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Penitenziario

Diritto Penitenziario (Università Cattolica del Sacro Cuore)

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IL TRATTAMENTO PENITENZIARIO DEI CONDANNATI

Definizione di trattamento: complesso delle regole comportamentali attinenti la vita


penitenziaria, che , il condannato è tenuto a rispettare e l’ amm.ne penit. È tenuta a far
rispettare; - ovvero – complesso dei diritti e degli obblighi che informano il rapporto tra
condannati e amm.ne penit.

Trattamento penitenziario:

generale: rivolto ai detenuti, quale che sia il titolo giuridico legittimante la restrizione della
liberta personale, e dunque a prescindere dallo status (art 1 c 1 4 lop)

- Art 1.1 il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanita ed assicurare il


rispetto della dignita umana
- Art 1.2 non sono ammesse discriminazioni trattamentali per motivi di sesso di razza di
religione….
- -art1.3 il trattamento penitenziario deve assicurare l’ ordine e la disciplina e non sono
ammesse restrizioni finalizzate a scopi diversi da quelli ssopradetti, e nei confronti dell’
imputato da esigenze giudiziarie
- 1.4 i detenuti sono chiamati con il loro nome

speciali: applicabile ai condannati imputati o internati , in attuazione dei principi


costituzionali e sovrannazionali, il trattamento penitenziario, al dilà di un nucleo di norme
comuni, non può prescindere dal titolo giuridico legittimante la restrizione penitenziaria, e
dunque dal differente status del detenuto: la pena detentiva deve tendere alla rieducazione, la
custodia cautelare ha scopi processuali, e non ha alcuna finalità rieducativa, sarebbe illogico
ancor prima che incostituzionale pretendere di rieducare chi, come l’ imputato , è presunto
innocente , e quindi è presunto “educato”,sino alla sentenza definitiva di condanna.

I PRINCIPI GENERALI DEL TRATTAMENTO DEI CONDANNATI: sono desumibili dal combinato
disposto dagli art 1 13 lop da leggere insieme alle norme contenute nel dpr 230-2001 art 1 e 27
ss

Art 1 c 6 lop: nei confronti dei condannati si attua un trattamento rieducativo- che tenda, anche
attraverso i contatti con il mondo esterno- alla rieducazione del condannato

Art 1 reg esec: il trattamento nei confronti dei condannati, oltre che diretto a sostenere gli
interessi culturali umanitari e professionali- deve essere specificamente rivolto alla rieducazione

Art 13: norma sulla individualizzazione del trattamento: il trattamento penitenziario( dei
detenuti) deve rispondere ai particolari bisogni della personalità di ciascun soggetto (è norma
generale, vale per tutti i detenuti, il trattamento deve essere “parametrato” ai bisogni della
personalità di ciascun soggetto, cioè deve essere individualizzato)- ma vi è di più – la norma, si
preoccupa di specificare che , nei confronti dei condannati si svolge l’ osservazione scientifica
della personalità diretta a rilevare le eventuali carenze fisiopsichiche e le cause del
disadattamento sociale, e poi, sulla base dei risultati di detta osservazione , viene redatto un

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“programma trattamentale individualizzato” recante gli strumenti e gli elementi trattamentali


funzionali alla rieducazione del soggetto.

Gli art 1 – 13 lop, sono norme fondamentali: dettano i principi fondamentali del trattamento dei
condannati, in attuazione e/o trasprosizione dell’ art 27.3 cost, e coerentemente al significato
che al termine rieducazione è stato dato dalla corte cost.( risocializzazione): ne esce confermato
quell’ approccio lungimirante che guarda all’ esecuzione penitenziaria come esperienza
impegnativa, dai risultati tutt’ altro che scontati, diretta alla rimozione delle cause del
disadattamento(ove presenti) ed alla riappropriazione dei valori della convivenza sociale, violati
dalla commissione del fatto di reato.

Altra norma penitenziaria fondamentale è l’ art 15 lop, va letta in combinato con i principi e i criteri
direttivi del trattamento di cui agli art 1 13 lop: questi precisano che nei confronti del condannato si
attua un trattamento individualizzato, diretto alla rieducazione, da intendersi come risocializzazione, l’
art 15 lop, individua gli elementi del trattamento rieducativo, cioè integra i principi generali,
specificando attraverso quali elementi viene attuato il trattamento rieducativo. La norma individua 5
elementi del trattamento rieducativo.

