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MARIA BARBARA SAVO

I GETI NELLA SUDA. UNA PRIMA ANALISI

Come ben noto sono tre i momenti storici che determinarono


l’affacciarsi dei Geti nella letteratura in lingua greca e latina: il pri-
mo, determinato dall’incursione persiana in Scizia, è descritto dal lo-
gos erodoteo confluito nel IV libro delle Storie1; il secondo, legato al
delinearsi dei confini settentrionali dello stato macedone, fu storia
travagliata e di indubbio interesse per tutti quegli scrittori che di res
Macedonica vollero occuparsi2; in fine, il terzo momento rappresenta

1
HDT 4, 93-96. Sui Geti in Erodoto: I.M. LINFORTH, OI AQANATIZONTES
(Herodotus IV 93-96), in «ClPhil» XIII (1918), pp. 23-33; J.W. JOHNSON, The Scy-
thian: His Rise and Fall, in «JHIdeas» II (1959), pp. 250-257; G.C. CAMERON, Darius
the Great and his Scytian (Saka) Campaign, Bisitum and Herodotus, in «AI» 1975, pp.
77-88; J.R. GARDINER-GARDEN, Dareius’ Scythian Expedition and its Aftermath, in
«Klio» LXIX (1987), pp. 325-350; D. DANA, Note despre Herodot 4.93-96, in «Thraco-
Dacica» XXI (2000), pp. 211-22. In Ecateo la stirpe geta è rappresentata da
Krovbuzoi e Trizoiv (STEPH. BYZ. S.vv. = FGrHist 1 FF 170-171); cfr. A. STEFAN
(cur.), Les Guerres Daciques de Domitien et de Trajan. Architecture militaire, topographie,
images et histoire («Collection de l’École Française de Rome», 353), Rome 2005, pp.
359-363. Con ogni probabilità sono da intendersi Geti anche i Saka menzionati
nei documenti achemenidi successivi alla spedizione di Dario: N.G.L. HAMMOND,
The Extent of Persian Occupation in Thrace, «Chiron» X (1980), pp. 53-61.
2
Filippo II entrò in contatto coi Geti durante la guerra del 342-340 in Tracia
e, stando a Teopompo (ATHEN. 14, 24 p. 627e = FGrHist 115 F 216), non solo a-
vrebbe attaccato Odessus, ma anche sposato una principessa locale, figlia del re
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il tempo dell’indagine conoscitiva vera e propria, in parte di carattere


socio-etnografico, in parte vera e propria archaiologhia funzionale alla
storia, per lo più pragmatica, dello scontro con Roma.
Tra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del II secolo d.C., la
popolazione di stirpe trace focalizzò su di sé l’attenzione del mondo
occidentale venendo a rappresentare una concreta minaccia per
l’economia e la libertà delle città greche del Ponto Eusino nonché
uno dei più pericolosi confinanti dell’impero di Roma3.
La produzione letteraria di I e II secolo d.C., con le sue infor-
mazioni sui Geti, frutto di nuove conoscenze, ma anche di notizie
recuperate e reinterpretate dalla letteratura più antica e organizzate
in maniera più o meno sistematica, divenne a sua volta materiale da
trasformare in fonti atte a rendere intellegibili alla cultura occidenta-
le le radici di quella popolazione proveniente da nord, dalla miste-
riosa Scandza, che si era sostituita ai sudditi del leggendario Deceba-
lo spingendosi ad extremam Scythiae partem, quae Ponto mari vicina est4:
i Goti. Questi, ancora privi di una letteratura scritta ed estranei, so-
stanzialmente fino al I secolo a.C., all’ambiente geografico conosciu-

Cotila (cfr. ATHEN. 13, 5 p. 557d; STEPH. BYZ. s.v. Getiva; JORDANES, Get. 10, 65),
che ebbe certamente alleato nello scontro. Alessandro, nel 335 a.C., varcò il Da-
nubio sbaragliando senza problema il contingente geta schieratosi numeroso con-
tro il sovrano (STRABO 7, 3, 8 e ARR. Anab. 1, 3, 5). Ma fu soprattutto Lisimaco a
combattere e quindi trattare con i Geti di Dromichete, cui fu concessa, pegno di
amicizia, la mano di una figlia del diadoco (PAUS. 1, 9, 6). Sull’argomento: F.
LANDUCCI GATTINONI, Lisimaco di Tracia: un sovrano nella prospettiva del primo elle-
nismo, Milano 1992, pp. 14-17 e 182-185; P. DELEV, Lysimachus, the Getae, and Ar-
chaeology, in «CQ» L (2000), pp. 384-401, con bibliografia precedente.
3
Per una trattazione generale dei rapporti tra Geti e Roma si vedano, da ul-
timo, K. STROBEL, Untersuchungen zu den Dakerkriegen Trajans. Studien zur Geschichte
des mittleren und unteren Donauraumes in der Hohen Kaiserzeit, Bonn 1984; STEFAN,
Les Guerres Daciques de Domitien et de Trajan.
4
JORDANES, Get. 28. Con maggior dettaglio Giordane descrive le regioni oc-
cupate dai Goti nel capitolo 38: quorum mansione prima in Scythiae solo iuxta paludem
Meotidem, secundo in Mysiam Thraciamque et Daciam, tertio supra mare Ponticum rursus
in Scythia legimus habitasse.
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to dai monumenti in lingua greca e latina5, trovarono così i loro a-


scendenti in una stirpe nota e “acculturata” grazie alla secolare vita
nell’impero6.
La problematicità relativa all’interpretazione corretta delle in-
formazioni sui Geti, dunque, è determinata in primo luogo dal
quasi totale naufragio dei componimenti di Lokalgeschichte; la so-
pravvivenza di molti frammenti di queste opere in componimenti
resi funzionali alla storia dei nuovi signori d’Occidente e di quei
popoli “scitici” che minacciavano gli ultimi Rhomaioi aggiunge ulte-
riore difficoltà. La complessa opera della Suda conserva un cospi-
cuo numero di questi lacerti di storia locale qui di seguito analizzati
nel loro complesso.

Sono oltre una ventina i lemmi che fanno riferimento a Geti-


ka, e in cinque di questi la Suda indicizza e riferisce coronimo ed
etnico secondo il gusto latino, vale a dire facendo riferimento alla
Dacia e ai Daci7.

5
M. SCHÖNFELD, s.v. Goti, in RE Suppl. III, (1918), coll. 797-845; l’analisi
della voce enciclopedica in A.S. CHRISTENSEN, Cassiodorus, Jordanes and the History
of the Goths: Studies in a Migration Myth, Copenhagen 2002, pp. 23-41.
6
Un esempio per tutti siano le notizie presenti nei Tristia di Ovidio, in cui,
seppur si afferma più volte che nulla Getis toto gens est truculentior orbe (2, 7, 31), si
riconosce una qualche possibilità di acculturazione di questo popolo «quasi doma-
to» già ai tempi augustei. Allo stesso modo Giordane (Get. 39-40), parla di Goti –
discendenti dei Geti già in OROS. 1, 16 – come pene omnibus barbaris … sapientiores
… Graecisque pene consimiles. Il lavorio della ricerca e creazione del passato dei Go-
ti/Geti giunse così ad ancorare la loro storia alla guerra di Troia (cfr. JORDANES,
Get. 9, 60). Sull’argomento: G. ZECCHINI, Ricerche di storiografia latina tardo antica,
Roma 1993, pp. 193-210 (max. 202-4); CHRISTENSEN, Cassiodorus, pp. 9, 18, 243;
M. VITIELLO, Il principe, il filosofo, il guerriero. Lineamenti di pensiero politico nell’Italia
ostrogota, Stuttgart 2006, p. 91, con ulteriore bibliografia sull’argomento.
7
Come ben noto la distinzione tra Daci e Geti venne meno a seguito
dell’opera unificatrice dal sovrano Burebista, cui Strabone (7, 3, 11-13) ascrive il
merito di aver creato un’unica nazione (ethnos), ma mentre per i Greci «Le nom
Gètes, bien familier dans toutes le cités du Pont Euxin occidental, et entré depuis
Hérodote dans l’histoire, reste une référence forte» (STEFAN, Les Guerres Daciques
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Il rimando ai Geti è per lo più determinato dal locus classicus


funzionale all’interpretamentum: questa parte costituisce una fonte
preziosissima per riferimenti all’ambiente sociale, storico e geografi-
co della c.d. Getia, informazioni desunte, in cinque occasioni alme-
no, da un’opera sui Geti attribuita ad un Critone, del quale tuttavia
il lessicografo certamente non conosce per via diretta l’opera né ha
informazioni sufficienti per identificarlo col personaggio che ricorda
come medico, coevo di Rufo di Efeso e operante alla corte traianea8.
Al di là dei Getika critoniani la Suda conserva menzione di una sola
altra opera di Getika, quella di Dione Crisostomo9, qui confuso con

