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ISBN 9788841214831

Prima edizione digitale: maggio 2018


Sommario

LA GRANDE PIRAMIDE

PER RAGGIUNGERE IL CIELO


Piramide: un vocabolo dall’etimologia incerta
Un momento nella storia dell’antico Egitto
La concezione dell'aldilà presso gli Egizi
La conservazione dei corpi
Le piramidi egizie
La Grande Piramide o piramide di Cheope
La seconda piramide di Giza o piramide di Chefren
La piramide di Micerino
Le piramidi messicane
Le piramidi peruviane
Le piramidi asiatiche
Le altre strutture piramidali

LA MAGIA DEI NUMERI


La Grande Piramide al microscopio
Perché fu eretta?
Fu tomba, libro di pietra, percorso o tempio misterico?
La Grande Piramide: prodotto di una società molto evoluta
Gli Egizi e l’astronomia
Il progetto e l’organizzazione del lavoro
I materiali usati
Il trasporto dei blocchi di pietra
I metodi
Il mistero del vertice
L’interno della Grande Piramide
Un cuore di granito: la Camera del Re
La scienza egizia: matematica, magia e religione
La geometria della Grande Piramide

L’ENERGIA DELLA MENTE


La piramide risveglia il dio presente in ogni uomo
Che cos’è l’energia?
L’energia della mente
Le forme di energia: dal ‘Prana’ alla ‘orgonica’
Una realtà intangibile: il corpo di energia
La Grande Piramide e l’energia
Il potere dei suoni e la piramide
Può la piramide esaltare le doti paranormali?
L’esperienza di una notte nella Grande Piramide
Una speranza per chi è in difficoltà

LA PIRAMIDE MODELLO
Che cosa occorre per partecipare alla ricerca
La realizzazione di un modello
I materiali adatti
Il corretto orientamento della piramide
Come eseguire esperimenti scientificamente validi
È possibile operare con una piramide mentale?

SPERIMENTARE GLI EFFETTI


Precisione, pazienza e desiderio di conoscere
L’influenza delle macchie solari
La qualità di aria e acqua
Come prolungare la giovinezza
La disidratazione, la mummificazione
I semi, le piante, i fiori e la piramide
Per allontanare gli insetti
Affilare le lame
La meditazione in un modello da esperimenti
L’importanza della corretta aerazione del modello
Un’incubatrice insolita
Gli effetti della piramide in campo medico

VIVERE IN UNA PIRAMIDE


C’è chi vive in uno spazio piramidale
Le caratteristiche tecniche di un progetto
Gli effetti della vita in piramide
Soluzioni alternative

Bibliografia essenziale
La grande piramide

Da quasi cinquemila anni la piramide di Cheope innalza la sua imponente mole, che le
ha fatto meritare l’appellativo di Grande Piramide, sulla piana desertica di Giza, nel
punto in cui il corso del Nilo si frammenta nel delta.
Il fascino leggendario di questa costruzione, che gli antichi ritenevano la prima delle
sette meraviglie esistenti al mondo, è così potente da essere pervenuto a noi
oltrepassando intatto i secoli.
L’atmosfera inconsueta, contemporaneamente mistica e misteriosa, che aleggia attorno
alla Grande Piramide avvolge ancora oggi gli osservatori senza attenuarsi; più
aumentano le conoscenze e più questa importante testimone di tanta parte del cammino
dell’umanità, silenziosa, ma nello stesso tempo capace di suscitare quesiti tuttora
irrisolti, appare straordinaria e incomprensibile. Non si tratta tuttavia di una
costruzione unica: in Egitto infatti si possono ammirare ancora oggi una trentina di
piramidi maggiori e numerosissime di dimensioni più modeste; le più grandi non
sorgevano del tutto isolate, erano l’elemento dominante un complesso di edifici
racchiusi da spesse mura e contenente talora piramidi minori.
Le tre piramidi più famose, dedicate a Cheope, Chefren e Micerino, furono costruite
complessivamente in un periodo di circa un centinaio d’anni, ma solo quella di Cheope
è chiamata Grande Piramide, non solo per le sue immani dimensioni, ma soprattutto
perché è perfetta dal punto di vista dei rapporti geometrici e matematici e per la
mirabile tecnica costruttiva che la contraddistingue.
Sono molti gli studiosi convinti che la Grande Piramide abbia avuto la funzione di
simboleggiare il pianeta terra e di trasmettere ai posteri le profonde conoscenze
raggiunte dagli antichi. Quali segreti cela dunque la Grande Piramide? È uno degli
interrogativi cui questo libro tenta di dare una risposta. La piramide di Cheope viene
esaminata a fondo: quali motivazioni hanno indotto gli Egizi a erigerla? Come si sono
svolti i lavori? Qual è lo stato attuale di conservazione del monumento? Della Grande
Piramide vengono analizzati gli spazi interni, carichi di interesse e mistero, e si
approfondiscono i rapporti geometrici esistenti tra le sue superbe misure.
Nelle pagine di questo libro inoltre si ripercorre, in sintesi, la storia delle diverse
costruzioni piramidali erette nel resto del mondo. Poderose costruzioni piramidali,
destinate a oltrepassare indenni molti secoli, non furono infatti edificate esclusivamente
in Egitto, ma anche in Asia o nelle Americhe. Per un destino analogo a quello delle
costruzioni egiziane, anche le splendide piramidi precolombiane, nate come templi e
situate nell’America Centro Meridionale, nascondono misteri che meritano di essere
esplorati.
Vengono poi presentate le diverse teorie formulate in relazione ai poteri segreti delle
piramidi, proposte in gran numero anche in anni recenti, benché i primi interrogativi a
riguardo risalgano alla fine dell'Ottocento.
Lo spazio all’interno delle piramidi possiede infatti, come testimoniano i risultati di
molti esperimenti, caratteristiche particolari, capaci di generare campi magnetici
differenti da quelli che si creano in altri spazi chiusi. Le cause per cui accadono i
particolari fenomeni descritti rimangono in parte un mistero: ci si chiede tuttora se la
forma piramidale funzioni come un’antenna ricevente che convoglia al suo interno le
forze esterne, se possieda il potere di amplificare l’energia che la circonda o se generi
essa stessa energia. I fenomeni insoliti che si verificano sugli oggetti posti dentro un
modello di piramide, infatti, sembrano riconducibili a forze fisiche, ma non sono
spiegabili sulla base delle teorie fisiche conosciute.
Molte delle ipotesi relative a tali fenomeni si basano appunto sull’energia che pervade
ogni aspetto della vita, ma si concentra negli spazi piramidali; le teorie esposte possono
essere considerate soggettivamente, di volta in volta, credibili o fantastiche, ma la loro
esistenza testimonia in modo innegabile un fenomeno unico: l’immenso interesse che
circonda le piramidi.
Mai nella storia dell’umanità una forma geometrica o una costruzione ha suscitato tanto
entusiasmo e scatenato tante discussioni e a testimonianza di ciò nel libro vengono
riferite alcune interessanti esperienze vissute all’interno della Grande Piramide da
personaggi celebri, come Napoleone, e osservate le alterazioni dello stato mentale che
la piramide può indurre; ci si chiede anche se questi poteri possano essere sfruttati per
migliorare il proprio benessere psico-fisico.
Per partecipare alla ricerca e per approfittare di queste prerogative occorre
naturalmente possedere un modello di piramide, e il testo spiega come realizzarlo,
propone una tabella per la costruzione di modelli in scala con la Grande Piramide,
descrive i materiali più adatti e insegna a orientare correttamente il modello.
Nella maggior parte dei casi ci si avvicina alla piramide e alla conoscenza dei suoi
poteri con curiosità mista a scetticismo, ma dopo aver compiuto i primi esperimenti
l’interesse nei confronti di questa magica forma aumenta nettamente. Le sperimentazioni
che vengono presentate riguardano diversi settori della vita quotidiana: si va dalla
possibilità di aumentare la germinabilità dei semi o di disidratare i cibi conservandone
intatto il sapore, al rigenerare il filo di una lametta da barba o all’aumentare il proprio
benessere fisico e mentale.
C’è anche chi ha preso addirittura la decisione di vivere in un’abitazione di forma
piramidale e anche questo tipo di esperienza viene descritto in modo particolareggiato.
Qui sta proprio il primo successo della piramide: saper suscitare un grande desiderio
di conoscere e di sperimentare, e ciò accade invariabilmente da anni e anni, come
dimostra la bibliografia decisamente ricca di titoli.
Per raggiungere il cielo

Piramide: un vocabolo dall’etimologia incerta


‘Piramide’… il suono è gradevole, contiene la giusta alternanza di consonanti e vocali,
e il significato etimologico del termine, di comprensione non immediata, anzi ermetico,
contribuisce indubbiamente a creare un alone di mistero. Perché i colossali monumenti
a base quadrata, le cui quattro facce triangolari convergono in un vertice, vennero
chiamati piramidi? Qual è il significato di questo termine? Ecco apparire subito il
mistero, o meglio la mancanza di certezze.
Gli Egizi per indicare la figura solida a base quadrata dotata di quattro facce triangolari
usavano il termine mr (da pronunciare mer); indicavano invece con per-em-us, termine
che compare nel papiro matematico detto papiro Rhind (attualmente conservato al
British Museum), l’altezza della piramide stessa e forse proprio da questo termine,
attraverso l’abitudine di indicare una parte (l’altezza) per il tutto (il monumento),
potrebbe essere derivato il nome ‘piramide’. Un’altra teoria fa derivare il nome oggi
comunemente usato dal greco pyramis, che letteralmente significa ‘piccola torta di
farina di grano’, ma non si è certi se questo termine è una derivazione da peremus,
essendo l’altezza un elemento fortemente caratterizzante la struttura, o se il termine
greco è svincolato da qualunque derivazione egizia e si riferisce semplicemente al fatto
che, osservate da lontano, le piramidi apparivano simili a piccole torte di farina. Era
uso comune per i Greci definire un elemento architettonico inusitato con un termine che
ne descriveva la forma: obeliskos per esempio, nel greco antico, non significava altro
che ‘piccolo spiedo’.
Una diversa ipotesi fa riferimento al fatto che le piramidi sembrano essere state
costruite in base a misurazioni astrali e fa derivare il nome in parte dal greco pyr,
‘fuoco’, e in parte dall’egiziano met, che significa sia ‘misura’ sia ‘dieci’ e spiega che
esso si riferisce al fatto che il sole, il dio del fuoco, traccia dieci misure, cioè dieci
archi, lungo lo zodiaco.
Infine, secondo un’ultima teoria, il termine piramide deriverebbe sempre dal greco pyr,
‘fuoco’, e da amici che sta a indicare ‘ciò che è posto al centro’. Il fuoco, assieme
all’acqua, all’aria e alla terra, era ritenuto uno dei quattro elementi costitutivi
dell’universo, simbolo di vitalità e di energia e proprio l’energia biocosmica,
corrispondente al ‘fuoco che sta nel mezzo’, sarebbe la matrice dell’universo e
costituirebbe il legame tra gli esseri viventi e il cosmo.
Dopo aver esaminato le diverse teorie sull’origine etimologica del vocabolo
‘piramide’, teorie differenti e un po’ nebulose, come tutto ciò che riguarda le millenarie
costruzioni, appare difficile propendere per un’ipotesi piuttosto che per l’altra, quindi
ognuno è libero di scegliere quella che giudica più suggestiva e farla propria.
Un momento nella storia dell’antico Egitto
Molte migliaia di anni fa alcune tribù di cacciatori nomadi del Sahara furono spinte,
dall’aumento della siccità che colpì i territori da loro abitati, a trasferirsi: esse scelsero
di stanziarsi nella valle del Nilo e nel suo delta. Questo territorio a sud comprende
Assuan, città situata a valle della prima cateratta del fiume, cioè del primo punto in cui
il corso del grande fiume non è più navigabile (a causa della presenza di rapide e di
rocce affioranti), e giunge a nord fino al mare Mediterraneo, mentre a est e a ovest
incontra le fasce di vegetazione che circondano il fiume e poi il deserto. Probabilmente
molti millenni fa la situazione ambientale consentiva agli abitanti di questa zona di
vivere di caccia, di pesca e della raccolta dei prodotti spontanei della terra, ma in
seguito, attorno al 3000 a.C., l’agricoltura divenne l’attività principale degli abitanti
della valle del Nilo.

La corona dell’Alto Egitto (a sinistra) e quella del Basso Egitto (al centro) danno origine a quella
del regno unificato attorno al 3200 a.C. dal faraone Menes (a destra).

Ogni anno, tra maggio e novembre, a causa della piena, le acque superavano le rive e
depositavano sui terreni circostanti il letto del fiume acqua e limo, cioè fango tenuto in
sospensione, che fungeva da fertilizzante. Grazie ai sali minerali contenuti nel limo, alla
temperatura calda e alla presenza di umidità diveniva possibile l’agricoltura.
Le popolazioni che vennero ad abitare in questa zona, dapprima suddivise in tribù, si
raggrupparono, attorno al 4000 a.C., a formare due regni: uno detto dell’Alto Egitto e
cioè della valle del Nilo, l’altro del Basso Egitto e cioè del territorio del delta del
fiume che, dopo essersi suddiviso in vari rami, percorre ancora circa duecento
chilometri prima di giungere alla foce.
I due regni si unificarono attorno al 3200 a.C. per volontà del faraone Menes, che volle
come proprio emblema il risultato della fusione delle due corone precedenti: la corona
bianca con la testa di avvoltoio dell’Alto Egitto fu perciò sovrapposta a quella rossa,
rappresentante il cobra, emblema del Basso Egitto. Per il regno unificato Menes fondò
una nuova capitale e la chiamò Mura Bianche, quasi a ribadire che si trattava di una
città fortificata; la città, il cui corrispondente nome greco è Menfi, sorse nel punto
d’incontro dei due territori e fu sede del governo faraonico per molti secoli. Oggi di
Menfi non rimane quasi nulla, ma nei suoi pressi sorge il villaggio di Saqqara con la
famosa omonima piramide a gradini, ritenuta la più antica tomba di un faraone, mentre
nella zona si estende per diverse miglia una ricchissima necropoli.
Dopo l’unificazione dei due regni il legame esistente venne continuamente ricordato e
ribadito sui monumenti, con rappresentazioni delle relative divinità nell’atto di
intrecciare il giglio, simbolo dell’Alto Egitto, al papiro, simbolo del Delta, ma le
distinzioni, anche economiche, rimasero notevoli. Culturalmente però vi fu una certa
fusione, i riti funebri si modificarono e le tombe assunsero importanza monumentale in
quanto case eterne del corpo progettate per essere inviolabili: ed è proprio questo che
ci interessa.
La concezione dell'aldilà presso gli Egizi
Gli abitanti dell’Alto Egitto, prima dell’unificazione dei due regni, erano soliti
seppellire i morti con tutte le loro masserizie e vettovaglie in cimiteri sorti al confine
del deserto; quelli del Basso Egitto invece usavano inumarli sotto un pavimento della
propria abitazione. Da questa consuetudine, a unificazione avvenuta, derivò l’abitudine
di costruire sopra le tombe strutture simili ad abitazioni, dette mastaba, che
inizialmente erano in mattoni d’argilla e poi vennero realizzate in pietra.
È da una mastaba in pietra a gradini che deriverà la piramide, che può essere
considerata come una scala simbolica atta a condurre al cielo l’anima del re (o di chi vi
era seppellito) e che si inquadra pienamente nella tradizione mediorientale di costruire
per i defunti edifici altissimi perché fosse facilitato così l’avvicinamento agli dei.
In base alle loro concezioni religiose gli Egizi ritenevano l’essere umano composto da
corpo e anima e che quest’ultima, dopo la morte, abbandonasse temporaneamente il
corpo che la ospitava per trovare rifugio in quello di un volatile, ove sarebbe
sopravvissuta vagando qua e là, attendendo il momento in cui fare ritorno al suo
involucro originario. Il rientro nel corpo, però, poteva verificarsi solo se questo si
fosse conservato il più possibile integro; se il corpo si fosse decomposto, infatti,
l’anima non potendo farvi ritorno sarebbe scomparsa definitivamente. Oltre ad avere
una tomba simile a una dimora il defunto, per poter continuare a vivere per l’eternità,
doveva essere abbondantemente rifornito di cibo, di servitù (almeno raffigurata) e di
tutti gli oggetti necessari alla vita quotidiana, poiché la vita eterna sarebbe stata in tutto
simile a quella che egli aveva condotto sulla terra.
Si possono facilmente intuire i motivi per cui l’idea di rivivere un’esistenza in tutto
simile alla precedente fosse decisamente allettante per i re, i nobili e i funzionari. Per
motivi opposti, la stessa prospettiva non doveva piacere a coloro che avevano condotto
una vita di stenti: passi una volta, ma due era davvero troppo…
La conservazione dei corpi
Considerati i motivi per cui preservare il corpo dei defunti rivestiva un’importanza
fondamentale, appare logico che nell’antico Egitto siano state approfondite le tecniche
di imbalsamazione.
Il procedimento era il seguente: le viscere dopo essere state estratte, per quanto
possibile, senza ledere il corpo, venivano fasciate e conservate in vasi appositi
chiamati ‘canopi’, mentre il corpo veniva immerso, per oltre un mese, in una soluzione
salina.
La salma veniva in seguito avvolta in fini bendaggi di lino su cui erano stati spalmati
pregiati balsami a base di resine, soprattutto resina di cedro; nei bendaggi venivano
inseriti oggetti in oro e pietre preziose di proprietà del defunto. Proprio questa
consuetudine fu la causa principale della profanazione delle tombe da parte dei
saccheggiatori.
Pare che in origine l’imbalsamazione fosse una pratica riservata esclusivamente al
faraone, che godeva di poteri illimitati in quanto era considerato figlio di dio e dio egli
stesso, ma che, con il passare del tempo, l’usanza si fosse estesa a tutti i cittadini
abbienti.
Gli egittologi non sono del tutto concordi nell’interpretare il processo di
mummificazione: per i più era necessario preservare incorrotto il corpo per consentire
alla forza vitale, Ka, di farvi degno ritorno.
Secondo altri studiosi l’imbalsamazione aveva uno scopo opposto: costituiva un
antidoto alla reincarnazione. Come poteva infatti un’anima tornare a vivere in un
involucro mummificato? La reincarnazione inoltre sarebbe stata necessaria alle anime
imperfette che, non potendo accedere alla vita eterna, dovevano fare ritorno al mondo,
mentre il faraone era perfetto.
Secondo un’ultima ipotesi il corpo mummificato assumeva funzione di talismano:
indicava che lo spirito era sì altrove, ma comunque presente, e predisponeva i
sopravvissuti a non interrompere la comunicazione con lui. Questa ipotesi trova
riscontro nell’abitudine delle popolazioni peruviane di radunarsi, in occasione delle
festività religiose, nella piazza di Cuzco ove venivano esposte le mummie degli
imperatori inca. La contemplazione dei corpi mummificati aveva la funzione di
aumentare la fede del popolo nel potere dei capi, proprio come le reliquie di santi
esposte nelle chiese cattoliche e ortodosse hanno la funzione di rafforzare la fede nei
miracoli.
Le piramidi egizie
A partire dalla terza dinastia di faraoni, cioè dal 2686 a.C. e fino alla sesta, dunque fino
al 2181 a.C., si sviluppò in Egitto il periodo storico detto ‘Era delle piramidi’, perché
in questo spazio di tempo la costruzione di una nuova piramide divenne un impegno
assunto all’inizio del regno da ogni sovrano, come simbolo della nuova epoca che
iniziava.

Una piramide non sorgeva mai isolata: faceva parte di un complesso circondato da mura e
prevedeva un edificio principale vicino al quale sorgevano una o più piramidi di dimensioni
decisamente ridotte.

Fu sotto re Zoser (noto anche come Gioser) che venne intrapresa la costruzione
dell’imponente sito architettonico funerario di Saqqara, al cui centro si erge la
grandiosa piramide a gradini che rappresenta l’inizio della civiltà delle piramidi.
L’intero complesso poté essere realizzato grazie a un enorme sforzo comunitario
dell’Egitto unificato e pacificato e al genio di un uomo, Imhotep, cui si deve il progetto.
Imhotep è una figura di tale rilevanza da essere entrata nella leggenda ed essere stata
venerata per secoli in Egitto: fu amministratore del re, alto sacerdote, costruttore,
matematico, scultore e grande saggio. Nel campo dell’architettura questo poliedrico
personaggio ebbe il grande merito di saper trasformare gli elementi tradizionali
dell’architettura egizia, fino ad allora costruiti con materiale vegetale, come legno o
canne, in elementi di pietra, notevolmente meno deperibili.
Egli ebbe inoltre l’indiscutibile merito di aver saputo organizzare l’enorme quantità di
manodopera che il periodo di pace vigente nel Paese, finalmente unito, metteva a
disposizione. La sua piramide a gradini, benché assolutamente differente per mole e
concezione, conserva molte caratteristiche delle tombe reali delle precedenti dinastie,
come la camera funeraria sotterranea e la mastaba.
La corte che circonda la piramide di Zoser ospitava diversi edifici, probabilmente
simili a quelli che il faraone aveva abitato in vita, e subì un gran numero di modifiche e
di ampliamenti prima di pervenire all’aspetto definitivo; essa è racchiusa da un muro
alto oltre dieci metri, ben rifinito, costruito anch’esso in calcare, come tutte le opere del
sito. Risale comunque ai faraoni della dinastia successiva la costruzione, nella pianura
di Giza, delle piramidi più famose: prima fra tutte la Grande Piramide di Cheope,
monumento immenso e perfetto la cui edificazione, qualora venisse eseguita ai nostri
giorni con le tecniche più moderne, potrebbe creare qualche difficoltà ai suoi
costruttori. Per valutare in modo immediato la quantità di materiale che è stato
necessario spostare per erigere questo colossale monumento (senza soffermare
l’attenzione sui calcoli necessari per sviluppare un simile progetto), basti sapere che la
sua massa ha un volume di muratura superiore a quello di tutti gli edifici religiosi
costruiti in Inghilterra nei duemila anni seguenti la nascita di Cristo! Le dimensioni di
questo edificio, infatti, sono tali che al suo interno potrebbero essere ospitate,
contemporaneamente, sia la basilica romana di San Pietro sia la cattedrale londinese di
San Paolo.
Le piramidi sono gli edifici più imponenti edificati dall’uomo: il volume della Grande
Piramide è calcolato in oltre 8.500.000 metri cubi, quello della piramide di Chefren in
7.280.000. I blocchi di pietra calcarea o di granito, pesanti da un minimo di due
tonnellate fino addirittura a una settantina, tagliati e posati con una precisione tale da
formare connessure quasi perfette, cioè minori di due millimetri, venivano trasportati su
navi appositamente costruite con legname di cedro proveniente dal Libano, attraverso
un sistema di canali, fino alla base della costruzione.
Con il passare del tempo la struttura a gradini tipica delle prime piramidi, immaginata
come una scala che facilitasse l’ascesa al cielo dell’anima del re, ma sulla quale troppo
facilmente si posavano gli uccelli o si depositavano la sabbia e i detriti sospinti dai
venti, rimase solo come nucleo centrale della piramide, che venne completamente
rivestita da lastre di calcare di notevoli dimensioni perfettamente levigate, a volte
anche colorate.
Del resto gli Egizi non avrebbero potuto evitare di costruire il nucleo a gradini in
quanto, se avessero innalzato gli spigoli direttamente dal suolo senza un riferimento che
indicasse loro quale inclinazione tenere, avrebbero rischiato veramente troppo: un
errore nell’allineamento degli spigoli non avrebbe potuto essere corretto durante i
lavori e anche un disallineamento di soli 2° al suolo avrebbe significato uno sfasamento
di circa quindici metri al vertice della Grande Piramide!
La Grande Piramide o piramide di Cheope
Non vi sono notizie storiche certe che documentino la nascita di questa mastodontica
opera, ma si ritiene che la sua costruzione segua di circa un centinaio d’anni quella
della prima piramide egiziana, la già citata piramide a gradini che sorge presso
Saqqara ed è dedicata a re Zoser.
Gli studiosi sono dunque concordi nel ritenere che la Grande Piramide sia stata fatta
erigere da Cheope (grecizzazione, dovuta a Erodoto, del termine egiziano Khufu), tra il
2700 e il 2200 a.C.
I metodi costruttivi che furono applicati per innalzare questa sorprendente collina
geometrica, le cui facce presentano una pendenza di 51° 52’, non sono noti, e ciò ha
permesso ai tecnici di sbizzarrirsi nelle teorie più diverse; non si sa neppure quanto
tempo occorse per vederla completata (sempre lo storico greco Erodoto, il quale la
vide duemila anni dopo l’edificazione, parla di una ventina di anni di lavoro) e neppure
si conosce con certezza il motivo per il quale fu progettata e costruita.
Si è sempre affermato che le piramidi avevano la funzione di tomba del faraone, o per
lo meno di cenotafio, cioè di monumento funebre ove nessuno è sepolto, eretto solo per
onorare il ricordo di un personaggio illustre che è tumulato altrove.
All’interno della Grande Piramide, quando vi penetrarono gli archeologi
nell’Ottocento, non fu rinvenuta alcuna mummia: il sarcofago era vuoto, ma i
saccheggiatori potrebbero averla sottratta molti secoli fa…
Il fatto di non aver rinvenuto il corpo del faraone ha dato origine a infinite teorie circa
le motivazioni alternative che potrebbero aver spinto il popolo egizio a erigere le
piramidi, molte delle quali verranno esaminate nel corso del prossimo capitolo.
Si è comunque certi che all’origine la Grande Piramide sia stata orientata esattamente a
nord (prima dell’invenzione della bussola il nord veniva individuato attraverso le
osservazioni della stella polare), mentre ora, forse a causa degli spostamenti
determinati dalla deriva dei continenti, il suo allineamento ha subito una deviazione di
4’ in direzione nord-ovest; al momento della sua costruzione era dunque stata allineata
con la città santa di Khem.
Del resto tutte le altre piramidi del Regno Antico, cioè del periodo di maggior fulgore
architettonico, sono orientate, sebbene con minore precisione di quella di Cheope, o
verso un luogo sacro o verso un’altra piramide particolarmente venerata. Oltre a essere
perfettamente orientata a nord la Grande Piramide si trova al centro del quadrante
geometrico formato dal delta del Nilo e pare difficile sostenere che il ripetersi di
queste interessanti corrispondenze sia costantemente dovuto al caso.
Osservando la Grande Piramide appare sorprendente anche agli ingegneri del giorno
d’oggi, dotati di mezzi tecnici notevoli, che gli Egizi siano riusciti a scavare, estrarre,
tagliare con incredibile precisione, trasportare, posare su una roccia perfettamente
spianata e infine sovrapporre fino a raggiungere un’altezza di centoquarantasei metri
ben due milioni e cinquecentomila blocchi di pietra, pesanti da due fino a settanta
tonnellate. Perché poi costruire un’opera così grandiosa, così impegnativa e nello
stesso tempo così inutile alla comunità anziché decidere, per esempio, di lavorare a una
diga, un acquedotto o una strada, come fecero in seguito i Romani?
LA SFINGE

È impossibile non fare un accenno alla strana figura che caratterizza con la sua presenza il panorama
circostante le piramidi di Giza e che, alta oltre una ventina di metri e lunga più del triplo, è scolpita in un
immenso monolito.
La Sfinge sorge a sud-est della Grande Piramide alla quale alcuni studiosi sostengono sia collegata, al
pari delle altre due piramidi principali, da gallerie che condurrebbero anche a camere funerarie segrete.
Tuttavia, nonostante ricerche accurate, non è mai stata trovata alcuna traccia della porta d’accesso a
tali favoleggiati percorsi. La Sfinge rappresenta un leone con la testa umana che, accucciato, mostra i
simboli della regalità: l’acconciatura da sovrano, la tipica barba regale, il cobra sulla fronte. Pare risalga
al tempo di Chefren, il cui volto sembra abbia ispirato i tratti del viso della statua. Per gli Egizi il leone
era il custode dei luoghi sacri, il guardiano delle porte dell’oltretomba e quindi rappresentava la
sentinella per antonomasia. Quale miglior custode avrebbe potuto vegliare sulle piramidi?
Purtroppo tutta la figura ha pesantemente subìto l’oltraggio del tempo e l’enorme statua ha assoluta
necessità di restauri.