1) ISTRUZIONE
2) LAVORO
3) RELIGIONE
4) CONTATTI CON IL MONDO ESTERNO
5) RAPPORTI CON LA FAMIGLIA

1 -2 – 3 a ben vedere non costituiscono propriamente una novità, figuravano infatti come
elementi del trattamento penitenziari, già previsti dal rd 1931, ma – ed è qui che si coglie la
novità – la legge penitenziaria del 75, li mutua, modificando totalmente il significato: lavoro-
religione ed istruzione vengono infatti concepiti come elementi del trattamento funzionali alla
risocializzazione, messi a disposizione del condannato e implicanti una collaborazione dello
stesso alla partecipazione all’ opera rieducativa. Soprattutto 1-2-3, non esauriscono più gli
elementi del trattamento penitenziario riservato ai condannati.

Infatti il vero e più evidente elemento di novità introdotto nell’ art 15 lop 1975, sta nell’
individuare quali ulteriori e concorrenti elementi trattamentali l’ agevolare i contatti con il
mondo esterno ed i rapporti con la famiglia: sono questi elementi nuovi, che consentono di
cogliere la portata innovativa del trattamento penitenziario rispetto al passato:

se la “pena costituzionale” deve tendere alla rieducazione del condannato, se il termine


rieducazione deve essere inteso nel senso di risocializzazione, di riappropriazione dei valori della
pacifica e costruttiva convivenza sociale, allora, è evidente, da un punto di vista logico ancor
prima che giuridico, che non vi sia modo migliore di rieducare e risocializzare, che quello di non
isolare, ma mantenere vivo un costante contatto tra il carcere e la società, tra il condannato e la
realtà esterna, agevolando, in prospettiva di un futuro rientro nella società libera, ed in modo
graduale, proporzionalmente ai progressi comportamentali del condannato, i sui rapporti con l’
esterno, e con la famiglia. Il trattamento rieducativo è attuato, non solo, ma anche , e direi
soprattuto, attraverso l’ elemento comunitario, consistente in un progressivo e graduale
contatto con la società libera e con i familiari. Attenzione, se ci ferma, anche solo per un istante a

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riflettere, si capisce subito che, se e fino quando la pena non ha avuto alcuna finalita reiducativa,
ma esclusivamente custodialistico-neutralizzante, allora, a ragione, il trattamento penitenziario,
si esauriva in lavoro religione ed istruzione, pensati ed applicati come strumenti di emenda e
punizione, non vi era traccia alcuna dei contatti con il mondo esterno. Oggi non è più cosi, l’ art
27.3 prende espliciota posizione sul fine della pena, che tra gli altri deve esswsere quello di
tendere alla rieducazione del condannato: con estremo ritardo, solo nel 1975, il legislatore con
la nuova lop, attua il disposto costituzionale, e nel individuare gli elementi del trattamento
rieducativo, mutua quelli classici, starvolgendone il significato, e ne inserisce di nuovi. Il
trattamento rieducativo, si svolge sulla base dulla un programma individualizzat, quest’ultimo
redatto in seguito e sulla base dei risultati derivanti dal periodo di osservazione scientifica della
personalità, condotta in istituto per almeno 90 gg, ad opera dell’ equipe penitenziaria. Nel
programma individualizzato, sono indicati gli specifici elementi del trattamento, che risultani, in
ragione della personalità del singolo più idonei alla rieducazione. Il legislatore esplicita gli
elementi del trattamento, sicché il trattamento non può contemplare elementi o strumenti
trattamentali altri , diversi da quelli contenuti nell’ art 15 lop: 1)istruzione 2)lavoro 3) religione
4) contatti con il mondo esterno 5) rapporti con la famiglia.

GLI ELEMENTI DEL TRATTAMENTO:

certamente, senza voler trascurare l’ importanza degli elementi trattamentali “classici”, mutuati
dal trattamento penitenziari, e re-interpretati in chiave drieducativa, il vero elemento di novità
introdotto dalla legge penitenziaria del 75 si rinviene, nell’ inserire tra gli elementi del
trattam,ento “…l’ agevolare i rapporti con il mondo esterno e con la famiglia”il trattamento
rieducativo, viene realizzato cercando di mantenere un contatto tra detenuto e realtà esterna,
così da limitare per quanto possibile, il fisiologico ed inevitabile effetto segregante e totalizzante
dell’ istituzione penitenziaria: del resto se la pena costituzionale deve tendere alla rieducazione
allora è evidente che non vi sia modo migliore per rieducare – recitus risocializzare – se non
quello di non isolare, bensì mantenere vivo un contatto con la società, in prospettiva di un futuro
rientro in essa del condannato.