de Domitien et de Trajan, p. 377), per i latini, che ebbero a che fare con le popola-
zioni transdanubiane sostanzialmente a partire dal regno di Burebista, la preferen-
za andò per il nome Daces.
8
Suda, s.v. ïRou`fo" [R 241 Adler] = CRITO FGrHist 200 T4. Tito Statilio Cri-
tone, medico affermatosi nell’Urbe già in età domizianea, storico cui si riconobbe
il pregio di essere testimone autoptico degli eventi che descrisse in un’opera in
prosa, ha nella Suda la sua fonte tralatrice più importante (cinque frammenti – cui
si deve aggiungere una testimonianza – sugli otto attribuibili con sicurezza al comes
dell’imperatore conservati nel lessico). Sul personaggio: M.B. SAVO, Tito Statilio
Critone: medico letterato e storico delle guerre daciche, in E. LANZILLOTTA - V. COSTA -
G. OTTONE (a cura di), Tradizione e trasmissione degli storici greci frammentari. In ricor-
do di Silvio Accame. Atti del workshop internazionale, Roma, 16-18 febbraio 2006, Tivoli
2009, 499-540.
9
Suda, s.v. Divwn [D 1239 Adler] = DIO CRYS. FGrHist 707 T1: oJ Kavssio"
crhmativsa", oJ ejpivklhn Kokkhvi>o": oiJ de; Kokkh`i>anov": Nikaeuv", iJstorikov", gego-
nw;" ejpi; tw`n crovnwn ≠Alexavndrou tou` Mamaiva". fiEgraye ïRwmai>kh;n iJstorivan ejn
biblivoi" pV: diairou`ntai de; kata; dekavda". Persikav, Getikav, ≠Enovdia, Ta; kata;
Trai>anovn, Bivon ≠Arrianou` tou` filosovfou. Sull’opera storica del filosofo: P. DESI-
DERI, Dione di Prusa. Un intellettuale greco nell’impero romano («Biblioteca di cultura
contemporanea», 135), Messina 1978, p. 331; A. BRANCACCI, Rhetorike Philoso-
phousa. Dione Crisostomo nella cultura antica e bizantina, in «Elenchos» XI (1985),
pp. 260-263; D.W. JONES, Domitian and the Exile of Dio of Prusa, in «PP» XLV
(1990), pp. 348-357; H. SIDEBOTTOM, Dio of Prusa and the Flavian Dynasty, in «CQ»
XLVI (1996), pp. 447-456 e, soprattutto, S. TERREI, I Getica di Dione Crisostomo, in
«Aevum» LXXV (2000), pp. 177-186. Su Dione quale autore presente nel lessico
della Suda: G. GAZZANIGA, Dione Crisostomo in alcune glosse della Suda, in «Eika-
smos» XVI (2005), pp. 362-364. Nessuna evidenza circa un rapporto tra i due au-
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Cassio Dione10. Nessun altro storico viene esplicitamente menziona-


to nei lemmi relativi ai Geti, nemmeno Arriano che, come ben noto,
è presente nella Suda attraverso gli Excerpta Constantiniana11.

A livello generale, inoltre, dalla disamina delle voci “daciche”


del lessico appare evidente come la quasi totalità dei frammenti presi
in esame concorrano a descrivere uno spatium historicum ben defini-
to, che è quello delle guerre daciche condotte da Domiziano e da
Traiano. Il dato che il lessico mutua dalle fonti cronologicamente
più tarde a sua disposizione e ad esso coeve, è sicuramente quello re-
gistrato alla voce Davke", che identifica l’antica popolazione sempliciter
come Patzinakivtai, gente di stirpe turca Oghuz affacciatasi nel mo-
do occidentale a partire dall’VIII secolo. Le notizie che possono esser
state desunte da fonti classiche sono invece quelle connesse con la
figura di Zalmoxis, divinità descritta per la prima volta proprio da
Erodoto12: tanto nella voce lessicografica ad essa dedicata come in

tori di Getika, né un rimando dell’uno all’opera storica dell’altro. Se, per altro,
Dione fu uomo dalla salute delicata, nessun accenno mai è stato fatto ad uno dei
più famosi medici imperiali, un archiatra della prestigiosa scuola efesina, a dispet-
to dei numerosi aspetti dell’ars medica considerati nelle sue orazioni e dei molti ri-
ferimenti alla sua pessima salute: A. BILLAULT, La médecine et la maladie dans les dis-
cours de Dion Chrysostome, in Hommages à Carl Deroux, II. Prose et linguistique, Brus-
sels 2002, pp. 453-465.
10
Filostrato, menzionando l’unica opera storica del Crisostomo (VS 1, 7), at-
tribuisce al desiderio di sfuggire a Domiziano il suo lungo vagabondare in terra
danubiana. Per la cronologia del soggiorno sul Danubio di Crisostomo si veda, da
ultimo, A.R.R. SHEPPARD, Dio Chrysostom: The Bithynian Years, in «ACl» LIII
(1984), pp. 157-173.
11
M. T. SCHETTINO, Gli storici di età romana nella Suda, in G. ZECCHINI (cur.),
Il Lessico Suda e la memoria del passato a Bisanzio: atti della giornata di studio, Milano
29 aprile 1998 («Munera: studi storici sulla Tarda antichità»,14), Bari 1999, pp.
113-138.
12
HDT 4, 93-96. Per la bibliografia relativa alla divinità si rimanda al classico
M. ELIADE, Zalmoxis, The Vanishing God, Chicago 1972 e ai più recenti A. PAN-
DREA, Quelques observations concernant l’étymologie et la genèse d’un ancien nom de dieu:
Zalmoxis, in «Balkan Studies» XXII (1981), pp. 229-246; K.W. TREPTOW, A Study in
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quella relativa a Pitagora, del quale era considerato schiavo e allievo


– legame probabilmente sollecitato dalla forte componente iniziatica
per entrambi i gruppi – vengono riproposte in massima parte le in-
formazioni erodotee13.
Le notizie sui Geti desumibili dalla Suda risultano tutte, a ragio-
ne di quanto detto sulla generale difficoltà di reperimento di infor-
mazioni, di particolare interesse.

L’etnonimo Davke", non estraneo alla letteratura in lingua gre-


ca, ma raramente utilizzato, e per lo più in epoca piuttosto tarda14,
viene tradotto nel lessico con Patzinakivtai15: l’improbabile identi-
ficazione delle due popolazioni, determinata sulla base dell’ambien-
te geografico pertinente ai rispettivi insediamenti, è tipica della pro-
duzione letteraria di X e XI secolo16 e costituisce un caratteristico e-
sempio di «etichetta» antiquaria diffusamente utilizzata dagli autori

Geto-Dacian Religion: The Cult of Zalmoxis, in «East European Quarterly» XXI


(1987), pp. 501-515; S. PALIGA, La divinité suprême des Thraco-Daces, in «DHA» XX
(1994), pp. 137-150. Cfr. Z. PETRE, «Zalmozis, roi et dieu». Autour du Charmide, in
«Dacia» LI (2007), pp. 47-72.
13
Suda, s.vv. Zavlmoxi" [Z 17 Adler] e Putagovra" [P 3120 Adler].
14
STRABO 4, 6, 10 e 7, 3, 13; APP., Pr. 15, Illyr. 65, fr. 18 Roos; JOSEPH., AJ
18, 22 e BJ 2, 369; EUTR., 7, 9: THEODORETUS, Hist. Eccl. 98, 21 (in riferimento a
Serdica, città illirica tou` Dakw`n e[qnou" metrovpoli"); EUST., Comm. in Dionys. Per.
302, 4; PROCOP., Goth. 7, 34, 10 e 8, 5, 30; ma senza dubbio alcuno è Costantino
Porfirogenito a utilizzare l’etnonimo con una frequenza significativamente elevata,
per lo più riferendosi al re del popolo che per anni tenne in scacco Roma, Deceba-
lo: De Leg. 79, 87, 390, 425, 427; 435; 503; De virt. 2, 364; Stratag. 223. Anna
Comnena, ancora, parlava di Daci ricordandone, ad esempio, l’intento di tradire
accordi (spondai) stipulati coi Romani nonché la loro costante minaccia per le ar-
mate bizantine (Alex. 3, 8, 6; 10, 5, 6; 13, 12, 28; 14, 4, 3 e 8, 6).
15
Cfr. [ZONAR.] s.v. Davke": oiJ Patzinavkai.
16
In generale, sulla popolazione e i suoi spostamenti nelle steppe caucasiche
si rimanda all’essenziale T.S. NOONAN, European Russia c. 500 - c. 1050, in T. REU-
TER (ed.), The New Cambridge Medieval History, III, Cambridge 2005, pp. 487-513
(max. pp. 492-503).
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bizantini17. Nella documentazione antica sopravvissuta sino a noi i