Alla Grande Piramide verrà rivolta particolare attenzione non tanto per le enormi
dimensioni o per la perfezione della tecnica costruttiva, ma per l’assoluta armonia dei
suoi rapporti geometrici, che ne fanno il punto di riferimento quando si tratta di
progettare i modelli da usare negli esperimenti.
La seconda piramide di Giza o piramide di Chefren
Benché abbia dimensioni di poco inferiori a quelle della Grande Piramide, la piramide
di Chefren (in egiziano Kbafre), che misura circa duecentoquindici metri di lato e
centoquaranta d’altezza, sembra più alta della sua vicina, in quanto non solo sorge su un
terreno sopraelevato ma è stata progettata e realizzata in modo che le sue facce
presentino un’inclinazione maggiore.
La struttura interna di questa piramide è molto semplice: consiste in un passaggio che
conduce a una camera funeraria posta sotto il vertice a livello del suolo; nel pavimento
è inserito un sarcofago di granito il cui coperchio fu spezzato da antichi saccheggiatori.
Approfondite ricerche, condotte recentemente con l’uso di apparecchiature
radioscopiche, hanno accertato che questa piramide non nasconde al suo interno altre
camere funerarie.
Il rivestimento esterno, costituito da lastre di calcare bianco di Tura nella parte alta e
granito rosso alla base, si è fortunatamente conservato quasi intatto fino a noi.
La piramide di Micerino
Il monumento dedicato a Menkaure (il cui nome Erodoto grecizzò in Micerino) è
rivestito esternamente con lastre di calcare bianco nella parte superiore e di granito
rosso in quella inferiore e forma, insieme con la Sfinge e con le piramidi di Cheope e di
Chefren, un sito archeologico e architettonico unico al mondo.
Le dimensioni della piramide di Micerino sono decisamente più modeste rispetto a
quelle delle due piramidi vicine; la sua superficie infatti è circa un quarto rispetto a
quella della Grande Piramide, a cui assomiglia molto nella disposizione dei passaggi
interni.
Un corridoio d’accesso conduce a un’anticamera e prosegue per giungere in un vasto
ambiente di forma rettangolare (probabilmente la camera sepolcrale) interamente
costruito in granito, ove fu rinvenuto un sarcofago di basalto al cui interno stava una
cassa in legno contenente una mummia. Purtroppo la nave che stava trasportando il
sarcofago affondò nei pressi dello stretto di Gibilterra e trascinò con sé in fondo al
mare le speranze di conoscenza degli studiosi.
L’intero complesso di Micerino, tuttavia, non solo appare molto meno perfetto nelle
finiture del rivestimento ma è stato anche realizzato con materiali più scadenti
(dall’impiego di blocchi di pietra si passò infatti a usare semplici mattoni crudi).
La costruzione di questo monumento segna infatti la fine dell’età d’oro delle piramidi,
che aveva visto nascere, in meno di un secolo, i suoi esempi più significativi; le
piramidi innalzate in seguito saranno infatti insignificanti sia per quanto riguarda le
dimensioni, decisamente inferiori, e la qualità dei materiali utilizzati sia per quanto
riguarda la tecnica costruttiva.
Le piramidi messicane
Nell’area dell’America Centrale oggi chiamata Messico si sviluppò, in tempi non molto
anteriori al 1500 a.C., una grande civiltà, conosciuta sotto il nome di civiltà Maya, che,
per innumerevoli aspetti, presenta impressionanti affinità con la civiltà dell’antico
Egitto, ben lontana nello spazio come nel tempo.
Anche i Maya infatti eressero enormi strutture piramidali (la forma della piramide
simboleggiava il sole), nella cui costruzione profusero enormi ricchezze e per la cui
progettazione si basarono su complessi calcoli astronomici. Anch’essi, non meno degli
Egizi, erano affascinati dalla numerologia legata al calendario e agli avvenimenti
celesti.
COME SI DETERMINA L’ETÀ DI UN REPERTO ARCHEOLOGICO

Gli archeologi, fino a qualche decennio fa, nei casi, piuttosto frequenti, in cui non erano in possesso di
precise testimonianze storiche, per determinare l’età di ciò che scavando riportavano alla luce, non
avevano a disposizione particolari strumenti: classificando i reperti e osservando i loro stili cercavano
di definire il periodo storico nel corso del quale erano stati prodotti.
Questo procedimento, oltre a essere lento, richiede che vengano raccolti molti elementi prima che si
possano esprimere delle valutazioni; non è affatto semplice da attuare e non è preciso, anzi lascia
ampio spazio all’incertezza perché è piuttosto soggettivo, e alla fine del lungo lavoro le opinioni degli
studiosi possono essere anche molto contrastanti.
L’evoluzione delle conoscenze nel campo della fisica nucleare ha permesso, in anni recenti, di
determinare l’età dei reperti con una precisione un tempo impensabile.
Il merito di questa scoperta, che si basa sul decadimento radioattivo dei nuclei di carbonio aventi peso
atomico 14, va attribuito al professor Libby, dell’Università di Chicago, il quale, per i risultati ottenuti, fu
insignito nel 1960 del prestigioso premio Nobel.
Libby mise a punto un test radioattivo che consente di determinare, con buona precisione, l’età dei
depositi organici, quali le ossa o il legno. Infatti tutti gli organismi viventi assumono carbonio
dall’atmosfera, molto è carbonio 12 non radioattivo, una minima parte carbonio 14 radioattivo: il
decadimento della radioattività del carbonio 14 è abbastanza lento (in 5500 anni metà dei nuclei
radioattivi vengono convertiti in nitrogeno), ma tale perdita viene rimpiazzata nell’atmosfera, se le ossa
o il legno sono esposti ai raggi cosmici, mentre decade di circa l’uno per cento ogni ottant’anni se i
materiali organici si trovano sotto terra.
Sulla base di questa conoscenza è quindi possibile risalire all’età dei reperti scavati valutando la
proporzione di carbonio 14 presente nel reperto rispetto al contenuto totale di carbonio.
Benché, dal punto di vista fisico, la datazione tramite la misurazione del carbonio 14 sia sicura, dal
punto di vista pratico è soggetta a errori e necessita di strumenti molto sensibili, in quanto la quantità di
radiazione da valutare è molto piccola e una prolungata esposizione nell’atmosfera o nell’acqua, come
pure la contaminazione con materiali organici contemporanei, può portare a risultati falsati.
Certamente questo metodo, come del resto tutti i procedimenti scientifici, deve essere applicato
correttamente perché si possano avere risultati validi (è molto utile, per esempio, sottoporre all’esame
diversi campioni provenienti dallo stesso sito).
Il metodo della misurazione del carbonio radioattivo per la datazione dei reperti, benché ritenuto da
alcuni studiosi impreciso e discutibile, è tuttora l’unico valido e si è spesso rivelato di grande utilità.

Le piramidi messicane, tranne nel caso della ‘Piramide delle iscrizioni’ di Palenque,
ove fu rinvenuto un sarcofago contenente uno scheletro che portava sul volto una
splendida maschera di giada, non furono tombe o cenotafi, bensì templi ove si
compivano atroci sacrifici umani ritenuti indispensabili per la salvezza del mondo.
In questi sacrifici si usava estrarre dal petto delle vittime il cuore per offrirlo, ancora
palpitante, al dio Sole, o scuoiare la vittima e rivestire con la sua pelle il sacerdote che
officiava il rito; in cambio del sacrificio le vittime ottenevano una gloriosa vita eterna
o, per lo meno, la promessa di ottenerla.
Le piramidi egizie differiscono da quelle maya in alcuni aspetti progettuali: una volta
conclusi i lavori di costruzione, la loro cima appuntita non era in alcun modo
accessibile, mentre la sommità piatta delle piramidi maya era sempre raggiungibile
attraverso un’apposita scalinata; inoltre, mentre le piramidi egizie erano costruite in
un’unica soluzione, quelle messicane risultano essere state ampliate in tempi successivi.
LE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO

Ad Antipatro, scrittore greco vissuto nel primo secolo a.C., viene attribuito il primo elenco delle ‘sette
meraviglie del mondo antico’, tra le quali figura anche la Grande Piramide, che viene segnalata al
primo posto e che è anche l’unica giunta fino a noi. Quali erano le altre sei? Oltre al complesso
monumentale di Cheope, Antipatro segnala i giardini pensili di Babilonia, la statua di Giove Olimpico di
Fidia, il tempio dedicato ad Artemide ed edificato a Efeso, la tomba di re Mausolo di Karia ad
Alicarnasso, il colosso di Rodi e, per finire, il faro di Alessandria.

Nonostante queste differenze, la presenza, presso i Maya e gli Egizi, di usanze affini
come, per esempio, quelle di imbalsamare i morti, tessere il cotone o costruire barche
di canne, collegata all’esistenza, presso i due popoli, di leggende simili riguardanti la
creazione del mondo, la fondazione di città o il percorso evolutivo delle anime, fece sì
che alcuni studiosi ritennero le civiltà centroamericane originate da colonizzatori egizi.
Per questi studiosi gli abitanti dell’antico Egitto avrebbero raggiunto il Centro America
a bordo di imbarcazioni di giunchi come quelle dell’esploratore norvegese Thor
Heyerdahl, il cui avventuroso viaggio intendeva dimostrare appunto la possibilità di
attraversare l’Oceano Atlantico a bordo di una barca di papiri.
Qualunque ne sia stata l’origine, attorno al 600 a.C., nella valle di Teotihuacan sorse il
‘posto degli Dei’, un raggruppamento di edifici religiosi di grandissima importanza,
progettato in modo da comunicare, da qualunque direzione lo si avvistasse, un
immediato senso di imponenza, che induceva a innalzare gli animi commossi verso le
potenti divinità cui era consacrato.
La costruzione più notevole di questo sito archeologico è una piramide a terrazze, la
Piramide del Sole, la cui base quadrata ha il lato che misura più di duecento metri e la
cui altezza supera i sessanta. L’edificio presenta una particolarità: è progettato in modo
che le sue terrazze nascondano alla vista di chi si trova a livello del suolo le persone
situate sulla sommità, per cui esse sembrano scomparire abbandonando quasi la loro
materialità mentre salgono la scalinata che le avvicina alla divinità.
Questa tipologia progettuale contrasta con una norma basilare dei costruttori di
piramidi maya, che solitamente erigevano le piramidi in modo che la folla, assiepata
entro il recinto del complesso sacro, potesse assistere a ogni fase delle cerimonie
sacrificali. Per ottenere questo risultato era necessario che l’altezza massima della
piramide non fosse troppo elevata, mentre visivamente l’imponenza dell’edificio era
comunque determinata e salvaguardata dalla forte pendenza della scalinata che
conduceva alla sommità. Dopo alterne vicende, tra cui ben due ricostruzioni, la città di
Teotihuacan perse misteriosamente il suo ruolo di capitale sacra; in seguito, verso il
900 d.C., nel territorio dell’odierno Messico apparvero i Toltechi, che crearono una
civiltà raffinata, ma dalla vita purtroppo breve, destinata a esaurirsi nel giro di cinque
secoli.
La storia dei Toltechi ci viene narrata nei sorprendenti racconti di un principe dal nome
impronunciabile, degno di figurare come scioglilingua: Ixtlilxochitl. La sua narrazione
prende il via dalla nascita del mondo e dalla fondazione di Tuia, l’antica capitale del
regno, creduta a lungo frutto di fantasia e poi scoperta negli anni Quaranta del
Novecento a nord di Città del Messico; prosegue quindi con la descrizione delle
diverse ere che si sono succedute nella storia del genere umano e della loro sempre
terribile conclusione.
I Toltechi, secondo quanto afferma il loro principe, conoscevano la scrittura, i numeri,
il calendario e onoravano una religione non cruenta; espansero la loro influenza fin
nello Yucatan ove restano ampie testimonianze della loro straordinaria abilità di
costruttori.
Rappresentanti dell’ultima delle grandi civiltà messicane e profondi conoscitori
dell’astronomia furono infine gli Aztechi, che raggiunsero il massimo fulgore intorno al
1400 d.C., come testimonia la stupenda Pietra del Calendario, risalente appunto a
quest’epoca, ricavata scolpendo un monolite del peso di oltre venti tonnellate.
Le civiltà di questi tre popoli che abitarono l’attuale Messico, pur possedendo ciascuna
caratteri propri, sono profondamente legate tra loro e presentano aspetti comuni: ogni
popolo eresse piramidi con funzioni di osservatori astronomici e ritenne che i cicli
vitali durassero cinquantadue anni e poi giungesse la fine.
Le piramidi peruviane
Il più importante centro cerimoniale dell’antico Perù, il sito di Chavin, è disposto sugli
altopiani situati nella parte settentrionale del Paese e presenta caratteristiche simili ai
siti maya dell’America Centrale: è costituito infatti da un insieme di edifici in pietra
dotati di molte stanze, ma tuttavia non concepibili come abitazioni.
Edificato in una zona montuosa, questo complesso architettonico era stato risparmiato
sia dalla vegetazione tropicale sia dalle sabbie che ricoprono i luoghi archeologici
situati in zone desertiche, ma purtroppo nel 1945 fu travolto da una frana di vaste
proporzioni prima che potesse essere studiato a fondo. Le relazioni degli archeologi
partecipanti a spedizioni antecedenti la frana documentano comunque minuziosamente il
luogo. Esso era sovrastato da un castello la cui base misurava circa settanta metri per
settanta, e il cui interno presentava molte caratteristiche proprie delle piramidi,
compresa un’unica apertura avente funzione d’entrata e un intrico di rampe, gallerie e
stanze prive del tutto di illuminazione, se si esclude quella fornita dai pozzi di
ventilazione.
La cultura diffusasi da Chavin prosperò per secoli in tutto il Perù e impose la
costruzione di templi in onore di una divinità identificabile con un felino, forse un
giaguaro o un puma; in questi centri cerimoniali si radunava, in particolari occasioni,
tutta la popolazione della zona circostante.
La civiltà di Chavin, sorta nel 1300 a.C., fu sostituita nel 200 d.C. da altre culture, una
delle quali è detta di Moche, dal nome di una località della costa settentrionale e l’altra
di Tiahuanaco; le rovine di queste due civiltà rappresentano quanto di più interessante
in campo archeologico la regione andina può offrire.
Della cultura Moche sono note le piramidi gemelle, conosciute oggi come Tempio del
Sole e Tempio della Luna, che sorgono nei dintorni della città di Trujillo. Il Tempio del
Sole è un’immensa costruzione formata da cinque terrazze sovrapposte, la cui base
misura 147 m per 228; il Tempio della Luna ha una base di dimensioni decisamente
inferiori, ma supera il precedente in altezza.
Tiahuanaco sorge a una ventina di chilometri a sud del lago Titicaca a un’altezza sul
livello del mare di quasi quattromila metri ed è considerato un sito estremamente
importante per la cultura delle Americhe e un luogo sacro per l’intera umanità.
Qui si trovano la famosa Porta del Sole, un imponente portale alto circa tre metri, largo
quattro e scavato in un unico blocco di pietra, e una piramide a terrazze la cui base,
quadrata, ha il lato di circa duecento metri.
Le civiltà di Moche e di Tiahuanaco si arrestarono bruscamente, come quella di Chavin
che le aveva precedute, e dopo un lungo periodo di buio sorse improvvisamente intorno
al XIII secolo il grande impero Inca che si estese dall’Ecuador settentrionale fino al
Cile, per un totale di circa cinquemila chilometri. Gli Inca non costruirono nuove
piramidi, ma mantennero in buone condizioni quelle esistenti, dalla cui indagine gli
studiosi cercano ora di ricostruire la storia dell’antico Perù fino all’avvento degli
Spagnoli.
Le piramidi asiatiche
Nel Sud-Est asiatico, precisamente nella giungla cambogiana, sorgono le suggestive
rovine di un’antica città sacra, nota sotto il nome di Angkor, ricca di templi e di
strutture piramidali di grandi dimensioni. Sembra inoltre che in zone non facilmente
accessibili nelle regioni più sperdute del continente sorgano piramidi leggendarie.
Sono numerose le testimonianze relative a un complesso di piramidi nei dintorni di
Sianfu, antica capitale cinese preesistente a Pechino. Qui sorgerebbe un’immensa
piramide maggiore (edificata usando una miscela di argilla e calcare a guisa di
cemento), circondata da molte piramidi tronche, la cui sommità è pertanto piatta; tutte
queste piramidi sarebbero indistintamente allineate con il nord. Tra le superbe
montagne himalaiane troverebbe inoltre ubicazione la famosa ‘piramide bianca’, così
chiamata per la sua luminosità, determinata dalla presenza di un cristallo al vertice. E
se si trattasse in realtà della cima ghiacciata di una montagna che risplende sotto i raggi
del sole?
Le altre strutture piramidali
Nel Sud della Francia sorge una struttura piramidale che si reputa sia stata eretta su
commissione dell’Ordine dei Templari attorno al XIII secolo. Sulle pareti del suo
sotterraneo sono raffigurate interessanti sculture sul tema dei simboli zodiacali.
In Inghilterra e Irlanda, pur mancando piramidi vere e proprie, sono conservati molti
tumuli a forma di cono, detti piramidi di terra, edificati circa 2000 anni prima dell’era
cristiana. Il tumulo di Silbury Hill, nel Wiltshire, è costituito da circa un milione di
tonnellate di terra che raggiungono la notevole altezza di circa novanta metri.
La consuetudine di costruire tombe o piccoli monumenti piramidali adibiti alle
cerimonie religiose era diffusa inoltre nell’America Settentrionale, ove sono stati
rinvenuti molti tumuli di questo tipo.
La magia dei numeri

La Grande Piramide al microscopio


Nel corso della sua ultramillenaria esistenza la piramide di Cheope ha sempre destato
nell’animo dei suoi osservatori forti emozioni e in particolare ha suscitato un
sentimento di stupita ammirazione.
È un’opera talmente grandiosa che non esiste nulla al mondo che le sia paragonabile,
tranne la Grande Muraglia, che si allunga per seimila chilometri in territorio cinese e fu
costruita (oltre duemila anni dopo la piramide di Cheope) allo scopo di difendere il
confine settentrionale del Paese dalle invasioni.
Non è strano dunque che la Grande Piramide sia stata studiata e scrutata con particolare
attenzione: si può anzi affermare senza timore di venire smentiti che, in seguito alle
accurate rilevazioni effettuate negli ultimi due secoli, essa sia il monumento più
misurato tra quelli di valore universale. Gli egittologi infatti, in particolare l’ingegnere
inglese William Petrie e suo figlio Flinders, cominciarono sin dagli inizi dell’Ottocento
a definire tutte le dimensioni della piramide, sia esterne sia interne.
Oggi, grazie a mezzi tecnici decisamente evoluti, possiamo ritenere di conoscere con
assoluta precisione tali dimensioni: la base della costruzione ha il lato di 230 m;
l’altezza sfiora i centocinquanta; infatti, pur essendo la piramide alta attualmente 137 m,
si può con certezza affermare che all’origine il suo apice toccava i 146 m.
Le facce della Grande Piramide non sono esattamente piatte ma, come avevano già
osservato e fedelmente riprodotto nei loro disegni gli artisti al seguito della spedizione
napoleonica, sono concave: tutti e quattro i lati di base della costruzione rientrano al
centro poco meno di un metro (per l’esattezza 93,24 cm). Benché anche successivi
rilevamenti fotografici aerei abbiano attestato chiaramente questa strana caratteristica,
non vi si è prestata attenzione per lungo tempo; solo di recente si è giunti alla
conclusione che la concavità delle facce potrebbe rivestire un ruolo determinante nella
facoltà della Grande Piramide di far convergere l’energia verso il centro delle strutture.
I modelli di piramide che la riproducono meglio sono dunque quelli che si ottengono
assemblando ben otto triangoli rettangoli uguali, uniti a due a due con un prodotto
sigillante al silicone: in questo modo è possibile ottenere un modello di piramide con le
pareti concave.
Perché fu eretta?
Chiedersi perché venne innalzato questo colossale monumento vuol dire porsi la
domanda che scaturisce spontanea e immediata in chiunque lo osserva. Non si può
evitare infatti di pensare a quante forze e a quante vite vennero spese per erigere una
simile opera, alle immani risorse economiche che vennero impegnate nella sua
costruzione, alle validissime energie intellettuali dedicate alla sua progettazione.
Sorprende in particolare la nostra mentalità utilitaristica, che tende cioè ad agire
sempre tenendo presente l’interesse, il considerare che tutte queste enormi risorse
furono profuse per un’opera che non risultava e non risulta utile alla collettività, o della
quale, per lo meno, i motivi di utilità non sono evidenti.
Comprenderemmo certamente meglio un tale dispiego di forze se lo scopo fosse stato
quello di costruire una grande diga o un acquedotto che consentissero l’irrigazione
della zona e la trasformazione delle terre da aree incolte a zone coltivabili, se il
risultato di tanti sacrifici fosse servito a migliorare le condizioni di vita di un intero
popolo e non fosse invece stato quello di realizzare una costruzione ineffabile,
incomprensibile, misteriosissima.
Di fronte all’immenso lavoro eseguito appare piuttosto semplicistico accontentarsi
della risposta tradizionale che vede e vuole la piramide come tomba o cenotafio di un
sovrano, pur assoluto e megalomane. Anche considerando che la religione pervadeva
ogni aspetto della vita e valutando l’interesse che gli Egizi nutrivano per l’aldilà e
l’importanza che assumeva la perfetta conservazione del corpo del defunto (e il faraone
era ritenuto un dio vivente), appare comunque notevole il contrasto tra lo sforzo profuso
e lo scopo da raggiungere.
Alla domanda se le piramidi ebbero funzione di tomba alcuni studiosi rispondono
negativamente e recano come prova della loro tesi il fatto che nella Grande Piramide,
come in molte altre piramidi minori, non è stato rinvenuto alcun corpo; ma poiché le
mummie erano prede ambite, in quanto sepolte con notevoli tesori, non si può affatto
escludere che ai sarcofagi siano giunti prima i saccheggiatori degli archeologi.
I ricercatori si sono applicati a lungo e senza risparmio nel tentativo di rispondere al
quesito che sta alla base della piramide, ma non sono potuti giungere a una risposta
unica, definitiva ed esauriente: hanno potuto semplicemente proporre alcune soluzioni
teoriche, le più importanti delle quali può essere comunque interessante esaminare.
Fu tomba, libro di pietra, percorso o tempio misterico?
Secondo quanto ci è stato tramandato da Erodoto, il quale visitò l’Egitto circa duemila
anni dopo la costruzione della Grande Piramide, per erigere quest’opera lavorarono per
vent’anni quattrocentomila uomini, suddivisi in quattro gruppi, in modo che almeno
centomila uomini, per qualche mese l’anno, erano impegnati in questo lavoro.
IL ‘CUBITO’ COME UNITÀ DI MISURA

Gli studiosi dissertano ancora, senza trovare un accordo, sul fatto che gli Egizi usassero o meno
un’unità di misura detta ‘cubito sacro’ o più semplicemente ‘cubito’. Alcuni archeologi si dichiarano
sicuri della sua esistenza e del suo utilizzo, per altri invece (tra cui l’eminente egittologo Flinders
Petrie) il cubito è un’unità di misura inventata appositamente per dimostrare la validità di alcune teorie
costruite su di esso.
Il cubito, espresso in centimetri, corrisponde a poco più di una sessantina, per la precisione a 63,56
cm. Se si ritiene valida questa unità di misura si deduce che tutte le dimensioni della Grande Piramide,
esterne e interne, possono essere espresse come una funzione delle quantità π (pigreco) e 365,242
(quest’ultima quantità corrisponde alla lunghezza in giorni dell’anno siderale). Accettare ciò
significherebbe credere che la Grande Piramide può, a ragione, essere considerata come il simbolo
architettonico del pianeta terra, perché esistono profondi legami matematici tra le sue misure e quelle
del globo terrestre, così come sono in relazione le sue dimensioni e l'astronomia orbitale della terra.
D’altra parte, anche non volendo ammettere l’uso, così addietro nel tempo, del cubito come unità di
misura, l’esistenza di correlazioni tra le misure della piramide e le dimensioni terrestri è così
numerosa, particolare e inconfutabile da indurre a ritenere che tali correlazioni non si siano verificate
casualmente, ma il progettista dell’edificio ne fosse consapevole.

