duk-
tus”; Weidner 1969: 524 ritiene che la lettera provenga, in base al tipo di ductus, dall'“assyrischem Ein-
flussgebiet” e che il mittente possa essere un vassallo di Adad-nērārī (a questa proposta aderisce Houwink
ten Cate 1983-84: 75 e 77). Diversa la posizione di Otten 1959: 64 n. 5, secondo cui “Der Brief gehört nicht
zur eigentlichen Assur-Korrespondenz, erwähnt lediglich den König Adadnarāri”. Per i motivi sopra addotti
(lingua e ductus tipicamente medio-assiri), troviamo difficile vedere nel mittente della lettera un re o un uf-
ficiale di @anigalbat, come proposto da Harrak 1987: 80, 118 (“perhaps Wasashatta”; così anche Harrak
1998: 245), in quanto le lettere IBoT 1.34, KBo 28.65 e KBo 28.66, spedite da re di @anigalbat, mostrano
un ductus chiaramente differente. Per una discussione circa il problema della provenienza del frammento da
un punto di vista storico-contenutistico v. supra la parte introduttiva al testo.
50. Come gentilmente ci comunica per lettera H. Freydank, “liegt hier die Standard-Schrift der Kanzleien vor,
die etwa ab Mitte 13. Jh. für längere Zeit üblich ist” (13.12.2003).
51. Benché in parte integrate, anche le seguenti forme verbali sono da considerare medio-assire: [i]nneppa[^
(Ro 3¥); iggam[urūni (Vo 6¥); ila[qqe (Vo 12¥).
52. Va notato come in questo stesso testo, a r. 16¥, si trovi invece la grafia EN-li per bēlī.
Nr. 2 _ KBo 1.20 83

Si potrebbe eventualmente pensare anche al significato più specifico di “avanzare/sollevare pretese”


da parte del “re subareo” nei confronti del trono di cui si è impossessato. Per questa accezione del
verbo elû(m), che ricorre comunque soprattutto in contesti di transazioni legali, v. gli esempi in CAD
E, 123b e AHw I, 207b § 5d.

Ro 16¥, 19¥ L'esatto significato da assegnare al verbo sa~āru(m) al tema D (lett. “girare, (ri)volgere
altrove”) in questo contesto non sembra facilmente determinabile. Il verbo compare sia a r. 16¥, prov-
visto di desinenza del ventivo con il pronome di 2ª pers. plur. dat. -kunu, sia a r. 19¥. Non è chiaro, in-
nanzitutto, chi sia il soggetto in 3ª pers. plur. del verbo. Quanto alla resa di su~~uru(m) diverse sono le
proposte avanzate, che riportiamo qui di seguito. CAD G, 24b rende usa~~irū di r. 19¥ con “they did
not send back”, seguito da Deller, MdK, che a r. 16¥ traduce “sie (zu) euch zurückgeführt haben” e a r.
19¥ “haben sie … zurückgebracht”, e da Hagenbuchner 1989b, che traduce il verbo in entrambi i casi
con “zurücksenden”. Per r. 16¥ AHw I, 1006b propone invece una resa con “ausweisen”, mentre sem-
pre per r. 16¥ CAD S, 48b ritiene si debba intendere su~~uru(m) nel senso di “to cause to change alle-
giance”: “the cities and the fugitives whom they turned from (allegiance to) Hatti 53 to you”. Incerto
Harrak 1987, che traduce r. 16¥ con “who … have turned to you”, ma r. 19¥ con “they sent back”. Hou-
wink ten Cate 1983-84: 76, infine, traduce r. 16¥ semplicemente con “they turned … to you”. Freydank
1990: 313 sembra invece assegnare un valore riflessivo alla forma verbale di r. 16¥, in quanto parafrasa
“die Städte und Flüchtlinge, die sich aus Hanigalbat zu den ‘Großen' gewendet hatten”, che darebbe di
fatto un buon senso alla frase, ma che risulta poco accettabile da un punto di vista grammaticale. Data
la frammentarietà del contesto e l'incertezza nella determinazione del soggetto, abbiamo preferito una
resa neutra del verbo (“volsero”).

Ro 17¥ Seguendo Mayer 1971: 35 (§ 31.2), Harrak 1987 e Hagenbuchner 1989b (che tuttavia legge
ku-na-ú, sing.!), intendiamo il possessivo di 2ª pers. plur. kunā"ū[tu] in senso predicativo: “le città e i
fuggiaschi sono vostr[i]”. L'integrazione ku-na-ú-[te] di AHw I, 507b e CAD G, 24b (adottata peraltro
anche da Harrak 1987) e la conseguente interpretazione del possessivo in senso attributivo, non è ac-
cettabile, in quanto ālānu (sic!) e munnabdū sono chiaramente dei nominativi. Deller, MdK, pensa
invece a dei nominativi in casus pendens: “Quanto alle vostre città e ai vostri fuggiaschi”.

Ro 18¥ L'espressione ammar lā gamāre viene resa in CAD G, 24b con “not … in complete number”,
interpretando ammar come preposizione e gamāru(m) come sostantivo (“completness, finality; end”;
cfr. AHw I, 276b “Vollständigkeit”, dove tuttavia questa occorrenza non è considerata). A questa pro-
posta si attiene Harrak 1987 (“in incomplete numbers”). Deller, MdK, propone invece una resa con
“soweit sie nicht umgekommen sind”, intendendo gli abitanti delle città e i fuggiaschi summenzionati
come soggetto implicito di una proposizione secondaria introdotta da ammar. Entrambe queste propo-
ste presentano a nostro avviso dei problemi. L'interpretazione di ammar come congiunzione subordi-
nante, e non come preposizione, ci sembra infatti poco verosimile, in quanto manca una forma verbale
al soggiuntivo, altrimenti richiesta (v. Mayer 1971: 39 s. (§ 38) e AHw I, 43b). Ma anche la proposta
di CAD risulta problematica, in quanto ci si attenderebbe piuttosto la preposizione ana, non ammar,
come mostrano gli esempi di ana gamāri “completamente” riportati in CAD G, 24b e AHw I, 276b.
Una soluzione alternativa e, forse, più equilibrata, dato lo stato frammenatrio del testo, è offerta da Ha-
genbuchner 1989b, che traduce “entsprechend dem Nichtbeenden”, intendendo dunque ammar come
preposizione che regge un infinito. In tal caso si potrebbe eventualmente pensare ad una costruzione

53. V. tuttavia supra, nota 20 alla trascrizione, dove si osserva come questa lettura sia errata.
84 Testi

parallela a quella di mala — di cui ammar è sinonimo in med.-ass. (v. GAG § 48j) — con infinito, che
ha significato finale (v. GAG § 150h). La resa sarebbe dunque “tanto da / per non distrugger(li) / an-
nientar(li) (lett. finirli)”, con ālāni e munnabdī come oggetto sottinteso.

Vo 5¥ Sulla forma di inf. Gtn ~itabbute v. CAD @, 10b e AHw I, 304a. Per l'uso del tema Gtn di
~abātu(m) nei testi del nostro corpus cfr. KBo 1.14 Ro 6¥, 12¥ (nr. 1) e KUB 3.73 r. 6¥ e 7¥ (nr. 11) e v.
supra sezione introduttiva per i possibili collegamenti di KBo 1.20 con questi testi.

Vo 14¥ Per la locuzione ~ubta(m) ~abātu(m) nel senso di “far prigioniero (qualcuno)” v. gli esempi in
CAD @, 216 (§ 3a-b).
Nr. 3 _ KBo 18.20 85

Testo
KBo 18.20 (319/w); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Hagenbuchner 1989b: 321 (Nr. 220); Edel 1994a: 233 (Nr. 112).
b) Edel 1994b: 355; Mora 2000a: 776.

Questo minuscolo frammento è degno di nota per l'intestazione che, benché molto lacunosa, contiene
alcuni elementi interessanti: la presenza dei titoli reali e dei nomi dei paesi indica che si tratta di lettera
internazionale o, meglio, data la lingua ittita, di una versione preliminare o di una copia; è inoltre mol-
to importante, per il tema qui trattato, l'iniziale tu-[ del nome del re destinatario, che farebbe pensare a
Tukultī-Ninurta I. Hagenbuchner 1 è però molto incerta sull'identificazione con il re assiro perché il
suo nome solitamente non è scritto sillabicamente. A nostro avviso tuttavia la testimonianza della let-
tera KUB 3.74 (nr. 12), scritta da Tut~alija a Tukultī-Ninurta, che riporta il nome del re assiro scritto
m
tù-ku-ul-tu-DIB, rende molto probabile questa identificazione. Va inoltre ricordato che questo fram-
mento è stato incluso nell'edizione della corrispondenza egizio-ittita, curata da E. Edel 2, per la possi-
bilità che il nome lacunoso possa essere letto tu-[u-ia], e quindi che la lettera fosse indirizzata alla
madre di Ramses II. Lo stesso Edel, in sede di commento 3, ipotizza in alternativa che il destinatario
possa essere anche Tukultī-Ninurta e, per giustificare l'inclusione del documento nel dossier egizio,
nonostante la chiara presenza del determinativo maschile, ricorda che in un altro testo (KBo 28.49) il
nome della regina Naptera è preceduto dallo stesso determinativo maschile. Il paragone non sembra
però pertinente perché KBo 28.49 è frammento di lettera inviata dalla corte egizia a @attuša, mentre in
questo caso la redazione del testo presso la corte ittita lascerebbe presupporre una ben maggiore confi-
denza con la scrittura cuneiforme.
Nessun elemento consente di avanzare ipotesi sull'identità del mittente, ovviamente da ricercarsi
tra gli ultimi re ittiti, se è corretta l'ipotesi qui sostenuta di identificazione del destinatario con Tukultī-
Ninurta.

Ro
1 UM-MA D[UTUŠI LUGAL.GAL] 4 Così (dice) il m[io Sole, Gran Re],
2 LUGAL KUR URU{~a}-[at-ti] 5 re del paese di @a[tti]:
3 A-NA m{tu}-[ku-ul-tu/ti-DIB LUGAL.GAL] 6 a Tu[kultī-Ninurta, Gran Re],
4 LUGAL KUR U[RUaš-šur ŠEŠ-IA] 7 re del paese di [Aššur, mio fratello],
5 [QÍ-B]I-[MA] [d]i'!

1. Hagenbuchner 1989b: 321.


2. Cfr. Edel 1994a e b: Nr. 112.
3. Edel 1994b: 355.
4. Integrazione di Hagenbuchner 1989b e Edel 1994a.
5. Integrazione di Hagenbuchner 1989b e Edel 1994a.
6. Edel 1994a: mTU-[U-IA(?) AMA.SAL(?) ŠA LUGAL.GAL].
7. Hagenbuchner: U[RU ON &E&-IA]; Edel 1994a: U[RUMI-IZ-RI-I NIN-IA].
86 Testi

Vo
1¥ {~a}-a[p/-a[t-? 8 … […
2¥ mmar-k[u- Mark[u…
3¥ na-an-ká[n 9 e io lo/la [
4¥ [n]e-e~-~i[ [s]pedirò [
(fine della tavoletta)

Dal poco che rimane di questa lettera si evince che doveva trattarsi di una tavoletta di dimensioni piuttosto ridot-
te e dalla forma di “cuscinetto”, l'unica di questo tipo all'interno del nostro corpus, caratterizzato invece da tavo-
lette di dimensioni talvolta notevoli e scritte su più colonne.
Per quanto concerne l'aspetto paleografico, i segni @A (Ro 2; Vo 1¥) e URU (Ro 2) compaiono nella forma
relativamente più antica, cosa senza dubbio degna di nota, trattandosi di un testo attribuibile a Tu~alija IV o ad
un suo successore.

Ro 3 Per la grafia sillabica del nome Tukultī-Ninurta v. la lettera KUB 3.74 (nr. 12) Ro 2 e 3, in cui il
nome del re assiro è scritto mtù-ku-ul-tu-DIB. Per la grafia mGIŠTUKUL-ti- v. invece KUB 26.70 (nr. 22)
r. 3¥ e KBo 18.25(+) (nr. 5) Ro! 2¥. V. anche commento a KUB 23.109 (+)VS 28.130 (nr. 21) Ro 1.

Vo 2¥ Sull'interpretazione del nome come Mara(k)kui- (per il quale cfr. da ultimo Alp 1991: 78) v.
Edel 1994b: 355.

8. Hagenbuchner 1989b: ~a-a[t?-ra?-.


9. Hagenbuchner 1989b: na-an-ká[n DUMU.KIN-(RI-)IA pa-ra-a]; Edel 1994a: na-an-ká[n A-NA NIN-IA pa-
ra-a].
Nr. 4 _ KBo 18.24 87

Testo
KBo 18.24 (679/z); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Otten 1968-69: 112 s.; Heinhold-Krahmer 1988: 88 s.; Hagenbuchner 1989b: 241 ss. (Nr. 188).
b) Zaccagnini 1973: 44 con n. 128, 110, 151; Harrak 1987: 75 s., 139 s., 172 ss. e passim; Zaccagnini 1987: 62;
Liverani 1990a: 73; Zaccagnini 1990: 41 n. 11, 110, 151; Beal 1993: 249; Bryce 1998: 303; Harrak 1998: 247;
Hawkins 1998a: 65; Wouters 1998: 272; Klengel 1999: 245, 269 s.; Mora 2000a: 769 s.; Orlamünde 2001: 516;
Freu 2003b: 104.

La lettera non può essere la copia esatta di quella eventualmente spedita, in accadico, al re assiro Sal-
manassar 1; nell'ipotesi, molto verosimile, che comunque una lettera con questi contenuti sia stata ef-
fettivamente inviata 2, possiamo interpretare il testo conservato come una copia ridotta destinata alla
conservazione in archivio o una bozza preliminare in attesa della redazione definitiva. Qualunque fos-
se, in ogni caso, la natura del testo, le nostre possibilità di comprensione, anche per le gravissime lacu-
ne, risultano fortemente compromesse.
I passaggi più significativi nella prima parte (Ro) si trovano alle rr. 3, 4, 7, con i riferimenti a una
precedente controversia che ha lasciato conseguenze nei rapporti tra i due sovrani, e in r. 10, dove si
trova la frase solitamente tradotta “Poiché tu sei un Grande Re e non un governante di secondo ran-
go” 3. Questa frase, così come passi analoghi in altre lettere, è spesso citata come spia del fatto che il re
assiro era trattato con un certo distacco ed aveva ancora difficoltà, nel XIII secolo, ad essere accolto a
pieno titolo tra i “Grandi Re” 4. La traduzione da noi proposta (“Poiché io sono un Gran Re … … mi
devi ascoltare”), che ci pare preferibile sul piano grammaticale, offre un'interpretazione diversa e a
nostro avviso più adatta al tono della lettera; secondo questa nuova lettura è il re ittita, forse deluso
perché i suoi messaggi non ottengono l'effetto desiderato, che sottolinea con forza il suo status di
Grande Re, che dovrebbe conferirgli autorevolezza e una certa garanzia di essere ascoltato 5. Il re ittita
non si presenterebbe quindi con un tono di superiorità, ma cercherebbe piuttosto, ostentando il suo alto
rango, di ottenere il rispetto che ritiene gli sia dovuto.

1. Oltre al dato ovvio relativo alla lingua, si noti lo spazio eccessivamente ridotto assegnato alla presentazione
del re ittita e la mancanza dell'indicazione del paese (cfr. anche Hagenbuchner 1989b: 243 e Otten 1968-69:
112).
2. La lettera contiene numerosi riferimenti a questioni ancora aperte e a messaggi inviati o ricevuti.
3. Cfr. ad es. le traduzioni di Hagenbuchner 1989b: 242; Otten 1968-69: 112; Zaccagnini 1973: 110; Heinhold-
Krahmer 1988: 89; Liverani 1990a: 73; Orlamünde 2001: 516.
4. Cfr. ad esempio Zaccagnini 1973: 110 s., 150 s. (sul concetto di rango); Liverani 1983: 506 ss.; Harrak 1987:
187; Hagenbuchner 1989a: 161 ss.; Liverani 1990a: 66 ss., e 1990b: 115; Zaccagnini 1990: 40-44. Per una
discussione generale dei problemi cfr. anche Artzi – Malamat 1993: 28-38. Una frase analoga (“Tu sei un
Gran Re”), com'è noto, si trova in KBo 1.10+ (lettera indirizzata da @attušili III a Kadašman-Enlil di Babilo-
nia), ma in quel caso la traduzione è giustificata dal contesto e, soprattutto, supportata da chiari elementi
grammaticali.
5. Per una discussione dettagliata del problema e per ulteriori riferimenti bibliografici si rimanda a Mora, in
stampa b.
88 Testi

Dopo una lunga sezione molto lacunosa e pressoché illeggibile il testo riprende, nell'ultima parte,
con accenni alle conquiste del sovrano assiro. Nelle righe finali il testo riferisce di una proposta del re
assiro di far controllare Malitija da parte di un uomo di fiducia del re ittita. Il passo è stato messo in re-
lazione con un testo oracolare (KBo 22.264) 6 in cui si parla (v. III 11 ss.) della venuta o meno del re
assiro nella città di Malitija 7. Per quanto riguarda le attività militari e le conquiste attribuite a Salma-
nassar nel testo, si è pensato alla vittoria del re assiro contro la coalizione guidata da Šattuara ricordata
in un'iscrizione reale 8.
Otten, collegando il contenuto di KBo 18.24 (soprattutto per la parte in cui si accenna alle conqui-
ste di Salmanassar) con quello di KUB 23.102 (nr. 20), ha supposto che le due tavolette facessero par-
te della stessa lettera, di cui KBo 18.24 avrebbe costituto la prima parte 9. Una relazione così stretta tra
i due testi è stata però negata da diversi studiosi anche per le differenze nel tono usato dal re ittita, qui
risentito ma almeno formalmente corretto, là decisamente sgarbato e ostile 10.
Non è facile interpretare il contenuto di un testo così danneggiato e spesso oscuro anche nelle parti
meglio conservate, che rimandano probabilmente a documenti precedenti. È evidente che la lettera è
stata scritta dopo la conquista dei territori di @anigalbat da parte di Salmanassar 11, ma le incertezze
che ancora permangono sull'identificazione del mittente e il quadro generale di riferimento troppo va-
go ne rendono difficile l'utilizzazione come fonte storica. L'attribuzione della lettera a Muwatalli, pro-
posta da Otten e considerata recentemente ancora plausibile 12, non sembra sostenibile in base ai più
recenti studi sulla cronologia, che tendono ad escludere la possibilità di sincronismo tra questo re e
Salmanassar I, rendendo di fatto possibili soltanto le ipotesi che propongono @attušili o Tut~alija
come scriventi 13. Hagenbuchner 14 è più favorevole all'identificazione del mittente con @attušili,
ritenendo che gli accenni in I 10 ss. alla dignità di Grande Re siano più plausibili se rivolti ad un re da

6. Cfr. Heinhold-Krahmer 1988: 90 e 101 ss. (edizione del testo); Hagenbuchner 1989a: 163 s.; Harrak 1998:
247; Hawkins 1998a: 64 s.; Orlamünde 2001: 516 s.
7. Harrak (1998: 245) rimanda a Güterbock (KBo 22, p. VI) per l'identificazione con Adad-nērārī del re assiro
a cui si riferisce l'oracolo e attribuisce invece KBo 18.24 (ibid., p. 247) a Tut~alija IV.
8. Cfr. RIMA 1: A.0.77.1; per l'ipotesi di collegamento tra le due testimonianze cfr. Heinhold-Krahmer 1988:
88 ss.; Hagenbuchner 1989a: 163-164; Harrak 1998: 245-246.
9. Otten 1968-69: 112-113 (cfr. anche Zaccagnini 1987: 62 e 1990: 41).
10. Cfr. in particolare Hagenbuchner 1989a: 163 e 1989b: 244, dove si sottolinea anche l'uso “regolare”, nella
lettera che stiamo esaminando, dell'appellativo “mio fratello”, negato invece al destinatario dell'altra let-
tera. Per lo stesso e per altri argomenti cfr. anche Harrak 1987: 76 e 140; Harrak 1998: 243-244; Heinhold-
Krahmer 1988: 89. Su questi passi cfr. anche cap. I § 4.1.
11. Cfr. in particolare i commenti di Harrak (1987: 187) e Heinhold-Krahmer (1988: 88-89): il re ittita mostra
di riconoscere le conquiste assire e invia un messaggio dal tono conciliante.
12. Cfr. Singer 1996a: 161 n. 348.
13. Secondo la cosiddetta “cronologia corta” è da escludere il sincronismo tra Salmanassar e Ur~i-Teššup e
quindi, a maggior ragione, tra Salmanassar e Muwatalli. In base all'obiezione da noi sollevata in sede di
commento a KBo 1.14 (il periodo di regno di @attušili potrebbe essere stato più breve di quello di Salma-
nassar) non vi sarebbero elementi sicuri per escludere il sincronismo di Salmanassar con l'ultima parte del
regno di Ur~i-Teššup, mentre appare impossibile quello con Muwatalli (su questi problemi cfr. anche Intro-
duzione, § 3). Per una discussione analitica dei problemi di datazione di questo testo, attribuito a @attušili
III o a Tut~alija IV, cfr. Heinhold-Krahmer 1988: 94-95.
14. Hagenbuchner 1989b: 243.
Nr. 4 _ KBo 18.24 89

poco salito al trono 15; la diversa lettura da noi proposta per questa frase toglie tuttavia efficacia all'ar-
gomento 16.
Ai fini dell'attribuzione di questa lettera ad uno dei due re ittiti sopra indicati si è fatto ricorso an-
che ad un passo della lettera KUB 23.103 (nr. 17.I) in cui l'autore, con tutta probabilità Tut~alija,
dice, rivolgendosi a Tukultī-Ninurta (Ro 16): “Mio padre non ha scritto a tuo padre”. Secondo Har-
rak 17 si tratterebbe infatti di una testimonianza molto forte a favore dell'attribuzione di KBo 18.24 a
Tut~alija, mentre Hagenbuchner, leggendo la frase non come affermativa ma come interrogativa se-
guita da discorso riferito, la interpreta in modo opposto, come testimonianza di contatti tra @attušili e
Salmanassar, molto probabilmente proprio in occasione delle campagne militari di cui parla KBo 18.
24 18. Comunque si intenda la frase in questione non riteniamo tuttavia che questo dato, da solo, possa
costituire una prova sicura per l'attribuzione: anche se si trattasse di un'affermazione di Tut~alija,
potrebbe non essere del tutto conforme al vero, oppure potrebbe riferirsi soltanto ad un periodo del
regno di @attušili o ad una determinata circostanza.
Per un possibile ulteriore indizio relativo all'attribuzione di questa lettera a Tut~alija si veda anche,
infra, il commento a KBo 18.25(+) (nr. 5): in entrambi i testi si parla infatti di una “controversia”. Al-
cune indicazioni ricavabili dall'analisi paleografica (v. più avanti, commento filologico) sembrano
supportare questa possibilità di attribuzione 19.

Ro I
1 [UM-MA DUTUŠI LUGAL].{GAL} A-NA mDšùl-ma-nu-{SAG}
2 [LUGAL.GAL LUGAL K]UR a-aš-šur ŠEŠ-IA QÍ-BI-M[A]
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
3 [ku-i]t-na-aš-kán DI-eš-šar iš-tar-na ki-ša-at
4 ku-it-pát DI-za ar-~a ti-ia-u-en nu-ut-ta ~a-at-re-eš-šar
5 ku-e ~a-at-re-eš-ki-mi nu-ut-ta ma-a-an aš-šu-ul
6 ~a-at-ra+a-mi zi-ik-ma-at-za pa-ra+a dax-me-en-ku-u-wa-ar
7 {~al}-zi-eš-ša-at-ti DI-šar-ma-ta ~a-at-ra+a-mi
8 zi-ik-ma-mu ~ur-za-ki-ši
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
9 ki-nu-un-ma-ta INIM@I.A ku-e ~a-at-ra+a-nu-un

15. Secondo gli studi più recenti in tema di cronologia, Salmanassar sarebbe appunto salito al trono durante il
regno di @attušili III. Cfr. tuttavia il nostro commento a KBo 1.14 (e nota 13 qui sopra) per le incertezze
che ancora sussistono al riguardo.
16. A questo proposito cfr. anche le osservazioni di Heinhold-Krahmer (1988: 89), che colloca la lettera in una
fase del periodo di regno di Salmanassar in cui il re assiro ha già conquistato l'Alta Mesopotamia.
17. Harrak 1987: 183 e 187; Harrak 1998: 247.
18. V. Hagenbuchner 1989a: 163-164 (dove è indicata anche la preferenza per l'attribuzione di KBo 18.24 a
@attušili); per la discussione sulle possibili interpretazioni del passo si rimanda al nostro commento a KUB
23.103: sulla base di elementi grammaticali, sembrerebbe preferibile l'interpretazione di Hagenbuchner.
Freu (1997: 19 e 2003b: 103 s.) condivide la lettura di Harrak per la frase contenuta in KUB 23.103 e quin-
di attribuisce la redazione di KBo 18.24 a Tut~alija. Secondo Orlamünde (2001: 514 e 517-518), che accetta
invece l'ipotesi di Hagenbuchner, il mittente di KBo 18.24 può essere sia @attušili che Tut~alija. Per la
stessa proposta di attribuzione cfr. anche Heinhold-Krahmer 1988: 98.
19. Per la possibilità che sia citato Ur~i-Teššup nel testo cfr. commento filologico a IV 15¥. Per le attività di
Ur~i-Teššup dopo la deposizione dal trono cfr. in particolare Houwink ten Cate 1974.
90 Testi

10 nu-za LUGAL.GAL ku-it UL-za 2-an ta-pa-ra+an-za


11 na-at-za-kán :ú-pa-aš-ša-al-la-i na-at SIG5-in
12 iš-da-ma-aš nu A-NA DINGIRMEŠ ku-it ar-ku-iš-ki-ši
13 nu ki-i GIM-an |UP-PU ú-da-an-zi
14 nu-kán ki-i |UP-PU PA-NI DINGIRMEŠ.GAL@I.A ~al-za-a-i
15 {aš}-[š]u-la-aš-ma-ta ku-it |UP-PU ú-da-an-zi
16 [z]i-ik-ma-at-za pa-ra+a dax-me-{en-ku-u-wa-ar} e-e[š-ša-at-ti] 20
17 [nu-u]t-ták-kán ku-wa-at-ta-an še-er x 21[ ]x x[ ]
22
18 [o pár]-{ku}-nu-uš-ki-mi UL-za LUGAL.GAL x[ ]x[ ]
19 [o o o o]LUGAL-uš nu[ ]x[ ]x
20 [o o o o]x uš-{ki}-^[i 23 ]
21 [o o o o o]x[ ]
(lacuna)

Ro II
(righe 1-3 perdute)
4 nu-u[t?-ta?
5 pa-x[ 24
6 {ki}?-[
7 ku-[
8 2-a[n?
9 nu k[i-
10 ~a-at-[ra-
11 nu-wa[
12 ma-[
13 x[

Vo III
1 x[
2¥ x[
3¥ a[r-
4¥ n[e-

Vo IV
1¥ [o] ŠÀ 25 x[
2¥ [n]a-at[ ]x[

20. Per questa proposta di integrazione v. commento.


21. In base a collazione, le tracce appena visibili dell'inizio di due orizzontali non si adattano alla proposta di
integrazione di Hagenbuchner 1989b (I[NIM?]).
22. Integrazione di Hagenbuchner 1989b; v. anche CHD P, 170a.
23. Sulla fotografia, dopo KI (per questa lettura v. Hagenbuchner 1989b e Heinhold-Krahmer 1988) è chiara-
mente visibile un angolare, assente sull'autografia, che può rappresentare l'inizio di IGI (cfr. I 8).
24. Beal 1993: 249 legge pa-r[a-a.
25. In base a collazione, il segno prima di lacuna non sembra ŠUR, bensì ŠÀ, per cui l'integrazione [KUR Aš-
š]ur proposta da Hagenbuchner 1989b e Heinhold-Krahmer 1988 non pare accettabile. È possibile una lettu-
ra [INA UD].4.K[AM. In base alla fotografia dopo ŠÀ/4 sembra infatti visibile l'inizio di un segno che può
essere KAM.
Nr. 4 _ KBo 18.24 91

3¥ [U]RUKÁ.DINGIR.RA(-)an[ ]x[ ]
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
4¥ zi-ik-ma ŠA DU i-wa-ar x[ ]
5¥ nu È.A 26 DUTU ša-li-qa-aš nu-za @UR.SAGx[ ] 27
6¥ ZAG-an DÙ-at GIŠŠÚ.A DUTU-ma ša-li-qa-aš
7¥ nu-za ŠA mšu-up-pí-lu-li-u-ma GIŠTUKUL tar-a~-~a-an
8¥ ŠA DINGIRLIM ar-kam-ma-na-aš URUDIDLI.@I.A
9¥ ša-ra+a da-at-ta am-mu-uk-ma ku-it
10¥ nam-ma ~a-at-re-eš-ki-ši
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
11¥ kiš-an-[ma-m]u 28 ku-{it} TÀŠ-PUR tu-e-el-wa
12¥ {~a}-a-an-{da}-an UN-an u-i-ia nu-wa-kán
13¥ {URU}ma-li-ti-ia-an GAM a-uš-du ma-a-an-wa-kán
14¥ [am-m]i-el URUDIDLI.@I.A {a}-w[a-a]n ar-~a UL
15¥ [ti-ia-a]n-{te}-eš 29 n[u o o o U]B? 30 LUGAL KUR mi-iz-ri-i-ia
16¥ [ ]x ZAG-ia/IA?
17¥ [ ]x pár-ra+an-<ta> pa-a-an-za
(fine della tavoletta)

Ro I
(§1)
1 [Così (dice) il mio Sole,] Gran [Re]: a Salmanassar,
2 [Gran Re, re del pae]se di Aššur, mio fratello, di'!

(§2)
3 [Quanto al fat]to che tra noi è sorta una controversia,
4-5 e che ciò nonostante noi dalla controversia abbiamo receduto — quali messaggi 31 dovrò segui-
tare a inviarti ?

26. Sulla fotografia il segno A risulta essere corretto, mentre sull'autografia è stato disegnato un verticale di
troppo. La lettura di Otten 1968-69 e di Heinhold-Krahmer 1988 è dunque confermata, mentre la lettura È-
za di Hagenbuchner 1989b è errata. Inoltre, tra il segno È e il segno A non c'è alcuno spazio di divisione,
come invece sull'autografia, essendo i due segni scritti attaccati.
27. L'integrazione @UR.SAG{A}-[ma-na] di Hagenbuchner 1989b va respinta (cfr. già Beal 1993: 249), in quanto è
basata sulla lettura errata È-za DUTU e contrasta invece con la lettura corretta È.A DUTU (v. nota prece-
dente).
28. In base a collazione, del segno MU (cfr. lettura di Hagenbuchner 1989b e Heinhold-Krahmer 1988) restano
i due grandi angolari finali — sopra i quali sembra trovarsi un terzo angolare che interseca la linea di para-
grafo, non indicato sull'autografia — e, forse, tracce dell'obliquo più piccolo che è posto sotto il segno oriz-
zontale che precede i due angolari. Di questo orizzontale, chiaramente disegnato sull'autografia, non sem-
bra però esserci alcuna traccia sulla fotografia. Teoricamente potrebbe trattarsi anche della fine del segno
BI, come pensava Otten 1968-69 ([ku-wa-p]í), ma lo spazio in lacuna sembra insufficiente per contenere i
due segni proposti da Otten.
29. Integrazione di Heinhold-Krahmer 1988 e (indipendentemente) di Hawkins 1998a: 65 n. 6, preferibile al-
l'integrazione di Hagenbuchner 1989b ([pa-a-a]n-te-eš), che non si adatta allo spazio in lacuna.
30. In base a collazione la lettura @at-t]i di Hagenbuchner 1989b non sembra possibile. L'autografia rende in
maniera corretta i resti di segno ancora visibili, che lasciano pensare al segno UB. V. commento per una
proposta di integrazione.
31. V. Hoffner 1995a: 95 (nr. 61).
92 Testi

5-6 Se infatti ti invio un(a lettera di) saluto,


6-7 tu non fai che chiamare ciò “prendersi eccessive confidenze” 32;
7 (se) invece ti scrivo riguardo alla controversia,
8 tu non fai che maledirmi!

(§3)
9 Ma le cose che ora ti scrivo 33,
10 — poiché (io sono) un Gran Re e non un governante di secondo rango(?) 34 —
11-12a tu le devi …-re e le devi ascoltare bene!
12b Poiché tu sei solito appellarti / giustificarti di fronte agli dei 35,
13 quando porteranno questa tavoletta,
14 leggi questa tavoletta davanti ai grandi dei!
15 Ma la tavoletta di saluto che ti porteranno 36,
16 tu come di consueto la intende[rai] invece (come un tentativo di) “prendersi eccessive confi-
denze” 37!
17-18a Perché (mai, allora,) dovrei continuare [… a per]donare/[giu]stificare te […]? 38
18b Un Gran Re non si […]
19 […] un re … […] … […]
20 […]… tu ved[i
21 ]…[

(Delle colonne II e III sono rimaste conservate solo le parti iniziali di alcune righe non traducibili)

Vo IV
(§4¥)
1¥ [Nel?/Il?] quarto [giorno?
2¥ e ciò[…] … [
3¥ Babilonia (acc. ?)[…] … [

(§5¥)
4¥ Ma tu, come il dio della Tempesta … [
5¥ e ti sei spinto ad oriente e il monte … […]
6¥ hai reso confine. (Quando) invece ti sei spinto ad occidente,
7¥-9¥a ti sei preso le città (che), vinte dall'arma di Šuppiluliuma, (erano) tributarie (lett. “del tribu-
to”) della divinità.

32. Lett. “appiccicarsi”, nel senso di “accattivarsi le simpatie (di q. cuno)”, “ingraziarsi (q. cuno)”, “avere fami-
liarità (con q. cuno)”, qui con connotazione negativa: “prendersi delle eccessive confidenze”. V. commento.
33. Così, giustamente, anche in HW 2 A, 310b (“Welche Worte ich dir jetzt aber schreibe”). V. commento.
34. V. commento.
35. Diversa, ma in più punti assai discutibile, l'interpretazione del passo offerta in HW 2 A, 310b.
36. A differenza di Heinhold-Krahmer 1988 e Hagenbuchner 1989b intendiamo kuit come pronome relativo e
non come congiunzione causale, seguendo un suggerimento di O. Carruba.
37. Lett.: “tu come di consueto far[ai] ciò (= la tavoletta) un ‘appiccicarsi' ”. Per l'integrazione v. commento e
per la resa di parā tamenk- v. nota 32.
38. V. Hoffner 1995a: 96 (nr. 75).
Nr. 4 _ KBo 18.24 93

9¥b Ma perché 39
10¥ continui ancora a scrivermi?

(§6¥)
11¥ Riguardo a ciò di cui tu [m]i hai scritto così, (e cioè):
12¥ “Manda un tuo uomo fidato
13¥ a controllare la città di Malitija. Se
14¥ le mie città non
15¥ [si sono ribel]late 40 e […U]B? 41 e il re dell'Egitto
16¥ [……] … e? il confine/il mio? confine
17¥ [……] … ha attraversato 42.
(fine della tavoletta)

Un'attribuzione del testo a Tut~alija IV, probabilmente alla fase inziale del suo regno, sembra supportata, oltre
che dalle argomentazioni storico-contenutistiche (v. sopra per il sincronismo con Salmanassar I), anche dai dati
paleografici 43. I segni @A (I 4, 5, 6, 7, 9; II 10; IV 7¥, 10¥ 44, 12¥, 14¥) e QA (IV 5¥, 6¥) compaiono nella forma re-
cenziore tipica del cosiddetto ductus “IIIc”, mentre altri due dei segni caratterizzanti questo ductus, EN (I 4, 6,
16) e UN (I 9 _2x_; IV 12¥), presentano invece la forma più antica. Il segno DA compare sia nella forma recen-
ziore, con il secondo orizzontale “nicht gebrochen” (I 12, 13, 15), sia in quella più antica (IV 9¥ 45). Lo stesso
vale per il segno IT, che compare sia con il secondo orizzontale “nicht gebrochen” (I 4, 10, 15), sia nella forma
più antica (I 12; IV 9¥) 46. Altri segni come DI (3x), KI (11x) e KU (13x) compaiono nella forma tradizionale,
non in quella tipica dei manoscritti più tardi e caratterizzante il ductus “IIIc”. I segni IK (I 6, 8, 16; IV 4¥), LI (IV
5¥, 6¥, 7¥, 13¥), TAR (I 3; IV 7¥), SAR (I 3, 4, 7) 47 e URU (IV 8¥) ricorrono sempre nella forma relativamente
recente del XIII sec. Da notare è anche il frequente ricorso alla legatura RA+A (I 6 – 2x –, 7, 9, 16; IV 9¥) e
RA+AN (I 10; IV 17¥).
Dal punto di vista ortografico si noti l'uso del segno DAM con valore sillabico dax (I 6 e 16 dax-me-en-ku-u-
wa-ar) 48 e la grafia UL invece di Ú-UL (I 10, 18; IV 14¥) 49, caratteristiche, queste, ricorrenti in testi tardi.

39. Per la traduzione di questa frase con una interrogativa v. Harrak 1987: 139; Heinhold-Krahmer 1988: 100;
Zaccagnini 1990: 41 s. n. 11.
40. La recente traduzione di questo passo offerta da Freu 2003b: 104, che non tiene conto delle integrazioni so-
pra riportate, è errata.
41. Forse [Ur~i-Teššu]p. V. commento.
42. Lett. “(è) andato attraverso”. Per la lacunosità del passo non si può stabilire dove terminasse il brano ripor-
tato del re assiro e dove iniziasse la risposta del re ittita.
43. Per un'analisi paleografica di KBo 18.24, basata però esclusivamente sulla copia autografica, cfr. Wouters
1998: 272.
44. In base a collazione sulla fotografia anche in IV 10¥ il segno @A compare nella forma recente. Quello che
sulla copia autografica è reso come un piccolo angolare iscritto tra i verticali risulta essere piuttosto un se-
gno accidentale sull'argilla.
45. Così in base a collazione. In IV 12¥ il segno è invece danneggiato nel punto cruciale.
46. Così in base a collazione. In IV 11¥ il segno è danneggiato nel punto cruciale.
47. Questa forma è definita “jünger” da van den Hout 1989: 337, in quanto risulta attestata in manoscritti del-
l'epoca di Tut~alija IV e, soprattutto, di &uppiluliuma II. Si noti che essa si trova, tra i testi del nostro cor-
pus, anche in KUB 23.101 (nr. 19), che tuttavia sembra più antico da un punto di vista paleografico.
48. V. Melchert 1991: 126.
49. V. Kühne _ Otten 1971: 26 n. 17.
94 Testi

Inoltre, degna di nota è l'omissione del determinativo URU dopo KUR, in K]UR a-aš-šur (I 2) e KUR mi-iz-ri-i-ia
(IV 15¥), per cui cfr. tra i testi in lingua ittita del nostro corpus KBo 18.25(+) (nr. 5) Ro! 6¥, 9¥, 11¥ KUR kar-ga-
maš; KBo 31.69(+) (nr. 5) Vo? 6¥ KUR mi-tan9-na!-wa; KUB 23.102 (nr. 20) II 19 KUR! ~ur-ri-i[a; KUB 57.8
(nr. 24) Ro 1 KUR KÙ.BABBAR, Vo 9¥ KUR lu-ul-lu-wa.

I 3-4 La proposta di Hoffner 1995a: 95 (nr. 61) di considerare le prime due frasi come interrogative
(“What legal dispute has occurred between us? Why have we stepped away from the dispute?”) non ci
sembra convincente e abbiamo preferito mantenere la resa tradizionale dei due kuit di r. 3 e 4, per cui
cfr. Otten 1968-69: 112 e Heinhold-Krahmer 1988: 99. Seguiamo invece Hoffner nell'interpretare kue
in I 5 come aggettivo interrogativo, rendendo pertanto la frase di r. 4-5a come un'interrogativa.
Per il significato “nondimeno” che attribuiamo alla particella -pat a r. 4 cfr. CHD P, 224 ss. (§ 10).
Per quanto concerne il motivo della “controversia”, del “contenzioso legale” (~anneššar; v. HW 2
@, 154b), attestato anche nella lettera KBo 18.25(+) (nr. 5), non ci è dato purtroppo sapere di cosa si
tratti. Hagenbuchner 1989b: 247, che collega i due passi di KBo 18.24 e 18.25(+) con il testo KUB 23.
102 (nr. 20), ritiene si tratti di una disputa relativa a problemi di confine tra @atti e Aššur sorta fin dai
tempi di Adad-nērārī, riguardante territori un tempo appartenuti allo stato di Mittani nella zona di Kar-
kemiš, come la menzione di Waššukkanni e Mittani in KBo 18.25(+) lascerebbe pensare. In realtà si
tratta forse piuttosto di motivi più futili e contingenti, legati magari a questioni di scambi tra mercanti
(cfr. per es. KBo 1.10+ Vo 9-33). Il tema di un contenzioso legale era infatti uno dei pretesti più
comuni per intrattenere rapporti diplomatici tra Grandi Re, come illustrato da Liverani 1999: 321 s.
Riguardo alla grafia del sostantivo ~atr(i)eššar, Melchert 1994: 141 afferma che “the spelling ~a-
at-ri-i-e-eš-ša for /Hatréssar/ in a NH copy can hardly be genuine”. In realtà il testo cui fa riferimento
Melchert e dove compare questa forma con scriptio plena della vocale i è un manoscritto di età medio-
ittita (KBo 3.21) 50 e forse proprio ciò ha portato alcuni studiosi ad assegnare, anche se con cautela, va-
lore fonetico alla vocale i; cfr. in particolare Neu 1982a: 208, che pone la forma come ~atr(i)eššar e
propende per una trascrizione ~a-at-RI-eš-šar; HED @, 272, dove si pone la forma come ~atrieššar e
si trascrive ~a-at-ri-eš-šar. Di fatto, la summenzionata forma resta isolata e si trova in un testo sì me-
dio-ittita, ma di tipo letterario (traduzione di un inno babilonese a Adad), sicché Melchert non ha pro-
babilmente torto nel considerarla non “genuina”.

I 5 s. Nel linguaggio epistolare il vocabolo aššul ha assunto il significato particolare di “(messaggio/


lettera di) saluto”; v. in particolare quanto osservato da Alp 1991: 303 s. sulla base delle numerose
attestazioni della formula aššul ~atrai- “mandare un (messaggio di) saluto” nelle lettere di Maşat (per
es. HBM 3 marg. sin. 3; 27 marg. sup. 23, ecc.; per una raccolta di passi v. Alp 1989). V. inoltre HW,
37b; HW 2 A, 530a (§ II.1) e @, 99b (sull'espressione aššul ~alzai-); HED A-E, 202. La traduzione
migliore del passo in questione finora fornita sembra dunque quella di Heinhold-Krahmer 1988: 99
(“ich eine Grußbotschaft(?) schreibe”). Recentemente invece in CHD P, 127a l'espressione è tradotta
più liberamente, assegnando all'accusativo aššul un valore avverbiale (“if I write you in a friendly
way”). A aššul di I 5 corrisponde in I 15 il costrutto genitivale aššula^ |UPPU “tavoletta di saluto”.

50. Per la datazione di questo testo v. Neu 1982a: 208 (“(spät)mittelhethitische Niederschrift”); Archi 1983: 21
s. (“um die Mitte des 14. Jhs.”); Wilhelm 1994a: 69 s. (“eine Niederschrift während der mittelhethitischen
Zeit”).
Nr. 4 _ KBo 18.24 95

I 6 Sull'espressione parā tamenk- e su questo passo v. CHD P, 127a (“to make (words, etc.) to be
attached or to be pleasing (?), ingratiate (oneself) (?)”), dove si nota come non sia chiaro l'esatto valo-
re di parā, forse usato nel senso avverbiale di “completamente”. Esso sembra comunque modificare
con connotazione negativa il significato di base del verbo tamenk- “attaccare, appicciccare; attaccarsi,
appiccicarsi” (in senso sia concreto che figurato; v. da ultimo HEG III/8, 77 ss.), donde la resa di parā
tamenkuwar nel nostro passo con “Anbiederung” (Otten; Heinhold-Krahmer; HW 2 @, 105b), “(undue)
familiarity” (Harrak), “Anschmiegung” (Hagenbuchner), “Hinwendung” (HEG III/8, 79), “ingratiating
(yourself)” (CHD P, 127a).
Per la costruzione di -za ~alzai- / ~alzišša- con doppio accusativo v. van den Hout 1992: 292 ss. Il
verbo ~alzišša-, che in questa costruzione alterna con il normale ~alzai- e, come hanno osservato Hof-
fner – Melchert 2002: 383, assume piuttosto un senso “habitual / gnomic” (“to call (someone some-
thing)”), in questo passo ci sembra esprimere di fatto un significato di tipo iterativo-imperfettivo (“tu
continui a / non fai che chiamare”), come emerge dall'uso di ~urzakiši a r. 8.

I 7 Sulla costruzione di ~atrai- con l'accusativo di relazione v. Starke 1992: 810.

I 8 Sul verbo ~u(wa)rt- v. da ultimo Neu 1998: 512 (con bibliografia precedente).

I 9 kinun … ~atrānun rappresenta a nostro avviso un esempio del cosiddetto “preterito epistolare”,
categoria grammaticale nota soprattutto per l'accadico (v. GAG § 79b*, 80c rispettivamente sul
“Brief-Präteritum” e sul “Brief-Perfekt”), ma ipotizzata anche per l'ittita da Sommer 1932: 129 (cfr.
HE 2, 139 § 262a) 51. Altri esempi di quest'uso del preterito sono: HBM 25 Vo 22 s. kāšma=šmaš tuppi
Piše[nijaš] uppa~~un=pat “Con la presente 52 vi spedisco in più (-pat) 53 la tavoletta di Piše[ni]”; HBM
57 b. inf. 18-22 kinun=a=kan kāš[a] Kaštandan […] … parā ne~~ūn “Ora, con la present[e] Kaštanda
[…] … spedisco”; KUB 26.90 IV 4-6 kī=ja kuit |UPPU ANA LUGAL KUR Mizrī ~atrānun n=at tuel

PIT@ALLUM pedau “Che il tuo messaggero a cavallo porti questa tavoletta che io scrivo al re d'E-
gitto!”. Questo uso del preterito meriterebbe una raccolta sistematica di dati e uno studio più appro-
fondito. Su kinun v. HED K, 183 ss.; per l'uso di kinun col preterito cfr. van den Hout 1995a: 64.

I 10 Per l'interpretazione di questa frase con soggetto alla 1a pers. invece che alla 2a pers., come
finora proposto da tutti i traduttori 54, v. Mora, in stampa b, in cui si sottolinea come la traduzione da
noi proposta si adatti meglio al contesto rispetto a quella tradizionale, che vede come soggetto della

51. Va notato come in realtà il passo VBoT 1: 11 s. (lettera di Amenophi III a Tar~unta-radu, re di Arzawa), su
cui Sommer fondava la sua ipotesi e riportato in HE 2 come unico esempio di “preterito epistolare” ittita,
non sia del tutto appropriato, in quanto poteva trattarsi di un calco sull'accadico, lingua cui gli scribi egizi
erano senza dubbio più avvezzi. In questo testo il “preterito epistolare” ricorre sicuramente anche a r. 15 e
28. Nei tre esempi qui citati di VBoT 1 il preterito è introdotto dall'avverbio kāšma, per il quale Hoffner (v.
da ultimo Hoffner – Melchert 2002: 388) ha giustamente proposto, contro la tradizionale e generica resa con
“ecco”, la traduzione “hereby, herewith”, che ben si accorda con l'uso epistolare del preterito. Inoltre, per
l'uso del pret. come “Ausdrucksform des Koinzidenzfalles” in CTH 255.1 II 29¥ ss. v. Starke 1996: 176 con
n. 152.
52. Per la resa di kāšma e kāša, da soli o in connessione con kinun, come “con la presente” v. la proposta di
Hoffner citata alla nota precedente. Diversamente il nesso kāšma karū andrà reso con “già in precedenza,
ormai” (cfr. per es. HBM 2 Ro 7; 3 Ro 6; 7: 12; 19 Ro 5 s. ; 66 Ro 6).
53. Cfr. CHD P, 223 s.
54. Alla resa tradizionale si attiene da ultimo ancora Freu 2003b: 104, la cui traduzione dell'intero passo è co-
munque in diversi punti errata.
96 Testi

frase il destinatario (“poiché tu sei un Gran Re …”). Se si trattasse infatti di un soggetto alla 2a pers.,
ci si attenderebbe che esso venisse esplicitato per mezzo del pronome zik, in quanto tra r. 9 e r. 10 si
verificherebbe un cambio di soggetto. Istruttivo può essere il confronto con il passo KBo 1.10+ Ro 49
ŠEŠ-ú-a LUGAL.GAL at-ta “Fratello mio, tu sei un Gran Re!”, dove il soggetto di 2a pers. è chiara-
mente esplicitato 55. L'assenza di una marca pronominale si spiega invece meglio col mantenimento,
anche in questa frase di tipo parentetico, del soggetto di 1a pers. contenuto nella relativa che precede
(“Ma le cose che … ti scrivo — poiché io sono un Gran Re …”) 56.
Riguardo alla forma participiale 2-an taparant- intesa dagli studiosi come “governante di secondo
rango(?)”, essa è derivata dalla radice luvia tapar-, non da quella ittita tapar(r)ija-, ed è attestata anche
in KBo 18.28 I 11¥ e 12¥, un frammento di lettera citato già da Otten 1968-69: 113 n. 8 come inedito ed
ora pubblicato in trascrizione e traduzione da Hagenbuchner 1989b: 406 ss. (Nr. 305) 57; su 2-an tapa-
rant- v. anche Zaccagnini 1973: 151. Se in KBo 18.24 l'espressione 2-an taparant- è chiaramente usa-
ta in senso “diminutivo” in contrapposizione a LUGAL.GAL (“sono un Gran Re, non un governante
di secondo rango(?)”), in KBo 18.28 il suo uso non è del tutto chiaro data la frammentarietà del con-
testo: KBo 18.28 I 11¥ s. [DI]NGIRLUM-mu ku-e KUR.KUR[M]E& pí-iš-ta 2-an ta-pa-ra-an-za[…] (12¥)
[2-a]n ta-pa-ra-a[n-t]a-an-ma-an-za SA@AR ~al-za-a-[…] “I paesi che la divinità mi diede, un gover-
nante di secondo rango(?) (sogg.) […] Ma un governante di secondo rango(?) [tu]? lo chiam[asti]? 58
polvere/terra” (se si interpreta taparantan=ma=an=za; così HW 2 @, 105a). Oppure: “[Tu avresti]?
forse chiam[ato] polvere/terra un governante di secondo rango(?) ?” (se si interpreta taparantan=
man=za). Più avanti e sempre in contesto molto frammentario, la stessa frase si trova riferita forse ad
un Gran Re: KBo 18.28 I 14¥ ss. [… k]u?-in 59 LUGAL.GAL SA@AR ~al-za-iš “il Gran Re [c]he egli
chiamò?/tu chiamasti? polvere/terra” 60.

I 12 Sul verbo arkuwai- v. da ultimo Singer 1996a: 48 s. e Melchert 1998: 45 ss.

55. È interessante ricordare come questa affermazione di @attu^ili III nei confronti di Kada^man-Enlil II segua
di poche righe lo sprezzante riferimento che il re ittita fa al re assiro: mīnû šar māt Aššur ša mār šiprīka
ikallû “chi è il re d'Assira per trattenere (lett. che trattiene) il tuo messaggero?”.
56. Con questa nuova interpretazione viene dunque a cadere la relazione con il testo KUB 23.102 (nr. 20), in
cui il re ittita rifiuta di riconoscere il rango di “Gran Re” al destinatario della lettera, che secondo l'ipotesi
tradizionale sarebbe il re assiro (v. commento al testo per una discussione di questi problemi).
57. Contra Hagenbuchner 1989b: 409 (“Beide Briefpartner dürften somit Vasallen von DUTUŠI sein”) il mit-
tente di KBo 18.28 è il re ittita, come emerge da IV 11¥ DUTUŠI-ma-du-za Ú-UL LÚKÚR “Ma (io), il Mio
Sole, non ti sono nemico” (la traduzione “Meine Sonne ist aber nicht dein Feind” di Hagenbuchner 1989b:
408 non ci sembra esatta; la presenza della particella -z(a) indica infatti che non può trattarsi della 3a pers.
sing.). Il destinatario sembra un vassallo di alto rango (cfr. Güterbock, KBo 18, Vorwort ad Nr. 28: “Be-
schwerde über beleidigendes Verhalten, anscheinend an einen Vasallen gerichtet”; RGTC 6, 281: “Brief des
Königs an einen Untertanen”; CHD L-N, 66a: “letter from Hittite King to a subordinate”).
58. Non è chiaro se si tratti della 2a o della 3a pers. sing. Lo stesso anche nel passo citato successivamente (KBo
18.28 I 15¥).
59. Ma è senz'altro possibile anche l'integrazione proposta da Hagenbuchner 1989b: 406 s. (Ì]R?-in LUGAL.
GAL “den Diener des Großkönigs”).
60. Sul motivo del “chiamare polvere/terra” qualcuno in senso spregiativo v. Zaccagnini 1973: 128, 151; Live-
rani 1990a: 70. Come osserva giustamente Hagenbuchner 1989b: 411 s., l'immagine della “polvere/terra”
(accad. eperu) ricorre nelle lettere di el Amarna come epiteto di auto-umiliazione da parte dei vassalli siro-
palestinesi nei confronti del Faraone (“polvere/terra dei tuoi piedi”); su questo tema v. specificatamente Li-
verani 2001a: 23 ss.
Nr. 4 _ KBo 18.24 97

I 16 L'integrazione e-e[š-ta] di Hagenbuchner 1989b non ci pare accettabile per tre motivi:
innanzitutto per la presenza della particella -za difficilmente può trattarsi di una terza persona del
verbo eš-/aš- “essere”; inoltre, zik non sembra avere mai valore di dat.-acc. (a differenza di uk); infine
la forma è un preterito, che in questo contesto non ha molto senso. Quest'ultima difficoltà emerge dal-
la traduzione stessa di Hagenbuchner, che rende la forma verbale come presente. L'unica integrazione
possibile risulta essere e-e[š-ša-at-ti], forma del verbo e/išša-, iterativo-durativo di ija-, che richiama
l'iterativo-durativo ~alzieššatti di I 6. Per la costruzione del verbo e/išša- con il doppio accusativo e la
particella -za v. lo studio di van den Hout 1992.

I 17 s. Per la traduzione della frase come interrogativa (contra Hagenbuchner 1989b e Heinhold-
Krahmer 1988) v. Hoffner 1995a: 96 (nr. 75), che tuttavia non riporta l'integrazione di Hagenbuchner
1989b e CHD P, 170a ad inzio di r. 18.

IV 3¥ Sulla menzione di Babilonia in connessione con l'Assiria nel corpus delle nostre lettere v. KBo
28.61-64 (nr. 8), che tuttavia è un testo di epoca più recente.

IV 4¥ La lacunosità del passo non permette purtroppo di capire l'esatto significato dell'espressione
ŠA DU iwar, letteralmente “come il dio della Tempesta”. Forse essa va interpretata nel senso di “come
un fulmine”, per esprimere la rapidità delle conquiste del re assiro, ma mancano appigli sicuri per que-
sta interpretazione 61.