Peceneghi, popolazione nomade di origine turca stanziatasi tra il
Don e le Porte di Ferro, compaiono forse per la prima volta nella let-
teratura in lingua greca negli scritti del patriarca Nicola I, segretario
di Leone VI18, e successivamente nel De administrando imperio di Co-
stantino VII19, ma costituiscono una compagine poco meno che sco-
nosciuta per i moderni in quanto l’interesse delle fonti bizantine, e-
sattamente come quelle latine e arabe, fu rivolto esclusivamente agli
aspetti di politica militare20. E se è innegabile che l’etnimico più uti-
lizzato rimase quello generico di Sciti, inteso come totalità indistinta
delle popolazioni che occupavano l’area danubiana21, il nome dei

17
Contro questa lettura: S. BREZEANU, Les «Daces» de Suidas. Une réinterpréta-
tion, in «RESEE», XXII (1984), pp. 113-122, p. 116. Secondo l’illustre studioso il
silenzio sui Daci delle fonti coeve corrisponderebbe all’affermarsi del khan Aspa-
ruch nella zona del Basso Danubio tra il 678 e il 680. In generale, sui proto bulga-
ri si veda Z. KOBYLIŃSKI, The Slav, in P. FOURACRE (ed.), The New Cambridge Medie-
val History, I, Cambridge 2005, pp. 525-544.
18
NICOLAUS MYSTICUS, Epp. 9 e 23 (entrambe indirizzate al principe Simeo-
ne di Bulgaria).
19
Sui Peceneghi nel De administrando imperio si rimanda alla fondamentale
opera: A. TOYNBEE, Costantin Porphyrogenitos and his World, Oxford 1973, pp. 457-
468; cfr. J. SHEPARD, The Uses of History in Byzantine Diplomacy: Observations and
Comparisons, in J. HERRIN - C. DENDRINOS - E. HARVALIA-CROOK - J. HARRIS (eds.),
Porphyrogenita: Essays on the History and Literature of Byzantium and the Latin East in
Honour of Julian Chrysostomides («Publications for the Centre of Hellenic Studies, King’s
College London, 4), London 2003, pp. 91-116.
20
Si ricordino, ad esempio, i generici riferimenti di PSELL. Chr. 2, 125 e 126:
Paneg. 63. Cfr. P. STEPHENSON, Byzantium’s Balkan Frontier: a Political Study of the
Northern Balkans, 900-1204, pp. 108-110; SHEPARD, The Use of «History», p. 111.
21
Così, ad esempio, in MICHAEL ATTALIATES 30 e 205 Bekker; in Anna
Comnena il loro nome compare una decina di volte, seppure sembra aver utilizza-
to diffusamente l’etnonimo generico di Sciti per queste tribù: L. PUBBLICI, Dal
Caucaso al Mar d’Azov: l’impatto dell’invasione mongola in Caucasia tra nomadismo e so-
cietà sedentaria (1204-1295), Firenze 2007, pp. 40-41. A. CARILE, I nomadi nelle fonti
bizantine, in I popoli delle Steppe: Unni, Avari, Ungari (XXXV settimana del centro Ita-
liano di Studi sull’Alto Medioevo), Spoleto 1988, pp. 55-87; G. COSSUTTO, Breve sto-
ria dei Turchi di Dobrugia, Istanbul 2001, pp. 32-35.
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Daci/Geti in alcuni casi sopravvisse in quanto evocazione di un’epo-


ca eroica nonché latore di un auspicio di vittoria: come la Roma di
Traiano sottomise le feroci orde guidate da Decebalo così la nuova
Roma avrebbe sconfitto la minaccia danubiana. In generale l’etni-
mico rimase un fossile con valore di coronimo22.
Alla voce Dakiva cwvra viene invece ricordata la creazione, ad o-
pera di Traiano, della provincia della Dacia, e le sue trasformazioni
geografico-amministrative a seguito dell’intervento di Aureliano, co-
stretto a rivedere confini e insediamenti di questo possesso così diffi-
cile da gestire a fronte della pressione dei barbari23. Quando nel 271
l’imperatore riuscì a debellare il pericolo dei Goti presso i confini
della Mesia le speranze di recuperare e mantenere anche la Dacia
transdanubiana risultarono così esigue da indurlo ad un immediato
ripiegamento del limes dacico al Danubio. L’operazione di ritirata
delle truppe e della popolazione24 è stata descritta da diverse fonti in
lingua latina25 la cui versione greca sembra essere alla base della voce
lessicale in oggetto, a partire dall’autore della Vita di Aureliano26.
22
BREZEANU, Les “Daces” de Suidas; T. DIACONESCU, Iordanes. Considerazioni
sulla ritirata di Aureliano dalla Dacia Traiana, in «Studia Antiqua et Archaelogica»
VIII (2001), pp. 211-226 (max. pp. 216-217).
23
S.v. Dakiva cwvra (D 23 Adler): h}n oJ Trai>ano;~ ejn toi`~ pevran tou` fiIstrou
cwrivoi~ katwv≥kise. kai; tauvthn Aujrhliano;~ ajpevlipe, kekakwmevnh~ th`~ ≠Illuriw`n
te kai; Musw`n cwvra~, hJgouvmeno~ ajdunavtw~ e[sesqai th;n pevran ejn mevsoi~ toi`~
potamoi`~ ajpeilhmmevnhn diaswv≥zesqai. ejxagagw;n ou\n tou;~ ejkei`se ïRwmaivou~
ajpwókismevnou~ e[k te tw`n povlewn kai; tw`n ajgrw`n ejn mevsh≥ th`≥ Musiva≥ kaqivdruse,
th;n cwvran ojnomavsa~ Dakivan: h} nu`n ejn mevswó tw`n duvo Musiw`n keimevnh diairei`
aujta;~ ajp≠ ajllhvlwn.
24
Ben nota e dibattuta la questione dello spopolamento dell’antica provincia
traianea, oggi per lo più inteso come trasferimento in Moesia della popolazione con-
nessa all’amministrazione romana e le categorie socio-professionali ricche, legate al
potere politico e pertanto non di tutta la popolazione dei daco-romani: DIACONE-
SCU, Iordanes, p. 220; L. ELLIS, «Terra deserta»: Population, Politics and the [De]coloni-
zation of Dacia, in «World Archaeology» XXX (1998), pp. 220-237 (max. 228-232).
25
EUTR. 9, 15, 1; FESTUS, Breviarium 8, 2, SHA, AUREL., 39, 7; JORDANES,
Rom. 217.
26
Le fonti latine, sei in tutto, analizzate nelle loro interdipendenze da E. Ci-
zek [Les textes relatifs a l’évacuation de la Dacie et leurs sources, in «Latomus» XLVI
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Nei lemmi connessi alla res Getica sono conservati i nomi di al-
cuni attori delle guerre daciche, tra cui quello del suo principale pro-