L’ art 25 quindi, include tra gli elementi del tratrtamento rieducativo riservato ai condannati, I
CONTATTI CON IL MONDO ESTERNO ED I RAPPORTI CON LA FAMIGLIA si tratta di vedere
ora, quali STRUMENTI TRATTAMENTALI consentono di relizzare un trattamento che tenda ad
agevolare i contatti con il mondo esterno e i rapporti con la famiglia:

1)COLLOQUI art 18lop 37 reg. esec.

I COLLOQUI costituiscono lo strumento del trattamento penitenziario che consente di attuare un


trattamento che tenda – attraverso i contatti con il mondo esterno e i rapporti con la famiglia –
alla rieducazioneè ovvio il colloqui consente al condannati di avere un contatto diretto con la
società esterna. Non deve sorprendere , poi che, particolare favore è riconosciuto alla disciplina
dei colloqui con i familiarigiacchè, oltre ad agevolare i contatti con il mondo esterno,
attraveso essi viene anche mantenuto il rapporto con i familiari.

Quindi il favor con cui il legislatore guarda allo strumento trattamentale del colloqui è dovuto al
fatto che tramite essi è consentito attuare un trattamento rieducativo, attraverso il

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mantenimento dei contatti con la società esterna, il maggior favor accordato ai colloqui con i
familiari si spiega in ragione del fatto che, essi consentono ulterirmente di mantenere e
agevolare i contatti con la famiglia.

La disciplina dei cooloqui riflette tale differenza : colloqui con familiari e colloqui con persone
terze: sono diversi i presupposti di autorizzazione.

*giova precisare oltretutto che in ambito penitenziario il concetto di famiglia non coincide con la
nozione civilistica: L’art 18 menziona indistintamente congiunti e familiari, l’ art 37 parla anche
di conviventi: se ne desume che , rientrano nella nozione penitenziaria di famiglia, e sono
soggetti alla disciplina dei colloqui con i familiari, anche gli affini, i conveviventi di fatto , i
parenti fino al 4° grado.

AUTORITA COMPETENTE ad autorizzare, con pemesso, il colloqui de detenuto è:

- Per i condannati e per gli imputati conadannati in 1° grado il DIRETTORE DELL’


ISTITUTO
- Per gli imputati in attesa di sentenza di 1°grado IL GIUDICE CHE PROCEDE ( sara il gip, il
giudice della cognizione

SONO DIVERSI I PRESUPPOSTI PER L’ AUTORIZZAZIONE AL COLLOQUIO:

- Nel caso di colloqui con i familiari, l’ autorita competente ad autorizzare con permesso il
colloquio non ha alcun margine di valuatzione nel merito, dovendosi limitare ad
accertare il grado di parentela.
- Nel caso di colloqui con soggetti terzi, estranei alla famiglia, il direttore o il giudice,
possono autorizzare il colloquio, se sussitono ragionevoli motivi,

l’ OPZIONE DI MANTENERE IN CAPO AD UNA AUTORITA AMM.VA la competenza ad autorizzare


i colloqui, da un lato è criticata da quanti ritengono che in tal modonon vi è adeguata garanzia
in ordine ad un istituto che incide fortemente su diritti costituzionalemte garantiti- dall’ altro
risponde all’ esigenza di non appesantire ulteriormente il carico di lavoro della magistratura di
sorveglianzain ogni caso, per riportare la disciplina in materia di autorizzazioni al colloquio
entro i confini della legalità e della garanzia giurisdizionale, dapprima le S.U. CASS. CON LA
SENTENZA GIANNI 2003 AVEVANO ESTESO IL RECLAMO EX 14 TER AL PERMESSO DEI
COLLOQUI- OGGI- SEGUITO DELLA MODIFICA L 10 2014 IL PROVVEDIMENTO DI
AUTORIZZAZIONE AI COLLOQUI PUO ESSERE OGGETTO DI RECLAMO GIURISDIZIONALE AL
MAGISTRATO DI SORVERGLIANZA EX ART 35 BIS ( art 69.6 l. b provvedimento amm.vo in
violazione della legge dalla quale derivi u opregiudizio al condannato)