IV 5¥ s. Il verbo šalik(i)- (v. ora CHD Š, 100-104) regge qui probabilmente degli accusativi direzio-
nali (È.A DUTU e ŠÚ.A DUTU), benché in CHD Š, 104b si affermi che si tratta piuttosto di sumero-
grammi senza complemento fonetico 62, dietro i quali si celerebbe un direttivo. Per alcune rare forme
di accusativo di direzione in testi di età recente v. Neu 1980: 30 n. 67 (per es. KBo 1.28 Ro 12 ss.); in
generale sull'accusativo di direzione, attestato per lo più nelle fasi arcaiche dell'ittita, v. da ultimo
Francia 1997: 149 ss. e 2002: 88 ss.

IV 7¥ s. Da notare la concordanza a senso tra tara~~an e URUDIDLI.@I.A. Su questo fenomeno v. HE2 §


190.

IV 8¥ Su arkamman- v., oltre a HW 2, 302 s., Starke 1990: 260 ss. e CLL, 28.

IV 9¥ Sulla forma datta come 2a pers. sing. pret. att. (non med.-pass.) di da- v. Neu 1968: 161 n. 2.

61. Anche un confronto di questo passo con IBoT 1.34 Ro 13 ki-i-me DIM “secondo (il volere del) dio della
Tempesta” non ci pare possibile. A differenza di accad. kī, itt. iwar sembra infatti esprimere solo compara-
zione (v. l'ampio studio di Hoffner 1993).
62. Questo si verifica senza dubbio in IV 7¥, dove, come nota giustamente Hagenbuchner 1989b: 245, la forma
GIŠ
TUKUL rappresenta uno strumentale malgrado la mancanza del complemento fonetico -it o della pre-
posizione accadica IŠTU (cfr. KUB 23.92 Ro 6¥, nr. 17.I, e KUB 23.102 I 3, nr. 20).
98 Testi

IV 12¥ Per il participio ~ant- “fidato” (da ~a-) in questo passo v. HED E-I, 9 e 107 (qui sull'alternarsi
di ~andant- con ~ant- in contesto analogo) e HW 2 @, 1b.

IV 13¥ Malitija (= Malatya) è citata in connessione con un re assiro anche nel testo oracolare KBo 22.
264 (III 11 ss.), per il quale v. Heinhold-Krahmer 1988: 90 ss. e 104; Harrak 1998: 247 e supra, p. 88.

IV 15¥ Il segno U]B subito dopo la lacuna lascia pensare ad un nome di persona contenente
l'elemento teoforico Teššup. Tra i personaggi che portano un simile nome il candidato più probabile
sembra essere Ur~i-Teššup per via della menzione, subito dopo, del re d'Egitto 63. Lo spazio in lacuna
sembra sufficiente per contenere dunque l'integrazione n[u mur-~i-DU-u]b. Di Ur~i-Teššup si fa men-
zione sicuramente due volte nel carteggio tra re ittiti ed assiri, precisamente in KBo 1.14 (nr. 1) Vo 15¥
e KUB 26.70 (nr. 21) r. 2¥ s.

63. È infatti noto come Ur~i-Teššup, dopo la sua fuga, abbia soggiornato a lungo proprio in territorio egiziano,
forse alla corte stessa di Ramses II; v. Giorgieri – Mora 1996: 49 ss. con bibliografia.
Nr. 5 _ KBo 18.25 (+) KBo 31.69 99

Testo
KBo 18.25 (158/d) (+) KBo 31.69 (18/f); collazione su fotografia e su originale 1.

Bibliografia
a) Hagenbuchner 1989b: 245 ss. (Nr. 189 = KBo 18.25).
b) Klengel 1965: 70 n. 90; 1975: 57 s.; Kammenhuber 1976b: 134 s. n. 11; Harrak 1987: 215, 260; Kessler 1980:
66 n. 30; Beal 1993: 249; Astour 1996: 43 n. 68; Freu 1997: 20; Harrak 1998: 250; Klengel 1999: 281; Mora
2000a: 770; Klengel 2001: 192 n. 7; Bemporad 2002: 86; Freu 2003b: 116 2.

La perdita dell'intestazione e la mancanza di precisi riferimenti all'interno del testo rendono incerta
l'attribuzione di questa lettera che, per la menzione di Tukultī-Ninurta e per l'appellativo “mio fra-
tello” (KBo 18.25 Ro! 7¥) con il quale lo scrivente si rivolge al destinatario, potrebbe essere assegnata
al carteggio tra i re ittiti e i re assiri 3.
Il punto cruciale per l'attribuzione del documento è la citazione di Tukultī-Ninurta in KBo 18.25
!
Ro 2¥, all'interno del testo; il nome del re di Aššur è ugualmente menzionato all'interno del testo in al-
tre due lettere, KUB 3.74 (nr. 12) e KUB 26.70 (nr. 22): nel primo caso il riferimento al re assiro è
chiaramente in seconda persona 4; in KUB 26.70, come nella lettera che stiamo esaminando, rimane il
dubbio, dovuto sia alle lacune del testo che all'ambiguità della forma verbale, se si tratti di riferimento
in seconda o in terza persona. Poiché tutte e tre le lettere sono scritte in ittita, e quindi certamente non
identiche alla copia eventualmente inviata ad Aššur, l'uso insolito del nome proprio può trovare giusti-
ficazione anche nello stato non definitivo del testo o nella sua condizione di copia per uso d'archivio.
L'attribuzione della lettera alla corrispondenza tra re ittiti e re assiri appare comunque probabile, sia
per i motivi indicati poco sopra che per gli argomenti trattati 5. A dire il vero qualche dubbio rimane,
non fugato neppure dal join qui proposto, che offre piuttosto lo spunto, soprattutto per la citazione del
nome Taki-Šarruma, per proporre collegamenti con altri documenti e si rivela utile per la determina-
zione della cronologia. La lettera KBo 18.25(+) presenta infatti alcune analogie con KBo 18.48, lettera

1. L'appartenenza dei due frammenti alla medesima tavoletta, ipotizzata da M. Giorgieri sulla base dell'inte-
grazione ka]r-ga-maš in KBo 31.69 Ro? 2¥ (per cui cfr. KBo 18.25 Ro! 6¥, 9¥ e 11¥) e della grafia DIN = tan9 in
KUR mi-tan9-na- KBo 31.69 Vo? 6¥ (per cui v. {ú}-tan9-du in KBo 18.25 Vo! 10¥), è stata confermata da C.
Karasu, che ha collazionato gli originali presso il Museo di Ankara e che ringraziamo vivamente. Gen-
tilmente ci ha comunicato quanto segue: “The two fragments 158/d and 18/f are probably belonging to the
same tablet. Both of them are dick and probably they are from the middle part of the tablet. We can say that
they are indirect join, as you have written” (E-Mail 19.9.02). Un ringraziamento va anche a S. Košak per una
collazione preliminare dei due frammenti sulle fotografie dell'archivio di Mainz (29.7.02), così come a G.
Wilhelm per aver gentilmente fornito una foto ingrandita della riga KBo 31.69 Vo? 8¥.
2. Il testo viene qui erroneamente citato come “KUB 18.25”.
3. Cfr. Hagenbuchner 1989b: 246; cfr. inoltre Harrak 1987: 215, 260; Freu 1997: 20; Bemporad 2002: 86.
4. È importante ricordare che in KUB 3.74 il nome di Tukultī-Ninurta è conservato anche nell'intestazione della
lettera.
5. Secondo Klengel (1975: 57 s., n. 54) il destinatario non può essere Tukultī-Ninurta, mentre mittente potrebbe
essere Tut~alija IV; ŠEŠ-IA in r. 7¥ indicherebbe comunque che la lettera era indirizzata ad un altro re.
100 Testi

inviata dal “Mio Sole” a @ešni 6, in cui sembrano trattate questioni di confine, sono citati i re di Kar-
kemiš e di Aššur 7 e si riferiscono brani da altri messaggi ricevuti precedentemente. Ma è soprattutto la
contemporanea citazione del principe @ešni e di Taki-Šarruma in RS 17.403, testo proveniente da
Ugarit nel quale sono trattate questioni confinarie relative al regno di Ugarit 8, che evidenzia le possi-
bilità di collegamento tra KBo 18.25(+) e KBo 18.48. @ešni e Taki-Šarruma si occupavano evidente-
mente, almeno in un certo periodo, di questioni di confine nella zona tra Karkemiš e Ugarit ed erano
spesso interpellati dal Gran Re ittita 9. La menzione di Taki-Šarruma in una lettera da Dūr-Katlimmu
databile all'ultimo quarto del XIII secolo fornisce inoltre un'utile indicazione cronologica 10.

6. Cfr. Hagenbuchner 1989b: 7 ss. (Nr. 5); sullo stesso testo cfr. anche Hawkins 1976-80: 431b; Klengel 1992:
125; van den Hout 1995a: 207 e v. infra parte introduttiva a KUB 57.8 (nr. 24).
7. KBo 18.48 Ro 8 LUGAL KUR aš-{šur}[. Per questa lettura, confermata da collazione su fotografia, cfr.
Klengel 1965: 62 e Klengel 1975: 57. Cade pertanto la proposta di Hagenbuchner 1989b: 10 di leggere
LUGAL KUR Ka[r-.
8. Il testo, purtroppo in pessime condizioni di conservazione, non è ancora edito; per informazioni e discussio-
ni cfr. Malbran-Labat 1995a: 37 ss.; Singer 1997: 420; Freu 1997: 20; Singer 1999: 640 n. 11 e 2003.
9. Per i personaggi @ešni e Taki-Šarruma e le loro attività cfr. recentemente van den Hout 1995a, rispettiva-
mente pp. 132 ss. e 206 ss. A proposito di @ešni cfr. anche un recente contributo di Tani (2001). A Taki-
Šarruma è inoltre dedicato uno studio di Singer (2003); per il ritrovamento di numerose impronte di sigillo
con questo nome nell'archivio di Nişantepe a Boğazköy cfr. Herbordt 2002: 57.
10. Cfr. Cancik-Kirschbaum 1996: 117 ss., Nr. 6 (la lettera è databile, in base al līmu, al periodo tra l'11° e il
16° anno di regno di Tukultī-Ninurta I); cfr. anche ibid., p. 38, in cui la stessa Cancik-Kirschbaum propone
un collegamento tra le lettere 6 e 7 da Dūr-Katlimmu, che parlano di rapporti tra l'amministrazione assira e
Karkemiš, e la lettera KBo 18.25: il nuovo join con KBo 31.69 qui proposto rafforza indubbiamente l'i-
potesi. Per altre attestazioni del nome Taki-Šarruma cfr. van den Hout 1995a: 132 ss. Sui problemi relativi
all'identificazione di questo personaggio cfr. Singer 2003, secondo il quale il “prefetto” Taki-Šarruma citato
nella lettera di Dūr-Katlimmu potrebbe essere lo stesso funzionario citato in RS 17.403, forse identificabile
anche con quello che presta a Šuppiluliuma II un giuramento di fedeltà (per il testo del giuramento cfr. CTH
124, in cui è conservata soltanto la seconda parte del nome, ]-Šarruma, del personaggio coinvolto). In base a
questi elementi la datazione di KBo 18.48 proposta precedentemente da Klengel (1965: 62; 1975: 57), Ha-
genbuchner (1989b: 10) e Harrak (1987: 149), secondo i quali il testo può essere assegnato alla fine del re-
gno di @attušili III o all'inizio di quello di Tut~alija IV, è forse da abbassare, come sembrano indicare an-
che i dati di ordine paleografico (ductus “IIIc”). Secondo l’interpretazione di alcuni testi oracolari ittiti pro-
posta da van den Hout (cfr. van den Hout 1995a: 207 ss.; cfr. anche Tani 2001, in cui non convince l'ipotesi
che @ešni sia da identificare con il tu~kanti- sostituito con Tut~alija secondo quanto riferito nella Bronze-
tafel), @ešni era probabilmente figlio di @attušili III, ma questo non esclude che potesse essere ancora
attivo per tutta la durata del regno di Tut~alija IV e forse anche durante il regno di uno dei suoi successori.
La testimonianza di RS 17.403, tuttavia, presenta secondo la lettura di Malbran-Labat (1995: 38) un certo
“Ihi-iš-ni-i LUGAL KUR URU ka[r-xxx”, da interpretare certamente, come già indicato da Singer (1997:
420), non come un re di Karkemiš non altrimenti attestato, bensì come DUMU. LUGAL (si può aggiungere
a quanto proposto da Singer, che pensa ad un errore dello scriba con omissione dell’elemento DUMU, che
in realtà il passo possa essere letto: m~i-iš-ni DUMU?!.LUGAL …). Alla luce di questo dato appare prefe-
ribile l’ipotesi di Singer (1997 e 2003) di collegare piuttosto questo personaggio alla corte di Karkemiš e di
leggere non in modo letterale quanto riferito dai testi oracolari ittiti. A questo proposito, risulta più plausi-
bile l'integrazione proposta da Klengel (1965) e ripresa da van den Hout (1995a) per KBo 18.48 Ro 1:
DUMU.[LUGAL, piuttosto che la lettura DUMU-[IA di Hagenbuchner 1989b: 7 e Tani 2001.
Nr. 5 _ KBo 18.25 (+) KBo 31.69 101

Secondo Hagenbuchner (1989b: 147) la “controversia” (DĪNU) citata in KBo 18.25 Vo! 5¥ potrebbe
ricordare quella di cui si parla in KBo 18.24 (nr. 4) e in KUB 23.102 (nr. 20): la questione sarebbe
sorta in seguito alle pretese di Adad-nērārī e si sarebbe trascinata fino ai regni dei successori. Se
davvero si può trattare della stessa questione, diventano ancora più plausibili, per la maggiore
prossimità cronologica con il documento che stiamo esaminando, le proposte di attribuzione dei due
documenti sopra citati a Tut~alija, da noi avanzate nei relativi commenti. Nel caso di KUB 23.102 ab-
biamo comunque proposto anche una terza ipotesi, secondo la quale la lettera non apparterrebbe al car-
teggio tra i re ittiti e i re assiri.
In conclusione: è in effetti assai probabile, in considerazione dei personaggi citati e dell'uso del-
l'appellativo “mio fratello”, che questa lettera sia da attribuire al carteggio tra re ittiti e re assiri e che
sia stata scritta da uno degli ultimi re ittiti, molto probabilmente Šuppiluliuma II. Il re assiro destina-
tario sarebbe quindi Tukultī-Ninurta I o il suo primo successore 11. Per una conferma della datazione
tarda in base ad elementi paleografici cfr. infra commento filologico. Va tuttavia tenuta presente anche
la possibilità che il re di Aššur sia citato come personaggio esterno e che la lettera fosse indirizzata ad
un altro destinatario; l'uso dell'appellativo “mio fratello” e la citazione del re di Karkemiš apparente-
mente come personaggio esterno ai corrispondenti rendono tuttavia molto difficile questa eventualità.

Nota alla presentazione dei testi


Poiché il cattivo stato di conservazione dei due frammenti non permette di stabilire la loro posizione all'interno
della tavoletta, si è preferito darne trascrizione e traduzione separatamente, assegnando a KBo 18.25 la sigla a, a
KBo 31.69 la sigla b. Per quanto concerne KBo 18.25, accogliamo la disposizione di Ro e Vo proposta da
Hagenbuchner 1989b: 247, che inverte le facce rispetto a quanto indicato sulla copia autografica.

a = KBo 18.25
!
Ro

1¥ ]x[ ]
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
2¥ ]nu mGIŠTUKUL-ti-DIB-u[š]?
3¥ kar-q]a-miš 12 EGIR-pa pé-eš-{ta}
4¥ ] {URU}wa-šu-qa-an-na ú-wa-an-za e-eš-ta
5¥ -a]n-da-at nu A-BU-KA GIM-an
6¥ U]RUDIDLI.@I.A A-NA LUGAL KUR kar-ga-maš SUM-ta
7¥ ]x-a~-~u-un na-at ŠEŠ-{IA}[ ] 13
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
8¥ -t]a ka-a-aš-ma ~a-at-{ra+a}-[ ] 14

11. Secondo una proposta di interpretazione del testo avanzata da Hagenbuchner (1989b: 247) il termine
ABŪKA in KBo 18.25 Ro! 5 potrebbe essere riferito proprio a Tukultī-Ninurta. Se questa ipotesi fosse cor-
retta, il destinatario della lettera sarebbe necessariamente Aššur-nādin-apli, mentre ne sarebbe mittente Šup-
piluliuma II (cfr. Hagenbuchner 1989b: 247). Freu (1997: 20; 2003b: 116 s.) concorda con questa interpre-
tazione, aggiungendo che il destinatario potrebbe essere anche Enlil-kudurrī-u#ur; come già indicato sopra,
Klengel (1975: 57 e 1999: 281) attribuisce invece la lettera a Tut~alija IV.
12. Hagenbuchner 1989b: [… A-NA LUGAL KUR Kar-q]a-miš.
13. Klengel 1975: 57 propone di integrare in lacuna ša-ak-du.
14. Hagenbuchner 1989b: [… nu-ut-t]a ka-a-aš-ma ~a-at-ra-a-[nu-un].
102 Testi

9¥ ]x-an-za LUGAL KUR kar-ga-maš x[ ]


10¥ ]ku-iš-ki a-uš-ta[ ]
11¥ LU]GAL KUR kar-ga-{maš}[ ]
12¥ ]x[

Vo!

1¥ (tracce di segni illeggibili)


2¥ ]{INIM}?-an[ ]ki-x[ ]
3¥ ]x ŠA x[ ]x x[ ]
4¥ ]x-ru-uk/az-ma 15 [ ]x kiš-an[ ]
16 17
5¥ -t]a DI-NU E[GIR-pa ~a-at-r]a-nu-un nu-mu[ ]
6¥ ]x 18-an GIM-an[ ~u]-u-da-ak-ma-ta [ ]
7¥ a]r-~a ze-en-n[a- m]a-a-an ku-wa-pí [ ]x x x x x 19
8¥ ]x-[ ]-a~-~u-u-{e}-en {ma-a}-an a-pí-ia SIG5-in x x
9¥ ]-{ia}-za AŠ-PUR {nu-mu}-kán LÚ|E4-MU nu-un-tar-aš pa-ra+a na-a-i
10¥ ]x-ti nu INIM-an nu-{un}-tar-aš {ú}-tan9-du
════════════════════════════════════════
(tracce di tre righe illeggibili; questa parte di tavoletta si presenta bruciata)

Ro!

(§2¥)
2¥ […] e Tukultī-Ninurta
3¥ [… Kark]emiš ha restituito / hai restituito(?)
4¥ […] a Waššukkanni era venuto
5¥ […] … e quando tuo padre
6¥ […] diede le [c]ittà al re del paese di Karkemiš
7¥ […] io ho […]-to […] e mio fratello ciò […].

(§3¥)
8¥ […] … Con la presente [io? t]i? scri[vo]
9¥ […] … il re del paese di Karkemiš … [ ]
10¥ […] qualcuno vide […]
11¥ [… il r]e del paese di Karkemiš […]
12¥ [……] … […]

15. In base a collazione il primo segno può essere ŠA o TA, l'ultimo segno MA, non KU, come in Hagen-
buchner 1989b: š/t]a-ru-uk-ku. V. commento circa una possibile lettura š]a-ru-az-ma.
16. Hagenbuchner 1989b: nu-ut-t]a.
17. Per questa integrazione v. Hagenbuchner 1989b.
18. Hagenbuchner 1989b: U]N?. Il segno, anche in base a collazione, sembra piuttosto KAL oppure si può pen-
sare alla sequenza MA-A-AN.
19. Hagenbuchner 1989b: na-an-ta-[k]u-ut, ma non ha senso. Beal 1993: 249 propone invece na-an-ta [k]u-[i]t!.
Sulla foto a nostra disposizione il bordo sinistro non è purtroppo visibile, sicché il problema della lettura di
questi segni resta irrisolto.
Nr. 5 _ KBo 18.25 (+) KBo 31.69 103

Vo!

(§4¥¥)
(Le rr. 1¥-4¥ sono troppo frammentarie per una traduzione.)
5¥ [… e io t]i? ho ri[sp]osto/ri[sp]ondo riguardo alla controversia/disputa legale e (a) me […]
6¥ […] … quando […], ma [su]bito (a) te […]
7¥ […] elim[inare … og]ni volta che […] …
8¥ […] noi abbiamo […]-to, se là bene …
9¥ [……] … io ho scritto/inviato. E tu mandami in fretta un messaggero!
10¥ [……] … ed essi portino qui in fretta la notizia!

b = KBo 31.69

Ro?

1¥ ]x x [
20
2¥ ka]r-ga-maš A-NA pí-[
3¥ ]x-wa A x ZA 21 EGIR-iz!-z[i- 22
4¥ ]{URU? a}-tar-x-pa-an 23 QA-DU {KUR} URUk[ar?- 24
5¥ ]x(-)šu-ru-wa-an-na 25 URUen-du-wa-na 26[
6¥ ]x ar-~a ~ar-qa-nu-ir nu ma-a-an[
7¥ ]x KASKAL-ma pa-{ra+a} SUM-ti LUGAL {KUR}[
8¥ KA]SKAL-ši {pa-ra-a?} x[

Vo?

1¥ ]x(-)a-at(-)[
2¥ ]x 27 ~a-at-ra+a-it[

20. La lettura è confermata dalla collazione su originale di C. Karasu.


21. Non siamo in grado di leggere il segno (o i segni ?) che si trova tra A e ZA. Nemmeno la collazione sull'o-
riginale da parte di C. Karasu ha reso possibile una lettura.
22. In base a collazione di C. Karasu il segno IZ risulta effettivamente poco chiaro, come sulla copia, ma è dif-
ficile pensare ad un'altra lettura.
23. Il segno al centro della parola non è leggibile con sicurezza. C. Karasu propone DI o KI. In KBo 31, XIV
(indice dei toponimi) si propone la lettura A-tar-ma/ba-pa. Eventualmente si può confrontare il toponimo
URU
a-tar-ba-pa di KBo 12.35 VII 7¥ (ma ibid. VII 1¥ piuttosto URUa-tar-ma-[; cfr. RGTC 6, 55), che sembra
da collocarsi nel paese di Pala (RGTC 6, 56), lontano dunque dall'orizzonte geografico della nostra lettera.
24. L'integrazione più verosimile, sulla base di r. 2¥, sembra URUk[ar?-ga-maš (si noti tuttavia che in KBo 18.25
Vo! 6¥ e 9¥ davanti al nome Kargamaš non compare il determinativo URU, bensì solo KUR), ma teorica-
mente non è da escludere anche URUk[ar?-an-du-ni-aš. Il segno inziale può eventualmente essere letto anche
come LA.
25. Secondo KBo 31, XIV da leggere come toponimo: Šuruwa, per cui v. RGTC 6, 370; RGTC 6/2, 149.
26. In KBo 31, XIV: Enduwa(na). Cfr. URUItuwa in RGTC 6, 157 (“In der Umgebung von Karkamiš, vielleicht
südlich davon”) e RGTC 6/2, 58. Per questo toponimo v. anche Röllig 1976: 33 (s.v. Idue, Ituwe) e RGTC
12/2, 148 (s.v. Itu). Se veramente la forma base è Enduwa, abbiamo un acc. seguito dalla congiunzione en-
clitica -a/-ja.
27. Forse -m]u.
104 Testi

3¥ ]-aš-ma-an i-wa-ar ku-it {e?}-[


4¥ ]x-el-ma-an i-wa-ar ku-it x[
5¥ ]x-ta EGIR-pa ~a-at-ra-nu-un [
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
6¥ ki]-{i}-ma-mu ku-it TÀŠ-PUR INA KUR mi-tan9-na!-wa[
7¥ ]x 28 BE-LU e-eš-ta zi-ik-ma-mu x[
8¥ ]m{DSILIM}-SAG 29 ku-iš BE-LU {e}-[
9¥ A-N]A? 30 m{ta}-ki-LUGAL[
(dopo r. 9¥ sono forse visibili tracce di una doppia riga di paragrafo).

Ro?

(§ 1¥)
2¥ Ka]rkemiš a …[
3¥ ] … … …[
4¥ ] Atar-x-pa con il paese di Ka[rkemiš?
5¥ ] …(-)šuruwa(nna), Enduwa(na)[
6¥ ] … devastarono completamente. Se[
7¥ ] ma [quest]a? volta tu consegnerai / restituirai. Il re del paese di[
8¥ ] volta … [

Vo?

(§ 2¥¥)
2¥ m]i? scrisse[
3¥ ] ma poiché lui (acc.) come […] … [
4¥ ] ma poiché lui (acc.) come […] … [
5¥ ] … io ti risposi [

(§ 3¥¥)
6¥ ] Ma quanto al fatto che tu mi hai scritto [c]iò: “Nel paese di Mittani[
7¥ ch]e? era signore, ma tu (a) me[
8¥ ] Salmanassar che e[ra?] signore [
9¥ ] a? Taki-šarru[ma
(forse segue una doppia riga di paragrafo)

Il testo presenta le caratteristiche paleografiche tipiche della fase finale del XIII secolo a.C. e può essere datato
alla fine dell'epoca di Tut~alija IV o a quella di uno dei suoi successori (ductus “IIIc”) 31. In particolare i segni
@A (a. Ro! 8¥; Vo! 7¥; b. Ro? 6¥; Vo? 2¥, 5¥), QA (a. Ro! 4¥; b. Ro? 4¥, 6¥) ed EN (a. Vo! 7¥, 8¥; b. Ro? 5¥) ricorrono
sempre nella forma più recente, tipica del ductus “IIIc”, mentre il segno UN compare sia nella forma più recente

28. Probabilmente da integrare come ku-i]š in base a r. 8¥.


29. Così in base a collazione su una foto ingrandita della riga fornita gentilmente da G. Wilhelm. Benché in
parte danneggiati, i segni AN e DI sembrano in base alla foto abbastanza sicuri.
30. Così in base a collazione di C. Karasu.
31. Per le diverse ipotesi di datazione v. introduzione storica.
Nr. 5 _ KBo 18.25 (+) KBo 31.69 105

del ductus “IIIc” (a. Vo! 5¥, 9¥; b. Ro? 5¥), sia in quella più arcaica (a. Ro! 7¥) 32. Lo stesso vale per il segno DA,
che compare sia nella forma recenziore con il secondo orizzontale “nicht gebrochen” (a. Vo! 6¥), sia in quella più
antica (a. Ro! 5¥), mentre il segno IT presenta solo la forma recenziore (b. Vo? 2¥, 3¥, 4¥, 6¥). Altri segni caratteriz-
zanti il ductus “IIIc” come DI (1x), KI (3x) e KU (6x) compaiono invece sempre nella forma tradizionale, non in
quella recenziore. I segni URU (b. Ro? 4¥, 5¥), IK (b. Vo? 7¥), AK (a. Vo! 6¥) e TAR (a. Vo! 9¥, 10¥; b. Ro? 4¥)
compaiono sempre nella forma più recente del XIII secolo. Si noti pure la legatura RA+A (a. Ro! 8¥; Vo! 9¥; b.
Ro? 7¥; Vo? 2¥).
Dal punto di vista ortografico sono da segnalare: la rara grafia kar-ga-maš che compare in a. Ro! 6¥, 9¥ e 11¥
(accanto alla più comune kar-q]a-miš in Ro! 3¥) e in b. Ro? 2¥ (ka]r-ga-maš); l'uso del segno DIN con valore sil-
labico tan9 33 (a. Vo! 10¥ ú-tan9-du e b. Vo? 6¥ KUR mi-tan9-na!-); l'uso del segno AŠ con valore di INA (b. Vo?
6¥; cfr. nel nostro corpus KUB 57.8 Vo 9¥, nr. 24). Segnaliamo inoltre l'omissione del determinativo URU dopo
KUR in a. Ro! 6¥, 9¥, 11¥ KUR kar-ga-maš, b. Vo? 6¥ KUR mi-tan9-na!-wa, per cui cfr. nei testi in lingua ittita del
nostro corpus KBo 18.24 (nr. 4) I 2 K]UR a-aš-šur, IV 15¥ KUR mi-iz-ri-i-ia; KUB 23.102 (nr. 20) II 19 KUR!
~ur-ri-i[a; KUB 57.8 (nr. 24) Ro 1 KUR KÙ.BABBAR, Vo 9¥ KUR lu-ul-lu-wa.

a Ro! 3¥ La forma pešta è normalmente 3a pers. sing., ma può essere anche una 2a pers. sing. (cfr.
CHD P, 42a).

a Ro! 6¥ Un'altra attestazione del nome di Karkemiš con la grafia -maš si trova nel testo oracolare,
sempre di epoca recente, KBo 13.76 Ro 7 (KUR kar-qa-maš) e, probabilmente, nel testo frammentario
KBo 40.13 Ro 4¥ ka]r-qa-maš e Vo 3¥ LUGAL KUR kar-qa-maš!, anch'esso di epoca recente. Questa
forma del nome è attestata finora solo nei testi di Boğazköy (cfr. RGTC 6, 181).

a Ro! 8¥ Per il significato di kā^ma “con la presente” e l'uso del preterito epistolare (forse anche in a
Vo! 5¥) cfr. commento a KBo 18.24 (nr. 4) I 9 con note 51-52.

a Vo! 4¥ Possibile integrazione sarebbe š]a-ru-az-(ma), abl. di šāru- “bottino”, che in questo contesto
potrebbe avere senso. La parola è tuttavia sempre attestata con scriptio plena della sillaba iniziale (v.
Weitenberg 1984: 172 § 407-409).

a Vo! 5 Riguardo alla menzione di un contenzioso legale, di una disputa (DĪNU) cfr. la lettera KBo
18.24 (nr. 4), dove in I 3-8 si parla di una controversia legale tra i due sovrani (v. commento a questo
testo).

a Vo! 7¥ Per il significato di (kattan) ar~a zi/enna- “eliminare completamente, liquidare” v.


Kronasser 1962-66: 567 e Francia 2002: 104.

b Ro? 4¥ s. Per i toponomi attestati in queste due righe, la cui lettura ed interpretazione è incerta, v.
note alla trascrizione.

32. In a. Vo! 10¥ il segno UN è in parte frammentario e neanche la foto aiuta a stabilire se esso sia nella forma
più recente o in quella più arcaica.
33. Per il valore DIN = tan9 v. KBo 31, Inhaltsübersicht, ad Nr. 69 e cfr. HZL Nr. 330 n. 1 (DIN = tanx) per la
bibliografia in proposito. Per il frequente uso di questo valore sillabico del segno DIN nei testi di inventario
di culto v. Hazenbos 2003: 5 con n. 34; nel resto del nostro corpus v. KUB 23.92 Ro 7¥ (nr. 17.I) ku-wa-at-
tan9.
106 Testi

b Vo? 6¥ La menzione del toponimo Mittani, ormai da tempo caduto in disuso e che qui compare in
una grafia assai singolare altrimenti non attestata 34, va intesa verosimilmente in senso di semplice re-
miniscenza storica 35, contenuta in quella che risulta essere la traduzione ittita di una citazione da una
lettera precedentemente inviata dal destinatario della presente epistola.

b Vo? 8¥ Per questa grafia rara del nome Salmanassar cfr. KUB 23.99 (nr. 18) Ro 2 mD
SILIM-
SAG!(UR) e commento a quella riga.

b Vo? 9¥ Per la menzione di Taki-Šarruma rimandiamo alla sezione introduttiva al testo.

34. A quanto ci risulta, si tratta dell'unica attestazione del toponimo in cui compaia il segno DIN = tan9. Per le
grafie del toponimo Mittani rimandiamo a Wilhelm 1994b: 287 s.; RGTC 5, 197; RGTC 6, 272; RGTC 6/2,
105; RGTC 12/2, 194 s. L'uscita in -a della nostra attestazione è verisimilmente dovuta ad una tematiz-
zazione ittita (cfr. analogamente nel nome Mittanna-muwa, su cui v. Wilhelm 1994b: 288b); per la forma
Mitana nei testi di Biblo cfr. Wilhelm 1994b: 288a.
35. Come avviene in un passo dell'iscrizione di Tiglat-pileser I, RIMA 2/I: A.0.87.1 (VI 63); cfr. RGTC 5, 197
e, da ultimo, Wilhelm 1994b: 288b.
Nr. 6 _ KBo 28.59 107

Testo
KBo 28.59 (685/f); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Harrak 1987: 145 s.; von Soden 1988: 333 ss.; Hagenbuchner 1989b: 269 s. (Nr. 196).
b) Harrak 1998: 248; Klengel 1999: 245; Mora 2000a: 773.

Di questo frammento, che non fornisce alcuna informazione significativa, sono interessanti la sicura
provenienza assira e, ai fini di un inquadramento cronologico generale della corrispondenza tra le due
corti, la sua attribuzione a Salmanassar I, indicata dalla menzione dell'eponimo Adad-Šamšī 1. I pos-
sibili destinatari sono ovviamente @attušili III o Tut~alija IV (cfr. anche Hagenbuchner 1989b: 269).
Secondo Harrak 2 il testo avrebbe un tenore amichevole, che potrebbe rappresentare un indizio utile
per l'identificazione del destinatario con Tut~alija IV 3. Si noti tuttavia l'assenza, nell'intestazione,
dell'appellativo “mio fratello”, solitamente presente invece nei pochi incipit conservati delle lettere
scritte dai re ittiti 4.

Ro

1 [um-ma 5 … LU]GAL.GAL-ú LUGAL KUR Da-šur


2 [a-na … LUG]AL.{GAL}-e LUGAL KUR ~a-at-te qí-bi-ma
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
3 [a-na ia-ši šul-mu a-na] {É}? 6-ia KURMEŠ-ia
4 [ÉRINMEŠ-ia ANŠE.KUR.RAMEŠ-ia GIŠGIGIRMEŠ-i]a {dan}-níš šul-mu
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
5 [a-na ku-a-ša lu šul-mu a-na É-k]a
6 [KURMEŠ-ka ÉRINMEŠ ANŠE.KUR.RAMEŠ-ka GIŠGIGIRMEŠ-ka d]an-níš lu šul-mu
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
7 ]

1. V. Freydank 1991a: 39-41, 109 s., 189 e Freydank 2001: 108. In Saporetti 1979a e von Soden 1988: 334 la
datazione (Salmanassar I o Tukultī-Ninurta I) appare ancora incerta. Il nome è attestato anche nella prima
fase del regno di Tukultī-Ninurta I: oltre alla bibliografia sopra citata cfr. anche Harrak 1987: 146.
2. Harrak 1987: 145-146; 1998: 248.
3. Si vedano inoltre i commenti a KBo 18.24 (nr. 4) e a KUB 23.103 (nr. 17.I), in cui si discutono le inter-
pretazioni di un passo contenuto in quest'ultimo testo in base al quale, secondo alcune ipotesi, si potrebbe
escludere lo scambio di corrispondenza tra @attušili e Salmanassar (a nostro avviso però le incertezze sulla
corretta interpretazione del passo non autorizzano una lettura di questo tipo).
4. Cfr. § 5.3.4 in Cap. I in cui si discute il problema della mancanza di questo appellativo in KBo 28.59.
5. Per le integrazioni a r. 1 ss. seguiamo in parte Hagenbuchner 1989b: 269.
6. von Soden 1988 non propone integrazioni e indica “?” invece di É.
108 Testi

8 ] x7
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
(segue lacuna di ampiezza non quantificabile)

Vo

1¥ ] x-IM 8
2¥ ]
3¥ -n]i-ik-ku 9
4¥ ]x-su? 10-nu ub-ta-a"-e-ú
5¥ ]-{ni} ip/ib-tu-gu/qù-šu-nu 11
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
6¥ ] {li}-mu mDIM-šam-ši

Ro
(§ 1)
1 [Così …] Gran re, re del paese di A^^ur
2 [a …] Gran re, re del paese di @atti, di'!

(§ 2)
3 [Io sto bene; ]la mia [cas]a?, le mie terre
4 [le mie truppe, i miei cavalli e i miei carri] stanno molto bene.

(§ 3)
5 [Che tu sia in buona salute; che la tua cas]a,
6 [le tue terre, le tue truppe, i tuoi cavalli, i tuoi carri] stiano molto bene!

Vo
(§ 4¥)
(r. 1¥-2¥ solo tracce di alcuni segni)
3¥ ] a te
4¥ ] … cercarono
5¥ ] li portarono via? / tagliarono?
6¥ ] līmu: Adad-šamšī

7. Sia per il recto che per il verso si segue la numerazione delle righe adottata da von Soden 1988 (secondo
Hagenbuchner 1989b, che segue la numerazione della copia cuneiforme, questa sarebbe la r. 7 e non vi sa-
rebbero tracce di r. 8).
8. Così von Soden 1988; Hagenbuchner 1989b: x-im.
9. Così Hagenbuchner 1989b; von Soden 1988: (l)id/ad-di-i]k-ku. V. sopra, nota 7, per la numerazione delle
righe.
10. Oppure con von Soden 1988: -zu; la lettura ] ù? di Hagenbuchner 1989b è invece senz'altro da escludere in
base a collazione.
11. von Soden 1988: -n]i ip-tu-gu-šu-nu; Hagenbuchner 1989b: ni-ib-tu-qù-šu-nu.
Nr. 6 _ KBo 28.59 109

Dal punto di vista paleografico, è da notare il segno TA in Vo 4¥, la cui forma, con un cuneo angolare ed uno
obliquo iscritti tra il secondo ed il terzo verticale, è simile a quella medio-assira più arcaica (XIV sec.), medio-
babilonese e mittanica (v. Schwemer 1998: 16 n. 51, 24 Nr. 139 – 160), differenziandosi da quella tipica del
ductus medio-assiro della II metà del XIII sec., con i due cunei angolari che precedono i tre verticali (cfr. per es.
nel nostro corpus KBo 28.61-64 (nr. 8) e KUB 3.73 (nr. 11) e la tabella paleografica in Cancik-Kirschbaum
1996: 76, Nr. 139) 12.
Per quanto concerne il sillabario va segnalato l'uso del segno GIŠ con valore níš (Ro 4, 6), attestato, oltre che
in medio-assiro, anche in ambito periferico (Amarna, Ugarit, Boğazköy; v. AkkSyll4, 30 Nr. 156).

Ro 1 s. Per la formula di indirizzo di questa lettera v. Introduzione (Cap. I § 5.3.4).

Ro 1 La tipica grafia assira KUR Da-šur è attestata, nel nostro corpus, anche in KBo 28. 60 r. 6¥, 10¥
(nr. 7); cfr. Hagenbuchner 1989b: 270.

Ro 3-6 Per la ricostruzione della formula di saluto augurale (su cui v. Cap. I § 5.3.4) abbiamo seguito
Hagenbuchner 1989b: 269, che nota come in questo testo essa ricorra in forma abbreviata rispetto alla
norma e come il termine “paese”, che solitamente sta alla fine, sia invece spostato in seconda posizio-
ne, subito dopo “casa”. Va comunque detto che la lettura É proposta da Hagenbuchner è assai incerta.
La formula augurale è contenuta anche in un altro frammento appartenente ad una lettera di pro-
venienza assira, KUB 37.114 (nr. 23).

Vo 5¥ La forma verbale può derivare sia da puāgu(m) “portare via con la forza” (ip-tu-gu-šu-nu perf.
G; così von Soden 1988), sia da batāqu(m) “tagliare, separare” (ib-tu-qù-šu-nu pret. G; cfr. Hagen-
buchner 1989b) 13.

12. Sulle differenti forme del segno TA in testi medio-assiri v. Schwemer 1998: 16 n. 51.
13. Non ci paiono invece corrette la lettura ni-ib-tu-qù-šu-nu e l'interpretazione della forma in questione come
1a pers. plur. del soggiuntivo da parte di Hagenbuchner 1989b: 270. In medio-assiro, infatti, la forma attesa
sarebbe in questo caso nibtuqūšunūni, e non *nibtuqūšunu. Non si tratta insomma di una 1a pers. plur. del
soggiuntivo, ma di una 3a pers. plur. dell'indicativo. Lo stesso dicasi per la forma verbale di Vo 4¥, che pure
non è una 1a pers. plur. del soggiuntivo, bensì una 3a pers. plur. dell'indicativo (la lettura nu-ub- di Hagen-
buchner 1989b non è corretta; cfr. anche nota 10 alla trascrizione del testo).
110 Testi

Testo
KBo 28.60 (85/r); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) von Soden 1988: 334 ss.; Hagenbuchner 1989b: 270 (Nr. 197).

Il contenuto informativo del frammento, se si eccettuano i nomi di paese e di popolo, è decisamente


scarso. Il documento proveniva molto probabilmente dall'Assiria, come indicano sia il ductus medio-
assiro, sia la grafia a-šur per il nome del paese presente a r. 6¥ 1. Da segnalare ancora la menzione dei
Sutei, che non è tuttavia di alcuna utilità per la collocazione cronologica del testo 2, e la lettura pro-
blematica del termine in r. 7¥, per cui si veda il commento filologico.

–––––––
1¥ iq-bi] ma-a 3 e-[
2¥ s]u-ti-eMEŠ [
3¥ -n]a 4 KUR ~a-at-te [
4¥ ]iq-bi 5 ma-a e-x[ 6
5¥ ]-at 7 su 8-ti-eMEŠ ú-[
6¥ ]-ba 9 a-na KUR Da-šur la-{a} [
7¥ ]x(-)lu 10 \é-bu-ut-tu 11 [
–––––––––––––––––––––––––––
8¥ ]x-a 12 li-iq-bi ma-a šúm-ma {UR} 13 [

1. Cfr. Hagenbuchner 1989b: 270.


2. Cfr. von Soden 1988: 334-335; Heltzer 1981: 88 ss.
3. In base a collazione seguiamo Hagenbuchner 1989b; diversamente von Soden 1988 legge (-)]ta-e-[ra.
4. In base a collazione il segno va letto con Hagenbuchner 1989b: -n]a. Dunque a-n]a o i-n]a.
5. Von Soden 1988: (li-)]iq-bi.
6. Hagenbuchner 1989b: e-r[i?-
7. Von Soden 1988 suggerisce una possibile integrazione um-ma-na]-at “Truppen”, preferibile alla proposta di
Hagenbuchner 1989b [ X ma?]-at.
8. Come risulta da collazione il segno è chiaramente SU contra Hagenbuchner 1989b; giusta pertanto la lettura
di von Soden 1988 e RGTC 6/2, 131.
9. In base a collazione il segno va letto -ba con von Soden 1988. Senz'altro da scartare invece la lettura e l'in-
tegrazione di Hagenbuchner 1989b: [ X i-na-an-]na.
10. Così in base a collazione. Da scartare le letture di von Soden 1988 (UKÚŠ!) e Hagenbuchner 1989b (ša?).
11. Per questa lettura v. commento; von Soden 1988: \í-bu-ut-tu; Hagenbuchner 1989b: \à-bu-ut-tu.
12. Hagenbuchner 1989b legge ed integra [ X ŠEŠ-]ú?-a. La collazione sulla fotografia conferma la presenza
dei resti di un verticale che precede A, ma la forma medio-assira di Ú dovrebbe presentare la fine dei due
orizzontali dopo l'ultimo verticale, dei quali non c'è invece traccia in questo caso. La lettura di Hagen-
buchner è pertanto poco verosimile.
13. Sulla fotografia si vedono i resti dell'ultimo verticale con cui termina il segno UR.
Nr. 7 _ KBo 28.60 111

9¥ ]x 14-ia a-na a-~a-iš id-di-nu-n[i 15


10¥ -n]i ša KUR Da-šur ša {i+na} 16 lì[b-bi
11¥ ]x-ku 17 i+na GIŠ x 18 x [
12¥ ]x[

(§ 1¥)
1¥ disse]: “… [
2¥ i S]utei [
3¥ ] … il paese di @atti [
4¥ ] disse 19: “… [
5¥ ] … (de)i Sutei … [
6¥ ] … nel/per il paese di A^^ur non [
7¥ ] … o? amicizia? [

(§ 2¥)
8¥ ] … dica: “Se …[
9¥ ] … mio l'un l'altro hanno dat[o
10¥ ] … del paese di A^^ur che den[tro
11¥ ] … in/con …[

Dal punto di vista paleografico e linguistico non vi sono dubbi circa una provenienza del testo dall'Assiria. Per
quanto concerne il ductus si noti soprattutto il segno ŠA (r. 10¥), che presenta la forma tipica del ductus medio-
assiro della II metà del XIII secolo a.C.

2¥, 5¥ Sui S/Šutei nelle fonti provenienti da Boğazköy v. CHD L-N, 47 ss. (itt. latti- = accad.
S/ŠUTU) e RGTC 6/2, 131 (s.v. Suti); per il periodo e i testi medio-assiri v. Cancik-Kirschbaum 1996:
40; Faist 2001a: 230 s.; Wiggerman 2000 e in stampa. In generale sui Sutei cfr. Heltzer 1981, Zadok
1985.

7¥ La lettura e l'interpretazione di questa riga restano incerte. Il segno che von Soden 1988: 336 leg-
geva UKÚŠ! “Gurke”, mentre Hagenbuchner 1989b: 270 ša?, risulta da collazione essere chiaramente
lu. È incerto se esso sia da interpretare come la particella disgiuntiva lū oppure come la parte finale di
una parola che iniziava nella lacuna. Quanto alla parola che segue, von Soden proponeva di leggerla
come \í-bu-ut-tu (per tibuttu, secondo AHw III, 1354b “eine Harfe; eine Grille”, donde UKÚŠ! \ibuttu
“eine gurkenähnlich gestaltete Gemme”, “ein Gurkenamulett”), mentre Hagenbuchner come \à-bu-ut-
tu (per \ābūtu / \ābuttu, secondo AHw III, 1378b “gute Freundschaft”). Se la soluzione di von Soden

14. von Soden 1988: -l]i-; Hagenbuchner 1989b: -š]a-. Entrambe le letture sono possibili.
15. In base a collazione il segno va letto con von Soden 1988: -n[i; da scartare la lettura -š[um? di Hagenbuch-
ner 1989b.
16. Così in base a collazione seguendo von Soden 1988; Hagenbuchner 1989b: x.
17. Von Soden 1988: -n]a-ku.
18. Von Soden 1988: IŠ? o DA?. In base a collazione su fotografia resta incerto se vi sia un unico verticale, co-
me copiato da H.M. Kümmel, oppure vi siano due verticali, come pensa von Soden.
19. Oppure: “dic[a]”, se si legge li-]iq-bi; v. nota 5 alla trascrizione.
112 Testi

appare decisamente poco accettabile, quella di Hagenbuchner si adatta senz'altro meglio al contesto,
in cui vengono menzionati i Sutei, il paese di @atti e quello di Aššur. Tuttavia il valore \à per il segno
@I (= TÍ) non è attestato in epoca medio-assira (v. AkkSyl 4, 45 Nr. 229 e 231), per cui una lettura \à-
bu-ut-tu sembra da scartare. Eventualmente si può leggere \é-bu-ut-tu ed ipotizzare una forma con
vocalismo e invece di a per \ābuttu. Per questo fenomeno in medio-assiro v. Mayer 1971: 14 (§ 8.2b).
Comunque è possibile anche una lettura ~e/i-b/pu-ut-tu, per la quale si potrebbe stabilire un colle-
gamento con la forma, peraltro non chiara, ki-i ~e/i-b/pu-ti attestata in KBo 1.1 Ro 26 (CTH 51 I.A) 20.

20. Weidner 1923: 24 s. leggeva ki-i ~i-pu-ti, derivando la forma dalla radice ~pī (~epû(m) “distruggere”) e tra-
ducendo “in vernichtender Absicht” (cfr. anche Labat 1932: 131: ~ibûtu “destruction”). Diversamente CAD
@, 182 legge la forma come ~i-bu-ti, traducendo “by stealth(?)”, seguito da AHw I, 344b, che rende l'e-
spressione kī ~i-bu-ti con “heimlich” e stabilisce un lemma ~ibûtu “Heimlichkeit”, derivando la forma dalla
radice ~bī (attestata nel verbo ~abû(m) “nascondere”, scarsamente documentato, e nei suoi derivati ~abû
“ein Vorratskrug” e na~bātu(m) “ein Behälter (Köcher o. ä.)”). Questa soluzione è tuttavia assai incerta.
Nr. 8 _ KBo 28.61-64 113

Testo
KBo 28.61 (144/d) (+) 28.62 (82/g) (+) 28.64 (845/f) (+)? 28.63 (111/x); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) von Soden 1988: 336 ss.; Hagenbuchner 1989b: 270 ss. (Nr. 198-201); Freydank 1991b: 23 ss.
b) Cancik-Kirschbaum 1996: 39; Freu 1997: 21; Mora 2000a: 773 ss.; Orlamünde 2001: 520; Bemporad 2002:
86 n. 65; Freu 2003b: 115 s.

Le scarsissime porzioni conservate di questo testo, ricco di nomi di personaggi e di paesi altisonanti, ci
danno ancora una volta la misura di quanto siano gravi le lacune nelle nostre conoscenze e di quanto
poco sappiamo sui rapporti interstatali nel XIII secolo a.C.
I quattro frammenti sono stati qui riuniti sotto uno stesso numero in quanto appartenenti, sicura-
mente o con molta probabilità, allo stesso documento, anche se non vi è collegamento diretto tra loro.
L'appartenenza ad un'unica tavoletta di KBo 28.61, 62 e 64 è riconosciuta da tutti gli studiosi che se
ne sono occupati, a partire dal primo editore Kümmel. Rimane qualche dubbio sulla collocazione di
KBo 28.63, ma è molto probabile che anch'esso fosse da accostare agli altri frammenti 1.
Seguendo in buona parte l'interpretazione di Freydank 1991b, che appare la più articolata e la me-
glio supportata dai dati filologici tra quelle proposte, cerchiamo di delineare, su uno sfondo purtroppo
lacunoso, oscuro e confuso, i personaggi che agiscono o che comunque sono citati nei frammenti con-
servati.
Lo scrivente. Mittente della lettera non può che essere Tukultī-Ninurta I: sia per il ductus e la lingua
che per gli eventi e i nomi citati è quasi certo che la lettera provenga dalla corte assira e che si tratti di
un documento redatto a nome del re. L'eponimo citato, Ilī-padā, rimanda alla seconda parte del regno
di Tukultī-Ninurta 2.
Il destinatario. Il corrispondente di Tukultī-Ninurta, chiamato “mio fratello”, era certamente il re ittita
(la lettera è stata trovata a @attuša; si cita un Tut~alija in Ro 12¥), ma non siamo in grado di stabilirne
l'identità. Secondo alcune proposte (cfr. in particolare Hagenbuchner 1989b: 273; von Soden 1988)
potrebbe trattarsi dello stesso Tut~alija, ma in base alle osservazioni di Freydank, secondo il quale il
nome di Tut~alija era sicuramente accostato nel testo al nome di un altro personaggio reale ittita, mol-
to probabilmente un successore, questa possibilità sembrerebbe da escludere 3. Anche per la datazione
all'ultima parte del regno di Tukultī-Ninurta I (cfr. il līmu Ilī-padā) l'identificazione del destinatario
con un successore di Tut~alija IV, probabilmente Šuppiluliuma II, appare più attendibile 4.

1. Per maggiori dettagli sulle ipotesi di ricostruzione del testo cfr. poco sotto, nella “Nota alla presentazione dei
testi”.
2. Cfr. Freydank 1991a: 59 ss., 141. Per la figura di Ilī-padā e per altre indicazioni bibliografiche si veda più
sotto.
3. Cfr. Freydank 1991b: 28, dove si sottolinea la presenza della forma verbale qālātunu (stat. 2a pers. plur.) in
Ro 13¥.
4. Cfr. Cancik-Kirschbaum 1996: 39 e Freu 1997: 21. Per ipotesi sulla datazione del regno di Šuppiluliuma II
cfr. Mora 1988; de Martino 1993.
114 Testi

Kurigalzu. È il primo, sia in ordine di citazione che in ordine cronologico, dei tre re babilonesi men-
zionati nel testo. Per la maggiore vicinanza cronologica con i re citati successivamente è probabile che
si tratti di Kurigalzu II, ma non ne abbiamo certezza 5. Come suggerisce Freydank 6, il riferimento a
Kurigalzu è verosimilmente in funzione di una esposizione dell'antefatto degli eventi sui quali il re
assiro vuole informare il corrispondente ittita.
Kudur-Enlil. In questo caso non ci sono dubbi sull'identificazione con il 26° re della dinastia cassita;
la sua prima citazione segue immediatamente quella di Kurigalzu ed è sicuramente da ricondurre allo
stesso intento di ricostruire l'antefatto; la seconda citazione (Ro 10¥) si trova in un contesto di difficile
interpretazione (si parla di un “non-figlio di Kudur-Enlil”).
Šagarakti-Šuriaš. Sembrerebbe il personaggio principale, intorno al quale ruota tutto il discorso ripor-
tato nella lettera. Il nome ricorre sei volte, in diversi contesti che pongono seri problemi di compren-
sione e di identificazione del personaggio. La prima ipotesi è ovviamente quella che lo identifica con
l'omonimo re babilonese, supportata da vari e consistenti indizi: i numerosi riferimenti ad altri re babi-
lonesi, o alla stessa città di Babilonia, presenti nel testo; l'appellativo “tuo fratello” che accompagna il
nome in Ro 17¥ (se il destinatario della lettera, come pare, è il re ittita, anche questo Šagarakti-Šuriaš
deve essere — o essere stato — re); la menzione della sua “discendenza” (KBo 28.61 (+) 62 Ro 12¥) o
dei suoi “figli” (64 r. 3¥). Se si considera però che il periodo di regno di Šagarakti-Šuriaš è probabil-
mente terminato da molto tempo nel momento in cui la lettera è stata scritta (secondo le attribuzioni
cronologiche correnti), occorre stabilire se Šagarakti-Šuriaš sia citato come un personaggio del passato
oppure come personaggio ancora vivo e attivo, forse rifugiatosi nel paese di Su~i dopo l'allontana-
mento dal trono (appare enigmatica a questo proposito la frase in 61 (+) 62 Ro 17¥). Freydank, dopo
aver analizzato in dettaglio ogni aspetto della questione 7, e ritenendo comunque difficilmente risol-
vibile il problema sulla base dei dati attualmente a nostra disposizione, avanza due ipotesi, entrambe
basate sul presupposto che non si parli di Šagarakti-Šuriaš come di un re defunto da più di un decen-
nio. Quindi: 1) o si tratta del re cassita deposto ma ancora attivo politicamente con l'appoggio del pae-
se di Su~i, dove forse ha trovato rifugio, intrattenendo anche rapporti con gli Ittiti, oppure 2) il nome
non si riferisce al re cassita ma a un suo omonimo, a noi altrimenti sconosciuto (ma lo stesso Freydank
(ibid.) aggiunge che questa seconda ipotesi sembra meno verosimile in base al contenuto del docu-
mento). Benché entrambe le ipotesi siano in teoria possibili, anche a nostro avviso è più plausibile
pensare che il testo facesse riferimento al re Šagarakti-Šuriaš. Occorre però in questo caso affrontare i
problemi di cronologia già posti da Freydank: se il re ittita destinatario della lettera era un successore
di Tut~alija IV, probabilmente Šuppiluliuma II, non può certamente avere regnato contemporanea-
mente al re babilonese; come si giustifica allora l'appellativo “tuo fratello” usato dallo scrivente (il re
assiro) in riferimento appunto al re babilonese? Sembrerebbe una stranezza definire in questo modo un
re deposto, probabilmente esiliato da molto tempo e che non è mai stato “collega” (nel senso che non
ha regnato contemporaneamente) di colui al quale viene “affratellato” (per un tentativo di soluzione
del problema cfr. una nostra proposta più avanti). Per l'inquadramento storico del personaggio, infine,
può avere una certa importanza l'interpretazione di Ro 17¥: secondo Freydank (1991b: 30) la frase po-
trebbe essere intesa come ipotetica (“se Šagarakti-Šuriaš fosse vivo”) 8.