(1986), pp. 147-159], si suddividono in due gruppi: quelle che descrivono la perdi-
ta della Dacia come avvenuta in due tempi (processo iniziato sotto il regno di Gal-
lieno e conclusosi con Aureliano) e quelle che attribuiscono unicamente ad Aure-
liano la ritirata dalla provincia conquistata da Traiano. Se Aurelio Vittore (Caes.,
33, 3) e Orosio (7, 22, 7) trattano così velocemente la notizia da non poter essere
considerati tra le fonti per il testo greco, nel primo gruppo si debbono inserire si-
curamente Festo (2) e Giordane (Rom., 217), mentre Eutropio scinde in due parti
la notizia (in 9, 8, 2 si ha il riferimento a Gallieno e in 9, 15 il ricordo
dell’abbandono di Aureliano); il secondo gruppo è invece costituito dalla Vita di
Aureliano del misterioso Flavio Vopisco (SHA, Aurel. 39, 7) cui tuttavia si deve ag-
giungere EUTR. 9, 15 considerato in senso assoluto. Vopisco, ovvero la sua fonte –
la c.d. Enmannische Kaisergeschichte ed Eusebio di Nantes – risulterebbe la fonte più
vicina, dal punto di vista testuale, alla Suda, dove nessun accenno è fatto a Gallie-
no: cum vastatum Illyricum ac Moesiam deperditam videret, provinciam Transdanuvinam
Daciam a Traiano constitutam sublato exercitu et provincialibus reliquit, desperans eam
posse retineri, abductosque ex ea populos in Moesia conlocavit appellavitque suam Daciam,
quae nunc duas Moesias dividit. Allo stesso modo non sfuggono le similitudini del
Breviarium (9, 15): Provinciam Daciam, quam Traianus ultra Danubium fecerat,
intermisit, vastato omni Illyrico et Moesia, desperans eam posse retinere, abductosque
Romanos ex urbibus et agris Daciae in media Moesia collocavit appellavitque eam Daciam,
quae nunc duas Moesias dividit et est in dextra Danubio in mare fluenti, cum antea fuerit
in laeva. In ambiente greco Eustazio di Tessalonica, narrando della popolazione
dacica, e annotando come anche sulla riva sinistra del Danubio la popolazione sia
della medesima stirpe (fevretai de; iJstoriva kai; notiwtevrou" tou` fiIstrou Davka"
ei\nai), riporta: fasi; ga;r o{ti Aujrhliano;" tou;" peri; th;n Dakivan ajpw/kismevnou"
ïRwmaivou" ejkei`qen ejxagagw;n dia; tou;" ejn th/` peraiva/ tou` fiIstrou kinduvnou" ejn
mevsh/ th` Musiva/ kaqivdruse, th;n cwvran ojnomavsa" (Commentarium in Dionysii
periegetae orbis descriptionem 305). Per la questione della fonte greca della Enmanni-
sche Kaisergeschichte si veda: G. ZECCHINI, Qualche ulteriore riflessione su Eusebio di
Nantes e l’EKG, in G. BONAMENTE - F. PASCHOUD (curr.), Historiae Augustae Collo-
quium Genevense II, Bari 1999, pp. 331-344; cfr. T. SCHETTINO, Gli storici di età ro-
mana nella Suda, pp. 134-135; A. BALDINI, Storia senza storia (IV-V secolo), in «Classi-
ca» XIX (2006), pp. 7-18. Nei lessici in lingua greca non si hanno paralleli con la
voce. Solo in Stefano di Bisanzio un lemma è dedicato alla Getiva (= CRITO
FGrHist 200 T1), in cui per altro si richiamano espressamente fonti quali Critone
e Arriano, ma nulla viene riferito in merito alla questione provinciale.
462 MARIA BARBARA SAVO

tagonista, Decebalo. Questi è menzionato esplicitamente in ben cin-


que voci, in altre due l’identificazione è resa probabile dal contesto
in cui è possibile collocare l’escerto27.
Se la Suda registra una voce specifica per il re dei Daci, essa è
tuttavia utilizzata come semplice rimando all’aggettivo deinov" dove il
locus classicus è direttamente desunto dall’opera dionea28. Il tema del
barbaro feroce, infido, ma eccellente nell’arte militare è un classico
elemento connotante le popolazioni danubiane sin dall’epoca erodo-
tea29 e in questo caso lo storico Dione sembra aver realizzato una
summa di loci communes che, attribuita alla personalità più rappresen-
tativa dei nemici di Roma nel II secolo, del particolare geta divenne
connotante.
Allo stesso modo è confluita nel lessico, alla voce ejxubrivzonta30
l’immagine del re barbaro senza pietas, senza onore per i patti stipu-

27
S.v. ≠Apariqmhsovmeno" [A 2923 Adler]: ajpodwvswn, katabalouvmeno". ïO de;
Gevth" ajfivketo wJ" ajpariqmhsovmenov" ti tw`n ejniausiaivwn crhmavtwn pro;" to;n
strathgo;n tw`n ïRwmaivwn. Kai; ≠Apariqmw`n, ajnti; tou` ajpoplhrw`n ajpariqmovn.
≠Isokravth". Kai; ajpariqmw`n se, aijtiatikh/`. Altrettanto probabile l’identificazione
con Decebalo col Geta menzionato s.v. ≠Apei`den [A 3115 Adler]: oJ de; strathgo;",
ejpei; ajpei`den eij" aujto;n ojrgh`/ diakekaumevno", qanavtw/ to;n Gevthn ejkovlasen. ≠Anti;
tou` meta; drimuvthto" ejqeavsato).
28
CASS. DIO 67, 6 e Suda differiscono per un solo punto: w|n tovte Dekevbalo"
ejbasivleuse (in Suda: Dekevbalo", oJ tw`n Dakw`n basileuv"), deino;" me;n sunei`nai ta;
polevmia, deino;" de; kai; pra`xai, ejpelqei`n eu[stoco", ajnacwrh`sai kaivrio", ejnevdra"
tecnivth", mavch" ejrgavth", kai; kalw`" me;n nivkh/ crhvsasqai, kalw`" de; kai; h|ttan
diaqevsqai eiJdwv" (in Suda eiJdwv" è sostituito da hjpivstato): ajf≠ ou| dh; kai;
antagwnisth;" ajxiovmaco" ejpi; polu; toi`" ïRwmaivoi" ejgevneto.
29
A. Carile, (I nomadi nelle fonti bizantine, pp. 64-65) parla di tratti negativi a-
scrivibili ad un quadro etnologico già delineato da Erodoto (4, 64, 67 e 70). Il ri-
ferimento più vicino alla descrizione del Geta per eccellenza, Decebalo (s.v.
deinov"), è quello dell’imperatore Maurizio, che degli Avari ricorda la propensio-
ne al tradimento così come la massima esperienza militare (MAUR. Strat. 11, 2,
10-11, p. 360).
30
Suda, s.v. ≠Exubrivzonta [E 1864 Adler]: paraspondou`nta parabaivnonta ta;"
sunqhvka", ajdikou`nta. Ta; ejkdikhvmata tou` Dekebavlou" ej" tosovnde proselhluvqei,
w{ste ajnagkai`on ei\nai polevmw/ katapau`sai ejxubrivzonta.
I GETI NELLA SUDA. UNA PRIMA ANALISI 463

lati. Questa voce, così come la sua explicatio, viene riproposta esclusi-
vamente nel lessico dello Pseudo-Zonara31, mentre il locus classicus
che segue costituisce una parafrasi di quanto si legge nell’epitome di
Xifilino 22932. Tali caratteristiche dei moderni “Sciti” riecheggiano
ancora nella descrizione dei barbari fatta dall’autore di un’Ars tactica
oggi generalmente attribuita all’imperatore Maurizio33: qui i Goti,
diffusamente ritenuti i discendenti dei Geti di Decebalo, sono carat-
terizzati come traditori e spergiuri. A queste particolari attitudini è
da attribuire la necessità pressante di Traiano di riprendere la guerra
contro i barbari espressa nella voce ejpanevsceto34, per la quale si ha
una situazione del tutto simile a quella descritta poc’anzi: medesimo
lemma – con medesima explicatio e locus classicus – viene riproposto
nel lessico dello Pseudo-Zonara e nel Vindobonense35. Il momento
storico è tuttavia di difficile individuazione in quanto il quadro
può essere ascritto tanto allo scoppio della prima così come della
seconda guerra dacica, sebbene la vaghezza dell’espressione povlemon
ejpeivgonta ben si adatti all’indeterminatezza delle fonti pervenuteci
che, sempre mantenendo inesplicato il casus belli, sottolineano il ca-
rattere d’urgenza del primo intervento traianeo nella zona36. Unico
riferimento alle motivazioni che spinsero Traiano a rompere le spon-
dai37 firmate nell’89 lo si trova nel passo dioneo 68, 6, 1, dove emer-
ge un particolare turbamento dell’imperatore sia per il potere sem-
pre maggiore che Decebalo stava accumulando sia per l’entità del

31
[ZONAR]. s.v. ≠Exubrivzonta: paraspondou`nta parabaivnonta ta;" sunqhvka",
ajdikou`nta. ‹Wste ajnagkai`on ei\nai polevmw/ katapau`sai ejxubrivzonta.
32
CASS. DIO 68, 10, 3. L’utilizzo del termine ejkdikhvmata lascia supporre che
il lemma sia una perifrasi di età bizantina, essendo esso attestato esclusivamente in
opere di X-XIV secolo.
33
Strat., 9, 2, 4-5.
34
Suda, s.v. ≠Epanevsceto [E 1961 Adler]: ejpanelavbeto. ïO de; to;n pro;" Gevta"
povlemon wJ" mavlist≠ ejpeivgonta ejpanevsceto.
35
[ZONAR.] s.v. (E 823) e Lex. Vind. s.v. (E 253).
36
Vd. STEFAN, Les Guerres Daciques, p. 533.
37
CASS. DIO 67, 7, 20; STAT., Silv., 1, 1, 27; cfr. PLIN. Paneg. 12, 2; STEFAN,
Les Guerres Daciques, p. 430.
464 MARIA BARBARA SAVO

phoros che Roma pagava, tributo annuale ancora citato in Suda, s.v.
ajpariqmhsovmeno"38. Il lemma in oggetto è esclusivo della Suda, men-
tre diversi i confronti per la voce ajpariqmw'n che in essa è compresa39;
circa il contenuto del locus classicus utilizzato, esso non sembra avere
raffronti diretti40. Nel quadro squisitamente storico dal lemma, in-
fatti, emerge un elemento assolutamente nuovo per il quadro dei
rapporti delle due potenze in lotta, un elemento che, se è corretta
l’interpretazione del verbo nel senso di pagare/restituire41, è passato
sotto silenzio nelle fonti sopravvissute: in un determinato momento
delle relazioni un geta – si crede lo stesso Decebalo – raggiunse un
non meglio precisato stratega wJ" ajpariqmhsovmeno" ti tw'n ejniau-

