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Metti in evidenza le principali implicazioni dell'errore attribuzionale compiuto dall'adulto quando

interpreta sulla base dell'osservazione spontanea

Questo tipo di errore viene spesso compiuto sia da persone completamente profane sia da persone che
spesso hanno a che fare con i bambini. Si tratta della tendenza ad utilizzare un’osservazione spontanea e
non controllata del comportamento infantile generalizzando poi i risultati dell’osservazione senza che vi sia
una consapevolezza metodologica relativamente a quanto “è stato fatto”. L’osservazione spontanea,
spesso può indurre infatti in errore perché fa risaltare solo gli aspetti più evidenti del comportamento che
non per forza sono da considerarsi rilevanti o anche veritieri. L’utilizzo di un’osservazione di questo tipo è di
fatto un errore procedurale poiché non essendoci un piano di osservazione stabilito a priori essa non
possiede molto valore e anzi espone al rischio di osservare e riportare solo fatti superficiali arrivando a
generalizzazioni che non esistono. La progettazione dell’osservazione deve essere fatta preliminarmente
decidendo cosa osservare – come osservarlo - quando e per quanto tempo osservarlo – dove svolgere
l’osservazione. Saltare questa importante fase il più delle volte porta a non notare dettagli che potrebbero
essere interessanti per comprendere degli specifici comportamenti del bambino.

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interpreta per similarità.

Questo tipo di errore deriva dalla convinzione piuttosto radicata, anche se spesso rimane implicita, che i
bambini interpretino la realtà così come la interpretiamo noi fin da molto piccoli. Nel relazionarsi con i
bambini quindi gli adulti partono dal presupposto che il bambino stia vivendo “la stessa situazione” e che gli
stia “dando lo stesso valore e la stessa interpretazione” che gli stanno dando loro... Ma spesso questo non è
quello che accade... Molto più spesso adulto e bambino stanno interpretano le situazioni in modo diverso.
Questo perché nonostante l’adulto non se ne renda conto alcune nozioni che egli da per scontate non sono
ancora “accessibili e disponibili” al bambino. La similarità percepita si basa anche su indicatori sottili come il
comportamento non verbale. Infatti le persone tendono ad imitare il comportamento non verbale
dell’interlocutore (effetto camaleonte) e questo comporta un grado di similarità percepita più elevato e
un’interazione vissuta come piacevole. Esso rientra nell'euristica di rappresentatività, in cui si cerca di
trovare la soluzione più simile ad un problema, in base ad un giudizio di similarità ovvero consiste nella
classificazione di un caso sulla base della somiglianza con il caso tipico.

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interpreta sulla base dei ricordi adulti

SLIDE Gli adulti hanno la forte tendenza ad interpretare il comportamento dei bambini sulla base dei loro
ricordi infantili. Nel guardare a come il bambino si comporta o si relaziona agli altri ripensano a loro stessi
alla stessa età... Ma le informazioni sull’infanzia che deriviamo dai nostri ricordi sono informazioni
attendibili? Possono veramente guidarci nella comprensione del comportamento infantile? Un primo
chiarimento necessario riguarda il fatto che noi adulti non possediamo ricordi relativi ai primi anni di vita,
almeno non come generalmente si intendono i ricordi. Quelli che noi interpretiamo come ricordi della
prima infanzia sono di fatto solo delle costruzioni personali fatte a partire da immagini frammentate che nel
corso del tempo sono state unite e ricostruite sovrapponendole a ricordi successivi. Il bambino non ha la
capacità di collocare i suoi ricordi nel tempo e nello spazio poiché essi non sono organizzati in forma
narrativa. Crescendo si acquisisce questa capacità e si tende ad utilizzarla retroattivamente sui ricordi
infantili trasformandoli radicalmente. Un’altra problematicità è data dalla selettività della memoria che ci
porta a ricordare maggiormente solo ciò che per noi ha una particolare valenza affettiva: non ricordiamo
tutti i giorni di scuola ma probabilmente ricordiamo il primo!

DOCSITY Come prima cosa si deve sottolineare che noi non possediamo ricordi dei primi anni di vita in
senso classico. Quello che conserviamo sono delle immagini frammentarie che si sovrappongono a ricordi
successivi. Il bambino non ha la capacità di collocare i suoi ricordi nel tempo e nello spazio poichè essi non
sono organizzati in forma narrativa. Crescendo si acquisisce questa capacità e si tende ad utilizzarla
retroattivamente sui ricordi infantili trasformandoli radicalmente.

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interpreta il solo resoconto verbale

Una delle interazioni più comuni è quella di tipo verbale. Quando a conversare sono un adulto e un
bambino, il primo tende a basarsi molto su quanto viene detto. Ma siamo sicuri che le capacità linguistiche
e comunicative del bambino siano sufficienti per quel tipo di domande o di conversazione? Spesso l’adulto
non se lo chiede e si affida alle sole informazioni verbali. Cercare di raccogliere delle informazioni sul
periodo infantile basandosi solo sui resoconti verbali fatti dai bambini può portare all’errore perché a volte i
bambini attribuiscono alle parole significati diversi rispetto a quelli che vi attribuisce un adulto. Si tratta di
una modalità che, come vedrete, viene spesso utilizzata anche nella ricerca scientifica ma con le dovute
attenzioni del caso. Nell’interpretare i resoconti verbali forniti dai bambini bisogna inoltre tener conto del
fatto che i bambini tendono a vedere l’adulto come detentore di un sapere sicuramente più grande del suo.
Questo complica ulteriormente la questione poiché da un lato si presenta una tendenza a compiacere
l’adulto dando delle risposte che il bambino ritine l’adulto si aspetti e dall’altra il bambino tende a
rispondere anche a domande che per lui non hanno senso (o che non riesce a capire).

Analizza gli aspetti fondamentali dei diversi errori attribuzionali nell'osservare lo sviluppo

Spiega quali sono i maggiori errori attribuzionali nell'osservazione dello sviluppo.viarb

Spiega significato e importanza di variabili dipendenti, variabili indipendenti e variabili intervenienti

Le variabili possono essere considerate delle vere e proprie unità di base della ricerca. Con questo nome ci
si riferisce, infatti, ad ogni caratteristica che può assumere valori diversi e misurabili. In genere si parla di
variabili indipendenti e variabili dipendenti. Si definiscono INDIPENDENTI perché il loro valore non dipende
dal variare del valore di altre variabili. Sono quelle variabili che al contrario si ipotizza possano influenzare
altre variabili (dipendenti). Nei disegni sperimentali sono le variabili che vengono manipolate e controllate
dallo sperimentatore. Si definiscono DIPENDENTI perché il loro valore dovrebbe variare in modo
dipendente dal valore delle variabili indipendenti. Sono le variabili su cui ci aspettiamo di trovare degli
effetti alla fine della ricerca. Le variabili dipendenti vengono chiamate anche variabili osservate proprio
perché gli obiettivi di una ricerca ruotano intorno all’osservazione di determinati effetti in queste variabili
per valutare la veridicità o meno di un’ipotesi. INTERVENIENTI Sono altri tipi di variabili che possono essere
ritrovate in una ricerca come effetti di disturbo. Le variabili intervenienti agiscono riducendo le possibilità di
verificare delle ipotesi. Si tratta di variabili in grado di condizionare le variabili dipendenti e creare una loro
variazione non riferibile alle variabili indipendenti. Il loro interferire nello studio deve di fatto essere
controllato.

All'interno dell'approccio scientifico alla ricerca quale importanza rivestono le variabili? Quali tipi di varibile
conosci?

Saper identificare quali sono le variabili dipendenti e quali le variabili indipendenti in uno studio è
fondamentale per comprendere realmente gli scopi e i risultati di quello che stiamo leggendo.
Quali sono le caratteristiche fondamentali di un approcio scientifico alla ricerca?

La ricerca scientifica si basa su un paziente lavoro di analisi e verifica di ipotesi precedentemente


strutturate e richiede: I. Interrogativi chiaramente formulati II. Disegni di ricerca e strumenti di analisi
rigorosi III. Verificabilità IV. Replicabilità. Il momento iniziale di uno studio è di fondamentale importanza
per la formulazione di piano di ricerca efficace e prevede che il ricercatore faccia numerose scelte
metodologiche che riguardano il modo di procedere nella verifica delle ipotesi, gli strumenti da utilizzare, la
raccolta e l'analisi dei dati. In buona sostanza tutti gli aspetti e i passaggi successivi della ricerca devono
essere definiti già in fase di progettazione. Il primo step della ricerca scientifica è l’esplorazione, il secondo
la descrizione e il terzo la spiegazione. Utilizzando il metodo scientifico come abbiamo visto nell’attività
precedente lo sperimentatore non può occuparsi solo di definire ed identificare le variabili in gioco –
dipendenti e indipendenti – ma anche attivare delle procedure attraverso cui controllare i diversi aspetti
della ricerca e prevenire l’influsso delle variabili intervenienti. Si deve quindi partire dalla definizione di un
piano articolato che possa garantire coerenza allo studio e affidabilità ai dati che se ne ricaveranno.

Spiega il concetto di validità nella ricerca scientifica.

La validità di una ricerca ci permette di valutare se quello che è stato trovato nella ricerca rispecchia
effettivamente il fenomeno studiato, oppure dipende da variabili di disturbo; la validità di una ricerca ci
dice se i risultati aggiungono qualcosa alla teoria di riferimento e consentono un utile modello
interpretativo; la validità di una ricerca ci dice se le deduzioni tratte dai dati sono estensibili ad altri
contesti; infine ci dice se la relazione trovata tra le variabili dipende dalla loro reciproca influenza, oppure
se dipende dal caso. SLIDE Utilizzando il metodo scientifico come abbiamo visto nell’attività precedente lo
sperimentatore non può occuparsi solo di definire ed identificare le variabili in gioco – dipendenti e
indipendenti – ma anche attivare delle procedure attraverso cui controllare i diversi aspetti della ricerca e
prevenire l’influsso delle variabili intervenienti. • Si deve quindi partire dalla definizione di un piano
articolato che possa garantire coerenza allo studio e affidabilità ai dati che se ne ricaveranno. In termini più
metodologici stiamo parlando di garantire la validità di una ricerca.
Metti in relazione l'utilizzo di esperimenti, quasi-esperimenti e ricerche correlazionali con l'utilizzo
dell'osservazione sistematica.
Durante le procedure osservative non c’è una manipolazione delle variabili proprio a causa degli obiettivi
che guidano i metodi osservativi. Lo scopo è infatti quello di ritrovare delle relazioni tra variabili già
esistenti. CORRELAZIONALE. Obiettivo: scoprire in che misura le variazioni in un certo comportamento (una
certa variabile) sono sistematicamente collegate alle variazioni di altre variabili. Si cercano relazioni.
ESPERIMENTO In un esperimento viene considerata la relazione tra due o più variabili Variabile = proprietà
di un evento che può essere misurata Peso, altezza, colore occhi, dimensione, etc. Si noti che la possibilità
di misurazione garantisce l’oggettività (e quindi la scientificità) delle osservazioni; Un esperimento è la
procedura per cui un ricercatore manipola sistematicamente una o più variabili indipendenti per osservare
se e come fanno variare la variabile dipendente. Solo in un momento successivo lo sperimentatore si
interrogherà su quelle che sono le relazioni esistenti tra le variabili che ha osservato, senza che vi sia però la
possibilità di avere una conferma scientifica. Tra esperimenti e osservazione vi è quindi un sostanziale
differenza, non solo procedurale, ma anche relativa alle domande e agli obiettivi che guidano le scelte dello
sperimentatore. QUASI ESPERIMENTI Passiamo ora ad analizzare dei metodi di ricerca alternativi
all’esperimento vero e proprio. Infatti, non sempre il metodo sperimentale può essere applicato; mi
riferisco a quei casi in cui non è possibile manipolare la variabile indipendente e/o tenere sotto controllo le
variabili intervenienti (di disturbo). Un disegno quasi sperimentale è caratterizzato da tre circostanze
specifiche: a) manipolazione controllata delle variabili esaminate; b) gruppi di soggetti di cui non è garantita
a priori l’equivalenza in quanto non casualizzati in fase di campionamento e di assegnazione dei soggetti ai
gruppi; c) ipotesi per lo più in forma di nesso relazionale fra variabili di tipo associativo (covariazione).

Quali sono gli aspetti critici dell'osservazione sistematica?

L'osservazione è un procedimento selettivo e si differenzia dal semplice guardare o vedere perchè lo


sguardo dell'osservatore è guidato dalle ipotesi che egli ha formulato e mira ad ottenere le informazioni
rilevanti nel modo più accurato ed efficace. Di conseguenza l'osservazione non è di per sè obiettiva, nel
senso di permettere una registrazione diretta e fedele della realtà, anzi è costantemente esposta al rischio
della soggettività, della parzialità, e agli errori o distorsioni che ne derivano. L'osservazione diventa
obiettiva soltanto nella misura in cui viene condotta secondo procedure controllate, cioè sistematiche,
ripetibili e comunicabili. D'altra parte, almeno per quanto riguarda lo studio sul comportamento umano,
l'assunto dell'obiettività dell'osservazione deve fare i conti con la difficoltà di stabilire i confini netti e precisi
tra chi osserva e chi è osservato. Anche se nell'osservazione controllata osservatore e osservato non
coincidono mai, come accade invece nell'introspezione e in alcuni usi dell'osservazione in ambito clinico,
rimane tuttavia il problema che l'oggetto dell'osservazione non può essere considerato indipendente da chi
lo osserva, nel senso che l'atto di osservare può modificare o alterare in modo incontrollabile il
comportamento dell'osservato per il semplice fatto che egli sa di essere osservato. A seconda del contesto
teorico in cui viene svolta l'osservazione, questo problema può dimostrarsi più o meno importante. In uno
studio etologico ad esempio, l'obiettività, la non intrusività, il distacco tra osservatore e osservato/i deve
essere garantita, in un'intervista piagetiana l'osservatore è più coinvolto e interviene nel contesto dello
studio ponendo domande al bambino osservato; negli studi etnografici l'osservatore deve partecipare,
entrare a far parte del gruppo osservato e così via.Un altro problema riguarda il cosa osservare. Anche in
questo caso l'obiettivo dell'osservazione viene determinato dal paradigma teorico di riferimento adottato,
oltre che dalla formulazione di ipotesi specifiche che operazionalizzano un determinato fenomeno o
problema di ricerca. In funzione del paradigma teorico cui si fa riferimento è possibile distinguere
metodiche di osservazione diverse. Ciò significa che non esiste un metodo d'osservazione valido in assoluto
ma esistono obiettivi di ricerca diversi cui corrispondono di volta in volta metodi più o meno appropriati. Lo
stesso discorso si applica alla scelta tra metodi di osservazione e metodi sperimentali, rispetto alla quale
non si può evidentemente parlare di superiorità dei primi sui secondi o viceversa. Un terzo problema legato
all'osservazione riguarda il "come osservare". L' osservazione infatti, deve essere svolta eliminando
contemporaneamente le possibilità di errore che potrebbero inficiare la validità , attendibilità delle
osservazioni condotte , che sono legate ai soggetti della ricerca agli osservatori o ricercatori e alle tecniche
di registrazione e codifica dei dati scelti dal ricercatore. Inoltre, a seconda del grado di controllo che il
ricercatore sceglie di esercitare sulle condizioni in cui si svolge l'osservazione (la situazione, i soggetti e il
loro comportamento), le diverse metodiche si possono collocare lungo un continuum che va dal grado
minimo (osservazione naturalistica) al grado massimo di controllo (osservazione in laboratorio). L'ultimo
problema che si pone in questo campo riguarda il quando osservare, cioè la durata delle osservazioni e la
loro frequenza. Ancora una volta la risposta non è unica, ma dipende dalla natura e dagli obiettivi della
ricerca, purché si rispetti la regola che i dati ottenuti siano rappresentativi del fenomeno studiato.

Parla del processo di progettazione nell'utilizzo dell'osservazione sistematica.

La progettazione dell’osservazione si compone di 6 fasi fondamentali: dichiarare gli obiettivi, dichiarare le


attese, definire gli elementi, definire i contesti, definire tecniche e strumenti, controllare validità e
attendibilità. Il momento iniziale dell’osservazione prevede che vengano ben chiariti quali sono gli scopi
dell’osservazione e quali dovranno quindi essere gli obiettivi della procedura. Solo a questo punto si può
passare a definire: Cosa osservare: il/i soggetto/i dell’osservazione. Come osservare: i metodi
dell’osservazione. Quando osservare: i tempi dell’osservazione. Dove osservare: il contesto osservativo.
L’individuazione degli obiettivi è un aspetto imprescindibile dell’osservazione sistematica: Individuati gli
obiettivi è possibile operazionalizzarli attraverso un confronto con quanto teorizzato in letteratura rispetto
all’obiettivo in esame. Stabiliti gli obiettivi e indagato il campo è possibile lavorare sul cosa, come, quando e
dove osservare. Quando si procede all’osservazione sistematica si deve aver piena consapevolezza del fatto
che non è possibile osservare tutto. Diviene quindi fondamentale procedere alla delimitazione del campo
sulla base di quelli che sono stati identificati come gli scopi dell’osservazione. Vanno inoltre tenuti presente
quelle che sono le proprie competenze teoriche relativamente a quanto si è deciso di osservare. La scelta di
chi e quali aspetti del comportamento osservare sono quindi l’esito di una profonda conoscenza del
fenomeno che sarà oggetto d’osservazione. Per ogni tipo di osservazioni esistono momenti che possono
essere più o meno favorevoli sulla base delle caratteristiche del soggetto, del contesto, o dell’oggetto della
registrazione. Si può optare per un tipo di osservazione continua oppure per più osservazione ad
intermittenza. Ad essere importante non è solo la scelta del momento in cui è più opportuno osservare un
determinato comportamento ma anche definire con precisione la durata dell’osservazione. Questo tipo di
decisione deve essere presa tenendo in considerazione le caratteristiche dei comportamenti: eventi (di tipo
momentaneo) o stati (durevoli nel tempo). La scelta di dove contestualizzare l’osservazione inciderà molto
sulla tipologia di dati che avremo a disposizione alla fine dell’osservazione. In generale si possono
distinguere due ambienti l’ambiente artificiale del laboratorio e l’ambiente naturale di comparsa dei
comportamenti (come può essere ad esempio un’osservazione a casa o a scuola). Inoltre l’osservatore può
procedere a una maggiore o minore strutturazione dell’osservazione stessa.

INTERNET L'osservazione è un procedimento selettivo e si differenzia dal semplice guardare o vedere


perchè lo sguardo dell'osservatore è guidato dalle ipotesi che egli ha formulato e mira ad ottenere le
informazioni rilevanti nel modo più accurato ed efficace. Di conseguenza l'osservazione non è di per sè
obiettiva, nel senso di permettere una registrazione diretta e fedele della realtà, anzi è costantemente
esposta al rischio della soggettività, della parzialità, e agli errori o distorsioni che ne derivano.
L'osservazione diventa obiettiva soltanto nella misura in cui viene condotta secondo procedure controllate,
cioè sistematiche, ripetibili e comunicabili. D'altra parte, almeno per quanto riguarda lo studio sul
comportamento umano, l'assunto dell'obiettività dell'osservazione deve fare i conti con la difficoltà di
stabilire i confini netti e precisi tra chi osserva e chi è osservato. Anche se nell'osservazione controllata
osservatore e osservato non coincidono mai, come accade invece nell'introspezione e in alcuni usi
dell'osservazione in ambito clinico, rimane tuttavia il problema che l'oggetto dell'osservazione non può
essere considerato indipendente da chi lo osserva, nel senso che l'atto di osservare può modificare o
alterare in modo incontrollabile il comportamento dell'osservato per il semplice fatto che egli sa di essere
osservato. A seconda del contesto teorico in cui viene svolta l'osservazione, questo problema può
dimostrarsi più o meno importante. In uno studio etologico ad esempio, l'obiettività, la non intrusività, il
distacco tra osservatore e osservato/i deve essere garantita, in un'intervista piagetiana l'osservatore è più
coinvolto e interviene nel contesto dello studio ponendo domande al bambino osservato; negli studi
etnografici l'osservatore deve partecipare, entrare a far parte del gruppo osservato e così via.Un altro
problema riguarda il cosa osservare. Anche in questo caso l'obiettivo dell'osservazione viene determinato
dal paradigma teorico di riferimento adottato, oltre che dalla formulazione di ipotesi specifiche che
operazionalizzano un determinato fenomeno o problema di ricerca. In funzione del paradigma teorico cui si
fa riferimento è possibile distinguere metodiche di osservazione diverse. Ciò significa che non esiste un
metodo d'osservazione valido in assoluto ma esistono obiettivi di ricerca diversi cui corrispondono di volta
in volta metodi più o meno appropriati. Lo stesso discorso si applica alla scelta tra metodi di osservazione e
metodi sperimentali, rispetto alla quale non si può evidentemente parlare di superiorità dei primi sui
secondi o viceversa. Un terzo problema legato all'osservazione riguarda il "come osservare". L' osservazione
infatti, deve essere svolta eliminando contemporaneamente le possibilità di errore che potrebbero inficiare
la validità , attendibilità delle osservazioni condotte , che sono legate ai soggetti della ricerca agli
osservatori o ricercatori e alle tecniche di registrazione e codifica dei dati scelti dal ricercatore. Inoltre, a
seconda del grado di controllo che il ricercatore sceglie di esercitare sulle condizioni in cui si svolge
l'osservazione (la situazione, i soggetti e il loro comportamento), le diverse metodiche si possono collocare
lungo un continuum che va dal grado minimo (osservazione naturalistica) al grado massimo di controllo
(osservazione in laboratorio). L'ultimo problema che si pone in questo campo riguarda il quando osservare,
cioè la durata delle osservazioni e la loro frequenza. Ancora una volta la risposta non è unica, ma dipende
dalla natura e dagli obiettivi della ricerca, purché si rispetti la regola che i dati ottenuti siano rappresentativi
del fenomeno studiato.

Individua e presenta gli aspetti maggiormenti significativi relativi agli albori della psicologia dello
sviluppo.

SLIDE Dovremo aspettare però come vedremo la fine dell'800 per veder nascere un interesse scientifico per
questo periodo di vita. Come dovresti già aver studiato durante il corso di psicologia generale per
convenzione è proprio alla fine dell'800 che si fa risalire l'inizio della psicologia come disciplina scientifica a
seguito della fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia, in Germania, ad opera di

Wilhelm Maximilian Wundt (1832-1920). Volendo fissare un momento di nascita anche della psicologia
dello sviluppo possiamo parlare tendenzialmente dello stesso periodo storico. Siamo infatti all'incirca
intorno alla fine dell'ottocento quando un gruppo di funzionalisti nordamericani inizia gradualmente a
interessarsi ai processi di sviluppo della mente. Fino a questo punto nella storia della psicologia lo sviluppo
infantile non aveva suscitato grande interesse negli studiosi.

I momenti iniziali di questo corso sono stati pensati per darti una visione generale della psicologia dello
sviluppo e dei suoi momenti fondamentali prima di passare alla trattazione dei diversi ambiti di sviluppo
dell’individuo. Il concetto d'infanzia è un concetto di formazione piuttosto recente. Nella società del
medioevo non esisteva di fatto un'idea di infanzia come periodo di vita distinto dall’età adulta, non vi era
una consapevolezza delle specificità di questa fase della vita. Se guardiamo ad esempio le rappresentazioni
pittoriche di questo momento storico i bambini venivano differenziati dagli adulti solo per le dimensioni
poiché non vengono rispettate le diverse proporzioni corporee che caratterizzano il bambino (la
circonferenza cranica del bambino è maggiore rispetto a quella dell’adulto se proporzionata alla sua
circonferenza toracica) e non vi è neppure nessuna differenza sostanziale negli abiti che indossano. Solo
intorno al XVII/XVIII secolo che iniziamo a vedere qualche differenziazione e la comparsa dell'idea di
infanzia separata dall'età adulta e anche parzialmente dall'adolescenza. Anche a livello pittorico cambiano
le rappresentazioni del bambino che veste abiti più adatti alla sua età e viene ritratto con un aspetto che
richiama le proporzioni reali. Aldilà delle rappresentazioni dell'arte a livello intellettuale nascono e si
sviluppano alcuni lavori come quello sull'innocenza dei bambini e l'importanza di un’educazione morale. Le
teorizzazioni di questo periodo sono molto dipendenti dalla visione che i diversi studiosi hanno della natura
umana. Troviamo ad esempio, la concezione di John Locke (1632-1704) che vede nel bambino una tabula
rasa, un foglio bianco, su cui poter scrivere. Secondo questo autore l'educazione si riduce all'autodisciplina.

In cosa consiste l'approccio psicometrico?

INTERNET L’approccio psicometrico rappresenta, nella storia della psicopedagogia, il tentativo iniziale di
studiare il problema delle differenze nelle abilita mentali, ossia il problema della misura dell’intelligenza.
L’approccio psicometrico, come del resto lo stesso termine suggerisce, privilegia la questione della misura e
quindi un’analisi di tipo quantitativo (in termini di livelli) delle prestazioni nei test. A partire da Binét, e per
alcuni decenni, il problema delle differenze individuali è coinciso con quello dell’intelligenza misurata
attraverso le prestazioni in test. Le differenze individuali vengono studiate col metodo correlazionale che,
consiste nel rilevare e analizzare le variazioni già esistenti (quindi non manipolabili) tra gli individui, dunque
l’enfasi sulle misurazioni di tratti o caratteristiche dell’individuo (piuttosto che l’analisi della prestazione),
spiegano l’enorme sviluppo del versante applicativo del settore: la costruzione dei test mentali. Il metodo
di ricerca sperimentale, a differenza di quello correlazionale, implica la manipolazione, da parte dello
sperimentatore, di una o più variabili indipendenti (per esempio, le caratteristiche del materiale da
apprendere, il metodo usato, ecc.) e l’osservazione degli effetti che ne conseguono sulla prestazione dei
soggetti (variabile dipendente). L’approccio psicometrico presenta diverse linee di indagine per quanto
riguarda i modi di concettualizzare l’intelligenza e le differenze tra individui. Queste linee di indagine
riflettono più o meno le tre fasi di sviluppo della psicologia dalle origini di inizio secolo, sino al sorgere del
cognitivismo. La prima fase, intorno ai primi anni di questo secolo, era dominata dalla figura di A. Binèt.