È dunque logico pensare che il progettista di un’opera così colossale non potesse
permettersi di trascurare alcun particolare ed è parimenti logico supporre che ci fosse
un motivo decisamente valido alla base della decisione di erigere una tale costruzione.
Tra gli studiosi c’è chi non crede che la Grande Piramide fosse solamente una tomba,
ma la ritiene il mezzo assolutamente sicuro e affidabile usato dagli Egizi per tramandare
ai posteri un messaggio importante che non volevano rischiare andasse perduto.
Da questa riflessione hanno preso il via complessi studi aventi come oggetto i possibili
valori simbolici di ogni elemento architettonico del monumento, in quanto si è ritenuto
che, nella complessa progettazione della piramide, gli elementi architettonici non siano
mai stati scelti a caso, ma sempre in base a ragioni precise, e naturalmente sarebbe
interessante per tutti riuscire a interpretare il loro silenzioso linguaggio.
Per il noto studioso della psiche umana Edgar Cayce, che sostiene questa tesi, la
Grande Piramide è sostanzialmente un libro di pietra, incorruttibile, che ha il compito
di custodire la storia dell’umanità e la sua saggezza; non è però opera degli Egizi, in
quanto risale a molte migliaia ai anni fa, più di diecimila. Da sempre l’uomo prova il
desiderio di tramandare ai posteri quello che ha appreso, ma conservare la cultura nei
libri può essere rischioso in quanto essi sono facilmente deperibili, mentre racchiuderla
in un solido edificio di pietra sembra più sicuro.
A questa idea si è ispirato anche un piramidologo di fama mondiale, Adam Rutherford.
Basandosi sulle valutazioni derivategli dallo studio accurato delle misure esterne e
interne del monumento, egli sostiene con determinazione che l’architetto della Grande
Piramide non ha lasciato al caso nessun particolare del progetto. Nella sua opera in
cinque volumi Pyramidology, Rutherford enuncia molte misure che gli appaiono
simbolicamente rilevanti e procede oltre, fino a ritenere tutto il sistema di passaggi
della Grande Piramide un percorso che l’anima deve seguire per giungere a rinascere.
La Grande Piramide è considerata dunque una mappa, i cui tracciati conducono alla
rinascita. Basta sapere interpretare i simboli: per esempio, nelle indicazioni ‘alto/
destro’ lo studioso legge il positivo e il progresso, mentre nelle indicazioni
‘basso/sinistro’ vede invece un elemento negativo.
Questa teoria è stata ripresa e sviluppata anche da altri autori di opere riguardanti la
piramide di Cheope; costoro sostengono di leggere nei passaggi della Piramide la storia
dell’umanità e di vedere delinearsi nei suoi spazi un messaggio utile a ogni uomo.
A riguardo è possibile assumere un atteggiamento scettico, ma è inoppugnabile che
nell’antico Libro dei Morti, scritto secondo la leggenda da Thoth, il padre fondatore
dell’Egitto, sono citati una serie di passaggi e di camere che trovano un sorprendente
quanto diretto riscontro in quelli della Grande Piramide.
Esaminando il sistema dei percorsi e ponendolo in relazione all’anima di ogni uomo, il
Rutherford giunge alla conclusione che solo attraverso un complesso percorso
evolutivo si può giungere alla vera conoscenza, detta anche illuminazione, unico mezzo
per garantire salvezza a tutta l’umanità.
Vi è poi la teoria di Manly P. Hall, storico delle religioni antiche, secondo cui la
Grande Piramide è il simbolo tangibile del patto esistente tra la Saggezza Eterna e il
mondo; essa è il luogo ove venivano custoditi i fondamenti di ogni conoscenza. La
Grande Piramide può essere così definita ‘Casa della Saggezza’ o, date le immani
dimensioni, ‘Montagna sacra’; i suoi spigoli rappresentano i quattro maggiori valori
universali: la Verità, la Profondità, l’Intelligenza e il Silenzio. Negli spazi interni della
Piramide, sempre secondo Hall, venivano tenuti dei riti di iniziazione che si
sviluppavano attraverso la rappresentazione della crocifissione dell’iniziato, della sua
sepoltura nel sarcofago e infine della sua rinascita, realizzabile solo quando l’iniziato
aveva acquisito la saggezza.
Molti saggi dell’antichità, del resto, tra cui alcuni filosofi come Platone e Pitagora,
ammisero di dover parte della loro conoscenza proprio ai riti egizi dell’iniziazione.
Un’ultima ipotesi, molto più concreta, è quella sostenuta dal fisico Kurt Mendelssohn, il
quale ritiene che lo scopo per il quale è stata compiuta questa incredibile opera
architettonica sia stato quello di impiegare infinite risorse umane per un lungo periodo.
La piramide stessa diviene, in quest’ottica, il fine: ciò che conta non è l’uso finale a cui
verrà adibita, ma l’assoluto impegno profuso per anni, da migliaia di uomini, al fine di
realizzare quella che verrà per sempre considerata una delle sette meraviglie del
mondo.
Le diverse motivazioni presentate possono essere considerate a piacimento più o meno
fantastiche, essere accettate in parte o condivise completamente, ma nella loro
complessità e varietà danno una chiara idea dell’interesse suscitato dal problema.
La Grande Piramide: prodotto di una società molto
evoluta
In base alle conoscenze tecniche attuali e a quelle dell’epoca di costruzione del
monumento si può ritenere assolutamente sorprendente il fatto che gli Egizi di
quattromilasettecento anni fa siano riusciti a progettare e a realizzare la Grande
Piramide. Questo discorso naturalmente regge se si considera il processo umano come
un unico percorso lento e lineare che si sviluppa da un punto verso un vertice; mentre
se, come ritengono buddisti e indù, si ritiene che vi siano stati almeno due picchi, in cui
si è raggiunto un livello massimo di conoscenza, seguiti però da improvvise cadute,
tutto potrebbe apparire più chiaro, in quanto la Piramide potrebbe essere stata eretta da
una società giunta al culmine del suo sviluppo.
Le teorie a riguardo sono varie: c’è chi postula che a un certo punto della storia
dell’umanità sia avvenuta una sorta di biblico diluvio che (come provano anche
rilevazioni geologiche inconfutabili) tra il 15.000 a.C. e il 4000 a.C. elevò il livello dei
mari di una novantina di metri spazzando via una civiltà molto evoluta della quale
vennero conservate alcune conoscenze utilizzate in seguito per erigere la Piramide. C’è
anche chi, non riuscendo a spiegarsi come gli Egizi abbiano potuto innalzare una simile
struttura, ritiene che la Grande Piramide possa essere stata edificata solo con l’apporto
di entità extraterrestri.
Un’altra teoria, sostenuta da un esperto di antiche religioni, il già citato Manly P. Hall,
afferma che la Piramide è stata eretta dai sopravvissuti di Atlantide, il mitico continente
perduto di cui narra Platone. Essa sarebbe sorta come centro di cultura e conterrebbe,
sotto forma di simbolo, alcune verità che solo chi è degno può comprendere e acquisire.
A sostegno della sua tesi Hall porta il fatto che le pareti interne della Grande Piramide
sono del tutto prive di iscrizioni, mentre gli Egizi erano soliti illustrare con minuziose
decorazioni simboliche tutti gli spazi regali: essa quindi non sarebbe una loro
creazione.
Può essere considerata affine alla teoria di Hall quella di Paul Brunton che nel suo
libro A Search in Secret Egypt descrive l’esperienza di una notte all’interno della
Camera del Re ed espone il messaggio che la Piramide contiene: quando gli uomini si
allontanano dal loro Creatore e guardano ai loro simili con odio, allora vengono
distrutti dalla loro stessa cattiveria, proprio come accadde anticamente agli abitanti
della mitica Atlantide.
Benché le teorie riguardanti il significato della Piramide e le motivazioni che hanno
portato alla sua costruzione siano varie e fantasiose, tutte hanno in comune il fatto che a
quasi tutti i ricercatori, pur attraverso percorsi differenti, risulta chiaro che il
monumento è stato eretto per conservare la saggezza dell’umanità: è almanacco del
passato, del presente e del futuro e racchiude segreti preziosi e unici. Ecco perché lo
studio della Grande Piramide, nei suoi vari aspetti, può interessare, stupire, divertire,
comunicare un senso di frustrazione per l’incapacità a penetrare nei suoi segreti, ma
comunque mai annoiare. Se le teorie che la riguardano talora appaiono fantastiche va
tenuto presente che essa lo è almeno altrettanto: è enigmatica, pone davanti a spazi
senza confini, a orizzonti impenetrabili, a realtà indefinibili, affascinanti ed eterne.
Gli Egizi e l’astronomia
Vi sono alcuni dati stupefacenti, ma innegabili, che fanno riflettere sulle approfondite
conoscenze astronomiche, oltre che architettoniche, possedute dagli Egizi. Essi infatti
eressero le piramidi orientandole perfettamente a nord e, in assenza della bussola, le
orientarono in base alla posizione della loro stella polare.
A quell’epoca la terza stella della coda della costellazione del Dragone, detta Alpha o
Thuban, si trovava in corrispondenza con il Polo Nord ed era quindi la stella intorno
alla quale si vedevano ruotare tutte le altre.
Oggi questo posto è occupato dalla stella polare e il cambiamento è dovuto a un lento
movimento dell’asse terrestre, noto come precessione degli equinozi. Un ciclo
completo di questo movimento, analogo a quello che compie il vertice di una trottola,
dura circa 26.000 anni (e quindi tra circa 21.000 anni Alpha (o Thuban che dir si
voglia) sarà di nuovo allineata con la Grande Piramide e le sue sorelline…
Un’altra conseguenza della precessione degli equinozi è che mutano le posizioni delle
costellazioni visibili a una certa ora in un certo luogo. Il cielo che ammiravano i
costruttori delle piramidi era quindi diverso da quello che si può oggi osservare dagli
stessi luoghi, come risulta evidente dal confronto delle due mappe stellari proposte
nelle prossime pagine: la prima rappresenta il cielo come appare a chi, al giorno
d’oggi, guardi verso nord dalla Grande Piramide in una sera di primavera, la seconda
mostra come appariva, sempre in una sera primaverile, all’epoca della costruzione,
poco meno di cinquemila anni fa.
In entrambe le mappe il nord è rappresentato da una piccola croce, ma in esse si
riscontrano altre analogie: sia l’attuale stella polare sia Alpha (o Thuban) sono le stelle
più luminose della loro costellazione e la loro corrispondenza con il Polo Nord è quasi
perfetta, con una variazione minima, dell’ordine di un grado. In campo astronomico la
Grande Piramide presenta un’altra curiosa caratteristica: l’angolo (sia di ascesa sia di
discesa) dei passaggi inclinati scavati al suo interno e conducenti alle diverse camere,
presenta un’identica inclinazione, pari a 26° 18’ 9,7”. E questo grado di inclinazione
corrisponde all’angolo di elevazione dalla latitudine della piramide della già citata
terza stella della coda del Dragone, detta Alpha o anche Thuban.
Da sempre per questi motivi gli Arabi sostengono che la Grande Piramide fu eretta
come osservatorio astronomico: secondo questa teoria il passaggio dei corpi celesti
veniva scrutato appunto attraverso le gallerie inclinate che consentivano di studiare
dettagliatamente le costellazioni lungo un meridiano perfetto.
Questa affascinante ipotesi non ha trovato finora conferme, mentre si sa con sicurezza
che gli Egizi erano abili astronomi e possedevano strumenti che li mettevano in grado di
effettuare precise misurazioni.
Il progetto e l’organizzazione del lavoro
Le piramidi, come tutti i monumenti egizi, erano profondamente connesse alle credenze
religiose che in quella civiltà pervadevano ogni aspetto della vita, quindi il loro
progetto doveva essere approvato dai due sommi sacerdoti di Menfi, la cui autorità era
indiscussa in numerosissimi campi d’azione e che erano insigniti anche del titolo di
‘Gran Maestro d’arte’.
Non si conosce il nome del progettista della Grande Piramide, ma si ritiene che, data la
grandiosità dei lavori e il loro protrarsi per lunghi anni, diversi architetti si siano
succeduti nella funzione di controllo.
Da alcuni testi risalenti al Regno Antico si apprende che gli architetti erano coadiuvati
da abili capomastri i quali si occupavano del buon funzionamento dei cantieri, dei
sopralluoghi nelle cave, della scelta del materiale e del suo non facile trasporto al
luogo ove sorgeva il cantiere.
La manodopera che i capomastri avevano a disposizione comprendeva operai non
qualificati, i manovali, che venivano reclutati nei vari distretti, erano organizzati in
modo militare e svolgevano per un determinato periodo di tempo una specie di servizio
nazionale obbligatorio e operai specializzati, che erano permanenti e venivano retribuiti
in natura con pani, birra, olio e vestiti.
I diversi gruppi di operai lavoravano per nove giorni consecutivi, mentre il decimo
giorno potevano riposare; le condizioni di lavoro erano certamente pesanti, ma non a
livello di schiavitù, come comunemente si crede: non esisteva in Egitto la schiavitù e
una corporazione, simile a un moderno sindacato, tutelava, per quanto possibile, gli
interessi della manodopera.
Basterebbe osservare d’altra parte la particolare cura con cui è stata eretta la Grande
Piramide per comprendere che chi vi ha lavorato non lo ha fatto controvoglia, ma con
passione, con la certezza di assolvere un importante compito, con il desiderio di
operare bene, oltre che con indubbia competenza.
I materiali usati
Le piramidi possiedono l’indiscutibile facoltà di suscitare interrogativi per rispondere
ai quali vengono proposte molte teorie; ciò accade anche riguardo ai metodi che gli
Egizi, in assenza di una tecnologia paragonabile a quella moderna, avrebbero adottato
per riuscire a erigerle e per costruire gli edifici sussidiari facenti parte dei vari
complessi. Ogni piramide maggiore non sorgeva infatti isolata, ma era l’elemento
dominante un insieme di edifici, tra i quali spiccava almeno una piramide minore, e un
percorso in muratura che raggiungeva il Nilo, alle cui acque si accedeva tramite uno
scivolo. Per edificare le piramidi vennero usati due tipi di pietra calcarea. Il calcare
bianco di Tura, località situata lungo le rive orientali del Nilo, era il materiale più
pregiato e perciò era impiegato preferibilmente sotto forma di lastre di rivestimento,
mentre i blocchi di calcare grigio, più grossolano, venivano usati per lo più come
riempitivo. Va ricordato infatti che le piramidi sono strutture in cui il pieno prevale
nettamente sul vuoto; nella Grande Piramide si aprono solamente tre piccole stanze
collegate da gallerie non più larghe di un metro.
Dalle cave di Tura venivano estratti enormi blocchi di calcare pressoché cubici, in
quanto i cavapietre, grazie alla loro straordinaria perizia, riuscivano a intuire, dal
suono prodotto dai massi che venivano percossi, dove si trovavano le linee di
sfaldamento delle pietre, ed erano inoltre esperti nell’uso dei cunei e del fuoco per
dilatare le fessure tra un blocco e l’altro.
È interessante notare che il sottosuolo delle zone ove sono concentrate le più famose
piramidi presenta caratteristiche particolari: alterna banchi di roccia di altezza
variabile a strati di detriti argillosi, spessi da un solo centimetro fino a una ventina di
centimetri. Osservando la Sfinge è possibile vedere immediatamente la tipica struttura a
strati della roccia del luogo e si può notare che lo spessore degli strati è decrescente:
gli operai inserendo una leva nella zona dei detriti staccavano quindi, senza eccessiva
fatica, i cubi di pietra necessari.
Nelle costruzioni venne impiegato, seppure in misura ridotta e solo per le parti più
importanti, anche il granito, che a differenza del calcare è una pietra dura; gli Egizi, pur
non conoscendo il ferro, erano abili a staccare i blocchi di granito con attrezzi di rame
e a levigarli poi con la sabbia.
Il trasporto dei blocchi di pietra
Si presentava a questo punto il problema del trasporto: i massi di calcare o di granito
venivano caricati su capaci chiatte e trasportati, secondo alcuni studiosi approfittando
dello straripamento del fiume, secondo altri attraverso un canale appositamente
scavato, fino nei pressi del luogo scelto per la costruzione. Le chiatte adibite al
trasporto delle pietre dovevano essere grandi e ben robuste, se si pensa che un solo
blocco di calcare pesava in media oltre due tonnellate, spesso ben di più, ma non ci
sono pervenute raffigurazioni a riguardo, né vi sono mai stati ritrovamenti in proposito.
L’ipotesi che venisse scavato un canale di collegamento tra le cave e il sito prescelto
per il cantiere appare realistica, sia perché un simile mezzo avrebbe consentito di
effettuare il trasporto in qualunque periodo dell’anno, sia perché quando le acque di un
fiume straripano, rompendo gli argini, la navigazione diventa molto pericolosa e
difficoltosa.
La portata del fiume in quei frangenti è massima, la corrente è molto forte, i banchi di
sabbia mutano continuamente posto e, dato il peso dei monoliti, le operazioni di carico
e scarico, di per sé complesse, sarebbero diventate, se non impossibili, almeno
difficilissime.
Un eventuale trasporto su terra, del resto, non appare più semplice, bensì più
complesso: gli Egizi non conoscevano la ruota e del resto essa sarebbe risultata poco
utile, in quanto sarebbe sprofondata in un terreno sabbioso come è quello desertico.
Negli affreschi di talune tombe sono raffigurate alcune slitte adibite al trasporto di
pietre e trainate da gruppi di operai mediante lunghe corde. Circa il sistema di trasporto
con le slitte non c’è accordo fra gli studiosi, molti dei quali fanno notare che gli
affreschi su cui si basa questa teoria sono di parecchio posteriori all’epoca di
costruzione delle piramidi e quindi deducono che sarebbero ricostruzioni fantasiose e
non immagini riproducenti la realtà.
Chi propende per l’ipotesi che il trasporto dei massi di pietra avvenisse via terra,
pensa che i pattini delle slitte venissero unti d’olio e poi fatti scivolare su percorsi
pavimentati in legno, in modo da impedirne l’affondamento nella sabbia. Gli oppositori
a questa teoria rammentano che in Egitto vi è sempre stata una grave carenza di legname
e ben difficilmente esso, essendo prezioso, sarebbe stato impiegato nella
pavimentazione di strade.
Nella valle del Nilo, infatti, i soli legnami indigeni erano tratti da acacie, salici,
tamerici e sicomori, mentre i legni più resistenti e più pregiati, come il cedro e il
cipresso, dovevano essere importati dalla Siria o dal Libano o, nel caso dell’ebano,
dall’Africa tropicale.
L’unica conclusione chiara a cui si perviene è che non c’è accordo tra gli studiosi e non
vi sono certezze, tranne una: la costruzione delle piramidi deve aver richiesto una mole
di lavoro incredibile, condotto sempre ai limiti delle umane possibilità.
La prova concreta delle difficoltà che gli Egizi hanno incontrato al momento di spostare
i grandi blocchi di pietra usati per le costruzioni si è avuta negli anni Sessanta, quando,
per evitare che antichi e splendidi templi scomparissero per sempre sotto le acque della
diga di Assuan sottraendo all’umanità incomparabili tesori, i tecnici delle nazioni più
progredite del mondo intrapresero lo spostamento di alcuni colossali monumenti.

Nella costruzione di una piramide la struttura a gradini è indispensabile per


definire correttamente il vertice e allineare correttamente gli spigoli.

Subito si trovarono di fronte a innegabili problemi, dovettero sezionare gli enormi


monoliti per riuscire a muoverli e poterli trarre in salvo e ciò fu necessario pur potendo
usufruire delle attrezzature più moderne. L’opera si dimostrò complicata a tal punto che
molte costruzioni vennero abbandonate e furono sommerse…
I metodi
Purtroppo non ci è pervenuto alcun documento, né alcuna raffigurazione, che illustri la
tecnologia utilizzata per innalzare le piramidi, ma è difficile credere che non venisse
documentato in nessun modo un momento così importante della vita pubblica.
A meno che non vi fossero veti posti dall’alto a impedire tale documentazione per
misteriosi motivi, appare probabile che le immagini relative ai lavori fossero incise
nella pietra lungo i camminamenti che conducevano alle piramidi. Essendo rimaste
esposte alle intemperie queste eventuali raffigurazioni sono andate perdute, a differenza
di quelle con scene di vita quotidiana, realizzate sulle pareti interne delle tombe a
mastaba che, essendo protette, sono giunte fino a noi.
Non vi sono dunque certezze né circa i motivi della scelta del luogo di costruzione, né
circa i metodi usati per i lavori, ma è evidente che soprattutto le prime piramidi erette,
quelle del Regno Antico, quindi Grande Piramide compresa rappresentano uno
splendido esempio di tecnica costruttiva e sono assolutamente superiori, per qualità,
alle piramidi edificate in epoca successiva.
I problemi incontrati dai costruttori subito dopo la scelta del luogo, situato in posizione
dominante, ove avrebbe dovuto sorgere la Grande Piramide furono davvero enormi: si
pensi che solo per la costruzione delle sue fondamenta si trattò di spostare diverse
centinaia di ettari di sabbia! La base fu predisposta scavando lo strato roccioso che fu
poi necessario livellare con l’aiuto dell’acqua e con riempimenti di pietrisco, in modo
da ottenere un piano di base che, pur avendo un lato di circa duecentotrenta metri,
presentasse un dislivello finale di circa un centimetro, cioè assolutamente
insignificante.
Si procedette quindi alla misurazione dei lati e al loro perfetto orientamento secondo i
punti cardinali, ottenuto in assenza della bussola che non era ancora conosciuta, tramite
le osservazioni della stella polare.
Per elevare i blocchi di pietra, man mano che si innalzava la Piramide, è possibile che
gli Egizi si servissero di rampe, che avevano una pendenza di circa quindici gradi. A
prova di ciò sono stati rinvenuti chiari resti nei pressi di alcuni complessi piramidali e
a Giza.
Sezione trasversale della Grande Piramide: a. prese d’aria, b. Camera del Re, c. anticamera, d.
Grande Galleria, e. corridoio ascendente, f. corridoio orizzontale, g. Camera della Regina, h.
pozzo, i. corridoio discendente, l. camera di scarico.

Naturalmente anche questa teoria ha i suoi oppositori e cioè coloro che ritengono che le
rampe siano state costruite molto più tardi rispetto alle piramidi e forse con uno scopo
opposto: cioè quello di poter privare agevolmente i colossali edifici del loro
rivestimento esterno per usarlo in altre costruzioni, cosa che in effetti si è verificata.
Date le enormi difficoltà che i costruttori della Grande Piramide e di altre
mastodontiche opere architettoniche del passato avrebbero incontrato, se avessero agito
con i normali mezzi a loro disposizione, alcuni fra gli studiosi, ben disposti verso
l’ignoto, sostengono che simili colossali costruzioni non siano state realizzate con le
tecniche tradizionali, ma facendo ricorso al paranormale: facendo cioè levitare i
pesantissimi massi di pietra. Ma questa teoria, data la mole dei blocchi, appare
davvero poco probabile.
Quello che resta certo, pur in mezzo a sorprendenti teorie e ai pareri, spesso
contrastanti, di numerosi studiosi, è il fatto che la Grande Piramide desta ancora oggi
ammirazione per il grado di perfezione raggiunto nella sua realizzazione.
Il mistero del vertice
Benché a chi la ammiri da lontano la Grande Piramide sembri essersi conservata intatta,
osservandola più da vicino appare evidente che anch’essa, come qualsiasi opera
umana, ha purtroppo subito l’oltraggio del tempo.
Nessuna parte del rivestimento originale, per esempio, che era in lastre di calcare
levigato, si è conservata, perché è stato asportato per essere usato come materiale da
costruzione per alcuni edifici del Cairo.
Il monumentale edificio inoltre è privo del vertice, ma in verità si ignora se all’origine
la parte culminante fosse stata portata a termine e in che modo.
Si è a conoscenza del fatto che solitamente gli apici delle piramidi nell’antico Egitto
venivano dorati perché rappresentavano il sole, ma dell’apice non c’è traccia.
Già nel I secolo a.C., del resto, lo storico Diodoro Siculo, testimone attendibile,
descrisse il monumento definendolo in ottime condizioni, ma privo di vertice.
Il mistero che circonda una simile mancanza ha aperto la via a numerosi interrogativi
rimasti senza una risposta; le ipotesi formulate dagli studiosi sono, come sempre, molte
e varie, ma in mancanza di testimonianze certe, non è possibile giungere a una
conclusione chiara e definitiva.
Esisteva forse un apice costituito da un unico cristallo molto raro o da un insieme di
pietre preziose diverse o ancora da cubi di calcare rivestiti di metalli nobili, forse
d’oro, che è stato sottratto? Ma come si è potuti arrivare fin lassù? Sottrarre ciò che è
posto a circa centocinquanta metri d’altezza, su piani inclinati, non è certamente
agevole.
Sezione verticale della Camera del Re, rivolta verso occidente: le zone
punteggiate corrispondono a cinque vani e sono state realizzate con grossi
massi di granito; il soffitto a spioventi è invece formato da lastre calcaree.