38
≠Apariqmhsovmeno" [A 2923 Adler]: ajpodwvswn, katabalouvmeno". ïO de;
Gevth" ajfivketo wJ" ajpariqmhsovmenov" ti tw`n ejniausiaivwn crhmavtwn pro;" to;n
strathgo;n tw`n ïRwmaivwn. Kai; ajpariqmw`n, ajnti; tou` ajpoplhrw`n ajpariqmovn.
≠Isokravth". Kai; ajpariqmw` se, aijtiatikh/`.
39
Cfr. HARPOCR., s.v.; PHOT., s.v. Sulle teorie di dipendenza di Fozio e Suda
da Arpocrazione, si veda, da ultimo, F. BOSSI, Sui rapporti tra Fozio e la Suda, in
«Eikasmos» XIII (2002), pp. 269-271.
40
Senza avere similitudini lessicali veramente calzanti il tema del phoros tribu-
tato dai Romani ai popoli danubiani per ottenere la pace ritorna in un’orazione
temistiea destinata ad esaltare la scelta dell’imperatore Valente di trattare la pace
con i Goti di Atanarico: h\n ou\n qevama ijdei`n a[piston kai; dia; pollou`
sumbebhkov~, didovnta~ th;n eijrhvnhn ïRwmaivou~, oujk wjnoumevnou~. oujdei;~ ei\de
crusivon ajpariqmouvmenon toi`~ barbavroi~, oujk ajrguvrou tavlanta tovsa kai; tovsa,
oujk ejsqh`to~ nau`~ gemizomevna~, oujc a} provteron uJpomevnonte~ dietelou`men,
barutevran tw`n kata dromw`n ejkkarpouvmenoi th;n hJsucivan kai; fovron ejthvsion
fevronte~, ou| to; e[rgon oujk aijscunovmenoi tou[noma ejxhrnouvmeqa. (135 A-B). Il pa-
rallelo tra la situazione di IV con quella del II secolo può ben essere stato maturato
alla luce delle letture di Temistio di Dione Crisostomo, cui spesso attinse: J.
SCHAROLD, Dio Chrysostomus und Themistius, Burghausen 1912; BRANCACCI, Rhe-
torikè philosophousa: Dione Crisostomo nella cultura antica e bizantina, pp. 122-124.
41
I.I. Russu [Getica lui Statilius Crito, in «StCl»XIV (1972), pp. 111-128],
particolarmente cauto, non si esprime né sul periodo, che dice genericamente di
Domiziano e Traiano, né sul senso del verbo, ritenendo impossibile che i Geti
rimettessero a Roma anche solo parte del phoros stabilito nell’89 e preferendo
ipotizzare errori di tralatori e copisti tali da stravolgere il senso originario del
passo (pp. 13-14).
I GETI NELLA SUDA. UNA PRIMA ANALISI 465

siaivwn crhmavtwn. La totale obliterazione nelle fonti ufficiali note di


questo episodio potrebbe far supporre un atto non accettato dai
Romani, pertanto superfluo da tramandare, opportuno da tacere in
ragione della luce favorevole che avrebbe gettato su un nemico che,
non troppo incline ad un nuovo conflitto42, per ovviare allo sdegno
di Traiano suscitato dagli accordi di pace stipulati precedentemente,
rispondeva ad una richiesta (più o meno esplicitata) del nuovo si-
gnore di Roma rimettendo almeno parte del tributo annuo a Roma.
Ritornando all’analisi dei lemmi in cui compaiono espressa-
mente citati gli attori della lotta tra barbaro e impero, ad una tratta-
zione assai puntuale e specifica deve essere attribuito lo stralcio di ci-
tazione presente alla voce ejpekhrukeuveto43. Qui all’explicatio partico-
larmente stringata44 segue la citazione diretta di un brano storico in
cui si fa riferimento ad un momento delicato dei rapporti diplomati-
ci tra Roma, rappresentata da un Leuvkio", e Decebalo. Appare evi-
dente come la citazione sia desunta da una narrazione piuttosto par-
ticolareggiata, indizio di un’acribia generalmente riscontrabile in
un’opera storica basata sull’autopsia: di scritti sugli affari di Dacia
supportati dall’autopsia ci è giunta effettiva notizia e una manciata di
frammenti. Si tratta dei già ricordati Dacica traianei, in latino45, dei
Getika di Dione Crisostomo, irrimediabilmente perduti46 e dell’omo-

42
In CASS. DIO 68, 6, 1 Decebalo è, come naturale, puqovmeno" (...) th;n
oJrmh;n aujtou` ejfobhvqh.
43
Suda, s.v. ≠Epekhrukeuveto [E 2038 Adler]: dia; khvruko" e[legen. ≠Epei;
mhde; ei|" ejpekhrukeuveto uJpe;r tou` Leukivou, dielevgeto aujtw/` oJ Dekevbalo". Si noti
come la forma verbale specifica sia utilizzata in CASS. DIO 67, 6 in relazione
all’ambasceria di Decebalo a Domiziano.
44
Explicatio simile, ma di provenienza certamente diversa, a quella utilizzata
per la voce ≠Epikhrukeuvetai (cfr. schol. in Thuc. 6, 48.1).
45
Dell’opera storiografica di Traiano, forse ancora utilizzata da Vegezio tra la
fine del IV e gli inizi del V secolo, è sopravvissuto un unico frammento tradito da
Prisciano (Inst. 6, 13 Martin: Inde Berzobim, deinde Aizi processimus). Sul problema
del titolo dell’opera traianea si rimanda all’analisi di MIGLIORATI, Cassio Dione e
l’impero romano, p. 67 e nota 3.
46
TERREI, I Getica di Dione Crisostomo. Cfr. nota 9.
466 MARIA BARBARA SAVO

nima opera di Tito Statilio Critone, ancora apprezzata nel VI secolo


proprio in virtù dell’autopsia47. Sebbene dei Dacica non sia soprav-
vissuto che un frammento, è possibile affermare che tanto nell’opera
latina quanto certamente nell’opera critoniana sia caratterizzante
l’aspetto pragmatico, in cui, tra l’altro, la grandezza della vittoria ro-
mana sul nemico era esaltata dalla riconosciuta grandezza del nemico
stesso. Nel lemma del nostro lessico, nello specifico, sembra essere
riportato un frammento di narrazione pertinente ad uno dei tanti
abboccamenti tra le due parti in lotta che l’epitome di Xifilino riferi-
sce ad un tempo immediatamente precedente la grande battaglia di
Taepe, quando, dopo aver inviato senza successo ambasciatori di e-
strazione “comata”, Decebalo si volse ad inviare nuovi nunzi scelti
questa volta tra i pilophoroi che, supplici, chiesero un incontro con
Traiano ovvero con suoi plenipotenziari kai; ejpevmfqh oJ Souvra" [sc.
Louvkio" Likivnio"] kai; Klauvdio" Liouiano;" oJ e[parco"48. In realtà, in
diversi momenti del conflitto romano-geta, più di un personaggio
con praenomen Lucius può aver avuto occasione di parlare con il con-
siglio delle tribù danubiane e con Decebalo in particolare, come ad
esempio Lucio Fabio Giusto, governatore della Mesia Inferiore nel
103-10449 o Lucio Erennio Saturnino, governatore della Mesia Supe-
riore nel 103/10550, preceduto nell’86 – nel pieno della guerra do-
mizianea contro Decebalo – dal pluridecorato Lucio Funisulano Vet-
toniano51, ma il ruolo e la figura di Sura, senatore tarraconense e tra
i più importanti comites di Traiano52, fu così rilevante da trovare