SLIDE Una tendenza che contraddistinse gli inizi del novecento, in linea con un momento storico di estremo
estrema fiducia nella scienza e nella tecnica, fu l'approccio psicometrico che si prefiggeva lo scopo di
arrivare alla definizione di strumenti psicologici per misurare le differenze individuali. Tra personaggi che
abbiamo già visto due precursori di questo approccio furono, per motivi diversi sir Francis Galton e Stanley
Hall. Stanley Hall – il cui lavoro teso a cercare di individuare quelle caratteristiche che accumunavano i
bambini di una stessa – approccio normativo • Sir Francis Galton – l’approccio psicometrico è debitore agli
studi eugenetici che egli portò avanti nel suo laboratorio antropometrico di Londra. Lo scopo del suo lavoro
era riuscire a mettere appunto degli strumenti in grado di individuare i soggetti più dotati in modo da
poterne favorire l’accoppiamento a vantaggio della specie. Gli esperimenti di Sir Francis Galton furono
fallimentari poiché egli adottò un approccio molecolare – indagine degli aspetti più micro del
comportamento come la velocità di reazione e l'acuità sensoriale. A riprendere il lavoro di Galton fu Alfred
Binet (1857-1911) che applicò all’approccio psicometrico un approccio di tipo molare: non si limitò infatti
allo studio dei micro aspetti comportamentali ma prese in considerazione variabili molto più "grandi” come
la memoria, l’immaginazione, il ragionamento e il problem solving di normali situazioni quotidiane e
scolastiche. Secondo Alfred Binet proprio queste funzioni potevano dare una stima attendibile delle
funzioni superiori del soggetto e fu quindi il primo a tentare di misurare l'intelligenza anche se non fece mai
parte dei suoi progetti arrivare a dare una precisa definizione del concetto di intelligenza. Lo scopo per cui
iniziò il suo lavoro fu molto pratico e applicativo. Infatti, insieme a Théodore Simon (1873-1961) fu
incaricato dal governo Francese di ideare dei reattivi in grado di identificare quei bambini che dovevano
essere inseriti nelle classi speciali. Binet e Simon svilupparono così una prima scala di intelligenza e
introdussero il concetto di età mentale che si basava sul riconoscimento di competenze ed abilità che
dovevano essere possedute dai bambini a specifiche età. L'emergere di differenze tra l’età cronologica del
soggetto e l’età mentale che emergeva dalle prove di Binet-Simon poteva quindi evidenziare la presenza di
un problema (età cronologica > età mentale) oppure segnalare che si era in presenza di un bambino
particolarmente dotato (età cronologica < età mentale). In seguito, il concetto di età cronologica venne
sostituito da quello di QI (Quoziente intellettivo) e gradualmente l’approccio psicometrico se non
opportunamente integrato con altre fonti iniziò a far sentire alcuni dei suoi limiti.

Introduci il contributo di James Mark Baldwin (1861-1934) alla psicologia dello sviluppo.

Il pensiero di James Mark Baldwin (1861-1934) ha giocato un ruolo importante nella psicologia dello
sviluppo proprio perché il suo lavoro influenzò notevolmente due dei maggiori psicologi dello sviluppo
europei del XX secolo: Jean Piaget (1896-1980) che lavorò in Svizzera e Lev Semënovič Vygotskij (1896-
1934) che lavorò invece in quella che fu l'Unione Sovietica. l contributo dato da quest'autore alla psicologia
dello sviluppo è sviluppo è però spesso sottovalutato più per particolari vicissitudini personali che per una
supposta inconsistenza teorica del suo pensiero rivalutato in tempi recenti (Case, 1985). James Mark
Baldwin sosteneva che la mente dell'individuo subisse numerosi mutamenti nel corso della sua evoluzione
a seguito soprattutto di una progressiva maturazione del sistema nervoso centrale. Anche il lavoro di
Baldwin ha dei riferimenti alla teoria della ricapitolazione che abbiamo già visto, alla nascita l'attività e il
funzionamento cerebrale del bambino sarebbero infatti simili a quelle di un invertebrato, solo
successivamente con la maturazione del cervello si arriverebbe ad una sempre maggiore coordinazione
corticale in grado di consentire un potenziamento delle capacità attentive. e capacità di attenzione
rivestono secondo James Mark Baldwin un ruolo fondamentale nello sviluppo degli individui poiché sono
responsabili dell'attivazione e della coordinazione degli schemi mentali alla base dello sviluppo e del
funzionamento della mente. I cambiamenti nello sviluppo avverrebbero a seguito dell'acquisizione di
schemi e attraverso due principali processi: reazione circolare – la percezione di uno stimolo suscita un
movimento nella sua direzione, movimento che a sua volta determina la conservazione o il ripresentarsi
dello stimolo. James Mark Baldwin sostiene è che lo sviluppo procede secondo degli stadi, ben distinti che
cominciano già dalla nascita con quelli che sono i riflessi motori innati per progredire gradualmente
attraversi continui processi di assimilazione e accomodamento. Quindi grazie alle risposte agli stimoli
ambientali il soggetto arriverà a sviluppare funzioni più elevate come il linguaggio, lo sviluppo cognitivo,
etc. James Mark Baldwin individua delle fasi fisse di sviluppo in cui paragona il bambino ad altre specie
animali con chiari riferimenti alla teoria della ricapitolazione. 0-4 mesi – livello di sviluppo di un
invertebrato • 4-8 mesi – livello di sviluppo di un vertebrato inferiore • 8-12 mesi – livello di sviluppo simile
a quello dei vertebrati superiori. Solo a questo punto il bambino è capace di azioni volontarie che
richiedono la capacità di rappresentarsi mentalmente un fine. Solo più avanti nello sviluppo, a una età che
però James Mark Baldwin non specifica, compaiono quelle caratteristiche tipiche della specie umana e a
partire da quel momento lo sviluppo umano e quello animale non sarebbero più confrontabili. Il bambino
andrebbe infatti incontro al passaggio da uno stadio pre logico, a uno logico fino ad arrivare a uno stadio di
elevazione intellettuale, definito iper logico.

17. Parla dei momenti embrionali della psicologia dello sviluppo.

INTERNET Fine 800. Darwin è stato un precursore della psicologia dello sviluppo. Lui con i suoi studi sulla
selezione naturale e lo studio dell'influenza che l'ambiente ha sull'uomo, ha sicuramente contribuito a
sottolineare il legame che c'è tra uomo e ambiente. Galton: i suoi studi sull'ereditarietà dei tratti, il lavoro
più famoso è l'ereditarietà del genio. Anche lui mette in evidenza ciò che è nostro a livello genetico e cosa
invece il nostro ambiente può modificare. Galton è considerato il padre dell'eugenetica, scienza che
promuove e si impegna a trasmettere solo i geni migliori per la perfezione genetica della specie. William
James: psicologo statunitense, sostiene la teoria di Darwin, la psicologia dello sviluppo deve studiare gli
individui in quanto, organismo che si adattano all'ambiente, per questo, il contributo di James è sulla
metodologia. James sostiene di utilizzare un metodo comparativo per lo studio dei bambini. Secondo
questo autore i bambini devono essere studiati e comparati confrontandoli con altri bambini.

Ovviamente anche se cerchiamo di stabilire una data di inizio della psicologia dello sviluppo, come per
qualunque altra disciplina esiste sempre un corpo ancora grezzo di teorizzazioni o lavori che hanno fornito
terreno fertile alla sua nascita.. Nel caso della psicologia dello sviluppo sono proprio i grandi nomi del
palcoscenico intellettuale dell'800 a dare i primi contributi: Charles Robert Darwin (1809-1882) con i suoi
lavori sulla selezione naturale e sull'influenza dell'ambiente sul funzionamento e sullo sviluppo del la mente
ha contribuito a evidenziare il complesso legame che intercorre tra individuo e ambiente e ha
notevolmente influenzato le teorizzazioni sullo sviluppo che mantengono un’impronta evoluzionistica.
Charles Robert Darwin si interessò molto allo sviluppo emotivo e allo studio dell’universalità delle emozioni.
Sir Francis Galton (1822-1911) ha fornito importanti spunti di riflessione alla psicologia dello sviluppo con il
suo trattato sull'ereditarietà del genio dove mette in evidenza il complesso rapporto tra eredità dei tratti e
influenze ambientali. Sir Francis Galton è considerato anche il fondatore dell'eugenetica: lo studio dei
metodi per perfezionare la specie umana attraverso successive selezioni artificiali volte a promuovere la
trasmissione di quelle caratteristiche che sono considerate vincenti per la specie. William James (1842-
1910) fu il primo docente di psicologia degli stati uniti e apparteneva al gruppo dei funzionalisti che diedero
il via agli studi sullo sviluppo degli individui. Forte sostenitore del pensiero di Charles Robert Darwin
riteneva che la psicologia dello sviluppo dovesse studiare “gli individui in quanto organismi che si adattano
all'ambiente”, proprio per questo il suo contributo fondamentale fu di tipo metodologico e poiché sostenne
la necessità di adottare un metodo comparativo per studiare lo sviluppo. Secondo William James lo studio
dei bambini doveva essere portato avanti attraverso confronti tra bambini, bambini più grandi e bambini
più piccoli, ma il funzionamento del bambino doveva anche essere confrontato con quello adulto. Inoltre,
utili risultati potevano derivare anche dal confronto tra bambini e animali appartenenti ad altre specie,
come ad esempio i primati. Charles Robert Darwin, Sir Francis Galton e William James hanno contribuito a
creare quelli che sono i presupposti della moderna psicologia dello sviluppo. Convenzionalmente però si
ritiene che il primo vero psicologo dello sviluppo sia stato Granville Stanley Hall (1844-1924) che insieme a
William James appartenne al gruppo dei funzionalisti. La nascente Psicologia Sperimentale che si diffonde
in Europa ha come interesse principale lo studio della coscienza che proprio per essere meglio compresa
veniva scomposta nelle sue unità di base, memoria, attenzione, apprendimento, emozione, pensiero,
ragionamento, etc. I funzionalisti ritenevano invece che ad essere cruciale nello studio della psicologia fosse
la comprensione dello scopo per cui nella coscienza accade qualcosa piuttosto che qualcos'altro e di base
questi autori pensano che questo scopo fosse l'adattamento del soggetto al suo ambiente. L’influenza di
questa prospettiva evoluzionistica fece quindi in modo che l’attenzione di questi studiosi si spostasse verso
lo studio dello sviluppo e quindi verso le “età evolutive”. A differenza quindi di quanto stava accadendo alla
psicologia sperimentale che manteneva un interesse limitato per il bambino che non poteva rendere conto
dei suoi processi di coscienza, nell'ottica funzionalista divenne fondamentale occuparsi dei processi di
pensiero del bambino. Questo avvenne essenzialmente per due ragioni: a) si pensava che studiare lo
sviluppo degli individui potesse aiutare a progredire nella comprensione del funzionamento dei processi di
adattamento della specie umana, b) si ipotizza che l’osservazione del bambino permettesse di osservare e
meglio comprendere dei fenomeni estremamente complessi nell’adulto, ma che dovevano presentarsi in
forma più semplice nel bambino. In questo periodo assume molta importanza il concetto di sviluppo anche
perché non dobbiamo dimenticare che sempre tra 800 e 900 vi è una forte influenza della nascente
psicanalisi.

07. Parla del contributo dato dai lavori di Stanley Hall allo studio della psicologia dello sviluppo.

Si ritiene che il primo vero psicologo dello sviluppo sia stato Granville Stanley Hall (1844-1924) che insieme
a William James appartenne al gruppo dei funzionalisti. Stanley Hall rimase colpito da alcuni studi fatti in
Europa sui bambini, che mostravano come alcune esperienze ritenute ovvie e basilari (ad esempio, le
dimensioni di una mucca o di un cavallo), non erano presenti in molti bambini di cinque anni. In seguito,
egli condusse la medesima ricerca in America ottenendo dei risultati analoghi (ad esempio, i bambini
ritenevano che la lana si trovasse in gomitoli sulle pecore e che il burro fosse prodotto dalle farfalle, che in
inglese si chiamano butterflies). L'attenzione di questo autore si concentrò su quelle che erano le
concezioni ingenue dei bambini e sulla diversità tra il funzionamento della mente di un bambino e il
funzionamento della mente adulta. Nei numerosi studi che portò avanti tra Germania e Nord America
ritrovò una sostanziale inadeguatezza nella visione della mente infantile da parte dell'adulto. Secondo Hall
«l'adulto è come il sole, che non può conoscere le ombre perché con la sua presenza le annulla»*, infatti
secondo l’autore gli adulti tenederbbero a non riconoscere la specificità del pensiero infantile perché
tendono a valutarlo come sostanzialmente simile a quello adulto. E’ stato un precursore dell’approccio
psicometrico, il cui lavoro teso a cercare di individuare quelle caratteristiche che accumunavano i bambini
di una stessa – approccio normativo. Furono solo i pionieristici lavori di Stanley Hall (1844-1924) a dare
avvio allo studio dell’infanzia come fase della vita distinta e qualitativamente differente dall’età adulta.
Secondo questo autore i pensieri infantili erano caratterizzati da peculiarità in termini di credenze e
atteggiamenti emotivi e cognitivi verso il mondo. All’interno della psicologia nasce quindi questa prima
distinzione tra due fasi di vita: infanzia ed età adulta. A partire da questi primi lavori di Stanley Hall (1844-
1924) inizia lo studio psicologico dell’infanzia e delle sue specificità rispetto al pensiero adulto segnando
così l’inizio della psicologia dello sviluppo come disciplina separata dalla psicologia. Il lavoro di Hall ha però
molti limiti, primo fra tutti quello di aver utilizzato dei metodi grezzi e non attendibili, a cui si aggiunge una
generale inconsistenza teorica del suo lavoro di cui nessuno dei suoi successori volle raccogliere l’eredità.
Proprio per questo gli studi di questo primo psicologo dello sviluppo ad oggi hanno un valore quasi
esclusivamente di cronaca e il suo principale contributo alla psicologia dello sviluppo viene considerato di
tipo organizzativo. Fondò infatti la prima rivista americana espressamente dedicata alla ricerca sui bambini
(“Pedagogical Seminary” che divenne successivamente “Journal of Genetic Psychology”) e il movimento per
lo studio del bambino, un'associazione indipendente che tra gli anni 20 agli anni 30 del novecento raccolse
numerosi finanziamenti pubblici e privati permettendo a numerosi studiosi di portare avanti grossi studi
longitudinali sullo sviluppo.

08. Perché possiamo parlare di scoperta dell'infanzia?

Forse ricorderete dal corso di psicologia generale che la nascita della psicologia viene fatta coincidere con la
fondazione a Lipsia del primo laboratorio di psicologia avvenuta ad opera di Wundt nel 1879. La psicologia
di quel periodo non era però interessa allo studio dello sviluppo dell’individuo poiché il suo focus in quel
periodo era legato allo studio della coscienza. Di conseguenza lo studio dei bambini, non ancora in grado di
rendere conto dei loro processi interni di coscienza, veniva considerato inutile. Nei momenti iniziali della
psicologia dello sviluppo la concezione del bambino era molto vicina al concetto di adulto incompleto.
Furono solo i pionieristici lavori di Stanley Hall (1844-1924) a dare avvio allo studio dell’infanzia come fase
della vita distinta e qualitativamente differente dall’età adulta. Secondo questo autore i pensieri infantili
erano caratterizzati da peculiarità in termini di credenze e atteggiamenti emotivi e cognitivi verso il mondo.
All’interno della psicologia nasce quindi questa prima distinzione tra due fasi di vita: infanzia ed età adulta.
A partire da questi primi lavori di Stanley Hall (1844-1924) inizia lo studio psicologico dell’infanzia e delle
sue specificità rispetto al pensiero adulto segnando così l’inizio della psicologia dello sviluppo come
disciplina separata dalla psicologia. Ben lontana dall’essere considerata un’età della vita con una sua
propria dignità molti studiosi hanno approcciato lo studio del ciclo di vita adottando la distinzione tra
infanzia e età adulta come due poli opposti dello sviluppo. Dove l’infanzia rappresenta il punto di partenza
e l’età adulta il punto di arrivo.

09. Perché possiamo parlare di scoperta dell'adolescenza? Risposta prima

Similmente a quanto detto per per l’infanzia anche per la scoperta dell’adolescenza siamo debitori al
lavoro di Stanley Hall (1844-1924) che dopo essersi spostò la sua attenzione allo studio dell’adolescenza.
Nello studio dello sviluppo emerge l’esigenza di esplorare un importante ponte tra queste due età, infanzia
ed età adulta, viste rispettivamente come un punto di avvio e il punto di completamento dello sviluppo. La
concezione dell’adolescenza fin dall’inizio è stata legata all’idea di una fase di passaggio. L’adolescente
viene visto come colui che non è più bambino e colui che non è ancora adulto. Le osservazioni di Stanley
Hall (1844-1924) relativamente all’adolescenza originarono dall’interesse manifestato da questo autore per
i profondi cambiamenti sociali e culturali che interessarono i primi anni del ‘900. Tra i più rilevanti possiamo
ricordare l’importante passaggio da una società agricola ad una società industriale con tutte le implicazioni
sociali che ne seguirono. In primo luogo il fenomeno noto come scolarizzazione di massa. Tali importanti
trasformazioni del tessuto culturale, sociale ed economico di quegli anni ebbero importanti ripercussioni
sui processi di sviluppo degli individui. Come avremo modo di vedere lo sviluppo degli individui è
strettamente interconnesso con i cambiamenti che interessano i suoi sistemi, intesi non solo come
microsistemi, ma anche come mesosistemi, esosistemi e macrosistemi (Urie Bronfenbrenenr 1917-2005).
Secondo Stanley Hall (1844-1924) la fascia d’età maggiormente interessata da questi cambiamenti era
sicuramente la fascia di mezzo. Il passaggio dall’infanzia all’età adulta assumeva delle caratteristiche fino ad
allora non riscontrate. Negli anni successivi l’adolescenza ha assunto notevole importanza all’interno delle
teorie dello sviluppo e spesso è stata vista come il momento più alto di sviluppo dell’individuo. Pensiamo ad
esempio allo stadio operatorio formale della teoria dello sviluppo cognitivo di Piaget o alla fase genitale
dello sviluppo psicosociale di Freud. In entrambi i casi, ma non solo per loro, l’adolescenza sembra
rappresentare il momento più alto dello sviluppo. Negli ultimi decenni anche questa visione
dell’adolescenza è stata superata in favore di una lettura di questa fascia d’età non più intesa né come un
momento di passaggio né come il culmine dello sviluppo. L’adolescenza viene oggi vista come una fase della
vita distinta e dotata di specificità e discontinuità sia rispetto all’infanzia che rispetto all’età adulta (Hendry
& Kloep, 2002). Vengono inoltre messe in evidenza le particolari criticità che la caratterizzano così come i
compiti e le sfide evolutive tipiche.

10. Spiega il passaggio da psicologia dell'infanzia a psicologia dell'età della vita.

SLIDE Nello studio dello sviluppo emerge l’esigenza di esplorare un importante ponte tra queste due età,
infanzia ed età adulta, viste rispettivamente come un punto di avvio e il punto di completamento dello
sviluppo. La concezione dell’adolescenza fin dall’inizio è stata legata all’idea di una fase di passaggio.
L’adolescente viene visto come colui che non è più bambino e colui che non è ancora adulto. Secondo
Stanley Hall (1844-1924) la fascia d’età maggiormente interessata da questi cambiamenti era sicuramente
la fascia di mezzo. Il passaggio dall’infanzia all’età adulta assumeva delle caratteristiche fino ad allora non
riscontrate. A partire dagli anni ‘70 del secolo scorso, la maggior parte degli autori ha iniziato a suddividere
il ciclo di vita in grossi blocchi infanzia, adolescenza, mezza età e vecchiaia. Il numero di stadi e i confini che
separano tali stadi tra loro sono però ancora oggetto di discussione.

INTERNET WIKI La psicologia dell'età evolutiva è il settore della psicologia dello sviluppo che studia il
processo di crescita e organizzazione delle persone, legata alla crescita fisica e psicologica nell'ambiente
sociale, nel periodo che va dalla nascita ai 18 anni. Infatti in questo periodo la personalità va acquistando,
attraverso alcuni processi evolutivi, una maggiore autonomia e maturazione nella comprensione della
partecipazione affettiva e di socializzazione. Solitamente questo processo viene diviso in cinque fasi: la
prima infanzia (da zero a due anni); la seconda infanzia (da due a sei anni); la fanciullezza (da sei a dieci
anni); la preadolescenza (da dieci ai 14) l'adolescenza (dai 14 ai 18 anni). Le divisioni sono convenzionali e
ogni individuo può attraversare queste fasi ad età differenti. Il passaggio da una fase all'altra implica spesso
un periodo di crisi, che è fondamentale per adattare la propria visione del mondo alla maggiore complessità
della vita interiore. INTERNET La nostra società identifica l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta e la vecchiaia
come fasi distinte e l’inizio della scuola, il passaggio dalla scuola al lavoro e quello dal lavoro alla pensione
come transizioni significative da una fase all’altra della vita. Durante l’infanzia, le relazioni del bambino con
le persone che si prendono cura di lui sono fondamentali per la crescita. Fiducia e sfiducia sono gli
atteggiamenti durevoli che risultano dalle esperienze compiute in questo stadio: il bambino deve imparare
ad avere fiducia in loro e a confidare che esse comunque torneranno anche quando devono allontanarsi.
Verso i due anni, il bambino che comincia a camminare deve anche imparare a padroneggiare la motricità,
la comunicazione e, sempre di più, le emozioni e le azioni, come esige la società. Autonomia e vergogna,
derivate dalla perdita di autocontrollo, sono i due esiti opposti che possono risultare dalle esperienze di
questo stadio. Gli stadi successivi dell’infanzia riguardano prima iniziativa e colpa, derivate da obiettivi
socialmente inappropriati, e quindi, industriosità e inferiorità, o senso di incompetenza.Gli adolescenti e i
giovani adulti devono affrontare le sfide associate alla definizione della propria identità, rispetto alla
diffusione dell’identità e, quindi, all’esperienza dell’amore e dell’intimità, rispetto all’isolamento. In età
adulta, quando si costruisce una famiglia, si intraprende una carriera e si assumono doveri civici, ognuno
dei quali comporta importanti prove di vita, la crisi psicosociale primaria concerne la generazione di figli, di
prodotti e di idee. Generatività e stagnazione costituiscono in questo stadio i due esiti possibili. Gli anziani
devono cercare di mantenere l’integrità psicologica e di non cedere alla disperazione. L’integrità
rappresenta il raggiungimento di una crescita completa della personalità al termine dello sviluppo.

06. "Il cambiamento nello sviluppo avviene in modo continuo e graduale o al contrario discontinuo e
improvviso?" Contestualizza e commenta.

Ovviamente come facilmente intuibile l’idea di uno sviluppo continuo o discontinuo si lega molto alla
dicotomia iniziale tra cambiamenti di natura quantitativa e cambiamenti di natura qualitativa. La dicotomia
continuo – discontinuo e concettualmente molto vicina alla dicotomia qualitativo/quantitativo. In questo
caso nella risposta a questa domanda, per quanto vi siano stati in passato autori che hanno sostenuto più o
meno energicamente una posizione rispetto all'altra, prevale una visione che privilegia una spiegazione
intermedia parlando di uno sviluppo che in qualche modo è sia continuo che discontinuo. Anche in questo
caso Piaget si colloca nella zona grigia di chi riconosce la natura sia continua che discontinua dello sviluppo.

07. "Qual è la natura del cambiamento che caratterizza lo sviluppo?" Contestualizza e commenta.

Il modo in cui diversi autori hanno risposto a questa prima domanda sulla natura dello sviluppo ha
determinato una divisione teorica tra quanti ipotizzavano per lo sviluppo una natura di tipo quantitativa e
che quindi guardavano allo sviluppo come a un processo di graduale accrescimento e accumulo di
cambiamenti nel tempo, e quanti ipotizzavano invece una natura di tipo quantitativa per lo sviluppo, in
quest’ottica lo sviluppo viene identificato sì con la comparsa di nuove capacità ma anche con la graduale
trasformazione e modificazione di competenze già apprese. Tra quanti hanno sostenuto la natura
quantitativa dello sviluppo ritroviamo il comportamentismo che ha dato come vedremo un'importanza
fondamentale ai fattori esterni, mentre tra quanti hanno sostenuto la natura più qualitativa dello sviluppo
ritroviamo le teorie organismiche e autori come Piaget e Vygotskij che hanno invece dato molta più
importanza quelli che sono i fattori interni (si tratta di due grossi nomi della psicologia dello sviluppo
soprattutto in riferimento allo sviluppo cognitivo che avrete modo di conoscere durante questo corso).

10. "Quali processi causano i cambiamenti dello sviluppo?" Contestualizza e commenta.

Come ricorderete analizzando i pionieristici contributi di Darwin a questa disciplina abbiamo già avuto
modo di parlare della complessa interazione che intercorre tra fattori ambientali e fattori genetici.
Studiando lo sviluppo degli individui è inevitabile arrivare a chiedersi se abbiano più peso i fattori
ambientali o quelli interni che sono a disposizione del soggetto. Sostanzialmente ci si sta chiedendo se lo
sviluppo sia da considerarsi predeterminato e ligio a tappe ben precise volute dalla natura, o se invece sia
l'ambiente a determinare il successo o meno, ma anche il ritmo, dello sviluppo degli individui. Anche in
questa in questo frangente il comportamentismo si contraddistingue per una presa di posizione molto
rigida che, come abbiamo già accennato, sostiene la quasi esclusiva importanza di quelli che sono i fattori
ambientali. Per quanto riguarda la presa di posizione più estrema sul campo opposto, quindi sul versante
della programmazione genetica, troviamo soprattutto teorie che si sono occupate dell'acquisizione del
linguaggio. Le tappe di sviluppo del linguaggio sembrerebbero infatti rispondere a delle programmazioni
interne e in particolare la teoria di Chomsky ha parlato di programmazione genetica per l'acquisizione di
diverse strutture linguistiche. Ovviamente questa distinzione tra fattori ambientali e fattori genetici ha
avuto anche posizioni più morbide e moderate che hanno riconosciuto il peso e l’importanza sia dei fattori
interni che di quelli esterni. Secondo queste posizioni sarebbe proprio l’equilibrio che si raggiunge nella
complessa e delicata interazione tra fattori interni e fattori esterni a determinare ritmo e direzione dello
sviluppo. In questa zona grigia di compromesso teorico troviamo ancora autori come Piaget e Vygotskij.