NUMERO DI COLLOQUI- DURATA E MODALITA DI SVOLGIMENTO

Detenuti comuni 6 colloqui al mese

Detenuti 4 bis 4 colloqui al mese

Detenuti 41 bis 1 colloqui al mese

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Il collooqui ha durata max di 1 h, prorogabile in casi eccezionali a 2 h , e si svolge di regola in


locali comuni, sottoposti a controllo visivo ma non auditivo.

2)CORRISPONDENZA EPISTOLARE E TELEGRAFICA: art 18 – 18 ter – 38 reg esec

Anche la corrispondenza – epistolare e/o telegrafica – costituisce uno strumento del


trattamento penitenziario diretto alla rieducazione attraverso i contatti con il mondo
esternociò spiega il favor verso tale strumento trattamentaleinfatti la corrispondenza NON
DEVE ESSERE AUTORIZZATA, BENSI E’ INCENTIVATA ( l’amm.ne penitenziaria pone a
disposizione dei condannati l’ occorrente per scrivere e affrancare la corrispondenza)-
TUTTAVIA IL DIRITTO ALLA CORRISPONDENZA EPISTOLARE E – O TELEGRAFICA PUO’ ESSERE
OGGETTO DI LIMITAZIONI

La materia della corrispondenza è il terreno di scontro tra due interessi costituzionalemte


rilevanti: da un lato vi è il diritto alla liberta e alla segretezza delle comunicazioni art. 15 cost. –
dall’ altro vi è l’ interesse alla difesa sociale e alla prevenzione che porta alimitare il diritto alla
liberta e alla segretezza delle comunicazioni, ond’evitare che per tale via vengano commessi
delitti. La disciplina sulla corrispondenza penitenziaria deve costituire il giusto punto di
equilibrio tra siffatti contrapposti interessi: come è realizzato il giusto equilibrio?
Semplicemente non assoggettando il diritto ad inoltrare e ricevere coprrispondenza ad alcuna
autorizzazione – e – al tempo stesso prevedendo casi tassativi in cui , l’ autorità giurisdizionale
può porre limitazioni alla corrispondenza, in nome di interessi costituzuionalemte garantiti.

La materia è stat riformata dalla legge 95/2004, che ha inserito nella lop 354/1975 l’ art 18 ter:
LIMITAZIONI ALLA CORRISPONDENZA: la ratio è quella di tipizzare le cause che giustificano le
limitazioni- le tipologie di limitazioni- e le procedure, cosi da garantire un controllo
giurisdizionale:

- Esclusivamente quando ricorrono: a) ragioni attinenti le indagini – o - investigative – o -


di prevenzione dei reati b) ragioni di ordine e sicurezza interne
- Possono essere poste le seguenti limitazioni.
1) LIMITAZIONI ALLA CORRISPONDENZA IN ENTRATA O IN USCITA
2) SOTTOPOSIZIONE DELLA CORRISPONDENZA VISTO DI CONTROLLO
3) CONTROLLO DELLA CORRISPONDENZA IN BUSTA CHIUSA

*le limitazioni sono tassative e poste in ordine decrescente dalla più alla meno intensa.

- competente a disporre le limitazioni, su richiesta del p.m. o del direttore dell’ istituto è:

a)il giudice che procede per gli imputati dino alla sentenza di 1° grado

b)il magistrato di sorveglianza in tutti gli altri casi

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-Adeguatamente disciplinato anche il controllo giurisdizionale: i provvedimenti emessi dal


giudice o dal magistrato di sorveglianza, che dispongono limitazioni della corrispondenza ,
posso essere oggetto di RECLAMO GIURISDIZIONALE EX ART 14 TER al tribunale di sorveglianza
se emessi dal magistrato, ovvero al tribunale se emessi dal giudice n.b. , il reclamo
giurisdizionale al magistrato di sorveglianza non è tecnicamente esperibile, trattandosi di
provvedimenti emessi non dall’ amm.ne penit. Ma dal magistrato di sorveglianza per questo il
provvedimento puo essere oggetto di reclamo ex 14 ter al tribunale di sorveglianza( termine di
10 giorni dalla comunicazione del provvedimento e rinuncia akl contradittorio con l’
interessato)

2.1) CORRISPONDENZA TELEFONICA ART 18 E 39 reg esec.