47
Giovanni Lido (De mag. 2, 28), narrando dei tesori conquistati da Traiano
in Dacia, sottolineava l’importanza dei dati forniti specificando wJ" oJ Krivtwn
parw;n twó` polevmwó di>scurivsato.
48
CASS. DIO 68, 9, 2.
49
AE 1981, 746; PIR2 F 41.
50
PIR2 H 126; CIL XVI 46 = ILS 9054.
51
CIL III 4013 = ILS 1005; PIR2 F 570. Sul personaggio si veda, da ultimo,
G.W. HOUSTON, Note on Some Documents Pertaining to Flavian Administrative Person-
nel, in «ZPE» XX (1976), pp. 25-34, n. 1.
52
PIR2 L 253; RE XIII 47, 1-85. Personaggio stimatissimo da Plinio il Giovane
I GETI NELLA SUDA. UNA PRIMA ANALISI 467

menzione nella narrazione ufficiale e celebrativa degli eventi, nella


Colonna Traiana53, l’unica a noi pervenuta nella sua interezza e, co-
me ovvio, le probabilità che al prenome Lucio corrisponda il perso-
naggio di Sura è direttamente proporzionale alla sua rilevanza nel
contesto narrativo54.
Tornando ora al fatto tramandato da Suda, quasi certa l’identifi-
cazione del personaggio con Sura, colpisce il fatto che nella narra-
zione dionea l’esito di questo abboccamento si risolse in un nulla di
fatto dal momento che Decebalo non si sarebbe presentato, mentre
la fonte lessicografica registra un incontro avvenuto con un re dei
Geti caratterizzato dal nobile orgoglio di fronte all’antagonista ro-
mano (rappresentato dal solo Lucio) e, ejpei; mhde; ei|" ejpekhrukeuve-
to uJpe;r tou' Leukivou, dielevgeto aujtw'/ oJ Dekevbalo". Si noti infine
come Decebalo risulti in grado di comunicare perfettamente con le
élites nemiche55, un particolare, questo, che ben si collega alla noti-
zia dell’episodio del muvko" inciso con una missiva in latino, che in
Dione – se il nostro frammento si riferisce realmente all’ambasceria
di Sura – segue il tentativo non riuscito di pace.
Decebalo compare quindi nel lemma uJpovdikoi56: il passo utiliz-
zato dall’autore del lessico, che anche questa volta non sembra avere
confronti diretti57, è relativo all’amministrazione della giustizia da
parte del rex Dacorum, palesando le difficoltà di un esercito vessato
dall’onerosa questione delle defezioni, ben sottolineate in Dione58,

ne (Ep. 4, 30; 7, 27), da Marziale (Epigr. 1, 49; 6, 64 e 7, 47), e certamente da


Traiano (CASS. DIO 68, 15-16), nonché artefice della successione di Adriano (SHA
H 3, 10). Cfr. MIGLIORATI, Cassio Dione e l’impero romano, pp. 114-116.
53
Tavv. 38 e 41.
54
RUSSU, Getica lui Statilius Crito, p. 14.
55
Sulle evidenze di acculturazione di questi popoli: MIGLIORATI, Cassio Dione
e l’impero romano, pp. 72-73.
56
S.v. ïUpovdikoi [U 483 Adler]: katavkritoi. Statiw`tai uJpovdikoi ejpi;
kakourgiva/, drasmo;n bouleuvonte" para; Dekevbalon qanavtw/ kolavzontai.
57
Il lemma si riscontra oltre che in Suda solo in Esichio, dove l’explicatio è
completamente diversa.
58
68, 9, 6; 10, 3; 11; cfr. 14, 5.
468 MARIA BARBARA SAVO

ed evidenziata anche nelle voci a[rti59 e uJpedevxanto60. Di questi due


lemmi il primo è caratterizzato da una prima parte esplicativa mutua-
ta chiaramente da lessici atticisti, il secondo locus classicus della voce
portato a dimostrazione dell’asserito e mutuato da Critone – non
chiaramente intellegibile per decontestualizzazione del frammento –
riferisce di decisioni relative a soggetti portati da una parte (disertori
accolti o catturati) e soggetti che passano dalla parte opposta. Nella
seconda voce, invece, se anche più chiara risulta la situazione descrit-
ta (quella di deportazioni di massa di daco-geti allontanatisi dal loro
re in un territorio controllato dalle truppe romane e il conseguente
loro inserimento nell’esercito tra gli auxilia), meno chiaro è l’ambito
cronologico cui riferire l’evento descritto. Notizia di un riposiziona-
mento di popolazioni daciche sulla riva destra del Danubio alla fine
del I secolo a.C. è tramandata da Strabone e Floro61 e l’operazione
sembra riproposta in età neroniana62; ripresa la lotta contro Deceba-
lo da parte di Traiano, più precisamente alla vigilia dello scoppio
della seconda guerra dacica, entrambi gli schieramenti accolsero un
cospicuo numero di disertori63. Con la riduzione a provincia del re-
gno di Decebalo, poi, buona parte degli uomini abili a usare le armi
furono immediatamente arruolati all’interno degli auxilia, sottraen-
do agli stanziamenti locali possibili nemici64.

59
S.v. a[rti [A 4035.2 Adler] (= CRITO FGrHist 200 F4): tou` ajrtivw~ diafevrei
para; toi`~ ≠Attikoi`~. fiArti me;n ajnti; tou` nu`n, ajrtivw~ de; ajnti; tou` pro; ojlivgou (...)
Kai; ajnti; tou` nu`n to; ajrtivw~. ÃÃfiEti peraioumevnoi~ kai; ajrtivw~ ajpobaivnousin
ejpitivqesqai¤¤. Krivtwn ejn Getikoi`~.
60
S.v. ïUpedevxanto [U 181 Adler]: kai; uJpedevconto. Polloi; de; tw`n Getw`n
meqivstanto kai; triscivlioi katekomivsqhsan. ≠Entucovnte" de; toi`" strathgoi`"
eu\noiv te e[sesqai uJpedevconto kai; uJpakouvein toi`" ejpitavgmasin.
61
STRABO 7, 3, 10; FLORO 2, 28, 18.
62
ILS 986; A. ALFÖLDI, Dacians on the Southern Bank of the Danube, in «JRS»
XXIX (1939), pp. 28-31 (max. p. 30); Z. YAVETZ, Latin Authors on Jews and Dacians,
in «Historia» XLVII (1988), pp. 77-107.
63
CASS. DIO 68, 10 e 11.
64
Cfr. JOANN. LYD. De mag. 2, 28. EUTR. 8, 6, 2 Diplomi militari accordati a
Daci nel 127 attestano l’arruolamento intorno al 102, tra le due guerre traianee,
I GETI NELLA SUDA. UNA PRIMA ANALISI 469

Per chiudere questo rapido excursus sui lemmi contenenti rife-


rimenti a personaggi specifici connessi alla res Dacica, si deve ricorda-
re la voce qorubouvntwn65 in cui il primo escerto utilizzato a conferma
dell’explicatio vuole che sia un tale Duras a suggerire al re dei Daci di
porre sotto la sua protezione un prigioniero (forse un ambasciatore),
trovandosi costui in un consesso animato e desideroso di vendetta.
Tanto Russu66 quanto Stefan67 propendono per l’identificazione di
Douras con il re Diurpaneus68, leader locale o princeps Dacorum scalza-
to dalla personalità preminente di Decebalo69 e l’ostaggio potrebbe
essere identificato con il prefetto del pretorio di Domiziano, Corne-

quando sembra si debba ascrivere anche la creazione della prima unità etnica: la
coh. I Ulpia Dacorum; allo stesso modo il gran numero di Daci presenti nei di-
plomi militari del 131 confermano l’arruolamento di massa a partire dal 106: D.
DANA - F. MATEI-POPESCU, Le recrutement des Daces dans l’armée romaine sous l’empe-
reur Trajan: une esquisse préliminaire, in «Dacia» L (2006), pp. 195-206. In generale
D. PROTASE, Der Forschungsstand zur Kontinuität der bodenständigen Bevölkerung im
römischen Dazien (2.-3. Jh.), in ANRW II 6 (1977), pp. 990-1015 e pp. 994-995; cfr.
D. RUSCU, The Supposed Extermination of the Dacians: the Literary Tradition, in W.S.
HANSON - I.P. HAYNES (eds.), Roman Dacia: the Making of a Provincial Society («JRA»
Suppl., 56), Portsmouth 2004, pp. 75-85, max. pp. 82-83. P. A. HOLDER, Studies in
the Auxilia of the Roman Army from Augustus to Trajan, («BAR IS», 70), 1980, p. 18.
Arriano, nella sua opera dedicata alla tattica militare (Tact. 44, 1) ricorda il reclu-
tamento voluto da Traiano di Daci tra gli equites singulares. In proposito si veda an-
che N. GOSTAR, L’armée romaine dans les guerres daces de Trajan (101-102, 105-106),
in «Dacia» XXIII, 1979, pp. 115-122.
65
Suda, s.v. Qorubouvntwn [Q 413 Adler]: tarattomevnwn. Qorubouvntwn de; tw`n
Getw`n kai; aujtivka timwrei`sqai deomevnwn, ejpikrath`sai Doura;n o[noma,
uJpoqevmenon tw/` basilei` tou`ton fulacqh`nai ktl.
66
Getica lui Statilius Crito, n. 15 p. 126.
67
STEFAN, Les Guerres Daciques, pp. 651-654.
68
OROS. 7, 10, 4; JORDANES, Get. 13. Sull’ipotesi di Tacito e Dione Criso-
stomo quali fonti di Orosio: T.D. BARNES, The Fragments of Tacitus’ Histories, in
«ClPh» LXXII (1977), pp. 224-231.
69
STEFAN, Les Guerres Daciques, p. 651 nota 10. In Exc. Val. 284 (2, 364) Douv-
ra" ou| hJgemoniva ejgivgneto, eJkw;n aujth`" parecwvrhse tw/` Dekebavlw/ tw`/ Dakw`n
basilei` ktl. (segue il testo di CASS. DIO. 67, 6, 1)
470 MARIA BARBARA SAVO