11. Quali sono le questioni fondamentali della psicologia dello sviluppo?

Nella video lezioni che hai appena seguito vengono presentate le domande fondamentali della Psicologia
dello Sviluppo e alcune delle principali risposte date da diversi autori. Si comprende facilmente che per la
psicologia dello sviluppo siano da ritenersi importanti e fondamentali i concetti di sviluppo e quello di
cambiamento ed è proprio la natura di questi aspetti e il significato che le diverse teorie hanno dato a
questi concetti a stare alla base come abbiamo visto di dicotomie fondanti questa disciplina. QUAL È LA
NATURA DEL CAMBIAMENTO CHE CARATTERIZZA LO SVILUPPO? QUALI PROCESSI CAUSANO QUESTO
CAMBIAMENTO? SI TRATTA DI UN CAMBIAMENTO CONTINUO E GRADUALE O VICEVERSA DISCONTINUO E
IMPROVVISO? Proprio le questioni sollevate da queste domande e le diverse risposte date in diversi
momenti storici e da diverse correnti di pensiero, sono state e rimangono parzialmente al centro di forti
dibattiti teorici della psicologia dello sviluppo costituendosi come momenti di snodo teorici e di importanti
differenziazioni tra gli approcci d'indagine allo sviluppo.

12. Quali sono i principali dibattiti della psicologia dello sviluppo? Presentali e argomentali. RISPOSTE
PRIMA

QUAL È LA NATURA DEL CAMBIAMENTO CHE CARATTERIZZA LO SVILUPPO? QUALI PROCESSI CAUSANO
QUESTO CAMBIAMENTO? SI TRATTA DI UN CAMBIAMENTO CONTINUO E GRADUALE O VICEVERSA
DISCONTINUO E IMPROVVISO?

11. Presenta la posizione di Arnold Gesell (1880-1961).

Arnold Gesell (1880 –1961) fù uno dei maggiori esponenti del maturazionismo. Tra gli anni ‘20 e gli anni ’30
del novecento portò avanti numerosi studi sullo sviluppo infantile. L’attenzione di Gesell era rivolta
principalmente alla studio dei fattori interni intesi come fattori genetici in grado di guidare lo sviluppo
attraverso processi maturazionali. l ritmo di sviluppo del sistema nervoso sarebbe determinante nel
definire la velocità di acquisizione di abilità. Secondo Gesell lo sviluppo chiamerebbe in causa soprattutto la
complessa e ricca rete di interdipendenza tra cervello e midollo spinale. I comportamenti manifesti del
bambino non sarebbero che l’espressione esteriore di cambiamenti interni legati allo sviluppo del sistema
nervoso centrale e periferico. Gesell iniziò le sue ricerche poiché profondamente colpito dalla regolarità con
la quale avvenivano le prime acquisizioni motorie del bambino. Iniziò a studiare anche dei gemelli e in uno
dei suoi studi più noti indagò l’acquisizione della capacità di salire le scale in due gemelle di 11 mesi. Gesell
propende per guardare allo sviluppo con un certo grado di predeterminazione e attribuisce quindi poca
importanza all’esercizio e alla pratica. Le uniche eccezioni sono rappresentate da condizioni gravi ed
estreme come la denutrizione o incidenti importanti.

12. Presenta la posizione di Noam Chomsky (1928-vivente).

Generalmente il nome di Avram Noam Chomsky (1928-vivente) viene ricordato in funzione dei suoi
numerosi studi sullo sviluppo del linguaggio. Il suo approccio può essere ricondotto ad una visione
maturazionista dello sviluppo e trova espressione in quella che viene definita linguistica generativa. Si
tratta di una versione più morbida del maturazionismo rispetto a quelle di Gesell. La linguistica generativa
di Chomsky si contrappone alla visione comportamentista dello sviluppo del linguaggio. Come vedremo in
seguito per i comportamentisti, ma in particolare per Skinner che si è occupato anche di sviluppo
linguistico, così come per qualunque altra forma di sviluppo la comparsa del linguaggio verrebbe
determinata dall’esperienza e dall’apprendimento. Nella tradizione comportamentista, il comportamento
verbale, al pari di qualunque altro comportamento, se viene rinforzato tende a ripresentarsi e a permanere
e al contrario in assenza di rinforzo tenderebbe a regredire. Chomsky ritiene che la sintassi debba essere
condiserata la funzione basilare del linguaggio. La sintassi è essenzialmente il sistema di regole che
all’interno di una lingua definiscono le possibili relazioni tra le parole.

13. Introduci gli aspetti fondamentali della linguistica generativa.

Lo scopo della linguistica generativa è quello di fornire una descrizione esplicita della capacità sviluppata da
bambini che sta alla base di questo insieme di intuizione e di spiegare il modo in cui essa è acquisita dagli
esseri umani. L'aggettivo "generativa" indica da un lato lo scopo di "esplicitare" concetti innati, dall'altro di
"produrre in base a regole": la grammatica generativa è dunque un insieme di regole che "specificano" o
"generano" in modo ricorsivo le formule ben formate di un linguaggio. La grammatica generativa postula
l'esistenza di una grammatica universale (GU): meccanismo innato e astratto che genera la lingua. La GU è
costituita da un insieme di regole formali di combinazioni di segni che generano in maniera meccanica e
deterministica strutture sintattiche semanticamente e fonologicamente vuote che soltanto
successivamente sono implementate con informazioni fonologiche e lessicali. Tutte le lingue si assomigliano
a un livello cognitivo profondo perché sono tutte prodotte dallo stesso organo del linguaggio, le differenze
a livello superficiale si spiegano con il fatto che il processo di costruzione del linguaggio è influenzato da
fattori esterni che possono modificare l'output. Merito della linguistica generativa sono: democratizzazione
della ricerca linguistica: l'idea che tutte le lingue siano il prodotto dello stesso organo del linguaggio le
rende potenzialmente tutte valide come oggetto di indagine per la ricerca linguistica. La teoria della
grammatica generativa è una teoria estremamente formalizzata e rigorosa che adotta metodi di analisi e
ricerca molto simili a quelli di scienze dure come la matematica, il che le permette di avere un paradigma di
più facile trasmissione e insegnamento.

L’esistenza del LAD – Language Acquisition Device – venne ipotizzata proprio da Avram Noam Chomsky
negli anni ’60 e si tratterebbe di una matrice biologica strutturata sulla base di una grammatica universale –
GU. A sua volta la GU – Grammatica Universale – sarebbe un sistema complesso di regole e principi o
usando le parole dello stesso Chomsky: “il sistema di principi, condizioni e regole che sono elementi
proprietà di tutte le lingue”1
Quali sono le principali caratteristiche delle regole sintattiche di una lingua? Vengono intuite
implicitamente Vengono attivate quando l’individuo entra in contatto con degli stimoli linguistici A seguito
del processo di intuizione e di esposizione allo stimolo linguistico si attiva un processo di ricerca attiva e di
verifica delle regole L’attiviazione delle regole sintattiche dipende da un dispositivo innato: Language
Acquisition Device (LAD)

17. Presenta la posizione di Pavlov e Skinner allo sviluppo.

Tra gli studi più noti del comportamentismo ci sono sicuramente quelli di Pavlov sul condizionamento
classico e in particolare quello sui cani e la salivazione alla vista del cibo. I suoi lavori partivano dalla
reazione naturale del cane alla vista del cibo: la salivazione. In un momento successivo Pavlov associava
la vista del cibo ad uno stimolo neutro: la presentazione del cibo al cane veniva preceduta dal suono di
una campanella. La reazione incondizionata del cane alla vista del cibo, la salivazione, iniziò a presentarsi
come una reazione condizionata al solo suono della campanella, che precedeva di fatto la vista del cibo.
La reazione incondizionata del cane alla vista del cibo, la salivazione, iniziò a presentarsi come una
reazione condizionata al solo suono della campanella, che precedeva di fatto la vista del cibo.

SKINNER: Solo i comportamenti esterni e osservabili possono essere oggetto di indagine scientifica

18. Presenta e definisci gli aspetti fondamentali del condizionamento classico.

Tra gli studi più noti del comportamentismo ci sono sicuramente quelli di Pavlov sul condizionamento
classico e in particolare quello sui cani e la salivazione alla vista del cibo. I suoi lavori partivano dalla
reazione naturale del cane alla vista del cibo: la salivazione. In un momento successivo Pavlov associava
la vista del cibo ad uno stimolo neutro: la presentazione del cibo al cane veniva preceduta dal suono di
una campanella. La reazione incondizionata del cane alla vista del cibo, la salivazione, iniziò a presentarsi
come una reazione condizionata al solo suono della campanella, che precedeva di fatto la vista del cibo.
La reazione incondizionata del cane alla vista del cibo, la salivazione, iniziò a presentarsi come una
reazione condizionata al solo suono della campanella, che precedeva di fatto la vista del cibo. Attraverso
esposizioni ripetute nel tempo Pavlov era riuscito a condizionare la risposta di salivazione del cane ad
uno stimolo completamente estraneo come il suono della campanella. Questo tipo di associazione
stimolo-risposta è un processo basilare per il comportamentismo.

19. Presenta la posizione di Alber Bandura (1925-vivente).

Esiste anche un comportamentismo più moderato che pur rifacendosi agli assunti di base dell’approccio
comportamentistico lo mitiga soprattutto in riferimento all’apprendimento. L’approccio in questione è
quello di Bandura con la sua teoria dell’apprendimento sociale. L’apprendimento non può avvenire solo
attraverso i processi del condizionamento classico e del condizionamento operante, il soggetto, ma
parliamo soprattutto di bambini, apprenderebbe attraverso un processo ben più complesso che egli
definisce come apprendimento imitativo. Bandura ritiene che l’osservazione sia fondamentale per
l’apprendimento di un comportamento anche se non sufficiente. Secondo quanto affermato dalla teoria
dell’apprendimento sociale l’osservazione del comportamento che porta all’apprendimento può essere
tanto di tipo diretto, quindi in presenza del modello, quanto indiretta o mediata. Bandura considera di fatto
come possibili modelli imitativi anche i comportamenti osservabili in film o cartoon attraverso un tipo di
osservazione indiretta o mediata dal mezzo. Il soggetto deve essere attivo nel suo processo di
apprendimento che coinvolge sia fattori interni che fattori esterni: il comportamento del soggetto e
l’ambiente devono essere visti come in una sorta di equilibrio che viene garantito dal sistema cognitivo del
soggetto che interpreta ed attribuisce un senso alla realtà. Nell’apprendimento imitativo non solo il
soggetto osserva il comportamento di un altro individuo ma attiva tutta una serie di valutazioni cognitive
che lo portano ad interpretare il comportamento dell’altro e a decidere attivamente se imitarlo o meno.
L’apprendimento imitativo è più complessa di una semplice associazione stimolo-risposta e richiede che
siano attivi alcuni processi cognitivi: 1. ATTENZIONE SELETTIVA al modello 2. INDIVIDUARE E
IMMAGAZZINARE IN MEMORIA la sequenza di azioni che il modello compie. 3. RIPRODUZIONE MOTORIA: il
soggetto deve essere in grado di riprodurre la sequenza a livello motorio 4. AUTOCONSAPEVOLEZZA
Bandura ritiene che non esistano solamente rinforzi positivi e rinforzi negativi provenienti dall’esterno ma
anche rinforzi provenienti dall’interno del soggetto come la motivazione, l’orgoglio, il senso di autoefficacia.

20. Definisci gli aspetti fondamentali dell'apprendimento osservativo.

21. Quali sono le principali caratteristiche dell'approccio comportamentista allo studio dello sviluppo
cognitivo?

Dopo aver parlato del maturazionismo e della storia di Genie passiamo ad esaminare un differente, e per
certi versi opposto, approccio noto come comportamentismo. Secondo questa corrente di pensiero
l’individuo è un organismo completamente plasmabile, profondamente influenzabile dalle dinamiche
ambientali e dotato di illimitate capacità di apprendimento. Il cambiamento non può che proviene
dall’esterno senza eccezioni e il bambino viene inteso come un organismo passivo. Per parlare della visione
del bambino per il comportamentismo si può utilizzare la metafora del vaso di terracotta che, ancora da
modellare, può potenzialmente assumere qualunque forma gli si voglia impartire dall’esterno. Se
accettiamo questo punto di vista l’intero sviluppo si riduce ad un progressivo modellamento e
condizionamento delle risposte dell’individuo da parte dell’ambiente. Tutto lo studio dello sviluppo viene
visto come lo studio dell’apprendimento di comportamenti attraverso due processi fondamentali:
CONDIZIONAMENTO CLASSICO CONDIZIONAMENTO OPERANTE. Le teorizzazioni del comportamentismo,
ma in particolare di quelle di Skinner hanno avuto molta diffusione e importanza nello studio dello
sviluppo. Come abbiamo già visto parlando del maturazionismo con Chomsky e la linguistica generativa,
l’approccio comportamentista si è occupato di studiare il linguaggio. Numerosi sono però i contributi anche
relativamente allo studio dello sviluppo cognitivo dove, siccome solo i comportamenti esterni e osservabili
possono essere oggetto di indagine scientifica, le cognizioni vengono viste come qualsiasi altro
comportamento manifesto.

22. Presenta e definisci gli aspetti fondamentali del condizionamento operante.

Il condizionamento operante è una tipologia più complessa di condizionamento. Un esempio classico di


utilizzo del condizionamento operante viene fatto attraverso la descrizione della Skinner’s box e degli
esperimenti portati avanti dallo stesso Skinner. Si tratta essenzialmente di una gabbia caratterizzata dalla
presenza di alcune leve (alcune in grado di fornire cibo altre no), un parte di pavimento elettrificabile e
un dispositivo per la registrazione automatica delle risposte. Skinner ha utilizzato questa gabbia con
piccoli animali, ratti e piccioni, lasciati liberi di muoversi al suo interno e i cui comportamenti venivano
costantemente monitorati. All’inizio gli animali mettevano in atto comportamenti completamente
casuali e non vie erano differenze nella probabilità di comparsa di un comportamento rispetto ad un
altro. Durante questa prima fase di esplorazione casuale gli animali attivavano diverse leve e venivano
esposti a particolari eventi. Ad esempio in seguito all’accensione di una luce, sempre la stessa, una parte
del pavimento della gabbia veniva elettrificato. Questi stimoli sono stati pensati per studiare le reazioni
comportamentali alla presentazione di rinforzi positivi e rinforzi negativi. Rinforzo Positivo: l’attivazione
di una specifica leva rilasciava del cibo all’interno della gabbia che restava a disposizione dell’animale.
Rinforzo Negativo: come abbiamo visto l’accensione di una luce preannunciava l’elettrificazione del
pavimento a cui l’animale poteva sottrarsi raggiungendo in tempo una zona non elettrificabile del
pavimento.
10. Descrivi l'approccio costruttivista allo studio dello sviluppo.

La corrente di pensiero del costruttivismo annovera al suo interno i nomi di alcuni dei più importanti e
conosciuti teorici dello sviluppo cognitivo Jean Piaget (1896-1980) e Lev Semënovič Vygotskij (1896-1934).
Come potrai vedere seguendo queste lezioni entrambi gli autori hanno parlato in modo esteso di
cognizione e apprendimento. Per quanto il contributo di questi autori sia lontano nel tempo non si può
prescindere da una buona conoscenza dei loro studi e delle loro teorizzazioni per comprendere anche i più
recenti studi sull’apprendimento. Una lettura delle teorie di entrambi gli autori può essere fatta prendendo
come riferimento un modello di pensiero costruttivista, di tipo operatorio per Piaget e di natura storico-
sociale per Vygotskij, in cui il soggetto è un attivo costruttore delle sue conoscenze. Questa tipologia di
pensiero prende le sue prime mosse da una visione filosofica della conoscenza e dell’individuo definibile
organismica. L’approccio organismico attribuisce notevole importanza al processo del cambiamento
considerato come una delle caratteristiche principali del comportamento. Tali mutamenti avverrebbero
sulla base di regole ben precise ed intrinsecamente determinate attraverso principi autoregolatori. Proprio
da questa tendenza all’autoregolazione deriverebbe la posizione attiva del soggetto che apprende sia un
soggetto attivo nella realizzazione del proprio potenziale. Ci si discosta nettamente quindi da una posizione
in cui il soggetto che apprende è passivo completamente in balia delle influenze esterne. ’ambiente ma lo
pongono in costante dialogo con le capacità e le tensioni del soggetto di modo che ogni passo dello
sviluppo sia il risultato della loro interazione. Proprio da questa tendenza all’autoregolazione deriverebbe la
posizione attiva del soggetto che apprende sia un soggetto attivo nella realizzazione del proprio potenziale.
Ci si discosta nettamente quindi da una posizione in cui il soggetto che apprende è passivo completamente
in balia delle influenze esterne. Anche il costruttivismo riconosce l’importanza dell’ambiente, inteso più
come oggetti con cui interagire per Piaget e come relazioni interpersonali per Vygotskij. Ma queste
influenze vengono viste in constante relazione e dialogo con le spinte interne del soggetto.

11. Riporta le principali critiche all'approccio costruttivista allo sviluppo cognitivo.

Le critiche sono le seguenti: le descrizioni delle strutture intellettive non corrispondono alla realtà dei
processi di risoluzione di un compito; le teorie stadiali e il concetto di stadio sono delle ipersemplificazioni;
non viene considerato il contesto sociale in cui si svolge l’attività cognitiva. 1)Le teorie stadiali e il concetto
di stadio di sviluppo sono delle ipersemplificazioni... – Non si può ridurre lo sviluppo all’evoluzione di
singole strutture poiché si perdono di vista sia la sua complessità sia la sua unitarietà. 2) Le descrizioni delle
strutture intellettive, siano esse intese come operazioni concrete o astratte, non corrispondono ai reali
processi messi in atto dagli individui per risolvere un compito... – Viene contestato al costruttivismo, ma
nello specifico a Piaget, la lontananza dal reale comportamento degli individui che è in relaziona anche ai
contesti in cui si svolge l’attività cognitiva. 3) In continuità con quanto appena, soprattutto a Piaget, viene
contestato l’interesse marginale dedicato alle relazioni che determinano il contesto sociale in cui si svolge
l’attività cognitiva... – la visione dello sviluppo cognitivo fatto dal costruttivismo considera l’ambiente
esterno al soggetto solo in termini di oggetti con cui interagire escludendo di fatto l’interazione
interpersonale.

12. Presenta e argomenta le principali critiche al costruttivismo.

Le critiche sono le seguenti: le descrizioni delle strutture intellettive non corrispondono alla realtà dei
processi di risoluzione di un compito; le teorie stadiali e il concetto di stadio sono delle ipersemplificazioni;
non viene considerato il contesto sociale in cui si svolge l’attività cognitiva. 1)Le teorie stadiali e il concetto
di stadio di sviluppo sono delle ipersemplificazioni... – Non si può ridurre lo sviluppo all’evoluzione di
singole strutture poiché si perdono di vista sia la sua complessità sia la sua unitarietà. 2) Le descrizioni delle
strutture intellettive, siano esse intese come operazioni concrete o astratte, non corrispondono ai reali
processi messi in atto dagli individui per risolvere un compito... – Viene contestato al costruttivismo, ma
nello specifico a Piaget, la lontananza dal reale comportamento degli individui che è in relaziona anche ai
contesti in cui si svolge l’attività cognitiva. 3) In continuità con quanto appena, soprattutto a Piaget, viene
contestato l’interesse marginale dedicato alle relazioni che determinano il contesto sociale in cui si svolge
l’attività cognitiva... – la visione dello sviluppo cognitivo fatto dal costruttivismo considera l’ambiente
esterno al soggetto solo in termini di oggetti con cui interagire escludendo di fatto l’interazione
interpersonale.

13. Presenta e confronta maturazionismo, comportamentismo e costruttivismo.

Come abbiamo visto ogni area d’indagine della psicologia dello sviluppo ha la sua peculiarità e i diversi
domini sono stati caratterizzati dalla presenza di teorizzazioni legate al loro oggetto di studio. In questa
lezione ci occuperemo nello specifico di quelle che sono le prospettive teoriche che hanno interessato lo
studio dello sviluppo cognitivo. MATURAZIONISMO: Si tratta di una prospettiva teorica che attribuisce
grande importanza ai processi di maturazione (Viene considerato il meccanismo fondamentale che regola la
comparsa delle nuove abilità con il procedere dell’età). In sintesi gli autori che appartengono a questa
prospettiva ritengono che:1 La maturazione sia il meccanismo che regola la comparsa delle nuove abilità Lo
sviluppo dovuto alla maturazione sia indipendente dalla pratica e dall’esercizio. Sia le sequenze di
maturazione comuni a tutti gli individui sia le differenze tra individui (per es. nell’intelligenza e nel
temperamento) siano influenzate dall’ereditarietà.

Il maturazionismo afferma che la maturazione è il meccanismo che regola la comparsa delle nuove abilità.
Lo sviluppo dovuto alla maturazione è indipendente dall’esercizio e dalla pratica. Inoltre, sia le sequenze di
maturazione comuni a tutti gli individui, sia le differenze tra gli individui sono influenzate dall’eredità. Lo
sviluppo cognitivo è un processo attivo di scoperta continua di regole che derivano da una conoscenza
innata della natura di ciascuna abilità e del loro Funzionamento. I processi di acquisizione sono nel
patrimonio genetico della specie umana…è specie specifica dell’uomo. Il programma genetico è così forte
che governa sia gli schemi generali comuni a tutti i bambini che le tendenze individuali proprie di ogni
bambino. Secondo il costruttivismo l’individuo costruisce attivamente la sua conoscenza; il pensiero
infantile è qualitativamente differente dal pensiero adulto. Inoltre vi è un’interazione bidirezionale tra
individuo e ambiente grazie alla quale giungono a coordinarsi. Secondo l’approccio costruttivista le
credenze e le conoscenze infantili differiscono qualitativamente dal pensiero adulto. Secondo l'approccio
costruttivista ogni acquisizione del bambino non riflette nè una disposizione innata del bambino, nè
l'influenza esclusiva dell'ambiente ma è il modo in cui individuo e ambiente giungono a coordinarsi ad
adattarsi l'un con l'altro. Piaget sostiene che il pensiero infantile è qualitativamente diverso da quello
dell'adulto, dato che i bambini costruiscono attivamente le proprie credenze e conoscenze mediante un
interscambio bidirezionale con l'ambiente. Sostiene l’interdipendenza più che l’indipendenza tra le diverse
abilità. Ad esempio: Il linguaggio non è il semplice risultato di un dispositivo innato e indipendente, né il
prodotto di una catena di condizionamenti esterni, ma nasce e si sviluppa come il completamento naturale
dei processi cognitivi relativi allo sviluppo dello stadio sensomotorio. Secondo il Comportamentismo
l’individuo è plasmato dall’ambiente, e lo sviluppo non è altro che un processo dell’apprendimento, i cui
meccanismi operano allo stesso modo per tutta la vita. le influenze ambientali modellano il
comportamento del b. e determinano la natura e lo sviluppo delle abilità. I bambini apprendono attraverso
i rinforzi forniti dai genitori, che intervengono a correggere le espressioni scorrette o a promuovere quelle
Corrette. I bambini hanno un ruolo passivo nelle acquisizioni: vengono analizzate le influenze ambientali più
che il funzionamento cognitivo del bambino.

14. Quali sono le principali caratteristiche dell'approccio costruttivista allo studio dello sviluppo
cognitivo?

Secondo il costruttivismo l’individuo costruisce attivamente la sua conoscenza; il pensiero infantile è


qualitativamente differente dal pensiero adulto. Inoltre vi è un’interazione bidirezionale tra individuo e
ambiente grazie alla quale giungono a coordinarsi. Secondo l’approccio costruttivista le credenze e le
conoscenze infantili differiscono qualitativamente dal pensiero adulto. Secondo l'approccio costruttivista
ogni acquisizione del bambino non riflette nè una disposizione innata del bambino, nè l'influenza esclusiva
dell'ambiente ma è il modo in cui individuo e ambiente giungono a coordinarsi ad adattarsi l'un con l'altro.
Piaget sostiene che il pensiero infantile è qualitativamente diverso da quello dell'adulto, dato che i bambini
costruiscono attivamente le proprie credenze e conoscenze mediante un interscambio bidirezionale con
l'ambiente. Sostiene l’interdipendenza più che l’indipendenza tra le diverse abilità. Ad esempio: Il
linguaggio non è il semplice risultato di un dispositivo innato e indipendente, né il prodotto di una catena di
condizionamenti esterni, ma nasce e si sviluppa come il completamento naturale dei processi cognitivi
relativi allo sviluppo dello stadio sensomotorio.

15. Quali sono le differenze più importanti tra l'approccio comportamentista e l'approccio costruttivista
allo studio dello sviluppo cognitivo?

La differenza tra l’approccio comportamentista e quello costruttivista sta nella concezione di individuo,
inteso in maniera rispettivamente passiva e attiva. (?)

Il comportamentismo si basa sulla convinzione che gli unici aspetti conoscibili siano il comportamento e lo
stimolo che lo provoca, mentre tutto ciò che è pensiero, emozione, ecc., non può essere studiato perchè
sta all'interno di quella che i comportamentisti definiscono "scatola nera" e che, in pratica, è l'insieme della
mente e della psiche della persona. l costruttivismo è una teoria secondo la quale: -l'individuo partecipa
attivamente alla costruzione della conoscenza; -in ogni soggetto esiste una struttura cognitiva di base che
dà una determinata forma all'esperienza; -l'uomo viene visto come un sistema auto-organizzantesi che
protegge e mantiene la propria integrità (autopoiesi). Concetto fondamentale del costruttivismo è che la
realtà non è qualcosa di oggettivo, ma viene creata dal soggetto stesso, il quale la "costruisce", nel senso
che le attribuisce un ordine tra i tanti possibili.

16. Spiega le credenze e le conoscenze infantili secondo l'approccio costruttivista allo sviluppo cognitivo.

Secondo l’approccio costruttivista le credenze e le conoscenze infantili differiscono qualitativamente dal


pensiero adulto. Secondo l'approccio costruttivista ogni acquisizione del bambino non riflette nè una
disposizione innata del bambino, nè l'influenza esclusiva dell'ambiente ma è il modo in cui individuo e
ambiente giungono a coordinarsi ad adattarsi l'un con l'altro. Piaget sostiene che il pensiero infantile è
qualitativamente diverso da quello dell'adulto, dato che i bambini costruiscono attivamente le proprie
credenze e conoscenze mediante un interscambio bidirezionale con l'ambiente. Sostiene l’interdipendenza
più che l’indipendenza tra le diverse abilità. Ad esempio: Il linguaggio non è il semplice risultato di un
dispositivo innato e indipendente, né il prodotto di una catena di condizionamenti esterni, ma nasce e si
sviluppa come il completamento naturale dei processi cognitivi relativi allo sviluppo dello stadio
sensomotorio.