5. Cfr. Freydank 1991b: 28, con rimandi bibliografici. Per la storia di Babilonia in questo periodo e per la
sequenza dinastica si rimanda a Brinkman 1976.
6. Freydank 1991b: 28.
7. Freydank 1991b: 29.
8. Un'altra notizia curiosa che collega il nome di Tukultī-Ninurta a quello di Šagarakti-Šuriaš è riportata in K.
2673, documento tardo che parla di riutilizzazione di un sigillo di Šagarakti-Šuriaš da parte di Tukultī-Ninurta I
(cfr. in particolare Weidner 1959: Nr. 29; Brinkman 1976: 289; Porada 1981-82: 69-70; Cassin 1987: 272).
Nr. 8 _ KBo 28.61-64 115

Tut~alija. Ne abbiamo indirettamente già parlato: secondo Freydank non si tratterebbe del destinatario
della lettera in quanto il suo nome era probabilmente citato (in 61 (+) 62 Ro 12¥) in associazione con
quello, andato perduto, di almeno un altro personaggio, che potrebbe ragionevolmente essere identifi-
cato con un suo successore 9; in ogni caso Tut~alija, secondo Freydank, sarebbe citato come una terza
persona, non come l'interlocutore diretto. È ragionevole supporre, come hanno fatto tutti i commen-
tatori, che questo Tut~alija sia da identificare con Tut~alija IV 10.
Il “servo/suddito del paese di Su~i”. Secondo Freydank 11 non è chiaro se con questo appellativo ci si
riferisce allo stesso Šagarakti-Šuriaš (in quanto re o in quanto omonimo del re) o ad un'altra persona.
A nostro avviso il “servo del paese di Su~i” deve essere interpretato come un personaggio diverso da
Šagarakti-Šuriaš, anche se non è chiaro il ruolo che svolge nella complessa vicenda di cui si sta par-
lando. Appare tuttavia abbastanza evidente che l'appellativo “servo del paese di Su~i” è usato con una
connotazione negativa.
Ilī-padā. Come indicano alcuni documenti provenienti da Aššur e da Kār-Tukultī-Ninurta, Ilī-padā è
stato eponimo nell'ultima parte del regno di Tukultī-Ninurta I 12. L'importanza e l'influenza di questa
figura all'interno della corte medio-assira si stanno delineando con chiarezza grazie anche agli studi di
Freydank e di Cancik-Kirschbaum 13 e al ritrovamento di un piccolo archivio a Tall $abī AbyaΤ 14.
Appartenente ad un ramo collaterale della dinastia regnante, Ilī-padā 15 ha svolto importanti funzioni
politiche, tra cui quella di SUKKAL GAL e di “re di @anigalbat”; un suo figlio, Ninurta-apil-Ekur, è
diventato re d'Assiria.

Le condizioni di conservazione del testo — si può dire che abbiamo a disposizione soltanto parole
e nomi sparsi, con enormi vuoti tra loro 16 — non autorizzano una ricostruzione delle questioni e degli
eventi trattati, che risulterebbe in gran parte arbitraria; ci limitiamo quindi, nella parte che segue, a
mettere in evidenza alcuni punti particolarmente significativi e a riassumere i numerosi problemi che il
documento presenta.
Nel testo si parla almeno due volte, in KBo 28.61 (+) 62 Ro 15¥ e in KBo 28.64 r. 5¥ (ma cfr. anche
KBo 28.61 (+) 62 Ro 22¥ e 63 r. 5¥), di “presa/occupazione del trono”; questa presa di potere realmente
accaduta o solo temuta o ipotizzata, secondo la lettura di Freydank 17, sembra il dato principale intorno
al quale si organizza il discorso, e probabilmente il motivo per cui è stata scritta la lettera. La sup-
posizione di Freydank che non si tratti di evento realmente accaduto è certamente possibile ma forse
troppo complessa e non supportata da elementi testuali certi; è d'altra parte evidente che non può

9. Freydank 1991b: 28 (v. anche nota 3 più sopra).


10. Può essere interessante ricordare che di un Tut~alija, di Aššur e di Babilonia si parla in KBo 18.19, un testo
in lingua ittita, probabilmente dell'epoca di @attusili III, forse una lettera destinata alla circolazione interna
(cfr. Klengel 1975: 59 s.; Hagenbuchner 1989b: 207 ss., Nr. 160).
11. Freydank 1991b: 29.
12. Cfr. Brinkman 1976-80; Saporetti 1979a; Freydank 1991a: 141; Cancik-Kirschbaum 1999: 219 ss.
13. Cfr. in particolare Freydank 1991a e Cancik-Kirschbaum 1999.
14. Per informazioni preliminari su alcuni dei documenti più interessanti cfr. Wiggermann 2000 e Wiggermann,
in stampa.
15. Era figlio di Aššur-iddin e discendeva probabilmente da Adad-nērārī (cfr. Cancik-Kirschbaum 1999: 215
ss.).
16. La porzione di testo non conservata tra KBo 28.61 e 62 (inizio e fine di riga) era certamente molto estesa:
cfr. in proposito le osservazioni di Freydank (1991b: 29) e la “Nota alla presentazione dei testi”.
17. Cfr. Freydank 1991b: 29.
116 Testi

trattarsi del trono assiro 18. L'evento riguarda sicuramente Babilonia (cfr. la fine di riga in KBo 28.61
(+) 62 Ro 22¥), e probabilmente la lettera si giustifica, come suppongono sia Hagenbuchner che Frey-
dank 19, come avvertimento del re assiro al re ittita a non immischiarsi in vicende che riguardano la re-
gione mesopotamica. Non siamo però in grado di comprendere il livello di coinvolgimento del re ittita,
che non deve essere stato soltanto spettatore ma in qualche modo direttamente partecipe (si noti l'e-
spressione ripetuta: “state/siete stati in silenzio”, “saresti? stato in silenzio?” in KBo 28.61 (+) 62, rr.
13¥ e 16¥) 20. A proposito di affari che riguardano problemi di confine e di sicurezza nella regione tra
@atti e la Mesopotamia può essere interessante ricordare altri documenti: in un frammento di una let-
tera inviata dal re ittita a @ešni, KBo 18.48 21, e databile probabilmente al regno di Tut~alija o a quello
di uno dei suoi successori, si parla del “paese di Akkad” (Vo 2¥) 22, del “re di Aššur” (Ro 8) 23 e del re
di Karkemiš (passim), probabilmente identificabile con Ini-Teššup o con il suo successore. In una let-
tera ritrovata recentemente a Ugarit 24, indirizzata da Ini-Teššup a Šagarakti-Šuriaš, vengono discusse
questioni legate alla sicurezza nel tragitto @atti – Babilonia ed è citato il paese di Su~i.
Un altro elemento importante nel documento che stiamo esaminando è proprio la frequente cita-
zione del paese di Su~i. Il nome di questo paese, collocato lungo il medio corso dell'Eufrate, ricorre
prevalentemente in documenti del I millennio a.C., ma le prime attestazioni risalgono agli archivi di
Mari 25. Per il periodo che ci interessa si trovano alcune menzioni di un certo rilievo in due testi pro-
venienti da Kār-Tukultī-Ninurta 26, in cui si parla di spedizioni militari nel paese di Su~i, in una lettera
da Dūr-Kurigalzu 27 e in alcuni testi provenienti da Emar, tra i quali una lettera in cui si parla di due
A~lamu del paese di Su~i (r. 18) e dello šaknu del paese di Su~i che ha saccheggiato il territorio di
Qatna (rr. 22-25) 28.

18. Cfr. Freydank 1991b: 29.


19. Hagenbuchner 1989b: 275; Freydank 1991b: 30.
20. Cfr. più avanti per un tentativo di interpretazione.
21. Edizione in Hagenbuchner 1989b: 7 ss. (Nr. 5); per ulteriore bibliografia e per la discussione sulla datazione
di questa lettera v. il nostro commento storico a KBo 18.25 (+) (nr. 5).
22. In KBo 18.34 (Hagenbuchner 1989b: 12 s., Nr. 6), frammento molto piccolo di lettera del re ittita allo stesso
destinatario, si parla del “paese di Babilonia”.
23. Secondo una lettura proposta da Klengel (1965: 62) e confermata dalla collazione su fotografia; cfr. nostro
commento introduttivo a KBo 18.25(+) (nr. 5).
24. Cfr. Lackenbacher 1995: 70; Bordreuil – Malbran-Labat 1995; Malbran-Labat 1995b; Singer 1999: 652 e
728.
25. Per una raccolta e discussione delle fonti cfr. Háklár 1983; si aggiungano, per l'età del Ferro, anche Anbar
1975; Cavigneaux – Bahija-Ismail 1990; Ponchia 1991: 35-36, 72-73, 110-112; Bunnens 1999: 613. Cfr.
inoltre Brinkman 1968: 183, n. 1127; Liverani 1992: 67-68; Masetti-Rouault 2001: 4; Freu 2003a: 218.
26. VAT 18058; VAT 18068 (cfr. Freydank 1991b: 30).
27. Cfr. Gurney 1949, testo nr. 10 (IM 51.928): si tratta della stessa lettera in cui il mittente, probabilmente un
ambasciatore del re cassita, riferisce che una delegazione assira è stata trattenuta per tre anni presso la corte
ittita. La lettera è stata datata ipoteticamente da Gurney all'epoca di Adad-nērārī per la possibile relazione
con KBo 1.14, ma potrebbe essere collocata in un periodo successivo: si vedano le nostre osservazioni re-
lative alla datazione di KBo 1.14 (commento a nr. 1); nella lettera da Dūr-Kurigalzu, inoltre, è citato un
certo mki-pi-i-Daš-šur, secondo Astour (1996: 27 ss.) forse identificabile con Qibi-Aššur, personaggio im-
portante della corte e della famiglia reale assira, nipote di Adad-nērārī, eponimo durante il regno di Salma-
nassar I o di Tukultī-Ninurta I (cfr. Freydank 1991a: 55 ss.). Per una discussione su questa ipotesi di iden-
tificazione dei due personaggi cfr. Freu 2003b: 111, 113; per la figura di Qibi-Aššur, nipote di Adad-nērārī,
cfr. recentemente Cancik-Kirschbaum 1999: 220 s.; per attestazioni di altri eponimi con questo nome cfr.
Freydank 1991a: 162 s., Röllig 1997: 288.
28. Cfr. Arnaud 1986: nr. 263 (Msk 7497); cfr. anche von Soden 1988: 346 e Freu 2003b: 116. Per Su~i nei
testi di Emar cfr. RGTC 12/2, 242.
Nr. 8 _ KBo 28.61-64 117

Apparteneva probabilmente ad un'altra parte del testo il frammento KBo 28.64, che sembra di te-
nore diverso. Si parla anche qui di occupazione del trono (r. 5¥), ma lo scrivente sembra ancora più
preoccupato rispetto a quanto traspare dagli altri frammenti (si vedano in particolare le rr. 10¥ e 11¥).
Non si può non sottolineare, infine, la cordialità del rapporto tra i due corrispondenti, esplicitata in
particolare in KBo 28.61, bordo sin.
Benché nel testo siano citati molti nomi di sovrani e sia indicato l'eponimo, non siamo in grado di
determinarne con precisione l'epoca di redazione. Il problema principale è costituito, come già anti-
cipato, dall'identificazione del personaggio Šagarakti-Šuriaš citato più volte; il nome infatti non può
essere riferito al re babilonese mentre era regnante perché la datazione che ne deriverebbe sarebbe in
contrasto sia con quella indicata dall'eponimo, sia con l'ipotesi che il destinatario della lettera non sia
Tut~alija ma un suo successore. Se tuttavia si colloca il documento nella seconda parte del regno di
Tukultī-Ninurta, cioè dopo la conquista di Babilonia da parte del re assiro e dopo che è salito al trono
ittita uno dei figli di Tut~alija IV, sarebbe necessario supporre una sopravvivenza di Šagarakti-Šuriaš
per molti anni dopo la sua uscita di scena come sovrano di Babilonia. Freydank, come abbiamo già ri-
cordato 29, sembra privilegiare, pur con molte cautele, quest'ultima ipotesi. A nostro parere sembra in-
vece più probabile e più conforme al tenore del testo l'ipotesi seguente: Šagarakti-Šuriaš sarebbe citato
in realtà soltanto come “padre” del personaggio di cui si sta effettivamente parlando; nel testo, infatti,
il nome di Šagarakti-Šuriaš è citato due volte dopo “i figli” e “la discendenza”, in altri due casi il nome
ricorre subito dopo una lacuna 30; negli altri casi la lacuna, dopo il nome del re, poteva contenere
riferimenti ad un re non più in vita. Come lascia intendere lo stesso Freydank (1991b: 29 n. 9), il coin-
volgimento del re ittita nella questione potrebbe essere legato a vicende dinastico-matrimoniali. A pro-
posito di rapporti di questo tipo tra @atti e Babilonia a partire dalla metà del XIII secolo a.C. si veda in
particolare la testimonianza di due documenti, KUB 21.38 31 e VS 24.91 32: nel primo, una lettera indi-
rizzata dalla regina Pudu~epa alla corte egiziana 33, si parla di una figlia del “Grande Re di @atti” an-
data in sposa ad un re babilonese 34; anche nel secondo documento, copia tarda di una lettera di un
principe elamita che rivendica il trono di Babilonia, si parla di vicende matrimoniali che hanno inte-
ressato il regno babilonese, con un coinvolgimento degli Ittiti, all'epoca dell'occupazione di Tukultī-
Ninurta e in quella successiva 35.
Allo stato attuale, questa ci pare la soluzione migliore per tentare di risolvere almeno alcuni dei nu-
merosi problemi posti da questo testo; in mancanza di riscontri sicuri, rimane purtroppo solo un'ipo-
tesi.

29. Cfr. Freydank 1991b: 29.


30. Cfr. in proposito la proposta di integrazione avanzata qui in commento filologico a KBo 28.61 (+) 62 Ro 17¥
(in alternativa a quella già proposta da Freydank 1991b: 30: “se Šagarakti-Šuriaš, tuo fratello, fosse vivo”).
31. Cfr. Edel 1994a: Nr. 105; Edel 1994b: 340; Houwink ten Cate 1996: 45, 64.
32. Cfr. van Dijk 1986; questo documento è già ricordato da Freydank (1991b: 29 n. 9), che esclude la lettura
Šagarakti-Šuriaš per il nome da integrare in r. 25.
33. La lettera, in lingua ittita, è stata trovata a @attuša.
34. Cfr. KUB 21.38 Ro 54¥-55¥. Edel (1994b: 340) propone di identificare il re babilonese con Kadašman-Tur-
gu. Anche secondo Pintore (1978: 70 s.) il re babilonese non può che essere Kadašman-Turgu, mentre il
Gran Re ittita sarebbe Muwatalli. Pintore ritiene però probabile che l'accordo matrimoniale sia stato stipu-
lato o perfezionato da Ur~i-Teššup, che quindi “dette in sposa una sorella”. Houwink ten Cate (1996: 45,
64) ritiene invece che in KUB 21.38 si faccia riferimento ad una figlia di @attušili e Pudu~epa andata in
sposa a Kudur-Enlil.
35. Per altri dettagli cfr. van Dijk 1986: 167.
118 Testi

Nota alla presentazione dei testi


Tutti gli editori del testo, a partire da H.M. Kümmel, riconoscono che KBo 28.61, 62, e 64 appartengono alla
stessa tavoletta, anche se non vi è collegamento diretto tra i frammenti. Rimane qualche dubbio sulla collocazio-
ne di KBo 28.63 (v. in particolare quanto osservato nella sezione dedicata ai luoghi di ritrovamento dei testi,
Cap. I § 6), ma è probabile che anch'esso facesse parte dello stesso testo, come lascia supporre il ductus simile a
quello degli altri frammenti.
Sia von Soden 1988 che Freydank 1991b affiancano nella traslitterazione KBo 28.61 e 62, riconoscendo che
61 Ro 1¥-13¥ e 62 Ro 11¥-23¥ rappresentano rispettivamente la parte iniziale e la parte finale delle righe di una
stessa sezione di testo (61 Ro 1¥ si inserisce all'altezza di r. 11¥ di 62 Ro). L'ampiezza della lacuna tra le due por-
zioni di testo rimasteci non è tuttavia determinabile con precisione, anche se è da supporre che fosse piuttosto
estesa (von Soden 1988: 337 pensa ad almeno 8-10 segni). Nella nostra edizione del testo ci atteniamo anche noi
a questo tentativo di ricostruzione, facendo seguire a 61 (+) 62 Ro la traslitterazione del frammento KBo 28.64,
come proposto da Freydank 1991b: 27. Per quanto concerne il Vo di KBo 28.61 e 62 seguiamo invece l'ordina-
mento dei frammenti proposto da von Soden 1988. Presentiamo alla fine la traslitterazione di KBo 28.63 che, co-
me detto, comporta le maggiori difficoltà di collocazione. Questo frammento non viene considerato da Freydank
1991b nella sua edizione del testo.

KBo 28.61 (+) 62 Ro

1¥ 36 ]x x[
2¥ ] {ša-nu?-ú 37}[(-)
3¥ ] x tal-ta-ka-[an
4¥ ] x iš-tu mku-ri-[gal-zu
5¥ i]š-tu mku-du-ur-i[l? 38-li-il
6¥ ] it-ta-{ma} 39 [X]
7¥ ] ù ŠEŠ-ia at-ta
8¥ KUR] {su-~i} 40 e-li-am-ma
9¥ ]x ENMEŠ-šu
10¥ ] la-a DUMU ku-du-ur-il-li-i[l]
11¥ 41 1 / mx 42 x x[ ] ka-ia-ma-ni-tu šu-nu
–––––––– - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - –––––––––––––––––––––––––––––––––
12¥ mtu-ut-~a-[li-ia NUM]UN ša mša-ga-ra-ak-ti-šu-r[i-á^]
13¥ ÌR ša KUR [su-~i ] qa-la-tu-nu 43
––––––– - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ––––––––––––––––––––––––––––––––––

36. Numerazione delle righe secondo KBo 28.62 Ro.


37. Lettura secondo von Soden 1988, possibile in base alla fotografia.
38. Tutti gli editori leggono il segno come IL, ma Freydank 1991b: 26 nota come le tracce del segno non esclu-
dano un'eventuale lettura DE[N.
39. Lettura di Hagenbuchner 1989b, in base alla foto preferibile alla lettura it-ta-{ma-a} di Freydank 1991b.
40. Von Soden 1988 integra in lacuna: a-na KUR]su-~i; Hagenbuchner 1989b: ÌR ša KUR] su-~i.
41. Da qui inizia KBo 28.61 Ro.
42. Von Soden 1988: 1 GAL; Hagenbuchner 1989b: mŠu-, ma secondo Freydank 1991b: 26 potrebbe trattarsi
anche del segno KU.
43. Von Soden 1988 integra in lacuna: lu-ú]. Tale integrazione è probabilmente basata sulla copia, in cui prima
del segno QA è disegnata la parte finale di due orizzontali, di cui tuttavia sulla fotografia non v'è traccia.
Nr. 8 _ KBo 28.61-64 119

14¥ šúm-ma mša-g[a-ra-ak-ti-šu-ri-áš ]-šab/p 44 a-na UGU-ka {a-na} ŠEŠ-ut-te


GIŠ
15¥ la-a i-šap-[pár G]U.ZA-ia i#-bat 45 ŠEŠ-ia {at}-ta
46
16¥ qa-la-ta x[ (-)] {lu}-ú ša {ÌR} ša KUR su-~i
17¥ il-li-[ ša-ga-ra-ak-t]i-šu-ri-áš ŠEŠ-ka ba-la-a\
18¥ KUR-su {ta?} 47-[ ] tu-ta-a-ar ÌRMEŠ-nu-ú<-a> 48
19¥ li-id/t-x[ ]-tu a-na a-be-te an-ni-te
20¥ ŠEŠ-i[a ] x(-)al-ka
–––– - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ––––––––––––––––––––––––––––––––
m
21¥ ša-g[a-ra-ak-ti-šu-ri-áš ] x-te {ša} ÌR ša KUR su-~i
22¥ il-[ -n]a 49 KUR kar-du-ni-áš i#-bu-tu-ni
23¥ ŠEŠ-[ia ] ta-qu-al
–––– - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - –––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
24¥ ša-ga-r]a-ak-ti-šu-ri-áš
25¥ ] x-ni 50 ù KUR ~a-at-te ša-ni-ma
26¥ ] x šúm-ma gab-bu-šu-nu-ma
27¥ (-)š]u-nu la-a ku-{bu}-ut 51 qa-qe-{de-e-šu}-nu
28¥ ] ÌR ša KUR [su-~i
29¥ ] x RA x [

KBo 28.61 (+) 62 Ro


(§ 1¥)
2¥ ] un altro/il secondo[
3¥ ] … hai posto[
4¥ ] … da/con Kuri[galzu
5¥ d]a/c]on Kudur-E[nlil
6¥ ] egli ha giurato
7¥ ] e/anche tu mio fratello 52
8¥ ] sono/è salito [al?] 53 paese di Su~i e
9¥ ] … i suoi signori
10¥ ] un non-figlio 54 di Kudur-Enlil
11¥ … [ ] una cosa sicura/vera 55 essi/e sono.

44. Lettura secondo Freydank 1991b, che a p. 29 propone di integrare una forma del pres. di ušābu(m), con la
seguente interpretazione del passo: “Wenn sich Šag[arakti-Šuriaš … auf den Thron se]tzte” (ana kussê
uš]šab); v. commento. Errate le letture di von Soden 1988 (-mir) e Hagenbuchner 1989b (-ib).
45. Per questa lettura v. Hagenbuchner 1989b e Freydank 1991b contra von Soden 1988. Sulla foto è chiara-
mente visibile la parte finale del segno GU (cfr. GU.ZA in KBo 28.64 Ro? 5¥).
46. Per questa lettura v. Freydank 1991b: 26.
47. Lettura in base a Freydank 1991b.
48. V. commento.
49. Von Soden 1988: a-n]a; Hagenbuchner 1989b: GIŠGU.ZA (ša)]; Freydank 1991b: i-n]a.
50. V. commento.
51. Lettura secondo Hagenbuchner 1989b e Freydank 1991b, confermata dalla fotografia.
52. Von Soden 1988: “auch bist Du mein Bruder”. V. commento.
53. Seguendo l'integrazione a-na di von Soden 1988.
54. V. commento.
55. V. commento.
120 Testi

(§ 2¥)
12¥ Tut~a[lija la discen]denza / un discen]dente di Šagarakti-Šur[iaš]
13¥ suddito del paese di [Su~i ] state / siete stati in silenzio 56.

(§ 3¥)
14¥ Se Šag[arakti-Šuriaš ] … a te di / per fratellanza
15¥ non scri[ve(rà) 57 Se? … ] avesse? preso 58 il mio [tr]ono, tu, fratello mio,
? 59
16¥ saresti (forse) stato in silenzio ? …[ ] … del suddito del paese di Su~i
17¥ … [ Šagarakt]i-Šuriaš, tuo fratello, è vivo 60.
18¥ Il suo paese …[ ] porti / porterai indietro. I <miei> sudditi
19¥ … [ ] a/per questa parola
20¥ fratello m[io ] … vieni?!

(§ 4¥)
21¥ Šagarakti-Šuriaš [ ] … del suddito del paese di Su~i
22¥ … [ pe]r / i]n Babilonia prese
23¥ fratello[ mio ] fai / farai attenzione.

(§ 5¥)
24¥ Šagar]akti-Šuriaš
25¥ ] … e (del/nel)? paese di @atti è mutato? 61
e
26¥ ] … se tutti loro
27¥ ] … il non-onorare la loro testa
28¥ ] il suddito del paese di [Su~i

KBo 28.64 Ro?

1¥ ]xxxxxx[
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
2¥ ]x-ki?-ma-na ŠEŠ-šu GAL-a ša mx[
3¥ ]x #i!-lu ša 62 DUMUMEŠ ša-{ga}-ra-a[k-ti-šu-ri-áš
4¥ ]x -šu-nu id-du-ku-^u-nu DUMU? x BU NI NU 64 [
63

56. Oppure: “state / siete stati fermi”.


57. Cfr. nota 44 e commento a r. 14¥ s. per una possibile interpretazione del passo.
58. Per questa interpretazione del passo v. commento.
59. Oppure: “saresti? stato fermo”.
60. V. commento per una possibile integrazione di questo passo.
61. V. commento.
62. Così in base alla foto. La lettura dei primi due segni è incerta. Il primo segno dopo la frattura sembra la par-
te finale di DA, LI o ŠA (Freydank 1991b: 27: {ša} ). Ad esso segue un segno che in base a collazione sulla
foto potrebbe essere $I, benché l'inferiore dei due orizzontali iniziali sia assai piccolo rispetto al superiore.
Diversamente Freydank 1991b: 27 legge questo segno come la 1. LU e ŠA seguenti sembrano abbastanza
sicuri (così anche Freydank 1991b: 27). Diverse, ma a nostro avviso inesatte, le letture di von Soden 1988
(ša la I ša XII) e Hagenbuchner 1989b (š]a la 1-iš 12).
63. Freydank 1991b: 27: Š]A o L]I.
64. La lettura di questo passo resta incomprensibile; cfr. Freydank 1991b: 27 anche riguardo alle letture di von
Soden 1988 e Hagenbuchner 1989b.
Nr. 8 _ KBo 28.61-64 121

5¥ ]MEŠ-šu id-du-ak šu-ut GIŠGU.ZA i#-#a-bat [


6¥ ]x a-na ku-a-ša ŠEŠ-ia ŠÀ a-{be}-te la-a ú-x[
7¥ ]x 65 ša áš-pu-ra-ku-ni ma-a GIŠGIGIRMEŠ ù ÉRINMEŠ [
8¥ ] BE ŠEŠ-ia ki-i ša \a-ba-áš-šu-un-ni l[e-pu-uš 66
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
9¥ ]x 67 ša ŠEŠ-ia lu-ub!-la i+na GÌRMEŠ-šu ra-qa-a-te il- 68[
10¥ ]x bal-\a-ku-ma \é-ma 69 ša ba-la-\í-ia me-ta-ku-ma \é-[ma 70
11¥ ]{la}-a 71 tal-tap-ra a-na-ku a-na pa-ni na-ak-ri-i[a 72
12¥ ŠE]Š-{ia} 73 at-ta ta-šam-m[e
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
13¥ ]x la-a 74 tal-tap-ra a-na-ku i+na áš-šu-r[a-a-e 75
14¥ KI]N/-q]i 76 ša ŠEŠ-ia al-lak x[
15¥ -i]a? ù šu-um DINGIRMEŠ-ni-{ia} 77[
16¥ DINGIRM]EŠ-ni-ia 78 [
17¥ ]x a-ba-a-tu i-x[
bordo inferiore
18¥ ]x x x MA 79 [
19¥ ]x x x [

(§ 6¥¥)
2¥ ] … il suo fratello grande di …[
3¥ ] … la protezione? 80 dei figli di Šagara[kti-Šuriaš
4¥ ] i loro […] li hanno uccisi. Il figlio? …[
5¥ ] i suoi […] ha ucciso (ed) egli ha preso il trono [
6¥ ] … a te, fratello mio, il contenuto della parola/questione non … [

65. Freydank 1991b: ]x-ma. Meno probabili le letture di von Soden 1988 (-r]a) e di Hagenbuchner 1989b (a-
be-t]e).
66. Integrazione di von Soden 1988.
67. Von Soden 1988: ]-na, possibile in base alla foto.
68. Per questa lettura v. Freydank 1991b: 27.
69. Lettura di von Soden 1988 e Freydank 1991b contra Hagenbuchner 1989b.
70. Lettura di Freydank 1991b.
71. Lettura secondo Hagenbuchner 1989b e Freydank 1991b, possibile in base alla foto e preferibile rispetto a
quella di von Soden 1988 ( ]?-qa-a).
72. Lettura secondo Hagenbuchner 1989b e Freydank 1991b contra von Soden 1988 (na-ab-ri-t[i-ia).
73. Lettura secondo Freydank 1991b, confermata dalla foto, sulla quale è chiaramente visibile anche la fine del
segno ŠEŠ.
74. La lettura di von Soden 1988 n]u-la-a non dà senso. Il segno dopo la frattura può essere eventualmente
MEŠ, indicatore del plur. In lacuna sarebbe dunque perduto l'oggetto del verbo šapāru(m).
75. Lettura secondo von Soden 1988 e Freydank 1991b; Hagenbuchner 1989b: i-na-áš-šu x[.
76. Lettura di Freydank 1991b.
77. Lettura di Hagenbuchner 1989b e Freydank 1991b, preferibile a quella di von Soden 1988 (at-[ta-ma).
78. Lettura di Hagenbuchner 1989b e Freydank 1991b contra von Soden 1988 ( ]lum!-ni-ia).
79. La lettura Šu-up-pí-l]u-li-ú-ma di Hagenbuchner 1989b è assai incerta; cfr. il commento di Freydank 1991b:
27. In base alla foto ci sembra possibile leggere piuttosto: ]x SAR? NUN (o forse RU?) MA[.
80. Se la nostra lettura #i-lu (#illu) è esatta. V. sopra nota 62 alla trascrizione.
122 Testi

7¥ ] … che ti ho scritto (dicendo): “I carri e le truppe[


8¥ ] … che mio fratello, come piace a lui, fa[ccia!

(§ 7¥¥)
9¥ ] … di mio fratello che egli mi porti! Con i suoi piedi sottili/magri …[
10¥ ] se io sono / essendo io vivo, la notizia della mia vita — se (invece)
io sono / essendo io morto, la no[tizia della mia morte …
11¥ Se? … ] tu non dovessi mandarmi/scrivermi, io di fronte al mio nemico[
12¥ ] tu, mio [frate]llo, sent[i(rai)

(§ 8¥¥)
13¥ Se? … i ] … tu non dovessi mandarmi, io tra gli Assir[i
14¥ ] … di mio fratello vado/andrò …[
15¥ ] … e il nome dei miei dèi [
16¥ ] i miei [dèi]
17¥ ] … le parole/questioni … [
(la parte rimanente è troppo frammentaria per una traduzione)

KBo 28.61 (+) 62 Vo

1¥ 81 ]x {I?} MA {SAR? ŠA?}(-)ku-ut-šu e-pa-áš 82


- - - –––––––––––––––
2¥ ] ul-<te>-bi-lak-ku
3¥ ]-ia
4¥ ]-ra
5¥ ]x
–––––––––––
6¥ 83 [. . .]x x x[ ]A ŠEŠ-ia GIŠGIGIRMEŠ
–––––––– - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - –––––––––––
7¥ ša a-na ŠEŠ-[ia ]x
8¥ a-na pa-ni x[
9¥ ša im-ma-la-[
––––––––––
10¥ ša i+na u4-mi 2 [
11¥ la-a a-na-ku x[
12¥ im-li-ku-ú-[ni?
13¥ ŠEŠ-ia at-ta x[
––––––––––––

81. Come anticipato nella premessa, seguendo von Soden 1988 si colloca in questa posizione il frammento del
Vo di KBo 28.62, in quanto, come risulta chiaro dalla copia, la prima riga conservata del Vo si trova al-
l'altezza della r. 26¥ del Ro. Di conseguenza il Vo di KBo 28.61 corrisponde ad una porzione di testo suc-
cessiva.
82. Lettura secondo Freydank 1991b (eccetto il segno SAR, per cui Freydank 1991b trascrive solo x). Diver-
samente Hagenbuchner 1989b ( ]i? ma?-li?-ku-ut-šu e-pa?-šu?; ma cfr. Freydank 1991: 27 s.) e von Soden
1988 ( ]? i-ma-?-ku UD šu-e-ka).
83. Qui dovrebbe collocarsi l'inizio di KBo 28.61 Vo.
Nr. 8 _ KBo 28.61-64 123

14¥ 1 ME MUMEŠ ŠEŠ-i[a ]x-pa-ra 84


15¥ ù ÉRINMEŠ ša(-)pa-x 85[
16¥ ki-it-tu-ma 86 [
17¥ ŠEŠ-ia a-{na}[
18¥ ŠEŠ-ia x[
19¥ x x[
(troppo frammentario per una traduzione)

KBo 28.61 m. sin.

1 š]a? i+na kúl-<lat> 87 lìb-bi-ka ta-{ra}-a-ma-ni-ni 88 [


2 a]r-~íš DUMU!.KIN-ia la-a ut-ta-mi-iš a-na(-)[
3 ]x-at 89-te-ú-ni ša ur-ki an-ni-e 90 [
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
4 k]a?-sa 91 ša GUŠKIN ù Z[ABAR
5 (-)]bi-la 92 -[ak-ku?
6 li-mu] mDINGIR-i-pa-da

(§ 9¥¥)
1 ] … tu che mi hai amato con tutto il tuo cuore [
2 Se … r]apidamente il mio messaggero non ho messo in marcia 93 … [
?

3 ] … che dopo/dietro questo [

(§ 10¥¥)
4 una cop]pa d'oro e di br[onzo
5 ] (con la presente) [ti? in]vio.
6 līmu]: Ilī-padā

84. Scritto sul Ro di KBo 28.62, tra r. 13¥ e r. 14¥.


85. Lettura di Freydank 1991b. Hagenbuchner 1989b: iš-š[ap-; von Soden 1988: iš-pa-t[i/-r[u.
86. Lettura secondo Freydank 1991b; Hagenbuchner 1989b e von Soden 1988 leggono ù it-tu- in base alla co-
pia.
87. Emendamento secondo von Soden 1988. Freydank 1991b: i+na kúl; Hagenbuchner: i+na UGU?.
88. Lettura secondo von Soden 1988 e Freydank 1991b contra Hagenbuchner 1989b (ta-ša?-).
89. V. Freydank 1991b: 28.
90. Lettura di Freydank 1991b.
91. Lettura di Freydank 1991b.
92. Probabilmente da integrare ul-te]-bi-la seguendo von Soden 1988. Hagenbuchner 1989b: tu-ša]-bi-la;
Freydank 1991b: 28 pensa invece ad un imperativo.
93. Oppure: “non è stato messo in marcia” (pret. Dt). V. commento.
124 Testi

KBo 28.63 94
1¥ ] {AT} [
2¥ ] x GA x [
3¥ ]x-ta i+na[
4¥ -t]a {i+na} x[
GIŠ
5¥ G]U.ZA 95 ša da-[
6¥ a-n]a? i-né áš-šúm x[ 96
–––––––––––––––––––––
7¥ ]x-ia a-ba-a-te a[n-ni]-a-t[e
8¥ ]x um-ma-ma
–––––––––––––––––––––
9¥ ] x ša ŠEŠ-ia [
10¥ ] {a}-na AN x[
11¥ ]xx[
(troppo frammentario per una traduzione)

Se da un lato il ductus e la lingua dei frammenti appartenenti a questa lettera non lasciano dubbi circa la sua pro-
venienza dalla corte assira, dall'altro il suo stato di conservazione altamente frammentario — neppure una sin-
gola frase completa di senso compiuto ci è pervenuta — pone problemi di lettura e di comprensione testuale pra-
ticamente irrisolvibili. La nostra edizione del testo segue per lo più quella, ottima, di Freydank 1991b, che rap-
presenta senza dubbio un notevole progresso in molti punti rispetto alle edizioni di von Soden 1988 e di Hagen-
buchner 1989b e oltre la quale è spesso difficile andare, salvo minimi dettagli. Per quanto concerne i problemi
filologici di lettura del testo, nelle nostre note alla trascrizione abbiamo per lo più rimandato alle “Bemerkungen
zum Text” di Freydank 1991b: 26-28, riportando talvolta, se necessario, le proposte di lettura alternative di von
Soden 1988 e Hagenbuchner 1989b. Qui di seguito ci limitiamo a discutere brevemente alcuni punti di interesse
filogico-linguistico che non sono stati affrontati nel commento di Freydank oppure nei quali ci discostiamo
dall'interpretazione da lui fornita.

KBo 28.61 (+) 62 Ro


7¥ von Soden 1988: 340 rende la sequenza ù ŠEŠ-ia at-ta come una frase nominale, soluzione
grammaticalmente possibile (cfr. tra l'altro la frase nominale che chiude questa sezione di testo a r.
11¥). A ragione tuttavia Freydank 1991b: 28 respinge tale interpretazione sulla base della formulazione
ŠEŠ-ia at-ta “fratello mio, tu” con cui in maniera ricorrente in questo testo il mittente si rivolge al de-
stinatario (KBo 28.61(+) Ro 15¥, Vo 13¥; KBo 28.64 Ro? 12¥; cfr. anche la forma obliqua a-na ku-a-ša
ŠEŠ-ia in KBo 28.64 Ro 6¥).
Per quanto concerne la forma di nom. sing. ŠEŠ-ia (a~ūja o, meglio, a~ū"a; GAG § 22e), essa at-
testa anche per il medio-assiro l'uso del suffisso possessivo di 1a pers. sing.- ja invece di -ī al nom.-
acc.-voc. sing. (cfr. invece Mayer 1971: 31 §28.2), documentato nel nostro corpus anche in a-bu-i[a
di KBo 28.67 (nr. 9) Vo 19¥ e in a-bu-ia di KUB 3.73 (nr. 11) r. 10¥. Cfr. anche le forme di nom. a-bi-
ia e EN-ia nel testo AfO 19 T. 5 r. 19 s. (secondo Freydank _ Saporetti 1989: 51).

94. Come si è accennato nella nota di presentazione ai testi, sia l'appartenenza che la posizione di KBo 28.63
all'interno della tavoletta non sono determinabili con sicurezza.
95. Lettura secondo Hagenbuchner 1989b, confermata da collazione.
96. Non ci è chiara l'affermazione di H.M. Kümmel, KBo 28, Inhaltsübersicht, VI secondo cui si parlerebbe qui
di un “neuen König”.
Nr. 8 _ KBo 28.61-64 125

10¥ Riguardo all'espressione lā māru “un non-figlio” (così seguendo von Soden 1988: 340 “ein
Nicht-Sohn des Kudur-Illil”; diversamente Hagenbuchner 1989b: 273: “nicht der Sohn Kuduren-
lils”) 97 e in generale sul costrutto accadico lā X (usato per esprimere il concetto “un X, che non è così
come un X dovrebbe essere”) v. Mayer 1989: 147 s. con numerosi esempi. Il medesimo costrutto è
usato in questo testo anche poco più avanti, a r. 27¥ (lā kubbut qaqqedēšunu “il non-onorare la loro
testa”, su cui v. Freydank 1991b: 30).

11¥ kajjamānītu, in quanto femm. sing. dell'aggettivo kajjamānû (AHw I, 420b; CAD K, 38), può
rappresentare o un attributo di un sostantivo femm. perduto in lacuna oppure una forma di neutro so-
stantivato, come abbiamo proposto nella nostra traduzione (cfr. von Soden 1988: 340 “das ständige
[…]”). Secondo Freydank 1991b: 28 tale termine potrebbe sottolineare l'affidabilità delle notizie
riportate nella lettera (cfr. l'uso di questo aggettivo in connessione con il vocabolo awātu(m) nei passi
riportati nelle voci succitate di AHw e CAD), benché egli non escluda la possibilità che in lacuna fosse
contenuta una negazione. In tal caso vi sarebbe un riferimento all'inaffidabilità di determinate persone.

14¥ s. Come riportato sopra a nota 44, Freydank 1991b: 29 propone, pur con ogni cautela, la seguente
integrazione ed interpretazione del passo: šumma mŠag[arakti-Šuriaš … ana kussê uš]šab ana mu~~ī-
ka ana a~~utte lā išap[par “Wenn sich Šag[arakti-Šuriaš … auf den Thron se]tzte, so würde er an dich
wegen Bruderschaft nicht schreiben”. Poiché la lacuna è piuttosto estesa ci chiediamo se Šagarakti-Šu-
riaš sia veramente da considerare come soggetto della voce verbale terminante in ]-šab/p. Se comun-
que si segue l'ipotesi di Freydank, ci sembra possibile, e forse grammaticalmente preferibile, anche
l'integrazione del perf. itta]šab. Il perf. nell'apodosi di un periodo ipotetico indica infatti normalmente
la potenzialità (“se … dovesse sedersi”; v. in generale GAG § 161f-g e, per il medio-assiro, Mayer
1971: 111 § 101.2), laddove il pres. indica piuttosto il futuro (“se … si siederà”) o talvolta volontà o
capacità (“se … volesse/potesse sedersi”; v. Mayer 1971: 111 § 101.3 e GAG §161i).

15¥ Freydank 1991b: 29 s. interpreta il passo in senso irreale sulla base di fondate motivazioni stori-
co-contenutistiche. A sostegno della sua proposta si può aggiungere a nostro avviso anche un argo-
mento di carattere grammaticale. La forma di preterito i#-bat indica che difficilmente si tratta di una
frase principale. Il preterito infatti sembra usato solo assai raramente in medio-assiro nelle frasi prin-
cipali affermative; dal periodo medio-babilonese e medio-assiro in poi il preterito è usato normalmente
nelle subordinate, oppure in presenza di una negazione e con avverbi interrogativi, mentre il tempo so-
litamente usato nelle proposizioni principali affermative è il perfetto 98. Se è pur vero che il testo di que-
sta lettera ci è pervenuto in uno stato troppo frammentario per permettere un'analisi sicura dell'uso dei
tempi verbali, sembra tuttavia che il perfetto fosse, come da attendersi, il tempo normale per indicare il
passato in frasi principali affermative, almeno a giudicare da KBo 28.64 Ro? 4¥ (iddūkūšunu)

97. Il contesto frammentario non ci permette purtroppo di comprendere a cosa e a chi ci si riferisca qui con
l'espressione “un non-figlio di Kudur-Enlil”. Von Soden 1988: 340 si chiede se si tratti di &agarakti-&uria^
oppure di un illegittimo pretendente alla corona; Freydank 1991b: 28 ritiene che con tale espressione si vo-
glia contestare “eine königliche Abkunft und damit wohl auch eine Legitimation”.
98. Cfr. GAG § 80f e Mayer 1971: 58 § 63.2-3 e, di recente, Streck 1997: 272 contra Cancik-Kirschbaum
1996: 62 ss. Sul problema dell'uso del preterito e del perfetto nei dialetti accadici di epoca post-paleobabi-
lonese cfr. anche Izre'el 1991: 231 ss. con ampia bibliografia a p. 247, cui si aggiunga ora, per Emar, Semi-
nara 1998: 373 ss., 378 s. Va comunque sottolineato che le regole sopra riportate per l'uso di perfetto e pre-
terito non erano sempre rispettate nelle varianti di accadico periferico.
126 Testi

e 5¥ (iddūak, i##abat) 99. È pertanto assai verosimile che il pret. i#bat fosse preceduto in lacuna dalla
particella lū 100, e che dunque si tratti della protasi di un periodo ipotetico dell'irrealtà nel passato, di
cui a~ū"a atta qālāta rappresenta l'apodosi 101.

17¥ Un'integrazione DUMU (o NUMUN ?) (ša) Šagarakt]i-Šuriaš aiuterebbe forse a risolvere i pro-
blemi di ordine cronologico, discussi nella sezione introduttiva al testo, derivanti dall'attribuzione del-
l'appellativo a~ūka e dell'aggettivo bala\ a Šagarakti-Šuriaš. In questo caso a~ūka e bala\ si riferireb-
bero invece ad un figlio o discendente di Šagarakti-Šuriaš, la cui contemporaneità con il re ittita desti-
natario della lettera (un discendente di Tut~alija IV) non risulterebbe problematica. A favore di una
simile integrazione gioca il fatto che nel corso del testo si fa riferimento a Šagarakti-Šuriaš in maniera
indiretta, cioè non come persona effettivamente attiva, in KBo 28.61 (+) Ro 12¥ (NUM]UN ša Šaga-
rakti-Šuriaš) e in KBo 28.64 Ro? 3¥ (DUMUMEŠ Šagara[kti-Šuriaš) 102. Altre possibili soluzioni sono
offerte da Freydank 1991b: 30, che propone una resa della frase o come protasi di periodo ipotetico:
“Wenn Šagarakt]i-Šuriaš, dein Bruder, lebte” o come “Solange Šagarakt]i-Šuriaš, dein Bruder, lebt”.

18¥ Per l'emendamento ÌRMEŠ-nu-ú<-a> (urdānū"a) cfr. von Soden 1988: 341, il quale tuttavia inte-
gra il suff. possessivo. Il bordo in questo punto è però conservato e risulta non essere scritto; cfr. anche
Freydank 1991b: 27.

22¥ s. Il contesto di r. 22¥ s. con i verbi #abātu(m) e qâlu(m) risulta analogo a quello di r. 15¥ s. Vien
da chiedersi se la forma di pres. taqūal (discussa da Freydank 1991b: 30) abbia un valore semantico
diverso rispetto allo stat. qalāta di r. 16¥; von Soden 1988 rende questo pres. con “du wirst aufpassen”.

25¥ La forma ša-ni-ma alla fine della riga è stata interpretata da von Soden 1988: 340 s. come avver-
bio (“irgendwo”), da Freydank 1991b: 27 invece come imp. D 2a pers. sing. di šanû(m) nel significato
di “wiederholen, erzählen”. Entrambe le proposte ci sembrano problematiche. Se infatti von Soden
stesso ammette che “Das in Zusammensetzungen […] häufige Adverb šanī-ma habe ich alleinstehend
anderswo noch nicht gefunden”, d'altro canto la proposta di Freydank non sembra molto verosimile da
un punto di vista semantico. Una soluzione alternativa è forse possibile. Formalmente šani può essere
anche lo stat. G 3a pers. sing. m. di šanû. Seguito dalla particella congiuntiva -ma, lo stativo šani può

99. Alla luce di quanto finora affermato, merita una breve discussione la forma di perfetto con negazione lā
taltapra che ricorre in KBo 28.64 Ro? 11¥ e 13¥. In entrambi i casi è a nostro avviso verosimile che si tratti
della protasi di periodi ipotetici, con o senza šumma (“Se … ] tu non dovessi mandarmi/scrivermi”; cfr.
Mayer 1971: 110 § 100.1.c e § 101.2), e non di frasi principali (cfr. anche la traduzione “Auch wenn du
nicht geschickt hast” di Freydank 1991b: 31). Infine, per quanto riguarda la forma lā ut-ta-mi-iš di KBo
28.61 m. sin. 2, essa può essere un pret. Dt con valore passivo (cfr. von Soden 1988: 343 “wurde nicht in
Marsch gesetzt”), e non un perf. D (cfr. Freydank 1991b: 31 “habe ich … nicht in Marsch gesetzt”) di
namāšu(m), benché anche in questo caso non sia da escludere che il verbo si trovi nella protasi di un perio-
do ipotetico (cfr. Freydank 1991b: 31).
100. La particella lū sembra sostituire nei dialetti successivi all'antico-babilonese e all'antico-assiro l'originaria
congiunzione šumma-man/min; v. da ultimo Krebernik – Streck 2001: 53 (“In jüngeren Sprachperiode
diente wohl vor allem lū + Präteritum zum Ausdruck des Irrealis”), 72.
101. Trattandosi di un peridodo ipotetico dell'irrealtà, riteniamo possibile anche una resa dell'apodosi come in-
terrogativa retorica; v. nostra traduzione.
102. Come personaggio direttamente coinvolto nell'azione, anche se probabilmente con riferimento al passato,
Šagarakti-Šuriaš è invece menzionato in KBo 28.61 (+) Ro 14¥, benché l'interpretazione del passo sia in-
certa (v. supra commento alla riga), e, verosimilmente, anche in Ro 21¥, pure in contesto assai frammen-
tario. Ambiguo resta invece il riferimento a Šagarakti-Šuriaš in Ro 24¥.
Nr. 8 _ KBo 28.61-64 127

essere reso con “essendo mutato” 103. Trattandosi di un masch., non potrà concordare con māt @atte,
bensì con un vocabolo perduto in lacuna, che può rappresentare il termine reggente il genitivo māt
@atte (“essendo mutato [il … del …]x-ni e (del) paese di @atti”) 104. Purtroppo non è possibile rico-
struire quanto precede u māt @atte. Di questo vocabolo si legge solo la parte finale: ]x-ni. Teori-
camente dovrebbe trattarsi di un altro toponimo (“del/nel paese di …]… e (del/nel) paese di @atti”),
ma non siamo in grado di offrire alcuna soluzione soddisfacente (forse KUR ki-iz-zu-wa-a]t-ni?) 105.
Nonostante queste difficoltà di ricostruzione del testo, ci sembra tuttavia che un'interpretazione della
forma ša-ni-ma come stat. G di šanû(m) + -ma sia preferibile dal punto di vista del senso generale: il
mittente osserverebbe cioè che qualcosa nel paese di @atti è mutato.

KBo 28.64 Ro?


11¥, 13¥ Per la resa del perfetto con negazione come protasi di un periodo ipotetico v. supra nota 99.

KBo 28.61 m. sin.


2 Per l'interpretazione della forma lā ut-ta-mi-iš (perf. D o pret. Dt di namāšu(m)) v. supra nota 99.

6 Sul nome Ilī-padā v. da ultimo Cancik-Kirschbaum 1999: 216 s. (con bibliografia precedente) e
PNA 2/I, 518a (s.v. Ilī-padâ), alla cui interpretazione ci atteniamo (“My god has redeemed”) 106.

103. Per questa particolare costruzione dello stativo + -ma, indicante un “Zustandssatz” e presente in questo
testo verosimilmente anche in KBo 28.64 Ro? 10¥ (bal\ākūma … mētākūma), v. GAG § 159*.
104. Possibile è anche integrare in lacuna i-na, cioè “essendo mutato [il … nel …]x-ni e (nel) paese di @atti”.
105. Il segno prima di NI non è leggibile. von Soden 1988 legge t]a, Hagenbuchner 1989b š]a. Secondo Frey-
dank 1991b: 27 è possibile pure i]a, soluzione questa che ora Freydank ritiene però improbabile (comuni-
cazione personale per lettera).
106. Riguardo all'elemento verbale del nome, trattandosi di una forma di perfetto semitica-occidentale dalla ra-
dice pdy, preferiamo renderlo come padā invece che nella maniera corrente padâ.
128 Testi

Testo
KBo 28.67 (203/a); collazione su fotografia.

Bibliografia
b) Hagenbuchner 1989b: 467 (Nr. 366).

Ro
1¥ x-{tu?} a-b[i?
––––––––––
2¥ ma-a a-na i-[né?
3¥ i-ba-tu-[qu? 1
4¥ bi-it[
5¥ ù ep-š[a
6¥ la-qí-i[t
–––––––
7¥ ma-a a-b[u-ia?
8¥ lu-ú[
9¥ m[a?-a?
10¥ a-[
b.inf.
11¥ da?-[
12¥ di-x[
13¥ a-[
–––––
Vo
14¥ 1 #i-mi-i[t-tu/ta
15¥ ša si-di-[
16¥ er-r[a-
17¥ ù 1 ni-[
18¥ ša(-)an-n[i?-
––––––––
19¥ a-bu-i[a
20¥ ma-a š[u-
21¥ i-de[(-)
22¥ a-na i-[né? 2
23¥ ma-a x[
24¥ \é-ma[
25¥ {li?}-[

1. Integraz. di Deller, MdK.


2. Oppure a-na i[a-ši.
Nr. 9 _ KBo 28.67 129

Poco si può dire di questo frammento. La sua provenienza dall'Assiria sembra assicurata dal ductus.
Alcune forme di segno come ŠA (Vo 15¥, 18¥), TU (Ro 3¥) e LU (Ro 8¥) sono tipicamente medio-assire.
Anche l'uso del segno TÍ con valore sillabico \é (AkkSyll4 Nr. 231) in Vo 24¥ è tipicamente assiro. Dal
punto di vista linguistico si veda: l'uso ricorrente della particella mā introduttiva del discorso diretto
(Ro 2¥, 7¥, 9¥?; Vo 20¥, 23¥); l'armonia vocalica in i-ba-tu-[qu? (Ro 3¥), se l'integrazione è giusta; il vo-
calismo nella forma verbale er-ra-[ (Vo 16¥), sicuramente pres. G di erēbu(m).
Per quanto concerne i contenuti, è interessante la menzione del termine “padre” in Vo 19¥ (a-bu-
i[a) e probabilmente anche in Ro 1¥ e 7¥. Non è però possibile stabilire, purtroppo, se con esso ci si ri-
ferisce a una terza persona oppure al destinatario della lettera. In tal caso il mittente risulterebbe di
rango inferiore. La possibilità che si tratti di una lettera spedita al re ittita risulta piuttosto incerta, ma
non è da escludere a priori.
Di un certo interesse è pure la menzione in Vo 14¥ di un “tiro di animali” (1 #i-mi-i[t-tu/ta), che
permette di collegare questo frammento con un altro frammento medio-assiro del nostro corpus, KBo
28.73 (nr. 10). Inoltre, in Vo 24¥, si fa riferimento a una “notizia” o ad un “ordine” (\é-ma), argomento
frequentemente citato nelle lettere.
130 Testi

10

Testo
KBo 28.73 (1769/c); collazione su fotografia.

Bibliografia
b) Hagenbuchner 1989b: 467 (Nr. 367).

1¥ ]x x[
2¥ (-)]a-~i-ma la-{a}?[
3¥ ]x-bi-il[(-)
––––––
4¥ ]x-du-ú-ni[(-)
5¥ ]#i-mi-ta[
6¥ ]-ta ša ŠEŠ-[ia
7¥ ]x #a-al-m[a
8¥ š]a pa-ni-i[a
9¥ ]x x x[

La provenienza assira del frammento risulta evidente in base al ductus. I segni ŠA (r. 6¥, 8¥) e TA (r. 5¥,
6¥) compaiono nella forma tipica medio-assira della seconda metà del XIII sec. a.C.
Che si tratti di una lettera sembra confermato dall'appellativo ŠEŠ: i due partners erano dunque di
pari rango. La possibilità che vi sia una menzione di Babilonia a r. 4¥, come propone Hagenbuchner
1989b: 467, ci sembra incerta per la presenza della scriptio plena -du-ú-, insolita nella grafia del to-
ponimo Kar(an)dunijaš (cfr. RGTC 5, 150 s.).
Interessante è la menzione di un “tiro di animali” a r. 5¥ 1, che permette di collegare questo fram-
mento a KBo 28.67 (nr. 9).

1. La lettura mMita[-x] di Hagenbuchner 1989b: 467 è a nostro avviso inesatta.


Nr. 11 _ KUB 3.73 131

11

Testo
KUB 3.73 (Bo 7285); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Weidner 1959: 40; Hagenbuchner 1989b: 275 s. (Nr. 202).
b) Grayson 1972: 132 s.; Singer 1985: 101 con n. 6, 103; Harrak 1987: 144 s.; Liverani 1990a: 93; Zaccagnini
1990: 44 s.; Astour 1996: 46 n. 79; Bryce 1998: 348; Harrak 1998: 248; Klengel 1999: 280; Mora 2000a: 775;
Giorgieri – Mora 2002: 327; Freu 2003b: 103 con n.11, 104.