La corrispondenza telefonica è un ibrido tra la disciplina sui colloqui e quella sulla


corrispondenza epistolare e telegrafica:

-innanzi tutto la corrispondenza telefonica è solo in uscita dal carcere

-è necessaria una apposita autorizzazione alla corrispondenza(come per i colloqui): da parte del
direttore o del giudice procedente sino alla sentenza di 1° grado

-la corrispondenza con i familiari deve essere autorizzata, accertando unicamente il grado di
parentela – quella con terzi può esser autorizzata ove sussistano ragionevoli motivi

-limitazioni e controlli sulla liberta e la segretezza possono essere disposti dall’ autorità
competente ex art 18 tercioè dal giudice per gli imputati in attesa di sentenza di 1°grado o dal
magistrato di sorveglianzapossono, ove ricorrano ragioni di a)investigative, di prevenzione o
di indagine o b) ragioni di ordine e sicurezza DISPORRE IL CONTROLLO ADITIVO DELLE
TELEFONATE

-n° telefonate:

comuni 1 settimana

4 bis 2 al mese

41 bis, di regola vietate, consentite, in n° non superiore ad 1 al mese, solo se nopn si ha colloquio.

I provvedimenti che non autorizzano la corrispondenza possono essere impugnati ex art 35 bis
trattandosi di provvedimenti amm.vi

I provvedimenti che dispongono la registrazione della telefonata possono essere oggetto di


reclamo ex 14 ter

PERMESSI DI NECESSITA E PERMESSI PREMIO: ART 30 - 30 TER - 30 BIS

DEFINIZIONE DI PERMESSO: il permesso è l’ istituo penitenziario, che consente al detenuto di


trascorrere un breve periodo di tempo (continuativo9 fuori dell’ istituto per poi farvi rientro.

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Ora da questa nozione ampia e generica, devono distinguersi due differenti istituti. I PERMESSI
DI NECESITA E I PERMESSI PREMIO, che al dilà del nome iuris e della collocazione sistematica,
non condividono presupposti, natura e finalità.

PERMESSI DI NECESSITA ART 30 ORD PEN:

si tratta di un istituto che non va ricompreso nel programma trattamentale, non è un elemento,
ne uno strumento del trattamento rieducativo, e ne costituiosce conferma il fatto che i permessi
di necessita sono concedibile ai detenuti, cioè condannati e imputati.

Il fine del permesso è di natura pietistico- umanitaria. Concedere al detenuto la possibiltà di


uscire temporaneamente dall’ istituto per soddisfare esigenze familiari . infatti i permessi di
necessita sono concedibili, ai detenuti a 2 cndizioni:

1)grave e imminente pericolo di vita di un familiare

2)eventi familiari di particolare gravità

Come è evidente tra i requisiti di concessione del permesso di necessità non figura la regolare
condotta, cioè un elemento di merito, poiche i permessi di necessità non sono elementi del
trattamento rieducativo.

COMPETENZA E PROCEDURA.

Autorita competente a concedere il permesso è.

- IL MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA(SECONDO LA PROCEDURA DE PLANO)


- IL GIUDICE CHE DISPONE DEL PROCESSO PER GLI IMPUTATI.

I requisti necessari per la concessione:

a)accertamento del grave ed imminente pericolo di vita di un familiare o di un evento familiare


di particolare gravità

b) che non vi sia pericolo di recidiva o pericolo di fuga

* a tal fine torna utile non solo la relazione dell’ equpe penitenziaria, ma anche la valutazione
del tipo di reato, i precedenti etc…

in ogni caso il magistrato o il giudice possono concedere il permesso con la scorta e imporre le
prescrizioni in ordine al luogo di dimora- al divieto di frequentazioni.

Il permesso di necessita non puo eccedere i 5 gg

PERMESSI PREMIO ART 30 TER

Introdotti nell’ ord.pen. solo con la legge 663/1986, i permessi premio sono elementi del
trattamento rieducativo a tutti gli effetti nello specifico, rappresentano lo strumento
trattamentale che tende , anche attraverso i contatti con il mondo esterno – alla rieducazione

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del condannato. Tant’è che possono ascriversi nell’ accezione di misure alternative alla
detenzione in senso ampio.