È possibile che l’apice, a causa della difficoltà di elevare fino a quella considerevole
altezza un unico blocco notevolmente pesante, fosse costituito dall’accostamento di tanti
piccoli blocchi di calcare, magari posati a secco, e sia stato in seguito eroso dalle
tempeste di vento? Pare improbabile, data la cura meticolosa con cui è stata realizzata
la costruzione, che sia stato trascurato o sottovalutato proprio un elemento tanto
significativo. Secondo un’altra ipotesi il monumento si sarebbe concluso così come lo
ammiriamo ora, senza vertice, semplicemente con una piattaforma quadrata situata a
livello della duecentotreesima fila di gradini. Non si può infatti escludere che la
costruzione sia stata volutamente lasciata incompleta. Il fatto di non concluderla, di non
porre la pietra apicale sull’edificio che rappresentava la Terra, acquisterebbe il
preciso significato religioso di considerare il mondo ancora immerso nelle tenebre,
imperfetto, incompleto e di sottolineare al contrario che solo Dio è perfetto e finito.
In mezzo a tante teorie, di cui non è stato ancora possibile dimostrare il valore, vi è un
dato inconfutabile: le due piramidi vicine, dedicate a Chefren e a Micerino, che
vennero chiaramente progettate sul modello della Grande Piramide e sorgono nei suoi
pressi, sono complete di apice, mentre probabilmente ne sarebbero state anch’esse
prive se il grande Cheope avesse stabilito la tendenza a erigere piramidi monche,
incomplete.
L’interno della Grande Piramide
L’accesso alla piramide di Cheope venne celato con tanta cura da rimanere sconosciuto
per secoli, ma nel corso delle campagne di scavi effettuate nell’Ottocento l’entrata
della costruzione fu individuata lungo la facciata nord, al centro della diciannovesima
fila di scalinate, a circa sedici metri e mezzo d’altezza rispetto al suolo. Diverse volte,
già nell’antichità, la piramide venne violata dai saccheggiatori di tombe, ma fu sempre
prontamente ripristinata e il suo accesso fu di nuovo abilmente celato.
Varcare l’ingresso della Grande Piramide significa immettersi in un corridoio
discendente, largo circa un metro e con un’inclinazione di ventisei gradi, che conduce in
una camera non finita, le cui pareti ricordano perciò una cava, da cui si sviluppa una
galleria cieca.
Sono diverse infatti le gallerie e i pozzi che si aprono lungo i corridoi e nelle camere
dette del Re e della Regina; quelli a fondo cieco si ritiene avessero la funzione di
confondere eventuali saccheggiatori. Un pozzo particolarmente lungo congiunge persino
i due corridoi sviluppandosi dalla Grande Galleria fino a incontrare il passaggio
sottostante in prossimità della camera sotterranea.
Il passaggio discendente, prima di condurre nella sala incompiuta, incontra un’apertura,
volutamente ostruita da tre enormi blocchi di granito, attraverso la quale verrebbe posto
in comunicazione con un corridoio ascendente, avente pendenza identica, cioè sempre
un’inclinazione pari a ventisei gradi; questo secondo corridoio, lungo circa quaranta
metri, è largo anch’esso circa un metro.
Seguendo quest’ultimo percorso, a un certo punto, se si prosegue in piano, si sfocia in
un passaggio che conduce alla Camera della Regina (così definita senza alcun motivo
storico che giustifichi una simile attribuzione), mentre se si avanza in salita si giunge
alla Grande Galleria che è uno dei più noti e suggestivi elementi architettonici della
Grande Piramide. La Grande Galleria è infatti assolutamente sorprendente sia per le sue
armoniose proporzioni sia per l’egregia tecnica costruttiva usata nella sua esecuzione,
che risulta perfetta al punto da rendere difficile distinguere la linea di separazione fra
ogni blocco di pietra calcarea e il successivo. Lunga circa una quarantina di metri, alta
quasi dieci e larga oltre due, la Grande Galleria presenta alla sua estremità superiore
uno stretto passaggio, sempre in calcare levigato, che dopo aver attraversato
un’anticamera costruita interamente in granito rosso conduce alla Camera del Re. È in
questo vestibolo che si trovano le tre saracinesche ‘scorrevoli’, pure di pesantissimo
granito, destinate a chiudere, quando fosse stato necessario, la camera contenente il
sarcofago.
L’alternanza di calcare e granito, tipica della Grande Piramide, prevede l’uso del
granito, particolarmente pregiato perché più resistente e più raro, nelle parti più
notevoli dell’edificio e del calcare nelle restanti. Più tardi in Egitto apparve
chiaramente un simbolismo, probabilmente tramandato e rimasto sempre conosciuto alla
classe sacerdotale, in base al quale i colori chiari, come quelli del calcare, sono
relativi a ciò che è terreno, mentre i colori scuri, tipici del granito, si riferiscono a ciò
che è proprio dello spirito.
Un cuore di granito: la Camera del Re
Questo ambiente lungo oltre dieci metri, largo la metà e alto quasi sei, è tutto costruito
in granito di Assuan di color rosso, lavorato e levigato con la massima cura.
Le pareti di questa camera, a differenza di quelle di altri elementi della costruzione, non
sono formate dai consueti blocchi accostati, bensì da cinque ordini di travature di
pietra, sovrapposte con tale precisione che i loro punti di connessione risultano quasi
impercettibili.
La camera contiene un sarcofago rettangolare, sempre di granito, ma di colore nero,
privò di iscrizioni e anche di coperchio, le cui dimensioni, per altro modeste, sono di
poco maggiori della larghezza del corridoio ascendente, motivo per cui lo si ritiene
messo in loco prima della definitiva costruzione del corridoio.
Quando, nel IX secolo d.C., gli uomini guidati dal califfo Ma’mun penetrarono fin nella
Camera del Re, trovarono il sarcofago vuoto, ma non riscontrarono alcun segno di
effrazione lungo tutto il percorso, per cui dedussero che nessuno vi era stato sepolto, ma
il mistero della Piramide continua e di ciò non si può essere sicuri…
Come nella Camera della Regina e in quella lasciata incompiuta anche in questo
ambiente sono presenti due pozzi ciechi, ma l’interesse maggiore dal punto di vista
architettonico va rivolto al soffitto piatto, formato da nove lastre di calcare del peso di
molte tonnellate.
Sopra di esso infatti trova posto un’originalissima struttura in granito costituita da
cinque vani, detti camere segrete o anche camere di scarico, per la funzione che
adempiono. Secondo gli studiosi questa complessa e inconsueta struttura, rimasta a
lungo nascosta (fu scoperta alla fine del Settecento) è un vero capolavoro nel
capolavoro: sovrastata da un tetto a spioventi in calcare, avrebbe la funzione strutturale
di alleggerire la camera vera e propria dal peso degli enormi blocchi sovrastanti.
Questo non facile compito è stato assolto egregiamente se si considera che, nonostante
ripetuti terremoti, qualche lastra di granito presenta delle crepe, ma in cinquemila anni
anche con l’imponente massa da sostenere non vi è stato alcun crollo.
Quando nell’Ottocento vennero ripuliti i cunicoli con funzione di prese d’aria che dalla
Camera del Re, dopo aver attraversato tutta la massa dell’edificio, giungono all’esterno
della piramide, si poté constatare che la temperatura nella camera era costantemente di
20 °C, indipendentemente dalle stagioni. Un’ultima osservazione: benché di solito, per
semplificare, si definisca la Camera del Re come posta sotto il vertice, a un terzo di
altezza calcolato dalla base, essa non è esattamente posizionata sotto il vertice della
piramide, ma è di poco spostata in direzione sud-est.
La scienza egizia: matematica, magia e religione
È sempre affascinante considerare quali e quante capacità di riflessione e di
utilizzazione dei concetti acquisiti avevano gli Egizi e, come loro, molti popoli
dell’antichità.
Tuttavia è difficile, per il nostro modo di vedere la scienza, accettare l’identificazione
che avveniva tradizionalmente tra cultura scientifica e cultura magico-religiosa.
Per la mentalità moderna riveste un’importanza fondamentale il fatto che la scienza sia
ben distinta dalla magia e dalla religione, infatti quando la metafisica penetra nei
processi di ricerca è facile che li inquini.
Questo modo di pensare non deve però significare il rifiuto a priori di qualsiasi
interpretazione filosofica, religiosa, alchimistico-geometrica relativa ai grandi
monumenti dell’antichità e in questo caso alla Grande Piramide; in certi processi
mentali globalmente inaccettabili possono infatti sussistere intuizioni valide, che con
l’estendersi delle nostre conoscenze potrebbero venir confermate: il progresso della
scienza avanza anche così.
Si sa che proprietà inconsuete agiscono su ciò che viene posto all’interno dello spazio
piramidale, fenomeni che sembrano causati da forze fisiche, ma che non possono venir
spiegati dalle conoscenze per ora in nostro possesso. Questi misteriosi fenomeni si
generano, in particolar modo, in piramidi aventi le proporzioni della piramide di
Cheope. Ma perché la Grande Piramide ci affascina tanto? La risposta è celata nelle sue
misure.
La geometria della Grande Piramide
Sicuramente molto del fascino della Grande Piramide risiede nella perfetta armonia
della sua forma, conseguita grazie al sapiente calcolo dei rapporti fra le sue
dimensioni: lati di base, altezza, apotema laterale e, conseguentemente, inclinazione
degli spigoli.
Sembra assodato che questi rapporti non siano casuali o di comodo: è universalmente
noto che la geometria era oggetto di profonde e avanzate ricerche presso quasi tutti i
popoli antichi, dall’India al bacino del Mediterraneo.
Per gli antichi π (pigreco) e φ (fi) erano numeri ‘magici’ e perciò appare probabile che
abbiano voluto costruire una piramide che rispettasse i valori di questi rapporti.
Gli Egizi erano affascinati dalla scoperta dell’esistenza di rapporti numerici non
esattamente calcolabili; erano consci di non poter calcolare con esattezza il rapporto tra
circonferenza e raggio e lo strano numero che non era intero né rappresentabile con una
frazione destava la loro meraviglia. I numeri che noi chiamiamo trascendenti (per
esempio π = 3,1415… e φ = 1,6…) o irrazionali (per esempio = 1,4142… o =
1,73…) e per i quali si è dimostrato che non sono decimali finiti o periodici, sono
numeri al cui valore ci si può avvicinare indefinitamente, senza poterlo determinare
esattamente. Un simile fatto creava attorno a questi numeri un alone di magia e le
scoperte che venivano fatte al riguardo rimanevano dominio segreto, gelosamente
custodito, delle caste sacerdotali o delle scuole filosofiche.
La ‘geometria della Grande Piramide’; per costruire un modello in scala è
indispensabile osservare da vicino i rapporti tra le sue dimensioni.
Le conoscenze derivate da tali scoperte attribuivano infatti, a chi le possedeva, capacità
per gli altri individui irraggiungibili: fornivano poteri di previsione su fatti naturali,
quali l’avvicendarsi delle stagioni, delle fasi lunari o delle eclissi o rendevano
possibile la realizzazione di costruzioni che per gli uomini comuni sarebbero state
impossibili e apparivano incredibili. La capacità di prevedere l’area di un cerchio o la
lunghezza di una circonferenza, conoscendo il raggio, attribuiva a chi ne possedeva lo
strumento un potere che oggi per noi non è facilmente valutabile.
È quasi certo che i sacerdoti-architetti dell’antico Egitto conoscessero questi ‘numeri
magici’ e li abbiano utilizzati nella loro grande costruzione.
Attualmente la Grande Piramide è tronca, manca cioè della parte terminale, forse
crollata nei secoli, forse mai costruita o asportata: comunque sia, oggi l’altezza della
costruzione è di 137 m, mentre la sua altezza all’origine, comprensiva di apice, viene
calcolata attorno ai 146 m.
La base della Grande Piramide è un rettangolo, i cui lati più lunghi differiscono così
poco dai due più corti che in realtà essa è assimilabile a un quadrato. I lati di base sono
leggermente concavi (rientrano di circa un metro al centro), ma rispetto alla loro
lunghezza questa curvatura è del tutto trascurabile, quindi la geometria della Grande
Piramide è quella del solido che da essa ha preso il nome: una piramide retta a base
quadrata.
Possiamo infatti affermare con ottima approssimazione che la sua base è un quadrato di
228 m di lato e la superficie occupata dalla base è quindi di 52.000 m2.
Può essere a questo punto utile ricordare che una piramide si dice retta quando l’altezza
(ossia il segmento di perpendicolare condotto dal vertice al piano di base) interseca il
poligono di base nel suo centro.
Osserviamo ora con attenzione la piramide rappresentata nel disegno precedente: VH è
l’altezza della piramide, mentre VK è l’altezza di una faccia, ossia l’apotema della
piramide. Osserviamo anche il segmento BK perché, per i nostri calcoli, ci riferiremo
spesso alla metà del lato di base:

BK = HK = HM = MB = 114 m

La metà della diagonale di base, ossia HB, misura 161 m. Per evidenti ragioni
quest’ultimo dato non è direttamente misurabile ed è perciò stato calcolato come
diagonale del quadrato HMBK

che è corretto approssimare in 161 m.


LA SEZIONE AUREA
Nel Rinascimento venne definito per la sua bellezza ‘rapporto aureo’ o ‘sezione aurea’ il rapporto,
presente soprattutto nei templi dell’antica Grecia, tra un segmento (per esempio la base di un
rettangolo) e quella parte di esso (l’altezza del rettangolo) che risulti media proporzionale fra il
segmento dato e la sua parte rimanente.
AB : AX = AX : XB
Gli Egizi furono probabilmente tra i primi a considerare il rapporto aureo e ad utilizzarlo nelle loro
costruzioni, avendo trovato due modi di determinarlo: il primo si basa sul teorema della tangente e
della secante a una circonferenza; il secondo metodo si fonda invece sui criteri di similitudine dei
triangoli.
Molti autori sostengono che tra le dimensioni della Grande Piramide sussista questo rapporto, e
attribuiscono a Erodoto l’affermazione secondo la quale l’area di ciascuna faccia della Piramide è
uguale al quadrato dell’altezza della piramide stessa.
Probabilmente Erodoto riferisce un’informazione solo in parte corretta. È infatti probabile che i
progettisti, volendo costruire un monumento non solo grandioso, ma anche armonioso, abbiano
pensato al rettangolo che noi chiamiamo aureo.
Considerando infatti una faccia della Grande Piramide che indichiamo con VAB, essi fecero in modo
che la sua metà base AH fosse la sezione aurea dell’altezza VH, ossia dell’apotema della piramide.
Si ha infatti VH : AH = 185 : 114 = 1,62 che è con strabiliante approssimazione il valore di φ (calcolato
in epoca moderna come σ = 1,618…)
Questo numero compare anche nella successione numerica che è cono-sciuta sotto il nome di
successione di Fibonacci, dove ciascun numero è ottenuto sommando tra loro i due precedenti:
0, 1, 1 (0+1), 2 (1+1), 3 (1+2), 5 (2+3), 8 (3+5), eccetera
In questa successione il rapporto tra un numero e quello che lo precede si assesta sempre proprio
attorno al valore 1,618. Per esempio:
0:1 = 0
1:1 = 1
2:1 = 2
3:2 = 1,5
5:3 = 1,66
8:5 = 1,6
13:8 = 1,625
21:13 = 1,615
34:21 = 1,619
55:34 = 1,617
89:55 = 1,618
144:89 = 1,618
233:144 = 1,618
377:233 = 1,618
610:377 = 1,618
eccetera.

È probabile che gli Egizi conoscessero questa successione e che la utilizzassero per calcolare il
valore del rapporto aureo.
Si tratta di una fondata supposizione, non una certezza, ma non può essere trascurata; comunque sia
il legame tra π (p greco) e φ (fi) esiste chiaramente e ancor oggi l’essere umano continua a subirne il
fascino.

Considerata la piramide a base quadrata si osserva che ciascuna faccia laterale è un


triangolo isoscele, la cui altezza (ossia l’apotema della piramide) misura 185 m, mentre
lo spigolo laterale è di 218 m.

Riepilogando:
VH = 146 m
HK = BK = 114 m
AB = BC = 228 m
HB = 161 m
VK = 185 m
VB = 218 m

Da questi dati possiamo subito osservare che il rapporto tra il perimetro di base e
l’altezza della piramide è 6,288 ossia, con un’approssimazione sbalorditiva per quei
tempi, è il doppio di π. Infatti dividendo il perimetro di base (912 m) per l’altezza della
piramide (145 m) si ottiene come risultato 6,28 cioè 2 × 3,14 cioè 2π e questo dato,
come si sa, è uguale al rapporto tra la lunghezza di una circonferenza e il suo diametro.
È come se quegli antichissimi architetti avessero pensato, e progettualmente disegnato,
la piramide come vista dall’alto, e avessero assimilato il perimetro di base della
piramide alla lunghezza di una circonferenza e imposto poi l’altezza lunga quanto il
raggio di base (vedi disegno).
Il perimetro di base della piramide è dato da
4 × BC = 4 × 228 m = 912 m.
Considerata una circonferenza lunga 912 m, si trova che il suo raggio è 912 : 6,28 =
145,22… che con ottima approssimazione coincide con l’altezza della piramide.
In questi profondi rapporti tra le dimensioni della Grande Piramide è racchiuso il
segreto della sua perfezione formale: molto difficilmente una precisione di questo tipo
può essere casuale! Ma gli elementi che provocano il nostro stupore non si limitano a
questi: non può essere casuale neanche il secondo rapporto ‘magico’ che compare nella
costruzione della Grande Piramide, ossia il valore di φ = 1,618… che è il valore del
rapporto che compare nella sezione aurea di un segmento.
L’energia della mente

La piramide risveglia il dio presente in ogni uomo


Il già citato Libro dei morti, conosciuto anche con gli appellativi di Papiro di Ani e di
Libro del Grande Risveglio, afferma che la forma piramidale possiede il sorprendente
potere di destare la divinità che dorme nell’animo di ogni essere umano.
L’idea che nel profondo di ogni individuo sia assopita una enorme forza è senza dubbio
affascinante e la prospettiva di riuscire a stimolarla lo è ancor di più; a chi non
sorriderebbe l’idea di migliorare, in breve tempo e senza dover faticare, il livello
qualitativo della propria vita ottenendo una più profonda comprensione della realtà?
Riuscire a destare questo dio, acquisire i poteri propri della divinità, utilizzando le
forze misteriose che convergono all’interno di una piramide significherebbe possedere
la bacchetta magica o la lampada di Aladino… realizzare un desiderio antico quanto
l’uomo.
I sogni a occhi aperti non conoscono limiti, non costano, sono a disposizione di ogni
mente, purché sia viva e libera, impongono una sola precauzione: la consapevolezza
della differenza esistente tra ciò che si sogna e ciò che si vive ogni giorno, per non
rischiare di precipitare in repentine e dolorose cadute verso la cruda realtà.
Perché non si dovrebbe credere a un sogno e riporvi qualche speranza se ciò aiuta a
sopportare la fatica del vivere quotidiano? I poteri della piramide, del resto, non sono
solo castelli in aria, esistono migliaia di testimonianze di persone a cui la piramide ha
reso più gradevole l’esistenza. Anche chi ritiene assurdo il solo immaginare che il dio
dormiente nell’animo umano possa destarsi, rifiuta l’idea che un sogno possa realizzarsi
e dubita fortemente che possa cambiare qualcosa se ci si pone al riparo di una
piramide, non può tuttavia negare l’esistenza di studi che si protraggono da decenni sui
misteriosi poteri di questa forma. Questi studi suscitano un sempre più profondo
interesse ed è indiscutibile il fatto che abbiano aperto sconfinati orizzonti, e che la
ricerca sia solo agli inizi.
È un fatto certo e incontrovertibile, per esempio, che molti individui trovano
particolarmente soddisfacente meditare all’interno di una tenda piramidale e dichiarano
che la loro vita è decisamente migliorata da quando sono venuti in contatto con la
misteriosa energia della piramide. Il primo risultato della piramide infatti consiste
nell’amplificare, indirizzare, forse addirittura generare e comunque nel rendere sempre
facilmente disponibile un particolare tipo di energia che agisce su ciò che è posto nel
suo spazio.
Le difficoltà che si incontrano nel catalogare gli effetti ottenuti su campioni sottoposti a
esperimenti in piramide stanno nel fatto che non di rado si ottengono risultati
contrastanti, spesso addirittura opposti a quelli previsti, oppure assurdi, che escono dal
prevedibile, e non ammettono alcuna catalogazione.
Non è ancora stata trovata una spiegazione scientificamente valida, cioè chiara, precisa
e definitiva, riguardo alle trasformazioni che la piramide opera sugli esseri viventi che
si pongono sotto il suo influsso. Ma anche gli osservatori più scettici ormai ammettono
l’esistenza di numerosi, quanto sorprendenti, fenomeni che molto probabilmente
potrebbero trovare, e si spera troveranno presto, una spiegazione approfondita nella
migliore conoscenza della bioenergia: l’energia universale che pervade ogni essere
vivente.
Che cos’è l’energia?
Non è semplice definire l’energia, perché con questo termine si inquadrano fenomeni
anche piuttosto diversi tra loro. I dizionari recitano ‘energia: l’attitudine o capacità di
un corpo o di un sistema a compiere un lavoro’, ma in senso più ampio l’energia è la
forza che vivifica il corpo e l’animo, la risolutezza e la facilità a prendere decisioni,
accompagnata da fermezza nell’agire.
Gli aspetti sotto cui l’energia si presenta in natura sono numerosi: la sua forma più
evidente è l’energia meccanica, sia cinetica, cioè propria dei corpi in movimento, sia
potenziale, propria cioè dei corpi che si trovano a una certa altezza rispetto al suolo.
Durante la caduta del corpo l’energia potenziale si trasforma sempre in cinetica, per
esempio l’acqua quando si trova in cima al salto di una cascata possiede energia
potenziale che diviene cinetica durante la caduta. All’inizio dell’Ottocento furono
studiate l’energia elettrica e quella chimica che sono reciprocamente convertibili come
dimostra l’esperimento voltiano che ha portato alla formazione della pila; ambedue
queste specie di energia possono trasformarsi in calore.
Anche il fuoco possiede una sua energia: l’energia detta termica, ma il potere del fuoco
di scaldare è stato per lunghissimo tempo ritenuto un potere soprannaturale e solo
abbastanza di recente questa forma energetica è divenuta oggetto di studio della scienza
moderna. Solo verso la metà del XIX secolo, infatti, gli scienziati intuirono la
possibilità di trasformare l’energia termica in energia meccanica e questa scoperta
portò alla realizzazione delle prime macchine a vapore. Alcune osservazioni
riguardanti dei fenomeni elettromagnetici portarono a definire, sempre in tempi recenti,
l’esistenza di un legame tra energia magnetica ed energia elettrica, e in effetti sono
anch’esse reciprocamente trasformabili l’una nell’altra.
Un altro tipo di energia è l’energia nucleare, comunemente definita ‘atomica’, perché si
genera nel corso di trasformazioni di nuclei degli atomi. Quando un nucleo di uranio
235 assorbe un neutrone si scinde in due nuclei più leggeri, ma libera
contemporaneamente energia e nuovi neutroni che a loro volta possono ricominciare la
catena di reazioni e scissioni sui nuclei di uranio. A seconda della massa iniziale di
uranio e della sua concentrazione, la fissione nucleare può procedere in modo
controllato o invece liberare un’enorme quantità d’energia senza controllo, come
avviene nel caso della bomba atomica. La fissione nucleare, quella di genere lento e
controllato che avviene nei reattori, potrebbe aiutare a risolvere uno dei maggiori
problemi della società industrializzata: quello della necessità di continui rifornimenti di
energia. Altre fonti energetiche infatti, e prima fra tutte il petrolio, che bruciando genera
energia termica, non sono rinnovabili o comunque sono rinnovabili troppo lentamente,
perché, per esempio, una volta esaurito un giacimento petrolifero occorre troppo tempo
prima che i processi naturali reintegrino ciò che si è, ben più velocemente, consumato.
Ecco perché l’energia nucleare e il suo impiego nei reattori parve la soluzione più
semplice e risolutiva al problema degli enormi consumi energetici richiesti dalla
società moderna, ma ben presto sorsero anche qui i problemi, primo fra tutti quello
dello smaltimento delle scorie radioattive, che sono altamente tossiche.
Come risulta da questo breve itinerario nei vari aspetti dell’energia, essa pervade ogni
cosa, è alla base della vita. La vita stessa è energia, come è energia ogni individuo e il
suo intero essere: mente e corpo infatti potrebbero non essere altro che campi di
energia sviluppati a diverso livello.
L’energia della mente
È giunto ora il momento di esaminare e cercare di valutare le caratteristiche
dell’energia prodotta dalla nostra mente, che, secondo Einstein, viene sfruttata solo per
un decimo delle sue immense potenzialità.
Numerosi fenomeni che si verificano nel campo della psiche, e tra questi la telepatia o
la psicocinesi, cioè la possibilità di muovere gli oggetti usando la sola forza del
pensiero, non possono venire spiegati dalle leggi fisiche finora conosciute e accettate,
ma vengono sempre più frequentemente spiegati come effetti prodotti da energie
sconosciute. Le straordinarie imprese di alcuni individui, per esempio dell’israeliano
Uri Geller la cui forza mentale giunge a piegare i metalli o della sovietica Nelya
Mikhailova, che sposta oggetti con la potenza del pensiero, sono state studiate a fondo
dagli scienziati che, mediante un apparecchio rivelatore di campi di forza, hanno potuto
solo osservare e misurare attorno a questi individui intensi campi elettrostatici ed
elettromagnetici.
È logico tuttavia, benché non evidente, supporre che tali fenomeni possano derivare da
particolari caratteristiche di un campo di energia, irradiato dalla mente e non ancora
identificato, del quale gli studiosi cercano, da parecchio tempo, di individuare le
qualità e definire le leggi. Pare ragionevole infatti ritenere che molte manifestazioni
psichiche, tra cui quelle citate, pur diverse tra loro, siano le risultanze di un’unica
forza, di un unico denominatore comune non facilmente identificabile e non piuttosto
una serie di eventi slegati e generati dal caso.
La fisica che studia l’occulto è quindi assolutamente convinta che esista una forma di
energia universale alla base di tutte le altre forme delle quali essa è la componente
essenziale. L’innovazione più importante e significativa dei ricercatori sta nel fatto che,
secondo la loro opinione, la struttura di questa energia fondamentale non dovrebbe
essere costituita semplicemente da elementi materiali, ma anche dalle componenti
mentali ed emozionali proprie dell’essere umano. Sarebbe dunque più che mai valida la
definizione dell’universo data dal famoso filosofo indiano Sri Aurobindo che parlò di
«una forma onnispirituale, di cui la materia è solo una forma più densa; o al contrario
come una forma onnisostanziale, di cui lo spirito è solo la forma più rarefatta».
Le forme di energia: dal ‘Prana’ alla ‘orgonica’
La definizione di Aurobindo è accettata e considerata valida da quanti ritengono che
una forma di energia vitale, detta anche ‘bioenergia’, avvolga ogni cosa, presentando
caratteristiche comuni: si tratta di un’energia unica, benché venga chiamata con nomi
differenti. Essa è detta ‘Prana’ in India, ‘Chi’ in Cina (ove l’antica saggezza riteneva
l’uomo unito al cosmo proprio dalla presenza nel suo essere della stessa energia che
pervade l’universo), ‘forza odica’ per il filosofo neopositivista tedesco Reichenbach,
‘magnetismo animale’ per il medico tedesco Franz Mesmer (che già nella seconda metà
del Settecento formulò una teoria basata sulle possibilità terapeutiche del magnetismo
di minerali e animali), ‘energia psicotonica’ per gli scienziati cechi Rejdak e Drbal, i
quali sostengono che essa sia alla base di tutti i fenomeni psichici.
Wilhelm Reich, il noto psicologo austriaco rifugiatosi negli Stati Uniti all’avvento del
nazismo, definì ‘energia orgonica’ la primordiale energia vitale che attornia tutti gli
esseri viventi presenti sulla terra, variando tuttavia notevolmente da un individuo
all’altro per grado di concentrazione e qualità. Egli ritenne che le sostanze organiche,
come il legno, la lana o il cotone, oltre ad assorbire velocemente l’energia orgonica,
abbiano il potere di trattenerla a lungo, mentre i metalli, che pure la assorbono, non
riuscirebbero a trattenerla. Reich tentò di accumulare l’energia vitale presente
nell’atmosfera perché potesse essere impiegata in ricerche scientifiche, o a fini
terapeutici, mediante un’apparecchiatura da lui stesso inventata e chiamata ‘oraccu’.
Questo apparecchio consiste in una scatola a sei facce le cui pareti esterne sono
costituite da materie organiche e quelle interne da lamine metalliche: l’oraccu risulta
quindi composto sia da materiali assorbenti energia sia da altri deflettenti. Secondo
Reich infatti, poiché l’energia orgonica, a differenza del flusso della corrente elettrica,
fluisce dal potenziale più debole a quello più intenso, un uomo posto all’interno
dell’oraccu attrarrebbe su di sé l’energia accumulatavi e potrebbe quindi usarla per
rimettersi in buona salute.
Una realtà intangibile: il corpo di energia
La filosofia Yoga ritiene che ogni individuo possa attuare tre livelli di conoscenza: uno
materiale o fisico, che consente di vivere le esperienze attraverso i sensi, uno psichico,
che va oltre la fisicità mediante l’energia che ha il potere di risvegliare i centri o
vortici (detti ‘chakra’), e l’altro spirituale che si realizza solo quando tutti i sette centri
d’energia si mettono contemporaneamente in attività.
È solo mediante il raggiungimento di un alto livello di consapevolezza che l’energia
fluisce, attraverso tutti i chakra, la cui sede è posta alla base della spina dorsale, e
consente alla coscienza di raggiungere il più alto livello: quello del risveglio spirituale.
Ognuno può raggiungere il risveglio spirituale praticando da solo appositi esercizi o
con l’aiuto di un maestro: quando la coscienza infine perviene al livello più alto si ha la
cosiddetta ‘illuminazione’. Esiste una teoria secondo la quale la Grande Piramide
venne progettata proprio per favorire l’attivazione dei più alti livelli di energia e
conseguentemente l’attuazione dell’illuminazione.
Sempre secondo i mistici orientali uno yogi ben allenato sarebbe in grado di uscire con
il cosiddetto ‘corpo di energia’, cioè con un involucro esclusivamente mentale, dal suo
corpo materiale per compiere viaggi nello spazio con la sola coscienza. Questa
affermazione non suscita stupore in chi conosce e conseguentemente ammira non solo i
profondissimi livelli di introspezione a cui possono approdare gli yogi ma anche la
pressoché assoluta capacità di dominio che esercitano con la mente sulle diverse
funzioni del corpo. Proprio gli yogi, riuscendo ad attuare il controllo della materia da
parte della mente, dimostrano l’esistenza del corpo di energia.
Al momento della morte gli individui, abbandonato l’involucro materiale,
continuerebbero a vivere nel corpo d’energia e questo accadrebbe a tutti, non solo ai
più profondi conoscitori delle tecniche yoga.
Anche la millenaria pratica medica cinese dell’agopuntura, efficace tecnica curativa
che dopo aver superato scetticismo e derisione è oggi una pratica medica riconosciuta,
onorata e studiata in tutto il mondo civile, si basa sulla conoscenza dei percorsi che
l’energia vitale segue per circolare nel corpo. Conficcando sapientemente alcuni sottili
aghi in particolari punti dell’organismo malato, i medici riescono a modificare gli
eventuali squilibri nel flusso di energia, che portano il corpo ad ammalarsi, e lo
riconducono sulla strada della guarigione.
La Grande Piramide e l’energia
Le ricerche condotte sull’energia della piramide hanno stabilito, in modo attendibile,
che le reazioni che si verificano su campioni posti nel suo spazio interno sono differenti
da quelle che si osservano su campioni della stessa materia posti al di fuori dello
spazio piramidale.
Attraverso molti e ripetuti esperimenti si è giunti dunque alla conclusione che lo spazio
interno della Grande Piramide (e ciò vale anche per i suoi modelli) ha il potere di
intensificare, convogliare o addirittura generare energia.
Questo fenomeno si verifica con particolare forza all’altezza della Camera del Re, cioè
a un terzo dell’altezza della piramide, misurato a partire dalla base.
Esiste una teoria in base alla quale la Piramide di Giza genererebbe radiazioni
micromillimetriche, chiamate più semplicemente nano-onde, e questo in quanto
l’edificio è dotato di cinque punte che fungono da trasmettitori delle radiazioni emesse
dalle molecole del materiale con cui è stato costruito.
Queste radiazioni, dopo essere state convogliate al vertice, vengono trasmesse verso il
centro della costruzione e concentrate nell’area della Camera del Re, punto ove, come
si è già detto, si ha un’atmosfera satura di energia.
Ciò che accade all’interno della struttura piramidale è fondamentalmente ancora in
massima parte da scoprire, ma pare stranamente affine a ciò che accade quando si
verificano i fenomeni definiti paranormali.
L’ENERGIA FOTOGRAFATA: IL METODO KIRLIAN