Anche se non siamo ancora del tutto certi che questo testo sia una testimonianza della corrispondenza
tra il re di Aššur e il re di @atti, è questa l'ipotesi sulla quale concordano ormai quasi tutti gli studio-
si 1, in base ad una serie di indizi quali la lingua, accadica con tratti tipicamente medio-assiri 2, l'appel-
lativo “mio fratello” con cui il mittente si rivolge al destinatario, alcuni aspetti del contenuto che pos-
sono richiamare argomenti già trattati, o successivamente ripresi, in altre lettere tra re ittiti e re assiri 3.
È diversa, come si è anticipato, la posizione di Hagenbuchner, che non ritiene sufficienti tali argomenti
e trova invece piuttosto sorprendenti per una lettera reale le espressioni riportate alle rr. 8¥ e 9¥ 4. Ha-
genbuchner propone quindi che si tratti di lettera tra due re vassalli inviata “als Anlage” a @attuša. Pur
condividendo alcune delle perplessità di Hagenbuchner, non riteniamo sufficienti gli argomenti pre-
sentati a sostegno della proposta, che si presta a sua volta a diverse obiezioni, prima fra tutte la diffi-
coltà di spiegare il ruolo di @attuša nella vicenda; preferiamo quindi attenerci alle ipotesi tradizionali.
Il testo, o almeno la parte che ne è conservata, sembra trattare di questioni relative a violazioni di
frontiera che si sarebbero verificate in precedenza ai danni del destinatario, di cui lo scrivente, a diffe-
renza del padre, si dichiara amico. Per questi motivi e per quanto riportato poco sopra sulla probabilità
che si tratti di frammento di lettera tra un re assiro e un re ittita, Weidner (1959: 40) ha proposto
Tukultī-Ninurta I come mittente e Tut~alija IV come destinatario. L'ipotesi è in genere accolta, anche
se con qualche riserva dovuta alla mancanza di sicuri elementi di conferma 5. Secondo Harrak (1987:

1. Si discosta da questa opinione corrente Hagenbuchner (v. infra).


2. Cfr. però il commento filologico per le peculiarità della lingua e del ductus di questo testo.
3. Per la possibilità che in righe 5¥ e 6¥ fossero citati i nomi dei re assiri, secondo le integrazioni proposte da
Saporetti (1970a: 95 e 468) e Zaccagnini (1990: 44), si rimanda al commento filologico.
4. Ma cfr. nostro commento filologico per le espressioni usate in r. 9¥.
5. Cfr. in particolare Zaccagnini 1990: 44-45, che attribuisce la lettera a Tukultī-Ninurta I (Tut~alija IV sarebbe
il destinatario) e la utilizza per ricostruire i rapporti tra le due corti nella prima parte del regno del re assiro
(Tukultī-Ninurta avrebbe risposto in modo ostile alla lettera inviata da Tut~alija in occasione dell'introniz-
zazione (nr. 17.I), il re ittita avrebbe protestato e questa lettera KUB 3.73 costituirebbe la risposta assira alla
protesta: di questa catena di messaggi a noi sarebbero rimaste soltanto tracce del primo e dell'ultimo); Live-
rani 1990a: 93; Astour 1996: 46, n. 79; Klengel 1999: 280; cfr. anche Singer 1985: 101 e n. 6 (Singer collega
il contenuto di questo frammento con quello della lettera del re ittita riportata all'interno di RS 34.165, che
parlerebbe di violazioni territoriali da parte del re assiro ai danni di un vassallo del re ittita. Ma di contese ter-
ritoriali si parla anche in altre lettere di questo corpus, cfr. ad es. KBo 1.14 – nr. 1 – o KBo 1.20 – nr. 2). Per
un collegamento tra KUB 3.73 e KUB 23.92 e duplicati (nr. 17) cfr. anche Bryce 1998: 348 (questo mes-
saggio rappresenterebbe una sorta di risposta di Tukultī-Ninurta I alle offerte di amicizia di Tut~alija IV, ma
anche alle sue proteste per le incursioni assire in territorio ittita). Secondo Grayson 1972: 132-133, l'attri-
buzione del frammento è ancora incerta.
132 Testi

144) sono ipotizzabili anche altri scenari, sia perché a suo parere la frase relativa all'inimicizia del pa-
dre sarebbe più conforme ai rapporti tra Adad-nērārī e @attušili 6 (il mittente sarebbe quindi Salmanas-
sar), sia perché non sarebbe da escludere a priori la possibilità che la lettera sia stata scritta a @attuša;
in questo caso il mittente sarebbe Tut~alija, il destinatario Salmanassar. Se la prima ipotesi di Harrak
si discosta dalla precedente soltanto per i termini cronologici, la seconda se ne contrappone decisa-
mente 7. Harrak non presenta argomenti specifici a favore di questa interpretazione, ma aggiunge che
di violazioni di frontiera tratta anche KUB 3.125 (nr. 15) 8, anch'esso frammento di lettera. Quest'ul-
timo testo, pur presentando tratti medio-assiri e forme di segni estranee al ductus ittita, è stato redatto
quasi certamente in ambito ittita (si veda il relativo commento filologico), molto probabilmente all'e-
poca di Tut~alija IV 9. Come osservato anche nel commento a KUB 3.125, non è certo però che in
quella lettera si parli di violazioni di frontiera, e quindi non sembra possibile confermare per ora l'ipo-
tesi di collegamento 10.
In base all'analisi grafica e linguistica, per la quale si rimanda al commento filologico, sembra più
probabile, in conclusione, una provenienza del testo dall'Assiria, anche se il luogo della redazione fi-
nale potrebbe essere esterno alla sede centrale della corte; in questa prospettiva assume un rilievo par-
ticolare il tenore del testo, in cui il re assiro sembra volersi giustificare per alcune azioni precedenti e
usa toni e termini molto concilianti nei confronti del re ittita 11. Tenendo conto di tutti questi elementi,
i corrispondenti sarebbero o Salmanassar (mittente) e @attušili (destinatario) o Tukultī-Ninurta (mit-
tente) e Tut~alija (destinatario).

(rr. 1¥-2¥ solo tracce di segni)


–––––––––––––––––––– - - - - - - - - - -
3¥ ]xMEŠ 12 šar-ru-ut-ti-{ia} 13 ~i-\u mi-nu-{um-mé-e} 14
4¥ ] {a}-na KUR ša ŠEŠ-ia a~-/i~-\í-ú-ni
5¥ ]x-an 15 ša ŠEŠ-ia EN \a-ab-ti-ka šu-ut

6. Cfr. tuttavia il nostro commento a KBo 1.14 (nr. 1) per l'incertezza relativa al sincronismo tra @attušili III e
Adad-nērārī (per cui cfr. anche Beckman 2000).
7. Anche in Harrak 1998: 248, si ribadisce la stessa opinione, che cioè la lettera possa essere stata scritta sia da
un re assiro che da un re ittita. Della stessa opinione è Freu 2003b: 102 s., che ritiene che il mittente di KUB
3.73 possa essere Tut~alija IV.
8. Una simile proposta è stata avanzata anche da Singer 1985: 103 n. 17, che pure collega i due testi e riguardo
a KUB 3.125 Vo 5 parla di “border incident”.
9. Per i dettagli della discussione si rimanda al commento a KUB 3.125 (nr. 15).
10. Hagenbuchner (1989b: 270) ha invece proposto un collegamento tra il testo che stiamo esaminando e KBo
28.60 (nr. 7) per la presenza, in entrambi, del termine \ābuttu, ma cfr. il nostro commento filologico a KBo
28.60: 7¥, per le difficoltà di lettura del termine. È di un certo interesse anche l'analogia con KUB 23.99 (nr.
18) Ro 5 per l'uso del termine “colpa/mancanza” (ma quest'ultimo testo è in lingua ittita).
11. Cfr. anche l'interpretazione di Zaccagnini riportata poco sopra, in nota 5: a nostro parere non è tuttavia cer-
to che la lettera sia da attribuire a Tukultī-Ninurta I e quindi che sia da mettere in relazione con altre testi-
monianze del carteggio tra questo re e Tut~alija IV.
12. La lettura u4]-miMEŠ proposta da Hagenbuchner 1989b e Zaccagnini 1990 sembra poco probabile, benché la
collazione su fotografia non risulti decisiva.
13. La collazione su fotografia non risulta decisiva, ma la lettura -{ia} sembra preferibile a lu di Weidner 1959.
14. -mé-e scritto sul bordo.
15. Saporetti 1970a: 95 e Zaccagnini 1990: 44 propongono di integrare il nome di Arik-dēn-ili. Oltre alle
difficoltà di ordine cronologico sottolineate da Zaccagnini (1990: 44 n. 22), va notato che il segno prima di
AN secondo collazione non sembra essere né DI né EN, sicché l'integrazione di questo nome, per il quale
Nr. 11 _ KUB 3.73 133

6¥ ]x-ma 16 KUR-ka i~-ta-tab-bu-tu


7¥ ] KUR-ka-ma i~-ta-tab-bu-tu
8¥ a-na] KUR-ka ma-am-ma la-a i~-\í
9¥ ~a-a-ma?] 17 ~u-#a-ba i+na qa-an-ni KUR-ka ma-am-ma la-a iš-ši 18
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
10¥ ] {e}-pu-ša-an-ni a-bu-ia EN KÚR-ka šu-ut
11¥ ] a-na-ku EN su-lum-ma-e ša ŠEŠ-ia
12¥ a-na i-n]é? 19 ŠÀ-ka tu-ša-áš-ni
13¥ \]é? 20-{e}-ma a-ki-šu-ma a-na i-né te-p[u-uš]
- - - ––––––––––––––––––––––––––- - - - -
14¥ ]ib-ba-áš-[ši
15¥ ]x IB BU[
16¥ t]a?-áš-pu-[ra?
17¥ ]x[

(§ 2¥)
3¥ … i/le ] … della mia regalità (è) una mancanza/una colpa. Ogni/Qualsiasi
4¥ … che ] io ho / egli ha / essi hanno mancato 21 verso il paese di mio fratello,
5¥ ] … di (te), fratello mio, tuo amico egli (è / era?).
6¥ ] … e? il tuo paese essi hanno saccheggiato ripetutamente
7¥ ] proprio il tuo paese essi hanno saccheggiato ripetutamente
8¥ contro] il tuo paese nessuno ha peccato
9¥ una pagliuzza] (o) una scheggia di legno nessuno ha portato via dal confine del tuo paese.

(§ 3¥)
10¥ ] mi ha fatto. Mio padre: lui (era) tuo nemico!
11¥ ] Io (invece sono) alleato di mio fratello.
12¥ Perch]é? hai mutato il tuo animo?
13¥ ] Perché hai [pi]anific[ato] 22 in questo modo?

sono attestate le grafie mGÍD-DI-DINGIR, ma-ri-ik-DI-DINGIR e ma-ri-ik-de-en-DINGIR (cfr. Saporetti


1970a: 95 e RIMA 1: A.0.75.1-8) risulta problematica.
16. Zaccagnini 1990: 44 propone l'integrazione “Adad-nirari and Shalmane]ser” (cfr. anche Saporetti 1970a:
468), che appare tuttavia incerta. I resti di segno prima di MA potrebbero rappresentare infatti la parte finale
sia del segno SAG, sia del segno KA, oppure il segno PA. La presenza della particella -ma lascia pensare
piuttosto, a nostro avviso, che qui termini una frase da coordinare con la successiva mātka i~tatabbutū.
17. Per questa integrazione v. von Schuler 1983: 162; Hagenbuchner 1989b; Zaccagnini 1990; l'integrazione è
accolta anche in de Martino – Imparati 1995: 105. Invece di ~a-a-ma, non è da escludere l'integrazione
della forma come ~a-a-me. V. commento.
18. iš-ši scritto sul bordo.
19. Prima di ŠÀ si vedono i resti di un orizzontale (coll.), che Weidner 1959 legge come in]a. Hagenbuchner
1989b non trascrive questo segno. V. commento.
20. In base alla fotografia la lettura \é (@I) proposta da Hagenbuchner 1989b (che migliora la lettura \i di Weid-
ner 1959) sembra possibile. Per l'intero passo v. commento.
21. Per l'interpretazione del passo v. commento.
22. Lett. “un p]iano (scelta/decisione ?) … hai fa[tto]”. V. commento.
134 Testi

(§ 4¥ rr. 14¥-17¥: troppo frammentarie per una traduzione; a r. 14¥ “avvien[e”; a r. 16¥ forse “tu [mi] hai
scritt[o]”.)

Il frammento di lettera presenta un ductus di tipo medio-assiro della seconda metà del XIII secolo a.C. (v. in
particolare le forme dei segni ŠA e TA) 23.
Dal punto di vista del sillabario si noti l'uso del segno @I con valore \í, \é (in a~-/i~-\í-ú-ni r. 4¥, i~-\í r. 8¥ e
\]é?-{e}-ma r. 13¥), tipico dei testi medio-assiri, ma attestato anche nei testi accadici di Boğazköy (AkkSyll4 Nr.
231).
Dal punto di vista linguistico, accanto a numerose forme assire 24, va notata la forma pronominale mīnummê
(r. 3¥), che secondo i dizionari e le grammatiche è tipica esclusivamente dell'accadico periferico e mai attestata in
testi genuinamente medio-assiri 25. Inoltre, inusuale è anche la grafia šar-ru-ut-ti- di r. 3¥, invece dell'atteso
LUGAL-ut-ti- 26. Questi elementi contribuiscono a rendere in parte problematica l'ipotesi di una provenienza
della lettera dalla cancelleria di Aššur o di Kār-Tukultī-Ninurta. Si dovrà pensare, piuttosto, ad una lettera di
provenienza reale assira, ma redatta nella periferia occidentale del regno (v. anche quanto riportato supra a nota
23 a proposito del ductus). Ciò non giustifica tuttavia l'ipotesi, altamente improbabile, espressa da Harrak 1987:
144 e ripresa da Freu 2003b: 103 con n. 11 e 104, circa una possibile provenienza della lettera da @attuša, su cui
cfr. supra la sezione introduttiva a questo testo.

3¥ s. Per l'interpretazione sintattica del passo seguiamo Weidner 1959 e Grayson 1972, che collegano
giustamente la forma pronominale mīnummê 27 non al precedente ~ī\u, bensì a quanto segue 28. Parti-

23. Secondo H. Freydank, con cui è stato discusso il frammento sulla base della fotografia, non si tratterebbe
comunque del ductus tipico della cancelleria di Tukultī-ninurta I, uno dei sovrani con cui si tende ad iden-
tificare il mittente della lettera (cfr. introduzione storica). Se infatti la forma dei segni (“Zeichenform”) è
quella tipica medio-assira della seconda metà del XIII sec., tuttavia il modo in cui i segni sono eseguiti
(“Zeichendurchführung”) non sembra, secondo Freydank, quello tipico della cancelleria di Tukultī-ninurta
I. In particolare si vedano i cunei orizzontali nei segni BA e SU, che non presentano la caratteristica posi-
zione obliqua.
24. La desinenza di astratto -utt- in šar-ru-ut-ti- (r. 3¥), la desinenza di soggiuntivo -ni e la mancanza di con-
trazione in a/i~tiūni (r. 4¥), il pronome di 3a pers. sing. masch. šūt (r. 5¥, 10¥), l'armonia vocalica in i~tatab-
butū (r. 6¥, 7¥), il prefisso verbale nella forma di 3a pers. sing. ēpušanni (r. 10¥), la desinenza di genitivo in -e
e la mancanza di contrazione in sulummā"e (r. 11¥), l'avverbio interrogativo ana īne (r. 13¥ e, verosimilmen-
te, anche a r. 12¥), la forma avverbiale akīšūma (r. 13¥).
25. Tale forma compare tuttavia nella lettera RS 6.198 (edita in Thureau-Dangin 1935; v. da ultimo Lac-
kenbacher 2002: 297 s.), inviata da un certo mBe-lu-bu-ur (l'interpretazione del nome e l'identificazione del
personaggio sono ancora oggetto di discussione, cfr. Singer 1999: 689 n. 289, 697 n. 310) a mDINGIR-
LUGAL (probabilmente Ilī-milku; cfr. Singer 1999: 688, 689 con n. 289) e ritrovata a Ugarit. La prove-
nienza dall'Assiria, ipotizzata da Thureau-Dangin, è incerta, come si evince dai dubbi espressi in Huehner-
gard 1999: 382; cfr. invece Arnaud 1992: 193 n. 70 e 2003: 8 nn. 3 e 4, che propende decisamente per una
provenienza della lettera dall'Assiria, e Cancik-Kirschbaum 1996: 242. Il testo, redatto in ductus medio-
assiro della seconda metà del XIII sec., contiene di fatto alcune particolarità linguistiche estranee al medio-
assiro, tra cui appunto la forma {mi}-nu-me-e in Vo 24. Per questa lettera, come per KUB 3.73, si può dun-
que ipotizzare una provenienza non dal cuore dell'Assiria, ma da una zona di provincia, che permetterebbe
di spiegare alcune differenze di ordine grafico e linguistico rispetto al medio-assiro standard.
26. H. Freydank oralmente. La grafia šar-ru- è invece attestata in testi accadici redatti a @attuša (per es. KBo
1.11 Vo 7¥; KBo 1.2 Ro 21¥; KBo 1.5 Ro 53, 54, 58, 59).
27. Sulla particella -mê tipica dell'accadico periferico e sulla forma pronominale mīnummê v. soprattutto Kühne
1973: 6 n. 34; Adler 1976: 82; Izre'el 1991: 333 ss. (§ 4.7.3); Seminara 1998: 279 ss.
Nr. 11 _ KUB 3.73 135

colari problemi sorgono nella lettura e nell'interpretazione grammaticale della forma verbale a~-/i~-tí-
ú-ni. Teoricamente può trattarsi della 1a pers. sing., della 3a pers. sing. o della 3a pers. plur. del sog-
giuntivo assiro, dipendente da mīnummê … ša. È assai probabile che nella lacuna all'inizio di r. 4¥ sia
da integrare [~ī\a / ~ī\ē ša …] (“Ogni/Qualsiasi [mancanza/colpa che in precedenza / un tempo?] io ho
/ egli ha / essi hanno commesso verso il paese di mio fratello”). In parte diverse le proposte di tradu-
zione di Hagenbuchner 1989b: 276 (“irgendeine Schuld [(X) der] gegen das Land meines Bruders
sündigte”) e Zaccagnini 1990: 44 (“[was there] any sin that I committed against the land of my
brother?”). Non trova invece riscontro nel testo la traduzione delle righe iniziali di KUB 3.73 proposta
da Freu 2003b: 104.

6¥ s. Per l'uso del tema Gtn di ~abātu(m) nei testi del nostro corpus cfr. KBo 1.14 Ro 6¥, 12¥ (nr. 1) e
KBo 1.20 Vo 5¥ (nr. 2) e v. quanto osservato supra nella sezione introduttiva circa un possibile acco-
stamento tra questi testi e KUB 3.73 riguardo al tema delle razzie.

9¥ L'espressione idiomatica ~āma (u) ~u#āba “una pagliuzza (e) una scheggia di legno”, nel senso di
“un nonnulla, la più piccola delle cose”, è attestata nel trattato tra Šuppiluliuma I e Šattiwaza KBo 1.1
Ro 51 (= KBo 1.2 Ro 32) ~āma u ~u#(#)āba ša māt Mittanni ul elqe “non ho preso nulla (lett. “una pa-
gliuzza e una scheggia di legno”) del paese di Mittani” e nel testo di Emar Msk 73266 (= Arnaud 1986
nr. 33) Ro 3-4 u anāku ~āma ~u#āba ša [ma]mma ul ~ubbulākūmi “io non sono debitore di nulla (lett.
“neppure di una pagliuzza (o) di una scheggia di legno”) 29. Stando al resto delle attestazioni e ai dizio-
nari, il vocabolo ~āmū sembra essere un plurale tantum, sicché la forma ~āma non pare corretta 30. Le
due attestazioni sopra citate provengono da testi in accadico periferico (Boğazköy, Emar); ci chie-
diamo se in medio-assiro, lingua nella quale la lettera KUB 3.73 è redatta, non ci si debba piuttosto
attendere ~āmē, non ~āma. È preferibile dunque lasciare aperta la possibilità di integrazione, tanto più
che in accadico anche il solo ~u#ābu(m) “pezzo / scheggia / ramo di legno; legna” sembra avere, già in
epoca paleo-babilonese, il senso traslato riconosciuto per la locuzione ~āma (u) ~u#āba di epoca
successiva (v. supra, nota 29), almeno a giudicare dal passo LFBD Nr. 30: 8 s. ~u#ābum ma~rīja ul
ibašši “Non v'è una (sola) scheggia di legno a mia disposizione!” 31. Cfr. per il nostro passo, senza
l'integrazione del termine ~āmū, Weidner 1959: 40 (“ …] (auch nur) einen Holzspan an der Grenze
deines Landes hat niemand aufgehoben”) e Grayson 1972: 133 (“] the smallest trifle from the border

28. Per quanto ci è noto, mīnummê, usato con valore aggettivale, precede sempre il sostantivo cui si riferisce
nella costruzione mīnummê X ša (cfr. attestazioni in AHw II, 656; CAD M, 97 s.; Adler 1976: 82; Semi-
nara: 1998: 280 ss.).
29. Su questa locuzione si veda soprattutto lo studio di von Schuler 1983, che giustamente sottolinea il paral-
lelismo tra l'espressione idiomatica accadica ~āma (u) ~u#āba (lett. “scarti di vegetali (e) rametto/scheggia
di legno”; sul significato di ~u#ābu(m) v. Landsberger 1967: 48 ss.) e quella ittita ezzan taru (lett. “pula/se-
gatura (e) legno”), entrambe usate col significato di “una piccolezza, un nonnulla, la più piccola delle cose”.
Cfr. anche de Martino – Imparati 1995: 105. Recentemente H. Hoffner apud Cohen 2002: 157 con n. 677
propone di rendere la locuzione ittita con “(from) the chaff (to) the (entire) log”. Ricordiamo che in testi di
epoca medio-ittita è attestata un'altra espressione idiomatica dal significato analogo, indicante “una picco-
lezza”: SÍGmaištan mašiwantan lett. “tanto quanto un filo di lana”, su cui v. Hoffner 1976: 61 s.; de Martino
1996: 69 con n. 317; CHD L-N, 119 e 208b.
30. Cfr. tuttavia la forma ~a!-mi-ia in AEM I/2 nr. 404 Ro 43, non registrata nei dizionari: še-e lu-#i-id ~a!-mi-
ia lu-ú-bi-i[l] “je veux en faire la moisson, et (avoir le temps) d'en faire sécher la paille” (Joannès 1988:
260 s.).
31. Per l'interpretazione del passo v. Landsberger 1967: 50a (“This passage is in line with the alliterative figure
~āmu ~u#ābu for the smallest trifle”).
136 Testi

of your land no one has carried off”); Liverani 1990a: 93 traduce invece “no one removed a blade of
straw or a chip of wood from the march of your land”.

10¥ La proposta di integrazione di Hagenbuchner 1989b: 275 [… ŠEŠ-ia \é-e-ma] non ci pare sintatti-
camente possibile. Eventualmente, seguendo Zaccagnini 1990: 44, che traduce “[My brother] has done
me [wrong(?)]”, si può integrare [… lemutta] ēpušanni “mi fece/trattò [male]” (con doppio accusativo)
o una qualche espressione simile. Tuttavia, essendo ēpušanni un preterito (per l'uso dei tempi verbali
v. quanto osservato sotto, nel commento a r. 12¥), dovrebbe verosimilmente trattarsi o di una frase in-
terrogativa o di una frase con una negazione. Problematica ci sembra inoltre la proposta di Zaccagnini
che il soggetto della frase sia il destinatario della lettera, qui appellato alla 3a pers. Cambi di soggetto
tra 2a e 3a pers. sono talvolta attestati nelle lettere (v. Hagenbuchner 1989a: 147 s.), ma in questo con-
testo riguardo al destinatario si usa chiaramente la 2a pers. (r. 12¥ e 13¥).

12¥ Weidner 1959 leggeva i resti di segno subito dopo la lacuna come AŠ = ina. Se la provenienza
del nostro testo è, come sembra, assira, questa lettura appare poco verosimile. Nei testi medio-assiri
infatti, a nostra conoscenza, la preposizione ina è di solito scritta sillabicamente e in legatura, come
avviene anche nel nostro testo a r. 9¥ (i+na), e non per mezzo del segno AŠ. In tal caso è più opportuno
seguire Zaccagnini 1990: 44, che traduce “[why]” e integrare a-na i-n]é 32. Un ulteriore elemento può
essere addotto a favore dell'integrazione ana īne. Per quanto poco conservato, questo testo mostra un
uso dei tempi verbali conforme alle regole stabilite per le lettere in accadico del periodo medio-babi-
lonese e medio-assiro 33: perfetto nelle proposizioni principali affermative (r. 6¥, 7¥); preterito nelle su-
bordinate (r. 4¥), con la negazione (r. 8¥, 9¥) e con avverbi interrogativi (r. 13¥) 34. Di conseguenza, man-
cando in questo caso una negazione e non trattandosi di una subordinata, bisognerà integrare un avver-
bio interrogativo, ana īne appunto.
Si noti l'uso del tema Š di šanû(m), invece del più frequente tema D, che è un tratto tipico sia del
medio-assiro, sia dell'accadico periferico (Ugarit, Boğazköy); v. AHw III, 1167a e CAD Š1, 408.

13¥ La forma avverbiale akīšūma, non ancora registrata né nei dizionari né nelle grammatiche, si tro-
va attestata anche in una lettera da Dūr-Katlimmu: Cancik-Kirschbaum 1996 Nr. 17: 9 s. ri-ik-sa a-ki-
šu-ma (10) ir!-ták-su “si è raggiunto un accordo nel modo seguente” (segue la descrizione dei termini
dell'accordo). In questo caso dunque, come nota Cancik-Kirschbaum 1996: 178 akīšūma è usato nel
senso di akia “così, nel modo seguente” 35. Nella nostra lettera invece akīšūma sembra riferirsi piut-

32. Benché le particolarità (orto-)grafiche di questo testo notate sopra, nella sezione introduttiva del commento
filologico, non permettano di escludere a priori la proposta di Weidner, sia la grafia i+na di r. 9¥ sia quanto
osservato qui di seguito circa il valore della forma verbale al preterito rendono tuttavia la lettura di Weidner
difficilmente accettabile e fanno propendere piuttosto per l'integrazione da noi proposta.
33. V. GAG § 80f e, di recente, Streck 1997: 272 contra Cancik-Kirschbaum 1996: 62 ss. (cfr. anche
commento filologico a KBo 28.61-64, nr. 8, nota 98). Sul problema dell'uso del pret. e del perf. nei dialetti
accadici di epoca post-paleobabilonese cfr. anche Izre'el 1991: 231 ss. con ampia bibliografia a p. 247, cui
si aggiunga ora, per Emar, Seminara 1998: 373 ss., 378 s.
34. Quest'uso dei tempi costituisce, tra l'altro, un ulteriore elemento a favore dell'ipotesi di una provenienza as-
sira della lettera. Esso non si riscontra, per es., in KBo 1.14 (nr. 1), un testo sicuramente di provenienza itti-
ta, dove in frasi interrogative è usato il perfetto invece del preterito (Ro 19¥ e, in parte integrato, Vo 5¥). Le
regole sopra riportate per l'uso di perf. e pret. non erano infatti sempre rispettate nelle varianti di accadico
periferico (v. a tal proposito la bibliografia riportata alla nota precedente).
35. Cfr. a tal riguardo KUB 3.125 (nr. 15) Vo 10 \e4-ma a-ki-a [, benché lì il significato di \ēmu(m) sia proba-
bilmente diverso rispetto a quello del passo di KUB 3.73 qui discusso (v. infra, nota 42 e commento a KUB
3.125 Vo 6).
Nr. 11 _ KUB 3.73 137

tosto a quanto precede 36. Morfologicamente e semanticamente akīšūma è a nostro avviso da avvici-
nare all'avverbio kīšūma, dal significato analogo (“così, allo stesso modo”), attestato a Ugarit e nelle
lettere da Biblo dell'epoca di el Amarna 37. Si tratta in entrambi i casi probabilmente di formazioni
avverbiali che consistono nella preposizione (a)kī cui viene affisso il pronome enclitico gen. di 3a pers.
sing. masch. -šu con valore di neutro 38 e la particella -ma.
Nel rendere l'espressione \ēma epēšu con “pianificare” si è cercato di fornire una traduzione quanto
più letterale e neutrale possibile, vista anche la frammentarietà del contesto. Come notava von Soden
1978: 80 a proposito del vocabolo \ēmu(m), “Die Gebrauchsweisen des Wortes sind sehr vielfältig,
und oft genug ist die gemeinte Bedeutungsnuance nicht ganz klar erkennbar” 39. L'espressione \]ēma
… tēp[uš del nostro testo è stata tradotta in maniera differente dai vari interpreti: Weidner 1959 “einen
B]ericht … hast du gem[acht]”; Grayson 1972 “a report … have you made”; Hagenbuchner 1989b
“hast du diplomatische Beziehungen … begründet”; Zaccagnini 1990 “have you treated (our) rela-
tionship”. Ci sembra che queste traduzioni ricorrano a sfumature semantiche del termine \ēmu(m) non
del tutto appropriate. Quanto al significato di “relazione (diplomatica), rapporto (amichevole), intesa”
(Hagenbuchner, Zaccagnini) per \ēmu(m) si tratta di un'accezione secondaria e molto particolare, atte-
stata, a nostra conoscenza, in alcuni casi soltanto nei testi accadici di provenienza egiziana 40 ed appar-
tenente dunque ad un ambito linguistico e storico-geografico estraneo al nostro testo 41. Quanto al si-
gnificato di “notizia, avviso, rapporto” (Weidner, Grayson) per \ēmu(m), che ricorre spesso nel lin-
guaggio epistolare, bisogna osservare tuttavia come esso sia attestato solitamente in presenza di altri

36. Un uso analogo è attestato con kīam “così”, che spesso introduce quanto segue (“nel modo seguente”), ma
può anche riferirsi a quanto s'è detto in precedenza (“nello stesso modo, in questo modo”). V. AHw I, 470;
CAD K, 325 ss.; Izre'el 1991: 283.
37. CAD K, 465; Kühne 1973: 7 n. 34; Huehnergard 1989: 199.
38. Cfr. AHw I, 493b: “kī-šū-ma ?”. Formazioni analoghe sono per es. adī-šu, (w)arkī-šu, inū-šu, su cui v. GAG
§ 42d; Mayer 1995: 177.
39. Su questo vocabolo e sui diversi significati v. soprattutto Bottéro 1973: 146 ss. (“\ēmu … dans la plupart
des autres langues sémitiques, il implique une idée de ‘gouter, apprecier en goûtant' … tout autant ‘la déci-
sion' que l'on prende que celle que l'on a élaborée en son esprit avant de la faire passer dans ses actes ou de
la communiquer à des tiers, voire la faculté de prendre de telles décisions, et même les ‘informations'
nécessaires pour les prendre”) e Jeyes 1989: 119 s.
40. La locuzione (damqa) \ēma epēšu itti X “fare un (buon) \ēmu(m) con q.cuno” è attestata in due lettere pro-
venienti dalla corte egizia col significato di “allacciare un rapporto; stabilire una relazione (amichevole),
un'intesa con q.cuno” (cfr. AHw III, 1387b § 11; CAD E, 223): KBo 1.24++ Ro 10 \ēma damqa ša šarru
rabû šar māt Mi#rī īpušu itti šarri rab[î šar māt @atti] “das gute Verhältnis, das der Großkönig, der König
des Landes Ägypten, geschaffen hat mit dem Gr[oß]könig, [dem König des Landes @atti]” (Edel 1994a: 74
s.); KBo 28.24 Ro 7¥ ītepšū \ēma itt[i a~āmiš “(das Land Ägypten und das Land @atti) haben mit[einander]
Beziehungen aufgenommen” (Edel 1994a: 80 s.). La medesima espressione è da integrare anche in KBo 28.
20: 3¥ (Edel 1994a: 192) e in KUB 3.51 Ro? 23¥ s. (Edel 1994a: 18). Lo stesso significato di “relazione
(amichevole)” si può attribuire al vocabolo \ēmu(m) anche in altri passi delle lettere egiziane (per es. KBo
28.16: 2¥ e KUB 3.65 Vo 9¥ — qui si dice che sono gli dèi ad aver fondato (epēšu) questo rapporto; cfr. Edel
1994a: 56 e 160) e della versione accadica del trattato tra @attušili III e Ramses II (KBo 1.7+ Ro 9, 11, 12,
20; v. Edel 1997: 18, 20, 22, 24). Nella versione in egiziano del trattato all'accadico \ēmu(m) corrisponde il
vocabolo s~r (v. Edel 1997: 88), il cui spettro semantico, con i significati di “Gedanke, Plan, Rat; Art und
Weise; Angelegenheit” (v. Wb IV, 258 ss.), coincide con quello del termine accadico.
41. Si ricordi tuttavia il caso del testo KBo 28.72, per il quale l'editore H.M. Kümmel notava “mit assyrischen
Zeichenformen, aber einer dem ägyptischen Kanzleistil ähnlichen Diktion”. Su questo testo v. in particolare
Cap. I § 2.4.
138 Testi

verbi 42. Nel nostro contesto “fare un \ēmu(m)” sembra molto più semplicemente significare “pianifi-
care, fare un piano” o, più liberamente, “decidere, regolare in un certo modo una faccenda” 43. Con la
domanda “Perché hai pianificato in questo modo?” il mittente vuole probabilmente ribadire il disap-
punto espresso alla riga precedente con la frase “Perché hai mutato il tuo animo?”.

42. Come mostrano, per esempio, le attestazioni raccolte da Cancik-Kirschbaum 1996: 67 s. nel corpus delle
lettere medio-assire, il sostantivo \ēmu(m) nell'accezione di “informazione, notizia, avviso; istruzione; de-
cisione” è usato solitamente con i verbi šapāru, ubālu, laqā"u, šakānu, qabā"u, alāku, lamādu e dagālu, mai
con epēšu(m). Un altro verbo spesso usato con \ēmu(m) nell'accezione di “notizia” è târu(m) al tema D.
L'unica attestazione del vocabolo in questa accezione con il verbo epēšu(m) si troverebbe secondo CAD E,
223b (\ēmu b¥: “to make a report”) nella lettera MDP 18 237: 20; ma l'interpretazione di questo passo non è
chiara. Retto dal verbo šakānu(m) il sostantivo \ēmu(m) si trova, tra i testi del nostro corpus, in KUB 3.125
Vo 6 (nr. 15).
43. Così per es. in ARM I 53 + M. 7340 Vo 4¥-7¥ [\]ēm Tu<r>ukkī [i]nneppe[š] u \ēm ~arrān mātim elītim
inneppe[š] “una [de]cisione riguardo ai Turukkei sarà [p]res[a] (lett. fatta) e una decisione riguardo alla spe-
dizione verso il Paese Alto sarà pres[a]” (cfr. CAD E, 223 “to make a decision”); Durand 1998: 58 traduce:
“on va régler l'affaire des Turukkéens, puis celle de l'expédition vers le Haut-Pais”. Cfr. anche AHw III,
1386b § 6a, che per l'espressione \ēma(m) epēšu(m) propone la traduzione “Planung durchführen”. Come
gentilmente ci fa notare W.R. Mayer, tuttavia, in altri casi l'espressione \ēma(m) epēšu(m) sembra avere
piuttosto il significato di “fare un rendiconto, un calcolo”. Così per es. in VAB 5 Nr. 172 (= CT II 28) r. 1-8
Erīb-Sîn u Nūr-Šamaš tappûtam īpušūma ana bīt Šamaš īrubūma \ēmšunu īpušūma …… mit~āriš izūzū
“Erīb-Sîn e Nūr-Šamaš hanno fatto una società, si sono recati nel tempio di Šamaš, hanno fatto il loro rendi-
conto/calcolo e … … hanno diviso equamente”.
Nr. 12 _ KUB 3.74 139

12

Testo
KUB 3.74 (Bo 8383); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Otten 1959: 12; Hagenbuchner 1989b: 248 (Nr. 190).
b) Harrak 1987: 214; Heinhold-Krahmer 1988: 94 n. 182; Harrak 1998: 249; Wouters 1998: 272; Klengel 1999:
279.

Purtroppo in uno dei pochissimi casi in cui sono conservati sia il nome del mittente che quello del de-
stinatario (Tut~alija IV e Tukultī-Ninurta I) la parte restante del testo è in condizioni tali da non forni-
re informazioni utili per la ricostruzione dei rapporti tra le due corti. Come anche in KBo 18.25(+) (nr.
5) e in KUB 26.70 (nr. 22), è degna di nota la citazione del nome del re assiro in r. 3, all'interno del
testo 1. Proprio il fatto che in questa lettera il riferimento al re assiro sia chiaramente in seconda per-
sona può essere utile per interpretare in modo analogo i passi corrispondenti, formalmente ambigui,
negli altri due testi 2.

Ro
1 [U]M-MA DUTUŠI mtu-ut-~a-li-ia L[UGAL.GAL LUGAL KUR URU~a-at-ti]
2 [A-N]A mtù-ku-ul-tu-DIB LUGAL.[GAL LUGAL KUR URUaš-šur ŠEŠ-IA QÍ-BI-MA]
––––––––––––––––––––––––– - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
3 [nu z]i-{ik} ku-it mtù-ku-ul-t[u-DIB
4 [am-me]-{e}-el SIG5-an-ni x 3 [
5 [ku-e-da-n]i-ik-ki še-er a[r-?
––––––––––––––––––
6 [zi-ig-g]a kiš-an-na[
7 [ ]xxxx[

Ro
(§ 1)
1 Così (dice) il mio Sole, Tut~alija, [Gran] R[e, re del paese di @atti]:
2 [a] Tukultī-Ninurta, [Gran] Re, [re del paese di Aššur, mio fratello, di'!]

1. Cfr. commento storico a KBo 18.25(+) e a KUB 26.70 per osservazioni in proposito; si veda anche il com-
mento filologico al testo qui presentato.
2. Si rimanda ai relativi commenti per una discussione in proposito.
3. Otten 1959 propone di integrare una forma di 2a pers. sing. da ~atrai- che dipende da zik di r. 3 (“Was das be-
trifft, daß du um mein Wohlbefinden [nicht geschrieben hast]”), vedendo in questo passo un possibile paral-
lelo con KBo 1.14 (nr. 1) Vo 5¥ s. Hagenbuchner 1989b propone invece di integrare una forma di 1a pers.
sing. sempre dal verbo ~atrai- (~[a-at-ra-nu-un: “In [mein]er guten Gesinnung [habe ich dir ge]schrie[ben]”).
Il segno resta però di lettura incerta anche in seguito a collazione.
140 Testi

(§ 2)
3 Riguardo a ciò che [t]u, Tukult[ī-Ninurta … mi hai scritto …
4 con mi[a] buona disposizione d'animo …[
5 a [chiunq]ue … [

(§ 3)
6 E [t]u anche così [

Per l'aspetto paleografico va notato il segno @A (Ro 1) nella forma relativamente recente tipica del ductus
“IIIc”. Il segno IT presenta la forma recenziore con il secondo orizzontale “nicht gebrochen” (Ro 3). I segni KI
(Ro 5) e KU (Ro 2, 3) compaiono nella forma tradizionale ittita. I segni LI (Ro 1) e IK (Ro 5) hanno la forma
relativamente recente tipica del XIII sec.

3 Singolare è l'uso del nome proprio del destinatario, invece dell'usuale ŠEŠ-IA (cfr. quanto detto nel
commento storico). Lo stesso accade probabilmente anche in KUB 26.70 (nr. 22) r. 3¥ e KBo 18.25(+)
(nr. 5) Ro! 2¥ (se il verbo è interpretato come 2 pers. sing.; v. commento a questi testi).

4 Su SIG5-anni, dat.-loc. sing. di aššuwatar, v. HW 2 A, 540 s.


Nr. 13 _ KUB 3.75 141

13

Testo
KUB 3.75 (Bo 5897); collazione su fotografia.

Bibliografia
b) Hagenbuchner 1989b: 483 (Nr. 422).

1¥ ]x[
2¥ ]-šu la-bi [(-)
3¥ ]x ú bi ka[
4¥ it?]-ta-ba-ak-ku x[
5¥ ]-na i+na UGU-~i [
6¥ ]šá a-na ia-a-ši [
7¥ -u]š mi-im-m[a
8¥ ]x-ri-is/#/z k[i-/q[í
9¥ ]-{el ri}-[

Il frammento presenta il tipico ductus medio-assiro della seconda metà del XIII sec. a.C. (cfr. in parti-
colare il segno TA a r. 4¥ e il segno BA sempre a r. 4¥).
Se la nostra ipotesi di lettura è corretta, a r. 4¥ potrebbe trovarsi la forma verbale ittabâkku, perf. G
vent. + dat. 2a pers. sing. di tabā"u(m) (“contro di te si è levato”?), benché risulti strana in assiro la
contrazione tra ultimo radicale e vocale iniziale del ventivo.
142 Testi

14

Testo
KUB 3.77 (Bo 3581 + 3717) (+) KUB 3.78 (Bo 7400); collazione su fotografia.

Bibliografia
b) Weidner 1959: 40; Deller – Postgate 1985: 74; Harrak 1987: 82 n. 46; Hagenbuchner 1989b: 483 (solo KUB
3.78 = Nr. 423).

Secondo l'indicazione di E. Weidner (KUB 3, p. 36) KUB 3.77 e KUB 3.78 appartengono alla stessa tavoletta,
ma l'esatta posizione dei due frammenti all'interno del testo non è determinabile.

KUB 3.77
Ro
1¥ [ ]xx x[ (§ 1¥) [ ]…[
2¥ [ ]-šu še-er-ta am-ma-x[ [ ] … di mattina … [
3¥ [ ]x Dša-am-šu 1(-)sa/ir-x[ [ ] … il sole? … [
4¥ [ ]x MAN TAR ŠA I DA 2 [ [ ]… … … … [
5¥ [ ]x am-mar-ku-nu[ [ ] … io vi vedo [
6¥ [ ] 3 ~a-ta-iu-ú[ [ ] l'ittita [
7¥ [šu-u]b-ri-ú x[ [il su]bareo …[
8¥ [ ]x-ka-ma i+na[ [ ] tuo e in/nel [
9¥ [ ]x(-)ta-x[ [ ]…… [
10¥ [ ]x-~a-at/d-x[ [ ]…… [
11¥ [ mi?]-im-ma x[ [ og]ni …
––––––––––––––––––
12¥ i+na ša-ni-e u4-m[i (§ 2¥) Il gio[rno] successivo [
13¥ ù 2 qa-ta-te[ e 2 mani / parti [… … (dicendo):
14¥ ma-a ÉRINMEŠ am-mar x[ “Tante truppe quante …[
––––––––––––––––––––
15¥ šu-ub-ri-ú da-[ (§ 3¥) Il subareo …[
16¥ e-ta-na-ri-sú a-na[ io gli richiedo in continuazione 4. Per / A [
17¥ x-šu-ta 5 tu-ta-ra[ … tu mi riporti/rimandi [
18¥ [ ]-šu da-[ [ ]……[
19¥ [ ]x[ [ ]…[

1. Sulla possibilità che Dša-am-šu sia parte di un nome proprio v. infra.


2. I segni, pur chiaramente leggibili, non sembrano dare un senso. Deller, MdK, propone di vedere nella prima
parte della riga il nome di un re subareo terminante in -tar.
3. Deller, MdK, propone di integrare [LUGAL]. V. infra, nota 13.
4. Oppure: “egli gli richiede in continuazione”.
5. Il primo segno sembra LIŠ. Deller, MdK, si chiede se sia possibile una lettura lašx del segno LIŠ. In tal modo
si otterrebbe il vocabolo laššūtu (AHw I, 540 “Neinwort, Ablehnung”; CAD L, 110 “mng. uncert.”), la cui
attestazione è per altro incerta (cfr. Güterbock 1958: 88 con n. 11).
Nr. 14 _ KUB 3.77 (+) KUB 3.78 143

Vo
1¥ {a-na-ku ki-i? 6} x[ (§ 4¥) Io come …[
2¥ {a}-na-ku iš-tu Ì[R io dal/con il se[rvo
3¥ a-na-ku iš-tu ÌR-k[a? io dal/con il t[uo?] servo [
4¥ e-ta-na-r[i 7-sú? io [a lui?] in continuazione richied[o 8
––––––––
5¥ i+na 12 lim 13 [ lim? (§ 5¥) Da / In 12.000, 13.[000?
6¥ 2 lim 2 ME 10[ 2.210[
7¥ 2 ME 35 x[ 235 …[
8¥ lu-ú ÉRINMEŠ lu-[ú o truppe o [
9¥ a-na šu-a-šu ša(-)x[ a lui … [
10¥ i+na 20 30 sa-[ da / in 20, 30 …[
11¥ iz-za-zu-ni a-[ sta(nno) …[
12¥ i-qa-bi a-x[ egli dice … [
13¥ DINGIR lu la-{a}[ che il dio non [
––––––––––––––
14¥ an-{ni-ú?}[ (§ 6¥) Questo? [
15¥ x [ ]x [ ……[

KUB 3.78
1¥ ] x ÉRINMEŠ-š[u ] … le sue truppe [
2¥ i]l-te-šu-nu [ c]on loro [
3¥ ]-áš-šu? a-di x[
4¥ ]-aš?(-)šu-ut {i+na} x[ (le restanti righe non contengono
5¥ A]M R[A? elementi traducibili)
6¥ ]5[

Il ductus 9 e la lingua 10 dei frammenti sono tipicamente medio-assiri; una loro provenienza dall'Assiria
sembra dunque certa. Nonostante lo stato estremamente frammentario del testo, vi sono alcuni elemen-
ti che fanno pensare ad una lettera di ambito diplomatico, quali il riferimento a truppe (KUB 3.77 Ro
14¥, Vo 8¥; KUB 3.78: 1¥), a un “servo” (nel senso di vassallo? KUB 3.77 Vo 2¥, 3¥), a un “subareo”
(KUB 3.77 Ro 7¥, 15¥) e ad un “ittita” (KUB 3.77 Ro 6¥) 11. In particolare la menzione di un “subareo”

6. Così in base a collazione.


7. Sicuro in base a collazione. Cfr. Ro 16¥.
8. Oppure: “egli [a lui?] in continuazione richiede”.
9. Cfr. in particolare in KUB 3.77 i segni ŠA (Ro 3¥, 4¥, 12¥, Vo 9¥) e TA (Ro 2¥, 6¥, 13¥, 17¥, Vo 4¥).
10. Cfr. forme quali am-mar “tanto quanto” (KUB 3.77 Ro 14¥; v. Mayer 1971: 39 s. § 38, 100 § 86.3); e-ta-na-
ri-sú (KUB 3.77 Ro 16¥, Vo 4¥: 1a o 3a pers. sing. pres. Gtn di erāšu); šu-a-šu (KUB 3.77 Vo 9¥: dat. pron. 3a
pers. sing. masch.); i-za-zu-ni (KUB 3.77 Vo 11¥: soggiunt. 3a pers. sing./plur. pres. G di i/uzuzzu); i]l-te-^u-
nu (KUB 3.78: 2¥); forse anche šu-ut (KUB 3.78: 4¥: nom. pron. 3a pers. sing. masch.).
11. Da un punto di vista linguistico si noti la presenza di due diversi suffissi per la formazione della nisbe, -āju
(v. GAG § 56p) in ~attāju e -ī"u (v. GAG § 56q) in šubrī"u (< šubarī"u < *Šubart- + -ī"u), sull'uso dei quali
in med.-ass. v. Mayer 1971: 45 s. (§ 46.2).
144 Testi

collega questo frammento alla lettera, sempre di provenienza assira, KBo 1.20 (nr. 2), in cui si cita
uno šarru šubrī"u. Come si discute nel commento a KBo 1.20, in quel testo l'appellativo “re subareo”
sembra usato in tono spregiativo per qualificare un personaggio il cui comportamento risulta in qual-
che modo ostile. Lo stato frammentario di KUB 3.77(+) non permette purtroppo di comprendere quale
fosse in questo testo né lo status del “subareo” (che viene menzionato senza un titolo o un appellati-
vo), né il ruolo da lui giocato 12.
Un elemento interessante, quanto enigmatico, è la forma Dša-am-šu in KUB 3.77 Ro 3¥. Come os-
servato supra a nota 1, potrebbe trattarsi di parte di un nome proprio, benché l'elemento ^am^u sia
attestato raramente nei nomi di persona medio-assiri, ricorrendo solitamente la forma ^am^ī (cfr. Sapo-
retti 1970b: 159 e Freydank _ Saporetti 1979: 178). Un'altra ipotesi, forse preferibile, è che si tratti in-
vece di un riferimento concreto al sole, come porterebbe a credere la menzione del mattino (šērta) alla
riga appena precedente 13.

12. A tal riguardo va rettificata l'affermazione di Harrak 1987: 82 n. 46 secondo cui “The gentilic šarru šubrīu
comes again in […] KUB 3.77”. In realtà, a differenza di KBo 1.20, qui in KUB 3.77 si fa menzione solo di
un “subareo”, non di un “re subareo”.
13. Secondo Deller, MdK, con Dša-am-šu si intenderebbe il re ittita, donde la sua proposta di integrazione
[LUGAL] @a-ta-iu-ú a r. 6¥. In tal caso, sempre secondo Deller, l'inizio di KUB 3.77 (fino a r. 8¥ circa)
rappresenterebbe la citazione di un passo di una lettera di una terza persona, in cui si fa menzione del re itti-
ta chiamandolo appunto Dša-am-šu e LUGAL ~attāju. Anche a prescindere dalla singolare grafia sillabica
invece dell'usuale logogramma DUTUŠI, tale ipotesi risulta a nostro avviso problematica. Se si tratta infatti
di un passo ripreso da una lettera di un Gran Re, l'uso del titolo “(mio) Sole” per designare il re ittita è al-
quanto strano. Se invece si tratta del passo di una lettera di un vassallo o di un dignitario, dopo il titolo
“(mio) Sole” ci si attenderebbe “mio signore”, ma la parola che segue Dša-am-šu non è bēlī. Infine, si po-
trebbe avanzare anche l'ipotesi di un collegamento della forma Dša-am-šu con il titolo “dio Sole di tutte le
genti” (Dšam-šu KIŠ UNMEŠ, RIMA 1: A.0.78.5 e 19) adottato da Tukultī-Ninurta I, secondo l'opinione di
Harrak 1987: 260, per sfida nei confronti del re ittita Tut~alija IV. Per una diversa interpretazione cfr. Gray-
son 1971: 315-316 (v. anche supra Cap. I nota 98).
Nr. 15 _ KUB 3.125 145

15

Testo
KUB 3.125 (Bo 6232); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Hagenbuchner 1989b: 359 s. (Nr. 251).
b) Klengel 1968: 74; Singer 1985: 103 n. 17, 118 n. 103; Harrak 1987: 145; van den Hout 1995a: 97, 99; Klengel
1999: 280.

Questo frammento è stato attribuito alla corrispondenza diplomatica tra Ittiti e Assiri sulla base della
lingua, dell'appellativo “mio fratello” (Vo 7 e 19) e della citazione del paese di Išuwa (Vo 9 e 15) 1. A
questi argomenti, già molto validi, si può aggiungere che nei passi Ro 6-12 e Vo 2-5, benché molto
frammentari, sembrano trattate questioni che ben si accordano con il contenuto di di un testo interna-
zionale 2; la menzione del paese di Papan~a/i (Vo 1), per cui si veda anche KUB 23.103 // 23.92 (nr.
17.III) Vo 20¥/19¥ e relativo commento, rappresenta un ulteriore indizio per l'attribuzione del testo alla
corrispondenza ittito-assira. Per il contenuto, per la lingua e per il ductus, si tratterebbe di lettera scrit-
ta dal re ittita 3.
A questo testo accenna Harrak in riferimento a KUB 3.73 (nr. 11): in entrambi i testi si parlerebbe
di violazioni di frontiera, ma in realtà non abbiamo elementi utili per ricostruire correttamente l'inizio
di Vo 5 in KUB 3.125 4.
Per quanto riguarda l'attribuzione, Klengel (1968: 74) parla genericamente del regno di @attušili III
come limite alto; Hagenbuchner mette in evidenza la presenza del nome Nerikkaili, forse da identifi-
care con il figlio dello stesso @attušili 5. A nostro parere sia la la presenza del nome di Nerikkaili,
frequentemente citato, come figura politicamente attiva, in testi dell'epoca di Tut~alija IV, sia la men-
zione del paese di Papan~a/i 6 rendono probabile una collocazione del testo all'epoca di Tut~alija IV
(mittente) e di Tukultī-Ninurta (destinatario).