lio Fusco, caduto sotto l’assalto dei Daci nell’8770; non del tutto im-
praticabile, si ritiene, l’ipotesi di riconoscere invece in quest’ultimo
Pompeo Longino, console nel 90, legato in Mesia superiore nel 93 e
nel 96, il quale, prigioniero d Decebalo, stando all’epitome dionea,
fu da questi posto ejn ajdevsmw/ fulakh/71' .
Al di là di alcune voci che, come già detto, per decontestualizza-
zione risultano di difficile intelligibilità72, tra quelle non ancora ri-
cordate tre dichiarano di aver desunto i passi esemplificativi dai Ge-
tika di Critone. La voce bowtivai"73 è chiamata a registrare un hapax e,
priva di confronti e di explicatio, descrive evidentemente una realtà

70
Sull’episodio di Fusco: PLIN., Pan. 12, 3-5; TAC., Hist. 2, 86, 3 e Agr., 41, 2;
CASS. DIO 67, 6, 5-6, OROS. 7, 10, 4; JORDANES, Get. 500, EUTR., Brev. 7, 23. Cfr.
PIR2 C 1365.
71
PIR2 P 623; CASS. DIO 68, 12-13; STEFAN, Les Guerres Daciques, pp. 651-
654; MIGLIORATI, Cassio Dione e l’impero romano, p. 97.
72
Suda, s.vv. a[rti [A 4035 Adler] (= CRITO FGrHist 200 F4) ed ejkeivnh/ [E 426
Adler (= CRITO FGrHist 200 F4]. In entrambi i casi le voci sono mutuate da lessici
attici, ma solo per il primo caso è espressa la fonte cui si è attinto il locus classicus:
l’opera critoniana. Allo stesso modo risulta priva di reale rilevanza la voce Serdikhv
[S 247 Adler], la Roma di Costantino, definita metropoli dei Daci unicamente da
Teodoreto nella sua Storia ecclesiatica (98, 21). Il riferimento alle familiae dei Geti
alla voce oijketiva [O 53 Adler] dovrebbe invece alludere, in maniera semplicistica e
atemporale, alla struttura organizzativa di base di queste popolazioni danubiane,
decimate dalle guerre traianee e quindi divelte con la trasformazione del territorio
in provincia, tanto da indurre a ritenere che il riferimento di quaranta unità che si
ricordano sopravvissute a Decebalo in Schol. in Luciani Icaromen., p. 104, 19 Rabe
(= CRITO FGrHist 200 F2), riferendo un dato critoniano, sia invero a familiae. Alla
voce Kavsion o[ro" [K 454 Adler], che riporta un epigramma attribuito ad Adriano,
ripreso ancora nella voce e[xaiton [E 1586 Adler], viene menzionato l’offerta eccel-
lente di Traiano a Zeus proveniente dalla conquista della Dacia. Sull’epigramma:
A. COPPOLA, Fra Alessandro e gli Eneadi. Da Tiberio a Traiano, in «Athenaeum»
LXXXVII (1999), pp. 447-456 (max. 454-456); sulla questione delle ricchezze pro-
venienti dalla Dacia capta e il c.d. tesoro di Decebalo: SAVO, Tito Statilio Critone,
pp. 520-522.
73
Suda, s.v. Bowtivai~ [B 388 Adler] = CRITO FGrHist 200 F5: ÃÃkaiv tinwn
bowtivai~ ejfestwvtwn, tw`n de; a[llwn tw`n peri; basileva toi`~ ejruvmasi nenemhmev-
nwn¤¤. Krivtwn ejn toi`~ Getikoi`~. Cfr. Suda, s.v. ejnemhmevnwn [E 1235 Adler].
I GETI NELLA SUDA. UNA PRIMA ANALISI 471

sociale e amministrativa estranea al contesto romano, ma precipua


del mondo danubiano, quasi certamente da ascrivere alla riorganiz-
zazione generale del demanio reale voluta da Decebalo, e avviata già
con Burebista74, nella quale si crede sia stata affidata ad un certo
numero di komhvtai la sovrintendenza sull’agricoltura e ai pilofovroi
quella sugli insediamenti fortificati75 con lo scopo di creare una vera
e propria aristocrazia fondiaria e contestualmente promuovere il
processo di centralizzazione del potere.
Il lemma relativo ai gesoiv76, da intendersi quale parallelo del vo-
cabolo latino gaesum, è costituito da un locus classicus anteposto
all’explicatio77 di grande interesse. Sarebbe facile congetturare la mu-
tuazione dell’argomento dagli scritti di tattica militare che tra i bi-
zantini così larga diffusione ebbero, in particolar modo nel X seco-

74
R. FLORESCU, Lo stato e la civiltà dei Daci, in A.G. POPESCU, I Daci, Mila-
no 1997, pp. 11-19 (max. p. 15). Cfr. STEFAN, Les Guerres Daciques, p. 525.
75
Forse da associare alle fortificazioni menzionate in CASS. DIO 68, 9, 5. J.
SCARBOROUGH, Criton, Physician to Trajan: Historian and Pharmacist, in J.W. EADIE
- J. OBER (eds.), The Craft of the Ancient Historian, Lanham - New York - London
1985, pp. 387-405, p. 392.
76
Suda, s.v. Gesoiv [G 208 Adler] = CRITO FGrHist 200 F6: OiJ ïRwmai`oi
phvxante~ tou;~ gesou;~ kai; ta;~ perikefalaiva~ touvtoi~ ejpiqevte~ fantasiva~ pa-
revsconto toi`~ ejk diasthvmato~ wJ~ mevnonte~ ejpi; tou` lovfou. fiEsti de; o{plon. ‹Oti
oJ gesov~ ejstin makrokevnth~ h] kontov~. ‹Oti Krivtwn e[grayen ejn toi`~ Getikoi`~. Il
gesos era un’arma di media lunghezza utilizzata a modesta distanza e destinata prin-
cipalmente a rendere inservibile la difesa nemica, lo scudo, in cui la punta pene-
trava e, deformandosi, era destinata a non uscirne più; cfr. P. CONNOLLY, The
pilum from Marius to Nero – A Reconsideration of Its Development and Function, in
«JRMES» XII-XIII (2001-2002), pp. 1-8. Lo stratagemma descritto è estremamen-
te semplice e alla sua riuscita non si esclude abbiano potuto contribuire anche
l’utilizzo di elmi con maschere piuttosto diffusi tra i cavalieri delle coorti ausilia-
rie e in primo luogo tra i Traci che, certamente, facevano parte delle file del-
l’esercito di Traiano: SAVO, Tito Statilio Critone, p. 536-537.
77
Per la precisione sono tre explicationes che seguono il testo critoniano e de-
scrivono il gesos come to; o{plon (cfr. Lex. Segueriana s.v. gai`son, p. 88 Bekker; THEO-
GNOSTUS, 22), makrokevnth" (cfr. HSCH s.v. gaisov", G 64 Latte) ovvero kontov" (PHOT.
s.v. gai`so", G 8 Theodoridis; Suda, s.v. gai`sa [G 87 Adler]; [ZONAR.] G 417).
472 MARIA BARBARA SAVO

lo78, tuttavia gli scritti tecnici a noi noti, pur contemplando per lo
più un capitolo dedicato agli espedienti destinati a far apparire
l’esercito più numeroso di quanto in realtà non fosse79, non offrono
alcun riferimento a questo specifico evento, così come a quello, pa-
rallelo, narrato in Dione LXVII 10, 3, in cui gli ingannati furono i
romani dell’esercito domizianeo e l’espediente attribuito a Deceba-
lo80. Anche questo episodio critoniano non ha elementi utili per una
sua collocazione cronologica, sebbene il riferimento alle alture con-
quistate con grande pericolo dai romani in Xifilino 231, 13 (= CASS.
DIO 68, 8, 3) potrebbe costituire un indizio significativo. La narra-
zione critoniana, particolareggiata, esaltata dall’esperienza tecnica e
avvalorata dall’autopsia si ritrova ancora in una voce del lessico la cui
complessità è data dalla stratificazione delle fonti collazionate:
deisidaimoniva81. Nell’escerto dello storico si evidenzia un’attenzione
specifica per il rapporto tra potere regale e classe sacerdotale, nonché