Grazie al procedimento fotografico inventato da Semyon Kirlian, che si servì di campi elettrici ad alta
frequenza generati da un apparecchio in grado di produrre fino a duecentomila oscillazioni elettriche al
secondo, l’energia emessa dai corpi, ancora in gran parte sconosciuta, può essere osservata dopo
che è stata riprodotta in fotografia. Mediante il metodo Kirlian, infatti, si riesce a riprodurre il campo di
energia, detta anche energia eterica o bioplasmica, che circonda e compenetra gli esseri viventi; si
può dire che tale campo corrisponda all’aura, cioè al luminoso alone irraggiante dal corpo, descritto e
mostrato da numerose raffigurazioni sia dell’India sia dell’antico Egitto.

Attualmente nel mondo sono milioni gli individui che si interessano all’energia della
piramide e che, compiendo i più vari esperimenti, cercano di svelarne i segreti.
Non è quindi più accettabile l’atteggiamento di chi si limita a considerare la piramide e
l’energia a essa legata come un fenomeno di moda e occorre invece essere consapevoli
di un fatto innegabile: la piramide ‘funziona’ e nel suo campo d’indagine si fanno
progressi incessanti, anche se essa nasconde ancora infiniti misteri.
La prova migliore della validità degli esperimenti con i modelli di piramide sta nel
fatto che i partecipanti alla ricerca, spinti dal desiderio di conoscere, valicano sempre i
confini e vanno oltre, senza essere mai completamente appagati da ciò che hanno
ottenuto: ogni nuova conoscenza acquisita apre orizzonti nuovi, così che la ricerca non
ha mai fine. Secondo le più recenti opinioni degli studiosi la piramide potrebbe avere il
potere di mettere in comunicazione lo spazio-tempo positivo, in cui viviamo, con lo
spazio-tempo negativo: essa potrebbe essere considerata una specie di ponte che
collega materia e antimateria.
Secondo questa teoria l’antimateria è il luogo dove stanno i tachioni, particelle
subatomiche più veloci della luce, che si comportano in modo opposto alle particelle
che si muovono alla velocità della luce. È noto che Einstein nel 1905, nell’ambito dei
suoi studi sulla teoria della relatività, decretò che «non possono esistere velocità
superiori a quella della luce», e un corpo in effetti non può valicare la velocità della
luce, ma è possibile che esistano alcune particelle che per la loro particolare natura si
muovono più velocemente di quelle luminose.
Le opinioni degli studiosi a riguardo sono ancora una volta discordi, c’è chi esclude
questa possibilità, chi è favorevole a questa teoria e chi si mostra possibilista; ma è
indubbio, per esempio, che il pensiero sia istantaneo, viaggi quindi a una velocità
superiore a quella della luce.
La piramide, pur essendo un oggetto fisico, appartenente al mondo materiale, presenta
numerose caratteristiche proprie anche del mondo mentale e potrebbe rappresentare il
collegamento tra queste due realtà.
Un mondo nuovo e decisamente sconvolgente si spalanca, qualora si segua questa
ipotesi, di fronte a chi è fornito di sufficiente curiosità e desiderio di affrontarlo: si
tratta di uno spazio-tempo negativo, dove ogni organismo si muove al contrario di
quanto avviene nei nostri soliti quadri di riferimento e, partito dal disfacimento, va
quindi verso la rigenerazione.
Certo è necessario essere dotati anche di una notevole dose di coraggio, oltre che di
curiosità e di desiderio di conoscenza, per affrontare l’ignoto, il capovolgimento delle
certezze acquisite. Per avviarsi lungo questa strada, dunque, non bastano le tre preziose
e indispensabili doti di ogni ricercatore, curiosità, precisione e pazienza: occorre
possedere una mente libera da condizionamenti e da idee preconcette, disposta a
navigare in ogni senso nelle dimensioni dello spazio e del tempo. Vi sentite pronti?
Il potere dei suoni e la piramide
Secondo alcuni famosi egittologi la Grande Piramide fungeva da ‘primo tempio dei
Misteri’ e coloro che al suo interno venivano iniziati ne uscivano in possesso di una
mente vigile, consapevole, illuminata.
Sempre secondo questi studiosi, durante la celebrazione, che si svolgeva nella Camera
del Re, del rito detto della ‘seconda morte’ (in quanto prevedeva la rappresentazione
della morte seguita «dalla resurrezione dell’aspirante all’iniziazione), il sarcofago di
granito, in cui l’adepto era stato fatto distendere, veniva deliberatamente percosso
perché emettesse un suono del tutto particolare.
La presenza di suoni inconsueti, anche nelle piramidi modello, è stata segnalata da
molti sperimentatori che, dopo essersi concentrati profondamente, hanno riferito di aver
udito un’eco o, in altri casi, delle vibrazioni e di avere avvertito improvvisamente,
senza averla in alcun modo stimolata, la necessità di emettere un suono potente, allo
scopo di liberare la forza interiore e di raggiungere uno stadio di benessere totale.
Anticamente del resto veniva attribuita ai suoni una notevole capacità terapeutica e si
dava grande importanza al canto come pure alle danze o ai movimenti ritmici del corpo.
Vi erano poi alcuni suoni considerati sacri: si pensi ai famosi mantra, il più noto dei
quali è aum (pronuncia om) tuttora usato quando si desidera favorire la concentrazione;
questo mantra è talmente e universalmente diffuso che persino la parola ‘amen’, che
conclude tante preghiere cristiane, pare derivi appunto da aum.
Gli Egizi ritenevano che emettendo, con la voce o con appositi strumenti, alcune
vibrazioni particolari si potessero accrescere le forze (ancora oggi i lanciatori del peso
o del giavellotto lanciano un deciso urlo mentre gareggiano), si riuscisse a darsi
coraggio e fosse possibile riequilibrare le energie vitali o rigenerare lo stato di salute.
Il filosofo e matematico Pitagora, il quale asseriva che i suoni avessero un grande
potere terapeutico, sosteneva di avere appreso ciò proprio in Egitto e insisteva
sull’importanza e sulla necessità che l’impiego di suoni diversi, da applicare nelle
differenti attività umane, venisse insegnato nelle scuole allo scopo, importantissimo, di
rasserenare non solo l’anima ma anche il corpo.
Ogni voce, in fondo, non è altro che il risultato di una serie di vibrazioni che
influenzano tutte le molecole del nostro corpo e quindi, senza che ce ne rendiamo conto,
una voce lamentosa avrà un immediato effetto deprimente sull’organismo, mentre una
voce energica indurrà in esso vigore: è come se la voce avesse il potere di stimolare e
incanalare la volontà di ogni individuo.
Ognuno può facilmente sperimentare il cambiamento che si verifica quando da succubi
dei suoni si decide di divenirne padroni: cambiando il tono della propria voce è
possibile, infatti, influenzare positivamente le persone, allentandone il più delle volte le
tensioni e di conseguenza gli avvenimenti di cui sono protagoniste.
Può darsi che ciò dipenda solo dal fatto che una voce dal tono annoiato, sgradevole o
addirittura ostile, scatena immediate reazioni violente, mentre chi si esprime con una
tonalità lieta induce alla simpatia. Sembra comunque essere interessante, e anche
conveniente, osservare su se stessi gli effetti che si genereranno modificando anche solo
il tono della propria voce.
I risultati di molti esperimenti dimostrano che i suoni riescono a influenzare persino la
crescita della piante, sia quelle situate all’esterno sia quelle poste all’interno delle
piramidi. Anche i semi, ‘sottoposti’, per così dire, all’ascolto della musica,
germoglierebbero in un tempo nettamente inferiore alla norma.
C’è chi sostiene che la musica rock non sia molto gradita ai vegetali, che stenterebbero
nella crescita o addirittura morirebbero dopo pochi giorni di ascolto, mentre la musica
sinfonica e quella religiosa riuscirebbero davvero a compiere miracoli e a far
sviluppare e fiorire magnificamente, in tempi più brevi del previsto, esemplari di
numerose specie. Ma anziché stare a scervellarsi sul tipo di musica da proporre alle
piante, e a discutere se è preferibile il rock o la musica sinfonica, può essere utile
spostare l’attenzione sulla qualità della musica: esiste la buona musica e purtroppo
esiste anche la cattiva musica; per le orecchie, come per le piante, è sicuramente meglio
quella buona!
Può la piramide esaltare le doti paranormali?
Il termine ‘paranormale’ indica ‘ciò che non rientra perfettamente nella norma’, e infatti
esistono individui dotati di capacità diverse. Sono quelle persone che, pur non
differendo apparentemente in nulla dai propri simili, hanno il potere di giungere là dove
agli altri l’accesso è precluso, di conoscere dimensioni e realtà che restano sconosciute
quasi a tutti, e per questo sono definite ‘sensitive’.
Benché non sia chiaro il motivo per cui alcuni possiedono queste doti particolari (del
resto si ignora ugualmente perché certi ricevano dalla natura doti capaci di renderli
grandi pittori o musicisti), pare accertato che le capacità paranormali, come qualunque
altra predisposizione, si sviluppano e si perfezionano quanto più vengono applicate.
L’eventuale influenza della piramide su trasmissioni telepatiche è stata oggetto di studi
seri, effettuati inizialmente presso facoltà universitarie statunitensi, continuate in seguito
per merito della Pyramid Research Associates.
Per evitare ogni possibile condizionamento verbale, positivo o negativo, che la voce,
anche involontariamente, avrebbe potuto suggerire, le istruzioni impartite a chi si
sottoponeva ai test venivano preregistrate su nastro magnetico.
Gli studi sui meccanismi attraverso cui si realizza la trasmissione del pensiero fervono
e nell’Università di Newark, nel New Jersey, si è giunti alla conclusione che il
messaggio telepatico influenzi il volume sanguigno del destinatario, mentre un’altra
teoria sostiene che tramite la potenza della mente si possano influenzare gli enzimi, cioè
le sostanze organiche che determinano certe reazioni dell’organismo.
Molto rimane ancora da scoprire sulla telepatia in generale, ma per quanto riguarda
l’eventualità che la piramide possa esaltare le doti paranormali i risultati scaturiti dagli
esperimenti, effettuati con l’ausilio di una piramide modello, consentono di affermare
con certezza che essa è in grado di amplificare i poteri paranormali degli individui. Ora
gli scienziati e i mistici, ognuno con i propri mezzi d’indagine, stanno cercando di
capire le modalità con cui questo fenomeno si verifica e quali ne sono le cause.
L’esperienza di una notte nella Grande Piramide
Risale agli inizi degli anni Trenta la straordinaria avventura dello scrittore e filosofo
Paul Brunton, che venne in seguito minuziosamente descritta dal protagonista nel suo
libro Egitto segreto. Brunton, dopo aver ricevuto molti dinieghi e aver insistito con
inglese caparbietà, ottenne dalle autorità egiziane, come rarissima concessione, il
permesso di trascorrere un’intera notte all’interno della Camera del Re, nel cuore della
Grande Piramide, nel luogo capace di alterare lo stato mentale di chi vi è ospitato.
Le leggende locali narrano di fantasmi presenti di notte all’interno del monumento, di
esseri inquietanti che si aggirano negli stretti e bui corridoi e soprattutto della credenza
secondo cui chiunque osi affrontare l’ira del faraone, invadendo il suo spazio e
soffermandosi dopo il tramonto del sole dentro la piramide, anche nel caso in cui
sopravviva alla dura prova, rimarrebbe segnato da essa per sempre. Secondo i locali,
infatti, la mente non potrebbe reggere la forte tensione emotiva provocata dalla
suggestione del luogo e acuita dalla solitudine e ciò condurrebbe il malcapitato ospite
notturno del monumento fino alle soglie della follia. Ma Paul Brunton, impavido e
incurante delle leggende, volle affrontare queste difficoltà e si fece rinchiudere verso
sera nell’enorme struttura, popolata tra l’altro da grossi pipistrelli. Giunto nella Camera
dei Re l’esploratore si sedette nei pressi del sarcofago e si pose in uno stato di
contemplazione, di attenzione a ciò che si verificava attorno a lui. I suoi ricordi sono
precisi: egli sentì, dopo poco tempo, di non essere più solo, ebbe infatti la certezza di
una presenza viva, benché invisibile, e si trovò così a lottare contro il terrore che gli
ispiravano alcune ombre, misteriose e maligne, che ben presto popolarono lo spazio.
Improvvisamente però tutto si fece quieto e apparvero due figure, simili a sacerdoti,
emananti un senso di pace e benevolenza. Questi due straordinari personaggi lo
rimproverarono per aver abbandonato la via destinata ai mortali e gli parlarono dei
pericoli ai quali si era esposto comportandosi in questo modo: «la via del sogno» gli
dissero «ti condurrà lontano dalla ragione, alcuni che l’hanno percorsa sono ritornati
dementi».
La salvezza giunse a Brunton dal fatto che le intenzioni per le quali era voluto rimanere
dentro la piramide furono giudicate pure: gli fu dunque concesso di restare e fu fatto
stendere dentro il sarcofago come accadeva, probabilmente, nell’antichità a chi
aspirava all’iniziazione ai misteri.
I sacerdoti gli comunicarono quindi che l’avrebbero condotto nell’atrio della sapienza:
subito si trovò liberato dal corpo, si librò nello spazio e fu pervaso da una grande
forza. Gli venne rivelato il messaggio che doveva portare agli umani ed era l’annunzio
che nella Grande Piramide, libro di pietra, indistruttibile, era scritta l’antica storia
dell’umanità e del suo rapporto con il Creatore. Gli venne anche svelato che il segreto
della Grande Piramide non doveva ricercarlo al di fuori, ma dentro di sé, nel profondo
della sua indole, perché anche le antiche memorie facevano parte della sua natura.
Paul Brunton esprime il suo pensiero al riguardo e presenta il messaggio ricevuto in
Piramide in una sua opera tradotta in italiano e intitolata Alla ricerca dell’Io Supremo.
La Grande Piramide pare insomma possedere il potere di alterare lo stato mentale, di
suscitare immagini vivissime, suoni particolarmente armoniosi e pensieri inconsueti,
come aveva già affermato l’italiano Giovan Battista Caviglia che verso il 1830 si
stabilì, per qualche tempo, all’interno della piccola camera sovrastante la Camera del
Re.
Caviglia, pur non volendo mai descrivere le esperienze vissute all’interno della
piramide, confessò di avere rischiato la vita per aver voluto conoscere una realtà che
deve restare assolutamente preclusa ai mortali.
Persino Napoleone, ed è difficile dubitare della capacità di un simile personaggio di
mantenere il sangue freddo, sperimentò la potente influenza che la Piramide ha sulla
mente quando volle rimanere solo nella Camera del Re. Secondo i testimoni il grande
generale ne uscì pallido e tremante, ma rifiutò sempre, in seguito, di narrare che cosa
gli era accaduto. A Sant’Elena una volta accennò di aver ricevuto allora una profezia di
sconfitta e di morte, ma sostenne che era inutile narrare vicende che non sarebbero state
credute. Anche i modelli di piramide sembrano possedere la caratteristica di alterare la
mente, così almeno risulta dalle molte testimonianze di chi vi ha trascorso un periodo di
tempo in meditazione o semplicemente in relax e sostiene di aver avuto delle proiezioni
mentali o di aver vissuto fuori dal proprio corpo esperienze in tutto simili a quelle che
si vivono con il corpo.
Una speranza per chi è in difficoltà
La piramide usata come luogo in cui meditare ha rappresentato, in alcuni casi, un aiuto
per persone afflitte da difficoltà di comunicazione che hanno trovato in essa lo stimolo
a compiere notevoli progressi.
Da quando la scienza ha finalmente accettato la distinzione tra le funzioni del cervello e
quelle della mente e ha cominciato a considerare quest’ultima come un ente a sé stante,
non subordinato al cervello, si è verificata una specie di rivoluzione. Se la coscienza,
detta anche mente intuitiva, esiste infatti per proprio conto, essa gode della massima
libertà, non è costretta dai limiti definiti dalla materia e continua a funzionare anche
quando il corpo ha subito un danno o nei casi in cui il cervello, magari a causa di
lesioni congenite, non è in grado di comunicare.
Del cervello si conosce ancora molto poco: Einstein sosteneva che l’uomo sfrutta solo
una minima parte della sua potenzialità, ma i motivi per cui ciò avviene restano immersi
nel mistero.
La mente raziocinante, quella interessata e coinvolta negli aspetti concreti della realtà,
quella che effettua i ragionamenti sia mediante il metodo induttivo sia mediante il
deduttivo, sempre basandosi sulle percezioni dei sensi, pare aver sede nell’emisfero
sinistro.
Quella intuitiva che si occupa di ciò che è astratto, non materiale e non visibile, ed è
staccata da ciò che è fisico e affina importanti doti quali la consapevolezza, la
creatività, la perspicacia, pare si esprima attraverso l’emisfero destro, pur non
coincidendo con esso.
Il tipo di società in cui siamo immersi ha privilegiato lo sviluppo delle funzioni
dell’emisfero sinistro, che viene fatto funzionare come un computer, mentre ha
trascurato in modo pressoché totale le pur importanti funzioni della mente intuitiva. La
mente intuitiva è a ben vedere superiore a quella raziocinante, in quanto è assoluta,
distaccata dalla fisicità e non ha necessità di mezzi e tramiti per estrinsecarsi: essa si
pone direttamente in contatto con la conoscenza e non si basa su percezioni che possono
essere ingannevoli. Corrisponde alla ‘ragion pura’ di Kant, mentre la ‘ragion pratica’
coincide con la mente razionale.
Quest’ultima si nutre e si vivifica tramite gli stimoli dati dai sensi, provenienti
dall’ambiente che circonda l’individuo, e quindi se questi si attenuano, o addirittura si
annullano, l’attività della mente raziocinante si spegne e lascia prevalere l’intuizione:
l’emisfero destro. Qualcosa di simile accade, per esempio, agli eremiti o ai monaci di
clausura che, non essendo sottoposti a forti stimoli esterni, pur non avendo alcuna
preclusione all’uso della mente raziocinante, sviluppano particolarmente in profondità
quella intuitiva.
Il ragionamento dei sostenitori della teoria che la meditazione potrebbe costituire un
valido aiuto per chi ha problemi e preclusioni sia congenite sia determinate da incidenti
o malattie è semplice: la stessa meditazione che consente a chi si sottrae
volontariamente agli stimoli esterni di aumentare le funzioni della mente intuitiva
potrebbe, agendo al contrario, risvegliare in coloro che sono portatori di handicap le
funzioni della mente raziocinante.
L’uso della meditazione nei processi terapeutici si sta espandendo sempre più per gli
effetti rilassanti tipici di questa tecnica, e anche per la sua capacità di migliorare la
qualità della vita dei pazienti. Con la meditazione, infatti, e a maggior ragione se si
opera in piramide, ci si libera da molti timori e quindi da gran parte dell’ansia.
Eliminando queste pesanti catene mentali si dà automaticamente maggior spazio alla
creatività, alla capacità di introspezione e di esaminare con lucidità i fatti della propria
vita: da tutto ciò si possono trarre innegabili vantaggi.
Questo non significa logicamente che la meditazione in piramide rappresenti la panacea
per ogni male o per ogni tipo di difficoltà: essa si limita a essere un aiuto in più,
soprattutto se viene scelta e praticata volentieri e se chi la affronta crede a quello che
fa, desidera trarne tutti i possibili benefici, ma non si illude di aver trovato comunque la
soluzione per tutti i mali del mondo.
La piramide modello

Che cosa occorre per partecipare alla ricerca


Per poter compiere esperimenti riguardanti l’energia della piramide è necessaria
pochissima attrezzatura, ma è indispensabile possedere una piramide modello avente
dimensioni idonee all’uso previsto: in una piramide non molto ampia si potrà mettere
eventualmente anche solo una minuscola lametta da barba, ma è indubbio che in un
modello in miniatura non ci si potrà sedere a meditare…
Con un solo modello di piramide, costruito personalmente se si ama il ‘fai da te’, o
acquistato già pronto a un prezzo solitamente modesto, ognuno potrà provare la gioia di
sperimentare e l’emozione di partecipare alla scoperta di un tesoro rimasto a lungo
nascosto.
Le ricerche sui poteri della piramide infatti, nonostante si svolgano da anni, sono
ancora all’inizio e c’è molto da verificare e dimostrare. Mentre si è impegnati negli
esperimenti, si può migliorare la qualità della propria esistenza, influenzando sia lo
stato del corpo sia quello della mente e agendo sull’ambiente circostante.
La situazione ideale per un ricercatore è quella in cui può svolgere attività sperimentale
di gruppo o per lo meno può scambiare con altri sperimentatori le esperienze relative
alle conclusioni ottenute, senza celare quelle eventualmente negative!
La conoscenza acquisita, infatti, rimane infeconda se non esiste uno stimolante scambio
di idee, e inoltre dove non c’è possibilità di confronto dei risultati ottenuti è più
difficile capire eventualmente quali errori siano stati commessi. Occuparsi insieme di
una ricerca comune offre la gioia di condividere una meta, e la convalida dei risultati
darà vigore alla ricerca e la indirizzerà con maggior sicurezza.
Come si è già avuto modo di sottolineare, la piramide che funge universalmente da
modello per gli esperimenti, quella alla quale si deve far riferimento, è la Grande
Piramide di Giza. I motivi che hanno indotto a questa scelta vanno ben oltre la
grandiosità della sua mole, che da sola non sarebbe stata determinante, ma risiedono
nella particolarità e nella precisione dei rapporti numerici riscontrabili nelle
dimensioni dei suoi elementi costruttivi che presentano aspetti profondamente
affascinanti.
La realizzazione di un modello
È importante sottolineare che le piramidi modello, con le quali si intendono compiere
gli esperimenti, vanno realizzate con grande attenzione e precisione. È provato infatti
che non si ottengono gli stessi risultati usando identiche materie prime e variando la
forma dei solidi: è necessario porre grande cura nei particolari costruttivi, riprendendo
ogni caratteristica dell’edificio modello, per esempio tenendo in considerazione la
concavità delle facciate.
La forza, tuttora in gran parte sconosciuta, che penetra, in particolare da ovest, nella
piramide e si concentra sotto il vertice, a un terzo circa dell’altezza tra il vertice e la
base, pare infatti che sia agevolata e concentrata dalla concavità riscontrata in ognuna
della quattro facce della piramide modello. Ecco perché risulta evidente che questa
concavità va rispettata anche nella realizzazione delle piramidi da esperimento.
Dividendo ogni faccia secondo la linea che unisce il vertice al centro del lato di base si
ottengono otto triangoli rettangoli uguali, che vanno poi uniti a due a due per realizzare
la concavità delle facciate; la giunzione delle parti può essere effettuata, per esempio,
tramite un sigillante trasparente al silicone. Nella figura qui sopra è rappresentata la
costruzione di un modello di piramide che ha un’altezza di 10 cm, il lato di base di 15,6
cm, l’apotema di 12,7 cm; le misure di questo modello sono una riduzione in scala di
quelle della Grande Piramide.
Costruzione di una piramide: con un compasso tracciare un cerchio con il raggio di 12,7 cm; dal
punto A, con un’apertura di compasso di 15,6 cm, individuate il punto B; dal punto B, con la
medesima apertura di compasso individuate il punto C, poi il punto D e infine il punto E; unite i
punti così individuati tra loro e con il centro. La piramide così ottenuta avrà un’altezza di cm 10 e
una base di cm 15,6×15,6.