1. Cfr. in particolare Klengel 1968: 74. Hagenbuchner (1989b: 360) si limita ad osservare che si tratta molto
probabilmente di lettera tra due Grandi Re.
2. Da sottolineare in particolare l'integrazione ri-k[i- qui proposta in Vo 3.
3. Per la mancanza delle formule iniziali di saluto e di augurio cfr. Cap. I § 5.3; questa mancanza è ovviamente la
conferma che il testo a noi conservato non rappresenta la copia esatta della lettera effettivamente spedita (cfr.
anche Cap. I § 4). Per osservazioni sulla grafia e sulla lingua del testo si rimanda al commento filologico.
4. Harrak 1987: 144-145. Di “border incident” relativamente a questo passo parla anche Singer 1985: 103 n. 17.
V. pure nostro commento a KUB 3.73 (nr. 11).
5. Cfr. Hagenbuchner 1989b: 360. Il nome è conservato solo parzialmente, ma come si vede la lettura è assicu-
rata da quanto rimasto alle righe Ro 13, 18, 23. Per la possibilità di identificazione con il figlio di @attušili III
e fratello di Tut~alija IV ben noto da altre testimonianze cfr. anche van den Hout 1995a: 97, 99.
6. Per cui cfr. anche KUB 23.103 // 23.92 (nr. 17.III) Vo 20¥/19¥ e infra commento filologico.
146 Testi

Ro
1 um-m[a 7 (§ 1) Cos[ì (dice)
2 a-na[ a[…
–––––––––
3 MU.IM.MA[ (§ 2) Nell'anno passato[
4 a-na ga-[ a/per … [
5 ša a-na x[ che a/per …[
6 ki-i at-t[a come/che t[u
7 canc. 8 it-ti m[ con? …[
8 an-ni-ta(-)x[ questa … [
9 {a}-na ~a-ma-a[t! 9 in aiut[o? di …
10 {a}-ma-ta an-[ni-ta que[sta] parola/questione [
11 LÚKÚR-ka šu-x 10[ il tuo nemico …[
12 a-na-ku a-na x[ io a …[
––––––––––––
13 UD-ma 11 mne-r[i- (§ 3) Ora Ner[ikkaili
14 1 LÚ at-tu-k[a un uomo che t[i] appartiene[
15 šu-pur-ma li-š[a- scrivi, affinché egli …[
–––––––––––––
16 šúm-ma an-ni-ta[ (§ 4) Se questa[
17 it-ti-ia li-il-[ 12 con me ven[ga?!
18 la-aš-al-šu mn[e- Lo voglio interrogare! N[erikkaili
19 DUMU.MUNUS mga-a-x[ 13 una/la figlia (di?) Gā…[
20 1-en DUMU x[ un solo figlio …[
21 lu-ú x[ veramente / oppure …[
22 a-n[a a[
23 [mne-ri-i]q-qa-DIN[GIR-lim [Neri]kkai[li
24 [ ] i-x[ […] … [
25 [ ]x ša[(-) […] … [
b. inf.
26 [aš-š]um a-ma-ti[ [Rig]uardo al fatto/alla parola che[
27 [a]-na KAxU-ia me-x 14[ alla mia bocca …[
28 ša-"a!(IM)-al-šu-m[a 15 Interrogalo, [affinché …

7. Le tracce di segno copiate sull'autografia prima di UM non sono visibili sulla foto. Le prime due righe, con-
tenenti l'intestazione, erano più distanziate dal margine sinistro rispetto al resto del testo, come riprodotto
anche sulla copia.
8. Le tracce di segno prima di it-ti sono erase.
9. La lettura di Hagenbuchner 1989b ~a-ma-t[im? sembra da escludere. Si tratta probabilmente dell'inizio di
AT, anche se sulla foto è effettivamente visibile un verticale, che fa apparire il segno piuttosto come PA.
10. Secondo Singer 1985: 103 n. 17 si troverebbe qui la medesima espressione attestata in KUB 3.73 (nr. 11) r.
10¥, per cui un'integrazione possibile sarebbe šu-{ú}-[ut (“eg[li] (è/era) tuo nemico”). In base alla foto, il
segno Ú risulta tuttavia assai incerto.
11. Oppure u4-ma “oggi”? V. commento.
12. Hagenbuchner 1989b: li-il-[li-ka.
13. Il nome non compare in Laroche 1966. Oppure 1 ga-a-x[?
14. Oppure mx-[.
15. La foto del bordo inferiore manca, per cui non si è potuto verificare se la copia è corretta nel riprodurre ef-
fettivamente il segno IM. In ogni caso l'emendazione di IM in A" appare inevitabile.
Nr. 15 _ KUB 3.125 147

Vo
1 KUR {ba}-ba-an-~a ki-i[(-) (§ 5) Il paese di Papan~a/i come(?) [
2 \a-~u KUR.KURMEŠ-ni x[ egli ha avanzato pretese(?) 16. I nostri paesi …[
3 a-na ~a-mì-iš 17 ri-k[i- 18 insieme/tra di noi un trat[tato/acc[ordo
4 lu-ú ni-ra-ak-k[a-as 19 veramente far[emo (lett. legh[eremo)
5 ša ZAG@I.A-ni x[ dei/che i nostri confini/territori …[
6 \e4-ma šu-ku-un-š[u tu trasmettigli l'informazione/l'ordine/la decisione [
––––––––––––––
7 ŠEŠ-ia *a-ma-ta* x 20[ (§ 6) Fratello mio, la parola/questione [
8 lu *te-bi?* 21 un-du [ che sia in viaggio?/veramente è in viaggio? 22. Ora [
9 i-na KUR i-šu-wa[ nel paese di Išuwa[
10 \e4-ma *a-ki-a* x[ l'informazione/ l'ordine/ la decisione così …[
11 ma-a-an 23 šum-ma LU[GAL? Se il r[e?
12 i-~a-bat-šu ù x[ egli lo saccheggerà e …[
13 a-na mza-ad-du-wa x[ a Zadduwa …[
14 la-a tù-ma-aš-ša-[ar tu non (ri)lasce[rai
–––––––––––––––
15 ù i-na KUR i-[šu-wa? (§ 7) E nel paese di I[šuwa?
16 i-ba-aš-ši LÚM[EŠ c'è. Gli uomi[ni
17 ù šúm-ma a-n[a e se a[
18 a-na na-ra-ru-ti[ in aiuto[
19 ŠEŠ-ia a-kán-n[a Fratello mio, cos[ì
20 ma-a iš-{tu} AB[ (dicendo): “Da …[
21 ù i-na *x 24-me-*[ e in …[
(Il testo finiva probabilmente qui, poiché il resto della tavoletta non è più scritto fino al margine in-
feriore)

Il ductus presenta alcune forme di segno non ittite di derivazione “(assiro-)mittanica” (ŠA: Ro 5,15?, b. inf. 28;
LA: Vo 14; KU: Ro 12, Vo 6; A"!: b. inf. 28 25; UM: Ro 1), accanto a forme normali ittite (ŠA: Vo 5, 14; LA:
Ro 18). Da questo punto di vista, il ductus di KUB 3.125 sembra dunque analogo a quello di KBo 1.14 (nr. 1), di
ascendenza “(assiro-)mittanica”, per la cui discussione rimandiamo a Cap. I § 5.1.1.2. Uguale a quella in KBo
1.14 è pure la forma del segno LI (Ro 15, 17), corrispondente a quella del repertorio ittita recenziore, mentre

16. V. commento.
17. Lettura di AHw I, 18a § 5.
18. Da integrare verosimilmente in ri-ki-[il-ta. Hagenbuchner 1989b: tal-ki [, ma questa forma non ci risulta at-
testata. Deller, MdK legge tal-q[é (“tu hai preso”; forma assira), che tuttavia mal si concilia con ana a~āmiš
“insieme, l'un l'altro” che precede.
19. La lettura di Hagenbuchner 1989b lu-ú-ni-ra-ak-k[a non ci sembra dare senso.
20. Hagenbuchner 1989b: a[n-ni-ta; cfr. Ro 10.
21. In base a collazione il primo segno è LU, come sulla copia; il secondo è TE, come sulla copia, ma scritto su
cancellatura. Il terzo segno, pure scritto su cancellatura, resta di lettura incerta, ma a giudicare dalla foto
sembra trattarsi di BI, non di TI, come disegnato sulla copia. La lettura la ti-dì di Hagenbuchner 1989b è
dunque da correggere. Per l'interpretazione dei segni come lu te-bi v. commento.
22. V. commento.
23. V. commento.
24. Forse AL.
25. Nel testo si trova il segno IM, chiaramente errore per A" (v. supra nota 15).
148 Testi

diverse sono le forme dei segni @A (Ro 9, Vo 1, 3, 12) e KI (Ro 6, Vo 1, 3, 10). Laddove KBo 1.14 presenta le
tipiche forme “(assiro-)mittaniche”, che entreranno poi a far parte del repertorio canonico ittita alla fine del XIII
secolo (@A con un unico angolare; KI con un unico angolare iniziale che precede un verticale), KUB 3.125 pre-
senta invece per @A la variante “più arcaica” con doppio angolare e per KI la forma tradizionale ittita con due
angolari iniziali. Anche per i segni RU e TI, KUB 3.125 presenta la forma ittita, laddove KBo 1.14 ha quella
“(assiro-)mittanica” (anche se per TI essa alterna in KBo 1.14 con quella ittita). Lo stesso dicasi per il segno EN
(Ro 20), che presenta la forma ittita tradizionale, con un piccolo cuneo verticale posto sotto l'orizzontale iniziale.
Ancor più che per KBo 1.14, si può dunque parlare per KUB 3.125 di un ductus misto, in cui forme estranee o
rare nel segnario ittita si alternano a forme tipiche della tradizione ittita.
Dal punto di vista linguistico vanno notati i seguenti assirismi: l'avverbio akia “così” (Vo 10); la particella
del discorso diretto mā (Vo 20); la forma di prec. 1a pers. sing. la-aš-al-šu (Ro 18) e di imp. 2a pers. sing. ša-
"a!(IM)-al-šu-m[a (b. inf. 28) con flessione forte; la forma nārārūti (Vo 18); lo stativo D 3a pers. sing. masch.
\a~~u (Vo 2). L'avverbio undu “ora, allora” (Vo 8), di origine hurrica, è tipico invece dell'accadico periferico (v.
da ultimo soprattutto Huehnergard 1989: 201; Izre'el 1991: 320). Problematica è la forma ma-a-an di Vo 11, per
cui v. commento alla riga.

Ro 13 Il contesto frammentario non lascia decidere se la sequenza UD-MA stia per u4-ma “oggi” op-
pure per UD-ma, cioè a(n)numma “ora”, grafia, questa, ricorrente nei testi di Ugarit (AHw I, 55a; Dur-
ham 1976: 176) e attestata a nostro avviso anche in KBo 1.14 (nr. 1) Vo 16¥ (v. commento a quel passo).

Ro 18 Si noti la “gebrochene Schreibung” la-aš-al-šu per rendere la media aleph (laš"alšu). In b. inf.
28 la flessione forte viene invece resa graficamente per mezzo del segno A" (ša-"a!-al-).

Vo 1 La menzione di KUR ba-ba-an-~a avvicina questo testo a KUB 23.103 Vo 20¥ KUR URUba-ba-
an-~i (= KUB 23.92 Vo 19¥ KUR URUpa-pa-an-~i; “Lettera a Bābu-a~a-iddina”, nr. 17.III). Il
territorio di Papan~a/i 26 va situato nell'area di Diyarbakır ed è noto, nella forma Pap~i, anche dalle
fonti medio-assire come teatro di operazioni militari di Tukultī-Ninurta I e Tiglatpileser I (v.
Hagenbuchner 1989b: 260 con bibliografia precedente, cui si aggiunga Salvini 1967: 43 s. con n. 4,
48; RGTC 5, 190 s.; RGTC 6, 301; RGTC 6/2, 120, tutti con ulteriore bibliografia).

Vo 2 Contra Labat 1932: 222 la forma \a-~u non rappresenta l'aggettivo \ā~(u) “vicino a, confinante
con”, che secondo AHw III, 1379a è forma solo tardo-babilonese, bensì più verosimilmente lo stativo
D 3a pers. sing. masch. assiro (\a~~u) del verbo \a~ā"u (bab. \e~û(m)) “venire molto vicino, accostar-
si”, che secondo AHw III, 1384b ha il significato di “jmd. ist herangebracht, hat Anspruch auf”.

Vo 5 Singer 1985: 103 n. 17 parla a proposito di questo passo di “border incident”, mentre Harrak
1987: 145 di “border violation”, cosa di cui in realtà nel testo non si fa menzione (cfr. supra intro-
duzione storica al testo).

Vo 6 Sul sostantivo \ēmu(m), qui retto dal verbo šakānu(m) e usato nell'accezione di “ordine / deci-
sione / informazione”, cfr. quanto osservato nel commento a KUB 3.73 r. 13¥ (nr. 11), dove tuttavia il
vocabolo è usato con un significato diverso. Verosimilmente nella medesima accezione di “ordine /
decisione / informazione” come in Vo 6, \ēmu(m) è attestato anche poco sotto, in Vo 10.

26. Si tratta di una forma aggettivale hurrica che significa letteralmente “montuoso”, derivata per mezzo del
suffisso -ġe/-~~e, indicante appartenenza, da f/paba “montagna” o f/pab(a)=ni “monte” (f/paba=n=ġe, op-
pure per dissimilazione da f/paba=~~e).
Nr. 15 _ KUB 3.125 149

Vo 8 Come indicato nella nota alla trascrizione, la parte iniziale della riga presenta i segni LU, TE e,
probabilmente, BI. Proponiamo di interpretare questa sequenza come lū tebi, cioè stat. 3a pers. sing.
masch. di tebû(m) “(sol)levarsi, mettersi in cammino” (AHw III, 1342b “St. ist auf, steht, ist unter-
wegs”) 27 preceduto dalla particella asseverativa o desiderativa lū. Un ostacolo a questa interpretazione
può essere rappresentato dalla grafia della particella, che in questo testo compare altrove come lu-ú
(Ro 21, Vo 4), che è la grafia normale nei testi accadici da Boğazköy. Per ovviare a questa difficoltà si
potrebbe leggere la forma come prec. 1a pers. sing. D di \ebû(m) (lu-\e4-bi) o \epû(m) (lu-\e4-pí), ma
semanticamente questi due verbi sembrano poco adatti al contesto (cfr. supra, nota 27).

Vo 9 Sul paese di Išuwa v. recentemente Hawkins 1998b e Mora 2000b (con bibliografia precedente).

Vo 10 Su akia v. AHw I, 28b, CAD A1, 266 e cfr. commento filologico a KUB 3.73 (nr. 11) r. 13¥.
Nel nostro corpus questo avverbio si trova anche in KBo 1.14 ( nr. 1) Vo 17¥.

Vo 11 È possibile che la forma ma-a-an ad inizio riga sia la congiunzione ipotetica ittita mān, che lo
scriba redattore della lettera avrebbe per errore scritto prima di quella accadica corrispondente, šumma.
Non si tratta dunque, come pensava Labat 1932: 162, di una particella man dal significato “en verité”,
che in realtà non esiste. Gli esempi riportati da Labat, ad eccezione di quello qui discusso, sono infatti
da attribuire alla particella enclitica con significato potenziale-irreale -man che ricorre in forme quali
lūman, šumman, matīman (v. GAG § 123e; AHw II, 601b).

Vo 13 Il personaggio di nome Zadduwa, che non è elencato in Laroche 1966, compare anche come
probabile mittente della lettera KUB 3.80, indirizzata al Gran Re ittita. Il nome in KUB 3.80 Vo 1¥ 28,
in base a collazione, è infatti da leggere mza-a[d-d]u-{a}, non mŠá?-at-[d]u-a-[ra come invece proposto
da Hagenbuchner 1989b: 312 (Nr. 212) 29.

27. Il contesto è assai frammentario, ma ci sembra che una resa neutra dello stativo di tebû(m) nel senso di “ist
unterwegs”, sia preferibile ad una resa nel senso di “si è levato ostilmente”. Per l'uso del verbo tebû(m) nel
senso di “sollevarsi ostilmente contro q.cuno” nei testi accadici da Boğazköy v. del Monte 1986: 73 s. No-
nostante il passo sia frammentario, ci sembra che il verbo tebû(m) meglio si adatti semanticamente al con-
testo generale di questo paragrafo rispetto a due altri verbi teoricamente possibili, \ebû(m) “immergersi, af-
fondare” o \epû(m) “ampliare, aggiungere”.
28. Si tratta in realtà della seconda riga dell'intestazione, contenente il nome del mittente, Zadduwa appunto. La
prima riga, andata perduta, conteneva l'indicazione del destinatario, che era il Gran Re ittita, come si evince
dal testo, in cui il mittente chiama il destinatario DUTUŠI a-bu-ia.
29. La lettera non appartiene pertanto alla corrispondenza tra @atti e @anigalbat, come invece pensa Hagen-
buchner.
150 Testi

16

Testo
KUB 23.88 (Bo 2211 (+) 2199); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Otten 1959: 66.
b) Harrak 1987: 147, 187; Hagenbuchner 1989b: 440 ss. (Nr. 331); Harrak 1998: 249; Wouters 1998: 271;
Klengel 1999: 245 s.; Mora 2000a: 777; Faist 2001a: 198 n. 237.

La lettera è stata tradizionalmente attribuita al carteggio tra la corte ittita e la corte assira sia per la let-
tura del nome “Salmanassar” in base a quanto conservato in r. 2, sia per l'appellativo “mio fratello”
con cui il mittente si rivolge al destinatario 1. Secondo questa ipotesi, quindi, il testo a noi conservato
sarebbe la traduzione di una lettera inviata da Salmanassar al re ittita 2. Otten 3 propone anche una se-
conda e contrapposta ipotesi, sulla base di una differente sistemazione dei segni conservati nelle righe
iniziali 4: secondo questa lettura, ora non più accettabile 5, Salmanassar potrebbe essere stato il destina-
tario della lettera. Harrak 6, condividendo l'opinione di Otten sulle difficoltà di lettura delle righe ini-
ziali, lascia aperte entrambe le possibilità.
Secondo Hagenbuchner, invece, la lettera non può appartenere al corpus delle lettere ittito-assire
sia per le anomalie che presenta l'incipit rispetto alla consuetudine (si vedano le osservazioni in pro-
posito nel nostro commento filologico più sotto), sia per la grafia sillabica dell'elemento -ašarēd nel
nome del re assiro, che non avrebbe altri riscontri 7; Hagenbuchner ritiene dunque più probabile, anche
per la mancanza di contenuti tipici dei messaggi diplomatici, che si tratti di lettera privata, inviata da
un funzionario ad un collega. Le obiezioni di Hagenbuchner sono in gran parte valide 8 e tali da mette-
re effettivamente in discussione il tradizionale inserimento della lettera nel corpus della corrisponden-
za ittito-assira; tuttavia, non ci sembrano ancora decisive ai fini di una sua esclusione 9. In particolare il
contenuto del testo sembra adeguato, almeno per la parte conservata, a quello di un messaggio diplo-
matico — temi quali “il gelo” o, piuttosto, “il trono” (v. commento filologico, Ro 3) e “la discen-
denza” sono attestati con una certa frequenza nella corrispondenza tra re; in subordine, se si esclude
l'ipotesi di lettura “Salmanassar”, il nome parzialmente conservato nell'incipit potrebbe con molta
probabilità riferirsi ad Amurru-a^arēd, importante personaggio della corte assira all'epoca di Tukultī-

1. V. Otten 1959: 66 con bibliografia precedente; Laroche, CTH 175; Harrak 1987: 147 e 187, 1998: 249.
2. Cfr. gli stessi Otten e Laroche (CTH) citati in nota precedente; per lettere di provenienza egiziana tradotte
in ittita cfr. Edel 1994b: 330 ss.; cfr. anche Houwink ten Cate 1983-84: 75, n. 125.
3. Cfr. Otten 1959: 66.
4. Cfr. commento filologico per i dettagli della questione.
5. Cfr. commento filologico per le motivazioni.
6. Cfr. più sopra, nota 1.
7. V. Hagenbuchner 1989b: 441.
8. Si vedano anche le osservazioni riportate più avanti, in sede di commento filologico.
9. Come anticipato in Cap. I, § 2.3, la lettera è stata compresa nella presente raccolta perché comunque ancora
oggetto di discussione. Si veda inoltre, nel successivo commento filologico, l'ipotesi sulla possibilità che
nel corso della (eventuale) traduzione si siano verificate omissioni nella formula di indirizzo.
Nr. 16 151

Ninurta I 10; non si dimentichi inoltre che il documento a noi conservato, se effettivamente riporta un
testo diplomatico scambiato tra le due corti, non può certamente essere l'originale ma soltanto una
bozza o una copia tradotta, il che potrebbe giustificare alcune semplificazioni o sciatterie.

Ro
1 [ ]ŠEŠ-I[A
2 [ o o o o-a]-{ša-re-ed} [
––––––––––––––––––––––––––
3 A-NA {ŠEŠ-IA} ku-it KU-{U$}-$Í-ia 11 [
4 ŠEŠ-IA-ma-mu KASKAL-ši KASKAL-ši ta-ma-i A-W[A- 12
5 nu-mu-za ma-a-an ŠEŠ-IA ku-wa-pí pí-[
6 nu-mu ~a-at-ra-a-i nu še-eg-gal-lu[
7 {A}-NA ŠEŠ-IA-ma EGIR-pa pa-ra-a {~a}- 13[
8 KASKAL-ši pa-{ra}-a Ú-UL ku-it-{ki}[
9 ku-in-ki ~a-at-ra-a-mi ŠEŠ-I[A
10 [o o]x-an UGU e-ep-{ti} 14 na-x[
11 [ ]-{ia/IA}-at-ta 15 ku-it ~a-[at-ra-a-mi/-nu-un
12 [ p]é-{ra}-[an
13 [ ]x[
(lacuna di ca. 7 righe)
20¥ [ ]x
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
21¥ DUMU.NITA-{an}?-ma-at x x x {MUNUS?}.LUGAL x[
22¥ nu DUMU-aš ka-ru-ú x x-ri? x[
23¥ nu-uš-ši MUNUSTUM k[u]-wa-pí SI[G5]? 16 x x pár-[
24¥ nu-uš-ši-kán NUMUN ar-{~a} [ ]-{e}-ez-z[i
25¥ nu ŠEŠ-IA a-pé-ez-{za} [ ] x [ iš?]-ta-ma-aš(-)[
(il resto del Ro ed il Vo non sono scritti)

(§ 1)
1 […… ] mi[o] fratello [
2 [……-a]šarēd [

10. Cfr. KUB 23.103 Vo 11¥ (nr. 17.III) e la lettera Nr. 2 da Dūr-Katlimmu (v. anche Cancik-Kirschbaum
1996: 36, nota 137 e infra il commento filologico.
11. Oppure KU-US-SÍ-IA ? V. commento. Verosimilmente in lacuna da integrare ~atrānun; cfr. sia la traduzio-
ne di Otten 1959, che integra come soggetto “ich”, sia il commento di Hagenbuchner 1989b: 442 a questa
riga.
12. Così seguendo Otten 1959 e in base a collazione.
13. Otten 1959: ~[a-at-ra-a-mi. V. commento per una discussione del passo e una diversa proposta di
integrazione.
14. Dopo TI sulla foto è visibile ancora un verticale, forse parte di un segno eraso.
15. Otten 1959: [A-NA ŠEŠ?]-IA-.
16. Sulla fotografia si vedono delle tracce di un segno, non riportate sulla copia, che possono essere interpretate
come la parte iniziale di SIG5.
152 Testi

(§ 2)
3 Riguardo a ciò di cui a mio fratello anche circa (la questione)? del gelo? 17 [
4 mio fratello invece a me di volta in volta un'altra par[ola
5 Se a me/me mio fratello in qualche modo … [
6 Scrivimi, affinché io possa saper(lo)! 18 [
7 Ma indietro a mio fratello … … 19[
8 nulla fuori sulla via [ho inviato?? 20
9 chiunque invierò, mio fratello [
10 [ ] … tu solleverai e [
11 Ciò che/Poiché a te […] sc[riverò / ho] sc[ritto

(segue lacuna di ca. 7 righe)

(§ 3¥)
21¥ Ma un figlio maschio ciò? … la regina? …[
22¥ E in precedenza il figlio … [
23¥ E quando a lui una donna ben[e]? … …[
24¥ e a lui la discendenza via […] … [
25¥ E (tu), fratello mio, anche da quello/da quella parte [… as]colta?[

Dal punto di vista paleografico è da notare come il segno @A compaia nella forma più arcaica con due angolari
(Ro 6, 7, 9, 11, 24¥), mentre il segno IT in quella più recente con il secondo orizzontale “nicht gebrochen” (Ro 3,
8, 11 21). I segni KI e KU compaiono nella forma tradizionale ittita. Il segno IK compare nella forma tipica del
XIII sec. (Ro 6). Su base paleografica il frammento può dunque essere datato attorno alla metà del XIII sec., ma
più precisi non si può essere (cfr. anche Wouters 1998: 271).

1-2 La collazione sulla fotografia conferma l'esattezza della copia autografica: ŠEŠ-IA e la parte
finale di un nome accadico in -ašarēd si trovano su due righe differenti, per cui i dubbi avanzati da Ot-
ten 1959: 66 circa l'esatta suddivisione delle due righe dell'intestazione cadono 22. Il problema è come
questa intestazione vada ricostruita. Poiché a riga 1 si trova l'appellativo ŠEŠ-IA, la ricostruzione più
plausibile dell'incipit è la seguente 23:
1[A-NA NP1 ] ŠEŠ-I[A QÍ-BI-MA]
2[UM-MA …-a]-{ša-re-ed} [ŠEŠ-KA-(MA)]

17. Oppure: “circa (la questione del) mio trono?”. V. commento.


18. Justus in Materialien 10, 24 (Nr. 38) rende il passo nel modo seguente: “Write me so that I may know
whether (and) when my brother g[ave”.
19. V. commento per l'interpretazione e le possibili integrazioni di questo passo.
20. L'integrazione è assai incerta. È possibile che qui si alluda ad una mancata spedizione a causa delle difficol-
tà provocate dal gelo, di cui si parlerebbe a r. 1 (ma v. sopra nota 11 e commento per una diversa interpre-
tazione di quel passo).
21. Così in base alla foto. A r. 2 il segno IT è danneggiato e non si vede se il secondo orizzontale è “gebro-
chen”.
22. Cade anche, di conseguenza, la possibilità, secondo la proposta di Otten 1959: 66, di ricostruire l'incipit su
un'unica riga nella forma seguente: [A-NA IŠùl-ma-nu]-a-ša-ri-i[d . . .] ŠEŠ-IA [QÍ-BI-MA].
23. Cfr. anche Otten 1959: 66, che a r. 2 integra [UM-MA IŠùl-ma-nu]-a-ša-ri-i[d.
Nr. 16 153

La proposta di Otten 1959: 66, che pensa a Salmanassar come mittente e, di conseguenza, a KUB
23.88 come traduzione in ittita di una lettera assira 24, è stata messa in dubbio da Hagenbuchner 1989b:
441 s. per diversi motivi, come ricordato anche nella sezione introduttiva al testo: in particolare, lo
spazio a disposizione nelle lacune di r. 1-2 non sembra sufficiente per integrare le normali titolature in
uso nella corrispondenza tra Grandi Re; strana e singolare è la grafia sillabica dell'elemento -ašarēd 25.
Per Hagenbuchner si tratterebbe dunque, molto probabilmente, di una lettera privata, tra due funziona-
ri, uno dei quali ha un nome accadico in -ašarēd. Anche il fatto che la lingua usata sia l'ittita, sommato
ai precedenti argomenti, lascerebbe piuttosto pensare ad una lettera destinata alla circolazione interna a
@atti, ma, come è già stato osservato nella sezione introduttiva, i contenuti della lettera possono adat-
tarsi anche ad un testo di ambito diplomatico.
Comunque sia da ricostruire l'incipit, i sette segni 26 che, seguendo la proposta di Otten, sarebbero
da integrare a r. 2 (cioè [UM-MA mDšùl-ma-nu]-) risultano troppi per lo spazio a disposizione 27. Per
quanto riguarda r. 1 lo spazio in lacuna sembra invece insufficiente per contenere il nome proprio del
sovrano destinatario del testo e la sua titolatura che dovrebbe precedere l'appellativo ŠEŠ-IA. A ciò si
può tuttavia ovviare se si pensa che, trattandosi della traduzione di una lettera assira e dunque della
versione non ufficiale di un testo epistolare, lo scriba abbia omesso qualcuno di questi elementi (cfr. le
osservazioni riguardo alle oscillazioni nell'uso dei nomi e delle titolature nei testi in lingua ittita del
nostro corpus in Cap. I § 5.3.3.3). I dubbi nella ricostruzione dell'incipit restano e, se l'ipotesi di Otten
non può essere del tutto rifiutata anche sulla base degli argomenti trattati nel testo (v. sezione intro-
duttiva), va notato in aggiunta come anche la struttura della formula di indirizzo con l'ordine desti-
natario _ mittente risulti singolare nell'ambito del carteggio tra re ittiti e assiri, in cui a prevalere è
invece l'ordine mittente _ destinatario, sia nei testi ittiti che in quelli di provenienza assira (v. KBo
28.59, nr. 6, e le osservazioni fatte in Cap. I § 5.3.4). Questa struttura della formula di indirizzo si
adatterebbe invece senza difficoltà ad una lettera tra funzionari di pari rango (v. a tal proposito Cap. I
§ 5.3.5).

3 Sul motivo del gelo e del clima rigido nella corrispondenza ittita v. de Martino – Imparati 1995:
106 s.; cfr. anche Faist 2001a: 198 n. 237. Tuttavia la forma KU-U[$]-$Í-ia è problematica: formal-
mente si tratta infatti di un gen. sing. accadico seguito dalla particella congiuntiva -ia. Ma una forma
di genitivo è difficilmente spiegabile, a meno che non si debba emendare in <ŠA> KU-U[$]-$Í-ia “an-
che circa (la questione) del gelo”. Benché manchi il determinativo GIŠ e sia da attendersi piuttosto la

24. Secondo Otten 1959: 66 il colore chiaro dell'argilla della tavoletta, inusuale per i testi ittiti, potrebbe in-
durre ad ipotizzare addirittura una provenienza del testo direttamente dall'Assiria (cfr. anche Wouters 1998:
271). Ciò è comunque da escludere, secondo Otten, per via della lingua e del ductus tipicamente ittita e in
tal caso resterebbe come unica soluzione verosimile l'ipotesi della traduzione ittita di una lettera assira. A
favore di ciò sarebbe anche, secondo Otten, la qualità scadente dell'argilla del frammento, che “spricht
mehr für eine sekundäre Ausfertigung als für ein offizielles Schreiben”.
25. Va ricordato che nell'ambito del corpus da noi analizzato è menzionato in KUB 23.103 Vo 11¥ (nr. 17.III)
l'inviato assiro presso la corte ittita Amurru-ašarēd, il cui nome è scritto mMAR.TU-a-ša-re-ša (cfr. anche
supra, nota 10).
26. A differenza della ricostruzione di Otten (v. supra, note 22 e 23), riteniamo che in lacuna sia da integrare
anche il determinativo divino che solitamente precede il segno DI nella resa del teonimo DŠulmānu (cfr.
KBo 18.24 Ro 1, KUB 23.99 Ro 2 e KBo 31.69 (+) Vo? 8¥).
27. Pensare ad una grafia ideografica [UM-MA mDDI]-, che risolverebbe i problemi di spazio, ci sembra poco
verosimile. Sarebbe infatti curioso che in tal caso proprio la seconda parte del nome di Salmanassar venga
invece scritta sillabicamente, cosa che altrove non si verifica mai (cfr. Saporetti 1970a: 467 s.; Freydank _
Saporetti 1979: 125).
154 Testi

grafia ideografica GU.ZA, ci si può chiedere se non si debba invece leggere KU-U[S]-SÍ-IA, come
semplice accusativo, “circa il / (la questione del) mio trono”, il che darebbe al contenuto della lettera
un tenore certamente diverso.

7 Otten 1959 integra EGIR-pa pa-ra-a ~[a-at-ra-a-mi e traduce: “Meinem Bruder aber [werde ich]
zurücksch[reiben”, apparentemente dunque senza assegnare un significato preciso a parā e attribuendo
invece ad āppa la funzione di preverbo (“zurück-”). In tal senso il sintagma parā ~atrai- rappre-
senterebbe un'unità semantica sinonimo del semplice ~atrai-, rideterminata da āppa, come nel caso di
āppa (parā) nai-/neja- “spedire indietro” o āppa (parā) pai-/pija- “riconsegnare, restituire”, per cui v.
le interessanti osservazioni di Francia 2002: 200 ss. 28. Tuttavia un sintagma parā ~atrai- non risulta
altrimenti attestato, almeno secondo CHD P, 109 ss. In HBM 58 b. inf. 15 s. k[a-a]-{ša ŠA} mAš-du-
wa-ar-ra-e ut-tar (16) x x {pa?-ra}-a-ia ~a-at-re-eš-ki-mi “Con la presente (kāša) torno a scrivere ulte-
riormente circa la questione di Ašduwarrae”, parā sembra avere il significato avverbiale di “ulterior-
mente, in seguito” 29. Se per il nostro passo si accoglie l'integrazione di Otten, si dovrà dunque tradur-
re parā con “ulteriormente” o “in seguito”: “ma [io darò] ulteriore ri[sposta] a mio fratello”, “ma in se-
guito ri[sponderò] a mio fratello”. Non è tuttavia da escludere una diversa integrazione: pa-ra-a {~a}-
[me-eš-~i “la prossima primavera” (CHD P, 124). Se infatti, come è probabile, a r. 3 si parla del gelo
(ma v. commento alla riga), qui a r. 7 si farebbe riferimento alla primavera come periodo in cui potran-
no riprendere i normali contatti tra i due partners (“Ma di nuovo/indietro a mio fratello la prossima
p[rimavera scriverò/manderò?”).

10 Su šarā ep(p)-/ap(p)- “prendere su > sollevare” v. HW 2 E, 83 s.; Francia 2002: 205 s.

28. Poco convincente è invece l'affermazione in CHD P, 128b, secondo cui āppa in combinazione con parā
avrebbe semplice funzione posposizionale.
29. Il contesto è frammentario e le integrazioni fornite da Alp 1991: 230 non convincono appieno. Anche Alp
rende comunque parā con “weiter”. Resta però difficile da spiegare la particella -ja dopo parā.
Nr. 17 _ KUB 23.92, KUB 23.103, KUB 40.77 155

17

Testi
KUB 23.92 (Bo 3089), KUB 23.103 (Bo 2051), KUB 40.77 (Bo 718); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Otten 1959-60: 40-43; Hagenbuchner 1989b: 249-260 (Nr. 191).
b) Cavaignac 1936-38: 115 ss.; Klengel 1963: 286; Kühne 1972: 261; Zaccagnini 1973: 34, 110 n. 72, 140;
Singer 1985: 102 s.; Harrak 1987: 147 s. e passim; Liverani 1990a: 73, 133, 193, 200; Zaccagnini 1990: 42 ss.;
Hoffner 1995b: 193; Beckman 1996: 141 s.; Cancik-Kirschbaum 1996: 36 con n. 137; Starke 1996: 143 n. 14;
Bryce 1998: 348 s.; Harrak 1998: 246, 249 s.; Wouters 1998: 270 s.; Klengel 1999: 253, 281; Mora 2000a: 770
s.; Faist 2001a: 98 con n. 74, 215 n. 77; Orlamünde 2001: 514 s.; van der Hout 2002: 872 s.; Marchesi 2002:
162, 166, 171; Freu 2003b: 104 s.; Jakob 2003: 58.

Presentiamo e commentiamo in un unico “dossier” queste tre celeberrime lettere, anche se in realtà
indirizzate a tre diversi destinatari, perché insieme, riunite in una stessa tavola (KUB 23.103) 1, ci sono
state tramandate. Il nesso è evidente: in tutti e tre i testi un re ittita, rivolgendosi a diversi personaggi
della corte assira, tra i quali il nuovo re da poco asceso al trono, invia messaggi di augurio e di pace,
unitamente a parole di circostanza per il re defunto e a consigli sul corretto comportamento di un gio-
vane re eroico, valoroso e rispettoso delle convenzioni che regolano i rapporti interstatali. Nonostante
lo stato estremamente frammentario, si riesce dunque a cogliere il tenore complessivo dei testi e si
possono comprendere i motivi per cui sono stati redatti.
In merito all’attribuzione del testo non abbiamo dati certi ma molti indizi che rendono altamente
probabile l’assegnazione al periodo Tut~alija IV / Tukultī-Ninurta I. Il nome del mittente non è mai
conservato, mentre è rimasto il nome di uno dei destinatari, Bābu-a~a-iddina, importante dignitario
della corte assira, probabilmente imparentato con la famiglia reale, attivo sicuramente durante i regni
di Salmanassar I e di Tukultī-Ninurta I 2. I dati relativi al periodo di attività di Bābu-a~a-iddina e, so-
prattutto, l’evento in occasione del quale i testi sono stati redatti, cioè l’intronizzazione di un nuovo re
assiro, consentono di restringere il campo dei possibili corrispondenti alle coppie @attušili – Salma-
nassar e Tut~alija – Tukultī-Ninurta. Quasi tutti i commentatori optano per l’ipotesi più recente (la
lettera sarebbe cioè stata inviata da Tut~alija a Tukultī-Ninurta), sia per la menzione, in 17.III (lettera
a Bābu-a~a-iddina), del paese di Baban~i/Papan~i, che viene collegata alla spedizione contro Pap~i

1. Nel duplicato KUB 23.92 sono invece conservate due di queste lettere (si veda, più avanti, lo specchietto che
precede la trascrizione dei testi).
2. Cfr. recentemente Jakob 2003: 58 e Faist 2001a: 98 ss., con indicazioni bibliografiche precedenti; v. anche
Cancik-Kirschbaum 1996: 27 e 1999: 215. L’attività di questo personaggio si è protratta sicuramente per un
periodo molto lungo, e forse risale anche agli ultimi anni del regno di Adad-nērārī I (Weidner 1959-60; Frey-
dank 1991a: 53 s.). Non è del tutto chiara la carica che ricopriva, ma era certamente impegnato anche nel
commercio internazionale (in particolare Faist 2001a: 98 ss.). Per l’ “archivio” di Bābu-a~a-iddina v. Weid-
ner 1959-60; Pedersén 1985: 106 ss.; Postgate 1986: 178 s.; Freydank – Saporetti 1989; Donbaz 1997; Faist
2001a: 98, nn. 72-73, con ulteriori indicazioni bibliografiche. Per i sigilli di Bābu-a~a-iddina cfr. Freydank
1974 (cfr. anche Röllig 1980 sulle pratiche di sigillatura).
156 Testi

ricordata in due iscrizioni di Tukultī-Ninurta I 3, sia perché i “padri” citati in 17.I vengono solitamente
identificati con @attušili III e con Salmanassar I 4.
Se questa ipotesi di attribuzione appare difficilmente contestabile 5, alcuni dubbi rimangono sull’ef-
fettivo invio ad Aššur di testi con questo contenuto. Otten (1959-60: 39), seguito da altri studiosi, ha
ipotizzato che tutti e tre i documenti fossero bozze preliminari e non copie 6. Anche a nostro parere è
questa l’ipotesi più attendibile, anche per il tono del testo, che appare talvolta un po’ sopra le righe e,
soprattutto in 17.I, eccessivamente paternalistico (cfr. ad es. KUB 23.103 Ro 12¥ ss.). Più volte, e
giustamente, sono state notate analogie con la lettera di @attušili III a Kadašman-Enlil di Babilonia
(KBo 1.10+) 7, ma nel caso dei testi che stiamo esaminando sembrano prevalere gli argomenti riguar-
danti il buon comportamento di un giovane re e i rapporti tra sovrani rispetto agli argomenti legati al-
l’attualità politica, più frequenti nella lettera indirizzata al re babilonese.
Non siamo in grado ovviamente di avanzare ipotesi sulla coincidenza o meno tra questi testi e le
lettere (eventualmente) inviate alla corte assira; ci sembra comunque molto probabile che, anche nel-
l’ipotesi che i contenuti non siano mutati, i toni siano stati smorzati come, appunto, nella lettera KBo
1.10+ 8.
Nella lettera indirizzata al re (nr. 17.I) alcuni punti in particolare meritano attenzione, anche per
possibili relazioni con la cronologia di altre lettere. Parlando di quelli che devono essere i buoni rap-
porti tra due re, e soprattutto dell’aiuto che si devono reciprocamente dare, lo scrivente dice, in KUB
23.103 Ro 16¥ (= KUB 40.77, 5¥): “Mio padre non ha scritto a tuo padre: ‘in aiuto …’ ”. L’interpre-
tazione corretta del passo è molto difficile sia per le lacune che per la presenza in r. 17¥ della particella
-wa(r)- che indica discorso riferito. Hagenbuchner traduce la frase iniziale come un’interrogativa reto-
rica (“Non ha forse mio padre …?”) 9; Harrak 10 propone invece una lettura decisamente diversa, inter-
pretando la frase come un’affermazione e utilizzando l’informazione che se ne ricava per la datazione
di altre testimonianze acefale, secondo un ragionamento di questo tipo: se qui si afferma che il padre
(@attušili) dello scrivente (Tut~alija) non scriveva al padre (Salmanassar) del destinatario (Tukultī-Ni-
nurta), difficilmente si possono attribuire altre lettere, in mancanza di riscontri certi, al rapporto @attu-
šili-Salmanassar. La posizione di Harrak (che non spiega la presenza di ša-ak-wa) appare tuttavia
troppo legata alla lettera del testo; la frase in realtà, come osserva Otten 11, potrebbe semplicemente
voler indicare che il padre del re ittita non ha scritto al padre del re assiro in una particolare occasione.

3. Cfr. Otten 1959-60: 45 s.; RGTC 6, 301; RGTC 6/2, 120; cfr. anche commenti storico e filologico a KUB
3.125 (nr. 15).
4. Cfr. in particolare Otten 1959-60: 44 ss.; Zaccagnini 1973: 34; Harrak 1987: 120, 147 ss.; Hagenbuchner
1989a: 164; 1989b: 257 ss.; Liverani 1990a: 73, 133, 200; Zaccagnini 1990: 43; Beckman 1996: 141;
Harrak 1998: 249; Klengel 1999: 281; Orlamünde 2001: 514; van den Hout 2002: 872 s.
5. Wouters ha recentemente riproposto (Wouters 1998), in base ad un’analisi paleografica, l’attribuzione alla
corrispondenza tra @attušili e Salmanassar: cfr. tuttavia Cap. I, § 5.1 e introduzione al testo nr. 1.
6. Otten sottolinea in particolare l’esistenza di più duplicati e la mancanza delle formule introduttive nella
lettera a Bābu-a~a-iddina; si vedano però in proposito le nostre osservazioni nel Cap. I, § 5.3.3.1 e nota 191.
Come osserva inoltre Hagenbuchner (1989b: 259 s.), anche l’uso del titolo DUTUŠI in KUB 23.103 Vo 8¥
potrebbe indicare la non ufficialità del testo. Sulla questione cfr. anche van den Hout 2002: 873 e il nostro
Cap. I, § 4.
7. Cfr. in particolare Otten 1959-60: 45; Zaccagnini 1990: 43; del Monte 1993: 76, n. 8. Cfr. inoltre van den
Hout 2002: 873.
8. Cfr. anche Beckman 1996: 141. Per l’idealizzazione dei rapporti con il re precedente secondo lo schema
della fratellanza cfr. il commento di Liverani 1990a: 169.
9. Hagenbuchner 1989b: 258 s.
10. Harrak 1987: 214.
11. Che pure non dà peso alla presenza di -wa(r)-: cfr. Otten 1959-60: 44.
Nr. 17 _ KUB 23.92, KUB 23.103, KUB 40.77 157

A nostro parere quindi può essere rischioso utilizzare questo passo, qualunque sia la sua interpretazio-
ne corretta, ai fini della datazione di altre lettere del corpus ittito-assiro 12.
In KUB 23.103 Ro 18¥ ss. (= KUB 40.77, 7¥ ss.) è riportato un brano, purtroppo molto danneggiato,
in cui si parla di doni in relazione al re morto; Otten (1959-60: 44-45) e Hagenbuchner (1989b: 259) lo
interpretano come risposta ad una richiesta di invio di doni da parte del re assiro, probabilmente in re-
lazione ad un’usanza collegata alla morte del padre (da qui la lettura “Nel paese di @atti invece ciò
non è co[stume” per la frase in r. 19¥) 13. Otten (ibid.) accenna anche alla possibilità che si tratti di una
situazione analoga a quella di cui si parla in KBo 1.14 (nr. 1), a proposito dell’invio di ferro 14.
Poco dopo, in Ro 27¥ (= KUB 40.77, 17¥), è riportata la frase “egli da piccolo re divenne Gran Re”,
riferita al padre del re assiro 15, che viene interpretata solitamente, in collegamento con altri passi ana-
loghi, come testimonianza dell’atteggiamento con cui il re ittita considerava il re assiro: non poteva
non ammetterne la potenza, ma gli riconosceva con un certo sforzo il titolo di “Gran Re” 16. Sia questo
passo che altri passi analoghi, tuttavia, possono essere interpretati a nostro parere diversamente: si po-
trebbe trattare cioè, più semplicemente, del riconoscimento dell’acquisizione del titolo “Gran Re” in
seguito all’insediamento sul trono di un grande paese. Il passo che stiamo esaminando si riferisce mol-
to probabilmente al padre di Tukultī-Ninurta, Salmanassar I, ma un’analoga descrizione si trova in un
celebre testo ittita, la cosiddetta “Apologia” di @attušili III (= CTH 81) 17. I due testi sono stati messi
in relazione da Steiner (1998: 167 e n. 125), ma soltanto per il passo (III 76-79) in cui nell’Apologia si
parla della contesa tra @attušili (un “piccolo re”) e Ur~i-Teššup (un “Gran Re”) e del prevalere del pri-
mo sul secondo. L’analogia diventa però più stretta se si prendono in considerazione anche altri passi
di CTH 81, nei quali @attušili descrive la sua carriera politico-militare. In particolare:
in II 62-63 @attušili dice che il re Muwatalli lo fece re di @akm/piš;
in III 76-79 parla, come ricordato poco sopra, del conflitto tra un Gran Re e un piccolo re;
in IV 41-43, dopo un breve riassunto della sua carriera, dice: “da re di @akm/piš divenni Gran Re”.
È evidente quindi che l’acquisizione del titolo “Gran Re” avviene nel momento in cui @attušili sale sul
trono di @atti; le analogie sembrano talmente evidenti che è legittimo supporre che il re ittita succes-
sore di @attušili, parlando di Salmanassar I, volesse descrivere un iter simile.

Nota alla presentazione dei testi


Come già accennato all’inizo del commento, abbiamo raggruppato sotto un unico numero tre diverse lettere del
re ittita Tut~alija IV, che, per l’analogia del loro contenuto — la recente salita al trono di un re assiro identi-
ficabile in Tukultī-ninurta I —, già dagli scribi ittiti furono riunite a mo’ di dossier su “Sammeltafeln”, due in
KUB 23.92 e tre in KUB 23.103 18. Di queste lettere propriamente solo la prima è indirizzata al re assiro, la co-

12. Cfr. a questo proposito le opposte interpretazioni del passo in Orlamünde 2001: 514 s. (che accoglie l’in-
terpretazione di Hagenbuchner) e in Freu 1997: 19.
13. Secondo Zaccagnini (1973: 34) il testo farebbe riferimento ai doni che si inviavano al nuovo re in occasione
dell’ascesa al trono.
14. Cfr. il nostro commento a KBo 1.14, note 3 e 26; si veda anche lo stesso commento per la possibilità che il
mancato invio di doni di cui si parla nei due testi si riferisse alla stessa circostanza.
15. Cfr. anche KUB 23.92 Ro 5¥: “divenne Gran Re”.
16. Cfr. Hagenbuchner 1989b: 259; Liverani 1990a: 73; Artzi – Malamat 1993: 36 n. 75, in cui questo passo è
accostato a quelli in KBo 18.24 (nr. 4) I 10 ss. e in KUB 23.102 (nr. 20) I 3 s. (ma si veda la nostra in-
terpretazione diversa per questi passi). Sui titoli del re assiro cfr. anche Harrak 1987: 199 ss.
17. Cfr. Otten 1981 per l’edizione del testo e la numerazione delle righe da noi seguita.
18. Sul carattere o meno di “Entwurf, Kladde” di questi testi e sulla singolarità del fatto che di due lettere (nr. I
e III) esistano più esemplari, rimandiamo alle indicazioni fornite supra a nota 6.
158 Testi

siddetta “Lettera al giovane re” (lettera nr. I; per questa definizione v. Otten 1959-60: 39). Il testo di questa lette-
ra è conservato su tre diversi esemplari: la prima parte sul recto di KUB 23.92 (I.1), cui segue, verosimilmente
dopo una breve lacuna 19, il recto di KUB 23.103 (I.2A), di cui, a partire da r. 13¥, è duplicato KUB 40.77
(I.2B) 20. La fine si trova all'inizio del verso di KUB 23.92 (r. 1¥-8¥). Questa prima lettera è seguita, nella parte
iniziale del verso di KUB 23.103 (r. 1¥-7¥), dai resti della fine di una lettera indirizzata dal sovrano ittita ad uno o
più dignitari assiri 21 (lettera nr. II), che manca invece nell’esemplare KUB 23.92. A questa lettera fa seguito una
terza epistola (lettera nr. III), indirizzata all’alto dignitario Bābu-a~a-iddina, conservata sia sul verso di KUB
23.103 r. 8¥ ss. (III.A), sia sul verso di KUB 23.92 (III.B). Nella presentazione in trascrizione e traduzione dei
testi abbiamo tenuto separata ogni singola lettera, fornendo i rispettivi duplicati in partitura. Nella tabella che
segue sono visualizzate le corrispondenze tra le diverse tavolette che compongono i tre testi.

KUB 23.92 KUB 23.103 KUB 40.77


I) Lettera al “giovane re” § 1¥ Ro 1¥-15¥
(lacuna)
§ 2¥¥ Ro 1¥- 5¥ §
§ 3¥¥ Ro 6¥- 8¥ §
§ 4¥¥ Ro 9¥-12¥
Ro 13¥-17¥ § r. 2¥- 6¥ §
§ 5¥¥ Ro 18¥-28¥ § r. 7¥-18¥ §
§ 6¥¥ r. 9¥-22¥
(lacuna)
§ 7¥¥ Vo 1¥-8¥ §§
II) Lettera a uno o più dignitari assiri § 1¥ (manca) Vo 1¥-7¥ §
III) Lettera a Bābu-a~a-iddina §1 Vo [8a¥] § Vo 8¥ §
§2 Vo 9¥-21¥ Vo 9¥-22¥
Vo 23¥-28¥

19. Cfr. Otten 1959-60: 44 (“KUB 23.103 Vs. läßt sich nicht direkt [an KUB 23.92] anschließen, muß aber bald
folgen […] Wir können vielmehr den Text von Nr. 103 ohne größere Lücke an Nr. 92 anschließen.”). Poi-
ché, per quanto concerne la parte pervenutaci del recto, KUB 23.92 e KUB 23.103 non sono dunque dupli-
cati tra loro, abbiamo preferito indicare i due esemplari come testo nr. 1 e testo nr. 2A della “Lettera al gio-
vane re”. Cfr. tuttavia la nota successiva per la possibilità che KUB 40.77 (2B) appartenga alla stessa tavo-
letta di KUB 23.92.
20. V. Kühne 1972: 261, secondo cui KUB 40.77 apparterrebbe al medesimo esemplare di KUB 23.92; di
diversa opinione invece Hagenbuchner 1989b: 257. Dall’analisi delle foto non risultano in realtà controindi-
cazioni all’ipotesi di Kühne: per dimensioni e forma dei segni i frammenti KUB 23.92 e 40.77 dovrebbero
effettivamente appartenere alla medesima tavoletta. Poiché ciò può essere confermato solo da un’autopsia
degli originali che non ci è stato possibile effettuare, provvisoriamente abbiamo lasciato i due frammenti
separati. Non ci è in ogni caso chiaro su quale base Hagenbuchner ritenga, riguardo ai tre testi KUB 23.92,
23.103 e 40.77, che si tratti di “zwei Briefentwürfe und eine Abschrift fürs Archiv oder den Dolmetscher”.
21. Secondo Otten 1959-60: 45 la lettera sarebbe indirizzata “an einen Großen”, ipotesi condivisa da Orlamün-
de 2001: 514 s., che propone di identificarlo con lo stesso Bābu-a~a-iddina, destinatario della missiva che
segue, e da Freu 2003b: 105. Hagenbuchner 1989b: 259 pensa invece che la lettera sia indirizzata a più per-
sone sulla base dell’espressione EN-KUNU (KUB 23.103 Vo 6¥). Poiché la medesima forma è utilizzata an-
che nella lettera a Bābu-a~a-iddina (KUB 23.103 Ro 9¥), il problema resta aperto.
Nr. 17 _ KUB 23.92, KUB 23.103, KUB 40.77 159

I) Lettera al “giovane re”


1. KUB 23.92 Ro, Vo 1¥-8¥
2A. KUB 23.103 Ro = 2B. KUB 40.77

1. KUB 23.92 Ro
1¥ ]x {e-eš}-x[ ]x-{kán an-da} x[
2¥ na]m-{ma} KÚR ku-en-{nir 22 am}-mu-uk-ma-wa-aš-ši-k[án

3¥ ]-nu-nu-un na-aš ~a-an-da-a-an QA-TAM-MA me-mi-n[i 23 a-pé-e-da-ni?


4¥ ]x-nu-ut ŠA DUMU.LÚ.ÙLULU-TI-at ÚŠ-an zi-ik-ma-a-na-an-ma 24[ ]
5¥ k]a-né-eš-ta na-aš-za LUGAL.GAL ki-ša-at nu a-pé-*e*-el x[
6¥ -n]u-ut pal-~a-nu-ut LUGALMEŠ.GALTI-ia-za GIŠTUKUL-it tar-a~-ta [ ]
7¥ ]x-du-uš 25-ma-aš-ma-aš DUMUMEŠ ku-wa-at-tan9 e-eš-ša-an-zi
8¥ -z]i DUMU-ŠU-ma-za pé-di ti-it-ta-nu-zi
9¥ ]pé-di ti-ia-at nu ŠA A-BI-KA ZAG@I.A pa-a~-ši
10¥ ]x me-na-a~-~a-an-da e-eš-ta ZAG@I.A-za ma-a~-~a-an pa-[ ]
11¥ ]x-at nu-uš-ši {ŠUM}-an kat-ta le-e tar-na-at-ti
12¥ ma-a~-~a]-an DINGIRMEŠ ka-né-eš-š[ir nu-kán? t]u-u[q]-{qa} QA-TAM-MA ka-né-eš-š[a-an-du]
13¥ ]x ZI x x x[ -t]i
14¥ -l]i-{ia}
15¥ ]x-ia-x

2A. KUB 23.103 Ro (da r. 13¥ dupl. 2B. KUB 40.77)


1¥ ]x 26 É.G[AL?
2¥ @]UL-u-a~-ta na-an-mu x[
3¥ ]A-NA GIŠGU.ZA A-BI-KA ku-it[
? 27
4¥ [INI]M -ar {SIG5}-ta-ti am-mu-uk-ma-ták-kán aš-šu-la-a[n-ni
5¥ a-ki nu-uš-ši DUMU-ŠU PAP-{ri} ku-it na-aš-ma-aš-ši ÌR-x[ 28
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
6¥ [k]i-nu-un-ma-kán ka-a-aš-ma mma-ša-A.A-an DUMU.KIN-IA[ u-i-ia-nu-un? 29 … nu-za A-BU-KA]

22. Lettura di Otten 1959-60 confermata da collazione su fotografia (Hagenbuchner 1989b: -{ta}).
23. Lettura in base a collazione. Risultano di conseguenza non più valide sia la traduzione della forma con
“[wird] spr[echen]” in Otten 1959-60: 40 e in Materialien 11 (1988), 136 (Nr. 169) — che presupporrebbe
una lettura me-ma-i —, sia la proposta di Hagenbuchner 1989b: 249 di integrare la forma come me-mi-a[n.
24. Per questa lettura v. commento.
25. Hagenbuchner 1989b: ~u-u-ma-a]n-du-uš-. Per una diversa interpretazione del passo v. commento.
26. Hagenbuchner 1989b: A/I-N]A.
27. Sulla foto sono visibili tracce di un segno che potrebbe essere INIM; l’integrazione di Otten 1959-60 sem-
bra pertanto corretta.
28. La lettura ÌR-n[a-a~-ta di Hagenbuchner 1989b non pare possibile in base a collazione. Più probabile, an-
che se non del tutto sicura, è una lettura ÌR-a[~-?, per cui cfr. a r. 10¥ ÌRMEŠ-a~-~a-an.
29. Integrazione di Hagenbuchner 1989b.
160 Testi

7¥ [k]u-it DINGIRLIM-iš ki-ša-at zi-ik-ma-za-kán LUGAL-{e}-[ez-zi-ia-at 30 … MA-@AR ŠEŠ-IA


aš-šu-ul ku-it] 31
8¥ ma-a~-~a-an nu-mu ~a-at-ra-a-i nu-mu-kán li-[li-wa-a~-~u-wa-an-zi … na-a-i] 32
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
9¥ me-mi-aš-ma-aš {QA-TAM}-MA-pát LUGAL-uš-za ku-wa-pí DINGIRLIM-iš [ki-ša-at
10¥ LUGALMEŠ-za ku-i-e-eš {ÌR}MEŠ-a~-~a-an ~ar-ta nu-ut-ta ma-a-an x[
11¥ ma-a-an-ta pé-ra-an ša-ra-a-ma ku-iš-ki e-ep-zi[
12¥ nu-mu a-pád-da-ia ŠU-{PUR} nu-mu UD.1.KAM a-pí-ia a[r-

(13¥/2¥) tamēdani=wa LUGAL-i ANA NĀRĀRI UL uiš[kimi?


2A13¥ ta-me-e-da-ni-wa LUGAL-i A-NA NA-RA-A-RI Ú-UL u-{i}-[
2B02¥ ]-{iš}-[ki-mi?

(14¥/3¥) LUGALMEŠ 1-aš 1-edani ANA NĀRĀRI uiškanzi L[Ú MEŠ.GAL-K]A punuš [
2A14¥ LUGALMEŠ 1-aš 1-e-da-ni A-NA NA-RA-A-RI u-iš-kán-zi L[Ú 33
2B03¥ LÚMEŠ.GAL-K]A pu-nu-{uš} [

(15¥/4¥) mān URU@attuši apeniššuwanza LUGAL … [ … kuw]apikki … [


2A15¥ ma-a-an URU~a-at-tu-ši a-pé-ni-iš-šu-wa-an-za LUGAL *x* 34[
2B04¥ ku-w]a-pí-ik-ki x[

(16¥/5¥) ABŪ=IA ANA ABĪ=KA UL ~atraiš war-[


2A16¥ A-BU-IA A-NA A-BI-KA Ú-UL ~a-at-ra-iš wa-ar-[
2B05¥ [o o o o o o o o o o o -a]t-ra-iš wa-a[r- (6¥) [o.o.