Possono essere concessi esclusivamente ai condannati, e questo è indizio sicuro della finalità
rieducativa dei permessi premio.

Possono essere concessi sulla base di un requisito di merito: LA REGOLARE CONDOTTA, che in
una ipotetica scala di valore è il primo step del percorso trattamentale di alternativa al
carcerein effetti il permesso premio è l’ istituto premiale che viene concesso per primo, e solo
se il suo esito è soddifacebnte si passa alla concessione della liberazione anticiapata per la
qual3e è richiesta la partecipazione all’ opera di rieducazione, in seguito si accede alla
semiliberta per la quale è richiestya la progressione nel trattamento, e da ultimo, si arriva alla
liberazione condizionale, in presenza di un sicuro ravvedimento, quest’ ultimo requisito non è
altro cyhe la sintesi di : regolare condottapqartecipazione al programmaprogressione
trattamentale.

I permessi premio non sono concedibili solo sulla base del presupposto soggettivo della regolare
condotta, ma anche di un requisito oggettivo: pena

1)condannati a pena detentiva < 4 anni: concedibili sempre ed in ogni momento

2)condannati apena detentiva>4anni: occorre avere espiato ¼ di pena

3) condannati per reati di cui art 4 bis: occorre avere espiato ½ di pena e non oltre 10 anni

4)ergastolani: dopo 10 anni di pena

ART 30 QUATER: introdotto dalla legge cirielli 251/2005aumenta i limiti di pena per i recidivi
reiterti

1)>4 anni 1/3 di pena

2)>4 anni1/2 pena

3)4bis2/3 pena

4)ergastolani15 anni

COMPETENZA E REQUISITI:

Competente a concedere la misura è: IL MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA ( non essendo la


misura concedibile agli imputatati)provvede con decreto motivato, sentito il direttore
dell’istituto

Requisiti sono:

-regolare condotta

-assenza di pericolosità sociale

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-che il permesso sia utile ad agevolare attivita o interessi culturali- professionali o


affettivi( esami universitari, permessi d’ amore etcc)

ART 30 BIS: RECLAMO IN MATERIA DI PERMESSI

L’ art 30 bis prevede che il provvedimento del magistrato di sorveglianza possa essere oggetto di
reclamo al tribunale di sorveglianza : si tratta di una nuova ipotesi di reclamo, che si affianca al
reclamo di cui all’ art 14 ter, e che rispetto ad esso è ancor meno garantistico. Infatti il
provvedimeto del magistrato, comunicato immediatamente al p.m., deve essere impugnato, dal
pm , dall’ interessato ( non è menzionato il suo difensore che non ne ha neanche notizia del
provvediemto)nelle 24h successive innanzi il tribunale di sorveglianza,( se emesso dal giudice
deve essere impugnato in corte di appello).LA DEDCISIONE ARRIVA NEI SUCCESSIVI 10 GG

LA CORTE COST CON SENT 53/1993 HA DICHIARATO L’ ILLEGITTIMITA COST DELL ART 14 TER
E 236 C 2 DISP ATT CPP NELLA PARTE IN CUI CONSENTONO DI IMPUGNARE IL
PROVVEDIEMTO IN MATERIA DI PERMESSI CON IL RECLAMO DI CUI ALL ART 14 TER.

Ad oggi quindi si deve ritenere che il provvedimento con cui il magistrato di sorveglianza rigetta
la richiesta di permesso di necessità e-o premio sia oggetto di re4clamo, al tribunale di
sorveglianza, quantomeno nelle forme di cui all’ art 14 ter.