17. Riporta le principali critiche all'approccio maturazionista allo sviluppo cognitivo.

Le critiche mosse al Maturazionismo sono le seguenti: la forte importanza attribuita ai fattori genetici
rispetto ai fattori esterni; la tendenza a guardare con troppa uniformità allo sviluppo; un uso improprio del
pensiero maturazionista può portare a ritenere inutile fornire ai bambini opportunità educative e di
trattamento. 1. Le maggiori critiche sono volte a sottolineare il forte squilibrio tra l’importanza attribuita ai
fattori interni o innati o genetici e i fattori esterni come ad esempio l’apprendimento che vengono
considerati solo marginalmente in caso di condizioni estreme... 2. Da un’idea di sviluppo di tipo
maturazionista deriva la tendenza a guardare con troppa uniformità allo sviluppo e a non tenere in debito
conto le differenze individuali nelle acquisizioni... 3. Un risvolto sociale di quanto appena detto potrebbe
portare, attraverso un uso improprio delle teorie maturazioniste, a ritenere inutile provvedere a fornire ai
bambini diverse opportunità educative e di trattamento calibrate sulle differenze individuali... 1.
L’apprendimento non è così uniforme come lo intende il comportamentismo... – Non può di fatto essere
considerato indipendente dalla natura del materiale appreso e dalle relazioni che questo materiale ha con
le conoscenze già acquisite.

18. Riporta le principali critiche all'approccio comportamentista allo sviluppo cognitivo.

Le critiche mosse sono le seguenti: l’apprendimento non è così uniforme come lo intende il
comportamentismo; le prestazioni cognitive sono influenzate dal contesto e dal significato del compito; il
cambiamento evolutivo influenza le capacità di apprendimento e memoria. 2. Le prestazioni cognitive sono
influenzate dal contesto e dal significato del compito... – Diverso è apprendere del materiale “senza senso”
in laboratorio rispetto ad apprendere nei contesti di vita quotidiana. – Il significato del materiale da
apprendere è legato anche a degli aspetti motivazionali individuali che non possono essere trascurati. 3. Il
cambiamento evolutivo influenza le capacità di apprendimento e memoria... – In diversi momenti evolutivi
gli individui utilizzando differenti strategie per affrontare i diversi compiti cognitivi che si presentano con
peculiarità tipiche.

19. Presenta e argomenta le principali critiche al maturazionismo. DOMANDA PRIMA

20. Presenta e argomenta le principali critiche al comportamentismo. DOMANDA PRIMA

08. Presenta la concezione socio-culturale di stadio.

Abbiamo infine una concezione socioculturale di stadio secondo cui si tratterebbe di sequenze di ruoli
sociali o di compiti di sviluppo che caratterizzano lo sviluppo degli individui. La concezione socio-culturale di
stadio è molto utilizzata nello studio dello sviluppo nel ciclo di vita. Generalmente viene intesa secondo due
accezioni di sviluppo che, sebbene possano sembrare simili, nascondono invece delle sostanziali differenze.
SVILUPPO:SEQUENZA DI RUOLI SOCIALI E SEQUENZA DI COMPITI DI SVILUPPO. Lo sviluppo del ciclo di vita
inteso come sequenza di ruoli sociali deriva da una visione di sviluppo che attribuisce una forte importanza
al criterio dell’età cronologica. Si attribuisce un’importanza centrale all’immagine che la cultura e la società
di appartenenza hanno del ciclo di vita. Secondo questa concezione di stadio di sviluppo lo sviluppo nel
ciclo di vita seguirebbe quindi delle tappe ben definite dalle aspettative e dalle norme sociali che regolano
le acquisizioni dei diversi ruoli nella società di appartenenza. Un interpretazione meno restrittiva e
deterministica deriva dalla lettura dello sviluppo come una sequenza di compiti di sviluppo. Sebbene in
primo luogo venga considerata l’influenza fondamentale delle norme e delle aspettative sociali viene
riconosciuta l’importanza giocata da fattori individuali come obiettivi, desideri e inclinazioni personali. Tra
gli autori più noti per lo studio dei compiti di sviluppo nel ciclo di vita troviamo sicuramente Havighurst che
li identifica tenendo conto di fattori individuali quali la maturazione biologica e gli obiettivi personali e
fattori sociali che egli riconosce nella pressione sociale. MATURAZIONE BIOLOGICA: PRESSIONE SOCIALE E
OBIETTIVI PERSONALI.

09. Presenta la concezione strutturale di stadio.

Tra gli approcci stadiali più noti troviamo sicuramente quello adottato da Piaget. Questo autore intende lo
stadio con un accezione definita strutturale per cui ogni stadio viene inteso come una sequenza di
cambiamenti universali ed invariabili della struttura cognitiva. Cominciamo con la sintetizzazione delle
caratteristiche di stadio presentata da Sugarman (2001). All’interno di una teoria di tipo strutturale, infatti,
le sequenze di sviluppo devono avere delle caratteristiche ben definite. Gli stadi devono essere:
UNIVERSALI IMMUTABILI CUMULATIVI GERARCHICI QUALITATIVI. In primo luogo i passaggi di stadio devono
essere caratterizzati da cambiamenti qualitativi. Nell’ottica stadiale non basta, infatti, la presenza di un
cambiamento quantitativo (ad es. un miglioramento globale nelle capacità di un individuo di svolgere un
compito) per decretare l’avvenuto passaggio allo stadio successivo deve esserci un cambiamento
qualitativamente significativo. La sequenza di stadi riflette una struttura bene definita e universalmente
valida (universali) in cui l’ordine di comparsa degli stadi non può essere variato (immutabili). Gli aspetti
gerarchici e cumulativi sono legati al concetto di immutabilità per cui all’interno di una sequenza fissa di
sviluppo gli stadi successivi sono più evoluti rispetto a quelli precedenti che hanno inglobato. Ritroviamo
questa concezione si stadio soprattutto nelle teorie che si sono occupati di infanzia e adolescenza. Al
contrario, per l’analisi dell’età adulta e dell’età anziana si prediligono le concezioni dello sviluppo
maturazionali o socio-culturali.

10. Presenta metendo in evidnza le principali distinzioni tra concezione strutturale, maturazionale e
socio-culturale di stadio. RISPOSTA PRIMA E DOPO

11. Presenta la conzione maturazionale di stadio.

Ad esempio nell’ambito della biologia prevale una concezione maturazionista di stadio per cui l’andamento
dello sviluppo si lega alla sequenza di crescitamantenimento-declino. Uno degli aspetti principali della
concezione di tipo maturazionista è il suo richiamarsi a una visione dello sviluppo come caratterizzata
dall’arco dei processi di crescitamantenimento-declino. Il punto di partenza di una concezione
maturazionale è quello del riconoscimento di aspetti universali di sviluppo degli individui che è legato al
loro potenziale innato. A tale proposito ricorderete l’approccio di Chomsky allo sviluppo del linguaggio. Una
visione dello sviluppo come rigidamente legata ai soli processi di crescita-mantenimento -declino risulta
spesso molto limitante. Spesso l’esito è quello di non prendere in considerazione il peso evolutivo che
possono avere le età successive a infanzia e adolescenza nel determinare le traiettorie di vita degli
individui. All’interno di questa concezione di stadio di sviluppo sono però molto importanti i concetti di
periodo critico e periodo sensibile. Uno dei primi contributi relativamente allo studio dei periodi critici è
sicuramente quello di Lorenz che lavorò soprattutto in ambito etologico fornendo importanti spunti teorici
per la psicologia dello sviluppo, ricordiamo in particolare Bolwby e la teoria dell’attaccamento. Studi
epigenetici più recenti hanno ripreso questo concetto definendo i periodi critici come «delle finestre
temporali che forniscono stimoli per un corretto sviluppo, in assenza dei quali una particolare attività è
compromessa in modo permanente» (Hensch, 2005 in Maggiolini, 2017 pag. 62). L’esistenza dei periodi
critici è importante soprattutto per alcuni ambiti di sviluppo caratterizzati da una ridotta plasticità come ad
esempio lo sviluppo del linguaggio. Alcune prove empiriche della presenza di periodi critici per lo sviluppo
del linguaggio derivano dall’osservazione di alcuni casi di bambini cresciuti in assenza di stimolazioni
linguistiche (come il caso di Genie). Karmiloff-Smith (1992) definisce i periodi sensibili come delle finestre
temporali in cui, sebbene gli individui siano più sensibili alle condizioni ambientali rispetto ad altri periodi,
stimolazioni carenti o assenti non arrivano a pregiudicare irrimediabilmente lo sviluppo dell’individuo. In
particolare nell’ambito dello sviluppo socio-relazionale il primo anno di vita è considerato un periodo
sensibile durante il quale il sistema dell’ossitocina è in grado di favorire l’avvicinamento del neonato al
proprio caregiver in un clima di sensibilità aumentata in riferimento agli stimoli sociali. Generalmente
ritroviamo la concezione maturazionale di sviluppo soprattutto negli studi biologici. Alcuni aspetti delle
teorizzazioni fondamentali di questa concezione sono però ritrovabili anche all’interno di alcuni approcci
della psicologia del ciclo di vita. Come ad esempio nella teoria psicosociale di Erikson.

07. Descrivi la fase germinale dello sviluppo prenatale.

La fase germinale si verifica dal concepimento all'annidamento dell'uovo fecondato nella parte dell'utero, a
circa 2 settimane. In questo periodo lo zigote monocellulare scende dalla tuba di Falloppio (posta tra utero
ed ovaie) e si moltiplica più volte fino a diventare un organismo che supera un centinaio di cellule
(distinzione tra cellule esterne, che diventano la placenta, altre membrane protettrici e mezzo di nutrizione
e tra cellule interne, danno luogo all'organismo che diventerà un embrione). Entro il decimo giorno questo
ammasso di cellule si impianta nella parete interna dell'utero, che permette il nutrimento.

SLIDE La prima fase dello sviluppo prenatale comincia con la fecondazione e termina con l’impianto
nell’utero. Durante questa fase l’ovulo fecondato ancora monocellulare scenderà lungo le tube di Falloppio
moltiplicandosi fino a arrivare a circa un centinaio di cellule. Perché la gravidanza possa proseguire
l’impianto deve avvenire entro 10 giorni dalla fecondazione (circa 40% delle volte). Al termine della fase
germinale la massa cellulare appare divisa in due parti una parte esterna ed una più interna. La parte
esterna • darà origine alle strutture che avranno il compito di nutrire l’embrione nel periodo prenatale. La
parte interna• saranno l’individuo vero e proprio.

08. Descrivi la fase embrionale dello sviluppo prenatale.

La fase embrionale si verifica dalla fine della 3° settimana all'8° settimana. In questa fase le cellule si
differenziano dando origine alle diverse regioni corporee ed ai tessuti specializzati come quello muscolare e
nervoso, incominciano a formarsi tutti gli organi (solo un abbozzo di quelli sessuali), il cuore si mette a
pulsare, i sistemi metabolici e sensoriali iniziano a funzionare. A partire dalla quinta settimana sono
riconoscibili il cervello, gli occhi, il naso e si stanno formando i reni e i polmoni. Questo rappresenta il
periodo di più rapida crescita dell'intera vita umana e alla fine di questo periodo l'embrione misura solo 2,5
cm.

09. Descrivi la fase fetale dello sviluppo prenatale.

Tra l'ottava e la nona settimana di gravidanza l'embrione diventa feto: la formazione degli organi ormai è
completata e ha inizio il periodo fetale, che dura fino alla nascita. L'organismo, ormai differenziato nelle sue
parti, deve solo crescere e perfezionarsi. Nel terzo mese i muscoli si sviluppano, le ossa sostituiscono la
cartilagine e gli organi sessuali completano la loro formazione. Alla fine di questo mese il feto,
completamente formato, muove gran parte del corpo. Nel quarto mese il suo peso si avvia a superare i
100g e la sua lunghezza 10 cm (sviluppo motorio). Dal quarto al sesto mese la formazione del feto si
arricchisce di dettagli come unghie e i capelli. Il peso si avvia verso i 100g. Nel frattempo il cervello continua
a svilupparsi. Alla 24esima settimana di gravidanza le onde cerebrali di feto sono simili a quelle di un
neonato. Cominciano a maturare le cellule celebrali programmate per controllare il pensiero cosciente e da
questo momento in poi il feto comincia a sviluppare una memoria primitiva. Alla fine del terzo mese di vita
intrauterina il feto è in grado di muovere gran parte del suo corpo. I muscoli si sono sviluppati e le
cartilagini iniziali hanno lasciato il posto alle ossa. Intorno ai 4 mesi pesa ≅100g ed è lungo ≅10 cm mentre
ai 6 mesi sarà ≅1000g.

08. Quali sono gli andamenti di sviluppo motorio?

DOCSITY Lo sviluppo motorio è all'inizio della fase fetale, quindi circa all'ottava/nona settimana di
gravidanza che compaiono i primi movimenti del feto, visibili attraverso l'ecografia: movimento isolati delle
braccia, delle gambe, delle dita, movimento del capo, stiramenti, movimento respiratori, singhiozzi,
sbadigli, movimenti di suzione e di deglutizione. A partire dal quarto mese di gestazione anche la madre è
solitamente in grado di percepire tali movimenti dl bambino. Man mano che la gravidanza progredisce per
il bambino è sempre più difficile muoversi a causa della mancanza di spazio. La maggior parte dei
movimenti fetali non è in risposta a stimoli esterni, ma di tipo spontanea, generati da processi interni al
sistema nervoso del feto. La motricità del feto ha vari significati funzionali: contribuire al benessere del
feto, regolare il suo sviluppo muscolo-scheletrico, contrubuire alla specializzazione di midollo spinale ed
encefalo, prepararsi ad affrontare il momento del parto, prepararsi alla vita post-natale.

10. Quali sono le caratteristiche principali di un neonato alla nascita in termini di peso, lunghezza, etc.?

PESO MEDIO: ≅ 3400g. LUNGHEZZA: ≅50cm. TESTA LUNGA ≅12/13cm;

CC: 35cm. CIRCONFERENZA TORACICA: 33cm e le estremità sono più corte del tronco.

09. Quali sono i principali riflessi presenti alla nascita?

Al momento della nascita il bebè abbandona un ambiente protetto per essere catapultato in un altro
esterno al pancione materno, ricco di stimoli sensoriali. Per adattarsi e sopravvivere a questi cambiamenti il
neonato ha a disposizione i riflessi. Riflesso tonico del collo (o cervicale) compare intorno alla 37° settimana
di gestazione e scompare intorno ai 3/4 mesi di vita. Permette al bimbo di acquisire altre funzionalità, come
ad esempio andare a gattoni. Il pediatra esegue il test così: sdraia il neonato in posizione supina e ruota il
capo verso destra, il piccino di riflesso distende il braccino e la gambina destra e flette braccino e gambina
sinistra. Se il riflesso è presente il neonato ha uno sviluppo neurologico nella norma, mentre se il riflesso si
protrae oltre il 4° mese si può sospettare un danno neurologico. Riflesso di radicamento (o di suzione)
Questo è certamente uno di quelli indispensabili per la crescita e la sopravvivenza stessa dei nostri cuccioli.
Già alla nascita la suzione è un istinto fortissimo: se si sfiora la guancia dei bambino, lui gira la testa e cerca
il capezzolo, pronto a succhiare. Suzione e deglutizione sono entrambi riflessi innati. Per esempio, durante
qualche ecografia in gravidanza vi potrebbe capitare di vedere il bebè succhiarsi il pollice: ecco quindi
spiegato che questo istinto esiste da sempre. Questo riflesso scompare intorno ai 4 mesi di vita. Il pediatra
sfiora con un dito la guancia destra o sinistra del neonato e questo, istintivamente, si volta dalla parte dove
lo si sta toccando, spalancando la bocca e cercando il seno materno. Pare che alcuni bimbi necessitino del
ciuccio proprio perché hanno questo riflesso accentuato con un particolare istinto di suzione e, col ciuccio,
riescano a quietarsi facilmente perché soddisfano il desiderio continuo di suzione. Riflesso di Moro Questo
riflesso inizia a svilupparsi intorno alla 28° settimana di gestazione e scompare intorno al 3° mese di vita. Il
pediatra per verificare un corretto sviluppo neurologico solleva improvvisamente il bebè per poi lasciarlo di
scatto, esponendolo a suoni e rumori bruschi e improvvisi: se lo sviluppo è corretto reagirà allungando
gambe e braccia come per aggrapparsi e cercare sostegno, per poi tornare nella posizione normale,
flettendo gambe e braccia. A volte la reazione è il pianto. Riflesso di marcia (o deambulazione) automatica Il
pediatra tiene il bimbo in piedi dritto sostenendolo dalle ascelle e il bimbo, puntando i piedi su una
superficie rigida. Il piccolo di riflesso muove le gambe alternandole come se stesse marciando. Riflesso di
presa (o prensione). Questo riflesso è involontario nelle prime settimane, mentre diventa comandato man
mano che il piccolo cresce. Il pediatra allunga un dito verso la manina del piccolo sfiorando il palmo e
questo di riflesso chiude la manina a pugno "catturando" la presa. La presa è molto forte e spesso il bebè
con tale presa è addirittura capace di sostenere il proprio corpicino. Riflesso plantare Il bambino ha diverse
reazioni a seconda che gli si tocchi la parte interna o esterna della pianta del piede. Se si stimola la parte
interna di riflesso il neonato chiude le dita, se al contrario si stimola la parte esterna, le allunga. Riflesso
spinale (o di Galant) Questo test è utile per capire se sono presenti paralisi dei cervi cerebrali. Il pediatra
stende il bimbo in posizione prona e sfiora la parte centrale o bassa della schiena in prossimità della
colonna vertebrale: se tutto è nella norma il bimbo si curva verso il lato che è stato toccato. Riflesso palmo-
mentoniero (o di Babkin) Il pediatra sfiora il palmo della mano all'altezza dell'attaccatura del pollice. Se non
ci sono problemi neurologici il bimbo di riflesso ha una contrazione del mento.

05. Descrivi lo sviluppo della prensione

All’interno dello sviluppo della motricità acquisisce notevole importanza lo sviluppo delle abilità di
prensione che permettono al bambino di interagire con gli oggetti. La prensione volontaria si sviluppa a
partire dal riflesso di afferramento. Con la scomparsa del riflesso intorno ai 3-4 mesi iniziano a comparire
dei tentativi di prensione volontaria. Il gesto dell’afferrare non è più dipendente dalla pressione esercitata
sul palmo della mano del bambino ma è un gesto volontario spinto dalla volontà di afferrare un
determinato oggetto. Per poter essere definito un gesto di prensione volontaria il bambino deve compiere
in sequenza delle azioni che testimoniano il suo interessamento verso l’oggetto. AVVICINAMENTO
ALL’OGGETTO PRENSIONE DELL’OGGETTO MANIPOLAZIONE E RILASCIO DELL’OGGETTO. TAPPE DI
SVILUPPO DELLA PRENSIONE.NEI 4-5 MESI SI VERIFICA PRENSIONE CUBITO-PALMARE Il bambino afferra gli
oggetti con il palmo della mano cercando di creare una prensione utilizzando la parte al di sotto dell’indice.
Questo modo di afferrare viene detta prensione cubito-palmare. 7 MESI SI VERIFICA LA PRENSIONE DIGITO-
PALMARE Intorno ai 7 mesi i bambini modificano i loro tentativi di prensione e il gesto dell’afferrare
interessa il pollice e l’indice e il medio usati insieme. Si tratta della prensione digito-palmare. 9 MESI SI
VERIFICA LA PRENSIONE RADIO-DIGITALE Raggiunti i 9 mesi generalmente i bambini raggiungono l’ultimo
livello di sviluppo della prensione iniziando ad afferrare opponendo indice e pollice. Si tratta della
prensione radio-digitale che consente una manipolazione fine degli oggetti. Lo sviluppo della prensione si
completerà intorno a 18 mesi quando il bambino arriverà a poter padroneggiare i movimenti dell’intera
catena di articolazioni dell’arto superiore: spalla-gomito-polso.

06. Descrivi le tappe dello sviluppo motorio nel primo anno di vita.

Dalla nascita ai due mesi Si sviluppano le abilità visive: fino ai tre mesi i bambini vedono meglio quando
guardano le cose o i volti con la coda dell'occhio -visione periferica- poi, gradualmente, sviluppano la
visione centrale e dai tre mesi in poi cominciano a guardarsi le mani e possono seguire con lo sguardo un
oggetto in movimento circolare. Dai due mesi ai sei mesi. Dai quattro mesi di età la visione del bambino è
simile a quella dell'adulto. Durante questo periodo il bambino comincia a integrare ciò che vede con ciò che
gusta, con ciò che sente e con le sensazioni che prova. Dai tre mesi, il cervello del bambino è in grado di
distinguere diverse centinaia di parole del linguaggio parlato. Dai sei ai nove mesi. Alla fine di questo arco
temporale, il bambino è in grado di stare in piedi per qualche istante da solo o con sostegno o anche di
spostarsi con appoggio laterale. Per quanto riguarda la coordinazione motoria, si inizia con la capacità di
eseguire semplici azioni motorie -come tenere in mano il biberon - fino a sviluppare la capacità di usare la
pinza formata dal pollice e uno o due dita per prendere piccoli oggetti. Al sesto mese inizia a sviluppare,
raggiungere e afferrare goffamente un oggetto con cui giocare- fino ad arrivare alla capacità di usare la
pinza formata dal pollice e uno o due dita per prendere piccoli oggetti. Al sesto mese inizia a svilupparsi il
legame tra suono e significato delle parole. Dai nove ai dodici mesi. Impara a "leggere" le parole, i gesti e le
espressioni del volto di chi si occupa di lui. La sua memoria s'incrementa e compare una nuova abilità nel
ricordare esperienze passate. La capacità di regolare ed esprimere le emozioni aumenta. Dal punto di vista
motorio è ormai in grado di stare seduto senza appoggio, probabilmente gattona, impara a mettersi in piedi
da solo e a stare in piedi senza aiuto. Nella fase finale di questo stadio comincia a spostarsi appoggiandosi
ai mobili e agli oggetti. Dagli otto ai dieci mesi mostra di comprendere le parole, rispondendo a ordini
semplici come fare "ciao" con la mano o "mandare" un bacio.

SLIDE Lo sviluppo motorio prosegue secondo due assi uno cefalo-caudale e uno prossimo-distale. Questa
progressione motoria è alla base delle tappe di acquisizione di capacità motori, In primo luogo i bambini
iniziano a padroneggiare i movimenti del capo, poi del tronco, delle braccia e delle mani e infine degli arti
inferiori con una direzione che procede dall’alto verso il basso. La linea di sviluppo prossimo-distale
determina una propedeuticità nell’acquisizione del controllo delle parti più centrali degli arti superiori –
spalla – e degli arti inferiori – anca rispetto alle articolazioni più periferiche. Come ad esempio gomito e
polso per gli arti superiori e ginocchio e caviglia per gli arti inferiori. In linea generale si può inoltre dire che
lo sviluppo motorio procede verso una crescente complessità: le abilità di movimenti si muovono verso un
crescente grado di controllo che consente il passaggio da una manipolazione grossolana ad una
manipolazione fine.

07. Descrivi come il bambino giunge a sviluppare la posizione eretta

PRIMI 3 MESI: Dalla posizione prona il bambino riesce a sollevare mento, testa e spalle arrivando a scaricare
il peso sugli avambracci. 4-6 MESI: Mantiene la posizione seduto se viene aiutato. Gradualmente passa dal
mantenere la schiena incurvata a mantenerla diritta seppur con un leggera inclinatura in avanti. 7-9 MESI:
Riesce a stare seduto senza supporto. 9-12 MESI: Raggiunge la posizione eretta e può fare qualche passo se
sostenuto o in presenza di un appoggio fisso. 13-14 MESI: Mantiene la posizione eretta da solo e riesce a
fare qualche piccolo passo senza essere sostenuto.

08. Lo sviluppo posturale e la deambulazione in età prescolare.

ETÀ PRESCOLARE* Sia seduto che in piedi mantiene una corretta postura, Riesce a stare in equilibrio su una
gamba sola, Inizia ad imparare a saltare, Può fermarsi mentre corre per evitare collisioni, Può evitare uno
scontro quando sta camminando e trasportando qualcosa, Diventa autonomo nell’uso di giochi mobili
(triciclo, altalena, etc.), Può vestirsi e svestirsi da solo.

09. Lo sviluppo posturale e la deambulazione in età scolare.

Riesce a correre per del tempo senza cadere o scontrarsi con altri. Può correre per un po’ di tempo
schivando ostacoli fermi o in movimento. Può correre con abilità saltando ostacoli. Può correre
mantenendo il possesso di una palla (ad es. basket). Riesce a saltare su un piede solo per del tempo
considerevole. Coordina l’entrata in una corda in movimento per saltarla. Conserva un ritmo musicale
spostandosi in diverse direzioni e secondo diverse velocità.

04. Descrivi le tappe dello sviluppo psicomotorio tra 3 anni e 5 anni.

Lo sviluppo psicomotorio segue tempi e modalità diverse in ciascun bambino. Esso dipende da numerosi
fattori in interazione tra loro, tra cui: maturazione neurologica, modifiche di ossa e muscoli, fattori
ambientali (esperienze, motivazione, sollecitazioni). Il bambino fra i 3 e i 6 anni perfeziona la qualità
motoria delle coordinazioni, poiché ha ormai raggiunto le competenze di base e continua ad evolvere in
termini di equilibrio e coordinazione globale e fine, modificando la velocità, l’energia muscolare e
l’ampiezza, a seconda dei contesti ambientali in cui si trova.