(17¥/6¥) kattan ēpta šak=wa (solo in 2B?: wa]rrešša[~~i)


2A17¥ kat-ta-an e-ep-ta ša-ak-wa 35 [ ]§
36
2B06¥ ooooooooo wa-a]r-re-eš-ša-a[~-~i §
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
(18¥/7¥) ABŪ=KA=ia=za kuit DINGIRLIM-iš kišat nu ANA LU[GAL(MEŠ)
2A18¥ A-BU-KA-ia-za ku-it DINGIRLIM-iš ki-ša-at nu A-NA L[UGAL(MEŠ) 37
2B07¥ [ooooooooooo -a]t nu A-NA LU[GAL(MEŠ) (8¥) [o o o

(19¥/8¥) uppeškanzi INA KUR URU@atti=ma=at UL š[a-


2A19¥ up-pé-eš-kán-zi I-NA KUR {URU}~a-at-ti-ma-at Ú-UL š[a- 38
2B08¥ ooooooooo ~]a-at-ti-ma-at {Ú}-[ (9¥) [o o o o o o o o o

30. Integrazione secondo Hagenbuchner 1989b. Il segno E prima della rottura risulta confermato dalla foto.
31. Integrazione di Hagenbuchner 1989b.
32. Integrazione di Otten 1959-60; cfr. CHD L-N, 61b.
33. Così in base a collazione. La lettura -i[a- di Otten 1959-60, seguita da Hagenbuchner 1989b, è pertanto da
correggere.
34. Il segno, che Hagenbuchner 1989b legge come -uš ?, è in realtà eraso, come risulta dalla foto.
35. La riga in 2A 17¥ termina probabilmente qui, poiché segue uno spazio vuoto fino alla rottura del bordo.
36. Così con Hagenbuchner 1989b.
37. La lettura GI[ŠGU.ZA di Hagenbuchner 1989b è errata.
38. Hagenbuchner 1989b: š[a-ak-la-iš.
Nr. 17 _ KUB 23.92, KUB 23.103, KUB 40.77 161

(20¥/9¥) IŠTU É KUR URU@atti=kan UNŪT GIBIL parā[ … … U]L ara


2A20¥ IŠ-TU É KUR URU~a-at-ti-kán Ú-NU-UT GIBIL pa-ra+a[
2B09¥ o o ] É KUR URU~a-at-ti-[ … 39 (10¥) [ 11-12 segni Ú-U]L a-ra

(21¥/10-11¥)LÚMEŠ.GAL-KA punuš mān IŠTU KUR URU@atti … [ … …-p]ir āra=man=a[t


2A21¥ LÚMEŠ.GAL-KA pu-nu-uš ma-a-an IŠ-TU KUR URU~a-at-ti x[
2B10¥ LÚMEŠ*.GAL*!-K[A 40 (11¥) [11-12 segni -p]í-ir a-a-ra-ma-
na-a[t

(22¥/12¥) [k]uwapi ēšta mān=at=mu=kan ANA INIM GIDIM[ … … up]pa~~un TI-anza[


2A22¥ [k]u-wa-pí e-eš-ta ma-a-na-at-mu-kán A-NA INIM GIDIM[
2B[11¥] (12¥) [11-12 segni up]-{pa} 41-a~-~u-un
TI-an-za[

(23¥/13¥) [nu=t]ta uppijaššar@I.A SIG5TIM uppeškinu[n … … ]…-ti uwatt=a?[


2A23¥ [nu-ut]-{ta} 42 up-pí-ia-aš-šar@I.A SIG5TIM up-pé-eš-ki-nu-u[n
2B[12¥] (13¥) [11-12 segni]x-ti 43 u-wa-at-ta[(-) 44

(24¥/14¥) [n=a]š=kan kuedani UL uwaittat ABI / api-…[ … … ]…-ma NÍG.SI.SÁ-za DINGIRMEŠ[


2A24¥ [na]-aš-kán ku-e-da-ni Ú-UL u-wa-it-ta-at 45 A-BI/a-pí-x[
2B[13¥] (14¥) [11-12 segni ]x-{ma} NÍG.SI.SÁ-za
MEŠ
DINGIR [

(25¥/15¥) […-i]t/-t]a? mān=man=aš=mu LÚKÚR-pat ēšta mān=m[u- (2B: mān?=aš=mu=kan LÚM[EŠ?)


2A25¥ [o o-i]t/-t]a? ma-a-an-ma-na-aš-mu LÚKÚR-pát e-eš-ta ma-a-an-m[u- 46
2B15¥ -t]a? ma-*na-aš-mu-kán* LÚM[EŠ? 47

(26¥/16¥) […]…(-)ijami=man UL-pat kuitki addu …[


2A26¥ [o o o]x(-){i}-ia-mi-ma-an Ú-UL-pát ku-it-{ki} ad-du 48 x[
2B16¥ -U]L-pát *ku-it-ki ad-du*[

(27¥/17¥) [kanišš]an ~arkir n=aš=za LUGAL.TUR LUGAL.GAL kiša[t


2A27¥ [ -ki]r na-aš-za LUGAL.TUR LUGAL.GAL {ki-ša}-[at
2B17¥ [ka-ni-iš-š]a-an ~ar-*kir* na-a[š-

39. Da qui non è più possibile ricostruire con sicurezza la corrispondenza tra le righe di A e B.
40. Così in base a collazione. I resti del segno KA sono ben riconoscibili. La lettura LÚMEŠ NIMGIR-an[ di Ha-
genbuchner 1989b non è dunque valida.
41. Così in base a collazione.
42. Lettura di Otten 1959-60 confermata dalla collazione.
43. Hagenbuchner 1989b legge … IŠ-TU KUR URU@a-a]t-ti, ma il segno -at- resta assai incerto anche in segui-
to a collazione.
44. Per questa forma v. commento.
45. Su questa forma v. commento.
46. Così in base a collazione. Trova pertanto conferma la lettura proposta da Hagenbuchner 1989b. Diversa-
mente Otten 1959-60: -n[a-. In questo punto le due versioni sembrano in parte divergere.
47. La lettura di Hagenbuchner 1989b è confermata da collazione.
48. Otten 1959-60 e Hagenbuchner 1989b: AD-DU. V. commento.
162 Testi

(28¥/18¥) [… inn]a[r]awatar UR.SAG-ta[r … … -a]t[t]a-[…]… n=aš iš-[


2A28¥ [ ca. 6 segni in-n]a-[r]a-{wa}-tar UR.SAG-ta[r §
2B[17¥] (18¥) -a]t-[t]a-[o]-x na-aš iš-[ 49
(in 2B segue spazio per due righe circa, poi §)
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

2B19¥ ]x me-mi-iš-ta x[
2B20¥ ]SIxSÁ-ri nu-wa A-NA[
2B21¥ nu-wa-r]a-an-za-an Ú-UL x[
2B22¥ ]x [ ]x x[

1. KUB 23.92 Vo 1¥-8¥


1¥ ]x-{zi}
2¥ ~a-a]t-ra-a-i nu ki-x[
3¥ I-NA] KUR-IA pa-a-u-wa-an-z[i]
4¥ ]x-wa-an-zi a-pa-a-aš SI[G5 50
5¥ ]-i nu-kán a-pé-el KUR [
6¥ š]a-ra-a-ta 51 Ú-UL tar-na-a[t-ti
7¥ ]A-BI-KA-za ku-it [ ]
8¥ ]-at
- - - - - - - - - - - - - - ––––––––––––––––––––––––––––––
- - - - - - - - - - - - - - ––––––––––––––––––––––––––––––

(§ 1¥ KUB 23.92 Ro 1¥-12¥)


1¥ (non traducibile)
2¥ “[…] … [… in se]guito sconfissero il nemico. Ma io/me a lui […]
3¥ [… …]-ai (pret. 1a sing.)”. Egli veramente così in [quella?] occas[ione … ]
4¥ [… …]… ciò (è/significa) la morte per il (lett. “del”) genere umano. Possa tu invece lui
5¥ [… la divinità(?) lo f]avorì e divenne Gran Re. E di lui … […]
6¥ [ … egli … ] rese/fece […] 52 (e) allargò/ampliò? 53 e con le armi vinse Grandi Re.
7¥ [… …] dove essi per sé rendono i figli [ ]…,
8¥ [il padre(?) …]-rà (pres.-fut. 3a sing.), ed installerà suo figlio al suo (-za) 54 posto.
9¥ [… Tu] sei andato al posto [di tuo padre(?)] 55: ora proteggi i confini (stabiliti) da tuo padre!
10¥ [… …] era di fronte. Come [egli(?)] i suoi (-za) 56 confini pro[teggeva(?) 57]

49. Hagenbuchner 1989b: iš-[pí-ia-tar?.


50. Così in base a collazione. La lettura a-pa-a-aš-ši?-l[a]? di Hagenbuchner 1989b non risulta corretta.
51. Integrazione di Otten 1959-60.
52. Pret. 3a pers. sing. di un verbo fattititvo o causativo in -nu-.
53. Così seguendo Otten 1959-60: 40; HW, 2. Erg., 403a; Hagenbuchner 1989b; HEG P, 393; HHw, 117. Di-
versamente CHD P, 64b: “mng. unclear”.
54. V. commento.
55. Così con Hagenbuchner 1989b: 255.
56. Letteralmente: “si / da sé / per sé” (dativus commodi). Cfr. anche r. 8¥.
57. Così con Otten 1959-60: 40 e Hagenbuchner 1989b: 255.
Nr. 17 _ KUB 23.92, KUB 23.103, KUB 40.77 163

11¥ […] …, tu non sminuire/svilire il suo 58 nome!


12¥ [… Co]me gli dei [lo] favoriro[no], così favori[scano] anche [t]e!
(Le rr. 13¥-15¥ sono troppo frammentarie per una traduzione).
(§ 2¥¥ KUB 23.103 Ro 1¥-5¥)
1¥ ] pal[azzo
2¥ egli tr]attò male e a me lo [
3¥ Poiché [tu ti sei seduto 59] sul trono di tuo padre [
4¥ [la co]sa / [la paro]la era/divenne buona/in ordine, ma io (a) te amichevol[mente
5¥ egli muore. Poiché a lui protegge suo figlio oppure a lui è sotto[messo?
(§ 3¥¥ KUB 23.103 Ro 6¥-8¥)
6¥ Ma [o]ra, con la presente 60, [invio] Mašamuwa, il mio messaggero [… …].
7¥ [P]oiché [tuo padre] è divenuto dio (scil. è morto) e [tu sei divenuto] re […],
8¥ scrivimi [quale (e)] come (è) [la salute presso mio fratello], [invia]mi in fret[ta …!] §
(§ 4¥¥ KUB 23.103 Ro 9¥-17¥; da r. 14¥ = KUB 40.77: 3¥-6¥)
9¥ La cosa è in questo stesso modo (anche) per voi: Ogni volta che un re [è divenuto] dio (scil. è
morto), [… …].
10¥ (Riguardo a)i re che egli aveva sottomesso, se a te [qualcuno si ribella(?) 61 …],
11¥ oppure qualcuno di fronte a te ‘prende su’ 62 […],
12¥ scrivimi nella suddetta occasione e a me in un giorno là/allora … [… …].
13¥/2¥ (dicendo): “Non [sono solito?] scr[ivere] 63 ad un altro re per (chiedere) aiuto” […].
14¥/3¥ (Ma) i re sono soliti scriversi l’un l’altro per (chiedere) aiuto! Chie[di(lo)] [ai tuoi Grandi! …].
15¥/4¥ Se a @attuša un re di tal fatta [… da qual]che parte [… …].
16¥/5¥ Mio padre non ha scritto a tuo padre 64: “(In) ai[uto 65 … …” …]
17¥/6¥ egli prese giù (dicendo?): “Sappi(lo)! I[o] verr[ò in tuo aiuto!]”. §
(§ 5¥¥ KUB 23.103 Ro 18¥-28¥ = KUB 40.77: 7¥-17¥)
18¥/7¥ Quanto al fatto che tuo padre è divenuto dio, ai/al r[e … … doni(?)]
19¥/8¥ sono soliti spedire. Nel paese di @atti invece ciò non (è) co[stume(?) 66
20¥/9¥ Dalla Casa del paese di @atti un nuovo attrezzo fuori […, no]n è permesso.

58. Cfr. CHD L-N, 35b. Letteralmente: “a lui” (dativus commodi).


59. Così Otten 1959-60: 40 e Hagenbuchner 1989b: 255.
60. Sul valore “con la presente” di kāša / kāšma in unione con kinun v. supra commento a KBo 18.24 (nr. 4) I
9 con note 51-52.
61. Così Otten 1959-60: 41 e Hagenbuchner 1989b: 255.
62. V. commento.
63. Otten 1959-60: “[werde ich] nicht sch[icken]”; Hagenbuchner 1989b: “[habe ich] nicht gesandt”.
64. Così secondo Otten 1959-60 e Harrak 1987. Secondo Hagenbuchner 1989b invece si tratterebbe di do-
manda retorica: “Mio padre non ha forse scritto a tuo padre (dicendogli): “In ai[uto …”] ”. V. supra sezione
introduttiva e infra commento al passo.
65. Integriamo warr[i “in aiuto; come aiuto” seguendo Hagenbuchner 1989b. Per una diversa proposta di inte-
grazione e una differente interpretazione del passo, piuttosto discutibile, v. Materialien 10 (1981), 30 (Nr.
58) e cfr. commento.
66. Così con Otten 1959-60 e Hagenbuchner 1989b.
164 Testi

21¥/10¥-11¥ Chiedi(lo) ai tuoi Grandi! Se dal paese di @atti [avessero/fossero …] …, que[sto] (sarebbe
stato) permesso! [Se …]
22¥/12¥ [q]ualche volta fosse stato, se essi/ciò a me per la questione del morto 67 [avessero … … ],
io avrei [in]viato. Vivo/Da vivo [
23¥/13¥ Io [t]i ho sempre inviato dei buoni doni! […] … … 68
24¥/14¥ Colui il quale egli non addolorò 69, … [ …] con la giustizia (de)gli dèi […]
25¥/15¥ […] … Se egli mi fosse stato veramente nemico, se (a) me gli uo[mini
26¥/16¥ […] ciononostante (-pat) io non farei? nulla … 70 [ … Poiché gli dei gli(?)]
27¥/17¥ furono [pro]pizi, egli (da) piccolo re dive[nne] Gran Re […] … ed egli …[
28¥/17¥ [… vi]gore, eroicit[à …] … […] … ed egli? … [ … §
(§ 6¥¥ KUB 40.77: 19¥-22¥)
19¥ ] disse: “ … [
20¥ ] egli stabilisce e a [
21¥ ] lui non … [
22¥ (solo tracce di alcuni segni)
(§ 7¥¥’ KUB 23.92 Vo 1¥-8¥)
1¥ ]…
2¥ sc]rivi! E …[
3¥ ] per andare nel mio paese [
4¥ ] … egli be[ne
5¥ ] … e il suo paese [
6¥ ] non ti lasc[ia sa]lire [
7¥ a/di] tuo padre 71 poiché/ciò che [
8¥ ]…
(Fine della “Lettera al giovane re”).

1 Ro 4¥ Diversamente da Otten 1959-60: 40 e Hagenbuchner 1989b: 249 riteniamo che la sequenza


zi-ik-ma-a-na-an-ma non vada scissa in zi-ik ma-a-na-an-ma (zik mān=an=ma), bensì sia da tenere
unita e sia da analizzare come zik=man=an=ma 72. A nostro avviso non può infatti trattarsi della con-
giunzione mān, perché in tal caso il pronome enclitico -an dovrebbe essere affisso al pronome zik. Tra
l’altro, nel testo non è presente una separazione tra -ik- e -ma- che giustifichi la lettura di Otten e Ha-
genbuchner.

1 Ro 5¥ s. L’espressione “divenne Gran Re” richiama il passo successivo di Ro 27¥ (= KUB 40.77:
17¥) “da piccolo re divenne Gran Re”, per la cui interpretazione rimandiamo supra alla sezione intro-
duttiva. Cfr. anche KUB 23.102 (nr. 20) I 4 s., dove tuttavia, secondo l’interpretazione da noi proposta
(“sei forse diventato Gran Re?”), l’espressione sarebbe usata in tono ironico (v. commento al passo).

67. Oppure con Otten 1959-60 e Zaccagnini 1973: 34 “secondo la parola di un morto”.
68. In 2B 13¥ è conservata una parte di testo non chiara. Sulla possibile interpretazione della forma u-wa-at-ta[
v. commento.
69. Oppure “colui al quale egli non si mostrò”. V. commento.
70. Per la forma ad-du che segue v. commento.
71. V. commento.
72. Per alcuni esempi di scriptio plena della particella ottativa-potenziale (-)man v. CHD L-N, 139b e cfr. KUB
23.92 Vo 13¥.
Nr. 17 _ KUB 23.92, KUB 23.103, KUB 40.77 165

1 Ro 7¥ A differenza di Otten 1959-60 e Hagenbuchner 1989b riteniamo che qui il verbo ešša-/išša-
sia costruito con il doppio accusativo (“rendere qualcuno qualcosa”: […]…-nduš e DUMUMEŠ) e che il
pronome -šmaš abbia funzione di dativus commodi, sostituendo la particella -z(a); su questa costru-
zione v. van den Hout 1992: 277 ss.

1 Ro 8¥ Per la nostra resa di -z(a) pedi con “al suo (scil. di sé) posto” 73 cfr., per es., KUB 24.5+ I 10
= KUB 36.92, 8! [(nu=wa=za kāša) kūš :tarpal]liuš pedi SUM-e~~un “ho appena dato questi sostituti
al mio posto” (CHD P, 343a) e KBo 12.30(+) II 3 katta=ma NUMUN-IA pedi=za kuit tittanumi “e la
mia discendenza che io in seguito metterò al mio posto” (Giorgieri 2002: 305 n. 19). La particella
-z(a), che funge da pronome in apposizione partitiva con pedi e apparentemente svolge dunque una
funzione paragonabile a quella di un aggettivo possessivo, compare laddove l’azione prevede un coin-
volgimento diretto del soggetto 74. Diversamente, si usa il dativo del pronome personale enclitico in
apposizione partitiva con pedi, come mostrano i seguenti esempi raccolti in CHD P, 342 s.: HBM 66
28 s. nu=šši 3 LÚMEŠ URUGašga pēdi ēpdu “che egli prenda tre Kaškei al posto di costui!” (lett. “per
lui, al posto”); KUB 17.14 “Vo” 19 nu=mu kāš TI-anza PU@=ŠU pedi ar[taru] “che questo sostituto
vivo st[ia] al mio posto!” (lett. “per me, al posto”).

1 Vo 7¥ La traduzione di Hagenbuchner 1989b: “weil dein Vater [Gott geworden ist]” non è esatta,
poiché dovrebbe esserci A-BU-KA. Benché talvolta si trovi la forma A-BI-KA con valore di nominativo
(cfr. per es. KUB 23.94, 6¥ A-BI-KA-ma DINGIR-{iš} ki-ša-{at}), lo scriba di questo testo rispetta l’uso
esatto della forma A-BU-KA. Otten 1959-60 traduce “deines Vaters”. Forse c’è un riferimento al fatto
che il giovane re si è seduto sul trono del padre.

2A 7¥ s. Per la resa dell’espressione kuit ma~~an nella domanda indiretta MA@AR ŠEŠ-IA aššul kuit
ma~~an seguiamo Starke 1992: 814 s., traducendo “quale (e) come (è) la salute presso mio fratello”.
Diversamente v. CHD L-N, 102 (“like what” > “how”) e Hoffner 1995a: 102 (“how”).

2 A 9¥ Sull'uso della particella -pat con QĀTAMMA (= itt. apeni^^an o ki^^an) v. CHD P, 218 s.

2 A 10¥ Sulla costruzione sintattica del verbo ÌR-(n)a~~- cfr. van den Hout 1992: 284 s.

2 A 11¥ L’interpretazione di Otten 1959-60: 41 “wenn jemand (gegen) dich (Orakel) einholt”, seguita
da Klengel 1963: 286 (che collega questo passo con IBoT 1.34 Ro 13 s.), Archi 1975a: 122 n. 15, Ha-
genbuchner 1989b: 255 e HED A-E, 273, è stata giustamente messa in discussione in HW 2 E, 84b.
Nel passo in questione non abbiamo dunque a che fare con la locuzione di rara attestazione ŠA MUŠEN
uttar/memian peran šarā ep-/ap- “prendere un responso di uccello” (su cui v. Archi 1975a: 122), come
indicano sia la mancanza del nesso ŠA MUŠEN uttar/memian, sia la presenza della particella -ma af-
fissa a šarā, che mostra come i due elementi peran e šarā siano probabilmente da tenere separati. Il
passo resta purtroppo oscuro, in quanto manca un oggetto retto da šarā ep-/ap-. Si potrebbe forse pen-
sare ad una forma ellittica della locuzione kuttar šarā ep-/ap- “sollevare la nuca”, che in KBo 4.14 III
38 s. denota un comportamento negativo nei confronti del sovrano (cfr. HW 2 E, 84a e Dardano 2002:
379 n. 175), che ben si adatterebbe al nostro contesto. Se invece si considerano peran e ^arā come un

73. Otten 1959-60 e Hagenbuchner 1989b traducono invece genericamente “an die Stelle”, che tuttavia non dà
molto senso alla frase.
74. Cfr. anche van den Hout 1992: 282, 300 n. 11 e Oettinger 1997: 409, con ulteriori esempi; sulla funzione di
marca agentiva della particella -z(a) v. di recente Nowicki 2000: 352 s.
166 Testi

unico sintagma, si potrebbe pensare per il nostro passo ad un significato analogo a quello dell'espres-
sione [n=at] peran ^arā ēpdu in KUB 13.1+ IV 24¥ (CTH 261), che Pecchioli Daddi 2003: 180 rende
giustamente con “(egli) porti la cosa alla luce”.

2 A 15¥ ss. (= 2 B 4¥-6¥) In Materialien 10 (1981), 30 (Nr. 58) Justus propone la seguente interpretazione
del passo: “Know (that) in @atti such a king [as] my father would not have written to your father; he
would have taken auxiliary troops”, considerando ma-a-an come la particella potenziale man. Essa
sarebbe costruita con i preteriti ~atraiš e ēpta, indicando irrealtà, ed ēpta reggerebbe come oggetto di-
retto wa-ar-[ri-iš-ša-an-tu-uš che Justus integra a r. 16¥/5¥ (cfr. anche HW 2 E, 71b) 75. Tuttavia lo spa-
zio in lacuna è superiore rispetto a quello ipotizzato da Justus, come risulta da un computo del numero
di segni per ogni riga sulla base del verso (ogni riga era di almeno 29-36 + x segni sulla base della
somma di KUB 23.103 Vo = KUB 23.92 Vo), sicché preferiamo interpretare mān come “se”, staccato
da ~atraiš, e non far dipendere wa-ar-[ da ēpta. Inoltre Justus trascura la particella -wa(r)- affissa a
šak, su cui v. commento alla riga successiva.

2 A 16¥-17¥ Sia Otten 1959-60, che Harrak 1987: 148, 162 interpretano la frase di r. 16¥ come affermativa
senza prendere tuttavia in considerazione la presenza della particella -wa(r)- 76 affissa a šak di r. 17¥,
che lascia presagire che in questo contesto si tratti di discorso riportato. In conseguenza di ciò Hagen-
buchner 1989b propone di rendere la frase in questione come domanda retorica. Per un’analisi di que-
ste proposte e per una possibile interpretazione di questo passo v. supra sezione introduttiva.

2 A 18¥-23¥ (= 2 B 7¥-13¥) Per le possibili interpretazioni di questo passo e la relativa bibliografia v.


supra sezione introduttiva.

2 A 24¥ Otten 1959-60 non dà spiegazione della forma uwaittat; in HW, 39a essa è considerata come
pret. med.-pass. 3a pers. sing. di au(š)-/u(wa)- “vedere”, proposta seguita da Oettinger 1979: 380 n.
248. Kammenhuber 1969: 247 riconduce invece la forma al verbo uwai-/uwaja- “addolorare, fare
compassione” (v. Neu 1968: 185 s.; denominativo da uwai- “male, dolore; danno” 77), mentre Neu
1968: 22 n. 8 è incerto se la forma appartenga a au(š)-/u(wa)- oppure a uwai-/uwaja-. Il contesto lacu-
noso non permette purtroppo di optare per una delle due possibili soluzioni. Non ci pare invece
corretta la proposta di Hagenbuchner 1989b: 259 di derivare la forma da uwate- “portare”.

2 A 26¥ (= 2 B 16¥) Diversamente da Otten 1959-60 e da Hagenbuchner 1989b, che leggono AD-
DU 78, preferiamo intendere la forma come itt. addu, avverbio di significato non chiaro (“dunque”,

75. Justus ha ripreso questa integrazione da CTH 81 II 22 (Otten 1981: 10 s.), dove ÉRINMEŠ NĀRĀRI è retto da
katta ep-/ap-.
76. Per la particella -wa(r)- v. da ultimo Fortson IV 1998.
77. Su uwai- v. di recente Otten 1988: 52 s. e Rieken 1999: 66, che ritiene si tratti non tanto di un sostantivo,
quanto piuttosto di una interiezione. Starke 1990: 266 con n. 909 ha messo in dubbio questa tradizionale
spiegazione del verbo uwaja-, proponendo che esso significhi piuttosto “schreien, rufen”, al medio “fle-
hentlich für sich anrufen”, e contestandone la derivazione da uwai-. Le sue argomentazioni tuttavia non
convincono; cfr. CLL, 250 e Rieken 1999: 66 n. 313.
78. Mentre Otten lascia la forma senza spiegazione, Hagenbuchner la deriva da nadû(m) “gettare”, traducendo
“Nichts hätte ich geworfen”. Contro tale soluzione va però detto che nadû(m) è un verbo i/i e la particella
man, che Hagenbuchner collega a AD-DU, è affissa al precedente i-ia-mi, come giustamente interpretato da
Otten.
Nr. 17 _ KUB 23.92, KUB 23.103, KUB 40.77 167

“inoltre” o simm. ?) 79 su cui v. recentemente, per le attestazioni e per ulteriore bibliografia, HED A-E,
228; Hoffner 1989: 88 s.; de Martino 1998: 27 n. 58, 35. Il contesto frammentario del nostro passo non
aiuta a capire il significato di questa forma, ma una lectio hethitica ci sembra comunque preferibile.

2 B 10¥ Questa attestazione della rara grafia a-ra va aggiunta a quelle raccolte da Cohen 2002: 8 n.
11. Alla successiva r. 11¥ si trova invece la normale grafia a-a-ra.

2 B 13¥ L’integrazione u-wa-at-ta-[at e l’interpretazione come forma finora non attestata di passivo
del verbo uwate- proposte da Hagenbuchner 1989b: 259 non ci paiono corrette (v. anche riguardo a
uwaittat di 2A 24¥). Una soluzione possibile ci sembra l’analisi della forma come uwatt=(j)a “e tu vie-
ni!”, anche se per il contesto frammentario è forse preferibile non dare una traduzione e lasciare il pro-
blema aperto. Sull’imperativo uwat, che compare talvolta nella poco chiara locuzione uwat duwaddu 80,
cfr. di recente Neu 1987: 168, con attestazioni della forma.

II) Lettera a uno o più dignitari assiri


KUB 23.103 Vo 1¥-7¥

1¥ [o o A-B]I-IA 81 LUGAL KUR URUaš-šur-ia [


2¥ [o o]x ŠA A-BI-IA ku-it INIMMEŠ EGIR-a[n
3¥ [o o]x SIG5-eš-šu-u-en SIG5-eš-šu-u-en-ma-an-kán x[
4¥ [Š]A 1EN A-BI AMA kiš-du-um-ma-at ma-an-na-aš x[
5¥ am-mu-uk-ma-an I-NA KUR-ŠU i-ia-a~-~a-at NINDA-an-ma-an 1-aš 1-e-{el} x[
6¥ nu EN-KU-NU BA.ÚŠ am-mu-uk-ma-za A-NA EN-KU-NU ma-a~-~a-an SIG5-an-za x[
7¥ nu-za a-pé-e-da-ni-*ia* QA-TAM-MA-pát SIG5-an-za na-an pa-a~-~a-aš-tén nu-uš-ši x[
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

1¥ […] di mio [pa]dre 82 e il re del paese di Aššur [


2¥ […] poiché le parole di mio padre dietro [
3¥ […] noi siamo 83 divenuti buoni (amici). Oh, fossimo divenuti buoni (amici)! 84[ … (si sarebbe
detto): “Come figli/fratelli (?)]
4¥ [d]i un sol padre (e) di una sola madre siete diventati!” 85. (A) noi [

79. Tischler in HHw, 29 pone invece una forma addu- con significato “Heil”, ma l’ipotesi non convince ap-
pieno.
80. Su questa formula cfr. soprattutto Hagenbuchner 1989a: 103 ss. e Alp 1991: 305, che avanza l’ipotesi che
uwat possa in realtà essere una 3a pers. sing.; in HHw, 29 e 189 si propone di analizzare la locuzione come
uwaddu=wa addu “Heil soll kommen”.
81. Lettura di Otten 1959-60: 42, verosimile in base alla foto. A p. 45 Otten propone come possibili integra-
zioni [A-BI A-B]I-IA o [ŠEŠ A-B]I-IA.
82. Così con Otten 1959-60; Hagenbuchner 1989b: 256 traduce invece “mein [Großva]ter”; ma v. anche Ha-
genbuchner 1989b: 258.
83. Oppure: “saremmo divenuti buoni (amici)”, se si ipotizza la perdita della particella man in lacuna.
84. Oppure, con Otten 1959-60 e Hagenbuchner 1989b: “saremmo divenuti buoni amici”.
85. Una diversa, ma a nostro avviso poco verosimile, interpretazione della frase [Š]A 1-EN ABI AMA kišdum-
mat è fornita in HW 2 A, 552b: “Wie] (das) von eines Vaters Mutter seid ihr geworden”. V. commento.
168 Testi

5¥ Io sarei andato nel suo paese, l’uno [avrebbe mangiato 86] il pane dell’altro.
6¥ Ma il vostro signore è morto. E come io ero bendisposto/benevolo verso il vostro signore […],
7¥ in questo stesso modo sono bendisposto/benevolo anche verso di lui (scil. il nuovo re), e voi
proteggetelo! A lui […]
(Fine della lettera ad uno o più dignitari assiri)

Vo 1¥ ss. A differenza di Orlamünde 2001: 515 riteniamo che la parte finale di questa lettera descri-
va, in termini positivi, il rapporto tra il mittente della lettera 87, cioè Tut~alija IV, e il padre del nuovo
re assiro, cioè Salmanassar, e non quello tra il predecessore @attušili III e Salmanassar.

Vo 4¥ Sull’espressione “essere come figli/fratelli di un sol padre e di una sola madre” 88 v. il passo
KUB 3.42+ (= Edel 1994a: 86, Nr. 32) Ro 31¥ s. ù ni-nu k[i ŠEŠMEŠ ša 1-en a-bi ù ša 1-et MUNUSAM]A.
Su questo topos cfr., in generale, Zaccagnini 1973: 110 n. 72 e Liverani 1983: 506 s. Per una frase
analoga (“Tu ed io siamo forse stati generati da una stessa madre?”), usata però in maniera negativa,
cfr. KUB 23.102 (nr. 20) I 14 s. e il nostro commento al passo.

III) Lettera a Bābu-a~a-iddina


A. KUB 23.103 Vo 8¥ ss. = B. KUB 23.92 Vo 8a¥ ss.

A 8¥ UM-MA DUTUŠI-MA A-NA mba-ba-ŠEŠ-SUM QÍ-BI-MA §


B [8a¥] 89 [ ] §
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

(9¥/9¥) EN-KUNU-ma=aš=kán kuit BA.ÚŠ nu=šmaš DUMU EN-KUNU kuin šarā[……]x GURUŠ-
tar GIM-an EGIR-pa
A 9¥ EN-KU-NU-ma-aš-kán ku-it BA.ÚŠ nu-uš-ma-aš DUMU EN-KU-NU ku-in ša-ra-a[
B 9¥ [
A 9¥ ]

B 9¥ ]x GURUŠ-tar GIM-an EGIR-pa
LUM
(10¥/9¥-10¥) memir DINGIR -ši ma~~an ŠÀ-ir pijan ~arzi PĀNI ABĪ=ŠU-pa[t …… ]x-ši kuiēš
A 10¥ me-mi-ir DINGIRLUM-ši ma-a~-~a-an ŠÀ-ir pí-ia-an ~ar-zi PA-NI A-BI-ŠU-pá[t
B0 9¥ me-mi-[ ] (10¥) [
A 10¥ ]
B 10¥ ]x-ši ku-i-e-eš

86. Integrazione in base al contesto, ma la ricostruzione dell’esatta forma ittita persa in lacuna non è sicura.
87. Così anche Otten 1959-60: 45 (“Der hethitische König betont dabei das nun zu seiner Zeit bestehende, be-
sonders gute Verhältnis”) e Freu 2003b: 105.
88. Sulla sequenza “padre – madre”, tipica nei testi in lingua ittita, v. Otten 1953: 52; HW 2 A, 71; Neu 1974: 8 s.
89. Per la numerazione del verso di KUB 23.92 ci atteniamo a quella della copia autografica, dove tuttavia per
errore è stata considerata come vuota la riga da noi numerata come 8a¥, che doveva contenere la formula di
indirizzo della lettera a Bābu-a~a-iddina.
Nr. 17 _ KUB 23.92, KUB 23.103, KUB 40.77 169

m
(11¥/10¥-11¥) GIŠ.MI-aššuraš mMAR.TU-ašarēš(š)=a kā n=an=mu apūš me[mir …… ANA GI Š
] GU.ZA
ABĪ=ŠU-z=aš=kan
m m
A 11¥ GIŠ.MI-aš-šur-aš MAR.TU-a-ša-re-ša ka-a na-an-mu a-pu-u-uš {me}-[mi-ir
m
B 10¥ GIŠ.MI-aš-šur-aš (11¥) [
A 11¥ ]
B 11¥ ]x[ A-NA GI]Š{GU}.ZA A-BI-ŠU-za-aš-kán

(12¥/11¥-12¥) immakku ešat nu=šši UL ANA GUDAM-pat ma~~a[n … … ]… kī memiškizzi


A 12¥ im-ma-ak-ku e-ša-at nu-uš-ši Ú-UL A-NA GUDAM-pát ma-a~-~a-[an
B 11¥ im-m[a- ] (12¥) [
A 12¥ ]
B 12¥ ]x ki-i {me-mi-iš-ki-iz-zi}
(13¥/12¥-13¥) ijami=man=pat=wa kuitki mān=wa=mu ara~zenuš LU[GALMEŠ … …] a[pi]ja (o ABĪ=JA)=
ja=man=wa=mu uwanzi
A 13¥ i-ia-mi-ma-an-pát-wa ku-it-ki ma-a-an-wa-mu a-ra-a~-zé-nu-uš LU[GALMEŠ
B 12¥ i-ia-mi-ma-an-pát-{wa} (13¥) [
A 13¥ ]
B 13¥ ] {a}-[pí]-ia 90-ia-ma-an-wa-mu ú-wa-an-zi
(14¥/13¥-14¥) man=wa=za ŠUM-an kuitki ijami nu mekki kuitki apē[dani … ]… INA @UR.SAGNI-pat kuit
nawi pū~ti
A 14¥ ma-an-wa-za ŠUM-an ku-it-ki i-ia-mi nu me-ek-ki ku-it-ki *a-pé-[e-da-ni 91
B 13¥ ma-a-an-wa-za ŠU[M- ] (14¥) [
A 14¥ ]
B 14¥ ]x I-NA @UR.SAGNI-pát ku-it na-wi5 pu-u-u~-ti 92
(15¥/14¥-15) n=aš paizzi kuedani ANA LÚKÚR n=aš IŠ-TU INIM DINGI[R … … ]-ia katta ārnuwanza ēšdu
A 15¥ na-aš pa-iz-zi ku-{e}-da-ni A-NA LÚKÚR na-aš IŠ-TU INIM DINGI[R
B 14¥ na-aš pa-i[z- ] (15¥) [
A 15¥ ]
B 15¥ ]-ia kat-ta a-ar-nu-wa-an-za e-eš-du
(16¥/15¥-16¥) ABŪ=ŠU=ši=kan kuit BA.ÚŠ apāš=ma=za=kán ANA GIŠG[U.ZA ABĪ=ŠU … … n=aš? IGI-zi?]
palši kuedani LÍL-ri paizzi
A 16¥ A-BU-ŠU-ši-kán ku-it BA.ÚŠ a-pa-a-aš-ma-za-kán A-NA GIŠG[U.ZA A-BI-ŠU
B 15¥ A-BU-ŠU-ši-kán k[u- ] (16¥) [
A 16¥ ]
B 16¥ na-aš? IGI-zi?] pal-ši ku-e-da-ni LÍL-ri pa-iz-zi

90. Seguendo CHD L-N, 140a e Beckman 1996 leggiamo a-pí-ia- “là, allora”. Diversamente Otten 1959-60 e
Hagenbuchner 1989b: A-BI-IA-, seguiti da Zaccagnini 1990: 43.
91. Integrazione secondo CHD P, 370a.
92. Forma luvia (pres. 3a sing.). Su questo passo v. CHD P, 370a (s.v. pū~-).
170 Testi

(17¥/16¥-17¥) n=aš=kan GÉŠPU-za kuedani 3-ŠU 4-ŠU mekki mā[n … … k]uiš? našma=at GÉŠPU-a~~an
A 17¥ na-aš-kán GÉŠPU-za ku-e-da-ni 3-ŠU 4-ŠU me-ek-ki ma-a-[an(-)
B 16¥ na-aš-kán GÉŠPU-za (17¥) [
A 17¥ ]
?
B 17¥ k]u -iš na-aš-ma-at GÉŠPU-a~-~a-an
(18¥/17¥-18¥) kuitki AŠRU nu IGI-zi palši apeniššuwa[n … … -n]anzi
A 18¥ ku-it-{ki AŠ-RU} nu IGI-zi pal-ši a-pé-ni-iš-šu-wa-a[n(-)
B 17¥ ku-it-ki AŠ-RU nu IGI-z[i] (18¥) [
A 18¥ ]
B 18¥ -n]a-an-zi
(19¥/18¥-19¥) ABŪ=ŠU=ma=šši kue KUR.KURMEŠ IŠTU GIŠTUKUL tara~~an ~a[rta … … ]…-ri
A 19¥ A-BU-ŠU-ma-aš-ši ku-e KUR.KURMEŠ IŠ-TU GIŠTUKUL tar-a~-~a-an ~a[r-ta
B 18¥ A-BU-ŠU-ma-aš-ši ku-e KUR.KURMEŠ IŠ-TU GI[Š ] (19¥) [
A 19¥ ]
B 19¥ ]x-ri
(20¥/19¥) kī=pat=mu kuit KUR URUPapan~i memiškanzi … [
A 20¥ ki-i-pát-mu ku-it KUR URUba-ba-an-~i me-mi-iš-kán-zi x[ ]
B 19¥ ki-i-pát-mu ku-it KUR URUpa-pa-an-~i me-{mi-eš}-k[án- 93 ] (20¥) [
(21¥/20¥) @UR.SAGMEŠ-ja=wa mekki @UL-wēš nu (:)innar[a(-)
A 21¥ @UR.SAGMEŠ-ia-wa me-ek-ki @UL-u-e-eš 94 nu :in-na-r[a- 95 ]
B 20¥ [@UR.SA]G{@I.A}-wa 96 me-ek-ki @UL-u-iš nu in-n[a- 97
(22¥/21¥) kuitki nu apāš kinun=pat kuit memiškizzi … [
A 22¥ ku-it-ki nu a-pa-a-aš ki-nu-un-pát ku-it me-mi-iš-ki-iz-zi [
B 21¥ [ k]u-{it me-mi-eš}-[k]i-{zi} x x [
A 23¥ na-at [l]e-e-pát i-ia-an-zi DINGIRMEŠ a-pé-ni-iš-ša-[an
A 24¥ ka-ru-ú-ia ku-wa-pí pa-iz-zi nu ma-a-an UNMEŠ-tar x[
A 25¥ na-aš-{ma}-aš ÉRINMEŠ KURTI-pát ku-iš-ki na-at-kán šu-me-{e}-[
A 26¥ [ ]x UNMEŠ-tar-maχ-maω šu-me-e-da-az Ú-UL ku-i[t-ki
A 27¥ [ ]x-ki i-ia-zi nu-za EN-KA ku-e KUR.[KURMEŠ
A 28¥ [ ]x x x [ ]x x x-{zi} nu e-eš-š[a-

(§1 KUB 23.103 Vo 8¥)


8¥ Così (dice) il mio Sole: a Bābu-a~a-iddina di’! §

93. Così in base a collazione.


94. Su questo passo v. CHD L-N, 249a.
95. V. commento.
96. Lettura di Otten 1959-60, confermata dalla collazione (errata la lettura -i]a-wa di Hagenbuchner 1989b).
97. Così in base a collazione.
Nr. 17 _ KUB 23.92, KUB 23.103, KUB 40.77 171

(§ 2 KUB 23.103 Vo 9¥-28¥ = KUB 23.92 Vo 9¥-21¥)


9¥/9¥ Riguardo al fatto che il vostro signore è morto, il figlio del vostro signore che sopra a voi
[… 98 … ]come essi vigore giovanile
10¥/9¥-10¥ attribuirono(?) 99, come il dio gli ha dato un cuore 100, già al tempo di suo padre [… …] …
— coloro che
11¥/10¥-11¥ sono qui, (cioè) $illī-Aššur e Amurru-ašarēd, costoro mi parlarono di lui. [… … Sul] tro-
no di suo padre egli
12¥/11¥-12¥ si è appena 101 seduto, e a lui non proprio come un toro selvaggio [… 102 … …] Questo egli
va dicendo:
13¥/12¥-13¥ “Certamente vorrei fare qualcosa! 103 Se (a) me i r[e] confinanti [… …], allora da me/con-
tro di me 104 verrebbero,
14¥/13¥-14¥ e io mi potrei fare un certo nome!” 105 Qualcosa grandemente in qu[el …], poiché/quanto
al fatto che egli non ha ancora combattuto(?) proprio in montagna,
15¥/14¥-15¥ il nemico, contro il quale egli andrà, per volere della divi[nità … ] … che esso (scil. il ne-
mico?) sia eliminato!
16¥/15¥-16¥ Poiché gli è morto il padre, ed egli sul tr[ono di suo padre si è appena seduto(?)], colui
contro il quale [egli per la prima(?)] volta andrà in battaglia,
17¥/16¥-17¥ e al quale egli (dovrà essere) tre (o) quattro volte superiore quanto a forza, s[e … qu]al-
cuno(?) oppure si tratta di un luogo difficile/obbligato? 106,
18¥/17¥-18¥ per la prima volta in questo mod[o … …] essi […]-ranno (pres. 3a plur.).
19¥/18¥-19¥ I paesi che suo padre a lui ave[va] soggiogato con le armi [… …]…
20¥/19¥ Poiché proprio questo mi si continua a dire riguardo al paese di Papan~i, … [e (cioè): “ …]
21¥/20¥ e le montagne sono molto pericolose”. Fort[e? 107 … …]
22¥/21¥ qualcosa. Poiché/Ciò che costui proprio ora continua a dire [… …],
108
23¥ essi non lo devono fare proprio per nulla! Gli dei in questo mod[o
24¥ E ovunque egli già sta andando, se la popolazione … [
25¥ oppure è un qualche esercito del paese stesso, essi/ciò [da] vo[i(?)
26¥ ma la popolazione da voi nul[la
27¥ […] … farà e i pae[si] che il tuo signore [
28¥ […] … … […] … e far-[

98. Otten 1959-60; Hagenbuchner 1989b; CHD L-N, 262b; Beckman 1996 traducono una forma verbale dal
significato di “elevare” (“è stato elevato” o simm.).
99. Per questa traduzione v. Otten 1959-60: 43 con n. 35 (su āppa memai-, lett. “ripetere; rispondere”); CHD
L-N, 118b, 262b; Beckman 1996, ma l’interpretazione del passo resta incerta. Hagenbuchner 1989b con-
sidera GIM-an EGIR-pa memir come un inciso e traduce “wie man antwortet”, pur essendo la forma ver-
bale un preterito.
100. V. commento.
101. Per questa resa dell’avverbio immakku e per l’interpretazione dell’intero passo v. Hoffner 1995b: 193.
102. La frase è da intendere, a nostro avviso, come domanda retorica: “egli non ha forse [vigore/furia] proprio
come un toro selvaggio ?”. Hoffner 1995b: 193 propone di integrare “eagerness to fight”.
103. V. CHD P, 226b.
104. V. commento.
105. Oppure con CHD P, 370a: “Oh se solo potessi farmi un certo nome!”. Ma diversamente in CHD L-N, 35b:
“I would like to make a certain name for myself”.
106. O “situazione difficile?/obbligata?”. V. commento.
107. Oppure “for[za” o diri[tto”; v. commento.
108. Da qui il duplicato B (KUB 23.92) si interrompe e c’è solo l’esemplare A (KUB 23.103).
172 Testi

A 8¥ Sull’elemento teoforico Bābu e sulla particolare grafia ba-ba- nel nome Bābu-a~a-iddina v.
Marchesi 2002: 162, 166, 171 (“/ba:bu/ was probably the standard form of the divine name in the MA
period and later”).

A 10¥ Per una discussione circa l’interpretazione di questo passo cfr. Neu 1980: 31. Riguardo al cuo-
re come sede della riflessione e della decisione ponderata per gli Ittiti v. ora Dardano 2002: 371.

A 11¥ (= B 10¥) Sugli ambasciatori assiri alla corte ittita v. Beckman 1983: 108. Per un personaggio
di nome Amurru-ašarēd nelle lettere da Dūr-Katlimmu cfr. Cancik-Kirschbaum 1996 Nr. 2: 64 (con
commento a p. 105) e cfr. supra, nr. 16.

A 17¥ Singer 1985: 102 s. pensa che con l’espressione “(dovrà essere) tre (o) quattro volte superiore
quanto a forza” Tut~alija si riferisca qui chiaramente a Babilonia, usando una formulazione analoga a
quella che @attušili III utilizzò nella lettera scritta a Kadašman-Enlil II per coinvolgere invece il re ba-
bilonese in una guerra con l’Assiria (KBo 1.10+ Ro 49-55). Anche Liverani 1990a: 133 riconosce la
possibilità che questo riferimento possa avere lo scopo concreto di allontanare gli interessi assiri dalle
zone di confine con gli Ittiti (in questo stesso senso andrebbe interpretato anche il successivo riferi-
mento alla regione montagnosa di Papan~i come inaccessibile, impervia, troppo difficile per il giovane
re), ma ritiene che “the basic principle is purely ideological”. Sul collegamento tra questi passi e su te-
matiche analoghe presenti negli Annali di Muršili II v. del Monte 1993: 76 n. 8.

A 19¥ (= B 18¥) Per la mancanza della particella -z(a) 109, che è invece solitamente presente con il ver-
bo tar~- usato transitivamente nel senso di “vincere, soggiogare”, cfr. HEG T/D, 159 e, per es., il
seguente passo dall’Editto di Telipinu: CTH 9 I 6 [(nu LÚKÚR-an utnē kut)]tanit tara~~an ~arta
(edizione in Hoffmann 1984: 12). Analogamente la particella manca anche in CTH 9 I 16 e 26 (Hoff-
mann 1984: 14, 18); essa è invece presente in CTH 9 II 42 s.: nu=za uwaši LÚKÚR-an utnē kuttani[t]
tara~~an ~arši (Hoffmann 1984: 32) 110.

A 20¥ (= B 19¥) Per il toponimo Papan~i in questo testo cfr. Otten 1959-60: 45 e Hagenbuchner
1989b: 260; v. inoltre quanto da noi osservato nel commento a KUB 3.125 (nr. 15) Vo 1, dove pure
compare KUR ba-ba-an-~a, e la bibliografia in proposito ivi menzionata.

A 21¥ (= B 20¥) Sul topos delle montagne (cui si fa riferimento anche in B 14¥) come luoghi impervi,
dove si dimostra la vera forza e l’abilità militare del sovrano, e che pertanto non sono raccomandabili
ad un re ancora inesperto, cfr. del Monte 1980: 115 s.

A 21¥ (= B 20¥) A differenza di Otten 1959-60 e Hagenbuchner 1989b, che leggono nu-u in-na-r[a-,
seguiamo la proposta di Güterbock 1956: 132 e consideriamo il segno U come “Glossenkeil” (nu :in-
na-r[a-), assente invece nel duplicato B 20¥ (nu in-n[a-). Cfr. anche HW, 1. Erg., 386b, che, seguendo
Güterbock, pone la forma come :innar[ā], con traduzione “geradeaus(?)” (così anche HHw, 61). Non
si può tuttavia escludere, a causa del contesto frammentario, che si tratti di una forma dell’aggettivo

109. Con Otten 1959-60: 43 riteniamo che il pronome enclitico -šši nel nucleo inziale di frase ABŪ=ŠU=
ma=šši si riferisca al giovane re, e non sostituisca la particella -z(a) con valore di dativus commodi riferito
al soggetto della frase, come sembrano invece intendere sia Hagenbuchner 1989b, sia Beckman 1996, che
nella loro traduzione non rendono -šši.
110. Per l’espressione kuttanit tara~~an ~ar(k)- v. da ultimo Dardano 2002: 378 s.
Nr. 17 _ KUB 23.92, KUB 23.103, KUB 40.77 173

innarawant- “forte” o dell’astratto innarawatar “forza, vigore”, per cui cfr. supra KUB 23.103 Ro 28¥
(nr. 17.I).

B 9¥ Cfr. KBo 1.10+ Vo 49 ss. sul motivo del “vigore” del giovane re.

B 11¥ (= A 12¥) Sulla presenza delle particelle -za=kan con il verbo eš-/a^- nell’espressione “sedersi
sul trono” nei testi in ittita recente v. Neu 1968: 28.

B 13¥ La resa del dativo -mu con “contro di me” in CHD L-N, 140a; Zaccagnini 1990: 43; Beckman
1996 dipende dall’interpretazione dell’intero passo (A 13¥ / B 13¥) come indicante una situazione di
ostilità verso il giovane re (CHD: “if the foreign [kings start war] to me, they would then come against
me”; Zaccagnini: “the kings my neighbours, my father’s 111 [enemies], ever came (in war) against me”;
Beckman: “if the foreign [kings become hostile] to me, they would then come against me”). Il conte-
sto assai lacunoso rende tuttavia questa interpretazione incerta. Otten 1959-60 e Hagenbuchner 1989b
diversamente optano per una resa neutra (“zu mir kämen”).

B 17¥ (= A 18¥) A causa del contesto frammentario l’esatto significato dell’espressione GÉŠPU-
a~~an AŠRU resta problematico. GÉŠPU-a~~an, che verosimilmente è da intendere come grafia ideo-
grafica per tara~~an, participio neutro del verbo tar~- (v. HHw, 167; su GÉŠPU-a~- cfr. Kronasser
1966: 429, van den Hout 1995a: 284), risulta infatti ambiguo, a seconda che lo si faccia derivare dal
significato intrans. di tar~- “essere forte, avere il potere”, dunque “che ha forza, potente”, oppure da
quello trans. “vincere, obbligare”, dunque “vinto, obbligato”. Tutti i traduttori seguono la prima di
queste possibilità (Otten 1959-60: “machtvoller? Ort”, così anche Hagenbuchner 1989b; Zaccagnini
1990: “strong place”; Beckman 1996: “strong position”). In questo caso si può pensare che il partici-
pio GÉŠPU-a~~ant- segua lo sviluppo semantico di altri aggettivi ittiti come nakki- (del Monte 1980;
CHD L-N, 366) o daššu- (HEG T, 259 s.), che significano sia “forte, potente, importante”, sia “diffici-
le”, donde la nostra resa con “luogo difficile / situazione difficile”. D’altro canto, non va esclusa
un’interpretazione in senso passivo dell’aggettivo, donde la resa alternativa con “luogo obbligato / si-
tuazione obbligata”. Il significato generale del passo è comunque quello di indicare una situazione ne-
gativa o un luogo pericoloso in cui il giovane ed inesperto sovrano non si deve venire a trovare, come
ricostruito giustamente da Zaccagnini 1990: 43.

Le tre tavolette su cui ci sono pervenuti i testi di queste tre lettere presentano un ductus piuttosto conservativo,
pur essendo da datare ad una fase abbastanza avanzata del regno di Tut~alija IV. Forme recenziori, tipiche del
ductus “IIIc”, sono rare, in netta minoranza rispetto a quelle più arcaiche, il che fa propendere decisamente per
un’assegnazione di questi manoscritti al ductus di tipo “IIIb”.
In KUB 23.92 i segni EN (Ro 2¥), @A (Ro 3¥, 6¥, 10¥ – 2x; Vo 17¥), QA (Ro 3¥, 12¥) e UN (Ro 3¥) ricorrono
nella forma più arcaica, come pure i segni LI (Ro 11¥) e URU (Vo 19¥). Anche i segni DI, KI e KU compaiono
sempre nella forma tradizionale, non in quella recenziore tipica del ductus “IIIc”. Il segno IK (Ro 4¥; Vo 20¥)
presenta invece la forma caratteristica del XIII secolo. Il segno DA compare nella forma recenziore con il
secondo orizzontale “nicht gebrochen” in Ro 10¥, nella forma più arcaica invece in Ro 3¥ e in Vo 16¥. Lo stesso
dicasi per il segno IT, che presenta la forma recenziore in Ro 8¥, 14¥ e, forse, in Ro 19¥ 112, quella più arcaica
invece in Ro 6¥, 7¥ e Vo 17¥. Da notare in Ro 4¥ il segno DUMU con un piccolo verticale inscritto, che compare
anche in altri manoscritti dell’epoca di Tut~alija IV (cfr. van den Hout 1989: 338 s.).

111. Zaccagnini fonda questa sua interpretazione su una lettura A-BI-IA- in B 13¥ (v. nota alla trascrizione).
112. La collazione sulla foto non è in questo caso decisiva.
174 Testi

In KUB 23.103 la sezione del testo Vo 1¥-4¥ è stata scritta da una mano diversa e più moderna rispetto a
quella che ha redatto il resto della tavoletta, come notato da van den Hout 1989: 329 a seguito dell’autopsia
dell’originale e come risulta evidente anche dalla fotografia. L’autore di queste righe utilizza la variante
recenziore di EN, tipica del ductus “IIIc”, in Vo 3¥ (2x), e quella più arcaica in Vo 4¥. In Vo 1¥ si trova anche la
variante recenziore di URU e in Vo 4¥ una variante del segno UM simile a quella del ductus “(assiro-)mittanico”,
con due piccoli verticali inscritti tra gli orizzontali, diversa da quella canonica del repertorio ittita, che si trova
invece in Vo 8¥. Da notare in Vo 2¥ anche la forma del segno MEŠ con tre orizzontali invece di tre angolari. Nel
resto della tavoletta si trovano invece in prevalenza forme di segno più antiche. Ciò vale per i segni EN (Vo 4¥, 6¥
– 2x –, 9¥ – 2x –, 27¥), @A (passim, anche in Ro 16¥ e Vo 19¥, a differenza di quanto disegnato sulla copia), LI
(Ro 8¥, Vo 23¥), QA (Ro 9¥, Vo 7¥), UN (Ro 6¥, 23¥; Vo 22¥, 24¥, 26¥), URU (Ro 19¥, 20¥, 21¥; Vo 20¥). I segni KI
(passim) e KU (passim) presentano sempre la forma tradizionale ittita. Il segno DA compare nella forma
recenziore con il secondo orizzontale “nicht gebrochen” in Vo 7¥, 15¥, 17¥ e 26¥, altrove nella forma più antica
(Ro 12¥, 13¥, 14¥, 24¥). Lo stesso dicasi per il segno IT, che presenta la variante recenziore in Ro 5¥, Vo 2¥?, 9¥, 13¥,
14¥?, 20¥, 22¥, 26¥, quella più antica in Ro 3¥?, 7¥, 18¥, 24¥, 26¥, Vo 14¥?, 16¥, 18¥, 22¥ (non sempre la collazione su
fotografia è risultata decisiva). I segni AK (Ro 17¥; Vo 12¥) e IK (Ro 7¥; Vo 14¥, 17¥, 21¥) ricorrono invece nella
variante tipica del XIII secolo.
In KUB 40.77 113 i segni @A (r. 8¥, 9¥), IT (r. 16¥), UN (12¥) e URU (r. 9¥) presentano la forma più arcaica.
Anche i segni KI (r. 4¥), DI (r. 14¥) e KU (r. 15¥, 16¥) presentano la forma ittita tradizionale, non quella recenziore
tipica del ductus “IIIc”. Nella forma tipica del XIII secolo compare il segno IK (r. 4¥).
Dal punto di vista dell'ortografia segnaliamo l'uso del segno DIN con valore sillabico tan9 in KUB 23.92 Ro
7¥ (nr. 17.I) ku-wa-at-tan9, per cui cfr. il commento filologico a nr. 5.