Per costruire una piramide in scala con le mirabili proporzioni di quella fatta edificare
da Cheope a Giza è sufficiente ricorrere a pochi semplici calcoli. Il procedimento da
seguire, semplice per qualsiasi studente, viene indicato di seguito per chi avesse
dimenticato quanto appreso sui banchi di scuola.
(altezza della G.P.) : (altezza del modello) = (lato di base della G.P.) : (lato di base del
modello) = (apotema della G.P.): (apotema del modello)
Poiché le dimensioni della Grande Piramide sono note (altezza: 145,6; lato di base:
227,6; apotema: 185,1) basterà scegliere a piacere una dimensione per il modello così
da poter calcolare le altre in proporzione. Ecco come si deve procedere immaginando
di voler costruire una piramide alta un metro.

145,6 :1 = 227,6 : x
x = (227,6 × 1) : 145,6 = 1,5

145,6: 1 = 185,1: y
y = (185,1 × 1):145,6 = 1,2

La piramide modello così costruita è priva del quadrato di base che dovrebbe
comunque essere rimovibile per consentire di poter accedere all’interno del modello.
I materiali adatti
Ciò che costituisce la forza della piramide, ed è quindi determinante per il suo
funzionamento, è la corretta riproduzione della sua forma.
È fondamentale cioè riuscire a costruire un modello che rispetti le proporzioni della
Grande Piramide, ma naturalmente avrà un effetto benefico attribuire un po’ di
attenzione anche ai materiali di costruzione.
I materiali con i quali realizzare i modelli di piramide da impiegare a fini sperimentali
vanno dunque valutati attentamente: l’ideale sarebbe lavorare con materiali da
costruzione naturali, organici e omogenei. Questo significa che è possibile usare il
cartone, ma deve essere cartone compresso e non ondulato: allo stesso modo va
benissimo il legno, purché sia legno massiccio e non compensato.
Poiché i metalli inibiscono alcune forme di energia e disturbano i campi magnetici è
preferibile di norma evitare di usarli come componenti delle piramidi da esperimento
(benché vi sia chi apprezza i modelli in rame). I puristi evitano addirittura di impiegare,
nella realizzazione dei modelli, chiodi metallici e usano in alternativa chiodi di legno o
collanti. Ottime da esperimento sono le piramidi costruite in legno, cartone, fibre di
vetro o tela, ma sarà meglio se quest’ultima sarà stata tessuta con fibre non sintetiche:
sia cioè in puro cotone, lino, canapa o lana.
Dopo aver terminato la costruzione del modello può essere utile ritagliare un pezzo di
cartone quadrato, di qualche centimetro più grande della base della piramide, per
disegnarvi il perimetro della stessa. Questa base mobile non è indispensabile, ma può
servire a conferire stabilità al modello e soprattutto può diventare il punto d’appoggio
fisso su cui viene tratteggiato il perimetro della piramide in modo che sia possibile
ricollocarla, dopo che è stata spostata per i controlli, senza doverla ogni volta
nuovamente orientare.
TABELLA PER LA COSTRUZIONE DEI MODELLI

Le misure che seguono sono espresse in metri:


Altezza Lato base Apotema
1,0 15,5 12,6
1,5 2,38 2,29
1,5 1,55 1,26

Le misure che seguono sono espresse in centimetri:


Altezza Lato base Apotema
30 47,5 46,8
20 31,8 30,9
15 23,8 22,9

Alcuni sperimentatori preferiscono invece fissare in modo definitivo la piramide alla


sua base e creare un’apertura, che può essere anche un’intera faccia, attraverso cui
introdurre gli oggetti. In modelli di notevoli dimensioni, come le piramidi da
meditazione, una faccia munita di cardini potrà fungere ottimamente da porta. (Come si
è già avuto modo di affermare, il punto della piramide in cui si concentrano le energie e
dove gli esperimenti sembrano riuscire meglio è situato a circa un terzo dell’altezza
totale, calcolato a partire dal piano di base. A questo proposito può rivelarsi utile
costruire, magari con lo stesso materiale con cui è realizzata la piramide, una piccola
piattaforma che avrà la funzione di sostenere l’oggetto su cui si sta sperimentando, il
quale andrà posizionato in modo che il suo lato più lungo sia orientato in direzione
nord-sud.
Le dimensioni della piramide modello dipendono dall’uso che se ne intende fare: per
affilare una lametta è sufficiente un modello alto anche solamente una decina di
centimetri, ma, per garantire l’efficacia del funzionamento, è bene rimanga sempre un
certo spazio libero all’interno del modello dopo che l’oggetto dell’esperimento è stato
introdotto. A titolo indicativo si ritiene di poter affermare che una piramide da usare
per esperimenti di botanica, come la germinazione dei semi, deve essere alta circa
mezzo metro, per contenere una tanica d’acqua da cinque litri è bene sia alta circa un
metro, mentre un modello da usare per meditare deve raggiungere almeno l’altezza di un
metro e ottanta centimetri.
I modelli di piramidi destinati a ospitare persone devono assolutamente possedere una
buona capacità di ricambio dell’aria al fine di evitare possibili malesseri agli
occupanti. Solitamente queste piramidi sono costituite da tende di tela sostenute da
un’intelaiatura di legno e metallo: è bene quindi che la tela non giunga fino a livello
della terra, ma resti sollevata qualche centimetro, in modo che l’aria, che entra nel
modello attraverso dei fori praticati nella parte superiore, abbia libero accesso anche
dal basso. Può essere utile infine ricordare che maggiore è il livello dinamico delle
attività svolte in piramide e minore deve essere il tempo trascorso all’interno del
modello.
Il corretto orientamento della piramide
Una volta in possesso di un modello valido, acquistato o realizzato, è indispensabile
orientarlo con precisione in modo che le sue facce siano allineate con i punti cardinali.
Una buona bussola, cioè non un giocattolo, ma uno strumento del tipo usato da chi segue
corsi di orientamento o compie passeggiate in luoghi selvaggi, sarà indispensabile per
conoscere senza ombra di dubbio il nord magnetico. Si sa che tra nord geografico e
nord magnetico esiste uno scarto di qualche grado, scarto variabile a seconda della
latitudine in cui ci si trova. Per trovare l’esatto orientamento pare comunque che sia
sufficiente conoscere il nord magnetico e dirigere ognuna delle quattro facce del
modello di piramide in direzione di un punto cardinale.
È superfluo aggiungere che la piramide non va spostata nel corso dell’esperimento e
che, poiché si ritiene che in essa agiscano energie magnetiche naturali, è bene non venga
posta nelle immediate vicinanze di onde radio, televisori o altri apparecchi ad alta
frequenza.
Come eseguire esperimenti scientificamente validi
Perché un esperimento abbia valore scientifico vanno tenuti sotto controllo numerosi
fattori che potrebbero influenzare i campi di energia particolarmente sensibili.
Queste variabili sono date, per esempio, da eventuali rivestimenti metallici, dalla
presenza di materiali isolanti, ma anche dalla presenza nell’ambiente in cui si compie la
ricerca, di persone, piante o animali. È infatti ormai appurato che tutti gli esseri viventi
emettono energia e che l’energia è in grado di influenzare ciò che la circonda mentre
può essere influenzata da ogni cosa.
L’ideale sarebbe poter situare il modello all’esterno della casa, su un prato, o
all’interno ma in un ambiente privo di impianto elettrico. Poiché non sempre si può
avere un ambiente che elimini totalmente i diversi influssi, si può almeno cercare di
limitarne la presenza e prendere poi in esame, di volta in volta, i fattori che possono
aver influenzato gli esperimenti prestando sempre molta attenzione a tutti i particolari.
Il luogo in cui si decide di collocare la piramide deve sempre godere di una
temperatura e di un grado di umidità abbastanza costanti, in quanto improvvise
escursioni termiche o sbalzi notevoli di umidità all’esterno influirebbero probabilmente
anche su ciò che avviene nello spazio interno. Un’operazione di controllo decisamente
più complessa è quella che consiste nel verificare l’influenza determinata dal proprio
organismo, considerato come componente degli esperimenti, in quanto è praticamente
incontrollabile l’effetto che può suscitare l’energia personale, così come i propri
pensieri e le emozioni.
Quest’ultima constatazione non deve portare a un atteggiamento di scoramento o di
rinuncia, ma deve stimolare invece a una maggiore consapevolezza, a un’attenzione
concentrata sul proprio io e quindi a una maggiore e proficua conoscenza di sé.
Concretamente, per essere tranquilli e non temere di influenzare gli esperimenti con la
forza del desiderio di ottenere un certo risultato, si possono prendere alcune semplici
precauzioni come il porre, per esempio, il contrassegno di ogni campione in un punto
nascosto dello stesso, in modo da rendere i diversi campioni irriconoscibili fino alla
fine dell’esperimento.
Dopo aver preparato così i campioni può risultare utile anche il rimescolarli fino a non
riconoscerli più, ed eventualmente, se è possibile, fare effettuare i controlli periodici
da un’altra persona, che non sia in grado di riconoscerli. Agendo con scrupolo sarà
quindi improbabile poter influenzare, sia pur inconsciamente, i risultati degli
esperimenti.
Per ottenere gli effetti ‘magici’ della piramide è indispensabile che ognuna delle quattro facce sia
orientata in direzione di un punto cardinale.
È possibile operare con una piramide mentale?
È provato che una piramide chiusa, delimitata cioè dalle consuete pareti, ‘funzioni’
meglio di una aperta, ma questo non vuol dire che non si ottengano buoni risultati anche
utilizzando strutture aperte. Esasperando questa constatazione c’è chi ha pensato
addirittura di poter operare sfruttando i poteri di una piramide esclusivamente mentale.
Costruire con la mente una piramide e riuscire poi a servirsene non è una cosa
semplice, ma sono in molti comunque ad affermare di esserci riusciti. Parecchi di questi
fortunati sperimentatori appartengono alla categoria dei mistici, personaggi certamente
dotati di una forte capacità di concentrazione e poco sensibili alla distrazione.
È noto a tutti del resto che la nostra mente ha il potere di erigere complesse costruzioni
puramente mentali, ma quanto mai solide e persistenti, veri castelli in aria i cui mattoni
sono i nostri sentimenti: edifici di ansie, castelli di paure, purtroppo solo più raramente
monumenti carichi di fiducia e positività. Perché dunque la stessa forza usata con
altrettanta determinazione non dovrebbe poter riuscire a erigere e inoltre a far
funzionare una piramide?
Sperimentare gli effetti

Precisione, pazienza e desiderio di conoscere


La principale ragione del grande successo incontrato dai modelli di piramide per
esperimenti trova fondamento nella curiosità che l’energia della piramide è in grado di
suscitare e nel fascino misterioso che aleggia su tutto ciò che circonda i suoi fenomenali
poteri.
Chi si occupa di esperimenti con le piramidi avverte chiaramente che si è solo agli inizi
della ricerca e che ci si sta inoltrando in un territorio in gran parte incontaminato; ciò è
esaltante, ma la vasta diffusione dei modelli avviene anche perché l’energia della
piramide può servire a migliorare la vita, in quanto i suoi poteri possono trovare
applicazione in diversi settori. Infatti le prospettive che si aprono dinanzi a chi intende
sperimentare con la piramide sono molteplici e possono rivelarsi vantaggiose, mentre
l’investimento richiesto in termini economici è minimo: ecco un altro dei motivi per cui
la piramide ha facilmente conquistato nel mondo persone di tutte le età e di tutti i ceti
sociali.
Anche il più semplice degli esperimenti effettuabili ha il potere di suscitare un
profondo stupore nello sperimentatore, sia in quello fiducioso sia in quello scettico, di
fronte alla saggezza degli antichi e alla vastità delle loro conoscenze, rimaste finora per
noi in gran parte misteriose. All’improvviso, infatti, ci viene in parte rivelata una verità
tenuta a lungo nascosta, della quale sembrava fosse degna, e di conseguenza potesse
disporre e godere, solo un’intelligenza superiore: la verità è che tutti gli esseri viventi
hanno in comune i campi di energia.
Riguardo alle profonde conoscenze possedute dagli antichi c’è chi ritiene che i nostri
antenati abbiano ricevuto in dono il loro sapere da visitatori, ben più evoluti degli
umani, giunti sul nostro pianeta dal cosmo. Secondo altri studiosi, invece, gli uomini
avrebbero sviluppato da soli un’enorme quantità di conoscenze che, rimaste
appannaggio di pochi, sarebbero state tramandate solo oralmente e per questo motivo
sarebbero andate in seguito perdute, dimenticate. Pare indubbio che in tutte le più
progredite civiltà antiche i mistici si tramandassero gelosamente le chiavi di una
saggezza profonda, ottenuta probabilmente attraverso severe discipline spirituali quali
lo Yoga, lo Zen e le differenti forme di meditazione.
Talora si incontrano persone non solo scettiche riguardo alle sperimentazioni compiute
con dei modelli di piramide, ma addirittura fortemente ostili; indagando sulle
motivazioni che stanno alla base di un atteggiamento tanto rigido è facile scoprire che i
detrattori spesso sono ex sperimentatori rimasti delusi. Non a tutti è concesso di essere
predisposti verso i poteri della piramide, come non tutti sono portati per il disegno, il
canto o la matematica, ma non è il caso di sentirsi frustrati: quando si tratta di
predisposizioni naturali l’esserne privi non può in alcun modo essere considerato una
colpa.
Oltre a un’inclinazione naturale, non accentuabile con la volontà, per poter compiere
una valida sperimentazione sono necessarie altre doti: occorre, per prima cosa, essere
molto precisi nell’eseguire correttamente il procedimento richiesto. Non tutti gli
sperimentatori hanno uguale attenzione per i particolari: alcuni non si attengono
strettamente alle norme da osservare, ma ciò può influire negativamente sui risultati.
Un atteggiamento mentale da evitare, in quanto totalmente in contrasto con lo spirito
aperto del ricercatore, è quello, piuttosto diffuso e molto discutibile, di coloro che non
si avvicinano neppure alla ricerca, perché ritengono che ormai la scienza abbia
raggiunto il suo massimo sviluppo e quindi ciò che non rientra nelle conoscenze
acquisite appartiene alla fantasia o comunque alla non-scienza.
A chi la pensa così si deve opporre che la scienza, certamente e per fortuna, non è
ancora arrivata a fine corsa, anzi il suo progresso avanza e si può essere sicuri che
continuerà a procedere. Se non si acquisissero infatti sempre nuove conoscenze, per
esempio, non si potrebbero guarire malattie fino a pochi anni fa giudicate inguaribili, e
parimenti non si potrebbe neppure sperare di salvare in futuro la vita a quei malati che
oggi paiono condannati perché colpiti da malattie definite, per ora, incurabili.
Ricercare significa proprio cercare di nuovo, riesaminare con grande attenzione, e con
la mente libera da pregiudizi, con chiarezza e con coraggio, senza darsi per vinti di
fronte alle inevitabili difficoltà. Significa conoscere sulla base dell’esperienza, e ciò è
sempre utile in quanto serve a progredire anche se non si ottiene immediatamente un
risultato positivo. Lo sperimentare inoltre non è un’attività adatta per chi si aspetta di
giungere subito alle conclusioni o vedere in fretta i risultati, ma per chi sa quanto è
importante nella vita saper avere pazienza.
La piramide nasconde numerosi segreti: non si sa ancora spiegare con rigore scientifico
perché la sua forma riesce a influenzare ciò che viene posto nel suo spazio interno, ma è
provato che questa influenza esiste e se si lavora con serietà si potranno ottenere
risultati positivi, come avviene in qualunque settore dell’attività umana.
Indipendentemente dai risultati che si riescono a raggiungere, resta comunque
indiscutibile il fatto che occuparsi di sperimentazioni significa svolgere un’attività
sempre sorprendente e interessante, spesso persino divertente.
L’influenza delle macchie solari
Come premessa al discorso sugli esperimenti da effettuare in casa con un modello, sia
di piccole sia di vaste dimensioni, è importante sottolineare che le piramidi presentano
un potenziamento della loro attività nei periodi in cui è più intensa l’attività delle
macchie solari; tali periodi sono quindi i più favorevoli per le sperimentazioni.
Questa osservazione è stata universalmente confermata dagli studiosi che hanno
confrontato i risultati degli esperimenti in piramide con il livello di perturbazione delle
macchie solari e hanno constatato la ripetuta coincidenza della massima attività, pare
basata sul fatto che i campi di forza, ricchi di energie elettromagnetiche, influenzano in
ogni ambito la vita della terra e quindi influiscono anche sull’attività delle piramidi.
Ma che cosa sono le macchie solari? Esse si presentano come aree scure che disegnano
la superficie solare. Osservate per la prima volta molti secoli fa, molto prima
dell’invenzione del telescopio, vennero inizialmente considerate come ombre causate
dalla presenza di oggetti posti tra la Terra e il sole.
Fu solo il solito perspicace Galileo, nel 1610, a comprendere che esse invece erano
localizzate sulla superficie solare; egli, osservandole, dedusse inoltre che il sole
ruotava sul proprio asse in un mese circa. Studi successivi hanno stabilito che la massa
solare, essendo gassosa, è composta di parti che ruotano a differenti velocità, e
un’intera rotazione può variare tra i venticinque e i trentatré giorni.
Al momento della loro formazione le macchie solari sono cavità scure con un diametro
di oltre millecinquecento chilometri, ma data la lontananza sembrano decisamente
piccole; alcune scompaiono dopo poche ore di vita, altre aumentano fino a raggiungere
dimensioni di molto superiori a quelle della Terra e persistono anche un mese.
La parte centrale di ogni macchia appare più scura ed è chiamata ombra, la parte
esterna penombra, ma in realtà la loro tinta scura è tale solo per il contrasto con
l’atmosfera che le circonda ed è, al contrario, molto luminosa.
La causa che determina la comparsa delle macchie solari non è ancora nota, ma da
accurate osservazioni, effettuate nel corso del XIX secolo, risulta che il numero delle
macchie solari segue un ciclo di undici anni: dopo un progressivo aumento viene
raggiunto un livello massimo oltre il quale le macchie decrescono fino quasi a
scomparire.
È interessante il fatto che queste macchie sono fortemente magnetizzate e quelle più
grandi, che compaiono spesso a coppie, presentano poli magnetici opposti. Si è
osservato che più il sole è perturbato dalla loro presenza e più gli esperimenti con la
piramide hanno un esito positivo, mentre al contrario quando è minore l’attività
magnetica sul sole è anche meno efficace il funzionamento della piramide, che potrebbe
essere considerata, a questo proposito, come uno strumento eccellente per rilevare i
campi energetici che si riversano sul nostro pianeta. La misteriosa forza che agisce
all’interno della piramide non si annulla comunque mai, neppure nei periodi di totale
calma solare e ciò fa ritenere che la struttura piramidale amplifichi l’energia esistente.
Ora è giunto il momento di presentare alcuni semplici esperimenti da effettuare con la
piramide e di augurare buon lavoro a chi si accinge a sperimentare!
La qualità di aria e acqua
La qualità dell’aria all’interno della piramide sembra essere notevolmente migliore e
più salubre, rispetto alle caratteristiche di quella esterna; si può anche osservare che il
fumo, sia di sigaretta sia di pipa, si dissolve più velocemente all’interno della piramide
che all’esterno.
Per trattare l’acqua è necessario porre il recipiente che la contiene in una piramide di
dimensioni adeguate e lasciarvelo per almeno un giorno; il centro del recipiente deve
essere sistemato a un terzo dell’altezza della piramide.
C’è chi ritiene che piccoli quantitativi di liquido, inferiori al litro, possano essere
trattati anche per sole otto ore, ma è preferibile non avere fretta. L’acqua trattata, una
volta tolta dalla piramide, mantiene inalterate a lungo le caratteristiche acquisite, ma va
conservata in un recipiente chiuso e tenuta all’ombra o in frigorifero.
L’acqua trattata in piramide può essere usata come bibita, in luogo dell’acqua minerale,
ma si dimostra ottima per lavare i capelli in quanto spesso riesce a migliorare lo stato
del cuoio capelluto e fa diminuire o addirittura sparire la forfora in pochi lavaggi. Essa
inoltre risulta utile come coadiuvante dei normali disinfettanti nella pulizia di abrasioni,
piccole ustioni, calli, verruche e altri lievi, ma fastidiosi problemi dermatologici. In
cucina l’acqua trattata nella piramide può essere usata per cuocere i cibi o per
sciogliervi alimenti solubili quali il caffè e il latte in polvere o le minestre liofilizzate,
che diventano particolarmente gradevoli. Diversi ricercatori affermano che l’acqua
inquinata da zinco e rame (posta in un contenitore sigillato) si depura dopo un periodo
di riposo di due settimane dentro la piramide; cercare di migliorare la qualità
dell’acqua che scende dai rubinetti cittadini sarà comunque un tentativo encomiabile.
Come prolungare la giovinezza
La durata media della vita umana è in continua crescita, ma non ci si accontenta solo di
vivere a lungo, si aspira a restare giovani e a poter vivere gli anni della maturità e della
vecchiaia con un corpo integro, come se il tempo non fosse trascorso o, per lo meno,
non avesse lasciato tracce spiacevoli. Ottenere un tale risultato infatti significherebbe
godere, contemporaneamente, della saggezza tipica della maturità e del vigore della
gioventù e, detto con altre parole, significherebbe aver conquistato l’eterna giovinezza,
sogno inseguito da molti ma, come per i beni più preziosi, raggiunto da pochi.
Ci si può far tendere la pelle del viso, ci si può anche far togliere il doppio mento,
rimodellare i glutei e tingere i capelli, si possono acquistare tutti i più recenti ritrovati
della moderna cosmesi, ma ciò aiuta solo ad apparire giovani, non a esserlo.
Un’alimentazione curata e varia, povera di grassi animali e ricca di fibre, di vitamine e
di sali minerali, nella quale non manchino alcuni alimenti che si possono definire
prodigiosi, come lo yogurt e il germe di grano, è fondamentale per mantenersi a lungo in
buona salute. Ma oltre a seguire una dieta semplice e salutare come quella mediterranea
è importante non dimenticare mai il segreto per mantenersi giovani a lungo: curare lo
spirito quanto e forse più del corpo. Per rimanere giovani è necessario, infatti, sapersi
ancora interessare al mondo, entusiasmare, stupire, innamorare (di un altro essere
umano, ma anche di un cucciolo di animale, di una musica, di un fiore o di un
paesaggio…)
Un antico e saggio detto afferma che a vent’anni si ha il volto che ci è capitato per caso,
ma a quaranta quello che ci meritiamo…
Per vincere la dura battaglia contro il tempo c’è chi si affida al farmacista e ingurgita
tisane accompagnate da infinite, e spesso inutili, pillole di vitamine e di integratori
alimentari.
A un certo punto della vita spunta magari la pancetta e allora scatta la corsa alla
palestra, spesso abbandonata; in pochi tuttavia riflettono sul fatto che respiriamo male
ed è il respiro che ci tiene in vita. Poiché si tratta di una funzione automatica e
involontaria accade che non prestiamo alcuna attenzione proprio a ciò che sta alla base
dell’esistenza. Se, con uno sforzo di volontà, impareremo a respirare a fondo saremo
più vivi e più vivaci, perché staremo sicuramente meglio, in quanto il nostro sangue
meglio ossigenato potrà nutrire a fondo tutte le nostre cellule.
L’ideale poi sarebbe poter respirare aria pulita, ma questo spesso resta un sogno…
Nella lotta per allungare la giovinezza anche la piramide può essere benefica: migliora
la qualità dell’aria; consente di ottenere l’acqua che, applicata sull’epidermide, agisce
come un ottimo tonico, mentre se viene bevuta pare eserciti un notevole potere
ricostituente.
Poiché infine è nota a tutti l’importanza che il riposo ha sull’aspetto fisico, non si può
trascurare il fatto che a chi dorme al riparo di una piramide sono sufficienti meno ore di
sonno per sentirsi riposati e per svegliarsi perfettamente rilassati, con la pelle più
distesa e un ottimo aspetto generale. Gruppi di scienziati all’avanguardia in Giappone,
nell’ex Unione Sovietica e negli Stati Uniti si interessano alla bioelettricità, cioè alle
caratteristiche elettromagnetiche dell’organismo umano il cui campo di energia si
irradierebbe oltre i confini materiali del corpo e formerebbe la ben nota ‘aura’, cioè
l’involucro elettrico che circonda ogni essere vivente e talora assume una leggera
colorazione bluastra.
Secondo i mistici, convinti di poter osservare l’aura di ogni uomo, il deterioramento
fisico che si determina con l’invecchiamento si manifesterebbe prima con una netta
diminuzione dell’aura. Gli scienziati che si interessano di questi problemi ritengono che
l’elettroterapia potrebbe non solo influenzare i ritmi del metabolismo delle cellule ma
anche alterare la loro struttura facendole reagire come se fossero tornate giovani. Essi
inoltre affermano anche di poter stimolare con un apparecchio, detto magnetizzatore, i
centri energetici dell’aura (detti vortici o chakra). Il flusso magnetico emanato
dall’apparecchiatura non provoca mai sensazioni sgradevoli o dolorose, ma determina
al contrario una piacevole sensazione di calore. Dal rafforzamento della cellula deriva
il generale miglioramento dello stato di salute di chi si sottopone al trattamento.
C’è anche chi, basandosi su una statua in calcare, risalente circa al 3700 a.C.,
raffigurante un sacerdote che tiene saldamente nelle mani due verghe, afferma che,
anche nell’antico Egitto, si fosse a conoscenza del metodo dell’elettromagnetismo per
potenziare le proprie energie. Certo, se gli Egizi avevano una conoscenza così profonda
dei campi d’energia da saperli usare per potenziare le correnti di energie del corpo non
è assurdo ritenere che abbiano messo queste loro conoscenze nella loro più nota e
colossale costruzione. Per il momento è ancora prematuro affermare che le piramidi
possano rivelarsi utili nel campo della bioelettricità, ma è innegabile che siano
strumenti in grado di produrre campi di energia analoghi a quelli che si generano con le
apparecchiature usate per l’elettromagnetismo.
La disidratazione, la mummificazione
Uno dei fenomeni più semplici da osservare, sfruttando i poteri di un modello di
piramide, consiste nella disidratazione di frutti, verdure, pesci o carni collocati nel suo
spazio interno. Il rimpicciolirsi e il raggrinzirsi degli alimenti è variabile, in quanto è in
funzione della quantità d’acqua che contengono all’origine. I cibi rimpiccioliscono
maggiormente quanta più umidità e quanta meno fibra contengono. L’alimento trattato
non si decompone, ma perde velocemente gran parte della sua acqua e diviene inerte,
senza deteriorarsi: questo fenomeno si ritiene possa accadere in quanto l’energia della
piramide ha il potere di distruggere i batteri negativi e impedire quindi l’avvio del
processo di decomposizione.
I frutti posti in piramide maturano più velocemente che se venissero conservati fuori e
si conservano commestibili più a lungo, senza marcire velocemente come spesso
avviene quando non sono trattati chimicamente. Anche prosciugati mantengono inoltre il
sapore del frutto fresco.
L’influsso della piramide sui cibi posti nella sua area d’azione è simile a quello che si
ottiene in campo medico quando si impiegano raggi di luce ultravioletta per eliminare i
batteri e per impedire che se ne sviluppino di nuovi. Questa proprietà della forma
piramidale è stata studiata con particolare interesse da un ricercatore californiano,
Verne Cameron, che constatò, parecchi mesi dopo che era stata posta nella piramide,
l’avvenuta mummificazione, ma anche l’incredibile commestibilità, di un pezzo di carne
di maiale e di una grossa porzione di cocomero.
Volendo si potrebbero riferire minuziosamente i risultati di moltissimi esperimenti
effettuati con i più vari alimenti: oltre alla carne di maiale e al cocomero, si è operato,
per esempio, con le uova, il latte e i legumi secchi, ma risulta certamente più
interessante fornire delle indicazioni di base che consentano a ognuno di divenire
sperimentatore e avviare una propria personale ricerca. Se si desiderano compiere
osservazioni che abbiano un valore scientifico è necessario sottostare ad alcune norme
semplici, che vanno però seguite rigorosamente, in quanto solo una procedura corretta
garantisce la validità dei risultati.
Prima di tutto è fondamentale impiegare cibi non trattati chimicamente e, anche se non
sempre sono facili da reperire, è necessario accertarsi che i prodotti da usare siano
stati coltivati biologicamente e non contengano conservanti che probabilmente
influenzerebbero il processo di disidratazione.
Una volta in possesso dei cibi idonei, ecco come si deve procedere: prima di porre un
alimento nella piramide per disidratarlo lo si deve pesare, andrà in seguito ripesato
ogni giorno e poi ricollocato, ben allineato, nella stessa posizione in cui stava
precedentemente. Un altro esemplare, il più possibile simile a quello posto nella
piramide, sarà posto all’esterno e verrà anch’esso pesato quotidianamente, in modo che
sia possibile constatare i mutamenti avvenuti nei due campioni.
Andrà naturalmente tenuto un quaderno sul quale registrare i dati iniziali relativi a
composizione, forma, dimensioni, colore degli elementi da disidratare e ogni altra
informazione giudicata interessante. Ogni registrazione, per motivi di completezza,
dovrà essere accompagnata dalla data e da qualsiasi osservazione che appaia
significativa.
Uno degli esperimenti solitamente ritenuti interessanti consiste nel porre in un
recipiente, poco profondo e assolutamente non metallico, un certo quantitativo di latte
non pastorizzato e poi collocarlo nella piramide, mentre se ne conserva un’uguale
quantità al di fuori. Nel volgere di pochi giorni si potrà osservare che ambedue i
campioni sono inaciditi, ma solo quello in piramide non sarà cagliato.
Negli Stati Uniti una ditta californiana, fornitrice di piramidi, allega ai suoi modelli le
istruzioni per la preparazione casalinga della ricotta: non si deve far altro che mettere
un bicchiere di latte (sempre non pastorizzato, cioè acquistato direttamente dal
produttore prima di ogni trattamento) direttamente sotto l’apice della piramide e
attendere che il contenuto presenti l’aspetto tipico di questo noto formaggio fresco.
Come nel caso di tutti gli altri esperimenti la piramide dovrà essere allineata lungo
l’asse nord-sud.