A 3 anni: Movimento: va in triciclo, cammina sulle punte dei piedi dopo esemplificazione, alterna i piedi
salendo le scale, tenta di stare in equilibrio su un piede Adattativi: copia un cerchio, una croce Linguaggio:
conosce la sua età, il suo sesso, conta fino a 3 Sviluppo sociale: si lava le mani, gioca “in parallelo” (non
collaborativamente) con gli altri bambini A 4 anni: riesce a stare su un piede per un paio di secondi, fa 6-7
saltelli di seguito o un ampio salto correndo o da fermo ed esibisce la propria motricità A 5 anni:
Movimento: salta la corda a piedi uniti, saltella su un piede e alternando i piedi, sta in equilibrio su un piede
per più tempo (circa 8 secondi), scende con disinvoltura le scale, sta sulle punte a piedi uniti per circa 10
secondi. Adattativi: copia un triangolo, sa confrontare i pesi Linguaggio: ripete frasi di molte sillabe Sviluppo
sociale: si veste e si spoglia da solo, fa domande sul significato delle parole

05. Descrivi le tappe dello sviluppo psicomotorio tra 12 mesi a 30 mesi.

Lo sviluppo psicomotorio segue tempi e modalità diverse in ciascun bambino. Esso dipende da numerosi
fattori in interazione tra loro, tra cui: maturazione neurologica, modifiche di ossa e muscoli, fattori
ambientali (esperienze, motivazione, sollecitazioni). Tra i 12 e i 30 mesi, per quanto riguarda il movimento,
il bambino riesce a mettersi in piedi e cammina da solo, si siede su un seggiolino, afferra oggetti in modo
sempre più fine e coordinato, salta, supera piccoli ostacoli e “balla”, corre bene, sale e scende le scale con
passi alternati, apre la porta e si arrampica. Per quanto riguarda gli aspetti adattivi, costruisce torri fino a 8
cubi, inizia a fare scarabocchi circolari fino ad imitare il cerchio e segmenti dritti e mette una pastiglia nella
bottiglia. Per quanto riguarda il linguaggio, produce parole fino ad associare soggetti-verbi complementi ed
usare il pronome “io”, obbedisce ad ordini semplici, identifica le parti del corpo Inoltre segue oggetti che si
muovono veloce ed infine, per quanto riguarda l’aspetto sociale, usa i gesti deittici, aumenta la
collaborazione nelle routine, abbraccia i genitori, usa il cucchiaio, aiuta a ordinare, gioca a “far finta”.

05. Quel è la differenza tra percezione e sensazione?

Quando degli stimoli provenienti dal mondo esterno raggiungono gli organi di senso si ha una sensazione.
Queste informazioni dell’ambiente vengono recepite dai recettori sensoriali e trasmesse al cervello. Si
tratta di un effetto soggettivo e immediato provocato dagli stimoli sui vari apparati dell’organismo (uditivo,
visivo, etc.). Solo a seguito di tali esperienze ripetute il bambino svilupperebbe una percezione vera e
propria. I processi percettivi si affinerebbero quindi gradualmente per arrivare ad organizzare in modo
significativo i dati forniti dalle sensazioni. Alcuni studiosi hanno sottolineato il carattere confuso delle prime
percezioni infantili paragonando i vari stimoli sensoriali che arrivano al neonato a un indistinto ronzio che
assume significato solo con l’esperienza (James, 1980). Un approccio più recente ritiene che la struttura
percettiva della realtà del bambino contenga già degli elementi organizzati a cui l’essere umano è
predisposto e che può cogliere in modo immediato grazie alla sua dotazione innata. A differenza di quanto
sostengono gli empiristi i bambini nascerebbero con facoltà percettive e predisposizioni innate. In
conclusione la sensazione è un processo secondo il quale un’informazione esterna viene rilevata dai
recettori sensoriali e trasmessa al cervello, mentre la percezione è un processo di categorizzazione ed
interpretazione degli input sensoriali da parte del cervello.

06. Cosa si intende per percezione?

Il funzionamento dell’attività percettiva può essere considerato come l’insieme concatenato dei processi di
raccolta, elaborazione, trasformazione e organizzazione delle informazioni disponibili nell’ambiente in cui
viviamo. L’interazione con il mondo e con i nostri simili è possibile solo grazie all’attività percettiva. La
percezione è un’attività psichica complessa che dipende dagli organi di senso i cui recettori vengono
volontariamente o casualmente attivati da stimoli, per cui è un processo di elaborazione attivo e dinamico.
Per quanto i bambini abbiano delle predisposizioni percettive innate il fenomeno della percezione viene
integrata, ma anche corrotta, da altre funzioni psicologiche come l’attenzione, le aspettative, le emozioni
ma anche la memoria e l’apprendimento. La percezione è un’organizzazione fenomenica di informazioni
sensoriali riferibili a specifiche situazioni di stimolazione ben definite nel tempo e nello spazio.

07. Oggi si ritiene che la percezione organizzi un mondo caotico?

La ricerca psicologica oggi ha fornito un notevole contributo allo studio dello sviluppo percettivo del
bambino, sottolineando come egli nasca con una vasta gamma di facoltà percepite assai più ampia rispetto
a quella ipotizzata dagli empiristi (Helmholtz) affermava che il neonato fosse una tabula rasa in cui la
percezione si sviluppava solo attraverso le ripetute esperienze con l’ambiente e l’apprendimento), anche se
non vi è dubbio che la stessa capacità infantile di apprendere dall’esperienza sia nettamente superiore a
quella ipotizzata dagli innatisti, i quali affermano che non è necessaria un’elaborazione mentale in quanto
la strutturazione percettiva della realtà contiene elementi già organizzati a cui l’essere umano è
predisposto, quindi può cogliere in maniera immediata. La percezione, quindi, essendo un’organizzazione
attiva e dinamica dei dati della realtà, non organizza un mondo caotico, come affermava Spitz nel 1958, in
cui il neonato di 3 mesi era immerso in un universo indifferenziato, capace di rispondere agli stimoli esterni
solo in funzione di una percezione introcettiva.

08. Che cos'è l'assunto di un'unica fonte luminosa e perché è importante?

È quell’assunto in cui si considera che il nostro sistema visivo osserva l’immagine ipotizzando la presenza di
un’unica sorgente luminosa (il sole), quindi, le ombreggiature si possono leggere in maniera naturale e
spontanea percependole come provenienti da un’unica fonte proveniente dall’alto. È importante, quindi
perché si cerca di dare una dimensione di senso alla percezione, ma se la figura viene ruotata di 90° lo
stimolo diviene ambiguo e si perde la percezione della direzione delle ombreggiature.

12. Spiega come vengono interpretati i comportamenti del bambino nel paradigma dell'abituazione.

Il paradigma dell’abituazione si basa su uno stimolo non familiare che viene ripetuto fino a quando la
risposta psicofisiologica e/o comportamentale diminuisce progressivamente. Durante questo paradigma il
bambino si costruisce una rappresentazione mentale dello stimolo somministrato costantemente e ad ogni
riproposizione dello stesso, per egli si verifica un aumento della coincidenza tra rappresentazione mentale e
stimolo esterno, portandolo a ridurre gradualmente le sue risposte. Nella prima fase del paradigma (fase di
abituazione), ci si aspetta che, alla presentazione dello stimolo non familiare, il bambino reagisca con delle
risposte comportamentali e/o psicofisiologiche che dimostrino l’avvenuta percezione dello stimolo stesso
(lo guarda attentamente, lo esplora attraverso la suzione ecc.); dopodiché, a seguito di ripetute
presentazioni, le risposte del bambino diminuiscono significativamente (meno sguardi, frequenza ridotta di
suzione). A questo punto si passa alla seconda fase (fase test) in cui viene presentato un altro stimolo
nuovo al bambino che differisce dal precedente per alcune caratteristiche: se la risposta comportamentale
e neurofisiologica del bambino aumenta di nuovo (disabituazione), allora avrà discriminato i due stimoli.

13. Quali sono le difficoltà nello studiare lo sviluppo percettivo nei bambini piccoli?

La percezione umana è uno degli ambiti della psicologia più studiati sin dagli inizi del 900, mentre gli studi
sullo sviluppo delle abilità percettive del bambino sono molto più recenti, perché molto più complesse. I
bambini hanno infatti un repertorio comportamentale molto limitato e lo studio dello sviluppo percettivo in
età precoce si può basare solo sull’analisi delle risposte che spontaneamente il bambino da agli stimoli che
gli vengono presentati. Inoltre, l’assenza di linguaggio, o la capacità linguistiche ancora immature, non
permette allo sperimentatore di utilizzare compiti in cui debba esserci una chiara comprensione delle
consegne. Se parliamo di studi sui neonati alle difficoltà precedenti si aggiungono ulteriori problematicità:
essi hanno delle capacità di attenzione molto limitate e sono molto sensibili alle situazioni di discomfort che
scatenano facilmente il pianto del bambino. Infine, i momenti di veglia sono pochi e possono essere
interrotti repentinamente da momenti di sonno profondo.

14. Descrivi il paradigma del condizionamento.

Il paradigma del condizionamento si basa sul condizionare le risposte del bambino in un determinato modo
a uno stimolo, cioè gli viene insegnato a dare una determinata risposta comportamentale alla
presentazione di uno stimolo preciso attraverso il CONDIZIONAMENTO OPERANTE – successivamente viene
proposto al bambino un nuovo stimolo differente dal primo, anche solo per una caratteristica. Se il
bambino risponde con lo stesso comportamento non discrimina i due stimoli, al contrario se non vi è la
comparsa della risposta a cui il bambino è stato condizionato vuol dire che il bambino ha discriminato i due
stimoli e non ritiene di dover rispondere nel modo che conosce. Questo paradigma è molto simile per
procedura al paradigma dell’abituazione, ma in questo caso non si aspetta che il bambino si abitui
spontaneamente allo stimolo riducendo le sue risposte comportamentali e/o neurofisiologiche, ma si
interviene direttamente sulle risposte del bambino che vengono, appunto, condizionate. Per poter
raggiungere delle conclusioni significative sulle capacità percettive dei bambini, oltre al gruppo
(sperimentale) a cui nella fase di test viene presentata un nuovo stimolo, deve essere presente un altro
gruppo (di controllo) a cui viene presentato lo stesso stimolo del condizionamento. Solo nel caso in cui le
risposte comportamentali e/o neurofisiologiche dei bambini appartenenti al gruppo sperimentale (nuovo
stimolo) siano le uniche a subire un incremento si può concludere che vi è stata una discriminazione dello
stimolo. In caso contrario (uguaglianza tra gruppo sperimentale e gruppo di controllo) lo sperimentatore
non può raggiungere nessuna conclusione.

15. Descrivi il paradigma dell'abituazione.

Il paradigma dell’abituazione si basa sull’osservazione che la presentazione di uno stimolo percettivo


(acustico, visivo, olfattivo, gustativo, tattile) non familiare tende a produrre una risposta psicofisiologica e/o
comportamentale nel neonato, ma che, con la presentazione ripetuta dello stesso stimolo, l’iniziale risposta
diminuisce progressivamente, testimoniando un processo di abituazione allo stimolo. Le interpretazioni più
recenti sostengono che durante il paradigma dell’abituazione il bambino si costruisce una rappresentazione
mentale dello stimolo che gli viene somministrato ripetutamente. Ad ogni riproposizione dello stimolo di
fatto per il bambino si verifica un aumento della coincidenza tra rappresentazione mentale e stimolo
esterno, portandolo gradualmente a ridurre le sue risposte. Le ricerche che lo utilizzano devono prevedere
due momenti sperimentali fondamentali che stanno alla base del paradigma: I. La fase di abituazione II. La
fase di test I Durante la fase di abituazione al neonato viene presentato uno stimolo percettivo (acustico,
visivo, olfattivo…) che non gli è familiare. Ci si aspetta che alla presentazione di tale stimolo che non
conosce il bambino reagisca con delle risposte comportamentali e/o psicofisiologica che dimostrino
l’avvenuta percezione di uno stimolo nuovo. Allo stesso modo ci si aspetta che, a seguito di presentazioni
ripetute dello stesso stimolo, le risposte del bambino diminuiscano significativamente – meno sguardi,
frequenza di suzione ridotta, etc. Quando ciò avviene si considera terminata la fase di abituazione e si passa
alla fase successiva. II A questo punto al bambino viene presentato un nuovo stimolo che differisce dal
precedente per alcune caratteristiche e si osservano le sue reazioni. Se la risposta aumenta, si può
ipotizzare che il neonato abbia discriminato i due stimoli. A questo punto lo sperimentatore può registrare
due diversi andamenti. Se il bambino percepisce il nuovo stimolo come diverso dal precedente ricomincerà
a dare risposte comportamentali o neurofisiologiche di interesse. In questo caso si parla di disabituazione.
Se al contrario non si dovesse registrare alcuna variazione positiva di incremento nelle risposte del bambino
egli dimostra di non aver discriminato tra i due stimoli. L’utilizzo del paradigma dell’abituazione obbliga lo
sperimentatore che vuole utilizzarlo ad avere anche un gruppo di controllo oltre al gruppo sperimentale.
Infatti per poter raggiungere delle conclusioni significative sulle capacità percettive dei bambini, oltre al
gruppo a cui nella fase di test viene presentata un nuovo stimolo, deve essere presente un altro gruppo a
cui viene presentato lo stesso stimolo dell’abituazione. Solo nel caso in cui le risposte comportamentali e/o
neurofisiologiche dei bambini appartenenti al gruppo sperimentale (nuovo stimolo) siano le uniche a subire
un incremento si può concludere che vi è stata una discriminazione dello stimolo. In caso contrario
(uguaglianza tra gruppo sperimentale e gruppo di controllo) lo sperimentatore non può raggiungere
nessuna conclusione.

16. Elenca alcuni dei principali risultati emersi dalle ricerche che hanno utilizzato il paradigma della
preferenza.

Sono moltissime le ricerche che hanno utilizzato paradigma della preferenza, basato sull’osservazione della
direzione dello sguardo del bambino, rilevando delle preferenze nel bambino nei primi 3 mesi di vita:
Preferenza di stimoli strutturati (come una scacchiera) rispetto a quelli non strutturati. Preferenza di stimoli
che contengono un maggior livello di contrasto. Preferenza di stimoli grandi rispetto ai piccoli. Preferenza di
stimoli tridimensionali rispetto a quelli bidimensionali. Preferenza per stimoli presentati lungo il piano
fronto-parallelo, rispetto a quelli presentati in altre posizioni Preferenza per stimoli in movimento rispetto a
quelli statici. Preferenza per figure curvilinee rispetto a quelle rettilinee. Preferenza per l’orientamento
orizzontale rispetto a quello verticale. Preferenza per stimoli che rappresentano schematicamente il volto
umano rispetto ad altri stimoli rappresentanti altre figure (ma uguali per complessità al volto • Preferenza
di volti femminili rispetto a quelli maschili • Preferenza per il volto materno rispetto a quello di una donna
estranea • Preferenza per la voce materna rispetto a quella di una donna estranea • Preferenza per suoni
ritmati.

17. Quali sono i principali indicatori utilizzati nello studio dello sviluppo percettivo?

I principali indicatori nello studio dello sviluppo percettivo sono comportamentali e psicofisiologici, ovvero
gli sperimentatori presentavano stimoli di diversa natura percettiva ai bambini per osservare le loro
reazioni. I primi sono stati ricavati da un limitato repertorio di comportamento del bambino e
generalmente si tratta di osservare: la fissazione visiva di uno stimolo l’orientamento dello sguardo e del
capo la variazione di frequenza di suzione non nutritiva Più recentemente sono state sviluppate delle
tecniche che valutassero anche gli indicatori psicofisiologici: il battito cardiaco – che può
accelerare/decelerare o mantenere la stessa frequenza che aveva prima della presentazione dello stimolo
la conduttività cutanea – che valuta la variazione della resistenza elettrica della pelle l’attività cerebrale,
come la ERP, che misura i potenziali evocati connessi allo stimolo e la risonanza magnetica funzionale
(fMRI).

18. Quali sono le principali differenze tra il paradigma della preferenza e il paradigma dell'abituazione?

Nel metodo della preferenza due o più stimoli vengono presentati simultaneamente per osservare a quale il
bambino presta più attenzione, mentre nel metodo dell’abituazione, che non concerne solo la percezione
visiva, ma anche tattile, acustica e olfattiva, lo stimolo ripetuto diventa così familiare che le risposte non
avvengono più, per cui lo stimolo deve essere sostituito da uno nuovo e diverso, per riaccende l’attenzione
(disabituazione).

19. Descrivi il metodo high amplitude sucking.

Questo metodo si basa sulle osservazioni che sono state fatte relativamente ai comportamenti di suzione
del neonato. Il ritmo e la forza di tali comportamenti muta in relaziona agli stati attentivi del neonato:
quando è interessato o incuriosito da qualcosa tende infatti ad aumentare il ritmo e la forza con cui succhia.
Sfruttano questo principio gli sperimentatori hanno costruito un particolare succhiotto i cui sensori sono in
grado di cogliere le variazioni di velocità e forza della suzione. All’inizio di una valutazione per prima cosa
viene definita la baseline di suzione specifica di quel bambino. Per fare questo il succhiotto con i sensori
viene lasciato al bambino mentre si trova in un momento di calma e in assenza di stimolazioni interessanti o
nuove. I valori registrati durante questa prima sessione saranno il punto di partenza per valutare le
variazioni durante la seduta sperimentale vera e propria. Con questa tecnica facendo attenzione alle
variazioni nel ritmo e nella forza della suzione si può valutare se le stimolazioni suscitano una reazione nel
bambino. Come con il paradigma dell’abituazione se il bambino risponde con un aumento nella suzione alla
presentazione di uno stimolo significa che lo discrimina da quello precedente, un assenza di variazione
suggerisce un’assenza di riconoscimento.

20. Descrivi il metodo del potenziale evocato.

Nel caso uno sperimentatore decida di utilizzare il metodo del potenziale evocato le abilità percettive del
bambino vengono misurate valutando le variazioni delle onde cerebrali del bambino. Ai bambini viene
infatti presentato uno stimolo mentre sono collegati a degli elettrodi in grado di registrare le onde
cerebrali. Se il bambino a cui viene presentato lo stimolo sta avvertendo un mutamento tale
riconoscimento di un cambiamento verrà segnalato dal mutamento della forma delle onde cerebrali, si
tratta appunto di un potenziale evocato dallo stimolo.

21. Quali sono le principali differenze tra il metodo del potenziale evocato e il metodo high amplitude
sucking.

Il metodo high amplitude sucking è uno speciale succhiotto che stabilisce la linea base della velocità di
suzione (high amplitude sucking). La stimolazione provoca mutamenti nella forza e nella velocità di suzione;
possibilità di associare stimoli al circuito del succhiotto per cogliere le preferenze. Mentre per il metodo del
potenziale evocato alla presentazione degli stimoli, vengono registrate le onde cerebrali prodotte. Se il
bambino avverte lo stimolo, ci sarà un mutamento nella forma delle onde cerebrali (potenziali evocati).

22. Descrivi il paradigma della preferenza.

Tra i paradigmi sperimentali classici più utilizzati per valutare la percezione attraverso gli indizi
comportamentali c’è il paradigma della preferenza. Con questo paradigma si analizzano le PREFERENZE
VISIVE SPONTANEE del bambino. Due o più stimoli vengono presentati simultaneamente al bambino e si
osserva quale stimolo viene osservato per più tempo. Questo paradigma si basa sull’assunto che se il
bambino guarda per un tempo maggiore uno dei due stimoli vuol dire che li ha osservati entrambi, ha
percepito una differenza tra i due e per qualche motivo ne preferisce uno (quello che guarda per più
tempo) – Ideato da FRANTZ che ideo anche la CAMERA DI OSSERVAZIONE dove il bambino sdraiato supino
poteva vedere delle figure sopra di lui – attraverso un foro lo sperimentatore poteva vedere l’immagine
riflessa nell’occhio del bambino. Questo paradigma può essere utilizzato sia per gli stimoli visivi che per
quelli uditivi. Nel caso si voglia valutare la percezione visiva si presentano al bambino due figure
simultaneamente, una figura a destra e una a sinistra. Per gli stimoli uditivi invece si sceglie di presentarli in
successione alternata, fino a che si “abitua”, quindi si osserva su quale stimolo mantiene più alta la risposta.
04. Descrivi il superamento del sincretismo percettivo.

Grazie alla sinergia degli sviluppi neurofisiologici, cognitivi e all’esperienza, tra i 6 e i 9 anni assistiamo a un
continuo e progressivo miglioramento delle abilità percettive: i bambini procedono ad esplorazioni
esaustive degli stimoli e la prospettiva diviene reversibile. Inoltre la percezione è guidata ed organizzata da
un’articolazione gerarchica del campo fenomenico. Durante questo periodo parliamo di percezione
analitica. Dopo i 9 anni, oltre ai notevoli progressi nel mantenimento della costanza di forma e dimensione,
i ragazzi arrivano a padroneggiare una percezione sintetica. Quando si parla di percezione sintetica
parliamo di una percezione globale ma differenziata.

05. Quali sono le costanze percettive?

Per quanto riguarda la percezione delle forme, alla nascita il bambino è in grado di identificare due figure
uguali, anche se presentate da angolature diverse. Questo fenomeno si chiama costanza della forma,
quando l’oggetto viene identificato nella forma, anche se cambia orientamento o inclinazione. Per quanto
riguarda la percezione delle forme, alla nascita il bambino è in grado di identificare due figure uguali, anche
se presentate da angolature diverse. Questo fenomeno si chiama costanza della forma, quando l’oggetto
viene identificato nella forma, anche se cambia orientamento o inclinazione. Verso i 3 mesi riconosce anche
che un oggetto è sempre lo stesso anche se cambia la distanza, costanza della dimensione. La percezione
delle costanze è fondamentale per percepire l’ambiente come costante, anche quando variano le
stimolazioni e le immagini retiniche ad esse legate. Ad esempio, verso i 4-5 anni i bambini riconoscono
forme dai contorni frammentati. Nella prima infanzia e in età prescolare si ha però ancora la difficoltà a
cogliere gli elementi costituenti una figura organizzata. Il fenomeno si chiama sincretismo percettivo
infantile.

06. Che cosa definisce il sincretismo percettivo?

Il sincretismo percettivo infantile è la difficoltà ad organizzare in maniera flessibile gli stimoli, in particolare
si manifesta quando la percezione della struttura nel suo insieme ostacola l’individuazione delle singole
parti. Questa modalità di percepire le forme contraddistingue il bambino fino all’età scolare quando il
superamento della percezione sincretica lo avvia verso una percezione analitica.

05. Descrivi la procedura del visual cliff o precipizio visivo.

Il bambino viene messo su un tavolo di vetro, per metà coperto da un telo, mentre l’altra metà rimane
scoperta. Sotto la parte scoperta del tavolo, a circa 1 m di distanza, viene posto lo stesso telo, in modo da
creare la sensazione di un baratro. Il bambino si trova sulla parte di tavolo coperta dal telo, mentre la
madre si pone dalla parte opposta, al termine della lastra di vetro e lo chiama. Il piccolo, avanzando a
gattoni, va sicuro fino al punto in cui inizia il baratro, quindi si ferma mostrando indecisione e timore.

06. Quali sono i principali risultati emersi con l'utilizzo del visual cliff o precipizio visivo?

Il visual cliff o precipizio visivo. Venne ideato da Gibson e Walk nel 1960 per studiare la percezione della
profondità. Consiste nel porre Il bambino su un tavolo di vetro, per metà coperto da un telo, mentre l’altra
metà rimane scoperta. Sotto la parte scoperta del tavolo, a circa 1 m di distanza, viene posto lo stesso telo,
in modo da creare la sensazione di un baratro. Se il bambino piccolo (6-14 mesi) ha percepito ha percepito
la profondità si ferma al contrario se non da importanza al precipizio continuerà a gattonare. Si ipotizza una
relazione tra: acquisizione dell’autonomia nel movimento, percezione sempre più precisa degli indizi di
profondità e comparsa di un’emozione appropriata, la paura. Con i bambini più piccoli, che non riescono a
spostarsi autonomamente, è possibile registrare la frequenza del battito cardiaco, i movimenti degli occhi e
altri segnali emessi quando il bambino viene posto a pancia in giù o avvicinato al precipizio visivo. A 1 mese
non ci sono alterazioni Dai 2 mesi si rilevano degli indizi che indicano che il bambino ha aumentato la sua
attenzione: non si tratta di reazioni di paura. Come si comportano i bambini più piccoli?Con i bambini più
piccoli, che non riescono a spostarsi autonomamente, è possibile registrare la frequenza del battito
cardiaco, i movimenti degli occhi e altri segnali emessi quando il bambino viene posto a pancia in giù o
avvicinato al precipizio visivo. A 1 mese non ci sono alterazioni. Dai 2 mesi si rilevano degli indizi che
indicano che il bambino ha aumentato la sua attenzione: non si tratta di reazioni di paura.

07. Quali sono le principali differenze allo studio delle percezioni intermodali di Piaget e Gibson?

Le nuove tecniche per esaminare la percezione degli oggetti nella prima infanzia hanno dimostrato che in
effetti i bambini piccoli percepiscono gli oggetti molto prima di quanto si fosse ipotizzato qualche decennio
fa. Ciò che è in discussione ora è se essi abbiano bisogno di imparare come percepire o se invece siano già
preparati a usare la percezione. Piaget riteneva che l’abilità d’integrare le informazioni avvenisse con
l’esperienza, quindi per poter percepire gli oggetti come enti solidi costituiti di materia, i bambini dovessero
prima imparare a coordinare il tatto con la visione e quindi essere in grado di raggiungere e afferrare gli
oggetti. Solo verso i 4-5 mesi il bambino inizia a sperimentare che dalla stessa fonte possono derivare
diverse sensazioni e attraverso l’azione può perfezionare la conoscenza specifica di diversi oggetti. Per
Gibson, invece, la coordinazione intermodale è una componente che inizia a svilupparsi sin dalla nascita in
quanto i sensi, seppur con funzioni diverse, agiscono insieme e sono ugualmente importanti
nell’acquisizione delle informazioni; il bambino, così, è in grado di percepire prima di agire. Le ricerche
hanno confermato quest’ultimo punto di vista in quanto le percezioni intermodali sono parte integrante
della vita psichica si dalla nascita per permettere una visione unificata del mondo percettivo.

08. Porta alcuni esempi di integrazione tra percezioni visive e percezione uditiva.

Le percezioni con i diversi sensi non sono separate, comunemente utilizziamo più sensi insieme. Ad
esempio, vista e udito sono normalmente utilizzati quando si parla o quando sentiamo l’ambulanza sulla
strada e con gli occhi ne cerchiamo la direzione. Non teniamo separate la rappresentazione delle labbra che
si muovono e della voce che esce, tanto che ci dà molto fastidio quando un film è doppiato male e la voce
non esce in corrispondenza al movimento della bocca (anche se lo sfasamento è minimo). Allo stesso modo
non teniamo separati il suono dell’ambulanza dall’ambulanza che vediamo passare sulla strada. O ancora il
neonato sente un rumore e si gira per esplorare lo stimolo oppure il neonato riconosce e si gira verso la
mamma, sentendo la sua voce (anche se tiene le labbra chiuse e la voce esce da un registratore).