78
Basti ricordare che Leone VI, padre di Costantino VII, fu autore di Tacti-
ca, e che per iniziativa dello stesso Porfirogenito venne redatto un testo conservato
nel celebre Laurentianus Gr. LV-4 costituente «une encyclopédie militaire où se
trouve réunie en un seul volume une suite de corpus différents d’écrits relatifs à
l’art de la guerre. On y lit tout ce qu’on connaissait à cette date d’écrits militaires»,
ove confluirono anche gli scritti del Porfirogenito sull’argomento: A. DAIN, La
transmission des textes littéraires classiques de Photius à Constantin Porphyrogénète, in
«DOP» VIII (1954), pp. 31-47, p. 44.
79
Ad es. il cap. 87 (pp. 128-129 Dain) della silloge tattica di Leone ha quale
tema specifico Pw`" a]n ojlivghn e[cwn ti" stratia;n pollh;n dovxai tauvthn
paraskeuavseien e descrive sette accorgimenti utilizzati da grandi personaggi per ot-
tenere lo scopo.
80
XIPHIL. 221 (CASS. DIO 67, 10, 3). STROBEL, Untersuchungen zu den Da-
kerkriegen Trajans. Studien zur Geschichte des mittleren und unteren Donauraumes in der
Hohen Kaiserzeit, p. 76.
81
Suda, s.v. Deisidaimoniva [D 368 Adler] = CRITO FGrHist 200 F7: eujlavbeia
peri; to; qei`on, deiliva, ajmfiboliva peri; th;n pivstin. Kai; deisidaivmwn, oiJonei;
dedoikwv~. (...) ajnti; tou` qeosebei`~. Kai; Krivtwn ejn toi`~ Getikoi`~ fhsivn: oiJ de;
basilei`~ tw`n Getw`n ajpavth≥ kai; gohteiva≥ deisidaimonivan kai; oJmovnoian aujtoi`~
ejnergasavmenoi megavlwn h[dh ejfiventai.
I GETI NELLA SUDA. UNA PRIMA ANALISI 473

per il concetto di regalità divina tipica82 dei Geti, mentre a livello let-
terario riecheggia il passo polibiano in cui si esalta l’arte romana di
governare le masse grazie al sapiente uso della paura religiosa83: un
indizio per ipotizzare un impianto dell’opera critoniana non limitata
alla narrazione pragmatica dello scontro tra Roma e Decebalo, ma
aperta anche ad analizzare gli aspetti politico-sociali di un popolo che
si apprestava ad essere assorbito nell’impero.
Questo rapido excursus sulle voci getiche in Suda termina con il
ricordo del lemma ajpei'den84, caratterizzato dal locus classicus antepo-
sto all’explicatio, unico elemento questo ripreso nella glossa dello
Pseudo Zonara85. Ancora una volta mancano indizi certi per la con-
testualizzazione del passo, che presenta un anonimo geta intercettato
visivamente (da lontano) dallo stratega nemico e da questi ucciso. Se
mai la frustrante indeterminatezza dei personaggi lasciasse spazio a
ipotesi, a tradurre iconograficamente il passo sarebbe la scena del
suicidio di Decebalo nella Colonna traianea86, riproposta ancora nel-
le metope del monumento di Adamclissi87, così come nelle monete

82
Sicuramente argomento già trattato da Posidonio e ripreso da Strabone (7,
3, 11) in relazione alle vicende del grande Burebista (JORDANES, Get. 69-72), ideale
predecessore di Decebalo. Il testo di Strabone-Posidonio è sicuramente quello più
ricco di informazioni circa la religione dei Daco-Geti e riporta su un piano concre-
to i dati assemblati da Erodoto (4, 94-96), al quale risale la notizia di guerrieri resi
immortali dal dio Zalmoxis (cfr. DIOD. 1, 94, 2). La classe sacerdotale è quella dei
kapnobavtai, vale a dire «coloro che camminano nel fumo» per avere una tranche e-
statica, tecnica conosciuta dalle popolazioni della Scizia e della Tracia: ELIADE,
Zalmoxis, The Vanishing God, pp. 274-291; Cfr. TREPTOW, A Study in Geto-Dacian
Religion, pp. 501-505; Y. USTINOVA, Caves and the Ancient Greek Mind: Ground in the
Search for Ultimate Truth, Oxford 2009, pp. 102-104.
83
POLYB. 6, 56, 6-8. Cfr. SAVO, Tito Statilio Critone, pp. 537-539.
84
Suda, s.v. ajpei`den [A 3115 Adler]. Testo in nota 27.
85
S.v. ajpei`den: ajnti; tou` meta; drimuvthto" ejqeavsato.
86
Scena CXLV. S. SETTIS, La colonna traiana, Torino 1988, pp. 10; 224-226.
87
M. ALEXANDRESCU-VIANU, Tropaeum Traiani. L’ensemble commémoratif
d’Adamclisi, in «Il Mar Nero» II (1995), pp. 145-188; L. BIANCHI, Il programma figu-
rativo del Trofeo di Adamklissi. Appunti per una nuova interpretazione, in «Studi Roma-
ni» XXXVIII (1990), pp. 1-18.
474 MARIA BARBARA SAVO

celebranti la vittoria sui Daci88 e il bassorilievo che decora la celeber-


rima stele funeraria di Tiberio Claudio Massimo, dove tuttavia il de-
funto è celebrato come captor Decebali89, cattura su cui ancora insiste
una iscrizione proveniente da Cirene90. La versione ufficiale della
morte del re a noi nota attraverso la narrazione epica della colonna
coclide e il fuggevole accenno dell’epitome dionea91, contempla il
suicidio mentre, in apparente contrasto, il documento di Filippi (e
quello di Cirene) ne menziona la cattura e la decapitazione: il nostro
escerto potrebbe ben descrivere il momento in cui il duplicario della
cavalleria, lanciatosi con un manipolo dei suoi uomini all’insegui-
mento dei Daci fuggiaschi, riconosciuto il re nemico e vedendo l’atto
suicida che questi stava compiendo per sottrarsi all’onta del trionfo
nemico, infieriva rabbioso sul morente. In questo modo verrebbe a
giustificarsi la doppia lettura dell’evento, che Settis92 indica come
versione alta (suicidio) e versione bassa (cattura e decapitazione) del-
l’epilogo di una lotta epica93.

88
RIC 534-545; L. ROSSI, Nuova evidenza storico-iconografica della decapitazione
di Decebalo in monete e monumenti traianei con proposta di riordino delle metope del Tro-
paeum Traiani di Adamklissi, in «RINum» LXXIII (1971), pp. 77-100. Cfr. MIGLIO-
RATI, Cassio Dione e l’impero romano, pp. 105-106
89
AE 1969-1970, 583 = M. SPEIDEL, The Captor of Decebalus. A New Inscrip-
tions from Philippi, in «JRS» LX (1970), pp. 142-153; ID., The Suicide the Decebalus on
the Tropaeum of Adamklissi, in «RevArch» 1971, pp. 75-78; M. ALEXANDRESCU-
VIANU, Le relief de la stèle du Captor Decebali, in «REE» XIII (1975), pp. 595-598.
90
SEG IX 101 = AE 1929, n. 8.
91
CASS. DIO 68, 14, 3 = XIPHIL. 234, 2.
92
SETTIS, La colonna traiana, p. 226.
93
Il problema della morte di Decebalo è tornato alla ribalta della critica sto-
rica dopo la scoperta di alcuni frammenti di sigillata reperti in Gallia [A. VERN-
HET, Un four de la Graufesenque, in «Gallia» XXXIX (1981), pp. 25-43] in cui sembra
accolta la versione del suicidio eroico di Decebalo. Cfr. SETTIS, La colonna traiana,
p. 228. Sul mito del personaggio: C. BRUUN, The Legend of Decebalus, in L. DE LIGT
– E. A. HEMELRIJK - H.W. SINGOR (Hgg.), Roman Rule and Civic Life: Local and Re-
gional Perspectives (Proceedings of the Fourth Workshop of the International Network Im-
pact of Empire (Roman Empire, c. 200 B.C. - A.D. 476), Leiden, June 25-28, 2003), IV,
Amsterdam, 2004, pp. 153-175, max. pp. 174-175.
I GETI NELLA SUDA. UNA PRIMA ANALISI 475

Conclusa l’età d’oro di Traiano, tanto più esaltante quanto più


esaltato fu il nemico, i Daci tornarono al liminare della storia e
scomparvero dalla letteratura se non per essere evocati, implicita-
mente o esplicitamente, come incarnazione di nemico ideale, la cui
cifra rappresentativa era costituita da Decebalo.