113. Per una probabile appartenenza di questo frammento alla medesima tavoletta di KUB 23.92 v. supra nota
20.
Nr. 18 _ KUB 23.99 175

18

Testo
KUB 23.99 (Bo 424); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Forrer 1929: 248; Otten 1959: 65 s.
b) Harrak 1987: 138 s., 182; Heinhold-Krahmer 1988: 94 n. 182; Hagenbuchner 1989b: 327 s. (Nr. 223); Harrak
1998: 246; Wouters 1998: 271 s.; Klengel 1999: 279 s.; Mora 2000a: 776; Giorgieri – Mora 2002: 327; Freu
2003b: 103 n. 18.

Due sono i problemi, e anche i motivi di interesse, che presenta questo frammento, nel quale è fortuna-
tamente conservata l'intestazione. È proprio nell'intestazione, tuttavia, che si presentano le prime dif-
ficoltà: nella seconda parte, infatti, è stato tralasciato il nome del paese del re destinatario e lo stesso
nome del re, se si tratta, come è presumibile, di Salmanassar I d'Assiria, è scritto con una grafia insoli-
ta e probabilmente errata 1. Questi elementi hanno indotto alcuni commentatori, tra i quali in particola-
re Hagenbuchner 2, a escludere che la lettera fosse indirizzata alla corte assira. Hagenbuchner cerca di
spiegare le anomalie e gli errori di scrittura ipotizzando che la lettera fosse indirizzata ad un re e ad un
paese insoliti per lo scriba; da qui la proposta di identificare il destinatario della lettera con il “re di
Zulapa”, noto, con questa generica formulazione, da altre testimonianze. Tale proposta pare tuttavia
abbastanza difficile da dimostrare, sia perché non si conserva documentazione sicura di corrispon-
denza indirizzata dai re ittiti ai re di Zulapa, sia perché le attestazioni di questo regno sono fino ad ora
molto scarse 3. D'altra parte, l'ipotesi avanzata da Hagenbuchner per motivare l'errore grafico può es-
sere ribaltata: potrebbe essere stata infatti la grande dimestichezza con i nomi del re e del paese a in-
durre lo scriba ad una scrittura errata o affrettata 4. Anche noi, quindi, con Harrak e altri 5, riteniamo
che il re destinatario di questa lettera non possa che essere Salmanassar I re di Aššur e attribuiamo di
conseguenza il documento al corpus della corrispondenza ittito-assira.

1. Si rimanda al commento filologico per le questioni legate alla grafia del nome e per ipotesi di spiegazione.
2. Cfr. Hagenbuchner 1989b: 327 s.
3. Cfr. RGTC 6, 517, anche per l'identificazione del sito. In particolare, un “re di Zulapa” è citato in KUB 21.
38 e in KUB 21.36, lettere scritte dalla corte ittita e inserite nella raccolta di Hagenbuchner (1989b) con i nu-
meri rispettivamente 222 e 227; successivamente i due documenti sono stati assegnati da Edel alla corrispon-
denza egizio-ittita e numerati, all'interno della sua edizione (Edel 1994a), come 105 (da Pudu~epa a Ramses
II) e 106 (da Ramses II a Pudu~epa). In entrambi i casi il re di Zulapa è citato unitamente a “Grandi Re” (di
Aššur e di Babilonia), il che potrebbe supportare in una certa misura l'ipotesi di Hagenbuchner. Un'altra cita-
zione interessante si trova nella lettera RS 34.165 Ro 44, ma in contesto molto lacunoso (cfr. Lackenbacher
1991: 91 n. 27 e 100, anche per osservazioni sulla localizzazione del toponimo e sulla possibilità di omoni-
mie).
4. Si veda l'ipotesi discussa nel commento filologico, Ro 2. Non si dimentichi che la tavoletta di cui disponia-
mo era certamente una bozza o una copia d'archivio, non il documento originale inviato alla corte straniera;
con lo stesso argomento si può spiegare la menzione di DUTUŠI all'interno del testo, che rappresenta un'ano-
malia in una lettera internazionale (v. Cap. I, § 5.3.3.3).
5. Cfr. Forrer 1929: 248; Otten 1959: 65 ss. (con alcune riserve); Harrak 1987: 138 s.; Harrak 1998: 246; Freu
2003b: 103.
176 Testi

Il secondo aspetto degno di nota riguarda l'interpretazione del paragrafo alle righe 3 ss., in cui il re
ittita parla della sua intronizzazione, dell'invio(?) di un messaggero, di una colpa/mancanza 6. Secondo
l'interpretazione corrente del passo il re ittita si lamenta per non aver ricevuto i consueti messaggeri (e
doni?) in occasione della sua salita al trono 7. Se questa è l'interpretazione corretta, come sembra pro-
babile, del paragrafo in questione, è inevitabile il collegamento con KBo 1.14 (nr. 1) Vo 2¥-10¥, in cui
il re ittita si lamenta per non aver ricevuto i tradizionali doni al momento dell'insediamento. Come in-
dicato nel commento a KBo 1.14, questa analogia potrebbe forse rappresentare un elemento utile per
attribuire anche quel testo a Tut~alija IV 8.

Ro
1 [UM-M]A DUTUŠI mtu-ut-{~a}-li-ia LUGAL.[GAL LUGAL KUR URU~a-at-ti]
2 [A-N]A LUGAL KUR mDSILIM-SAG!(UR) 9 canc. ŠEŠ-IA QÍ-B[I-MA]
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
3 {ku}-it LUGAL-iz-zi-ia-a~-~a-~a-at {nu-mu} [
4 {D}UTUŠI-ma-at-ta LÚ|E4-{MU} [
5 wa-aš-ta-in-ma ku-in w[a-
6 {zi}-ik-ma-za LUGAL.GAL ku-it x[
7 [nu-*ká]n* ŠA LÚIN.x[
- - - - - –––––––––––––––
8 [o o ] x x {DINGIRLIM}-x[ 10

(§ 1)
1 [Cos]ì (dice) il mio Sole Tut~alija, [Gran] Re, [re del paese di @atti]:
2 [a]l re del paese di <Aššur>, Salmanassar!, mio fratello, d[i'!]

(§ 2)
3 [Riguardo] al fatto che ho assunto la regalità, (a) me [
4 il mio Sole invece un messaggero a te [
5 Ma la mancanza/colpa che [
6 Ma poiché tu (sei?) un Gran Re 11 [
7 [e] del …[

(§ 3)
8 […] dio [

6. Per l'uso di un'espressione analoga (accad. ~ī\u(m)) cfr. KUB 3.73 (nr. 11) r. 3¥, anche se il contesto appare
diverso.
7. Cfr. recentemente Harrak (1987: 138-139 e 182; 1998: 246), secondo cui il mancato invio dei doni confer-
merebbe proprio l'ipotesi di attribuzione, poiché Tut~alija è salito al trono durante il regno di Salmanassar.
Cfr. anche Wouters 1998: 271-272.
8. Il collegamento tra i due passi è stato messo in evidenza anche da Harrak (1987: 182), che ne trae tuttavia
conclusioni diverse dalle nostre, attribuendo KBo 1.14, secondo tradizione, a @attušili III (per il collega-
mento tra i due testi cfr. anche Hagenbuchner 1989a: 166).
9. Per questa lettura del nome del destinatario v. commento.
10. Hagenbuchner : [na-aš-z]a DINGIRLIM-i[š (“[è divenuto] dio”).
11. Oppure: “Ma ciò che/poiché tu, il Gran Re, [… ”. V. commento.
Nr. 18 _ KUB 23.99 177

Dal punto di vista paleografico va segnalato il segno @A (Ro 1, 3) che compare nella forma relativamente antica
con i due angolari, e non in quella tipica del ductus “IIIc”. Il segno IT ha il secondo orizzontale “gebrochen” (Ro
3, 6), mentre i segni DI e KU presentano la forma canonica ittita. Nella forma relativamente recente del XIII sec.
compaiono il segno LI (Ro 1) e il segno IK (Ro 6). Da notare sono le varianti del segno LUGAL (Ro 1, 2, 3, 6) 12
e LÚ (Ro 7) con un piccolo verticale inscritto (a r. 4 il segno LÚ compare invece nella sua forma normale). Se-
condo van den Hout 1989: 338 s., queste varianti dei segni LUGAL e LÚ, presenti in altri manoscritti dell'epoca
di Tut~alija IV 13, non costituirebbero però un indizio utile ai fini della datazione di un manoscritto, bensì fareb-
bero parte delle caratteristiche individuali della mano di uno scriba.

Ro 2 Il testo della r. 2 dell'incipit si presenta corrotto: lo scriba ha infatti dimenticato di indicare il no-
me del paese dipendente da LUGAL KUR, ha posposto il nome del destinatario al suo titolo e ha scrit-
to il nome di quello che con ogni probabilità doveva essere Salmanassar I in maniera errata.
L'identificazione con Salmanassar I è stata proposta da Forrer 1928-32: 266; 1929: 248, che forni-
va la lettura 1-AN-DI-UR-MA@!. Questa lettura (IAN.SILIM.UR.MA@) è stata adottata da Otten
1959: 65, il quale ha accolto, pur con qualche riserva (Otten 1959: 66, 68), anche l'identificazione con
Salmanassar I. Hagenbuchner 1989a: 159 con n. 9 e 1989b: 327 s., che legge il nome in questione co-
me dSILIM.UR.MA@/SAG, mette invece in dubbio l'identificazione con Salmanassar, il cui nome non
viene mai scritto in questo modo 14, e propone di vedere in questo personaggio il re del paese di Zula-
pa, citato nelle fonti dell'epoca di @attušili III e Tut~alija IV (cfr. poco sopra sezione introduttiva).
Hagenbuchner, come altri studiosi prima e dopo di lei (Harrak 1987: 138 s., 182; 1998: 246; Wouters
1998: 271 s.) 15, ha trascurato l'interessante proposta avanzata da Laroche 1966: 164 (nr. 1168) di leg-
gere il nome in questione come dDI-SAG!.K[AL], che fornisce a nostro avviso una chiave di interpre-
tazione plausibile per questo nome. Il segno UR è infatti assai simile a SAG (mancherebbero solo i
due orizzontali iniziali), e l'errore può essere spiegato facilmente come una confusione tra i due segni.
La lettura del nome sarebbe dunque mDSILIM-SAG!, come in KBo 31.69(+) (nr. 5) Vo? 8¥, che rappre-
senta una grafia abbreviata della forma più corrente Dšùl(SILIM)-ma-nu-SAG, attestata in KBo 18.24
(nr. 4) I 1. Quanto al segno dopo UR, la collazione sulla fotografia mostra chiaramente che tale segno
è stato cancellato, come indicato anche sulla copia autografica. Le tracce che restano lasciano pensare
a MA@. Lo scriba avrebbe pertanto in origine scritto la forma aberrante DSILIM-UR.MA@ e poi,
accortosi dell'errore, avrebbe cancellato il segno MA@, senza però ricordarsi di correggere UR in SAG.

Ro 4 Singolare, come osserva giustamente Hagenbuchner 1989a: 44 n. 23, è l'uso del titolo DUTUŠI
nel testo di una lettera della corrispondenza diplomatica indirizzata a un re di rango pari al sovrano
ittita. Questo titolo era infatti riservato alle lettere indirizzate a destinatari di rango inferiore (vassalli o
funzionari). Un'altra attestazione dell'uso di questo titolo all'interno di una lettera della corrisponden-

12. In base a collazione il piccolo verticale inscritto nel segno LUGAL compare anche a r. 1 e 6. Esso è tuttavia
meno marcato che non a r. 2 e 3. Questa forma del segno LUGAL compare, all'interno del nostro corpus,
anche in KUB 23.102 (nr. 20) I 16.
13. Per alcune attestazioni si rimanda a van den Hout 1989: 339, cui si aggiungano ora quelle fornite dalla
Bronzetafel: il segno LÚ con un piccolo verticale inscritto compare, accanto alla forma normale, in I 79 e
83 (cfr. Otten 1988: 2), mentre il segno LUGAL con un piccolo verticale inscritto compare, accanto alla
predominante forma normale, in I 1 e 2.
14. Si veda l'utile rassegna delle grafie del nome di Salmanassar I fornita da Hagenbuchner 1989a: 159 n. 9:
D
^ùl-ma-nu-SAG, Dšùl-ma-nu-MAŠ, DSILIM.MA.MAŠ, Dšùl-ma-an-SAG, DSILIM-nu-MAŠ, DSILIM-nu
(cfr. anche Saporetti 1970a: 467 s. e Freydank _ Saporetti 1979: 125).
15. V. anche HZL Nr. 312 e p. 373.
178 Testi

za con l'Assiria è, se l'integrazione è giusta, KUB 57.8 Vo 2 (nr. 24). Queste eccezioni sono probabil-
mente spiegabili in base al carattere di bozza preliminare di questi testi. Per un'analisi complessiva
delle titolature utilizzate nelle lettere ititte destinate all'Assiria rimandiamo al Cap. I, § 5.3.3.3.

Ro 6 La frase, purtroppo frammentaria, se tradotta “ma poiché tu (sei) un Gran Re”, richiama l'affer-
mazione di KBo 18.24 (nr. 4) I 10 “poiché (io sono) un Gran Re”. Teoricamente possibile è anche
l'integrazione zik=ma=za LUGAL.GAL kuit k[iš(t)at “poiché tu sei d[ivenuto] Gran Re”, per cui si
veda invece KUB 23.92 (nr. 17.I) Ro 5¥ na-aš-za LUGAL.GAL ki-ša-at e KUB 23.103 (nr. 17.I) Ro
27¥ na-aš-za LUGAL.TUR LUGAL.GAL {ki-ša}-[at.
Nr. 19 _ KUB 23.101 179

19

Testo
KUB 23.101 (Bo 2054 + Bo 8451); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Hagenbuchner 1989b: 278 ss. (Nr. 203).
b) Otten 1959: 64 con n. 4; Zaccagnini 1973: 82; Starke 1990: 518 s.; Freydank 1990: 311; Wouters 1998: 272;
Mora 2000a: 775 s.

Otten (1959: 64) e, successivamente, Laroche in CTH 177 hanno inserito questa lettera nell'elenco
delle lettere scambiate tra Ittiti e Assiri. La motivazione principale è la citazione, in II 14, del dio Aš-
šur 1, ovviamente collegata agli argomenti trattati, tipici della corrispondenza reale 2, e all'uso, ripetuto,
dell'appellativo “mio fratello”. Purtroppo la perdita della parte iniziale del testo e il contenuto della
parte conservata non consentono di risalire al mittente e al destinatario 3. Anche la terminologia dimo-
stra comunque che ci troviamo in presenza di un documento diplomatico di alto livello e quindi può
ulteriormente supportare l'ipotesi che si tratti di testimonianza di corrispondenza tra Ittiti e Assiri, an-
che se conviene ricordare ancora una volta che non si tratta certamente del testo originale inviato/
ricevuto.
Le caratteristiche paleografiche del testo, messe in evidenza più sotto (v. commento filologico),
sembrano indicare una datazione più alta di questo testo rispetto alle datazioni qui proposte per gli altri
documenti della corrispondenza reale tra Ittiti e Assiri.
In mancanza di altri elementi utili per la datazione non resta che attenerci a queste indicazioni
attribuendo il testo alla seconda metà del regno di Muršili o all'inizio di quello di Muwatalli. È op-
portuno sottolineare, infine, che la lettera presenta notevoli analogie, per gli argomenti trattati, con al-
tri testi di questo corpus, ad esempio KBo 1.14 (nr. 1), KUB 23.99 (nr. 18), KUB 23.109(+) (nr. 21).

Ro II
1 [nu-ut-ta 4 ke-e? up]-pí-aš-{šar} GIM-an up-pa-a~-~u-un
2 [na-at o o o]x LÚ|E4-ME-IA a-uš-[t]a nu-mu me-mi-an ša-ku-wa-aš-{šar-an} ú-{da}-[aš]
3 [nu ku-e up-pí-a]š-šar@I.A up-pa-a~-~u-un na-at a-ú canc.
4 @[UL-u-wa ] 5 up-pí-aš-šar@I.A
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
5 *nu* tu-el LÚ{|E4-MU} ku-wa-at Ú-UL pu-nu-uš-ta me-ma-a~-~u-un-ši

1. In effetti sembra che il dio Aššur sia citato, nel contesto della lettera, come entità divina degna di particolare
rispetto, con un ruolo quindi che difficilmente potrebbe ricoprire in un testo inviato o ricevuto all'/dall'Egitto
o a/da Babilonia.
2. Si veda in particolare l'insistenza con cui si parla di doni inviati o da inviare (cfr. in proposito Zaccagnini
1973: 82).
3. Non è neppure chiaro se si tratta di bozza o di copia di lettera ittita oppure di traduzione di lettera ricevuta
dall'Assiria: v. anche Hagenbuchner 1989b: 280, secondo la quale tuttavia non è indicativa della provenienza
assira la precedenza assegnata al dio Aššur in II 14.
4. Integrazione secondo r. 19.
5. Così Hagenbuchner 1989b. Possibile anche @[UL-u-wa Ú-UL] up-pí-aš-šar@I.A.
180 Testi

6 GIM-an ku-wa-pí-wa-{mu} ŠA ŠEŠ-IA LÚ|E4-MU an-da


7 ú-e-mi-ia-zi nu-wa A-NA ŠEŠ-IA
8 up-pí-aš-šar@I.A-ia SIG5TIM a-pí-ia up-pa-a~-~i
9 [m]a 6-an-ma-an canc. ku-it-ma-an me-mi-an ša-ku-wa-aš-šar-an
10 [na]-{wi5} iš-ta-ma-aš-šu-un ma-a-an-ta {pé-ra}-an pa-ra-a
11 [~a-at-r]a+a-nu-un ma-an-za ŠEŠ-IA du-uš-{ki}-iš-ki-it
12 [ki-nu-un-m]a? me-mi-an ku-it ša-ku-wa-aš-šar-an iš-ta-ma-aš-šu-[un]
13 [nu-ut-ta 7 u]p-pé-eš-šar@I.A ku-e up-pa-a~-~u-un
14 [ o o o ] x 8 @UL-u-wa-at Da-aš-šur-aš-ša-at DUTU ŠA-ME-{E}
15 le-{e} [uš-kán]-zi 9 *am-me-el* :pu-uš-kán-ta-tar 10
16 tu-uk m[e-na-a]~-~a-an-da pu-uš-kán-ti-iš-ma-an-za ku-w[a-at-qa] 11
17 e-šu-un {a}-[pa]-{a}-at-ma-an-ta ku-wa-at ~a-at-ra+a-nu-[un]
18 iš-tar-ni-šu-*m[i* 12-m]a-an-wa-an-na-aš-kán SIG5-an-te-eš
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
19 up-pé-eš-šarMEŠ-m[a-a]t-ta ku-e up-pa-a~-~u-u[n]
20 nu ~u-u-ma-an A[-N]A LÚ|E4-ME-KA ma-ni-ia-[a~-~u-un]
21 nu-za *ku*-e up-pé-eš-[ša]r@I.A LÚ|E4-ME-KA {ma}-[la-a-iš/-it]
22 na-at-kán iš-t[ar]-na ar-~[a ]x [
23 up-pa-a~-~u-un k[e]-{e}-da-ni-ma [
24 an-da e-er-u-{e}-[ni] 13 {nu am}-m[e]-e[l 14
25 ma-an-za :pu-uš-[kán-ti-iš 15
26 ku-{it-ma-an} [
27 x-x[
(lacuna)

Vo III
(1¥-6¥ solo alcuni segni conservati sul bordo destro)
7¥ pa-a-ra-[
8¥ za-nu-um-ma-an-z[i ]x ú-it
9¥ nu-za ŠA-NI-TAM x[ ]x
(bordo inferiore)

6. Integrazione proposta da Hagenbuchner 1989b.


7. Integrazione secondo r. 19; così anche in CHD &, 61a. Diversamente Hagenbuchner 1989b: [nu ki-e].
8. Hagenbuchner 1989b propone di integrare [SIG5-TIM-a]t, seguita da CHD &, 61a. Il segno AT resta tuttavia
incerto anche in seguito a collazione (come sulla copia, si vede solo la parte finale di un cuneo verticale).
Starke 1990: 519, che nella sua trascrizione del passo non integra nulla in lacuna, propone come traduzione
“[schau, ob]”.
9. Integrazione di Hagenbuchner 1989b. Starke 1990: 519 propone invece [da?-an]-zi.
10. Per la presenza del cuneo di glossa v. CHD P, 400a.
11. Integrazione secondo HEG P, 673. Oppure con Hagenbuchner 1989b e CHD P, 400a: ku-w[a-pí].
12. Lettura secondo CHD P, 400a, preferibile a quella proposta da Hagenbuchner 1989b (iš-tar-ni-ma-w[a
GI]M-an-wa-), da cui risulta un'interpretazione del testo poco convincente anche per la studiosa stessa (cfr.
Hagenbuchner 1989b: 280). Dalla collazione sulla foto emerge che il segno MI (di cui si intravvede parte
dell'angolare iniziale) doveva essere scritto sopra un segno eraso, di cui si intravvedono ancora i resti di un
piccolo cuneo angolare intersecato da un verticale.
13. Per questa integrazione v. commento.
14. Così in base a collazione. La lettura nu-uš di Hagenbuchner 1989b non pare corretta.
15. Integrazione incerta in base a II 16. Possibile anche l'integrazione :pu-uš-[kán-ta-tar.
Nr. 19 _ KUB 23.101 181

Ro II

(§ 1¥)
1 Quando [ti] inviai [questi?] doni,
2 […] il mio messaggero [li] vide, ed egli mi riferì l'intera questione.
3 [I do]ni [che] (ti) ho mandato, tu guardali!
4 (Son forse) doni ca[ttivi]?

(§ 2¥)
5 Perché non hai chiesto al tuo messaggero come io gli dissi 16:
6 “Ogni volta che / Quando un messaggero di mio fratello
7 verrà a farmi visita, allora / in quell'occasione a mio fratello
8 io invierò anche buoni doni”?
9-11a Se io ti avessi scritto anticipatamente, prima (cioè) di aver udito l'intera questione 17,
11b mio fratello si sarebbe forse rallegrato 18?
12 [M]a poiché [ora] ho udito l'intera questione,
13 i doni che [ti] ho inviato
14 […] sono forse cattivi? 19 (In tal caso) che nemmeno il dio Aššur e il dio Sole del cielo
15 li [veda]no! 20 (È forse) scortesia(?) / avarizia(?) da parte mia 21
16 nei tuoi c[onf]ronti? (Se) mai (kuw[atqa]) io fossi stato scortese(?) / avaro(?),
17 perché ti avrei scritto ciò, (cioè):
18 “Che noi possiamo essere bendisposti l'uno verso l'altro / tra di noi!” ?

(§ 3¥)
19 Eppure i doni che io ti inviai,
20 ognuno l'[ho] conse[gnato] al tuo messaggero.
21 I doni che il tuo messaggero [ha] appro[vato],
22 li … […] … [
23 io ho inviato, ma a costui [
24 noi giunge[remo] e di m[e
25 [Fossi stato?] scor[tese(?) / [av[aro(?)?
26 finché [
27 …[
(I resti della III colonna non sono traducibili.)

16. V. CHD P, 379b; &, 61a.


17. V. CHD &, 61a; cfr. anche CHD L-N, 423a.
18. Oppure: “fratello mio, ti saresti forse rallegrato?”. V. commento.
19. Per la traduzione di questo passo seguiamo Zaccagnini 1973: 82; cfr. anche Hagenbuchner 1989b:
“Schlecht sind sie?”, e CHD &, 61b: “are they bad?”. Leggermente differente la traduzione di Starke 1990:
519: “Die Geschenksendungen, welche ich [dir] übersandte, [schau, ob] sie schlecht (sind)!”.
20. Diversa la traduzione di Starke 1990: 519, che si basa su una differente integrazione a r. 15: “(Der Gott) As-
sur (und) der Sonnengott des Himmels mögen sie nicht annehmen? (= auslegen?), und zwar als mein puš-
kantatar dir gegenüber!”. L'interpretazione di questa frase come interrogativa proposta da Freydank 1990:
311 (“(und) werden sie Assur und der Sonnengott des Himmels (etwa) nicht sehen?”) non è possibile, in
quanto la negazione lē ha sempre valore proibitivo.
21. V. CHD P, 399 s. per la resa di questa frase con un'interrogativa. Differente la traduzione di Starke 1990 (v.
nota precedente).
182 Testi

Dal punto di vista paleografico KUB 23.101 presenta alcune forme di segni particolari più arcaiche, che lo diffe-
renziano dagli altri testi in lingua ittita appartenenti al nostro corpus chiaramente scritti a partire dalla metà del
XIII sec. a.C. In particolare è da notare come i segni E (II 7, 13, 17, 19, 21, 23 e 24) e TAR (II 15, 18) ricorrano
sempre nella forma più arcaica. Per quanto concerne la forma più arcaica del segno TAR, essa compare ancora in
manoscritti dell'epoca di Muwatalli I 22 e @attušili III 23. Quanto alla variante più arcaica di E, essa ci risulta
giungere, per quanto sappiamo, fino a manoscritti dell'epoca di Muršili II 24, per poi uscire dall'uso. Nella forma
più antica compare anche il segno LI (II 15), e così pure i segni @A (II 16 25, 17, 22) e UN (II 1, 3, 5, 10, 11, 13,
17, 23) non presentano la forma tipica della seconda metà del XIII sec. Anche i segni DA (3x) e IT (4x) presen-
tano la forma più arcaica con il secondo orizzontale “gebrochen”. Altri segni utili per una datazione su base pa-
leografica quali QA, URU, EN, AK o IK non sono purtroppo attestati. Di contro, l'unico segno che compare in
una forma considerata generalmente recenziore è SAR (II 1, 3, 4, 9, 12, 13, 19), simile a HZL 353/6-9 26. Tutta-
via la presenza di questa variante di SAR risulta a nostro avviso meno significativa ai fini di una datazione, in
quanto la suddivisione cronologica delle diverse forme di tale segno non pare determinabile con sicurezza allo
stato attuale delle ricerche 27. Poiché dunque da un lato mancano forme di segno ascrivibili con sicurezza alla se-
conda metà del XIII sec., mentre dall'altro i segni E e TAR compaiono soltanto nella variante più arcaica, pro-
pendiamo, con tutta la cautela necessaria data l'esiguità della porzione di testo conservata e l'assenza di sicuri
dati storici, per una datazione di KUB 23.101 su base paleografica ad un periodo più antico rispetto agli altri te-
sti, vale a dire fine XIV – inizio XIII sec. a.C. (ductus “IIIa”: fine regno di Muršili II – inizio regno Muwatalli
II) 28.
Da notare, dal punto di vista linguistico, l'alternanza nello stesso testo delle forme uppijaššar (II 1, 3, 4, 8) e
uppeššar (II 13, 19, 21) 29.

II 6 Sulla costruzione della subordinata con ma~~an che segue la principale v. esempi in CHD L-N,
105 s. e su questo passo in particolare v. CHD P, 379b.

22. V. Archi 1975b: 322; Singer 1996a: 124.


23. V. Otten 1981: 2 (che a tal riguardo parla di tendenze arcaizzanti a livello paleografico in alcuni esemplari
dell'“Apologia” di @attu^ili III), 36 n. 7; van den Hout 1989: 339 (“bei den Tudhalija-Manuskripten nur die
jüngeren Formen belegt sind”), 341.
24. V. Neu – Rüster 1975: 7 e Sp. II-III (KUB 24.3+ e KUB 24.2+).
25. In base a collazione anche in questo caso il segno @A presenta sicuramente i due angolari.
26. Questa forma particolare del segno SAR, con la parte finale dei due cunei orizzontali che continua oltre i
due verticali e che si trova nel nostro corpus anche in KBo 18.24 (nr. 3), è definita “jünger” da van den
Hout 1989: 337, in quanto risulta attestata in manoscritti dell'epoca di Tut~alija IV e, soprattutto, di Šuppi-
luliuma II.
27. Cfr. per es. quanto osservato da Klinger – Neu 1990: 154 n. 18 a proposito della forma del segno SAR con i
due verticali di differente altezza (HZL 353/4), già attestata in età medio-ittita.
28. Una datazione di KUB 23.101 a Tut~alija IV è invece proposta sia in CTH 177, sia in CHD L-N, 423a,
benché altrove in CHD il testo sia semplicemente definito “NH”: CHD L-N, 468a; P, 379b, 400a; &, 61b.
Starke 1990: 518 data invece il testo al XIII secolo. Diversamente Hagenbuchner 1989b: 279 ritiene che
“Dieser Text weist keine Datierungskriterien auf”. Cfr. anche Otten 1959: 64 n. 4: “jedoch ist der Brief
nicht zu datieren”.
29. La forma uppeššar è attestata nel nostro corpus anche in KUB 23.109(+) (nr. 20) Ro 9, mentre la forma up-
pijaššar si trova in KUB 23.103 (nr. 17.I) Ro 23¥. Secondo Melchert 1994: 141 la forma uppijaššar per up-
peššar sarebbe “merely analogical to the verb stem uppija-”. Sull'equivalenza tra il sostantivo ittita uppeš-
šar / uppijaššar “invio > dono” e quello accadico šūbultu(m), entrambi derivati dal verbo per “inviare” (itt.
uppija-, accad. šūbulu(m)), v. in particolare Zaccagnini 1973: 202.
Nr. 19 _ KUB 23.101 183

II 9 s. Per alcune rare attestazioni di mān senza scriptio plena (tutte ad inizio frase e con enclitici af-
fissi) v. CHD L-N, 144b. La sequenza [m]a-an-ma-an sta qui verosimilmente, seguendo Hagenbuch-
ner 1989b: 280, per mān + man. Benché in casi analoghi sia attestata più frequentemente la forma con
assimilazione māmman / mamman, su cui v. CHD L-N, 141, 144b, vi sono esempi anche senza assimi-
lazione, come in KUB 23.103 Ro 25¥ ma-a-an-ma-na-aš-mu, un testo appartenente al nostro corpus
(nr. 17.I). Sulla particolare struttura sintattica mān=man kuitman … mān …, con frase temporale inse-
rita in frase ipotetica e con ripresa della congiunzione mān, v. esempi in CHD L-N, 157 (§ 7j).

II 10 Sul complesso avverbiale peran parā “prima, anticipatamente, in anticipo” v. CHD P, 128b,
303 e Francia 2002: 108 s.

II 11 Non si può escludere che il verbo duškiškit rappresenti non una 3a, bensì una 2a pers. sing. del
pret. (cfr. Kronasser 1962-66: 377).

II 15 s. Sull'astratto :puškantatar e sull'aggettivo puškanti- v. ora in particolare Starke 1990: 518 s.


(“unhöfliches oder taktloses Verhalten” oppure “Knausrigkeit, wenig spendables Verhalten”); CLL,
181 (“miserliness”); CHD P, 399 s. (“aloofness(?), unfriendliness(?)”); HED P, 673 (“Bösartigkeit;
bösartig”). Freydank 1990: 311 traduce invece i due termini con “Betrug” e “Betrüger”.

II 24 In HW 2 A, 210b si propone di integrare e-ir-u-e-[en sulla base del contesto (“fragm., Kontext
Prt.”). In realtà la grafia -u-e- parla a nostro avviso a favore di una forma di presente, secondo il mo-
dello pres. -u-e-ni : pret. -u/ú-en. La proposta di integrazione e-ir-u-e[n in HW 2 A, 214 si fonda invece
su una lettura errata.
184 Testi

20

Testo
KUB 23.102 (VAT 7499); collazione su originale.

Bibliografia
a) Forrer 1929: 246 ss.; Hagenbuchner 1989b: 260 ss. (Nr. 192); Faist 2001a: 17 ss.
b) Forrer 1928-32: 262 s.; Weidner 1930-31: 21 ss.; Sommer 1932: 66 n. 2, 78, 95; Otten 1959: 64 e 67; Otten
1968-69: 113 con n. 11; Zaccagnini 1973: 44, 110, 151; Liverani 1983: 507; Harrak 1987: 75 ss. e passim;
Zaccagnini 1987: 62; Heinhold-Krahmer 1988: 88 s.; Freydank 1990: 310; Liverani 1990a: 63, 73, 200;
Zaccagnini 1990: 41; Beckman 1992b: 177; Hoffner 1995a: 90, 96; Beckman 1996: 138 s.; Starke 1997: 465,
482 n. 193; Bryce 1998: 283 s.; Collins 1998: 17; Harrak 1998: 243 ss.; Wouters 1998: 270; Klengel 1999: 204;
Mora 2000a: 771 s.; Faist 2001a: 26, 203, 215 n. 77; Freu 2003a: 182ss.; Freu 2003b: 102.

KUB 23.102 è uno dei testi più noti nel carteggio tra i re e ittiti e i re assiri. Il tono particolarmente
sgarbato e il continuo richiamo alla “fratellanza”, che il re ittita non intende accettare, sono frequente-
mente citati dagli studiosi come esempi di rapporti non amichevoli tra Grandi Re e di capovolgimento
delle usuali convenzioni diplomatiche. Proprio in considerazione dell'importanza storica del testo e
del rilievo che gli viene attribuito negli studi sui rapporti tra gli stati nel Tardo Bronzo sarebbe più che
mai opportuna una sua precisa collocazione cronologica, ma purtroppo le proposte sull'identificazione
del mittente sono ancora discordanti e qualche dubbio rimane a nostro avviso anche sul destinatario,
nonostante sia ormai diffusa la convinzione che si tratti di Adad-nērārī. Il testo e il suo pessimo stato
di conservazione pongono, in effetti, moltissimi problemi di interpretazione che cercheremo qui di
elencare e di esaminare.
Il primo problema è costituito dall'incipit: se non si tratta di continuazione di un testo iniziato in
un'altra tavoletta (in questo caso la parte di lettera conservata sarebbe veramente misera e ci sarebbe
da chiedersi se vale la pena discuterne 1), lo spazio destinato alla formula iniziale sarebbe pochissimo o
nullo, molto inferiore anche a quello, già scarso, riservato solitamente all'intestazione nelle bozze di
lettere 2.
Alla base dell'ipotesi che il destinatario sia Adad-nērārī, condivisa come si è detto da diversi stu-
diosi, sta la proposta di integrazione mwa-ša-š[a-at-ta del nome riportato alla prima riga 3. Sia la men-
zione di Wasašatta che gli eventi a cui si fa cenno successivamente (per quello che siamo in grado di
capire) rimanderebbero ad un contesto storico collocabile all'interno del regno di Adad-nērārī. Ma,
come suggerisce Hagenbuchner 4, se questa tavoletta è la continuazione di un'altra, Wasašatta potreb-
be essere citato all'interno di un contesto, perduto, in cui si riferivano eventi del passato; in questo ca-
so, altri possibili destinatari della lettera entrerebbero in gioco. Queste ipotesi hanno valore ovviamen-

1. Cfr. più sopra, introduzione storica a KBo 18.24 (nr. 4), per l'ipotesi, avanzata da Otten ma ora per lo più re-
spinta, che la prima parte di questo testo fosse costituita appunto da KBo 18.24.
2. Cfr. in proposito Hagenbuchner 1989b: 262; si osservi che nel pochissimo spazio disponibile dovrebbe trova-
re posto anche la prima parte del costrutto genitivale di cui è conservata la seconda parte ( … ŠA mwa-ša-x[ ).
3. La proposta è stata avanzata inizialmente da Forrer (1928-32: 262b) e da Weidner (1930-31: 22) ed è stata
generalmente seguita dagli studiosi che si sono successivamente occupati del testo. Cfr. tuttavia più sotto, e
in particolare commeno filologico a I 1, per i dubbi che genera questa integrazione.
4. 1989b: 264.
Nr. 20 _ KUB 23.102 185

te soltanto se si accetta la lettura tradizionale (Wašaš[atta) del nome all'inizio della parte conservata,
ma secondo la nostra revisione (cfr. commento filologico) questa lettura è dubbia: anche le ipotesi ad
essa collegate potrebbero perdere quindi il loro supporto principale.
Tra i re ittiti contemporanei e quindi potenziali corrispondenti di Adad-nērārī (Muwatalli, Ur~i-
Teššup, @attušili) recentemente Ur~i-Teššup è stato indicato da diversi studiosi come il più probabile
mittente della lettera 5. Se tuttavia, come si è detto, ci si può svincolare dal periodo di regno di Adad-
nērārī, la lettera può essere attribuita a @attušili III o Tut~alija IV.
Considerando dunque la citazione del nome iniziale non determinante per l'attribuzione del testo,
concentriamo l'analisi su altri elementi, e precisamente:

— la probabile menzione (I 20) di Mašamuwa;


— la frase, riportata in I 4-5, “Sei diventato Gran Re”;
— il passo, in I 16-18, “Come [mi]o [padre] e il padre di mio padre al re di Aššur non scrivevano [di
fratellanza], tu pure smettila di scrivermi [di (voler) venir]e (all'Amano) e di regalità grande!”;
— il tono della lettera, decisamente lontano dalla forma consueta dei documenti diplomatici.

Il nome di persona citato in I 20, purtroppo lacunoso, è letto ora come [M]āšamuwa e ovviamente
messo in relazione con il messaggero avente lo stesso nome citato nella lettera KUB 23.103 (nr. 17.I)
Ro 6¥ 6. Il fatto che in entrambi i casi il nome sia collegato all'attività di messaggero/ambasciatore ren-
de plausibile l'identificazione. Secondo Hagenbuchner e Heinhold-Krahmer 7, tuttavia, non necessaria-
mente le due lettere sarebbero da attribuire allo stesso sovrano: Mašamuwa potrebbe avere svolto la
sua attività sotto regni diversi e per un periodo anche piuttosto lungo (si potrebbe calcolare un periodo
di 35-40 anni tra la metà del regno di Ur~i-Teššup e i primi anni di regno di Tut~alija, al quale è pro-
babilmente da attribuire KUB 23.103). Anche se l'ipotesi non è inverosimile 8, sembra difficile, a no-
stro parere, che un ambasciatore abbia ricoperto un ruolo di alta responsabilità per un periodo così lun-
go superando senza danni un cambio di dinastia e i conflitti che ne sono derivati 9.

5. Cfr. Harrak 1987: 39; Hagenbuchner 1989b: 263; Beckman 1996: 138; Bryce 1998: 283; Klengel 1999: 220;
de Martino 2000: 98; Faist 2001a: 18 s.; Freu 2003a: 182 ss.; 2003b: 102. In Beckman 2000: 23 si parla di
Ur~i-Teššup come mittente, ma di Salmanassar I come destinatario. Per i motivi che porterebbero ad esclude-
re Muwatalli cfr. Hagenbuchner 1989b: 263, ma v. recentemente Starke 1997: 465, che propone invece un'at-
tribuzione a Muwatalli. Liverani (1990a: 63), van den Hout (1995b: 1114 s.) e Orlamünde (2001: 514) pro-
pongono invece @attušili III come mittente (per analoga ipotesi cfr., in precedenza, anche Rowton 1959: 10).
6. Per questa lettura cfr. Klengel (citato da Heinhold-Krahmer 1988: 89, n. 131): accanto alla precedente lettura
Šauš]gamuwa, da lui stesso proposta in precedenza (v. Klengel 1965: 100, n. 145), Klengel propone anche
M]āšamuwa, per cui cfr. inoltre Hagenbuchner 1989a: 160, 1989b: 261 e Wouters 1998: 271; anche Maša
mittente di KBo 9.82, che riferisce al re ittita della visita di una delegazione assira, potrebbe essere la stessa
persona: cfr. Singer 1985: 103, n. 18; Hagenbuchner 1989b: 150; v. anche Hagenbuchner 1989a: 167 per una
discussione su KBo 9.82. Un certo Ma^amuwa, scriba, è citato anche in un testo proveniente probabilmente
dalla zona di Emar, per cui cfr. Owen 1995. Secondo Owen non è da escludere che si tratti dello stesso perso-
naggio.
7. Cfr. la nota precedente per i riferimenti bibliografici.
8. Cfr. ad es. il caso di Zuwa, messaggero/ambasciatore di età avanzata citato nella corrispondenza tra @attušili
III e Ramses II (cfr. in particolare Edel 1994: Nr. 39 = KUB 3.61).
9. Heinhold-Krahmer (1988: 89, n. 131) cita il caso del funzionario assiro Bābu-a~a-iddina, che sarebbe stato
contemporaneo di Adad-nērārī, Salmanassar I, Tukultī-Ninurta I. Nel caso di Mašamuwa sarebbe però da
supporre la continuazione di una funzione di estrema delicatezza nel corso dei regni di Ur~i-Teššup e di @at-
tušili III, il che, considerando il cambio di dinastia e la rivalità tra i due contendenti, introduce un ulteriore
elemento di dubbio.
186 Testi

La probabile citazione di Mašamuwa anche in KUB 23.102 potrebbe quindi portare ad un avvici-
namento, dal punto di vista cronologico, delle due lettere e, poiché sull'attribuzione di KUB 23.103 e
duplicati (nr. 17.I) sussistono pochi dubbi, ad attribuire anche il testo che stiamo esaminando allo stes-
so Tut~alija o al padre, @attušili. Anche la frase riportata in I 4-5, se interpretata in senso letterale
(“Sei diventato Gran Re”), può ricondurre al rapporto, documentato da KUB 23.103 e duplicati, tra
Tut~alija IV e Tukultī-Ninurta I da poco salito al trono e non indicherebbe altro che il riconoscimento
formale della presa di potere da parte del giovane re assiro 10.
Ma se per alcuni aspetti KUB 23.102 può essere collocata nello stesso contesto storico di KUB 23.
103 e duplicati, è difficile comprendere il tono così diverso usato dal re ittita nei due testi. La spiega-
zione più ovvia è che, sia pure vicine nel tempo, le due lettere fossero state concepite in momenti di-
versi nel difficile rapporto tra i due sovrani; rimane sempre il dubbio, inoltre, che una lettera come
questa possa effettivamente essere stata inviata dal re ittita al re assiro; si potrebbe trattare infatti di
una bozza preliminare destinata piuttosto ad un uso interno alla corte ittita. Il testo effettivamente in-
viato potrebbe avere avuto un tenore diverso 11.
Gli ultimi argomenti che prendiamo in esame ci portano però in un'altra direzione. Come abbiamo
già osservato, il tono è piuttosto sconcertante se si pensa che la lettera fosse veramente indirizzata al re
assiro. È difficile inoltre immaginare un re assiro che scrive al re ittita, se è vero quanto riferito nella
lettera, con l'insistenza e la petulanza tipiche di un vassallo. Il brano riportato in I 16-18, inoltre, è po-
co comprensibile se attribuito ad un re ittita che sta scrivendo ad un re di Aššur. In esso lo scrivente
diffida il destinatario dal mandargli messaggi relativi a una [venuta] (al monte Amano) e a dignità di
Gran Re e stabilisce un paragone tra:
suo padre e suo nonno (che non scrivevano al re di Aššur in merito a certi argomenti)
e
il destinatario (che non deve scrivere al re ittita (= il mittente) sugli stessi (o altri) argomenti).
Ci sfuggono il significato (ma questo si può giustificare tenendo conto delle gravi lacune che non
consentono una piena comprensione del testo) e soprattutto la logica del discorso. Se il destinatario era
veramente il re di Aššur, ci si aspetterebbe piuttosto un'argomentazione del tipo: “come mio padre e
mio nonno non scrivevano ai tuoi predecessori di …, così anch'io non intendo scrivere a te di …” (e
non “tu non devi scrivere a me di …”); inoltre, sempre supponendo che la lettera fosse indirizzata al re

10. Un altro possibile collegamento con KUB 23.103 (nr. 17.II) può essere costituito dalla frase là riportata in
Vo 4¥: “[Come figli/fratelli(?) d]i un sol padre (e) di una sola madre siete diventati”, per cui cfr. qui, in ne-
gativo, I 14-15 (per il collegameno tra i due testi cfr. anche Otten 1959-60: 45; Zaccagnini 1973: 110; Live-
rani 1983: 506 s., e v. infra commento filologico a I 14 s.).
11. Cfr. anche Otten 1959: 67, che si chiede se effettivamente un testo con questo tenore può essere stato invia-
to, in accadico, ad Aššur. Un'ipotesi più complessa potrebbe essere suggerita dalla già più volte citata let-
tera RS 34.165, trovata a Ugarit, in cui si parla di attività diplomatiche e militari che vedono coinvolti un re
assiro e il re ittita Tut~alija. Nella lettera si parla anche di tre tavolette, di contenuto diverso, a disposizione
dell'ambasciatore ittita, al quale spettava l'ultima decisione, “sul campo”, in merito alla dichiarazione di
guerra. Sulla scorta di questo esempio si potrebbe pensare che anche nel caso che stiamo esaminando fosse-
ro state predisposte due lettere con contenuti diversi in relazione alla stessa situazione e che la cancelleria it-
tita si riservasse di decidere se inviare l'una o l'altra, oppure che le affidasse entrambe all'ambasciatore per-
ché prendesse, “a caldo”, le decisioni più opportune in relazione alle circostanze (su questi temi cfr. anche
Cap. I, § 4).
Nr. 20 _ KUB 23.102 187

di Aššur, è strano che il suo predecessore (o i suoi predecessori) sia indicato come “il re di Aššur” e
non come “tuo padre” (o “tuo padre e tuo nonno”) 12.
Il contenuto del testo potrebbe apparire forse più comprensibile ipotizzando un destinatario, diverso
dal re assiro, subordinato al re ittita: in questo caso si giustificherebbe maggiormente il tono sprezzan-
te e si potrebbe interpretare in senso ironico la frase in I 4-5 (“Certo, hai vinto il mio …, ma credi for-
se (per questo) di essere diventato Gran Re?”; cfr. commento filologico a I 4 s.). Rimarrebbe comun-
que difficile l'interpretazione del brano ricordato poco sopra (I 16-18), nel quale tuttavia la citazione
del re di Aššur potrebbe risultare meno oscura se inteso come figura esterna ai due corrispondenti 13.
Riassumendo: alcuni indizi consentono di affiancare all'ipotesi corrente di attribuzione della lettera
(da un re ittita, forse Ur~i-Teššup, a Adad-nērārī) una seconda ipotesi che la attribuisce ad un periodo
successivo, cioè ai regni di @attušili III o di Tut~alija IV (ma in questo caso vi sono forti dubbi che il
testo a noi conservato corrisponda a quello della lettera effettivamente inviata). Forse più consona al
tenore del testo potrebbe essere tuttavia una terza ipotesi secondo la quale la lettera non apparterrebbe
al carteggio tra i re ittiti e i re assiri, ma sarebbe indirizzata da un re ittita ad un vassallo. Si tratta in
ogni caso, a nostro parere, di una delle lettere di più difficile interpretazione e attribuzione nell'ambito
della presente raccolta 14.

Ro I

1 15 [o] x 16 ŠA mwa-ša-x 17[


2 [o] ŠA KUR URU~ur-ri-ia [o]? [me]-mi-iš-ki-[ši 18
3 [IŠ]-TU GIŠTUKUL-za zi-ik t[ar]-a~-ta
4 [ŠEŠ/ÌR?] 19-IA-za canc. 20 tar-a~-ta nu-za LUGAL.GAL
5 {ki-iš}-ta-at ŠEŠ-UT-TA-ma Ù ŠA @UR.SAGam-ma-na

12. V. ad es. KUB 23.103 (nr. 17.I) Ro 16¥. La formulazione conservata si potrebbe giustificare ipotizzando
che, nel tempo, si siano invertiti i rapporti di potere tra i due regni, ma non sembra questo il caso dei rappor-
ti tra regno ittita e regno assiro tra fine XIV e XIII secolo a.C.
13. Secondo questa interpretazione del testo la frase sarebbe più comprensibile ipotizzando che, per una serie di
equivoci o incomprensioni, lo scriba abbia scritto “mio padre” e “il padre di mio padre” al posto di “tuo pa-
dre e il padre di tuo padre” (anche la forma A-B]I non è quella usuale: cfr. commento filologico). In questo
caso il discorso potrebbe acquisire una sua logica se inserito nel contesto di uno scritto inviato ad un re su-
bordinato il cui regno è passato dal controllo assiro a quello ittita.
14. Alcuni (deboli) indizi ricavabili dall'analisi paleografica sembrebbero confermare l'ipotesi di datazione al
periodo cronologico tra il regno di @attušili III e l'inizio di quello di Tu~alija IV (v. commento filologico e
Cap. I, § 5.1.1.1).
15. In base all'autopsia dell'originale si tratta di r. 1, per cui cadono sia i dubbi avanzati da Otten 1968-69: 113
con n. 11 circa l'esattezza della copia, sia la sua proposta di integrazione della parte iniziale del testo che
presuppone una riga mancante.
16. Otten 1968-69: 113, seguito da Beckman 1992b: 177, legge [DUMU.ŠE]Š. Per una critica a questa proposta
di integrazione v. Harrak 1987: 76 s., la cui proposta di integrazione “[About the defea]t” non trova però so-
stegno nelle tracce di segno ancora visibili. Più plausible è un'integrazione [nu NUM]UN o, eventualmente,
[ku-wa-p]í. Si tenga infatti presente che il successivo ŠA può introdurre un genitivo il cui reggente è perduto
nella successiva lacuna.
17. V. commento per il problema dell'integrazione del nome come mwa-ša-š[a-at-ta.
18. L'interpretazione di Otten 1968-69: 113 n. 11, che pensa a me-mi-iš-ki come imperativo, ci sembra meno
soddisfacente.
19. Per le possibilità di integrazione dell'inizio di questa riga v. commento filologico.
20. Si vedono ancora tracce dei segni zi-ik sotto la cancellatura.
188 Testi

6 ú-wa-u-wa-ar ku-it nam-ma me-mi-eš-ki-ši


7 ku-it-ta-at ŠEŠ-UT-TA na-at ku-it-ma
8 ŠA @UR.SAGam-ma-na {ú}-wa-{u-wa}-ar
9 ŠEŠ-tar-ta ku-e-da-ni me-mi-ni ~a-at-ra-a-mi
10 ŠEŠ-tar ku-iš ku-e-{da}-ni ~a-at-re-eš-{ki-iz-zi}
11 nu-kán Ú-UL a-aš-ši-ia-an-te-eš ku-i-{e}-eš
12 nu 1-aš 1-e-{da}-ni ŠEŠ-tar ~a-at-re-eš-ki-iz-zi
13 [t]u-{uk}-ma {ŠEŠ}-tar ku-wa-at-ta še-er
14 [~a]-at-{ra-a}-mi zi-ik-za-kán am-mu-uq-qa
15 [1]-{e}-da-ni 21 {AMA}-ni ~a-aš-ša-an-te-eš
16 [A-B]I 22 {A-BA} 23(-)A-BI-IA-ia GIM-an A-NA LUGAL KUR URUaš-šur
17 [ŠEŠ-tar] 24 {Ú}-UL ~a-at-re-eš-kir zi-iq-qa-mu
18 [ú-wa-u-wa]-{ar} 25 {LUGAL}.GAL-{UT}-TA-ia le-e ~a-at-re-eš-ki-ši
19 ] 26 ZI-an-za
- - - - - - - - –––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
m
20 ma] 27-{a-ša}-mu-u-wa-an ~a-{lu-ki} [ ] x x 28
21 z]i-{iq-qa} 29 {A-NA} x x[
(righe 22-26: solo tracce di segni, non leggibili; TA alla fine di r. 23)

Ro II
(le prime due righe sono perse in lacuna)
3 a-pé-{e}-e[z-
4 šal-la-nu-uš-ká[n-
5 I-NA ŠÀ x[
6 nu-mu za-a~-~a-[ 30
7 UR.MA@ GIM-a[n

21. Sull'originale non sembrano più visibili le scarse tracce del segno “1” presenti invece sulla copia autogra-
fica.
22. Così in base a collazione. Cfr. già Forrer 1929: 247 e CHD L-N, 431b e v. commento. Da respingere la let-
tura [A-BU-I]A! di HW 2 A, 553a.
23. La collazione conferma la lettura di Forrer 1929: 247 e quanto copiato da Goetze sull'autografia. Senz'altro
da respingere la lettura A-BI-I]A-ma! di Hagenbuchner 1989b, accolta da Faist 2001a.
24. Integrazione di Forrer 1929, seguita da CHD L-N, 431b e Faist 2001a. La lettura di Hagenbuchner 1989b
[ŠEŠUT-TA] non tiene conto dello spazio in lacuna.
25. In base a collazione il segno sembra piuttosto AR, che non Ù. Trova conferma pertanto la lettura [ú-wa-
wa]-{ar} proposta già da Forrer 1929 e accolta anche in CHD L-N, 431b, rispetto alla lettura [ŠEŠ-UT-TA] Ù
proposta da Hagenbuchner 1989b e seguita da Faist 2001a ([ŠEŠ-tar] Ù). Il segno Ù in questo testo ha, tra
l'altro, una forma diversa (cfr. I 5 e II 13) e inoltre la congiunzione “e” è già espressa da itt. -ja affissa a
LUGAL.GAL-UT-TA-.
26. Forrer 1929: [Ù-UL-za]; Hagenbuchner 1989b: [am-me-el-za Ú-UL].
27. Hagenbuchner 1989b: [nam-ma-at-ta mMa-]. Per la lettura del nome come ma]-{a-ša}-mu-u-wa-an v. anche
Klengel apud Heinhold-Krahmer 1988: 89 s. n. 131 e Wouters 1998: 271 (cfr. supra n. 6).
28. La lettura [MU]-ti-li di Hagenbuchner 1989b non pare possibile in base a collazione. TI è escluso, mentre
l'ultimo segno sembra piuttosto ŠÀ che non LI.
29. Così in base a collazione. Cade pertanto la lettura di Hagenbuchner 1989b: [u-i-ia-mi DUMU? K]IN?-ia??.
30. Collins 1998: 17: za-a~-~a-[a-it ú-it?].
Nr. 20 _ KUB 23.102 189

8 A-NA GU4.MA@ x[
9 a-aš-ši-ia-an-x[ 31
10 nu {ma}-a-an x[
11 Ú-UL ~u-ki-eš-[
–––––––––––––––––
12 tu-e-el-ma L[Ú 32
13 Ù {A-NA} AN x[
14 Ú-UL {pé}-eš-{ki}-[
15 IGI@I.A-ta Ú-U[L
16 {ku}-wa-pí x[
17 ka-ša-aš m?/1x[
18 {EGIR}-pa-ma-aš[
19 KUR! 33 ~ur-ri-i[a
20 LÚME& KUR URU[
–––––––––––––––––
21 {nu} ku-u-u[n
22 am-mu-u[k(-)
23 Ú-U[L

Vo III
1¥ x[
2¥ x-mu[
3¥ {pé}-ra-[an
4¥ LUGAL.{GAL}[
5¥ zi-ik[
6¥ ni-ni-in-[
7¥ ŠA KUR URUx[
8¥ mar-ki-ia-[
9¥ LÚMEŠ KUR URUx[
10¥ KIR14-it [
11¥ KUR URU~a-at-t[u-š°
12¥ ~a-at-te-eš-n[a-aš
13¥ Ú-UL ša-a[k-
14¥ ku-it :gul-/GUL-[
15¥ KUR URU~a-at-t[u-š°
16¥ x x x [
(la parte conservata di testo si interrompe in questo punto)

Vo IV
1¥ ~a-a]t-{ra-a}-eš 34
(Il resto della colonna — spazio per 17-18 righe — è libero, senza tracce di segni.)