09. Cos'è la mappatura intermodale attiva?

Le percezioni con i diversi sensi non sono separate, comunemente utilizziamo più sensi insieme.

Meltzoff e Moore (1977) hanno condotto delle ricerche sui neonati riguardo alla precocità del processo di
simulazione. Hanno infatti dimostrato che i neonati i movimenti della bocca e del volto degli adulti che li
guardano. La capacità di rappresentarsi in maniera “astratta” ciò che proviene dai sensi viene chiamata
dagli autori “mappatura intermodale attiva”. Per portare altri esempi, la percezione di uno stimolo uditivo
(la voce) viene immagazzinata in una forma amodale (e non come stimolo uditivo), in questo modo può
essere utilizzata dagli altri sensi. Un esperimento con bambini di 3-4 mesi ha evidenziato come essi sono
attenti sia al suono che al movimento della bocca, dal momento che imitavano le vocali solo se
l’informazione uditiva (es. “a”) e quella visiva (aprire la bocca per pronunciare “a”) dell’adulto
corrispondevano. Ciò non avveniva se l’adulto apriva la bocca ma non pronunciava al vocale o se apriva la
bocca e pronunciava un’altra vocale.

10. Cos'è la percezione intermodale?

Le percezioni con i diversi sensi non sono separate, comunemente utilizziamo più sensi insieme. Ad
esempio, vista e udito sono normalmente utilizzati quando si parla o quando sentiamo l’ambulanza sulla
strada e con gli occhi ne cerchiamo la direzione. Non teniamo separate la rappresentazione delle labbra che
si muovono e della voce che esce, tanto che ci dà molto fastidio quando un film è doppiato male e la voce
non esce in corrispondenza al movimento della bocca (anche se lo sfasamento è minimo). Allo stesso modo
non teniamo separati il suono dell’ambulanza dall’ambulanza che vediamo passare sulla strada. Si parla di
coordinazioni intermodali riferendoci proprio alla capacità di mettere insieme le informazioni provenienti
da più canali percettivi, creando un’unica rappresentazione mentale implicita. Piaget (1937) riteneva che la
capacità di integrare le varie informazioni avvenisse con l’esperienza, a partire dai 4-5 mesi. Prima di questa
età le percezioni erano immaginate come separate. Attualmente si ritiene, invece, che la coordinazione
intermodale sia presente fin dalla nascita (Gibson, 1969), permettendo una visione unificata del mondo.

05. Quali sono le abilità precoci manifestate dal bambino nell'ambito del linguaggio e a quali fattori
possono essere ricondotte?

Esistono alcune condizioni indispensabili perché possa emergere e svilupparsi un linguaggio verbale:
CONTESTO COMUNICATIVO; ESPOSIZIONE AD UNA LINGUA; INTEGRITà DEI SISTEMI DI INPUT E DI OUTPUT.
Le capacità percettive precoci del bambino sono il punto di partenza per ogni forma di acquisizione
linguistica. Il processo di acquisizione del linguaggio comincia infatti con la sua percezione. Si è messo in
evidenza che le capacità precoci legate a caratteristiche linguistiche sono presenti già durante le prime ore
di vita. Il feto è quindi in grado di percepire le basse frequenze che veicolano le informazioni intonazionali e
prosodiche, ma anche melodie e ritmi. Tali esperienze permettono al bambino di sviluppare già prima della
nascita una certa sensibilità ai suoni del linguaggio. Tale sensibilità rimane in modo generale per lingue
diverse fino ai 6 mesi, in seguito si arriva ad includere solo la propria lingua madre. Tale sensibilità
linguistica rappresenta il punto di partenza per lo sviluppo del linguaggio.

06. Che cos'è il linguaggio?

Il Linguaggio è la capacità dell’uomo di utilizzare un codice per esprimere, comunicare e rappresentare la


realtà interna ed esterna. Il suo codice è un sistema arbitrario di simboli, cioè parole che rappresentano le
cose. Durante lo sviluppo il bambino apprende ad associare simboli e cose. Per linguaggio, quindi, non si
intendono solo le singole parole, ma anche le regole usate per pronunciarle, per combinarle tra loro e per
dargli significato, ragion per cui è importante sottolineare la sua specificità, cioè le proprietà che rendono il
linguaggio unico e diverso dagli altri sistemi comunicativi, che sono due: creatività ed arbitrarietà. Creatività
perché chi parla una lingua è in grado di produrre una grande varietà di messaggi combinando tra loro un
numero limitato di unità (fonemi e parole); arbitrarietà in quanto il significato non può essere ricavato dalla
forma del suono, ma dev’essere appreso e trasmesso culturalmente da una generazione ad un’altra.

07. Parla della relazione tra capacità percettive e sviluppo del linguaggio.

Le capacità percettive precoci del bambino sono il punto di partenza per ogni forma di acquisizione
linguistica. Il processo di acquisizione del linguaggio comincia, infatti, con la sua percezione, ovvero quando
inizia l’esposizione alla lingua parlata nella comunità linguistica in cui il bambino si troverà a crescere.
Addirittura, nell’ultimo trimestre di vita intra-uterina, quando l’orecchio è già formato, il feto percepisce le
basse frequenze e tali esperienze gli permettono di sviluppare, già prima della nascita, una certa sensibilità
ai suoni del linguaggio. Tale sensibilità linguistica rappresenta il punto di partenza per lo sviluppo del
linguaggio e permane in modo generale per tutte le lingue fino a 6 mesi; dopodiché si riduce gradualmente
fino a selezionare solo la lingua per cui sono stati ricevuti dei rinforzi.

08. Come si sviluppa il linguaggio?

Numerose ricerche documentano la capacità del bambino di comunicare prima di saper parlare, utilizzando
gesti e vocalizzi. La capacità generativa, quindi, è presente sin dalla nascita anche se si esprime in modo
diverso nelle diverse fasi dello sviluppo e nelle diverse aree del sistema linguistico. Il linguaggio verbale non
s’insegna, ma si acquisisce, si apprende o emerge e affinché accada ciò, sono necessarie tre condizioni: un
contesto comunicativo favorevole, l’esposizione ad una lingua ed un’integrità di sistemi di input e output.
Le capacità percettive precoci del bambino sono il punto di partenza per ogni forma di acquisizione
linguistica. Il processo di acquisizione del linguaggio comincia, infatti, con la sua percezione, ovvero quando
inizia l’esposizione alla lingua parlata nella comunità linguistica in cui il bambino si troverà a crescere.
Addirittura, nell’ultimo trimestre di vita intra-uterina, quando l’orecchio è già formato, il feto percepisce le
basse frequenze e tali esperienze gli permettono di sviluppare, già prima della nascita, una certa sensibilità
ai suoni del linguaggio. Tale sensibilità linguistica rappresenta il punto di partenza per lo sviluppo del
linguaggio.

09. Quali sono le caratteristiche fondamentali del linguaggio?

Le caratteristiche fondamentali del linguaggio sono: Comunicazione: Il linguaggio viene utilizzato per
parlare con gli altri. Ciò implica abilità anche sociali, dato che ci si deve autoregolare in relazione a chi
stiamo parlando; Pensiero: pensiero e linguaggio sono strettamente connessi. Per Piaget lo sviluppo del
linguaggio sarebbe conseguente a quello del pensiero, cioè alla capacità rappresentazionale (teoria
stadiale). Secondo Vygotskij il linguaggio si troverebbe in relazione dinamica con il pensiero, in quanto in
grado di trasformarlo e influenzarlo. Infatti, pur avendo un’origine indipendente, linguaggio e pensiero si
integrano nel corso dello sviluppo divenendo strutturalmente interdipendenti. Infine Bruner integra le due
prospettive affermando che l’acquisizione del linguaggio è fondamentale per lo sviluppo mentale.
Autoregolazione: Il linguaggio influenza non solo il pensiero ma anche l’azione. Si pensi alle istruzioni che
diamo ai bambini o a quelle che i bambini si danno da soli, si tratta di un controllo verbale del
comportamento. Altre caratteristiche del linguaggio sono: Arbitrarietà– tra significato e significante ad
eccezione delle onomatopee Convenzionalità – rappresenta un accordo tra gli uomini ai fini della
comunicazione tra di loro Generatività – pochi suoni per tante parole, cioè attraverso un numero limitato di
elementi e di regole di combinazione si realizzano un numero infinito di enunciati. La generatività (detta
anche capacità di codifica) è innata, ma l’acquisizione del codice si sviluppa in tempi e in modi diversi e
nelle diverse componenti del sistema linguistico.

10. Quali sono le abilità indispensabili per lo sviluppo fonologico del bambino?

Le abilità indispensabili per lo sviluppo fonologico del bambino sono la capacità di discriminazione psico-
acustica e la capacità di categorizzazione fonetica. Esiste inoltre un criterio per cui questo tipo di sviluppo
deve essere completato entro i tre anni di età.

11. Definisci sinteticamente il primo sviluppo fonologico.

Lo sviluppo fonologico è un processo radicato nello sviluppo motorio e percettivo. Lo sviluppo inizia in
tempi molto rapidi. Infatti già a 5/6 mesi i bambini sono in grado di distinguere i tratti fondamentali di tutte
le lingue. A 4 anni la capacità fonologica è in stretto rapporto con la conoscenza dei vocaboli, mentre a 5
anni i fonemi vengono percepiti come unità distinte dalle parole e dal loro significato.

10. Spiega come funziona la GU - Grammatica Universale? RISPOSTA LINGUISTICA GENERATIVA

Bisogna pensare alla GU come ad una serie di interruttori che possono avere due posizioni
on(acceso)/off(spento). Per ogni regola grammaticale gli interruttori si posizionano su on/off a seconda
delle caratteristiche della lingua. Ad esempio, la regola definita PRO (pronome): la presenza o meno del
soggetto espresso in una frase. La GU può avere due posizioni “ON/OFF”. In on la regola è attivata quindi la
lingua consente frasi in cui il soggetto non è esplicitato come ad esempio la lingua italiana: ES. Andremo al
mare domenica. In off la regola non è attivata quindi la lingua non consente frasi in cui il soggetto non è
esplicitato come ad esempio la lingua inglese. Le ricerche interne a questo approccio hanno portato ad
ipotizzare che inizialmente tutti gli “interruttori” siano posizionati su ON e che solo con l’esperienza i
bambini arrivino a capire quali debbano essere assestati sul valore OFF.

11. Descrivi la posizione della linguistica generativa sullo sviluppo del linguaggio.
SLIDE Secondo la linguistica generativa il LAD è preposto a consentire la comprensione e produzione di
frasi, indipendentemente, come abbiamo visto, dalla specificità delle varie lingue. Un’altra caratteristica del
LAD è quella di essere indipendente dai meccanismi di apprendimento che siano intesi come l’imitazione
oppure l’associazione. Secondo questi studiosi esisterebbero numerose evidenze in favore della linguistica
generativa e dell’esistenza del LAD – Language Acquisition Device a cui si affiancano però alcune criticità.

Nucleo teorico portante della teoria di Chomsky è l’idea che alla base dell’intero sviluppo linguistico si
debba porre una funzione specifica: la sintassi. Il bambino acquisirebbe il suo linguaggio nella costante
ricerca delle regole sintattiche della sua lingua che regolano rapporti e relazioni tra le parole consentendo
anche la creazione di nuovI messaggi originali. Ma che caratteristiche hanno le regole sintattiche? STEP 1 Le
regole sintattiche sono intuite implicitamente. STEP 2 Le regole sintattiche sono sollecitate ed attivate dal
contatto con lo stimolo linguistico. STEP 3 Dal contatto tra le regole sintattiche e lo stimolo linguistico si
innesca un processo attivo di ricerca e verifica. STEP 4 La maturazione genetica consente la scoperta delle
regole sintattiche attraverso il Language Acquisition Device (LAD).

INTERNET Chomsky suddivise i campi di studio della linguistica in competence, la conoscenza innata[3] delle
strutture linguistiche posseduta dal parlante, e performance, l'atto linguistico concreto. La linguistica
generativa si è occupata prevalentemente della competence nell'ottica di produrre una descrizione astratta
e formalizzata della conoscenza che il parlante ha della propria lingua. L'attività di formalizzazione
considera il linguaggio come un oggetto matematico: la matematica è un linguaggio astratto le cui
espressioni possono essere vere o false sulla base di un insieme di assiomi e regole stabilito a priori; in
questo senso in algebra l'espressione x=3 può essere vera, mentre non lo è mai 2=3. Una teoria sulla
competence in linguistica è molto simile a un insieme di assiomi e di regole in matematica: una frase è
sintatticamente corretta (vera), se possiamo dimostrare che la sua struttura è in accordo con un dato
insieme di regole e assiomi, cioè se la frase può essere derivata da questo. Il termine linguistica generativa
non va inteso come studio dei meccanismi preposti alla produzione del linguaggio, quanto piuttosto alla
elaborazione di teorie di descrizione formale del linguaggio come oggetto derivabile con procedimenti
inferenziali da un corpus di assiomi e regole: una grammatica. Una grammatica generativa può essere usata
sia in fase di analisi, riconducendo una frase data alla struttura da cui essa è derivata, sia in fase di
produzione, generando frasi che un parlante competente riconosca come lecite. Molti sforzi si sono
indirizzati al problema di descrivere la grammatica di un linguaggio nei termini di conoscenza necessaria per
comprendere e parlare. La linguistica generativa ha avuto come campo d'indagine privilegiato la sintassi,
ma l'ipotesi generativa ha avuto una forte influenza su altri settori della linguistica e su altre discipline: ad
esempio, molti informatici che si occupano di paradigmi di programmazione da tempo si confrontano con
gli strumenti concettuali della linguistica generativa.

12. Descrivi la posizione della teoria comportamentista del linguaggio?

Secondo questa prospettiva per la comparsa del linguaggio sarebbero determinanti l’esperienza e
l’apprendimento. Il comportamento verbale, al pari di qualunque altro comportamento, se viene rinforzato
tende a ripresentarsi e a permanere. Al contrario in assenza di rinforzo tende a regredire. Questo approccio
è stato criticato a causa dei suoi numerosi limiti tra cui la negazione dell’evidente e precoce aspetto
creativo del linguaggio.

13. Quali sono le principali teorie sullo sviluppo del linguaggio?

Sono La teoria comportamentista di Skinner e la teoria della linguistica generativa di Chomsky ( Alla base di
questa teoria la considerazione di una facoltà basilare del linguaggio: la sintassi. Le regole sintattiche sono
quelle regole che governano la corretta relazione tra le parole. La capacità di maneggiare le regole
sintattiche permette di trasformare una forma-base in nuove proposizioni).

14. Quali sono i requisiti fondamentali del linguaggio?


Affinché un sistema di comunicazione possa essere considerato “linguaggio” occorre che abbia:
Semanticità: rappresentare simbolicamente oggetti, eventi, stati emotivi, concetti astratti; Dislocazione:
riferirsi al passato e al futuro, oltre che al presente; Produttività: il parlante deve essere in grado di
comprendere frasi nuove, mai sentite prima, e produrre, con il repertorio circoscritto di suoni e vocaboli
specifici della sua lingua, un numero potenzialmente infinito di messaggi; Adesione a regole: la produzione
deve rispettare le regole rigide ed arbitrarie accettate per convenzione sociale.

15. Che cosa sono il LAD - Language Acquisition Device - e GU - Grammatica Universale? Pag.13

L’esistenza del LAD – Language Acquisition Device – venne ipotizzata proprio da Avram Noam Chomsky
(1928-vivente) negli anni ‘60. Secondo questo autore si tratterebbe di una matrice biologica strutturata
sulla base di una grammatica universale – GU . La GU – sarebbe un sistema complesso di regole e principi o
usando le parole dello stesso Chomsky: “il sistema di principi, condizioni e regole che sono elementi
proprietà di tutte le lingue”.

06. Qual è la differenza tra lallazione canonica e lallazione variata?

Nella prima all’età di 6/7 mesi il bambino produce sequenze consonante-vocale con le stesse caratteristiche
delle sillabe, ripetute più volte (come ad es. baba, gaga) esse sono le Prime emissioni vocali articolate Nella
seconda all’età di 10/12 mesi il bambino produce sequenze sillabiche complesse (come ad es. baga). Sono i
primi suoni con caratteristiche analoghe a quelle della lingua di appartenenza

07. Porta alcuni esempi di evidenze scientifiche a favore della linguistica generativa e dell'esistenza del
LAD - Language Acquisition Device.

Il LAD è preposto a consentire la comprensione e produzione di frasi, è indipendente dai meccanismi di


apprendimento che siano intesi come l’imitazione oppure l’associazione. Secondo gli studiosi esisterebbero
numerose evidenze quali: La lingua madre si acquisisce ad una data età prefissata; Si parla precocemente e
rapidamente anche se l’offerta della stimolazione linguistica è diversa; L’ipercorrettismo o
sovrageneralizzazione della regola possono essere considerate delle prove a favore dell’esistenza del LAD.

08. Come si origina il linguaggio secondo i meccanismi del statistical learning?

Essi sono dei meccanismi di apprendimento innati. Questi meccanismi consentirebbero di estrapolare le
regolarità nascoste nel flusso delle informazioni attraverso l’apprendimento delle relazioni statistiche tra gli
elementi che compongono le sequenze temporali, ovvero tenendo conto della probabilità con la quale un
elemento di una sequenza segue l’elemento precedente. Inoltre una delle caratteristiche fondamentali per
l’apprendimento linguistico sarebbe la capacità di segmentare il flusso del parlato. Ovvero la capacità di
comprendere dove finisce una parola e ne comincia un’altra.

09. Quali sono i mezzi di comunicazione prelinguistica a disposizione dei bambini?

Sono tutti quei suoni non-comunicativi che il bambino produce come il pianto e le vocalizzazioni.
L’espressione facciale delle emozioni come ad esempio il sorriso. Anche lo sguardo è un importante mezzo
di comunicazione e dopo il primo mese di vita il bambino sorride al volto umano e ricerca attivamente il
contatto visivo.

10. Quali sono le principali tappe dello sviluppo prelinguistico?

Sono: 0/1 mese Suoni di natura vegetativa; 2/4 mesi suoni di benessere e risate; 4/6 mesi vocalizzazioni;
6/7 mesi lallazione canonica; 10/12 mesi lallazione variata.

11. Quali sono le criticità della teoria della linguistica generativa?


La linguistica generativa ha però anche molte criticità., ovvero: Si esclude ogni rapporto con
l’apprendimento; Non si attribuisce importanza al rapporto tra linguaggio e attività cognitive, percettive,
motorie, etc.; Non spiega come mai la comprensione è possibile anche quando le regole sintattiche sono
violate ; Non spiega come mai per interpretare una frase occorre riferirsi a qualcosa che va oltre la struttura
sintattica.

07. A cosa servono le restrizioni fonotattiche di una lingua?

Le restrizioni fonotattiche di una lingua prescrivono quali sono le condizioni fonologiche che le parole di
una determinata lingua devono possedere per essere considerate ben formate.

08. Che cosa si intende riferendosi al lessico?

Il lessico è l’insieme di vocaboli che costituiscono una determinata lingua.

10. Definisci i principali ambiti di sviluppo del linguaggio.

Gli ambiti di sviluppo del linguaggio sono: fonetica, che fa riferimento alle caratteristiche articolatorie dei
foni; fonologia che si riferisce alla combinazione dei suoni necessaria per arrivare alla formazione di parole
appartenenti ad una determinata lingua; lessico-semantica, che riguarda il vocabolario usato e compreso;
pragmatica, fa riferimento alle capacità di usare il linguaggio in modo adeguato rispetto al contesto sociale
e culturale; morfo-sintassi, che tratta le regole di combinazione delle parole che sono alla base della
produzione di frasi.

11. Definisci le caratteristiche principali dello stile comunicativo dell'adulto responsivo.

Lo stile comunicativo dell’adulto responsivo è costituito da due aspetti: uno di carattere quantitativo (c’è
una buona variabilità delle parole), e uno di carattere conversazionale (costruzioni verticali; ripetizioni;
formulazioni; contingenza semantica).

12. Quale importanza hanno i contesti nell'interazioni comunicative?

I contesti nell’interazione comunicativa hanno la funzione di minimizzare il rischio di errore all’interno della
comunicazione.

13. Definisci il passaggio dalle vocalizzazioni alle verbalizzazioni.

Le parole simboliche si evolvono dalle prime vocalizzazioni del bambino. Con la formazione delle prime
parole le vocalizzazioni diventano verbalizzazioni. Il bambino utilizza le sequenze fonetiche usate nel
periodo di lallazione, sottolineando una continuità tra la produzione delle prime vocalizzazioni e le prime
verbalizzazioni.

14. Qual è la differenza tra fonetica e fonologia?

La fonetica e la fonologia differiscono notevolmente tra di loro. La fonologia è l’insieme degli elementi e
delle regole di combinazione dei suoni che servono per la costruzione delle parole. La fonetica è intesa
invece come lo studio delle caratteristiche articolatorie, acustico uditive dei foni.

08. Che cosa si intende per intenzionalità comunicativa?

L’intenzionalità comunicativa si verifica quando l’emissione di un messaggio è finalizzata e controllata. Non


si riferisce solo alla comunicazione verbale ma a tutte le forme di comunicazione. Si origina dalle interazioni
triadiche, ovvero quando ad un certo punto del suo sviluppo il bambino inizia ad utilizzare il gesto
dell’indicare o pointing unito allo sguardo per dirigere l’attenzione dell’interlocutore verso un oggetto di
interesse comune.
09. Quali sono i gesti deittici e quando compaiono?

Compaiono all’incirca intorno agli 8 mesi, possono essere RICHIESTIVI, quindi il bambino utilizza un gesto
richiestivo quando indica con il dito un oggetto e guarda l’adulto. Oppure DICHIARATIVO. Con questo gesto
il bambino mostra un oggetto ad un adulto, glielo porge e lo guarda ha un’intenzione comunicativa di tipo
dichiarativa al fine di ottenere l’attenzione dell’adulto e condividere con lui il suo interesse per quel
oggetto.

10. Quali sono i gesti referenziali e quando compaiono?

Compaiono all’incirca intorno agli 12 mesi, sono esempi di gesti referenziali il salutare con la mano, fare no
con la testa oppure il nominare un oggetto attraverso i gesti.

11. Quali sono le principali differenze tra gesti deittici e gesti referenziali?

I gesti deittici o performativi compaiono all’incirca intorno agli 8 mesi ed esprimono un’intenzione
comunicativa. Si riferiscono ad oggetti ed eventi, ma sono fortemente contestualizzati e non ancora
simbolici. Questi gesti possono essere di due tipi: richiestivi (Mirano a influenzare il comportamento degli
altri ad es. l’adulto deve fare qualcosa). o dichiarativi (Mirano a influenzare gli stati mentali degli altri -
l’adulto deve condividere con il bambino l’interesse per qualcosa). I gesti REFERENZIALI nascono come
imitazioni di azioni agibili su un oggetto, ma non della forma dell’oggetto. Progressivamente si
decontestualizzano per diventare veri e propri gesti simbolici e convenzionali (significante di una realtà
significata). Sono esempi di gesti referenziali il salutare con la mano, fare no con la testa oppure il nominare
un oggetto attraverso i gesti. I gesti referenziali hanno quindi un’origine sociale. Possono essere utilizzati in
maniera a-contestuale, ovvero il loro significato non è legato al contesto contingente, oppure all’oggetto
specifico. Lo sviluppo di gesti referenziali sta ad indicare come i gesti assumono una valenza simbolica al
pari delle parole e sostengono, quindi, la comunicazione, quando il linguaggio vocale si sta ancora
sviluppando. Questi gesti tendono a diminuire con l’espansione del vocabolario.

12. Quali sono le principali differenze tra gesti deittici di tipo richiestivo e gesti deittici di tipo
dichiarativo?

I richiestivi, mirano a influenzare il comportamento degli altri ad es. l’adulto deve fare qualcosa. I
dichiarativi, mirano a influenzare gli stati mentali degli altri - l’adulto deve condividere con il bambino
l’interesse per qualcosa).

13. Qual è la relazione tra espressione gestuale e il vocabolario del bambino?

Lo sviluppo di gesti referenziali è molto importante per lo sviluppo linguistico poiché agisce da ponte per
l’apprendimento del linguaggio proprio per la sua natura convenzionale. La loro valenza esplicativa resta
comunque molto limitata a causa della natura ancora iconica. Questi gesti tendono a diminuire con
l’espansione del vocabolario. Nel momento in cui il bambino arriva a produrre circa 50 parole, i gesti
referenziali diminuiscono. Questo fenomeno sta ad indicare come i gesti assumono una valenza simbolica al
pari delle parole e sostengono, quindi, la comunicazione, quando il linguaggio vocale si sta ancora
sviluppando.

E' stato riscontrato che esiste una continuità tra comunicazione gestuale e vocale mettendo, così, in crisi la
visione secondo la quale la comparsa delle prime parole coincide con la nascita del linguaggio. Pertanto
nello studiare lo sviluppo del vocabolario nelle prime fasi di vita occorre prendere in considerazione sia le
parole che i gesti. Esiste, infatti, una precisa corrispondenza fra le parole comprese e i gesti usati dal
bambino. Fino ai 18-20 mesi, nel bambino prevale la tendenza ad usare i gesti piuttosto che le parole
dopodiché a poco a poco nel bambino comincia a prevalere la modalità vocale su quella gestuale.
La fascia di età compresa tra gli 8 e i 12 mesi è caratterizzata dalle prime intenzione comunicative che il
bambino esprime con i gesti quali il mostrare, il dare e l'indicare utilizzati per denominare e far richiesta.
Questo tipo di gesti vengono chiamati gesti comunicativi intenzionali deittici. La fascia di età che va dagli 8
ai 17 mesi appartiene, prevalentemente, alla fase prelinguistica che precede la comparsa delle prime
parole. Successivamente compare un secondo tipo di gesti detti comunicativi intenzionali referenziali come
ad esempio ciao, non c'è più, telefonare ecc. Rispetto al primo tipo di gesti in quelli referenziali il referente
non è dato dal contesto in cui la comunicazione ha luogo. Il contenuto semantico da loro espresso non varia
in funzione del contesto. Per questo aspetto i gesti referenziali "somigliano" alle parole.