La frutta conservata in una piramide matura velocemente, ma si conserva a lungo, senza


deteriorarsi.

Chi non intendesse svolgere veri e propri esperimenti scientifici, avendo poca pazienza
e ancor meno precisione, qualità indispensabili a uno sperimentatore, ma desideri
impiegare i poteri della piramide per il suo diletto, potrà facilmente divertirsi a
disidratare alcune erbe. Far essiccare le erbe aromatiche infatti è semplicissimo: se
poste in piramide, a piccole manciate, essiccheranno in pochi giorni, mantenendo
pressoché inalterati molto a lungo il sapore, il profumo e il colore.
A proposito degli influssi della piramide sulla conservazione degli alimenti è
interessante notare che alcune industrie, probabilmente più attente di altre, hanno già
provveduto a creare imballaggi di forma piramidale allo scopo di garantire il miglior
livello di qualità finale ai loro prodotti. Sono certo ricordati da molti i piccoli cartoni
piramidali contenenti la panna, quelli di dimensioni maggiori per il latte e le estrose
confezioni a piramide ospitanti cioccolatini, queste ultime particolarmente gradevoli in
quanto realizzate in materiale plastico trasparente.
Per quanto riguarda la vita quotidiana, chi ha preso l’abitudine di conservare nella
propria dispensa riso, biscotti, caffè, legumi, frutta secca e qualsivoglia alimento in
contenitori piramidali può aver osservato un miglioramento del sapore, ma avrà notato
certamente l’assenza dei piccoli e fastidiosi insetti alati che purtroppo infestano talora
le dispense nel periodo estivo.
Un netto miglioramento nella qualità del prodotto si constata, con viva soddisfazione,
anche dopo aver conservato una bottiglia di vino da tavola e quindi non pregiato per un
paio di settimane in piramide. Una volta stappata la bottiglia rivelerà, se tutto è andato
bene, un contenuto di ottima qualità, ben differente da quello di una simile, ma non
trattata. Anche il risultato di questo test è soggettivo, ma vale certamente la pena di
provare…
Infine un’ultima osservazione: l’alluminio ha il potere di conservare e di trasferire
almeno in parte l’energia della piramide; infatti i cibi posti in fogli di alluminio
precedentemente lasciati nella piramide si conservano più a lungo del normale, senza
dover ricorrere alla refrigerazione.
I semi, le piante, i fiori e la piramide
In anni recenti molti scienziati hanno espresso la convinzione che i vegetali non siano
solamente vivi, ma siano persino sensibili, presentino cioè reazioni agli stimoli, come
tutti gli altri esseri viventi. Molte antiche popolazioni, per esempio gli indiani
d’America, lo hanno sempre affermato e sostenuto, scontrandosi con l’incredulità
generale. Solo gli amanti del verde hanno sempre istintivamente creduto che le piante
provino paura, piacere, stupore e molte altre sensazioni, e siano inoltre in grado di
comunicare tra loro e con gli altri esseri viventi, grazie a una forma particolare di
telepatia.
Fino al 1966 non si era mai potuta dimostrare la veridicità di una simile convinzione
con prove concrete, ma grazie agli esperimenti che l’americano Backster effettuò con
l’uso di un poligrafo, un apparecchio che misura le reazioni emotive mediante le
alterazioni che esse producono negli organismi, ciò è stato possibile.
L’ipotesi che Backster sostiene è che esista un collegamento a livello delle cellule per
cui ogni organismo vivente, sia uomo, animale o vegetale, può comunicare con le altre
forme vitali attraverso una forma superiore di telepatia e quindi la distanza non
costituisce un ostacolo.
Chi crede che le piante partecipino alla coscienza universale ritiene che uomo e
vegetali possano scambiarsi energie benefiche, non nutre alcun dubbio sul potere
vivificante della natura e sostiene anche, per esempio, che un individuo stanco e deluso,
appoggiandosi con fiducia al tronco di un albero vigoroso, possa trarne conforto e aiuto
per ricostituire le energie perdute.
Sempre restando nella botanica e nel comportamento umano è da rilevare che negli Stati
Uniti sono stati pubblicati alcuni studi relativi agli effetti della preghiera sulla crescita
delle piante e alcune ricerche sulla maggiore germinabilità di semi tenuti, per diversi
minuti prima della semina, nelle mani di un guaritore che ‘tratta’ in seguito anche
l’acqua con la quale i semi vengono innaffiati. Da questi esperimenti risulta che forze
psico-fisiche invisibili possono modificare, anche profondamente, la vita delle piante.
Anche con l’utilizzo della piramide si è verificato che semi e piante, posti sotto la sua
struttura, agiscono diversamente da quelli tenuti all’esterno di essa. In generale si può
affermare che i semi germogliano più velocemente e producono esemplari più vigorosi
e che le piante crescono meglio e più rapidamente se conservate sotto la piramide.
Talora però è capitato di ottenere risultati contrari o controversi, sono stati osservati
comportamenti irregolari e incoerenti, ma ciò può essere giustificato dal fatto che,
sperimentando con elementi vivi, si è sottomessi a infinite variabili. Per chi si diletta a
coltivare l’orto o il giardino un esperimento estremamente semplice, ma interessante e
di cui si possono controllare dopo breve tempo i risultati, consiste nel porre alcuni
semi sotto un modello di piramide, allineandoli come sempre secondo l’asse nord-sud,
nel lasciarli una quindicina di giorni e poi nell’interrarli come di norma.
L’appassionato di giardinaggio, seminando direttamente in terra, contemporaneamente e
senza aver compiuto alcuna operazione preventiva, i semi che erano rimasti nella
bustina, potrà presto osservare il differente grado di sviluppo raggiunto dalle piantine e
trarre le debite conclusioni.
Uno degli esperimenti più noti sul quale si hanno molte testimonianze, ma che resta
interessante da eseguire, riguarda la coltivazione in piramide di alcune piante di
girasole. Gli esemplari controllati crescono di norma senza incontrare difficoltà,
compiono la loro rotazione da est verso ovest in circa due ore e ciò indipendentemente
dalla quantità di luce presente nell’ambiente, cioè con regolarità sia di giorno sia di
notte. Se però nella piramide viene inserita una calamita, in una posizione a metà strada
tra le radici e la parte aerea delle piante, la rotazione nella parte inferiore del fusto
cessa, mentre continua nella parte superiore; il girasole è comunque pronto a riprendere
la rotazione consueta non appena la calamita viene rimossa.
Si è anche osservato che un foglio di alluminio, posto in piramide a ovest delle piante,
ne impedisce la rotazione e inoltre ne blocca la crescita; sia la rotazione sia lo sviluppo
delle piante sono pronti a riprendere quando questo schermo viene tolto. Se il foglio
d’alluminio, che funge da schermo, viene tenuto per qualche tempo in piramide prima di
essere messo a ovest delle piante, perde però la sua capacità di inibire crescita e
rotazione dei girasoli. Come si è già avuto modo di affermare, l’alluminio sembra
essere il materiale più sensibile all’energia della piramide: non solo è in grado di
assorbirla totalmente, e la prova sta nel fatto che le piante ne restano prive, ma è in
grado di accumularla e di trasferirla all’esterno: fogli di alluminio tenuti per un po’ di
tempo in piramide e avvolti attorno ai cibi possono servire a conservarli freschi a lungo
senza dover usare il frigorifero.
Può essere interessante sapere che alcuni sperimentatori hanno anche provato a tenere
alcune piantine di pomodoro per circa due settimane in piramide prima di metterle in
terra e che i risultati del raccolto sono stati molto soddisfacenti, in quanto le piante
tenute in piramide hanno prodotto ben di più di quelle che erano state messe
direttamente a dimora.
I poteri della piramide possono logicamente essere sfruttati anche per rendere
rigogliose le piante d’appartamento: diversi sperimentatori sono concordi
nell’affermare che le piante conservate sotto una piramide crescono più velocemente e
immagazzinano una maggiore quantità d’acqua.
Il procedimento da seguire per sottoporre una pianta d’appartamento all’influsso della
piramide consiste nell’infilare uno spago sottile in un forellino creato nel vertice del
modello e nel sospenderlo, tramite lo spago, in modo che sovrasti la pianta. Chi
desidera mantenere rigogliose le proprie piante d’appartamento, senza dover essere
costretto ad appendere piramidi un po’ ovunque, può semplicemente innaffiare i vasi
con acqua che sia stata conservata per circa una settimana in piramide. L’acqua trattata
in piramide può essere adoperata concentrata, quando la quantità a disposizione è
molta, o diluita al 50% con acqua di rubinetto.
È risaputo che, per quanto riguarda la coltivazione delle piante, è buona regola
innaffiare i vasi con acqua ‘riposata’, raccolta cioè in anticipo e mantenuta a
temperatura ambiente, perché l’acqua in distribuzione nella rete idrica ha spesso una
temperatura di molti gradi differente da quella dell’aria e se versata direttamente sulle
radici può produrre un vero e proprio terremoto termico. Quale acqua può essere più
‘riposata’ di quella rimasta per giorni e giorni nella piramide? Il risultato è garantito, e
l’effetto derivato da questo uso dell’acqua trattata, oltre che di benessere generale degli
esemplari innaffiati, sarà anche di stimolo della crescita, come se anziché semplice
acqua si fosse distribuito anche un fertilizzante.
L’acqua trattata funziona anche nel caso in cui si desidera prolungare la vita di fiori
recisi: essi dureranno certamente più a lungo se verranno immersi in un vaso contenente
acqua precedentemente tenuta in piramide e non sarà necessario aggiungervi la solita
compressa di aspirina o una dose dell’apposito prodotto chimico che serve ad allungare
la troppo breve vita dei fiori.
Sempre restando nel piacevole mondo dei fiori si deve riferire un’altra applicazione
della piramide: essa è particolarmente utile per seccarli e per disidratarli mantenendo
inalterate la forma e i colori. È noto che maggiore è la velocità di essiccamento e
migliori sono le condizioni finali dei fiori e soprattutto dello stato di conservazione dei
loro colori: la piramide, acceleratrice della disidratazione, è perciò uno strumento
ideale.
Piccoli mazzi di fiori, composti in base alla comodità d’uso con elementi della stessa
specie, devono venir appesi capovolti nella piramide, trattenuti tramite uno spago
pendente dal vertice. Il tempo di permanenza necessario per raggiungere una completa
disidratazione è variabile, in quanto dipende dalla quantità di acqua contenuta nei
vegetali, ma non deve mai essere inferiore a qualche giorno (di norma una settimana).
Chi desidera appiattire foglie o petali, al fine di usarli per collage o per altre
composizioni, non deve fare altro che porre in piramide, a un terzo di altezza dalla
base, la pressa o i pesanti volumi che contengono i vegetali accuratamente distesi fra
due fogli di carta ad alto potere assorbente. Se si intendono essiccare più strati di
vegetali contemporaneamente, per guadagnare tempo, occorre sempre interporre del
cartone ondulato tra uno strato e il successivo. In questo modo nessun elemento può
venire in contatto con gli altri, come accadrebbe attraverso i semplici fogli di carta
assorbente.
Anche per riprodurre le piante con il metodo della talea si possono sfruttare i poteri
della piramide: generalmente infatti le talee poste a radicare in acqua tenuta all’esterno
della piramide sono più deboli e più lente nell’emettere le radici di quelle protette da
una struttura piramidale.
Chi intende far crescere le piante completamente al riparo della piramide è bene sappia
che non tutte le posizioni paiono garantire un uguale livello di crescita: solitamente le
piante collocate in prossimità del vertice crescono più velocemente, mentre la crescita
minima si riscontra negli esemplari appoggiati sul pavimento o lungo le pareti.
Può essere utile infine sottolineare che i vegetali, perché riescano a svilupparsi
felicemente, devono godere di una buona quantità di ossigeno e quindi la struttura
piramidale deve sempre consentire il ricambio dell’aria, mentre non vi devono essere
al suo interno grossi sbalzi di temperatura. Alcuni vivaisti si sono chiesti se sia
economicamente ragionevole costruire delle serre piramidali o se l’investimento non
sia conveniente. Prima di intraprendere simili progetti appare consigliabile attendere
che sia fatta maggiore chiarezza sui poteri della piramide: non sempre i risultati ottenuti
in botanica sono coerenti e quando si devono fare le cose in grande è prudente non
correre rischi.
Per allontanare gli insetti
È probabilmente capitato a molti, se non a tutti, di dover subire, soprattutto all’inizio
della primavera, l’assalto di intere colonie di formiche impegnate nella frenetica
ricerca di cibo: sarà perciò interessante sapere che il Ministero per l’Agricoltura degli
Stati Uniti ha riconosciuto e approvato l’uso delle piramidi come mezzo per allontanare
gli insetti.
E stato accertato, infatti, che piccole piramidi in legno, alte poco meno di un metro,
collocate in un pascolo, agiscono in modo che gli sciami di moscerini restino lontani
dalle mandrie. La stessa funzione viene esercitata dalla piramide modello in luoghi
chiusi e questo risultato non può essere ritenuto cosa da poco, perché normalmente per
allontanare gli insetti vengono usati insetticidi velenosi che, sparsi sul terreno,
penetrano in profondità nelle falde acquifere inquinandole più o meno gravemente.
Poter evitare l’uso di insetticidi rappresenterebbe quindi un grosso vantaggio
ecologico.
L’antipatia degli insetti per la forma piramidale è stata osservata in base al loro
comportamento: essi sono indotti a non avvicinarsi troppo alla piramide e a non
penetrare al suo interno, neppure se vi sono attirati da un’esca, cioè da un cibo a loro
particolarmente gradito. Il motivo della repulsione degli insetti per le strutture
piramidali, repulsione confermata da più parti, non è ancora appurato con certezza:
potrebbero essere infastiditi dalle stesse onde vibratorie, benefiche per le piante o per
gli esseri umani, che risulterebbero troppo potenti per esseri minuscoli, o potrebbe
verificarsi un’irradiazione per loro letale. La sperimentazione continua…
Per allontanare gli insetti nocivi dai terreni coltivati, sempre senza usare i pesticidi, si
può ricorrere anche alla raccolta di alcuni esemplari della stessa specie, che uccisi,
seccati, triturati, diluiti con acqua e poi spruzzati sulle coltivazioni, permettono in breve
tempo di disinfestare il terreno. Questo metodo di allontanamento degli insetti nocivi,
assolutamente valido (anche se non proprio gradevole nella fase preparatoria), merita
di essere utilizzato, ma la causa della sua efficacia rimane per ora avvolta nel mistero.
Si ritiene abbia successo perché le sostanze chimiche contenute nei corpi degli insetti
uccisi trasmettono un fetore che allarma gli invasori e li induce ad allontanarsi per
salvare la vita oppure perché richiama in gran numero i nemici naturali degli infestatori
che li annientano o ancora perché la vaporizzazione trasmette dei virus presenti nelle
carogne e fa ammalare gli infestanti decimandoli.
Affilare le lame
La capacità di mantenere affilate le lamette da barba e le lame in generale, sia di
coltelli sia di forbici, è certamente la più nota tra le diverse applicazioni realizzabili
con una piramide modello di piccole dimensioni.
Esiste persino un brevetto, precisamente il brevetto 91304, concesso negli anni
Cinquanta dall’Ufficio Brevetti cecoslovacco, riguardante un ‘Congegno per mantenere
il filo di rasoi e lamette da rasoio’ che testimonia questa facoltà. Nel brevetto viene
specificato che non si tratta di un affilatore di lame, bensì di un rigeneratore della
struttura cristallina del filo della lama. La piramide funge da cassa di risonanza: in essa
penetrano le onde magnetiche che provocano un riassestamento della deformazione
elastica (quindi temporanea) subita dai cristalli componenti il filo della lama.
Circa i tempi necessari per portare a termine l’esperimento i pareri sono piuttosto
discordanti: talvolta infatti è sufficiente una sola notte in piramide; per lame più grosse
occorre invece attendere più di un mese.
L’esperimento è decisamente semplice: occorre solo porre all’interno della struttura
piramidale una lametta da barba nuova e lasciarcela per circa una settimana, in seguito
si potrà toglierla quotidianamente per usarla, avendo l’accortezza di ricollocarla
sempre nell’identica posizione, a un terzo dell’altezza della piramide e con le lame
perpendicolari all’asse est-ovest. Il motivo per cui le lamette vanno poste
perpendicolari all’asse est-ovest, cioè con i lati taglienti verso questi punti cardinali,
sta nel fatto che le radiazioni cosmiche che penetrano nell’atmosfera terrestre sembrano
provenire maggiormente proprio da ovest.
La qualità delle rasature effettuate con una lametta tenuta in piramide, dopo aver subito
alcune oscillazioni nei primi due mesi di uso, diverrà in seguito stabile e la lametta
potrà venire usata con soddisfazione ancora molte volte, addirittura duecento volte se
all’origine si ha un prodotto di ottima qualità (cioè contenente un’alta percentuale di
acciaio). Pare che la presenza in percentuale nella lametta di molto materiale non
ferroso, cioè di qualità scadente, influisca negativamente sulla possibilità che l’energia
della piramide assolva bene il suo compito e cioè quello di favorire il riprodursi dei
cristalli tipici della struttura delle lamette che, trovandosi sulla parte tagliente, vengono
asportati con l’uso.
La meditazione in un modello da esperimenti
Sono numerose le tecniche di meditazione, originarie dell’Oriente, ma ormai diffuse e
ben radicate un po’ ovunque nel mondo, che aspirano a far acquisire ai praticanti,
attraverso una maggiore capacità di concentrazione mentale, la liberazione dalle paure
e quindi anche dall’ansia.
Pur presentando tra loro notevoli differenze (alcune infatti si presentano come pura
tecnica, altre come filosofie, altre ancora hanno le caratteristiche delle fedi religiose),
tutte queste pratiche tendono a raggiungere un unico fine: fornire all’individuo una
serena consapevolezza riguardante se stesso e il mondo che lo circonda.
Le tecniche di meditazione prestano sempre grande attenzione al momento presente,
cercano di puntualizzare l’attenzione su ciò che accade ‘qui e ora’ e non invece, come
troppo spesso succede, su quello che già è stato, si è ormai concluso e quindi esiste
solo nella memoria, o su quello che si deve ancora verificare e quindi in realtà non c’è
ancora e forse non ci sarà mai.
Il presente è il tempo in cui si deve vivere, un presente non sprecato, ma vissuto con
grinta, diverrà un buon passato nel ricordo e determinerà con alta probabilità un buon
futuro; il presente è l’unico tempo che possediamo, è l’unico momento reale.
Un aiuto concreto per vivere più consapevolmente nel presente deve provenire da
qualcosa che sia sempre e infallibilmente a portata di mano, in modo che sia sempre e
ovunque possibile attuare la meditazione. Che cosa potrebbe essere più presente e più
adatto a questo scopo di ciò che rappresenta la vita stessa, il respiro? Che cosa può
essere più vicino, più ‘qui e ora’?
Ecco perché la saggezza orientale pone tanta attenzione su una respirazione
consapevole; ci si concentra sul fiato che entra in noi e poi fuoriesce, si cerca di
mantenere l’attenzione della mente ferma sull’atto del respirare e sul fatto che tutte le
sensazioni e i messaggi che il corpo ci invia non sono permanenti, ma volubili,
passeggeri.
Allo stesso modo, è ogni altro aspetto della vita e allora ne deriva che si cerca di
attuare in ogni azione un giusto impegno e un corretto coinvolgimento, ma senza che si
generi un eccessivo attaccamento alle cose del mondo per loro natura mutevoli.
L’atteggiamento mentale corretto è quello di chi mantiene un comportamento interessato
a ciò che ci circonda, ma contemporaneamente libero e distaccato. Raggiungere un
simile stile di vita può sembrare semplice, ma non lo è per nulla, è semplice solo a
parole, difficile da attuare: occorre una grande costanza nel meditare, un impegno
convinto, ma in cui non bisogna essere troppo tesi né troppo rilassati, perché in
ambedue i casi ci si allontanerebbe dalla meta. L’impegno a meditare dovrebbe essere
quotidiano e molte testimonianze stanno ad affermare che chi medita al riparo di una
piramide sembra ottenere parecchi vantaggi. Poiché la piramide è in grado di alterare
lo stato mentale di chi si pone al suo interno, è ragionevole pensare che coloro che
meditano al riparo di una piramide, in condizione di assoluta concentrazione e
tranquillità, esprimano grande soddisfazione per i risultati.
Il primo degli effetti derivati da una simile abitudine, e forse il più importante, consiste
nel fatto che meditare racchiusi da questo spazio particolare sembra più semplice che
farlo altrove e quindi induce a perseverare, a non mollare di fronte alle prime difficoltà
di concentrazione, a tener duro quando si è stanchi o non si ha voglia di continuare.
Chi medita al riparo di una piramide modello riscontra inoltre un profondo e benefico
senso di rilassamento, l’allontanamento da eventuali elementi di disturbo e dai rumori
(voci, traffico, suono del telefono): si attenuano i pensieri e diminuiscono le possibilità
di distrazione, aumenta il senso di tranquilla solitudine, di lontananza da tutto. Tutto ciò
porta a una maggiore concentrazione, mentre si avverte la netta sensazione di essere
circondati da un campo di forze positive, che talora percorrono tutto il corpo e si
esprimono attraverso delle vibrazioni.
Meditando in piramide, dunque, si perviene a un maggiore distacco dai problemi
quotidiani, crolla la tensione nervosa, senza che si compia alcuno sforzo per
allontanarla, mentre, restando in campo fisico, accade che si percepiscano con
chiarezza i tranquillizzanti battiti del proprio cuore. C’è chi, tra i praticanti in piramide,
afferma di aver accresciuto decisamente le proprie energie psichiche e fisiche, attuando
una totale rivitalizzazione del proprio essere; tra gli studenti sono numerosi quelli che
affermano di aver tratto profitto dalla propria migliorata capacità mnemonica.
Moltissimi sono coloro che affermano di aver goduto di immagini vivissime e piene di
colori, sogni prima mai sognati, musiche celestiali; in generale inoltre chi medita perde
la sensazione del tempo o ha la sensazione che esso trascorra più velocemente.
Trattandosi di effetti soggettivi, estremamente difficili per non dire impossibili da
valutare con certezza scientifica, non si può fare altro che riferirli, lasciando poi a
ognuno la libertà di credere o meno a tali affermazioni. Rilassamento, creatività
aumentata, lucidità mentale sono comunque sensazioni presenti in numerose
testimonianze e costituiscono delle costanti, mentre se le esperienze narrate si
basassero sullo scatenamento della fantasia sarebbero probabilmente relative a una
miriade di situazioni sempre diverse. Considerando che i racconti di simili esperienze
non giovano in definitiva a nessuno, non si comprende perché gli sperimentatori
dovrebbero mentire; pur pensando che qualcuno fra loro abbia un atteggiamento
psicologico particolarmente ben disposto verso i poteri della piramide, non si deve
dimenticare che vi sono anche testimonianze sorprendenti rese da scettici o da persone
inizialmente molto dubbiose.
È accaduto naturalmente anche che qualcuno, pur meditando sotto la piramide, non
abbia riscontrato alcun particolare risultato, ma per la verità si deve affermare che sono
davvero pochi coloro che dichiarano di non aver notato alcuna differenza tra il meditare
in piramide e il farlo in altro luogo. Quasi la totalità degli individui che si sono
sottoposti all’esperimento è concorde nell’affermare quanto meno che sotto la piramide
è impossibile essere tesi e irritabili.
È altresì noto che esistono luoghi più favorevoli di altri allo sviluppo dell’energia e
che nello spazio interno della piramide modello la parte superiore è quella dove
l’energia ha una frequenza più elevata, mentre verso la base l’energia genera solo una
gradevole sensazione di calore.