COLLOQUI CON IL DIFENSORE

La disciplina dei colloqui con il difensore, è soggetta ad una disciplina diversa rispetto alla
disciplina di genere dei colloqui, con familiari: questa diversità risponde all’ esigenza di
garantire il diritto alla difesa in ogni stato e grado del processo, ivi compresa la fese
esecutivadunque, se in generale la legge include nel trattamento rieducativo i colloqui, e
guarda con particolare favore i colloqui con i familiari, nella prospettiva di un efficace
strumento rieducativo inteso a mantenere i contatti con l’ esterno e con la famiglia, i colloqui
con il difensore hanno il diversoscopo di garantire al condannato il diritto alla difesail
problema che si era posto, derivava dal fatto che, mentre per l’ imputato detenuto in custodia
cautelare, l’ art 104 cpp garantisce il diritto del detenuto di conferire liberamente con il proprio
legale sin dal momento dell esesecuzione della misura custodiale, manca una analoga previsione
per il detenuto condannato: ditalché taluno ha avanzato, la aberrante soluzione di ritenere il
colloquio con il difensore, soggetto alla stessa disciplina dio genere dei colloqui, con l’ ulteriore
conseguenza, non potendosi in alcun modo includere il difensore nel novero dei familiari, di
rendere necessaria l’ autorizzazione del direttore dell’istituto, previa valutazione dei
“ragionaevoli motivi”in tal modo veniva paventata una possibile compressione del diritto alla
difesa costituzionalemte garantitosul punto interviene la corte costituzionale con sentenza
212/1997: sancisce il diritto del condannato di interloquire con il proprio difensore liberamente
e senza alcuna necessità di autorizzazione, ne piu e ne meno di quanto previsto per l’ imputato.

COLLOQUI A FINI INVESTIGATIVI

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IL LAVORO

Tra gli elementi del trattamento rieducativo che deve essere attuato nei confronti dei
condannati, l’ art 15 lop mutua alcuni elementi “classici”, cosi definiti perché gia figuravano
come elementi del trattamento , vigente il regolamento penitenziario di cui al R.D. 1931tra
questi elementi del trattamento c.d. classici vi è IL LAVOROciò tuttavia non esime dal dovere di
sottolineare come , gli elementi trattamentali classici, e tra di essi certamente il lavoro, benchè
mutuati dalla precedente legge penitenziaria, vengano REINTERPRETATI IN CHIAVE
RIEDUCATIVA- CIOE VENGANO CALATI E REINTREPRETATI COME ELEMENTI DEL
TRATTAMENTO RIEDUCATIVO: e questa re-interpretazione è tanto più evidente nella disciplina
del lavoro penitenziario.

Il lavoro penitenziario, nella disciplina della legge 354/1975 non è più concepito come
strumento di punizione e come modalità afflittiva di esecuzione della pena, bensì è a tutti gli
effetti elemento del trattamento rieducativo, funzionale cioè a perseguire, in base alle esigenze
della personalità del singolo condannato, desumibili dai risultati dell’ osservazione scientifica
della personalità, il fine ultimo, che la rieducazione, recitus, il reinserimento sociale. Del resto
che il lavoro, debba essere interpretato come elemento del trattamento rieducativo lo si evince
dall’ art 20 “il lavoro penitenziario non ha carattere afflittivo ed è remunerato” e ulterire indizio

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in tale senso, lo si rinviene nella previsione secondo la quale “l’obbligo al lavoro” è previsto
esclusivamente per i condannati, ovviamente compatibilmente con l’ offerta di lavoro, che un
dovere gravante sull’ amm.ne penitenziaria.

IL LAVORO SI DISTINGUE IN : LAVORO ALL’INTERNO e/o LAVORO ALL’ ESTERNO

IL LAVORO ALL’ INTERNO può essere svolto alle dirette dipendenze dell’ amm.ne penitenziaria
ovvero alle dipendenze di imprese pubbliche o private ma all’ interno dell’ istituto. L’
assegnazione avviene con provvedimento del direttore dell’ istituto, sentito l’ educatore, sulla
base di apposite liste di collocamento.

IL LAVORO ALL’ ESTERNO: è elemento del trattamento penitenziario “avanzato” perché


consente al condannato di mantenere i contatti con la società esternasotto questo punto di
vista il lavoro all’ esterno può anche essere ricompreso in una accezione ampia di misure
alternative alla detenzione.

Il lavoro all’ esterno può essere prestato alle dirette dipendenze di imprese pubbliche o private.

Il lavoro all’ esterno è concesso dal direttore dell’ istituto , previa approvazione con decreto da
parte del magistrato di sorveglianza, che in tal modo esercita un vero e proprio potere di veto,
infatti, il magistrato di sorveglianza dovrà valutare:

-se il lavoro all’ esterno è previsto come elento del trattamento rieducativo nel programma
trattamentale individualizzato

-tipo di reato commesso

-pericolo di recidiva e di fuga

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