14. Presenta le prime tappe dello sviluppo linguistico-comunicativo del bambino.

15. Come avviene il passaggio tra segnali comunicativi preintenzionali e il loro uso intenzionale?

Il bambino è inserito in un sistema comunicativo che è la diade madre-bambino e proprio all’interno di


questo sistema si mettono le fondamenta per lo sviluppo del linguaggio. I processi fondamentali sono quelli
di: Attribuzione di significato da parte del caregiver e la Costruzione intersoggettiva del significato. Ad un
certo punto del suo sviluppo il bambino inizia ad utilizzare il gesto dell’indicare o pointing unito allo sguardo
per dirigere l’attenzione dell’interlocutore verso un oggetto di interesse comune. Nascono così quelle che
vengono chiamate interazioni triadiche. In questo tipo di interazioni il focus dell’attenzione congiunta è il
mondo esterno. NASCE così L’INTENZIONE COMUNICATIVA Quando cioè l’emissione di un messaggio è
finalizzata e controllata.

16. Che cos'è l'interazione triadica e qual è la sua importanza?

Ad un certo punto del suo sviluppo il bambino inizia ad utilizzare il gesto dell’indicare o pointing unito allo
sguardo per dirigere l’attenzione dell’interlocutore verso un oggetto di interesse comune. Nascono così
quelle che vengono chiamate interazioni triadiche. In questo tipo di interazioni il focus dell’attenzione
congiunta è il mondo esterno. NASCE così L’INTENZIONE COMUNICATIVA Quando cioè l’emissione di un
messaggio è finalizzata e controllata.

03. Parla dello sviluppo lessicale-semantico del bambino.

Lo sviluppo lessicale semantico del bambino si riferisce all’acquisizione del vocabolario della propria lingua,
e alla capacità di dare un significato alle parole che si ascoltano e che si riproducono.

04. Quale legame lega lo sviluppo gestuale e lo sviluppo lessicale-semantico?

All’aumentare dello sviluppo lessicale-semantico diminuisce il numero di gesti prodotti.

06. Come progredisce la comprensione delle strutture morfosintattiche nel bambino?

I bambini con lo sviluppo tipico acquisiscono le competenze di base della propria lingua entro i 3/4 anni. La
comprensione avviene per tappe dall’olofrase alla presintattica.

07. Quali indizi utilizzano i bambini per comprendere gli enunciati?

A 4/5 anni si basano su informazioni semantiche; a 7 anni viene utilizzato l’accordo verbo-soggetto.

08. Che differenza c'è tra morfologia libera e morfologia legata?

La morfologia libera riguarda morfemi che sono separati dagli elementi lessicali e costituiscono una parola a
sè; la morfologia legata riguarda morfemi che non sono separati dagli elementi lessicali, e hanno bisogno di
essere legati per avere un senso.

09. Evidenzia le differenze e la relazione tra morfologia e sintassi.


La morfologia si interessa di modificazioni di genere, numero e attributi; la sintassi.

10. Quale composizione tipica ha il lessico emergente del bambino?

Il lessico emergente dei bambini è costituito da: onomatopee; nomi alimenti, di familiari; routines.

11. Quali sono gli errori più frequenti nell'uso delle parole compiuti dai bambini?

Gli errori più frequenti sono: sovraestensione; sottoestensione; sovrapposizioni di significato; prevalente
uso di categorie di base.

12. Cosa si intende con sviluppo morfo-sintattico?

Per sviluppo morfo sintattico si intende l’acquisizione di capacità linguistiche che riguardano la morfologia
(che si interessa della sequenza minima dei suoni che permette la modificazione di forma e significato del
lessico), e la sintassi (sistema che contiene le regole di combinazione degli elementi lessicali.

13. Definisci le prime fasi dello sviluppo grammaticale.

Entro i tre anni si assiste ad un accordo tra soggetto e verbo; compaiono le forme plurali, il genere e il
numero. Dopo i tre anni viene acquisito il sistema degli articoli.

15. Descrivi brevemente le differenze tra gli obiettivi di Piaget, Vygotskij e Bruner.

I lavori di Piaget hanno come obbiettivo comprendere come lo sviluppo psicologico del bambino porti a
costruire le sue conoscenze; Vygotskij rivolge il suo interesse allo studio della relatività culturale e
soggettiva dell’uomo; Bruner pone come obbiettivo comprendere la natura della mente, il funzionamento
dei suoi processi di costruzione dei significati e a come gli individui interpretino la realtà in cui vivono.

16. Le cognizioni adulte possono essere implicite? Fai alcuni esempi a supporto della tua risposta.

Anche le cognizioni adulte possono essere implicite. Ad esempio si legge e si risponde ai più piccoli dettagli
della comunicazione non verbale senza che ci sia consapevolezza.

17. Cosa significa che le percezioni dei più piccoli sono implicite?

Le percezioni si dicono implicite in quanto si tratta di conoscenze che non passano attraverso la
consapevolezza del bambino.

18. Cosa si intende per implicito procedurale?

L’implicito procedurale è una rappresentazione relativa al “so come si fanno le cose”, che si differenzia
dalle rappresentazioni adulte legate al “so di sapere” e quindi a conoscenze esplicite dichiarative. Significa
che le informazioni che costituiscono le rappresentazioni mentali sono immagazzinate con una chiave di
tipo comportamentale. Questo fa in modo che l’esposizione del bambino a specifici stimoli familiari attivi
automaticamente delle altrettanto specifiche reazioni comportamentali associate agli stimoli originali.
Pensiamo ad esempio a un neonato che non ricorda di aver visto o sento qualcosa fino a quando non lo
vede o lo sente di nuovo. Si pensa infatti che le conoscenze utilizzate dal bambino per tutto il primo anno e
mezzo di vita siano conoscenze di tipo implicito. L’utilizzo di altri tipi di conoscenze verrà solo in seguito e in
gran parte a seguito dell’acquisizione del linguaggio.

19. Definisci le principali caratteristiche delle cognizioni dei bambini più piccoli.

Quando si studiano le caratteristiche dello sviluppo motorio, percettivo o linguistico di bambini anche
molto piccoli ci si rende conto fin da subito di come essi possiedano delle competenze e delle capacità che
gli consentono di interagire con il mondo. Inoltre, i bambini sono in grado di formarsi delle rappresentazioni
di oggetti ed eventi legati alle loro percezioni visive e uditive, ma anche olfattive, gustative e tattili. Ma non
solo! Come vedrai più avanti, infatti, le rappresentazioni mentali sono legate anche all’esperienza emotiva
che deriva dalla percezione dell’evento come piacevole o spiacevole. Il mondo infantile è quindi ricco di
rappresentazioni mentali che non sono però esattamente uguali a quelle dell’adulto. Le rappresentazioni
dei bambini sono, infatti, rappresentazioni di tipo implicito, ovvero non raggiungono la coscienza e quindi il
bambino non ne ha consapevolezza.

20. Cosa distingue le cognizioni dei bambini più piccoli da quelle degli adulti?

Il mondo infantile è quindi ricco di rappresentazioni mentali che non sono però esattamente uguali a quelle
dell’adulto. Le rappresentazioni dei bambini sono, infatti, rappresentazioni di tipo implicito, ovvero non
raggiungono la coscienza e quindi il bambino non ne ha consapevolezza. Le rappresentazioni adulte, invece,
per la maggior parte, sono rappresentazioni coscienti che gli adulti possono richiamare alla mente quando
ne hanno necessità o desiderio.

Ciò che distingue le cognizioni dei bambini più piccoli da quelle degli adulti è che le cognizioni dei primi
sono di tipo implicito. Significa che le informazioni che costituiscono le rappresentazioni mentali sono
immagazzinate con una chiave di tipo comportamentale. Questo fa in modo che l’esposizione del bambino
a specifici stimoli familiari attivi automaticamente delle altrettanto specifiche reazioni comportamentali
associate agli stimoli originali.

21. Che cosa sono le cognizioni?

La cognizione è il complesso delle facoltà che consentono di raccogliere ed elaborare le informazioni. Il


significato di cognizione ha a che fare con il verbo latino cognoscere – che in italiano significa “atto, modo,
effetto del conoscere”. Parlare di cognizioni e sviluppo cognitivo vuol quindi dire riferirsi alla gran parte dei
processi psicologici umani.

22. Descrivi brevemente le differenze nella concezione di conoscenza per Piaget, Vygotskij e Bruner.

Per Piaget la conoscenza equivale alla spiegazione; per Vygotskij la conoscenza corrisponde ad una
comprensione legata sia alla conoscenza del fenomeno che alla sua interpretazione e attribuzione di senso
dall’interno; Bruner afferma invece che spiegazione e comprensione sono due modalità di pensiero di cui
l’uomo si avvale a seconda della necessità.

19. Descrivi il funzionamento del sistema cognitivo davanti a una situazione nuova secondo la teoria di
Piaget.

L’individuo, di fronte ad una nuova situazione, cerca di assimilarla allo schema preesistente.

20. Perché il pensiero di Piaget può essere definito costruttivista?

Perché sottolinea l’importanza delle continue interazioni tra il soggetto e l’ambiente nella costruzione
dell’intelligenza.

21. Descrivi il processo di assimilazione e di accomodamento secondo l'approccio di Piaget.

Sono due processi che permettono la realizzazione dello sviluppo cognitivo: l’assimilazione è un processo
secondo cui le nuove esperienze ed informazioni vengono ricevute ed elaborate sulla base di strutture
preesistenti; l’accomodamento è la modificazione degli schemi cognitivi appresi a seguito di nuove
esperienze e informazioni a contatto con l’ambiente.

22. Quali e cosa sono gli invarianti funzionali per Piaget?

Sono tendenze che orientano lo sviluppo del bambino per quanto riguarda l’adattamento, l’organizzazione
e l’equilibrio. Quando si parla di adattamento ci si riferisce alla tendenza degli organismi ad adeguarsi alle
richieste ambientali. Nell’ottica di Piaget l’intelligenza è una forma particolare di adattamento biologico.
L’organismo tenderebbe quindi ad adeguarsi al suo ambiente organizzando i processi cognitivi.

23. Spiega perché Piaget per descrivere lo sviluppo cognitivo utilizza la metafora del bambino come
esploratore o scienziato.

Utilizza questa metafora in quanto il bambino costruisce le sue conoscenze attraverso l’esperienza, in
maniera attiva. Come è già stato spiegato l’approccio organismico, in cui il pensiero di Piaget è inseribile,
guarda all’individuo, e quindi al bambino, come ad un attivo costruttore delle sue conoscenze. Il bambino
inizialmente sarebbe dotato di strutture psicologiche molto semplici, che diventano via via più complesse
attraverso l’esperienza. Proprio per questa caratteristica di costruire le sue conoscenze attraverso l’esperire
si può parlare di un bambino che per Piaget è un esploratore oppure uno scienziato.

24. Descrivi molto brevemente le fasi di sviluppo del lavoro di Piaget.

La prima fase è d’indagine, e riguarda l’acquisizione di concetti specifici: si basa sul colloquio clinico con
bambini dai 3 ai 10 anni. La fase di sistematizzazione organizza gli aspetti specifici all’interno di una visione
globale: si bassa sul colloquio clinico/critico e l’utilizzo dei materiali.

Indagine: Durante questa fase prevale lo studio dell’acquisizione di concetti specifici. La raccolta di dati si
basa soprattutto sull’utilizzo del colloquio clinico con bambini dai 3 ai 10 anni. Piaget indaga le
caratteristiche tipiche del pensiero infantile: pensiero magico, animistico e logico.

07. Descrivi gli stadi di acquisizione della permanenza dell'oggetto.

Nei primi quattro mesi di vita, il bambino guarda con intensità nella direzione in cui l’oggetto scompare; dai
quattro agli otto mesi di vita il bambino comincia la ricerca attiva dell’oggetto; nella fase tra gli 8 e i 12 mesi
il bambino cerca attivamente l’oggetto nascosto nl punto in cui è scomparso; tra i 12 e 18 mesi il bambino
compie una ricerca attiva dell’oggetto dov’è stato visto l’ultima volta; dai 18 ai 24 mesi il bambino riesce a
rappresentarsi l’oggetto e riesce a trovarlo anche in seguito a spostamenti invisibili e soltanto inferiti.

08. Che cosa si intende per permanenza dell'oggetto?

La permanenza dell’oggetto è una capacità che si acquisisce nei primi mesi di vita del bambino. Fino a
questo periodo il bambino sembra disinteressarsi di un oggetto non appena viene eliminato dalla sua vista;
con l’acquisizione della permanenza dell’oggetto il bambino comprende che l’oggetto “continua” ad
esistere anche se non compare nel suo raggio visivo.

09. Parla delle caratteristiche fondamentali dello stadio sensomotorio.

In questo stadio, che va dagli 0 ai 24 mesi, il bambino conosce il mondo in base a ciò che può fare con gli
oggetti e con le informazioni sensoriali. Il primo stadio di sviluppo cognitivo per Piaget parte dalla nascita e
caratterizza i primi due anni di vita del bambino. In questa fase la conoscenza del mondo deriva dai sensi e
dalle azioni che il bambino compie sugli oggetti. Non c’è ancora una rappresentazione interna degli oggetti:
per il bambino gli oggetti esistono solo nel momento e nel luogo in cui li percepisce. Questi primi mesi sono
caratterizzati quindi solo dall’azione diretta che il bambino fa sugli oggetti poiché egli comprende il mondo
solo in base a ciò che può fare con questi oggetti e con le informazioni sensoriali. Lo stadio sensomotorio è
stato diviso da Piaget in 6 sottostadi durante i quali il bambino passa gradualmente dall’essere un
organismo riflesso ad essere un organismo riflessivo.

10. Quali sono i sottostadi dello sviluppo sensomotorio? Cosa li differenzia?

Lo stadio sensomotorio può dividersi in 6 sottocategorie durante i quali il bambino acquisisce abilità che lo
trasformeranno da un essere riflesso ad un essere riflessivo. Inizialmente il bambino non ha consapevolezza
di sé e del mondo, ma col raggiungimento della sesta sottocategoria l’individuo fa conoscenza della realtà
tramite combinazioni mentali, dunque il comportamento viene concepito mentalmente e poi viene messo
in atto.

0-1 mese ESERCIZIO DEI RIFLESSI. 1-4 mesi REAZIONI CIRCOLARI PRIMARIE. 4-8 mesi REAZIONI CIRCOLARI
SECONDARIE. 8-12 mesi SCHEMI DI AZIONI INTELLIGENTI. 12-18 mesi REAZIONI CIRCOLARI TERZIARIE. 18-24
mesi PENSIERO SIMBOLICO.

11. Descrivi il concetto di stadio di sviluppo che guida il lavoro di Piaget.

Piaget parla di stadio di sviluppo come una tappa di crescita caratterizzata da un particolare modo di
pensare il mondo sulla base di schemi cognitivi. Ogni stadio è dotato di una coerenza interna, quindi gli
schemi che lo caratterizzano sono qualitativamente diversi da quelli precedenti e da quelli successivi.
Inoltre la teoria stadiale è caratterizzata da un’integrazione gerarchica: quando un bambino accede ad uno
stadio superiore, non perde le capacità acquisite nella tappa precedente, ma le integra nelle strutture più
evolute.

12. Perché si può dire che la teoria dello sviluppo di Piaget contiene sia gli aspetti di continuità che di
discontinuità dello sviluppo?

L’aspetto di continuità viene garantito dagli invarianti funzionali di tendenza all’organizzazione e


all’adattamento; quello di discontinuità viene studiato analizzando le strutture variabili.

13. Elenca e descrivi brevemente gi stadi di sviluppo della teoria di Piaget.

Gli stadi di sviluppo della teoria stadiale piagetiana sono: lo stadio sensomotorio, in cui il bambino
comprende il mondo in base a ciò che può fare con gli oggetti e le informazioni sensoriali; lo stadio
preoperatorio, in cui il bambino si rappresenta mentalmente gli oggetti e sa usare i simboli; stadio
operatorio concreto, nel quale compare il pensiero logico e la capacità di compiere operazioni mentali;
stadio operatorio formale, nel quale l’individuo è in grado di organizzare le conoscenze in modo sistematico
e pensa in termini ipotetico deduttivi.

05. Perché la comparsa del linguaggio è importante per lo sviluppo cognitivo del bambino?

La comparsa del linguaggio in un bambino e in generale in un essere umano è fondamentale, in quanto


durante lo sviluppo il bambino apprende ad associare simboli e cose. Il linguaggio occupa una parte
importante nel processo educativo, dovuta alla centralità del suo ruolo nello sviluppo umano. Il linguaggio,
strumento fondamentale dell’evoluzione umana, è dotato di caratteristiche plurifunzionali. Il linguaggio
permette la capacità di simbolizzazione, la competenza fonetica e fonologica, la competenza sintattica, la
competenza semantica e la competenza pragmatica. Alla base di ogni linguaggio sta la capacità umana di
servirsi di simboli per rappresentare la realtà. Essa inoltre permette di migliorare la base della
comunicazione, ovvero quella non verbale. Per esempio la comunicazione intenzionale compare verso la
fine del primo anno di vita (9-10 mesi circa) e rappresenta la tappa davvero cruciale dello sviluppo
comunicativo del bambino. Il linguaggio è importante in quanto rappresenta la manifestazione dell'essere,
la progressiva rivelazione di un soggetto comunicante che attraverso la voce racconta chi è e il suo
pensiero. Essa è una competenza immatura che prosegue per tentativi. Saranno gli adulti che lo circondano
a rinforzarlo, parlando al bambino con voce cantilenante.

06. Che cosa si intende per operazione nell'ambito della teoria di Piaget?

Ci si riferisce ad azioni interiorizzate che prevedono l’organizzare delle informazioni provenienti


dall’ambiente a proprio piacimento.

07. Che cosa caratterizza il pensiero di un bambino durante lo stadio preoperatorio?


Il pensiero del bambino durante lo stadio preoperatorio è caratterizzato dall’acquisizione della funzione
simbolica.

08. Quali acquisizioni dello stadio sensomotorio consentono il passaggio allo stadio preoperatorio?

Il primo stadio dello sviluppo cognitivo di Piaget si conclude intono ai 2 anni quando avviene la prima
grande trasformazione qualitativa del pensiero infantile. Come abbiamo visto il bambino arriva a
comprendere nozioni importanti come quelle di permanenza dell’oggetto, spazio, tempo e causalità. La
conquista principale di questo periodo che rende possibile tutti gli altri sviluppi già citati è quella legata alla
capacità di crearsi delle rappresentazioni mentali. Il bambino può ora agire in un ambiente in cui gli oggetti
hanno un’esistenza fisica, spaziale e temporale propria e sono fonti autonome di causalità. È in grado anche
di ricostruire le cause partendo dagli effetti e – viceversa – è in grado di prevedere gli effetti di un oggetto
come fonte potenziale di azioni. Pattern rigidi di azione DIVENTANO Pattern flessibili di azione. Pattern
isolati di azione DIVENTANO Pattern coordinati di azione. Comportamento reattivo DIVENTA
Comportamento intenzionale. Azioni manifeste DIVENTANO Rappresentazioni mentali.

La capacitò di crearsi delle rappresentazioni mentali consente il passaggio dallo stadio sensomotorio a
quello preoperatorio. Le conquiste raggiunte dal bambino con il superamento dello stadio sensomotorio gli
consentono di arrivare a sviluppare la funzione simbolica. Il periodo che va dai 2 ai 7 anni viene definito
stadio preoperatorio ed è caratterizzato proprio dalla capacità del bambino di utilizzare i simboli siano essi
intesi come immagini, parole o azioni in grado di rappresentare ciò che non è direttamente presente.

09. Qual è l'importanza del gioco simbolico?

Il gioco simbolico è una modalità di gioco acquisita durante lo stadio preoperatorio, per cui il bambino è in
grado di fingere che un oggetto a sua disposizione sia un altro oggetto al momento non presente. La
presenza di questa modalità di gioco presuppone che il bambino possieda una rappresentazione mentale
dell’oggetto. Come è facile intuire questo presuppone che il bambino possieda una rappresentazione
mentale dell’oggetto non presente. Ad esempio è facile vedere dei bambini che utilizzano cartoni o scatole
facendo finta che siano macchine.

10. Qual è l'importanza dell'imitazione differita?

L’imitazione differita è una capacità acquisita durante lo stadio preoperatorio, per cui il bambino è in grado
di eseguire un’imitazione spostata nel tempo, cioè senza la presenza di un modello da cui prendere
esempio. La presenza di questa modalità di imitazione presuppone che il bambino possieda una
rappresentazione mentale dell’oggetto, quindi un modello interno.

11. Cosa si intende per funzione simbolica?

La funzione simbolica è una capacità che si acquisisce dopo aver raggiunto lo stadio preoperatorio, il quale
è caratterizzato proprio dalla capacità del bambino di utilizzare i simboli intesi come immagini, parole o
azioni in grado di rappresentare ciò che non è presente in maniera diretta.

12. Quali sono i principali ostacoli all'utilizzo delle operazioni mentali?

Gli ostacoli all’utilizzo delle operazioni mentali sono: l’egocentrismo intellettuale, tratto caratteristico del
pensiero del bambino, il quale è in grado di percepire e pensare il mondo solo dalla loro personale
prospettiva; l’animismo, in cui il bambino interpreta gli eventi del mondo tendendo ad estendere le
caratteristiche degli organismi viventi anche a degli esseri inanimati; la rigidità di pensiero, per la quale il
bambino ha una tendenza a pensare oggetti ed eventi nell’ordine in cui sono stati sperimentati in origine; il
ragionamento prelogico, cioè la tendenza a mettere in relazione due eventi solo perché questi accadono
contemporaneamente.
08. Che cos' è l'egocentrismo intellettuale?

L’egocentrismo intellettuale è un tratto caratteristico del pensiero del bambino, il quale è in grado di
percepire e pensare il mondo solo dalla loro personale prospettiva.

09. Cosa sono i monologhi collettivi? A che età sono osservabili?

I monologhi collettivi che avvengono tra bambini sono presenti durante l’età prescolare, e consistono
nell’incitarsi reciprocamente all’azione più che a comunicarsi pensieri veri e propri.

10. Descrivi il compito delle tre montagne.

I bambini venivano posti davanti ad un plastico raffigurante tre monti, e dall’altra parte veniva messa a
sedere una bambola. Successivamente venivano mostrate al bambino quattro foto che rappresentavano le
4 prospettive del plastico, e gli si chiedeva di indicare la foto che rappresentava la sua prospettiva e la foto
che indicava la prospettiva della bambola.

11. Che cos'è l'animismo?

L’animismo è un ostacolo delle operazioni mentali, in cui il bambino interpreta gli eventi del mondo
tendendo ad estendere le caratteristiche degli organismi viventi anche a degli esseri inanimati.

12. Che rapporto c'è tra animismo e paure?

Molte paure infantili sono legate all’animismo, che attribuisce delle caratteristiche umane ad oggetti che in
realtà non le possiedono.

13. Che cosa intende Piaget per rigidità di pensiero?

La rigidità di pensiero è un meccanismo per cui il bambino ha una tendenza a pensare oggetti ed eventi
nell’ordine in cui sono stati sperimentati in origine.

14. Perché il pensiero nello stadio preoperatorio viene detto irreversibile?

Viene detto irreversibile in quanto i bambini in questa fase hanno una tendenza a pensare oggetti o eventi
nell’ordine in cui sono stati sperimentati. Il bambino non è in grado di annullare gli effetti di un’azione
mentale tramite l’esecuzione di un’altra azione mentale ad essa opposta.

15. Quali sono le principali caratteristiche del pensiero trasduttivo o prelogico?

Il ragionamento prelogico è la tendenza ad associare due eventi solo perché questi accadono
contemporaneamente. Il ragionamento prelogico ostacola l’acquisizione della conservazione, vale a dire la
comprensione che alcune caratteristiche non vengono modificate anche se mutano esteriormente.

16. Che cosa deve essere in grado di fare il bambino per risolvere il compito delle tre montagne?

Il bambino risolve questo compito quando acquisisce la capacità di decentrarsi e diviene in grado di
prendere in considerazione più punti di vista diversi dal suo.

09. Perché i bambini nello stadio preoperatorio non sono ancora in grado di risolvere i compiti di
conservazione secondo Piaget?

I bambini non sono in grado di risolvere i compiti di conservazione a causa delle peculiarità del pensiero
prelogico. Il ragionamento prelogico è la tendenza ad associare due eventi solo perché questi accadono
contemporaneamente. Il ragionamento prelogico ostacola l’acquisizione della conservazione, vale a dire la
comprensione che alcune caratteristiche non vengono modificate anche se mutano esteriormente.

10. In cosa consiste l'acquisizione infantile della classificazione?


La classificazione richiama la capacità acquisita dei bambini di classificare gli oggetti/eventi in diversi gruppi
in base a certi criteri e di individuare la relazione che esiste tra i gruppi. Divengono in grado di comprendere
la relazione tra una parte e il tutto e comprendono cosa voglia dire includere in una categoria piuttosto che
un’altra.

11. Descrivi il compito di conservazione del numero.

Al bambino vengono presentate due file di gettoni e gli si chiede quale fila ne possiede di più; dopo essersi
accertati che il bambino comprenda che le due file sono uguali, si distanziano i gettoni della seconda fila. Il
bambino risponderà che nella seconda fila ce ne sono di più.

12. Quali sono le maggiori acquisizioni dello stadio operatorio concreto?

Acquisizione, seriazione, classificazione e idea di numero.

13. In cosa consiste l'acquisizione infantile della conservazione?

SLIDE L’acquisizione della conservazione permette al bambino di arrivare a comprendere che alcune
caratteristiche essenziali degli oggetti non vengono intaccate da modificazioni superficiali. La conservazione
riguarda il volume, la lunghezza, il numero, la dimensione e la massa. Abbiamo visto molto bene questo
fenomeno parlando delle prove di conservazione. I bambini che avete visto nello stadio operatorio
concreto sanno che il quantitativo d’acqua non cambia anche se essa viene travasata in un bicchiere con
una forma diversa o che anche se la palla di plastilina si modella in una striscia la massa rimane la stessa!

14. In cosa consiste l'acquisizione infantile della seriazione?

Le capacità di seriazione si basano sulla capacità del bambino di fare inferenze transitive, ovvero sulla sua
abilità di organizzare mentalmente gli oggetti/eventi sulla base di criteri. Tali criteri possono essere ad
esempio, l’altezza, il peso, la velocità o il tempo. Pur essendo sempre legati all’esperienza concreta i
bambini in questo stadio sono in grado di dare risposta a quesiti come: Se A corre più veloce di B e B corre
più veloce di C, chi è più veloce A o C? Pensa ai tuoi amici mettendoli in ordine di altezza

15. In cosa consiste l'acquisizione infantile dell'idea di numero?

Dall’acquisizione della seriazione e della classificazione secondo Piaget deriverebbe l’idea di numero. Il
bambino comprende che la numerazione è un processo arbitrario; che i numeri possono essere organizzati
in categorie e sottocategorie. Compare un’idea più matura di numero e la consapevolezza della sua
invariabilità. Come i bambini capiscono che le palline bianche e quelle nere sono sempre palline di legno,
allo stesso modo ora comprendono che i numeri sono organizzati in categorie e sotto-categorie e che ad
esempio, 1 e 2 compongono il 3.