Rilassarsi e meditare sotto la piramide modello è un’esperienza che ciascuno dovrebbe provare
almeno una volta, per verificarne tutti i benefici effetti.
L’importanza della corretta aerazione del modello
Le uniche esperienze negative riscontrate tra i praticanti la meditazione nello spazio
piramidale parlano di emicranie generate da una permanenza prolungata all’interno del
modello e si possono far risalire probabilmente a una parziale carenza di ossigeno.
È importante, a questo proposito, porre l’attenzione su un fatto: una piramide da
meditazione deve sempre avere nella sua parte alta alcuni fori, su ogni faccia appena al
di sotto dell’apice, e inoltre dovrebbe essere costruita in modo da consentire una buona
circolazione dell’aria anche nella parte bassa, altrimenti si corre il rischio di soffrire di
un’insufficienza di ossigeno, con conseguenti capogiri, senso di stordimento e, nei casi
peggiori, svenimento.
UN CAPPELLO A FORMA DI PIRAMIDE

Non vi siete mai chiesti perché, da sempre, nell’iconografia tradizionale, i maghi e le fate sono
rappresentati mentre indossano affascinanti cappelli conici, al punto che si può affermare siano
addirittura caratterizzati dall’uso di simili copricapi?
Pare che l’origine di questa tradizione risalga molto addietro nel tempo, a quando questi insoliti
cappelli, connessi con il culto egizio del dio solare Ra, sempre decorati riccamente, perché dovevano
testimoniare il rango elevato di chi li indossava, erano portati dai sacerdoti che desideravano ricercare
un contatto con la divinità; secondo alcuni studiosi, possedevano il potere di concentrare su di sé
l’energia elettromagnetica del sole o di qualche ente superiore.
In epoca moderna solo a un personaggio dotato di grande fantasia poteva venire in mente di creare
cappelli non conici, ma a forma di piramide e di metterli in commercio: quest’uomo è un ingegnere
cecoslovacco, quel Karl Drbal a cui si devono i primi esperimenti con le piramidi in miniatura e anche il
brevetto della piramide rigeneratrice di lamette da barba.
Ognuno è libero di credere all’influenza del cappello piramidale o di sorridere circa i suoi poteri, ma
molti sperimentatori riferiscono di sentire un grande flusso di energia che scende a spirale dalla punta
del copricapo fin sulla testa di chi lo indossa sia pure per poco tempo, mentre altri affermano di aver
tratto giovamento per il proprio mal di testa semplicemente mettendosi il cappello!

Chi si serve della piramide da meditazione nelle ore notturne per dormirvi all’interno
può trascorrervi tranquillamente parecchie ore: infatti il tempo che si può passare
all’interno di un modello di piramide è inversamente proporzionale alla quantità di
attività che vi si svolge e che causa il consumo di ossigeno.
Se si resta immobili o quasi, in quanto si dorme, si può soggiornare a lungo in piramide,
ma quanto più è dinamica l’attività svolta nel suo spazio tanto minore deve essere il
tempo trascorso al suo interno e tanto maggiore deve essere il ricambio dell’aria.
Far l’amore in piramide può essere una buona idea, anzi ottima e considerato che la
piramide intensifica ogni sensazione ben vengano quelle gradevoli, ma attenti alla
corretta aerazione dello spazio se non volete rischiare che il partner cada in deliquio e
non per vostro merito… La stessa raccomandazione va rivolta a chi desidera compiere
vigorosi esercizi ginnici nello spazio piramidale!
Un’incubatrice insolita
Ognuno ha certamente avuto occasione, nel corso dell’esistenza, di sperimentare quanto
sia determinante, al fine di ottenere un esito favorevole delle proprie azioni, il credere
fermamente nella validità di ciò che si sta facendo. Pensare in termini positivi, avere
fiducia nelle proprie capacità, avvertire come amici gli esseri che ci circondano e
contare sulla benevolenza della natura, risulta di grande aiuto nelle difficoltà che si
incontrano inevitabilmente nella vita.
È in definitiva proprio il sentirsi più o meno in armonia con tutto ciò che ci avvolge che
fa sì che gli stessi avvenimenti siano vissuti in modo totalmente differente da persone
che hanno raggiunto un diverso livello di ‘simpatia’ con il mondo. Può sembrare
incredibile, ma la piramide può aiutarci anche in questo delicato campo, fungendo da
incubatrice di forme-pensiero, cullando i nostri desideri per aiutarci a realizzarli,
incoraggiandoci ad affrontare gli aspetti meno gradevoli della realtà. Naturalmente in
questo settore si sperimenta soggettivamente, per cui non si possono gridare verità
assolute, si può solo indicare la strada seguita con successo da qualcuno sperando che
il percorrerla risulti utile a molti.
Sono in numerosi a sostenere che usando la piramide-incubatrice viene accresciuto il
potere della preghiera e vengono spesso esaudite le richieste dei devoti; c’è chi afferma
di ottenere vere e proprie risposte alle proprie domande, chi solo una maggiore
serenità.
Il procedimento da seguire per sperimentare è semplice, ma va rispettato con cura:
occorrono una piccola piramide di cartone e una serie di fogli di forma triangolare e di
quattro differenti colori; si useranno fogli verdi per ottenere responsi riguardanti la
sfera affettiva, azzurri per avere gli stessi relativamente al campo medico, gialli perché
si sviluppi una migliore intuizione e arancioni per migliorare lo stato di chiarezza
mentale (e con esso tutta l’esistenza).
Su un foglio di colore adeguato alla richiesta che si intende formulare, o comunque
favorire, si presenta il quesito in modo chiaro, sintetico e specifico. Nel caso, non
infrequente, in cui si abbiano le idee confuse circa il responso che si desidera ottenere,
è meglio attendere di aver fatto chiarezza e solo in seguito esprimere la richiesta.
Il foglietto triangolare, dopo essere stato piegato tre volte, viene posto in piramide,
naturalmente allineato sulla linea nord-sud, e lì lasciato per un periodo che può variare
da tre a nove giorni; in questi giorni il richiedente dovrà concentrarsi quotidianamente
sul pensiero che desidera sviluppare. Quando si avverte che l’incubazione ha avuto
termine si estrae il biglietto, lo si stende e gli si dà fuoco completamente, evitando che
rimanga qualche frammento non bruciato, in modo da liberare con questa azione la
forma-pensiero che così potrà realizzarsi pienamente.
Gli effetti della piramide in campo medico
È corretto ritenere l’influsso della piramide in medicina esclusivamente un trascurabile
effetto placebo o si devono considerare scientificamente gli effetti che i campi
magnetici possono produrre sugli individui? E anche se si trattasse solo di un effetto
placebo, di un influsso della psiche sul corpo, perché non esaminarlo con attenzione? In
ogni individuo convivono due elementi base: corpo e mente, non siamo solo corpo e
neppure solo mente ed è quindi vano curare unicamente i sintomi delle malattie perché
un’eventuale guarigione, pur importante, sarebbe solo temporanea. Per curare in modo
definitivo si devono ricercare le cause che hanno indotto l’organismo ad ammalarsi.
Spesso esse risiedono nella mente, che ha un enorme potere e può pertanto influire in
modo determinante sullo stato di salute e di benessere complessivo degli individui.
La medicina alternativa attribuisce alla mente la responsabilità di malattie gravi e
diffuse, tra cui anche alcuni tumori, ed è innegabile che a parità di qualità della vita,
tipo di lavoro, grado di inquinamento e così via, gode di salute migliore chi è più
soddisfatto di sé e della propria esistenza. Il magnetismo è stato usato in medicina fin
dall’antichità per la cura degli spasmi, della gotta e delle malattie del fegato; negli
ultimi due secoli sono stati brevettati alcuni congegni tesi, mediante un lieve impulso
elettrico, ad agevolare la circolazione del sangue, a migliorare il metabolismo e a
facilitare la guarigione. Questi apparecchi erano destinati al trattamento di affezioni
cardiache, toraciche o cerebrali.
Chi crede alla medicina elettromagnetica e si occupa da anni di studiare gli effetti della
piramide anche in campo medico, pur ritenendo per prudenza prematuro parlare di veri
e propri effetti terapeutici e pur escludendo, per ora, la possibilità di usare
diffusamente la piramide in questo importante settore, riferisce che molti pazienti hanno
attestato la validità di sedute all’interno della piramide per alleviare le emicranie,
l’artrite o i reumatismi o hanno tratto beneficio dall’uso di acqua, precedentemente
trattata.
Un laboratorio di ricerca psichica operante a Los Angeles, l’E.S.P. Laboratory, effettua
nella sua sede, attrezzata con piramidi alte circa due metri, molte sperimentazioni in
campo medico e afferma di essere in grado di ottenere risultati soddisfacenti e
incoraggianti.
C’è anche chi associa all’elettromagnetismo un trattamento con luci colorate, quali per
esempio le luci blu. Le radiazioni di luce blu sembra abbiano l’effetto di restituire
equilibrio al corpo favorendo anche la guarigione delle infezioni. Di seguito
elenchiamo alcuni significativi risultati raggiunti, ma data la complessità e la gravità
dei problemi che si devono affrontare in campo medico non riteniamo di poter garantire
che questi risultati siano sempre perseguibili.
– La permanenza, anche breve, all’interno della piramide prima di un prelievo di
sangue pare tenda a normalizzare i valori di campioni di sangue risultati
precedentemente anormali.
– La temperatura dell’epidermide, misurata alle estremità del corpo, aumenta
notevolmente quando l’individuo viene posto all’interno della piramide.
– Sono in molti a testimoniare che le ferite guariscono più velocemente e non si
generano complicazioni quando un soggetto può trascorrere parte del suo tempo in
piramide. I ricercatori che studiano l’energia della piramide si occupano anche dei
poteri dei guaritori e dell’energia che si sprigiona dalle loro mani, in quanto sono
convinti di trovarsi di fronte a fenomeni sostanzialmente analoghi, cioè a manifestazioni
differenti, ma determinate dalla stessa forma di energia.
Vivere in una piramide

C’è chi vive in uno spazio piramidale


Già molto tempo addietro Buckminster Fuller, scienziato e scrittore, inventore tra
l’altro della cupola geodesica, affermò che l’uomo avrebbe dovuto abitare spazi di
forma diversa da quella consueta a scatolone, cioè caratterizzata da angoli retti. Egli
riteneva che proprio le strutture ad angolo retto interferissero pesantemente sulla
propagazione delle onde elettromagnetiche, delle onde radio e della luce, per cui negli
spazi con angoli retti avvengono scontri le cui risonanze disturbano chi ci vive; Fuller
asseriva che nelle abitazioni si dovessero impiegare angoli acuti e ottusi.
A San Francisco è stato in seguito costruito un grattacielo dalla forma vagamente
piramidale che, secondo i progettisti, offre indubbi vantaggi: ogni piano per esempio ha
un’estensione diversa dagli altri per cui chi ha necessità di una certa metratura sceglie
di abitare un certo piano e può occuparlo interamente; la posizione degli ascensori
inoltre è tale che essi non interrompono mai la visuale del paesaggio.
Non mancano edifici con funzioni diverse come le chiese o i teatri; per esempio una
chiesa di Houston, in Texas, riproduce in scala la Grande Piramide. All’esterno è
rivestita di lastre di alluminio dorato ed e circondata da ampi spazi a verde; all’interno
predominano materiali naturali come il legno e i mattoni.
Vivere in una vera piramide è un’esperienza inconsueta,
certo molto stimolante, ma riservata per ora a pochi,
anche se aumenta sempre più l’interesse degli architetti
e degli urbanisti nei confronti di questa forma, così
dinamica e ‘magica’.

Sarebbe certamente interessante sperimentare l’influsso dello spazio piramidale sulla


capacità di concentrazione degli studenti, se non costruendo scuole a forma di piramide
almeno ponendo cabine studio piramidali nelle aule o nelle biblioteche. Se tuttavia
rispetto agli effetti suscitati da questi spazi pubblici sui loro occupanti non si hanno
testimonianze, abbondano le persone che hanno costruito e abitano in case unifamiliari a
forma di piramide. Alcuni cittadini aperti e coraggiosi degli Stati Uniti si sono infatti
trasformati in pionieri della sperimentazione e hanno attuato progetti di case piramidali
che consentono loro di vivere quotidianamente in un ambiente ritenuto più salutare e
ricco di influssi benefici.
Le testimonianze di chi abita in questi spazi inconsueti, per la tipologia domestica
unifamiliare, sono concordi nell’affermare che il più grande mutamento da quando è
avvenuto il trasferimento in piramide si è verificato a livello spirituale. Senza voler
togliere alcun merito alla casa piramidale, va comunque sottolineato che coloro che
decidono di abitare in una piramide sono già in partenza individui molto vivaci, curiosi,
interessati, dotati di uno spirito aperto alle novità e disponibile verso tutto e tutti, per
cui esiste una condizione mentale positiva che la piramide contribuisce ulteriormente a
sviluppare.
Un’abitazione di questo tipo infatti non può lasciare indifferenti: sovrasta, incombe e
crea uno spazio-tempo davvero particolare, dove ogni gesto pare acquistare un senso
chiaro, avere uno scopo preciso: in una piramide non si vive mai per caso, ma sempre
per scelta. Chi abita uno spazio così particolare e inconsueto diviene automaticamente
soggetto e oggetto di continue sperimentazioni, tutta la sua esistenza di fatto è tesa verso
la conoscenza.
Le caratteristiche tecniche di un progetto
Gli architetti che si interessano allo studio di edifici a piramide sono concordi
nell’affermare che in fase progettuale vanno rispettate alcune norme basilari, pena la
diminuzione o l’annullamento dei poteri energetici dell’edificio. Si può realizzare un
complesso piramidale da adibire ad abitazione, chiesa, teatro o centro commerciale, ma
senza ottenere in realtà alcun beneficio e ciò perché spesso la continuità degli spigoli
viene interrotta o le facce vengono deturpate e invase da elementi estranei e irrilevanti.
È buona norma non usare giunti in alluminio, o comunque di materiale isolante che
contenga alluminio, per evitare l’influsso negativo che questo materiale ha sui campi
magnetici.
Dal punto di vista funzionale la forma piramidale può, a prima vista, sembrare poco
adatta allo sfruttamento ottimale dello spazio, ma se la progettazione è accurata, ed
eseguita da persone competenti, nell’edificio non vi sarà alcun angolo, neppure il più
piccolo, che venga sprecato. In piramide infatti non esistono zone morte, né inutili
corridoi, avendo cura di attrezzare lo spazio con armadi a muro, scaffali e così via.
Le finestre andranno naturalmente posizionate ove la vista è migliore e, data la loro
particolare inclinazione, lasceranno affluire la luce fin nel cuore dell’edificio,
consentendo l’afflusso di aria fresca d’estate e concentrando i raggi solari d’inverno.
Le facciate con un’inclinazione di circa cinquantadue gradi, in particolare quella
orientata verso sud, si dimostrano poi adatte a ospitare i pannelli per l’energia solare;
tutta la costruzione inoltre risulta strutturalmente molto più solida rispetto alle normali
abitazioni, in quanto offre una minore resistenza ai venti. Va sottolineata infine
l’importanza che riveste un corretto orientamento nord-sud degli edifici, orientamento
sempre da valutare quando si usa la forma piramidale come accumulatore o generatore
di energie.
Non si può assolutamente tacere l’importanza che ha la relazione tra l’edificio e la
natura che lo circonda. Il rapporto edificio-ambiente deve sempre essere considerato
attentamente da un progettista, ma soprattutto nel nostro caso esso acquista
un’importanza determinante. Il poter osservare con facilità dalle vetrate della piramide
il susseguirsi delle stagioni, con il conseguente mutare del paesaggio e del cielo, oltre a
permettere di godere di bellezze spesso trascurate, aiuta a comprendere lo stretto e
fecondo rapporto esistente tra l’uomo e il cosmo, portandolo a vivere in armonia con la
natura.
L’antica e profonda saggezza indiana insegna che gli uomini, quando si allontanano
troppo dalla natura, perdono di vista i veri valori, si induriscono e si scostano dalle
leggi morali che solo la natura impone loro con la forza e la dolcezza tipiche di una
buona madre.
Infine un’ultima constatazione: la costruzione di case piramidali richiede un
investimento economico superiore rispetto alla costruzione di un’abitazione normale,
ma va ricordato che in seguito la gestione della casa offre un considerevole risparmio
energetico, a parità di superficie abitativa e di temperature interne ed esterne. A questo
proposito si pensi che, poiché il calore tende a salire verso l’alto, l’inclinazione delle
quattro pareti consente di evitarne la dispersione.
Gli effetti della vita in piramide
Tutti coloro che hanno fatto propria questa scelta di vita e alloggiano in una piramide
situata in mezzo alla campagna anziché negli enormi scatoloni superaffollati che si
innalzano in mezzo all’asfalto e al cemento, ove purtroppo di norma si abita, sono
naturalmente concordi nell’elencare i benefici e gli aspetti positivi della loro decisione.
Gli abitanti di case piramidali affermano all’unisono che in seguito al trasloco nella
loro nuova abitazione sono divenuti più sereni, positivi e fiduciosi nei confronti del
futuro, avendo raggiunto una maggiore pace interiore. Tutti affermano con sicurezza che
anche i visitatori occasionali percepiscono immediatamente il senso di pace che
l’edificio sprigiona e ne sono attratti.
UNA FORMA PERFETTA DAL FASCINO PERSISTENTE

Quando a Parigi, in anni recenti, l’ex presidente della repubblica François Mitterand prese la decisione
di ampliare il palazzo del Louvre per creare proprio lì, al suo interno, un nuovo spazio ove collocare le
opere fino ad allora conservate nei magazzini del famoso museo, vennero interpellati i nomi più noti
dell’architettura internazionale. Risolvere in modo elegante e contemporaneamente funzionale il
problema che si presentava non era per nulla semplice, in quanto occorreva trovare una soluzione che
fosse in armonia con ciò che preesisteva, e che fosse razionale e pratica ma nello stesso tempo
innovativa e sorprendente.
Il progetto prescelto, nato dalla mente dell’architetto nipponico Pei, poneva al centro dell’imponente
cortile del palazzo cinquecentesco, un tempo fastosa residenza dei re di Francia, niente meno che
una lucente ed essenziale piramide costituita da lastre di un cristallo speciale, perfettamente
trasparente e sorretta da una lieve struttura metallica.
Il risultato dei lavori svolti è davanti agli occhi di tutti: si tratta di una realizzazione raffinata, colma di
suggestione e bellezza, capace di fondere senza confonderli passato e futuro, enfatizzando le
caratteristiche di ogni stile. Quasi cinquemila anni dopo la costruzione delle piramidi egizie, dunque,
l’uomo subisce ancora il fascino della forma piramidale, perché essa rappresenta l’idea stessa della
perfezione. La mente di un progettista capace, dovendo immaginare qualcosa di coinvolgente, di
imponente, in grado di influenzare gli animi e di stimolare i sensi, una costruzione che potesse essere
accostata a un palazzo cinquecentesco senza stridere e senza stonare, non ha potuto escogitare
niente di meglio di una piramide.

Le testimonianze di chi ha sperimentato la vita nelle case piramidali parlano


dell’acquisizione di una maggiore energia e di un netto miglioramento dello stato fisico,
dovuto probabilmente a un migliore stato della psiche.
Resta certo il fatto che i fortunati abitanti di case piramidali sono concordi
nell’affermare di non essere più aggrediti da raffreddori o da malattie stagionali e, nel
caso vengano colpiti da qualche malanno, dichiarano di guarire in tempi più brevi
rispetto alla norma.
Coloro che vivono in case piramidali affermano di aver notato che i bambini in questo
spazio crescono meglio e si irrobustiscono, come se vi fosse un benefico influsso sul
loro metabolismo; gli stessi bambini inoltre acquistano maggiore disinvoltura e
sicurezza, proprio grazie al nuovo clima, notevolmente più disteso, ora diffuso in
famiglia.
Tutti gli abitanti della case-piramidi riferiscono di aver avvertito poco tempo dopo la
loro permanenza in casa una particolare esaltazione dei sensi, soprattutto dell’udito e
della vista. Per quanto concerne l’udito uno dei pionieri della vita in piramide, il
musicista professionista Gary Noble, afferma che scrivere musica e suonare dentro una
piramide è un’esperienza assolutamente particolare in quanto si ha la sensazione di
essere in contatto con una musica cosmica che pervade tutto l’universo.
Netto è il miglioramento osservato anche riguardo al sonno e forse ciò dipende dal fatto
che si vive in un clima meno stressante e si è di norma più distesi durante la giornata;
numerose infatti sono le testimonianze dalle quali risulta che sono sufficienti meno ore
di sonno per sentirsi riposati e per alzarsi pieni di energia, soddisfatti per i sogni
sempre vivacissimi, chiari e facili da ricordare.
Molti di coloro che abitano una piramide sostengono anche di aver cominciato qui ad
avvertire chiaramente la presenza di Dio e di riuscire a pregare con grande fede e
meglio di quanto avveniva loro in precedenza. Probabilmente la piramide funziona in
modo tale che ognuno vi trova quello che sta cercando. Vivendo in questo ambiente
inconsueto è più facile scoprire il proprio io.
Al di là di queste osservazioni, più o meno credibili in quanto soggettive, non esiste
motivo di diffidare delle affermazioni concordi degli abitanti di case piramidali, i quali
sostengono tutti di sentirsi più attivi, di stare meglio fisicamente e di essere più
soddisfatti rispetto a quando vivevano altrove.
Soluzioni alternative
Naturalmente non è semplice andare a vivere in una casa-piramide, i problemi pratici
sono molti, non ultimi quelli economici, ma anche chi, meno abbiente e fortunato, non ha
la possibilità di far progettare e realizzare una casa a piramide, volendo può ricorrere a
delle soluzioni dal costo ben più modesto.
Si può consigliare a questi ultimi la sostituzione di un tetto piatto, a terrazza, con un
tetto a spioventi oppure la semplice installazione, all’interno del proprio spazio
abitativo, di una piramide a misura d’uomo. Questa è certamente la soluzione più
economica per chi non vuol rinunciare al piacere della sperimentazione, perché
consente di godere di tutti i benefici che la forma piramidale ha da offrire. Piramidi di
grandi dimensioni possono trovare posto in camera da letto, nella zona destinata alla
concentrazione o anche all’esterno, sul prato, mentre altre di dimensioni inferiori
possono essere sistemate ovunque: l’unica regola a cui attenersi nel posizionarle
consiste nell’accertarsi che non vi siano campi elettrici che potrebbero disturbarne il
funzionamento.
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