31. Hagenbuchner 1989b: a-aš-ši-ia-an-t[e-eš, ma TE è assai incerto.


32. Hagenbuchner 1989b: L[ÚDUMU.KIN.
33. Così seguendo Hagenbuchner 1989b. Ma in base a collazione il segno è piuttosto ŠE.
34. Lettura di Hagenbuchner 1989b, possibile in base a collazione.
190 Testi

Ro I
(§ 1)
1 […] … di Waša-…[
2 e […] del paese di @urri contin[ui] a parlare [
3 [C]on le armi tu hai prevalso,
4-6 il mio [fratello?/servo?] hai vinto: sei forse diventato Gran Re? E perché poi parli continua-
mente di fratellanza e di venire al monte Amano?
7 Che cos'è questa “fratellanza”?
8 E che cos'è questo “venire al monte Amano”?
9 Per quale ragione io ti dovrei scrivere di fratellanza?
10 Di solito chi scrive a chi di fratellanza?
11 Quelli che non sono in buoni rapporti,
12 usano 35 (forse) scriversi l'un l'altro di fratellanza?
13 Per quale ragione io ti dovrei scrivere di fratellanza?
14-15 Tu e io siamo (forse) stati generati dalla stessa madre?
16 Come [mi]o [padre] e il padre di mio padre al re di Aššur
17 non scrivevano [di fratellanza], tu pure
18 smettila di scrivermi [di (voler) venir]e 36 e di regalità grande!
19 ] il desiderio/il volere

(§ 2)
20 M]āšamuwa (acc.) in ambasceria […] …
21 ] e [t]u a … [
(righe 22-26 e col. II-III non traducibili; in IV 1¥: “tu hai [scr]itto”)

Dal punto di vista paleografico, va notato innanzitutto il segno QA (I 14, 17, 21), che compare nella forma recen-
ziore tipica del ductus “IIIc”. Il segno @A ricorre invece sempre nella forma relativamente antica, con due ango-
lari (I 9, 10, 12, 15, 17, 18, 20; II 6; III 11¥, 12¥, 15¥). Del segno UN esiste un'unica attestazione (II 21), che, an-
che se frammentaria, presenta la forma più antica. I segni DA (I 9, 12, 15) e IT (I 5, 7 _2x_; III 10¥, 14¥) com-
paiono sempre nella variante più arcaica con il secondo orizzontale “gebrochen”. Il segno KI compare in un caso
(I 18) nella forma recenziore, con un solo angolare seguito da un verticale, mentre normalmente presenta la for-
ma più antica, con due angolari che precedono gli orizzontali (I 2, 6, 10 (framm.), 12; II 11; III 8¥). Nella forma
tradizionale compare anche il segno KU (I 3, 6, 7, 9, 10, 11, 13; II 21; III 14¥). Nella forma tipica del XIII sec.
ricorrono i seguenti segni: IK (I 3, 14, 17; III 5¥), TAR (I 4, 9, 10, 12, 13), E (I 9, 10, 11, 12, 18; II 12), LI (I 18)
e URU (I 2, 16; II 20; III 7¥, 9¥, 11¥, 15¥). Da notare la variante del segno LUGAL con un piccolo verticale inscrit-
to in I 16 (in I 4 e III 4¥ il segno compare invece nella forma normale), che nel nostro corpus ricorre anche in
KUB 23. 99 (nr. 18), testo di Tut~alija IV. Questa variante di segno, come osservato nel commento a KUB 23.
99, non sembra tuttavia costituire un criterio per datare paleograficamente un testo (van den Hout 1989: 338) 37.
In base ai dati paleografici non ci sembra dunque possibile stabilire con certezza una datazione del testo, che
può essere collocato in un'epoca che va da Muwatalli II a Tut~alija IV, forse con una leggera preferenza per
un'attribuzione all'età compresa tra il regno di @attušili III e la fase iniziale di quello di Tu~alija IV (fase
“IIIb”), vista la ricorrenza della forma recenziore del segno QA 38.

35. Letteralmente 3a pers. sing.


36. Scil. all'Amano.
37. Rimandiamo al commento filologico a KUB 23.99 per una discussione più approfondita circa questa va-
riante di segno.
38. Per una discussione delle tradizionali proposte di datazione del testo a Muwatalli o Ur~i-Teššup e, invece,
per una possibile proposta alternativa (Tut~alija IV), v. introduzione storica al testo.
Nr. 20 _ KUB 23.102 191

Dal punto di vista ortografico è da notare la tradizionale grafia Ú-UL (I 11, 17; II 11, 14, 15, 23: III 13¥), in-
vece della più recente UL. Si noti inoltre la mancanza del determinativo URU dopo KUR in KUR! ~ur-ri-i[a (II
19), per cui cfr. tra i testi in lingua ittita appartenenti al nostro corpus KBo 18.24 (nr. 4) I 2 K]UR a-aš-šur, IV
15¥ KUR mi-iz-ri-i-ia; KBo 18.25(+) (nr. 5) Ro! 6¥, 9¥, 11¥ KUR kar-ga-maš; KBo 31.69(+) (nr. 5) Vo? 6¥ KUR
mi-tan9-na!-wa; KUB 57.8 (nr. 24) Ro 1 KUR KÙ.BABBAR, Vo 9¥ KUR lu-ul-lu-wa.

I 1 La collazione sull'originale non sembra supportare la tradizionale integrazione del nome come
m
wa-ša-š[a-at-ta proposta da Forrer 1928-32: 262b e Weidner 1930-31: 22a, e poi accettata da tutti gli
studiosi 39. Dopo wa-ša- si intravvede infatti un cuneo orizzontale, che non sembra rappresentare l'ini-
zio di un altro ŠA. La copia di Goetze è abbastanza fedele nel riprodurre questo cuneo orizzontale, che
per dimensioni non può comunque essere nemmeno il segno AŠ (donde un'eventuale grafia wa-ša-aš-
[ša-at-ta sembra di fatto esclusa). L'integrazione del nome come wa-ša-š[a-at-ta e la sua identificazio-
ne con il re di @anigalbat Wasašatta, senza dubbio attraente e plausibile in base al contesto per la
menzione alla riga successiva del paese di @urri, resta dunque incerta dal punto di vista epigrafico. Un
ulteriore argomento, di tipo ortografico-linguistico, ci sembra rendere problematica questa ipotesi. Il
nome di questo re di @anigalbat è tramandato dalle fonti assire come ú-a-sa-šá-ta (RIMA 1: A.0.76.3
r. 15) ed è da interpretare come formato dai medesimi elementi, solo in posizione invertita, dai quali è
formato il nome Šattiwaz(z)a 40. In quest'ultimo nome l'elemento -waz(z)a (< i.-ar. vāja- “bottino”)
viene regolarmente scritto, nelle fonti di provenienza ittita, come -ú-a-(az)-za 41. Se veramente in KUB
23.102 si tratta di Wasašatta, è abbastanza strano che venga usato il segno ŠA invece di -(AZ-)ZA
nella resa dell'elemento waz(z)a. Siamo consci che questo argomento non è di per sé decisivo per
escludere un'interpretazione del nome in questione come Wasašatta 42, ma sommato alle difficoltà di
ordine epigrafico esso rende senza dubbio una tale interpretazione ancor più problematica.

39. Diversamente, Forrer 1929: 246 si limitava a leggere “va-ša-[”, proponendo un'eventuale integrazione del
nome come “Vaša[ttuvara]”, in quanto riteneva dovesse trattarsi di Šattuara, sconfitto da Salmanassar I, re
assiro con il quale Forrer identificava il destinatario della lettera.
40. Come giustamente riconosciuto da Zaccagnini 1974: 33.
41. Ciò avviene sia nei testi in lingua accadica (CTH 51.I, 52.I), sia in quelli in lingua ittita (CTH 51.II, 52.II;
cfr. Beckman 1993) del trattato con &attiwaza. Per le attestazioni v. Laroche 1966: 117; Laroche 1969: 369
(KUB 26.34: 8¥), 371 (KUB 21.18 IV 11, 14); Beckman 1993: 53 s. (HT 21++: 7¥, 18¥), cui si aggiungano
KBo 28.111 Vo 5¥; 28.113: 8¥, 9¥; 28.114: 12¥, 14¥. La grafia con raddoppiamento -az-za indica che la rea-
lizzazione della fricativa nell'elemento wa(z)za era quasi certamente sorda, dunque /s/, come indica anche
la grafia assira ú-a-sa- e come giustamente sottolineato da Zaccagnini 1974: 33 n. 55.
42. È noto come nel sillabario ittita i segni della serie Š servissero a rendere non la fricativa alveo-palatale /š/,
bensì la fricativa alveolare /s/, sicché la grafia mwa-ša- potrebbe comodamente stare per /wasa/, ma le diffi-
coltà di ordine epigrafico e la grafia comunque esatta dell'elemento waz(z)a (/wasa/, v. nota precedente) in
altri testi rendono anche tale argomento degno di considerazione. Un caso analogo potrebbe forse essere
rappresentato dalla grafia del nome di Sauštatar come mša-u[š- in KUB 23.14 II 1, invece del normale msa-
uš- (per le diverse grafie del nome di questo sovrano mittanico v. Wilhelm 1994b: 294a). Si tratta tuttavia di
un caso incerto e isolato (cfr. Wilhelm 1994b: 294 e de Martino 2000: 81). Ricordiamo, comunque, come il
fenomeno, nei testi di redazione ittita, si estendeva anche alla resa di vocaboli accadici. Basti citare a mo'
d'esempio la grafia ri-ik-ŠA-am per accad. riksam “patto, trattato” in KBo 1.5 I 4 (trattato di Tut~alija I/II
con Šunaššura di Kizzuwatna), che si ritrova, per es., anche in AlT 3: 4 (trattato di Idrimi di Alala~ con Pil-
lija di Kizzuwatna). L'oscillazione nell'uso dei segni delle serie Š, Z e S è un fenomeno diffuso nei sillabari
periferici ed è connesso alla diversa resa fonetica delle sibilanti in ittita, in semitico-occidentale e in hurrico
rispetto all'accadico (cfr. a tal proposito Durham 1976: 356 ss., in particolare p. 358 sull'uso di ŠA per /sa/
e Seminara 1998: 195 ss.).
192 Testi

I 3 Si noti la particolare costruzione di tar~- con la particella -z(a), ma senza il complemento oggetto.
Sulle diverse costruzioni sintattiche di tar~- v. HEG T/D, 158 s. L'intero passo I 3-5 richiama KUB
23.92 (nr. 17.I) Ro 5¥ s. (“e divenne Gran Re … con le armi vinse Grandi Re”), ma il tono usato qui è
probabilmente ironico nei confronti di colui che si vanta di conquiste militari che il re ittita considera
invece di secondaria importanza (v. infra commento a I 4 s.).

I 4 Ad inizio riga v'è spazio per un segno. Sia Otten 1959: 67, che Hagenbuchner 1989b: 260 non
forniscono alcuna integrazione. Forrer (1929: 247) proponeva di integrare “meinen Willen” ([Z]i-ia-
za, secondo la sua maniera di trascrivere, scil. [Z]I-IA-za) o “meine Truppen” ([Zab-M]eš-ia-za, scil.
[ÉRINM]EŠ-IA-za), ma successivamente (in Forrer 1928-32: 262b) correggeva le sue precedenti letture
in “meinen Helfer” ([Zâb-G]ab, scil. [ÉRIN.T]A@ o [Á.T]A@?). Weidner 1930-31: 22a n. 2 integrava
invece “mein [Verbün]deter”, seguito da Harrak 1987: 77 “my ally”. Questa integrazione non sembra
però possibile, in quanto per “alleato” in ittita si usavano espressioni del tipo LÚ takšulaš o LÚ iš~iu-
laš, per le quali non v'è spazio in lacuna. Secondo Freydank 1990: 310 sarebbe da scartare anche l'in-
tegrazione [ŠEŠ] “fratello”, che, pur corrispondente allo spazio disponibile in lacuna, tuttavia non si
adatterebbe al contesto. Faist 2001a integra invece ÌR “servo, vassallo”, che indubbiamente si armo-
nizza con il tono ironico del passo: il destinatario dell'epistola avrebbe cioè vinto un semplice vassallo
del re ittita, non un Gran Re, sicché ha poco di che vantarsi ed avanzare pretese di riconoscimento del
proprio rango pari a quello del re ittita.
Di fatto entrambe le integrazioni, ŠEŠ o ÌR, ci sembrano plausibili (con una leggera preferenza per
la seconda), qualora si voglia identificare in colui che viene sconfitto un re del paese di @urri 43. Nel
caso di “fratello” si potrebbe trovare infatti un collegamento sia con il passo del trattato tra Muwatalli
II e Alakšandu di Wiluša (CTH 76.A III 10 ss.) in cui il re di @anigalbat è annoverato tra i re pari ran-
go (annaulieš) del sovrano ittita 44, sia con il frammento di lettera KBo 28.66 in cui il mittente, quasi
certamente il re di @anigalbat, si appella come “fratello” del destinatario, verosimilmente il re ittita 45.
Nel caso di “servo” si dovrà invece pensare ad una fase successiva, in cui i sovrani di @anigalbat risul-
tano vassalli del re ittita, testimoniata dalle lettere KBo 28.65 e IBoT 1.34 46, dove i re di @anigalbat

43. Probabilmente da intendere nel senso di “paese di @anigalbat”. Sull'uso e sulla distribuzione della denomi-
nazione @urri rispetto a quella di @anigalbat nei testi ittiti a partire dall'epoca di Muršili II v. RGTC 6, 122
s. e Wilhelm 1994b: 289b (§ 3.2). Si noti che nel nostro corpus si usa “paese di @anigalbat” sia in KBo 1.14
(nr. 1, testo di redazione ittita, ma in lingua accadica), sia in KBo 1.20 (nr. 2, testo di provenienza assira).
“Paese di @anigalbat” è anche la denominazione usata nella corrispondenza proveniente da questo paese,
come testimoniato dalle lettere KBo 28.65, KBo 28.66 e IBoT 1.34. Per il rapporto tra le denominazioni
māt @anigalbat e māt Šubarî cfr. introduzione storica a KBo 1.20 (nr. 2), nota 6.
44. Per una traduzione del passo v. ora Beckman 1996: 85 e Starke apud Latacz 2001: 131 s.; cfr. anche Hou-
wink ten Cate 1983-84: 71; Hagenbuchner 1989a: 168; Bryce 1998: 283.
45. V. Hagenbuchner 1989a: 168; 1989b: 310 ss. (Nr. 211); van den Hout 1995a: 99 s. La datazione del testo è
tuttavia incerta, come già si è osservato in Cap. I § 5.3.3.1, nota 203.
46. V. Hagenbuchner 1989a: 168; 1989b: 310 (KBo 28.65 = Nr. 210) e 313 ss. (IBoT 1.34 = Nr. 213). Sul pri-
mo testo, che reca l'impronta del sigillo del re di @anigalbat mittente dell'epistola, v. già Güterbock 1942:
37 s. e ora anche Boehmer – Güterbock 1987: 107 s. e Tf. XXXIX (con foto di parte del frammento, Nr.
310). Sul secondo testo v. già l'edizione di Klengel 1963 e anche le traduzioni di Harrak 1987: 77 s. e Beck-
man 1996: 142 s. Una datazione di IBoT 1.34 all'epoca di Tut~alija IV sembra assicurata dalla menzione
nel testo di E~li-šarruma, re di Išuwa, e @alpaziti, re di Aleppo (su questo personaggio in particolare v. da
ultimo van den Hout 1998a: 55 ss.; 1998b: 68 ss.). Se Tut~alija IV era dunque il destinatario della lettera, ri-
mangono tuttavia incerte sia la collocazione cronologica precisa del testo durante il suo periodo di regno,
sia l'identificazione del mittente e del re assiro menzionato nella lettera. L'ipotesi più diffusa, ma non per
questo scevra da dubbi, ritiene che il mittente sia Šattuara II (v. per es. Beckman 1996: 142; Klengel 1999:
Nr. 20 _ KUB 23.102 193

chiamano “padre” il re ittita. Se, come sembra (v. supra introduzione storica e analisi paleografica),
KUB 23.102 è da datare ad un'epoca successiva rispetto a quella di Muwatalli II, quest'ultima solu-
zione (ÌR) sembra dunque preferibile. Essa si adatta inoltre meglio al tono ironico di tutto il passo, co-
me già osservato in precedenza 47.

I 4 s. Per la resa della frase nu=za LUGAL.GAL kištat come domanda retorica ironica v. Starke
1997: 482 n. 193 e Faist 2001a: 18. Ci sembra infatti che il senso dell'intero passo sia il rifiuto di rico-
noscere, da parte del re ittita, la parità di rango del destinatario, il che significava negargli tanto il tito-
lo di “Gran Re”, quanto l'appellativo di “fratello” (per questa interpretazione v. anche supra sezione
introduttiva), diversamente da quanto ipotizzano Zaccagnini 1973: 100 s. e Liverani 1990a:73; 1999:
337, secondo cui invece il re ittita riconoscerebbe a malincuore al destinatario il titolo di “Gran Re”,
rifiutandogli però l'appellativo più personale di “fratello”. Che i due concetti di “Gran Re” e “fratello”
siano inscindibilmente connessi nella concezione ittita della parità di rango (annauli-) emerge, per es.,
dal seguente passo della cosiddetta “Lettera di Tawagalawa”: kinun=a=wa=mu ŠEŠ-JA LUGAL.GAL
ammel annauliš IŠPUR nu=wa ammel annaulijaš memian UL ištamašmi “Ed ora mio fratello, un Gran
Re, un mio pari grado mi ha scritto: non ascolterò io forse la parola di un mio pari grado?” (KUB 14.3
II 13-15) 48.

I 6, 8 L'interpretazione della forma uwauwar è controversa. Grammaticalmente dovrebbe trattarsi del


sostantivo verbale di uwa- “venire, giungere” (cfr. Kammenhuber 1954: 48 n. 22, 65 e, soprattutto,
Zaccagnini 1990: 41 n. 10), ma spesso, a partire da Forrer 1929: 247 (v. per es. CHD L-N, 432a; Hof-
fner 1995a: 101 nr. 126; Faist 2001a: 18 s.; per ulteriore bibliografia v. Zaccagnini 1990: 41 n. 10), è
stato interpretato come sostantivo verbale di au(š)- / u(wa)- “vedere”, che propriamente sarebbe però
uwatar (v. HW 2 A, 624 ss.; HED A-E, 239). Il “vedere” il Monte Amano è stato inteso sia in senso
traslato, come “visita” cerimoniale (v. già Forrer 1928-32: 263a e poi Zaccagnini 1973: 110 e Liverani
1990a: 63), sia in senso letterale da Faist 2001a: 19, che ritiene che in questo caso il re assiro, identifi-
cato in Adad-nērārī, faccia riferimento alle sue conquiste nell'area di Karkemi^, da cui egli poteva “ve-
dere” l'Amano. Nell'interpretare uwauwar come sostantivo verbale di uwa- “venire” preferiamo la-
sciare aperto il problema di cosa significhi questo “venire al monte Amano”, se l'espressione vada
cioè intesa in senso pacifico, oppure in senso ostile (anche se l'opposizione tra il “venire all'Amano” e
la “fratellanza” sembrerebbe lasciar pensare ad un significato negativo, cioè di mire espansionistiche
del destinatario della lettera, che da un lato parla di amicizia, ma dall'altro vuole espandere i propri
territori fino all'Amano). Da un punto di vista grammaticale, va notata la reggenza di tipo nominale

282; de Martino 2000: 100, con bibliografia precedente) e il re assiro menzionato Salmanassar I (cfr. Singer
1985: 115); ma una datazione più tarda, all'epoca di Tukultī-Ninurta I, non è assolutamente da escludere,
come di recente sottolineato da Heinhold-Krahmer 2000: 155 (cfr. anche van den Hout 1998b: 69). Su que-
sto testo cfr. anche Freu 2003a: 188 ss. che propone Šattuara II come mittente, ma, contro l'opinione cor-
rente, @attušili III come destinatario.
47. Va tuttavia sottolineato come, a favore di un'integrazione ŠEŠ, si possano eventualmente addurre anche le
letture sopra citate di Forrer, in particolare [Z]I- (Forrer 1929) o [ÉRIN/Á.T]A@ (Forrer 1928-32). Da esse
si deduce, che Forrer evidentemente riconosceva prima di IA dei resti di cunei angolari, che a noi non risul-
tano visibili, ma che di fatto si adatterebbero meglio ad una lettura del segno in questione come ŠEŠ, piutto-
sto che ÌR.
48. Per l'interpretazione di r. 14 s. come interrogativa v. Liverani 1990a: 70; Hoffner 1995a: 92 (nr. 28).
194 Testi

del sostantivo verbale uwauwar, dove il genitivo sostituisce un complemento indiretto dipendente dal
verbo intransitvo uwa- 49.

I 10 Per questo tipo di frase interrogativa v. Starke 1992: 816 con n. 32.

I 11 s. Per questo concetto cfr., con formulazione diversa (frase affermativa negativa invece che do-
manda retorica), KBo 1.10+ Ro 53 [šumma šarrānu (itti) a~āmi]š nakrū mār šiprīšunu ana a~āmiš ul
ittanallakū “[Se dei re] sono nemici [tra lo]ro, i loro messaggeri di solito non vanno l'uno dall'altro”.

I 13 Per questa frase interrogativa v. Hoffner 1995a: 96 (nr. 73).

I 14 s. Su questa interrogativa retorica cfr. Hoffner 1995a: 90 (nr. 9); sull'espressione “generati dalla
stessa madre” v. Starke 1993: 23 n. 8 e, soprattutto, 1997: 464 s., 482 n. 190, di cui tuttavia non ci pa-
iono condivisibili le osservazioni circa una presunta “anatolicità” di tale locuzione. Per una locuzione
analoga ([Š]A 1EN ABI AMA kišdummat) in KUB 23.103 (nr. 17.II) Vo 4¥ v. commento a quel passo e
cfr. supra nota 10.

I 16 La lettura [A-B]I di CHD L-N, 431b 50 trova conferma nella collazione. Va tuttavia notato che la
forma attesa sarebbe A-BU-IA (abū-(j)a), secondo l'uso medio-babilonese, e non A-BI (ab-ī), forma
paleo-babilonese documentata altrimenti, per quanto ne sappiamo, solo nel testo antico-ittita KBo 22.1
r. 16, 21 (cfr. HW 2 A, 544a). Quanto alla forma con grafia-sandhi A-BA(-)A-BI-IA per ab(i) abī-ja
“mio nonno”, essa ricorre frequentemente sia in testi ittiti che in testi accadici da Boğazköy (cfr. per le
attestazioni CAD A1, 70b; AHw I, 7b; Kühne – Otten 1971: 29 con n. 32; HW 2 A, 546a, 548b, 553b;
per il plur. è attestata la forma AB-BA(-)AB-BA@I.A in CTH 81 IV 54, 58 = Otten 1981: 26).

I 18 Come hanno notato Hoffner – Melchert 2002: 381 le forme verbali in -šk- con la negazione lē
acquistano spesso il valore di un “inibitivo” col significato di “smetterla di …”, che si adatta bene al
nostro contesto.

II 7 s. Per la menzione di “leone” e “toro” in questo contesto purtroppo frammentario v. Collins


1998: 17.

49. Sulla reggenza nominale o verbale dei sostantivi verbali in -uwar cfr. Kammenhuber 1954: 263; Neu
1982b: 142 ss.
50. Cfr. già Forrer 1929: 247: [a-bi].
Nr. 21 _ KUB 23.109 (+) VS 28.130 195

21

Testo
KUB 23.109 (Bo 8364) (+) VS 28.130 (VAT 16433); collazione su fotografia e originale (VAT 16433).

Bibliografia
a) Hagenbuchner-Dresel 1999: 58-62; Groddek et al. 2002: Nr. 130.
b) Hagenbuchner 1989b: 264 s. (Nr. 193 = KUB 23.109); Otten 1959: 67; Harrak 1998: 249; Klengel 1999: 280;
van den Hout 1999: 151; Giorgieri – Mora 2002: 326.

Anche se il join proposto da Hagenbuchner con il frammento VS 28.130 1 non lascia dubbi sull'appar-
tenenza del documento alla corrispondenza tra i re ittiti e i re assiri, il testo rimane estremamente lacu-
noso e privo di informazioni interessanti dal punto di vista storico. Si tratta certamente di bozza o co-
pia, come indica l'uso della lingua ittita, di una lettera indirizzata a Tukultī-Ninurta da un re ittita non
identificabile, ma certamente da cercare tra uno degli ultimi tre. Sia Hagenbuchner 2 che Harrak 3 inter-
pretano il termine uppeššar in r. 9 come possibile parte di una frase in cui si parlava di invio di doni, il
che consentirebbe di accostare la lettera ad altre in cui viene trattato un argomento analogo: KBo 1.14
(nr. 1), KUB 23.99 (nr. 18), KUB 23.101 (nr. 19).

Ro
1 A-NA Tukul]-ti-DNIN.URT[A LUGAL.GAL LUGAL KUR URU?a]š-šur ŠEŠ-{IA} Q[Í-BI-MA]
- - - - - - - - –––––––––––– - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - –––––––––––––– - - - - - - -
2 p]é-ra-an ~a-a[n?- 4 ]Ú-UL 5 ~a-an-{da-a-mi} 6
?
3 ]ar-~a u-i-i[a- ]x-uš-ma-mu-kán {ÌR} [
4 ]-ma-aš mu-ra-pa-a[n 7 ]x-na a-pa-a-ši-{la} 8 UD?[
5 I]Š-TU ÌRMEŠ-{ŠÚ} [ MA]-{@AR} KARAŠ
ANŠE.KUR.[RA@I.A 9
10
6 ]x (-)aš-šur a-pa-a-š[i-la ]-{e}-er
7 ]Ú-UL x[ ]-za-kán PA-NI ÌRMEŠ-IA

1. V. Hagenbuchner-Dresel 1999: 58 ss. Per la conferma della validità del join cfr. commento filologico poco
sotto.
2. Hagenbuchner-Dresel 1999: 61.
3. Harrak 1998: 249.
4. Così Hagenbuchner-Dresel 1999 e Groddek et al. 2002, ma sulla foto il segno AN appare incerto.
5. In base a collazione sull'originale il segno è chiaramente UL.
6. Così in base a collazione.
7. Oppure con Hagenbuchner-Dresel 1999: 62 e Groddek et al. 2002: mu-ra-pa-{D}[ . Un nome Urapa[ non è
altrimenti attestato.
8. Il segno LA è sicuro in base a collazione sull'originale (cfr. già Hagenbuchner-Dresel 1999: 59 n. 35, 62).
La lettura ITU.{XII}[KAM in Groddek et al. 2002, basata sulla copia errata, va pertanto abbandonata.
9. Sull'originale non abbiamo trovato traccia dei resti di segno copiati da Jakob-Rost in VS 28.130, che Ha-
genbuchner-Dresel 1999: 59 e Groddek et al. 2002, basandosi sulla copia, leggono @I].{A-ŠU}.
10. Il segno resta di lettura incerta. In base a collazione potrebbe trattarsi di {a}-, ma non sono da escludere UR]U
o ]{D}.
196 Testi

8 ]x ar-~a[ ]x IGI-an-da {uš-ki-nu-un}


9 up-p]é-eš-šar[ ]x Ú-UL x-[ -~]u-un 11
10 p]a 12-ra-a x[ ]-x-at
11 ]x ku-e-d[a-
12 ma]-a-an-wa-k[án
13 ]x x [

(§ 1)
1 [Così (dice) 13 …: a Tukul]tī-Ninu[rta, Gran Re, re del paese di A]ššur, mio fratello, d[i']!

(§ 2)
2 d]avanti … [ ] non ordino
3 ] sped-[…] via [ ] … (a) me il servo [
4 ] … Urapa…[ ] … stesso …
5 d]ai s[uoi] servi [ da]vanti all'esercito e ai car[ri
6 ] … Aššur stes[so ]…
7 ] non …[ ] … di fronte ai miei servi
8 ] … via [ ] … aspettai/esaminai?
9 un in]vio [ ] … non …[ ] …-ai
(il resto non è traducibile; a r. 12 si trova la particella del discorso riportato -wa(r)-).

Hagenbuchner-Dresel 1999: 62 ha avanzato l'ipotesi di un join indiretto tra KUB 23.109 e VS 28.130. La propo-
sta restava tuttavia incerta, in quanto in KUB 23.109 dopo la prima riga c'è una linea di paragrafo, che manca
invece sulla copia autografica di VS 28.130. Questo join indiretto risulta ora confermato dalla collazione condot-
ta sulle fotografie e sull'originale di VS 28.130 (VAT 16433): anche in VS 28.130, infatti, dopo la prima riga c'è
la linea di paragrafo 14. La copia autografica è pertanto in questo punto da correggere.
Dal punto di vista paleografico è da notare l'uso ricorrente della forma recenziore di @A (Ro 2 _2x_, 3, 8),
appartenente al cosiddetto ductus “IIIc”. Al contrario il segno UN presenta la forma più antica (Ro 9; in Ro 8 il
segno è purtroppo danneggiato), come pure il segno DA, che presenta il secondo orizzontale “gebrochen” (Ro 8,
11; in Ro 2 il segno è invece danneggiato). I segni KI (Ro 1, 5, 8) e KU (Ro 11) compaiono nella forma ittita
tradizionale, mentre degno di nota è il segno @AR, che in Ro 5 compare in una forma estranea al repertorio ittita,
raramente attestata altrove in testi in lingua ittita (cfr. per es. KUB 34.56), con un verticale che interseca i tre
orizzontali (cfr. HZL Nr. 333/11).

Ro 1 All'inizio della riga andrà sicuramente integrato UMMA, seguito dall'indicazione del mittente.
Trova perciò conferma l'originaria proposta di Goetze (Vorwort a KUB 23), messa in dubbio da Otten
1959: 67 e Laroche (CTH 209.18), secondo cui Tukultī-Ninurta era il destinatario della lettera. In que-
sto caso nome del mittente e nome del destinatario stanno su un'unica riga, come per es. in KUB 3.
123, KUB 23.110 e, nel nostro corpus, KUB 57.8 (nr. 24). È tuttavia difficile stabilire se la formula di

11. Così in base a collazione; -~]u-un è scritto sul bordo. L'integrazione š[a-ga-a~-~]u-un di Hagenbuchner-
Dresel 1999: 59 e Groddek et al. 2002 risulta assai incerta, in quanto il primo segno non sembra &A.
12. PA sembra sicuro in base a collazione.
13. V. commento.
14. Anche a livello paleografico i due frammenti mostrano un ductus identico, il che costituisce un'ulteriore
conferma della loro appartenenza alla medesima tavoletta.
Nr. 21 _ KUB 23.109 (+) VS 28.130 197

indirizzo contenesse il nome del sovrano ittita con la sua titolatura completa (cfr. KUB 57.8, nr. 24),
oppure se vi fosse una formulazione ridotta come in KBo 18.24 (nr. 4). Anche l'integrazione della
grafia del nome di Tukultī-Ninurta resta incerta. Otten 1959: 67 proponeva di integrare la parte iniziale
del nome in grafia sillabica (IDu-ku-ul]-ti-). La grafia sillabica dell'elemento tukultī è attestata in KUB
3.74 (nr. 12) Ro 2 e 3 (mtù-ku-ul-tu-) e, molto probabilmente, in KBo 18.20 (nr. 3) Ro 3 (m{tu}-[ ). La
grafia ideografica (mGIŠTUKUL-ti-) ricorre invece in KUB 26.70 (nr. 22) r. 3 e KBo 18.25(+) (nr. 5)
Ro! 2¥.
198 Testi

22

Testo
KUB 26.70 (Bo 4979); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Otten 1959: 67 s.; Hagenbuchner 1989b: 265 (Nr. 194).
b) Rowton 1966: 249 ss.; Heinhold-Krahmer 1988: 94 con n. 181; Freydank 1990: 311; Beckman 1992b: 177;
Bryce 1998: 290 n. 64; Klengel 1999: 225, 280; Mora 2000a: 772; Freu 2003b: 105 s.

Si concentrano in questo piccolo frammento una serie di problemi di difficile soluzione. Non ci soffer-
miamo sul fatto che il testo è in lingua ittita, avendo già discusso più volte del problema nel commen-
tare altre lettere. L'interpretazione del testo è qui complicata anche dall'ambiguità di alcune forme ver-
bali, traducibili sia alla seconda che alla terza persona. Poiché la porzione conservata di testo è all'ini-
zio della colonna, la mancanza dell'intestazione è evidentemente dovuta al fatto che il frammento
costituiva la parte iniziale della seconda colonna o della seconda tavoletta di una lunga lettera 1.
Che si tratti di una lettera indirizzata ad un re assiro è comunque certo per la menzione, in r. 2, del
“re di Aššur, tuo padre”; la presenza del nome di Tukultī-Ninurta potrebbe rappresentare un indizio
per l'identificazione del destinatario della lettera con questo re, anche se rimangono seri dubbi dovuti
proprio alla citazione del nome all'interno del testo (solitamente ci si riferisce all'interlocutore/desti-
natario con il solo pronome di seconda persona eventualmente nobilitato dall'appellativo “mio fra-
tello”) e alle difficoltà di interpretazione delle forme verbali, se in seconda o in terza persona. Il nome
proprio del re destinatario della lettera è citato nel corso del testo anche in altri due documenti, KUB 3.
74 (nr. 12) e KBo 18.25(+) (nr. 5), ma mentre nel primo caso il riferimento al re assiro è chiaramente
in seconda persona (ed è comunque indicato il nome di Tukultī-Ninurta come destinatario anche nel-
l'incipit), nel caso di KBo 18.25(+) rimane il dubbio che si tratti di riferimento in terza persona, e
quindi di citazione di un predecessore del re a cui la lettera era indirizzata. Non si può escludere dun-
que che questa lettera, come KBo 18.25(+), fosse in realtà destinata ad un successore di Tukultī-Ninur-
ta (cfr. commento a KBo 18.25(+)). Nel caso di KUB 26.70 tuttavia sia gli argomenti trattati che la te-
stimonianza di KUB 3.74 rendono più plausibile, a nostro parere, l'ipotesi che il destinatario delle let-
tere fosse proprio Tukultī-Ninurta e che la citazione del nome nel corso dello scritto fosse dovuta ad
un uso particolare, forse dovuto al fatto che il testo a nostra disposizione non è certamente quello della
lettera effettivamente spedita 2.
L'affare riguardante Ur~i-Teššup e il padre — probabilmente Salmanassar, in base all'ipotesi illu-
strata poco sopra — del destinatario di questa lettera è collocato da Rowton (1966: 249 ss.) e da
Hagenbuchner (1989b: 266), secondo l'interpretazione di KBo 1.14 (nr. 1) come lettera scritta da @at-
tu^ili a Adad-nērārī, nel periodo successivo alla deposizione di Ur~i-Teššup 3. Essendo possibili, a no-
stro parere, altre attribuzioni di KBo 1.14 4, non si può escludere che invece il contatto sia avvenuto

1. Cfr. Otten 1959: 67 ss.; Hagenbuchner 1989b: 265.


2. È possibile che in fase di prima stesura si scrivesse il nome del re per facilitarne il riconoscimento al momen-
to della rilettura del testo.
3. Se infatti KBo 1.14 fosse testimonianza di sincronismo tra @attušili e Adad-nērārī, Ur~i-Teššup non potrebbe
aver regnato contemporaneamente a Salmanassar.
4. Cfr. nostro commento a nr. 1.
Nr. 22 _ KUB 26.70 199

proprio durante il regno di Ur~i-Teššup. La nostra interpretazione coincide dunque, nonostante le opi-
nioni contrarie dei successivi commentatori, con la vecchia ipotesi di Otten 5, secondo il quale non è
chiaro se KUB 26.70 testimonia uno scambio epistolare tra Ur~i-Teššup e Salmanassar I o se parla in-
vece di un tentativo di cospirazione che avrebbe avuto luogo dopo la deposizione del re ittita.
Il mittente più probabile, dunque, sia per la vicinanza al padre del presunto destinatario che per le
numerose testimonianze di rapporti, più o meno amichevoli, con la corte di Tukultī-Ninurta, appare
Tut~alija IV 6, ma non sono da escludere ipotesi che prendono in considerazione i suoi successori, in
particolare Šuppiluliuma II 7.

1 ku-i]t ~a-lu!(KU)-ki 8 u-i-ia-at *nu-wa-mu* 9 A-NA x x x 10


2 ]-~i UGU AŠ-PUR múr-~i-DU-aš GIM-an A-NA LUGAL aš-šur A-BI-KA
mGI&
3 ]TUKUL-ti-DIB-aš |UP!(AT)-PU ŠA {múr}-~i-DU-aš up-pa-aš
4 ]x 11 ne-~u-un x-ra-aš 12 GIM-an UL GAM-an a[r]-~a-ia-ták-kán
5 ]x-ta a-pa-ši-la me-{em}-ma-ú
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
6 ]x-za-kán ku-{wa}-p[í ] mDSILIM 13-PAB-aš
7 -m]u IQ-BI [ ]x-pát(-)ták-ki-at 14 ku-wa-pí 15
8 ]x x[ ]e-eš-ta
9 -a]n-zi
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - –––––––––––––
(di r. 10 non restano che tracce di alcuni segni; poi il testo si interrompe)

(§ 1)
1 … … po]iché egli inviò / tu inviasti in ambasciata (per dire): “(A) me 16 …

5. Cfr. Otten 1959: 68; 1959-60: 46.


6. Anche Otten (1959: 68 e n. 24), Harrak (1987: 147) e Bryce (1998: 290 n. 64) propongono Tut~alija IV co-
me mittente.
7. Cfr. anche Hagenbuchner 1989b: 266, che cita a questo proposito la lettera KUB 57.8 (nr. 24), possibile te-
stimonianza di contatto tra Tukultī-Ninurta I e Šuppiluliuma II. Questa ipotesi di datazione sembra suppor-
tata inoltre dai dati paleografici (v. commento filologico).
8. Per questa lettura, confermata dalla collazione sulla fotografia, cfr. Hagenbuchner 1989b; diversamente Ot-
ten 1959: a]r?(-)~a x x.
9. Scritto su cancellatura.
10. Hagenbuchner 1989b: 266 propone di leggere i primi due segni come GIŠTUKUL. La lettura è tuttavia incer-
ta e nemmeno la collazione è risultata decisiva.
11. Hagenbuchner 1989b: pa-ra]-{a}.
12. Otten 1959: TU?.RA?-aš. Hagenbuchner 1989b: šar!-ra-aš. La lettura resta incerta anche in seguito a colla-
zione sulla fotografia. V. commento.
13. In base a collazione il segno è sicuramente DI (cfr. anche Freydank 1990: 311), per cui trova conferma la
lettura di Otten (1959: 68): IAN.SILIM?.PA4-aš; da respingere invece la lettura di Hagenbuchner 1989b:
mD
IŠTAR!-PAP. V. commento.
14. Otten 1959: ]x-pát-ták-ki-at; Hagenbuchner 1989b: ]x-pát ták-ki-at. Nel testo, tra BAD e DAG non v'è spa-
zio, ma ciò può essere dovuto al fatto che siamo alla fine della riga, appena prima del margine destro. V.
commento.
15. Scritto sul bordo.
16. Non è sicuro che il discorso riportato inizi qui o nella parte di testo precedente andata perduta.
200 Testi

2 … …] … sopra io scrissi 17. Quando Ur~i-Teššup al re del paese di A^^ur tuo padre 18
3 … …] Tukultī-ninurta ha / hai spedito la tavoletta di Ur~i-Teššup.
4 … …] … io ho (ri)spedito. Come non …, e (a) te giù via
5 … …] … che egli stesso rifiuti!

(§ 2)
6 … …] … dove / quando [… …] mDSILIM-PAB
7 … … m]i disse […] proprio e ciò corrisponde dove / quando
8 … …] era
9 … … essi …]-no.

Per quanto mal conservato, il frammento mostra un uso coerente delle forme di segno tipiche del ductus “IIIc”: il
segno @A (r. 1, 4) e il segno UN (r. 4), in particolare, compaiono nella forma recenziore ritenuta tipica di questo
ductus. Così pure i segni KI (r. 1) e DI (r. 6, con valore ideografico SILIM), scritti entrambi con un unico ango-
lare iniziale seguito da un verticale, presentano la forma recenziore tipica di questo ductus. Il segno KU (r. 3 —
qui con valore ideografico TUKUL —, 6, 7), scritto con un verticale davanti agli orizzontali, presenta una forma
rara nel repertorio ittita, simile alla variante HZL nr. 206/4, attestata solo in manoscritti di epoca tarda. Tutti que-
sti elementi tipici del ductus “IIIc” rendono possibile una collocazione del frammento nella fase finale del XIII
secolo (ultima parte del regno di Tut~alija IV o all'epoca di uno dei suoi successori).
Dal punto di vista ortografico va segnalata la grafia UL (r. 4), tipica dei testi più recenti (Kühne _ Otten
1971: 26 n. 17). Si noti inoltre la mancanza di KUR e URU nel nesso LUGAL a^-^ur a r. 2.

1 Sul dat.-loc. ~aluki “in missione, in ambasciata/ambasceria” (lett. “per il messaggio”) v. HW 2 @,


82a e cfr. KUB 23.102 (nr. 20) I 20.
Come osservato giustamente da Hagenbuchner 1989b uijat può essere sia 2a, sia 3a pers. sing. del
pret. di uija-. Sul problema della confusione tra 2a e 3a pers. sing. del pret. nella coniugazione in -mi v.
Kronasser 1962-66: 377 (cfr. forme quali ijat “tu facesti / egli fece”, tijat “tu ti avvicinasti / egli si av-
vicinò”).
3 Il contesto frammentario non permette purtroppo di stabilire se il nome Tukultī-ninurta indichi il
destinatario (in tal caso il verbo uppaš andrà inteso come 2a pers. sing.) oppure una terza persona di-
versa dal destinatario, che sarà dunque un successore di tale sovrano (in tal caso il verbo uppaš andà
interpretato come 3a pers. sing.). Per una discussione su questo problema v. supra sezione introduttiva
al testo. Quanto alla forma verbale uppaš, può trattarsi, come s'è accennato, sia della 2a che della 3a
pers. sing. del preterito di uppija-. Sulla confusione tra 2a e 3a pers. del preterito nella coniugazione in
-~i v. nuovamente Kronasser 1962-66: 377 s. Quanto al verbo uppija- in particolare, è sicuramente at-
testata sia come 2a che come 3a pers. sing. del pret. uppešta (v. HW, 234b). Anche la forma uppaš del
nostro testo, interpretata come 2a pers. da Otten 1959 e come 3a pers. in HW, 234b, resta ambigua a
causa del contesto frammentario. Come osservato da Oettinger 1979: 489 a proposito della 3a pers.
plur. del pres. uppanzi, la coniugazione di uppija- subisce in epoca recente delle trasformazioni para-
digmatiche per influenza della classe verbale a tema -a-, per cui la forma uppaš può essere assimilata a
una forma quale tarnaš, che è sia 2a, sia 3a pers. sing. pret. di tarna- (“tu lasciasti / egli lasciò”); v. an-
che Oettinger 1979: 59.

17. Non si può stabilire se questa parte rientri ancora nel discorso riportato.
18. Otten 1959 e Hagenbuchner 1989b propongono di integrare all'inizio della riga successiva il verbo “scrisse/
inviò”.
Nr. 22 _ KUB 26.70 201

4 Il passo resta purtroppo oscuro e nemmeno la collazione sulla fotografia è servita a fugare i dubbi.
Otten 1959 legge TU?.RA?-aš, lasciando la forma senza spiegazione. Hagenbuchner 1989b: 266 legge
invece šar!-ra-aš e traduce la forma con “du brichst” (propriamente 2a pers. sing. pret. di šarra-), pen-
sando ad un significato del tipo “rompere (un giuramento)”. In questo caso manca però l'oggetto, ri-
chiesto dalla costruzione transitiva di šarra- 19, per cui anche tale proposta resta assai incerta.

5 CHD L-N, 263b attribuisce la forma me-{em}-ma-ú al verbo mimma- “rifiutare, respingere”, mentre
Hagenbuchner 1989b la attribuisce a mema- “dire”. Preferiamo seguire CHD, in quanto le forme con
grafia me-em- da mema- sono assai rare (cfr. CHD L-N, 254a).

6 Sul problema della lettura di questo nome cfr. ampiamente Hagenbuchner 1989b: 266 s., che tutta-
via legge erratamente DIŠTAR-PAB. Il segno è invece DI (SILIM), non U.DAR, come confermato dal-
la collazione; cfr. anche HZL Nr. 312 per la lettura mDSILIM-PAB. In ogni caso difficilmente si tratte-
rà di Salmanassar, come pensava Otten 1959: 68, poiché l'ideogramma PAB nei nomi propri è usato
con il significato di na#āru, non di ašarēdu (cfr. MZ Nr. 92 e Saporetti 1970b: 143). Il nome andrà
pertanto interpretato per es. come Šulmānu-nā#ir (v. Saporetti 1970a: 468), benché non si possa
escludere a priori l'ipotesi di una grafia errata del nome di Salmanassar, come testimoniato verosimil-
mente da KUB 23.99 (nr. 18) Ro 2.

7 Hagenbuchner 1989b: 267 legge ták-ki-at e considera questa forma come una 3a pers. sing. del pret.
di takk- “corrispondere, essere simile”. Se la forma va veramente letta così, e non, come proponeva
Otten 1959, ]x-pát-ták-ki-at, è forse preferibile analizzarla come takki=ja=at “e ciò corrisponde / è si-
mile”.

19. Sulla morfologia e la sintassi del verbo šarra- v. Oettinger 1976: 59 ss.; 1979: 285 s.
202 Testi

23

Testo
KUB 37.114 (Bo 8682); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Hagenbuchner 1989b: 361 (Nr. 253).
b) von Soden 1988: 333; Cancik-Kirschbaum 1996: 60 n. 60, 243.

Ro
1¥ [ ] šul-[mu
2¥ [a-na ku-a-ša l]u? šul-[mu
3¥ [ -k]a? DAMME&-[ka
4¥ [ -k]a? GIŠGIGIRMEŠ-[ka
5¥ [ ]xx[

Questo frustolo, redatto in ductus medio-assiro 1, contiene parte della formula augurale paritetica tipica
della corrispondenza tra Grandi Re (v. Cap. I § 5.3).
Hagenbuchner 1989b: 361 ipotizza che il mittente sia il re ittita, ma l'argomento portato a sostegno
di tale ipotesi è assai debole. Secondo Hagenbuchner il fatto che nella seconda parte della formula di
saluto si trovi la forma plur. DAMMEŠ indicherebbe che il destinatario non può essere il re ittita in
quanto, almeno nella corrispondenza con @attušili III, si troverebbe solitamente il singolare (“tua mo-
glie”). Tale affermazione è tuttavia contraddetta da diversi esempi contenuti in lettere di provenienza
egizia, nelle quali Ramses augura buona salute alle “mogli” di @attušili 2. In conclusione dunque, il ti-
po di ductus lascia pochi dubbi circa una provenienza assira del frammento; per quanto riguarda la col-
locazione cronologica concordiamo con Hagenbuchner sulla probabilità che anche questo frammento
sia da assegnare, come gran parte della corrispondenza internazionale ritrovata a @attuša, al periodo
@attušili III/Tut~alija IV.

1. Cfr. von Soden 1988: 333 e Cancik-Kirschbaum 1996: 243.


2. Cfr. ad es. Edel 1994a Nr. 29 e 32.
Nr. 24 _ KUB 57.8 203

24

Testo
KUB 57.8 (Bo 6599); collazione su fotografia.

Bibliografia
a) Hagenbuchner 1989b: 328 ss. (Nr. 224).
b) Hagenbuchner 1989a: 160 n. 15; van den Hout 1990: 425; Klengel 1999: 302 s; Freu 2003b: 116.

Hagenbuchner ha proposto di attribuire questa lettera, in base al confronto con altri esempi di corri-
spondenza internazionale e di corrispondenza con sovrani vassalli, a Šuppiluliuma II, che l'avrebbe in-
dirizzata ad un re di pari livello 1. Il testo presenterebbe tuttavia alcune anomalie, sia per la mancanza
di URU nell'indicazione del paese ittita (Ro 1), sia per l'uso, nel testo, del titolo DUTUŠI, che solita-
mente non compare all'interno di lettere indirizzate a Grandi Re (cfr. Cap. I § 5.3.3.3). Per questi mo-
tivi, a cui vanno aggiunti i problemi di lettura dell'ultimo segno conservato della prima riga, in sede di
prima edizione del documento era stata avanzata l'ipotesi che la lettera fosse stata inviata da un prin-
cipe anatolico a Šuppiluliuma II 2.
Pur con qualche dubbio determinato dalle particolarità sopra indicate, l'ipotesi di Hagenbuchner ci
sembra comunque accettabile, sia perché difficilmente si possono proporre letture diverse per il segno
finale della prima riga (cfr. anche nota 7 più avanti), sia perché il nome del sovrano è citato espressa-
mente soltanto negli incipit delle lettere internazionali, mentre nell'intestazione dei documenti a circo-
lazione interna il re usa generalmente soltanto il titolo DUTUŠI; inoltre, la formula usata dai re vassalli
che corrispondono con il sovrano ittita è DUTUŠI BĒLĪJA/EN-JA.
Se dunque è verosimile l'ipotesi che la lettera sia da assegnare alla corrispondenza tra Grandi Re, il
frammento di cui disponiamo, in lingua ittita, apparteneva probabilmente ad una bozza preliminare o
ad una copia tradotta per conservazione in archivio. Secondo Hagenbuchner i destinatari più probabili
sono il faraone o il re assiro Tukultī-Ninurta I, ma non sarebbe da escludere il re di Karkemiš, che
certamente aveva raggiunto un alto grado di indipendenza nel periodo finale dell'Impero ittita 3. I topo-
nimi citati nel testo (Ammadana, Lulluwa), che rimandano a nomi di paesi citati nei resoconti di con-
quista di Tukultī-Ninurta I, costituiscono un buon indizio per l'identificazione del destinatario con il re

1. Hagenbuchner 1989b: 330 s.; cfr. anche Hagenbuchner 1989a: 40 ss. e Klengel 1999: 302 s. La datazione tar-
da del testo è confermata dall'analisi paleografica (cfr. commento filologico).
2. Cfr. Archi, KUB 57, Inhaltsübersicht; cfr. infra, nota 7, per i problemi di lettura della prima riga.
3. Hagenbuchner ritiene invece meno probabile una destinazione al re di Babilonia in quanto la lettera si collo-
cherebbe in una fase cronologica in cui Babilonia si trovava sotto controllo assiro. Sui rapporti @atti-Babilo-
nia in questo periodo cfr. anche la nostra presentazione del testo KBo 28.61-64 (nr. 8).
204 Testi

assiro 4. Come già detto, non si può escludere, comunque, anche una destinazione del messaggio al re
di Karkemiš, che in quest'epoca era probabilmente considerato di fatto alla pari di un Gran Re 5.
Il contenuto della lettera, nella parte iniziale, sembra richiamare l'ultima parte del testo conservato
di KBo 1.14 (nr. 1), in cui si parla di ambasciatori che sono stati trattenuti e del trattamento loro riser-
vato, ma le lacune troppo estese non consentono di andare oltre questa generica constatazione; per una
questione riguardante tavolette inviate/scambiate tra le due corti si veda, infine, KUB 26.70 (nr. 22),
anch'essa lettera di re ittita non identificato con sicurezza (Tut~alija IV o Šuppiluliuma II?) probabil-
mente destinata a Tukultī-Ninurta I.

Ro
1 [UM-MA DUTUŠI] 6 {mKÙ}.PÚ LUGAL.GAL LUGAL KUR KÙ.BABBAR {A}-[NA 7
- - - - - - - - - - - - –––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– - - - -
2 ] ku-it ~a-at-ra-a-iš ku-{wa}-at-wa [
3 ]x-ma 8 ku-iš ú-it na-aš iš-{ta}-an-t[a-a-it
4 [INA?] 9 {KUR}-KA-wa-aš-ši-za-kán UL SIG5-in nu(-)~[i- 10
- - - - ––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
5 ]-{ma}-ta 11 ku-wa-at UL ~a-at-ra+a!-mi x [
6 [nu ] INIM@I.A {UL} SIG5-an-da iš-dax-ma-aš-ši-i[r 12
?

- - - - –––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
7 ]-ma-mu 13 ku-it TÀŠ-PUR ku-e-da-ni-wa-r[a-
8 ]x e-eš-ta RA-an na-an-ta {INIM/ka-} 14 x[
9 ] ut-tar ku-it na-at tu-e-el x 15[
10 ]x-i-ma-aš-ša ku-wa-pí an-da ze-en-n[a-

4. Cfr. anche Hagenbuchner 1989b: 330 s.; 1989a: 160, n. 15; RGTC 6/2, 97; Klengel 1999: 303; Freu 2003b:
116; per la citazione di lu-lu-mi e a-ma-da-ni negli elenchi dei paesi conquistati nelle iscrizioni di Tukultī-
Ninurta I cfr. RIMA 1: A.0. 78.1, IV 30; A.0. 78.1, IV 19; A.0. 78.10, 31.
5. Un ulteriore elemento potrebbe essere rappresentato dal collegamento (indiretto) con KBo 18.48 (per cui
cfr. Hagenbuchner 1989b: Nr. 5, e il nostro commento a KBo 18.25(+), nr. 5), in cui è citato più volte il re
di Karkemiš e, in Ro 8, il re di Aššur; il collegamento è dato dal fatto che in KUB 40.1, lettera inviata
probabilmente da un alto funzionario al re (cfr. Hagenbuchner 1989b: Nr. 45), è citato il paese di Amada[(-)
(Ro! 10¥) ed è citato un funzionario, @ašduili, che compare anche in KBo 18.48. Cfr. inoltre VS 28.106,
dove compaiono @ašduili, il re di Karkemiš e il re di Aššur (su questo testo v. van den Hout 1999: 149 e
Groddek et alii 2002: 150 ss.). Anche KUB 40.1, KBo 18.48 e VS 28.106 sono sicuramente databili alla se-
conda metà del XIII secolo a.C., ma forse anteriori a KUB 57.8.
6. Cfr. Hagenbuchner 1989b.
7. La collazione su fotografia conferma la lettura proposta da Hagenbuchner 1989b, che integra A-[NA mPN
LUGAL.GAL LUGAL KUR ON QÍ-BI-MA]. Sulla fotografia dopo il cuneo verticale prima della frattura,
riportato anche sulla copia, si intravvede un altro cuneo verticale più piccolo, che rappresenta dunque il ver-
ticale inferiore della seconda parte del segno A.
8. Così in base a collazione.
9. In base allo spazio disponibile in lacuna è meglio integrare INA (AŠ), grafia che compare anche in Vo 9¥,
piuttosto che I-NA come