16. In cosa consistono i compiti di conservazione di Piaget?

I compiti di conservazione di Piaget sono delle prove nelle quali viene messa in esame la capacità del
bambino di comprendere che alcune caratteristiche di base della materia non vengono modificate anche se
cambia l’aspetto esteriore.

17. Descrivi il compito di conservazione della quantità.

Al bambino vengono presentati due contenitori con lo stesso quantitativo di liquido. Se si versa il contenuto
di uno dei due in un terzo recipiente più alto e stretto, il bambino tenderà a rispondere che il liquido nel
terzo recipiente è di più

18. Descrivi il compito di conservazione della massa.


Al bambino vengono presentate due palline di plastilina della stessa dimensione, egli si chiede in quale
delle due vi sia più plastilina. Quando gli è chiaro che le due palline sono uguali viene creato un cilindro
lungo e stretto utilizzando una delle due palline. Il bambino tenderà a rispondere che nel cilindro ci sia più
plastilina.

05. Descrivi il compito del pendolo.

Al bambino viene messo a disposizione un esempio di pendolo e gli vengono al contempo forniti oggetti di
differente massa e delle cordicelle con lunghezze differenti utili per formare un pendolo. Gli si dice che si
tratta di una prova per vedere come le persone risolvono i problemi e che il problema da risolvere è
determinare da che cosa dipenda il periodo di oscillazione del pendolo. La risposta corretta per risolvere il
problema è che il periodo di oscillazione del pendolo è funzione solo della lunghezza della cordicella. Piaget
provò questo compito con bambini di diverse età ottenendo risultati differenti sulla base base dello stadio
di sviluppo dei bambini.

06. Che cosa determina la transizione tra lo stadio operatorio concreto e lo stadio operatorio formale?

Questa transizione secondo Piaget avviene intorno agli 11 anni. Al bambino viene messo a disposizione un
esempio di pendolo e gli vengono al contempo forniti oggetti di differente massa e delle cordicelle con
lunghezze differenti utili per formare un pendolo. Gli si dice che si tratta di una prova per vedere come le
persone risolvono i problemi e che il problema da risolvere è determinare da che cosa dipenda il periodo di
oscillazione del pendolo. La risposta corretta per risolvere il problema è che il periodo di oscillazione del
pendolo è funzione solo della lunghezza della cordicella. Piaget provò questo compito con bambini di
diverse età ottenendo risultati differenti sulla base base dello stadio di sviluppo dei bambini. Solo i bambini
nello stadio operatorio formale, come quelli che hai visto nel filmato, procedono in maniera sistematica
verificando ogni fattore. Il bambino formula delle ipotesi su quale possa essere il fattore determinante e
con rigore procede a verificarle una per una finché ha esaurito tutte le possibilità. Durante lo stadio
operatorio concerto il bambino prova ad analizzare diversi fattori ma non si può dire che proceda alla
verifica sistematica di ipotesi, quanto piuttosto che proceda casualmente senza pianificazione. Ripartendo
dal compito del pendolo vediamo come per arrivare alla soluzione occorra che il bambino, da un lato metta
in gioco un pensiero di natura formale e dall’altra che proceda in modo ipotetico-deduttivo. Ciò vuol dire
che il bambino deve essere in grado di utilizzare uno schema se... allora... formulando delle ipotesi e
procedendo alla loro verifica. Solo così il bambino potrà infatti arrivare a sviluppare un ragionamento
ipotetico-deduttivo e probabilistico. Una volta individuati i potenziali fattori coinvolti in un fenomeno, li
varia in modo sistematico per verificare quali causino quel fenomeno. Consente di compiere operazioni
logiche su premesse ipotetiche e di ricavarne le conseguenze appropriate. Il pensiero che caratterizza
questo stadio è il massimo livello di pensiero e il bambino acquisisce la capacità di condurre dei
ragionamenti corretti senza che abbia la necessità di partire da un dato di esperienza. Durante questo
stadio si consolidano le capacità di problem solving avanzato che come abbiamo visto permette di
formulare ipotesi e prendere in considerazione diverse possibilità di risoluzione. Le operazioni formali si
differenziano quindi dalle operazioni concrete dello stadio precedente. Il bambino diviene capace, non solo
di pensieri logici, ma anche di applicazioni della logica attraverso la modalità se... allora.... In ogni caso, non
è stata ancora raggiunta la maturità cognitiva tipica dello stadio adulto, perché il bambino è in grado di
eseguire operazioni complesse ma sempre ancorate all’azione e al concreto, poiché conserva dei limiti
cognitivi che saranno superati solo con il raggiungimento del periodo successivo. Per questo, egli non è
ancora all’altezza di ragionare su ipotesi, ragionamento astratto che si riferisce solo all’enunciazione
verbale del problema, ma solo su operazioni concrete. Per ragionare in maniera ipotetica è necessario
accedere alla fase successiva, quella delle operazioni formali.

07. Perché vengono criticate le prove di conservazione di Piaget?


Pensiamo ad esempio alle prove di conservazione. Come abbiamo visto, la procedura standard prevede una
prima domanda relativamente all’uguaglianza o meno di due oggetti (quantitativo d’acqua, massa della
palla di plastilina, lunghezza della cannuccia, etc.). Successivamente direttamente davanti al bambino viene
agita una manipolazione e gli si chiede nuovamente di valutare l’uguaglianza dei medesimi oggetti. Oppure
il bambino potrebbe anche pensare: ...se me lo chiede di nuovo forse è perché la mia prima risposta era
sbagliata... Potrebbe essere che la sua seconda risposta sia differente da quella precedente a causa di un
pensiero del tipo: ...se me lo chiede di nuovo vuol dire che qualcosa è cambiato.... Infine i compiti di Piaget
sono stati molto criticati anche perché rappresenterebbero situazioni di vita non sperimentate dai bambini
e quindi a loro non familiari. Come vedremo nella prossima attività la riproposizione ai bambini di compiti
che misurano le medesime caratteristiche mentali attraverso però situazioni a loro più familiari li
metterebbe nella condizione di poterli risolvere prima in termini di età.

08. In cosa consiste il pensiero ipotetico deduttivo?

SLIDE Ripartendo dal compito del pendolo vediamo come per arrivare alla soluzione occorra che il bambino,
da un lato metta in gioco un pensiero di natura formale e dall’altra che proceda in modo ipotetico-
deduttivo. Ciò vuol dire che il bambino deve essere in grado di utilizzare uno schema se... allora...
formulando delle ipotesi e procedendo alla loro verifica. Solo così il bambino potrà infatti arrivare a
sviluppare un ragionamento ipotetico-deduttivo e probabilistico. Una volta individuati i potenziali fattori
coinvolti in un fenomeno, li varia in modo sistematico per verificare quali causino quel fenomeno. Consente
di compiere operazioni logiche su premesse ipotetiche e di ricavarne le conseguenze appropriate. Il
pensiero che caratterizza questo stadio è il massimo livello di pensiero e il bambino acquisisce la capacità di
condurre dei ragionamenti corretti senza che abbia la necessità di partire da un dato di esperienza. Durante
questo stadio si consolidano le capacità di problem solving avanzato che come abbiamo visto permette di
formulare ipotesi e prendere in considerazione diverse possibilità di risoluzione.

INTERNET Il pensiero operatorio formale è anche ragionamento ipotetico-deduttivo. Permette di ricavare


delle conclusione a partire da quelle premesse. -Individuazione delle ipotesi grazie alle operazioni di
combinazioni. - Dato un insieme di elementi, è necessario individuare tutte le possibili combinazioni che
possono costituire le ipotesi di partenza (divisioni logiche). -Una volta individuate le ipotesi esse devono
essere verificate, deducendo logicamente le conseguenze che ne derivano.

09. Quali sono le principali critiche metodologiche al lavoro di Piaget?

Anche il metodo utilizzato da Piaget non è stato esente da critiche. Nello specifico sono stati analizzati gli
aspetti: Linguistici Familiarità dei compiti. In primo luogo, la comprensione ancora immatura del
linguaggio posseduta da un bambino potrebbe portarlo a interpretare in modo distorto le richieste
dell’adulto. Infatti, come ricorderai, adulti e bambini non sempre attribuiscono alle parole lo stesso
significato. Un altro problema legato all’aspetto linguistico è il fatto che il bambino, guardando all’adulto
come ad un individuo detentore di conoscenza superiori rispetto a lui, potrebbe fornire le risposte che
pensa di dover dare. Pensiamo ad esempio alle prove di conservazione. Come abbiamo visto, la procedura
standard prevede una prima domanda relativamente all’uguaglianza o meno di due oggetti (quantitativo
d’acqua, massa della palladi plastilina, lunghezza della cannuccia, etc.). Successivamente direttamente
davanti al bambino viene agita una manipolazione e gli si chiede nuovamente di valutare l’uguaglianza dei
medesimi oggetti. Infine i compiti di Piaget sono stati molto criticati anche perché rappresenterebbero
situazioni di vita non sperimentate dai bambini e quindi a loro non familiari. Come vedremo nella prossima
attività la riproposizione ai bambini di compiti che misurano le medesime caratteristiche mentali attraverso
però situazioni a loro più familiari li metterebbe nella condizione di poterli risolvere prima in termini di età.
In particolare alcuni studi di McGarrigle e Donaldson (1974) sottolineano come la modifica di alcuni
elementi contestuali senza che vi sia un alterazione della struttura del compito consentirebbero ai bambini
di rispondere correttamente molto prima. Se ad esempio le modificazioni agli oggetti (palla di plastilina,
distanza tra i gettoni, etc.) non vengono agite direttamente dall’adulto ma vengono imputate, in fase di
test, a un aiutante distratto e pasticcione (una bambola o un animale di pezza) i bambini danno
percentualmente più risposte corrette rispetto alle prove in cui vengono utilizzate le procedure standard.
Per quanto riguarda l’egocentrismo intellettuale sempre l’esperimento effettuato da Hughes contraddice
l'affermazione di Piaget sull'incapacità dei bambini al di sotto dei 7 anni di decentrare. In questa prova
viene spiegato al bambino che un pupazzo sta fuggendo da un poliziotto e gli viene chiesto di identificare i
quadranti dove il pupazzo può nascondersi senza che il poliziotto lo scopra.

10. Quali sono le principali critiche teoriche al lavoro di Piaget?

Piaget viene criticato soprattutto per l’eccessiva importanza data all'acquisizione delle capacità di
ragionamento. Secondo la psicologia cognitiva, infatti, l'intelligenza non dipenderebbe solo dalle capacità
grezze manifestate dal bambino, ma anche dalle conoscenze. In quest’ottica si deve quindi guardare allo
sviluppo cognitivo anche come all’apprendimento di determinati contenuti. La critica forse più nota alle
teorizzazioni piagetiane è quella relativa all’accento posto dall’autore sull'auto-generazione delle strutture
cognitive. Piaget non nega l’importanza dell’ambiente nello sviluppo cognitivo ma lo interpreta
esclusivamente come oggetti con cui interagire non si interessa dell’ambiente inteso come relazioni sociali.
Ulteriori fonti di critiche è in generale il fatto di aver postulato una teoria stadiale. Lo stadio inteso
nell’accezione di Piaget non può più essere considerato un approccio teorico utilizzabile.

06. Qual è la relazione tra pensiero e linguaggio per Vygotskij?

Vyg. pensa ad un’interdipendenza tra linguaggio e pensiero: il pensiero trasformandosi in linguaggio si


riorganizza e modifica.

07. Qual è l'importanza del linguaggio egocentrico per Vygotskij?

Il linguaggio egocentrico è una tappa molto importante per Vyg. in quanto rappresenta la seconda fase
dello sviluppo del linguaggio, ed è una forma intrapsichica che ha ancora la necessità di avere un supporto
esterno.

08. Cosa sono gli strumenti culturali per Vygotskij?

Gli strumenti culturali solo elementi che forniscono delle indicazioni precise sulle modalità di pensare ed
interpretare il mondo in cui viviamo. Le tipologie di strumenti culturali possono essere intesi sia come
oggetti che come abilità.

09. Intrapersonale e interpersonale: che valore hanno questi due piani nella teoria di Vygotskij?

Il loro valore ha le sue ragioni nel passaggio dal piano sociale (interpsichico) a quello psicologico
(intrapsichico).

10. Secondo Vygotskij il bambino come arriva a padroneggiare un linguaggio maturo?

Solo dopo le due fasi che vanno dal primo linguaggio a quello egocentrico, il linguaggio diviene maturo,
assumendo pienamente la funzione intrapsichica, quella comunicativa e sociale.

11. Spiega le differenze di interpretazione del linguaggio egocentrico da parte di Piaget e di Vygotskij.

Secondo Piaget, il bambino parla per sé, esprimendo i propri pensieri e le proprie intenzioni, passando in un
secondo tempo alla socializzazione. Vyg. afferma invece che il bambino parte da una fase comunicativa e
sociale, e in seguito interiorizza, sviluppando in un secondo tempo il linguaggio maturo.

10. Come intende lo sviluppo cognitivo Vygotskij?


Lo sviluppo cognitivo secondo Vyg. consiste in un processo di interiorizzazione di attività che hanno favorito
lo sviluppo della vita sociale e la mediazione, prima tra tutte il linguaggio.

11. Quali sono gli aspetti fondamentali per lo sviluppo cognitivo secondo Vygotskij?

Gli aspetti fondamentali per Vyg. sono: aspetti culturali, i quali fanno riferimento agli artefatti culturali, vale
a dire degli strumenti messi a disposizione del bambino con lo scopo di aiutarli ad adattarsi alla realtà;
aspetti interpersonali, che derivano dal pensiero di Vyg. che lo sviluppo cognitivo sia il risultato di
interazioni del bambino con altre persone più esperte, il cui compito sarebbe proprio quello di insegnare al
bambino il corretto utilizzo degli strumenti culturali, l’aspetto individuale, secondo cui il bambino viene
considerato come un costruttore attivo del suo sapere che però non agisce da solo poiché il frutto delle sue
costruzioni non sono altro che i frutti delle sue interazioni con altre persone.

12. Come funziona lo scaffolding secondo Wood e Bruner? Fai alcuni esempi.

E’ il processo per cui gli adulti offrono aiuto al bambino nella soluzione di un problema, adattando i loro
interventi all’età, alle capacità del bambino e al tipo di compito. Si può fare un esempio considerando il
compito di costruire una piramide con dei blocchi da unire tra di loro. L’adulto può aiutare a scegliere un
pezzo, mostrando come questo si unisce, togliere quelli che non vanno utilizzati ecc.

13. Quali sono le azioni che l'adulto può mettere in atto nella zona di sviluppo prossimale? Fai alcuni
esempi.

Gli adulti in questa fase possono suggerire strategie, fare domande affinché il bambino possa muoversi in
maniera corretta per la soluzione del problema.

14. Che cosa si intende con scaffolding?

E’ il processo per cui gli adulti offrono aiuto al bambino nella soluzione di un problema, adattando i loro
interventi all’età, alle capacità del bambino e al tipo di compito.

15. Spiega il concetto di partecipazione guidata.

La partecipazione guidata è una procedura grazie alla quale gli adulti aiutano i bambini ad acquisire varie
conoscenze mediante la collaborazione in situazioni di problem-solving e in una vasta gamma di interazioni
casuali ed informali.

16. Le differenze individuali nella zona di sviluppo prossimale.

17. Qual è l'età di maggior differenza tra prestazione spontanea individuale e prestazione mediata
dall'adulto secondo Vygotskij? Spiegane le ragioni.

18. Che cos'è la zona di sviluppo prossimale?

07. All'interno dell'approccio della Rogoff, i pari possono essere considerati dei tutor efficaci? Perché?

08. Che cosa si intende con tutoring efficace?

09. Parla del lavoro di Rogoff sulla zona di sviluppo prossimale teorizzata da Vygotskij.

05. Riporta le principali critiche al lavoro di Vygotskij.

06. Quali sono i principali contributi della teoria di Vygotskij?

08. In che senso Bruner dice che le due concezioni di Piaget e Vygotskij rappresentano una la mano
destra e l'altra la mano sinistra?

09. Che cos'è l'intelligenza per Bruner? Come influenza il suo lavoro questa concezione?
10. Definisci brevemente il sistema di rappresentazioni di Bruner.

11. Definisci il sistema esecutivo di Bruner.

12. Definisci il sistema iconico di Bruner.

13. Definisci il sistema simbolico di Bruner.

14. Il sistema rappresentazionale di Bruner come può essere letto in un'ottica evolutiva?

14. Nell'ottica della teoria di Bruner inibire la rappresentazione iconica potrebbe favorire
un'elaborazione simbolica?

15. Definisci l'importanza della narrazione per Bruner.

16. Cosa si intende per psicologia culturale?

17. Il linguaggio in Piaget, Vygotskij e Bruner. Delinea le peculiarità di ciascun approccio teorico.

18. Traccia le differenze tra lo sviluppo stadiale di Piaget e lo sviluppo dei sistemi rappresentazionali di
Bruner

19. Quale teorizzazione di Vygotskij viene ampiamente utilizzata nel lavoro di Bruner?

06. Spiega la differenza tra condizionamento classico e condizionamento operante.

07. Che cosa significa apprendere per il comportamentismo?

08. Che cosa significa apprendere?

09. Che cosa si intende per apprendimento osservativo?

10. In che senso si può dire che il pensiero di bandura si allontana dal comportamentismo più classico?

11. Qual è il contributo di bandura allo studio dell'apprendimento?

12. Spiega la differenza tra rinforzo positivo, rinforzo negativo e punizione.

07. Di cosa si occupa il modello hip - human information processing?

08. Che differenza c'è tra memoria procedurale e memoria dichiarativa?

09. Descrivi il modello della memoria di Atkinson e Shiffrin.

10. Descrivi il modello di memoria di lavoro proposto da Baddeley.

11. Che cos'è la memoria di lavoro?

12. Che differenza c'è tra memoria episodica e memoria semantica?

05. Che cosa sono le prove di span?

06. Porta alcune evidenze dell'esistenza della memoria prenatale.

07. Che cosa sono le memorie relazionali implicite?

08. Come avviene l'ampliamento delle capacità di memoria con la crescita?

06. Quali competenze implica la capacità di attivare processi di controllo nel processo di apprendimento?

07. Che cos'è la metacognizione?


08. Quali caratteristiche/comportamenti adulti possono essere utili al fine di una pedagogia
metacognitiva?

09. Cognizione e metacognizione: definiscine la relazione.

10. Che cosa sono le strategie nell'ambito dell'apprendimento e della memoria?

01. Quali sono le cinque sotto scale del QAS (Questionario di approccio allo studio)?

05. Quali sono le principali misconcezioni sull'intelligenza?

06. Elenca alcune delle teorie scientifiche sull'intelligenza.

07. Che cosa afferma la teoria triarchica dell'intelligenza di Sternberg?

08. Come pensano l'intelligenza i bambini?

09. Che differenza c'è tra una concezione innatista e una concezione costruttivista dell'intelligenza?

06. Cosa sono le emozioni accademiche e quale è la loro importanza?

07. Secondo Folkman e Lazarus (1985-1988) quali valutazioni situazionali possono generare ripercussioni
emotive sull'apprendimento?

08. Introduci la relazione tra emozioni ed apprendimento.

09. Che cosa intende Dweck (2000) parlando di impotenza appresa?

10. Quale è il ruolo dei pensieri irrazionali nell'apprendimento?

11. Presenta la legge di Yerkes-Dodson relativa alla relazione tra ansia ed apprendimento.

12. Parla del funzionamento scolastico e dell'autostima.

13. Presenta il concetto di attribuzione e spiega la sua importanza per l'apprendimento.

05. Fai alcuni esempi di stili cognitivi.

06. Cosa significa che i feedback sono importanti per la definizione e il mantenimento di uno stile
cognitivo?

07. Che cosa sono gli stili cognitivi?

13. Elenca almeno 4 emozioni fondamentali o di base e 4 emozioni secondarie

14. Descrivi l'evoluzione del sorriso nei primi mesi di vita

15. Perché la teoria di Sroufe è detta "teoria della differenziazione emotiva"?

16. Quali sono le principali teorie sulle emozioni?

17. Cosa sono le emozioni?

18. Cosa sono le emozioni fondamentali e che caratteristiche hanno?

19. Perché le emozioni sono definite un processo multi-dimensionale?

07. A che età i bambini comprendono le emozioni miste o ambivalenti?

08. Delinea le tappe principali di sviluppo della comprensione emotiva

09. Presenta e discuti le emozioni autocoscienti.


10. Presenta i principali aspetti dello sviluppo emotivo indispensabili per un buon adattamento sociale.

11. Quali sono gli aspetti che legano emozioni e interazione?

12. Presenta la teoria differenziale relativamente allo sviluppo emotivo.

13. Presenta la teoria della differenziazione relativamente allo sviluppo emotivo.

07. Cosa si intende per competenza emotiva?

08. Presenta gli aspetti fondamentali del linguaggio emotivo.

09. Presenta sviluppo e aspetti fondamentali delle strategie di autoconsolazione.

10. Che differenza c'è tra riconoscimento e comprensione delle emozioni?

11. Perché proviamo emozioni? Quali sono le loro funzioni?

07. Cosa si intende per socializzazione delle emozioni?

08. Cosa si intende per attaccamento?

09. Cosa si intende pe legame di attaccamento?

10. Presenta il pensiero di Freud relativamente allo sviluppo psicosessuale.

11. Lo sviluppo affettivo da Harlow a Bowlby

12. Quali sono le principali differenze tra Freud e Bowlby nel considerare lo sviluppo affettivo?

07. Cosa si intende per "base sicura"?

08. Descrivi il paradigma sperimentale della strange situation.

09. Che cos'è la strange situation?

10. Come si sviluppa l'attaccamento e a che età si può parlare di attaccamento vero e proprio?

11. Cosa si intende per caregiver sensibile?

06. Cosa distingue gli stili di attaccamento insicuri dall'attaccamenti sicuro?

07. Descrivi i principali aspetti dell'attaccamento sicuro.

08. Descrivi i principali aspetti dell'attaccamento insicuro evitante.

09. Descrivi i principali aspetti dell'attaccamento disorganizzato.

10. Descrivi i principali aspetti dell'attaccamento insicuro ambivalente.

11. Descrivi i comportamenti del bambino alla riunione con la madre nel caso di uno stile di
attaccamento sicuro e nei casi di attaccamento evitante, ambivalente e disorganizzato.

12. Descrivi i comportamenti del bambino al momento della separazione dalla madre nel caso di uno stile
di attaccamento sicuro e nei casi di attaccamento evitante, ambivalente e disorganizzato.

04. Cosa sono i modelli operativi interni?

05. Quale rielazione intercorre tra MOI e sviluppo socio-emotivo del bambino?

04. Presenta le principali differenze relativamente ai MOI nei diversi stili di attaccamento.
05. Definisci i MOI nello stile di attaccamento disorientato-disorganizzato.

06. Presenta gli aspetti fondamentali relativamente all'attivazione dell'attaccamente durante


l'adolescenza.

07. Definisci i MOI nello stile di attaccamento sicuro.

08. Definisci i MOI nello stile di attaccamento insicuro evitante.

09. Presenta i principali profili legati all'attaccamento adulto.

10. Definisci i MOI nello stile di attaccamento insicuro ambivalente.

07. Quali sono gli step di acquisizione della teoria della mente?

08. Cos'è la teoria della mente?

09. Quali sono i principali approcci teorici allo studio della teoria della mente?

10. Che cosa caratterizza la psicologia del desiderio/credenza all'interno dello sviluppo della teoria della
mente?

11. Quali sono le funzioni della teoria della mente?

12. Cosa caratterizza la psicologia del desiderio all'interno dello sviluppo della teoria della mente?

11. Descrivi un paradigma della falsa credenza di ii ordine

12. Perché Perner, Leekman e Wimmer (1987) hanno ideato il compito della scatola ingannevole?

13. Quali competenze deve possedere il bambino per poter superare un compito di credenza di i ordine?

14. Descrivi il paradigma della vera credenza

15. Descrivi un paradigma della falsa credenza di i ordine

16. Quali competenze deve possedere il bambino per poter superare un compito di credenza di ii ordine?

17. Il paradigma della falsa credenza è attendibile?

02. Spiega perché nel materiale online vengono presentati alcuni brani del testo: Lo strano caso del cane
uccisio a mezzanotte.

08. Evidenzia i principali stereotipi relativi al fenomeno del bullimo.

09. Riprendi le storie di bullismo presentate nel corso con lo scopo di illustrare il fenomeno.

10. Quali sono le caratteristiche fondamentali per poter parlare di bullismo scolastico.

11. Presenta il fenomeno del bullismo.

12. Lo sviluppo del comportamento aggressivo

13. Presenta i comportamenti prosociali e i comportamenti aggressivi durante l'infanzia.

14. Bullismo. Presentane le relazioni e gli attori.

06. Illustra quanto presentato nel corso relativamente al programma #Supererrori.

07. Nella definzione del fenomeno del bullismo metti in evidenza le principali differenze tra bullismo
diretto e bullismo indiretto.
08. Presenta e indaga gli aspetti fondamentali del cyberbullismo.

06. Presenta il contributo di James Marcia

07. Presenta i principali studi sull'adolescenza.

08. Che cosa si intende per pubertà? Qual è l'importanza di questa tappa evolutiva per l'adolescente?
Quali cambiamenti la coinvolgono?

09. Differenzia pubertà e adolescenza.

10. Che cosa significa che l'adolescenza è un fatto culturale?

11. Presenta i principali studi sull'adolescenza.

12. Presenta il contributo di Margaret Mead.

03. Individuazzione e differenziaziazione: contstualizza e argomenta l'importanza di questi due processi.

04. Definisci gli aspetti principali dell'adolescenza facendo riferimento ai diversi contributi.

05. Introdui gli aspetti fondamentali delle relazioni durante l'adolescenza.

06. Presenta gli aspetti fondamentali dei mutamenti nella famiglia durante l'adolescenza.